Page 1

Capitolo 11 Stanco

Scendo tardi, fuori al conservatorio saluto il fotografo Ferdinando Kaiser mentre la bella Paola Tufo si ferma e mi sorride, è una fotografa, mi fotografa per la prima volta. "Me pare 'e palle!", mi dice il barista del santuario di Maradona, ricordando una mia canzone, ed io: "e tu me pare 'o pesce!", applausi degli astanti. Nella piazzetta giú alla via dei pastori


mi accolgono, nei sorrisi leggo stima da divertimento, evidentemente la volta scorsa i negozianti hanno gradito. Attacco per loro un poco di canzoni, ridono come a non poterci credere, in me, piú della canzone comica fa ridere la faccia, come canto e come sono vestito, ma sopratutto il coraggio di essere così. Slinguazzo il mandolino e aggiungo suoni onomatopeici per rendere la melodia piú varia e sopratutto per rendere la mia esecuzione piú divertente. La gente, pure quella che cammina con la faccia dei guai mi guarda e ride, anche gli stranieri e gli straniti. Ranveer, il napoletano indiano che ha la finestrella della sua casa aperta sopra al tabaccaio, mi sta intorno, come l' altra volta e canticchia un mio vecchio tormentone: "Iate a cacá!", allora lo suono, ricordo con manviola tutta l' esposizione della quinta sinfonia coi raddoppi delle parole, cosí due straniere si fermano divertite e mi danno le prime monetine, i napoletani con le panze in mano, un successone, pare che Beethoven sia piú famoso di Di Capua. Passa così Gianni Aversano, ci incontriamo per la prima volta, si inginocchia a me come quando si inginocchió ai cospetti del Papa, non ricordo quale. Mi chiede com' è che in questa zona non mi ha visto mai dato che lui ci bazzica spesso. Gli rispondo che ultimamente mi sto mettendo li, per un motivo. Perché i passanti quando mi vedono non subiscono il trauma come in altri luoghi pensando: "ma chi è chist? Ma che fa? Addó E asciuto? Ma che bo'?", ma, vedendomi in quel luogo mi associano autamaticamente ai pastori e alle maschere e quindi, felici, mi giustificano come cosa normale e mi omaggiano piú facilmente. Gianni scrive: "È stata come una visione celestiale. Prima mi era giunto il soave sceriare della manviola. L'indizio mi ha portato alla fonte. Celeste stava Pier a pier. All'inizio do' vico o veco e lle dico: Maestro benedicetemi! Mi inginocchio e gli bacio la mano che regge la bacchetta. Alle nostre spalle G. B. Vico benedice


e ci ricorda l'eterogenesi dei fini." "Gianni, la tua fede ti ha salvato, da questa sera sarai con me nel diario", commento, mentre Ivan di Cristiano dice che io e Gianni siamo due suoi miti. Faccio 5 euro, ma è la mia vita, non ha importanza se guadagno molto o poco, ha importanza che io scenda in strada quasi ogni giorno. Stamattina i funerali di Mario Da Vinci, Pierangelo ebbe modo di suonare per lui, di parlare con lui, gli era simpatico. Dopo anni, Mario si ricordó di lui, vedendolo sotto la galleria con un mandolino in mano, mentre esponeva quadri per non venderli e gli domandó: "mo che stai facenno, sai sunanno?". Stamattina un incubo, ero con Siani che mi voleva parlare, mi offre una birra ma non me la da, poi mi fanno delle foto con lui ma nelle foto non compare nessuno, ho sognato il produttore che mi guardava e rideva e il resto non ricordo. Stamattina Keith mi ha insegnato che una settima di dominante puó essere vista pure come rivolto del quarto grado di una nuova tonalitá, poi Mangiamo da Tsvety, apprezziamo la sua cucina bulgara, l' insalata prima del primo, il cibo visto da un' altra angolazione come doppio significato di un accordo. (Piermacchié, 13 Maggio 2015)

Lontano da tutto, senza muovere un passo Quello che senti, quello che vogliono, quello che è vero, quello che è giusto, quello che sembra, quello che è, quello che non deve essere, quello che dicono, quello che pensano, quello che temono, quello che credo, quello che credono, quello che sperano, quello che vivo, quello che non dicono, quello che fa paura, quello che fa piangere, quello che distrugge, quello che uccide, quello che sono, senza potere essere altro, altro da fare, altro da sorridere, altro da amare, altro da respirare, altro da compiacere, altro per non rischiare, altro per non farmi trasportare, altro per non dormire, altro per abbandonare, altro, per essere altro. La pazzia salva, quando a quelli fai pena, vai lontano da tutto senza muovere un passo. Esco tardi, il violino fa un bell' effetto sul motorino, c' è anche una maschera di pulcinella, un mandolino e un corno, per le scale non crolla nulla, l' opera d' installazione è bene installata, tutto ammortizza,


il motorino è in forma, leggero, ruote gonfie, mancano solo i freni. A piazza Bellini Peppe mi chiama a se, come suo solito, al bar dell' epoca e Pino D'Alessio, che fece andare Finizio a Sanremo mi scatta una bellissima foto. A San Gregorio Armeno c' è l' indiano napoletano che dice: "il grilletto, è roba bona!", si siede sempre ad ascoltarmi, mi invita ogni tanto a fare: "iate a cacà!". Turisti sono felici, foto e risate, faccio tic, lamenti con la voce, il mandolino slinguazzato, faccio mettere paura i passanti, è la cosa più forte, li faccio zompare al passaggio mentre sto musicando. Una ragazzina con viso schifato: "tene pure 'o monopattino!" Chiudono i negozi, il coprifuoco comincia a ingrigiare il decumano inferiore, faccio 3 euro e mezzo in mezzora, a casa ho solo 40 euro, ricomincio a pensare ai soldi che non mi lasciano la mente libera per immaginare, smonto. Per strada sempre più persone gridano il mio nome, ma sono un vesuvio che dorme ancora. Nel vico i ragazzi mi augurano tutto il bene, dicono che sono bello perché mi sfotto da solo e non me la prendo se mi sfottono loro: "l' importante è che stai buono e che hai sempre il sorriso, si bell tu comm' è bello 'o motorino. (Piermacchié, lunedì 18 Maggio 2015)

Stanco Mi sto stancando di essere Piermacchié da strada.Tanta fatica, pochi spiccioli, non posso andare avanti così.Ci vorrebbe un buon impresario, un' agenzia che si preoccupi di me, ma evidentemente non valgo tantoper essere assistito, oppure attualmente nessun impresario è all' altezza di avere me.Stamattina mi sono svegliato, non vado dai miei, l' unico pensiero adesso è per quel denaro, che odio.Passo per piazzetta Nilo e l' amico mi chiama e mi dice,amareggiato: "ma cca nun viene maie? miettete cca!"A san Gregorio Armeno, un' anziana signora è sedutasulla panchina della piazzetta della chiesa, ha le stampelle, non ha i denti, fa le pernacchie con me, ride, si sganascia.Da quando ho rimodernato il motorino il flusso di spiccioliè migliorato, anche da seduto, senza sberleffi a suonarecose classiche c' è chi si interessa e fa suonare il mio pentolino. Ma poi, quando mi alzo, comincio a fareMalafemmena e Reginella a voci strane e due signorequasi cadono per le risate. La signora con le stampelle mi saluta con la serietà della fatica e degli anni.Quando vado via faccio vedere il volto del Cristo velato a Ferrigno: "Ho fatto il Cristo velato!"e lui: "è bell!". Mario dei babbà di piazza san Gaetano mi saluta col bene di uno zio, dice a tutti che sonoun grande artista. Non voglio andare a casa, vadosul lungomare. Attacco di nuovo Reginella e alcuni bambini,che prima mi facevano domande sul motorino e stavano per sfottermi cominciano a ridere fino a che uno di questicade a terra, ridendo. Quell' immagine mi faceva piacerema non gratificava del tutto la mia stanchezza.Questo mio modo nuovo di fare spettacolo va bene,faccio ridere le persone di ogni nazionalità, tranne quelle che hanno il male d' esistenza incarnato nella pelle.Passa Luigi Biondi col cane e Giusy e fratelli, già mi conoscono, mi chiedono la canzone del Piscione. Viene a piovere, mi riparo sotto all' hotel Vesuvio e li c' è Domenico dei ritratti che non ci può credereguardando il motorino. Mi fa le foto, poi spiove e mi metto di rimpetto a lui al borgo marinari, c' è anche Valeria, vende maschere di pulcinella in terracotta, ride quandomi ascolta all' opera, ride Domenico da farsi rosso, non l' ho mai visto ridere così. Mi rendo conto che il miorepertorio comico richiede comunque attenzione, quindi è un repertorio impegnato, seppur leggero. L' estemporaneità vince, fino a che una signora vuole ascoltare qualcosa di completo e si fa il cerchio.Rivedo i


sorrisi di Rosario Aurilia e della ragazza all' improvviso, di rimpetto, felici di avermi ritrovato.Rosario in serata mi scrive: "Ogni volta che stiamo in giro speriamo di beccarti x fare 4 risate ... sei davvero un personaggio!". Funziona molto lo spavento che faccio quando mi fannosuonare la pentola con le monete, difatti poi lo fanno a posta,per avere un' emozione. Ma alla fine dei conti non una cosa è migliore dell' altra e tutto serve allo spettacolo, bisogna solo avere talento nel riconoscere all' istante il sentire del pubblico per servirgli la cosa adatta, uno sberleffo,una canzone antica, una canzone mia, una musica coll' arco, con le dita. Tutto questo è difficile ed io sono sempre più stanco, quando alla mia evoluzione nonne risponde l' ambiente in eguale misura, se dopo la scalata mia vetta non v' è. Ho fatto 40 euro, domani posso pagare la bolletta. (Piermacchié, domenica 24 Maggio 2015)

Sono fiero di me Tutto pagato,sono senza pensieri e senza soldi,ma sono felicissimo.Sono fiero di me. (Piermacchié, 25 Maggio 2015)

Fa sognare Elisabetta scrive: “Chi conosce Pier Macchié sa che in lui c'è tanto, c'è tutto, lo si apprezza per questo! Non cede a compromessi, Se ne sbatte, è un sognatore, un Idealista, Un candido, un puro di cuore, un animo nobile e gentile con sentimenti di libertà di pensieri di parole, trova riparo nel cuore di quelli che lo amano che lo stimano, Trova riparo nella Napoli dei sentimenti, allevia le solitudini che si celano dietro un sorriso . Fa sognare! con fantasia ed immaginazione rende reale la sua vita!” (Piermacchié, 25 Maggio 2015)

I miei occhi negli occhi di Pino per gli occhi di Raffone Saluto Angelo mio cugino che abita azzeccato a me,sulla strada che porta a piazza Dante scendendo,voleva sapere se avevo aggiustato il motorino. Si discute a piazza Bellini, poi saluto Daniele Sepe che con giovane stanchezza e gioia si fa una foto con me, quando io dovrei farmi una foto con lui, e ammiro l' uomo e l' artista. Vado a san Gregorio Armeno e Ranveer mi cazzea: "'a chest' ora vieni?", sono senza microfono ma va bene lo stesso, ridono e questo importa, non importa altro, a Napoli la strada non vuole impegno, le persone si aspettano colori e stranezze. Passa ridendo Alan De Luca, lo saluto cantando il suo nome, col suo naso da pulcinella dice a voce alta: "sei bravo", ma con fierezza, e pensare che anche Lino D' Angiòmi fa i complimenti su facebook e la Bolegna poi, che si fa scrivere un pezzo da me, quando tutti e tre mi facevano ridere a tele Garibaldi, quando ero chiuso e introverso, quando scrivevo: "Da quella parte vengo e qui mi vesto,


quivi scongiuro quest' eterno amore, qui il mie cor sì casto raccoglie speme e dolore", quando mi fumavo a Dante. Passa Stefano Serino in borghese,ci diciamo qualcosa, poi lui va a mangiare. Dopo un po' passa il maestro Paolo Raffone, io canto il suo nome e lui si ferma, aggiustandosi gli occhiali scuri, mi saluta e subito gli faccio ascoltare dalla cassa del motorino le canzoni che ho scritto e registrato. Mi parla di Pino Daniele, dice che era un giovane come me, lui e gli altri maestri di conservatorio lo aiutarono facendolo conoscere alle casediscografiche, erano altri tempi e mi dice che se io ero quelloche sono a quei tempi chissà dove stavo, non certo in stradama come Pino e Pino, poco tempo fa gli diceva che oramai con la musica si guadagna solo con lo spettacolo e il CD si vende al momento poiché anche un nome come il suo, aveva venduto pochissimo l' ultimo lavoro. Ricordo l' amico Gino Insenga quando in metropolitanaall' improvviso mi disse che io un giorno farò successo, perché mi vedeva come Pino Daniele, quando erano amici tanto tempo fa. Raffone apprezza molto quello che faccio, gli dico che sono buffone e musicista serio allo stesso tempo e mi dice che questo devo essere, dice che non mi manca niente e che sono inesauribile. Nel momento in cui dovrò fare successo mi sconsiglia di andare anche io via da Napoli. Nei suoi occhi Pino parlava, come con me stamattina, i suoi sorrisi coi suoi, con l' intesa dei sentimenti, parlando di studio, consapevolezza e sensibilità. Mi ricordo il pizzicotto che Raffone mi diede all' esame di armonia perché feci una battuta sbuffoneggiando una regola e lui e Galdi ridevano. Anche lui ha studiato con D' Avalos, come il mio maestro Keith e ieri in memoria del musicista della Maria di Venosa ho visto il concerto in sua memoriadove tra i solisti spiccava Donato Inglese, che scoprii suyoutube tempo fa. Passa il Capitano, che quella seraaveva aperto il concerto di Pino a Napoli, mentre io cantavo nel teatrino della sua Perzechella. Fece il pazzariello prima che cominciasse lo spettacolo, il boss degli artisti di strada, eterno bambino al sorriso. Assiste alle mie pagliacciate mentre una donna con belle tette mi mette 5 euro nel pentolino, felice e soddisfatta, mentre le canto "tutte tette tu" su musica di Reginella. Dico ad Angelo il capitano che dovrebbe registrare gli eventiche fa almeno con una telecamera, altrimenti di noi rimarrà ben poco, poi si lamenta perché non trova il mio diario giornaliero su facebook, quello che un giorno sarà un libro che pubblicherò quando sarò ancora in vita o dopo morto. Un signore che gestisce la chiesa e tutta la piazzetta mi dice che li sto in una botte di ferro, che ci posso stare, altrimenti mi avrebbero già cacciato, mi aspettano domani mattina. Faccio 10 euro. (Piermacchié, mercoledì 27 Maggio 2015)

Ch' io possa sfottere tutto il mondo Sto scoprendo una mia buona qualità, quella che usavo fare sempre laddove si scherzava, una canzone, storpiarla nell' espressione, macchiettarla per una frase. Questa cosa mi viene bene perché mi è sempre stata naturale, senza bisogno di ricorrere a un sapere per sostenerla, senza chissà quale scuola. Quando d' improvviso improvvisavo una canzone conosciuta a tale modo, tutti ridevano, anche senza cantare tutte le parole ma sostituendole con altre all' impronta. Ma questa non è cosa inventata da me, tutti lo fanno e lo possono fare, ma io la sento molto mia. Ho avuto però in questo un riferimento, l' amico Alessandro Pignalosa, maestro assoluto di quest' arte. Da lui ho appreso ed imitato spesso inconsapevolmente la bellezza della


sua comicità pura. Mi vado addunqe a farmi un repertorio di canzoni così, non solo napoletane, così chi' io possa sfottere tutto il mondo. (Piermacchié, giovedì 28 Maggio 2015)

Sono un assassino Sul lungomare tre ragazzini di circa 15 anni, due cominciano a ridere, il più piccolo comincia a toccare il motorino, lo intimo di allontanarsi, non si sposta, allora sfodero la frusta e do una frustata sul motorino facendolo sbalzare. Mi guarda male, vuole sfottermi, gli altri due mi apprezzano ed uno fa il filmino. Il ragazzino mi dice che chiama la polizia, io gli suggerisco di dirlo prima a mamma e papà, gli amici ridono. Passa una volante e lui farfuglia qualcosa a un poliziotto che rimane con la stasa espressione del viso, guarda lui, guarda me, vanno via. I due vogliono ascoltare canzoni di oggi che io non ho mai ascoltato, mentre il ragazzino sta sempre li a sfottere allora lo piglio di faccia, facendogli una domanda: "Peché mi schifi se io non ti schifo?", lui: "perché fai gne gne gne gne, il fesso", ed io: "ma è un problema tuo, mica ti devo per forza piacere?" e lui: "mi volevi dare la frustata!", ed io: "certo, se qualcuno ti tocca il cellulare dalla tasca tu non ti difendi?". Gli amici mi danno ragione, lui non mi da più fastidio, ascoltano ancora le mie stranezze, poi mi salutano e vanno via. Sto storpiando anche pezzi di Baglioni, ridicolizzo Amapola in "Male 'a mola, me fa male 'a mola…" poi My way, La vie en rose", oltre a "io te vurria 'ncasà" e le altre napoletane. Quando si fa scuro e passa poca gente comincio a cantare a ripetizione l' ultima canzone che ho scritto: "Tutti in politica", mi esercito per domani a Monte di Procida per una mia mezz' ora di spettacolo dopo un comizio. Lo studio del pezzo va bene, si ferma pure gente che ride, divertita per le parole che dico. Faccio 10 euro ma sono un assassino. Loro non hanno nessuna colpa,compaiono a casa mia, libere di essere ed io le ammazzo. Non vorrei ma lo devo fare, chissà se soffrono, chissà se pensano, indifese, eppure mi fanno compagnia ma sono pericolose perché fanno i pappece nella pasta. Le mura della cucina sono un cimitero di palummelle ed io mi faccio schifo. Crudele natura che permette a chi vive di uccidere chi vive, nessuna compassione per loro, nessuna televisione che parla della loro morte, io sono un assassino e nessuno se ne frega se continuo ad uccidere. Vedo i loro corpicini schiacciati e mi fanno pena, erano buone, ingenue, nate per caso alla vita, inconsapevoli della mia cattiveria, così sono io che mi faccio pena. Ma troverò un modo per farle volare fuori la porta, non posso tenere altre vite sulla coscienza, anche se pare cosa giusta per le persone, per la natura, io non capisco perché, perché posso uccidere una formica mentre cammino, posso uccidere i batteri quando mi lavo, posso assaporare la carne di un animale ucciso da qualcun' altro, mangiare la vita di un insalata, ma come si fa a non uccidere? (Piermacchié, sabato 28 Maggio 2015)

Un politico "Come ti definisci?" ed io: "Un politico, perché sono un buffone". Giusi di Rinascimonte


rimane perplessa con pallore d' imbarazzo, metto il microfono dietro allo strumento e comincio. La piazza si sta svuotando ed io devo chiudere il comizio.Fabio ed Emidio mi urlano: "si bello pisciò!" ed io rispondo:" 'a capocchia!" e la gente non trattiene le risate. Rimangono una trentina di persone ed io devo stringere,dedico "merdaiolo" a Vitone Coppola e "Sei una stella"a Nausica. Concludo con una canzone scritta per l' occasione: "Tutti in politica vogliono andare, perché in politica si puòmagnare, per la famiglia, per i parenti, per la nonnina che nonha più i denti, tutti in politica vogliono andare, belle parole per farsi votare, che belle facce sui manifesti, con quelle poseda semplici e onesti…". Una canzone anti comizio in un comizio,con due citazioni a Totò da "Gli onorevoli".Nausica mi porta via, ha una busta per me, Antonio Fabbri, mi accompagna, è passata una vita da quando andavamo a scuola e lui mi vuole sempre lo stessobene di quando eravamo piccoli. Monte di Procida, uno dei paesi più belli della campaniadove ho vissuto la mia giovinezza, tra giochi, sport, disegni, felicità,maestri, amici cattivi, timidezza, introversione, tristezza. Ma a 21 anni volli andare via, cercavo casa ma non la trovavo, fu mia madre a trovarmela, al Vomero, il quartiere di Napoli che desideravo da bambino, ci andai una volta con papà che mi teneva per mano, camminavamo su di un marciapiede ed io gli domandai: "pa', ma siamo a Napoli?" e papà mi rispose, sorridendo: "si, siamo a Napoli, perché?" ed io: "perché ci stannotante cacche sui marciapiedi". Così in quella casa del Vomero scrissi sopra un foglio appeso al muro: "Vomero, Napoli all' estero e per me luogo d' ossigeno e cura dell' intelletto". Dopo 10 anni di vita in quel monolocale capii che la mia vera natura stava al centro storico, così cercai casa a Materdei perché li c' era il mio amico Fulvio e i suoi amici che divennero miei amici, ma nulla da fare e invece dopo un anno ebbi la casa di mia madre bambina, che era della nonna, proprio a Materdei, al vico Nocelle.Così ho vissuto a Monte di Procida a casa di mio padre del montee poi a Napoli a casa di mia madre delle nocelle. (Piermacchié, venerdì 30 Maggio 2015)

Tutt' a posto Mi faccio un caffè molto forte e mi innervosisco tutto, mi sentoschizzato. Levigo ancora il Cristo sul motorino che col suo velocopre il Vesuvio e piazza del Plebiscito come a proteggere Napoli.Mi sento molto giù, sentimenti contrastanti, l' amica mi esaurisce,l' altra mi rincoglionisce, mi incazzo al telefono con Umbertoche invece degli archi vuole mettere la fisarmonica. Penso che non mi rimane che uscire in strada a fare quello che devo fare. Sul lungomare passa Peppe sulla bici, col suo sorriso è felice di rivedermi e dice che la canzone "Tutti in politica" è ben fatta,da disco. Passa il giornalista Nando Cimmino che ride e pensa di farmi un articolo. Luca La Veglia mi fa un video professionale.Finalmente riesco a trovare gli accordi al volo, di qualsiasi canzone,anche se ne zompo qualcuno almeno mi butto, come facevanoi posteggiatori con cui ho suonato per anni, che ammiravo e ammiriavo. Così mi è venuto da fare la canzone di Pinocchio,il ballo del qua qua, sapore di sale, schampagne, Yesterday…Ho sempre sognato di armonizzare all' impronta allo stesso modocon cui trovavo le melodie. Per anni ho trovato le giuste distanzedegli intervalli delle melodie corrispondenti alle dita sul mandolino, fin quando non mi stancai e volli andare in conservatorio per sapernedi più. Dopo altri anni imparai il solfeggio, a leggere e ad interpretareun poco ma riguardo agli


accordi ancora niente da fare, fin quandoMenditto mi fece vedere un libro di accordi per mandolino e mi si aprì il cervello. Dopo altri anni trovai un sistema per capiretutti gli accordi ma non bastava, in armonia andavo una chiavica.Dopo il conservatorio ad istinto scrissi un concerto per mandolino ed archi che Keith Goodman accettò di dirigerlo ad una serataall' U turn, un locale di Napoli. Dopo il concerto, Goodman si proposemio maestro e da quel momento mi misi a cucinare e a studiare di nuovo. Dopo tre anni cominciai a capirci qualcosa, controllavole armonie col mandolino, senza usare il pianoforte, ma quest' annonon ce l' ho fatta più, per trasferire l' armonia alle quattro corde di mandolino bisogna prima comprenderne l' esatta strutturacon la tastiera. Da questo momento mi allenerò in strada a trovarele armonie sempre al meglio, di tutte le sterminate melodie che conosco da sempre. Così come prima suonavo le medieall' istante, così mi vado a suonare le armonie. Mentre canto la canzone di Pinocchio a parole mie passano Pasquale Palma, Andrea Sannino e Genny Scarpato dei Malincomici, con la loro gioia mi fanno un video col cellulare, sono i mieicolleghi della TV che mi portano un raggio di felice speranza.Pasquale, il repper di "Tutt' 'a posto" canta la canzone che miscrisse al volo, sulle armonie di Amapola che smandolinavo, Andrea dice che io sono il sole e si ricorda sempre del suo nonnoAndrei Andreà, perché vesto come lui. A Genny ho cantato un poco di: "Chiaviche" perché è la sua preferita. Una ragazza mi dice:"ti posso dare un bacio?" ed io: "perché hai visto che i ragazzi famosi sono miei amici?", tutti ridono, lei non trova spiegazioni.Canto per due piccerelle carine, maschi avvoltoi si appostanoper corteggiare, io mi scoccio di prendere nota di nomi e fareinviti, le lascio andare, sono stanco. Passa Eli e Tsvety,mi fanno qualche foto. Faccio 20 euro e Pasquale Gragnaniellomi offre un panino sotto il palazzo del gas, ovvero il palazzodove soggiornò l' impressionista pittore di ballerine Edgar Degas.Io offro birre, sta con un amico, poi andiamo a piazza san Domenico,stiamo un poco la e vado a piazza Bellini dove Peppe del bardell' epoca mi saluta seduto all' indietro, ritrovo Eli e Tsvety,le sfotto un poco e poi vado via. Arrivato a casa, saluto Genny Capatosta, sta col figlio e Angela, Genny mi chiede: "Pier, tu sei sprecatoqui, digli a mio figlio perché", ed io: "perché a quest' ora dovrei starea Parigi, a controllare i bulloni della statua della libertà", e lui:"no, della torre Eiffel". (Piermacchié, lunedì 1 Giugno 2015)

Chi fallisce Spesso chi fallisce in qualcosaha solo perseverato in ciò che non gli apparteneva del tutto. (Piermacchié, 2 Giugno 2015)

Beati coloro Beati coloro che pur non avendo visto crederanno,ca simme tutti scieme.


(Piermacchié, 3 Giugno 2015)

Divertirmi Divertirmi, struppiando le canzoni degli altri, i grandisuccessi di tutti i tempi massacrati da un pazzo.Le canzoni più tristi, le arie d' opera più struggentifiltrate attraverso la mia faccia, macchiate da una voce e da una trombetta sfiatata. (Piermacchié, 3 Giugno 2015)

Il bianco fragolino fresco esala dalle papille alle narici La pace della mia casa, sul legno i piedi riposano al soppalco,il bianco fragolino fresco esala dalle papille alle narici, il cornetto da Esposito sulla salita della 'nfrascata, come piacefare ad Eli, mangiarlo per cena. Le voci nei palazzi attornodicono un trascorrere tranquillo, le mie dita cadono sulla tastieraper qualche nota ogni tanto, casomai studio meglio per domani,vedendo un film. Fabiana Barbati ha cambiato vita, non si occupapiù di politica, mo zappa la terra, mi chiede se sono sempre innamorato, ma non ricordo. Ci incontrammo quella volta nella scuola di musica sotto la galleria, quando c' era Roberto Fico ed io ero Pierangelo, suonavo il mandolino. Gaetano Pucino mi dice che la manviola miaha poco suono per via del ponte grosso, ma non credo sia soloquello il problema, Fabrizia Nicolosi ha gli occhi della notte,quando guarda vibra come il suo violoncello. La signora che stavaal loro tavolino mi ha consigliato di scrivere qualcosa sotto al Cristo per farmi mettere le monetine, come a portare fortunatoccare il velo. L' idea mi era venuta già, ma non capiscoancora a trovare la chiave giusta, ma se lo ha pensato anche leivuol dire che lo devo fare. Francesco Calzolaro mi apprezza, mi ha chiamato da lontano, mentre passavopiazza san Domenico a salire, lui e Fabrizia. Pietro Festa è felice della vita che facciamo, ha suonato la sega coi tubi di Luigi Pascucci sul lungomare, quando poi sono passato io. Faccio 5 euro, ma va bene lo stesso, lo storpiamiento delle canzoni famose funziona, ridono pure i cattivi. Ritorno a usare il cornetto,va bene, si sente forte e fa ridere, meglio poi quando staccoe attacco l' altra frase con la lingua e la voce a pazzo. Il contrasto tra i due suoni fa bene, la gente apprende la varietàall' istante e viene attratta. Canto l' ave maria di Gounod gridando ogni tanto: "Marì!". Faccio "L' italiano" di Toto Cutugno in giapponese, un giapponese mio, quasi cinese. Passa la badante del poeta e ricordo quella puntata al Tam,un sogno ancora da sognare. Vicino la pizzeria che diede la pizza al papa c' è FIschetti, mi saluta e mi dice: "dai, contieniti, non essere così", poi ride, sta più appicciato di me. (Piermacchié, mercoledì 3 Giugno 2015)

La mia dieta


Maccarone gragnano Garofalo aglio e uoglio e limone, la mia dieta in tana, con fragolino fresco zucato dalla bottiglia (Piermacchié, 5 Giugno 2015)

Pa’ riviera 'Nu canto lusinghiero se sente pa' riviera , nun domandà chi è, se sape è Piermacchié! di Ciro Cico's (5 Giugno 2015)

Io sono Io sono, significa: io non sono.L' essere non si può definire,l' essere è e tutto può essere. Io non sono quando dico che sono,io sono quando dico che non sono.Per me e per gli altri io sono e non sono. (Piermacchié, 5 Giugno 2015)

La verità attraverso la verità dei passanti Non avevo mai lavorato prima d' ora, questa strada mi ha spinto e mi spinge a trovare soluzioni, a vedere la verità attraverso la verità dei passanti. Quando Pierangelo lavorava come musicista vedeva solo l' orario, i soldi e le note da suonare. Quando invece devi vedertela da solo 'mmiezo a 'na via è tutto diverso, non ti chiama nessuno e non sei protetto, sei solo e da solo devi capire, respirare quello che c' è dietro le note, prima delle parole, prima di provare a far ridere. Questo pensavo mentre scimmiottavo la musica sul lungomare. Peppe della bici mi dice che è meglio che mi metto dove stavo prima, all' inizio del borgo marinari. Gli extracomunitari mi fanno foto e mi danno monete, quelli che vendono le rose si divertono e mi apprezzano tantissimo. Incontro Giovanni il parcheggiatore,mi dice che non sono venale. Faccio 10 euro.


(Piermacchié, giovedì 4 Giugno 2015)

Anche i ragazzi bastardi ridono Al semaforo c' è ancora chi mi riconosce perché mi ha vistoda Bonolis. Elegantissimo Gianluca Marino mi viene a salutare, è all' hotel di fronte a suonare per i carabinieri. Mi diverto assai, più sberleffi faccio e meglio è, poi capisco che funzionano benissimo le pause con sguardi fissi negli occhi dei passanti e veloci facce strambe di contrasto. L' ave Maria di Gounod è buona, ogni tanto chiamo Mariache non si affaccia mai. Peppe con la bici mi dice che hanno molto parlato di melui e Sasy delle bolle, poi mi confidache mi apprezzava di più prima, quando facevo il mio repertorio, ma gli dico che ho capito che lo devo fare solo se la gente si ferma ad ascoltaree difatti poi dopo si fermano ragazzi che mi conoscevano, quelli che intimorii con la frusta. Si fa un semicerchio,i ragazzi tecnicamente mi fanno da palo, come vorrebbeper me fare Mariantonietta, altra gente si ferma ad osservare, solo perché alte persone stanno li ad osservare. Così questi,che hanno ascoltato per via del palo hanno capito il senso dellecanzoni e mi hanno monetizzato pure con soddisfazione. Passa il pagliaccio delle bolle giganti, Salvatore Donnarumma, parlando con la voce a trombettae mi viene a mente il bambino nel carrozzino,l' altro artista di strada e penso a come ci distinguiamo senza imitarci pur avendoelementi in comyne. Salvatore sta da oggiin strada, ma lui deve sfamare anche la moglie e i figli.La gente ride, alcuni aspettano che io faccia zompare in aria qualche passante, altri si consolano ad ascoltare le melodie napoletane anche se le struppeo, ma la mia è un' interpretazione pulcinellata. Così è passato Angelo Iannelli, il pulcinella senza maschera, andammo assieme da Bonolis.Mi accorgo che anche i ragazzi bastardi ridono, questo mi da più soddisfazione ancora. Ragazzine da Fuorigrotta e Soccavo si siedono sul muretto. Passa Roberto Fico con la ragazza, canto il suo nome mentre è al telefono, poi faccio un' accennodi: "tutti in politica vogliono andare perché in politica si può magnare…"appena imboccato il borgo marinari accenna un sorriso di consenso. Quella volta con Fabiana Barbati vendeva roba di Yaara, mentrePierangelo suonava il mandolino per la scuola di Iolanda Siracusano. Guardo negli occhi Sorin International, e mi accorgo subitoche è lui, il bambino nel carrozzino. Gli chiedo se è lui che ha inventato questo personaggio e mi risponde di si, gli dico che è grandioso. Sono fiero di averlo conosciuto, già ci vedemmoa via Roma, poi l' ho visto in giro per l' Italia su youtube, adesso guardava lui me, sorrideva da collega. Le ragazzine del muretto mi chiamano, forse vorrebbero un mio invito, ma dove le invito? sono passati i tempi che corteggiavo. Mi pare che faccio 30 euro.Stormi di giovani, passanti, di lontano, da vicino: "Pisciò!" (Piermacchié, sabato 6 Giugno 2015)

Un eclettico Pino Caserta scrive: “Dovrei definire Piermacchié un eclettico artista di strada, ma visto che Napoli è il teatro, lui è uno degli attori che recitano su quel palcoscenico meraviglioso...


(Piermacchié, sabato 6 Giugno 2015)

Nel sistema È pericoloso essere ingiusti in un sistema giusto,è pericoloso essere giusti in un sistema ingiusto. (Piermacchié,Domenica 7 Giugno 2015)

Nando Cimino scrive un articolo su Piermacchié Napoli - Rivive la 'macchietta' grazie al musicista Pierangelo Fevola.Che Napoli sia un museo a cielo aperto è ben noto ai napoletani e alle migliaia di turisti che tutti i giorni affollano ogni angolo della città. Dal centro storico al suggestivo lungomare, Napoli, è un caleidoscopio di colori e immagini, un vero e proprio teatro perpetuo. Un palcoscenico di selciato e marciapiede su cui, quotidianamente, si sviscera la guascona rappresentazione di un popolo capace di scrollarsi di dosso, con un sorriso, secoli d’ingiustificato pregiudizio. Da qualche giorno, l’arena partenopea, si è arricchita de ‘la macchietta’, famosa espressione burlesca dello storico Varietà. A riportare per le strade questo personaggio, ironico e canzonatorio è, Pierangelo Fevola, giovane partenopeo nativo di Monte di Procida ma cresciuto in vico Nocelle, nel popolare quartiere di Materdei. Per il piacere del pubblico estemporaneo, Pierangelo, smette i panni del musicista classico e compositore, per trasformarsi in, Pier Macchiè, straordinaria e scanzonata maschera, ironica e, a tratti, surreale. Questa tradizione scenica, nata tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, ha conosciuto interpreti come, Ettore Petrolini, con il suo Gastone, tanto amato da Gigi Proietti; Nino Taranto, con lo sventurato, Cicco Formaggio, e poi ancora, Michele Testa, in arte, Armando Gill, Ernesto Murolo, padre di Roberto, e perfino l’indimenticato, Aldo Fabrizi. Ma è dalle tante e indimenticabili macchiette di Totò, come ‘il bel Ciccillo’, ‘Margherita’, ‘Miss, mia cara miss’, La mazurca dei vent’anni’ e altre, che il nostro Pier, è rimasto folgorato. Da questa scuola sgorga l’ispirazione cui raccoglie a piene mani, Pier Macchiè. Il giovane macchiettista si porta in tasca, con una certa disinvoltura, una laura e relativa specializzazione in scultura, conseguite presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli, e un diploma in mandolino, preso presso lo storico conservatorio di San Pietro a Majella. Per le sue esibizioni usa come sfondo, Castel dell’Ovo. Si porta dietro ciò che lui stesso definisce 'un museo ambulante', arroccato su un motociclo a batteria, dove campeggia una scultura che ritrae il porticato di piazza del Plebiscito, sovrastato da una mirabile riproduzione del volto del Cristo velato. A chi gli chiede, dice di avere una laurea in elemosina, controfirmata dal rettore, Cazzimbocchi, e, per questo, vanta il titolo di ‘elemosinatore professionista’. Pierangelo è uno spettacolo nello spettacolo. Con le scarpe dalla punta ritorta verso l’alto, la calzamaglia scura, la giacca da frac con le code e una tuba azzurra tagliuzzata, che ricorda, appunto, la paglietta di Ciccio Formaggio, è originale anche nello strumento musicale con cui accompagna le sue ‘serenate’ sardoniche, da lui progettato e realizzato. Un ensemble tra violino e mandolino che suona con tecnica mista, archetto e plettro: “L’ho chiamato


Manviola – specifica Pier Macchiè, mimandone le curve - perché è l’unione di mandola e viola e da questa ne deriva, il Manviolino e il Manvioloncello”. Insomma, per rivivere l’atmosfera, allegra e burlesca, della ‘macchietta’, fatevi una passeggiata sul lungomare e godetevi un pezzo di storia dell’arte teatrale napoletana. (Piermacchié, 7 Giugno 2014)

Un comandante La mia vita non ha bisogno di un comandante.Non mi sposo (Piermacchié, lunedì 8 giugno 2015)

Innamoratene Se vuoi allontanare una donna da te,innamoratene (Piermacchié, Martedì 9 Giugno 2015)

36 anni, il peso della vita prende a cominciare Sopra di me una patina di tempo, mi sento incellophanato sul motorino,passo per la città come oggetto, come un pacco da recapitare sul lungomare. Alle 18 il sole è ancora alto, ci vuole un quarto d' ora per farlo andare dietro ai palazzi per farmi l' ombra, fa caldo col frac e i capelli nel cappello. Passa Nadia Pepe, ricorda che le smandolinavo nelle recchie quando cantava per i tavoli e facevo smorfie per farla ridere, così rideva e la posteggia diventava allegra. Canto la colonna sonora: "Un uomo e una donna", con le parole: "sciacquatapatà e sciacquate 'o pisé", ma cambierò pisé in pipì. Fa molto successo ai ragazzini che ridono e vogliono ascoltarla all' infinito. Passa Gianni Iannoni col figlio scrittore, si sofferma ad osservare, poi mi dice che io, di 36 anni, ma giovane restauratore e continuatore della tradizione macchiettistica napoletana. Le mie macchiettine sono leggere e le parolacce non paion volgari.Mi dice che quando uscì quel film, a Napoli si cantava quella musicacon sciacquatapatà, ma non lo sapevo. Passa Mario l' anzianotto, si siede ad ascoltarmi, mi pare un rattuso per i commenti che fa per ogni donna che passa. Dopo due ore non ce la faccio più, faccio unapasseggiata e dei bambini di buona famiglia: "Piermacchié, canta per noi!", mi vengono in contro sotto la colonna spezzata. Canto un poco per loro dal motorino e poi mi invitano a cantare per i genitori, erano a festeggiare qualcosa con due tavolate da Sorbillo. Appena mi affaccio per cantare, il cameriere non mi fa cominciare perché deve fare le ordinazioni, la bambina ha gli occhi tristi, mi chiede di aspettare ma nella confusione si dimenticano e vado via. Verso piazza Plebiscito mi chiamano due posteggiatori che non ricordo, con loro c' è Emidio Coppola ed il tempo si fa vedere attraverso il bianco della sua camicia, con la luce di sera. Iniziai con lui a suonare il mandolino nelle postegge, arrossivo


quando ascoltavo dalla sua voce per la prima volta le macchiette a doppio senso e adesso ero io, macchiettista per Napoli. L' amico mi dice che ha parlato di me col mio maestro di fotoincisione Gianni Iannone, Gianni ieri mi ha fatto gli auguri di compleanno dicendo che dobbiamo suonare insieme. Ero timido e insicuro, lui mi faceva paura, ogni volta che andavamo all' acquario dell' istituto lo temevo. Il primo anno di scuola ci fece scrivere la motivazione della nostra scelta, io scrissi che avevo scelto di frequentare l' istituto d' arte per diventare qualcuno. Dopo aver letto la frase mi guardò con i suoi limpidi occhi azzurri negli occhi miei scuri, con una severità fredda dicendomi: "se vuoi diventare qualcuno devi fare quello che ti diciamo noi!".Difatti non mi dissero niente, la scuola ha sempre fatto schifo nelle materie pratiche, quelle che si apprendono in bottega, perché la scuola oggi non è la bottega. Lui ci insegnava il puntinato col grafos su carta codatrace, le scale cromatiche, lo sviluppo e la stampa, ma tutto a parole. Nonostante tutto la severità serviva solo a dare importanza al nulla, se nessun maestro, mano alla penna, dimostrava. Ieri ho compiuto 36 anni e vedo la staffa della bilancia della mia vita orizzontale, ma tendente ad abbassarsi dall' altra parte. Capisco che la giovinezza sta fino ai 35 anni dove il peso della vita prende a cominciare. A casa c' è Angela di rimpetto che mi vuole dare due pomodorini, ma dico che mi faccio uno spaghetto aglio e uoglio, la signora Anna sopra al balcone mi dice che ce l' ha lei il prezzemolo,la signora Maria in capa a me dice che mo fa caldo, la gente sta per stradaed io già mi ritiro. Anna mi lancia il prutusino, vado a finire la giornata. (Piermacchié, giovedì 11 Giugno 2015)


Capitolo 12 Macchiettino


Gradi da caporale e vizi da Generale Lungomare, sta per fare sera, parcheggio, comincio.Un bambino down mi ammira tutto il tempo, gli faccio le canzoni di Pinocchio, del coccodrillo,canto il suo nome, poi Peppe della bici mi dicedi levarmi il cappello. Levo il cappello coi capellie il bambino spalanca un sorriso lunghissimo. Passa il grande Salvatore Lombardo, violinistavirtuoso del san Carlo e comico strepitoso.Con lui faccio un video mentre suona manviolaed io canticchio la Carmen.Passa Eli che corre, poi ritorna con Pascàl e la madre. In quel momento si ferma pure un signorecon la bici ad ascoltare, si fa il semicerchio ed improvvisouno spettacolino di mie macchiette. Una signora capiscetutto e ride sempre, faccio spaventare i passanti tra una canzone e un' altra e durante, sono senza microfonoma non c' è casino, più o meno si sente bene. Con Eli, Pascàl e la madre conto gli spiccioli, faccio 15 euro,può bastare per stasera, sono stanco. Pascàl e la madre non possono stare troppo tempoa Pavia, hanno bisogno di scendere a Napoli ogni tantoe pensano di stabilirsi qui, pare che lo facciano in molti,quando più l' Italia va in crisi più si ha bisogno di Napoli. Mi fermano gli amici a piazza Bellini, ma non ne conosco nessuno, c' è lei che mi chiama amore, ha lo spriz in mano.Giovanni il parcheggiatore mi dice che ho i gradida caporale e i vizi da generale perché mi arritiro subito.Mi fa capire che il venerdì sera è i giorno più importantedella settimana, quello in cui posso guadagnare tantoe non posso andarmene quando la gente scende di casa.Il prossimo venerdì farò come dice lui, ma non staròfino alle 3 del mattino, non sono un faticatore come lui, ho bisogno del tempo per riposare, per oziare, per filosofare, per pensare, per scrivere, per inventare. (Piermacchié, venerdì 12 Giugno 2014)

C' è sapore di antico sui muri, sul pavimento, negli odori. "Valeria, su quelle scale del Tam, c' era Mormone, spiegava la buona comicità, nel meccanismo del tormentone la soluzione, se poi è credibile così...". Mi ha chiamato tra la folla di piazza Bellini, mi chiede se la penso ancora, le rispondo di no, poi la squadro e le dico: "ma sei cresciuta!". Abita a Napoli adesso, la invito a cena, qualche recita a casa, un video. Ha gli occhi buoni e la forza nei riccioli.Nicola mi chiede di fare una foto con Mariache sta sulla carrozzina. Maria mi chiedecome è nato Piermacchié, le rispondo, abbassandomi a lei, tra il caos della piazza: "Quando suonavo il mandolino per i cantanti il pubblico rideva per le mie facce naturali,allora sperimentai di fare delle facce artificiali. Successe che una sera un cantante dopo il concerto si lamentò del fatto che la gente rideva quando cantava canzoni tristi.Da quel momento non mi chiamarono piùa suonare ma cominciò la svolta della mia vita,perché capii che dovevo fare il buffone". Ho fatto 15 euro, l' amica che fa i braccialetti mi aiuta a fare il palo ma capisco che serve a poco. La clak funziona bene quando ci sono due o più persone a guardare. Sperimento la parola: "ngù", tra i tremolidella lingua e le pernacchie, funziona, la gentecapisce il senso e ride. I venditori extracomunitari hanno un sorriso spensierato, vero, quando passa un alfricano e mi sorride, mi porta in Africa, nella gioia di vivere. Passa Sasy, il clown delle bolle, sputa anche il fuoco, prima verniciava le auto, adesso si dipinge la faccia, fa questo da 3 anni, come me.Ieri pensavo, quando un bambino mi ha chiamatoscemo, che se andassi in giro vestito da clownnessuno mi insulterebbe, poiché questo si è abituati a vederlo,


ma uno come me, che nessuno ha mai visto, viene preso dai fessicome fesso.Mi saluta Giancarlo Marinangeli, fu molto colpitodalla posteggia che facemmo io e Peppe 'a seggia, il caro Peppe Ottaviano, quella volta che incontraiDonatella al piano di sopra del ristorante che gestiva Luigi Palumbo, in quella festa di addio al nubilato di femmine in divertimentoquando ero ancora molto piscione. Quella serascrissi: "Me sto scurdanno 'e te", non cantavo ancora. Col mio spaventare faccio zompare un cagnolinoal guinzaglio del padrone, la signora che passeggiacon loro mi dice: "forse si è spaventato perchéti ha visto così cretino!" Il padrone porta il cane a meche piano piano si fa accarezzare, mentre vanno via dico: "signora, grazie per il cretino, 'a capocchia!"E così a tutti quelli che mi attaccano, come acqua sul fuoco spengo le fiamme delle offese con questa parola che Umberto mi ha incastrato nella mente e con i tormentoni di piscione, samente, merdaiolo ecc…Passo per piazza san Gaetano dove stanno finendo lo spettacolo a san Lorenzo Maggiore ed un bambinocon un casco nero in testa mi chiede di cantare e di fargli fare un giro sul motorino, poi si leva il casco e mi dice: "Io sono quello che quella volta ti ha sparatoa via Duomo", ride, era lui, il bambino dai dentisporgenti. Dal diario del 2013: "Via Duomo, inizio a cantare, un bambino coi denti sporgenti mi spara col suo mitra, mi sale sul motorino, mi urla, io continuo, lo guardo, continuo, mi guarda, mi spara".A casa mi scarfo la pizza fritta di Sorbillo, quella che oggi ci ha offerto, assieme a un' altra birra,dopo che avevamo già ordinato io ed Eli. Gino appena mi vede mi saluta e mi elogia, mi presentaai pizzaioli raccomandandomi a loro, dice che sono un grande ed io, onorato della sua grandezza sono felice. Facciamo un video, gli faccio assaggiare la mia pizza che è la sua. Rosario Puzone 15 anni fa circa mi offrì una pizza dai vecchiarielli,"chist 'a fanno bona", proprio li, in quella che dice Gino, fu la prima pizzeria di via dei Tribunali. In quello stanzino si torna al passato, c' è sapore di antico sui muri, sul pavimento, negli odori, nella fragranza della pizza, sui tavolini di legno chiaro senza vernice,è il sapore che l' attento Gino ha restituito al tempo per l' arte sua. Sono passati 3 anni da quando pensai di fare uno stampo delle mani in pasta di lui, ma sto studiando ancora un sistema per una realizzazione veloce.La delicatezza di quella pizza fritta era come quellache mi portò quell' angelo di pizza fritta a piazzetta Nilo, Eli era quell' angelo che disse di essere, che sospettavo, mi ha detto che la prese proprio qui.Stamattina ho consegnato la canzone della Milf alla Bolegna, sono fiero che abbia pensato a me come autore, Umberto ha fatto degli ottimi suoni, la sua esperienza di fonico funziona per la mia creatività. Ormai vive al nord e in questi giorni è tornato a Napoli, così lo abbiamo incontrato, Rosario Puzone, prima di andare a mangiare la pizza frittada Esterina Sorbillo. (Piermacchié, sabato 13 Giugno 2015)

La storia da Fulvio e una serenata all' improvviso Nella tana, tranquillità, fresco, silenzio. Ho lasciato dietro me le macchine in corsa,il chiasso dei bar, i botti scoppiati in ariaper Caterina, la sposa che si deve sposare.Una signora mi ha toccato la mano, mentrebuffoneggiavo di rimetto la zi Teresa e mi ha proposto una serenata al vico vastodietro al Delle Palme. Così ho apparato10 euro, con l' aiuto dei bambini che mi amavano e non volevano andar via.C' era Luna col ragazzo, col figlio in gremboe in cielo non v' era stella alcuna. Passa Eli con Anna e l' altra amica, si fanno le foto, passeggiano mentre faccio fare il mandolino con la linguaad un turista tedesco. Por una cabezafunziona molto, piacciono le arcate armoniche mischiate alle vocine con cornetto. Alla serenata ho cantato:"Io te vurria vasà, Maria marì, Dicitancello


vuie, Reginella, poi ho riempito i maschi di latrine, di merdaioli, di piscioni e samenti"ed alla sposa e alle altre "Ciaccarella".Altre 30 euro e vado via, dove Giovanni il parcheggiatore mi dice che il lavoro in strada è imprevedibile, me lo disse anche Alfredo Imparato. Mi dice che non devoscoraggiarmi se dopo due ore la pentolatiene solo 5 euro, non devo andare via.Poi mi racconta di quando rubava la droga ai sui familiari per andarsela a vendere, poi si bucava pure ma a venti anni decisedi smettere perché prevedeva una brutta fine.Si è mangiato tutti i milioni ed ora guardale macchine. Mi faccio consigliare da lui,è un ottimo maestro della strada, valutole sue conoscenze con quelle mie. Prima di scendere stavo da Fulvio e Rosina, abbiamo visto qualche spezzone di film col grande Albertone e Peppino,poi mi ha detto che a san Martino vide di sfuggita il bozzetto del Cristo velato di Corradini, piccolo, in terracotta, da cui il Sammartino ne fecequello che sta nella cappella san Severo,poiché Corradini, l' artista dei veli, morì. (Piermacchié, domenica 14 Giugno 2015)

' A capocchia Faccio 10 euro, mi sento stanco ma penso di fare un altro sacrificio per vedere che succede. Allora mi viene da sperimentare una canzonesu: " 'a capocchia", perché a casa sono tropposcientifico, in strada posso trovare la veritàdirettamente. Mi viene subito una melodia:" 'a capocchi 'a capocchi 'a capocchi 'a chia chia chia chia chia chiaccaré…" ed è subito un successo.Finalmente il tormento di Umberto Guerrera prendeforma attraverso di me.Mi trovo allo stesso posto di quando il 29 agosto 2013pensai di sperimentare un tormentone anche io, come vedevo fare in TV dai comici di Made in Sud,Così accennai a "Si bello pisciò", perfetta, che poimi fece superare il provino, proprio a Made Sud.All' ingresso del borgo marinari cominciano a fermarsi, a ridere, a cacciare i cellulari per filmarequesta canzone ed altre che invento al volo, nello stile: "Curnù, Che belle pacche che, che belle tette te, si tosta e se 'ntosta, picchiacchié, munné".Mi sono messo per un attimo nei panni dei passanti e ho visto che proprio questo vorrei vedere ed ascoltare, qualcosa di comico e rapido, alla vista ed alle orecchie.Non abbiamo tempo di soffermarci, di aspettare,di capire, abbiamo bisogno di apprendere all' istante. La canzone mono parola è tutto tormentone,è sintesi massima, è quello che la gente educata al progresso, abituata alla velocitàvuole. Poche informazioni efficaci, come il messaggiopubblicitario, come la semplicità d' approccio all' interfaccia intuitiva di un ipad. Così faccio un' altra 10 euro in un tempo breve,cavalco il motorino e vado via entrando definitivamente nella IV° fase. Era passato Emilio Fede, mi guardava e sorrideva mentre cantavo: "Eccolo, eccolo qua!", lo vidi pure il primo agosto dell' anno scorso sotto al Santa Lucia. Imma Battifoglia col ragazzo mi ha fatto nuove foto ed un prestigiatore in borghese, con la famiglia si è fermato per farmi vedere i suoi giochi di prestigio. Allora faceva sparire la sigaretta accesa, con atteggiamento esperto tramutava 5 euro in 50 euro ecc…, poi non riusciva a tenere a bada le scugnizze che lo sfottevano, allora si vedeva che gli mancava la strada. Quando finisce lo spettacolo invito a vedere la mia unica magia, mi levo il cappello e si levano i capelli, grida di risate, applausi da borghesi e scugnizzi. Stamattina ho definito un' altra tecnica di scultura,stavolta si tratta della colla a caldo, che come il poliuretanomi girava nella testa in quegli anni vuoti di accademia, due materiali che non usai mai e che oggi sono diventati il mio pane quotidiano.Mentre me ne tornavo a casa Guido Guida mi incontracorrendo in macchina,


mi dice che con quella ruota ai piedi io spaccherei. Mi piace quella ruota elettrica,la comincerei a usare come mezzo di locomozionegiornaliera, è il futuro, anche se me ne sto sempre in tana.Quella biondina mi dice che mi ama, me la bacio, le altre soffocano dal ridere con facce sbigottitee senza manco voltarsi, al canto di: " 'A capocchia". (Piermacchié, venerdì 18 Giugno 2015)

A vocca aperta Si 'o furastiero ca passeggia pa' riviera vere a' macchietta co' cilindro e a' motoretta, se 'ncanta rimanenno a vocca aperta ! Poesia di Ciro Cico's

(Piermacchié, 19 giugno 2015) La dignità dell' essere Invitare a credere è abuso umano.La dignità dell' essere sta nell' esporre i propri pensieri senza ritenersi al di sopra dell' essere degli altri. (Piermacchié, venerdì 19 Giugno 2015)

Pecurona, 'o palo 'e fierro, 'a capocchia, 70 euro. Chiedono le mie canzoni per farle ascoltare agli amici, per divertirsi ancora. Non le ascoltano da un posteggiatorequalunque, in tutta Napoli le cercano solo a me, sono le mie canzoni. Pure i poliziotti oramai si sonoabituati, prima mi guardavano interdetti per un po' , adesso non mi guardano più, sanno chi sono.Col principio della mono parola passo all' azionecostruendo improvvisazioni sui pezzi conosciuti con parole zozze ed altre inventate a modi straniero.Funziona, come quando lo feci per la prima volta a via Scarlatti, inventando una melodia al momentocon parole incomprensibili e fu subito un successo.Allora col canovaccio di " 'A capocchia e curnuto" invento altre melodie costruendo per via dei passanti, pezzi unici, formati da parolacce camuffatea seconda di chi passa, da parole incomprensibili,pernacchie, parolacce secondarie improvvisecome: "Piscione" se passa un ferlocco o "pecurona"se passa qualsiasi donna. Stasera è stata fenomenale, il muretto dell' entrata del borgo si è riempito di giovani e adulti che ridevano pure a crepapelle. Allora ho introdotto : " 'o palo 'e fierro", quando passava un donnone e pecorella smarrita, si chiama Rita".Ho fatto 70 euro, record e ritorno al badget estivo,il sistema funziona, la mono parolaccia è un' ottima esca. Passa De Magistratis e gli canto qualcosa come: "Il sindaco eccolo qua, trallarallero trallà",mi guarda sorridendo con paura come se fossi pazzo. Mentre prosegue: "Si bello pisciò!", con dedica:"al primo piscione di Napoli!", poi mentre sta piùlontano una grande pernacchia col cornetto e il popoloesplode.Passano più persone che mi chiedono: "ci fai ascoltarela canzone del Papa?", dicono che è molto intelligente:"Vuoi tu come legittimo


cittadino aggiustare le buchedella città? 'o Papa appar, fai passare il Papa,'o Papa appar, Papamen, miracolo!", mi ringraziano,poi dico che la prossima volta il Papa lo facciamo passare per via Marina. (Piermacchié, venerdì 19 Giugno 2015)

Principio e metodo Penso alle canzoni da fare, pensoal silicone, al lattice, al poliuretano,all' impianto di irrigazione da costruireper le mie piante, poi penso alla farina, alle patate, al semolino, al lievito, penso a come costruirmi i gilet, un frac, se il fracdeve subire un cambiamento e perché,a uno strumento nuovo, penso alle regole di armonia e a come queste vanno eseguite col mandolino, penso alle orchestrazionida fare, alle basi nuove su cui cantare,a cosa aggiungere al motorino, al diario da stampare, all' inchiostro della stampante, all' affresco fotograficoda farmi in casa e al rampicante che fa da cornice, penso al trattato da scivereper il mandolino, penso a una mia caricaturache ride, con la testa a grandezza naturale,da portarmi appresso come spalla e magarivestirla da papa, da prete, o da me, con dei fili collegati alle mie ed alle suebraccia per imitarmi mentre suono, come un pupo, penso a quali manufatti esporreper vendere mentre mi esibisco, penso a come si evolverá il mio cappello,penso se sto migliorando, se sto scoprendoqualcosa, penso al principio e al metodoe maledettamente non dormo, non dormo,non dormo.

(Piermacchié, 21 Giugno 2015) I professori Facile fare i professori con linguaggi, tecniche e soluzioni trovate da altri

Piermacchié, 23 Giugno 2015)

Vorrei essere prete Vorrei essere preteper farmi scomunicare

(Piermacchié, 24 Giugno 2015) Monicelli Mi manca Monicelli (Piermacchié, 24 Giugno 2015)

Lo scemico


Quando il produttore suggerisce che deve inventarsi gesti,che deve muoversi di più perché il pubblico questo si aspetta, allora l' artista diventa scenico e ridicolo allo stesso tempo.Uno scemico. (Piermacchié, 25 Giugno 2015)

Pensare Il segreto sta nel pensare senza pensare agli altri che pensano

(Piermacchié, 25 Giugno 2015) Ho un figlio che mi somiglia Continuo la 5° di Peethoven, ne faccio tutta la prima partecon voce sopra che canta: "Iate a cacà" e parole sconnesse. Passano due poliziotti in borghese, Giovanni lavorava qui, ma adesso sta a Roma, sono romani tutti e due e l' annoscorso mi hanno visto qui. Anche Giovanni dipinge, gli dico che ho costruito il mio pupazzo che ha la mia facciae non so ancora cosa fargli fare, lui mi suggerisce di farglimantenere il pentolino, la cosa mi piace, sarà così, pensai l' anno scorso una cosa simile. La mia faccia è fatta,oggi l' ho ridipinta, gli ho messo il cilindro vecchio e degliocchiali che usavo per giocare a calcetto col Pigno, mi impressiona. Spero che mi aiuti ad attrarre l' attenzione, così saremo in due ad andare a lavorare, io e mio figlio, però mi pappo tutto io. Ho un figlio che mi somigliae mantiene il piattino, domani spero di costruirgli il corpicino,così lo metterò seduto o all' impiedi. Grazie ad Eli ho tuttoadesso per stampare e per costruire le mie ultime cose.Agli stranieri piaccio molto, ai napoletani pure, ma in mododifferente, il napoletano mi adora se gli canto: " 'a capocchia"subito dopo che mi ha sfottuto. Passa Mauro Caputo, mi apprezza perché si ferma ad ascoltarmi, ride, ma ridedi più quando canto: "Merdaiolo", poi rimane stupitoquango canto il suo successo: "Pe' sempe", macchiatoe storpiato, quasi a sfotterlo, ma era quello che potevo fare, comunque credo che non se la sia presa, era con un cameraman e qualcun altro, vanno via ridendo. Pierangelo scrisse arrangiamenti per lui una volta, per quartetto a plettro, provammo nel suo ristorante, gli piacquero ma e poi non se ne fece più niente. Faccio 30 euro, ero stanco prima di uscire, senza genio. (Piermacchié, giovedì 25 Giugno 2015)

Macchiettino Lo tratto malissimo, gli dico di stare zitto, di lavorare,di mantenere bene il pentolino che altrimenti per punizione non lo faccio mangiare, lo umilio davanti a tutti, di più davanti ai bambini. Stasera ha fatto cadere più volte il pentolino con tutti gli spiccioli, il gelo attorno mentrelo cazziavo, poi con sto cappello mi sembra più uno schef che mio figlio. Mi ha fatto fare 20 euro, poi sono venuti dei bambini che mi conoscono a darmi fastidio e mi hannofatto perdere il ritmo, già ero stanco per essere stato da stamattina a costruire


il corpo del mio schiavettoe questi non mi hanno fatto accocchiare più niente. A quello cicciottello l' ho frustato sulla mano, non ne potevopiù, sempre a toccare. Allora dopo un po' una signora anziana passa e severa intima loro di farmi lavorare, poi, andando via mi dice: "fatica guagliò". Mentre il cicciottello si tocca la mano ancora struppiata viene tutto incazzato il padre di un altro, e lo cazzea, dice a loro di farmi stare quieto, io dico che adesso stanno facendo i bravi, poi va via dandomi una pacca di protezione. Eli e la figlioletta assistono per qualche minutopoi passa una signora che si prende confidenzae sale sul motorino, mi fa cadere mio figlio, alloragrido: " 'sta vrenzola! purpetta!", vergognandosi cede,le amiche e la gente ridono, vanno via. Si lavora meglio in due, mio figlio mi fa da spalla.Passa Pasquale, il fratello di Pino Daniele, incontro il suo sorriso, enorme sopra di me, mi fa vedere alla famiglia io gli presento mio figlio, lui mi presenta il suo, vorrei accennargli: "Te ne si' juto pure tu", ma c' è troppo casino e non ho il microfono.A piazza san Domenico Pasquale Gragnaniello mi chiamanella folla di chi beve e fuma, mio figlio salta nelle suebraccia e non va più via. Si è affezionato a Pasqualeche lo battezza: "Macchiettino", Pasquale pure lo vuolegià bene, come se si conoscessero già da molto tempo. L' amica mi chiede se mi ha fatto impressione riprodurrela mia faccia, le rispondo che nel fare Macchiettinoho potuto toccare la realtà, quando ci guardiamo allo specchio sembriamo più o meno sempre gli stessi, ma quando ci guardiamo faccia a faccia con noi stessici rendiamo conto del tempo, degli anni che sono passati.Penso che Macchiettino mi fa da spallino, dovrebbestare sulla mia spalla come le scimmie.Arrivato verso piazza Bellini quattro ragazze in unamacchina mi posteggiano, mi fermano purea via Bellini, poi al semaforo del museo, mi danno 50 centesimi, mi fanno le foto, vanno al Vomero, aspettano che io vada con loro. Lui è stato, Macchiettino,alle donne piace corteggiare gli uomini coi figli. (Piermacchié, venerdì 26 Giugno 2015)

Il politico non è un buffone Mettiamo in chiaro una cosa: dare del Buffone o del giullare che dir si voglia al politico, offende il Buffone, snatura il giullare.Il politico è un pagliaccio cattivo, meschino, ridicolo, viscido e zozzo, il Buffone è un pagliaccio buono, che si fa ridicolo per dire la verità.Si potrebbero dare quindi del cattivo buffone, o semplicemente:"munnezz" (Piermacchié, sabato 27 Giugno 2015)

Le categorie, il duetto e il pericolo Esistono categorie di tutti i generi. Passando per Toledo ho visto un barbone col suo cane, come da categoria ha i capelli lunghi, si veste nel genere. Così esistono le categorie degli avvocati, dei poliziotti, dei bulli, degli artisti, degli scrittori, dei negozianti e via dicendo. Le persone che scelgono categorie già avviate lo fanno per sicurezza, entrano in uno schema definito in cui si ripete e si porta avanti quello che hanno già fatto gli altri. Io non so a quale categoria appartengo, entro ed esco dall' una all' altra e poi le metto assieme, senza ristare a un genere, osservo tutto quello che riesco a capire,


laddove l' alta cultura non è diversa dall' ignoranza perché è, e l'ignoranza nella sua forma è comunque una cultura e tutto ha un suo perché. Arrivo in lungomare e parcheggio di fronte Zi Teresa. Nella preparazione adesso sta pure Macchiettino che genera curiosità, si fa il semicerchio e comincio. Alcuni rimangono delusi, si aspettavano che il piccolo facesse qualcosa, altri afferrano il senso delle canzoni e stupiti ridono e apprezzano. Macchiettino adesso è incatenato come un cane e non appoggia al motorino ma sta più distante perché si possa notare meglio. A un certo punto mi viene da fare una cosa che spesso mi accade quando non so che fare. La ragione mi abbandona e in quello spazio di tempo vuoto l' istinto riempie la sua imprevedibilità. Allora parlo col piccino, ne scaturisce un vero e proprio duetto che porta l' attenzione dei passanti a guardare lui e quindi a pensare: "è tale e quale". Nessuno si accorge del velo del Cristo che protegge Napoli ma del pupazzo che somiglia al padrone. Così facendo ho capito una tecnica nuova, attirare l' attenzione recitando con la spalla, se pur zitta e muta. A questo proposito credo che la recitazione in strada attecchisca di più di altre forme d' arte. Vedersi all' improvviso due attori che interpretano il vissuto di tutti i giorni è una cosa che blocca di colpo l' attenzione. "Statte zitto! hai fatto solo cinque euro, non sai lavorare, nun guardà 'e zizze! sto facendo tutto io, ti faccio andare a casa a piedi e non ti faccio mangiare!". Questo monologo ad improvviso mi ha fermato i passanti, specialmente quando articolavo bene, parlando più lentamente, così ho potuto aggiungere il canto con meritato successo. Mi preparerò quindi un canovaccio da recitare, poi, una volta raggiunta l' attenzione, attaccare con la canzone, definendo così la prima fase, quella dell' attenzione. Ne conseguirà la seconda fase, quella dello spettacolo di canzoni che però non abbandonerà i duetti che ci si aspetta col Macchiettino. Una terza fase porterà alla conclusione per poi fare una pausa e ricominciare con lo stesso schema. Una cosa è dire e una cosa è fare, mi sforzerò comunque di imparare questa cosa nuova. La serata è andata avanti con due grupponi sistemati lungo i muretti dell' entrata del borgo per via dello spavento. Il pubblico si divertiva si, per le efficacissime canzoni monoparola dedicate ai passanti, ma ancor di più per scoppiare a ridere quando uno di questi cadeva nella trappola di un mio urlo improvviso, secco, accompagnato dal piede battuto a terra con percussione ed accordo di strumento. Così una signora sulla sedia a rotelle aveva un nome simile ad Elena, extracomunitaria con al suo seguito i familiari, divertita da me fa fermare la carrozzina. Come se felice per aver visto un pezzo di Napoli vivo, mi fa portare una mancia di 50 euro. Io incredulo ringrazio e continuo fino a qualche altra canzone, poi vanno via, li saluto con baci. Passano due giovani che mi vengono incontro con tale entusiasmo da abbracciarmi. Li saluto come se li conoscessi da tempo, ma non li ricordo, mi chiedono se faccio anche io parte del film degli Arteteca, allora capisco che loro fanno parte della Tunnel produzioni, specialmente quando uno di loro, col sorriso dice: "l' amma fa' faticà". Vado via, a piazza Plebiscito un branco di giovani comincia a urlare, uno di loro inizia a correre verso di me, io non accelero per via della strada a pietre, allora con la sinistra sfodero la frusta e la muovo a


modi corda del cowboy, il giovane alza le braccia e torna indietro. A via monteoliveto calcolo se imbattermi verso piazza del Gesù ma ci sono molti giovani primitivi per strada, vado a proseguire dritto ed uno di questi mi fissa cattivo negli occhi, perché faccio il buffone e vado quindi picchiato o deriso. Reggo lo sguardo di sfida pronto a difendermi, si avvicina troppo, sto per toccarlo e calcolo la probabilità che mi tolga il cappello, con me ho Macchiettino che mi impedisce i movimenti, succede che il giovane mi porta troppo a sinistra e il mio ginocchio tocca il muso di una smart in cammino, per fortuna sorpasso lui e la smart e l' ho scampata. Durante la strada come zombie, torme di giovani sono pronti ad accoppare quelli che per loro son fessi in un momento di stasi, ma schizzo via. Non scelgo la via facile quindi, cerco il pericolo ed entro in piazza Dante, passo port' Alba e sto a Bellini dove Peppe del bar dell' epoca è un rifugio sicuro col suo sorriso, mi accoglie al saluto, gli mostro mio figlio e ne va fiero. Passo indisturbato con le casse ad alto volume dei miei audio e arrivo al cancelletto e li Antonio, l' appassionato di arte, cultura, cinema e teatro mi ferma, mi racconta di altri eventi da farsi fino a parlarmi delle pizzerie, una fra queste, Lombardi a piazza Cavour che fa il ripieno vegetale con scarola e provola. Dopo circa 20 minuti va via Antonio e prende il suo posto Paolo Ielpo e si fanno le 2, a parlare di niente. Prima di uscire ero stanchissimo, ma la donna non mi impedisce quello che devo fare, pure se morto , io combatto. Faccio 85 euro. (Piermacchié, sabato 27 Giugno 2015)

Il frac zanzariera Vasco Rossi è in quel balcone aperto, alcuni fan lo chiamano,io gli canto una serenata: "SI bello pisciò, Latrì e Merdaiolo". Con me ci sta Pino Caserta, è il suo compleanno, da buon poeta mi regala il suo libro: "I cassetti del talento", che mostrerà a settembre al Maschio Angioino dove ci sarò anche io a cantare il mio pezzo per Pino Daniele. Pino racconta la Napoli di oggi, quello che gli accade, un po' comeil mio diario, alterna racconti a poesie. Peccato che mi ha conosciutosolo adesso, altrimenti sarei potuto vivere nel suo libro, mi apprezza molto. Una signora passa e vede Macchiettino, mi chiede: "chi è?"ed io: "mio figlio" e lei: "me pare patete. Effettivamente mio figlioè piccino, ma di faccia sembra più grande di me. Mi dimentico disperimentare i colloqui col piccino ma ho visto che un' altra cosafunziona molto. Cantare incessantemente, una dietro l' altraa terremoto, le canzoni monoparola, le macchiettine ultime, quelle ad impatto. Ne improvviso altre come: "cagnete 'a mutà,zuzzù, arò fié, pruvulò…", interpretate a seconda dei passanti,difatti ha funzionato pure un' altra cosa che facevo in passato, cantare la descrizione delle persone che mi guardano.Quella donna bionda bassina, col figlio Domenico coi riccioli,mi guardava con occhi di tempesta e passione, mi piaceva, nel suo silenzio pareva volesse un mio invito. Faccio spaventareil figlioletto ma per fortuna ridono. C' è Enrico, un giovane maturoche non va via, scoppia dal ridere quando azzecco il passantegiusto con la canzoncina giusta, mi da monte ogni quarto d' ora.Da stamattina sono stato a fare il sarto. In fermenta da Titti ho preso 3 metri di zanzaniera di plastica ed il frac si costruivain mente. Lavoro fino alle 22 e finalmente può andare, lo indossoe parto. Sto molto meglio con questo tessuto, è fresco, l' ariami passa attraverso, è come se non l' avessi. Mia madre scrive:" Bella idea! Un frak estivo non l'avevo mai visto, lo hai ideato perfettamente da grande sarto, bravo!". Si fa tardi, faccio 17 euro,Tom dice che sono un rullo compressore, mi chiede se mi hannomai picchiato,


gli racconto della frusta e del fatto che le canzoniimpegnate non sono da strada, per il passante, ed oggi anche a teatro, vanno bene macchiettine rapide e coinvolgenti, mi elogia, mi fa i complimenti, mi dice che sono un' artista, un altro mi diceche sono un genio mentre blatte passeggiano tranquillamente, la signora della zi Teresa mi saluta dalla macchina in viaggio, Pasquale Gragnaniello prende in braccio Macchiettino e lo porta a passeggio a piazza san Domenico, un ragazzo a piazza Bellini mi urla che sono l' oro di Napoli, persone dormono, sui gradini della galleria Principe di Napoli. (Piermacchié, mercoledì 1 Luglio 2015)

Il tubo microfonico Serata moscia, strana, come dice Sasà Pelliccia dalla sua batteria di riciclo. Provo il tubo microfonico, l' ho costruito prima di uscire, la definizione delfunzionamento mi è venuto in testa all' improvvisomentre mi decoravo il gilet e il frac zanzaniera e miappuntivo le scarpe. Così ho sparagnatoun microfono, un filo d' impiccio ed altre batterie.Il tubo confluisce nel corpo dello strumento in cuic' è il microfono senza fili che amplifica sia lo strumento, sia la voce proveniente dal tubo. Ci ho pensato per due settimane circa, poi, senza pensare ha fatto tutto il pensiero quandomi ha dato la scintilla ad intrasatto. Mi viene a salutare Francesco Marzano con l' amico Mariano.Fracesco lavora a Roma, parla sempre di me, è fierodi avere avuto un amico come io. Eravamo al primo anno di istituto d' arte quando lui preseun taglierino e mi minacciò per scherzo. In quei tempi ero in una forma di piscione primordiale, mi isolavo, mi chiudevo negli armadi di casa e di scuola, a quel' istituto d' arte dove,dice Francesco, i professori imparavano da me. "Sei rimasto quello che sei sempre stato, un artista!sono orgoglioso di avere un amico come te!". Canto gli auguri a Mariano perché domani si sposa.Francesco invece, un signore dell' Australia mi dadue volte la mancia, si sbalordisce di me e mi diceche in India costruiscono tutti strumenti strani comefaccio io, mi disegna anche la piantina del posto. Enrico che ride sempre è venuto a posta a sentirmi,mi ha chiesto di fargli lezioni di canto, per farlosbloccare, per fargli prendere coraggio, ma gli sconsigliodi seguirmi, non so insegnare canto. Passa l' amica di Francesca De Rosa, vuole riascoltarela canzone che scrissi per Francesca e passa di li, a caso, anche il figlio di Francesca. Molti mi apprezzano, mi rivedono e mi spiegano agli amici mentre il tubo porta le mie vibrazioni alla cassadello strumento e tutto funziona. Passa Antonio, mi chiede se vengo da una fiaba, mi dice che nessuno è come me, sono unico e che a Napoli nessuno più è creativo a questa maniera. Vado via, a piazzasan Domenico Pasquale Gragnaniello saluta Macchiettino, gli da tanti baci, Macchiettino ballaal sentire della musica popolare che cantano.Cinzia non leva lo sguardo da me, ha delle tette tenere,è piccerella, si stupisce, mi chiede, mi dice che sono Eugenio. Mi rendo conto che mi sto sedimentando addosso una storia, un vissuto, un' arte, una costruzione che mi distingue dagli altri e che mi fa sempre più spiccare nell' indifferenza. Sono curioso nel vedere dove mi porterà questa evoluzione, al di la da un resto del mondo che mi acclamerebbe come un grande, quando a Napoli solo qualcuno mi elogia con interesse, come a 'o biondo che stava in pensiero, non mi ha visto più. Ma non bisogna avere presunzione di essere apprezzati, a me va di riuscire a fare cose sempre più interessantiper non poter mai passare più inosservato. Passo l' accademia e racimolo un altro euro per fare unavideo pubblicità al volo per delle giovani toste che escono da una macchina per me. Di fronte alla posta alla fermatadel pullman la serietà dell' attore Luca Saccoia, alzo la fronte e gli sorrido, mi sorride anche lui, ci siamo salutati.Nel vico contro senso, ma dall' altra parte due giovani col motorino


corrono e bussano, mi fermo, voltano il palazzo e mi sono quasi addosso, io butto un urlo dei miei, è tutto scuro, quello di dietro si caca sotto e incattivito di una cattiveria ceca mi urla: "mo te dongo nu buffo mmocca!" (Piermacchié, venerdì 3 Luglio 2015)

Un' opera d' arte vivente Ciro Bruno mi acchiappa fuori da Esterina Sorbilloa piazza Trieste e Trento, mi dice: "artista!" è felicedi avermi finalmente incontrato, osserva tutto, dalCristo al Macciettino, dal cappello al frac.La piazza è gremita, Il volo sta cominciando a cantare:"Core 'ngrato", io taglio per via Chiaia. Sul lungomare artisti di strada e mangiafuochi, paionomessi a posta dal comune, ma sono le sole forzedi chi sopravvive. Rosario Gragnaniello mi aspettava, col suo bancariello di orecchini in pietre si domandava dove io fossi, perché senza di me li c' è la tristezza.Eli e Tsvety festeggiano santa Elisabetta dove sto io, Tsvety si fa rossa perché canto le parolacce. I ragazzi de Il volo passano scortati da qui mentre canto mentre il signore che mi apprezza dice: "ma ch' hanna fa? chist' è 'n artist!".Il figlio biondino si siede sul muretto, ridono sempre per la mia simpatia. Passa pureil volo pezzotto, mi salutano ed è un sogno che diventa realtà, per me, i comici di Made in Sud, amici miei, una volta al Tam mi hanno pure presentato,loro continuano i loro successi, ma per me non ci fu la fortuna. C' è la bambina Checca che canto dicendo: "hai fatto cacca?" è con Elena che invece fa la pipì, ma stasera pure lei ha fatto cacca. Passano sempre, ieri la madre e la zia si sono prese una sedia e si sono sedute a me di faccia. Questa sera sentivo che non avrebbe funzionatoil repertorio, allora ho cantato le persone che passavano, poi ho visto che manco questo funzionava più di tanto, allora ho ridotto il tutto suonando poche arcate di manviola interrotte dallo spavento ai passanti. Così c' è stato il solito gruppo sul muretto che mi ascolta e ride e non va via.Apparo 15 euro, molto strano. Vado via e incontrola mia ormai vecchia fiamma Vleria, ci facciamo una foto. Sotto port' alba il pianista Luca Amitranoè fuori alla vineria, ci salutiamo e sbuca Francesco,un rapper, sorpreso ed ubriaco comincia a reppareparole su me, mi dice che sono un' opera d' arte vivente. (Piermacchié, sabato 4 Luglio 2015)

Creativo e divertente Federico Cuomo scrive: “Una persona molto creativa e divertente, grande Piermacchié, ho sentito parlare di Made in Sud, di sicuro potresti avere tutti i requisiti per andarci, ma il tuo palco Made in Sud è la strada, li si fonde il tuo modo di essere artista, si un grande artista di strada!!!” (Piermacchié, 6 luglio 2015)


Piermacchié Pierangelo Fevola in arte Piermacchié è un cantautore macchiettista.Definito dal popolo uno spettacolo nello spettacolo ed opera d' arte vivente, porta avanti la tradizione della macchietta napoletana dai teatri alla strada. Laureato in mandolino e in scultura è scultore, compositore, pittore, poeta, liutaio… oltre a scrivere le sue canzoni va a spasso per Napoli a cavallo di un motorino elettrico addobbato di sculture come un violino, una maschera e il volto del Cristo velato che vela Napoli. Di sua costruzione la Manviola, strumento ad arco e a plettro con cui si accompagna, il cilindro multimediale in cui scorronoi suoi video, il frac zanzariera, il cornetto cazoo, Macchiettino, il figlio pupazzo a sua immagine.Le sue canzoni più tradizionaliste trattano temi sociali e d' amore mentre le altre sono micro canzoni a tormentone. Attualmente comico di nuova generazione del laboratorio Made in Sud.

(Piermacchié, venerdì 9 luglio 2015)

Sul palco di Daniele Sepe A piazza Dante assieme a molti gruppi di musica Napoletaniper i licenziati della fiat. Mi viene a salutare Frik, ha una chitarra a tracolla, mi dice che dovrei fare una canzone sui disoccupati, poi, che la spalla è importante per me e che lui vorrebbe farla per me. Daniele Sepe mi presenta come il the best artista di strada,donne sotto al palco dicono: "wow, che figo!", penso allora cheil frac è riuscito bene, avrà il suo perché.Onorato di stare su quel palco del grande sassofonistacanto le mie canzoncine, da Nun se magna alle ultimefino a riempire "Merchionne" in capocchie e piscioni, anche per volontà di Daniele. Quando credo di aver finito, il pubblico non vuole che vada via,guardo Daniele che, col sorriso di un padre mi accenna a continuare. Finisco con la gioia del pubblico che fa la miagioia, sulla mia faccia dura di strada, restituita alla stradadal palco, in un tempo tutto mio. Devo inventarmi un finale deciso,anche per interventi brevi. Daniele mi ringrazia,ma io ringrazio lui, vado sul lungomare dove la salsedinedell' afa mi attacca le dita alle corde. Passa Emma Pomar con famiglia, finalmente mi vede all' opera. Sua madre se n' è andata poco tempo fa, abitava vicino a me. Bagno fresco di nottea Mergellina assieme alla sua gioia di vivere. (Piermacchié, 7 Luglio 2015)

Piermacchié a ottobre su La 7 A ottobre sarò in prima serata su La 7, nella trasmissionecomica: "Il boss dei comici", assieme ai miei colleghidi laboratorio Made in Sud. Ricordo quando mi chiamaronoper il primo appuntamento, non capii nulla, feci solo unadomanda: "ma mi hanno preso al provino?", dall' altra partequello che poi conoscerò come Vincenzo sorrise e mi disse di si.In due anni la scuola del Tam mi ha fatto scoprire un nuovo mondoche con la scuola della strada non avrei potuto conoscere. Da quando cominciai ad essere Piermacchié non mi sono maifermato, in tre anni mi sono costruito un mandolino, una mandolae due manviole, ho scritto fino a 132 canzoni, lunghe e corte,ho costruito 2 cilindri di cui il


secondo, con l' aggiunta dei capelli, di una luce e di uno schermo in cui passano i miei video è un vero e proprio cappello multimediale, ho cambiato 5 volte la forma e le sculturedel motorino, ho scritto le orchestrazioni del CD che sto facendocol tecnico del suono Umberto Guerrera, ho fatto le punte alle scarpe, ho costruito mio figlio Macchiettino e il frac zanzaniera, ho sintetizzato la macchietta portandola da 3 minuti a 40 secondi.Stasera ho fatto 13 euro, Macchiettino ha provato per la primavolta le mani e un pentolino nuovo. Poco movimento, ma c' è sempre chi si sofferma per me, chi ride, chi si spaventa. A piazza Bellini Alessandro e la moglie Brasiliana napulegna mi offrono una birra, conoscono Macchiettino, mi raccontano che il figlioletto Thomas canta le mie canzoni, mi imita e poi fa fare bruttefigure dicendo alla gente all' improvviso: "Pisciò!" (Piermacchié, giovedì 9 Luglio 2015)

Se non si mangia, sempre in strada sarò Mentre ritornavo a casa sul mio motorino pensavo che oramai sta finendo il Piermacchié da strada.Mi sentivo stanco e triste allo stesso modo,lasciare l' indifferenza e le acclamazioni del popolo per salire sopra un piano rialzato e diventare voce del popolo fuori dal popolo ha il saporedella malinconia. Come ogni cosa ha il suo tempo così anche io finiròil mio tempo e non mi si vedrà più passare per il lungomare e per i vichi e i vicarielli.Ma uscire in televisione non vuol dire avere successo, non si capisce chi possa avere successo e chi no, sicuro è che bisogna essere quanto più limpidi possibile per essere specchio del pubblico perché il pubblico possa specchiarsi. Non so che ne sarà di me, ma so che non ci sta l' esibizionismo senza monete e che l' economia e il pensiero fanno l' essere. Allora andrò dove si mangia, ma se non si mangia,sempre in strada sarò. (Piermacchié, venerdì 10 Luglio 2015)

Le frusto ancora sulle pacche Per frustare l' ultima vrenzola mi sono frustato da solo.Una striscia di livido sulla mia mano destra, che teneva lo strumento,poi quelle, le stesse della volta scorsa scappano via di corsa, ridendo.Uscito di casa, Francesca, la nipotina della signoraMaria da sopra le scale mi chiede se salgo sopra, ma scendo.Alle torrette del castello passa il cantante e comico Luca Sepecon moglie e figlioletti. Canto il vestito giallo della piccina e la magliettina di Batman del piccino, poi con "me pare 'o pesce e piscine" Luca ride, molto divertito, mi da qualche moneta.Passano Rita e Luciano col figlioletto nel carrozzino, saranno passati tre anni dall' ultima serenata che facemmo. Sono felici di avermi rivisto, apprezzano la mia scelta e ridono nel guardarmi, per le cose che canto, per lo strano effetto che faccio spogliato da mandolinista. Dicono chesi vede subito che non sono un improvvisato.In quel momento passano le vrenzole, io le riconosco e sfodero la frusta ma queste non si intimoriscono,si avvicinano di più per sfottermi e le frusto, si struppeanoma non vogliono essere sconfitte, insistono ed io insisto,le frusto ancora sulle pacche finché non vanno via con parolacce.I miei amici rimangono scioccati dalla mia reazione ed iogli spiego che mi fa piacere che succedono queste cose,perché mi danno modo di progredire.Passa una signora che mi chiede: "Me pare 'o pesce" per il marito, mi dice che sembro venire da Totò e che farò un grandesuccesso. Anche un' altra signora un mese fa disse: "ma chi è Totò?". Questo mi onora e mi fa sentire vicinoal mio padre


spirituale, in maggior modo perché non lo imito.Passa una signora che lavora al borgo, bionda e chiatta, con gli occhiali, guida la macchina, passando mi guardaincazzata e incattivita ed urla: "'stu spuorco!". Chissà cosa avrà capito quella volta, quando passò mentre cantavo, chissà come avrà interpretato. Ma dai suoi occhisi risale allo stato della ciaccara. Dalila, una bella riccia bruna, mi guarda, ha gli occhi che mi accarezzano, festeggia con le amiche l' amica che domani si sposa, mi chiede se voglio una fetta di torta, le canto canzoni, mi lascia mezza torta. Così ritornano le vrenzole,ma con l' inganno, mi dicono che vengono in pace,allora con calma mi tolgono il cappello, si fanno le foto sedute sul motorino, mi prendono le cose. Ognuna avrà sui 30 anni, ma ci hanno la ragione di ragazzineincomprese, non sanno chi sfottere per sentirsi meglio, per valutare l' esistenza. Una di queste mi prende la custodia, io ho una sola frusta per 5 zoccole e ho lo strumentoin mano che mi impedisce i movimenti. Questa mi butta la custodia sulla scogliera, la frusto e frusto le altre che cominciano a scappare. Un fermo immagine in quellasera d' estate, io in corsa che frusto una signora tra la folladei passanti. Rosario Gragnaniello scavalca e mi riprendela custodia, io sto per rialzare Macchiettino quando un giovanesui 30, visto l' accaduto, per risollevarmi si abbassa e mi dice:"tieni guagliò" e mi mette nelle mani 25 euro. Si potrebbe quindi far succedere a posta questi imprevisti. Quando Rita mi ha chiesto se ero io a far muovere il pupazzo oppure il vento, mi è venuto in mente di far muovere Macchiettinocon un filo attaccato al piede, accussì da farlo ballare mentrefaccio il ritmo. Me ne vado con 50 euro. Un' amica bruna mi saluta gridando il mio nome in una macchina con amici fuori alla questura mentre attendo al semaforo, mi manda baci, le mando baci ma vorrei sapere chi è.L' altra mi aspetta sulla salita, mi ha preso cornetti, e muore il giorno. (Piermacchié, venerdì 10 Luglio 2015)

L’ hanno già pensata Questa è l' epoca in cui se hai un idea,nel mondo l' hanno già pensata, o la vedrai realizzare il giorno dopo. (Piermacchié, Sabato 11 Luglio 2015) Dieta pane e acqua,la mia dieta migliore (Piermacchié, Sabato 12 Luglio 2015)

Mavi "Avete visto a Piermachié?""chi, quello che abboffadi parole a tutti?""si""adesso se n' è andato". Mavi Gagliardi mi ha cercato su quella via di Megaride,nel mentre mi entravo in casa. Cara è l' amica quando a un tempo ricamavo tremoli per la sua voce e ridevamo sempre. Poi lei dai tavoli si andò a cantare a Made in Suded io la raggiunsi dopo un po' dai suoi amici ma non ci vedevamo mai, lei non cantava nel laboratorio mio, così che dopo 3 anni mi vado a fare una nuova trasmissione dove sta pure lei, ma fa Made in


Sud, non la vedo, non mi vede. Mentre cantavo di fronte zi Teresa, passano due malincomici, mi salutano e mi fanno felice.Nessuna battaglia stasera, ma ero pronto a struppiare meglio di ieri, perché ho pensato di sfoderare la frustadopo aver posato lo strumento così da poter regnere di mulignane chiunque mi tocchi. Mario, un signore con lafamiglia mi presenta agli amici, dice: "come comico, in tutta Napoli, isso è 'o meglio!". Credo che abbia molto esagerato ma mi inorgoglisce comunque. Ci sono persone particolarmente adatte alla mia comicità,come quel giovane sui 30, biondo ricciolo con gli occhiali,che rideva facile come mio cugino Edoardo. Questi non hanno bisogno di vedere gente che mi vedeper vedermi, mi notano da subito e già ridono. Sono loro che fanno il mio pubblico ideale, perché giàconfezionati per me, poi ci stanno gli altri che si divertono solo dopo essersi abituati a vedermi sempre. Chissà quando mi vedranno in televisione tutti quelliche mi hanno visto in strada: "chist è chillo oì?" Allora forse pure i chiavichi mi osanneranno, ed i bambinicome Thomas, chissà che penseranno, lo dicevo primaad Alessandro e alla moglie, prima di piazza del Plebiscito.Thomas da ieri, oltre a pattineria e a piscione canta pure:"me pare 'o pesce pigliato cu 'a botta" e dice: "grazie,sono cantautore macchiettista". (Piermacchié, sabato 11 Luglio 2014)

E anche oggi abbiamo mangiato Lorelei d' Avalon scrive: Vi invito tutti ad aggiungere alle vostre amicizie il mitico Piermacchié, o almeno a leggere i suoi bellissimi post, esempio di quella cultura partenopea da preservare. È un Artista con la maiuscola, che ha scelto la strada per continuare la tradizione della "macchietta napoletana", quella figura comica alla Nino Taranto per intenderci, ma arricchita dall'esperienza diretta delle interazioni con un pubblico variegato, fatto di turisti, vecchi marpioni, matrone di quartiere, imprenditori, professionisti, "vrenzole", disoccupati, malandrini, operai, ladri, truffatori.La sua comicità è straripante, si sviluppa su canovacci reinterpretati con acume e intelligenza e alla fine sfocia sempre in una sorta di diario di viaggio, intriso di quella poesia che a Napoli, specialmente alla fine di una giornata, quando ci si ferma a tirare le somme, si sposa con un po' di malinconia. Pier Macchiè è anche un inventore, ha inventato suo figlio macchiettino, una marionetta birichina ed ingenua, che diventa il referente ideale di un padre che si è fatto le ossa sul lungomare e tra i vicoli e vicarielli di questa città che a volte accoglie a volte offende. E ha creato l'intero baule dei suoi accessori: scarpe, cappelli, strani strumenti musicali, giacche, pantaloni, sorrisi...soprattutto sorrisi e risate. Quest'anno, dopo tanto tempo, la sua macchietta approderà in tv, in uno spettacolo intitolato "Il boss dei comici", che andrà in onda su La7.Ma noi sappiamo che per lui non esiste alcun successo se non quello che ti porta a dire: "E anche oggi abbiamo mangiato".Gli auguriamo tanta fortuna e che la sua capacità di osservare il mondo e farlo sorridere non si esaurisca mai! (Piermacchié, domenica 12 Luglio 2015) Ascoltare, ascoltando ascoltare il pubblico Molti amici mi passano avanti e non mi notano quando sto in borghese.Stamattina vado in conservatorio per assistere agli esami di viola perché Roberto e Andrea suoneranno un mio pezzo: "Il Maschio Angioino",un duetto venuto fuori dall' incipit di "Ma che bel castello", che scrissiquando suonavo nell' orchestra san Giovanni diretta dal mio maestro


di armonia e composizione Keith Goodman. Saluto il maestro Ciervo, che mi dice: "perché ti conosco?" ed io: "sono Piermacchié", allora sorride ed è felice, mi domanda come vanno le cose, gli rispondo cheNapoli toglie e mette, e lui "si ma ultimamente toglie solamente" ed io,annuendo come ad accettare una cosa strana gli rispondo: "invece a mesta mettendo, a ottobre uscirò in televisione". Si complimenta, si schiarisceil suo viso buono e ride, mentre va via, per aver letto dietro la mia custodiala laurea in elemosina: "così m' aggio miso a posto maestro!".Di lui ricordo quando mi vide con la moglie di fronte la zi Teresa,ricordo l' esecuzione della quinta di Beethoven in sala scarlatticome direttore, poi ricordo che, notando le mie strane custodie mi disse che aveva perso una custodia di cuoio che gli fece il cantante Mauriello, ricordo la figlia Norma, che chiamavo a suonare nelle formazioni da camerache mi inventavo per volere del direttore Vincenzo De Gregorio, l' organistadel Duomo, colui che muove il sangue di san Gennaro, ricordo l' altra figliaEleonora, che mi fece suonare la sua viola nelle stesse aule in cui studiavo mandolino. Susy Peluso mi fa una festa quando mi vede, dice a tutti di Macchiettino ed anche la signora Sofia che mi chiama: "ammor!", ed iocome sempre: "siete il sole del conservatorio!".Mi affaccio da Simeoli, compro Piston, il manuale di armoniache mi ha consigliato Keith, tratta con semplicitàuna materia così difficile che ormai sono stanco di studiarlo dal PDF che me lo rende difficile. Salvatore si meraviglia: "a che ti serve?",io studio sempre, scrivo le musiche e le orchestrazioni alle mie macchiette,studio sempre. Gli esami non finiscono mai e allora torno a casa. Grazie alla mia tassina vado dal dentista dove facciospaventare la segretaria col mio nuovo topolino da mettere nel cappello e ritorno in conservatorio dove gli amici hanno appena finito col massimo dei voti. Così mi regalano l' esecuzione del mio pezzo, voluta dai presenti e dal maestro Riccio che mi descrive e mi elogia a Maini, come Marco De Martino che mi fa pubblicità per quando uscirò in tv. L' esecuzione è calda e divertita, a conclusione di una giornata di diploma torrido e afoso di sudore e virtuosismi. Andrea Maini, il maestro di viola è interessato al duetto,lo vuole inserire nei programmi. Si è ricordato di me, di quando gli andaia parlare per una eventuale mia ammissione in viola, ricorda la suitedi Bach che gli feci ascoltare, e adesso ricordo io che mi disse una cosariguardo l' arco, di lasciare il peso sulle corde tenendo la viola più orizzontale possibile. "Maestro, poi ho scelto di fare il buffone", e lui:"hai fatto bene", mi invita a scrivere pezzi per la classe di viola con miogrande entusiasmo, addirittura per la mia manviola e viole: "allora la prossima volta verrò in aula tranquillamente e voi mi riconoscerete e mi saluterete, così che vi mostrerò la mia musica da farvi suonare", lui risponde: "si". Così ricordo a quando il primo anno di conservatorio chiesi al maestro di Fagotto Claudio Leonardi e a quello di Violoncello Luca Signorini di farmi assistere alle loro lezioni, ripensando a quella volta, quando mi allontanarono dal conservatorio perché, a quei tempi il mio maestro Gianni Borrelli mi disse che non ci sarei mai potuto entrare, troppo incuriositovalicai quella porta clandestinamente e stamattina tutti mi salutavano, dai maestri agli allievi, ai bidelli fino a quelli che pulizzano i cessi. Il maestro Riccio dice che devo scrivere le commedie, così che dopo Eduardo ci sarò io. Mi viene da pensare: "che bello", ma poi capisco che stiamo sempre sognando e intanto si è realizzato un altro sogno, l' esecuzione della mia musica in conservatorio dopo la mia uscita. Ascoltare la propria musica eseguita da altri è qualcosa che non si può descrivere, si vive attraverso gli altri,si sta li ad ascoltare, ascoltando ascoltare il pubblico, affidando completaresponsabilità di esecuzione al momento, agli esecutori. Applaudiamo Andrea e Roberto, Riccio applaude e mi da la mano: "complimenti maestro!". (Piermacchié, lunedì 13 Luglio 2015)


Il ritratto canzone Da oggi scriverò canzoni su misura,farò veri e propri ritratti a persone reali.Il soggetto si metterà in posa e mi racconterà un pezzettino del suovissuto così che al cavalletto macchierò il suo quadro in musica e parole. (Piermacchié, giovedì 16 Luglio 2015)

I miei autori I miei autori sono la gente comune (Piermacchié, giovedì 16 Luglio 2015) Perdere la fede Ma con la perdita della memoria si perde anche la FEDE ? (Piermacchié, giovedì 17 Luglio 2015)

Non sono uscito Così come al solito, stanco di una giornataa faticare in casa le mie idee, sporco di colori e colle faccio vestizionee vado in strada, a cercare il comico e il buffo e a fare canto e memoria di cose buone e le cattive. (Piermacchié, giovedì 17 Luglio 2015)

Con cucchiaio e pentolino Da domani Macchiettino suona con me,con cucchiaio e pentolino (Piermacchié, giovedì 17 Luglio 2015) Uguale a zero La somma di tutte le religioni del mondo è uguale a zero


(Piermacchié, giovedì 17 Luglio 2015)

Macchiettino deve fare prima la gavetta Quanto è importante la televisione, non ti conoscono e non capiscono che campi a fare. Magari strappi un sorriso, una riflessione, ma nisciuno se ne fotte.Quando però ti rivedono dopo averti visto in televisioneti potrebbero baciare anche i piedi. I miei piedi si squagliavano dal caldo, quasi la collacominciava a sciogliersi addosso, gli sposi usciti dalla chiesa, gli invitati li per collassare, in posa per il fotografo, io che canto e non ricordo gli accordi,stordito dal sole in testa, Macchiettino si era giàdimenticato come si suona il cucchiaio sul pentolino.Eli mi faceva le foto e mi spruzzava l' acqua, mi ha scortato fino a Villaricca col suo motorino e fortunatamente il motorino mio ce l' ha fatta, anche perché il ritardo di un ora e il mio anticipo di mezz' ora hanno dato il tempo di una buona ricaricaalla batteria. Macchiettino suona con me, ieri abbiamo provato, percuote un cucchiaio sul pentolino degli spiccioli. Non credo di portarlo subitoin televisione, deve fare prima la gavetta, devesubire, farsi le ossa, buttare il sangue. Io mi farò conoscere da solo come sono sempre stato, poi verrà lui, lo lancerò in televisione con me, ma non per lui, lo farò per me, ho visto che in moltigià si sono affezionati a lui, più a lui che a me. (Piermacchié, sabato 18 Luglio 2015)

Il bene e il male Macchiettino non conosce il bene, non conosce il male (Piermacchié, sabato 20 Luglio 2015)

Il filo illogico Credo che nei miei spettacoli nella successione dei pezzipiù il filo è illogico e meglio è. (Piermacchié, sabato 20 Luglio 2015) Macchiettino impara, scrittori, attori e Luca De Filippo Da Daniela Wollmann alla presentazione del libro di Maurizio De Giovanni. Un altro mondo, signoreattaccate ai romanzi come quelle alle puntate.Un' altra Napoli, quella intellettuale, che apprezzala verità degli abitanti del centro solo in scrittura,come il testo faccia da filtro e levi la puzza sotto al naso. Affascinante essere affascinati dal raccontodi un contemporaneo, ancora più quando questoviene riconosciuto dalle sue lettrici al bar, che gli parlano dei fattarielli del libro come se fosse il portiere del loro palazzo. Senza tirarsi i capelli e gridare come fanno i fan degli attori dell' effimero nella televisione. Ne parlavamo io e Geggé Mottola,attore napoletano da molti anni a Roma, dell' importanza della televisione al di la dell' etica artistica ed intellettuale.Geggé ha letto alcuni passi del libro, "Anime di vetro",ho molto apprezzato lo scritto per la sua interpretazione. Sul


lungomare mi metto all' angolodove si mette Mario il Pulcinella e comincio a farsuonare Macchiettino. Cade tre volte, non suona bene,poi capisce e suona, ci sta gente che si ferma, felice di vedere lui, io sono geloso, tutti lo guadano e nessuno guarda me. Dopo un po' Tonino Apicella mi chiede di spostarmi, ha ragione, la mia cassa suona fino ai ristoranti dove lui fa la posteggia, gli presento Macchiettino, lui ride divertito, penso al figlio che sta con Berlusconi e guardo lui, gli dico che suonammo insieme una volta all' hotel Caruso a Sorrento con Annalisa Fusco. Mi metto un poco più in là, ma non sono bene illuminato,passano due extracomunitari che stavano suonando alletorrette, sorridono compiaciuti di mio figlio. Vado al posto loro, cioè il posto mio di solito e passa Gianni Lamagna con compagna, mi elogia come sempre,racconta la bellezza del mio diario e poi dice, con stupore:"è pazzo". L' extracomunitario con la bancarella si presenta,me lo sentivo, mi chiede di spostarmi più in la, lo stavo aspettando, mi aiuta pure, come l' altra volta, prende lo strumento per farmi spostare col motorino. Macchiettino ha imparato, almeno per stasera,alla presentazione del libro ha fatto schifo e non l' ho fatto suonare, lui non conosce il bene e il malee non ha sofferenza, ma nel suo sguardo c' è mota tenerezza,chissà se non è un angioletto, forse un santo. Finalmente mi sento un artista di strada vero, più che altroqualcosa di concreto, grazie al piccino che mi completa.Preferisco ancora lavorare con la gente di passaggiopiuttosto che imparare a creare il cerchio come mi consiglia Yubrick. Faccio molto strumentale e non canto parolacce, mi mantengo pulito e carino, ma c' è una famiglia, mamma padre e figlia sopra al muretto che mi guardano e aspettano.Aspettavano il distico di Piscione e Curnuto.D' improvviso passa Luca De Filippo, lo chiamo, mentre va con altre persone, a testa bassa si dirige verso il borgo: "Maestro, voglio salutarla, solo la mano", si volta, si ferma, fa un passo verso di me, gli porgo la mano, me la stringe,gliela stringo dicendo con onore: "la storia!". Mi saluta e mi augurabuon lavoro ed io ripenso a quel video, di quando erapiccino, in braccio ad Eduardo per interpretare Peppinielloin "Miseria e nobiltà". Quanto tempo è passato, tanto da permettere a me di poterlo incontrare, da permetterei suoi occhi nei miei per un istante, come quando incontrai due volte Liliana De Curtis, che firmò addiritturala mia foto con Totò. Un tempo, che mi fece convivere in tournéecon Angela Pagano, un tempo che mi regalò di ricamare al mandolino Antonio Casagrande con la musica scritta da luie quel tempo poco, che mi trovai a suonare con la presenzadi Carlo Croccolo. Passa il conte vigile del fuoco, amico di facebook, mi da l' anello e mi fa una foto, è simpaticissimoal di la della foto social. Si respira acqua e sono costretto a fare i cambi di posizione saltellando, per via del sale azzeccososulla tastiera. La giornata è stata faticata, mi mangio unamargherita fuori alla prima pizzeria del mondo, dal 1738, l' antica pizzeria port' Alba, mi conoscono i camerieri, una violinista stupisce vedendo Macchiettino, pazienza, ma poi mi da un euro a me. Mentre mangio la pizza mi accorgo che è caldissima, scotta, con questo caldo è assurdo mangiarla, perché l' ho mangiata? A casa, distrutto. (Piermacchié, sabato 21 Luglio 2015)

Coadiuvato Quando l' uomo inventa prove artificiali e vuole credere alla sua interpretazione degli eventi come cosa assoluta,coadiuvato da suoi simili, detentori di un privilegio che chiamano spirituale,credo che nun sta buon.


(Piermacchié, sabato 21 Luglio 2015) Un’ artista Se si lamenta del pubblico non è un artista (Piermacchié, sabato 22 Luglio 2015) L' incosciente Adesso con Macchiettino posso tornareallo strumentale serio, c' è lui a sdrammatizzare le note senza voce,posso suonare qualsiasi cosa, basta che stia li a battere quello stupido cucchiaio.Quando poi sbaglio lo cazzeodavanti a tutti, scaricandogli la colpae la cosa mi fa sentire un maestro, pieno di esperienza ed esperto, propriocome facevano i posteggiatori con me,quando approfittavano della mia ingenuitàe delle mie insicurezze. Solo adessocapisco il fastidio che avevano questiper me, quando l' immancabile appassionatomi faceva i complimenti: "ma 'o mandulinoè chello ched' è!", rendendo scura d' invidiala faccia del cantante. Allo stesso modomi dà fastidio mio figlio, perché tutti guardanolui senza considerare i miei sforzicon la manviola. Ma poi però mi fanno i complimenti per averlo scelto comesocio e allora questa cosa mi gratificae capisco perché quelli mi continuavano a chiamare per improvvisare il mandolinoalle loro voci, solo perché si sentivano in gamba per avere un musicista in gamba, forse.L' importante comunque è che il piccolonon faccia cose così assurde da oscurarmicompletamente, oppure che non faccia casinopensando di fare il virtuoso per farsi notare, perché a quel punto non me lo porterei più appresso. Ma lui, Macchiettino,non improvvisa nulla, fa tutto quello che abbiamo stabilito ed anche se ancora inesperto, ci prova e non mi fa fare tante brutte figure. Ero io invece che nelle postegge improvvisavo, senza conoscere un accordo, solo ad orecchio,appoggiandomi sulle tensioni melodiche ed accordali, incastrando ricami inconsapevoli, facendone appoggiaturee ritardi istintivi, spesso in urto con la voce ma con la scusa di una probabilerisoluzione che spesso non avveniva mai per via degli accordi sbagliati del chitarrista.Così come gli ho insegnato a battere il cucchiaio sul pentolino, così apprendo ioda lui, imitando il movimento della sua testa.Dai figli si apprende, non siamo solo noii maestri delle anime innocenti, sono anche gli indifesi che con la loro breve vita hanno un mondo da insegnare a chi il mondo pensadi averlo già vissuto. Forse mi sto affezionando a lui, anche io,credo per un motivo in particolare, per la sua faccia, sempre serena, anche quandolo tratto male, quando cade a terra, quando rimane da solo chiuso in casa, quando sta con me ma non lo considero. Ha la facciadi chi non conosce il bene e il male, legato in catene è peggio di un cane che ama sempre il padrone. Il guaio dell' umanitàè la coscienza delle cose, chi non ha coscienza,chi è scemo, vive tranquillo, chi si pone dubbi,chi prende coscienza della natura delle cosenon si dà pace e vuole capirne i perché. Macchiettino è incosciente e forse, perché incosciente, mi sembra il più coscientedel mondo. (Piermacchié, sabato 25 Luglio 2015)

Non sono Napoletani Quelli che dicono che Piermacchié è volgare,non sono napoletani


(Piermacchié, sabato 25 Luglio 2015) In testa Una nuova manviola in testa (Piermacchié, martedì 28 Luglio 2015) Maestro Mi preparo a diventare maestro di manviolino,manviole e manvioloncello. (Piermacchié, martedì 28 Luglio 2015) Hai proprio perzo 'a capa Sputano risate quando guardano Macchiettino ballare, a volte su di un piede solo mentre batte il cucchiaiosul pentolino. "è tal e quale", diconotutti: "è frateto?", "no, è mio figlio". Questa sera abbiamo sperimentatola lenza per far muovere la manoe la gente non capiva, cercava il trucco,poi si accorgeva del filo trasparentee con aria di chi si sente fregare esclamava: " tene 'o filo!". Così quando si avvicinavano per capire,per non fregare nessuno dicevo: "ci stail filo!". Osservo la sua comicitá e la imito,basta quella sua sola espressione a farridere tutti, dalle persone perbene ai malavitosi. Il ragazzo che vende accendiniquesta volta addirittura mi bacia per la gioia che gli ha regalato mio figlio,per fortuna, perché avevo dimenticato la frusta. Allora il piccino comincia a cadere col naso a terra rovesciando gli spicciolidal pentolino ed io ad urlargli: "imbecille,cretino, fesso!", mentre le figlie di Eli accorrono a raccogliere i soldi e a rimetterlia posto sussurrando al pupazzo: "Macchiettinoma che fai? Non devi far cadere le monetine!", così, impazienti, sedute sul muretto aspettavano che il fessoricadesse per ripetere la corsa alla raccolta,trovando così un gioco da fare.Quante monetine gettate ogni giorno nellafontana di Trevi, solo al pensiero della fortuna, pensavo, con tutta l' organizzazione poi che c' è da parte del comune di Romanel recuperarle. Quanti soldi buttati, senza nessuna esibizione, nessun artista, nessun barbone. Ho scoperto una buona cosa tra me e il piccino, che lo guardo e lui sta zitto, mi rigiro e lui torna a suonare. Sarebbe bene sperimentare il contrario, cioé che lui suoni quando lo guardo e si stia zitto quando non lo guardo piú, tipo Fantozzi che mangia. Un cosa che molto ha funzionato, incazzarmi con lui mostrandogli come deve percuotere il cucchiaio e di colpo suonare con lui come se nulla fosse accaduto. Rosario Gragnaniello mi dice: "Tu da solo già eri pazzo e va bene, ma da quando hai fatto tuo figlio hai proprio perzo 'a capa!",ma non è il solo a pensarlo. (Piermacchié, giovedì 28 Luglio 2015)

Grazia Bolognese il 31 Luglio 2014 scrive: Ti elogio Pier Macchié perché porti un sorriso al popolo che ne ha bisogno in quei luoghi fatiscenti e poveri che altro non sono se non la denuncia del nostro egoismo. Intuisco gratitudine nei confronti di tuo " padre", il pluristrumentista Pierangelo Fevola. Non ti conosco, è vero, ma in te mi ri-conosco per l'unicità, a torto, definita assurdità. Unici lo siamo tutti. Essa è la nostra vera carta di


identità. Non negarla è già genialità. Ma il tuo vero talento è il dono del tuo cuore al mondo. Se riuscissimo a comprendere che la forza propulsiva per un vero cambiamento è proprio in questo essere per gli altri, saremmo tutti più felici e il nostro bene-essere farebbe salire di molto il pil della felicità comune. Grazie di cuore (Piermacchié 1 Agosto 2015) Uomo di rinascimento è cosa certa ormai che io, dal medioevo al duemila, sono uomo di rinascimento (Piermacchié, sabato 30 Luglio 2015) Rendering Rendering, scoperta grazie all' amico Rino Alfieri,la musica di Berio come moderna struttura per le rovine d' antico,pezzi di plexiglas proteggono e legano la modernitàcon classiche pietre, frammenti di Schubert (Piermacchié 3 Agosto 2015) Ritornare bambino Rivedendo le foto della gioia dei miei spesieratianni di vita, prima che la scuola ed i grandi mi chiudessero la bocca per farmi credere triste, fesso, mentecatto, timido ed introverso, dico che ho faticato tanto, per ritornare bambino. (Piermacchié 3 Agosto 2015)

Falso a me stesso Nei trent' anni capii che per andare avanti bisognava essere sinceri prima a se stessi, per non costruire una vita inutile sulle bugie. Allora mi accorsi che tutto quello che avevo pensato e avevo detto, non lo avevo pensato e non lo avevo detto io. Tutto fu frutto di condizionamenti culturali e sociali e fui falso senza saperlo, convinto di credere, per via della severitá dei grandi, nelle paure addomesticate dall' inizio della prima coscienza. (Piermacchié 4 Agosto 2015)

Riscopro Riscopro il benessere della solitudine (Piermacchié 7 Agosto 2015) Non voglio discepoli


Non voglio discepoli,se un giorno qualcuno vorrà seguire la mia filosofiaaccetterò solo domande, a cui non saprò rispondere. (Piermacchié 10 Agosto 2015)

M' aggio miso a posto "Laurea in elemosina" leggeva il sindaco De Magistris,soffermato d' improvviso sulla mia custodia. "è la mialaurea, m' aggio miso a posto". Lui mi guarda e accennaa ridere mentre ritornava serio per capirci meglio. "è unartista, musicista, scultore…", gli diceva Daniela Wollmann,come fosse mia madre quando mi elogiava alle amichemostrando loro i miei disegni.Avevo appena finito lo spettacolino per il pubblicoaccorso alla mostra. Genny Patrone è venuto dopo,apposta per macchiettino, ma il piccolo non l' ho portato.C' è era pure Danise, a pubblicizzare i suoi concertiin strada col pianoforte, mentre il sindaco diceva di essere soddisfatto del fatto che gli artisti di strada adessosi possono esibire liberamente rispetto a prima, ché si pagava.Ma io non ho mai pensato che si pagasse per lavorarein strada, venti anni fa mi mettevo a suonare il mandolinocome cosa ovvia e credo che a Napoli nessun altromorto di fame ebbe mai bisogno di un permesso.Solo a Ginevra presi una multa, per passare il tempo sfoderai il mandolino in strada, prima di ritornareal pullman dagli altri, in quella gita che organizzò mia zia.Non sarebbe successo niente però se non avessisfrogoliato una signora seduta poco distante, come a farle serenata. Quella mi guardò come fossi animale inferocito, elegante e distinta prese dalla sua borsail cellulare e si mise a parlare. Allora pensai che non aveva gradito la mia tentata smandolinata e che col telefono avesse trovato un modo per togliersi l' imbarazzo.Invece chiamò la polizia, due agenti intervennero nel giro di un minuto, parcheggiarono con le due ruote anteriorisul marciapiede della precisa Svizzera e mi chiesero i documenti. Dal Pan, dove lavorava mio fratello Claudio,prima di essere licenziato per andare a vivere a Reggio Emilia, vado via, a Monte di Procida, dai miei genitori,perché nel vicolo di rimpetto faccio serenata e caciaraper Vincenzo e Melania. (Piermacchié, venerdì 6 Agosto 2015)

Ragione Anche l' irragionevolezza ha ragione (Piermacchié, 13 Agosto 2015) Attendo piano al verso del legno Levigo la cordiera, un bottone ancora da costruire, lo strumento è finito, mancano solo le buche, effe a rondini, oppure effe antiche, non so ancora. Le corde tendono a farsi scoprire, un ponte non esiste ancora e il suono canta nelle orecchie da tempo e stanco attendo piano al verso del


legno, alla forza lenta della colla. (Piermac 13 agosto 2015)

Senza fiato Ti aggiusto il ponte, levigo il capotasto, ascolto il suonosotto la pressione calma delle dita. Ti lascio sul letto, ti guardo mentre vado a cucinare,ti ritrovo e disegno i tuoi fori ancora al pensiero, ancora ascolto la tua voce senza respiro, le tuevibrazioni soffocano d' armonici e canti, senza fiato. (Piermacchié, 14 Agosto 2015) False vibrazioni Sei così bella nuda, manco un velo di vernice ancora. Profonda e calda e tenera d' acuti che pari essere viola e violoncello. Leggera accogli forte il peso dei ferrei tendini senza cedere al pirolo e abbelli chi ti guarda, che sorride al vedere rondini le effe. Peró chissà perché per una corda indispettisci e mi dai note false, non vuoi forse che quella ti risuoni oppure attendi che io ti curi l'arco che non prende e fischia. Bianca e bella m' inganni, metti a prova il mio sentire. (Piermacchié, 15 Agosto 2015)

Mario Mattiello Il tempo passa quando incontri un vecchio amico, e vedi decine di anni stratificarsi nello stesso posto lasciandoci piú vecchi in superficie e fossili sotto. Mario Mattiello era il primo della classe, io l' ultimo e ci stimavamo a vicenda. Lui mi faceva vedere sempre i compiti con una santa pazienza quando a un certo punto mi esaurivo e cominciavo a calciare una pallina e lui, saltando dalla sedia mi assecondava per sfogare la gioia dell' amicizia. Una volta ci demmo una capata memorabile, lui non la ricorda, per colpire di testa la palla tra il lampadario e la finestra. In piazza a Monte di Procida, parliamo un poco di ricordi e della vita di adesso guardando quanti capelli sulle nostre teste ancora. "Leonardo Coppola, lo hanno ammazzato con un colpo di pistola, si è messo avanti per difendere una donna, in America". Mario sbarra gli occhi, io corrugo le sopracciglia, Leonardo era un nostro amico, grosso e buono dalle elementari. Il barista che ci ha dato la notizia, con amaro negli occhi va via, sotto una pioggia che comincia piano. Leonardo aveva una motocicletta blu a batteria che spingeva coi piedi, quanto lo invidiavo, eravamo molto piccoli, poi nei giochi d' estate fu incaricato di portare il carro del Dumbo che costruii, un elefantino schifoso e pesante fatto di scagliola. Ricordo il dispiacere nei suoi occhi quando non vide un fosso e il carro inciampó disintegrando completamente la scultura. Si sentí il peso di tutta la squadra addosso, responsabile di aver distrutto in un attimo tutto il lavoro speso nei giorni precedenti. Non disse niente, ma il suo corpo vibrava di tristezza, lo insultammo appena, ma la colpa non era sua, semmai era la mia. Cosí non lo rividi piú, e morí senza ragione, quando la colpa non era la sua. Mario mi racconta di


un altro nostro amico che non ricordo, che è morto per una leucemia fulminante, glielo disse la nostra amica Giusy Colandrea. La morte, come un gioco, semplice, veloce, come quella del padre di Mario due anni fa, come la morte di mia zia, la nostra maestra, un anno fa. Mario mi faceva osservare altri giovani che passavano in piazza, chiatti, partiti col cervello, come quel nostro amico che sapeva giocare benissimo a pallone. Cosí, parlando, mi accorgo di non essere cambiato, ho sempre mezza testa tra le nuvole ed anche lui, al contrario, che oggi a Ginevra dirige un' azienda col suo ingegno, ricorda tutto e sa pure cose mie che non so e conosce il mio numero di telefono a memoria, come 30 anni fa. Andiamo via, mi fa vedere la sua casa, non ho mai saputo che quella fosse la sua casa, lui invece ricorda benissimo dove sta la mia. La pioggia di agosto è finita, l' asfalto bagna un nuovo respiro quando i passi seguono il cammino ancora, tra i palazzi e una vita nuova da riguardare tra dieci anni, come faceva papà. (Piermacchié, 18 Agosto 2015) Feci il comico Ridevano sempre di me, cosí feci il comico (Piermacchié, 19 Agosto 2015)

L' anima di Riccio Mi nutro di te, del profondo ascolto e vibrisoffice al legno raffinato e a quello grezzo, e guardo tuoi gli armonici che stanno divenendo alla mia pancia pieni. L' anima di Renato Riccio, violista storicodella scala di Milano è dentro manviola, me l' ha messa Ferdi Bairami con una lenzadi Renato che aveva in casa, poiché pesca.La cagnolina Birba voleva giocare a palla ma noi abbiamo cercato il lupo nella cordae siamo addivenuti a più conclusioni:"La corda fa schifo, il ponte fa schifo, lo strumentofa schifo, io faccio schifo...", Renato ha misurato gli spessori come un medico, poi con le dita ha toccato il legno mentre suonavo ad arco il trentatré della falsa vibrazione, ma niente da fare. Quando però piano si abituava lenta e si animava d' anima. Aveva ragione Arcangelo Caso, diceva che uno strumento ad arco ha bisogno assoluto dell' anima e di catena. Così abbiamo scherzato e il figlio di Ferdi cantava "Iate a cacà" e la piccina parlava con me con suoni di lettere a caso. Nelle orecchie la voce di Renato:"ascolta, anche la mia viola lo fa se non è accordata bene, bisognerebbe mettere una corda diversa, qualcosa sulla corda per fermare le vibrazioni,perché non prendi una viola normale, almeno suona".Eli mi fotografa con la manviola finita, nello stessoposto in cui mi fotografò coi legni da lavorare,metto insieme le foto per una idea di mia madre.Incontro Fulvio, gli faccio vedere lo strumentoe suono sotto casa sua. Una signora passa con laspesa e mi guarda, sorride, si ferma, io canto: "Separata e Estate", quando finisco lei mi da un euro, capisco allora che posso guadagnare molti soldi con manviola 3, perché ho avuto una moneta mentre non stavo lavorando.A casa rimetto una corda vecchia, una vite sulla corda e lo strumento non ulula più, non si capisceancora del tutto il mistero, è certo però che lo strumento voleva l' anima. (Piermacchié, sabato 22 Agosto 2015)


Studio manviola Così studio manviola, con arcate lunghe e tremoli all' unghia, scale staccate e legate ad arco e a plettro alternate ed arpeggi, poi eseguo il repertorio lentissimo, così da controllare più imperfezioni possibili.Tutto guardando allo schermo una serie continua di film per non avere noia e pensare solo al metodo. Per qualche minuto di pausa posso mangiare e bere,migliorare e costruire altre cose, pensare canzoni e ripassare macchiette. Mezz' ora di sonno è buonaper ritornare a ripetere tutto insino in sera, ogni giorno. (Piermacchié, sabato 22 Agosto 2015)

Corteggiare Così mi domandai: "ma che corteggio a fare?"e finalmente non corteggiai più (Piermacchié, martedì 25 Agosto 2015)

Si può scappare da un lugo rmanendo in quel luogo Trova il rifugio (Piermacchié, mercoledì 26 Agosto 2015)

Quello che non si vede Esiste ciò che vedo (Piermacchié, mercoledì 26 Agosto 2015) Uno spettacolo all’ anticaglia Vorrei fare uno spettacolo nel frammento di teatro dell' anticaglia voluto da Nerone, qualcuno si è già interessato al mio pensierocome a dire che è cosa giusta. (Piermacchié, mercoledì 26 Agosto 2015)

Un teatrino a casa La mia stanza a cupola, lunga 6 metri e larga quasi 2,potrebbe diventare un teatrino con


10 posti a sedere (Piermacchié, mercoledì 26 Agosto 2015)

Mi gioio la vita Ogni giorno penso a come potrebbe essere fatta la morte e intanto mi gioio la vita

(Piermacchié, giovedì 27 Agosto 2015)

Finito intervista, era alle 10:35 ed ho sbagliato a dare l' orario. È partita la telefonata a casa mentre stavo facendo il caffè. Ho salito le scale di corsa, mi hanno intervistato col fiatone. (Piermacchié, giovedì 27 Agosto 2015)

Il TEATRINO DI PIERMACCHIE' (si elabora in mente... in casa, saliti una scala in legno si entra in in un luogo fuori dal tempo, un piccolo antro antico con 10 posti a sedere, per pochi eletti prescelti si potrà assistere agli spettacoli a tu per tu con gli artisti. Piermacchié oltre ad esibirsi sarà il padrone di casa, presentatore per i colleghi artisti. Tutti gli spettacoli saranno videoarchiviati online) (Piermacchié, giovedì 27 Agosto 2015)

Il bigotto Il bigotto giudica bigotto il bigotto (Piermacchié, venerdì 28 Agosto 2015)

Non si capiscirà Io non si capiscirà mai chi sono (Piermacchié, venerdì 28 Agosto 2015)

Sulla luna Quante volte andai sulla luna e non me ne accorsi mai


(Piermacchié, domenica 30 Agosto 2015)

Scuola di manviolino Prossimamente un video dimostrativo sulla Manviola, per gettare le basi della mia scuola. Insegneró il manviolino, fondamentale per lo studio delle conseguenti manviola tenore, manviola contralto e manvioloncello, strumenti che costituiranno un nuovo quartetto strumentale di derivazione mandolinistica e violinistica. (Piermacchié, domenica 30 Agosto 2015)

Con immediata spontaneità "Ti stai muovendo bene", mi dice il cameriere che faceva il maitrea villa De Vivo a Torre del Greco quando andavo a fare la posteggiacon la signora Italia. Sul lungomare, fuori al ristorante della pizza al Papa, mi vede arrivare con Macchiettino sul manubrio, dice ai colleghi: " 'e penza 'a mattina p' 'a sera". Venivo dal Pan, dove la nuova manviola suona forte, come una vera viola o violoncello, in quelle stanze della mostra di pittura. Daniela mi presenta al pubblico, apro la conferenza con Macchiettino, poi faccio un altro intervento, qualcuno ride, qualcuno sorride, altri sono seri, altri distratti, un anziano coi capelli lunghi e bianchi e con la zella parla, anche prima,mentre parlavano i relatori, come se stesse da un' altra parte,allora gli ho urlato: "samente!", mi guarda, zittisce, continuo la canzone, continua a parlare, continuo a cantargli "samente!", Danielaride, come prima, quando ho fatto cadere il pupazzo a faccia a terra. "La conferenza, iniziata alle ore 18:00, si è aperta con la performance del simpaticissimo Pier Macchiè, cantautore ed artista di strada partenopeo,che ha suscitato risate ed ilarità…" scrive nel suo articolo StefanoColasurdo. La pittrice Ida la Rana mi fa vedere alcuni suoi quadri in cui rappresenta un tipo che mi somiglia, poi scrive di me: "Il volto dell'artista napoletano che genialmente si esprime, comunica e promulga le sue eccellenti capacità con immediata spontaneità!". Stamattina mi sentivo di dover sfruttare i miei atteggiamenti abituali, di quando mi va di essere buffo. Così ho fatto, tra un pezzo e l' altro buttavo fuori cose strane come un pazzo. Quando mi sono visto nel video di Eli ho capito che prevedevo bene, quelle sono state le cose migliori.Franco Iavarone era li, lo vidi la prima volta col basso tuba in prova d' orchestra di Fellini, poi in Giallo Napoletano con l' ultimo Peppino e un Mastroianni posteggiatore, che doveva eseguire un concerto di Vivaldi che io poi suonai in conservatorio, ignaro di ogni simile previsione, quando mi cominciò ad affascinare quello strumento che prima ripudiavo perché lo strimpellavano i vecchi ed il violino, che provavo a studiare invece, in televisione aveva sempre una grande importanza. Me lo ritrovai in macchina con me Iavarone, alla mia destra, quando assieme ad Antonella Morea e a Umberto Guerrera riempimmo la miavecchia Panda per andare a registrare un video per Giusi Izzo e poi spettatore alla Serva Padrona di Pergolesi diretta da Keith quando recitavo il Vespone. Franco Iavarone era li, invita Eli a vedere i suoi dipinti esposti,mi aveva visto più volte in strada, mi regalò un suo dipinto. Era li,lo saluto e mi dice: "Bravo uagliò!" "Ma Lisa lo sai, che poi si rialzò? come magia perché lei mi amò, una donnache veniva da me, ma ora son io che non amo più, e 'nfrù' nfrù 'nfrù 'nfrù".Lisa, anche lei alla mostra, ci salutiamo, io un' altra cosa ormai.Al


castello comincio a suonare, le dita si attaccano allo strumento, non è la vernice, è l' aria di mare con l' afa. Passa Francesca Rondinella con la madre, le accenno la canzone che scrissi per le Rondinella, mi sorridono, nei loro occhi la storia della canzone napoletana, nei loro occhi Giacomo Rondinella, che ci ha lasciati a Febbraio. Sasà Pelliccia non suona stasera, sta con la famiglia e col nuovo figlioletto nel carrozzino. Il pittore che espone difronte a me dice che io e Macchiettinosembriamo padre e figlio, lui il padre ed io il figlio. Mi sudo 15 euro, dopodue mesi di assenza e vado via mentre un venditore di colore sorridendo mi saluta: "Si bello pisciò!". (Piermacchié, 31 Agosto 2015)

Il mio successo Me ne frego del successo, questo sarà il mio successo.

(Piermacchié, 3 Agosto 2015) Piermacchié non esisite "Maestro un giorno scriverete anche di me!" Mi ha preso alla lettera. A casa sua, dove la storia è rinchiusa sulle mensole dentro alla carta di libri, dopo qualche mese, stasera mi intervista.Tranquillità, aria di studi felici e di scoperte, Pasquale Scialò, studioso, compositore, storico dell' arte musicale Napoletana, protettore di Raffaele Viviani, mi ascolta parlare, vuole sapere che mi gira in testa, come ho vissuto la posteggia e come è nato Piermacchié. Eseguii le sue musiche al mandolinoquando cominciai la tournée di Lillipupa con Angela Pagano, robba d' Eduardo. Ero solo un mandolinista, poi quando mi ha rivisto dopo anni nei pannidel buffone ha capito che avevo fatto il salto di qualità, ne rimase affascinato. Ha capito la mia persona e mi elogia, dice che la mia particolarità sta nel fatto che io sono un musicista. Mi fa conoscere Rodolfo de Angelis, macchiettista futurista, robba 'e Marinetti, perché infondo ripetiamo sempre le stesse cose, in modo diverso, ed io gli ricordo lui. Onorato da questa conversazione vado via, felice di essere. Passo da Peppe Manna che mi fa rivedere il suo Quintone, bellissimo mandolino a 5 corde doppie e mi dà dei consigli di liuteria. Riccio sta mangiando, quella cosa che mi deve dire me la dirà un altro giorno.Vincenzo Guarino del duo Mapperò dice: "Piermacchiénon esiste, è il frutto dell' immaginazione della gente, chein lui può vedere il suo lato nascosto. Piermacchié non è pazzo, è chi non lo guarda che lo vede pazzo.Lui ha avuto solo il coraggio di essere quello che tutti vorrebbero essere". (Piermacchié, 3 Settembre 2015) Sembrava il vesuvio Lapilli di grandine, esplosioni di cielo, lava d' acqua che lava il cratere che dorme. (Piermacchié, 5 Settembre 2015) Timidi E moriranno timidi


(Piermacchié, 9 Settembre 2015)

Un premio Al maschio angioino vengo premiato da Daniela Wollman per il "premio Bonsuaré".Ci conoscemmo la prima volta alla inaugurazione della stazione della metropolitana di piazza municipio, organizzò un concerto con Fulvio, Sabella ed io al mandolino che già cominciavo a fare lo scemo perché volevo passare dalla parte del cantante. Nunzia Schiano mi dice che sonoun patafiscico, che non è che ho il fisico della patata ma significa chesto in un mondo tutto mio, me lo dicevano dall' asilo.Sperimento le parole incomprensibili mischiate a parole che introduconola macchietta, funziona, molto meglio di un discorso fatto per bene che non ci azzecca niente con me. La manviola suona bene col palmare dietro,suona bene anche senza microfono, si sente forte da sola e non ci posso credere. Mavi mi saluta con occhi pieni di gioia d' amicizia come con un certo addio in un arrivederci, avevamo riprovato "Huma musica do povo",il nostro ritrovo quando ci rivediamo, che mi fa ricordare Paola.Ci sono i miei genitori, sembrano giovani, mia sorella una donna, col ragazzo, gli altri fratelli lontano e tutto non ha tempo per capirne il tempo.Ad Ivan di Cristiano piace il motorino e Macchiettino.Rivedo Salvatore Ferraiuolo, lo conobbi quella volta con Paola, molti anni prima che lei mi sarebbe stata finalmente amante, quella volta, quando avevo con me il violino elettrico a 5 corde che mi costruii all' improvviso nel giardino di casa. La sua voce mi ha fatto ricordare quella mia musica che suonammo insieme, e quell' altra che melodiai su accordi di Paolo Roja al piano, "Ti stai distante", per Sara, perché me ne corteggiavo due alla volta per evitare un palo, ma presi due pali. Quella voce che vibra di poesia, nascosta dietro un nobile uomo qualunque. Lui fu amico di Pino Daniele, ci raccontò una voltadi furti di canzoni, tra di loro. Invece la canzone che ho scritto per Pino l' ho stonata non del tutto, forse meglio non cantare più pezzi di voce, però poia mio padre con la base per orchestra che ho scritto, campionata da Umberto Guerrera, sembravo un cantante vero. Capisco che, anche se non canti benissimo, ma ti vedono cantare con una chitarra, con un piano o sopra una base, il pubblico crede che sei un cantante. Se invece ti accompagni con uno strumento strano come una viola, un violino, un mandolino, allora non sanno cosa sei. Pino Caserta dice che io sarò il nuovo Pulcinella perché solo io posso essere quello che sono, mi fa piacere che mi parla così, la fantasia non ha mai fatto male a nessuno. Eli ed Anna mi salutano, il vento pettina i loro capelli ed io scappo, quando un camion della munnezza mi bussa, saluto,con stima umana lui: "ciù guagliò!" poi vedo Fabrizio Fierro, il figlio di Aurelio Fierro. Mi saluta "ciao Pié". (Piermacchié, mercoledì 9 Settembre 2015)

(Piermacchié, 9 settembre 2015)

Alle femmine Sono egoista, voglio stare sempre in casa, esco solo per lavorare, figuriamoci per


portarla a cena fuori, non ho la macchina a posta per non andarle a prendere ed evitare multe e benzina, sono perocchio, mi basta campare con 20 euro al mese, non faccio mai quelloche vuole una donna, neppure quando mi fa capire che se lo aspetta, penso solo a me stesso e alle mie cose da sperimentare, chi mi vuolepuò venire in casa e si può fare lezione di manviolino, si può fare l' amore o scrivere una canzone, al massimo per 3 ore, oppure può trovarmi in strada per puro caso.Le femmine con me vengono prese da attacchi di panico e schizzofrenie varie, in pratica le faccio impazzire, non voglio relazioni e non ho tempo per loro. Leggere bene prima di progettare una storia con me. (Piermacchié, 12 settembre 2015) Il tempo dei luoghi

Tutti i luoghi che non avrò vissutoli avrò vissuti comunque, perché avrò vissuto allo stesso tempo dei luoghi.

(Piermacchié, 13 Settembre 2015)

Una volta che hai capito chi sei non puoi essere altro Si Mario, la nostra amicizia è proprio in questa purezza, dicevo a mia sorella giorni fa, parlando di amici, che io e te simpatizzammo per una certa ingenuità reciproca, che non è mai cambiata. Così anche se dopo anni ci rivediamo, riaffiora intatta la stessa felice purezza di un tempo, di un tempo che non ha tempo. Così mi scrive il mio amico Mario Mattiello, dalla Svizzera, ritornato appena nei luoghi della nostra giovinezza: "La purezza è sempre stata una delle caratteristiche che ho cercato e apprezzato di più nelle persone che ho conosciuto, al punto di diventare una discriminante per continuare o meno a frequentarle. Non la purezza religiosa, ovviamente. Una prostituta può essere purissima, un prete, succede troppo spesso, impuro. Purezza intesa come approccio alle scelte di vita e alle azioni che si compiono oggi giorno, nel seguire una propria morale, una propria via maestra fregandosene del giudizio degli altri o di calcolare quanto ci possa far guadagnare.Da questo punto di vista il mio amico Pierangelo Fevola è la purezza fatta persona. Era puro quando alle elementari passava le ore di lezione a disegnare invece che ad ascoltare la maestra, sua zia, che lo ripagava con sonori schiaffoni. A quell'epoca ero puro anch'io, che sbirciando sul suo quaderno provavo ad imitarlo scarabocchiando improbabili ritratti di Maradona sul mio diario. Lui però è rimasto puro anche da grande, lasciando casa per spostarsi a Napoli alla ricerca della propria strada, tra accademia delle belle arti, conservatorio, e chissà cos'altro. Alla fine la sua strada l'ha trovata, o meglio, per usare le sue stesse parole del nostro incontro più recente, "una volta che hai capito chi sei non puoi essere altro". E così Pierangelo è diventato Pier Macchié, si esibisce in giro per Napoli con uno strumento da lui inventato e costruito, a metà tra un mandolino e una viola, accompagnato da un pupazzo a sua immagine e somiglianza che, suppongo azionato tramite un pedale, gli fa da tamburellista.Stasera Pier Macchié viene premiato dalla città di Napoli insieme a gente del calibro di Maurizio de Giovanni e Peppiniello di Capua, mitico timoniere dei fratelli Abbagnale. E a me, che ho seguito un percorso molto più utile che bello, viene da fargli i complimenti dicendo: grazie per la tua purezza Piera',


sono fiero di potermi considerare tuo amico." (Piermacchié, 9 settembre 2015)

Come atleta alle olimpiadi Mi comincia uno stato di concentrazione che mi farà stareogni giorno a pensare nella mia figura. Mi starò le ore alla preparazione, ad ogni mio aspetto daròesercizio e massacrerò il corpo per riposare solo alla notte.Prima che lo schermo mi sbatta il pubblico addosso, come atleta alle olimpiadi mi starò caldo, severo e serio,scuro e solitario, attento e spietato. (Piermacchié, 14 settembre 2015)

Nient’ altro che il vuoto ahahaahahahhhahhahaa vanno tutti a scuola tranne iooooooo, andate a buttare il meglio dell' intelletto nelle materie che non userete mai, andate a ibernare il cervello nelle teorie, sospesi a capire fuori quello che non c' è da capire, andate ed io godo, ormai vecchio, a fare quello che voglio dopo diplomi vari e due laure, pezzi di carta buone solo per attirare l' attenzione "azz si laureato!" quando dentro alla cellulosa nient’ altro che il vuoto. (Piermacchié, 14 settembre 2015)

Quello che devo fare Se io adesso dovessi morire, farei di tutto per ritornare a vivere per continuare a fare quello che devo fare

(Piermacchié, 15 settembre 2015) Senza amplificazione Sembra di essere ritornati a scuola. Il maestro sfotte gli allievi,dà loro i compiti, è severo, poi ride, nella sua testa girano vrancate di combinazioni al secondo, scruta i comici nuovi, chissà cosa pensa, chissà quale riferimento, quale cosa buona c' è che lui sa, essere cosa buona. Noi attendiamo,operai per la fabbrica del sorriso il momento dell' esibizione, il momento dell' interrogazione, dei compiti da correggere,scritto ed orale a tempo, in bilico tra pubblico e palco.A Davide Marotta piace Macchiettino, anche a lui gli feceroil calco del viso sessant' anni fa, per un film.Vado via, a Mergellina il set ha finito di lavorare, Gigi Attricefa il cameriere, ieri ci siamo visti con lui, con Eli e Luigi Spaccamonti, vecchio amico di scuola e calcetto. Tra noi era vivo l' attore del benessere giornaliero, Totò, nei cari e familiari ricordi dei film. Mi ferma Salvatore Abete in moto col figlioletto, mi da un euro e 50 senza che iofaccia niente, ha un forte ricordo di me. Vado


al castello, c' è Peppe con la bici che vuole vedereMacchiettino in azione. Entusiasta del mio rinnovamentomi chiede "Tutti in politica", poi corre a comprarmi una lenzadoppia per azionare il braccio del piccoletto. Lavoro senza amplificazione e va bene, manviola 3 è cosìcome la volevo, incredulo ancora sono, per come sia stato possibile che io l' ho costruirla. Faccio pernacchie sugli strumentali e mi faccio venire attacchi epilettici e facciospaventare i passanti come fosse cosa d' arte e funziona, molti apprezzano il duo Macchiettino Piermacchié, il tremoloall' unghia e l' arco. Passa Sergio Mautone che si va a prendereun' aspirina, i bambini che mi mettono gli spiccioli solo per avere l' emozione dello spavento del mio urlo di grazie.Ero rimasto con 10 euro, questa estate mi sono stancato di lavorare, faccio la mia solita cara 15 euro e vado a casa. (Piermacchié, 18 settembre 2015)

Ciaccarella è dedicata a Rosaria Angela e Capatosta sul motorino fanno la mia stessa strada, mi dicono che devo mettermi una targa con 3 numeri dietro al frac, poi vanno avanti ed io salgo al Vomero a piazza degli artisti quando un giovane sui 38 ce l' ha con me, con la mano destra dice: "tu si' tutto appicciato", ma con cattiveria. Rimane fermo nel traffico ed io gli passo avanti guardandolo con faccia da ebete e mentecatto, lui mi risponde ancora col braccio alzato, mi divincolo e vado via, lui ancora li. Dal mio motorino quanta gente esaurita vedo, rinchiusi in macchine di fuoco, esseri umani, combattenti di una sopravvivenza nervosa e infelice. Capisco le persone da come mi guardano, se sorridono e mi salutano sono buone d' animo e apprezzano la vita, se non sorridono e fanno silenziose smorfie di disappunto non sono buone d' animo e non apprezzano la vita, chi mi guarda con espressione seria e schifata senza battere espressione è arido e morto in vita, chi al mio passaggio si incazza e mi dice maleparole è un infelice cronico e senza cuore. Anche ieri, dopo aver salutato a Mergellina lo scrittore Maurizio De Giovanni, due di loro su di un motorino mi hanno urlato: "staie tutto magnato!", li sorpasso e gli dico: " 'a capocchia!", allora scoppiano a ridere e mi fermano per farsi una foto con me, poi con tanta stima mi salutano. Passato il Vomero arrivo a San Martino. Ana, la violinista messicana mi porta le caricature dei due fidanzatini, giá disegnate egregiamente da un' artista. Io dovevo solo fingere di disegnare i soggetti. Cosí Angioletto ci fa salire su castel sant' elmo e mi sto li a fingere di disegnare. passa Ana con l' amica e i due fidanzatini e attacco a fingere di disegnarli, poi gli mostro i quadretti con stupore di lei che non sa niente. Lui si inginocchia e gli da l' anello, piange lei, piangono le amiche, io rido sotto ai baffi, mi pagano e vado via. Angioletto mi chiede se sono sposato e gli rispondo che mettere la testa a posto non mi piace, vivo da solo e sono felice. L' amico condivide, dice che la testa a posto si ha prima del matrimonio, è dopo che la testa non sta più a posto. Poi mi racconta di un suo amico che visse una separazione per 25 anni. Qualsiasi sua opposizione era inutile, gli avvocati di lei lo stutavano sempre, allora viveva una vita pessima e depressa finché un giorno la moglie morì e lui andò a montevergine a piedi. Così prendo manviola e canto per l' occasione "Separata", reagiscono come sono solite reagire a me le persone, con un ridere tra l' incredulo e l' inverosimile. Me ne vado nella piazza e un nonno che già mi conosceva mi fa fare uno spettacolino per i suoi nipoti, le sue esclamazioni: "che bello, che grande cosa!", mi spicciolano nel pentolino di Macchiettino e viene Eli con due panini, mangiamo. Corro a casa, nemmeno il tempo di ricaricare il mezzo, farmi una doccia e stendermi che già riparto in rotta per Tam. A piazza Amedeo c' è tranquillità, una macchina con due giovani mi saluta e mi fa una foto


mentre un' altra macchina sul lato destro rallenta e il tipo mi dice: "ma non vai più sul lungomare?" gli rispondo che mi sono sfastriato di lavorare ma ogni tanto ritorno. Al Tam proviamo la prima puntata del "Boss dei comici" che andrà in onda il 18 ottobre su la7. Sono stanco e ho un forte mal di testa, quindi prevedo che andrà tutto bene. Di fatti nessun problema e ripenso ad Eduardo, quando dice che bisogna essere stanchi per dare il meglio di se. Essere pieni di energia può portare a strafare e a uscire fuori dal seminato, penso io, mentre essere stanchi aiuta ad essere essenziali per le poche forze a disposizione. Torno a casa e apprendo da Sophia, a cui ho scritto "Photosophie", che Rosaria, la signora in nero da Bellini a via Tribunali è morta. Quando le passavo vicino lei mi obbligava a farle ascoltare "Ciaccarella", sorrideva, cantava coi suoi occhi d' amore, poi tornava a bere e a parlare da sola. Un' altra breve maschera di Napoli va via e in me muore qualcosa. (Piermacchié, 20 settembre 2015)

La vita mondana la vita mondana 'a schifo. (Piermacchié, 21 settembre 2015)

Le mie fortune Posso rifiutare di smandolinare a una posteggia col mandolinoper Giggino 'a purpetta ma non potrei mai rifiutare di essere Piermacchié a canale 5. Così c' è già La7 col boss e non si tocca, chissà però se nei giorni liberi mi permetterebbero pur sotto contratto, di strisciare in strada per interviste nell' altra tv. O tutto, o niente, si spera nella comprensione reciproca tra produttore rinomato e buffone appena nato. Così tutto andrà come porta il tempo e le mie fortune si cozzeranno a vicenda, si prenderanno a capelli per me quando io, sempre in strada e per pochi spiccioli, le vedrò azzuffarsi da lontano. Pino Caserta al premio Bonsuaré me lo disse: "potresti essere un nuovo Pulcinella, ma ci vuole sempre la fortuna". Credo che io abbia più di una fortuna, solo che queste si danno l' appuntamento, litigano per conquistarmi e si dimenticano di me. (Piermacchié, Lunedì 21 Settembre 2015)

Il timor di dio Timor di dio è paura di essere (Piermacchié, mercoledì 23 Settembre 2015)

Il pregiudizio Il pregiudizio è un fumogeno


(Piermacchié, giovedì 24 Settembre 2015)

Imparare Ho cominciato ad imparare da quando studio solo quello che mi serve (Piermacchié, giovedì 24 Settembre 2015)

20 euro senza volerlo Una macchina di giovani mi segue, io rido, faccio facce,loro ridono e non ci possono credere: "ma addò è asciuto chisto?!"gli canto al volo: "Samente, me pare 'o pesce, si bello pisciò…" e ridono sempre di più, poi si accostano ancora ed io, con smorfiadi disappunto dico: "Manco un video mi avete fatto!" allora frenano dalle risate rischiando un tamponamento. Le altre macchine dietro bussano, quelli vanno avanti e quelliche vengono mi salutano incitandomi, come quello con la barba sul motorino che all' incrocio del castello Aselmeyer ha urlato il mio nome: "Piermacchié!", ripartendo ed io andando. Nel suo urlo c' erano vibrazioni di orgoglio e felicità, come avesse visto per un attimo la possibilità di una vita ideale. Poco prima una macchina si ferma, si fanno le foto e c' è Veronica Miccio che si butta tra le mie braccia, ma non li conosco. Poco prima ero al tavolino con Gigi Attrice, Eli e Luigi del monte, abbiamo divertitoci a cantare da Pierangelo de Stefano che fa buoni panini. Poco prima venivo da san Pasquale a Chaiaia, cercavo un locale dove i colleghi Nerz con le loro figliole stavano andando. Ma in un vico, dalla porta di un locale si affaccia una bella femmina e mi guarda. Mi fa tante domande, ha delle belle tette, ride quando mi guarda, vuole capirmi. Allora faccio uno spettacolino da seduto, gli amici suoi mettono 20 euro nel pentolino di Macchiettino, poi spariscono, si dissolve anche lei, Miriana. Penso che ho guadagnato soldi senza volerlo e questo mi fa molto pensare. Poco prima venivo dal Tam,dove ho invitato Eli e i due Gigi. Ho sperimentato una chiusa,ottima per qualsiasi pezzo, una frase detta in modo bambino.Il boss dice che posso strisciare la notizia, quindi adesso aspettoAbete, grazie alla cara amica Margherita, che all' accademiagiravamo nei corridoi, lei a cantare ed io a suonare il violino, poi ci cacciavano. Gigi Attrice dice che io sono unico, mi apprezzamolto, come anche Luigi. Così mentre percorro il Corso, dopo i vari fan improvvisati al volo nelle macchine si scarica il mezzo.Eli aveva pensato di fare la strada del Corso perché sentiva chesarei stato in difficoltà. Così mi acchiappano, Gigi si toglie lacurrea dai pantaloni e l' attacca al mio manubrio, Luigi Spaccamontiaccelera e mi salvano la sera. La ruota di dietro era completamente sgonfia, un difetto alla valvolina, gonfio la ruota, metta a caricare.Massimiliano Mariano, il deejay, mi di che mi stima molto e chemi reputa il primo monumento vivente e movente di Napoli e quindi del mondo. (Piermacchié, 25 Settembre 2015)

Sto imparando a suonare Mi manda a fangulo, allora vado a lavorare.Non mi capitava più, di andare a lavorare ma


staserami sentivo pronto a divertirmi di nuovo. Mi metto a port' Alba, senza amplificazione e faccio 25 euronelle solite due ore. Mi stanca lavorare di più, poi a stare sempre sopra a una coscia per muoverequella per Macchiettino fa male. Forse cambierò sistema.I ragazzi che vedono la lenza che muove la mano del piccoletto se ne vanno delusi, come a scoprire il trucco del mago, ma io non faccio il mago. Sto imparando a suonare al volo tenendo conto dell' armonia. Per anni ho suonato solo le melodie, senza conoscere un accordo, associando gli intervalli melodici alle distanze dei tasti, poi per altri anni ho suonato con melodia e accordi, memorizzando i pezzi studiati a tavolino, poi ho armonizzato le melodie con le note essenziali in base alle possibilità dello strumento ed alle mie capacità tecniche, così adesso sto cercando di realizzare il pensiero di armonizzare la melodia con la stessa prontezza con cui suonavo a orecchio essa sola.Per questo ho scoperto essere fondamentale il pianoforte. Una volta trovate le armonie al piano, quando suono manviola o mandolino mi si presenta in mente la successione accordale, così, sapendo al dato punto del canto quale accordo lo sostiene, tutto è più facile e posso suonare all' impronta,meglio ancora se poi mi esercito in tutte le tonalità. Pasa Alen De Luca che mi saluta col sorriso: "maestro",Passa Vincenzo dei Mapperò e la ragazza, forse mi porta una lenza doppia per Macchiettino.Passano gli amici fotografi di Napoli, Lia Nasti e Ferdinando Kaiser,mi fotografano, con loro le cantanti di mastro Masiello, Rosy Pugliese dice che si aspettava che prima o poi la mia pazzia avrebbe preso forma.Macchiettino cade spesso a terra rovesciandomi tutti gli spicciolied io lo cazzeo. Lo strumento suona bene e si sente, ognitanto un gruppone si fa, che mi fa cantare. Ho indossato il fracdell' inverno con ancora camicia a maniche corte sotto.Il motorino va molto bene, le ruote adesso stanno a postoe il motore non soffre. Staie tutto magnato! mi ha detto un bambino nel vico nocelle. (Piermacchié, sabato 26 Settembre 2015) Soli Siamo nati soli e senza dio,il resto è follia. (Piermacchié, 27 Settembre 2015)

La mia vita è perfetta. Vivo da solo, se mi servono soldi scendoin strada e in due ore li faccio, non muoiomai di fame. Passo le giornate ad impararecon divertimento, ad inventare con meraviglia.Pur essendo solitario e menefreghista me lafaccio coi grandi della cittá, maestri di musica, produttori, attori, gente dello spettacolo, professionisti seri. Non mi manca niente,ho pure una famiglia, che forse pensa chissá se un giorno troveró una vera sistemazione. Sicuro è che la mia vita, meglio di questaè inutile che venga, giá mi basta apprezzarla cosí. Attorno a me gente esaurita, stressata, triste, stanca, depressa, nervosa,ansiosa, negativa, incazzosa. Li capisco,ma non ci posso fare niente. Non sononemmeno il tipo che si lamenta perché lamentarsi è cosa di tutti, è una moda e quindi è come giustificato. Ne parlavo stasera a tavola con Antonio Riscetti, che la pensaallo stesso modo. Lui è molto bravo a scrivere,questa estate è andato pure a Venezia perchéha scritto un film, è pieno di idee ed è sempre,informato, vede il gossip dappertutto. Stasera un' altra prova, in scaletta mi hanno cambiato le cose, mi sonotrovato solo un'


uscita e menomale che ho chiesto alla Bolegna, ma nella fretta dell' attimo prima del cominciamento avevo capito di fare le due uscite in una ma invecedovevo farne solo la prima. Come potevano intuire che io capissi questa cosa nuova da solo, se mi conoscono lento a capire? Difatti in scena,dopo aver mandato a cacare tutti con Peethoven, le presentatrici mi hanno fattocapire che dovevo sparire. Una fatina ha dettoche era presente quando mi si diceva che dovevo fare un solo intervento, ma nonera presente nella mia testa. Comunque tutto a posto, aria tesa, ci avviciniamo alla registrazione della prima puntata. (Piermacchié, 28 Settembre 2015)

Ernesto a Foria e il destino che bussa alla porta Stanco al punto giusto, entro in scena. Ridono, non guardo il pubblico,guardo le mani, sfrego appena la nota da cantare, guardo il pubblico,ridono, canto le prime quattro note della sinfonia, ridono, canto le altre quattro note di risposta, ridono, esco di scena. La prova generale è andata, il mio tormentone si canta nei camerini ed oggi, Davide Marotta, il piccoletto della kodak che guardavo in tv quando io ero piccolo canta, accompagnato da me: "Iate a cacà". Per Beethoven quelle note iniziali della quinta sinfonia significavano il destino che bussa alla porta e forse, un certo destinomi sta bussando, non d' inquietudine come per la sua sordità incombente, ma per uno spiraglio di luce per me, dopo una vita intera. Ernesto a Foria mi scrive: "La mia ammirazione per te è incondizionata e totale. Se sapessi farlo...proverei invidia... " Gli rispondo che anche io provo la stessa ammirazione per lui, dai tempi delle fragole edi " 'a ferramenta sotto 'a casa mia m' 'a venno p' 'a metà…"quando la cantava nelle trasmissioni comiche delle tv locali di Napoli.Eli e Luigi Spaccamonti erano a vedere lo spettacolo, Luigi se ne tornaa Venezia domani, felice per me. (Piermacchié, 28 Settembre 2015)

Il mio lavoro Il mio lavoro, oltre a fare spiccioli in strada, è quello di aspettare, stare dentro o fuori ai camerini e seguire la scaletta, anche per 8 ore, così, quando arriva il mio turno, salgo sul palco e della gente seduta mi vede e deve ridere. Questo è il miolavoro, per il quale vengo pagato sotto contratto, forse megliodi un cameriere. Il mio strumento mi aiuta a far passare il tempo, nella confusione dei comici, tra le tensioni nervosedello spettacolo. Stamattina la bella Francesca, di fronte al barRiviera mi chiede chi sono, le rispondo che faccio il cantautoremacchiettista e che devo fare una parte al Tam stasera. "Io sono la vita che voglio vedere, così difronte a me è il resto del mondo a credersi strano e fuori luogo". Registriamo la prima puntata del Boss dei comici, va tutto bene per me, tutta la giornata sono stato a studiare manviola, poi abbiamo mangiato, io, Berti, Riscetti e Lanzuise.Riscetti ha detto che ieri, dopo la serata, invece di andarsenea dormire, ha preso la macchina fotografica ed è andato a Posillipo col motorino. Lui è molto diverso da me, ma è come me.Edoardo Guadagno mi guarda negli occhi con ammirazioneogni volta che ci incontriamo nei camerini e mi dice che il mioesordio in televisione con "iate a cacà" è favoloso, mi ammira.Salgo sul palco subito dopo Riscetti, e perfeziono i movimenti che ho fatto ieri. Così eseguo le quattro note di uno dei momenti più alti della


storia dell' arte per definire una delle epoche più vuote della storia dell' arte: "Iate a cacà!"Il pubblico ride come ieri, Tullio Solenghi seduto sul trono alza un braccio non so perché, Mino abbacuccio mi da una pacca sulla spalla, con sorriso d' entusiasmo, mi dice: "bravo Pié!" Tutto avveniva mentre da oggi mi provavano a chiamareda Striscia la notizia, per parlare domani ad Avellino,ma nel bunker del tam il mio cellulare dorme. Vado via e sulla 'nfrascata una macchina mi accosta e dice:"la triste storia di mio fratello… che si tagliò il naso con un coltello…per sembrare più bello… per fare il grande fratello". Era "Latrì",una mia canzone, così gli chiedo come si chiama e mi risponde: "Luigi De Tommasis", allora in verità gli dico: "Stasera verrai con me nel diario". (Piermacchié, 29 Settembre 2015) Quella sensazione che mi muove, che decide per me Decisi di usare le mie energie solo per cose importanti, me ne andai in strada a farmi creare dal pubblico, imparai a capire cosa volevo,imparai a vedere cosa vedevo, imparai ad imparare a capire cosa capivo e se lo capivo e capii che vivevo solo perché imparavo. Così spero di capire se bene mi potrà andare al mio secondo esordiosu canale 5. Piermacchié in borghese, senza cappello,senza frac, senza strumento, per sfottere i posteggiatori abusivi.Io che volevo tanto appartenere a un teatro di strada alla commediadell' arte, che desideravo qualcuno su cui esercitare battute ad improvvisazione finalmente posso, proprio in strada, attore contro teatrante inconsapevole. Il mio menefreghismo mi premia sempre, anche ieri, sotto le telecamere di quella prima puntata su La7, un collega mi ha visto suonare strafottente, incurante di ciò che avveniva attorno a noi sul palco, durante i saluti finali ed ha esclamato che sono un vero artista per questo. Il fatto è che io faccio quello che sono e non provo a fare quello che vorrei essere. Così molti attori vorrebbero stare al posto mio tra qualche giorno e non capiranno come sia possibile che ci sia io per quel ruolo, un musicista per molti, un filmaker per altri, un pittore, uno scultore, un poeta per quegli altri, ripiegato a buffone. Non lo so, ma sono buffone e non ripiego su niente, però mi fa tanto piacere, grazie all' amica Margerita che incontrai all'accademia, perché lei cantava ed io suonavo il violino e ci cacciavano, poi la rividi nell' ultimo Telegaribaldi e adesso ha pensato a me. Papà mi ha accompagnato ad Avellino e stamattina parlavo con Luca Abete ed il suo staff, si discuteva del mio personaggio, di cosa farmi fare, proprio come quattro amici che si vogliono divertire. Osservavo le loro facce, dopo tanti anni di nulla, anestetizzato dal vuoto nella strafottenza del tutto, riuscivo comunque a capire che stavo, per un momento, facendo parte di una cosa importante, che sta ogni giorno al centro dell' attenzione degli italiani.Accetto la sfida e vado avanti, perché se infondo effimera è la vita, effimera è la televisione, effimera è l' importanza, effimero è tutto e tutto è un gioco. Scoprirò qualcos' altro di me, sentirò quella sensazione che mi muove,che decide per me, mentre attraverso le cose che voglio. Se farò schifo sarà stata cosa buona aver definito un altro limite, se non farò schifo potrò entrare forse in altra dimensione. (Piermacchié, mercoledì 30 Settembre 2015)

Tra un acerbo cammino e un segreto destino Lello Arena si alza all' impiedi, mi dà la mano che gli ho chiesto,con occhi di gioia mi guarda: "spero di risentiti con più calma,senza tutta questa confusione". Quel ragazzo


seduto vicinoa Francesco Mastandrea capiva, rideva alle mie canzoni, il resto degli altri andava, veniva, non mi vedeva.Veronica Simioli prova ad incitarmi con urla ed applausi per fare cadere l' attenzione sopra di me, ma io non ne sono capace, non so fare altro che eseguire la mia scaletta di canzoni e non so domare i presenti. Si era seduto per un attimo alla mia destra Nando Mormone, il produttore di Made in Sud, poi era entrato Lello Arena e si erano messi a fare il pubblico per me. Così ho ripensato a quel sogno che feci tempo fa, quando entrai in un locale, delle scale, c' era Nando che passava, un tavolino come quello li. Un sogno stasera, in quelle luci soffuse sotto cuimi sono trovato a passare dalla totale indifferenza ad essere per un poco al centro dell' attenzione di alcune delle personalità più importanti dello spettacolo a Napoli. Macchiettino era con me, riuscivo a controllarlo poco, ma c' era tanto casino ed io cantavo fingendo che questi ascoltassero. Nando cercava di capire quale sarebbe potuta essere un' amplificazione migliore perché il cono microfonico che convogliava la mia vocenello strumento in cui c' era il microfono, non rendeva bene a quel modo.Eli era li, i suoi occhi di nero dipinti seguivano la mia vita anche stasera. Lello Musella mi saluta senza sorriso quando gli do la mano con ammirazione, cedo il palco a lui che dopo si esibirà. Mario Esposito ha messo a nuovo lo S'move a san Pasquale a Chiaia, mi dice che in settimana ci andrò di nuovo, con Gino Fastidio. Lo saluto e mi ringrazia perché sono venuto. Sua sorella Lisa mi ha dato da bere un cocktail micidiale: "il criminale", l' ho bevutoalla fine. Sono ubriaco adesso, nei miei occhi urla di gioia e di malinconia, per la strada in macchina a torcere il collo i comuni mortali, chi grida il mio nome, chi ride, chi è felice a vedermi passare, nella notte che copre l' avventura del giorno, tra un acerbo cammino e un segreto destino. (Piermacchié, venerdì 2 Ottobre 2015)

Capitolo 13 La televisione


Il mio successo Me ne frego del successo, questo sarà il mio successo.

(Piermacchié, 3 Agosto 2015) Piermacchié non esisite "Maestro un giorno scriverete anche di me!" Mi ha preso alla lettera. A casa sua, dove la storia è rinchiusa sulle mensole dentro alla carta di libri, dopo qualche mese, stasera mi intervista.Tranquillità, aria di studi felici e di scoperte, Pasquale Scialò, studioso, compositore, storico dell' arte musicale Napoletana, protettore di Raffaele Viviani, mi ascolta parlare, vuole sapere che mi gira in testa, come ho vissuto la posteggia e come è nato Piermacchié. Eseguii le sue musiche al mandolinoquando cominciai la tournée di


Lillipupa con Angela Pagano, robba d' Eduardo. Ero solo un mandolinista, poi quando mi ha rivisto dopo anni nei pannidel buffone ha capito che avevo fatto il salto di qualità, ne rimase affascinato. Ha capito la mia persona e mi elogia, dice che la mia particolarità sta nel fatto che io sono un musicista. Mi fa conoscere Rodolfo de Angelis, macchiettista futurista, robba 'e Marinetti, perché infondo ripetiamo sempre le stesse cose, in modo diverso, ed io gli ricordo lui. Onorato da questa conversazione vado via, felice di essere. Passo da Peppe Manna che mi fa rivedere il suo Quintone, bellissimo mandolino a 5 corde doppie e mi dà dei consigli di liuteria. Riccio sta mangiando, quella cosa che mi deve dire me la dirà un altro giorno.Vincenzo Guarino del duo Mapperò dice: "Piermacchiénon esiste, è il frutto dell' immaginazione della gente, chein lui può vedere il suo lato nascosto. Piermacchié non è pazzo, è chi non lo guarda che lo vede pazzo.Lui ha avuto solo il coraggio di essere quello che tutti vorrebbero essere". (Piermacchié, 3 Settembre 2015) Sembrava il vesuvio Lapilli di grandine, esplosioni di cielo, lava d' acqua che lava il cratere che dorme. (Piermacchié, 5 Settembre 2015) Timidi E moriranno timidi (Piermacchié, 9 Settembre 2015)

Un premio Al maschio angioino vengo premiato da Daniela Wollman per il "premio Bonsuaré".Ci conoscemmo la prima volta alla inaugurazione della stazione della metropolitana di piazza municipio, organizzò un concerto con Fulvio, Sabella ed io al mandolino che già cominciavo a fare lo scemo perché volevo passare dalla parte del cantante. Nunzia Schiano mi dice che sonoun patafiscico, che non è che ho il fisico della patata ma significa chesto in un mondo tutto mio, me lo dicevano dall' asilo.Sperimento le parole incomprensibili mischiate a parole che introduconola macchietta, funziona, molto meglio di un discorso fatto per bene che non ci azzecca niente con me. La manviola suona bene col palmare dietro,suona bene anche senza microfono, si sente forte da sola e non ci posso credere. Mavi mi saluta con occhi pieni di gioia d' amicizia come con un certo addio in un arrivederci, avevamo riprovato "Huma musica do povo",il nostro ritrovo quando ci rivediamo, che mi fa ricordare Paola.Ci sono i miei genitori, sembrano giovani, mia sorella una donna, col ragazzo, gli altri fratelli lontano e tutto non ha tempo per capirne il tempo.Ad Ivan di Cristiano piace il motorino e Macchiettino.Rivedo Salvatore Ferraiuolo, lo conobbi quella volta con Paola, molti anni prima che lei mi sarebbe stata finalmente amante, quella volta, quando avevo con me il violino elettrico a 5 corde che mi costruii all' improvviso nel giardino di casa. La sua voce mi ha fatto ricordare quella mia musica che suonammo insieme, e quell' altra che melodiai su accordi di Paolo Roja


al piano, "Ti stai distante", per Sara, perché me ne corteggiavo due alla volta per evitare un palo, ma presi due pali. Quella voce che vibra di poesia, nascosta dietro un nobile uomo qualunque. Lui fu amico di Pino Daniele, ci raccontò una voltadi furti di canzoni, tra di loro. Invece la canzone che ho scritto per Pino l' ho stonata non del tutto, forse meglio non cantare più pezzi di voce, però poia mio padre con la base per orchestra che ho scritto, campionata da Umberto Guerrera, sembravo un cantante vero. Capisco che, anche se non canti benissimo, ma ti vedono cantare con una chitarra, con un piano o sopra una base, il pubblico crede che sei un cantante. Se invece ti accompagni con uno strumento strano come una viola, un violino, un mandolino, allora non sanno cosa sei. Pino Caserta dice che io sarò il nuovo Pulcinella perché solo io posso essere quello che sono, mi fa piacere che mi parla così, la fantasia non ha mai fatto male a nessuno. Eli ed Anna mi salutano, il vento pettina i loro capelli ed io scappo, quando un camion della munnezza mi bussa, saluto,con stima umana lui: "ciù guagliò!" poi vedo Fabrizio Fierro, il figlio di Aurelio Fierro. Mi saluta "ciao Pié". (Piermacchié, mercoledì 9 Settembre 2015) Una volta che hai capito chi sei non puoi essere altro Si Mario, la nostra amicizia è proprio in questa purezza, dicevo a mia sorella giorni fa, parlando di amici, che io e te simpatizzammo per una certa ingenuità reciproca, che non è mai cambiata. Così anche se dopo anni ci rivediamo, riaffiora intatta la stessa felice purezza di un tempo, di un tempo che non ha tempo. Così mi scrive il mio amico Mario Mattiello, dalla Svizzera, ritornato appena nei luoghi della nostra giovinezza: "La purezza è sempre stata una delle caratteristiche che ho cercato e apprezzato di più nelle persone che ho conosciuto, al punto di diventare una discriminante per continuare o meno a frequentarle. Non la purezza religiosa, ovviamente. Una prostituta può essere purissima, un prete, succede troppo spesso, impuro. Purezza intesa come approccio alle scelte di vita e alle azioni che si compiono oggi giorno, nel seguire una propria morale, una propria via maestra fregandosene del giudizio degli altri o di calcolare quanto ci possa far guadagnare.Da questo punto di vista il mio amico Pierangelo Fevola è la purezza fatta persona. Era puro quando alle elementari passava le ore di lezione a disegnare invece che ad ascoltare la maestra, sua zia, che lo ripagava con sonori schiaffoni. A quell'epoca ero puro anch'io, che sbirciando sul suo quaderno provavo ad imitarlo scarabocchiando improbabili ritratti di Maradona sul mio diario. Lui però è rimasto puro anche da grande, lasciando casa per spostarsi a Napoli alla ricerca della propria strada, tra accademia delle belle arti, conservatorio, e chissà cos'altro. Alla fine la sua strada l'ha trovata, o meglio, per usare le sue stesse parole del nostro incontro più recente, "una volta che hai capito chi sei non puoi essere altro". E così Pierangelo è diventato Pier Macchié, si esibisce in giro per Napoli con uno strumento da lui inventato e costruito, a metà tra un mandolino e una viola, accompagnato da un pupazzo a sua immagine e somiglianza che, suppongo azionato tramite un pedale, gli fa da tamburellista.Stasera Pier Macchié viene premiato dalla città di Napoli insieme a gente del calibro di Maurizio de Giovanni e Peppiniello di Capua, mitico timoniere dei fratelli Abbagnale. E a me, che ho seguito un percorso molto più utile che bello, viene da fargli i complimenti dicendo: grazie per la tua purezza Piera', sono fiero di potermi considerare tuo amico." (Piermacchié, 9 settembre 2015)


Alle femmine Sono egoista, voglio stare sempre in casa, esco solo per lavorare, figuriamoci per portarla a cena fuori, non ho la macchina a posta per non andarle a prendere ed evitare multe e benzina, sono perocchio, mi basta campare con 20 euro al mese, non faccio mai quelloche vuole una donna, neppure quando mi fa capire che se lo aspetta, penso solo a me stesso e alle mie cose da sperimentare, chi mi vuolepuò venire in casa e si può fare lezione di manviolino, si può fare l' amore o scrivere una canzone, al massimo per 3 ore, oppure può trovarmi in strada per puro caso.Le femmine con me vengono prese da attacchi di panico e schizzofrenie varie, in pratica le faccio impazzire, non voglio relazioni e non ho tempo per loro. Leggere bene prima di progettare una storia con me. (Piermacchié, 12 settembre 2015) Il tempo dei luoghi

Tutti i luoghi che non avrò vissutoli avrò vissuti comunque, perché avrò vissuto allo stesso tempo dei luoghi.

(Piermacchié, 13 Settembre 2015)

Una volta che hai capito chi sei non puoi essere altro Si Mario, la nostra amicizia è proprio in questa purezza, dicevo a mia sorella giorni fa, parlando di amici, che io e te simpatizzammo per una certa ingenuità reciproca, che non è mai cambiata. Così anche se dopo anni ci rivediamo, riaffiora intatta la stessa felice purezza di un tempo, di un tempo che non ha tempo. Così mi scrive il mio amico Mario Mattiello, dalla Svizzera, ritornato appena nei luoghi della nostra giovinezza: "La purezza è sempre stata una delle caratteristiche che ho cercato e apprezzato di più nelle persone che ho conosciuto, al punto di diventare una discriminante per continuare o meno a frequentarle. Non la purezza religiosa, ovviamente. Una prostituta può essere purissima, un prete, succede troppo spesso, impuro. Purezza intesa come approccio alle scelte di vita e alle azioni che si compiono oggi giorno, nel seguire una propria morale, una propria via maestra fregandosene del giudizio degli altri o di calcolare quanto ci possa far guadagnare.Da questo punto di vista il mio amico Pierangelo Fevola è la purezza fatta persona. Era puro quando alle elementari passava le ore di lezione a disegnare invece che ad ascoltare la maestra, sua zia, che lo ripagava con sonori schiaffoni. A quell'epoca ero puro anch'io, che sbirciando sul suo quaderno provavo ad imitarlo scarabocchiando improbabili ritratti di Maradona sul mio diario. Lui però è rimasto puro anche da grande, lasciando casa per spostarsi a Napoli alla ricerca della propria strada, tra accademia delle belle arti, conservatorio, e chissà cos'altro. Alla fine la sua strada l'ha trovata, o meglio, per usare le sue stesse parole del nostro incontro più recente, "una volta che hai capito chi sei non puoi essere altro". E così Pierangelo è diventato Pier Macchié, si esibisce in giro per Napoli con uno strumento da lui inventato e costruito, a metà tra un mandolino e una viola, accompagnato da un pupazzo a sua immagine e somiglianza che, suppongo


azionato tramite un pedale, gli fa da tamburellista.Stasera Pier Macchié viene premiato dalla città di Napoli insieme a gente del calibro di Maurizio de Giovanni e Peppiniello di Capua, mitico timoniere dei fratelli Abbagnale. E a me, che ho seguito un percorso molto più utile che bello, viene da fargli i complimenti dicendo: grazie per la tua purezza Piera', sono fiero di potermi considerare tuo amico." (Piermacchié, 9 settembre 2015)

Come atleta alle olimpiadi Mi comincia uno stato di concentrazione che mi farà stareogni giorno a pensare nella mia figura. Mi starò le ore alla preparazione, ad ogni mio aspetto daròesercizio e massacrerò il corpo per riposare solo alla notte.Prima che lo schermo mi sbatta il pubblico addosso, come atleta alle olimpiadi mi starò caldo, severo e serio,scuro e solitario, attento e spietato. (Piermacchié, 14 settembre 2015)

Nient’ altro che il vuoto ahahaahahahhhahhahaa vanno tutti a scuola tranne iooooooo, andate a buttare il meglio dell' intelletto nelle materie che non userete mai, andate a ibernare il cervello nelle teorie, sospesi a capire fuori quello che non c' è da capire, andate ed io godo, ormai vecchio, a fare quello che voglio dopo diplomi vari e due laure, pezzi di carta buone solo per attirare l' attenzione "azz si laureato!" quando dentro alla cellulosa nient’ altro che il vuoto. (Piermacchié, 14 settembre 2015)

Quello che devo fare Se io adesso dovessi morire, farei di tutto per ritornare a vivere per continuare a fare quello che devo fare

(Piermacchié, 15 settembre 2015) Senza amplificazione Sembra di essere ritornati a scuola. Il maestro sfotte gli allievi,dà loro i compiti, è severo, poi ride, nella sua testa girano vrancate di combinazioni al secondo, scruta i comici nuovi, chissà cosa pensa, chissà quale riferimento, quale cosa buona c' è che lui sa, essere cosa buona. Noi attendiamo,operai per la fabbrica del sorriso il momento dell' esibizione, il momento dell' interrogazione, dei compiti da correggere,scritto ed orale a tempo, in bilico tra pubblico e palco.A Davide Marotta piace Macchiettino, anche a lui gli feceroil calco del viso sessant' anni fa, per un film.Vado via, a Mergellina il set ha finito di lavorare, Gigi Attricefa il cameriere, ieri ci siamo visti con lui, con Eli e Luigi


Spaccamonti, vecchio amico di scuola e calcetto. Tra noi era vivo l' attore del benessere giornaliero, Totò, nei cari e familiari ricordi dei film. Mi ferma Salvatore Abete in moto col figlioletto, mi da un euro e 50 senza che iofaccia niente, ha un forte ricordo di me. Vado al castello, c' è Peppe con la bici che vuole vedereMacchiettino in azione. Entusiasta del mio rinnovamentomi chiede "Tutti in politica", poi corre a comprarmi una lenzadoppia per azionare il braccio del piccoletto. Lavoro senza amplificazione e va bene, manviola 3 è cosìcome la volevo, incredulo ancora sono, per come sia stato possibile che io l' ho costruirla. Faccio pernacchie sugli strumentali e mi faccio venire attacchi epilettici e facciospaventare i passanti come fosse cosa d' arte e funziona, molti apprezzano il duo Macchiettino Piermacchié, il tremoloall' unghia e l' arco. Passa Sergio Mautone che si va a prendereun' aspirina, i bambini che mi mettono gli spiccioli solo per avere l' emozione dello spavento del mio urlo di grazie.Ero rimasto con 10 euro, questa estate mi sono stancato di lavorare, faccio la mia solita cara 15 euro e vado a casa. (Piermacchié, 18 settembre 2015)

Ciaccarella è dedicata a Rosaria Angela e Capatosta sul motorino fanno la mia stessa strada, mi dicono che devo mettermi una targa con 3 numeri dietro al frac, poi vanno avanti ed io salgo al Vomero a piazza degli artisti quando un giovane sui 38 ce l' ha con me, con la mano destra dice: "tu si' tutto appicciato", ma con cattiveria. Rimane fermo nel traffico ed io gli passo avanti guardandolo con faccia da ebete e mentecatto, lui mi risponde ancora col braccio alzato, mi divincolo e vado via, lui ancora li. Dal mio motorino quanta gente esaurita vedo, rinchiusi in macchine di fuoco, esseri umani, combattenti di una sopravvivenza nervosa e infelice. Capisco le persone da come mi guardano, se sorridono e mi salutano sono buone d' animo e apprezzano la vita, se non sorridono e fanno silenziose smorfie di disappunto non sono buone d' animo e non apprezzano la vita, chi mi guarda con espressione seria e schifata senza battere espressione è arido e morto in vita, chi al mio passaggio si incazza e mi dice maleparole è un infelice cronico e senza cuore. Anche ieri, dopo aver salutato a Mergellina lo scrittore Maurizio De Giovanni, due di loro su di un motorino mi hanno urlato: "staie tutto magnato!", li sorpasso e gli dico: " 'a capocchia!", allora scoppiano a ridere e mi fermano per farsi una foto con me, poi con tanta stima mi salutano. Passato il Vomero arrivo a San Martino. Ana, la violinista messicana mi porta le caricature dei due fidanzatini, giá disegnate egregiamente da un' artista. Io dovevo solo fingere di disegnare i soggetti. Cosí Angioletto ci fa salire su castel sant' elmo e mi sto li a fingere di disegnare. passa Ana con l' amica e i due fidanzatini e attacco a fingere di disegnarli, poi gli mostro i quadretti con stupore di lei che non sa niente. Lui si inginocchia e gli da l' anello, piange lei, piangono le amiche, io rido sotto ai baffi, mi pagano e vado via. Angioletto mi chiede se sono sposato e gli rispondo che mettere la testa a posto non mi piace, vivo da solo e sono felice. L' amico condivide, dice che la testa a posto si ha prima del matrimonio, è dopo che la testa non sta più a posto. Poi mi racconta di un suo amico che visse una separazione per 25 anni. Qualsiasi sua opposizione era inutile, gli avvocati di lei lo stutavano sempre, allora viveva una vita pessima e depressa finché un giorno la moglie morì e lui andò a montevergine a piedi. Così prendo manviola e canto per l' occasione "Separata", reagiscono come sono solite reagire a me le persone, con un ridere tra l' incredulo e l' inverosimile. Me ne vado nella piazza e un nonno che già mi conosceva mi fa fare uno spettacolino per i suoi nipoti, le sue esclamazioni: "che bello, che grande cosa!", mi spicciolano nel pentolino di


Macchiettino e viene Eli con due panini, mangiamo. Corro a casa, nemmeno il tempo di ricaricare il mezzo, farmi una doccia e stendermi che già riparto in rotta per Tam. A piazza Amedeo c' è tranquillità, una macchina con due giovani mi saluta e mi fa una foto mentre un' altra macchina sul lato destro rallenta e il tipo mi dice: "ma non vai più sul lungomare?" gli rispondo che mi sono sfastriato di lavorare ma ogni tanto ritorno. Al Tam proviamo la prima puntata del "Boss dei comici" che andrà in onda il 18 ottobre su la7. Sono stanco e ho un forte mal di testa, quindi prevedo che andrà tutto bene. Di fatti nessun problema e ripenso ad Eduardo, quando dice che bisogna essere stanchi per dare il meglio di se. Essere pieni di energia può portare a strafare e a uscire fuori dal seminato, penso io, mentre essere stanchi aiuta ad essere essenziali per le poche forze a disposizione. Torno a casa e apprendo da Sophia, a cui ho scritto "Photosophie", che Rosaria, la signora in nero da Bellini a via Tribunali è morta. Quando le passavo vicino lei mi obbligava a farle ascoltare "Ciaccarella", sorrideva, cantava coi suoi occhi d' amore, poi tornava a bere e a parlare da sola. Un' altra breve maschera di Napoli va via e in me muore qualcosa. (Piermacchié, 20 settembre 2015)

La vita mondana la vita mondana 'a schifo. (Piermacchié, 21 settembre 2015)

Le mie fortune Posso rifiutare di smandolinare a una posteggia col mandolinoper Giggino 'a purpetta ma non potrei mai rifiutare di essere Piermacchié a canale 5. Così c' è già La7 col boss e non si tocca, chissà però se nei giorni liberi mi permetterebbero pur sotto contratto, di strisciare in strada per interviste nell' altra tv. O tutto, o niente, si spera nella comprensione reciproca tra produttore rinomato e buffone appena nato. Così tutto andrà come porta il tempo e le mie fortune si cozzeranno a vicenda, si prenderanno a capelli per me quando io, sempre in strada e per pochi spiccioli, le vedrò azzuffarsi da lontano. Pino Caserta al premio Bonsuaré me lo disse: "potresti essere un nuovo Pulcinella, ma ci vuole sempre la fortuna". Credo che io abbia più di una fortuna, solo che queste si danno l' appuntamento, litigano per conquistarmi e si dimenticano di me. (Piermacchié, Lunedì 21 Settembre 2015)

Il timor di dio Timor di dio è paura di essere (Piermacchié, mercoledì 23 Settembre 2015)

Il pregiudizio


Il pregiudizio è un fumogeno (Piermacchié, giovedì 24 Settembre 2015)

Imparare Ho cominciato ad imparare da quando studio solo quello che mi serve (Piermacchié, giovedì 24 Settembre 2015)

20 euro senza volerlo Una macchina di giovani mi segue, io rido, faccio facce,loro ridono e non ci possono credere: "ma addò è asciuto chisto?!"gli canto al volo: "Samente, me pare 'o pesce, si bello pisciò…" e ridono sempre di più, poi si accostano ancora ed io, con smorfiadi disappunto dico: "Manco un video mi avete fatto!" allora frenano dalle risate rischiando un tamponamento. Le altre macchine dietro bussano, quelli vanno avanti e quelliche vengono mi salutano incitandomi, come quello con la barba sul motorino che all' incrocio del castello Aselmeyer ha urlato il mio nome: "Piermacchié!", ripartendo ed io andando. Nel suo urlo c' erano vibrazioni di orgoglio e felicità, come avesse visto per un attimo la possibilità di una vita ideale. Poco prima una macchina si ferma, si fanno le foto e c' è Veronica Miccio che si butta tra le mie braccia, ma non li conosco. Poco prima ero al tavolino con Gigi Attrice, Eli e Luigi del monte, abbiamo divertitoci a cantare da Pierangelo de Stefano che fa buoni panini. Poco prima venivo da san Pasquale a Chaiaia, cercavo un locale dove i colleghi Nerz con le loro figliole stavano andando. Ma in un vico, dalla porta di un locale si affaccia una bella femmina e mi guarda. Mi fa tante domande, ha delle belle tette, ride quando mi guarda, vuole capirmi. Allora faccio uno spettacolino da seduto, gli amici suoi mettono 20 euro nel pentolino di Macchiettino, poi spariscono, si dissolve anche lei, Miriana. Penso che ho guadagnato soldi senza volerlo e questo mi fa molto pensare. Poco prima venivo dal Tam,dove ho invitato Eli e i due Gigi. Ho sperimentato una chiusa,ottima per qualsiasi pezzo, una frase detta in modo bambino.Il boss dice che posso strisciare la notizia, quindi adesso aspettoAbete, grazie alla cara amica Margherita, che all' accademiagiravamo nei corridoi, lei a cantare ed io a suonare il violino, poi ci cacciavano. Gigi Attrice dice che io sono unico, mi apprezzamolto, come anche Luigi. Così mentre percorro il Corso, dopo i vari fan improvvisati al volo nelle macchine si scarica il mezzo.Eli aveva pensato di fare la strada del Corso perché sentiva chesarei stato in difficoltà. Così mi acchiappano, Gigi si toglie lacurrea dai pantaloni e l' attacca al mio manubrio, Luigi Spaccamontiaccelera e mi salvano la sera. La ruota di dietro era completamente sgonfia, un difetto alla valvolina, gonfio la ruota, metta a caricare.Massimiliano Mariano, il deejay, mi di che mi stima molto e chemi reputa il primo monumento vivente e movente di Napoli e quindi del mondo. (Piermacchié, 25 Settembre 2015)


Sto imparando a suonare Mi manda a fangulo, allora vado a lavorare.Non mi capitava più, di andare a lavorare ma staserami sentivo pronto a divertirmi di nuovo. Mi metto a port' Alba, senza amplificazione e faccio 25 euronelle solite due ore. Mi stanca lavorare di più, poi a stare sempre sopra a una coscia per muoverequella per Macchiettino fa male. Forse cambierò sistema.I ragazzi che vedono la lenza che muove la mano del piccoletto se ne vanno delusi, come a scoprire il trucco del mago, ma io non faccio il mago. Sto imparando a suonare al volo tenendo conto dell' armonia. Per anni ho suonato solo le melodie, senza conoscere un accordo, associando gli intervalli melodici alle distanze dei tasti, poi per altri anni ho suonato con melodia e accordi, memorizzando i pezzi studiati a tavolino, poi ho armonizzato le melodie con le note essenziali in base alle possibilità dello strumento ed alle mie capacità tecniche, così adesso sto cercando di realizzare il pensiero di armonizzare la melodia con la stessa prontezza con cui suonavo a orecchio essa sola.Per questo ho scoperto essere fondamentale il pianoforte. Una volta trovate le armonie al piano, quando suono manviola o mandolino mi si presenta in mente la successione accordale, così, sapendo al dato punto del canto quale accordo lo sostiene, tutto è più facile e posso suonare all' impronta,meglio ancora se poi mi esercito in tutte le tonalità. Pasa Alen De Luca che mi saluta col sorriso: "maestro",Passa Vincenzo dei Mapperò e la ragazza, forse mi porta una lenza doppia per Macchiettino.Passano gli amici fotografi di Napoli, Lia Nasti e Ferdinando Kaiser,mi fotografano, con loro le cantanti di mastro Masiello, Rosy Pugliese dice che si aspettava che prima o poi la mia pazzia avrebbe preso forma.Macchiettino cade spesso a terra rovesciandomi tutti gli spicciolied io lo cazzeo. Lo strumento suona bene e si sente, ognitanto un gruppone si fa, che mi fa cantare. Ho indossato il fracdell' inverno con ancora camicia a maniche corte sotto.Il motorino va molto bene, le ruote adesso stanno a postoe il motore non soffre. Staie tutto magnato! mi ha detto un bambino nel vico nocelle. (Piermacchié, sabato 26 Settembre 2015) Soli Siamo nati soli e senza dio,il resto è follia. (Piermacchié, 27 Settembre 2015)

La mia vita è perfetta. Vivo da solo, se mi servono soldi scendoin strada e in due ore li faccio, non muoiomai di fame. Passo le giornate ad impararecon divertimento, ad inventare con meraviglia.Pur essendo solitario e menefreghista me lafaccio coi grandi della cittá, maestri di musica, produttori, attori, gente dello spettacolo, professionisti seri. Non mi manca niente,ho pure una famiglia, che forse pensa chissá se un giorno troveró una vera sistemazione. Sicuro è che la mia vita, meglio di questaè inutile che venga, giá mi basta apprezzarla cosí. Attorno a me gente esaurita, stressata, triste, stanca, depressa, nervosa,ansiosa, negativa, incazzosa. Li capisco,ma non ci posso fare niente. Non sononemmeno il tipo


che si lamenta perché lamentarsi è cosa di tutti, è una moda e quindi è come giustificato. Ne parlavo stasera a tavola con Antonio Riscetti, che la pensaallo stesso modo. Lui è molto bravo a scrivere,questa estate è andato pure a Venezia perchéha scritto un film, è pieno di idee ed è sempre,informato, vede il gossip dappertutto. Stasera un' altra prova, in scaletta mi hanno cambiato le cose, mi sonotrovato solo un' uscita e menomale che ho chiesto alla Bolegna, ma nella fretta dell' attimo prima del cominciamento avevo capito di fare le due uscite in una ma invecedovevo farne solo la prima. Come potevano intuire che io capissi questa cosa nuova da solo, se mi conoscono lento a capire? Difatti in scena,dopo aver mandato a cacare tutti con Peethoven, le presentatrici mi hanno fattocapire che dovevo sparire. Una fatina ha dettoche era presente quando mi si diceva che dovevo fare un solo intervento, ma nonera presente nella mia testa. Comunque tutto a posto, aria tesa, ci avviciniamo alla registrazione della prima puntata. (Piermacchié, 28 Settembre 2015) Ernesto a Foria e il destino che bussa alla porta Stanco al punto giusto, entro in scena. Ridono, non guardo il pubblico,guardo le mani, sfrego appena la nota da cantare, guardo il pubblico,ridono, canto le prime quattro note della sinfonia, ridono, canto le altre quattro note di risposta, ridono, esco di scena. La prova generale è andata, il mio tormentone si canta nei camerini ed oggi, Davide Marotta, il piccoletto della kodak che guardavo in tv quando io ero piccolo canta, accompagnato da me: "Iate a cacà". Per Beethoven quelle note iniziali della quinta sinfonia significavano il destino che bussa alla porta e forse, un certo destinomi sta bussando, non d' inquietudine come per la sua sordità incombente, ma per uno spiraglio di luce per me, dopo una vita intera. Ernesto a Foria mi scrive: "La mia ammirazione per te è incondizionata e totale. Se sapessi farlo...proverei invidia... " Gli rispondo che anche io provo la stessa ammirazione per lui, dai tempi delle fragole edi " 'a ferramenta sotto 'a casa mia m' 'a venno p' 'a metà…"quando la cantava nelle trasmissioni comiche delle tv locali di Napoli.Eli e Luigi Spaccamonti erano a vedere lo spettacolo, Luigi se ne tornaa Venezia domani, felice per me. (Piermacchié, 28 Settembre 2015)

Il mio lavoro Il mio lavoro, oltre a fare spiccioli in strada, è quello di aspettare, stare dentro o fuori ai camerini e seguire la scaletta, anche per 8 ore, così, quando arriva il mio turno, salgo sul palco e della gente seduta mi vede e deve ridere. Questo è il miolavoro, per il quale vengo pagato sotto contratto, forse megliodi un cameriere. Il mio strumento mi aiuta a far passare il tempo, nella confusione dei comici, tra le tensioni nervosedello spettacolo. Stamattina la bella Francesca, di fronte al barRiviera mi chiede chi sono, le rispondo che faccio il cantautoremacchiettista e che devo fare una parte al Tam stasera. "Io sono la vita che voglio vedere, così difronte a me è il resto del mondo a credersi strano e fuori luogo". Registriamo la prima puntata del Boss dei comici, va tutto bene per me, tutta la giornata sono stato a studiare manviola, poi abbiamo mangiato, io, Berti, Riscetti e Lanzuise.Riscetti ha detto che ieri, dopo la serata, invece di andarsenea dormire, ha preso la macchina fotografica ed è andato a Posillipo col motorino. Lui è molto diverso da


me, ma è come me.Edoardo Guadagno mi guarda negli occhi con ammirazioneogni volta che ci incontriamo nei camerini e mi dice che il mioesordio in televisione con "iate a cacà" è favoloso, mi ammira.Salgo sul palco subito dopo Riscetti, e perfeziono i movimenti che ho fatto ieri. Così eseguo le quattro note di uno dei momenti più alti della storia dell' arte per definire una delle epoche più vuote della storia dell' arte: "Iate a cacà!"Il pubblico ride come ieri, Tullio Solenghi seduto sul trono alza un braccio non so perché, Mino abbacuccio mi da una pacca sulla spalla, con sorriso d' entusiasmo, mi dice: "bravo Pié!" Tutto avveniva mentre da oggi mi provavano a chiamareda Striscia la notizia, per parlare domani ad Avellino,ma nel bunker del tam il mio cellulare dorme. Vado via e sulla 'nfrascata una macchina mi accosta e dice:"la triste storia di mio fratello… che si tagliò il naso con un coltello…per sembrare più bello… per fare il grande fratello". Era "Latrì",una mia canzone, così gli chiedo come si chiama e mi risponde: "Luigi De Tommasis", allora in verità gli dico: "Stasera verrai con me nel diario". (Piermacchié, 29 Settembre 2015) Quella sensazione che mi muove, che decide per me Decisi di usare le mie energie solo per cose importanti, me ne andai in strada a farmi creare dal pubblico, imparai a capire cosa volevo,imparai a vedere cosa vedevo, imparai ad imparare a capire cosa capivo e se lo capivo e capii che vivevo solo perché imparavo. Così spero di capire se bene mi potrà andare al mio secondo esordiosu canale 5. Piermacchié in borghese, senza cappello,senza frac, senza strumento, per sfottere i posteggiatori abusivi.Io che volevo tanto appartenere a un teatro di strada alla commediadell' arte, che desideravo qualcuno su cui esercitare battute ad improvvisazione finalmente posso, proprio in strada, attore contro teatrante inconsapevole. Il mio menefreghismo mi premia sempre, anche ieri, sotto le telecamere di quella prima puntata su La7, un collega mi ha visto suonare strafottente, incurante di ciò che avveniva attorno a noi sul palco, durante i saluti finali ed ha esclamato che sono un vero artista per questo. Il fatto è che io faccio quello che sono e non provo a fare quello che vorrei essere. Così molti attori vorrebbero stare al posto mio tra qualche giorno e non capiranno come sia possibile che ci sia io per quel ruolo, un musicista per molti, un filmaker per altri, un pittore, uno scultore, un poeta per quegli altri, ripiegato a buffone. Non lo so, ma sono buffone e non ripiego su niente, però mi fa tanto piacere, grazie all' amica Margerita che incontrai all'accademia, perché lei cantava ed io suonavo il violino e ci cacciavano, poi la rividi nell' ultimo Telegaribaldi e adesso ha pensato a me. Papà mi ha accompagnato ad Avellino e stamattina parlavo con Luca Abete ed il suo staff, si discuteva del mio personaggio, di cosa farmi fare, proprio come quattro amici che si vogliono divertire. Osservavo le loro facce, dopo tanti anni di nulla, anestetizzato dal vuoto nella strafottenza del tutto, riuscivo comunque a capire che stavo, per un momento, facendo parte di una cosa importante, che sta ogni giorno al centro dell' attenzione degli italiani.Accetto la sfida e vado avanti, perché se infondo effimera è la vita, effimera è la televisione, effimera è l' importanza, effimero è tutto e tutto è un gioco. Scoprirò qualcos' altro di me, sentirò quella sensazione che mi muove,che decide per me, mentre attraverso le cose che voglio. Se farò schifo sarà stata cosa buona aver definito un altro limite, se non farò schifo potrò entrare forse in altra dimensione. (Piermacchié, mercoledì 30 Settembre 2015)


Tra un acerbo cammino e un segreto destino. Lello Arena si alza all' impiedi, mi dà la mano che gli ho chiesto,con occhi di gioia mi guarda: "spero di risentiti con più calma,senza tutta questa confusione". Quel ragazzo seduto vicinoa Francesco Mastandrea capiva, rideva alle mie canzoni, il resto degli altri andava, veniva, non mi vedeva.Veronica Simioli prova ad incitarmi con urla ed applausi per fare cadere l' attenzione sopra di me, ma io non ne sono capace, non so fare altro che eseguire la mia scaletta di canzoni e non so domare i presenti. Si era seduto per un attimo alla mia destra Nando Mormone, il produttore di Made in Sud, poi era entrato Lello Arena e si erano messi a fare il pubblico per me. Così ho ripensato a quel sogno che feci tempo fa, quando entrai in un locale, delle scale, c' era Nando che passava, un tavolino come quello li. Un sogno stasera, in quelle luci soffuse sotto cuimi sono trovato a passare dalla totale indifferenza ad essere per un poco al centro dell' attenzione di alcune delle personalità più importanti dello spettacolo a Napoli. Macchiettino era con me, riuscivo a controllarlo poco, ma c' era tanto casino ed io cantavo fingendo che questi ascoltassero. Nando cercava di capire quale sarebbe potuta essere un' amplificazione migliore perché il cono microfonico che convogliava la mia vocenello strumento in cui c' era il microfono, non rendeva bene a quel modo.Eli era li, i suoi occhi di nero dipinti seguivano la mia vita anche stasera. Lello Musella mi saluta senza sorriso quando gli do la mano con ammirazione, cedo il palco a lui che dopo si esibirà. Mario Esposito ha messo a nuovo lo S'move a san Pasquale a Chiaia, mi dice che in settimana ci andrò di nuovo, con Gino Fastidio. Lo saluto e mi ringrazia perché sono venuto. Sua sorella Lisa mi ha dato da bere un cocktail micidiale: "il criminale", l' ho bevutoalla fine. Sono ubriaco adesso, nei miei occhi urla di gioia e di malinconia, per la strada in macchina a torcere il collo i comuni mortali, chi grida il mio nome, chi ride, chi è felice a vedermi passare, nella notte che copre l' avventura del giorno, tra un acerbo cammino e un segreto destino. (Piermacchié, venerdì 2 Ottobre 2015)

A fraseggiare nei silenzi della voce E' arrivato il momento di inserire frasi di decoroalle canzoni con manviola. Quando cominciaiad accompagnarmi col mandolino le macchietteclassiche, scrivevo ed eseguivo nota per nota, poi, quando iniziai a fare le mie canzoncinemi limitai al solo accompagnamento accordaleper economia di memoria. Così sono prontoadesso a fraseggiare nei silenzi della voce,le note che la mia mano conosce e assiemenon prenderà per quei momenti, un poco ad improvvisazione, un po' con frasi fatte. (Piermacchié, sabato 3 Ottobre 2015) 8 anni fa Rosina, la moglie di Fulvio, mi diceva che sembravo un cartoneanimato, mi guardava e rideva. Così nello scantinato di Fulvio tra le sue cose vecchie c' era un frac ed un cilindro. Mi sentivo bene in quegli abiti, quell' antico mi ringiovaniva. Vicky Muriello imitava Totò con la bombetta ed io pensai che non conoscevoancora un comico diventato maschera


col cappello a cilindro. Era il 2008, "Io mi sento a mio agio in questi panni, 'o ssaie?" Così nel 2009 mi ritrovai ad omaggiate Totò, eseguendo a due mandolini le colonne sonore durante la proiezione di un montaggio dei suoi film, vestivamo frac e bombetta, i frac me li fece mia madre. Col duo Totò andai anche a Milano per un talent su rai 2.Nel 2010 mi trovai dentro a una nave tra Finlandia e Svezia, ormai esaurito della vita da mandolinista posteggiatore ad orecchio, pensai a un desiderio di emancipazionee il frac e il cilindro mi ritornarono al pensiero. Pensai a concerti per mandolino e facce ma l' anno dopo invece scoppiai, il mio corpo reagiva da solo come ad una malattia, la faccia c' era, ma dovevo cantare, così mi accompagnai per la prima volta al mandolino una macchietta: "Attenti alle donne". Cominciai a cantare macchiette negli spettacoli dei cantanti e degli attori che mi chiamavano a suonare il mandolino e riuscii anche a procurarmi degli spettacoli per feste private, finalmente da solo. Nel 2013 partecipai ad un concorso facendomi accompagnare da un quartetto d' archi e feci un concerto con orchestra d' archi, tornai in strada non più da suonatore estemporaneo ma da Piermacchié e feci il provino al teatro Tam di Napoli. Nel 2014 partecipai ad una trasmissione su canale 5 e nel 2015 registrai la prima puntata del Boss dei comici su La7. Stamattina Umberto Guerrera mi ha detto che farò tanti soldi.Mi conobbe nel 2012, alla presentazione del libro del mio ex allievodi mandolino Mario Sarrubbi, intuì qualcosa in me, così da quel momento non mi ha più lasciato e si è occupato di farmi il CD a cui stiamo lavorando da due anni. Al Tam Flavio Berti mi dice che qualsiasi parola che passa per la mia voce ne viene esaltata e prende vita e un senso buono. Vincenzo Guarino mi dice:" Piermacchié, vulesse fa 'a fine toia!"Lo spettacolo comincia, mi ricordo che in sala c' è la mia famiglia e stanno pure i miei fratelli che non vedo da parecchio, Daniloda Torino e Mariano dall' Inghilterra, allora scelgo di cantare la canzone che mi ha ispirato Mariano: "Laureato". Nella prima entrata faccio pochi secondi di "Tu si' nu zuzzù", su melodia del bel Danubio blu, ridono subito. Poi quando attacco: "mio fratello si è laureato…" non so cosa avviene ma tutti ridono, la macchiettina piace, a metà addirittura mi fanno gli applausi, poi canto la citazione di "partono 'e bastimenti", che quella sera mi aveva consigliato di fare mio padre, mentre la scrivevodavanti al soggetto, poi battuta finale, risate ed applausi. Molto strano che una cosa così leggera abbia suscitato un peso così collettivo. La canzone la sperimentai in strada e la gente rideva sempre solo alla fine. Mormone dice che finalmente dopo due anni sembra che io abbia capito come far ridere con le canzoni. Mi ha ripescato fuori al cancello mentre parlavo con Umberto e l' elegante Eli, mi guardava con occhi strani, come se mi avesse scoperto. Ricordo allora, quando nel 1991 feci la prima lezione all' istituto d' arte e tornai a casa tutto contento, mio padre stava costruendo un forno a legna con un amico e gli dissi: "papà un professore mi ha scoperto!" Il professore era Antonio Oppido, si interessò ai miei disegni, era il migliore dell' istituto, ma non lo avemmo nemmeno per tutto l' anno perché se ne andò subito in pensione. Così ho avuto l' onore questa sera di parlare direttamente col produttore, non mi cazziava, non mi superficializzava al vedere della mia labile attenzione, questa volta mi faceva sentire quasi una persona normale, ragionava seriamente con me sulle mie qualità. Mi ha detto che lo schema della canzone su mio fratello è perfetto per la televisione e per la mia immagine in essa. Mi consiglia di trovare una chiusa per le altre canzoni. Credo di aver capito cosa mi abbia voluto dire, che ci vuole sempre una battuta finale, oltre ad una centrale. Le canzoncine o macchiette di oggi non sopportano più la forma e la durata tradizionale e la comicità deve essere forte. Una macchietta con la sola morale e simpatia è debole per l' umanità corrente, lo capisco dall' evoluzione della pubblicità. Macchietta antica è Carosello, macchietta moderna è pubblicità al secondo. Più il tempo è breve e più il messaggio deve essere forte. Mormone mi consiglia di non esibirmi quando l' amplificazione del luogo non va bene,


riferendosi a ieri, nel suo locale, quando io me la prendevo invece con me, perché non sapevo farmi dare attenzione da nessuno. Così nella pizzeria da Michele c' è la mia famiglia, li raggiungo. Il ragazzo di mia sorella ha la sorella che mi fa l' intervista, i genitori vogliono ascoltarmi, mi esibisco per loro e scopro di poter fareun "Iate a cacà" di una versione più lunga, molto più efficace dei soli 10 secondi. Sono passati tanti anni e mi ritrovo ancora con la mia famiglia, mia sorella ormai irriconoscibile, una modella, mio padre stanco ma in forma stabile, mia madre sempre giovane, i miei fratelli a comparse, sempre in viaggio, mancava il primo genio Claudio e la sua famiglia. (Piermacchié, 3 Ottobre 2015)

Quando per sè ferma il tempo e attorno tutto è più vecchio Si azzuppa di mattina col caffè la monachina.Alle 16 al Tam mentre i miei genitori festeggiano il loro anniversario ed io non ci sto, ma sono fesso perché questa prova non era importantissima, avrei potuto chiedere un permessino, difatti quandosono entrato in scena ed ho eseguito a metà "Tu si' nu zuzzù", nessuno manco mi calcolava. Triste, quanto è triste la mia mente, povera di attenzione, libera, solo per inseguire il sentire, quando per sè ferma il tempo e attorno tutto è più vecchio. Sono un extraterrestre e vivo nelle nuvole da sempre, così, mentre passo per strada mi accorgo che a Napoli ci nutriamo di energie, viviamo di scosse elettriche, un panorama, un luogo antico, tutto ci penetra e ci sconvolge di sensazioni che non controlliamo. Maurizio dei Nerz nota la mia bianca camicia che ho fuori dai pantaloni, mi vede come in costume del settecento, Salvatore Turco dice che sono un giullare, io stupito rispondo che non solonel mio vestire sta il medioevo, l' ottocento e il novecento, ma pure il settecento e dico: "tengo tutta 'a storia 'nquollo", ai comici piace questa mia affermazione. Ricordo Gino Fastidio che mi disse: "quando vedo te veco 'a storia 'e Napule". Esco dal Tam e mi metto a via Roma. Macchiettino serve a storicizzarmi al momento. Non essendo io un personaggio conosciuto e metabolizzato nell' immaginario collettivo, mi servo del mio ritratto. Il pupazzo rappresenta il mio monumento, mi rende già passato e quindi cosa concreta agli occhi dei presenti che non mi conoscono. Questo avviene quando andiamo a spasso per Napoli e ogni volta che siamo vicini, come prima, quando lui suonava con me col suo cucchiaio e la gente si fermava.Mio figlio piace a tutti. Passa Salvatore Esposito il paparazzo, sfodera la sua enorme macchina fotografica e mi fa un' altra foto. L' esperienza della televisione mi fa stare più tranquillo in strada. Attendo che al pubblico piaccia per come sono, per la mia sola presenza. Mi sto in acustico, gruppi di giovani sono felici di rivedermi, mi chiedono "Latrì", altri vogliono conoscere le ragioni delle mie assenze, un altro, con occhiali tondi mi presenta ad un suo amicocome fossi un qualche cosa di sublime, altri da lontano: "è 'nu bello personaggio!". Faccio strumentale tranquillo e qualche canzone quando c' è pubblico a guardare. Mi accorgo che lo spettacolo, iniziato il semicerchio, va eseguito con 3 o 4 canzoncine e poi via, basta, deve finire il teatrino, perché quando ho concluso una canzone a tipo finale, subito hanno messo mano alla sacca per omaggiarmi, quindi quello è un finale di spettacolo. Allora per la prossima volta, cominciato a cantare, devo subito chiudere e salutare, poso lo strumento e mi inchino, così vedo che succede. Pensando alle parole di Mormone mi accorgo che non avevo mai scritto con schemi, mi ero solo ridotto il tempo del pezzo, da 3 minuti a 50 secondi. Avevo studiato un compito che lui mi diede, che funzionò, ma poi sono tornato a fare a capa mia. Ci sono voluti due anni, è vero, per capire che bisogna fare brevi composizioni comiche e non piccole canzoncine divertenti.


(Pier Macchié, 4 Ottobre 2015) La verità Solo con la veritàsi arriva alla verità (Pier Macchié, 5 Ottobre 2015) Della realtà di un sorriso all' improvviso Quanta severità per un mistero inventato, arroganza e presunzioneper un' idea d' infinito, vestita a modi di bene, di buono, per essere il giusto esempio a chi non crede che alla sua verità. Così la mentenon pensa oltre, si sta nella certezza di una incertezza, creata dallavita di umani che hanno creduto di essere altro al di la degli animali, solo per un intelletto diverso. Un essere vivente che pensa di ragionare meglio di un altro essere vivente è sempre un essere vivente, così l' insetto e l' animale, le piante e l' uomo vivono e muoiono, al di la di cosa e di come abbiano pensato e capito. Non credo che siamo uomini, siamo animali che chiamiamo uomini solo per distinguerci dagli altri animali che non la pensano come noi. Così non sfiorerò mai l' idea di diventare Papa, Budda, presidente degli stati uniti, perché sono nato su questa terracome tutti e come tutti non ho che da raccontare la verità del mio solo vissuto. Mi rendo conto di avere due braccia, due occhi, un naso,una bocca, ho un corpo come quello degli altri, parlo la stessa lingua, anche io respiro, anche io ho il sangue, una memoria, l 'esigenza della fame. Non sono per niente diverso dagli altri animali umani, sopra al mio motorino vorrei cercare di essere altro e gli altri mi guardano, con meraviglia, ma sono sempre un essere umano, diverso per una visione della vita forse, che non è meglio, che non è peggio, ma è la mia visione. Ho una mia concezione della vita, ma ho la vita di tutti.Al Tam, dopo ore di prove siamo già esauriti, il mio strumento mi aiutaa stare nel mio mondo e zitto studio e invento. Questi giorni di attesami stanno affinando la tecnica, non potendo fare altro che starea contatto con le corde mi metto a studiare tutta la giornata.Allora mi trovano nel cesso, camerino già dall' infanzia, da quando per non dare fastidio mi esercitavo al violino, poi mi trovano sulle scalee negli spazi liberi, sempre a strimpellare. Stasera suonavo soffiando le corde e Mattia, seduto sulle scale,con le mani in fronte mi guarda fisso negli occhi. Penso allora che abbia intuito cosa stia suonando e gli piace, credo che apprezzi la mia versione di "Torna", per manviola sola. Il suo sguardo fisso è come meravigliato, pare che non abbia mai ascoltato nulla del genere e di colpo, con quella stanca serietà mi dice: " 'a vuo' fernì 'e scassà 'o cazzo?"Mangiamo pizza io, Riscetti, Jubrick, la fidanzata dei coach e il nostrofotografo del servizio d' ordine. Un bel ripieno con scarola e olivemi rende felice più ancora. Prima di entrare in scena dico a Riscetti che la badante feta 'e femminilità, lui apprezza la mia frase di colpo, è proprio come la intende lui, allora mi dà la mano dicendo che luiè un ommo 'e merda ed io gliela stringo rispondendogli che la pensiamo alla stessa maniera perché io sono uno merdaiuolo. Dietro di noi c' era Giggino don Perignon con la scaletta della puntata in mano. A Riscetti piace il mio diario, scopre il mio lato poetico, ha capito che prima di far ridere ho un lato romantico, il più importante. Essere capito da un uomo di cutura come lui mi riempie di orgoglio. Entro in scena, prendo il bicordo si, sol, mi canto il sol alla buona, guardo il pubblico, cambio espressione verso qualcuno nel pubblico e in quello spazio accennano a ridere, poi lentamente attacco: "Tu si nu zuzzù", sulle note di Johann


Strauss figlio, il pubblico esplode, Mino abbacuccio sul trono del boss ride. Mentre vado via ripenso alla sacchetta di 4 metri per 4 che ho comprato mentre schizzicava e me la sono messa addosso lasciando le facce di quelli della ferramenta un poco interdetti, poi me la sono toltada quollo perché avrei rischiato di venire sobbalzato dal motorino qualora la busta si sarebbe impigliata in una macchina in corsa. Così mentre in notte ritorno a casa penso agli altri che invece ritornano alla loro realtà fatta di una macchina e un' autostrada da rispettare, lamenti e ingiustizie di cui parlare, inciuci da commentare, invidie da stabilire, mentre io, felice, sono fatto della realtà di un sorriso all' improvviso. Passa la presentatrice della trasmissione, la Bolegna, cantando per me uno stornellino con le ultime sue forze, poi, col pollice alzato come quello che mi fece Enzo Avitabile, mi dice: Bravo Piermacchié, sei stato bravissimo. A piazza Mazzini, dove ho comprato la sacchetta, urla di giovani al mio passaggio, rispondo con le stesse urla, sotto la statua d' Imbriani grida di vrenzoleper me, rispondo per simpatia con lo stesso suono. La strada è buia, ritorno nel vico, chiudo un' altra pagina. (Piermacchié, 5 Ottobre 2015)

Il mio lavoro è un lavoro Entro in scena, guardo il pubblico, abbasso lo sguardo su di lui come a dire: "azz, ci stai pure tu?" seduto sul trono il boss mi guarda fisso ed io gli canto: "Tu si' 'nu zuzzù!". La sua faccia da che sorrideva diventa seria, impallidiscee leggo nei suoi pensieri: "ma si sono messi d' accordo a prendermi in giro? ma questi fanno sul serio?", così verso la fine dei circa 16 secondi, Michele Placido accenna un sorriso, come a dire: "mi piaci perché hai la faccia tosta!", mi inchino, vado via. Alessia Reato credeva che il mio motorinofosse una bicicletta di scena, stasera ha capito che quelle ruotine mi portano da casa a teatro, dal teatro a casa. Altre ruote stamattina hanno ucciso Valentina, volata dalla montagna della mia infanzia, sulla panoramica di Monte di Procida. Ogni giorno si vive, ogni giorno si muore, senza sapere dall' altra parte del burrone cosa c' è,senza conoscere il momento della fine, senza conoscere il senso del tutto. Ma come si fa a morire?Dopo mangiato carne bruciata e patatine sereticce da Antonio & Antonio, io e Valentina ci siamo vendicati con un gelato, oggi abbiamo studiato insieme, io gli suonavo gli accordi e lei cantava in trasposizione la stessa melodia jazz per esercizio, sul II° in 7° di 3° specie, poi V-I minore.Dal Vesper di Luigi, Tommy Terrafino col suo cocktail rosso,dice che la mia comicità non vuole schemi, le mie invenzioni non nascono da rompicapi che ragionano sul risultato da ottenere, ma ne vengono fuori da quello che mi piace. Dice che funzionerei molto a stare libero, per uscire in scenasolo quando sento di uscire, perché io reagisco in base a come percepisco il pubblico. Sono molto d' accordo con lui e lodo la sua sincerità. Dice che è stupido temere i colleghi, perché se gli altri vanno bene, di conseguenza fanno andare bene anche chi ha avuto meno successo, perché nella stessatrasmissione. Eros, che doveva dare il passaggio a Placido, lo stava mettendo sotto in retromarcia e l' attore ha detto:"Ma è questa la macchina che ci deve portare via?"Il mio lavoro sta nel trovare altri pezzettini comici veloci, comporre canzoncine adatte alla televisione di oggi attraverso la mia figura. Il mio lavoro è un lavoro. (Piermacchié, 6 Ottobre 2015)

Non mi fa ridere


Ciò che non mi fa ridere, non mi fa ridere (Piermacchié, 8 Ottobre 2015)

Nella dimensione di probabile moribondo Tutti gli altri sogni da realizzare ormai non hanno importanza, quello che dovevo fare ho fatto, anche se non so quello che dovevo fare, ma ho fatto, ho vissuto. Forse negli ultimi giorni farò più ridere perché sarò al di sopra della vita, o sotto, ma tutto cambia quando hai un limite. Come un impegno da realizzare, come dire: "da 0 anni a 36 anni devi vivere", che è molto diverso da dire: "vivi che ad invecchiare c' è tempo". Si campa diversamente se conosci un termine, una scadenza fa in modo che il tuo lavoro sia finito a tempo per essere consegnato. Se pensavo di diventare qualcos' altro un giorno, adesso non posso più, ne rimane solo un pensiero e il nuovo pensiero non può che pensare di rifinire al meglio quello che già cominciò a compiersi. Così andrò a vedere oltre la notte, che c'è, ci penso da una vita, voglio capire cosa significa non essere. Non credo più alle favole dell' al di la da quandoho capito che siamo stesso noi a crearci delle ragioni che non esistono, tutto mi fa ridere, le religioni, le ipotesi,le probabilità delle improbabilità. Chi ha paura finge a se stesso e vuole credere di credere per salvarsi una vita per un' altra vita, dopo la vita. Chi ha fede è favezo, secondo me, e non lo sa. Io dicevo di avere fede, ma poi capii che non era vero, mi piacevasolo l' idea di qualcuno che ci pensasse, che stesse dall' altoa proteggerci da un male che poi ci ha creato stesso lui se luici ha creati. Nutrire la fede significa abituarsi ad essere fessi, appoggiarsi alle istituzioni spirituali, ai movimenti creati da altriesseri umani, a persone che parlano bene di qualcosa che non conoscono e dicono di conoscere solo perché credono di sentire, illudersi di dare ragione alle cose, agli eventi, alle situazioni buone e cattive che accadono come conseguenza di un disegno,di una volontà di qualcuno, che abbiamo creato dall' inizio dei tempi.Pensare che gli altri sbagliano, che non si ama, un amore artificiato,fingere di amare perché bisogna amare, credere di amare attraversouna forzatura per essere felici, definirsi peccatori e nello stessotempo fare i giudici di chi non segue il mistero, vivere nel senso di colpa di colpe invisibili, andare contro natura per sentirsi puri e buoni d' animo.A me invece piaceva trovare la verità, e la verità non sta nella bugia,da quando mi accorsi che andavo avanti perché rispettavo me stesso. Non è che allora non rispetto la verità degli altri, è che la verità spessonon è verità se non appartiene alla gioia di vivere.Difatti non mi sono mai sentito così puro e depurato da quando ho smesso di prendermi in giro. Il pensiero d' arte, quante immaginazioni sprecate, dentro a un tempo tutto ha il valore del tempo e quindi, non ha senso un senso quando appartiene al niente. Lo studio mi portava a scoprire semprecose nuove, pareva che stessi scoprendo i segreti dell' esistenza ma non è così, l' infinito sapere non porta che ad un infinito sapere, che è bello solo durante il sapere. Questo penso adesso, perché se il medico mi dice che sotto la mia zizza non c' è niente di grave non avrei potuto scrivere quello che penso nella dimensione di probabile moribondo.

(Piermacchié, 9 Ottobre 2015)

Piermacchié, scheda di presentazione


Piermacchié è cantautore macchiettista. Laureato in Scultura, in mandolino e in elemosina è Pittore, scultore, poeta, compositore, mandolinista, manviolista e buffone. Gira per Napoli con frac e cilindrosul motorino elettrico e si esibisce dappertutto, dalla strada ai teatri. Ha il frac di zanzaniera, un cilindro multimediale con uno schermo che trasmette i suoi video, una frusta per difendersi da chi lo vuole sfottere, ha un figlio con se, Macchiettino, che suona il cucchiaino sul pentolino e raccoglie lo spicciolino, ma in realtà è un pupazzo che gli somiglia, che serve a storicizzare la sua immagine all' istante.Come una fiaba del tempo rappresenta la storia, dal giullare a Pulcinella, dal macchiettista al cabarettista. Costruttore della Manviola, strumento che gli consente di suonare con tecnica mista, a pizzico, a plettro e ad arco alternati, si identifica con l' attuale tormentone così: "Si' bello pisciò". (Piermacchié, 10 Ottobre 2015)

Quindi non muoio piú. Mia madre che in tre tappe veloci mi ha risolto tutto con papá che faceva l' autista, tira un sospiro quando il medico le dice che non c' è niente di preoccupante. Ginecomastia, Nunzio, il filastrocchiere che incontrai a Torregaveta ha indovinato la sintomatologia, da semplice appassionato di medicina. Credo che peró ne sappia piú di uno studente di medicina perché lui, come me, schifa il sistema scolastico che gli fa stutare la passione. Cosí anche i miei ormoni sono ritardati. Questo conferma quello che penso di me, che piú passa il tempo, piú ringiovanisco. Quanti doveri nell' adolescenza, quante preoccupazioni e responsabilitá dentro alle paure dei maestri, nelle insicurezze di un' adolescenza in una campana di vetro, quando fuori il mondo è un' altra cosa. Piano conquisto il bambino che ero, il principio, la mia veritá. Eli mi accompagna a teatro, piove, ha premura per me, che non dico di no. Riscetti scrive al bar, racconti, reality, film, "un caffé e un altro tra venti minuti", così gli vengono le idee, anche camminando e prima di prendere sonno. Entro in scena suonando il preludio di Bach per violoncello, poi mi inceppo, gratto e dico: "che schifo!". C' é Mino che osserva i risultati e mi dice che la seconda sporcatura non va, quella dove suono lo scherzetto e alla fine dico: "samente!". Io penso che va bene perché giá andó bene, forse non è risultato forte perché ho messo due sporcature strumentali vicine. Eli era li, mi riporta via, in macchina con frac e cilindro ormai non ci faccio piú caso, lontano è il tempo di quando io e Gaetano, in sera, tornando da una posteggia vedemmo in una macchina Vittorio Marsiglia con la paglietta ed io me ne meravigliai, ne fui stupito e felice. (Piermacchié, domenica 10 Ottobre 2015) Se fossi dio Anche io non me ne faccio capace, allora penso che la vita non può terminare così, all' improvviso con la morte. Non è giusto, è cattivo, è una cosa indegna per la vita finire, ma lei è fatta così.Dopo questa riflessione provo a volere accettare le proposte dell' uomo riguardo a un' al di la, ma subito mi viene un terzo ragionamento che mi fa mettere a ridere e mi fa rincretinire a credere che popolazioni intere ci credono. Questo


Gesù, tanto per citarne uno a caso, io non l' ho mai visto, avrà detto delle cose belle, sarà stato un filosofo, ma per me di certo non è il figlio di un dio, neppure uno che fa il mago e che muore e risorge. Le religioni ne hanno fatte per tutti i gusti, poi l' una crede che l' altra non è credibile e viceversa e dicono che la cosa importante, l' unico comune denominatore è "l' amore", cioé, la religione insegnerebbe ad avere il sentimento dell' amore. Mi diceva mio padre che nella vita dell' uomo prima o poi dio si manifesta e allora pensavo in quale modoquesto dio si fosse a me manifestato. Forse quando avevo fatto il bravo e mi andava tutto bene,forse stava nelle persone che mi volevano bene, forse l' avrò sentito quando ero gioioso o quando si realizzava una mia preghiera.Ho vissuto la fede come una superstizione, quando pregavo ero falso sapendo che in cielo chi mi guardava si accorgeva che ero falso e viscido e servizievole. Così azzeccavo il cervello e attribuivo cose inattribuibili a fatti inesistenti, avevo paura del grande giudice e non riuscivo a pensare attraverso la natura del mio pensiero, ogni volta che pensavo a qualcosa di strano mi sentivo in colpae pensavo che in cielo avrebbero visto il mio pensiero cattivo, allora cercavo di non pensare, ma non ci riuscivo e il pensiero partoriva lo stesso, ma ne veniva deforme, malato alla nascita. Mi si diceva che quello che facevo non lo facevo io ma dio, allora provaia non fare più niente e mi accorsi che dio non mi faceva fare niente, non mi spingeva a fare, fu allora che capii che fui capace di manipolare la volontà di dio. Mi si diceva che non volevo credere perché così mi conveniva, ma non è vero, perché io non è che non ci volevo credere, io non ci credevo e basta e poi per me vale l' esatto contrario, che si vuole credere perché conviene ed io non riesco a credere perché conviene, perché per me è una sciocchezza e una sciocchezza non mi conviene. Sarebbe bello accettare la così detta fede, cioè credere ai racconti che sono scritti in una religione, non prendere in considerazione le altre perché non valgono anche se sono state create come la preferita e non ragionarci sopra per metterla in discussione, sarebbe troppo facile, troppo bello sentirsi in pace, alimentarsi da chi professa lo stesso lavaggio del cervello, ma vivrei senza un me stesso, sostituito da un vuoto di coscienza per dare spazio alla gioia di una probabile immortalità. In me risulta inconcepibile la morte dellacoscienza, come se morto il corpo potessi continuare a pensare, ma questa è una mia fantasia, non è un dogma, una certezza,non ha bisogno di essere una religione.La vita è unica come unica è l' esperienza, lo stupore che possiamo provare è tanto alto quanto individuale. Vivere sopra i binari non è vivere, vivere col pensiero degli altri non è vivere, vivere con la speranza non è vivere, vivere col sentire represso non è vivere, vivere da martire non è vivere. Non siamo niente, facciamo schifo e dobbiamo soffrire, questo ho imparato dalla religione. L' amore poi, se non lo provi è meglio che non ti sforzi a mostrarlo perché fa vomitare. Se ho gioia, la devo sfogare, invece avere gioia mi pareva un sintomo di pericolo, non potevo gioire se Cristo è morto per noi, che figura avrei fatto ad essere felice! Ricordo che si diceva che Cristo andava preso a modello, allora pensai addirittura di superarlo per diventare meglio di lui, ma ricevere il premio di una morte in croce non mi piaceva e poisarei dovuto morire peggio di lui e non mi piaceva nemmeno l' idea di una croce di sofferenza giornaliera, da masochismo. Io sono felice e me ne frego, perché sono scemo, sono pazzo e nessuno mi può dire nulla, nessuno può convincere i pazzi e mi conviene.Poi mi dicono, quelli che hanno fede, che ho la mente distorta, che voglio fare quello che sta sopra le righe, che non vivo bene la parola del signore. Ma chi è questo signore? perché non si presenta? e che mi significa questa frase?: "Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch' io lo amerò e mi manifesterò a lui", che sono queste distinzioni? perché dovrei credere?e poi, se fossi dio non userei il sistema del ricatto, direi solo: "vivi e lascia vivere". Ma dove sta scritto che la mia vita va vissuta secondo le parole di altri? la vita degli altri può servire solo a un confronto,il proprio vissuto si scrive con le proprie idee, non si ricalca su


filosofie e modi di essere solo perché ci sembrano un buon modello, solo perchévogliamo un appoggio, una sicurezza, ma sicurezza è vivere e sentire le verità sulla propria pelle, con le proprie sensazioni. Gli altri hanno la loro verità, non sarà mai la nostra e siamo universali a noi stessi. Così alle prove, il dio del Tam d' improvviso dice che c' è Piermacchié che ci canta la canzone del fratello. Si siede sotto al palco Nando Mormone, tutto per me, dopo i guazzabugli di anni, di mesi, di giorni, di ore e minuti a fare a contrappunto coi tecnici, registi, autori, comici e tutta la produzione che gli sta sulle spalle senza tregua. Ride alla fine, divertito dalla mia macchiettina che per la sua esperienza di produttore è perfetta, dice che in due anni ho fatto finalmente una cosa buona. Ma tutto sommato in questo tempo avrà ascoltato solo una decina delle mie canzoni, ma io ne ho 143, qualcosa di buono per la televisione forse l' avevo già scritta. Antonio Amato dice che io a prima vista sembro uno scemo, ma invece sono un genio. Marvin mi dice che gli piace quello che scrivo, dice che sono un poeta. Gli rispondo che alla fine quello che rimarrà di tutto sarà la poesia, tutto vedo attraverso la poesia e non riesco a non dare valore a quello che per me ha valore e non do valore alle cose che per gli altri non hanno valore solo perché gli altri non gli dannovalore, non ci riesco. Quando scrivo poi, mi capita di comprendere quello che vivo. Mi è così forte la percezione delle cose che devo descriverlein qualche modo. Flavio Berti ha imparato già a memoria la mia macchiettina: "Una chiavetta", dalle 15 e 30 stava a guardare i suoi appunti e i titoli dei personaggi che imita, scritti a penna nella mano, animali, cose, persone. Un' ora prima che cominciasse lo spettacolo ho visto che andava avanti e indietro nei camerini, come a memorizzare, si guardava la mano, poi pensava, poi abbassava la testa, poi chiudeva gli occhi, poi allargava le braccia, poi tornava a riflettere. Allora gli ho chiesto: "Ma che stai ripassando?" e lui, con faccia sorridente e serena: "niente". (Piermacchié, lunedì 11 Ottobre 2015)

Nel mondo, fuori dal mondo Accarezzare la parete, sfiorando l' affresco fotografico con le immagini dei film di Totò, come cosa sacra, come a ringraziare colui che mi dà pace, che esiste, prima di andare a dormire. Cosa sacra, cosa di spirito, cose d' immaginazione, di affetto a mezzo del pensiero, tutto è pensiero.Quando sono uscito da casa sulla 'nfrascata un ragazzo scendeva conla ruota, è il primo che incontro che usa questo nuovo mezzo di commozione, penso che a lungo andare, più o meno tutti staremo a rota.Lo saluto col pollice a dimostrargli apprezzamento, quando rifarò i soldicredo ci prendermela anche io. Rientro nella fabbrica delle battute,continuo a studiare lo strumento, tanto il mio turno è tra una decina di ore.Mario Esposito vuole ascoltare ancora la canzone che ho scritto all' altro produttore, se la ride con Veronica, poi a fine serata da lui prendiamo solo e sempre allucchi e cazziate. Dopo che ho fatto quello che dovevo fare, io me ne sto nel mondo, fuori dal mondo. Non mi interessano le categorie, chi sta sopra, chi sta sotto, chi decide, chi esegue, laddove c' è un posto per la mia pazzia ci sto, e sono cosa assoluta, in strada, in TV, ovunque. A Francesco Olongrib oramai lo saluto cantandogli la sua adorata "Spritz". Gli 081 sperano che io li scriva nel mio libro, me lo dicono quando gli porto dell' acqua e stanno all' impiedi a letto: "lo scrivi nel diario che ci hai portato l' acqua?", forse per questo mi facevano domande, mi parlavano, per vedere se poi li scrivevo. Comunque Stefano mi dice sempre che ho la faccia di scemo, frase tratta da


una mia canzoncina e Carlo, dice che vengo dal Monte di Procida. Fuori al Tam il truccatore, che quando mi vede non mi saluta mai, manco se lo saluto io, è rimasto folgorato da me sopra al motorino. Mi si avvicina e guarda Macchiettino, me, il cilindro multimediale e il motorino e dice che sono fantastico, non può credere che io me ne vada a casa così, come anche la bella badante argentina, carnalona, amica di tutti, capisce che me ne fotto di tutti. Anna Brancati, che si è fatta un viaggio dalla Pugliaper venire qui stasera, salta sul mio motorino, sfoga la sua corsa sulle pietre sconnesse, poi cade a terra, era caduta già prima a terra, a piedi. Lei è comica e vorrebbe esserlo. Decide di andare al Robin Hood con me e Maria Strazzullo, fida compagna e l' amico avvocato. Prima dello spettacolo stava con un altro amico, Antonio di Natale, che lavora nel cinema a Roma. Così ritorno in quel localino dove venni chiamato a intrattenere il pubblico quella volta,c' era confusione, nessuno mi vedeva, stavo a piedi, il motorino dal meccanico ed Eli girava col suo motorino, mi cercava per darmi un passaggio, ma non lo sapevo. Borgo santa Lucia, sfreccio per casa,due scugnizzi sul motorino vogliono sapere dove vado e ricordo i ragazzi all' uscita di scuola del Pantano che al mio passaggio hanno esclamato: "oh! ma cheré chisto!" (Piermacchié, lunedì 12 Ottobre 2015)

A casa di nonna Carmela Nel camerino Flavio Berti è interessato al sapere di Critelli, così anche io butto l' orecchio, si parla di equivoco, paradosso,contrasto e giochi di parole. La base per fare comicità, non bastatenere la faccia, avere un repertorio di cose fatte ad intuito, come in tutte le arti anche la comicità deve tenere tecnica,dietro a una faccia già comica di per se. I maestri bisogna rubarliquando parlano, la scuola è l' esperienza di chi ha avuto esperienzae Critelli, come Riscetti li tengo ad analisi. Mormone mi spiegò solo uno schema dopo aver ascoltato le mie canzoncine, una grigliaper suscitare la risata. Era il contrasto, elogiare le fattezze dellamia ragazza brutta e chiatta per poi cambiare registro elencandonei pregi che mi convengono di lei. Lo stesso meccanismo valeper altri temi. Bisogna capire gli ingranaggi della risata, come quelli della musica servono a dare la sensazione che si vuole,come quelli della scrittura e di tutte le arti. L' improvvisazione poi,esiste quando si ha a disposizione un bagaglio di cose darivelare al momento, cose che possono essere riconvertitee riadattate. Se non si ha cose già fatte non si improvvisa niente. Quello che rende una cosa come improvvisata è l' immedesimazione nel fare l' interpretazione. Anche l' interpretazione deve essere studiata, ma la stessa può variare di colore e di sapore a seconda di quello che si vive al momento. Questo pensavo quando mi sono messo a provare allo specchio. La canzoncina "Laureato", l' ho divisa in parti e ad ogni parte ho affidato una giusta espressione al significato del testo. Poi ho provato senza specchio perché nella realizzazionedavanti ai miei occhi c' è il pubblico. Ma se ogni interpretazionecambia di colore a seconda del momento, allora cosa studio,su cosa mi sto esercitando? Così ho capito che il colore non va studiato, è l' unica cosa che ne viene al momento e non la diamo noi, ma quello che sta in noi, che non conosciamo, che sarebbe l' istinto. Quello che va studiato è il concetto, cosa fare negli spazidel testo, qual' è il senso da dare, il resto è stupore a noi stessi, quello che ne viene all' atto pratico. Flavio mi dà ragione, poi mi ribadisce quella cosa che oltre la faccia mi contraddistingue, quel sottile filo di malinconia che si avverte sotto la mia figura stramba


e divertente. Ciro il truccatore mi viene a chiamare, non era mai successo,da quando mi ha visto sul motorino per lui sono diventato una cosaseria. Mentre mi fa truccare mi fa domande, sfociamo nella filosofia, gli dico che per me un giorno è tutta la vita e tutta la vita è un giornoe via dicendo, fino a che mi scoccio e vado via.Raco mi guarda, in mezzo ai comici ma con la testa altrove sulle note soffiate di manviola e mi dice col suo sorriso stampatoche sono Il più stoico di tutti. Mi sono andato ad informare per capireil significato di stoico, pur sapendo che esistettero stoicie ho capito che Raco con una sola parola mi ha fatto capire che ha capito tutto di me. Alle prove sono sbucato dalle quinte in faccia al boss Enzo Iacchetti, il regista Colabona nell' orecchio gli diceva divertito: "questo è Piermacchié", come a mostrargli un personaggio che poteva interessargli. In registrazione sono entrato quasi con irruenza con la percussione che suonava al piede.Ho suonato l' introduzione accompagnandola col piede e con la faccia in quel sorriso che adesso mi contraddistingue.Marvin mi dice che somiglio a Mike Maiers in Austin Powers. Lo studio nei camerini è servito, ho interpretato il testo secondoil pensiero lasciando il colore a colorare da solo. Iacchetti Ride,ma c' è un' esplosione di fan, Emma Pomar, Carmen Giovannettone,Antonella e le amiche, amiche mie e di Fulvio, quelle che una voltami rapirono per andarsi a mangiare una schifezza di cornetto una sera.La mia famiglia era li, mancavano due fratelli, l' altro era nella canzone.Quando con Emma e mamma stavamo fuori ai gradini nobile, scende il produttore che divertito mi indica a qualcuno, gli avrà dettoche io giro per Napoli così, sul motorino elettrico. Eli e la sorella vanno via, Alessandro di mia sorella ci offre un gelato al bar riviera, la mamma mi mette una pastiera nel pentolino di Macchiettino, mamma mia invece cerca i giornali dal giornalaio per vedere se cisto, così conosco Enrico il giornalaio, amico di Siani, ma Enrico mi conosceva già. Papà mi fa le foto, poi porta al macchina e per quel tratto di strada insieme ricordo, torno al pensiero che si fa vero, di quando ero bambino.Eravamo a Napoli a casa di nonna Carmela, non avevo niente da fare,sul tavolo una rivista, la sfogliai mentre mamma e nonna parlavano,c' era anche il nonno e gli zii. Mi soffermai sulla foto di un bambinosopra una vespa giocattolo, elettrica. Allora chiesi a mia madre che se me l' avesse comprata ce ne saremmo potuti ritornare a casainsieme, loro in macchina ed io in vespa giocattolo. La cosa fece innervosire mia madre per la mia insistenza per una richiesta così assurda, ma io ero convinto che ciò si potesse realizzare e non capivo perché lei non capiva. Così questa sera ho capito, io, ritornato bambino, camminavo in strada col mio motorino elettrico e mamma, papà e tutti, divertiti mi vedevano dal finestrino, proprio come lo immaginai quella volta. Tornavamo a casa così, ma all' incrocio di Mergellina, loro proseguivano verso casa e il motorino mi portava a casa mia, a casa di nonna Carmela. (Piermacchié, martedì, 13 Ottobre 2015)

Un dogma Penso che chi segue un dogmanon segua se stesso (Piermacchié, 15 Ottobre 2015) ‘E fragole " 'E fragole" è un capolavoro, Piermacchié è fiero di essere amico di Ernesto a Foria


(Piermacchié, 15 Ottobre 2015)

Lavaggio del cervello La vita, la coscienza, il pensiero e l' essere,tutta una questione di lavaggio del cervello. (Piermacchié, 17 Ottobre 2015) La chiusa comica Mormone cerca di insegnarmi a capire la costruzione e laforma della mia canzone "Laureato". Così, per farmi capirecome deve funzionare una mia canzone prende ad esempiouna mia canzone.Manca la chiusa comica in "Call center", che ha molto divertito lui e Caiazzo, finisce simpatica ma all' aperto, non si chiude.Comincio a capire i meccanismi della fabbrica della risata,c' è la preparazione e la risoluzione, l' andare dritto e risolveredopo una pausa, c' è il tormentone, l' asciugare, il ritmo, la credibilità e la chiusa, ed altre parole che stanno sempre a dire. In sala Cinzia Schiano ride quando canto, la mamma di Siani che questa estate è stata premiata con me al premioBonsuaré. Mentre facevamo lo spettacolo andava in onda la prima puntata in Tv. Gennaro, il cameriere di Antonio e Antonio stappa bottiglie di spumante per noi, per festeggiare l' evento, a Napoli siamo così. A casa metto le mani sulpiano, invento una melodia per il video che ho fatto conBerti, muto e in bianco e nero. (Piermacchié, 18 Ottobre 2015)

Per indagare ragioni comiche Lei mi fa un dolce risveglio, cornetti, caffè, pranzetto, nera vestitae profumata, capelli tirati, la coda. Allora penso al pezzo da faree mi viene da prepararlo con la suoneria del nokia, quella che sta in testa a tutti, me la studio e vado via mentre schizzichea.Al Tam la mia macchietta "Coll center" me la faccio miglioraredai colleghi, per indagare le ragioni comiche dalla loro esperienza.Marco Lanzuise mi consiglia di aggiungere: "sto dormendo" e "non c' è nessuno", quando dico che non mi interessa.Flavio Berti mi consiglia ti togliere i testimoni di geova che bussanoalla porta perché si potrebbero impressionare, Marco Critellimi consiglia di sostituirli con: "salve, volete risparmiare sulla bolletta?"e poi anche di mettere l' archetto a modi coltello quando dico: "Acceriteme", chiusa di Mormone. Edoardo Guadagno mi consigliami chiudere l' "acceriteve" con la musica, ma non potendo io suonarecon l' archetto che mi fa da coltello penso di usare la percussione al piede, a lui piace, dice che va bene, anche per me.Così studio 8 ore prima di entrare in scena. Tutto quello che mi hanno detto lo faccio mio, diventa cosa mia per come sono io.Dopo essere stato microfonato, se lo uso come coltello per dare l' immagine, mi accorgo che l' archetto può essere usato anche come telefono, quindi ristudio tutto da capo pochi minuti prima di andare in scena. Sul palco le telecamere puntate, Nunzio Giglio e la ragazza in sala, Mariano Guida e Rosanna, Cardamone, Checco Lecco, Lello Arena, il produttore di Made in sud ed altri addetti in mezzo al pubblico. Eseguo tutto come studiato, sbaglio solo dicendo: "volete risparmiare la bolletta?" e poi l' unghia non mi ha preso una nota del nokia. Già dall' esposizione il pubblico rideva, fino alla fine. Angelo Venezia mi viene a dire che ho avuto un doppio applauso spontaneo. Io sono un


animale quando decido di fare una cosa, faccio una lunga preparazione su quello che devo andare ad eseguire solo se ne ho ricavato il senso, la mia visione, fino a toccarne il mio limite. Se non avverto la presenza del limite non posso ritenermi soddisfatto, il limite si avverte quando si arriva con le ultime forze al massimo dell' impegno. "Chest' è fatica!", dice chi fa un lavoro duro, mostrando i calli alle mani. A Totò dei quattro gusti piace molto il video sulla felicità che ho fatto ieri con Berti, dice che sono riuscito ad esprimere un concetto con niente, con la difficile semplicità. Si discuteva della nuova comicità rispetto a quella di una ventina di anni fa, Raco dice che il comico di una volta dava un senso sociale, adesso facciamo solo sorridere, Mario Esposito dice che le chiuse comiche sonovenute in soccorso perché non c' è tempo, e bisogna definire con forza quindi il poco tempo a disposizione. Ho la sensazione che molti comici copiano, pure senza pudore, fanno loro una cosa vista fare ad altri dal web, dalla tv, così,per avere lavoro. Io la comicità non l' ho scelta perché doveva essere un lavoro, l' ho intrapresa perché me la sono ritrovata durante i viaggidi dentro, dopo è diventata lavoro, come anche il mandolino, quando mi accorsi che mi dava sollievo a dispetto del violino che mi faceva triste e mi mandava sulla cattiva strada. Ecco poi perché molti non riescono a capire com' è che funziono se sono fesso al vedered' impatto. Quello che si è funziona, quello che non si è si può fare, ma non vibrerà mai del vero. (Piermacchié, 19 Ottobre 2015)

Per indagare ragioni comiche Lei mi fa un dolce risveglio, cornetti, caffè, pranzetto, nera vestitae profumata, capelli tirati, la coda. Allora penso al pezzo da faree mi viene da prepararlo con la suoneria del nokia, quella che sta in testa a tutti, me la studio e vado via mentre schizzichea.Al Tam la mia macchietta "Coll center" me la faccio miglioraredai colleghi, per indagare le ragioni comiche dalla loro esperienza.Marco Lanzuise mi consiglia di aggiungere: "sto dormendo" e "non c' è nessuno", quando dico che non mi interessa.Flavio Berti mi consiglia ti togliere i testimoni di geova che bussanoalla porta perché si potrebbero impressionare, Marco Critellimi consiglia di sostituirli con: "salve, volete risparmiare sulla bolletta?"e poi anche di mettere l' archetto a modi coltello quando dico: "Acceriteme", chiusa di Mormone. Edoardo Guadagno mi consigliami chiudere l' "acceriteve" con la musica, ma non potendo io suonarecon l' archetto che mi fa da coltello penso di usare la percussione al piede, a lui piace, dice che va bene, anche per me.Così studio 8 ore prima di entrare in scena. Tutto quello che mi hanno detto lo faccio mio, diventa cosa mia per come sono io.Dopo essere stato microfonato, se lo uso come coltello per dare l' immagine, mi accorgo che l' archetto può essere usato anche come telefono, quindi ristudio tutto da capo pochi minuti prima di andare in scena. Sul palco le telecamere puntate, Nunzio Giglio e la ragazza in sala, Mariano Guida e Rosanna, Cardamone, Checco Lecco, Lello Arena, il produttore di Made in sud ed altri addetti in mezzo al pubblico. Eseguo tutto come studiato, sbaglio solo dicendo: "volete risparmiare la bolletta?" e poi l' unghia non mi ha preso una nota del nokia. Già dall' esposizione il pubblico rideva, fino alla fine. Angelo Venezia mi viene a dire che ho avuto un doppio applauso spontaneo. Io sono un animale quando decido di fare una cosa, faccio una lunga preparazione su quello che devo andare ad eseguire solo se ne ho ricavato il senso, la mia visione, fino a toccarne il mio limite. Se non avverto la presenza del limite non posso ritenermi soddisfatto, il limite si avverte quando si arriva con le ultime forze al massimo dell' impegno. "Chest' è fatica!", dice chi fa un lavoro duro, mostrando i calli alle mani. A Totò dei quattro gusti


piace molto il video sulla felicità che ho fatto ieri con Berti, dice che sono riuscito ad esprimere un concetto con niente, con la difficile semplicità. Si discuteva della nuova comicità rispetto a quella di una ventina di anni fa, Raco dice che il comico di una volta dava un senso sociale, adesso facciamo solo sorridere, Mario Esposito dice che le chiuse comiche sonovenute in soccorso perché non c' è tempo, e bisogna definire con forza quindi il poco tempo a disposizione. Ho la sensazione che molti comici copiano, pure senza pudore, fanno loro una cosa vista fare ad altri dal web, dalla tv, così,per avere lavoro. Io la comicità non l' ho scelta perché doveva essere un lavoro, l' ho intrapresa perché me la sono ritrovata durante i viaggidi dentro, dopo è diventata lavoro, come anche il mandolino, quando mi accorsi che mi dava sollievo a dispetto del violino che mi faceva triste e mi mandava sulla cattiva strada. Ecco poi perché molti non riescono a capire com' è che funziono se sono fesso al vedered' impatto. Quello che si è funziona, quello che non si è si può fare, ma non vibrerà mai del vero. (Piermacchié, 19 Ottobre 2015)

Spaccare le catene Piove, ho una sacchetta addosso per ripararmi e una visiera per il cilindro, mi bagno comunque le gambe e il culo, penso allorache dovrò costruirmi una copertura al motorino.Fischetti non ci può pensare al fatto che mi fanno fare pochi secondi, per lui è ignobile. Non mi chiamano alla prova tecnica, esco sul palcoper capire se mi hanno tagliato, così almeno me ne vado a casae invece mi sono trovato il Mago Forest che mi dà la mano e mi diceche mi ha visto nella prima puntata, voleva sapere cosa dicevo sulle note della quinta di Beethoven. Mino mi dice che ieri alla prova generale,invece di fare solo la chiusa ho cambiato tutto il pezzo. Infatti, preso dalla perfezione mi sono lasciato andare alla mia solita libertà, pensandoche fosse cosa buona. Così Volonté dice ad Angelo che magari potrebbe farmi da autore ed Angelo mi sminuisce come fossi niente dicendoche casomai me li scrive lui i testi delle canzoni. Sarò pure solo bello a vedere come dice Ceruti, ma non mi faccio toccare il pensiero, che mi vive in faccia. Accetto sempre i consigli, accetto di cambiare qualche parola, di costruire chiuse a pezzi sospesi, ma sono cantautoremacchiettista e non mi faccio sostituire l' essere per diventare il vuoto e l' apparenza. Dopo mangiato Riscetti offre il caffé a me, a Cerutie a Caiazzo.La quarta puntata è andata, Forest pareva si divertisse alla mia figura, canto "Call center", stanco al punto giusto per fregarmene di tutti e dire la mia, unica vendetta allo stress dello spettacolo, tra sentire e capire,tra gli scontri della ragione di chi presume di sapere, di chi sa, di chidecide, di chi se ne frega, di chi non parla più. Allora l' unica soluzione,l' unica salvezza non è l' entrare in scena, ma esibirsi al meglio,solo così si posso spaccare le catene. Prima che iniziasse lo spettacolo mi sono riposato per alcuni secondi negli occhi buoni e caldi della badante dentro a un sorriso, per cominciare ad attendere il mio divertimento sul palco. Ho trovato un bel posto sugli scalini all' entrata della cucina, dove stala costumista Anna Zuccarini che ripete a tutti con ferma decisioneche io sono una nuova maschera napoletana. Per lei e le sarte suono qualcosina per allietarle. Luisa, con l' ago e cotone mi guarda con occhi lucidi, non ci può credere che io lavori per strada con tutto quello che faccio, dice che non è possibile, uno come me chissà dove dovrebbe stare adesso, in quali situazioni importanti. Mi ascolta suonare lo strumento che mi sono costruito e si sta incantata, poi vede Macchiettino e non capisce più niente, si amareggia per me, una triste ingiustizia vibra nei suoi occhi di bene.


(Piermacchié, 20 Ottobre 2015)

Protegge i miei sentimenti "Non sto scendendo a faticare perché mi sfastereo sempre, poi ho trovato 20 euro nel borsello, quindi ce la faccio ancora a campare. Con questo tempo vorrei andare sotto la galleria ma ci stanno quei tubi innocenti, che schifo, posso mai suonare tra i tubi innocenti? sono arruginiti".Nunzio ride, gli piace il mio modo di vivere, lui è un dipendentedella fabbrica di Pomigliano, pensa che il lavoro indipendentenon esiste. Lo credo anche io, se stessi sopra un' isola desertadipenderei dalla natura e dagli animali per mangiare, dallecaverne più accoglienti e dovrei fare a botte con chi vuolevivere al posto mio, quindi per il momento penso di continuarea stare in questa società, anche perché barboni e indigenisi nasce ed è più difficile diventarci. Così dipendo dalla gente che mi lancia gli spiccioli, ma dipendo quando voglio io.Ieri più gente rideva di me, mi sfotteva con cattiveria, forse per come mi vesto, per come sono fatto, non lo so, invece quando sto nei miei panni, col frac e cilindro, ridono, ma non per burlarmi, si divertono con simpatia e adesso, dopo tre anni mi apprezzano pure.La maschera di Piermacchié protegge i miei sentimenti, protegge Piermacchié stesso. Ero con Eli che mi ha portato a fare delle commissioni e mi parevo strano comequando ero ragazzo, mi sentivo gli occhi addosso di chi ti osservae pensa: "ma chi è 'stu strunzo?". Non riesco ad essere come gli altri, ci vivo male e mi sento a disagio, non mi sono mai voluto uniformare a quella che hanno stabilito essere la norma, perché avrei pensato più agli altri che a me. Nella norma giacciono anche i barboni, la massa li identifica nella loro categoria di morti di fame e non ci fanno caso a come vanno vestiti, se sono sporchi, se dormono e pisciano per strada, ma a me ci fanno caso ed anche se dico che me ne frego, prima o poi cedo e devo chiudermi in casa o uscire da Piermacchié. Mi scrive Adriano Mottola: "Hai reso con la più grande semplicità la grandezza dei maestri del passato che ti porta ad essere qualcosa di unico adesso e ti farà vibrare ancora di più nel futuro! Sei un'opera d'arte vivente, ma questo probabilmente te lo hanno già detto!" Mi dice Roberto Nucci: "Bravissimo guagliò la tua arte è originale e sincera"Finalmente siamo arrivati in un' epoca in cui la macchina da presace l' abbiamo in tasca. Non abbiamo neanche più il problema di quei pochi secondi di pellicola a disposizione e non c' è bisogno di nessuno che azioni la manovella. Così posso finalmente iniziare a girare i miei film. (Piermacchié, 22 Ottobre 2015)

Lo schema sta già nel pensiero Peppino De Filippo mi fa abbassare la testa e con dell' acqua mi battezza.Mi fa leggere scritti segreti, ridiamo di battute dei film, parliamo di Totò,Mi trovo a casa sua, lui mi parla come se stesse per morire, io ascolto i suoi consigli di comicità. Sarà stata la mia mente che nel sonno ha giocato coi cimeli di scena del san Ferdinando, quando tre giorni fa Eli mi ha portato a vedere il concerto di Stefano Gargiulo con l' orchestra di Keith, in


cui tempo fa violavo la viola mentre mi trasformavo in comico. Stefano ha dimostrato che a volta, se si ha qualcosa da dire, ci si può trovare, anche per un solo istante, al di sopra di chi ha studiato una vita intera per dire senza sapere che dire. Ieri ho provato "Curnuto" al Tam, è andata benissimo nonostante la poca gente in sala, tranne però il finale che Mino mi ha fatto cambiare per sperimentare l' effetto psicologico del numero 3. "Che peso alla testa che ho", prima di esclamare "curnuto", ripetuto per tre volte per creare un' aspettativa, ma non ha funzionato, si è creato un ponte sospeso laddove c' era il culmine, ma a me ha sempre funzionato diritta, così come l' ho scritta. Mino capisce che questa volta, invece di farmi migliorare con una chiusa, mi rovina la chiusa che già c' è, allora acconsente a lasciarmela così com' era. Io credo che una mia canzone se nasce tonda non può morire quadrata, lo schema che ne deriva dalla volontà d' espressione è proprio di quella espressione. Quando scrivo sono cosciente di quello che voglio e l' aggiunta di pezzi tecnici per aumentare le prestazioni comiche ne risulta forzato e superficiale. Lo schema sta già nel pensiero, basta solo capire per chi si scrive, per quale pubblico, per quale luogo.Così mi trovo a inventare canzoncine da cantare in televisione e scoproche la forma di queste non è la forma canzone. Per come è concepita la trasmissione e per come oggi funzionano le canzoncine in tv, non posso usare la forma classica A B A, di 3 o 5 minuti, ma conviene usare A B, in 40 secondi, un minuto. Non solo, ma in questo tempo c' è bisogno di minimo 3 punti comici comprensivi di introduzione, svolgimento e chiusa. Il tutto reso ad arte con precisa attenzione alla mimica e ai movimenti del corpo che dicono altre parole oltre le parole e vanno cesellati assieme. Nei camerini accendo una riflessione con Berti, che si fa fuoco in una discussione con gli altri, sulla' idea del pensiero universale riguardo il dio, gli dei, un' anima, il peso dell' anima dopo la morte e le credenze a cui crediamo, vogliamo credere, crediamo di credere, dentro ad una confusione totale che non ha mai avuto fine. (Piermacchié, 24 Ottobre 2015)

Un nostalgico della bellezza Un giorno si capirà che facevo ridereperché ero un nostalgico della bellezza (Piermacchié, 26 Ottobre 2015) Il profumo della verità Non evito quello che sono, quando sento di esserlo, li c' è il profumo della verità (Piermacchié, 26 Ottobre 2015)

Se molto, oppure un poco fanno ridere Sto imparando che puoi anche essere interessante, originale, unico e spettacolare, ma se non sei il figlio di qualcuno importante o raccomandato da qualcuno influente, verrai subdolamente denigrato, sminuito, preso in giro da chi ti usa, messo sempre in disparte per lasciare il posto agli altri che, buoni o cattivi sono comunque quelli ammanigliati. Noto l' imbarazzo di queste persone che non riescono a mascherare appieno il favorevole


giudizio che gli scappa davanti agli altri e convertono l' esaltazione della cosa buonadel povero cristo, in cosa naturale e incosciente, non potendo esprimere troppa compiacenza nel rispetto degli altri. Spesso fanno risate sfiatate con pernacchie, venutefuori dalla verità e stroncate dalla paura di appariretroppo meritocratici, si guardano in faccia coi similie sorridono le risate con ironia. Questi poi fanno pesare le cose, complicando la vita al figlio di nessuno con distacco, confusione e menefreghismo, mentre agli altri somministrano segreti, attenzioni e preoccupazioni di ogni tipo per aiutarli al meglio nelle buone o cattive qualità e ridono forte, se molto,oppure un poco fanno ridere.Succede poi che qualcuno da fuori li apprezza e vorrebbe dargli quello che realmente meritano ma questi, che sminuiscono, non glielo lasciano fare.Molte volte nella mia vita ho assistito a questo classismoche da un lato mi emarginava ma dall' altro mi portava a studiare e a migliorare fino al punto in cui quelli che miusavano mi risultavano superficiali, vuoti e superati.Così, stanco e senza motivazioni andavo via, a cercare altre fonti da cui apprendere. (Piermacchié, 28 Ottobre 2015)

Raccomandato Voglio essere raccomandato dal popolo (Piermacchié, 30 Ottobre 2015)

Gli scontri della ragione Finalmente sto imparando a non pregare e a non attribuirea potenze celesti le cose buone e le cattive che mi succedono.Sono vivo e questo mi stupisce, sono felice di esserlo e nonmi mortifico perché dicono che facciamo schifo e siamo peccatori,perché gli altri soffrono e quindi sono più avvantaggiati di me per l' altra vita e allora devo soffrire pure io per paura che se non soffronon mi salvo. Come se questa vita fosse un gioco, una sfidaalla conquista della vera vita attraverso una vita reale che non è vera.Troppa confusione, troppe parole, troppe convinzioni a convincere,troppe verità sopra il mistero, troppi esseri viventi cresciuti collavaggio del cervello per lavare il cervello agli altri che laveranno altri cervelli. Non mi interessa se questi altri siano fessi o no, ma iomi sento fesso ogni volta che provo a farmi incantare. Se facessi un figlio non gli racconterei per certezza quello che io spero sia una certezza, la vita già è difficile e gli congelerei una parte di naturali e possibili ragionamenti che probabilmente non si scongelerebbero manco in vecchiaia. Gli direi la verità, che la vita è un mistero e che l' uomo è solo e spera in qualcuno che abbia inventato il mondo, che lo salvi quando muore, perchésiamo attaccati alla vita e non vogliamo morire.Gioirei per le sue fantasie e lo aiuterei a leggere se stesso,a scoprire le sue verità, a inseguire la propria ed unica gioia.Così nel rispetto della vita, rispetto me stesso e con me stesso non posso essere falso. Triste sentirmi solo, ma triste è anche l' idea, la perenne immaginazione e le paranoie che mi faccio per credere nell' altra vita alla ricerca di risposte. Pare che siamo nati per decifrare dei segni, ma io non li vedo e non me li invento perché ho paura, aspetto che questo dio mi sia di faccia per vedere che dice,così lo giudicherò io e gli farò tante cazziate per averci creato un cervelloinutile, sempre se non mi torturerà l' anima, sempre se esista un' anima, ma


tanto lui per me non esiste.Ma i bambini e i pazzi poi, dove andranno a finire? gli inconsapevoli e quelli che non usano il cervello come tutte le persone normali allora, come fanno a salvarsi la vita? Si salva la vita solo chi ha una mente buona? e chi ci dice che la nostra mente è buona? e se la mente della media è buona, allora non è meglio essere pazzi? Così ho fatto i miei esperimenti, come quando sceglievo di stare dalla parte del soprannaturale e mi sentivo leggere il pensiero,qualcuno violava la mia privacy, avevo le telecamere dell' universopuntate su di me e cominciai a recitare. Non ero più il bambino spensierato e felice, non ero più me stesso, perché dovevo interpretare un ruolo per il grande giudice.Allora, con l' idea che non ero niente e non potevo avere giudizi, accadeva che mi sentivo bene, mi sentivo nello spirito divino, dicevo che sentivo dio quando facevo qualcosa e tutto attribuivo a lui. Poi mi sono esercitato a vivere senza dio, così non attribuivo più nulla a lui, ma a me e al caso. Successe che mi sentivo ancora meglio, il pensiero era leggero e sereno. Capii cos' era la suggestione e scoprii di avere una parte di cervello che non avevo mai utilizzato. Quello che pensavo quando stavo dalla parte del soprannaturale non era farina del mio sacco e non avevo mai pensato niente di mio e mi accorsi della superstizione. Dopo una vita intera ho capito di essere un essere vivente, come gli animali, gli insetti, le piante e faccio parte della vita al di la di quello che penso. Ho capito che la perversione sta nell' ostacolare la propria natura, i propri desideri, le proprie volontà per seguire le certezze di altri. Ho indovinato che sulle paure, sui desideri di immortalità, sul sentimentodell' amore si possono costruire le storie di maggior successo.Così, come io ho le mie ragioni, tutti al mondo hanno ragione. Al di la se la ragione è vera o condizionata, nel momento in cui la si crede, esiste, perché esiste a se stessi. Non ha ragione invece chi impone la propria ragione e chi per la propria ragione invade con la violenza le ragioni degli altri. Così esistono gli scontri della ragione, le cattiverie, le guerre, ma fanno parte anche loro della natura delle cose, non c' è luce senza buio, non c' è bene senza male.Quando però dalla vita se ne va qualcuno che amo, mi fa piaceresaperlo esistere da qualche altra parte, sarà perché non mi potrò mai lavare del tutto del lavaggio del cervello, sarà perché è cosa innata.Non mi rimane che accettare gli eventi al di sopra di me e lasciare almeno un pensiero a chi vive per dire che ho vissuto, prima di sparire anch' io. (Piermacchié, 30 Ottobre 2015)

Si lascia trasportare dai desideri A striscia la notizia non mi hanno fatto sapere più niente, così non rischierò le mazzate in borghese con le telecamere nascoste. Le interviste da Piermacchié però funzionerebbero, ma forse è un' altra storia. Ivan Fedele dice: "Come si fa a non adorare la poeticità di questo personaggio? Sembra uscito da un libro di Italo Calvino. W Pier Macchié". Giuseppe Giglio dice: "Ci sono artisti che li vedi una volta sola e già ti stufano....e poi c'è Pier Macchié".Scrivere fa bene, quello che penso smette di stare alla mente per lasciare il posto ad altro e si sta nel libro di Piermacchié, del quale io sono responsabile, della sua vita e delle sue opere. Questo personaggio di Napoli della prima metà del 2000 potrebbe entrare nella storia ed io sono orgoglioso ed onorato di farlo esistere. A volte penso al perché proprio io devo stargli dietro, per qualesegreto motivo sono stato scelto e la domanda non mi dà risposte, però mi fa felice. Immaginare che anche lui potrebbe diventare una maschera non mi fa dormire la notte, mentre lui dorme e se ne frega di


tutto e di tutti e pensa solo a stare bene con se stesso. Osservo i suoi ragionamenti, le cose che fa, a volte mi parescemo, altre volte non sembra lui, se ne sta sempre in casa perché dice che deve cercare le idee, si dimentica pure di mangiare e se non ha niente da mangiare non mangia, se non fosse per lo stomaco, che lo tira in cucinaa scarfarsi l' ultima fetta di pane duro.Dorme troppo, è pigro e non vuole lavorare e mi fa strano come faccia a campare senza spendere un soldo. Come un bambino gioca con quello che trova, colla, ferro, poliuretano, carta e sta sempre a pensare a cose da sperimentare e da migliorare, poi all' improvviso scrive le canzoncine, perché ha sentito una parola, perché forse ha visto qualcosa dal computer. Se non fosse per il suo maestro che gli ricorda di studiare lui non aprirebbe libro, poi c' è Umberto 'a capocchia, il fonico del san Carlo che lo chiama sempre al telefono per fargli ascoltare come sta andando la lavorazione del CD. Spesso viene l' amica Eli, ma io me ne vado e li lascio soli, però quando torno vedo la casa più ordinata e sento un diverso odore di cucinato. I genitori poi, lo danno per disperso, se non fossi io che ogni tanto li vado a trovare lui non uscirebbe mai dalla tana, specialmente adesso che sta per entrare l' inverno e lui già pensa a godersi il letargo. Solo io vivo con Piermacchié e nessuno meglio di me può conoscerlo, anche se spesso non lo capisco, ma non lo capisco meglio degli altri,che sarebbe: come non lo capisco io, non lo capisce nessuno.Qualche volta litighiamo, ma solo perché è stanco, infatti se sta nervoso è irascibile e intrattabile con chiunque gli stia vicino, io, che gli sto vicino,subisco le sue incazzature, ma so che è pure il caffè, se ne prende un bicchiere dalla mattina per tutto il giorno. Lui vuole vivere da solo,non pensa a una femmina con se, pensa che tiene già me tra i piedie a volte mi vorrebbe pure cacciare fuori, anche quando non lo viene a trovare nessuna. La sua giornata non è mai regolare, in realtà lui non sa mai cosa fare, si lascia trasportare dai desideri. Io uno così non l' avevo mai visto, che fa le cose solo se gli passano per la mente. Quando si sveglia, se gli capita di vedere lo strumento può immaginare di suonarlo e se il pensiero lo rende felice, si alza e lo suona. Se invece gli viene di pensare a studiare qualcosa, lo fa, poi smette per fare altro in modo da riposare la mente e ritornare a studiare, perché lui non vuole soffrire, vuole fare ed apprendere in continuo piacere.Io divento matto con lui, spesso le sue giornate passano veloci perché fa di tutto, alternando tutto, poi non si accorge che fuori piove o se c' è il sole. Devo ricordargli le bollette da pagare e devo pregarloogni giorno di uscire a fare qualche spicciolo perché sono finiti i soldi,ma lui rimane sempre a casa con la scusa che fuori piove e fa freddo, addirittura dice che deve memorizzare meglio le ultime cose altrimentisi annoia ad esibirsi sempre con lo stesso repertorio di 144 canzoni e le circa 40 musiche strumentali. Forse hanno scelto me per lui, perchéci ho la pazienza, lo assecondo e lo faccio stare bene. (Piermacchié, 31 Ottobre 2015) L' importanza dell' anima Penso di fare un buco sul piano armonico della manviola per facilitareuna buona volta il posizionamento dell' anima, quel bastoncino di abeteche collega le due tavole. Così mi accorgo che quel giorno, io, Riccio e Ferdi, tre strunze. L' anima non si incastrava bene perché troppo lunga. Allora oggi l' ho assottigliata alle estremità e come per magia, con un semplice cacciavite l' ho inserita fin sotto al ponte, senza fare il buco. Le note del lupo sono completamente sparite, ricordo Arcangelo Caso che mi fu il primo a capire che le mie false vibrazioni potevano venirne da uno strumento privo di anima.Adesso il suono non si inceppa e ne viene di velluto. Esco di casa e guardo il cielo bianco, domando al figlio di Angela di rimpetto, se viene a piovere. Mi risponde di no, allora mi faccio


coraggio ed esco. Ritorno in galleria, laddove sfoderai il violino la prima volta dopo aver fatto i ritratti, con Ciro Maraniello che mi faceva da manager, mi comprava i fogli, mi portava la sedia e poi dividevamo. Mi metto sotto ai tubi innocenti e comincio a divertirmi, senza amplificazione,con Macchiettino al pentolino che attira l' attenzione e qualche spicciolino. Un ragazzo mi chiede che strumento è, gli rispondo che è una manvioladi mia costruzione. La sua faccia è stranita come a stare nervoso con me perché pensa che l' ho preso in giro. Me ne vado a via Chiaia, fuori al Metropolitan, ricomincio, felice di suonare con l' anima al sposto suo e con Macchiettino appoggiato al motorino, che va molto meglio e non cade. Passa Consuelo, sbalordisce ancora, stavolta perché vede il piccoletto. Mi ammira e mi apprezza sempre, mi dice che devo provare tutte le strade e mi ripete che diventerò importante. Mentre va via dice: "vola Piermacchié, vola!" Passa Vincenzo Manganaro e la mamma, Vincenzo salta dalla gioia, canta con me i miei insuccessi e mi fa da buona spalla, ma non si capisce se lo fa a posta o per caso, intanto quel giovanottone grosso come un armadio, com' è che è l' unico a conoscere le sue canzoni? L' orario del mio cellulare è sbagliato allora corro al Tam, anche se non c' è da correre, non devo fare altro che cantare una nuova canzoncina. Faccio 15 euro e non trovo più 5 euro, dico ai colleghi: "mannaggia ho perso 5 euro!" e yubrich risponde, assieme agli altri: "e noi ci siamo persi un' occasione". In effetti nell' aria c' è una certa sconfitta, la trasmissione televisiva pare abbia fallito. Mi ero lasciato andarequella sera, come se sentissi che quei video che avevo registrato col cellulare in quei giorni, potessero bastare a lasciare una traccia di delicatezza oltre il chiasso di quella enorme macchina dello spettacolo, e ne feci un video lieto e triste, un commiato. Saluto Riscetti, ha perso il padre sabato scorso all' improvviso, anche lui, come qualche mese fa il mio amico Bic, che ho sognato stanotte.Critelli presenta la serata, dice che gli piace la mia canzoncina: "Separata".C' è Pasquale Palma, gli presento Macchiettino e lui, con stupore mi dice che non ha ancora capito se io sono un fesso oppure un genio.Con Feliciana e Berti parliamo del fatto che ognuno di noi deve avere la sua individualità e che gli ambienti teatrali servono solo a metterla in praticama non a crearla. Come in amore, dico io, che non si può amare se non si ama prima se stessi, che non si può fare del bene se prima non si sta bene da soli, ecco che poi ci si appoggia agli altri e si pretende pure da loro quello che dovremmo pretendere solo da noi. Poi del fatto che non hanno senso i rimorsi se il pensiero ha fatto le sue scelte a suo tempo, così finiamo a dire che siamo fatti di vibrazioni, per le cose che ci accadono senza spiegazione, un sogno premonitore, un pensiero che si fa vero. Mi piace pensare alle vibrazioni, ci potrei credere a questo mistero perché è più scientifico di una religione. Flavio sbarra gli occhi quando racconto il fatto che sognai la figlia di Totò che mi parlava al telefono e che al mattino tutto si realizzò. Al telefono mi ritrovai smarrito e dissi a Liliana De Curtis che qualche ora fa mi ero sognato di stare a telefono con lei e mi rispose: "Papà fa queste cose". Io non posso credere se non vedo e ho capito che il sentire può essere suggestione, ma ancora non mi spiego questo evento, se ero fesso io o lei, se realmente il sogno ed il pensiero legano la realtà, come quando avvertiamo le sensazioni che diciamo "a pelle", sono vere, stanno li, ma non le vediamo. La vibrazione allora dovrebbe essere l' anima, che mette in comunicazione il piano della vita col piano della morte. (Piermacchié, sabato 31 Ottobre 2015)

I santi


Mi accorgo che su questa terra si festeggiano certe persone che sono morte e le chiamano santi. Come è vario il mondo e quante idee diverse, quante invenzioni, quante tradizioni e fantasie, quanti valori che valgono a chi gli dà valore, quanti colori e paure, quanta voglia di vivere, quanta voglia di credere. (Piermacchié, 1 Novembre 2015)

Le mie verità Essere felici per quello che si è costruito con le proprie forze,essere felici con quello che ci fa stare bene, senza fantasticareambizioni di benessere apparente, come una certa ricchezza,per raggiungere una diversa considerazione. La felicità è relativa,si può essere infelici avendo tutto, si può essere felici anche senza avere nulla, come quei bambini dell' altro mondo che sorridono di gioia. A questo penso stasera, quando al Tam divento triste e vado via.Sotto le torrette del castello con Macchiettino che non cadepiù, nonostante il venticello. L' ho legato al motorino con la catena al collo come un cane. Adesso si, che siamo una coppia affiatata, mi sfogo su di lui, lo chiamo piscione e la gente ride. Credo che dalla strada potrei ricevere le mie buone occasioni, nel momento in cui qualcuno importante che capisce,mi osserva e mi lancia. Adriano Mottola mi ha chiamatomentre mi andavo a parcheggiare, guidava la macchina di bicicletta con la famiglia. Orgoglioso di me ha gridatoa Napoli che sono una cosa importante per la città.Gli astanti poi mi hanno chiesto il numero, era un gruppodi interessati che allo spot di Adriano mi hanno dato veloceimportanza. Mi vuole portare con lui a Berlino, di questi tempi la cosa non sarebbe male. Lo conobbi la prima volta nella telecameradi Pierangelo, mentre riprendeva Novecento napoletano di Bruno Garofalo, Renato cantava una suggestiva " 'O surdato 'nnammurato", così l' abbiamo accennata insieme e mai avrei immaginato questa scena, collegata a quel tempo del 2008. C' è Renato che dà i volantini per il ristorante, mi ha ingaggiato per una serata ai Miracoli,dove sta lui. Anche Albertone, è passato due volte, la secondavolta mi ha chiesto il numero con ferma decisione, per andarea cantare a Cercola, mi ha spiegato che non ci vuole niente ad arrivarci, io gli ho detto che allora vedrò di venire col motorino e chi cercola trova. Mentre suonavo riflettevo sul fatto che più suono e più mi nutro, è un' esigenzache sta dentro a una tristezza, specialmente per chi mi vede con gli occhi della miseria. Di sicuro il lavoro in strada è la cosapiù sicura che ho e in città mi stanno conoscendo sempre piùpersone. Addirittura mi ha detto Umberto che ieri sotto la galleria mi ha visto mezzo san Carlo, mi conoscevano già,stavano provando la Traviata e hanno detto di essere statiaffascinati da come suono quello strumento strano, la mia manviola. La canzone: "Tutti in politica" che volevoprovare a teatro con diversa chiusa l' ho provata stasera in stradae ha funzionato molto. Mi accorgo che la scuola del Tam mi staservendo, mi sento migliorato parecchio da due anni e mezzo,comincio a capire le ragioni della comicità studiata a tavolinoe non mi resta che rubare, finché mi sarà consentito, levandovia quella tristezza.Così il mio diario pare che sia pericoloso, le mie verità passanoattraverso i nomi che incontro, che vivono nella ragione del mio passaggio. A volte mi pare di avvertire la pauradegli altri, che temono di finire nei miei scritti la sera, e altre volte intuisco la volontà di alcuni che invecenelle mie pagine un giorno vorranno leggersi.Mentre entro nel vico c' è Mario Sarrubbi, il mio unico ed ultimoallievo di mandolino, primo fan e primo conoscitore di Piermacchié.Arrivato al cancello di casa passa un uomo dello sri lanka,mentre cerco le


chiavi mi chiede come è andata, se ho fatto50 euro. Gli rispondo che ho fatto 20 euro e lui: "un' altra volta?",ed io: "ma perché già te lo dissi?". Se ne va dispiaciuto per me, dopo che si è fatto i conti nella mia sacca. (Piermacchié, 1 Novembre 2015)

E’ nata Macchiettina Macchiettino mi ha chiesto di comprargli gli occhiali nuovi, come i miei, gli ho detto che dipende da lui. Poco fa è nata sua sorella, adesso sta con lei, sembra felice, anche se non prova emozioni, pare che stiano bene insieme. Anche la piccola non ha coscienza del mondo, non vede il male e neppure il bene, le piace solo fotografarsi la faccia col cellulare. (Piermacchié, 3 Novembre 2015)

Sulle paure Sulle paure si può costruire di tutto (Piermacchié, 4 Novembre 2015)

La vostra cultura Mi giudicate perché non credo se non vedoe intanto continuate a vedere e a voler credere solo alla vostra cultura (Piermacchié, 5 Novembre 2015)

Il pianoforte alla stazione Distruggeranno anche questo, Napoli è abitata da tante persone per benema anche da poche persone cattive, gli "anti bellezza", che se vedono cose belle nella città in qualche modo le annientano e le sopprimono, col resto degli altri che rimane a guardare perché ha paura di fare la stessa fine.Siamo abituati dalla nascita che una cosa di valore nella città non la si può lasciare nemmeno per un minuto. C' è sempre una parte della popolazione che desidera il meglio ed un' altra parte che ha il bastone pronto a metterlo nelle sue ruote e non possiamo sperare che finiscano le cose brutte se non vanno via gli anti bellezza, allora dobbiamo essere guerrieri per convivere con loro. Questo pianoforte nuovo dimostra la voglia di resistere della parte buona del popolo, ma non possiamo rimanere disarmati e allo scoperto per i nostri nemici, se vogliamo fare qualcosa di bello


dobbiamo sopratutto difenderlo e buttare mazzate. Io sono armato, difendo me stesso con una frusta qualora qualcuno si avvicini per togliermi il cappello, per distruggermi il motorino. Ne ho allontanati di cattivi, solo sventolando la frusta, spesso frustando le mani ai bambini e alle vrenzole, ho difeso e difendo la mia bellezza e nessuno mi scoraggia. Con una telecamera allontanai un barbone musicante di strada, non napoletano, che con arroganza mi intimava di andare via, non voleva che io stessi 20 metri di distanza da lui. Così una telecamera di sicurezza, vera, si potrebbe puntare sul pianoforte,oppure qualcuno dei negozianti potrebbe avere le chiavi di una custodia in ferro che preservi lo strumento almeno di notte.

(Piermacchié, 6 Novembre 2015) Come tutti i bambini del mondo Macchiettino mi ha chiesto chi è dio. Dovevo aspettarmelo, sta sempread ascoltarmi pensare al di la del visibile:Piermacchié: Dicono che dio è quello che ha fatto noi e il mondo, ma non si è mai visto.Macchiettino: e come fanno a dire che è dio se non lo hanno mai visto?P: non lo so, molti ne sono convinti anche se non lo hanno mai visto.M: da quando è che esiste e che non esiste?P: da sempre, da quando ci siamo accorti che prima o poi dovevamo morire,te ne accorgerai anche tu un giorno, quando vedrai qualcuno che conoscevi,che non parlerà più, non mangerà più, non respirerà più, non esisterà più e scomparirà dal mondo. Quando lo capirai cercherai pure tu una ragione, vorrai capire perché si muore e non vorrai mai morire, così cercherai qualcuno che ti dica che dopo la morte si vive, c' è la vita eterna. Addirittura dirà che questa vita non è la vera vita. M: ma come si fa a vivere se si è morti?P: dicono che dentro di noi c' è l' anima, il corpo si consumerà e l' animaandrà a vivere l' altra vita, ma non so in che modo.M: anche io ci ho l' anima?P: bo? tutto è possibile, sarebbe bello vivere in eterno, ma non so come crederci?M: papà ma tu non sai niente?P: che devo sapere? quello che non vivo non lo posso sapere, però vorrei saperlo, ma non ho motivo di crederci e capisco che la pauradella morte ci fa voler credere a tutto, ma comunque penso che non crederòse non avrò visto.M: ma chi sono queste persone che dicono queste cose? li hai visti?P: si, molti vogliono pensare a questo, c' è anche il Papa che dice questo.M: chi è il papa?P: è un uomo che vestono di bianco e parla alle persone.M: non si sa vestire da solo? chi lo veste?P: lo vestono tutte quelle persone che dicono le stesse cose, però a lui gli fanno fare il capo.M: ma queste persone e il Papa dicono queste cose perché hanno visto dio e hanno parlato con lui? P: no, nessuno di queste persone ha mai visto dio. M: non ci capisco niente.P: nemmeno io.M: papà ma mi hai fatto nascere tu o dio?P: ti ho fatto nascere io.M: meno male, io ti vedo e tu esisti. Sarei fesso se dicessi che tu non esisti.Mio figlio è la prima volta che mi commuove, è così piccolo e già pensa da solo, proprio come tutti i bambini del mondo. (Piermacchié, 6 Novembre 2015)

Dal mandolino a Piermacchié, negli occhi di Carlo Mi sveglio verso le 11, fuori è bel tempo, mi vesto, andiamo a lavorare.Sotto port' Alba c' è Alfredo a cantare, lo saluto, saluto pure Gianni Lamagna, a un tavolino c' è pure Marco


Francini, vado a san Gregorio Armeno. Capisco che posso usare dei movimenti della testa, non solo le smorfie naturali funzionano, posso inventare movimenti e balletti mentre suono. Non c' è persona che passando non esclami qualcosa vedendoci, tutti diventano allegri, specialmente quando vedono Macchiettino suonare il pentolino. Per Macchiettina era il primo giorno di lavoro, ha divertito qualche ragazzina ma non ha fatto gran che, solo 80 centesimi, il maschietto invece ha fatto 60 euro. Forse perché c' era la sorellina, voleva dimostrargli come sapeva fare gli spiccioli, lo vedevo fiero e felice, si sentiva ormai grande accanto a lei e così ha dato il meglio di se. Passa Eli per caso, fortunatamente ci fa qualche foto e un video, quando canto "Me pare 'o pesce" a Macchiettino. Passa Mbarka la cantante, mi saluta mandandomi un bacetto. Un garzone scende dal motorino, mi sorride, va a fareuna commissione, poi ritorna, sta per mettersi il casco e mi dice: "ma hai copiato qualcuno o è una cosa tua?" gli rispondo: "no, io sono proprio così", una signora ride a crepapelle.Passa Carlo con la moglie, il figlio di Nino e Bianca, mi conosce da quand' ero piccolo, mi vide per la prima volta in strada una ventina di anni fa col mandolino, a via Roma, fece una faccia amara, dispiaciutonel vedermi ad elemosinare. A me piaceva stare li a suonare, vedere tanta gente che sorrideva nell' ascoltare quelle melodie napoletanetremolate con dita forti, plettro duro e mano rigida e senza accordi.Erano le mie parole sulle parole che non c' erano, da quando cominciai ad essere il violinista di Chagall nel cortile dell' accademia perché non parlavo con nessuno, tutti mi guardavano e mi sorridevano dai suoni. Così cominciai a parlare dopo la musica e mi immaginavo un futuro fatto di canzoni convertite in pezzi classici, ad imitare i maestri del passato nei pezzi per violino a solo. Così questa mattina Carlo non era amareggiato, ma felice nel suo grande sorriso, io avevo la mia manviola, somma di viola e mandola che suonava in acustico, senza amplificazione.Eseguivo quel sogno, le canzoni napoletane come pezzi di musica seria, ma con la faccia buffa del bambino che ho riconquistato.Quando mi dicevano: "ma quante cose vuoi fare? prima o poi dovrai sceglierne una sola", non potevano mai immaginare che stamattinaero tutto quello che facevo, poeta, pittore, scultore, musicista, attore...A casa, il riposo nella lotta tra i fiati dei corpi, uno spaghetto insieme, pomodori secchi e freschi con semolino. Vado al Tam, sperimento "L' alimentazione", fa ridere solo la chiusa, quindi potrei dare più espressione di schifo ai cibi nocivi che elenco. Michele dei Nerz mi consiglia una luce a intermittenza che fa il flash sul cellulare di Macchiettina, penso sia un' ottima idea.Cambio strada per il ritorno, ai baretti di via Chiaia mi fermanoper fare le foto e mi danno un euro, Macchiettina fa spaventare le ragazzine che se la vedono sbucare all' improvviso come un mostro sopra al motorino. Fuori al Metropolitan tanta gente, molti uscivano dal cinema. Mi metto li, c' è Paolo Ielpo e la ragazza. Da subito un tintinnio di spiccioli, i bambini, come stamattina, mi vengono a mettere le monetine perché vogliono che io gridi "grazie!" per spaventarli. In meno di mezz' ora Macchiettina fa 6 euro, Macchiettino riesce a non farsi umiliare e fa 7 euro e 50, si mette 'a coppa e vince. La piccola però ha dimostrato che se vuole può, già sta imparando il mestiere. Il piccolo è sconvolto, ha paura che io consideri sua sorella più importante di lui. (Piermacchié, 7 Novembre 2015)

Sbiribindo Cosí dio scese sulla terra e disse agli uomini: "bravi, avete sempre creduto nella mia


esistenza e avete indovinato, ma chi mi ha messo questo nome? Comunque non lo potevate sapere e sono sceso a dirvelo, non mi chiamo dio, il mio nome è Sbiribindo." (Piermacchié, 8 Novembre 2015) Sindaco di Napoli Alcuni vorrebbero vedermi sindaco di Napoli, la cosami inorgoglisce ma non farò nulla per diventarlo.Non ho bisogno di essere un comandante ed un potente,non ho il bisogno di governare nessuno e non ho manie di grandezza. Non saprei per quale motivo dovrei preoccuparmi dei cittadini quando sto già bene così.Posso aiutare a rialzare qualcuno che cade a terra, posso regalare 5 euro a una persona in difficoltà, ma perfare il benefattore dovrei avere degli ideali forti, dovreiavere il bisogno di far stare bene gli altri, oppure dovreiavere il bisogno di rubare in giacca e cravatta, ma nonsono molto altruista ed amo stare in frac. Poi non mi piace la guerra, se non mi toccano lascio le proprie ragioni a tutti, la mia città è dentro, sono il sindaco di me stesso. (Piermacchié, 8 Novembre 2015)

Le ragioni dell' infinito Esco di casa, giù alle scale sta la signora di rimpetto al cancello delle rampe, mi guarda, di fianco a me quello col camion della frutta mi osserva senza espressione. La signora mi dice: "ma sei sceso senza cappello?", mi tocco il capo e mi accorgoche ho solo i miei capelli, è la prima volta che dimentico il cilindro, torno in casa e lo metto. Scendo la 'nfrascata con sicurezza, sonoriuscito a regolare le pasticche dei freni senza rincorrere al meccanico.Arrivo a san Gregorio Armeno, stanno costruendo gli alloggi per vendere i pastori a natale, comincio a suonare mentre si è fatta l' una e in molti vanno a mangiare. Nel frattempo ho dimenticato la frusta per la mia difesa personale.Passa Pippo Pelo, lo canto al volo e mi guarda appena, passa Antonella Morea, mi da un imbocca al lupo, col sorriso mi saluta.Passano Eli e la figlia con Carmen, mi fanno le foto e fanno le miefan. Ad alcuni risulto indifferente, ad altri suscito presta simpatia, ad altri pietà, ad altri stimolo forti risate improvvise, come quella ragazza che passando ha visto prima me e poi i miei figli e le stava venendo un attacco di asma dalle risate. Molti mi vedono sprecato in questi panni, come Ciro Daniele: "Secondo la mia opinione.... dovresti esercitare quest'arte e (possibilmente e anche in relazione all'attuale tuo stato economico) ridurre al massimo la pur simpatica maschera di Pier Macchiè!!! Scusa la franchezza, ma sei sprecato in quel ruolo...meriti molto di più. Con Stima immutata…"lo pensa dopo aver visto il mio video della quinta di Beethoven al mandolino che ha pubblicato Daniele Sepe dicendo: "dovete sapere che a Napoli vive un fottutissimo genio". Anche Sophie mi dice che sono un fottuto genio, di lei mi piace il suo silenzio, le sue letture, la sua timidezza nascosta. Di lei non mi piacciono le sigarette e le dico che io non devo dimostrare le cose che ho imparato a fare, devo solo essere. Lei dice che io sonoe che sono quanto di più originale abbia mai visto, che è rimasta esterrefatta dai miei figli, la mia è una sorta di vocazione e sto dando vita alle altre persone che mi abitano. Dico a Ciro: "è dal buffone che prende vita il tutto, grazie per il pensiero ma Piermacchié non è un ruolo, è la mia verità. Un giorno scopriremo perché.Quando ero bambino i miei amici di classe pensarono che fossi nato per fare l' inventore, a mia


madre le maestrine dissero che ero nato per il disegno, a mio padre i maestri di scuola dicevano che ero nato per la pittura, poi il maestro di violino gli disse che ero nato per la musica e lui cominciò a non capirci più niente, quando ero ragazzo i miei amici di banco pensarono che io ero nato per essere scemo, poi la professoressa Zoffoli e il professor Pedicini capirono che ero nato per la poesia, verso i venti anni i miei amici pensavano che fossi nato per la telecamera, i maestri del conservatorio pensarono che fossi nato per la composizione, solo mia madre pensava che io fossi nato per fare tutto quello che sentivo di fare, le mie ragazze pensavano che fossi nato per loro e io penso che ho passato troppi anni a scuola e che sono nato solo per mangiare. Anche Fabio Miracolo è fiero di quel video della quinta, dice: "questo lo dedico ai tanti che quando dissi che questo Signoredal vestito buffo, la faccia strana e lo scooter appezzottato era un grande Artista mi derisero e mi guardarono con la faccia attonita a dire: ma chist è chiù scem e iss?" Genny delle castagne è felice che sto la, a strimpellare mentre lui canta: "comme è bella 'a castagna!" mi fa tanti video col suo cellulare. Passa Ciro Fera e la ragazza, si fermano un poco col sorriso verso di me.Quando faccio cose da schizofrenico mi apprezzano in molti, credoche vogliano che io rappresenti la loro pazzità repressa. Tutti possono dire qualcosa, tutti possono credere di capire, possono apprezzare o disprezzare, il mondo è infinito, le personesono infinite, il se stesso è infinito, ma è finito se si lascia decideredalle ragioni dell' infinito. (Piermacchié, 11 Novembre 2015) La purezza interiore La purezza interiore non ammette dogmi (Piermacchié, 11 Novembre 2015) A Napoli c' è lavoro A piazzetta Nilo, uso il marciapiede della chiesa a farmi da palco.Una signora mi guarda amareggiata dicendo che non è possibileche uno come me sta per strada. Un' altra signora mi sorridefelice, mi da 5 euro e dice che le ha fatto piacere avermi visto, perché sono bellissimo e molto bravo. Un' altra annuisce, dice chealmeno si vede che qualcosa succede. Le scolaresche in gruppo scoppiano di risate dopo che all' improvviso dico una parola o faccio una smorfia. Macchiettino che suona il pentolino è la mia esca, comincio a pensare altre cose per stupire nella semplicità dei miei limiti. Le canzoni ultime sul cellulare e sulla' alimentazione attuali vanno bene, l' amplificazione per quello che faccio non mi serve,una scocciatura in meno e non faccio chiasso per chi mi subisce, lo dico ad Alan che è tornato a respirare Napoli dai trulli della Puglia. Passano amiche di famiglia, le ho riviste più grandi, cresciute,anche io sono cresciuto, però mi sento più piccolo di quando ero piccolo. L' artista di strada Francesco Morra passa con degli amici americani, gli canto "Gugol". Passa una signora americana chemi fa le foto e mi esclama: "you are good face!".A Napoli c' è lavoro, basta uscire in strada e mettersi a suonare,con un guadagno direttamente proporzionale all' attenzione ed alla simpatia che si offre, oltre alla casualità ed agli imprevisti.Potrei guadagnare molti soldi se solo decidessi di starmene ogni giorno e per tutto il giorno in strada, ma non mi va, mi distruggerei.Passa una coppia di francesi, mi chiedono se vado a un festival di artisti di strada da loro, in un paese che non ricordo. Mi dicono che Napoli è bella.Vado via e incontro il caro Daniele


Sepe, uno dei tanti validi artistinapoletani che non mette muri, ma è leale, vero e sincero d' essere e d' arte. Ci salutiamo di stima. (Piermacchié, 12 Novembre 2015)

La mia chiave Quindi sono difficile da collocare in televisione, ma non lo credo, è vero che i tempisono cambiati ma forse sono più adatto ad un certo tipo di televisioneche non c' è più, proprio perché i tempi sono cambiati. Quindi per questo è difficile, faccio parte di una televisione del passato, non solo di un mondo antico, ma pure di una modernità antica. Dopo due anni di laboratorio Made in sud ho cominciato a capire il meccanismo nuovo, ho ristretto la forma e ho valorizzato la chiusa.Non è facile scrivere pezzi comici forti, ma forse è la cosa più facile che c' è se riesco a trovare ancora più in fondo la mia chiave. Spesso mi chiedo se posso fare il comico, di sicuro faccio ridere, ma quandonon lo faccio a posta. Credo quindi che io sia molto comico, il problemaadesso sta nei contenuti, non basta avere una buona apparenza ed una faccia divertenti, bisogna dire qualcosa per far ridere a colpo sicuro.Mi aspettavo però che qualcuno scoprisse la mia dote più importante, ma degli addetti ai lavori nessuno l' ha sospettata neppure, quella dell' improvviso.Quando mi si dà la possibilità di inventare al momento do il meglio di me.Per fare questo avrei bisogno di una spalla seria, per carattere e disciplina. Non mi deve servire ad introdurre le canzoni, ma a dare sensoalla mia presenza e deve riuscire ad assecondarmi ad arte fino a che non sia io a decidere la chiusura del canovaccio, che sia esso di racconti o di canzoni.Mi esercitavo in questo da bambino, mi veniva facile inventare cose comiche nelle situazioni tragiche, spesso quando mio padre con la sua serietà mi facevavedere i compiti di matematica. Io non solo non ci capivo niente, ma mi divertivo a fare battute o espressioni del viso disarmanti per farlo ridere e succedevache la scena comica faceva scoppiare di risate mia madre che silenziosa ascoltavadurante le faccende di casa. Anche con mio fratello mi divertivo, ma con luidovevo stare molto attento perché era nervoso e scattava di brutto se facevo battute, prima rideva e poi mi massacrava, mio padre invece rimaneva basitonell' incazzatura e mi rispondeva cose più comiche delle mie, ma senza volerlo.Con gli amici ci andavo a nozze, perché nonostante mi stessero facendo un favore potevo sfotterli quanto volevo in giochi di parole sui termini scientifici o storici, perché gli amici non mi cazziavano, anzi ridevano e stavano al gioco. Ma l' improvvisazione non si può fare in trasmissioni comiche, dove il tempo è misurato al secondo e tutto deve essere già preparato senza variazioni. Ecco forse perché stasera Mario ha detto che sono più adatto al live. Col laboratorio mi sono tarpato le ali dell' estemporaneità per lavorare solo sullaforma e sui contenuti. Prima o poi dovrò trovare la chiave altrimenti mi toccheràsfondare la porta ed il coraggio dell' oppressione non mi manca, non posso stare sempre in catene. La verità è quella che conta, nella verità tutto funziona, tutto è giusto che sia. Stasera avrei potuto usare persone dal pubblico per farmi da spalla e mettere in atto la qualità dell' improvviso e pensare che Jubrich me lo aveva detto, prima che io iniziassi mi ha consigliato di preparare il pubblico,di interagire giocando con la musica e le parole, di mestiere. La prima volta allo Smove nessuno mi vide, c' era pure Lello Arena e Mormone a vedere ma la confusione era troppa. Al locale non c' è il presentatore che introduce l' artista, c' è l' artista che introduce se stesso.Per me era sottinteso che la gente dovesse capire che mi stavo esibendo, ma non ero a


teatro dove si calano le luci, si apre il sipario e tutti osservano. Quella volta non mi presentai, andai al locale ma non presentai me stesso, non preparai il pubblico, non c' era l' asta col microfono ed ero pure male amplificato, un disastro. Stasera il microfono c' era e stava pure sulla' asta, mi sono sforzato a fare come mi ha detto l' amico giocoliere e tutto è diventato più semplice, addirittura seguivano, erano attenti e in alcuni momenti c' era il silenzio. Quello che rideva più di tutti era proprio il produttore, il proprietario del locale, poi c' era Piera che apprezzava, poi Salvatore Bingo bongo, mio pro cugino, amico d' infanzia trovato li per caso, la moglie è schiattata quando ho cantato "Una uallera". Infondo mi sono sempre sentito un poeta,tutto quello che sto facendo servirà a sostenere la mia poesia un giorno, perchédevo assolvere prima a tutte le arti che vado a fare per lasciare un sibilo di senso al tutto tra le rime di queste. Incontro Angela Reale, donna virtuale, è con l' amicaamericana, ricordo quando scrissi per lei "Angela dinto 'o cesso".A piazzetta Nilo passa Mario e Veronica, dopo aver di finito mi ritrovo al bar dell' epoca con Frank Carpentieri che mi offre un caffè, c' è Daniele Sepe con due giovani musicistie Roberto Colella mi regala il panino che gli ha fatto la mamma dell' amico. Mi ritrovo a Casa di Daniele, lo osservo scrivere musica al computer. Torno a casa e Mario mi chiama per fare una serata stasera allo Smove, riposo un poco e riscendo.Quando la giornata è finita, asso il san Carlo e due ragazzi sul motorino vogliono sfottermi al volo, io gli faccio una faccia e quello di dietro rimane un attimo interdetto ma poi riesce a strappare i capelli di Macchiettina, senza danno per lei. (Piermacchié, 13 Novembre 2015)

Mi uccideranno di botte Mi uccideranno di botte, nel vico, quando uscirò di nuovo per andarea lavorare. Stamattina il bambino con gli occhiali si è messo di nuovoa sbarrarmi la strada, gli altri amici in agguato pronti a qualsiasi attacco verso di me. Ho sfoderato la frusta per intimorire, il piccolonon si muoveva e l' ho frustato al culo. Poco fa il fruttaiolo mi ha dettoche stanno come i pazzi e che mi vogliono struppiare. Così la giornataall' improvviso si è colorata di nero, passo dall' altra parte della stradae dalla parte del torto mentre me ne sto per i fatti miei, trovando ogni giorno una soluzione migliore per far divertire, ma non lo posso fare se non mi difendo e la difesa purtroppo non è mai cosa buona. Dovrebbe essere lecito farsi smantellare il motorino ogni volta che passo per andare a lavorare, perché i piccini hanno ragione di darmi fastidio, quando nessuno mi difende e devo difendermi da solo. Ero al bar dell' epoca con Eli ed Ernesto a Foria, dopo la frustata e abbiamo parlato un poco mentre intonavo per manviola sola la sua " 'E fragole". D' improvviso passa Antonio, il barbone violinista che una volta ce l' aveva con me ma poi facemmo pare, non ricordo perché, mi mette dei fogli di giornale nel cappello, io allora mi alzo, sfodero la frusta e lo frusto davanti ai presenti ed alla folla che si sofferma, gli urlo: "vai via, zuzzuso, munnezza!". Qualcuno divide Antonio da me, poi mi sbuca da dietro Tony Cercola che mi dice: "ma adesso chi è il zozzoso, tu o lui?" ed io: "io", e lui allora mi risponde che mi stima, che anche lui di se ha una reputazione pessima, dice di essere una saettella. Ernesto a Foria, che significa: "guardiano della latrina pubblicadi via Foria", attende, seduto al tavolino. Lui è già un amico di sempre, anche se l' ho incontrato di persona solo stamattina il tempo ci è volato presto, dice di me che conservo ancora l' essere come di antico, quando le cose si facevano per passione. Mi metto a piazza san Domenico dove c' è Puffo che dice che mi vogliono bene per quello che sono. Passa un mare di gente tra cuiAngelo e Marco Adovasio col suo


mandolino, Rosanna Tartaglia che mi fa foto e video, è una fan che ho da tempo e non lo sapevo,poi Simona, la ragazza che incontrai sul lungomare, con La sorella Fabiola e il cane. Quando finisco di fare il buffone mi saluta Mauro, sta con Annalisa, mi avevano pensato un attimo prima di vedermi,lui è un mandolinista, mi elogia e vuole sapere qualcosa sul mio cambiamento dal mandolino al buffone. Andare oltre dopo avere individuato i propri limiti, non metto la maschera ma sono la mascherae discorsi del genere sul viaggio interiore. Passa Antonio il barbone,nell' orecchio mi chiede: "Mi hai perdonato?". Lo perdono, è un bravo uomo, quello che non mi dà pace adesso è il vico nocelle, dovròaffrontarlo e subire tutto quello che mi vorranno fare, mi farò martoriare, mi farò distruggere i figli se non riuscirò a scappare e griderò loroche i loro figli non hanno rispetto del mio lavoro e a me nessuno mi difende. Forse avranno pietà, forse faranno in modo che io scompaiada Napoli, forse, e intanto il tempo mi si è fermato qui. (Piermacchié, 14 Novembre 2015)

Uscire dal vico Se riesco a uscire dal vico sono salvo, ma non basta. Chi mi devestruppiare potrebbe non essere presente in quel momento ed anchese si danno la voce potrei già essere fuori, oppure mi sbarreranno la strada per non farmi uscire. L' ideale sarebbe incontrare gli aggressori e definire la cosa in un modo o in un altro, con parole o con mazzate, o con parole e mazzate, ma se ciò non avviene si rimanderà sempre.Più pericoloso invece è il ritorno nel vico, specialmente di notte,quando è più facile essere aggrediti. Cambierò arma, almeno quando c' è luce, non userò la frusta ma il telefonino. Farò il video del tragitto fino a fuori, il napoletano ha paura delletelecamera, lo so da sempre, quelli che sono cattivi si scoprono subito se gli si punta una telecamera addosso, fanno facce di paura, ti guardano male, vogliono che spegni. Potrebbe capitare peròche il cattivo si veda registrare e allora mi aggredisca ancora megliodistruggendomi il cellulare e regalandomi il resto e non mi resta che prepararmi alla battaglia. Romantico è il piscione aggredito, idolo e martire del suo stesso popolo, ammirevole per aver difeso se stesso e gli altri artisti per la vibrazione della sua frusta, ingenuo e solo sotto l' azzurro del suo cappello, dentro al frac della storia sopra le ruote di un andare che percorre il tempo d' arte attraverso la cultura più bassa del popolo, laddove apprende il fuoco della verità più profonda. Ridicolo è chi picchia il ridicolo, chi ostacola la vita di una maschera innocua e innocente che si arrabatta per sopravvivere, perché ridicolo è chi non guarda se stesso. So che Caravaggio ha ucciso un uomo in un duello ed è scappatoda Roma per venire a Napoli, ma io non scapperò se mi uccidonoe vorrei incontrare il pittore, ma so che non c' è, Merisi è morto.Piermacchié esiste perché esiste la strada e la deve affrontare la strada,fino alla morte. Anche questo fa parte delle mie avventure e sono curioso di vederecome va a finire. Per il momento stanotte non ho fatto incubi, ma devo uscire dal vico per essere libero. (Piermacchié, 15 Novembre 2015)

Io difendo Piermacchié


"Se mi dovete vattere vattetemi, ma dopo però lasciatemi lavorare!"La mia gola stanca di urla nel vico ed io pronto a prendere mazzatecon il coraggio della paura. Loredana mi difendeva, la signora del vascio di rimpetto mi dava ragione, le altre si facevano coraggio e venivano, una dopo l' altra ad esporre quello che ormai dentro hannoda anni, le pallonate, le scoppettate, le parolacce che disturbanola quiete. "Signora io ho sbagliato a frustare vostro figlio e mi dispiace,ma cosa dovevo fare?, se i bambini mi mettono le mani addosso e mi scassano i pezzi, io come lavoro più?". Un giovane mi guarda negli occhi schifato come a trovare il momento per farmi male: "le mani addosso ai bambini non si mettono!". Il sangue mi sale in testaed alzo la voce, cercano di dividerci appena ma va per andarsene, dicono che lui è un baravo guaglione ma io ci ho una voce come quelladi mio padre, quando veniva a scuola e mi difendeva dagli insegnanti:"tu fatichi?! e che fai se ti scassano la fatica?!", lui non risponde, convinto solo del fatto che i bambini non si toccano e intanto il male che hofatto in quel momento ha fatto bene a molti che finalmente hanno avuto modo di sfogare.Quella volta l' insegnante disse a mio padre che io non capivo niente, nelle ore di matematica disegnavo e allora mi voleva bocciare. Così la voce di mio padre tuonò per tutta la scuola: "se mio figlioè così, voi cosa avete fatto per lui?!" La classe si raggelò tutta, io nel miosolito silenzio abbassai la testa, orgoglioso di mio padre che mi venne a difendere, perché lui era il primo a darmi mazzate per farmi studiare. "Un piscione come me può mai scendere di casa per picchiare i bambini?"La madre del bambino con gli occhiali mi comprende ed io la comprendo,dico che la cosa importante è parlare per chiarirsi, evitando la guerrae che la prossima volta non userò la frusta nel vico ma mi lamenterò coi genitori dei monelli. Loredana dice che bisogna fare qualcosa perché:"chesti criature stanno facendo nu poco troppo schifo!".Chiedo se c' è qualcuno che deve picchiarmi, rispondono di no, non mi faranno niente, questo mi fa piacere ma io non ne sono molto sicuro. "Piermacchié va a faticà!", la signora che spesso va nel negozio di Loredana in pigiama, "Piermacchié, 'a prossima vota 'a mazza!", la signora di rimpetto ad Angela ed Angela affacciata al balconeche rideva, come le altre, chi dietro le finestre, chi a buttare occhi ed orecchie, il nostro pubblico. Eli con me, sosteneva la mia causa, dovevamo andare in questura ma un poliziotto le ha consigliato di chiarire coi genitori del malcapitato scugnizzo che l' altro ieri ho frustato al volo mentre andavo via, perché si è messo a sbarrarmi la strada con probabile manomissione dei miei pupazzi, poiché sempre mi misero le mani addossoe il piccolo Gaetano col pallone una volta mi aveva scassato un colonnato di piazza del Plebiscito sopra al manubrio. Non è colpa loro, ma io voglio stare quieto e non voglio la guerra, io difendo Piermacchié. (Piermacchié, 16 Novembre 2015)

La realtà Mi dicono che vivo nella fantasia, che sogno, che sono in una fiaba.Credono di sapere, di vedere, giudicano le mie scelte cose che non sono reali. Ma dove sarebbe questa mia fantasia? come fanno a vedere i miei sogni? che fiaba è la mia? Tutti viviamo in un costume, tutti indossiamo degli abiti che ci distinguono per come siamo e allora perché non siamo tutti sognatori? Pare che non abbiano mai visto indossare un frac ed un cilindro e pare che solo io vada in motorino. Vedo pancabestia e barboni vestire stracci sporchi ed anelli, orecchini e tatuaggi enormi e pare che nessuno li veda, guardo passare


preti e monache e nessuno ci fa caso alle vesti lunghe e alle pezze nei capelli, nessuno pensa se questi stiano sognando, se vogliono vivere al di fuori della realtà, se per loro la vita è una fiaba.Quando invece guardano un pagliaccio dicono: "quello è un pagliaccio,è un clown, sta lavorando". Se vedono uno con frac e cilindro diconoche è un mago e sanno che quello è il suo mestiere, se guardano meridono e si domandano chi sia. Alcuni ed alcune mi guardano con faccia schifata cercando di capire a che razza appartengo, poi glielo dico: "cantautore macchiettista, suono e canto le mie canzoni, questisono i miei figli, io canto e loro prendono i soldi". Ma non ne sono convinti appieno e pure se mi hanno visto all' opera, c' è qualcosadi strano che non possono accettare, il fatto che per loro non sono mai esistito prima, non hanno mai visto la mia figura assieme a persone importanti, dentro a televisioni, sui manifesti e non mi giustificano perché se non mi vedono appartenere a un ricordo importante avvenuto attraverso i veicoli delle masse, per loro rimango sempre uno scemo. Ma non è un problema, è una riflessione, e penso che chi apprezza Piermacchié è Piermacchié e va oltre il buffone,chi ammira Piermacchié ammira se stesso. La realtà è la propria realtà, la propria realtà sembra fantasia agli occhi di chi vive la realtà che non gli appartiene. Ridicolo è chi non cerca se stesso e ridicolo sembra, chi cerca se stesso agli occhi di chi vede solo con gli occhi. Ma da un altro punto di vista il ridicolo non è piùridicolo, quindi la percezione e la realtà delle cose cambia dalla direzionedello sguardo. Anche l' immaginazione può divenire realtà se siamoconvinti che essa lo sia. C' è chi ha due occhi, un naso ed una bocca e si definisce cristiano, mentre chi ha due occhi, un naso e una bocca pure lui, si definisce induista, come mai? come facciamo a capire cosa siamo se siamo tutti esseri umani sulla stessa terra? cos' è vero? cos' è reale nelle nostre convinzioni, in quello che affermiamo, in quello che sappiamo? Ogni giorno cerco di vedere il mio cervello e l' essere al di fuori di tutto, non è facile, ma è cosa essenziale. Immagino me fuori dal corpo, mi tolgo le ossa, divento aria e cerco di vivere quello che non percepisco da come sono, è cosa assurda ma forse è quella, la realtà. (Piermacchié, 16 Novembre 2015) Ma dentro non c' è luce Vorrei sapere come sta e vorrei regalare qualcosa al bambino che ho frustato. Le mie mazzate non cercano la guerra, vogliono dire qualcosa quando le parole non bastano. Esco dopo tre giorni di notte, di paura e tristezza, il vico è sempre lo stesso, con delle facce che nascondono odio ed orgoglio mentre io passo. Incontro il piccolo Thomas che mi bacia la faccia e le mani, Alessandro lo portava in motorino, mi ha fermato mentre scendevo, per salutarmi. Mi metto a piazza san Domenico, ricordo tutte le note dell' arrangiamento di " 'O sole mio" che ho inventato e memorizzato poche ore prima a casa e questo mi fa capire che sto migliorando con la memoria e col mestiere. Passa Keith Goodman, ieri era in Cina a dirigere la sua orchestra sinfonica, mi ha raccontato delle cose che mangiavano. Passa pure Pasquale, mi domanda del caso frusta e poi va al coro di Keith, a fare il tenore. Passa Daniela, la chimica violinista, mi racconta anche lei della Cina. Passa Rodolfo Molettieri, mi saluta come se mi conoscesse da una vita, ma io non lo conosco, però pare che lo conosco e ci facciamo la foto, così molti mi salutano con una grande enfasi, che se non pensassi al potere del web capirei che la memoria non mi funziona. Anche al concerto di Gianni Lamagna, una sera fa, molti mi riconoscevano in borghese, mi salutavano comese fossi uomo di televisione e mi facevano sentire importante quanto gli artisti che avevano appena eseguito Shakespeare in napoletano. Ricomincio a cantare le persone mentre passano, come già facevo e come mi ha detto di fare Ernesto a Foria pochi giorni fa, citandomi "Ernesto cu 'e lente", un cantore che faceva questo. Ernesto cu 'e lente me lo nominò per la prima volta Vincenzo Manganaro,


il mio fan eccellente, che ricorda e canta le mie canzoni.Ma non mi basta cantare l' aspetto o quello che stanno facendo le persone, allora come facevo già sul lungomare mi metto a cantare le parole dei passanti. La cosa funziona benissimo, perché stavolta non canto a tutti, ma solo a chi parla ed è incuriosito di me, oppure che presenta un animo sereno. Così la gente non solo si sente considerata ma addirittura cantata e i loro frammenti di discorso diventano canzone. La monetina a quel punto produce un suono più di mestiere e non di elemosina. Passa Niki Laudi, psicologo e Junghiano acculturato di storia e di Napoli, dice che io incarno la storia della città e restituisco quella energia del centro che ci fa elettrici nel mistero. Passa Rosanna Tartaglia che mi fa autografare un mio bigliettino da visita che gelosamente conserva, nei suoi occhi la gioia di avermi rivisto dopo due o tre giorni.Alessandra Marulli scrive: "Un paio di settimane fa, qui a Londra, sono andata alla cerimonia di accensione delle luci natalizie. Ignorando totalmente di trovarci in mezzo a migliaia di persone, davanti ad un palcoscenico che prometteva artisti di calibro internazionale, io e Gaetano de Simone abbiamo cominciato a cantare a squarciagola le tue canzoni... Questo è per farti sapere che anche a ditanza di chilometri #IoStoConPiermacchiè.Antonio Salzano e Silvana sono felici di vedermi, si fanno subito una foto.Prima era passato anche Davise Slazano con la ragazza e il suo fagotto.Carmen Palma dice: "Di Pier Macchié, invece, non ne esistono altrove. Tu sei qualcosa che è sbucata dal regno di altrove, da un'altra dimensione, da un tempo che forse esisteva una volta, nelle favole, ma non fa parte di questo mondo contemporaneo. È per questo che sei speciale, è per questo che la gente ti guarda e o non capisce o si fa mille domande." Di rimpetto c' è la bella riccia rossa del negozio di porcellane, mi fa mangiare due cioccolatini, canto per lei, la bella cioccolataia. Passa Eli, va avanti e indietro, poi la fermo e mi fermo, arricetto i ferri e passa Umberto 'a capocchia, andiamo a casa sua, ci fa sentire il mio disco come sta venendo. Mi prendo una pizza fritta da Esterina Sorbillo ed Eli mi scorta nel vico. Il tempo scorre anche dopo la notte, ma dentro non c' è luce se non rivedo il bambino con gli occhiali. (Piermacchié, 17 Novembre 2015)

Con un sorriso di zucchero Il suo faccino si nasconde dietro alla tenda bianca della porta, ha un attimo di esitazione, gli dico: "mi schifi?" allora si affaccia di luce agli occhi, mansueto e sereno, con un sorriso di zucchero mi guarda, è felice che io lo sia venuto a salutare."Come stai?" accenna che sta bene, senza parole, la madre felice lo guarda, saluto il padre più dentro al vascio che trova il coraggiodi guardarmi, il bambino con gli occhiali non leva il sorriso dai miei occhi, ci guardiamo come vecchi amici che si rivedono dopo tanti anni. Così accelero e ritorno a casa. Il fruttaiolo era felice di vedermi, nel vico si è sparsa già la voceche avevamo chiarito, prendo una busta di cachissi e clementine,si fanno le foto, facce di stima e divertimento per me, tutto cambia.Sono stato a via Croce, di rimpetto alla signora della pasta, mi aspettava. Ho creato momenti di ilarità improvvisa e momentidi vuoto assoluto, due bambine mi toccavano i figli, ho cacciatola frusta per intimorirle, poi non le ho guardate più in faccia.Il buono e la moglie sono stati ad ascoltare, il ragazzo del negoziodi pasta stravede per me, si divertono tutti specialmente quando improvviso facce, voci e canzoni a seconda di chi passa.Passa Imma e Fortunato, vedono la mia ennesima evoluzione, Imma mi fa un' altra bella foto. Un signore mi chiede chi sonoi miei pupazzi, gli rispondo che sono i miei figli e lui: "ma perché, sei


sposato?". Passa l' amico del cuore Pascquale Gragnaniello, mi fa tante foto, lui battezzò il nome di Macchiettino, adesso ha visto anche Macchiettina Selfie. Quando torno a casa Umberto'a capocchia mi manda un video di un grammofono che suonaun vecchio disco con la mia voce del passato: "Si bello pisciò". (Piermacchié, 18 Novembre 2015)

I consigli di Iari Ritorno nel vico e incontro solo lui, il bambino con gli occhiali, mi sorride, gli sorrido, gli chiedo come si chiama e lui: "Genny",gli do la mano e gli dico: "piacere, Piermacchié". Sono stato da Lovery a comprare il cavo midi, tutti mi conoscevanogià, mi hanno salutato con stima, mi dicono che so suonare e che vanno pazzi per me. Mi chiedono di mostrargli la manviola, la sfodero e suono. La signora seria alla cassa, che non ho mai visto sorridere, di colpo si illumina, mi fa i complimenti e sorride. Mi racconta di un tipo con un cappello che molti anni fa andavanei pullman con uno scatola di legno con una corda sopra e suonavale canzoni napoletane. Fuori al negozio incontro Iari, l' artistadi strada che mi ha incontrato ieri, lui lavora anche a Roma.Mi dà alcuni consigli di mestiere per fare il cerchio, cantare e concludere. Incontro Paolo Ielpo che mi fa un video per un amico.Vado a piazza del Gesù e sperimento un poco quello che mi ha detto Iari, sul cerchio che si viene a formare mentre sto suonando. Capisco che dopo 2 o 3 canzoncine di 50 secondi il pubblico si aspetta una conclusione, il numero delle canzoni dipende anche dalla scelta che ne faccio. Una volta data la conclusione mi devofermare e inventarmi qualcos' altro per incuriosire i nuovi passantiper avere tutta una serie di spettacoli da fare con pubblico semprenuovo. Così non ho fatto per tutta l' ora, ma vorrò farlo, anche perché mi gratificherà di più. Adesso penso a cosa fare per incuriosire e formare il cerchio. Passa il Maestro Starita che mi dàuna bella mancia, lunedì mattina faremo una cosa in conservatorioper Nastro, l' amico scomparso, il maestro che all' esame di pianofortecomplementare mi disse: "se suoni il mandolino come suoni il pianoforte stai inguaiato". Pino Ruffo strimpella la tromba, ci salutiamo e poi va via a cantare nei ristoranti. Passa la sorella di Umberto, adesso lavora in Pignasecca. Verso le 12 sotto port' alba c' era LuigiDe Maria che cantava e suonava la chitarra, molto bravo, canzonistraniere. Anche se sono sceso verso l' ora di pranzo la giornata l' ho apparata, a casa mi scarfo la pasta e patate di ieri. (Piermacchié, 19 Novembre 2015)

L' oriente mi ripaga di tutto Ho tre bollette da pagare, mi precipito in strada anche se non voglio, ma bisogna fare prima il piacere e poi il piacere. Scendo le scale e sopraa un motorino due giovani mi guardano e ridono, passa una signorache dice: "lassatelo ire e nunn' 'o rumpite 'o cazzo!" A port' Alba riesco a fare solo 5 euro, passa Gianni Lamagna, dice ad una signora tanti miei pregi e che ormai sono diventato famoso a Napoli. Metto in mezzo ogni tanto voci che dicono: "va a faticà!,cagna mestiere! basta, ci hai acciso!", parole che mi diceva la voce registrata quando usavo anche le basi. Vado a Piazza del Gesù e il clima è lo


stesso, non passa la gente che serve a noi, mi dirà dopo l' amico che vende i fischi e i flauti. Se non fosse per i miei figli che attirano l' attenzione, in pochissimi mi noterebbero. Un uomo di colore che fa l' elemosina mi vede, guarda i pupazzi e ride, felice di quello che sono, poi si avvicina al pentolino di Macchiettino e mette 5 centesimi, poi va da Macchiettina e fa cadere nel suo cappello una varcata di altri 5 centesimi. Rimango per un attimo a cercare di capire la situazione un poco strana, poi me ne faccio una ragione veloce e riprendo a suonare.Anche giorni fa, un' altro elemosinatore di colore mi ha dato una monetina. Ogni giorno scendo in strada e mi strapazzo per cercare di divertire l' occidente quando ogni tanto passa l' oriente che mi ripaga di tutto solo a vedermi, senza conoscere lingua e musiche recepisce il mio messaggio dieci volte tanto. Passa Alfonso che vende le stampe di Napoli, si mettedietro di me come a scrutarmi, mi osserva al lavoro. Quando arricettoviene da me, mi dice che oggi è una giornata no, se ne è accorto subito.Mi mette in guardia, dice che il Napoletano è invidioso e che vuole togliermiil sorriso, io gli mostro la frusta. Passa Salvatore Della Vecchia, mi fa vedere uno spezzone del film Zum zum zum, di un macchiettista degli anni settanta, Luigino Monticelli che mi somiglia moltissimo, assurdo, sembra un mix di me e Peppe 'a seggia. Se non apparo 20 euro non me ne vado e mi sposto a via Croce, di rimpetto alla signora della pasta, che vuole sempre che io stia li. Durante il tragitto, l' uomo di colore mi sorrideva con una felicità che noi non conosciamo, chiedeva l' elemosina seduto sopra un cartone.Suono, senza pensare ai soldi perché già rassegnato e non mi resta che godere dei miei suoni. Passa Antonio il barbone che l' anno scorso mi diede addosso e facemmo pace e che giorni fa lo frustai perché mi diedefastidio al tavolo con Ernesto a Foria e facemmo di nuovo pace in sera, mi saluta, mi chiama maestro, con atteggiamento di venerazione e va via.Passa il biondo con la sua solita birra e la moglie che dice che mi scrocca silenziosa, appoggiata al muro, come ogni volta che mi vede. L' allegria di Biondo mi rasserena e mi ravviava, mi chiede i miei insuccessi, lui si che ride per quello che sono. D' improvviso una pallonata addosso a Macchiettino che cade a terra stecchito, io mi incazzo e caccio la frusta, c' è gente che passa e prendo dagli occhi quattro ragazzi. Per intimorirli non ho un appoggio per scaturire una trustata e mi frusto da solo sulla gamba, mi struppeo e comincio a tuonare la mia voce che spacca Napoli: "venite qua, chiaviche, munnezza! fatti frustare, cacasotto!!!" Mi volto e c' è Enzo Monetti che mi guarda, non lo saluto, dico altre parole ai fetenti che non si avvicinano, non sanno che dire e vanno via, intimiditi dal popolo che li guardava al suono della mia pazzia. Saluto Enzo che un poco sconvolto va a fare delle prove con l' oboe mentreio intono " 'O sole mio", con la dolcezza più assoluta. Passa Alan De Luca dicendomi: "sei grande!"Anche il portiere di rimpetto mi omaggia con una monetina, io credo perchéha visto la scenata. Napoli vuole vedere prima se tu reagisci, poi ti rispetta. Passa Riscetti con la sua enorme stima e Giovanni, il contrabbassista del san Carlo, anche l' anno scorso ci siamo incontrati nello stesso giorno e allo stesso posto, mi fa tanti auguri. Vado via e la signora della pasta mi dice che devo dire le parolacce per guadagnare di più. Chi la vuole cottae chi la vuole cruda, intanto ho apparato la giornata.A piazza San Domenico un gruppo di persone mi saluta, ma c' è il mimo Gennaro Calone che mi disprezza ancora, dice qualcosa di amaro per mecon la faccia schifata nell' accogliere il mio passaggio. Già due anni fa mi disse in faccia che ero un povero dio. C' è povertà dentro,addosso, per le strade, anche i turisti sono perocchi e intanto la cittàsi affolla le sere dei fine settimana per andare a mangiare fuori.Entro nel vico, saluto Genny al volo che mi ricambia col sorriso, sta fermo, quieto e mansueto. (Piermacchié, 20 Novembre 2015)


Bontà scemità Si dice che la bontà viene scambiata per scemità, è vero. La bontà, quando non si è più bambini va difesa, in un modo o nell' altro. Solo chi è scemo non difende se stesso. (Piermacchié, 21 Novembre 2015)

Se ti ama ti uccide di mazzate La mia amica ha avuto altre mazzate da lui, già una volta un suo pacchero le ha rotto un timpano e adesso non ci sente bene. La sua famiglia è felice quando lei subisce, non la difende perché le vuole bene. Il vero amore esiste, spesso è così forte da ferire e da uccidere l' oggetto amato. Io non voglio amare nessuna e spero di non amare, perché non mi piace picchiare gli esseri viventi, solo per difesa posso cacciare la mia frusta, ma non aspiro a diventare un assassino. Schizzichea un poco mentre vado sotto alla galleria Umberto, quandoun gruppetto di bambini è pronto in cerchio per me e devo inventarmi qualcosa per loro al volo. Capisco che posso usare le espressioni del viso per ogni cadenza melodica dei pezzi strumentali, come quando volevo scrivere il concerto per mandolino e facce. La cosa è buona, specialmentequando la applico mentre non c' è nessuno a vedermi, perché il passante deve osservarmi nel mio mondo senza che io mi accorga di lui. passa la bella violinista, ci mandiamo baci, va verso il san Carlo.Una ragazza mi dice che sembro un personaggio alla Tim Burton, non è la sola. Apparo la giornata in mezz' ora e vado al Tam.Angelo dice che poi mi dovrò far correggere il mio libro, perché io non ne capisco di punteggiatura e non sono uno scrittore. A Bolide gli vienein mente di mettere nel pentolino delle parole da pescare per poi inventare una canzone al volo, perché mi capisce improvvisatore.Faccio i miei 5 minuti e scappo via. Ripenso a ieri, quando Alfonso si lamentava di Napoli e diceva le solite cose secolari, che non valorizziamo la nostra storia e che c' è la gente di munnezza che ti impedisce una vita serena, cose da campanilismo di Viviani. Io vedo che Napoli ti dà i paccheri e proprio perché ti struppea ti fa uscire il meglio di te, il sangue. Se io fossi vissuto in una città più vivibile non sarei mai diventato una maschera, come molti dicono che sono. La contraddizione di questa città è questa, pare che Napoli se ti ama, ti uccide di mazzate. (Piermacchié, 21 Novembre 2015) Piscioni si nasce e si diventa Nel vico tutti mi salutano e mi rispettano. Questo è il primo passo per diventare guappo di quartiere, ma non mi interessa, se voglio fare del bene agli altri, basta che pensi solo a me stesso. Esco per pagare un' altra bolletta ma tutti i negozi sono chiusi, forse è lutto cittadino, forse c' è festa, mi accorgo invece, con stupore, che è domenica. Piscioni si nasce e piscioni si diventa. Quando veniamo al mondo siamoindifesi e mansueti, poi cresciamo e la nostra mente si modella per via delle influenze del bene e del male che ci stanno intorno attraversola nostra indole e il carattere si sviluppa in parte per quello che già siamo innatamente e in parte per quello che il mondo per caso ci mostra e ci fa vivere. Se veniamo sovraccaricati di imposizioni e doveri senza che le nostre volontà e i nostri pensieri possano mai maturare da soli, seguendo personali e naturali inclinazioni,


diventiamo piscioni. Il piscione è un timido ed un introverso, buono e ingenuo, sensibile e pauroso. Il piscione estremo è Robertino, quello del film di Troisi. Con queste caratteristiche non riuscirà mai a dare il meglio di se e vivrà una vita di sottomissione e sconforto perenne. Ma è proprio il piscione, che vedendo la vita dal suo distorto punto di vista, perché non è il suo punto di vista, potrà conquistare la sua vita meglio di una persona normale, oppure può semplicemente perderla. Il piscione ha due opzioni, come don Abbondio ha una strada a foggia di ipsilon davanti a se: lasciarsi andare e continuare ad accumulare anni nella stessa condizione per scoppiare e scegliere la pace con la morte, oppure si sceta per cacciare per la prima volta la forza e l' intelligenza per prendersi la propria vita, quella di fuori e quella di dentro con la gioia della rabbia e della buona cattiveria. Quando il piscione conquista, dopo anni di dure riflessioni e drastiche scelte di vita la propria serenità, può cominciare a vivere, ma comunque non perderà del tutto il piscione che è in se, perché siamo tutti piscioni, anche chi è così potente da governare il mondo è un piscione di fronte alla vita, perché la natura delle cose sarà sempre al di sopra di lui e non riuscirà mai a fregare la morte. Siamo tutti piscioni, ma l' importante è saperlo. Al tam si fa il punto della situazione, siamo una carretta dei comici pronta ad ogni evenienza. Mi invento una sporcatura al volo e poi faccio "Una chiavetta", che riscuote successo nonostante il poco pubblico in sala e per Critelli presentatore, un professore della comicità. Nel camerino con lui, Mino, Lanzuise e Riscetti mi sono messo a rubare il mestiere, solo ascoltandoli ragionare sulle battute si può imparare qualcosa per non perdere il tempo delle attese. Critelli dice che per me ci vorrebbe un Renzo Arbore invece di un Costanzo, mi associa ad Handy Luotto. Enzo Boffelli è un fratellone, ci facciamo le foto. La mia comicità principale è quella sul motorino, quando passo per le strade di Napoli e la gente ride all' improvviso. Tutti ridono di colpo, cosa che sul palco è molto più difficile, vanno studiate storie e battute per arrivare a far ridere come faccio ridere io, all' improvviso e a chiunque, mentre giro per la città. Sul corso c' è la prima aria di freddo pungente, saluto al volo Lamagna e poi passa Ernesto Cataldo dei Gipsy fint, l' ultima volta mi mandò i saluti dal telefono del grande Ernesto a Foria. Parliamo un poco di quello che facciamo e ci stimiamo, sopratutto perché non siamo infami come gran parte degli artisti. Con Flavio e l' amica andiamo a prenderci un cornetto da Misera e Nobiltà, su al Vomero. Da sopra alla vetrata aperta,chiattilli mi lanciano cornicioni di pizza per centrarmi il cilindro e ridono a squarciagola. Io non caccio la frusta, inutile, poiché sto fuori e a piano terra e loro dentro e al piano di sopra, ma ho un' arma più potente, il cellulare. Comincio a riprenderli fino a che non si cacano sotto e si placano. Ho le loro facce registrate ed esistono i social network per incriminarli. Su al Vomero non vorrei pensare che i giovani sono più cretini di quelli del centro. La delinquenza di quelli del nord è diversa da quelli del centro. a Milano, Verona, Vomero, hanno modi più istruiti ma odiosi ed antipatici per fare i fessi, mentre al centro di Napoli ci sono fessi ignoranti che usano più la testa. Mentre parliamo al tavolinoosservo passare e ripassare Peppe Fetish, col la sigaretta in boccae la sua aria da cartone animato. Passa Francesco, un giovane sulla quarantina che mi ha visto giorni fa sotto port' Alba, mi dice di non scoraggiarmi ma io gli mostro la frusta. Fulvio dice che ci dobbiamo vedere i film di Buster Keaton e Giuseppe Giglio dice che Piermacchié non va ascoltato, nemmeno capito... va immaginato. (Piermacchié, 22 Novembre 2015)

Per farmi tenere in vita da chi mi esegue


Alla posta mi chiama Starita, cancello l' appuntamento a me stesso, non so perché, come quando anni fa mi dimenticai di andare a fargli il video di un concertino che fece per la tragedia dello tsunamie me ne andai a fare armonia. Ci rimanemmo molto male, così stamattina mi aspetta ancora, dalle 12, mi vesto e vado. In conservatorio: "facite trasì a Piermacchié!" i bidelli mi aprono il cancello e parcheggio. Accompagno il maestro per un video di "Tu ca nun chiagne", alla meno peggio e al volo e salgo sopra, per incontrare qualcuno. Giusy è alla cattedra che ascolta il maestro, poi ci sono degli allievi di pianoforte che vogliono vedere il mio strumento. Dopo suonata qualche musichetta e detto che cosa faccio, mi trovo nell' aula di Maini. C' è Roberto, Margherita, Andrea e Raffaele con le viole in mano, il maestro è contento della mia venuta e suoniamo un poco insieme con viola e manviola. Gli dico che ho scritto il pezzo per la classe e gli fa piacere. Allora corro sotto alla galleria a fare qualcosa di soldi. C' è poca gente, pioviggina d' intanto, faccio subito uno spettacolinodopo che si è creato il primo cerchio di curiosità. "Col cellulare,L' alimentazione, M' 'a sposo…" ma non decreto un finale, come se avessi timore di imporre le mie canzoncine, però mi sto spingendo oltre e sto imparando. Incontro Renato Sergio Marandola che mi saluta e si scrive il mio numero nel cellulare mentreun triste e squattrinato venditore di stampe di Napoli gli sussurra nell' orecchio la canzone che ha scritto a Pino Daniele. Fabrizio sta coi suoi colleghi, hanno le cartelline in mano con delle foto di bambini del terzo mondo, fermano la gente per delle offerte. Mi chiede chi sono e com' è che questo io sono. Gli parlo del mio vissuto in qualche minuto, gli dico che ho messo tutte le arti nel buffone e che preferisco essere questo anche se non mi porta molto guadagno. Lui ne rimane un poco sconvolto e mi dice che mi stava proponendo di fare il suo lavoro. Scappo via e affronto il freddo come affrontoil popolo con 5 euro in più. Salgo le scale con la forza della mia musica che mi spinge il motorino fino in casa. Prendo la composizione ed Eli è li, che mi porta via per sua proposta. In conservatorio consegno le parti ai ragazzi che a prima vista eseguono il mio quartetto per viole. Maini è soddisfatto, io respiro la mia soddisfazione, pronto a scrivere ancora per farmi tenere in vita da chi mi esegue. (Piermacchié, 23 Novembre 2015)

Più bello di lui Bassolino non può vincere, De Magistris è molto più bello di lui (Piermacchié, 27 Novembre 2015) Le donne che ruttano Mi piacciono le donne che ruttano(solo da quella vibrazione posso avvertirne la sensibilità) (Piermacchié, 27 Novembre 2015) Le mie tecniche Tutti mi chiedono come come ho fatto a fare questo e a fare quello.Continuerò a dirvi sempre bugie. Le mie tecniche sono solo le mie per un giusto motivo, perché non le ho apprese da nessuno e sono frutto del mio pensiero negli anni e per questo ne sono


geloso.Quando chiedevo i procedimenti ai maestri, nessuno mi svelavaquelli di dominio pubblico, quelli conosciuti dal sapere degli altri,se li conoscevano, se li tenevano per loro come se fosse statafarina del loro sacco. Io posso svelare le tecniche che esistono già, se le conosco, ma quelle che ho trovato io le svelerò solo se mi troverò in punto di morte. (Piermacchié, 28 Novembre 2015)

Mi faccio le scarpe Lorelei dice che io sono un erede della più pulita intelligenza e tradizione napoletana. Guido Lauritano: "quale buffone? tu sei una "maschera vivente". Un giorno sarai ricordato nello stesso modo in cui ci ricordiamo di PULCINELLA: in una realta' che spersonalizza le persone, ponendo seri dubbi sull' identita' di ogniuno, personalizzare e contestualmente affrontare la realta', con una propria identita', dura come la roccia e come la roccia inscalfibile, è credimi, un punto di forza." Franco panaro: "Pier, è solo questione di tempo, credici: tu sei un predestinato... sei l'anello di congiunzione tra la vecchia generazione di macchié e il futuro che va oltre. Dai tempo alla "ggente" di capire."Mi disse Mario il calzolaio, quando facevo il garzone di bottega da lui, che se i miei amici avessero riso perché facevo questo mestiere gli avrei potuto rispondere: "attenti, che vi faccio le scarpe!". Questa battuta me la ripeté per due volte, ma io non ridevo, non sapevo cosa volesse significare. Così, dopo molti anni ormai, mi sono fatto le scarpe da soloe sono felice, pronto a farmele vedere da popolo. Mi faccio le scarpe, all' improvviso, come tutte le cose che mi vengono di fare mentre sto per casa. Come se ci fosse una forza che non comando ma a cui devo obbedire, so come fare una cosa senza mai avere saputo come si fa. Ieri è morto Luca De Filippo, credevo fosse uno scherzo,ma è la vita che è uno scherzo, che puntualmente ci ricorda che dobbiamo morire, perché muoiono anche le persone che non vorresti mai morissero. Ma possibile mai che si muore? ma perché si muore?. Lo incontrai anche io, il 21 Luglio di quest' anno, si sentì chiamare da me, tornò indietroper salutarmi, mi augurò buon lavoro, andava verso il castello dell' ovo.Indosso le scarpe nuove e scendo. Mi metto di fronte alla signora della pasta. C' è un buon flusso di gente che passa, tutti ridono quando mi vedono. Questa volta ripeto le parole che dice chi passa, mentre suono a facce, come un pappagallo e funziona, poi quando passano le ragazze coi pantaloni strappati esclamo indicando col dito, senza più suonare: "è tutta stracciata! è tutta stracciata!". A chi mangia la sfogliatella dico: "la sfogliatella!", a chi ha un cappello rosso dico: "un cappello rosso!". Così ridono e si fermano. Passa Antonio, quello che mi mandò la pizza fritta di quel' angelo di Eli. Ancora non ci può credere a come lei fosse così presa e dedita a me. Mi dice che è pazza, una che fa questi gesti è pazza d' amore. Si preoccupa per lei. Passa la mia pofessoressadi storia dell' arte dell' istituto, Avitabile, mi saluta con gioia, tiene conservato un mio disegno, perché prevedeva una ventina di annifa che io sare diventato importante. Passa Pasquale Gragnaniello, Macchiettino pare che non se lo ricorda proprio a lui, infatti Pasquale c' è rimasto un po' male perché il piccoletto seguitava a guardare me, eppure fu Pasquale a Battezzarlo. Apprezza molto: "Mia mamma mi ha portato dallo psicologo". Passa Franco Iavarone, mi tocca, fa due passi e si volta, le dita alle labbra, mi manda un bacio, sorridendo di forza e coraggio. Mi sento osservare dalla storia del cinema e così passa pure Gigi Attrice, triste per il figlio di Eduardo che ieri ci ha lasciati. Aveva fatto un video con lui da Leon D' oro qualche mese fa, con tanto affetto e onore scherzava con l' erede della storia del teatro che, un poco invecchiato, partecipava al gioco con simpatia. Passa il violista Marco Traverso, mi dice


che ha suonato il mio quartetto per viole che ho dato alla classe di conservatorio. Sono felice per questa considerazione, niente di me lascio trascurare, prima o poi tutto quello che faccio dovrà essere fatto. Passa Eli a passeggio con Flavio, allora canto "Una chiavetta", che piace molto a lui. Nella folla: "ciao Pié!", mi sorride andando, il cantante Luigi Libra nel suo rosso capello sotto al cappello. Passa Biondo e la moglie che mi ascoltano come cosa bella a vedersi,poi Salvatore e Alessandra dal monte, per loro faccio un piccolo spettacolino, passa Ciro Bruno il taxista, ma è in borghese, mi scatta la foto del primo giorno delle mie scarpe nuove. Mi sento una energia positiva addosso, come rugiada mi bagna, c' è chi mi pensa, chi mi aspetta, chi mi ama, chi mi vede per caso e sorride, chi ride all' improvviso quando mi vede passare sul motorino senza che io suoni una nota e dica nemmeno una parola. Poi vado a casa e scrivo, per scaricare il mondo che mi è passato per entro, per non scoppiare. (Piermacchié, 28 Novembre 2015)

Forse sono pazzo, ma non mi sento cattivo Questo è l' ultima cosa che mi ha detto Lorelel, prima che la bloccassi perché mi ha fatto appiccicare con Eli:"Sei un mito in essere, riconosciuto dal popolo in vita, volutamente ammirato in segreto da quelli "già arrivati" ma meno talentuosi. E' un poco come per Masaniello, che fece la rivoluzione grande ma tutti l' hanno riconosciuto dopo. Però la gente ti ama, sei per le persone che incontri la possibilità di non rinunciare del tutto al buono del passato, un momento per concedersi di essere nostalgici e romantici, sognatori e speranzosi. Sei l' oasi onirica prima del ritorno amaro alla realtà". Mi faceva piacere che si pigliavano a capelli per me, ma ci sono capitato anche io dentro senza volerlo. Menomale che con Eli, tornando a casa mi sono riappacificato, ci crede che sono innocente, perché mi conosce, nonostante il commento. Però devo ammettere che ho commentato proprio io, pare che non ci sia stata alcuna modifica di Lorelel, quindi ho apprezzato quello che lei ha scritto contro Eli ma non capisco come sia possibile, perché invece non lo condividevo. Ho condiviso senza condividere, mi è piaciuto quando non mi piaceva. Quando Eli mi ha reso noto il fatto, non avevo ancora letto il commento di Lorelei e intanto sotto c' era il mio commento: "Bell", che poteva essere pure ironico, ma non ricordo né di aver letto, né di aver fatto l' ironico. A questo punto posso credere a tante cose, che sto commentando a pesce, per i tanti commenti da rispondere, oppure che ho commentato una cosa per un' altra senza vedere dove andavo a cliccare, oppure che sto cominciando a non avere più il controllo di me, oppure che sia stato Pierangelo a commentare e non io, perché se fossi stato io, avrei confermato che ero stato io. Non so se lui è geloso di Eli, non so che pensa di me quando incontro lei, lo sa che siamo amici, ma lui non c' è, non lo vedo quasi più, pare stia morendo per lasciarmi solo. La colpa è mia quindi, non so se toglierò Lorelei dalla quarantena, ormai si sono bloccate pure a vicenda, hanno fatto tutto loro ed io non ci ho capito ancora niente e niente voglio capirci perché me ne frego dei litigi degli altri, devo fare quello che mi dice la testa, anche se mi tradisce. Vado al Tam dopo essermi incazzato per questa cosa che ho provocato senza volerla provocare, me ne sono stato tutta la giornata a rifinirmi le scarpe e mi sono dimenticato di mangiare mentre succedeva il dramma delle incomprensioni.Francesco Ciccella ci presenta, dopo essere stato in televisione a imitare chiunque in maniera eccellente. Canto: "Mia mamma non vuole", che ho scritto pochi giorni fa, funziona,


anche con la battuta di Cicchella e funziona la chiusa. Ivan è felice di rivedermi, fa una foto ai miei figli e scrive: "Segni del passaggio di Piermacchié". Enzo Boffeli mi fa un video di "Iate a cacà" più lunga, mi vuole tanto bene. Flavio cercadi capire cosa ho combinato ma non capisco cosa abbia capito.Salvatore Turco ha molto apprezzato la sporcatura, dove comincio con il preludio di Bach per violoncello e mi inceppo dicendo "che schif!".Le mie scarpe mi mantengono i piedi caldi, dopo due anni ci sono riuscitoa farmele, ricordo che Salvatore il paparazzo aspettava di vedermeleai piedi, lui ci credeva. A casa analizzo la questione e capisco l' equivoco.Il mio apprezzamento era ironico, ma per la massima sulla libertà che aveva scritto Lorelel. Poi ho cliccato su "modificato", e ho scoperto che aggiungeva cose contro Eli ma il mio apprezzamento era comunque rimasto sotto. La fine della storia è che la gelosia è una brutta bestia e che nelle parole online, gli equivoci sono all' ordine del giorno. Forse sono pazzo, ma non mi sento cattivo. (Piermacchié, 29 Novembre 2015)

Il guerriero del sorriso Ho pagato tutte le bollette, vado in strada con piú serenitá per apparare piano gli spiccioli delle prossime. Amo il mio lavoro perché decido io quando e dove, perché faccio quello che mi piace fare. Lo strumento che ho costruito è fatto a posta per me, risponde a quello che voglio, la musica che vado ad eseguire è basata sulle melodie napoletane ma resa ad arte, con completezza armonica secondo la mia visone. mi metto alla prova con la tecnica dello strumento, con la memoria, con la comicitá e con le canzoncine appena scritte o fatte al momento e mi diverto, scopro cose nuove e trovo nuove idee. Nei miei panni posso essere felice di essere pazzo e i pazzi mi amano, mi capiscono e mi fanno pensare che non sono pazzi. Tutta la cittá mi guarda e ride, ragazzine urlano, i cattivi abbassano lo sguardo e chi è serio al suo passaggio, a un mio sberleffo ride. Sono il guerriero del sorriso, proteggo la gioia dell' essere con la frusta da chi pretende il male. Buffone della corte di strada sono artista e popolo, nobile e plebeo, professore e pezzente, mentre in conservatorio eseguono la mia musica. Così la figlia della signora della pasta a via Croce non ce la faceva piú ad ascoltare i suoni violoncellati di quelle canzoni, a vedere i passanti ridere, a vedere me che me ne stavo a rallegrare senza fare chiasso, senza amplificazione e senza batteria. Cosí mi è passato il genio e ho finito. Era passato Franco Iavarone che mi aveva augurato buon lavoro, poi una signora elegante e distinta si era fermata di lato,con seria ammirazione parlava da sola: "che artista! peccato per questo schifo di città..." poi Antonio Capuano e ho chiesto al popolo un applauso per lui, regista della cittá, ma nessuno ci faceva caso e ho detto: "nisciuno se ne fotte!",mentre alzando il braccio mi salutava, continuando ad andare, con sorriso saggio di chi da una vita conosce Napoli. Mi ricordo di lui all' accademia, il mio amico Massimo Merenda capitó nella sua classe di scenografia, mi diceva che il suo maestro era un' artista. Una volta entrai nella sua aula e mi fissó con i suoi piccoli occhi dietro agli occhiali a culo di bottiglia. Stavo suonando il violino elettrico che mi ero appena costruito, vagavo per il palazzo suonando, lui cercava di capire da dove fossi sbucato. Un' altra volta entró nella mia aula di scultura da Di Fiore, si sedette sul palco in legno con lo sfondo della mia dama con l' ermellino di Leonardo in creta a tutto tondo, mentre una telecamera lo puntava per un' intervista. Notó l' opera e rimase deluso da me, perché gli dissi che l' originale non lo avevo mai visto da vicino. Qualche mese fa ha presentato a Venezia "Bagnoli jungle", fuori gara, un film che ha come protagonisti il mio


nuovo amico Gigi Attrice e lo storico Antonio Casagrande, con cui ho avuto l' onore di suonare in un suo spettacolo la musica scritta di suo pugno, col chitarrista Gianluca Marino d' Avellino. Casagrande mi confidò che un suo sogno era quello di fare il direttore d' orchestra, così in quel' occasione diresse noi due, mi chiamava Pierino. La pernacchia è molto importante, serve a sdrammatizzare la serierà della musica, la gente così capisce che non mi sto prendendo sul serio e si sente a suo agio e nel contrasto apprezza la pernacchia e pure la musica. Sto imparando a farla coi tempi giusti, ogni pernacchia ha un suo valore, quella che faccio sulla musica, quella che metto dopo la musica dentro a una pausa, quella che faccio con la lingua e quella che ne viene dalla vibrazione delle labbra. La pernacchia piace molto all' amico tatuatore che me la chiede sempre quando porta il cane a pisciare. Così al bar dell' epoca c' è Pino D' Alessio che comincia a guardarmi con occhi da manager mentre alcuni ragazzi mi fanno sedere sopra una sedia rossa, mi mettono accesa una stellina di natale in mano e mi fanno dire un sogno che invento ad occhi chiusi, mentre mi fanno il video: "sogno una Napoli antica, di una bellezza antica, ma che sia ora". Li vicino la bella Mary mi capisce al primo sguardo su me, ci conosciamo subito dentro ai nostri sorrisi. Un altro video dei sogni me lo hanno fatto fare prima altre tre ragazze a spaccanapoli, sarà un compito fuori classe, ma sognai un' altra cosa: "sogno una Napoli senza macchine, senza palazzi e chiena ' e pazzi!". Peppe del bar mi fa sedere al tavolo con Daniele Sepe e i suoi musicisti per farmi mangiare una pizza con loro. Era rimasto per lungo tempo ad osservarmi Luigi De Maria, con la sua bontà d' animo e la sua intelligenza negli occhi di ammirazione. Aveva cantato a port' alba poco fa. Era passato Umberto 'a capocchia al volo, per pausa pomeridiana per poi ritornare al san Carlo. Silvana e il figlio poi mi hanno regalato la felicità che gli ho dato e si sono fatti la foto, Gennaro Caccavale pure, quando all' improvviso dicevo: "Sono tutti depressi, tutti depressi e vanno de pressa!" e tra un "va' a faticà" e un "truovate 'na fatica" dedicate a me stesso dicevo: "tutti cu' sti cellulari in mano, ma con chi parlate!". A casa mia la zia sulla porta ride a vedermi, un sorriso di simpatia nell' ammirazione Loredana, appena sono uscito di casa, quando poi salendo le scale al ritorno Capatosta mi ha chiamato Peppino e dietro Angela rideva. Piermacchié a casa si spoglia, Pierangelo prende il suo posto, indossa il cappotto di pelle nero che gli regalò Sasy delle serenate di Ercolano, ha la faccia seria, per un attimo è il triste mandolinista di una volta, con la sua amica va da Daniele, registra in studio un pezzo di una sonata di Scarlatti col mandolino. (Piermacchié, 3 Dicembre 2015)

La casa della nonne e la legge della risata La valvolina della ruota è difettosa e perde aria, in qualche modo riesco a gonfiare la ruota e a non farla sfiatare. Fuori al Metropolitan c' è un buon flusso di gente e apparo la giornata in un ora. Suono pezzi nuovi che ho memorizzato da poco, che diventano diversi, con le stesse note, di fronte al pubblico.Espedito mi invidia, ha lavorato da una vita e lavora ancora ma è sempre stanco e pieno di doveri da affrontare ogni giorno. Ammira in che modo entro col motorino nel cancello del Tam, mi scruta la libertà addosso. Ero piccino e la casa della nonna non mi piaceva, ma i miei zii mi facevano ridere, superavano di gran lunga la riproposizione realistica di Totò, poiché loro erano la realtà, erano la Napoli autentica, vibravano di gesti espressivi con cadenze perfette, avevano i tempi dei grandi attori, dentro una cultura popolare di raffinata ignoranza. Il paese non mi fece mai scugnizzo ma piscione, acerbo di una vita di strada, sempre in


casa a disegnare, a scrivere, a lottare col volino. Napoli per me era solo quella casa e non mi piaceva. Da quella casa andarono via gli zii e i nonni e nacque Piermacchié, che senza quella casa non potrebbe esistere.Da quella caverna fatta di cupole e soppalchi adesso studio, scrivo, invento, cerco, ozio, dormo, mangio e vivo prima affrontare il freddo e la città. Al Tam Flavio Berti mi fa uno spettacolino da mimo che gli ho chiesto, mi a fatto molto ridere, ha un potenziale espressivo infinito, spero che lo faccia in strada come me, anche se sta preparando un suo spettacolo da interno. Ciro Giustiniani mi dice che devo registrare la Manviola e le scarpe che mi sono costruito, dice che sono un vero artista e mi guarda con ammirazione e rammarico per una ciorta che non mi coglie. Ripropongo "Sei una stella", mi presenta Antonio D' ausilio, lo vedevo in televisione quando faceva con Michele i ragazzi del circoletto, quando presentava il grande Ernesto a Foria. La canzone funziona sempre allo stesso modo, con le stesse risate anche se il pubblico è sempre diverso. Mi accorgo che c' è risata e risata e che una cosa comica può ottenere un certo preciso tipo di risata anche se le persone che la fanno non sono mai le stesse. Dovrebbe esistere una legge della risata nascosta tra la psiche e la cultura. Ricordo quando in conservatorio il maestro Galdi durante una lezione di armonia ricordò un fatto di un suo amico, che si andò a vedere Totò a teatro in una serata di avanspettacolo. Disse che il principe prima di andare in scena diceva: "adesso li faccio ridere con la o" oppure: "adesso li faccio ridere con la i", e puntualmente il pubblico rideva con le vocali che Totò aveva previsto. Galdi a quel punto diceva che Totò sarebbe stato un grande direttore d' orchestra. (Piermacchié, 5 Dicembre 2015) Una svolta nel coraggio di essere pazzo Gente incatastata nella città, mi divincolo col motorino e riesco ad arrivare fuori al Metropolitan. Come ieri suono, sberleffo e canto alcune canzoncine.Si fa il cerchio per la prima volta solo suonando. Le facce sono allegre, tutti mi guardano con attenzione e aspettano, perché sanno che da un momento all' altro posso indicare qualcuno di loro e dire qualcosa. Questa è stata la svolta che ha incollato le persone a me, senza che io cantassi canzoni. Napoli è felice quando io sono me stesso, quando trovo il coraggio di essere pazzo. Solo io posso avere i miei tic, solo io posso avere i miei sguardi inquietanti e comici. Pare che stasera sia maturata una nuova fase importante, ci sono arrivato per intuito dopo tre anni. Già negli ultimi giorni cominciai a indicare le persone che passavano dicendo quello che avevano addosso, quello che facevano, come quando dissi per la prima volta a una ragazza col pantalone stracciato: "è tutta stracciata!". Da quel momento cominciai a dire altre cose, come il colore di un cappello, oppure nominavo le sfogliatelle che mangiavano, però ogni tanto e solo a poche persone. Stasera invece sono arrivato a lavorare con un fare d' abitudine che mi ha lasciato essere più automatico, quello che improvvisavo mi veniva sincero e giusto, scatti improvvisi di sguardi e di parole a me stesso, avevano il sapore di autentica follia. Così, mentre suonavo ad arte le canzoni napoletane d' improvviso mi soffermavo su qualcuno e dicevo una parola che lo riguardava. Stasera ho scoperto che per rendere partecipe il pubblico non ci vuole chissà quale scienza, basta qualcosa di semplicissimo. Il pubblico vuole essere partecipe perché si possa divertire con me, altrimenti non se ne frega e passa. Allora a un certo punto mi è venuto di nominare le cose della gente a raffica e tutti si divertivano, mentre suonavo 'a tazza 'e café, mi fermavo e dicevo alla signora, indicandola col dito: "ha i capelli rossi!", questo bastava a farla sorridere e a farla attaccare a me per poi darmi la monetina con soddisfazione. Con questo sistema si è


creato il cerchio che mi ha fatto portare a casa la giornata in meno di un' ora. Vado al Tam e ripropongo "Pensionato", va bene, la gente è sempre diversa ma ride sempre negli stessi punti. Negozi, giocattoli, regali da fare per legge di cultura, tutti riversati in strada a sperperare i debiti, ma si sta comunque tranquilli, prima che all' improvviso una bella donna al semaforo mi dica: "mi hai fatto cacare sotto!", per la faccia di Macchiettina sul motorino, che è un mostro in agguato. Filomena è mia amica virtuale, dice che legge le belle cose che scrivo, si fa la foto, mi ammira con occhi carnali.Dei ragazzini chiattilli e zuzzusi hanno cominciato a darmi fastidio, allora li ho fatti ridere cantando "me pare 'o pesce", così ho acquistato la loro stima, ma non contenti hanno cominciato a toccare il motorino e allora li ho intimoriti con la frusta, stavolta frustando il sellino e non le mie cosce. Poi ho messo tutto a posto. Il piccolo Diego non se ne voleva andare più quando l' ho intrappolato nominando la sua magliettina gialla ed il suo ciuffo in testa. Prima che andassi via mi ha domandato se io dormissi, gli ho risposto che anche io dormo, e lui: "ma dormi ogni giorno?". Così, come ieri, dormo con lei. (Piermacchié, 6 Dicembre 2015)

Io volo La mia felicità è dentro al superamento dei pregiudizi e delle superstizioni, venti anni a cercare le ragioni della mia timidezza, pagine di agenda piene di frasi: "la timidezza non serve", me lo consigliò la professoressa di italianoal quarto anno di istituto. Tutti erano liberi di essere, i miei amici sembravano già grandi, solo io mi sentivo fuori luogo, mi sfottevano e non sapevo reagire. Sfogliavo i libri di storia e mi rendevo conto di essere nato nel posto sbagliato, il passato visto su carta sembrava essere più bello del mio presente visto dal vero. Odiavo le macchine e pensavo alle carrozze, odiavo i jeans e pensavo al frac, odiavo la scuola e pensavo alla bottega di un Verrocchio, di uno Stradivari. I jeans mi piacevano solo addosso a Fabiana, anche le sue zeppe diventavano magiche ai suoi piedi e per lei scrivevo poesie alla Dante e alla Leopardi, poi mi chiedeva la versione in prosa. Il benzinaio mi domandò a chi mi ispirassi con quei basettoni e il collo della camicia rialzato, mentre mi facevo mettere cinquemila lire di benzina nella vespa: "a Ugo Foscolo", risposi. Ero nel mio mondo nostalgico, un preraffaellita della vita, un manierista della grande arte, un eterno incompreso perché incompreso a me stesso. Sognavo il giorno in cui sarei potuto volare e davanti agli occhi nebbia e tristezza, mi sentivo una vittima della società, davo la colpa al mondo, ma la colpa era solo mia. Capii che dovevo correre per spiccare il volo e che il vento da solo non mi avrebbe mai mosso dalle mie convinzioni. Così ragionai sulle mie volontà, ragionai sulla felicità, ragionai sulla verità e mi cominciai piano a cambiare. Adesso, sopra il mio motorino io volo. Plano sulla città che mi guarda esistere ed io esisto come per la prima volta. Da quando cominciai a librarmi, ogni anno volo, sempre più in alto. Scendo le pesanti scale del vico col motorino e Loredana mi dice che ieri, quando l' ho incontrata a piazza D' Acquisto Immacolata, una signora ha esclamato: "ma cheré, è carnevale?" e lei infastidita e lapidaria: "no, è lavoro!". Non vado di fronte alla signora della pasta perché la figlia l' altra volta si era stancata di ascoltarmi, vado prima, vicino al negozio di gioielli. Appena arrivo si forma subito un pubblico in attesa. Io sempre più pazzo, parlo con Macchiettino e la sorella mentre li sistemo, poi comincio a intrappolare nella rete della


interazione i bambini che divertiti non scappano. Parlo, faccio versi, come un musicista vero che impazzisce mentre suono e tutti ridono. Vado oltre la soglia del già ridicolo agli occhi di chi credo mi veda ridicolo e invece sono apprezzato per quello che sono.I turisti poi per me stravedono, come se stessero aspettando una figura come la mia da quando su questa terra mettono piede. Ci sono i pulcinella, i pagliacci, li vedo con le facce della fatica amara attendere con la sigaretta in bocca il tempo che passa attraverso colori che non appartengono alla loro verità. Io sempre più leggero e felice, non vedo l' ora di scoprire cosa inventerò tra qualche giorno. Tristi ricchi mi passano davanti incazzati e scuri e non li invidio, così un giorno invidieranno me quando sarà troppo tardi. Passa Nanny Pagano col figlioletto e il marito, Luigi Guarino mi regalaun' altra stampa di raccolte di poesie, Alessandro Crescenzo, pianista di elevata bontà, felice di vedermi all' opera e passa Piscopo, il tassista del lungomare, mi dice che ha fatto girare una foto che fece a Macchiettino oltre oceano, addirittura l' ha fatta vedere al maestro di Pavarotti. Il pentolino è pesantino, stanco al punto giusto vado via e nel vico c' è Loredana e gli amici fuori al negozio, faccio uno spettacolino per loro, canto "Laureato, Curnuto, Col cellulare, Separata e Mia mamma non vuole", funzionano tutti i pezzi, gran finale con "Si bello pisciò" e risalgo le scale per la mia tana. (Piermacchié, 7 Dicembre 2015)

Col mondo dentro Ho associato sempre le sensazioni alle abitudini e alla cultura, credevo e sentivo per informazioni ricevute. Poi mi sono accorto che la cultura è infinita e che potrei quindi associare le mie sensazioni a informazioni infinite e contraddittorie. Un cervello con una programmazione mondiale assocerebbe infinite parametri alle mie sensazioni in modo da farmi ragionare non solo attraverso la mia cultura ma attraverso tutte le culture e tutte le informazioni che sono avvenute e che avvengono sulla terra. Se cosí fosse, quali sarebbero le mie convinzioni? Probabilmente non avrei convinzioni e tutto mi sarebbe il contrario di tutto e cosí vivo, col mondo dentro. (Piermacchié, 8 Dicembre 2015) Io sono Quando dico "io sono", credo di sapere chi sono, mi faccio tenerezza, come se io fossi qualcosa, come se la mia esistenza esistesse solo a chi guarda o perché credo di esistere. Io non so niente di me, non mi sono creato, le parti che mi compongono le possiedo senza capire, senza sapere perché. Interagisco con i miei simili con un codice di comunicazione, come se esistesse solo questo codice e come se esistesse solo questo universo, vivo e credo di vivere. Proprio perché non mi conosco e non so chi sono non posso credere di essere qualcosa e non posso credere in qualcosa se questo qualcosa esiste in una esistenza che non so cos' è. Mi lascio trasportare dalla volontà dei sensi, attratto da una sola esigenza di serenitá. (Piermacchié, 9 Dicembre 2015)


Con quelli che hanno fede Con quelli che hanno fede non devo ragionare (Piermacchié, 10 Dicembre 2015)

Solo chi vince fa la storia Scopro che un Mese fa mi scrive Angela De Feo: "Non si sa da quale favola, pianeta o canzone sei arrivato tra le strade partenopee. Forse sei proiezione di inconscio sopito e celato dentro ognuno di noi. Colore, fantasia e poesia scintillano tra assurde creazioni del tuo vivere quotidiano o forse sei la voce fuori dal coro dell'omologazione e della frenesia. Non so cosa sei... ma mi sono ritrovata a leggere il tuo diario, scoperto per un assurdo caso, anche se non ho ben capito tutto quello che sei e che fai. Vabbė, però porti allegria. Buona serata." C'è il sole, allora vado sul lungomare ma c'è poca gente. Torno indietro passando sul rettifilo, salgo Mezzocannone e c' è molta gente ma io voglio il sole e me ne vado a via Roma. Sto un quarto d'ora e non succede niente, qualche gruppetto di persone assiste e subito va via. Un giovanotto mi chiede che cosa sto facendo, non so rispondergli, passa Imma Battifoglia con le sue amiche, chiedo a lei che cosa sto facendo ma manco lei mi sa rispondere. Alcune ragazzine sono incuriosite, sorridono e vanno via. Anche all' immacolata ho fatto poco in quella zona, dopo la manifestazione per l' archivio della canzone napoletana che forse espatria a Milano. Quel giorno vidi l'idolatria dell'uomo a Piazza del Gesù, per lo spettacolo dei fiori alla Madonna, quando alcuni pompieri rischiavano la vita sopra quella scala infinita per l' estremità dell' obelisco. Mentre il popolo alzava la testa per il Pompiere io ammiravo il grande pastore di Ferrigno raffigurante Eduardo, fuori a una piccola locanda. Se Napoli ha pagato solo santi e chiese e non regala statue ai suoi grandi, almeno li omaggia con colorati pastori. Ricordo quando suonavo il mandolino in strada, proprio li, di fronte alla banca, quando un signore anziano mi venne incontro regalandomi cinquemila lire, ma io non stavo suonando, e quella volta, quando aprii la custodia giusto il tempo per guadagnarmi il biglietto del cinema. I miei occhi cadono sullo strumento e penso a come io sia migliorato dopo vent' anni. Era proprio quello che volevo, riuscire a suonare le canzoni napoletane come se fossero "sonate" per violino solo. Così ho realizzato il desiderio di diplomarmi In conservatorio per tornare in strada a suonare nel modo nuovo. Tanti anni di studio, cinque anni di istituto d'arte serviti solo a scrivere poesie per le mie belle amichette, cinque anni di Scultura all'Accademia, dove gli artisti li facevano gli insegnanti di storia dell'arte, che davanti al pubblico di provetti esaltati esibivano il loro sapere come se ne sapessero più degli artisti stessi, che spiegavano con una marcata e sensuale sapienza, mentre io strimpellavo il violino nel chiostro perché non parlavo con nessuno e mi ascoltavano tutti. Infine otto anni di conservatorio, per imparare finalmente un mestiere. Stanco di suonare senza gratificazione alcuna mi sposto sotto alla galleria, dove iniziai per la prima volta per gioco. Subito una signora attende alla mia preparazione e appena mi vede suonare, divertita dei miei figli e dal mio aspetto mi mette la moneta nel pentolino, così all'improvviso passa Mario Sarubbi, il mio vecchio e unico allievo di Mandolino che mi regala una generosa dieci euro. Sperimento di far muovere Il cucchiaio a Macchiettino solo quando si avvicina qualcuno interessato, la cosa pare che funzioni perché dá varietà alla mia esibizione. Capisco che una certa gradualità


nell'azione è importante, devo solo capire come dosare gli elementi del mio spettacolo quando il pubblico è in continuo cambiamento e in continuo passaggio. Passa Umberto in pausa dal San Carlo, poi Domenico il ritrattista del lungomare che ammira i miei due figlioletti. È molto dispiaciuto per la trasmissione finita male, come tutti i miei conoscenti, anche lui sperava in un probabile mio successo, ma il successo forse non viene all'improvviso e non so fino a che punto si tratta di fortuna. Io per il momento cerco di vincere, perché solo chi vince fa la storia, come 'o pa', 'o pa', che mi passa accanto girando avanti e indietro per la galleria. (Piermacchié, 11 Dicembre 2015) La scostumanza e le ragioni dell' essere Il ragazzo è scostumato perché scostumato è il padre.Il cittadino è scostumato perché è scostumato chi governa.Tutti siamo scostumati se non abbiamo regole,se non siamo stati abituati alle regole.Se il padre è severo, il figlio avrà timore di lui e non gli converrà di essere scostumato, se il governo è severo, il cittadino avrà timore di lui e non gli converrà di essere scostumato. Così agiamo, a seconda delle tensioni che riceviamo,nel modo in cui siamo stati abituati ad agire.Così scostumiamo, secondo come ci hanno mostrato.Così crediamo, secondo come ci hanno fatto credere.Così viviamo, secondo come ci hanno mostrato di vivere. Così pensiamo, secondo come ci hanno insegnato a pensare.Così amiamo, secondo come ci hanno insegnato ad amare.Così mangiamo, secondo quello che ci hanno fatto mangiare.Così, secondo come scopriremo di essere, al di sotto delle regole, inventeremo le nostre regole. (Piermacchié, 11 Dicembre 2015) Io sono Ciro e nisciuno m' accire Vado a Spaccanapoli, fa freddo ma in questi panni non lo sento, è tardi, mentre i negozi chiudono, attacco io. Il clima notturno mi appartiene, penso di esibirmi solo di notte, o di mattina presto, ma in quei momenti dormo. Mi metto a parlare con Macchiettino, gli faccio tante cazziate, gli dico di suonare forte, poi che deve suonare piano, che non deve suonare, che non deve suonare quando non sto suonando. La gente vede che io sono pazzo e allora non si ferma, altre persone invece credono che io non sia pazzo ma che sto facendo uno spettacolino, allora si fermano e mi fanno tanti video e fotografie. Passa Rosanna Tartaglia, dice che le sono mancato, le do tanta gioia, poi mi scrive:" Pier Macchié quando ti incontro mi torna il buonumore e sono sempre più convinta che sei un talento nato, grazie mille per i sorrisi che ci doni, Sì bell Pisciò", anche Giovanna mi dice che le do buon umore e che il mio sorriso è importante. Lei sta affrontando il cancro da intelligente guerriera come in una partita a scacchi e la sua vita adesso ha il sapore della vita. Passa Angela, la moglie di Pino Ruffo, che dall' Africa adesso è qui, la figlioletta vede me e si mette anche lei a cazziare il mio figlio piscione. Suono le melodie della cittá, vibrazioni che appartengono a questa storia dentro la desolazione di un popolo che non vibra più. Dovrebbero piangere d'orgoglio nell' ascoltare queste musiche violoncellate ad antico, ma poche persone riconoscono e si riconoscono in questi suoni. Dice la pianista Federica Giordano: " Ho una strana sensazione. Come se intorno a me vedessi cose degne di gioia enorme cadere nella piú completa noncuranza e cose del tutto irrilevanti, o comunque piccole, godere di un´attenzione ingiustificata. La Meraviglia é morta e morto é il meraviglioso che dovrebbe sconvolgere la nostra


emotivitá con ventante di euforia sconosciuta. Invece ci piace discorrere e parlare di cose che giá ci aspettiamo, che giá conosciamo e che, peggio, passivamente crediamo di desiderare. I Misteri non ci causano piú sorpresa." Questo lo percepisco anche io, ogni giorno, mentre osservo un pubblico alienato, fatto in serie, come robot usciti da una fabbrica. E i bambini, come vivono questo tempo? Eli dice che i bambini di oggi non si stupiscono, sono pigri, non si sforzano nemmeno di sognare, vogliono le cose già fatte, vogliono cose tecnologiche e non vogliono fare niente, sono apatici. Vivono un' amicizia da diciottenni, sembrano dei mostri, è difficile emozionali, la maestra parla dei lavoretti e loro fanno discorsi da adulti. Ė difficile stupirli con giochi manuali, hanno un entusiasmo effimero come un fuoco di paglia. Vogliono sempre cambiare, vogliono sempre cose nuove, di un nuovo che dura poco. Forse perché bombardati da informazioni continue, come una iperattività cerebrale che potrà essere buona, ma che non li porterà a scoprire e a conquistarsi nulla con le proprie mani. Anche nello studio non perdono tempo, vogliono essere aiutati, abituati ad avere tutto già confezionato, pigri, mancano di fantasia, sembrano loro i grandi e i grandi i piccoli, che criticano i genitori e dicono agli adulti: "ma queste sono cose superate".Si stanno per creare degli stimoli nuovi, dei nuovi entusiasmi, dei sogni nuovi. Avere un mondo in uno smartphone è avere una conoscenza a portata di mano, un'opportunità che non si era mai verificata nella storia dell'uomo.Ciro, passa quando sto per andare via, dice che ha perso cinquanta euro alle slot machine e adesso ha un debito di cento euro. Gli consiglio di non giocare più perché il gioco è una trappola e che si deve godere quei due, tre euro che gli rimangono. Mi domanda: "ma perché me ne vado camminando senza sapere dove, sono sempre triste, non rido mai?", gli rispondo che è stato sfortunato, ma che non deve demordere perché io che ho due lauree lavoro per strada. Lo invito ad inventarsi un lavoro, a fare qualcosa che gli piace ma lui mi risponde che non gli piace fare niente. Così gli dico che la vita è una e che è nostra, e che nessuno può decidere per noi, è facile fare la vittima ma è piú bello combattere per la felicità, basta cominciare, basta imporre quello che si vuole essere. Poi gli dico che deve dire a sé stesso: "Io sono Ciro e nisciuno m' accire." (Piermacchié, 11 Dicembre 2015)

L’ abito L' abito fa il monaco (Piermacchié, 13 Dicembre 2015)

Allora mi divertiró io Finisco di scrivere il tema di "Il coccodrillo come fa" nella mia musica per la classe di viole di Maini in conservatorio. Ho già consegnato "Il castel dell'Ovo", tutto via internet. Ho ancora "Il ballo del quà quà" ed altri miei pezzi inediti da mandare. La lezione di ieri è stata molto gratificante, Keith mi ha diretto verso le modulazioni, da quelle per accordo perno a quelle per moto contrario cromatico e diatonico. Da quando mi sono deciso a usare il pianoforte sto capendo tutto. Il pianista Fabio Espasiano si offre per darmi delle dritte tecniche, ma per ora meglio buttare le mani, così come feci la prima volta col mandolino. Scendo al museo e c' è tutto traffico, la via per piazza Dante è bloccata ma


una vigilessa mi sorride e con la paletta mi dice: "no, lei può passare". Mi lascio dietro le macchine, il traffico, il caos, lo smog, lo stress, le ansie e le frustrazioni degli automobilisti e Napoli è mia, ho il privilegio di passare da solo fino a piazza Immacolata. Ragazzine impauriscono al mio passaggio ed una dice: "Ma sta sempe 'mmiezo chisto?". Arrivo a via Chiaia e mi metto al solito posto, fuori al Metropolitan. Faccio quello che ho fatto ieri, parlo con Macchiettino, nomino i particolari delle persone e suono. Quando faccio interagire i bambini chiedendo loro di farmi le pernacchie per darmi il ritmo, tutto è più facile e tutti sono più allegri e sereni. Mi ricordo allora di quando Yubrich mi consigliava di mettere delle percussioni in mano al pubblico per renderlo partecipe. Passa uno dei vigili con la moglie in cinta, che due pizzafest fa era presente in borghese nell' enorme cerchio che si fece a me davanti all' improvviso. In quella serata cantai "Merdaiolo" ai vigili da lontano, senza sapere che altri vigili stavano a guardarmi in borghese, da persone civili. Un tripudio, la miccia l' accese proprio la moglie di un vigile che si mise a ridere e al contempo mi apprezzava. Non se ne andavano più, fui capace di intrattenere una quarantina di persone senza volerlo. "Qua nisciuno se ne va!" esclamai dubitoso e tutti risero e rimasero, pure mentre mettevo a posto. Fu un successone, pareva come se fossi stato l' unica nota positiva della festa, trovato per caso per la strada in un deluso ritornare a casa, in uno spettacolo fuori organizzazione. Anche stasera il vigile stava in borghese, divertito e felice di avermi ritrovato, mi ammirava con la moglie. Vado al Tam e Flavio Berti mi incita a propormi ai teatri. Proprio ieri pensavo che forse un giorno mi accorgeró che propormi ai teatri rimaneva la cosa più semplice quando per anni non ci ho piú creduto. Dice che dovrei fare il "One Pi' show", cioè uno spettacolo da solo, come del resto ho già fatto nei locali, ma con più argomenti riguardanti la mia vita. L' idea di attingere al mio vissuto non è male e mi stimola molto. Aggiungeró qualche aneddoto e soprattutto le mie filosofie che leggeró dal mio diario. Oltre alle poesie che scrissi alle mie amichette quando ero nel pieno del piscionismo, declameró pagine di quel diario che mi farà raccontare "dalla strada al teatro, dal teatro alla strada". A solo o con quartetto d' archi sarò Piermacchié, romantico piscione. Flavio mi invita a scrivere il mio spettacolo mentre lui ha appena finito di scrivere il suo. Francesco Albanese dall' altro lato delle quinte mi gesticola per chiedermi se sono il prossimo a uscire in scena, perché si era già preparato lui e Rosario, il Giggino don Perignon che ha la sua faccia sui taxi di Napoli. Mi fa piacere che i comici conosciuti mi conoscono e mi parlano, anche solo se a gesti, per me è un onore. Mi esibiscono per cinque minuti e stavolta parlo pure, introduco le macchiette cercando di superare il blocco dell' improvvisazione che mi hanno imposto dal primo momento su quel palco, per ragioni di tempo, per allenamento televisivo, ma stasera non c' erano obblighi particolari da rispettare. Io sono da teatro e quando avrò uno spettacolo tutto mio, come spera Flavio, allora mi divertiró io. (Piermacchié, 12 Dicembre 2015)

C’ è chi si fa C' è chi si fa eremita, chi si fa prete e chi si fa Piermacchié (Piermacchié, 14 Dicembre 2015)


Se non mi diverto la gente non mi paga "Tu faie 'a fine d' 'a Francia!" mi ha detto un morto di fame che vende fotografie del Napoli, appena mi ha visto. Parcheggio a via Croce vicino al negozio dei gioielli. Passa un signore che parla con Macchiettino, gli dice che deve lavorare altrimenti non mangia, passa un altro tizio che dice: " 'mmano a isso hai voglia 'e fa' 'a famme!". Spesso mi sembra di stare a casa quando sto fuori casa, mi pare di stare in famiglia in strada. Mi lascio andare a quello che mi va di essere in quel momento e suono, perché ho imparato che se non mi diverto la gente non mi paga. Sono felice per questo e mi nutro delle mie arcate come se stessi suonando a casa. Quando durante lo strumentale capisco che posso cantare perché c' è gente ferma ad ascoltare, devo cominciare con canzoni di circa 15 secondi per fare in modo che questi ridano subito e non si stanchino per capire. Dopo aver bloccato l' attenzione posso cantare a 50 secondi perché a quel punto sono più coinvolti e quindi più attenti, sempre però trovando il modo di coinvolgere le persone con parole e azioni. Dato che io fondo lo spettacolo a passaggio con quello a cerchio devo definirne comunque un tempo. Dopo avere attirato l' attenzione con lo strumentale attacco con un' introduzione, una parte centrale ed un finale. Il finale si deve capire con un ringraziamento ed un inchino mentre Macchiettino suona il cucchiaino sul pentolino, così si dovrebbe intuire che possono mettere le monetine. Per l' introduzione 3 canzoni forti a 15 secondi, per la parte centrale 2 canzoni a 50 secondi, poi annuncio il finale che sarà di1 canzone forte a 50 secondi. Ho inaugurato altre scarpe nuove, sono molto più grandi e a punta. Cominciai ad analizzare la mia vita per trovare una matematica degli eventi, scrissi un diario per sei anni, registravo la mia vita ogni giorno. Dovrei rileggere e rivedere tutto per vedere se scopro qualcosa. Fuori al bar dell' epoca c' è Gino Fastidio col Rattuso, parliamo un poco e vado via. Uno strano prurito addosso comincia a tormentarmi. (Piermacchié, 14 Dicembre 2015)

Il panaro, una fogna, una cacata Infilo i piedi nelle mie nuove scarpe azzurre e tiro un sospiro di sollievo. Entro nel mio mondo, sempre più incurante degli altri che mantengono la loro dignità nel rispetto della cultura e della moda. Scarpe a punta, come quelle di Mago Merlino, me lo ha fatto notare lei e sono triste per lei, che mi ama quando non posso permettermi di amare. Così, non amare diventa una colpa, mentre la vita va avanti lo stesso, quando il volersi bene è più vero senza catene. Esco dal vico e la fogna dei ragazzi di Salvator Rosa mi insegue, a due su due motorini, erano fermi in agguato e sono partiti quando mi hanno visto passare. mi faccio sul marciapiede e tento una frustata, un piccoletto seduto dietro ride per come sono e per la frustata. C' è chi dice che non devo frustare per evitare che mi diano mazzate, ma senza frusta avrei molte più probabilità di farmi distruggere prima di andare a lavoro. Comincia la battaglia dopo due giorni di calma e di riposo in tana. Sono tre giorni che Macchiettino mi chiede un regalo per natale: "papà, voglio 'o panaro". Vallo a capire perché, che cosa ci deve fare, dove l' ha visto, quale bambino ha mai giocato con un cesto di vimini? Perché non vuole stare più appeso coi ganci sotto alle


scelle. Così sopra i quartieri gli ho comprato un panaro, lui era felice mentre gli facevano le foto e Macchiettina finiva col piede sotto a un taxi. Di fronte al cinema Metropolitan, la gente pare sia già diminuita. Un anziano signore mi vede ed esclama: "c' è chi parla con gli animali e chi parla coi pupazzi", perché stavo dicendo a Machiettino che deve saperci stare nel panaro altrimenti glielo levo. Tre ragazzini mi sfottono, prima li allontano umiliandoli con "Me pare 'o pesce, Samente e Si bello pisció", poi quando ritornano, uno di questi si prende una frustata e non fa vedere agli amici che si è struppiato ma si è struppiato, me lo ha detto pure. Ma loro insistono, gli ho detto allora di rispettare i pazzi e gli scemi, ma ancora niente, i bambini avevano trovato il gioco per stasera ma non mi facevano concentrare, allora ho provato la carta della superstizione e ha funzionato. "State attenti che chi disturba chi lavora non avrà più una lira in tasca! Questo è un anatema." così sono andati via cacati sotto, e sotto alle mie scarpe una cacata, me ne sono accorto al Tam. Pure Espedito a un certo punto mi ha chiesto se sentivo un fieto. Ho provato a lavarle e poi mi sono esibito coi Malincomici. "Alla televisione", l' ho definita in questi giorni da una bozza, è andata bene, ha la chiusa comica, quindi tutto a posto. Per la strada di casa una bella ragazza con piumino bianco sulla vespa grida che mi stima e che sta andando al centro, i piccoletti si arravogliano nel panaro, Macchiettina torna a casa a testa in giù e il fratellino attorcigliato e tutto storto mentre sulle scale del vico vedo la cacata incriminata. Non credo a nulla, ma spero che almeno questa mi porti fortuna. (Piermacchié, 18 Dicembre 2015)

Dopo qualche giorno Posso amare una donna solo quando la rivedo dopo qualche giorno, per un tempo anche di 3 ore. (Piermacchié, 21 Dicembre 2015)

Se voglio devo volere

Non chiedo mai nulla a nessuno e le rare volte che lo faccio non insisto. Per questo non vado oltre la strada. Mi rendo conto che le persone fanno le cose grazie agli altri e che nessuno può fare niente da solo. C' è sempre qualcuno che ti fa fare quello che vuoi. Puoi fare le cape d' angelo, ma se non le proponi a chi ne è interessato, nessuno ti viene a chiamare. Aspettare di perfezionare significa aspettare un tempo che non attende. Devo farmi vedere dalle persone interessate, non posso sempre sperare in una ciorta per strada e se voglio devo volere. Evidentemente non voglio ancora. Maurizio Costanzo oramai è andato, chi potrebbe apprezzare i tipi strani come me potrebbe essere ancora Renzo Arbore. Non so che cosa succede quando interessi a qualcuno importante nel mondo dello spettacolo, non mi sono mai preoccupato a come funzionano realmente le


cose. Forse non ho pretese, non ho un preciso obiettivo e quello che voglio già lo faccio. Riguardo a chi ti fa fare le cose, mi pare che nessuno guarda a quello che fai, ma al pubblico che hai e ai miei spettacoli organizzati non viene mai nessuno, in strada invece viene tutto il mondo. (Piermacchié, 27 Dicembre 2015)

Nobile macchietta di strada Fuori al Metropolitan, non fa il freddo dell' anno scorso, ma ho le mani gelate, dure le dita corrono sulle corde che non voglio più toccare, penso da molto a un sistema nuovo da applicare che non mi dà pace. Macchiettino sembra più alto, gli ho aggiustato il collo, pare meno sottomesso e più pieno di se. Nessuno mi importuna, in mezz' ora intasco la giornata. Funziona mio figlio, le melodie che suono, le macchiette forti, le pernacchie, i "grazie" urlati ad ogni moneta. Vado al Tam, presenta Antonio D' Ausilio che mi improvvisa una quasi spalla, sperimento la canzone "Ho sempre studiato", che ho scritto a Natale per mio fratello Danilo, un flop totale. Non devo dimenticarmi di aggiungere al momento una chiusa di riserva dopo una chiusa senza risposta. Gli Arteteca mi guardano stranito quando mi vedono coi figli e con le nuove scarpe a punta. Monica mi chiede se guido, le rispondo di si, e che ho scelto di togliermi la macchina e usare solo il motorino elettrico. Allora mi ha risposto: "non guidi per le scarpe?" rido. Antonio mette giacca e bombetta e canta una macchietta che ha scritto, alla Pisano e Cioffi. Molto simpatica, sembra proprio antica. Mi affascina osservare i macchiettisti, in loro vedo una parte di me. Ricordo Antonio quando faceva "I ragazzi del circoletto", quando presentava Ernesto a Foria, quando faceva Silvia e all' istituto Marco Tarantino riportava le sue battute, nel tempo in cui cominciavo a strimpellare il violino.La cosa più importante è capire il concetto, il senso delle cose da fare, non tanto le cose da fare. Quando avrò imparato meglio le tecniche e le conoscenze che mi servono comincerò a divertirmi a sviluppare il senso dell' imprenditorialità. Aspettare che ti facciano fare le cose non è una buona idea, la realizzazione dei miei spettacoli deve partire da me. Mi pare che solo io dico agli altri: "lavati la faccia che sei più bello di me". Pochi colleghi mi evidenziano le cose buone, molti non cercano di aiutarmi, vedono in me tutta un' altra cosa e sono indifferenti alla mia verità. Le feste ancora continuano ed io le osservo, osservo l' uomo che ha inventato le feste e l' uomo che vive le feste, poi osservo me, che non capisco le feste. Me ne vado, sopra il mio motorino, nobile macchietta di strada, al di la delle politiche strutture dello spettacolo, come la buon anima di Fortunato che tene 'a robba bella, di 'O barone e Rosaria, come Tony, l' ultimo sciú sciá di Napoli che si mette ancora fuori via Roma, come fosse una statua vivente della galleria. Paolo raffone scrive: “Tu puoi farlo a grandi livelli ma bisogna affiancarsi a persone più brave di te che possono arricchire il tuo bagaglio già consolidato per diventare un virtuoso.“ (Piermacchié, 29 Dicembre 2015)

A Napoli la stampa 3D da Enrico Durazzo, come se fosse 'na cosa 'e niente.


Pensavo che l' uomo nasce solo e muore solo e che la sua compagnia è un' illusione lungo il tempo della sua vita. Eli mi ha portato a Toledo, le faccio compagnia mentre lei mi fa compagnia. Fa freddo ma c' è molta gente per strada e pare che faccia meno freddo. Mentre camminiamo mi immaginavo come un essere vivente appena nato sulla terra, come un insetto, un cane, che comincia a vivere al di la delle convenzioni sociali e della cultura. Così, dato che sono solo e morirò solo, che motivo ho di preoccuparmi dell' essere nella società? Vedo persone fare cose per abitudine, seguire modi di fare simili ad altre persone mentre io estraniato, mi accorgo di non stare nel tempo, ma di passeggiare in un momento atemporale. Potevo essere nell' ottocento, nel settecento, nei primi del novecento, non faceva differenza, la gente che passa è sempre quella, cambiano i vestiti, gli oggetti, come la macchina del caffè del bar, come il telefono che abbiamo in mano, ma noi siamo sempre gli stessi. Così, senza pensare ai legami della mia persona in relazione alla società mi sono sentito al di fuori di essa, quasi a non esistere al tempo e mi sentivo da fine ottocento e inizio novecento. Andiamo da Sofi a mangiare cuoppi di frittura. L' interno è da osteria antica e pure gli odori e lo stucco sui muri riportano a un passato. Così passiamo da Napolimania e rimango folgorato dalla statuetta del comico amico Bolide esposta in vetrina. Capisco da subito che si tratta di una stampa in 3D, ma non immaginavo che con essa si sarebbe già riusciti a fare i ritratti. Eli mi vede accanito a capire e mi fa entrare nel negozio, andiamo a parlare al piano di sopra per un preventivo, perché di sicuro mi metterò in posa per la statuina di Piermacchié. Mi pareva di essere entrato nell' atelier di Nadar, uno dei primi fotografi della storia, frequentato dagli impressionisti francesi. Mentre pensavo a questo e che il mio amico Fulvio a Materdei possiede una foto fatta da Nadar, ci mostrano alcune statuine, vere e proprie foto di persone, ritratti in scultura, è una rivoluzione, io rimango basito e suggestionato, mi pare di assistere ai primordi della fotografia, quella che per farla ci volevano cinque minuti o più di posa, lo stesso tempo che serve per la ripresa 3D di adesso. Il tempo non cambia, è sempre quello, si rinnova negli oggetti e nei pensieri, ma chi passa per queste strade è sempre la stessa gente. Come la fotografia ha rivoluzionato il mondo, così la stampa 3D farà la sua rivoluzione. Non si era mai vista una cosa simile da quando è nato l' universo, anche se la gente che passa ignora ed è indifferente, ma non mi meraviglia, perché non cambia mai niente, ci sono state le grandi rivoluzioni come c' è sempre stata l' ignoranza, ce ne accorgeremo comunque, quando questa cosa diventerà esponenziale. Nel modo in cui la fotografia consegnò alla storia le pitture di grande realismo fino a quel tempo, così la stampa 3D consegnerà alla storia le sculture dei grandi iperrealisti del nostro tempo per dare spazio alla fotografia del tatto. Napoli è questa, nella sua antichità ti può sorprendere pure per cose d' avanguardia, come nel negozio di Enrico Durazzo, e lo fa senza schiamazzi, senza furor di popolo, ti incanta all' improvviso per cose mai viste, sempre come se fosse 'na cosa 'e niente. (Piermacchié, 16 Gennaio 2016)


Pe ‘a capa Io sono, io faccio, io dico,sulo chello ca me passa pe 'a capa (Piermacchié, 20 Gennaio 2016)

Sin da bambini Pensiamo di essere così intelligenti da agire e crederein cose assurde assimilate come ovvie sin da bambini (Piermacchié, 20 Gennaio 2016)

Sempre più giovani Siamo sempre più giovani dell' anno prossimo (Piermacchié, 21 Gennaio 2016)

Per suonare bene Ormai sono così abituato, che ho bisogno di un pubblico indifferente per suonare bene (Piermacchié, 23 Gennaio 2016)

Importanza ed effimero Tutto quello che pare effimero può nascondere la più grande importanza, Tutto quello che ha grande importanza può nascondere il più immenso effimero (Piermacchié, 23 Gennaio 2016)

Cuore e amore


Cuore e amore, parole magiche di chi parla a tutti, per fotterci tutti (Piermacchié, 24 Gennaio 2016)

Giudicando Quando dico: "stai giudicando!"sto giudicando

(Piermacchié, 24 Gennaio 2016)

Pieno di milioni In questa città senza speranza e senza futurovoglio essere derubato come uno straccio pieno di milioni (Piermacchié, 26 Gennaio 2016)

Ave Maria di Piermacchié Ave Maria, ti cercai, ti parlai di meave Maria, ti pensai, mi innamorai di te ave Maria madre del solevergine della costellazioneti pregai così senza ragione amore, amore mioè il sole il solo dioamore Isis Meri, madre di Horus,di Mitra, di Krishna, di Attis, di Dionisio così come Cristo questi i figli tuoiho provato a crederti ma poiè storia che inventiamo sempre noi amore, amore mioho il sole dentro ioamore ave Maria Esperienza: La Madonna mi ha dato il suo messaggio, ho pregato a lei durante gli anni, come anche a dio e a Gesù ed è stato difficile interpretare quello che mi voleva dire, ma oggi so quello che voleva che io capissi, sotto le coltri del mistero di dio, che lascia spesso quesiti irrisolti, risposte incompiute attraverso la sua misericordia che nasconde il suo amore nella grande sofferenza e che ti premia con lo stesso amore quando sei felice. Accettando il fatto che questa non è la vera vita perché dobbiamo soffrire per conquistarci il paradiso, perché Cristo ha sofferto per noi sulla croce e quindi anche noi dobbiamo fare come lui e gioire nonostante il male e il dolore, la Madonna, madre di dio, mi ha fatto capire che non devo crederla, ne a lei, ne a Gesù, né a dio. Così come la Madonna può parlare a chi ha le visioni così lei ha parlato a me e mi ha detto che siamo noi che l' abbiamo creata e che non è mai esistita una donna sulla faccia della terra che


avesse concepito un figlio senza peccato, quel peccato che è servito a concepire gli abitanti del mondo, un peccato che ha generato la vita. Se la vita è un peccato credo sia un peccato non viverla così come la percepiamo. Come mi innamorai delle mie amiche, così mi innamorai di questa signora. Un giorno le dissi che sarei voluto essere io Giuseppe, guardavo in cielo, per terra, in chiesa, la cercavo per casa, sotto la doccia, sulla tazza, in cucina, senza trovarla mai, fino a quando cominciai a fare degli esperimenti. Provai a non crederla per vedere se la mia vita sarebbe cambiata. Così mi accorsi che tutto quello che dicevo riguardo l' esistenza non era farina del mio sacco, ripetevo quello che avevo sentito dire e lo davo per certo come se lo avessi vissuto, poi ero superstizioso, perché prendevo in giro me stesso per vedere un suo segno, poi capii che fui stesso io a inventarmi quelle sensazioni che credevo mi venissero da lei e che le attribuzioni che davo agli eventi potevano avere infinite possibilità dato che non ne fui mai convinto e nessuno ne poteva sapere più di me, nemmeno il papa, che pure attribuisce cose all' improvviso, solo perché sarà dio che parla per bocca sua, quando dice che il sangue di san Gennaro si è sciolto a metà perché dio ci chiede un impegno maggiore. Ma come avrà fatto a capire una cosa del genere io ancora non mi spiego. Poi provai a non fare nulla, perché mi dicevano che era dio che mi faceva fare le cose, così, non facendo nulla, mi accorsi che dio non mi faceva fare nulla, mi rendeva libero di fare ciò che volevo, infatti dicono pure che la grandezza di dio sta nel fatto che ci lascia liberi. Così mi misi a lavoro, consapevole del fatto che quello che pensavo e che facevo lo pensavo e lo facevo io e non qualcun altro. In ultimo provai a vivere il vangelo, ma qualcosa non andava, ero falso, dovevo vivere secondo un libro e non secondo quello che realmente volevo e in più lo facevo per paura che se non vivevo a quel modo qualcosa di brutto prima o poi mi sarebbe successo. Così mi convincevo di essere un mezzo santo ogni volta che mi facevo picchiare e sfottere dagli amici, ogni volta che mi succedevano tristi cose, ma sotto al naso mi rendevo conto di avere una vita bellissima, unica al mondo, che non vivevo per come doveva essere vissuta. Stavo bestemmiando sulla vita, stavo disprezzando la gioia e capii che il vangelo, condito di etica era stato somministrato a chi venne prima di me come cosa al di la dell' etica. Quando sperimentai l' assenza della madre di Cristo e del loro dio cominciai a sentirmi leggero e felice. Molti credenti credono in quello che credono ed io credo in quello che non credo, ciononostante non amo la violenza e il male del mondo e in me vige un solo ed unico monito: "vivi e lascia vivere". In tutto questo guazzabuglio da cui come un miracolo è risorta fuori la mia coscienza, ho capito che per farti credere qualsiasi cosa basta affiancare a queste altre cose, cose riconoscibili e belle, vere, cose che vorremmo ci fossero. Così, come un cibo malsano può risultare gradito con l'aggiunta di spezie ed ingredienti vari, anche il male e l' assurdo, con l'aggiunta di belle parole, degli insegnamenti dell' etica e profondi sentimenti d' amore può essere creduto e preso sul serio. Ma senza fermarsi a credere, come se fosse l' unica ipotesi, anche la storia può essere menzogna e quello che siamo dovrebbe essere certo a noi stessi. Da quando capii che ascoltare me stesso era ascoltare la mia verità, il mio cervello ha sempre rifiutato i dogmi, la mia mente ha sempre cercato la verità, quella che non crede a ciò che non può credere. Di conseguenza credere a ciò che non credo mi ha generato sempre frustazione, paura, ipocrisia e inganno a me stesso. Per questo motivo capii che il bene delle religioni è solo facciata, perché si mostra bello ma ti abitua alla paura e alla superstizione. Se c' è stato qualcuno all' inizio dei tempi che non ha subito un bombardamento religioso per tutta la sua esistenza, che morte avrà fatto? Se non sapeva dove si andava a finire, dove sarà capitato dopo la morte? Quelli che avranno praticato le religioni avranno avuto la vita eterna, mentre quelli che non hanno mai sentito parlare di religioni saranno defunti per sempre? A questo punto ritengo che chi ha un pensiero riguardo alla vita è giusto


che lo esprima, ma non può mettersi a capo di un suo movimento, di un partito, di un credo. Ogni essere vivente ha il diritto di avere un suo proprio credo perché ha la sua vita ed essendo un essere vivente ha il diritto di viverla, indipendente da tutte le altre vite che lo circondano. Fondare una scuola di pensiero significa convincere le persone a quel pensiero e convincere di un pensiero è un male, al di la del fatto che il pensiero sia buono o cattivo, perché va contro il pensiero individuale. Chi cerca la verità deve essere aiutato a cercare la sua verità, che è fatta dei suoi occhi, del suo respiro, della sua esperienza, della sua coscienza, della sua volontá. Chi vuole fare il discepolo di un capo, non cerca dentro di se, ma si accontenta di appoggiarsi a qualcuno, allora non sarà mai vero perché userà la verità del suo capo. Quello che può fare un maestro è solo convincere al se individuale, aiutare a tirare fuori le proprie qualità, a cercare se stessi al di la di tutto. Chi si mette a capo di un pensiero attirando a se i suoi fedeli sta approfittando della debolezza e della ingenuità delle persone, al di la degli ideali che professa. Il vero maestro cerca il modo più semplice per dire la sua esperienza e non ne fa cosa assoluta, ma invita l' allievo a mostrargli un mondo diverso dal suo, a insegnargli il suo mondo unico. Il vero maestro non tratta gli allievi come servi, come soldati, come bestie, come stupidi, ma cerca di esaltare le loro qualità nascoste per fare in modo che possa essere aiutato a vedere coi suoi occhi e non a credere di vedere coi suoi occhi. Il sole è stato da sempre venerato perché portava luce, calore, vita. Così questa stella divenne un dio, il dio, fino a che l' uomo alla natura e alle stelle attribuì i suoi significati. La coscienza della morte ci fa pensare che ci potrebbe essere qualcosa di altro al di fuori del corpo, credo di pensarlo anche io, come sentimento innato, ma nessuno ha il diritto di attribuire nulla sopra la mia intimità. Il sole dentro è l' universo che abbiamo, quel dio che cerchiamo, il resto è fantasia, ingenuitá e cattiveria volontaria e inconsapevole di chi ci convince dell' assurdo, spegnendo il nostro fuoco vero che appena nato già sa, dal momento in cui comincia ad essere fiammella. La verità è la vita, una vita non vera è una vita che non esiste. Il falso dentro è un rinnegare se stessi per una finta vita, quando non ci accettiamo per una paura che ci hanno insegnato ad avere, che si presenta nelle illusioni, nelle suggestioni, nelle attribuzioni arbitrarie, quando tutti nell' universo non abbiamo altro che il nostro ed unico universo da poter condividere. La paura della morte ci fa attaccare a qualsiasi cosa, allora con la fede ci diamo da fare per conquistarci servli, il consenso del padrone, credendo di essere visti ed ascoltati, mentre è tutta una cosa mentale, perché a quel punto meglio essere pazzi per avere il certificato di invalidità, invece di essere sani di mente per dannarci a ragionare una vita in vista di un posto di salvezza. Così mi va di pensare che l' uomo non si spiegò la sua esistenza ed altri uomini usarono questo mistero per usare altri uomini a mezzo della paura, servendosi di quello di cui il nostro sole ha bisogno per stare bene, la pace, la gioia, l' amore. La mitologia non è mai finita. (Piermacchié, 25 Gennaio 2016)

Quand’ ero vivo Chissà se mi ricorderó di quand' ero vivo


Inizio modulo (Piermacchié, 28 Gennaio 2016)

Le difficoltà del banale e dell' effimero. La ruota di dietro perde aria più velocemente, allora porto anche il gonfiatore. La manviola ha le corde buone adesso, che vibrano di viola e violoncello, i passanti sono attratti da questo e lo sanno, capiscono le vibrazioni dell' arco. Macchiettino lavora meglio, gli ho aggiustato la testa e l' ho sistemato bene el panaro. Non ho portato sua sorella perché non le va di fare niente, più volte mi hanno detto: "ma chesta nun fa niente?", in effetti sta solo a farsi foto col cellulare, così due bambine mi chiedono di lei, dispiaciute di aver incontrato solo il maschietto. Mi danno monetine, poi mi sfottono, dicono che vogliono uccidere il piccoletto e che io sono brutto. Allora le faccio zompare e loro gridano, la madre poco distante osserva senza fare peso al tormento che mi fanno, mi minacciano in continuazione e cercano di togliere gli occhiali a mio figlio. Allora sventolo la frusta e dico: "questo vi ha insegnato vostra madre?", queste allora vanno dalla madre mentre questa fa una faccia sbigottita. Alcuni ragazzini esclamano: " stai tutto magnato, invece 'e ire apriesso a 'e femmene!". Sono due mesi che non esco, ho approfittato adesso, per andare dopo al tam. Penso che l' ambiente del cabaret non fa per me. Mi sento una chiavica rispetto ai miei modelli d' arte e intanto per il presente sono talmente troppo, che non funziono. Fracesco da Torino, mi fa capire che devo mirare al banale ad all' effimero. Addirittura le mie macchiettine più effimere sono troppo culturali, questo mi sconvolge la mente, non mi capacito di come questo sia possibile. Riuscire a far ridere a queste condizioni non è comunque facile, mi pare una buona sfida, un altro passo per capire, per essere. Mi incuriosisce creare acquerelli comici, allo stesso modo in cui bramo costruire raffinate musiche dentro a struggenti riflessioni dell' esistere. Il viaggio di capitan Fracassa l' ho rivisto con lei e ho capito che a quella vita appartengo, così ripenso ad un teatro portatile con sipario che monto presto sul motorino appena trovata la mia strada del giorno. A teatro la solita esibizione e niente di nuovo. Scrive Pino D’ Alessio: “Non mollare tutto e' possibile”. (Piermacchié, 31 Gennaio 2016)

Il tabù La prima perversione è il tabù (Piermacchié, 1 Febbraio 2016)


Pierangelo vestito da Piermacchié "Sei Pierangelo vestito da Piermacchié, dopo l' esibizione riedevi, adesso non più". Mi dice Antonio mentre ci monta i microfoni, perché Flavio e Critelli mi vedono cambiato. Critelli dice che sto perdendo la pazzia, sembra che mi stia aggiustando per il meglio ed è un peccato, mi dice che facevo tanto ridere quando il produttore mi parlava mentre lo guardavo con la testa tra le nuvole e alla presentatrice poi, che interloquiva con me sul palco, non la vedevo proprio. Cicchella mi fa capire che non stiamo lavorando per la televisione e che non c' è quel rigore da rispettare. Proprio questo è il punto, sono cominciato a cambiare da quando mi addestravo per la televisione, soffocavo le improvvisazioni e le invenzioni del momento, quelle che mi facevano toccare il pubblico. Cantavo la mia macchietta, ma ne veniva sterile e senza vita, non come in strada, che invece sono rimasto pazzo. "Per questo mi è passata la voglia di venire al Tam", dico a Flavio, che serio mi esorta ad essere me stesso, come anche Riscetti, che mi ha capito bene. Così, dopo aver cantato per la prima volta " 'Sto figliulillo mio" che piace molto a mia madre e ad Eli, penso di ritrovare il divertimento nella seconda uscita. La canzoncina è piaciuta, solo la chiusa ho sbagliato, meglio farla come già provata in strada. Prima di questa ho detto una battuta che mi ha ispirato Monica degli Arteteca per ispirazione di Eli: "io non guido la macchina, tengo queste scarpe!" mostrando le mie scarpe enormi, tutti a ridere, così ne ho detta un' altra, fatta da Mino dietro le quinte dopo aver ascoltato questa: "io non so nuotate, ma mi piacciono le pinne", questa ha funzionato di più. Per la seconda entrata cerco di essere me stesso, allora dedico a tre persone del pubblico gli incipit dei miei insuccessi con grande successo, poi canto "col cellulare" che purtroppo esige di una chiusa forte da reinventare. Nel mio cammino dal passato sono quasi vicino a questo presente ma ancora mi risulta difficile accettare che oggi si ride con tormentoni e chiuse. Vado al locale di Luigi dei cocktail, proprio fuori al Tam, parliamo per la serata di sabato, lui è fiducioso mentre io sono sfiduciato. Ai miei spettacoli sono venuti sempre al massimo una o due persone dei miei amici e conoscenti. Prima di uscire di casa ho fatto una bucatura alla ruota del motorino che aveva un oggetto metallico conficcato dentro. Non mi spiego come sia stato possibile che si sia tappata solo con la colla. Vorrei delle ruote come la mia vita, piene e senza vuoto. (Piermacchié, 1 Febbraio 2016)

Il comico inconscio Intrappolare il comico inconscio al momento per renderlo subito ad arte (Piermacchié, 2 Febbraio 2016)

La forza di gravità La forza di gravità fa male


(Piermacchié, 3 Febbraio 2016)

Da ragazzino Da ragazzino non parlavo mai,avevo capito già tutto (Piermacchié, 4 Febbraio 2016)

Non fa storia Il banale non fa storia (Piermacchié, 4 Febbraio 2016)

Perversione La castità è perversione (Piermacchié, 4 Febbraio 2016)

Avevano ragione Gino Evangelista è andato via. Mi diede il suo numero per incontrarci e giocare con la musica, gli piaceva la mia testa, così come io e tutta Napoli ammiravamo la sua. Mandolinista e polistrumentista storico, non lo vidi mai da vicino. Metto a posto le pasticche dei freni dopo aver passato il ferro da stiro sulle gomme per apparare le altre eventuali perdite d' aria. Scendo le scale e parto, alla curva del vico che va per spuntare alla strada principale, non funziona il freno. Torno sulle scale e mi metto a fare il meccanico. Una pastiglia è schizzata via per averla io troppo stretta. Corre verso di me il piccolo Mattia che mi vede da lontano come spesso accade. Mi aiuta a cercare la pastiglia, si mette a disposizione, ma nel farlo mi stressa con la sua mania di toccare tutto e parlare in continuazione. Così alzo un poco la voce e mentre cerco di montare i freni, intento solo a mettere insieme i bulloni, vedo il suo silenzio, uno spazio di solitudine in cui abita la voglia di gioire, la sua felicità di essere compreso. Così scompare, senza dirmi nulla, come aria buona che non si respira. A natale suo padre lo ha lasciato, sulle scale lui ha lasciato me. Difficile fare il padre senza un minimo di autorità, quando l' affetto ha bisogno di più forza per dimostrarlo. Mi rattristo e mi sento una chiavica. Una signora scendendo le scale si spaventa, come alla vista di un morto


con gli occhi aperti, era Macchiettino steso a terra con tutto il motorino. Uno srilankese mi faceva tante domande, mi ha detto che abita di fianco alla casa mia ma non l' ho mai visto, quelli si danno il turno, ne vengono a centinaia. Poi ride di me con l' amico perché sto aggiustando il motorino, io dico: "ridi natu poco nfacc a stu manubrio!" passa una signora chiatta che mi dice che mi vorrebbe aiutare con tutta se stessa. Il freno è apposto, ho perso un anello di bullone nella saetella ma il freno funziona lo stesso. Arrivo da Luigi, ieri ho fatto uno spettacolino nel suo locale, ma come avevo previsto ho fatto il solito insuccesso. Tre o quattro di loro si sono divertiti, il resto ha cominciato a parlarmi sopra, dopodiché ho concluso. Luigi mi dice che si aspettava un altro tipo di interazione col pubblico, più da posteggia, mi consiglia di essere più vicino a chi mi ascolta, di fare canzoni e battute su ognuno. Con me c' era Eli vestita da primo novecento, sola in disparte aspettava, poi si è presentata Valeria coi suoi riccioloni, ci siamo riabbracciati, abbiamo parlato un poco. Al Tam Riscetti mi dice: "devi essere tu. Nella storia quelli che hanno inventato le cose erano pazzi, come Leonardo, Galileo… e avevano ragione". Poi mi dice che sto progredendo perché ascolto consigli e mi faccio domande. In scena c' è Critelli ed io vado tranquillo, un poco perché sono stanco d' abitudine e un poco perché so che lui mi capisce come Riscetti. Canto "In farmacia" e va benissimo, poi le altre già collaudate, in sala c' è un clima di piacere, di profondo interesse e mi pare di stare ad assistere a un mio successo. Critelli dice che ha riscoperto l' autentico Piermacchié, quello che l' altra volta, insieme a Berti, diceva di non vedere piú. Nella strada del ritorno corro a quaranta all' ora e quattro teppistelli senza casco sui motorini vogliono prendermi in giro, io li intimorisco esclamando i miei tormentioni con un fare da pazzo. Così gli faccio fare un video e rimedio solo un pacchero in faccia a Macchiettino, che silenzioso non dice nulla e va via con me. (Piermacchié, 7 Febbraio 2016)

Sanremo Scusate ma san remo e pure mo poi quell' altro lui presenta quella poi le canzoni il grande il piccolo un festival sono tutti ma non voglio fare polemica poi assurdo la Rai da casa devo dire la mia altrimenti che figura ci faccio? (Piermacchié, 12 Febbraio 2016)

Dalla televisione


La questione non è che tutto fa schifo e in Italia non c' è cultura, è che ancora ci aspettiamo un' identità ed una verità dalla televisione. (Piermacchié, 12 Febbraio 2016)

Sono scemo Non credo in nessuna religione perché sono scemo (Piermacchié, 15 Febbraio 2016)

Una pioggia battezzò la mia pelle Quando scelsi di credere in me, una pioggia battezzò la mia pellelavandomi via le paure, gli occhi ebbero luce nuova e il pensiero una meraviglia da non credere, che Cristo e la madonna erano babbo natale e la befana. (Piermacchié, 15 Febbraio 2016) Mia figlia Mia figlia è un cesso! (Piermacchié, 15 Febbraio 2016)

Il consiglio "La felicità? è fare una bucatura alla ruota quando non hai mai fatto il meccanico". La signora placava le sue convinzioni, leggeva la mia consapevolezza come stregata, verso la fine del discorso. Mi diceva che non mi facevo capire bene dal popolo perché sulla custodia dello strumento le foto della mia storia si vedevano sbiadite. Quando le ho chiesto un consiglio per come essere, si è tirata in dietro, mi ha detto che non poteva saperlo. "Tu comunque, alla gente chiedi, vuoi o non vuoi". Non ho capito cosa abbia voluto dire, forse mi faceva pesare il prezzo della libertà. "Se la gente vuole, mette la monetina, se non vuole non la rincorro col cappello in mano". Ha sorriso quando con la frusta ho colpito il tavolino dicendo: "Io difendo il mio pensiero!". Notava in me qualcosa di diverso, in un momento in cui tutti sono uguali e robotizzati dai cellulari e dalla dittatura delle mode. Le avevo cantato "Perocchia" dopo che mi aveva fatto fare lo spettacolino per poi offrirmi una birra. Il suo locale chiude, era andato molto bene per sei mesi, ma il padrone fa i capricci per cultura di camorra e quindi è delusa, ma pronta insieme agli altri a riaprirne un altro. Stamattina lezione sulle diminuite per enarmonia sulla quarta e sesta sopra la seconda eccedente dal quarto alterato del mio maestro Keith, e i dolci baci al cioccolato di lei. Prima è passato il liutaio Carlo Mazzacchera, mi ha


osservato con ammirazione, dice che vive a Modena e che costruisce violini, sta con la testa nella famiglia degli archi, non costruisce piú mandolini. Lui è una mente brillante, la prima volta che lo vidi da apprendista era pieno di entusiasmo, si leggeva dai suoi occhi una vita nuova nella scoperta della liuteria. lo stesso entusiasmo che vivevo io quando scoprii di poter suonare il mandolino. Da quel momento Carlo ha fatto passi da gigante e sta sempre con la stessa felicità di fare, dentro a un tempo che è volato via di colpo, attraverso la sua saggezza di liutaio. Mi dice che gli piace la mia manviola ma non aggiunge altro, forse per delicatezza non mi giudica i difetti e non mi dá nessun consiglio, perché non glieli chiedo. Dopo era passato Nico, ci siamo trovati a parlare di Jung, religioni e spiritualità, mi ha consigliato di amplificare lo strumento perché si apprezza solo da vicino in quella strada di spaccanapoli a via Croce dove gli dico che vorrei morire, "qua a terra, su queste pietre, perché non credo in nulla ma qui sento qualcosa che mi attrae oltre la gravità". Lui capisce, dice che una ragione c'è, la storia. Ammira l' essere mio perché oggi è difficile imporsi per quello che si è. "Se io vedessi Piermacchié, mi fermerei con ammirazione ad osservarlo, solo per come è vestito, per lo strumento che suona, per quello che dice, per come si muove, perché si vede subito che è una sedimentazione di Napoli e perché un po mi appartiene. Se tu mi apprezzi vuol dire che sei come me, stiamo sulla stessa lunghezza d' onda. Io faccio quello che vorrei vedere e che non vedo". La nostra conversazione era cominciata da una riflessione sul fanciullino. Era d' accordo con me quando dicevo che la donna ci vuole convincere che è lei quella che ci educa alle responsabilità, che ci dice che è arrivato il momento di maturare, ma questo è drammatico. Soffocare il bambino che è in noi equivale a vivere morti con l' illusione di vivere vivi. Io preferisco vivere felice la mia vita invece di farmi mettere la testa a posto da persone che non potranno mai capire come è fatta la mia testa se manco io lo potrò mai sapere.Sono proprio le religioni che ci hanno tolto il sentire, la spiritualità che già teniamo dal nascere, quando accusano noi distanti dai dogmi, come privi di spiritualità, quando in veritá siamo più spirituali di chi professa lo spirito con le leggi.Mi offre un caffè buonissimo mentre mi dice che viene a Napoli per ricaricarsi, per respirare l' energia che nella periferia non si ascolta. Passa Mario, il pulcinella del lungomare, mi elogia come suo solito, mi associa a Chaplin mentre Nico a Totò, così mi fanno felice ed onorato, quando penso che quello che amo mi si legge in faccia, al di la se fosse gioco, cosa vera o cosa d' arte. Mentre parlo con loro passa Franco Iavarone, lo guardo pensando che mentre si parla con molto interessa della mia futile identità giullaresca non ci si accorge al passaggio di un attore che ha partecipato alla storia del grande cinema italiano. Mario mi consiglia di fare spettacoli come gli chansonier, ne parlavo prima con Nico, quando mi è venuto in mente di portare l' idea mai realizzata, del primo Piermacchié da strada, di sfogliare quadri al cavalletto per ogni canzone. Chissà se mi verrà il coraggio di imporre lo spettacolo con una capa e una coda, con la sicurezza del mestiere, di avere ad ogni esibizione il pubblico pronto a vedere. Mangio la pizza fritta che mi hanno messo nel panaro con occhi d' amore e vado via. A piazza Bellini Massimiliano il dijai mi parla, ragioniamo sugli stessi argomenti di prima, spiritualitá, religioni e mode. Una volta feci uno spettacolino da Perzechella e disse che io stavo facendo una missione, qualla di far rinascere la macchietta a Napoli. Daniele Sepe mi saluta felice, dice che ho suonato bello nel suo disco. Tiziana Tirrito la rivedo dopo tempo, nei suoi spettacoli di sciantosa è l' unica che canta la maestra di mandolino. Poco distante da Simeoli, appena arrivato per andare a lavoro, Peppe, il maturotto e storico garzone di Salvatore mi chiede se negli spartiti per pianoforte di Rossini della Gazza ladra, ci sta quella parte celebre che lo straniero stranito vuole ci sia per esser certo. Così leggo in levare: "si, si, si, do, si..." cosí dico di si e do i due diversi ma uguali spartiti al signore e non gli consiglio di prendere quello che costa meno, per


una delicatezza verso l' amico degli spartiti che ringrazia il buffone colto, colto di sorpresa e che sorpreso va via. Gli apprezzamenti che mi fanno le persone della mia stessa lunghezza d' onda mi fanno piacere e allo stesso tempo anche sorridere, perché tutto mi pare assurdo e divertente come uno scherzo, un gioco, serio quanto lo è la meraviglia della vita. Mi faccio una passeggiata, a piazza Trieste e Trento c' è tanta polizia e un poliziotto di questi mi urla: "oh!", per salutarmi, manco fosse un amico. Rivedo il lungomare e torno a casa col motorino scarico, quattro euro e tanti consigli da contemplare. (Piermacchié, 16 Febbraio 2016)

Cambierà un’ era Quando più persone scopriranno il mondo interiore per la propria verità,cambierà un' era. (Piermacchié, 18 febbraio 2016)

Le cascette dei fruttaiuoli Riscopro il legno, quello più umile e umiliato, il legno delle cascette dei fruttaiuoli. Fresche vite martoriate, buttate nella munnezza come fosse carta sporca e come se non fosse legno. Mio padre lavorava il legno, anche suo padre e zio Gustavo. Rimanevo incantato a guardarlo piallare, tagliare, incollare pezzi per farne mobili per la casa. Nonno Cladinoro era falegname, solo adesso comprendo il valore della sua fatica. Una volta si presentò a casa per regalarci degli sgabelli di sua costruzione. Ammirai divertito quei nuovi seggiolini, ma non capivo ancora. A Monte di Procida conoscevo Salvatore Mast' Biase e i fratelli Bidiola che facevano i falegnami, li vedevo sempre a lavoro ogni volta che passavo per il laboratorio quando andavo alla scuola calcio. Un Bidiola poi fu il mio allenatore di basket. Da loro mi feci tagliare la forma del mio primo mandolino elettrico. Pure Biagino 'o baffone faceva il falegname e mi consigliarono di andare da lui per mostrargli la costruzione del mio primo violino elettrico. I suoi figli lavoravano con lui, videro il mio violino e vollero fare due buchi sotto la mentoniera per incastonarla con due chiodi di legno sullo strumento. Ricordo che ero molto geloso delle mie creazioni e non amavo far mettere le mani sopra da nessuno, nemmeno da chi conosceva il mestiere per professione, perché le mani me le sentivo mettere addosso. Per loro comunque feci un' eccezione, dato che lo facevano per il mio bene, sopportai un poco innervosito ma poi ne fui anche felice perché mi fecero un bel lavoro. Salvatore e Pasquale adesso fanno i liutai a Napoli sotto port' Alba e costruiscono ottimi strumenti. Questa estate ho costruito Manviola Eli 2015, per la prima volta ho usato farla tutta in legno, con colla di pesce e vernice di gommalacca. Ancora non credo al fatto che suona, quasi come un vero strumento ad arco. Ieri ho usato il legno per una nuova struttura al motorino, ho tolto i chiodi alle cascette con fare reverenziale, anche se queste sono state costruite in fabbrica da macchinari, possiedono sempre quella cosa che pare anima poiché di legno e questo legno è gratis e leggero come serve a me. Ho sempre amato ricavare cose da materiali apparentemente poveri, come il mercurio in oro trasmutava


un tempo da quelli che per anima e spirito intendevano risvegliare, come diceva ieri Nico, così mi sono io, alchimista di un tempo mai passato. (Piermacchié, 17 febbraio 2016)

Il successo Il successo di un individuo sta nella sua felicità.La felicità è la conseguenza della sua ricerca interiore.Il successo non è fuori. (Piermacchié 19 Febbraio 2016)

Non posso mentire Sono solo un poeta(mi sento presuntuoso a dirlo, ma non posso mentire) (Piermacchié 19 Febbraio 2016)

Sensibilità Passa Antonio, nei suoi occhi la bontà di un essere umano, sulla sua faccia le mazzate della vita e le strade di Napoli impresse nelle fosse delle guance. Felice di rivedermi sospira tutte le canzoni che suono ed è felice. Va a prendermi un caffè mentre continuo a consolarmi da solo, mentre tra il mio suono d' archi e tremoli il sole. Così come ogni cosa che ci viene naturale è buona perché autentica ed unica, quando sbaglio il groviglio di note al tempo, me la pendo con Macchiettino e questo diventa la cosa migliore del mio teatro all' aperto. Tutti ridono, anche chi ha un dramma, anche chi porta l' angoscia seria per una educazione subita per alienarsi l' autentico in se. Passa Fabrizio Fierro con un sorriso enorme a riempire tutta piazza del Plebiscito, è con due cinesi con telecamere. Gli dedico "Guaglione e Lazzarella" arrangiate a posta per lui, per quando lo avrei incontrato. Mi fa felice la sua veduta, lo stesso sorriso di Aurelio Fierro, il sorriso della canzone napoletana che mi aggancia alla sua storia.Ritorna Antonio con un caffè di una bontà micidiale, cioccolata!. " Ti ammiro, a Napoli c' è stato Pulcinella, Totò, Troisi, ma un cantastorie che canta la città come te è la prima volta che si vede. Mi accorgo che sei preparato e non sei un improvvisato anche se ho solo la terza media. Chi ha studiato, chi ha lauree e diplomi dovrebbe capirti ancora meglio di me, invece no, si tratta di sensibilità". A quel punto gli dico che lui è molto intelligente e sensibile. Ripensavo ieri a questa cosa, che si può essere espertissimi e conoscere a fondo una materia ma se manca la sensibilità tutto quel sapere vale a ben poco e si ferma li, non si muove, non prende nessuna direzione. Mi dice che è impossibile non invidiarmi per tutte le qualità


che mostro e che se qualcuno tenterà di imitarmi arriverà ad impazzire, perché non riuscirà a capire per quale motivo ne risulterà ridicolo. Le mie smorfie dice, le mie movenze, il mio fare è naturale ed appartiene solo a me, perciò funziona. Gli dico che ha colto in pieno la ragione del mio essere, perché per addivenire a questo c' è voluta una vita, una ricerca interiore costante per accorgersi che bastava essere la cosa più semplice del mondo, se stessi, ma non è cosa facile perché la nostra cultura ci educa da bambini, ad aver paura dei nostri pensieri, ci abitua a sentirci strani quando i nostri limiti e difetti sono i pregi che costituiscono il punto di partenza della propria vera consapevolezza per essere unici al di la del mondo di fuori. Quindi anche tu, se fai qualsiasi cosa per come sei risulterai affascinante e credibile a tutti, anche una fesseria risulterà interessante perché non costruita. Ma questa non è cosa facile, perché cercare dentro è difficile, bisogna sentirsi, accettarsi, apprezzarsi, verso la propria felicità che sta sotto al naso. I suoi occhi brillavano di gioia mentre gli dicevo questo, accanto una anziana signora ascoltava senza darlo a vedere, come se avesse udito quello che oramai pensava e che mai nessuno gli aveva confermato. Come l' anziano dell' altro ieri che si fermò vicino a me con aria da indifferente a guardare il nulla per poi domandare a Nico qual' era il libro di Jung. Antonio va via, ma dice che sta sempre nei paraggi, così finisco di parlare con Napoli. Ho ripreso la cassa per amplificare lo strumento come mi ha consigliato Nico ed è andata bene, tutta la piazza ascoltava le sue melodie. Il motorino ha fatto una bella figura con la mia nuova costruzione, al ritorno sulla 'nfrascata ho preso altre casette dal fruttaiuolo e li c' era un Ramaglia del negozio di belle arti, mi dice che sono un grande e che mi ha visto in televisione. (Piermacchié, 19 Febbraio 2016)

La cappotta del motorino 40 Km orari sono l' ideale per correre il più che si può in città. Come un suono flebile risulta forte nel silenzio così il mio motorino è una moto potente nella mia visione della vita, perché tutto è relativo a ciò che si vuole. La mia cappotta nuova ha superato la prova, col vento e anche in velocità, due giorni di lavoro dopo un giorno di fallimento per la prima prova. Adesso risulto più appariscente e più credibile. Sono riuscito a terminarla in tempo per andare al Tam, con quella cosa solita che sento come una certezza al di sopra del non sapere, una forza più forte di me che mi porta ad essere certo nell' incertezza. "Ad Agordo è così", me la cantavo a scuola da solo all' improvviso e nessuno la conosceva, a me piaceva, era una delle poche canzoni che conoscevo a memoria, nel testo a un certo punto dice: "stasera tutti al cinema sociale, settimana un po' speciale, c' è la serie con Totò". Il caro amico comico mi ha detto che ha fatto vedere il video proprio all' autore, di quando la cantammo assieme all' improvviso e mi sono incantato, ho immaginato lui che mi vedeva e ho avuto emozione, ricordavo a quando ero piccolo e fantasticavo di parlargli. Gisonna a Made in Sud farà un prete, lo vedo provare dietro le quinte e mi piace molto. In scena ho dato il meglio di me, ho scelto i pezzi molto velocemente, mi sono venuti naturali, Angelo presentava, mi ha detto che sono andato benissimo, ho convertito a chiusa la parola finale "Strunz!", di "Pensionato" e ha funzionato, la canzone dice cose in cui ci si rispecchia ma non era molto forte al ridere, sugli altri pezzi hanno riso come al solito e sugli stessi punti, a "Sei una stella" ho fatto


una sospensione naturale in dove mi manca il fiato: "cessa, cessa, cessa, la tua voglia di…" e ha funzionato molto perché a quel punto parla la faccia dentro alla sospensione che allude a qualcosa e fa ridere. Alla fine, non mi interessa più di uscire per forza in televisione, vivere tra i comici che la fanno è già stata una grande conquista, sono insieme a loro e questo mi aggrada, ma la strada è tutta un' altra storia. (Piermacchié, 20 Febbraio 2016)

Gesù mi invidia Gino Fastidio non dorme da un giorno e sta tutto schizzato e pieno di idee, ascolta il finale di "Io guardo la televisione", che ho chiuso con suggerimento di Flavio con la parola "capra!" e mi dice: "mi piace come stai concludendo i pezzi, benvenuto tra noi!". Allora mi faccio aggiustare le chiuse di tutte le altre canzoni, sono geloso delle mie creazioni, però mi faccio aiutare da chi ne sa più di me e che sta sulla stessa mia lunghezza d' onda, spesso abbiamo fatto battute identiche senza copiarci, mia sorella poi me lo faceva notare in televisione ed inventava canzoncine come le faceva lui. Gino mi aiuta a costruire un meccanismo comico per "Iphone", "Spritz" e "Tablet", dove Turco ci è corso in soccorso infilandoci: "e mo addò 'o metto 'sto spinotto?". I pezzi sono andati benissimo, Cicchella mi consiglia di non mettere un pezzo troppo intellettuale come "Io guardo la televisione" all' inizio e mi spiega alcune altre cose, quando ho cominciato "Spritz", tutto il teatro si è messo a ridere, mi sono dovuto fermare per le troppe risate dopo le prime due frasi, il pubblico mi faceva sentire una star come gli altri di Made in Sud, il finale di Gino è stato potente, ho cantato una sessualità antica, riportata alla luce dei media e pare sia cosa nuova, per questo fa molto ridere, per la sorpresa che se ne parli. Non a caso pare sia passato Brignolo prima a salutare, perché a lui piace molto. Gesù dei quattro gusti mi dice che spesso mi invidia e mi ripete che io sono l' artista più artista che ha mai conosciuto. Perché non faccio l' artista a orario, lo faccio sempre. Gli dico che se devo fare una serata fuori Napoli non vado in costume, mi vesto sul posto, ma lui dice che non si tratta di costume, si tratta di essere artista in testa, ventiquattr' ore su ventiquattro. Gesù ha capito tutto di me, la mia iperattività sta sempre a pensare, a fare e a studiare per quella cosa che mi dicono essere arte. Così dico a Gesù: "questa sera verrai con me nel diario". Però adesso che ci penso, una volta andai in costume in vesuviana fino a Pollena Trocchia per dare i numeri di una tombolata. Stamattina papà mi ha portato un mobiletto e lei mi ha fatto una colazione da principe per un dolce risveglio alternato. Il motorino ha retto bene, sono fondamentali alcune modifiche per la cappotta domani mattina, altrimenti rischio di perdere il cappello durante il tragitto. (Piermacchié, 21 Febbraio 2016)

Ciò che è Solo chi avrà il coraggio di essere sarà ciò che è. (Piermacchié, 22 Febbraio 2016)


A Rosaria Miele Sole nelle tue mani, forma di gioia senza fine, leggera nel vuoto che ti ama tu volerai e nell' azzurro degli occhi quegli occhi vedranno,in un tempo senza prima né dopo, spinta dal vento del suo respiroper essere il respiro delle nostre risate, socchiuse dietro la porta della notte, stasera. (Piermacchié, 24 Febbraio 2016)

Anti uomo "T' 'o faie piacé" Espressione di una filosofia anti uomo. Conseguenza dell' essere fuori, ignari a vita di un essere dentro. (Piermacchié, 24 Febbraio 2016)

Comando io Registro un motivetto con la bocca nel cellulare, mi pare buono, riparto da Toledo e vado a piazza Plebiscito. C' è il sole che mi mette a mio agio. Ero uscito di casa senza strumento, cosa molto strana, così nell' andare a prenderlo ho tolto la calzamaglia e il maglioncino da sotto perché avevo capito che faceva caldo. Comincio il mio strumentale, perché questo mi sento sempre d' essere, da quando portavo il violino in istituto per suonare alle amiche, da quando suonavo per tutta l' accademia per rendermi noto d' esistere. Le macchiette le faccio quando si crea l' occasione di farle, preferisco essere il musicista strano, coi tic, serio e burlone, che fa ridere e inorgoglire la città per l' esecuzione sentita delle sue melodie. Passa Antonio, stavolta mi offre un caffè con i miei spiccioli, mette le mani nella custodia e va a prendere il caffè che stavolta era più amaro, ma lui gioisce quando gli dico che sta nel mio diario che si intitola "Sensibilità". Passa Eli con le figlie che si divertono mentre mi accorgo che il ricercare, preludiando l' incipit della canzone che segue, dà forza alla musica, come se svegliasse i passanti all' ascolto, e questo non avviene con la musica del rumore bombardata ad alto volume come oggi si fa, manco per suonare dopo il silenzio e neppure con un annuncio a voce, ma con la stessa esistenza dei suoni che compongono il loro significato. Una melodia conosciuta, eseguita solo in parte, riproposta subito dopo nel conseguente accordo, per un cambio di tonalità, continuata con altre note inventate al momento, poi che genera vibrazioni


diverse dalle note a memoria e già tiene in allerta, così che nel sentire la conclusione di questa introduzione la melodia prende la sua forma vera e propria e si impone al dentro dell' ascoltatore non attento, svegliando la sua comprensione rinforzata per la melodia intesa prima in ombra in automatico dalla sua mente che finalmente mette in coscienza. Quindi ricercare preludiando prima d' ogni pezzo, così per collegarne gli altri ed essere così l' ombra che vedo in terra di me, concertista per non invecchiare nell' attesa di un teatro da pagare, per un pubblico a caso. Il caso, che sto imparando a capire poiché della mia mente. Passa Frik, lo vedo cambiato come lui vede cambiato me. Ha il nastro nero del lutto al braccio sinistro, sopra al giubbino, perché dice che gli è morta la madre. Capisce e apprezza il mio strumentale, con occhi che mi vedono infinito. Vado via, per le strade di uomini uguali che mi guardano a volermi ridicolo, quando i miei occhi impassibili, guardano ridicolo chi mi guarda. Comando io, al di sopra dell' inconsapevolezza umana vado, come ultimo pagliaccio a difendere la più piccola parte dell' essere d' occidente, che si fa grande nella popolazione infelice e deficiente che fa quello che la televisione insegna, maestra del non essere, per l' essere furbo di chi governa i governi. Faccio il calco del volto a Carmine, il mio meccanico che mi fa aggiustare il freno di dietro. Lui è una mente brillante, sempre attivo e iperattivo ha gli occhi di una saggezza veloce, appresa negli anni ogni giorno come io apprendo il mio fare da sempre e lo ammiro come lui mi ammira. Eli mi porta stoffe da buttare che faccio rivivere nelle mie scarpe. (Piermacchié, 24 Febbraio 2016)

Il cilindro deve cambiare Ho vissuto una vita di nascosto, pauroso e timido, vergognoso e fessacchiotto. Dalla seconda elementare in poi, fino agli anni del conservatorio, dove qualcosa cominciava a cambiare per via del mandolino. Si può vivere un secolo con le stesse paure, con lo stesso silenzio, con le stesse credenze, se non si comincia ogni giorno a volere cambiare. Facile presentarsi a teatro in costume, difficile uscire in strada combinato in modo strano ai viventi che conoscono la normalità per come la intendono quelli che sono al di sopra di loro. Così mi metto io al di sopra di un mondo triste e me ne freco, sono diventato l' opposto di quello che ero, ma in realtà sono diventato quello che ero, con la consapevolezza di essere, grazie allo studio e all' aiuto della famiglia, grazie al coraggio di vivere. Da bambino dicevo tante parolacce, facevo cose oscene, se fossi vissuto a Napoli per strada e senza controllo dei genitori sarei diventato come quelli che frusto. Oggi li capisco e so che potrebbero essere valenti uomini se solo potessero avere l' opportunità di scoprire e studiare le loro qualità. Pietro Festa a piazza Plebiscito mi saluta con la sua gioia pura, è stato diretto da Pappano, il suo entusiasmo non deve subire le facce scure che compongono la musica degli infami. Macchiettino sta suonando sempre peggio, devo perdere un poco di tempo per lui. La piazza suona del mio violoncello ad arco e plettro, ho rivolto la cassa verso i colonnati per far rimbalzare il suono indietro come quando vidi Alfredo Imparato, nascosto dietro al suono del suo mandolino molti anni fa, dopo che uscii dall' accademia col violino, in cerca di qualcosa, attratto dalle strade di Napoli. Così trovai il mandolino di Alfredo che mi sorrideva, voleva essere mio, stava per cambiare la mia vita. Rosa la fatina passa in piazza, ha


fatto una cosa in TV con Turco. Una bambina di Manfredonia dice che io faccio ridere molto, chiama tutti i suoi amici per fargli vedere me. Un musicista si ferma basito, mi osserva con stupore, vuole capire che strumento è, dice che il suono è bellissimo, anche la forma, è uno strumento mai visto. Ma non è altro che un violone, una mandola ad arco. Mi chiede se anche gli altri si meravigliano di ciò, rispondo che molti non vogliono dare soddisfazione, sono invidiosi. In realtà non hanno notato nulla di particolare. Mi vengono un' altra volta quegli scatti di pazzia che piacciono a tutti e mi danno soddisfazione, perché tutti ridono e sono felici di me. Un venditore di colore col carrozzino schiatta a ridere e con tutto il cuore mi dà monetine e dico: "guarda guà, chi nun tene niente!". Improvviso una macchietta per Chiara, che passa col piccolo Denis e tutta la famiglia mentre avevo messo a posto e me ne stavo andando, "Chiara, te veco chiara e tonda...", buona melodia, buone parole, mai macchietta improvvisata mi fu tanto incarrata. Con la bontà delle polpette di Eli nello stomaco suono per un video con un ragazzo italiano che fa benissimo le percussioni con la bocca. Umberto mi fa una foto fuori al san Carlo, poco prima Alessandro, un bambino in braccio a suo padre mi guardava. Ho guadagnato qualche spicciolo solo per qualche sorriso. Al ritorno nel vico Genny della frusta ferma il pallone e attende il mio passaggio, lo saluto felice. Sembro il grillo parlante, o come dico io, Grillo Cantante, assomiglio alla cavalletta delle formiche, al menestrello della Pixar, a Rino Gaetano, al cappellaio matto. Il cilindro deve cambiare. (Piermacchié, 26 Febbraio 2016)

Troppo intellettuale Spesso faccio una canzone demenziale e mi dicono che sono troppo sottile e intellettuale, è assurdo per me! (Piermacchié, 29 Febbraio 2016)

Scoppio a ridere Quando una donna mi dice: "ti amo" scoppio a ridere (Piermacchié, 29 Febbraio 2016)

Vuoto Chi scopiazza è vuoto


(Piermacchié, 29 Febbraio 2016)

Sempre meglio Luigi Biondi ascolta “Qnado la crisi ci metterà in crisi” e scrive: Bella canzone e ti accompagni anche bene con il pianoforte credo che la tua figura artistica si stia delineando sempre meglio in tempi nn sospetti ti dissi continua così oggi te lo ripeto ed aggiungo anche bravo Pier. (Piermacchié, 1 Marzo 2016)

Vacanti amici La vita è tutta un' altra cosa quando scappi da quelli che ti zucano energiaper farne cosa loro, finti estimatori, mariuoli d' idee, plagiatori, vacanti amici. (Piermacchié, 1 Marzo 2016)

Ladri di etica Non pregate per me usando parole come dio, maronne e bambenielle, ho la nausea di questi ladri di etica, per me basta un pensiero felice. Se proprio avete bisogno di qualcuno per pensare a me, perché siete vuoti e non avete mai osato gioire di voi, salutatemi a Socrate. (Piermacchié, 1 Marzo 2016)

Di più, di meno Per gli altri quello che faccio è sempre di piùper me quello che faccio è sempre di meno (Piermacchié, 2 Marzo 2016)

Il lavaggio del cervello Con l' affetto si fa il lavaggio del cervello, nel bene e nel male (Piermacchié, 2 Marzo 2016)


Nel surreale assoluto Fuori dal corpo per la prima volta stanotte. Pareva come in anestesia, ho potuto un poco vagare senza il peso delle ossa e le tensioni dei muscoli. Una voce nitida diceva: "si bello pisciò". meravigliato capivo che quelle parole io le cantavo e non potevo crederci, me ne vergognavo. Avvertivo il senso primordiale del suo significato, come quando l' ascoltai per la prima volta e arrossii. Poi al mattino il suo respiro addosso e quasi sviene, l' olio bollente sul muso e gli arrangiamenti delle mie macchiette per trio d' archi e fagotto per delle date da fare. L' altro giorno a teatro l' ostinato comico è triste, resiste e insiste, anche dopo il tempo sudato per le battute studiate, viste e riviste, provate, scartate, inventate di nuove per l' imitazione di un personaggio già inutile, perché diventa buona idea per qualcun altro, più utile dell' inutile comico, tradito da leggere considerazioni umane che non riescono ancora a sfastriare. Qualcuno invece di me si preoccupa, come l' uomo dei fuochi, che mi segue, mi dice cosa è buono e cosa meno, mentre credo che la mia comicità esiste nel surreale assoluto e allora mi metto a cercare. (Piermacchié, 2 Marzo 20016)

Il sapere di oggi La globalizzazione informatica forse produrrà una cultura sempre più preparata e veloce. I cambiamenti sociali che prima dell' avvento di internet avvenivano in 10 anni, potrebbero manifestarsi nel tempo di un anno. (Piermacchié, 5 Marzo 2016)

L’ effetto del sapere Andavo sempre male a scuola, perché non mi ha mai interessato l' effetto del sapere,ma la sua causa (Piermacchié, 5 Marzo 2016)

I libri La vita non ha nulla da far sapere,i libri sono i pensieri degli altri.

(Piermacchié, 6 Marzo 2016)


I miei nemici I miei nemici si autoeliminano (Piermacchié, 6 Marzo 2016) Inizio modulo Fine modulo

La comicità è matematica Flavio domani debutterà a Made in Sud e per me sarà grande gioia, abbiamo vissuto insieme i camerini e il palco, domai vedrò finalmente le sue facce in TV. Nell' aria emozioni forti vibrano dalla pelle di noi che finalmente troviamo spiragli di luce dopo tre anni di laboratorio, due provini e una nuova trasmissione fallita. Gioia melanconica la mia, che mi domando cosa pensano di me, se faccio bene o male a migliorare le canzoni per azzeccare chiuse con la sputazza. Così Gino, Bolide, Lanzuise e Guadagno sono in cucina, mi circondano per cucinarmi un finale a "Separata". Osserva anche Samphat, il cuoco, che seduto sullo scannetto attende la chiusura del teatro, ha già pulito tutto, brillano i suoi banconi di alluminio. Guadagno mi consiglia di stare più tempo nelle pause, per i tempi comici che hanno molta importanza. Anche Monica degli Arteteca mi osserva per cercarmi eventuali battute, e mi fa gesti di magia come a benedirmi di idee. Le ho detto che ho fatto la battuta che lei mi fece al volo sulle mie scarpe, quella di quando mi domandò se guidavo. Se l' era dimenticata, ma Il suo visetto tenero mi sorride nel sapere che funziona. Mi esibisco con un grande Mariano Bruno che presenta e fa ottima spalla a tutti, il nostro Pigroman. "Single" non ha funzionato come la scorsa volta nonostante la chiusa nuova, "Spritz" ha funzionato come l' altra volta, la gente rideva sempre e negli stessi punti con lo stesso ridere, prima d' imbarazzo e poi d' esplosione con fragorosi applausi. Anche "Call center" è andata uguale a sempre, Mariano me l' ha lievemente perfezionata. Nel camerino sto pensieroso, non trovo risposte al mio vagare. Così mi si presenta il siciliano di Made, Minafò, che insieme a Gino è uno dei personaggi che comprendo di più perché penso abbiamo buffa e forte espressività. Come se mi avesse letto nel pensiero comincia a parlarmi. Dice che c' è ancora da migliorare le chiuse, sono un personaggio geniale, mai visto, fuori dal tempo, inesistente ma esistente, televisivo, ma non dò ancora il meglio di me nel cabaret, penso ancora molto da musicista e questo mi limita. Comincio benissimo con macchiette ben costruite ad arte ma vengo meno nei finali. Gli dico che è da quest' anno che sto pensando di scrivere canzoni partendo dalle battute e mi dice che questo devo fare, sono un personaggio forte e il pubblico da me si aspetta cose forti e non mi devo accontentare della canzonetta carina e che a questo pubblico, le battute gliele devo mettere in bocca. Ripenso a Francesco Brignolo, che mi diceva le stesse cose, ha preso anche lui a cuore Piermacché, tanto da dargli consigli per infinite canzoni a battute. Così ripenso a stamattina, che Ruocco il violista mi ha mandato a quel paese perché l' ho sostituito con altri musicisti poiché lui non si era fatto più sentire e non mi ha confermato niente dopo due giorni, per una data con trio d' archi e fagotto che è zompata pure, così ho perso un


amico per nulla. Ma subito gli ho scritto una canzone nella speranza che mi perdoni. Dopo i saluti finali scendo giù, metto Macchiettino sul motorino e c' è Minafò che mi dice: "la comicità è matematica", non è il pubblico, siamo noi il problema se la gente non ride, se una battuta sai che fa ridere, fa ridere. M' illumino, è una cosa nuova, mai sentita prima. Sono sempre andato male in matematica, perciò facevo ridere. Mi dice che così come mi sono perfezionato studiando le leggi della musica, così mi andrò a perfezionare studiando le leggi della comicità, e così mi saluta: "medita". Schizzo via sul motorino con la cappotta scassata fino a casa, mi cuocio del pane con della pasta cresciuta, mi metto a scrivere un pezzo sulla mia autoironia, così, pensando alla matematica che dice Minafò. Da questo momento Piermacchié cambia, ancora. (Piermacchié, 6 Marzo 2016) Un talento naturale Fabrizio Fierro scrive: “Sei un talento naturale, segui il tuo istinto e affina lo con i consigli degli amici. Sta a te stabilire quali siano quelli veri e disinteressati......notte Piero !” (Piermacchié, 6 Marzo 2016)

Le sue parole In sera le sue parole stavano ai commenti come pioggia fresca di Marzo. (Piermacchié, 7 Marzo 2016)

Uno zibaldone autocelebrativo Nel diario di Piermacchié c' è l' esperienza dei giorni, racconti di vita quotidiana tra scugnizzi e personaggi del tempo, macchiette e composizioni, appunti di filosofia, osservazioni sugli studi di armonia e composizione, tecniche di comicità, poesie, storia di Napoli, alchemie di materiali plastici, invenzioni varie, sperimentazioni di liuteria, costruzione di cappelli, scarpe e vestiti...uno zibaldone autocelebrativo che avrà fine alla


fine dei suoi giorni. (Piermacchié, 7 Marzo 2016)

Faticato d’ intuito Qualsiasi cosa ho intrapreso nel fare d' arte, l' ho sempre cominciata dalla parte più difficile, ma senza volerlo, mi trovavo a cercare di trarne qualcosa dalla terra stando in cielo. Tutto quello che ho fatto è stato assai faticato d' intuito, fino a che non pensai di scendere al vero per capire. Adesso planando comincio a vedere le cose da vicino e mi accorgo che sono le più semplici, quelle per cui tutto il lavoro difficile che ho fatto nella mia vita troverà finalmente la sua ragione d' esistere e allora non avrò pietà. (Piermacchié, 7 Marzo 2016)

A nudo Guardavo il film: "Cosí parló Bellavista", raccontava una Napoli lontana dalla tranquillità del mio paese. Dopo qualche anno avrei sognato di stare nella città di mia madre, una volta sognai pure di vivere nella sua casa. Se me lo avessero detto che poi, quando sarei cresciuto mi avrebbe visto e salutato: "ciao Pier", Benedetto Casillo, non ci avrei mai creduto, specialmente se mi avessero descritto passare col motorino con frac e cilindro, in una sera di pioggia, lui con l' ombrello e il cane. Così ho conquistato Napoli, e me ne tornavo a casa mia, la casa di quella ragazzina di mia mamma, perché mio padre mi aveva capito giá: "sei un sognatore!", così da grande vivo proprio nei sogni. Suonai pure per Luciano De Crescenzo alla presentazione di un suo ultimo libro a villa Bruno, col duo Totò e Carlo Torre, grazie a Maglione che pure comparve nel suo film, ma non davo ancora a me stesso la possibilità di essere, e Napoli, se non sei autentico non ti vede. Poco prima un giovane steso a terra aspettava di ritornare in se, circondato da persone in soccorso, era scivolato col motorino: "come va?" e loro: "tutt' a posto". Venivo dalla pasticceria Lucrezia a Mergellina, quasi Posillipo, per via di Pino. Mi sono fatto spogliare per regalare l' ultimo sorriso alle donne che si festeggiavano. Mi sono fatto spogliare di tutti i posteggiatori, i musicisti e gli attori che per anni mi sono stati addosso nel bene e nel male. Quelli che mi hanno insegnato e che ammiravo, desiderando di stare al loro posto, senza mai crederci. Per uno che suona la chitarra per diletto è più facile scoprirsi menestrello con le canzoni degli altri, per uno come me che suonicchiava il mandolino e non sapeva cantare era molto più difficile diventare giullare con le proprie canzoni. Ma questa volta potevo essere io, perché me lo ha detto proprio Silvana che dovevo essere quello che ero. Così sono tornato in me, bambino di gioia e burle da quella lontana passione per il disegno e quel violino che finalmente mi regaló mia madre. Gli altri, i miei panni, che stanno addosso per soffocare il pensiero, affinché non cominci a credere. Così il pensiero scoprì di essere giusto perché felice, si mise a nudo al di la del freddo, oltre gli occhi dei pensieri degli altri e non si vergognó più di se stesso e le radici della timidezza non impigliavano piú il senso della vita alla vita. Silvana rideva e quelle


ridevano, per le mie canzoni che in quattro anni cominciano finalmente a fare un buon repertorio grazie alla strada e al palco del Tam. Ho provato l' ultima macchietta "Sono Piermacchié", venuta fuori dall' invito a meditare, di Minafó. L' ho scritta con sovrapposizioni di battute a sfottere me. La costruzione non comincia più sopra un ampio spazio di esposizione per far ridere alla chiusa, stavolta decido di far ridere per tutto il tempo della macchietta, un po' come già facevo inconsapevolmente in "Sei una stella e Spritz". Pare che funzioni bene nonostante l' abbia scritta due giorni fa. Martina col rossetto rosso mi baciò le labbra l' 8 marzo dell' anno scorso, dopo pochi secondi che mi vide in strada a piazza dei Martiri in sera. Un' altra Martina stasera ha il rossetto rosso, balla con me, gioca con me, canta con me. A casa vedo in TV Flavio Berti che fa le sue facce, quando chatto con i comici di made in sud mentre stanno in trasmissione, sembra un sogno, adesso sono miei amici. (Piermacchié, 8 Marzo 2016)

Scimmia Per me essere fidanzato equivale ad essere scimmia allo zoo (Piermacchié, 9 Marzo 2016)

Per essere veri Ci vuole cazzimma per essere veri. (Piermacchié, 9 Marzo 2016)

I comici Oggi gli autori sono i comici (Piermacchié, 9 Marzo 2016)

Convertire Cattivo è colui che invita a convertire gli altri alla sua verità,chi crede in qualcosa lo condivida, ma si faccia i fatti suoi.


(Piermacchié, 10 Marzo 2016)

La pazzia, un lavoro E adesso mi si richiede la pazzia, quello stato dell' essere che mi hanno attribuito da quando cominciai a stare col mondo. Quella cosa che mi pareva da sempre pericolosa per la mia vita, questa volta è fonte di ricchezza, un lavoro. Così come in tutte le cose in cui ho perseverato, anche per la pazzia ho avuto ragione. "Ci vuole cazzimma per essere veri", ho detto a Pepp Jacere Ventura, che d' improvviso mi dimostra la sua riconoscenza: "L'uomo è poesia e arte, qualsiasi persona è un artista, per questo ti stimo, perché tu non smetti mai di essere un artista, per questo non vai bene nella nostra società, ovvero, una persona così creativa è considerata anormale e molto spesso, visto che fin da piccolo si sente agitato e considerato diverso, finisce per credersi diverso e a conformarsi a tutto il resto. Perciò non tutte le persone sono creative, semplicemente cercano di non esserlo. Io ti ringrazio per lottare ogni giorno e per scriverlo su Facebook, mi hai dato la forza di lottare e di cambiare le mie scelte di vita con tutte le difficoltà che ne conseguono e ne conseguiranno." Intanto vivo da eremita in città e quelli che mi conoscono come amico vengono delusi dalle mie prese di posizione, dettate senza pietà da un istinto stanco di ripetere cose che non voglio più fare. La mia pazzia va gestita ad arte, laddove fa ridere nel momento in cui sono più vero. Nessuna cosa si butta in un essere umano se questo contempla se stesso, come un porco. Silvana Simeoli: "Pier sei una persona stupenda. Un grande artista Con la tua spontaneità ci hai regalato una serata di sano divertimento. Sono felice e onorata di averti conosciuto di persona." Così martedì ritorno al caffè Lucrezia per divertire ancora. Festeggio gli anni di mia madre che fa l' artista in cucina per il pubblico dei suoi figli e per qualche amicizia, mio padre mette ancora qualche mattone col cemento, mia sorella studia talmente tanto che non ha il tempo per capire cosa le piace fare, così mi pare, mentre io studio ogni giorno per trovare un modo migliore per far ridere. Sto salendo un altro scalino, mi sento in tensione, la stasi mi farà capire di essermi fermato come sempre, per prendere fiato prima di ricominciare. La mia amica scrive belle cose, mi pare quasi poetessa: " T'incontrai per caso, ti baciai per gioco, m' innamorai per davvero!" (Piermacchié, 11 Marzo 2016)

Dicendo di amare Si può amare non dicendo di amaresi può non amare dicendo di amare (Piermacchié, 12 Marzo 2016)

Ad Eli L' amore non è stare insiemeL' amore è pensarsi insieme (Piemacchié, 13 Marzo 2016)


Allo stesso valore Nell' arte mia il difetto e il pregio stanno allo stesso valore (Piermacchié, 14 Marzo 2016)

L’ arte L' arte sta un attimo prima dell' oltre. (Piermacchié, 14 Marzo 2016)

Le carezze Te vulesse piglià a paccheri,per esaltarne le carezze. (Piermacchié, 19 Marzo 2016)

Come si è Si è come si èperché si crede di essere come si è (Piermacchié, 19 Marzo 2016)

Un cantastorie irriverente che ammirava tanto Un' altra cosa da non fare mai, dedicare una canzone a chi non la merita. Mi è capitata lei, Valeria, la più bella. Prima si era interessata a me, abbiamo parlato, mi ha detto che mi ha visto col mio motorino sul lungomare e ricordava anche "Si bello pisciò", poi dopo si è fatta pure tante foto con me, che non vedrò più, perché mi ha tolto un' amicizia mai accettata, dopo che le ho cantato "Sei una stella", perché volevo una donna qualsiasi al mio fianco ed è venuta lei. Quindi la prossima volta se non sono io a scegliere il soggetto, devo cambiare canzone per evitare di trasformare il divertimento in cosa poco delicata. Così ho eseguito altre due o tre macchiettine fino a che il grande chitarrista Lucio Mazzarro non ha cominciato a sfottermi mentre cantavo "Francesca sei" a Francesca. Mi tirava il microfono, mi parlava sopra, era ubriaco, mi diceva: "ti stimo", mentre mi impediva di cantare. Così dopo varie vicissitudini me ne sono andato, per paura che si potesse rompere lo strumento e solo a quel punto qualcuno ha ritenuto opportuno mandare via Lucio per farmi finire. Così ho finito, la mia cara Eli ha assistito ad una delle mie strane serate e siamo andati via da palazzo Maglione a Pozzuoli, dove salendo le scale, portando lo sguardo in alto, le decorazione d' affresco erano del pittore che scrisse le vite dei più grandi artisti del Rinascimento, Giorgio Vasari. Ho ascoltato per


la prima volta il fascino di Raffele Giglio e le canzoni spinte di Andrea Tartaglia e mi dispiace solo che non ho trovato al volo un' altra canzone per farmi perdonare da chi non ha scherzato allo scherzo di un cantastorie irriverente che ammirava tanto. (Piermacchié, 19 Marzo 2016)

Amici Tutti i miei amici corteggiano la mia amica (Piermacchié, 21 Marzo 2016)

Un eremita in città Appena entrato in scena ho guardato con occhi inquietanti delle ragazze in prima fila e le ho fatte ridere, poi ho cominciato con la nuova "Io sono Piermacchié", studiata per far ridere ad ogni frase, funziona bene, alcune frasi non fanno ridere. Poi ho rifatto "Col cellulare", chiudendola con la ripetizione ossessiva e nervosa delle stesse parole, poi un' altra nuova: "Drone", che pure è andata non male, più per la follia, con chiusa sospesa. Ritorno in tana, nei miei studi, nei miei esperimenti, come eremita in città. Non cerco donne, se mi vogliono vengono da me, non ho paura di invecchiare da solo, non ho bisogno di una sguattera che mi cucini, di una che mi metta la testa a posto, di una che mi massacri l' esistenza perché non ho fatto i miei doveri. La sua tristezza è un sottofondo perenne durante i ritagliati momenti di spensieratezza, non mi inteneriscono i lamenti d' amore, se sto bene sto amando me stesso, se sta male non posso fingere di essere quello che non sono mai stato per amare chi sta male per me. Siamo amici e questo non basta, tra una donna e un uomo è più facile che ci sia l' amore, difetto mentale che genera un compromesso, obblighi e attenzioni da impiegato statale. L' amore dovrebbe essere come l' amicizia, invece detta leggi e vuole possedere. Quanto è bello rivederla dopo tempo, ridiventa nuova, si è felici di stare insieme, non si finge di stare bene come si fa quando ci si vede ogni giorno, che diventa una scoccianteria che fa schifo, come disse Eduardo. Le donne tristi si rallegrano solo se sei quello che sognano che tu sia, e nemmeno. Io non sono il padrone della loro felicità, le donne le lascio libere di essere, di fare tutto quello che vogliono, anche di frequentare i miei amici, così come non posso impedire ai miei amici di frequentare loro ed invaghirsene, ma queste invece si disperano e mi fanno uno schifo se do confidenza ad un' altra femmina. Una vita da eremita è la mia, perché so cosa significa la felicità, so cosa significa l' essere sposati, già dall' altare o dal tavolo del municipio dove si dettano le leggi sopra la gioia dello stare insieme. Siamo portati a dare una regola allo stare bene, ma chi l' ha inventato il matrimonio e l' anello di fidanzamento? la verità dell' amore non sta nei sacrifici, nella sopportazione e nelle catene, sta senza regole, perché nasce senza regole. Quando ci si innamora di qualcuno mica lo progettiamo, mica chiediamo il catasto al comune per darci un bacio?Se dopo tempo ci si schifa ben venga, è la natura. Se stanno i figli peggio ancora, si pensa a loro, ma se si vive una chiavica meglio separarsi con tutti i figli. L' amore ha bisogno di aria, di movimento, altrimenti è acqua cheta che fa pantano e feta. Se quello non la pensa, lei non deve rimproverargli che non la pensa, così se lei non la pensa, lui non può stabilire i suoi voleri. Se non si viene calcolati è giusto che sia così, può voler dire che quello se ne frega, oppure che ha bisogno di aria e tempo per ricaricarsi a rivederla per esigenze di cervello. Se quello è interessato ad altre donne può


significare cosa buona per tutti e due, che ha bisogno di cambiare colloqui per ritornare meglio a lei per essere più consapevole della sua unicità, oppure perché ha bisogno di un' altra. Invece si ha la paura di perdersi e non si accetta l' abbandono da parte di una vita al di fuori della propria. Se in amore non c' è libertà, non sarà mai amore. Ai voglia a piangersi addosso, a piangere per me che sono un balordo, ai voglia a convincermi, io sono come sono perché penso, e mi incazzo quando vengo accusato di essere non so cosa e piglio solo cazziate. Mi fa male che si stia male per me, poi mi stanca pure pensare a questo, la mia mente non può gestire lo la pace di un' altra mente in relazione a questioni matematiche. Sono un eremita in città e l' ossessione di una donna non mi porterà mai a snaturare la mia forma di vita. Non corteggio mai nessuna, mi scoccia, l' ho fatto per anni, così adesso lo faccio fare a loro se le interesso, se mi interessano. Cos' è la fiducia? una cosa che si paga? cosa significa questa richiesta se si confida la verità e questa non va bene? la donna mi insegna che va tenuta allo scuro di eventuali tresche, vuole che il maschio sia falso, ma che non lo dica. Per questo non perdo tempo, non le corro dietro con brillanti e fiori e se mi fanno stare male svanisco. Non mi muovo mai da casa, esco solo per fare la spesa e pagare le bollette, poi col motorino per le strade a fare le mie esibizioni senza platee, senza riconoscimenti e pretese. Sono felice, non mi lamento di nulla, tutto mi scorre d' armonia, anche se queste vanno per quinte e ottave parallele e salti di seconda eccedente e falsa relazione, possono essere solo un ponte modulante nella mia vita, ma se solo sapessero essere felici sempre, anche se mi capitasse di guardare un' altra, starei sempre dietro a queste. (Piermacchié, 20 Marzo 2016)

Vivo sereno Ci ho messo 10 anni per non credere alla befanae 30 anni per non credere alle religioni. Ci ho messo parecchio, ma adesso vivo sereno. Inizio modulo (Piermacchié, 22 Marzo 2016) Devi avere paura Mi sveglio, dietro la tenda azzurra il cielo è azzurro, mi vesto, esco. Penso a Pino, a quello che mi deve dire e lo incontro a piazza D' Acquisto, parliamo sui motorini mentre fermiamo il traffico e si presenta Luigi Esposito.A Piazza plebiscito c' è Yari a fare le bolle, io mi metto all' entrata, di rimpetto al Gambrinus e suono col sole dietro che mi riscalda. Ieri ho ripassato gran parte delle canzoni napoletane a manviola e adesso le suono all' aperto come se stessi a casa mia. Quando suonavo il mandolino in strada senza studio, mi gratificava eseguire solo le melodie, le improvvisavo a orecchio e cambiavo spesso tonalitá, adesso di ogni canzone devo fare in modo che non manchi mai armonia nella mia visione compositiva per quello che fino ad adesso so e che quindi posso sentire. Attacco "Tutte 'e sere" e guardo l' anziana signora seduta, pensando che questa le appartenga, cosí mi trovo i suoi occhi che mi sorridono di gratitudine e malinconia. Dopo un quarto d' ora mi accorgo di non essere amplificato. Aggiusto il difetto al microfono e mi consolo, chiunque passi di qui ascolta tutte le note che metto, io voglio che vedano le mie note sotto l'azzurro cappello. Ritorna Luigi, la sua gioia mi


rallegra ed io consolo le sue orecchie, poi mi sfama con una fella di margherita.Passa quello che è stato uno dei più grandi chitarristi di Napoli, Antonio de Santis col suo mandolino sulle spalle. Le sue dita non hanno retto più gli sforzi che gli faceva fare: "le mie mani erano un vortice di suoni, ero instancabile, non mi fermavo mai". Così più o meno come Schumann i suoi tendini non hanno retto e adesso, già da qualche anno se ne va a strimpellare qualche nota di mandolino con le ultime dita rimaste. Mi osserva suonare, mi dice le armonie che metto col suo orecchio assoluto, ricordo che mi diceva, una ad una, tutte le note di cluster che gli suonavo con ogni sorta di strumento. Bassino ed esile, baffi e capelli bianchi, apprezza il mio strumento: "è un violoncello in miniatura". Poi gli chiedo scusa, di quando ero ingenuo e mi facevo inzolfare da quelle persone che ci facevano suonare, che parlavano male di tutti e facevano in modo che anche io potessi parlare male di tutti. Cosí ci capitò sotto anche lui ma dopo quel periodo cominciai a cambiare. Mi capisce, capisce che ho capito, anche dal fatto che ho preferito scappare per starmene a guadagnare da solo in strada. La cosa piú brutta fu quando mi fecero litigare con Gianluigi, il mio primo maestro di mandolino, quello che mi fece sorridere per la prima volta per via dello studio della musica. Non bastarono anni per riappacificarmi, però gli ho lasciato la paga di un mio vecchio concerto, non me la sono fatta più restituire per pegno. Stanco al punto giusto non forzo i tendini come De Santis, metto a posto e vado via soddisfatto di aver guadagnato giocando. Se suono a casa nessuno mi paga, se suono in strada invece mi pagano. Passo i ragi di energia che irradiano piazza san Domenico dall' obelisco e salgo per l' altro decumano e d' improvviso una voce mi chiama, è Nunzio Reina, sopra al balcone di casa Calace, con lui Salvatore Della Vecchia e l' incredibile Raffaele La Ragione che da ultimo è diventato primo tra i primi. Primo mandolino ero io, quando suonavo nell' orchestra giovanile di Gianluigi e venivo invidiato, specialmente dai parenti dei miei colleghi, alla zia di Salvatore una volta gli scappó di definirmi leccaculo di Gianluigi. Fui anche il primo a suonare con Nunzio e gli altri di Arbore nelle orchestre professionali, quando ero una frana, ma pieno di volontá. Ma comunque non ero un opportunista, era il maestro che mi usava per le mie qualità. Anche Michele De Martino si affaccia per salutarmi, io, spogliato da mandolinista e vestito da pagliaccio, sono fiero di guardare i miei vecchi colleghi dal basso verso l' alto, orgoglioso di averli conosciuti, di aver vissuto con loro gli anni più importanti del mio riscatto di giovinezza, felice di aver trovarto la mia strada, che adesso è solo mia. In sera con Eli vado al concerto di Keith organizzato da Ciro Guida al cimitero delle fontanelle, un altro mondo a Napoli, in cui non ero mai stato. Tante cape di morte nelle armonie degli archi e nelle voci del coro e incontro Fulvio, parliamo un poco. Ottima pizza Concettina alla Sanitá con Eli quando incontriamo Mariano Guida, col suo sorriso si sempre. La notte sogno di parlare con un monaco nell' epoca in cui cominciava il Cristianesimo. Non era molto convinto di quello che mi diceva, la religione era alle prime fasi sperimebtali, ad alcune domande non sapeva rispondermi, poi quando gli ho chiesto cosa fosse la comunione, lui mi ha risposto con forte decisione: "la comunione serve perché devi avere paura, devi avere paura, devi avere a paura". (Piermacchié, 25 Marzo 2016)

La morte per vivere Sto in mezzo ai pazzi ogni volta che sento parlare di dio con tale sicurezza, come se lo avessero visto, così sicuri e presuntuosi difronte agli scettici, convinti di essere portatori della verità, falsi di un amore forzato per un perverso vivere, seguendo canoni stabiliti,


sopprimendo la possibilità di un sentimento naturale. Così, mentre vivono in superficie da buoni secchioni, trovano una ragione divina per ogni cosa che accade, per ogni cosa che non sanno spiegare, trasformando un' immaginazione in certezza, sicuri che il maestro li stia guardando, certi di decifrare i rebus che dalla mente loro si vengono a costruire convinti che li abbia creati lui. Così sono tristi e fingono felicità, credendo di credere solo al loro credo, come se l' universo fosse una sola ragione finita. Gli altri, quelli che non vivono di corni e di santi sono da educare, perché non sanno quello che fanno, mentre loro si riparano con chi vuole credere al loro stesso dio, come per darsi forza e coraggio. Protetti da una campana di vetro immaginaria, buoni samaritani per convenienza e paura, attendono la morte per vivere. (Piermacchié, 27 Marzo 2016)

Come superai Gesú Quando ero piccolo si parlava sempre di Gesù, era il migliore. Allora cominciai a progettare di superarlo. Avrei dovuto salvare l' umanità facendomi crocifiggere peggio di lui, sperando che i miei genitori fossero stati ancora in vita per vedermi agonizzare e gioire, fieri del loro figlio. Ma poi ci pensai bene, mi accorsi che il mondo era stato sempre lo stesso da millenni per la matematica della natura, quindi mi sarei distrutto l' unica vita che avevo, per una missione un poco troppo insicura. Consapevole che sarei potuto essere solo una copia e non un uomo originale, scelsi di vivere al meglio la mia vita, allora mi dimenticai del filosofo prestigiatore e cosí lo superai. (Piermacchié, 28 Marzo 2016)

Bisogna amare Si sbaglia già quando si dice: "bisogna amare" (Piermacchié, 28 Marzo 2016)

Un pensiero e un sorriso Odio chi presume per me, chi prega per me pensando ai miti delle storielle. Lasciatemi essere fesso voi che sapete tutto, io devo accettare la vita e la morte per quelle che sono. Non abbiate pena per me, altrimenti sarete voi a farmi pena, non compiatitemi, lasciate stare la mia intimità se credete di essere esseri umani. Se vi hanno detto di evangelizzare fate pure, ma non evangelizzate me, lasciatemi in pace se sapete cosa sia la pace, abbiate rispetto per chi pensa a modo suo, se per voi sono una pecorella smarrita, per me sono il mio universo. Non pregate per me, non affaticatevi per nulla, non perdete tempo nelle vostre convinzioni di congregazioni, è facile dire che dio ci ha ascoltato o che dio non ha voluto, non raccontatemi gli eventi come divini rebus, non dimostratemi i segni del cielo, siamo nel caso e nella relativitá e troppo piccoli per capire il senso di tutto. Non potrete mai convertire una mente che pensa, che ogni giorno si ripulisce da ogni sapere di fuori, quando ha scoperto di essere e di pensare. Nessuno puó


sperare che io sia altro da me, nessun papa, nessun presidente degli stati uniti, nessun potente del mondo e manco dio, se questo esista, perché se a crearmi è stato lui è un fesso, perché mi ha dato l' opportunitá di pensare e dovrebbe gioire se penso. Non pregate per me cosí come vi hanno insegnato, gradirei solo un pensiero e un sorriso. (Piermacchié, 29 Marzo 2016)

Affiatati "SIETE UNA COPPIA PERFETTA,sembra che vi conosciate da tempo, siete molto affiatati". Questo me lo hanno detto da sempre, ogni volta che mi univo a qualcuno per qualsiasi cosa, come a fare coppia fissa. (Piermacchié, 29 Marzo 2016)

E il pubblico ride Oggi il comico con le sue risatine di anticipo fa capire al pubblico che se non ride è stupido,e il pubblico ride. (Piermacchié, 30 Marzo 2016)

Mostri Il sonno della cultura genera mostri, in altri paesi. Piermacchié, 30 Marzo 2016)

Solo perché chi mi crede è credibile Mi metto a suonare, "Anema e core" suona checazza, la melodia la spezzo sopra e sotto per dare forza armonica e varietà tra l' incastro delle altre corde. Apro la porta e vedo un cielo azzurro e fa caldo. Spaso i panni e mi vesto. A piazza Plebiscito suono a seconda del calore del sole, da come questo mi rasserena. Ho incontrato il vigile di quel pizzafest fa, il marito di Tizziana che mi ha fatto il video mentre camminavo col motorino sul Corso, quante gliene dissi ai vigili quella sera e lui era presente e rideva. Si è fatto una foto con me, mi ha controllato la molletta che ho sul frac, forse non è a norma. Passa Sasy delle bolle, consegna il pane ma dice che è meglio fare le bolle, difatti pure io non farò mai un lavoro normale, l' ho detto anche a Pio Pugliese che è passato con un amico, io non voglio lavorare, voglio guadagnare con la fatica del mio divertimento. Sasy mi racconta della gioia del suo amico quando ha ricevuto la maschera di Pulcinella che gli ho costruito, sono felice per aver fatto felice, per una cosa che sentivo di fare. Non sono


invasivo e c' è chi mi paga perché piace come piace suonare a me. Il mio strumento risulta ancora originale, mentre per me non è altro che una viola che si suona a mandola. Stanco al punto giusto vado via, al bar dell' epoca di Peppe Spritz mi sento chiamare: "Si bello pisciò!" ed io: " 'a capocchia!", era Frank Carpentieri al tavolino con Pino D' Alessio: "ti ho visto ieri a Made in sud!" gli dico, mentre parcheggio il motorino e mi metto a parlare con Pino di qualcosa che ci interessa. Poi parte la diretta e pubblicizziamo un sanremo di strada da fare, Monica Sarnelli mi saluta in diretta. Passa Ferdy, ci offre un caffè e ci racconta la sua evoluzione da posteggiatore a violinista elettrico. Dice che io non guadagno abbastanza per quello che faccio, forse dovrei suonare con le basi, che la città non mi ha inquadrato e che ancora devo capire un posto fisso. Difatti mi dispiace che molte persone vanno sul lungomare per vedermi e non mi trovano, perché sto da un' altra parte o perché sto a casa. Pino mi dice che sono intelligente, mi fa strano sentirmelo dire, la maestra alle elementari diceva a tutta la classe che a me mancava qualche rotella, ma poi anche alle medie e alle superiori avevo qualcosa che non andava, le maestre mi prendevano a paccheri senza una precisa ragione, forse perché dicevo tutto a mamma, difatti non vedevo l' ora di crescere per capire, così adesso ho capito, per questo sono ritornato bambino e vivo da bambino. Ho capito che dovevo essere preso diversamente dagli altri, mi sentivo ritardato, forse perché mi facevano sentire ritardato e che la mia ragione perdeva tempo a capire cosa ci fosse dietro la supeficie dei compiti. lo avevano capito anche i miei genitori, che non ero come gli altri, ma nella testa mia c' era una guerra senza fine ed io mi sentivo schiacciato da un vivere che non mi apparteneva e sognavo la bottega del Verrocchio e il violino di Strauss, oltre a Dante e a Leopardi come amici. Menomale che poi mia madre mi regalò un violino e mi assecondò all' arte, io la vedevo dipingere qualche volta, come vedevo mio padre scolpire mobili e fravecare e sfravecare la casa. Così Pino dice che sono Peter Pan, e ancora una volta penso di non essere originale, ma è la mia verità, mi vivo la giovinezza adesso per non invecchiare mai. Ho 36 anni e faccio il cantautore macchiettista, scrivo cose che ne vengono dalla mia testa, non sono per lavori collettivi, a meno che non mi facciano essere individuale in un gruppo, filtro quello che vedo attraverso i miei occhi, ascolto i consigli degli esperti come quelli del Tam, come Pino, Umberto, non mi interessa fare l' artigiano che esegue i comandi altrimenti non è vita e l' artista si fotte. Chissà come potrebbero cambiare le cose se un impresario ti seguisse, io potrei avere la protesi di una mente imprenditoriale che lavora per me, forse tutto diventerebbe più facile, di colpo sarei credibile a chi non mi crede solo perché chi mi crede è credibile. Chissà se sarò gestibile, se non mi sentirò toccare l' intimità di una parola, se sarò quello che sono o se dovrò cedere ad essere una cosa che non sento addosso, come i panni che non ci appartengono, che ti fanno stare male perché dicono di te quello che non sei. Intanto Pino dice che oggi gli artisti li trovi in strada. (Piermacchié, 30 marzo 2016)

Ce l' ho con le vostre prese di posizione Religiosi, finitela. Non avete nessuna voce in capitolo per giudicare quello che penso se è quello che penso. Non ce l' ho coi vostri pensieri ma con le vostre prese di posizione. Siete arroganti e presuntuosi, pensate di avere ragione solo voi e non vi accorgete di quanto siete sporchi. Fate i buoni, quelli saggi che si riempiono la bocca di misericordia, pace, fratellanza e beneficenza e non vi sta bene chi non la pensa come voi, perché siete voi i giusti, siete voi gli eletti, quelli che hanno avuto la grazia di seguire la parola di dio


così che tutti gli altri sono da compiatire, da aiutare, indemoniati da pregare perché non hanno dio, pure quelli di popolazioni opposte alle vostre abitudini. Ma chi siete voi a dire che gli altri non hanno dio? Se ritenete il vostro credo la verità a prescindere, siete fessi con tutto il cuore. Avete pure il coraggio di dire che se foste eschimesi sareste fedeli comunque alla religione di Roma, ma sareste eschimesi e la chiesa o moschea non sapreste manco cosa sono. Non vi rendete conto che ragionate per via della vostra cultura e che se foste stati figli di tutt' altra cultura avreste professato un culto diverso. Sono stato anche io come voi, meno convinto, ma poi ho riflettuto sulla mia identitá, sulla mia verità. Rifletto e non me ne vergogno, la mia mente non si accontenta di un sapere particolare, ma di un sapere universale. Se come dite voi, tutte le religioni parlano dello stesso amore, perché vi ostinate ad essere saccenti attraverso la vostra fede e non provate ad amare il pensiero del prossimo invece sentirvi attaccati e di mettervi contro? Chi non è religioso pensa e dice quello che pensa e si sta tranquillo al posto suo su questa faccia della terra. Mi domando e dico perché non ve ne state tranqulli al vostro posto pure voi? Nel frattempo preferisco evitarvi perché purtate peste. (Piermacchié, 31 Marzo 2016)

Essere considerato per quello che sono Gianni mi espone le sue battute ed Angelo Venezia si intromette e gli dice: "fai ascoltare le battute a uno che non sa fare le battute?" come se i fessi poi non possano ridere, invece anche i fessi ridono, li ho visti spesso ridere mentre ridevo anche io. La mia comicità per professione non è nata con le battute, è partita dalle facce che facevo quando suonavo il mandolino, poi ho scritto una comicità sottile e leggera, poi una comicità semplice per via delle parolacce ma solo adesso sto imparando a costruire macchiette sulle battute. Le mie avventure sono una continua scoperta, come la cera, che da qualche giorno sta riempiendo le mie ore con candele e ceselli. Il mio approccio con le cose e col fare è sempre stato difficile, solo intuito e niente tecnica da una vita. Adesso apprendo la facilità sopra il sapere di chi ha già saputo e basta superare la pigrizia e studiare per trovare le proprie volontà, per capire il significato di un ingranaggio per fare quello che si vuole. Sul palco Matranga e Minafò mi presentano, esordisco con: " 'A capocchia" che funziona molto d' impatto, tutti ridono, anche i presentatori, poi è andata bene con "Geppino Mozzarella" costruita sulla battuta, "Spritz", stavolta un poco meno, evidentemente c' era gente meno maliziosa, chissà, comunque va bene farla quando il clima è già erotico e sensuale, ho chiuso con "Ciù cià cià", non da risate sganasciate come riesce a fare Bolide, ma divertente e vado via. Oggi a piazza Plebiscito me ne fregavo di trovare soluzioni migliori, avevo deciso di fare il Piermacchié da concerto, a solo e strumentale e non dovevo piacere a tutti. Però è capitato che se guardavo Macchiettino succedeva qualcosa. La gente sa, il pubblico conosce cosa va bene e cosa no, il passante è il miglior maestro del mondo, con la sua faccia può subito approvare come disapprovare, così ti dice cosa fare se vuoi farlo divertire. Quando sbagliavo bastava un' occhiata al piccolino che la gente rideva, rideva perché ogni giorno subiamo le umiliazioni da parte di chi sta al di sopra di noi, di quelli che se sbagliano non lo ammettono e se la prendono col debole di turno. C' è chi mette subito mano alla sacca con gioia, come i vecchietti e i giovani nostalgici e c' è chi ha bisogno di capire che faccio e allora glielo dico io: "Sto suonando". Ripenso così ad Angela di rimpetto che mi diceva che non c' è bisogno di fare chissà cosa, se alla gente piaci, piaci. Così per piacere devo piacere a me e per piacere a me devo stare sereno e


gioire. Difatti Angela mi disse pure che non aveva senso che io scendessi in strada se avevo quella faccia appesa. Intanto tutti si chiedono come mai dopo tre anni non mi fanno andare a Made in sud. Delle cose degli altri non mi interesso, sanno loro cosa fare, a me che mi frega, se servo servo, se non servo non servo. Ma uno che non è fesso è Pino D' Alessio che dall' altro della sua esperienza manageriale crede in me e questo mi basta, al di la di quello che possa succedere grazie a lui, quello che mi ripaga di tutto è l' essere considerato per quello che sono. (Piermacchié, 3 Aprile 2016)

Lino D' Angiò, lo stupore di un incontro per caso Un giorno mi aspettava a canale 21. Io rimasi sopra una panchina, nel verde degli studi. Provavo una rapsodia Napoletana col mandolino, c' era il sole. Dopo un po' controllai l' ora, stavo facendo tardi all' appuntamento, mi ero pure anticipato e stavo li fuori. Entro, sulle poltrone d' attesa c' è lui che mi attende, parlava con un' altra persona. Aveva ricevuto la mia mail e gli era piaciuta l' idea del mandolino per la sua trasmissione in villa comunale nella cassa armonica. Era un bel varietà, c' era la pittrice che dipingeva al momento, quella che poi conobbi su myspace, che si faceva chiamare "La sposa" e c' era Alessia, la rivedevo dopo anni, poi che ci lasciammo dopo due giorni insieme, che poi dopo altri anni divenne la mia ragazza, così che ci lasciammo poi per la seconda volta per scambiarci i ruoli, lei diventò mandolinista ed io come lei, uno sciantoso, un cantautore macchiettista. Lino D' Angiò ascoltò la mia smandolinata, poi mi chiese qualcosa di desueto, un rok che non si ascolta suonare con quello strumento. Mi offrì un caffè dalla macchinetta e non ci vedemmo più. Mi preparai "The final countdown" per mandolino solo, ma poi finirono le trasmissioni e finii di aspettare. Così ci siamo incontrati questa sera a via Roma. Me lo ricordo in tutte le sue trasmissioni, quando compariva Fabiana, mia musa di scuola: "Musa, amica del ver, viva sembranza. A li occhi miei fioccò l' immage, ninfa m' apparse e grata vita omai sì grato ostento e invento." che poi al posto suo venne Francesca: "...diventerai l'attrice, quella della poesia, in un batuffolo di cipria ormai non resterai, Francesca, Sirena sei". Non potevo mai immaginare che Lino un giorno prendesse un pezzo di vetro e plastica che avrebbero chiamato telefono e mi cominciasse a registrare un video, non avrei mai immaginato che un giorno avesse riso alle mie canzoni, così come non avrei mai immaginato di cantare canzoni, fabbricare macchiette con uno strumento di mia costruzione e denominazione. Così la vita nasconde, svela segreti col tempo, mostra l' assurdo all' immaginazione. Lino è il mio spettatore preferito, ride, ride più di tutti quelli che stavano a vedere e di quelli che mi hanno visto prima. Lo vedo in televisione e rido alle sue imitazioni, lui mi vede in strada e ride alla mie canzoni. Però mi sento sempre incompleto, mi rendo conto di quanto devo lavorare ancora per costruirmi, per migliorare, per essere pronto ad inventare qualcosa di spettacolare al momento. 150 canzoni e un repertorio strumentale non bastano, ci vogliono altre invenzioni, come s' io fosse mago mi piace pensare, quando poi le cose buone sono sempre le più semplici e stanno sotto al naso. Prima era passato Vincenzo Esposito, con entusiasmo mi mostra un libro di musica, vuole studiare per dare forma a quello che gli dice 'o core, e intanto passeggia per Napoli. Poi è passato Andrea Savoia, ottimo fotografo che mi ha fotografato già una volta mentre cantavo qualche piscione a Paolantoni, poi lo straniero con la chitarra che ho visto stamattina in


diretta ripreso dal cellulare di Pino, mi saluta. Dopo di lui mi faccio riprendere io da Pino al bar di Peppe Spritz, mi ha fatto cantare "Latrì" dopo avermi raccontato alcuni aneddoti con Ivan Graziani, è stato anche il suo manager. Mentre si fa sera mi metto ad osservare le macchine che portano il presidente del consiglio a Piazza Plebiscito, poi cerco di farmi inquadrare dalle telecamere ma ci penso troppo tardi e ci sono già troppi fessi che fanno smorfie dietro alla giornalista, ma io non volevo fare nessuna smorfia. Sono volati manganelli per aria stamattina a Mergellina e cartelli di protesta innocui fatti sparire a modi fascismo per non dare libertà di pensiero. Vado via attraverso muri di polizia e carabinieri fino alla questura dove un giovanotto attraversa la strada spingendomi un braccio nel mio passaggio per farmi cadere, mi pento di non essere stato accorto a difendermi in tempo poiché i tipo non mi piaceva dentro quei due secondi di riflessione. Non mi fermo, un poco stordito proseguo, pensando che quello infondo, era un gesto d' affetto. Il motorino sfreccia sul varco attivo di piazza del Gesù come ieri a Fuorigrotta, per andare alla festa di Vincenzone dove sono stato molto gradito nei pezzi napoletani a solo, Vincenzo li cantava tutti e non mi aspettavo che fossero più attese le mie macchiette e sopratutto "Ho sempre studiato" che ho dedicato a mio fratello Danilo, che adesso ha un lavoro a tempo indeterminato a Bologna, frutto di quello che realmente ha studiato, un successone, piace molto a Maria, Francesca ha fatto dei video checazzi. Anche l' altro fratello Mariano, dopo la canzone "Laureato" che ho scritto per lui ha trovato un lavoro a sua immagine e somiglianza in Inghilterra. Hanno realizzato il contrario di quello che faceva ridere. Ma comunque, ogni serata è imprevedibile e c' è sempre qualcosa da imparare da te. A piazza Plebiscito parlavo un poco con Cosimo Cantarella che attendeva pure lui qualche scena di teatro li fuori, mandiamo una foto a Maria Bolignano, che conobbi la prima volta in TV con Lino e Alan De Luca. Maria pronunciò per la prima volta il nome di Manviola, il mio strumento, quando mi presentava al Tam. Maria mi pare come fosse continuatrice di Titina De Filippo. Alan lo vedo spesso mentre mi vede in strada, mi saluta con gioia. Una volta andai nel suo ristorante con i Fratelli Gallo alle prove di un loro spettacolo per suonare il mandolino, ma non mi fecero capire nulla e non mi fecero sapere più nulla. A casa, Lino pubblica il video e dice di essere un mio fan, lo ammiro per questo, perché fa crescere l' autostima ad un giovane che sta per finire la giovinezza mentre ritorna bambino. Conosce tutte le mie canzoni e macchiette e legge sempre il mio diario. Mi aspettava al suo spettacolo al Totò, non ci sono andato, ma forse sarà finito, io aspetto ancora di partecipare alla sua nuova trasmissione, rimanemmo che ci saremmo messi d' accordo, ma forse pure quella è finita, passano gli anni e non ci capiamo mai, ci si comprende però per stima reciproca così che il resto diventa cosa 'e niente. Così continuiamo ad osservarci e ad attenderci per assaporare lo stupore di un incontro per caso. Lino: Grazie per avermi messo nel tuo diario...con il tempo ho imparato che bisogna cercare di dare coraggio a chi ha talento. E' raro trovare il talento e viviamo in un mondo in cui i talenti non vengono aiutati anzi. Spesso, oggi, chi vede in altri il talento tenta di reprimerlo per gelosia. C'e' sempre meno talento e in questa mediocrità dei tempi che viviamo non sappiamo più nemmeno riconoscerli... ci siamo disabituati. Ciao talento Piermacchie' eterno bambino talentuoso. Un giorno riusciremo a fare qualcosa insieme e la gente distratta tornerà a riconoscere i talenti. (Piermacchié, 6 Aprile 2016)

I nostri morti


Chissà che stanno facendo adesso i nostri morti (Piermacchié, 8 Aprile 2016)

Al di là della terra Raggiungo l' apice della mia comicità quando passo per Napoli col motorino regalandomi l' unico momento di gloria. Stasera sul palco col mio buffo vestire e le mie allegre macchiette ho esibito il mio solito stare, mentre i miei genitori dal pubblico mi hanno visto spento e scoraggiato. Non mi ero accorto di essere così, eppure avevo dimenticato la frusta e il papillon. Al Tam oramai mi sento inutile, non sono seguito, pare che mi chiamino solo per fare numero se i comici sono pochi. Spesso penso che sto facendo la storia, è una sensazione che avverto, di una durata effimera, passa nel momento in cui passo, davanti agli sguardi increduli e ridenti dei cittadini. Poi tutto è nulla, tutto è da rifare, da ricostruire, il frac da ripensare, le macchiette da reinventare, lo strumento da migliorare, il cappello da sostituire. Nessuno se ne frega di te anche se gli puoi servire, perché se non ti fai sentire, se non dici che ci sei, non esisti. Nulla di me si muove da parte degli altri mentre continuo a invecchiare con le mie nuove idee. Sempre lo stesso, ero bravo a giocare a pallone e mi aspettavo che mi tenessero d' occhio, ero bravo a disegnare e speravo che mi prendessero a bottega, mi elogiavano per come suonavo il mandolino e immaginavo che mi facessero suonare chissà dove, elogi, complimenti, stima, invidia, ammirazione da sempre, quando nulla nella speranza ebbe luogo sicuro e vissi d' artista senza servire all' arte. Ho fatto tanto, dentro a un frammento del mio fare si può leggere un mondo, ma le mie opere sono schegge di uno specchio infranto. Potessi almeno sapere che ho fatto qualcosa di buono, qualcosa per cui sarà valso la pena vivere. L' ultima speranza è la maschera, il resto è un vissuto di angoscia, gioie e perché. "Hai perzo 'a capa!", mi sento dire dai giovani, altri alzano il pollice per elevarmi, perché questo è l' unico modo che ho per vivere al di là della terra. (Piermacchié, 9 Aprile 2016) Inizio modulo Fine modulo

C' è aria di ritorno all' estate. Sono felice, mi è ritornato l' umore di sempre. Fuori al Metropolitan cambio postazione, il microfono mi amplifica meglio e Macchiettino suona a tempo. Il pubblico esce dal film "Troppo napoletano" e ricaricato di napoletaneità mi guarda, ride d' orgoglio e mi lancia tante monetine. Così mi sono preso la rivincita di tre giorni fa, quando appena arrivato al Vomero, sono sceso sotto la galleria perché cominciava a schizzicare e ho fatto zero centesimi. Al Tam zompa la serata e le mie amiche accorse a vedere rimangono un poco tristi. Alcune persone del pubblico sono state un poco con noi, erano venute da fuori, per dentro e nel traffico e per giunta hanno pagato pure i 3 euro del parcheggiatore. Hanno visto dei fiori sulla porta ed hanno pensato ad una chiusura per lutto improvviso. Invece i fiori li ha messi Riscetti, adesso li compra per fare "l' ottimist". Lei mi aspettava poi, ma io me ne stavo a suonare sotto al castello, ci mancavo da tanto, mi spiace, me ne sono dimenticato. Si fa un grande cerchio per vedere Macchiettino al pentolino e per ascoltare


le melodie napoletane per manviola. Ragazzini fetenti mi buttano noccioline addosso, una mi va nel cappello e una nella scarpa. Li prendo a parole felicemente e gli rimando indietro i proiettili per la felicità del pubblico che apprezza quell' attimo di fantasia. Il venticello mi dice di andare e mi fermo da Gino a piazza del Plebiscito. Mi offre una pizza ma io mi metto a suonare li fuori per ripagarlo. Vuole se stesso a pupazzo come Macchiettino, ma bisogna pagare, fare un figlio non è cosa da niente. C' è aria di ritorno all' estate. (Piermacchié, 10 Aprile 2016)

Uno Scarpetta d' avanguardia Come può la morte farmi morire? La spiritualità sta nel pensiero, nelle domande che ci facciamo dell' esistenza. Così con Giovanni e Nicola parliamo in lungomare. Nicola mi dice che io sono uno Scarpetta d' avanguardia, uno che si scrolla da dosso tutto, per essere maschera nuova. Ieri mi ha visto con la bella riccia Valeria, ma io fuggivo col motorino. Lui è un giovane attore, mi elogia troppo e vuole parlare con me. Io non mi atteggio, le mie lotte mi fanno stare senza manie di grandezza e mi sento onorato. Mi dice che io non prendo malattie, perché vivendo per come sono, che me ne frego di essere ciò che non sono, sono felice. Anche lui è immune da febbri varie quando sta nelle sue cose di passione. Passa Antonio, quello dei caffè a piazza Plebiscito, ci dice che si è struppiato il piede per giocare a pallone con gli scugnizzi dei quartieri e poi ci spiega le tattiche di pugilato. Alla fine racconta di persone che gli offrivano sempre caffè, così mi chiede un caffè, come se questo fosse nicotina, la sua dipendenza. Prima era passato Peppe sulla bici, aveva riso alle mie nuove macchiette ma faticava a vedermi da concerto in strada. Ma quei bambini mi amano, quando suono e faccio pernacchie con Macchiettino. Piermacchié adora i bambini. Ad una solita categoria di giovani sono antipatico, appena avverto che stanno per venirmi a sfottere sventolo la frusta senza guardarli, vanno via disbigottiti e ridacchiando. Una fotografa, appena arrivato mi ha scattato una centinaia di foto, i suoi occhi vedevano quello che prima mi diceva di vedere Pino D' Alessio rivedendo la diretta che mi ha fatto da Peppe Spritz. Sono felice che Pino mi abbia adocchiato, mi basta solo sapere che dall' alto della sua esperienza io esisto come cosa vera. Così sono felice che pure Umberto Guerrera mi sta dietro per la realizzazione del disco, anche lui ne ha passate tante nel mondo della musica e dei cantanti, è un fonico del san Carlo ed ogni tanto fa ascoltare le mie orchestrazioni delle mie macchiette ai professori e ai direttori d' orchestra. Stamattina Keith mi ha fatto lezione d' analisi sui pezzi di Schumann per pianoforte. Tutto cambia quando di un accordo si scompone l' essenza, mentre ogni nota suona la sua bellezza nel posto del suo significare. Mi ero scritto con Simona poco prima di scendere e me la sono vista di faccia, fuori al castello, così come mi cercava Nicola, che poi mi ha visto pure lui a quel luogo. Ritornano Imma e Fortunato per le loro passeggiate di primavera e poi d' estate, il signor Mario, quello bassino con gli occhiali, lo vedo sempre, osserva Macchiettino e ride. Arrivo a casa e faccio un video di presentazione della Manviola, Pietro Festa mi ha fatto venire genio, dopo che ho visto il video della presentazione del suo Daxofono, anche se me lo avevano consigliato di fare molto tempo prima Renato Riccio e Gino Fastidio. Tre giorni fa gli ho messo i tasti definitivi al mio strumento e gli ho consumato meglio dietro per farlo vibrare di più per l' anima.


(Piermacchié, 12 Aprile 2016)

Le corna Le corna sono un' invenzione dell' uomo, come le religioni. (Piermacchié, 13 Aprile 2016)

Difetti Lo sbaglio che facciamo spesso è quello di vergognarci dei nostri pregi, perché da lontano li vediamo come difetti. (Piermacchié, 15 Aprile 2016) Per ragione di stato Intuisco che i media dicono delle verità assolute per tutti, per fare poi credere vere delle bugie ammiscate per dentro, messe a proposito per farle credere, perché le si creda per ragione di stato. (Piermacchié, 17 Aprile 2016)

Fanno figli I miei amici da un momento all' altro fanno figli che crescono subito. (Piermacchié, 17 Aprile 2016) I valori Per quale motivo noi facciamo e pensiamo cosí, mentre quegli altri popoli danno valore a tutt' altro e vivono il mistero dell' esistenza in diverso modo? Perché loro appartengono a un' altra cultura. Quindi i valori esistono per via di un' appartenenza, per via della cultura, per via delle abitudini sociali legate dal sentimento dei ricordi del vissuto alle proprie tradizioni. Ma come può un gruppo sociale credere ai suoi valori come verità assoluta, se ogni altro gruppo sociale ha i suoi diversi valori, le sue diverse verità? I valori sono luoghi, ambienti del vivere del tutto casuali per chi nasce, esperienze reali e immaginarie che regolano, vincolano e uniscono una società di individui. (Piermacchié, 18 Aprile 2016)

La vera pizza napoletana nel forno di casa


La serenata alla monachetta sfiziosa, "Munasterio 'e santa Chiara", forse era straniera e non sono sicuro che la conoscesse, mi era molto simpatica, la guardavo con occhi maliziosi, non era la solita suora azzeccata di cervella, paurosa del peccato ad ogni angolo di strada, questa era una bella piccerella che guardava il mondo per quello che è, senza complessi facce in giù, si era seduta per un poco sul muretto per ascoltarmi, pareva come innamorata. Poi il passaggio di Lorenzo Hengeller che mi saluta con stima sul lungomare, Sblirenina che torna dall' Africa e parliamo un poco, e poi a via Chiaia prima di andare al Tam dove torno alle macchiette sporche con grande successo ma inutili perché in televisione non le potrei mai fare, se casomai ci andassi. La scoperta della pizza vera fatta col forno di casa grazie a Gino Attanasio, per via dell' osservazione del fornetto Ferrari. Un inizio semmana che mi porta al Vomero mercoledì, dove una signora riccia e bionda mi osserva da quando parcheggio e assieme ad altri signori comincia a ridere nel momento in cui Mio figlio parte a suonare il pentolino con me: "sentivamo la tua mancanza, finalmente sei tornato". Due signore si presentano, mi avevano visto al Tam domenica, mi sorridono come se mi avessero visto in TV, due complimenti e arrivederci. Così Incontro Zabò Zao che fa le bolle più in la. Ieri mi è venuto di fare un altro file audio per sfondo quando suono, mi pare molto meglio dell' altro, una voce da bambino che fosse io, dice aforismi tratti dal mio diario mentre altre voci mi insultano e mi parlano addosso. Il cielo è cupo, in sera me ne andrò fuori al Metropolitan per sperimentare lo strumentale con le voci e poi al Tam. Impasto per la pizza. (Piermacchié, 22 Aprile 2016)

Alle altrui convinzioni Cosí come la morte brucerá le incomprensioni, durante questa vita io muoio alle altrui convinzioni. (Piermacchié, 23 Aprile 2016)

La farsa di Piermacchié Mi sono arricriato proprio assai stasera con le voci che mi facevano da sfondo mentre suonavo. un continuo di monetine e semicerchi di spettatori. C' era anche Marco e Feliciana li fuori, perché dopo si esibivano al Sannazaro. Penso di migliorare la registrazione con più battute forti. Ci sta la voce da bambino che rappresenta me, che dice i miei pensieri, le mie filosofie e mi presenta pure, c' è una seconda voce che rappresenta un napoletano ignorante che fa tante domande e affermazioni fuori luogo, un' altra voce di un napoletano più terra terra che con voce bassa e lenta risponde alle domande del primo in maniera secca con insulti gratuiti, poi voci di vecchietta e di ragazzine che si frappongono ogni tanto. Così ho creato una rappresentazione del popolo stesso che si ritrova e ride di se mentre mi guarda. Hanno riso molto quando una voce diceva: "Ma chist nun steva a Mergellina?". Credo che la tecnologia per me serva a questo, non tanto per un orchestra, una base su cui cantare, ma per attori pre registrati, spalle invisibili che si rivelano nella verità dei passanti. "Si bello pisciò!, pare nu povero


dio, samente!, ma che sta sunanno? va a faticà!, si 'o scuorno 'e Napule, 'a capocchia!, ma chi è Mozzàrt? me pare 'o pesce pigliato cu 'a botta!, è un pirito libero, stai tutto magnato!, hai perzo 'a capa, l'amore si sogna, e vate cocca!…" Sono solo alcune delle infinite frasi e battute che per via del popolo cominciano a scrivere la farsa di Piermacchié. (Piermacchié, 23 Aprile 2016)

Le mie forze Lo vidi sbucare da un film di Verdone, faceva il fruttaiolo Capretti. Dietro le quinte, prima che io andassi in scena mi dice che non capisce perché non mi mandano in televisione, pure lui mi racconta che sarebbe stato buono Costanzo o Renzo Arbore, ma pure un certo Ippoliti. Si meraviglia del fatto che mi faccio tutto io, dal cappello allo strumento. In scena vanno bene le battute cantate che ho pensato qualche giorno fa e va benissimo "Chiaviche" con la base. Umberto mi aveva consigliato di cantare sulle basi ma io mi ero scoraggiato perché non me lo fecero fare più, per ragioni di immagine, perché ci dovevamo preparare per come già eravamo al Boss dei comici. Ieri pure avevo portato le basi, ma non hanno funzionato molto, mi facevano perdere le mie caratteristiche comiche che invece vanno bene solo con lo strumento. Così pare che al cabaret devo cantare su basi lente e romantiche, di quelle canzoni che partono normali e finiscono comiche. Quelle allegre e veloci vanno meglio solo con lo strumento. Mio padre mi ha detto che sembravo un cantante vero e che pure la manviola pareva un grande strumento. Difatti l' ho suonata con poche note assieme alla base e ci ho fatto lo strumentale, pareva un violoncello e un mandolino. Così comincio a capire meglio dove stanno le mie forze e la singolarità dell' essere, avuta in essere ma conquistata. (Piermacchié, 24 Aprile 2016)

Giuann è muorto Giuann è muorto! Il mio amico parcheggiatore, mi risuona sempre nelle orecchie l' ultima cosa che mi disse: "si vir ca pass 'o tiemp' e nunn hai fatto ancora niente, nun te scoraggià!". Brutti, sporchi e cattivi era il film che lo rappresentava, diceva che aveva passato un infanzia peggiore del racconto di Ettore Scola. Mi faceva sempre una festa quando mi vedeva arrivare col motorino, era 'e miezo 'a via, sulla sua pelle le botte di una vita difficile, ma era una brava persona. Una volta disse a Ferdy Morello dopo avermi visto passare: "'o vire a chist? chist ten 'e palle!". Un infarto fulminante, da un mese non lo vedevo più, me lo hanno detto gli amici parcheggiatori perché mi sono fermato a chiedere loro come potessi fare a ritrovare il borsello. Poco prima all' incrocio del museo non me lo sono sentito più sotto i piedi. Lo avevo spostato per far sentire meglio le voci dalla cassa e per fare questo non lo avevo legato bene, poi alcuni in motocicletta mi hanno sorpassato gridando e credo che mi avessero sfilato loro il borsello con la tecnica del distogliere l' attenzione. Ma comunque non troveranno soldi, solo una inutile patente e carta d' identità, ma ci avevo anche il microfono senza fili. Si chiederanno cosa fosse la pece? non credo, ma ci avevo anche il codice Piermacchié, il mio quaderno con tutte le battute e la lista di 150 canzoni. Torno in dietro ma nulla da fare, se fosse pure caduto


per terra, qualcuno se lo sarebbe preso. Me lo regalò Nanny pagano, mi è durato per tutti questi quattro anni. Poco prima avevo deciso che appena tornato a casa l' avrei riposto in un contenitore per non tenerlo in vista, ma ho troppo aspettato. Così mi rivede Andrea che sta seduto a terra con la ragazza, ha la bici senza catena, serata storta per lui, mi si avvicina pure Antonio Amoroso e mi dicono di correre a ritroso per cercare. Prima Andrea mi aveva visto, poi era tornato indietro e mi aveva dato 10 euro, inchinandosi. Ero di fronte Sorbillo sul lungomare, prima ero stato verso il castello e Peppe con la bici si era fermato a sentire, entusiasta del mio rinnovamento. Le voci che dicono le battute gli piacciono molto, rideva tanto e addirittura ha chiamato al cellulare Sasy delle bolle per dirglielo. Il vento fuori la pizzeria, guardavo i pizzaioli dalla finestra e pensavo alle mie pizze, che sembrano vere e pensavo che se schiacciavo lo strumento al microfono nel gilet suonava meglio. Così adesso a casa rimetto un vecchio pikup e la manviola suona meglio del microfono senza fili che ho perso. Quello che non suonerà meglio sarà la gioia di Giovanni, secco secco, che mi salutava a via Bellini e sopra la 'nfrascata da Esposito dei cornetti. (Piermacchié, 27 Aprile 2016)

Pensavo a Viviani A Roberto ieri gli hanno rubato l' organetto, lui è molto bravo, è calabrese, ha una barba e un cappellino a ricottella, sorride sempre.Dopo che l' ho salutato io ho perso il marsupio o forse me lo hanno scippato quasi sicuramente quelli sulla moto e lui ha perso l' organetto per una rapina che gli ha fatto un tossico. Me lo ha detto Pasquale a Piazza san Domenico prima che il biondo mi facesse cantare due mie vecchie canzoni. Sul lungomare mi sono divertito assaie, le voci funzionano, rappresentano il popolo che mi guarda, pensavo a Viviani. Quando i personaggi registrati mi insultano allora anche i giovani che mi schifano mi apprezzano e si fermano ad ascoltare. Quando arriva il momento della base di " 'O paese d' 'o sole" e di "Carmela" su cui suono come fosse violoncello e mandola, succede una cosa magica che avvicina un altro tipo di pubblico. Passa Valentina, la napoletana di Milano, mi stupisce il suo fascino, veste elegante e quasi vrenzola e mi piace, tene 'nu fatto. Ci facciamo qualche foto e va via, l' anno scorso le cantai una canzone. Peppe riposa un poco da me, posa la bici e parliamo della libertà e del lavoro. Se ieri non perdevo il microfono adesso il mio strumento non si sarebbe amplificato meglio, la prossima volta devo provvedere per un microfonino per la voce. A piazza Bellini stiamo con Paola e Pino, facciamo la solita diretta, suono un poco e faccio altri spiccioli, c' è Daniele Sepe che scopre la manviola in tecnica mista ed esclama: "ma si' 'nu bucchinar!" A casa mi cucino al volo una margheritina con cipolla, mi consolo e dormo. (Piermacchié, 28 Aprile 2016)

Nisciuno è meglio 'e te Keith mi fa capire Schumann come ha cominciato la sinfonia 3, poi mangiamo le pizze che sto imparando a cucinare a casa, come in una pizzeria. Ci siamo consolati, per le


prossime sperimenterò farina forte ammiscata con farina debole. Questa è una rivoluzione che credo sia partita dai napoletani emigrati all' estero, come il mio amico Mario Mattiello, per sentirsi a casa cucinando una vera pizza. Anche mio fratello Claudio la fa alla napoletana, col fornetto ferrari, ma credo che tra non molto tutti si cucineranno la pizza con le loro mani col forno di casa come ho visto fare da youtube. Oggi, tutto il sapere che poteva appartenere solo a pochi, può appartenere a tutti, a tutti quelli che vogliono imparare, cliccando una semplice ed immediata informazione. Così comincio a fare una pizza finta, quella che metterò sul motorino, pochi minuti di sonno e scendo in lungomare. E' bello per me, è bello per chi mi ascolta, mi consolo, sono felice. Peppe con la bici si ferma da me, come a ricaricarsi prima di ripartire, ha 72 anni ma sembra ne abbia 40. Dice che in tutti vivono le cellule tumorali, ma ció che le scatena sono le forti arrabbiature. Mentre attacco "La panzè", da lontano vedo un tipo che mi guarda con ammirazione, accanto a lui una signora. Allora sorrido al loro incanto e si fermano, vengono da me. Quando sono vicini mi accorgo che la signora è Lina Sastri e allora gioisco alla sua veduta e le do un bacio. Mi guardava sorridendo di meraviglia. La mia figura adesso piace quasi a tutti grazie alle voci registrate che mi fanno da spalla, chissà tra altri 4 anni cosa farò. Cinesi fanno moltissimi video usandomi come soggetto, la ragazza parla di Napoli seduta sul muretto, mi riprendono pure di nascosto, quando li guardavo fanno finta di stare riprendendo altro, che perucchiamma. Maria Carla la funambola mi fa una sorpresa da dietro, è bella, col suo corpo d' artista di strada mi saluta, parliamo un poco, ma anche lei abita a Milano e quindi riparte. Cambio zona come ieri, vado fuori da Sorbillo a via Partenope, il tempo passa veloce, mi sento di suonare allungo. Vado via, sul motorino con le spalle dritte, come ieri, segno di fierezza e soddisfazione per il lavoro fatto. Nella via di ritorno vedo Roberto con una chitarra, gli dico che mi dispiace che gli hanno rubato l' organetto, lui vott' a campà e va. Saluto Umberto e faccio gli auguri a Giusi, vado via, quando una donna mi vede ed esclama: "nisciuno è meglio 'e te!". (Piermacchié, 29 Aprile 2016)

Una piccola leggenda Esco di casa con la stessa adrenalina di quando sto per entrare in scena a teatro. Non vedo l' ora di vedere la reazione del pubblico alla pizza che ho messo sul panaro di Macchiettino. Sembra proprio vera, mi fa venire voglia di mangiarla ma questa volta è una scultura. Così la espongo al mondo, senza gallerie e senza mostre metto in mostra quello che faccio quando e dove voglio. La strada la sento sempre più vera e sto schifando i locali e i teatri chese la pensano come se la tira una bella donna che crede di avercela solo lei, la passione. Ho sognato che stavo al tavolo di una cena coi miei amici alla rai. Ero felice, finalmente anche io uscivo in tv e non vedevo l' ora di esibirmi quando d' improvviso mi alzo per andare a provare il pezzo e mi accorgo che non era niente vero, poi ho continuato a sognare consapevole di stare in un sogno. Mi sveglio e vedo una diretta dei Nerz alla rai e mi confondo un poco, poi comincio a rifinire la pizza. Arrivo per le 19 e qualcosa sul lungomare, mentre sta per scurare. Ho capito che Macchiettino può essere mosso bene ad improvviso. Quando la gente passa, lo nota, ha il tempo di capire che mi somiglia, così lo faccio muovere e si scatena l' emozione della meraviglia. Se il piccolo si muove sempre, lo si apprende come una marionetta e nessuno si aspetta


più niente. Una ragazza stasera mi ha chiesto se fosse un bimbo vero, così come un signore ha creduto essere vera la pizza. Altra cosa da fare quindi è avere a disposizione molte altre cartucce da sparare per stupire il pubblico. Il pubblico si blocca bene nel momento in cui suono sulle basi, perché vuole ascoltare la bellezza del suono nella sua semplicità assoluta e non concepisce tanto la bellezza di una melodia armonizzata con le sole quattro corde di uno strumento. Poi molti battono le mani come a voler fare casino e portare il tempo, ecco perché Jubrich mi diceva che dovevo mettere delle percussioni in mano alla gente per coinvolgerla. Adesso vedo di preparare altre basi nel file delle voci, così faccio chiù sorde e mi stanco pure di meno. Passa Eli con le figliolette, mi fa le foto, ride delle voci che mi insultano mentre suono e le piace molto la pizza. Ci ho messo 5 anni, dopo essermi laureato in scultura e in mandolino non ho sventolato le carte, non mi sono lamentato, non ho chiesto favori a chi si aspetta che gli chiedi favori, ho scelto di umiliarmi per ripartire da zero e toccare il fondo per essere sicuro almeno di avere piede, per cercare un senso. Ci ho messo 5 anni a camminare sull' impronta del mio mondo e adesso mi sento una piccola leggenda, in un tempo in cui non c' è più spazio negli spazi definiti dall' uomo di oggi, dove è sempre più difficile fare quello per cui hai buttato il sangue, quando la strada, la più antica di sempre mi accoglie felice. (Piermacchié, 30 Aprile 2016)

Per metterlo in crisi Vorrei parlare un poco col papa, mi basterebbe pochissimo per metterlo in crisi. (a lui e a tutti i suoi successori, mi divertirei un mondo) (Piermacchié, 1 Maggio 2016)

Al giorno d'oggi la verità è un bene prezioso Angelo Cardone scrive: Mi piace questa persona, Pier Macchié, perché ha anima. Ma tanta tanta. Io l'ho visto esibirsi una volta in un agriturismo, in un contesto dove la gente gli dava poca audienza e, sebbene non mi facesse ridere, lo trovai più interessante di tanta altra gente, sedicenti artisti, che camminano senza toccare terra. Mi colpì il suo suonare, la sua "manviola" (uno strumento di sua invenzione a metà tra il mandolino e la viola) e le sue macchiette e ci scambiai due parole durante una sua pausa. Scrive bene, suona bene diversi strumenti, ha una bella testa, compone e arrangia facendo trasparire poco a poco la sua cultura, il suo bagaglio. L'ho rivisto sul lungomare qualche tempo dopo ed era già in una fase diversa della sua evoluzione. Mi fece tristezza vederlo circondato da pochissima gente, sembrava triste pure lui ma non del disinteresse del pubblico. Lui se ne sbatteva della gente: suonava per se stesso e poco importava se non veniva capito. L'ho seguito attraverso i suoi scritti dove racconta delle sue giornate, delle disavventure in motorino, degli scugnizzi che gli fanno dispetti e di quelle volte in cui ha rischiato di buscarle di santa ragione. Racconta del laboratorio di comicità al TAM, dove non si


capisce chi insegna a chi, dove si percepisce che gli schemi, le trovate ad effetto, i tormentoni gli stanno stretti. Mi appassiona leggerlo. Anche se indossa abiti improbabili, un cappello a cilindro e altre strane invenzioni, è uno vero. Al giorno d'oggi la verità è un bene prezioso. È assai forte 'stu guaglione. (Piermacchié, 1 Maggio 2016)

Il misericordioso dio non mi hai fulminato ancora? Vuoi dimostrare ai miei amici di fare il misericordioso? Uccidimi domani mattina se hai coraggio. Ti prego, fallo per chi ti segue, dai certezza di te, uccidimi (Piermacchié, 3 Maggio 2016) Un povero dio Caro dio, non mi hai fatto morire, evidentemente non esisti, alcuni diconoche compiatisci gli scemi come me e allora non intervieni alle mie preghiere.Molti hanno la presunzione di sapere cosa sei,ma pe' me si suo 'nu povero dio. Stai ancora in tempo a fulminarmi (Piermacchié, 3 Maggio 2016) Il pensiero è cultura Il pensiero è cultura,la cultura non è una.Questo dio non si fa vedere, lo abbiamo inventato noie noi abbiamo paura di noi.Chi ragiona viene scacciatoperché ladro di speranza,chi ragiona va in galera. (Piermacchié, 3 Maggio 2016)

Perché dio vuole Nessuno si aspetta che io d' improvviso caccio la frusta e grido alle ragazzine: "zoccola vrenzolona!" nessuno si aspetta che il fesso, pur se pagliaccio a lavoro, si difende se viene toccato. Ieri sul lungomare, oltre la parata del 1 Maggio, vrenzole e cacacazzi a passeggio che non mi accettano, ma io sono pazzo e li faccio paura. Passa Peppe con la bici, felice di rivedermi, passa una fotografa che con meraviglia mi fa tante foto, poi mi ascolta con calma. Si siedono più in la anche quelli che vendono gli accendini, una volta mi sfottevano, adesso mi proteggono dai ragazzini. Oggi invece Il tempo è grigio e quasi schizzichea, voglio suonare, esco lo stesso. La lezione con Keith è stata interessante ancora, altre battute in analisi dalla sinfonia di Schumann. Appena arrivo sul lungomare comincia a piovere, quindi dio vuole che io non lavori, mi riparo sotto all' albergo Vesuvio, Parlo un poco col guardiano dell' entrata, dice che ci sono delle baby gang che spesso danno fastidio entrando in albergo e nessuno gli può fare niente perché sono piccoli. Penso a Caruso che ne uscì da quella porta morto. Vado sotto la galleria, c' è Domenico a ripararsi, sistema il suo cavalletto e comincia a disegnare. Notiamo il


restauro della galleria, parti bianche e parti scure, un' altra cosa unica al mondo a Napoli. Mi metto a suonare al centro e suscito simpatia, poi di colpo quasi nessuno. Passa Rosanna, fa volontariato per i senza tetto, poi vengono i suoi colleghi, sono molti, uno squadrone che per loro volere sfamano chi non ha da mangiare. Mi regalano una bottiglietta d' acqua, qualche cioccolatino e qualche spicciolo. Passa Frik, si mette a cantare a squarciagola "Core 'ingrato" con la base mia ed io alla manviola, credo che fosse li per il pasto. Vado sul lungomare e appena arrivo, un signore con faccia schifata passa e dice: "Statte zitto, non inquinare questo silenzio", subito dopo la voce registrata dice: "Munnezz!". Evidentemente è stato dio a far dire quella parola proprio in quel momento. C' è poca gente, a terra bagnato, lavoro normalmente, quindi dio vuole che lavoro. Incontro la tastierista con cui ho suonato al matrimonio di Marco e Feliciana, quindi se nulla è al caso, dio ha voluto che ci rivedessimo. Poi sono andato via perché non sono io che decido ma dio, così a piazza Bellini : "Piermacchié!!!" mi urla Valeria, la mia ricciolina. Ci salutiamo ma chi ha la meglio è Macchiettino che rimedia un lungo bacio sulle labbra. Passo per via Bellini e dico ai parcheggiatori che ancora non ci posso credere che Giuann è muorto. Uno di loro dice che ancora non ci crede, l' altro dice che spera che non è morto, che è uno scherzo. Ma dio ha voluto che il nostro amico morisse altrimenti non sarebbe morto. Tutti hanno paura di dio, credono che è lui che fa le cose, che le fa avvenire, che ci guarda, che ci punisce e ci ama. Tutti attribuiscono gli eventi a lui, se piove, se c' è il sole, se quello è guarito, se quella è morta, se hai fatto soldi, se sei povero. Questo dio agisce ogni volta che qualcuno pensa, pensa che sia stato lui, se nessuno lo pensa, lui non c' è. Se uno è scemo non può pensare a dio e quindi non lo potrebbe avere nella sua vita, ma c' è chi dice che chi è scemo è raccomandato. Poi non si può avere un pensiero proprio a riguardo, mi accusano malamente se chiedo a dio di fulminarmi, ma chiedo che fulmini me, non loro. I religiosi credono che solo loro possono parlare di questo dio e presumono di correggermi, ma anche io posso parlare di dio, così come realmente penso. Questo dio è politica, chi si schiera dalla parte sua è sempre più avvantaggiato già dal punto di vista sociale, perché chi crede in dio è buono e non fa del male. A me dà fastidio che i cattolici si credono gli illuminati, quelli che mi vogliono far sentire in errore, per loro io sono fesso, ma per me pure loro sono fessi. Evidentemente dio vuole che io creda che lui non esista sotto forma di cristianesimo, non ho nessuna colpa se mi faccio delle domande a cui voglio risposte matematiche, altrimenti è facile dire di avere fede. Se dio mi uccide uccide se stesso, se dio mi giudica, giudica se stesso, se dio mi punisce, punisce se stesso, quindi sono io dio, come tutti sulla faccia della terra. Però vorrei morire un attimo, giusto per saperne di più. Così dio ha voluto che stamattina un certo Signor Gigi mi abbandonasse con queste parole: "Ciao Piermacchie' ti lascio. Il tuo personaggio è troppo artefatto, sempre a chiederti questo e quello, sempre a cercare di costruire qualcosa. L'artista è artista e basta, è se' stesso. Poi se alla gente piace, piace. Sennò amen. Tu invece sempre li a chiederti questo è quello. Non sei un personaggio, mi spiace dirtelo, nemmeno una maschera. La maschera è Pulcinella, il personaggio è Masaniello. Loro erano se' stessi, tu sei alla ricerca di come costruire quello che vorresti che agli altri piacerebbe. Ti ho seguito per un po', poi mi sono annoiato. Buona fortuna." Luigi Spaccamonti risponde: "Pier,se la gente ti fa queste critiche,vuol dire che sei sulla buona strada! Continua cosi! Essere originali a volte scuote l'invidia!" Fabio Cozzolino: "Bhe non mi sbilancio,ma se uno sconosciuto ha il potere di farti ridere, commuovere, riflettere e sa illuminarti la giornata in tanti modi, dal ripercorso storico della maschera napoletana in chiave moderna alla sana comicità demenziale,senza chiederti niente, sorridendoti incondizionatamente,tutto questo anche con un semplice sguardo tramite una foto postata su Facebook,per me ha del potenziale Sei grande piscione bello!!!" Pino Caserta: " Pier Macchié nunn'o ra aurjenzi'a 'cchist' e


prosegui sulla tua strada, sei un icona, sono certo che rimarrai nella storia di Napoli!" La mamma è sempre la mamma e quindi lei già crede che io sia una maschera, a me farebbe piacere, ma è una mia fantasia non certo una presunzione, immaginare non fa male a nessuno: "Non credo di essere competente nel parlare d'arte...ma penso che é soggettivo ,il personaggio di Masaniello era idoneo x quei tempi e così la maschera di pulcinella che ha dato vita ai tempi che furono...Pier Macchié non puó essere il personaggio e la maschera dei nostri tempi? e poi il cercare di migliorare x gli altri a me sembra umiltá solo x il piacere di fare sorridere" Simone Calabrese: "Lasciate stare a Pier Macchié che è uno dei pochi artisti veri ed ORIGINALI rimasti a Napoli e provincia!!! tenete sempre da dire... Viva l'arte di strada e chi la sa fare! Non mollare mai!!!!!!" La funambola: "Pier io ti amo, ci dai tanta felicità e poesia." Vincenzo Panariello: " alla fine di tutto l'artista é uno come "noi" ma che esprime se stesso in modo ... Plateale!". (Piermacchié, 3 Maggio 2016)

Patate fritte e un uovo in padella Non sento la mancanza della carta di identità, mi fa piacere averla persa, mi sento più libero senza il timbro della legge sulla mia faccia. Ma questo tempo di nullità durerà poco, domani sarò di nuovo qualcuno. La mia manviola ammalia i passanti che vibrano, un cane si è fermato per ascoltarmi, si è seduto senza manco guardarmi come a nutrirsi di quei suoni. Eli mi è venuta a trovare, è rimasta sul muretto ad ascoltarmi col vento, come qualche anno fa. Due signori mi rivedono dopo tanto tempo, mi dicono che hanno pensato che da un momento all' altro mi avrebbero visto passare col ferrari, perché chissà chi mi avrebbe portato via a fare i miliardi. Non sono ancora pronto per suscitare l' attenzione del mondo, quando lo sarò verrò utilizzato di conseguenza. Un ragazzo mi vorrebbe per il suo bar ad Acerra ma io non mi muovo da Napoli, a meno che non mi chiami una produzione importante non ha senso andare altrove, è Napoli che fa Piermacchié. Rosario Gragnaniello e Domenico Pianese sono colleghi, lavoriamo come ogni anno allo stesso posto, ma poi ci sta pure il vecchietto che vende le rose all' entrata della zi' Teresa. L' amico che vende i palloncini dice di non riuscire a staccarsi dal mio spettacolo, gli piace molto quello che faccio. Anche il pizzaiolo della zi' Teresa, quasi mi fa una cazziata perché non sono venuto più li fuori, aveva chiamato i parenti da fuori e sperava di mostrarmi a loro. Per fare un' altra base e mettere a punto il motorino non ho mangiato tutta la giornata, torno a casa e mi faccio patate fritte e un uovo in padella. (Piermacchié, 3 Maggio 2016)

Ne vedevo solo il Vesuvio "Tiene trent' anne, tiene trent' anne, tien trent' anne!", sul motorino due ragazzine di tredici anni, una guidava e l' altra dietro scuoteva le tre dita della mano, a sottolineare un' espressione da donna matura. Mi sono sentito subito ridicolo agli occhi di quegli occhi giovani, non solo, ma pensavo che non avevo manco trent' anni, ma trentasei. Ero appena uscito dal vico, così per la scesa della 'nfrascata il freno di dietro, dopo due anni funziona bene, il meccanico non me lo poteva aggiustare perché mancava un pezzo, mi


saltò una volta sotto la statua del Nilo. Quel pezzo l' ho ricostruito io e adesso il mio mezzo frena. Così a volte si può fare da soli anche quello che non possono fare gli addetti ai lavori. Arrivato dietro la posta centrale un padre di famiglia con la famiglia in macchina mi bussa e mi dice: "si 'o chiù forte!". Oggi dal fruttaiolo ero con Keith, saluto Mbarka che si è comprata due cerase. Prima invece, sulla salita che porta al museo ho baciato Loredana Simeoli, perché preso d' affetto d' arte improvviso. Venivo dal comune e dalla questura con la mia nuova carta d' identità. Arrivo in lungomare e arriva Peppe, preciso, manco ci dessimo appuntamento. Parcheggia la bici e mi presenta il suo amico Peppe che mi fa i video, già entusiasta di me. Tutti mi sorridono al passaggio, emano simpatia. Giovanni e l' amica si siedono sul muretto e cominciano a ridere, le mie spalle, il popolo registrato che parla dalla mia cassa attira l' attenzione tra filosofie, insulti e modi di dire di Napoli. Quando decido di andare via passa un signore che si ferma ad ammirare il motorino, ascolta le voci e ride. La figlia lo viene a chiamare ma niente, lo chiama pure la moglie ma lui non si smuove, il motorino faceva spettacolo senza di me. Allora per il signore ho ripreso lo strumento dalla custodia e ho suonato. Mi mette 5 euro e dice ai miei amici: "Chi pensa queste cose è solo un buon napoletano". La cosa mi gratifica molto e penso a quando la città la sognavo da piccolo, quando dal paese ne vedevo solo il vesuvio. Ritorno a casa e a piazza Bellini Margherita della viola mi chiama, la bacio d' amore improvviso, è bella molto, ma poi vado via. (Piermacchié, 5 Maggio 2016)

Il mio luogo ideale La strada è verità, il mio luogo ideale Inizio modulo (Piermacchié, 6 Maggio 2016) Il chiasso In musica non prediligo il chiasso (Piermacchié, 6 Maggio 2016) La strategia del posto e dell' ora All' improvviso passa la bella Valentina con le amiche, queste si siedono sul muretto, lei e l' altra ballano sulla mia musica. Valentina dice che ancora deve partire per Milano e che ci vorrà molto tempo dopo per arrivare a Miano ed io le rispondo: "allora non ti verrò mai a prendere". Lei ride, mentre Rosario mi leva la purpetta dal piatto e se la porta con se. Ma non mi frega più di tanto, l' altro giorno mi sono innamorato di Mariacarla, quell' altro di Margherita, poi di questa, l' altra semmana di quell' altra, poi me le dimentico, poi le rivedo e me ne innamoro di nuovo, ma alla fine mi innamoro di chi passa e poi mi passa. Sotto le torrette non va bene, il posto strategico è importante, quelli che escono dalla zi' Teresa sono attratti da me ma troppo distanti per venirmi a posare qualche spicciolo, quelli che vanno e vengono mi vedono bene solo mentre mi sorpassano e non si fermano. Così mi sposto al solito posto, all' entrata del borgo, perché un nero se ne va


e comincio a fare soldi. Di rimpetto a me sta il nero dei ritratti, un bianco gli fa cadere un disegno per una dispetto che non ho capito, poi fa questione con quello degli hot dog. Evidentemente gli ha tolto il posto, ma non ha fatto nulla di male se è arrivato prima lui. Passano due giovani che mi ammirano e mi dicono che faranno vedere il video che mi hanno fatto alla Rai, capirai, evidentemente lavorano li. A quest' ora, 21… 22, ci sono molti lavoratori in strada, c' è molta gente e molta confusione, ma credo di cambiare orario, forse la sera scura non mi sta bene, meglio la sera con la luce per andare via quando scurisce. Ho bisogno di tranquillità. A piazza Plebiscito io e i falchi andiamo assieme, parliamo, non credono che abbia fatto solo una trentina di euro, pensano di più, mi dicono che sono un personaggio. Mostro loro la mia frusta: "Per quando non ci siete voi". Piazza Bellini si è ripopolata di giovani e birre, spritz, ricchiun e lesbiche, tossici e canne ed io quando ci passo sono osannato sempre di più, come un re. Torno a casa e ripenso alla nonnina di rimpetto al cancello, che quando sono uscito mi ha augurato un imbocca la lupo con un sorriso di bene come fossi suo nipote. Dice che mi sente sempre quando ritorno a casa. (Piermacchié, 6 Maggio 2016)

Con una capa e una coda "Zoccola vrenzolona!" così quelli che mi volevano sfottere mi stimano e ridono, quella va via imbarazzata con le amiche e alcuni si avvicinano e mi cominciano a fare le foto. Mi aveva scosso il braccetto di Macchiettino e quasi me lo spezzava. Non riesco ancora a capire perché fanno così queste piccole troie. I maschietti invece mi passavano addosso aspettando una mia reazione, però si pigliavano paura quando facevo la faccia a pazzo. La prossima voltadevo mandare degli anatemi, ché questi funzionano sempre, tutti sono superstiziosi e mi basterà dire che se mi toccano gli cadranno i capelli o cose del genere, poi provvederò a farmi un recinto. Con la frusta ho calmato un branco di piccini che mi volevano sfidare, se ne sono andati piano piano. Con le vocine in sottofondo adesso posso fare anche il filosofo, l' importante è che ad ogni filosofia detta da una voce ne subentri sempre un' altra a distruggere. Molti annuiscono alle mie frasi, Peppe della bici non credeva che le avessi scritte io, dice che sono piene di verità. Sto migliorando gli incassi, da 20 euro sto passando a 30 euro giornalieri, potrei guadagnare molto di più ma io non mi massacro, devo stare bene e godere di quello che faccio. Sono sceso alle 19, ma credo che il mio orario migliore sia dalle 18 alle 20. Ho capito che devo mettere più basi su cui suonare, la gente si incanta di più e pure io, si crea un' atmosfera armonica che da me si propaga. Quando avrò pure il microfonino per la voce potrò ricominciare a cantare le mie macchiette e la base di voci e suoni diventerà sempre di più uno spettacolo con una capa e una coda. (Piermacchié, 7 Maggio 2016) Il pubblico mi sta insegnando l' arte di strada "Zezzosa!" e Valentina ride, è amica sua, la stessa di ieri. Mi ha di nuovo scomposto il braccio a Macchiettino, le ho detto che fa così perché le piaccio, allora si è imbarazzata. Venivo da piazza san Domenico dove stavano facendo la colletta per Roberto il Calabrese, quando mi hanno visto arrivare mi hanno accolto come una star, ho messo


quello che avevo guadagnato ieri nel cappello di Roberto, anche mia madre ha contribuito, ero stato a festeggiare la festa della mamma a monte prima di ritornare. Eli mi ha dato passaggi e poi l' ho vista con le bimbe sul lungomare proprio quando ho arricettato i ferri. Quando ha scurato, Frik era dietro di me che rideva a crepapelle per le voci che mi spalleggiavano. Coi bambini ho messo in opera lo sguardo inquietante misto a sorrisi innocenti e scoppiavano a ridere. Porto il microfono che mi ha preso Keith a Umberto con la speranza che me lo faccia funzionare per la mia cassa. A seconda di come reagisce, il pubblico mi sta insegnando l' arte di strada, così sto capendo come strutturare quello che sono per farlo risultare bene. Ho scoperto che la gente ride già da quando mi vede uscire in strada col motorino per scontro di contesti. (Piermacchié, 8 Maggio 2016)

Comico con la morte addosso Massimo dei duo per duo è venuto a mancare. L' ho visto poche volte al Tam, l' ultima volta non potevo immaginare che nei suoi occhi c' era la consapevolezza dell' addio. Ha fatto il comico con la morte addosso e questa è cosa incredibile a farsi. Incredibile è la vita, come la morte, che si presenta a noi viventi come cosa reale, quando pare essere cosa assurda da esistere. Dopo quattro giorni finisco l' orchestrazione di una mia versione di CarméCarmé di Totò che ha fatto molto successo, sapevo che si sarebbero messi a ballare anche i turisti su quella tarantella per manviola e banda. Dalle 18 alle 20 e 30 è un buon orario, sto tranquillo in lungomare e per il momento non ho ancora il sole in faccia che mi squaglia. Passa Domenico, amico d' infanzia di mio fratello, fa da Cicerone ad alcuni amici per mostrargli Napoli e presenta pure me. Eli è sopra il muretto, con lei il mio pubblico che mi ascolta voltando la testa a sinistra. C' è anche la signora anziana dell' altra volta, che mi fa tanti applausi e sorrisi. Un applauso me l' aveva fatto prima un' altra signora, che sotto gli occhiali scuri aveva avuto un sorriso di commozione, come se le avessi risvegliato un sentimento di un vissuto andato via ormai da troppo tempo. Così il tempo ci ha portato via il vissuto di Massimo e così noi saremo pronti a lasciare la terra come ha fatto lui, quando lo vorrà la vita, quando pure la nostra avventura avrà i suoi spietati titoli di coda. (Piermacchié, 9 Maggio 2016)

Piermacchié giornalista Keith mi fa vedere con chiarezza l' inizio della prima sinfonia di Beethoven e la comincio a cantare come fosse canzone. Ho sempre immaginato di cantare le sinfonie dei grandi compositori e credo che mi stia avvicinando a questo fare che mi segnerà facile alla mente il procedimento compositivo, solo perché cantando. Eli viene a deliziarci con la sua presenza, mangiamo il panino del fravecatore, quello con gli spaghetti dentro. In lungomare tutto procede bene, poi passa Keith perché ha un concerto alla casa di Ninetta. Peppe si ferma un poco da me, poi ricomincio lo spettacolo e passa Eugenio Bennato con un cameraman che ci filma. Eugenio mi dà qualche spicciolo e osserva la manviola che gli mostro suonando ad arco e plettro. Veniva dalla casa di Ninetta, aveva visto il concerto di Keith e Serena Stabile in Piano e soprano, c' era pure De Magistris.


Ieri sera dopo aver suonato, un signore mi aveva fermato a via Croce dicendomi che mi ha visto in un video in un giornale online. A piazza san Domenico poi avevo incontrato Biondo che mi aveva fatto assaggiare qualche mora che ha preso dai rami mentre le mie vocine dicevano: "è 'nu povero dio!", in presenza di Calone, l' artista di strada che anni fa mi disse la stessa cosa in faccia. Avevo parlato un poco con Gigi Mipi sul fatto che sono felice perché mi sono conquistato e adesso posso andare dove voglio, perché so chi sono e cosa posso fare. Era passato Roberto il calabrese che mi ha raccontato un poco di cose riguardo la sua vita di strada a Napoli, era felice della colletta che domenica abbiamo fatto in suo favore. Così a casa mi sono ritrovato a scrivere un articolo su di lui per il giornale Cantolibre, grazie a Vincenza Muto, una giornalista che mi vede sempre passare a piazza del Gesù. D' improvviso mi catapulta nel suo mondo, un mondo che mi è stato sempre lontano dalle mie qualità, non avrei mai immaginato di poter fare anche solo per una volta il giornalista, ma è una cosa che mi piace. Parlare di Napoli con i miei occhi è cosa che faccio da quando ho cominciato a scrivere le mie avventure in un libro che è arrivato a quattro anni, una bibbia, come mi disse Lino d' Angiò. Così scopro un altro lato di me che non conoscevo e preparo l' articolo. Stamattina Vincenza pubblica il mio scritto e scrive: "Oggi comincia la collaborazione di uno dei più popolari artisti di strada, Pier Macchié, benvenuto!" ROBERTO IL CALABRESE E L’ ORGANETTO. GARA DI SOLIDARIETÀ Artisti di strada mobilitati per Roberto, per un organetto rapina a mano armata di Piermacchié Roberto è un artista di strada che ha incantato Napoli con i canti popolari della sua Calabria.Vive al centro storico e lo si può incontrare a Piazza del Gesù e a Piazza san Domenico Maggiore. Sulla sua faccia, nascosta sotto a un bucket, tra un cespuglio di barba e lunghi capelli biondi, c’ è sempre un sorriso.Pure quando l’ ho visto camminare con la chitarra in mano sorrideva: “che ci vuoi fare, si tira a campare“, mi diceva e senza perdersi d’ animo continuava a cantare con quella chitarra di battaglia che qualcuno gli aveva prestato, perché il giorno prima in due con la pistola gli avevano rapinato l’ organetto, il suo fedele strumento.Così, domenica 8 maggio, noi altri artisti di strada e non solo, abbiamo devoluto il nostro ricavato per lui. C’ è stata una vera e propria festa a Piazza San Domenico.Quel luogo del male si è trasformato nel luogo del bene per Roberto che non credeva ai suoi occhi. Sui muri del centro alcuni volantini: “ORGAnettizziamoci“, pubblicizzavano l’ evento di solidarietà. “Se non mi avessero rapinato non so se avrei mai potuto ricevere tutta questa dimostrazione di stima e di affetto“, mi dice, con la chitarra in una mano e un organetto nell’altra, due strumenti avuti in prestito dai napoletani per permettergli di continuare ad allietare i passanti della sua arte. “Le rapine possono succedere ovunque, in qualsiasi parte del mondo, ma non credo che in qualsiasi altra parte del mondo poi avrebbero organizzato una colletta in mio favore“.Mentre dice questo, si mette a cantare con una gioia più grande ancora, una pizzica all’improvviso. Mi dice che molti lo trattavano male, lo minacciavano per farlo andare via e adesso, dopo la manifestazione in suo favore questi lo salutano e lo lasciano stare.La somma è stata quasi raggiunta, basta poco per comprare l’ organetto, il polmone della sua voce. A noi piace la Napoli che non fa notizia, quella che con le proprie forze riporta l’ armonia a chi merita e a chi l’ha perduta. (Piermacchié, 10 Maggio 2016)

Vivo per la morte Non ha senso vivere da morto in vitase vivo per la morte


(Piermacchié, 11 Maggio 2016) Tutti straccioni con quei pantaloni stracciati Forse il napoletano medio è schizzato perché piglia tanti caffè. Non mangio, bevo solo caffè. Così passano gli scugnizzi pericolosi, quelli che non li puoi toccare, quelli che ti distruggono in branco perché sanno che nessuno gli può fare nulla. Il piccoletto mette la mano nel pentolino ed io sfodero la frusta e frusto a terra ed urlo forte: "andate via!". I piccoli si cacano sotto e scappano, dietro di me Peppe con la bici osservava con faccia seria e preoccupata. "Sono nervoso, ho preso solo caffè". Non mi era mai capitato di urlare così forte, evidentemente non ce la faccio più e voglio la guerra. Il mio spettacolo meraviglia i passanti e scardina incrostazioni di lava dagli occhi e dalle orecchie di quelli che vedono tutto male, riescono ad accennare un sorriso e ad annuire. Dopo un poco mi volto indietro e vedo i bambini di prima camminare sugli scogli per farmi un agguato da dietro, uno diceva che mi doveva ammazzare. Ma poi vanno via. Passa un bambino ed io gli urlo contro: "vai via! vai via!" la mia voce si sente per tutta via partenope, i passanti osservano in silenzio quando il piccolo, con uno zaino sulle spalle rimane perplesso. Mi continua a fissare mentre si allontana da me quando gli dico: "ma non sei tu? sei uno di quelli di prima?" e lui: "no", ed io: "Scusami, pensavo fossi un fetente". Oramai tutti si confondono, sono tutti straccioni con quei pantaloni stracciati. Allieto i turisti che ballano, tante foto e poi passa un altro branco di bambini sporchi ed io caccio la frusta ed urlo a loro: "siete cattivi?" e questi: "no, facci Latrì". Mi conoscevano già. (Piermacchié, 11 Maggio 2016)

L' ultimo tra gli artisti di Napoli Valentina passa con le amiche, ieri notte le ho scritto una canzone ma non credo se ne sia fottuta poi così tanto. Aveva i cazoni stracciati pure lei e molto rossetto sulle labbra, c' era vento, mi saluta e scappa via. La mia storia con lei è finita così, senza mai cominciare, mi è sembrata bella però, ho fatto tutto io. Così come ha fatto tutto lei quell' altra che mi ha stressato ancora, facessi qualcosa di male, sto per fatti miei e devo essere esaurito. Quell' altro poi vuole sapere com' è che non mi vede più, ma l' ho bloccato perché è tutto strunz, deve sempre darmi fastidio col fatto che sono antico, che voglio somigliare ai disegni di Tim Burton, che non sono normale perché vengo a teatro già vestito e poi fa gli inciuci con la mia amica e magari mi fa una chiavica pure a lei. Ma comunque a me dispiace, alla fine la colpa sembra essere sempre la mia, perché sopporto tranquillamente e poi scoppio all' improvviso. Andassero via quindi, in me la gioia di essere cattivo mi gratifica perché stanco di una vita indifesa mi difendo. Addirittura dicono che sono despota e dittatore, io che non raccolgo discepoli e non governo nessuno, come Mussolini poi ho solo messo in discussione l' esistenza di dio. Il vento mi toglie la pece dall' archetto e quasi non esce suono, il tremolo all' ogna va bene ma c' è da perfezionare la tecnica, bisogna studiare a casa, così come per l' arco. Passa il professore Troise di quell' istituto d' arte inutile, buono come l' accademia solo ad avere nozioni di storia dell' arte e un pezzo di carta dopo cinque anni di vita buttati, serviti solo a scrivere poesie alle amiche. Non mi riconosce, cammina verso il mare quando la luce grigia dipinge gli ultimi giorni di freddo prima di un' altra estate. Lui e l' altro di disegno dal vero, mi somministravano libri morti, quando nessuno si degnava mai di mostrare a


questo silenzioso allievo un gesto d' una matita sul foglio. Una ragazza si ferma e mi dice che io non sembro reale, a Napoli non esistono personaggi così, un' altra l' altro giorno pensava che fossi una maschera veneziana. Io penso di essere un ritorno improvviso di un' autenticità perduta di una Napoli addormentata che ha vergogna di se stessa. Peppe mi fa i video e mi accenna " 'O viulino 'e Tatillo". L' altro amico suo con la bici, si era incazzato perché mi avevano fatto le riprese per la comunione di quella bambina e non mi avevano dato manco un centesimo. Vado da Umberto che modifica il mio amplificatore in modo che posso avere di nuovo il microfono della voce. Piermacchié, l' ultimo tra gli artisti di Napoli è assistito dal fonico del teatro san Carlo. (Piermacchié, 13 Maggio 2016) Il mio nuovo cappello Mi pare che in testa vedo il mio nuovo cappello pigliare sua forma.Fnalmente mi arriva questa visione, non ne potevo più (Piermacchié, 15 Maggio 2016) Con la forza della superstizione Brunella mi ha salutato come se mi conoscesse da tempo, mi offre un poco di cocco. Poi passa Antonio che l' altro ieri mi ha portato un caffè all' improvviso, quando una signora del nord mi omaggiava dicendomi più volte: "grazie". Ieri dovevano fare la pizza chilometrica ma c' era vento e rischio pioggia. Ho sperimentato, tra i tavoli vuoti della pizza, il nuovo spettacolo. Non ho capito molto dalla confusione del vento, la cassa quasi si schiattava. Così oggi Claudia col suo cane si è fermata ad osservarmi per molto tempo, poi mi ha detto che mi chiamerà per il suo compleanno.Passa quella riccia che passò due anni fa mentre facevo un video, l' ho riconosciuta dal culo, difatti, guardando attentamente la sua forma e ascoltando il moto del suo camminare l' ho chiamata e si è ricordata di me. Il microfono della voce non funziona e canto lo stesso impostando una voce forte. Ragazzini mi infastidiscono e li allontano con la supertizione. Funziona, l' altro giorno ad uno dissi: "accort a 'sta sigaretta", allora quello l' ha data a l' amico e l' amico l' ha buttata a terra dicendo: "puort pest", così sono andati via ed anche questi si sono cacati sotto quando gli ho fatto le facce a pazzo e gli ho detto che gli sarebbero caduti i capelli. Un altro gruppo viene dopo, fanno a turno, danno i paccheri a Macchiettino e gli dico male parole, poi alzo la voce, ne frusto appena uno e si viene a creare un aria di tensione. Loro non riescono ad andare via senza avermi prima messo a tacere, così divento ancora più serio e faccio cazziata a uno e poi a un altro ma non cambia nulla, la ragazzina alza la voce non sapendo cosa dire, allora rido a macchietta e ritorno a suonare. La tensione sparisce d' improvviso, pure loro ridono e vanno via. C' era il mio amico Pigno, si era fermato con la bici da corsa per salutarmi. Pigno ride a tutte le voci di sottofondo, un animo come il suo è raro a vederlo passare in strada. Peppe fa la sua rituale sosta con la bici accanto a me, gli dico che ho ascoltato " 'O viulino 'e Tatillo" che mi aveva consigliato e gli ho detto che la cantava Tonino Apicella, quel posteggiatore che gli indicai quella volta, che sta sempre qui, a cantare nei ristoranti di via Partenope. Anche lui l' aveva ascoltata da Apicella, ma non aveva ancora capito che ce l'aveva a portata di mano ogni giorno. Vado da Umberto, il mio fonico del san Carlo, che fortunatamente col suo pronto intervento mi aggiusta il microfonino, si era guastato il


filo. A casa comincio a progettare il cappello, è difficile creare qualcosa di nuovo, dal cilindro dovrà prendere un' altra forma la mia testa. Attendo che la ragione vada via per vedere il mio nuovo cappello, così da modellare la forma che ho visto senza pensare. (Piermacchié, 16 Maggio 2016) Io e Fiorello Mi riparo perché sta piovendo, passo da quelli delle bici e quelli del garage. Questi mi dicono: "va là, sta Fiorello!". Allora io vado là, accendo la cassa con la vocina che mi presenta e mi faccio vedere da lui. Un operatore gira un filmato. Faccio ridere senza far nulla, poi caccio lo strumento e mi metto a suonare con Macchiettino, allora Fiorello e tutti schiattano a ridere vedendo mio figlio battere il cucchiaino sul pentolino. Cantiamo insieme "Malafemmena" e poi lo showman della televisione italiana mi dà 10 euro, ma io la rifiuto. Mi avevano detto che se lui mi avesse visto, non mi avrebbe lasciato andar via e invece mi aveva visto e mi stava lasciando andar via. "Sta scritto pure sulla tua laurea che sei elemosinatore professionista, prendi questi!". In quel momento ho preso i soldi che per lui significavano un gesto d' affetto per un artista di strada, ma per me rivelavano un distacco, come a dire: "torna in strada a fare il tuo mestiere che io faccio il mio". Così mi sono sentito un povero viandante qualunque. Ci salutiamo e mi dice: "abbiamo cantato insieme, ricorda". Felice e triste ritorno al mio posto, quasi all' entrata del borgo. Il vento c' è ancora e sotto al frac ho una camicia a maniche corte, ma in questi panni non soffro mai il freddo. Stavolta è il microfono dello strumento che non va bene, allora metto quello della voce nel pertuso della manviola e in un attimo mi cambia la giornata. Finalmente ho il suono che desideravo, un violoncello mandolato. Mi ciaceo per quei suoni e mi viene da interpretare con molta più facilità. Passa Antonio che mi posa un' altro caffè, prima era passata pure Brunella, di un nuovo cocco ne aveva solo la noce. Passa la signora anziana di quegli inizi di sole a piazza Pebiscito, si siede col compagno sopra al muretto, dice a una signora di passaggio: "è una rarità", mi domanda come mi chiamo e quanti anni ho. Lei si chiama Maria. Il mio nuovo suono penetra nelle coscienze di tutti e mi guardano con gratificazione. Mi sposto nella curva dove c' è il pizzaiolo Davide Civitiello che mi fa una festa e mi dice: "Piermacchié, dimane aggia fa' 'a pizza chilometrica!". Pare una fesseria, ma non è mica facile, in quale altra parte del mondo fanno questa pizza? Il forno era come mi immaginavo, con due aperture, in modo che la pizza passi, si cuocia ed esca, mentre la sua coda cruda avanza. Stavano facendo le prove per far andare bene la pizza in curva. In quale altra parte del mondo c' è un Piermacchié che si mette li vicino e comincia a suonare? ma poi mi sposto, non c' è tanto afflusso di pubblico. Quello che vende i palloni sta tutto fatto, l' altra volta mi chiedeva se avessi del fumo, si azzecca vicino a parlare e poi mi cerca un euro per mangiare, non gli do nulla. Stamattina hanno pubblicato il mio secondo articolo su "Cantolibre", parlo della vera pizza fatta in casa grazie a un metodo di cottura di Gigio Attanasio, napoletano a Dublino. Poi avevo parlato con il regista Riccardo riguardo a un DVD da fare sugli artisti di stada. Guardo Posillipo illuminato, il mare, mentre mi sento anima di Napoli, piena di suoni e passione, nello stesso tempo glorificata e abbandonata. La cassa si scarica e vado via di corsa, quando il cane Naica da sopra al balcone mi saluta e non mi abbaia più perché la chiamo per nome. A Made in sud scene commoventi e d' amore per un collega scomparso, emozioni forti all' improvviso, quando il bene è male e il male è bene, durante la vita che sceglie di andare e restare senza perché. (Piermacchié, 17 Maggio 2016)


Devo regalare qualcosa ai bambini che ho frustato "Mi volevi rubare i soldi?" e lui: "no", con occhi di paura. "So' scugnizzi che vonno pazzià", diceva la signora, ma con occhi di chi comunque comprendeva la difficoltà del mio lavoro. Mi aveva detto: "gli hai fatto il segno al bambino", scoprendo la sua maglietta. Io ho pensato: "va bene, questa va via tra una settimana, è una frustata più lieve di quella che feci a Genny del vico delle nocelle". Ho guardato negli occhi Sasy e gli ho dato la mano: "scusami allora, non sapevo che stessi giocando, ma comunque dici a tutti i bambini di qui, che se mi danno fastidio li frusto", e lui mi annuiva con paura ed io detestavo quel momento. Mi sentivo un cattivo e un padre affettuoso allo stesso tempo. "Facciamo pace, adesso tu sei amico mio ok?" e lui, con rilassata paura: "si". Lo avevo frustato con una velocità mai vista prima, tutto in un attimo, lascio la nota, lo strumento, afferro la frusta e gli frusto la schiena. Dapprima mi aveva massacrato lanciandomi carte nella custodia, pure le pietre da dietro con l' amichetto, poi quando si sono avvicinati in tre e si è abbassato per mettere una mano nella custodia non ci ho visto più. Ringrazio la signora che va via, che mi ha fatto fare pace col piccolo. Stavo fuori alla chiesa del purgatorio vicino alla capa di morte che in molti, passando, accarezzano e baciano. L' animo della signora che vende di rimpetto era rasserenato dai miei suoni, quella via si era armonizzata per la mia presenza, tutti sorridevano, al di fuori della solita pesantezza di una vita di rassegnazione. Io però temevo che il padre di Sasy venisse da dietro per struppiarmi di mazzate e allo stesso tempo godevo al pensiero di affrontare la situazione. Ho pensato pure che la gente poi avrebbe dato addosso a lui perché immaginava che mi avesse accoltellato solo perché davo fastidio con la musica, senza sapere che prima avevo frustato il figlio. Un equivoco che si sarebbe arrevutato in una tragedia. Per un attimo mi sono identificato in Caravaggio. Allora ognuno che passava lo interpretavo come un possibile parente del piccolo che mi era venuto a giustiziare, ma erano solo napoletani che mi ammiravano. Un chiattone è venuto dritto verso di me dicendo: "ma che hai cumbinat!", riferito a tutto ciò che ero, con un fare orgoglioso e pregno di gioia ha posato degli spiccioli nel pentolino. Passa un bambino che mi pare di conoscere, mi faccio serio e sono attento a cosa potrebbe fare a Macchiettino, lo guarda allungo, poi lo accarezza, si bacia la mano e va via. Prima era passato Pasquale Scialò che mi ha reso felicissimo perché gli ho fatto vedere come sono cambiato, con le voci di sottofondo, Macchiettino e il suono di manviola eccellente. Gli dicevo: "analizzami!". Lui era molto divertito e interessato, io gratificato da una Napoli di libri, storia e cultura che mi sorrideva attraverso i suoi occhi e quando lui andava via con un arrivederci, una Napoli della quotidianità rimaneva a contemplarmi. Pino D' Alessio mi aveva detto di mettermi li, dopo la mia gradita cucinata, perché è la zona di Napoli che più mi appartiene all' animo ed è più interessata a me. Non mi sono mai messo lì, perché passano le macchine. A ripensarci però non fa niente, anche questi che guidavano si fermavano ad ascoltare per qualche secondo. Dopo la pizza e lo spaghetto alla puveriello con pancetta, lei mi aveva trovato i numeri per numerologia e la cosa mi ha stupito per la sua verità. " 'E criature e 'e femmine nun se toccano!", mi dice Antonio con le cicatrici in faccia, che mi incontra quando me ne vado e mi fermo a via Partenope mentre la pizza di due chilometri si è fatta fredda. Diceva a un amico, che lui mi stima, ma io gli facevo sapere che però frusto i bambini. "un poliziotto lo posso picchiare, ma se un bambino mi sputa in faccia mi sto, non faccio nulla". Mi dice che ha un figlio di 18 anni, per lui fa un mestiere cattivo per dargli tutto quello che vuole, quando ti separi la femmina è cattiva e


fa di tutto per metterteli contro. Però dice che lui non fa male a nessuno, ma credo che vorrebbe solo stare bene con la coscienza, dicendo che chiedere il pizzo per via di altri non è tanto grave come rapinare oppure uccidere. Si è fatto tutti i carceri di Napoli, ha detto che si è trovato bene solo in quello di Secondigliano, lo diceva con una deformazione delle labbra a pronunciare una espressione di gratificazione come d' un memorabile ricordo di una vacanza fatta a Parigi. "si 'o sapesse fa me mettesse a sunà comme faie tu, ma me metto scuorno". Non vuole che il figlio faccia lo stesso suo mestiere, lui se potesse la finirebbe di rischiare ancora la galera. Un cane ascolta il velluto del mio suono che pare il velluto del suo pelo, bambini si siedono a terra, non vanno via, mi osservano senza perché, magnetizzati. Passa Davide Civitiello che mi saluta con la sua grande gioia, ha faticato molto assieme ai colleghi pizzaioli per condurre il guinness dei primati della pizza chilometrica. Sono felice ma un poco triste mentre suono, penso a Sasy. Mentre sfreccio al museo, ci sono vigili del fuoco, polizia e carabinieri, uno di questi mi esclama: "Stai bell fraté, tine 'e qualità!". Devo regalare qualcosa ai bambini che ho frustato. (Piermacchié, 18 maggio 2016)

Sarà la televisione a cercare me Ho sempre desiderato di essere notato per lo stupore, per la sola forza di essere. Arriverò al punto che non potranno fare a meno di prendermi in considerazione. Sarà la televisione a cercare me. (Piermacchié, 19 maggio 2016)

Nuova vestizione Non riesco a uscire, non mi sento più nei miei panni, perché questi non sono più i miei panni. Il mio nuovo cappello comincia a pigliare forma nelle mani e se non è finito, se sotto d' esso non c' è pure il suo vestito non posso farmi vedere. Rimarrò chiuso in casa fino a che non ritroverò nuova vestizione, perché sto cambiando e non so come, c' è un dolore sopra un vuoto che mi pervade, in bilico tra quello che sto per diventare e quello che sono stato. Aspetto la gioia di afferrare il mio costume per ritornare in strada e divertire Napoli. (Piermacchié, 19 maggio 2016)

Il coraggio della cazzimma Esco di casa e chiedo alla signora in pigiama: "ti piace il cappello?" e lei mi annuisce un "si" senza espressione, non aveva fatto caso al mio cambiamento e come lei, gli altri fuori al vico mi riconoscono come lo stesso di sempre. L'amico che fa i quadretti dice che gli piace il mio cappello, è un vulcano che richiama il vesuvio, è stato il primo a capirlo. Mi metto fuori alla chiesa del purgatorio, là dove suonai per la prima volta con l' orchestra giovanile, ero il primo mandolino e a metà concerto mi accorsi di aver lasciato


le parti di un quartetto in sacristia, che dovevamo suonare dopo la poesia. Mi alzai durante il concerto per andarle a cercare tra le altre pagine di musica nella borsa. Antonio Lamagna impaurito, cercò di aiutarmi, così nell' ansia che venni a creare trovai le parti e sudai la prima camicia da mandolinista da concerto. Stasera fuori alla chiesa, felici di rivedermi rasserenano le facce e la signora che vende, mi guarda con amarezza e asciuga gli occhi mentre suono "Carmela". Una ragazza al primo piano ogni tanto si affaccia al balcone dalla porta socchiusa e mi fa i video, ha gli occhiali. Mi sento bene nei miei panni, in un giorno sono riuscito a costruire il mio nuovo cappello e un mezzo tight. Con forbici, ago e cotone ho modificato una vecchia giacca, quella che mettevo sempre per assomigliare ai romantici dell' ottocento, adesso, così arrepezzata tiene anche il fascino dello 'ngenzaro. Il cilindro si fa cono scoppiato e rimane sempre aperto, d' azzurro come bronzo, un vulcano Napoli, un vulcano di idee la mia testa. Si avvicina alla semplicità del medioevo enfatizzando i miei tratti ingenui, adesso si che sembro un pesce pigliato con la botta e sono fiero di portare in giro la mia verità, così che la maschera non serve più a difendere il sentimento, ma a fare uscire l' animo, per imporre la propria unicità dentro a un popolo che si nasconde per la vergogna di essere. Mio cugino Edoardo Delle Donne scrive: "Sulla testa una torre celeste che promette le stelle". Non sarei più uscito di casa se non fossi cambiato, sarei stato un infelice dentro ai panni che non dicono più quello che sono. Il cambiamento si avverte e si capisce dopo. Non è facile, ci vuole il coraggio della cazzimma. La macchietta apparteneva all' epoca del frac e del cilindro ed ho vestito quel costume anche perché ci stavo bene, quell' abito, modificato in parte, mi dava calma e serenità, mi faceva sentire a mio agio e mi riportava all' antico. Poi però l' animo cambia e l' animo è il vestito e fuori è quello che sta dentro. Ho scoperto che il cilindro mi dava nell' eleganza una serietà che non era nei miei pensieri. Mi portavo appresso un' epoca troppo pesante per l' essere mio lieve, il significato del mio vestire parlava di storia ma non si legava del tutto con l' animo. Ai piedi ed alle gambe il giullare, dalla pancia alla testa l' ottocento che si fa duemila col cilindro multimediale, ma qualcosa non andava, ho una faccia che indebolisce le sue buffe qualità quando è nel cilindro. Il cilindro è il potere, io al di sopra del popolo e allo stesso tempo burlone per il popolo, una contraddizione che spesso infondeva l' antipatia. "Non si parte dal cilindro, al cilindro si arriva", disse Eduardo, io ho fatto il contrario. Il frac mi diventa un mezzo tight che si abbottona sulla pancia, serve per contenere il periodo romantico, non ha più quella coda che serviva per andare a cavallo, così sul motorino non me la ritrovo sotto al culo. Non riuscivo a parlare, di fuori vedevano quello che dentro non ero, non capivo quali panni potessero appartenermi ma sapevo che quelli che avevo mi mettevano a disagio. Così a scuola mi sentivo bene solo quando indossavo la camicia col bavero rialzato, le bretelle e quegli unici pantaloni verde scuro a campana, che indossò papà al suo matrimonio. Mi sentivo bellissimo, il più bello della scuola e stavo bene perché ci avevo i basettoni come Ugo Foscolo. Era il lungo periodo delle poesie in neostilnovo, che rispecchiavano la mia nostalgia per il passato da cui non volevo più uscire. Stasera pare che la gente mi veda come cosa unica, sempre più autentico e pare che io non somigli più a nessuno nella storia, così addirittura pure il giovanotto del caffè mi omaggia di una mancia che gli hanno regalato, allora gli chiedo a chi assomiglio e lui: "a Pinocchio". Fnisco di assomigliare al grillo parlante per sembrare Pinocchio. Ma non ci credo, io e il mio costume continueremo a guardarci allo specchio e continueremo a dare ritocchi fino a che l' animo non ci ritocchi. (Piermacchié, 20 Maggio 2016) Costretti a fare del male con un cuore d' oro


"Sindaco come va Napoli?" e lui: "bene, lottiamo con tutte le nostre forze", ed io, abbassando uno sguardo di rassegnazione su me: "è, pure io". Ridono e fanno le foto fuori la bottega di Masiello e i posteggiatori riprendono a suonare a gruppi in un unico caos di folclore dove una melodia si fonde all' altra e l' altra si sfalza sovrapponendo canoni impossibili su se stessa. Il capitano annuncia, Bruno Leone Sorride nel suo costume inventato, Luigi Esposito distribuisce i cartellini del guinness, Ciro il poeta fotografa come Ferdinando Kaiser e Lia Nasti, il sindaco guarda Masiello che dà le botte alla grande tammorra e si gira per i decumani. Arrivati all' entrata del conservatorio caccio anche io lo strumento che prima avevo mostrato a De Magistris: "sono l' unico suonatore di manviola al mondo". Ci sono i bidelli che mi fanno la solita festa e Giusy fa un video mentre si suona insieme una melodia napoletana. Continuiamo a via tribunali e Renato Boscaino all' improvviso viene da me e mi racconta un poco di storia di Napoli come se intuisse il mio interesse. Me lo ricordo che all' accademia faceva il bidello cantante, mi racconta del fatto che Nerone fece fare un chiasso con le tegole agli egiziani per far parere un terremoto e in cambio il pazzo gli regalò la statua del Nilo. Ma forse non ho capito bene. Mi dissocio dal gruppo all' improvviso, come quando da bambino mentre giocavamo a pallina me ne andavo in casa a disegnare mentre i miei fratelli e i miei cugini aspettavano che io tornassi. Mi metto fuori alla chiesa del purgatorio e c' è lei che si affaccia ancora, pure al mattino, mi guarda negli occhi senza espressione, forse accenna un sorriso, pare un dolore si nasconda nel suo faccino tenero. "Ma sei grande, che fai ancora nel carrozzino?!", gli gridavo con voce stramba mentre suonavo e lui, che prima mi osservava con ammirazione, rimane perplesso, i genitori ridono e sono felici che io abbia capito che Matteo vuole fare il milord. Entrano in chiesa. Passa Riccardo Prencipe, gli piacciono molto le voci di sfondo. Così mi ritrovo la famigliola di prima, al ritorno della visita in chiesa, cambiata dal mio scherzo di verità sopra al bambino. Matteo, con aria di fierezza si sentiva grande e adesso portava lui il carrozzino, vuoto della sua scoperta pigrizia. Non mi aveva schifato come gli altri bambini del Vomero, ci aveva ragionato sopra e adesso dimostrava di essere cresciuto. La cosa mi sbalordisce, guardo lui e i genitori andare con una nuova gioia mentre rifletto sul potere che ho avuto. Delicatamente mi fanno spostare dalla chiesa perché altrimenti i turisti non capiscono gli interpreti dato che i miei suoni entrano fin sotto le catacombe. Vado da Mario che mi fa una immensa festa, mangio la sua ottima sfogliatella riccia, mi presenta a degli amici, dice che io cambio e mi rinnovo, come se mi conoscesse benissimo. L' amico mi offre un caffè che prendo ad interpretazione sotto gli sguardi delle folle, come quando mangiavo la pizza della zi' Teresa e pareva interpretassi una parte ed ero bello a vedere. Mi metto a suonare li, con le spalle all' entrata di Napoli sotterranea e davanti la pasticceria di Mario. Spiccioli tintinnano senza superare lo spazio di cinque minuti. Il sole mi comincia a squagliare e mi metto all' ombra. Carmine mi ha ammirato suonare, dice che si vede che ci metto passione. Mi racconta che insieme ad altre persone rubò dei quadri. Per rivenderli vennero a sapere che valevano molto di più di quanto credessero e fu così che cominciò a capire che in quella pittura c' era la manifestazione dell' animo umano. Da quel momento gli cambiò la vita. Gli dico che è bello che un quadro rubato sia riuscito a fargli capire questa cosa, allora lui non riesce più a parlare, si commuove, va via. Quanti napoletani, costretti a fare del male con un cuore d' oro. Vado giù san Gregorio. Pure questi mi aspettavano, non mi hanno visto più. Canto uallarì uallaré al tabaccaio che me la chiede, Lucio vuole capire che vita faccio, alla fine dice che io ho capito già prima di sposarmi quello che loro da sposati devono accettare, godendo quello che gli rimane di una felicità di un momento per una lenza di sole sopra i sacrifici e una prigione. Faccio il mio spettacolo, mi ammirano e sono felici del mio ritorno, del mio


rinnovamento. Anche qui, tra i palazzi mi rivede il sole che mi scalda quando finisco e vado via. A via croce Pasquale il tatuatore vuole che io mi fermi li, mi offre una birretta, dice che gli faccio ridere già senza fare niente, poi schiatta quando faccio le pernacchia. Accanto a Lui Ludovico Rimetti mi riprende, regalandomi un poco di spettacolo che avrei voluto vedere. Ciro Cicos mi scrive: “ Sei un bravo cronista oltre che musicista,capace di regalare attimi di sorrisi e ammirazione in chi ha la fortuna d'incontrarti sulla sua via. Rammenta il verso che descrisse quanto affermo...O furastiero sbarcato da riviera, o guarda e po domanda :"Ma chi è" ? A gente e Napule risponne: " E' Piermacchiè " .” (Piermacchié, 21 Maggio 2016)

Uno dei pionieri Giuseppe Mazzitelli dice: tu sarai uno dei pionieri della Napoli che sará! (Piermacchié, 21 maggio 2016) I contesti e le sue logiche Vado da Umberto che riesce a collegarmi i miei due microfoni alla cassa in una maniera assurda. Ritorno a casa, provo un poco ed esco di nuovo. Angela dal balcone mi dice che assomiglio a Pinocchio e al Grillo parlante ammiscato. Passeggio al Vomero col mio motorino, lentamente come fosse ciuccio d' ottocento. Arrivo a villa Marinella nello stesso momento in cui arriva pure Jubrikc a fare il giocoliere. Entro in scena e i bambini sono felici, comincio a fare battute, prendo lo strumento, accendo la cassa e comincio a suonare e a cantare e tutto va bene, in tanti a fare filmino e a ridere, un bambino con gli occhiali capisce che il mio cappello è un vulcano. Si entra in sala e mentre strafocano passo a cantare. Gli invitati ridono ma ad un certo punto pare che dia fastidio e non mi ascoltano più, nessuno applauso alla fine delle mie migliori macchiette. Un anziano signore dice con voce forte: "ma quanto se piglia pe' se ne ire?" allora gli canto "Curnuto" e poi dico loro che possono pure cacciarmi e che mi fanno solo un piacere, poi però mi fanno suonare le canzoni napoletane e non sanno più cosa dire, vengo apprezzato ma c' è un imbarazzo generale. Silvana mi guarda con occhi di gioia d' incoraggiamento ed amarezza. Non posso piacere a tutti. Solo i bambini mi volevano ascoltare, tutti seduti sulle loro sedie mi guardavano, come un cartone animato senza un principio e senza una fine, cominciavo ad appesantire pure loro. Così tutti zitti li fuori, mentre ascoltavano la mia manviola accarezzare le melodie della nostra terra. Mi invento un musichiere per i bambini che riscuote un ottimo successo e il mio intervento finisce li. Chiedo ai genitori del piccolo della comunione di darmi di meno per il poco entusiasmo riscosso, ma loro mi danno quanto pattuito, felici lo stesso. In serata a radio crc vengo apprezzato ed esaltato, Piermacchié piace, viene applaudito. Menomale che c' è sempre qualcuno a cui non piaci, sono quelli che mi fanno riflettere, che mi insegnano a migliorare e a capire i contesti e le sue logiche. (Piermacchié, 23 Maggio 2016)

Mi sputa la sua gomma da masticare nei capelli


I ragazzi da dietro mi dicono: "prendi questa, vatti a tagliare i capelli". Era un giovane con gli occhiali da sole tondi, che ha dato dieci euro a Carmine perché me le desse. Io non ho accettato: "ragazzi voi non c' entrate nulla, siete buoni guaglioni, non dovete andarci di mezzo", ma loro: "nun te preoccupà Piermacchié, chillillà so' gente 'e munnezza, pigliatella, è una cosa nostra". Così mi prendo la dieci euro un poco a malincuore, ma significava il grande affetto di chi sembra non esserci e invece assiste con ammirazione. La ragazzina si era tirata in dietro, intimorita dalla mia voce grossa, anche amplificata dal microfono, che la cacciava via. "perché mi vuoi buttare le pietre?" e lei: "perché si brutto!". A piazza san Gaetano c' erano i vigili, ma non possono nulla, quasi si nascondono se accade qualcosa di pericoloso, se qualcuno alza la voce. Mi avevano tirato le pietre, cocci di un vaso di cotto ed il mio viso non arrecava il riso, serio pensava a cosa fare, mentre suonavo col pilota automatico. "vattenne!", mi dicevano e continuavano a colpirmi da dietro. Così uno con gli occhiali si avvicina e mi sputa la sua gomma da masticare nei capelli, da dentro alla bocca del cappello. Con la dieci euro posso comprare la lenza dalla ferramenta dietro la statua, perché nel calciare le pietre l' ho spezzata e Macchiettino non muoveva più il braccio. Un' altra lezione stasera, mai avere le spalle scoperte. Passa Maurizio Cimino che ieri lo avevo visto in moto, mi scatta alcune sue belle foto in bianco e nero, sta coi suoi figlioletti, felice di fare osservare loro Piermacchié. Si fa notte e suono da solo per san Gaetano e passa Lisa, mi saluta, non la vedo tanto cambiata, mi sorride però, come quella volta che ci sposammo per scherzo su facebook. A piazza Bellini Peppe Spritz mi fa assaggiare un panino all' amburgher, Pasquale Mancino, il liutaio, mi offre una birra, parlo un poco con lui e il fratello, Clara e le amiche a piazza Bellini e poi vado sul lungomare. Riesco ad apparare altre monete, c' è vento, molti mi vedono e ridono, parlo con Macchiettino ma sono anche ubriaco e allora funziona tutto meglio. Non riesco ad avere un posto fisso in strada, se c' è già qualcuno vado altrove, volevo mettermi dove sta la capa di Pulcinella, come mi ha consigliato Pino, ma si era appena messo uno che vendeva CD. Mi dispiace per quelli che escono apposta per venirmi a vedere e non mi vedono perché chissà dove sto, magari mi hanno visto una mattina fuori la chiesa del purgatorio e stamattina erano li per me, ma io dormivo. (Piermacchié, 24 Maggio 2016)

Gommorra, ovvero gli amici della gomma e la politica La cantante va in política e mi minaccia perché non voto nessuno. "Poi vedrai... ", come a dire che mi farà terra bruciata nel mondo dello spettacolo se non voto per lei. "Fin quando non vedrò seri cambiamenti sociali non voterò nessuno!", le ho detto. Eppure l' avevo salutata con ammirazione, con l' orgoglio di chi riconosce una star. Ma dico io, uno sta per i fatti suoi, buttato in mezzo a una strada a passeggio col suo motorino elettrico e deve venire violentato dalla politica, dai suoi interessi sporchi. Perché anche se la signora dice di essere di buoni principi, ha già sbagliato in principio per avermi intimorito. Spero che stesse scherzando però, non voglio credere che facesse sul serio. Ecco quindi il gioco della politica, nessuno ti pensa e poi sotto elezione ti cercano fino in casa perché vogliono, pretendono i voti. Mi stanno tempestando di messaggi e addirittura stamattina ho ricevuto una telefonata sul telefono di casa, un telefono che non do a nessuno, mi chiedevano i voti. Quello che promette i voti quindi, spesso non


vota per la lista politica ma per la sua politica, per il suo interesse più vicino, ovvero quello di fare il piacere al politico al di là delle sue idee, se le condivide o no, perché così questo, un giorno potrà ricambiare in qualche modo il favore, oppure per paura che se non lo vota, l' amico politico potrebbe fargli dei dispetti. Quindi mi insegnano che la politica è favoritismo. Ecco perché poi esistono le contraddizioni in arte e in tutti i campi del sociale, per interessi che stanno al di sopra del proprio ruolo sociale. Mi sono messo dopo l' ora di pranzo vicino al pulcinella di via tribunali, poi però è venuto Gennaro che con aria di camorra mi ha detto che quello era il suo posto. Gli ho chiesto se potevo mettermi un poco più in la e lui mi ha risposto di si. Poi ha capito che rispettavo il suo lavoro di venditore di CD favezi e gli sono rimasto simpatico. Mi guardava con gioia e non pareva più un malavitoso, il volto era sereno, senza maschera. Prima erano passati due scugnizielli, uno di questi diceva di volersi prendere un euro dal pentolino e allora di scatto ho alzato il braccio sinistro con l' indice della mano in su ed ho urlato: "vai via! Vai via!", i piccoletti si sono spaventati e sono scappati. Di colpo sono tornato ad essere buffo e a godere dei suoni. Ci sono molti napoletani che non credono che io suoni davvero, pensano sia tutto registrato, così un quarantenne mi chiede: "ma suoni tu veramente?" allora fermo i suoni dal mio strumento mentre la vocina dice che sono un povero dio, così lui mi dice: "no, tu si' intelligente", e va via. Passa Luigi De Maria col suo guardare reverenziale, mi omaggia e va via. Fabiana mi fa le foto e dice che sotto quell' arco è il mio posto ideale, è il posto che ha pensato epr me Pino D' Alessio. Quando dall' alto mi schizza atterra una cacata di palombo e non mi coglie, alzo la testa e vedo che dei piccioni stanno sopra un cavo elettrico proprio a mirare la mia testa. Così mi sposto e metto a posto, quando si presenta il ragazzo della gomma di ieri. Mi dice che io ho molti amici su facebook e che posso infangare la sua reputazione dato che ho pubblicato la foto in cui dicevo che mi dicevano che lui era il colpevole. Questo è il potere di una foto nel web, meglio della frusta. Mi dice che non è stato lui e mi fa piacere, non mi interessa di sapere se è vero o no, l' importante è che mi ha dato la mano Michele, così siamo diventati amici. A piazza san Gaetano ci sono i bambini buoni che mi stanno addosso come i piccioni, ma pure se mi toccano sono innocui, mi sfastereano un poco, lo capiscono e vanno via. Passa Luigi Esposito, lo avevo pensato prima vedendolo in uno che gli somigliava, succede spesso questa cosa, la scienza presume appartenga alla legge d' attrazione. Mi dice che invece del pupazzo devo tenere un mastino napoletano per farmi stare quieto. Passa il caro Angelo Picone, il capitano che camminava con una troupe dietro che lo riprendeva per una parte in un film. Quando si scarica la cassa parlo un poco coi vigili che mi amano, vogliono conoscermi meglio. Dico loro che da quando mi sono tolto la macchina e ho preso il motorino elettrico mi è cambiata la vita, prima prendevo solo multe, poi la benzina, il parcheggio... Mi danno ragione e ammirano l' essere mio. Vado dai ragazzi della gomma, faccio un video per evitargli l' infangamento sul web e vado a prendermi una riccia da Mario che mi dice che mi sono creato un personaggio nuovo, che ancora non è capito, lui mi ha capito, dice che la mia comicità è più profonda, ha bisogno di più tempo per essere intesa, ma un giorno la capiranno. Sulla 'nfrascata il mio meccanico Carmine Giugliano, dopo avermi sfottuto come solo lui sa fare, mi dice che diventerò famoso. (Piermacchié, 25 Maggio 2016) Deve vedere che sbaglio Il napoletano medio per apprezzarmi deve vedere che sbaglio,perché così capisce che non faccio finta di suonare ed è contento quindi, che non lo prendo in giro


(Piermacchié, 25 Maggio 2016)

La segatura magica "We peppì", ed io: "we capatò!", Così mi chiama Giuanne capa tosta di rimpetto a me. "Adesso torno, non mi ha sfottuto nessuno e non ho frustato alcuno, è andata tutto bene". Dal balcone di sopra, la cagnolina Naìca mi saluta, Anna è uscita a posta per farle vedere Piermacchié, ogni volta che parto e che torno la piccoletta mi vuole vedere, è come una bambina che ama il mio mondo. Dal balcone di rimpetto il balcone, la signora Maria mi saluta e mi saluta la nipotina Francesca, Angela dalla cucina mi parla, mentre questo presepe di condomini si affaccia al mio ritorno per vedermi arrivare.Mi so' messo vicino a Gennaro dei CD che si è proprio affezionato a me, mi offre due caffè e vuole ascoltarmi con piacere. Quella sua cassa di legno sul tavolino si apre, si chiude e si nasconde al passaggio dei vigili. Fa due lavori, il venditore e il prestigiatore. Passa Margherita la violista che mi dà un bacio d' amore, è sempre felice di vedermi. "Te liev o no?" mi dice il ragazzo sul motorino, che non riesce a passare perché sta una signora con un altro motorino ferma a parlare e che mi sta appestando coi suoi fumi di marmitta. Allora mi accorgo della sua presenza, mi volto e gli faccio un sorriso buffo, lui non riesce ad essere ancora serio ed arrogante, diventa mio amico ridendo all' improvviso e gli cade la maschera di camorra. Gli sono piaciuto perché non mi ha intimorito e ha visto se stesso nei miei panni, un collega. Gigi Sorbillo mi ascolta di rimpetto, si consola e mi ammira, poi escono anche i pizzaioli a sorridermi. Quando smetto di suonare ci sta Eli e Giusy vestite uguali per caso, parliamo un poco e Eugenio il pizzaiolo dice che mi conosce e sa pure che faccio la pizza a casa col metodo di Gigio Attanasio. Onorato che un vero pizzaiolo apprezza, lo ascolto parlare e dice che mi stima e gli piace il mio libro, il diario delle mie avventure. Mi accade questo, che mi trovo a parlare con degli sconosciuti che all' improvviso mi chiedono: "ma come è andata a finire col fatto della gomma?" oppure: "ma i bambini del vico nocelle?", "ma quelle pizze che fai?", è così che divento amico di chi già mi conosce. Eugenio e Alessandro che inforna, mi offrono una pizza che mangio sul motorino. Eugenio dice che il fatto che il forno di casa sia aperto è molto importante, non solo per il manico della padella che rimane fuori, ma perché così la resistenza aumenta di calore. Poi per l' impasto, tanta acqua e sempre poco lievito. Passa Pino col motorino, ieri stavo dietro di lui e mi sono caduti i fili coi microfoni a terra durante il tragitto per piazza mercato, così si è scassato un microfono. Mi ha portato per uno spettacolino al volo prima che la Valente mettesse voce al solito comizio. Ma alla fine sono i cantastorie i più credibili, noi diciamo la verità mentre i politici dicono sempre le stesse cose senza mai cavarne un lato positivo se pur minimo dal suo oppositore. Le parole sono in saturazione e il popolo diventa pubblico, che malgrado ciò commette sempre l' inutilità di votare a ritta e a manca la recita del governo. Se il politico rendesse noto di apprezzare laddove c' è da apprezzare, andando pure contro se stesso, verrebbe anch' esso apprezzato. Ma c' è il pericolo che il popolo stupido fraintenda e per evitare di buttarsi una zappa sui piedi si agisce sempre allo stesso modo. Ridicolo e poco originale è parlare sempre male degli altri per procacciare consensi di presunzione e intanto la politica segue sempre le stesse ipocrisie sopra i buoni principi, come la religione persegue l' invenzione del mistero sopra l' etica e la filosofia e intanto tutto è cultura e l' incultura si fa cultura e la politica è religione e la religione è politica, mentre un gattino passa per strada senza giudizi e misteri. Passa Pino e mi dice di continuare a suonare vicino al pulcinella perché tra un poco viene la gente che va in pizzeria. Ieri mi aveva consigliato di prendere della polvere magica perché sono un folletto. Allora stasera ho


preso della segatura e l' ho buttata sui bambini, sui pizzaioli, sulle ragazze e pure addosso a capatosta e sul balcone della signora Maria appena arrivato a casa. Così nelle mie mani, come il legno delle cascette, anche la segatura diventa nobile, rivestita di buone parole di fortuna ed ogni bene per le persone su cui si posava. Ho seguito il consiglio perché la gente mi tocca come fossi corno, un genzaro, mi vede come uno che porta bene, poi Pino pare uno degli unici che mi ha capito. Passa Paolo Raffone, lo presento a Pino e Pino va via. Paolo è un enorme arrangiatore, compositore, che all' esame di armonia mi diede una pacca di simpatia sulla spalla perché ironizzai sopra una regola prendendomi gioco di essa. Ogni volta che si parla con Raffone si pensa a Pino Daniele, perché lo aiutò a farlo sfondare e gli arrangiò molte canzoni. Gli mostro la manviola, lo aggiorno sulle mie ultime novità ed è buono, ha l' animo tenero e la musica si serve di lui per esistere. Passa Eduardo Robbio, l' amico mandolinista del conservatorio amante di Pino Daniele e di Raffone. Alle 21 di colpo compare tanta gente mentre non c' è più luce in cielo, ma sono troppo presi per andare in pizzeria che mi guardano ma non hanno tempo di soffermarsi. Dietro di me spunta Biagio, gentilissimo mi vuole offrire uno dei suoi panini ma mi hanno già fatto mangiare la pizza. Passano i due Cristian e una Margherita, finalmente bambini tranquilli, puliti ed educati che mi fanno molte domande e sono felici di vedermi. Vado via e a piazza Belini mi ferma Ciro, il vigile che l' altro ieri parlò con me a piazza san Gaetano, parliamo del più e del meno mentre più in là le altre due vigilesse mantengono ancora le distanze tra legge e Piermacchié. (Piermacchié, 27 Maggio 2016)

Lo metto al contrario Evito il negativo.Se mi coglie in pieno lo metto al contrario. (Piermacchié, 29 Maggio 2016) Uno strumento utile Il disagio sociale è strumentalizzato, è un male per il popolo, ma un valore positivo per chi governa, uno strumento utile da usare al momento opportuno. (Piermacchié, 29 Maggio 2016)

Luca mi difende Scendo verso le 13 e mi aspettava Gennaro dei CD. Da Mario prendo una riccia e gli confermo un lavoro che gli farò. Il piccione vola via dal filo quando gli intimo: "vai via!" poi ritorna e mi schizza un poco sul motorino, mentre i turisti, ammaliati da me fanno foto e mettono monete. Passano i vigili di san Gaetano in macchina, si fermano per salutarmi come fossero vecchi amici. Un ragazzo sui quaranta comincia a ridere, poi si siede e si gode il mio spettacolo per un ora e mezza. Quando un quasi collega mi viene vicino per farmi molte domande, il ragazzo, mentre mangiava una busta di patatine lo caccia via, non vuole che mi importunino. Così mi vengono a salutare un gruppo di musicisti con Ernesto Cataldo dei Gipsy fint, sono venuti per fare il pubblico nel nuovo video di Andrea Sannino. Andrea mi vede e mi viene a chiedere se posso partecipare al


video ed io accetto molto volentieri. Suono ancora e dopo una mezz' ora mi vengono a chiedere di spostarmi ma finisco a quel punto perché sono stanco. Il ragazzo allora viene verso di me, serio, mi domanda se mi avessero cacciato, ma gli rispondo che ho smesso. Allora mi dice che per qualsiasi cosa è pronto a difendermi, nessuno si deve permettere di toccarmi, dice che mi apprezza perché mi so difendere. Così capisco che la voce a via tribunali si è sparsa, un poco per le mie reazioni brutali verso i ragazzini, per le frustate ed una semplice foto di denuncia, per il passaparola di Pino. Saluto Luca e vado sul set dove c' è Lino D' Angiò, simpaticissimo nelle vesti di De Laurentis fruttaiolo. Dopo girato l' ultima scena mi viene a salutare con affetto ed io mi divento ancora più felice per la dimostrazione di stima da parte di un comico oramai molto conosciuto a Napoli. A piazza san Gaetano, dove girano la scena dei babà, Carolina, che fa la propaganda per de Magistris, mi presenta a una signora dicendo che basta solo vedermi, che le cambia la giornata, e mi sorride. Il signore poi credeva che io facessi propaganda a Lettieri, ma avevo fatto mettere i volantini di destra nelbpanaro, dalla signora di rimpetto, per farle evitare un poco di fatica. Passano le ore ma il turno mio non viene ancora, si fanno le 19 e scappo a casa senza venire impresso nel video "Nicola". Le mie amiche mi portano a Pozzuoli a palazzo Maglione, così ripeto il mio spettacolo, prima dentro al cancello, poi fuori la strada e poi sul palco, riscuotendo un bell' apprezzamento. Quello che piace in strada, piace pure dentro alle mura. Viene Alan De Luca che parla bene di me ad un' amica, mi dice: "finalmente mi hai chiesto l' amicizia", perché solo ieri ho cliccato sul suo profilo, allora gli ho risposto: "non ci avevo mai pensato". I ragazzi del quartetto Ondanueve sono curiosi del mio strumento, mi studiano mentre eseguo. Loro sono checazzi, bravissimi e gradevolissimi. Finisce il mio turno e mi godo i complimenti perché io pare che a Napoli abbia rielaborato un fatto nuovo. Tornando a casa, due ragazze in una smart, dapprima rimangono ad osservare la stranezza che stessi dietro in macchina con due donne avanti e poi, dopo un mio sorriso mi hanno soffiato un bacio, come a farmi capire che avevo capito tutto. (Piermacchié, 28 Maggio 2016)

Esseri viventi Siamo solo semplici esseri viventi come tutti gli altri (Piermacchié, 1 Giugno 2016) Politica e religione Mi accorgo che la politica e la religione usano gli stessi metodi e gli stessi mezzi per conquistare i fedeli. Politica e religione sono la stessa cosa. (Piermacchié, 2 Giugno 2016)

Il babà di Francesco Morra Lunedì, dopo aver fatto il video per la pubblicità della cistecca a Monte di Procida, Cristofaro mi dice che mi vede showmen, un Fiorello. Così capisco che lui, che dice di non capirne, ne ha capito più di tutti. Il presentatore mi si addice, le sensazioni che


provo quando il pubblico attende rivolto verso di me quello che per via dei partecipanti posso fare scaturire da un momento all' altro, sembrano già dettarmi cosa fare. Da presentatore tutti sono mie spalle, che agiscono al mio attento comando per l' intuito e la sensazione globale delle tensioni emotive. Il primo a capirmi "Pier Pippo" è stato Pino D' Alessio, che spero metta in porto il Sanremo di strada perché lo presenterò con lui. Oggi è passato lì dov' ero, nel posto che mi ha consigliato, vicino al pulcinella. Poi si è fermata Ines a farmi le foto, durante l' esecuzione dello spettacolo che ho ampliato ancora, in cui ho aggiunto oltre alla tarantella sorrentina, anche la colonna sonora de "La banda degli onesti" con manviola e base. Passa Corrado Taranto, lo riconosco, dico il suo cognome e mi sorride. Francesco Morra mi ha detto che l' ha sentita eseguire per la prima volta strumentale da me, in verità la eseguì Paliotti con Gianni Lamagna in uno spettacolo per Totò, poi la ripropose Pierangelo coi mandolini del Duo Totò, dispersa tra le onde di quasi tutte le musiche dei film di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas… che riscrisse per lo spettacolo "Totò per sempre". Francesco mi offre uno squisito babà e mi dice che non ha mai visto esprimere l' animo di Napoli in una maniera così bella. Gli piace il mio nuovo costume e mi ammira con occhi di chi si allieta dello spettacolo e non con le telecamere di sorveglianza di chi sta li a vedere dove sono ridicolo, se sono un artista o non lo sono, a capire se sbaglio. Ma poi anche se sbaglio, nessuno capisce se ho sbagliato veramente o se fa parte dello spettacolo. Onorato dalle sue parole, saluto l' artista di strada dopo avergli detto che stasera starà nel mio diario, perché mi dice che lo legge sempre ed io: "doppe 'stu babbà, e certo che ci stai!". Controllo i tendini delle dita e i muscoli delle gambe che sono stanchi. Accanto a me Luca, il mio protettore, quello che ha detto che mi protegge dai cattivi anche se sa che io frusto, mi ascolta come uno che non va mai al cinema e a teatro, con un sorriso fresco, di una lietezza che si fa per via di un lieto spettacolo. Lisa non passa inosservata, mentre viene a salutarmi stava inciampando, mi fa qualche foto, quando la mia foto con lei si fa già storia. Eugenio il pizzaiolo mi guarda con la gioia di un vecchio amico mentre apre il ristorante Sorbillo per prepararsi a fare le pizze per la serata. In sera mi scrive: "Pier Macchié non abbandonarci in quella tristezza fatta solo di fiumi di persone... la tua musica, la tua voce riempie il cuore e rende più piacevole lavorare perché io da dietro quella porta ti ascolto... e come me i miei colleghi... quel posto ti appartiene!!!!!!!!!!!!!" (Piermacchié, 1 Giugno 2016)

Molti turisti a Napoli Chiedo a Luca perché mi difende. Dice che sono una brava persona e gli fa piacere. Lui non ha amici perché gli dicono che puzza, vorrebbe una donna e sogna l' amore. Mi chiede il numero di qualche amica fidata, ma gli dico che non frequento femmine telefoniche. Si mette vicino a Macchiettino ed in effetti un tanfo si sentiva. Dovrò dirgli di profumarsi, però mi ha detto che gli fa piacere parlare con me anche perché io non gli ho detto che puzza. Mi regala caramelle e mi chiede cosa voglio bere, quando ripeto all' improvviso il mio tormentone del giorno: "i turisti! i turisti!" e tutti ridono. Sono arrivato a via tribunali in mezzo alla folla, felice di vedere i turisti come fossero porci per la mia pancia. Era appena passato Lettieri, l' antagonista di De Magistris, in questo periodo si


insultano a vicenda, questo ha fatto quello, quello non ha fatto questo, come i bambini all' asilo. "La banda degli onesti" mi frutta molto, i napoletani la riconoscono e piace anche agli stranieri. Quando la voce ha detto: "io voglio una donna perché mi voglio sposare… e truove 'nu cesso e minate 'a dinto!", due turisti stranieri, tipo di germania, sono schiattati a ridere come se conoscessero il napoletano. Il piccolo Samuele nel carrozzino stava con una chitarrina, appena mi ha visto è voluto scendere. Sembrava un puttino con quei capelli biondi e ricci, col suo strumentino mi imitava, faceva le pernacchie e urlava "grazie!" come faccio io.Mi seguiva attentamente, copiava tutti i miei movimenti. Samuele è il mio bambino ideale, quello che un giorno potrebbe essere mio allievo, gli potrei insegnare manviolino e macchietta. La mamma rideva e faceva le foto, almeno ci sarà un ricordo per quando diventerà musicista, attore. Una goccia in faccia, dal balcone nessuna donna annaffia le piante, sta piovendo. Arricetto tutto e Luca mi dice che gli dispiace che me ne vado, come se partissi a fare l' emigrante. Arrivo al bar di Peppe e mi dice che stavano parando di me. Schizzo via ma gli schizzi d' acqua si fanno più forti, mi inzuppo tutto, riesco a entrare nel vico e poi in casa. Per domani sperimento "Mi mancherai", canzone di Groban dalla musica del postino, per il mio ricordo a Troisi. Quando c' è poca gente e ti stanno solo napoletani attorno, questi cominciano a farti domande, a chiederti se puoi cantare questo o quello, ti dicono che devi fare cose più allegre, come se tu suonassi solo per loro. Quando sono pieno di turisti invece, nessuno parla, nessuno ha da dire nulla, ci sono solo monetine che risuonano con me, ed è la situazione ideale perché così non mi faccio il problema di stancare i presenti per tre ore con lo spettacolo di un ora e mezza ripetuto due volte. (Piermacchié, 2 Giugno 2016) Munnezz!, purpetta! palla 'e lardo! Passano i due produttori di Made in Sud, uno di questi mi guarda, ride e dice a un amico: "fagli un bonifico", poi stesso da lontano mi salutano: "Piermacchié!" ed io: " 'a capocchia!", si scompiasciano dalle risate e vanno via verso il castello. Mi sono esibito per loro da 4 anni e mi hanno fatto mangiare molte pizzette. In realtà quelle che fanno sono focacce, però non sono di qualità e credo non le facciano manco lievitare abbastanza. Però ogni tanto mi davano da mangiare anche un buon primo piatto e a volte anche un secondo, d' acqua invece ce n' era a volontà. Avevo visto due Malincomici prima e dopo è passato pure Pasquale Palma con Angelo Venezia e un altro. Pasquale mi saluta e ride, dice all' amico: "ma nunn 'o sai e a Piermacchié? isso è accussì, che 'o vuò dicere" e rideva. Di fianco Angelo ci aveva una faccia strana, credo abbia intuito che l' ho bloccato perché mi ha esaurito con le sue punzecchiature negative, sempre a dirmi che copio, che non copio, che sono, che non sono. Ero stato vicino al Pulcinella ad allietare i turisti e Luca, che da una settimana tiene ancora la stessa maglietta. Mi offre sempre qualcosa ma io rifiuto, sta li a gioire per la mia presenza. Mi ero messa una pizza di scarola in cuorpo, fatta da Peppe spritz, la signora me l' aveva consigliata. A me di fianco Riccardo, lo scultore che all' accademia mi disegnava mentre suonavo il violino sulla colonna del cortile. Adesso lui è ancora in quel palazzo, non più allievo ma maestro di marmo. Quando a via tribunali ho cominciato il secondo spettacolo, alcuni nuovi bambini mi sfottevano. Dopo la terza volta che mi hanno toccato gli ho urlato contro: "munnezz!, purpetta! palla 'e lardo!". Hanno indietreggiato col pallone e sono andati via bestemmiandomi. Dopo un poco passa Luca che non c' era e non poteva difendermi, dice che ha saputo l' accaduto e che ho fatto bene a trattarli in quel modo. Troppi camion a scaricare, troppa confusione, mi mancava il lungomare, così ci sono andato. Pigromen faceva una mostra di pittura al castello, perciò c' erano comici sparsi. Passa Peppe e mi


dice: "t' hai miso 'o cappello 'e Pinocchio?". Dice che non gli piace il mio nuovo costume, poi gli spiego il perché del cambiamento e capisce. Il costume è l' animo, non si può essere da fuori come non ci si sente dentro. La ruota del motorino si sta sgonfiando, eppure ho fatto fare la bucatura dal gommista a santa Teresa, che in principio non me la voleva neanche fare. Peppe dice che è sicuro che prima o poi diventerò una persona di successo. Dice che le persone intelligenti oggi non sono capite, poi mi rende noto che quando sono amplificato la gente crede che faccio finta di suonare perché pensa che sia tutto registrato. Torno a casa stanco, ma ho nuove cose da fare. (Piermacchié, 3 Giugno 2016) Le palle alle donne Quanto è bello dire le palle alle donne, quando per una vita te le hanno rotte perché sei stato sempre sincero. (Piermacchié, 4 Giugno 2016) Come carezza Napule è piena di gente ca vo' bene, gli altri, quelli malamente sono pochi e sembrano assai. A via tribunali vicino 'e capuzzelle ce sta Carmine, Pascale 'o scucciato, Gennaro dei CD, Biagio dei panini, Totore d' 'o panettiere, i pizzaioli di Sorbillo e 'a signora che va annanze e a rete. Quando arrivo, una folla di bambini non mi aggredisce, mi accarezzano il viso e si baciano la mano: "Piermacchié!" con gioia, come se veramente si fosse sparsa la voce che mi devono lasciare stare. Poi passano gli altri che prima a piazza Miraglia giocavano a pallone, mi sfottono e mi intralciano i movimenti, allora caccio la frusta e la sventolo con una faccia scocciata: "v' aggia frustà?", loro continuano, li frusto come carezza, ridono, mi chiedono ancora se sono il pesce preso con la botta, poi dico a uno di questi: "lo so che sei intelligente, è inutile che fai il fesso". Così questo mi diventa amico e mi dice che si chiama Peppino. L' altro, il piccoletto col perfetto taglio di capelli alla moda cerca di infastidirmi davanti ai turisti che mi ammiravano come cosa nobile tra l' ignoranza. Così gli ho detto, senza lasciare il suono e le frasi allo strumento: "ti insegno a suonare il mandolino se vuoi". Di colpo cambia espressione, si sta fermo, mi guarda incredulo e mi ripete, tra la confusione degli altri: "quando?", con una faccia seria e intelligente. Sarò cosa nobile, ma tra la nobiltà di chi cresce senza nessuno, senza un sapere e un' arte che li allontana perché non li avvicina. Il mandolinista Daniele La Torre mi osserva e ride molto per le voci, specialmente quando dicono: "ma pecché sona 'mmiezo 'a via?… pecché nunn' è buono!". Si complimenta molto e mi fa felice. Dove suono io è un inferno, motorini che sfrecciano da un vico all' altro attraversando le folle, macchine e camion che si fermano, gente che allucca, clacson che bussano, vrenzole e scugnizzi mischiati ai turisti. Mi stavo nella bolgia come sopra una nuvola, fino a che una macchina in sosta decide di ripartire e mi sale con ruota sulla custodia, me la schiaccia. Lo mando in retromarcia, poi è indeciso, non sa in questi casi cosa si fa, forse vorrebbe scendere a vedere il danno, nell' attesa gli urlo: "vattenne, vire 'e fa' natu guaio!". Carmine dice che un amico gli chiese se faceva bene a sposarsi dato che si stava per sposare e lui rispose: "ma chi t' 'o fa' fa'!", e l'amico: "ma come, e a te non ti dissero nulla quando ti stavi per sposare?" e lui: "si, 'a stessa cosa". Parlavamo della nuova generazione di figli che pretendono i soldi quando noi invece ci mettevamo scuorno di


chiederli. Poi con Iphone, tablet, playstation e cuolli vari, quando te si' fatto 'na famiglia devi mettere sulo mano 'a sacca. "Tu in quanto tempo fai 10 euro?" mi chiede Carmine ed io: "in circa un' ora" e lui: "hai visto mia figlia? in 5 secondi si è presa 10 euro dalle mie tasche". La ruota di dietro è completamente sgonfia, c' era un altro buco. Si è bucata due volte con i chiodi delle casette della frutta che levo via per prendere il legno. Me ne vado ed il cerchione non tocca a terra, così a via Bellini mi saluta Stefano Romano, amico di Flavio Berti, mi offre un bicchiere di vino all' Alter ego, fa il barman. Prendo cornetti da Esposito, li mangio con lei che c' era anche prima che uscissi di casa. Ma una donna per me significa solo un incontro, di doveri nella mia vita ne ho già fatti troppi. (Piermacchié, 4 Giugno 2016) Il culto Passare dal culto del cazzo di Priapo alla Madonna di Piedigrotta la dice lunga (Piermacchié, 5 Giugno 2016) Del rinascimento napoletano Piermacchié folletto del rinascimento napoletano (se questo periodo della storia non avviene sarò nato per sbaglio) (Piermacchié, 7 Giugno 2016) Il coraggio Il coraggio è la consapevolezza della morte Inizio modulo (Piermacchié, 8 Giugno 2016)

Ti vogliamo bene Ho detto che è la donna ad essere il sesso forte e che il maschio è fesso quando non dà tempo a lei di stare ancora in più, perché la femmina è inesauribile rispetto a noi. Mi sono preso i passaggi di tette e culi per le foto ed è finita la serata al bar Lucrezia per la presentazione del nuovo dolce. Venivo dal lungomare dove un gruppo di giovani sono venuti ad osservarmi, alcuni addirittura conoscevano il Mozart che suonavo, ma poi mi sono scattati i nervi e da che mi hanno visto semplice e gracile hanno sbarrato gli occhi per il mio scatto d' ira. Adesso è così, come quando viene la nausea solo al sentirne l' odore di quella cosa che il tuo corpo non ne può più. C' era Peppe con la bici dietro di me, non sapeva cosa fare, cercava di difendermi. Addirittura è venuto preoccupato Mimì dei ritratti che stava all' entrata del borgo, voleva sapere come stavano le cose, mi aveva sentito da lontano, le mie urla hanno tuonato su via Partenope davanti a Napoli e ai turisti. Provavo il primo tempo di Eine Kleine di Mozart per manviola live con arpa registrata, quando prima cercavo di capire con Peppe in che modo ne veniva più


gradevole un' esecuzione di una canzone napoletana per strumento solo. Troppe frasi nei tempi vuoti tolgono l' attenzione e la melodia ne viene forzata. Difatti anche a Peppe piace l' armonizzazione in semplicità, senza frasi di mezzo, diciamo che si preferisce uno stile galante delle melodie, l' artificio di volerle supportare di contrappunto e di note di riempimento per renderle a solo con quattro corde non è molto apprezzato. Il volere mio è stato per anni, quello di incastrare le melodie napoletane nelle corde di un violino come di un mandolino, come fossero partite di Bach per violino solo, che Beethoven apprezzava molto dicendo di essere musica in catene. La gradevolezza della semplicità è maggiore, specie quando ne segue all' arco un tremolare leggero. Così ho provato "Reginella", levando via tutte le crome che prima supportavano la melodia ammiscata tra queste ed è successo che il tipo del bar Lucrezia mi ha subito guardato ed annuito come a dire, "mo me piace". Umberto ci ha ragione, me lo diceva ieri questo fatto, perché mi consiglia un suonare a solo leggero, per l' eventuale disco strumentale. Non mi spiace però che la mia mente conservi ancora le 50 melodie ingarbugliate di note, poiché posso suonare la prima parte semplice e la seconda complessa, così non butto niente. A pensarci bene, mai mi sognerei di armonizzare "E lucevan le stelle" o un "Nessun dorma" di Puccini, con altre frasi di mia invenzione solo per sostenere un' armonia che non posso ottenere coi suoni tenuti a lungo perché c' è la melodia da suonare. L' aria napoletana come in copiella, tiene la melodia sostenuta da accordi scritti a sigle, per questo la canzone veniva arrangiata e riarrangiata. L' aria d' opera no, era tutto scritto. Per questo c' è più libertà verso la canzone, sempre che questa non ne venga snaturata. Io però tengo la mia visione e la snaturo lo stesso ma il problema non è questo, si tratta del pubblico che ne deve fruire. Ieri il pizzaiolo Davide Civitiello mi dà una bella mancia, felice di rivedermi, andammo insieme da Bonolis, c' era anche il pulcinella Angelo Iannelli, la volta scorsa è andata via la mamma e mi spiace molto. Poi è passato il dentista Bava che mi ha elogiato ad un' amica. Prima di uscire di casa ho aggiustato ancora meglio i freni. Ho capito che di ogni ruota si può stringere solo una pasticca, allora ho messo della carta stagnola sotto quella che non si muove per farla uscire più fuori ed ha funzionato, adesso frena bene e sono stato felice. Ciro Cicos mi consiglia di andare al porto ad esibirmi per i turisti che sbarcano, il suo animo profondo mi sta vicino, ogni tanto mi scrive rime e frasi poetiche. Sul lungomare, prima che scatenassi l' ira, è passato il violinista Gennaro Desiderio, ha osservato incuriosito il mio strumento, ma poi ha proseguito il passo. Vorrei fare pace col ragazzo che ho cacciato via, il brutto protegge il bello anche se vorrei che ci fosse sempre il bello, ma chi mi tocca lo struppeo, oramai voglio la guerra, ho bisogno di fare a botte, quasi me le cerco. Comprendo chi si è incattivito e reagisce male spesso per nulla, si tratta di un male represso, un male subito e non difeso che cerca la sua rivincita e non ha paura, perché adesso gode nella possibilità di una vendetta. Chi mi tocca lo struppeo, così colorerò la mia camicia di sangue, la polizia mi porterà in caserma e sarò più duro del questore che non mi darà torto. Al ritorno sento cantare le mie canzoni dal popolo quando mi vedono passare e mi fa felice la musica da discoteca fuori al monastero di santa Chiara, a definire l' unione di un sacro ed un profano inutili, inutili dal punto di vista di chi li vede per la verità delle cose, strumento del potere che finge di credere per pascolare. A via Croce una ragazza mi esclama: "ti vogliamo bene" era Raffaella, fuori a 'O baretto. (Piermacchié, 8 Giugno 2016)

Il mio cervello


Da quando mi sono ripulito sa superstizione e religioneil mio cervello dal 20% è migliorato al 60% (Piermacchié, 8 Giugno 2016)

Triste, come Napoli stasera La donna mi accusa, mi insulta, mi cerca, mi vuole, mi offende, mi sogna, mi aspetta, si addormenta serena con me quando al mattino mi trafigge. Avessi almeno fatto qualcosa per darle ragione, triste, come Napoli stasera. Pare che la città sia morta, eppure è viva di giovani per strada, ragazzi buttati senza un dove per inseguire la lontananza da sè. Conferma Peppe spritz, che ammira la mia nuova custodia ingignata proprio poco fa, c' era pure Alfredo Russo con gli amici, mentre altri mi salutavano urlando, tutti fatti. "In questa città, se fai qualcosa di bello, di innovativo, è peggio, ti danno addosso e fanno di tutto per farti tacere". Triste, come la donna che pochi attimi prima ti voleva bene e dopo qualche minuto ti vomita l' incomprensione, la gelosia, le amarezze addosso e rimango a pensare, gli occhi al muro, cosa le ho fatto. "Chist me vattette!", esclama un giovane con gli amici: "t' arricuorde 'e me?" ed io: "no!", vanno via. Adesso quando si avvicinano non li guardo negli occhi e se si azzardano a toccarmi dico solo una parola: "vattenne", se insistono li frusto. Non posso perdere la voce p' 'a gente 'e munnezza, chè il rum non basta e le perle me le conservo per chi non è un porco e se poco prima avessi fatto il porco adesso non sarei stato triste. Ogni volta che scendo in strada e metto mano allo strumento mi sento sempre l' ultima chiavica del mondo. Anche se mi diverto c' è sempre un' amarezza che si presenta a ricordarti che a Napoli puoi diventare solo un grande pizzaiolo sconosciuto. Appena arrivato in lungomare, Sasy butta tutto a terra mentre faceva le bolle, con le braccia spalancate mi vede arrivare, col suo sorriso di clown mi abbraccia felice. "Ma cheré chistu cappielle, me pare 'o bidone d' 'a munnezza!" Ieri sera un ragazzo è morto cadendo dall' obelisco di piazza san Domenico, non riesco a capire. Dentro un vuoto, che forse mi sarei dovuto aspettare. Così non ha più senso il detto: "ogni lassata è persa", perché se già conosci le tue intenzioni ai voglia ad essere chiaro, l' altra persona prima o poi scoppia e ti ferisce come bomba improvvisa. Eppure ho sempre fatto il bravo. Passa Lettieri al suono dei tamburi e quando gli alfricani finiscono, la folla esulta. Questo è un mondo di tecnologia avanzatissimo ma sta dentro a una società primitiva. Un gruppetto di nullafacenti assiste, mi chiedono: "Perocchio", canto e ridono, poi uno di questi butta una bottiglia sugli scoglie e mi incazzo, gli chiedo perché lo ha fatto e non sa quale faccia usare, non ha parole. Dopo un poco mi butta la sigaretta addosso e davanti a tutti gli grido: "zuzzuso, hai buttato la munnezza a mare e la sigaretta sui miei piedi, zuzzuso!". Pieno di scuorno va via assieme agli altri che invece avevano capito che stavo lavorando. Sono riuscito a finire la custodia per le 20, dal pomeriggio Ines mi ha fatto le foto a casa col suo amico fotografo, poi ho cucinato per me e per Eli e adesso l' ultimo fiocco di poppella è finito come saranno finite le sue visite. Fresco come il suo sorriso tra i ritagli di angoscia, dolce come i suoi abbracci che terrò sempre con me. Io non mi faccio incantare da chi mi vuole incantare, non cambio la mia identità per soggiogare e soggiacere, sia essa bella oppure un cesso, se il mio istinto non vuole, non voglio. Un' aria di morte mi pervade, quasi come fosse questa l' ultima gioia della vita, il niente, dipinto di belle parole e d' immaginazione per chi assiste inerme l' ultimo respiro di chi se ne va via per sempre. Triste, accetto il vuoto improvviso anche se


non ci posso credere, perché il tempo ha ragione e va vissuto per dare ragione. (Piermacchié, 11 Giugno 2016)

Avevo già esaurito il repertorio Pioggia che si fa donna, mentre ritorna tutto com' era ed io non avevo fatto niente davvero. Così mi accompagna la giù col motorino nel cofano. Il 10 mi ha fatto spegnere la candelina sopra i fiocchi di Poppella e mi aveva reso memorabile un giorno che oramai non mi fa più niente, sono abituato al tempo della vita e un anno in più è un anno in meno dalla morte. Hanno ragione a non mandarmi ancora in televisione dopo quattro anni di laboratorio, appena esordito alla comunione, dopo un quarto d' ora avevo già esaurito il repertorio. Ho scritto 160 canzoni e macchiette ma i pezzi forti, quelli che devono far ridere senza esitazione e per volere di matematica ne sono pochi. Hanno funzionato gli schizzi a 20 secondi composti da una sola battuta sopra un incipit melodico. Li chiamerei sputi. Questi ne devo scrivere a bizzeffe, sono vicino alla mia chiave di lettura comica e non posso perdere tempo. Per il resto la mia parvenza fa ridere per come sono, per le facce coi tic, per gli sguardi inquietanti, per la mia figura fuori dal tempo. La mia parte culturale si avverte ad inconscio ma la capiscono solo i professori. Coi bambini faccio il gioco del canzoniere, subito entriamo in empatia, mi capiscono al primo sguardo come i saggi, mi amano non appena vedono che sono come loro perché li comprendo. I genitori hanno troppe cose a cui pensare e succede che i piccoli leggono un distacco che non trovano con quelli che sono spensierati, così ci vorranno gli anni a spiegare a chi si è fatto già grande, che i loro genitori li amavano dietro a un muro di problemi e di angosce di giorni stanchi di lavoro e debiti, quelli che si deve vivere così perché il mondo è così. Faccio cantare la piccola festeggiata, Silvia, insieme ai bambini in coro, li accompagno con lo strumento per lasciare il posto al mago. Lello Artesi mi congeda felicemente, vado via. Ieri sera hanno massacrato un conducente di un pullman, ma un giorno mi daranno ragione: "faceva bene Piermacchié a usare la frusta, aveva capito tutto!". Verso casa, mentre salgo l' arco delle nocelle, sorrido a colui che passa in moto e che con finto riso mi snobba al saluto con velo di quasi schifo, un certo cantator di Francia che dalle Marche viene. L' elite della musica e della canzonetta spesso mi prende per scemo ma il poeta e saggio Carlo Fedele dice: "E mica a caso ti ho soprannominato genio (termine che vedo molti con grande mio piacere se ne sono appropriati e condividono) solo che questa amarezza mi fa male perché la sento mia. Una città che non merita certa gente e sembra che ogni sforzo sia sempre vano". Luigi Mingrone: "Qualcuno degli Amici ricorderà questo simpatico e bravissimo artista, qualche anno fa ad un incontro a Palazzo Venezia. Piermacchié da allora ha fatto una scelta di Libertà. Fa l'Artista di strada, in mezzo alla Gente, per le vie di Napoli. E' un ottimo mandolinista e manviolista ed è una ottima Persona. Auguri e Buona Musica!". Silvana Pirone: "Mi dispiace leggere della tua tristezza Pier Macchié. Ma devo anche dire e ammettere che mi piace tanto la tua scrittura! Si vede che hai una sensibilità enorme... Sorridi Pier Macchié, poiché credo che Napoli ha bisogno ed è orgogliosa di possedere tesori come te! ... (Un semplice pensiero)". Ciro Cicos: "Il pensiero non ha torto, ma tu sei Piermacchiè e non puoi avvilirti per un attimo di sconforto.". Andrea Facciuti: "Sei una parte di Napoli FONDAMENTALE, ce bisogno di Pier Macchié , manda via la tristezza, anzi da essa, fanne tutta positività per continuare a farci sorridere. SEI GRANDE !!!".


Giuseppe Balsamo: "Una persona meravigliosa, geniale ironia e bellezza... Solo i geni possono fingere di essere stupidi, non é mai possibile il contrario... Per quanto Tu possa essere triste oggi, la consapevolezza della morte di un giovane incosciente é meno amara della consapevolezza della morte violenta di un giovane innocente per un errore di persona o un atto gratuito di teppismo di una pseudo-tifoseria... L'arte e la poesia, anche nelle sue espressioni più istrioniche, sono cura del male, medicina magica, sollievo taumaturgico, energetici del vivere, antidoti del vuoto...Il Tuo é h24 un servizio sociale, in questo sei un nostro benefattore!Grande Pier Macchié!". Renato Boscanio: "Napoli tutto perdona for chè l'ingegno, diceva un tempo Libero Bovio". (Piermacchié, 12 Giugno 2016)

I tic della mano sinistra Arrivo vicino al pulcinella, apro la nuova custodia e suono. Una anziana signora passa con la nipote, la sua faccia mi guarda come arrabbiata: "e fa' 'na cosa allera!", cosí le faccio pernacchie mentre la piccola mi fa le linguacce con cattiveria. Ma io stavo suonando la tarantella sorrentina, non il requiem di Verdi. Passa poca gente e pochi turisti, ma buoni. Passa Simone Schettino, con faccia seria, ma non mi guarda. Pasquale lo scocciato pure si incazza, perché non sono venuto più, sentiva la mia mancanza. Controllo di non fare i tic alle dita della mano sinistra, devo riuscire a eliminarli dalla mia mente. Eppure già dalle prime lezioni di violino, il maestro se ne accorse. Mentre eseguivo una nota semplice con un dito, mi veniva da strofinargli l' altro dito sopra, sopra al dito, tutto ció mentre mettevo per la prima volta le dita sullo strumento. "Ma che hai un tic?", ed io imbarazzato non parlai, dissi un si silenzioso e Michele Gaudino mi mise in allerta: "tu non puoi suonare se hai i tic". Questi maledetti movimenti nevrotici me li sono portati dietro tutta la vita, fino al diploma di mandolino, fino alle esecuzioni pubbliche. Spesso sbagliavo le note perché dovevo risolvere prima il tic, e cosí mi sconcentravo. Se avevo bevuto troppi caffè mi si inceppava tutta la mano e dovevo trovare una via di mezzo, fare il tic ma pure le note giuste e questo mi rendeva nervoso, eppure è da sempre che mi strofino le dita come se avessi un prurito, ma solo quando suono. Non capisco ancora perché lo faccio, ho provato ormai da anni a evitarli ma mi si ripresentano sempre. La cosa grave è che sono stesso io che decido quando e come farli. Oggi per essere riuscito a non ticcarmi la mano sinistra, mi stava volando via l' archetto perché il tic si era andato a intrufolare nell' altra mano. Il tic di solito, stabilisco prima come deve essere, se deve toccare due o tre volte se strofinare una, basta che mi sia di ostacolo. Sono stanco peró di contrastarmi da solo, mi sembro due persone in una, forse perché sono dei gemelli. Comunque non ho solo questi, anche la faccia risponde a scatti improvvisi, mi prendono agli occhi e al collo, forse perciò faccio ridere, senza far nulla. Quando ero bambino cominciai proprio dal collo, dovevo muovere la testa a scatti verso destra o verso sinistra, poi passai allo scatto all' indietro e così rimasi per lungo tempo, finché una sera mia madre mi venne a prendere al calcetto. Eravamo in fila con la palla in mano aspettando il turno per calciare in porta. Io, evidentemente stressato per il fatto che non ce la facevo a rimanere senza far nulla insieme agli altri, cominciai a scatenare il tic della testa all' indietro a scatti continui. Un amico mi disse: "Ma che tien 'e tic?" ed io, pieno di vergogna dissi di no, continuando a farli. Quando entrai in macchina mia madre mi fece tremare, mi guardò con occhi di punizione e piena di paura, con voce senza fiato


cercò di farmi capire che avevo i tic e che li dovevo finire. Cosí ebbi paura e riuscii a levare via i nervi al collo ma mi accorsi pure che non ci mettevo niente ad inventarne altri, tutti diversi e tutti contagiosissimi, bastava che inventassi un nuovo tic per non fermarmi piú. Successe che questa nevrosi la trasformai in tecnica in modo che le dita dovevano eseguire quel passaggio sotto forma di tic cosí da ripeterlo quasi all' infinito. Questo era un tic buono che però veniva sempre in conflitto col tic cattivo, nel momento in cui la mente, quando andava tutto bene me lo tirava in ballo. Giorni fa due ragazzine camminavano a braccetto col rossetto rosso acceso in bocca a via tribunali, sono passate chiedendomi di urlare, di dire quel grazie che a loro piace tanto. Poi una di queste col visetto senza espressione, mi guarda negli occhi e con voce calma dice all' amica: "sta chien 'e tic". Me ne vado in lungomare e ritorno all' entrata del borgo. Sto tranquillo, mi sento migliorato, raffinato e progredito rispetto gli anni addietro. Molti bambini ridono, mentre suono, le mie facce e i miei versi li fanno divertire. Mimì il ritrattista mi saluta e osserva il mio motorino con compiacimento. C' è un vento costante che non accenna a riposare e riposa sulla mia schiena, allora metto a posto e saluto il nuovo ritrattista Alfonso, a me di rimpetto. Parliamo della filosofia del cerca te stesso, lui ha deciso di lavorare con la sua passione dopo che il lavoro in fabbrica lo stava deprimendo. Vado da Umberto che compie un altro miracolo per la mia cassa, monta di nuovo il nuovo microfono per la voce, l' altro si disintegrò strisciando a terra mentre ero sul motorino con Pino. Ieri con Eli ero andato a comprare il sintafoam da Ramaglia, così ho indurito e migliorato il volto del Cristo velato, imitazione della scultura più importante di Napoli, che dal manubrio del motorino è passato a decorare la custodia del mio strumento. (Piermacchié, 14 giugno 2016)

La serata è finita in tragedia La serata è finita in tragedia, solo per me. Aspettavo Sasy delle bolle perché portasse i panini, facevo la guardia alle mie cose sul prato. Il mio spettacolo si era riempito di bambini verso la fine e la signora Matilde era rimasta tutto il tempo ad ammirarmi coi suoi figlioletti, erano venuti alla sagra della cistecca a Monte di Procida a posta per me da Pozzuoli. Pochi istanti dopo stavo col panino in mano e la gola chiusa, tutto nero intorno con un' enorme signora che mi prendeva a pugni e gridava a squarciagola di farmi passare un guaio. Andrea De Francesco mi ha fatto qualche foto, poi mi ha dato una bella mancia e mi ha detto che suona col mio amico Michele Ferigo e che è stato il fratello di una ragazza di mio fratello. Così, mentre ammiravo Sbrillerina da lontano mantenere un' asta di metallo con del fuoco alle estremitá in equilibrio sulla testa, un bambino mi fa volare il cappello e scappa, rialzo il cappello, me lo metto in testa e il ragazzino ripete il gesto quasi a rompere il mio nuovo copricapo che vola via. Allora di colpo gli ho dato uno schiaffetto dicendogli: "latrin! Munnezz!". Il giovanotto con gli occhiali uguali ai miei rimane di stucco, non parla e va via. Dopo un poco viene la mamma col bambino da me, io ancora incazzato: "perché mi togli il cappello?". Il suo viso era innocente, mi guardava senza rispondere, allora di colpo gli ho detto: "facciamo pace?" ma lui non mi ha voluto dare la mano e se ne é andato. La mamma mi dice che il ragazzo ha problemi. "E voi lo lasciate così? Mi ha tolto due volte il cappello e in un modo mi sono difeso!". Poi le ho chiesto scusa perché non potevo sapere, mi sembrava come tutti gli altri, allora anche lei mi ha chiesto scusa per non essere atata attenta ed è


andata via. Quando Sasy ha portato i panini stavo innervosito e rattristato. Sono abituato a difendermi dalla munnezza ma non dagli innocenti. Così vado dal bambino per riprovare a fare pace ma non ne ha voluto sapere. Mangiamo il panino e dopo un poco mi chiama la mamma da lontano. Io divento felice, finalmente il ragazzo vuole fare pace. Arrivo, gli tendo la mano ma la mamma comincia a inveire contro di me. Dice che mi denuncia e che mi fa passare un guaio, mi spinge, mi dà un pugno sulla spalla destra, è infuriata, io non so che dire, rimango col panino in mano, la signora continua a gridarmi parole mentre mi fa arretrare ancora di più ma il cappello non cade. Mi faccio colpire senza opporre resistenza per vedere dove vuole arrivare, la mantengono, la folla ammira l' evento, io mi dispero dentro perché penso che la signora e i suoi familiari da domani mi schiferanno a morte, quando io sono fatto per far divertire. C' era Eli con le figlie, apprende l' accaduto, mi accompagna con Flavio a casa dei miei genitori mentre il tempo comincia a passare per definire un domani un' idea di riconciliazione. (Piermacchié, 18 Giugno 2016) Mi sconvolge Ciro Fevola mi fa cantare a Cappella a Monte di Procida mentre dedico Latrine e samenti a Manuel, l' ex allenatore del pozzuoli mentre la signora che ieri mi aveva dato le mazzate si avvicina per vedere. Le accenno un' espressione come un saluto, ma non trovo risposte alla sua faccia senza espressione. Forse vorrà dirmi che ieri ha esagerato, che ha capito che ho capito, ma non dice nulla, non riprende neppure a picchiarmi e questo mi sconvolge. Un amico mi dice che la situazione è apparata e che la mia difesa puó andare bene per Napoli ma non per il paese perché non sobo abiuati a queste reazioni. Maria Rosaria mi regala un altro panino, mi sorride al mio stupore inaspettato, è felice di avermi reso felice. "Ogni volta che ci si vede sembra che non si è mai cambiati", mi dice, ci conoscevamo ai tempi di Maradona, lei abitava a Cappella. "Siamo cambiati, ma gli occhi sono sempre gli stessi", le rispondo e porto il panino ad Eli che è appena arrivata. Prima mi avevano amplificato e mi sono esibito sul prato con tutto il mio repertorio migliore. Mia madre faceva i video ed era l' unica che rideva e che mi incitava. Era passato il sindaco di Monte di Procida mentre mi preparavo, mi diceva che si ricordava di me quando stavamo all' asilo e poi non mi ha visto più. Io invece me lo ricordavo quando frequentavano scuola calcio. Gli ho domandato: "ma sei il sindaco?" e lui: "si". Giovanissimo come quello di Bacoli. Piove, non piove, tuoni, lampi, una luna pulita, una sera come di fiaba. Sasi palloncino va via in macchina con la faccia bianca di clown, Mandarino col suo velocipete fa gli ultimi giri con la pipa delle bolle e il suo cilindro antico, è un incrocio tra Giuseppe Verdi e Van Gog. A vederlo mi pare proprio un Piermacchié, quello degli inizi, menomale che mi sono evoluto in tempo. Flavio con le sue facce ha fatto uno degli spettacoli più originali, un grande successo. Ha fatto sempre ridere, grandi e piccoli, italiani e stranieri. La sua simpatia e i suoi personaggi hanno conquistato tutti. Virginia finalmente ha concluso questa grande avventura nell' organizzare tutto assieme a Cristofaro, Eli ha un bel cappellino nero. (Piermacché, 18 Giugno 2016) Da teatro Una magia scura sopra di me, fascino d' antico ed eleganza, appena in scena parla il


corpo, poi le parole per come suggerisce il pubblico e ho la conferma assoluta che sono da teatro, meno da strada e peggio da cabaret. Lo ha capito anche Pino D' Alessio e capisco che nunn è fesso. Mi fa sempre lo stesso effetto, ho il pubblico che già mi applaude all' entrata in scena, poi mi guarda, cosí posso calibrare bene i movimenti e il repertorio. Una minima variazione emotiva l' avverto, chiusi in gabbia sono più facili da domare e allora posso essere più naturale ancora. In strada puoi sempre sembrare un fesso ma sulla pedana, tra le tende del sipario, la gente ti dà più importanza. Marco Aspride mi presenta come un personaggio sopra le righe, che rimane tra queste per essere libero nello spazio dell' intervallo tra l' una e l' altra. Cosí mi esibisco al Pulcherna festival allo scugnizzo liberato, non lontano da casa mia. Mi pare di avere avuto un bel successo, ridevano spesso e spesso applaudivano. C' era Vilia, mi dice che come pubblico non erano molto reattivi, ma io sono abituato a non essere considerato e per me è stato un pubblico esplosivo. Mi offre un bicchiere di un ottimo vino bianco. Gaetano, Eliano e Davide mi elogiano, sbigottiti non si raccapezzano del fatto che non ho prossimi impegni teatrali. In sala c' era pure Brunella, che mi fece assaggiare un poco del suo cocco, sul lungomare e c' era pure Stella Wembley, emergente cantante di strada. Daniele Petruzziello mi fa un video mentre penso all' importanza che ha avuto il Tam per la mia trasformazione, durante gli applausi di "IPhone", perché finiva senza battuta finale, agli inizi non pensavo fosse importante, così la chiusa di questa macchietta, anche se le parole sono mie, è firmata Mormone-Fastidio: "mo tieni l' iPhone, mo tieni l' iPhone, mosi' cuntenta, si, si, si cuntenta? Adesso ma foto però devi fa', ai cazettini bucati'e papa". (Piermacchié, 19 Giugno 2016)

Esseri superiori Siamo noi che crediamo di essere esseri superiori e immortali, solo perché pensiamo di avere un cervello migliore, ma siamo tutti esseri viventi come animali, insetti, piante... (Piermacchié, 20 Giugno 2016)

Del parlar sospeso Stanco, ma pronto a divertirmi per divertire. Mi metto nella curva di via Partenope, dove si mette il pulcinella Mario. Risulto interessante a chi mi vede per la prima volta, poi passa un americano che per provare a suonare la manviola mi dá 10 euro. Un bambino intellettuale vede Machiettino e con disprezzo dice: "sei un uomo solo". Vedo Tonino Apicella e penso che devo spostarmi, lui fa la posteggia fuori a questi ristoranti. Lo chiamo da lontano per capire se deve mettere mano e lui viene verso di me. Mi dice che rispetta gli artisti ma io rispondo: "Ed io rispetto lei", così mi metto all' entrata del borgo dove sta il pulman del cinematografo. La musica che ho scritto per Eli è stata apprezzata, anche lo strumentale di "Aró fié", e scopro che alla gente piace molto il mio essere musicista, le mie melodie fanno facce interessanti. Me lo diceva Eli che sotto sotto mi salverà la musica, mi diceva Paola che solo la musica non mi lascerà mai. Cosí, saporando le umiliazioni del maestro mi accorgo


di esistere solo per via dello studio, pigro ma perenne. Eine kleine di Mozart pare che sia stata scritta dai napoletani perché la conoscono tutti, dall' intellettuale all' ignorante, portano il tempo con le mani e sorridono. Mi faccio un panino con la porchetta sotto casa di Umberto, buono! Oggi era la festa della musica, tutti a suonare gratis e felici, io ho festeggiato con 60€ euro di spiccioli con la mia musica in strada. Incontro Fabio Espasiano che prima ha suonato Rachmaninov, saluto la Margherita leggera e vado a casa. Salgo le scale col motorino e parlo da solo, come a cominciare un discorso con qualcuno che ascolta di passaggio. Lo facciamo sempre, appena usciti di casa diciamo qualcosa e c' è sempre un interlocutore pronto a rispondere come se ci conoscessimo da tempo. Il mio parlare non viene discusso e resta in sospeso, come il biglietto della metro lasciato all' ingresso per chi ne avesse bisogno, come il caffè sospeso. (Piermacchié, 21 Giugno 2016)

Esseri viventi Siamo noi che crediamo di essere esseri superiori e immortali solo perché pensiamo di avere un cervello migliore, ma siamo tutti esseri viventi come animali, insetti, piante... Il mio manager Un ragazzo col cappello mi dice: "è rullo, è rullo", e mi dà monetine, mentre suono la colonna sonora del film "La banda degli onesti". Il cambio di posizione oramai ho scoperto che mi viene bene scartando 3-2 e non 2-1. Nella scala il secondo dito è quello che più di tutti si installa sicuro al tasto. Ho aggiunto anche lo strumentale de "La sirena di Posillipo" che per uno strano gioco di casualità contiene una frase melodica uguale a "Milf" che ho messo senza volere, un' attimo prima. Lino, il musicista rumeno mi osserva, elogia il mio strumento, vuole capire che studi ho fatto. Dopo Cocciante, Graziani, Finizio e mille altri, Pino D' Alessio sarà anche il mio manager. Capita al momento giusto perché ho bisogno di avere un' altra mente che si occupi di cose che non mi competono ma che mi servono. Abbiamo mangiato il nostro spaghetto alla puveriello e discusso sul da farsi. Quando con Eli sono di ritorno, sulle scale incontro Danise, parliamo di cultura e massa, lui immagina chi prima di noi, su quelle stesse scale avesse già filosofeggiato, mentre giù al vico poco fa una signora è morta. Scopro che hanno rubato lo strumento pure a Zena, l' arpa. La frusta è importante. (Piermacchié, 22 Giugno 2016) Un semplice artista di strada Con una veste rossa la vedo che mi vede, ci sorridiamo, mi fa felice la sua gioia verso di me. Monica Sarnelli mi saluta, poi mi fa tante foto con lei. La Claudia Cardinale della canzone napoletana, la raffinata eleganza di una voce e il suo portamento durante i suoi passi rimane con me, per un tempo già lontano al tempo. Inebriato dalla sua presenza mi ciaceo nelle mie musiche, durante i passanti che osservano questo tipo per capire a


chi somiglia, per sapere chi è. Quando è già sera passa il critico ed io dico in entusiasmo: "Achille Bonito Oliva!", lui mi saluta e non ci può credere, qualcuno lo ha riconosciuto. Pareva come quando incontrai Riccardo Dalisi a via Scarlatti, sbarrò gli occhi nello scoprirsi conosciuto dal popolo. Il critico d' arte continua verso il castello ma poi si ferma, parla al cellulare, torna indietro e mi chiede di ripetere al telefono quello che avevo detto, cioè il suo nome. Finalmente sorride, poi gira l' indice della mano destra accompagnato da un annuire del capo a significare: "ci vediamo dopo?" ed io: "ok". Ottimo successo per la musica di: "La sirena di Posillipo", a un certo punto solo per lei sono piovute tante monetine. Lino, il musicista rumeno che ha suonato con Gragnaniello viene da me con gli occhi sbarrati e mi chiede: "che bella! che musica era quella che hai appena suonato?", ed io: "Lisa pensava, l' ho scritta io". Quello della banca dell' acqua ambulante si sposta, poi dopo un poco viene da me con fare quasi arrogante e mi dice: "io sto da trent' anni qua, tu puoi pure postarti ogni tanto, non puoi stare qui tutta la giornata, io volevo mettere un poco di musica mia e mi hai fatto spostare". Gli rispondo che io faccio uno spettacolo di due ore, dopo di che mi stanco e si scarica pure la cassa, allora lui mi dice: "scusa allora, non sapevo che facessi due ore". Ma come si fa a stancarsi della musica che faccio? suono uno strumento caldo come un violoncello che diventa calda mandola, eseguo melodie napoletane ad arte con le voci di sottofondo che rappresentano il popolo che mi insulta, che mi fa le domande mentre suono e fanno ridere, eseguo le mie melodie che non hanno nulla a che vedere col bordello, manco facessi musica da discoteca. Ma il suo animo è infelice come la sua faccia. C' è Giovanni, il contrabbassista del san Carlo, ha finito le prove e mi ascolta suonare. Mi raggiunge Eli, saluto Nicoletta che ricorda il pezzo per mandolino che le scrissi e che un giapponese suonò a New York. Il critico non lo vedo più, ma lui manco si è soffermato a vedere la riproduzione del Cristo velato sulla custodia di 'sto povero Cristo, non ha detto nulla su Macchiettino che mi somiglia quasi ad iperrealismo, non ha cercato di capire il costume e il perché di un semplice artista di strada. (Piermacchié, 23 Giugno 2016)

L' incanto Dalla mattina a riassettare la base di due ore, ho tolto tutti i tempi di silenzio in modo da poter suonare quanto meno possibile a solo. Ho mixato meglio le voci che si sentono benissimo anche se mi intrometto. Stanchissimo, mi facevano male le ossa, il callo del mouse alla mano, non ho tempo per mangiare, non ho tempo per riposare, decido di combattere con tutte le forze perché un' altra prova mi attende, vuole che io mi dia da fare per darmi in cambio qualcosa. Mi sento in fase di rincorsa, pronto a spiccare un volo se non inciampo. Mi anticipo, arrivo mentre c' è ancora il sole dietro le spalle all' ingresso del borgo. Saluto il bibitaro di ieri che mi guarda senza espressione, non mi faccio intimidire e me ne frego se non vuole sentirmi, lui non decide quanto tempo devo stare a lavorare come io non lo decido per lui. Appena comincio lo spettacolo, tutto procede alla perfezione, la base è ben calibrata, i tempi sono giusti tra una parola e l' altra, tra una musica e l' altra, non ci sono vuoti e tutto fila con un sistema ben preciso, mascherato dalla mia sagoma a pesce al brodo. D' improvviso a me di fronte mi stava ammirando sorridendo, assieme a una compagna. Di colpo il mondo virtuale mi diventa reale alla coscienza e dico: "io ti conosco! ti vedo su youtube!", lui è felice di questo. Mi fa un video mentre eseguo la musica di "La sirena di Posillipo", dedicata a Sara Marndola, la figlia del proprietario di Villa Volpicelli, me ne innamorai e mi regalò una bella melodia


che pure stasera mi ha fruttato tanti spiccioli. Era Cristian Salerno, pianista sul web. Il bibitaro mi dice di favorire il suo panino per crianza, lo ringrazio, pare mansueto, mi ha pure sorriso, sembra essere cambiato d' improvviso. Così passa il furgone della vigilanza del mare e si prendono il suo carro di fatica. Non oppone molta resistenza, accetta la sconfitta mentre io rimango ad allietare napoletani e turisti perché De Magistris così vuole. L' altra signora invece, quella degli hot dog si è fatta venire le mosse ma ha dovuto sloggiare comunque col marito che piangeva come un bambino con la sigaretta in bocca. Lui prima, mansueto come l' altro, mi aveva detto: "Latrì", per amicizia. Quando la legge è legge, tutti fanno i bravi, rimettono la testa nel sacco e non comandano più niente, così Napoli vuole che io sia me stesso li fuori, dove per incanto nessuno mi dà fastidio e i vigili mi osservano con delicatezza. Eli era li ad osservare da lontano, non poteva credere al fatto che il bibitaro aveva perso il lavoro il giorno dopo avermi intimato di smettere col mio lavoro. Un africano, vestito solo con telo di sacco, si era fermato ad ascoltare, dietro di me con la testa riposata sulle braccia che poggiavano sul muretto. Dentro al suo andare, negli occhi, sopra la juta la solitudine del mondo, una sfortuna, la tristezza, una famiglia forse non c' è più, lui muore il suo dolore tra gli abbracci delle note di manviola, ed un sapore di allegrezza sopra di me per un attimo di meraviglia. Dopo mi ha dato anche la mancia. Durante l' Ele Kleine di Mozart si fa un bel semicerchio ed un anziano signore di più di ottant' anni si incanta a vedermi e poi dice: "ti vorrei abbracciare, sei troppo, meraviglioso, devi campare duecento anni più di quelli che hai!". Dice di essere un amante della poesia, dell' arte. Mi ripaga della stanchezza di oggi, nei suoi occhi c' era la commozione di chi ama la bellezza, di chi ama Napoli. Il padre di Francesco dell' edicola a san Gaetano ammira l' esultanza di Alberto e mi dice che si deve fare un film su di me. Apprezzo il pensiero e se si farà sarà solo una cosa in più. Cammina con un bicchiere in mano in cerca di elemosina, mi sorride con apprezzamento e la mia mente ricorda: "ti chiami Ciro?" e lui fa sì con la testa, dice che sta male con lo stomaco e fa il gesto della morte con le due dita della mano destra accompagnato da uno sguardo di accettazione, come a dire: "ch' amma fa', sto per morire". Era quello che stava a via Croce che mi diceva di andare avanti e indietro senza sapere cosa fare, quando gli dissi che poteva ripetere a se stesso: "io sono Ciro e nisciuno m' accire!". Peppe della bici dice che sono un musicista, gli piacciono tutte le mie musiche, dice che sono molto melodiose, ha ascoltato pure la versione strumentale di "Afangulo", ma non ho avuto modo di dirgli il titolo. Mi ha detto che oggi canticchiava la mia canzone: "Tutti in politica" con sua meraviglia. Passa Paola Catalano, l' incanto nei suoi occhi, si ferma ad ascoltare e ride per le voci dei miei personaggi. Vedendo lei ripenso a com' ero uno o due anni fa, così da scoprirmi raffinato. Avverto che il gilet non mi sta più bene, anche lui deve subire un' evoluzione. Pensavo al cilindro mentre ero in viaggio, a come sono felice di averlo superato e a come è stato giusto averlo indossato dall' inizio. Passa la signora Milena da Brindisi, mi viene a salutare poco dopo la fine delle due ore di spettacolo. Parliamo un poco, lei dice che siamo amici da tanto tempo ormai e ogni volta che mi vede gioisce, martedì riparte, sta facendo di tutto per venire a vivere qui, al nord tiene una villa da pataterno ma è infelice, deve fare troppe scale e nella sua città a quest' ora tutti dormono. Passano alcuni turisti, chiedono informazioni e lei risponde come fosse napoletana, ma è napoletana, conosce più strade di me e ti dice pure dove fanno una buona sfogliatella. Seduto sul motorino ero a Napoli e di colpo mi sono trovato all' estero, in una città chiamata Napoli, mentre lei parlava, con la commozione di chi adora questo posto. Le ho detto: "tu devi restare qui, per noi, perché solo ascoltando parlare della nostra città dalle persone come te ci accorgiamo da dove veniamo e capiamo chi siamo". Quanto è lontana Napoli per chi va via, un passo ne son dieci, un giorno ne son mille. Milena mi augura di realizzare quello che voglio, io le dico che deve


venire a morire qui, mentre signore passano e ridono alle mie parole, Milena parla con loro, usciamo a parenti. "questo succede a Brindisi?", le chiedo e lei con smorfia di sgomento: "macché!". Più tardi scopro che Brindisi sta in Puglia. passa la signora della Zi' Teresa, incantata del mio cambiamento mi fa un cenno per capire se mi deve preparare qualcosa da mangiare, io annuisco con timidezza felice. Un fotografo francese mi fa un servizio fotografico, vuole sapere chi sono, al vedermi si incantano lui e la sua operatrice. Si scarica la cassa, mi spiace ma è un gran sollievo. Lino fa venire suo figlio a suonare il violino al mio posto, mi dice che Aleandro suona pure dieci ore di seguito, "deve fare carriera!". Aleandro è serio, studia e suona in strada, spinto e invogliato dai suoi genitori che gli comprano i violini, che ogni giorno gli preparano lo spazio per l' esibizione. Quanto sono felice di avere avuto dei genitori comprensivi che non mi hanno mai imposto nulla, hanno lasciato che le mie passioni prendessero forma, senza mete prestabilite da raggiungere. Non sarà stato facile per loro vedermi crescere senza un domani sicuro, ho avuto grandi genitori. Brunella vuole sapere come è andata oggi, l' altro ieri di rimpetto al museo mi ha incontrato un' altra volta, in motorino, ieri invece allo stesso posto, in corsa mi ha incontrato Fabiana Barbati, stavamo con Roberto Fico quella volta che feci il mandolin bar nella scuola di musica della galleria. Brunella mi ha acchiappato pure allo scugnizzo liberato oltre alle volte in lungomare quando mi offrì un poco di cocco. Lunedì va via, si imbarca perché qui non ha trovato lavoro, starà via sei mesi. Ma chi è chiù felice 'e me? fare delle proprie passioni un lavoro, dove l' unico sbattimento è salire e scendere il motorino dalle scale, il resto è gioia per una vita che m' incanta, dove il mistero del dolore, la morte e la natura delle cose, quando anche il male è natura, tra gli armonici della felice creatività mi vado a ridare l' incanto. (Piermacchié, 25 Giugno 2016) Pulcinella e Totó "A chi ti ispiri?" mi chiedono due ragazzi in motorino senza casco mentre pigliavo l' aria del lungomare in corsa per salire a piazza Plebiscito. "Alle vecchie maschere, Pulcinella e Totò". Felici di aver capito mi salutano, mi sorpassano e vanno via. Mi avevano chiesto se facevo questo perché non c' è lavoro o solo perché mi piaceva. Gli avevo risposto che rifiuterei ogni altro tipo di mestiere e che senza passione nunn ascevo accussí cumbinato. Appena arrivo all' entrata del borgo i lampioni sono spenti, mi domandano perché, rispondo che non ho pagato la bolletta. Dopo mezzo spettacolo si accendono le luci e tutti possono cecarmi meglio. Il bibitaro di ieri viene verso di me con l' aspetto di amico, mi dice che i lampioni li ha accesi lui. Così mi fa vedere, va dietro al muretto e spegne il borgo, poi lo riaccende come fosse il salotto di casa sua. Quando me ne vado gli chiedo: "astuta nu poco 'sti luci, ia" la parola "ia", che significa "dai", è un rafforzativo che serve a dare un tono confidenziale alla frase. Poi gli dico che a Napoli facciamo tutto noi, inventiamo le nostre leggi, accendiamo pure le luci della città fin quando non arrivano i vigili e si portano 'o bancariello. Lui sorride con tutti i denti, ha capito che ho capito e questo basta, alle persone del popolo per essere felici. Lui e la moglie adesso vendono le bibite dentro a un carrello del supermercato con tanto ghiaccio dentro, ieri gli hanno sequestrato il carretto. Ho inserito una mia nuova musica dalla canzone "Giovanna". Penso di fare uno spettacolo con solo pezzi miei, strumentali, canzoni e macchiette. Nel pentolino un bigliettino: "you are a very talented, very interesting". (Piermacchié, 25 Giugno 2016)


La mia musica Le mie melodie, al di la di tutto, oltre quello che va bene e va male, oltre quello che si aspetta il pubblico passante. Le ho messe tutte in fila, era uno spettacolo nuovo, ho eseguito le mie canzoni senza parole. Pare come se la matematica volesse che io fossi più io ancora. I miei semplici suoni sono più forti di qualsiasi altra cosa possa dire, tutti mi guardano diversamente da prima, pure i bambini pare che non sentano il bisogno di infastidirmi, quando suono la mia musica con manviola un' aura mi protegge. Forse perché 'e scieme stanno tutti al mare a squagliarsi al sole. Passa Alan De Luca mentre sto fuori al Metropolitan, mi sorride di stima parlando al telefono, ammirando Macchiettino suonare. I bambini si incantano, i genitori ripassano più volte coi carrozzini per farmi ammirare. Non è vero che la gente vuole solo le canzoni napoletane, da me vuole la mia musica. Mi sposto sotto la colonna spezzata e ci sono carrozze antiche in mostra, una bella fgliola si fa la foto con me assieme al collega che vende bici elettriche. Un ragazzo viene assai colpito da me, mi osserva e ride, la mia comicità primordiale funziona al di la dei costumi e delle battute, sono divertente solo perché suono. Mi sposto di fronte alla Zi' Teresa e ricomincio. Passa una signora che assomiglia a mia madre, come se si nascondesse per farmi una sorpresa. Subito dopo sbalzano le mie nipotine dal nord a buttarmi monetine. Mi compare il sorriso di Eli sulla destra e dietro di me la mia famiglia mi fa una sorpresa. Mia madre non era quella signora, ma l' ho rivista un' attimo dopo che la mente me l' ha preannunciata. Mi succede spesso questa cosa con le persone, la scienza cerca le ragioni di questo fenomeno nella fisica quantistica. Mio fratello Claudio mi dice quello che intuivo, che le mie canzoni vengono molto apprezzate quando sono solo suonate, nel momento in cui le canto perdono di consistenza, diventano molto meno interessanti anche per le parole che distolgono l' attenzione dalla musica. Anna invece dice che la mia musica sembra come se fosse già conosciuta, solo dopo un po' ci si accorge di non averla mai ascoltata prima. Una signora mi fa un video che proporrà a qualche televisione nazionale, mi ha fissato col suo grande obiettivo, con mano esperta riprendeva la mia scena con attenzione certosina. L' indomani c' è stata la partita dell' Italia, ho cominciato con lo spettacolo di sole macchiette con basi di voci e basso. La gente rideva, ma senza soddisfazione, cercavano di capire, di identificarmi, prima di prestare più attenzione alle macchiette. Mi sono sentito come le prime volte in strada, quando nonostante tutto l' impegno, attorno vuoto e imbarazzo ed io mi sentivo ridicolo. Così ho cambiato repertorio mentre quelli che cercavano di capire, delusi vanno via. Comincio a suonare le mie musiche e i giovani, quelli della strada e le vrenzole dimostrano di apprezzare. Capisco che le mie macchiette funzionano sempre a teatro, poche volte al cabaret, pochissime volte in strada e che la mia musica piace a prescindere. Faccio un video per la figlia di Luigi Esposito per presentare il suo singolo e come sempre risulto molto più efficace come presentatore che come macchiettista. Addirittura anche il san Carlo sposta i concerti quando c' è la partita, Umberto mi dice che è meglio non scendere a lavorare quando la gente pensa solo al pallone. (Piermacchié, 1 Luglio 2016)


La mondanità dell' arte è uno schifo A si? e perché? è triste fará schifo a te ma non ad altri. La trovo una cosa inutile. Chi ti credi di essere, ritieni di poterne capire si arte? L'arte ai capisce quando alla maniera dell' opera avverti il messaggio. L' arte non è per tutti. dovrebbe essere per tutti, che senso ha comunicare solo con chi conosce lo stesso linguaggio? per essere apprezzata, ' arte ha bisogno di essere prima studiata. ma studiata dove? come? possibile che per apprezzare un tramonto lo debba studiare prima? una persona qualunque non può capire i tagli di Fontana o la Dodecafonia. Ma se si informa capisce. La vedo difficile. per me l' arte è sempre la stessa, si ripeterà sempre uguale nel corso dei secoli. Cioé? ci saranno periodi artificiosi che si succederanno a periodi semplici, sarà sempre una questione di tensione e risoluzione anche al livello intellettuale, in un modo o nell' altro si ripeterà sempre un tono e la sua dissoluzione, una forma e l' esigenza di un informale, per la legge del movimento della vita, il vortice che muove, notte-luce, vivo-morto, + e -. (Piermacchié, 2 Luglio 2016)

Mi basta solo un pensiero felice per me anche la croce è un' autoflagellazione, soffrire, perché qualcuno che ha voluto soffrire per noi ha detto di essere il figlio di un essere al di sopra di tutto, inventato dagli uomini stessi è da matti. Credere alle interpretazioni di risposte piovute dal cielo poi è da pazzi. Gli insegnamenti di etica e filosofia non vanno confusi con storie di miracoli, non possono servire a certificare l' eistenza di miti e divinità solo perché le hanno usate per dare il sapore della verità. Io non posso fare altro che accettare la vita e la morte per quelle che sono, non ho bisogno degli scritti degli uomini riguardo divintà e altre cose dell' assurdo per superare il mistero. Mi basta solo un pensiero felice, non pregate per me! (Piermacchié, 6 Luglio 2016)

Serenata a Sofia Loren


Passo da Nennella sui quartieri, mi sento a mio agio, pare che quel posto sia fatto per me. C' è molta folla alle 20:30, chi ai tavoli a mangiare, chi all' impiedi ad aspettare. D' improvviso mi sento gridare: "ué Piermacchié!", cerco chi è l' amico che mi ha visto e scopro che è il iammo base del ristorante, il simpaticone con gli occhiali. Sembra come se ci fossimo frequentati da anni, come se fossi andato sempre li a mangiare, come se avessi sempre lavorato da loro. Ci facciamo le foto e dico qualche capocchia, piscione e un merdaiolo per loro che vogliono ascoltare, ridono, felici di aver trovato un altro simile ed io felice di aver insultato al posto loro uno che mangiava come un porco. Mi sposto da Cammarota dove c' è Pino all' appuntamento. Dopo sprizzato e dette alcune cose vado in lungomare. Il mio posto all' entrata del borgo è occupato da un africano con marionetta e amplificatore, vado di rimpetto al marciapiede alla sinistra del ristorante dopo Sorbillo, sotto al lampione. Passano i colleghi di strada, giocolieri a rendermi omaggio in roller, passa Ivano schiavi non con Peppino, ma con un altro cane. Gli piace il legno del motorino, sembra un veliero. Mi sposto all' entrata del borgo e passa Giacomo Rizzo, lo saluto ma non si volta, guarda Macchiettino con volto serio e se ne va a mangiare con amici. Gli stranieri sono entusiasti di me e della mia musica. Mi sposto sotto al castello perché all' entrata pare che nessuno mi veda più. Il posto è tranquillo e ci sto bene. Ritorna Giacomo Rizzo, non mi guarda neppure i piedi, guarda Macchiettino e se ne va. Attorno a me le coppiette si baciano, tutti sembrano gradire, proprio tutti. Alcuni vengono a complimentarsi da vicino e una famiglia ride proprio come a vedere uno spettacolo comico, ascoltando le voci registrate. La cassa non si scarica e ripeto lo spettacolo per 4 ore finché non mi spezzo la schiena, ma faccio record di incassi con 105€. Il giorno dopo solo 25€, mi ero messo all' entrata del borgo quando c' era molta polizia e suonavo per Sofia Loren, buttando lo sguardo alle finestre dell' hotel Vesuvio. Chissà, forse non c' era li dietro. Dei fotografi mi hanno fotografato con entusiasmo, come a scoprire cosa nuova a Napoli. Mi sposto sotto al castello e mi saluta Pigromen in borghese col figlioletto sulle spalle, lo faccio sorridere, gli piacciono le voci e la laurea. Passa il proprietario di Villa Claudia di san Marco di Teano, Carlo D'Errico, si avvicina con incedere lento e attento. Qualche anno fa non poteva credere che io mi stessi buttando via, in strada a fare il fesso, quando ero uno dei migliori mandolinisti di Napoli. Diceva che alle sue cerimonie prendevo 150€ per suonare il mandolino con Luigi, invece ne prendevo 100€, ma questo non importa, importa che lui questa volta ha sentito suonare dopo l' arco il plettro ed ha sorriso. Poi ha visto la mia felicità, con occhi quasi di invidia e un poco tristi mi ha detto che è stanco di avere a che fare con gente cattiva. Mi ha dato 5€, gli ho augurato tanta felicità. Passa un signore in una macchina, mi guarda con sospetto e poi, dopo qualche attimo mi dice: "ma tu sei Piermacchié?" era Renato Rossi, il sassofonista degli squallor. La coppietta sul muretto mi ha fatto i complimenti mentre andavo via, mi dicono che si sono consolati ad ascoltarmi e che le mie musiche sono romantiche, malinconiche e allegre allo stesso tempo. Il giorno dopo del giorno dopo non riesco a entrare nel borgo, gli stilisti lo hanno affittato per mangiare. C' era tanta gente li fuori che si era imbellettata per vedere i miliardari scendere dalle auto scure. La cosa mi ha fatto un poco paura quando ho ipotizzato che potevano fittare anche casa mia, allora ho accarezzato le mie chiavi in tasca ed ho capito di essere ancora un uomo libero. Gennaro vuole vedere zia Sofí, dice che se la chiama cosí, lei gli potrá dare un bacio. Lavora appriesso a un signore che cucina sempre primi piatti e lui pulisce quello che sporca e si lamenta un poco perché non ha trovato ancora una sua strada come hanno fatto gli stilisti. Gli dico che ci aspettiamo sempre le nostre cose dagli altri e non lavoriamo mai su noi stessi per conquistarle. Suono vicino Sorbillo fino all' una, ma in un ora faccio solo 5€, la gente sta ancora per


strada a non sa perché. Ho eseguito un mio nuovo valzer che con la canzone "Mia Mari" per manviola ed arpa hanno fatto un piacevole successo. Incontro Paola Franco, ieri mi ha fatto un video mentre ero in viaggio. Mi dice che secondo leo ci sto riuscendo, a diventare una maschera. Questo mi fa felice, mi accontento peró che mi si solo fantasia. Arrivato sotto casa non riesco a far salire il motorino sulle scale perché si è rotto il sellino, mi aiuta Patty. Poi con lei, cornetti e riposo. (Piermacchié, 7 Luglio 2016)

La complessitá La complessità è data dall' unione di tante semplicitá (Piermacchié, 10 Luglio 2016) Coscienza la realtá Tutte le volte che ho creduto possibile una cosa, questa mi si è avverata. È solo una questione di coscienza la realtá (Piermacchié, 12 Luglio 2016)

In vacanza Rimango in vacanza ogni volta che fa molto freddo, ogni volta che fa molto caldo (Piermacchié, 12 Luglio 2016)

Cosa buona e comica "Attento! Il cane ha cacato!" Così il giovane col cane bianco si volta di colpo, con un terrore sul viso, distante ormai una decina di passi dal marciapiede dove si era fermato poco fa, proprio sotto al castello. Quell' altro per poco non ci metteva il piede, il cane e il padrone scompaiono dalla folla. Così un giovane americano ci va a finire dentro, se ne accorge subito ma troppo tardi, la ragazza ride, lui si incazza. Lascio il motorino e lo strumento, prendo una carta da terra e la metto sul morbido schifo, ritorno nella mia postazione. Osservo l' eleganza di tacchi a spillo evitare la carta, altre scarpe camminarci sopra e non sporcarsi grazie a me che sono li a suonare. Mi domando come mai pochi giorni fa abbiamo affittato il borgo con tutta la pavimentazione dissestata. Inciampano 5 persone al minuto e prima o poi qualcuno ci rimetterà una frattura. La mia schiena invece è tutta struppiata, sicura sciatalgia, sono stato troppi giorni a casa a riposo ma poco fa ho avuto la forza di riscendere, leggendo i commenti degli amici che mi consigliavano una cura. Credo sia il motorino la maggiore causa dello schiacciamento della vertebra sacro lombale, con conseguente fuoriuscita del disco intervertebrale che


sporca con i suoi liquidi le terminazioni nervose della mia spina dorsale. Si è scassato pure il sellino e non riesco più a spingere con le gambe il motorino per salire le scale. Si è scassato giorni fa, proprio dopo che ho avuto il dolore, perché ho sforzato di più il mio scheletro ed i miei muscoli. L' effetto della mia musica è sempre lo stesso, molti vengono vicino a complimentarsi. Dopo ogni pezzo abbassavo la testa in giu per smuovere la schiena, allora mi sono venuti altri tipi di inchino, di lato, a testa in dietro, con torsione del busto e la gente rideva, mi osservava per capire, prima che io riattacassi a suonare. Così mi sono scoperto a recitare, bastava non guardare negli occhi il pubblico, qualsiasi movimento facessi prima, era cosa buona e comica. (Piermacchié, 14 Luglio 2016)

Tachipirina Il mio amore tu sei, tachipirina, mi calmi la testa e i dolori di rina (Piermacchié, 14 Luglio 2016)

Come il pensatore di Rodin Qualche settimana fa sognai che la statua di Garibaldi alla stazione, si era seduta come il pensatore di Rodin (Piermacchié, 15 Luglio 2016) Non pregate per me Per me anche la croce è un' autoflagellazione. Soffrire, perché qualcuno che ha voluto soffrire per noi ha detto di essere il figlio di un essere al di sopra di tutto inventato dagli uomini stessi è da matti. Credere alle interpretazioni di risposte piovute dal cielo poi è da pazzi. Gli insegnamenti di etica e filosofia non vanno confusi con storie di miracoli, non possono servire a certificare l' eistenza di miti e divinità solo perché le hanno usate per dare un sapore di verità. Non posso fare altro che accettare la vita e la morte per quelle che sono, non ho bisogno degli scritti degli uomini riguardo divintà e altre cose dell' assurdo per suparare il mistero. Mi basta solo un pensiero felice, non pregate per me! (Piermacchié, 5 Luglio 2016)

Cit. Ma quanto ha scritto 'sto Cit. ?


(Piermacchié, 18 Luglio 2016)

Un bravo ragazzo Essere un bravo ragazzo vuol dire andare in chiesa e fare il biglietto del pullman (Piermacchié, 19 Luglio 2016)

È questo un mestiere "Oilloco 'o pokemonn oì", dicevano mentre passavo per piazza plebiscito nel ritorno a casa. Ho fatto una bella spesa oggi, con Eli ho preso il sediolino nuovo per il motorino, freselle e fatto spesa di frutta secca da Pino a Montesanto, unico a Napoli. Preso semi di girasole, mango e banane seccate che sono le caramelle più buone di sempre. Così ho indossato la fascia per camerieri che ho comprato oggi, dopo essere stato a festeggiare la Bolegna e sono partito per recuperare. Sotto al castello comincio a godere dei miei suoni. L' unghia per le pennate è favolosa, ne viene un tremolo limpido, me la sono limata prima di uscire. Suono più rilassato dopo l' idromassaggio a baia terme e la schiena non mi fa male. Il giovane con la chitarra elettrica comincia a cantare poco distante da me e succede un casino di suoni. Mimì che fa i ritratti trova il modo per fargli capire che c' ero prima io e che non può alzare il volume per coprire me che sto più in la. Così passa la mia serata, tra bambini e persone interessate che continuano a guardarmi con ammirazione. Dopo uno spettacolo e mezzo si scarica la cassa e vado via, con 45 euro pescate dal nulla, è questo un mestiere. Devo risolvere il digrignamento dei denti, perché c' è una disperazione ancora, nascosta nella mente. Mi starò per andare sempre più in fondo a quello che il mio pensiero ed il mio corpo vuole, poiché come tutti, programmato a subire senza saperlo un finto sentire, dai lavaggi del cervello incrostato con gli anni, da una coscienza di bugiarde convinzioni. Laverò gli ultimi residui di sporco ancora dalla mia pelle, terrò a distanza i testimoni del nulla, spezzerò le croci che mi doneranno i poveri di spirito, quelli senza il coraggio di essere, sempre a snaturarsi, convinti e pervertiti ipnotizzatori di se stessi. (Piermacchié, 20 Luglio 2016)

Un' artista Un giovane con gli occhiali mi osserva con piacere, poi viene a dirmi nell' orecchio che i veri artisti siamo noi. Ho aggiunto altre 3 musiche prima di scendere: "Tutti in politica", "Rina" e "Ave Maria", questa ha funzionato come un magnete. Un ragazzo mi viene a dare 20 euro, poi torna dalla famiglia che va via, sorridendomi. Mi accorgo che digrigno i denti anche quando suono e quando sto sul motorino, devo assolutamente smettere. Ciro dei gioielli di rame mi viene per la prima volta vicino e sorride di compiacimento, come se mi avesse scoperto per la prima volta, ma ci conosciamo da circa 5 anni. Anche Marta mi osserva e dice che adesso sono più me stesso, le piace la mia musica. Nel mare in lontananza la ricostruita Amerigo Vespucci, l' enorme yacht con le luci cafone a


intermittenza e il veliero Tortuga, che amplificava il canto della sciantosa che un tempo fu la donna mia. Lei ora sposata ed io rimesso a nuova vita. All' incrocio di via Bellini c' è un nuovo parcheggiatore, Salvatore, mi esclama che sono un' artista, poi passano dei giovani in una macchina e dicono: "si' proprio 'n artista fra'!". Vicino a lui Eli e Flavio e un amico. Con Eli mangio le polpette. Trovo un nuovo modo per salire il motorino sulle scale, alzo la sella e la giro verso sinistra così che possa accelerare e spingere con l' addome. Ho fatto più di 80€. (Piermacchié, 21 Luglio 2016)

Il controllo dei nervi I due sul motorino tornano indietro, capisco che è probabile che mi levino via il cappello, supero l' ultimo passante, mi fermo prima della galleria su via Toledo, mi volto di colpo a sinistra per guardarli negli occhi, loro ridono e non riescono a toccarmi, squilibrati dalla mia reazione. Sfodero la frusa, ma non tornano più e nessuno mi dà fastidio. Marta e Ciro mi dicono che il mio spettacolo è bellissimo. Rispondo loro che le macchiette funzionano a teatro e la musica in strada. Anche le parole irriverenti, se le dico io è più facile che mi guardino male, se le dicono le vocine registrate allora passano lisce pure alle orecchie dei più bigotti e raffinati. Cerco di sperimentare varie espressioni, ma quello che funziona è lo sguardo serio che di colpo diventa allegro e l' esclamazione di "grazie" con variazioni. Coppiette si baciano a me di fronte e tutte attorno durante la manviola romantica. Prima di uscire ho ultimato il valzer per mia madre. Cercavo il titolo mentre me la provavo, così una commozione si è fermata sopra le parole "Mia madre sorride", e ho scritto. Passa Cristofaro del monte, mi chiede di cantare "Si bello pisciò" agli amici e qualche altra macchietta. Il mio spettacolo subisce di colpo un calo di attenzione, nessun applauso, Cristofaro mi dà 10 euro per la mia gioia, ma non doveva. Ritorno ad eseguire la mia musica e tutta si ristabilisce attorno l' ammirazione. Vengono Rosario e la ragazza, miei spettatori storici ormai, si mettono al muretto e ascoltano. Individuano Ciù cià cià solo dalla musica. D' improvviso le signore del vico nocelle appaiono tutte insieme per me. Mi sono sentito in famiglia, Loredana della Garbatella ha preso il cellulare e Rosario ci ha fatto la foto di gruppo. Alla mia sinistra dei giovani laureati festeggiavano e credo risultassi meno visibile da quel lato, per questo si stima il conseguente abbassamento di guadagno nonostante avessi avuto molta attenzione. Lorenzo Nuvoletto mi chiede dello strumento, mi osserva coi suoi amici seduti al muretto, dicono che queste sono le genialitá che nascono a Napoli e girano il mondo. Non ho fatto neppure un tic alla mano sinistra, solo pochi al collo. Riuscivo però a ricordarmi di non digrignare i denti, perché se non lo faccio, tutto è più fluido e senza intoppi. Stanotte ho controllato il digrignamento nel sonno, sognando. Ogni giorno controllo i freni, la pressione delle gomme, la carica, l' estetica del motorino, la mia musica, le dita alle note, l' archetto e l' unghia alle corde. Controllo la mia stanchezza, il tempo da non perdere e il tempo per riposare, controllo se qualcuno mi sta per aggredire, controllo il posto per l' esibizione, controllo la memoria, le diteggiature dei pezzi nuovi, controllo i tic da non fare, controllo la schiena, le gambe e il braccio da riposare, controllo le mascelle per non digrignare, controllo i miei nervi. (Piermacchié, 22 Luglio 2016)


Esperienza Non credo in nient' altro che nella mia esperienza (Piermacchié, 25 Luglio 2016)

Nuovo sapere Sarò giovane ogni volta che col tempo conquisteró nuovo sapere (Piermacchié, 25 Luglio 2016)

Dal diario secondo Piermacchié 2° libro  
Dal diario secondo Piermacchié 2° libro  
Advertisement