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Carlo Bernardini realizza opere scultoree e installazioni ambientali di grandi dimensioni che creano uno spazio di luce architettonico mentale, incorporeo ma visibile, che cambia totalmente la funzione e la struttura dell’ambiente reale. La luce crea un disegno nello spazio, un disegno che si modifica secondo i punti di vista e secondo gli spostamenti dello spettatore, che si trova a vivere dentro l’opera.

invece io non seguo perché utilizzo la fibra ottica solo come materiale visivo. La uso a livello intuitivo, io disegno uno spazio mentale come se fosse un disegno fatto con un pastello bianco su un foglio scuro. Attenuo le condizioni visive dello spazio reale e quello che si viene a disegnare è uno spazio mentale per l’intuizione plastico-visiva. La fibra ottica è il segno di una matita che traccia lo spazio, quindi uso questo materiale perché è funzionale al linguaggio visivo.

Silvia Scaravaggi: Come nasce la tua ricerca attorno alla luce e perché hai scelto di utilizzare la fibra ottica?

Secondo me, con la tecnologia bisogna lavorare andando avanti nelle scoperte, non è come fare pittura o scultura in cui si riconosce il talento dell’artista per la bravura tecnica. La tecnologia è vista come un’idea, per cui se utilizzi un’idea simile a quella di un altro artista corri il rischio di essere visto come un epigono. Se invece usi un mezzo differente, quindi non inflazionato dai linguaggi dell’arte, allora vieni riconosciuto: per lo meno riconosciuto attorno a quella cifra stilistica che è la tua e che nessuno può invadere. Non sei discendente da un altro che è arrivato prima di te. È un terreno, quindi, da un lato più facile perché l’innovazione arriva più direttamente alla comprensione del pubblico, da un altro lato più difficile soprattutto per due aspetti: innanzitutto perchè rischi di essere visto come un epigono per l’uso di un linguaggio già inflazionato, e poi

Carlo Bernardini: Molte persone mi contattano attirate dalle ricerche sulla luce. Mi ha scritto addirittura uno scienziato che vive a Los Angeles, che da giovane, ora avrà circa ottant’anni, partecipò agli esperimenti sul rubino per l’invenzione del laser con lo scienziato Maiman. Lui era tra i quattro giovani che coadiuvarono Maiman in quella stanza dei laboratori della Hughes Research a Malibù in California, quando inventarono il laser al cristallo di rubino nel 1960. Venne a conoscenza del mio nome dalla Kepes Society di Budapest e mi scrisse interessato al procedimento di emissione della luce nella fibra ottica. Un’altra persona, che sia occupa di led per un’azienda, mi ha scritto per sapere tutta una serie di specifiche sull’uso della fibra ottica a livello tecnologico e scientifico, cose che 16

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DIGIMAG 44 - MAGGIO 2009  

Digimag è stato uno die più importanti magazine internazionali focalizzato sull'impatto delle media technologies su arte, design e cultura c...

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