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Alberto Magnaghi

Occorre dunque alimentare strategie progettuali, sia interrogando i saperi di cura ambientale dei paesaggi storici, sia relazionando e rivitalizzando le antiche sapienze con tecnologie innovative appropriate41; nella consapevolezza che siamo di fronte al progressivo esaurimento del millenario processo coevolutivo fra insediamento umano e ambiente, e che il global change procede progressivamente lungo direttrici autonome a livello planetario, con effetti sempre meno controllabili da parte dei saperi locali che hanno regolato il processo coevolutivo stesso; e che dunque alla riaffermazione delle regole di buon governo delle relazioni fra insediamento umano e ambiente occorre aggiungere regole relative al principio di precauzione relative alla imprevedibilità locale degli effetti climatici globali (Magnaghi 2012a).42 I paesaggi rurali storici possono costituire i nuclei patrimoniali su cui si fondano processi di retroinnovazione volti a rispondere ai problemi indotti dal cambiamento climatico; sia recuperando funzioni vuoi di valorizzazione di aree agricole di pregio vuoi di riqualificazione delle regioni urbane e delle aree metropolitane; sia mobilitando i saperi delle comunità montane (cura del bosco, trattenimento e regolazione delle acque, terrazzi, ecc.) verso il progetto di bioregione urbana. Più in generale, nei caratteri costitutivi dell’agricoltura tradizionale (Cevasco 2007) e delle forme di agricoltura neocontadina, troviamo infatti molti degli elementi necessari al progetto di bioregione: • la produzione in proprio, non dipendente dal mercato, delle risorse riproduttive del sistema (“modo di produzione contadino”, Ploeg 2008); • la produzione di complessità ecologica, a partire dalla complessità degli ecosistemi nella policoltura; la valorizzazione delle risorse ambientali locali, essenziale all’autoriproduzione delle risorse produttive; 41   La recente alluvione delle Cinque Terre ha mostrato con evidenza da una parte la fragilità idrogeologica delle zone di abbandono dei terrazzi e di recente riforestazione, causa delle frane e delle valanghe d’acqua e fango riversatesi su Monterosso e Vernazza; dall’altra la perfetta tenuta idraulica, durante l’evento alluvionale, dei versanti terrazzati storici, mantenuti in produzione. 42   Ad esempio: ridurre drasticamente i luoghi dove è possibile costruire, con criteri puntuali per pianura, collina, montagna, coste, liberando più ampie fasce di pertinenza fluviale; trattare in modo integrato i bacini idrografici; organizzare sistemi diffusi e multifunzionali di trattenimento a monte delle acque (laghi, cisterne, terrazzi); recuperare saperi edilizi e urbanistici per la regolazione dei microclimi (urbani e rurali), dei sistemi di protezione delle colture e dei raccolti; ma soprattutto recuperare i presidii attivi di cura del territorio da parte delle popolazioni locali, soprattutto montane, con i loro saperi contestuali e le strutture comunitarie capaci della gestione delle emergenze.

Le regole e il progetto  
Le regole e il progetto  

Territori - 21 -