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in questo culto per gli dei boscherecci. Comperò il latifondo di Sant’Agata[…]». Può darsi che il Maestro, fin dall’inizio della sua eccezionale carriera, abbia sognato di acquistare terreni agricoli nella sua zona di mondo, la bassa piacentino-bussetana a cavallo dell’Ongina; tuttavia, se questo è vero, si direbbe che la richiesta pressante della Strepponi abbia fatto precipitare i tempi e provocato una realizzazione anticipata di quel sogno. «Ti lascio e vado nei campi…» una frase tolta dalle lettere all’amico Arrivabene, è il titolo quanto mai azzeccato di questo libro dedicato a Verdi agricoltore. I tre autori inquadrano gli aspetti principali del tema nelle rispettive cornici spaziotemporali, fornendo gli elementi geografici e storici che consentono al lettore di comprendere appieno i significati e la portata delle attività agricole del grande compositore. Giuseppe Gambazza scrive del paesaggio agrario dell’Emilia nord-occidentale nell’Ottocento, toccando le caratteristiche salienti di quel paesaggio, che è in parte scomparso (vedi la sparizione, forse economicamente ma di certo non esteticamente giustificabile, della “piantata padana”), in parte in rovina, almeno per ciò che riguarda l’architettura rurale (una piccola consolazione viene fornita dal lamento dello stesso Verdi: «Ho molte case coloniche in ruina come lo sono tutte da queste parti»). E poi, nella seconda metà del suo intervento, discute in particolare la geostoria dei luoghi verdiani. Un po’ più della metà del libro, e la sua parte centrale, è costituita dal secondo capitolo, scritto da Daniela Morsia, il cui tema è l’agricoltura a Piacenza e a Parma ai tempi di Verdi, e i modi in cui Verdi stesso ha declinato la sua seconda professione. La prima parte del capitolo passa in rassegna la storia della nostra agricoltura tra la fine del Settecento e la fine dell’Ottocento: l’evoluzione dei contratti agrari, gli effetti della dominazione napoleonica, il governo di Maria Luigia, che realizzò la riforma del Catasto impostata dai francesi durante il periodo precedente, la relativa arretratezza dell’agricoltura nei decenni del Risorgimento, e la grande fioritura di iniziative piacentine di fine secolo (le Cattedre ambulanti, i Comizi agrari e poi i Consorzi, la Federazione dei consorzi agrari, la prima Camera del lavoro, dove per “lavoro” si intendeva soprattutto quello agricolo). Avendo così descritto con sicura dottrina e dovizia di particolari il contesto in cui si esplicò l’impegno di agricoltore di Giuseppe Verdi, Daniela Morsia passa a occuparsi della storia di questo impegno e dei principali accadimenti connessi: le umili origini delle Roncole, la costruzione del cospicuo patrimonio terriero, l’organizzazione

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Ti lascio e vado nei campi...  

Autori: Ilaria Dioli, Giuseppe Gambazza, Dqaniela Morsia

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Autori: Ilaria Dioli, Giuseppe Gambazza, Dqaniela Morsia

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