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progettazione paesaggistica

Quasi tre decenni fa, Tom Turner (1990) ha espresso una posizione disciplinare autocritica sulla rivista inglese Landscape Design. La provocazione che il breve articolo ha proposto è stata accentata con efficacia dal titolo: “Was ‘Landscape Architecture’ a good idea?”. In relazione al nome della disciplina, Turner sosteneva che gli “architetti del paesaggio” potessero essere persone affette da aspirazioni divine. Ciò che veniva messo in discussione è infatti la possibilità di progettare i paesaggi. Il senso di questa critica va ancora oggi condiviso con consapevolezza e perseveranza teorica e pratica. Non è infatti possibile pianificare, né progettare, i paesaggi (Paolinelli, 2011). La loro natura complessa di risultanti dinamiche, naturali e culturali, materiali e immateriali, non è circoscrivibile e gestibile negli spazi e nei tempi propri di qualunque piano o progetto. È però possibile ed evidentemente necessario concepire, definire ed attuare, piani e progetti paesaggistici di ogni intervento spaziale. In altre parole, i paesaggi esistono e cambiano; ciò che dobbiamo progettare sono le azioni che indirizziamo verso di essi, ricercandone la migliore congruenza rispetto alle loro peculiari caratteristiche e dinamiche. Non è riduttivo, solo realistico. Sotto questo pro-

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Progettare trasformazioni dei paesaggi nel mondo che cambia - Gabriele Paolinelli  

La ricerca della sostenibilità può essere considerata un’astratta ‘utopia della fuga’ mentre in realtà è interessante la sua concretezza com...

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