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PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

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SOMMARIO

DIDASCALIE

la notizia Cantiere provincia/delibere: Valutare:

Rivista della scuola in Trentino Periodico mensile Anno XIX, numero 10 ottobre 2010 Rivista promossa dalla Provincia Autonoma di Trento (L. P. 3 maggio 1990, n.15, art. 22) Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 745 dell’11.1.1992 Direttore responsabile: Giampaolo Pedrotti Coordinatore: Mario Caroli E-mail: mario.caroli@provincia.tn.it In redazione: Norma Borgogno Adriana Giacomoni Manuela Saltori (segreteria)

1 nuove regole per gli studenti 2-3 Valutare: nuovi criteri per i dirigenti  /l’accordo: Recupero ora 50’: firma definitiva 4-5 lingue straniere/Trentino-Tirolo: Nelle Gallerie per capire il Trentino 6-7 dalle scuole/Concei I. C. Valle di Ledro: 8-9 La primaria bella e “resistente” /Carceri: Parte il nuovo anno scolastico 10 /I. C. Ladino di Fassa: Ladino come lingua veicolare 11 scuole dell’infanzia/Canazei: Scuola bilingue 12-13 /Nidi: Intercultura: un pomeriggio e un 14 caffè insieme… il dossier dentro l’argomento

In questo numero: Norma Borgogno, Mario Caroli, Maria Grazia Corradi, Monica Dalbon, Antonio Di Seclì, Adriana Giacomoni, Anna Groff, Viviana Lupi, Massimo Parolini, Veronica Soraperra, Anna Tava, Alvaro Torchio

Redazione: Via Gilli 3, 38121 Trento tel. 0461/497268 - 69 fax 0461/497267 Realizzazione e Stampa Litografia Effe e Erre - Trento Per richiedere la rivista Didascalie telefonare o mandare un fax o scrivere a: Redazione Didascalie, Palazzo Istruzione via Gilli, 3 – 38121 Trento E-mail: didascalie@provincia.tn.it Didascalie è stampata su carta ecologica, sbiancata senza cloro

Le foto di questo numero sono di: archivio Didascalie, fornite dai diretti interessati, Archivio Ufficio stampa PAT

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

didascalie

“NEW MEDIA A SCUOLA” Ricerca e nuove tecnologie irrompono tra i banchi…

Il dossier New media e generazioni Al Museo di scienze Trento In Educa 2010 I. C. Rovereto Nord Ricerca e Scuola… Iprase ricerca e scuola… FBK la riflessione ricerca e scuola… FBK lo stage ricerca e scuola… FBK il premio Scuola e Ricerca… la proposta ITI Buonarroti Inserto a cura di: Mario Caroli Interventi: Norma Borgogno, Mario Caroli, Adriana Giacomoni, Viviana Lupi Inserto 15-34 dalle scuole/Itg

“Pozzo” Trento: Storia regionale, il corso 35-37 /Itg “Pozzo” Trento: Lo scrittore Camon in classe 38 /I.C. Valle dei Laghi e I.C. Dro: 39-40 Vastt: un progetto per l’estate a scuola la scuola al museo/MTSN: Tre giorni per i docenti 42-43 /Scuola primaria Mattarello: RiciclArte 44 segnaliamo/Il Libro: Investigatori a scuola 45-47 /la recensione: Mittleuropa 48 europa/La giornata: In partenza per l’Europa terza copertina offerta varia/Conservatorio Bonporti: quarta di copertina Balli plastici… per le scuole

Rivista della scuola in Trentino

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ottobre 2010

n.

il dossier

dentro l’argomento il dossier generazioni: new media e trento al museo di scienze in educa 2010 I.C. rovereto nord Iprase ricerca e scuola… fbk la riflessione ricerca e scuola… fbk gli stage ricerca e scuola… il premio Buonarroti ricerca e giovani…fbk la proposta Iti scuola e ricerca…

AUT DR/CB Centrale/PTMagazine EDITORI/213/2006 08/02/2006

A SCUOLA tra i banchi… NEW MEDIA irrompono Ricerca e

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nuove tecnologie

Giacomoni, Caroli, Adriana di: Mario Caroli Inserto a cura Norma Borgogno, Mario Interventi di: n.10 ottobre

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Viviana Lupi

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In copertina in alto: Scolari ed autorità presso l’Istituto conmprensivo Ladino alla cerimonia di avvio dell’uso veicolare della lingua nella scuola primaria (vedi servizio a pagina 11); sempre in alto, a destra, la copertina del libro di Libardi ed Orlandi recensito da Di Seclì (vedi pagina 48); in basso, la copertina e un’immagine del dossier interno dedicato a New Media a scuola (vedi pp. 15-34) n.10 ottobre 2010


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LA NOTIZIA

CANTIERE

Lavori e… pensieri! Sia l’anno scolastico 2009/2010, che s’è chiuso da alcuni mesi, sia quello nuovo 2010/2011, che si è aperto da circa due mesi, sono stati accompagnati da un leit motiv da parte dell’Amministrazione e da parte dei responsabili politici dell’istruzione e formazione: il mondo della scuola è un “cantiere aperto”: piani di studio, riordino secondo ciclo ecc… È davvero così? E cosa bolle in pentola, dietro questo richiamo? La dimensione del fare… Talvolta sembra di sentire una sorta di “litania” (in senso buono) da più parti: la scuola è oggi un cantiere aperto. Chi scrive ha avuto il pregio di ascoltarla nel lungo corso degli anni molte volte. L’allora assessore Tarcisio Grandi la usò indicando l’avvio della “provincializzazione” della scuola trentina; Luigi Panizza vivacizzò “il cantiere” da ex insegnante e da preside e dichiarava di essere orgoglioso di trovarcisi dentro, Vincenzo Passerini utilizzò alla sua prima uscita la parola “cantiere” a Pergine Valsugana in occasione dell’inaugurazione dell’istituto comprensivo intitolata a Celestin Freinet (preside Sergio Casetti), riferendosi ai contenuti che da lì a poco avrebbero portato alla conferenza provinciale della scuola e richiamando don Milani, Giovanni Gozzer, Bruno Kessler… La riprese dopo, a buon diritto, l’assessore Claudio Molinari in mezzo alla “bufera” della razionalizzazione delle scuole, zona per zona, su tutto il territorio provinciale. Tiziano Salvaterra non faceva mistero di voler essere identificato lui stesso come “cantiere aperto”. Il presidente Lorenzo Dellai, accennò all’idea del “cantiere aperto” già alla presentazione del primo Rapporto di sistema sulla scuola trentina da parte del Comitato di valutazione, e poi ha sempre fatto riferimento all’idea fondante di “cantiere” per rilanciare verso nuovi traguardi la scuola in stretto legame con l’identità del territorio e l’autonomia speciale del Trentino. Marta Dalmaso, appena giunta all’istruzione ha ripreso quasi con discrezione questa idea del “cantiere aperto”, ma ci ha messo davvero poco per ritrovarsi quasi “sotto le macerie” del cantiere nella fase della proposta di riordino del secondo ciclo, per poi riaprire lei il nuovo cantiere della scuola trentina. … e quella del pensare Effettivamente non c’è della retorica in questa affermazione, proprio perché (e questa credo che sia in fondo la sua forza!) la scuola trentina è stata da sempre un cantiere aperto, un cantiere alla luce del sole, con tanti attrezzi, tante demolizioni e tanti muri, sentieri, viali, case, edifici ed agglomerati costruiti ex novo, ma anche tanti già esistenti, ristrutturati e rimessi a nuovo. Fuor di metafora, la forza della scuola trentina credo che sia proprio nel tenere sempre la scuola in prima pagina e nel poter contare da sempre sui suoi protagonisti (insegnanti, dirigenti, studenti, famiglie, comunità attorno alla scuola, sindacati, forze politiche…) che riescono ancora e sempre a trovare passione nel fare (esperienze in classe ecc.), ma anche nel pensare, nel fare il punto e nel prospettare soluzioni innovative. Un segnale in questo senso molto positivo è giunto nei giorni scorsi (15/16 ottobre 2010) da Comano, dove tutti i dirigenti scolastici riuniti per due giorni, anche in lavori di gruppo, hanno messo da parte “il fare” ed hanno ritrovato il gusto anche per la dimensione del “pensare”. Servono sempre più momenti, stimoli e occasioni a tutti i protagonisti per “pensare e ripensare” la scuola trentina per poi prendere e verificare le decisioni prese. Se vogliamo che quel “cantiere aperto” non diventi davvero una litania… rituale e inconcludente. I materiali di Comano presto saranno tutti su “vivoscuola”. Mario Caroli n.10 ottobre 2010

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PROVINCIA

delibere VALUTARE

Nuove regole per gli studenti Nella seduta dell’1 ottobre 2010 la Giunta ha approvato la delibera proposta dall’assessore Marta Dalmaso, contenente il Regolamento sulla valutazione periodica e annuale degli apprendimenti e della capacità relazionale degli studenti del primo e secondo ciclo e, per la prima volta, una disciplina organica dei passaggi tra percorsi diversi del secondo ciclo. La delibera nella versione integrale con il relativo allegato si può consultare e scaricare dal portale della scuola trentina www.vivoscuola.it; qui riportiamo il comunicato in sintesi.

Il Regolamento Il Regolamento approvato dalla Giunta provinciale disciplina la valutazione degli apprendimenti e della capacità relazionale degli studenti del primo e del secondo ciclo. Il testo approvato è il risultato di un approfondito confronto con il mondo della scuola e in particolare attraverso i suoi organismi istituzionali (Consiglio delle autonomie scolastiche e formative e Consiglio del sistema educativo provinciale). In materia di valutazione degli studenti il nuovo regolamento conferma alcune scelte qualificanti in coerenza con la normativa provinciale precedente: la valutazione per giudizi e non coi numeri nel primo ciclo, la separazione tra valutazione degli apprendimenti e valutazione della capacità relazionale (condotta), la disciplina delle carenze nel secondo ciclo (recupero debiti formativi e non esame di riparazione) nonché i criteri per l’ammissione alla classe successiva e agli esami di stato. Vi sono, però, anche importanti novità. Primo e secondo ciclo In relazione al primo ciclo: nei primi due bienni la valutazione avverrà per aree di apprendimento per passare gradualmente a quella per discipline. E’ inoltre previsto un raccordo più forte con la programmazione didattica biennale che consente tempi maggiori per consolidare gli apprendimenti. Per il secondo ciclo le novità fondamentali riguardano la valutazione della capacità relazionale e una più 2

chiara definizione della disciplina delle carenze formative. Al fine di dare il giusto peso anche alla capacità relazionale degli studenti trentini e per non penalizzarli rispetto a quelli del resto d’Italia, nel triennio terminale, il voto relativo alla “condotta” verrà considerato ai fini del calcolo della media per l’attribuzione del credito scolastico; permane il principio che una insufficienza nella “condotta” non pregiudica, da sola, l’ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato. Debiti formativi e passaggi di indirizzo Per quanto attiene alle carenze formative è confermata la scelta dell’accompagnamento da parte della scuola attraverso i corsi di recupero ma le carenze e l’esito delle relative verifiche saranno riportati in pagella per assicurare una maggiore trasparenza e perché il consiglio di classe ne possa tener conto in sede di valutazione annuale. Un’altra importante novità del Regolamento riguarda i passaggi tra percorsi diversi del secondo ciclo. La precedente disciplina in materia, vecchia di dieci anni, era lacunosa e dava luogo in fase di attuazione a comportamenti anche molto diversificati. La nuova disciplina stabilisce regole certe, fortemente auspicate dalle istituzioni scolastiche, in ordine ai tempi, alle procedure e alle modalità di accompagnamento degli studenti responsabilizzando tutti i soggetti coinvolti. Il tema dei passaggi rappresenta uno snodo strategico nel nuovo ordinamento del secondo ciclo in quanto si prefigge di dare una risposta organica al problema cronico della dispersione scolastica che, benché inferiore al resto d’Italia, va comunque combattuta. In questa prospettiva il primo biennio del secondo ciclo, nel quale si assolve l’obbligo di istruzione, assumerà una valenza fortemente orientativa con l’obiettivo di aiutare i giovani a scegliere il percorso più consono alle loro attitudini e ai loro interessi. L’applicazione delle nuove regole, comunque, e “l’impatto nelle scuole” di tale regolamentazione sarà oggetto di attenta analisi da parte della struttura provinciale competente in materia di istruzione e formazione professionale”, considerato che il regolamento sulla valutazione degli studenti, pur mantenendo una impostazione di continuità con la precedente disciplina provinciale ha introdotto dei correttivi. (m.c.) n.10 ottobre 2010


VALUTARE

Nuovi criteri per i dirigenti Il Dipartimento Istruzione della Provincia, in accordo con il Nucleo di valutazione della dirigenza scolastica, ha modificato i criteri generali di valutazione dei dirigenti della scuola adottati nell’agosto 2006 che saranno applicati a decorrere dall’anno scolastico 2010-11. Lo scopo della modifica è stato di tener conto nella valutazione non solo dei risultati raggiunti ma anche della situazione iniziale e della qualità dei processi e dei comportamenti organizzativi messi in atto dal dirigente scolastico nel contesto in cui è chiamato ad operare. I nuovi criteri sono stati approvati con la delibera della Giunta provinciale dell’8 ottobre 2010. A parte questa breve sintesi, la delibera nella versione integrale con il relativo allegato si può consultare e scaricare dal porrtale della scuola trentina www.vivoscuola.it.

Gli obiettivi della valutazione La valutazione dei Dirigenti scolastici fa parte del sistema complessivo della valutazione della scuola trentina già in atto con sue modalità diffuse e codificate come autovalutazione di istituto, valutazione esterna, somministrazione delle prove provinciali, nazionali e internazionali per la rilevazione degli apprendimenti ed è uno dei passaggi obbligati per un miglioramento qualitativo. La valutazione si pone quattro obiettivi fondamentali: - aiutare gli attori ai diversi livelli dell’organizzazione a ragionare in termini di obiettivi, risultati, dati e fatti; - alimentare la cultura della programmazione, dell’impiego consapevole delle risorse, della verifica continua dei risultati raggiunti; - superare la logica dell’autoreferenzialità, a favore dell’orientamento all’utente, della verifica, della professionalità riflessiva, con l’obiettivo di migliorare e innovare; - generare tensione ideale al miglioramento continuo ed alla forza del metodo per ottenerlo. I fattori Dall’allegato della delibera emerge che costituiscono fattori della valutazione dei Dirigenti scolastici i risultati ottenuti nella realizzazione degli obiettivi pern.10 ottobre 2010

seguiti, i comportamenti organizzativi (intesi come l’insieme delle competenze messe in atto nelle azioni intraprese per la realizzazione degli obiettivi, per la gestione finanziaria delle risorse e per il contributo fornito al miglioramento del sistema della scuola trentina) e i risultati dei giudizi che esprimono i clienti interni ed esterni del servizio. Il punteggio complessivo di 500 punti, dato per ciascun anno del biennio previsto per la valutazione dei Dirigenti scolastici, va suddiviso fra i tre fattori della valutazione citati e pertanto va destinato: - per il 40% (200 punti) alla valutazione dei risultati; - per il 40% (200 punti) alla valutazione dei comportamenti organizzativi; - per il 20% (100 punti) alla valutazione della qualità percepita dagli utenti del servizio. Vi sono due tipi di obiettivi i cui risultati sono oggetto della valutazione del Dirigente scolastico: quelli che definisce il Dipartimento Istruzione da realizzare nel biennio successivo e gli obiettivi che sceglie ciascun Dirigente scolastico per risolvere le criticità che egli intende superare nel proprio Istituto o per mantenere uno standard positivo raggiunto già negli anni precedenti o per promuovere politiche di eccellenza. Comportamenti organizzativi e customer Recentemente nella valutazione dei comportamenti organizzativi è stato preso in considerazione l’insieme delle competenze esercitate nelle azioni intraprese sia per la realizzazione degli obiettivi che per la gestione delle risorse finanziarie e per la partecipazione al sistema della scuola trentina. I risultati che il Dirigente scolastico raggiunge con i comportamenti derivanti dall’esercizio di queste competenze possono essere diversi per qualità e importanza sia a seconda del tipo di competenza esercitata sia per la qualità dei risultati ottenuti. La valutazione dei risultati delle indagini customer sulla soddisfazione manifestata dai docenti, dagli studenti e dalle famiglie risponde sia all’esigenza di tenere conto del giudizio che sulla scuola e sull’operato del Dirigente esprimono coloro che usufruiscono del servizio da lui diretto, sia all’esigenza di prendere in considerazione nella valutazione del Dirigente scolastico una parte molto significativa della sua attività. Essa riguarda infatti l’insieme delle attività organizzative e relazionali nelle quali egli è coinvolto quotidianamente. (N.B.) 3


l’accordo RECUPERO ORA 50’

Il 28 settembre firma definitiva Pubblichiamo qui di seguito l’accordo firmato martedì 28 settembre 2010 presso la sede dell’APRAN sul recupero legato alla scelta dell’unità di lezione di 50’, dopo il via libera dato dalla Giunta provinciale con la delibera di venerdì 17 settembre 2010 (vedi servizio su didascalie di settembre). Nel merito del testo, rispetto all’ipotesi del 7 settembre, a parte leggeri ritocchi formali, è stato inserito il comma 6 all’art.2 che consente di calcolare sia il “12% entro il quale il dirigente riconosce compensi sul fondo di istituto ai propri collaboratori” sia il “20% entro il quale l’istituzione scolastica riconosce sul fondo di istituto le spese di accompagnamento ai viaggi di istruzione e alle visite guidate” sulla base della dotazione finanziaria del fondo di istituto riferita all’anno 2010; garantendo così alle scuole risorse certe già assegnate per l’anno in corso. Restano intatte le “Note a verbale” precedenti. Il testo definitivo si può anche consultare e scaricare sul portale della scuola trentina www.vivoscuola.it

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LINGUE STRANIERE

Trentino-Tirolo NELLE GALLERIE

Non solo scambio linguistico Docenti del Trentino assieme ai colleghi del Tirolo nelle Gallerie della memoria, martedì 12 ottobre 2010, per confrontarsi anche con la storia della nostra autonomia, accompagnati dal direttore della Fondazione Museo Storico del Trentino, Giuseppe Ferrandi e poi salutati dall’assessore provinciale all’istruzione e allo sport, Marta Dalmaso. Una conferma che quello col Tirolo non è solo il classico “gemellaggio linguistico”. Nelle Gallerie della Memoria s’è concluso l’incontro di due giorni di progettazione comune tra insegnanti del Trentino e del Tirolo, che da anni collaborano in esperienze di gemellaggio e di scuola bilingue. Per il Dipartimento, Mario Turri (referente per le lingue straniere) e Francesco Pancheri.

In tale ottica nell’occasione dell’incontro iniziale di queste due giornate in Trentino e di quello finale a Innsbruck gli insegnanti approfondiscono sempre un tema che connota i vari territori. Dolo la giornata di lunedì 11 ottobre con relazioni e lavori di gruppo ad Alberè, la mattina del 12 i 43 insegnanti (24 del Trentino e 19 del Tirolo) con alcuni dirigenti delle due realtà, hanno avuto il loro approccio ai temi della memoria ed alla storia dell’autonomia trentina attraverso una visita guidata presso le Gallerie di Piedicastello, guidati da Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo storico.

Progetto bilingue È ripartito anche per questo nuovo anno scolastico il progetto di scambio e di scuola bilingue fra Trentino e Tirolo, un percorso che ha come obiettivo prioritario la formazione al plurilinguismo dei ragazzi e sviluppare le competenze linguistiche in Italiano e in Tedesco, ma che va oltre la dimensione scolastico-didattica e coinvolge anche quella territoriale e culturale, proprio perché nel progetto sono coinvolti non solo i docenti, ma anche gli alunni, i genitori, e le comunità scolastiche.

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Il saluto dell’assessore A conclusione, un breve saluto ufficiale da parte dell’assessore provinciale all’istruzione e allo sport, Marta Dalmaso, che ha rimarcato il valore del progetto di scambio fra comunità scolastiche del Trentino e del Tirolo: “Si tratta di ponti preziosi per una conoscenza reciproca, arricchiti dall’occasione importante di farlo anche in un luogo, come le Gallerie della Memoria, momento di arricchimento e di cultura per tutti, realtà da sfruttare, da proseguire e da verificare nei momenti di prosecuzione”. L’assessore ha richiamato poi ognuno al contributo per costruire il proprio percorso di una pace duratura, anche riflettendo sulle vicende riproposte nei percorsi della memoria e della storia”. Da parte sua, il direttore Giuseppe Ferrandi, ha spiegato il valore simbolico ma anche molto attuale del pannello dedicato all’autonomia trentina, “con l’aquila bistrattata ma che riesce comunque decollare e volare, anche se c’è chi l’attacca e tenta di trattenerla, proprio come la nostra autonomia”. Ha rivolto più volte l’invito anche agli ospiti tirolesi a tornare nelle Gallerie, non solo per visitare le mostre, “ma anche per usarle come luogo per organizzare momenti di confronto o per proporre iniziative anche sulla scambio scolastico in atto”. Proprio perché – ha concluso – “vogliamo che in questo luogo ci sia l’idea di comunità che si incontrano.” (m.c.) n.10 ottobre 2010


LA SCHEDA Il progetto:“Scambio Docenti Trentino Tirolo” È nato nell’anno scolastico 2002/03 e quindi siamo ora già alla 8 edizione. Nel mese di maggio di quest’anno per rafforzarne i contenuti e per rinsaldare il progetto è stato sottoscritto un atto formale da entrambe le parti. (Memorandum tra la Provincia autonoma di Trento ed il Land Tirolo per il progetto di scambio docenti – S. Michele all’Adige - 22 maggio 2010) La possibilità di attuare questo progetto è proposta ogni anno scolastico e si articola essenzialmente in tre parti: un incontro iniziale di progettazione curato dal Trentino. I docenti Trentini e Tirolesi si trovano e dopo aver formato “le coppie” di scuole gemellate definiscono un progetto comune da sviluppare; una settimana di scambio effettivo e reciproco. Quindi una settimana durante l’anno scolastico un/ una docente proveniente dalla Provincia di Trento è ospite nelle scuola gemellata tirolese e nello stesso anno il/la docente del Land Tirolo è ospite nella rispettiva scuola trentina. Durante la settimana il/ la docente partecipa alle attività della scuola e alle lezioni in classe tenendo delle lezioni nella propria lingua madre agli alunni. Un incontro finale di valutazione che si tiene in Tirolo ad Innsbruck, dove vengono esposti i progetti realizzati e nello stesso tempo vien fatta una valutazione complessiva dell’esperienza sviluppatasi durante l’anno scolastico. I numeri Lo scambio pone l’accento su una progettualità comune che coinvolge gli Istituti Comprensivi - con Scuole Primarie e Secondarie di primo grado della Provincia Autonoma di Trento - e le Scuole elementari e medie del Tirolo. I primi anni si è partiti con la partecipazione di 20 docenti trentini, di cui 10 della Scuola Primaria (elementari) e 10 della Scuola secondaria di primo grado (medie), ed altrettanti tirolesi per i rispettivi livelli di scolarità. Questo numero è stato aumentato, in seguito all’accordo di cui sopra, di 4 unità per un totale di 24 docenti per ciascuna delle parti, suddivisi in parti uguali tra elementari e medie. Lo scopo primario è migliorare le conoscenze linguistiche e culturali, con un’attenzione particolare

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agli aspetti della socializzazione e della costruzione di rapporti tra le comunità. La finalità dell’iniziativa si esplica, di fatto, nella promozione di interazioni tra le due realtà non solo dal punto di vista scolastico-didattico, ma anche da quello territoriale e culturale. Nel progetto, infatti, risultano coinvolti non solo i docenti, ma anche gli alunni, i genitori, e le comunità scolastiche. Ognuno per le proprie competenze ha messo in comune metodologie didattiche e percorsi pedagogici tesi a sviluppare le competenze linguistiche in Italiano e in Tedesco e ad ampliare la conoscenza reciproca sotto molteplici aspetti. Tutti gli attori che con la loro disponibilità e professionalità, danno sostanza a questo percorso che vede nella formazione al plurilinguismo dei ragazzi, delle generazioni future, la possibilità sempre più concreta di una internazionalizzazione reale, di una integrazione e convivenza in una realtà sociale che è e sarà inevitabilmente sempre più multiculturale ed rispondente al principio dell’Unione europea di “unità nella diversità”. Conoscere una lingua o più lingue oltre al propria permette di rapportarsi e trasferire le proprie conoscenze e la propria cultura capendo quella degli altri. In tale ottica nell’occasione dell’incontro iniziale in Trentino e di quello finale a Innsbruck si approfondisce sempre un tema che connota i vari territori. Quest’anno con il supporto di Giuseppe Ferrandi direttore della Fondazione Museo storico, presso le Gallerie di Piedicastello, si è parlato di memoria e storia dell’autonomia. 7


DALLE SCUOLE

scuola primaria Concei – I. C. Valle di Ledro NUOVA E “RESISTENTE”

A nome Oreste Ferrari, poeta della Valle Il nuovo anno scolastico è iniziato il 9 settembre 2010, ma alla scuola primaria di Concei (Istituto comprensivo Valle di Ledro, hanno atteso che la loro scuola fosse rimessa completamente in sesto per la cerimonia ufficiale d’inizio anno 2010/2011. In quello precedente, infatti, l’edificio della scuola primaria di Concei è stata sottoposta ad interventi di ristrutturazione ed ampliamento e per tutto l’anno scolastico gli alunni sono stati ospitati presso l’edificio di Molina di Ledro. La mattina di martedì 21 settembre 2010 consegna simbolica dell’edificio ristrutturato ed ammodernato e restitutito alla comunità: amministrazione comunale, alunni, docenti e famiglie. E c’erano proprio tutti nel piazzale della scuola con un bel sole a conforto. Ospite d’onore: l’assessore provinciale all’istruzione e allo sport, Marta Dalmaso.

Noi bambini del plesso di Concei… La comunità c’era tutta: Alessandro Fedrigotti, giovane assessore all’istuzione del Comune di Ledro, assieme al sindaco Achille Brigà, l’ingegnere Antonio Lotti progettista dei lavori, il parroco don Giampietro Baldo, il maresciallo dei Carabinieri Massimo Stefani, l’assessore all’edilizia pubblica del Comune di Ledro Giuliano Pellegrini, il dirigente scolastico Maurizio Caproni, la maestra Elena Belotti (a nome delle altre colleghe e colleghi), la vicepresidente del consiglio dell’istituzione Paola Malcotti (a nome dei genitori) e, con loro, l’assessore Marta Dalmaso che assieme ai bambini taglia il nastro. Prima del taglio del nastro, però, gli alunni di classe quarta e quinta hanno presentato così la loro scuola: “Noi bambini del plesso di Concei, nell’occasione dell’inaugurazione della nostra scuola, vorremmo ricordare il personaggio a cui è intitolata: Oreste Ferrari, poeta della nostra Valle. Egli nacque a Locca il 5 maggio 8

1890 e morì a Bellinzona il 10 febbraio 1962. Fu sicuramente un personaggio di rilievo nel Trentino della prima metà del secolo scorso: volontario e, in seguito, invalido di guerra, giornalista, traduttore dal tedesco e dal francese, poeta, uomo politico. Amico intimo di Cesare Battisti. La sua fu una vita molto triste e sfortunata: ebbe anche due lutti in famiglia. Queste vicende segneranno, non poco, i contenuti delle sue opere. Ha “attraversato” due guerre, sempre lontano dalla propria terra: volontario in Italia durante la Prima, rifugiato in Svizzera nella Seconda. Durante la Seconda Guerra Mondiale perse la moglie Milini e la figlia Allegra in un bombardamento vicino a Torino. L’anno successivo perse anche il figlio Mimmo in un incidente in montagna: cadde in un burrone mentre sfuggiva ai nazisti e cercava di rifugiarsi in Svizzera. Tante sono le sue opere, molte delle quali dedicate alla moglie e ai figli; altre sono dedicate alla sua terra natìa invasa e distrutta dalla guerra. La scuola Primaria di Enguiso è stata costruita alla fine degli anni 50, inizio anni 60 e ospitava i bambini delle tre frazioni dell’allora Comune

di Concei. Per l’epoca era già una costruzione avveniristica per le ampie finestre, per l’atrio molto accogliente e la zona a piano terra che consentiva di fare ricreazione all’aperto ma al coperto grazie al grande porticato, che in seguito venne chiuso. Intorno agli anni 90 si aggiunsero gli alunni della scuola di Bezzecca e, dopo la variazione del bacino d’utenza, anche i bambini di Pieve e Mezzolago, che frequentavano per sei mattine e due pomeriggi. In questi ultimi anni si è manifestata la necessità da parte di insegnanti e genitori di aumentare la proposta formativa e da qui la nascita del progetto che vede la scuola strutturata così com’è oggi: • Cinque classi per un totale di 78 alunni; • L’aula insegnanti; • Un laboratorio di informatica; • Due laboratori per attività artistico-espressive; • La palestra ristrutturata; • La sala mensa molto accogliente. • Nell’atrio è stato realizzato un ampio lucernaio, che lo rende ancora più luminoso. Gli alunni frequentano per cinque mattine e tre pomeriggi (due dei quali facoltativi per gli alunni del primo ciclo, mentre uno solo per gli altri). È stato attivato un servizio mensa più efficiente grazie al posizionamento di un cuoci pasta, che permette di preparare i primi sul posto, mentre i secondi e i contorni arrivano ancora dalla mensa della scuola primaria di Molina. È previsto il posizionamento di LIM, intanto in tre aule, per rendere le lezioni più interattive e al passo con le direttive dei Piani di Studio Provinciali. Non ci resta che augurare ad alunni, insegnanti e a tutto il personale, un BUON ANNO SCOLASTICO!”. n.10 ottobre 2010


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il nuovo anno 2010-2011 CARCERI

Studiare per riscattarsi Inaugurazione ufficiale in via Pilati, a Trento, del nuovo anno scolastico 2010-2011, lunedì 27 settembre 2010 alla presenza dell’assessore Marta Dalmaso e della direttrice Antonella Forgione, con la presentazione delle molte attività di formazione avviate e l’augurio di un rapido passaggio nella nuova sede di Spini di Gardolo con spazi certamente più dignitosi degli attuali anche per le attività scolastiche e laboratoriali riservate ai detenuti.

L’ultimo inizio nella vecchia struttura Una decina i detenuti che si sono dichiarati disponibili a partecipare in modo attivo alla breve cerimonia d’inaugurazione del nuovo anno 2010/2011, presso la casa circondariale di via Pilati, sia per l’attività scolastica vera e propria di alfabetizzazione degli adulti finalizzata all’acquisizione della licenza media o di un diploma superiore, sia per le altre e molteplici iniziative di formazione e di corsi tematici attivate o da attivare nella nuova sede di Spini nel corso di quest’anno. E l’auspicio di un trasferimento nel più breve tempo possibile nella nuova sede è stato uno dei richiami costanti nella conferenza

stampa tenuta dalla direttrice del carcere, Antonella Forgione (assieme ai rappresentanti e responsabili delle polizia penitenziaria ed al coordinatore degli educatori, Tommaso Amedei) ed all’assessore provinciale all’istruzione e allo sport, Marta Dalmaso (accompagnata dal referente per l’educazione degli adulti in Dipartimento istruzione, Adriano Tomasi, e dal responsabile del servizio sviluppo e innovazione, Paolo Renna). Presenti i dirigenti scolastici dei due istituti all’interno dei quali sono collocati i corsi per la scuola in carcere (Agostino Toffoli dell’Istituto Comprensivo Trento 5 e Donatella Rauzi dell’istituto per geometri “A. Pozzo” di Trento) assieme ai docenti “storici” della scuola in carcere (Maria Grazia Pevarello,

Maria Luisa Rapanà, Edoardo Nicolussi, Paolo Bari). Prima dell’incontro coi detenuti in un’aula scolastica, la direttrice Forgione e l’educatore Amedei hanno illustrato ai giornalisti presenti il piano delle attività scolastiche e formative. “Tenere aperta questa finestra della formazione in carcere – ha detto la direttrice Antonella Forgione - vuol dire consentire ai detenuti l’incontro con il mondo libero e quindi il contatto con modelli positivi”. Da parte sua, l’assessore Marta Dalmaso ha ricordato come l’istruzione sia alla base di qualsiasi sviluppo sociale e quindi di qualsiasi prospettiva di reinserimento nella società di soggetti che in passato hanno fatto degli errori e che ora affrontano il percorso di formazione anche in un’ottica rieducativa. La scelta di inaugurare il nuovo anno in carcere – ha concluso l’assessore – vuol essere un segnale positivo e di fiducia che per tutti debba esserci sempre una chance”. Poi, l’impegno ad inaugurare anche il prossimo anno scolastico nella sede di Spini e nei nuovi spazi scolastici. L’incontro coi detenuti Nell’incontro coi detenuti, l’insegnante Rapanà ha illustrato le principali attività in corso, poi breve saluto ed augurio da parte dei dirigenti scolastici Toffoli e Rauzi e infine la parola ad alcuni detenuti, che hanno si sono detti convinti di quanto “la scuola sia fondamentale se domani vogliamo reinserirci nella società”. Scambio di auguri ancora da parte della direttrice e dell’assessore e saluti finali con una calorosa stretta di mano. (m.c.)

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Istituto Comprensivo Ladino Di Fassa VEICOLARE

Ed ora il ladino nella primaria Presentato, il primo progetto pilota per una scuola plurilingue presso l’Istituto comprensivo di Fassa, con l’insegnamento veicolare in lingua ladina. Si parte con due classi della scuola primaria. La presentazione ufficiale il primo ottobre 2010 presso l’Aula magna della Sorastanza in via Soraperra di Pozza di Fassa. Assieme alla Sorastant, Mirella Florian, ad alunni, genitori e insegnanti, le autorità locali e l’Assessore Marta Dalmaso.

Plurilingue “La scuola trentina vuole puntare sempre di più a valorizzare e diffondere il plurilinguismo e l’efficacia dell’insegnamento veicolare – ha detto l’Assessore Marta Dalmaso nel suo saluto alla scuola ladina - anche per il ladino, così come già avviene con il tedesco e l’nglese; così valorizziamo anche il patrimonio che già c’è nella nostra comunità e in quella delle minoranze in particolare”. E sul “riconoscimento del pluralismo linguistico a tutto tondo” ha anche insistito la Sorastant, Mirella Florian, “perché dobbiamo considerare le conoscenze famigliari della propria lingua come un valore aggiunto e non come un ostacolo”. Concetti ripresi anche negli interventi di Cristina Donei, Procuradora del Comun General de Fascia, Tullio Dellagiacoma, sindaco di Pozza. Presenti anche gli altri sindaci e assessori alla cultura della Valle, genitori, docenti e i bambini, che hanno salutato con una canzone in ladino. Il progetto: Mea tera mie lenga Ha un nome semplice quanto ambizioso: “Una comunità che apprende”, ma si tratta del primo progetto pilota per una scuola con più n.10 ottobre 2010

lingue, che prevede anche l’utilizzo del ladino come lingua veicolare. Si parte con due classi di scuola “media”, ma l’intenzione è quella di estendere l’attenzione alle lingue straniere anche ad altre classi. Un nuovo passo avanti importante per la scuola e per la lingua delle minoranze, il cui significato era già racchiusto nell’invito preparato dagli stessi ragazzi della scuola: due alunni nel prato fiorito con le montagne alle spalle e la scritta in ladino “Mea tera mie lenga”. Il progetto prevede di utilizzare la lingua ladina per l’insegnamento/ apprendimento delle seguenti discipline: storia, geografia, scienze, informatica, musica, arte e immagine, movimento e sport, ladino per un totale di 10 interventi. Ci si avvale altresì del ladino come lingua abituale in tutti i momenti extradidattici (ricreazione, mensa, spostamenti all’interno e fuori dall’edificio, ecc.). Con i bambini non ladinofoni l’insegnante introdurrà la lingua di minoranza in maniera graduale, ripetendo eventualmente più volte il discorso e servendosi, solo se necessario, della traduzione italiana. L’insegnante inviterà anche i bambini ladinofoni a insegnare e usare il ladino nell’interazione fra compagni; anche l’interazione fra gli insegnanti dovrà avvenire possibilmente in ladino. Al fine

di sensibilizzare i bambini all’importanza della lingua di minoranza vengono valorizzate la diversità culturale e linguistica dei ladini e l’identità. Ogni prima classe bilingue sperimentale è dotata settimanalmente di: 1 insegnante di lingua italiana per 8 interventi (lingua italiana); 1 insegnante di matematica per 8 interventi (lingua italiana); 1 insegnante di storia, geografia, scienze, informatica, motoria, musica, immagine per 8 interventi (lingua ladina); 1 insegnante di lingua e cultura ladina per 1 intervento (lingua ladina); 1 insegnante di tedesco per 2 interventi (lingua italiana-ladina-tedesca); 1 insegnante di religione per 2 interventi (lingua italiana). Dietro e accanto alle insegnanti, il supporto di: - l’OLFED - l’Istitut Cultural Ladin - il C11- Ofize per i Servijes Linguistics e Culturèi - esperti esterni: Fabio Caon, Università “Ca’ Foscari” di Venezia; Barbara D’Annunzio, Università “Ca’ Foscari” di Venezia; Barbara Gramegna, Università Ca’ Foscari di Venezia. Naturalmente l’intero Progetto di sperimentazione viene monitorato, fase per fase, attraverso la somministrazione ai bambini di test specifici per verificarne gli apprendimenti. 11


SCUOLE DELL’INFANZIA

Canazei SCUOLA BILINGUE

Italiano e ladino a settimane alterne El Zeberchie! Curiosità, interesse, immaginazione e anche un po’ di timore sono scaturiti da questo personaggio. El Zeberchie o “pìcol om del bosch” (piccolo ometto del bosco), è il personaggio che ha accompagnato i bambini della scuola dell’infanzia di Canazei, che si trova in Val di Fassa e dove la lingua del luogo è il ladino, nell’anno scolastico 2008-09 nei giorni in cui la vita scolastica e le attività si svolgono in lingua ladina. Il bambino che vive in questa realtà è quindi fin dalla nascita a contatto con due lingue, italiano e ladino, appunto, ed ha la capacità di acquisirle entrambe in modo automatico. Sì, perché la scuola dell’infanzia di Canazei è una scuola bilingue, bilingue a settimane alterne: infatti si parla una settimana ladino e una settimana in italiano.

Un progetto per due lingue Questo progetto, che ha visto coinvolto tutti i bambini della scuola, è nato proprio per invogliare i bambini ad esprimersi con naturalezza in ladino, attraverso un personaggio della cultura locale, el Zeberchie, che con i suoi interventi “da lontano” ha sostenuto lo sviluppo relazionale, linguistico e cognitivo del bambino nell’arco di tutto l’anno scolastico. Tutte le lettere, le attività e le conversazioni, infatti, sono state condotte in lingua ladina e anche i bambini che hanno genitori non ladinofoni sono stati attratti e incuriositi da questa lingua, riuscendo a comprenderla e ad avvicinarla con facilità. I bambini sono stati da subito interessati alle attività, divenendone protagonisti attivi con l’opportunità di intraprendere una corrispondenza, di mandare dei disegni al loro amico Zeberchie. Ciò li ha sollecitati a raccontare anche a casa quello che si stava facendo a scuola e in alcuni casi a coinvolgere i fratelli più grandi o i genitori per farsi aiutare a preparare un disegno per il loro amico Zeberchie. Ancora 12

oggi, a quasi un anno di distanza, attribuiscono al loro amico Zeberchie avvenimenti a cui non sanno dare una spiegazione logica, “Fosc l’é stat l Zeberchie!” (Forse è stato il Zeberchie).

(un paio di scarponi), i bambini hanno cercato di ricostruire l’identikit di questo personaggio attraverso una serie di domande poste dalle insegnanti e la successiva formulazione di ipotesi. “Di sicuro qualcuno sarà entrato nella nostra scuola e avrà dimenticato i suoi vestiti, ma come avrà fatto se era tutto chiuso?” “Fosc l’arà fat n gran bus!” (Forse avrà fatto un grande buco) dice un bambino, “N bus desche na talpina!” (Un buco come una talpa) dice un altro, “Fosc l’à tout la chief e l’é vegnù ite!” (Forse ha preso la chiave ed è entrato) gli fa eco un terzo. Iniziamo così per curiosità una corrispondenza fra noi bambini della “scolina de Cianacei” (scuola dell’infanzia di Canazei) e questo personaggio, che alla fine scopriamo essere “el Zeberchie”. Indossando i suoi indumenti, ci divertiamo a travestirci tutti da Zeberchie. La lettere di Zeberchie

La curiosità per il personaggio In seguito al ritrovamento di un “ciapel” (cappello), una “centa” (cintura) e “de n pé de ciuzé da mont”

“Stae te n cougol sun Soracrepa, tel bosch, soravia n pisciadoi e son solarin!” (Abito in una grotta a Soracrepa, nel bosco, sopra una cascata e non sono sposato), “Mia csa l’é n cougol te na crepa, la é fata de sas, tera, mauta e l’à n muie de bujes, che cosita posse cuchèr fora e varder stroz”! (La mia casa è una grotta nella roccia, è fatta di sasso, terra e fango, ha molti buchi così posso sbirciare e guardare in giro)... Attraverso un continuo scambio di lettere el Zeberchie racconta di sé e dell’ambiente in cui vive. E noi fantastichiamo, discutiamo su di lui per arrivare infine alla decisione di provare a costruire il suo “cougol”, la sua abitazione. E via allora a diventare tutti architetti prima e costruttori poi. È divenuta necessaria così la mediazione e la condivisione di idee fra tutti i bambini che avevano progettato la casa, per poter arrivare ad un pron.10 ottobre 2010


getto comune che raccogliesse tutte le indicazioni dateci dal Zeberchie e le idee di ognuno di noi. I bambini sono invitati a pensare a quali materiali si possono utilizzare per la costruzione e si decide per l’utilizzo di grandi cartoni, giornali, polistirolo, tanta colla e colore i bambini hanno visto realizzarsi un poco alla volta la casa del loro amico nel salone della scuola. Il pupazzo e la ricerca della grotta L’interesse per questo personaggio è andato via via aumentando, tanto che sono nate nei bambini la voglia di realizzare un Zeberchie da mettere nel salone vicino alla sua casa. In una lettera el Zeberchie ci scrive qualcosa di sé: “Mia bèrba é grija e mingol lengia, mie venter é gros, perché me pièsc n muie magnèr! Mie eies é neigres desche la net…”! (La mia barba è grigia e un po’ lunga, la mia pancia è grossa, perché mi piace molto mangiare! I miei occhi sono neri come la notte…!). Questo lavoro viene suddiviso nelle tre sezioni: la sala azzurra costruisce la testa, la sala rossa il corpo e la sala gialla una roccia dove collocarlo. A lavoro ultimato ci troviamo tutti insieme per assemblare i pezzi del personaggio, per vestirlo con pantaloni marrone e casacca arancione e per collocarlo vicino alla sua n.10 ottobre 2010

casa. Per mantenere vivo l’interesse per il progetto, per il personaggio e la lingua ladina da lui parlata, arriva a scuola una grande mappa con disegnata la scuola dell’infanzia di Canazei, la chiesa di Gries e la cascata di Soracrepa. La osserviamo e notiamo diverse frecce rosse, le impronte di una scarpa e una scritta: “Jì dò a mia pedies e ruarede a mie cougol! …L Zeberchie!” (Seguite le mie impronte e arriverete al mio rifugio! Il Zeberchie). Ecco allora che un pomeriggio di sole, un poco emozionati e anche agitati, usciamo dalla scuola per cercare le frecce rosse. Ne troviamo subito una, poi un’altra e un’altra ancora. Decidiamo così di seguirle finché arriviamo alla cascata di Soracrepa, dove troviamo una croce di colore rosso, proprio come era indicato sulla mappa. “Sion proprio rué tel post giust!” (Siamo proprio arrivati nel posto giusto!). Lì nascosto fra i cespugli, rinveniamo un vecchio baule, lo apriamo e scopriamo che el Zeberchie ci ha lasciato fogli e colori per fare la copia dal vero dell’ambiente in cui vive; troviamo inoltre una grande chiave, la chiave della sua casa, che ci chiede di conservare fino al suo ritorno dal mare. L’incontro tanto sperato Ritorniamo a scuola un po’ delusi per non aver incontrato il nostro

amico Zeberchie e un po’ eccitati all’idea che forse un giorno verrà a trovarci, perché ci ha scritto che in estate sarebbe ritornato a riprendersi la chiave di casa. La conserviamo a scuola anche nel mese di giugno, quando tutti noi siamo in vacanza, perché la scuola dell’infanzia di Canazei osserva il calendario turistico: chiusura giugno e settembre e apertura nei mesi di luglio ed agosto. Al ritorno dalle vacanze l’interesse dei bambini per questo personaggio non è per niente diminuito, anzi, molti di loro gli hanno anche scritto una cartolina dai loro luoghi di vacanza. E finalmente la tanto attesa lettera in cui el Zeberchie ci annuncia il suo arrivo a scuola in un caldo pomeriggio d’estate. Ci organizziamo così nel giardino della scuola, seduti in cerchio, ansiosi di conoscerlo, ma anche un po’ impauriti al vedere dal vivo questo personaggio tanto immaginato e amato, che ci ha accompagnato durante tutto il corso dell’anno scolastico. El Zeberchie è quasi come ce lo eravamo immaginato, un po’ più alto forse, ma con una folta barba, un cappello, la camicia e i pantaloni di chi vive in montagna e la pancia grossa proprio come ci aveva scritto in una delle sue lettere. All’inizio nei bambini è prevalsa la timidezza, ma poi anche i più timorosi si sono lanciati in una conversazione fatta di domande e risposte in lingua ladina, “Zacan ties ruà!” ha detto qualcuno (finalmente sei arrivato). La festa è proseguita con dei giochi e con un regalo di El Zeberchie ad ogni bambino: una medaglia di legno realizzata con le sue mani. Alla fine riconsegniamo al nostro amico le sue chiavi di casa e lo salutiamo, sperando di incontrarlo presto nel nostro girovagare nei boschi di Canazei. Anna Groff e Veronica Soraperra Insegnanti scuola dell’infanzia provinciale Canazei 13


nidi INTERCULTURA

Un pomeriggio e un caffè insieme… Genitori e educatrici si incontrano un “pomeriggio al nido per un caffè insieme…” È un’esperienza di incontro fra genitori di provenienze diverse all’interno dei nidi d’infanzia della città. L’iniziativa ha preso avvio quest’anno in forma sperimentale e ha coinvolto in questa prima fase i nidi “Aquilone” di Gardolo e “Torrione” di Trento città, essendo queste le strutture con la maggior presenza di famiglie di varie nazionalità. La proposta fa parte del più ampio “Progetto Intercultura - moduli di supporto all’educazione interculturale” promosso dall’Ufficio di coordinamento pedagogico generale della Provincia di Trento, nato con l’intento di accompagnare l’inserimento dei bambini stranieri nel nuovo contesto educativo. Un caffè per conoscersi Il progetto si compone di 4 moduli – progettuale, consulenziale, di mediazione, di valorizzazione del dialogo interculturale – e già da alcuni anni fa parte della progettazione, educativa e didattica delle scuole dell’infanzia. L’idea di estenderla con il “pomeriggio al nido” è maturata durante un percorso di “consulenza” condotto da un mediatore interculturale con le educatrici. Queste ultime, infatti, dopo aver approfondito con l’esperta il significato di accoglienza di bambini e famiglie migranti, hanno voluto mettersi direttamente in situazione promuovendo l’occasione per conoscere meglio gli stili educativi, le pratiche di cura del bambino e le abitudini fra i genitori di cultura diversa. Qua-

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le occasione migliore quindi di creare all’interno del nido d’infanzia, un momento e uno spazio informale, ma nello stesso tempo intimo e familiare, in cui “raccontarsi” e mettere a confronto esperienze diverse? Da qui l’avvio della sperimentazione e dell’attivazione del “modulo di mediazione” alla presenza di un mediatore interculturale nel ruolo di facilitatore esperto. L’idea delle educatrici I due gruppi di lavoro dei nidi hanno progettato l’incontro con le famiglie in modo diverso, evitando una standardizzazione dell’esperienza, ma facendo leva sulla specifica storia e peculiarità del proprio nido.“Un nido di mille colori” è stata l’iniziativa promossa dal nido “Aquilone” che ha visto coinvolti i genitori di tutte le sezioni. Dopo le consuete presentazioni, ognuno ha partecipato leggendo o cantando una filastrocca nella propria lingua madre, lasciando agli altri presenti la possibilità di indovinare la provenienza. Non è mancata una filastrocca in dialetto trentino, dalla voce della coordinatrice del nido. “Una finestra sul mondo”, l’iniziativa del nido “Torrione”, è stata invece rivolta ai genitori del-

la sezione dei piccoli. Le numerose canzoncine, filastrocche, ninnananne tipiche dei Paesi presenti, hanno fatto da sfondo a un intenso dialogo fra i genitori. Fondamentale il mediatore In entrambe le situazioni era presente un mediatore, che ha aperto il momento di confronto partendo dalla comune esperienza dell’inserimento del bambino al nido e ha favorito una circolarità della comunicazione permettendo ad ognuno di esprimersi nei tempi e nelle modalità proprie. Queste esperienze sono state molto positive e hanno centrato l’obiettivo di stimolare la conoscenza. Per le educatrici, è stata l’occasione di mettersi in gioco sperimentando nuove modalità di relazione e di incontro con la famiglia, meno formali e didattiche, ma basate più sulla condivisione e partecipazione ad un percorso di vita, oltre che di sentirsi riconosciute e valorizzate dai genitori nel loro importante ruolo educativo. E poi, a fine anno... L’apprezzamento delle famiglie nel nido “Aquilone” di Gardolo ha preso forma nella tradizionale “festa d’estate” in cui i genitori partecipano sia nella scelta del tema che nell’allestimento, che quest’anno ha avuto uno sfondo interculturale. Per tutti i bambini sono state realizzate una maglietta con raffigurata la parola “CIAO” tradotta in tutte le lingue “parlate al nido” e una raccolta di filastrocche e ninne nanne tipiche dei Paesi di origine. I genitori hanno poi chiuso la festa rappresentando teatralmente la canzone “La mucca tibetana”. Monica Dalbon Ufficio di coordinamento pedagogico scuole infanzia PAT n.10 ottobre 2010


il dossier dentro l’argomento il dossier new media e generazioni: al Museo di scienze Trento in Educa 2010 I.C. Rovereto Nord Ricerca e scuola… Iprase ricerca e scuola… fbk la riflessione ricerca e scuola… fbk lo stage ricerca e giovani…fbk il premio Scuola e ricerca… la proposta Iti Buonarroti

NEW MEDIA A SCUOLA Ricerca e nuove tecnologie irrompono tra i banchi… Inserto a cura di: Mario Caroli Interventi di: Norma Borgogno, Mario Caroli, Adriana Giacomoni, Viviana Lupi n.10 ottobre 2010


il dossier LINGUAGGI

Non tutti a portata di tutti… Questo dossier monografico della rivista ha come titolo “New media a scuola. Ricerca e nuove tecnologie irrompono tra banchi…”. Il titolo può sembrare un po’ enfatico e certamente si tratta di una documentazione molto più modesta, di una sorta di collage di occasioni di confronto su temi collegati, ma cerchiamo di chiarire meglio nelle righe seguenti. New media a scuola… Nel mese di settembre abbiamo partecipato ad una serie di iniziative che hanno tra loro un legame certo: si parla di nuovi linguaggi, nuovi strumenti, nuove tecnologie che sono già presenti o che entrano con prepotenza nell’azione quotidiana in classe. È evidente che quando si parla di nuovi linguaggi il pensiero corre subito alla rete, da una parte, al telefonino, dall’altra, ma anche alle Lavagna Interattive Multimediali, per esempio, fino alle nuove forme

di espressione letteraria e creativa degli stessi ragazzi, oppure all’intreccio tra vecchie e nuove forme di comunicazione in generale, tra arte e cinema, tra carta stampata, televisione e linguaggi parlati, tra relazioni interpersonali e social networt… Insomma il mare magnum dei media nell’era attuale, che – lo si voglia o meno, lo si ammetta o meno – nella scuola ha già fatto irruzione proprio perché l’ha fatta nelle case, nelle famiglie, nei luoghi di ritrovo di generazioni diverse. Un panorama ristretto di occasioni di confronto Come si potrà facilmente intuire, tutto questo non c’è né poteva esserci in questo dossier della rivista. Da tempo cerchiamo di far circolare esperienze scolastiche che comunque di questo mare magnum fanno parte, continueremo a farlo ancora rispetto alle LIM, per informare sulla loro dotazione e presenza fisica nelle scuole del Trentino, ma anche per cercare di capire anche meglio se e come gli insegnanti le usano e se e come ci siano delle ricadute per gli studenti in termini di apprendimento e di crescita complessiva. Continueremo ad occuparci come rivista di queste tematiche (ricordando sempre che quasi sempre saranno i diretti interessati a raccontare/ci le loro esperienze in classe e fuori), intanto abbiamo provato a mettere insieme alcuni segnali, alcune occasioni d’incontro che abbiamo registrato nel mese di settembre nella nostra provincia (molti ad Educa 2010) e che abbiamo catalogato, forse impropriamente, sotto questo titolo perché in tutti c’è un focus sui temi delle nuove tecnologie a scuola, ma anche e – forse soprattutto – su un legame sinergico importante tra ricerca e scuola e viceversa. Non sempre si tratta di esperienze consolidate e sedimentate, talvolta (come nel caso della proposta che è partita dall’Istituto tecnico industriale “Buonarroti” di Trento) siamo nella fase della riflessione iniziale e della proposta di nuovi percorsi. Siamo convinti, però, che possa essere utile mettere un punto fermo su questi stimoli, non solo per le singole realtà coinvolte ma per tutta la scuola trentina. Mario Caroli

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new media e generazioni

museo tridentino scienze naturali INTERNET

Ragazzi e cybergenerazione Il 21 settembre 2010 all’interno dello spazio riservato dal Museo Tridentino di Scienze Naturali ai docenti nel consueto appuntamento “3 giorni per la scuola” Mauro Berti, Sovrintendente di Polizia della Comunicazioni di Trento, referente del progetto nazionale “Non perdere al bussola” ha tenuto davanti ad una sala gremita una conferenza dal titolo “La Cyber-generazione: Internet, Social Networks e i ragazzi”. Una fotografia sulle opportunità che offre il mondo virtuale, ma soprattutto sui rischi concreti dell’era digitale, considerando anche i problemi legati alla legalità e alla sicurezza delle tecnologie informatiche. Regole e protocolli Il punto di partenza per parlare di ragazzi alle prese con le nuove tecnologie è stato il telefonino. I ragazzi, ha spiegato Berti, capiscono sempre più la tecnologia che viene fatta per lo più per loro, non per la nostra capacità di pensiero. Per la legalità il problema maggiore sono le fotografie. Ci sono regole, protocolli, disposizioni di legge per utilizzare questi mezzi in modo corretto, come la normativa sui reati informatici, la normativa inerente la pedofilia, quella sulla privacy e il diritto d’autore, la ministeriale Fioroni, la legislazione del Garante per la protezione dei dati personali pubblicata nel vademecum “La privacy tra i banchi di scuola”. È necessario che l’utilizzo, ad esempio, del telefonino negli edifici scolastici sia regolamentato affinché il comportamento diventi tale perché è così che si fa e non solo perché c’è la norma che lo vieta. Oltre la repressione di reati è necessario anche prevenire e questo significa fare cultura verso la legalità. Dopo la “fotografia del presente” serve individuare una direzione da prendere, cioè fare cultura ognuno nel proprio campo e nel proprio ruolo. Noi adulti dobbiamo essere sempre in allerta come educatori, insegnanti, dirigenti, genitori, perché il mondo del web non lo conosciamo bene; ma è pur vero che non possiamo rifiutare questa responsabilità.

contatti con la Polizia di Stato. Spesso i ragazzi fanno reati con le foto che scattano e che poi pubblicizzano sulla rete. Va però tenuto presente che da parte della Polizia di Stato, in particolare per la Polizia Postale l’aspetto repressivo serve per educare ma è fondamentale anche fare cultura senza reprimere. L’esempio è quello del diritto d’autore per cui non è diffuso il fatto che le canzoni si possono comperare in internet al modico costo di 50 o 60 centesimi, che si potrebbero prendere dalla paghetta settimanale. Altro esempio è il servizio chat, cioè la partecipazione alle discussione dei ragazzi che utilizzano con semplicità ma di cui sono anche vittime. Perché sono particolarmente evoluti ma sono anche ingenui! Social network e immagini Per fare altri esempi nell’anno 2009 l’ISTAT ha pubblicato un rapporto per il quale su 100 ragazzi di età tra i 6 e i 9 anni, ben 30 navigano in rete da soli. Noi adulti dobbiamo aver chiaro che questi strumenti non debbono essere considerati “baby sitter”, perché se a quella età noi adulti eravamo in giro per le strade del quartiere, i bambini di oggi sono per le strade del pianeta. Tanti sono i social network frequentati da ragazzini di 9 o 10 anni con migliaia di contatti. Una ragazzina trentina di 12 anni ha raccontato di recente di avere 1200 contatti ma di conoscerne forse 50. I profili con i tutti i dati personali e le foto che sono presenti nei social network sono alla portata di pedofili e della delinquenza comune. Quindi va bene fare il profilo ma attenzione alle foto e se pubblico le foto del mio compagno devo almeno chiederglielo! Per tutelarsi è fondamentale essere a conoscenza delle regole, ma si deve prestare attenzione all’autorizzazione ai dati sensibili, che possono essere venduti a società in maniera assolutamente legale. (N.B.)

Telefonini, diritto d’autore e chat Nel dettaglio nella telefonia i pericoli possono essere di diversa natura: la non conoscenza, il cacciarsi nei guai, la spavalderia. Per far fronte a tutto ciò ci vuole collaborazione e sinergia senza la paura di prendere n.10 ottobre 2010

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Educa 2010 NEW MEDIA

Scuole e altre voci a confronto È opinione condivisa che i nuovi media hanno acquisito ormai un ruolo fondamentale perché si intrecciano tutti i giorni nella vita di ragazzi e bambini che ne fanno uso sia per divertimento, che per ricerca, che per condividere interessi. Diventa importante, in quest’ottica, che anche chi si occupa di crescita e di insegnamento tradizionale si interessi ai nuovi media. Tutto questo ha a che fare con il futuro dei nostri sistemi di istruzione e con il cercare di capire che ruolo giocheranno le nuove tecnologie multimediali nel condividere le nostre conoscenze e competenze. Di tutto ciò si è parlato sabato 25 settembre a Educa assieme a Mauro Cristoforetti che è il responsabile per gli interventi nelle scuole di Save the childern, a Francesca Conti e a Emanuele Dattoli dell’Istituto degli Innocenti che hanno presentato il progetto Trool e i laboratori che fanno con le scuole, a Massimo Nicolodi di Global Base, azienda partner di Google Italia, che con Giuseppe Tiranti dell’Istituto Pacioli di Crema hanno spiegato le applicazioni di Google per le scuole, e Corrado Petrucco dell’Università di Padova. I diritti dei bambini Il punto di partenza da cui si è partiti lo ha presentato Mauro Cistoforetti di Save the children, organizzazione che prevalentemente fa cooperazione internazionale e lavora in quei paesi cosiddetti in via di sviluppo per fare in modo che vengano riconosciuti i diritti fondamentali di tutti i bambini e tutte le bambine. Anche il progetto sui nuovi media parte da un approccio che si basa sui diritti e per questo sono stati promossi programmi di educazione allo sviluppo e il

rapporto dei minori con le nuove tecnologie. Sul sito www.easy4.it si ritrovano i contenuti che quest’associazione sviluppa tra cui una guida per genitori, per insegnanti e una rassegna stampa fatta, curata e aggiornata su queste tematiche. La domanda da cui si è partiti è stata: cosa significa avere un approccio che si basa sui diritti quando si parla di nuove tecnologie? Quello che la convenzione sui diritti dell’infanzia e sull’adolescenza del 1989 ha portato come novità rispetto al pensiero precedente sui bambini e i loro diritti è il diritto alla partecipazione, cioè la possibilità che anche i bambini possano partecipare attivamente alla propria vita e alla realtà sociale di cui fanno parte, incluso il mondo della scuola. L’information literacy Forse per la prima volta nella storia i bambini e i ragazzi hanno fatto propria una realtà, quella virtuale, che era stata pensata inizial-

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mente esclusivamente per gli adulti. Se si pensa a queste tecnologie e allo sviluppo dei social network, dei blog, dei forum, l’utilizzo iniziale aveva come fine un uso lavorativo. Questo significa che i bambini di oggi possono sperimentarsi in un ambiente come cittadini digitali, cominciare a fare un’esperienza di quello che sono i propri diritti provando a metterli in pratica e chiedendo che vengano anche rispettati. Ci sono tanti concetti a questo proposito, ha detto Corrado Petrucco del Dipartimento di Scienze dell’Educazione di Padova, che non vanno trascurati come la differenza tra l’identità reale e l’identità digitale (profili su social network, blog, ecc..) che può diventare sempre più importante e che si porta con sé tematiche come la privacy e l’information literacy, cioè il saper valutare le informazioni che si trovano in rete e saperle inserire nelle proprie strutture concettuali. Sicuramente molte sono le sfide che ci aspettano. La regola deve diventare cultura Se a dei bambini viene chiesto se sono a conoscenza dei pericoli che in cui possono incorrere stando online quasi tutti rispondono correttamente e conoscono n.10 ottobre 2010


chi ha libero accesso e conoscenza. L’attività che è nata è sia online con il portale sia nelle scuole con gli educatori dell’istituto. In due anni di progetto è stato superato il milione e 200 visitatori con più di 5000 bambini che scrivono sul portale. C’è anche collaborazione con gli insegnanti e tra breve partirà anche un progetto specifico per offrire risorse didattiche. Tante iniziative

la maggior parte delle regole che permettono di navigare in rete. Nei laboratori proposti da Save the children però attraverso giochi di ruolo e simulazioni i bambini si mettono in gioco insieme alle loro emozioni, andando quindi un po’ al di là del livello razionale che hanno immagazzinato su sollecitazione dei genitori o insegnanti. È a questo punto che la regola rischia di non essere applicata. Il nodo centrale educativo è fare a capire ai bambini che possono conoscere la regola ma devono anche farla propria, esserne consapevoli. Il passo successivo che si tenta di fare è quello di collegare tutti questi aspetti ai diritti che sono loro propri e quelli altrui. È importante rispettare l’altro anche attraverso le nuove tecnologie quindi educare ai nuovi media sicuramente può diventare anche una palestra che permette ai ragazzi di conoscere i propri diritti. In Europa siamo il paese in cui le tecnologie vengono utilizzate di meno a scuola tanto che gli esperti di media education sostengono che se un viaggiatore del tempo arrivasse in Italia sarebbe spaesato in un qualunque posto tranne che in un’aula scolastica dove c’è ancora una lavagna e ci sono dei banchi allineati. Porn.10 ottobre 2010

tare le tecnologie a scuola, ha sottolineato Cristoforetti, è quindi sicuramente un passo fondamentale perché fa sentire ai bambini che la scuola è più vicina alla loro realtà, a quella in cui loro si ritrovano quotidianamente a vivere, in cui fanno esperienze. Il progetto Trool L’Istituto degli Innocenti ha realizzato il progetto Trool (www.trool.it ) che parte proprio dai diritti dei bambini. Nasce principalmente dalla volontà di insegnare ai bambini a utilizzare la rete in sicurezza dando conoscenza e consapevolezza, svelando i trucchi, le trappole i pericoli e al tempo stesso spiegando la responsabilità di quello che si può mettere online. Gli obiettivi principali sono, ormai da tre anni, quello di far fare un’esperienza pratica di uso dei nuovi media, dal punto di vista della produzione dei contenuti, a bambini molto piccoli, delle scuole dell’infanzia ma anche di quelle primarie e delle medie. Oltre dunque alla sicurezza in rete si vuole superare il digital divide, cioè le disuguaglianze digitali perché, secondo Francesca Conti, una disparità di accesso porta a una disparità di cittadinanza che può avere solo

In parallelo ci sono le attività di laboratorio sempre con i ragazzi sia sull’utilizzo dei nuovi media sia per portare altri contenuti, quindi scoperta del territorio, di intercultura, diritti ed educazione alla lettura. A questo proposito c’è un progetto con le maggiori case editrici che forniscono i loro libri che vengono distribuiti ai ragazzi che ne fanno le recensioni o delle riscritture. Da quest’anno l’Istituto degli Innocenti lavora anche con i bimbi molto piccoli con il progetto “Piccole storie”, si occuperà di stereotipi di genere che proveranno a riconoscere e a decostruire. Importante anche la campagna di sensibilizzazione sull’acqua e la collaborazione con il Corriere della Sera e con Google Italia per l’utilizzo degli strumenti dell’organizzazione sulla scoperta del territorio. Sta inoltre per uscire un giornale cartaceo, un po’ il percorso inverso che si fa di solito, scelto per lavorare in un altro modo con i ragazzi. Dopo aver sperimentato la grande capacità dei giovani di scoprire contenuti nuovi, di serfare in rete, di navigare, si è voluto dimostrare quanto sono capaci anche di realizzare contenuti e si è creata una redazione di ragazzi, scelti tra quelli che scrivevano di più sul portale Trool . Magazine “A tuttotrool” è il nome scelto dai ragazzi per votazione, strumen19


to che ha l’ambizione di approfondire e dimostrare che la loro opinione è importante. Gioco web per capire la rete Di solito nelle scuole si inizia con il laboratorio Gioco web, hanno spiegato Emanuele Dattoli e Francesca Conti, in cui si insegna che cos’è la rete e come usarla in sicurezza e con responsabilità. Questi laboratori durano due anni e sono gratuiti perché sono finanziati dall’Istituto degli Innocenti in collaborazione con la Regione Toscana e la Fondazione Sistema Toscana. Dopo quattro anni sono stati realizzati i laboratori non più su ma con i new media in collaborazione con la “Bottega dei ragazzi”, la ludoteca dell’Istituto degli Innocenti dove vengono fatti i laboratori per i bambini soprattutto sull’arte e la storia dell’arte. I ragazzi vengono portati dagli educatori all’istituto e gli si spiega come è fatto il portale con spiegazione sul web, ma poi viene proposta anche una lezione di storia e storia dell’arte mostrando loro la sede e invitando poi i ragazzi a riportare tutto sul portale Trool. L’ultimo incontro prevede che siano gli stessi ragazzi a mostrare e a guidare i loro genitori alla scoperta dell’Istituto.

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Tanti laboratori per le scuole I laboratori sono davvero molti: da Pinocchio nero sull’intercultura strutturato sul testo di Baliani che racconta di un ragazzo che vive nel mondo islamico, a quello sull’educazione alla lettura giunto al secondo anno e che ha visto sia lavori singoli, in cui ogni ragazzo ha recensito un libro, ne ha fatto l’etichetta, la quarta di copertina, ecc, sia lavori di gruppo su libri su cui sono stato fatti booktrailer (cioè un videoclip creato per pubblicizzare un libro) a fumetti. In pratica hanno sceneggiato il libro letto e con i programmi appositi lo hanno trasformato in fumetti, di cui è stata fatta una piccola pubblicazione e un video. Sono stati realizzati laboratori su Diritto, nuovi media e comunicazione per i più grandi della scuola secondaria di primo grado sugli obiettivi del millennio dell’ONU e anche in questo caso la restituzione finale è stata video: è stato creato una sorta di telegiornale in diverse puntate. Da quest’anno i nuovi laboratori per i bambini di prima e seconda elementare sono stati attivati offline, per via della difficoltà nella scrittura. A gennaio partirà Pink and Blue Project dedicato agli stereotipi di genere e un altro sulla realizzazione della campagna di sensibilizzazione sull’acqua. Sono previsti anche interventi

con gli insegnanti perché diventino autonomi per la didattica e laboratori con i genitori, che sono spesso i meno informati. In questo momento c’è in atto un protocollo con il Ministero Pubblica Istruzione per far diventare Trool la piattaforma che le classi 2.0 possono utilizzare per i loro progetti senza sviluppare nuovi ambienti. I prodotti gratuiti di Google Realizzare progetti e laboratori tramite i new media prevede che si utilizzino strumenti e prodotti tecnologici adatti al mondo dell’education. Massimo Nicolodi, di Global Base si occupa non solo di Google ma dell’informazione di questi mezzi per un uso specifico e dedicato alle scuole. Google è inteso di solito solo come motore di ricerca, ma in realtà ha molti altri prodotti, tra cui Search, Geospatial e Collaboration. Search porta nella scuola, a fronte di informazioni, la potenza e gli algoritmi di ricerca all’interno di una rete intranet, e quindi la possibilità di ricerca sui server e file base, ma in realtà l’attenzione va rivolta a Geospatial e Collaboration che sono entrambi prodotti offerti gratuitamente alle scuole senza limiti e possono essere utilizzate da tutto l’istituto, il dipartimento o la facoltà tramite Google Ups. I prodotti che sono offerti sono la posta elettronica gmail, calendar, Google tool, e tanti altri, tutti prodotti gratis e totalmente gestiti. Ci sono poi Google docs utilizzabile sia per documenti word che fogli di calcolo, site per costruire dei mini siti sia interni che pubblici su argomenti o tematiche specifiche, Google video molto interessante perché permette di evitare l’utilizzo di Youtube e perché si utilizza un sistema di broadcasting all’interno della rete di Google, nel nostro spazio cosiddetto di n.10 ottobre 2010


nuvola, e Google Groups interessante per temi trasversali per più classi. A tutto questo sono applicati sistemi di sicurezza estremamente potenti come antispam e antivirus. Non solo geografia C’è già in atto qui in Trentino un progetto con l’IPRASE, iniziato utilizzando il programma Geospatial e usufruendo di GPS e sistemi cartografici da riportare successivamente, che si chiama “Esplora e racconta” , in cui i ragazzi vanno a esplorare il territorio e lo raccontano poi nei documenti prodotti da loro. C’è infine Google Earth che ha come novità la costruzione in 3D, da parte degli studenti, della loro città o nella ricostruzione di monumenti della stessa con SketchUp e l’utilizzo delle mappe. Pochi sono a conoscenza del fatto che c’è la possibilità di avere oltre alle dimensioni spaziali, cioè la latitudine, la longitudine e l’altimetria, anche la dimensione temporale utile per argomenti relativi alle lettere e alla storia. L’apparecchiatura richiesta, sostiene Nicolodi, non è sofisticata basta un semplice browser. Una sperimentazione in atto… L’intervento a questo proposito di Giuseppe Tiranti, dell’Istituto Tecnico “Pacioli” di Crema, ha presentato non tanto un’esperienza maturata ma una sperimentazione in atto. Per arrivare a parlare della suite di Google bisogna raccontare quello che si sta facendo complessivamente come sperimentazione innovativa in questa scuola di Crema. L’istituto ha 1650 studenti ed è uno dei più importanti della provincia di Cremona con due plessi scolastici e la novità è che da quest’anno per le classi prime è obbligan.10 ottobre 2010

torio, nella dotazione scuola, che ciascun alunno possieda un personal computer. Alcuni contenuti infatti di alcune materie, ma con la prospettiva di ampliare a tutte, saranno messi a bordo dei computer con la conseguenza che lo strumento didattico per tutti i 434 studenti delle prime sarà il PC, prevalentemente notebook. Per fare tutto questo è importante dotarsi di una infrastruttura che ne permette la realizzazione e quindi, non essendo Crema cablata da fibra ottica, è stato creato una sorta di campus rendendo disponibile una rete wireless che copre tutte le aule di tutti e due i plessi scolastici. Questa è l’infrastruttura su cui le varie classi lavoreranno con i PC, già acquistati e in fase di distribuzione non appena i colleghi avranno creato le immagini su cui trasferire il sistema operativo. È stato deciso di usare ubuntu una versione di linux particolarmente adatta alla scuola, ambiente open source, in cui verranno messi i contenuti e consegnati ai ragazzi tra una settimana. La scuola come comunità Ci sono due progetti principali quello dell’infrastruttura si chiama Uno per uno e quello che riguarda i contenuti si chiama Eppur si muove e sono consultabili sul sito (www.pacioli.net). Non tutti gli insegnanti hanno conoscenze infor-

matiche adeguate per trasformare i contenuti in una forma adatta ma molto è stato trasformato dai tecnici ed è disponibile sia “in remoto” che “a bordo” dei PC. La suite di Google ha messo a disposizione grandi potenzialità in un ambiente scolastico, ad esempio la condivisione dei documenti è risultata particolarmente efficace così come tutte le funzioni previste dall’agenda che offrono precisione perché è tracciabile ciò che è stato fatto ed è utile perché si evitano le incomprensioni che hanno alla base fraintendimenti. Cosa è stato deciso di fare? Una grande comunità la Pacioli.net, in cui si stanno creando caselle di posta per tutti gli alunni, gli insegnanti, il personale non docente che ha l’accesso a un PC. È prevista una casella di posta per tutte le famiglie per rovesciare il concetto che siano i genitori a contattare la scuola. Al contrario è l’istituto che ha una casella per tutte le famiglie dei ragazzi e crea questa comunità che ha l’ambizione sia di diventare il luogo su cui sviluppare i contenuti didattici che servono per portare avanti la finalità precipua dell’istituto, sia come strumento efficace di comunicazione e rafforzamento delle interrelazioni interpersonali tra i ragazzi e tra tutti i soggetti attivi nella scuola. Per ora c’è tanto impegno ma quale sarà l’efficacia e la portata di questa novità sarà chiara solo in futuro. Norma Borgogno 21


I.C. Rovereto Nord - ex “scuola media P.Orsi” I NONNI

Lezione di web dai ragazzi della 2B Una prima iniziativa di attuazione del “Piano operativo eWelf@are e politiche per la famiglia” approvato dalla Giunta, riguarda un progetto per avvicinare gli anziani all’uso di Internet, con il coinvolgimento dell’Istituto comprensivo di Rovereto Nord. Dopo un primo incontro fra gli studenti della seconda B dell’ex “scuola media Paolo Orsi” e i responsabili informatici, l’11 ottobre 2010 sono stati gli stessi ragazzi ad affiancare gli anziani davanti ai computer per introdurli e seguirli nei loro primi passi in Internet. La piattaforma informatica Eldy Le parti, questa volta, si sono invertite: sono stati dunque i ragazzi della seconda media dell’Istituto di Rovereto Nord a salire in cattedra per insegnare ai nonni come si naviga in Internet. Venticinque anziani e venticinque dodicenni, a coppie, uno accanto all’altro davanti allo schermo per i primi rudimenti e i primi approcci con la Rete. Se la tecnologia può dividere le generazioni, la scuola li può riunire in un progetto messo in campo dal Coordinamento politiche familiari della Provincia e organizzato con l’istituto comprensivo di Rovereto Nord. Sotto la supervisione dei responsabili di Eldy, una innovativa e originale piattaforma informatica dentro la quale si naviga con incredibile facilità, i nonni sono stati accompagnati passo dopo passo. Non occorre essere esperti di Internet o di software. Pochi clic e si è già dentro l’innovativa piattaforma, abbattendo tutte le barriere in modo semplice e intuitivo. Il programma Eldy si trova su http://www.eldy.org ed è stato creato dall’associazione che prende lo stesso nome e promuove l’inclusione sociale di persone anziane o con disabilità attraverso questo portale, opportunamente studiato per le esigenze degli anziani. 22

Il programma gratuito La schermata principale che compare davanti, dopo aver scaricato gratuitamente il programma, si chiama “La piazza”, dove si trovano sei icone: la Posta, Passeggiata in Internet, Chi sono, Chiacchiere, la Provincia e Utili (nel quale sono raccolti foto, indirizzi e altro). Cliccando su una delle icone, si entra dentro ogni campo. I caratteri sono grandi e visibili e la lingua è l’italiano. Consente l’uso di alcune utility studiate apposta per gli anziani (es: Skype, documenti, foto…). E c’è pure una

chat per dialogare nella community di Eldy, dove trovare risposta alle domande di carattere tecnico, oppure solo per il piacere di dialogare. È semplicissimo per l’anziano inviare e ricevere mail. I ragazzi hanno imparato, con un corso accelerato, come diventare insegnanti e tutor del nonno e sabato 2 ottobre 2010, presso l’Istituto, si è svolto il primo incontro fra gli studenti della seconda media e i responsabili di Eldy per spiegare la nuova piattaforma informatica. Alla fine della mattinata poi gli stessi ragazzi si sono messi con gli anziani davanti ai computer per introdurli e seguirli nei loro primi passi in Internet. Successivamente i nonni potranno partecipare, se lo desiderano, a quattro lezioni, sempre con i ragazzi-tutor accanto. Quattro pomeriggi a scuola per diventare degli abili, se non esperti, navigatori. eWelf@are il progetto è nato all’interno del “Piano operativo e politiche per la famiglia” che è il nuovo strumento

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a disposizione delle famiglie trentine per supportarle nel rapporto quotidiano con le nuove tecnologie e sotto il profilo dei servizi rivolti alla persona. Approvato dalla Giunta provinciale, su proposta del presidente Lorenzo Dellai e dell’assessore alla salute e politiche sociali Ugo Rossi, fa parte dei percorsi individuati dal “Libro Bianco sulle politiche familiari e per la natalità” che l’esecutivo provinciale aveva approvato nel luglio del 2009 per innovare le politiche familiari e creare i presupposti per un territorio sensibile e amico della famiglia. Tre gli ambiti di intervento individuati: la riorganizzazione dei servizi socio-sanitari; il rapporto famiglia-lavoro con le nuove tecnologie; l’alfabetizzazione digitale delle famiglie trentine. Competenze educative e ITC È previsto che l’alfabetizzazione digitale venga realizzata su tre livelli. Il primo riguarda le competenze educative e ICT (Information and Communications Technology). Le nuove tecnologie consentono di usufruire di una serie di servizi offerti sia dalla Pubblica Amministrazione, sia dalle aziende private, ma Internet e cellulari permettono anche la possibilità di mantenere costantemente i contatti n.10 ottobre 2010

con persone vicine o lontane. Questi strumenti sono molto potenti e possono essere estremamente coinvolgenti, specialmente per i bambini e gli adolescenti che sono sempre più precocemente esperti nell’utilizzo delle nuove tecnologie, anche se non sufficientemente maturi per gestire i rischi cui potrebbero andare incontro. Le nuove generazioni utilizzano in maniera spinta le opportunità di essere in continuo collegamento attraverso modalità e strumenti offerti dalla telefonia mobile (sms, mms) e da Internet (e-mail, chat, social network), ma la tecnologia informatica divide le generazioni. Il gap generazionale e i rischi di internet Sotto il profilo psicologico e sociale, i nuovi servizi di Internet hanno un’attrattiva notevole per gli adolescenti, perché permettono loro di fare esperimenti che hanno a che fare con lo sviluppo della propria identità e i rapporti sociali. Le nuove tecnologie pervadono la nostra esistenza e in particolar modo quella delle nuove generazioni, ma le famiglie hanno delle grosse difficoltà nel capire come gestire il rapporto dei figli con le nuove tecnologie: il genitore di oggi è cresciuto con la radio e la TV e riesce abbastanza bene a gestire questi

strumenti, sia perché esiste ormai un’esperienza consolidata, sia perché nel corso degli anni sono state definiti dei precisi codici di regolamentazione. Studenti tutor in aula Sotto l’effetto congiunto di un tasso di natalità ridotto e di una maggiore longevità le nostre società stanno invecchiando. Da diverse indagini statistiche emerge come il problema dell’analfabetismo digitale sia particolarmente diffuso tra le persone anziane. Eppure l’e-inclusion per gli anziani significa, in primo luogo, minore solitudine ed in secondo luogo accesso a servizi pubblici o privati molto utili e a volte fondamentali in caso di impedimenti fisici. Un aspetto che può fare la differenza nel favorire o meno l’utilizzo del web da parte degli anziani è l’accessibilità; purtroppo queste tecnologie sono studiate di norma solo per un’utenza giovane. Per tali motivi è prevista la diffusione di software gratuiti specifici per le esigenze degli anziani, che rendano l’approccio alle nuove tecnologie più “user-friendly”, la realizzazione di percorsi formativi, già sperimentati in altre realtà, nei quali dei ragazzi svolgano volontariamente attività di tutoraggio in aula e l’uso di guide semplici e facili. 23


RICERCA E SCUOLA

iprase DIDADUEZERO

Tecnologie e nuove ricerche-azione Social software e web 2.0 - Un’esperienza di interazione fra scuola e territorio ha dato i primi risultati grazie al contributo operativo di studenti e insegnanti della provincia di Trento attivi nella pratica di percorsi didattici che hanno avuto il carattere di supporti specifici, a integrazione degli impegni scolastici curricolari; il loro valore è stato pienamente compreso dagli operatori coinvolti a vario titolo nell’esperienza vivamente interpretata con la produzione di solide creazioni, da alunni e insegnanti di Istituti comprensivi di Riva e Arco, di Ala e Avio, dell’Alta Valsugana, della Valle di Non e per la fascia di istruzione secondaria dall’Istituto “M. Martini” di Mezzolombardo. Accanto alla collaborazione dell’IPRASE e dell’Università di Padova -Scienze della Formazione- che hanno voluto indagare sull’apprendimento e la possibile integrazione tra processi non formali o informali e quelli formali-scolastici mediati dalle nuove tecnologie web nella versione 2.0, l’impegno personale dei docenti che hanno contribuito al successo di una nuova ricerca-azione è stato riconosciuto come essenziale dai dirigenti scolastici presenti all’incontro di giovedì 30 settembre scorso presso il palazzo dell’Istruzione di Trento. Armonia di intenti e tangibili risultati Si apre con i saluti dell’assessore all’Istruzione Marta Dalmaso l’incontro tra referenti dei gruppi di allievi e docenti attivi nel progetto “Didaduezero” e dirigenti degli Istituti Comprensivi che li hanno appoggiati, presenti anche i rappresentanti delle Istituzioni che hanno promosso l’iniziativa e i numerosi ospiti che presso l’aula magna del Palazzo hanno potuto seguire presentazioni e illustrazioni delle fasi cruciali di un’esperienza emozionante per tutti i principali attori che ha condotto ad esiti di una concretezza non soltanto didattica sorprendente: la giovane età dei ricercatori con le sue peculiarità, i caratteri tecnici delle discipline informatiche e quelli specifici dell’ambito storico e archeologico, antropologico e letterario, scientifico e naturalistico indagati, sono stati armonizzati dalla volontà di perseguire obiettivi individuati e 24

dichiarati con chiarezza nei piani programmatici. Il concorso appassionato dei protagonisti nei progetti di respiro multidisciplinare e l’utilizzo di mezzi web 2.0 di cui si sono avvalsi, hanno garantito la realizzazione di importanti risultati pedagogici; ma consultando Google o Wikipedia, attraverso la

rete è possibile gustarne gli aspetti tecnici oltre allo spessore culturale, apprezzabili per la loro indiscutibile utilità non soltanto locale: sono quelli raggiunti con il progetto “Didaduezero” utilizzando oltre a quelli più consueti, i mezzi informatici di più recente generazione. Scuola e territorio lavorano insieme Francesco Bailo per IPRASE ha introdotto l’incontro coordinato da Fabrizio Personeni del Dipartimento di Scienze dell’Educazione di Padova e concluso da Italo Della Noce direttore dell’Ufficio controllo tecnico, gestionale e di programmazione del SIEP - P.A.T. La partecipazione del delegato di Google Earth Italia, accanto alle testimonianze dei numerosi docenti e dei dirigenti scolastici intervenuti, ha avuto come effetto quello di evidenziare la collocazione strategica dell’esperienza effettuata nel più ampio programma educativo che tra gli scopi primari riconosce in quello che riguarda una formazione evoluta di alunni e docenti all’altezza delle opportunità offerte dai tempi che corrono e indotte dal rapido transito verso forme nuove di comunicazione e trasmissione delle conoscenze; una priorità irrinunciabile come aveva sottolineato poco prima anche l’assesson.10 ottobre 2010


re all’Istruzione Dalmaso, capace di mettere in strettissima relazione sinergica i saperi, di coinvolgere nelle azioni di ricerca praticate in ambito locale molte figure professionali e di realizzare connessioni di respiro globale in ambienti web. Territorio – ambiente; cultura materiale e spirituale Una rassegna di immagini ha documentato le fasi di accostamento al progetto e illustrato quelle operative, non prive di aspetti umani che l’anno resa ancor più ricca dal punto di vista delle competenze relazionali maturate in corso d’opera. Allo scopo di valorizzare, sottolineandone gli aspetti più interessanti e divulgandone i caratteri più suggestivi o le curiosità, le più antiche conoscenze e le più recenti informazioni in merito a specifici aspetti del territorio, sono state rilevate, evidenziate e presentate anche grazie a supporter locali. Alle radici storiche e agli stretti legami degli ambienti biologici studiati con la spiritualità e la cultura materiale delle loro genti, quelle che in passato li hanno abitati e quelle che tuttora con essi interagiscono sfruttandone risorse naturali ed eredità culturali, si può accedere ora grazie al lavoro di chi alla rete ha trasmesso i dati emersi da una ricca azione di ricerca.

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Quattro moduli legati a specifici software Anticipando le presentazioni trattate con dovizia di particolari tecnici da parte di protagonisti del progetto “Didaduezero” nel corso dell’incontro, Francesco Bailo aveva fornito in estrema sintesi qualche dettaglio interessante in un documento IPRASE relativo al progetto: “La fase iniziale (20082009) si è articolata in quattro moduli legati a specifici software. Al termine dell’attività formativa gli insegnanti hanno elaborato un progetto didattico all’interno degli obiettivi di ciascun modulo; hanno trasferito nel corso dell’anno ai loro alunni le competenze apprese e hanno cominciato a ragionare all’interno di una logica di relazione con il territorio”. Siti web da visitare Quelli che Iprase ha presentato con il contributo di immagini che ne documentano le fasi sono i risultati delle attività di programmazione, ricerca, selezione ed elaborazione di dati cha hanno avuto bisogno di passione tenace, condivisione critica e partecipazione tecnica; ora possono essere rintracciati da chi visiterà i siti web dedicati agli archivi fotografici e ai testi curati dai protagonisti della ricca esperienza. Ancora Franesco Bailo: - La partecipazione al primo modulo, “Costruire conoscenza collaborativa nel territorio e nella comunità” da parte dell’Istituto Comprensivo Bassa Val di Sole ha portato alla realizzazione di una voce su Wikipedia relativa al “Museo della Civiltà Solandra” e all’apertura di un gruppo su Flickr chiamato “civiltàsolandra.web”. Medesimo lavoro di raccolta di informazioni e caricamento su Flickr di fotografie originali hanno com-

piuto gli studenti dell’Istituto Comprensivo di Cles che guidati dal loro insegnante hanno arricchito la voce in Wikipedia relativa al loro paese. Per il secondo modulo “Costruire comunità di lettura orientate al territorio”, i ragazzi della scuola primaria di Ala in collaborazione con i loro coetanei di Avio studenti dell’Istituto Comprensivo e con i responsabili della biblioteca comunale dei due paesi, hanno aperto un blog e creato un’apposita libreria su aNobii per raccogliere e pubblicare i loro lavori. L’Istituto Comprensivo Riva 2 ha aderito al terzo modulo “Condividere risorse geolocalizzate nel territorio” realizzando una mappatura della zona con gli strumenti di geo-localizazione(GPS), caricandola successivamente su Google Earth con il titolo “Conoscenza di un Territorio vicino alla Scuola: Albola e Alboletta”. Al quarto modulo “Creare e condividere mappe interculturali del territorio” ha aderito l’Istituto Comprensivo Centro Valsugana che ha realizzato un progetto condiviso con una scuola gemellata di Praga intitolato “Stranieri da sempre”; un social network e un blog gestito collaborativamente con gli studenti praghesi, all’interno del quale è stata caricata la mappatura del viaggio d’istruzione, sono stati aperti sulla piattaforma Ning. Tutti da visitare. Adriana Giacomoni 25


FBK la riflessione INNOVAZIONE

L’incontro in Educa 2010 24 settembre 2010: nel seminario introdotto da Micaela Vettori della Fondazione Bruno Kessler si è tentato di capire appieno il significato di fare ricerca e della valenza che essa può contribuire a dare nel rapporto tra le generazioni. “Si tratta - ha spiegato Bruno Caprile della FBK- di vivere un’avventura qualificata, una vera e propria immersione perché la ricerca è come l’apprendimento di una lingua: non basta farsela raccontare, bisogna praticarla, mettersi in gioco in prima persona, nel confronto con ricercatori adulti e con la comunità dei pari”. Due le esperienze presentate: il progetto Webvalley curato da Cesare Furlanello della FBK che ha come protagonisti i ragazzi e il progetto Netcarity presentato da Francesca Gennai dell’Istituto Regionale di Studi e Ricerca Sociale che ha avuto come protagonisti gli anziani.

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di qualificare, sostenere, documentare, promuovere le attività, valutare gli esiti. Infine dal 16 settembre 2010 è stato realizzato il bando MIUR- ERACOS.

FBK e il contributo per le nuove generazioni

La ricerca come mestiere

Gli obiettivi che oggi si propone FBK, ha spiegato Micaela Vettori, sono organizzati secondo tre aspetti principali ovvero Scientific Exellence, termine che indica la ricerca di eccellenza competitiva sul piano internazionale; Networked Innovation, ovvero lo sforzo di promuovere la cultura dell’innovazione coinvolgendo tutti gli attori per favorire la crescita della comunità trentina; Pratical Impact, cioè il perseguimento dei risultati applicativi in aree selezionate di valenza strategica per il territorio. La fondazione ha dato un grande contributo alle nuove generazioni già a partire dall’anno 2002, in cui c’era stato il primo avvio nel quarantennale dell’Istituto Trentino di Cultura, nato da un’intuizione di Bruno Kessler (fondatore anche dell’Università di Trento), e il trentennale della stessa Università di Trento. All’epoca erano sospese le visite interne all’Istituto e le iniziative congiunte con la scuola come docenze e consulenze erano delegate ai singoli. Nel 2005 c’è stata la ripre-

Il ricercatore Bruno Caprile ha provato a raccontare e a definire cos’è la ricerca e cosa significa essere ricercatore, spiegando che si impara esponendosi in prima persona, che la ricerca ha una dimensione internazionale e si confronta con la comunità dei pari, che per la sua trasmissione e per rendere credibili gli esiti si devono seguire procedimenti molto complessi. La pubblicazione di un articolo scientifico ad esempio è frutto di un lavoro lungo e non facile e consiste nel varo di altri esperti che in maniera volontaristica vagliano non solo la qualità dell’idea ma anche se è proposta in modo adatto. Bisogna quindi essere convincenti con diversi argomenti. La scienza come partecipazione individuale la si impara, ha continuato Caprile, avvicinandosi ad essa in prima persona, un po’ come si impara una lingua. In altre parole la scienza e l’attività scientifica devono essere conosciute direttamente. Da qui l’importanza di lavorare con i ragazzi e avvicinarli nel concreto ad

sa di una policy di avvicinamento al mondo dei giovani e della scuola intesa come iniziativa dal punto di vista istituzionale per culminare nel 2008, anno in cui si è ritenuto necessario assegnare a FBK un ruolo specifico e originale. È stata effettuata dunque una presentazione “aperta” in Fondazione con incontri con i Board dei Centri di Ricerca Scientifica e Tecnologica Materiali & Microsistemi e Tecnologie dell’Informazione. Con il biennio 2008/2010 è entrata a regime l’idea di parlare di ricerca come mestiere vero e proprio. L’intento è di far emergere l’impegno dei singoli e dei gruppi, di dare continuità alle relazioni con il mondo della scuola e con il territorio, organizzare servizi e trovare risorse allo scopo

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un’esperienza di questo tipo, grazie a progetti come WebValley, entrando in contatto diretto con i ricercatori, mostrando direttamente di cosa si tratta, capendo di quante abilità specifiche e intensità di competenze c’è necessità. L’esperienza con i giovani WebValley: progetto fondato da Cesare Furlanello, che ha raccontato nel dettaglio di cosa si tratta. È la scuola estiva di FBK dedicata a divulgare la cultura della ricerca interdisciplinare. Il progetto è attivo dal 2001 e l’idea è quella di prendere ragazzi bravi di 18 anni, quindi frequentanti il 4° anno della scuola superiore, e ricercatori che trascorrono insieme tre settimane per svolgere attività in maniera cooperativa per piccoli gruppi in un laboratorio high- tech collocato in una località di montagna piccola e isolata. L’idea di fondo del team è quella di accettare una sfida proposta da un collaboratore esterno con lo scopo di eseguire progetti scientifici concordati sulle tematiche dell’ecologia, della biologia o delle scienze sociali per sviluppare un nuovo sistema informatico per l’analisi e la gestione web dei

dati. Il metodo è quello di entrare subito in contatto con i giovani toccando argomenti molto vicini a loro. Gli obiettivi di base di questo si possono individuare nell’incoraggiare studenti “in gamba” a sviluppare intraprendenza scientifica, nell’interdisciplinarietà, nel considerare internet come un ambiente dove costruire innovazione, sviluppare capacità di lavoro in team e l’attenzione per la prototipazione veloce, usare metodi Open Source in modo avanzato ma in un ambiente informale di apprendimento, proporre temi di forte interesse etico, usare dati di alta qualità ricevuti da organizzazioni scientifiche e pubblica amministrazione, valorizzare l’uso di formati standard. “Perseguire obiettivi insieme ai ragazzi ha affermato Furlanello - ci ha fatto anche apprendere da loro: abbiamo scoperto, ad esempio, quanto più velocemente di noi acquisiscono nuove competenze e abilità e come sappiano fare più cose contemporaneamente”. L’esperienza con gli anziani Netcarity: progetto europeo dedicato al miglioramento della vita domestica attraverso nuove tecnologie e svolto in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler e un gruppo di anziani di Trento. Fabio Pianesi, coordinatore di FBK per Netcarity e Francesca Gennai dell’ Istituto Regionale di

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Studi Ricerca Sociale hanno collaborato con lo scopo di arricchire l’ambiente domestico di strumenti tecnologici per fare in modo che la persona residente possa svolgervi più efficacemente e più facilmente le proprie attività quotidiane: quelle legate alla salute e alla cura della persona, ma anche quelle relative all’intrattenimento e al mantenimento delle relazioni sociali. Diverse le applicazioni pratiche previste dal progetto: un sistema per rilevare cadute accidentali in casa, per attivare opportuni servizi di soccorso, tecnologie per il monitoraggio di fughe di gas e intrusioni a servizi avanzati di sostegno alle capacità cognitive. I ricercatori della FBK, coordinati da Fabio Pianesi, hanno anche sviluppato nuovi esempi di interazione tra persone e interfacce particolari progettate ad hoc per la popolazione anziana. Valido e innovativo soprattutto l’approccio metodologico che prevede il coinvolgimento degli utenti finali, spesso alla presenza dei famigliari, per quel che riguarda la progettazione, lo sviluppo e la valutazione delle varie fasi dei servizi. Il “tavolino” utilizzato dagli anziani ha permesso loro di entrare in contatto con il mondo esterno pur rimanendo in casa nella logica della rete che ha senso solo se dietro ad essa ci sono anche i servizi. Importante all’interno di questo progetto il tentativo di riflettere con un’esperienza empirica su come fare ricerca con gli anziani, a livello intergenerazionale. Il prisma attraverso cui si guarda è la realizzazione di una cooperazione tra anziani e innovazioni grazie alla presenza di un gruppo di giovani ricercatori, così come prevede l’Ambient Assisted Living promosso dall’Unione Europea e il locus dell’innovazione in particolare quella sociale. (N.B.) 27


FBK lo stage RICERCA

Nello stage diventa mestiere Lunedì 20 settembre 2010, dalle 16.30 alle 18.30 nella sede FBK/ Irst di Povo in Sala “Luigi Stringa” incontro di chiusura degli stage estivi degli studenti degli istituti superiori del Trentino che hanno partecipato al progetto “La ricerca come mestiere/la tecnologia nei mestieri”. Esposizione del percorso e poi l’ambito attestato dello stage consegnanto ad ognuno dall’Assessore Dalmaso. Progetti ambiziosi e intensi In aula non ci sono luminari a convegno o i ricercatori in assemblea, per un pomeriggio i protagonisti sono venti studenti assieme ad una decina di insegnanti referenti per scuola ed altrrettanti ricercatori della Fondazione FBK che hanno svolto il ruolo di tutor dei ragazzi nel periodo estivo. Qualche stage s’è prolungato oltre il previsto, tutti pare proprio che abbiamo dato risultati a volte decisamente eccellenti. Nelle presentazioni fatte dagli studenti (magari con l’angelo custode/tutor alle spalle o poco distante e con l’occhio vigile) non si sono frasi di rito né enfatizzazioni fuori luogo: premessa, presentazione del percorso e del progetto, risultati, valutazioni e ricadute. Via uno sotto l’altro. Ovviamente, trattandosi di progetti che prevedevano e poi hanno consentito ai ragazzi l’utilizzo vero dei laboratori e della strumentazione che c’è a Povo e che solitamente viene usata dagli stessi ricercatori, alcune esposizioni avevano l’inevitabile handicap del linguaggio un po’ ostico per i non addetti ai lavori, altri meno, altri ancora (come il progetto sull’incontro tra “tecnologie del linguaggio umano e la lingua di internet”) sono state più accessibili, come ha rilevato anche l’Assessore provinciale all’istruzione, Marta Dalmaso, nel suo breve saluto prima della consegna degli attestati. Padrona di casa, Mica28

vi ed altri progetti che si propongono “una divulgazione non a se stante, ma come sostegno a persone che possono fare certi percorsi e sviluppare meglio i propri talenti.” L’Assessore Dalmaso, nel salutare e ricordare che “son qui per ascoltaela Vettori, che, assieme a Bru- re”, ha richiamato l’analoga iniziatino Caprile ha ricordato come da va dello scorso anno “davvero bella”; qualche anno ormai la Fondazio- apprezzando l’attenzione dell’FBK ne Bruno Kessler “ha sempre fat- verso la scuola: “qui si concretizzato un po’ di intervento educativo, no passi in avanti”. Ci sono nel terbasandosi sul volontariato e la di- ritorio risorse preziose attorno alla sponibilità del mondo dell’istru- scuola, tra questa l’FBK presenza zione; si sentiva la necessità di fare importantissima, così come la ricerun passo avanti utilizzando anche ca è fondamentale per i ragazzi per numeri piccoli.” La ricerca è una maturare anche nella personalità e dimensione della vita – è stato det- nella propria voglia di andare oltre.” to – come la lingua: si impara pra- In queste pagine, riportiamo imticandola; e come la lingua, anche magini che non hanno bisogno di la ricerca è un sistema di segni e commento: momento dell’esposiva imparata sul posto.” Ben ven- zione dei risultati dello stage e la ga allora, Webwalley, gli stage estidegli attestati. (m.c.) LA RICERCA COMEconsegna MESTIERE Stage studenti Anno scolastico 2009 - 2010

La ricerca come mestiere - Stage studenti Anno scolastico 2009-2010 Istituto scolastico Liceo Scientifico “G. Galilei” Dirigente prof. Flavio Dalvit

Liceo Scientifico “L. da Vinci”

referente scuola prof. Emanuela Antolini

prof. Nicolino d'Alonzo

Dirigente prof. Alberto Tomasi

ITI "M. Buonarroti" Trento

prof. Paolo Cavagna

Dirigente prof.Paolo Dalvit

ITI “G. Marconi” di Rovereto Dirigente prof. Maurizio Baroncini vice preside prof. Daniela Toldo

prof. Gianfranco Festi

Liceo Ginnasio "A. Rosmini"

prof. Silva Filosi

Dirigente prof. Giovanna Sirotti

Istituto Liceo "Russell" Cles Dirigente prof. Franca Zappini

prof. Elisabeth George

Istituto "Marie Curie" Pergine

prof. Giovanni Brezzi

Dirigente prof. Paolo Caspani

studente

Tutor FBK

Giuseppe Deceglia Matteo Semenotti Alvise Spagnolli Davide Kirchner

Amos Collini Amos Collini Amos Collini Amos Collini

Laura Viola

Leandro Lorenzelli

Irene Allegranti

Leandro Lorenzelli

Daniela Michelatti

Massimo Bersani

Michele Moltrer

Massimo Bersani

Francesca Martinelli

Tullio Toccoli CNR IFM

Veronica Postinghel

Tullio Toccoli CNR IFM

Christian Trainotti

Massimo Gottardi

Gabriele Faes

Massimo Gottardi

Emanuele Sartori

Bernardo Magnini

Dario De Criostofaro

Bernardo Magnini

Leonardo Herzog

Amos Collini

Francesco Gorga

Amos Collini

Elena Perenthaler

Nadhira Laidani

Elisa Fezzi

Nadhira Laidani

Eleonora BUSANA

Cecilia Pederzolli

Chiara CONDLER

Cecilia Pederzolli

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i progetti

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gli attestati

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FBK il premio FILIPPO

11 anni e… voglia di ricerca! La promessa è stata mantenuta e Filippo Miserocchi, il ragazzino di 11 anni di Riva del Garda che aveva chiesto in premio una settimana da passare alla Fondazione Bruno Kessler, ha potuto realizzare il proprio sogno e visitare i laboratori del centro di ricerca trentino direttamente con gli scienziati. “E’ stato tutto bellissimo e molto interessante”, ha affermato Filippo al termine dell’esperienza e ha ribadito di voler fare il ricercatore. Da “La Notte dei Ricercatori” Tutto era cominciato il 24 settembre durante “La Notte dei Ricercatori”, un evento promosso dalla Commissione europea per avvicinare le persone al mondo della scienza e organizzato a Trento dalla Fondazione Bruno Kessler, dall’Università degli Studi di Trento, dalla Fondazione Edmund Mach e dal Museo Tridentino di Scienze Naturali. Nel Palazzo della Provincia autonoma di Trento si era appena concluso un dibattito, moderato dal giornalista Luca De Biase, sulla comunicazione della ricerca, al quale avevano partecipato il presidente Lorenzo Dellai e i rappresentanti delle maggiori istituzioni di ricerca del Trentino. La presidente della giuria, la regista Katia Bernardi, stava premiando Filippo con una menzione d’onore per il video realizzato nell’ambito del concorso abbinato

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alla Notte dei Ricercatori, quando il ragazzino aveva esclamato: “Grazie, ma come premio avrei preferito un soggiorno di una settimana alla Fondazione Bruno Kessler”. Il segretario generale della Fondazione, Andrea Simoni, aveva quindi subito promesso a Filippo che il suo desiderio sarebbe stato esaudito. Il percorso in FBK All’inizio di ottobre, dopo aver valutato le preferenze di Filippo, è stato quindi costruito un percorso di due settimane fra i laboratori del Centro Materiali e Microsistemi della FBK che ha previsto la partecipazione del ragazzino a giorni alterni, fra le 14.30 e le 17.00 del pomeriggio. In particolare, dopo il benvenuto da parte di Andrea Simoni e le informazioni sulla sicurezza nei laboratori del responsabile Roberto Dalla Costa, Filippo, accompagnato dal papà Andrea Miserocchi, è stato guidato dai ricercatori Amos Collini, Lorenza Ferrario e Francesco Ficorella per la visita alla “Camera Pulita” e agli altri laboratori di Microtecnologie (MTLab) della FBK, dove nascono ogni anno oltre un milione di microchip. I ricercatori Cecilia Pederzolli, Cristina Potrich, Laura Pasquardini e Lorenzo Lunelli hanno illustrato a Filippo il laboratorio di

Scienze Biomolecolari ed Interfacce dove, fra microscopi e altre apparecchiature, il futuro ricercatore ha potuto scoprire come vengono lavorati i materiali da utilizzare in ambito medico. Con i ricercatori David Stoppa e Marco De Nicola, Filippo ha infine esplorato i laboratori SOI (Sensori Ottici Integrati) per sapere come si progettano i microchip e i sistemi di visione digitale del futuro, fra cui i componenti per le telecamere 3D. Alla fine Filippo ha potuto portare a casa per ricordo un piccolo pannello solare innovativo e alcuni esempi di circuiti elettronici e di sensori in silicio utilizzati durante l’esperienza nei laboratori. A Filippo, che nel suo video dichiarava di voler fare il ricercatore a Trento, al termine dell’esperienza alla FBK è stato chiesto se fosse ancora di quest’idea: “Sì, assolutamente”, ha risposto, “ Anzi, adesso ancora di più”. (V.L.)

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SCUOLA E RICERCA

Iti “Buonarroti” Trento TECNICI

Idee per un polo innovativo La giornata di riflessione del 9 ottobre 2010 s’è chiusa con la sottoscrizione di un Protocollo d’intenti tra l’ITI Buonarrotri, la Fondazione Kessler e l’Università per la nascita della “Associazione per lo sviluppo della Formazione nelle Tecnologie Moderne – Trentino”. Un Protocollo sottoscritto a conclusione del Seminario studi, nell’aula magna del “Buonarroti” in via Brigata Acqui a Trento, per rilanciare l’istruzione tecnica con nuovi percorsi, prospettive europee anche dopo il diploma superiore e, principalmente, sinergia tra scuola, impresa, ricerca e università . “Un modo intelligente e responsabile di usare l’autonomia scolastica” ha detto in conclusione il Presidente Dellai, mentre l’Assessore Dalmaso, in apertura, ha apprezzato che sia stato proprio l’ITI di Trento, “il padre di tutti gli istituti tecnici del Trentino” a promuovere la riflessione. Sul sito dell’Istituto sono già stati riportati quasi tutti gli interventi della mattinata: www.ititnmb.it – Informazioni: tel. 0461/216811 “Un passo avanti concreto” L’iniziativa è partita dall’ITI Buonarroti di Trento, ma è sicuramente una di quelle “tappe” che probabilmente lascia un segno concreto nel dibattito sulla scuola. “Quello di stamattina - ha detto nelle conclusioni il Presidente della provincia Lorenzo Dellai -, non è sta-

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to un convegno generico su cosa fare nella scuola, ma un passo avanti concreto su come costruire un percorso d’avanguardia per la nostra scuola e per il Trentino, una mattinata di informazione e di progettualità con la convergenza di diversi fattori e che fa sì che dalle conclusioni si passi ad impegni concreti”. E la Provincia, il Presidente direttamente ha preso l’impegno perché “la nuova pista individuata con un percorso moderno e innovativo incanalato nell’ambito dell’informatica “possa partire nel più breve tempo possibile”. Dalvit: “Istituti tecnici in Trentino sono attrezzati per fare il salto di qualità…” Il titolo del Seminario richiamava anche soluzioni di prospettiva “Verso l’Istituto Tecnico Superiore Europeo”, ma l’attenzione maggiore c’è stata sul versante del “contesto”, delle richieste che provengono dal mondo dell’impresa, da quello della ricerca e dell’università e dal mondo della scuola dopo il recente riordino del secondo ciclo. Il dato di partenza – lo ha subito citato il dirigente scolastico, Paolo Dalvit, nell’esplicitare le motivazioni a monte – il calo dell’attrazione da parte degli istituti tecnici con la conseguente quasi scomparsa di molte figure di tecnici che invece l’impresa continua a richiedere. “Gli Istituti tecnici in Trentino, però, sono attrezzati per cultura e impostazione, a far fronte a queste esigenze che vengono dal mondo produttivo e dei servizi, soprattutto perché sono in costante sforzo di cambiamento e di adattamento alle innovazioni. La loro peculiarità consiste nel coniugare una elevata preparazione teorica con la verifica sistematica degli assiomi e prin-

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cipi astratti in attività sperimentali svolte in laboratorio. Una impostazione, questa, possibile solo negli istituti tecnici. Si consideri che il valore patrimoniale delle strumentazioni laboratoriali presso l’ITI Buonarroti di Trento equivale a oltre 5 milioni di euro. Si tratta di un valore non solo economico, ma anche di cultura pratica incorporata e trasmessa da decenni tra i docenti, gli insegnanti tecnico-pratici, gli assistenti di laboratorio che si sono susseguiti e garantiscono una linea di continuità nella trasmissione di questo sapere teorico-pratico. L’articolazione dell’offerta formativa degli Istituti tecnici sul territorio provinciale ha cercato di coprire le diverse esigenze dell’offerta formativa.” Da qui, questo primo importante momento di confronto: tracciare un quadro della situazione attuale e per monitorare cosa si fa oggi nel mondo della ricerca, nella formazione terziaria accademica e nel mondo della produzione. E’ proprio a questi tre interlocutori che l’Istituto si è rivolto per costruire un profilo in uscita che possa essere all’altezza delle competenze richieste nel mondo del lavoro e della ricerca “Pensiamo che ci sia un’utenza non soddisfatta né del generalismo liceale né dell’appiattimento specialistico dei tecnici”; per questo, l’idea di rilanciare, “pensare in grande” e mettere attorno ad un tavolo esperti locali e nazionali prima per capire e poi per avviare concretamente da subito un corso centrato sull’informatica e poi uno sulle microtecnologie. Ampia disponibilità da università e ricerca Le conferme a queste preoccupazioni iniziali del mondo della scuola sono venute da tutti i relatori della mattinata, coordinati da Mario Fierli, esperto nazionale e referente proprio per l’istruzione tecnica nel Comitato scientifico per i Piani di Studio Provinciali: - Manuela Zanoni per la Confindustria trentina, - Claudio Demartini (Politecnico di Torino), - Fausto Giunchiglia (Dipartimento Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università di Trento), - Stefano Oss (Dipartimento di Fisica Università di Trento), - Mario Zen e Paolo Traverso (Fondazione Bruno Kessler), - Roberto Saracco e Giovanna Chiozzi (Telecom Italia), Pietro Palella (STMicroelettronics Italia), Fulvio Rigotti di Pervoice. n.10 ottobre 2010

Dalmaso: rilancio di tutta l’istruzione tecnica L’Assessore Marta Dalmaso, nel suo intervento introduttivo, ha salutato positivamente l’iniziativa: “Ben vengano i momenti d’analisi e di riflessione sulle prospettive della nostra scuola, ben vengano gli stimoli per una qualificazione dell’istruzione tecnica, coscienti però che non partiamo sempre da zero e che nostre riflessioni e proposte di sviluppo devono innanzitutto integrarsi e saper valorizzare ciò che già abbiamo costruito nel nostri sistema scolastico e formativo. Per il rilancio dell’istruzione tecnica, all’interno dell’offerta formativa riorganizzata dalla Giunta provinciale porprio per questo nuovo anno scolastico, abbiamo ribadito che vogliamo recuperare gli aspetti più qualificanti del precedente percorso scientifico/tecnologico all’interno anche dell’istruzione tecnica. Un gruppo tecnico sta ragionando anche su questo, e l’Iti Buonarroti è presente assieme agli altri istituti tecnici del Trentino.” Ha ricordato che la stessa delibera del 23 febbraio 2010 con il riordino del secondo ciclo aveva anticipato l’esplicita volontà della provincia di muoversi verso una prospettiva di “poli formativi specializzati di eccellenza, strategici per lo sviluppo dell’economia trentina”. Dellai: Il modo giusto di utilizzare l’autonomia scolastica E proprio a quel momento di duro confronto sulla riforma, il Presidente Lorenzo Dellai s’è richiamato nelle conclusioni, dopo la firma ufficiale del Protocollo d’intenti, per rispondere “a quanti paventavano la distruzione dell’istruzione tecnica nella scuola trentina e ci si scontrata sull’ora in più o in meno di latino”. Questo passaggio dell’ITI Buonarroti – ha detto Dellai – è un bel segnale positivo per tutta la scuola trentina, la dimostrazione concreta che “la scuola non è solo un triste psicodramma”. Le proposte che sono emerse vanno nella giusta direzione di un tassello importante verso quella prospettiva di filiera formativa che parte molto prima della scuola superiore e che va avanti per una formazione in tutta la vita. Apprezzamento per il metodo “con una visione di lungo periodo, fatto straordinario in un momento in cui la società ci inonda di visioni del “qui e ora”, mentre “le cose importanti accadono solo con progetti di lungo periodo”. Proprio per questo, il 33


presidente ha invitato anche gli altri istituti tecnici a fare proposte, “le risorse umane e professionali ci sono, certo anche i problemi ma quelli si possono risolvere”. Niente è scontato, un passo importante è stato fatto mettendo in circolo virtuoso mondi diversi, ma vitali per la crescita di tutta la comunità trentina. “Adesso ci vogliono alcuni allunghi: accelerare il passo nella direzione del sistema trentino dell’alta formazione della ricerca; la scuola ha avviato un suo processo ora le imprese devono partecipare a questa avventura.” Serve un profilo didattico che spetta alla scuola, si devono abbattere muri tra scuola e università, il Trentino tutto deve pensarsi come laboratorio. Infine, gli stessi “muri” – per quanto meno importanti delle persone – devono essere organizzati in modo adguato. In questa prospettiva si pensa proprio a “poli logistici” entro cui ospitare queste nuove realtà nelle quali lavorino a stretto contatto anche fisico scuola, ricerca, università e impresa. Il Protocollo Il Protocollo d’intenti è stato firmato il 6 ottobre 2010 da Paolo Dalvit – dirigente scolastico dell’Iti Buonar-

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roti”, Fausto Giunchiglia - Dipartimento Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università di Trento, Andrea Simoni – FBK Fondazione Bruno Kessler, Lorenzo Dellai – patrocinio della Presidenza della provincia autonoma di Trento. Gli scopi sono dichiarati così: “L’Associazione mira a promuovere, in uno spirito pluralista, lo sviluppo della collaborazione didattica, scientifica e tecnologica tra gli istituti della Provincia di Trento nel quadro delle indicazioni europee sull’istruzione. Propone degli spazi di incontro per fare da un lato il punto sull’esperienza didattica, la ricerca scientifica e la pratica professionale e dall’altro lato per indivudare, organizzare e coordinare nuovi strumenti di integrazione per l’uso più efficiente e trasparente delle risorse umane e materiali. Essa agisce per: 1) Favorire l’incontro e lo scambio di esperienze; 2) Creare dei legami e favorire lo sviluppo di progetti comuni; 3) Allacciare legami e stabilire pertenariati con altre associazioni locali, regionali, nazionali, europee o internazionali che condividano finalità compatibili.” […] (m.c.)

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DALLE SCUOLE

ITG “A. Pozzo” Trento STORIA REGIONALE

Un corso per insegnanti e alunni L’Istituto Tecnico per Geometri “Andrea Pozzo” di Trento e la Fondazione Museo Storico del Trentino hanno organizzato un corso di aggiornamento di storia regionale di 20 ore in ottemperanza alla legge provinciale del 2006 che introduce l’obbligo dell’insegnamento di moduli di storia locale all’interno del curricolo di storia. Il corso si è articolato in 10 incontri di due ore l’uno a cadenza settimanale, in prevalenza di martedì, con orario 14-16, presso l’aula magna dell’Istituto Pozzo di via Barbacovi a Trento. Detto corso era valido ai fini dell’aggiornamento ed aperto agli insegnanti di tutti gli istituti oltre che ad alcuni studenti dell’istituto Pozzo interessati alle tematiche storiche. Trento: tante autonomie Gli interventi hanno spaziato dalla Tridentum romana al medioevo, dall’età moderna all’età contemporanea con interventi conclusivi sul ‘900 (prima guerra mondiale, Alpenvorland, statuti di autonomia speciale). Il corso è iniziato con una lezione introduttiva a cura di Vincenzo Calì, storico e direttore per lungo tempo del Museo storico di Trento, finalizzata a tracciare i confini storici e giuridici della nostra autonomia (“Perché l’autonomia?”) sottolineando come si debba parlare – più che di una autonomia- di una stratificazione storica di autonomie e di una continua dialettica tra l’affermazione e la negazione coatta delle autonomie (il Principato, gli usi civici, i Tirolo, gli Asburgo, il fascismo, il patto Degasperi-Gruber e gli statuti). la tridentum romana Carlo Andrea Postinger, archeologo, ha fatto invece il punto degli studi su “La Tridentum romana”, mettendo in evidenza i vari ritrovamenti dalla porta Veronensis e gli altri resti romani posizionati nella cripta del Duomo, al tracciato del decumano, dall’Anfiteatro di vicolo degli Orbi, alla casa Ron.10 ottobre 2010

mana di via Rosmini, con un’ampia disanima del percorso sottostante al Sass, in piazza Battisti. l’incastellamento Giuseppe Albertoni, docente di storia medievale a Trento ha parlato de “L’incastellamento: quadro generale ed esempi locali” sottolineando il ruolo importante nella Valle dell’Adige dell’azione di costruzione dei Castrum quali controllo e difesa di un territorio strategico nell’asse viario nord-sud Europa. le comunità rurali Mauro Nequirito, funzionario del Servizio Archivistico della Provincia autonoma di Trento, ha fatto sintesi invece su “Le comunità rurali del Trentino e le carte di regola”, momento cruciale di quella “storia delle autonomie” già citata da Calì, che ha costituito il modello organizzativo per secoli nella gestione delle amministrazioni valligiane del Trentino – e che oggi, nella Magnifica Comunità di Fiemme e in altre persistenze territoriali degli Usi civici, ha mantenuto alcune tracce -. il principato vescovile Marco Bellabarba, docente di storia moderna a Trento, con l’intervento su “Il principato vescovile di Trento nell’età moderna”, che ha messo in luce la complessa

configurazione del sistema feudale trentino dalla fine del Medioevo all’arrivo delle truppe napoleoniche, costituito da continue lotte tra i vari principi vescovi e i conti del Tirolo (loro “Avvocati”) e tra questi poteri e le autonomie locali, soffermandosi sull’arrivo delle truppe francesi dal 1796 che – con la fuga dell’ultimo rappresentante, Pietro Vigilio Thun - segna la fine dei quasi otto secoli di Principato vescovile in Trentino. L’emigrazione trentina Nicoletta Pontalti, già insegnante e da anni curatrice dei progetti didattici del Museo storico di Trento, si è soffermata su un tema cruciale, oggi, per noi terra di immigrazione: “L’ emigrazione trentina fra Ottocento e Novecento”. Usando fonti non solo librarie ma anche musicali e visive, Pontalti ha restituito uno spaccato di storia sociale e materiale – da affiancare alla storia politica come ci hanno insegnato gli “Annales” francesi - fondamentale per la comprensione dei meccanismi migratori, nella bivalenza del caso trentino. C’era innanzitutto una migrazione stagionale: con l’arrivo dell’inverno, finiti i lavori nei campi, molti contadini, soprattutto maschi, migravano mettendo a disposizione la loro merce e le loro competenze nel Regno d’Italia o nel Nord Europa: dai commercianti di stampe del Tesino che giravano l’intera Alta Italia e il Tirolo per il loro commercio arrivando a spingersi fino in Russia, ai parolòti, (ramai e calderai ambulanti) della Val di Sole, agli arrotini, dai segantini agli spazzacamini 35


di altre valli, era tutta una manovalanza che integrava il magro reddito famigliare in un periodo in cui la terra andava in letargo, per poi tornare in paese con la ripresa dei lavori agricoli con le rimesse di tali attività. L’altra emigrazione, quella definitiva, vide varie ondate, dagli anni ‘70 dell’Ottocento – studiata da Don Lorenzo Guetti che applicò il sistema cooperativistico Raiffeisen al Trentino per risolvere l’eccesso di emigrazione stanziale a gran parte della prima metà del Novecento. La storia della scuola Il Corso è proceduto con due lezioni dello storico della Fondazione museo storico del Trentino

Alpenvorland: le due buste sopra mostrate, provenienti dagli uffici postali tedeschi dislocati a Rovereto, appartengono alla tipologia tipica dei territori occupati dai tedeschi durante la II° guerra mondiale, si noti la croce in matita blu che evidenziava la corrispondenza in partenza dai territori sottoposti all’ autorità germanica di occupazione. Nella busta di destra è riconoscibile il francobollo italiano da 20c. commemorativo del Centenario della nascita delle ferrovie Italiane, emesso nel 1939. 36

Franz Hofer (da giovane), gauleiter dell’Alpenvorland

Quinto Antonelli su “L’alfabetizzazione in Trentino tra Sette e Ottocento” e “La prima guerra mondiale e il Trentino”. Nel primo incontro è stato fatto un excursus della storia della scuola – o, meglio, delle scuole – del Trentino dall’età moderna a fine Ottocento. Ne è uscito uno spaccato spesso inedito – anche alla luce di recenti studi del ricercatore roveretano - di un meccanismo di alfabetizzazione dei trentini che – prima della nascita delle scuole civiche e dei primi ginnasi a Trento e a Rovereto - ha visto l’azione attiva delle comunità valligiane – delle Regole - e dei sacerdoti, costituire corsi di lettura, scrittura e calcolo per formare mercanti, commercianti, funzionari o futuri clerici, sul nostro territorio. In particolare le scuole si costituivano in quelle valli confinarie che – per transazioni commerciali rilevanti - necessitavano di una costante opera di alfabetizzazione di giovani ed adulti. Il fascismo in Trentino Gli ultimi due incontri hanno riguardato il secolo breve: Vincenzo Calì ha esposto i punti salienti della presenza fascista nella nostra terra (“Il Trentino nel ventennio fascista”), a partire dalle marce su

Bolzano e Trento della prima settimana di ottobre del ’22 (le prove generali della marcia su Roma) evidenziando come vada smentita la vulgata tradizionale di certa storiografia locale impegnata a negare una adesione e un consenso convinto dei trentini alla fascistizzazione del proprio territorio, malgrado un’azione di centralizzazione politico-amministrativa e di limitazione delle autonomie locali portato avanti con precisione dai gerarchi fascisti. Altro aspetto importante sottolineato da Calì è la mancanza di scontri significativi durante il ventennio tra fascisti e forze di sinistra vista la quasi totale assenza –almeno fino alla caduta fascista del 25 luglio del ’43- di un movimento socialista o comunista sul territorio. Gli avversari per i fasci erano invece i cattolici di Degasperi: Calì ha ricordato gli scontri negli anni ’20 tra i fasci e i popolari cattolici, l’incendio e la distruzione della sede de “Il nuovo Trentino” (ex “Voce cattolica”) e il carcere di Degasperi prima del confino in Vaticano. Il Trentino sotto il terzo Reich L’ultimo incontro, conclusivo del Corso, ha visto l’intervento del direttore della Fondazione museo storico del Trentino, Giuseppe Ferrandi, che con noi ha strutturato il Corso stesso. Ferrandi ha trattato il tema dell’Operationszone Alpenvorland (Zona di operazione delle Prealpi), il periodo che dal 10 settembre 1943 alla fine della seconda guerra mondiale (prima settimana di viaggio per il Trentino) ha visto il Trentino entrare (assieme al Bellunese) nella diretta amministrazione del Terzo Reich, tramite il gauleiter (governatore, commissario supremo) Franz Hofer. Alla presenza anche di un gruppo di studenti n.10 ottobre 2010


di quinta – interessati all’argomento anche ai fini della Tesina d’esame - Ferrandi ha ripercorso i punti salienti di uno dei periodi più bui della recente storia trentina: dopo l’armistizio badogliano dell’8 settembre, con l’operazione Acse Erwin Rommel – sconfitto da Montgomery nella campagna d’Africa - dal quartier generale di villa dei Cedri, a Cola’ di Lazise, (circa 15 km da Verona), al comando di un gruppo di armate, in due sole settimane fece catturare, disarmare, e in gran parte deportare in Germania, nei campi di concentramento tedeschi, oltre 400.000 militari italiani, migliaia di ufficiali italiani dell’esercito, dell’aviazione, della marina e 82 generali. Le caserme di Trento sud furono prese d’assalto dai tedeschi e ci furono vari morti. Con l’occupazione tedesca, i giovani trentini dovevano scegliere se arruolarsi con il corpo di polizia locale (Corpo di Sicurezza trentino) oppure nei Polizeiregimenter (di cui facevano parte i 32 giovani del Bozen saltati in aria nell’attentato di Via Rasella a Roma), nei corpi delle SS o nella Wehrmacht (dopo la nascita della RSI potevano anche optare per diventare Repubblichini). I meno giovani venivano arruolati nella Todt (operai coatti a lavorare nei cantieri e nei programmi di edilizia militare tedesca).

Alcide Degasperi con la figlia Romana n.10 ottobre 2010

Le azioni di Giannantonio Manci… L’azione partigiana locale fu però scarsa – ha ricordato Ferrandi -: il 20-21 settembre 1943 si svolge la prima riunione del Comitato di liberazione per il Trentino coordinata dal conte Giannantonio Manci: la sua sarà un’azione di coordinamento breve. All’alba del 28 giugno 1944 (su indicazione della spia Fiore Lutterotti, che si era infiltrato nel gruppo) reparti SS operarono decine di arresti e assassinarono sedici persone nel triangolo Riva, Arco, Torbole-Nago. Manci fu arrestato dalla Gestapo assieme al tenente degli alpini Gastone Franchetti (che guidava la formazione partigiana nel triangolo sopracitato) il 28 giugno stesso. Tra i sopravvissuti, cinque partigiani vennero processati il 2 agosto 1944 dal tribunale militare tedesco di Bolzano: tra questi Gastone Franchetti (che sarà fucilato), Giuseppe Ferrandi (nonno del direttore), e Gino Lubich (fratello di Chiara, fondatrice dei Focolarini). Il 6 luglio 1944 Manci si gettò dal terzo piano della finestra della sede della Gestapo di Bolzano per sfuggire alla tortura e non dover rivelare i nomi di altri partigiani. E il ricordo del nonno Ferrandi Ferrandi ha ricordato che suo nonno gli raccontava di aver incrociato Manci prima del suicidio mentre lo portavano all’ennesimo interrogatorio: distrutto, gli avrebbe detto in trentino “no ghe a fago più”. Ferrandi ha quindi ricordato la figura del Gauleiter Hofer: pantirolese più che nazista, Hofer cercò di gestire autonomamente il territorio dell’Alpenvorland, il cui ruolo era quello di un cuscinetto strategico sulle Alpi per un’even-

Superato il Piave, conquistata Vittorio Veneto, la cavalleria il 3 nov. entra a Trento

Disfatta - La disordinata fuga-ritirata degli austriaci a Trento (molti - sui tetti - moriranno asfissiati nelle gallerie verso il Brennero)

tuale ultima difesa dai russi e dagli americani dopo la caduta della Germania. A guerra ormai persa (dopo la sconfitta di Russia e lo sbarco in Normandia) Hofer (che cercò l’appoggio dei potentati locali anche in Trentino) avrebbe giocato – secondo Ferrandi – una sua personale partita su più tavoli per cercare di garantire un ruolo speciale al Tirolo nel nuovo assetto geopolitico del dopoguerra. A conclusione del Corso – che ha permesso un credito formativo agli studenti frequentanti – il direttore Ferrandi e la dirigente dell’istituto Pozzo Donatella Rauzi hanno formulato una proposta di Convenzione tra la scuola e il Museo storico in modo da creare in futuro una collaborazione didattica continuativa che innesti nei nostri studenti l’amore per la ricerca storica. Massimo Parolini Docente dell’I.T.G. Pozzo - Trento 37


incontro con l’autore IL CONCORSO

Camon premia i lettori-studenti Verso la fine dell’anno, venerdì 28 maggio 2010, s’è concluso con la premiazione degli studenti vincitori da parte dello scrittore padovano Ferdinando Camon, il concorso “Scrittori nella scuola”, organizzato dai docenti del Dipartimento di Lettere dell’ I.T.G. “Pozzo” Trento . Il primo premio per il biennio è andato a Raffaella Cecchini (1^LA), mentre per il triennio è risultata vincitrice Stefania Betta (4^LB).  Nato sette anni fa, esso si propone di invogliare alla lettura i nostri studenti scegliendo ogni anno un libro di uno scrittore significativo sul quale presentare una breve recensione. La novità: la scelta finale all’autore In passato sono stati oggetto di lettura – e sono venuti al Pozzo per le premiazioni finali - autori del rango di Piero Celati, Marco Lodoli, Eraldo Affinati (solo per citarne tre). Quest’anno la scelta è ricaduta su Ferdinando Camon, un autore dedito da vari decenni ad una narrativa impegnata sul piano civile, sociale, antropologico, tesa ad un’analisi critica della famiglia, della società, della politica, del progresso tecno-scientifico. Oltre che come narratore Camon è molto popolare come editorialista su “La Stampa”, “Il Mattino di Padova” e – per noi trentini - “Il Trentino”. La novità di quest’anno ha riguardato la scelta finale dei vincitori: dopo una prima scrematura da parte della Giuria composta da sei docenti del Pozzo (che ne hanno scelto sei per il biennio e sei per il

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triennio) le recensioni degli studenti selezionati sono state inviate direttamente all’autore che ne ha scelti sei: tre per il biennio (1° premio Raffaella Cecchini, 1 LA, 2° Emili Piffer, 2LB, 3° Camilla Sicher,   2LB), tre per il triennio (primo premio Stefania Betta, 4LB, 2° Silvano Luchetta, 3LA, 3° Daniela Chemotti, 4LB). Altra differenza rispetto alle precedenti edizioni: i ragazzi del biennio dovevano leggere e recensire il libro “Un altare per la madre”; per gli studenti del triennio, invece, la scelta era tra i romanzi “Occidente”, “La malattia chiamata uomo”, “Il superbaby”, “Mai visti sole e luna”. Il senso della lettura e della scrittura Camon ha intrattenuto i circa cento presenti  (di cui settanta partecipanti al concorso) parlando della

necessità della lettura e dell’importanza della scrittura: “Chi non legge non vive” – ha affermato - “non è un cittadino cosciente. I libri raccontano esperienze: leggendo libri vivi la vita altrui. Se non leggi libri perdi anche la tua vita”. Oltre ai libri, per Camon è importante anche leggere i quotidiani, poiché “vivi la civiltà altrui e capisci-giudichi, nel confronto, la tua civiltà: così sei un essere pensante nel tuo tempo”. Leggere è quindi un dovere, poiché “l’ignoranza è una malattia e la lettura è un  vaccino contro di essa”. La scrittura, invece, per Camon aiuta a “vivere meglio”.  Di fronte a un fatto c’è “una reazione ritardata e tardiva in chi scrive, poiché egli vuole che le sue considerazioni abbiano un peso superiore e restino nel tempo”. Camon ha quindi letto, per ogni studente premiato, la motivazione della sua scelta, consegnando ai vincitori l’attestato della scuola col suo autografo e il buono libro (per un importo dai 200 ai 100 euro) da spendere presso la libreria “Il Papiro” di Trento.  E’ stato un incontro sincero, ricco, appassionato, che ha permesso ai nostri studenti di misurarsi da vicino con uno dei più prolifici, popolari e analitici scrittori del nostro tempo. Per questa sua disponibilità, lo ringraziamo ancora con affetto. (M. P.) n.10 ottobre 2010


scuola e UNIVERSITà

I.C. Valle dei Laghi – I.C. Dro VASTT

Un progetto per l’estate a scuola Il progetto mira a offrire agli studenti universitari che aspirano a diventare insegnanti l’opportunità di svolgere un tirocinio guidato nelle scuole. Particolare attenzione è dedicata all’aspetto operativo, conciliando le competenze teoriche con l’acquisizione di competenze sul campo, per un’opera didattica consapevole e qualificata che si caratterizza per livello avanzato di professionalità, per rigore e flessibilità. Il lavoro si articola su tre assi portanti, strettamente interconnessi fra loro: la formazione dei docenti mentores in grado di seguire gli studenti nella loro attività di tirocinio,il lavoro degli studenti universitari, futuri insegnanti, nella scuola e la sperimentazione di un insegnamento di alto profilo nelle classi. Al termine dell’attività, i tirocinanti sono tenuti a presentare una relazione finale. Vengono riconosciuti loro 6 crediti, corrispondenti alle 150 ore. Il percorso formativo è costantemente monitorato per migliorare l’apprendimento dei tirocinanti e degli alunni, evidenziando punti di forza e di debolezza, in un’ottica di sempre maggior consapevolezza e valorizzazione dei talenti. Per imparare il metodo e svolgere i compiti Che bello fare i compiti insieme! Potrebbe essere questo lo slogan che ha accompagnato un gruppo di ragazzi, alcuni studenti della laurea triennale delle Facoltà di Lettere e Matematica dell’Università di Trento ed i docenti mentores dal 16 al 27 agosto 2010, presso l’Istituto Comprensivo di Dro e presso l’Istituto Comprensivo Valle dei Laghi. I docenti mentores Mariagrazia Corradi, Chiara Mariani, Katia Fontana, Inge Woergoetter, coordinati da Olga Bombardelli, responsabile del progetto VASTT (Valorizzazione Scolastica dei Talenti e Tirocinio nella scuola) hanno organizzato l’attività estiva. L’iniziativa è nata nel 2002 su interessamento di un gruppo di genitori di Vigo Cavedine che hanno riscontrato la difficoltà dei loro figli nello svolgere i compiti assegnati per il periodo estivo e nell’utilizzare un corretto metodo di studio per un ripasso generale. Nel 2009 l’attività di tirocinio estivo è stata allargata anche ai ragazzi di Dro, per iniziativa del Comune, sollecitato da alcuni genitori. È stata chiesta la collaborazione di Olga Bombardelli, titolare n.10 ottobre 2010

della cattedra di Pedagogia presso l’Università di Trento, che ha coinvolto alcuni studenti, riconoscendo loro i crediti formativi previsti. I ragazzi coinvolti provengono dalla scuola secondaria di I grado e dal primo biennio degli Istituti di Istruzione Superiore (in alcuni casi anche dalla scuola primaria); si iscrivono al progetto presso la scuola di appartenenza nel mese di giugno, elencando le materie nelle quali hanno bisogno di supporto. Nello stesso periodo viene data informazione del progetto agli studenti universitari. Gli studenti universitari Questa estate sono stati impegnati studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia e della Facoltà di Matematica e Scienze dell’Università di Trento e questa attività di collaborazione è risultata molto proficua sia per l’ attività svolta con gli alunni che per la collaborazione e l’interazione fra le due Facoltà. L’intervento degli studenti universitari, sempre accompagnati dai docenti mentores, prevedeva l’attività durante la mattinata con i ragazzi, mentre nel pomeriggio si svolgevano riunioni in laboratori didattici portando le osservazioni rilevate in mattinata, discutendo le varie strategie da intraprendere, preparando i materiali per la giornata successiva. Al termine del periodo di tirocinio gli universitari hanno steso una relazione finale da inoltrare all’Ufficio Imprese per il riconoscimento dei crediti. I momenti della giornata Le giornate sono suddivise in diversi momenti: l’accoglienza, molto importante per stabilire un rapporto di reciproca fiducia e di collaborazione attiva; la suddivisione in piccoli gruppi, per materie, richie39


l’avvio gruppo sia seguito da uno studente universitario che affianca i ragazzi nell’esecuzione dei compiti assegnati per il periodo estivo, con spiegazioni individuali. Un CD sull’attività

ste dai ragazzi: italiano, matematica, storia, geografia, lingue straniere, latino, greco, ecc..; un momento ricreativo con la proposta di vari giochi collettivi e scambio di ruoli; il ritorno in classe tutti insieme per affrontare varie tematiche, es. come si studia? Cosa studiare? A che cosa serve studiare? Il metodo di studio,…; la preparazione di un giornalino spiritoso, con descrizione delle attività, anche sperimentali, intraprese. Il metodo di “lavoro” prevede che ogni

Testimonianze Abbiamo raccolto delle considerazioni di alcuni studenti universitari che hanno preso parte al progetto del tirocinio estivo 2010 Alice Gavatta facoltà di lettere e filosofia “Lo stage estivo ha dato la possibilità ai tirocinanti di accostarsi ai ragazzi tramite le classiche materie di insegnamento, instaurando un rapporto di collaborazione e di impegno gioioso. Credo che sia stato utile avvicinarsi a loro con spirito amichevole, creando amicizie collaborative basate sull’equilibrio e sul rispetto reciproco. I ragazzi sono più stimolati a svolgere i propri compiti se ricevono approvazione e sostegno…”

È consuetudine preparare tutti insieme un giornalino, quest’ anno un CD, contenente alcuni momenti significativi del lavoro svolto, alcuni prodotti realizzati nei vari gruppi ed un servizio fotografico quale documentazione del lavoro. Il valore aggiunto dell’attività svolta è la serietà del lavoro di tutti: alunni, studenti universitari e mentore, la gioia di apprendere e lo sviluppo della fiducia di farcela, anche in ragazzi che in classe hanno incontrato qualche problema di apprendimento. Si è richiesta la continuazione dell’attività anche per l’anno prossimo. A cura di Mariagrazia Corradi

terci alla prova con la realtà dell’insegnamento, in una prospettiva quindi diversa. Nostro compito è stato quello di abituare i ragazzi ad amare le materie e cercare di trarre benefici da quello che studiano imparando cose nuove ed interessanti…” Chiara Riz facoltà di matematica “L’esperienza del tirocinio estivo è stata per me molto utile. Ho avuto l’opportunità di lavorare con alcuni ragazzi della scuola secondaria di I grado, svolgendo in particolare modo i compiti delle vacanze di matematica. Sono soddisfatta del lavoro portato a termine e sono sicura che questa esperienza mi sarà utile in futuro nel caso in cui dovessi intraprendere la strada dell’insegnamento….”

Beatrice Ridolfi facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali “Il progetto VASTT offre a noi studenti universitari l’opportunità di mettere in pratica le nostre conoscenze e di svolgere un tirocinio guidato da docenti esperti, supportando gli studenti nello svolgimento dei compiti estivi e nello studio individuale, cercando di valorizzare il talento di ognuno…” Dragos Halangescu facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali “Il progetto ci ha dato la possibilità di confrontarci e met40

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OFFERTA VARIA

liceo “Da Vinci” Trento

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LA SCUOLA AL MUSEO

museo tridentino scienze naturali PORTE APERTE

Tre giorni per gli insegnanti Ampio lo scenario per l’universo in pillole in mostra al Museo Tridentino di Scienze Naturali, da poter conoscere anche grazie a nuove tecnologie e metodi sperimentali a supporto della didattica per la trasmissione del sapere, dei saperi. Porte aperte ai docenti di scienze, e non solo, che nei tre giorni per le scuole (20-22 settembre 2010) hanno potuto effettuare in anteprima i percorsi indirizzati a quelle classi che loro stessi accompagneranno in visita alle sezioni del museo nel corso dell’anno scolastico. Visitatori e tecnici di laboratorio, osservatori e conduttori attenti al loro lavoro in armoniosa interazione; mercoledì pomeriggio in aula magna Leopoldo Benacchio, ordinario presso l’Istituto nazionale di astrofisica di Padova ricordando anche con immagini di repertorio antiche cosmogonie e meno remote teorie cosmologich1e, ne illustra evoluzione e superamento con più recenti teorie astrofisiche e conduce verso nuovi universi aggiornando chi nella sala gremita compie l’escursione nei “mille sistemi solari”. A fine rassegna, una breve pièce: la paura di perdere tutto, per distrazione, per superficiale confidenza con la madre (terra), ispira a un figlio (uomo cibernetico) un dialogo ideale con la Natura. Ed è teatro. Il mondo al museo Al quinto appuntamento con la scienza tutti i docenti, gli appassionati e i curiosi che anche quest’anno hanno potuto visita-

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re le sezioni dedicate dal Museo Tridentino di Scienze naturali alla divulgazione delle più recenti acquisizioni maturate nei diversi ambiti disciplinari dalle varie comunità scientifiche. Coinvolti nelle attività di laboratorio espressamente studiate per il target dei “piccoli” (4-7 anni) gli insegnanti del primo ciclo hanno potuto prevedere la sorpresa, le sorprese, riservate agli allievi quando in visita alla mostra temporanea “Spaziale” e alle nuove sale espositive permanenti saranno loro illustrate le nuove proposte ideate per l’anno scolastico 2010/2011; installazioni che superano le attese, secondo alcuni visitatori, per la manifestazione che ha permesso di saggiare la preparazione tecnica dei membri dello staff, prontissimi nel fornire informazioni a chiunque si rivolgesse loro per conoscere dettagli in merito specifico alle molteplici discipline cui saranno accostati nei prossimi mesi anche gli alunni delle scuole

secondarie, sono entrati vivamente nel merito delle modalità con cui potranno avvenire nel corso dell’anno anche le visite guidate delle classi cui saranno offerte occasioni preziose di crescita grazie a metodi didattici che favoriranno l’apprendimento tramite lezioni comprensive di attività laboratoriali. Metodo sperimentale Moltissime le curiosità di matrice indubbiamente scientifica che hanno tuttavia il sapore della magia, soprattutto quando si tratti di avvicinarle attraverso gli esperimenti eseguiti espressamente per i gruppi di docenti che si sono soffermati presso i corner allestiti proprio allo scopo di stupire i visitatori, incanto che si replicherà alla presenza dei loro più giovani allievi e degli studenti più maturi; già innamorati delle discipline scientifiche o riluttanti nei confronti della necessità di apprendere nozioni talvolta ostiche o apparentemente inutili, quantomeno superflue secondo il giudizio affrettato di parte della popolazione scolastica, il piacere di imparare adottando il metodo sperimentale, non solo osservando ma direttamente provando a raggiungere risultati che i testi in adozione ai corsi descrivono utilizzando specialistici linguaggi di settore, è visibilmente pregustato dai numerosissimi insegnanti in visita alla rassegna. Soluzioni scenografiche e tecnologie informatiche adottate suscitano vivo interesse; positive considerazioni metodologiche per forme di apprendimento attivo si esprimono insieme a qualche perplessità in merito alla reale praticabilità delle esperienze didattiche proposte, legittimata dal numero altissimo di studenti delle classi che a qualcuno sono toccate quest’anno. n.10 ottobre 2010


Opportunità e praticabilità Numerosi i visitatori che hanno raggiunto la sede di via Calepina a Trento provenienti anche da fuori provincia.. Tra loro moltissimi insegnanti (riconosciute come aggiornamento le ore trascorse in visita alle sale espositive e alle aule didattiche) si sono accostati ai laboratori individualmente o a piccoli gruppi saggiando l’efficacia di pratiche sperimentali suddivise in diverse sezioni distribuite su tre piani, per altrettanti ambiti scientifici riservati all’astronomia e alla geologia, alla paleontologia, alla fisica, alla biologia e alla chimica, alla botanica e all’ecologia; pratiche sostenute dalle competenze anche comunicative dei membri dello staff oltre che dall’impiego di attrezzature e dispositivi in loro dotazione per dimostrazioni tecniche di grande efficacia didattica. Da non scordare, a proposito di scoperte scientifiche e adozione di nuove tecnologie, il Museo dell’aeronautica G. Caproni: associato al Museo tridentino di Scienze naturali apre alle scuole finestre che affacciano su spazi meno estesi di quelli che appartengono all’infinito universo, ma ricchissimi di risorse d’ogni natura, sono quelli terrestri che i dispositivi a bordo di macchine per volare permettono di rilevare. n.10 ottobre 2010

Tutti in aula magna: prima la Scienza, poi il Teatro In entrambi i casi, spettacolo: sala gremita, molti i visitatori in piedi per la conferenza dal titolo emblematico “1000 Sistemi solari” condotta da Leopoldo Benacchio dell’Istituto Nazionale di Astrofisica presso l’Osservatorio di Padova. Anche col supporto della suggestione visiva garantita da una eloquente selezione di immagini che proiettano lo spettatore nel passato più remoto e nel futuro già prossimo, lo studioso ricorda il percorso della filosofia e della scienza alla ricerca di verità intorno alla forma e alle dimensioni del cosmo, dall’età arcaica ai tempi nostri: “Fino al 1995 abbiamo solo potuto supporre l’esistenza di altri Sistemi planetari in movimento attorno ad altre stelle; in quell’anno fu scoperto il primo di 500 sistemi oltre al nostro, “scovati” in questi ultimi 15 anni grazie a nuove tecniche e a nuovi strumenti. Come si trovano, come sono, cosa ci insegnano i nuovi sistemi solari?... La caccia è appena cominciata” si affermava nella presentazione del programma previsto per mercoledì 22 settembre e annunciava: “speciali telescopi spaziali porteranno in pochi mesi a 1.000 il numero dei sistemi planetari conosciuti; in

questo decennio abbiamo buone speranze di scoprire un’altra Terra attorno ad una stella a noi vicina”. L’immersione nello spazio grazie alla spettacolarità delle immagini in verità insegna molto e promette di risultare immensamente interessante per tutti quegli studenti che potranno associare ai contenuti previsti dai piani didattici dei loro corsi anche l’esperienza di una visita alla mostra. E nell’anno internazionale della Biodiversità: “BIODIVERSITY uniti nella differenza”; emozionante racconto che induce a riflettere sull’importanza dell’ambiente e della sua tutela attraverso il viaggio e gli incontri del protagonista. Il rapporto tra Uomo e Natura risulta indissolubile da quello con la vita. L’anteprima della performance a cura di Le Nuvole, realizzata in co-produzione con MTSN- Museo Tridentino di Scienze Naturali, RESINA- Sistema museale tematico naturalistico del Lazio e Museo Regionale di Scienze Naturali – Regione Piemonte, chiude il pomeriggio e la rassegna stessa dedicata dal Museo a molte scienze, per tutte le scuole. Minuziosamente descritti, i dettagli tecnici e i particolari didattici relativi a tutte le attività si trovano nel Catalogo complessivo curato dai Servizi educativi del Museo e nel web: www.mtsn.tn.it. ( A. G.) 43


Scuola primaria Mattarello RiciclArte

Creatività ambientale con Appa RiciclArte-Scuola & Creatività, quaderno illustrato realizzato dagli alunni frequentanti l’attuale Classe Quarta B della Scuola primaria di Mattarello e pubblicato dall’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente e Rete trentina di educazione ambientale per lo sviluppo sostenibile. Presentato da poco alla Biblioteca comunale di Mattarello, alla presenza di bambini, genitori, insegnanti, l’assessore all’Istruzione Marta Dalmaso e la dirigente scolastica Antonietta Decarli. L’opuscolo è di trentasei pagine con una selezione degli elaborati prodotti negli anni scolastici 2007/08 e 2008/09 durante il laboratorio grafico-pittorico delle Attività facoltative opzionali, quando gli alunni frequentavano la Classe Prima e Seconda. Nel corso dei due anni la docente Daniela Zendri con la collaborazione di Lorenza Nardelli, ha proposto agli alunni due percorsi che coniugassero divertimento, manualità e fantasia. Il primo percorso dal titolo “Tratti e ritratti, rime e filastrocche” con l’obiettivo di stimolare il bambino ad inventare brevi testi ed a produrre rappresentazioni di sé. Il secondo percorso, “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare... ma ci sono anche le pianure, i prati, i fiori”, è finalizzato alla riproduzione e rielaborazione personale di paesaggi naturali. Tutte le classi della primaria hanno anche attivamente interagito in due mostre sui rifiuti con materiali riciclabili di diverso tipo allestite dall’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente.

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SEGNALIAMO

il libro Scheda Marx ed Engels: indagini di classe – Cinque indagini poliziesche che hanno per protagonisti due detective di eccezione: Karl Marx e Friedrich Engels… intenti a un’incessante schermaglia fatta di sarcasmi, finte invettive e battute di spirito e ironizzano sul loro stesso ruolo di leader del movimento operario, rivelando il loro inesauribile, incrollabile senso dell’umorismo”.

INVESTIGATORI

Marx ed Engels…di classi! La filosofia non è morta: la capacità deduttiva dell’intelletto associata all’indagine induttiva, continua ad affascinare l’umanità: d’altronde è il metodo della scienza moderna, da Galilei in poi. Dal riuscire a vedere, attraverso deduzione e induzione, ciò che gli altri non vedono, al diventare investigatori che dipanano una matassa irrisolvibile, il passo è breve. A oltre trentanni dall’ “Aristotele detective” di Margaret Doody è il turno di Marx, filosofo della prassi e teorico dell’ economia politica, calcare le orme di Poirot e Miss Marple, Maigret e Marlowe. Ad essere sinceri è soprattutto Sherlock Holmes a fungere da modello per “Marx ed Engels: indagini di classe”, ideato e scritto da Dario Piccotti e Alvaro Torchio. Cinque racconti in un agile libretto

Dario Piccotti, insegna materie letterarie. È autore dello studio multimediale Iniziative e lotte operaie alla Borsalino dal Dopoguerra all’autunno caldo (www.isral.it/ web/web/borsalino/index.htm). Autore e compositore di musica pop e barocca (www.barock.it). Alvaro Torchio, vive e insegna materie letterarie nelle scuole medie del Trentino. È autore di alcune raccolte poetiche e ha curato diversi testi scolastici per varie case editrici. Dario Piccotti e Alvaro Torchio, Marx ed Engels: indagini di classe, Edizioni Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ) 2010, pp. 187, € 14,00 n.10 ottobre 2010

L’agile libretto raccoglie cinque racconti nei quali la biografia e l’opera del pensatore comunista vengono calate all’interno di eventi delittuosi dei quali Marx e il suo compare Friedrich Engels (coautore del Manifesto del partito comunista del 1848) dovranno, applicando il metodo del materialismo scientifico (che qui diventa “investigativo”) usato per studiare il processo di produzione del capitale e la struttura economica che sta alla base dei rapporti di classe, trovare il reale colpevole. Se “la coscienza è intrecciata all’attività materiale e alle relazioni materiali degli uomini” l’investigazione dovrà studiare proprio tali attività e tali relazioni per giungere a individuare la coscienza malvagia. I delitti avvengono in situazioni occasionali, quotidiane, coinvolgendo la vita personale del pensatore londinese. Ad esempio, nel primo racconto (Delitto spiritico), troviamo Marx il 12 sett. 1855 su un treno diretto a Manchester in fuga da Londra per fuggire dai creditori. Marx in fuga da Londra… La città non è casuale: lì abita Engels, il quale “durante i sei giorni lavorativi, dalle 10 di mattina alle 4 del pomeriggio era un commerciante, sbrigava la corrispondenza della ditta in più lingue, frequentava la borsa delle merci, riceveva in una dimora ufficiale nel centro della città gli amici con cui era in relazione d’affari. Soltanto la sera, liberato finalmente dalla schiavitù del lavoro, poteva ridiventare un uomo libero”. Sul giornale Times Marx legge di un prestigioso medium che riesce a far levitare attraverso strategie particolari tavoli o a far comparire una mano dal nulla. “A proposito di spettri e di coscienza: il giornale parlava del successo di un evocatore di spiriti, fantasmi.. Mi ha fatto venire in mente… il percorso che ci portò a iniziare “Il Manifesto” con l’immagine dello spettro”. … sembra Watson per Sherloch Holmes Ribatte Engels: “Eravamo partiti da una serie di riflessioni che riguardavano la formazione della coscienza e dei processi di pensiero: come il 45


fantasma è una forma illusoria dell’ essere umano, così i processi della mente… sono solamente i fantasmi del mondo corporale”. In questo, come in altri casi, la funzione di Engels ricorda da vicino quella di Watson per Holmes: fungere da spalla dell’investigazione e delle teoria, supportarla, cercando di ribadire i suoi principi e le sue deduzioni. Insomma: il ruolo di un bravo discepolo di fronte al maestro. I due padri del socialismo scientifico saranno quindi invitati da un vecchio amico di Engels (l’imprenditore Harold) ad una festa nella quale l’evento clou sarà proprio una performance di tale medium. Marx viene fatto travestire da borghese, spacciato per Charles Mordekay, industriale ebreo francese del cotone venuto in Inghilterra per stipulare un’assicurazione con la Lloyd. Ecco il padre del comunismo contemporaneo spacciarsi per un capitalista e offendere i proletari con Harold, “sono delle canaglie, bisognerebbe metterli al guinzaglio”.

“Il capitale è lavoro morto che resuscita come un vampiro soltanto succhiando lavoro vivo e più vive quanto più ne succhia” diventa atto d’accusa per la lui da parte di Scotland Yard quando viene ritrovato il cadavere di un banchiere (trafitto da un paletto) con a fianco un biglietto con scritto “morte ai vampiri capitalisti”. L’azione investigativa servirà scagionarlo. Nel quinto racconto (Morte di un sovversivo) troviamo addirittura i due teorici del comunismo a Parma, nel 1865, a risolvere il caso dell’uomo “dissanguato senza ferite”. Viene citato il giornalista Enrico Bignami, direttore de “La Plebe”, referente italiano dell’Internazionale. Un’Italia dove ebbe più seguito Bakunin di Marx stesso dato che “le masse popolari di una società precapitalistica” difficilmente avrebbero potuto “essere guadagnate” alla causa comunista.

E voilà Luigi XVI, ghigliottinato…

GLI AUTORI

Il medium riesce a far materializzare niente meno che il ghigliottinato “Luigi XVI re di Francia ucciso dalla follia omicida dei giacobini” ricoperto da un sudario bianco. Sotto tale lenzuolo Marx riconosce uno degli inservienti neri del club: a suo dire un“Discutibile tentativo di emancipazione della razza nera… da schiavi a spettri”. Durante tale apparizione viene ucciso l’imprenditore-padrone di casa: l’analisi di Marx ed Engels svelerà l’intrigo, rifacendosi – nella scelta dell’arma usata dall’assassino- allo Sherloch Holmes de “Il segno dei quattro”. Il capitale come un vampiro… In un altro racconto (Il vampiro assassinato) una frase di Marx 46

Tanto umorismo e simpatiche diatribe tra i due… Non mancano i momenti umoristici, le simpatiche diatribe, tra i due amici: ad esempio, mentre i due stanno riflettendo sul caso del banchiere ucciso, “artigiani e operai che tornavano dal lavoro non potevano fare a meno di lanciare occhiate di disappunto se non di disprezzo in direzione di quei due perdigiorno che stravaccati su di una panchina se la spassavano ridendo come idioti”. Gli autori si sono rifatti a quanto raccontato da Eleanor Marx (Tussy, la figlia prediletta, morta suicida a 43 anni): “Credo che li unisse fra l’altro un legame forte quasi quanto la dedizione alla classe operaria: il loro inesauribile, incrollabile senso dell’umorismo…Spessissimo li ho visti ridere fino alle lacrime”. Massimo Parolini

In classe, noi lo useremmo così… Alvaro Torchio, insegnante di materie letterarie presso la scuola media di Mattarello dell’Istituto comprensivo di Aldeno-Mattarello, è uno dei due autori del libro segnalato in questo numero della rivista, non è nuovo nel settore della narrativa. Anche dario picciotti è un docente di materie letterarie nella scuola secondaria di primo grado oggi in Piemonte, ma con un breve passaggio in passato anche in Trentino, come supplente, tra l’altro, nella scuola media “Pedrolli” di Gardolo. Ad Alvaro Torchio abbiamo chiesto questa breve nota su come lui userebbe il testo coi ragazzi. In terza media… Mi sembra che l’utilizzo scolastico di questo libro possa riguardare sia la terza media che gli istituti superiori. Per quanto concerne l’anno conclusivo della scuola media, va detto che il periodo storico in cui si collocano le vicende narrate (1855 – 1872) rientra nelle conoscenze già acquisite dai ragazzi e può suggerire, parallelamente alla lettura in classe dei racconti, percorsi di ricerca storica riguardanti molteplici argomenti: dal variegato panorama delle idee politiche socialiste alle prime forme di organizn.10 ottobre 2010


zazione sindacale, dalle condizioni di vita e di lavoro della classe operaia al manifestarsi di tensioni e antagonismi sociali. Nelle ore di italiano, oltre al consueto lavoro di comprensione e agli esercizi volti a sviluppare le competenze lessicali, può risultare utile una scomposizione del testo condotta mediante gli strumenti della narratologia e basata sulla sintesi degli intrecci, l’analisi dei vari tipi di personaggi, dei luoghi e dei tempi, degli incipit, delle prolessi e, in modo particolare, delle digressioni cui Marx ed Engels si abbandonano volentieri in alcuni dialoghi. Molte antologie di scuola media presentano, nei volumi dei primi due anni, esempi della “narrativa di genere” (giallo, fantascienza, racconto fantastico, letteratura del terrore, ecc.). Per tale motivo, dopo la lettura di ognuno dei cinque racconti, assegnerei alla classe un lavoro di identificazione dei vari meccanismi narrativi del giallo, nonché delle allusioni (da noi disseminate un po’ ovunque) ai generi della letteratura popolare più diffusi ai tempi di Marx ed Engels. Per esempio, nel “Vampiro assassinato”, oltre al classico delitto nella camera chiusa, sono importanti le citazioni di romanzi che trattano il tema del vampiro, da cui si possono ricavare spunti per la lettura, magari assegnata a gruppi di alunni, di una serie di opere relative all’argomento sulle quali far approntare, in un secondo tempo, brevi recensioni per il giornalino di classe o relazioni orali. Nella scuola superiore Nella scuola superiore, ad approfonditi percorsi di ricerca storica sui temi specifici già elencati, si può affiancare un più complesso lavoro di ricerca sulla narrativa di genere, a partire ovviamente dal giallo, ma non solo: nel racconto “Spettri n.10 ottobre 2010

Alvaro Torchio

Dario Piccotti a Ramsgate” abbiamo inserito intenzionalmente varie allusioni, anche caricaturali, nei confronti della “ghost story”, uno dei modelli letterari più in voga tra gli scrittori popolari dell’Inghilterra ottocentesca. Sarebbe pertanto interessante ripercorrere, con l’ausilio di libri come la “Storia della letteratura del terrore” di David Punter (Ed. Riuniti, 1985) e la lettura di testi d’epoca, le vicende che hanno segnato la nascita della narrativa gotica, avvenuta in Inghilterra nel 1764 con “The Castle of Otranto” di Horace Walpole, e poi sviluppatasi fino ai primi decenni dell’800 con un’evoluzione del racconto di fantasmi culminante nelle parodie scritte da Charles Dickens. Uno dei livelli di lettura del nostro

libro è quello di una narrazione finalizzata anche a divulgare alcune tra le più note idee filosofiche e politiche di Marx ed Engels. I dialoghi contengono infatti echi di varie opere dei due pensatori, nonché allusioni a Kant e a Hegel (le note poste in fondo al volume lo attestano esplicitamente). Si tratta solo di brevi accenni, naturalmente, ma che in un’epoca di valorizzazione degli elementi ludici dell’apprendimento possono costituire lo stimolo per invogliare i giovani ad affrontare la lettura di opere filosofiche. Alvaro Torchio Docente materie letterarie scuola secondaria 1° grado Mattarello-Trento 47


la recensione MITTLEUROPA

Un volume di Libardi e Orlandi Il termine Mittleuropa non ha significato principalmente geografico. Dalla sua scomposizione individuiamo che le idee di Mitte e di Europa hanno in prevalenza significato culturale. L’idea di Mitte rimanda principalmente all’auto-rappresentazione del mondo germanico come cuore d’Europa; mentre quella di Europa riveste un ruolo essenzialmente storico-culturale. Tanto emerge dalla recente interessante opera di Massimo Libardi e Fernando Orlandi. Una bella fatica, opportunità per gli studenti Lo studio, attraverso sette capitoli, risulta essere di grande fascino per i molteplici aspetti trattati e le diverse fonti. Raramente capita di incontrare un testo che, mentre affronta una materia spigolosa, sa essere allo stesso tempo capace di attrarre l’attenzione del lettore, facilitandone la lettura nonostante il percorso si snodi attraverso grovigli di tesi e di testi diversi per natura (politica, letteratura, arte, storia, geografia e così via) e collocazioni spazio-temporali. Una bella fatica, insomma, che ai nostri ragazzi dei licei, se offerta con adeguata competenza e vera sensibilità, potrà rivelarsi come certa opportunità per sistemare e affinare le specifiche conoscenze. La pubblicazione rimane nelle intenzioni degli autori come il primo di due volumi di un lavoro ultimato ormai da dieci anni attraverso ben sei anni di ricerche. Il termine Mittleuropa è lontano, però, dal designare qualcosa di preciso. Cos’è la Mittleuropa? si chiedono i nostri studiosi. Non è possibile produrre una singola risposta, essendo plurali le definizioni che di essa gli studiosi hanno dato. Così la Mittleuropa potrebbe essere un’entità geografica, ma anche politica, oppure un progetto o un ideale regolativo, una comuni48

tà intellettuale, una koiné, una singolarità storica, una storia comune o altro ancora. E dato che le troppe definizioni hanno sempre più generato un accumulo di confusione, Libardi e Orlandi desiderano districarne il groviglio. Il termine nasce nell’Ottocento, il secolo d’oro, secondo Arduino Agnelli, dell’idea di Mittleuropa e sorge all’interno del lessico dell’economia politica. Si deve, però, ad una pubblicazione di Friedrich Naumann del 1915 il suo successo. Un’idea di Mittleuropa I nostri autori in questo primo volume hanno tracciato la storia di un secolo e mezzo di idea di Mittleuropa: dal 1848 al 1989. In un secondo volume si occuperanno soprattutto delle vicende storiche. Per F. Naumann il problema della Mittleuropa è innanzitutto quello della causa comune tra Impero tedesco e Austria-Ungheria: la sua Mittleuropa, lungo l’asse Nord – Sud, si estende dal Mare del Nord e dal Baltico alle Alpi, all’Adriatico e al limite meridionale della pianura danubiana; lungo l’asse Est – Ovest, avvolge il territorio che dalla Vistola ed i Vosgi giunge sino alla Calizia e sul lago di Costanza. Per Naumann tutta questa parte d’Europa doveva formare un unico paese, una unità, una confederazione di sta-

ti, una unione difensiva, un unico territorio economico. Naumann, nel solco del pangermanesimo, diviene portavoce della rifondazione del Reich bismarkiano, restauratore dell’antico impero dei Carolingi, degli Ottone e degli Hohestaufen. Al Naumann fa eco Heinrich Ritter von Sribik che passa dalla teorizzazione dell’idea alla proposta di Mittleuropa. Per von Sribik la Mittleuropa è una delle strutture portanti della storia tedesca. Per la cultura angloamericana, invece, con Mittleuropa si indica l’area linguistica tedesca, cioè Germania, Svizzera tedesca, Austria e tutti quei territori di lingua tedesca presenti in Boemia, Ungheria, Romania, Alsazia. In secondo luogo il termine sottende quegli stati che componevano la Monarchia austro-ungarica. Infine, negli anni Ottanta del Novecento la Mittleuropa, come per Milan Kundera e Tomas G. Masaryk, è stata identificata con gli stati dell’Est europeo, ad esclusione della Russia. In definitiva, l’idea di Mittleuropa affonda le sue radici nella secolarizzazione dell’istituto imperiale. (adis) Massimo Libardi e Fernando Orlandi dal titolo Mittleuropa. Mito, letteratura, filosofia, Silvy edizioni, Scurelle 2010, pp. 221 n.10 ottobre 2010


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n.10 ottobre 2010


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