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Gianluca Brunori, Francesco Di Iacovo, Silvia Innocenti

• sostenere la nascita di forum deliberativi, in grado di sviluppare conoscenza e strumenti sulle tematiche alimentare e stimolare l’interazione tra competenze che sono andate specializzandosi nel tempo tra persone e servizi e che, viceversa, oggi, chiedono una più profonda integrazione per potere affrontare e risolvere le questioni emergenti; • avviare percorsi di innovazione sociale (Matti et Al. 2012), capaci di coinvolgere con metodo la pluralità degli interlocutori pubblici e privati che sul tema del cibo hanno, a diverso titolo, interesse e competenza ad intervenire, con l’intento di ridefinire, visioni, regole e infrastrutture legate ad una gestione innovativa dei comportamenti istituzionali (anche mediante la valorizzazione del public procurement) e privati in materia di cibo; • favorire la co-produzione di servizi innovativi (Wenger et Al. 2011) da parte degli attori pubblici e dei privati utilizzatori nell’intento di favorire una migliore mobilizzazione delle risorse disponibili localmente e di co-disegno di pratiche più coerenti con le tendenze di cambiamento in atto e con le esigenze di diverse tipologie di attori locali; • organizzare forme di co-governance (Anshell et Al. 2008), pubblico privata, per assicurare la condivisione delle regole, la valorizzazione degli atti di governo, la complementarietà tra risorse e comportamenti pubblici e privati nel raggiungimento della produzione contestuale di beni pubblici (salute, ambiente, conoscenza) e privati (creazione di valore, accesso al cibo, scelte anche edonistiche di comportamento). I cinque punti indicati appaiono, oggi, centrali per percorsi capaci di provocare cambiamenti profondi nei comportamenti ordinari di una pluralità di interlocutori attivi intorno ad una tematica quale è quella del cibo. Punti che implicano, spesso, una sorta di rivoluzione copernicana rispetto al modo di operare degli apparati della pubblica amministrazione. Le amministrazioni locali e in particolare i comuni dispongono di un gran numero di competenze in grado di orientare i sistemi alimentari, a partire dalle politiche del commercio, la zonizzazione del territorio comunale, gli acquisti pubblici, la gestione dei rifiuti, la prevenzione sanitaria, l’educazione, la cumunicazione, le politiche sociali, l’organizzazione della partecipazione. Quello che manca è il coordinamento di queste competenze intorno a ad una strategia chiara.

Le regole e il progetto  

Territori - 21 -

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