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Adalgisa Rubino

È il modello che viene messo in crisi. Quello attuale, è infatti un cambiamento che va molto al di là delle forme fisiche della città, nel quale la questione ecologica assume un ruolo fondativo nel trasformare la ‘città della crescita quantitativa’ nella ‘città dello sviluppo qualitativo’ (Magnaghi, Fanfani 2010). Gli studi sulla bioregione o sugli ecosistemi territoriali ci offrono un modo diverso per pensare in maniera integrata il rapporto tra città e ambiente di riferimento, e ad arricchire la ricerca del limite morfologico-formale della città con la ricerca di limiti capaci di ridefinire le modalità della crescita. È un disegno finalizzato a ritrovare le relazioni tra insediamento e ambiente di riferimento in un’ottica in cui la città si misura, si limita, si autoproduce, si struttura e si sostiene, in funzione del suo contesto ambientale e delle sue capacità di rigenerazione. Il concetto di bioregione, o quello di ecosistema territoriale2, ampliamente trattati nel contributo di Alberto Magnaghi, rappresentano dunque uno strumento di progetto dei sistemi insediativi capaci di contrarre l’impronta ecologica, di ricostruire le relazioni interrotte tra la città e il suo patrimonio territoriale e ambientale, e rappresentano una strategia per rigenerare potenzialità oggi sottovalutate o distrutte. Quello che viene proposto non è infatti l’uso di categorie formali, più o meno istituzionali, atte a tutelare il territorio ma un diverso approccio alla pianificazione, basato sulla multisettorialità, sull’integrazione e sulla definizione di scenari strategici in grado di coniugare il coinvolgimento delle comunità locali con regole progettuali volte al mantenimento e alla messa in valore del patrimonio territoriale. La bioregione può aiutarci a ricontestualizzare i problemi, a ridare senso al paesaggio attuale e affrontare i problemi dell’insostenibilità sociale, ambientale ed economica dei nostri modelli insediativi, “essa però non è un luogo dato, una condizione esistente, ma un territorio tutto da riscoprire per progettare modalità di esistenza e quindi ritrovare le condizioni per la vita” (Pizziolo 1992). Un territorio che bisogna saper riconoscere, interpretare e riconnettere all’interno di una lettura sistemica, che ricostruisce le relazioni tra ambiente naturale e costruito, finalizzata al elevare il benessere e la qualità dell’abitare. È una ricostruzione che può essere affrontata solamente attraverso “forme di autogoverno della città e   Saragosa (1998) definisce ecosistema territoriale “quel sistema ambientale in cui una società umana, organizzata anche con strutture urbane evolute, trova la maggioranza delle risorse fondamentali per la propria vita, e si sviluppa culturalmente producendo un sistema di relazioni, simboli e conoscenze”. 2

Le regole e il progetto  
Le regole e il progetto  

Territori - 21 -