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Do It Yourself. Dal Punk Al Web 2.0 Giulia Simi

e un bel cocktail in mano. Si sa, la società cambia, i costumi evolvono e il marketing attende solo il momento giusto per sfoderare le sue armi migliori: avanzi di rivoluzioni artistiche e sociali ricondizionate , ovvero svuotate della loro carica sovversiva e rese semplicemente, innocuamente, “trendy mood”. E’ successo così che il web 2.0 ha riscoperto e portato alla ribalta il “Do it yourself” dalle origini punk. Hey user, why don’t you do it yourself your web pages, your blog, your community, your web life? Non male come idea. La voglia di creatività, di personalizzazione e di individualismo è ormai lo psicomotore dei nostri tempi. Desiderio di emergere, paura di sparire nella massa.

Che la società dei consumi, con i suoi lunghi tentacoli fatti di marketing, comunicazione e advertising, abbia spesso inghiottito pratiche controverse e rivoluzionarie, nate ai propri margini e risputandole fuori anni dopo come very cool attitudes, non è una novità. Basti pensare alle numerose pubblicità che in questi anni presentano uomini e donne dalla dubbia e sfuggente sessualità, coprendoli di un alone di fascino, mistero, attrazione, erotismo. Chissà cosa penserebbe Urs Lüthi , controverso protagonista del travestitismo nell’arte performativa degli anni Settanta, sapendo che trent’anni dopo avrebbe potuto passare decine di volte al giorno in televisione con uno sguardo languido

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DIGIMAG 36 - LUGLIO / AGOSTO 2008  

Digimag è stato uno die più importanti magazine internazionali focalizzato sull'impatto delle media technologies su arte, design e cultura c...

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