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pertanto [questioni aperte]

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Oggi le cose non stanno così e le tendenze demografiche e socio-economiche del Pianeta non indicano inversioni della diffusa urbanizzazione dei suoi paesaggi. Il bisogno di Ombrosa come habitat è umano, nulla di più, né di meno. Non va confuso con l’aspirazione al lusso e alla chiusura nell’esclusivo. Va piuttosto interpretato anche quando risulta latente, non espresso nei termini espliciti propri della sua piena consapevolezza. Una rete di infrastrutture sempre più densa e prestante connette la galassia urbana che si è formata e si sviluppa sulla Terra. La rete digitale ne annulla le distanze in termini di condivisione delle informazioni. Gli habitat umani vanno mutando di scala, seppure gli spazi del Pianeta abbiano le stesse dimensioni finite di quando l’uomo è comparso su di esso. Ombrosa potrà esistere; come tutto quanto non c’è stato, c’è bisogno di immaginarla e di sperimentarla; senza ambizioni di fondazione, che alimentano il rischio di ‘utopie della fuga’. Possiamo farlo lavorando sulla trasformazione dell’esistente, attraverso interventi dagli effetti tangibili, con una relativa autonomia decisionale ed attuativa alla scala della Città. È questo tipo di processo che dal locale può ardire di scalare parte del globale. È a questo livello e tipo di processo che la progettazione paesaggistica può contribuire insieme alle altre discipline competenti. Per avanzare in un percorso che possa portare a questo occorre una larga e concreta condivisione di poche cose. Questo libro si chiude ricordandole. Non saprei fare diversamente, né di più, perché sono questioni aperte. Man is not free of nature’s demands, but becomes more dependent upon nature. Natural resources are where they are

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Progettare trasformazioni dei paesaggi nel mondo che cambia - Gabriele Paolinelli  

La ricerca della sostenibilità può essere considerata un’astratta ‘utopia della fuga’ mentre in realtà è interessante la sua concretezza com...

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