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dell’ “azienda Verdi”, e il ruolo (anzi, i ruoli) che il Maestro si era riservato in essa, le abitudini della sua vita campestre, e infine la morte, nel 1901. Il terzo e ultimo capitolo, firmato da Ilaria Dioli, si occupa di una terza passione di Verdi, dopo la musica e l’agricoltura, il cui soggetto è però strettamente legato a quest’ultima: quella eno-gastronomica. Anche in questa parte del libro il lettore trova un’ampia e interessante introduzione all’argomento, nella quale si discutono il concetto di gusto nel secolo xix e i rapporti tra alcuni grandi di quel secolo (Cavour, Artusi e Rossini, soprattutto quest’ultimo) e i piaceri della tavola. L’autrice tratta inoltre dei ricettari, cui viene riconosciuta, proprio a partire dall’Ottocento, la dignità di “genere letterario”. E anche questo capitolo termina con un’approfondita discussione del tema dal punto di vista di Verdi e dell’esperienza verdiana; in questo caso, i suoi costumi alimentari e la sua abilità in cucina. La discussione viene introdotta da una citazione del giornalista ottocentesco Waverley Root, che ci riporta in un certo senso al punto di partenza: «An Italian meal is like an opera». Una lettura dunque, quella di Ti lascio e vado nei campi…, molto piacevole, istruttiva e anche divertente. Il libro ci avvicina molto di più all’uomo Verdi rispetto ai tanti trattati di musicologia verdiana (opere peraltro indispensabili e altamente meritorie, quelle buone): è il Verdi quotidiano, con il suo carattere difficile, esigente con gli altri ma ancor più con se stesso, rispettoso in tutti i settori delle sue molteplici attività dai più alti standard di qualità, parsimonioso ma non meschino, anzi molto generoso nelle cose che gli stanno veramente a cuore, sempre governato dall’intelligenza, nonostante la sviluppatissima sensibilità per i moti dell’animo umano. Ci si può chiedere che rapporti ci fossero tra le due professioni principali di Giuseppe Verdi: la composizione musicale e l’agricoltura. Le due attività sono, almeno in superficie, assai lontane tra loro per ciò che riguarda gli oggetti trattati, la mentalità e la cultura necessarie, le finalità, le utilità sociali. Ci soccorre, nel trovare la risposta, lo stesso Verdi, che, come ricorda Daniela Morsia, a Corrado Ricci diceva: «Tutte le mie opere, tranne le prime, le ho scritte a Sant’Agata, non derogando mai dalle mie abitudini solitarie e contadine. Dove son solito vivere, nulla mi può distrarre. Mi ritempravo uscendo solo, per le mie terre ed occupandomi col massimo piacere di agricoltura». Le due professioni? «Proprio dall’una traggo la forza per l’altra. Se dal mio studio arrivo qui spiritualmente spossato, l’intimo contatto con la natura, in particolare l’esercizio dell’agricoltura, mi danno ristoro, ridonando alla fantasia e al mio spirito la tensione necessaria per la creazione».

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Ti lascio e vado nei campi...  

Autori: Ilaria Dioli, Giuseppe Gambazza, Dqaniela Morsia

Ti lascio e vado nei campi...  

Autori: Ilaria Dioli, Giuseppe Gambazza, Dqaniela Morsia

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