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comunitĂ 


progetto di Diana Sbabo tratto da Otto Neurath, The language of the global police, Nader Vassoughian, New York La decrescita felice, Maurizio Pallante, Roma 2009 corso di metodologia del progetto docente Marco Tortoioli Ricci a.a. 2011/12 Isia Urbino


comunità dal latino communitatem - acc. di communitas comunanza, astratto di communis, comune; più persone che vivono in comune, sotto certe leggi e per un fine determinato.

Otto Neurath nel 1920 e il Movimento Decrescita Felice nel 2000 sostengono una collaborazione tra cooperative locali e istituzioni che, incoraggiando la classe lavoratrice nel renderla partecipe della trasformazione urbana, potesse rafforzare la lotta al nascente assetto capitalistico della società. Secondo entrambi la metropoli, prodotto del capitalismo, è un ambiente alienante che impedisce al cittadino di instaurare un rapporto organico con il territorio e, frenando lo sviluppo di rapporti di affezione nei confronti di esso, di fatto cancella ogni possibile spirito di comunità. Si concentrano quindi sulla ricerca di un modo per conciliare l’utopia della comunità e le contingenze della modernità, vedendo la soluzione unicamente in un ritorno ad un tipo di economia pre-moderna, basata sulla fiducia, sullo scambio e altri agenti informali di organizzazione.


Otto Neurath, Gemeinwirfschaft

Otto Neurath riteneva l’educazione uno strumento fondamentale di emancipazione del popolo. Sosteneva che la città doveva migliorare la capacità di comunicare con la sua cittadinanza se voleva promuovere un cambiamento significativo nella pianificazione della metropoli moderna, per stimolare una maggiore autonomia nella classe operaia e media, sfidando l’economia di mercato monetario nel suo complesso. La sua teoria metteva in risalto la differenza tra Gemeinwirfschaft, “comunità” o “collettività” e Gesellschaft, “società”. Egli sosteneva fermamente che Gemeinwirfschaft rappresentava la più primaria e istintuale forma di associazione, basata su parentela, luogo, fiducia ed empatia, unica soluzione utopica per uno sviluppo sostenibile futuro. Lo scenario ideale per Gemeinwirtschaft era il quartiere o villaggio, dove la vicinanza delle abitazioni, i campi comuni e il modo in cui le aziende lavoravano una accanto all’altra induceva la gente ad incontrarsi e a sviluppare una conoscenza intima. Partecipò alla creazione del Warentreuhand, un’istituzione nata da un’idea dell’architetto Margaret Lihotzky che provvedeva alla costruzione di abitazioni di emergenza ispirandosi alle fabbricazioni spontanee dei contadini durante la guerra. Qualche anno dopo i moduli abitativi flessibili si rivelarono inefficienti e l’amministrazione si dimostrò sempre più orientata verso investimenti nella costruzione di edifici multipiano, abbattendo il sogno urbanistico di Neurath e dei suoi compagni.


Maurizio Pallante, Movimento per la Decrescita Felice

Il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) è un movimento italiano nato e cresciuto informalmente dall’inizio degli anni 2000 sui temi della demitizzazione dello sviluppo fine a se stesso, e successivamente sfociato in un’associazione fondata da Maurizio Pallante, esperto di risparmio energetico. Il movimento è ispirato alla decrescita teorizzata da Nicholas Georgescu-Roegen, fondatore della bioeconomia, ed è in linea con il pensiero di Serge Latouche. Parte dal presupposto che la correlazione tra crescita economica e benessere non sia necessariamente positiva, ma che esistano situazioni frequenti in cui ad un aumento del Prodotto Interno Lordo (PIL) si riscontra una diminuzione della qualità della vita. Il manifesto del movimento sostiene che un normale prodotto alimentare commerciale coinvolga un giro sproporzionato di risorse che vanno ad incidere non solo sullo stesso prodotto finale e sul suo prezzo al consumo ma ancora di più sull’intero sistema. I sostenitori del MDF ritengono che vi siano casi piuttosto frequenti in cui attraverso processi di autoconsumo, di risparmio energetico e di relazioni di scambio che non transitino necessariamente per il mercato, si verifichi un incremento della qualità della vita materiale associata ad una diminuzione del PIL. Viene auspicato quindi l’aumento del benessere riducendo il PIL tramite autosufficienza e produzione in proprio, come accade nell’economia contadina.


Vasetto di yogurt di produzione industriale Ha un impatto ambientale negativo a causa del costo di produzione, del trasporto, del consumo di carburante e dello smaltimento e riciclaggio finale del contenitore e degli imballaggi.


Vasetto di yogurt autoprodotto L’impatto ecologico è minore rispetto a quello industriale e ha addirittura conseguenze migliori sul benessere delle persone. I fermenti lattici contenuti arricchiscono la flora batterica intestinale e fanno evacuare meglio.


Meno domanda di merci, meno smaltimento di rifiuti, meno iva e accise su carburanti, meno speculazioni sulle fonti energetiche alternative e “sviluppo sostenibile�, meno introiti nelle discariche e negli inceneritori, meno combustibile dai rifiuti, meno Prodotto Interno Lordo.


L’autoproduzione è una manifestazione d’intelligenza, che non comporta limitazioni o rinunce, migliora la qualità della vita e riduce la crescita.


Autoproduzione di un bene primario o dell’intera filiera di un bene Svolgimento di un servizio (assistenza dei figli e degli anziani)


La necessità di una decrescita economica e produttiva è un passaggio obbligato nella costruzione di una nuova cultura capace di superare i problemi posti all’umanità e a tutte le specie viventi da un sistema economico fondato sulla crescita illimitata della produzione di merci.



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