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Alberto Magnaghi

• la seconda questione consiste nel fatto che queste urbanizzazioni contemporanee, smisurate, seriali, diffuse, sconfinate, con morfotipologie totalmente incongruenti rispetto a quelle stratificate nella città storica (antica e moderna), che originano da regole insediative funzionali alla civiltà delle macchine e alla sua evoluzione tecnofinanziaria (il territorio mero supporto tecnico dell’insediamento umano), risultano estremamente pervasive, avendo depositato germi di contemporaneità decontestualizzata in ogni angolo e luogo delle regioni (e del pianeta), stravolgendone i paesaggi urbani e rurali, sia inserendo funzioni metropolitane nelle aree periferiche e marginali, sia anche agendo per ‘sottrazione’ attraverso gli effetti dell’abbandono e del degrado; • la terza riguarda il fatto che in queste urbanizzazioni si abita un territorio posturbano di area vasta: per il lavoro, la formazione, la comunicazione, il commercio, i consumi, il loisir. Le relazioni spaziali che ‘striano’ il territorio, anche se vissute con intensità molto differente per diverse tipologie di soggetti sociali, sono di conseguenza multiscalari: dalla prossimità del quartiere, alla dimensione urbana e territoriale delle comunità funzionali, alle rarefatte comunicazioni nel cyber-spazio del web. Le attività e relazioni (individuali, di massa, di abitanti, produttori, city users) che disegnano il territorio di area vasta nella società dell’informazione hanno una geografia variabile, multidirezionale, con flussi materiali in parte imprevedibili e casuali rispetto ai flussi immateriali e alle reti telematiche globali. Queste questioni, in particolare la seconda e la terza che comportano una mutazione antropologica nella relazione fra insediamento umano e ambiente, fra geografie funzionali e luoghi, mi portano a concludere che il ‘ritorno alla città’ non può essere né un ritorno alla città storica, né al borgo rurale: è una riprogettazione dell’urbanità (Bonora, Cervellati 2009), il cui valore si è drasticamente abbassato, fino alla mort de la ville preconizzata da Françoise Choay (2008); una riprogettazione che tiene conto della nuova dimensione geografica dell’abitare e delle sue relazioni multiscalari, che si pongono alla scala della regione urbana ; delle diverse relazioni fra spazio fisico dei luoghi (limitato, concreto, storico, locale) e spazio (19,3), Shanghai (16,3), Manila (11,4), Il Cairo (10,9), Lagos, (10,2); le megaregions (es: Tokyo-Nagoya-Osaka-Kyoto-Kobe, 60 milioni di abitanti); gli urban corridors, sequenze lineari di più megacities (es.: Klang Valley, Malesia); le city regions (São Paulo, Cape Town, Bangkok), conurbazioni sopra i 20 milioni di abitanti (v. UN-Habitat 2012); anche se i modelli culturali di queste megaurbanizzazioni sono prevalentemente quelli occidentali e, quindi, teoricamente trattabili con i nostri paradigmi interpretativi.

Le regole e il progetto  

Territori - 21 -

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