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Coordinamento editoriale Leandro del Giudice Redazione Muriel Benassi Grafica Anna Bartoli In copertina Š Corey Agopian ISBN 978-88-8103-914-2 Š 2018 Edizioni Diabasis Diaroads srl - str. San Girolamo, 17/b - 43121 Parma Italia telefono 0039.0521.207547 - e-mail: info@diabasis.it www.diabasis.it


Giuseppe Caridi

Sette passaporti


Questo libro è dedicato a tutte le persone che ho incontrato nei miei viaggi. Di molti di loro non ho mai conosciuto il nome e dei loro volti in molti casi non ho che vaghi, lontani ricordi. Hanno reso meravigliosa la mia vita.


Prefazione

“In un mondo di fuggitivi, chi corre nella direzione opposta sembra fuggire via.” T.S. Eliot Mentre ascoltavo Giuseppe raccontare dei suoi viaggi, in quei giorni di un freddo gennaio trascorsi insieme nelle Dolomiti di Brenta, tra sci, fotografie, torte di carote e grappe di svariate qualità e caratteristiche, per meglio tirar meglio la sera, osservavo i suoi occhi e i suoi sorrisi, aperti come tanti libri da condividere con il mondo. Occhi e sorrisi che, a loro volta, raccontavano del suo entusiasmo nell’andare incontro senza timori a ciascuna delle sue avventure. Pensavo poi al fatto che in un passaporto ci sono circa trentotto pagine dedicate ai visti; e che lui, fino a quel momento, ne aveva consumati sei e stava iniziando il settimo. Trentotto per sei significano duecentoventotto pagine di visti ovvero di avventure, di persone incontrate, di storie incredibili vissute in ogni angolo del mondo. Duecentoventotto pagine di vita trascorsa intensamente, condivisa con tutte le culture e le tradizioni del mondo, senza alcuna remora, pregiudizio o preconcetto. A braccia spalancate. Per fare tutto questo ci vuole umiltà, passione, predisposizione, esaltazione, spirito di adattamento, voglia di conoscere, di approfondire. Di capire. Già, capire. Una parola che quasi ha perso il suo valore in questo tempo fatto di velocità e superficialità; non c’è mai tempo per fermarsi e osservare, come una corrente che ti trascina via e non ti fa apprezzare il 5


momento. Ciò che maggiormente mi preoccupa e mi deprime allo stesso tempo è questa tendenza a vivere in orizzontale. Questo percorrere la vita trasversalmente, in superficie. La risorsa scarsa, alla fine, sembra essere sempre il tempo. Mi impongo allora di leggere, studiare, sottolineare righe di libri “di arte varia” che mi suggeriscono frasi, pensieri, considerazioni, spunti, suggerimenti. Ognuno di questi è una porta che si spalanca su altrettanti mondi che vorrei conoscere. Affacciandomi timidamente su ciascuno di essi mi rendo conto di quanto immensi siano; pozzi senza fondo pieni di storie da scoprire, angoli da esplorare, per capire chi io sia e dove io mi trovi rispetto a quello che sto vivendo. Per crescere. E, appunto, capire. Ecco perchè ho voluto dedicare queste mie parole a Giuseppe, viaggiatore della e nella vita, del e nel mondo, che ringrazio di cuore per avermi regalato questo onore: perchè grazie a lui e alle sue esperienze - e alla voglia, finalmente, di metterle nero su bianco - ho una possibilità in più di capire, di conoscere, di emozionarmi. Di non farmi trascinare da quella corrente. Di vivere il momento. Invito quindi anche voi, cari amici lettori, a leggere con il giusto tempo questo delizioso libro, pagina dopo pagina, fermandovi quando servirà per lasciare che le emozioni vi arrivino così come sono state vissute dall’Autore: il mio caro amico Giuseppe, che ha scelto di partire e di attraversare e conoscere il mondo prima di tutto con il cuore. La vera benzina per ogni esperienza Buon viaggio, dunque Alberto Bregani Fotografo di Montagna/ Scrittore

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Prima di partire “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza” Dante Alighieri poeta e politico italiano Scrivere un libro non vuol dire automaticamente essere scrittori: questa è un’abilità e un’attitudine che nasce con l’individuo e può essere affinata e migliorata ma che non si può creare ex novo con la pratica e l’abnegazione. Lev Tolstoj e Victor Hugo hanno ricevuto in dono l’attitudine a tenere incollati alle pagine i lettori come sono stati loro assegnati da madre natura l’altezza, i caratteri somatici, e il colore degli occhi. L’esperienza, i consigli, la volontà hanno certo avuto il loro peso se oggi possiamo provare forti emozioni mentre leggiamo il dialogo tra Vronskij e Serpuchovskij o davanti all’eroico sacrificio di Enjolras. Ma quei due signori sono nati col dono di saper scrivere e la faccenda si conclude qui. Virginia Woolf è stata ancor più categorica del sottoscritto: si tramanda che la scrittrice inglese abbia confidato al suo diario che dopo Dante e Shakespeare il tentativo di scrivere da parte di chicchessia sia totalmente superfluo… Ma anche chi scrittore non è può avvertire l’impulso, la voglia, l’esigenza di comunicare agli altri ciò che sente dentro perché lo ritiene significativo, stimolante, in qualche modo utile. Così, senza pretese di fama o ricchezza capita che un bel giorno uno comincia a pensare, tra sé e sé: “E se anch’io mi mettessi a raccontare di…” È questa la genesi di Sette passaporti, il libro che avete in mano. Ho scelto proprio questo titolo perché a furia di girare il mondo sto per completare il settimo dei passaporti che 7


via via negli anni mi sono stati rilasciati. Nei sei precedenti non vi è più neanche una sola facciata libera da timbri e visti; mi auguro lo stesso destino per quello attuale – che prevedo possa durare ancora qualche anno. Le pagine che state per leggere non sono una guida turistica. Non ho la competenza per scriverla né, soprattutto, è stata mia intenzione redigerne una. Questo libro nasce dalla semplice voglia di raccontare i miei viaggi così come li ho vissuti, le esperienze e gli incontri che mi hanno donato, i ricordi che porterò sempre con me, i problemi affrontati nel pianificarli e fronteggiati una volta arrivato nel paese, le sensazioni avvertite, le emozioni e le suggestioni assaporate. In molti mi hanno spinto o semplicemente consigliato di scrivere dei miei viaggi ma non ho mai preso in considerazione l’idea di farlo davvero. Ho sempre ritenuto – e ne sono convinto tuttora – che un viaggio sia un’esperienza troppo personale: due persone che si trovino a viaggiare insieme nello stesso luogo, una volta rientrate a casa, possono raccontare di sensazioni e ricordi così differenti tra loro da far dubitare che abbiano visitato lo stesso posto. Quando si viaggia molto si verificano circostanze impensate. Più viaggi, più fai esperienza, più alzi l’asticella. Intendo dire che più si viaggia più si vuol vedere, più ci si spinge verso destinazioni sempre meno facili da raggiungere, sempre più impegnative da visitare, in imprese sempre più complicate da realizzare. Dopo aver visto le capitali europee vuoi vedere New York, Rio de Janeiro, Città del Capo. Dopo le Alpi, si pianifica di ascendere le Ande e il Pamir. Ed è chiaro che passare di livello comporta un ulteriore grado di difficoltà logistica, economica, relazionale, organizzativa. Non solo i viaggi cambiano drasticamente per tipologia: anche i compagni di viaggio mutano al mutare della specificità del luogo visitato. Non è una regola fissa ma molto spesso chi incontri su una spiaggia delle Barbados non è, probabilmente, la stessa persona che si incontra durante il

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trekking al campo base del K2. Così si finisce per mettersi sempre più a confronto con individui che hanno molta esperienza, che hanno visto tanti posti e vissuto le più variegate avventure. E quando quel confronto è sano, non improntato cioè alla gara a chi ha visto di più ma è volto a scambiarsi impressioni e consigli, costituisce uno dei tesori più preziosi per ogni viaggiatore, una fonte di ispirazione, un’opinione di estremo valore. Mi è capitato di incontrare ogni tipologia di essere umano tra i vari viaggiatori con cui sono entrato in contatto: l’ignorante, il presuntuoso, l’invidioso, ma ho anche ravvisato tanta conoscenza del mondo, atteggiamenti mentali aperti e rilassati, umiltà e disponibilità ad ascoltare. Ho riscontrato queste ultime soprattutto in viaggiatori più esperti e la cosa non mi sorprende: più uno progredisce, quale che sia il contesto, nella propria vita, più diventa consapevole dei propri limiti. Già millenni or sono lo aveva detto Socrate: più si avanza nella conoscenza, più ci si rende conto della propria pochezza. Il confronto con chi ha tanto da dare e da raccontare comporta sempre innegabili vantaggi e dunque, tra le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere c’è proprio questo: persone di grande esperienza e con tanti viaggi alle spalle, una volta ascoltate le mie esperienze, mi hanno consigliato di raccontare ciò che ho vissuto. Il fatto di viaggiare principalmente da solo – talvolta con gli amici, mai coi pacchetti organizzati –, la particolarità delle mete visitate, il tipo di esperienze vissute, le stesse fregature in cui sono incappato a detta di tutti coloro ai quali ho raccontato i miei viaggi, valgono la pena di essere narrate. Ma il vero motivo per cui ho deciso di raccontare delle mie esperienze in certi luoghi è un altro. Ritengo che noi tutti, anche se spesso in buona fede, siamo vittima di pregiudizi e preconcetti. I primi sono i più deleteri poiché finiscono per concretizzarsi in atteggiamenti di chiusura mentale, di

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rifiuto della diversità, di disprezzo delle realtà a noi lontane, e nel peggiore dei casi nel rifiuto dell’incontro con l’altro. I secondi sono pregiudizi per così dire più blandi, che sfociano non in prese di posizione assai drastiche ma comunque errate. Con gran detrimento, in entrambi i casi, delle persone che incontriamo e di noi stessi, visto che finiamo per perdere preziosissime opportunità di arricchimento personale nonché occasioni di goderci la vita. A me, il contatto con svariati popoli, realtà e culture diverse ha cambiato la vita. Non solo in un preciso e dato momento, ma proprio nella vita di ogni giorno, nel mio modo di avvicinare ogni aspetto dell’esistenza, dalla partita di calcio con gli amici al rapporto coi colleghi e coi diretti superiori, dall’attribuire il giusto valore al denaro al significato della famiglia. Nessuno basta a sé stesso, e solo attraverso il confronto con gli altri si può migliorare, verificando di persona se ciò di cui veniamo infarciti quotidianamente, da giornali e tv nonché dalle chiacchiere da bar e dalle opinioni di coloro che incontriamo tutti i giorni, fino alle opinioni personali che ognuno di noi considera alla stregua di veri e propri dogmi, sia veritieri oppure no. Questo, in fin dei conti, vuol dire viaggiare: si parte attratti dalla bellezza di un luogo e dal fascino di una certa esperienza ma poi, fatto salvo il raggiungimento di quegli obiettivi, ciò che lascia il segno perenne è ben altro. Ecco il vero scopo per cui scrivo: spingere chi legge a gettare il cuore al di là della barricata, non accontentarsi di ciò che già si è acquisito, sentirsi stimolato a porsi delle domande e mettersi in viaggio per ottenere delle risposte. Non sarà certo questo scritto a cambiarvi la vita. Ma intendo offrirvi una rampa di lancio da utilizzare come meglio credete, che possa spingervi lì dove sceglierete di andare, certi di trarne un’esperienza unica che possa aggiungere sapore e colore alle vostre vite. Per me i consigli degli altri viaggiatori sono stati proprio questo: un detonatore senza il quale anche il più deflagrante degli esplosivi sarebbe rimasto una potenzialità in quiescenza.

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Per risvegliare il viaggiatore sopito che è in voi, o per corroborare quello che già ha cominciato un cammino, ho deciso di ricorrere alla descrizione di alcuni dei miei viaggi. È stato difficile scegliere tra le varie mete battute e ho impiegato un po’ di tempo prima di propendere per i racconti che state per leggere. Ho scelto di scrivere di questi paesi in base a diversi criteri; innanzitutto ho ritenuto di raccontare di esperienze, come dire, un po’ inconsuete e cioè di descrivere luoghi poco visitati e nei quali davvero, ancora nel ventunesimo secolo, è possibile effettuare autentiche esperienze di viaggio. E ho scelto anche in base all’affetto: ho scritto cioè dei paesi che mi hanno colpito di più e che sono tra quelli ai quali mi sento più legato. Non ho seguito un particolare filo logico nella sequenza delle varie destinazioni, sia perché i vari viaggi sono stati compiuti in anni diversi e non hanno relazione alcuna tra loro, sia perché volontariamente ho voluto sottoporvi una miscellanea istintiva, come quando si imposta il proprio compact disc sulla modalità di lettura casuale: è questo il vero spirito del viaggiatore, che prende spunto da una blanda ispirazione e, mentre aveva in mente una meta si ritrova poi dalla parte opposta del mondo. Nelle pagine che seguono ho inteso descrivere le mie sensazioni, le mie personali emozioni, la mia soggettiva esperienza. Chi avesse già visitato gli stessi luoghi o dovesse recarvisi in seguito potrebbe raccontare di sensazioni totalmente diverse ed esporre opinioni divergenti ma è proprio questo il punto: ognuno visita lo stesso luogo in maniera totalmente personale e soggettiva. Ho tralasciato di descrivere dettagliatamente tutto ciò che riguarda i siti archeologici, le bellezze artistiche e alcuni dati storici. Ripeto, il mio intento non è stato quello di realizzare una guida turistica o un trattato storico, politico e geografico – cosa che, ribadisco, andrebbe al di là dei miei limiti – ma semplicemente di parlarvi di come ho vissuto e trascorso il mio tempo in un dato paese. Se ho scritto di dati storici o di

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avvenimenti politici è solo per permettere di inquadrare al meglio il contesto di un certo paese, specie a vantaggio di chi ancora non lo ha visitato. A volte anche per comprendere il significato di un bassorilievo o per fornire la spiegazione corretta del perché una spiaggia paradisiaca si sia ridotta a una mefitica discarica è necessario ricollegarsi a eventi storici o di natura politica. Ho dato molto spazio alle considerazioni personali, di contro, perché di solito si pensa che viaggiare voglia dire in fondo raccontare una bella esperienza e mostrare poi le foto. Certo, viaggiare è anche questo, ma comporta soprattutto un arricchimento che prende forma e si materializza con riflessioni che, stimolate da ciò che si sta vivendo e osservando, giungono come da lontano, si fanno strada nella nostra mente, e infine vengono messe a fuoco col pensiero. E poiché il pensiero è rapido come un baleno, ho cercato di riprodurre per iscritto esattamente ciò che ho pensato nel preciso momento in cui ho provato quella specifica ed intensa emozione, ed è scrivendo così che, faticosamente, ho dato forma a un progetto concepito sui terrazzamenti di riso delle Filippine, corroborato tra i mari di tutto il mondo, fortificato tra le bellezze dell’universo e realizzato nei pochissimi momenti liberi della mia attività quotidiana. Ora, però, basta: è tempo di mettersi in viaggio: è ormai tempo di fare…

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Indice

Prefazione

5

Prima di partire

7

Tinian

13

Isole Salomone

39

Magadan

113

Myanmar (Birmania)

157

E una volta tornati a casa‌

223

Ringraziamenti

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Sette passaporti di Giuseppe Caridi  

Esordio letterario per Giuseppe Caridi con il suo nuovo romanzo

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