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Nuovi servizi di igiene per Ortigia

IGM

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Raccolta imballaggi ore 13-14,30

Conferimento rifiuti ingombranti dalle ore 21 Raccolta porta a porta entro le ore 9

Per il cane munitevi di paletta e sacchetto

Fondato e diretto da Pino Guastella Siracusa, 25 maggio 2013

Redazione - Amministrazione - Pubblicità - Via Re Ierone II°, 96 - Tel./Fax (0931) 1853377 Spedizione in abbonamento annuale gr. II E. 150,00 - Semestrale E. 75,00 E-mail: diariodoc@virgilio.it

ANNO XXX - N. 18 - Euro 1,55

Dal collaboratore di giustizia Rosario Piccione l’invito a dissociarsi dalla criminalità organizzata al capo dell’associazione mafiosa di cui anche lui era un componente fino al lontano 2002

“Vorrei incontrare Attanasio per persuaderlo a collaborare” Riceviamo e pubblichiamo la comunicazione inviata al Diario dal collaboratore di giustizia Rosario Piccione, ex appartenente al sodalizio mafioso “Bottaro-Attanasio”, dal quale è fuoriuscito nell’estate del 2002. “Sono Rosario Piccione, mi farebbe cosa gradita vedere pubblicare sul Diario un mio desiderio: quello di poter incontrare Alessio Attanasio per persuaderlo a collaborare con la giustizia. D’altra parte, a mio modesto avviso, non si tratta di un proposta oscena visto che già si sono pentiti mafiosi appartenenti a Cosa Nostra, alla ‘Ndrangheta, alla Camorra e alka Sacra Corona Unita, nonchè esponenti di spicco della criminalità organizzata. La mia non è una provocazione, ma mi rivolgo con umiltà a un ex amico che sta patendo, per le sue sciagurate scelte di vita, lepene dell’inferno. Pentendosi, invece, potrebbe avere la possibilità di uscire dal carcere, di porre fine al regime del 41 bis, cui è ormai sottoposto da più di dieci anni, e di rifarsi una nuova vita con la propria moglie, con la quale ho saputo che si è rappacificato. Invece, insistendo a sentirsi un boss, in capo di un’organizzazione mafiosa che sta cadendo a brandelli, Alessio Attanasio non farebbe altro che segnare defi(Segue a pagina 13)

Rosario Piccione e Alessio Attanasio

Nuovi guai con la giustizia per i due ex appartenenti al clan mafioso Bottaro: uno per spaccio di droga e l’altro per lesioni personali

Rispediti in carcere i pentiti Sparatore e Stupore

Quando li avevano ammanettati sembrava che avessero gettato alle ortiche la grande possibilità che lo Stato aveva concesso sia Concetto Salvo Sparatore sia a Massimo Stupore. Che, pur essendosi macchiatiri di gravi reati, una volta che hanno deciso di collaborare con la giustizia, si erano visti congelare la pena a ciascuno inflitta (Sparatore per mafia, estorsione ed omicidio; Stupore per mafia, estorsione, droga e altro) e restituiti a libertà. Ma non solo. Per la collaborazione fornita alla giustizia, sia Sparatore che Stupore hanno anche ottenuto benefici economici, una nuova identità, il mantenimento dei rispettivi congiunti e un’occupazione. E il prezzo che lo Stato paga ai mafiosi che si dissociano dalle organizzazioni criminali e che fanno arrestare i loro ex compagni. Come pentiti dovrebbero rispettare alcune regole na, in particolar modo, di comportarsi da

cittadini che rispettano la legge e non commettano reati. Patti che si firmano, ma che a volte non si rispettano. Come appunto nel caso di Concetto Sparatore e di Massimo Stupore. Concetto Sparatore, ex braccio destro del boss Salvatore Bottaro e “patrozzo” di Alessio Attanasio, è stato arrestato dalle forze dell’ordine nella cittadina in cui risiedeva sotto protezione, nella regione della Basilicata, perchè resosi responsabiule di un traffico di cocaina, da lui organizzato assieme ad alcuni calabresi che ignoravano la sua “patente di pentito”. Lo hanno scoperto, a loro spese, quando sono stati tutti ammanettati e rinchiusi in carcere. Sparatore, bontà sua, per trarsi fuori dagli impicci, ha pensato bene di dissociarsi e di collaborare con la giustizia. E siccome ha forni(Segue a pagina 13)

Concetto Sparatore e Massimo Stupore

A conclusione della requisitoria il Pubblico Ministero Andrea Ursino ha sollecitato quattro mesi di isolamento diurno per il pentito Di Fazio già ergastolano, e la condanna a 15 anni per Ciro Fisicaro per il tentato omicidio ai danni di Angelo Marino

Omicidio Corso: chiesto l’ergastolo per Ercolano, Nardo e Giampapa

Mercoledì mattina 22 maggio il Pubblico Ministero Andrea Ursino ha illustrrato la propria requisitoria al processo che vede sul banco degli imputati il pentito Umberto Di Fazio, il boss di Cosa Nostra della Sicilia orientale Aldo Ercolano, braccio destro di Nitto Santapaola, il boss di Lentini Nello Nardo, il suo ex luogotenente Giuseppe Giampapa e l’ergastolano Ciro Fisicaro, componente anche lui del clan Nardo, tutti accusati deli omicidio aggravato ai danni di Francesco Corso e il Giampapa e il Fisicaro anche del tentato omicidio ai danni di Francesco Marino. Dopo essersi pronunciato per l’affermazione della penale responsabilità di Ercolano, Nardo, Giampapa e Di Fazio in ordine all’accusa loro mossa di avere svolto un ruolo attivo, o come mandanti o come esecutori o come fiancheggiatori, nell’esecuzione dell’agguato mortale ai danni di Francesco Corso, detto ‘U Masculuni, ed aver invitato i giudici della Corte d’Assise (presidente, Maria Concetta Rita Spanto; a latere, Stefania Scarlata) ad assolvere Ciro Fisicaro, a suo dire estraneo al delit(Segue a pagina 12)

Nello Nardo, Giuseppe Giampapa e Ciro Fisicaro


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Sabato 25 maggio 2013

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Il catanese Salvatore Scibilia è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Siracusa in località Gelsare

Aveva un’armeria nella propria casa

E’ stato arrestato con l’accusa di detenzione di armi clandestine da guerra e relativo munizionamento, nonché ricettazione delle stesse. L’abusivo armaiolo si chiama Salvatore Scibilia, ha 37 anni, origini catanesi, titolare di un appartamento sirto in contrada Gelsare, in territorio di Lentini. L’uomo è finito in manette nella giornata di sabato grazie all’intervento degli uomini della Squadra Mobile di Siracusa. I poliziotti, sulla base di informazioni riservate acquisite nei giorni scorsi, hanno effettuato una meticolosa perquisizione nell’abitazione dello Scibilia, nel corso della quale sono venute alla luce numerose armi, illegalmente detenute dal catanese. In particolare, all’interno dell’abitazione dello Scibilia, i poliziotti hanno rinvenuto un fucile da caccia, marca Beretta, calibro 12 con matricola abrasa, un mitragliatore a canna forata, marca Beretta, tipo moschetto, Aut-Mod. 38/A Automatico (M.A.B.) calibro 9, comprensivo di caricatore ma privo di munizionamento. Sempre nel corso della perquisizione domiciliare la Polizia ha rinvenuto una pistola semiautomatica marca Tanfoglio, calibro 9x21, colore argento, con la matricola abrasa, comprensiva di caricatore inserito e rifornito di 12 cartucce tipo G.F.L. dello stesso calibro. Infine Scibilia custodiva in casa 9 cartucce tipo G.F.L. calibro 9x21; 2 cartucce tipo G.G.L. steyr calibro 9x21; 23 cartucce tipo S&B calibro 7,62x39; 7 cartucce calibro 12 tipo caccia (4 marca Fiocchi e 3 R.C. Italy). Gli agenti della Squadra Mobile stanno cercando di verificare il motivo che ha spinto Salvatore

Salvatore Scibilia e le armi rinvenute nella sua casa l’arresto in flagranza di reato, Salvato Scibilia è stato condotto e rinchiuso nella Casa circondariale di Cavadonna, in attesa di comparire davanti al Giudice delle indagini preliminari per la convalida dell’arresto. F.G.

Scibilia a custodire nella propria abitazione armi e munizioni. Gli inquirenti tentano di comprendere se il catanese detenesse le armi e le munizioni per soddisfare un proprio hobby o se, viceversa, per favorire e agevolare la criminalità organizzata. Intanto, dopo

Lite per il furto di un motore da una barca. Maurizio Miano ha detto che non aveva intenzione di colpire Angelo Di Mari

Sparò all’avversario, il Gip lo lascia in carcere

Augusta. Il Giudice delle indagini preliminari Michele Consiglio ha convalidato il fermo di polizia attuato nei confronti di Maurizio Miano, 38 anni, accusato di tentato omicidio in danno di Angelo Di Mari, detenzione illegale di arma da fuoco calibro 7,65 e sparo in luogo pubblico. Il fermo giudiziario dell’augustano Miano, uscito poche settimane fa dal carcere dopo olte tre anni di carcerazione preventiva in relazione a due procedimenti penali nei quali è chiamato a rispondere di traffico di sostanze stupefacenti, era stato deciso dagli agenti del Commissariato di Augusta dopo il rinvenimento, lunedì scorso sul Lungomare Rossini nei pressi del circolo nautico, davanti all’imbarcadero allocato in contrada Granatello, di due bossoli calibro 7,65. Secondo la ricostruzione operata dagli investigatori della Compagnia dei Carabinieri, il Miano ha esploso i due colpi di pistola contro il Di Mari a seguito di contrasti sorti tra i due a causa del furto del motore di una barca. Miano, difeso dall’avvocato Puccio Forestiere, nel corso dell’udienza di convalida del fermo, non ha negato di avere esploso i due colpi all’indirizzo del Di Mari, ma ha precisato di avere utlizzato una pistola lanciarazzi per intimorirlo e non un’arma da fuoco calibro 7,65. La pistola lanciarazzi è stata rinvenuta sotto il cuscino del divano dai Carabinieri che si sono recati a casa del Miano per cercare invece la pistola calibro

7,65 visto che nei pressi del circolo nautico erano stati raccolti i due bossoli. Riguardo ai contrasti con il Di Mari, il Miano ha riferito che il suo antagonista e i suoi familiari non avevano gradito la sua iniziativa di aver fatto fare ritrovare ai legittimi proprietari il motore precedentemente rubato su una barca. Sicchè, nell’affrontarsi davanti all’imbarcadero di contrada Granatello i familiari di entrambi i contendenti, il Miano, quando ha visto avvicinarsi il rivale che, secondo lui, impugnava un tubo di ferro, ha tirato fuori la pistola, a suo dire una lanciarazzi, e gli ha sparato, senza però attingerlo. “Signor Giudice si è vero, ho sparato, ma non era mia intenzione di colpirlo. Se avessi voluto ammazzarlo oppure ferirlo non avrei avuto alcuna difficoltà visto che il Di Mari era distante da me non più di un metro”. Così come non l’avevano presa in considerazione i Carabinieri, la versione del Miano di avere sparato contro il Di Mari due colpi con la pistola lanciarazzi non è stata ritenuta credibile neanche dal Gip Consiglio che ha disposto nei suoi confronti la misura cautelare della custodia in carcere, ritenendo sussistenti le ipotesi delittuose che gli vengono contestate dai Carabinieri di Augusta e dal Pubblico Ministero Andrea Palmieri. L’avvocato Puccio Forestiere ha preannunciato che si rivolgerà al Tribunale del Riesame di Catania per fare annullare l’ipotesi delittuosa di tentato omicidio contestata al Miano. Giulia Càsole

Maurizio Miano

Massimo Puglisi è accusato di detenzione e spaccio di droga

Liberato ma dovrà dare conto dei suoi movimenti

Direttore Responsabile PINO GUASTELLA Registrazione del Tribunale di Siracusa N. 1 del 26.6.1989 Pubblicità inferiore al 70% Redazione Tel./Fax 0931/1853377 3382772409 MEDITERRANEO Tipografia - Editrice via Montegrappa, 159 96100 Siracusa

Il Giudice Monocratico Carmen Scapellato, ha ordinato l’immediata scarcerazione di Massimo Puglisi, 38 anni. Per l’uomo, difeso dall’avvocato Franco Greco, invece, il Giudice ha disposto la misura cautelare meno afflittiva dell’obbligo di presentazione presso la Questura, dove si dovrà recare tutti i giorni entro le ore 20, nonché l’obbligo di dimora presso il Comune di residenza, e, infine, l’obbligo di rincasare entro le ore 21 e di non uscire prima delle 7.30. Puglisi finì nella rete delle forze dell’ordine il 12 aprile del 2011. In quella giornata veniva fermato, in via Luigi Cassia, dalle forze dell’ordine, che venivano insospettiti dagli strani movimenti fatti dal Puglisi. In seguito al fermo, gli operatori di polizia accompagnavano il Puglisi nella sua abitazione, dove effettuavano una meticolosa perquisizione durante la quale saltavano fuori circa 50 grammi di hashish. I verbalizzanti accertavano altresì che il Puglisi aveva già confezionato due dosi di un grammo ciascuna pronte per essere messe in vendita, mentre il restante quantitativo di 48,9 grammi era celato in un cassetto del comodino della camera da letto. Inoltre, nella tasca del giubbotto, posto nell’arma-

dio, i verbalizzanti hanno rinvenuto 38 euro in banconote da piccolo taglio, ipotizzando che si trattasse il ricavato delle cessioni di singole dosi di hashish. Nell’udienza di convalida dell’arresto, il Puglisi dichiarò di avere acquistato la sostanza stupefacente per uso personale. Ma nessuno gli ha dato credito, tant’è vero che lo hanno lasciato per poco più di due anni in carcere in attesa della celebrazione del processo. F.G.

Massimo Puglisi


Sabato 25 maggio 2013

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Davanti ai giudici della Corte d’Assise è iniziato il processo a carico di Salvatore Salamone

Lentinese alla sbarra per duplice omicidio

Dinnanzi alla Corte d’Assise di Siracusa (presidente, Maria Concetta Rita Spanto; a latere, Stefania Scarlata) vi è stata nella mattina di venerdì l’apertura del dibattimento relativo al processo che vede imputato Salvatore Salamone, accusato del duplice delitto di Domenico Bertollo e Gaetano Trovato. Un’udienza breve, durata una ventina di minuti, durante i quali è stata svolta la relazione introduttiva da parte dei pubblici ministeri Marco Bisogni e Delia Boschetto, che hanno quindi avanzato le loro richieste di prova a carico dell’imputato. Analoghe richieste sono state subito dopo avanzate dalle parti civili e dalla difesa. La Corte ha quindi rinviato il processo al prossimo 19 luglio, giorno in cui vi sarà il conferimento dell’incarico peritale per la trascrizione delle intercettazioni telefoniche. Salvatore Salamone, difeso dall’avvocato Michele Vaima, deve rispondere alla giustizia quale unico imputato del duplice omicidio ai danni di Domenico Bertollo e Gaetano Trovato. Era il 21 dicembre del 2011quando la Polizia di Stato arrestava Salamone, 41 anni. L’uomo era stato individuato quale presunto autore dell’uccisione dei due catanesi, nonché di aver bruciato i loro corpi nelle campagne di Serravalle-Tillirò, nel territorio di Lentini. Il presunto assassino avrebbe “stutato” il fabbro incensurato Domenico Bertollo, e il pregiudicato Gaetano Trovato, che annoverava dei precedenti con la giustizia per reati contro il patrimonio. I corpi dei due uomini catanesi, residenti nel quartiere San Giorgio, furono trovati carbonizzati e di quella morte gli investigatori dubitarono

subito di Salamone. L’uomo, infatti, era ricercato sin dal 30 dicembre proprio perché fortemente sospettato del crimine. Secondo gli investigatori egli aveva ucciso per un debito di circa 20 mila euro contratto con il Bertollo. Quest’ultimo aveva eseguito per lui alcuni lavori in ferro. Fu questo, all’epoca, uno degli elementi che non passò inosservato agli occhi degli inquirenti che iniziarono a ricercare l’uomo fra l’altro resosi irreperibile. I sospetti si concentrarono sul conto del Salamone in quanto una chiamata anonima al 113 avvertiva della presenza della sua autovettura posteggiata davanti alla sbarra che delimitava l’accesso al fondo in cui erano stati trucidati i due catanesi. La Polizia, che si recò immediatamente sul posto, rinvenne invece i poveri corpi di Bertollo e Trovato. L’uno era sul sedile anteriore della vettura dal lato passeggero mentre l’altro su quello posteriore. L’analisi del luogo, i successivi approfondimenti anche effettuati dalla Scientifica fecero capire che il duplice omicidio non era stato commesso lì ma altrove. Secondo le ipotesi investigative nella campagna fra Lentini e Scordia, il Salamone ha deciso di dar fuoco alla vettura con i cadaveri al suo interno, così da far sparire ogni possibile traccia. In effetti, almeno fino al momento del ritrovamento dei corpi carbonizzati, nessuno seppe intuire la sorte di Bertollo e Trovato. L’allarme per il loro mancato rientro a casa fu lanciato dalle rispettive consorti che avevano presentato denuncia di scomparsa riferendo alla Polizia che i mariti erano usciti per andare a cena insieme e da quel momento

Il presunto autore del duplice omicidio, Salvatore Salamone erano spariti. L’omicida, gestore d’un bar e con precedenti penali per usura, venne rintracciato a Biancavilla nell’abitazione d’una zia, dove aveva cercato di nascondersi. F.G.

Le sensazioni del comandante Dimitri Pustizzi

Ho sentito la Mafia non solo nella mia Sicilia

Ho vissuto per trent’anni in Sicilia e ho visitato e frequentato molti paesi dell’entroterra siciliano in odore di Mafia. Ho camminato a tutte le ore del giorno e della notte nei quartieri più mafiosi delle principali città siciliane. Ho frequentato una ragazza dei quartieri a più ad alto rischio di criminalità organizzata. Ho visto morti ammazzati in pieno giorno nella città dove sono nato e cresciuto. Ho udito il fragore di una bomba di avvertimento posta davanti il negozio di fronte casa dove abitavo. Ho vissuto per oltre dieci anni negli Stati Uniti, paese dalla mafia siciliana esportata, sono entrato nel bar più famoso di un antico quartiere Italiano, la “Little Italy”, di una grande città americana, dove i mafiosi italo-americani si incontrano. Ho conosciuto immigrati siciliani sospettati di essere mafiosi. Ho avuto una terribile tragedia familiare di cui ho denunciato con grande difficoltà i responsabili dai nomi prestigiosi presso le Autorità Giudiziarie della grande città siciliana dove sono nato. Mi sono imbattuto con gli apparati dello Stato che si sono rifiutati persino di accettare le denunce perché hanno dichiarato insussistente il reato. Ho incontrato dei legali che parlavano di poteri forti e di persone intoccabili. Ho avuto contatti con alcuni giornali e conosciuto dei giornalisti noti per il loro impegno antimafia che, però, si sono rifiutati di pubblicare la notizia della mia tragedia familiare. Eppure, non sono mai riuscito a percepire nulla che potesse apparirmi anche lontanamente come Mafia. Per il mio lavoro sono stato costretto

a vivere in diversi Paesi di diversi continenti e tutte le volte vedevo la gente che si avvicinava a me con la solita battuta del siciliano uguale mafia. E a dire il vero non mi sono mai sentito offeso. Un giorno durante un normale volo, di cui ero il comandante, di collegamento tra due città europee, vedo entrare nella cabina di pilotaggio alcuni miei colleghi stranieri che, sapendo le mie origini siciliane, tutti eccitati e appassionati di mafia, ci tenevano a farmi sapere di avere visto tutti i film del “Padrino” e con un’ingenua espressione sul viso di come coloro i quali si aspettassero da me delle rivelazioni stravolgenti, mi pregavano di raccontare loro come era la mafia. Ho dato sfogo alla mia fantasia per non deluderli. Per più di quarant’anni ho avuto il terrore di dire la verità, di dovere ammettere che non ho mai conosciuto la mafia, paura di dire che la mafia non esiste. Sono stati scritti migliaia di libri sulla Mafia, si sono fatti simposi internazionali, film e documentari sulla mafia, sono morte migliaia di persone innocenti per mano della mafia, la vita di centinaia di servitori dello Stato e spesso anche quella delle loro famiglie è stata sacrificata per la lotta contro la mafia, ma … nulla non sono mai riuscito a percepire nulla che potesse mai apparirmi anche lontanamente come mafia. Perché, ripetevo a me stesso: la Mafia non esiste. Un insulto anzi un oltraggio lo definirei quello che è stato il mio vero sentimento nascosto e me ne vergognavo, arrivavo al punto anche di mentire per paura di

essere accusato di volere coprire la mafia, quella mafia che non ho mai percepito per quasi cinquanta anni. Venne un giorno in cui entrai in un aula di tribunale per un’udienza contro il responsabile della mia tragedia familiare. Ad un tratto durante la mia appassionata arringa conclusiva provai la sensazione di non sentire più la mia voce, le mie labbra si Dimitri Pustizzi muovevano ma non emettevano alcun suono; c’era il vuoto e, nel cercare di comprendere cosa stesse succedendo, mi girai indietro verso il mio legale e vidi lo sguardo dei suoi occhi atterriti. Venni assalito dal panico e dalla voglia di scappare via, ma senza avere paura: una sensazione incomprensibile ma forte che pochi istanti dopo svanì, come se non fosse mai esistita, appena uscito dal Tribunale. Tutto cambiò. Capii che ho avuto la percezione del silenzio, del silenzio omertoso, un silenzio di cui non ho avuto paura, ma di cui sentivo il bisogno di scappare via, di correre il più lontano possibile cercando di lasciare li, in quell’aula di tribunale, quella sensazione. Ho sentito la Mafia! Comandante Dimitri Pustizzi

Candidati al Comune di Siracusa 9 e 10 Giugno 2013 1) Castagnino Salvatore 2) Leone Giuseppe detto “Peppe” 3) Accolla Marianna 4) Agosta Salvatore 5) Albanese Gennaro detto “Emanuele” 6) Alota Fabio 7) Arena Federica 8) Astorino Mariella 9) Attardo Salvatore 10) Bargaballo Federica 11) Barone Stefania 12) Catinello Paola 13) Denaro Guglielmo detto “Roberto” 14) Distefano Giovanni 15) Fazzina Francesco 16) Fichera Giuseppe detto “Piero” 17) Fresta Mario 18) Geraci Salvatore 19) Giannì Simona 20) Guido Francesca 21) Interlando Nunzio 22) Ivaldi Maria Giuseppina 23) La Braca Elena

24) Lorefice Salvatore 25) Maltese Bruno 26) Moscuzza Alfredo 27) Napoli Giuseppe 28) Nobile Angela 29) Papalia Elisabetta 30) Rinaudello Giuseppina 31) Salerno Vincenzo 32) Testa Luciano 33) Vinciullo Maria Adriana 34) Xibilia Salvatore 35) Zapparata Alessandro 36) Nitto Maria 37) La Mesa Paolo 38) Giacchi Francesco 39) Tomaino Sergio 40) Rossitto Domenico

EZECHIA PAOLO REALE SINDACO


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Sabato 25 maggio 2013

L’appello di Giorgio Càsole per la salvaguardia di un monumento eccezionale, che dal lontano 1989 attende ancora la realizzazione di un progetto

Augusta, l’Hangar, il gigante abbandonato Augusta. Maestoso, imponente, abbandonato  e in pericolo (dopo il tentativo di fruizione messo in atto dall’associazione  Hangar team, convenzionata con il Comune). Così potremmo sinteticamente definire l’ hangar per dirigibili, che domina, come un tempio greco sull’acropoli, la baia di Augusta: il primo esempio italiano di architettura militare posto sotto il vincolo della tutela monumentale dalla Soprintendenza di Siracusa. “L’ hangar di Augusta è una delle pochissime opere di tal genere esistenti in Europa. Costituisce, quindi, un prezioso esempio di architettura militare ed è, nel contempo, una valida testimonianza sullo stato dell’arte delle grandi costruzioni in cemento armato all’inizio del secolo, il Novecento”. Così si legge nella motivazione per il vincolo, redatta dall’architetto Pavone della Soprintendenza aretusea, che nel 1989 annunciò un progetto di restauro conservativo “già in cantiere”. Pavone assicurò: ”Ci misureremo con nuove tecnologie e soluzioni all’avanguardia”. Nel 1989, infatti, si registrò un “cedimento sottofondazionale sotto il portone principale”, come denunciò l’architetto augustano Francesco Lombardo, autore, con la sua collega Giovanna Cavallo, di uno studio sul recupero funzionale dell’hangar. Il cedimento provocò una grossa lesione in un punto delicato della struttura, “tanto che un contrafforte sta per cedere”, preconizzava  Lombardo, il quale va  che l’Aeronautica militare, proprietaria dell’area,  era intervenuta per frenare “lo sbilanciamento in avanti della parte anteriore dell’edificio. Il Comando della Terza Regione Area, di stanza a Bari, riconosceva  che l’hangar era in “cattive condizioni” ma, a quanto pare, non aveva  intenzione di sborsare più una lira, pur riconoscendo il pregio dell’opera monumento nazionale. Il tenente colonnello Eugenio D’Amico, addetto stampa di quel comando,  confermò all’autore di queste righe che “trattandosi di un complesso che non riveste più interesse per fini specifici di difesa dell’Aeronautica e la cui custodia e conservazione richiede l’impiego di notevoli risorse che la Forza armata istituzionale non può distrarre dalle risorse necessarie all’assolvimento di fini specifici, il Comando ha già da tempo avviato una proposta per la dismissione dell’area, sulla cui successiva destinazione è competente il Ministero-Difesa”. Al ministero della Difesa si  rivolse l’allora sindaco di Augusta, Pippo Gulino, per chiedere formalmente l’acquisizione al demanio comunale dell’hangar, degli edifici circostanti e di circa quaranta ettari di terreno dell’area comprensioriale, un tempo aeroporto “Luigi Spagnolo”, oggi area verde a macchia mediterranea, “ideale cornice a impianti sportivi di base (campo di calcio e campi da tennis, già esistenti, ma abbandonati), percorsi di corsa campestre e piste ciclabili”, auspicava  il sindaco Gulino, il quale affermava  che “gli edifici già esistenti, ristrutturati, potrebbero ospitare punti di ristoro, sale convegni e centri sociali, l’hangar debitamente ristrutturato e salvato dalle angherie del tempo e dal disinteresse delle ultime generazioni, potrebbe diventare una struttura polifunzionale (fiere, spettacoli, incontri sportivi), mantenendo la sua natura e importanza di monumento storico”. In effetti l’hangar con i suoi 86.000 metri cubi, all’interno dei quali visitatori antichi e recenti, ospiti volontari o forzati hanno lasciato una variegata testimonianza attraverso graffiti e scritture più o meno deprimenti, potrebbe divenire un enorme contenitore di svariate attività: dall’auditorium del teatro, dall’albergoforesteria al ristorante, dalla sala esposizioni al centro commerciale (con annessi magazzini). Anche il vecchio bacino di evoluzione dei dirigibili, oggi campo panoramico, libero, da cui si gode un’ampia suggestiva visione della rada, potrebbe essere sede d’uno splendido anfiteatro per ospitare manifestazioni durante la bella stagione che ha inizio a maggio e termina a ottobre Forse è riduttiva, da questo punto di vista la proposta avanzata dagli architetti Lombardo e Cavallo di riuso dell’hangar e della zona circostante come museo storiconavale, seppur concepito con criteri moderni. “La proposta di riuso dell’intera area dell’hangar, da me avanzata con la collega Giovanna Cavalo, in sede di esame di laurea, nasce da una serie di attente valutazioni, che tengono conto del profondo rapporto che lega l’edificio alla città, e questa ha vissuto e vive un rapporto indissolubile con il “mare”, secondo l’architetto Lombardo, “nel museo concepito, il percorso del visitatore procede fisicamente di pari passo con il percorso conoscitivo. Inoltre vi è una componente spettacolare: il visitatore non osserva solo la singola opera ma anche il museo nel suo insieme, attraverso il vuoto del grande spazio centrale. L’allestimento museale continua anche all’aperto: un percorso a uso pedonale, in asse con l’hangar, lungo il quale l’esposizione degli oggetti continua, si diparte dallo stesso, intervallato da una serie di braccia perpendicolari man mano più lunghe a mo’ di spina di pesce, giungendo in prossimità del mare, per poi proseguire in

L’hangar in costruzione acqua tramite una serie di disposti a raggiera”. Era que- quelle scarse maestranze, capaci di affrontare l’innosta l’ardita visione dei due allora giovani studiosi. vativa tecnica di costruzione, che durante quel periodo Anche il sindaco Gulino, nel motivare la richiesta bellico era possibile rastrellare, affiancate, però, da quei di acquisizione dell’area con il prestigioso monumen- prigionieri austriaci, di cui alcuni già esperti in costruto,  mise in evidenza il rapporto dei cittadini con il zioni in cemento armato. Un anno dopo, nel novembre mare e il loro desiderio d’avere, finalmente, uno sboc- del ’18, la guerra ebbe termine, ma non la costruzione co a mare sul porto. “Un’importante considerazione dell’hangar; visto che non era stata svalutata l’imporda fare  sottolineò Gulino è che la città, le cui pendici tanza dei dirigibili, tant’è vero che, terminato nel ’20, prospicienti l’intero litorale attualmente occupato, per l’hangar per quasi cinque anni ospitò i dirigibili  della la maggior parte, da insediamenti della Marina militare Regia Marina di 5 mila mc. (anche se l’hangar, con la e da piccoli cantieri navali privati per la restante parte. sua capienza di oltre 86 mila mc., poteva ospitare sigari Per questo motivo la zona costiera del parco dell’han- grossi più del doppio). gar rappresenta per la città di Augusta il naturale, ma La breve stagione dei dirigibili di concluse ufficialfinora negato, sbocco a mare sul porto. Nei già esistenti mente il 29 agosto 1925, alla presenza di Vittorio Emamoli potrebbero installarsi impianti per il canottaggio e nuele III: imbarcato sul “Savoia”, alla fonda nella rada la vela, per le imbarcazioni di diporto e per la pesca, di Augusta, il re d’Italia assistette alla parata aerea che nonché imbarcaderi per permettere l’imbarco ai turisti solennemente concludeva le manovre navali: ad aprire che volessero visitare i forti Garsia e Vittoria e Torre la parata era stato un dirigibile del tipo N 2 di settemila Avalos”. Non c’è dubbio che l’hangar si trova al centro mc. conclusasi definitivamente la stagione degli idrovodi un’area che fa gola alla Marina militare, soprattut- lanti e l’idroscalo di Augusta, intitolato a Luigi Spagnoto perché Augusta  è diventata sede di Marisicilia (dal lo, eroe di Guerra, su soppresso. novembre 2002). Così come non c’è alcun dubbio che L’idroscalo conobbe momenti di gloria, non solo duil parco dell’hangar, preservato grazie a un’altra istitu- rante il II periodo bellico, ma anche in tempo di pace: la zione militare come l’Aeronautica, è un grande benefi- prestigiosa compagnia aerea inglese BOAC, che diede cio e indispensabile polmone verde fra Augusta e il polo lavoro a molti locali, faceva ammarare i suoi idrovolanti petrolchimico e dev’essere, perciò, tutelato e migliorato per i collegamenti Londra-Malta e viceversa. al servizio dei cittadini, non solo quelli locali. In altri paDal ’58 fino a oltre vent’anni anni fa, l’aeroporto esi, per attirare i turisti, interni e no, vengono valorizzate “Luigi Spagnolo” è stato utilizzato dalla Guardia di Fianche le pietre più insignificanti. E quando non c’è nien- nanza come base per i suoi elicotteri. te, si realizzano, vedi Stati Uniti, copie d’impressionante Cessata inesorabilmente la sua funzione, l’hangar è realismo, coniugando il senso delle tradizioni con quelli stato utilizzato come autoparco e deposito. Oggi è desodegli affari. Se Noto è arcifamosa per il suo barocco, latamente vuoto, in totale abbandono, come tutta l’area Augusta potrebbe diventare altrettanto rinomata come circostante, visitati l’uno e l’altra dai moderni vandapiazzaforte militare con un patrimonio architettonico li, graffitari o writers che dir si voglia. Nella calma e che risale direttamente al suo fondatore Federico II di sonnolenta atmosfera del meriggio, strani suoi stridono Svevia  e , attraverso gli spagnoli, arriva fino ai nostri nell’aria, in contrasto con il senso pànico che la bucolica giorni. Al di là di quella che può essere la sua desti- quiete trasmette: sembrano i lamenti di un’orca marina nazione d’uso – qualunque possa essere – l’hangar e il ferita a morte, come mortalmente ferito appare il giganparco circostante meritano d’essere visitati per sé stessi, tesco hangar. Il quale nei suoi oltre novant’anni di vita curate, ovviamente, le ferite del tempo e quelle inferte è stato aggredito “da vento, sole e salsedine, cosicchè in dagli uomini. Consolidato, liberato dalle superfetazioni alcuni punti, la sua struttura si mostra, purtroppo, prose ripulito (magari ripristinando la funzionalità del gran- sima al collasso, temono Giorgio Cacciaguerra, fratello de portone, attualmente poggiante su un terreno incerto), dell’urbanista Sebastiano, e Maurizio Bonamico a pagil’hangar – questo edificio mozzafiato, lungo oltre 100m, na 11 del loro opuscolo L’hangar dirigibili di Augusta, alto 30 e largo 26, che l’anno venturo compirà ottant’an- martin Internazionale Editore, Tarcento Udine (s. data). ni di vita – potrebbe essere visto, visitato e “vissuto” E così continuano a pagina 12 “Onerosi potrebbero ricome un moderno antro ciclopico in cemento armato ( velarsi i cicli di sforzo a cui è sottoposto, caratteristici in con richiami, nella facciata, all’architettura classica, il costruzioni di questa dimensione in cui si devono tenere timpano, e al liberty neo-gotico negli eleganti ed esili in conto grossi problemi e grossi effetti (basti pensare contrafforti delle facciate laterali). che nelle giornate di bufera e di vento una parete longiL’immane e solidissimo antro, che doveva ospitare tudinale sopporta spinte dell’ordine di 400 tonnellate e i giganteschi dirigibili da 12 mila mc., fu costruito, in che nelle ore di pomeriggio dei giorni assolati d’estate, capo a tre anni, nel pieno della prima guerra mondiale, la parete occidentale si deforma e cresce in altezza fino con l’intervento di manodopera coatta: prigionieri au- a essere circa un centimetro e mezzo più alta di quella striaci, tra i quali, pare, fosse il caporale Adolf Hitler, orientale) che aggiungendosi alla suddette condizioni di stando a una tradizione orale giunta fino a noi. Nel 1917 dissesto, potrebbero portare a menomazioni definitive. si concretizzò la minacciosa presenza dei sommergibili L’effetto dei suddetti cicli ha fatto sì che qualche placca tedeschi nel mare Ionio. Per scongiura reale pericolo, su di calcestruzzo copri ferro sia saltato e il salso marino suggerimento dei francesi, allora alleati degli italiani, fu abbia prodotto la temibile ruggine nel ferro di armatudeciso di costruire sul litorale ionico una base per dirigi- ra”. La Soprintendenza di Siracusa ha avuto il merito di bili da utilizzare in funzione antisom. E per “la vigilanza dichiarare questo gigante in cemento armato monumendello sbocco meridionale dello stretto di Messina e delle to nazionale e, quindi, di attirare ancora di più l’attenrotte a sud della Sicilia e il controllo dell’area attorno zione su di esso. Ma le dichiarazioni nobili e solenni non a Capo Passero”. Fu scelta Augusta, nella cui contra- bastano se non si provvede e provvede in tempo a salda Pastandrea furono espropriati  circa trenta ettari, di vare l’hangar. In questo momento solo i colombi fanno proprietà della famiglia Omadei (una delle maggiorenti compagnia al gigante malato e in esso trovano rifugio. del luogo), su un pianoro che, dall’alto di 32m., domina- Dalla sommità del timpano pende e penzola nel vuoto il va, come tuttora domina, la baia di Augusta, sede d’una residuo d’un telefono arcaico. Chi riattiverà la comunistrategica piazzaforte. cazione? Nel novembre del ’17 fu dato l’avvio ai lavori con Giorgio Càsole


Sabato 25 maggio 2013

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Da accertare le cause del decesso. Intanto la Procura ha iscritto nel registro degl’indagati tre persone

Operaio muore nell’impianto Cr 34 dell’Isab-Erg

Forse l’inalazione d’una sostanza nociva alla base del decesso di Salvatore Ganci, 38 anni, trovato cadavere in uno degli impianti nord dell’Isab di Priolo Gargallo. La fuoriuscita di gas da una delle condotte, dunque, viene considerata l’ipotesi più accreditata. L’incidente è avvenuto dopo l’una e mezza del mattino, momento in cui l’operaio si è staccato dai compagni di turno per effettuare un intervento all’impianto Cr 34. Da quel momento in poi il Ganci non ha dato nessuna risposta alle chiamate partite dalla sala radio centrale. E’ scattato l’allarme e un compagno di lavoro si è avviato alla volta dell’impianto Cr 34 per capire il motivo delle mancate risposte del Ganci. Quando l’uomo è arrivato sul posto, intorno alle 3 del mattino, ha fatto la macabra scoperta: il corpo privo di vita del Ganci era riverso lungo un viale che porta all’impianto, il Cr 34, al quale era addetto. L’operaio ha immediatamente dato l’allarme che faceva scattare la mobilitazione generale nella raffineria, e subito dopo sul luogo sono arrivati i Vigili del Fuoco, gli operatori del 118, gli agenti del Commissariato di Priolo ed i loro colleghi della polizia scientifica. Le ricostruzioni degli ultimi momenti di vita dell’uomo dicono che Ganci aveva effettuato un’operazione in quota all’impianto Cr 37. L’intervento era andato a buon fine e mentre l’operaio ritornava nella postazione in cui si trovavano i suoi colleghi di turno avrebbe avvertito un malore cui ha fatto seguito il decesso, senza che il malcapitato potesse chiedere aiuto. Il grave incidente, non il primo purtroppo nella zona industriale, ha indotto le organizzazioni sindacali a proclamare lo sciopero nella zona industriale. Le organizzazioni sindacali, al tempo stesso, hanno avviato una raccolta di fondi a favore della famiglia del povero Salvatore Ganci, che lascia moglie e due figlioletti, il più piccolo dei quali di appena sei mesi. Anche la proprietà e la direzione dell’Isab-Erg hanno espresso il loro cordoglio per la morte dell’operaio e manifestano vicinanza alla famiglia di Salvatore Ganci. Le indagini sull’infortunio sul lavoro vengono condotte dagli agenti del Commissariato di Priolo. Nel frattempo la Procura della Repubblica ha iscritto nel registro degl’indagati tre persone di cui non sono state rilevate le generalità. Sull’infortunio mortale verificatosi all’Isab è da registrare la durissima dichiarazione del deputato nazionale del Partito Democratico, onorevole Giuseppe Zappulla, il quale parla di “un’altra inaccettabile vittima sul lavoro, si faccia subito chiarezza su cause e responsabilità”. Il parlamentare comunica di aver chiesto al Governo l’istituzione della Commissione Nazionale sulla sicurezza sul lavoro. E nella nota diffusa alla stampa, l’onorevole Zappulla afferma: “L’ennesima vittima sul lavoro questa volta alla Raffineria Isab Impianti Nord ripropone con tragica urgenza il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro e nelle attività industriali in particolare. Gli organi preposti facciano subito chia-

Lo stabilimento Isab-Erg di Priolo Gargallo a Siracusa rezza sulle cause ed eventuali responsabilità ma è chia- lità sul terreno della sostenibilità delle produzioni, ro che la sicurezza sul lavoro rimane una delle grandi della innovazione tecnologica, della qualità dei cicli emergenze del nostro Paese e della nostra provincia. e prodotti: solo così si potrà programmare un futuro In particolare, per quanto attiene la nostra zona in- per le grandi aziende. Molto è stato fatto certo ma dustriale, la tutela ambientale e la sicurezza per i lavo- se il cielo di Melilli è coperto da nubi misteriose e, ratori e i cittadini devono rappresentare la condizione soprattutto, se un’altra vita viene spezzata sul lavoindispensabile per un nuovo patto tra imprese, sindaca- ro vuol dire che ancora molta strada resta da fare. Piena solidarietà ai familiari, ai lavoratori e alle orto, enti locali e comunità. Al centro la sostenibilità e la salute e vita dei lavoratori e dei cittadini: i recenti fatti ganizzazioni sindacali per una ennesima e inaccettabile denunziati – invece – dalla comunità e dagli ammini- vittima sul lavoro. Nei giorni scorsi ho presentato un stratori di Melilli confermano che, ancora, per le grandi disegno di legge che tende a potenziare prevenzione e committenti c’è molta strada da fare sul terreno della repressione con la istituzione della Commissione Natutela ambientale e corretta e tempestiva informazione. zionale sulla Sicurezza sul Lavoro; forte e costante sarà Le attività industriali si possono difendere seria- la mia iniziativa per ciò che considero uno dei tratti dimente e concretamente realizzando un salto di qua- stintivi di una società e una economia davvero civile”.

Reazioni alla notizia dell’infortunio mortale alla raffineria Isab

La rabbia del sindaco di Melilli, Pippo Cannata e il cordoglio dell’onorevole Giambattista Coltraro

Il sindaco Pippo Cannata e l’onorevole Giambattista Coltraro Salvatore Gangi, 38 anni, sposato, due figli, da oltre un decennio addetto agli impiantiCR34 e CR37, operaio esperto, è stato trovato cadavere nell’area vicina agli impianti di cui era conoscitore. Forse ha respirato un gas letale. Questa appare al momento l’ipotesi più accreditata. Certo, l’autopsia rivelerà la vera causa mortis. Sul luogo del cosiddetto incidente si sono recati sia i vigili del fuoco sia i poliziotti del commissariato di Priolo. Appresa la notizia della morte del giovane operaio, i sindacati hanno immediatamente proclamato lo

sciopero dei lavoratori diretti e dell’indotto dell’impianto Isab Nord di Priolo, dove lavorano circa 700 persone. E in questo momento stanno valutando iniziative di mobilitazione. La produzione ferma per l’intera giornata. Tra i primi commenti quello del segretario della commissione è Attività produttive all’Assemblea regionale Siciliana, Giambattista Coltraro del Gruppo parlamentare “Il Megafono - Lista Crocetta” che ha espresso “il più vivo cordoglio alla famiglia della vedova di Salvatore Ganci. Non è pensabile che al giorno d’oggi si possa morire per il lavoro. Le notizie al momento sono frammentarie, ma in tempi rapidi si dovranno accertare le cause concrete di cosa è accaduto all’interno dello stabilimento e conoscere di conseguenza le cause che hanno provocato il decesso di Ganci. Tra l’altro le popolazioni di Priolo, Melilli e Augusta, sono sempre più preoccupate dopo i vari episodi di emissioni dello scorso fine settimana del petrolchimico siracusano”. Sia il caso della nube tossica che ha costretto gli abitanti di Melilli a rintanarsi nelle proprie abitazione nella serata di sabato 18 maggio sia l’infortunio mortale occorso all’operaio Salvatore Ganci all’interno della raffineria Isab hanno fatto arrabbiare di brutto il sindaco di Melilli, Pippo Cannata, che ha minacciato la chiusura degli impianti incriminati. C. C.


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Sabato 25 maggio 2013

Augusta ha retto a guerre ed invasioni, a terremoti e a calamità naturali, ma non ha retto, purtroppo, agli ultimi dieci anni temporali, per via di un “governo locale”, con a capo un sindaco non suo e un manipolo intrigante di pseudo-politici, che hanno trascinato la Città al dissesto economico e alla infamante etichetta di “profilo mafioso”

Una città che scivola su se stessa, “senza Re e senza regno” Augusta. Sembra un titolo shakespeariano, dei tempi di castelli turriti, di città fortificate, laddove tra intrighi colpi di mano e corruzione, vacillavano e crollavano Re, Principi e corone. Perché questa rievocazione storica? E che c’entra con la nostra Augusta? Beh ! C’entra, e molto. Il frontone del Palazzo municipale, riporta una vistosa scritta “Augusta Urbis Regalis, Veneranda, Fidelis”. Evvero, REGALIS perché ha conosciuto fasti e la potenza di Re, VENERANDA perché città-fortezza regno di Principi ed uomini di potere militare, temuta ed ossequiata, FIDELIS perché, nel corso dei secoli, è stata osservante delle leggi e delle istituzioni che la reggevano. In sintesi, una città di profonde istituzioni storiche, all’attenzione del mondo per la sua peculiarità geografica, e con fierezza proiettata ai nostri giorni. Ha retto a guerre ed invasioni, a terremoti e a calamità naturali, ma non ha retto, purtroppo, agli ultimi dieci anni temporali, per via di un “governo locale”, con a capo un Sindaco non suo e un manipolo intrigante di pseudo-politici, che hanno trascinato la Città al dissesto economico e alla infamante etichetta di “profilo mafioso”. Infatti ,gli avvenimenti che ne sono seguiti, hanno indotto le Autorità a decretare prima il commissariamento, deponendo il Sindaco Carrubba, e poi lo scioglimento del Consiglio. E a proposito di Consiglio Comunale. Nell’agosto 2012, il Carrubba diede le dimissioni, o meglio gliele hanno fatte dare, e così si rivolgeva al Civico consesso: “Per dieci anni ho prestato un grande servizio alla città…!”. Con quale sfacciato coraggio! Bel servizio! Una città lasciata allo sbando, con un debito faraonico, e consegnata al commissariamento. E da qui, comincia ad abbattersi sulla testa degli augustani l’ascia commissariale, con subito l’aumento della aliquota IMU al 10,60%, e poi la TARSU con

Il palazzo municipale di Augusta aumento del 130% rispetto a quella del 2011, senza contare, poi, gli altri balzelli comunali, più o meno

visibili. Nell’occasione della caduta del Carrubba, da una parte, la cittadinanza rimase allibita di ciò che si sentiva in giro, ma dall’altra accolse la notizia con un coro di sollievo. Non vi furono scene di panico, nessuno si cosparse il capo di cenere, ma grande fu la rabbia perché si era sentita presa per i fondelli da dieci lunghi anni di “regno”. L’altro ciclone, dopo il commissariamento, alitava sopra la città come un uccellaccio nero. Infatti, l’inchiesta approfondita della commissione di indagine amministrativa, doveva sfociare nello scioglimento totale dell’Amministrazione per “infiltrazione mafiosa” che ne turbavano il corretto andamento dell’attività comunale. È il momento che il “RE”, diventa nudo, cioè la città è spogliata del suo governo elettivo, e perde nel contempo la “corona”, perché più non governa un sindaco, spodestato ex iure, e al suo posto arrivano i “reggenti”. Dovremo aspettare 18 mesi, e forse più, perché Augusta riprenda le spoglie democratiche, perché, riprenda, soprattutto la sua “corona”, cioè il Sindaco elettivo, e riprenda, innanzitutto, rispetto, dignità, affidabilità sociale e politica, lungamente tradita. Non ci resta che fare voti augurali, perché i “tre reggenti”, ora che il palazzo dell’aquila monetata, è stato liberato da quel ciarpame politico che per dieci lunghi anni lo ha inquinato, possano dare una giusta sterzata, e che nel prossimo futuro, i nuovi inquilini del Palazzo, siano più degni e meritori. In verità, i cittadini augustani, non ne possono più, ne hanno le scatole piene, di vedersi attorno una città che scivola su se stessa, come suol dirsi “senza Re e senza regno”. Augusta deve riappropriarsi del suo motto “URBIS, REGALIS VENERANDA FIDELIS”. La luce nuova cancelli, per sempre, quei dieci anni di buio infame. Francesco Migneco

Pubblicata in esclusiva la notizia della richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Carrubba, Cappadona e altri imputati per le infiltrazioni mafiose al Comune e voto di scambio

Lo scoop del Diario, copie esaurite ad Augusta

L’ex sindaco Massimo Carrubba

Augusta. Dopo un’interruzione, dovuta a un improvviso guasto delle macchine, Il Diario, sabato scorso, è tornato in edicola e ha fatto boom, anzi, ha fatto scoop. Come hanno potuto constatare i lettori che hanno avuto la fortuna di acquistare le prime copie diffuse, in prima pagina era riportata la notizia che per l’ex sindaco Carrubba è stato chiesto, dal sostituto Andrea Ursino, il rinvio a giudizio per infiltrazioni mafiose, a distanza di due mesi dall’insediamento della troika prefettizia che sostituisce tutti gli organi elettivi del Comune, dopo il decreto di scioglimento del consiglio comunale proprio per infiltrazioni mafiose. Il sostituto Ursino ha chiesto lo stesso per l’ex deputato regionale Cappadona e per altri personaggi, politici e no, che sarebbero collusi con clan mafiosi dei comuni viciniori. Per Massimo Carrubba, indicato dal Partito Democratico ed eletto sindaco in una lista

Infiltrazioni mafiose al Comune di Augusta. Lettera al Diario dall’avvocato Gioacchino Aiello

“Vorrei far chiarezza sulla mia posizione e su quella subdola, infida e vigliacca del signor Carrubba”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata al Diario dall’avvocato Gioacchino Aiello. Egr. Direttore, in riferimento all’articolo apparso sul Suo Giornale Il Diario, datato sabato 18 maggio 2012 e all’articolo: Infiltrazioni Mafiose, chiesto il rinvio a giudizio dell’ex sindaco di Augusta, desidererei precisare una volta per tutte la mia posizione nel breve periodo di Assessore alla Pubblica Istruzione e Cultura nella Giunta Carrubba. Le indagini che hanno sconvolto Augusta individuando nell’ex sindaco uno dei maggiori responsabili del crollo finanziario del nostro Comune e dello scioglimento dello stesso per infiltrazioni mafiose qualora fossero provati i fatti contestati, non hanno senza ombra di dubbio sfiorato la mia persona danneggiata se mai dal comportamento subdolo del Carrubba. Riporto brevemente quanto riferito dal rapporto del Comando Carabinieri. “Della Giunta Carrubba faceva parte l’avvocato Aiello, stimato professionista megarese, suocero del Ferro. Come emerge dalle intercettazioni il Carrubba non decise la designazione dell’Aiello per la sua indiscussa professionalità e competenza ma per con-

vogliare su di sé i voti del Ferro. In una intercettazione telefonica questo uomo, il Carrubba, parlando con tale Znti diceva: “c’è suo suocero con noi come Assessore”. Ancora, sempre dal rapporto dei Carabinieri: dalle indagini non è emersa alcuna specifica condotta illecita da parte dell’Aiello, nè vi è prova alcuna che quest’ultimo fosse a conoscenza dei deprecabili motivi che avevano spinto il Carrubba a designarlo quale Assessore”. Non c’è dubbio che dalla condotta del Carrubba si evince chiaramente il reato di diffamazione ed in tal senso sto valutando la possibilità di costituirmi parte civile nel procedimento già fissato per il 26 giugno 2013 contro il Carrubba. Mi permetta di spendere due parole per il Ferro, altra vittima del Carrubba in quanto dai corposi atti del fascicolo nulla si evince circa l’attività del Ferro, mio genero a favore dell’ex sindaco. Spero che Ella mi dia ospitalità nel Suo Giornale al fine di far chiarezza definitivamente sulla mia posizione e su quella subdola, infida e vigliacca del signor Carrubba. Ringraziando Avv. Gioacchino Aiello

di centrosinistra, i Carabinieri del Reparto Operativo e il sostituto procuratore Andrea Ursino hanno accertato gravissime irregolarità nella conduzione dell’Amministrazione comunale di Augusta, “per aver il sindaco in particolar modo consentito a esponenti dell’organizzazione criminale di infiltrarsi e condizionare l’attività della pubblica amministrazione”. La notizia riportata dal DIARIO non ha trovato riscontro né quel giorno né nei giorni appresso sulle pagine dei quotidiani diffusi, tanto che qualcuno ha potuto insinuare qualche dubbio. “Non è la prima volta che il DIARIO pubblica notizie in esclusiva”, ha commentato il direttore Guastella, una vita intera trascorsa come cronista giudiziario, abituato a ricevere indiscrezioni da fonti di prima mano. Ovviamente, le copie del Diario ad Augusta si sono esaurite nella mattinata di sabato18. Giorgio Càsole


Sabato 25 maggio 2013

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Pubblichiamo la relazione redatta dal tenente Gianluigi Bevacqua, comandante del Nucleo Operativo della Compagnia di Augusta, il 2 aprile 1998, nella quale si fa riferimento all’attività illecita svolta dall’ex consigliere comunale Fabrizio Blandino, detto Jimmy

Infiltrazioni mafiose al Comune: tutto iniziò dopo il sisma del 1990 Già nel lontano 1998, i Carabinieri della Compagnia di Augusta, avevano inoltrato un dossier all’attenzione dei magistrati della Procura distrettuale antimafia in cui evidenziavano l’esistenza di un gruppo malavitoso, capeggiato dall’ex consigliere comunale Fabrizio Blandino, detto Jimmy, che, oltre a commettere estorsioni ai danni di commercianti e di titolari di piccole imprese edili, aveva il controllo degli appalti “con particolare riferimento a presunte infiltrazioni mafiose nella Pubblica Amministrazione”. All’epoca, però, la Dda di Catania non ritenne sussistenti profili di natura penale nei confronti del Blandino e di altri soggetti, nonchè dell’ex sindaco Pippo Gulino, e tutto fu archiviato. A distanza di 14 anni da quel rapporto a firma del tenente Gianluigi Bevacqua, i sospetti nutriti dai Carabinieri della Compagnia megarese sono stati presi in considerazione dai nuovio magistrati insediatisi alla Procura distrettuale di Catania ed è scoppiato lo scandalo delle infiltrazioni mafiose che hanno indotto il Consiglio dei Ministri ad emettere il decreto di scioglimento del Comune di Augusta. Ma adesso andiamo al lontano 1998, anno in cui fu lanciato l’allarme sul pericolo di infiltrazioni mafiose al Comune di Augusta. “Nel corso di attività info-investigativa condotta da quest’Arma si è pervenuto all’individuazione di un sodalizio organizzato che opera in Augusta nel settore delle estorsioni e più recentemente anche in quello degli appalti con particolare riferimento a presunte infiltrazioni nella Pubblica Amministrazione, alla commissione di delitti e al chiaro proposito di acquisire, in modo e diretto e indiretto, la gestione e comunque il controllo di attività economiche per realizzare profitti e vantaggi ingiusti. Si è puntata, quindi, l’attenzione alle piccole imprese edili sorte a seguito degli ingenti contributi finanziari messi a disposizione dallo Stato e necessari per la ricostruzione di tutti gli edifici rimasti danneggiati dopo il sisma del dicembre 1990. Dai prmi esiti della mirata attività investigativa emergeva la figura del consigliere comunale Fabrizio Blandino, detto “Jimmy”, nato ad Augusta nel 1968, residente in Viale Italia 14, celibe, del fratello Alessandro Blandino, nato ad Augusta nel1972, ivi residente in contrada Monte Tauro, località Pecoraro coop. Manzoni, celibe, geometra e diDomenico Italia, nato ad Augusta nel 1962, ivi residente in contrada Monte Tauro, località Carrubbazza. In particolare sia Fabrizio Blandino che Domenico Italia avrebbero concentrato l’attenzione su numerosi imprenditori edili, impegnati, in buona parte, in appalti per lavori di restaurazione e ricostruzione di edifici in questo centro. Infatti gli stessi hanno fatto specifico riferimento al suddetto Alessandro Blandino, già geometra presso l’Ufficio Ricostruzione della sezione Urbanistica del Comune, il quale, preposto alle specifiche attività burocratiche relative all’asegnazione degli appalti e dei lavori di cui sopra, li informava di tutti i pagamenti eseguiti ai vari imprenditori per poi contattarli, minacciarli e costringerli a pagare somme in denaro. E’ quanto mai veritiera l’ipotesi che le funzioni operative siano state affidate a Fabrizio Blandino, un tempo tenute dau fratelli Natale, Sebastiano e Gaetano Costanzo, tutti facenti parte dell’omonima consorteria mafiosa già

Fabrizio Blandino operante in Augusta e zone limitrofe, ereditandone, tra l’altro, la possibilità di mantenere anche i collegamenti con personaggi pregiudicati di Lentini. Tale ultima tesi viene, tra l’altro, avvalorata dalle dichiarazioni, apparse in articolo di stampa del 29 gennaio 1998, del collaboratore di giustizia Giuseppe Crisafulli, augustano ed ex killer facentre parte del gruppo capeggiato dai suoi cognati i fratelli Costanzo, rese nel corso della sua deposizione davanti ai giudici della Corte d’Assise di Catania (maxi-processo “Tauro”). Lo stesso testualmente aveva riferito che: “per tenere sempre sotto pressione gli esercenti ed i commercianti augustani a cui chiedere il “pizzo”, avevamo fatto ricorso ad un espediente singolare e cioè avevamo stampato delle lettere con le quali, una volta infilate sotto le saracinesche dei negozi, veniva comunicato l’inizio dell’azione estorsiva. Tale volantinaggio venne svolto in particolar modo da Jimmy Blandino, all’epoca consigliere comunale, e Toni Ortisi”. In tale contesto assume rilevanza la missiva anonima, pervenuta per posta a questo Comando il giorno 19 aprile 1997, il cui contenuto si trascrive testualmente: “Aiutateci non ce la facciamo più. I nomi dei due estortori sono Jimmy Blandino e Mimmo Italia. Scusate se non firmiamo, ma la paura è troppa. Un gruppo di imprenditori”. Nel prosieguo delle investigazioni, al fine di trovare riscontri a quanto fino adesso acquisito, si rendeva necessario approfondire gli accertamenti presso l’Ufficio Tecnico - Sezione Urbanistica - relativamente alle attività dell’Ufficio Ricostruzione. Infatti effettivamente si riscontrava che: a) per consentire la ricostruzione degli edifici danneggiati a seguito del sisma del 13 dicembre 1990, presso quest’Amministrazione Comunale venne costituito un apposito organismo (Ufficio Ricostruzione) composto da tecnici comunali e da due apposite Commissioni Miste; b) per motivi di speditezza del disbrigo delle varie pratiche, in data 2 settembre 1996 il sindaco di Augusta, sulla scorta dell’Ordinanza Ministeriale F.P.C. nr... articolo 3, con propria determinazione disponeva l’assunzione con rapporto a tempo determinato per un anno, con la facoltà di rinnovo per un altro anno ancora, di dieci tecnici esterni impiegati presso il predetto Ufficio Ricostruzione del 6° Settore Urbanistica; c) questi tecnici sono i due ingegneri Edoardo Pedalino e Carmelo Bramato; i due architetti Angelo Cipriano e Angela Cacciaguerra e i sei geometri Alessandro Blandino, Giuseppe Patania, Domenico Amenta, Massimo Ranno, Sebastiano Ponzio e Cristoforo Friscale di cui, di recente, sono stati riconfermati solamente l’ingegnere Pedalino, l’architetto Cipriani e il geometra Ranno; d) le mansioni di questi tecnici consistevano nell’istruzione delle pratiche per tutti gli edifici danneggiati ai quali il Comune, attraverso i fondi messi a disposizione dalla Protezione Civile, eroga contributi economici secondo l’ammontare dei contenuti nel relativo progetto e stima dei lavori; e) dopo aver compiuto l’istruzione della pratica, la stessa poteva seguire due procedure: 1) ai sensi dell’articolo 10 dell’ordinanza nr. 2212/’92, la pratica viene trasmessa con la relazione istruttoria alle apposite Commissioni per l’emissione del buono contributo; 2) oppure ai sensi dell’articolo 10 dell’ordinanza nr. 2414/’95 sono gli stessi tecnici che definiscono il buono contributo provvisorio ed i successivi stati di pagamento e conti finali. E’ utile riferire che nella prima procedura sebbene la decisione per l’assegnazione del buono contributo spetti alle Commissioni, ciò avviene sempre previo

esame preliminare dei tecnici e questi ultimi, in ogni caso, hanno libero accesso a tutte le pratiche e a tutti gli sviluppi inerenti; f) il controllo dei predetti tecnici può essere anche esteso alle concessioni edilizie ogni volta che si recano presso gli Uffici del Settore Urbanistica per il disbrigo e per le necessarie verifiche urbanistiche inerenti le specifiche pratiche di ricostruzione; g) a sette anni e mezzo dal terremoto solo una parte delle case ex Iacp è stata riconsegnata agli assegnatari e per le restanti palazzine la restituzione prevista per questa primavera, molto probabilmente slitterà a quest’estate. Per quanto concerne le abitazioni private (circa tremila danneggiate) i lavori di riparazione non hanno ancora superato il cinquanta per cento. Le pratiche presentate risultano 914 per lo più di grossi condomini di cui solamente 149 sono state esitate per circa duemila alloggi. Risultano erogati fino adesso 23 miliardi di contributi e circa 64 miliardi di contributi già assegnati sono nell’attesa di essere sbloccati dall’Assessorato Regionale; h) Fabrizio Blandino, quindi, tramite il fratello Alessandro, già geometra addetto a quell’Ufficio Ricostruzione e anche personalmente hanno sempre avuto così libero accesso alle pratiche concernenti gli appalti pubbici, alle concessioni edilizie nello specifico, ai pagamenti effettuati dal Comune in favore di imprenditori che hanno a loro volta eseguito lavori o forniture per conto dello stesso e nel contempo, hanno condizionato anche le verifiche sulle abitazioni private da restaurare. Infatti, per come riferito dal capo Ufficio Urbanistica, dottor Roberto Passanisi, approfittando della sua carica di consigliere comunale è riuscito a condizionare e fare pressioni nei vari uffici e, nella circostanza, ha anche richiesto copia di provvedimenti amministrativi, come: 1) la pratica edilizia nr. 52/’90 della ditta “La Ginestra” ristrutturazione Villaggio Monte Amara; 2) la pratica edilizia nr. 122/’93 della ditta “Sanfilippo Giuseppa” costruzione di un capannone agricolo in contrada Mortilletto e successiva variante; 3) la pratica edilizia nr. 134/’96 della ditta “Vicchitto Filadelfio” demolizione e nuova costruzione per civile abitazione in Via Lavaggi nr. 16 e 18 piano terra più tre elevazioni: 4) la pratica edilizia nr. 9/’94 della ditta “Longo-Calleri” nuova costruzione di un capannone artigianale in contrada Cozzo delle Forche e successiva variante; 5) la pratica edilizia nr. 8/’86 e 76/’91 della ditta “Motta-Musumeci” ampliamento Sma in contrada Cozzo delle Forche; 6) altre ancora. Sebbene, quindi, il geometra Alessandro Blandino sia stato escluso dall’Ufficio Ricostruzione, si è appreso, dal predetto funzionario Roberto Passanisi e da altri suoi collaboratori, che tuttora insieme al fratello Fabrizio continuano ad interessarsi di varie pratiche edilizie esercitando pressioni agli stessi impiegati di quell’Ufficio Urbanistica. A tal proposito, i due sono in atto fortemente interessati a seguire le vicende burocratiche di due richieste di concessione edilizia circa il progetto da parte della società Agip di realizzare un distributore lungo la SS 114 CataniaSiracusa e la realizzazione da parte dello stesso Ente di un centro commerciale all’interno dell’attuale distributore ubicato in questa via Italia. Si è venuto a conoscenza, altresì, che i medesimi fratelli sono interessati a due (Segue a pagina 8)


pagina 8 (Segue da pagina 7)

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Sabato 25 maggio 2013

Infiltrazioni mafiose al Comune: tutto iniziò dopo il sisma del 1990 importanti progetti di cui uno relativo alla costruzione di un capannone interrato da adibire a posteggio di autotreni in un terreno sito in contrada Castelluccio e il secondo, sempre nello stesso terreno relativo alla installazione di due containers da adibire ad ufficio. In merito a quanto sopra, si è avuto modo, inoltre, di venire a conoscenza dal medesimo capo ufficio che anche alcune ditte edili di questo centro tramite il sindaco di Augusta Giuseppe Gulino, i fratelli Fabrizio Blandino e Alessandro Blandino oppure tramite gli stessi titolari, esercitano continue pressioni presso l’Ufficio Urbanistica del Comune relativamente ad alcune pratiche edilizie. Le stesse sono state individuate in: 1) “Edilizia Italia di Italia Domenico” con sede in Augusta via Monte S. Elena, contrada Carrubbazza, iscritta al nr. 45713/1996 del Registro delle Imprese di Siracusa il cui amministratore unico risulta il predetto Domenico Italia con socio occulto proprio Fabrizio Blandino; 2) la

dittra “S.G.R. srl Progettazioni Consulenze Costruzioni” con sede in Augusta Via Megara 12, cui amministratore unico risulta il geometra Remigio Galeazzi, nato a Buccheri nel 1944, residente a Melilli, parente dell’ingegnere Edoardo Pedalino, tecnico responsabile dell’Ufficio Ricostruzione; 3) l’Impresa “CASAUGUSTA 88 Soc. Cooperativa Edilizia srl”, con sede in Augusta Via Epicarmo 189 facente capo a numerosi soci di questo centro. Non poco interesse va, inoltre, riservato al sindaco Giuseppe Gulino, nato ad Augusta nel 1952, ivi residente in Via XIV Ottobre nr. 74, coniugato, nei cui confronti sono tuttora pendenti numerosi procedimenti penali per abuso, falso, truffa ed altro. Lo stesso è stato, tra l’altro, sottoposto all’attenzione di questo Nucleo Operativo in attività d’indagine svolta in ordine all’erogazione dei contributi economici da parte dell’Amministrazione Comunale alle famiglie meno abbienti a seguito della quale veniva deferi-

to all’Autorità Giudiziaria competente per abuso d’ufficio e truffa aggravata. In secondo luogo, il predetto sindaco ha anche avuto un ruolo predominante in altra attività investigativa svolta da quest’Arma in merito alla costruzione di uno stabile da parte dell’impresa “Essegi Costruzioni srl” ove sono stati evidenziati numerosi abusi e allarmanti collusioni tra pubblici amministratori e i titolari della predetta impresa, con il coinvolgimento dello stesso sindaco e il consigliere Fabrizio Blandino. Nella circostanza, il responsabile del Settore Urbanistica di questo Comune, dottor Roberto Passanisi per costringerlo a compiere atti contrari ai suoi doveri d’ufficio, è rimasto vittima di azioni minacciose, violenza e lesioni personali da parte dei titolari Carmelo e Pietro Paolo Gulino. Il relativo procedimento penale è tuttora pendente presso la Procura della Repubblica presso la Pretura Circondariale di Siracusa al nr. 8916/’97”.

L’ex assessore all’Ecologia del Comune di Augusta, accusato di tentata concussione ai danni del dottor Roberto Passanisi, che si è costituito parte civile, dovrebbe formalizzare la richiesta alla prossima udienza del 12 giugno

Caso Oikothen, l’avvocato Perrotta orientato per il rito abbreviato

L’avvocato Nunzio Perrotta, chiamato a difendersi dall’accusa di tentata concussione in danno dell’ex dirigente dell’Ufficio Ecologia del Comune di Augusta, dottor Roberto Passanisi, è comparso il 22 maggio davanti al Giudice dell’udienza preliminare Patricia Di Marco. L’avvocato Perrotta è ritornato a sedersi sul banco degli imputati in seguito alla decisione della Suprema Corte di Cassazione di annullare con rinvio la sentenza di proscioglimento pronunciata nei suoi confronti dal Gup Alessandra Gigli, che non ritenne sussistente sussistente il reato di tentata concussione contestato sia a lui che all’ex sindaco Massimo Carrubba che, a differenza del primo, venne invece rinviato a giudizio. Contro il Perrotta, all’epoca dei fatti assessore all’Ecologia, si è costituito parte civile il dottor Passanisi, assistito dall’avvocato Luigi Latino. Il Perrotta è invece difeso dagli avvocati Francesco Favi e Fiorella Intrepido, gli stessi legali che assistono l’ex sindaco di Augusta Massimo Carrubba, il quale è già alla sbarra davanti al Tribunale penale per rispondere sia di tentata concussione che di abuso di ufficio. Proprio i legali del Perrotta hanno rappresentato al Gup l’esigenza che fosse fissata una nuova udienza in quanto il loro assistito sarebbe orientato a chiedere di essere processato con il rito abbreviato. Per arrivare al rito alternativo, però, a dire degli avvocati Favi e Intrepido, si dovrebbero far confluire nel fascicolo processuale tutti quei documenti precedentemente estrapolati e inseriti nel fascicolo intestato all’ex sindaco Massimo Carrubba e anche quelli riversati nel fascicolo processuale intestato al professore Marco Petitta, finito anche lui sul banco degli imputati perchè, secondo la tesi della pubblica accusa, avrebbe fornito delle false indicazioni nella perizia che gli aveva commissionato il Gup Alessandra Gigli nel procedimento penale intentato dalla Procura della Repubblica contro l’amministratore delegato della società Oikothen e alcuni tecnici ingaggiati dall’azienda che intendeva realizzare in contrada Mendola una piattaforma polifunzionale per il trattamento e lo smaltimento di rifiuti altamente tossici. In buona sostanza sia i tecnici di Oikothen che il perito del Gup hanno detto che la piattaforma polifunzionale non avrebbe comportato nessun rischio alla falda acquifera in quanto la faglia rilevata nella contrada Mendola non era attiva, per cui, pervenendo a quelle conclusioni, hanno smentito sia il dottor Passanisi, che si era rifiutato di dare parere favorevole alla realizzazione della piattaforma polifunzionale della Oikothen, sia i tecnici consultati dal Pubblico Ministero Maurizio Musco, che invece hanno sempre considerato l’impianto pericoloso in quanto avrebbe potuto inquinare la sorgente idrica che rifornisce tutte le case di Augusta di acqua potabile. Da parte del rappresentante della parte civile e della Procura della Repubblica non sono state sollevate nè obiezioni nè opposizioni all’acquisizione di tutti i documenti, anzi il Pubblico Ministero ha annunciato l’intenzione di produrre degli ulteriori atti, e il Gup, ritenendo fondata la richiesta, ha rinviato in prosecuzione l’udienza al 12 giugno. Determinanti sono risultate le dichiarazioni dell’ex dirigente dell’Assessorato Ecologia del Comune di Augusta per fare annullare dalla Corte di Cassazione la sentenza di proscioglimento pronunciata a favore dell’avvocato Perrotta. Il dottor Passanisi, che per questa sua coraggiosa decisione di non chinarsi al volere dell’ex sindaco Carrubba e dell’ex assessore Perrotta fu emarginato e costretto ad andare anticipatamente in pensione, nell’interrogatorio reso davanti al Pubblico Ministero Maurizio Musco ha dichiarato: “Non potevo sentirmi libero di esprimere le mie mansioni senza essere sottoposto alle espresse indicazioni dell’Amministrazione comunale, nel caso specifico dal signor sindaco dottor Massimo Carrubba e dal vice sindaco e assessore all’Ecologia avvocato

L’avvocato Nunzio Perrotta Nunzio Perrotta, i quali imponevano e hanno imposto di esercitare la propria volontà attraverso la consulenza

dell’esperto da loro nominato, professore Parmaliana di Messina. In tal modo - dice ancore il dottor Passanisi questi amministratori comunali - sindaco Carrubba e vice sindaco Perrotta - si sono fatti forti degli accresciuti poteri che detengono rispetto ai dirigenti comunali a partire dal conferimento e dalla revoca degli incarichi dirigenziali e ai connessi effetti sulla indennità di posizione per costringere questi ad adottare gli atti che gli amministratori ritengono necessari per loro...”. Ed ancora. “...Il sindaco ripeteva che con me non poteva andare in quanto non ero affidabile... Nel periodo in cui istruivo la pratica notavo una assidua e inusuale presenza del vice sindaco Perrotta, il quale mi chiedeva sempre più spesso a che punto era la mia istruttoria sul progetto della Oikothen e quali fossero le risultanze a cui io sarei addivenuto... L’avvocato Perrotta, davanti al sindaco Carrubba, non parlava ma allorchè rimanevamo soli mi consigliava di non mettermi contro il sindaco perchè altrimenti lui non avrebbe potuto difendermi”. E nessuno, infatti, difese il dottor Passanisi nel momento in cui il sindaco lo defenestrò dall’incarico e dall’ufficio. Tant’è che, davanti all’isolamento in cui si era ritrovato, il dottor Passanisi si vide costretto a togliere il disturbo e andò con mesi di anticipo in pensione.

I cori di varie età dell’Euterpe Junior e dell’ Euterpe Maior creati dal vulcanico maestro Rosy Messina, nei giorni 18 e 19 maggio, si sono avvicendati nel salone del Circolo Ufficiale della Marina Militare di Augusta

Celebrato il decennale dell’associazione artistico-culturale Euterpe

Augusta. Il decennale dell’associazione artistico-culturale Euterpe scorre alacremente sotto la realizzazione di continue brillanti attività. L’associazione si è sempre distinta per aver messo a frutto i diversi talenti dei suoi soci nel vivere l’arte in maniera prismatica, sotto la veste di canto, recitazione, evento culturale, tutto ciò che potesse far breccia nel bisogno di cultura e di arte che la città sentiva, nel segno dell’autonomia organizzativa, nel rispetto di ciò che fosse valido per la sua valenza artistica. Dopo aver iniziato i festeggiamenti con la partecipazione al III festival di Salerno, nel novembre dello scorso anno, durante il quale ha richiamato l’attenzione di pubblico e critica nazionale, dopo la partecipazione nei precedenti mesi a concerti nelle chiese del nostro territorio e ad eventi e conferenze di rilevanza pubblica cittadina, si avvicina ora il tempo dello spettacolo di fine attività annuali. Così i cori di varie età dell’Euterpe Junior e dell’ Euterpe Maior creati dal vulcanico maestro Rosy Messina, nei giorni 18 e 19 maggio, in collaborazione con la Marina Militare di Augusta nella salone del Circolo Ufficiali si sono avvicendati per due serate, ogni giorno alle 19,00, con gli alunni della scuola Euterpe, musicisti di pianoforte, chitarra, strumenti vari, in brani sempre più suggestivi e dalla frizzantezza primaverile. Le serate sono state allietate da ospiti e hanno visto anche la partecipazione dell’ultima creatura artistica cittadina, ALTERAZIONI ACADEMY, scuola di preparazione e audizioni al musical frutto dell’unione di Mariella Arghiracopulos, Rosy Messina, Domy Campisi, Cettina Messina. Si sono esibiti Chirara Di Bella, Ginervra Di Modica, Raffaele Madonia, Veronica Madonia,Chiara Sole, Andrea Sole, Filippo Barbagallo, Francesco Di Franco, Mariangela Di Franco, Riccardo Di Franco, Chiara Gigliottino, Eleonora Passanisi, Martina Passanisi, Federica Spinali, Martina Ternullo, Gloria Accaputo, Paola Collorafi, Maria Rita Gigliottino, Revecca Privitera, Francesca Ortis, Paolo Sanfilippo, Giulia Tringali. R. M.


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Interrogazione all’assessore regionale all’Ambiente presentata dall’onorevole VincenzoVinciullo

“Si faccia luce sulla nube tossica a Melilli”

L’onorevole Vincenzo Vinciullo ha chiesto delle rigorose indagini volte ad accertare le cause della nube tossica che sabato sera ha costretto gli abitanti di Melilli a rinchiudersi nelle loro case. Oltre a rivolgersi all’Autorità Giudiziaria il deputato regionale del Pdl ha presentato un’interrogazione parlamentare rivolta all’assessore regionale all’Ambiente chiedendogli di istituire un tavolo tecnico presso la Prefettura di Siracusa in modo che possano essere individuate le cause della nube tossica e le responsabilità. “Come è noto – ha dichiarato l’On. Vincenzo Vinciullo, Vice Presidente Vicario della Commissione ‘Bilancio e Programmazione’ all’ARS – sabato sera, la popolazione di Melilli è stata costretta a chiudersi in casa, in quanto il centro abitato è stato, per diverse ore, avvolto da una nube tossica che ha procurato, a tutti i Cittadini, preoccupazione unita a vomito, bruciore agli occhi e difficoltà respiratorie. Il fenomeno che, come dicevamo – ha proseguito l’On. Vinciullo – si è protratto per numerose ore, si è concluso dopo la mezzanotte, senza che vi sia stata la possibilità di accertare le cause che ho hanno generato e le responsabilità da parte dell’industria che ha causato la fortissima preoccupazione. Come sempre – ha detto l’On. Vinciullo – tutte le Aziende del Petrolchimico, hanno dichiarato che i propri impianti non presentavano alcuna anomalia, come se la nube tossica fosse stata scatenata da Eolo, re dei Venti, e non dalle industrie presenti nel Territorio. Ho presentato un’interrogazione parlamentare – ha

Per i Vigili del fuoco si tratta di rogo doloso

Incendiata una Ford Mondeo

Lentini. La squadra dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Lentini è intervenuta, alle ore 0.40, per l’incendio di un’autovettura Ford Mondeo, parcheggiata in via Portella delle Ginestre, nel centro abitato di Lentini. Domato il rogo che ha distrutto la vettura, in parte smontata e priva di batteria, i tecnici dei Vigili del Fuoco non hanno escluso il dolo all’origine dell’evento. Oltre ai Vigili del Fuoco in via Portella delle Ginestre si sono recati pure i Carabinieri della stazione di Lentini per individuare sia il proprietario dell’auto bersaglio dei piromani e per raccogliere le sue dichiarazioni in ordine alle cause che hanno indotto i suoi antagonisti a dare fuoco alla sua macchina.

concluso l’On. Vinciullo – in cui chiedo all’Assessore all’Ambiente di istituire un Tavolo Tecnico in Prefettura, al fine di accertare le responsabilità e, quindi, intervenire per evitare il ripetersi di questi spiacevoli episodi che, come sempre, sembrano non avere responsabili”. “La nube di smog industriale proveniente dal polo petrolchimico di Priolo che sabato 18 maggio ha investito il comune di Melilli, mettendo in allarme la Protezione Civile e costringendo la popolazione a trincerarsi dentro casa, ha rappresentato una grave emergenza ambientale che merita una indagine accurata”. È questa la dichiarazione dell’On. Sofia Amoddio del PD, membro della Commissione Giustizia della Camera e della Giunta per le Autorizzazioni a Procedere. “Ho presentato un’interrogazione al Ministro dell’Ambiente affinché sia avviata una seria indagine, volta a valutare con certezza le conseguenze sanitarie e ambientali a cui è stata soggetta nel tempo la popolazione; i rischi attuali a cui è ancora sottoposta, anche attraverso l’attivazione di adeguati e capillari controlli sanitari sulla popolazione interessata; un serio monitoraggio ambientale del territorio e la pubblicazione dei dati sanitari e ambientali che sono e saranno in possesso delle istituzioni”. “L’episodio – prosegue l’Amoddio - è solo l’ultimo, in ordine di tempo, dei fenomeni ambientali che si sono registrati in quel territorio. Le aziende del petrolchimico industriale dei Comuni di Augusta, Melilli e Priolo negato anomalie agli impianti, le centraline per il rilevamento

L’onorevole VincenzoVinciullo delle sostanze inquinanti non hanno presentato nessun parametro fuori controllo ma, da quanto si apprende, non tutti i gas solforati vengono rilevati dalle centraline di monitoraggio”. “L’area interessata – precisa l’Amoddio è un Sito di interesse nazionale ai fini di bonifica e che alcune delle aziende del petrolchimico industriale del SIN risultano inserite nell’inventario degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti ai sensi dell’art. 15 comma 4 del d.lg. n. 334/99”.

Fabio Breci è accusato di furto in appartamento

“Topo” d’appartamento confessa davanti al Gip Interrogatorio stamattina, da parte del Giudice delle indagini preliminari Michele Consiglio, per Fabio Breci, 26 anni, raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa a suo carico su richiesta della Procura della Repubblica di Siracusa. Breci ha risposto alle domande del giudice addossandosi le proprie responsabilità. L’arrestato, difeso dall’avvocato Junio Celesti, è accusato di furto aggravato in appartamento commesso a Siracusa, nell’ottobre del 2012. F.G.


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Sabato 25 maggio 2013

Il comandante militare marittimo autonomo in Sicilia, contrammiraglio Roberto Camerini, ha annunciato che entro dieci anni la Marina Militare perderà 34 dipendenti fra militari e civili

Augusta, consegnate le onorificenze al personale civile

Augusta. Martedì 21 maggio al Circolo Sottufficiali di Augusta sono state consegnate le “onorificenze di servizio” al personale civile della Difesa che ha maturato 20 e 30 anni di ininterrotto servizio. Ha presenziato il Comandante Militare Marittimo Autonomo in Sicilia, contrammiraglio Roberto Camerini, alla cerimonia hanno preso parte, altresì, Francesco Puglisi, uno dei tre Commissari Straordinari del Comune di Augusta, i titolari dei Comandi/Enti M.M. della sede di Augusta e Catania e i familiari del personale premiato. L’Ammiraglio Camerini, dopo aver ringraziato le Autorità intervenute, ha rivolto ai premiandi e ai loro familiari un breve indirizzo di saluto; ha evidenziato l’importanza della consueta ricorrenza e ha   sottolineato  che con questa cerimonia l’Amministrazione Difesa vuole riconoscere un concreto e sentito attestato di stima ai dipendenti civili, che hanno maturato una lunga e meritoria esperienza di lavoro. L’Ammiraglio ha sottolineato che gli attestati di servizio conferiti rappresentano un prezioso riconoscimento al valore aggiunto della conoscenza e dell’esperienza professionale che il personale civile ha acquisito e di cui è portatore e donatore.

Inoltre il Comandante Militare Marittimo Autonomo in Sicilia ha ricordato che il Ministero sta affrontando un processo di revisione dello strumento militare, che interesserà anche la Forza Armata, il cui progetto di riordino della struttura organizzativa prevede la razionalizzazione  dei comandi di vertice  con la creazione di due nuovi comandi per l’Area logistica e per la formazione. In questo processo il capitale umano sia militare che civile sarà, al tempo stesso, destinatario e protagonista attivo. La revisione dello strumento militare persegue anche l’obiettivo della valorizzazione del personale civile e quell’innalzamento qualitativo di cui spesso si è parlato ma che, nel prossimo decennio, sarà conseguito in concreto, grazie ai risparmi di costi. Si parla di una riduzione in oltre dieci anni di una riduzione di circa 34 mila unità fra personale civile e militare. L’Ammiraglio Camerini ha ribadito che, in tale contesto, sarà importante che l’Amministrazione possa continuare a fare affidamento sulla sua componente civile che ha già dimostrato di essere dotata di elevate competenze professionali, di un alto senso del dovere e di un forte attaccamento all’Istituzione.

Oltre 350 congressisti in rappresentanza di 22 Paesi del mondo hanno partecipato alla 50° edizione che si è svolta dal 20 al 24 maggio a Catania

Grande successo per il raduno internazionale dei sommergibilisti

Catania. L’Italia ha ospitato la cinquantesima edizione del Raduno Internazionale dei Sommergibilisti nella magnifica Città di Catania dal 20 al 24 maggio 2013. Un evento che ha consentito ai congressisti e alla stampa internazionale di catturare e di esportare l’immagine più significativa del nostro Bel Paese. Tradizioni, cultura, capacità e professionalità in ogni settore sono stati il filo conduttore delle attività organizzate per questa affascinante e singolare convention. Un’occasione irrinunciabile per poter riabbracciare i propri amici che hanno condiviso anche se sotto diversa bandiera le stesse esperienze, i sacrifici e la dura vita a bordo di un’unità subacquea. È proprio questo fattore comune che genera il grande senso di amicizia e di fratellanza che si può apprezzare incontrando e colloquiando con questi vecchi lupi di mare. Nel corso del loro soggiorno a Catania i congressisti sono stati impegnati in cinque giorni di incontri, cerimonie, riunioni e visite guidate ai siti archeologici di Siracusa e Taormina oltre all’Etna, il più alto vulcano attivo d’Europa. Al raduno hanno preso parte oltre 350 congressisti in rappresentanza di 22 paesi del mondo con al seguito circa 50 testate giornalistiche internazionali. Per il raduno di Catania una emissione filatelica dedicata ai sommergibilisti del mondo è stata concessa dal Ministro dello Sviluppo Economico e mirabilmente realizzata dai bozzettisti di Poste Italiane,

che giovedì 23 pomeriggio ha curato anche l’annullo speciale. La cerimonia ufficiale a coronamento del raduno si è svolta giovedì 23 dinanzi al monumento al marinaio a cui la Città di Catania ha recentemente dato nuovo splendore con una sapiente opera di restauro. L’evento, che ha visto la presenza delle massime autorità politiche, religiose e militari dell’isola, ha richiamato l’attenzione di moltissime persone ma il momento clou è stato quando  ogni Capo delle 22 delegazioni ha rivolto il suo deferente pensiero ai sommergibilisti caduti e la fanfara della Marina Militare Italiana ha accompagnato le parole con il suono del rispettivo inno nazionale. Altro momento di intensa commozione è stato vissuto dai sommergibilisti, uomini adusi ad affrontare i mari più procellosi, quando hanno reso il loro più sentito omaggio ai marinai caduti nel corso della cerimonia che si è svolta nelle acque antistanti il porto di Catania. Lì i Capi delegazione a bordo di unità della Guardia Costiera in alto mare hanno incontrato il sommergibile “Pelosi” che è emerso in superficie per rendere gli onori ai caduti mentre una corona di alloro è stato lanciato  negli abissi per recare l’ultimo saluto all’eroica linea blu. Il Raduno si è concluso con lo scambio dei doni e i saluti nel corso di una cena di gala organizzata nel salone delle feste dell’hotel Sheraton di Catania. U. S.

Gli oltre 60 soci del Club Veicoli Militari Storici dalla Lombardia in visita al Museo della Piazzaforte

Augusta, celebrato il 70° anniversario della Battaglia di Sicilia del 1943

Augusta. Sono arrivati in colonna dinanzi al Museo della Piazzaforte di Augusta intorno alle 10.00 di domenica 19 maggio scorso i trentacinque mezzi con a bordo una sessantina di soci (molti dei quali in divisa d’epoca) del famoso Club Veicoli Militari Storici di Oltrona S. Mamette (Como), che, appresa la riapertura del Museo, hanno inserito Augusta nel Tour Sicilia 2013 per celebrare il 70° Anniversario della Battaglia di Sicilia 1943. Piazza Duomo per circa due ore è così diventata un museo storico all’aperto con decine di jeep, camionette, camion, motociclette  e anche un mezzo anfibio e figuranti in originali divise del tempo che hanno riportato il pubblico all’estate del 1943 quando gli Alleati percorrevano così le strade della Sicilia subito dopo lo sbarco. A guidare lungo il percorso la colonna un figurante d’eccezione, il siracusano prof. Aldo Di Benedetto, in veste di impeccabile soldato britannico sulla jeep di testa, responsabile della sezione figuranti dell’Associazione storica Lamba Doria, che ha fornito assistenza all’iniziativa e che è legata da duratura e fattiva collaborazione con il Museo di Augusta. Gli ospiti hanno visitato per gruppi il Museo e sono rimasti molto soddisfatti della ricca e omogenea collezione di cimeli custoditi pur se negli spazi contenuti dell’attuale sede. Il direttore del Museo è stato coadiuvato nell’occasione dai componenti del direttivo Russotto, Pugliares e Catalano e dai collaboratori Castorina, Collorafi, Iurato, Sardo, Paci, Carriglio.  Il presidente del CVMS Enrico Paggi ha donato ad Antonello Forestiere  una targa ricordo in occasione della visita e ha ricevuto un volume storico su Augusta

e  una cartina monumentale della città. Dopo la foto ricordo dinanzi al Municipio, i componenti della colonna ha lasciato Piazza Duomo percorrendo Via Principe Umberto sino a Terravecchia e uscendo di città percorrendo il viadotto Federico II di Svevia. Quindi si sono recati a visitare il caposaldo di Cozzo Telegrafo, vicino Brucoli. La visita si è rivelata evento di forte suggestione e ha riscosso le simpatie del pubblico presente; anche gli

ospiti sono stati molto contenti del particolare calore umano trovato ad Augusta e hanno assicurato che fra due anni, nell’ambito del prossimo Tour, la nostra città sarà nuovamente da loro inserita nel programma di viaggio. Il Museo della Piazzaforte continua a essere sempre costante meta di visitatori che già in pochi giorni di apertura si apprestano a superare le cinquecento unità. F. A.


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Al Circolo Unione di Augusta si è svolta una conferenza che ha visto la partecipazione di un numeroso qualificato pubblico

L’Inquisizione vista dal domenicano La Vecchia

Augusta. Sabato 18 maggio nel salone di rappresentanza del Circolo Unione si è svolta una conferenza dal titolo “L’Inquisizione. Un Vangelo da difendere con la forza o proporre nella verità? Ruolo dell’Ordine dei Predicatori in un fenomeno socio-ecclesiale dei secolo XIII-XVI”. Pubblico qualificato, numeroso e attento, pronto a puntualizzare gli aspetti negativi della tematica trattata e, qualora necessario, disposto a un caloroso confronto, se non scontro. Relatore dell’interessantissimo tema è stato il domenicano Francesco G.M. La Vecchia. Il priore dei frati predicatori si è presentato con molta serenità e imparzialità di giudizio. Ha inquadrato il fenomeno dal punto di vista storico, religioso, sociale e politico iniziando dalle prime forme di “crociate” contro i catari-albigesi dei primi del XIII secolo, su mandato della Chiesa di allora, tramite San Domenico e pochi alti prelati  ritenuti in grado di contrastare nei modi e nei tempi dovuti l’avanzare delle cosiddette ideologie eretiche. “Qualcosa però non ha funzionato e i fatti hanno dimostrato che i fini, i metodi e gli strumenti utilizzati non hanno rispettato i principi di base della religione cristiana. Il Dio dei Cristiani, definito anche “Logos” è infatti l’espressione più alta del dialogo , delle relazioni, del rispetto della dignità, della libertà e della libera espressione di ogni uomo. Alla razionale e cristiana volontà di proporre la verità evangelica, subito dopo la morte di San Domenico è su-

Francesco G.M. La Vecchia bentrata la logica della sopraffazione, dell’imposizione, dell’utilizzo della forza per affermare le propria ideologia religiosa. Fenomeno, che ha avuto una denominazione netta chiara, ” Inquisizione”, che alla luce della storia e di una lettura oggettiva degli eventi non può trovare

alcun tipo di giustificazione. Ma la dovuta condanna- ha continuato fra Francesco G.M. La Vecchia- va diretta nei confronti di tutta una società dell’epoca con i relativi malanni, devianze, mal costume e a quelle tendenze egoistiche di potere, arricchimento e prevaricazione che fa parte della indole umana avverso cui la Chiesa ha trovato sempre la forza e i presupposti della sopravvivenza. Il relatore ha quindi invitato il pubblico a riflettere su tutta una serie di azioni delittuose che attualmente vengono commesse nei confronti della dignità dell’uomo e che frequentemente passano inosservate nell’attuale società del relativismo e dell’indifferenza, ma che  sicuramente saranno oggetto di pesanti critiche da parte dei posteri. E allora per evitare il facile ricadere in tali incivili e drammatiche situazioni, -  ha concluso fra Francesco, -  non basta la denuncia o condanna di tali eventi, ma bisogna essere disponibili ad un dialogo che rispetti effettivamente i principi etico-morali del rispetto altrui che nel caso della religione cristiana vengono compresi nei termini “Giustizia, Verità, e soprattutto Amore”. Dopo alcuni interessanti e pacati interventi da parte degli ingegneri De Martino e Ferraguto e del dott. Nicola Limma, la presidente del Circolo, dott.ssa Gaetana Bruno Ferraguto, ha ringraziato il relatore invitandolo per altri i interessanti e proficui appuntamenti. Gaetano Gulino

Fabio Assenza è ricoverato in prognosi riservata in Rianimazione

Grave un ciclista tamponato da un’auto Sembra senza tregua la sfilza d’incidenti stradali che stanno colpendo la nostra città. Nel pomeriggio di giovedì 23 maggio si è registrato l’ennesimo sinistro, che ha condotto direttamente in rianimazione il gommista Fabio Assenza, 45 anni, separato e padre di un figlio. Il sinistro si è verificato nel primo pomeriggio, attorno alle 14.50. Il malcapitato si trovava in sella alla sua bicicletta intento a pedalare in zona via Arsenale. proprio nei pressi della sede della Cisl, presumibilmente per raggiungere l’officina dei gommisti Barone, ubicata tra Corso Gelone e Via Catania, per svolgere il turno pomeridiano della sua attività lavorativa. Era qui che ad un certo punto avveniva il violento impatto fra il ciclista ed una vettura. La botta faceva arrivare la macchina sopra un marciapiede circostante mentre il malcapitato ciclista rovinava pesantemente per terra, battendo violentemente il capo sull’asfalto. Dalle ferite riportate al capo dell’uomo è fuoriuscito copioso il sangue. Scene di panico per le gravissime condizioni del ciclista si sono registrate sul luogo dell’incidente. Immediatamente le numerose persone in transito in via Arsenale hanno telefonato al Pronto Soccorso alle centrali

operative della Questura, dei Carabinieri e della Polizia Municipale. Sul posto l’ambulanza che ha trasportato in ospedale l’uomo le cui condizioni sono apparse subito piuttosto precarie. I medici del Pronto Soccorso si sono riservati la prognosi e hanno disposto il ricovero dell’Assenza nel reparto di Rianimazione. Già in passato, Assenza è stato coinvolto in un altro incidente stradale, in seguito al quale ebbe a perdere l’uso di un occhio. Anche in quella occasione, l’uomo riportò delle gravissime lesioni per le quali i medici temettero di non riuscire a strapparlo alla morte. Ma Fabio superò la fase critica e fece tirare un grosso sospiro di sollievo alla propria mamma, al figlio ed ai congiunti, già provati da una serie impressionante di eventi tragici. Nel lontano 17 aprile 1992, il padre di Fabio, il noto gommista Salvatore Assenza, cadde sotto i colpi di pistola dei killer al soldo del boss Agostino Urso, capo dell’omonimo clan mafioso successivamente ereditato da Salvatore Bottaro e poi da Alessio Attanasio. Qualche anno dopo, un nuovo lutto sconvolgeva la famiglia Assenza: il fratello di Fabio moriva per overdose. F.G.

Ennesima vittima della strada. Grande cordoglio in città per la scomparsa di Giovanni Carnevale

Scivola con la moto, muore un centauro

Giovanni Carnevale Impatto mortale ieri sera a Siracusa. Un ventiquattrenne ha perso la vita schiantandosi al suolo dopo aver perso il controllo della sua moto. A morire Giovanni Carnevale, esercente di un negozio di generi alimentari sito in via Pitia. Erano le 23.50 circa quando il silenzio della serata veniva rotto dal tonfo di una moto che scivo-

lava sull’asfalto di viale Teracati all’altezza dell’incrocio con via Costanza Bruno. Carnevale percorreva quella strada salendo verso la zona alta della città quando, per cause in via di accertamento, precipitava dal sellino del motociclo che, toccando terra, ha cominciato a strisciare sull’asfalto, trascinandosi appresso il malcapitato conducente. Che, avendo battuto più volte il capo contro l’asfalto, non ha avuto alcuna via di scampo. Una morte sopraggiunta immediatamente, nonostante Giovanni Carnevale avesse alla testa il casco protettivo. Purtroppo, sarà stato per il violentissimo impatto contro l’asfalto, il casco si è spaccato in due e per il povero centauro l’incidente autonomo ha avuto conseguenze devastanti. Immediati sono arrivati i soccorritori sul posto, tra i quali il personale sanitario del 118, che però non ha potuto far nulla perché il ragazzo era già morto. Sull’incidente sono in corso approfondimenti da parte delle forze dell’ordine per capirne l’esatta dinamica e se vi dovessero esser responsabilità eventuali da parte di terzi. I tutori della strada hanno chiesto di visionare i filmati prodotti dalle telecamere installate nella zona per dipanare i dubbi sorti a seguito dell’incidente, che a prima vista sembrerebbe di tipo “autonomo”. Grande cordoglio in città, fra i giovani che lo conoscevano poiché proprietario d’una panineria al viale Tica. Giovanni Carnevale è l’ennesima vittima della strada, che si va ad aggiungere alla lunga scia di sangue e di lutti provocati dalla mancata osservanza delle norme del Codice della Strada. F.G.


pagina 12 (Segue dalla prima)

Sabato 25 maggio 2013

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Omicidio Corso: chiesto l’ergastolo per Ercolano, Nardo e Giampapa

to verificatosi nel lontano mese di luglio del 1989 ad Agnone Bagni, in territorio del Comune di Augusta, il sostituto procuratore in servizio alla Procura distrettuale antimafia di Catania prima di passare alle richieste di condanna, ha sollecitato il Collegio giudicante a riconoscere colpevoli il Giampapa ed il Fisicaro del tentato omicidio ai danni di Angelo Marino, avvenuto il 22 aprile del 1993, in contrada Santuzzi tra Lentini e Carlentini. Poi, come preannunciato nel corso della requisitoria, il rappresentante della pubblica accusa ha presentato il salato conto agli imputati alla sbarra, sollecitando per Ercolano, Nardo e Giampapa la condanna all’ergastolo quali mandanti e correi nell’agguato mortale teso ai danni di Francesco Corso e del Giampapa quale responsabile anche del tentato omicidio Marino. Per l’imputato Umberto Di Fazio, reo confesso dell’omicidio e autore delle chiamate in correità neri riguardi degli altri imputati, ha chiesto alla Corte di infliggergli soltanto la pena accessoria di quattro mesi di isolamento diurno a titolo di continuazione con la pena dell’ergastolo che il killer catanese aveva già riportato in pecedenza quale autore di un altro omicidio di mafia, sentenza pronunciata nei suoi confronti qualche tempo prima che iniziasse a collaborare con la giustizia. Per quanto riguarda Ciro Fisicaro, già condannato al’ergastolo per aver preso parte ad alcuni omicidi ai danni di rivali del clan Nardo, il magistrato della Procura distrettuale antimafia ha chiesto la condanna a quindici anni di reclusione quale autore, assieme al Giampapa, del tentato omicidio di Angelo Marino. Dopo la conclusione della requisitoria la Corte d’Assise ha deciso di rinviare il processo all’udienza del 20 giugno, giorno in cui effettueranno le rispettive arringhe gli avvocati Franco Passanisi e Valeria Rizzo, in favore il primo del lentinese Giuseppe Giampapa e la seconda nell’interesse del catanese Aldo Ercolano. Il presidente della Corte ha anche comunicato che dopo l’udienza del 20 giugno il processo verrà stoppato a causa della pausa estiva e riprenderà l’11 ottobre prossimo per le arringhe difensive degli avvocati Guarneri e Fiormonti in favore del pentito Di Fazio, dell’avvocato Federico Fabio nell’interesse di Aldo Ercolano, dell’av-

vocato Sebastiano Sferrazzo quale difensore di Ciro Fisicaro e dell’avvocato Giambattista Rizza in favore del boss di Lentini, Nello Nardo. Nella stessa giornata o in un’udienza successiva ancora da stabilire si terrà la camera di consiglio e la lettura del dispositivo di sentenza. Sull’attendibilità dei pentiti - oltre al Di Fazio, le altre gole profonde sono i fratelli Enzo e Giuseppe Piazza, il geometra Antonio Dell’Arte, Orazio Caschetto Provenzano ed altri ancora - dipenderà la sorte processuale degli imputati alla sbarra. I quali, ovviamente, negano di essere coinvolti nell’omicidio di Francesco Corso e il Giampapa ed il Fisicaro di aver preso parte al tentato omicidio di Angelo Marino. Sia per gli accertamenti espletati dalle forze dell’ordine sia per le rivelazioni fatte dai collaboratori di giustizia, si sa che Francesco Corso fu ucciso a pochi metri di distanza dalla sua villetta di Agnone Bagni. Era il luglio del 1989. Francesco Corso, vicino al clan “Nardo” di Lentini, assieme alla famiglia risiedeva in quella villa per passarvi le vacanze estive. E proprio ad un tiro di schioppo dalla sua casa, Corso, detto ‘U Masculuni, veniva ferito a morte da alcuni spari d’arma da fuoco. Sei colpi furono scaricati su corpo del Corso, dal killer che si era nascosto ed appostato nei dintorni. La vittima stava tornando a casa con la sua vettura ed ebbe appena il tempo di scendere dalla stessa prima di esser trucidato. Nessuno seppe capire chi fosse stato sul momento, neppure la consorte che pare fosse in cucina dall’altro lato dell’abitazione. La donna trovò il marito esanime a terra e in una pozza di sangue. ‘U Masculuni, non era proprio uno stinco di santo, ma era dedito alla consumazione di reati contro il patrimonio. La motivazione della sua condanna a morte è da ricercare – secondo i collaboratori di giustizia, grazie alle cui rivelazioni sono stati incriminati il killer, i suoi fiancheggiatori ed i mandanti dell’omicidio Corso – nella mancata osservanza di regole comportamentali cui sono tenuti a rispettarle coloro che ornitano nell’ambiente della criminalità organizzata. Secondo i collaboratori di giustizia, il Corso non aveva preso in debita considerazione i ripetuti inviti di non compiere colpi banditeschi e ladreschi in danno di persone “protette” dal clan Nardo.

Ma non solo. Oltre a mettere in difficoltà il capo e gli affiliati al clan Nardo, il Corso, con le sue scorribande delittuose, procurava disagio e inquietudine ai componenti del sodalizio mafioso costretti a subire perquisizioni e controlli da parte delle forze dell’ordine che ad ogni azione malavitosa che si verificava a Lentini, Carlentini e Francofonte setacciavano i centri abitati. Nonostante le diffide e i continui richiami, Corso ha continuato imperterrito a fare di testa sua e ja finito con l’attirarsi l’ira del vertice del clan Nardo che, non riuscendo a farlo rinsavire, ha pensato bene di farlo sopprimere. Contro il Corso sono stati compiuti più di un attentato ma sistematicamente i killer di volta in volta incaricati di dare la morte a ’U masculuni, avevano sistematicamente fallito per cui, secondo la ricostruzione dei pentiti, Nardo si sarebbe rivolto ad Ercolano, braccio destro del boss di Cosa Nostra della Sicilia orientale Nitto Santapaola, che gli avrebbe messo a disposizione un sicario di provate capacità professionali quali era da intendere Umberto Fazio fino a prima di iniziare la sua collaborazione con la giustizia. A differenza degli attentati commessi ai suoi danni in precedenza, nel luglio del 1989 Francesco Corso fu centrato in pieno da numerosi proiettili sparati in rapida successione da Umberto Fazio, la cui carriera di killer fu poi spezzata dai tanti collaboratori di giustizia che sono fuoriusciti dalla cosca mafiosa Santapaola. Lo stesso Fazio ha poi emulato coloro che lo avevano accusato e divenendo collaboratore di giustizia si è tramutato in un accanito accusatore dei suoi ex datori di lavoro. Stesse motivazioni, ma killer diversi, nei due tentati omicidi posti in essere ai danni di Angelo Marino, anche lui disturbatore della pax mafiosa che il clan Nardo aveva imposto nelle cittadine della zona nord della provincia di Siracusa per tenere alla larga le forze dell’ordine. Nel primo episodio, avvenuto il 5 novembre 1992, Marino fu raggiunto da una pallottola al braccio, mentre nel secondo rimase illeso nonostante i colpi di pistola sparati al suo indirizzo e soltanto di quello del 22 aprile 1993 ne dovranno rispondere Giampapa e Fisicaro. F.G.

Comune di Priolo Gargallo

Concluso il corso Ecdl per i dipendenti

Ha chiuso i battenti il Corso Ecdl (European computer driving licence), rivolto al personale dipendente del Comune di Priolo Gargallo. Nella mattinata di ieri, 20 maggio, alla presenza del vicesindaco, Giovanni Parisi, e della dirigente del Settore relativo alle Risorse Umane, dott.ssa Rita Fangano, difatti, anche le ultime classi di partecipanti hanno ricevuto l’attestato di partecipazione al Corso Ecdl e il certificato relativo al conseguimento della Patente europea del computer. L’indispensabile progetto, promosso dall’Amministrazione comunale priolese - Assessorato al Personale - ha dato l’opportunità a circa settanta dipendenti comunali di acquisire gratuitamente la Patente europea del computer, strumento basilare per chi opera nella pubblica amministrazione. Il Corso, della durata di sessanta ore, è servito a preparare adeguatamente il personale al corretto utilizzo del computer, con l’obiettivo di velocizzare e snellire notevolmente le pratiche di natura burocratica, garantendo, in tal maniera, un servizio qualitativamente migliore all’intera cittadinanza. “Il Corso di formazione, volto al corretto utilizzo del computer – ha affermato l’assessore al Personale, Gio-

vanni Parisi – risulta indispensabile, al giorno d’oggi, per garantire una velocizzazione dei processi amministrativo - burocratici e dei servizi che offriamo alla cittadinanza. Considerando gli ottimi risultati raggiunti attraverso questo progetto, colgo l’occasione per ringraziare l’Ufficio al Personale e, per la validità provata nella gestione del Corso Ecdl, mi complimento con la società che ha impartito le lezioni, per le competenze professionali manifestate in corso d’opera, e il personale dipendente del Comune, per l’impegno dimostrato nell’affrontare tale onere. Tengo a precisare che, qualora disporremo di altre risorse, intendiamo promuovere nuovi corsi di formazione con l’obiettivo di migliorare ulteriormente il già elevato livello qualitativo del nostro personale”. Tutte le lezioni si sono tenute presso l’aula d’informatica dell’Istituto scolastico “Orazio Di Mauro”, adeguatamente equipaggiata dal Comune di Priolo Gargallo. Inoltre, ad ogni partecipante sono stati forniti alcuni pratici manuali di studio, essenziali per il superamento dei sette moduli previsti per il conseguimento della Patente europea del computer. Ad impartire le lezioni è stata la “Formatica srl” di Pisa,

azienda di prim’ordine nell’erogazione di servizi volti alla formazione e alla certificazione informatica, la quale si è aggiudicata la gara d’appalto. Il corso ha usufruito, al contempo, della pregiata collaborazione dell’“Aica”, associazione no profit che si occupa della divulgazione dal sapere informatico dal lontano 1961.

Corrado Di Mauro perseguitava l’ex

Arresti domiciliari per uno stalker Fino al mese di gennaio e nello scorso aprile aveva “perseguitato” la ex compagna nonostante avesse il divieto d’avvicinamento. Per tale motivo Corrado Di Mauro, 40 anni, si è visto notificare dalla polizia giudiziaria un’ordinanza d’aggravamento della misura cautelare con la quale è stato posto agli arresti domiciliari. Corrado Di Mauro, stamane, è stato interrogato dal Giudice delle indagini preliminari Michele Consiglio. Il magistrato ha ascoltato l’indagato, che si è difeso ovviamente fornendo sui fatti la propria versione a discolpa, ma senza essere riuscito nell’ardua impresa di fare valere le proprie ragioni rispetto a quelle precedentemente rappresentate dalla parte offesa. All’esito dell’interrogatorio di garanzia, il Gip Consiglio ha confermato gli arresti domiciliari applicati nei confronti del Di Mauro. L’uomo, originario di Avola, è difeso dall’avvocato Nino Campisi. F.G.


Sabato 25 maggio 2013 (Segue dalla prima)

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“Vorrei incontrare Attanasio per persuaderlo a collaborare” nitivamente la sua vita e quella di sua moglie, facendo precipitare nel baratro sia lui che Patrizia Bottaro. Lui si è laureato in carcere e, perciò, riacquistando la libertà avrebbe la possibilità di esercitare un’attività lavorativa di grande rilevanza. Adesso tocca a lui fare una scelta coraggiosa: quella di dare un taglio con il suo burrascoso paassato e di farsi apprezzare dai suoi concittadini per l’onesta attività lavorativa che andrebber a svolgere anzichè per le sue scorribande criminose, per l’arroganza tipia di chi orbita negli ambienti criminali e per i troppi delitti perpetrati. Anch’io avrei potuto fare come lui ma ho capito di avere sbagliato e ho deciso di correre ai ripari, dissociandomi dal clan mafioso di cui è capo proprio Alessio Attanasio, e mettendomi a collaborare con la giustizia. Ho pagato le mia colpe e i miei errori e adesso sono in attesa di essere processato per difendermi (Segue dalla prima)

dalle accuse di avere favorito il clan Cappello-Pillera di Catania. Per tale processo, che si svolgerà il 29 giugno, mi sono visto costretto a nominare come mio difensore di fiducia l’avvocato Carlo Taormina, a cui dovrò corrispondere una parcella di ventimila euro. Soldi che esco di tasca mia e che non mi saranno dati dal Servizio di protezione. Non è vero che collaborare con la giustizia è il modo più semplice per non pagare gli errori commessi e per farsi mantenere dallo Stato. Io mi sono assunto le mie responsabilità, ho pagato per gli errori commessi e oggi mi sento un cittadino reintegrato a pieno titolo nella società. Mi sono rifatto una famiglia e guardo al futuro con grande ottimismo. Si debbono invece preoccupare tutti i miei ex compagni di clan, per le nefandezze commesse, per le quali a breve dovranno darne conto alla giustizia. Grazie al sottoscritto e ad altri collaboratori di

to delle preziosi indicazioni per fare incastrare i suoi complici calabresi, la giustizia lo ha immediatamente ricompensato, rimettendolo in libertà dopo sei mesi di carcerazione preventiva. Ma soldi non ne riceverà più e dovò pure mettersi alla ricerca di un lonesto lavoro. Per punirlo infatti, gli hanno revocato il programma di protezione. Viceversa, Mssimo Supore, anche lui fuoriuscito dal clan “Bottaro-Attanasio” e tra le “gole profonde”

dell’operazione antimafia e antidroga denominata “Terra Bruciata”, ha aggredito e gli ha fracassato la testa a colpi di bittiglia un avventore nel locale notturno della Capitale, in cui esercitava l’attività lavorativa di buttafuori. Stupore è stato rinchiuso in carcere ed è stato immediatamente espulso dal programma di protezione. Dopo un breve periodo di detenzione, a Stupore è stata concessa la libertà provvisoria e per evitare che potesse

giustizia, si possono considerare risolti numerosi omicidi commessi a Siracusa dai killer del clan “BottaroAttanasio” e del clan “Santa Panagia”. Ma su questo punto, mi consenta di mantenere il più stretto riserbo. Vorrei, invece, approfittare dello spazio che vorrà riservare a queste mie esternazioni, per dire agli inquirenti e a tutti gli abitanti di Siracusa che un nostro concittadino, Enzo Arena, detto Cimitero, è stato ingiutamente arrestato e condannato, Lui è una persona perbene, non ha commesso assolutamente nulla e io mi sento di dire a voce alta: Enzo Arena è innocente di tutti i reati che gli hanno contestato. Egregio Direttore mi auguro che lei riesca a trovare un pò di spazio sul suo Diario, che leggo anch’io grazie alla sua scelta editoriale di pubblicarlo on line. La saluto e, ovviamente, spero di avere riscontro alla proposta che ho fatto al signor Alessio Attanasio”.

Rispediti in carcere i pentiti Sparatore e Stupore

riprendere a delinquere o avere una perdita di memoria in ordine alle gravissime accuse che ha mosso a molti siracusani che saranno coinvolti nei blitz antimafia che dovrebbero essere effettuati prossimamente, è rientrato nel Servizio di protezione come familiare dei componenti della propria famiglia, che lui stesso aveva fatto mettere sotto protezione quando aveva iniziato a collaborare con la giustizia.

Il 31 maggio si terrà l’assemblea organizzata dal Comune di Augusta, LIBERA, Magistratura Democratica, AVVISO PUBBLICO - Enti Locali e Regioni

“Insieme per capire: politica e società in un Comune sciolto per mafia”

Augusta, Dall’esito del lavoro svolto dalla commissione prefettizia emerge che il sistema politico-amministrativo augustano degli ultimi anni ha avuto collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata o forme di condizionamento degli amministratori stessi che hanno compromesso la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento dell’Amministrazione provocando un’inevitabile frattura tra politica e società. Inizia così il periodo di commissariamento che può durare, a seconda delle circostanze, fino a trenta mesi, laddove i commissari prefettizi hanno il triplice compito di riorganizzare le attività degli enti locali, di favorire la ripresa del dialogo politico e di agevolare le istanze della società civile per ricostituire il patto sociale .La preoccupazione maggiore è la caduta della fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

I cittadini hanno bisogno di essere accompagnati in un percorso di riordino amministrativo ma anche di sviluppo culturale, economico e sociale. Vi è la necessità di relazionarsi con i cittadini e i gruppi intermedi della società, di conoscere il territorio e saperlo amministrare. Difatti, un reale e non effimero rinnovamento della politica e dell’etica pubblica a livello locale è ipotizzabile soltanto se esso scaturisce dall’interno del tessuto sociale e politico, attraverso una presa di coscienza e la conseguente messa in pratica di azioni coerenti. Dall’esterno, lo Stato e le  sue varie articolazioni possono soltanto supplire temporaneamente al vuoto lasciato dalla politica. E’ necessario, pertanto, dare il segno della presenza e dell’attenzione costante e concreta delle istituzioni sul territorio comunale. Bisogna avere la consapevolezza che quella dello scioglimento per mafia è un’occasione importantissima di cui lo Stato deve approfittare per dimostrare ai cittadini che lo Stato è più forte e più potente delle mafie. E’ importante avere la coscienza che quei poteri che oggi sono sotto i riflettori, domani potrebbero tornare ancora più forti per agire nell’ombra più

attivi di prima ed il rischio è che possano già essere alla ricerca dei prossimi interlocutori, referenti politici e istituzionali. Occorre scongiurare tentativi di riciclarsi, magari sotto la maschera ripulita del nuovo che avanza, e distinguere ciò che si muove. In questo momento si deve rafforzare e coinvolgere la parte sana della città che deve e può trovare e sviluppare anticorpi per il futuro ed entusiasmo per risollevarsi. “La via obbligata per la rimozione delle cause che costituiscono la forza delle organizzazioni criminali passa attraverso l’affidabilità delle amministrazioni locali, quelle con le quali il contatto del cittadino è immediato e diretto”. Così Paolo Borsellino sottolinea l’importanza dell’impegno degli Enti Locali contro le mafie. Il pubblico è invitato all’iniziativa, organizzata dal Comune di Augusta, LIBERA, Magistratura Democratica, AVVISO PUBBLICO - Enti Locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie, sul tema “Insieme per capire: politica e società in un Comune sciolto per mafia” che si svolgerà ad Augusta venerdì 31 maggio 2013, alle ore 18.00, al Palazzo Comunale. Rita Pàncari

Saccheggiato il deposito della ditta Tarascio ubicato in Via Carlo Forlanini

Ignoti rubano 130 quintali di olio extravergine

Un furto di un’ingente quantità d’olio extravergine è avvenuto nei giorni scorsi nella sede del deposito della

ditta Tarascio. La denuncia è stata presentata nella mattinata di lunedì 20 maggio dai gestori del deposito, i quali hanno immediatamente telefonato al centralino della Questura per chiedere l’invio delle pattuglie e della Polizia scientifica. Il deposito del noto marchio di olio d’oliva extravergine, è ubicato in via Carlo Forlanini. Il colpo ladresco sarebbe stato commesso o nella giornata di sabato o in quella di domenica. Nel week end, infatti, il deposito non viene aperto alla clientela e sia i gestori che i dipendenti non si recano a lavorare, per cui i ladri hanno non hanno trovato alcun ostacolo nello scavalcare il muro di recinzione e nel forzare le porte d’ingresso del magazzino. Con la certezza d’agire indisturbati, i ladri hanno fatto incetta di olio d’oliva extravergine, che poi sono riusciti a fare uscire dal deposito senza attirare i sospetti dei residenti della zona. Secondo quanto denunciato dai titolari della ditta Tarascio, complessivamente i ladri hanno asportato 130 quintali di olio in parte sfuso e in parte già confezionato in bottiglie da un litro. Il responsabile dell’oleificio, inoltre, facendo l’inventario, ha pure constatato che i ladri si erano impossessati anche della somma di 5.000 euro in contanti, riposti nella cassa. Ingenti i danni subiti dall’azienda olearia per il furto commesso dagli ignoti ladri. Le indagini della Polizia sono state avviate per individuare gli autori del colpo ladresco. F.G.

Un volto pulita per una politica pulita


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Sabato 25 maggio 2013

Iniziativa congiunta del Circolo Unione e del Comando Militare Marittimo Autonomo in Sicilia in occasione del 80° anniversario del bombardamento di Augusta

“Non dimentichiamo il 13 maggio 1943” Augusta. “Non dimentichiamo il 13 maggio 1943”:questo il titolo e il messaggio dell’iniziativa congiunta del Circolo Unione di Augusta e del Comando Militare Marittimo Autonomo in Sicilia che, unitamente ai Club Service cittadini Rotary, Lions, Kiwanis, Fidapa, Inner Wheel e all’Associazione Lamba Doria, hanno commemorato il 70° Anniversario del Bombardamento di Augusta. La cerimonia si è svolta nel salone di rappresentanza del Circolo Unione di Augusta, domenica 12 maggio 2013. Il minuto di silenzio iniziale ha ben delineato il taglio dato alla cerimonia. Il numeroso pubblico composto da autorità civili, militari, presidenti e rappresentanti dei vari Club Service e di associazioni ed istituzioni varie, studiosi ed addetti ai lavori, interessati cittadini e rappresentanti della stampa sono stati accomunati dal ricordo di quel tragico evento e dalla solidarietà ai parenti ed amici delle innocenti vittime del bombardamento del ‘43. Il 13 maggio 1943 fu, infatti, un giorno di disperazione e di lutto per la popolazione augustana, morirono oltre 60 persone tra uomini, donne e bambini. Avevano avuto l’unica colpa di abitare in un’isola molto importante dal punto di vista strategico-militare, come del resto era avvenuto durante i sette secoli di storia precedente. Dopo i due bombardamenti delle ore 12,50 e delle 13, 40 da parte dei 53 aerei americani “Liberators” , Augusta si presentava “ come un enorme calcinaccio fumigante, oppresso da una coltre di polverone

gialliccio e adagiato su un mare stravolto da cerchi che ribollivano, colorati dal fango, dall’argilla e dall’alga” . La presidente del Circolo Unione, dott.ssa Gaetana Bruno Ferraguto, ha introdotto i lavori e ringraziato gli intervenuti e tutti coloro che hanno contribuito, ognuno per quanto di propria competenza, all’organizzazione della serata. Il contrammiraglioA. Roberto Camerini ha relazionato in modo completo e tecnico sugli scenari internazionali bellici che precedettero i bombardamenti del 13 maggio su cui successivamente l’avv. Antonello Forestiere, direttore del Museo della Piazzaforte, si è soffermato arricchendolo di ulteriori informazioni. Il dott. Alberto Moscuzza presidente della Associazione Lamba Doria ha quindi affrontato il tema dei soccorsi dopo l’incursione approfondendo il ruolo e l’organizzazione dell’U.N.P.A (Unione Nazionale protezione antiaerea). Ha inoltre esibito, attingendo dalla sua collezione privata, documenti originali dell’epoca e cimeli del tempo quali elmetti e maschere antigas. La serata ha previsto anche l’esposizione, da parte dei Vigli del Fuoco di Siracusa, di foto originali raffiguranti le conseguenze tragiche del bombardamento, e negli intervalli tra i vari interventi le proiezioni di immagini e filmati che hanno coinvolto emotivamente il pubblico. Un particolare ricordo ed omaggio è stato rivolto nei confronti di tre alti rappresentanti della Storia Patria di Augusta nelle figure rispettivamente dell’ing. Tullio Marcon,

del prof. Giuseppe Messina e del preside Giovanni Satta. A quest’ultimo è stata dedicata la proiezione della recita originale della propria poesia “Il 13 maggio 1943” composta nel 1991, recita che poi è proseguita dal vivo grazie a un’ ottima performance del prof. Giorgio Càsole.Il pubblico, commosso, ha lasciato il salone dopo circa due ore di cerimonia, nonostante il rammarico di qualcuno dei presenti che avrebbe voluto esprimere la propria diretta testimonianza o avrebbe voluto apportare qualche ulteriore contributo e precisazione. Gaetano Gulino

Nelle strutture del Centro Utopia si è svolto un memorial per ricordare Domenico Mercurio

Augusta, nel ricordo di un ex scout Augusta. Domenica 5 maggio 2013 ad Augusta nelle strutture del Centro Utopia si è svolto il 1° memorial Mimmo Mercurio organizzato da alcuni ragazzi del gruppo scout Augusta 3. Chi era Domenico Mercurio? Era un capo scout del reparto Mafeking & Loveday (Augusta 3). Lavorava nella raffineria Esso di Augusta e la maggior parte del suo tempo la trascorreva con noi giovani scout. Giorno 02/06/2012 ha saputo di stare molto male e quindi le sue ‘’apparizioni’’ alle riunioni scout erano irregolari. Domenico ha scritto tante canzoni per gli scout che ha deciso di lasciare come eredità a tutti i ragazzi.

Essendo capo era conosciuto da molti ragazzi e quindi amato da tutti, infatti, vera dimostrazione ne è stata il giorno del suo funerale. E’ morto giorno 02/08/2012 mentre il suo reparto era al campo estivo, noi lo ricordiamo come una persona dal cuore grande, disposto ad aiutare tutti. Io personalmente porto dentro me il suo sorriso, la sua voglia di fare e soprattutto il suono della sua chitarra che ci accompagnava sempre. Per questo noi ragazzi scout abbiamo deciso di dedicare un giorno a lui, per cantare tutti insieme le sue canzoni e per ringraziarlo ancora una volta per quello che ha saputo insegnarci. Gabriele Valenti

Domenico Mercurio

Il compositore e regista ospite a FilminScena, la rassegna organizzata dal Teatro Stabile di Catania con il sostegno del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università e con il patrocinio del Sindacato nazionale giornalisti cinematografici

Il cinema d’autore secondo Franco Battiato

Catania, La sonorità eroica di “Gilgamesh” o il piano sequenza iniziale di “PerdutoAmor”, il videoclip di “Amara terra mia” e la melodia che accarezza “La cura”, hanno lo stesso cuore e lo stesso autore. Franco Battiato, genio del pentagramma e della macchina da presa, sa dominare e all’occasione fondere quei linguaggi e quelle tecniche. Lo conferma l’esito delle partiture musicali come delle opere filmiche che nutrono di creatività il “centro di gravità permanente” cui aspira da sempre il poliedrico artista etneo. È in questa prospettiva che Battiato sarà protagonista del secondo appuntamento di “FilminScena. Conversazioni di Cinema in Teatro”, il ciclo di incontri organizzato dal Teatro Stabile di Catania fin dal 2011 e dedicato quest’anno a personalità siciliane di fama internazionale. Dopo il regista palermitano Daniele Ciprì, tocca ora al maestro di Milo che sarà ospite lunedì 20 maggio alle ore 18, sul palcoscenico del Teatro Verga, per un evento da non perdere, ad ingresso libero fino ad esaurimento di posti. FilminScena - insieme alle affini iniziative di DoppiaScena e LibrinScena - è in linea con la visione strut-

turale che il direttore dello Stabile, Giuseppe Dipasquale, porta avanti per valorizzare l’attività del prestigioso teatro catanese, inteso come un vero e proprio istituto di cultura, aperto alle Arti in tutte le possibili declinazioni e contaminazioni. La “conversazione” con Franco Battiato, condotta da Ornella Sgroi, sarà intitolata non a caso “Musica e Cinema: dimensioni parallele e convergenti” per un approfondimento sulle modalità attraverso le quali il compositore-regista articola la sua proficua commistione tra i diversi codici espressivi. Così come nel musicista nativo di Jonia, oggi Riposto, c’è la volontà, quasi ossessionante, di conciliare linguaggi musicali antipodici (si va dall’avanguardia degli anni Settanta, passando per la musica colta e quella leggera, l’etnica e il rock progressivo, fino all’elettronica e all’opera lirica), nel cineasta la fa da padrone quell’occhio eclettico, amante dei modi ossimorici, con i quali costruire tutto un suo peculiare modo di osservare e raccontare il mondo. Secondo la formula ormai collaudata, che al confronto diretto con il cineasta abbina il potere evocativo delle immagini che più lo rappresentano, il dialogo con Battiato sarà accompagnato dalla proiezione di materiali video estratti dai suoi film, a partire dal citato “PerdutoAmor” (2003), originale storia di formazione scritta insieme a Manlio Sgalambro e ambientata tra la Sicilia e la Milano degli anni ‘50 e ‘60, con la quale Battiato ha vinto il Nastro d’argento 2004 come miglior regista esordiente. L’itinerario proseguirà con l’opera seconda “Musikanten” (2005), che racconta aspetti suggestivi e inediti di Ludwig van Beethoven, fino all’ultimo “Niente è come sembra” (2007), incentrato sulla spiritualità tanto cara all’artista, divenuta sua personalissima grammatica anche cinematografica. Franco Battiato svelerà inoltre curiosità relative al suo quarto progetto registico, “Händel. Viaggio nel regno del ritorno”, ispirato ad un altro grande compositore. L’edizione 2013 di FilminScena è promossa dal Teatro Stabile di Catania con il sostegno del Dipar-

timento di Scienze Umanistiche dell’Università, diretto dallo storico Carmelo Crimi, in collaborazione con le cattedre di “Cinema Fotografia e Televisione” e “Storia e Critica del Cinema”, tenute rispettivamente da Rosario Castelli e Alessandro De Filippo, e con il patrocinio del Sngci- Sindacato nazionale giornalisti cinematografici, presieduto da Laura Delli Colli.


Sabato 25 maggio 2013

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Il direttore dell’Arsenale Militare di Augusta, ammiraglio Giuseppe Abbamonte, nel corso di una conferenza ha illustrato il progetto di bonifica del porto

Augusta, avviati i lavori per il recupero di 7 relitti navali Augusta. Il direttore dell’Arsenale Militare di Augusta, ammiraglio Giuseppe Abbamonte, il 16 maggio scorso ha organizzato una conferenza di presentazione  del progetto esecutivo del recupero dei “relitti navali”, da anni giacenti nei siti militari del porto di Augusta. Già nell’aprile scorso ci siamo occupati, dedicando un ampio spazio sull’argomento su queste colonne, riportato anche dal “Diario Doc” e dal “Giornale di Augusta”. Avevamo sottolineato che “finalmente” l’operazione di sgombero di questi residuati inerti, era stata avviata, anche se ancora c’era da superare una certa burocrazia inerente il rilascio delle ultime autorizzazioni per lo smaltimento dei rifiuti di risulta. Si è sottolineato il “finalmente” e giustamente, perché tale progetto di bonifica datava anteriormente al 2004, e che da allora, i vari direttori dell’arsenale militare hanno portato avanti con impegno e determinazione, raggiungendo notevole risultato, prima con la direzione dell’amm. Brogi e, in atto, con l’Amm. Abbamonte che, coordinato da un eccellente supporto di ufficiali quali i comandanti Amore e Gianino, che silenziosamente hanno dato, nell’insieme, una svolta decisiva a quel “finalmente” che, oggi, si traduce in realtà. La conferenza si è svolta con una introduzione, del Comandante di Marisicilia Amm. Roberto Camerini, il quale ha tenuto a sottolineare che, ormai, il progetto “bonifica” è concretamente iniziato e che non sussistono dubbi che esso andrà a buon fine. Inoltre, ha affermato che in sintonia con lo Stato Maggiore della Marina, in un prossimo futuro si procederà a un ulteriore bonifica di tutti gli altri relitti di pertinenza militare. Ampio spazio al tema delle conferenza è stato dedicato dall’Amm. Abbamonte il quale, con estrema chiarezza e dovizia di particolari, ha illustrato il progetto generale del recupero, nettamente distinto nelle sue fasi operative. Egli si è soffermato sulla procedura tecnica della rimozione che, nella fattispecie, deve tenere conto del rispetto dell’ambiente, la sicurezza nel lavoro e, infine, la particolare attenzione nello smaltimento dei rifiuti speciali e ordinari. Sono intervenuti successivamente, il C.V. Di Gennaro e il C.F. Merluzzi, i quali hanno affrontato gli “aspetti tecnici” e l’ organigramma dell’ esecuzione del progetto, nonché i tempi di attuazione.. Chiude gli interventi il responsabile tecnico della MAMMOET SALVAGE R.V. di Rotterdam, consociata della CHELAB Srl, facenti parte del raggruppamento temporaneo delle concorrenti, che si è aggiudicata

L’ammiraglio Abbamonte durante la conferenza la gara di appalto per l’ammontare di 2.330.000 euro. al Forte Vittoria, e riguardano l’ ex dragamine Loto e Vale aggiungere che l’ impresa capogruppo è di li- Giaggiolo e l’ MTF, mentre gli altri quattro ex dragamivello internazionale nel campo del recupero navale, ne Palma, l’ MTF 1302 e le ex corvette Alcione e Airone anche a grandi profondità. L’esposizione del tecnico (in alto nella foto) giacciono a ridosso della banchina, della Mammoet è stata rigorosa e puntuale, e altrettanto a Punta Cugno. I precedenti storici di tali imbarcazioesaustiva, sia dal punto di vista esplicativo, in ordine e ni e soprattutto delle ex corvette, sono stati largamenconsistenza dei relitti da trattare, quanto nella procedura te indicati nel nostro precedente articolo dell’ 8 aprile. più importante e delicata che riguarderebbe il recupero. I partecipanti hanno potuto conoscere, nello speciInfatti, a correzione di quanto prospettato nella prece- fico, cosa comporta la preparazione, in concreto, e la dente informazione, è stato precisato che non verranno realizzazione di un siffatto progetto di bonifica di reutilizzate paratie in metallo, bensì “gomme zavorrate litti navali giacenti in siti di interesse nazionale (SIN). al fondo” che formeranno il cosiddetto “bacino di de- Vale sottolineare, per inciso, la perfetta sintonia dello molizione”. Vale a dire, i relitti verranno circoscritti da schema organizzativo condotto e portato a termine tra questo bacino isolante, laddove si opera, in condizio- Marisicilia, Arsenale e Capitaneria di Porto di Augusta. ne di assoluta sicurezza per ogni eventuale rischio amCi auguriamo che le operazioni di recupero raggiungebientale. L’ impresa ha confermato, come già anticipato ranno le loro conclusioni, così da restituire all’ ambiente dall’Amm. Abbamonte, e cioè i sette relitti da recupe- e al porto di Augusta la sua antica e affascinante bellezza. rare, dei quali tre giacciono, semisommersi, di fronte Francesco Migneco

Con la visita guidata del restaurato Forte Vittoria e della rada di Augusta si è concluso il progetto del liceo Mègara

Il Faro, un cono di luce fra più mondi

Augusta. Con la visita guidata del restaurato Forte Vittoria e della rada di Augusta, si è concluso ufficialmente. giovedì 9 maggio, il progetto del liceo “Mègara” “Il Faro, un cono di luce fra due mondi”, rivolto non soltanto agli alunni dello stesso istituto, ma a quelli di altre istituzioni scolastiche. Alla visita, guidata da Luca

Di Giacomo, hanno partecipato, infatti, gli alunni degli istituti comprensivi “Corbino” e”Costa”, di Augusta, che hanno concorso con elaborati di vario tipo. Oltre alla dirigente scolastica del “Mègara”,Castorina, erano presenti i docenti Pirrucello, referente del progetto stesso, Castro, Cusumano, Di Venuta, C. Patania e F. Solano, del “Mègara” e Ritunno e Suppo, rispettivamente della “Corbino” e della”Domenico Costa”, che hanno accompagnato i loro alunni, quasi tutti per la prima volta in visita al Forte Vittoria, intitolato alla moglie del governatore spagnolo Garsia deToledo, cui è intitolata l’altra fortificazione posta al centro del porto , quale presidio contro le scorrerie dei pirati che allora infestavano il Mediterraneo. Durante la visita del forte Vittoria, possibile grazie all’intervento dell’Autorità portuale di Augusta, le delegazioni scolastiche hanno ricevuto la gradita visita degli ammiragli Abbamonte e Di Capua, rispettivamente direttore dell’arsenale militare e comandante della flottiglia corvette e del capitano di vascello Giuseppe Barbera, comandante di Maribase-

Riconosciuti colpevoli di furto Angelo Lorefice e Francesco Rosana

Rubano in una scuola: 6 mesi a testa Grazie alla condizionale, riconosciuta dal Giudice Monocratico Andrea Migneco, i due imputati non dovranno espiare i 6 mesi di reclusione a ciascuno inflitti. Il beneficio di legge è stato concesso ad Angelo Lorefice, 27 anni e Francesco Rosana, 25 anni. Entrambi sono

stati difesi dall’avvocato Salvatore Lo Vecchio. Il Giudice Monocratico li ha riconosciuti colpevoli di essersi impossessati di apparecchiature telematiche, dopo essersi furtivamente introdotti nei locali del II Istituto comprensivo di Cassibile. I due, dopo aver forzato una finestra scorrevole della scuola, il 26 ottobre 2010, portavano via dall’Istituto comprensivo “Falcone-Borsellino” alcuni oggetti. Lorefice e Rosana prelevavano tre radio stereo, della carta igienica, dei bicchieri di plastica, dei colori indelebili e una pistola fermo collante. F.G.

Augusta. Non meno interessante per i ragazzi la visita dell’ampia rada, grazie alla collaborazione del Gruppo barcaioli. Per i ragazzi è stata “una bellissima esperienza perché non capita spesso di visitare questi luoghi”, hanno riferito entusiasti Gabriele Valenti e Fabio Visdentini della I C –scientifico. G. C.


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Sabato 25 maggio 2013

diariodoc.it

Per la Corte d’Assise di Appello di Catania il francofontese Umberto Briganti uccise per legittima difesa

Omicidio Benvenuto, annullata la condanna Colpo di scena al processo di secondo grado a carico del francofontese Umberto Briganti, condannato in primo grado a 18 anni di reclusione perchè riconosciuto colpevole di omicidio volontario ai danni dell’operatore ecologico Salvatore Benvenuto, detto “Ciatuzzu”. Condividendo la tesi dell’avvocato Santi Terranova, i giudici della Corte d’Assise di Appello di Catania hanno riformato la sentenza del processo di primo grado e, riconoscendo l’esimente della legittima difesa, hanno assolto il Briganti e hanno ordinato la sua immediata scarcerazione se non detenuto per altra causa. Il fatto di sangue si è verificato il 7 luglio 2006 in contrada Masireschi, in territorio di Francofonte. C’era una disputa di natura finanziaria tra il Briganti e un proprietario terriero in ordine alla compravendita di appezzamento di terra per il quale l’imputato aveva già pagato soltanto una parte della caparra precedentemente concordata. Il mancato rispetto degli accordi aveva indotto il proprietario terriero a ritenere nullo l’atto di compravendita, ma la sua decisione fu aspramente contestata dal Briganti, che, pur se in torto per non avere onorato gli impegni presi, non voleva perdere quello che lui riteneva un giardino. I contrasti con l’acquirente il proprietario terriero riteneva di poterli agevolmente superare con il ricorso ad un uomo di sostanza. Il venditore del terreno si era infatti rivolto a al Benvenuto affinchè, come componente di una famiglia strettamente collegata con una banda mafiosa, facesse da “paciere” nella diatriba con il Briganti. La mattina del 7 luglio tutte le parti interessate al raggiungimento di una bonaria composizione della lite si ritrovarono in contrada Masireschi. Purtroppo non andò come il proprietario terriero sperava. Le divergenze sulle modalità d’acquisto del terreno, il sospetto che il proprietario avesse già promesso ad altri quel pezzo di terra, il timore del Briganti di poter perdere la caparra ammontante a quasi ventimila euro e quindi anche la terra a cui lui teneva tantissimo, l’ingombrante presenza del cosiddetto “paciere”, cioè a dire del Benvenuto, papà di Giuseppe, esponente di spicco e referente per Francofonte del clan Nardo di Lentini, anni dopo assassinato a colpi di fucile nella principale piazza di Vizzini, misero fine alle trattative con un nulla di fatto e le parti in causa si separarono senza neanche scambiarsi una stretta di mano. E proprio nel momento in cui ognuno andava per la sua strada si sentirono le secche detonazioni causate da un’arma da fuoco. I proiettili sfioravano Umberto Briganti che, pur se terrorizzato di essere un facile bersaglio del pistolero, in quel momento a lui ignoto, per lo spirito di conservazione, si gettava a terra e strisciando sulla terra raggiungeva la cuccia del cane, dal cui interno prelevava un fucile. Caricata l’arma, il Briganti prendeva la mira ed esplodeva alcuni colpi in direzione della postazione da dove erano partiti i colpi di pistola. Pochi istanti dopo, egli sentiva un gemito e un tonfo: qualcuno era stato ferito ed era stramazzato al suolo. Sempre impugnando il fucile il Briganti si avvicinava nella parte in cui erano partiti i colpi di pistola e scopriva riverso a terra il corpo del Benvenuto, che stava sanguinando copiosamente. Briganti

Il Palazzo di Giustizia di Siracusa e altri due suoi congiunti si prodigavano a soccorrere il Benvenuto, e lo accompagnavano all’ospedale di Lentini, dove però i medici ne constatavano l’avvenuto decesso. Briganti, arrestato dai Carabinieri dopo una settimana di latitanza, raccontò immediatamente di avere ucciso per legittima difesa, ma nessuno gli diede credito. Infatti, al processo di primo grado, sebbene il suo difensore di fiducia,l’avvocato Santi Terranova, si fosse battuto per fargli riconoscere l’esimente della legittima difesa, la Corte d’Assise condannò a diciotto anni di reclusione Umberto Briganti. Il francofontese e il suo difensore impugnarono il verdetto ritenendolo ingiusto e ora la Corte d’Assise di Appello di Catania ha condiviso il ragionamento e la ricostruzione dell’avvocato Santi Terranova, dicendo in sentenza che Umberto Briganti ha ucciso per legittima difesa e lo ha restituito alla libertà e alla sua famiglia.

Elezioni per il Consiglio comunale Si vota il 9 e il 10 Giugno 2013

La manifestazione è organizzata dagl’amici dell’avvocato Aldo Ganci

Lunedì al Jolly Hotel incontro con Ezechia Paolo Reale

Gli amici dell’avvocato Aldo Ganci, lunedì 27 maggio, al Jolly Hotel, con inizio alle ore 18.30, hanno organizzato incontro elettorale per la presentazione dei candidati al Consiglio comunale Dott. Aldo Antonuccio e Sig.ra Paola Consiglio. Alla manifestazione sarà presente l’Avv. Ezechia Paolo Reale, candidato a sindaco alle Amministrative del 9 e 10 giugno. Nell’occasione - comunica l’avvocato Aldo Ganci “si porranno le basi per la costituzione a Siracusa di un Centro cattolico che possa riportare i principi morali ed etici all’attenzione della futura Amministrazione comunale”. D.D

Attesa per la relazione del presidente Antonino Spadaro

Oggi l’assemblea dei soci della Banca di Siracusa

E’ stata convocata per questa mattina, sabato 25 maggio, al Grand Hotel Minareto, in via del Faro Massolivieri in contrada Isola a Siracusa, l’assemblea ordinaria dei soci della Banca di Credito Cooperativo - Banca di Siracusa. I lavori avranno inizio alle ore 9.30. All’ordine del giorno la ratifica di nomina dei consiglieri di amministrazione cooptati; e poi l’esame e l’approvazione del bilancio d’esercizio chiuso al 31 dicembre 2012 e le relazioni del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale e deliberazioni consequenziali. La relazione d’apertura sarà tenuta dal presidente di Banca di Siracusa, avv. Antonino Spadaro. Seguirà l’intervento del direttore generale di Banca di Siracusa, dott. Matteo Amato. L’assemblea dei soci è un momento di confronto e un’occasione per tracciare un bilancio delle attività svolte.

Dal 2004 sono consigliere del quartiere Akradina e ho ricoperto il ruolo di presidente, vice presidente e dedico molta attenzione al settore sociale.


2013-maggio-25