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PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

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SOMMARIO

la notizia/La scuola in Finanziaria provincia/delibere: Iscrizioni nella scuola dell’infanzia provincia/Elezioni per il consiglio del sistema educativo

DIDASCALIE

Rivista della scuola in Trentino Periodico mensile Anno XVIII, numero 12 dicembre 2009 Rivista promossa dalla Provincia Autonoma di Trento (L. P. 3 maggio 1990, n.15, art. 22) Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 745 dell’11.1.1992 Direttore responsabile: Giampaolo Pedrotti

provincia/

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Riordino del secondo ciclo

2-3 12-14

provincia/Presidi: via al corso-concorso dalle scuole/l’annuario: Liceo da Vinci Trento dalle scuole/ITI Marconi Rovereto

Arcivescovile Trento 2-3 media Aldeno: Inaugurato edificio ristrutturato 10-12 dalle scuole/Liceo Maffei Riva del Garda: Autobiografia 13-14 dalle scuole/Collegio dalle scuole/Scuola

Coordinatore: Mario Caroli E-mail: mario.caroli@provincia.tn.it In redazione: Norma Borgogno Patrizia Lucca Manuela Saltori (segreteria)

il dossier dentro il convegno

In questo numero: Paola Barolo, Zygmunt Bauman, Norma Borgogno, Lina Broch, Mario Caroli, Cecilia Giuseppe Colangelo, Dalla Torre, Fiorenzo Degasperi, Livio Degasperi, Michela Fia, Alberto Garniga, Dario Ianes, Silvana Jellici, Patrizia Lucca, Daniela Mandarini, Maurizia Manto, Riccardo Mazzeo, Mario Morandi, Edgar Morin.

Redazione: Via Gilli 3, 38121 Trento tel. 0461/497268 - 69 fax 0461/497267 Realizzazione e Stampa Litografia Effe e Erre - Trento Per richiedere la rivista Didascalie telefonare o mandare un fax o scrivere a: Redazione Didascalie, Palazzo Istruzione via Gilli, 3 – 38121 Trento E-mail: didascalie@provincia.tn.it

“INTEGRAZIONE…” Con Erickson per fare il punto e procedere meglio

Il dossier Il convegno La finestra sul mondo La testimonianza L’analisi L’indagine In classe La mozione Inserto a cura di: Mario Caroli Interventi: Mario Caroli, Paola Barolo, Zygmunt Bauman, Lina Broch, Michela Fia, Dario Ianes, Patrizia Lucca, Riccardo Mazzeo, Edgar Morin Inserto 15-34

Didascalie è stampata su carta ecologica, sbiancata senza cloro Le foto di questo numero sono di: archivio Didascalie, fornite dai diretti interessati, foto Panato/archivio Educa

educa 2009/il dibattito: Scuola: istruire o educare? formazione professionale/Cfp Centromoda Canossa Trento:

35-37

formazione professionale/Olanda… formazione professionale/Istituto “S.

38-41 Pertini” Trento: formazione professionale/Non solo festa… 42-45 segnaliamo/Il libro: Fabrizio De André, un’ombra inquieta segnaliamo/letto a due mani: G. Colangelo e M. Gianella 46-47 segnaliamo La recensione: Le meccaniche dell’infelicità di P. Loperfido 48 offerta varia/il convegno: Valutare per apprendere terza di copertina of ferta variaIl master: Bes… quarta di copertina

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

didascalie Rivista della scuola in Trentino

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n.12 dicembre 2009

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dicembre 2009 il dossier

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In copertina in alto: un’immagine dell’inaugurazione della scuola media di Aldeno con genitori, ragazzi e autorità (vedi servizio alle pagine 10-12); a destra, sempre in alto, la copertina del libro di F. Premi letto a due mani nel Segnaliamo e di P. Loperfino recensito nella pagina dopo (pagine 46- 48); in basso, la copertina e un’immagine del dossier interno su “Integrazione…” (vedi pp. 15-34) n.12 dicembre 2009


LA NOTIZIA

FINANZIARIA

Novità anche per la scuola Anche stavolta nella legge finanziaria della Provincia, approvata venerdì scorso 18 novembre 2009, alcuni articoli ed alcuni emendamenti riguardano la scuola; meno delle passate finanziarie, ma ci sono novità anche negli insegnanti interessati all’apertura delle nuove graduatorie. Eccole in estrema sintesi. Punteggi nelle graduatorie Viene derogata l’applicazione dell’articolo 92, comma 2, lettera e), della legge provinciale sulla scuola, solo per il prossimo aggiornamento straordinario delle graduatorie provinciali per titoli previsto dall’articolo 66 della legge finanziaria di assestamento 2009. Tale disposizione è finalizzata quindi a garantire maggiormente la necessaria continuità d’insegnamento a tutela del processo formativo degli studenti attribuendo ai docenti che prestano il servizio effettivo per tre anni scolastici continuativi in Trentino una maggiorazione di punteggio: 40 punti per tre anni continuativi nella scuola trentina fino ad un massimo di quattro volte. Tale emendamento è a favore quindi dei docenti da lungo tempo in servizio a tempo determinato in Trentino. Le scuole delle minoranze Viene modificato l’articolo 98 della legge provinciale sulla scuola prevedendo una disciplina particolare per la dotazione organica del personale docente delle scuole situate in comuni mocheni o cimbro. Si stabilisce infatti la previsione di una riserva di posti su tali scuole per i docenti che abbiano l’attestato di conoscenza della lingua mochena o cimbra e un obbligo di permanenza per un quinquennio se l’assunzione è disposta a tempo indeterminato; in tal modo si garantisce la tutela della lingua e cultura mochena e cimbra e contestualmente la necessaria continuità didattica; Un rimborso forfettario Viene modificato l’articolo 100 della legge provinciale sulla scuola prevedendo la possibilità per la Giunta provinciale di attribuire un rimborso forfettario ai candidati che utilizzano aspettativa non retribuita per frequentare il periodo di tirocinio formativo intensivo previsto dal corso-concorso per il reclutamento dei dirigenti scolastici; Reclutamento dei docenti nella Formazione professionale Viene sospesa l’applicazione dell’articolo 95, comma 1, della legge provinciale sulla scuola per avere il tempo di coordinare e uniformare il sistema di reclutamento dei docenti delle discipline di tipo culturale delle istituzioni formative provinciali (Istituto del legno e Istituto alberghiero) con il sistema di reclutamento dei docenti delle istituzioni scolastiche provinciali. In attesa della definizione di un nuovo sistema di reclutamento si mantiene quindi, per i docenti delle discipline di tipo culturale delle istituzioni formative provinciali, l’attuale sistema di reclutamento distinto limitandolo però alle assunzioni a tempo determinato e dando comunque una precedenza al personale docente in possesso dell’abilitazione all’insegnamento. Viene disposta l’abrogazione di alcune disposizioni superate o da coordinare con le modificazioni successive. Livio Degasperi n.12 dicembre 2009

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PROVINCIA

delibere SCUOLE INFANZIA

Via con le iscrizioni al nuovo anno Nella seduta del 22 dicembre 2009, la Giunta provinciale ha approvato la delibera proposta dall’assessore all’istruzione e allo sport, Marta Dalmaso con le disposizioni generali per l’iscrizione e l’ammissione alle scuole dell’infanzia e al servizio dell’orario prolungato per l’anno scolastico 2010-2011. La delibera integrale con il relativo allegato si può consultare e scaricare sul portale della scuola trentina: www.vivoscuola.it. iscrizione e ammissione alle scuole dell’infanzia per l’anno scolastico 2010-2011 Termini di apertura e chiusura delle iscrizioni Le iscrizioni al servizio di scuola dell’infanzia ed al servizio di prolungamento d’orario per l’anno scolastico 2010-2011 si raccolgono dal 25 gennaio al 5 febbraio 2010 presso le scuole dell’infanzia. Modalità Requisiti per l’iscrizione: tre anni compiuti entro il 31 gennaio 2011 e fino all’età di inizio dell’obbligo scolastico (bambini nati nel periodo dal 1° settembre 2004 al 31 gennaio 2008) si considera conclusa con l’a.s. 2009/2010 la fase di sperimentazione dell’ingresso anticipato alla scuola dell’infanzia per i bambini che compiono i tre anni nei mesi di febbraio e marzo dell’anno scolastico di riferimento. Nessuna scuola, quindi, apre le iscrizioni per bambini nati nel periodo 1° febbraio – 31 marzo 2007 i quali potranno, come i bambini nati nel mese di aprile 2007, essere iscritti solamente per l’ingresso di gennaio 2011 in scuole con posti a disposizione. Domanda di iscrizione alla scuola e all’eventuale prolungamento di orario: la domanda di iscrizione va compilata dai genitori o da chi ne fa le veci legali sull’apposito modulo disponibile presso le scuole e relativi siti informatici. 2

Il modulo di iscrizione, compilato in ogni sua parte, va presentato al Comitato di Gestione della scuola prescelta. La richiesta di iscrizione può essere presentata ad una sola scuola dell’infanzia. Priorità nelle iscrizioni Nel caso di posti insufficienti presso la singola scuola rispetto alle domande di iscrizione presentate, l’ammissione è decisa dal Comitato di gestione nel rispetto delle priorità stabilite dalle vigenti disposizioni generali approvate dalla Giunta provinciale. Iscrizioni al servizio di prolungamento d’orario Concorso finanziario delle famiglie Per l’ammissione al servizio di prolungamento d’orario è richiesta la partecipazione economica delle famiglie con il versamento di una tariffa annuale stabilita in relazione al numero di ore richieste (da una a tre ore giornaliere). La tariffa piena determinata per l’anno 20102011, dopo un confronto con le tre maggiori Organizzazioni sindacali confederali, è pari a 200 euro annuali per un’ora giornaliera di prolungamento e rispettivamente a 400 ed a 600 euro annuali per due e per tre ore giornaliere. Tariffa annuale agevolata Le famiglie che intendono chiedere l’agevolazione rispetto alla tariffa piena in base alle condizioni economiche del nucleo familiare possono presentare dichiarazione ICEF per i redditi ed il patrimonio e la domanda di agevolazione presso i soggetti abilitati. La tariffa agevolata va da un minimo di 75 euro annui per un’ora di prolungamento fino al massimo di 200 euro annui; per due ore giornaliere la tariffa agevolata va da un minimo di 150 euro annui fino al massimo di 400 euro annui; per tre ore giornaliere la tariffa agevolata va da un minimo di 225 euro annui fino al massimo di 600 euro annui. Alla tariffa dovuta è applicata una riduzione del 50% per il secondo figlio che utilizza il servizio dell’orario prolungato mentre tale servizio è gratuito per il terzo figlio. E’ confermata anche per il prossimo anno scolastico la possibilità di differire fino al 5 marzo 2010 il versamento della tariffa dovuta per il servizio di orario prolungato. (m.c.) n.12 dicembre 2009


RIORDINO DEL 2°CICLO

Con il fiato sospeso fino all’ultimo

CONSIGLIO DEL SISTEMA EDUCATIVO Si voterà il 24 febbraio 2010

Le elezioni per il rinnovo delle componenti elettive del Consiglio, previsto dalla legge di riforma nr. 2/2006 e disciplinato poi da una successiva delibera della Giunta provinciale del 25 settembre 2009, si svolgeranno nella giornata di mercoledì 24 febbraio 2010 dalle ore 7.30 alle ore 19.30. Lo ha stabilito la determina n. 176 del 23 novembre 2009 del dirigente del Servizio scuola dell’infanzia, istruzione e formazione professionale, Roberto Ceccato, con la quale ha indetto le elezioni per il rinnovo delle componenti elettive del Consiglio del sistema educativo provinciale. Un passaggio importante perché si tratta di fatto delle prime elezioni dell’organo collegiale del sistema scolastico e formativo rappresentativo al più alto livello. Il consiglio del sistema educativo provinciale è un importante organo di partecipazione e di rappresentanza delle componenti di tutta la comunità scolastica, sia provinciale che paritaria, ed andrà ha sostituire l’attuale consiglio provinciale dell’istruzione, che a sua volta aveva sostituito il “Consiglio scolastico provinciale” (presieduto per molti anni dall’insegnante Lucia Coppola). Dall’anno 2003 non ci sono più state elezioni dei vari componenti, ma solo proroga di quelle esistenti, in attesa dell’introduzione del nuovo organo rappresentativo, “il consiglio del sistema educativo provinciale”. La disciplina delle modalità di costituzione, di elezione e di funzionamento del consiglio sono state approvate con delibera della Giunta provinciale n. 2306 del 25 settembre 2009, dando così attuazione all’articolo 39, comma 9, della legge provinciale 7 agosto 2006, n. 5. Con una nuova determinazione, la n. 184 del 1 dicembre 2009 è stata nominata la commissione elettorale provinciale che vigilerà sul buon andamento della procedura elettorale. Importante sottolineare che le liste dei candidati dovranno essere distinte per ciascuna delle componenti elettive e potranno essere consegnate da uno dei candidati alla commissione elettorale provinciale dalle ore 9.00 di lunedì 18 gennaio 2010 alle ore 12.00 di mercoledì 27 gennaio 2010. Ulteriori modalità operative e precisazioni in merito verranno fornite alle singole scuole con circolare del Servizio scuola dell’infanzia, istruzione e formazione professionale. (m.c.) n.12 dicembre 2009

Mentre chiudiamo questo numero della rivista Didascalie non è ancora chiaro se il Governo potrà o meno far partire la riforma dal prossimo anno, superando ostacoli di vario genere (dalle obiezioni del Consiglio di Stato al fronte sempre più numeroso di chi chiede il rinvio). Ovvio che anche le sorti della proposta provinciale siano legate all’esito della riforma in campo nazionale. A giorni, la situazione dovrebbe essere chiara. Sull’ultimo numero di Tuttoscuola online (N. 421, 21 dicembre 2009) vengono riportate “le buone ragioni “ dei due fronti. In sintesi: Ragioni del “NON RINVIO” (che fanno capo al Ministro) “C’è innanzitutto una immagine politica da salvaguardare. Il ministro fin dall’inizio del suo mandato si è spesa (e con lei l’intera maggioranza) per avviare la riforma delle superiori e ha già dovuto piegarsi (malvolentieri) una prima volta, un anno fa, alla logica del rinvio. C’è un’altra ragione, molto più concreta, che tocca anche il ministro Tremonti per gli aspetti economici. Dalla riforma delle superiori, a cominciare dal 2010, sono attese cospicue “economie”…. la quota più consistente dei risparmi dovrà venire dalla riforma delle superiori che, attraverso la contrazione delle ore di lezione nominali ridurrà sensibilmente gli organici del personale docente. Risparmi già quantificati dall’art. 64 della legge 133/2008 e che dovranno essere onorati… C’è, infine, una ragione ancora più rilevante. Se la riforma dovesse subire un altro rinvio, rischia di non partire affatto, vittima delle necessità politiche di convenienza.” Ragioni del “RINVIO” (che fanno capo al Ministro). Dal mondo sindacale soprattutto per il timore di ripercussioni sugli organici, sulla mobilità del personale e sulla regolarità dell’avvio dell’anno scolastico. Il mancato parere del Cnpi sulle nuove classi di concorso va proprio in questa direzione (in subordine si chiede di rinviare l’applicazione delle nuove classi di concorso). Dal fronte politico (non solo dell’opposizione) per i tempi di preparazione e di informazione che, a causa dei ritardi di procedura, si stanno facendo più stretti. Dal mondo scolastico c’è preoccupazione per i tempi ristretti di predisposizione della nuova organizzazione, di approntamento dei quadri orari e, soprattutto, dei piani di studio. 3


“PRESIDI”

Partito il corso-concorso Nella seduta del 3 luglio 2009 la Giunta aveva approvato con la delibera proposta dall’Assessore all’istruzione e allo sport, Marta Dalmaso, il nuovo Regolamento per il reclutamento dei dirigenti delle istituzioni scolastiche e formative provinciali, come previsto dall’ articolo 100 della legge provinciale 7 agosto 2006, n. 5 con molte novità rispetto alle modalità precedenti. Poi, il 16 ottobre 2009 c’è stato il Bando del corso-concorso, che nei giorni scorsi è giunto alla prima fase cruciale della preselezione per titoli. Regole nuove La legge provinciale 3 aprile 2009, n. 4 (Norme di semplificazione e anticongiunturali di accompagnamento alla manovra finanziaria provinciale di assestamento per l’anno 2009) ha modificato l’articolo 100 prevedendo in particolare che al corso-concorso sia ammesso il personale docente in servizio a tempo indeterminato, in possesso di diploma di laurea, che ha maturato almeno sette anni di servizio effettivo, anche a tempo determinato, nelle scuole statali o provinciali e ha rinviato al regolamento la disciplina delle modalità di svolgimento del corso – concorso. Non sono più richiesti, perciò, sette anni di servizio di ruolo (a tempo indeterminato), ma è sufficiente essere sì di ruolo, ma avendo maturato almeno sette anni di servizio effettivo anche a tempo determinato. Questo, per favorire la partecipazione anche di insegnanti più giovani. Nella delibera il 3 luglio scorso, la Giunta aveva ribadito l’esigenza di dare attuazione alle novità introdotte dalla legge provinciale n. 4/2009 con l’approvazione del regolamento, prevedendo nello stesso modalità di reclutamento dei dirigenti delle istituzioni scolastiche e formative provinciali che garantiscano, attraverso un corso-concorso, una selezione ottimale. L’iter Approvato il regolamento, è stata modificata la procedura del precedente corso-concorso, che ora risulta così articolata: una preselezione per titoli che valorizzi il percorso culturale e l’esperienza maturata nella scuola; 4

una ulteriore prova di preselezione che verifichi il possesso delle conoscenze di base sull’autonomia scolastica e sulla legislazione scolastica del Trentino e nazionale, nonché delle attitudini necessarie nell’espletamento del ruolo di dirigente delle istituzioni scolastiche e formative provinciali; un concorso di ammissione che, attraverso una prova scritta ed una prova orale, consenta di verificare la preparazione del candidato sulle principali tematiche che riguardano la scuola dell’autonomia (principali documenti, processi innovativi e rapporti con il territorio), processi di governo della scuola (organizzazione, cura e valorizzazione delle risorse umane; monitoraggio, verifica e valutazione dei servizi erogati; comunicazione degli esiti dei processi all’interno e all’esterno), processi educativi a scuola (progettazione, attuazione, verifica e valutazione degli interventi educativi; differenziazione degli interventi educativi; promozione dell’integrazione). La prova orale, cui partecipano i candidati che hanno superato la prova scritta, consiste in un colloquio individuale vertente sulle materie oggetto della prova scritta e comprendente altresì l’accertamento della conoscenza della lingua inglese o tedesca scelta dal candidato nella domanda di partecipazione al corso-concorso; un periodo intensivo di tirocinio formativo, al termine del quale sarà effettuato un esame finale, con una prova scritta e una prova orale incentrate sugli argomenti sviluppati nel periodo di tirocinio formativo, volto ad accertare la padronanza complessiva delle competenze richieste per l’esercizio del ruolo di dirigente delle istituzioni scolastiche e formative provinciali. La preselezione per titoli Per il corso–concorso per dirigenti delle istituzioni scolastiche e formative provinciali, bandito dalla Provincia Autonoma di Trento, si sono iscritti in 1094. Dopo il 25 novembre, data della scadenza della presentazione domande, è stata realizzata e la graduatoria della preselezione per titoli ed indicazione dei candidati ammessi alla prova di preselezione approvata con determinazione del dirigente Maurizia Zadra il 22 dicembre. Ricordiamo che il corso-concorso si articola nelle seguenti fasi procedurali: a) la preselezione che si svolge in due parti: la preselezione per titoli e la prova di preselezione; b) il concorso di ammissione; c) il periodo di tirocinio formativo; d) l’esame finale. Potevano inoltrare domanda tutti i docenti a temn.12 dicembre 2009


po indeterminato, in possesso di diploma di durata almeno quadriennali e che ha maturato almeno sette anni di servizio effettivo, anche a tempo determinato. Sono stati ammessi alla prova di preselezione 260 docenti che concorreranno per coprire 25 posti e che dovranno sostenere prima il test a risposta multipla il 15 gennaio 2010 presso la palestra dell’Istituto Tecnico “Tambosi” a Trento mentre presso il Palazzo Istruzione si svolgeranno i colloqui individuali dal 19 al 30 gennaio. Portfolio e iter… A pena di esclusione dal concorso tutti i candidati dovranno presentare, ai fini del colloquio individuale, il proprio portfolio professionale debitamente compilato e firmato entro l’11 gennaio. La prova di preselezione, valutata in centesimi verte sulle materie comprese tra le seguenti aree tematiche e ambiti di riferimento: a) la scuola dell’autonomia con i suoi principali documenti quali lo statuto, il progetto di istituto, il regolamento interno, la carta dei servizi; b) processi di governo della scuola. Organizzazione cura e valorizzazione delle risorse umane; c) aspetti istituzionali: legislazione e organizzazione del sistema educativo di istruzione e formazione del Trentino e in relazione con l’analoga normativa nazionale ed europea, ordinamento statutario della Regione Trentino Alto Adige/Südtirol. La commissione d’esame La commissione esaminatrice è stata nominata con delibera n.3121 il 22 dicembre 2009 ed è composta da: Presidente: Anna Maria Ajello, professore ordinario di psicologia dell’educazione presso l’Università La Sapienza di Roma (sostituita, in caso di assenza o impedimento, da Arduino Salatin – direttore dell’Istituto provinciale di ricerca, aggiornamento e sperimentazione educativa) Commissari: Massimiliano Costa – ricercatore universitario presso l’Università degli studi Cà Foscari di Venezia (sostituito, in caso di assenza o impedimento, da Fiorino Tessaro – professore associato presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli Studi Cà Foscari di Venezia); Rosanna Antoniol – dirigente scolastico provinciale a riposo n.12 dicembre 2009

(sostituita, in caso di assenza o impedimento, da Maria Luisa Baldessari – dirigente scolastico provinciale a riposo); Piergiuseppe Ellerani – ricercatore presso la Libera Università di Bolzano (sostituito, in caso di assenza o impedimento, da Liliana Dozza – professore ordinario presso la falcoltà di Scienze della formazione della Libera Università di Bolzano) Alla commissione si affiancano i Membri esperti: Giancarla Donati – psicologa (sostituita, in caso di assenza o impedimento, da Simona Ragazzini – esperta nella selezione delle risorse umane); Francesco Franco Civelli – psicologo (sostituito, in caso di assenza o impedimento, dalla Nadia Scopsi - psicologa) Vito Piccinni – consulente esperto in materia di management dei servizi, gestione delle risorse umane, qualità ed organizzazione degli enti locali (sostituito, in caso di assenza o impedimento, da Daniela Pagano – consulente esperta in materia di organizzazione e gestione delle risorse umane e project management). Segretario della commissione esaminatrice: Mariolina Mittempergher – dipendente in servizio presso il Servizio per la gestione delle risorse umane della scuola e della formazione (sostituita, in caso di assenza o impedimento, da Carlo Pallaoro – dipendente in servizio presso il Servizio per la gestione delle risorse umane della scuola e della formazione). La delibera stabilisce inoltre che “al fine della conduzione dei colloqui individuali nell’ambito della prova di preselezione, la commissione esaminatrice procederà alla costituzione di tre sottocommissioni, e che tali sottocommissioni saranno formate secondo criteri di imparzialità stabiliti dalla stessa commissione, rispettando ove possibile la rappresentatività di entrambi i generi e fermo restando che la revisione e l’attribuzione del voto saranno disposti dalla commissione al completo; Si rinvia, invece, a successivo provvedimento, “la nomina del direttore del periodo di tirocinio formativo nonché dei componenti aggiunti per la prova concernente la lingua straniera, e la relativa assunzione di spesa.” (m.c.) Tutta la documentazione relativa al corso-concorso per il reclutamento dei nuovi dirigenti scolastici (delibere e determine con relativi allegati e comunicati stampa) si può consultare e scaricare dal portale della scuola trentina www.vivoscuola.it nella sezione dei “DIRIGENTI”. 5


DALLE SCUOLE

l’annuario SCUOLA DEL PONTE

Liceo “L. da Vinci” di Trento Il 19 dicembre 2009 è stato presentato l’Annuario dal titolo “La scuola del ponte” del Liceo Scientifico e Linguistico Leonardo da Vinci di Trento, giunto alla settima edizione, curato dagli insegnanti Finessi e Martinelli e presentato prima di Natale ai 230 alunni diplomati del passato anno scolastico “senza autorità” perché, come ha spiegato il dirigente Alberto Tomasi, i veri protagonisti sono i ragazzi stessi. Un personaggio c’era in realtà, l’ex studente del da Vinci, Andrea Castelli, che ha presentato un passo dell’Iliade di Omero con la sua inconfondibile simpatia. Non solo didattica Pubblicato per la prima volta nel 2002, l’anno scorso l’annuario era uscito in edizione speciale dal titolo In pause/In pose, con le “facce – fotografie” degli studenti, curata da fotografi professionisti Cavagna, Cavulli e Magrone. Questa settima edizione ripristina la tradizionale identità dell’annuario con le attività di due anni scolastici, ma anche le relazioni tra scuola - famiglie e territorio. 350 pagine, arricchite dalla grafica Studio Verba Volant, colme del fascino della musica rock di tre cantautori, del gemellaggio con il liceo di Mikkeli dell’eccellente sistema scolastico finlandese, di tanti “progetti in ordine sparso” con la Festa Europea dello Sport, il progetto Comenius, la rappresentazione teatrale di Peter Pan nel Da Vinci Show per citarne alcuni, poi foto e approfondimenti.

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Le lezioni dei prof e le emozioni dei ragazzi Tra gli insegnanti, Marcello Farina condivide il suo diario sul viaggio che lo ha visto, insieme a diversi docenti, nella Cappadocia, alla scoperta di civiltà antiche tra Asia Minore e Anatolia. Nella sezione intitolata “I cento saggi” si può leggere una delle relazioni di Antola sul primo ciclo sistemico iberico-genovese del capitalismo previsto da un progetto attivato dal dipartimento di Storia e Filosofia, per proseguire con il contributo di Ferrari sul paesaggio letterario e sulla sua valenza da Rousseau al Romanticismo, con gli appunti per una lezione di letteratura latina su Seneca di Finessi e una riflessione dell’insegnante Martinelli sui 20 anni dalla caduta del

muro di Berlino e sull’unità del popolo tedesco. Suggestivo l’ “interludio fotografico” di Ulrich Rach che ha catturato con i suoi scatti i tratti moderni e al contempo ricchi di storia della città di Berlino e il contributo di Casetti sull’impressionismo e sullo “storico” viaggio-scambio scolastico a San Pietroburgo. Gli studenti raccontano le loro emozioni sia nella sezione dei progetti realizzati che nei saggi o nella sezione “banco dei pegni” con Francesca e la sua esperienza di un anno passato in Cina, e con le riflessioni di Sara scaturite dalla lettura di Brecht e quelle di Matteo sulla fine della seconda Repubblica. Ci sono anche racconti simpatici come la “ricetta per inventarsi un musical da un libro apparentemente noiosissimo” di Jennifer o il diario del coro di Rossella e Fulvio e l’originale laboratorio sul sapore del Settecento con le ricette fornite dai ragazzi e corredate di cenni storici, ingredienti e indicazioni per la preparazione. Non mancano le “pagine leonardiane” con numerosi articoli da quotidiani nazionali, che aggiungono nuovi tasselli alla figura storica del genio Leonardo. Infine: i piani di studio, i progetti, il personale e soprattutto nomi e foto di studenti e.. la tentazione di sfogliare l’Annuario a ritroso, partendo dalle foto di classe, diventa forte, alternativo punto di partenza nello scorrere le pagine che ricordano con simpatia fatiche e soddisfazioni di un anno scolastico. (N.B.) n.12 dicembre 2009


I.T.I. “G. Marconi” Rovereto 2008/2009

L’Annuario ha fatto “3” Presentata giovedì 17 dicembre 2009 alle ore 20 nella palestra dell’istituto la nuova edizione dell’annuario per l’a.s. 2008/’09 dell’Istituto Tecnico Industriale “G. Marconi” di Rovereto. La cerimonia è stata allietata da musica e danze eseguite dal corpo di ballo della scuola e da un piccolo rinfresco con scambio di auguri per le imminenti festività natalizie.

fia, una giornata europea dedicata alla robotica, il completamento del murales iniziato nel 2008, la riorganizzazione del cortile dell’istituto progettata dagli studenti stessi, il restyling del sito della scuola (www. marconirovereto.it) oltre ad un progetto relativo alle biotecnologie, una collaborazione col Museo tridentino di scienze naturali e molti altri ancora, impossibile elencarli tutti in questa sede. Un’attenzione particolare è stata data ai progetti di educazione fisica e sportiva, con la partecipazione della scuola alle Olimpiadi della danza e con una nuova esperienza di nordic walking avviata per favorire la conoscenza degli sport della montagna. Studenti ex ed attuali

Nuova grafica Quella dell’annuario d’istituto è una tradizione che ha ripreso vigore con l’introduzione dell’autonomia scolastica ed il desiderio-bisogno di rendere conto all’utenza ed al territorio delle attività svolte e delle riflessioni condivise in un anno di lavoro. Questa terza edizione fa sfoggio di una grafica nuova e accattivante. Il testo è ricco di piacevoli foto a colori a testimonianza della vitalità dei gruppi classe e dei momenti più significativi dell’anno appena trascorso, ma anche foto d’epoca, a supporto delle pagine iniziali con la storia dell’istituto dalla fine della Grande guerra, quando padre Faustino Monti, ritornato in Trentino, chiese che l’istituto di S. Ilario venisse sgomberato e riparato per arrivare al secondo grande ampliamento, dopo la seconda guerra mondiale, e infine al 1975 quando la città di Rovereto scoprì la propria vocazion.12 dicembre 2009

ne industriale e decise di sistemare nello stabile di S. Ilario il nuovo istituto tecnico industriale. Qualità e progettualità Nelle pagine successive viene presentato il sistema qualità in atto al Marconi, istituto certificato secondo la normativa europea ISO fin dal 2003 ed i percorsi di alta formazione, istituiti in base alla legge 5/2006 anche all’ITI di Rovereto, dove è stato attivato il percorso biennale di automazione industriale che ha già dato i primi diplomati. Inoltre viene ricordato che l’ITI Marconi offre la possibilità di diplomarsi anche lavorando, avendo attivato già da sei anni un corso serale ad indirizzo informatico ed elettronico. Oltre alle offerte formative, l’annuario presenta il piano delle attività relative all’anno scolastico 2008/2009 ed i progetti realizzati. Veniamo così a sapere che c’è stato un corso di fotogra-

Anche gli ex studenti dell’ITI hanno dato il loro contributo scritto, proponendo i loro ricordi e le riflessioni sul dopo diploma. Una parte dell’annuario è dedicata ai progetti delle classi quinte che comportano una realizzazione concreta e quest’anno ci sono stati un robot “panettone”, in grado di muoversi liberamente su superfici accidentate, un movimentatore gommato, una fresa a controllo numerico e perfino una baby car. Come in ogni annuario che si rispetti non mancano i racconti dei viaggi di istruzione, così sfogliando l’annuario vediamo scorrere le foto scattate a Cracovia, Auschwiz, Firenze, ma anche alle cave di Albiano. La parte finale del volume è dedicata al ricordo delle classi che hanno frequentato l’ITI quest’anno, foto e composizione, così come è riportata la composizione dello staff di dirigenza, del personale docente e di segreteria, dei collaboratori di laboratorio e del consiglio di istituto. Numerosi volti ci sorridono dalle pagine di questo annuario a testimonianza che la scuola è una comunità. (P.L.) 7


Collegio Arcivescovile “C. Endrici” Trento PIÙ ANTICO

L’Annuario 2008-2009 La pubblicazione dell’annuario, il più antico in Italia e oggi giunto all’anno 75°, è un appuntamento fisso, ormai tradizionale per il Collegio Arcivescovile e che ha l’importante scopo di dare uno spaccato della vita culturale ed educativa della scuola, attivare i rapporti con il mondo esterno, testimoniare l’attività di chi vi lavora oltre che costituire un importante ricordo per gli alunni e le loro famiglie. La realizzazione e il coordinamento della pubblicazione sono a cura di Marco Bridi e le fotografie di Giampietro Guerra, entrambi insegnanti dell’Arcivescovile da molti anni. L’artista scelto per l’edizione 2008/2009 è il roveretano Maurizio Frisinghelli. Rettore: passaggio di consegne Nel raccontare un anno di vita dell’istituto, l’annuario propone, proprio nelle prime pagine il passaggio di consegne nel ruolo di Rettore, da monsignor Umberto Giacometti a don Bruno Tomasi. Dopo 32 anni trascorsi nella ricerca appassionata di un intento educativo che si coniugasse con i tempi moderni, assicurando sostegno ai genitori e una formazione solida per i giovani, don Giacometti lascia come dice egli stesso nella lettera d’incipit dell’annuario “..un’istituzione nella quale ho creduto, per la quale ho faticato e lottato, un’istituzione (ragazzi, docenti, personale ausiliario, genitori) alla quale ho voluto bene.” Tanti ricordi, tante fatiche condivise con i presidi, i docenti, i genitori che hanno avuto fiducia nell’azione educativa della scuola, che coinvolge tutte le dimensioni della persona umana, intellettuale e spirituale. Dentro la scuola

Anche l’ultimo annuario è uno strumento, in cui la scuola si rac8

il tutto documentato da miriadi di fotoricordi. Nelle ultime due sezioni viene presentata in brevi cenni la storia del Collegio Arcivescovile e via via si elencano i nomi di tutti i docenti, gli alunni con le loro foto, i rappresentanti di classe, i piani di studio a partire dalla scuola primaria per seguire i vari ordini di scuola, ma non un freddo elenco di nomi in ordine alfabetico, bensì di persone che contribuiscono a “fare” il Collegio Arcivescovile. L’ultima parte è dedicata ai risultati e alle prove d’esame. Oltre la didattica

conta esprime e mette in luce la propria identità, non in maniera meramente compilativa, come un elenco di esperienze didattiche, ma in maniera consapevole, con una logica coerente. Si susseguono le sezioni per ordine di scuola: la primaria e le secondarie di primo e secondo grado, il convitto maschile e la residenza universitaria di Trento, le scuole primaria e secondaria di primo grado “Dame Inglesi” e il Liceo Internazionale con sede a Rovereto. All’interno di esse troviamo articoli, relazioni, diari di viaggi internazionali, gemellaggi e scambi, progetti e attività delle varie classi, ma anche saggi e approfondimenti, ricordi di persone care che ora non ci sono più,

Questa pubblicazione, come quelle degli anni precedenti non raccoglie solo ciò che riguarda, pur con tutte le sfaccettature, l’attività che gli alunni svolgono in classe ma tutto ciò che ruota attorno al loro modo di “essere giovani”. Troviamo allora teatro, coro, tornei di scacchi, olimpiadi di matematica, orientamento universitario, sport e danza e tanti ospiti che sono intervenuti portando le loro esperienze e le hanno raccontate ai ragazzi come Magdi Allam, Maria Falcone, Michel Sabbah, suor Carolina Gavazzo, Robert Jhonson e altri. Ci sono poi le attività più simpatiche e che accomunano non solo i ragazzi ma anche le famiglie come la castagnata e la Maratona di Primavera, Festa della scuola cattolica trentina ormai giunta alla 23° edizione. Ed alla fine, come in famiglia, una sezione dedicata agli annunci lieti, dalle lauree, ai matrimoni, alle nascite e a quelli meno lieti, ma che ricordano con affetto coloro che se ne sono andati. (N.B.) n.12 dicembre 2009


PRESENTAZIONE

“Un diario scritto a tre mani” Lunedì 14 dicembre 2009, aula magna del Collegio Arcivescovile come sempre gremita da studenti, genitori e insegnanti sia di Trento che di Rovereto per la presentazione dell’Annuario, ma anche per fare il punto sul percorso delle scuole paritarie cattoliche che fanno riferimento all’Arcivescovile e per assegnare i dovuti riconoscimenti agli studenti che si sono distinti per merito e impegno nell’anno scolastico 2008/2009. Sul palco, don Umberto Giacometti (nella veste di rettore uscente, ma di preside in carica degli istituti superiori), don Bruno Tomasi (nuovo rettore) e Pierangelo Giovanetti (direttore del quotidiano “l’Adige” ed “ex studente”dell’Arcivescovile), Angela Maria Marchetti (docente di inglese) e Alberto Chini (presidente dell’Associazione culturale di Segno “Padre Eusebio Chini”). “Continuate a tenere la penna in mano come persone che pensano” Gli onori di casa e le presentazioni le fa il curatore di sempre, l’anima editoriale dell’Annuario: Marco Bridi, docente di latino e greco. Poche parole da parte di don Giacometti, per ricordare che “vedo alunni ed ex alunni che fanno la raccolta dell’Annuaro dei vari anni, un libro scritto a tre mani, da studenti, docenti e genitori. Continuate a tene-

re la penna in mano – ha concluso rivolto ai ragazzi – come teste che pensano e come persone che vivono e sentono intensamente”. “L’Annuario non è un libro di routine, ma un pezzo delle storie d’insieme che voi costruite con altri e che poi si può ammirare come un quadro proprio in una visione d’insieme e, proprio come avviene per il giornale, l’Annuario diventa un ottimo strumento di comunicazione”. Così, Giovanetti ha rimarcato il ruolo importante di un Annuario e di quello antico e intenso dell’Arcivescovile, in particolare: “Non vedo qualcosa di ripetitivo, ma un libro con la vostra visione ludica, certo, però anche custode della vostra identità e dell’orgoglio di una scuola, utile per tutti quando ci chiederemo chi siamo e dove andiamo…”. Kino, l’amico dei nativi La novità: accanto all’Annuario è stato presentato un opuscolo a fu-

n.12 dicembre 2009

metti: “Kino, l’amico dei nativi”. Nato da un’idea e con la supervisione della docente di inglese, Angela Maria Marchetti, con il progetto grafico e l’impaginazione di Giorgio Di Vita, testi e disegni della classe prima liceo Arcivescovile a. s. 2008/2009: Giulia Foscari, Teresa Job, Agnese Monegatti, Filippo Pellegrini, Carlo Serafini, Simone Tosi, Beatrice Bettotti, Rossella Covi, Chiara Delpero, Elena Zambaldi, Caterina Antoniacomi, Federica Ferrari, Sofia Fontana, Lorenzo Maurina, Marco Cattani, Alessia Scarpa, Alessia Sommadossi, Arianna Zancanella, Alessandro Botteon, Miriam Dadi, Matteo Forni, Sara Mazzetti. Breve intervento anche da parte del presidente dell’associazione: www.padrekino.org. ed infine poche parole di piacevole sorpresa “per tutte le cose belle che vado scoprendo” da parte del nuovo rettore don Bruno Tomasi, prima delle premiazioni agli studenti meritevoli. (m.c.) 9


Scuola media di Aldeno INAUGURAZIONE

Il nuovo edificio ristrutturato 28 novembre 2009: scuola media di Aldeno, cerimonia di inaugurazione del nuovo edificio ristrutturato, con la popolazione presente in massa. Lavori iniziati due anni fa per rendere più accoglienti “i muri” costruito nel 1973 ed ora molto innovati con pannelli solari fotovoltaici, isolazione acustica, nuova uscita di sicurezza, adeguamento a norma della rete elettrica, idrica e termosanitaria.

L’importanza del ruolo della scuola Poi il riferimento alla riforma scolastica: “Stiamo lavorando per migliorare la scuola trentina in un contesto nazionale che sta cambiando. Il nostro obiettivo è di rispondere alle attese e ai bisogni dei ragazzi e di tutti coloro che operano nel contesta scolastico. La scuola deve rappresentare un supporto alla nostra società e alla famiglia ma non può sostituirsi ad esse, ma con esse trovare la migliore intesa. Per questo motivo la risorsa umana è fondamentale per garantire la crescita della scuola: è difficile per gli insegnanti adeguare la propria professionalità in un contesto in continua evoluzione e rispondere alle aspettative di genitori ed alunni”. Il parroco di Aldeno, don Daniele, ha benedetto scuola e partecipanti, prima di brevi e concisi interventi delle autorità, che hanno sottolineato all’unisono il ruolo importante svolto dalla scuola per l’educazione e l’istruzione dei futuri cittadini. E’stato ribadito l’impegno da parte di tutti a far crescere alunni responsabili e impegnati per il miglioramento continuo di sé stessi e di tutto ciò che li circonda. Entusiasmante la partecipazione degli scolari. Due testimoni importanti

La cerimonia Apertura del sindaco, Emiliano Beozzo, che sottolinea l’ importanza del legame tra scuola e popolazione di Aldeno e dei Comuni limitrofi (presenti anche il sindaco di Cimone, Gino Lorandi e quello di Garniga Terme, Andrea Friz). Il coro di tutti i ragazzi della scuola, diretto dal docente Stefano Rattini ha accompagnato la manifestazione con tre Inni significativi: alla Gioia, di Mameli, quello al Trentino e, non poteva mancare, l’Inno di Aldeno. Taglio del nastro, tenuto dagli scolari Favero e Oliana, compiuto dall’Assessore provinciale all’istruzione e allo sport, Marta Dalmaso. “Chi lavora nel mondo della scuola - ha esordito l’Assessore - conosce l’importanza di avere al centro dell’intero sistema il ragazzo, il giovane. La scuola, come è giusto, è un luogo di formazione delle future generazioni ma anche il luogo dove realtà diverse (famiglie, insegnanti, personale e ragazzi) devono trovare un momento di crescita e di lavoro armonici. Solo unendo in modo sinergico tutte queste forze la scuola riesce ad esprimere appieno le potenzialità”. 10

Un momento significativo e commovente: l’intitolazione dell’aula magna al Dirigente scolastico Silvio Baldessari tragicamente scomparso, e della sala informatica all’insegnante. Alberto Casella, altra grave perdita dell’istituzione scolastica. Il Comune, nella persona del vicesindaco Alida Cramerotti, ha consegnato le due targhe commemorative alle Signore Luisa Baldessari e Pina Armenante, mentre l’AVIS di Ravina e Romagnano ha voluto ricordare il suo associato professor Casella con una targa ricordo, che sarà collocata all’interno dell’aula informatica. Prima della fine i partecipanti hanno potuto visitare una mostra del materiale scolastico portato su dall’archivio e di altri reperti storico-didattici recuperati presso le famiglie. Vecchie foto di scolaresche, pagelle, libri, abbecedari, imparaticci di ricamo e tabelloni didattici sono stati raccolti dalla docente Pina Armenante, al fine di mantenere per le nuove generazioni l’importante memoria di questa “ nuova scuola”. Maurizia Manto Dirigente scolastica dell’I.C. Aldeno-Mattarello n.12 dicembre 2009


Collaborazioni

Importante quella col Comune Ore 10 del mattino del 27 novembre 2009 alla scuola media di Aldeno, vigilia dell’inaugurazione ufficiale dell’edificio completamente restaurato. La vicaria Giuseppina, detta Pina, Armenante, docente “storica” della scuola che la vede impegnata in “prima fila” da più di vent’anni, vicepreside e insegnante a tempo pieno, oggi è più indaffarata che mai per preparare l’evento e per l’occasione anche una mostra sulla scuola del passato con oggetti d’epoca, documenti, fotografie. Quella delle mostre nei locali scolastici è una tradizione ormai consolidata, così come il legame con il territorio e soprattutto la collaborazione con il Comune.

da tutte le classi terze e determina la programmazione didattica del secondo quadrimestre in cui gli studenti vengono preparati, anche tramite un opuscolo appositamente redatto a quello che visiteranno, a conoscere la cultura del luogo e poi iniziano la conoscenza dei loro colleghi d’Oltralpe con scambio di mail e di vere e proprie lettere. Tutti coinvolti

Il gemellaggio… dei Comuni Dovendo dire in poche parole ciò che caratterizza questa scuola dai molti progetti, troppi per essere raccontati in una mattina sola, Pina mi dice che è la collaborazione con il Comune che è presente in tutti i progetti della scuola. A partire dal gemellaggio “speciale” secondo le sue parole perché all’inizio sono stati i Comuni a gemellarsi. “Quali Comuni, scusa?”domando, mi sembra che la concitazione di questa mattina faccia saltare qualche passaggio logico. E così vengo a sapere che il comune con il quale Aldeno si è gemellato è un altrettanto piccolo comune della Repubblica Ceca il cui nome è Zelezna Ruda. Però, a parte le dimensioni, c’è qualche differenza, lassù c’è tanta neve. Difatti si tratta di una stazione sciistica, anche se il paese si trova a soli 600 metri sul livello del mare. Il gemellaggio va avanti ormai da molti anni e non è una semplice gita o uno scambio, tanto è vero che riguarn.12 dicembre 2009

La visita vera e propria che avviene ogni anno, tanto è vero che è diventata una tradizione che anche gli ex studenti ricordano con piacere, dura cinque giornate molto intense che comprendono la visita di Monaco, Praga e Dachau, oltre a Zelezna Ruda, che si trova proprio al confine con la Germania. Tutto appositamente preparato e non solo dai docenti di lingua straniera, si fanno attività insieme di educazione fisica, di musica, di canto. È un’occasione per parlare inglese e tedesco, come si è capaci, come si può, ma con tanta voglia di comunicare con i compagni che dopo diversi mesi si possono conoscere anche di persona e dopo si continuerà per mail. E poi magari da grandi ancora le vacanze, qua o là, in fondo il turismo è presente in entrambe le località. La caratteristica di questo gemellaggio è che è molto “ramificato”, include anche le bande ed i cori del Comune, i vigili del fuoco, insomma una specie di rapporto da territorio a territorio. Capita così che sia anche la banda ceca, con tanto di majorettes, a venire ad Aldeno oppure il coro, che ci siano degli spettacoli durante la festa di fine anno. Una giornata particolare Una giornata di “scuola aperta”, così viene chiamata la festa di fine anno perché vi partecipano gli studenti e le loro famiglie, con un mercatino in cui ognuno porta qualcosa da vendere e il ricavato poi serve a finanziare due progetti di solidarietà, uno in Madagascar, dove adesso c’è Suor Germana e uno in Bolivia. Solidarietà. Interculturalità. I progetti si incrociano. Quello che non manca mai in questa occasione di fe11


sta è un punto di ristoro in cui ognuno porta un piatto tipico della sua zona, ci sono anche studenti pakistani, marocchini, quindi si assaggiano un po’ tutti i sapori. Tutti gli studenti mostrano alle famiglie e al territorio ciò che hanno “prodotto” durante l’anno, i loro progetti particolari. “E dietro a questi progetti sempre il Comune” mi racconta Pina. La passione per il canto Entro in una classe, aprendo una delle porte blu nuove di zecca e scopro un’aula particolare, quella di musica perfettamente insonorizzata. Gli studenti della classe 2B, accompagnati dal loro insegnante alla pianola, stanno intonando canti natalizi, in italiano, in tedesco e in inglese. È tradizione della scuola che gli studenti cantino nelle chiese del territorio circostante, in occasione delle festività natalizie, così ogni classe si reca in una chiesa particolare. Vengo invitata al concerto del 22 dicembre qui ad Aldeno, peccato che so già di non potere, la voce di questi ragazzi è davvero toccante. C’è anche un altro progetto tipico della scuola che promuove la passione per il canto degli studenti, si chiama Cantascuola, è una gara tra ragazzi solisti che amano il canto e si conclude con una premiazione finale. Dopo questa esperienza alcuni hanno deciso, mi racconta la vicepreside di continuare la propria formazione sul canto. Il progetto sulla lettura Entro in un’altra aula, un’altra classe seconda e vedo che gli studenti hanno in mano dei libri di narrativa dalle copertine diverse. Mi spiegano che si tratta di un nuovo progetto intitolato “Critici in erba” che coinvolge una ventina di biblioteche pubbliche del Trenti12

no. La scuola ha un ottimo rapporto con la biblioteca locale, tanto è vero che ogni quindici giorni gli studenti vengono accompagnati dai loro insegnanti nei locali della biblioteca, per scegliere i libri che preferiscono e naturalmente familiarizzarsi con l’ambiente. Questo progetto particolare, che viene sperimentato quest’anno per la prima volta coinvolge tutte le classi della secondaria e alcune della primaria. L’obiettivo è quello di promuovere la lettura autonoma e critica da parte degli studenti, che si sa in questi tempi dominati da internet non è che leggano molto, ed insieme a questo la capacità di discussione e valutazione delle opere lette da parte di ragazzi e naturalmente incentivare nei ragazzi la frequentazione spontanea della biblioteca. Come funziona Per partecipare a questo progetto, promosso dalla Provincia Autonoma di Trento, con il contributo della Cassa di risparmio di Trento e Rovereto, i ragazzi sono chiamati a leggere cinque testi di narrativa scelti da un comitato di esperti bibliotecari. Si tratta di autori italiani contemporanei. Ai primi di novembre i ragazzi hanno partecipato ad un incontro di presentazione dei testi da parte della bibliotecaria di Aldeno e della lettrice esperta Antonina Dalpiaz, che li ha catturati con la lettura espressiva di alcuni passi. Gli studenti hanno scelto i libri da leggere e dopo la lettura, ogni studente-lettore dovrà esprimere un giudizio personale riguardo ai cinque testi proposti. A marzo presso la biblioteca di Aldeno si realizzeranno dei laboratori con delle drammatizzazioni a cui parteciperanno oltre ai ragazzi anche degli operatori teatrali. Tra i promotori del progetto ci sono infatti il teatro delle Quisquilie di Trento e la Fondazione Aida del Teatro stabile di Verona. L’autore o gli autori che avranno ottenuto il maggior numero di consensi saranno presenti alla cerimonia finale che si svolgerà il 20 maggio. I giovani lettori in quella occasione potranno porgli domande, chiedere chiarimenti, confrontarsi. Seguirà infine una premiazione dei ragazzi membri della giuria consistente in libri o buoni per l’acquisto di libri. Patrizia Lucca n.12 dicembre 2009


Liceo “Maffei” Riva Del Garda AUTOBIOGRAFIA

Anche a scuola può essere utile Già da alcuni anni al Liceo “Andrea Maffei” si realizzano progetti di scrittura autobiografica nel biennio. Avviato dapprima il coinvolgimento delle classi seconde dell’indirizzo pedagogico, i progetti proposti dagli esperti della Mnemoteca hanno sinora riguardato temi come la scuola, il lavoro, l’amore, sui quali si sono recuperate preziose testimonianze presso la Casa di Soggiorno per Anziani di Riva del Garda, una vera e propria miniera vivente di memorie da valorizzare. Quest’anno l’offerta formativa ha coinvolto anche tre classi prime del liceo scientifico con una proposta della Mnemoteca del Basso Sarca riguardante il tema dei migranti in Trentino. Il legame con la comunità Si è creato un legame forte tra due comunità del territorio, la scuola e l’ente assistenziale, che reciprocamente rafforzano il loro ruolo sociale. Ciò ben si adatta al percorso di studi d’indirizzo e alla necessità di curare la crescita relazionale degli studenti, in chiave di una futura professione nell’ambito del sociale. Già in altre classi dello scientifico gli studenti erano stati invitati ad intervistare propri familiari sull’esperienza di emigrazione dal Trentino: i ragazzi avevano scoperto con sorpresa quanto fosse vicino a loro tale vissuto, che essi invece avevano fin lì considerato una vicenda altrui. La pratica autobiografica può venire valorizzata anche per ricerche storiche nell’arco del triennio: è di quest’anno un interessante lavoro di ricerca storica sulla scuola nel periodo fascista, elaborato da una terza del pedagogico, che si è avvalsa, oltre che di fonti documentarie messe a disposizione dal Museo Civico di Riva, anche dell’apporto di testimonianze dirette, acquisite attraverso lo strumento dell’intervista. n.12 dicembre 2009

I collegamenti interdisciplinari Il percorso formativo sulla scrittura autobiografica permette di creare collegamenti interdisciplinari e favorisce lo sviluppo di una competenza importante per gli studenti, che investe l’applicazione di più saperi in un unico ambito applicativo. Preziosa la collaborazione con la Mnemoteca del Basso Sarca, diventata ormai una presenza importante che merita attenzione da parte degli enti pubblici culturali del nostro territorio. La scuola ha spesso mostrato scarsa propensione a promuovere con continuità e metodo la scrittura delle esperienze personali: soprattutto a livello di scuola superiore, spesso ci si trova a dare uno spazio via via più esclusivo alla scrittura di tipo letterario. La pedagogia costruttivista ha però recentemente rilanciato l’efficacia dei percorsi di didattica autobiografica, attraverso la promozione di progetti riconducibili alla tematica del “raccontarsi a scuola”, promossi in particolare da Duccio Demetrio e Marco Dallari, secondo i quali la scrittura personale non è vista come ripiegamento su se stessi, ma anzi come

collegamento dell’io col mondo esterno (racconto ed ascolto delle narrazioni altrui). Uno strumento di educazione interiore Attraverso la scrittura, gli alunni recuperano la memoria dei fatti, educandosi a ricordare. La pratica autobiografica a scuola non ha il semplice scopo di rievocare il passato in chiave retrospettiva, ma anche quello di essere uno strumento di educazione interiore. Ci si è spessolamentati del fatto che i giovani vivano troppo concentrati sul presente, attimo per attimo: pensiamo alle ironiche ma illuminanti considerazioni di Marco Lodoli sul “presente difficile da digerire” o alla analisi del pessimismo dilagante tra i giovani, rilevato da Umberto Galimberti. Se effettivamente si riscontra tra le nuove generazioni una diffusa difficoltà a comprendere se stessi ed il mondo circostante - e quindi a progettarsi per il futuro-, ciò è dovuto anche all’incapacità di guardare dietro di sé, per conoscersi meglio, capendo da dove si proviene, come individui e come parte di una società determinata. Riconoscere questa mancanza di prospettiva nei giovani, da un lato, ha convinto a potenziare la conoscenza della storia (e quindi il suo insegnamento, soprattutto dell’età contemporanea, alla quale da tempo si dedica per intero l’ultimo anno della scuola media e di quella superiore); d’altro lato 13


può costituire come compito della scuola contribuire a sanare la frattura generazionale, che sempre meno si riesce a ricucire all’interno della cerchia familiare, attraverso l’ascolto e la valorizzazione del vissuto personale delle generazioni adulte e anziane in particolare. Importante in adolescenza La scrittura autobiografica possiede una valenza didattico–formativa, soprattutto nell’età adolescenziale. Gli adolescenti hanno bisogno di definirsi, di “leggere” dentro se stessi: la stesura di un testo autobiografico può essere l’occasione per osservare sentimenti o emozioni e tentare di chiarirli. I percorsi didattici che ruotano intorno alla scrittura autobiografica possono favorire il processo di costruzione dell’identità personale, permettendo ai giovani di riconoscersi “uguali” ed insieme “diversi” dai genitori, ma anche dai loro stessi coetanei. Tali metodologie spesso coinvolgono anche i più restii, contribuendo a scalfire le tendenze opposte, spesso presenti nelle classi, di egocentrismo da un lato e di paura/reticenza dall’altro. Il principio del non-giudizio stimola nei ragazzi la capacità di essere tolleranti e di accettare punti di vista diversi dai propri, contribuendo all’instaurarsi di un buon clima di classe. Questi metodi incoraggiano a scrivere con maggior precisione, sviluppando creatività e abilità comunicative, sia sintattico-mor14

fologiche che lessicali e soprattutto logiche, suscitando negli studenti il piacere di scrivere ed eliminando l’idea scrittura = tortura, attraverso attività coinvolgenti. La scrittura personale valorizza emozioni e sentimenti nella pratica educativa scolastica, attraverso la condivisione - dialogo sul proprio vissuto tra alunni ed insegnante. Gli alunni: hanno la possibilità di condividere attività pratiche, realizzando dei prodotti finali (laboratorio di scrittura a gruppi, realizzazione e stesura delle interviste); possono trasferire le loro esperienze in contesti più ampi (territorio e confronto generazionale). Possono svolgere delle attività concrete, che rafforzano e creano motivazioni particolarmente forti rispetto a quanto si è appreso a livello teorico; sono coinvolti in prima persona, aumentando il loro senso di responsabilità nel gruppo classe. Il legame con la letteratura Nella scuola secondaria di 2° grado, tali attività, che assumono forte valenza orientativa, oltre che culturale (si pensi ad esempio al raccordo tra letteratura e storia), devono essere supportate da spessore teorico e tecnico, attraverso l’analisi letteraria o artistica e l’utilizzo di strumenti multimediali, che prevedano una rielaborazione personale. Durante i progetti autobiografici si cerca di dare spazio all’esame di opere lettera-

rie di autori anche diversi tra loro per contesto geografico, storico e culturale, che abbiano saputo fare della scrittura autobiografica uno strumento privilegiato per esprimere con forza, ironia, profondità i loro percorsi interiori di distacco dal mondo dell’infanzia, fino alla definizione di sé nell’età adulta. Nel biennio superiore le conoscenze disciplinari sono più vaste e si possono introdurre argomenti che fungano da prerequisiti: si pensi, ad es. al testo narrativo e a quello poetico, a tipologie testuali come la recensione e il testo giornalistico (es. l’intervista), all’analisi ed interpretazione di un’immagine o di un testo musicale (lo straordinario potere evocativo della musica!), all’uso del computer (programmi di scrittura e presentazione), eccetera. Si possono dunque utilizzare i supporti informatici, quali la lavagna multimediale e il programma di presentazione Power Point, per fornire maggiori competenze pratico- teoriche alle classi e favorirne la partecipazione attiva. Cecilia Dalla Torre, Daniela Mandarini docenti di italiano Liceo “Andrea Maffei” - Riva del Garda Per avere informazioni sulle attività della Mnemoteca rivolgersi a: Mnemoteca del Basso Sarca Tel. 0464 517040. Email: info@mnemoteca-bs.it; www.mnemoteca-bs.it n.12 dicembre 2009


il dossier

dentro il convegno il dossier il convegno la finestra sul mondo la testimonianza l’analisi l’indagine in classe la mozione

“INTEGRAZIONE” Con Erickson per fare il punto e procedere meglio Inserto a cura di: Mario Caroli Interventi di: Mario Caroli, Paola Barolo, Zygmunt Bauman, Lina Broch, Michela Fia, Dario Ianes, Patrizia Lucca, Riccardo Mazzeo, Edgar Morin.

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il dossier L’APPUNTAMENTO

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Handicap, disabili, diversamente abili, bes… Torniamo ad occuparci di Bisogni educativi speciali e, in particolare dell’ultimo “appuntamento” internazionale del Centro Studi Erickson con un dossier interno alla rivista. Il Convegno sul “La qualità dell’integrazione scolastica”, ormai alla sua settima edizione, s’è tenuto a Rimini nelle giornate dal 13 al 15 novembre 2009. Dal Trentino, oltre a chi ha partecipato a titolo personale o in altra veste, sono partiti 119 docenti per partecipare all’evento, grazie al sostegno anche finanziario della Provincia che ha messo a disposizione tre pullman ed ha coperto le spese di vitto e alloggio, come racconta nelle pagine seguenti Patrizia Lucca, che ha seguito le tre giornate per conto della rivista. 2009

Un legame che viene da lontano È vero, da qualche hanno la presenza degli insegnanti trentini al Convegno sull’integrazione organizzato dal Centro Erickson è diventata “più organizzata” e con il sostegno anche pubblico; ma esiste un legame profondo tra la scuola trentina e i problemi dell’integrazione, da una parte, ma anche tra la rivista Didascalie e l’integrazione dei “diversi”, da sempre. Per quanto riguarda la scuola trentina, non serve richiamare qui le aperture verso l’integrazione dai primi anni ’70, quando non si usavano tanti giri di parole e tante sottigliezze e si parlava (e principalmente “si lottava”) per l’inserimento degli “handicappati nella scuola”, poi timidamente 16

verso “l’integrazione dei portatori di handicap” e via via verso i disabili, i diversamente abili fino agli attuali “BES” (bisogni educativi speciali), dal momento che il termine “diverso” ha abbattuto molte barriere ed oggi spazia concettualmente a 360 gradi, facendo anche dei danni nella confusione e nell’assimilazione indebita di disabili, stranieri, musulmani “altro da noi”… Ma questo è un altro discorso, che speriamo di poter riprendere anche nel merito. Didascalie e l’integrazione scolastica Non è questa la prima volta e non sarà certo l’ultima che la rivista dedica un dossier al tema dell’integrazione e, nello specifico, all’evento organizzato ogni due anni dal Centro Erickson. Oggi lo facciamo a maggior ragione, dal momento che più di cento insegnanti vi hanno partecipato portanto il contributo della scuola trentina in un contesto di confronto anche internazionale. Come rivista, abbiamo sempre seguito quello che è diventato sicuramente “L’appuntamento” nazionale (ma con importanti contributi di esperti internazionali) unico per gli insegnanti di sostegno innan-

zitutto, ma non solo. Da Rimini a Riva del Garda (per un anno) e poi di nuovo a Rimini, il convegno sulla qualità dell’integrazione scolastica ha avuto e continua ad avare un merito indiscusso: “mettere in contesto di riflessione” seria e avanzata, chi si occupa con passione, professionalità e dedizione emotiva dell’integrazione scolastica. Per le autorità nazionali (sempre meno direttamente coinvolte nell’evento) e per quelle territoriali, per chi crede che l’integrazione a scuola passi SOLO attraverso la lente del bilancio e delle risorse finanziarie, questo non è un appuntamento che possa dire qualcosa; anzi, l’atteggiamento diffuso pare essere quello di chi pensa che anche sull’integrazione scolastica si possa dire: “Ah, il caso di quel ragazzo? Di quella scuola? Ma non ne avevamo già parlato? Cosa vogliono altri solti? Altri docenti di sostegno?...). A chi ragiona in questi termini, l’evento della Erickson non può dire nulla di nuovo. Pare, invece, che continui a dire e molto, in termini anche innovativi di pensiero e d’azione, a chi crede che parlare e fare integrazione scolastica voglia dire mettersi ancora in gioco come persone, come genitori, ma anche come amministratori, come figure professionali, come dirigenti, come docenti… Mario Caroli n.12 dicembre 2009


il convegno INTEGRAZIONE

120 docenti trentini a Rimini La Provincia ha consentito a 119 docenti (curricolari e di sostegno, assistenti educatori e dirigenti della scuola trentina) di seguire la 7a edizione del Convegno internazionale sulla Qualità dell’integrazione scolastica, organizzato dal Centro Studi Erickson, mettendo a disposizione due pulmann, partiti giovedì 12 novembre nel primo pomeriggio dal piazzale Zuffo a Trento e ritornati nello stesso posto domenica sera.

Giornate intense I tempi del Convegno sono stati intensi, dalle 9.00 del mattino alle 13 e 30’ le riunioni plenarie, con più di 3000 persone presenti e la partecipazione di esperti noti a livello internazionale, quali Edgar Morin, Anna Sfard, figlia di Zygmunt Bauman (il quale è stato presente in videoconferenza), Andrea Canevaro, Dario Ianes, Franco Frabboni, Cesare Cornoldi, Giacomo Stella, Italo Fiorin e molti altri, che con i loro interventi hanno stimolato la platea. Nel pomeriggio, workshop che i partecipanti hanno potuto scegliere tra 80 proposte diverse, durante i quali sono state presentate esperienze di qualità che hanno avuto luogo nelle diverse regioni italiane. Qualità dell’integrazione scolastica, che, secondo l’impostazione del Centro Studi Erickson, è una qualità che interessa tutta l’istituzione scolastica e porta benefici ad ogni studente non solo ai disabili o a quelli con bisogni educativi speciali. Tante idee per il confronto

Spesa inferiore al previsto Il numero previsto di partecipanti era stato di 132, un numero consistente che aveva costretto gli organizzatori a prenotare camere in due alberghi differenti della riviera adriatica; all’ultimo momento, però, questo numero si è ridotto a causa dell’influenza, così tutti i docenti hanno potuto alloggiare nello stesso hotel, con una bella ricaduta sulla spesa preventivata per trasporti, vitto e alloggio che dalla cifra quantificata nella relativa determina in 45.000 euro, dopo il confronto concorrenziale è scesa a 23.886 euro, e a conti fatti, subirà una ulteriore riduzione (contrariamente alle cifre allarmate pubblicate da un quotidiano locale). Ad essa si aggiungeranno le quote di iscrizione al Convegno, ma dal momento che il pagamento è stato stabilito a consuntivo, la cifra effettiva subirà all’incirca una riduzione del 50% rispetto ai 51.00 euro inizialmente stanziati. Queste le cifre esatte sui costi sostenuti dalla Provincia. n.12 dicembre 2009

Ricco di stimoli l’evento, secondo l’opinione dei partecipanti trentini, che, nel pullman di rientro hanno continuato a comunicarsi impressioni ed a raccontarsi esperienze, anche perché per molti più che di novità si è trattato di conferme riguardo al proprio lavoro. Il Dipartimento Istruzione di Trento, infatti, aveva organizzato nel 2006 un intero anno di formazione sul tema dei bisogni educativi speciali e molti di questi docenti, diventati referenti nelle loro scuole hanno partecipato anche a Rimini. Ma a parte i contenuti più o meno noti, quello che tutti hanno potuto apprezzare e di cui si aveva bisogno sono stati l’entusiasmo e la passione per il proprio lavoro, che sola spinge ad andare avanti tra le mille difficoltà quotidiane e che nasce dalla constatazione che non si è soli e che altri condividono lo stesso sogno. “Bisogna avere un progetto, anche piccolo, anche un progettino...” ha concluso Andrea Canevaro, per resistere a questi tempi “duri” in cui sembra che le nuove riforme della scuola, come quella del maestro unico, non tengano conto della lunga tradizione di qualità della scuola italiana ed in cui il termine meritocrazia viene troppo spesso affiancato a quello di selezione. “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare” è infatti il sottotitolo di questa edizione del Convegno. (P.L.) 17


Bauman (a destra)

la finestra sul mondo CONFRONTO

La dimensione internazionale All’indomani della conclusione della settima edizione del Convegno “La Qualità dell’Integrazione Scolastica”, “Didascalie” mi ha chiesto di ripercorrere brevemente i numerosi e importanti autori stranieri che hanno partecipato alle varie edizioni, che hanno sempre dato molto rilievo alle aperture internazionali. Lo faccio volentieri. Morin (a sinistra)

spettiva e hanno mostrato come una persona autistica, seppure non può guarire, può però aumentare le sue acquisizioni, conquistare competenze e migliorare la qualità della sua vita. Noi abbiamo tradotto alcuni dei suoi libri e lo abbiamo avuto come relatore al nostro convegno. Albert Bandura (USA)

Responsabilità e complessità Premetterò che le due parole chiave dell’educazione, e di conseguenza dell’integrazione scolastica, sono responsabilità e complessità. Era palesemente irresponsabile e cieco tentare di curare l’autismo con la psicoanalisi, riducendo le cause di un disturbo ancora oggi a eziologia sconosciuta all’immagine tanto immaginifica quanto fuorviante e offensiva della “madre frigorifero”, facendo cioè risalire una patologia che ha fatto e fa soffrire amaramente moltissime ottime madri a un atteggiamento materno di chiusura e di impermeabilità ai bisogni del bambino. Forse oggi non ce ne si ricorda più, ma un tempo un autistico veniva considerato uno psicotico da curare con l’analisi; per fortuna il principe degli psicoanalisti, Bruno Bettelheim, confessò il suo scacco in questi tentativi nel libro magistrale che è La fortezza vuota, ma si sarebbe restati ancora al punto di partenza, cercando ancora di aprire quella porta con la chiave sbagliata, ostinandosi a cercare disperatamente di girarla in un modo diverso, se non fosse comparso Eric Schopler (USA) e il suo TEACCH che hanno cambiato radicalmente la pro18

Un altro ospite memorabile è stato Albert Bandura (USA), con il suo costrutto più che mai attuale dell’autoefficacia, di cui la Erickson ha tradotto in italiano Autoefficacia. Teoria e applicazioni, 800 pagine fertili e dense che avevano fatto arretrare altri editori italiani e che invece hanno riscosso un grande successo nel nostro Paese. Il senso di autoefficacia, alla base dell’empowerment e della capacità di delineare con forza e determinazione la traiettoria della propria vita, è un presupposto educativo imprescindibile per conseguire i propri obiettivi e non abbandonare il proprio progetto, quale che sia, specie in tempi, come questi, di “evaporazione del padre”, per dirla con Recalcati. Bandura non si è limitato a teorizzare il costrutto, ma lo ha applicato negli ambiti più svariati: con l’ideazione di soap operas insieme a Sabido in Messico, dove l’apprendimento vicario sul video ha consentito l’alfabetizzazione di due milioni di persone, o con gli sceneggiati radiofonici in Africa dove ha contrastato la piaga dell’aids, o con i videogiochi per bambini gravemente malati. Robert J. Sternberg e Howard Gardner (USA) Altri due ospiti indimenticabili sono Robert J. Sternberg e Howard Gardner (USA), che insieme dapprincipio, e poi separatamente, hanno operato una vera e propria rivoluzione copernicana rispetto al concetto di “quoziente intellettivo”, quello misurato dai test, che dava ragione soltanto di alcuni aspetti dell’intelligenza, quelli verbali e matematici, ma lasciava fuori dimensioni essenziali di cui la scuola si occupa meno e che sono invece fondamentali quando dalla scuola si n.12 dicembre 2009


esce per entrare nella vita adulta, dove i problemi non sono più strutturati e le soluzioni sono molteplici. Sternberg, di cui la Erickson ha pubblicato fra gli altri Le tre intelligenze e Stili di pensiero, nella sua teoria triarchica dell’intelligenza, oltre all’intelligenza critico-analitica, ovvero le abilità valutate dai test del QI, pone l’accento sull’intelligenza creativo-sintetica, caratterizzata dallo scoprire, produrre novità, immaginare e intuire, e sull’intelligenza pratico-contestuale che si realizza nell’organizzazione, nella capacità di usare strumenti, applicarli, attuare concretamente progetti e piani mirati a obiettivi. Gardner, di cui la Erickson ha pubblicato in anteprima mondiale Educazione e sviluppo della mente, è invece noto per la teoria delle intelligenze multiple (musicale, che materializza la geometria nel suono, in cui la persona è al centro di una creazione che la trascende; spaziale, dei navigatori dei mari del Sud, degli ingegneri e dei chirurghi; cinestetico-corporea, dei ballerini, degli atleti e degli artigiani; ci sono infine l’intelligenza interpersonale, cioè la capacità di comprendere le altre persone, cosa le motiva, come funzionano, come fare per collaborare con loro, l’intelligenza che devono possedere i commercianti, i politici, gli psicoterapeuti e i leader religiosi, e l’intelligenza intrapersonale, un’attitudine simile ma rivolta verso l’interno, lo gnothi seauton che è alla base di tutta la nostra storia culturale e che Heidegger e Lacan hanno cercato di minare). Edward De Bono (GB) Alla penultima edizione ha partecipato Edward De Bono (GB), ideatore del pensiero laterale e dei sei cappelli, autore di ottanta libri tradotti in quaranta Paesi. La Erickson ha appena pubblicato il suo ultimo lavoro, Sei forme per pensare, dopo gli altri due volumi Una bella mente e Buona idea! De Bono ha appena partecipato ai Nobel Colloquia di Trieste, il 2 e il 3 dicembre, e nel secondo giorno il “Corriere della Sera” dava la notizia che la Cina gli ha affidato il compito di rifondare il suo sistema di istruzione alla luce delle sue teorie per l’enorme bisogno di creatività di una nazione laboriosa ma disabituata allo slancio generativo divergente. Edgar Morin (Francia) Zygmunt Bauman (Polonia)… A questa edizione, infine, benché sia ben lungi dall’aver menzionato tutti gli stranieri illustri che vi si sono avvicendati, c’erano il grande Edgar Morin (Francia), per antonomasia il filosofo della complessità, e nel vin.12 dicembre 2009

deo da noi registrato nella sua casa di Leeds Zygmunt Bauman (Polonia), il sociologo della responsabilità, dei temi etici più brucianti, il mio pensatore preferito e la persona più nobile che abbia mai conosciuto. Inutile parlare di loro, poiché sono fin troppo noti, ma fra tutti i loro libri potreste leggere quelli pubblicati da noi: Il gioco della verità e dell’errore di Morin, e Homo consumens di Bauman. … ed altri Mi piace aggiungere che, proprio in un’ottica di integrazione e di interscambio fertile, la Erickson ha coltivato e studiato il pensiero dei grandi stranieri per venticinque anni e adesso sta restituendo al resto del mondo una serie di esperienze, idee e opere significative. Al convegno quest’anno Nenad Suzic ha parlato di come sta utilizzando l’esempio italiano per alimentare l’integrazione scolastica, ancora allo stato nascente, in Bosnia Erzegovina. Molti nostri libri, di Dario Ianes e Fabio Folgheraiter innanzitutto, ma anche di altri autori, sono stati tradotti in Inghilterra, USA, Germania, Francia, Spagna, Sud America ispanofono, Brasile, Norvegia. Per chiudere con le parole di Bauman, “è giunto il momento, trovandoci sulla stessa barca, di cominciare a coordinare le condizioni della nostra vita, a fare ciò che Lessing predisse che avremmo dovuto fare, cioè imparare ad apprezzare le opportunità create dalle nostre differenze, anziché temere le conseguenze di convivere con le differenze”. Riccardo Mazzeo Responsabile comunicazione e letteratura internazionale Centro Erickson 19


la testimonianza IN DIRETTA

Il convegno secondo me Sono riuscita ad andare a Rimini anche questa volta. E dico riuscita non solo perché il mio nome ad un certo punto è passato dalla lista di attesa a quella degli ammessi al viaggio per il Convegno, ma anche perché sarei passata da un giovedì a scuola ad un lunedì a scuola senza, per così dire, “passare da casa” con quanto ne consegue per l’organizzazione familiare.

Il mio lavoro Credo di essermi persa un solo convegno dei sette sulla Qualità dell’integrazione e del resto, nonostante il ruolo su una delle più stimolanti discipline della scuola secondaria (lingue straniere) e il proponimento annuale di un cambiamento professionale radicale per evitare di diventare un fossile ridicolo, lavoro continuativamente nell’ambito dell’integrazione scolastica da sedici anni; non mi so schiodare da questo banco di prova, distogliermi dalla curiosità di veder come, in questo ambito, la vita nelle nostre classi, vada avanti e, nonostante tutto, credo, migliori. Nell’Istituto in cui lavoro godo di una prospettiva privilegiata rispetto all’osservazione del fenomeno e della sua evoluzione almeno in ambito provinciale, in quanto svolgo il compito di referente per l’ambito BES. 20

La formazione degli insegnanti Sono impegnata inoltre nella formazione per gli insegnanti sul tema della progettazione di piani educativi individualizzati e di percorsi personalizzati. Ho uno spaccato del universo “bisogni educativi speciali” che comprende, oltre naturalmente agli alunni e alle loro famiglie, un gran numero di colleghi e colleghe, provenienti da formazioni anche specifiche molto diverse e con idee di disabilità/ sostegno/ integrazione/ quadri normativi di riferimento e sfondi pedagogici molto vari. Il lavoro di rete attivato dai progetti di integrazione mette inoltre in contatto con la scuola figure professionali diverse che fanno riferimento al servizio sociale, alla neuropsichiatria infantile e alla psicologia, al privato sociale, al mondo del volontariato, ecc.. Dalla sintesi del-

le istanze portare da ciascuno si dipana un’azione capace di produrre integrazione e, nello specifico, integrazione scolastica. Tutti a Rimini A Rimini ci sono tutti: dalla ricerca neurologica alla didattica minuta, dalla filosofia delle migrazioni alla narrazione psicologicamente orientata per accompagnare l’abuso sui minori, c’è la LIM ed Edgar Morin, il luminare della pedagogia speciale ed il genitore dello studente disabile. Tutto, tutto insieme. Manca forse il mercato. Lo dico paradossalmente perché molti “convenuti” a Rimini si aggiravano tra gli stand espositivi come ad una fiera cui il convegno sembrava fare più da contorno che altro. Il Centro Studi Erickson, del tutto legittimamente si intende, presenta i suoi prodotti con magistrale strategia di marketing lasciando di fatto intendere che essi rappresentino il tutto. Ho scambiato alcune riflessioni con colleghe e colleghi (un simpatico gruppo di torinesi) e ci siamo detti come potrebbe essere interessante trovare esposti anche progetti di scuole architettonicamente ben fatte che dimostrino quanto una società che si dice civile ed avanzata, ami i suoi figli, tutti, anche quelli che hanno bisogno di attenzioni speciali; trovare sussidi ed ausili che facciano venire idee a coloro ai quali esse mancano, vedere tecnologia applicata alla didattica anche al di fuori delle piste di ricerca del Centro Studi trentino. Credo che Erikson sia così solida e autorevole a livello nazionale e non solo, da poterselo permettere senza temere le insidiose regole del mercato. Il mio punto di vista Ma torniamo a quello che Rimini è stato per me: il Convegno rapn.12 dicembre 2009


presenta l’occasione, sempre rinnovata, da un lato di avere il punto della situazione nazionale (con qualche cenno relativo alla ricerca anche al di fuori dell’Italia) e dall’altro di risintonizzare il mio vissuto professionale, di dare un ordine alle cose che vedo e con le quali lavoro quotidianamente. Esso permette inoltre di tornare al quotidiano con una bella carica di energia: essa deriva da una maggiore consapevolezza (buon antidoto alla frustrazione) che l’integrazione non è mai un processo compiuto, che la formazione degli insegnanti, ancor più in questa fase di transizione post-SSIS così poco chiara, resta un cardine essenziale di tale processo, che le buone leggi di per sè non garantiscono nessuno, ma sono imprescindibili, e che ... anche da questo punto di vista, in Trentino abbiamo un terreno di lavoro più favorevole. Una legge favorevole La L.P 5/06 ha finalmente disgiunto dalla certificazione di deficit clinicamente rilevabili e riconducibili alla L. 104./92 il dovere/possibilità

per la scuola di strutturare percorsi educativi più adeguati e realmente rispondenti a bisogni educativi specifici di singoli alunni al fine di creare contesti scolastici veramente capaci di integrare tutti e ciascuno con la propri specificità. Essa ha dato, attraverso i suoi regolamenti, le indicazioni di metodo ed organizzative necessarie a compiere un passo di qualità dentro le scuole, faticoso per certi aspetti ma assolutamente necessario. Da questo punto di vista il confronto con i colleghi provenienti dal cosiddetto “resto d’Italia” ci dava una prospettiva per l’immediato futuro, decisamente più favorevole. Presenti anche i dirigenti Incoraggiante anche la partecipazione di un bel gruppo di Dirigenti scolastici trentini, per lo più di “nuova generazione”. In passato, per il ricordo che ho, si vedevano singoli presidi particolarmente sensibili al tema e quindi già formati ed attivi nel settore. Lo scambio di riflessioni anche tra insegnanti e coloro i quali possono sostenere un preciso impulso con-

creto a favore del lavoro per l’integrazione dentro gli Istituti è stata una novità, una piacevole novità. Avevo programmato il mio percorso nei workshop seguendo due fili rossi: i disturbi di attenzione e iperattività e i disturbi specifici di apprendimento nei figli di migranti. Nelle sale del palazzo dei convegni mi è stata segnalata la presenza di altre occasioni interessanti: l’educazione emotiva e la prevenzioni primaria dell’abuso, prevenzione del bullismo, esperienze di interculturalità in contesti geografici a forte carattere migratorio, ecc. Un’occasione privilegiata Ho cercato di sfruttare al massimo un’occasione di formazione assolutamente privilegiata. Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile (anche economicamente) a me ed a tutti le mie colleghe e colleghi la partecipazione al Convegno. Solo una cosa mi desta stupore, ancora oggi a distanza di un mese: perché in cattedra (lunga svariati metri) all’avvio dei lavori c’erano otto maschi su nove persone ed in platea c’erano tremila donne (approssimazione per difetto) su quattromila persone? In Italia anche quella di genere resta una faccia del caleidoscopio Integrazione. Lina Broch Docente referente BES Istituto TN7

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l’analisi MORIN

Una testa ben fatta… Molti i nomi di spicco che si sono succeduti nell’ambito della VII edizione del Convegno internazionale su La qualità dell’integrazione scolastica, svoltosi a Rimini nelle giornate del 13, 14 e 15 novembre. Tra gli altri, la mattina del 13 novembre, durante la conferenza plenaria abbiamo avuto l’occasione di conoscere personalmente una delle figure più prestigiose della cultura contemporanea, Edgar Morin, autore di “La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero” e “I sette saperi necessari all’educazione del futuro” che hanno ispirato molte delle riflessioni attuali sui curricoli scolastici, anche in Trentino.

nostri sensi hanno percepito. Non c’è nessuna differenza intrinseca tra l’allucinazione e la percezione. È di importanza fondamentale che a scuola venga insegnata la conoscenza della conoscenza. E la conoscenza più importante è la conoscenza pertinente perché è l’unica capace di inserire gli elementi nel loro contesto e di metterli in relazione tra loro. Essa non è la più sofisticata. La conoscenza matematica può esserlo maggiormente, ma ignora le passioni e la sofferenza della vita umana. Quindi l’economia basata essenzialmente sul calcolo non è in grado di prevedere gli eventi o le crisi perché si tratta di una scienza isolata. La contestualizzazione della conoscenza è una necessità primaria, perché una conoscenza frammentata nelle varie discipline impedisce di cogliere il legame tra le parti ed il tutto. L’identità umana

Eros ovvero la passione In questo convegno Edgar Morin, sebbene francese, ha scelto di parlare in italiano al pubblico italiano, esemplificando alcuni dei suoi concetti più famosi, utilizzando un linguaggio semplice e meno ricercato di quello delle sue opere. La sua prima affermazione è che senza eros non c’è possibilità di educare, dove eros sta per desiderio, amore, passione. Il compito dell’insegnante è principalmente quello di insegnare a vivere, quindi ad affrontare i problemi che gli studenti dovranno affrontare nella loro vita personale. La difficoltà a fare ciò è che il sapere attuale è frammentato, disperso nelle varie discipline. Questo non significa che le discipline non siano utili ma che vanno utilizzate per affrontare e capire i problemi dell’uomo contemporaneo. 22

La conoscenza della conoscenza Siamo tutti d’accordo che dobbiamo insegnare la conoscenza, ma a volte l’errore, l’illusione prendono la forma della conoscenza e chi li compie non se ne accorge. Una conoscenza non è solo lo specchio delle cose o del mondo esterno. Tutte le conoscenze sono traduzioni e ricostruzioni cerebrali a partire da stimoli sensoriali Le neuroscienze ci aiutano a capire come ciò avviene, spiegandoci come lavora il cervello. Occorre sempre una traduzione del dato percettivo, infatti a volte le nostre percezioni ci fanno sembrare vere cose che non lo sono, come ad esempio il fatto che vediamo più piccole le persone sedute più lontano, allora interviene la costanza percettiva che traduce ciò che i

Oggi nelle scuole non viene insegnata la complessa identità dell’essere umano, perché tutti gli elementi per poter capire cosa essa significa sono dispersi nelle varie scienze come se fossero separati, isolati, mentre, a ben pensarci non c’è separazione tra biologia, psicologia, storia quando consideriamo l’essere umano che è nel contempo fisico, biologico, psichico, culturale, sociale, storico. Abbiamo in noi tutta la storia della vita, dentro di noi si trova tutta la storia dell’universo, nelle nostre cellule sono presenti le prime cellule che si sono differenziate sulla terra. Siamo allo stesso tempo esseri cosmici e terrestri. È innegabile il nostro legame con la natura, con la biosfera, con l’universo. Come definire l’uomo? È un individuo, ma è anche parte di una società, di una specie. Si tratta di tre elementi insepan.12 dicembre 2009


rabili. Noi siamo allo stesso tempo individuali, sociali e biologici; siamo prodotto e produttori della società, siamo prodotti e riproduttori per continuare la specie. Abbiamo quindi la necessità etica di agire, non solo per noi, ma anche per i nostri figli, amici, parenti anche per la società tutta. Non abbiamo solo dei diritti ma anche di doveri, doveri molto concreti verso la comunità e verso la specie umana. La nostra è una comunità di destino ed è innegabile il destino planetario del genere umano, anche se a scuola se ne parla poco o niente. Siamo cittadini del pianeta, non solo italiani o europei.

datore e consumista (consumans). L’uomo empirico è anche immaginario. L’uomo prosaico è anche quello della poesia ossia dell’entusiasmo, della partecipazione, dell’amore. Compito degli insegnanti è aiutare i giovani a vivere poeticamente, a trovare passione e motivazione in quello che fanno. Tutti questi aspetti sono presenti nell’essere umano, che se proprio vogliamo definirlo non possiamo che chiamare homo complexus. È al cinema che ci rendiamo conto della complessità umana quando ci capita di identificarci con protagonisti anche diversi da noi, allora scopriamo le mille sfaccettature dell’animo umano.

Se cerchiamo una definizione

Insegnare la comprensione

Le definizioni di homo sapiens, homo faber, homo economicus che danno eccessivo rilievo alla razionalità, alla tecnica, alle attività utilitaristiche non bastano più a farci capire cos’è l’essere umano. Infatti l’uomo della razionalità è anche l’uomo dell’affettività, del mito, del delirio (demens). L’uomo del lavoro è anche l’uomo del gioco (ludens). L’uomo economico o economo è anche dilapi-

Cosa significa soggetto? C’è un egocentrismo vitale, ma abbiamo anche un principio complementare e antagonista che è quello del noi, il senso del noi si incarna nei sentimenti verso la famiglia, la patria, proietta l’individuo oltre il proprio io, lo rende perfino capace di mettere in pericolo la propria vita per la difesa del noi. La civilizzazione è legata alla solidarietà. Compito dei docenti è rigenerare la solidarietà, il principio del noi che sta dormendo al nostro interno, non è morto, va solo risvegliato. Insegnare la comprensione umana con il contributo delle diverse discipline, non solo comprensione verso gli stranieri che hanno una cultura diversa, ma anche comprensione tra le generazioni, tra uomo e donna. Senza dimenticare che per comprendere gli altri è necessario comprendere prima di tutto se stessi, magari utilizzando la narrazione di sé, il diario personale. Infatti “l’incomprensione di sé è una fonte molto importante dell’incomprensione nei confronti degli altri,

n.12 dicembre 2009

si mascherano a se stessi le proprie carenze, le proprie debolezze e si attribuiscono agli altri.” Affrontare l’incertezza Un’altra caratteristica dell’essere umano è quella di dover imparare a convivere con l’incertezza. Già Euripide ci aveva consigliato di attenderci l’inatteso, perché ciò che aspettiamo non accade ma all’inatteso un dio apre la vita. Morin in questo convegno che tocca più volte la questione dei tagli alla scuola pubblica quasi ci conforta dicendo che “Nulla è sicuro, neanche il peggio”. Dobbiamo quindi insegnare ai nostri ragazzi ad affrontare l’incertezza, visto che si tratta di una caratteristica della vita, non solo di quella personale ma di quella dell’umanità, infatti l’avventura umana ha un futuro sconosciuto. In una parola, Morin ci suggerisce di insegnare a vivere. Vivere in una società complessa, in un’epoca planetaria, dominata dalle interconnessioni e dalle relazioni. È necessaria una riforma che non sopprima le discipline ma ne permetta l’integrazione. E infine dobbiamo insegnare la civilizzazione perchè per andare verso il futuro dobbiamo tenere presente anche il passato e nello stesso tempo insegnare virtù che permettano di trovare un antidoto ai mali della civilizzazione. Patrizia Lucca 23


l’analisi BAUMAN

Le nuove migrazioni Parlando di qualità dell’ integrazione a Rimini, non poteva non essere affrontato anche il tema dell’immigrazione e degli stranieri con cui entriamo sempre più in contatto e che affollano oggi le nostre aule scolastiche. A questo proposito è risultato molto interessante l’intervento in video conferenza del famoso sociologo e filosofo britannico Zygmunt Bauman, inventore della metafora dell’uomo liquido per descriver la condizione priva di certezze e punti di riferimento dell’uomo contemporaneo. Per l’occasione ha illustrato il suo pensiero sulle caratteristiche delle migrazioni nella società postmoderna e globalizzata. Pubblichiamo una parte del suo discorso liberamente adattato. Il testo è apparso su Repubblica il 16 novembre 2009. Vivere con il diverso L’emigrazione in questi anni è cresciuta a dismisura e non accenna a calare, siamo ogni giorno sempre più esposti alle differenze, anche se vivere accanto agli stranieri, a chi consideriamo diverso e altro da noi non è un fatto nuovo nella storia moderna. Ciò che è cambiato però sono le caratteristiche della migrazioni odierne che non comportano più l’assimilazione. Un tempo l’idea dominante era che chiunque fosse diverso, alieno, straniero avrebbe perso con il tempo queste sue caratteristiche per acquisire al loro posto le nostre, per assomigliarci sempre più fino, magari nel giro di un paio di generazioni, a non distinguersi più da noi, a perdere cioè i suoi caratteri identitari. La politica dominante verso gli stranieri per la maggior parte della storia moderna è stata cioè una politica di assimilazione. “voi siete qui, siete fisicamente vicini, diventiamo vicini anche spiritualmente, mentalmente, eticamente” il che vuol dire accettare gli stessi valori universali, dove “universali”però sta però per “i nostri valori. Secondo questa prospettiva l’essere stranieri era solo un fastidio temporaneo e non esisteva affatto l’idea di dover imparare a vivere con il diverso. 24

carattere diasporico, non assimilatorio. Le persone che vanno in un altro Paese non ci vanno con l’intenzione di diventare come la popolazione ospite né la popolazione ospite nativa è molto interessata ad assimilarle. Ci sono circa 180 diaspore che convivono attualmente a Londra, 180 diverse lingue, culture, tradizioni, memorie collettive. E il problema è che se la politica di assimilazione non è più facilmente percorribile, come è possibile per noi vivere giorno per giorno con gli stranieri? Come possiamo cooperare, comunicare, vivere in pace senza che noi perdiamo la nostra identità e che loro perdano la loro, quindi in una coabitazione che non porti uniformità? La tolleranza non basta

Non più assimilazione Ora per la prima volta nella storia moderna siamo arrivati a capire che le cose non stanno così. La modernità è sempre stata un periodo di migrazioni massive di persone da un continente all’altro, da un capo all’altro del mondo, da una cultura all’altra. La migrazione è stata necessaria, date le circostanze dei tempi moderni, in cui le persone cosiddette in soprannumero, persone per cui non si poteva trovare una sistemazione nella loro società d’origine, perché non c’era spazio per loro nel nuovo ordine, nel nuovo stato di avanzato progresso economico, erano costrette a viaggiare. Tuttavia c’è una differenza: le migrazioni contemporanee hanno un

In altre parole la questione non è più quella di essere tolleranti verso le persone diverse. La tolleranza spesso è solo uno dei volti della discriminazione, un modo per sentirsi superiori “Sono tollerante verso le tue abitudini e le tue usanze bizzarre. Sono una persona molto aperta, sono superiore a te. Capisco che il mio stile di vita non può essere seguito da te. Tu non puoi raggiungere il mio stesso livello, quindi ti permetto di seguire il tuo stile di vita, ma io non lo farei mai”. La sfida con cui ci dobbiamo confrontare oggi consiste nel passare da questo atteggiamento di tolleranza ad un livello più alto, cioè ad un atteggiamento di solidarietà. Non solo, dobbiamo ormai rassegnarci al fatto che ci siano degli stranieri, ma anche imparare a ricavarne di vantaggi. Due atteggiamenti contrapposti La maggior parte di noi vive in grandi città, le quali sono sempre piene di stranieri e la loro presenza è inquietante perché non si sa come n.12 dicembre 2009


si comporterebbero se non li si tenesse a distanza, destano sospetto, fanno paura semplicemente perché sono delle entità estranee. Bauman ha chiamato questa paura, tipica delle nostre città contemporanee mixofobia, fobia di mescolarsi con altre persone, perché laddove accettiamo di mescolarci ad altre persone, in un ambiente poco favorevole, può succedere di tutto. La condizione di mescolanza con gli stranieri può provocare anche un altro atteggiamento. Siamo di fronte a due reazioni contraddittorie allo stesso fenomeno, entrambe osservabili nelle città contemporanee. La seconda reazione è la mixofilia, cioè la gioia di essere in un ambiente diverso, più stimolante. Un futuro incerto Secondo il pensiero di Golthold Ephraim Lessing, uno dei pionieri dell’illuminismo tedesco, giudicato da Hanna Arendt come una delle figure più lungimiranti tra i filosofi della modernità, non bisogna limitarsi ad accettare il fatto che la differenza sia destinata a perdurare, ma occorre apprezzarla, riconoscere in essa un potenziale creativo senza precedenti. Il fatto di mettere inn.12 dicembre 2009

sieme esperienze, ricordi, visioni del mondo molto diverse può portare ad una prosperità di sviluppo culturale. È troppo presto per dire quali potranno essere gli sviluppi perché le due tendenze contrapposte hanno più o meno un’uguale forza. A volte prevale l’una, a volte prevale l’altra. La questione è incerta, siamo ancora nel mezzo di un processo che non possiamo sapere come andrà a finire. Apprezzare le differenze Quel che stiamo vivendo e facendo nelle vie delle nostre città, nelle scuole primarie e secondarie, nei luoghi pubblici, dove stiamo accanto a persone di culture diverse è di estrema importanza non soltanto per il futuro della città in cui vogliamo trascorre il resto della nostra vita o perlomeno in cui viviamo al momento, ma è di somma importanza per il futuro dell’umanità. Viviamo in un mondo sempre più globalizzato. La globalizzazione ha raggiunto un punto di non ritorno, oggi non possiamo più tornare indietro, siamo tutti interconnessi e interdipendenti. Ciò che avviene in luoghi remoti ha un impatto formidabile sulle prospettive

di vita e sul futuro di ognuno di noi. Quindi è il momento di fare ciò che già Lessing predisse che avremmo dovuto fare, cioè imparare ad apprezzare le opportunità create dalle nostre differenze, anziché temere le conseguenze morbose del convivere con esse. La scuola come laboratorio di convivenza Ci confrontiamo con le conseguenze della globalizzazione in ogni strada della città in cui viviamo, in ogni scuola in cui insegniamo, ma dal lato opposto, per la stessa ragione, le città e le scuole possono divenire il laboratorio in cui sviluppiamo modalità per imparare a trarre beneficio, a tesaurizzare e a rallegrarci per la natura diasporica della realtà contemporanea. Bauman non ci dice che si tratta di un percorso facile da intraprendere. Confrontarsi con una sfida che i nostri antenati non hanno mai raccolto ci pone di fronte ad un compito che mette a dura prova sia la nostra mente che le nostre emozioni e che dobbiamo riuscire ad affrontare nel suo dispiegarsi, in corso d’opera, senza poter disporre di soluzioni precostituite. 25


l’indagine INTEGRAZIONE

La percezione degli insegnanti Durante il Convegno sulla Qualità dell’integrazione scolastica, quando già alcuni interventi avevano messo in luce il momento difficile che sta vivendo oggi l’integrazione a causa degli ultimi interventi legislativi, Dario Ianes ha presentato i risultati di un’indagine sulla percezione degli insegnanti riguardo alcune qualità dell’integrazione scolastica, per vedere qual è l’opinione diffusa presso chi a scuola ci lavora ogni giorno, per vedere se su alcuni punti c’è “tenuta” o se tutto rischia di andare perduto in questi “tempi duri”. L’indagine che ha coinvolto un campione di 3064 insegnanti si è svolta dalla primavera all’autunno del 2009. I numeri L’indagine si è svolta attraverso la compilazione di un questionario contenente alcune domande chiave per evidenziare le politiche integrative attuate nelle scuole. Le scuole coinvolte sono state 354 tra asili nido e scuole dell’infanzia, 1399 scuole primarie, 687 secondarie di primo grado, 624 secondarie di primo grado e CFP. A rispondere sono stati 1087 docenti curricolari, 1808 insegnanti di sostegno, 238 educatori, 150 dirigenti e coordinatori, 387 altre figure. Il 62% è in possesso di un titolo di specializzazione. Nel riferire i risultati, per facilitare la lettura abbiamo arrotondato i valori percentuali. Dentro e fuori dalla classe La prima domanda è stata “Dove svolge realmente le sue attività di apprendimento l’alunno con problemi di apprendimento?” “Sempre in classe” il 39,%, “in parte dentro in parte fuori” il 55%, “sempre fuori” il 6%. Questo testimonia una buona percentuale di inclusione, visto che alternare i momenti dentro e fuori dalla classe a seconda del tipo di attività e del bisogno specifico dello studente può essere la scelta migliore. Riguardo alla percentuale del tempo passato fuori dalla classe, per il 73% si tratta di meno della metà dell’orario scolastico, mentre solo il 26% passa fuori dalla classe un tempo superiore alla metà. È stato interessante collegare questi dati all’ordine di scuola, così abbiamo visto che in tutti la prassi di tenere lo studente con disabilità fuori dalla classe è la meno praticata. Nella scuola dell’infanzia il percorso “sempre in classe” registra la percentuale più alta, nella primaria il percorso “in parte dentro ed in parte fuori” riporta i valori più alti, superando di poco 26

Uno sguardo su alcune qualità dell’integrazione scolastica: la percezione degli insegnanti Prof. Dario Ianes Università di Bolzano

© 2009 Dario Ianes - Atti Convegno Erickson

però quello “sempre in classe”. Nella secondaria di primo grado prevale la prassi in “parte dentro ed in parte fuori” e diminuisce quella “sempre in classe”. Alle superiori “sempre dentro” ed “in parte dentro in parte fuori” hanno valori molto vicini. Le metodologie utilizzate È stato interessante vedere le attività praticate dallo studente con disabilità e le metodologie didattiche adottate quando si trova in classe coi compagni. Quando l’alunno è fuori dall’aula in genere viene utilizzato materiale adattato. In tutte le classi, indipendentemente dalla presenza o meno dell’alunno disabile, la metodologia più praticata è la spiegazione al grande gruppo, seguita in alcuni casi dalle utilizzo di schede didattiche o dalla discussione di gruppo. Poco diffuso è il lavoro di gruppo secondo la modalità del cooperative learning anche se la percentuale di chi afferma che viene utilizzato sale ad un 26% nelle classi cosiddette a piena integrazione, cioè dove lo studente disabile passa la maggior parte del tempo coi compagni. Sale anche in percentuale l’utilizzo dell’altra metodologia solitamente poco praticata, che è il tutoraggio tra pari, dove gli studenti si aiutano vicendevolmente ed uno più bravo può spiegare un’attività o un argomento che ha ben capito ad un compagno in difficoltà. In questo caso la percentuale sale dal14% senza integrazione al 24% in quelle a integrazione piena. In sintesi: la percezione degli insegnanti è che negli ultimi cinque anni il numero degli alunni con disabilità certificata sia aumentato e che le risorse siano diminuite, ma la maggior parte ritiene che il clima generale nella scuola rispetto all’integrazione sia invariato o migliorato, solo il 30% ha la percezione che sia peggiorato. n.12 dicembre 2009


in classe WORKSHOP

L’importanza del corpo Ancora a caldo del workshop “A scuola con il corpo”, proposto dalla Regione Valle d’Aosta, che ha riscosso molto gradimento tra gli insegnanti, provo a dar conto dibuone pratiche realizzate da insegnanti specializzati in sostegno, ed. fisica, teatro e musica, a favore di alunni con disabilità e degli altri ragazzi disponibili all’incontro ludicocreativo con le diversità. Abbiamo potuto constatare con chiarezza quanto siano grandi ed opportuni i progetti centrati sulla naturale fluidità tra mente e corpo fisico ed emozionale dei nostri studenti. Si tratta cioè di mirare le sollecitazioni educative-formative non solo sulla parte mentale, ma di favorire l’espressione di tutte le componenti dell’essere umano, per un suo equilibrato e globale sviluppo. Il gioco del Baskin Il primo progetto esposto si chiama “Baskin”, termine nato dall’unione di due parole: Basket e integrazione: il gioco del basket con 10 regole inventate da un collega di educazione fisica e dal papà di una ragazza con difficoltà motorie, per consentire la formazione di squadre miste: maschi, femmine e diversamente abili. Rispetto al basket introduce una novità importante: i canestri sono quattro, dislocati in quattro aree diverse, due a fondo campo, gli altri due in corrispondenza della linea di metà campo, a portata di chi sta su una sedia a rotelle, in posizioni del campo dove non è possibile contrastare l’avversario. Nel Baskin ogni attaccante dispone sempre di due alternative che il difensore non è in grado di prevedere, questo pone nella costante necessità di prendere decisioni strategiche. La squadra è divisa in ruoli facilmente identificabili, i giocatori rivestono un certo ruolo a seconda delle loro capacità motorie. In certi casi i punti guadagnati da un giocatore sono doppi rispetto al consueto. n.12 dicembre 2009

Il teatro Il progetto teatrale dell’associazione “I monelli dell’arte” ha mostrato la sua effettiva validità in merito all’integrazione di tutti i partecipanti, con e senza diversità. Nel filmato si è potuta constatare un’atmosfera positiva presente in tutto il gruppo. Anche nel backstage, o nelle sequenze relative alle prove per lo spettacolo emergeva chiaramente l’intesa e l’attenzione verso ogni persona coinvolta. La gratificazione e il divertimento come naturale effetto per ognuno. Espressione teatrale nelle scuole, antitesi esatta di certe iniziative che puntano essenzialmente a performances ineccepibili sul piano della forma, costi quel che costi sul piano umano.

Suonare insieme per ritrovare energia Il terzo progetto si intitola “Taxi Orchestra”: una ventina di ragazzi, sempre con e senza disabilità, si divertono a suonare insieme. In qualche occasione si aggiungono rock band locali e perfino artisti di fama internazionale in tournee da quelle parti. Appena finiti i filmati, dal fondo della sala è iniziato un facile, ma accattivante ritmo battuto con le mani di sempre più persone. Sull’onda di questi bit, come una sorta di Pifferaio Magico, il docente di musica ci ha condotto fuori, al centro del piano terra del Palacongressi. Lì a terra era disposto in un grande cerchio circa un centinaio di strumenti: alcune decine di tamburi di varie misure e materiali, bastoncini musicali, sonagli eccetera. L’aspetto decisamente particolare è stato vedere come i corsisti si siano posizionati davanti allo strumento prescelto senza fare alcuna domanda e senza smettere di alimentare quel ritmo con le mani. Poi, guidati dai gesti e dal fischietto brasiliano del musico, abbiamo con naturalezza iniziato a suonare, quasi come non avessimo fatto altro nella vita e come ci conoscessimo da sempre. Garantisco che l’energia che ne è risultata ci ha consentito di tornare, sorridenti e galvanizzati, ciascuno nelle proprie fila. Forse anche ai nostri ragazzi farebbero altrettanto bene occasioni simili per sorridere di più?... Michela Fia Insegnante di diritto liceo Rosmini di Trento Informazioni: per avere materiali relativi ai tre progetti, rivolgersi a Maria Pilati, referente integrazione, Sovrintendenza agli Studi, Aosta 27


LIM

La mia esperienza

L’Istituto Comprensivo Revò al Convegno L’uso delle Lavagne Interattive Multimediali (LIM) si sta sempre più diffondendo nelle scuole italiane, e la nostra provincia è sicuramente all’avanguardia in questo settore. Anche la Erickson nell’ultimo convegno di Rimini ha dato ampio spazio a questo strumento; un’intera sessione è stata dedicata alle buone prassi realizzate dagli insegnanti con la LIM: i lavori migliori, selezionati dalla Commissione Scientifica composta da Paola Pasotto, direttore generale Centro Studi Erickson, Luigi Guerra dell’Università di Bologna, Antonio Calvani e Giovanni Bonaiuti dell’Università di Firenze, sono stati presentati, condivisi e discussi assieme durante le giornate del Convegno.

L’esperienza trentina Da tempo la nostra Provincia ha messo a disposizione dei suoi docenti un numero crescente di questi sussidi su progetti che ne prevedessero l’uso nel contesto della classe in qualità di strumento da utilizzare nell’azione didattica quotidiana. Ha fornito il supporto tecnico, la formazione teorica e spazi di aggiornamento specifico anche all’interno del progetto realizzato da Didapat sulle nuove tecnologie per l’apprendimento. Ha favorito in questo modo la creazione di ambienti di apprendimento significativi e costruttivi, che hanno permesso agli insegnanti di ripensare la didattica in generale e le modalità di sostegno degli alunni con Bisogni Educati28

vi Speciali. La mia sensazione al Convegno di Rimini è stata che molte delle realizzazioni presentate non avessero ancora sfruttato al meglio le potenzialità dello strumento, in particolare assomigliavano più a presentazioni utili a sostenere la lezione dell’insegnante che a strumenti interattivi utilizzabili dagli studenti. Credo si sia ancora alle prime esperienze in Italia e nel confronto la nostra Provincia sembra aver fatto più strada, un esempio lo si può reperire nel progetto “sLIMteam”, l’area Web appositamente dedicata (all’indirizzo www.slimteam.it/) dove si è creato un ambiente di dialogo fra insegnanti che mettono a disposizione le risorse prodotte in particolare durante i corsi frequentati a partire dall’a.s. 2006-2007.

Anch’io ho avuto la fortuna di essere fra quegli insegnanti che hanno potuto sperimentare in prima battuta l’uso della lavagna interattiva e mi sono fatta promotrice della sua diffusione nel mio istituto, che è l’istituto comprensivo di Revò, dove è molto apprezzata e utilizzata nelle classi in cui è stata installata e la richiesta di nuove lavagne è in continua ascesa. La presenza di tale strumento all’interno dell’aula mi ha sollecita ad una nuova organizzazione della classe, più attiva e flessibile e ad una diversa interpretazione del mio ruolo e di quello dei miei allievi. Mi sono trovata nella condizione di “parlare” meno e di mostrare di più, sollecitando contemporaneamente diverse forme d’intelligenza e rispondendo meglio alle abilità degli alunni, in particolare a quelli con bisogni educativi peculiari (specifici). Ho sempre avuto nelle mie classi alunni “speciali” che sono stati per me e i miei colleghi una sfida e la LIM mi ha offerto una sorprendente potenzialità. In particolare per i bambini con difficoltà nell’area linguistica e comunicativa, ho trovato nelle immagini lo stimolo adeguato per proporre e rendere più intellegibili alcune proposte didattiche. È stato più facile catturare e mantenere l’attenzione, ma anche veicolare contenuti altrimenti poco accessibili, per questi studenti, attraverso le sole parole. Un apprendimento facilitato L’uso di immagini e video mi ha aiutato a far intuire concetti che sarebbero risultati altrimenti poco comprensibili ingenerando sentimenti di inadeguatezza, cosa che scatena facilmente rifiuto ed ostilità, e nei soggetti più fragili, l’oppositività e l’auto esclusione dal compito e dal n.12 dicembre 2009


gruppo. Poter mostrare un modello o il risultato atteso, ha ridotto la necessità di usare spiegazioni verbali, che risultano per alcuni noiose e troppo lunghe, non sostenibili dalla propria memoria di lavoro e ancor meno da quella a lungo termine e perciò non “a-prendibili”. Mi è più naturale richiedere agli studenti la partecipazione attiva e l’azione interattiva perché ho a disposizione strumenti creativi di scrittura e multimedialità, funzionali ed immediati: un gran numero di penne, la tastiera, forme, righelli, compassi, una nutrita galleria di immagini e prodotti multimediali, ma anche lo strumento per la cattura delle immagini e la videoregistrazione, file audio/video che insieme ad uno scanner e una stampante permettono ad ogni alunno la realizzazione dei prodotti di qualità ed effetto. Il collegamento ad internet inoltre dà la possibilità di allargare in modo esponenziale le risorse a disposizione, vi trovo non solo informazioni ed immagini adatte, ma anche una miriade di giochi e attività di libero utilizzo, adeguate al livello di sviluppo e all’argomento che stiamo affrontando in quel momento, per cui è più facile calibrare le attività sull’effettivo interesse e bisogno formativo dello studente. Nella scuola secondaria In una prima classe della scuola secondaria di primo grado, in particolare, abbiamo progettato l’inserimento di uno studente con un grado di ipoacusia importante, avvalendoci come sussidio specifico proprio della LIM e dell’uso delle mappe concettuali per favorire la comprensione della lingua parlata. n.12 dicembre 2009

Gli insegnanti hanno seguito uno specifico corso di aggiornamento ad inizio anno scolastico e hanno progettato modalità e strumenti di lavoro per superare questa forma di svantaggio con l’ausilio delle tecnologie. Siamo al terzo anno di lavoro, e studente, insegnanti e genitori ritengono molto positiva l’esperienza e adeguate le metodologie adottate. La LIM si è dimostrata uno strumento facilitante per gli alunni con diagnosi di dislessia: permette di avere il testo proiettato alla lavagna, evidenziare i concetti essenziali, aggiungere note, trasformare un contenuto di studio in una mappa concettuale che può essere stampata e consegnata agli studenti, ma anche portata a casa in file e ulteriormente personalizzata e rielaborata e queste attività particolarmente efficaci per questi alunni vanno a vantaggio di tutti. Inoltre favorisce la memorizzazione perché il lavoro salvato è immediatamente riproducibile e ripercorribile favorendo la riflessione metacognitiva e l’acquisizione di senso sul percorso fatto. Efficace per la dislessia Si è visto con l’esperienza che proprio due strumenti compensativi, la sintesi vocale e l’utilizzo di map-

pe concettuali, sono risultati strumenti compensativi efficaci per migliorare l’apprendimento negli studenti con DSA. La LIM diventa pertanto uno strumento compensativo inclusivo perché usato per tutti gli alunni, efficace ed utile non solo per chi è in difficoltà, ma potenziamento didattico per tutta la classe perché facilita la creazione di un metodo di studio, diventa un organizzatore potente e il risultato elaborato insieme è facilmente trasferibile ad ogni studente sia su carta che sul proprio pc a casa e a scuola, tanto più se l’insegnante si avvale del proprio spazio Web in cui dialogare, depositare i prodotti costruiti insieme in classe e fornire feedbak ai propri studenti. (Il mio sito è Didapat.net/11/j, l’ho progettato non solo per i miei alunni, ma soprattutto per il gruppo territoriale della rete BES di cui il nostro istituto è capofila). Questa organizzazione didattica pensata per favorire studenti disabili si è rivelata una ricchezza e una risorsa importante per tutta la classe. Cosa cambia per l’insegnante Per essere efficace richiede all’insegnante un pensiero e una progettazione più puntuale e ragionata, è indispensabile preparare e selezionare il materiale da utilizzare con attenzione e, dopo una scelta oculata, un grande aiuto può venire dall’acquisto di testi scolastici in formato digitale. Quest’anno la fondazione AID ha ottenuto un contributo dalla Telecom Italia per la sua biblioteca digitale che su richiesta delle scuole, tramite il suo sito, era disponibile ad inviare agli studenti certificati come DSA i testi scolastici adottati in PDF. Paola Barolo Insegnante di scuola primaria 29


INTELLIGENZA

Un metodo per svilupparla A Rimini in alcuni seminari sono state presentate metodologie adatte ad aiutare l’apprendimento e a sviluppare l’intelligenza non solo di chi presenta difficoltà, ma anche di tutti gli studenti. Uno dei workshops più interessanti per tutti i docenti, non solo per chi opera sul sostegno è risultato essere “Educazione cognitiva ed emotiva: il contributo del metodo Feuerstein” condotto da Ester Bombardini del CAM ( Centro per l’apprendimento mediato). Molti insegnanti infatti hanno subito riempito la piccola sala D e la curiosità era alta.

“come aiutare ad apprendere”, obiettivo imprescindibile della nuova professionalità docente. La modificabilità cognitiva Alla base c’è la concezione olistica dell’individuo che non separa intelligenza ed emozioni, educazione razionale ed educazione emotiva. Un altro principio è la teoria della modificabilità cognitivo strutturale ovvero la convinzione che l’intelligenza non sia un dato di fatto, presente dalla nascita e immutabile nel tempo, bensì che in ogni età e situazione l’individuo sia modificabile e possa attivare risorse latenti. Tale modificabilità può essere indotta più facilmente attraverso l’apprendimento mediato, una particolare relazione tra docente e discente, in cui il ruolo dell’insegnante non è quello di dare soluzioni, ma di aiutare lo studente a diventare consapevole del processo di apprendimento. È un’attenzione dialogica che si focalizza sui processi. Viene chiesta giustificazione di tutte le risposte, anche di quelle corrette. Un altro passaggio poi è fare bridging, cioè trasferire i principi acquisiti in contesti diversi, stabilire relazioni tra le esperienze nuove e quelle familiari. Il mediatore inoltre usa incentivi intrinseci al compito, comunica entusiasmo rispetto all’apprendimento in modo che l’allievo acquisisca fiducia in se stesso e nelle sue capacità. Attenzione al compito

Insegnare a pensare Si tratta di un metodo nato in Israele nel secondo dopoguerra e oggi diffuso in 50 paesi, che si propone di migliorare i processi cognitivi. Studiato per ragazzi con difficoltà di apprendimento, attualmente è utilizzato per sviluppare creatività e flessibilità e soprattutto per attivare risorse rivolte all’imparare a imparare. È un metodo centrato sull’ascolto, sull’attenzione ai saperi individuali e sui diversi stili cognitivi, privilegia la riflessione sui processi mentali piuttosto che la trasmissione di contenuti. La consapevolezza del proprio modo di apprendere consente di trasferire in altre situazioni le abilità possedute e acquisite tramite la formazione e avvia ad un uso autonomo del pensiero. L’educacabilità cognitiva ed emotiva è il principio su cui si fonda il metodo Feuerstein, che rientra in quelle metodologie rivolte al potenziamento delle risorse umane e focalizzate sul “come si apprende” e sul 30

Essere dei mediatori consapevoli significa riflettere su quali sono le funzioni cognitive di base che si vogliono stimolare e su quale tipo di compito sia più adatto a farlo. Il compito deve sempre fornire degli stimoli e avere delle variabili in modo da poter entrare nella zona di sviluppo prossimale, di cui ci ha parlato Vygotskij: non essere cioè né troppo facile né troppo difficile, ma contenere una sfida ottimale. Può stimolare al confronto, alla classificazione, all’esplorazione sistematica, cioè alle operazioni mentali più importanti per vivere e per avere un bagaglio cognitivo forte. La didattica utilizzata è fortemente interattiva e richiede un’attività di natura metacognitiva, riferendosi alla conoscenza che ciascuno ha dei propri processi cognitivi e dei loro prodotti, di cui l’educatore diventa cassa di risonanza. Tutti i compiti sono impostati sul problem solving, mentre i contenuti possono essere di varia natura. Ad esempio, un compito molto semplice che richiede di unire diversi puntini, numerati o meno a seconda dell’età dei discenti, mobilita la capacità di attenzione, pianificazione, interiorizzazione, flessibilità e richiede di osservare, decidere, interpretare. n.12 dicembre 2009


L’esperienza in prima persona Dopo aver condiviso gli aspetti teorici su cui poggia il metodo Feuerstein e averne visto i passaggi, il gruppo ne ha fatto esperienza diretta. Sullo schermo è stato proiettato un compito che nessuno dei presenti è riuscito a risolvere, nonostante si trattasse di persone adulte e laureate. Il sentimento generale è stato di frustrazione. La conduttrice ci ha fornito un esempio di apprendimento mediato, fornendoci un compito più semplice e guidandoci nelle varie operazioni di identificazione del problema, di scelta delle possibili soluzioni, di consapevolezza del processo. Non ci ha mai dato soluzioni, ma solo gli strumenti per arrivare alla soluzione. Una volta risolto il compito più semplice il gruppo è stato in grado di risolvere anche quello più complesso, facendo ponte e applicando la stessa strategia. La soddisfazione è stata generale, soddisfazione di aver capito il tipo di compito, di avere capito qual era il meccanismo utile per risolverlo e di essere arrivati da soli alla soluzione. La sensazione di incompetenza e stanchezza che credevamo legata all’orario, visto che si trattava dell’ultimo workshop della giornata, si era magicamente dissolta. Come ci è stato detto, cognizione ed emozione sono due facce della stessa medaglia e la componente emotiva è anche quella energetica. La ricerca I cambiamenti registrati nelle classi dopo l’utilizzo di questo metodo generalmente sono la diminuzione del numero di errori, l’uso di vocaboli e concetti più difficili, l’utilizzo di più fonti di informazione, la tendenza a leggere spontaneamente le istruzioni, l’aumento del sentimento di competenza, la diminuzione dell’ansia rispetto al nuovo e al complesso e della giustificazione di fronte all’errore. È stata presentata una ricerca condotta, con la supervisione dell’Università di Bologna, in una scuola media di Rimini. Ha coinvolto studenti, insegnanti, personale ATA e genitori. Gli studenti hanno svolto in orario scolastico dei laboratori cognitivi utilizzando il metodo Feuerstein, detto anche Programma di Arricchimento Strumentale, gli insegnanti ed il personale non docente hanno seguito una formazione specifica sul metodo ed i genitori hanno seguito dei laboratori cognitivi a loro rivolti. Si trattava di una classe prima, affiancata da una classe di controllo che ha seguito una didattica tradizionale. Si è così potuto verificare che l’applicazione del metodo Feuerstein ha avuto una ricaduta positiva anche sull’apprendimento delle discipline stesse, in particolare n.12 dicembre 2009

si sono registrati miglioramenti nella comprensione della lettura e nelle abilità matematiche. È aumentata la comprensione e la sensibilità al testo estesa anche alla comprensione del testo di problemi matematici, è migliorata la categorizzazione dei problemi, di cui viene riconosciuta la struttura profonda. Feuerstein in diretta Prima di concludere questo workshop, abbiamo potuto vedere e ascoltare in video l’ideatore del metodo, Reuven Feuerstein, carismatico e arzillo, nonostante gli ottantotto anni, con l’aspetto di un patriarca biblico. Le sue parole ribadiscono il ruolo delle emozioni nell’apprendimento. L’affettività è un fattore energetico che genera ed è generato dai processi cognitivi. Alla domanda perché nel suo metodo venga data tanta importanza agli aspetti cognitivi, Feuerstein risponde che l’elemento cognitivo è quello che presenta più modificabilità, mentre l’elemento emotivo è meno plastico, si modifica però conseguentemente alle modifiche cognitive. La determinante cognitiva permette all’individuo di leggere i suoi sentimenti, di elaborarli e reinterpretarli secondo una prospettiva più ampia, ciò determina anche un cambiamento emotivo. Nel corso dell’apprendimento mediato lo stesso mediatore cambia, grazie alla sua intenzione di mediare. Feuerstein conclude dicendo che se siamo interessati a trasmettere alle generazioni future qualcosa di noi, la consapevolezza di questa nostra intenzione modifica il nostro stesso comportamento eliminando gli aspetti di che non ci sembrano funzionali. Da questo punto di vista l’approccio mediato all’insegnamento è una spinta potente anche al cambiamento di sé. (P.L.) 31


la mozione ACCOGLIENTI

“Una vita non si boccia. Mai” Più di 4000 persone da tutta Italia, del mondo della scuola, dei servizi sanitari e sociali, dell’università e della ricerca, nonché familiari di persone con disabilità, si sono incontrate, come ogni due anni, a Rimini nel più importante appuntamento nazionale sui temi dell’inclusione scolastica e sociale. È stato un momento di appassionato incontro non solo scientifico e pedagogico, sullo sviluppo della qualità del nostro lavoro. È stato, come sempre, anche un incontro di valore civile, di riconoscimento dell’identità di chi crede in una società inclusiva e non si arrende mai.

2009 La Qualità dell’integrazione scolastica Rimini, 13-14-15 novembre 2009

7° Convegno internazionale

Mozione finale «Una vita non si boccia. Mai» Più di 4000 persone da tutta Italia, del mondo della scuola, dei servizi sanitari e sociali, dell’università e della ricerca,

Nel 2007 “la carta di impegni” Due anni fa, i partecipanti alla sesta edizione del convegno hanno approvato una speciale «carta di impegni» nella quale ognuno ha condiviso di agire con la durezza e la tenerezza che l’argomento richiede, partendo dal proprio lavoro, per dare qualità all’integrazione senza alibi e reticenze. Con la stessa durezza e tenerezza di due anni fa, confermiamo il nostro impegno personale. Ma altrettanto denunciamo i rischi di deriva sociale che viviamo ogni giorno e che temiamo portino oggi a un punto di non ritorno. Temiamo cioè il declino di una vera integrazione, verso nuove forme di esclusione, di carità compassionevole, di assistenzialismo, cioè l’opposto di una naturale realizzazione di diritti elementari, che pensavamo conquistati una volta per tutte: diritto alla qualità della vita, allo studio, al lavoro, alla relazione, allo sviluppo di tutte le potenzialità ed eccellenze, alla cura come rispetto e dignità, all’autodeterminazione, alla non discriminazione e pari opportunità. Quest’epoca ci chiede una denuncia civile e ragionata 32

nonché familiari di persone con disabilità, si sono incontrate, come ogni due anni, a Rimini nel più importante apdiritti scolastica mai edavvero con­cretamente che coinvolge tutto il nostro paese, puntamento nazionale sui temi dell’inclusione sociale. stato un momento di appassionato incontro non solo co e pedagogico, sullo sviluppo della qualità del realizzati perscientifi tutti. Mentre il mondai soggetti politici, a Èquelli socianostro lavoro. È stato, come sempre, anche un incontro di valore civile, di riconoscimento dell’identità di chi crede in do ci interroga su come abbiamo li, economici, e culturali: siamo in una società inclusiva e non si arrende mai. un paese che è ancora di eccellen- fatto a creare un modello scolastianni fa, i partecipanti alla sesta edizione del convegno hanno approvato una speciale «carta di impegni» nella za per l’integrazione inDue Europa ma co inclusivo, l’Italia è assente dalquale ognuno ha condiviso di agire con la durezza e la tenerezza che l’argomento richiede, partendo dal proprio lavoro, di per dare qualità all’integrazione alibi e reticenze. la senza Conferenza di Salamanca del che rischia tra non molto divenCon la stessa durezza e tenerezza di due anni fa, confermiamo il nostro impegno personale. 2009, il più importante appuntatare solo un ex. Ma altrettanto denunciamo i rischi di deriva sociale che viviamo ogni giorno e che temiamo portino oggi a un punto di non ritorno. Temiamo cioè il declino di una vera integrazione, verso nuove forme di esclusione, di carità commento internazionale sull’inclusiopassionevole, di assistenzialismo, cioè l’opposto di una naturale realizzazione di diritti elementari, che pensavamo Centro Studi Erickson ne. L’abulia, la marginalità di inteconquistati una volta per tutte: diritto alla qualità della vita, allo studio, al lavoro, alla relazione, allo sviluppo di tutte le potenzialità ed eccellenze, alla resse cura comeistituzionale, rispetto e dignità, all’autodeterminazione, non discriminazione e la troppaalla varietà pari opportunità. di comportamenti istituzionali a Quest’epoca ci chiede una denuncia civile e ragionata che coinvolge tutto il nostro paese, dai soggetti politici, a quelli sociali, economici, e culturali: siamo in un paese che è ancora di eccellenza per l’integrazione in Europa Signori politici, macchie di le­opardo nel paese, de- ma che rischia tra non molto di diventare solo un ex. amministratori, nunciano la vostra assenza di visioresponsabili istituzionali! ne del futuro: ogni negativa integrazione di ogni singolo Centro Studigiovane Erickson Non dimenticate mai che la disabi- diventa un costo sociale ed econolità attraversa la vita, è nella vita, mico in più nel futuro, oltre che non è un destino fuori di noi. Po- una dolorosa lesione di diritti, sotrebbe capitarvi un giorno di avere prattutto una perdita di umanità. bisogno di una carrozzina, di pan- Con la vostra abulia voi bocciate noloni, di riabilitazione, di avere un troppe vite. Ciò che vi chiediamo figlio o un parente con disabilità. non sono solo investimenti economici, ma anche una diversa cultura Capireste allora il troppo gran- del servizio pubblico, dove goverde scarto tra le tante buone paro- nance attiva, promozione, qualità le delle nostre leggi e i fatti concreti dei servizi si alleano con ogni perche si realizzano nella quotidianità sona disabile diventando fatti, non del governo dell’integrazione. Per parole, diritti e non carità, respontroppi di voi la Legge 104, la Leg- sabilità condivisa e non estenuange 328 sul progetto di vita, la stessa te contrattazione personale per i convenzione ONU sui diritti del- diritti quotidiani negati. Per quele persone con disabilità sono, se sto condividiamo il grido d’allarvediamo i fatti, petizioni astratte, me che le federazioni delle persochiacchiere buoniste, illusioni di ne con disabilità della FISH e della

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FAND hanno lanciato in questi giorni. L’elenco delle vostre abulie sarebbe lungo. Ci basta qui segnalarvi la scarsa attenzione alla formazione di tutti gli operatori scolastici sul tema dell’integrazione, accompagnata da disattenzione sulla qualificazione e organizzazione del personale specifico per l’integrazione, spesso considerato di fatto marginale e accessorio, più una concessione alla pietà che un progetto di sviluppo. Ci basta segnalarvi l’abnorme aumento del numero degli alunni per classe, fuori dal DPR 81/09 e da qualsiasi buon senso pedagogico, in presenza di un grande numero di alunni con disabilità, a discapito di una minima qualità dell’in­segnamento per tutti. Ci basta segnalarvi come i processi scolastici in atto sembrano confondere merito con selezione, come se l’integra­zione con successo dell’alunno con disabilità non fosse il primo indicatore di eccellenza per tutti gli altri. Vogliamo quindi dire a voi chiaro e tondo basta, almeno noi che con durezza e tenerezza giorno per giorno lavoriamo nell’integrazione, ricevendo da questa esperienza un senso vero della vita e uno scopo alto di umanità.

Signori sindacalisti! Non dimenticate mai che la disabilità attraversa la vita, è nella vita, non è un destino fuori di noi. Potrebbe capitarvi un giorno di avere bisogno di una carrozzina, di pannoloni, di riabilitazione, di avere un figlio o un parente con disabilità. Capireste allora che tra il giusto interesse del lavoratore e il diritto della persona con disabilità bisogna una volta per tutte scegliere a favore della seconda. È ora di sostenere, ad esempio, senza drammi che la continuità didattica del docente di sostegno è necessaria senza se e senza ma, che questa professione va ben selezionata e formata, e va valorizzata la sua professionalità non come alibi per entrare nei ruoli. È ora soprattutto di sostenere che tutti i docenti -assolutamente tutti- debbano essere esperti di inclusione. È ora di riconoscere insieme che conta di più il diritto di ogni bambino ad essere promosso e non bocciato da regole contrattuali corporative. Non vi pare che così si renderebbe il lavoro docente migliore, più professionale per tutti? Con il vostro corporativismo voi bocciate troppe vite. Anche a voi diciamo, quindi, chiaro e tondo basta, almeno noi che con durezza e tenerezza giorno per giorno lavoriamo nell’integrazione, ricevendo da questa esperienza un senso vero della vita e uno scopo alto di umanità. Signori delle chiese e del terzo settore! Crediamo e speriamo che anche voi condividiate i diritti inalienabili di ogni persona umana ad avere una vita di­gnitosa, aperta, di autorealizzazione. Vi chiediamo quindi più coerenza con questi princi-

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pi per evitare che tra alcu­ni di voi prevalga un assistenzialismo caritatevole, l’offerta mimetizzata di istituzioni chiuse, con classi speciali e differenziali, evitando una sorta di business della carità a fronte della manchevolezze dei sistemi sociali pubblici e aperti di integrazione: Non fate degli errori pubblici un vostro affare, siate invece con noi a migliorare la qualità dell’integrazione. Non bocciate nessuna vita assieme a noi, assieme a quella grande scuola di Barbiana, del nostro comune ispiratore Don Lorenzo Milani, per il quale «la scuola che espelle Gianni non ha diritto di chiamarsi scuola». Signori dell’economia e della produzione! Non dimenticate mai che la disabilità attraversa la vita, è nella vita, non è un destino fuori di noi. Potrebbe capitarvi un giorno di avere bisogno di una carrozzina, di pannoloni, di riabilitazione, di avere un figlio o un parente con disabilità. 33


Capireste allora che la vostra apparente furbizia per evitare di assumere un cittadino disabile, aggirando le leggi, rende la qualità della nostra ricchezza nazionale inquinata, il profitto una vera ingiustizia. Ma perdete così anche un’opportu­nità di fare delle imprese e del lavoro un patrimonio capace di fare insieme sviluppo economico e civiltà del lavoro. Anche a voi diciamo chiaro e tondo basta, ricordandovi che la recente crisi economica non è derivata dai lavoratori che chiedono lavoro stabile e salari decenti, e neppure dai disabili che chiedono un lavoro dignitoso, ma dall’ingordigia di alcuni di voi che hanno speculato nella finanza, alla faccia di una mi­gliore distribuzione delle ricchezze. Voi rischiate così di bocciare la vita di tanti, non solo dei disabili, se non saremo insieme capaci di trovare una nuova etica nell’economia e nel lavoro. Signori cittadini qualsiasi della nostra Italia! Non dimenticate mai che la disabilità attraversa la vita, è nella vita, non è un destino fuori di noi. Potrebbe capitarvi un giorno di avere bisogno di una carrozzina, di pannoloni, di riabilitazione, di avere un figlio o un parente con disabilità Capireste allora che la disabilità riguarda tutti, che non è bene girarsi dall’altra parte perchè oggi non vi riguarda. Capireste che quel bambino compagno di banco di vostro figlio è una risorsa di civiltà e di apprendimento per tutti, non un peso perchè così vostro figlio non va avanti. Vi diciamo che non serve pietà, non serve beneficenza, non serve commuoversi per qualche lacrime34

vole storia che passa in tv, ma partecipare tutti con responsabilità al destino di ogni nostro vicino di casa. Il destino di tutti è il vostro personale destino. Non bocciate la vita degli altri, perchè vi interessa solo la promozione della vostra. Così bocciate la vostra umanità. Anche a voi diciamo basta al disinteresse, alla pietà ingenua che spesso diventa cinica, ve lo diciamo noi che con durezza e tenerezza giorno per giorno lavoriamo nell’integrazione, ricevendo da questa espe­rienza un senso vero della vita e uno scopo alto di umanità. L’emergenza educativa e sociale a cui molti dicono di porre oggi attenzione, spesso disseminando più paura che speranza, ha bisogno di credere invece in tutte le persone, oggi più che nel passato, ora che nelle nostre classi e nelle nostre città aumenta l’eterogeneità individuale, sociale ed economica. Un balzo in avanti di eguaglianza, di comunità e di solidarietà, è la nostra unica possibile eccellenza per il futuro, non la nascita di nuovi ghetti, il brevetto di nuovi farmaci chimici e ideologici miracolosi, l’organizzazione coatta di nuovi sofisticati

assistenzialismi. Non bocciamo nessuna vita, e lo diciamo noi che quotidianamente viviamo con le vite che rischiano esclusione e abbandono. Come ci ha insegnato De Andrè, dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori. È dalla vita di ognuno, a partire da quella più difficile da realizzarsi, che la vita ha senso per tutti, anzi spesso dal letame nasce migliore di quella che nasce nel lusso e nell’apparenza. Non è l’eccellenza di alcuni che renderà felice una società, ma se questa è aperta a tutti, in una terra comune fertile per la vita di ognuno, una società diventerà felice per valori essenziali condivisi (alla dignità, allo sviluppo, alla felicità realisticamente possibile) realizzati a partire da chi ha avuto di meno. Con la solita durezza e con la solita tenerezza, noi siamo ancora qui ad impegnarci in prima persona, proprio per questo non possiamo fare sconti a nessuno né trovare attenuanti. Come ci dice lo slogan di questo convegno: «quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare» e dunque felici di essere italiani se e perchè accoglienti. n.12 dicembre 2009


EDUCA 2009

il dibattito SCUOLA

Istruire o educare? “Basta istruire?” è stato senza dubbio uno degli appuntamenti pià vicini al mondo dellla scuola nell’edizione 2009. Venerdì 25 settembre alle 17.30, nell’aula Magna del Palazzo istruzione di Rovereto, Mario Rusconi, dirigente scolastico vicepresidente dell’ANP, Massimo Borghesi, docente di filosofia morale presso l’Università di Perugia ed Edoardo Albinati, scrittore e insegnante di materie letterarie, coordinati da Riccardo Bonacina, hanno discusso sul ruolo della scuola e sulla sua funzione educativa o puramente istruttiva nella società attuale. Il rapporto con la tradizione Secondo Massimo Borghesi, la questione fondamentale riguarda il rapporto tra la tradizione e il presente. Quello che manca nella scuola attuale è, a suo parere, il legame con la tradizione culturale che permette di trasmettere ciò che è degno di esistere. Perché questo accada occorre che l’insegnante si faccia educatore. Tutti abbiamo chiaro, ormai da anni, che istruire non è educare. Di crisi educativa parlano così tanto giornali e riviste da farle rischiare la banalizzazione. Dalle ultime indagini IARD, emerge però che gli insegnanti non sono pentiti della loro scelta professionale, anzi la rifarebbero. Questo dimostra che la passione educativa non è venuta meno, e allora, ci si chiede, perché non riescono più ad educare. La tradizione culturale umanistica fino a qualche decennio fa costituiva l’asse portante della scuola, il problema oggi è che essa è venuta a mancare, lasciando al suo posto un grande vuoto.

per caso. La fine della grande speranza, alimentata dal comunismo, ha lasciato il vuoto dietro di sé. È come se oggi fossimo in una dimensione di fine della storia. Fine della storia del progresso continuo. Questa fine della storia significa che i giovani oggi si sentono senza passato. La nostra generazione, invece, aveva una storia, grazie alla quale entrava in contatto con una tradizione umanistica attraverso i classici. In famiglia c’erano i racconti della Seconda Guerra Mondiale e attraverso la sfera familiare ci si sentiva dentro la grande storia; i partiti politici portavano con sé più di un secolo di storia. Scuola, famiglia e società, tutte insieme, introducevano alla storia. La generazione di oggi, invece, è senza storia alle spalle, senza radici. A questa mancanza si è proposto come falso rimedio l’invenzione di una tradizione, lo studio del dialetto, del folclore, il localismo; si è cercato così di costruire una tradizione. Ma a scuola, secondo Borghesi, il termine “tradizione” ha senso solo se indica la tradizione umanistica, che va dal particolare all’universale.

La società senza storia

La crisi della scuola

Siamo nella società del vuoto. Tutto ciò non è piombato sulla scuola

Non si va a scuola per apprendere tutto. Oggi le scuole sono come dei

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supermarket che offrono di tutto un po’. Ovviamente si va a scuola per apprendere un lavoro, ma questo dovrebbe essere inserito nel quadro di una tradizione culturale. Dante e Omero sono importanti anche per chi farà il metalmeccanico. Così pure Dostojewski ed i grandi della letteratura straniera. La formazione e l’educazione a scuola passano attraverso una tradizione culturale che viene consegnata da una generazione all’altra. Essa è come il testamento che consegna alle nuove generazioni ciò che la generazione passata considera il meglio che si possa tramandare. Ora questa idea di meglio non è più chiara. I libri, i contenuti non sono irrilevanti nel processo formativo e l’insegnante diventa “maestro” quando li riattualizza nel presente. La crisi della scuola è anche crisi della sua tradizione, ora non si trasmette più nulla che rimanga per la vita, e poi ci si lamenta che gli studenti non sanno più scrivere. Crisi educativa Questo processo attraversa, non solo l’Italia, ma tutti i paesi evoluti. La crisi educativa è un processo che resiste ad ogni riforma, perché in sé una riforma non può intervenire a questo livello; può attuare un maggior rigore, che sarebbe legittimo solo se avesse la contropartita di una tensione rinnovata tra scuola e mondo del lavoro. Lo scopo 35


ultimo della scuola è l’introduzione alla vita, mentre la scuola oggi non forma né per l’uno né per l’altra. Non istruisce né forma e quando ancora lo fa è perché singoli docenti non hanno dimenticato la vocazione e la passione che li hanno spinti ad insegnare. Qui è il docente che supera la dissociazione tra l’ideologo e il tecnico. L’insegnante è colui che trasmette un’abilità all’interno di una tradizione culturale. Riccardo Bonacina interpella sul tema della tradizione anche Albinati, insegnante scrittore, autore di numerosi libri che spesso descrivono situazioni di frontiera, sia biografiche sia geografiche o sociali. Ha appena pubblicato la raccolta di racconti, “Guerra alla tristezza”, alcuni dei quali sono di argomento scolastico, come il racconto “Undicesimo: non insegnare”. Le situazioni “estreme” L’insegnante scrittore, dopo avere dichiarato che il suo punto di vista è anche quello di un padre, confessa, per quanto riguarda la scuola, di trovarsi ad assumere spesso il punto di vista degli studenti e di sentirsi molto empatico nei loro riguardi. Questo lo aiuta a compiere il

suo dovere di insegnante. Si è sempre interessato, anche nei suoi libri, alle situazioni cosiddette “estreme” perché è lì che si vede se le cose funzionano. La scuola nel carcere di Rebibbia, presso la quale attualmente insegna, è una di queste. In essa essere senza libri o con una finestra rotta e magari fare lezione ad un tossicodipendente in crisi di astinenza è all’ordine del giorno. È lì che si può vedere se si riesce leggere una pagina di Dante, se funziona oppure no Se non ci si riesce, vuol dire che c’è qualcosa di sbagliato. E invece succede che ci si riesca e con successo. Albinati dichiara di svolgere gli stessi programmi di un istituto normale, senza riduzioni, magari con più soddisfazione perché a volte trova qui chi è in grado di capire certi autori, come, ad esempio, Machiavelli o Leopardi. Certi temi che sugli studenti della scuola normale “scivolano” in questa situazione, invece, lasciano una traccia indelebile aiutando a capire meglio se stessi. Il senso della scuola Non solo la letteratura, ma in carcere si riesce pure ad insegnare l’analisi logica, che è la cosa più astratta

e formale, per apprendere la quale occorre pazienza, mentre la mentalità del detenuto è portata alla concretezza e alla praticità. Eppure ci si riesce e serve. La scuola, secondo Albinati, è un mondo separato, la lezione è un istante astratto, che può contenere una sua perfezione, dove l’esistenza viene sospesa e proprio questo “distacco”nel corso di una detenzione è importante. L’orientamento pedagogico attuale sempre più tende a ridurre l’educazione in vista dell’inserimento nel mondo del lavoro, senza considerare che si sta a scuola per così tanti anni che è meglio che la scuola abbia un fine in se stessa e non solo in vista di una professione futura. Il tempo della scuola deve essere valorizzato in ogni suo momento e avere senso mentre avviene. La singola ora di lezione deve essere significativa in sé, non solo perché alla fine di un percorso di cinque anni si otterrà il diploma. “Rendere ogni ora degna di essere vissuta”, questo potrebbe essere il motto della scuola.. La scuola non può avere senso solo quando finisce, sarebbe come dire che il senso della vita è solo la morte Quale cittadino per i futuro? Anche a Mario Rusconi viene chiesto di esprimere il proprio pensiero, sulla base della sua esperienza di dirigente scolastico, che sicuramente lo stimola alla concretezza. La scuola, secondo lui dovrebbe creare un buon cittadino e allora chiediamoci quali siano ne siano i requisiti fondamentali nella società attuale. Certamente delle conoscenze

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culturali, che comprendano anche l’ambito scientifico e delle competenze professionali, unite però anche a delle abilità pro-sociali. È importante senza dubbio che lo studente, futuro cittadino, acquisisca il rispetto delle regole di cittadinanza, l’apertura verso gli altri, la solidarietà. Ha trovato deprimente il dibattito sulla questione del 5 in condotta così come quello sull’insegnamento del dialetto nelle scuole, che ha occupato numerose pagine dei giornali. È ora di passare da una fase dominata dalla retorica della centralità dello studente alla centralità del docente per rivederne la formazione iniziale, la formazione in servizio e stabilire anche delle categorie di merito. Siamo l’unico Stato, insieme alla Grecia, che non prevede una carriera per i docenti, cioè una valorizzazione del merito. Lasciare la situazione così come sta significa non riconoscere la professionalità degli insegnanti. Un’altra questione, su cui ci invita a riflettere Massimo Borghesi, autore de “Il soggetto assente” è che la cultura trasmessa oggi dall’istituzione scolastica è basata sull’abolizione dell’io, su una specie di spersonalizzazione, mentre è dall’affermazione dell’io che sarebbe necessario ripartire. Alla scuola si sta chiedendo di istituire corsi di cittadinanza, corsi di educazione stradale, educazione alla salute ecc. Le si chiede di reagire alla crisi attuale, senza tenere conto che è essa stessa parte del problema. È proprio a scuola che i ragazzi assimilano un sostanziale scetticismo riguardo al senso della vita. Se un insegnante molto scettico comunica ai ragazzi una sostanziale diffidenza, l’ambiente scon.12 dicembre 2009

lastico non induce ad una adesione positiva all’esistenza, ma diventa luogo della problematizzazione infinita. Per avere un valore positivo, la problematizzazione dovrebbe essere accompagnata da un processo che permetta di capire che da qualche parte le risposte ci sono. I libri di testo odierni Di fronte alle lamentele dei figli che fanno fatica a studiare, Borghesi ha potuto constatare che in questi anni i libri di testo sono cambiati. Sono aumentati interventi che potrebbero essere definiti di disarticolazione della ragione. Educare alla ragione è educare a riconoscere ciò che è essenziale da ciò che è secondario. Ora invece ci troviamo di fronte a libri di testo che contengono di tutto e di più, così abbiamo ragazzi che studiano tutto (pochi) e ragazzi che non studiano niente (la maggior parte). Negli ultimi quarant’anni è cambiata la tradizione culturale presente nei manuali scolastici: l’elemento soggettivo è stato tolto. Nell’opera non è più rilevante il contenuto, ma solo la forma, forma che abolisce la soggettività. Capita così che uno studente debba leggere dieci pagine di critica letteraria prima di poter leggere il brano, si rompe così la comunicazione tra lo studente e l’autore. Una metodologia oggettiva ha avuto il sopravvento su quella che insegnava la soggettività. Nei manuali di un tempo, un ragazzo poteva ancora riconoscersi in scrittori come Leopardi o Manzoni o Ungaretti perché le domande che l’autore si poneva erano le

sue. L’insegnante non doveva fare altro che far capire questa corrispondenza. Al giorno d’oggi, invece, bisogna studiare la letteratura per studiarne generi e registri, e non gli autori. Gli studi letterari hanno lo scopo di farci conoscere gli strumenti di cui si servono, di conseguenza leggere le opere letterarie non porta più a riflettere sulla condizione umana, ma su nozioni critiche. L’insegnante di lettere si trova di fronte ad una scelta che il più delle volte gli sfugge per cui si limita a seguire il testo. Il disamore per l’umano Il metodo strutturale è una delle cause del disamore per l’umano nella scuola di oggi. Ha più senso studiare i metodi di analisi oppure le opere ritenute fondamentali grazie ai metodi di analisi? Si legge per trovare un significato, per abbellire la propria esistenza, per capire meglio se stessi. Così anche per la storia, che certamente non è fatta solo di date e grandi personaggi, ma adesso si è passati all’eccesso opposto e ne esce una storia fatta di diagrammi statistici, riflessioni economiche e geografiche. Come fa un ragazzo ad appassionarsi ad una storia così? Potrebbe essere questa una delle cause dell’apatia giovanile nello studio. Il problema della crisi della scuola di oggi è, sempre secondo Borghesi, anche il problema della crisi di una tradizione culturale umanistica. Ci si lamenta che i ragazzi non studiano, ma sono i libri testi ad essere complicatissimi e poco invitanti. (P. L.) 37


FORMAZIONE PROFESSIONALE

Cfp “Centromoda Canossa” Trento OLANDA

Alla scuola moda di Hertogenbosch Destinazione scuola moda Koning Willelm I College a Hertogenbosch, Olanda. I ragazzi del Centromoda Canossa sono rientrati il 17 novembre dopo aver trascorso una settimana nel Community College, un polo di notevoli dimensioni, con un’utenza di circa 12000 alunni e strutturato in diverse divisioni: moda, grafica, teatro, alberghiero, turismo e tanto altro. Creatività e tecnica le parole chiave che ricevono un nuovo slancio e che si sono portati dietro i ragazzi del quarto anno, che si preparano ormai al mondo del lavoro. Il College Nella splendida aula con le travi a vista della sede ristrutturata di via Grazioli, in cui il Centromoda Canossa è rientrato dall’anno scolastico appena trascorso, i ragazzi parlano volentieri dell’esperienza che si è conclusa soltanto il giorno precedente a Hertogenbosch. Sono entusiasti di essere stati in Olanda e, nonostante la stanchezza, hanno voglia di raccontare le loro impressioni non solo scolastiche e di classe ma anche le relazioni umane che hanno intessuto e la diversa “società” che hanno sperimentato per qualche giorno. Il campus

intitolato a Koning Willelm I è un polo scolastico davvero molto grande, quasi una piccola cittadella con tanto di vie e di indicazioni per potersi muovere con disinvoltura e una grande mensa che funge da punto di riferimento per tutti questi ragazzi che si spostano da un corso all’altro. Ma non è solo questo, è una scuola molto importante perché forma gli allievi ad affrontare il mercato del lavoro a livello internazionale, utilizzando le tecnologie più all’avanguardia e specifiche strategie di apprendimento. Si punta molto anche sull’esperienza sul campo, sperimentando nel concreto le realtà lavorative che si an-

dranno a utilizzare nel mondo del lavoro. I ragazzi portano a esempio di come gli allievi del settore turistico degli ultimi anni lavorino già sul campo, visto che all’interno della scuola esiste una vera e propria agenzia viaggi funzionante e a disposizione di genitori, insegnanti e alunni. Le potenzialità dei ragazzi Molti dei ragazzi trentini sono stati attratti dalla creatività dei coetanei olandesi, dal punto di vista diverso con cui guardano alla moda e dal loro modo di creare diverso. Raccontano che i professori hanno un rapporto particolare con gli alunni tanto che la figura dell’insegnante è equiparabile a un supervisore. Gli olandesi lavorano con più autonomia, il loro apprendimento è strutturato in maniera differente, si punta molto sull’empirico, si procede per tentativi ed errori. Gli insegnanti valorizzano molto le potenzialità degli studenti, che vengono sollecitati continuamente alla sperimentazione e all’innovazione, a provare e riprovare anche se ci sono errori ma senza darne un giudizio nell’immediato. La valutazione non è uguale alla nostra e l’obiettivo è posto a lunga scadenza, si guarda al prodotto finale e il percorso è individuale, nel rispetto dei tempi di ognuno. La didattica Anche la didattica è completamente differente, c’è molta alter-

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nanza tra l’attività pratica e quella teorica che si fa in classe, tra le lezioni frontali e i progetti che vengono affidati e realizzati in team. L’idea stessa della classe è superata, i gruppi si organizzano su progetti che durano 10 settimane l’uno e sono trasversali alle materie mentre ogni studente ha un tutor di riferimento. Gli spazi della scuola sono studiati con cura e precisione e tutto sembra avere la funzione di motivare i ragazzi allo studio, ma allo stesso tempo viene posta attenzione anche ai momenti liberi, da dedicare alle relazione e allo svago. Il focus è naturalmente sull’apprendimento ma grandissima importanza viene data al pensiero che è alla base dello stesso. La “politica” dominante della scuola è la creazione di spazi appositamente dedicati al pensare, come la brain–room, nella convinzione che prima devono essere messi a proprio agio gli studenti per poi procedere a motivarli nella consapevolezza delle proprie potenzialità. Le creatività olandese L’impressione è che ci sia più precisione da punto di vista tecnico nella scuola italiana mentre in Olanda sperimentano maggiormente, c’è più creatività. Il punto di vista è completamente nuovo perchè da noi è rivolto più alla tradizione alla moda vera e propria, mentre lì la situazione è differente, si punta più all’aspetto artistico, all’avanguardia, la moda è letta anche come provocazione ed è quindi a forte impatto. Notevole l’importanza affidata all’osservazione, si guardano molto le sfilate e si punta l’attenzione sulla vestibilità, le proporzioni, le associazioni dei tessuti, i colori. I ragazzi riportano l’esempio che è stato presentato loro e creato da studenti olandesi in cui la modella oltre al vestito molto particolare e colorato porta sulle spalle una lampada. Interessante il diverso approccio al lavoro: in Olanda i ragazzi realizzano il moullage, cioè il manichino in piccolo, mentre al Cenn.12 dicembre 2009

tromoda si opera direttamente su taglia e su manichini grandi: fanno sì il disegno, ma poi viene fatta la prova in carta e poi il prototipo in tessuto utilizzando le misure reali e con manichini grandi. Riguardo ai software di design una volta veniva utilizzato anche al Centromoda il programma di disegno moda, ma poi si è preferito passare a qualcosa di più generalista come Photoshop, che nasce per la grafica e ha utilizzi più ampi. In futuro probabilmente si tornerà ad usare, pur con costi elevati, il software di settore, che ha i suoi vantaggi in termini di velocità. La lingua inglese Dal punto di vista dell’esperienza linguistica l’inglese era necessario per poter comunicare. In Olanda e nel Nord Europa l’inglese viene insegnato fin da piccoli e già da molti anni si guarda la televisione britannica con i sottotitoli nella lingua del paese. Il contesto più sereno e la situazione di full immersion hanno permesso ai ragazzi di “lanciarsi” nel parlare in inglese diversamente da come fanno a scuola, in maniera più sciolta. A scuola l’inglese viene studiato per tanti anni ma a volte si riscontra sproporzione con le abilità produttive come la comunicazione orale. Un’esperienza sul campo come questa può essere un imput importante per acquisire quella sicurezza che spinge a parlare un’altra lingua pur con la consapevolezza di non essere perfettamente corretti. L’ambiente stesso, in un certo senso, permetteva di fare errori ed è stato quindi più facile relazionarsi con gli altri di quanto non sembrasse all’inizio. Importante e fondamentale anche l’esperienza per capire che l’apprendimento e le competenze non avvengono solo a lezione, ma anche in contesti non strutturati, nella vita quotidiana. Come persone i coetanei olandesi si sono mostrati interessanti, socievoli e pazienti nel cercare di capire quello che si voleva comunicare con i gesti là dove non ar-

rivava la competenza della lingua inglese. Le differenze Caffè e cibo sono le uniche critiche mosse. Per il resto ogni giorno era ben organizzato e strutturato come la visita culturale alla città di Amsterdam, l’uscita per andare a pattinare e altre iniziative volte alla socializzazione. Ma gli alunni del Centromoda Canossa sono rimasti molto affascinati soprattutto dall’impostazione apparentemente più libera, in cui i ragazzi, educati già a scuola ad avere fiducia nelle proprie capacità e potenzialità, si gestiscono la loro vita da soli ancora piuttosto giovani. La maggior parte dei ragazzi incontrati studiano e lavorano e sono ormai fuori casa, distaccati dalla famiglia molto più di quello che sono i ragazzi italiani. Per certi versi sono agevolati perché il datore di lavoro preferisce e investe proprio sui giovani. Non va trascurato il fatto però che nella maggiore autonomia si è chiamati anche a una maggior responsabilità e infatti ai nostri studenti questo stile di vita se ha entusiasmato inizialmente ha dato poi un senso di dispersione e smarrimento. È stata in conclusione un’esperienza importante e formativa perché sono entrati in contatto con un mondo molto diverso dal loro e che, da come hanno raccontato, li ha arricchiti facendo anche apprezzare loro quello che hanno. Norma Borgogno 39


WIKI SCHOOL

Le motivazioni di una scelta Quando 5 anni fa si è trattato di riprendere in mano il percorso e fare scelte decisive, ci siamo posti tre domande chiave per dare senso al lavoro in cui siamo quotidianamente impegnati: Chi siamo? dichiarare nuovamente lo scopo del nostro stare assieme e lavorare; Dove siamo diretti? prefigurare il risultato finale del nostro lavoro, ovvero avere una vision rappresentabile in un’immagine concreta di breve/medio/lungo periodo; Come vogliamo camminare? definire precisamente uno stile di lavoro e dei metodi concreti per coordinarci, pianificare, agire, in funzione di precisi obiettivi e con un chiaro programma di lavoro. Per incamminarci abbiamo quindi iniziato un lungo e anche doloroso confronto tra noi, ci siamo aperti decisamente al mondo reale e abbiamo cercato di osservare cosa fanno altri che fanno bene. Creatività, innovazione, eccellenza nel servizio “Osa esser creativo, potresti non avere scelta”. Questo è la mission statement, ovvero la sintesi dell’identità e dello scopo di esistere di una scuola olandese a cui siamo molto legati e da cui abbiamo imparato molto. È il punto di partenza per la breve riflessione sulle metodologie didattiche e gli sforzi di innovazione che stiamo portando avanti presso la nostra piccola realtà scolastica. Il risultato finale esplicito è l’eccellenza nella formazione verso la moda. Dove per eccellenza intendiamo il miglioramento continuo del lavoro in due dimensioni chiave: relazionale, la dimensione prioritaria, relativa al modo in cui attuiamo il servizio per il bene degli allievi e professionale, relativa ai processi e contenuti della nostra formazione orientativa alle professioni tecniche della moda.

durlo, per quanto possibile nel triennio e con maggior chiarezza il quarto anno, tagliando trasversalmente le discipline e “funzionalizzandole” a questo percorso ideale che da una ricerca di immagine porta, attraverso la progettazione tecnica, che è il cuore della nostra offerta formativa, a dei prototipi. Nel percorso le competenze in ballo sono sia soft (comunicare, lavorare in gruppo, essere intraprendenti, cercare di risolvere i problemi ecc.) che hard (utilizzare macchinari, utilizzare software per la modellistica dell’abito, assemblare pezzi di tessuto ecc.) e consapevoli che le nuove tecnologie modificano l’approccio alla conoscenza, stiamo cercando di aggiornare la didattica non solo negli strumenti ma anzitutto nei metodi con l’obiettivo di creare una Wiki-school. Alcuni esempi concreti Dal dire al fare… quando ci confrontiamo sulle programmazioni didattiche oramai tutta la nostra attenzione si focalizza sul come: sembra facile scrivere obiettivi, mentre è molto più difficile pianificare concretamente risorse, tempi, spazi, fasi, azioni. Ancora più difficile è non replicare sempre gli stessi schemi e modelli ma aprirsi all’innovazione, adottare ogni tanto scarti di lateralità per inventare qualcosa di nuovo o rivedere il senso delle procedure adottate. Lo chiamiamo in maniera un po’esagerata project management creativo, ma è proprio di questo che si tratta. In questi anni ci siamo sforzati, come molti dei colleghi degli altri centri di Formazione Professionale, di sperimentare soluzioni diverse, alcune delle quali abbiamo poi messo a sistema,

Una didattica modellata sul flusso progettuale Come tradurre le buone intenzioni pedagogiche, le indicazioni europee in termini di competenze finali, le linee guida dettate dalla Provincia per la programmazione didattica, in concreta operatività? Nella programmazione didattica abbiamo provato a ripartire da quello che è il processo reale nel nostro settore relativamente alla ideazione, progettazione e produzione di una collezione moda. Capito questo abbiamo cercato di ripro40

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Area dell’internazionalizzazione Gemellaggi operativi, con moduli didattici all’estero, con Olanda, Cina, Svizzera e partecipazione a progetti Leonardo per confronto su prassi con scuole europee. Area del presidio educativo progetto Campus, cui abbiamo aderito nel sistema della FP, finalizzato ad arricchire l’offerta formativa e promuovere il merito, prevenire il disagio e marcare il limite. Alberto Garniga

per evitare che l’innovazione sia demandata solo alla buona volontà del singolo ma entri invece nella struttura del nostro fare scuola. Desidero pertanto elencare in massima sintesi alcune delle azioni cui siamo più legati, accorpandole per aree. Area della modellazione del lavoro aziendale e imprenditorialità

Simulimpresa: moduli in cui si attivano le imprese simulate (ma molto concrete!) sulla progettazione e consulenza del prodotto moda; Project Work (PW): viene specificamente dedicato alla progettazione personalizzata di un prodotto per ogni allievo o per piccoli gruppi, in modo da riprodurre in piccolo tutta la filiera della moda; in Quarta poi il PW viene svolto su commessa di una vera azienda esterna; Associazione studenti: per stimolare l’iniziativa imprenditoriale si è dato vita ad una vera e propria, regolarmente registrata, associazione di studenti ed ex studenti denominata Art Show; Ceii: in collaborazione il Centro Europeo Innovazione e Impresa dell’Associazione Artigiani, gli allievi di quarta incontrano imprenditori, ipotizzano idee per proprie ditte e stilano un Business Plan. Area della didattica digitale Wiki-school 2.0: abbiamo attivato un progetto per creare una redazione di una Web Radio, alcuni docenti utilizzano piattaforme open-source per la gestione delle lezioni (Moodle), abbiamo promosso un progetto di apprendimento creativo in Second Life. Area del pensiero creativo Mind Lab: stiamo sperimentando il metodo sui giovani adulti in un’ottica di potenziamento delle abilità di pensiero e delle soft-skill, secondo il metodo dell’apprendimento attraverso il gioco. Area dell’orientamento Con il Consultorio Ucipem moduli mirati in collaborazione sull’identificazione del Sè e della relazione sociale; con Assoform moduli sulla definizione di professionalità e scelte di studio e lavoro. n.12 dicembre 2009

IL LIBRO

Una lunga pagina di storia L’anno scorso sono avvenute le celebrazioni - ricordo della presenza delle suore canossiane in terra trentina. La memoria di questi incontri celebrativi è stata affidata a Silavana Jellici Formilan che ha curato il testo dal titolo “200 Anni nel Mondo 180 a Trento”. L’occasione nasce dall’anno 2008 che richiama due date molto significative per la storia delle canossiane: il 1808, anno in cui nasce l’Istituto per opera di S. Maddalena di Canossa e il 1828, anno che vede l’apertura della casa canossiana nell’ex convento dei padri Conventuali di S. Francesco a Trento. In questa pubblicazione hanno trovato posto molti interventi e contributi apportati per celebrare Maddalena di Canossa, donna e santa di grande spiritualità, che ha testimoniato con la carità un impegno non solo spirituale ma anche sociale e che ha fondato non una scuola “normale” ma di lavoro. Ripercorrere le tappe di quello che oggi è il Centro di Formazione Professionale Centromoda significa guardare al progetto educativo di Maddalena, nella cui scuola i giovani possono progredire come persone, maturare nella fede, trovare strumenti di promozione sociale in vista dello sviluppo completo delle potenzialità di ciascuno. Silvana Jellici Formilan, 200 Anni nel Mondo 180 a Trento - Una lunga pagina di storia canossiana, Graffite Studio Editore, Malè 2009, pp 190 41


Istituto professionale “S. Pertini” Trento NON SOLO FESTA

Studenti, docenti, genitori… tutti! Prima che inizi la scuola, nelle ancor calde giornate di tarda estate, gli allievi delle prime dell’Istituto Professionale “S. Pertini” Servizi alla Persona e del Legno, zaino in spalle, partono da Trento per Pralungo, vicino a Montevaccino. Accompagnati dagli insegnanti che, per l’occasione, conoscono per la prima volta, si incamminano per tre giorni di accoglienza. Dall’accoglienza… Un’accoglienza organizzata e finalizzata ad instaurare buone relazioni tra gli allievi, e gli insegnanti. Per far capire quali sono gli obiettivi di questo istituto nato sul saper fare e finalizzato all’introduzione nel mondo del lavoro. E non solo. Dopo i primi mesi di scuola ecco l’esperienza chiamata “pit stop” e “stop and go”, ovvero “fermati, pensa e riparti”. E’ un’esperienza nata sul presupposto che gli errori se non vengono corretti diventano difetti. Quindi, dopo il primo periodo di scuola, si fa il punto, sia da parte degli insegnanti che degli allievi. Questo vuol dire, in pratica, che chi ha ottimizzato il profitto entra in una fase di progettazione di attività extracurriculari che vanno a favore di tutto l’Istituto. Mentre per gli altri c’è un’azione di recupero e di rimotivazione con interventi mirati e talvolta individualizzati. Interventi effettuati dagli insegnanti e da formatori esterni alla scuola che per l’occasione sono coinvolti nel sistema progettuale scolastico. Questo si è concretizzato in un’escursione di due giorni a Venezia. La scelta del luogo non è casuale. La città lagunare permette allo sguardo di perdersi nell’infinito e nello stesso tempo di rivolgersi al proprio interno per scoprire assonanze tra il proprio Io e la storia e la geografia di un luogo 42

“altro” rispetto a quello quotidiano degli allievi. …alla festa del 17 dicembre 2009 Lì, lungo la costa adriatica, è nata l’idea di una grande festa che coinvolgesse tutte le classi dell’istituto. Festa che si è materializzata il giorno giovedì 17 dicembre alla presenza dei genitori, degli insegnanti e delle personalità. Gli allievi dei Servizi alla Persona e del Legno si sono organizzati, chi allestendo un gruppo musicale, chi mettendo in cantiere un team creativo, chi si è prestato all’accoglienza dei genitori e delle personalità esterne per l’occasione convenute. Poi alcuni allievi, assieme ai docenti teorici, hanno predisposto il canovaccio della presentazione e con gli insegnanti di Tecnologia e Processi Operativi si è predisposta una sfilata di acconciature natalizie. Uno dei momenti più toccanti è stata la proiezione di uno slide show riguardante il principale progetto che ha coinvolto allievi e docenti della sezione legno, la costruzione di tutto l’arredamento della chiesa di Paganica nell’Abruzzo terremotato. Grande gesto di solidarietà che ha innescato un coinvolgimento tale da prolungare le attività in orario extrascolastico, permettendo così di vincere una scommessa contro il tempo e far sì che gli abitanti del piccolo centro possano partecipare alle ce-

lebrazioni natalizie nella loro chiesa. Durante lo spettacolo si sono alternati interventi del Dirigente dott. Andrea Schelfi, dell’insegnante coordinatore dell’area Bes – Fiorenzo Degasperi –, del coordinatore progetto Campus Mario Miorandi, e di personalità esterne come il dott. Roberto Ceccato. Interventi inerenti le esperienze nate all’interno dell’Istituto di Formazione Professionale e che si stanno, anno dopo anno, migliorando e strutturando. Un’esperienza che vede come fulcro l’Istituto stesso e il mondo esterno. Infatti oltre alle esperienze sopracitate, l’Istituto vive un continuo rapporto tra l’esperienza scolastica interna e ciò che accade nel territorio nei vari ambiti: da quello professionale-artigianale, al mondo creativo dell’acconciatura e dell’estetica, alla cooperazione, ai Servizi alla Persona, alle docenze nel Carcere Distrettuale di Trento, nel servizio svolto agli anziani nelle Case di Riposo e di Salute Mentale, ecc., agli scambi internazionali (Cina, Galles, Irlanda, Finlandia). Questo vuol dire, in termini didattici e pedagogici, trasformare il saper fare in una cultura teorica e pratica, valutare gli allievi per le loro effettive capacità e tener conto delle loro potenzialità e indirizzarle verso obiettivi di qualità della vita e di qualità professionale. Questi sono i primi piccoli passi verso un lungo e impegnativo cammino denso di relazioni interpersonali che consentiranno agli allievi di crescere umanamente e acquisire un bagaglio di esperienze significative, valore aggiunto che li porterà a distinguersi anche da un punto di vista professionale. Mario Morandi coordinatore Progetto Campus Fiorenzo Degasperi coordinatore BES (Bisogni Educativi Speciali) n.12 dicembre 2009


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Scheda Fabrizio De André, un’ombra inquieta - Dieci anni dopo la morte del più grande autore della canzone del Novecento si sa quasi tutto della sua vita, quasi tutto delle sue opere, ma è rimasto per buona parte inesplorato il tesoro originale del suo pensiero, della filosofia anarchica che l’ha guidato, fin da giovane, su sentieri “eretici” e “disobbedienti”, sempre “in direzione ostinata e contraria”. Questo libro affronta per la prima volta in modo organico la concezione della vita e dell’arte di Fabrizio De André, il filo rosso dell’individualismo libertario che spiega le sue scelte artistiche ed esistenziali. Attraverso l’analisi dei suoi libri conservati nell’archivio dell’Università di Siena, di lettere e di interviste, si scoprono i legami profondi tra il suo pensare e i testi delle sue canzoni. Ne viene fuori un De André “filosofo anarchico”, sottile e coerente, non solo maestro di melodie e parole…

Federico Premi (Verona 1983), laureato in filosofia e linguaggi della modernità (TN) si occupa di comunicazione ambientale nelle scuole medie e superiori. Cultore di meteorologia, alpinista dilettante e musicista irregolare (suona pianoforte e chitarra, il suo circoscritto repertorio comprende, oltre a De André, De Gregori e Guccini), ha pubblicato poesie e saggi su diverse riviste, collabora con il periodico anarchico “A” e con i mensili “Il Momento” e “Il Margine”. Federico Premi, Fabrizio De André, un’ombra inquieta, Ritratto di un pensatore anarchico, Il Margine, Trento 2009, pp. 196, € 18,00 46

SEGNALIAMO

il libro LETTO DA…

… un insegnante “… Queste pagine dense, coinvolgenti e ben scritte di Federico Premi daranno agli antichi estimatori molte buone ragioni in più per amare l’opera di Fabrizio De André…” Fra tutti i cantautori italiani Fabrizio De André è certamente quello che sembra godere del credito più ampio, anche al di fuori del mondo della canzone. Di lui, infatti, si sono occupati non solo i consueti addetti ai lavori ma pure critici letterari, poeti e scrittori. Il che è dovuto – è appena necessario ricordarlo – soprattutto all’alta qualità dei suoi testi; una qualità che l’artista genovese, lontano da qualsiasi smania di visibilità, aveva saputo coltivare con una ricerca estremamente accurata sul linguaggio. La sua, invero, era una nativa incontentabilità che lo spingeva sempre più avanti, a perseguire una fusione perfetta tra il momento musicale e quello della parola. Fu così che giunse ad esiti straordinari come Creuza de mä (1984), Le Nuvole (1990) e Anime salve (1996), che lo situano nella stessa direzione di marcia della più avanzata poesia italiana contemporanea. Verso la molteplicità di registri, il plurilinguismo, il recupero di lingue e la mescolanza degli stili. Ed era destinato a toccare, se la morte non lo avesse ghermito anzitempo, risultati vertiginosi. Rispetto ad un percorso creativo così forte, ho sempre pensato che per parlarne degnamente ci sarebbero voluti solo interpreti seri, capaci di coglierne di volta in volta le numerose sfaccettature, le specificità, la complessità, ed è per questo che ora saluto con vero favore un libro appena pubblicato dalla casa editrice trentina Il Margine: “Fabrizio De André, un’ombra inquieta”. L’autore, Federico Premi, giovane studioso di Verona, laureato in filosofia e linguaggi della modernità presso l’Università di Trento, partendo dall’ipotesi <<che al centro del pensiero poetico deandreiano stia l’idea di anarchia>>, ne indaga le origini, le componenti e le manifestazioni attraverso l’analisi scrupolosa e appassionata delle opere edite e soprattutto delle carte inedite, accolte e conservate dal Centro studi Fabrizio De André dell’Università di Siena. Per la prima volta la filosofia anarchica del Faber, quella che oltre a fare di lui, fin dall’esordio, il cantore degli esclusi, dei marginali e delle vite fuori binario è stata poi alla base delle sue scelte artistiche ed esistenziali, emerge in tutta la sua originalità e in tutto il suo autentico spessore. Queste pagine dense, coinvolgenti e ben scritte di Federico Premi daranno, io credo e spero, agli antichi estimatori molte buone ragioni in più per amare l’opera di Fabrizio De André e a quelli futuri strumenti solidissimi per scoprirne il grande valore. Giuseppe Colangelo Docente di materie letterarie istituti superiori

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LETTO DA…

… uno studente “… dare emozioni attraverso versi belli era l’unica possibilità per trasmetterci la sua umanità e il suo pensiero forte, anarchico, il suo «ultimo grido di libertà. Forse il più serio».” «Cantare, credo che sia un ultimo grido di libertà. Forse il più serio». Con questa citazione del cantautore genovese Federico Premi conclude l’ultimo capitolo del libro, lasciando che lo stesso De André ci consegni queste parole evocative e pregne il cui significato profondo può sfuggire ai più. Eppure, al termine della lettura, dopo che il ritratto del pensatore anarchico si è fatto chiaro, queste parole come quelle molto più conosciute delle canzoni assumono un significato nuovo, potente e rivoluzionario. Certamente questo è il primo libro che, ricomponendo in una trama organica i numerosi appunti di Fabrizio annotati a margine dei libri, sui biglietti della spesa o su ritagli di giornale, ci consegna un nuovo ed inedito De Andrè: il pensatore e filosofo con una ben definita visione del mondo che – dietro la bellezza delle sue canzoni – ha sempre difeso e coerentemente praticato. E che tutti dovrebbero praticare per essere davvero liberi. Solo se saremo in grado di «metterci in cammino», alla fine potremo «consegnare alla morte una goccia di splendore», come recita l’ultimo verso dell’ultima canzone di Fabrizio, Smisurata preghiera. Il pensiero di De Andrè svelato nel libro L’uomo occidentale nasce malato, affetto da quello che lui chiama «borghesie», ossia «l’infiammazione acuta del desiderio di avere»; i sintomi sono chiari, ma vengono ignorati perché in fondo il borghese non si crede ammalato: tutto va bene, basta avere uno stipendio sicuro, la TV che ci dice cosa pensare, il grande fratello il giovedì per divertirsi, la casa, il conto in banca e la famiglia che danno sempre «danno rendite sicure» (La canzone del padre), una moglie e un marmocchio cui regalare «una pistola per Natale che sembra vera» (Canzone per l’estate). Eppure, nella frenesia del fare per avere di più, il borghese rimane inchiodato, immobile, incapace di volare nella vita con le nuvole e il vento. Fissato in quei fondamenti, precisamente archè in greco, che bloccano il fluire dirompente della vita, il borghese chiama amici i simili e nemici gli altri, difende la norma dall’anomalia, si rifugia nel potere e lo usa per eliminare il diverso. Una società sin.12 dicembre 2009

mile si fonda sulla paura, sulla diffidenza, sull’invidia, sulla disamistade (disimicizia) che finisce per soffocare la nostra umanità facendo prevalere il lupo. Allora come guarire? L’autore si fa portavoce della risposta di De Andrè: bisogna avere il coraggio di cambiare, imbarcarsi, «attraversare litri e litri di corallo/per raggiungere un posto» chiamato anarchia. I numerosi frammenti trovati all’archivio di Siena conducono all’unica soluzione possibile: è necessario innanzitutto scappare dal luogo infetto, dalla città, dalla società occidentale fatta di tecnica e asfalto, e ritornare a essere umani, legati alla terra, come il servo pastore che si muove tra un rosmarino e un cisto, tra sughere, stelle e mare, dimenticando il suo nome. Non a caso lo stesso De Andrè è scappato da quella “bottiglia d’orzata dove galleggia Milano” per perdersi nella selvaggia natura sarda. Qui si è soli, in gioco con se stessi, si è semplicemente, e non perché si ha. Qui non contano la famiglia, il conto corrente, l’impiego, i titoli accademici o nobiliari. Da qui l’autore parte per una vera e propria rivalutazione del concetto di anarchia che, in senso etimologico, significa appunto assenza di fondamento, significa slegarsi da tutto ciò che blocca la vita. Ecco allora che la solitudine va praticata, come dice De Andrè, per emanciparsi da tutti i legami imposti (e poi assunti) nella società borghese. È nella natura e non da un pulpito dorato che si può assumere “il punto di vista di Dio”, diventare zingaro, senza patria, terra, beni, nessuno da invidiare, nessuno da imitare. Ecco finalmente svelato il fulcro di tutta l’arte deandreiana, il messaggio cifrato dietro versi di bellezza pura: ognuno di noi è chiamato a donare agli altri ciò che di più profondo ha, ossia la sua umanità unica, di volta in volta tradotta in note e poesia, colori e linee, parole, sguardi, sorrisi. Questa è la vera anarchia, l’essere liberi da ogni archè, diventare ciò che si è e donarlo agli altri, attraverso l’arte, in qualsiasi forma essa si manifesti: tutti noi, sostiene De André, in diversi appunti, abbiamo la possibilità (o il dovere?) di essere artisti, almeno di noi stessi. È a questo punto che si capisce perché, a fronte di un pensiero così organico e strutturato, De Andrè abbia preferito alla forma del saggio filosofico la musica: perché dare emozioni attraverso versi belli era l’unica possibilità per trasmetterci la sua umanità e il suo pensiero forte, anarchico, il suo «ultimo grido di libertà. Forse il più serio». Marco Gianella Studente di Lingue e letterature moderne Università Trento 47


la recensione INFELICITÀ

Le meccaniche di Loperfido “L’uomo vorrebbe raccontare una storia. Tutto è ormai accaduto e lui non può farci proprio un bel niente. Solo raccontare. Mettere una parola davanti all’altra e cominciare. Sta pensando che il modo migliore per farlo è guardarsi alle spalle e ficcare tutti quei porci pensieri in un libro. E così sia … Il mondo ha l’abitudine un po’ cafona di prestare parole per reclamarne la restituzione subito dopo. Solo scrivendole, quelle parole, possiamo riconsegnarle al mondo”. Inizia così il nuovo romanzo di Pino Loperfido. Incipit enigmatico Un attacco curvato al misterioso (cosa è accaduto di irrimediabile?) per un libro dal titolo (bello) ironicamente esplicativo, da leggere quasi come il referto finale di un’analisi positivista sulla condizione del vivere. In realtà questo più che un incipit è una sorta di prologo nel quale un narratore esterno, dopo aver detto che a pensarci bene anche quando tutto è accaduto, si fa sempre in tempo a rimediare, ci rivela che l’uomo è un medico, si chiama Giacomo Andreatti, ha quarantotto anni e «la storia che vorrebbe raccontare è la sua» e «comincia alla pagina seguente». Ed è appunto dalla pagina successiva che prende l’avvio il racconto vero e proprio, un lungo racconto, che dipana con passo sicuro ma non prevedibile una vicenda assai tesa e tortuosa. A narrarla in prima persona è il protagonista, Giacomo Andreatti, medico di base, scrittore per hobby (tale egli vuole essere considerato, pur avendo centrato un successo pieno con il suo libro d’esordio) che vive con la moglie e due figli a Bologna, dove ha studiato e si è laureato. Un libro che ha spessore e verità Fin dalle prime battute della sua narrazione scopriamo che l’azione 48

del romanzo si svolge in un tempo immaginario, spostato in avanti di qualche decennio rispetto al nostro: una anziana paziente gli dà la notizia che in Inghilterra William ha abdicato in favore della sua primogenita Elisabetta, simile in tutto e per tutto a Diana. Subito dopo, la molla che fa scattare l’intreccio: una telefonata del fratello Giorgio che gli annuncia la morte del loro anziano padre, un tempo potente e rispettato presidente della Provincia. Giacomo torna così a Trento, sua città natale, da cui si è tenuto lontano per ben venticinque anni. Anche qui sono avvenuti molti cambiamenti, sia paesaggistici che sociali. Alcuni li coglie d’emblée. Per esempio le turbofunivie che si inerpicano tra sentieri e forre, l’enorme cupola della serra comunale e un minareto che svetta più alto delle torri storiche e dei campanili della città. Altri li scopre progressivamente: l’inceneritore, il cui fumo maleodorante ristagna sul capoluogo e i sobborghi; l’onnipresenza della milizia provinciale; il fatto che sia stata abolita ogni forma di imprenditoria privata e che tutte le attività economiche e politiche siano nelle mani di una sola, gigantesca, abnorme azienda – istituzione, la “ReziaCom”, sul cui stemma troneggia il motto Comunità, Identità, Stabilità. Tuttavia, al di là di questi cambiamenti, ciò che appare centrale nel racconto via via più drammatico di Giacomo è il rimescolio che il ritorno a Tren-

to provoca in lui. Da questo turbamento nasce il bisogno di far luce su un oscuro episodio del passato che lo aveva visto coinvolto insieme al fratello Giorgio, a Elisa la sua ragazza di allora e a un imprenditore morto in circostanze mai del tutto chiarite. Quell’episodio allunga ancora la sua ombra cupa sul presente, coinvolgendo di nuovo gli stessi attori, in un contesto caratterizzato da ciniche manovre di potere e da un sordido miscuglio di politica, affarismo, stampa e religione. Alla fine Giacomo riuscirà faticosamente a scoprire una verità inquietante che lo obbligherà a prendere una difficile decisione. “Le meccaniche dell’infelicità” è un libro di grande compattezza, che si legge con interesse crescente e il cui fascino discreto risiede in una suspense che dura impalpabile come un pulviscolo, fino all’ultima pagina; un libro che ha spessore e verità, che viene da lontano, dal profondo di meditazioni disincantate sulla natura umana e sulla complessità della vita. Pino Loperfido si dimostra scrittore disposto a osare molto in chiave di fantasia pur rimanendo saldamente accampato nella più corposa realtà. (G. C.) Pino Loperfido, Le meccaniche dell’infelicità, Romanzo, Curcu e & Genovese, Trento 2009, pp 414, € 15,00 n.12 dicembre 2009


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TRENTINO

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i plenarie Convegno articolato in session e workshops, alla ricerca di un glossario comune

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evico d | Centro Congressi Palal len le na zio na er Int no eg nv Co

PROGRAMMA Giovedì 4 Marzo ore 14.00-16.00 ore 16.00-16.30 ore 16.30-17.30

Registrazione Saluti Relazione di apertura: di Tampere V. Kohonen, Università

e autentica”)

ore 15.30-18.30 ore 18.30-19.15

ore 19.30

Toronto Plenaria: J. Cummins, OISE Cena a buffet

Laboratori (round 1) 5 con pausa caffè ore 16.4 1) Sessioni case editrici (pub

ore 19.00-20.00

Cocktail in albergo (per gli ospiti in albergo)

ore 20.00

Cena di gala

azion (“Stato dell’arte sulla valut

ore 17.30-18.30

DESTINATARI se Insegnanti di francese - ingle italiano L1 - italiano L2 spagnolo - tedesco

Programma serale

ore 19.30

Programma serale

Domenica 7 Marzo ore 8.30-9.20

Programma serale

Sabato 6 Marzo

Venerdì 5 Marzo ità all’aperto Programma sociale di attiv (opzionale e a scelta): 1. Sci to 2. Visita della città di Tren 3. Opzione wellness per gli ospiti in albergo Pranzo a buffet in albergo ore 13.00 (solo per ospiti) ioni plenarie parallele: ore 14.30-15.20 Sess R. Rossner, EAQUALS

ore 8.30-12.00

(“Valutazione docenti, in

EN”)

à di Siena

M. Barni (ITL2), Universit

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ore 8.30-9.20

: Sessioni plenarie parallele rmare Relatore tedesco da confe M.T. Medjadji (FR), Parigi Ministero dell’Istruzione,

Laboratori (round 2) 0 con pausa caffè ore 10.5 al Palalevico Pranzo a buffet per tutti ore 12.45 ici (pub 2) editr case ioni Sess ore 14.00-14.50 ratori (round 3) ore 15.00 - 18.00 Labo 5 con pausa caffè ore 16.1 3) Sessioni case editrici (pub ore 18.10-19.00

ore 9.30 - 12.30

Cena tipica trentina

ore 9.30-10.20

Sessioni plenarie parallele M. Gonzalez (ES), da Concordia University, Cana Firenze M. Piscitelli (ITL1), Lend Plenaria conclusiva: no F. Quartapelle, Lend Mila

ne tra le lingue”)

(“Verso un glossario comu

ore 10.30-11.00

Cerimonia di chiusura, arrivederci a Portonovo in agosto 2010 e a Levico 2012.


il master Master I livello

Metodologie di intervento educativo in contesti specifici e territoriali: “Bisogni educativi speciali per i soggetti con Disturbi Pervasivi dello Sviluppo” a.a. 2009-2010

Direttore - Paola Venuti, Professore di Psicopatologia Clinica all’Università degli Studi di Trento Il Master ha l’obiettivo di preparare professionisti (educatori professionali, psicologi, insegnanti, operatori) in grado di attuare interventi educativi specializzati per lavorare con soggetti con Disturbi Pervasivi dello Sviluppo nei diversi contesti sociali (famiglia, scuola e centri educativi).

DURATA: Gennaio 2010 - gennaio 2011. ORGANIZAZZIONE: Le lezioni si svolgeranno il venerdì pomeriggio e il sabato due volte al mese. AMMISSIONE: E’ necessario aver conseguito un diploma di laurea o un diploma universitario o un titolo di studio conseguito all'estero riconosciuto idoneo in base alla normativa vigente dal Consiglio Direttivo del Master. Le selezioni si svolgeranno per valutazione dei titoli e in base ad un colloquio. Il numero massimo di posti disponibili è 30. ARTICOLAZIONE: Il Master prevede 150 ore di lezione frontale, 200 ore di laboratorio formativo e 200 ore di tirocinio presso diverse strutture. CREDITI: Crediti formativi universitari (CFU): 60. DIPLOMA DI MASTER: La valutazione per il rilascio del Diploma di Master sarà effettuata in base ai risultati delle verifiche sulle lezioni frontali, alla frequenza del 75% delle ore e al superamento di un esame finale. ISCRIZIONE E INFORMAZIONI: La quota di iscrizione al Master è di € 2.500. Il modulo d’iscrizione alla selezione, da inviare entro il 22/01/2010, è disponibile nella sezione “Offerta formativa” al sito http://portale.unitn.it/cogsci . Insieme alla domanda di ammissione vanno consegnati: curriculum vitae, abstract della tesi ed eventuali pubblicazioni.

Comitato Scientifico: Paola Venuti (Università degli Studi di Trento), Filippo Muratori (Università degli Studi di Pisa), Marco Dallari (Università degli Studi di Trento), Dario Fortin (Università degli Studi di Trento), Massimiliano Tarozzi (Università degli Studi di Trento). Master Manager: Stefano Cainelli (Laboratorio di Osservazione e Diagnostica Funzionale). Contenuti: Disturbi Pervasivi dello Sviluppo -Definizione ed eziologia -Dalla diagnosi al progetto educativo -Le tecniche di riabilitazione Metodologie e tecniche di educazione speciale -Tecniche di comunicazione alternativa -Tecniche espressive -Tecniche basate sul supporto emotivo -Tecniche di espressione motoria -Tecniche di espressione musicale -Tecniche di attivazione cognitiva -Tecniche di lavoro in gruppo L’intervento nei diversi contesti - L’intervento con la famiglia - L’intervento con la scuola - L’intervento nei centri educativi Laboratorio di Osservazione e Diagnostica Funzionale

SEDE DIDATTICA e AMMINISTRATIVA: Facoltà di Scienze Cognitive – Università degli Studi di Trento, Polo di Rovereto – Palazzo Istruzione, Corso Bettini 84, 38068 Rovereto. Per ulteriori informazioni consultare il bando pubblicato sul sito http://portale.unitn.it/cogsci . Progetto grafico e stampa realizzato dal gruppo di adolescenti con Disturbo dello Spettro Autistico dell’Istituto grafico Artigianelli e cooperativa Il Ponte.

www.odflab.unitn.it – diagnostica.funzionale@unitn.it – 0464-808115/16

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