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Dal diario secondo Piermacchié, parte 4

Fin quando non uscirá il sole L' affetto e l' amore viene valutato e considerato in base alle interazioni dei post, al gradimento, alle faccine e ai commenti che si dedicano all' altra persona. Vivere il sociale secondo il mezzo tecnologico è un' illusione di progresso e insieme un' alterazione della realtá, non solo per la riduzione dello spazio, ma anche perché è facile incorrere in equivoci. Basta non interagire col sistema per qualche giorno per sentirsi giudicati male da un partener o dalla stessa comunità di conoscenti virtuali che se ti incontrano per strada vorrebbero malmenarti per la tua assenza, o per una frase sgradita. Il telefono pare che non ci faccia sentire piú la mancanza delle persone, riduce le distanze e va bene, ma fa anche male. La facile possibilitá di stare sempre in contatto cancella quella carica emotiva che muove l' immaginazione. C' è bisogno del vuoto per ritornare pieni, c' è bisogno del niente per poter creare un mondo, c' è bisogno di non sentirsi per qualche giorno, né con la video chiamata, né con la telefonata, né con un breve messaggio. Ieri sono riuscito a uscire di casa per fare la spesa e dopo la serata a Sarno, il Natale in famiglia e una settimana da lei, mi sono segregato di nuovo in tana. Andrea Robustelli è un cultore dei cantautori minori, dice che i veri artisti sono quelli che ancora non passano lo step del commercio. Ha fatto 100 kilometri per farmi esibire al locale a Sarno, dove non ho riscosso successo, ma due o tre canzoni sono piaciute a un tavolo delle polpette. Il concerto 4 pare stia prendendo forma, l' importante è togliere, è facile mettere cose inutili all' attenzione. Creativitá, ozio ed amore non possono vivere senza economia, mi affaccio fuori e non ho il coraggio di andare a lavorare, combattuto tra la sopravvivenza e il letargo. Dopo aver scritto di essere un povero dio e morto di fame, pazzo, poeta e pensatore, credo proprio che invece sia un sognatore. Me lo urló pure papà una volta quando facemmo questione e aveva ragione. Ho sempre sognato di poter fare quelle cose che vedevo in televisione, il pittore del rinascimento, il violinista dell' ottocento, il poeta del trecento. Il novecento era un posto per sognare e anche se ho conquistato coi denti quello che faccio nel duemila, mi sembra sempre un sogno, sia perché pare che l' abbia realizzato, sia perché pare che non abbia realizzato mai nulla. Mi rimane da aspettare, le cose se non le faccio prima nel pensiero non le posso poi fare nel vero e quando sono nel vero prendono parvenze relative. La realtá è uguale per tutti ma viene percepita diversamente da tutti, in base alla propria cultura, esperienza e visione delle cose. Solo le tasse vengono percepite allo stesso modo da tutti. Aspetto che il pensiero muova le mie mani e le mie mani il pensiero, perché ho molte cose da fare dentro a un entusiasmo sempre piú misero. Ormai sono vecchio e quello che ho fatto, ho fatto, l' artrosi prenderá il posto delle mani tra non molto e fin quando non uscirá il sole, tutto rimarrá pessimo il tempo. (Piermacchié, 11 Gennaio 2018)

Resurrezione Io sono pazzo e voi credete nella resurrezione. (Piermacchié, 13 Gennaio 2018)


Concerto 4 e amici di scuola Due archè si avvicinano, uno mi guarda serio con la barba lunga, l’ altro cerca di capire con un sorriso da deficiente, poi vanno via. Fa freddo ma ci sto bene qui, mi mancava il mare alle spalle col popolo che mi passa davanti. Ero stato da Fanpage, Paola mi ha fatto entrare quando mi sono ritrovato nella tana dei The jackal, una grande azienda di giovani valorosi. I ragazzi dei video giá mi conoscevano, Luca Iavarone mi ha visto in strada, da Block e con D’ Angió. Suono per la prima volta il concerto di strada numero 4, sono felice, le monetine cadono lo stesso anche per quest’ altra idea, di musica e voci dette dai tipi, gli archetipi, come quei due che ritornano e l’ ebete mi dice: “cagna canzone, ‘a ggente se scassa ‘e sentí sempe ‘a stessa cosa!”. Per questi animali, suonare diverse melodie in successione, significa cantare la stessa canzone piú volte. Cosa che non accade con alcuni cani che mi stanno per ore ad ascoltare costringendo i padroni a tirare il guinzaglio con la forza. Un signore attraversa la strada e sorride ridendo, quando la voce dice: “me ne vaco ‘a ‘sta cittá, forse a Lucca… pecché ‘n ce siente?, o a Pisa… a ‘nu chiuove!”, un altro mi mette le monetine quando la voce risponde: “salutame a soreta”. Mia sorella mi vede su instagram, era passato Stefano Siviero che mi ha fatto un video. Non lo conoscevo, è un bravo comico. Era il 22. Il 27 è un’ esigenza, devo scendere a suonare perché ho bisogno di verificare il nuovo concerto con le nuove modifiche. Quello che mi tiene attivo e costante sulla strada dell’ illusione della felicitá è il continuo rinnovare. Allora non mi sento piú stanco, perché fermo nello stesso spazio, ma forte e sveglio di curiosità. Mi metto a Toledo da Gabriele dei volantini che mi accoglie con rinnovata gioia, riascolto i suoi annunci mentre metto crine su corda: “trattoria lo spacco!”. Mi fa piacere trovare apprezzamento ma non posso capire se quelli che si fermano e annuiscono hanno compreso il significato dei canti in contrappunto, di quelle nuove melodie che registro con la mia voce dentro gli interstizi di pezzi giá finiti. Passa un uomo grosso che mi riprende col cellulare: “guardate che s’ adda fa’ pe’ campá”, ma lo ha detto per invidia perché voleva quasi sfottermi: “ma quanno è che vaie a faticá?”, ed io: “sto lavorando”, l’ ebete guarda Gabriele che conferma ed io gli domando: “tu che lavoro fai?”, e lui con fierezza: “io aggio sempe arrubbato e m’ aggio fatto ‘o carcere”. Passa il signore col sischiariello, quello che vende le linguette che fanno il verso dell’ uccellino, come solito usa fermarsi per fischiarmi la sua frustrazione da artista improvvisato. Appena si è avvicinato ha cominciato con un preludio di cinguettio e la voce dalla cassa, per una ragione del caso ha risposto: “è passato natu fesso!”. Interdetto guarda la gente che ride di lui e in silenzio va via. Dopo un’ ora siedo il criaturo sulla ruota e mi faccio accompagnare dal sole. Mi metto in lungomare dopo l’ entrata del borgo. Comincio a memorizzare le prossime rifiniture del concerto, Gabriele mi ha fatto notare che la parte del tipo che parla della sua macchina, rimbomba troppo e non si capisce niente, io ho notato invece che la risata registrata funziona e che pure la voce che dice: “sei scemo, fai schifo”, è da cospargere un po’ su tutto. Mentre pensavo passa Gigi Finizio con la moglie, lo saluto e mi saluta con un grande sorriso durante la musica: “Giovinezza”. Dopo un po’ torna indietro e mi fa un video. Io ed Eli lo ascoltiamo sempre assieme a De Crescenzo quando siamo in macchina, da un CD scassato. Accarezzo la sua guancia destra e lo saluto. La moglie apprezza le voci che dicono: “io l’ ho pensato, ma vuoi vedé ca dinto ‘a cervella mia steva ‘o pensiero ‘e nato?”, e la ragazza sul muretto mi dice che non è da tutti fare questa riflessione. Dopo manco due ore si scarica la cassa e devo andare via. In sera ci si ritrova coi vecchi amici di scuola, come quella volta di due agosti fa. Peppe Raimo mi prende con la ruota mentre andavo a piazza degli artisti e l’ appuntamento era a medaglie d’ oro. È sempre stato un fratellone,


dice che mi chiudevo nel foglio con la matita perché non ero compreso dalla classe. Lo ammiravo anche se era uno scapestrato, volevo essere scetato come lui ed anche lui poi, ha detto in sera che voleva essere una parte di me. Un’ altra testa matta era Massimo Merenda, gli piaceva fare bordello e rispondeva pure a tono ai professori. Inventava parole nuove da dire per amicizia e vestiva con jeans “stritt” e scarponi. L’ ho potuto ammirare questa notte all’ Augusteo e pensavo: “quindi anche uno sregolato puó diventare un riferimento, un direttore, uno scenografo”. Era andato a dirigere l’ allestimento della scena di Spamalot. Poco fa mi aveva detto che si arrabbiò molto quando diedero un cazzotto alla mia dama con l’ ermellino di Leonardo che avevo fatto in creta: “tu ridevi ma io jett’ ‘n freva, era stato il maestro, so’ sicuro, pecché era geloso!”. Un’ altra pizza dal sapore antico, Add’ ‘o guaglione a via Consalvo, la sua preferita. Antico, perché mi risveglia il sapore che sentivo da bambino e quindi, presumibilmente era il sapore che stava a Napoli anche secoli addietro. I racconti si sovrapponevano agli altri e questi avevano parti recise dai fatti che li tagliavano, le scene rievocavano un tempo vissuto da tutti, prima che un altro tempo chiudesse la sua continuazione per la valanga di altri ricordi. Avevo quel cappellino blu a Barcellona e al viaggio di ritorno dissi: “da oggi c’ è un nuovo Pierangelo”, me lo ha ricordato Rosita, ma poi ci vollero 15 anni perché ció si avverasse. Il 30 a piazza Bellini c’ è Fanpage che mi riprende, poi me ne vado a Toledo e sperimento il pezzo nuovo: “Amici di scuola”, e il rimbombo alla voce registrata che stavolta Gabriele riesce a capire. Molte persone nuove mi salutano, ma con stima, addirittura quelli che mi schifavano mi augurano buon lavoro, allora capisco tutto, mi hanno visto a canale 8. In questi giorni me lo stanno dicendo in molti, poi condividono il video con Lino D’ Angiò e Alan De Luca, è grazie a loro che prendo credibilitá, per via del dio televisione, che ti rende giustizia mentre te ne stai comodamente a casa. Rimango da lei, tra le squisitezze della sua cucina e le dolcezze delle sue attenzioni, stanca e distrutta da un’ amara vita per la sua sfortuna. Domani ho il provino per la Corrida, spero solo che non mi facciano perdere tempo a compilare mille fogli, perché altrimenti mi alzo e me ne vado. (Piermacchié, 31 Gennaio 2018)

Un presuntuoso essere vivente (Dimensionismo esistenziale) L' uomo, con la sua consapevolezza di essere superiore rispetto agli altri esseri viventi, è solo un presuntuoso. Ragionare diversamente dalle altre creature del creato gli suggerisce la pretesa di arrivare a una conoscenza piú vicina alle veritá dell' esistenza. Ma se l' uomo è un essere vivente come gli altri, non vive e muore come gli altri? Gli animali vivono la loro dimensione, l' uomo li osserva dall' esterno quel tanto che basta per giudicarli inferiori, ma non vive come loro, per capire che queste distinzioni non significano nulla, perché anche le piante e gli insetti, cosí come le cellule, hanno una personale ragion d' essere, una propria veritá, una singolare dimensione nella quale anche loro, forse, percepiscono l' uomo come inferiore. L' unica cosa che appartiene ai vari esseri viventi è la vita e la morte. Una forma di vita quindi convive con le altre secondo la propria dimensione, che costituisce l' unica cosa per la quale differisce. Se nella propria dimensione l' uomo crede di essere evoluto per via del linguaggio, della spiritualitá e della scienza, gli altri esseri viventi nelle loro dimensioni continuano i loro


giorni senza tante pretese, credendo semplicemente nella propria natura. Se l' uomo riesce ad andare su Marte e un gatto salta sul tetto, non cambia nulla. L' uomo potrá essere superiore agli altri esseri viventi solo se riuscirá a conquistare l' immortalitá, che non vuol dire credere di essere immortale dopo la morte, ma di essere certo di essere immortale senza mai morire, perché se vive e muore come tutti gli altri, non può che essere come tutti gli altri. In conclusione un essere vivente è uguale all' altro, proprio perché vivente e morente, al di la della propria natura, al di la della propria dimensione fisica e mentale. (Piermacchié, 28 Febbraio 2018) Il 19 mi accorgo di avere la maglietta a maniche corte come il 19 del 2015,

Tre sedie e tanta identità di popolo L' ultima volta che sono uscito mi pare sia stato il giorno del provino della corrida. Ricordo che la strada era bagnata e che nessuno si accorse di me quando sono entrato nell’ hotel Ambassador. Paola era stata felice di avermi convinto a venire e una signora che faceva domande, voleva saperne di piú, mi diceva che cosí particolare ero fatto per lo spettacolo e che dovevo insistere con la televisione, anche se non mi piaceva il suo sistema. Dopo il provino ricordo il vento e la pioggerella che mi hanno riportato in galleria. Due vigili mi hanno dato lo spiccioletto e un signore con un grosso cappello mi ha dato 10 euro. Ieri l’ asfalto teneva ancora l’ acqua a lavarmi la ruota quando sono andato da Giuseppe a Materdei. Oratore magistrale, ha tenuto in attesa i turisti napoletani e alcuni veneti prima della sasiccia e friarielli, poi ha recitato con la cuoca e l’ altro attore l’ atto unico di Eduardo, improvvisato ad arte prima del dolce. Una commozione mi ha preso, tre sedie e tanta identità di popolo facevano rivivere il grande autore ai suoi nuovi figli, in un palazzo di quell’ oro di Napoli. “Ho capito che per andare d’ accordo con mia moglie, l’ aggia spará”, e una lacrima mi ha brillato negli occhi. Giuseppe mi ha fatto una presentazione da star, mi ha messo dopo Taranto e Marsiglia, come se fossi l’ ultimo continuatore della macchietta. Ma ci ho tenuto a precisare che piú che essere interprete di macchiette, sono una macchietta io stesso, da questo il motivo del mio nome. Mi guardavo allo specchio di quella sala e capivo che non avevo detto una sciocchezza, poi riguardavo il pubblico che confermava con simpatia il mio essere ridicolo e pittorico. Ho rispolverato “ ‘E dduje gemelle e Attenti alle donne”, con l’ attenzione che non mi rivolgevano dai tempi di Vincenzo Merolla, quando mi faceva esibire davanti all’ interesse del suo pubblico. E il pubblico continuava a ridere sopra gli stessi punti delle classiche e sopra le stesse forze che determinavano le chiuse delle mie nuove. Sono rimasto ancora agli ultimi pezzi migliori del mio repertorio, le ultime due macchie di canzoni a 20 secondi, è da queste che devo ripartire. Il concerto di strada non so che forma prenderá, il 4° è pronto da mesi e al volere del sole determinerá la mia prossima pensione. (Piermacchié, 18 Marzo 2018)

Queste palme rendono


"Studia e cambia pure personaggio che ti fai antico. Io passo dal sacro al profano, dal riso al pianto, dal casto al porco... Il giullare fa questo, salta, cambia, non si cristallizza”. Non lo conosco, ma è uno che parla di me, mentre poco fa ritorno in lungomare per la gioia delle persone che nel mio vento ritrovano il soffio che li appartiene. Cadono monete di gioia giá senza posare l’ arco alla corda e ritrovano alcuni lo stupore semplice del mio ritorno. Alle parole sulla politica il signore dirige le sillabe con la ritta e con la manca mantiene la sua bicicletta col capo ad annuire, abbassato sull’ asfalto ricoperto di un velo di sole. Pure il piccoletto, è ricurvo in se stesso, non guarda i passanti, insofferente muove la bacchetta sulla mia musica, è tutto stuorto, non alza la testa, difende il suo soffio negli occhi, col vento che tenta di farlo cadere. Quando la cassa dice: “io esco pazzo p’ ‘a pizza!”, mi ritrovo il padre di Sorbillo che mi guarda, gli sorrido, sorride mentre va via quando la cassa continua: “se ‘a pizza nun lievita, lievate ‘a miezo!”. Il plettro si incaglia, scopro di poterlo affilare strofinandolo sul pantalone, cosí ripiglia il tremolo, le dita dimenticano le posizioni e vanno alle note rallentando sopra l’ orecchio, poi ricordano i disegni e le quattro gambe ballerine ritornano ai loro passi. Il cantautore Felice Romano m’ illumina al sorriso, con lui non c’ è bisogno di parlare, ci s’ intende cosí, per le piane diversità dentro alle stesse note. Se ne va al borgo come carezza e scopro che un signore mi sta ascoltando sopra il muretto da due ore. Io questo faccio, cristallizzo il magma dei passanti, stratifico il tempo sopra di me, sognatore, pensando che la mia maschera possa un giorno farsi antica. Queste palme rendono, chiudo la cassa e ritorno a casa con la gioia del pensionato e incontro il genzaro che se ne va pittorico sopra il motorino, col suo cilindro pieno d' aglio e corni, la sua figura giustifica la mia esistenza, ridicolo sopra la ruota per la felicitá dei passanti, satisfatto di essere tornato ad essere, secondo la mia ignoranza, ottuso di quanto il mondo mi ha insegnato, leggero sopra una gravitá che s’ illude di tenermi a se, cosí com’ io m’ illudo d’ esser soffio. (Piermacchié, 25 Marzo 2018)

Non posso che preferire la solitudine In data 21 Marzo, alle ore 11:33, sono stato attaccato da due presunti conoscenti, (di cui uno si proclama polemico per principio), per il semplice fatto che non hanno apprezzato una mia esperienza che ho condiviso su facebook: "Poco fa, in metro, ho ceduto il posto a un' anziana signora, senza credere in dio, nel paradiso, nell' amore e a libri vari, ma per il solo piacere di farle piacere. un Eretico (È un' esperienza, non un vanto per farmi dire che sono buono, io sono cattivo, è un' esperienza di vita senza dio) Di seguito le mie risposte alle accuse: All' accusa: "Non vuoi sentirti dire che hai sbagliato",


rispondo: “Non ho sbagliato, perché ho sperimentato che si può vivere anche solo con una certa etica e che ognuno è libero di pensare”. All' accusa: "Non vuoi confrontarti", rispondo: "Mi confronto con chi decido io, non certo con chi mi aggredisce e allo stesso tempo si auto invita per confrontarsi con me, in special modo se è una persona che non conosco e che per giunta si prende certe confidenze". All' accusa: "A te fa comodo ignorare determinate vertitá e stare nel tuo piccolo mondo", rispondo: "La veritá è relativa e nessuno la detiene in assoluto, pertanto stare nel mio piccolo mondo è la mia scelta di vita". All' accusa: "dovresti porti con umiltà ed alzare le mani lì dove non hai certezza contraria", rispondo: "Nessuno ha certezze in questa terra, pertanto alzo le mani di fronte alla scienza e le abbasso di fronte alle pratiche astratte dei riti religiosi". All' accusa: "Ma comm si ottus!!!! Distorto e a cazzi tuoi solo perché detesti di essere messo in discussione, solo perché 4 sciem ti hanno abituato ad applausi quando spari minchiate e poveretti sono più traumatizzati di te . ��� embe??? Solo perché uno è traumatizzato non può capire una cosa? Oppure dovrà fare la guerra per tutta la vita contro quella cosa senza cercare veramente le risposte?????", rispondo: "Dire che vivo bene senza dio non significa fare la guerra contro chi pensa di vivere con dio. Pertanto sto avendo piú risposte concrete adesso di quando presumevo di stare con quel tipo di padre eterno. I post che scrivo sono rivolti ad una categoria di persone con cui condivido gli stessi pensieri, è la categoria vostra che li vede sotto forma di minchiate". All' accusa: "Cercavo un confronto, un rapporto, cose anche nuove che possono crescere... Niente. Le fissazioni vincono su tutto", rispondo: "Se la persona in questione cercava un confronto, allora perché polemizzava? perché mi diceva: -Stai rovinato nella logica figlio mio! Stai fobico. Vuoi capire veramente? E concediti un'ora di dialogo faccia a faccia- ?. Con questo atteggiamento siamo proprio sicuri che cercava un confronto? che cercava cose nuove che possono crescere? proprio


da me che ha definito arretrato? Non faceva prima a leggersi un libro?" All' accusa: "Tu non sopporti che ti si dica che parli a schiovere e sei permaloso assai. Non vuoi confrontarti. Io sono aperto a cambiare ipotesi. In ogni modo ci si incontra per crescere e non per convincere l'altro. Ma tu ti piace stare da solo a cantartele e suonartele diffidente del mondo. Contento tu!" Rispondo: "La confidenza di questo sconosciuto genera un muro invece di un dialogo. Pertanto sono felice di stare da solo e non permetto a nessuno di dirmi che cosa devo fare, come a incontrarsi per crescere, io non ho mai avuto l' esigenza di parlare con questa persona e non vedo perché questa persona insista nel volermi vedere per discutere. Se dice che da tanto tempo mi voleva incontrare, perché non mi ha chiesto di vederci al di là degli scritti sui social?, perché vuole invitarmi ogni volta che non condivide un mio pensiero? Ha scelto un' atteggiamento e un luogo sbagliati per chiedere un appuntamento. Di me invece penso, non si tratti d’ essere permalosi e chiusi al confronto, perché il sottoscritto con chi la pensa diversamente ci parla, ma con un approccio molto differente, senza insulti e senza ironia su facebook. Detto questo, quando avró voglia di discutere saró io a cercare qualcuno all' altezza di insegnarmi qualcosa, che sia esso un barbone o uno scienziato, ma che stia calmo e che non sia aggressivo". All' accusa: "io ti invito 100 volte ad un confronto e tu manco mi cachi. Lo feci già ma declinasti per paura del mio volerti catechizzare...", rispondo: "Sicuramente avrá molte cose interessanti da dire, ma il problema non sta nella paura della catechizzazione, ma nel mio totale disinteresse di un confronto organizzato su questi argomenti. Preferisco il confronto diretto e spontaneo con persone che incontro per caso in strada o in alcun luogo, persone serene, che stiano giá in pace con se stesse. Invece mi è sembrato che il polemico parlasse di libero confronto con un atteggiamento di sfida. Alla fine mi ha bloccato, chiudendo definitivamente un’ apertura che poteva avvenire in modi piú semplici e garbati al di là del social. A questo punto mi domando: “chi è piú chiuso, ottuso e non aperto? Io, che nonostante pareri diversi non l' ho mai bloccato, o lui, che nonostante pareri diversi mi ha bloccato?”. Al consiglio: “ Polemico: "Che riflette o denota un atteggiamento di vivace o risentita opposizione, alimentato da divergenza di opinioni sul piano culturale o politico o da motivi di contrasto fini a sé stessi". in conclusione: Un giorno sono stato accusato sotto a un mio pensiero da due persone, di essere ciuccio, chiuso, fissato, ottuso, distorto, a cazzi miei, strambo, traumatizzato, privo di umiltà, banale, asino, chiachiello, permaloso, pauroso, fuggitivo, saccente, scorretto, rovinato nella logica, fobico, diffidente del mondo, bambino viziato, ignorante, appicciato e arretrato, solo perché non avevo nessun bisogno di parlare da vicino con uno


sconosciuto. A queste persone, non posso che preferire la solitudine. (Piermacchié, 26 Marzo 2018)

“Se devo pensare al futuro per vivere male il presente, non ci sto”. Ho detto a Gerardo Di Fiore che mi ha incontrato sotto all’ arco di port’ Alba, con la sua pelle anziana e liscia di una giovinezza eterna, mi risponde che faccio bene. “Mica puó fa’ chesto tutta ‘a vita?”, mi aveva detto e gli avevo risposto che ci stanno vecchi di ottant’ anni che ancora zappano la terra. Ritrovo mio fratello piú sopra, ritorna dall’ Inghilterra e ci mangiamo una pizza. Macchiettino Marzi non mi sta bene piú, è troppo scemo, lo devo sempre mantenere, non prende mai un’ iniziativa. Credo che la ruota diventerá il burattino. Nunzio e Mario Ippolito mi fanno festa, mi ritrovano dopo una lunga assenza. Prendiamo babá, sfogliatelle e caffé, poi mi metto di rimpetto e suono il concerto 4. Caterina sorride, Mariano mi fa un video, una famiglia sul motorino si ferma, il marito mette mano alla tasca e mi butta uno spicciolo, felici vanno via. Era il 30 marzo. “Sei un esempio di vita, un mito!” mi dice una signora mentre salgo sulla ruota e me ne vado all’ ingresso del borgo. Avevo suonato col sole in fronte. Fermo al semaforo che porta a piazza Sannazzaro sento un motorino venire da dietro, mi volto a sinistra e gli dico: “munnezza!”, avevano provato a spingermi con un piede sulla ruota, ma si sono cacati sotto i due chiavichi sul motorino e se ne sono fuggiti. Arrivo a Fuorigrotta, fiero di aver trasformato Macchiettino Marzi in ruota, vado a suonare alla festa di Vincenzone. Lo faccio cantare sulla musica di “Piscatore ‘e Pusilleco” con le sue parole improvvisate, a sfottere i suoi conoscenti musicisti e cantanti. Al ritorno sul corso Vittorio Emanuele un altro motorino si sente con voci primitive venire. Sfodero la frusta nel momento in cui questi quasi mi toccano e la signora vrenzola da dietro seduta sobbalza per la paura e fa sbandare il mezzo e quasi cadono essa e il marito per una gioia che non mi avviene ancora. Era il 5 aprile. Il 6 sto di nuovo col sole in fronte all’ inizio del borgo, quando una frotta di scolari passa e un ragazzino rotondino e pacioccone dice: “ma io lo conosco!... La mia ragazza è corta, è chiatta…”. Cantava una mia canzone, forse per via di Lino D’ Angiò e Alan De Luca che mi hanno messo a made in China su canale 8. Passa la someliera fotografa Gabriella, mi fa le foto e balla sulla mia musica, mi offre da bere. il 7 sul lungomare tantissima gente, se ne vanno perché arrivo e vengono perché ci sto. Sono poche le persone che vedono oltre quello che manco io so di fare.

I negozianti mi spostano in piazza Il 18 a Toledo, poi a Chiaia e il negoziante mi sposta, allora vado a piazza Plebiscito. Rivedo i turisti che sorridono di meraviglia. Al ritorno a piazza Bellini alzo un cazzimbocchio di porfido col piede, ma non cado e non mi faccio male. A casa mi chiama Pino Azzardo al telefono per elogiarmi in radio ad una intervista nella sua trasmissione. Il 19 riposiziono l’ anima al manviolino, mi sviava il suono al fa sulla seconda corda. Forse non sarei uscito, ma c’ era Genny che mi voleva vedere, allora ho suonato fuori al


Metropolitan, cosí ci siamo incontrati a piazza Plebiscito. La figlia Chiara finalmente mi vede, con una sensazione un po’ macabra per via di Marzi. Genny e la moglie mi vogliono fare le foto nel loro studio, forse troveró una giornata per andarci. Il 20 saluto Riscetti ed Engheller che mi sottolineano la pesantezza del mio teosofismo da social. A piazza del Gesù due piemontesi capiscono e il ragazzo dice alla ragazza: “ripaga il sud per tutto quello che gli avete rubato”, e lei mi dá gli spiccioli. Avevo suonato: “Savoiardo, sei stato cattivo, savoiardo, ucciso mi hai, tirami su, ora che mi hai tirato giú!”. Annamaria Salvatore mi da 5€, mi dice: “ti ricordi? Avevo visto lungo”. Una volta Renato Zero disse a un musicista di studiarsi le sue canzoni dai dischi di Annamaria, per un concerto che dovevano fare a Napoli. Mi dice che Renato ascesse a ‘mpazzí se mi vedesse. In pomeriggio viene Felice Romano e Ilaria, registriamo due puntate di “Piermacchié chi é?”, poi facciamo una partita a pallina e mi sperde 3 a 0. Il 22 sul lungomare sono fatto per i turisti e per i bambini. Incontro Sasy bolle, è soddisfatto di avere tutte le date piene di impegni, gli dico che io sono soddisfatto allo stesso modo, di non avere manco un impegno. Essere impegnato mi disturba i giorni fino all’ impegno. Pare che io abbia l’ ansia da prestazione, perché so che non piaccio a tutti e mi dispiace. Invece in strada nessuno deve subirmi e si fermano solo quelli a cui piaccio. Il 24 registro la puntata 7 con Keith, poi arrivo fino ai Colli aminei dove Mariano Guida mi propone a una preside, suono un assaggio di concerto di strada, felice di non impegnarmi per la scuola perché risultato non idoneo a quello che avevano in mente, me ne scendo a piazza del Gesù dove Petruz mi offre il solito, un cappuccino caldo e Umberto del prete mi omaggia di qualche spicciolo, lui fa Totó in strada e ha recitato in un film su Liliana Castagnola. Michele il poliziotto non ha piú la barba lunga, mi fa un video e parliamo un poco. Il 25 a piazza Plebiscito è festa, un enorme cerchio si prepara a vedermi e appena metto la prima nota vanno via tutti, si crea un vuoto che viene colmato a poco a poco dalla mia minoranza del mio pubblico. Penso ad Andrea Sannino e dopo un poco mi compare avanti con la ragazza e il suo sorriso nel dente appuntito. Eli mi compra il gelato dopo averci fatto la foto con Silvana Astarita che adesso lavora col marito all’ edicola li vicino a casa infante. Ma non si vergognano i pasticcieri a copiare le nuvole di Poppella? Il 26 a Trieste e Trento, funziona benissimo dire grazie a pazzo, quei bambini hanno riduto molto e mi davano altri spiccioli. Gloriana si fa una foto con una fan vicino a me e se ne va. Suono concerto 3 e 4, la custodia va sostituita con quella che stavo costruendo, rischio di perdere lo strumento in viaggio. Il 27 di nuovo li, a Trieste e Trento, pensavo che non mi sentivano, invece quella dei divani mi chiede di spostarmi perché non ce la fa piú a subirmi, pure ieri, ma non me lo aveva detto, allora me ne vado in Piazza Plebiscito dove rifaccio il concerto 2 non senza vuoti di memoria e ripeto il 3, cosí decido da domani di stare sempre li, perché non do fastidio a nessuno. Finisco e vado alla presentazione del libro di Ivan Fedele e Rosa Alvino. Il 28 Luciano, un signore che per anni ha suonato ed ha figli musicisti di cui un violinista all' estero, mi riprende per lungo tempo con una telecamerina e poi mi dice che dopo aver visto tanti spettacoli di cabaret finalmente ride. Mi dice che non devo fermarmi e che quello che faccio è una cosa di un’ importanza che non me ne rendo conto ancora. Mi chiamerá per avere il CD del concerto 4, questo mi rincuora e mi fa capire che l’ espressione esiste a vari livelli di comprensione. La signora sulla bici mi viene vicino e mi dice: “ma quelle belle canzoni piene di parolacce non le fai piú?”, un poco delusa rimane piú in la per osservare il mio cambiamento. Un bambino down si diverte, insieme sfottiamo il padre che non se ne accorge. Il 30 a largo di palazzo Danilo, Sara e mamma mi vengono a vedere. C’ è Samuele, un milanese che mi ammira, dice che sul lungomare mi saluta sempre e che qui i piemontesi hanno sempre rubato. Il 1 maggio entro in piazza Dante e dei bambini ridono, uno di questi mi dice di fermarmi mentre va a prendere il pallone. Capisco che


me lo vuole buttare addosso, mi volto sfoderando la frusta e gli dico male parole, si caca sotto lui e gli amici, lo avevo colto in tempo, con le braccia a battere una rimessa laterale che non è piú avvenuta. Attorno tutti zitti ad osservare, mi rigiro e proseguo sotto port’ Alba dove incontro Alfredo che canta. Mi metto a santa Chiara, passano molti turisti, poi Fulvio con l’ amico Filippo che mi dá 5€, Ferdinando mi fa una bellissima foto con Ciro lo genzaro che ripago di un euro. Faccio concerti 3 e 4 e vado a monte. Il 4 maggio viene Luca Iavarone a casa, mi sperde 3 a 0 a pallina, ci mangiamo una puveriello mondiale e registriamo 3 puntate. Il 5 comincio la sfilata del folclore dalla bottega di Masiello e poi mi metto a piazza Plebiscito. Suono i concerti 2,3 e l’ inizio del 4. Il poliziotto in moto se li subisce tutti, non so se si è divertito, ma comunque in questa piazza nessuno mi sposta. (Piermacchié, 5 maggio 2018)

Sto in mezzo ai pazzi il 9 a Plebiscito, c’ è Vincenzone che copre tutta la piazza e Maria mi fa i video. Passa Angelo duro, lo saluto e gli faccio un imbocca al lupo per lo spettacolo, mi chiede se lo vado a vedere, gli rispondo che spero, non mi mette nella sua storia di instagram. Il 10 Enzo Garramone scrive: “Chi è Pier Macchié? E' un Artista VERO, in un mondo dello spettacolo popolato spesso da esaltati e bluff in espansione continua.....purtroppo! Dall n' faccia guagliò, che sei un esempio per i veri Artisti!! ;-)”. L' 11 Paolo Ielpo e Cristina mi vengono a fare tante domande per il film documentario che mi vogliono fare da cinque anni, io non capisco cosa cercavano di capire. In lungomare a volume piú basso riesco a fare 3 concerti completi. Non voglio piú mio figlio, ma gli faccio i capelli piú scombinati e lo porto lo stesso. Il 13 sul lungomare mi metto dove stanno le aiuole, passa Umberto il piccoletto star, che vuole farsi un giro sulla ruota. Lui è simpaticissimo e famosissimo. Non passa nessuno, allora mi sposto sul marciapiede. Gli amici mi fanno litigare con la mia amica, le ho mancata di rispetto come se fossimo fidanzati. Cosí ho scoperto di non essere fidanzato. Il 16 viaggio fino a Coroglio a fare il provino per Italian’s got talent, piaccio molto, come al solito ma poi non succede mai nulla. Mi metto all’ entrata del borgo, vento e poca gente. Il 17 in borghese dal dentista, poi un gelato con Eli a Plebiscito. Il 18 l’ Africa è a piazza plebiscito per proteste e sotto al san Carlo qualche nero mi dá spiccioli, mi apprezzano piú di molti napoletani. Passa la professoressa dell’ istituto d’ arte che mi dà un caffè da 10 euro, passa Tony Servillo con una busta della spesa. Il 19 sul lungomare Giacobbe viene a posta per la mia apparizione, ma poi va via, forse si aspettava che io cantassi. Quella signora è tornata ad ascoltarmi, alla fine mi ha detto che è una fotografa a caccia di scoop. Vado da Luca Iavarone a mangiare una braciata, ci sono anche le Ebbanesias, faccio un mio spettacolino e piaccio molto. Il 20 sul lungomare c’ è Vincenzo e Maria, ritorno a fare strumentali e canzoni per capire. Passa de Magistris e lo metto a farmi da spettatore per “Laureato”, poi mi saluta e va al borgo da De Laurentis. Il 21 in borghese dal dentista, per strada mi gridano: “sei unico, lo puoi fare solo tu!”. Il 24 comincio la lezione a Luigi col metodo che scrissi ad Alessia. A Plebiscito Vincenzone oltre a dirigermi adesso balla. Lui e Maria mi offrono una pizza da Brandi, buona anche quella fritta. All’ uscita due signore vogliono sapere che faccio, mi chiedono insistentemente di esibirmi al loro tavolino, allora comincio a suonare, quando il cameriere con aria minacciosa mi intima di andare via. Le signore con disprezzo posano le forchette sul tavolo e poi non so piú se hanno continuato a mangiare. Il 25 Maryam da Londra viene a


intervistarmi a casa e continuiamo le riprese a piazza Plebiscito dove fortunatamente passa Frik che recita se stesso quando mi incontra. Dice a Maryam e al ragazzo: “voi sapete chi è questo essere? è uno spacciatore di note false”. Saluto i filmmaker e mi metto di fronte zi’ Teresa in una desolante solitudine da primo pomeriggio. Poi due brasiliani mi ingaggiano per suonare alle riprese di due novelli sposini sotto al castello. Nell’ attesa io e la signora parliamo, le dico che ho fatto questa scelta di vita e che non mi interessa essere altro, lei mi risponde che invece devo credere ai miei sogni e che dio mi aiuterà. Come se questo dio che tutti pensano, voglia che un artista per realizzarsi debba avere il successo plateale della televisione. Ma quello è un altro dio, un dio reale. Le racconto di quello che penso nei riguardi delle religioni e lei dice che crede in dio, il dio di Cristo. Gli domando perché non crede nel dio dell’ induismo ma non mi sa rispondere e fa come se io fossi scemo, oppure il demonio, guardandomi ora con superficiatitá e presunzione, una presunzione di chi ha le spalle forti, coperte dalla realtà dei tanti fedeli come lei. Arrivano gli sposi e lo sposo mette una mano sulla spalla a Simone dei calzini che prima mi aveva dato monetine perché gli portassero fortuna. Simone ripeteva ad occhi chiusi e col capo abbassato le parole che lo sposo in tal guisa diceva. Poi la ritualità del giorno continuava sotto al castello quando lo sposo e la sposa si dicevano cose, l’ uno di fronte all’ altro con gli occhi chiusi mentre io suonavo “Nuovo cinema paradiso” di Morricone con i turisti che mi buttavano monetine. Alla fine la sposa mi ha dato 5 euro per congedarmi e mi ha detto: “hai visto?, dio ha ascoltato le tue preghiere”. A quel punto ho capito che sto in mezzo ai pazzi. (Piermacchié, 25 Maggio 2018)

Passa Vittorio De Sica Mi preparo per andare a fare la spesa ma qualcosa mi turba, apro la porta e penso che domani torno dal dentista e non suono, allora richiudo e comincio la vestizione. Ritornano le meraviglie della gente sopra i miei panni, sono scocciato ma scendo lo stesso, In questi giorni mi sono messo in malattia e non ho guadagnato un euro. Al semaforo del museo capisco che devo andare al borgo altrimenti tra un po' ci sará solo guagliunera. Mi metto all’ entrata, sono le 19 e 30 ed è tornata l’ estate cosí come Luigi e Pasquale che si siedono sul muretto ad ascoltarmi. Molti turisti americani mi amano, esprimono la loro meraviglia e mi omaggiano. “Hai cominciato la stagione sinfonica”, mi dice Luigi che apprezza il concerto 4 che non aveva sentito ancora, poi faccio il terzo che ricordava bene e poi va via. Sotto al lampione illuminato dove sulla sinistra in lontananza c’ è Posillipo e un veliero, mi sorride col sigaro in bocca e i suoi capelli bianchi Vittorio de Sica. Ride ad ogni battuta delle voci, ride della mia figura, poi mi fermo e viene vicino, chiede se le musiche e le voci sono mie, gli rispondo di si. Annuisce mentre riaccende il sigaro con un cerino, poi dice: “tu dovresti fare i grandi teatri, sei sprecato per strada”. Mi brillano gli occhi mentre gli dico che sono rassegnato, che mi faccio bastare quelle due ore all’ aria aperta, anche perché non mi so muovere nel mondo dello spettacolo. Prende l’ orologio dal taschino del gilè, controlla l’ ora e mi dice: “guaglió è fernuto tutte cose, ai miei tempi pure era finita, figurati adesso, se c’ ero io ti avrei fatto fare qualcosa sicuramente, un film interamente ispirato dalla tua figura perché sei un bel personaggio, ma sei di un’ altra epoca, qua nessuno si accorge di te”. Insospettito gli domando: “ma perché maestro, voi non ci state?” e lui: “io ho finito, non ci sto piú”. (Piermacchié, 30 Maggio 2018)


L’ ultimo dei romantici Franco Javarone mi dice: “un giorno si accorgeranno di te”, gli lascio la mano e prosegue via Croce con la maglietta stampata di un suo quadro dipinto. Gli avevo detto che non mi facevano suonare. Una signora esaurita mi ha mandato via dicendo che esiste una ordinanza anti movida. Poco prima la pasticcera mi aveva spostato all’ altro portone perché la gente si fermava a guardare me e non guardava lei. Io lo sapevo, perciò non mi volevo fermare, la signora della pasta, che una volta non ce la faceva piú a sentire il cucchiaino di Macchiettino sul pentolino, mi ha invitato a mettermi di rimpetto. Me ne frego della signora infelice e me ne vado per la prima volta sotto al conservatorio. Metto la base al minimo e decido di non amplificare il manviolino. Perfetto, è quello che volevo da sempre ma non lo avevo mai provato. L’ acustica è relativa all’ ambiente, se c’ è un luogo piú silenzioso non va bene aumentare il volume piú del dovuto. Ho fatto i 3 concerti fuori al quel luogo della storia della musica occidentale, che una volta mi ha visto spalle al muro ad ascoltare i suoni di dentro senza potere entrare e un’ altra volta mi ha visto uscire col diploma di mandolino. Ero li, da solo, senza piú l'ansia delle lezioni, delle incomprensioni coi maestri, finalmente stavo in pace, ero riuscito a studiare tanti anni per suonare a quel modo li fuori. Sono uscito presto perché alle 10 ero al porto con gli Ars nova, abbiamo suonato per Napoli porto aperto. Paolo De Rosa rideva compiaciuto quando suonavo, felice di avere azzeccato il personaggio al posto giusto. Al museo incontro Sasá Pelliccia, parliamo un poco sulla situazione di strada. Era il 17. Il 31 a Mergellina dopo il dentista, in borghese vado per andare al corso e sal Da Vinci col telefono all’ orecchio muove il collo per guardarmi stranito, io con le mani dietro alla schiena sopra a una ruota. L’ 1 giugno al borgo, buoni turisti, capisco che il piccolo deve avere i capelli piú scombinati possibile, scopro che sul mondo ci sono esseri viventi che muoiono. Il 6 giugno: "Io ti amo, non te l' ho mai confessato", ha detto una certa Anna a voce piena sul marciapiede dell' accademia. Venivo da piazza Bellini dove un' altra mi aveva detto: "e che ti devo dire, sei un genio", dopo aver salutato la maschera e Daniele Sepe, dopo che avevo fissato una partita a pallina per mercoledì con Eliano e Gaetano quando avevo preso la via di casa dal borgo e a Monteoliveto mi hanno dato un euro in viaggio da una macchina, poi Armando mi ha offerto mezza pizza e una birra da Giuliano purché gli facessi uno spettacolo. Accanto alla fontana faccio un piccolo concerto, Armando ubriaco è felice, mi dice che fa il parcheggiatore e mi saluta ricordandomi che per me ci sarà per qualsiasi cosa. Passo per piazza del Gesù e un ragazzo guardando il mio pupazzo dice: “ 'a capa 'e Salvini ce vuleva”. Il 7 Alfredo Imparato è a casa casa mia, l’ ho invitato per salvaguardare con un video nel san Carletto quel patrimonio di Napoli che vive ancora nelle sue corde. Il 9 al borgo, un signore dopo avere udito le parole: “ma ‘a maronna l’ ha viato a chisto?... nunn ‘ o sape manco ‘o pataterno!”, mi si avvicina e mi dice: “Gesú ti conosce e ti vuole bene”, allora gli rido in faccia e lo assecondo: “menomale ja!”. Il tipo si allontana con l’ imbarazzo di chi si ritrova in una condizione che non conosce, senza pensare di aver dato per scontato un insegnamento senza prove, presuntuoso della giustizia di semplici concetti di etica. In quel momento mi accorgo che sto in mezzo agli alienati. Vincenzo mi presenta l’ amico con la tromba, mi dice che la mia musica evoca ricordi. Passa il piccolo Umbertone, guarda la mia ruota e mi dice: “me pozzo fa’ nu giro?”. Una signora dice: se fossero tutti come te, l’ ultimo dei romantici. (Piermacchié, 17 Giugno 2018)


Qui passa il mio pubblico Il 20 mi metto vicino alla fontana del gigante, di fronte all’ Excelsior. Base a volume basso e il manviolino senza microfono mi pareva il cannone di Paganini. Un suono fortissimo ad arco e a plettro, ero felice, da solo col mio lavoro, che si preoccupa di allietare il passante. L’ amica mi vede da lontano e si presenta a me vicino e dice : “sei la cosa piú romantica della giornata”. Comincia la notte e me ne vado, quando a monteoliveto alcuni ragazzini attraversano la strada e sfodero la frusta che lambisce il braccio di quello che interdetto non realizza il pensiero di togliermi il cappello. Il 21 faccio 3 nuovi cappelli, comprendo la tecnica di primo mattino quando l’ ultimo pensiero del mese buca la parete della ragione. Il 22 faccio lezione a Luigi e gli scrivo un altro duetto a tempo, da finire prima che arriva. Penso di scendere tardi perché tardi scende la gente e vado sotto al mio lampione, accanto alla fontana del gigante. Appena comincio, comincia una discoteca sulla terrazza dell’ Excelsior, dopo mezzo concerto mi scoccio e penso a 3 fattori fondamentali da ricercare: “gente, illuminazione e tranquillitá”, poi me ne vado nella curva che porta alla colonna spezzata. Mezzo concerto e sono invisibile, passa molta gente ma nessuno mi vede. Ritorno al borgo accanto alle torrette, luce, tranquillità e gente, ma non è quella che voglio, non è il mio pubblico. Riesco a portare la pagnotta a casa mentre sono giá le 2:00. Il 23 scendo prima, alle 18 sotto al conservatorio. Qui passa il mio pubblico giá dalle prime note e i negozianti sono felici di ascoltarmi, dicono che sono stanchi di sentire gli esercizi degli allievi del palazzo e le urla dei cantanti e che invece preferiscono la mia musica, che fa pure ridere. Mi pareva un palazzo infestato dagli spiriti la prima volta che mi appoggiai al muro ad ascoltare, e immaginai. Cosí un giorno presi coraggio e mi intrufolai, emozionato come se potessi incontrare Mozart, Paisiello e Rossini all’ improvviso. Li respiravo nei quadri alle pareti i maghi di quel grande mistero che da bambino non smisi mai di rincorrere. Cosí mi chiesero chi ero e severamente mi accompagnarono fuori. La tristezza di essere cacciato dal palazzo dei miei sogni, la rivincita del ritorno con l’ iscrizione e il diploma, la vittoria della mia musica fuori al portone. Nico Laudi mi osservava con occhio filosofico, Pamela Marcone felice di vedermi, turisti incantati, Vincenzo Bellini poco distante nel marmo, Peppe mi offre il suo spritz e Francesco e gli amici due taralli. (Piermacchié, 23 Giugno 2018) Non andró piú a lavorare il 24 mi metto il pomeriggio sotto al conservatorio, poca gente ma buona, un ubriaco finge di essere francese, mi parla e mi sta azzeccato. Nessuno capisce ancora che all’ artista di strada non ci si avvicina troppo, dovrei definire il mio spazio ma spesso non ho spazio. “Vattenne!”, urlo esaurito al vecchio napoletano che apprezza la mia presa di posizione e se ne va. Il 26 il dipendente di Simeoli mi dice di venire al mattino che passa piú gente, Andrea della libreria è contento di rivedermi. Il manviolino non ha piú le strane vibrazioni di ieri, si era aperto in alcuni punti, l’ ho incollato e rinforzato, sono attento a lui, lo tratto benissimo, gli manca solo una buona custodia. Passa Sirleto col maestro Riccio, il violista della scala gli mostra il mio strumento: “lo ha fatto lui, si chiama Manviolino”, il liutaio di Napoli apprezza, dice: “ brav!”, prima mi aveva chiesto da chi mi ero fatto costruire la cassa ed era rimasto sorpreso quando gli avevo risposto che lo avevo costruito tutto io. Shona scrive: "Lui è... Pier Macchié Un meraviglioso Artista di strada.


L'unico suonatore al mondo di #Manviolino Ideato e progettato da lui stesso! Lo troverete tra le Strade della città in sella ad una ruota elettrica". Mi aveva fatto un video, con lui il figlioletto e Cristian, grande cantante di strada, cammina con la chitarra dietro le spalle senza custodia. Mario formisano mi saluta col sorriso di chi condivise insieme quel luogo, seguivamo le lezioni di storia della musica con la Tortora. Mi chiede perché non insegno, gli rispondo che non mi va, lui insegna in una scuola e mi ha detto: “ti invidio”, è il bassista degli Almamegretta. Il 27 Angela Morrone scrive: "Quando la musica... L'arte... La favola diventa Poesia ❤... Tutto questo è Pier Macchié ❤", mi bacia la maestra del conservatorio, innamorata di me, quando Fabio Spasiano immagina un mio concerto dentro al conservatorio. Salvatore Simeoli esce dal negozio e mi viene incontro. “Quando finisci? Ti puoi spostare? Qui non puoi stare”, immaginavo di sentirmi dire durante il suo tragitto, come in molti mi hanno sempre detto una volta arrivati a me vicino e lui: “ti voglio salutare”, e ci siamo salutati. Poi mi ha regalato una copiella di Pusilleco addiruso e mi sono sentito voluto bene da chi vuole bene Napoli. Il maestro di musica da camera mi mette spiccioli, passa Keith, prima mi aveva fatto lezione a un altro basso di Gennaro Napoli. Il 28 il sole è ancora forte al muro del conservatorio e allora mi metto accanto a Simeoli, anche sotto consiglio del collega senegalese che vende gli occhiali da sole. Dal camioncino il ragazzo seduto a destra mi guarda con sorriso e sprezzo, al suo passaggio chiassoso mi racconta con gli occhi di quanto io sia ridicolo a fare un lavoro che non è un lavoro. Ma il mondo è un punto di vista. Il casino si fonde prepotentemente, un clacson e un motorino in corsa non possono essere rumori e fastidio, devono essere musica con la dolcezza del mio strumento. Peppe con la sua bici passa pure a san Pietro a Majella coi suoi ottant’ anni e il suo sorriso. Gli faccio fare qualche foto per me, poi don Salvatore passa proprio quando ho finito e allora gli regalo “Mandulinata a Napule” per manviolino solo. Ancora mi dice che quel concerto con l’ orchestra che feci con Keith al’ asilo filangeri era una gran cosa. Il 29 penso di non uscire più se non mi costruisco un nuovo direttore, sono stanco di avere due teste e una ruota, voglio una marionetta seria, con una testa piú piccola, non so se riuscirò a modellare il mio viso, non so che materiali usare, so che mi chiuderó in tana e non andrò piú a lavorare. (Piermacchié, 29 Giugno 2018) Il tutto, il nulla Nel mondo esistono tante religioni, quindi si capisce che dio non è uno, ma tanti quante sono le sue religioni. Pertanto l’ uomo crede nell'esistenza del proprio ed unico dio, di conseguenza è facile comprendere che le religioni sono un’ invenzione degli uomini. Se avesse voluto, un dio avrebbe parlato a tutti e con molta chiarezza, senza creare diversitá, confusione e misteri e la sua religione sarebbe stata una sola. Ma chi ha creato il tutto se non un dio? Di certo non il banale e contraddittorio dio degli uomini. Probabilmente il dio che l’ uomo cerca non sta dietro le quinte del suo gioco, ma è il gioco stesso, ovvero, dio non avrebbe creato nulla, ma dio sarebbe esso stesso il tutto, tutto ciò che esiste, tutto ció che è. Se dio è tutto ció che è, dio non è, ovvero, se dio è il tutto, non c’ è alcun bisogno di cercarlo altrove, di conseguenza dio non serve, ma è solo una questione mentale. Se dio è cosa mentale, dio è ipotesi e immaginazione ed esiste come idea solo nel pensiero. Nel momento in cui non si pensa all'idea di dio, dio non esiste. Infine dio è l’ idea di dio ed


esiste solo nel pensiero degli uomini, quindi il dio del tutto è il dio del nulla, perché fatto d' immaginazione. ...dal riduttivismo di Piermacchié (Piermacchié, 9 Luglio 2018) Da Gaccetta al nuovo pupazzo Col pollice in terza è come se suonassi tutto in prima. Un pendolo che muove le dita dalla mezza alla quarta e piú. Solo due posizioni, prima e quinta, per non smanicare troppo e per avere piú sicurezza. La prima contiene la mezza, la prima, la seconda, la terza, la quarta e la quinta opzionale, la quinta contiene la quinta, la sesta, la settima e l’ ottava. Non me lo avevano mai detto che il pollice, questo dito che non suona, fosse il perno, la ragione della sinistra. Quanto sconforto alle lezioni di violino, viaggiavo malinconico, con la speranza che il maestro di turno mi mostrasse i passi per la salita, sopra quella tastiera ceca che odiavo. Senza mai scoprire una donna, con l’ immaginazione di cosa tenesse sotto le vesti, cosí suonavo il violino, vergine in prima posizione. Mai che mi avessero educato il pollice per darmi a intravedere le mutandine del mistero, mai che mi avessero detto che il tatto è la prima cosa, laddove la mano cerca e trova il suo alloggio sicuro perché la musica possa parlare. Manco in conservatorio si dava importanza al dito muto, perché i tasti del mandolino non avevano bisogno dello studio delle posizioni. Ma senza tatto sicuro, senza un punto fisso che ti accompagna le dita per mano, anche coi tasti è difficile intonare, non si puó suonare per tentativi. Gaccetta fu allievo di Sfilio, poi si mise a fare il falegname e lo scoprirono da vecchio. Sfilio fu allievo di di Sivori, l’ ultimo allievo di Paganini. Gaccetta tirò fuori gli scritti di Sfilio che sono arrivati anche sotto ai miei occhi in questi giorni. Ecco perché Il genio del violino suonava tutto stuorto, la sua era la forma della tecnica. Dopo ripetuti fallimenti, prima con la plastilina, poi con la carta, metto mano al das sotto consiglio di Eli e dopo qualche tentativo finalmente riesco a modellare a malapena la mia faccia per il piccoletto nuovo che ho messo al mondo. Tutto in plastica, l’ ho costruito in 10 giorni, finalmente è pronto, ma il problema adesso non è lui, è la mano in terza. Ho messo la tracolla perché la mano non deve assolutamente mantenere lo strumento e ho ristudiato i tre concerti e va molto meglio, non faccio passaggi inutili e pericolosi, col pollice a chitarra in terza posizione si suona una meraviglia senza mai spostare completamente la mano. Mi sento piú pulito e intonato, la difficoltà però ci sta quando dalla quinta devo riscendere a centrare il pollice in terza. Se passerà poca gente saró piú sicuro nel consolidare la nuova tecnica, se ci saranno turisti ad ammirarmi dovró riuscire ad essere molto concentrato. Edoardo Amirante, ora ricordo, fu lui a parlarmi del segreto di Paganini, ma a quei tempi strimpellavo la viola e non ci capii quasi nulla. Lasceró ai posteri il virtuosismo del manviolino, per ora mi basta solo che lo strumento abbia un primo metodo. (Piermacchié, 10 Luglio 2018) Mi hanno sputato in faccia Le zingarelle del vico sono felici del mio nuovo piccoletto, lo accarezzano e lo baciano, non lo chiamano befana come all’ altro. Sto pensando al nome, Salvatore, il macellaio in pensione, lo ha chiamato Fregolino. Esco di casa di nuovo rinnovato, con l’ emozione della novità. Nella scesa di Salvator Rosa il verdummaro è dispiaciuto, sorride al


piccoletto ma poi domanda: “addó sta ‘o nonno?”, si era molto affezionato a Macchiettino Marzi, mi diceva sempre: “trattammillo buono!”. Sotto al conservatorio mi sistemo diversamente, la ruota ritorna a terra e il piccolo si appoggia al manubrio. Andrea del negozio mi viene a salutare con la ragazza, è felice di rivedermi e s’ è scurdato ‘e lente ‘a casa. Passa un ragazzo con la maglia bianca, mi osserva e mi sorride. Passano delle straniere che ridono, il piccoletto fa ridere diversamente, proprio come piace a me, ridevano d’ una risata mista di incredulitá, imbarazzo e simpatia. Passa una ragazza che ridendo dice: “è tale e quale!”. Mi annoiavo di farlo, temevo che non ci sarei riuscito, lo volevo fare con la stampa 3D, ma ho ceduto al volere del pensiero che mi mette sempre alla prova. Sognavo quelle parole, “è tale e quale”, un’ altra fatica, un altro tormento, un altro sogno realizzato. La maestra di conservatorio Emma Jnnacoli insiste, stavolta non le ho detto no, quella volta mi portó una cioccolata calda sotto al san Carlo, adesso mi ha fatto portare un succo di frutta all’ ananas dal ragazzo del bar. Ne ho dato un poco a Simeoli che subito dopo mi ha ricambiato con il caffé che ha portato Ciro del bar delle muse. Salvatore Simeoli dice che il pupazzo mi somiglia ed è molto bello. Imprecisioni, note mancate, felle ed amnesie sparse per il cambio tecnica, importanti per chiarire tanti punti. Il pezzo veloce che fa la scala fino alla 7’ posizione mi è andata piú sicura e precisa perché invece di 2 smanicamenti ne ho fatto solo uno. Il perno fermo in 1’ salta col mignolo all’ armonico mi, in 4’ senza problemi. Il pollice di ritorno nella tarantella in fa l’ ho eseguito non c’ è male, con sorriso ma incazzato, avevo appena finito di gridare: “si’ ‘n ommo ‘e mmerda! Si’ ‘na mmerda d’ ommo!”. Tutta via san Pietro a Majella vibrava della mia voce, due ragazzi della mia etá sul motorino avevano rallentato e il guidatore pareva mi volesse dire qualcosa e invece mi sputa in faccia. Uno sputo di quelli silenziosi, schiumosi e a pallonetto. Mi coglie la lente sinistra e la giacca. Salvatore esce dal negozio, gli racconto, mi dice di portare pazienza, che quello capirebbe solo con una grande paliata. Perché? Se c’ è una ragione per ogni azione, perché quel ragazzo ha ritenuto utile sputarmi? La sua faccia raccontava una vita senza gioia. Ripassa il ragazzo dalla maglia bianca, Giacomo, mi chiede: “perché quando prima ti ho visto, ho provato un grande senso di gioia?”. Gli rispondo: “avrai vibrato per simpatia, sarai fatto di una parte di me”. Come avesse visto un mago mi dice: “mi hai dato una gioia cosí forte che ho dovuto scappare via, era troppo, mi ha spaventato, non riuscivo a capire”. Napule ciacca e medica. (Piermacchié, 11 Luglio 2018)

Dal diario secondo Piermacchié 4° libro  
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