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Dal diario secondo Piermacchié (da pubblicare dopo la mia morte)

Tutto quello che mi accade, che farà forma a quello che sono e che sarò in questo diario scrivo. Le memorie del mio passaggio saranno la ragione della mia esistenza. Vivo a Napoli, sono Piermacchié.

Diario di Pierangelo 12 anni prima di diventare Piermacchié.

Mi conturba ancora


Sono stato a casa ad allenarmi al mandolino, ho preso il violino e mi conturba ancora, l'ho smontato perché diverrà nero. Sono andato a Posillipo a suonare. (Pierangelo, 18 Maggio 2000) Il culo del mandolino Stamane in biblioteca Giuliana è venuta e mi ha ringraziato per il messaggio d'augurio che le ho dato ieri. Poi con lei sono andato in aula di storia dell'arte e abbiamo visto un film che parlava di un artista nero. Quello che un anno addietro mi sono perso per una infame influenza. Dafne me la ho cortegiata tutto il tempo molto più calmo e consapevole di quand'ero uno ignaro. Al momento delle firme si è dileguata. Riccardo mi ha mandato un messaggio dicendomi di dargli una e-mail con tre poesie per un nuovo sito internet. A casa ho fatto il culo del mandolino in resina. Ho modificato il violino che mi servirà tra qualche giorno per suonare con Leonetti. Non riesco minimamente a studiare per il 2 di giugno. Ho iniziato ad adottare parole napoletane nei miei scritti, che fuse con quelle del latino volgare vanno lette come si scrivono. (Pierangelo, 19 Maggio 2000)

In mattinata sono stato un poco in biblioteca a studiare l'occhio, perché mentre la pensavo è arrivata Giuliana. Mi ha salutato e subito ha detto che se ne andava a casa, io non la capisco. Ho incontrato Ernesto che si recava alla quarta pittura e gli ho detto che gli farò vedere delle cose che ancora devo fare. Ho comprato i pennelli dai giapponesi. A casa ho trapanato il violino e la forma di resina del mandolino e ho aggiunto altro lattice sul mio viso di gesso. Mi è arrivato il disco di Paolo Roya che mi ha mandato con le sue canzoni quel pezzo che facemmo insieme alla mariapoli. Ho iniziato un pezzo per mandolino per le dita con una successione continua degli accordi strappati. (Pierangelo, 25 Maggio 2000)

Destinazione futura Stamattina abbiamo fatto le ultime prove per la crociera. Ho fatto il secondo calco del mio viso. Ho ripreso il violino e ho riflettuto sulla coscienza della destinazione futura. Ho intrapreso il secondo studio di Calace al mandolino, per sabato devo essere preparato. (Pierangelo, 4 Maggio 2000)

Pinuccio Fevola Stamattina ho studiato in biblioteca l'occhio per l'esame di anatomia che darò il 2 giugno. Ho mostrato l'abbozzo della prima pagina del lavoro di fisiognomica alla professoressa e mi ha dato alcuni brevi consigli. Abbiamo registrato una colonna sonora a casa dei miei amici io ed Alfonzo. Tornato in accademia ho seguito la lezione di


estetica, e si parlò del linguaggio e dell'amore come condivisione e violenza. Poi sono andato alla lezione di fotografia, e mi devo assolutamente sbrigare a fare quelle stupidissime foto prima di giugno. A casa ho ripreso il violino, e mi pare che mi prenda in giro, ho saporato la possibilità della riuscita trovando la ragione nella coscienza di sentire le cose che ci appartengono. È morto Pinuccio Fevola, amabilissima persona, che vidi non più di tre giorni fa passare con la macchina e salutarmi per ennesima volta molto distintamente. Domani andrò a suonare tutta la giornata e ancora non ho il passaporto per martedì. (Pierangelo, 5 Maggio 2000)

Ugo Orlandi, il mandolino non è il violino Studiato poco il tremolo e un po' la sinistra. Chiamo Adolfo per le 14:30. Riccardo ha detto che mi ha visto alla televisione, nel mentre cangiava canale ha veduto la mia faccia. Ho immaginato prima questa scena. Andato a Pozzuoli partendo dalla piazza dello paese. Ero nell'aula a suonare e mi è sbucato Gianluigi e di subito Ugo Orlandi che si è presentato a me. Siamo andati nello spazio di fuori l'aula ed erano sistemate le sedie. Ugo mi ha chiesto il mandolino, e gliel’ ho dato. Ha detto: "bello strumento! il plettro un po’ meno”. Ha incominciato a sbariare in agilità. Ho seguito sei ore con attenzione e ricordo tutto. Dopo lo sguardo globale all'orchestra ho iniziato a fargli sentire cose da me. Ha detto: "Tu hai quello che in molti desidererebbero avere, hai una tecnica già da diploma ed è un peccato sprecarla perché non hai quel minimo di cultura musicale che serve". Ha detto che è bene rompersi le scatole una volta nella vita, se no te le romperai sempre, per risolvere il problema della diteggiatura e delle posizioni bisogna studiare le scale, si deve trovare una propria posizione nel tenere il mandolino, però che le braccia deggiono stare allo istesso modo distanti dal corpo. Il mandolino non è il violino. Quello che fa suonare il mandolino è l'aria al suo interno, basta non suonare forte per avere un buon suono e prolungato. Non è possibile che tu fai delle cose eccezionali e poi ti perdi nelle cose semplici, la parte la devi suonare come è scritta, deve essere naturale leggere a prima vista, ci si deve sempre mettere in discussione, devi curare di più il suono e tendi ad andare di fretta. Il suono è la caratteristica distintiva di ogni mandolinista. Sono passato a la chiesa di S.Raffaele ed era la prima volta che la ho veduta aperta. Sono entrato e ho visto dei quadri grandi che sono anonimi. Mi sono chiesto che senso avevano, poi che venivo dallo studio della musica. Quei quadri li avevo fatti io e quindi sono pieno di doni Divini che ho il dovere di farli andare nella maniera che devono. (Pierangelo, 26 Giugno 2001)

Senza badare alla musica Accompagnato Chiara all’ Asilo. Al conservatorio fatta musica d'insieme e Menditto dice che ho suonato la Mazurca da concerto con ottima tecnica senza però badare alla musica. Menditto mi fa fare altra volta il maestro a un allievo. Salvatore viene a casa mia disperato per avere una lezione di solfeggio.


(Pierangelo, 10 Febbraio 2003)

Non voglio capire più niente Comprato scarpe ma mi fanno male. Studio e pare che al mandolino miglioro per inerzia d'esercizi passati. Finita chiave di tenore. Ora mi faccio il contralto e non voglio capire più niente, nel senso che vado avanti senza freni. Ho bevuto. (Pierangelo, 22 Aprile 2003)

La musicalità Studiato bene al mandolino. Tutto quello che desideravo fare al violino me lo ha fatto fare il mandolino. Ora capisco che l'abbaglio della tecnica mi aveva cecato dal vedere il mio animo alla musica che tenevo per dentro. Capisco come si deve rendere la musica al mandolino, cioé nel modo in cui il ferro delle corde si deve carezzare, (…) are a una pressione a poco più forte, serbandole a un mom…n l… quelle parti sentita …a, ma senza strappar le corde che fa stomacare. Il modo a interpretare mi pare venga da so… inizio piano. E la difficoltà tecnica ne viene superata pe… a rendere la bellezza della musica quasi per una magia, c…Âercizio serve a poco in paradosso. La musicalità è la definizione della tecnica. (Pierangelo, 12 Novembre 2003)

Ciaccona a Grazzanise Io e papà andiamo a Grazzanise. La chiesa mi pareva che già la conoscevo. Ci andai a un concerto di natale con Gloria. Suonato ciaccona in chiesa, avanti il pubblico, io dietro a un microfono panoramico. Fatto due errori per distrazione, ma subito apparati perché ho continuato. Tanti complimenti da una maestra di pianoforte che ha portato il figlioletto che ha suonato il violino. Mi dice che le piace la versione per mandolino. Complimenti veri da Mario Mannillo e figli. Papà mi ha ripreso. Pensato che voglio fare le 5 pale per la chiesa di san Giuseppe al paese. Un asinello di spalle con sopra la madonna con un viso ingenuo e molto umano, un poco stanco, che ra la volontà di Dio. (Pierangelo, 26 Dicembre 2004)

I miei duetti che fanno schifo Non so come sia possibile che in poco tempo riesco a solfeggiare violino e setticlavio. Il maestro dice che va bene. Il direttore mi ribadisce ancora che devo stringere per il concerto. Ho capito. Proveremo i pezzi di Bottacchiari, altro e Bach, poi credo la ciaccona. Faccio leggere a Baccile i miei duetti che fanno schifo armonicamente.


(Pierangelo, 12 Maggio 2005)

Senza troppo futuro Papà mi prende in giro quando studio solfeggio e dice che ancora non capisce a cosa serve. Io invece capisco che grazie all'ignoranza dei miei genitori oggi suono il mandolino e mi conosce quasi un terzo di Napoli. Se i miei genitori mi avessero capito e mi avrebbero opportunamente mosso alla mia inclinazione verso la musica ora sarei stato un ottimo violinista ma senza troppo futuro. (Pierangelo, 29 Marzo 2004)

Nunzia l’ acquaiola Al ristorante Reginella vedo nunzia l'acquaiola e me ne innamoro. Stavo al mandolino. Ad improvviso è passata lei e le mie dita si sono posizionate a due e tre accordi per lei. A casa le ho fatta canzone che era di quegli accordi. (Pierangelo, 18 Aprile 2004) Indietro Menditto mi dice che sto indietro col pianoforte, indietro col solfeggio e indietrissimo col mandolino. Faccio foto a partiture da studiare. Baccile ancora conferma il fatto che io come Dellator avrei potuto fare un esame brillante. Menditto dice che io e Tore abbiamo il senso della musica innato. (Pierangelo, 4 Maggio 2004)

Ma chi sei? Io ed Ado in conservatorio aspettiamo Menditto. Menditto mi ascolta la lezione e dice che ancora faccio gli stessi errori: esibizionismo nell'andar veloce, non descrivo le immagini. Mi fa una chiavica il mio mandolino altra volta e dice che se ai bassi non sente armonici mi toccherà suonare a lezione coi Calace del conservatorio. Mi consiglia corde diverse, ma ce l'ha a morte con me perché ho il Pandini. Menditto dice ad Ado che può andare dal direttore. Io entro caparbio nell'aula di solfeggio. Baccile mi vede e mi mette avanti un setticlavio manoscritto. Mi trovo assieme a quelli che fanno esercizi per l'esame. Dopo 10 minuti faccio ascoltare il solfeggio, ma non va troppo male, non me l'aspettavo a me stesso. Baccile mi dice che se avessi fatto quello che mi disse, cioé studiato un pò di più, lo avrei fatto bene. Esco dal conservatorio e incontro Silvia vicino Anna Miletti. Ma chi la conosce, mi sono voltato per guardarla quando è passata e lei di subito mi ha fissato come se avesse riconosciuto chissà chi. Si avvicina e inventa la scusa della chitarra vedendo il mandolino a me appeso. Parliamo di musica senza dire niente di musica e vado con lei a offrirle un gelato a piazza Dante. Ci sediamo a piazza dei martiri e inizio il


mio pensiero sull'esistenza: “La realtà non esiste. Perché una persona come noi d'improvviso muore? Vuol dire che la vita non ha senso. Guarda questi palazzi, chi li ha costruiti ora non esiste più, e gli scienziati, i musicisti, i lavoratori che hanno dato al mondo le loro opere se poi finisce tutto che le hanno fatte a fare? Noi dobbiamo svolgere il nostro dovere nelle nostre vocazioni ma con la consapevolezza che tutto quello che facciamo è futile. Noi non esistiamo, la vita è un sogno, perché quando moriremo capiremo che prima era un tutto un sogno. Mi hai parlato di tua nonna che ha 91 anni. Vedi, questo mi fa capire che noi non possiamo mai invecchiare. Tua nonna è una bambina, non è invecchiata. Perché allora un corpo ci deve invecchiare? Noi non invecchieremo mai, e se siamo coscienti di noi, che viviamo, che sentiamo dalla vita secondo te è possibile mai che moriamo? Noi non moriremo mai, perché se siamo coscienti di essere una esistenza non vedo per quale motivo questa esistenza dovrebbe non esistere più. Noi moriremo certo, ma continueremo a vivere”. Andiamo a Toledo e lei mi porta a un posto quasi nascosto dove io la abbraccio e la bacio appena e le dico: "ma chi sei?". (Pierangelo, 24 Maggio 2004)

Complessato Non ho mai reso a tale esasperazione il mio essere. Comprendo che ora sono quello che sono. Il desiderio di chiudermi in un armadio e starci sereno fuori dal mondo degli altri l'ho perduto. Eppure ricordo bene a quando immaginavo a un futuro sereno, libero per essere me, per cercare di ritrovarmi o trovarmi del tutto in un tempo più lontano dove la speranza è sempre stata l'ultima a morire. Questa sera mi sono apparso al limite della loquacità. Per l'appunto ricordo di quando non parlavo mai con nessuno e rifiutavo di ascoltare i maestri, gli amici e la gente. Ora comprendo che ero complessato, avevo dei problemi. Senza mandolino credo che questi problemi non li avrei superati facilmente, o del tutto. È bastato un attimo di quella non esitazione nel voler provare a incominciare un percorso di studio che per il momento mi ha portato fino in Francia. (Pierangelo, 1 Agosto 2004)

Il rok barok Sto rievocando passate emozioni. In realtà una emozione non può mai passare. Sono le 3.14 e ascolto una vecchia cassetta della sinfonia in do di Bizet e le variazioni sinfoniche di Frank. Ho ascoltato le voci di famiglia registrate credo una decina d'anni fa. Ascoltato i miei pezzi che feci tre anni prima di iniziare lo studio del solfeggio. Mi sono sbalordito. Ho pensato a quelli a cui queste cose feci ascoltare e solo ora mi accorgo che gli amici sono capaci di fingere. Alcuni pezzi penso di aggiustare per mandolino e quartetto d'archi, con l'aggiunta forse di un corno. Io comprendo di maturare ogni 10 anni. Mi affascina l'idea di essere un mandolino rock col suo gruppo alle spalle. Suonerò il barocco col mandolino elettrico. Farò il Barok, o ll rok barok. Ma come arriverò ad essere io l'esecutore di me stesso? Io sono una forza pronta ad agire, che al momento giusto


parte e non si ferma più. (Pierangelo, 22 Settebmre 2004)

Solo la tastiera è sua Prove con Puzone. Finalmente sperimento il mandolino distorto. Con l'octaver sembra l'organo. Ho suonato la ciaccona e mi sono sentito finalmente me stesso. Sto con Rosario. Andiamo da Masiello. Gli faccio vedere i due pezzi del mandolino elettrico che ho costruito tre anni fa. Non ho capito bene il comportamento di Masiello. Credo che si sia sbalordito per la bellezza e la giusta misurazione delle parti. Ha detto che senza volere avevo azzeccato le misure. Ma se non volevo avrei fatto il mandolino? stavano cinque testimoni. Il mandolino l'ho fatto io, Salvatore mi deve incollare il manico che ho fatto sempre io e mi deve applicare una tastiera fatta da lui. Solo la tastiera è sua. (Pierangelo, 8 Ottobre 2004)

Bastavano pochi passi a piedi La macchina me la lavano. I genitori mi accompagnano al Vomero. Vado a casa, prendo il mandolino e scendo. Un quarto d'ora per aspettare il pullman. Prendo la metro e sbaglio, allora scendo a monte donzelli. Torno in dietro per Dante. Arrivo in conservatorio e i maestri sono in riunione. Suono ciaccona in un aula, ma me ne voglio andare. Saluto Simona che andava in conservatorio. Mi dice che torna da Lucca. La saluto e la rincontro dopo, e mi rimango perplesso quando mi saluta e dice che adesso ci vedremo sempre. Vado per andare a montesanto e prendo la metro a piazza dante. Invece di scendere al museo arrivo a Cilea. Torno indietro, scendo a museo e vado alla metro 2. Arrivo a piazza Garibaldi, quindi torno indietro e finalmente arrivo a montesanto. Bastavano pochi passi a piedi, perché ho fatto questo giro enorme? (Pierangelo, 16 Novembre 2004)

Il blocco psicologico Che bello, stamane ho preso la tangenziale. Mi metto in macchina e fremo. La prima cosa che faccio è togliere il blindosterzo, un pezzo lo metto dietro e un altro avanti col mandolino. Metto la cintura, accendo il quadro e accelero. Tolgo il freno a mano e parto molto deciso nella felicità di poter guidare. Ho sciolto il blocco psicologico. (Pierangelo, 21 Novembre 2004)


Organista senza solfeggio Si sposa Claudio e io faccio il compare e suono il violino con quella Campana stonata della organista senza solfeggio. Mi piace Milena la ballerina ma credo sia una ennesima delusione. (Pierangelo, 10 Agosto 2005)

Mi sento un fallito Sognato Fabiana, ché l'avevo pensata prima di addormentarmi. Studiato pianoforte, poi mandolino. Mi sento un fallito. Mi rendo conto che ho sprecato una vita. Voglio fare ma non faccio. La mia è stata una vita a pensare cosa fare. Adesso sono stanco, forse perché ho pensato troppo. Da ora in poi o mi darò una scossa, oppure cadrò in depressione. Eppure pochi giorni fa ancora pensavo che ho una vita avanti e che avrei fatto bellissime cose. Devo iniziare a credere che non sarò mai un musicista. E cosa farò? (Pierangelo, 23 Agosto 2005)

Mi creai una illusione mentale Che belle riprese fa la mia nuova telecamera. Sono contento. bellissimo riprendere in 16:9, che bel numero! Oggi fatta lezione con Galdi ed era pure Baccile che ho ripreso. Mi lamento con Galdi del fatto che in pizzeria nei momenti morti non posso suonare Bach perché faccio venire a tutti il mal di testa, e dicono:" basta con questi esercizi!" giuro che suonavo anche a basso volume. Galdi mi conforta e dice che noi dobbiamo volare in alto. Un giorno io capii che un uomo non poteva sottovalutare le sue capacità e le sue emozioni rendendosi un fesso comandato da una massa sociale che non va da nessuna parte e che non riesce a soffermarsi un attimo per pensare. Allora non volli esistere nel mio tempo e decisi di vivere nel passato. Mi creai una illusione mentale che nella realtà mi faceva cancellare tutto quello che sotto ai miei occhi mi capitava come modernità, e mi costruivo una irrealtà interna che mi faceva stare al di sopra di tutto. (Pierangelo, 10 Gennaio 2006)

Io e mia sorella A monte dove Chiara vorrebbe giocare con me e non me lo chiede perché non vuole darmi fastidio. Però poi giochiamo e mi fa ballare sempre. Nonostante io stia sempre al mandolino spero di divertirla comunque.


(Pierangelo, 15 Gennaio 2006)

Giulio Baffi Mamma mi cucina una frittata e una bistecca. Proviamo in conservatorio. Buona prova. Penso di inserire un violoncello, forse un contrabbasso. Dall'ottica Sacco dove incontro e saluto Giulio Baffi a cui piace la mia nuova montatura degli occhiali che mi voglio far fare. Saluto la figlia Chiara che anche lei è d'accordo per la nuova montatura. Studiato armonia con la mia interrogazione alla lavagna ripresa. (Pierangelo, 16 Gennaio 2006)

Dovrò essere un maestro Sto molto meglio per l'influenza. Stefano D’ alicandro è venuto in conservatorio e Menditto lo ha riconosciuto e gli ha detto di nuovo di iscriversi. Menditto mi fa buona lezione dove capisco che ancora non mi è chiaro il metodo di studio. Dice che devo iniziare a credere che dovrò essere un maestro. Bella Piera, nel suo silenzio, dolce e sorridente coi suoi neri capelli lunghi. Mi fanno suonare la ciaccona, sbaglio solo all'arpeggio di do minore di quella serie di arpeggi verso la fine. (Pierangelo, 1 Febbraio 2006) Stanco di sognare Non voglio più diventare qualcuno, perché sono stanco di sognare. Col maestro Borriello parlo della questione Barber coi mandolini, e dico che l'adagio lo rifarò solo quando avrò la possibilità di raddoppiare per quattro ogni voce. Lui non crede che coi mandolini ne venga il giusto spirito del pezzo. Io si. (Pierangelo, 13 Febbraio 2006)

Forse è l’ autostima Con Stefano a vedere due cinema e torno alle 1:07 con qualcosa di molto positivo dentro di me. Forse è l'autostima. (Pierangelo, 2 Febbraio 2006)

Non ho più soldi Da Tore che mi fa vedere armonia. Mi Chiama Mauro Carpiceci e dice che lo strumento è


pronto. Si rompe definitivamente la frizione. Grazie a Tore torno a casa con la macchina. Spendo 220 euro. Non ho più soldi! (Pierangelo, 3 Febbraio 2006)

Ci siamo baciati Non trovo il caricatore della telecamera. In conservatorio vado da Angela che studiava. Parliamo, stavolta più vicini del solito e con un aria più intima. La lascio e torno dopo mezzora ma non la trovo. Mi metto a studiare. Lei mi viene a trovare ed io sono talmente contento che non so cosa si dovrebbe avere per essere più contenti, dato che era talmente elevata la mia contentezza. Stiamo ancora insieme, le faccio ascoltare qualche cosa col mandolino. Lei va per tornare a studiare ed io le do un bacio ma capitiamo uniti alle labbra per poco. Allora subito le do un bigliettino dove era scritto: "che bello, ci siamo baciati" (Pierangelo, 24 Febbraio 2006)

L’ unico strunzo Lezione di armonia con io che mi lamento con Tore perché non capisco. Dico a Tore e a Paolo che li invidio e li odio perché si parlano e si capiscono di armonia e pare che l'unico strunzo sono io. Saluto Angela che stava da sola in classe. Le do altre due poesie. Lei mi bacia, non mi dimentica. Dopo la lezione di storia stiamo io e lei sempre allo stesso posto nel chiostro. Lei fuma la sua sigaretta e parliamo, poi si fa due risate con me e Tore, passa il direttore che mi dà un altro impegno. (Pierangelo, 2 Marzo 2006)

La copia di Embergher Menditto mi ascolta il III preludio di Calace, mi dà tutte le indicazioni possibili che io subito apprendo ed è contento dello strumento nuovo, e credo anche di me. Certo, la copia Embergher di Carpiceci e Milena è eccezionale, prima lo ha provato Carla e se ne è da subito innamorata, Stefano lo vorrebbe lui, il maestro vorrebbe suonarlo nei tempi morti e poi dato che io vado via ne rimane un po' male. Comunque io credo di essere molto fortunato, finalmente dopo tanto penare Dio mi ha dato lo strumento che cercavo da tempo. E a Dio mi sono affidato rendendogli il mio grande cuore per ciò che lui vuole da me, in conseguenza alla serata passata or ora con Angela. (Pierangelo, 15 Marzo 2006)


Pierangelo e Pascoli Al reginella è venuto a mangiare il professor Pedicini che un giorno proiettò una mia poesia in aula: "Dimmi che odi per suggermi intenta...", con una di Pascoli confrontando i due modi differenti di espressione. La mia amica Paola Niola lesse le prime riga ed io non crebbi ai miei occhi. Paola leggeva con tono serio e reverenziale nei confronti di un poeta sconosciuto che in realtà era nell'aula con lei, ed era un suo amico. Quando seppe che la poesia era la mia fù muta, non disse nulla, come gelata a quella spiazzante rivelazione. Io fui un poco triste per questo, ma nello stesso tempo ero felice di essere preso in considerazione in quel modo. Quando ho salutato il professore che non mi ha riconosciuto neanche quando gli ho detto che lesse le mie poesie ci sono rimasto male. Come puoi paragonarmi a un grande poeta dicendomi di averlo fatto viaggiare, se continuavo a scrivere, se poi ora, dopo tanto tempo non ti interessa ricordare? (Pierangelo, 7 Aprile 2006)

Ho avuto molto dalla vita In conservatorio vedo Angela in un’ aula, entro. Lei si stava esercitando al clarinetto, mi saluta, ci baciamo, stavolta sento che mi vuole, non ha molti pensieri per la testa nei miei confronti. Faccio lezione col mio Fabio Menditto. Faccio ancora gli stessi errori, non dal punto di vista tecnico ma da quello musicale e credo che mi stia aprendo a quello che da sempre mi manca nella musica. Alle 14 ancora non siamo tutti per la prova. Nel frattempo io ed Angela mangiamo qualcosa al bar delle muse. Non mi pareva vero che stavamo insieme al tavolino e Gaetano il barista era li di fronte, che gli feci la capa tanta parlandogli sempre di lei, che mi piaceva. Ciro il barista dice ad Angela che sono un artista ma Angela non lo crede. Io ancora non lo so se sono un artista. Dopo saliamo su, entriamo nell'aula di stamattina ed è il culmine della mia esistenza. Ricordo che per sbaglio mi trovai a passare per il conservatorio e pensando che tentar non nuoce chiamai quel maestro di mandolino che se avrei indugiato solo cinque secondi sarebbe entrato in aula e forse non lo avrei mai più rivisto. Invece lo chiamai e il sogno di entrare in conservatorio si realizzava. Nessuno più mi avrebbe potuto cacciare da quel palazzo perché non sarei stato più un estraneo. E non sarei stato più spalle al muro dell' entrata ad ascoltare i suoni venire dalle finestre aperte per sognare ancora. Ed oggi? Oggi ero in quell'aula tra le braccia della mia donna, io che in cinque anni ho fatto diventare il conservatorio la mia casa, con tutti gli amici che ho conosciuto, con l'affetto dei maestri, col sorriso del mio direttore che sempre ha fiducia di me quando gli organizzo i concerti coi mandolini. Io ho avuto molto dalla vita, addirittura adesso ho una ragazza che mi vuole bene. Io voglio capire il valore di tutte queste cose belle che mi accadono, perché devo ringraziare il signore che mi tiene in braccio nel mio cammino, anche se cammina lui. Ore 2:00 piango dalla gioia. (Pierangelo, 20 Marzo 2006)

Tutti possono fare tutto Il mio maestro di scultura Gerardo Di Fiore entra in conservatorio, lo saluto e mi


domanda ancora: "hai trovato la tua identità allora?" gli rispondo di si. Dice che ho fatto bene, perché con l'arte contemporanea non si capisce più niente, tutti possono fare tutto. Dice che invece per me è un'altra cosa nella musica, perché o sei bravo o non se ne fa niente. Fatto lezione di storia. La maestra Tortora è davvero una brava persona. Iniziamo il quattrocento. Credo che ora la storia della musica inizia ad interessarmi. (Pierangelo, 22 Aprile 2006) Nervosismo nelle dita Angela è bellissima anche coi capelli un poco lisci. La saluto dal vetro e mi dice di entrare. Entro e la saluto, lei dice che devo uscire perché non vuole che io sto li quando prova. Allora mi arrabbio dicendole che prima mi fa entrare e poi mi caccia. Vado via e dall'ovale vedo il suo volto sorridente e raddolcito da una tristezza negli occhi, la stessa nei miei nel mio sorriso. Sto con Stefano fuori all' altro corridoio. Esce Angela dall'aula e mi chiama. Vado da lei, mi abbraccia e mi bacia dispiaciuta per prima. Io la amo mentre tra le sue carezze leggo la sua parte di clarinetto col mandolino dalla partitura sul pianoforte. La pianista mi chiede se posso scrivere un pezzo in do minore per piano clarinetto e mandolino. Col quintetto suoniamo al circolo dell'unione nel san Carlo. Io devo curarmi ancora al nervosismo nelle dita. Stefano va a casa e prende i cd che vendiamo. Faccio grande cazziata a Stefano che non vuole studiare. (Pierangelo, 26 Aprile 2006)

Sono l’ inconcreto Lezione di storia. Rossini. Prove quartetto. Riprendo Danise perché gli serve il video. Non so che senso abbia suonare il mandolino. Io non credo di essere un vero musicista. Voglio capire. Voglio capire chi sono. Per troppo tempo ho creduto di essere diverso dagli altri, ho creduto di essere al di sopra degli altri. Perché? Adesso mi rendo conto che gli altri hanno fatto e fanno cose che io non so fare, pensano come io non so pensare. Perché mi sono spinto ad essere musicista quando sono nato pittore? Ho creduto al falso? Come ho fatto a perseverare fino ad adesso alla musica? Per me la musica risulta molto difficile. Vuol dire che sono musicista? Dicono che mi apprezzano come musicista, ma non sono mica Accardo, oppure il maestro Muti. Io mi sento un poeta. Mi sono sempre sentito un poeta ma ho vissuto male il rapporto con la poesia. Da solitario mi sono addentrato con caparbietà nello stile passatista che mi faceva estraniare dal mondo. Perché perseveravo verso il nulla? Oggi amo la telecamera, e col mio computer voglio fare film. Ma che voglio fare? Perché devo soffrire una identità variante? Ricordo che quando vedevo i violinisti alla televisione, a tutti i costi avrei voluto essere come loro. Però poi la televisione per me non esisteva perché io amavo il passato. Perché amavo il passato? Ma poi mica conoscevo bene il passato! Credo che amavo il passato perché solo di quello si parlava a scuola e in special modo riguardo alle arti, e quindi credevo che il presente mio non esisteva perché non se ne parlava. Non credevo che esistessero artisti nel mio presente, anche perché non li vedevo, non me li facevano vedere, non li riconoscevo. È stato una specie di trauma non riuscirmi a sentire facente parte di una realtà, di un tempo, di una identità. Poi guardavo i quadri dei grandi pittori dai libri e volevo diventare come loro. Poi volli fare lo scultore. Io non ho le idee chiare,


non le ho mai avute le idee chiare. Quando si studiava letteratura mi innamorai dell'Ariosto, di Petrarca, di Dante, di Tasso, di Parini, di Foscolo, di Monti, di Leopardi. Mi fermai a Leopardi, perché pensavo che i poeti che venivano dopo non avessero la stessa importanza di quelli del passato dato che per me nel novecento non era nato più nessuno, forse credevo di esserci solo io, credevo di essere come quelli del passato. Mi creai il mio mondo, un mondo inutile e inverosimile, pesante da sopportare perché inesistente al resto del mondo. Poi ho visto ed apprezzato i contemporanei, che non sono solo gli artisti ma anche le persone comuni. Ho finalmente capito che io non sono nessuno. Vorrei dirigermi su un unica cosa, ma non riesco a capire quale. Io faccio questo, faccio quello... sono questo, sono quello... Credo che la mia malattia non abbia ancora un nome. Forse mi faccio troppe domande? Me le faccio perché alla fine sono veramente diverso dagli altri. Sono l'inconcreto. (Pierangelo, 26 Aprile 2006)

Il mio lavoro principale Studio tutta la giornata storia. Poi guadagno 200 euro al Pan senza fare nulla. Preludiavo col mandolino a improvvisazione. Rifletto sul fatto che la musica non può essere il mio lavoro principale. (Pierangelo, 29 Settembre 2006)

Primo giorno di conservatorio. Ho ritrovato il mio abitat, perÚ subito ho incontrato lo sconforto perchÈ non vado bene in armonia. Parlato a Borriello che l'armonia non la capisco. Io la capirÚ. (Pierangelo, 7 Novembre 2006)

Un’ ossessione Col quartetto suonato all'archivio di stato. Non ci pagano. Studio mandolino in conservatorio. Prendo i nuovi occhiali neri. Dico a Carla a un messaggio per l’ esame: “In bocca al lupo, sei il nostro orgoglio... Pierangelo”. Salvatore mi imita sempre. È diventato un’ ossessione, anche perché vuole starmi sempre fra i piedi pur rispettandomi quando voglio stare da solo. (Pierangelo, 4 Maggio 2007)

La mia strada


Sognato ray charles che stava con me perché nessuno lo voleva. Legge i miei brani per mandolino con le dita, e gli piacevano. Il maestro ascolta soddisfattissimo il pezzo contemporaneo, poi mi accompagna al bar e mi dice che potrei formarmi un trio. Mandolino, chitarra e contabbasso. Mannagg a sta chitarr. Vuol dire che devo imparare a scrivere per lei. La devo comperare. Poi al bar gli do il pezzo "La mia strada" dedicato al maestro al che ne rimane felice e compiaciuto. Alla fine delle lezioni il maestro mi fa suonare quest'ultimo pezzo. Io lo suono bene e mi emoziono. Paola rimane sconcertata, già, il concerto lo stavo facendo io. Ricevo tanti complimenti. Non mi era mai successo prima. La musica mi è fuoriuscita, i miei mille pensieri non ce l'hanno fatta più a frenare il mio impeto. Alla ferrovia aiuto un giovane ceco a uscire dalla stazione, mi pare un pianista del conservatorio. Ho notato che le altre persone avevano paura e nello stesso tempo ammirazione per il mio gesto. Do il DVD a Gallucci e parliamo molto intensamente di musica e di vita musicale. In cumana faccio sedere un anziano al posto mio e ho notato che la gente era sconcertata dal mio gesto, mi hanno fatto i complimenti sia l'anziano signore che il signore che era seduto accanto a me. Sono stato felice, e ho notato che anche gli altri erano diventati felici per aver visto il mio coraggio. In effetti io credo di avere solo il coraggio, perché in fondo molte persone credo che si vergognino che gli altri notino una loro buona azione. (Pierangelo, 12 Novembre 2007)

In Italia non si può vivere più Sto cambiando fisionomia. Sono un uomo, mi sono fatto grande. Il tempo scorre ancora più veloce ed io non ce la faccio a sopportare questo. Inizio a sentirmi a disagio e il mio futuro a Napoli sarà nullo se continuo a viverci. Dove me ne devo andare? In Italia non si può vivere più e a Napoli ci sarà un altro colera, l'immondizia avrà ulteriormente distrutto questa città. A giugno finirò il conservatorio e non studierò mai più a Napoli. Inizio a preparare i bagagli, le mie musiche sono le mie valige. (Pierangelo, 10 Gennaio 2008)

Sento Dio Ho scoperto il blu notte. Colorando la custodia del mandolino elettrico. Amo questo colore, il mandolino sarà fatto dello stesso colore, userò colori ad acqua di modo che si possano vedere le venature del legno. Io amo l'armonismo. Anche alla custodia ho fatto un armonismo. Sto facendo il punto della situazione della mia vita. Scopro le mie carte e penso di iniziare a metterle in gioco. Qui a Napoli sembra che mi stia facendo un nome. Dalla musica all'arte armonica ai video. Tutti mi dicono che io devo cambiare mestiere. Bruno Garofalo dice che sono un artista dei video. Lo stesso mi ha detto ieri Michele De Martino al concerto di hamilton a Roma. Questa cosa mi fa pensare a una quindicina d'anni fa, quando il maestro di violino disse a mio padre che io ero nato per la musica, ed il maestro di disegno sempre a mio padre disse che ero nato per fare il pittore. Mio padre non capiva più niente, sul mio conto uno affermava una cosa e un altro ne confermava un altra. Io ne porto il peso di quest'arte, che mi è sincera in vari modi. È un


peso per una missione. Adesso si dice che io sono nato per fare i video. Allora continuo a lasciarmi andare, perché io non ragiono, io sento e sto cercando anche di non dare peso a ciò che non pesa. Spesso penso troppo agli uomini, come i soli capaci di potermi dare giudizio. Sbaglio, perché io come tutti ho dento Dio, cioè il bello, la passione, la gioia della creazione, ed è solo con lui che posso essere sereno, perché io lo sento quando il mio amore si apre all'arte, ed io Dio lo sento sempre. Allora perché non confido in lui? Perché sento Dio e confido negli uomini? Credo che questo sia il punto cruciale. Se Dio mi ha dato l'arte, il dono della bellezza, perché non lo vado a cercare? È come una contraddizione. Sento Dio, ma è come se Dio non lo volessi vedere. Credo che sia arrivato il momento di cambiare la mia idea di Dio, e accettandone una nuova, quella dettata da ciò che sento. Perché posso cadere nei modi di fare degli altri che non mi fanno vedere Dio per come lo sento, ma per com'è lontano. Io sono libero, e nessuno può giudicarmi ammenocché io non lo richieda, perché devo essere prima io a giudicare me stesso. Gli altri, anche se mi definiscono in una maniera errata a ciò che credono loro non possono capire, perché sono io a capire, ed io amo capire senza alcuna influenza da nessun fronte. (Pierangelo, 1 Dicembre 2008)

Amo me, ed amo il mondo Che bella la mia vita! Mi sveglio e sono in compagnia della pace, fatta di luce del sole, del lavandino pulito, del disordine al suo posto che racconta i miei movimenti, dell' aspirapolvere inserito che ogni tanto accendo come un gioco per aspirare la polvere prima che tocchi la pittura fresca. Dentro di me il fracasso della creazione, un esigenza che non mi fa sentire solo. Sono in compagnia di tutto, ogni cosa che guardo vive, assecondo le mie sensazoni, i miei voleri, dove la ragione serve solo a contornare l'impulso. Poi c’ è il mandolino, una conca d’aria in attesa d’essere riempito di armonici, sempre ubbidiente ai miei voleri, anche quando di notte mi asseconda le idee che non posso perdere. Vivo nella poesia dei miei versi riposati, nell’attesa di riordinare le carte amate, dove rifugiai la mia prima giovinezza. Amo me, ed amo il mondo, sempre inesplorato, sempre nuovo ai miei occhi. Ogni giorno cambio, mi ritrovo più in alto di prima. Poi cado, sfinito, mi addormento. (Pierangelo, 28 Gennaio 2008)

Francesca Il direttore mi dice che devo fare composizione. Si canta dirigendosi con la mano destra i miei pezzi per mandolino. Ho sognato Francesca De Rosa. Ci scriviamo molto io e Francesca. La nostra amicizia in myspace cresce sempre più. Dice che dalle cose che scrivo si vede che ho qualcosa da dire, e lo dico. (Pierangelo, 4 Febbraio 2008)


Esisto Esisto a un mondo mio (Pierangelo, 11 Febbraio 2008)

Un silenzio interiore Sto suonando meno forte e mi pare che esce il giusto suono. Al mandolino bisogna forzare il plettro solo nel forte. Bisogna che io ascolti prima il silenzio e poi inizi a suonare. Non mi devo far confondere dal chiasso esterno, devo ricercare sempre un silenzio interiore. Il piano è il volume giusto. (Pierangelo, 26 Marzo 2008)

Studiare composizione Sognato che andavo da Galdi per lezioni di composizione. Stavano tantissimi allievi in quell'aula, mi sentivo incompreso da tutti. Il maestro mi viene vicino e mi fa capire che io non potrò mai imparare a scrivere per orchestra sinfonica. Mi ricordo delle partiture coi bassi. Stamattina porto il mio mandolino elettrico a Vincenzo di Acustica per fargli incastonare il pykup. In conservatorio il primo maestro che incontro all'entrata è Baccile. Gli racconto subito dell'incubo di Galdi e mi fa cenno che è impossibile non poter fare il compositore. Gli espongo il mio problema, che sono arrivato al punto in cui devo studiare composizione con un maestro serio. Lui mi farebbe lezione ma sta a Roma. Mi sconsiglia i maestri del conservatorio e quelli che stanno a Napoli. Incontriamo Giuliano Colace, la segreteria si è fatto i soldi che lui doveva avere. Ascolto le lezioni di direzione d'orchestra in sala Martucci e viene anche Baccile dopo. Alla fine Baccile legge i miei brani al pianoforte. Ho notato che con la parte avanti ha potuto apprezzare la mia musica. Mi dice che tendo a trovarmi delle soluzioni impreviste che possono far perdere la coerenza, ciononostante riesco a mantenere la forma. Ma io comunque sono quello che scrivo e non ho dubbi su quello che scrivo, io voglio solo avere più padronanza della musica per fare grandi composizioni orchestrali. Penso che andrò da Baccile a prendere lezioni di composizione, si, lo credo, lo pensai come una chimera gli anni scorsi, ma credo che si può fare, perché io lo voglio fare, e quindi non riesco a vederne i problemi. Però mi vorrei organizzare bene, potrei stare due giorni a Roma, e chi mi ospita? Potrei iniziare una doppia vita tra Napoli e Roma. Ideale per me, per incominciare la mia carriera di artista. A Roma ho zia maria, zio Nicola, zio Antonio, Enzolone, Edoardo... Napoli Piazza del Popolo, soldi per il viaggio, per cibo e per Baccile. Siamo sicuri che posso farlo? (Pierangelo, 31 Marzo 2008)

Stavo studiando, quando mi chiama Paola e mi dice -aspetta- allora un tipo mi parla e credo sia un amico di Paola che ho conosciuto da lei, mi dice -ciao Pierangelo, sono


Giovanni Allevi. Gli faccio ascoltare un passo difficile del concerto di Calace e mi fa gli auguri per l’ esame. (Pierangelo, 11 Luglio 2008) Lillipupa al san Ferdinando Sono felice. Napoli mi sorride, Napoli mi sta conoscendo per quello che sono, Napoli mi stima e mi vuole bene. Fatto la prima di Lillipupa al san Ferdinando, venuti a vedermi Mamma, Mariano, Chiara ed Edo. Che bello! Andati poi io e mariano da babette e incontrati Gianluigi con Raffaele ed Edo Robbio e Carmine. Poi incontrati Mariano Bellopede e cantante di Novecento napoletano che mi abbraccia all'ultimo saluto. (Piermangelo, 26 Novembre 2008) Uscito con Alessia Moio. Portata da Babette. Mentre parlo con lei mi chiama Elena di Troia, perché voleva uscire con me, ma penso ancora a Paola. Alessia Mi dice che ha dormito nella stessa stanza con Angela Palumbo per un concorso. Alessia è aperta, espansiva, figlia e 'ndrocchia ma dolce, sensibile, timida. Io sono cambiato. Le donne per me sono diventate giocattoli. (Pierangelo, 9 Gennaio 2009)

Confermo che la mia vita è bellissima. La viola tenore elettrica sarà di un ferro schiacciato per struttura portante, poi il debole poliuretano rivestirà a sua forma il fortissimo ferro per addiventare una cosa. Le corde saranno quelle francesi, lisce per mandola. Sono già molti anni che sto suonando questa viola in testa, ma adesso nun ce la faccio chiù. Deve uscire dalla testa. Capisco che i liutai non hanno capito niente di quello che farò. Ma io so tutto. La viola sarà in due parti, il corpo e il prolipungamento per la mentoniera. Ho paura di iniziarla, perché? (Pierangelo, 13 Gennaio 2009)

Tagliato i capelli e cambiato la ruota, 50 euro. Al mercadante accompagno Alessia e incontro Carmine Borrino. Con Alessia dal fratello della subrettina. Alessia vuole capire la mia mente, dice che sono artista all'ennesima potenza. Dice che io sono un calcolatore e che uno più uno è uguale a due. Ammiro Alessia che è tenace nel volere apprendere le mie lezioni al mandolino. Le presto il Calace per studiare, lei si che se lo merita. Gaetano mi illumina, dice che la mia è ansia da prestazione. Lorenzo si è preso il dvd che gli ho fatto. (Pierangelo, 28 Gennaio 2009)

Mi sto allenando ad afferrare il pensiero alla sua comparsa, quel pensiero ingenuo inconscio e labile che mostra per un attimo la verità, prima di essere contaddetta.


(Pierangelo, 29 Gennaio 2009)

La mia vita ha trovato pace. Con Alessia sto in una dimensione serena. Lei è l'opposto delle donne che ho avuto. Mi ha chiamato Angela Pagano per una cosa teatrale a pasqua. Non capisco se sarò l'unico musicista. Chissà se avrò un contatto con Nicola Piovani. Sto pensando che uno se vale, prima o poi viene utilizzato, e sarà quello il momento in cui deve dare il massimo, nel prima o poi. È vietato bruciare qualsiasi occasione. Domani lavorerò molto al video di Marina Tripodi. Ci siamo divertiti stasera io Alessia e Pigna e Marco, da sorbillo abbiamo incontrato Fiorenza Calogero che stava con Maurizio Casagrande. (Pierangelo, 2 Febbraio 2009)

Sento che mi stia venendo il desiderio per l'analisi musicale. Immagino di soffermarmi a ogni battuta con serenità, per capire da solo, poiché le note le conosco, e devo solo vederne le pennellate dei suoni. A questo punto penso che nello studio di una discilpina sia fondamentale perseguirne prima ciò che si vuole, poiché una volta esauriti in larga parte, i voleri ne saranno sempre di nuovi. Io all'inizio amai trovarmi le melodie ad orecchio, poi volli saperle leggere scritte. Stanco della melodia fine a se stessa iniziai a suonarla a bicordi e poi ad accordi. Con l'avvicinamento allo studio dell'armonia iniziai ad avere il piacere per la comprensione delle strutture musicali. Adesso mi avvio al piacere per l'osservazione (Pierangelo, 7 Febbraio 2009)

Il concerto per Totò continua incessantemente. Capire che il mondo è cattivo e riuscire a rendere quello che si fa. Lo studio della storia serve a capire non a cosa è stato fatto, ma a cosa è stato pensato. Non pensare mai all'uomo, ma a ciò che sentiamo. Perché è più difficile ascoltare se stessi che le altre persone. (Pierangelo, 31 Marzo 2009)

Mi sforzo, cerco di capire, ogni attimo lo dedico a risolvere i miei problemi musicali. Ci riesco. Tutti ridono, Eddy Napoli ride, arrossisce, stupito e imbarazzato dal mio assolo blues, comico. Io non ci credevo, dopo aver suonato pensai che avevo appena compiuto una perfetta brutta figura. Invece no, Eddy mi dice che va benissimo. A quel punto capisco di essere stato addirittura originale, e che il mio assolo che pensavo fosse risultato il più elementare e stupido si è rivelato il più simpatico nonostante io ero il solo a non capirne di blues. Eddy si fa un altra risata quando analizza la mia armonizzazione all' introduzione di un pezzo. Ride perché il mio lavoro è stato molto gradito. Le prove finiscono male, Eddy si arrabbia, se la prende con me perché non mi sono scritto il resto delle parti. Adesso ho finito due pezzi, li ho armonizzati come credo io, domani mattina


ne farò un altro e vedremo alle prove cosa succederà. Da oggi ho imparato molto, ho fatto un bel passo avanti. (Pierangelo, 29 Aprile 2009) Per senza niente Non voglio andare a scuola! la maestra mi picchia per senza niente e poi dice che a me mancano delle rotelle... a me piace disegnare. (Pierangelo, 5 Giugno 2009) Per non divorziare Non mi sposo per non divorziare (Pierangelo, 22 Luglio 2009)

Vita di coppia Una vita individuale è la migliore soluzione per una salda vita di coppia. (Pierangelo, 23 Agosto 2009)

Se stessi La follia è il coraggio di essere se stessi (Pierangelo, 22 Luglio 2010)

Impossibile che possa morire Io non credo in Dio perché mi dicono che esiste, ma perché sento dentro di me che provo amore, e capisco che questo amore è impossibile che possa morire. (Pierangelo, 17 Ottobre 2010)


E' andata bene l'esecuzione a orecchio con la mia viola elettrica al teatro acacia con Gianfranco Gallo. Anche la trasmissione, a telecapri sport ho suonato il mio mandolino elettrico molto bene, non mel'aspettavo, sono riuscito a mantenere la concentrazione, grazie alla fiducia di Gianfranco nei miei confronti. È morto Monicelli, non ci posso credere che si è suicidiato. (Pierangelo, 29 Novembre 2010)

Da Gianfranco Gallo proviamo. Mi dice che lo devo accompagnare col pulcinella blu. Sembriamo amici di scuola. Mi dice che io reciterò nello spettacolo Un turco napoletano con Giacomo Rizzo, devo fare il violinista pezzente e un altro personaggio. Ho detto che volevo recitare e pare che il Signore abbia detto:amen. (Pierangelo, 29 Novembre 2010)

Fatto concerto al pontano, sono sicuro di me quando suono la viola, dopo le giuste prove. Adesso mi trovo a via Domenico Fontana e aspetto le 20:30 per le prove con la nuova orchestra sinfonica napoletana. La registrazione del mio tempo sta cambiando ulteriormente al mio interesse. Vedevo il tempo della mia vita come una cosa unica e di inestimabile valore che dovevo conservare tramite l'occhio della telecamera. Ero e sono ancora consapevole della bellezza di un video del passato, ma prima lo pensavo con l'occhio allegro che riguarda la sua vita, ma adesso sto pensando che sarà una rincorsa della tristezza. (Pierangelo, 9 Marzo 2011)

Stasera una delle esperienze più belle della mia vita. Per la prima volta eseguo un concerto scritto da me per mandolino ed archi. Il direttore Keith Goodman è riuscito in 2 ore (Pierangelo, 20 Marzo 2011) Sirena di Facebook Tu, sirena di facebook, non tentarmi! Per foto e frasi ch'io veggo e leggo mi sto per non cliccar l'immage de la tua presenzia al tempo de l'altro schermo. Il mio maestro è Ulisse che legò suo corpo, io lego gli occhi ad altro che non sia tu, poi che v'albergherei per ore al tuo profilo. (Pierangelo, 9 Maggio 2012)


Vengo microfonato con l' archetto per la prima volta

Con Vincenzo Merolla in un teatro enorme per una cosa di beneficenza. Vengo microfonato con l' archetto per la prima volta, davanti a me una platea enorme piena di pubblico. Canto “Canzone pettegola”, alle prime file una chiattona ride tutto il tempo, Vincenzo mi fa da spalla. Alla fine, mentre andiamo via, un negretto piccolino mi viene in contro e mi dice:”grazie, mi hai fatto molto ridere”. (Pierangelo, il buffone del mandolino 12 Maggio 2012)

Io e De Simone Suonavo sotto la galleria Umberto I°, la custodia a terra, qualche cento lire. Stringevo forte il plettro, cercavo le note ad orecchio, quelle solite delle canzoni napoletane, strimpellavo solo la melodia, gli accordi non sapevo cosa fossero. Guardavo la gente passare, chi si fermava da lontano, di spalle, per ascoltare un finale prima di voltare strada, chi mi riconosceva e si chiedeva perché per strada, chi se ne fregava, chi rideva, chi mi sorrideva, come il maestro De Simone. Me lo ritrovai di fronte, non conoscevo ancora il solfeggio e ci sarebbero voluti altri anni prima che iniziassi a studiare il mandolino per poi entrare in conservatorio. Annuiva. Prolungai ancora il suono, il polso rigido, le dita della mano sinistra premevano forte sulle corde e forte il tremolo. Ancora li, fermo con la sua busta di plastica ad ascoltare. L'odore delle sfogliatelle, quelli che vendevano le cartoline, i bambini che correvano in bici, le belle donne dai pantaloni stretti, il ristorante e la libreria, i negozi e i tavolini di persone a parlare, le tazzine di caffè, il suo cappello, il cappotto, la sciarpa bianca donatagli da Riccardo Muti. I passanti notarono un giovane col mandolino e un signore vicino, ma un giovane cercava la musica con la musica che gli sorrideva. Sorrisi anch'io, tremolavo una nota all'infinito mentre attorno il silenzio, la galleria di colpo vuota, io e lui, io e la musica, io e il san Carlo, io e il conservatorio, io e la storia. Non suonai il finale, interruppi a metà la melodia, gli diedi la mano, sorrideva ancora, mi salutò e a passi brevi andò via. Intorno ricomparve il viavai del popolo, e in me un profondo senso di vuoto. Riposi il mandolino nella custodia, andai via. (Pierangelo, 5 novembre 2011)


Capitolo 1 La costruzione del buffone


Il cilindro Costruisco un cilindro con cartone e poliuretano per l’ intervista che mi faranno ad Unica channel.

(Pierangelo, 14 marzo 2011)

Corteggiare Sono stanco di corteggiare (Pierangelo, 24 luglio 2011) Non ho mai cantato in vita mia Sopra una nave che va avanti e in dietro tra Finlandia e Sveziapenso: "non ce la faccio


più, voglio una svolta,mo che torno a Napoli devo fare qualcosa di mio, forse dovrei cantare, non ho mai cantato in vita mia." (Pierangelo, 25 settembre 2011)

Grande soddisfazione allo spettacolo con Merolla. Ho accompagnato tutto col mandolino ed ho fatto anche ridere molto. Io voglio essere il mandolinista buffone, di professione. Potrò far ridere il mondo senza parlare. Mi si sta per aprire un'altra era, la più concreta. Da domani voglio imparare a canticchiare le macchiette. Poi ne farò delle mie, si, è vero, devo iniziare a fare questo! Sono le 3.00, buongiorno. (Pierangelo, 15 Gennaio 2012)

Devo assolutamente trovare una soluzione al mio mandolinismo comico. Ho scoperto oggi Bernardo de Pace, incredibile, molte cose clownesche le faccio simili,lui è molto più bravo di me, un grande virtuoso. (Pierangelo, 17 Gennaio 2012) Un perenne dramma Leggo nella tua eterna gioia un perenne dramma, e più la bellezza del tuo viso s'illumina del tuo sorriso, più le tue labbra formano un ponte sul vuoto, un arco al di sopra della notte. (Piermacchié, 1 maggio 2012) A Pollena Trocchia Nonno Angelo diceva sempre: “a Pollena trocchia”, ogni volta che qualcuno domandava: “addó sta?”. Cosí dopo molti anni ci sono andato a Pollena Trocchia a fare un intervento in una festa. Quando arriva il mio momento sfodero il mandolino con un po' di timore, sperando di divertire. Comincio dal primo tavolo, racconto una storia per introdurre le canzoni. Amavo una donna che stava a Posillipo per cantare “Pusilleco addiruso” fino a “Ciccio Formaggio” e le altre macchiette per raccontare il mio amore impossibile. Risulto simpatico e dopo quattro o cinque macchiette mi fanno mangiare. La serata è partita bene mentre ho il timore di non avere piú Repertorio verso la fine e alla fine ci arrivo, coi pezzi forti che mi sono conservato. “Attenti alle donne e Canzone pettegola”. Tutti si divertono, alcuni ridono a crepapelle, ma ho l’ ultimo timore: non capisco se ridono perché sono bravo a far ridere o perché non faccio ridere.

(Pierangelo, il buffone del mandolino 21 Maggio 2012)


Le lacrime bagnavano gli occhiali Piermacchié a Castellammare festa privata Non so come è andata, ma qualcuno ha pianto dalle risate, le lacrime bagnavano gli occhiali, questa è la mia soddisfazione più grande, grazie per aver pianto per me! Non è stato facile all' inizio. Mi sono seduto e con l' amplificatore ho suonato a mandolin bar, poi mi sono alzato e mi sono avvicinato alla tavolata. Non sapevo che fare, mascherato l' imbarazzo sotto al cappello, poi ho cominciato a cantare le prime macchiette. Una signora fa la faccia storta e dice: “un po' d' allegria!”. Comincio a temere l' esaurimento del repertorio. (Pierangelo, il buffone del mandolino, 28 Luglio 2012)

Penso di essermi salvato Mai ritornare dove ragione inveì contro l'amore, col fuoco sempre acceso al rogo sua ragione mi portò... pavido e impaurito le gambe mi tremarono, nei suoi occhi diabolici cristalli taglienti che sfregiavano i miei occhi di bene, un bene che ancora esiste e senza l'odio. Penso di essermi salvato, dopo tutto, tra l'amore e l'ossessione. (Pierangelo, 19 settembre 2012)

L’ umiltà dell’ artista L'umiltà dell'artista o di chiunque altro essere umano deve essere assolutamente autentica perché nel momento in cui vogliamo usare l'arte solo per vincere la debolezza di crederci migliori di altri, cadiamo col culo per terra... l'umiltà è una parola che non dovrebbe esistere per la comunicazione, ma si manifesta nel momento in cui si usa la bellezza e il sapere per fini non propri della bellezza e del sapere. (Piermacchiét, 3 Maggio 2013)

Gli altri Gli altri fanno la grandezza del singolo (Piermacchiét, 3 Maggio 2013)


I piedi Devo vivere con un piede nella morte e un piede nella vita (Piermacchiét, 3 Maggio 2013)

La grande prova Tutto è pronto per la grande prova di oggi col quartetto d'archi... per la data storica del 17 maggio 2013 all' U Turn di Napoli, vico pallonetto a Santa Chiara... ingresso 2 o 3 euro (Piermacchiét, 9 Maggio 2013) Sapere che sei pazzo Devono sapere che sei pazzo altrimenti pensano che sei pazzo. (Piermacchiét, 9 Maggio 2013) Curioso Sono proprio curioso di sapere cosa studierò, cosa inventerò, cosa scriverò tra qualche mese (Piermacchiét, 14 Maggio 2013) Mi amano i bambini mi amano Piermacchiét ricambierà (Piermacchiét, 7 Giugno 2013) Hopera Io Keith e Roberto facciamo tardi all’ appuntamento e Guido Guida del bar Hopera, leva via le casse, le porta al piano di sopra per un deejay. Ci arrangiamo comunque, viene Umberto con Giusy, mi monta l’ archetto per la voce. C’ è casino, musica sopra, chiasso giù, cominciamo. Nessuno ci calcola, c’ è anche Any e la madre Lupita a vederci, sedute con una birra, le uniche sostenitrici. In questo localino incontrai Sophie Serra a un concerto di Mariano Bellopede, lo pensavo mentre cantavo per lei e senza di lei, in quello stesso luogo la canzone che le ho scritto: “Photosophie”. Non si capiva niente, nemmeno quando abbiamo finito non si capiva se avessimo finito.


Alla fine non c’ è paga, Guido ci offre da bere. (Piermacchiét, 8 Luglio 2013)

Ci sudammo 6 euro Galleria Umberto I, Napoli, Le vecchie prelevano la pensione, la bona se ne va e noi ci sudammo 6 euro (Piermacchiét, 9 luglio 2013)

Si’ ‘o scuorno ‘e Napule

"chist' ci ha accis proprio!"... "si’ 'o scuorno 'e Napule!" ma l'affetto del fan Prediletto Vincenzo Manganaroha ricompensato tutto,anche le bambine che ci chiedevano per più di una volta: "Angela, dint' 'o cesso",la bella surfista che mi ha usatoper la foto e poi la metropolitanache non partiva, ed io e Keith, ilmaestro del pianino, ci siamo avviati pian pianino dal Vomero a Materdei con sedia, stand, pianino, amplificatore,cornetto, cilindro... Ma almeno abbiamo fattouna buona azione facendosedere una signora con la nostra sedia pieghevole in funicolare.Un saluto ai colleghi musicisti che ci hanno salutato mentresuonavamo in galleriae a quelli che hanno fatto fintadi non conoscerci, a presto per altre umiliazioni pubbliche (Piermacchiét, 10 Luglio 2013)

E’ questo il mio strumentomi dicevano col viso di cosa strana: "ma non suoni la chitarra?" ed io rispondevo sempre di no, che amavo il mandolino, però mi mancavano i bassi, da una vita mi mancavano. Adesso ho la mia mandola, ho un mandolino coi bassi. Mi venne in mente una settimana fa, pensai che ormai sarebbe venuto il momento di tirarla fuori. Un giorno la pensai d'improvviso, nella mente si costruì da sola. Ebbi tre giorni di tempo dopo quel pensiero e adesso suono, suono io! (Piermacchiét, 21 Luglio 2013)

Vero teatro la strada sarà il primo vero teatro di Piermacchiét, ...si lavora per i prossimi spettacoli. (Piermacchiét, 28 luglio 2013)


Mandola Piermacchiét si prepara per la strada, è così che il tempo insegna e vola, da solo, con la mia compagna mandola (Piermacchiét, 28 luglio 2013)

Chisto m’ ha acciso ‘a salute Andiamo sotto la galleria, Piermacchiét in trio con Keith alla tastiera e Roberto alla viola. Volano le parti, imprecisioni di scrittura e di lettura, canto da “Angela dinto ‘o cesso” a “I suonatori della strada”, dal Taxi a “La sirena di posillipo”. Nessuno ci calcola, passa una signora e dice che se vogliamo fare soldi dobbiamo cantare le canzoni napoletane. Roberto vuole fare soldi, attacca con qualche napoletana che ha portato Keith, io mi allontano, fanno 5 euro. Quando andiamo via una signora seduta al tavolino fuori al bar: “Hanno finito? chisto m’ ha acciso ‘a salute!” (Piermacchiét, 4 Agosto 2013)

Saranno ridicoli Monopattino elettrico domani sarai mio ed io ti amo già. Se mi fermano i vigili saranno ridicoli. Spero solo che non mi fermino i mariuoli dandomi 1500 watt per portarti via da me. (Piermacchiét, 7 Agosto 2013)

La prima volta col motorino Marco Covino il flautista, lo ritrovo dopo un po’ di tempo, da quando al teatro Bolivar feci il video de “La serva padrona” di Pergolesi e lui nei camerini mi fece tanti complimenti per le macchiette. L’ ho ritrovato senza capelli, una malattia. Rimango di stucco, poi gli do la mia macchina fotografica, mi scatta una foto, mi trovo esattamente davanti al palazzo in cui Gioacchino Rossini fu rinchiuso per scrivere un’ opera. Sono sceso per la


prima volta col motonino, metto in cilindro in testa per la foto (Piermacchiét, 12 Agosto 2013)

Il mio Made in Sud lungomare di Napoli: All' arrivo di Piermacchiét in motorett' fidanzatini, bambini, camerieri, cartomanti, venditori ambulanti, gelatai e camerieri cantano i suoi tormentoni. Ormai conoscono a memoria le frasi più celebri di questo sconosciuto cantautore che questa estate ha deciso di farsi conoscere. Lo definiscono ridicolo e buffo, disperato e geniale, un po' grillo parlante, un po' pazzo e surreale. Si attorniano a lui e ridono, poi cantano: ma che tengo 'a faccia 'e scemo?... Angelaaaaaa dint' 'o cess'... ma che faccio 'o taxi?... questo è il mio Made in Sud (Piermacchiét, 29 Agosto 2013) Michele Sovente

Vado al funerale del mio maestro Michele Sovente, Poeta dei campo flegrei, poeta Italiano. Qualche maestro, non vedo amici, non vedo studenti. Si fregava le mani divertito, quando ascoltava le mie poesie Durante il viaggio in cumana da Torregaveta a Napoli. (Pierangelo, 26 marzo 2011)

Indosso il frac del duo Totò, che mi ha fatto mia madre e il mio nuovo cilindro.

(Pierangelo, 14 marzo 2011)

Appartengo Io appartengo alla mia esperienza (Pierangelo, 1 maggio 2011)

Cantare per la prima volta, la prima macchietta.


Sono felice, ho imparato a memoria una canzone per la prima volta e sono pronto a cantarla: “Attenti alle donne”. Mario Sarrubbi viene a lezione di mandolino ma io non lo faccio parlare, indosso il cilindro e lo invito ad ascoltare. Mario è felice, il suo maestro canta una canzone a lui molto cara accompagnandosi col mandolino, strumento suo preferito. Sono indeciso nella voce, ma credo che possa andare bene comunque, i macchiettisti non hanno voce da cantanti. (Pierangelo, 2 Febbraio 2012)

Lina Sastri

Smandolinare macchiette per la compagnia di attori col sorriso di Lina Sastri è stato per me memorabile, grazie Ivano Schiavi. (Pierangelo, 3 Maggio 2012)

Quel che è di Cesare Dai ai poveri quel che è di Cesare (Pierangelo, 9 Maggio 2012)

Lo conoscevo La cantante Carla Buonerba mi scrive: “TU sorprendi...e poi sorprendi e poi sorprendi all'infinito con la tua ARTE!!! a volte rimango senza parole!! tu rimarrai nella storia, e tutti ti ricorderanno, ed io potro' dire....lo conoscevo!!!“ (Pierangelo, 14 Maggio 2012)

L' amore L' amore, se non lo alimenti, ti troverai a pagare gli alimenti. (Pierangelo, 24 Giugno 2012)

Tempo, io lotto con te.


Tempo, io lotto con te, perché tu mi porti via il vissuto, sei capace di farmi commuovere per un presente che vivevo superficiale. Mi togli quello che avrei potuto apprezzare prima, perché mi vuoi dire che sempre bisogna apprezzare, addirittura quando non tutto ci piace e riesci a colorare il viso di chi vedevo senza colore per dirmi che è assurdo, ma tutto è bellezza. Tempo, tu ci dai questa bellezza delle cose dopo l'apparenza, mi riempi di cordoglio ogni volta che ricordo, sei un fantasma e con te noi siamo vivi e morti ogni giorno, dove la notte è la morte che divide la vita dei prossimi giorni. Mi fai amare quello che avrei potuto amare quando me lo porti via e mi riveli sempre dopo, quello che facevo senza capire. Perché essere, se esisti tu? perché esistere se poi ci porti via? Tempo tu pulisci dal male il divenire, sulle nostre foto è impressa la bellezza, ma i pensieri, le maldicenze, i problemi di quel momento li spazzi via, per farci capire che anche al presente non hanno poi tanto valore.Tempo, un giorno vorrò che mi dirai la verità, quando tutti avrai imbalsamato dalle tensioni della vita e reso unici e uguali nello spazio dei vissuti. (Piermacchiétt, 7 Settembre 2012)

Io sono li Di colpo quello che mi era impossibile diventa probabile. Cambia nella ragione il desiderio mortificato che prende respiro, si ravviva e colora il sentimento antico represso da una falsa coscienza, serbato allungo da una natura che non mi permise la verità. Forse è proprio vero che ti sto incontrando, dopo una vita di insicurezze e tormenti a contemplarti, rimanendo inerme alla tua grandezza già posseduta dai grandi, ammirando con meraviglia i tuoi infiniti prodigi, senza mai potermi accostare alla tua bellezza, alla tua complessità. Se è vero che hai aperto uno spiraglio di certezza perché io ti possa raggiungere io sono li, a percorrere ancora e fino alla morte la strada che mi hai nascosto, che a poco a poco mi stai rivelando laddove d'armonici al suono nascesti. (Piermacchiétt, 8 Settembre 2012)

Giovane Sono giovane al punto giusto (Piermacchiétt, 17 Ottobre 2012)

L’ accordo dell’ amore


La settima di 4° specie mi accompagnerà per tutta la vita,l'accordo dell'amore sopporterà i miei pensieri sulle sue note. (Piermacchiétt, 17 Ottobre 2012)

L’ ho sognato ...Ero al tavolo con Totò, su una vecchia nave in viaggio, accanto a noi una signora. Brindiamo insieme e gli faccio una smorfia delle mie e lui risponde con una delle sue sorridendo. Rattristato e felice mi parla della madre ricordandola con tanto affetto, poi gli chiedo: "parlatemi di vostro padre", e lui: "non tocchiamo questo tasto". Gli verso dell'acqua nel suo bicchiere. (Piermacchiétt, 17 Ottobre 2012)

Gli occhi del disprezzo Prendi una parte di me e te ne vai, come se io non sentissi dolore. Ma il tuo veleno ha i giorni contati e la guarigione avrà gli occhi del disprezzo.

(Piermacchiétt, 21 Ottobre 2012) lo studio mi dà stupore e sicurezza (Piermacchiétt, 24 Ottobre 2012)

Vorrei Vorrei vederti bambina, nella felicità di quel vestitino bianco. Chissà come parlavi, cosa dicevi, se eri già come sei adesso. Mi manchi ai giorni che le nostre vite non si sfiorarono. Vedevamo la stessa luce del sole, la stessa notte delle sere quando andavamo a dormire nel nostro lettino con l'amore di mamma e papà. Vorrei guardarti negli occhi con i miei occhi di allora, forse mi sorrideresti e mi porteresti via per andare a giocare con te. Vorrei averti vissuto durante gli anni di scuola, quando il tuo corpo cambiava e diventavi signorina, quando le tue amiche invidiavano tutto di te e i maschietti non vedevano l'ora di vederti arrivare al mattino, con la stessa speranza di adesso. Vorrei incontrarti un giorno a vent'anni e chiederti: "come ti chiami?", vorrei aspettare per ore fuori la porta di casa tua per vederti solo un istante e ripassare domani ancora col cuore in gola. Vorrei con i primi soldini comprarti un regalino che so che ti piace, per poi trovare il momento giusto per accarezzare quei capelli scuri che non sono mai cambiati. Vorrei mandare il mio primo messaggio al tuo primo telefonino e disperarmi perché non rispondi.Vorrei portarti a teatro per poi divertirci a fare gli attori, vorrei che venissi con me alle lezioni di violino, vorrei che fuori all'accademia mi aspettassi per andare alla


festa della tua amica illuminando così un giorno di pioggia. Vorrei vederti provare i primi occhiali e dirti: "ti stanno meglio quegli altri", passeggiare per le strade antiche e scolpire i nostri nomi su quel muro secolare, ascoltare le tue preoccupazioni per dirti: "non ti preoccupare". Vorrei che venissi a vedere le prove in conservatorio e il concerto di domani, Vorrei che a natale vincessi io la tombolata per farti incazzare, per poi riderci sopra con lo spumante del panettone e vorrei augurarti buon anno con lo spumante di quel capodanno di dieci anni fa. Vorrei sdolcinarti di poesie per sentirmi dire: "ma te si' fumato a Dante?" Vorrei che il tempo mi facesse entrare nella tua fotografia così che possa scattare io la tua fotografia. Vorrei essere il primo a farti gli auguri il giorno del tuo compleanno e baciarti, quando mi aprirai la porta di casa felice perché me ne sono ricordato. Vorrei aiutarti a raggiungere le tue aspirazioni e per un periodo non farmi vivo per non opprimerti con tutti questi vorrei, così che tu senta la mia mancanza e anche tu il bisogno di vedermi. Vorrei farmi prendere in giro da te sapendo che stai scherzando e cancellarti da facebook per altre mille volte perché non posso vederti solo virtualmente. Vorrei un giorno offrirti un caffé in un bar di via santa Teresa, per poi salutarti con un arrivederci a presto. Vorrei oggi, sradicare le frontiere del nostro tempo per respirarti e abbracciare la tua tenerezza e quella fragilità che non dici. ad "Angela, dinto 'o cesso" (Piermacchiétt, 19 Novembre 2012) Dall'amore non corrisposto Dall'amore non corrisposto nascono le cose più belle, se si fosse innamorata di me come io di lei, sarei stato molto superficiale. La bellezza l' andiamo a cercare quando ci manca, io appagato d'amore non saprei che fare, che dire, cosa pensare. Io amo con incoscienza, il mio amore è stupido, amo chi non mi ama, amo chi non mi guarda, amo sperando di essere ricambiato e quando mi ama inizio a credere di stare senza pensiero, senza quella scintilla che mi faccia muovere a desiderare un amore nuovo prima che questo amore inizi a cambiare colore. (Piermacchié, 21 novembre 2012) Il futile Bisogna avvicinare il futile ai grandi sentimenti. (Piermacchié, 12 Dicembre 2012) La fede La fede nel suo mistero è un sentimento intimo,


non va vissuto come abitudine culturale e non deve essere inculcata ma deve nascere come esigenza personale. Inculcare la fede è come stuprare. La fede vuole la libertà d'animo. Il sentimento intimo è l'amore, si può mai inculcare, si può mai educare all' amore? (Piermacchié, 31 dicembre 2012)

Andreì Andreà Ad Ercolano con Salvatore Somma, Incontro Andrea Sannino, l’ ultimo protagonista di “Scugnizzi”, mi fa vedere la foto di suo nonno perché mi somiglia, Andreì Andreà. (Piermacchiét, 24 Dicembre 2012) I colori del buio Il niente, nella lotta tra l'arte e la sopravvivenza. Il giorno prima un eroe, il giorno dopo un morto. I colori del buio affogano il mio silenzio e cerco attraverso il senno di chi non vede. (Piermacchié, 25 dicembre 2012)

Freddo ad Ercolano Con Salvatore Somma in una piazza ad Ercolano, fa molto freddo, mi alterno a lui che per grande stima mi fa cantare le mie canzoni, ridono in molti, c’ è Giusy Bellezza e la famiglia di Gennaro De Crescenzo che vogliono ascoltare: “Angela dint’ ‘o cesso”. (Piermacchiét, 30 Dicembre 2012) Al Pan Al palazzo delle arti di Napoli, PAN, accompagno l’ attrice Cinzia Mirabella, canto “ ‘A benzina”, rivedo il poeta Silvestro Sentiero tra la folla del pubblico in visita, mi dice che gli piace il personaggio e la voce. Conosco per la prima volta Francesca Rondinella. (Piermacchiétt, 10 Gennaio 2013) Come queste vanno prese


Mi sto accorgendo, e tristemente, che non ho creduto in tutta la vita a come queste vanno prese, e se è proprio vero che la ragione dell'essere a modi buoni e cordiali è cosa cattiva se non si finisce a osare anche con la forza, allora mi bisogna di cambiare assolutamente adesso, prima che il tempo cambi le opportunità della mia giovanezza. (Piermacchiétt, 11 gennaio 2013) Una sacra conquista Da bambino sentivo di essere, ma nel vuoto della contraddizione, del sapere e dell'esperienza rasentavo la follia. Adesso che il sapere e l'esperienza stanno diventando una sacra conquista, guarisco da ogni cosa. Studiare per quello che sono, anche senza forza e con pigrizia, mi faccio legare e mi umilio fino a che non avrò raggiunto la piena padronanza dell'essere. (Piermacchié, 22 gennaio 2013)

Qui è la nostra vera richezza

Qui è la nostra vera richezza. Saremo allievi di un Verrocchio, di un Ghirlandaio digitale attraverso l'informazione scritta e quella video, dove la teoria ha la sua dimostrazione pratica. Impareremo finalmente quello che la scuola non ci ha mai detto e non ci ha mai fatto capire, finalmente non avremo discorsi inutili, solo parole e sempre quelle dai maestri di cantilena, bravi a confonderci le nostre predisposizioni nel nulla. Saremo coscienti e più consapevoli di quello che siamo, impareremo più facilmente in un mese quello che ci obbligavano a capire in un anno, sperando che internet possa diventare abbastanza concreto in tutte le discipline. IL RITORNO ALLA BOTTEGA E ALLA CONCRETA CONOSCENZA E' QUI. (Pierangelo Fevola 8 marzo 2013)


Al Balalaika Al Balalaika, un localino del Vomero con Merolla. Ho molto spazio e faccio divertire molto il poco pubblico raccolto con le macchiette classiche, grazie soprattutto ad una signora macchiettona. C’ è anche Mario Sarrubbi con la ragazza e Fulvio. (Piermacchiét, 18 Marzo 2013) Lisa Ritorno all’ accaemia e nella stessa aula dove facevo scultura. Accompagno l’ attrice Cinzia Mirabella e poi canto: “ ‘A benzina”. Con noi c’ è l’ amica di Cinzia, Lisa, faccio amicizia tenendole le mani e dicendole cose strane.

(Piermacchiét, 19 Marzo 2013) Mi preparo a nuove sofferenze Mi preparo a nuove sofferenze, dettate dagli ardori dell'incoscienza. Il ciclo del sentimento non avrà fine se non nella fine e la gioia sorreggerà la sofferenza come la sofferenza la sua gioia. (Piermacchié, sera del 22 marzo 2013)

Non ho mai smesso di amarti Sei stata sempre la più difficile ed io ti ho sempre cercata. Sono passati anni e sembra che in questa età mi stai concedendo di accarezzarti. Non ho mai smesso di amarti, consapevole della tua lontananza, ti desideravo senza poterti mai toccare e tu, per una nota alla volta ti facevi intravedere, nascosta nel mistero della storia, nella grandezza dei grandi, tra le difficoltà estreme delle tue ragioni. La mia pigra mente ha faticato tanto e fatica ancora per te. Quando scrivevo i segni sulle parole per ricordarne la melodia, tu non c'eri ancora e dopo molti anni, quando nel tuo palazzo come un sogno mi facesti entrare, studiai quei segni che già la storia chiamò: "neumi". La mia passione superava l'ignoranza e tu, sempre nascosta, sempre desiderata ti facevi desiderare. Mi hai reso uno schiavo in tutto questo tempo, legato a te come in catene e mi hai esaltato e demoralizzato, addolcito e rattristato. Ti cercavo tra le spine dell'adolescenza e le mie mani graffiate soffrivano i bruciori del primo pubblico e dei noiosi studi.


Poi mi facesti girare il mondo, mi facesti crescere e guardare dentro, mentre andavo ancora avanti e non mi sono mai fermato. Ho campato di te per tutto questo tempo e la tua intimità sempre nascosta mi ha perseguitato e mi perseguita. Adesso sento il tuo profumo e sei una malattia che non posso curare. Spero solo che tu un giorno ti curerai di me. (Piermacchié, 1 giugno 2012) Totò, un giorno senza te è un giorno inutile... l'overdose della tua voce mi rassicura nelle ore della vita. (Piermacchié, 1 Agosto 2012) Tutto cambia

Tutto cambia. Non era la vita la gioia di un bacio, non era il corpo l'universo del tempo. Si risveglia dentro, quello che è vero, scoprendo le bugie di un' esistenza passata a idealizzare quanto di più bello poteva accadere. Sfiorisce l'idea del tremore, forza misera sotto il peso di un freddo calore. Si inizia a pensare la giusta espressione e a sentire il più vero sentire. Adesso l'immaginazione riposa sulle coltri pulite, dove il profumo è un odore, dove l'alba è il meriggio e la sera. Domani ritornerà di roccia la morbida terra sopra il letto del fiume se l'acqua accarezzerà piano le sue forme nude. Quanto sei bella tra gli occhi e le dita,dove ad ogni luogo della tua natura è un luogo solo, dagli occhi alle dita. Per gli occhi la verità più segreta io voglio,tra le dita abbandono le dita e ti amo (Piermacchié, 4 aprile 2013)

Non è un macchiettista Piermacchiét non è un macchiettista, è una macchietta. (Piermacchié, 21 Aprile 2013) Una macchietta


E dopo aver concluso gli ultimi movimenti sghembi della mano destra, quando con la voce dicevo le note sbagliando una continuazione se pur con tanta buona volontà, il maestro Walter Baccile col sorriso fermò il mio solfeggio e mi disse: " ‘a Pierà, sei una macchietta e non lo sai". (Piermacchié, 1 maggio 2013) Tutte le volte che canterò il suo nome È più di un mese ormai e da stamattina, come ogni giorno l'ho rivista nel viso e nelle gambe di altre credendo fosse lei. Il locale dove mi portò quella sera a vedere uno spettacolo, adesso è chiuso ed io appendo la mia locandina alla porta, mentre lei è parte di me col suo abbraccio di pixel che fermò al tempo il suo bacio nella pubblicità di quello che stavolta sarà in quel luogo il mio spettacolo. Ho parlato di lei stamattina e poco fa l'ho vista in una donna di passaggio. Un' ossessione, non la rivedrò più. L' ultima locandina in quella piazza ricolma di gente e quell'altra sembra lei, le assomiglia troppo, da essere lei. Ho rivisto i suoi occhi che mi hanno visto, un saluto appena dentro al calore dell'emozione, una locandina sopra il suo tavolino e vado via. Non ci sono altre parole, quello che c'è nella musica che mi ha regalato ha detto già tutto, le frasi buffe e quelle scavate nel corpo faranno lo spettacolo che parlerà di lei verso la sua conclusione. La follia che crea non sceglie chi amare ed io amerò lei tutte le volte che canterò il suo nome. (Piermacchiét 7 maggio 2013)

La costruzione del buffone Una continuazione a controllare triadi, nota per nota col tarlo dell'esperienza e della voce del maestro nelle orecchie. Giornate intere a cesellare nota per nota pacchi di carta, mentre il giorno già decrescendo scurisce piano la casa tra il mandolino e il monitor che si fa luce. Costruire uno spettacolo sulle battute da dire e quelle da fare al momento, nelle battute degli archi tra battere e levare, nei contrappunti rapidi e nei tempi lenti di armonie orizzontali e contare senza sosta, legando i fatti e la poesia con la visione di quello


che potrebbe essere il risultato, con la consapevolezza di far ridere poi per una smorfia e la voce. Tutto è pronto, tutto è scritto severamente, prima che tutto inizi per liberarsi dai confini del canovaccio e diventare altro agli occhi degli altri, stupore per gli occhi miei. (Piermacchié, 8 maggio 2013)

Damiano Damiani A 4 anni feci urlare il regista Damiano Damiani, ero a cinecittà e correvo avanti e indietro con mio fratello Claudio. (Piermacchié, 20 agosto 2013) La mia ignoranza Amo la mia ignoranza, perché è sempre pronta a meravigliarsi (Piermacchiét, 4 Settembre 2013)

Un segno spirituale Stasera è iniziata veramente male, nessuno si fermava, nonostante il supporto morale del mio fan Vincenzo e della madre Maria. Allora ho pensato a quell'altra cartuccia ancora da giocare: l'immobile. Vincenzo rideva e le sue risa folli mi aiutavano nell'ennesimo coraggio, un gruppo di persone si incuriosisce, mi sblocco e comincio con la prima canzone, poi la seconda, fino a confezionare un piccolo spettacolo. La curiosità del pubblico è stata felicemente soddisfatta e ripeto lo stesso gioco, immobile, nell'atto di suonare quando la gente curiosa mi svegliava al tintinnio delle


monete nel cappello. Dietro di me una voce: "Sei un mimo Pierà, funziona". Era il mio amico Giovanni Circelli, mimo di professione, vecchio amico dell'accademia delle belle arti, proprio lui, un mimo presente proprio nella mia prima prova da mimo. Questo è un segno spirituale. (Piermacchié, 7 settembre 2013)

Il provino al Tam Trovo le scale che ho visto in google maps, quelle che ho fatto vedere a Mavi Gagliardi e che mi ha detto di si, che portano al teatro. È la prima volta che vado al Tam, dall’ alto una folla ad aspettare mi aspetta. Appena sceso l’ ultimo gradino io e il motorino, mi fanno un applauso, Poi mi dicono che al provino mi dovrebbero prendere solo per come sono venuto. Incontro amici musicisti e di teatro, tutti li per sperare di entrare a Made in Sud. Durante l’ attesa scrivo una canzone: “made in sud, made in sud, voglio sta’ cu’ te, nun me dicere pecché, voglio sta cu te.” Il mio turno arriva tardi, aspetto fino alle 18, così mi chiamano e salgo sul palco. Faccio ascoltare le mie macchiette: “ ‘A faccia ‘e scemo, Si bello pisciò, Latrì, ‘O taxi”. Quando canto: “Si bello pisciò” il pubblico mi accompagna battendo le mani, poi mi chiedono di fare qualcosa di breve e faccio solo l’ inizio di “Latrì”. Non ho dato il meglio di me, ero stanco e avevo l’ ansia di dover fare presto, ma comunque quello che dovevo fare l’ ho fatto. In commissione c’ era Maria Bolignano, non mi sarei mai aspettato che un giorno sarebbe stata ad ascoltare la mia comicità, quando nell’ amia adolescenza faceva ridere me dalla TV. (Piermacchié, 13 Settembre 2013) Stai qui con noi, non andare via! Via Duomo, inizio a cantare, un bambino coi denti sporgenti mi spara col suo mitra, mi sale sul motorino, mi urla, io continuo, lo guardo, continuo, mi guarda, mi spara. Il giorno dopo a via Duomo un gruppo di ragazzini è attorno a me, salgono sul motorino, mi tolgono il cappello, io canto ma loro continuano. Le bambine vogliono ascoltarmi, una signora mi fa un offerta intenerita, i maschietti mi fanno volare i bigliettini a terra, mi toccano, accelerano il motorino spento, io non ce la faccio più, poso lo strumento, mi fanno cadere il cappello, inutile continuare a dirgli che la colpa non è loro, dicono che non capiscono, con gli occhi di capisce tutto. Una bambina dispiaciuta mi dice: "non andare via! e stasera poi non mangi?" sono stanco, metto tutto a posto e il cappello mi ritorna in testa, era il bambino coi denti sporgenti,


dolcissimo mi guarda, gli accarezzo la guancia, lo ringrazio col sorriso di chi capisce tutto, vado via. Il giorno dopo a via Duomo, pochi minuti per i bambini che mi aspettavano. Quelli che ieri mi davano fastidio stasera mi sorridevano e cantavano le mie canzoni, poi con preghiera mi dicevano: "stai qui con noi, non andare via!"Sul palco del Duomo il cantante Sal da Vinci, io metto a posto e un bambino mi dice: "ma noi vogliamo ascoltare te!" (il diario comincia da questo racconto, solo in seguito recuperai gli altri scritti) (Piermacchié 21 settembre 2013)

Il san Carlo Piermacchié, ogni suo concerto sembrerà un' opera, un' opera buffa... voglio il san Carlo tra qualche anno. (Piermacchié 24 settembre 2013)

Fino all' ultimo respiro Vivo e convivo con persone malate, con persone tristi, persone positive, persone colte, pazzi, maestri, geni, puttane, mendicanti, preti, ascolto i vecchi, ascolto i bambini, osservo i ricchi, ammiro da ogni punto di vista la loro visione della vita, cerco nei loro occhi i colori del bene, apprendo i grigi del male, non mi faccio toccare, passo visibile ma trasparente e tocco il fondo attraverso la vita di chi ha toccato il fondo, leggo le facce, i tormenti, le ansie, le gioie,le paure di quella che infondo è solo una vita, una semplice vita che va vissutafino all'ultimo respiro, con l'ignoranzadella cultura, con l'incoscienza del sapere. (Piermacchié, 26 agosto 2013)

Nessuno mi scoraggia Nessuno mi scoraggia, sarò sempre qui se mi prendono a gabbo, se mi deridono, se mi tolgono il cappello, se mi danno fastidio i vigili e la polizia, se mi invidiano e mi superficializzano i mandolinisti e i musicisti d'altro canto, perché intanto nel coraggio di essere, io canto. Provate a fermarmi, venitemi incontro con le vostre lance di odio, vigili e polizia che mi sparino, che i mandolinisti messia mi graffino e mi impicchino con le corde ferrose, che i musicisti mi lancino addosso i rumori delle batterie e il chiasso dei suoni, uccidetemi, fatemi sparire, io sarò sempre qui. (Piermacchié, 26 settembre 2013)


Perché Piermacchié Perché Piermacchié? Perché Pierangelo è una macchietta a se stante. Fin quando era piccolo suo padre gli diceva sempre: "Pierà nun fa' 'o buffone!" e dopo anni, dopo essersi laureato all'accademia delle belle arti ed entrato in conservatorio il maestro Baccile, dopo averlo ascoltato a un solfeggio esclamò: "'A Pierà, tu sei 'na macchietta e non lo sai!" Piermacchié è un giullare, un ponte che va dalla macchietta classica napoletana al moderno cabaret, passando per la musica classica, l'avanspettacolo e la canzone leggera. Credo che la sua particolarità sia quella di essere come un uomo del rinascimento sobbalzato nel 2000, non a caso i suoi disegni e le sue poesie giovanili si ispirano a quel periodo antico della storia Italiana. Esso stesso è il costruttore del suo cravattino fatto con la busta della spazzatura, con una particolare lavorazione alchemica del poliuretano inventata da lui realizza qualsiasi cosa, dallo strumento musicale al cappello, dal rivestimento del suo motorino alle scarpe. Scrive testo, musica, arrangiamento e orchestrazione delle sue canzoni, è poeta e musicista, pittore e scultore. Consapevole che il bello della vita sta nel ricercare, nel cammino e non nell'arrivo, consapevole e felice di essere un eterno ignorante per potersi stupire sempre nell' apprendere ed applicare cose nuove, Piermacchié si lascia scoprire, lasciandosi trasportare dal vortice di un incessante flusso d' incoscienza. (Piermacchié, 29 settembre 2013)

Piccola storia di Piermacchié, gli inizi. Successe che Pierangelo suonavail mandolino per i cantanti napoletani e il pubblico rideva. Rideva per la sua faccia. Quando si accorse di questa cosa volle sperimentare se effettivamente fosse lui a far ridere. Così, quando il cantante cantava, lui, col mandolino accennava delle smorfie dal palco. Avvenne che il pubblico rideva più fortee il cantante imbarazzato, inconsapevole degli esperimenti del suo musicista che di colpo tornava serio quando lo guardava, si domandava perché ridevano se cantava canzoni tristi. Da quel momento Pierangelo non lo chiamarono più a suonare il mandolino e nel frattempo ebbe modo di capire che il buffone nascosto in lui doveva essere un'altra qualità da dover sfruttare. Si ricordò di quando da bambino faceva ridere gli amici di scuola senza far niente, di quando il padre gli diceva: "Pierà nun fa 'o buffone!" di quando il maestro di solfeggio gli disse: " 'a Pierà, sei una macchietta e non lo sai!". Si ricordò dei bambini che sempre gli dicevano: "mi fai ridere!" e iniziò a capire perché tra i suo idoli come Leonardo, Dante e Vivaldi ci fosse anche Totò. Un giorno fu invitato alla festa di Katya col suo mandolino. Ma nel prendere lo strumento un dubbio lo assalse: "Che suono?" Dopo tanti anni di smandolinate a feste e a matrimoni, in giro per il mondo con orchestre ed orchestrine, dopo tanti anni di conservatorio e di studi vari Pierangelo era arrivato al punto che non sapeva cosa


suonare. Aveva un repertorio di pezzi a solo di Bach e pezzi suoi, ma nella sua mente una voce ripeteva: "Il pubblico si vuole divertire!". Suonicchiò dunque qualcosa e un invitato esclamò:"Ma chisto nun canta!?". Così Pierangelo se ne andò dalla festa, in crisi, parlando da solo lungo il tragitto per casa, si umiliava e si litigava con se stesso, era arrabbiato, non ne poteva più di essere qualcosa senza essere niente. Così una voce gli disse: "devi cantare!" Il canto era l'ultima cosa che potesse mai prendere in considerazione perché lui sapeva di non saper cantare. Ma capì che non c'era strumento più efficace della voce per farsi sentire. Il giorno dopo Pierangelo iniziò a studiare una macchietta napoletana che più sentiva per le sue corde: "Attenti alle donne". La voce era pessima ma dato il genere comico, poteva passare. Così ogni giorno costruiva il suo repertorio di macchiette conosciute accompagnandosi col mandolino. Fondamentali furono le esibizioni pubbliche che gli fecero fare gli amici attori e cantanti che lo incoraggiarono a continuare. Dopo due anni Pierangelo divenne "Piermacchié, romantico buffone” e in un solo anno scrisse più di 40 canzoni a macchietta, storiche, filosofiche e d'amore e si esibì a solo con mandolino e poi mandola, con quartetto d'archi e orchestra d'archi, fece alcune partecipazioni a TV e radio locali, fu il costruttore del proprio mandolino e della propria mandola dal sapore giullaresco, che ideò con l'alchemia del poliuretano, fu scrittore di testi, della musica e degli arrangiamenti orchestrali. Ritornò in strada non più come posteggiatore, ma da Piermacchié, come moderno pazzariello in sella al suo piccolo motorino elettrico con frac e cilindro, conquistando l'apprezzamento di grandi e bambini che nel giro di pochi mesi, nel riconoscerlo, lo salutavano coi titoli delle sue canzoni. Tra le sue canzoni più note ricordiamo i tormentoni: "Si bello pisciò, Latrì, Mappì, Rina, Nun se magna, 'O taxi, Me chiagno 'ncuollo,'A faccia 'e scemo..." Nell'ottobre del 2013 Piermacchié entra a far parte della scuderia del teatro Tam, il tempio del cabaret napoletano ed italiano, fucina della fortunatissima trasmissione made in sud. E poi? come andò a finire?... Nessuno sa come andò a finire poiché nel tempo non ci fu ancora il tempo. (Piermacchié, 30 settembre 2013)

Che noia la vita prima della trasformazione E' ormai da giorni che in strada non si vede passare Piermacchié. Sembra quasi mancare a chi lo conosce, a chi si aspetta di vederselo piombare alle spalle all'improvviso col suo motorino. Stasera ero in orchestra, suonavo la viola per le prove del Requiem di Mozart e tornando verso casa mi hanno riconosciuto: "ma cheré, si’ sciso a pere?" poi in metropolitana dove gli occhi dei passeggeri cadevano sulla mia custodia a forma di faccia con mano in fronte, ma non sono io, quella è un' altra cosa. Esco dalla salumeria con un po' di spesa e dietro di me sento cantare: "Uagliò me cride? me pare 'e palle". Così ho finito gli ultimi passi verso casa, con la busta della spesa in una mano, il leggio e il requiem nell'altra, la borsa e la viola a tracolla, cantando per due scugnizielli di vico nocelle: "Si


'o cesso" e "Samente!". Quanta tristezza nel vestire i panni della routine, quanta solitudine il mio cappotto nero, il maglione, le scarpe e la borsa. Sto male quando in me scoprono Piermacchié ma non vedono il suo cappello, sto male quando ad ogni passo non sento ridere quella scia felice che mi porto dietro. Che noia la vita prima della trasformazione. (Piermacchié, 11 gennaio 2014)

Grazie, per essere così Al Tam in ritardo, il motorino rimane all'entrata, il capo di Made mi chiede se ho pezzi nuovi, io rispondo: "Chiaviche" e "Si 'o cesso". Entro al secondo tempo e il pubblico mi sovrasta di applausi su: "... io te prego vavattenne, ca stu coso nun se 'mpenna!" Il gran Gino mi guarda con occhi buoni, lui mi capisce, io lo capisco. Mi nascondono il motorino, scherzetto molto piaciuto, mentre mi avvio verso le scale dell'uscita con in mente l'empatia che faceva a botte con l'improvvisazione, finché un gruppo di giovanotti si blocca al mio arrivo in strada ponendo momentaneamente fine agli scontri della ragione: "Chi sei? cosa fai? "ed io: "sono Piermacchié", allora sfodero il Mandoliuto e faccio un medley dei miei insuccessi. Un successone. Mi dicono: "grazie, grazie per essere così", la cosa mi commuove ma non piango, mi regalano 2 euro e vado via, trascinandomi dietro, ad ogni angolo di strada la mia solita scia di voci: "Si bello piscò!, Latrì!..." (Piermacchié, 13 gennaio 2014)

Si 'o cesso..." non l'avessi mai detto Era andato tutto bene a teatro, poi la sua solita passerella per le strade di Napoli verso casa accompagnata da manifestazioni di sgomento e approvazione da parte di tutti. I giovani si domandavano se questo personaggio assurdo fosse l'effetto dell'erba oppure la vera manifestazione di una realtà anomala. Un tassista lo ferma, abbassa il finestrino e gli dice: "Ti stimo!",lui per ricompensa gli accenna" 'O taxi".Poi un concertino sotto la galleria per un gruppo di napoletani di Milano che avendolo riconosciuto gli hanno richiesto: "Nun se magna" e gli altri tormentoni, col figlioletto di tre anni che faceva cappello per lui e che si ricordava: " 'A faccia 'e scemo".Altre due fan fuori al conservatorio lo fermano con le birre in mano cantando: "Si 'o cesso" e proprio questa canzone determinerà il disastro poco dopo. Nella folla di piazza Bellini una sua fan, felicissima di averlo rivisto gli chiede: "Dai, facci una canzone!" e lui: "sto andando a casa", lei: " dai, allietaci!" e allora Piermacchié accenna: "e che è succies? si 'o cesso..." non l'avesse mai detto, l'amica in quell'istante finisce di essere sua fan, gli dice che se l'è presa e non lo guarda più in faccia. Piermacchié si scusa, si difende dicendole che era la nuova canzone che aveva in


mente in quel momento e che voleva fargliela ascoltare, ma niente da fare. Piermacchié continua rattristato il suo tragitto verso casa divincolandosi nel traffico, accompagnato dalle ovazioni e dagli scatti delle foto degli automobilisti. (Piermacchié, 15 Gennaio 2014) La mia religione La strafottenza è la mia religione (Piermacchié, 7 dicembre 2013) Nella mia testa Ogni giorno scopro una novità nella mia testa (Piermacchié, 10 dicembre 2013) E' asciuto pa' televisione Io, per essere stato per qualche minuto da Bonolis, mi fermano per strada, aprono gli sportelli della macchina in viaggio mentre sto guidando il motorino e mi dicono: "Ma tu sei andato da Avanti un altro?" si affacciano ai vasci quando cammino a piedi e mi dicono: "Ma nunn' hai vinto niente a canale 5?" Ieri una signora che non conosco, senza chiederlo a me, lo ha detto direttamente al meccanico: "E' asciuto pa' televisione". (Piermacchié, 21 dicembre 2013)

Può mai esserci soddisfazione più amata? Quartieri spagnoli:Sul motorino padre, mamma e figlia mi riconosco e mi inseguono,mi sorpassano,la piccina è avanti all' impiedi con le mani appoggiate al manubrio, volta il suo faccino che mi cerca, mi grida a squarciagola:Latrì, latrì, latrì!!!, subito dopo una coppia sul motorino, mi salutano e lei dietro mi grida: "Non mi hai riconosciuto? quella volta al ristorante... Io so' Ciaccarella!".Può mai esserci soddisfazione più amata? Napoli mi ha creato e gliene sono grato. (Piermacchié, 7 novembre 2013)

'A prossima vota vien chiù ambress, pe' criatur! Una giornata iniziata al mattino con lo studio col maestro, poi in radio, poi a via Caracciolo e a piazza Trieste e Trento a fare cappello, poi a via Tribunali a vedere la partita...


ma il bello è arrivato quando sono tornato a casa, perché mi sono trovato per la prima volta a cantare per i miei vicini... la signora Maria è sbucata dalla finestra d' 'o cesso perché dall'altra non ci capeva poiché ne erano tanti affacciati e mi ha fatto dedicare: "Si bello pisciò" al marito, tanta gioia attorno con Rina, Latrì! 'A faccia 'e scemo... e dal palazzo di rimpetto la signora mi dice: " 'A prossima vota vien chiù ambress, pe' criatur!" (Piermacchié, 22 ottobre 2013)

Hai capito tutt' cose! Stamattina a piazza Trieste e Trento mi ha colpito uno straniero, era con sua moglie, appena mi ha visto mi ha sorriso, poi ha preso delle monete con la mano destra e con la stessa si è fatto il segno della croce più volte, poi me le ha messe nel cappello con fare rituale e mi ha detto con sorriso sincero: "artista!" in quel momento mi sono fermato e tutto intorno a me si è fermato. Il pomeriggio canto agli amici dei baretti di via Bellini, dopo i miei insuccessi arrivo all'ultimo tormentone: "Me pare 'e palle"... poi recito: "me pare 'o pesce pigliato cu 'a botta, nu fesso ca ride e ca sfotte... in quel momento passa il barbone di via Bellini ed io a lui dedico la frase cantata: "e a te nun te ne fotte" e lui: "hai capito tutt' cose!" un tripudio di risate. (Piermacchié, 14 ottobre 2013)

Buffo e serio Non posso essere serio se non sono buffo non posso essere buffo se non sono serio (Piermacchié, 16 ottobre 2013)

Con l'incoscienza del sapere. Vivo e convivo con persone malate, con persone tristi, persone positive, persone colte, pazzi, maestri, geni, puttane, mendicanti, preti, ascolto i vecchi, ascolto i bambini, osservo i ricchi, ammiro da ogni punto di vista la loro visione della vita, cerco nei loro occhi i colori del bene, apprendo i grigi del male, non mi faccio toccare, passo visibile ma trasparente e tocco il fondo attraverso la vita di chi ha toccato il fondo, leggo le facce, i


tormenti, le ansie, le gioie, le paure di quella che infondo è solo una vita, una semplice vita che va vissuta fino all'ultimo respiro con l'ignoranza della cultura, con l'incoscienza del sapere. (Piermacchié, 27 agosto 2013)

Tu diventerai famoso Stasera ho eseguito tutto il mio repertorio, spensierato, cantavo per me, non pensavo alle monete, pensavo alle mie canzoni. I bambini cantavano: " 'A faccia 'e scemo", volevano ascoltarla più volte, questa e: "Angela, dint' 'o cesso", tutti ridevano a : " 'O taxi", poi la "Sirena di Posillio", "Photosophie" e "Francesca sei" alle belle donne, che si incantavano. Alcuni ragazzi sono tornati indietro entusiasti menandomi alcune monete e dicendomi: "sei un genio!" Un tizio mi ha detto: "tu qui sei un personaggione! sai chi andava in giro per Napoli vestito come te? Giacomo Leopardi" allora dopo avergli dedicato: " 'a faccia 'e scemo, 'O taxi e Nun se magna", gli ho cantato: "Leopardi a Napoli". "Tu diventerai famoso", questo mi ha detto Rita la cartomante. dopo aver visto la mia esibizione al borgo marinaro. "lo dissi anche a D'Alessio e a Finizio quando erano ragazzi". E' stata una serata fenomenale, la prima di una lunga serie, una serata scaturita dall'esperienza delle serate coraggiose di questa mia grande estate. (Piermacchié, 27 agosto 2013) Mi avevano aggredito I ragazzini con le bici che ieri mi avevano aggredito stasera cantavano la mia canzone in coro: " 'A bicicletta elettrica" (Piermacchié, 24 agosto 2013) Canzoni personalizzate Adesso Piermacchiét inventa le canzoni personalizzate al volo. Il pubblico passa e lui trasforma il loro parlare in melodia con accompagnamento. (Piermacchiét, 24 agosto 2013)


Essere La mia poetica, la filosofia, il teatro delle mie interpretazioni, per strada, lungo il mare dell'estate. Essere compreso o essere deriso non ha molta importanza, l' importante è essere. (Piermacchié, 18 agosto 2013)

Divento un'altra cosa Non so che mi succede, mi credo una persona normale, poi arriva sera ed esco di casa col motorino, mandola cornetto e cilindro e così combinato me ne scendo pe 'o museo e arrivo a piazza Dante, m'a faccio pe' Toledo e piazza Plebiscito e arrivo a via Caracciolo e veco tutto 'o mare, cammina 'a gente a pere e nun me pare overe ed io, divento un'altra cosa. (Piermacchié, 14 agosto 2013)

Il pezzo smarrito del cornetto di Piermacchié È appena stato ritrovato a Napoli in via san Sebastiano il pezzo smarrito del cornetto di Piermacchié, perso prima e non durante l'inseguimento avvenuto pochi minuti dopo in via della 'nfrascata che ieri notte ha visto vittima il romantico buffone, che ha evitato con un mezzo testacoda due giovani su un motorino che volevano il suo cappello. Strano scherzo del destino che ha reso protagonista del ritrovamento il liutaio Masiello che si trovava a passare oggi per la via degli strumenti musicali. (Piermacchié, 20 gennaio 2014)

Solo il buffone può dire la verità Solo il buffone può dire la verità, perché non è preso sul serio. (Piermacchié, 24 gennaio 2014)

Una visione


Avere una visione, per poi crearla (Piermacchié, 23 gennaio 2014) Peppe Lanzetta Dietro le quinte del Tam è seduto sulle scale Peppe Lanzetta, ha appena visto lo spettacolo, parla coi comici, io passo, lo saluto e lui a me: “wagliò tu stai annanze!” (Piermacchié, 23 gennaio 2014) Recitazione Il giusto impasto tra naturalezza e artificio (Piermacchié, 29 gennaio 2014)

Sono un sogno Sono appena tornato a casa col mio motorino, il frac, il cilindro. La vita è un'altra cosa così, quando passo per strada io sto bene e vedo la gente osservarmi con meraviglia mentre attorno tutto diventa una favola e sinceramente preferisco vivere nel sogno invece di trascorrere i giorni in questa realtà bugiarda, monotona e triste. Sono un sogno. (Piermacchié, 30 gennaio 2014)

Quello che vuole il pubblico Ma quello che vuole il pubblico è quello che gli si vuol far credere che lui voglia? (Piermacchié, 31 gennaio 2014)

Una cosa che non riesco a capire Non penserei mai di fare il pagliaccio per strada, quando esco di casa già mi sento a disagio, sentirmi osservato mi dà fastidio.Però mi succede una cosa che non riesco a capire quando indosso il frac e il mio cilindro azzurro. (Piermacchié, 29 gennaio 2014) Alla presentazione del Libro di Maria Bolignano Alla presentazione del Libro di Maria Bolignano, che mi ha voluto assieme a Fastidio, Abbacuccio ed altri. Il mio motorino


Entra nel teatro Bellini, i sorrisi di Maria mi riempiono di autostima. (Piermacchié, 21 gennaio 2014) Un volto noto Ieri è successo un fatto culminante: trovandomi a uscire con alcuni volti noti della televisione pareva, dalla reazione della gente, che avessi la loro stessa notorietà. (Piermacchié, 22 gennaio 2014)

Lo pensai un tempo fa I miei sogni ancora si realizzano. Mentre non me ne rendevo conto mi trovavo a vivere nei desideri pensati un tempo fa. Una compagnia di comici, aspettando il mio numero nei camerini, anche questo pensai, lo pensai un tempo fa. (Piermacchié, 13 gennaio 2014)

Il vestito I miei panni di vita quotidiana sono i veri costumi di scena.Il mio frac, il cilindro azzurro e il mio papillon a sacchetta invece fanno il vestito della mia naturale esistenza. Il teatro è nella vita dei panni comuni che indosso quando il tempo passa solito e grigio, ma è nella finzione che mi accorgo di essere vero, e sento i secondi, i gesti, il respiro, il silenzio, lo spazio che mi contiene dentro ed oltre. (Piermacchié, 1 febbraio 2014)

Non so niente Non fatemi domande sull'arte, sulla musica, sulla pittura, sulla poesia, sul teatro, sul bello e sul brutto, non so niente e non voglio saperne niente. (Piermacchié, 1 febbraio 2014)


La regina della notte Ero piccolo, la mia famiglia non aveva una grande cultura musicale, a mio padre piaceva Mario Merola, a mia madre le canzoni anni 60. Mi trovai in uno di quei giorni della mia vita ingenua a studiare da mia zia, c'era la televisione accesa ed io rimasi a bocca aperta per una pubblicità di un prodotto per la pulizia del cesso, perché la musica adoperata era l'aria della regina della notte, fu in quel momento che scoprii la bellezza di Mozart. (Piermacchié, 1 febbraio 2014)

Pel mio ricercare Non morrò certo io per la intossicazione de lo mercurio, ma pel mio ricercare forse da quella dello poliuretano. (Piermacchié, 3 febbraio 2014) Il pubblico Scrivevo per il pubblico di strada e mi ritrovai a cantare per gli spettatori del Tam. Adesso scrivo pensando alla reazione di quelli, che seduti comodamente sulle poltroncine del Tam attendono in silenzio i miei 5 minuti, rinnovando così il repertorio per il pubblico di strada.(Piermacchié 4 febbraio 2014) Timidezza Sotto le rughe, sopra i tuoi passi stanchi,in quante gioie il tuo tempo avrebbe avuto colore e quante altre cose avresti fattoe intrapreso, ne avresti sentito l'odore, l'inutile malattia, la timidezza. (Piermacchié, 7 febbraio 2014)

L’ estate sta già finendo l'estatee non è ancora cominciata (Piermacchié, 7 febbraio 2014)

Per suonare tutti gli strumenti l'unico modo per suonare tutti gli strumentiè scrivere per orchestra (Piermacchié, 7 febbraio 2014)


La stima in tutto questo casino una cosa mi gratifica,la stima che mi manifestano i migliori (Piermacchié, 9 febbraio 2014) Nella malinconia di una gioia I tuoi sorrisi nella maestà della tua riccia criniera, le tue tenere labbra che dicono voci come i fiati d'orchestra, la tua leggerezza che si confonde nei riflessi di pioggia col tuo pantalone di luce, i tuoi maglioncini profumati, le unghie dipinte, lunghe senza graffiare le mani di chi vorrebbe più tempo per intrecciare le dita di un saluto, aspettando te nella malinconia di una gioia. (Piermacchié, a Valeria, 10 febbraio 2014)

Un bambino buffone Ero un bambino buffone che iniziò la sua vita a studiare per diventare un uomo serio. Adesso sono un uomo serio che passa la sua vita a studiare per ritornare al bambino buffone. (Piermacchié, 10 febbraio 2014) Nella malinconia di una gioia I tuoi sorrisi nella maestà della tua riccia criniera, le tue tenere labbra che dicono voci come i fiati d'orchestra, la tua leggerezza che si confonde nei riflessi di pioggia col tuo pantalone di luce, i tuoi maglioncini profumati, le unghie dipinte, lunghe senza graffiare le mani di chi vorrebbe più tempo per intrecciare le dita di un saluto, aspettando te nella malinconia di una gioia. a Valeria (Piermacchié, 10 febbraio 2014)

Difficilissimo


Dare una ragione alla follia,difficilissimo (Piermacchié, 10 febbraio 2014) Ricercare io e lo strumentostiamo in pieno ricercere (Piermacchié, 10 febbraio 2014)

Le mie evoluzioni Sono curioso di scoprire le mie evoluzioni (Piermacchié, 11 Febbraio 2014)

Fuori dal mondo la mia forza sta nel fatto che iosono fuori dal mondo (Piermacchié, 11 Febbraio 2014)

Positiva mente Il teatro Tam mi sta infettandopositiva mente. (Piermacchié, 12 Febbraio 2014)

Flusso di coscienza Per creare melodie c'è bisogno del flusso di coscienza (Piermacchié, 14 Febbraio 2014) Scemità Non amo fare scemità con scemità (Piermacchié, 16 febbraio 2014)

Abbi pietà di noi Se ti sveglierai abbi pietà di noi,abbiamo costruito attorno a te perché dormivi,quelli di sopra gioiranno, non importa,se devi esplodere facci prima evacuare tutti.


(Piermacchié, 17 febbraio 2014) Il mio cammino Il mio cammino prosegue nel fango di un addestramento militare. (Piermacchié, 16 febbraio 2014) L’ artista l'artista non si lamenta (Piermacchié, 17 febbraio 2014) I consigli di Siani e gli apprezzamenti di Paolantoni Stamattina Emidio mi ha fatto una bella intervista nella terra d'origine di mia fanciullezza con Paco Smart, cominciai con lui e Giarrone a fare la posteggia grazie a Gennaro Russolillo. Poi in sera al Tam i complimenti di Paolantoni e apprezzamenti con consigli di Siani, giornata del new look e del nuovo metodo di discesa delle scale col motorino. (Piermacchié, 17 febbraio 2014)

Nel suo sentire accanto Sanità, ore 21:30, Piermacchié si presenta da Pizzeria Oliva - da Concettina ai Tre Santi ed è subito festa, per strada lo riconoscono,sui motorini urlano il suo nome, i pizzaioli e i camerieri gli offrono un' enorme pizza fritta cantando: "E che è succies? si 'o cesso!" Alcuni clienti lo hanno già visto al Tam, un tintinnio di mance di spiccioli e filigrana, nel caos della napoletaneità dell'essere, la sua voce penetra con le parole dellesue canzoni d'umore mentre il suo amicoAntonio Raggi lo ammira da lontano,felice di averlo fatto conoscere alla pizzeria. Poi la gioia di chi, per quella strada osservail motorino, il cappellino luminoso, lefacce di Piermacchié, che dopo aver salutato i presenti si avvia verso casa felice di averdato allegria, mentre sulle pietre della stradaantica le sue ruote vibrano un pensiero di silenzio a colui che visse la sua grandezzaverso il luoghi del suo tempo, in un percorreredi nostalgia, nel suo sentire accanto. (Piermacchié, 18 febbraio 2014)

In paradiso E Dio gli chiesa:"cosa hai fatto di buono nella vita?"e lui: "molti video tutorial su youtube"e Dio: "in paradiso!" Piermacchié, 19 Febbraio 2014)


Il mio amico Piermacchié La pianista Giusi Gammella scrive: “Esco dalla classe di armonia tutta abbattuta ma improvvisamente dal corridoio del conservatorio vedo passare il mio amico Piermacchié che come sempre mi ha cambiato la giornata tra risate, musica, foto, video, caffè e una bella chiacchierata!” (Piermacchié, 20 Febbraio 2014)

Il ritorno in conservatorio Grande successo il ritorno in conservatorio, da Piermacchié, dove ormai lontano è il ricordo della pauradella lezione di solfeggio, quando me ne andavo piangendo sbattendo la porta al maestro, di quella di storia, quando non sapevamo mai nulla, del timore serio degli esami, quando era difficile copiare...

(Piermacchié, 22 Febbraio 2014) Vediamo quello che realizziamo Ho la sensazione cha da bambini vediamoquello che realizziamo quando ci facciamo grandi. (Piermacchié, 24 Febbraio 2014)

Capitolo 2 Il guerriero del buonumore


Il guerriero del buon umore Piermacchié, il guerriero del buon umoresi prepara per le prossime battaglie per le strade di Napoli. Il motorino è stato revisionato dai suoi meccanici,il telaio è a posto, la canna di sterzo non vibrapiù, ha subìto altre modifiche alla carrozzeriaed altri colori si sono sovrapposti, le munizioni di canzoni si sono aggiornate e sono aumentatedi numero, il cappello ha i capelli e le sue luciad intermittenza sono tornate a lumeggiare. (Piermacchié 24 febbraio 2014)

Sul pianeta terra Sarò vissuto sul pianeta terra,ero con gli uomini e gli animali (Piermacchié, 25 Febbraio 2014)

Tra pazzariello e cabaret Leonardo Di Stefano scrive: “A mio parere.Piermacchiè rappresenta una forma di ricerca ed evoluzione della grande tradizione cabarettistica del Teatro Napoletano,cercando di coniugare il "Pazzeriello di


strada"con la ricerca evolutiva della tradizione classica del cabaret napoletano.A mio avviso,rappresenta,una forma di ricerca applicata.Peccato che i testi siano in lingua napoletana ed indugiano su certi particolarismi del luogo,se uscisse fuori,da detti perticolarismi e cercasse altre ispirazioni di conoscenza diffusa nazionale,conservando la napolitanietà, sarebbe originale e compreso da altre fasce di pubblico,magari, nazionale.” (Piermacchié, 26 febbraio 2014)

Fino all'ultimo giorno di settimana Non posso vedere i tuoi occhiperché non mi fanno pensareal tuo fianco si sta in una dimora d'invernoil tuo abbraccio mi da l'ombra d'estatee i riccioli vortici di morbidi odori nel sorriso che mi dai quando è già seraallora ripenso e sei tormentofino all'ultimo giorno di settimana.(Piermacchié, 26 febbraio 2014) Erano lazzi Erano lazzi sulla mia pelle,muovevano le forme delle guance, con gli occhi a pazzo,la bocca deforme, un suonod'improvviso come un lamentoe le sopracciglia diverse.Erano lazzi, adesso lo so,il mondo di lazzi così riempirò. (Piermacchié, 26 febbraio 2014)

L’ ultima maschera di Napoli Nunzio Brandi scrive: “Pier Macchié è l'ultima maschera di napoli. Essa è vera,autentica,sofferente,allegra, speranzosa,inquieta,preoccupata, macabra e bella proprio comela nostra amara citta' che tutto raccoglie in una bella giornata di sole.” (Piermacchié, 27 febbraio 2014)

Un ricordo per Napoli "Chill è piscione! we Piermacchié! Latrì fance 'na canzone! Ciao amore! Tesoro dove stai andando?..." tutto accade ad ogni angolo di strada e Piermacchié può già lasciare un ricordo per Napoli. (Piermacchié, 6 gennaio 2014)


Un fottuto genio Stasera oltre ai vivissimi complimentidi Giacomo Rizzo e del sempre caldo pubblico del TAM nei miei confronti,una macchina di donne mi ha gridato:"sei un fottuto genio!" non so cosa vuol dire, ma mi piace. (Piermacchié, 28 ottobre 2013) Fotografavo e registravo il giorno Un giorno è tutta la vita e tutta la vita è un giorno.Per questo motivo fotografavo e registravo il giornocon ossessione, con la mia telecamerina sempre prontaa fermare quello che mi stava passando davanti agli occhi. Non volevo perdere la vita e la conservavo in digitale,accumulavo i giorni, i mesi e gli anni e riscoprivo nella vita riveduta la bellezza, i miei difetti e quello che al momento non vedevo. "Come fanno gli altri a non registrare la grandezza e i significati nascosti del giorno?" mi domandavo, giudicando gli altri come spendaccioni e menefreghisti di una vita per loro senza valore. Così negli anni cambiava il mio punto di vista, il mio punto di ripresa, ciò che ritenevo opportuno registrare e ciò che invece potevo lasciar morire. Inizialmente per me ogni momento era importante e più registravo e meglio era, finché ad un certo punto mi accorsi che il valore della vita che vedevo aveva senso solo nel suo momento vissuto, poichéuna volta che questo veniva a passare, ne subentrava subito un altro che sostituiva quello di prima, che anche se avvalorato da un bel ricordo e da una registrazione, andava comunque perduto per sempre.Allora mi accorsi che non riprendendo alcune scene di un giorno, la vita andava avanti lo stesso fregandosene se l'avessi salvata o no. La vita ai miei occhi si mostravaquindi, grande ed effimera allo stesso tempo.Mi domandavo che senso avesse questa per svanire ogni giorno come se niente fosse accaduto.Mi confrontavo col me stesso nel corso del tempo, ma questo osservare, oltre ad aiutarmi a migliorare non mi aiutava a non disperdere la vita. Così ho capito che la vita non vuole essere fermata e che noi uomini abbiamo l' illusione di fare la storia, ma tutto è fluire come l'acqua di fiumela vita. Adesso registro ancora qualche momento del giorno,ma soprattutto i miei progressi creativi, il resto del vissuto sto imparando ad osservarlo coi miei occhi cercando di accettare il tempo per quello che vuole. A questo punto posso dedurre che l'inesistenza sta nell' esistenza come l'esistenza starà nell' inesistenza. (Piermacchié, una filosofia nella notte del 30 ottobre 2013,ore 4:00) Te scamazzo! Un lieve crampo al braccio destro per Piermacchié, per via di un tarzaniello che lo tratteneva sul motorino.Queste le parole del buffone accompagnate dal gesto di scuzzettone che hanno provocato la fuga del bambino:"Te scamazzo!" (Piermacchié, 31 dicembre 2013) Quando chiudo la porta di casa


La mia esibizione inizia appena apro la porta di casa, continua durante il tragitto, si ferma a teatro e finisce quando chiudo la porta di casa. (Piermacchié, 29 dicembre 2013) Mi hanno pisciato nel cappello Doveva accedere che mi saltasse la catena per far si che da fermo, la signora mi riconoscesse sulla salita di Salvator Rosa e mi richiedesse il bigliettino dicendomi che farò cose grandi. Venivo dal bar dell'epoca dove avevo dato l'ultimo spettacolo del giorno dedicando la canzone: "Photosophie" proprio a Sofia e a Simona, anch' essa presente nella stessa. Prima però ero stato sotto il ponte di via Chiaia dove Isa Danieli mi aveva ritualmente offerto qualche spicciolo e la commessa del negozio di scarpe rideva guardandomi da lontano tra Latrine, corna e un Taxi che passava mentre cantavo: " 'O taxi". Prima però ero stato a via Toledo, dove un gruppo di ragazzini mi ha riconosciuto, si sono presi il cappello da testa, dalla parte buona, quindi non si sono punti le dita, poi mi hanno pisciato nell'altro cappello, quello degli spiccioli, che un signore dei quartieri mi ha gentilmente sciacquato prima che si riempisse del primo euro. (Piermacchié, 19 dicembre 2013)

Quello che volevo Sta per avvenire la grande svolta della mia vita perché ho conquistato quello che volevo e sono stanco (Piermacchié, 15 dicembre 2013)

La bellezza dell'esserci stato Accetterò la sconfitta della giovinezza, quella del tempo, quella di un vissuto riempito bene o male. Così me ne andrò, in un sonno senza domani e capirò che la mia vita non fu mai mia, capirò nel sonno la bellezza dell'esserci stato. (Piermacchié, 13 dicembre 2013)

Una parolaccia in cosa d'altro L'arte di trasformare una parolaccia in cosa d'altro è quello che mi vado a fare (Piermacchié, 12 dicembre 2013)


Una nota di colore Sono una nota di colore che passa all'improvviso tra la folla e senti dire: "Fratm! hai vinto! si 'o gas!hai arrevutato! hai scassato!" (Piermacchié, 7 dicembre 2013)

Mi bacia le labbra Mi fermo col motorino a piazza dei Martiri e Martina, con l'amica Irene vengono verso di me. Io cerco di telefonare Sophie, quella della canzone, ci siamo persi poco fa tra la folla della festa della donna. Martina ha un rossetto rosso fuoco, mi guarda con occhi dolci, io le mando baci, lei mi risponde coi baci e Irene mi bacia le guance. Martina inizia a farmi un video col suo cellulare, mi chiede chi sono, mi bacia al di la dello schermo, io tra una risposta e l'altra rispondo ai suoi baci. Ha la gonna, belle gambe, bel visino con occhi incantati, passa il cellulare all'amica, viene verso di me, io le preparo le labbra, col suo rossetto mi bacia le labbra. Tornavo dal Tam, dove ho cantato: "Le corna di Cornacchia" e "Afammocca" con gran divertimento mio e del pubblico e bella intesa con Maria che è sempre più cara a Piermacchié. Poi le canzoni per strada per i miei fan e nelle orecchie ancora il dolce e delicato: "Si bello Pisciò" cantato da Stefania come quella volta a piazza Bellini, con l'amica Emiliana. In una sera tranquilla dove gli amici Umberto e Giusi hanno riso per me, assieme alla combriccola di Antonio e tutto il bagno di folla che con gioia mi vedeva passare: "Si 'o mostr fraté!" (Piermacchié, 8 marzo 2014)

Ad essere me

Mi sento un'energia addosso da tutte le parti, un vortice a 360 gradi che mi prende e mi fa girare la testa, una forza fatta da grandi e piccini,


ricchi e poveri, teatranti e potenti dello spettacolo, passanti ed attenti, tutti a far parte di me, tutti ad essere me. (Piermacchié, 5 Ottobre 2013) Ricetta per creare un Piermacchié Una spruzzatina di Dante e Leopardi,un pelo bianco di Leonardo, un capello rosso di Vivaldi,un' unghia di Totò.Fare crescere chiuso in casain un bel paesino tranquillo come Monte di Procida fino ai 20 anni e farlo vivere poi da solo in casa e per le strade della città di Napoli. (Piermacchié, 29 novembre 2013)

Pierà nun fa 'o buffon! Sfottevo tutti quando ero bambino e mio padre mi diceva: "Pierà nun fa 'o buffon!" Poi a 10 anni chiesi a mio padre: "Papà mi compri un violino?" e papà: " 'o viulin? te lea fa tu 'o viulin!" E così fu, mi costruii un violino che aveva l'unico difetto di non suonare ma entrava precisamente in una vera custodia di violino. Poi a 34 anni diventai Piermacchié, un buffone che suonava gli strumenti da lui costruiti. (Piermacchié, 22 novembre 2013)

I puri di cuore Solo i puri di cuore vedono Piermacchié (Piermacchié, 1 marzo 2014)

Sono io un film


Esco per andare da Marina, si discute per un video. Un bel sole, lo inseguo per farmi accarezzare. Al caffé degli artisti mi chiamano, arrivo in 2 secondi. Al tavolino c'è Enzo Gragnaniello, lo saluto e gli dico: " 'O saie, io cunosco a fratete". Gli faccio ascoltare un madley, i passanti diventano ottimi attori per le mie trovate e c'è chi mi ringrazia per averlo chiamato: "rinale". Vado dove mi porta il sole e mi chiama Vincenzo, l'attore che fece esibire per la prima volta il Piermacchié in embrione. Il sole sul suo sorriso mi porta a via Roma dove faccio ascoltare i miei ultimi insuccessi a Enzo. Scendo a via Caracciolo, mi gridano: "Da quale film sei uscito?" ed io: "Sono io un film". Sto per entrare al borgo marinaro ed una troupe di studenti dell'accademia sta per girare le riprese di un cortometraggio su Alice nel paese delle meraviglie. Dopo pochi minuti iniziano le riprese ed io faccio il cappellaio matto sul motorino che disturba la passeggiata del coniglio con la fidanzatina. Mariano mi chiama, ci salutiamo, è col figlioletto e la moglie, l'ho visto ieri sera in TV, ha fatto per la prima volta il Super pigro. Torno a casa e incontro Loredana, la Mariarca, l'attrice di "Reality", da adesso siamo amici. I bambini sono tornati da scuola, vogliono fare un altro video con me. (Piermacchié, 12 marzo 2014)

L’ essenza di quel tempo A scuola iniziai a poetare "a guisa di quegli", alla maniera dello stilnovo, poi mi andava il tratto a matita come quello dei grandi della rinascenza, amavo il "passato che mi risuonava come una parola tra il glorioso e l’ oscuro. Pareva che ognuna cosa che intraprendessi nel fare alla maniera antica con tanta gioia, per una estranea forza mi si opponeva nella materia che di quella cosa si formava. Avevo l’animo in guerra per un desiderio che voleva pigliare forma e uno stato d’animo opposto che da li mi scacciava. Mi ritrovai a un bivio. Da un lato la strada del presente, del brutto, del disanimato, dall’altro la strada che mi portava diritto verso una pesante paranoia, che sarebbe culminata nel disastro dello spirito." Dopo 20 anni circa ho costruito una viola che ha la voce di quei tempi, quando si cercava d'armonia la bellezza dal medioevo al barocco. Ogni cosa che io faccia pare che abbia l'essenza di quel tempo.


(Piermacchié, 14 marzo 2014) Supereroe del buonumore Per la libertà o si impazzisce o si diventa supereroi, io non sono impazzito,sono diventato il supereroe del buon umore,(a rischio di prendere mazzate per la strada) (Piermacchié, 17 marzo 2014) Non scelgo l' amore Non scelgo l' amore con l' intelligenza e l' esperienza, mi salta addosso così com' è, finché non va via lasciando luce della sua ombra. (Piermacchié, 17 marzo 2014) Mi piace Mi piaceè un' ombra del tuo passaggio,una carezza, un sorriso, quel bacio. (Piermacchié, 18 marzo 2014) Storia della Manviola Aspettai ogni giorno con la paura del tempo perduto. Il violino che mio padre mi disse di costruire lo avevo costruito ma non suonava, non avevo mai visto un violino da vicino, solo in tv, dove tutto era irreale. Immaginavo come sarebbe stato vederlo realmente e la sensazione che provavo era come il pensiero del primo bacio. Finalmente quel natale, sotto l' albero mia madre depose il regalo più bello che abbia mai ricevuto, era rosso, rimasi incantato proprio come quando anni dopo ebbi il primo bacio da Marianna con le sue labbra di rossetto in cambio di un disegno. Da quel momento quel pezzo di legno diventò la mia ossessione. L'amore e l'odio cominciarono a convivere. Già dal primo momento spezzai una corda, l'archetto non suonava e quella cosa trasparente non era naftalina ma la resina che doveva essere sfregata sui crini per far suonare le corde con l'attrito. Mi pervase una sensazione di gioia e impotenza, la stessa sensazione che ebbi quando anni dopo rimanevo a tu per tu con Fabiana senza riuscirgli a dire una parola per timidezza. L'unica soddisfazione mi fu data da zio Nicola quando mi fece notare che il violino che avevo costruito entrava perfettamente nella custodia del violino vero.


Quando capii come far vibrare le corde mi chiudevo in stanza e suonavo con la musica della radio. Le dita strisciavano a caso, emettevo suoni glissati che cercavano l'intonazione, sentivo che qualcosa non andava ma ero convinto comunque che stessi suonando. Odiavo la tastiera ceca, non capivo dove mettere le dita, non sopportavo il fatto che il violino si poggiasse sulla spalla e sotto al mento, ma non per questo lo abbandonai. Mi ritrovai un giorno ad arpeggiare con le dita due accordi sconosciuti, cercavo di inventare a voce una melodia e l'insoddisfazione era lenta e duratura. Dopo anni mi ritrovavo a uscire dalla casa del maestro con un dolore allo stomaco e un pianto agli occhi. Intanto imparai ad orecchio a mettere qualche nota buona e inventai una musica sulla quale si unirono amici musicisti, così formammo un gruppo e andammo una sera a debuttare in pubblico. Posammo gli strumenti sul palco, portai anche il mandolino che posai accanto al violino. Nell'attesa mi confondevo tra la folla e guardavo da lontano i miei strumenti quando un ragazzo dell'organizzazione sale sul palco e mette il piede sul mio mandolino, io raggiungo il palco di orsa, disperato prendo quello che restava dello strumento e lo mostro alla folla con un dolore simile a quando venivo castigato dai maestri e deriso dai compagni di scuola. Quella sera non ci fecero nemmeno suonare. Tornai a casa piangendo, erano anni che non piangevo, piangevo come un bambino. Avrei desiderato che si rompesse il violino, che finisse quella storia sbagliata come con quella donna tossica di Nicoletta all'accademia e non perdessi il mandolino che nella sua gracile sincerità stava dimostrando di amarmi come Liana, l'amica pianista, la mia donna di maggio. Passò altro tempo e ricordo quando alle scuole medie sfogliavo il libro di storia della musica e mi soffermavo sulla foto del violino e a quella del mandolino. Mi costruii un violino elettrico che questa volta suonava ed iniziai a girare il mondo con Riccardo, eravamo i Lupercalia. Dopo altri anni mi diplomai in mandolino ma cercai ancora il suono dell'arco e dopo anni ancora mi ritrovai in orchestra a suonare la viola, una viola a cui aggiunsi dei tasti per vedere le note. Così mi costruii tre mandolini, due viole tenori e un violoncello a braccio elettrici, poi mi ritrovai a scrivere canzoni e a cantare accompagnandomi col una mandola a quattro corde singole, perché odiavo le corde doppie del mandolino e del mandolino odiavo il plettro che le mie dita mantenevano sempre con insicurezza. Diventai Piermacchié, un giullare del passato trapiantato in una società di massa globale e mi costruii una manviola, un ibrido tra mandola e viola che pensai con


una nuova impugnatura dell'arco, un arco molto piccolo che usa la tecnica del plettro. Lo strumento è accordato un' ottava bassa rispetto al violino e ha una forma che richiama i primi strumenti ad arco della storia, il suono è antico e non ha molto volume ma amplificato sembra un violoncello. Lo strumento rappresenta me stesso, come una macchia di colore antico nel freddo di una società grigia. Scrivevo 20 anni fa: "Ed io urtai a la sponda del ventunesimo secolo, per rimbalzare ai secoli addietro, sì da poter ritornare infra la massa con la coscienza pura da interpretarla." (Piermacchié, 28 marzo 2014)

In 2 anni ho fatto l'impossibile In 2 anni ho fatto l'impossibile:mi sono messo a cantare quando non lo avevo mai fatto in vita mia, ho costruito un mandolinocon cui mi sono accompagnato le macchiette napoletane, ho costruito una mandola perscrivere 70 canzoni quando negli anni addietro ne facevo solo timidi tentativi, ho fatto nascere un personaggio con un motorinoda super eroe comico, ho scritto le mie canzoni per mandolino e mandola soli, per orchestra e quartetto d'archi, scritto basi con orchestrazioni sinfoniche computerizzate,ho costruito una manviola, quasi sicuramente strumento unicoal mondo, ho cabarettizzato la macchietta con la scuola del Tam,sto fondendo il contrappunto dellamusica esatta con la canzone leggeracon la scuola del Goodman. Sono stanco, ma curioso di ciò che mi aspetta, cosa penserò? cosa capirò oltre quello che c'è già? (Piermacchié, 30 marzo 2014)

Nel primo punctus contra punctum Sto incontrando il passato, il luogo da cui sono nato per poi essere scaraventato qui. L'incontro tra ciò che è alto e ciò che c'è di più basso sta nel primo punctus contra punctum a 2 voci per voce e manviola che segnerà il connubbio della parolaccia contemporanea con il principio della storia della musica occidentale. Il cantus firmus che si


estrapolava dal monodico canto gregoriano con testo sacro in latino e che si cambiò poi con testo profano e che già la messa a imitazione ne fece canzoni oscene e ad inverso il mottetto pigliò la sua musica per farla sacra, con me si conforma a semplice melodia inventata per orecchiabilità che si sta nella polifonia di contro all'altre voci della manviola, che ha per testo, in italiano o in lingua napoletana una parolaccia, che lascia il suo significato dispregiativo per esaltarne la bellezza della musicalità annientando i significati del tabù e del senso del proibito. Contrappunto 1: "Si 'nu piezzo 'e me". (Sei un pezzo di me) (Piermacchié, 30 marzo 2014)

Il palco del Tam e la strada Il palco del Tam è una passeggiata in confronto alla passeggiata in strada. Due scuole differenti per differenti difficoltà, ma sempre più difficile è lo spettacolo in strada. In teatro, anche se non ti conoscono, sono già tutti rivolti a te, si sceglie un pezzo buono, una trovata sperimentata e via. In strada nessuno esce per vedere te. Infine se non piaci a teatro rischi di essere fatto fuori, se non piaci in strada, già sei fuori. (Piermacchié, 1 aprile 2014)

La mia parolaccia


La mia parolaccia non esalta la sua volgarità,ma cerca di estrapolarne un contrario. (Piermacchié, 1 aprile 2014)

Il bombolone La bella violinista mi ha fatto provare una canna stamattina, il BOMBOLONE.Ne deduco che la canna è buona solo per conciliare il sonno, ho analizzatoche ci si sente stonati come appena svegli, rallenta la percezione dei sensi e tende ad azzerare lo spirito critico. Mi pare che sia una fuga vigliacca per chi non ha il coraggio di cercare se stesso. Come se io andassi a dormire senza aver fatto niente di costruttivo tutto il giorno. Alla mia amica ho scritto e dedicato: "Una uallera". (Piermacchié, 1 aprile 2014) Un ricordo di me Posso morire,un ricordo di me ci sta. (Piermacchié, 2 aprile 2014)

Note colorate Non li ho associati con ragione ma le note le ho sempre viste con questi colori: DO: nero RE: rosso MI: arancione FA: grigio SOL: giallo LA: Bianco, a volte bluastro SI: giallo (Piermacchié, 2 aprile 2014)

Mi baciava mentre cantavo La bellissima ragazza che stasera ubriaca mi abbracciava e mi baciava mentre cantavo subito mi ha detto, guardandomi coi suoi occhi affascinati, che voleva sposarsi per avere un figlio. Mi ha chiesto se avevo soldi, forse per sapere se avevamo qualcosa in comune. Alessio, il bambino che mi disse: "noi vogliamo ascoltare te" era li con me,


a piazza Bellini, distribuiva i miei bigliettini.

(Piermacchié, 2 aprile 2014) Le App. che non ho mai voluto. Nel mio cervello è in atto la cancellazionedi tutte le educazioni scritte da parte dei grandi che durante la mia adolescenza, credo non mi siano tanto servite e che adesso trovo obsolete del tutto, anche perché invece di liberarle, intuisco che le abbiano rallentate e rese inattive le infinite possibilità della mia mente. Pertanto sono consapevole che una pulizia totale della mia coscienza non si potrà ottenere ma provvederò comunque ad isolare le App. che non ho mai voluto. Sono pronto quindi per l'autoinstallazione di programmi a mia scelta e alla disinstallazione di programmi come: Tabù, Chiesa, Educazione, Morale ecc..., lascerò invece i programmi che la mia esperienza di aggiornamento ha confermato essere buoni come L'essere, L'apparenza, L'intuizione, La bellezza, L'autostima, Il sapere ecc... (Piermacchié, 3 aprile 2014) Sono innamorato di te Sono innamorato di tema non so chi sei, non so come ti chiami,non so come sei fatta, non so dove sei. (Piermacchié, 7 Aprile 2014)

Napoli non è mai cambiata La bellezza di Napoli va colta al momento,senza sperare in chissà quali cambiamenti, Napoli non è mai cambiata. (Piermacchié, 7 Aprile 2014) Lo Scherzetto di Piermacchié Lo "Scherzetto" è un breve componimento musicale dalla durata di pochi minuti, usato da Piermacchié come momento strumentale per Manviola sola. Generalmente si presenta in forma canzone A B A. La principale caratteristica dello scherzetto sta nell'avere un incipit burlesco, allegro, tra il motivetto infantile e il demenziale, con sezione di contrasto più lirica e cantabile nel mezzo per concludere con la ripresa del temino iniziale.


(Piermacchié, 11 aprile 2014)

Questo conferma la mia appartenenza al passato Arcangelo il violoncellista mi fa notare l' esistenza della Nyckelharpa. Grandiosa, formidabile direi! Avevo pensato anche io ad una tastiera del genere che andasse a toccare la corda con un punto fisso meccanico, ma ero molto perplesso e devo dire che questo sistema mi ha surclassato enormemente su sto fatto... però capisco, fino a video contrario, che l'idea di fondere mandolino e violino, o mandola e viola è ancora la mia, credo, per l'impugnatura dell'arco al centro ad usare la tecnica del plettro, per la possibilità di suonare anche col plettro oltre che con l'arco e le unghie. Si può dire che la Nyckelharpa e la Manviola sono due strumenti completamente diversi. Si potrebbe dedurre che la Nyckelharpa fonde lo strumento ad arco con quello a tastiera mentre la Manviola fonde lo strumento ad arco con quello a plettro. Pertanto nomino la Nyckelharpa lo strumento più originale, della Manviola l'originalità può stare solo nell'impugnatura dell'arco. Scopro adesso che la Nyckelharpa è uno strumento musicale ad arco della tradizione svedese, appartenente alla stessa famiglia della ghironda e della viella. Esiste a partire dal Medioevo e questo conferma la mia appartenenza al passato. (Piermacchié, 11 aprile 2014)

Maestro di Manviola Sto per diventare il primo maestro al mondo di Manviola (Piermacchié, 13 Aprile 2014) Ci si emoziona Ci si emoziona se è arte, ci si emoziona anche se non è arte. (Piermacchié, 19 aprile 2014) Della manviola in strada Mi vado a sonare le canzoni napoletane con la intenzione di quelle suite al violoncello di Bach, laddove melodia per una nota è sostenuta, quando d'arpeggio e di passaggio questa non move o piglia in contropunto per farla istareall'armonia. Così per quelle


infinite melodie mi starò per Manviola ad ore in strada, mentreché dirò, infra l'un' arcata e il suono, paroline di latrine e di mappine, piscioni e afammocchi, afanguli ed altre varie che a l'armonia darannoleggerezza di burla e divertimento. Cosicché dal pubblicoche ne venerria, queste si diventeranno il preludio allecanzoncine che a l'attenzione avuta mi andrò a recitare. (Piermacchié, 27 aprile 2014)

Al pensiero non vivo Inizia la notte a ricoprire i tuoi silenzi, i tuoi riccioli ubriachi di festa riposano sul letto dei sogni laddove al pensiero non vivo per la tua immaginazione, granda locena! (Piermacchié, 29 aprile 2014)

Papà fa accadere queste cose Ero a telefono con Liliana De Curtis e le dissi: "signora, io stanotte ho sognato di parlare al telefono con voi"non si meravigliò e mi rispose: "papà fa accadere queste cose". Stavo suonando: "Core analfabeta" di Totò quando Pina Conte, che si trovava a passare in quel momento in galleria ne fu colpita tanto da chiamare al telefono l'amica Liliana che aveva appena lasciato, per riferirle del fatto. (Piermacchié, 30 Aprile 2014) Con Manviola il 1 maggio Felice di aver lavorato con Manviola il 1 maggio per aver raggiunto il record di 55 euro in 4 ore. (Piermacchié, 1 maggio 2014) Gennà Non volevo indagare, non volevo capire chi era questo Gennaro che ci ha lasciati, eppure lo scrivevano tutti gli amici della musica. All' improvviso è stato inevitabile, il mandolinista di Napoli ci ha asciati. La prima volta che lo salutai fu all'entrata di villa Bruno a san Giorgio: "cià Giuà", non mi ricordavo bene il nome, sulle spalle aveva il liuto cantabile, quella sera suonai con lui e con loro, i migliori mandolinisti di Napoli e non conoscevo ancora il solfeggio. L'ultima volta che l'ho incontrato è stato al flash mob per il mandolino a piazza Bellini. Nella confusione storica dei tanti


mandolinisiti pervenuti alla manifestazione salutai Gennaro, col suo mandolino. Mi chiese se poteva inserire la quinta di Beethoven che ho registrato col mandolino in un video, in un montaggio video insieme a molte altre realtà mandolinistiche d'Italia. Mi elogia molto, fui molto felice del suo interessamento. Adesso va via, all'improvviso. Prendo lo strumento, scrivo: Gennà, duorme Gennà, 'cca nun ce sta una battuta come le facevi tu. Gennà, duorme Gennà, s'è fatto 'o tiempo pe sunà. Dentro al tuo mandolino c'è la tua gioventù, le corde del destino non le accarezzi più. Gennà, duorme Gennà, e ch'amma fa? si chesta è 'a vita, è chest' c'amma fa’. Gennà, duorme Gennà, fance sapé la 'ngoppe che stai a fa', se ti stai divertendo come quando eri qui, noi ti stiamo piangendo, si può suonare li? Gennà, duorme Gennà, e ch'amma fa’. (Piermacchié, 2 maggio 2014) Ammalia i passanti la mia Manviola ammalia i passanti (Piermacchié, 4 maggio 2014)

Chiedono le mie canzoni Grazie a Manviola torno a suonare le melodie napoletane in stradama succede qualcosa di rivoluzionario: chiedono le mie canzoni. (Piermacchié, 4 maggio 2014)

La più grande finzione La realtà è la più grande finzione


(Piermacchié, 7 maggio 2014)

La polizia e Piermacchié Ieri sul lungo mare, dopo aver deposto lo strumento salgo in sella al motorino e un poliziotto con la paletta lentamente si avvicina a me dicendo: "Dovresti illuminarti, altrimenti la gente passa e non ti nota, comunque complimenti", poi, passando per piazza Trieste e Trento c'era un posto di blocco, gli agenti mi hanno accolto con un sorriso enorme, felici della mia apparizione. Oggi a Toledo i vigili presidiavano il mio posto, con calma allontanavano gli scugnizzi che volevano salire sul motorino, poi a Piazza del Gesù una vigilessa con la paletta viene verso me, mi da una monetina e va via felice, ringraziandomi. (Piermacchié, 8 maggio 2014) Una battuta una battuta funziona solo se indossa i suoi vestiti (Piermacchié, 8 maggio 2014)

Un'estate di fuoco Questa sarà un'estate di fuoco per me, di tempesta e passione! (Piermacchié, 8 maggio 2014)

Sono pronto a scamazzare Oggi a piazza del Plebiscito alcuni bambini mi hanno rincorso, uno mi ha afferrato la manviola da dietro, allora ho frenato il motorino, mi sono voltato e gli ho detto: "ti spezzo in due!" poi li ho rincorsi, sono scomparsi. Ho voglia, voglio che mi aggrediscano perché quando vengo toccato nella mia entità sono pronto a scamazzare. (Piermacchié, 8 maggio 2014)

La materia che non si tocca C'è la materia che si toccae quella che non si tocca. (Piermacchié, 8 maggio 2014)


Entravo nella sua aula, aveva inventato la 4° pittura Entravo nella sua aula, aveva inventato la 4° pittura. Io ascoltavo i suoi discorsi, si divagava da una cultura all'altra perdendo e riconducendo il filo del discorso a un senso, il concettuale, il collettivo, l'immaginario collettivo, ma comunque alla fine non ci capivo nulla. Io facevo scultura e tutti mi conoscevano perché strimpellavo il violino nel cortile dell'accademia. Ninì Sgambati fu il primo a consigliarmi l'amplificatore per la cinta, quando mi presentai all'accademia col mio primo violino elettrico di mia costruzione. Ero un intruso,assistevo alle sue lezioni, sembrava quasi come se volessi cambiare sezione, ma era solo un mio vizio, come quando anni dopo assistevo da studente di mandolino alle lezioni di violoncello di Signorini e a quelle di fagotto e degli altri strumenti inconservatorio. Era il maestro, seguito da torme di allievi che sembrava si riproducessero, nuovi allievi affascinati dalle sue orazioni affollavano l'aula dove al centro era lui come un Platone, coi suoi jeans ed il suo giubbotto di pelle scuri, gli stivaletti. La mia visione dell'arte era nostalgica,me lo fece notare il mio maestro Di Fiore che un giorno, fuori la porta dell'aula che affacciava al portone dei leoni di bronzo mi disse: "Guarda fuori, che vedi? quella è la realtà" Io ero coerentemente legato alla bellezza del passato, sia in pittura che in scultura che in poesia, ma cercavo comunque il presente e le lezioni di Ninì erano una fucina di suoni parlati, una bottega di concetti propri dell'arte contemporanea. Mi sentivo escluso, il mio guardare al passato passava come cosa passata. Le mie mani nella creta formavano un abisso tra me e le opere in gommapiuma di Di Fiore, lo scritto che consegnai all'esame di Antonimia teneva un linguaggio da rinascimento che rifiutava l'era moderna e poi quando non ce la facevano più ad ascoltarmi strimpellareframmenti di Bach mi dicevano che il conservatorio stava dall'altra parte. Io ero lontano da tutto all'accademia e Ninì Sgambati era lontano da me, ma oggi, dopo aver girato il mondo col mandolino, e dopo aver costruito altri strumenti da allora, mi sono ritrovatoa via Toledo in Piermacchié, seduto sul mio sgabello accanto al motorino con la Manviola addosso. Ero pronto a suonare quando un signore si ferma da dietro, osserva il motorino con stupore, non va via, mi guarda negli occhi, io lo riconosco e gli sorrido, lo saluto. "Maestro sapete chi sono? Quello che all'accademia strimpellava sempre il violino. "Si avvicina a me, mi parla. Nelle sue parole un animo vibra per simpatia, eravamo due artisti che parlavano la stessa lingua, lui sembrava un mio coetaneo, un amico che apprezzava quello che facevo, io per la prima volta riuscivo a farmi capire da lui che mi dice: "Tu hai messo tutto insieme, la scultura, la musica,la poesia..." io stupito lo guardo, nei suoi occhi scuri vedo la luce che negli anni di accademia non ho mai visto. Con quelleaffermazioni mi sento colto in pieno, non c'era il concettuale, il collettivo, l'immaginario collettivo ed era lui che capiva me. Mi dice che adesso, a settant'anni, una cosa che rimpiange è la strada, perché l'arte in strada deve essere un'altra cosa, che va al di la delle formalità, al di la della struttura di una galleria. Mi ammirava e mi apprezzava, mi leggeva ad arte, capiva anche quello che io, di me stesso ancora devo capire. Era Ninì Sgambati, il maestro seguito da mille allievi a quel tempo


e adesso, vicino a me, solo per me, che mi diceva : "ti invidio". (Piermacchié, 8 Maggio 2014)

Gli ho dato un calcio al culo e un buffettone A Toledo giocano a pallone, mi fermo col motorino, prendo Manviola e mi siedo, inizio a suonare.Vengono vicino in cerchio, chi col pallone, chi con la bici, dedico "Ciaccarella" a una bambina che voleva una canzoncina, poi "Latrì" a Luigi perché teneva l'arteteca e saliva sul motorino, io lo facevo scendere prendendolo dalla recchia e lui scendeva, ma poi risaliva, non riuscivo a suonare e allora mi sono alzato e gli ho dato un calcio al culo e un buffettone. Lui, con la mano sul viso mi guardava incredulo, era un poco rattristato, non ci poteva credere, i suoi amici: "guarda la, tene ancora 'e cinche rete!" Nel frattempo Genny, l'amico miotrombettista del conservatorio mi fa una foto.Attorno a me la pace, i bambini hanno capito che forse è meglio lasciarmi stare. Dopo qualche minuto passa una volante della polizia, si ferma, abbassa il finestrino e mi chiede se gli scugnizielli mi avessero importunato ed io rispondo: "si, l'aggio chiavato 'nu buffo". L'agente mostrava sul viso i tratti di chi senza parole diceva: "che bello, l'avrei voluto fare anch' io!"ma invece mi dice: "non lo fare più", ma io:"intanto se ne sono andati", e lui: "si, ma non lo fare più, perché può capitare che il padre ti prende a buffettoni, anche se il padre dovrebbe prendere a buffettoni il figlio". Io dico :"ok", pensando però ad una eventuale altra strategia di scugnizzo-allontanamento. Al Tam mi sono divertito assaie, ho cantato "Le corna di Cornacchia" e "È dura" con Maria che mi faceva fluire. Dopo il teatro sul lungomare a suonare, incontro Nunzio, Enzo e Rolandino, un signore molto preso da ciò che suonavo mi ha dato 5 euro e mi ha detto: "contiuna così". Passano alcuni ragazzi dall'altro marciapiede e li sento dire: "Statte accorte, chisto votta 'e mane". (Piermacchié, 9 maggio 2014) Un mastino napoletano Ieri un mastino napoletano al guinzaglio del suo padrone mi vede, mi fissa, non va via. Il filo è teso ma lui è piantato in terra, vuole ancora capire che animale è il mio motorino e come nascono i suoni di Manviola. Allora il padrone mi da una monetina e il cane torna a passeggiare. (Piermacchié, 10 Maggio 2014)

Io sono il domatore Gli scugnizzi sono i leoni, io sono il domatore,il frac ce l' ho, manca la frusta.Avrò la mia frusta. (Piermacchié, 10 Maggio 2014)


Come una fiaba Vivo Napoli come una fiaba. (Piermacchié, 10 Maggio 2014) Le monetine che ricevo Le monetine che ricevo sono pregne d'orgoglio, di malinconia, di storia e libertà. (Piermacchié, 10 Maggio 2014) Non sono problemi miei Non cerco giornalisti, non cerco produttori,non cerco politici, non cerco persone influenti, non sono problemi miei. (Piermacchié, 10 Maggio 2014) Ma perché Piermacchié è più libero di me? Un pullman da Roma pieno di bambini in galleria, schizzichiava ed io mi riparavo al suon di Manviola. Un pacco di bigliettini tutti autografati per gli scolaretti che mi guardavano come fossi stato un cantante alla tivvù. Vado a via Chiaia dove incontro Mariantonietta, uno spettacolino è tutto per lei e per una signora che mi chiedeva le canzoncine a raffica, dalla mia pergamena a scontrino. La monetina cade nella mia cornociaccaracol peso d'un velluto, da mani che l'hanno riscaldata per via del calor di Manviola e mi ringraziano, come se gli avessi regalato un momento fuori dal mondo. Vado via e incontro Frikkk a piazza Trieste e Trento che mi dice che ha incontrato un gabbiano a piazza del Plebiscito che gli ha detto: "Ma perché Piermacchié è più libero di me?" e lui: "non puoi mai essere liberocome Piermacchié". (Piermacchié, 13 Maggio 2014)

Canzoni napoletane Stamattina la soddisfazione più grande quando una signora si ferma e mi dice: "Bach?" no, canzoni napoletane. (Piermacchié, 14 Maggio 2014)

A cambiarmi la vita


Ricevere soldi non mi è mai stato così facile. Via scarlatti un ora e via, ieri 40, stamattina 30 ed ogni giorno è così, poi che fu Manviola a cambiarmi la vita. (Piermacchié, 14 Maggio 2014) A modo mio Ecco perché dalle scuole elementari alle lauree dicevano sempre: "è capace, ma fa tutto a modo suo". (Piermacchié, 14 Maggio 2014) Nel silenzio delle 15:00 Vomero, via Scarlatti, l'amico Mario che ho conosciuto ieri mi viene a trovare in bici. Il maestro di composizione che per anni ho invidiato in conservatorio si inchina sorridendo con meraviglia dicendomi: "maestro è lei" regalandomi monetine. Tutti vogliono sapere che strumento suono ed io ogni volta:"è uno strumento di mia creazione, l' ho chiamato Manviola perché è l'unione della viola con la mandola e si suona conl'arco con la tecnica del plettro, sono il primo suonatore di Manviola al mondo". Mi sorridono, nei loro sorrisi c'è il riflesso di una simpatia, le labbra e gli occhi si distendono per una macchia di colore in libertà che in un momento vivesulle pietre di una città sempre uguale per la moda di un vivere, senza voglia, per i doveri del giorno che formano la triste vita, sempre più sola per chi si sente solo.Scendo via Tasso e l'amico Rino in moto mi guarda incredulo e sorridendo mi dice: "sei proprio pazzo", allora divento ancora più felice per quelle parole col sole che mi accarezza. Napoli di una volta, sulla mia pelle, nell'aria, nei colori, nel silenzio delle 15:00, sul motorino lento come se fosse un ciucciariello che mi porta a Mergellina tra gli sguardi felici e sbalorditi di chi è chiuso in scatole di ferro e di chi cammina a piedi. Lungomare, lo sgabello, il motorino parcheggio al fianco, ricomincio ad essere suono della città. Un anzianotto mi guarda, si ferma, va via, ritorna, mi guarda, si ferma, di lato, di faccia, chissà cosa pensava. Tarzanelli con le amiche toccano il motorino, una ragazzami chiede: "posso farmi un giro?" ed io le urlo: "no!" hanno paura, ma poi mi affrontano, iniziano a prendermi in giro ed io canto, dopo tre canzoni erano li che ridevano, a filmare dediche personalizzate, mi regalano monetine, ridono ancora,vanno via. Nuvoloni grigi stanno per ricoprire il sole, vado a via Chiaia ma comincia a piovere, mi riparo. Al Tam l'ultima serata dell'anno, sono stanco, Gino mi diceche ho creato uno strumento eccezionale e che devo fare un video per dimostrare che Manviola è opera mia, festeggiamo, vado via e per la strada del ritorno Igor, che prima mi aveva regolato i volumi mi sta trainando verso casa con la sua macchina, il motorino è scarico, il giorno è finito. (Piermacchié, 15 Maggio 2014)

Daniela, riccia, dal sorriso senza fineStamattina Pasquale mi ferma perché è il suo onomastico, allora mi offre caffé e cornetto, poi a piazza san Gaetano, inizio il mio tintinnare di suoni e monetine, poi


arriva Pietro con la sega, poi Lisa, dalle belle gambe che non conoscevo, che ha parlato di me al regista, poi la gnocca Roberta e tutti gli altri attori e comparse. Arricetto i ferri e andiamo nel palazzo dove c'è Cristian che ci aspetta con la troupe. Aveva una bella tetta la ragazza dell' iguana. Canto tre canzoncine: "Single, Si bello pisciò e Una uallera" poi una ripresa di me che parlo, in un minuto dico chi sono. Torno a piazza san Gaetano e mi ciaceo col sole nei suoni di Manviola, Gennaro, che abita sopra il mio tetto di casa stava mettendo le mattonelle al suo negozio di pastori. Passa Stefano col violino, alloracapisco che dobbiamo fare le prove, salgo in sella e porto il motorino sulle scale della chiesa, il museo Diocesano. Provo con l'orchestra la mia parte di vespone, ne La serva padrona di Pegolesi che si farà domattina. Torno in strada, mi accorgo di alcune facce che mascherano invidia ed odio per il mio modo di intendere la vita. Incontro Gianni che mi saluta sempre con gioia ed entusiasmo, era col figlio Alessio, due grandi cantanti di Napoli. C'è Marco, che ride tanto alle mie follie ed io sono felice, poi Pia, che si ferma a me,dolcissima, mi da un bacio e poi Daniela, riccia, dal sorriso senza fine, voglio scrivere una canzone per lei, ma prima la vorrei rivedere. (Piermacchié, 17 Maggio 2014)

Farai la sua fine Passavo col mio motorino per san Gregorio Armeno e una signora,vedendomi così conciato ha esclamato ad un giovane vicino, ridendo: "farai la sua fine". Altro che fine, questo per me è solo l'inizio. (Piermacchié, 17 Maggio 2014)

Ridicolo Ridicolo è chi non cerca se stesso (Piermacchié, 20 Maggio 2014)

Il guerriero dell' essereCosì come c'è gioia e ammirazione da una parte di Napoli, così c'è anche odio per Piermacchié, da quelli che non sopportano la sua libertà e non accettano che lui sia scemo giudicandolo come se fosse scemo. Pare che sia difficile anche essere matti e che il pazzo, se è pazzo, deve andare in giro rispettando la moda dei pazzi e non su di un motorino col cappello colorato come se niente fosse agli occhi del popolo. Ma io sono un guerriero,soldato di questa guerra per difendere l'essere mio affinché un giorno anche gli altri difendano l'essere loro. (Piermacchié, 20 Maggio 2014)


Bastano tre note per dire certe coseStamattina Mario, l'amico degli anni del Boccioni, a via Scarlatti, si torna indietro a pensare cosa siamo diventati da allora. Dice che ha incontrato Astone, il nostro vecchio insegnante, non è cambiato, è sempre giovane, ha detto che si è ricordato di me dicendo: "chillu tipo strano ca sunava 'o viulino". Poi l'immancabile Mario che stavolta è venuto senza bici. I bambini si incantano a vedermi, ad ascoltarmi, ballano e ridono. Passa una giornalista e poi Hengeller che mi dice che con la musica dico qualcosa, ho una ragione prima delle note, poi passa un giovane signore dall' aspetto di imprenditore, con un grande sorriso mi da monetine e ringrazio e lui: "grazie a te" ed io: "wa, addirittur?" e lui: "si, bastano tre note per dire certe cose". Scendo il Vomero e penso che è uno spreco non godersi questa città, me ne accorgo stando al motorino a passo di ciuccio, trovo i particolari, ascolto il sole riflesso e penso ca nun so' fesso. (Piermacchié, 24 Maggio 2014)

Siamo a Napoli Orgoglioso e sorridente il passante rispondeva a un passante: "certo che lo ha costruito lui questo strumento, siamo a Napoli". (Piermacchié, 28 Maggio 2014) Bigliettini di carta arravugliata nascondono i titoli Pescano le mie canzoni, i bambini non vanno via, sono felici di ascoltare le parolacce in musica con l'imbarazzo velato dei genitori che poi ridono."Io guardo la televisione, Gugol, Nun se magna" riportano subito a noi e Piermacchié non è mai una cosa sola. Bigliettini di carta arravugliata nascondono i titoli, le mani dei curiosi cercano con sorpresa, felici di aver incontrato il grilletto, il cappellaio matto, il mago, Lorax, Mani di forbice,il folle col motorino dell' Edenlandia... C'è l'immancabile Mario che si scompiscia dalle risate, sostiene la mia follia, un mio vero fan. Via Scarlatti, un po' di vento, fa fresco, è già sera. (Piermacchié, 29 Maggio 2014) Siamo usciti dal conservatorio! La mia maschera è tra le maschere della città, arriva pulcinella col suo teatrino in bicicletta, appena mi vede esclama: "e chi è chist?" ed io appena lo vedo: "addo' è asciuto chist?"e tutti e due con lo stesso gesto della mano sinistra. Da mastro Masiello incomincia il caosdi colori e suoni mentre il cielo va per ingrigiare la nostra volontà di gioia. Macchiettisti, cantanti,costumi d'epoca, tammorre, versacci, trombette.


Conosco Ciro, è li con un tamburo, nella bottega di Masiello ha lasciato da tempo una poesia: "P' 'o quartiere se sente 'na voce accumpagnata d' 'a musica che è doce..." per Piermacchié. Esce il sole e Gennaro col suo mandolino mi vede, mi saluta, mi sorride, nel guazzabuglio di suoni e tremoli è felice di esistere alla mischia, nei suoi occhi il tempo, sulla sua pelle la fatica di una vita passata tra le pennate della musica. I rintocchi commemorativi della tammorra vibranonel braccio dei sentimenti di mastro Masiello, Napoli è in silenzio, nella folla di piazzetta Nilo il vuoto, Gennaro va via. La città ricomincia, il sole, il caos, i colori, le urla dei cantanti, le risate del pubblico che ci vede passare. Entro in conservatorio col mio motorino e i bidelli, i maestri e gli allievi mi accolgono con liberataspensieratezza e gli anni volano da quella volta che entrai di nascosto in quel palazzo per curiosità e venni subito cacciato fuori. Adesso ero li, a regalare note di gioia con Pietro e la sua sega e Gianni alla chitarra. Mastro Masiello entra in conservatorio, è contento di aver oltrepassato anche questo palazzo col suo gruppone di festa e folklore. Usciamo dal palazzo della storia ed urlo al cielo: "Siamo usciti dal conservatorio!" e Pietro: "Ed io ho suonato una sega!". (Piermacchié, 31 Maggio 2014)

La puttana del mandolino Stanco di fare la puttana del mandolino,sono triste quando mi spoglio di Piermacchié (Piermacchié, 2 Giugno 2014)

Mi sento il Papa di NapoliMi sento il Papa di Napoli. Si, perché quei sorrisi di gioia, quegli stupori al mio passaggio li regaliamo solo io a Napoli e il Papa a Roma. Le foto al volomentre si guida, gli sportelli che si aprono per acclamarmi, manca solo il segno della croce, ma lo regalerò anche io, rigorosamente con la mano smerza, l'altra mi serve per accelerare, e poi devo pur distinguermi dal Papa. Mi sono ripreso dalle smandolinate di posteggia fatte per tre giorni di seguito, sono sopravvissuto alle castagne delle chitarre, alle note di fellapassaggio per incastrarmi ad accordi imprevisti, alle ore all' impiedi per strimpellare tutto a tempo e in corsaper chi arriva prima tra chitarra, mandolino e cameriere. Camicia nera, giacca nera, pantalone nero, becchino della canzone napoletana, l'unica consolazione era mangiare, ma poi si ritornava a improvvisare, andare dietro al cantante, non resistere a fare battute per allietare prima se stessi e poi i convitati. Il sistema del tempo,l'autostrada, le auto, i soldi, la tangenziale, la strada per casa, il ritorno, stanco e triste, senza nessuno che mi dicesse:"Sei grande!,quanto sei bello! Pisciò, Latrì!". Stasera mi sono fatto coraggio e sono rimontato in sella, piano il sangue tornava a circolare di serenità nelle mie vene. A via Scarlatti sperimento ancora il vasetto coi testi nascosti all'interno: "Pesca una canzone". Non va bene,bisogna mettere un cartello coi titoli esposti perché c'è chi


prende il titolo e va via, chi, come il bambino con gli occhiali che incuriosito pesca un foglietto e poi, amareggiato va via ed io a lui: "Cosa ti è uscito?"e lui: "Afangulo". Passa Renato con la moglie e la figlioletta, suonai la viola al suo matrimonio, passa Gabriella che mi chiede se voglio insegnare sempre mandolino nella sua scuola, ma io le rispondo di no, non fa per me. Poi un muro di persone in cerchio ad ascoltare, sorrisi, risate, tintinii di monete, sguardi di bene e compatimentoda chi mi vede come un talento sfortunato, malinconici mentreio lavoro a non perdere la concentrazione delle dita, la memoria dellenote, delle parole. (Piermacchié, 2 Giugno 2014)

Quello che l'istinto decide La ragione coordina quello che l'istinto decide... si, è accussì!!! (Piermacchié, 4 Giugno 2014) Si scetino Pare che le mie sinapsi si scetino con l'andare del tempo (Piermacchié, 5 giugno 2014)

Non ci si siede sulle finestre! Con gli occhi di un azzurro freddo e pieni di autorità mi disse: "Non ci si siede sulle finestre!". La sua voce tuonava nei corridoi, lo temevo ogni volta che passava.Poi sapeva essere il contrario di quell' apparenza, quando si divertiva a vedere le due pale d'altare che disegnavo per la mostra, i suoi occhi ridevano, c'era una gioia che rompeva il muro tra allievo e vicepreside. "Savarese!", gli ho urlato stasera mentre passava per via Scarlatti. Mi stava scrutando da lontano, è venuto verso me, gli anni della nostra distanza stavano nella stanchezza del gonfiore delle guance, i suoi capelli sempre bianchi, aveva lo stesso sorriso di quando guardava i miei quadri. Mi aveva riconosciuto, mi presenta alla moglie come allievo indimenticabile, adesso è preside al liceo artistico di via Duomo, col suo megafono amplificò il mio nome in quel primo giorno di scuola fuori alle scale dell' istituto Boccioni. La bambina Sofia balla felice mentre canto: "Photosophie", il padre mi riempie di complimenti, dice che le melodie e le armonie sono molto belle. Mi si scassa la sediolina e finisco col culo a terrae vogliono sapere chi sono, da dove nasce il mio mistero. Meno male che oggi ho trovato Peppe che è felice di gonfiarmi le ruote, gli ho suonato qualche canzoneprima di andare a mettere mano a cappello e li, è passato Ciro, l'amico di mio padre, facemmo il capodanno insieme.Torno verso casa e a Materdei, cellulari puntati su me. Organizzo uno spettacolo di 10 minuti, si fa l' allegria in piazzetta, faccio la spesa da Monica che mi guada con occhi di calamita, apro la porta di casa e ho la gioia che mi divora, pieno di idee, pieno di volontà, felice.


(Piermacchié, 4 Giugno 2014)

Come se già fosse passatoVivo il giorno come se già fosse passato, qualsiasi cosa che mi accade vive al presente secondo la coscienza dell'uomo ma invecegià non esiste e quindi, se non esiste perché ragionare e disperare?Incontro Emma che sulle scale mi rinnova gli auguri per un successo meritato. Consegno il video a Marina, c'era la festa della figliolettaal corso Vittorio Emanuele e nessuno fa caso a me poiché c'eranoclown e animatori. In strada gridano il mio nome sui motorini e chicammina a piedi. A via Chiaia Vincenzo viene a posta a vedermi, non ce la faceva più a vivere con l'astinenza da Piermacchié. Passa Luigi e mi compra una bottiglia d'acqua, dice che sto sempre nel suo cuore. Scrutano il mio strumento, ma sarò più felice per questo dopo il brevetto. Passa Frikkk e mi dice che ha pensato alla sua cassa da morto che deve essere con le ruote, così va da sola al cimitero. A san Gregorio Armeno mi prendo uno yougurt da Gennaro che abitain testa a me, a piazza Bellini mi salutano frotte di giovani, canto per loro, vado via. (Piermacchié, 5 Giugno 2014)


Capitolo 3

Un giorno è tutta la vita, tutta la vita è un giorno

Un giorno è tutta la vita, tutta la vita è un giornoEsco di casa e i bambini da lontano:


"Piermacchié facciamo un video?"Faccio uno spettacolino per loro, stasera su youtube.Il cuscino di poliuretano che ho costruito appena prima di uscire,per sedermi sull'amplificatore, ha funzionato bene, è comodo, ero sereno e la musica ne veniva serena. Canto i loro nomi ai bambini,suono Manviola che piace a tutti. Passa un fotografo d'arte, mi prende in tiro per mezzoretta, mi fa piacere. Si ferma Vincenza,una ragazza che ama gli artisti di strada, dietro ai suoi occhialida sole legge divertita i titoli delle canzoni, poi balla sopra al mio canto.Col sorriso si lascia muovere come una foglia di giugno, mi bacia,va via. Mi saluta Patrizia, ha detto che si deve operare e che devo fare il CD. Un signore mi chiede perché non canto le macchiette classiche, gli rispondo perché ci sono già gli altri a cantarle, io sono fatto per cantare le mie. Da via Scarlatti me ne scendo per il corso, arrivo a piazza Amedeo nello stesso momento in cui un gruppone di bicicletteveniva a manifestare il loro motto:" iettate 'a machina, accattateve 'a bicicletta". Io mi sono unito a loro per natura spontanea, c'eraun tipo vestito come me, frac e cilindro e andava in velocipede moderno,sembravo io, potevo essere io, ma gli occhi cadendo sul mio motorinomi hanno confermato la mia caratteristica, di essere restauratordi passato, dentro all' accettazion del moderno. Li seguo, arriviamo sul lungomare, poi accelero, mi stacco da loro e mi sento fischiare, arrivo a via Roma dove c'è l'amica che ha il mio stesso motorino, l'amica stava con un'amica a piedi, non era male, è salita sul mio motorino, lei si prendeva il passaggio mentre io da lei mi prendevo il passaggio. Dopo un po, arrivati a Toledo lei percepiva qualcosa, un cambiamento repentino del mio corpo, qualcosa di duretto cominciava a rianimarsi, le ho messo una mano sull'addome, lei cominciava dire cose sconnesse, poi l'ho parcheggiata sul marciapiede, viene sempre prima il motorino. A piazza Bellini incontro il poeta e di nuovo le bici.A spaccanapoli un ragazzo al tavolino della pizzeria mi chiede al volo: "me pare 'e palle" gliela faccio a cappella, mi danno 2 euro, vado via.A san Gregorio Armeno Gennaro e la moglie stanno chiudendo la yogurteria, vado a piazza Bellini e ritrovo l'amica del motorino con l'amicadel passaggio. Incontro Cristian, gli faccio cantare il suo successo: "è meglio 'o cane ca tu", io lo accompagno con manviola, poi passa Carmine, giovane attore di Napoli, prossima promessa del teatro della città,è con la fidanzata, appena mi vede esclama: "ti stimo!" dalle canzoni sceglie: "m' 'a sposo", dopo le risate mi ripete: " ti stimo!", vanno via,Alle due amiche canto: "una uallera" e "m' 'a sposo", ridono molto, ma mentre stavo per finire l'ultima canzone si alzano, vanno via senza salutarmi. Io, elettrico più del motorino ritorno a casa pensando che Napoli mi fa paura, un giorno equivale davvero a una vita sola e qui ritorno alla mia filosofia che "Un giorno è tutta la vita, tutta la vita è un giorno". (Piermacchié, 6 Giugno 2014) Kevin Una ragazza si ferma, mi guarda fisso negli occhi, va via. Passa Luciano il violista con la figlia, canto una canzoncina alla piccola, Luciano è stupito tra pennate ed arcate. Il generatore di corrente a benzina del furgoncino delle donazioni del sangue mi intossica la gola, scendo più giù. Si forma subito un gruppone che vuole ascoltare. La ragazza di prima ritorna con lo sguardo su me, mi ascolta cantare, si siede a terra. Esaurisco il repertorio in cartellone, la ragazza mi dice che si chiama Alessia, le piace


molto "Photosophie", in 2 ore gliela canto 3 volte.Inizio anche una canzone per lei da completare a casa. Ragazzine vogliono sfottermi perché si sentono sfottute dalle canzoni, a un certo punto le caccio via e loro, colte di sorpresa reagiscono con imbarazzo e ammirazione.Mentre continuo a ripeterle: "andate via! non canto più niente per voi", un poco amareggiate e affascinate mi mandano un bacio. Matteo, il bambino con gli occhiali ritorna a me, ricordo il suo nome, gli ricanto il suo nome, devo fare qualcosa in più per i bambini. Passano altre ragazzine, una di queste non vede la cornociaccara con gli spiccioli e involontariamente le dà un calcio, finiscono monetine nella saettella. Le faccio rimettere tutti gli spiccioli a posto,la caccio, con le altre va via in silenzio. All'improvviso un bacio dietro l'orecchio destro con una carezza a due manisul viso, immagino una mia amica, felice di rivedermi, mi volto, era Kevin, un bambino di quelli sfortunati per non essere definiti normali. La madre mi chiede scusa, io le rispondo che questa è la cosa più bella che mi potesse capitare.La dolcezza di quel bambino mi ha dato la sensazione dello smascheramento del mistero, come se lui fosse statoun angelo a dirmi: "stai facendo bene, continua così". Canto il suo nome, è felice, sono felice. Arrivano le amiche di Alessia, ecco perché ascoltava me tutto queltempo, aspettava loro. Mi chiede di ripetere "Photosophie" per le amiche, poi vanno via. Si fa scuro, all'improvviso il popolo si trasforma in giovani che escono il sabato. Alzo la saettella, prendo i due euro, Patrizia mi regala le sue risate, vado via. Decido di non fare più il mandolinistaed il posteggiatore, ma solo lavori che mi nutrono lo spirito. (Piermacchié, 7 Giugno 2014) Ottieri A via Scarlatti, sperimento 3 fogli con le canzoni: "Per un pubblico adulto,Macchiette, Romantiche". per i bambini ne ho solo 2 al momento. Passa Rosina, urlo il suo nome per la strada, mi saluta Biagio. Passa Ottieri e come al solito mi spicciola, parliamo un poco, mi consigliaanche lui una migliore amplificazione. Mi fa piacere che mi apprezza e mi consiglia uno storico di Napoli. Noterà i miei prossimi cambiamenti. Me ne scendo al centro e incontro Salvatore di Armony, poi la bella Ilaria,sempre piena di sorriso e miele. Vado ai Decumani e i ragazzi della pizzeriami fanno una festa, poi un applauso quando dico che sono felice, che lafelicità non si ottiene con tanto denaro ma con quello che ami fare. Il proprietario del ristorante apre il suo portafoglio e mi dice se posso cambiare le sue carte coi miei spiccioli ed io gli rispondo: "Chist sta chien'e miliard! m'avite fatto passà 'o sfizio 'e fa' sorde". La cassiera mi guardae mi dice: "portami con te a lavorare!". Mi faccio fare una pizza e me la mangio con tutto il cartone. Schieo il cinque a Simeoli fuori al conservatorio e vado a casa. (Piermacchié, 11 Giugno 2014)

La percezione dell' essere


La percezione che una persona ha su di me non è la percezione che ho io su di me,la percezione che il resto delle persone ha su di me non è uguale per tutti,io sono e vengo percepito in infiniti modi da rendermi infinito e quindi inesistente.Per questo sono libero di essere. (Piermacchié, 12 Giugno 2014)

Bella, dal profumo d'estateLa nuova scenografia del motorino va bene, nella sua plastica è impressa la commedia: "Uomo e galantuomo" di Eduardo, l'ascoltavo e vedevo mentre ci lavoravo. I bambini di vico nocelle implorano un video, ma io vado via... era ieri. Del nuovo frac c'è ancora da aspettare, vado al lungomare ma l'orario non è buono, non fa niente, mi siedo, ho mal di testa. Passa un furgone di lavoratoried uno di questi affacciato dal finestrino mi urla: "T'aggia vedé a Made in Sud!" Passa il mio caro amico Peppe che sfreccia sempre in bicicletta, mi offre una granita, due suoi amici imparano qualche mia canzone. Peppe non ci può pensare, dice: "ci sono quelli coi tamburi che fanno casino e la gente li riempie di spiccioli, quelli che stanno sospesi nel vuoto col ferro sotto e la gente li riempie di spiccioli, poi ci stai tu, che porti avanti la tradizione, sei bravo, originale, creativo e nisciuno te caca". Una giovane bella, fresca, dal profumo d'estate si fa una foto con me, che bello il suo mondo. Ai decumani Pasquale e Flavia mi fanno festa, mi vedono un poco triste, dicono che se Piermacchié è triste è la fine del mondo. (Piermacchié, 12 Giugno 2014)

Da un vangelo ipocrito E da un vangelo ipocrito Gesù disse: "In verità vi dico, ca site tutti 'na massa 'e chiaviche" (Piermacchié, 14 Giugno 2014)

Tutti maestri Siamo tutti maestri, artisti e genie intanto nun simme cazz 'e fa 'na cappella Sistina (Piermacchié, 15 Giugno 2014) Seri problemi penso di avere seri probleminon mi lamento mai di niente (Piermacchié, 16 Giugno 2014)


Il fumetto Sto scoprendo il fumetto (Piermacchié, 17 Giugno 2014) Un portone chiudo la porta della posteggia,adesso si dovrebbe aprire un portone per Piermacchié (Piermacchié, 18 Giugno 2014)

Se stesso Sto diventando il più grande se stesso del mondo (Piermacchié, 20 Giugno 2014) La zizza da fuori Ho spaccato con questo motorino, la scenografia, il maschio angioino mi è andato a sbattere su di una aiuola, per domani sarà riparato, che fatica ancora.Non sapevo che ci fosse la partita dell'Italia. Mi godo il lungomare che ha il sole e un' aria fresca.Mi incoccia Fabiana, mi chiede perché la snobbo.A fine partita mi metto a piazza san Gaetano,quasi decumani. Sono felice quando finalmente mi accorgo che plettro ed arco vanno bene a quelmodo, la mia tecnica funziona mentre alla mia destra il motorino sfoggia la sua nuova scenografia. Ripassa Fabiana che vuole ascoltare sempre: "Si bello pisciò" e ride. Passano Adriana e Marzia, ballano quando le canto: "Ciaccarella" e a Marzia le esce la zizza da fuori, allora metto accordi a caso e ricomincio da capo. Canto per loro, anche le romantichecome "Amo chi non mi ama" e "Lisa pensava", poi: "Terroni io e te", al pubblico piacciono anche queste. Alla fine Adriana mi dice che vuole cantare, l'accompagno nelle napoletane e appara un euro da un signore, affascinato da lei. (Piermacchié, 20 Giugno 2014)

Era Adriana Felice, mentre tutto funzionava, il plettro e l'arco, il motorino in scenografia,il microfono nel cappello, il mezzo cerchio di pubblico che mi ascoltava. La mia prima magia: "signori e signore adesso farò scomparire i miei capellicol cilindro." Il mio repertorio è duro come un callo ormai, sto imparando a capirmi, a fotografare negli occhi e sempre più pubblico mi riconoscee mi conosce. Per i giovani vanno bene le canzoni per un pubblico adultocome: "Rina, Latrì, Me pare 'e palle, Afammocca, Afangulo ecc...mentre per i grandi e gli anziani quelle col significato come: "Nun se magna,Io guardo la televisione, Single, Un monolocale, Terroni io e te", per le ragazze e i bambini invece vanno benissimo le romantiche come: "Francesca sei, Photosopie, Amo chi non mi


ama, Lisa pensava", ma anche "Ciaccarella". Passa Guido e passa il tempo, perché mentre canto: " 'O taxi", ricordiamo la nostra amica Lisa. Il motorino mi porta verso via Crispi, vedo il Tam chiuso, continuo la strada. La bella Angela della pizzeria Longobardi mi cambia gli spiccioli e incontro Massimo e Antonio, sono incuriositi e mi fanno sfoggiare le mie filosofie. Massimo allora vuole che io faccia uno spettacolo con le mie canzoni e la filosofia, quando lo organizzerà. Il bello sta nel percorso, nel momento in cui ci si sente grandi si cade col culo a terra, il coraggio di seguire se stessi, la forza di cercare chi siamo, la felicità della vita nel tendere a ciò che si sente, i colori della città che si vedono solo quando si raggiunge lo stato di catarsi nella società, i libri servono solo a confrontarli con le proprieesperienze. Passo per la spaghetteria e al tavolo in strada mi chiamano: "Pier!" è Fischetti, mi ha riconosciuto e anche io a lui. Ho dedicato qualche canzoncina a cappello ai figlioletti e sono andato via. sulla stradina che da Calace e Pucino porta a via tribunali una belladonna sta parlando con qualcuno, mi fermo, l'osservo, mentre si volta mi saluta ed io la saluto. Era Adriana, la ragazza che ieri ha cantato con me quando poi le ho cantato: "Ciaccarella". Scendiamo insieme a san Domenico ma la perdo, vado via. Incontro Straccio di Stella, ci abbracciamo, parliamo, inizio a scriverle una canzone mentre assorbo la sua tristezza. Il bello sta nel percorso, nel cammino, nello straccio di stella. Anche Ivano era un poco giù, Ieri mi ero ricordato di lui ripensandoalla nostra tourné con la Pagano. Suono per loro. Mi chiama Cristian da Lontano ai tavolini di Vesi, era con Sepe, mangio una pizza con loro. Vado via, mentre piazza Bellini mi acclama. (Piermacchié, 22 Giugno 2014)

La culturaHo l'impressione che spesso per cultura si intenda solo una grande cosa, cioé la storia della letteratura, dell'arte, della filosofia, di un popolo... ma cultura è tutto, tutto ciò che ha una sua storia e una sua memoria, infatti cultura è anche la cultura di massa, ma esiste anche la cultura dei morti di fame, la cultura degli scarti della società, la cultura delle puttane, la cultura dei modi di fare, dei modi di essere e dei modi di non essere. Quindi quando si parla di "Cultura", bisognerebbe capire che si parla di niente. (Piermacchié, 23 Giugno 2014)

Dalal Faccio la serenata al ristorante di via Roma, tutto bene, mi vedevano come un extraterrestre e ridevano anche se ho cantato pure due napoletane. Il pedologo che me l'ha commissionata ha fatto il perocchio ingannatore, ma va bene così, perché la prossima volta a chi mi chiede di togliere qualcosa dal prezzo pattuito dirò: "a, sei perocchio? non dimenticherai questo giorno". Lungomare, incontro il bicilettaro Peppe con l'amico che ha una bici che si pedala sdraiati. Al borgo marinaro finalmente non c'è nessun' altro a strimpellare, faccio da subito il mio spettacolo col pubblico che si rinnovava ogni minuto.Sarà stata la giusta dose di amplificazione, il mio costume, le mie facce, le mie parole, le mie canzoni, la mia manviola, in quello spazio era il teatro, il mio piccolo teatro. Vado via, felice della tasca pesante e incontro Patrizia e Dalal che mi salta sul vesuvio, io non dico niente perché mi piace, accelera, schizza via mentre da dietro facevo un poco il giallo e lei rideva dalla gioia.


Niente danni a cose e persone, l'abbraccio, lei è la notte. Incontro Pietro con la sua sega a piazza san Domenico, è in arrivo una bella occasione per lui. Il motorino mi riporta a casa, è in gran forma. (Piermacchié, 24 Giugno 2014)

Mondiali Grazie Italia,almeno una volta hai avuto pietà per i lavoratori. (Piermacchié, 24 Giugno 2014)

La morte dello sport La morte dello sport genera morte (Piermacchié, 24 Giugno 2014)

Piermacchié regala baci Baci sulle labbra alle ragazze di piazza Bellini, abbracciato da quelle e da queste, amato e sfottuto da tutti, odiato da chi non mi ha visto.Lisa, universo di paure e incertezze nel silenzio delle sue immaginazioniimprovvise, dotta di libri e saperi cercava sopra al mio frac la filologiadel filo, la parola esatta, il centro dell'essenza, il verbo, il suono. Le sue labbra baciavano le mie idee, respirava la stessa aria che la mia pelle toccava, quando la bellezza del cammino ci fece viaggiarea pochi passi per due gocce d'acqua cadute dal cielo a lavare dogmi e credenze mentre la verità si faceva suono per la voce dei gabbiani. Chiara, quella bambolina della sua amica nascondevaun cielo di bene, i suoi silenzi e le sue parole rimanevano nell'aria, sorridenti, fresche, pulite, prima di svanire con gli occhi di miele. Venivo dal Lungomare, con la sua bicicletta Peppe mi dice che anche lui non cambierebbe mai la sua vita ed è geloso se qualcuno gliela tocca. Sto imparando il plettro con l'archetto, molti cinesi mi fotografano, immagino come io possa essere riprodotto. Poi Lisa, Chiara, la festa di Marco, le amiche di Serena, i baci, vado via. (Piermacchié, 24 Giugno 2014)

Non avere riferimenti Abituare la mente a non avere riferimenti (Piermacchié, 25 Giugno 214)


We pernacchia! Lungomare, passa il sindaco, mi osserva un attimo, va al castello.Turiste inglesi gentilissime, il venditore di bibite mi saluta: "Latrì".Vado a piazza del Gesù ed il parcheggiatore:" we pernacchia,'a roppe 'o pirito!" Passeggio a piazza Dante, canto Latrì a cappello a un tavolo che me la chiede, esce la cantante Stella, mi saluta col sorriso ed i suoi riccioli nuovi. Quando sto per entrare nel vico di casa mi vede per la prima volta Enzo, mi rincorre, io scappo, salgo il marciapiede, capisco che non mi vuole picchiare e gli canto il mio insuccesso, poi mi dice: "sei il revoto, ti auguro tanto successo", gli rispondo che è difficile, gli do il mio bigliettinoe gli dico: "tié, te pigli pure 'o pulmanno", vado via. (Piermacchié, 25 Giugno 2014)

Non professo Non professo ciò che non vedo, non sento, non tocco (Piermacchié, 26 Giugno 2014)

L' improvvisazione del pubblico Per fare in modo che un' improvvisazione mi diventi pezzo da repertorioho bisogno dell' improvvisazione del pubblico. (Piermacchié, 26 Giugno 2014)

Arò vaie cu stu cesso? Laura mi intervista, anche Ciro mi fa le sue domande al bar dell'epocadi Peppe. Quasi svengo a parlare di Piermacchié, troppa filosofia dentro a un cappello azzurro. Mi diverto a vedere i volti di chi vuole capire i miei pensieri, mi fanno da specchio e mi rifletto in cose che non sapevo. Fuori al Gambrinus lo cerco, non lo trovo, ma poi ecco che si avverte un suono di voce parlare: "Arò vaie cu stu cesso?" ed io, felice di averlo incontrato gli rispondo come solito: "Guardate 'o cesso tuoio!" ci salutiamo e gli faccio ascoltare una canzone a cappello. A pochi passi, dopo anni, il mio amico di banco, cantautore molto prima di me,il Celentano Michele. Passa l'immancabile Luigi e che fa? ci offre un caffé per gli scemi al Gambrinus. Michele va alla Feltrinelli, Luigi mi consiglia un buon posto, più vicino al Sannazaro. Faccio spettacolino, Luigi va via, torna Michele, un giorno mi fece una caricatura bellissima a scuola, mi disegnò com'ero vestito,coi basettoni, la camicia col bavero aizato, le bretelle, i psntaloni a campana. Lui ha conservato una caricatura che gli feci io. Lungomare, si sta bene,


un venticello, mi incontra dopo qualche mia fase evolutiva il clarinettista Francesco, vede Manviola da vicino. Incontro Paolo a via Croce, sta a una festa di un palazzo dove dice che c'è tutta Napoli, incontro Sara che si faceva una canna, bella, capelli corti, tuta sensuale, si vede la mutandina, mi chiede "Una uallera" gliela canto a cappello, vado via. (Piermacchié, 26 Giugno 2014)

Visita al maestro con mezzo secolo di ritardo Si affacciava da quella finestra e mandava i baci a Rosa, era la sua fidanzatina. Stasera ho aspettato che si affacciasse ancora, ma non c’era, stanno facendo i lavori, ho chiesto ai vicini di casa, dicono che ogni tanto tolgono una porta e se ne vanno. Venivo da via Toledo, mi aveva incontrato Luigi che mi ha raccontato di essere stato al funerale di Ciro, il tifoso del Napoli e mi hanno salutato i violinisti cinesi Edoardo e Veronica. L ‘attore Bruno mi ha offerto un caffé, quando in due ore avevo racimolato tre euro. Ero già rattristato appena uscito di casa ed Angela di rimpetto se ne era accorta, mi aveva detto che è inutile che scendo con questo stato d’ animo. Aveva ragione, è inutile che scendo se sono già giù. A nulla sono valse le gioie dei bambini del vico nel vedermi portare dalle scale il mio nuovo motorino. Sono andato via, ma non volevo tornare a casa, da via Duomo all’improvviso mi sono lasciato guidare e sono entrato nella Sanità. Tutti gioivano nel vedermi arrivare, chi mi conosceva urlava il mio nome. Non ero mai stato a casa sua, ho chiesto: “Addò sta ‘a casa ‘e Totò?” e i giovani subito mi hanno risposto: “va annanze e gira a destra”. Mi sentivo bene accolto, come se io, conciato a quel modo, fossi nel luogo giusto, familiare, ospitale. Ho parlato un poco con le signore dei vasci perché volevano sapere io che facessi e poi ho detto: “adesso faccio uno spettacolo per voi”. Felici della cosa tutti si sono sistemati per ascoltare. Dopo il mio repertorio di modi di dire napoletani e parolacce cantate un giovane, Giuseppe Giglio, mi ha detto: “è morto a Roma”, come se fosse accaduto l’ altro giorno, poi mi ha fatto vedere il busto che hanno eretto in suo onore da Antonio Januario, lo scultore che anni fa ammirava i miei dipinti esposti sotto alla galleria e mi incitava a venderli perché non li volevo vendere. “Vienici a trovare un’altra volta, in un orario migliore ci sarà più gente ad ascoltarti”. Vado via, triste, pensando alla fatica, al niente e ad una inutile visita al maestro con mezzo secolo di ritardo. (Piermacchié, 27 Giugno 2014)

Non sei nessuno"Ricchiò", così mi saluta un bambino del vico nocelle, poi faccio a gara con Angela e il marito sul motorino. Arrivo sul lungomare e c'è un' enorme festa, pullman e furgoni con musica ad alto volume, migliaia di persone, una sfilata di uomini mascherati ed io mi trovo nella mischia. Era un gay pride. A casa stavo lavorando a piazza del plebiscito che metteròsul motorino, non volevo scendere ma poi ho pensato che mi sarei potuto comprare una bella vaschetta di gelato. Vado via, incontro Ilaria a piazza del Gesù, la sua voce mi inebria di gioia, zucchero e amore. Riesco a comprare il gelato con l'euro di oggi e 3 euro di ieri. Una bambina mi fa capire che se non sei famoso


non sei nessunoe che sono capaci di osannarti e adorarti anche senza motivo, solo perché sei conosciuto da tutti. Lascio il bar mentre i bambini parlavano coi tormentoni dei miei colleghi del Tam. (Piermacchié, 28 Giugno 2014) Laura Romano scrive un articolo su Piermacchié La nuova faccia dell’arte di strada: Piermacchié Va in giro per la città vestito di tutto punto con frac e cilindro, accompagnato dal suo immancabile motorino elettrico ricoperto di colori, miniature del Vesuvio e del Maschio Angioino, bandierine e targhe di riconoscimento. Parliamo di Pierangelo Fevola, in arte Piermacchié, una nuova faccia dell’artista di strada, metà giullare, metà cabarettista, da un lato Pierangelo il musicista, dall’altro la macchietta classica napoletana. Forse vi sarà capitato di incontrarlo per le vie di Napoli (Via Toledo, Via Scarlatti, Via Chiaia, lungomare: queste le zone in cui maggiormente si può assistere ai suoi spettacoli) un personaggio strambo, dall’aria gioiosa e divertente, che armato di manviola, strumento da lui stesso creato, delizia chiunque voglia fermarsi qualche minuto ad ascoltare le sue battute, la sua musica, il suo repertorio buffo e irriverente, classico e moderno. La curiosità verso un artista del genere nasce spontanea. Perché quindi non scambiare due chiacchiere direttamente con lui?Diplomato in mandolino al conservatorio di Napoli e laureato in Scultura all’Accademia delle Belle Arti, il nostro Pierangelo va in giro sin dai tempi della scuola, prima col suo caro vecchio violino, poi col mandolino, infine con la manviola, unica nel suo genere, una perfetta fusione dei due strumenti che lo hanno da sempre accompagnato segnandolo profondamente, appunto il violino e il mandolino. Ed è proprio da qui, due anni or sono, che nasce Piermacchié, vera anima di Pierangelo, vero specchio del suo essere.Tra un caffè freddo e uno spritz, tra strette di mano, sorrisi e sguardi di turisti a metà tra l’incredulo e il curioso, seduti a un bar del centro, il nostro artista si racconta e, dopo l’imbarazzo iniziale, la nostra chiacchierata prosegue spontanea, senza più domande e risposte. Chi è Piermacchié? E come nasce? Questi i primi quesiti che sento di porgli. “Sono un buffone, lo sono sempre stato ma ho scoperto di esserlo solo molto tempo dopo, quando decisi di spogliarmi degli stereotipi, delle teorie e dei dogmi che per troppo tempo mi erano stati imposti in accademia, per vestirmi del mio vero Io. Ho imparato a riconoscerlo, ad accettarlo per quello che è e a dargli la giusta dignità di qualunque altro Io”. Perché in fondo credere fermamente in quello che si è e che si fa è un po’ come tornare bambini, quando la linea che separava ciò che era giusto da ciò che era sbagliatola si stabiliva semplicemente in base ai propri sentimenti, senza troppe imposizioni esterne, senza troppe domande.Alchimista del poliuretano, come lui stesso ama definirsi, Piermacchié mescola nel suo personaggio tutte le forme d’arte che più gli si confanno: musica, scultura, pittura e disegno, recitazione, poesia e canto. Non è un caso che i suoi modelli di riferimento siano Vivaldi, Da Vinci, Dante e Totò. Un artista poliedrico, per il quale la felicità risiede nel guardarsi dentro, riconoscere i propri limiti e cercare di valicarli, continuamente. “Dopo anni di studio accademico, non smetto ancora di studiare. Lo studio mi fa scoprire nuove cose, mi fa leggere meglio in me stesso, permettendomi di creare e sperimentare cose di cui prima non ero a conoscenza. Mi piace da morire rispondere “Non lo so” quando mi viene chiesto qualcosa. Il non sapere non vuol dire banalmente ignoranza, rimanda piuttosto ad un desiderio di conoscenza, è un processo di catarsi, di purificazione, perché ci si apre a qualcosa di nuovo ed è un’occasione per crescere.”. Inizialmente accompagnatore dell’attore Vincenzo Merolla nei suoi spettacoli teatrali, Pierangelo dà poi una sterzata radicale alla sua vita artistica, decidendo di concentrarsi esclusivamente su di sé. Rifiuta incarichi e collaborazioni


importanti, entra nel cabaret di Made in Sud e nel giro di due anni compone più di ottanta canzoni che da allora porta in giro con lo strumento che lo contraddistingue e che presto brevetterà. Ma perché proprio il violino e il mandolino? Il primo, strumento che Piermacchiè ha sempre amato, rappresenta forse per antonomasia l’eleganza, la classe, il rigore, la regola; il secondo è da sempre un po’ relegato al folklore, alla maschera di Pulcinella, a una Napoli antica e melanconica. “Amavo il mandolino, ma avevo un pregiudizio verso questo strumento, legato forse al fatto che fosse un po’ declassato rispetto ad altri. Ho voluto vincere questo preconcetto e ho scoperto quanto fosse invece dolce e raffinato, a metà strada tra il nobile e il popolare. E così ho deciso: non ho rinunciato né all’uno né all’altro e ho creato la manviola. Posso suonarla con le dita come fosse un mandolino, ma anche con l’archetto come fosse un violino.”.L’arte di Piermacchié, tutta basata su improvvisazioni e scenette, consiste nel veicolare la sua poesia e la sua filosofia di vita attraverso la comicità e la buffoneria, proprio come il senso delle cose viene trasmesso ai bambini attraverso le favole. Da grande estimatore di Napoli e del suo patrimonio artistico e musicale, Piermacchié coltiva un sogno: diventarne una maschera. Possiamo ben dire che i presupposti ci sono. Il conto è stato pagato, Piermacchié svuota rapidamente il resto del suo spritz. “M’aggira ‘a capa”, dice, “’stu coso m’a fatt ‘mbriacà”. È felice e si vede e dopo averci concesso l’onore di qualche foto, monta in sella al suo bizzarro motorino e ci saluta con un sorriso. (Piermacchié, 30 Giugno 2014)

Patatineria Adesso si voltano pure mentre mi sorpassano, devono vedere piazza del Plebiscito sul mio manubrio. Non ho portato le bandierinecoi titoli delle canzoni, l'istinto mi diceva che dovevo fare così.Infatti, dopo aver suonato strumentale per molto tempo mi sonomesso a cantare le mie canzoni senza che nessuno me le chiedesse.La cosa funziona, fa presa, c'è chi si identifica in quello che dico,c'è chi si sofferma sulle melodie. Torno a impostare lo spettacoloda come cominciai sul lungomare. Da domani sperimenterò meglioquesta cosa, legherò le canzoni come quando lo feci per lo spettacolocon l'orchestra, stavolta avrò molto altro da dire, comincerò a improvvisare brevi introduzioni e icambiamento di espressioni e di voce. Passa Patrizia che mi da sempre grande soddisfazione con le sue risate. Ai decumani mi mangio una pizza con le mani, verso casa, in moto sul motorino finisco la canzone: "Patatineria".(Piermacchié, 1 Luglio 2014)

Ridicolo L'unico modo per non essere ridicolo è fare il ridicolo(Piermacchié, 2 Luglio 2014)

La conquista Non c'è conquista senza lotta, bisogna difendere se stessi da guerrieri,pronti a farsi prendere a schiaffi perrispondere coi calci. L'essere ha un prezzo da pagare. (Piermacchié, 2 Luglio 2014)


Piermacchié famme 'na canzoneParcheggio, mi siedo, canto. Passano due ore senza sputare a terra,non faccio nemmeno un pezzo strumentale, solo le mie canzoni.Gruppi di frotte si fermano, inizio a scegliere quelle giuste per il pubblico giusto e indovino dalle facce che hanno. Ci sono giovaniche mi dicono tante parolacce, ma da lontano, io li invito a venirmele a dire da vicino, poi gli canto le mie, ridono, vanno via. Passa Riccardo Dalisi, non può credere che a Napoli lo abbiano riconosciuto,lo saluto e lo presento: "L'artista delle caffettiere e delle curve di ferrodella tangenziale di Napoli". Quelle curve che ti preludiavano al tunnelcon un fare d'armonia le hanno tolte. Oggi pare che tutto ciò che può dare bellezza va dato via o va nascosto. SI preferisce il freddo, la linearetta, il mentecattismo, il caprismo, la nullità. Gli piace la mia scenomotoe quello che faccio. Mi viene a trovare Mario, l'immancabile di via Scarlatti, subito dopo Salomone che rimane molto gratificato dalla canzone: "Terroni io e te". Lui è mezzo ebreo e mezzo napoletano ma è un cabarettista e non lo sa. Quando cantavo: "...come gli ebrei ci hanno ucciso i tuoi eroi..." si è illuminato e ha cominciato a parlare, non può portare il cappellino ebreo altrimenti i napoletani lo secutano, è un buonaccione, a me e a Mario ci racconta le sue storielle tragicomiche e dice che non può sentire bussare alla porta di casa, nel dna ha la paura delle SS. Arricetto i ferri e vado da Peppe, il caro amico di scuola che, dopo aver finito gli anni di scuola mi offriva campari e gin ogni voltache ci rivedevamo. Non sapevo che quella prima patatineria di Napoli fosse stata una idea sua. Mi offre un cuoppo, poi magnamo una pizza,parliamo di imprese e idee da realizzare. Mi affascina la sua testa,ha un bel cervello, che manca a me. Da lui incontro Viviana dalla bella voce, l'abbraccio, la bacio, le parlo. Scendo, prima di arrivare a piazzaDante sulla sua vespa Gianni, il cantante storico di napoli mi ferma,vuole vedere da vicino piazza del plebiscito e il maschio Angioino. Dice che sono talmente insistente col mio personaggio che ce la sto facendo. Gli piace molto il diario che scrivo, spera che io lo pubblichi, gli dico che stasera starà nel diario. Gli rispondo che in Piermacchié c'è tutto quello che sono: il pittore, lo scultore, il musicista, il poeta, il mandolinista ed il violista con la manviola, l'inventore, il pensatore, l'attore... da quando ho capito che ero anche buffone ho messo tutto insieme. A piazza Bellini faccio un piccolo spettacolino. A piazza san Gaetano alla iogurteria di Gennaro un bambino sta per sfottermi e gli dico: "Nun te permettere ca te spezzo 'e cosce, latrì". Mi danno una voce ai Decumani, il ristorante ha chiuso e vi ci trovo il signore che lavora sulla sedia a via Roma, quello con la coscia spezzata e pieno di luci. Mi chiama collega, parliamo un poco e poi, quando dice agli amici: "dovete vedere la sedia a rotelle che mi sono fatto adesso, uno spettacolo", gli batto il cinque e gli dico con tanta fierezza: "Collega!". Torno a casa, vado a buttare la munnezza e dal balcone di un palazzo: "Piermacchié famme 'na canzone", canto zitto zitto la canzone della Patatineria e un poco di "Latrì" che all'improvviso continua una ragazza che stava accanto a un ragazzo, ma non li conoscevo, o forse si, però non si vedevano nello scuro della sera. Era Angela, sapeva la mia canzone perché Antonio, il fratello, gliela canta sempre. Era appena passato il compleanno di Angela. (Piermacchié, 2 Luglio 2014)

Il cambiamento dei tempi Mal di testa fortissimo, scrivo una canzone per bambini all'improvviso.In sella alla scenomoto, felicità per i negozianti al semaforo di Salvator Rosa. Via Scarlatti, mi siedo,


comincio. Canto per me, inizio ad esserepiù vero nei pensieri e nelle cose improvvise, la strada è un salotto e mi accorgo di quanta forza hanno i silenzi tra una parole e l'altra, tra unafrase e l'altra, tra una corona e quello che canto dopo. In quello spaziobianco c'è una tensione da recitare nella perfetta sfumatura tra quelloche c'è in memoria e quello che sta nell'empatia del divenire. Sperimentolazzi, voci strambe, rime al volo per i nomi dei bambini che mi guardano.Passa il professor Gaeta, anche lui è più stanco di prima. Gli dico: "maestro io sono quello che disegnò i maestri dell'istituto nelle pale del Puzzulaniello. Si avvicina, mi sorride e gli dico: "Ricordo che voi mi spiegavate un sistema per studiare, mi diceste che dovevo avere accanto la cartina geografica per capire la storia, fu la prima volta checapii la parola "metodo", che è la cosa più importante, che serve a tutto".Lui mi accarezza, non ricordava quando mi parlò ma dentro di lui c' è stata una gioia, l'essere stato riconosciuto per un buon insegnamento. "In quella scuola nessun maestro sapeva fare niente, non mi hanno maiinsegnato niente e voi, che non eravate mio maestro almeno mi avete insegnato il significato della parola metodo".Viene l'immancabile Mario in bici, dice che è onorato di stare nel diariodi Piermacchié. Alcuni ragazzini mi sfottono, poi mi regalano uno e due centesimi per farmi sentire un povero e stupido morto di fame, alloraposso sperimentare la nuova risposta: "Che fate, vi mangiate i soldi di papà?", scappano via. Mi omaggia bene invece una bella donna, ben vestita, dopo che altre due donne, amiche di famiglia di paese mi apparano la giornata. Una signora mi dice che devo tornare a metterela lista dei titoli in mostra perché funziona, la ringrazio, lo farò. Incontro Ciro e Laura che mi hanno fatto l'articolo sul corriere della campania, mentre parlo con le ragazze che fanno volantinaggio.Mi incontra Daniela, vado via. Regalo qualche canzone ai bambini di piazza san Gaetano vicino alla yogurteria. Chiedo alla ubriaca del centro se vuole morire, mi risponde che vuole vivere e che io non possocapire. Entravo da bambino nel suo negozio, compravo i libri per violino, lui molto serio, preciso, lavoratore. Adesso era li, stanco di una vitadi spartiti e di stenti anche se l'unico a Napoli che vende ancora spartiti. Mi dice un'anteprima di come andrà a finire. Il cambiamento dei tempi è segnato sul volto di Simeoli, nelle patatinerie di via san Sebastiano,nel vuoto dei giovani che si ammazzano di alcool e droga. Il mal di testa non va via, vado via. (Piermacchié, 3 Luglio 2014) Si chiama Pier Macchié Ciro Fecola scrive: “Ogni giorno Napoli si veste ed esce. Napoli sa scegliere con cura i vestiti. Oggi Napoli si chiama Pier Macchié” (Piermacchié, 3 Luglio 2014)

La carne umana fetaIl guerriero non si lamenta dell'avversario. "Vattene via, sto io qua!" ed io: "tu fai l'elemosina, io no, faccio uno spettacolino e da qui non mi levo". Allora l'amico, pure lui ubriaco, ha cominciato ad offendermi ed io: "tu che fai, l'ubriaco? e fa' l'ubriaco". Allora canto "Latrì, Afangulo e Afammocca", tutte a terremoto e loro vanno via ridendo, poi ritornano, mi rispondono ma sono più forte io amplificato, quello poi viene vicino con aria di camorra e mi dice: "ti spezzo tutto", guardando il motorino, ma non mi muovo, continuo a cantare mentre lui mi tocca il naso col dito, aspetta che io faccia una reazione e allora gli dico: "io le mani addosso non te le metto, puoi andare". Non sanno


che dire, che fare, intanto la gente ride per la canzone, ride per la situazione, qualcuno allontana i barboni. Si è creata una folla, comincia un tintinnio di monetine, c'è chi ha apprezzato il mio coraggio, chi ha apprezzato il motorino, chi ha apprezzato la manviola, chi ha apprezzato la canzone. Dopo un poco i ragazzi dell'esercito arrivano fino alla scuola del Gesù dov'ero io, stavano cercando i barboni. Venivo dal vico pazzariello dove sono stato a girare un video per il capitano. A piazza Bellini incontro il maestro Riccio che mi fa provare la sua nuova viola. Verso il museo c'è Gianni il parcheggiato che mi fa una festa. Gli ho raccontato del fatto di poco fa e mi ha detto che la nonna una volta gli disse: "vieni qua, odora il mio braccio" e lui: "non sento niente", allora la nonna gli da uno scuzzettone e gli dice: "la carne umana feta! ricordatelo".(Piermacchié, 4 Luglio 2014)

Farò il bottoAdesso ho un corno d'argento a modi parafango alla ruota di dietro.Non mi siedo neppure e già un gruppo di bambini nei carrozziniaspettava. Canto: "Che favola devo cantare?", scritta due giorni fae i bambini aumentano con la gioia dei genitori e il loro incanto.Poi: "I colori dell'arcobaleno" e "Gioia e Lillo". Così inizio a cantarei loro nomi e le richieste si moltiplicano. I bambini vanno via, rimangono gli adulti, allora canto: "Nun se magna, Terroni io e te, Single, Un monolocale, Una macchina sgarrubbata...". Poi un altro carrozzino col figlio della mia amica di un tempo, Claudia. Ricordiamo i tempi passati, fatti di oscuro e guardiamo la luce del giorno di altri colori. Il marito mi offre una birra, dice che io sono un'artista totale, Claudia dice che farò il botto. Passa Patrizia e le faccio una canzone come se fosse bambina. Alle otto cambia l'aria, cominciano a passare i giovani, allora presento il repertorio per un pubblico adulto. Alcuni tentano di sfottermi ma non riescono a trovare la chiave giusta, altri si soffermano e mi ascoltano con meraviglia, dedico: "Me pare'e palle" a chi me la chiede e "Una uallera" alla zizzona, Francesca sei" all'amica, mescolando nelle canzoni i loro nomi e quello che dicono. Vado via, a Piazza Bellini mi saluta il piccolo scugnizzoAlessio, Peppe del bar mi cambia gli spiccioli, incontro Sophie e si materializza una delle canzoni di poco fa. Abbraccio lei: "...ancora, un'altra volta un giorno ancora". Mi fotografa la scenomoto,"...chissà se s'arricorda 'e me, tutte quelle foto in bianco e nero, ci sto pur' io!". Vado a trovare gli amici dei Decumani e parteil tormentone coi camerieri: "Mangiate la pizza ai decumaniii con le maniii". Bacio Flavia, la invito a casa. Canto: "Patatineria" agli amici della 'Nfrascata affacciati al balcone e uno di loro esclama entusiasta: "A chist in tutta Napoli nunn 'o fa niente nisciuno!"(Piermacchié, sabato 5 Luglio 2014)

Piermacchié nella 3° fasePiermacchié è un cantautore cabarettista, con la sua scenomoto raffigurante Napoli va a spasso per Napoli portando Napoli a spasso. Continuatore della macchietta napoletana canta i suoi ultimiinsuccessi accompagnandosi con un nuovo strumento da lui costruito, la manviola, che suona con le dita, con l'archetto e col plettro.Il suo repertorio all'attivo è composto da più di 80 canzonitra macchiette, canzoni irriverenti, romantiche, tristi, culturali,per bambini, pubblicitarie, di attualità... Come: Si bello pisciò,Latrì, 'O taxi, Samente, Ciaccarella, Terroni io e te, Leopardi a Napoli, Nun se magna, Photosophie, Francesca sei, Che favola devo cantare?, Patatineria, Perocchio... Col suo motorino, frac e cilindro azzurro Piermacchié viaggia sopra a un ponte tra un passato ed un presente.


(Piermacchié, domenica 7 Luglio 2014)

Me sto 'mparannoLa strada è recintata, ieri un ragazzo è stato colpito da un calcinaccio caduto da una decorazione dell'entrata della galleria, è in coma farmacologico. Ieri ero a via Scarlatti, se mi mettevo a via Toledo potevo rimanerci io sotto alle pietre. Spero che Salvatore torni a star bene.Alle 20 arrivo sul lungomare, tanta gente, parcheggio e già la prima follami aspetta. Come da scaletta improvviso, e lego una canzone all'altraa medley, con collegamenti di senso. Da "Single" vado a "Un monolocale",poi questo che vuole campare da solo, che si mangia? e faccio: "Nun se magna" che si collega a "Mammà che se magna?" per parlare invece di quelli che rimangono a casa per loro c'è anche la televisione:"Io guardo la televisione" e così via, fino a consolidare un gruppone di pubblico solido e immobile. Sono sceso con le pantofole, quelle di plastica che si vendono ovunque, ma le ho fatte diventare a punta, i piedi sono freschi e sono più Piermacchié. Dietro di me Giovanni,il teatrante, regista dei corti in bianco e nero, osserva la mia evoluzione, poi mi da qualche consiglio e mi dice che il medley è una cosa perfetta. Non mi fanno andare via, ci sono altri gruppi che aspettano, allora rimonto tutto e faccio un altro spettacolo. Sto imparando il mestiere, sono felice. Incontro da Sorbillo incontro il fratello di Sorbillo, gli faccio vedere le scarpe nuove, compro una spada che si illumina da Nunzio col bancariello a ruote, smonterò le luci per metterle al motorino. Sotto al castel dell'ovo mi accoglie col suo grande sorriso Leo, il cameriere, gli dico: "Leo, me sto 'mparanno!" e lui è felice per me. Canto canzoni a macchine in viaggio, a motorini in corsa, a un taxi, canto 'O taxi mentre passiamo il maschio angioino. Vado ai Decumani a farmi una pizza e parte il tomentone coi camerieri: "La pizza ai decumaniii con le maniii". Incontro Giovanni il parcheggiatore, si sfoga di politica e gli canto "Terroni io e te", è felice, la canzone parla bene. (Piermacchié, domenica 7 Luglio 2014) Verso l' essenziale Da oggi in poi rifiuto tutto il lavoro che non mi gratifica spiritualmente. Finisco di fare il mandolinista ed il posteggiatore. Così come rifiutai di fare il lavapiatti per fare il posteggiatore, così rifiuto la posteggia per fare Piermacchié e lavori d'orchestra. Che questa follia sia l'ennesimo coraggio verso l'essenziale. (Piermacchiét, 7 Luglio 2014)

Dinto a 'nu cessoLungomare, mi siedo e passa la Sastri, la saluto: "come va, tutto a posto?" e lei, col sorriso mi guarda: "si tutto bene". Dopo tre canzoninessuno si ferma, mi fermo. Passa Mario che mi vide la prima volta a via Chiaia e mi dice: "Ti ha chiamato quella signora?". Passa l'immancabile Peppe con la sua bici, mi porta una birra, faccio due sorsi e poi le amiche dei baci sulle labbra a piazza Bellini che in corsa si fermano, mi salutano. Inizio lo spettacolino per loro, quattro spettatori hanno attirato altri spettatori. Compongo il mio medley legando i fattariellie stavolta riesco a pensare la prossima


canzone da legare mentresto cantando fino a studiare il pre finale e il finale durante l'esecuzione.Lo spettacolino ha funzionato, l'applauso è alla fine, gli amici e gli spettatori vanno via. Si fa scuro e penso, seduto. Si avvicina un tipo con una gamba offesa, mi vuole ascoltare cantare. Ricomincio il repertorio, mi dice che assomiglio a Sorrentino e copio Tammaro e Taranto. Mi dice che dopo mi dirà chi è. Quando ho finito arricetto i ferri e lui crede fermamente che non devo fare più questo repertorio, ma devo cantare le canzoni di Sorrentino. Io gli dico che mi lusinga il paragone con la sua voce ma è stupido quello che pensa, potrei fare anche più soldi cantando le canzoni napoletane ma non ha senso, io sono un cantautore, ho pure io qualcosa da dire. Va via, offeso come la sua gamba, ed io felice per non aver saputo chi è. Passo a Toledo e una voce: "me pare 'o frato d' 'o cazzo 'gnoppe 'a stu coso!", poi a piazza del Gesù: "arò vaie?" ed io: "Dinto a 'nu cesso!". Incontro la dolce Tonia a via tribunali, non vuole vedermi triste perché io le metto gioia. Pensavo che io passo con una realtà in un'altra realtà,sono un mondo che taglia l'aria di un altro mondo con menefreghismo,mi piace essere ridicolo, mi piace essere come fiaba, mi piace esseredisprezzato e amato nel giro di pochi metri, di pochi secondi. Mi faccio un giro a piazza Dante e incontro 'o Petranico con un' amica, lei mi fa le foto, canto: "Patatineria", 'o Petranico esclama: "questi so' gli amici miei!". Era appena tornato da una comparsa di un film. Sulla 'nfrascata decido di comprarmi un gelato ed è subito festa la mia venuta al bar Lucia. La proprietaria mi fa cantare e scoproche è la moglie del signore che a piazza Trieste e Trento puntualmente mi dice: "arò vaie cu stu cesso?", me lo riferisce la figlia che mi fa un video in cui dico al padre: "arò vaie tu cu stu cesso?". Canto anche per i poliziotti che ammirano il mio mezzo, poi mi fanno fare un bliz, quelli del bar, in una casa accanto per un anniversario di matrimonio. Ci esce nata cosa 'e sorde, prendo i gelati e sto sulla salute, a casa. Mangio, cerco di studiare qualcosa per la lezione di domani.(Piermacchié, lunedì 8 Luglio 2014)

Morire cosìI calcinacci, i fiori.Dal marciapiede di rimpetto i passanti oltre la zona recintata alzano il capo, l' incuria di Napoli è crollata sopra una giovane vita per allungare il tempo di sofferenza a chi ancora è in vita, la sua famiglia, i suoi cari. Ma presto sapremo anche noi cosa ci aspetta dall'altra parte, è solo questione di tempo. Stamattina Keith mi ha insegnato la modulazioneper moto contrario cromarico. Abbiamo mangiato una insalatona di risoe riso tanto. A via Chiaia comincio lo spettacolino, mi salutano i commercianti e una signora di questi mi si avvicina mentre sto cantando e mi dice: "complimenti, sei bravissimo e poi mi piace molto quella del piscione!". Si fa un gruppo, racconto una storia nella scaletta a canovaccio che si consolida sempre di più, mi riservo i pezzi forti nel mezzo e per la fine, grosse risate si presentano ad intermittenza quasi regolare, passa Luigi, il ragazzino del Tam, mi saluta col sorriso. A un certo punto si ammoscia tutto, un vuoto di passanti, qualcuno rimane ad ascoltarmi, provo la nuova: "Perocchio", e le vecchie come:" 'N amica escort" e "Quando la crisi ci metterà in crisi". Vado via, passeggio col mio ciuccio elettrico mentre la mia piazza del Plebiscito si incastra con la vera piazza e arrivo a santa Lucia quando mi sento chimare dalle mie amichette dei baci. Profumano, sono fresche, mi sorridono, le abbraccio, le bacio, facciamo le foto, le bacio ancora. Torno a via Chiaia e Francesca mi fa entrare nel palazzo. Cominciamo la trasmissione radiofonica con gli amici di Massimiliano, canto una buona parte del mio repertorio. Ricordo Salvatore, ultime canzoni, vado via. A calata trinità sulla salita che porta a piazza del Gesù un ragazzo fa per sbarrarmi la strada, io lo punto, accelero e faccio per buttarlo sotto ma lui si toglie all'ultimo momento. Il basilico è secco, mia madre me lo aveva donato con tanta vita e tanta gioia, non lo ho


arracquato, mi ero dimenticato di averlo, l'ho lasciato morire così.(Piermacchié, martedì 8 Luglio 2014)

Perocchio Apro la porta: "Piermacchié amma fa 'o video?", il cancelletto è aperto,vengo assalito dai bambini di vico nocelle, mi fanno un video. Lungomare, vento, nessuno si ferma, c'è Manuele che sta sempre li con la sua borsa, vende sigarette. Provo a cantare "Perocchio", datoche non si ferma nessuno. La canzone attira, fa ridere, si fermanoe diventa ottima esca per cominciare lo spettacolino. Passa L'attoreTortora, mi saluta perché lo saluto, passa Schettino, ride perché nel microfono annuncio il suo nome. Pino di Briganti sul palco mi osserva,vorrebbe che la mia canzone: "Terroni io e te" diventasse la sigla peri suoi spettacoli. Dopo tre o quattro pubblici comincia Schettino allazi Teresa, vado via. (Piermacchié, 10 Luglio 2014)

Basta essere nati Mai ho la possibilità di sentirmi un grande, sempre in bilico tra una testa che non si monta e canzoni migliori da inventare.La fatica di stare a galla, di trovare nella giornata una manciatadi spiccioli in più, lavorando di scultura al mattino e di parole nuove,con le mani ancora sporche scendere in strada la sera per affrontarele volontà del popolo, quello che non piace, quello che piace, quello che a me piace, quello che a me non piace. Non essere nienteogni giorno e allo stesso tempo sorridere per essere cosa sublime agli occhi di chi ti ama, stare sempre a ricominciare, anche quando si è fatto più di quello che si poteva fare. Quando scende la nottela stanchezza è quella di una vita intera, si è falliti, forse non ancora,forse un portone sta per aprirsi ma non sai dove. La signora mi offreun tarallo, la gente si paralizza, non serve cantare, suonare, è importante quello che si sente dal microfono mentre si mangia. Gabriele vende stampe di Napoli, anche lui è stanco, non si puòvivere sempre così. Ci guardiamo negli occhi, non serve parlare. Il medley si assottiglia sempre più per le signore pane e puparuoli,conviene cantare solo il picco delle migliori, poi ti accorgiche 80 canzoni sembrano 4, ti inventi di cantare quello che parlanoin quel momento i passanti, alcuni si girano e ridono, altri non hannocapito e già sono lontani. L' ubriaco con gli accendini ti fa perdere qualche minuto mentre tu lo minacci, allontani il suo corpo leggero con una mano, poi pensi ai corpi della guerra, alle immaginiche ci fanno vedere sempre più crude e cruente da quell'altra partedi mondo e ai ragazzi che sono morti da noi, senza guerra, senzaragione. Pensi che la vita non conta viverla, basta essere nati.Calcinacci, pietre, proiettili, suoni, mare, vento, parole, sorrisi, monete, vigili, pioggia, sole, ricco, povero, stanco, felice. L'amica mia mi dice che sto diventando una maschera, è fiera di me, c'è tutto un mondo nei miei panni, nelle cose che faccio, una verità che va oltre e rimane nel tempo. Non so a cosa pensare,disperato e imperturbabile continuo ad andare a spasso per Napoli portando Napoli a spasso, in questa città deserta dove si vedonomiraggi apparire e sparire dal giorno alla notte. (Piermacchié, venerdì 11 Luglio 2014)


Il Blitz funzionaIl Blitz funziona, da oggi Piermacchié cambia, è nella III° fase.La manviola è amplificata e appoggiata sulla scenomoto, il miomicrofono del cappello è in funzione, cammino per strada e parlo,accenno i miei tormentoni, parlo con gli automobilisti in cammino.Quando la zona è buona mi fermo, metto il cavalletto, prendo manviola e comincio lo spettacolino, 5 minuti e via per un'altra via.Non sono più fermo, sono un cabarettista ambulante, in poco tempomi trovo in vari punti di Napoli, faccio interventi in piazze, viali, marciapiedi, fuori ai ristoranti, forse un giorno anche nel traffico.Comincio a via scarlatti con due spettacolini, poi mi sposto a piazzadegli artisti e li nel borgo dei panini e del pesce un successo, poi a via Luca Giordano, dei giovani mi hanno chiesto di esibirmi.Vado al parco Mascagna e li un altro spettacolino per le personeche vedendomi arrivare hanno iniziato a fotografare e a gioire. Francesco che fa lo zucchero a velo mi ha proposto di fare spettacoliinsieme, gli ho detto che non mi interessa assolutamente.La prima prova della III° fase è andata benissimo. Vado al bar Lucia per salutare gli amici che mi avevano accolto con gioia e festa e vi ci trovo persone a vedere la finale del mondiale e scugnizziche vogliono sfottermi. Difficile andare via nonostante buttassi mazzate a vuoto perché mi inseguivano. La frusta sarebbe stata ideale, questa esperienza mi conferma che la devo avere d'obbligo,come d'obbligo sono le luci e gli stop. (Piermacchié, domenica 13 Luglio 2014)

Un giorno capiranno chi eri "Un giorno capiranno chi eri Piermacchié, quando ti vedranno in TV."Questo mi ha detto Mario che con la sua bici è venuto a trovarmi, stanotte andrà a lavoro mentre il mondo dorme. Mario mi segue,poi mi indica alcuni posti per esibirmi. Dal balcone Angela e Giovanni mi avevano salutato mentre uscivo dal cancelletto di casa e giù allescale, mentre Gianni mi osservava preparare manviola e archettoi bambini di vico nocelle urlavano da lontano: "Piermacchié!!!", con le loro pistole sono corsi a salutarmi, qualche canzone per loro.Mario assiste alle mie tappe per il Vomero, poi incontro Angela e Giovanni col nipotino Ciro ed io giro. La signora Rosaliarideva tanto nel sentirmi cantare, mi ha detto che a lei non piaccionole persone della sua età perché sono pesanti. Molti iphone sono costretti a registrare tutti i miei 5 minuti di spettacolo, incontro la sorella di Peppe, Claudio e Claudia, i giovanotti a via Scarlatti, i miei fan anzianotti e poi di nuovo Angela e Giovanni, che poi siamo usciti insieme dal vico e abbiamo fatto una mezza gara e Giovanni con Angela dietro si stava appizzando a una macchina parcheggiata mentre io scanzavo i cazzimbocchi vacanti. Incontro l' attore Masiello che mi saluta con immensa gioia, bacio l'amica. Con Mario scendo sotto al Collana e faccio uno spettacolino per alcunigiovanotti, una ragazza rideva benissimo, mi faceva felice,addirittura ha passato l'iphone al ragazzo perché ridendofaceva il video mosso. Inizia a schizzechiare. Mi chiamano da lontano dal portierato di un condminio, c'era Angela e Giovanni,faccio qualche canzone al volo e dico ad Angela e Giovanni: "ce verimmo 'a casa". Un lampo, sta per piovere, scendo le scale col motorino, l'archetto, incastrato a piazza Plebiscito salta,finisce nella ruota e si spezza. Un tuono, l'acqua, sto per scivolarecol motorino, la ruota sul piede, si spezza la punta della scarpa,apro il cancello, entro in casa.


(Piermacchié, lunedì 14 Luglio 2014) Un giorno capiranno chi eri "Un giorno capiranno chi eri Piermacchié, quando ti vedranno in TV."Questo mi ha detto Mario che con la sua bici è venuto a trovarmi, stanotte andrà a lavoro mentre il mondo dorme. Mario mi segue,poi mi indica alcuni posti per esibirmi. Dal balcone Angela e Giovanni mi avevano salutato mentre uscivo dal cancelletto di casa e giù allescale, mentre Gianni mi osservava preparare manviola e archettoi bambini di vico nocelle urlavano da lontano: "Piermacchié!!!", con le loro pistole sono corsi a salutarmi, qualche canzone per loro.Mario assiste alle mie tappe per il Vomero, poi incontro Angela e Giovanni col nipotino Ciro ed io giro. La signora Rosaliarideva tanto nel sentirmi cantare, mi ha detto che a lei non piaccionole persone della sua età perché sono pesanti. Molti iphone sono costretti a registrare tutti i miei 5 minuti di spettacolo, incontro la sorella di Peppe, Claudio e Claudia, i giovanotti a via Scarlatti, i miei fan anzianotti e poi di nuovo Angela e Giovanni, che poi siamo usciti insieme dal vico e abbiamo fatto una mezza gara e Giovanni con Angela dietro si stava appizzando a una macchina parcheggiata mentre io scanzavo i cazzimbocchi vacanti. Incontro l' attore Masiello che mi saluta con immensa gioia, bacio l'amica. Con Mario scendo sotto al Collana e faccio uno spettacolino per alcunigiovanotti, una ragazza rideva benissimo, mi faceva felice,addirittura ha passato l'iphone al ragazzo perché ridendofaceva il video mosso. Inizia a schizzechiare. Mi chiamano da lontano dal portierato di un condminio, c'era Angela e Giovanni,faccio qualche canzone al volo e dico ad Angela e Giovanni: "ce verimmo 'a casa". Un lampo, sta per piovere, scendo le scale col motorino, l'archetto, incastrato a piazza Plebiscito salta,finisce nella ruota e si spezza. Un tuono, l'acqua, sto per scivolarecol motorino, la ruota sul piede, si spezza la punta della scarpa,apro il cancello, entro in casa. (Piermacchié, lunedì 14 Luglio 2014)

Tornato a vivere Il mio archetto è tornato a vivere mentre Francesco mi dice di aver sognato questo. (Piermacchié, 15 Luglio 2014) Nessuna rapina I bambini di vico nocelle si sono intrufolati in casa con le pistole in mano, adesso usciamo insieme, nessuna rapina, vado sul lungomare... (Piermacchié, martedì 15 Giugno 2014)

Cigliano e Bolignano Sto per uscire e mi ritrovo i bambini del vicolo in casa, salgono sul soppalco con le pistole, vogliono vedere in video di ieri anchese lo hanno già visto. Facciamo un altro video dove mi sparano, poi però mi staccano alcuni pomodori dalle piantine e acchiappoa Mattia e lo butto fuori dal cancello come il pomodoro.Peppe con la


sua bici è sul lungomare, mi sorride, comincio a strimpellar preludiando ma la serata si preannuncia moscia.Arrivano il cantante Cigliano e Dorica, canto per loro:"Nun se magna", vanno a mangiare. Mi sposto a via Chiaia e guadagno un euro per aver cantato: "Patatineria" fuori allapatatineria per alcune ragazze e ragazzi. Fuori al Sannazaro incontro Gigi e Tiziana che mi ammirano, canto per loro, Tiziana mi fa tante foto. Ai baretti di via Chiaia incontro Lanzuise e Feliciana con amici, faccio i miei 5 minuti di spettacolo per loro,ci rivedremo il 17. Turisti giovanotte fuori da Lombardi gridanoal mio passaggio e mi fanno le foto, poco più avanti mi cadedi nuovo l'archetto come ieri, va sotto la ruota e stavolta si spezzain un solo punto. Vado via e al museo incontro Bolignano cheho visto oggi in TV, ci salutiamo con Mauro e gli amici, ridiamo. Dice che il 17 per Napoli cabaret festival vedremo di farmi usciresul palco col motorino. (Piermacchié, martedì 15 Giugno 2014)

Lamentarsi L'artista mostra e dimostra, gli altri hanno il tempo per lamentarsi. (Piermacchié, 27 Giugno 2014)

La vita e la morte La vita è ritardare la morte,la morte è più importante della vita,la cosa più importante della vita è la morte,la vita esiste per permettere la morte,il suo tempo è uno spazio irrilevante,nascere vuol dire poter essere della morte,la morte è un'esistenza che va al di la della vita,...ho sonno, ci penso domani (Piermacchié, 18 Luglio 2014)


Capitolo 4 Il piĂš grande mistero


Io e Larible Ultimi ritocchi, vernice fresca sul motorino, alcune modifiche, scendo le scale. I bambini corrono da lontano, ieri mi erano venuti a chiamare perché volevano giocare con me ma io ero incazzato, mi avevano strappato i pomodori dal muro. "Stasera niente Piermacchié!" e cantavano le mie canzoni con un timbro di voce allegro, che ricopriva la verità malinconica che faceva vibrare i suoni duri alla gola a significare: "non ci lasciare, ti vogliamo bene, non lo facciamo più". "Piermacchié ti stiamo facendo un regalo! ricordi?, dicesti che ti serviva una frusta per i bambini cattivi". Mi prendo il loro sorriso e lo porto fino al terrazzo di castel sant' Elmo con tutto il motorino. Ritrovo i colleghi del Tam, una prova veloce, poi un signore coi riccioli e una maglietta bianca è sul palco, un tecnico, forse controlla il funzionamento dei microfoni oppure sta li per le luci. Un pianista suona mentre lui prende degli strumenti, li suona, li posa, cammina, un baule, una musichetta, suona. Era Larible, quel clown che ogni tanto a Napoli ricopre manifesti enormi col suo faccione tenero e gli occhi dolci. Maria mi presenta, entro in scena tra il pubblico sfrecciando col motorino, illuminato dalle luci di piazza del Plebiscito che ho sul manubrio. Canto l'ultima canzone: "Patatineria",sperimentata nel laboratorio della strada, poi "Latrì" perché piace tanto a Tavano. Maria mi dice: "adesso facci ascoltare una poesia" e declamo quella per Fabiana, che dopo la scuola la rividi in TV in una trasmissione comica e mi fu donna di schermo, che poi venne sostituita a quello schermo da Francesca che fu la Bellucci napoletana. Tra il pubblico i miei genitori e mia sorella che pare Belen, c'era anche lei, Francesca, che dopo la mia esibizione mi viene a cercare, ci salutiamo in un abbraccio lungo, la canzone che le ho scritto piace a tutti. Mi racconta di una sciagura a cui non posso credere, eppure il suo compagno quella volta a via Roma mi disse:"ce la faremo", era con lei, mi chiese di cantare: "Francesca sei", poi con l'abbraccio andarono via. "Sirena sei", le ultime parole della canzone, Sirena, quella che se non ti leghi ti può portare alla follia e a quella morte. Dietro al palco, sulla scaletta, Larible era pronto, gli sorrido, mi sorride e poi mi chiede: "mi hanno detto che sei diplomato?", appoggia un sorriso nel tenero faccione sul suo braccio che mantiene il passamano della scaletta, con un piede a terra e l'altro sul primo scalino e mi ascolta. Un grande artista scrutava nei miei occhi che si sbarravano ai pensieri e capiva meglio di me quello che cercavo tra le parole. Gli dico che la strada è la mia palestra, il mio teatro, che non mi succede mai una grande svolta, sempre a ricominciare da capo ma con la felicità di essere e fare quello che sono, Piermacchié, tutta la mia vita d'arte in un buffone. Mi risponde che la strada è il miglior laboratorio, dove ci si può permettere di provare cose nuove e tante stupidaggini, invece a teatro il pubblico paga e non si può rischiare di sperimentare, il teatro è fatto per cose già collaudate. Il successo poi è solo una conseguenza, arriva solo se si vive così, nella passione, altrimenti sarà impossibile ad avverarsi. Ero io e Larible, in un punto dell'universo di una sera, sul tufo, nel medioevo di Napoli. Entra in scena, l' osservo, qualcosa cambia in me.


(Piermacchié, giovedì 17 Luglio 2014)

Sono entrati in casa I bambini delle nocelle sono entrati in casa ed hanno scritto questo: "si risono intrufolati in casa x un compleanno e mi hanno chiamato x fare il comico piscio e m par e palle e le mie scenate e andare con il motorino nel palazzo a festeggiare il compleanno di mattia buonafine ora mi sto preparando con loro in casa e toccano tutto hahahhah". (Piermacchié, 18 Luglio 2014)

I bambini delle nocelle I bambini delle nocelle sono entrati in casa ed hanno scritto questo: "Ha una casa bellissima fatta da lui e noi sparsi nella casa a fare casino hahahah abbiamo rotto il tamburo x fareil video e abbiamo suonato con altri strumenti e io che scrivevo sul pc di pier macchè a pariare me fort ci fa schiattare dalle risate chiamatelo x tutto il buffone romantico unico e solo pier macchiè fa pariare ma nn mi fa portare mai il motorino solo una volta ma comunque fa pariare io lo chiamerei subito x andare a qualche festa infatti e venuto a la festa di mattia e ha fatto ridere tutti meglio di gino fastidio se va a medi in sud e ancora piu forte x che lo conoscono ancora altra gente ma i suoi fan siamo noi vico nocelle". (Piermacchié, 18 Luglio 2014)

Non so fare il mio mestiere Non so fare il mio mestiere, devo cambiare lavoro. Mentre cammino per i baretti di via Chiaia mi dicono: "hai vinto!", si ma sto perdenno però. "quanto è bello!", si, so' bello e nunn abballo!". La serata è un flop, penso che non potrò fare sempre questo e stavolta si, mi sento ridicolo, ridicolo perché non voglio lavorare, mi sono inventato una cosa che non è un lavoro e che è capriccio di stupidi, per chi tene 'a capa fresca.I bambini di vico nocelle mi erano venuti a chiamare: "Piermacchié ti vogliamo chiedere una cosa, oggi è il mio compleanno, vuoi venire a fare uno spettacolino alla mia festa?". "Venitemi a chiamare, andiamo insieme". Mezz'ora dopo urlano il mio nome, non sono ancora pronto ma apro il cancelletto, una diga che lascia straripare il magma del vesuvio che mi entra in casa, muove le cose, quasi distrugge. Come cavallette i cinque bambini saltano sul soppalco, uno al computer, un altro sul letto, un altro sbircia i disegni, un altro urla, poi scendono, poi salgono, uno sul motorino, l'altro vuole vedere il video, un altro vuole sapere dove sta il coso del violino, due dietro una tenda per fare uno scherzo, acchiappa a chisto, acchiappa a chillo mentre


mi vesto, domatore di scugnizzi in casa. Finalmente usciamo, non trovo il plettro, non trovo il cavo, ritrovo il plettro,il cavo non c'è, perdo le chiavi del motorino, la signora dei detersivi mi dice: "vedi bene che l'hai lasciata dentro al quando hai aperto il vesuvio", aveva ragione. Andiamo alla festa di Mattia e una scia di bambini dietro corre urlando il mio nome. Il cielo è cupo ma non piove, finisco lo spettacolino e vado via, sempre più elettrico, come se la strada avesse sotto e sopra un'energia scoperta che mi invade e pervade. A via Toledo c'è Paolo che dice che sta progettando ancora il video con me. Al borgo marinaro girano una scena con l'attore Assisi, alcuni della troupe sono gli unici che mi omaggiano di monete, con gioia e meraviglia. Mi viene a trovare Peppe con la sua bici, mi fa ascoltare una canzoncina che fece da giovane, Mattia, che quella volta si punse le dita prendendo per affetto il mio cappello mi offre una granita, dice che tra due anni vuole andare in giappone a fare il pizzaiolo. Passa Kevin con la bici, rimane molto tempo ad ascoltarmi, poi mi siedo sul muretto di via Partenope con lui, sono sfiduciato. Manuele, la ragazza e la nonna mi fanno una festa, non si capisce come, ma vendono sigarette. La nonna vuole darmi monetine ma io non voglio, dico che ci sono i ricchi, "voi campate peggio di me!". La nonna mi da gli spiccioli e mi dice che solo chi è nelle stesse condizioni può capire. Poi cercano di tirarmi su il morale, dicono che non mi devo abbattere perché io sono unico e bravo. Anche Manuele insiste, mi dice che la mia strada è questa e che non mi devo preoccupare, io gli dico che non so se sto facendo bene, forse sto sbagliando, devo trovarmi un vero lavoro e lui: "tu fai bene il tuo lavoro, è la gente che è indifferente". Facciamo una corsetta io e Kevin a santa Lucia, vado via. La mia passerella da piazza del Gesù è sempre piena di esclamazioni e feste fino a piazza san Domenico dove 'o biondo alza le braccia al cielo e mi saluta. Dice che ho dato allegria alla sua tristezza, che in me rivive la tradizione, che fa colpo sui giovani tarzanielli che si domandano chi sono, che sono in gamba, pieno di fantasia e di vita, semplice, surreale presenza in una terra bruciata, comparso qui come a farci ricredere che la grande storia di Napoli sia finita. Capisco che stasera era questo quello che dovevoguadagnare, una cosa che nessuno ti dice, che va al di là del consueto, una cosa che non puoi comprare, tra la gioia dei bambini e le considerazioni di chi, a nudo di sentimenti regala. Passa il collega Cristian, con la sua chitarra, calzoncini ed infradito ed esclama: "Io me sento a Piermacchié", si siede sul mio motorino e mi inventa una canzone al volo mentre un amico che si trova a passare improvvisa belle frasi di fischio. Passa Giovanni, che mi ha chiamato in settimana perché vorrebbe studiare il mio motorino dato che sta organizzando un articolo sui mezzi strani che ci sono a Napoli. Dice che il mio è il più strano. Vado via, a piazza Bellini Peppe del bar dell'epoca mi elogia per i cambiamenti al motorino e per le luci che ho messo a piazza Plebiscito. Dalla folla sbuco dove una pattuglia della polizia sta li, all'impiedi, mi sorridono ed uno di loro mi esclama: "tu stai annanze", ed io rispondo: "è difficile, ma grazie comunque wagliù!" (Piermacchié, Venerdì 18 luglio 2014)

Piscione Da bambino ho vissuto da piscione,adesso apprendo dagli scugnizziquello che mi mancava, sperando però che gli scugnizzi possanoavere da me le cose buone che il


piscionismo mi ha dato. (Piermacchié, 19 Luglio 2014)

I figli di Piermacchié Gli scugnizielli sono i figli di Piermacchié, lui li picchia e li accarezzaallo stesso tempo. Verso sera Mattia e Cristian me li sono ritrovati in casa, Mattia mi ha detto, riguardo alla festa di ieri: "Piermacchié sei stato grande!". A via Scarlatti comincio, nessuno mi guarda, non esisto, canto lo stesso. Si ferma Giovanni, mi da qualche monetae mi dice che sono uno spettacolo col motorino, il cappello, lo strumento e le canzoni. "Ma allora esisto?" gli dico, lui mi risponde di si.Passa Patrizia, ha comprato un nuovo cellulare, mi fa tante foto, mi ricordache vuole il CD, mi racconta che vive nella munnezza delle vele a Scampia.Si formano gruppi e gruppetti, specialmente quando canto i nomi ai bambini. Napoli mi conosce sempre di più, chi mi ha visto di sfuggitaè felice di presentarsi a me, chi mi conosce da vicino mi cerca le novitàdel repertorio. Penso che i passanti abbiano bisogno di un segno di riconoscimento per potersi fermare ed apprezzare. Se ti hanno vistogià da qualche parte ti riconoscono e si fermano, anche quello che si canta può essere un segno di riconoscimento come la canzone napoletana, ma faccio il cantautore ed è difficile far fermare chi non conosce i pezzi e non è attento. Chi è attento a capire invece si ferma, questi sono i pochi ma buoni, cultori delle arti e della cultura napoletana, a loro mi riservo il repertorio più impegnato, poi ci sono molti bambini che amano i personaggi delle fiabe, quindi si dovrebbe lavorare su uno spettacolino a parte. Poi ci sono quelli che si fermano perché ci sono altri che sono li ad ammirare, a ridere, ad apprezzare e vogliono capire perché loro non hanno capito niente, allora si fermano, ridono, apprezzano senza capire, solo perché imbarazzati, pensano di essere stupidi se non mostrano di aver capito come gli altri.Scendo giù, Peppe della patatineria mi offre le patatine, Mariano mi fa ridere, sembra un sacco di patate, canta sempre: "Patatineria". Scendo più giù e per la 'nfrascata al bar Lucia gli scugnizielli corrono e gridano: "Uagliù 'o piscione, fermiamolo!", ma io proseguo perché non ho ancora la frusta. A Piazza Bellini Domeico, un appassionato di cultura napoletana, cinema e cabaret si incuriosisce a me, facciamo amicizia. Simone della grafferia di fronte a Sorbillo mi fa cantare: "Patatineria" a una bella ragazza che lavora con lui, credo sia la sua ragazza, poi mi offre acqua minerale e una graffa. Passa Umberto, faremo il CD al più presto, dico sempre così. Schizzo sui cazzimbocchi che portano al museo e salta la mano delle monetine, vola, cade a terra e viene spappolata dalle macchine di passaggio, salutavo anche il parcheggiatore Giovanni al volo con la mia mano. Mi fermo per raccogliere i pezzi e la bella Straccio esce da una macchina, nel frattempo un' altra bella che mi aveva salutato prima chiamandomi: "Pisciò!", passa in una smart con un amico che mi conosce, si fermano nel traffico del semaforo e mi grida: "amore!" credo per creare reazione con l'amico, io le domando: "siete fidanzati?" lei risponde: "no" quindi le dico: "baciamoci allora", infilo la testa nel finestrino e ci baciamo le labbra, dopo pochi secondi bacio le labbra di Straccio, vado via. Enzo sotto all'arco mi fa una festa, fa uscire la figlia e la moglie per far vedere Piermacchié. (Piermacchié, sabato 19 Luglio 2014)


Una svolta Stasera una svolta. Pensavo alle parole del maestro Riccio, diceva che la gente vuole sentire le basi, non si accontenta dello strumento, pensavo alle parole di Tavano, diceva che dovevo mettere i piatti in mano alla gente per fargli cantare: "Latrì", pensavo a Larible, per la varietà continua del suo spettacolo. Così da stamattina ho lavorato per ricomporre le basi, i collegamenti tra l'una e l'altra canzone si trovano ormai facilmente, ho aggiunto la vocina che presenta e che dialoga come l'alta volta, la vocina piace molto al Biondo. Mentre registravo mi sono trovato Mattia in casa, alla fine, negli applausi finali, oltre alla vocina c'è anche la sua vocina. Ancora una volta ad aggiustare il motorino, a verniciare le parti nuove, a riposizionare la cassa, i cavi, a lavare i capelli del cappello, poi il frac, la manviola nel fodero quando non mi resta che uscire, pensando che non è successo ancora nulla di nuovo. Vado a via Cimarosa in un bagno di folla per la libreria: "Io ci sto", la libreria di tutti. Mi saluta la dolcissima Carolina con un sorriso di sole, poi tanti amici, vado via. Alla rotonda Diaz vedo nei grossi schermi l'amico Ruffo ballare con gruppi africani, proseguo e Vilia mi salta addosso mangiandomi di baci, poi un gruppo di milanesi si fa la foto con me. Sotto al castel dell'ovo c'è calma, io parcheggio, pronto a sperimentare lo spettacolo che avevo pensato ieri notte. Comincia la vocina a presentarmi, parte la prima canzone divisa in due, in mezzo c'è a tormentone: "Samente", che si ripete più volte, poi finisce la base e comincia la manviola ad arco variata dal plettro, tre canzoni a solo, poi ricomincia la base con altri tre pezzi e così via, con varietà di suoni, melodie e contenuti. Lo spettacolo funziona, lo ripeto per tre volte e per due volte passa il violista Barbieri mentre canto: "Latrì". Mi ringraziano, ridono, c'è orgoglio di napoletaneità nell'aria, mi tintinnìano, alcuni hanno rivisto lo spettacolo per due volte e hanno riso per tutte e due le volte, non tanto per le canzoni ma per le diverse persone che con sguardi e gesti trasformavo in spalle al momento, anche a loro insaputa. Vado via felice, sereno, verso piazza del Gesù i ragazzi non mi danno più i calci al motorino come l'anno scorso ma mi elogiano gridando: "hai spaccato!, si gass! drago! complimenti! ti amo! si 'o meglio 'e Napule!" (Piermacchié, lunedì 21 Luglio 2014)

Andai a parlare coi grandi del passatoEsco di casa e c'è Angela che mi saluta, poi i bambini da lontanoschizzano da me, facciamo un video, stanno diventando molto bravi nelle interpretazione delle mie canzoni, la prossima volta vediamo di recitare su canovaccio. Al caffé dell'epoca Peppe è contento di vedermi arrivare, sposta un bidone per farmi parcheggiare il motorino in bella mostra, come se fosse la ciliegina sulla torta del bar degli artisti. Incontro Giovanni all'appuntamento, mi fa domande, fotografa il motorino, è molto interessato alle macchine strane di Napoli per farne un articolo, ma il mio motorino anche se non è una macchina non poteva mancare all'appello. Dopo incontro la bella Marinella, per parlare della mia esibizione sulle scale della principessa Iolanda. Anche l'amica assessore è bella, nel suo viso oltre alla sensualità si legge anche la


determinazione tenace, come se fossedonna di ferro. Fuori al Sancarlo urla il mio nome Pasqualino, mi presentaad altri amici senza tetto, poi viene anche Vincenzo attraversando la stradadi corsa per salutarmi. Sul lungomare c'è poco passaggio all'ingresso del borgo marinaro. Faccio comunque i miei spettacolini con soddisfazione e mi piace sapere che ci sono persone che guadagnano meno di me. Gabriele è da un mese che non riesce a guadagnare un euro, è andato anche a Sorrento e i vigili gli hanno sequestrato le stampe. Non sa cosa fare, è disperato. Passano varie persone che mi vogliono per loro feste, mi dicono che le mie canzoni sembrano buffe ma sono serie, dico cose importanti. Passa Antonio che mi saluta sempre con un sorriso di soddisfazione, lui e la moglie Anna sono stati i miei primissimi fan. Passa Mottola, che cantò a novecento napoletano, è felice di conoscermi, stupìto da quello che faccio, lui vive a Berlino, ma stava a Napoli a parlare con me. Mi chiama Mayer da lontano mentre passo quasi per entrare a piazza del Plebiscioto, lui sta a Parma, ma in quel momento era li, abbiamo parlato col suo amico regista che dice che, seduto sul motorino sembro un personaggio mitologico. Mi mangio una marinara ai Decumani mentre stanno per chiudere e mi prendo due noccioline da Patrizio a Piazza Bellini. I vigili gli hanno sequestrato il motorino e lui si fa prestare il motorino per vendere le noccioline. Il regista del video su Alice nel paese delle meraviglie che si meravigliò per avermi veduto spuntare nel momento giusto per le riprese, stasera si è meravigliato vedendomi rispuntare nel suo compleanno, mi offre del vino. Penso che se mi staccherei dalla mia coscienza per andare a seguire ciò che non è per me, dopo essere morto quella cosa creatrice o quel Dio che non si vede, vedendomi mi avrebbe detto: "Che peccato, non hai fatto quello che dovevi fare, credi che le predisposizioni siano cose effimere? le attitudini, il fuoco che ti porta a vedere e a fare determinate cose non è forse il percorso che ho scritto per te? Quando fosti Piermacchié piansi di gioia, pensai che un mio figlio aveva saputo seguire la mia volontà nella sua pace. Ma quando poi hai lasciato tutto, i pensieri, la poesia, e ti sei lasciato andare la dove chiamavano i denari mi dispiacque tanto che andai a parlare coi grandi del passato e cercai consolazione con quelli che avevano saputo leggere le aspirazioni che gli avevo donato." (Piermacchié, giovedì 24 Luglio 2014)

Una cosa surreale Una cosa nuova da fare, un' altra faccia di Piermacchié per la sua faccia, ché mi è successa una cosa surreale. Dopo aver cantato e suonato per due ore o più, o meno, e ricevuto pochi spiccioli, la cassa si è esaurita, la batteria dell'amplificatore non reggeva più alcun suono ma emetteva ad intermittenza dei pernacchi. Allora ho tolto il cappello e, seguendo i pernacchi oscillavo a scatti come un orologio scarico. Le persone allora mi ammiravano, conquistate dal suono del pirito e dalla mia faccia hanno cominciato a tintinnare monetine. Funziona il mio corpo, le mie espressioni più dei contenuti espressi, come quando suonando il mandolino ai cantanti la gente rideva guardando me. Anche prima, quando per riposarmi ho eseguito pezzi strumentali un gruppo si è avvicinato, hanno guardato il motorino ed hanno sorriso per i titoli delle canzoni nel fumetto. Allora ho cominciato a cantare quelle e d'improvviso una esplosione di risate ha coinvolto i presenti. Mi hanno spiegato che l'innesco è avvenuto


dal passaggio dal serio al comico, uno sbalzo di temperatura emozionale. Ha funzionato il contrasto, la stessa cosa che spiegava Bernstein analizzando la musica comica di Haydn nel video che oggi, mangiando, ho visto con Keith. Sto pensando a queste novità, una può essere quella di creare un contrasto, magari suonando una cosa pesante con la faccia seria e poi di colpo cantare un tormentone. L'altra può essere non fare niente, stare fermo e assecondare con qualche espressione dei rumori che provengono dalla cassa. Domani si vedrà. Era passato il presentatore Amadeus, che con lo stesso sorriso di quando è in TV mi ha salutato. Alessandro è venuto con Thomas, mi ha chiamato al telefono apposta per incontrarmi. Quando ho cantato: "Patatineria", il bambino ha sbarrato gli occhi ed era felice di riascoltarla. Peppe con la sua Bici ogni volta che mi vede gli viene fame e va a casa a mangiare, ma stavolta è rimasto per vedere il nuovo spettacolo e non gli è piaciuta l'idea delle basianche se la vocina che mi presenta è checazza. Con lui Marco e Claudia mi hanno ascoltato per la prima volta. Andando via ho incontrato Salvo,il violinista del san Carlo che orami è già un ottimo comico, anche nel cinquetto in cui suona. Ricordo che io lo invidiavo, volevo le sue mani per suonare il mio violino, avrei voluto suonare come lui e poi, dopo anni, ci siamo ritrovati a cercare la vita nella ricerca della risata. Fuori al Sannazaro Gigi mi fa cantare qualche canzone per gli amici al tavolino, passa la bella e timida Margarita, ma va subito via dopo avermi salutato. Sulla 'nfrascata mi chiama Claudio, il meccanico che mi aggiusta il motorino, fuori al bar dei cornetti di notte e Bruno squadrandomi al volo dice agli amici, con sguardo di ammirazione e orgoglio:" Chist campa cient'anni!". Al bar c'era Patrizia, mi dice che la scelta di puntare tutto sulla mia maschera è ammirevole e non è uno sbaglio rifiutare il lavoro da mandolinista. Quando sono sceso ho incontrato Marianofratm, sul balcone del cavone, vicino all'officina di Claudio ed oggi i bambini di vico nocelle sono venuti a dirmi che hanno quasi finito di costruirmi la frusta.(Piermacchié, giovedì 24 Luglio 2014)

Bob e il Piermacchié confezionatoStamattina ho spinto il motorino oltre la città, a Villaricca.Sono uscito con un cielo grigio, aveva appena piovuto, Angela di rimpetto si è preoccupata, si è affacciato Gennaro e la moglie.Le due ruotine mi hanno fatto apprezzare anche quel poco di belloche può avere una grigia periferia. Il caro amico di solfeggio Bob mi ha prelevato a Marano, quandomi ha salutato l'ho salutato, ma dopo soli cinque secondi ho capitoche era lui. Col suo motorino mi ha fatto strada fino alla chiesa. Appena arrivato sono già stato pagato, mi sentivo più concreto. Addirittura i fotografi hanno usato il mio motorino come scenografia per gli sposi. Bob ha fatto delle ottime riprese della mia esibizione.Tornando a casa, a Marano mi hanno dato un euro solo per farmivedere e ascoltare un medley a cappello.Il Piermacchié della terza fase è uno spettacolo, è confezionato e pronto all'uso. Ricordo la durezza della prima fase, quella in cui negli spettacoli degli altri cercavo una via di uscita. Istruttive furono le prime esperienze con Merolla, quando assorbivo le sue vivianesche interpretazioni accompagnando col solo mandolino l' intero spettacolo, mi diede poche dritte ma concrete. Di palestra furono i concerti con Fulvio, quando mi faceva esibire con lui per staccare i suoi taluorni mentre lo accompagnavo col mandolino. Fortificanti furono le esibizioni che mi faceva fare Salvatore ad Ercolano nello spacco delle sue serenate e in qualche festa di piazza e festa privata.D' esperienza ancora qualche macchietta classica che mi faceva fare Peppe 'a seggia nelle sue postegge. Nobilitanti le esperienze d'orchestra che Keith e gli amici orchestrali mi diedero l'opportunità di fare con concerti scritti completamente da me, testi, musica e arrangiamenti per quartetto e orchestra.


Infine la strada, un passo indietro tutta, per ripartire da capo, maestra di un insegnamento supremo, che ti mette in ridicolo, a nudo, che ti scava nelle ossa per poi lentamente, mostrarti altre strade mentre il Tam, che hainiziato ad abituarmi alla velocità mi abitua all'essenziale e al linguaggio televisivo. Con la terza fase riparto, dopo Villaricca potrà essere Portici, Ercolano, Pollena Trocchia. I bambini del vicolomi sbattono una pallonata alla porta per farmi uscire, facciamo un video, ma credo che le punizioni non siano finite. Per la tentataintrusione in casa con conseguente mio morso al braccio di Fabio,capata di Cristian sul ferro, pestato i piedi a Mattia e spinto Gaetano per chiudere la porta, penso che non mi farò vedere per un po'.Si ringrazia Angela per aver fatto chiudere il cancelletto.(Piermacchié, sabato 26 Luglio 2014)

In borghese Mi stanno riconoscendo in borgnese, in treno. (Piermacchié, domenica 27 Luglio 2014)

Canestro Il cappello di Piermacchié diventa canestro per i bambini. (Piermacchié, lunedì 28 Luglio 2014)

La probabilità del ridicolo Il mio cervello non filtra più la probabilità del ridicolo. (Piermacchié, lunedì 28 Luglio 2014)

Piermacchié, ti voglio bene!Keith mi fa lezione, ma devo trovare ancora un tempo per studiare parecchio. Quando esco di casa per andare a fare la spesa passa un signore sulle scale che mi salutà: "cià pisciò". Poi canto dalverdummaro, un medley mentre mi preparano le pummarole per la'nzalata. Fabio cerca di vendere qualche cianfrusaglia, è un bambino ma già si sta rimboccando le maniche. Mi ha costruito la frusta per i bambini cattivi, credo che almeno qualcosa da lui la devo comprare.Angela e Giovanni mi guardano dal balone di rimpetto mentre vernicio la custodia e il motorino. A piazza Bellini saluto Fastidio e Marchese mentre Laura la violinista è appena tornata a Napoli sperando di vedermi, mi ha visto. Dai cinesi alla stazione per trovare un amplificatore ed i Napoletani del posto mi fanno una festa al vedermi. Uno dal balcone dice: "sta 'ngoppe a internet!", una signora mi fa decine di foto, ridono per tutto, per le mie facce, per il motorino, per le mie voci registrate che ripetono


sempre: "ma chi è? è 'nu povero dio, va a faticà". I cinesi pure con l'Iphone, video e foto per me. Piermacchié è per i luoghi grigi, fatiscenti, poveri, laddove il popolo ha bisogno di un sorriso dietro l'angolo, all'improvviso. Un'altra festa a piazza mercato, mentre pensavo a Masaniello e il tempo che passa. A via Marina penso a Marina perché ha la sua scuola li. Al semaforo un signore scende dalla macchina, fa una corsa avanti a me, inquadra, mi metto in posa, scatta la foto e scatta il verde, tutti a bussare, un casino, il traffico per Piermacchié. Sul lungomare mi dicono che un bambino è morto annegato mentre una sfilata di moda sta per cominciare. Incontro Vincenzo, sta girando un videoclip, il mio amico attore,dove da lui Viviani scivola su me. Incontro Marina, forse perché l'avevo pensata prima, il marito mi osserva. Sperimento lo strumentale sopra le voci registrate, la cosa non va male, spezza la serietà del musicista, risulta simpatica, alleggerisce l'austerità dei suoni senza batteria e volume da discoteca aprendo alcune sinapsi ai passanti che dicono: "non ti preoccupare, non voglio dimostrare quanto sono bravo". Canto ogni tanto e dei ragazzi mi stimano, si siedono e dicono di stare al sicuro con me. Comincio a sperimentare altre cose grazie alla loro attenzione. Va bene la dedica al volo coi passanti, poi cerco di inventare frammenti che cantano la loro descrizione, poi poso lo strumento e sono fermo, da mimo muovo lo sguardo solo al loro sguardo, una parola, poi sperimento di togliermi il cappello al loro passaggio così da mostrare i capelli finti. Passa Peppe con la sua bici, ma va subito via, stavolta non perché gli ho fatto venire fame, ma perché deve corteggiare a una sopra una bici. Passa un ragazzo secco con gli occhiali con la ragazza chiatta, mi chiede di dedicare una canzone a lei, le canto" Ciaccarella", subito dopo a lui canto: "me pare 'e palle", si divertono, vanno via senza uno spicciolo,allora carico lo strumento, miro e canto: "Perocchio", i due si fermano,tornano indietro, mi danno un euro. Passa la ragazza col bambino che cerca spiccioli, li vuole da me, dopo avermi scambiato due paroline tenere ma io le rispondo: "tiene 'na bella zizza!". Passa Alessandro, è tornato dalla Francia con una ragazza, mi ha dato una mancia enorme, lui suona in strada a Parigi. Passa Luca il cornista del san Carlo, cerca il mio corno, ma lo devo ancora montare sulla nuova carenatura. Passa una ciaciona chiatta, ma è dolce, bellissima, una foto, la bacio. Ripassano il secco e la chiatta che voglionoascoltare un' altra canzone, allora alla chiatta, che mi mangia con gli occhile dedico: "La mia ragazza è corta e chiatta...", lei ride, lui ride, i passantiridono e si fermano, poi la chiatta mi chiede di cantare: "perocchio" per il suo ragazzo, stavolta come dedica. mi danno due euro. Passo a piazza Bellini ed una voce: "sei meraviglioso!", torno indietro, era una donna, la bacio e vado via. Sulla salute luci spente per la strada ma da un balcone: "Piermacchié!". La voce di un bambino, Carmine, mi urla: "Piermacchié io ti voglio bene!". Una parola così semplice, ancora così difficile, ma dai bambini c'è ancora tanto da imparare.(Piermacchié, martedì 29 Luglio 2014)

Il piscionismoIl piscionismo appartiene a tutti,canto ai piscioni e alle palle perchéanche io sono stato come loro,e lo sono ancora.(Piermacchié, lunedì 31 Luglio 2014)

Va' a faticà!


Esco troppo tardi per incontrare Vincenzo, speriamo di divertirci domani. Mi metto nel ponte del castel dell' Ovo, studio le reazioni strane del pubblico. C'è chi rimane deluso e va via, c'è chi non può credere ai suoi occhi e ride a crepapelle, c'è chi non accenna a nessuna espressione e abbassa gli occhi, c'è chi non ha espressione e all'improvviso ride. Mi ritrovo dopo un po' senza pubblico, interrompo lo spettacolo e suono solo manviola. Provo a fare il mimo senza successo, provo a stare fermo come ad aspettare qualcosa con gli occhi che guardano a destra e a sinistra ma senza successo. Riprovo con lo spettacolo, faccio partire la vocina che mi presenta e stavolta mi siedo. Canto per me, con la testa bassa e la gente si ferma. Quando con lo sguardo dedico: "Ciaccarella" e "Me pare 'e palle" ai passanti ignari o consapevoli, il pubblico esplode, raggiunge un picco improvviso. Molti gay hanno apprezzato: "Si bello pisciò", con sorrisi e gioie. Passa Mago Franklin col fratello, mi dice che è bella la possibilità che possa io diventare maschera, che nel diario sono bravo a scrivere, cosa che mi fa tanto piacere dato che non l'ho mai creduto, che non mi devo abbattere, ma sono solo momenti. Mi viene a Trovare mio fratello Mariano con un amico, ascoltano un poco di spettacolo e poi vanno via. Vado via, mentre la vocina del motorino dice: "va' a faticà!" mi guarda Emilio Fede, poi riprende la conversazione con alcuni carabinieri fuori all' hotel Santa Lucia, più avanti alcuni ragazzi mi dicono: "non gli hai fatto una pernacchia?". Imbocco vico san Domenico e una ragazza dice all'amico: "io a questo lo amo", allora io mi volto e le mando baci e lei ricambia con altri baci. Più su, prima di via tribunali una ragazza mi sorride e mi dice: "che tengo 'a faccia 'e scemo?" io sorrido, emetto un verso e vado a pizza Bellini. Al bar dell'epoca Peppe mi fa mettere il motorino vicino alla cassa, quasi dentro, in bella mostra, questa cosa mi rende fiero. Lui crede molto che uscirò in TV. Un ragazzo mi dice in modo dispregiativo che l'amico non mi conosce, allora dico che mica mi deve conoscere per forza e lui fieramente: "si, a te tutti ti conoscono". All'improvviso spunta la ragazza di prima, mi chiede ancora: "tengo 'a faccia 'e scemo?" io allora le rispondo: "sei tu!". Ci presentiamo, era Giuliana, mi vide un anno fa. L' amica mi fa molte domande, sul motorino, su me, sulla mia vita. Incontro Alberto, che dice di vedermi sempre perché lui abita a via Chiaia. La mia birra è finita, vado via. Alcuni ragazzi sui motorini mi seguono sulla salute, hanno la faccia degli scippatori ma a me chiedono una canzone al volo, ridono e uno di questi, mentre indossa il casco dice che prima o poi mi dovrà rubare il motorino. Ci salutiamo, io sono arrivato a casa. (Piermacchié, venerdì 1 Agosto 2014)


Due dita in ganne Piermacchié non sta bene, si è messo due dita in ganne per rinnovare lo stomaco. Adesso dovrebbe riposare ma deve andare a prendere i bigliettini a spaccanapoli prima che chiudano per vacanze. Chissà cosa succederà

(Piermacchié, venerdì 2 Agosto 2014)

Non sto bene Non sto bene ma devo uscire per forza, Biagio mi ha stampato i nuovi bigliettini che ieri ho progettato in 30 minuti, domani va in vacanza. Lo stomaco, la nausea, dovevo adottare il sistema che mi insegnò Bic, quando a un matrimonio, trovandomi nelle stesse condizioni cominciai a sudare freddo e lui mi disse: "vai in bagno e mettiti due dita in ganne". Così ho fatto e sono esploso, gli ultimi conati sono sempre i più terribili, non si ha più aria nei polmoni e lo stomaco decide per te. Pare che mi stia passando il male ma faccio una cosa che fa male, mangio il gelato. Inizia la vestizione e sembro un cadavere, non ho forze, dovrei stare a letto ma prendo il motorino ed esco fuori. Mi vedono Angela e Gennaro da giù le scale, gli dico che non sto bene, glielo dico pure alla mamma di Simone, alcune signore mi augurano buon lavoro. Al semaforo del museo un giovane mi fa le foto, è in macchina con la moglie e le bambine, gli dico: "non sto bene" e lui: "si vede". Passo il semaforo e mi metto a ridere, lui mi rincorre, io l'accosto e gli dico che ho capito la battuta e lui ride rischiando di non guidare. Arrivo da Biagio che sta tagliando gli ultimi bigliettini, mi accoglie anche il suo aiutante che va al bar a prendermi una cosa per lo stomaco. Nella cartoleria c'è il diario di Made in Sud, lo sfoglio, ci sto pure io e tutti sono più felici. Torno a casa, mangio qualcosa, i bambini delle nocelle mi chiamano, gli dico che sto male, vanno via. Ho un mal di testa fortissimo, alla Donizzetti, lo stomaco non vuole digerire, altre due dita in ganne e torno a letto. (Piermacchié, sabato 2 Agosto 2014)

Non insegno Non insegno,


mostro il mio punto di vista (Piermacchié, lunedì 4 Agosto 2014) Per poter vivere e non morire Stamattina Aldo mi ha dato una tachipirina e mi ha offerto un caffé, Fulvio stranamente ancora dormiva. Apre la farmacia, prendo qualcosa per un eventuale prossima influenza. Dopo mezz' ora risuscito, sto bene.Aggiusto l'ultima canzone: "Voglio l'iphone", ne preparo altre due. Fuori c'è un sole forte, fa caldo ma non me ne accorgo, la mia caverna mi preserva da tutto ciò che è fuori. Viene Mattia a trovarmi, guarda due foto, prende qualche mio nuovo bigliettino e va via. Umberto sta preparando il primo pezzo del mio primo disco tra casa sua e il san Carlo. Mi chiama Paolo per il film, mi piace come ragiona, ha capito molto bene Piermacchié, credo. Infondo c'è poco da capire, io ero un uomo che, deluso dalla vita di tutti i giorni e dal suo periodo storico decide di diventare maschera per poter vivere e per non morire. (Piermacchié, lunedì 4 Agosto 2014)

Re, tra l'essere e non essere Senza la strada non potrà mai essere Piermacchié.Il buffone è nato e si sta formando per via e per le vie dei napoletani, che lo ammirano, lo ascoltano, lo consigliano, lo aspettano. Sono in molti a sperare in un salto di qualità della giovane maschera partenopea, un salto che si pensa sia decretato dall' apparizione in TV. Se ciò dovesse avvenire e se il piscione dovesse riscontrare un successo, lo si rivedrebbe sempre e comunque in strada? Si crede che continuerà a stare in strada se avrà poco successo e che non si vedrà più in strada se avrà molto successo. Ma a quel punto, che Piermacchié sarebbe, un semplice Piermacchié venuto dalla strada? Mettiamo il caso che il piscione abbia un grosso successo in TV e che nonostante le tante serate da fare, impegnato tra produzioni di film e spettacoli, trovi comunue il tempo di uscire in strada, che cosa succederebbe? Sarebbe assalito dal popolo che, dal filtro della TV, lo rivedrebbe con occhi sublimati o comunque, passerebbe, anche se osservato, inosservato? È più probabile che a quei livelli ci voglia una scorta, come un Saviano al contrario e che quindi la sua uscita sarebbe solo da marketing, per fare notizia, anche perché a quel punto sarebbe ridicolo fare cappello.


La sfilata di Piermacchié dunque, potrà essere un evento improvviso che bloccherebbe la città per un momento, il supereroe del buonumore come un Masaniello della libertà individuale, esempio di liberazione dal potere della società globale. Sarebbe un secondo sindaco, un Re spirituale che, sceso in strada per essere aiutato dai napoletani ritorna in strada vittorioso ad aiutare i napoletani. Ma se la benedizione della TV non cadrà sul piscione, allora il giullare del cilindro continuerà ad essere e non essere nella città che è e non è. (Piermacchié, martedì 5 Agosto 2014)

Pierangelo si è molto arrabbiato con Piermacchié Pierangelo si è molto arrabbiato con Piermacchié, il suo piscione pare che si sia emancipato anche dal suo creatore e questo lo ha fatto andare in bestia. Tutto è successo per via di un account youtube, dove Piermacchié si è registrato senza dire niente a Pierangelo. Pierangelo stanotte ha sognato la guerra, piangeva, non poteva essere niente altro che un tiro al bersaglio per i soldati cattivi. Quando si è risvegliato ha capito di essere fortunato perché vive senza guerre, ma tutto poteva immaginare tranne che il suo burattino cominciasse a prendere decisioni di testa sua. (Piermacchié, martedì 5 Agosto 2014)

Piermacchié e Pierangelo, discussione 1. Piermacchié: "Non sono di tua proprietà!" Pierangelo: "e io che sono allora?" Pierm: "sei solo un uomo come tutti, un artistucolo strapazzato" Pier: "ma io ti ho creato!" Pierm: "e che c'entra, i figli prima o poi vanno via" Pier: "mica sei mio figlio! tu sei me! io sono te, siamo la stessa cosa!" Pierm: "no, io non sono te, pago forse le bollette io? prendo la metropolitana?" Pier: "tu sei in me pure quando pago le bollette e prendo la metropolitana" Pierm: "no, quando tu sei fuori io sto a casa, e quando fai il buffone col fruttaiolo e con le signore per strada non sei me, mi stai solo imitando". Pier: "ma tu senza di me non esisti" Pierm: "si vabbé, è da vedere" Pier: "che cosa? se io non voglio farti uscire di casa tu non esci!" Pierm: "quanto sei fesso mio creatore. Ogni volta che hai creduto


di indossare i miei panni, ero io che li indossavo, ero io che uscivo di casa, non tu" Pier: "a si? e come passavo il mio tempo senza te?" Pierm: "dormivi" (Piermacchié, martedì 5 Agosto 2014)

Napoli aguzza l'ingegno La incontrai per la prima volta il 27 Agosto dell'anno scorso e stasera,allo stesso posto, mi ha guardato col suo sorriso e l'ho riconosciuta, Rita la cartomante. Gli ho detto: "sei tu, mi dicesti che sarei diventato famoso e invece, sto ancora 'mmiezo 'a via". Lei, camminando verso il castello si è voltata a me e col volto duro e serio mi ha risposto: "aspetta e non scherzare su queste cose!". Mi hanno ascoltato un po' i genitori del mio amico Pigno e pensavo che proprio lui, a cui mi sonoanche ispirato, è molto comico, più buffo di me, molto creativo di cose surreali e forse, mentre mi guardava cantare, la stessa cosa la pensava anche la madre. Passa Alessandro il chitarrista, si siede sul muretto,mi ascolta. Stavo con Angelo, mio cugino e i miei nuovi amici Giovanni e Gennaro, avevo appena terminato uno spettacolo con un gruppone che abbracciava tutta l'entrata del borgo fino al muretto. Raramente mi capita di assistere alla costruzionedi quel pubblico ma pare che ci sia una ragione, una psicologia da approfondire. Sembra che le prime persone del pubblico comincino a fermarsi per la curiosità, e ciò avviene quasi sempre quando io sono distratto e non mi guardo intorno, quando ho il capo chinato e cercodi aggiustare qualcosa. Poi se quello che dico e che canto li catturaallora si blocca e stasera ho scoperto che alcune parole ed espressioniimprovvisate ai passanti funzionano più delle sedie. Da quelle paroledeve vibrare un senso di potere, il poter dire cose che le persone comuni magari vorrebbero ma non sanno e non possono dire, se questo passa allora il pubblico comincia a divertirsi e inizia ad aspettare il resto delle parole, delle espressioni e dei fatti che fanno parte di loro e che è pronto a confermare con la risata. A quel punto la risata vuol dire: "si, sono io nei tuoi panni". Il primo pubblico è fondamentale perché attirerà altre persone che faranno il secondo pubblico, che sarà incuriosito dalla curiosità del primo e non tanto perché è incuriosito da me.Una volta formato il secondo pubblico, che come il primo può esserecomposto anche da una o due persone, sarà più facile che vi si aggiunga un terzo ed un quarto e così via. Fondamentale quindi è mantenere vivo l'interesse e per fare ciò non basta eseguire la canzone, divertente o pocodivertente che sia, ma bisogna, contemporaneamente dire altre cose col corpo e con le espressioni facendo entrare il pubblico stesso nello spettacolo. Accogliere una persona con una parola e un' espressione nel momento giusto provoca la magia dell' improvvisazione che rende uniciil momento e le persone presenti. Dietro di me anche i ragazzi della voltascorsa, quando sperimentai cose senza suono. Io e Angelo andiamo via, io in motorino e lui in bici, stavamo per fare anche un incidente da soli. Incontro i Posteggiatori tristi, genuini, bravi e talentuosi, Daniele il sassofonista in moto urla il mio nome, io il suo. Si affaccia Umberto dal balcone di casa sua mentre le voci registrate dicono: "samente!"A spaccanapoli dove si spacca un'altra volta la cornociaccara, dei turisti americani mi fanno una foto e mi regalano due euro. Questo mi fa pensare che se stessi all' estero potrei rischiare di diventare un ebete, Napoli aguzza l'ingegno. (Piermacchié, martedì 5 Agosto 2014)


Parlava stanco Ho sognato Gennaro, ci salutava ad uno ad uno, mi ha dato la mano, la sua voce rassicurava. Poi l'ho visto nel letto, ma era sveglio. Per noi oramai era passato all'altra vita ma era sempre li, malato, parlava stanco. (Piermacchié, giovedì 7 Agosto 2014)

Ascolto da lontano voci di bambini gridare Ormai ogni giorno, verso il meriggio, stando in casa nelle mie faccende di costruzione e immaginazione ascolto da lontano voci di bambini gridare,anche una sola volta: "Piermacchié!" e andare via, altre volte sento cantarele mie canzoni, mentre scrivo, mentre mangio, mentre riposo.Grazie al pckup rotto, per cercare alternative ho riscoperto un microfonino che mi aveva dato mio fratello Mariano, funziona, non gli mettevo la pila, perciò non funzionava. È perfetto per la voce e non sforza l'amplificatore.Da stasera non avrò più l'archetto al cappello. Umberto mi aggiusta il pckup e mi fa ascoltare l'audio del mio primo singolo. Mi piace, ho visto i violoncelli e i contrabbassi venirmi addosso dalle sue enormi casse. Arrivo sul lungomare tardi, mentre mi preparo succede che dico versi, mi imbrano coi fili, parlo da solo mentre mi preparo e il pubblico si ferma ad osservare. Quando sono pronto il pickup non funziona bene, è difettatoin un altro punto e la cosa risulta simpatica perché mentre la vocina mi presenta io mi dimeno a cercare di capire se esce il suono dallo strumento, come se stessi a casa mia e non in strada con la gente che mi guarda. Capisco che più imprevisti accadono e meglio è, meglio farli accadere dunque. Cercherò anche delle imbranazioni e delle goffagini da improvvisare, come inciampare, togliermi la scarpa per togliere la pietra, arravogliarmi nei fili del microfono e poi giocare col rientro delle casse come se fosse un'altra voce. Si forma subito il gruppo e con questo microfono arriva molto bene il suono della voce e delle parole. Finito il primo spettacolino faccio defluire e attacco con lo strumentale, mi ciaceo nel suono arioso di violoncello della manviola. Sono attratti i nostalgici e quelli a cui piace quel suono e quelle melodie di Napoli. Dopo un po' passa Marandola, allora accenno un poco di "Villanella Villa Volpicelli", una villanella che dedicai alla sua villa, poi un poco di "La sirena di Posillipo", dedicata alla figlia e in fine inciarmo per il suo gruppo uno spettacolino senza basi che arriva al piccopiù alto quando cinque femmine si avvicinano e le dedico: "Ciaccarella" e "Patatineria", con grida di risate, specialmente quano dico la parola: "verginità" accompagnata da un certo dissenzo del viso. Incontro Giovanni di radio Club a piazza san Domenico che mi dice di un festival di artisti di strada, ma io non riesco ancora a pensare fuori. Appena sbuco a via Tribunali incontro Mattia, che si punse le dita col mio cappello e che mi offrì una granita. Non lavora più dal rattatellaio e mi chiede di accompagnarlo giù perché il vicolo è scuro e pauroso. Piazza Bellini senza caffé dell' epoca è mezza morta, vado a casa.(Piermacchié, giovedì 7 Agosto 2014)


Ride trovandosi nel vuoto Quando giro per strada e la vocina dell'altoparlante dice: "ma che fa? è 'nu povero dio, va a faticà!", anticipo il pensiero di chi mi vede, dicoquello che verrebbe da dire a loro così da fargli venire qualcos' altro da pensare e da dire. Infatti succede che la gente si ritrova alleggeritada un pensiero che non ha fatto e ride trovandosi nel vuoto. Poi forse dopo, pensa a qualcosa di buono.(Piermacchié, giovedì 7 Agosto 2014) Quando una cosa mi stanca Quando una cosa mi stanca la miglioro (Piermacchié, giovedì 7 Agosto 2014) Devo solo pensare Oramai mi lascio indicare quello che devo fare con certezza assoluta da una forza di dentro che decide per me, una forza fatta di leggerezza, sedimentata negli anni dalla pietra delle incertezze fino a divenire aria per la coscienza ed io devo solo pensare. (Piermacchié, giovedì 7 Agosto 2014)

Giulio e il piscione viaggiatore Appena arrivo molta gente ad aspettare, io me la prendo coi fili e con la vocina, canto e cominciano a ridere, cerco di uscire fuori dallo schema dello spettacolo stando nello spettacolo. Mi sento più libero di dire cose, prendo in giro più fortemente e più decisamente ridono le vittime. Alla fine del primo spettacolo scugnizzi mi sfottono, volevano vendicarsi delle canzoni di palle e piscioni che gli avevo dadicato perché mi davano fastidio da lontano col laser. Allora faccio per dargli addosso e scappano, li chiamo, li invito a venire vicino dicendo: "almeno uno scuzzettone bello forte ve lo voglio dare". Li inseguo un poco, il pubblico guarda, io dico: "te spezz 'e cosce! te scasso 'a faccia, vieni qua!". Vanno via ma arriva il disturbatore ubriaco che vende accendini, si fa vicino, io poso lo strumento e lo spingo una volta, due volte, quasi va a terra per la sua debolezza, mi dice alcune cose e va via. Viene il gran Ferigo con l'amico Giulio con la ragazza. Giulio dice che lavora alla telecom e mentre lavora guarda i miei video. Ho rifatto il primo spettacolino, poi il secondo e un altro senza basi, sfruttando le persone del momento con le canzoni appropriate, senza seguire schemi e credo che questa sia la soluzione ideale, magari le vocine che mi sfottono le metterò di sottofondo come nello strumentale. Una signora passa, legge il mio nome e lo dice ad alta voce: "romantico piccione", io rido e dico che sono il piscione viaggiatore. Ancora nessuno mi ha struppiato, devo capire il perché, forse capiscono che li uso per


lo spettacolo. Passa una blatta, è interessata al mio motorino, ma la invito ad andare via. Giulio mi offre un hot dog, passa Paola e Ciccio, rifaccio quache canzone per loro ma Paola ride moltissimo per le vocine che mi insultano. Vado via con Michele, Giulio e Sara e incontro il buon Nunzio fotomodello con Pasquale, mentre mi accorgo dei progressi che ho fatto rivedendoli nello stesso posto di due anni fa. Michele ci offre una cosa al bar, parliamo, dice che io sto li li per fare il botto, che sono incosciente, folle, coraggioso e irregolare, cose che mi fanno un grande artista, che al confronto con gli altri amici nota una disperazione apatica nella loro sistemazione stabile. Un frammento di video che gli piace è quello dove fuori al conservatorio dico: "conservatorio! prrrrrr!". Dice che ha organizzato questa uscita per leggerla nel mio diario. Giulio mi ammira con occhi puliti, dice che gli piacciono molto i video coi bambini delle nocelle e molto il diario. Michele gli consigliò di vedermi. Andiamo via e incontriamo un tipo che prima mi ascoltava cantare, mi dice che sta a Bologna e ha dei parenti a Napoli che vuole vedere, che in cielo ci sono due lune, oppure una è un lampione che esiste l'eclissi di luna quando il sole si mette avanti alla luna e provoca maremoti e altre cose che non ricordo. (Piermacchié, venerdì 8 Agosto 2014)

Per apprezzare la morte Quando sarà il momento spero che mi passi la voglia di vivere per poter apprezzare la morte. (Piermacchié, sabato 9 Agosto 2014)

Una nuova formula di spettacolo È arrivato il momento di sperimentare una nuova formula di spettacolo, le sperimentazioni di questi anni sono giunte ad una destinazione. Inizierò a cantare a seconda del pubblico presente le canzoni appropriate legandole tra loro con una certa logica conduzione. Terrò come sottofondo le vocine che mi insultano e durante le canzoni farò delle sporcature con frammenti di altre canzoni per poi ritornare subito alla canzone in esecuzione, questo per permettere un'attenzione maggiore del pubblico ed una iterazione costante con esso, dato che le sporcature contengono significati istantanei per le persone passanti e assistenti. Starò attento a ricreare atteggiamenti strani per dare souspance e curiosità, reciterò con le persone col pretesto della domanda, darò scuzzettoni


ai bambini gelosi di poca attenzione cercando di farli rientrare nello spettacolo e nello spettacolo cercherò di agglomerare quello che accade attorno. Suonerò qualcosa di strumentale accompagnato da smorfie e lamenti e mi riserverò un finale annunciando la fine dello spettacolo. Inizia la vestizione. (Piermacchié, sabato 9 Agosto 2014)

Agosto Agosto ha la gioia dentro (Piermacchié, sabato 9 Agosto 2014)

Hai cacciato Pulcinella? Mentre mi posiziono sotto la torretta sinistra di castel dell'ovo passa Angelo, il posteggiatore mandolinista. Felicissimo di rivedermi mi elogia a un amico, mi preparo, comincio lo spettacolo. Parto con la base, la vocina mi presenta e subito un bel pubblico si ferma, l'entrata del castello è mia. Fortunatamente passano bei soggetti, posso divertirmi e divertire chi guarda. L'interazione con la gente adesso è più forte, mi prendo più tempo, instauro un mezzo dialogo con i presenti e questo funziona, il pubblico è preso in considerazione e non va via. "Ci sta pure Tina Pica", non l'avessi mai detto, il marito si ferma e mi guarda schifato, anche la signora è sdegnata, io dico che si scherza e vanno via, amareggiato lo sono anche io che non sono riuscito a psilocare bene. Nonostante abbia una trentina di persone ad ascoltarmi trovo il modo comunque di estraniarmi e cantare per me per farlo bene, unitamente allo scambio di battute improvviso con chi faccio diventare di scena. Il finale è di risate quasi pirotecniche, saluto, ringrazio, vanno via. Angelo mi da una bella mancia e si complimenta. Dopo aver fatto defluire aspetto un poco e ricomincio, la vocina che mi insulta attira la curiosità. Il secondo spettacolo è più floscio, causa la formazione di un gruppo debole. Accanto a me si ferma un barbiere, Lorenzo. Mi parla di un suo amico che fa l'uomo orchestra, un certo Massimiliano, il quale lamenta il fatto che Napoli è cambiata, le persone non riescono a fermarsi con spensieratezza, fanno sempre di pressa. Lui fa da venti anni questo lavoro e ha notato questa grossa evoluzione. Aggiunge Lorenzo che noi siamo fatti così, come sono io, buffoni, ma vede che stiamo perdendo anche questo essere, pare che non sappiamo apprezzare e riconoscere più le nostre radici. Io condivido il pensiero suo e di Massimiliano, difatti questa cosa l'ha capita bene Mormone


e grazie alla sua scuola sto riducendo la macchietta ai suoi 40 secondi, un minuto, perché il pubblico è lo stesso, sia a teatro che in strada. Capisco che la gente sente di non avere tempo e trattasi di cosa napoletana, e corre senza sapere dove ma io, non do la colpa al pubblico se è disattento ma a me stesso. L'artista deve riuscire in qualsiasi situazione a catturare l'interesse ad arte. È vero che siamo addivenuti ad una ignoranza culturale ma è anche vero che il pubblico è stanco delle cose già viste e già dette. Lorenzo va via ed io sperimento quello che mi ero prefissato uscendo di casa, comincio con lo strumentale unito alle espressioni, ma non basta, allora mi lamento, ma non basta, allora smetto di suonare nel momento in cui fisso intensamente un passante e questo va bene, ma non è fondamentale, allora comincio a fermarmi da solo e a dire delle cose come a proseguire un discorso con l' interlecutore passante ed è una cosa carina ma debole, allora mi fermo all'improvviso e parlo di cose della mia vita privata, tipo: "mannaggia, si stanno infracitando i pomodori!" oppure: "non so dove devo andare in vacanza, stasera devo buttare la munnezza, devo lavare i piatti". Quest'ultima cosa funziona e ricevo molte monete di simpatia. Passa Davide il fagottista con la ragazza che si è laureata col massimo dei voti in pianoforte, faccio un altro spettacolo, senza basi e posso sperimentare le canzoni adatte al momento, la cosa funziona, mentre di sottofondo la vocina mi insulta e mi dice: "va a faticà!". La signora della Zi' Teresa sale le scale per venirmi a vedere, sorride, mi saluta, va via. Alcune persone mi dicono: "hai cacciato Pulcinella?, hai preso il suo posto?". Un signore, ascoltando la vocina insultare me, mi dice: "non sei un povero dio, tu sei un grande!" con una fierezza d'animo che mi ha infierito sulla mia persona rendendomi fiero. Prima di scendere sul lungomare mi ero fermato a piazza Plebiscito per salutare Francesco e la moglie, loro lavorano proprio a via partenope e fu Francesco che mi ispirò per scrivere: "Ciaccarella", gli domandavo cos' è che va di moda tra i giovani e lui mi rispose: "fa 'na canzone 'ncoppe 'a ciaccara". Infatti è a lui dedicata. Mentre loro mi fanno le foto arriva uno scugnizzo da dietro e mi bagna con una bottiglia d'acqua la schiena, cogliendo la custodia dello strumento. Dopo la foto vado via e questi in gran gruppo tentano di riprovarci, allora li miro e cerco di buttarli sotto ma riescono a scappare, a quello con la bottiglia urlo: "vieni qua, fatti dare un bel pacchero, vieni, non aver paura latrì!". Quando arricetto i ferri sta Kevin con la bici, si fa una corsa con me, mi lascia a piazza Plebiscioto. A piazza Bellini c'è Giovanni il deejay con gli amici. Ivano il cameriere della pizzeria port' Alba mi offre una birra. Domani mattina alle 9 deve già stare li a faticare. Stasera ho fatto record di incassi, sono tutti incassi miei, vado a dormire. (Piermacchié, sabato 9 Agosto 2014)

Il babbà, il mandolino, Dio e la ciaccarella A piazza Bellini discutiamo sulla canzone che ho scritto a Maria,


lei mi difende da alcuni che mi prendono a gabbo nel vedermi arrivare, io non me ne accorgo e poco importa poiché ridicolo è chi non guarda se stesso. Mi apposto fuori da Marittiello dei babbà che mi offre una bottiglietta di acqua minerale fresca, canto un poco e mi prendo un babbà dall'altro negozio vicino. Un barbone mi chiede un euro dalla mia custodia, lascio che lo prenda ma solo per questa volta, come dico a tutti, lui dice che me lo restituirà ma non è vero. Turisti felici di vedermi, napoletani che d'impatto vogliono ascoltare le canzoni napoletane e si ricredono quando canto le mie canzoni, ridono. Mi prendo una sfogliatella da Marittiello che non vuole essere pagato, dice che se vado a cantare li vicino sono suo ospite a vita, e pensare che le commesse del babbà di prima mi facevano notare che tra la gente e le mie canzoni si stavano esaurendo. Torno a casa e mi viene a trovare Mattia che accelera il motorino e lo fa sbattere sul divano spaccando il sentiero del Maschio Angioino. La mamma lo chiama, va via e quando ritorna con un amico dopo qualche minuto io non gli rispondo più e non lo apro. Mi addormo un poco, si fa sera, esco la seconda volta. A Piazza del Plebiscito i mandolini, sul palco alcuni miei colleghi di un tempo suonano melodie napoletane, tintinnio di tremoli e pizzichi, la piazza si emoziona d'orgoglio, io assisto ai suoni che vibrano con la mia pelle. Il secondo mandolinista sembro io di un tempo, prima della trasformazione. Mi rivedo da lontano assieme agli altri con pantalone e camicia nera, quando si dava importanza allo strumento cercando ragioni al di la della musica, fieri di essere rinnovatori di uno strumento maltrattato, non considerato come gli altri degni di un posto in orchestra. Esisteva un plettro migliore di un altro e corde da cambiare, mandolini nuovi da sperimentare, il migliore maestro da seguire da vicino o di nascosto, da suonarci poi insieme, l'illusione di una tecnica assoluta, la grande tradizione dei compositori e dei virtuosi sconosciuti da far conoscere, il dilemma del buon suono, di un tremolo veloce, delle stecche che non fa niente se risultano all'orecchio poiché la musica è difficile e il mandolino ha i tasti che le fanno sentire. Sempre a dimostrare le doti sonore al di la del folklore, domandandosi se fosse nobile, felici di aver imparato presto a suonare male, fieri di essere entrati a tempo col movimento della testa del mandolinista al comando. Mentre l'esperienza mi rigenerava le immagini di un tempo una folla è girata al contrario, rivolta verso la seconda piazza del Plebiscito illuminata sul manubrio del mio motorino. Mi fanno le foto, osservano Piermacchié che ascolta in silenzio. Incontro Genny senza parole, mi osservava un po' distante, lui è un mimo, artista di strada. Mi saluta, lo riconosco, mi fa felice la sua presenza. Mi incontra Mariano, l' amico di un tempo quando andammo a Pietralcina e il mio mandolino ancora ignorante di accordi accompagnava le voci di un coro. Mi sorride con la sua faccia da Bean e mi presenta Rosanna. Vado via coi miei colori e le mie vocine mentre da contrasto un altro mandolino propone pezzi contemporanei. Sotto le torrette del castello è un buon posto, mi rimetto li. Si forma il cerchio e questa volta comincio a far entrare il pubblico più obbligatoriamente nei fatti delle canzoni. Faccio parlare gli astanti che ridono da soli per le cose che dicono


da soli, basta poco, l'importante è che si dia modo a loro di interloquire e che non vedano l'esibizione come un esibizionismo. Adesso pare che bene o male si sia consolidato automaticamente un sistema, non devo fare altro che sedermi e attaccare a suonare o a cantare. Mentre canto passa Paolantoni con degli amici ed io lo saluto: "ciao Paolantonio!". Passa Mariano e Rosanna, venuti a posta per me, rifaccio lo spettacolo per loro e passa Giulia, una ragazza che avevo chiamato: "Ciaccaré!", dice che io sono la cosa più bella che ha visto fino adesso. Le canto una canzone e le bacio le labbra, poi la lascio andare via confermando il piscione che è in me. Mariano ha filmato tutto, anche Gabriele che poi si è messo a parlare del lavoro che non c'è, che è disperato e non ce la fa più. Ha venti euro in tasca, non li spende perché domani non avrà soldi. Parliamo della città malsana e dell'amore egoista delle donne che devono comandare, poi mi dice che la sua disperazione si placa quando entra in chiesa. Mi chiede se credo in Dio e gli rispondo che a questa età ho analizzato questa parola. Cedere non è credere ma voler credere, autoconvincersi di credere, sperare. Come faccio a credere in una cosa che non vedo? e se sento, chi mi dice che è Dio o un'altra cosa? mi farebbe piacere che Dio esistesse, ma non posso dire di crederlo perché da me non si è fatto vedere e sono anche indeciso se per le cose belle che ho ricevuto sto rinnegando lui o il niente. Lui dice che deve esistere per forza 'sto Dio, perché la leggerezza che gli da la preghiera è costante. Io credo nello spirituale, che non vuole essere associato a credenze e a cose di cultura ma a una introspezione spontanea che avviene nel rilascio dei sensi, nella rilassatezza di una meditazione, dato che spesso vorrei spogliarmi di questo corpo per essere solo io. Ripassa Paolantoni, lo saluto e mi dice: "uagliò tutto a posto?" ed io: "avimmo apparato 'sta vint'euro". Passano due piccerelle di prima, mi saluta la matura più fresca che mi dice, io sono la ciaccarella di prima, allora le dico: "vuoi diventare mia amica?", lei mi risponde che deve andare dandomi la possibilità di riconfermare il piscione che domina la mia esistenza. (Piermacchié, domenica 10 Agosto 2014)

Il sapere Il sapere è un piacere, non un' ostentazione di superiorità. (Piermacchié, domenica 11 Agosto 2014)

Robin L' avess sbufato 'e paccheri se fossi stato li nel mentre preparava il suicidio. L'avess acciso 'e mazzate per salvargli la vita, c'è rabbia, triste rabbia per lui e per gli scherzi della vita.


(Piermacchié, domenica 12 Agosto 2014)

Il più grande mistero Il più grande mistero della nostra vitasi rivelerà solo alla fine. (Piermacchié, domenica 15 Agosto 2014)

Capitolo 5 Il cambiamento è radicale


Sei il nostro eroe Napoli è vuota, il lungomare no. Sembra Natale, eppure in molti abbiamo mangiato a ferragosto come se fosse stato il 24 e 25 dicembre. Mia madre si è espressa in eccellenza, ci ha abbuffati di cannelloni, melanzane alla parmigiana, pesce marinato, fritture di pesce, percoca nel vino e poi non ricordo più. Ieri ho fatto il Cicerone per mio fratello Danilo e Sara, con me avevo il primo violino di mai costruzione e la manviola di mia ultima costruzione. Ciceronavo come un libro stracciato mentre confrontavamo le chiese antiche con le nuove patatinerie. Mi hanno riconosciuto per strada: "chist è chillo! Latrì, pisciò!", come se fossi della televisione, anche senza capelli e senza cappello. Incontro Faiello che elogio e lui mi elogia. Stasera invece si poteva lavorare molto, la gente si è riservata questi giorni per elargire e sperperare, magnare e godersi le ultime vacanze. Sembrava una città economicamente perfetta, dove tutti lavorano e vivono bene, mi ha fatto uno strano effetto, pareva di stare all'estero. Comincio a registrarmi da solo la prima di una serie a puntate per il web che non so ancora come intitolare. Mi siedo sotto alla torretta del castello, non mi faccio nessun problema, comincio senza basi e con le vocine sotto. Acchiappo l'interesse delle persone appropriate con lo stesso sistema che si fa col marketing. Alla famigliola con i bimbi sopra gli otto anni canto: "Voglio l' iphone" e funziona, si rivedono nella canzone, ai bimbi canto: "Che favola devo cantare?" e le altre per bimbi e funziona, ai giovanotti canto: "Me pare 'e palle e Latrì" e funziona, alle donne che se la tirano canto: "Ciaccarella" con inseguimento di: "Patatineria" e funziona. La scelta delle canzoni è finalmente mirata, mi sento un cecchino o un imprenditore. Il piccolo Simone suona il tamburo con me, mi fa fare la folla, facciamo una bella coppia io e il bimbo. Mi incontra Pasquale, l'amico di "Angela dinto 'o cesso". Passa il fratello di Pino Daniele, fa un espressione di elogio e va via. Viene Gaetano, senza bici, con amici, mi chiede: "'A faccia 'e scemo". Si ferma interessato Gino Aveta, mi fece un' intervista radiofonica alla rai. Vado via e vedo una luna arancio, tagliata da due linee di notte, immagino cosa può essere stare li, vagare per l'universo, forse in quell'ambiente nessuno ti guarda come cosa strana, tutto è ovvio, niente è cosa d'altro. A piazza Carità d' Acquisto una donna mi sorride mentre passo e mi dice: "sei il nostro eroe!". Mi fa felice, noto che traspare quello che penso. Ai decumani mi mangio una pizza con le mani, me la fa Ernesto, il nipote di Iorio, alcune ragazze mi vedono strano, una di queste sta per sfottermi


con superiorità, io le dico: "Che faccia strana che fai, non hai mai visto un artista di strada? esiste anche questo nella vita degli uomini non ti preoccupare è tutto normale". Si sente strana e stranita, le amiche ridono, vanno via, vado via. (Piermacchié, sabato 16 Agosto 2014)

Romantica desolazione Romanticha desolazione nelle strade d' agosto, laddove l'aria dei vicoli fa pensare a chi sta lontano e a chi va in nessun dove, immaginando che una piccola avventura qui, potrebbe pure accadere. (Piermacchié, domenica 17 Agosto 2014)

La gioia Esco dalla porta e mi affaccio nella casa di Angelo per vedere se viene con me a gonfiare le ruote ma non lo vedo e c'è Giuanne capa tosta di rimpetto che mi chiede dove vado, gli rispondo che devo gonfiare le ruote e non so dove, allora mi consiglia dal benzinaio a viale Michelangelo. Sforzo il motorino per tutta la salita e ce la fa, i benzinai una volta mi fermarono, mi riconoscono, vedo il compressore e sono un bambino felice, gioisco e imparo a gonfiare. Adesso so dove gonfiare le ruote senza disturbare Peppe il meccanico. Lungomare, troppo presto ma non fa niente, la torretta di castel dell'ovo sembra mia, chissà se un giorno ci entri dentro, tanto qui tutto è possibile. C'è Massimo, il bambino delle bici dell'anno scorso, mi chiede: " 'A bicicletta elettrica", sta con l'amico, sono bravi scugnizzi e Massimo sta pure buono a sorde, ha l'iphone, il terzo. È contento quando gli dedico: "Samente" che parla dei ragazzi bellocci che si fanno dare i soldi dal papà. Mi dice che mi vuole bene, io gli rispondo che lo so e gli dico che abbiamo lo stesso tik. Lui mi ha detto che il suo tik lo ha avuto per essere stato troppo tempo al computer. Io gli dico che il mio l'ho avuto per aver accavallato per troppo tempo pensieri di creatività. Hanno saputo che ho dato in cuollo a un bambino tempo fa, mi dicono che ho fatto bene e che per qualsiasi cosa basta che lo dico a loro. Passa Pasquale per vendere i suoi gioielli con la sua gioia, conosce Massimo che lo saluta. Passa il mio caro Luigi, è con la sorella e la nipote Anna che si vergogna e ride alle canzoni che le dedico. Luigi mi dice che nota in me cose sempre più grandi. Mi chiama papà, voleva sapere che facevo. Passa con la sua famiglia il bambino coi denti sporgenti di via Duomo che l'anno scorso mi sparava col mitra, lo saluto e gli dico: "ciao! tu mi sparavi col mitra", mi sorride con una gioia senza uno dei due denti. Passano i carabinieri


con la macchina elettrica e mi sorridono felici, pare che oramai mi conoscano tutti, anche vigili e polizia. Stare li seduto a cantare o a suonare produce monetine anche se ci si dimentica di queste. Passeggio per via Caracciolo e a un certo punto cerco di pensare di essere morto, i miei sensi accondiscendono al distacco di coscienza e mi ritrovo per un istante morto a passeggiare tra i vivi e mi succede una gioia dal sapore di immenso che svanisce presto ma che mi fa continuare a vedere la strada e gli altri come la grande bellezza della vita che da vivi non si comprende. Vado da Peppe che vende spade e giocattoli, ha le pile per me, il cappello torna a illuminarsi. Purtroppo la polizia non vuole che lui stia per strada nonostante il permesso, allora sta sul marciapiede, ma sono solo le solite tristi contraddizioni. A piazza Bellini c'è Juliano, lo rivedo per la terza volta, la prima volta lo vidi in una caricatura che mio fratello Claudio appese nella stanzetta, la seconda fu qualche estate fa a procida, guardava i bambini giocare a pallone sulla spiaggia. Lo rivedo dopo poco in macchina, al semaforo del museo, lo saluto e mi sorride, allora dico a tutte le macchine in attesa: "Cca sta Juliano, ma tu hai capito chi è?" Il grande giocatore del vecchio Napoli è con la famiglia che mi sorride, fa la stessa mia strada, mi supera sulla salute e mi ritrovo in un vuoto, solo in strada verso casa quando da dietro tre giovani vestiti da carabinieri gioiscono nel vedermi passare, io li saluto ma sono turbato da qualcosa di strano, i tre giovani stanno anche in una macchina dei carabinieri e all'incrocio che porta alla metro svoltano e si fermano dicendomi che volevano farmi una fotografia. Allora torno in dietro contro senso sul marciapiede e mi metto in posa per loro: "grand wagliù, io io, io so' Piermacchié!" mi chiedono che faccio, mi vedono cone una cosa assurda, mi fanno le foto e ridono come se fossero giovani usciti per divertirsi. Questa cosa mi fa felice, torno a casa io e la gioia. (Piermacchié, lunedì 18 Agosto 2014)

La tristezza Quante cose ancora da imparare, quanti step da superare,ma per cosa? Si arriva a un punto che si è stanchi di tutto, si pensa alla vita,


ai progressi, a una filosofia, quando tutto ti si rivela inutile. Per vie tortuose e salite di pietra si conquista qualcosa che poi ti serve per conquistare altre cose, ma tutto a stento, in sopravvivenza, sempre arrepezzati, sempre pensando a un domani più comodo e pare che non si sia fatto nulla, niente. Mi chiama papà mentre sto sotto alla torretta, mi dice che gli piace il diario di ieri. Mentre cantavo "Merdaiolo", una signora molto divertita si è messa a ballare, un'altra mi è venuta vicino col sorriso e nel mentre questa mi guardava un giovane dai cinquant'anni ha messo la mano nella mia custodia e ha tirato su qualcosa. Io lo vedo con la coda dell'occhio ma la signora ha visto meglio. Domando al merdaiolo di mostrarmi la mano e non lo fa, la mette in tasca e va via mentre lo chiamo merdaiolo. Avrà preso un euro. Dopo qualche venti minuti passa un americano che mi conosce, dice di avermi visto a Monte di Procida, io non ricordo, ascolta qualche canzone e mi dà cinque euro. L'altra? dov'è l'altra cinque che stava nella custodia? Il merdaiolo ha rubato quella cinque euro. Rimango un attimo distratto, amareggiato e triste. Non ho la gioia dentro, non vale a nulla stare li, arricetto i ferri e vado via. La mia armatura si fa sempre più dura e nei miei occhi comincia a sbocciare lenta e inesorabile cazzimma. C'è sempre da imparare, il merdaiolo non ha colpa se non sono riuscito io a prevedere le sue mosse, se non tenevo a vista la custodia, se non ho capito subito, senza volerlo avrò fatto del bene a un disperato ma infondo, che ti compri con cinque euro? Oggi da Umberto ho registrato la voce di: "Si bello pisciò". Sembra un nuovo inizio di qualcosa e intanto più piscioni di così si muore. (Piermacchié, martedì 19 Agosto 2014)

Piscioni La verità è che siamo tutti un po' piscioni, pure 'o mast è 'nu piscione. (Piermacchié, mercoledì 20 Agosto 2014)

Parto per la battaglia Accetto la sfida, parto da solo contro il gigante invisibile che vive nelle inventate idee delle persone. Mi guarderanno passare innocuo, sorrideranno alla mia follia sbeffeggiandomi mentre la limpidezza della mia libertà mostrerà le loro menti in catene. I potenti non mi temeranno perché


non combatterò ad armi pari, sarò un guerriero silenzioso e lento, con poco e niente li rosicherò come il pappice. La mia missione sarà solo quella di mostrare, non di educare né di ammaliare, difenderò la mia identità con la forza, non mi renderò prigioniero per abbassare la testa ed userò l'astuzia per aggirare lo sporco mecenate per le mie idee. Conducerò per le strade la mia battaglia alla difesa del pensiero universale. Immune da ogni plagio so che vincerò, perché ho già vinto. (Piermacchié, mercoledì 20 Agosto 2014)

Un' armatura Adesso il mio frac è un' armatura, è da stamattina che ci lavoro, spero solo che funzioni, adesso piove, non so dopo se la indosserò. Fuori casa l'ho verniciata, a zia Rosaria piace, ride quando la indosso mentre d'argento, col cielo argento schizzichea. Angela di rimpetto mi guarda divertita, Giovanni capa tosta di mi osserva, io dico: "ma chi so Emporio?" e lui: "ma chi si Armani", ed io: "questo frac l'ho fatto con le mie armani!". Mi osserva anche la signora Maria dall'alto, vuole sapere come ho fatto, si affaccia pure Rosaria e la figlia Francesca...

(Piermacchié, mercoledì 20 Agosto 2014)

2° discussione Pierangelo: Piermacchié non ti sei stancato di fare il buoffone? Piermacchié: No, perché? sei geloso? Pier: Sei ridicolo, mi hai stancato. Pierm: Se ti ho stancato mi dispiace, ma non ci posso fare niente. Pier: Si che puoi, puoi prenderti una vacanza almeno. Pierm: Vacci tu in vacanza, io sto sempre in vacanza. Pier: Cambia mestiere, sempre se questo è un mestiere. Pierm: Non puoi capire e poi vorrei sapere che mestiere fai tu. Pier: Ho fatto lo sbaglio di stare appresso a te. Pierm: Questo è un mestiere? e poi nessuno sta appresso a me. Pier: Sei inutile. Pierm: Mai quanto te, ciao.


(Piermacchié. giovedì, 21 Agosto 2014)

Don Pisciòt della mancia La canzone è solo un prestesto, quello che deve fare spettacolo è l' improvviso. Stasera ho cominciato a spezzare le canzoni per fare inserire il pubblico, tutti potevano essere il samente, il porco da ingrassare, la ciaccarella, il piscione, il figlio che va via di casa, la figlia che vuole l'iphone, quello del monolocale ecc... Così viene fuori la mia vera natura e la vera natura degli altri e l'artificio della canzone fa da impalcatura alle parole e ai discorsi che ne vengono fuori col pubblico. Un buon passo avanti per il coinvolgimento in strada, aggiungo per la prima volta qualche pernacchia. All'improvviso Fausto Cigliano mi saluta con Dorina e mi lascia una mancia da poter campare un mese. Io non credo ai miei occhi e sono felice per essere stato valutato da un cantante che ha fatto la storia della canzone Napoletana. Francesco, che quella volta a piazza Trieste e Trento fece una colletta per me ha assistito sul muretto gran parte dello spettacolo, richiedeva sempre: "Latrì". Incontro Nunzio il modello ed Enzo, sempre sul lungomare, una sola volta li incontrai altrove. Avevo appena ultimato la mia armatura, il nuovo frac che ha funzionato, mi sento più protetto, ho la frusta delle nocelle per gli scocciatori nel pantalone ma la serata è stata calma e serena. Adesso mi sento come disse Michele il Celentano: "Don pisciotte". A spaccanapoli, allo spigolo di santa Chiara c'è la bella Roberta con amici a mangiare patatine. Me ne offre molte, quasi tutte, la salsa piccante mi piace, anche lei, che mi bacia perché la bacio. (Piermacchié, giovedì 21 Agosto 2014)

La pernacchia, la voglio rifare Monto i capelli al cappello, tra un po' sotto la torretta, ieri in strada ho inserito la pernacchia, la voglio rifare, sono curioso dello spettacolo del pubblico. (Piermacchié, 22 settembre 2014)

Il Sentiero dell' amicizia


La nottata ancora è lunga, la mia voce è stanca e ad ogni metro, ad ogni chilometro mi fermano ancora per qualche canzone. Sono stato al mio solito posto, stavolta un poco più avanti perché oltre la torretta c' era l' africano che suonava la marimba. Appena posizionato avviene l'incontro. Colui che fu poeta a santa Chiara durante un natale di venti anni fa, lo vidi la prima volta fare la folla, per alcune frasi di poesia su piccoli fogli, quando l'inchiostro della sua penna imprimeva alla carta la forza delicata di antico. Fragili parole, dettate all' improvviso dagli occhi dei passanti che sceglieva al momento. Stesera mi è venuto a salutare, era coi suoi vestiti, sono sbalzato di gioia nel vedere che è tornato a lavorare a Napoli, mancava a queste strade come il castello a Megaride. Questo inverno ci siamo visti, lo incontrai al concerto di mandolino e pianoforte che tenne Raffaele, che quando cominciammo insieme il conservatorio non progrediva finché se ne andò da Orlandi e divenne già concertista e allievo prediletto del maestro allievo di Anedda. Usciti dalla chiesa Luterana a mezzo concerto ce ne andammo a passeggiare per i baretti di via Chiaia, con noi era pure Giuseppe, il fratello di Giovanni, il mio secondo maestro di violino. Una volta, quando andai a lezione da Giovanni ed ero d' odio e amore per il violino, Giuseppe mi mostrò il suo mandolino antico, aveva un bel suono e la tastiera incurvata. Era il periodo in cui cominciavo a suonare col sapere del violino al mandolino. Il Sentiero dell' amicizia passeggiava quella sera e Silvestro era li, con me. La sua poesia questa sera, quando con tenera follia prendeva le mani alle donne che passavano, le portava a se mentre già con la penna tracciava veloce la poesia per quello che da quella vedeva. Io ero più in la a cantare le mie canzoni mentre quel desiderio di un tempo si presentava realizzato, pensando a quel natale in cui speravo di imparare il violino mentre mi stupiva l'arte di strada nell' antico di Silvestro. L' artista d' ispirazione era con me, dopo tanti anni, un Virgilio nel luogo in cui il Virgilio depose l' uovo a sostenere il castello, cosìcome con la sua presenza sosteneva adesso la mia rivelazione. Dopo un po' si forma l'ultimo gruppo che non va via, lo spettacolo sembrava funzionare alla perfezione, tutti erano disposti di spalle al muretto e ridevano ad ogni espressione, ad ogni canzone che usavo, come d'ultima esperienza per l'improvviso. Passa Paola e Ciccio dopo la posteggia al borgo, Paola ride di nuove risate e mi dice che la mia mimica è d'essenziale. Dopo due ore ho cantato quasi tutto ma non ho esaurito il mio repertorio e intanto sperimento "Merdaiolo"


che funziona nei tempi morti per risollevare l'attenzione e "Ciu cia cià", scritta stamattina e già esposta al pubblico con successo, ridono quando l'interpretazione è giusta. Passa la bell' Antonella dei fuochi con un amico, cerca la stessa cassa portatile che cerco io. Nota i miei progressi e le piace il mio diario. Lei è artista di strada e sa cosa vuol dire, pure per lei l' esibizione a teatro è tutta più facile. Le dico che mi dispiace che molti artisti vedano la strada come una cosa umiliante quando essa sola è madre buona che punisce e fa lottare il figlio fino a che questo cresce e felice capisce. L'ubriaco scocciatore che vende accendini si è abbassato per prendersi un mio euro, allora ho sfoderato la frusta e l' ho frustato. Non credeva ai suoi occhi, ha tentato di farmi paura ma io lo continuavo a frustare, allora è andato via. Record di incassi questa sera con altre lezioni da archiviare. Saluto Silvestro più in la, mi prende la mano, mi avvicina a se, mi scrive: "Tu luccichi e sventoli allo stesso tempo, mostrando BANDIERA tua personale" (Piermacchié, sabato 23 Agosto 2014)

La sua verità Lasciami fluire, sono il bambino che segue la sua verità (Piermacchié, 25 Agosto 2014)

La lotta, gli artisti e lo stato come se ci fosse sempre stato. Io dico che c' è bisogno di spogliarsi, arriva il momento del coraggio e si fa un passo in dietro per andare avanti. "Quello era il migliore mandolinista, quello è fesso che sta in strada, quello poteva continuare a fare anche il musicista, quello è un grande artista e adesso si è messo a fare il buffone come un barbone". Urlava con rabbia di stima, orgoglioso di avermi conosciuto e di aver udito le mie smandolinate nel suo ristorante, ma le sue parole di questa


sera cacciavano fuori il veleno dell' ingiustizia sociale. Si preoccupava per me, per il mio futuro incerto poiché non tutta la vita si può campare di stenti. "Vedi? questo è un frac," gli ho risposto, "ma si è trasformato in armatura, la vedi questa? è una frusta, perché se si vuole stare in questa città bisogna difendersi da soli, la strada vuole che io sia guerriero, la strada mi ha insegnato quello che nessuno ti può dare, che i titoli non servono per ostentare grandezze, che siamo piccoli e solo chi è piccolo può dire qualcosa, la strada è tutto il mondo che ti passa addosso, la strada ti obbliga a capire chi sei, la strada è la verità e non accetta maschere costruite, esige maschere sincere, quelle che si indossano per essere veri. Io sono felice di questa vita, mi riempie ogni giorno di bellezza, ingegno, gioia di esistere e non penso al domani perché non c' è domani migliore se non c' è un adesso sereno, dove vivo per quello che penso e realizzo quello che immagino. Nel tuo ristorante venivo pagato e mangiavo, ma non ero io. Tu dici che ero felice ma ero un finto felice, perché non mi bastavano le quattro note di mandolino per i cantanti, io ho da dire qualcosa, non posso mangiare e lavorare per ripetere le stesse cose che improvvisano tutti. La vera rivoluzione è questa, riuscire ad essere, non importa dove, la ricchezza è dentro quando si riesce a sopravvivere per quello che si è". Ma lui non può capire ancora, apre un pacchetto di sigarette e mi risponde: "a cinquant' anni come farai coi reumatismi?" ed io: "e tu, che spendi soldi a intossicarti di fumo, come farai quando sarà troppo tardi?". Sembrava un bambino, pensava a cosa rispondere, gestiva una grande villa a san Marco di Teano ma in quel momento era anche lui, comunque, un piscione. Paola e Ciccio poco prima tornavano dal borgo e mi avevano avvisato che i carabinieri non fanno lavorare gli artisti di strada. Mi preparo comunque e approfitto per girare la 3° puntata di: "Vita da Piermacchié". Posiziono la telecamera e passano i carabinieri nella loro auto silente. Mi chiamano: "pisciò!" io li rispondo con la canzone, mi avvicino, vogliono sapere che faccio, mi hanno sempre visto girare col motorino e mai all'opera. Pare che la mia figura assorba i colpi di tutto ciò che può essere negativo, perché ai carabinieri viene da ridere e nel parlare con me si sentono ridicoli. Mi dicono che il sindaco ha dato loro direttiva di non fare esibire gli artisti di strada in strada. Io perplesso rispondo che invece lui aveva detto che questi hanno il diritto di esibirsi e che invece siamo alle solite contraddizioni della città. Il carabiniere mi dice: "io ho famiglia e una figlia, se vengono a sapere che non eseguo le direttive che fine faccio?". Io: " infatti, ed io? che faccio se mi togliete pure la strada? andiamo dal sindaco, voglio parlargli io, vediamo che dice, vediamo se il piscione si contraddice." Loro quasi sorridono e sott'occhio cercano di capire se nessuno ha sentito che ho chiamato piscione il sindaco, ma all'improvviso, proprio sopra di noi, sulla torretta partono i botti, d' un tratto è capodanno, le carte dei fuochi cadono nel mio cappello e sulla macchina dei carabinieri. Allora, gridando dico: "e adesso? noi diamo più fastidio dei fuochi?" Il carabiniere esclama: "Io me ne devo andare da Napoli!", accelera, va via. Eppure ragionavo su questa cosa proprio stamattina, sul fatto che a Napoli non c' è stato, ma compare all' improvviso come se ci fosse


sempre stato. Torno a guadagnare cinque euro, inizio troppo tardi, adesso la gente comincia a non fare più le nottate. Ma, consapevole del poco guadagno ero fiero di tenere in pugno una esperienza, un mestiere che in questi giorni si è andato sempre più definendo. Non contano quegli spiccioli, stasera ho guadagnato molto di più. Passa il poeta Silvestro, felice di vedermi in canto mi saluta, stamattina ho cominciato a scrivere una canzone per lui, in cambio della sua poesia per me. Venivo da Umberto che mi ha fatto sentire i suoni dell' orchestrazione che ho scritto per il prossimo pezzo da registrare: "Nun se magna". Mi piacciono, Umberto è molto ingegnoso e conosce il suono fuori e dentro. Sotto al palazzo in cui visse il pittore Degas, comunemente noto come il palazzo del gas, mi chiama Ivano, il cameriere del ristorante a port' alba, felice di vedermi chiede la mia presenza e mi offre un' altra birra. Parliamo coi suoi amici, canto qualcosa per loro. Qualche ora prima, una ragazzina a via Roma, mentre andavo a mettere mano mi ha buttato una bottiglietta mezza piena d' acqua addosso. La bottiglietta ha colpito il cilindro che mi ha protetto bene dall'urto perché è come un elmo, lei rideva, divertita per aver compiuto lo scherzo verso uno stupido. Mentre la guardavo riflettevo sull' ipotesi di darla addosso con la frusta, ma era con amici, mi avrebbero potuto accoppare, allora di subito ho cambiato animo, ho girato lo sguardo alla strada e sono ripartito. Torno a casa e quando mi fermo per entrare sotto all' arco pare che mi cadano pietre addosso, come calcinacci, anche l'altra volta è successo. Non credo che da domani anche qui montino tubi innocenti come hanno fatto per tutta Napoli dopo la morte del piccolo Salvatore perché è più probabile che da qualche balcone ci sia qualcuno che sia poco innocente nel vedermi arrivare. (Piermacchié, mecoledì 25 Agosto 2014)

Psicologia della risata durante il male del mondo Da un' altra parte del mondo corpi sfracellati come animali al macello, dove non si può capire il dolore e quella vita, per le strade innocenti a pezzetti, uccisi peggio di una crocifissione. Da questa parte il solito grigiore di una città triste e senza speranza, dove il male è dentro l'aria e per sopravvivere si accetta di respirarla come l' unica cosa possibile. Sto per uscire dal vico e un ragazzo insieme ad altri si fa forte, alza il braccio verso di me, di sicuro prenderà il cappello ma io alzo il mio braccio in difesa, con uno strattone lo fermo, lui ha gli occhi spalancati e gli dico: "non ti permettere più ca te scamazzo!". Sotto la torretta comincio, senza pensare a nulla, solo a divertirmi per essere al meglio me stesso. La gente arranca, col sorriso porta a passeggio i problemi e le angosce di ogni giorno, trapela dagli occhi la stanchezza di essere sempre più poveri. Mi lascio andare, metto in pratica ad improvviso le mie


intuizioni di queste ultime ore su come usare le canzoni e come costruirle per quello che il pubblico non sa, ma vuole. Approfitto di un signore che sta ridendo parecchio, si siede sul muretto per passare la sua spensieratezza con me. C' è anche Paola con Ciccio, che ride di risate nuove ancora. Mi accorgo che è più facile di quello che pensavo perché mi sono ritrovato ai tempi della fanciullezza, quando i miei fratelli e i miei amici ridevano per le follie improvvise che facevo. Dopo tanti anni sono tornato ad essere il bambino buffone ma stasera sono andato ancora più dietro, quasi come a ritornare ai miei vecchi cinque anni. Ho liberato di più la follia e l'improvviso ne usciva alla perfezione, tanti anni e tanto studio per rendere ad arte spensieratezza e giovinezza. Ho smontanto la canzone per dare spazio al nonsense, regolando le tensioni delle aspettative senza regola ma col sentire affidandomi alla ragione dell' irrazionale che non si fa comprendere da se stessi ma che si può solo generare rilasciando le catene della cognizione. Più mi lasciavo nel vuoto e meglio era, versi, espressioni, suoni stonati, bicordi glissati per i miei occhi, guardate, affermazioni, pezzi di canzoni lanciati alla rinfusa come pietre tornando al tono di tanto in tanto con sezioni di senzo compiuto per smontare di nuovo il tutto in un momento, mentre il signore del muretto dice che non ce la fa più a ridere. Confronto questo fare con la canzone sola e comprendo che questa non ha quasi importanza, tutto sta nella mia figura di pazzo. Sperimento molte cose nuove per via dall' istinto, lasciando la mente staccarsi dalla ragione delle cose. Ho valutato e confrontato le risate che ne venivano dal nonsense e quelle prodotte dal senso compiuto. Le risate del nonsense sono forti e decise e vengono prodotte all' improvviso dall' inconscio. Quelle di senso invece scaturiscono dal conscio e sono molto più deboli. Succede spesso che la risata cosciente è avvolta dalle espressioni che rilasciano lo scaturire d' inconscio venendo a creare una risata mista di ragione e irragione che nel suo innesco lascia perplessi. La strada mi sta indicando la strada, mi fido di questa esperienza e da domani studierò per questa. Verso piazza del Gesù con un' altra bracciata allontano un giovane che pensava di potermi ridicolizzare dato il mio essere ridicolo e rimane col braccio sospeso con le risate degli amici. Verso il conservatorio canto per le amiche e a piazza Bellini riescono a toccarmi con fare inimico ma sentono da parte mia troppa decisione per essere battuto. Napoli è malata, da un altra parte del mondo si scannano, io continuo a passare indenne per i vicoli scuri della mia colorata battaglia. (Piermacchié, martedì 26 Agosto 2014)

Strappano i bigliettini Ieri, mentre andavo via, due ragazzine rimangono incantate da me, mi chiedono che faccio, con loro c' è il padre e la madre.


Canto una canzone poi le saluto e loro, vogliono sapere ancora, vogliono sapere chi sono, perché sono così. Coi piedi mi calpestano le punte delle scarpe. Vado via, mi seguono fuori al borgo, mi fermano, do loro il mio bigliettino, lo guardano con un sorriso nervoso, ne prendono altri, una decina e poi li strappano: Mi rivolgo ai genitori e dico: "sono figlie vostre?" e loro, con silenzioso stupore rispondono di si, ed io: "e mi fa piacere, sono modi di fare questi?", vado via. (Piermacchié, 27 Agosto 2014)

Lo spettacolo a macchie coi fili di chi conosce un segreto Faccio appena in tempo a nutrirmi di Totò, pochi minuti di film, vado da Umberto. L' orchestra di: "Nun se magna" é molto bella, il corno spicca di maestà dentro al fagotto, flauti e i timpani di un tempo. Dimentico manviola e torno a prenderla a casa. Appena arrivo al castello c' é un signore che mi aspetta, già ride, si siede sul muretto. Ormai la torretta sembra casa mia, quasi quasi ci entro dentro, e se la ristrutturassi a mie spese? potrei forse rischiare l' arresto. Comincio l' esibizione, come l' ho pensata stamattina, "a macchie", abbozzando canzoni e rumori, colori di suoni, parole ambigue, onomatopeiche improvvisazioni. Adesso sono prprio come a casa, perché inizio ad inventare nuove canzoni mentre passa la gente, così posso testare l' efficacia di un pezzo friendo e mangiando. Ne abbozzo due o tre, se il pubblico ride quella parte va bene e vado avanti. Le barriere tra l' artista e la gente vanno abbattute. Il popolo é stanco di assistere, vuole essere quello che vede e che ascolta. Quando coi lazzi e qualche macchia di suono distruggo questo muro, subito sorridono e ridono, cantano e ballano, stanno vicino. Dopo aver fatto singhiozzare una signora di passaggio con: "Ciu cia cià", e dopo aver fatto sgolare di parolacce in canto uno che accanto a me ballava col lampione, ho arricettato i ferri, con la gioia di essere stato anche stasera il mio pensiero. Mentre chiudo la custodia e canticchio, nella tranquillità desolata della sera serena


d' estate, un signore ben vestito viene dal borgo, mi sorride con ammirazione e mi da cinque euro, si complimenta con gli occhi malinconici per un talento sprecato. Ha radici napoletane e viene da Firenze, si chiama Maurizio e gli dico: "stanotte sarai con me nel diario", lui: "ne sono onorato". A piazza Bellini, Peppe del caffé dell'epoca mette il mio primo singolo a tutto volume: "Si bello pisciò", leggo fierezza compiaciuta nei suoi occhi e negli occhi delle ragazze che mi vogliono conoscere tanto interesse, volontà di stima e derisione. Chissà perché c' è Piermacchié, cosa vorrà dire la sua presenza e dove arriverà. Chi muove i suoi fili conosce un segreto, chi non vede i suoi fili un giorno saprà. (Piermacchié, mercoledì 27 Agosto 2014)

Nell' invisibile Provare sempre a vedere quello che c' è nell' invisibile. (Piermacchié, 28 Agosto 2014)

La fatica dietro al buffone Che fatica, il motorino da aggiustare coi pezzi da pensare, pezzi da montare, pensare alle ruote gonfie, ai fossi, alle tecniche per gli scalini, a ridipingere, a rifare sculture, a progettare cose nuove e scrivere appena svegli la canzone cominciata ieri notte nel preludiare col pubblico che ha detto: "si", studiare possibili altre armonie, consumare le solite, fermare le melodie perfette per quelle parole e migliorare la custodia dello strumento, ridipingere lo strumento, rinforzare il frac, lavare i panni, i piatti, i capelli nel cappello, cucinare qualcosa per mangiare, trovare il tempo per studiare la musica seria, montare i video, studiare storia e poi l' attenzione per non farsi picchiare, non farsi derubare, pronto a sfilare la frusta che adesso ha il manico di un corno che esce dai pantaloni, le donne lo guardano con ammirazione. Luigi, il signore che ieri si era seduto sul muretto per ascoltarmi era li, forse mi aspettava. Comincio per lui e già ride, ma la folla si fa dopo due ore, quando mi alzo e comincio a smontare e mischiare le canzoni tra di loro seguendo le persone da sfottere al volo, "Merdaiolo, Ciu cia cià, Hai fatto cacca


cca, Me pare 'e palle, Si 'o cesso..." perfette al tempo giusto, mai sbagliare l'attimo, altrimenti va ricostruita un' introduzione di parole, sguardi e suoni. Introduco lo strumentale di: "Iate a cacà" sull' inizio della quinta di Beethoven, funziona, La folla si fa fitta, io non esagero, funambolo tra il pericolo di una brutta figura e di una sorprendente esibizione. Quando la ragazza è scoppiata in una risata incontenibile ho gioito, gli anni di fatica per riuscire a trovare il meglio non sono stati sprecati. Luigi non ce la faceva più a ridere, come ieri, gli mancava l' aria, mi dava molta carica per questo. Il cuoco e i lavapiatti della Zi Teresa vogliono che canti: "Merdaiolo" per loro, lo faccio ogni volta che li vedo uscire a buttare la munnezza e ogni volta ridono felici di ridere. L' improvvisazione, la sto liberando, è quello che sono più di ogni altra cosa. La sua durata può dipendere dalla reazione del pubblico, se la follia dell'improvviso non c'è si usa il repertorio, oppure la si combina con esso. Mi viene a trovare Mariano, il cantante di coro, il mio amico Bean, con lui, le risate di Paola e Luigi mi sento protetto. Luigi ha detto che gli ho fatto dimenticare i brutti momenti che sta passando, dice che sono pensieri, ma c' è qualcosa di doloroso nelle sue parole. Allora ricomincio, perché si stava rattristando e gli ritorna il ridere e il fiato a mancare. Passa il tenore Enrico con la ragazza e la famiglia, mi saluta con sfastereo, ricordo quando da Torregaveta passavamo tutto il tempo a suonare e a cantare per arrivare a Napoli, quando una mattina di quelle incontrai nello stesso vagone il maestro di mandolino del conservatorio che già credeva in me e nel mio mandolino. Mi chiama mia madre, in pensiero per sapere se ho subito mazzate o se è andata bene. A piazza Bellini mi mangio una pizza e prendo una birra da Peppe, nella folla della movida molti mi danno a parlare. Mentre vado via Peppe mi presenta a Cannavaro, il calciatore che alzò la coppa del mondo, stava sulla vespa, canto "Latrì" e "Samente", vado via. (Piermacchié, giovedì 28 Agosto 2014)

Perdendomi la vita Non riuscirei a vivere perdendomi la vita (Piermacchié, 30 Agosto 2014) La difesa dell' anima tra gli altri e l'invenzione


Viene Michele Ferigo il Celentano a casa, rifletteva sull' anima, allora ha voluto fare un simposio con me. Abbiamo fatto una delle prossime puntate di: "Vita da Piermacchié", che si intitolerà: "L' anima". Il soggetto e la regia è tutta sua, io ho fatto l' aiuto. Esisto per gli altri e voglio vedermi con gli occhi degli altri. Stasera ho esagerato la dose a tal punto che un signore mi ha minacciato da lontano, dicendo che quando sarei passato per la sua via mi avrebbe buttato un secchio d'acqua addosso. Era uscito dalla Zi Teresa con la sua famiglia e gli avevo cantato la sua panza. Ho inventato la canzone per le doti delle donne che dice: "Che bella coscia scia, che bella pacca ca, che bella tetta ta che tieni tu", riscuotento un grosso successo con una bellissima donna che stava col suo uomo, parevano dall' aspetto facoltosi, lei poi si è fatta baciare mentre il marito ci faceva la foto, era felice perché le ho cantato le sue bellezze. Poi ho cantato le magliette dei giovani, i capelli e gli occhiali. Ho introdotto per la prima volta l'aria sulla quarta corda di Bach per cantarci nella sua melodia: "Va a faticà". A Toledo un gruppo di ragazzi sta per sbarrarmi la strada, io accelero e faccio un verso con gli occhi spalancati, il ragazzo che voleva togliermi il cappello rimante col braccio all' aria e la bocca aperta. Alla fontana di piazza Monteoliveto dei ragazzini mi vedono arrivare, uno prende una bottiglietta di plastica da terra ed io mi fermo, lo guardo negli occhi, lui cambia rotta del lancio, calcia via la bottiglietta, riparto. (Piermacchié, venerdì 29 Agosto 2014)

Quello che non hanno detto Mi dice Giovanna che Oscar Wilde lo ha detto, che bisogna indossare la maschera per dire la verità e questa cosa mi ha dispiaciuto, perché senza cultura, credevo che fossi io il depositario di questa filosofia, invece è un' altra cosa che ho saputo a mie spese e che non ho mai studiato sui libri. Perciò poi, quando parlo pensano che io abbia letto tanto, ma ho solo analizzato il mio trascorrere che spesso è come il trascorrere dei pensatori. L' ho incontrata a piazza Bellini, mi ero mangiato una pizza e Maurizio mi aveva chiamato al tavolino del bar dell' epoca con le sue amiche che ridevano poi, perché all' improvviso le ho detto: "Che belle tette te, che belle cosce sce, che belle pacche


che che tieni tu". Giovanna subito mi ha capito, in poco tempo mi ha fatto un' analisi di quello che sembro e ha detto che sono un pezzo di Napoli, quella che sta finendo. Dice che oramai siamo tutti depressi, non sappiamo cosa fare, tutti omologati e c'è bisogno di persone come me. Io le rispondo che alcuni mi guardano male perché gli da fastidio il mio buffonismo ma altri mi vedono invece come un eroe. Lei risponde che infatti il mondo oggi si divide in omologati depressi ed eroi. All' inizio ha rinnegato le sue origini ma poi non ce l' ha fatta, per lei Napoli è sempre un' altra cosa al di la di quelli che la rovinano. Venivo dal castello, quando fuori alla Zi teresa una folla non va via, è attenta a scoprire mie nuove follie. Stasera ho sperimentato meglio l' emozione della paura, immobile con lo strumento attendo il passaggio di qualche esile donna e al suo arrivo grido con un accordo. Tanti spaventi hanno funzionato con l' esplosione del pubblico, c' erano anche Paola e Ciccio che tra una posteggia e l' altra alla Zi Teresa venivano a divertirsi sul muretto del mio spettacolo. Presento i carabinieri dell' altra volta alla gente, li faccio passare tra la mia folla e li saluto: "tutt' a posto?" e loro con fare dimesso mi salutano con poco riso e vanno al borgo. A me non dicono nulla ma a chi ha le bancarelle come Pasquale dei gioielli fanno polemiche, perché vorrebbero fare il loro lavoro di ordine pubblico ma si rendono comunque conto che nelle loro disposizioni c' è tanta contraddizione. Il corno della frusta fa un buono effetto, sembra che abbia il fallo di un cane e le donne lo toccano, per scaramanzia. È passato Riccardo con la moglie, suonai il mio primo violino elettrico nel suo primo CD "Lupercalia". Si fanno tante risate, mi vedono geniale, gli piacciono: "Afammocca" e "Nun se magna" e in particolare quando dico: "ce sta chi nun se lagna pecché tene 'a campagna". I fan, gli amici, gli estimatori non sono quelli che mi servono per comprare i miei libri e CD, ma sono quelli che mi proteggono e che mi fanno crescere. Devo sforzarmi a vedere oltre quello che hanno già detto, ma c' è sempre qualcuno che ha visto le mie stesse cose, pare che tutti abbiano già detto già tutto. (Piermacchié, sabato 30 Agosto 2014)

Il cambiamento è radicale Esco di casa ed Enzo della Garbatella vedendo i miei cambiamenti esclama: "ma com' è che fai tutto ciò e ancora non ti vediamo in TV?" Passa l' attrice Simeoli


che mi guarda e dice: "sei grande!" Al pizza village a Mergellina, un anno esatto dalla prima uscita col motorino quando le bimbe Cony e Fabiana cantavano con me e c' era Vincenzo che ho ritrovato. Cony poi sarebbe stata la bambina del bar del Tam, teatro a cui ho preso parte alla fine d' estate. Il cambiamento è radicale da tutti i punti di vista, il motorino è una scultura, lo strumento è unico al mondo, le canzoni sono smontate e non più lunghe di una parte, sono amplificato bene e proprio stasera ho introdotto altre due novità, un intro misterioso col tremolo dell' arco che mi fa da slancio alla canzone che attacco di colpo in dedica di passaggio e la complicità col pubblico aspettando i prossimi passanti da insultare e far saltare dalla paura. Alla curva della rotonda Diaz c' è una folla solo per me e non cantavo né suonavo canzoni napoletane. Imporsi con le proprie idee fa conformare ed adattare queste al luogo di fuori e al luogo di dentro portandole a concretezza. Quello che ha funzionato molto è il nonsense delle smorfie e dei versi che faccio assieme allo strumento poiché crea aspettativa, poi fa molto ridere l' archetto che nel tremolo uso anche come stuzzicadenti facendo incontrare la punta coi denti, gli insulti improvvisi ai passanti, l' inizio della quinta di Beethoven con le parole: "iate a cacà!" lo stesso con l'aria sulla quarta corda di Bach con le parole: "va a faticà" e poi "va a rubbà!" e il vuoto generato dal silenzio nel mentre una zizzona è passata ed io mi sono bloccato, questa cosa ha fatto molto successo e mi ha fatto sentire il peso della mimica, la sua forza che supera la parole. Veronica, mi sorride, poi mi chiede un passaggio ed io le dico che le darei tanti passaggi, l'accompagno alla macchina, le do un bacio, non la conosco. (Piermacchié, giovedì 4 Settembre 2014)

Capitolo 6

Napoli non serve


Si sogna l' amore si sogna (Piermacchié, venerdì 5 Settembre 2014)

Nella posizione del missionario Piermacchié deve essere sempre più clown, le sue canzoni stanno diventando ancora di più pezzi da circo. La mia forza sta nella faccia, nel fisico, nelle movenze. Ogni cosa che il mio corpo fa per espressione naturale è cosa buona ed ha importanza principale. Più muto sono e forse meglio è, la mia voce negli occhi può ridursi all' essenziale. I vigili mi allontanano, mi ero appena inserito nella folla del pizza village davanti al chiasso del palco. Attraverso la strada e vado sul marciapiede di rimpetto dove i ragazzi che vendono i palloncini mi chiedono se a via Partenope c' è gente. Dicono che da


stasera il comune ha ritirato i permessi per la manifestazione. Ma perché, ci vogliono i permessi? Michele il Celentano passa con la macchina nel momento in cui passo io sulle strisce pedonali, poco fa stava a casa mia, montavamo la puntata di: "Vita da Piermacchié" sull' anima. Vado al posto di ieri, una coppia che mi conosce si ferma e attende la mia esibizione. Dopo due minuti di spettacolo comincia a piovere, poi sta quasi incasando e allora vado via. Mi ritrovo a piazza Bellini dove due Vincenzi si interessano a me e già mi vogliono bene. Gli dico che vorrei provare ad esibirmi nella folla e loro sono felici, mi indicano il posto, mi preparo e comincio. C' è molta confusione, nonostante ciò la mia cassa riesce appena a farsi sentire, si crea un cerchio, comincio con le canzoni per un pubblico adulto e arriva qualcosa, qualche guappetiello che prima mi aveva scoraggiato comincia a ridere sotto ai baffi. La confusione aumenta e il cerchio di ragazzi che mi seguiva adesso è girato al contrario. Uno dei Vincenzi mi dice di fare pezzi ritmati, il bordello, ma io non sono questo. Come il discorso che mi faceva Umberto oggi, che a forza vuole mettere le percussioni per dare slancio alle mie canzoni del CD, ma solo perché la gente è abituata a quei suoni, al rumore, quindi se si fa rumore si viene apprezzati. A volte mi sento santo, sembra che io debba svolgere una missione, andare in una terra arida di bellezza per professare la pipì del bello, lo sputo della risata, l' acqua sporca del colore . Un Cristo, un Papa, un san Francesco, un Padre Pio per mostrare a tutti la mia presunzione. Ma che razza di missione è la mia se tutto è il contrario di tutto? Forse finirò martire, bruciato vivo, crocifisso o sparato come hanno ucciso ieri notte il nostro Davide. Quello che so, perché lo sono, è di continuare ancora a battagliare, ogni notte mi stanco, ma poi al mattino basta un caffé per ricominciare. Apparo cinque euro, con uno a Mergellina ho fatto sei. Sto pensando alle novità per l' inverno, mi serve per prima cosa un mantello. Incontro Palumbo e Rubino, saluto e ringrazio i Vincenzi che mi hanno dato coraggio, vado via. (Piermacchié, sabato 6 Settembre 2014)

Il recitar prima del cantando Stasera comincerò senza strumento, reciterò le mie canzoni come un copione, avrò più espressione e il pubblico avrà più partecipazione. Legherò i testi tra loro con una certa logica e capirò cosa succede. Poi prenderò lo strumento e ripeterò tutto in musica. Magari tre canzoni recitate e poi musicate, oppure introdurrò le canzoni recitandole e poi cantandole. Attendo con ansia questo nuovo studio.


(Piermacchié, sabato 6 Settembre 2014) Liberare tutto per essere liberi Record di incassi questa sera e pure non volevo scendere, sono sceso per Debora che poi non ho incontrato. Faccio quello che mi ero prefisso, studio l' interpretazione recitata della canzone prima di cantarla e va molto bene, il pubblico si blocca. Gioco molto con l' effimero ed è cosa buona, faccio versi, suoni dissonanti, tremoli ad arco ad uso horror e bastano i miei occhi per intimorire e far ridere grandi e bambini. Introduco la faccia da ebete sospesa nel vuoto per permettere la scelta mnemonica del prossimo pezzo. Il pubblico è sempre dentro al copione e non va via, una folla enorme a semicerchio invade la strada e il marciapiede. Tutto quello che penso e che dico è dettato da quello che pensa e non dice la gente nello stesso momento, do voce ai pensieri e introduco fatti di comune appartenenza. La canzone dell' iphone funziona sempre come funzionano gli insulti ai passanti e stasera all' improvviso mi è venuto da sfottere i vigili. "avevo una macchina sgarrubata e adesso ho solo un motorino, multe di sfogliatelle a non finire, zeta tielle che sputano all' improvviso e questi vigili che ci tolgono anche l' opportunità di una vacanzina, merdaioli!" Il pubblico esplode, si sente chiamato in causa, tintinnio di monetine ed io, a chi mi lancia gli spiccioli dico: "quante sfogliatelle pure tu è?". Poi comincio coi carabinieri con "Afammocca" e "Afangulo" e al soldato in mezzo alla strada nel carrammato: " Uagliò ancò stai la? da stammatina cu stu mitra mmano mammà, nun iesci a 'mpazzì?... chist mo me spara!" e poi: "per il sindaco, tutti insieme! Si bello pisciò!". Molte canzoni vanno bene con l'inizio recitato e il ritornello cantato, altre con la prima parte recitata e la seconda cantata. Mi tolgo il cappello coi capelli quando passa un uomo calvo, metto in mostra il corno fallico della frusta, faccio spaventare chi mi passa vicino. Una ragazza ha una grossa risata, basta poco per farla ridere allora mi sbizzarrisco, in poco tempo faccio un sunto del mio repertorio per lei, recitato e cantato e piange, non ha fiato, riesco a farla ridere anche con un mover di sopracciglio, la sua risata è più forte dei rumori lontani del pizza village. Succede poi che molti diventano personaggi e creano lo spettacolo, questo ne viene spontaneo ma per la prossima volta devo assegnare io i ruoli, ognuno serve a qualcosa, ognuno esprime con la sua verità qualcosa. Per la prossima voglio introdurre anche delle movenze, un breve balletto, un saltino, qualcosa che allo specchio mi fa ridere. Sento come se un cerchio si stia chiudendo, come se abbia io incontrato e riabbracciato il piccolo Pierangelo di tanti anni fa, quando prima di essere intimidito dai grandi faceva della sua gioia di vivere la sua perfezione. Sento come se avanti a me avessi dei freni, ma questi freni non ci sono, non ci sono più, è la gente che me lo fa notare,


pare che mi dica: "che guardi? sei libero, nessuno ti lega più". Torno bambino, ho girato una vita per conquistare quello che ero. La folla diminuisce ma è sempre li, ed io: "ma non andate via? cosa avete da guardare?". Attendono che qualcuno passi perché io gli dedichi: "Latrì, Me pare 'e palle e Si bello pisciò", che io dica alle belle donne: "che belle tette te che tieni tu!". Assistono incantati alle mie smorfie, ai suoni nonsense che produco per prendere tempo. Il gruppo che mi sosteneva nelle canzoni sui vigili conteneva vigili, in borghese, me lo hanno svelato alla fine ed io loro: "merdaiuò! Latrì", e poi gli ho detto che sono stanchi anche loro delle contraddizioni del comune di Napoli, annuiscono, è vero. Mi ammirano ancora, mi regalano le graffe, assistono alla mia preparazione a alla mia partenza sul motorino. E poi ci sta sempre quello che gira la chiave e mi dice: "me pozzo fa' 'nu giro?". Vado via e per tutto il lungomare faccio versi come a parlare un' altra lingua aggiungendo due o tre parole napoletane come: "cià, we, o", qualche pernacchia e tutti mi salutano mentre incontro la bella Elena dei baci e Conny, le bacio. A piazza Bellini entro nella folla mentre un ragazzo ubriaco mi tocca il motorino, poi il cappello, io sfodero la frusta e gli do tre frustate alle gambe, lui continua a ridedere ma si crea un vuoto attorno a me, la frusta ha funzionato, gli occhi sbigottiti di chi mi ha visto, sfreccio via mentre coi miei versi nonsense carico gli automobilisti a gridare, a fotografarmi, a correre con me, le ragazze dietro a squarciagola, poi le altre macchine, i motorino, tutti a urlare per simpatia le mie voci senza senso. Credo invece che queste parole senza significato contengano un valore importante. Siamo stanchi di pensare a cosa fare, a cosa non fare, a cosa dire, a come dire, a come essere e a come non essere, urlare parole senza senso è una necessità di tutti, è un bisogno, dire il nulla equivale a liberare tutto per essere liberi. (Piermacchié, sabato 6 Settembre 2014)

Imma era bona Imma era qualcosa di straordinario, non ho capito ancora chi fosse il suo ragazzo ma lei era la più bella della serata, e l'ho detto in pubblico, anche a quella di cui non ricordo il nome: "è inutile che fai vedere le tue tette, la più bella è lei!" Ci ho provato con lei, con quella delle tette, ma ha detto che è fidanzata, però si è fatta toccare il culo. Ho cantato, erano ebeti, sembravo un vero piscione, c' era pure Mariano della patatineria di Peppe, era lui il vero giullare, eppure anche lui, chiatto e gay ci ha provato con Imma. Ho cantato quasi tutto il repertorio e poi con Mariano cantavo le parole che dicevano. Gli amici di Tommaso mi hanno fatto bere due cocktail e allora mi sono ubriacato, il cane che sin dall' inizio mi abbaiava si faceva poi accarezzare. Ho baciato le mani ad


Imma, non so quante volte, le ho pure parlato, non so che cosa le ho detto, lei mi ha scrutato mentre io la cercavo. Poi è successo che il suo vestito verde doveva sparire, mi hanno pagato e sono andato via mentre Napoli mi baciava col suo popolo in moto e in macchine, a notte cominciata, sotto la luna con gli ultimi sorrisi a chi mi amava prima di rientrare a casa. Imma era bona. (Piermacchié, lunedì 8 Settembre 2014)

Essere asservilito Ma chi non è servile viene odiato da chi si aspetta di essere asservilito? (Piermacchié, 10 settembre 2014) Quando facciamo l' amore? Venticello, Domenico il ritrattista si sposta vicino a me,viene anche Rosario, il figlio di Pasquale col suo tavolinodi gioielli. Passa poca gente e allora mi lascio andarea cose spontanee, si sperimenta ancora per cercareuna forma all' informale. Sembro un pazzo con uno strumentoin mano e alla gente piace, ma attiro la loro attenzionequando metto in musica le loro conversazioni, i loro vestiti,le loro camminate. Allora si fermano, sorridono, cercanospiccioli, anche gli stranieri, poco importa se capisconoquello che dico, tanto si capisce che non si capisce niente.Mi aspettavo il nulla, invece mi sono portato a casa la miabuona giornata, si è fermato anche un gruppo ad ascoltareper più di mezz' ora. Poi una bella ragazza ed io: "mi sonoinnamorato di te!" le invento una canzone d' amore, ne passaun' altra e faccio la stessa cosa, ne passa un' altra che ha il naso un poco aquilino ma è bella e mi piace il naso aquilino quando la donna è bella. Più in la si festeggia sul muretto, passa pure Oscarino, da lontano canto gli auguri, mi portano la torta e lo spumante mentre sperimento il tormentone che mi ha fatto notare mia sorella, quello di quando dico: "basta che se magna!". Mi chiama Alfredo, il posteggiatore di strada che influenzò la mia vita, dapprimafacendomi innamorare del mandolino e poi consigliandomidi portare Piermacchié in strada, mi dice che gli piace molto"iate a cacà" e "va a faticà!". Mi cade l' archetto a terra e si spacca in due, allora arricetto i ferri con lo scontentodel merdaiolo della Zi Teresa che mi stava ascoltando con molto piacere. A piazza san Domenico c'è il biondo che primaera passato sotto alla torretta per ascoltarmi un poco portando la sua gioia sulla bicicletta doppia, quella alta da giocolieri.Lo rivedo con una ragazza che conosco appena ma che ognivolta che mi vede dice che mi adora e mi ama. Il biondo dice che io sono quello che mancava a Napoli. Canto un poco per loro e poi chiedo a lei: "quando facciamo l' amore?" e lei: "ahahahahaha!". (Piermacchié, martedi 9 Settembre 2014)

La mia spontaneità


Serena Rossi fu la prima artista che seppe capire la mia spontaneità. (Piermacchié, 10 Settembre 2014)

Per pietà, per simpatia. Più smorfie e suoni strambi faccio e più mi danno moneta.Forse per pietà, oppure perché piaccio davvero.Molti mi dicono che sono simpatico.Introduco una nuova cosa, oltre a cantare le parole e i vestiti dei passanti invento favolette: "c' era una voltail ragazzo con la cammisa azzurra che camminava manonella mano con la ragazza che rideva, andavano versoil castello per trovare un posto per mangiare. Chissà cosa mangiarono, chissà cosa bevvero, ma soprattutto, chissà quanto pagarono quella sera. Pagò lui, perché lei rideva". Poi canto delle iniziali come: "to, to, to, to, to", mi fermo e dico a chi passa: "Totò tutt' a posto?" oppure: "che, che, che, che, che... che fate?". Una bambina chiatta dalla magliettina rossa mi omaggia con una monetina ed io le canto: "Purpetta rossa", inventata al momento. Agli stranieri piaccio molto, ridono come i napoletani. Rosario coi gioielli è allo stesso posto di ieri, vuole ascoltare sempre: "Perocchio". Schizzichea, poi piove più forte e vado via fino a casa, quasi mi arricettavo sciuliando sulle pietre. Ero stato da Umberto, abbiamo continuato il disco con: "Ciaccarella" e "Nun se maga". Cerco le chiavi del cancelletto e dalla finestra si affaccia Angela, mi sente parlare da solo, ha spiovuto, sono a casa. (Piermacchié, mercoledì, 10 Settembre 2014)

Per vivere come si è Bisogna essere pazzi a vivere per come si è. (Piermacchié, mercoledì, 12 Settembre 2014) Siamo stati educati Siamo stati educati ad avere paura di noi stessi. (Piermacchié, mercoledì, 12 Settembre 2014)

Il più serio di tutti Solo alla fine si saprà che il buffone era il più serio di tutti. (Piermacchié, mercoledì, 12 Settembre 2014)

Gli occhi vedono al buio


Scende la notte e i rimorsi ne vengono a galla, le tristezze sbocciano in silenzio pensando che la luce di domani non gli darà peso, come quest' oggi, ma il tempo si fa sentire allo scuro, quando potevi stare più vicino, quando gli anni erano fermi e i giorni passavano senza vederli davvero. Troppa luce ha il mattino e il risveglio non vede, gli occhi non guardano al giorno, vedono al buio.

(Piermacchié, mercoledì, 13 Settembre 2014)

Nella folla del male

Il vecchietto che vende i fiori mi chiede se posso mettermi più avanti, altrimenti all’ ingresso della zi’ Teresa la gente guarda me e non compra i fiori. Mi faccio un poco più indietro, non troppo perché c’è il suonatore di Marimba. C’ è molta gente stasera, dove sto io ne passano di meno ma non si fa confusione. Passano i carabinieri, li metto nelle canzoni, loro ridono, si fermano, scherziamo sui capelli, il carabiniere guidatore dice che il collega a destra li staperdendo allora propongo di attaccargli i capelli ai loro cappelli come ho fatto io col mio. Mi incontra Betty, la figliadi Alfredo il posteggiatore di strada, è con la figlia, canto un poco per loro e poi Alfredo a telefono mi dice che prima o poi per me succederà qualcosa di importante, il fatto è che in questa città bisogna buttare il sangue per molto tempo, in un’ altra città mi avrebbero già valutato dal primo momento. Mi portano una pizza, è la signora della zi’ Teresa che me la offre, da lontano le mando baci, lei è felice perché mi ha fatto felice. Consuelo, una signora che sta sul muretto si fa una panza di risate, canto un poco per il figlioletto Karol, la figlioletta con gli occhiali aspetta le mie smorfie. Faccio più ridere quando mi blocco e aspetto le signore per farle spaventare. Lei dice al marito che Maurizio Costanzo non mi avrebbe più lasciato se mi avesse visto, mi propone di scrivere alla De Filippi. Non è l’ unica a dirmi questo, il primo fu il mio maestro di mandolino del conservatorio, che mi disse: “ah, se ci stesse ancora Maurizio Costanzo!”, ed anche altri amici e sconosciuti mi dicono la stessa cosa, come se Maurizio Costanzo fosse stato l’ ultimo mecenate dei buffoni. Esplodono fuochi al castello, vado via, mi faccio un giro per via Partenope e i carabinieri di prima giocano a buttarmi sotto, io mi diverto, abbiamo una cosa in comune, il motore elettrico. Incontro il venditore di palloni e spade luminose che l’ altra volta mi vendette le pile piccole. Mi dice che posso mettermi vicino a lui così gli faccio compagnia. Monto lo strumento un’ altra volta, la gente è molta, ci provo. Appena comincio a fare il clown si forma un cerchio e un bambino mi sfotte passando col suo monopattino. Il pubblico assiste e ride ma è tirato, qualcuno mette qualche centesimo, il bambino ripassa ed io lo frusto, si fa male le mani, ha la faccia scioccata, sparisce. Il venditoredi palloni e spade mi dice che non va


bene che io sto vicino a lui, faccio bloccare tutto. Ha fatto tutto lui, va via. Incontro Isabella e qualche altro amico, poi arricetto per andare via. Mentre cammino un bambino da dietro mi tocca con scherzo d’ arroganza ed io per poco non gli staccavo la testa con le mani. “te spezzo ‘e corna!”, un ragazzo con aria incattivita e minacciosa, perché vuole un’ opportunità per dare mazzate, mi dice che quello era un bambino. Essere un bambino non giustifica che mi deve aggredire cercando di togliermi i pezzi da dosso. Mi cercano sul marciapiede per una foto, io avverto che l’ aria non è buona e dico di fare presto. Altri ragazzini si buttano sul motorino, non reagisco, un altro ride e mi tocca con fare scostumato la piazza del Plebiscito sul manubrio e allora sfodero la frusta e frusto il motorino per intimorirli: “iatevenne! ve spezzo ‘e cosce, ve scamazzo! se mi toccate votto ‘e mane!”, nel mezzo di una folla sempre più fitta, un cerchio di spavento attorno a me, il ragazzo con l’aria incattivita di prima si prepara alle mie spalle, pronto ad agire, pronto a difendere i bambini se i bambini mi avessero attaccato. Non gli ho dato modo di mettere in pratica la sua volontà, tra la confusione di chi si sente libero di ridicolizzare un pagliaccio che lavora vado via, incazzato nero, ma felice di essermi fatto sentire, felice di essere stato un leone nella folla del male. Sotto l’ arco di via Imbriani giace un divano sulle scale. (Piermacchié, sabato 14 Settembre 2014)

Le sorti dell' Italia Sarà la terra a cambiare le sorti dell' Italia. (Piermacchié, sabato 14 Settembre 2014)

Non sei abbastanza pazza Se sei attratta da me non stai bene, se non sei attratta da me non sei abbastanza pazza. (Piermacchié, sabato 15 Settembre 2014)

Con i suoni di Umberto Con i suoni di Umberto sto diventando Piero Piscioni (Piermacchié, sabato 15 Settembre 2014)

Anche le canzoni napoletane


Da domani Piermacchié canterà anche le canzoni classiche napoletane, rigorosamente inventando parole laddove non le ricorda e saltando e sbagliando gli accordi quando non li conosce. Infine con la lingua farà il mandolino. Il divertimento è assicurato. (Piermacchié, sabato 15 Settembre 2014)

Il punto di riferimento Il punto di riferimento dell' uomo non può essere l' uomo (Piermacchié, sabato 16 Settembre 2014)

Non vi corteggio Non vi corteggio solo per un motivo: non ho più tempo per perdere tempo. (Piermacchié, sabato 17 Settembre 2014)

Non importa fallire La zi Teresa mi porta la pizza, sembra mia madreche ogni volta che mi vede mi fa mangiare. Introduco le canzoni napoletane alla Piermacchiéunite ai lazzi ed alle improvvisazioni e canto solo due canzoni del mio repertorio. Mi è venuto a trovare Pascal il ballerino di Milano, mi ha chiamato stamattina al telefono per dirmelo, poi l' ho trovato come primo spettatore, ma non mi ero accorto che fosse lui, mi ha fatto autografareil suo diario di Made in sud dove ci sta pure la mia foto. Si faceva tante risate dietro agli occhiali,specialmente quando cantavo le napoletane.Non c' erano latrine e mappine stasera mac' era Luigi, quello che dimentica i suoi guaiquando mi guarda e non riesce ad andare via.La serata è stata un fallimento economico ma oramai non ci faccio più caso, non sono più tristequando non si riempiono le sacche, tanto questaè la mia vita, domani è un altro giorno e stasera è stata sempre una scuola. Ma è pure martedì! Me lo ha ricordato Giovanni il parcheggiatore,quando dopo avere incontrato Cristian, Pelliccia e il Puffo a piazza Bellini l' ho salutato sulla suastrada. Arrivo sulla salute mentre due di loro cantano: "Si bello pisciò" seduti fuori alla pizzeriaMarchese. Allora mi fermo, faccio un poco di spettacolino per gli altri che non mi conosconoe si fa festa, alcuni si affacciano ai balconi.


(Piermacchié, martedì 16 Settembre 2014)

Pazzo per una scelta di vita e piscione per professione. C' è chi va in discoteca, chi beve birra e fuma cannecon gli amici ai bar, chi deve sballarsi la sera in qualche modo e ci sono io, che scendo in strada e faccio il pazzoper una scelta di vita. Ho introdotto un poco la canzone del tablet e pare che funzioni. Danila mi mandava i baci di rispostaai miei baci di domanda, poi le violiniste del conservatorio ascoltavano le mie sviolinate, in gruppo con Luciano il violista.Passa Marco Piccolo, l' amico dell' istituto, mi ha detto che si vedesempre i video che posto, ma lui mi ha tolto l' amicizia da facebook, l' ultima volta lo incontrai a Capri perché suonavola viola elettrica per Lembo, in quella occasione incontrai anche Siani che mi disse di non mettere il video che feci della sua premiazione su Youtube e al mattino, sul traghettochiesi a Sandra Milo di parlarmi di Totò e lei tutta assonata: "a quest' ora?". Marco fa il Dj, lo faceva pure quando a quei tempi quando veniva a scuola sempre assonnato, era l' amante di Fabiana, la ragazza che decisi di avere come ispiratrice, dato che in quell' istituto era la più bella. Allora gli ho detto: "ricordi quando ti baciavi con Fabiana e mi dicevi di non guardare? che piscione che ero, adesso lo faccio per professione". Marco stasera, come solito, era ben vestito, con un cappello a moda, giacchettina e foular, quando è ripassato non ho potuto fare a meno di cantargli: "Samente!"Mentre mi preparo per farle spaventare, una di loro mi anticipae dice: "mi fai ascoltare la canzone di Francesca?". Era lei, la sirena di Napoli, ci abbracciamo e bacio le sue labbra,poi le canto la canzone che scrissi per lei: "Francesca sei". Mi bacia la bocca e va a via, con una sua amica verso Megaride laddove si morì Partenope dopo il rifiuto di Ulisse. Quando arricetto i ferri mi faccio un giro sotto al castello e c' è lei con l' amica e un amico, mi invita a sedermi. Studiano i miei pezzi di poliuretano e poi mentre vado via dico a Francesca: "vuoi fare concorrenza alla sirena Partenope vero?, qui su Megaride a fare la sua rediviva, hai gli uominidi Neapolis in pugno, ma ci sarà sempre un Ulisse che non ti darà soddisfazione". L' amica rideva, lei pure, vado via. Incontro Simeoli a piazza Miraglia, mi parla perun ora della politica sporca e corrotta, mi dice che io sono fesso, che sono intelligente, che qui morirò come sta morendo lui perché era fesso, apprezza il mio essere e dice che dice certe cose solo a me, che poi manco capisco, ho capitosolo che Bideri ha fatto mangiare una minestra agli autoridi: "'O sole mio", e lui si è mangiato i miliardi. Oggi ho registrato da Umberto: "M' 'a sposo", tutto felice ho portato il CD coiquattro pezzi a Peppe dei bar dell' epoca che lo ha messoin filodiffusione, ma non ha fatto nessun successo,la folla di piazza Bellini era indifferente alle mie fatiche. Fuori al bar c' era Puffo, mi ha detto che mi ammira e mi stima,dice che io incarno Napoli. (Piermacchié, giovedì, 17 Settembre 2014) Vuoi vedé che ti accoltello? "Vuoi vedé che ti accoltello? stu scemo!", ed io, scendendo il motorinoa marcia in dietro per le scale: "perché mi schifi?io non ti schifo, sono pazzo e con questo?", lui: "che scinne a fa accussìcu stu coso 'ncapa?" io: "esistono anche gli artisti di strada nel mondo,ed io lavoro così", lui: "a si? e allora 'o faccio pure io, e quanto guadagni?"io: "quella venti euro al giorno". La sua faccia cambia, il tono della vocevibra con suoni di


amico, le due vrenzole che il piccolo scugnizzodi una decina d' anni proteggeva si ricredono, io arrivo a casa, apro il cancello ed una di queste con fierezza grida: "avite visto chi tenimmo dentro al vico nocelle!". Stasera c' era poca gente e quelli eranoin gran parte turisti, torno a suonare strumentale ma con lazzi e mimiche,versacci e parole in contrasto con la serietà dell' esecuzione. Questo suonare mi porta a ciaciarmi e godo del suono e degli arrangiamentiper manviola sola che ancora ricordo, così passa il tempo e non me neaccorgo fino a che decido di andare via, un poco dispiaciuto perché volevo suonare ancora. Mentre arricetto i ferri una bella signora dellazi Teresa mi porta la rituale pizza, a tiemp a tiemp. Sono felice, mangio,vado via. Incontro Massimiliano in Dj e Stefania del bel sorriso, con unabirra in mano dice che mi vede ogni giorno perché abita a Materdei.Passo verso l' accademia e saluto al volo Giovanni il parcheggiatore dicendo: "brutti, sporchi e cattivi!" e lui mi risponde: "di Ettore Scola!"Dopo il museo salgo la 'nfrascata, mi faccio la salute e salgo le scale del vicolo e ci sono due vrenzole e uno scugniziello che cominciano lentamente a insultarmi. (Piermacchié, giovedì, 18 Settembre 2014)

Bach e il furto della telecamera Così come un video non visto muore,così muore una vita non vissuta. Le mie dita andavano da sole, volevanofare scale, allora non passava nessuno e ho cominciato a suonare Bach, dalla suite per violoncello la manviolaspennellava colori morbidi e scuried io stavo bene. La gente passava con atteggiamento reverenziale, ammirava quello che c' era dietroal buffone e lui, di tanto in tantodiceva una smorfia mentre sistemava ad una ad una tutte le note e quando una nota falliva la sua posizione lui si fermava e gridava: "no, ho sbagliato!". Passa Paola e Cicciocon Francesco il mandolinista, Paola mi diceche sono l' artista che ammira di più inquesto periodo. I napoletani miguardavano con occhi nuovi, gli stranierisi fermavano e mi dicevano con fierezza:"Bach!" e mettevano la monetina. Quella musica sembrava rapire le persone, un signore si consola, si ferma e mi daventi euro, io ringrazio con meravigliae poi mi dice: "continua a suonarementre vado via". Sono felice, il Bachdegli anni passati mi sta ripagando,prendo la telecamera e la posiziono come faccio di solito, sul muretto di rimpetto. Da Bach si passa a cantarele tette delle ragazze, poi la canzone nuova:"Vrenzola e purpetta" e si fa il semicerchio, passa Silvestro il poeta e si mette ad ascoltarevicino alla telecamera e gli canto la canzoneche gli ho scritto: "Parole, capelli, gli occhialiche hai, strade d' inchiostro, Sentiero tu sei...",dopo venti minuti penso che devo togliere la telecamera ma sono preso da Bach, voglioancora suonarlo e continuo per altri cinque minuti, quando butto l' occhio al murettola telecamera non c' era più. "Signora, mi hanno rubato la telecamera!l' avevo messa li per farmi il video e me lasono dimenticata", la signora, con occhi tristi: "te lo posso dire? sei proprio un gran cazzone!" ed io: "Si signora, per questo sono un piscione, ed è per questo motivo che ho fatto diventareil mio essere piscione uno stile di vita, un' arte".Per la via di casa un ragazzo sul motorino mi urla: "si 'o meglio d' europa!".Sulla 'nfrascata incontro Flavio, è felicedi rivedermi dopo che non siamo andati più al Tam, poi passa Lello e Ferdinando che venivanodallo spettacolo: "Sulo" di Gianni. Sono triste, tutti i miei amici adesso sanno che mi hanno rubato la telecamera e quelli del vicomi incoraggiano. Chissà se un giorno riusciròa non essere dipendente dagli oggetti, ma forsenon potrei vivere diversamente. Mi riscaldo acqua, farina e burro, due


melanzane sott' olio e mangio,guardo il film: "Ladri di biciclette". (Piermacchié, venerdì 19 Settembre 2014)

Non voglio niente In questo periodo non voglio niente, né successo, né amore, né cose nuove, mi sta bene così come vivo. Quindi qualcosa arriverà proprio perché non voglio niente. (Piermacchié, sabato 20 Settembre 2014)

Con stanca fierezza: "tu nun te ne 'a ire mai 'a Napule!" Mi butto nella folla a sfidare chi prova a togliermi il cappello.Piazza Monteoliveto è gremita sotto alla fontana, appaiocome una fiaba nei varchi della folla e la folla urla, mi chiama con toni cafoni e non mi volto, se mi vogliono devono chiamarmi per nome. Negli occhi ho la voglia di combattere, attraverso la strada e comincio la salita per piazza del Gesù, si squarcia la frotta dei giovani che mi vedono arrivare, cerco con occhi che intimoriscono colui che mi toglierà il cappello,alcune ragazze urlano, altri mi riconoscono e gridano: "Piermacchié!", ed eccolo che si scaraventa su di me un trentenne col braccio teso, col mio braccio sprofondo nel suo grasso, lui sbalza indietro, mi fermo, sfodero la frusta e taglio un semicerchio d' aria che non tocca nessuno e fa ridere il giovane e impaurire la folla: "te scamazzo!", proseguo,entro a piazza del Gesù laddove c' è uno spiraglio di stradaed una ragazza grida nel vedermi arrivare come se avesseveduto l' attore della televisione, prende il cellulare di fretta, io trovo spazio e scappo via. Avevo cominciato con Bach che per gli stranieri è una gioia, un sentirsi a casa, meravigliati da una Napoli che nel suo folclore sa essere anche reinterpretazione della musica esatta. Una donna napoletana ha esclamato: "così mi piaci oì!", altri si complimentavano con riverenza, inchinandosi al passaggio. Passa Peppe Gifuni che mi porta il caffé ed una bottiglietta d' acqua.C' erano i ragazzi che volevano sfottere gli amici e mi suggerivano le parole da dire, gli insulti da cantare che ho musicato al volo ripulendo le parolacce forti in versacci impressionistici, che davano a intendere il senso della parola meglio della parola: " 'a mamma 'e Pio 'o pio a ca e 'o pio a lla,Francesca tene 'e corna e fa int' a fe fe fe fe ca ca ca tu tu tu..."Felici e modesti mi danno qualche monetina e vanno via, riprendo Bach e lo tramuto in pezzo da teatro coi bambiniche vengono dopo: "Non ridete! sono un musicista serio e stosuonando musica seria!" serio comincio il pezzo ed i bambini ridono,io faccio smorfie da musicista da naftalina che vuole dimostraree accenno a nervosismi per il loro essere irrispettosi e poi scattodi nuovo: "stai ridendo! non c' è niente da ridere, questa è musicaseria!" e loro a ridere. Passano i carabinieri in macchina che mi dicono: "ma fai sempre gli stessi pezzi? fai qualcosa di repertorio", mi dicono sempre questo, allora invento una canzone al volo ai carabinieri. Non passa Betty, stamattina parlavamo al museo, tra le perfezioni del marmo di un tempo mischiato al caos dal balcone e dal caos dei sentimenti. Vado via e passo piazza Bellini ma nessuno è disposto a togliermi il cappello e incontro Gennaro il parcheggiatore che mi diceche sta


mettendo voce per trovarmi una telecamera. La sua stima per me è totale, come anche Umberto stamattina,che sta cercando una buona telecamera e Mariano Mr. Bean, che è pronto a vendermi una telecamera ad un euro e tutti gli altriamici che stanno male per il furto avvenuto al piscione.Appena ero arrivato al borgo, il giovane che vendeva braccialettifosforescenti mi vede e con stanca fierezza mi dice: "tu nun te ne'a ire mai 'a Napule!" (Piermacchié, sabato 20 Settembre 2014)

Faccio 'o figlio 'e Bach Faccio 'o figlio 'e Bach, vento, solitudine, il primo freddo, il primo euro. Kevin è senza bici, si siede sul muretto ed osserva i miei cambiamenti. Quella musica mi fa stare bene, ad ogni nota posso imprimere il colore che decido al momento, la melodia è la sua stessa armonia, finalmente la posso suonare, al suono il cane si calma, la gente passa come in un salotto ed ecco svelati i conflitti che avevo tra violino e mandolino, dopo una vita a cercare era la Manviola la mia verità. Un signore passa e spassa, poi ripassa per capire chi sono, che strumento sto suonando. Due ragazzi del nord filmano il madley costruito al momento per loro, ridono come se avessero visto un' altra cosa che si può vedere solo a Napoli. Un napoletano passa e dice: "grazie, 'nu poco 'e musica!", uno straniero è felice di regalarmi cinque euro,eppure non c' è casino, non c'è nessuno, pochi passantied io mangio lo stesso, solo perché sono fuoria suonare, invece di suonare a casa solo per me. Mentre l' archetto sfregava le corde, non me ne fregava di nessuno, non aspettavo monetine, non mi dava fastidioil vento, il freddo sulle dita, non mi facevo il problema del mio mestiere, di un lavoro, di cosa fare, del futuro,di cosa non fare, stavo bene e questa era la mia ragione. Faccio un video col cellulare e sono felice per aver fermatoquel tempo e quella interpretazione, anche se stavo fissandoancora le note, ma non importa, la cosa bella è che ho provato piacere e spensieratezza nel farlo. Vado via, l'armatura mi protegge bene dal freddo ma devo fare qualcosa per le braccia. Incontro Giuanneil parcheggiatore che mi chiede se ho provveduto per latelecamera nuova, gli rispondo che non ho fretta, gli errori si pagano e non tutto ci è dovuto.Mentre vado via mi dice: "alla miseria c' è sempre rimedio ma non alla salute". Ero stato da Betty, ho divertitoun poco le figlie che ballavano e piangevano per finta,poi è venuto anche Alfredo felice di rivedermi.Quella bambina negli occhi ha tutta la verità che ai grandi non dice, sono bambini i grandi, davanti alla sua tristezza. (Piermacchié, martedì 23 Settembre 2014)

Puoi fare tutto Quando sei stanco di tutto, puoi fare tutto (Piermacchié, martedì 24 Settembre 2014)

Vecchio


Mi sento vecchio (Piermacchié, martedì 26 Settembre 2014)

Non ho mai cercato altrove Nella mia vita non ho mai cercato altrove, ho sempre viaggiato dentro. (Piermacchié, venerdì 26 Settembre 2014)

Fare la storia Andavo sempre male in storia, perciò voglio fare la storia (Piermacchié, venerdì 26 Settembre 2014)

Lei, Gatto e Silvestro Lungomare, oltre a Bach suono i miei Scherzetti, tante improvvisazioni coi passanti e c' è lei sedutasul muretto. Mi ascolta col sorriso, il vento accarezzai suoi capelli e invento melodie con le parole al volo nel mentre si infreddolisce e succedono le cose e le persone. Devo registrare sempre almeno l'audio per non perdere quello che può diventare una canzone od uno sketch. Passa Gatto, dice è parente di topo e che sta tutto fatto, ubriaco, con una canna in testa e ha sniffato cocaina. Vende gli accendini, si ferma a parlare, dice che aspetta la morte, la tranquillità, non vorrebbe dare tristezza alla moglie e ai figli e intanto spera di morire e corteggia pure lei. Gi dico che anche mio zio si lasciò andare, fu alcolista e gli venne la cirrosi,fece il pancione e se ne andò. Lui azzecca su questo fatto e mi chiede se secondo me ha la cirrosi, ma io non lo so, gli chiedo se beve e risponde:" due o tre birre al giorno 'na vota ogni tanto". A un certo punto nota la mia follia e va in tiltpensando che lui per arrivare al mio stato deve spendere soldi e farsi del male. Passa Silvestro e gli canto la canzone che gli ho scritto, si ferma,con fare reverenziale e modi sacri, come un uomo in chiesa posa i suoi valigioni da viaggioa terra, mi guarda coi suoi occhi di poesia, gli cantocome se cantassi a una donna una canzone d' amorema non sono ricchione, conosco la bellezza degli animi. Silvestro ringrazia, prosegue il sentiero per la stradad' inchiostro. Passa una macchina del comune di Napoli,si ferma e il conducente sorride, ha i baffi, è una macchietta,quello di dietro mi dice: "ma tu sei stato a Palma de Maiorcaquesta estate?" ed io: "macché, sono stato qui, io muoioqua", e lui: "perché ci sono stato in vacanza e c' era uno come te, cl motorino, il cappellino e se ne andava girando.La padrona del Robin Hood mi chiede di suonare domani sera al suo locale, la vicino,poi sento freschetto e voglio andare via. Lei è con me, durante il tragitto può vedere Napoli come mi ama, dalle forze


dell' ordine ai pompieri, dallagente di miezo 'a via alle persone più semplici che mi bussano per salutarmi con gioia, quella sola piccola gioiache basta al mio passaggio. Mangiamo insieme, mentrela notte colora di grigio la solitudine e il vuoto del temponel male di una voce che continua a parlare.Torno a casa, appena arrivo alle scale dell' arcoil motorino muore, non accelera più. (Piermacchié, venerdì 26 Settembre 2014)

Napoli non serve. Sfinito. La spalla sinistra è dolorante, ho mal di testa,mi fanno male i piedi, ho le gambe indolenzite. Appena uscito da casa mi hanno accolto il bambino delle nocelle Simone e i genitori sul motorino, dal balcone altri ragazzi, Giovanni della salumeria camminava dicendo che io ero uscito per la televisione. Canto qualcosina per loro, ho l' amplificatore addosso, l'armatura, il cilindro, la manviola senza custodia, dimenticoil cravattino. Appena fuori al vico delle donne sanno dove sto andando, da Robin Hood, un locale a santa Lucia. Mi faccio il cavone dove stamattina presto ho portato il motorino ad aggiustare e mi ferma il figlio di quello che mi disse: "ma che hai fatto a canale cinque?", e anni fa mi vendeva i CD pezzotti a piazza Dante. Mi fanno cantare qualcosina, fanno foto,mi fanno urlare, i ragazzi sono felici, gli adulti sorridonodi una soddisfazione stanca. A piazza Dante il giovanedell' edicola mi esclama: "addò sta 'o motorino?"più avanti quello che vende le borse mi fa la stessa domanda, gli faccio ascoltare qualcosa mentre il cavetto del microfono inizia a fare falso contatto.Arrivo al san Carlo e Umberto dal teatrino di cortedove sta registrando lo spettacolo scende per aggiustarmiil difetto della cassa. Arrivo al mio solito posto, suonando,con voci di smorfie e la gente si ferma, i bambini, le ragazzine,le donne, gli adulti istruiti, uno di questi con tanti riccioli e gli occhiali si sofferma ad osservare e poi mi dice: "ma tu non ti rendi conto, sei un genio!", e continuava a studiarmi. Faccio ridere molto i bambini e i giovanotticon le canzoni che invento al momento, questa cosa suscita molto interesse in quelli disinteressati che nel momento in cui comincio a cantare la realtà presentecominciano a sorridere con meraviglia. Molti ragazzi ormai mi chiedono di cantare così, mi suggeriscono all' orecchio il nome dell' amica e dell' amico e quello che devo diree parto con l 'invenzione di una melodia estemporaneausando quelle parole e modellandole con mie aggiunte divertenti riguardo a cosa indossano, a come si presentanoe spesso succede un' esplosione di risate in gruppo che rende degna la mia presenza. Mi faccio inserirele monetine nel cappello e i bambini trovano divertentela cosa che chiedono altri spiccioli ai genitori per provarea fare canestro nella mia testa. Vado da Robin Hooddove ad aspettarmi felice è la piccola Martina. Canto dentro e fuori al locale, le canzoni ad insulti piacciono a chi le dedica agli amici, le ragazze ai ragazzi,i ragazzi alle ragazze. Una tavolata esplode di risatecon" Merdaiolo, Una uallera ecc..", Dopo un ora la proprietaria del locale mi chiede: "ma non fai tipo oi Rita, oi Rita mia?per farli divertire un poco. In quell' istante, con l'armatura, il cilindro, la manviola scassata perché prima è cadutaa terra, la cassa pesante sul mio corpo, mi sono sentitoinvisibile. Due o tre canzoni napoletane le ho fatte comunque,erano felici, basta che capiscono che quella è "'A tazza 'e café",non importa se si improvvisano parole ed accordi, sono contentilo stesso. Un tavolo invece apprezza molto il mio lato serio,dicono che ho la faccia da intellettuale sotto al cappello, apprezzano molto: "Terroni io e te". Mi pagano, vado via.Nel borgo santa Lucia cammino


a piedi suonando Bach:"e 'o motorio addò sta?", tutti a domandarsi la stessa cosa.Mi fanno entrare nel Ristorante: "La torre" farmi sfottereil cuoco con Piscioni e palle, altri spiccioli e proseguo. Mi fermano da Guinnes, mi conoscono ad ogni passo,canto per loro, mi fanno dedicare: "Merdaiolo" a chi lavora lie vado via. Mi chiamano al Gambrinus, è il falco che l' altravolta in moto col collega mi chiese con molto interesse che facevo ed io, dopo avergli cantato qualche incipitdi canzoni gli ho mostrato la mia frusta dicendo: "con questa io mi difendo quando non ci siete voi!", canto coinvolgendo genitori e il bambino, poi due belle ragazzeal tavolino e gli altri più in fondo, una folla fuori la strada a guardare. Anche i camerieri erano divertiti, molte manceun po' da tutti, racconto la storia della Vucchella come unapagina di libro stracciata e vado via. A piazza Carità mi fermaun bambino, mi chiede di dedicare le mie canzoni al suo amico,poi come i piccioni si avvicinano il resto degli amici ed unabambina mi dice: "Tu sei stato da Robin Hood!", che ne sapevapure qusta? addirittura lo aveva letto su facebook dal parentedel proprietario del locale. A pochi passi mi fermano un grupponedi giovani, vicino ai carabinieri, canto per loro, sono fatti ad alcol e fumo e ridono assai, continuo, mi fermano a piazzaMonteoliveto, si fanno le foto dimostrandomi grande stima.Salgo la salita per il Gesù e vengo fermato dalla folla dei giovaniche vogliono ascoltare, ridono ma sono perocchi, poi Susi e il ragazzocon gli amici urla: "Piermacchié! canta la canzone!", a quell' urlo mi sentivo felice, sembrava che la mia esistenza fino ad alloranon fosse stata inutile, lei si ricordava di me con la speranza di incontrarmi. Più sopra vogliono ascoltarmi alla gelateria del Gesùe canto, anche se so che sono perocchi pure loro ma ad un certo punto un nero che lavora li esce e mi urla: "basta, vattene via,hai capito? la devi finire!", io mi fermo e gli dico che poteva dirmeloanche più piano, cambia smorfia, va dentro, io proseguo.Un gruppo di giovani seduto come a fare picnik di liquori mi fermae vuole ascoltare, cominciano a ridere e poi, quando dedico: "Si 'o cesso" a un ragazzo chiattoncello succede un soffocamento da risata per lui e gli amici. Mi offrono cicchettini di Vodka e vado via.Alessandra, la sorella di Peppe Cassano, mio vecchio amico di quandocon Paola cominciai a seguire le lezioni di violino da Gianni all' istitutodi lettere e filosofia mi chiede Bach, suono il preludio e alla fine, quando dico: "ho finito!" mi salta l'archetto da mano che cade a terrae si spezza di nuovo. Lo acconcio con lo scoccio di Umberto e continuo.Taglio la folla di piazza Bellini suonando un corrente della suiteper violoncello, ma io vado piano, le ragazze mi guardano affascinate,con gli occhi di chi si innamora all' improvviso. Mi fanno cantareal volo appresso a un Dj fuori a un locale e mi danno una mancia, bacio una donna che mi piace, che ho visto che le piacevo. Incontro Giuanni il parcheggiatore, continuo sulla salute dove due donne in una machina esclamano: "che bello!" io le mando baci, loro ricambiano baci. Sfinito. La spalla sinistra è dolorante, ho mal di testa,mi fanno male i piedi, ho le gambe indolenzite. Tutto è inutile,Napoli non serve, è sempre una città fantasma, è morta dentro,si prova a ridere servendosi di drogha ed alcool e quando si può gioire veramente lo si fa con stanchezza, si aspetta la morte in una città morta.La gioventù felice è un' apparenza, in una città dove nessuno lavorae chi lavora lo fa per conoscenze o per imbrogli e malavita.Come l' amico delle nocelle, che una mattina mi disse che ero una bellapersona, che gli piaceva quello che facevo e che lui campava imbrogliando i fessi, che nello stesso tempo onorava perché gli davano da mangiare. Mi rendo conto che qui, una cosa diversa o nuova muore li,non si va avanti, Napoli è la città del regresso ed io non so che fare.Capisco però che in questa vita non bisogna dare importanza manco alle cose importanti, alle cose serie, a quelle cose che sembrano così grandi e difficili che con il tempo saranno state il nulla. Io non sono nessuno,allo specchio vedo solo qualche smorfia e niente di nuovo, niente di veramente utile, niente di buono, vecchio nei pensieri e vecchio nello spirito. C' è chi crede in me, come molti e come Umberto, che segue con intelligenza il suo intuito nelle


cose che faccio. Senza motorino non ho subito violenze scherzose, sono tornato a casa sfinito come un soldato. (PiermacchiĂŠ, sabato 27 Settembre 2014)

Capitolo 7

Ti amo per lasciarti andar via

In piĂš della donna


Ne so una in più della donna (Piermacchié, lunedì 29 Settembre 2014)

Ti amo, per lasciarti andar via. Ti amo per lasciarti andar via.L' amore è un momento, non è forse la vita un momento? Così come lo è un anno, un mese, un giorno, un' ora, un minuto, una carezza degli occhi. Impegnarsi ad amare sfugge all' amore, l' amore è schiavo del tempo e il tempo non ha tempo. Quando ti ho tra le braccia ti amo, pensare se è amore fa perdere tempo all' amore. Averti vicino è stare in pace, pensare a un tempo per averti vicino è stare in guerra, posso amarti un momento, un anno, una vita, solo se pronto a lasciarti andar via. Amare per non essere soli non è amare, essere soli per amore è amare. Ti amo mentre stringo la tua libertà, per amarti una vita in un momento e ti amo perché non penso di amarti, per amare la tua verità. Ti amo mentre vai via, quando la tua gioia vive nella gioia della mia disperazione. L' amore si sente, non si costruisce, l' amore non vuole giuramenti e compromessi e non conosce peccato, esiste all' improvviso, senza legami, senza interessi. Ti amo, in un momento, in un bacio, in una vita, per lasciarti andar via. Piermacchié, per lei (martedì 30 Settembre 2014)

In ogni cosa Come se alla vita non importasse delle tue gioie e delle tue sofferenze,poiché dice lei, che tanto dopo, sarai vivo e immortale in ogni cosa. (Piermacchié, sabato 12 Ottobre 2014)

Tam Domani il mio debutto al Tam,sono stanco... non mi fermo. (Piermacchié, sabato 12 Ottobre 2014)

Cosa farà? In questo periodo di crisi da motorino Piermacchié dovrà trasformarsi ancora, cosa farà?... (Piermacchié, 18 Ottobre 2014)


Tutte Un giorno mi mancherete tutte (Piermacchié, 18 Ottobre 2014)

Cantare Credo che io stia imparando a cantare. Sto realizzando l' unico sogno che non ho mai sognato di sognare. (Piermacchié, 18 Ottobre 2014)

Sull' esistenza di Dio. Vorrei capire perché parliamo tanto di Dio se non lo abbiamo mai visto. Avverto che nelle cose che diciamo spesso lo tiriamo in ballo e lo trattiamo come cosa esistente solo per paura, per superstizione. Anche io parlavo sempre di lui ma poi riflettendo mi rendevo conto che, a mio modo, ripetevo cose che altri attorno a me avevano detto. Ammetto che mi farebbe molto piacere conoscerlo, conoscere il creatore dei creatori, altro che vip. C' è chi dice che lui si manifesta nelle cose, nei sentimenti, ma può essere pure che ci facciamo suggestionare dalle percezioni. Capisco che la sua esistenza conviene a tutti, al buono e al cattivo, a chi crede e a chi non crede, ma come si fa a credere in una supposizione? Io non dico di credere in Dio, perché devo essere prima sincero con me stesso e poi non ho prove, ma spero che esista, forse perché nella mia mente rappresenta la salvezza, l' immortalità. Quando succedono cose spiacevoli noi lo invochiamo perché non c' é nessun altro che può aiutarci e comunque, speriamo che esista e che ci ascolti. Mettiamo il caso che lui realmente c' è, dato che è il nostro creatore conosce i nostri pensieri e quindi sa se realmente crediamo o speriamo in lui oppure no, quindi sarebbe bene non mentire a se stessi. Ma poi, come fa lui a sapere che crediamo senza averlo visto ma solo per sentito dire? Chi ci dice che i testi sacri, anche se narrano di grandi filosofie non sono che menzogne create dall' uomo? In verità non accettiano la morte e speriamo che alla fine del tempo possiamo rivedere i nosti cari. Credo che alla verità ci si avvicini con la sincerità, senza aver paura dei propri pensieri e che Dio, se è lui, non ricatta con l' inferno chi non gli crede e non accetta in paradiso i suoi leccaculo.

(Piermacchié, 19 Ottobre 2014)

Dove finisce la ragione Dove finisce la ragione non c' è la fede,


ce sta 'a scemità. (Piermacchié, 21 Ottobre 2014) Il giovane favoloso Il giovane favoloso, il film che aspettavo da circa vent' anni. Ci sono alcune scene dove Leopardi sembra Piermacchié, in maggior modo quando viene inseguito dagli scugnizzi (Piermacchié, giovedì 24 Ottobre 2014)

Il grammofono e l' improvviso Il frac dipinto, il cappello in testa, lo strumento alle spalle, la cassa fasciata alla spalla, le scarpe nuovea punta, il padiglione che trasformala cassa in grammofono in mano, è ancora mattino, esco dal vico. Mi sento il pazzariello di Totò ne L' oro di Napoli, mi sento un pazzo che cammina per le strade di quella città che è 'nu teatroantico sempe apierto, dove il panorama è una scenografia, il popolo è una bella compagnia, dove ognuno fa unaparte, una macchietta, nella poesia di Eduardo. Tutti mi chiedono il motorinoche fine ha fatto e rispondo andando, mentre salgo san Gregorio Armeno comeun pastore vivo tra i pastori e la gentemi guarda con curiosa meraviglia. "Mettiti qua, sta il sole", mi dice uno che mi conosce, che non ricordo. Monto il grammofono, sono a piazza san Gaetano, dico solo parolelle e ridono,mentre aspettano che io regoli i volumidella cassa. Canto pillole di mie canzoni, strumentali napoletane, Bach per violoncello,scherzetti miei per manviola, improvvisocoi passanti. Per tre volte cade il grammofonoe fischia mentre io urlo e suona una sirena dall' altra parte, pareva cosa studiata, ma io eccedo nelle improvvisazioni, perchénon so manco io quello che starò per creare.Passa Fulvio, mi fa foto. Mal di testa forte,viene lei, vado da lei. (Piermacchié, giovedì 23 Ottobre 2014)

Il provino e le favole "Non conosci il programma?", ed io: "no, non lo guardo, ogni tanto mi capita di vedere qualche video, ma non mi interessa". Lei è perplessa, ma sorride, ha registratola mia esibizione con la sua telecamerina mentre ogni tanto tratteneva il ridere, poi le cose in napoletanonon le capiva, bisognerà toglierle. Rideva ancora prima,quando ho chiavato una capata nello specchio credendoci fosse spazio dall' altra parte. Rideva ancora nel sentirmiparlare ma poi, mi chiede se casomai sono libero perandare a Roma il 27 per preparare il mio minuto per la trasmissione, le rispondo che il quel giorno ho il dentista, ma casomai lo sposto. Grazie ad Alessio ho fatto il provinoper italia's got talent, che mi ha acchiappato in facebook,altrimenti da solo non ci avrei pensato, dato che mene frego di tutto. A pochi passi c'è piazza Vanvitelli, vado a via Scarlatti, monto il grammofono, comincio. Passa Patrizia, mi rivede dopo tanto tempo mentre passantimi chiedono: "Samente!".Noto dei miglioramenti riguardo la tecnica dell' arco per manviola, lascio che sia il peso dell' archetto a dare il suonoe poi, comincio a usarlo più verso la punta, cosa


molto buona perché mi consente di avere un suono più leggero e pulito.Mariavittoria, biondina sveglia, con sua sorella e qualcheamichetta sono state attorno a me per circa mezza ora.Con loro ho sperimentato una cosa nuova, cantare le favole.Loro mi suggerivano ed io le cantavo, da Cenerentola a Cappuccetto e Pinocchio, fino a mischiarle tutte per farnecosa di risa. Non fa freddo come stamattina, quando la vasca calda e le candele fecero già memorabile il giorno a quei due.Arricetto il grammofono e vado in metro, prendo l' ultimaper lo sciopero. Arrivato a Materdei i bambini corrono versodi me gridando le mie canzoni ma anche per toccarmi e togliermiil cappello, allora sfodero subito la frusta, hanno paura come del fuoco i lupi, tornano a giocare a pallone. (Piermacchié, venerdì 24 Ottobre 2014) Il provino più semplice Samattina Piermacchié ha fattoil provino più semplice e più bellodella sua vita, ad esaminarlo non c' erano maestri di matematica, di storia, di musica, di pittura, ma persone addette a capire il buffone come nessun' altro. In Piermacchié c' era tutto quello che i suoi anni gli hanno insegnato:mimica, recitazione, canto, invenzione,scultura, liuteria, improvisazione, costume, composizione, esecuzione strumentale classica e da canzone, ad arco e a plettro, poesia. (Piermacchié, 25 Ottobre 2014) Un pubblico sbagliato Sto iniziando a stancarmi di esporre dei valori a un pubblico sbagliato. (Piermacchié, 26 ottobre 2014) Nell' aria di port' Alba. Il posto è rassicurante, sembra che io abbia già vissuto qui, in un periodo medievale, difatti feci quel sogno in cui per questa via,uomini storti e malati passavano accantoal mio cammino. In quest' aria mi va di suonarestrumentale, poiché vicino al conservatorio pare che io possa essere più compreso. Tutti mi guardano con gioia, col sorriso di una cosa bella e simpatica. Ci sono i ragazzi che tornano da scuola, le belle mammeche mi mangiano con gli occhi, che hannoi figli nel carrozzino, i maestri che vanno a medicina, all' accademia e in conservatorio,ed uno di questi molto sorridente mi saluta complimentandosi. Passa Gianni, Lamagna che Angelo ieri mi ha nominato, perché parla benissimo di me. Passa Teddy, l'amico di papà, che mi saluta due volte accanto a Ferdy e a Peppe il liutaio delle sette felle. Di spalle a Guida, chiusa, ci sono ioa port' Alba. La canzone della ragazza cortae chiatta è molto richiesta, pure quella dell' iphone che apprezza una insegnante di storia della musica. Entro in conservatorioe i bidelli mi osannano, incontro il maestro che mi ha salutato prima, aveva la sua classepronta ad ascoltare la sua lezione, mi saluta di nuovo mentre passo per il corridoio. Entro in aula e saluto la classe, il maestro dice che io sono geniale, non lo conosco, non so che insegna e già mi hanno inquadrato, cosa che non succedeva mai quando il conservatorio lo frequentavo per legge. La bidella mangia i maccaruni e mi consigliadi non andare in giro vestito così in questo periodo,per il fatto dei pagliacci che rapiscono i bambini.Incontro la


professoressa di prima, quella a cuiè piaciuta la canzone dell' iphone, che me la fa cantare per una sua collega, mi invita stasera a un concerto su Piccinni, una composizioneprima della sua morte, dirige Florio. Incontrogli amici Salvatore Cardone e Edo, ricordiamoqualche aneddoto mentre ci sono voluti circa ottoanni perché io diventassi così. Al tavolino delbar dell' epoca Daniele Sepe, il grande sassofonistacon la mano fasciata, con la stessa malattia di Django Reinhardt, è sempre un signore, lo vedo stanco. Mi viene a prendere Eli con la figlia, torno a casa. (Piermacchié, lunedì 27 Ottobre 2014)

Le sue labbra, il vincente. La saluto cercando le sue labbra, la baciomentre sorride, dolci e tumide sopra le mie. Passeggiava con Mario, il pianista che vivevaaccanto a me nel palazzo in cui ho vissuto per dieci anni. Mi chiedono le canzoni, canto per loro. Ero venuto un' ora fa, quando io e Keith siamo usciti da casa mia dopo aver mangiato la pasta che ha nominato "La romantica", perché abbiamo ascoltato la sinfonia di Brucker numero 4, dopo il ripasso della lezionesulle progressioni fondamentali e derivate. Penso che la manviola va tenuta ferma al toracecome il violino sotto al mento e sperimento. Passa Claudio, il padre di Alessandro, il padredi Thomas, anche ieri mi ha visto.Passa il maestro di ieri che si ferma per ascoltarmicon calma, insegna esercitazioni corali, sorride, chissà che pensa. Il mio suono è un vellutoche cospargo a port' Alba, un tappeto di restauroe futuro per i passanti. Fulvio mi fa le sue foto ancora mentre sto con Giusi, che alla fine saluto baciandola ancora, mentre lei ama i miei baci. Yumi, mi regala un lecca lecca, passa Keith di ritorno dalle prove di coro, mentre calo il sipario alla mia esibizione così come con lui l' ho aperto. A piazza Bellini Peppe passa con la sua bici,mi fa una festa, mi dice che mi ammira per la mia presa di posizione, sul fatto che faccioquello che sono rifiutando anche il lavoro che mi porta a snaturare la mia entità. Mi dice che,anche se non succederà nulla di grande per me,sarò stato comunque un vincente. (Piermacchié, martedì 28 Ottobre 2014)

L' agriturismo, la batteria e le chiavi. Elibetty mi prende con la sua macchinona, partiamo.Arriviamo a Marzano di Nola in Masseria Cerqueto, appena arrivati la batteria comincia a cedere.Parto con la mia esibizione strumentale facendoridere qualche bambino e qualche cristiano.Mangiamo io ed ella al nostro tavolino, buoni gli insaccati, il vino e tutto. Ai proprietari, dall' altra volta, è rimasta impressa come una malattia la mia: "'A faccia 'e scemo", me la fanno cantare a qualche cameriere e poi mi dicono: "vai da quella che sta tagliando le patate e falla prendere paura". Dopo aver fatto prendere pauraalla povera straniera stranita, continuo, qualche tavolomi caccia, qualche altro vuole che io aiuti le loro deglutizioni e mi fanno bere due bicchieri di rossodicendomi che è succo di frutta. Elibetty mi fa le foto, mangiamo, canto, mangiamo, canto, poi le patatinefritte con sasicce, bistecche e quant' altro, sto scoppiando. Felici di esserci stato mi salutano, andiamo via. La batteria della macchina dà l' ultimaenergia per l' accenzione fortunosa, arriviamo a Napoli e la batteria muore. Non sappiamo il numero del taxi, una signora scende dal palazzo ai ponti rossi, risale sopra per chiederlo al figlio, il figlio ci buttail numero con una molletta dal balcone, chiamiamo il taxi, dalla mia cassa la radio è ferma sopra unastazione neomelodica che canta: "Gesù, Giuseppe,sant' Anna e Maria..." prendiamo il taxi, arrivo al vico,scendo e


saluto, mi accorgo di non avere le chiavidi casa, butto la roba sulle scale, inseguo il taxi urlando: "fermaaaaaaaa!" ma niente da fare, la gentesi affaccia dai vasci con facce pallide, io metto una mano nel taschino del frac, trovo le chiavi. (Piermacchié, domenica 26 ottobre 2014)

Il maestro di viola, la bella violista e Pulcinella A un certo punto il libraio è venuto da me con facciastanca, chiedendomi una pausa. Arricetto i ferri e vado via. Era passato Pasquale Scialò che mi ha vistoe chiesto: "ma che strumento è?" ed io con presunzionee gioco gli ho detto: "la manviola maestro, dopo Viviani dovete scrivere di me, ogge nun se magna ma se chiagnee fotte!". Era passato anche Keith, Ivan mi ha ascoltatotutto il tempo, dopo è passata una cameragirl, mi ha fatto un video per un suo video su Napoli, poi è passatoil maestro di viola del conservatorio, col suo nipotino.Mi ha detto che ieri mi ha visto ma non mi ha voluto disturbare e che ha assistito al mio preludio di Bach con una esecuzione molto musicale, molto bella. Non mi aveva detto cose del genere in commissione all' esame di quinto di mandolino in conservatorio, anche per questo io amo la strada. Passa Elibetti con un bellissimo cappellino nei capelli,poi va via, imbarazzata, perché la stavo leggendo dentro. Passo in conservatorio e suono un poco con Alessia la violinista che sa usare anche l' orecchio, i bidelli dicono che io se vado in TV sfondo e che evidentemente se non mi fanno andare è perché hanno paura di me. Incontro i violisti Natale ed Eleonora ed una riccia bionda, con la viola in mano, così bella che le ho detto: "brava, si vede che sai suonare". Incontro Umberto e con lui andiamo verso casa sua, col mio disco, che stiamo facendo, in esecuzione nella mia cassa a tracolla. Vado a piazza del Gesù,continuo nella tranquillità dello spacco della giornatae incontro Antimo che va in giro con la maschera di Pulcinella. Pulcinelliamo un poco, va via, vado via,col mio disco a metà, in esecuzione fino a casa. (Piermacchié, mercoledì 29 Ottobre 2014)

Ci ho messo una vita Non cerco il successo, quello costruito dalla televisione, sarebbe solo un se pur gratificante, minimo dettaglio.È solo successo che ci ho messouna vita a conquistare quello che sono. (Piermacchié, 30 Ottobre 2014)

La storia insegna Siamo ancora così coglioni da non capire che le cose serie hanno un valore effimero. Tutto ha importanza, la cacca, le parolacce, non si può essere poeti senza essere prima maiali,è da millenni che l' uomo è genio e fesso, la storia insegna che non cambia nulla e cheabbiamo paura dei nostri pensieri.


(Piermacchié, 8 Novembre 2014) Laureato in elemosina, lo spavento per emozionare Mattino, quasi ora di pranzo, via Croce.Incontro Antonio Riscetti che mi salutafelice di rivedermi, osserva il miocominciamento da lontano, sorridendo di stima. Passa Pasquale Scialò e gli dico: "maestro andate a scrivere un libro su Piermacchié!" poi gli faccio ascoltareun pezzo di : "Nun se magna", mi ascolta con molto interesse nonostante la mogliegli metta pressa. Alterno melodiedi Napoli ad unghie e ad arco con le miecanzoni. C' è molta gente di domenica,turisti, gente di Milano come Arianna,bella con gli occhiali ed il sorrisoche mi conosce già, le dedico una canzonee le sue dita tremano nelle mie quandola saluto per ricominciare. Passa Valerio Sgarra che stupito mi dice:"ma esisti allora!" sembrava che fossisolo un personaggio di facebook. Passa Fabiana e l' amica e poi lei, che rimane ad ascoltarmi di fronte,sorridendo. Passa Riccardo Prencipe e la moglie che mi chiedono: "Iate a cacà,m' 'a sposo, si 'o cesso, Latrì, Samentee gli spaventi", allora faccio spaventare la gente facendo il figlio di Bach, le signoreche zompano con gli occhi sbarratisi squagliano e io dico: "Bach emozionavero? oramai nisciuno se ne fotte 'e niente,c' è rimasto solo lo spavento per emozionare.Signora ho sbagliato le note, è Bach tabbaccoe Venere". Apprezzano molto il mio scherzetto n° 5 che la moglie diceche ho copiato a Shostakovich ma Keith mi diceva che somiglia a qualcosa di Beethoven. Suono le suite di Bach con facce e la cosa funziona moltoe mi capita di sincronizzare l' espressionecon le frasi musicali in relazione allosguardo dei passanti che ridono con ammirazione. Nella mia nuova custodiac' è la mia laurea, quella che mi sonofatto da solo, quella vera, quella che mi darà tanta soddisfazione, la laurea in elemosina con qualifica di elemosinatore professionista. Molte persone la fotografano e sorridonocon tintinnio di monete, un mendicantelegge e fa un' espressione amara come a riconoscersi mendicante improvvisato.Due di milano vogliono ascoltare ancora: "Afangulo", felici mi salutano, vanno via.C'è ancora folla, arricetto i ferri, Sasà, Puffo e Riscetti mi fanno gli auguri per la laurea. I suoi occhi mi sorridono, lei mi ha aspettato,mi porta nella mia tana. (Piermacchié, domenica 9 Novembre 2014)

Sorvolo, come al di sopra di tutti Quasi ora di pranzo, mi metto allo stesso postodi ieri e subito mi sorridono e mi danno monete.Comincio con lo strumentale con facce e passa l' attore Franco Iavarone, lo saluto e luisorridendo mi chiede: "comme va guagliò?" e mi da cinque euro. Dopo pochi secondi viene da me un giovane pancabestia con la tazzinadell' elemosina chiedendomi di spostarmi da li.Gli rispondo che non gli sto vicino e che lui non sta suonando, gli mostro la laurea in elemosinae continuo a suonare. Allora si mette a fare l' elemosina davanti a mee funziona per lui, pare che siamo un duo, io suono e lui chiede i soldi, gli danno due o tre monetine, poi mi guarda soddisfatto con aria di intelligenza ma io continuo, gli dico che mi fa piacere contribuire al suo guadagno, allora si dispiace per me, si ferma e con occhi buoni mi fa capire che il mio posto influisce sul suo lavoro, gli rispondo che mi scoccia prendere tutto e spostarmi e lui con tanta gentilezza mi dice che mi da una mano, ma faccio da solo, mi sposto più in la vicono palazzo Venezia. Passa Antimo, il ragazzo attore che quella volta faceva pulcinella, si ferma per molto tempo accanto a me, vuole ascoltare "Latrì", che conoscegià a memoria. Scrive sotto al mio post su facebook:"Dopo aver aspettato il pullman per un ora mi è passata la voglia di seguire e di studiare, mi sa che verrò a vederti". Si aggiunge Manuel, gli rimane


impressa: "Si bello pisciò", insieme con Antimo ride alle mie spaventazioniladdove la musica emoziona per uno spaventoimprovviso che faccio alle persone che passano. Antimo va via e rimane Manuel per molto tempo ancora, mi riprende col cellulare quando passano due dell' esercito ai quali dico: "mi esercito", ma uno di questi fa subito cancellare il video,io gli do ragione dicendo che lo scherzo nondeve influire negativamente sul lavoro altrui.Manuel mi dice che è un musicista e gli dico:"sei batterista", lui sbianca e risponde:"si", attende l' orario per tornare in nave mscper continuare a lavorare, mi presenta un altrocollega, sono stanchi di quell' ingaggio che nondà libertà. Passa Maria, la sorella di Anna, la moglie di mio fratello, mi va a prendere un caffé, poi passa Fabiana che subito mi chiede:"vuoi un caffé?" Canto: "La mazza di scopa" ed è un successo, si fa folla, tutti in silenziocome ad ascoltare quello che vorrebbero ascoltare,le donne ridono come scoperte di soppiatto nella verità mentre passa un giovanotto col ciuffone che si fa forte per gli amici che ha dietro e mi fissa come a sfottermi, ma capita nel momentoin cui canto: "...che si ammosciò", aiutando la frasecon un gesto della mano destra dalla sua fronteai piedi. Una esplosione di risate e applausidegli amici e del pubblico presente, lui è annientato, imbarazzato, addirittura intimidito, sorridearrossendo, si volta, va via, una macchinadeve passare, qualcuno mi tintinnia di monete,a fine canzone il ciuffo di prima mi lancia qualche monetina con disprezzo, come il paneal cane, accompagnando il gesto con uno sguardoche dice: "sono un signore", io ringrazio.Si fanno le 16, continuo col silenzioso piacere dei negozianti e un signore che già mi conoscemi sorride con ammirazione e mi dice: "nessuno capisce niente perché tu sei un vero artista". Passano Salvatore ed Edoardo, amici del conservatorio, gli faccio ascoltare: "Afangulo" che faccio a duetto con un barbone vecchietto coi capelli lunghi bianchi e la barba e i baffi, che mi insulta con le parole: "munnezza, latrina, chiavica", mentre io gli canto : "Afangulo", un successone. Comincio ad avere spazio nella mentedurante l'esecuzione, uno spazio della memoriache mi consente il controllo dell' esecuzione.Fabiana mi accompagna a piazza Bellini dove mi accoglie Pino D' Alessio, Peppe del bar dell'epoca, paquale Pasquale Gragnaniello e Daniele Sepe, mostro loro la mialaurea con grande fierezza. Da Lucia comproun nuovo archetto e c' è il barbone di primache mi dice: "ma come, dici afangulo a me?",sorride per la canzone che ho in filodiffusione:"Nun se magna", gli dico che è fatta per lui.Vado via, e per le strade di Napoli, a piedi,mi sembra che sorvolo, come al di sopra di tutti, libero da ogni modo di essere, di vivere, di pensare. (Piermacchié, lunedì 10 Novembre 2014)

Le mie espressioni comincio a studiare e a catalogare le mie espressioni facciali e linguistiche (Piermacchié, lunedì 10 Novembre 2014) Un morto Sono un morto che si gode la vita (Piermacchié, martedì 11 Novembre 2014)


Io non ho problemi. L' unico problema mio è quello di svegliarmi al mattino per andarmi a divertire in strada, e spesso non mi sceto in tempo. (Piermacchié, mercoledì 12 Novembre 2014) E più sto bene Le donne, più le tratto male e più sto bene (Piermacchié, mercoledì 12 Novembre 2014) Odio quelle Odio quelle che perdono la testa per me! (Piermacchié, mercoledì 13 Novembre 2014)

Quello che manca Bisogna fare sempre quello che manca, inutile rifare quello che è stato già fatto (Piermacchié, venerdì 14 novembre 2014)

Quali artisti Se la televisione non fosse mai esistita, a tutt' oggi quali artisti si sarebbero salvati? (Piermacchié, venerdì 16 novembre 2014) Non vorrei mai uscire Ogni volta che devo uscire non vorrei mai uscire.Oltre la porta c' è un mondo nuovo da affrontare ogni giorno, una battaglia dura e lieve che mi porta al di là della pace della mia tana. Non vorrei mai uscire di casa, non vorrei mai essere soldato per la battaglia e invece vado,


oltre la porta, oltre il sipario. (Piermacchié, domenica 16 Novembre 2014) Sono mortale Perché sempre questa vita di riferimento? Si crea sempre quello che si vede, e se vedessi qualcos' altro? Sempre a variare quello che è stato già fatto, possibile che il nuovo sia solo l' iphone? Non faccio una cosa che non sia stata già fatta, sono specchio, rifletto quello che vedo e che voglio vedere e questa cosa la detesto. Sono un essere uguale, sono mortale. (Piermacchié, domenica 16 Novembre 2014)

Legarsi Non bisogna legarsi agli oggetti, è vero, anche il nostro corpo è un oggetto. (Piermacchié, domenica 16 Novembre 2014)

Il motorino tradisce ancora Scendo la 'nfrascata e il motorinorallenta come quando ha le ruotesgonfie, non capisco, si ferma,il freno sembra incastrato. Arrivo a piazza Dante, comincio a smontare, a montare, chiamo Umberto, lei, non succede niente, un meccanico in borghese cerca di capire ma niente, passaAlessandro Giannini, cerca qualche pinza nelle pizzerie e nei negozi.Vado vicino al Leon d' oro al bar,la signora mi da una pinza ma non mi serve, non succede niente.Due ragazzi sono felici di vedermi,ridono, gli faccio ascoltare il CDdalla cassa, faccio un piccolospettacolo mentre mi dispero per il motorino. Me ne torno a casa, chiamo Maria, le dico che faròtardi al Tam, sulla salita il motorinosi spegne, muore. Lo traino a piedi con la ruota posteriore frenata,passa Alessandro col piccolo Thomassul suo motorino, vuole aiutarmima non si può, continuo a spingere,entro nel vico, alcuni si disperano per me, comincia a piovere e l'acquasulla strada aiuta a far scivolarela ruota bloccata, arrivo sotto le scale: "funziona il motorino?ero quello che stava a piazza Dante",un vecchietto che mi vede sempre scendereera tornato a casa, poco fa cercavadi capire anche lui il problema.Smonto i pezzi, tolgo la struttura nuova,leggerissima che ho fatto in tre giorni,stacco il grammofono, la sella, la batteria, sono pieno d' acqua, sfinito, lo porto a pezzi in casa.Ogni volta che devo uscire non vorrei mai uscire, non volevo uscire. (Piermacchié, domenica 16 Novembre 2014)


Torno in strada e non metto una nota. Mi sveglio dal sonnellino del pomeriggio,penso se scendere oppure no, fuori c' è un po' di vento, ogni tanto pare che schizzichea. Il freddo che sentono gli altri non lo sento io, quando indossoil frac sto bene, d' inverno come d' estate.Voglio andare, non lavoro da una settimanaper stare appresso al motorino che nonmi è servito, comincio la vestizione, qualche verniciatura, esco di casa, oltre il sipario. "Si bello pisciò!", mi salutaSasà Pelliccia appena imbocco il cavone,lui in strada ci sta solo il sabato e la domenica. Martina sul motorino vuole capire chi sono, mi tocca, mi gira,mi vota, vuole la mia amicizia. Mi accorgo di aver dimenticato la laureain elemosina, mi dispero un poco. Scendo la strada che porta a piazza san Domenico laddove nel 1590 venne uccisa la donna più bella di Napoli, c' è l' antico Gaetano Pucino intento alla costruzione di un violino dalla suafinestra appena illuminata, quando soprac' è la liuteria dello storico Calace. Arrivo a via Croce: "mettiti qua,ma dove sei stato? a me piace la canzonedel merdaiolo!". Mi accolgono i venditoridi pasta, vogliono che io stia li.Sto per prepararmi e passa Salvatore Masiello con Michele, mi salutano, mi parla di unaserata da organizzare con le mie canzoni,mi faccio spiegare da Michele come fareuna cassa con le doghe poi mi consiglianoalcune cose, sono i liutai di Calace. Mi accorgo che ho dimenticato il microfono per lo strumento, arricetto tutto e vado via.Incontro Peppe Manna che mi mostra il mandolino a cinque corde doppie che ha costruito, molto bello, leggero e sonoro, lo fece anche Carlo Mazzaccara. Mi racconta un poco di storie di postegge, penso che dovrebbe farne un libro, poi gli dico che tutta napoli lo nomina: "Peppe sett fell",lui pare che non lo sapesse, per me è un soprannome molto simpatico, e poi, tutti felliamo nelle postegge, che sono sempre improvvisate, e appuntoperché ci si improvvisa che ho deciso di non farle più, anche per dare spazio a Piermacchié. Dopo Peppe andrà a vedereil concerto di Hamilton De Holanda, gli farà provare il mandolino. Sulla salita di san Sebastiano c' è Totoreed Edo Puccini, ascoltano le mie canzonidalla mia cassa che ammirano. Al bar dell' epoca mi saluta Simona, che ho messo nella canzone: "Photosophie",a sinistra mi saluta Fabiana, a destra c' è Renato Ferone che rulla unasigaretta, Fabiana vuole mettersi il mio cappelloed io le dico che non le conviene, ma lei se lo mette, poi urla: "ma questi capelli puzzano!"A momenti vomitava, i capelli del cappellosubiscono le variazioni climatiche della fronte,laverò il cappello stasera, lei continua a urlare. Stamattina Eli mi ha aiutato a portare il motorinodal meccanico con la sua macchina, menomale, così adesso cammino meglio a piedi.Sulla 'nfrascata saluto Sasà, che in questo momento sta scendendo. Comincia a piovere, me ne vado, nel vico ascoltano: "Ciaccarella" del disco dalla cassa e mi fanno un grosso applauso, apro la porta di casa, chiudo il sipario. (Piermacchié, lunedì 17 Novembre 2014)

Sotto la statua del Nilo Grande parmigiana e ripasso delle progressionicon Keith. Faccio un sonnellino di tre o quattro minuti,mi preparo, vado. Alcuni bambini delle nocelle si azzeccano mentre cammino: "fance 'a canzone!me pare 'e palle...". Esco dal vico, attraverso la 'nfrascata e prima di entrare nel Cavonedue bambini ridono, uno ha in mano qualcosa,mi vede e si ferma, poi aspetta che passi il pullmane lancia un uovo che si schiatta sopra un vetro. Passo, mi guarda e dice: "vuoi vedé che te lo butto?",io mi fermo con sguardo serio, sfodero la frustae dico:" guagliù ve schiatto a tutti e dduie!", saltano via, spariti. Passo dal meccanico, ancoradevono rimettere mano al motorino, che non vorrei più. A port' Alba Fabio Espasiano mi dice che le note di passaggio non eliminano gli errori ed io perciò studio quella grande musica, così ancheuna strunzata ne viene degna e lui dice


che mi ammiranoper questo. Mi saluta con gioia ed occhi luminosi il pancabestiache l' altro giorno mi ha pregato di allontanarmidal suo raggio d' azione. Mi metto sotto la statua del Nilo, appena restaurata con l' aggiunta della testa della sfinge. Mi piace il posto, è teatrale, cercherò altri postidel genere perché mi fanno da teatro all' aperto.Il barista mi conosce, mi sorride mentrelava le tazzine, il padrone del bar mi omaggia.I vecchietti seduti al tavolino mi chiedono coseallegre, non vogliono ascoltare le strumentali.Allora comincio col mio repertorio dal piscionead Afangulo, a Ciu cia cià fino a Merdaioloe le loro dentiere si aprono. Un giovane mi apprezzada vicino, legge la laurea e dice che la macchiettasta morendo e che io sono importante. Molti fanno le foto alla statua, sembro messo li dalcomune, come quando in estate passo col motorinosul lungomare. Ragazzini sporchi mi ascoltano da vicinoma guardano nella custodia, sono mariuoloncelli, sfodero la frusta e li allontano: "siete mariuoli e voleteprendere le mie monetine, vero?", dicono di si,poi, come iene si stanno un poco più distanti,mi dicono maleparole mentre la strada diventa semprepiù vuota e pericolosa, arricetto i ferri e vado. Arrivo a piazza Bellini e c' è Eli sul motorino,ci salutiamo, mi accompagna a casa. (Piermacchié, martedì 18 Novembre 2014) Parlare male Non mi viene di parlare male di nessuno, anche se potrei, perché fondamentalmente nun me ne fotte proprio. (Piermacchié, martedì 19 Novembre 2014) La spontaneità Mettiamo la spontaneità sui binari (Piermacchié, martedì 19 Novembre 2014) La quinta sinfonia e Giovanni del san Carlo. C' è Angela appena esco di casa, parliamo un poco,aziono il file audio che dice: "va a faticà!", vado.Mi metto di fronte a quelli della pasta, finalmente non dimentico nulla, comincio, due strumentali, "Merdaiolo" per l' amico pastaio e poi all' improvvisoparto con la quinta di Beethoven per manviola,passano Salvatore e Caiazza liutai, li saluto senza smettere di suonare, faccio pure il ritornello e passo alla seconda parte alla dominante, Salvatore si voltaverso Michele e dice: "ma tu hai capito che sta sunanno?", finisco, arrancando un poco, è la prima volta che la eseguo in strada e sono finalmente soddisfatto, a lungo andare la farò sempre meglio e mi consentiràdi perfezionare la tecnica dato che è tra i pezzi piùdifficili che mi vado ad eseguire. Le canzoni fattead improvvisazioni di suoni strani e senza parolesono le più efficaci, ridono e sorridono tutti, anche a chi gli è morto il gatto. Mentre eseguo Bach sentodietro di me qualcuno che mi osserva, mi volto ed è Giovanni, il contrabbassista del san Carlo,mi domanda dello strumento, mi dice che è geniale, mi apprezza moltissimo, per quello che faccio e peril mio carattere. Passa Yumi che si era andataa vedere il suo concerto al san Carlo come solista, si salutano, mi saluta e riattacco la quinta sinfoniacon loro, primi spettatori. Eseguita meglio, alla prossima riuscirò a controllare la velocità emozionale. Giovanni voleva sapere se l' avevo memorizzata a orecchio, gli ho detto che l' ho trascritta dalla


partituraper mandolino, Yumi annuisce e gli spiega, lui mi dice:"complimenti maestro" ed io: "maestro è lei" e lui: "no, maestro è lei, per me è un onore", dice che sono uscito da una favola, sono come un cartone animato.Da Beethoven passo ad "Afangulo" fino a Bach e a "Lu cardillo". Alla gente piace quando non prendi sul serio le cose, la musica, la vita e ammiranola mia persona in tutte le sue facce. Passa Mario il pulcinella, senza maschera, se ne andava camminando,lo saluto, gli mostro le improvvisazioni di voci strambe senza parole e poi la laurea in Elemosina, ma a lui nonpiace, dice: "levala, l' artista deve distinguersi e non deve chiedere l' elemosina". Ma la mia laurea non certifica che io faccio l' elemosina, ma sta a protestare contro chi vede l' artista di strada come un elemosinatore. Quello che vende i babbà non ce la fa più, sono passate pure due ore e più, arricetto e vado via.Incontro lei, mi porta via verso una sera che si conclude con pasta e zucca, Schumann e l' oblio. (Piermacchié, mercoledì 19 Novembre 2014)

Prima di morire Prima di morire voglio cantare di tutto,dall' amore alla guerra, dai fiori alla merda,dal profumo alla puzza, dall' ignoranza a chi non si sente ignorante, da Dio alla pucchiacca, dallo schifo alla gioia, dalla prigione alla libertà, da chi si scandalizza a chi ha già capito che tutto è di questa cosa che ci è capitata, che diciamo vita... (Piermacchié, mercoledì 20 Novembre 2014)

Il medley serrato 07:30, mi sveglio, penso a un medleypiù serrato, spezzare le canzoni non a metà, dopo l' incipit, cominciarneun' altra di colpo è cosa molto efficacecosì che se ne continui quella di prima, sbalzando da l' una all' altra in fare incessante e perpetuo senza ricorrere necessariamente a un filo conduttore poiché laddove non ci sia legame tra l' una canzone e l'altra c' è il cambiamento improvviso che genera la simpatia. Così facendo potrò cantare tutto il mio repertorio, inserendo anche quelletristi, poiché in contrasto potrebberofar ridere. Rimarrei quindi a tenere la mente a memorizzare le canzoni spezzate e a visualizzare quelle da farementre le sto eseguendo. Per una esibizione a minuti contati posso rispettare una scaletta per l' occasione.Ho sperimentato già questo fare, ma senza consapevolezza, misi insieme due e o tre canzoni vicinea pezzetti perché mi accorsi che il pubblico andava via per non subire una canzone intera che non conosceva. Capii che il ritmo serrato stimola più attenzione e curiosità. Ricordo quando andai a fare una posteggia con Lino Sabella e mi fermai con la macchina soprauna rampa della tangenziale senza benzina. Ricordo che Lino in quel matrimonio saltava da una canzone di Carosone all' altra spezzandole in due, in tre,in quattro per poi riprendere le partisospese suscitando l' iralità dei presentiche ridevano e apprezzavano quellaforma di spettacolo, una posteggia cabaret.Menomale che riuscii a procurarmi un pocodi benzina per arrivare al ristorante.Questo modo di intendere il tempo della canzone comica lo ritrovo nella scuola del Tam. Stasera proverò il medley serrato,sperando solo di ricordare i miei 113 pezzi. (Piermacchié, venerdì 21 Novembre 2014)


La poetica della volgarità Mi guardano con occhi di riconoscenza,oltre la stima, come a darmi tanta importanza, anche se di passaggionella mischia della strada. Così vengo ripagato del mio lavoroa casa, costante, verso lo strumento,le parole e l' essere. Una signorami osserva con simpatia, poi va viamentre canto "Una uallera", alloraritorna per dirmi di non offendermi se mi consiglia di non essere volgare.Le rispondo che voglio riuscire a sventrare le parole dal loro significato restituendole un senso diverso, rendere poetica una parolacciaè quello che aspiro a fare. Passa Riccaedo Prencipe con un amico,approfitto per suonargli la quinta, che poi ho ripetuto per altre quattroo quinte volte. Sperimento il madley serrato, funziona ma non del tutto,manca qualcosa che faccia fermarele persone con sicurezza. "Complimenti sinceri", mentre andavo via, da un uomo e unadonna. Gli dico: "prima una signora ha detto che sono volgare", loro mi rispondono: "macché, tu sei un artistae non sei mai volgare". Passa SilvestroSentiero, mi saluta sempre con gioiacome io lui. A piazza Bellini c' è Ilaria,poi viene l' altra che mi porta via, mangiamo, il vino, il letto. (Piermacchié, venerdì 21 Novembre 2014)

L' ispettore e le soddisfazioni della quinta Piazza san Gaetano è piena di turisti,molti vigili controllano le folle. Mi sistemovicino al giornalaio Francesco, che finalmenteè contento di rivedermi. Mi sento strumentale, suono le napoletane, classica, scherzetti e la quinta. Da lontano un viglile annuisce con gioia muovendo le labbra nel dire: "bello, guagliò!" un altro mi sorride, anche la vigilessa è felice di vedermi, mi volto indietro, sonocircondato dai vigili. Francesco urla: "Piermacchié ma stai sunann sulo? canta 'na canzone!Si bello pisciò!", allora canto, ma non serve,mi sento strumentale e strumentale devo essere,a meno che qualcuno non si presenta con dellefacce da canzoni. Mi guarda fisso un anziano,quasi barbone, poi mi chiede: "ancora nun te si stancato? nunn ha faie 'na pausa?" ed io:"devo smettere? do fastidio?", e lui: "qui le domande le faccio io". Si allontana,mi volto e chiedo ai vigili chi è costui, se è unoche controlla la zona a livello di mafia e loro mi rispondono che è un ispettore di polizia.Quindi ritorna ed io lo fisso, poi gli dico:"mi volete arrestare?", lui si blocca, poi incazzatodice: "nun fa 'o buffone! comportati bene, nun pazzià!". Allora gli canto: "Samente". Arricetto i ferri e saluto il pulcinella che pocodistante lavorava con tammorra e corni e diceva:"vienete a piglià 'o cuorniciell!", lo saluto, ma luicon faccia infastidita risponde: "te la sei abbuscata 'a iurnata?". Vado a salutare Umberto, Giusi alloracompra le pizze, mangiamo. Racconto dell' ispettorea Umberto e mi dice che è un pensionato,ne deduco che non si trova a vivere senza comandare. Vado via, è pomeriggio,mi metto a piazze del Gesù, solito repertorio strumentale, in più le improvisazioni con voci strambeche funzionano sempre per grandi e piccini. Molti apprezzano la mia laurea in elemosina,ne capiscono il senso, sono persone intelligenti. Passa Keith con parte dell' orchestra, vanno a fare le prove a palazzo Carafa per il prossimo concerto, io non vado più con loro a suonare la viola, rimangoin strada, ma sarò attore nella loro Serva padronaper la seconda volta. Attacco la quinta di Beethoven, mi nota anche Sergio Carnevale,la spalla, allora Keith dice: "adesso Sergio ti mette le


arcate!", poi: "mi raccomando, scrivi di questo incontro nel diario". Vanno via e rimango con la quinta tra le corde, allora i cinesi, uno dietro l' altro in processione ad omaggiarmi, fieri di avere ascoltato qualcosa di grande e universale come cosa nuova da un musicante di strada. Mi osserva anche quel barbone che l' altra voltami prese a meleparole perché gli cantai: "merdaiolo",ha sulle spalle un violino, mi omaggia di alcuni spiccioli, mi fa l' occhiolino, siamo diventati amici.Saluto Sasà e Puffo che stanno per cominciare la loro musica, mi salutano con stima reciproca. Alcune mi chiamano nella folla: "ciao Piermacchié!", saluto, ma non le conosco. Alcune le guardo negli occhi e si emozionano, come se mi conoscesserocome personaggio pubblico. Incontro Andrea Savoia, il fotografo che mi fece una bellissima foto al borgo, quando sto col braccio dell' archetto in aria, non ha la macchina fotografica, allora gli faccio fare una fotodi me col mio cellulare. Con lei, mangiamo, via. (Piermacchié, sabato 22 Novembre 2014)

I predicatori Non amo i predicatori (Piermacchié, sabato 25 Novembre 2014) Il primo maestro di manviola al mondo Piazza del Gesù, la notte già si fa per oscurare ed io mi sto per scomparire.Domenica dopo il Tam il corno incastratoalla custodia mi è volato via dal motorinodi Riscetti, perché mi ha dato un passaggio,allora ieri ne ho fatto già un altro, corno pulciaccara. Serata pessima, ma non vuol dire niente,ho studiato, la strada tonifica e rende fortequello che si studia con tempo e calma a casa.Un signore con la barba e la moglie ha una figlioletta, Elettra, che mi dà una monetina. Avevo appena finito la quinta e attaccato il ballo del qua qua ma lui:"era meglio Beethoven", allora gli domandose sono musicisti e lui: "no, semplici ascoltatori,a noi piace la musica". Mi consolo da soloperché suono, non canto, dopo due oresono stanco ma non vorrei smettere, vado via.Nel vico Mattia mi vede da lontano:" Piermacchié! uagliù sta Piermacchié!" giocano a pallone lui, Gaetano e un altro. Stavolta non mi lanciano pallonate, mi chiedonouna canzone, poi gli faccio ascoltare il sonorodel mio passaggio e si consolano, ripetono gli spezzoni delle canzoni che già conoscono.Quell' altro bambino mi dice che mi ha vistosul diario di Made in Sud, allora penso cheforse per questo non mi hanno tirato le pallonate.Continuo verso casa ed un ragazzo più grandemi accoglie con gioia, mi porta nel ritrovo delle carte e mi fa esibire al volo.Faccio la pantomima al file registrato con la cassa al massimo, ridono mentre giocano,cinque minuti e poi mi lanciano monetine.Stamattina io e Keith siamo stati alla cameradi commercio e poi a cucinare la parmigianabianca, eccellente. Penso che sarò il primomaestro di manviola al mondo, costruirò il quintetto di manviole, manviolini e manvioloncelloe insegnerò ai miei allievi. Maestro di mandolino no, maestro di manviola si.In casa, accendo la mia candela, penso. (Piermacchié, martedì 26 novembre 2014)

Con abiti civili


Torno a casa con abiti civili e mentre sto perentrare nel vicolo una signora fissa il mio sguardo col sorriso, poi mi dice:"comme si' curiuso accussì!" (Piermacchié, giovedì 27 Novembre 2014) Tutto è storia il segreto sta nell' immaginare questo come già passato, chiuderlo in un libro, vederlo con gli occhi del presente futuro. Tutto è storia, basta che racconti qualcosa. (Piermacchié, giovedì 28 Novembre 2014)

Non credo Non credo agli uomini che vogliono far credere di credere (Piermacchié, giovedì 28 Novembre 2014)

Una maschera, un maestro Antonio il meccanico mi dice che il motorino ancora non è pronto e che gli serve un fusibileda 40, quello che mi si è bruciato era da 20,me lo aveva messo perché non ne aveva altri,zalatrin!. Mi metto vicino alla chiesa di sant' Angelo a Nilo dov' è il sepolcro fatto da Donatello. Suono e una maestra di violoncello di un conservatorio rimane a osservare manviola e i pezzi di suiteche rubo a lei. Vuole sapere che strumento è, pare che non riesca a credere a cosa sia.Una scolaresca si ferma attorno a me, un bambino mi dice che non faccio rideree che devo andare da quelli di Made in Sudper farmi spiegare come si fa a far ridere.Allora mentre sto suonando d' improvviso lo faccio spaventare e tutti ridono, anche lui.Dopo un ora il salumiere più avanti mi intimadi smettere perché non ce la fa più ad ascoltarmi, allora gli canto un "Merdaiolo"col consenso di tutti e vado via. A piazza del Gesù, tolgo il microfono dellavoce e si sente molto meglio manviola che come un violoncello soffice avvolge tuttala piazza e ferma i passanti che vibrano.In molti a cercare di capire che strumentosto suonando, i professori si atteggianoagli allievi e comunque non riescono a risponderealla domanda frequente: "Ma che strumento è?"Un signore vuole comprare una manviola, per il momento gli do il mio bigliettino.Passa Friscia, amico di Tam, ci facciamo foto.Passa Danilo Guarino, mi osserva sorridendo, poi va a casa e scrive: "La Napoli di oggi è il Conservatorio, Beethoven suonato da Pier Macchié x strada con la manviola, la signora che allucca dal balcone "Annaaaa saglj e vien a magnaaa sennò t vaaaaatt " e fa scappare via tutti i piccioni che mi volano in faccia. L'odore di ragù e di cose fritte. Le lucine natalizie per le strade e la stazione di montesanto che passa i Pink Floyd e un pezzo jazz. Ho perso il treno ma non fa niente oggi...! Tra poco ne passa un'altro. Oggi mi sento a casa. Anche se è na casa incasinata".Mi fanno sentire sempre più maschera di questacittà, me lo disse anche Anna Zuccarini domenica scorsa al Tam: "credo che tu stia per diventare una maschera di Napoli". Quando suono: "Ma che bel castello", Giovannilo canta, mi dice che è felice di vedermi,sono elegante, un artista come pochi, lui suonavai sax molti anni fa, adesso si


trova per strada a parlare da solo con le cuffiette nelle orecchie.Severino, il violinista di strada guercio, mi ferma e mi chiede: "ti prego, insegnami a suonare come te, io suono con le basi ma vorreitanto imparare a suonare a solo come fai tu". Allora gli ho spiegato come prendere gli accordi col violino, gli ho detto per i bicordi qualisono le note importanti, gli ho fatto provare:"' O sole mio" con un basso continuo che ha memorizzato al volo, è sereno, mi sorride, rimette le sue basi e ci suona sopra, vado via. (Piermacchié, venerdì 28 Novembre 2014)

Pascal da Milano, Pavia Chiaia Eli mi accompagna a via Chiaia, mi mettofuori al Metropolitan. Il mio suono avvolgel' albero luminoso e tutto intorno, i passantiammirano, sorridono con piacere, non canto,mi sento musicista. Passano alcuni ragazzi:"we Piermacchié, ma nun canti? ia fa 'o scemo!". Un signore si complimenta: "bel suono, le noteal loro posto, complimentissimi!", mi da 5 euro.Di fronte a me Pascal Talarico di Milano, sceso fin qui da Pavia, perché non ce la faceva a stare senza Napoli, da quando venne preso come ballerino al san Carlo non ha mai smesso di amare la nostra città. Aspettava l' orarioper poi andare al Tam a vedermi e vedereanche gli altri, ma già mi stava vedendo e non sapeva che a quell' ora io stessi li, vicino al suo bed and breakfast. Esaurisco quasi il mio repertorio strumentale,dalle napoletane ai miei scherzetti, fino allaquinta di Beethoven, suite di Bach e ma che bel castello con il ballo del qua qua. Eli ascoltava non distante, passa Nicoletta, mi sorride, mi saluta, le accenno il pezzo che scrissi per lei, camminando si volta come a sentirsi spogliata. Siamo andatial Tam io, Pascal e la mamma. Gino era più fatto del solito, abbiamostudiato un poco i nostri pezzi dalle registrazionial cellulare, io lo studio, lui mi studia. Con Maria Bolignano sto più affiatato, mi dicedegli accorgimenti. Vado via ed entro nel localedi Luigi, mi offre una cosa da bere e l' amicami domanda se faccio solo questo. Le rispondo che ho scelto di godermi la vita,molti giovani fanno la stessa scelta ma si fanno male, bevono troppo, fumano troppo, io vivo felicesenza volere problemi, nella creatività.Fuori all' augusteo: "Pier!" col suo grande sorrisomi viene in contro Massimo Masiello, aveva appenaterminato lo spettacolo: "Pascià".Mi diriggo verso casa, quando la città mi osserva ed io mi sento come Don Chisciotte, ma lui era lui,io devo essere per forza un' altra cosa. (Piermacchié, sabato 29 Novembre 2014)

Un palco prestigioso per me, oltre la strada Eli mi accompagna al Tam, mi studio i pezzistrumentali in camerino, quando si riempiedi comici comincio a stancarmi, ho sonno.Papà mi è venuto a vedere, per un attimodi tregua dalle sue fatiche di casa.Entro in scena con la prima sporcatura, musica onomatopeica col nome di Totore,esco, non c'è successo, allora mi viene in mente il valzer di Shostakovich con le parole:"Voglio i' magnà", lo faccio come seconda sporcatura, il pubblico non reagisce molto,ma credo che funzioni comunque.Arriva il momento del pezzo, strutturato in 3 canzoni o 2 con poesia, faccio:"Mia moglie si è fatta il tablet", che abbiamo provato quasi in duo io e Maria, poi "Ciù cia cià"e "Samente" che per la stanchezza non ricordavo più. Mi sentivo una munnezza,a Gino ho detto che lui è un povero madonnaed io sono un povero dio e che anche io sono un uomo finito, come dice lui di lui.Mi risponde che quando il pubblico è freddo e non c' è soddisfazione propria


è meglio.A fine spettacolo l' uomo del Tam ha detto si,la canzone del tablet gli è piaciuta e vuolefarmi uscire, la prossima volta, da solo.Mi rendo conto che oltre la strada ho anche un prestigioso palco a disposizione,quindi adesso mi soffermo, penso, mi preparoa scassare, lascio che la mente vada da sola,devo essere solo attento a percepire quello che pensa e a realizzare l' immaginazione. (Piermacchié, domenica 30 Novembre 2014) Pensatore Il pensiero vale sempre più dell' azione, così mi metto a pensare, come da bambino, come ho sempre fatto, prima di realizzare. io sono pensatore (Piermacchié, 2 dicembre 2014) Comme a Zorro senza 'o cavallo Daniele Sepe è finalmente tornato a suonare,accarezzo le cicatrici della sua mano. Vuole ascoltare alcuni pezzi del mio CD dalla cassa a tracolla, ammira i suoni e lascrittura. Passa uno di quelli che a piazzaBellini mi sfotteva, gli domanda con facciada ebete: "che ne pienz 'e chisto?", e lui,con serietà: "è un grande artista, solo chesenza motorino nunn è nisciuno, è comme a Zorro senza 'o cavallo". Venivo da casa di Umberto perché mi ha aggiustato un problema alla cassa, mi aveva accompagnato lei, venivamodal dentista a Mergellina,quando Bava mi ha visto entrare con frac e cilindro ed ha esclamato: "mi piace!".Lei rideva nella sala d' attesa quando i dottorimi hanno ascoltato suonare mentre un paziente impaziente aspettava. La pioggia ha bagnato le strade, avrei voluto suonare ma adesso che è spiovuto è già tardi. (Piermacchié, mercoledì 3 Dicembre 2014) Liberi Saremo veramente liberi quando la nostra mente non sarà più prigioniera di dogmi e dottrine (Piermacchié, venerdì 5 Dicembre 2010) Nella Napoli antica Voglio passeggiare nella Napoli antica, di qualsiasi epoca addietro, comme a quando me la sognai nel mille e seicentoe mi passavano innante mostri di gente malata e gobba e storpia come i moribondi appestati per la via di port' Alba, quando questa nun teneva porta. Strade sterrate, polvere, munnezza e fetore, silenzio e incanto. (Piermacchié, lunedì 8 dicembre 2014)


Capitolo 8

La mia scrittura vuole cambiare Penso di scrivere adesso nei tre modi che mi appartengono, facendo di questi una lingua sola per i racconti miei. Metterò infra il napoletano pezzi di neostilnovismo e di lingua italiana. Nel libro della mia giovanezza: "PARANOIA DI UN AMORE SUBLIME", ci sta una nostalgia di vecchiamma, quella che faceva direagli amici che mi ero fumato a Dante. Non mi truavo a questo tempo bellezze come a quelle di un tempo e mi andava a ristarmi intra le parole che tenevano i suoni e la forzad' espressione. Oggi sempre peggio, stongoad osservare una vita che torna areto come fusse primitiva, con la scienza digitale che si magna il pensiero. Siamo innante e areto allo stesso tempo. Per questo mi va di scrivere a questo modo, e per questo io mi sto così, come un libro di storia stracciato recupero pagine antiche, vuote, addòdipingo i colori di mo, dove un' armonia puòrestare ancora senza casino e donde il ritornosta nel bello che si fa nuovo. (Piermacchié, lunedì 8 Dicembre 2014) La pazza, la speranza, l' ultima nota di Mango Piazza del Gesù è stracolma, dovrà passare il cardinale, ma passo io, con la cassa che diffonde le mie macchiettine.Incontro Giulio Amelia con la ragazza, l' amico di Michele Ferigo, mi chiede il suo nome e non lo ricordo, ci rimane male, ma poi non mi ricordo manco di metterlo nel diario, e ci rimane ancora male, adesso però l' ho scritto, che l' ho incontrato, Giulio. Vado a via Roma, nel posto in cui cadde per sempre il piccolo Salvatore per le pietre della galleria.L' amico che vende i corni me lo ha chiesto: "mietteteccà". Mi arricreo nel sonare l' istrumento mio, poi che solo musica mi sto a fare. Passa Pasquale Scialò, mi saluta, io lo saluto e gli dedico la quintasinfonia. Dopo tempo passa Lello Prencipe con unamico, mi osservano, credo che in due mi abbiano dato una bella mancia, nonostante l' aggio ditto che nonla volevo. Un signore mi omaggia e mi dice: "ti ho moltoapprezzato ieri al Tam, peccato che ti sei esibito per poco tempo". Una pazza mette la mano nella mia custodia,sta per prendere un euro, io le grido, le fermo le mani nel momento in cui quelle mi donavano intra la custodiastessa dei curnicielli. La folla di gente è ammutolita, io sorrido, le accarezzo le guance, non capisco se mi ha restituito l' euro, le ridò i curnicielli, mi da un bacio. Dopo circa due ore vado via quando Ivana mi ferma alla piazza di Trieste e di Trento. Dice che siamo amicie che lei è maestra e concertista di violoncello.Mi fa sapere che sono intonato e pensa ai tasti di manviola che vede checazzi, mi dice che io sono cosa unica, non sta per altro luogo artista com' io mi sono. Sta a spasso a fare la turista col marito perché oramai pare che tutto è finito, concerti e quella cosa che si dice cultura, poi vede me come speranza e coraggio. Me ne vaco a piazza Plebiscito, c' è Pelliccia con la suabatteria di bidoni e pezzi d' altre cose che scamazza con la sua impeccabile forza nel ritmo potente che fa fare il cerchio. Più avanti la statua umana bianca, un bollaio si prepara verso il centro ed io mi mettoquasi alla fine del palazzo reale guardando la chiesa.Mi viene a la mente Alfredo Imparato, il posteggiatoreche un giorno vidi a quel luogo mentre sonava il mandolino ed io mi pigliai finalmente la smania di volerlo e sonarlo. Al mio cominciamento c' è vento,io mi copro


con la mente delle note da eseguire,che mi sto a ricordare una per una per abitudine, nella successione che invento a casa. Una coppia miguarda molto interessata, non sono di Napoli, vanno via, ma stevano nu poco più distanti e allora dopo qualche minuto lui della coppia torna indietro e mi da dieci euro."Addirittura?" esclamo io, e lui : "certo, sei bravo". La cosa mi fa felice e penso alla cinquanta euroche mi regalò Fausto Cigliano. All' improvviso cominciola quinta sinfonia a mani gelate, l' ultimo accordo risuona di fuoco in tutta la piazza, ma pare ca nisciunose ne fotte, solo qualche bambino a bocca aperta. Torno a casa e vedo il video dell' ultima nota, l 'ultimo suonodi Mango quando le sue dita lasciano l' ultimo tasto, il più grave, e il braccio cade. (Piermacchié, lunedì 8 Dicembre 2014)

I viglili vogliono ascoltarmi suonare. Passo per il meccanico nel cavone dicendo: "ancò sto aspettanno!" e lui: "me lo dai tu 'o fusibile?", ed io: "ma tu che ce stai a fa la?!"Mi metto fuori a la scuola dello Gesù, suono mentreaspetto Gaetano de Simone che mi ha commissionatoun mio spettacolino per l' amata Alessandra. Provo i pezzi nuovi tra cui: "Por una cabeza" che riscontra successo di monetine, grazie a Betty che me l' ha consigliata, poi che l' audimmoal concerto dell' orchestra, però la dedico a Mario Sarrubbi, l' amante del tango e di chesta musica. Arriva Gaetano e Alessandra e suono subito: "Smile", che piace a lei, poi accummencio con la dedica.A metà spettacolo passa uno imbriaco, duettiamoun poco, voleva donarmi anche i suoi panini, ci fa vedere la pizza fritta che ha nei pantaloni,poi prendo la frusta e va via, mi avevadato degli spiccioli, come la pazza di ieri, che oltre ai baci mi aveva donato dei cuornicielli.Nel frattempo mi saluta con fresca gioia la miamestra di storia dell' arte all' istituto del Boccione,Marinella Avitabile.Dopo un poco passa di nuovo lo 'mbriacoma sta con un amico, pure lui 'mbriaco.Si mettono avanti a me e cominciano un duetto mentre io dietro mi sto a cantare le macchiettine. "Afangulo", dedico a loro che in risposta mi cantano:"si 'na chiavica!", poi insieme facciamo gli auguri ad Alessandra, si fermano altri gruppetti ad ascoltareil teatrino improvvisato. Lo spettacolino è finito, i due innamorati mi salutano, vanno via e tornanoi due 'mbriachi ed uno sorridendo dice: "abbiamo fatto un bello spettacolino è". Si presentano alloradue giovani dell' esercito per liberarmi dai due,ma alla fine si trovano a parlare con gli 'mbriachi mentre io mi sposto al sole. Suono "'Ndringhete 'ndrà"ed un giovane della scuola felice la canta, la spiegaai compagni, la conosce, mi da monetine.Vaco a spaccanapoli e quelli della pasta vogliono che io mi metta cinque minuti a sfottere la gente, li faccio accontentare del madley dello grammofono a tracolla. Mi ferma Michele del Grasso, ha il teatroInstabile, vuole che lo vada a trovare, gli piaccio.Passa Franco Iavarone, lui lo saluta, io li saluto.Passo san Gregorio Armeno, dov' io mi sono il pastor che vive. A piazza san Gaetano Francesco dell' edicola vuole che io mi metta li, ma voglio andare a mangiare, mi fermano due vigli, vogliono che io mi metta li, pure loro, mi elogiano, mi cunoscono, vogliono ascoltarmi. Passo per il conservatorio e mi saluta il maestro Ciervo,che mi presenta a un suo collega. Il collega mi dice:"perché non insegni il tuo genere in conservatorio?",io gli rispondo che potrei insegnare anche la Mnaviola, mi guarda con interessamento, io penso, mentre smontano le apparecchiature che ieri hanno fatto esibire Riccardo Muti. (Piermacchié, mercoledì 10 Dicembre 2014)


I propri pensieri Mai avere paura dei propri pensieri (Piermacchié, mercoledì 10 Dicembre 2014) Intelligente Mi fanno paura le persone che mi reputano intelligente (Piermacchié, 11 Dicembre 2014)

Il can can e il piede a percussione Esco, la mia scarpa sinistra monta un uovo di percussione.Non fa freddo, mi metto fuori a la scuola del Gesù. Subitamente comincio a dare ritmo con la scarpadentro ai pezzi di strumentale che già faccio e va bene,pare che la gente preferisca più essere scetata dal rumore invece che accarezzata dalla musica. Sperimento per la prima volta il Can can di Offenbach con la percussione e ne viene come pensavo. Passa Cristina e chiama al telefono Antimo, il pulcinella dell' altra volta, finalmente mi ha visto lei, lui e lei scendevano per vedermi e non mi trovavano, adesso mi ha visto, lei, si sta con me, mi ascolta, poi faccio macchiette per quelli che mi riconoscono, poi mi diverto e mi diverto. Passa il pulcinella del lungomare che mi irradiadi sorriso, poi passa Bruno Leone, il pulcinella e marionettista che ha una ciaramella in bocca.Una nuvena soniamo assieme, poi mi fa bere un pocodi cognak, il suo sorriso va via, mi dice: "vado da mia moglie" ed io: "mi dispiace". Due ragazzine si fanno decine di foto con me, si fannostringere i fianchi, le faccio ridere, le bacio,le sussurro cose turche, mi sorridono, mi baciano.Eli mi accompagna a casa, era in piazza Bellini a vedere il cugino attore, stamattina in casa quella zucca, il letto, il film. Dall' altra parte dello schermo c' è Monica, scherziamo, con lei ricordo l' ultima poesia: "Ti amo per lasciartiandar via". Mi affascina il suo lavoro serio, di cose di legge, mentre mi penso a domani, che mi vogliocominciare a fare forma per manviola per colarnein resina. (Piermacchié, lunedì 15 Dicembre 2014) Quattro soffi di corde Quattro soffi di corde si fanno vento d' orchestra (Piermacchié, 18 Dicembre 2014) Attori del futuro Molti attori del futuro avranno cominciato la carriera caricando i propri video su youtube. (Piermacchié, 19 Dicembre 2014)


Parola d’ ordine La mia parola d' ordine è: STRATEGIA (Piermacchié, 22 Dicembre 2014)

Primo suonatore di Manviola al mondo A Port' alba c' è bella gente che passa. Sperimento il microfono sanza fili in manviola. Passa Alfredo Imparato con un amico che fa lemacchiette, ha gli stessi occhiali miei, mi ascoltano un poco, poi Alfredo va al cabaretPort' alba a cantare. Molti sono interessati al mio strumento, penso che sia arrivato il momento di mettere un cartello con su scritto: "Piermacchié, primo suonatore di Manviola al mondo".Passa Cinzia Mirabella che sbalordisce di colpovedendo la mia evoluzione.Mi faccio la mia brava venti euro e vado via,incontro il parcheggiatore Giuanne che mi diceche non posso andarmene proprio adesso, meglioscendere a la piazza del Gesù dove stanno tutti i giovani. Io gli rispondo che i giovani non se ne fottono tanto di me. Vaco a piazza del Gesù,affollata di giovani, che se ne fregano, ma fortunatamente mi lasciano in pace, passaqualcuno interessato alla musica e allo strumento,mi fanno molte foto, apparo solo tre euro inmezza ora, sono stanco, vado via. Mi prendo un' ortolana dalla pizzeria Salvator Rosa. (Piermacchié, sabato 20 Dicembre 2014)

Tutti più buoni, pensare di viaggiare, merdaiolo. Eli mi accompagna a via Chiaia, mi comincio subito a sonare, c' è molta gente che passa con tintinnio di monete quasi continuo. Mi pare che siano generosisolo perché qualcuno ha detto che bisogna essere piùbuoni. Passa Amelia Rondinella col marito, allorale metto la base della canzone che scrissi: "Io son la Rondinella", poi mi analizza e mi proponedi andare a Bruxelles, lei vive li. Penso che viaggerò,per far conoscere manviola al mondo, quindi non sarebbe male l' idea. Passa Mariano Bellopede con la ragazza ed un bimbo, io sconvolto guardo il carrozzinoed esclamo: "è passato tutto 'stu tiempo?". Allora attacco la quinta sinfonia, qualche incertezza,un poco sporca ma la porto a fine, si fa un poco di folla.Faccio pure il "Can can" che sta venendo meglio con la percussione al piede e inauguro la danza ungheresen° 5 di Brhams. Eli è li, mi accompagna al Tam, dove esordisco con un grande: "Merdaiolo", incazzato,che piace molto al pubblico. (Piermacchié, domenica 21 Dicembre 2014) Conosceva la mia canzone Ieri, mentre mi preparavo per suonare, passa un ragazzo con una ragazza e dice: "e che è succies?" ed io


subitamente: "si 'o cesso!" e lui: "bravo!". Conosceva la mia canzone. (Piermacchié, 23 Dicembre 2014)

Con serena e spensierata libertà Una doccia calda, come se la fredda pioggia di pria si trasmuta per essere cosa riposante. Vento ed acqua addosso col motorinoin corsa per tutto il corso Vittorio di Emanuele. La nuova carenatura di carta e poco poliuretanoha retto benissimo, solo alcuni strappi. Ivan se n' èandato senza ombrello, prima con Cristiano aveva fatto schiattare dal ridere tutto il pubblico del Tam. Vengono Gigi e Ros che incontro per la prima voltae Ros mi saluta dicendo che mi conosceva, ed io lui ho detto che lo cunosco, ma poi conosceva pure la mia canzone: "C' è Nando Mormone",che ogni tanto cantava. Gennaro dei Malincomici invece cantava: "Chiaviche", la sua preferita. Mi esibisco per la prima volta sul palco del Tamcon serena e spensierata libertà, mi presenta il caro Angelo Venezia, con stima e follia reciproca,canto 3 canzoni e mezzo, vado via. (Piermacchié, sabato 27 dicembre 2014) L' imprevisto e il pane e tormentone Ieri non era Ros a conoscere la mia canzone, ma Gigi, stasera ho capito chi è l' uno e chi l' altro. Gigi mi ha fatto cantare la canzone per Ros e mi haricordato che ho dimenticato di cantare la frase:"c' è Nando Mormone che mangia pane e tormentone".Infatti me l' ero scordata. Eli mi fa d' accompagnatrice, fa freddo molto stasera.La mia esibizione mi satisface, credo che sia statala migliore che abbia io fatto al Tam, mi spalleggial' ottimo Critelli, mi diverto moltissimo, succede un imprevisto, essenziale per la mia comicità, dura poco, il microfono che si innesca e con la mia reazione fa la risata, credo che debba inventarmi un imprevisto del generea posta, e qui ricordo Eduardo. L' ottimista Antonio Riscetti mi dice: "non devi cambiare! la gente si sta stancando delle cose stupide, della televisione becera, le cose belle poi,piacciono a tutti". (Piermacchié, domenica 28 Dicembre 2014) L’ uso delle cose Abbiamo la possibilità dei mezzi, uno schermo può renderci la giornata felice se lo impostiamo su ciò che ci piace, anche sentendone solo l' audio di un film, l' uso delle cose, cambia le cose. (Piermacchié, 29 Dicembre 2014)


Una grande città Napoli, una grande città col complesso d' inferiorità (Piermacchié, 30 Dicembre 2014)

Non sono all' altezza della mia immaginazione Tristezza, come se la mia vita finisse qui, senza una vetta di un domani. Guardo l' essere mio, che si fa maschera in vita, già quando mi esco di casa e mi vedo sul motorino ad andare per lacittà. A volte penso se sono pazzo, oppure sesono gli altri ad essere pazzi ma non ho mai unarisposta, solo la gente mi risponde: "latrin!", era una signora dal balcone all' incrocio della 'nfrascatae la salute, le rispondo: "ué ué!" e lei ride. Tornavo dal Tam, col mio motorino, mentre i Ditelo voi si preparavano per il secondo tempo e Luisa Esposito mi ha fatto da spalla, poco fa. Ho cantato: "Perocchio" e "Pensionato" con un po'di: "Latrì". L'anima di Pigromen mi chiede se quando torno a casa mi spoglio, ma tutti si fannoquesti pensieri, non concepono il fatto che io venga in teatro già vestito e non mi hanno mai visto in borghese.Ivan Fedele mi saluta con gioia di stima, Cristiano si complimenta per la nuova struttura che ho creato al motorino, i Nerz e Marino mi sono fratelli, Angelo Venezia dice che dopo capodanno è cambiato,mi fa paura, adesso non sembra pazzo. Tristezza, come se pure ho fatto molto, non ho fatto nulla, pare che non esista riconoscenza e che forse gli altri che fanno di mestiere il mio mestiere un giornomi mettano i bastoni fra le rotelle. Forse è solo chenon sono all' altezza della mia immaginazione. (Piermacchié, venerdì 2 Gennaio 2015) Piermacchié con le basi e il ritorno all' armonismo Pierangelo lavora alla cornice armonismo per Bic a Treviso, io faccio la base per stasera. Al Tam ci siamo solo io e Igor, proviamo la mia musica, ride, mi fa piacere. Canto sulla base, all' inizio del nostro varietà, tutto è proiettato in grande, rispetto a quello che stava oggi al computer, mi addiverto molto, sono libero dallo strumento e ho ripreso a suonare il cornetto. Mostro la mia panza a Maria che non può credere a quanto mi stia facendo chiatto, non tanto per quello che ho mangiato in le feste, ma pure per le parmigiane armoniche che ho magnato prima. In motorino mi sento come un chiattillo in motocicletta, con la differenza che tutti mi osservano, mi salutano e mi elogiano al semaforo. L'aria è buona, non fa freddo, c' è solo un' arietta fresca, sono felice. A casa Pierangelo continua la cornice, mentre si è spento Michele, l' amico della mia amica. (Piermacchié, sabato 3 Gennaio 2015) L’ intuizione L’ intuizione è cosa fondamentale. Le scelte giuste al momento giusto


si fanno grazie a questo sentire, per sentire bisogna essere liberi. (Piermacchié, 4 Gennaio 2015) Quando va via un poeta Si è sempre tristi quando va via un poeta (Piermacchié, lunedì 5 Gennaio 2015)

Napoli è vuota in un freddo di Toscana Mi sceto con una voce in testa che mi tormenta: "pacemaker, pacemaker, pacemaker...", allora penso a Pino Daniele, perché lui ha tre o quattro bypass. Vado al cesso, quando torno leggo lanotizia che Pino Daniele è morto. Non vurria crederlo, non vorrei saperlo. Comincio a ripensare alla vita, al senso di lei, a cosa faccio, a cosa dovrei fare per poi moriredopo aver fatto tutto. Mentre comincio a costruire una cornice al mio mac, penso a quando andavo a Fuorigrotta dal mio amico Luca Salvemini per suonare le canzoni di Pino, lui con le percussionie io col violino. Mentre sto a questa ricordanza mi arriva un messaggio di Luca su whatsapp, che mi dice del lutto, cosa assurda, io e Luca non ci sentiamo da anni. Mangio solo zucca perché devo sgonfiare la pancia e la testa, perché quando ingrasso faccio la testa a palla e la pancia a palla e mi paro 'e palle. Scrivo la base per dopo: "Imu, tasi e tarsi" con "'O taxi". Non c' è nessuno al Tam, pochi comici, i Mapperò sono più tristiancora, entro subito, sfogliando le bollette delle tasse che ho in mano, le faccio volare ad una ad una mentre le canto. Dietro di me, Paolo Caiazzo mi osserva silenzioso, finisco i miei 2 minuti e 30 e Gino Fastidio mi da un buon consiglio, di fare il pezzo da riflessione in mezzo e non subito il mio cominciamento. Vado via, ho dimenticato la frusta e non mi sento protetto, Napoli è vuota in un freddo di Toscana. (Piermacchié, lunedì 5 Gennaio 2015)

Felici Si è felici quando il piacere di scoprire sta nel piacere di fare, poi tutto è oscuro, diciamo di credere in qualcosa di altro quando invece non sappiamo nulla di vero, ci rimane solo la passione di ciò che inseguiamo, mentre tutto può essere inutile e manco l' anima probabilmente non si farà mai viva (Piermacchié, 6 Gennaio 2015) Rimpiango della mia vita


Rimpiango della mia vita i giorni negli anni di scuola, il tempo perso ad ascoltare il maestri del nulla. Poi sono cresciuto e ho imparato ad ascoltare me stesso, quando disegnavo, quando ero distratto, quando ero ritardato non facevo male, facevo bene. Mi sono salvato perché ho seguito sempre quello che mi piaceva fare, anche se non me lo facevano fare, perché lo facevo lo stesso, con l' immaginazione.Ho lottato da quando cominciai a far parte della società, superficiale e disfattista, falsa, bugiarda, fatta per non farti pensare. Ma io pensavo e sentivo e non ho mai smesso quando mi dicevano che ero un extra terrestre,avevo già trovato la mia identità, riuscivo a fare quello che volevo, quello che amavo fare. Stavo male perché ero piccolo e dovevo ascoltarei grandi per farli contenti, ma poi ho capito che dovevo riuscire a prendere solo il buono da tutti, e che i grandi non sono te stesso.Il pensiero fa paura a chi non pensa, il pensieroè l' inizio di ogni cosa, pensare con la propria mente è la cosa più difficile da fare, basta averecoraggio, e lottare contro chi pensa al posto tuo. Al mio amico Marco Visconti (Piermacchié, 8 Gennaio 2015) Pregare Vorrei tanto pregare ma non credo a nessuno (Piermacchié, 15 Gennaio 2015)

Il corno di Donato e la fuga dalla Sanità A palazzo Carfa a vedere Donato Inglese imboccare il suo corno nella realtà, al di fuori del potere di facebook che ci ha fatti incontrare assieme a Keith. Gli archi dell' orchestra san Giovanniprovano un buon quartetto per i suonidecisi e caldi del maestro mentre Keith controlla l'ascolto dalla scrivania guardando il suo ipad. Sulla corona una pausa di semicroma puntata ripiglia gli archi dopo il breve battere subito e insieme nell' andante, mentre l' allegro del due quarti scorre veloce coi suoni grossi e lievi di Donato che afferra lo strumento come leone a gazzella con le spalle larghe, possente come un giocatore di rugby. La cadenza è impeccabile, brillantenell'attesa del tutti fino alla finedel quintetto in mi bemolle KV 407.Si fa pausa, scherziamo con Donatoche si trasforma di subito per scoppiaredi simpatia verso di noi, come Mozartverso Leitgeb a cui ha scritto i concerti,ma lo sfotteva scrivendo sulla partiturach' ebbe pietà per quell' asino, bue e pazzo. Leitgeb era cornista di cortedi Salisburgo che si campò a Vienna per fare il salumiere e chiese a Mozartdella musica per farsi conoscere, e lui, Amadeus, che lo vedeva piscione, si divertiva a trattarlo come un servo e cretino ma apprezzava moltoi formaggi e i prosciutti del salumiere. Così quella musica passa dalle vibrazionistrumentali alle simpatie degli animi attraverso i secoli mentre filmiamoil maestro che dice: "che cazz me ne fregaa me!", pugliese come un Napoletano.Vado alla pizzeria tre santi perché


Antonio Raggi mi ha proposto ancora comefosse manager. Molti mi conoscevano già,altri invece mi sapevano perché hanno vistoche ieri sono uscito in TV, ma era il videocon Bonolis che l'altro ieri, dopo circa un anno ho caricato su facebook e in due giorni ha raggiunto 2000 visualizzazioni. Una bambina mi chiede cosa faccio e perchénon mi vergogno, ma nel quartiere di Totò la gente ride, mi ama, si nutre della mia fiaba come cosa essenziale per la vita scura di quelle strade di pietre antiche dove il mio motorino è attento a scanzare i fossi, specialmente quando un gruppone di bambini della Sanità comincia a inseguirmi urlando in coro qualche parolaccia. Sfodero la frusta per intimorirli mentre scanso con una mano le pietre dissestate, non riescoa sfrecciare, i bambini si stanno quasi avvicinandoquando penso a due possibilità, se fermarmi e cominciare a frustarli, rischiando di esseremassacrato da loro e dai passanti, o accelerare rischiando di finire nei fossi. Per fortuna succede che mi allontano appena in tempo scampando il pericolo per questa volta. Penso di andarea cantare in strada ma mi scoccio, non ho voglia, meglio riandare per sperimentare le canzoni nuove. Ritorno a casa sano e salvo, buffo guerriero a difesa dei buffi. (Piermacchié, sabato 17 Gennaio 2015) Cappello Ma che ci faccio con 'sto cappello in testa?!! io mo ci penso... (Piermacchié, 18 Gennaio 2015)

Farò prima Farò prima della mia obsolescenza programmata (Piermacchié, 18 Gennaio 2015)

Ogni volta che devo uscire, Spiove... Vado al Tam. (Piermacchié, 18 Gennaio 2015)

Senza parole, dai sensi degli occhi Piove da stamattina, io mi sono stato in le coperte insino all' una. Mi so' studiato i pezzi nuovi che d' improvviso, a ispirazione di lei che mi ascoltavane son venuto quattro, due giorni fa. Spiove alle 17, proprio quando devo partire, spessosuccede, che il tempo si aggiusta per farmi uscire,oppure mi prende in pieno con vento e pioggia dopo che sono uscito. Al Tam, la nuova scenografia,le pizzelle, le parolacce con Gino, le discussioni comiche dalle 17 e 30 fino a meza notte, quando il Boss del teatro mi fa capire che sto andando bene, con uno sguardo, senza parole, dai sensi degli occhi. Ho fatto "Iate a cacà", sull' incipit della quinta di Beethoven, studiato con la Bolegna, senza le altre note e poi "Meruttocapucchià", che ho scritto ieri, ho ricordato tutte le parole. C' era patm e l' amico Santino, se ne tornano a monte, io al vico, di notte, con le macchine a rallentare


per farmi le foto. (Piermacchié, domenica 18 Gennaio 2015)

Sull' amore incondizionato L' amore è quello incondizionato ed esiste per le proprie passioni, per le coppie questo amorenon conviene a nessuno nel momento che l' uno e l'altro devono assumersi le responsabilità che lo condizionano.Se non si rispettano le condizioni il rapporto si rompe.Ci può stare che una persona ama incondizionatamente e si sta alle condizione dell' altra, ciò vuol direche l' una non ama e l' altra iett'o sanghe. Io non mi assumo responsabilità. (Piermacchié, lunedì 19 Gennaio 2015) Quelle che si lamentano Quelle che si lamentano sempre perché non c'è mai nessuno che le sappia amare, non mi fanno neppure pena, né tenerezza. (Piermacchié, 22 Gennaio 2015)

Una scelta Alla mia età ho scelto di non spartere più niente con nessuno, e me ne sto da solo o con i grandi. (Piermacchié, 22 Gennaio 2015) Dai riflessi del tempo Esco di casa col motorino, affacciata di rimpetto Angela mi vede un poco triste e dice che questo costume è inutile, meglio se mi vesto da schiattamuorto se devo essere d' esto umore, che poi le persone lo sentono e tu sei un personaggio


pubblico. Ha ragione, ma prima di essere allegro devo assolutamente essere triste. Forse il mio animo si stava preparando al provino. Dalle 10 fino a sera nel manicomio del Tam. Luana, la conoscevo da una vita mentre la vedevo per la prima volta. Mi sentivo il PiermacchiĂŠ versione aggiornata dal primo provino. Il mio momento sul palco dove annanze a me Paolantoni, che mio fratello Claudio mi faceva ascoltare con entusiasmo quando eravamo piccoli da una cassetta, adesso era li per giudicarmi e accanto a lui quell' omino della fantascienza che negli anni ottanta mi bloccava nella pubblicitĂ della kodac, era CiribiribĂŹ che mi fissava, alla sinistra Cardamone, Angelo, Mino di TitĂŹ, Ciro della serie di canale 9, la Bolignano che vedevo a telegaribaldi e il iammone Mormone. Comincio con un canto buffo e senza parole, poi un recitato e un cantato, dappresso subito per madlay le canzoni che al momento sentivo opportune. In pochi minuti parlo della filosofia dell' uomo che si accontenta della donna brutta, del fatto che il napoletano chiagne e fotte, delle patatinerie che hanno superato il numero delle chiese, della tecnologia che ha cambiato la coppia e quella stessa che ci rende schiavi del consumismo per obsolescenza cerebrale.


Alla fine il boss Paolantoni dice che sono completamente pazzo e questo mi fa piacere, mi fa sentire scoperto. Mi intervistano, il buon Mastandrea e il carnale Pasquale Palma e ci si diverte, mentre la mia ennesima fatica si mostra piano allo specchio della mia veritá.

Dai riflessi del tempo Esco di casa ed Angela di rimpetto mi vede un poco triste e allora mi dice che non ha senso il miocostume, meglio semi vesto da schiattamuortose devo stare di questoumore, perché poi la gente lo sente ed iosono un personaggiopubblico. Ha ragione, ma io per essere allegrodevo prima stare triste.Forse il mio animo si stavapreparando al provino.Luana, la conoscevo da una vita e solo oggi l' ho vista per la prima volta. Mi parevo l' aggiornamentodel Piermacchié al primoprovino mentre stancoe affamato mettevo piedesul palco e annanze a mePaolantoni, che mio fratello Claudio mi facevaascoltare con entusiasmoda una cassetta quandoeravamo piccoli,stava li per giudicarmie accanto a lui l' ominodella fantascienza chenegli anni 80 mi bloccavanella pubblicità della kodacera ciribiribì che mifissava. Sulla sinistra Cardamone, Mino diTitì, Angelo, Ciro di "Fuori corso", la Bolignano che vedevoa telegaribaldi e il iammone Mormone. Comincio con un cantodi voce buffa e senza paole, poi un recitatoe un cantato nel medleyche costruisco a sensazionein quel momento. In pochiminuti ho parlato della filosofia dell' uomoche si accontenta delladonna brutta, del fattoche il napoletano chiagnee fotte, della ciucia, delle patatinerie che hanno superato il numero delle chiese, della tecnologia che ha cambiato le abitudinidella coppia e che rendeschiavi del consumismoper obsolescenza cerebrare. Il boss Paolantoni dice che sonocompletamente pazzoe questo mi fa piacereperché mi fa sentirescoperto, poi il buon Mastandrea mi fa l' intervista sulle scale,Fischetti non crede ai suoiocchi vedendo il mio schermo pubblicitarioimpiantato nel cappello.Il carnale Pasquale Palma mi fa una seconda intervistapariante da cui sperocapiranno che la miaforza sta nell' improvviso,se mi danno al momentole giuste battute pensoche potranno sfruttarmial meglio. Era la primapunta della mia primatrasmissione comicache si andava via mentre la miaennesima fatica specchiava appena la mia conquistata verità circondata dairiflessi del tempo. (Piermacchié, martedì 27 Gennaio 2015) La ragione per la fede Puó darsi che dentro te, in inconscio, volevi essere accettato e allora hai ceduto la tua ragione per la fede, quindi haivoluto credere, per sentirti giusto,


accettato, sereno, da chi sempre col sorrisoti ha giudicato male, in compassione e pena, perché non eri un fedele. (Piermacchié, 29 Gennaio 2015) Pallicundo Grazie dio Pallicundo che mi fai vivere sottomesso alla mia natura e mi fai vivere una vita senza vita. Ho fede in te (Piermacchié, 31 Gennaio 2015) Il suo contrario Per fare una cosa devo prima viverne il suo contrario (Piermacchié, domenica 1 Febbraio 2015) Una bufala Una bufala puó durare anche 2000 anni, ma non la mozzarella (Piermacchié, domenica 1 Febbraio 2015) Romantico Niente è più romantico della morte (Piermacchié, 2 Febbraio 2015) Fuori dal mondo Fuori dal mondo, dentro a un vivere che non mi appartiene continuo nell' ombra il mio passaggio.Un sedimento di arti formano un corpo, laddove già stanca è una vita spesa a cercare, tra le mensogne dei maestri ed il plagio del dio, la propria identità. Non una cosa è l' essenza ed il corpo non è la ragione, mentre il bambino fatica tra le macerie degli altri a rinsavire dal crollo del vissuto l' istinto.Con la sua faccia, bianca di polvere, guarda il suo pubblico che indifferentenon pensa, ma speriamo che rida. (Piermacchié, venerdì 6 Febbraio 2015)


Il mondo Ma chi mi dice che il mondo è questo? (Piermacchié, 10 febbraio 2015) Il Papa e tutti coloro i quali professano l' esistenza di dio e di Cristo e degli altri, lo fanno senza aver mai visto né dio, né Cristo e né gli altri. Facile dire che una cosa esiste perché si sente, magari per coincidenza, per la cultura e la storia, piú probabilmente per supersizione, per paura. Poi se qualcuno ha una certa fede, un certo sentimento verso qualcosa che non vede ma che vorrebbe che ci sia, questa è come l' amore e in amore nessuno può dirti come ci si deve comportare. (Piermacchié, 10 febbraio 2015)

Il bivio Vento in faccia, gelo in fronte, la pioggia mi riempie il frac, di corsa sul motorino che si divincola tra le macchine degli innamorati che con me ritornano a casa.I bambini delle nocelle corrono sulle scale gridandoil mio nome, non mi vedono dal letargo d' inverno.Mi fanno un video, felici mi vedono andare.Gonfio le ruote, scendo viale Michelangelo e saluto Peppe della Patatineria. Arrivo al Tam, come spettatricimi riconoscono la mamma e la sorella di Gaetano, un bambino delle nocelle. Ciro Giustiniani appena mi vede prevede, che io un guaio sto per fare,è sensitivo, come quando sente le persone rideresopra di se mentre fa il suo monologo. Gino mi ascolta, mi dice di stare sciolto, io sono sconfortato.Una data importante del Tam coincide con la datadella Serva padrona in cui faccio Vespone. Io che ho scelto di fare solo il cabaret e l' attoremi sento diviso in due. Quando nulla succede mai,giorni e giorni di vuoto, un inverno a scrivere e a inventare per andare al teatro, senza lavorare in strada, senza più serate da fare, vado a sbattere verso un giorno in cui i miei voleri si urtano tra di loro, forse per prova, per attrazione fatale. Se non vado a fare il Vespone di Pergolesi faccio saltare lo spettacolo e le prove fatte, il tempo, il danario dei musicisti e dei cantanti, l' organizzazione cominciata da mesi prima, con gli organizzatori va in fumo per causa mia. Se non vado al Tam comprometto l' inizio di quello che ho sempre sognato e che proprio in quelgiorno comincia. Domani tutto potrà accadere, una parte di me dovrà bruciare, o forse, uno spiraglio di luce. (Piermacchié, sabato 14 Febbraio 2015) Il pollice di Enzo Avitabile Di corsa sotto la pioggia e un poco di vento, una macchina dietro mi chiama, nella notte incominciata oltre le gocce d' acqua dei mieiocchiali, col finestrino abbassato Enzo Avitabile ha il pollice alzato, mi dice: "uagliò sei grande! si gruosso!". Mi aveva appena


visto al Tam, dove ho fatto sporcatura di "Iate a cacà" e la serenata "Mia Marì". Ho urlato: "ue! ciao!". L' avventura più importante sta cominciandoe il bivio del 23 avrà la sua soluzione,negli occhi del boss ho visto comprensione. Mamma, papà e mia sorella modella,poi la sirena di Posillipo, al primo tavolinocon l' amica, "Sara ridi, parlami un po' di te,guardo gli occhi che ridono per me…". Il piccolo Davide Marotta non può credere che io vada in giro col mio motorino ed Enzo e Monica, due sconosciuti di Miano mi dicono: "e fai 'o scemo pure sotto 'a pioggia?beato te che tieni ancora 'a cappa fresca", mentre sto entrando nel vico nocelle. Vedo che del mio essere si meravigliano tutti, dal popolo agli addetti ai lavori, chi è saggio mi vede coraggioso e intelligentecome Gennaro il parcheggiatore e Riscetti, gli altri rimangono nel dubbio, come Giustiniani,non trovando una giusta ragione al mio essere in frac dall' uscita di casa insino in sera e Critelli,pensa invece che forse sia proprio questa la novità. (Piermacchié, domenica 15 Febbraio 2015) Vittorio Starita scrive: “Ne Nasce 1 !!! Ogni Secolo ...! Buona Fortuna da Star Trek” (Piermacchié, domenica 15 Febbraio 2015)

Vorrei credere nella preghiera Vorrei credere nella preghiera, non perché dall' altra parte c' è un santo o un dio che ascolta, ma perché presumono che essa genera, dalla mente in meditazione, vibrazioni positive che armonizzano attorno.Il potere della preghiera andrebbe al di la delle parole in uso,le vibrazioni verrebbero generate dall' intenzione e questaè scienza, se scienza è, da cui la moderna legge dell' attrazione potrebbe essere la mia fede che ho scoperto e a cui sono sempre appartenuto. Ma non ci sono prove. Durante la mia vita ho sempre realizzato i miei pensieri. (Piermacchié, lunedì 16 Febbraio 2015)

Essere vivi Che bello essere vivi (Piermacchié, lunedì 20 Febbraio 2015)

Rondinella Addio a Giacomo Rondinella (Piermacchié, lunedì 26 Febbraio 2015)


Con la legge Scusate una domanda, ma perché due che vogliono vivere insieme definiscono il loro idillio con la legge? (Piermacchié, lunedì 27 Febbraio 2015) Appena nata È appena nata la mia nuova manviola (Piermacchié, lunedì 2 Marzo 2015)

Da bambino Questo è il periodo della mia vita che sognavo da bambino. (Piermacchié, lunedì 3 Marzo 2015)

Violenza Convincere un bambino a credere in certe esistenze cultuali e culturali indimostrabili penso sia, se pure inconsapevole,violenza.Un' educazione che fa male,che si installa nella coscienzadel bambino e che può permanerefino alla vecchiaia condizionandoscelte e convinzioni innaturali.Educare a cercare se stessi,a fare osservare e a pensaresenza filtri il piccolo indifeso può far paura, ma forse può essere l' inizio della serenità, della gioia di vivere, della felicità. (Piermacchié, lunedì 8 Marzo 2015)

Bellissima La mia vita è bellissima (Piermacchié, lunedì 9 Marzo 2015)

Il male


Non crederò mai a nessun comune mortalese non mi fa vedere quello che predica.Chi predica solo per sentito dire, per divulgare una storia e una cultura che non si vede e che realmente non si prova, è il male.

(Piermacchié, lunedì 10 Marzo 2015)

Morire Non dovrò disperarmi di morireperché non mi sono mai disperato per nascere (Piermacchié, lunedì 11 Marzo 2015) 'A femmena 'A femmena s' adda spaccà. (Piermacchié, lunedì 12 Marzo 2015)

Per gioire Sono venuto al mondo per gioire (Piermacchié, lunedì 12 Marzo 2015)

Un falso Chiunque professi un mistero e quindi un falso è un falso (Piermacchié, lunedì 12 Marzo 2015)

BIBBIA 2015 Forse LA CHIESA ha bisogno degli atei?


cosa inventerà ancora?un aggiornamento scaricabile di "BIBBIA 2015"? (Piermacchié, lunedì 12 Marzo 2015)

Essere o non essere Essere o non essere,Parmenide o Shakespeare? (Piermacchié, lunedì 12 Marzo 2015)

Nel mondo

Nel mondo ci sono persone che pensano a una cosa e persone che vogliono pensare a quella stessa cosa, altri che pensano ad un' altra cosa opposta ed altri che pensano a questi che pensano l' altra cosa,poi perché hanno visioni diverse si scontrano in molti modi diversi, così il tempo sulla terra va avanti ripetendo con le nuove generazioni sempre gli stessi pensieri, mentre si muore e si nasce.Quello che nasce cresce coi dubbi, quello che muore, forse nella morte saprà tutto o non saprà niente perché non sarà niente. (Piermacchié, martedì 13 Marzo 2015)

La mia fiaba Avevo la febbre quel giorno, quando nella tranquillità di Monte di Procida mio zio Gustavo tornando da Napoli entrò in stanza e mi regalò questo pulcinella. Da quel momento quella Napoli vicina e lontana cominciava ad essere la mia fiaba. (Piermacchié, martedì 13 Marzo 2015)

Del bene Faccio del bene solo se mi fa stare bene (Piermacchié, 14 Marzo 2015)


La felicità Una foto che sorride non è la felicitá 14 Marzo 2015

Uà s' è spezzato 'o freno! Non volevo uscire di casa, fuori la porta un cielo azzurro col sole. Per svegliarmi presto mi sono addormentato prima delle due ieri sera, ma mi sono scetato alle sei e ho ripigliato il sonno due ore prima della sveglia. Ritorno in strada, l'aria fresca sta col sole mentre mi faccio tutto il corso e arrivo a Mergellina. La pista ciclabile sotto la grotta sembra fatta solo per me, anche se per il resto della cittá è stata concepita per esseri surreali, da un muro a un altro muro, sui marciapiede collegati da pezzi di pista invisibili. Uscito dalla oscuritá di quella caverna moderna in una smart ferma mi saluta il bassista Peppe Quiriti, con gioia di stima, vicino al benzinaio che mi guardava schifato solo perché la sua vita gli faceva schifo. Riparto, arrivo all' incrocio, alcune macchine attraversano tagliando la mia direzione, freno! si spezza il freno ed io dico: " uà s' è spezzato 'o freno!" allora freno con l' altro freno e freno anche coi piedi. Il motorino non riparte, il mecchanico dice di non avere il filo del freno, porto il motorino a piedi. Capisco a quel punto che la mia mente è nelle condizioni giuste per inventarsi un' idea, perché nel mezzo di un dilemma da risolvere subito. Penso che il motorino non parte perché nello spezzarsi il freno si sia inserito automaticamente il blocco dell' acceleratore che interviene quando si frena. Tra un semaforo e l'altro risolvo il problema incastrando il bottone che scopro stare nel filo adiacente e riparto. Lo zoo, un oasi nel bordello della cittá, ricordo quando mi portava mia madre


e quella volta zio e Cladinoro. Si sta bene, la meraviglia e la spensieratezza dei bambini poi rende l' aria buona. Mi accoglie Livia che mi porta da Francesco. A lui piaccio e faccio ridere già così e il mio pensiero si gratifica nel constatare la buona idea di aver sceldo di essere se stessi anche per il lavoro. Vado via e incontro il caro Vincenzo che con la sua stazza copriva tutto il marciapiede da non farmi riuscire a vedere sua madre dietro, che poi ho visto. Lo saluto con gioia e lui mi saluta con felicità, muovendo le braccia e chiudendo gli occhi dalle risate. Subito comincia a elencare i tormentoni dei miei ultimi video come: "via le donne da me, via!" si ricorda di Frik che faceva l' elemosina vicino a me e diceva che era fuggito dal manicomio criminale. Vado via mentre loro vanno allo zoo. All' inizio del corso il motorino non ce la fa più, lo porto a piedi e per i tratti meno ripidi riprovo ad accelerare ma serve a poco. Arrivato dal benzinaio dopo aver contemplato quella bella chiesetta a forma di casa vedo un compressore e allora gonfio le ruote. il motorino riparte, con la sensazione che andasse ad aria compressa e allora penso che stiamo ancora a vivere tirando il freno al progresso uccidendo gli inventori delle tecnologie pulite che sono sempre esistiti. Chissà se un giorno si arriverà ad avere la possibilità di usufruire di motori ad energia rinnovabile talmente economici da distruggere il potere di una vecchia economia con la sola forza dell' umano progresso naturale. Prima del gommista mi fermo da un' officina che ripara motorini, sono due vicchiarielli, mi squadrano dal cappello ai piedi e mi dicono con aria sfasteriata che non possono aggiustarmi il freno perché non c' è il personale. Arrivo a casa, mi cucino uno spaghetto al volo e mi precipito a letto. Quando mi sveglio ho un mal di testa fortissimo, vomito, non sto bene. Quanto è


insopportabile il dolore corporale! (Piermacchié, 15 Marzo 2015)

Le funzioni comiche Mi sto avviando verso la trasformazione, la scuola del Tam sta concentrando quello che facevo a teatro in tempi classici in pochi minuti e in pochi secondi. L' essenza di quello che sono ne sta venendo fuori sopra lo studio di schemi, funzioni comiche costruite sulla follia personale attraverso il confronto diretto coi maestri colleghi ed il pubblico in sala, che non deve perdere attenzione. Stasera ho fatto sporcatura del solo incipit di un mio scherzetto strumentale accompagnato dalla parola: "samente!". Il pubblico ha gradito molto e ha continuato a ridere pure dopo che avevo lasciato il palco. Questo pezzettino di pochi secondi l' avevo pensato qualche giorno fa, quando stando sui libri mi è venuto di pensarlo per staccare un po' lo studio. La Bolegna poi, alle prove mi ha detto che "Iate a cacá", che mi aveva raffinato lei e che avevo fatto la volta passata è perfetta, allora sono entrato di più nel meccanismo mormonico. Poi ho cantato nella seconda uscita: "Sei una stella" in cui non ho forzato quasi nulla poiché le parole che dice la canzone rispondono a un significato puttanesco mascherato dalle parole stesse che pulite dicono tutt' altro in un significato ingenuo. Tutto è piaciuto ad Angelo Venezia, che come solito me lo viene a dire, per dovere di progresso. Sto addunque cominciando a stabilire delle funzioni comiche adatte alla mia conformazione fisica e mentale. (Piermacchié, 16 Marzo 2015)


Capitolo 9

Essere


Le appoggiature Mi sveglia la sveglia e dico: "ch' aggio miso a fa' 'sta sveglia?" poi, mentre il cuscino ricopre ancora caldo la mia guancia destra, mi ricordo di Keith. Faccio il caffè, i panni spasi fuori si lavano per il terzo giorno di pioggerella mentre aspetto il maestro pensando che ho studiato più degli altri giorni. Quando Keith mi finisce la lezione non posso credere di aver capito, sono arrivato alle appoggiature e tutto è più chiaro, non bastava l' esperienza e l' orecchio, lo studio che ancora pigro e senza voglia ho continuato mi ha dato una grande gioia, oltre la pioggia e la povera spesa, oltre i giorni infelici degli altri, oltre il buio del fumo di candela. La chiarezza dell' accordo diviene cosa sublime appoggiato dalle altre note che al momento ritengono a loro l' attesa della risoluzione che sta nelle orecchie di chi ascolta. Le tensioni aumentano e la bellezza in loro, come quando un pensiero attende il divenire al vero. Poi un lustro la cucina, quei suoi occhi persi, profonde insino al limite, morsi e schiaffi, respiri. (Piermacchié, mercoledì 17 Marzo 2015)

Moni Ovadia Quella sera a Napoli, nella casa della signora che io ed Edo Puccini eravamo venuti ad accompagnare con chitarra e mandolino, Moni Ovadia, con occhi di saggezza e comprensione mi parlò del virtuosismo e della musica.


(Piermacchié, mercoledì 18 Marzo 2015)

Chiuso in tana Ho scelto di fare una vita fuori dal mondo. Chiuso in tana vivo di studi e nuove idee. Esco solo per fare la spesa e per fare il comico. (Piermacchié, 19 Marzo 2015)

Tu, o sfondi mo, o mai più "Allor, che hai fatto a Made in Sud? Tu, o sfondi mo, o mai più. Te lo dissi anche l' anno scorso, chisto è 'o memento tuoio. Ma poi però che peccato ca nun te verimmo chiù 'mmiezo 'a via, si sfunne, si te munte 'a capa. Io me la facevo giù al tunnel e ho visto crescere i comici tra cui Siani, erano miei amici, poi sono diventati famosi e adesso non mi conoscono più". Consuelo, la signora che il 14 settembre dell' anno scorso si fece una panza di risate con me, l' ho incontrata oggi, il primo giorno di strada sul lungomare dopo il letargo d' inverno. Era col figlioletto Karol, il marito, che pure mi vide, fa il gelataio a via Partenope. Mentre parlavo con lei si ferma Kevin con la sua bici che mi dice che mi devo far vedere, non mi ha visto più. L' orario di pranzo non è dei migliori per fare cappello, faccio 4 euro e 50 in due ore, ma mi diverto, testo la nuova manviola con microfono senza fili nel guscio e canto le nuove canzoni a modi liuto con le unghie. La moneta di più alto valore che mi è stata lanciata durante la mia esibizione è stata quella di un euro, da una signora proprio quando non stavo né suonando, né cantando. Forse allora è meglio non fare niente, oppure rimanere fermo da statua, o da mimo, senza dire parola e né profferar suono. Potrebbe essere una soluzione, ma successe anche questo


l' anno scorso, quando dalla mia cassa uscivano pernacchie per la batteria esaurita, ci penserò. Vado via, saluto di nuovo Rosario Gragnaniello sul marciapiede dell' Augusteo che mi fa di nuovo festa e mi canta: "Si 'nu perocchio chio". All'inizio della 'nfrascata c' è traffico, rallento, sento chiamare: "Pié!", due o tre volte, fin quando mi accorgo che era la Bolegna nella sua Smart. Ci salutiamo e ridiamo, poi faccio un video mentre guidiamo. Tutto è successo perché ho pensato di portare ad aggiustare il microfono da Umberto, allora Napoli mi si è riversata addosso di colori e sorrisi, nel sole che da oggi cambia la mia visione delle cose poiché cambia la luce e la sua direzione. Ieri il primo sole è entrato in casa, spostando il disordine dal posto dell' abitudine e creando il caos per generare un altro punto di vista, quando in sera Manuele è venuto ad aggiustarmi il freno del motorino per volere di Eli che mi scrive: "Con stupore mi chiedo se sia possibile che un' anima come la tua possa davvero esistere su questa terra e soprattutto in questo tempo dove ormai son più rinuncie a regnar che sogni". Invece stamattina, mentre Umberto mi diceva: "Pisciò, 'a capocchia!" lei mi scrive: "Il tuo mondo è meglio di ciò che c'è fuori, la tana è assai meglio del mondo fuori, emana calore quella creatività, la fantasia, la musica che l'avvolge, è un mondo magico una dolce e malinconica fiaba che allevia ogni dolore passato e rigenera energie positive…". Mi ero svegliato con Rosaria Castellano che ieri notte dopo aver visto i miei video mi scriveva: "ho iniziato la giornata cn una risata grazie a te ...e la termino ridendo fino alle lacrime ...grazie pier… nn c'è modo migliore x terminare una giornata pesante". Prima di incontrare Maria saluto Ferrigno e la sua bottega che mi vedono salire, poi Rosaria l' alcolizzata mi ferma a piazza san Gaetano intimandomi di farle ascoltare ancora una volta: "Ciaccarella". Metto il disco, si fa una folla, attorno i vigili, turisti con le telecamere, carabinieri a piedi, gli altri in moto che mi avevano visto imboccare il lungomare controsenso per andare sulla pista ciclabile, oggi mi erano venuti in contro per fermarmi ma poi, visto il mio mezzo, mi hanno sorriso e mi hanno detto: "fai attenzione". Prima di andare da Umberto, Peppe del bar dell' epoca mi ha fatto cantare qualcosa per la figlia che festeggiava gli anni, poi mi ha offerto una zeppola di san Giuseppe, mi sono dimenticato di fargli gli auguri. Il ragazzo del furgone delle bici a noleggio ha ascoltato mezzo spettacolino, si è divertito, mi ha divertito


che si è divertito. (Piermacchié, giovedì 19 Marzo 2015)

Zona Papa Domani in strada zona Papa saranno in molti e tutti più buoni, se non faccio 100 euro, o nun so' buon io, o nunn' è buon 'o papa (Piermacchié, 20 Marzo 2015)

Non sono fatto per la strada Questa sera è andata meglio, 5 euro e 15. Mi sono messo a zona Cristian Vollaro, ma vicino a quelli della pasta a via Croce, perché quando mi vedono sono felici e vogliono che mi esibisca li. C' è una scuola di francesi che mi accoglie con vivo entusiasmo e poi, l' indifferenza della cittá comincia a fare da sottofondo alle mie canzoni che torno ad eseguire in scaletta. Passa il violista Marco Traverso che mi saluta ed è curioso di manviola. I ragazzi che vendono la pasta ridono e si divertono, il loro canto preferito è: "Merdaiolo". Passa Riscetti col figlioletto Enzo, mi salutano. Dopo aver esaurito lo spettacolo senza applausi e con un pubblico vagante e scuro,prendo l' archetto e comincio i pezzi strumentali. "U, 'o frat 'e Pino Daniele!" ho esclamato quando mi è passato davanti, infastidito non si è voltato, triste ha proseguito coi capelli e il pizzetto bianco oltre il mio improvviso entusiasmo. Penso che non sono fatto per la strada, potrei esibirmi benissimo solo per il mio pubblico, ma per arrivare a questo non posso fare tutto da solo, c' è bisogno di chi organizza per me. Mi succede che sento sprecarmi l' energia quando rimango senza nessuno a guardare.


Dovrei delimitarmi lo spazio con qualcosa per incuriosire la gente, che si ferma ad aspettare la mia esibizione. Dovrei prendere lezioni di cappello da Tavano, ma prima devo decidere cosa fare se voglio cambiare. Il maestro Renato Riccio, violista storico del teatro alla scala mi saluta a piazza Bellini con Yumi. Mi dice che è stato lui, un attimo fa a fare quel verso mentre passavo col motorino, quando, senza voltarmi ho risposto: "ué ué!". Vuole vedere manviola, mi ascolta suonare e dice che sono intonatissimo. Mi consiglia di cantare una macchiettina domani per il papa, mi suggerisce alcune parole col suo parlare simpatico. Mentre va via mi dice: "Pier sei un grande, e se te lo dico io...". Poi quella, mi ha donato l' azzurro, abbiamo scherzato in notte. (Piermacchié, domenica 20 Marzo 2015)

Non sono Non sono cattolico, non sono cristiano, non sono ateo, non sono agnostico, non sono buddista… non sono altro che un essere vivente. (Piermacchié, sabato 21 Marzo 2015)

Credevo di credere Solo quando pensai di pensare con la mia testa cominciai a capire che in realtà non credevo, ma credevo di credere


(Piermacchié, 21 Marzo 2015)

La filosofia fuori Da ragazzino non mi incazzavo ancora della scuola come tempio del perdere tempo, ma del fatto che lasciassero fuori la filosofia, sostegno logico di ogni disciplina.

(Piermacchié, 21 Marzo 2015)

Contro uno stupido E' inutile che provate a contraddirmi, siete stupidi contro uno stupido. (Piermacchié, 22 Marzo 2015)

Essere "Piero, a mio modo di vedere , tu sei un genio. Tuttavia per sfondare nella vita , oltre che ad avere un po' di fortuna, bisogna anche cedere a compromessi, purchè siano legittimi ed onorevoli. Io sono convinto che per imporre il proprio talento e il proprio repertorio sia necessario fare una trafila che abbia al centro dell'attenzione non le attese dell'artista, ma le aspettative del pubblico. Se la gente ancora non ti conosce e ancora non ti apprezza è perchè da te , dalla tua manviola e dalla tua musica si aspetta qualcosa in cui possa per prima riconscersi . Questo non avviene se tu proponi subito ed esclusivamente il tuo repertorio. Il pubblico deve essere "educato" e in qualche modo "ingannato". Mi spiego meglio. Dai al tuo pubblico la dimensione del tuo talento suonando un repertorio a loro familiare e fai loro capire che genere di artista sei; dopo, ma solo dopo aver conquistato la loro stima, puoi cominciare ad imporre il tuo repertorio.


Il principe della risata non è stato subito Totò. Prima ha fatto l'avanspettacolo e solo poco a poco ha costruito il suo immenso personaggio. Se avesse voluto imporre subito e solo il suo personaggio, quello che certamente aveva in testa fin da giovane, senza passare prima per le modeste attese del pubblico, non sarebbe stato nè capito e tanto meno amato. Piero, puoi fare di queste mie parole quello che vuoi. Non m'importa se ti sembreranno pregne di significato oppure vuote. Mi interessa solo che tu sappia che sono parole di un amico che ti stima e ti vuole bene. Mariolino." Penso che queste siano parole sante e che Mario lo posso definire il mio vero papa di oggi, Io il repertorio a loro familiare lo faccio strumentale, quando vedo la malaparata, ma allora perché mi succede pure che si fa il semicerchio e la gente non vuole andare via per ascoltare ancora il mio repertorio di cantautore macchiettista? Alfredo, il posteggiatore di strada mi scrive che è d'accordo con Mariolino, e che ogni tanto devo essere anche bene degli altri e non solo per me stesso, non posso cantare solo le mie canzoni, perché la gente ha bisogno di abituarsi prima di apprezzare un personaggio nuovo e che se mi esibissi per le strade di altre città non avrei spazio poiché la mia ironia sarebbe poco comprensibile. Ma come può mai un giullare pensare di dire cose degli altri? Non sarei Piermacchié, ma un cantante che indossa un costume ridicolo giusto per essere eccentrico, per fare l' artista. Se volessi fare il cantante mi toglierei le scarpe a punta di medio evo, toglierei il frac e il cilindro della prima macchietta, strapperei la scenografia al motorino. Non sono sceso oggi, intuivo che le strade fossero chiuse pure per il mio mezzo, me lo ha confermato Eli che stava con Tsvety, avrei potuto sfruttare le persone buone, ma alla fine comunque, chi se ne frega. Da quello che ho appreso dalla rete, ho intuito una forzatura di napoletaneità teatralizzata, probabilmente per la funzione, di avvicinare più fedeli possibile. Come ha detto Mariolino: "Il pubblico deve essere "educato" e in qualche modo "ingannato", così solo dopo aver conquistato la stima dei non credenti possono imporre le loro leggi al suon di fede. Il fatto è che se tu non credi e dici il tuo punto di vista, vieni subito giudicato male dai credenti, come se loro detenessero la verità assoluta, facendosi forti dell' evidenza del potere materiale e mondiale del dogma. Se invece un credente mostra il suo punto di vista a uno


che non crede, quello che non crede nun se ne fotte proprio, non lo contraddice. (Piermacchié, sabato 21 Marzo 2015)

Nel mondo, nel mio mondo Angela di rimpetto mi vede, dice che oggi dava pioggia, infatti il cielo è grigio con nuvole che si muovono. Nessuno mi ha detto di non andare allo zoo e parto. Sul corso incontro il maestro Riccio che andava a pescare col suo buon cagnolino. All' improvviso piove, mi riparo sotto al castello Aselmeyer, chiamo allo zoo, nessuno mi risponde. poi capisco che non devo andare perché mi mandano un messaggio. Mi aspettava Vincenzo Manganaro che per l' occasione si era preparato anche cilindro e papillon come me, allora dopo schioppeto vado a casa sua a Mergellina. Ci divertiamo insieme, lui addirittura mi fa ascoltare: "Mammà chi è papà?", facciamo il video. Si parla del fatto che per strada sono tutti stressati, Maria dice che li sente parlare solo di soldi ed io, fortunato vivo, sereno e senza impegni dentro a una fiaba. A ritorno verso casa respiro il freddo del vento in faccia con altra pioggia fresca, mi godo forse, l' ultima brezza d' inverno. Vedo un incidente con macchine parcheggiate scassate e una macchina con un' altra tozzate, non ci sono feriti, vedo i carabinieri che schifati fanno il loro lavoro e mi guardano per dire come s' io fossi fesso, e può essere, ma intanto io sono felice. Mi sorpassa una macchina con un signore che alza il braccio come a dire: "guarda a 'a 'sta gente!", e vedo alcuni giovani a piedi che mi guardano con sorriso di meraviglia. Rifletto sul mio stato dell' essere e capisco che sto vivendo, nel mondo, nel mio mondo. (Piermacchié, domenica 22 Marzo 2015)


La morte dell' entusiasmo Stanno dei maestri che uccidono il sapere nel momento stesso in cui lo dicono, con la sola morte dell' entusiasmo (Piermacchié, 23 Marzo 2015)

Essere tornato criaturo Finalmente non ho più impegni da fare, mi godo la vita come un pensionato senza moglie, come un bambino che gioca sempre e non va mai a scuola. Così posso filosofare, chiuso nella mia tana, tra studi musicali e di scienza. Il giorno, meglio del signorino di Parini, senza servitori, senza piaceri da dover fare passerà piú degno ancora, allora non ce ne vorranno due per farne uno ma tre per il tempo che il bel pensare porterà via. Il mio tempo libero sarà per il maestro di musica che verrà a casa, per le amiche che verranno a casa, per la mia famiglia che quando uscirò di casa andrò a trovare a casa. Potrò fabbricare cappelli, corni e cornici, farò il comico a teatro quando mi vorranno e se avrò voglia scenderò in strada a suonare e a cantare. La solita vita vivró, ma senza più impegni che non amo fare, senza date di scadenza, senza doveri, senza illusioni, senza speranze, senza noia, senza tormenti, senza male, senza rincorse, senza pizzichi. Stasera ho fatto una passeggiata a Materdei, ho respirato un' aria antica mai rinnovata, ho visto persone a faticare per il lavoro, ho visto volti senza vita per il lavoro, ho visto la claustrofobia del traffico e scugnizzi felici giocare a carte. Io come i bambini gioco con le carte dei giorni ad inventare il mio tempo, fortunato e felice al di là di una vita di lamenti e sottomissioni,


di paure e di croci, ma nella gioia della mia età, nell' essere tornato criaturo con la coscienza di esserlo. (Piermacchié, 25 Marzo 2015)

I tuoi friarielli La tenerezza dei tuoi friarielli, la delicatezza del tuo amore. (Piermacchié, 27 Marzo 2015)

Nel sesso Nel sesso la più grande purezza (Piermacchié, 28 Marzo 2015)

Una nuova macchietta "Ho fatto un sogno dove c'eri anche tu. Ho sognato in una giornata piovosa di Bologna (come oggi) mi viene a trovare mio fratello, ci sediamo al tavolino d'un bar ed all'improvviso passi tu (vestito da Pierangelo) io ti chiamo sorpreso di Riconoscerti e trovarti li, ci salutiamo e in poche battute (con un animo molto scoraggiato) mi lasci intendere che hai l'intenzione di dismettere le vesti di Piermacchié, poi ti allontani ed io provo a spiegare a mio fratello "lo vedi lui? era Piermacchié... Era un genio della burla, un inventore di strumenti, un parafrasario di volgarità, un buffone di strada uno scultore di sensazioni", era Piermacchié" Poi mi sono svegliato... per fortuna..." Questo mi scrive Mark. Ieri al Tam vanno bene le sporcature di silenzio ed una nota all' improvviso, lo spavento e l' uccellino. Va bene pure la parola forte a fine canzone come tormentone aggiunto, di contrasto, ottimo per salvare i pezzi che non entrano


e per chiudere piú forte i pezzi che entrano. Enzo Boffelli mi dice che spacco, come personaggio e nelle cose rapide, dove fa ridere ogni cosa che dico, ma la canzone deve essere piú forte da subito e senza cali di risata. È vero, la mia canzone comica deve cambiare, il tempo cambia e la reazione del pubblico suggerisce gli schemi e le nuove forme. La macchietta sará compressa e dovrà far ridere dall' inizio alla fine dei 40 secondi. Stamattina il mac di nuovo al san Carlo per cambio hardisk, poi Pierangelo con lei nei posti di Virgilio, il gelato, a casa, studio e tavoletta nuova d' armonia con la plastilina verde. Non dormo e sono le 5, penso alle nuove macchiette, mi tormenta l' idea che si sta costruendo, immagino le prossime esibizioni, calcolo le ipotesi di reazione con l'istinto, ho sonno, non dormo. (Piermacchié, 31 Marzo 2015)

Ti sto sbattendo ogni giorno Ti sto sbattendo ogni giorno, sul tavolo dei miei studi gocce di vino e calici vuoti, nella violenza dei corpi le fredde tue mani riscaldano l' umida pelle dopo che sulle tonde pacche schiaffeggio. Così è notte, mentre tiro i capelli di un corpo senza forze sopra una lingua che scorre e pretende ancora. (Piermacchié, 1 Aprile 2015)

Morire al nulla Piermacchié sembra morire al nulla,


agli occhi della gente è sempre più ridicolo e muorto 'e famme. Sulla 'nfrascata papà mi augura buon lavoro al cellulare, dal corso me ne scendo a piazza Plebiscito. Strimpello sotto al sole che scalda l' inverno e passano i bambini dei quartieri ed un di questi ridendo esclama: "io 'o pisciai dint' a 'o cappiello!" Ed io: "a si' stato tu? Si' crisciuto". Faccio 3 euro e me li spendo di calzini, finalmente. "Voglio i calzini da te, hai pure mutande?" e l' amico ambulante mi dice: "ma me vuó sfottere?" Poi, dopo aver capito che non scherzavo mi ha detto che era convinto che io facessi molti altri lavori. Passano due ragazzi:"ma pe fa 'o scemo te pavano?" Passano due bembine, una di queste mi guarda e ripete: "canta!, canta!, la canzone dell' iphone". Mi dicono che è brutto se non canto, e poi: " e mo ch ne fai cu tre euro? sei sposato? hai figli? e mo la 'ngopp e' arrivà cu 'stu motorino?" Passano altri bambini ed un di questi: "ma accussì faie 'e sorde?" Passa Ivan che l' altro ieri ha ripreso l' intermezzo di Keith nel concerto col coro. Passa il piccolo Thomas con la mamma, salta di gioia nel vedermi, poi mia cugina Jolanda che sta insegnando in una scuola verso il lungomare. Passa Domenico il ritrattista delle torrette, gli sono scresciuti i riccioli e a me le basette. Un venticello, ho mal di schiena, vado via, passo per il san Carlo, la scritta del bar: "Scaturchio", che ieri è andato via da Napoli, via dal mondo. (Piermacchié, giovedì 2 Marzo 2015)

Sorridere di serenità Quella riccia bruna dagli occhi forti, neri dentro al sorriso di ammiccamento mentre vado via: "quanto sei bella, mi piaci". Lei mi sorride ancora: "grazie, sei molto gentile", con vibrazione controllata.


M' innamoro, ripenso a lei mentre la saluto, potrei domandarle qualcosa, inventarmi una scusa, chiederle il nome, sapere cosa fa qui, se è di Napoli, se stasera riparte, se la signora vicina è sua sorella o un' amica. Accelero, piano me ne vado tra la folla di piazza san Domenico. La devo rivedere, forse passeggiando si fermerà tra qualche giorno per salutarmi, allora le chiederó di lei e lei mi chiederà di me. Chissà come sentirei la sua pelle, chissà come le piacerà giocare. Così comincia lento a disvanire il ricordo e l' amore inventato, nel sole di piazza del Gesù, sopra il luccichio del gilet rosa che ho comprato a piazza Dante e che a casa non mi va, così lo regalo ad Eli. Mi ero svegliato presto stamattina, ascoltavo giocare Vincenzo, il figlio di mia cugina, pensavo che lui è piccolo e sveglio ed io vecchio e dormiglione, allora trovo il coraggio di alzarmi. Dopo il caffé mi sento felice di scendere, indosso i miei panni con la voglia di andare a faticarmi la giornata. 17 euro, mi diverto e mi consolo come il Pierangelo di tanti anni fa che strimpellava il suo primo mandolino ad orecchio a via Roma. Arrivava in strada, posava la custodia rigida a terra, l' apriva, prendeva il mandolino e cominciava una melodia napoletana, premendo forte con le dita e forte il plettro, senza solfeggio e senza studi sperava un giorno di ritornare a suonare quelle canzoni anche con le altre note di armonia per stupire di bellezza. Stamattina le mie dita leggere sfioravano le corde e un arco alla mano destra le carezzava e un plettro sul dito pizzicava e le tremolava quando Gianluca levava lo sguardo dal suo libro, si alzava e veniva a me dicendo che sono uno scherzo meraviglioso della vita e che ha passato due ore magiche ascoltando quelle melodie, che finalmente Pierangelo, dopo anni ha fatto sue per via di Piermacchié. Ferdinando mi fa delle foto bellissime, è il fotografo della cittá, scende di casa per immortalare Napoli. Sasà Pelliccia recupera due bidoni vuoti di olio di semi di girasole per farne batteria, Mario il


pulcinella del lungomare mi elogia sempre e lo invito a scrivere un libro su di lui, Edo Robbio dice che si è stancato del mandolino e che sta studiando Jazz con Antonio Onorato, mi ricordo del suo idolo Pino Daniele, per lui è stato male una settimana, prima è pasato il fratello, triste, mi inchino ma non mi guarda, non mi guarda mai. La professoressa di storia dell' arte Avitabile mi saluta e le dico: "professoressa in quella chiesa c' è Donatello", allora lei ride e dice: "lo so". Le prime lezioni di storia dell' arte le ebbi da lei, si stava bene in quelle ore ad ascoltarla in quel tempio del nulla, anche gli allievi più turbolenti zittivano, la sua voce ci rasserenava, tra il partenone e i loggiati dell' ospedale dei pazzi aveva sempre il sorriso sulle labbra. La prima volta che visitai il museo nazionale fu grazie a lei, perché portó tutta la classe una mattina, in un giorno di festa per poi riandarci io e Peppe Capuano quando ci veniva voglia e questa mattina invece, al semaforo del museo scattiamo col verde e vedo volare un portafogli. Torno indietro, fermo il traffico, lo prendo da terra. Dinnanzi a me nessuno, solo auto e motorini in corsa. Un signore sulla sessantina mi guarda, io gli dico: "chillo ha perzo 'o portafoglio e mo come glielo do?" e lui: "dammi a me, viene cca!" anche con atteggiamento arrogante, si avvicina: "damme cca!", io scappo, penso di andare in questura a denunciare il portafogli e vedo un ragazzo che, parcheggiato il motorino vicino la galleria principe si dispera, si fruga addosso, cerca attorno a se. "Hai perso il portafogli?" e lui sbarra gli occhi, incredulo come davanti a un miracolo dice di si. "eccolo, stava li a terra e quel signore se lo voleva prendere". Mi ringrazia piangendo e mi chiede: "quanto vuoi? vuoi un caffé?". Io sorrido di serenità, gli dico che mi ha fatto piacere e vado via con una gioia per la cosa piú bella che mi potesse capitare al giorno.


(Piermacchié, venerdì 3 Marzo 2015)

Ciucia Ciucio ciucia, ciucia ciucio 6 Aprile 2015

Una doccia Per cambiare donna basta una doccia 9 Aprile 2015

La spalla La spalla che accompagna la battuta col cuchiaino trattando il pubblico come bambini ridicolizza il comico 12 Aprile 2015

Ci si abitua anche ad una vita da fiaba. Eduardo De Filippo si arrabbia contro un attore, gli urla in faccia e gli spezza in due la cornamusa. Quando siamo soli gli faccio una partaccia, mi dice che l' attore non recita bene e così va educato ed io gli dico: "e tu, credi che fai bene tu?!". Eduardo moribondo a letto, non vuole vedere nessuno, è scontroso e stanco, lo guardo dietro la porta della sua camera e poi mi sono svegliato. Le mie Elisabette stanno sul lungomare, ieri erano con me, belle, dentro ai morsi di cioccolata. L' altro ieri con Lisa una pizza a casa, il giorno prima una pizza con Eli e Svety quando al mattino Giusy suonava il mio piano e metteva già tre dita sul mio


mandolino. Mi preparo, sto per uscire quando il mio orologio porta le 17 ma sono le 14. Scendo sul lungomare, stracolmo di gente, Incontro le Elisabette. Approfitto per fare una cosa di spicci, in due ore 4 euro. Una signora passa e dice: "che s' adda fa pe' campà!" come se stessi a fravecare o a scavare in miniera, o a cercare il petrolio o a fare il lavapiatti. Semplicemente suonare pare cosa vergognosa. Al Tam sperimento con la Bolegna un' entrata a schiaffo come disorientato, dico poesia con chella Mappina e canto: "Curnuto". Ciro Giustiniani dice a mia madre che devo tornare da lei perché non posso fare sempre la vita da fiaba e lei lo sta a sentire. Il nostro boss Mormone ci sta preparando un futuro magico, con studio, divertimento e psicologia. Flavio Berti mi consiglia di provare a bussare ai locali invece di stare in strada, la volta scorsa mi disse che la mia particolatità sta nel velo di malonconia sotto alla comicitá, una cosa simile mi disse Bic quando venne a trovarmi un mese fa: "non farti togliere la malinconia". Mentre apro la porta di casa penso che come ci si abitua ad una vita così detta normale, ci si abitua anche ad una vita da fiaba. 13 Aprile 2015

Quando non mi interessano più Anche la legge d' attrazione mi funziona ritardata, vengono a me le donne che ho voluto solo quando non mi interessano più. 14 Aprile 2015

Non ti tocco proprio Se sei dolce ti struppeo se non sei dolce non ti tocco proprio 14 Aprile 2015


'Na funtanella Così fur gocce, dal femmineo ciore accarezzando, brezza infose suo primo nettare che il legno infuse. 16 Aprile 2015

Yubrik è uno stronzo. Ho ancora l' orecchio lesionato dalla sua cretineria. Eravamo dietro le quinte, faceva i selphy col suo telefonino, eravamo un gruppone tutti a fare le solite facce, io cacciavo la lingua, quando ad improvviso Bolegna viene e ci cazzea perché non rispettiamo Abbacuccio che si sta esibendo sul palco, allora io indico Yubrick e dico che è lui che fa casino, lui si nasconde, ridiamo. Allora dopo che Bolegna ci ha detto le maleparole lui mi minaccia mostrandomi la pistola. Quando è il momento dei saluti finali, mentre Valentina Stella ballava col vallotto Yubrik si vendica sparando un colpo a salve nel mio timpano. Come ha potuto prendere così seriamente lo scherzo? E così non si scherza, poi a me le orecchie servono. C' era Antonio Casagrande, gli ho fatto fare la foto con papà dicendo che guarda sempre: "Mia famiglia", di Eduardo in cui Antonio fa la storia nella storia, mi risponde: "e fa bene". Mi ha chiesto quanti anni sono passati da che facemmo gli spettacoli insieme, si ricordava di me, suonavo il mandolino e la viola elettrica di mia costruzione che era stonata a detta sua e a conferma mia. Le musiche le scrisse lui, venni chiamato dal Chitarrista Gianluca Marino e cominciammo alla sala Ferrari, poi il dramma, Pina ci lasció e stasera ho visto il tempo ridare sorriso alla disperazione che il suo volto canuto mi lasció in quella chiesa di una fredda mattina. Sono entrato a schiaffo con un sonare alcune note bene e altre male fino a dire: "che schifo!", poi ho cantato:


" 'O Papa appar", che ha fatto un buon effetto, su idea di Enzo Boffelli. Sto facendo più pratica per scansare i fossi e i cazzimbocchi sollevati, mi pare un gioco. Mariano mio fratello era al Tam, tornato dall' Inghilterra per qualche giorno, le due amiche inseguo col motorino, dopo che non riesco a capire in quale bar Bolegna e gli altri sono andati. Mi fischia l' orecchio, ci sento di meno, da oggi in poi saró molto attento al piccolo giocoliere di strada. 20 Aprile 2015

Una comicità effimera Ricerco una comicitá effimera che resista al tempo 21 Aprile 2015

Un dubbio Al punto in cui la gente non pensa a cosa, a come, con cosa, in che modo stai suonando, ma, mentre ti guarda ha solo un dubbio: "sta suonando lui o ci sta prendendo per il culo?" 23 Aprile 2015

Il senso di tutte le cose Accetto la conformazione della vita, non cerco illusioni di eternitá, faccio quello che mi fa stare bene, mi rassegno al senso di tutte le cose. 24 Aprile 2015


Il tempo dell' amare Alla base della mia concezione dell' Amore c' è la libertà reciproca assoluta e non esiste alcun tipo di vincolo. I due sono liberi di amare altre persone qualora lo vogliano e non esiste il fidanzamento. Solo così, nella lealtá dei sentimenti non sarà stato vano il tempo dell' amare. 25 Aprile 2015

al di la della cultura Cerco l' essere, al di la della cultura 26 Aprile 2015

Tutto puó accadere Al Tam il mio quaderno bianco è sparito, Critelli lo aveva pure visto giorni fa, devo riscrivere i miei trucchi per la risata. Ho fatto cinque minuti supportato dai bravissimi malincomici. Inizio una sporcatura convertita a pezzo, di me che suono e stono e dico: "che schif!", subito dopo una canzoncina sui call center scritta stamattina per via di ripetute telefonate a casa di queste compagnie telefoniche che a modi buoni e carini, distinti alla voce e bene educati si trovano, spesso pure prima della loro presentazione scioccati, dal mio secco no. Poi pezzi di repertorio, una poesia e un pezzo cominciato a poesia e concluso in canto. Angelo mi continua a dire che se continuo a girare in strada mi potrei bruciare molte occasioni. Come è vero che Piermacchié è questo, personaggio che sceglie l' essere alla realtá cittadina scrivendo della sua vita la fiaba, facendo spettacolo anche solo


passando in strada col suo motorino è anche vero che nonappena fecesse buono successo di immagine per la televisione e quindi cominciasse a guadagnare bene, non si vedrebbe più a racimolare spiccioli come un povero dio, ma solo perché non avrebbe più bisogno dei 5... 20 euro al giorno e non avrebbe manco il tempo per scendere in strada, non certo per una questione di immagine, perché pensare di sputtanarla sarebbe un paradosso poiché Piermacchié da questa è stato creato. Forse lo si vedrebbe andare da casa al Tam almeno durante i primi successi e poi, conformato al mestiere di comico di professione non si vedrebbe che camminare in macchina e vestirsi di frac e cilindro solo nei camerini. Allora Piermacchié finirebbe di essere colore di Napoli ad improvviso, sotto gli occhi dei passanti per passare alla fase vip. Ma tutto puó accadere, come puó non accadere nulla, o succedere che dopo scemato un certo successo lui ritorni in strada e in strada e per via del vecchio successo della televisione riavrà successo. Aspetto il computer che mi stanno aggiustando al San Carlo, così mi faccio i nuovi spettacolini con le basi, 15 minuti ben fatti con vocina che mi presenta e mi sfotte, sono stanco dello strumentale per i turisti, canteró le mie macchiettine e avró il cornetto in mano e l' uovo di percussione al piede come strumenti. C' era mio padre e mia madre, allora ho cantato: "Pensionato", in cui descrivo le loro lotte giornaliere. Le ruote del motorino si sgonfiano troppo presto, non so perché, chissá se le riempio di poliuretano. (Piermacchié, sabato 25 Aprile 2015)

Il mio giorno Così passa quieto il mio giorno e fuori passano gli anni, quando apro la porta di casa.


28 Aprile 2015 Ina tana In tana, carcere di studi e canzoncine, costruzioni e pitture, poesie e filosofie, lieti simposi, dolci compagnie.

(28 Aprile 2015)

I messaggi vocali Così scoprimmo i messaggi vocali, e fu rivoluzione 28 Aprile 2015

Vivere questa vita I bambini delle nocelle entrano dal cancelletto: "Piermacchié! ma che stai facenn, nun me piace! Ci regali la bomboletta?" Ed io, intento a dare gli ultimi ritocchi al motorino: "Uagliù v' aggia vattere?". Venticello, scendo le scale con uno stemma appena disegnato sul motorino, un uomo e una donna sorridono felici per la mia creativitá: " vaco a fa' dduei spicce". Torno sul lungomare, me ne frego delle basi che non ho fatto ancora, decido di cantare al di la di tutto, al di la della folla. Appena arrivato all' entrata del borgo marinari parcheggio il motorino e mi appare lei, Marilù. Ci sorridiamo e le ricordo di quella cosa che doveva darmi qualora ci fossimo rivisti. Un bacio, me lo da a metá, ma è più bello di un bacio pieno. Mi affascinano le belle donne avvocato, la serietà che le contraddistingue valorizza e maggiora la loro femminilità, sotto l' austera giacca si nasconde un profumo più degno da essere respirato. Loro vorrebbero viaggiare nella


mia testa, io assaporarne il contrasto dei loro discorsi di legge con la loro liberatoria follia. Come Monica, che mi dice che nella noia dei dei guai d' avvocato sta sempre a dire stupidate mentre io invece canto perle di saggezza e lei, si libra poi, per sentirsi vivere oltre le barriere dell' apollineo. Marilù mi lascia, prosegue il suo cammino, elegante secondo i passi scanditi dai tacchi. Canto i miei 15 minuti a più riprese, mi sento più staggionato, con mestiere e repertorio. La gente passa e si diverte, non ho molti pezzi forti che fanno ridere d' impatto, ma ogni pezzo dice qualcosa di forte. Le due ragazzine sul muretto che fimlano: "si' 'o cesso" per la loro amica Maria, la ragazza che mi si è avvicinata da dietro senza smettere mai di ridere, gli stranieri che mi apprezzavano, gli scugnizielli con le bici che volevano ancora ascoltre, il cameriere e il fattorino che mi chiedevano del piscione e il merdaiolo, chi mi salutava da lontano, chi mi cantava una sua macchietta per farmela imaprare mentre Domenico il ritrattista sbalordisce al sentire: "Ciu cia cià", dicendomi: "ma allora l' hai scritta!" non ricordavo che me l' avesse consigliata lui. Faccio 7 euro, passo per le vie come se fosse l' ultimo periodo di Piermacchié da strada, come se questo tempo servisse a farmi rimanere nella memoria del popolo, nella storia di quanti più cittadini possibile prima che il cabaret, forse, mi tolga da questa. Passo al san Carlo e c' è Giovanni il contrabbassista che mi saluta, sta in pausa, dice che si è comprato il suo primo smartphone. Viene Umberto ed i suoi amici, la folla accorsa a vedere lo spettacolo è in riga a veder me, tutti mi osservano, le foto, le mie canzoni in filodiffusione, mi saluta Mario Thomas il tenore, dice che mi vede sempre su facebook. Riprendo il mandolino Pandini da Masiello e torno a casa dove sotto alle scale Tsvety ed Eli sono appena arrivate. Passiamo la serata insieme, suoniamo il pezzo che stamattina ho scritto per l' occasione: "Una sera da Piermacchié", per viola e manviola.


È un anno ormai che mi sforzo di scrollarmi da dosso la cultura religiosa e adesso finalmente comincio a vivere. Penso che il fedele che si convince di credere, in realtá non accetta la morte. Io da oggi, ma anche da una settimana fa ho capito che devo accettare la morte, senza stare teoppo a chiedermi il senso della vita, sarebbe bello avere un' anima e un dio dall' al di la, ma non posso più credere alle favole dell' uomo, la mia dignitá di uomo come essere pensante non me lo consente. La bella etica e la filosofia che stanno nelle religioni non certificano l' esistenza di questo dio voluto dagli uomini ormai dalla notte dei templi. Scindere quello che si pensa veramente dalla cultura e dalla superstizione è una conquista che si puó ottenere solo se ci si è spogliati dalla coscienza provvisoria nella sincerità assoluta di se stesso. Puó essere triste non credere in dio, non essere possibilisti, di non vivere in eterno, ma è più degno stare alla vita per come essa si presenta invece di viverla come un ponte per una vita vera oltre la vita. Come si fa a credere in Miti e religioni che si tramandano con gli stessi schemi da uomini che testimoniano quello che non hanno visto? Mi bastano l' etica e gli insegnamenti del vivere civile, ricavati dall' esperienza umana, ma non fatemi credere in quello che non vedo ed è pure inutile che mi si paragoni a Tommaso dandomi l' opportunità di essere migliore di lui. Non posso aver paura di un castigo, sarebbe un ricatto del mistero dover credere per ottenere un premio futuro. Non si tratta di pessimismo o nichilismo, si tratta di vivere la vita. Voglio depurarmi dalla cultura per poter incominciare a sentire qualcosa, ma questo qualcosa non puó essere una personale e intima fede se stampata e impacchettata da millenni dagli uomini della storia. Impareró piano ad accettare la morte, senza speranze ultraterrene, consapevole di essere un cervello che ha chiamato alcuni piaceri con le parole emozione e amore.


20 Aprile 2015

La schiavitù Io festeggio ogni giorno e tutto l' anno. La schiavitú non mi appartiene. (Piermacchié, vnerdì 1 Maggio 2015)

Personaggi per la televisione Con un quarto di A4 mi faccio il nuovo quaderno, ha una copertina come di metallo. Potrei scendere a fare tanti spiccioli ma non lo faccio, in una festa dei lavoratori in cui sono un alieno. "Perché sei Piermacchié anche quando passi in strada?" mi domando mentre passo il corso di corsa e, osservando chi mi osserva mi rispondo: "perché nel vedermi spuntare in strada così conciato è sicuro che ridono". Ridono infatti, chi passa in auto, chi passa in moto, ridono come a una battuta inattesa e insieme di gioia e orgoglio per una mia esibizione che comincia da quando esco a quando ritorno a casa. Al Tam faccio rottura con stonatura e pernacchia l' una, con saluti ed inchini a vuoto per lasciare subito il palco l' altra. Canto: "Musicista feticista", aggiustata da mio fratello Mariano nei giorni in cui è tornato dall' Inghilterra dove fa l' ingegnere informatico e da Pier Paolo dei Mapperó poco prima l' esibizione, perché per sbaglio gliel' ho fatta ascoltare e gli ha aggiunto al volo la parte che ha fatto più successo: "...e il nero delle ogne, gne gne gne". Mio fratello invece mi consiglió: "ci sta, chi ci sta?" come cosa che spiazza lo spettatore, perché si vuole divertire senza pensare, Pierpaolo dopo questa battuta ha poi aggiunto: "ho paura!". La Bolegna ha approvato tutto ed in sala c' erano le mie amiche, mammá, papá e mia sorella che ha preso 9 in Inglese, Stefano il violinista col fratello e Umberto e Giusy.


Ho indossato un solo pantalone, comincia a fare caldo. La nostra maestra ci ha parlato dell' importanza del personaggio e del suo tormentone che non deve tanto cambiare per permanere alla memoria dello spettatore per via della psicologia della televisione. A questo punto mi ritengo fortunato perché il mio personaggio è costruito su me stesso e non me ne potró mai stancare. (Piermacchié, vnerdì 1 Maggio 2015)

Capitolo 10 In bilico tra ridicolo ed arte


Un angelo di pizza fritta L' odore della sua pelle, il sonno e le dita, il letto distrutto, il mattino disfatto, il meriggio e mi vesto, scrivo una nuova scaletta e vado via. Non voglio andare sul lungomare e passo dal conservatorio, nella piazza alcuni scugnizzi giocano a pallone, controllo se ho la frusta e un bambino di quelli: "PiermacchiĂŠ!", mi saluta, come si saluta un fraratello. A piazzetta Nilo mi piace, molti turisti e napoletani. Attacco a cantare, a gruppetti si fermano divertiti, dopo il repertorio prendo l' archetto per gli strumentali e mamme con bambini ascoltano. Il microfono della voce fa difetto, mi perdo delle attenzioni che sfumano via. Scopro che sono fondamentali le smorfie, le facce e le follie improvvise durante la canzone perchĂŠ fanno ridere ed alzano il livello di attenzione. Il pubblico vuole che io sia pazzo. Passa NinĂŹ Sgambati, pensa che io abbia cambiato motorino, ma ho solo rinnovato il rivestimento. Va via sorridendo e con quella invidia di libertĂĄ che mi disse l' anno scorso, quella che avrebbe voluto provare fuggendo


gli ambienti freddi dell' arte che insegnava, quando seguivo le sue lezioni di 4' pittura invece di seguire le mie ore di scultura. Passa Keith, Tina e Tsvety che ieri mi ha visto al Tam, mi fanno foto e una foto col mio maestro che dice di essersi fatto il capello fascista, dove sembriamo crik e crok, gli estremi opposti, lui chiatto e serioso con solita posa da musicista antico ed io buffo, secco e sorridente. Una busta calda per me, Antonio, un passante, me la porta, dice che me la manda una bionda col motorino con queste parole: "da parte del suo angelo". All' interno un cartoccio arravoglia una enorme pizza fritta con ricotta e pepe e 'na spruzzata 'e pummarola. Allora mi esibisco a mangiarla come la pizza sul muretto che mi da la zi' Teresa, e tutti a godere della mia interpretazione mentre passa il paparazzo Salvatore Esposito con amici a immortalare prontamente l' evento. Chi sará mai questo angelo? Forse quella del letto distrutto, sará lei. Faccio 9 euro, a via tribunali dove Romeo Barbaro segue i lavori della casa di Umberto che non è tornato ancora dal san Carlo, volevo fargli controllare il microfono. Mentre Romeo mi racconta che molti passanti lo riconoscono e gli chiedono una tammurriata, passa Rosaria la 'mbriaca che appena mi vede mi intima: "Ciaccarella!!!", come fa sempre, faccio partire il disco e lei contempla, ascoltandola, con occhi di ricordo a un bel tempo che fu, come se questa canzoncina fosse stata scritta apposta per lei. Incontro i miei primi fan, Antonio e Maria Beleff, sempre entusiasti di me. Avverto come s' io stessi a scrivere una missione, una storia, mentre porto il mio mondo nel mondo di Napoli. Un significato ci sarà, Piermacchié forse, coraggioso emblema della difesa dell' essere. Intanto il popolo nel traffico del semaforo del museo mi fa festa e torno a casa. In quella pizza fritta i suoi sorrisi, i baci, le sue carezze nel velluto di ricotta, il suo imbarazzo dal rosa del pomodoro, i suoi ammiccamenti dal pizzicorio del pepe. L' ho mangiata e non so chi è.


(Piermacchié, sabato 2 Maggio 2015)

Sono un piscione scugnizzato 3 Maggio 2015

Infidanzabile Sono infidanzabile 5 Maggio 2015 Il governo Il governo è la compagnia teatrale, Il popolo è il pubblico che paga il biglietto. (Piermacchié, martedí 5 Maggio 2015)

Rifiuto il lavoro che non mi rende felice. Sono felicissimo, ho guadagnato 10 euro.Giù san Gregorio Armeno, di mattina verso le 12. Mi ha accompagnato Eliperché abbiamo portato il mio motorinodal meccanico. "Samente! Si bello pisció!"mi salutano chi vende i pastori vicinoalla piazzetta dove mi sono messo. Alterno le canzoncine agli strumentalie allieto molti giovani la fuori, Vincenzomi omaggia addirittura due volte. Passaun mio grande estimatore, Ciro Fera che mi ascolta con riverenza e mi omaggia,anche lui in due momenti. All' improvvisofaccio la canzone del call center e vengotintinnato di monetine da piú parti: "salve siamo la compagnia telefonica...acceriteve!" un tipo, che con soddisfazionemi monetizzava mi dice che lavoranella telefonia e allora gli dico: "accirete!". Lui ride felice, come gli altri attorno. Una signora mi dice che sono molto allegro e chedifficilmente potrei scendere a fare questo mestiere se una la mattina mi alzassi storto.Dopo un' ora circa comincio a fare il mandolino con la lingua, come giá facevoma raramente, sopra allo strumentale delle napoletane e succede che tutti ridono.A primo acchitto si domandano da dove mi proviene il suono del mandolino e dopo realizzato che viene dalla mia lingua,ai loro occhi, oltre ad essere un grillettocolorato divento pure simpatico. I turisti addirittura mi omaggiano e ridonoed io in quel momento mi sento definito,completo di quello che sono. Poi le ragazze mi fissano eslinguazzando aggiungo un mover di cigliae delle occhiate malandrine che le farimanere a pensare col ridere di divertimento misto ad imbarazzo e nascosto desiderio. Così tra smandolinateslinguazzate e trombette di labbra pensoa Pulcinella, alla sua ragione di essere. Ricordo il teatrino dei burattini di Bruno Leone a


Materdei giorni fa, alla festa delfriariello e ora capisco perché ridevo.Felice del sole, felice dei 10 euro, felicedel buon esito della lingua vado via, trasportato da Eli che mi riporta dal miomotorino ancora senza pasticche, poimi accompagna a comparare un gonfiatoree sono un' altra volta felice, perché finalmente posso gonfiare le ruote a casasenza dover andare ogni volta dal compressore a viale Michelangelo.Maurizio Rea scrive: "Quando incontri Piermacchié, giornata migliore non c' è. Si belloPisció!!!". Mi chiama Michele Perri peruna posteggia stasera col mandolino,non vado, non ce la faccio piú a posteggiare,a buttare note ad orecchio solo per soldi, sono stanco di guadagnare con la mediocritádelle cose, stanco di tornare indietro comese non fossi mai progredito, stanco di stare al gioco di un' arte finta, di unostrimpellare fine a se stesso. Preferisco difficili monetine per Piermacchiéche facili carte da cento per l' inutilemandolinaro d' osteria di Pierangelo. Rifiuto il lavoro che non mi rende felice. (Piermacchié, venerdí 8 Maggio 2015)

Faccio 3 euro "Vaffanculo! a te e a tutti e tre!" Una signora, dispiaciuta, cercava di calmarmi, un signore invece, mi diceva che questi fanno schifo e non v' è speranza alcuna per loro, me lo diceva con la voce della faccia. "Io nun me scordo!" Il piccolo Gaetano continuava a ridere col suo pallone in mano, per la soddisfazione di aver sbuffonato un finto buffone, o forse per mascherare il dispiacere di avermi scassato un braccio di piazza Plebiscito che ho sul manubrio, con la sua palla di cuoio. Adessó peró pare abbia più fascino, come non finito, come cosa d' antico. Scendo la via dei pastori e incontro Keith che mi chiama. Andava ad una lezione con la sua borsa di carte di musica, col suo mestiere, con la sua stazza di storia, col sorriso sopra un vivere antico come spiraglio di vita sopra un' arte ormai morta. Sotto la statua del Nilo mi parte una pasticca come un proiettile, il freno è andato. Mi metto all' entrata della scuola del Gesù, nessuno si ferma e facce stanche. Passa Pasqualino Gaudino, mi saluta e mi dice: "come va?" ed io: " 'na chiavica!", allora mi da la mano dicendo di non preoccuparmi perché lui porta bene. Passa un amico di mio padre che mi dice: "coraggio Gianpiero", passa Giulio Baffi che mi regala un sorriso di simpatia, saró entrato anche nei suoi ricordi.


Passa un giovane straniero che da fermo mi ammira, si inchina, tanti complimenti e va via. Suonavo strumentali napoletane, ero partito con una nuova scaletta delle mie canzoni, ma era giá fiato sprecato. Chiamo Eli per vedere se il suo meccanico puó aggiustarmi i freni, mi ci porta, ma nulla da fare, le mie pasticche non le ha nessuno, lei torna alla lezione di violino da Tsvety, a via Tribunali mi gridano: "si 'o nummero uno!". Torno a casa pensando che Piermacchié avrebbe tutto il diritto di sparire alla strada, forse presto, poiché senza denari non si cantano macchiette. Ma forse questo è il destino di chi sceglie la libertá alla sottomissione. Faccio 3 euro. (Piermacchié, 6 Maggio 2015)

Voti Vuoti, buoni solo a dar voti 8 Maggio 2015

Il bambino Si chiama Giuseppe Pirri, il parcheggiatore che parcheggia di fronte la funicolare di piazza Amedeo. E' tutto l' inverno che al mio passaggio salta di gioia nel vedermi passare, anche quest' ultima sera al Tam, alza il braccio e mi urla: "si' 'o nummero uno!". Ivan mi saluta di stima, appena finito il mio ultimo numero, dietro le quinte, lo ringrazio per i sinceri commenti che mi scrive. Saluto Cristiano che mi domanda: "il prossimo tuo CD si chiamerà latte macchié?" L' incazzatore personalizzato dice che è molto felice di avermi conosciuto, ma ci conoscemmo già una volta abbasce 'o Tam. Saluto Mino, Marianna ed Angelo, poi Espedito, ancora scioccato da prima, perché mentre parcheggiava in retromarcia mi ha visto spuntare da dietro


col motorino ed ha frenato ad improvviso. Ho rischiato di essere investito, ma quando mi capita il cancello del palazzo aperto, per paura di vedermelo chiudere per non scavalcare dalla porticina io entro Espedito. "Piermacchié è il bambino che sono sempre stato". Antonio Amato, il fonico, dice che ho detto una bella cosa ma vuole sapere pure chi è il suo creatore. Pierangelo, un uomo inutile, intristito dalla scuola e dalla società decadente. Piermacchié è il Pierangelo buffone e felice che visse l' inizio della vita, prima di essere oscurato dai grandi per diventare grande. Un' invenzione costruita sulla verità, come si discuteva stamattina durante il viaggio per casa di Bruno il poeta, riguardo ai nostri personaggi, che rispondono alle proprie caratteristiche fisiche e di carattere. Abbiamo strafocato da Bruno, visto le sue vacche, i porci, le papere, il laghetto, l' odore di stalla e le sue ciocche rosa sopra il sorriso di una vita che non ha mai lasciato il bambino e i bambini della Bolegna giocavano a pallone, leggeri al pensiero come fresca l' aria d' erba. La Bolegna dice che legge il mio diario, le piace, le dico che un giorno sarà un libro. Stefano Friscia dice che la mia è una comicità universale, Chicco del trio d' Italia mi guarda e si diverte con ammirazione. Stanco, mal di testa, ritorniamo a Napoli, mi vesto, vado a teatro. Mi funziona solo il freno anteriore, ma poco, mi aiuto coi piedi. Comincio con la seconda parte di: "Nun se magna", e testo il pubblico, sono libero di cesellare i miei pezzi sopra gli sguardi, il palco è mio, non ci sono tensioni d' ansia del tempo e da divieti di improvvisazione e la mia spalla è innocua, ottima da sfottere nel personaggio di Angelo Venezia. "Acceriteve!" per le telefonate dei call center fa un buon successo, poi mi accorgo che la ripetizione a pappavallo che faccio, di una o più parole, fa ridere. Attacco: "Sei una stella" abbassandomi accanto a una bella, mentre però mi accorgo che ho il pantalone bucato in mezzo alle cosce e mi rialzo col ridere di tutti e una donna di fronte ride, per i doppi sensi della canzone, ma la spalla appesantisce e rovina, intervenendo e ridicolizzando il pezzo: "cosa? che? ma che dici?" troncando il graduale crescendo, quando basterebbe una faccia inespressiva alla Corrado, più espressiva di tutte le espressioni e senza dire nulla. Rientro dopo l' incazzatore con la serenata per la


bella che culmina in: "...siete chiaviche..." e il botto del pubblico e di quella che ride forte. Ad Antonio il fonico piace molto: "Chiaviche", perciò l' ho fatta. Poi quella che ride alza la mano alla mia domanda: "chi di voi fuma?" e le dedico in poesia: "Amica mia, donna di fumo sei, dalla mattina fino alla sera ti fumi i giorni tuoi, ti fai le canne e pensi di più, pensi di esistere anche tu", e poi in canto: "ma sei una uallera, uallarì uallaré!", un successone. Poi il tipo che urla: "t' aggio visto 'ngoppe 'a scesa!" gli faccio: "Si bello pisciò", in due parti, finisco, applausi, Angelo mi congeda, vado via, col motorino elettrico che sempre desiderai avere e guidare in strada, da bambino. (Piermacchié, sabato 9 Maggio 2015)

A cose più assurde Sorridiamo quando i bambini credono alle favole e siamo così seri quando crediamo a cose più assurde 11 Maggio 2015

Un cervello Vorrei tanto avere fede, ma purtroppo ho giá un cervello 12 Maggio 2015

Scendo tardi, fuori al conservatorio saluto il fotografo Ferdinando Kaiser mentre la bella Paola Tufo si ferma e mi sorride, è una fotografa, mi fotografa per la prima volta. "Me pare 'e palle!", mi dice il barista del santuario di Maradona, ricordando una mia canzone, ed io: "e tu me pare 'o pesce!", applausi degli astanti. Nella piazzetta giú alla via dei pastori mi accolgono, nei sorrisi leggo stima da divertimento, evidentemente la volta scorsa i negozianti hanno gradito. Attacco per loro un poco di canzoni, ridono come a non poterci credere,


in me, piú della canzone comica fa ridere la faccia, come canto e come sono vestito, ma sopratutto il coraggio di essere così. Slinguazzo il mandolino e aggiungo suoni onomatopeici per rendere la melodia piú varia e sopratutto per rendere la mia esecuzione piú divertente. La gente, pure quella che cammina con la faccia dei guai mi guarda e ride, anche gli stranieri e gli straniti. Raneer, il napoletano indiano che ha la finestrella della sua casa aperta sopra al tabaccaio, mi sta intorno, come l' altra volta e canticchia un mio vecchio tormentone: "Iate a cacá!", allora lo suono, ricordo con manviola tutta l' esposizione della quinta sinfonia coi raddoppi delle parole, cosí due straniere si fermano divertite e mi danno le prime monetine, i napoletani con le panze in mano, un successone, pare che Beethoven sia piú famoso di Di Capua. Passa così Gianni Aversano, ci incontriamo per la prima volta, si inginocchia a me come quando si inginocchió ai cospetti del Papa, non ricordo quale. Mi chiede com' è che in questa zona non mi ha visto mai dato che lui ci bazzica spesso. Gli rispondo che ultimamente mi sto mettendo li, per un motivo. Perché i passanti quando mi vedono non subiscono il trauma come in altri luoghi pensando: "ma chi è chist? Ma che fa? Addó E asciuto? Ma che bo'?", ma, vedendomi in quel luogo mi associano autamaticamente ai pastori e alle maschere e quindi, felici, mi giustificano come cosa normale e mi omaggiano piú facilmente. Gianni scrive: "È stata come una visione celestiale. Prima mi era giunto il soave sceriare della manviola. L'indizio mi ha portato alla fonte. Celeste stava Pier a pier. All'inizio do' vico o veco e lle dico: Maestro benedicetemi! Mi inginocchio e gli bacio la mano che regge la bacchetta. Alle nostre spalle G. B. Vico benedice e ci ricorda l'eterogenesi dei fini." "Gianni, la tua fede ti ha salvato, da questa sera sarai con me nel diario", commento, mentre Ivan di Cristiano dice che io e Gianni siamo due suoi miti.


Faccio 5 euro, ma è la mia vita, non ha importanza se guadagno molto o poco, ha importanza che io scenda in strada quasi ogni giorno. Stamattina i funerali di Mario Da Vinci, Pierangelo ebbe modo di suonare per lui, di parlare con lui, gli era simpatico. Dopo anni, Mario si ricordó di lui, vedendolo sotto la galleria con un mandolino in mano, mentre esponeva quadri per non venderli e gli domandó: "mo che stai facenno, sai sunanno?". Stamattina un incubo, ero con Siani che mi voleva parlare, mi offre una birra ma non me la da, poi mi fanno delle foto con lui ma nelle foto non compare nessuno, ho sognato il produttore che mi guardava e rideva e il resto non ricordo. Stamattina Keith mi ha insegnato che una settima di dominante puó essere vista pure come rivolto del quarto grado di una nuova tonalitá, poi Mangiamo da Tsvety, apprezziamo la sua cucina bulgara, l' insalata prima del primo, il cibo visto da un' altra angolazione come doppio significato di un accordo.

13 Maggio 2015

Con la cultura Ci sono certe persone cosí stupide, che colmano la loro imbecillitá con la cultura. 14 Maggio 2015

Il latte Adoro il latte a lunga conservazione parzialmente scremato 14 Maggio 2015

Chisto rappresenta Napule


Stanchissimo. Da oggi pomeriggio sto costruendo una nuova forma al motorino ma non ne sono ancora convinto, forse fa veramente schifo, domani mattinacapiró cosa fare ed intanto mi domandocome faró a lavorare se non finisco presto.Stamattina sono sceso frenando coi piedi,potevo pure buttare sotto qualcuno.Fuori al conservatorio saluto Robertoe penso a quanto tempo è passato da quandomi comprai il motorino e lasciai il duo con lui per cominciare la vita da Piermacchié.Il maestro Riccio è li, mi viene incontro e mi dice che dovrei vendere i CD allamaniera di Sepe. A san Gregorio ArmenoEfaccio 10 euro, faccio il gruppone di una scuola di ragazzi e canto: "professoressaio pulezzo 'e cessi e non son fesso accussì,non mi interess la storia e l' ingles,cosí magno spesso pur' io...", tutti ridonoe ascoltano attentamente quando mi accorgoche i miei occhi sono potenti se guardo all' improvviso qualcuno e lo intimorisco.Mi sorride Alan de Luca di passaggio. Un ragazzo che scaricava il camioncinomi dice che devo andare ad Amstedam "accussí comme staie", un Pasqualemi osserva con orgoglio dicendomiche si nota il mio tentativo di fare cosenapoletane, ed è un bene perché ormaila tradizione muore. Vado via, mi salutaMario, il pasticciere di piazza san Gaetano,sto un po con lui chei mostra un' amicoe una straniera domanda cosa io rappresenti. Io le dico che faccio cantautore macchiettista ma l' amico di Mario, da sopra la mano dice: "chisto rappresenta Napule!" (Piermacchié, mercoledí 13 Maggio 2015)

I bambini credono alle favole Sorridiamo quando i bambini credono alle favolee siamo così seri quando crediamo a cose più assurde (Piermacchié, mercoledí 11 Maggio 2015)

Ho già un cervello Vorrei tanto avere fede,ma purtroppo ho giá un cervello (Piermacchié, mercoledí 12 Maggio 2015)

Con la cultura Ci sono certe persone cosí stupide, che colmano la loro imbecillitá con la cultura. (Piermacchié, mercoledí 14 Maggio 2015)


In bilico tra ridicolo ed arte In strada la gente mi premia per la simpatia, ed è quello che mi interessa. Lo strumentoè solo un mezzo e non è indispensabileperché quello che conta è la faccia e lo straniamento. Funziona molto il mandolinoslinguazzato che fa la melodia soprasemplici arcate d' accompagnamento assiemea pernacchie improvvise, parole sconnesse,sguardi fulminanti e sospensioni, nelle quali le attenzioni vengono attrattein un vortice di attesa e meglio nei finali.Ho scoperto che perdo tempo a suonarecon la testa sullo strumento, attento soloalle note, senza pensare ai passanti.Non è cosa da fare in strada, in qualche modo le persone apprezzano quando vengonocoinvolte, ad arte, ma quest' arte non è facile,va studiata e scoperta ogni giorno.Dipende poi tutto da come si imposta lo spettacolo. Se voglio dall' inizio il pubblico in cerchiodevo cominciare deciso, con un tempo iniziale di preparazione che serve a suscitare curiosità e un tempo di spettacolo di 15 minuti, di canzoni mie con finale obbligatorio.Tutto con poco margine di improvvisazione,sorretto meglio da una base che riempie e determina l' intera esibizione. Se invece non voglio il gruppone attentoma semplici passanti che buttano monetineallora devo agire di improvvisazionesfruttando le capacità simpatiche a mezzo di melodie conosciute. Ho fatto 15 euro, Ilaria Sorbilli da sola me neha dati 5, non la conoscevo, ma siamo amicisu facebook. Il mio motorino suscitail primo apprezzamento, tutti a fotografare, poi si accorgono di me, poi di quello che suono.L' indiano napoletano di san Gregorio Armeno dice che devo tornare sotto alla sua finestra, allora torno indietro, ci avevo ripensatodato che c'era più passaggio verso piazzettaNilo. Mi butta un euro per farmi cominciare, sono diventato il suo grilletto prediletto.In bilico tra ridicolo ed arte, come nullità e storia,tra scemità e grandezza controllo note, sguardi, tempi, movimenti e parole per liberare la forza della spontaneità. Mi sono svegliato presto stamattina e ho fattomettere le pasticche di Eli dal nuovo meccanicoche si trova nella curva della 'nfrascata, che pare sia un bravo uomo, esperto e sape campà. Penso di scendere anche stasera,sul lungomare. (Piermacchié, mercoledì 20 Maggio 2015) Aggiungo il velo al mio volto "Il Cristo velato non lo riuscirai mai a fare". Così mi disse zio Gustavo quando mi vide disegnare dalla finestra, appena tornato dalla cappella san Severo. Io ne rimasi perplesso, in me c' era voglia di sfida, ma poi pensavo, sfida di che? più che altro mi turbava la sua sicurezza, come fece a sapere che io non sarei mai riuscito a imitare il Sanmartino? Io quel Cristo velato non lo avevo mai visto. Stamattina pioggia, do l' ultima botta di un miscuglio di ingredienti,una mistura per simigliare al marmo sopra il velo del Cristo che ho fatto in due giorni, solo la testa, non so come, ma è molto simigliante. Il maestro Riccio ha capito, dice che quel Cristo sono io. Ero a fare alcuni corni quando d' improvvisomi viene di fare la forma della mia faccia.Il giorno dopo mi vedevo con gli occhi chiusi, ero morto. Dovevo fare quel Cristo per il mio motorino,ma la scultura più importante di Napoli non trovava inizio, ero indeciso.Nel vedere quella mia mascherada morto mi si è presentato in mentetutto il procedimento per trasformarlo così che il Cristo avrebbe subito presoforma, allora mi è bastato aggiungereil velo sul mio volto. Esco di casa, Il Cristo velato avvolge piazza del plebiscitoproprio sul lato del


colonnato che Gaetano mi scassò col pallone. Sotto di esso c' è un pentolino per gli spiccioli, ho la custodia alle spalle rivestita di un lungo corno e con la laurea in elemosina. Vado da Masiello per la sfilata dei mandolini, Il caro Luigi Esposito mi declama una poesia,inventata per me, come fosse per una donna.Un signore invece, si prepara il suo rullante,mi osserva, mi elogia riallacciandosi ad elogipassati. Incontro il pulcinella Angelo Iannelli, andammo insieme da Bonolis, poi la signoraMilena, turista con suo marito, che mi cercavada mesi, ma ero ancora in letargo, la incontraiquest' inverno a piazza del Gesù. Sfiliamo, capito dietro al gruppone e sono il più fotografato, apprezzato allo stesso modo da Napoletani e turisti. Saluto il caro Fulvio De Innocentiis fuori alla Domus Art, in attesadel suo pubblico, anche l' enorme Gustavo è felice di vedermi. Arrivati a piazzasan Domenico c' è Pelliccia con Puffo che si preparano,io penso alle bollette di telefono e acqua da pagare,vado a san Gregorio Armeno, armeno non perdotempo. Ranveer è sempre li, felice di vedermisopra il tormento dei suoi guai. Attacco col mio repertorio di strumentali e sberleffi e mi accorgo che le pernacchiesi incastrano benissimo a fine cadenza, suscitano il riso ad arte.Miglioro i finali con follie estemporanee di smorfie, voci e movimenti a tempo.Sospendo il pezzo musicale con frasi recitatedi parole incomprensibili rivolte ai passantiper poi riprendere a suonare, ad ogni tintinnio di moneta faccio uno scatto di spavento che coinvolge tutti. Tante monete in pochi minuti, merito anche delCristo velato che mi fa da scenografiasopra il manubrio del motorino.Luigi De Maria, amico di facebook mi sorridedi lontano, mi dice che il mio canto stamattina sembra il verso del colombo,confondo i colombi. Luigi, Si bello picciò!Una signora esce dal tabaccai per dirmi una cosa, temo che voglia cacciarmi ma invecemi chiede: "voglio sentì uallarì uallaré", e miomaggia di qualche monetina.Passa il gruppone dei mandolini, il signore del rullante mi viene vicino, mi elogia ancora e solomentre sta andando via capisco che è lui Ciro Cico's, colui che mi scrisse la poesia: " P' 'o quartiere se sente na voce accumpagnata da musica ch’è doce...". Va via, forse rattristato, ci siamo scritti in questi giorni,fece di tutto per farmi avere la stampadella poesia che mi scrisse appassionatamente e ora non lo conoscevo neppure. Se avesse messola sua faccia invece di quella tromba in facebooklo avrei riconosciuto subito. Il capitano, il re degli artisti di strada di Napoli è il pazzariello,dopo la sua esibizione di annunciazione mi osserva, sorride e nel suo costume, nei suoi colorimi perdo, mentre il mio costumedalla sua visione, alla mente comincia a cambiare. Poi tutti a cantare un inno improvvisoper Piermacchié inventato a tipo stadio da Luigi. Eli è li, mi regala un panino napoletano, faccio 25 euro ma è solo l' inizio della missione,me lo sono messo in testa e non mi rimane altro da fare,tra pochi giorni riuscirò a pagare le bollette. (Piermacchié, sabato 23 Maggio 2015)

Dal diario secondo Piermacchié 1° libro  
Dal diario secondo Piermacchié 1° libro  
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