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Monestiroli Architetti Associati Aule

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MONESTIROLI ARCHITETTI ASSOCIATI AULE Galleria dell’architettura italiana “Casa della finestra”, Altana di Piazza Tasso Firenze 29 maggio - 11 giugno 2014 La mostra è organizzata da: Università degli Studi di Firenze Dipartimento di Architettura (Dida) Scuola di dottorato in Architettura Dottorato di ricerca in Progettazione architettonica e urbana Con la collaborazione del Comune di Firenze Direttore del Dipartimento: Saverio Mecca Segretaria organizzativa della mostra: Grazia Poli Progetto della “Galleria dell’architettura italiana”: Paolo Zermani e Fabio Capanni Ideazione e coordinamento scientifico della mostra: Paolo Zermani e Fabio Capanni Cura della mostra e progetto esecutivo di allestimento: Simone Barbi, Giulio Basili, Lisa Carotti, Chiara De Felice, Salvatore Zocco Collaborazione all’allestimento: Silvia Bontà, Gianluca Buoncore, Federico Cadeddu, Matteo Capecci, Giuseppe Dell’Orco, Gaia Di Pierro, Brunella Guerra, Tommaso Laezza Cura del catalogo: Simone Barbi, Giulio Basili, Lisa Carotti, Chiara De Felice, Salvatore Zocco Testi: Gabriele Bartocci, Francesca Mugnai Le fotografie e i disegni pubblicati sono stati forniti dagli autori delle opere in catalogo. L’editore è a disposizione degli eventuali aventi diritto in base alle leggi internazionali sul copyright.

ISBN 978-88-8103-845-9 © 2014 Edizioni Diabasis Diaroads srl - vicolo del Vescovado, 12 - 43121 Parma Italia telefono 0039.0521.207547 - e-mail: info@diabasis.it www.diabasis.it


Indice

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Francesca Mugnai, Aula sacra

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Gabriele Bartocci, Aula civile

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Disegni


Chiesa di San Carlo Borromeo alla Fonte Laurentina, Roma, 2005-2011. Antonio Monestiroli e Tomaso Monestiroli con Massimo Ferrari e Claudia Tinazzi. Foto di Marco Introini.


Francesca Mugnai Aula sacra Come nella più nobile e autentica tradizione architettonica, le aule di Antonio e Tomaso Monestiroli hanno origine da un procedimento di replica e precisazione dello stesso tipo evocato da Le Corbusier nel definire il Partenone «un prodotto di selezione applicato a uno standard stabilito»1, e assunto con esemplare chiarezza da Mies van der Rohe nella propria opera alla ricerca dell’esatta espressione. Nel progetto delle aule sacre la corrispondenza dello spazio architettonico alle regole del rito, inteso come movimento dei fedeli e riproposizione o rappresentazione del mito nel sacramento dell’eucaristia, si traduce in una sottile contaminazione tipologica dell’aula con il tema del teatro. Questo, ancor più del tempio, può dirsi infatti il luogo della collettività, dove l’umano e il reale, concetti cari alla poetica di Monestiroli, sublimano nel dramma. Il riferimento al teatro non determina tuttavia, come avviene altrove, la costruzione dell’aula in forma di cavea, ma piuttosto conferisce al presbiterio un carattere prettamente scenico grazie alla profondità dello spazio e all’intensità luminosa. Se nella chiesa al quartiere Gallaratese è possibile interpretare in questo senso la scenografia prospettica collocata dietro l’altare, nella chiese di Santa Maria di Loreto a Bergamo e di San Carlo Borromeo a Roma, è la luce zenitale proiettata sull’altare a realizzare la sovrapposizione del dramma alla liturgia: nel primo caso un lucernario all’incrocio dei bracci prende il posto della cupola tradizionale; nel secondo una torre svettante, forse mutazione periferica dell’occhio del Pantheon, cattura la luce e tenta il dialogo tra la città e la campagna. Ma il teatro è originariamente un recinto e queste aule sono, per affermazione dello stesso Antonio Monestiroli2, “recinti” prima di tutto. Lo è certamente la chiesa di Milano, basilica che nasce da un muro quale porzione coperta del lungo sagrato; lo è la chiesa di Bergamo, come suggerisce la maggiore altezza dei muri formanti la croce dell’impianto; lo sono ancora le chiese di Roma e di Napoli per il loro chiudersi intorno al sacello presbiteriale. “Recinti” sono anche gli spazi esterni che la chiesa forma con i corpi dei servizi parrocchiali. Il chiostro, la piazza o il sagrato sono elementi che mediano tra il sacro e il profano e tra l’edificio e la città, costituendosi come luoghi della vita quotidiana, o “scena”, nell’intuizione di Aldo Rossi. La precisazione formale dell’edificio passa, ancora rossianamente, attraverso la lettura della città nel catalogo dei suoi tipi e dei suoi modelli, volontariamente esplicitati senza il rischio della ripetizione meccanica perché ricondotti, per semplificazione o per astrazione, alla loro ragione profonda. Coglierne l’essenza equivale a distinguere il consueto dallo straordinario, il permanente dal transitorio. Ed è su questo discrimine che Monestiroli fonda il suo concetto di monumentalità come qualità insita nella chiarezza dello scopo, nell’evidenza del carattere, nella «esatta corrispondenza di una forma al suo più autentico significato»3. Ogni architettura possiede, dunque, il rigore di un teorema che dimostra la propria aderenza alla realtà che l’ha generato e per la quale è pensato. Negli scritti di Monestiroli il costante riferimento alla realtà come principio fondante della sua opera equivale a una dichiarazione di impegno, comune a tutti gli intellettuali che mettono la propria arte o il proprio sapere a servizio della collettività. Ancorare l’architettura alla realtà, traendo da questa moventi e principî, per l’architetto milanese significa riconoscere al progetto una spinta ideale, che si traduce nella possibilità di trasformare il mondo e di dare un senso profondo al mestiere. Contro l’architettura dell’evasione, con la precisione del metodo e la chiarezza dell’impianto teorico, Monestiroli ci invita a osservare cosa si nasconde oltre la banale apparenza, a provare «lo stupore delle cose elementari»4 perché, come insegna il centauro al piccolo Giasone: «solo chi è realistico è mitico e solo chi è mitico è realistico»5.

Cfr. Le Corbusier, Vers une architecture, Parigi 1923; trad. it. Verso un’architettura, Milano 1989, p. 106. Cfr. A. Monestiroli, La ragione degli edifici, Milano 2010, p. 127 e ss. 3 Ivi, p. 139. 4 Ivi, p. 11 e ss. 5 La citazione è tratta dal film Medea (1969) di Pier Paolo Pasolini. 1 2

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Progetto per una loggia civica a Fidenza (2007). Disegno a tecnica digitale. Antonio Monestiroli e Tomaso Monestiroli con Claudia Tinazzi.


Progetto per il Planetario e il Museo della Scienza a Cosenza, 2001. Disegno a tecnica digitale. Antonio Monestiroli e Tomaso Monestiroli con Massimo Ferrari e Fabio Sebastianutti.


Progetto per il Planetario e il Museo della Scienza a Cosenza, 2001. Disegno a tecnica digitale. Antonio Monestiroli e Tomaso Monestiroli con Massimo Ferrari e Fabio Sebastianutti.


Progetto per il teatro di Udine, 1974. Vista del modello. Antonio Monestiroli con Paolo Rizzatto.


Questo piccolo quaderno monografico viene stampato nel carattere Times dalla tipografia Stamperia scrl di Parma per conto di Diabasis nel mese di maggio dell’anno duemila quattordici



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