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Quindicinale Indipendente

Anno III n. 80

FATTO IL VACCINO, RISOLTO IL PROBLEMA... di Francesca De Marco

Siamo ormai nella seconda metà di novembre, sono passati diversi mesi dall’inizio di quella che è stata definita la “pandemia 2009”, ossia “l’influenza suina” portata dal virus A/H1N1, partita dal Messico nel mese di Aprile tramite il contagio tra allevamenti di maiali infetti e uomini. Continua a pag.

L'UDC SARÀ IL FUTURO? di Rita De Iaco

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Stati generali dell’UDC a Bari. Ad emergere, dai contributi della due giorni barese, è la presa d’atto del fallimento dell’attuale sistema. Bipolarismo e bipartitismo hanno disatteso le speranze di chi vedeva in essi la panacea di tutti i mali edificando un impianto politico alimentato solo di illusione, costruito sul nulla e che per molti versi impedisce di governare. Continua a pag.

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GIUSEPPE CODACCI-PISANELLI di Cesare Lia

Ho avuto modo di scrivere altre volte del Nostro lamentandomi di un popolo che, dopo la Sua morte, ha scordato la Sua grandezza, la Sua signorilità, la Sua scienza, la Sua umanità, il Suo insegnamento. Continua a pag.

RAGAZZI DI OGGI di Rita Lia

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Bravi! Bravi! Bravi i nostri ragazzi. Coraggiosi i nostri ragazzi, senza timore, senza paura hanno intonato l’inno d’Italia sotto le finestre della centrale di polizia di Palermo davanti ad agenti esterrefatti e piacevolmente sorpresi di quel tifo da stadio. Continua a pag.

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21 NOVEMBRE 2009

POLITICA & SOCIETA’

UNICEF E SCUOLA

di Annibale Elia Settimana ricca di avvenimenti quella appena trascorsa. A cominciare da lunedì 9 novembre, 20° anniversario della caduta del muro di

Berlino. La storiografia fa coincidere con quella data la fine del secolo breve, come vien chiamato. Continua a pag.

a pag. 7 LETTERA DI UN CITTADINO QUALUNQUE

a pag. 8 SE ATENE PIANGE, SPARTA NON RIDE

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CHI CI CAPISCE È’ BRAVO

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di Laura Longo

PUNTO E A CAPO

Lo scorso 9 novembre è stato commemorato l’evento storico della caduta del Muro di Berlino. Sono passati vent’anni da quando è stata abbattuta la sottile “cortina di ferro”. Tuttavia c’è da chiedersi: ma le vecchie ideologie sono realmente finite? Continua a pag.

“Ci sono rose come la tua voce che sfiorano il mattino delle genti occhi che sognano, mani che si muovono per chitarre fatte di sola spiaggia. Avrei voluto accompagnarti in cielo io che sono un poeta e non ho un canto che mi addolori fino a essere sorriso.” Alda Merini (Corriere della Sera, 1998)

a pag. 9 BANDO PER LO SVILUPPO RURALE DELLA PUGLIA

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POETICAMENTE ALDA di Ermelinda Placì

a pag. 9 MONTE BIANCO alle Castagne (MONT BLANC)

a pag. 10 IL T R I CA SE D E VE TORNARE A FAR PUNTI

Alda Merini

Continua a pag.

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GIÙ’ LE MANI DAL CROCEFISSO

IL CASARANO A CASERTA PER CONTINUARE A CORRERE

di Lucio Vergari “Il Crocefisso appeso nelle aule delle scuole italiane è irrispettoso”, così sentenzia la Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, aggiungendo che “tale presenza adduce una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo lo loro convinzioni e alla libertà di religione degli alunni”. Continua a pag.

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In questo numero

Settimana di passione

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FATTO IL VACCINO, RISOLTO IL PROBLEMA...

In questo lungo periodo le nostre giornate sono state scandite dai continui notiziari in cui si rincorrevano aggiornamenti sul numero dei contagi, a dir poco preoccupante, e su quello delle vittime, che ci hanno fatto cadere in vere e proprie crisi di panico tanto da arrivare alla pura psicosi da contagio. In questo hanno contribuito, in gran parte, i media, con notizie allarmanti e troppo spesso confuse, con l’unico risultato di creare situazioni al limite della gestibilità. Pensiamo agli appelli, che si sono resi necessari da parte dei medici, di non affollare gli ospedali al minimo sintomo di raffreddore, causando la congestione degli interventi e aumentando la diffusione del virus. Ma la paura della gente è comprensibile, se si pensa che neanche da chi dovrebbe rassicurarci e indicarci la strada da seguire arrivano indicazioni sicure e ben ponderate. Agli esperti allarmisti si contrappongono quelli che ci tranquillizzano. C’è chi insiste sulla necessità del vaccino e chi, invece, solleva dubbi sulla sua efficacia e non lo ritiene sicuro. Proviamo, allora, a conoscere la situazione dalle diverse angolazioni. Il vaccino è un preparato che contiene materiale costituito da microrganismi, o parti di essi, opportunamente trattato per perdere le proprietà infettive, mantenendo quelle antigeniche, con lo scopo di essere utilizzato nel conferimento di immunità attiva, al soggetto cui viene somministrato, tramite la stimolazione alla produzione di anticorpi neutralizzanti il microrganismo stesso. Proprio in questi giorni è stata ultimata la terza fase (con forte ritardo rispetto alla diffusione del virus!) di distribuzione alle regioni, sono disponibili in totale 2,5 milioni di dosi. Il piano di vaccinazione nazionale prevede, ovviamente, l’assoluta priorità per le categorie a rischio: dopo gli operatori sanitari, il personale della pubblica sicurezza, delle amministrazioni, enti e società dei servizi pubblici essenziali, è la volta delle donne al 2° e 3° trimestre di gravidanza e dei soggetti tra i 6 mesi e i 64 anni con altre patologie pregresse. Che tutti gli altri si mettano in coda, allora.. fino ad arrivare a gennaio, periodo per cui è prevista la vaccinazione per tutti i soggetti non a rischio. Ma, davanti a questa situazione, le domande sorgono spontanee: se il picco influenzale è atteso proprio in questi giorni, a cosa può servire sottoporre a vaccino quando ormai, forse, avremo già passato la nostra settimana a letto? E se parliamo della preoccupazione che il virus H1N1 possa entrare in contatto con altri virus e modificarsi, diventando più pericoloso, le vaccinazioni dovrebbero servire a prevenire, ma come possono farlo se questo virus è già in circolazione “fuori controllo” da tempo? E, ancora, vaccinando i soli soggetti a rischio, quelli che devono attendere gennaio non possono ugualmente diventare veicolo di questo “incontro pericoloso”? Viene da pensare, a voler essere maligni, che dietro a tutto questo fermento ci siano, in realtà, grandi interessi delle società farmaceutiche che, in questa situazione, vedono girare nelle loro casse miliardi e miliardi di euro, soprattutto considerando il fatto che questa nuova influenza risulta dieci volte meno

pag. 2 Francesca De Marco

pericolosa di quella stagionale. E perché non parlare delle persone sopra i 65 anni? Esclusi dalle categorie a rischio perché parzialmente immunizzati da virus simili circolati intorno agli anni ’60. Ma se i sintomi dell’influenza suina sono uguali a quelli dell’influenza stagionale, e per quest’ ultima proprio quella fascia d’età è considerata la più bisognosa del vaccino, perché in questa emergenza A/H1N1 sarebbero meno a rischio? Ricordiamo che si parla di “parziale immunità” e che, in un’età più matura, anche il minimo sintomo può complicarsi e diventare un serio problema. I dubbi che non hanno ancora trovato risposta sono tanti.. Ma cerchiamo di capire anche perché si parla di presunta pericolosità del vaccino, tanto da farlo sembrare più temibile della stessa influenza. I vaccini oggi utilizzati in Italia, autorizzati dall’ Emea (Agenzia europea del farmaco), sono due: Focetria, della Novartis, e Pandermix, della Glaxo Smith Kline, contenenti entrambi adiuvanti, l’Mf59 e l’Aso3, sostanze che aumentano la risposta immunitaria permettendo di utilizzare minori quantità di antigene per ogni dose, con risparmio di costi. E sono proprio gli adiuvanti ad essere messi sul banco degli imputati, tanto che i vaccini approvati in Usa ne sono privi. “Il dubbio, seppure quasi solo teorico, è che interferiscano sui meccanismi del sistema immunitario favorendo risposte paradosse di tipo autoimmune” dice Luisella Grandori, responsabile vaccinazioni per l’Acp (Associazione culturale pediatri) “ Sarà necessario che anche questa ipotetica reazione venga monitorata. E c’è da chiedersi se sia il caso di somministrare vaccini adiuvati a bambini e donne incinte, senza un’adeguata sperimentazione clinica” (fonte Panorama del 12 Novembre 2009). Infatti, i vaccini a base dell’adiuvante squalene, un estratto di grasso di squalo, sono utilizzati ormai da anni, ma soprattutto negli anziani, mentre non ci sono dati sufficienti sulla somministrazione a bambini e donne incinte. Proprio la fretta con cui questo vaccino è stato messo a punto fa sorgere dubbi che il tempo non sia stato sufficiente per disporre di dati sulla loro sicurezza, anche se questo viene spiegato con il fatto che la sua messa a punto non sia stata dissimile da quella di ogni altro vaccino. Di certo le autorità competenti in materia o i medici non ci aiutano a stare tranquilli; troppe le tesi discordanti, troppi i comportamenti “ambigui” di chi rassicura in maniera assoluta sull’utilizzo del vaccino e poi, pur facendo parte delle categorie che per prime avrebbero dovuto usufruirne, si è tirato indietro senza un vero perché. La cosa migliore sarebbe senz’altro immunizzarsi in maniera naturale, ma per rendere questo possibile bisognerebbe non essere condizionati da allarmi e timori eccessivi e riuscire ad attendere serenamente gli sviluppi di una situazione che sta creando il danno maggiore per mancanza di una corretta informazione e di lucidità nel riuscire ad analizzare la realtà delle cose. Proviamo a ritrovare la capacità di affrontare le situazioni avendo dalla nostra parte la piena consapevolezza di ogni aspetto.


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dalla Prima

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POLITICA & SOCIETA’ Settimana di passione

A significare come la caduta di quel muro abbia rappresentato la fine di un’era, di un mondo. La passeggiata della Cancelliera Angela Merkel, “la fanciulla venuta dall’Est”, in compagnia di Gorbaciov e di Lech Walesa ha rappresentato plasticamente l’incidenza delle figure politiche e dei loro comportamenti rispetto agli eventi. Forse, anzi certamente, il quadro sarebbe stato decisamente più completo e veritiero se fosse stato presente il grande papa polacco. Il muro inizia a crollare nel 1987 quando Gorbaciov annuncia la fine della dottrina della “sovranità limitata”. Ed egli seppe resistere alle tante pressioni che certamente ha avuto, e non solo dalla parte orientale. Ricordiamolo Nobel della Pace nel 1990, dopo che a Strasburgo nel luglio 1989 aveva affermato :“Qualsiasi interferenza negli affari interni o qualsiasi iniziativa per limitare la sovranità di un altro stato, amico o alleato, sarebbe inammissibile”. Ancor prima Solidarnosc. L’intuizione di Lech Walesa, sostenuta da Giovanni Paolo II, di ripartire dalla libertà dei lavoratori e dai loro diritti personali, ha aperto il primo, decisivo varco politico nella cortina di ferro. Il muro, una barriera intollerabile, che evidenziava il progresso della parte occidentale a fronte di una indigenza e di un grigiore, ad est, insopportabili per i più audaci, che rischiavano e spesso morivano nel tentativo di raggiungere la libertà. Un giorno di felicità, di festa. Una festa popolare come nei nostri paesi per i santi patroni. Una festa vera perché, superate tutte le perplessità interne ed esterne, la Germania è oggi un’unica, grande nazione. Una festa di popolo che ha riconosciuto i veri protagonisti di una rivoluzione pacifica: scandendo il nome “Gorby, Gorby” e facendo abbattere all’altro il primo dei mille parallelepipedi di polistirolo disseminati lungo il tracciato del Muro, caduti come un grande domino. ***** Martedì 10 a Ischia una frana travolge e uccide una ragazza, trascina in mare diverse auto e lascia dietro di sé 20 feriti. Si ripete la storia di Messina. E Bertolaso subito si sfoga: “Mi fa grande rabbia. Finchè non si fa manutenzione e messa in sicurezza continueremo a dover subire questo genere di situazioni”. Il sindaco minimizza. Lo considera un fenomeno

Annibale Elia

naturale eccezionale. Non sono state rivolge un accorato appello al Presidente interessate case, non c’era stato né di- del Consiglio, chiedendogli: “Presidente, sboscamento né abusivismo, dice. ritiri la norma del privilegio”. La risposta all’appello accorato è “sulla giustizia porrò la fiducia”; se il processo breve non passerà si va al voto. E’ noto che in Italia i processi durano troppo a lungo; è altrettanto noto che il tema non ha mai interessato i politici, se non da quando la Corte Costituzionale ha bocciato il lodo Alfano perché negava il fondamento della Giustizia, ossia l’eguaglianza dei cittadini. E’ noto ancora La miopia degli uomini non si arresta che Berlusconi pretendeva una legge che nemmeno davanti alla morte. Le crona- accorciasse ancora di più la prescrizione. che ci hanno descritto come dal monte Scelta bocciata da Fini. Si propaganda il siano scesi a valle un fiume di fango, ter- tutto come a vantaggio di tutti, in realtà ra, detriti di ogni genere. Ci hanno ricor- è per uno solo. dato anche come nella splendida isola ci La democrazia fonda la sua efficacia sono ventimila pratiche di condono edili- sull’equilibrio dei poteri. In Italia un solo zio e 500 abbattimenti da effettuare. uomo assomma in sé una notevole quota Fotografa la situazione un ex sindaco: “il di potere politico, economico e problema endemico resta l’abusivismo: dell’informazione. La maggioranza va diversi valloni, canali che facevano de- verso una deriva di tipo plebiscitario che fluire l’acqua, sono stati ostruiti negli punta alla delegittimazione del potere anni da abitazioni costruite senza per- giudiziario e dei poteri di garanzia (Corte messo”. Ischia come Messina ci dicono il costituzionale, Presidente della Repubblicattivo governo del territorio. Ci dicono ca), mentre teorizza che l’unico potere di un’amministrazione pubblica che privi- ad essere legittimato è quello del capo legia gli interessi privati, spesso illeciti, del governo in quanto diretta (diretta?) rispetto a quelli della collettività; che espressione del popolo. ritiene di dover sostenere uno sviluppo Interroghiamoci, ognuno nel sacro recinpurchessia, ammantando con esso spes- to della propria coscienza, sulla nostra so clientelismo e corruzione. Ci dice an- maturità politica e civile. che di una mala-politica che attraverso i condoni reiterati ha alimentato una cul- PERIODICO ISCRITTO AL NR. 1005 DEL REGISTRO DELLA STAMPA DEL tura dell’irresponsabilità e del permissivi- TRIBUNALE DI LECCE IN DATA 26.11.2008 smo. Una cultura di illegalità che vuole Direttore Editoriale abbattere le regole che presidiano il funSalvatore Giannuzzi zionamento del patto sociale, così come d.editoriale@diciamo.it d’altra parte è stato ed è per il mercato. Redazione ***** Salvatore D’Elia, Cesare Lia, Barbara Ferrari, Giovedì 12 viene Rita De Iaco, Antonio Baglivo, Daniele Baglivo, presentato il ddl Vito Accogli, Rosanna Mastria, Rocco Chirivì, Maria Soledad Laraia, Roberto Molentino, sul processo breve. Francesca Cesari, Annibale Elia, Laura Longo, Casini esclama a Donato Nuzzaci, Lucio Vergari, Pietro Russo, gran voce. “La leg- Salvatore Errico, Carlo Pasca, Attilio Palma, Rita Lia, Francesco Elia, Ermalinda Placì, ge sul processo Francesca De Marco. breve è una por- Stampato c/o Associazione Culturale Diciamo cheria”. La compoin Tricase, alla via G. Garibaldi, 60 Tel./Fax: 0833/784126 stissima ed eleganredazione@diciamo.it te senatrice FinocDistribuito gratuitamente chiaro perde per in una tiratura di 20.000 copie un attimo il suo collaborazione a questa rivista sotto qualsiasi aplomb e sbatte su un muro i fogli del La forma è gratuita. La direzione si riserva di rifiutare ddl. Lo scrittore Roberto Saviano, ancora insindacabilmente qualsiasi testo e qualsiasi inserzioFoto e manoscritti, anche se non pubblicati, non una volta fiducioso nel senso del diritto ne. si restituiscono.


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Non del tutto. Del passato sono rimaste le antiche icone che abilmente i nostri politici riescono a mantenerle in auge, sempre vive nella nostra memoria. Alcune parole, stornelli, immagini ronzano ormai nella nostro testa perché frequentemente “citate” dai leader politici. In quest'epoca senza partiti – ora diventate delle entità evanescenti che fagocitano le tendenze del momento – il modo di intendere la politica non viene più acquisito dalle classiche scuole di formazione politica bensì ognuno ci mette del suo, dà quel non so che di “personale”. Benvenuti nell’epoca d el l ’ an t i c om u n i s m o ma senza comunismo. Un’ottima televendita per intrattenere e acquistare i potenziali elettori. La parola “comunismo” è il lied di sottofondo di tutti discorsi del premier, dei suoi ministri, dei funzionari e dei suoi lacchè di turno. Eppure non c’è più. Ma serve nella strategia di propaganda per identificare “l’Altro”. Quelli del centrosinistra e non solo. Uomini di centro e perfino di destra come l’attuale Presidente della Camera, Gianfranco Fini, che attualmente non gode il favore del suo stesso partito per aver dichiarato sottovoce di non condividere l’ultimo ddl accorciaprocessi. Insomma è comunista tutto ciò che sta a “est” di Arcore, il “nuovo muro” che in Italia ha preso il posto di quello che stava a Berlino. Da 15 anni a questa parte è nata una nuova categoria intellettuale: gli ideologi neo-anticomunisti (senza il comunismo). Con un linguaggio popolare, sanno cogliere aspetti del passato rimasti irrisolti, latenti e riportarli nel presente. Parole urlate, sempre più forte, secondo le regole del

CHI CI CAPISCE È’ BRAVO “politically uncorrected”. Tra queste file ci sono nomi eccellenti. Come il ministro Gelmini il cui motto è: “ridurre gli sprechi e au m en t arn e l ’effi ci en z a dell’università e della scuola”. Ma la ministra appare mossa anche da un’altra preoccupazione: destrutturare il sistema di potere fondato sul ruolo dei professori ordinari. Ovvero disarmare i famigerati “baroni”. Ma non chiarisce però come dovrà diventare questa università in perenne riforma da 10 anni. Di certo abbiamo una costante. La diminuzione continua di risorse destinate all’università e alla ricerca. Prevista, puntualmente, anche

da questa finanziaria. Con il rischio che, insieme ai baroni, affondi come un Titanic anche la nostra università, la meno finanziata di tutti i paesi dell’Ocse. Un’altra figura è il ministro Brunetta. Un drago della comunicazione. Per i suoi argomenti ispira grande consenso. La sua missione è abbattere i “fannulloni” che vi si annidano pubblica amministrazione. Con l’intento di premiare i meritevoli. Peccato che abbia coniato un'etichetta onnicomprensiva e indelebile per chiunque lavori negli uffici pubblici destinato a una carriera da “fannullone”. Invece, i neoanticomunisti, quelli sì che “lavorano sul serio”. Tutto ciò che è scuola, università, burocrazia è il regno della sinistra

pag. 4 Laura Longo

dove, si racconta, attinge ancora oggi i suoi consensi maggiori. È su questa linea di confine che è stato costruita la barriera del neo-anticomunismo senza il comunismo. Il nuovo muro. Da una parte, a ovest, il mondo degli imprenditori e degli artigiani che producono, faticano, fanno. Dall’altra parte, a est, quelli che parlano, dicono, predicano. A spese dello stato. Da un lato i “fannulloni” e dall’altro i “fantuttoni”. I lavoratori “veri” contro gli statali, i maestri, i professori, i baroni, i giornalisti. Bisogna ammettere che la bravura di Berlusconi sta nell’aver creato un radicato e consolidato sistema ideologico e propagandistico. Una vera e propria sovrastruttura marxiana rappresentata dall’industria culturalemediatica che gli ha consentito di raccontare a proprio vantaggio una realtà “costruita”, cancellando tutto ciò che potesse ledere o mettere in dubbio la sua immagine. “Meno male che Silvio c'è” intonano i devoti. Senza di lui, così dicono i nove decimi dei mass media, le sciagure si accumulerebbero. Ma nonostante gli intoppi, il governo lavora e sostiene una situazione che senza di loro diventerebbe disperata. E qui parte la lista degli esiti miracolosi già realizzati e quelli ancor più straordinari a venire. Berlusconi è l'uomo-che-fa e che -ha-fatto-di-più-negli-ultimi-150anni alla faccia del grande Alcide Gasperi o del lungimirante Camillo Benso Conte di Cavour. E l’opposizione? È sempre più chic, sempre più salottiera e lontana anni luce dal mondo del lavoro. Non propone alternative e si perde in sciocche elucubrazioni teoriche. Una sinistra arrendevole e incapace di rifiutarsi al nuovo trend che considera la cultura inutile. E l’intellettuale una figura improduttiva. Anzi un’ingiuria.


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L'UDC SARÀ IL FUTURO?

E’ necessario che la politica torni ad ispirarsi a valori autentici ed al suo fine più nobile quello di servizio al Paese ed alla collettività . In una società che diventa sempre più oligarchica , dove si allarga, inesorabilmente, la forbice tra ricchi e poveri, dove emergono nuove sacche di povertà, occorre cambiare registro e tornare ad occuparsi dei problemi veri dell’Italia. Argomenti ripresi da Pierferdinando Casini. Nel suo intervento finale, il leader analizza la drammatica situazione del Mezzogiorno, area ancora svantaggiata e che vede oggi, come ieri, in maniera sempre più penosa, depauperarsi le sue ricchezze in termini di giovani braccia e menti, che abbandonano le nostre regioni per spostarsi in zone più ricche , se non addirittura all’estero. Vicenda che prefigura la nuova “questione meridionale” e coinvolge appieno anche la Puglia. Intanto il Governo Nazionale destina i fondi FAS indispensabili al Sud, alla copertura delle emergenze nazionali, taglia i fondi per l’ammodernamento tecnologico, fondamentali per non acuire i divari tra le aree del Paese e tra questo e le altre Nazioni. Taglia i fondi alle forze dell’ordine. Non tocca in finanziaria temi nevralgici come lavoro, legalità, sicurezza. Si configurano segue da pag. 1

E’ importante parlare delle persone come Giuseppe Codacci-Pisanelli non solo per esaltarne la figura e trovare in loro i valori perché la società non imbocchi strade sbagliate, specialmente con i tempi attuali, ma perché le future generazioni non scordino figure che hanno fatto la nostra storia ed hanno esaltato agli occhi degli italiani ed a volte del mondo intero le intelligenze del meridione d’Italia. Ho sempre suggerito che Tricase avrebbe necessità di costruire monumenti a perenne ricordo dei propri uomini illustri, ho promosso delle riunioni in merito, chiamando a raccolta gli uomini più vicini al Nostro, ho inoltrato petizioni ai Sindaci che si sono succeduti nel tempo dopo la Sua morte, ho parlato anche con i famigliari di questa necessità ma le parole sono state vane o perché la persona che proponeva non era autorevole o perché l’uomo in se stesso ha l’indole di chiedere quando ha bisogno ma di riscattarsi subito dopo, dicendo che le conquiste fatte nella vita sono solo ed esclusivamente “farina del proprio sacco”. E pp ure tan ti attu ali d ocen ti dell’Università del Salento hanno avuto il Suo imprimatur per cominciare la carriera, tanti ancora hanno bussato alla Sua porta per costruire la propria esistenza. Scordarsi delle persone che sono state utili non è umano, scordarsi, poi, di persone di scienza non è opportuno. Quando ricoprivo la carica di assessore

di Rita De Iaco

situazioni da “annozero” dove, a trattare le questioni sul tappeto, non sono i parlamentari di PDL e PD, ma, rispettivamente, avvocati di Berlusconi e magistrati. Di fronte ad uno scenario così inquietante i cittadini, in particolare quelli del Sud, dovrebbero chiedersi se i propri rappresentanti hanno risposto alle loro esigenze e, per contro, tutta la classe dirigente del Mezzogiorno dovrebbe operare una seria autocritica. Sui temi ineludibili occorre ragionevolezza ed assunzione di responsabilità. Occorre riprendere a cuore i problemi del Paese, tornare a confrontarsi con la gente, farsi carico delle sue difficoltà. Il Presidente analizza, poi, la questione politica. I contenitori di PD e PDL scoppiano, intanto cresce l’interesse intorno all’UDC, i tempi danno ragione alla scelta di non schierarsi. Il partito sta crescendo e deve continuare a farlo. Sulle imminenti consultazioni regionali, boccia la candidatura di Vendola che non può personificare il disegno politico dell’UDC e sostiene la necessità di una discontinuità col passato. Massimo rispetto per idee, persone e partiti ma il progetto di una alleanza per il Mezzogiorno e con il Mezzogiorno esige condizioni nuove. Se queste non ci saranno sarà lo stesso partito a delineare strade nuove.

GIUSEPPE CODACCI-PISANELLI del Comune di Tricase, a fronte dei nostri illustri cittadini, Giuseppe Pisanelli, Girolamo Comi, Antonio De Viti-De Marco, Liborio Romano, proposi, investendo

Giuseppe Codacci Pisanelli

anche le Università di Lecce e di Bari, di creare dei premi letterari annuali nel campo delle scienze giuridiche, economiche e della letteratura che portassero il nome di questi nostri personaggi ed estendere l’iniziativa a tutta l’Italia. Si fece un primo bando del “Premio Giuseppe Pisanelli” ma, poi, non se ne parlò più. Ora si riapre un discorso, che spero abbia stabilità nel tempo e serietà d’intenti, anche se a riaprirlo è la figlia del Nostro,

di Cesare Lia Biancaneve Codacci-Pisanelli, che attraverso l’Associazione A.S.T.R.A. ripropone la figura di Suo padre e l’impegno scientifico dato alla crescita democratica del nostro Paese. Una figlia che, facendosi coraggio, ha superato gli ostacoli della reticenza naturale ed ha preso l’iniziativa che altri avrebbero dovuto doverosamente prendere. Non ha, comunque, importanza chi lo abbia fatto. E’, invece, importante cominciare a recuperare il tempo perduto, rivangando il passato perché degli uomini che l’hanno vissuto, costruendo il nostro prospero futuro, non resti l’intestazione di un’aula universitaria né un monumento equestre sul quale qualche piccione trova parcheggio ma serva da sprone a quanti vogliono impegnarsi per la collettività, cercando in essa gli spunti più importanti e d essenziali per la sua migliore crescita. Giuseppe Codacci-Pisanelli, non fu, ma è un uomo di scienza dal quale la nostra e le future generazioni devono prendere gli spunti importanti delle determinazioni che servono a tracciare strade maestre per far crescere la nostra terra, di scarse risorse economiche ma di grandi intelligenze, in un contesto italiano ed europeo nel quale non è stata agevolata né raccomandata ma avversata anche dai nostri stessi corregionali, che ingiustamente la ritengono usurpatrice di interessi campanilistici.


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RAGAZZI DI OGGI

Noi telespettatori ci eravamo quasi abituati a vedere le manifestazioni di solidarietà ai boss mafiosi da parte di familiari ed amici che puntualmente ad ogni blitz delle forze dell’ordine inveivano e gridavano verso quegli uomini di Stato che si erano permessi di arrestare i loro capi, parenti, temibili padrini moderni. Oggi, viceversa, la gioia è stata grande nel constatare che all’arresto del boss mafioso Raccuglia un po’ più di duecento persone, piccola parte dell’intera nazione, esultava per il raggiungimento di questo ulteriore obiettivo dopo due anni di serrate indagini. La cosa più bella è stato vedere che chi inneggiava canti di gioia per l’avvenuto arresto fossero loro: i ragazzi di Palermo, i ragazzi di Sicilia. Non è da sottovalutare ciò che abbiamo visto e sentito in televisione. Per l’uomo del Nord è facile pensare che non vi sia nulla di eccezionale in ciò, ma la gente del Sud martoriato dalle varie mafie che stritolano l’economia ed i pensieri incusegue da pag. 1

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tendo terrore e paura, sa cosa significa scendere in piazza a volto scoperto e gridare la propria felicità, non aver paura di esultare, essere allegri , gioire e quando a farlo sono ragazzi, uomini del futuro, non si può che sorridere. Tra quei ragazzi forse vi è un futuro magistrato, un capo di Stato, un imprenditore; qualunque cosa diventino quei giovani costituiscono una speranza per il futuro, speranza di una Italia più pulita, più trasparente, più chiara. E forse, i cattivi di tutte le mafie cominciano ad avere un po’ di paura, cominciano ad essere meno sfrontati rispetto ai primi arresti, perché si stanno rendendo conto che la decapitazione di mafia, camorra, ‘ndrangeta si sussegue serrata, senza sosta; iniziano a capire che forse lo Stato c’è, non più così

Rita Lia corruttibile, non più così clientelare! La speranza è che il Ministro dell’Interno non si fermi agli arresti, che faccia sentire un po’ più coccolate popolazioni che hanno da sempre versato sangue, rassegnate ed inermi. Auguriamo, quindi, buon lavoro al ministro Maroni rammentandogli le parole di San Francesco: ”Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile!”.

GIÙ’ LE MANI DAL CROCEFISSO

Così si è espressa, dunque, la Corte di Strasburgo, accogliendo il ricorso di una cittadina italiana, anche se dal nome (Soile Lautsi Albertin) non si direbbe, che già nel 2002 chiese all'istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme, frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule rifacendosi al principio di laicità dello Stato. Ciò che ha dell'assurdo, secondo il punto di vista di noi cittadini italiani (credo cristiani e non), è che oggi, dopo aver accolto tutti i popoli da tutte le parti del mondo, senza prevaricazioni, senza intolleranza, ma solo cercando di offrire ospitalità, rispetto e sani principi, a volte anche qualche tozzo di pane e, perché no, un lavoro, siamo quasi costretti a chiedere per favore di poter professare la nostra fede, in casa nostra non dimentichiamocelo, non potendo combattere il burqa perché altrimenti siamo chiamati razzisti, non potendo tenere i crocefissi nelle scuole perché veniamo tacciati di “violazione”, di “prepotenza religiosa” e quant'altro. Vorrei spiegare a coloro i quali pensano che il Crocefisso sia un'imposizione, che la figura del Cristo in croce è, invece, il segno di offerta di amore di Dio, di unione e accoglienza per tutta l'umanità. Non può essere considerato un segno di divisione, di limitazione della libertà, ma deve essere inteso come segno di amore e rispetto per il prossimo. Certo che rappresenta l'identità storica del nostro Paese. E, con essa, anche quella culturale e spirituale del Popolo Italiano, ma non bisogna dimenticare che tutto questo fa parte dell'Italia e, sinceramente, viene da pensare che questa sentenza abbia più un sapore di negazione del ruolo del cristianesimo nella società e, appunto, nell'identità italiana, rispetto alla tanta sbandierata affermazione della laicità delle istituzioni. Se questa è l'Europa, anch'essa di inconfutabili radici cristiane o, quantomeno, cristiano giudaiche, dell'unione e dell'ugua-

Lucio Vergari

glianza, allora perché pretendere, anzi ordinare, che l'Italia cancelli i suoi simboli che, non dimentichiamolo, rappresentano uno Stato libero e indipendente? Ricordiamo, per chi non lo sapesse, che l'ora di religione nelle scuole non è obbligatoria e che il Crocefisso, pur essendo un innegabile simbolo religioso, non significa adesione al Cristianesimo, ma è proprio Esso la nostra storia e la nostra tradizione, che sono permeate di cattolicesimo che è, appunto, una religione che predica l'accoglienza degli altri, anche diversi da noi. Chi vuole togliere i Crocefissi dalle scuole non lo fa per una dottrina, per una convinzione ma dimostra solo di essere ideologizzato, così come la Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, simbolo di un preconcetto molto forte e radicato nei confronti delle nostre tradizioni, della nostra cultura, in nome di un laicismo intollerante. Ora il governo italiano ha presentato ricorso contro la sentenza, ma è giusto dire che detto ricorso potrebbe anche non essere accolto dalla Corte Europea, facendo diventare la sentenza esecutiva. A quel punto, però, l'Italia, ovviamente, si rifarà alla nostra Costituzione che riconosce, giustamente, una valore peculiare alla nostra religione, dichiarando la sentenza, appunto, anticostituzionale. Ma dobbiamo essere noi tutti a dover scendere in campo perché il Crocefisso è, innanzitutto, un patrimonio culturale che può e deve combattere questo relativismo etico, non possiamo permettere che vengano cancellati i segni della nostra fede. Le nostre radici sono cristiane, la nostra nazione è cristiana... l'Italia è questa, a chi non va bene se ne faccia una ragione, non distrugga ciò che è del Popolo Cristiano!


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dalla Prima POETICAMENTE ALDA

Per chi ha vissuto una vita sul confine, forse è destinato a trascinare la propria esistenza sul confine, né troppo dentro né troppo fuori. Al limite. Lei così “diversa”, come amava definirsi, e così “normale” nella sua diversità da riuscire con l’intensità dei suoi versi a comunicare con tutti. Non sapevo chi fosse, non sapevo neppure esistesse, finché un giorno mentre guardavo distrattamente la TV, si dava notizia di una poetessa che viveva in condizioni di povertà ed indigenza. L’immagine sullo schermo era quella di una donna un po’ avanti con gli anni, grassottella, seduta su una grande poltrona, i capelli corti come scapigliati al vento, una sigaretta fra le dita e una collana di perle al collo. Avrei scoperto che quello era una suo vezzo. Era Alda Merini, una delle più grandi poetesse del Novecento, di cui però a scuola nessuno ci aveva parlato. Per saperne di più, per conoscere le sue poesie, cercai fra le antologie della letteratura italiana che avevo a disposizione in casa, sull’Enciclopedia. Aveva iniziato a scrivere a 15 anni. La sua prima raccolta dal titolo La presenza di Orfeo, curata da Giacinto Spagnoletti, venne pubblicata nel 1953. Vincitrice del Premio Librex – Guggenheim “Eugenio Montale” (1993), del Premio Viareggio (1996), del Premio Procida – Elsa Morante (1997). Ma di lei non c’era traccia. Eppure aveva conosciuto Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, col quale aveva lavorato e collaborato, e al quale aveva dedicato pure alcune liriche e l’elenco potrebbe continuare. Ma

di lei nessuna traccia. Dodici anni fa, non era come ora: un click sul motore di ricerca e voilà! Poi un giorno per puro caso, mi capitò fra le dita, una sua poesia che ora porto sempre con me come un regalo prezioso. Di Alda Merini, nei giorni successivi alla sua morte, si sono susseguite tante voci, tante cose sono state dette. Ma prima? Si è parlato: dei suoi amori, delle sue passioni, dei suoi figli, della sua malattia, delle sue ombre, delle sue stravaganze. E della sua poesia? Più di ogni altro il “mistero” Alda Merini, e – occorrerebbe dirlo - fortunato chi ha potuto conoscerla personalmente - lo si può afferrare solo per un breve attimo d’eternità nei suoi componimenti. Anche se come amava dire: «Non cercate di prendere i poeti perché vi scapperanno tra le dita» (Aforismi e magie, Rizzoli, Milano 1999). Ma forse la frase più bella di Alda è quella che fa da titolo ad un volume con videocassetta, Più bella della poesia è stata la mia vita (2003). Alda era la sua poesia, la sua poesia era Alda; un’Alda che nei versi, era riuscita a sublimare il dolore e la sofferenza del tempo della propria esistenza per lasciarlo andare, guarire, o più semplicemente smorzarlo, condividerlo col resto dell’umanità. Farne dono agli altri in nome dell’amore per la vita, di un’autentica condivisione. In un’intervista, di qualche anno fa, aveva precisato: «La poesia è un mestiere professionale, può nascere da una relazione amo-

Ermelinda Placì rosa, da una sensazione, ma la cosa più tragica è che alle volte vogliono impossessarsi più che della poesia, della dimensione dell’amore o anche dell’amicizia. Invece, la poesia va lasciata depositare perché prenda la sua forma, la sua musicalità, e poi va ripresa e riassaporata, la poesia è come una lunga degenza dalla quale bisogna guarire da questa emozione. La poesia è veramente una cosa seria». E basterebbero queste poche parole per farci capire cos’è stata la poesia per Alda e che cosa è stata Alda per la poesia, che cosa sarà ancora. Si, perché il cammino di Alda non s’è concluso, ma proseguirà con i suoi versi ancora. Quell’ancora, che vuol dire speranza, quella speranza, che si respira nei versi che ci ha lasciato per sempre e che, nonostante le vicissitudini della vita, non l’aveva mai abbandonata. Così nella società in cui viviamo, fondata sul principio dell’utilità, del tutto e subito, del mordi e fuggi, del carpe diem della vulgata, forse potremmo trarre dalla sua esistenza fatta di poesia, un insegnamento: che la poesia, se pur non utile, serve, come anche chi la scrive. Grazie Alda! Attività no-profit “Ancora ai nostri giorni ci sono poeti contadini, sarti,farmacisti e cosi via: pare che la poesia sia l’unico mestiere che ne richieda un altro.” Basilio Reale (Corriere della Sera, 1998)

da Tricase

UNICEF E SCUOLA In occasione XX anniversario della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia approvata nel 1989 dall’Assemblea Generale dell’ONU e ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991, Tricase si mobilita con un corteo in difesa del mondo dei più piccoli. La Convenzione ha profondamente innovato il panorama internazionale dei diritti umani, affiancandosi agli altri storici trattati concepiti a tutela dell’individuo. Infatti è, tra gli accordi internazionali in difesa dei diritti umani, quello più ratificato con ben 193 gli Stati Membri. Ma nonostante il consenso globale sull’importanza dei bambini, il 70% dei circa 11 milioni di bambini muore ogni anno per infezioni neonatali o nascite premature. L’UNICEF , che considera la Convenzione come punto di riferimento di tutta la sua azione per la tutela dei diritti e della condizioni di vita dei bambini in tutto il mondo, celebra per questa ragione ogni anno la giornata dell’infanzia, mobilitando la sua rete di migliaia di volontari presenti nelle principali città italiane. Anche nella città di Tricase, il Comitato Provinciale Unicef di Lecce ha organizzato una manifestazione per celebrare l’evento. Un’iniziativa a cui ha aderito l’amministrazione comunale e

di lola

l’Istituto comprensivo Polo 4 “Dante Alighieri” di Tricase dove i bambini saranno principali attori di questa giornata commemorativa attraverso spettacoli di musica, balletti, cultura, dibattiti e tanta solidarietà. La fiaccolata con partenza alle ore 16.30 in via Umberto I sfilerà lungo le principali strade cittadine per giungere in ultimo in piazza Pisanelli, dove simbolicamente a una mongolfiera i ragazzi affideranno i propri pensieri sui diritti inalienabili dell’infanzia. Verso le 17,30, presso la Sala del Trono di Palazzo Gallone ci sarà un breve incontro tra il dirigente scolastico dell’Istituto “Dante Alighieri”, Vincenzo Cazzato, gli alunni e le autorità amministrative dove sarà presentata in power point i concetti fondamentali contenuti nella Convenzione. A seguire tanta buona musica classica, coreografie sul tema, balletti e video karaoke. «Noi come scuola», aggiunge il preside Vincenzo Cazzato, «abbiamo il dovere di insegnare ai nostri ragazzi, gli uomini del domani, il valore della solidarietà. Basta a volte un piccolo gesto per ridare speranza anche a chi si trova in difficoltà».


da Santa Cesarea Terme

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LETTERA DI UN CITTADINO QUALUNQUE di Annibale Elia

I recenti manifesti affissi dall’Amministrazione comunale riguardanti uno l’eterna diatriba sulla gestione della Terme SpA, l’altro la vendita di alcune proprietà comunali, inducono ad alcune riflessioni, che qui si intendono offrire ai cittadini di questo fortunato/sfortunato Comune. Innanzitutto una considerazione di carattere politico, cui seguiranno considerazioni più squisitamente economiche e civiche. E’ difficile spiegarsi la totale sordità degli interlocutori nella gestione della Terme. E non si parla tanto dei gestori, CdA, quanto dei proprietari. Due Enti pubblici, Comune e Regione, aventi entrambi la stessa finalità: il bene comune. Due enti che non dialogano, che non riescono a mettersi intorno ad un tavolo per definire progetti, programmi, priorità e modi della gestione. Frutto di un clima diffuso nel paese. Di una politica vissuta come occupazione del potere. Di un modo di essere che fa ritenere ognuno come il depositario della verità. Che fa dire ai vescovi “troppo odio in politica così l’Italia è in pericolo”. Il nostro pericolo immediato relativamente alla questione è il rischio di bancarotta del Comune di S. Cesarea Terme. Siccome siamo cittadini attenti e premurosi del bene comune, ci rivolgiamo a tutti gli interlocutori della diatriba, ma in primo luogo al Signor Sindaco chiedendogli uno sforzo ulteriore per un dialogo necessario in considerazione anche che è suo preciso dovere risolvere i problemi della comunità, spendendosi oltre ogni limite, con coraggio e lungimiranza. Invitandolo a considerare, tra l’altro, che il Comune di S. Cesarea Terme è socio di minoranza nella società. La Terme SpA gestisce il complesso termale ed è proprietaria di un albergo e di alcuni bagni marini. Ha un patrimonio oggi iscritto

in bilancio per circa 16 milioni di euro, ma sicuramente l’insieme delle immobilizzazioni ha un valore decisamente superiore. Il valore unitario contabile delle azioni oggi è definito in € 40,81, mentre sappiamo che le uniche transazioni fatte su azioni della Terme SpA è riferito ad € 7.000 per azione. Sappiamo anche che il complesso termale rimarrà sempre e comunque a S. Cesarea Terme, perché le leggi di natura non possono modificarsi nonostante la perversa volontà degli uomini. Siamo stati da sempre assertori della prevalenza del pubblico sul privato tutte le volte che il bene o l’attività veniva esperita in una situazione di monopolio o di quasi monopolio. La situazione attuale della politica e comportamentale degli italiani nel loro insieme ci spinge a rivedere convinzioni radicate nella convinzione che nell’attuale momento storico il bene comune va perseguito modificando gli atteggiamenti anche teoricamente ineccepibili. Ci sovviene ancora la Conferenza episcopale che avverte: “si impone una decisa e radicale svolta tanto nelle parole quanto nei comportamenti, diversamente verrebbe prima o poi ad inquinarsi il sentire comune”. Temo che tale inquinamento sia già in atto e per ciò va immaginato un modo diverso della gestione. Considerato che il capitale impiegato per l’acquisizione della proprietà, non ragionando sulla insipienza dell’acquisizione al momento del passaggio dallo Stato al Comune e alla Regione, non ha mai dato alcuna remunerazione; considerando altresì che per mantenere la percentuale di proprietà il Comune si è dovuto indebitare a tal punto che oggi è costretto a vendere i suoi “gioielli”, oltre che a

tenere al massimo le tasse e imposte di sua competenza, è questo il momento di affidare a terzi la gestione con le garanzie di investimenti idonei ad uno sfruttamento della risorsa termale confacente ad una visione economica e sociale in linea con lo sviluppo. Se poi una tale operazione trova difficoltà ad essere realizzata secondo canoni di correttezza, lealtà, trasparenza e perseguimento ancora una volta del bene comune, è il momento di vendere, attenzione di vendere, e non svendere, la proprietà definendo a priori le linee guida dello sfruttamento della risorsa, tenendo conto che il Municipio è sempre e comunque il luogo ove si regola lo sviluppo del territorio. Finiremmo così di assistere a lotte pseudo-politiche per l’occupazione delle varie caselle che rappresentano le vere uova d’oro (dirigenti e management) che la gallina produce e che inquinano il nostro ambiente. Quanto al resto del personale esso è necessario per l’attività e sarà solo propria responsabilità il far rispettare i propri diritti cui legge e Costituzione chiama tutti a rispettare.

SE ATENE PIANGE, SPARTA NON RIDE di Francesco Elia La fine della guerra del Peloponneso, combattuta per l’egemonia sul mondo greco, vede il trionfo di una delle parti in conflitto, ma un trionfo amaro, in cui è già insito il proprio declino, ben sintetizzato nel titolo divenuto, nel corso dei secoli, una massima universale. La conclusione è, a tutt’oggi, valida. La guerra, qualsiasi guerra, ma in particolare quella per il potere, semina distruzione e morte, lascia in eredità rovine. Toccherà ai “vincitori” l’arduo compito della ricostruzione. Se guardiamo indietro, alla Storia del nostro tempo, la ricostruzione post bellica, pur difficoltosa, ha portato frutti generosi…la riunificazione tedesca dopo la caduta del Muro, lo sgretolamento dei regimi dell’Est Europa, la fine della Guerra Fredda, la trasformazione dell’Unione Europea da entità economica a soggetto politico. Ma rimanendo in Europa, il trionfo dell’Ovest sull’Est ha dato inizio al percorso della globalizzazione, con conseguente spostamento degli equilibri mondiali, trasformando l’Europa stessa da attore principale a comprimario sulla scena occupata dalle due nuove potenze, USA e Cina. Passando dalle fredde pianure del Centro Europa a climi più latini come il nostro, e cercando di contestualizzare nel nostro piccolo “Sparta e “Atene”, è agli occhi di tutti come la lunga contesa e disputa per il centro del potere economico del Comune di

S.Cesarea continui a produrre i suoi efferati danni. Nei giorni scorsi è stato pubblicato l’avviso di gara per la vendita all’asta di beni comunali. Tale decisione, motivano gli Amministratori, è legata all’investimento, sotto forma di aumento di capitale, nella società Terme Spa: il centro economico di cui sopra. Il piano industriale, l’aumento di capitale, la Governance della società, sono stati per troppo tempo campo di battaglia per eserciti senza via d’uscita. L’eredità che ci troviamo come cittadinanza è pesante. Un territorio sempre più povero, una società in perenne affanno per le troppe lotte intestine, un’Amministrazione costretta a vendere per fare cassa, ma senza un piano definito su cosa fare... E se provassimo a ripartire dall’Interesse Generale? Magari è di interesse generale che i parcheggi, ad oggi inseriti nel bando di vendita all’asta, rimangano di tutti, quindi di proprietà comunale. Forse si può pensare di vendere l’Albergo Palazzo, quanto meno per il 50% di proprietà. Il valore dell’immobile è sicuramente superiore a quanto si potrà percepire dall’asta. Il Comune avrebbe in cassa i soldi per interventi mirati, come ad esempio il recupero della Pineta, o l’illuminazione del lungomare. Maggioranza e Minoranza, dell’Amministrazione Comunale e del CdA delle Terme…qui si è stanchi di essere “Sparta” o “Atene”.


dai Paesi

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PUNTO E A CAPO di Donato Nuzzaci Tutto da rifare per il Piano di assetto idrogeologico. I giudici del Tribunale superiore delle Acque hanno accolto nelle settimane scorse la richiesta di annullamento della delibera del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino della Puglia n. 39 del novembre 2005 avanzata da diversi Comuni salentini che hanno insistito per l’illegittimità nonostante molti di questi abbiano rappresentato il loro difetto d’interesse a proseguire il giudizio. La sentenza è di notevole portata e ha azzerato tutto il lavoro svolto da due amministrazioni regionali sul Pai che si configura come uno strumento importante attraverso il quale vengono dettati criteri, indirizzi e norme che consentono una riduzione del dissesto idrogeologico e del rischio connesso e che, proprio in quanto “piano stralcio”, si inserisce in maniera organica e funzionale nel processo di formazione del Piano di Bacino. A difendere la causa dei Comuni di Lequile, Patù, Maglie, Muro Leccese, Alliste, Ruffano, Giuggianello, Taurisano, Nardò e Aradeo, sono stati gli avvocati Pietro Quinto, Pierluigi Portaluri e Luciano Ancora, i quali hanno eccepito un difetto di istruttoria e irrazionalità. Nella sentenza si evidenzia infatti che «la possibilità di incidere negativamente sulle situazioni urbanistiche del territorio come programmate dalle amministrazioni tramite vincoli di inedificabilità che rappresentano un limite dovuto alla natura dei luoghi, simile a quelli che subiscono i siti

che meritano tutela ambientale e paesaggistica, riducendo il rischio naturale con apposite prescrizioni ed interventi, implica l’onere dell’amministrazione di valutare il rischio di pericolosità sulla scorta dei parametri individuati nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 settembre 1998. Un decreto che distingue con precisi indici le aree da vincolare, in ordine alla maggiore o minore vulnerabilità per il territorio, legate a maggiori pericoli per le persone, le cose ed il patrimonio ambientale». Da qui l’annullamento del provvedimento impugnato. «Tutto nasce da un equivoco di fondo -spiega l’avvocato Pietro Quinto-. Alcuni anni fa ci fu un momento in cui la Regione mise a disposizione dei Comuni dei finanziamenti per opere idrauliche e accadde che le amministrazioni presentarono dati e cartografie non aggiornate, alcune risalenti agli inizi del 1900. Accadde così che la Regione utilizzò queste carte non aggiornate per stilare il Piano di assetto idrogeologico azzerato poi dal Tribunale delle Acque». Gli altri Comuni che si costituirono in un primo momento furono Alessano, Acquarica del Capo, Borugno, Campi salentina, Copertino, Corigliano d’Otranto, Corsano, Diso, Gallipoli, Guagnano, Melendugno, Melissano, Miggiano, Montesano talentino, Porto Cesareo, Salice Talentino, San Donato di Lecce, Tuglie, Specchia, Tricase, Presicce, Uggiano La Chiesa, Sanarica, Nociglia e Surbo

Economia

BANDO PER LO SVILUPPO RURALE DELLA PUGLIA di Marco Sponziello E’ stato approvato, con atto dirigenziale n. 2461/2009 del Servizio Agricoltura, il Bando pubblico per la presentazione delle domande di aiuto relative alla Misura 112 del Piano di Sviluppo rurale "Insediamento di giovani agricoltori" e alle altre Misure inserite nel cosiddetto "Pacchetto multimisura giovani". La misura è finalizzata al raggiungimento dell'obiettivo strategico del miglioramento della Competitività delle imprese agricole pugliesi, promuovendo il ricambio generazionale, attraverso l'insediamento di giovani in agricoltura e l'adattamento strutturale della loro azienda. Vediamo in dettaglio cosa prevede il bando. L'insediamento è considerato sia nella forma di singola azienda che in forma associata e i giovani, in possesso dei requisiti richiesti, possono accedere contemporaneamente alla Misura 112 e alle altre Misure del "Pacchetto multimisura giovani", formulando un'unica domanda di aiuto. Le risorse finanziarie saranno attribuite al pacchetto giovani per ciascuna misura

e per l'intero periodo di programmazione 2007-2013. La concessione dei finanziamenti sarà determinata dalla valutazione degli investimenti indicati nel Piano aziendale, che sarà reso disponibile nel sito istituzionale e inviato per via telematica. La valutazione dei piani sarà demandata ad una Commissione di valutazione appositamente nominata dall'Autorità di Gestione del PSR Puglia 2007-2013. Per quanto riguarda il termine per la presentazione delle domande, si stabilisce una procedura a "bando aperto" che consente, senza soluzione di continuità, la possibilità di presentare domande sino al completo utilizzo, per ciascuna misura, delle risorse finanziarie attribuite nell'ambito del pacchetto multimisura giovani. Le domande di aiuto saranno con-

siderate e poste in graduatoria con cadenza trimestrale, fissando la prima scadenza al 1° febbraio 2010. Il termine iniziale per il rilascio delle domande di aiuto nel portale SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale) e per la compilazione telematica del piano di sviluppo aziendale è stabilito alla data del 25 novembre 2009. Tutte le procedure e le modalità da seguire per la compilazione telematica e l'invio delle domande di aiuti al Servizio Agricoltura sono esplicitate nel bando raggiungibile sul sito del SIAN all’indirizzo www.regione.puglia.it


Che passione la cucina! Le ricette di Francy a cura di Pietro Russo

MONTE BIANCO alle Castagne (MONT BLANC)

Ingredienti: • • • • • • •

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IL PIATTO PRONTO

1 kg di Castagne; 200 gr di Zucchero; 1 bicchierino (tre cucchiai) di Rhum o Cognac; ½ litro di Latte; 1 bustina di Vanillina; 2 cucchiai di Cacao; ¼ di litro di Panna montata. SE RIUSCITE ANCORA A TROVARE DELLE CASTAGNE, QUESTA E’ UN OTTIMA RICETTA. MA FORSE LE ULTIME LE HO CUCINATE IO.

PREPARAZIONE Tempo di preparazione:

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Tempo di cottura:

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Lavate e incidete le castagne con tutta la buccia. Mettetele a cuocere in una pentola con acqua per circa una ventina di minuti. Scolatele, togliete la buccia esterna e togliete quella pellicina che ricopre la castagna. Fatele cuocere nel latte, in cui avrete versato la vanillina, per circa 40 minuti. Finita la cottura, sbriciolatele nel passaverdure. Versate il contenuto ottenuto in una terrina, aggiungete due cucchiai di cacao amaro, lo zucchero e un bicchierino di Rhum (o Cognac) e mescolate. Passate il composto nel passaverdure o nello schiacciapatate per ottenere l’impasto delle castagne di forma filiforme, come se fossero degli spaghetti. Versate in un contenitore di portata, modellando la forma di un monte (da qui deriva il nome della ricetta), ricoprite il tutto con la panna e decorate con una spruzzatina di cacao in polvere. Mettete in frigorifero e servite dopo almeno un ora.

Scrivete a redazione@diciamo.it per dare un giudizio alle ricette pubblicate e per contribuire alla rubrica con le vostre ricette.


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IL TRICASE DEVE TORNARE A FAR PUNTI di D.N. Ha lottato fin dai primi secondi dall’avvio della gara, ma poi ha subito quella che va sotto il nome di “dura legge del gol”. Pimpante e slegato da freni il Tricase di Ciullo e Dell’Abate per tre quarti della partita, domenica scorsa contro il Copertino, si è reso pericoloso in tantissime occasioni, anche dopo il vantaggio siglato dal ritrovato Striano che ha fatto esplodere la curva del San Vito infilando all’undicesimo minuto del primo tempo il pallone alla sinistra bassa del portiere avversario. Nei minuti successivi è stato un susseguirsi di assalti dei padroni di casa che non hanno però sortito alcun effetto ai fini del risultato finale, dal momento che i coperti-

Il presidente Dell’Abate

nesi sono pervenuti al pareggio approfittando del solito svarione. Ma a parte il punticino, c'è da dire che la squadra quando vuole sa reagire, quando sembra essere sprofondata negli abissi riesce quantomeno a dare una scossa e a risalire la china. Sperando nell’arrivo di nuovi e più efficaci innesti, resta sempre fermo che al Tricase non basta l’impegno, occorre al più presto tornare a fare punti “pesanti”.

Sport

IL CASARANO A CASERTA PER CONTINUARE A CORRERE I rossoazzurri nuovamente in campo dopo il turno di riposo. A Caserta mancherà Niccolini, fermato dal Giudice Sportivo. di Carlo Pasca Domenica il Casarano torna in campo dopo il turno di riposo imposto dal calendario. Avversario dei rossoazzurri sarà l’ostica Casertana, formazione che occupa la quarta piazza della classifica del girone H di serie D e che è reduce dalla sconfitta per 2 a 1 sul campo della Turris. La pausa agonistica alla quale è stata costretta la truppa di Mister Bianchetti è giunta, forse, nel momento meno opportuno: il Casarano è infatti reduce da una serie di successi altamente incoraggiante. Le quattro gare di fila concluse con la vittoria (nell’ordine Francavilla, Ischia, Ostuni e Turris) hanno risollevato le sorti e il morale di un gruppo dalle enormi potenzialità e che può ancora dire la sua in questo campionato. Merito di questa inversione di rotta è anche della società, sorda alle critiche piovute addosso al tecnico Bianchetti e pronta a proteggere la squadra da tutto e tutti. Ora il Casarano attraversa un magic moment e la gara di domenica in terra campana può assumere le sembianze del classico “sparti acque”. Siamo quasi a metà strada e tre punti così pesanti come quelli in palio a Caserta catapulterebbero la Virtus nelle zone nobili della classifica e aprirebbe ai rossoazzurri scenari impensabili sino a poche settimane fa. Il ritorno al gol del bomber dello scorso campionato di Eccellenza, Alberto Villa, e la costanza di rendimento di Simone D’Anna stanno facendo la differenza in questo scorcio di stagione. Ma non solo: con Leopizzi in porta la squadra incassa meno e soprattutto non perde; Palma è tornato a spingere sulla corsia di competenza, quella sinistra; Bonaffini inventa gioco e dispensa palloni con la sicurezza e la facilità del leader ritrovato. Domenica però non sarà una passeggiata. I campani hanno lette- Antonio Calabro

Mister Salvo Bianchetti

ralmente gettato al vento tre punti nella gara di domenica scorsa e Mister Feola chiederà certamente ai suoi una reazione immediata contro un avversario forte e temibile. Occhio agli attaccanti Olcese e Guadagnuolo, ottimi realizzatori e in grado di creare difficoltà anche a difese forti ed esperte come quella del Casarano. Virtus che deve scendere in campo con la consapevolezza di poter portare a casa il risultato pieno e di avere superato il momento difficile di inizio stagione. Le carte in regola ci sono tutte e il campionato è ancora lungo, ma da Caserta passa una buona percentuale di futuro per i ragazzi di Bianchetti. Il tecnico siciliano manderà in campo ovviamente la migliore formazione, con Leopizzi tra i pali e la coppia Villa-D’Anna in attacco. Solo Niccolini non sarà della partita per squalifica, quasi certo l’utilizzo di Serao al centro della difesa a far coppia con Capitan Calabro. Casertana – Casarano, una gara importante e difficile. Una gara da punti pesanti, che valgono doppio.


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DICICRUCI di S. Laraia Orizzontali

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1. Carlo, senatore PdL; 8. Il compact che ha sostituito il floppy; 12. Suono meno suo; 13. Una leccornia...da cavalli; 15. .....guarda chi si vede!; 16. Lisi, del cinema italiano; 18. Un pò ..duro; 19. Il genere di Madonna; 21. Un brevissimo andar; 22. Giusti come certi giudizi; 23. Sindaco veneziano fuggito dal PD; 26. Tessuto per sacchi; 27. Tolstoj di "Delitto e castigo"; 28. La One confluita in CAI; 29. Antichissimo "ammiraglio"; 31. Moore di Ghost; 33. Stevens, cantautore inglese di Wild Word; 35. Amanda, cantante e conduttrice Tv; 38. Ahmadinejad ne è leader "indiscusso"; 39. Le dispari in rime; 40. Elemento chimico di elevata tossicità; 41. La zia de " Il Viaggio" pirandelliano; 42. E' tripla negli annunci pubblicitari; 43. Così terminano gli addii; 44. Si accompagnano alle altre; 47. Delimitano la cosa latina; 48. Prefisso iterativo; 50. Figura geometrica.. o cialda per il gelato; 52. Massimo, candidato agli Esteri nel Parlamento europeo; 55. Dantes, Conte di Montecristo; 57. L'albero di Natale; 59. Tra zero and two; 60. Storica casa automobilistica svedese; 63. Vi ha sede la corte che ha sentenziato sul Crocifisso; 66. E' fresca ed aulentissima per Ciullo D'Alcamo; 68. Simbolo dell'arsenico; 69. Cuore di ..patata; 70. Nicolò, ex del SISMI; 72. L'omaggio alla Vergine di Franz Schubert; 73. Rinomato college inglese.

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REGOLAMENTO Il primo, che da martedì 24.11.2009 dalle ore 9.00, invierà a: redazione@diciamo.it la soluzione del cruciverba, riceverà in premio una ricarica telefonica di 10 € dell’operatore preferito. Non sono ammessi gli stessi vincitori per almeno 3 concorsi consecutivi.

AVVENNE 17 novembre 9 d.C. - Nasce Tito Flavio Vespasiano, imperatore romano dal 69 al 79 d.c. 18 novembre 1916 - Dopo 10 mesi di operazioni militari, si conclude la battaglia di Verdun, una delle più lunghe e sanguinose della Prima Guerra Mondiale. Questa battaglia di logoramento è costata ai contendenti tedeschi e francesi oltre 700.000 uomini in pochi chilometri quadrati. 19 novembre 1911 - New York riceve le prime trasmissioni radiofoniche senza fili di Marconi dall’Italia. Notevole importanza per le trasmissioni intercontinentali ebbe la stazione di Coltano (Pi), che fu inaugurata il 19 novembre 1911 alla presenza del Re Vittorio Emanuele III che sempre si interessò all’opera di Marconi.

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Le soluzioni sul prossimo numero con il nome del vincitore Sotto le soluzioni del cruciverba del numero precedente con cui è stata premiata la sig.na Fanciullo Cristina

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Verticali 1. Vendola, per il momento, lo è della Puglia; 2. Disonesto, infame; 3. Zio di Cechov; 4. Progenitrice; 5. Particella negativa; 6. Congiunzione inglese; 7. Impedisce un fluido blaterare; 9. Così ha inizio un iter; 10. Una sera.. a Parigi; 11. Il Natale dello yankee; 14. Polverina bianca pura..se non tagliata; 17. Un altro transfugo del PD by Bersani; 19. Per Conoscenza; 20. Devoti, fedeli; 24. Uno degli ausiliari; 25. Il fiume di Modane; 30. Poetici lamenti; 32. Ossessione, chiodo fisso; 34. Vi si adagiò l'Arca; 36. Il monte della Beozia le cui sorgenti erano sacre alle Muse; 37. Si può finire a tappeto anche nel corso del primo; 45. Perentorio rifiuto; 46. La Cam del pc; 49. Una mezza idea; 51. Leale, affidabile; 52. Lo sputa fuoco delle fiabe; 53. Quella del diapason; 54. Da Ariosto, è' citato insieme a Cloridano; 56. L'Alfabeto usato in telegrafia; 58. Un'esperta..di mele; 60. La direzione di un indice positivo; 61. Strumento a corde; 62. La saliva è la componente di quello alimentare; 64. Treno ad Alta Velocità; 65. Ritrovo per ..tazzine; 66. "Ti pretendo" è uno dei suoi brani; 67. Baronetto inglese; 71. Sessanta romani.

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Diciamo - Il Quindicinale Indipendente  

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