Diario di bordo a.s. 2022/2023

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LA SITUAZIONE DELLE DONNE IN IRAN

Queste misure al tempo rientravano all’interno di un ampio programma di riforme, noto come “rivoluzione bianca”, che aveva lo scopo di modernizzare l’Iran nel più breve tempo possibile. Questo programma di riforme, continuato anche dal principe ereditario Mohammad Reza Pahlavi, ebbe il suo culmine con l’acquisizione del voto da parte delle donne nel 1963, e la regolamentazione dell’aborto nel 1977

UNA NUOVA ERA...

Per raccontare quanto oggi accade alle donne Iraniane, è necessario fare un passo indietro. Siamo nel 1926 e per la Persia inizia una nuova era quando Reza Shah Pahlavi diventa Scià (re). Pahlavi, filo-occidentale, avvia una politica di modernizzazione, aprendo per la prima volta l’Iran al mondo: gli studenti iraniani iniziano a studiare in Europa, viene introdotto un sistema d’istruzione moderno, sempre più donne iniziano a ricoprire ruoli dirigenziali, nel 1935 viene fondata l’Università di Teheran (accessibile anche alle donne) e, (punto molto importante da tenere in considerazione perché dopo tornerà utile) nel 1936 proibisce l’uso del chador e dell’hijab (il velo femminile).

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LE PRIME CREPE…

Questa situazione però non va bene a tutti: il sistema dello Scià, per quanto progressista, era comunque in un certo senso vessatorio in quanto imponeva a tutti i cittadini uno stile di vita occidentale, anche a quelle persone più ancorate ai valori conservatori dell’islam.

Paradossalmente furono anche molte donne a ribellarsi a questa occidentalizzazione forzata, iniziando a protestare girando per le strade indossando lunghi e larghi mantelli che coprivano tutto il corpo avvolgendo poi il capo con un foulard.

1979

Tra il 1978-1979, il malcontento per la monarchia dello Scià fa scoppiare la rivoluzione islamica, ispirata dall’ayatollah Khomeyni, e dopo diversi scontri e il conseguente esilio dello scià, il 1 ° aprile venne proclamata la Repubblica Islamica

LA REPUBBLICA ISLAMICA

Sotto Khomeyni cambiò tutto. Lo stato venne diviso in due parti: una civile, costituita da un parlamento e da un presidente eletti democraticamente, ma con funzioni unicamente amministrative, e una religiosa, detentrice del vero potere politico dello stato, la quale fornisce indicazioni relative alla giurisprudenza da seguire, indicazioni fondate sul corano e sulla Sharia. Ma cos’è la Sharia?

LA SHARIA

La Sharia (in arabo “sentiero”, “retta via”) è l’insieme di regole di vita e di comportamento dettato da dio per la condotta morale, religiosa e giuridica dei suoi fedeli. Essa è la legge di dio in terra, e in quanto sua rivelazione diretta, rimane assoluta e non può essere contestata dagli uomini Quest’insieme di regole però non bastano a indicare la retta via, dato che molto spesso non sono riferiti a casi specifici; di conseguenza a tradurre la Sharia in leggi scritte e i particolari fiqh “dettami” sono i fuqaha, giuristi.

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A cura di Mattia Tosato 3

Secondo i fedeli musulmani, dato che i fiqh sono prodotti dall’uomo, hanno una natura fallibile e modificabile: sono quindi aperti a interpretazioni diverse e talvolta contraddittorie La diretta conseguenza di ciò è che, nei paesi dove la Sharia viene applicata anche all’ambito giuridico (tipo l’Iran) la sentenza di un processo, ad esempio, non sarà mai imparziale e oggettiva, bensì varierà a seconda dell’interpretazione che il giudice conferisce ad un determinato caso.

CONDIZIONE DELLE DONNE

Sotto la Repubblica Islamica la condizione delle donne cambiò radicalmente: venne imposto l’obbligo del velo già a partire dai 9 anni (tutto il corpo ad eccezione di faccia e mani dovevano essere coperti), venne proibito l’uso dei cosmetici, venne loro proibita l’istruzione superiore, venne loro proibito di lavorare senza il consenso del marito, il potere decisionale all’interno della famiglia ritornò a essere esclusivo dell’uomo, venne loro vietato di viaggiare senza il consenso del marito, ecc. quando venne reintrodotto l’obbligo del velo, le donne iraniane si riversarono nuovamente nelle strade a protestare:

è però importante specificare che le donne in questo caso non protestarono per non avere più il velo, bensì protestarono per avere la libertà di scegliere se portare il velo o meno, e questo rimane ancora uno dei motivi che caratterizzano le proteste odierne. Sotto la presidenza Khatami (19972005) infine, vennero introdotte nuove leggi che avevano come obiettivo la segregazione di genere OGGI

Sebbene nel corso degli anni determinate restrizioni siano state allentate, come per esempio l’uso del velo integrale, ancora oggi la situazione delle donne in Iran evidenzia che rimangono molteplici le discriminazioni subite in ambito lavorativo e politico

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A cura di Mattia
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MAHSA AMINI

Questa situazione subisce un cambio di rotta il 13 settembre del 2022, quando Mahsa Amini, ragazza di soli 22 anni, viene arrestata dalla polizia morale iraniana e in seguito uccisa a causa della mancata osservanza della legge sull’obbligo del velo, in vigore dal 1981. La violenza con cui la giovane è stata picchiata e in seguito uccisa sconvolse dapprima l’Iran e poi il mondo intero, dando il via a una serie di proteste che infiammeranno l’Iran e allo stesso tempo genereranno gesti di solidarietà da parte della comunità internazionale, come per esempio il taglio di una ciocca di capelli.

LE PROTESTE

La particolarità che caratterizza le proteste odierne, è che per la prima volta tutti sono scesi nelle strade a protestare contro un regime ormai troppo repressivo; “in piazza i ricchi residenti dei quartieri di Teheran si sono ritrovati a fianco a fianco con i poveri del lato sud della città” osserva la giornalista iraniana Roya Hakakian della rivista statunitense “The Atlantic”. Questo per far capire che ormai non si combatte più solo per l’obbligatorietà dell’hijab, bensì si combatte contro la gestione patriarcale delle donne, contro il fondamentalismo religioso, per la libertà politica e per un diverso sistema di governo. Lo slogan “questa non è più una protesta, è l’inizio di una rivoluzione” gridato dalla gente nelle strade, fa ben intuire che ciò che vediamo è solo l’inizio.

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cura
di Mattia Tosato

Cosa significa saper parlare italiano oggi?

Osservando il territorio italiano oltre che da un punto di vista geografico e culturale anche da un punto di vista linguistico, si noterebbe un’importante varietà di dialetti: una particolare caratteristica che distingue il paese sul piano europeo

l’Italia presenta mille sfaccettature e differenze da regione a regione: il variegato patrimonio linguistico italiano è in Europa unico nel suo genere, infatti nessuno Stato ne possiede uno simile. I dialetti italiani si possono distinguere per somiglianze glottologiche, e non geografiche, in tre aree: la settentrionale, la centrale e la meridionale. Per approfondire la questione occorre però fare una distinzione tra lingua e dialetto: per lingua si intende un antico dialetto che per motivi culturali e sociali ha raggiunto lo status di lingua (ad esempio l’italiano era un dialetto del latino), il dialetto, d’altro canto, è generalmente usato in un’area più ristretta con prestigio sociale minore, però importante per chi lo parla dal punto di vista di identità locale. Un’altra differenza tra le due è che la lingua possiede una forma scritta usata nei documenti ufficiali, mentre il dialetto si basa principalmente sull’oralità e non necessariamente sullo scritto (anche se, per fare un esempio, in Italia ladino e sardo vengono in alcuni casi usati anche nelle documentazioni ufficiali).

La “questione della lingua” italiana non è una novità: già in passato importanti autori come Dante, Manzoni e Calvino ne denunciarono l’importanza nei propri testi; sottolineando, infatti, la necessità di una lingua comune nel paese. La questione però non è così semplice, considerando alcuni fattori: fino a sessant’anni fa circa l’80% della popolazione parlava in dialetto o una lingua diversa dall’italiano, inoltre, all’inizio del XIX secolo, i dialetti italiani erano talmente diversi tra loro da essere incomprensibili; alla base di ciò vi è un importante pregiudizio secondo il quale la gente pensava che l’italiano standard fosse la lingua usata dalla borghesia, mentre i dialetti venivano usati dagli agricoltori e dalla classe operaia. Un ultimo problema riguarda l’alfabetizzazione degli italiani che nel 1861, anno dell’unità d’Italia, raggiungeva in media il 15% della popolazione.

Nel 1948 entra in vigore il diritto allo studio, previsto nell’articolo 34 della Costituzione, nonostante ciò il diritto non era garantito a tutti i ragazzi per vari motivi. In particolare l’accesso all’istruzione superiore e all’università era riservata alle famiglie agiate, a differenza delle famiglie povere e contadine che consideravano i ragazzi un’importante risorsa economica, per questo motivo venivano mandati a lavorare e non a scuola Bisogna aspettare il decreto statale del 2007 perché venga resa obbligatoria la frequenza scolastica fino all’età di 14-16 anni, così che tutti gli studenti possano completare almeno 10 anni di istruzione (scuola elementare, media e i primi due anni di scuola superiore).

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Anche se la scuola ha aiutato nel processo di alfabetizzazione, bisogna riconoscere che il vero motivo grazie al quale si iniziò a diffondere l’italiano fu l’introduzione della televisione nel 1954. I programmi televisivi cominciarono a essere trasmessi dalla RAI, l’emittente statale, i quali tra il 1958 e 1962 iniziarono ad acquisire valore linguistico e culturale.

Per fare un esempio concreto: la RAI trasmise spettacolo pomeridiano che si chiamava “Non è troppo tardi”, presentato dal maestro Alberto Ma Grazie a questo programma e al maestro, m analfabeti hanno imparato a leggere e scrivere e c un milione e mezzo di italiani hanno ottenut certificato di istruzione primaria (quinta elementar L’effetto benefico della televisione si ferma però anni ’80, quando iniziò a concentrarsi su spetta banali e talvolta anche volgari, con linguaggio m più semplice e spesso errato, causando un eff negativo sull’istruzione culturale delle generazioni giovani.

Tornando alla scuola, circa negli anni ’60 la medi studenti aumenta, il problema diventa però la presenza di insegnanti non preparati al compito di accogliere e istruire anche ragazzi appartenenti alle classi più disagiate; con il risultato che chi era agevolato imparava e gli altri rimanevano semianalfabeti.

Al giorno d’oggi, nonostante le diverse riforme, la situazione della lingua italiana non è risolta. Nei licei e nelle università, infatti, l’italiano corretto è padroneggiato sia oralmente che nello scritto da pochi; ciò però non è dipeso solo dalle scuole o dai docenti, ma anche dalle famiglie e dalla società. Gli anziani e gli incolti si mostrano in effetti più propensi all'uso del dialetto a causa dell'età e dello scarso livello d'istruzione, due tra le principali variabili sociali. Attualmente si possiedono numerose quantità di risorse che permetterebbero un corretto utilizzo della lingua, ciò nonostante vi sarà in ogni caso una carenza linguistica e grammaticale se non si applica uno sforzo anche nel contesto sociale e familiare.

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Per dare un volto “all’italiano standard” bisogna rifarsi al toscano di parlata regionale, esso è infatti il dialetto che più si avvicina alla lingua letteraria Per “standard linguistico” si intende, citando il linguista Gaetano Berruto, una lingua di tipo neutro, ovvero che non ha influenze né regionali né popolari. Il tipo di lingua che dovrebbe essere insegnata a tutti sin dalla prima elementare e che, se davvero esistesse, darebbe maggiore unità al nostro sistema linguistico. Analizzando un’intervista fatta alla presidente dell’Accademia della Crusca, la più prestigiosa istituzione linguistica italiana, Nicoletta Maraschio, si può citare diverse sue risposte: la presidente fornisce anzitutto alcuni dati dell’Istat, i quali registrano un uso calante del dialetto (anche se con picchi elevati in alcune regioni come Sicilia, Veneto e Campania). Il concetto di dialetto non è più però quello di una volta perché le nuove generazioni hanno subito un processo di “italianizzazione”; vale a dire che sono state influenzate dall’italiano. La Maraschino sottolinea anche che il principale problema da cui dipendono le scarse competenze nell’uso della lingua italiana è connesso alle nuove forme di comunicazione (ad esempio email e sms), dove ha più importanza il risultato che l’effettivo utilizzo della lingua corretta.

Secondo l’ex ministro dell’istruzione della Repubblica italiana De Mauro, invece, l’uso dei dialetti non costituisce affatto un fattore negativo. Riportando le sue testuali parole: “In una conversazione, non sempre in maniera programmata, si passa dall’italiano al dialetto e viceversa molto facilmente. Ovviamente rivolgendosi a un interlocutore che il dialetto possa capirlo. Gli inglesi lo chiamano code switching o code mixing. È uno strumento prezioso per arricchire il parlato, migliorando l’espressività”.

Dai due discorsi emerge un fattore comune: i dialetti in Italia, anche se in forma diversa da quella di una volta, non sono morti

Cosa significa, quindi, saper parlare italiano oggi? Saper parlare la lingua italiana significa avere la consapevolezza di doversi interfacciare con le sue mille sfaccettature, vale a dire essere in grado di accettare le sue diversità e non renderle fonte di discriminazione. L’utilizzo dei dialetti può rappresentare sia un vantaggio che un problema, non esiste una reale risposta, come mostrano le interviste e le opinioni di cui abbiamo parlato. Ciò che però può essere detto è che la presenza di così tante forme linguistiche rappresenta una forma di patriottismo culturale che dovremmo essere in grado di sfruttare a nostro vantaggio, ovvero prendere consapevolezza di tali diversità e supportare allo stesso tempo lo sviluppo di un patriottismo nazionale. La xenofobia rappresenta l’avversione indiscriminata nei confronti di ciò che proviene dall’estero, un concetto che a volte potrebbe essere esteso anche ai semplici dialetti o regioni diverse; ciò che occorrerebbe, quindi, sarebbe entrare nell’ottica di appartenere ad un paese unito, in cui si è cittadini italiani, cittadini europei, oltre che ovviamente cittadini del mondo.

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Valeria Mariano

25 Novembre

La Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite una risoluzione del 17 dicembre 1999.

Nel 1981, nel primo incontro femminista latinoamericano e caraibico svoltosi a Bogotà, in Colombia, venne deciso di celebrare il 25 novembre come la Giornata internazionale della violenza contro le donne, in memoria delle sorelle Mirabal che furono uccise per ordine del dittatore. Quel giorno le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio militare. Furono massacrate e stuprate in un luogo nascosto per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

La violenza contro le donne e le ragazze è una delle violazioni dei diritti umani più diffuse. La Dichiarazione sull'eliminazione della violenza contro le donne emessa dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1993, definisce la violenza contro le donne come "qualsiasi atto di violenza di genere che si traduce o possa provocare danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, comprese minacce di tali atti, coercizione o privazione arbitraria della libertà, che si verifichi”

La violenza contro le donne continua ad essere un ostacolo al raggiungimento dell'uguaglianza, dello sviluppo, della pace e al rispetto dei diritti umani delle donne e delle ragazze. Quest’anno abbiamo pensato che la nostra scuola possa lasciare un semplice pensiero in occasione di questa giornata.

A l G r i t t i c o s a è s t a t o f a t t o ?

In ogni classe abbiamo consegnato un pacchetto di post-it , in cui gli studenti hanno lasciato un pensiero positivo e incoraggiante sul valore della donna e il valore di questa giornata, di cui spesso non si sente parlare abbastanza. Alla fine sono stati attaccati sulle bacheche scolastiche delle due sedi. Ecco tra i messaggi più significativi:

“Un uomo con la forza del cuore… non delle mani!”

“Ogni volta che una donna lotta per se stessa lotta per tutte le donne”

“Il mostro non dorme sotto il letto Il mostro può dormire accanto a te” “La violenza non è un segno di forza ma di debolezza”

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Un prezzo da pagare o solo abusi?

Negli ultimi giorni di ottobre è nata una polemica nel mondo della ginnastica ritmica, ma non solo, visto che ci sono state anche le denunce di ginnast* di ginnastica aerobica e artistica. A rompere il silenzio sono state Nina Corradini e Anna Basta, seguite dalla ex campionessa mondiale di ritmica Giulia Galtarossa. Le atlete hanno raccontato di aver subito umiliazioni e abusi psicologici da parte dello staff della Nazionale in merito al controllo del proprio peso. Sulle ginnaste è stata attuata una continua pressione psicologica allo scopo di farle sentire inadeguate, non all’altezza del loro ruolo. Ognuno di noi sicuramente almeno una volta avrà sentito dei cosiddetti “limiti” di peso per le ginnaste, tanto che a me stessa- sono campionessa di ginnastica aerobicasono state spesso rivolte domande come: “Ma devi rispettare un limite di peso?".

Le atlete come me risponderanno che certamente bisogna avere buon senso, anche perché, senza una alimentazione controllata, si farebbe fatica negli allenamenti. Purtroppo, però, ci sono ancora allenatori/allenatrici fedeli alla “old school”, che controllano esageratamente le atlete, in tutti gli ambiti della vita, non solo in palestra, soprattutto in quelle situazioni in cui le ginnaste vivono in una struttura sportiva, lontane dalla famiglia.

I giornali raccontano che le atlete venivano pesate più volte al giorno e anche 200 grammi in più contavano, tanto che molte di loro hanno iniziato ad avere paura di bere anche solo acqua. Altre hanno abusato di lassativi per rientrare nel peso “giusto” oppure hanno iniziato a mangiare sempre di meno fino ad arrivare ad una condizione fisica inaccettabile per la salute, fino ad arrivare a pesare 36 chili.

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Dopo le denunce sono state indagate le persone ritenute responsabili, ed io mi limito a sensibilizzare sul tema, perché indagare e condannare i responsabili è compito dei giudici. E posso permettermelo di farlo, perché so esattamente quello che stanno provando e vivendo queste ragazze

Come già detto, non solo il mondo della ritmica è coinvolto, ma anche quelli della ginnastica artistica e aerobica. Tanto che l’ex azzurra della ginnastica artistica, vincitrice di due bronzi europei, protagonista di due Olimpiadi e influencer, Carlotta Ferlito, in un’intervista ci racconta la sua storia. Lei mette in evidenza che c'erano già state delle denunce nel 2016, dopo le Olimpiadi a Rio de Janeiro, però, a parte una procedura federale e una querela, non è cambiato nulla, non c’è stata nemmeno un’indagine.

Nell’aerobica la denuncia è partita da un gruppo di atlete con l’obiettivo di fare giustizia, di portare alla luce quello che è stato tenuto coperto per tanto tempo.

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L’ex ginnasta Davide Donati, che in quanto maschio non veniva penalizzato per il peso, racconta al giornale sportivo il Napolista :”Noi atleti maschi nascondevamo il pane nella felpa per darlo alle ragazze affamate”; dice anche che le ragazze venivano divise in 2 tavoli: quelle “grasse” e quelle che potevano mangiare un po’ di più delle altre, le magre.

Oggigiorno, le atlete e gli atleti della nazionale italiana di aerobica sostengono che c’è un grande rispetto verso gli atleti e le atlete, per cui non si verificano abusi Finora ho focalizzato l’attenzione sul peso, ma questo sistema di pressione è più ampio. Commenti come “Tira quei prosciutti” -cit. Ferlito- “Ma come ti permetti? Non ti rilassare”, in seguito ad un errore dopo 6 ore di fila di allenamento alle spalle, e altri giudizi sulla forma fisica, di sicuro non sono indicazioni di un ambiente salutare.

aver successo; siamo pronte a sacrificare la nostra salute fisica e mentale solo per vivere il nostro sogno e purtroppo alcuni allenatori lo capiscono e sfruttano questa nostra ambizione per distruggerci.

Io stessa ho dovuto rinunciare al mio sogno una volta: un mese prima di fare una gara importantissima, la gara più importante della mia vita, per un difetto del sistema, per dei comportamenti disumani, per colpa di persone che non sanno ascoltare e comprendere quello che noi atlete proviamo.

Facendo parte di una comunità di ginnastica e vivendo all’interno di essa, molto spesso non ci si rende conto che questi comportamenti sono sbagliatissimi, sono invasivi, sono malefici: si finisce per pensare che, se le compagne li accettano, forse è giusto, forse è il prezzo da pagare per

E perché? Perché dobbiamo vivere questo inferno? Per esperienza personale lo dico a voce molto alta -che possa raggiungere le orecchie di coloro che si permettono di comportarsi così- che questo atteggiamento non fa crescere un’atleta, anzi la sotterra e spegne quel fuoco che le brucia dentro Tra i miei pochi ricordi che ho archiviato, perché gli altri per tanti anni ho provato a cancellarli, c’è anche un momento in cui a me quattordicenne vennero lanciate queste frasi: “Ma non perdere tempo a parlare con tua mamma al telefono. È una perdita di tempo, piuttosto fatti degli esercizi, non sei ancora perfetta”, perché all’epoca vivevo lontano dalla mia famiglia per rincorrere il mio sogno; o “Ma i tuoi genitori non ti amano!”, o ancora all’ora di pranzo mentre io ero in pieno allenamento, e l’allenatore che stava pranzando mi disse: “Perché mi guardi in bocca? Lavora, mangerai dopo”; e non ho mangiato nemmeno dopo, perché a causa del peso il numero dei pasti era diminuito a uno, due al giorno.

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Alcune persone hanno difeso i responsabili degli abusi, chiedendo dov’erano i genitori, accusando l’indifferenza e il mancato intervento delle famiglie Ecco, a persone come queste, che di sicuro non hanno vissuto un’esperienza di questo tipo in qualità di genitore, mi permetto di dire che non hanno diritto di commentare. Perché solo le mamme delle ginnaste sanno quello che hanno provato ogni volta che hanno sentito la loro figlia piangere ininterrottamente dall’altra parte del filo, quando sentivano dirsi: “No mamma, non voglio andare via da qui, io voglio allenarmi, sto per fare una gara importante”, “Mamma, non ce la faccio più”, “Mamma, mi ha chiamata così”, “Mi ha detto quello”, “Mamma, non ho mangiato da ieri”.

Vorrei anche sottolineare che questo ambiente tossico interferisce non solo sulla salute fisica, come già si intuisce , ma anche sulla salute mentale, provocando danni che a volte è più difficile individuare

Con le lacrime agli occhi racconto queste cose, non per avere pietà, ma per far capire a voi lettori che dietro a quello che si vede, dietro le quinte non sempre c’è un mondo rosa e felice. E se da una parte c’è dietro un grande impegno, dall'altra parte però sul sistema bisogna ancora lavorare, perché non distrugga le vite delle ragazze che vogliono fare ginnastica.

Mi sono sempre chiesta perché alcuni allenatori non aiutano le ginnaste a dimagrire quei chili “in più”, invece di criticare Forse perché è più facile criticare, commentare? Non lo so. Certo, bisognerebbe assumersi la responsabilità di quanto si è detto o fatto.

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Victoria Buzgan

CINQUE PREGIUDIZI

SUL FEMMINISMO

e le relative risposte

"Sono le donne che odiano gli uomini? Veramente il femminismo è una varietà di sessismo, una guerra tra sessi?" Probabilmente fra le femministe ci sono quelle che “odiano” gli uomini, ma la maggior parte delle femministe odiano il patriarcato, che fa sottomettere le donne Le femministe vogliono distruggere il sistema del patriarcato insieme ai privilegi maschili. Il femminismo è una guerra non contro gli uomini, ma contro i loro privilegi.

"Le femministe sono molto aggressive, mascoline e non attrattive."

La bellezza è una cosa soggettiva. In merito all'aggressività: se una donna difende i suoi diritti, questo fatto può essere considerato come qualcosa di aggressivo? Il fatto è che qualcuno si aspetta che tutti seguano gli stereotipi.

"È l’insicurezza delle donne che non possono fare la loro vita personale."

Non a tutte le donne piacciono gli uomini.

La “vita personale” proprio come le relazioni romantiche non definiscono la visione politica di una persona.

Se una ragazza ha un fisico speciale, ed è bullizzata per questo, può scegliere il femminismo.

"L’obiettivo delle femministe è stato raggiunto. Non è più necessario. Le donne hanno già tutti i diritti, possono esprimere la loro opinione e studiare."

"Le femministe sono contrarie alla galanteria maschile e possono citare in giudizio qualsiasi uomo per averle aiutate a infilare un cappotto. " Come ho detto prima, la maggior parte delle femministe è preoccupata di questioni come la violenza domestica ecc Quindi la probabilità che una femminista pensi di fare causa per una galanteria è 0%. In un rapporto di uguaglianza ciascuno dei partner può indossare il cappotto da solo o farsi aiutare

Sì ma ora le donne stanno combattendo per l'uguaglianza in altre aree: nell’ambito della retribuzione salariale, della distribuzione del lavoro in casa e non dimentichiamo le violenze domestiche.

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COS’È IL K-POP?

B T S

K-pop è l'unione tra la parola Korea, ovvero Corea del Sud, e la parola pop, cioè il genere musicale pop. In altre parole il k-pop è la musica moderna cantata e suonata dai gruppi di cantanti coreani. Questo genere abbastanza nuovo in Europa e USA, si è diffuso grazie a gruppi come i Bts, le BlackPink, i Txt, le Twice, gli stray kids..ecc

Il pop coreano nasce 30 anni fa, quando Lee Soo Man fondò l'azienda SM Entertainment, oggi una delle aziende di intrattenimento più grandi in corea, questo fenomeno musicale inizia a diffondersi grazie al gruppo Seo Taiji and Boys ,in seguito alla loro partecipazione a uno show televisivo, presentandosi con una canzone con parole in inglese, il ritmo hip hop e motivetti mirati attirarono l’attenzione di molti teenager. La canzone scioccò i giudici e venne molto apprezzata dai giovani a tal punto che scalò le classifiche mantenendo la prima posizione per 17 settimane di fila

Con il successo di questo genere in seguito vennero fondate molte altre case discografiche .

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L a l i s a M a n o b a l R e p p e r B l a c k p i n k

A L C U N E C A R A T T E R I S T I C H E D E L K - P O P

In un gruppo K-pop non c’è un numero massimo di membri, per esempio NCT, il gruppo con il numero maggiore di membri (composto da 23 cantanti).

Nella maggior parte dei gruppi è presente un “leader”, ovvero il “capo”, di solito è il più grande di età

I membri dei gruppi K-pop sono normalmente divisi in categorie: abbiamo il cantante principale che canta di più rispetto ad altri, il rapper con buone abilità rap e poi i ballerini che ballano di più e cantano meno I membri dei gruppi passano molto tempo insieme,in particolare quando entrano nelle aziende come “trainee”, fanno molte attività e soprattutto molta pratica per la loro ‘performance’.

I cantanti vengono chiamati IDOL e ogni gruppo dà un nome ai suoi fan, ad esempio “Army” per i fan dei Bts oppure “Blink” per le fan delle Blackpink. Ogni gruppo ha un ‘concept’, cioè un concetto che si riferisce al loro stile in generale e alle ambientazioni per le loro canzoni Il gruppo EXO (uno dei top gruppi attivi al momento) ha debuttato con il concetto di “alieni” venuti da un pianeta fuori dal sistema solare . Un altro fattore molto importante al quale i gruppi devo dare importanza è l’estetica: capelli, trucco e abbigliamento sono gli elementi fondamentali che hanno spinto fin dove sono oggi questo fenomeno Kpop Parlando dell'estetica è molto importante conoscere gli standard di bellezza coreani, in pratica, sono caratteristiche che donne e uomini devono possedere per poter rientrare nei canoni di bellezza ideale. Standard per le donne: carnagione chiara, viso piccolo, una corporatura magra e altezza compresa tra 160 e 169 cm. Invece gli uomini devono avere un corpo non troppo magro e non troppo muscoloso, sempre un viso piccolo con occhi grandi e doppia palpebra , carnagione chiara, un mento a V. A causa di questi standard spesso gli Idol si sottopongono alla chirurgia plastica per rientrare in tali standard di bellezza .

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1. Questo genere si sta espandendo radicalmente nel resto del mondo, infatti il cantante Jungkook del gruppo Bts ( boy band più famose internazionalmente del momento) si è esibito alla cerimonia di apertura dei Mondiali di calcio Qatar 2022

2. In Corea c’è la leva militare per i cittadini maschi senza nessuna disabilità, esclusi gli stranieri, di età compresa tra 18-28 anni, per un periodo che va dai 18 ai 21 mesi. Anche le star del cinema e della musica devono partecipare alla leva; ma gli atleti che hanno portato prestigio alla Corea sono esentati

3. Gli idol hanno molti fan e tra questi spesso ci sono i “sasaeng”, cioè fan ossessivi che invadono la privacy degli idol, senza alcun rispetto nei loro confronti, con un'età compresa tra 17 e 22 anni Il motivo è il desiderio di ottenere il riconoscimento dei loro idoli e distinguersi dagli altri fan

4. Alcune agenzie hanno, per contratto, un divieto che impone agli idol di avere relazioni apertamente al pubblico, ciò obbliga gli idol a tenere i loro rapporti nascosti

CURIOSITÀ
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J e o n J u n g - k o o k L e a d v o c a l i s t B T S
d i l a E y a s m i n

CHE COS'E' LA CONSULTA STUDENTESCA?

Quante volte avete sentito parlare di “Consulta Provinciale degli Studenti” senza realmente capire di cosa si trattasse?

La Consulta Provinciale degli Studenti (C.P.S.) è un organismo che rappresenta gli studenti delle scuole superiori nelle province italiane. La C P S è quindi presente in ciascuna provincia italiana e ne fanno parte due studenti per ogni istituto, eletti dai compagni di scuola.

Ma di cosa si occupa esattamente?

Tra le funzioni principali e più importanti, la Consulta cerca di assicurare il più ampio confronto fra gli studenti di tutte le scuole superiori, con lo scopo di migliorare la vita scolastica.

I rappresentanti della Consulta propongono attività ed iniziative, collaborano alle attività organizzate dalla Consulta, sia per la diffusione delle informazioni nella loro scuola, sia per l’organizzazione degli eventi Partecipano attivamente alle Assemblee Plenarie della Consulta che solitamente hanno la frequenza di un incontro mensile, a cui non è consentito assentarsi in modo ingiustificato per più di 2 volte, pena la decadenza dell’incarico.

Come lavorano i rappresentanti della Consulta?

La consulta provinciale si riunisce in due principali occasioni, l’Assemblea Plenaria e l’Assemblea della Giunta. L’Assemblea Plenaria è formata da tutti i rappresentanti alla Consulta. E’ presieduta dal Presidente della CPS, eletto per maggioranza dagli stessi rappresentanti, e si riunisce di solito una volta al mese in orario scolastico o extrascolastico E’ l’organo più importante della Consulta.

Come lavorano i rappresentanti della Consulta?

La consulta provinciale si riunisce in due principali occasioni, l’Assemblea Plenaria e l’Assemblea della Giunta.

L’Assemblea Plenaria è formata da tutti i rappresentanti alla Consulta. E’ presieduta dal Presidente della CPS, eletto per maggioranza dagli stessi rappresentanti, e si riunisce di solito una volta al mese in orario scolastico o extrascolastico. E’ l’organo più importante della Consulta Cosa si discute all’interno della Plenaria?

All’interno dell’Assemblea vengono prese le decisioni più importanti: vengono elette tutte le cariche (Presindente,Vicepresidente,Giunta) , vengono discussi i progetti, le iniziative, le manifestazioni e come realizzarle, si esaminano i problemi degli studenti ( es. trasporti,ambiente scolastico) e si stabilisce cosa fare in proposito Alle sedute, di solito, partecipa anche il docente Referente.

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Nadin Ghninou - Hiba Benmbark

GIULIA DAL FABBRO

Classe 5D tur. Da qualche tempo ha intrapreso uno dei sogni che ha sempre voluto realizzare fino da quando era piccola, ovvero diventare influencer.

Come hai iniziato a fare l'influencer?

In realtà é una cosa nata quasi senza rendermene conto, con il carattere che ho sempre avuto la tendenza ad espormi molto, anche se a molte persone non piaceva. Fin da piccola ho sempre avuto la passione del web, e dei social in generale, infatti registravo costantemente video/foto, ma purtroppo non li ho mai pubblicati visto la mia giovane età. Ho intrapreso questo mondo nel momento in cui è scoppiata la pandemia nel 2020, quando stavo uscendo da un periodo buio e pieno d’insicurezze, dove tutte le persone si sono ritrovate chiuse a casa per via dell’emergenza Inizialmente registravo video o come passatempo o per “sfogarmi” poi, per via della chiusura delle accademie, ho dovuto “trascurare” una delle mie passioni più grandi ovvero la danza e ho cercato di inglobarla in una piattaforma che spopolava nel web in quel periodo, ovvero TikTok. Sicuramente ero al corrente a cosa andavo incontro e ne sono consapevole tutt’ora, ma non mi sarei mai aspettata in così poco tempo riuscire a ottenere un riscontro così alto dalle persone.

Come è cambiata la tua vita dopo che hai iniziato?

La mia vita é la stessa di sempre con forse qualcosa in più, ma Giulia é una ragazza che va a scuola e studia, che ha una vita molto piena e turbolenta, che a volte sente di non farcela, ma con una grande energia.

Negli ultimi mesi ho avuto l’opportunità di partecipare a degli eventi, grazie alla mia agenzia, inoltre ho incontrato persone che mi ammirano e che mi ringraziano ogni giorno perché grazie ai miei video hanno rincomincia a danzare.

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Qual è stata la tua più grande sfida come influencer?

Innanzitutto quello che vorrei dire a una ragazza giovane come me, consiglierei di non farsi condizionare e di pensare unicamente ai propri obbiettivi; molte volte provare esperienze che non consideriamo perfettamente a noi affini potrebbe essere molto utile per capire noi stessi e avvicinarci ai nostri obbiettivi. Ogni giorno é una sfida, soprattutto con me stessa, ma sui social porto Giulia a 360 gradi con le mie insicurezze, dubbi e paure e molte persone si rispecchiano nella persona che sono e questo mi sta molto a cuore.

La cosa più importante per me indipendentemente da una partnership con un brand è la professionalità e la precisione.

Io amo quello che faccio, ci metto veramente il cuore e la dedizione, ma non ci vuole solo questo devi saper lavorare e soprattutto esser pronto a tutte le richieste che ti verranno fatte per realizzare i contenuti!

Anche se per molti non si può chiamare “lavoro” per me è come se lo fosse, io riconosco in me stessa di essere super pignola e precisa perché credo che come le aziende credono in me e nel mio potenziale, l’impegno dev’essere ricambiato. Ultima collaborazione grande è stata settimana scorsa con un Brand di Napoli dove h24 abbiamo realizzato foto/video per il negozio, è stata una delle esperienze più belle ma anche più professionali a cui ho partecipato!

Che tipo e ogni quanto porti i contenuti?

Il mio profilo è basato prevalentemente sulla danza, io che ballo e mostro dei tutorial su come imparare i trend del momento, ma non solo, ultimamente sto integrando con qualche consiglio su scuola, patente, trucchi e outfit!

A dirla tutta non ho un tempo preciso comunque faccio coincidere dalle 2/3 pubblicazioni al giorno (ognuna con un contenuto diverso)

Come strutturi la tua giornata?

In realtà la mia routine è quasi sempre uguale: Nel weekend cerco di dedicarmi alla mia vita privata, anche se è molto difficile visto che andando in giro per il centro o nei centri commerciali mi riconoscono ormai in parecchi, ma comunque le persone che sono vicine a me mi hanno sempre sostenuta fin dall’inizio e apprezzano veramente quello che faccio

Mattina scuola; Arrivo a casa e mangio; 1 oretta la dedico per realizzare i contenuti che posterò in giornata; Studio e mi alleno.

Cosa è più importante per te nella partnership con un brand?
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Non hai paura di essere giudicata?

Il mondo di oggi è pieno d’invidie e pregiudizi, troverai sempre qualcuno che ti verrà contro e non apprezzerà quello che fai, devi semplicemente abituarti a questa realtà perché più si va avanti più gli “haters” aumenteranno.

Fin da piccola soffrivo di bullismo che poi con questa strada si è trasformato in cyberbullismo; prese in giro, risate in faccia, e tante altre cose alle quali ormai ho fatto l’abitudine.

L’unica cosa che mi dà realmente forza sono le persone che mi sostengono ogni giorno, mi ritengono un idolo da cui prendere ispirazione e da tenere come punto di riferimento, credo che sia una delle mie soddisfazioni più grandi.

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N I C O L A S Z A N E

Portiere nella società Calvi Noale

Quando hai iniziato e per quale motivo?

Ho iniziato questa passione nel 2013 in quinta elementare in seguito all’influenza di mio padre e dei miei amici poiché da piccolo preferivo il basket.

Quali sono gli sviluppi e i progressi?

Nei primi anni il calcio lo ritenevo uno svago ricoprendo il ruolo di attaccante al Maerne ma con il susseguirsi del tempo sono arrivati i miglioramenti ricoprendo il ruolo di portiere nella Juniores nazionale del Mestre, fino ad arrivare ad oggi nella Juniores Elite del Calvi Noale. Che ruolo ricopri in campo?

Io sono un portiere, un ruolo difficile da ricoprire con maggiore responsabilità dato che un errore può compromettere l’intera partita Mi permette così di essere un ragazzo competitivo, determinato e con lo stimolo di raggiungere gli obiettivi.

Che approccio hai tra scuola e sport?

Negli ultimi anni in seguito ai vari cambiamenti e alla maggiore autonomia data anche l’età, la mia quotidianità ha subito variazioni come il pranzare a scuola o il recarsi immediatamente in campo senza un momento di tranquillità oppure l’uscita anticipata il sabato per la trasferta della squadra. Può succedere che mi ritrovo costretto a studiare alla sera concludendo spesso a orari notturni. Ovviamente gestire tutto non è stato semplice ma grazie al mio carattere e la voglia di mettermi in gioco sono riuscito ad ottenere un’altra carica, quella di Rappresentante d’istituto. Ho ricevuto la certificazione studente-atleta che mi consente di avere piccoli vantaggi nell’ambito scolastico nei casi in cui io sia impossibilitato a studiare ma certamente non comporta valutazioni favorevoli o immeritate.

Credi che la tua passione possa diventare il tuo futuro? S i m a g a r i n o n a i m a s s i m i l i v e l l i m a c e r c o d i c o g l i e r e o g n i n u o v a p o s s i b i l i t à d i m i g l i o r a m e n t o e c r e s c i t a p e r s o n a l e s e n z a p o r m i d e t e r m i n a t i t r a g u a r d i

BONALDI GIULIA DAL FABBRO GIORGIA
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Intervista a Kevin Sufaj della 3^G

Un esempio di alunno che segue il progetto “studente-atleta

1-In che squadra giochi e da quanto tempo?

“Gioco al Pordenone e questo è il secondo anno”

2-Che ruolo sei nella tua squadra? “Sono difensore centrale”

3-Quante volte ti alleni durante la settimana?

“Mi alleno 5 volte a settimana più la partita ogni domenica”

4-Pensi che in futuro questa passione si possa trasformare in un vero e proprio lavoro? “L'obiettivo è trasformare quello che è la mia passione in un vero e proprio lavoro”

5-Come mai hai scelto di seguire il progetto “studente-atleta?

“Ho scelto di seguire il progetto di studenteatleta, principalmente per sapere come organizzarmi con gli studi”

6-Cosa ha comportato nella tua quotidianità scolastica?

“Più organizzazione”

7-Riesci a dividere bene il tuo tempo o ti capita di dover dedicare meno tempo ad alcune attività come lo studio o lo svago?

“Facendo questo tutti i giorni non ho praticamente mai tempo libero. Esco di casa alle 7 e torno alle 19 quindi di tempo libero me ne resta veramente poco”

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8-Questo ritmo di vita ti porta ad essere più stanco? “Quando ho iniziato l’anno scorso sentivo molto di più la percezione di stanchezza, ma ci si fa l’abitudine”

9-Hai mai pensato di rinunciare al calcio? Se si perché? “Non rinuncerei per nessun motivo al calcio”

10-Consiglieresti il progetto “studente-atleta” ad altri atleti di livello agonistico della scuola? Perché? “Sì sicuramente, più che altro per avere un’organizzazione a livello scolastico”

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ANASTASYA KONYK 3G

OpinionsO p.i.n.i o n s

Let me start this article with two little facts:

Everyone has different opinion on different things; Opinions hurt.

I think opinions should be at the very least heard If you think someone’s opinion is not valid, fair enough. There may be a lot of reasons to think like that. To me opinions that are not supported by facts should not be taken as such. If you are having a discussion with me and all you are saying is not supported by any kind of factual evidence, expect me not to give too much weight on what you are saying. Many people will find this article interesting, many won’t, and some are probably just taking a quick glance out of boredom Something I really hate seeing is people who fake to have an opinion on a given topic, especially to gain someone’s respect or to be perceived as “cool” when all you are is just a miserable human being in search of acceptance of others. There are other ways to get close to other people, surely not by luring them into thinking you are superior and letting them down.

Let’s go back at the second fact for a second: opinions hurt. We all know words can hurt, and opinions are made out of... well... words. I am sure at some point in your life someone has expressed their opinion and their opinion left you speechless Be it because you didn’t expect them to think like they did or simply because you did not expect such opinion coming out of their mouth. What happened after? Well... I am no time traveler, but I am sure you picked yourself up with little to no issue and faced reality. Reality is made of opinions and more often than not, they hurt. Reality can often be disappointing, but at the end of the day, it is what it is.

What are your thoughts on this? Feel free to share your opinions!

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R E D A Z I O N E G R A F I C A - P U B B L I C A Z I O N E

H i b a B e n m b a r k N a d i n G h n i n o u F e d e r i c a L a z a r B e a t r i c e R o m a g n a S h a b r i n a U d d i n

R E D A Z I O N E

R E D A T T O R I

C y r u s V i l l a c e r a n A d i l a E y a s m i n M a t t i a T o s a t o P a m e l a T o m a G i o r g i a B o n a l d i N a d i n G h n i n o u H i b a B e n m b a r k S a b i n a S i r b u V a l e r i a M a r i a n o G i u l i a D a l F a b b r o A n a s t a s y a K o n y k V i c t o r i a B u z g a n

I I S G R I T T I
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