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federlus

NUMERO UNICO • 2016

PERIODICO DELLA FEDERAZIONE DELLE BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO DEL LAZIO UMBRIA SARDEGNA

al 16 aprile 2016 (Legge 49/2016) e Disposizioni di vigilanza della Banca d’Italia pubblicate il 3 novembre 2016

LE NOVITÀ NORMATIVE PER IL CREDITO COOPERATIVO Testo Unico Bancario per le BCC al 16 aprile 2016 (Legge 49/2016) e Disposizioni di vigilanza della Banca d’Italia pubblicate il 3 novembre 2016

La riforma: cosa è successo, le posizioni a livello nazionale, le opinioni dei nostri Presidenti

1967-2017

LA STAGIONE DELLE FUSIONI Per rafforzare le nostre BCC

la forza dell’unione

EDUCAZIONE FINANZIARIA Le molte iniziative Federlus e Orizzonti TV

IL TERREMOTO NEL CENTRO ITALIA Il nostro aiuto alle popolazioni e ai territori colpiti


LE NOVITÀ NORMATIVE PER IL CREDITO COOPERATIVO 2

EDITORIALE DEL PRESIDENTE RITROVARE L’UNITÀ

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APPUNTI DEL DIRETTORE NELL’ANNO DEL CINQUANTENARIO, CONTINUIAMO A CREDERE NEL NOSTRO MOTTO: “LA FORZA DELL’UNIONE”

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IL TERREMOTO NEL CENTRO ITALIA IL NOSTRO AIUTO PER LE POPOLAZIONI TERREMOTATE 32

APPROFONDIMENTO: LA RIFORMA DEL CREDITO COOPERATIVO

TESTIMONIANZA/1

ECCO COS’È SUCCESSO IL CONGRESSO NAZIONALE DEL CREDITO COOPERATIVO: L’AUSPICIO DELL’UNITÀ LE ASSEMBLEE FEDERCASSE DI NOVEMBRE E DICEMBRE 2016: VERSO UN FUTURO BIPOLARE? LA RIFORMA: LE OPINIONI DEI NOSTRI PRESIDENTI

TESTIMONIANZA/2

L’URGENZA DI RITROVARE LA NORMALITÀ 6 8

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UN PATRIMONIO DA SALVARE

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IL SISTEMA INTERREGIONALE L’ANALISI ANDAMENTALE LA STAGIONE DELLE FUSIONI

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DALLA FEDERAZIONE SCENARI IL MONDO CRESCE. E L’ITALIA? L’OPINIONE DI GIACOMO VACIAGO: “MEGLIO TARDI CHE MAI” IL CLIMA MIGLIORA DINAMICA DEI PRINCIPALI AGGREGATI DI CONTO ECONOMICO DELLE BCC ITALIANE

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LA NUOVA STRUTTURA ORGANIZZATIVA DELLA FEDERLUS I MIEI 30 ANNI IN FEDERAZIONE L’ESERCIZIO DI STRESS NEL CONTESTO DEL CREDITO COOPERATIVO LA VERA SFIDA DEL 2017? GESTIRE IL CAMBIAMENTO I CINQUANT’ANNI DELLA FEDERLUS: LE PRIME INIZIATIVE

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EDUCAZIONE FINANZIARIA TRA COMPORTAMENTI E SCELTE PER IL FUTURO AL VIA IL BLOG DI ORIZZONTI.TV LA “TORTA DELL’ECONOMIA” VISCO E MIELI INCONTRANO GLI STUDENTI DEL TASSO CON ORIZZONTI TV

Direttore Responsabile: Maurizio Aletti

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Immagini: Archivio Edicom, Archivio Federlus, Fabrizio Burelli, Simone Pagano, Microimages Fotolia Redazione: Alessandro Ceccarelli, Brunella Venier

DALLE BCC BCC DI RIANO 50°ANNIVERSARIO DELLA COSTITUZIONE BCC DI CAGLIARI INAUGURAZIONE DELLA NUOVA SEDE. NEI PIANI UN’ALTRA AGENZIA NELL’HINTERLAND

Hanno collaborato a questo numero: Martina Bonaldo, Giorgio Caporale, Sergio Conti, Giuliano Polidori, Sergio Troiani

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Editore: EDICOM srl, iscritta al R.O.C. n. 8961 Finito di stampare: febbraio 2017 Tiratura: 2.000 copie


Le novità normative per il Credito Cooperativo u La Legge 49 del 16 aprile 2016 ha riformato il sistema del Credito Cooperativo italiano, disegnandone un nuovo assetto organizzativo, con l’obiettivo di una maggiore integrazione a sistema delle oltre 300 Banche di Credito Cooperativo e per rispondere in maniera adeguata ai nuovi contesti di mercato e alle sollecitazioni normative collegate all’entrata in vigore dell’Unione Bancaria. Con la riforma è iniziato pertanto – per le BCC – un importante percorso di cambiamento. u Cosa conferma la riforma. La nuova legge di riforma del Credito Cooperativo ribadisce e tutela l’identità e il ruolo delle BCC, come banche di territorio a mutualità prevalente. Le comunità locali restano dunque proprietarie delle loro banche. u Il rafforzamento della mutualità: il socio al centro. Viene ampliata la possibilità di coinvolgimento dei soci tramite l’innalzamento del valore massimo di capitale detenibile e del numero minimo dei soci che ogni BCC deve possedere. u Nascono i Gruppi Bancari Cooperativi. La riforma stabilisce che ogni BCC dovrà aderire a un Gruppo Bancario Cooperativo, il quale dovrà sottoporre alla Banca d’Italia il progetto di costituzione entro 18 mesi dall’entrata in vigore delle Disposizioni attuative emanate dalla stessa Banca d’Italia. u Per aderire ad un Gruppo Bancario Cooperativo, le BCC sottoscriveranno un contratto di coesione. Le BCC rimarranno titolari dei propri patrimoni e manterranno gradi di autonomia gestionale in funzione del livello di rischiosità. u La Capogruppo svolgerà un’azione di direzione e controllo in attuazione di una funzione generale di servizio, con due obiettivi: sostenere la capacità di servizio della BCC a soci e clienti e garantire la stabilità, la liquidità e la conformità alle nuove regole dell’Unione Bancaria. u I requisiti qualitativi e dimensionali dei Gruppi Bancari Cooperativi. La Capogruppo avrà una soglia minima di patrimonio netto di 1 miliardo di euro e potrà contribuire in caso di necessità al rafforzamento patrimoniale delle BCC aderenti. I Gruppi Bancari Cooperativi dovranno costituire strutture che assicurino il rispetto dei requisiti prudenziali europei, sempre più severi, e che abbiano capacità competitiva e risorse per gli investimenti. u Solidarietà infragruppo. Le garanzie assunte dalla Capogruppo di un Gruppo Bancario Cooperativo e dalle BCC aderenti saranno in solido. u Le ultime tappe della riforma. Il 3 novembre 2016 Banca d’Italia ha pubblicato le Disposizioni attuative sintetizzate in un apposito opuscolo che la Federazione ha Distribuito a tutte le Associate.


EDITORIALE

Ritrovare l’unità di Francesco Liberati

Dopo oltre un anno di riflessioni, valutazioni e trattative è ormai conclamata la divisione del Movimento del Credito Cooperativo italiano in due Gruppi. Da una parte il progetto di Iccrea Banca e, dall’altra, quello facente capo a Cassa Centrale Banca. Il 2016 sarà ricordato come l’anno della divisione del Credito Cooperativo, con il superamento del sistema che ha retto il Movimento dagli anni ’60 in poi. Come ho avuto modo di ricordare in occasione dell’Assemblea Federcasse del 20 dicembre scorso e nelle recenti riunioni degli organi della nostra Federazione BCC Lazio Umbria Sardegna, ciò non era mai accaduto. La storia di successo della cooperazione di credito in Italia ha avuto come valore fondante e motivante l’unità. Senza l’unità e la conseguente azione di tutela e promozione del sistema esercitata a livello nazionale, il nostro Movimento non sarebbe quello che è oggi. La crescita delle nostre BCC è stata possibile solo grazie all’ombrello di tutela e supporto operativo garantito dagli enti centrali che, bene o male, hanno esercitato una funzione preziosa. Per questo sento un personale profondo rammarico per le opportunità che si stanno perdendo nel contesto ineludibile della riforma voluta dal Governo e dalle Autorità monetarie. Rammarico perché solo mettendo insieme le forze avremmo avuto la possibilità di competere adeguatamente con i maggiori gruppi presenti in Italia, attraverso un nuovo modello di banca che in Europa non ha precedenti. Come cooperatore con 54 anni di attività sul campo, ho cercato di richiamare ragionevolezza e buon senso da parte di tutti, non solo sotto il profilo politico associativo, ma anche sul piano economico e finanziario, considerate le sfide durissime che attendono le nostre banche. Ho sottolineato costantemente l’importanza di un progetto condiviso, imperniato sui punti di eccellenza che ci hanno fatto grandi a fronte degli svantaggi che la divisione potrebbe innestare a partire da una stabilità inadeguata. È del tutto evidente che un solo gruppo avrebbe la forza sufficiente per autosostenersi sin dal primo momento senza la necessità immediata di ricorrere a capitali esterni. Un gruppo a controllo interamente italiano che non deve rispondere a nessun socio estero. Il secondo fattore riguarda il clima di concorrenza di cui già si intravedono gli spettri, con possibili effetti dirompenti nei rapporti tra BCC limitrofe appartenenti a gruppi diversi. Si palesa inoltre una problematica di marchio di sistema con grande confusione presso il pubblico e i soci, disperdendo il patrimonio di immagine costruito nel tempo. Un progetto unitario avrebbe valorizzato le eccellenze e le competenze acquisite. Competenze che sono presenti anche nelle Federazioni regionali pur nella necessità di continuare un ineludibile percorso di efficienza. La nostra Federazione, in particolare, ha tutte le carte in regola per poter esercitare un ruolo di snodo tra centro e periferia nell’ambito di un gruppo bancario, con una struttura snella, giovane, motivata e professionale. La nostra Federazione, infatti, ha ben supportato negli ultimi dieci anni la crescita, lo sviluppo e la razionalizzazione delle BCC associate non solo ampliando e qualificando la gamma dei servizi erogati, ma anche diminuendo i contributi associativi a carico delle BCC stesse. Confido che in un futuro non lontano possano determinarsi le condizioni per recuperare il disegno di un gruppo unitario, come fortemente auspicato dai vertici di Federcasse e della Confcooperative, che ringrazio sentitamente per il loro impegno. Il mondo verso cui stiamo andando è troppo complesso per poterlo affrontare divisi.

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APPUNTI DEL DIRETTORE

Nell’anno del Cinquantenario, continuiamo a credere nel nostro motto: “la forza dell’unione” di Paolo Giuseppe Grignaschi

La nostra Federazione è oramai diventata, per totale attivo, la terza a livello nazionale (dopo Lombardia e Veneto). Uniti potremo essere protagonisti nel Gruppo Bancario Cooperativo Il 2016 è stato l’anno in cui – con la promulgazione della L. 8 aprile 2016 n.49 e con la pubblicazione, il 3 novembre, delle Disposizioni definitive sul Gruppo Bancario Cooperativo da parte della Banca d’Italia – è stato definito l’impianto normativo della Riforma del Credito Cooperativo. Il 2017 sarà l’anno in cui, auspicabilmente, la Riforma troverà attuazione. Ma il 2017 sarà anche l’anno in cui la Federazione BCC Lazio, Umbria, Sardegna celebrerà il Cinquantenario della propria fondazione, avvenuta l’11 marzo 1967. Ho già avuto modo, come Direttore, di organizzare un anniversario, quello del Quarantennale nel 2007. Facemmo una crociera di una settimana nel Mediterraneo, noleggiando in via esclusiva la Costa Vittoria (al comando del Capitano Schettino!!), con la partecipazione di tutte le Associate e il coinvolgimento, oltre che dei rispettivi Vertici, degli Amministratori e di un significativo numero di soci, tutti con le proprie famiglie. Fu un momento particolarmente felice, salutato con grande entusiasmo e spirito di coesione, che ci diede, tra l’altro, la possibilità di visitare, in una finestra temporale rivelatasi poi purtroppo breve, una località di particolare fascino storico, Leptis Magna. In quell’anno Lehman Brothers era una delle banche più performanti – vista da alcuni addirittura come un modello – l’euro sembrava dare impulso allo sviluppo del sistema bancario in generale e il Credito Cooperativo, in particolare, continuava a guadagnare quote di mercato e a rafforzare la capacità reddituale. La nostra Federazione era in continua crescita, rinnovamento della sede, implementazione costante di nuovi e importanti servizi alle Associate – su tutti compliance e antiriciclaggio – struttura sempre più giovane, motivata, professionale ed efficiente, nascita di Comitati Promotori e aumento del numero delle Associate. Visto oggi, quel mondo sembra un passato lontano, oramai. Subito dopo, nel 2008 è infatti iniziata la “crisi”, dapprima finanziaria poi estesa all’economia reale, che ha fatto sì che l’output del nostro sistema produttivo sia sceso da allora di oltre il 10%. Le BCC, in un primo momento immuni agli effetti della crisi finanziaria, hanno poi

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pagato duramente la propria vicinanza all’economia reale, tanto da rendere necessaria, ad inizio 2015, l’iniziativa del Governo di una riforma radicale del settore, aprendo scenari totalmente nuovi e mai sperimentati prima, capaci di mettere in discussione ruoli e attribuzioni all’interno del Sistema. In questi ultimi 8 anni, peraltro, la Federazione non ha mai cessato di offrire il massimo supporto alle Associate, volendo essere sempre e comunque un punto di riferimento con riguardo a tutte le nuove problematiche che le BCC si trovavano ad affrontare, con lo sforzo continuo di adattare il proprio ruolo alle estremamente mutevoli condizioni di scenario, avendo sempre, come principale obiettivo, quello dell’aumento dell’efficacia e dell’efficienza dei servizi. Ciò è incontrovertibilmente testimoniato dai minori contributi versati dalle BCC, per un importo pari a oltre 6,2 milioni di euro nel periodo 2008-2015. Il 2016 non ha, in questo, fatto eccezione. Anche quest’anno saremo in grado di retrocedere alle Associate una quota significativa dei contributi e dei corrispettivi economici già riconosciuti, a fronte dei servizi resi alle stesse, pari a circa 1 milione e mezzo di euro. Nell’anno, con la nomina del Vice Direttore è stata messa in opera un’importante riorganizzazione, che rende la struttura ancora più snella – secondo i principi della lean organization – e in grado di adattarsi, ancor meglio, in prospettiva, al nuovo contesto in cui sarà chiamata ad operare. Anche sul fronte del consolidamento, direttrice primaria di evoluzione del Credito Cooperativo così come definita dal Governo e dalla Banca d’Italia, la Federazione si sta adoperando per far sì che, nel proprio sistema interregionale, attraverso mirate e virtuose operazioni di aggregazione tra Associate, nessuna delle quali – da sottolineare – ha richiesto sinora contributi da parte di alcun soggetto – ci si possa presentare all’appuntamento con il Gruppo Cooperativo con un sistema di Banche tutte quante in grado di superare qualsiasi valutazione in merito alla rispettiva solidità e stabilità. In questo contesto è di particolare rilevanza il fatto che la nostra Federazione abbia già da un anno varato il progetto AQR, che ha consentito di applicare sulle e insieme alle Associate quelle metodologie di analisi, a cui tutte, presumibilmente, dovranno sottoporsi prima dell’avvio dell’istituto del Gruppo Bancario Cooperativo. Questo progetto di “allenamento” preventivo si concluderà nel corso del 2017, con la fase finale degli stress test. Tutto ciò ha fatto sì che, nel 2016, per la prima volta, la Federlus, grazie anche alla capacità di aggregazione delle proprie Associate – su tutte la BCC di Roma, che ha acquisito l’ex Banca Padovana, e il Credito Cooperativo Umbro, che con Crediumbria ha dato vita alla nuova BCC Umbria – sia diventata, come totale attivo, la terza Federazione italiana, dopo la Lombardia e il Veneto, raggiungendo un risultato che, anche solo in occasione della ricordata celebrazione del Quarantennale, sembrava impossibile. Sono proprio queste considerazioni e questi dati oggettivi a doverci far riflettere sul risultato tangibile e sul beneficio per tutti dell’unità e dell’applicazione, in concreto, di quel “motto” che, già nel 2005, all’indomani dell’assunzione della carica da parte del Presidente Liberati, fu varato con il consenso di tutti e che oggi ribadiamo in occasione del Cinquantenario: “la forza dell’unione”. Una compagine come la nostra, fatta di questi numeri, di capacità imprenditoriale, di conoscenze tecniche e di tradizioni culturali autenticamente mutualistiche, è evidentemente in grado di giocare un ruolo da assoluta protagonista nella nuova configurazione del Credito Cooperativo che sarà avviata a partire dal 2017. Gli sforzi sono, oggi, tutti indirizzati in questa direzione, quella di non disperdere l’enorme valore che tutti quanti insieme, uniti, siamo stati capaci di creare e che ci pone, senza dubbio, ai vertici del Sistema del Credito Cooperativo italiano. E se l’unità complessiva di tutto il Credito Cooperativo non sarà, nonostante il nostro massimo impegno, possibile, che sia almeno unità tra di noi e che le scelte di ciascuno siano fatte in coerenza con la nostra storia comune. Nel precedente numero di questa rivista avevo intitolato il mio intervento “Pronti per il nostro futuro”, che era anche il claim dell’Assemblea dei soci svoltasi, nel 2015, al MAXXI di Roma. Oggi lo ribadisco con ancor più forza e convinzione: siamo pronti per il nostro futuro, che sarà un futuro luminoso, se rimarremo tutti uniti e sapremo far valere, ancora una volta, l’enorme potenziale della nostra forza dell’unione.

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APPROFONDIMENTO: LA RIFORMA DEL CREDITO COOPERATIVO

Dal 20 gennaio 2015 a oggi, le tappe della riforma del Credito Cooperativo: dal primo decreto del Governo alle disposizioni della Banca d’Italia

ECCO COS’È SUCCESSO

20 gennaio 2015 il Consiglio dei Ministri ri-

forma le Banche Popolari; il Credito Cooperativo riesce ad evitare che il Governo adotti un analogo e imprevisto provvedimento sulle BCC. Si ottiene così dalle autorità la possibilità di un coinvolgimento diretto nell’architettura della riforma (si inizierà a parlare, difatti, di progetto di “autoriforma”).

16 febbraio si svolgono due audizioni parlamen-

tari di Federcasse davanti alla Commissione Finanze della Camera, cui fa seguito un’altra, il 2 aprile, presso la Commissione Finanze e Tesoro del Senato.

26 maggio il Governatore della Banca d’Italia,

Ignazio Visco, in occasione della Assemblea annuale dell’Istituto centrale, parla delle finalità della riforma e riconosce l’importanza per le BCC di poter “continuare a sostenere i territori e le comunità locali preservando lo spirito mutualistico che le contraddistingue”.

8 giugno Federcasse, al termine di un ampio e

vivace confronto interno, consegna alle Autorità (Governo e Banca d’Italia) un proprio articolato. È questa la proposta di autoriforma del settore che viene sintetizzata in 10 punti, tra i quali la necessità di mantenere il socio al centro, il contratto di coesione e l’autonomia modulata delle singole BCC, il peso dell’apertura ai capitali esterni non pregiudicante l’indipendenza del Credito Cooperativo.

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8 luglio il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio

Visco, sollecita ulteriormente la riforma “per creare le condizioni affinché le BCC possano continuare a svolgere la propria specifica funzione mantenendo i caratteri di mutualità e territorialità”.

15 ottobre di fronte alle Commissioni Finanze e

Tesoro dei due rami del Parlamento, Federcasse espone per la prima volta pubblicamente i contenuti della proposta di autoriforma. In quella occasione la Banca d’Italia si esprime pubblicamente sulla opportunità del pieno controllo della capogruppo da parte delle BCC. Importante apertura anche su “patto di coesione” che nella proposta del Credito Cooperativo è l’atto giuridico che regolerà il rapporto tra BCC e capogruppo.

11 febbraio 2016 il Consiglio dei Ministri vara l’atteso decreto di riforma. Federcasse esprime diverse perplessità poiché si modificano in maniera sostanziale alcuni dei punti chiave contenuti nella proposta di autoriforma.

29 febbraio e 8 marzo Federcasse, nel

corso di due audizioni alla Camera e al Senato, ha la possibilità di proporre alcune modifiche sostanziali al decreto legge governativo. Tra le richieste, in particolare la modifica sostanziale delle modalità con le quali si disciplina la way out e la previsione di un Fondo temporaneo da attivarsi nel periodo che intercorrerà tra l’entrata


in vigore della legge e l’avvio di operatività del nuovo Gruppo Bancario Cooperativo.

23 marzo l’Assemblea di Montecitorio licenzia il

Roma, unica banca della nostra Federazione a poter esercitare la way-out, decide di rimanere nel Sistema del Credito Cooperativo.

testo del disegno di legge di conversione del Decreto governativo, che accoglie nella quasi totalità le proposte di emendamento avanzate da Federcasse.

15 luglio la Banca d’Italia pone in consultazione

6 aprile il Disegno di Legge di conversione del

Position Paper sulle Disposizioni con alcune indicazioni correttive.

Decreto Governativo viene approvato definitivamente dall’Assemblea del Senato. Diventerà la Legge n. 49 dell’8 aprile 2016 (Legge di Riforma del Credito Cooperativo). Il 14 aprile viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

15 giugno scade il termine previsto dall’art. 2

della Legge di Riforma sulla c.d. way-out con la trasformazione in SpA alla quale aderiscono in via preliminare solo tre banche. La BCC di

le Disposizioni attuative che la Legge di riforma aveva delegato alla Vigilanza.

13 settembre Federcasse trasmette, un proprio 3 novembre Banca d’Italia pubblica in via defi-

nitiva le Disposizioni di vigilanza sul Gruppo Bancario Cooperativo. Da questa data decorrono i 18 mesi previsti dalla legge entro i quali le banche che intendono assumere il ruolo di capogruppo devono trasmettere alla Banca d’Italia istanza per la costituzione di un Gruppo Bancario Cooperativo.

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APPROFONDIMENTO: LA RIFORMA DEL CREDITO COOPERATIVO

Il Congresso Nazionale del Credito Cooperativo: l’auspicio dell’unità Il Credito Cooperativo italiano si è riunito a luglio a Milano, un incontro destinato ad essere ricordato come quello della riforma delle BCC

Il 14 e 15 luglio, per la prima volta dal dopoguerra, Milano ha ospitato il Congresso nazionale del Credito Cooperativo. Non sarà certo la ricorrenza logistica, tuttavia, a farcelo ricordare: il XV appuntamento congressuale sarà per sempre quello della riforma delle BCC. Un intervento legislativo con cui il Parlamento, su spinta del Governo e delle Autorità Monetarie, ha previsto in corso d’anno un consolidamento del Sistema, definendo l’adesione obbligatoria di ciascun istituto ad una capogruppo costituita in forma di SpA, che eserciti su di essi attività

Le Assemblee Federcasse di novembre e dicembre 2016: verso un futuro bipolare? Il 25 novembre scorso si è tenuta l’Assemblea annuale Federcasse che ha costituito un ulteriore passaggio di verifica del percorso verso i nuovi assetti organizzativi e societari del Credito Cooperativo italiano nel quadro della grande riforma. Sono intervenuti, oltre al Presidente Federcasse Alessandro Azzi e al Direttore Generale Sergio Gatti, Antonio Tajani, all’epoca vicepresidente vicario del Parlamento europeo, Maurizio Gardini, Presidente Confcooperative, Antonio Patuelli, Presidente ABI. Il Presidente Federcasse Alessandro

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Azzi ha presentato la relazione del Consiglio nazionale incentrata sul ruolo delle BCC come “banche di comunità per il sistema paese in un’Europa da riorientare”. Azzi ha rimarcato il passaggio epocale vissuto dal Credito Cooperativo, in uno scenario in continuo cambiamento sul piano europeo e nazionale, stilando il bilancio della riforma in ordine ai tempi e ai passaggi essenziali. In particolare, ha sottolineato come il sistema attraverso Federcasse abbia efficacemente interloquito con le Autorità governative e monetarie nelle diverse fasi legislative

e attuative della riforma stessa. Diverse esigenze rappresentate sono state recepite, arrivando a un quadro normativo finale sostanzialmente condiviso nel rispetto dell’impegno assunto a gennaio 2015. “Riteniamo la riforma una buona legge – ha sottolineato Azzi – e le disposizioni attuative un insieme complessivamente coerente con quanto definito dalla norma primaria che non viene snaturata. Abbiamo potuto scrivere insieme alle Autorità – ha continuato Azzi – una riforma complessa in un contesto normativo e di vigilanza in forte cambiamento e, comunque, nell’era dell’Unione Bancaria”. Un punto centrale della relazione del Consiglio è stato quello dedicato alla ricerca continua e determinata dell’unità, riflettendo la sollecitazione in questo senso giunta dalla grande maggioranza delle BCC italiane. “L’unità – infatti – è una risposta coe-


di indirizzo e coordinamento, sulla base di un dispositivo contrattuale denominato “contratto di coesione”. Tutto ciò, segnando di fatto una transizione da network di banche cooperative legate fra loro da vincoli mutualistici ad un Gruppo Bancario Cooperativo integrato. A tre mesi (dal 6 aprile 2016) dall’emanazione di quel provvedimento, assetto industriale del Gruppo, “way-out” e contratto di coesione fra BCC e capogruppo rappresentavano i temi su cui in maggior misura si concentravano le attenzioni della vigilia congressuale. rente non soltanto con le esigenze poste dall’Unione Bancaria, dalle incertezze crescenti di natura geo-politica, dal rischio di nuove crisi finanziarie, ma anche rispetto a chiare ragioni tecniche”. Dopo aver ricordato tali ragioni ed evidenziato i vantaggi di un Gruppo Bancario Unico del Credito Cooperativo, Azzi ha concluso rimarcando come sia necessario riscoprire l’orgoglio di essere cooperatori: si può essere ricchi da soli, ma per essere felici bisogna lavorare e vivere insieme. L’appello di Azzi, tuttavia, non ha avuto buon esito dato che nell’Assemblea stessa i rappresentanti della componente trentina del Credito Cooperativo italiano hanno confermato il proposito di costituire un gruppo alternativo autonomo. È stato quindi raccolto l’accorato appello del presidente Confcooperative Maurizio Gardini volto a una mediazione, dando mandato

La Relazione introduttiva del Presidente Alessandro Azzi non poteva che far riferimento ad una “fase costituente” che si apprestava ad affrontare il passaggio forse più difficile: quello dell’attuazione strategica e organizzativa delle norme, ricercando un equilibrio fra tradizione e rilancio dei valori fondanti e innovazione del modello di Gruppo. Con una certezza: il “domani non sarà un ritorno al bel tempo passato”. Il Presidente Azzi ha esortato a credere ad una “via italiana della cooperazione mutualistica di credito”, guar-

all’Ufficio di Presidenza Federcasse per un estremo tentativo di conciliazione da presentare a una successiva assemblea entro l’anno. Nella seguente assemblea del 20 dicembre, tuttavia, la divisione è stata confermata, nonostante gli ulteriori appelli all’unità tra cui quello del presidente della nostra Federazione delle BCC Lazio Umbria Sardegna, Francesco Liberati, che ha sottolineato con forza come la storia di successo del Movimento abbia avuto come valore fondante e motivante l’unità. “Un gruppo unico – ha aggiunto Liberati – garantirebbe una copertura del territorio omogenea e rispettosa delle peculiarità e tradizioni locali, nel rispetto della normativa di riferimento. Con due gruppi cadrebbero tutte le barriere e ogni territorio sarebbe aggredibile, con conseguenze imprevedibili, soprattutto per le BCC più deboli che

non sono poche. Vi sarebbe inoltre una problematica di marchio di sistema con grande confusione presso il pubblico e i soci, disperdendo il patrimonio di immagine costruito nel tempo”. Il Presidente Federlus ha poi ricordato le difficoltà che abbiamo di fronte: “la trasformazione del modello di business, l’attuale insufficiente redditività, la non rinviabile esigenza di miglioramento del rapporto cost/income”. Solo uniti, ha concluso Liberati “si potranno conseguire livelli adeguati di efficienza, solo così avremo la possibilità di programmare a lungo termine”. E per questo, va assolutamente recuperato il disegno di un gruppo unitario, un gruppo inclusivo e non esclusivo, dove possano compensarsi forze e debolezze, mettendo in comune le risorse finanziarie e organizzative.

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dando oltre “il contingente” e riscoprendo “la forza e la bellezza dell’unità”. Un auspicio di coesione che ha accompagnato tutto il percorso dei lavori, ed ha fatto in particolar modo da sfondo ai tanto attesi interventi dei rappresentanti dei due poli industriali, le potenziali capogruppo: Giulio Magagni del Gruppo Iccrea e Giorgio Fracalossi di Cassa Centrale Banca. Un confronto che, seppur si diceva animato dai migliori intenti di riallineamento, ha lasciato trapelare nodi da sciogliere e distanze da colmare. Un richiamo alla responsabilità della coesione scandito con forza anche dal Presidente della Federazione Francesco Liberati, che ha sottolineato come “la nostra storia cooperativa ci impone di lavorare per l’unità, il nostro sentire etico anche”. Il mondo verso cui stiamo andando è troppo complesso – ha proseguito Liberati – per poterlo reggere divisi: “solo insieme potremo continuare a scrivere pagine di nuovi successi”. Concetto inserito nel suo intervento nel contesto più ampio, quello dei pilastri della posizione Federlus rispetto alla delicata fase di transizione, a partire dalla ricerca dell’efficienza, passando poi per il primato del merito e la salvaguardia dell’autonomia locale. “La sfida – ha detto infatti Liberati – è quella di non privare il Paese, soprattutto le sue parti più deboli, del supporto del Credito Cooperativo attento alle microesigenze locali. Per questo nel Patto di coesione va riconosciuto a ciascuna BCC un grado di libertà commisurato alla bontà dell’intera gestione e del controllo dei rischi. Dobbiamo mantenere le peculiarità locali che sono alla base della formula cooperativa e fanno la differenza nella vita di milioni di cittadini, soci e clienti delle nostre Banche”. Un richiamo ulteriore da parte del Presidente Fe-

derlus ha riguardato la necessità di valorizzare quanto di eccellente è stato costruito in ambito associativo, con particolare riferimento alle Federazioni locali: “È necessario che l’attuazione della riforma non disperda le risorse valoriali e di know-how delle Federazioni, in particolare di quelle che hanno saputo supportare con efficienza l’attività, lo sviluppo e la razionalizzazione delle BCC associate”. Nel corso delle due giornate, si sono succeduti gli interventi tecnici provenienti dal mondo accademico con gli interventi del Prof. Donato Masciandaro dell’Università Bocconi sullo scenario economico e normativo, della Prof.ssa Antonella Sciarrone Alibrandi dell’Università Cattolica di Milano sul tema delle linee prospettiche per le BCC e del Prof. Stefano Zamagni dell’Università di Bologna sul tema del cambiamento. Infine sul versante istituzionale, l’intervento del Prof. Rainer Masera, all’epoca Presidente del Fondo Temporaneo delle BCC, che ha illustrato mission e sfide del nascente strumento tecnico. Nella mattinata del 15 luglio, la riforma del Credito Cooperativo è stata inserita nel contesto europeo, con riferimento alle sfide che attendono tutto il movimento bancario cooperativo in Europa in tempi di cambiamento, attraverso l’intervento di Gerhard Hofman, Presidente dell’Associazione Europea delle Banche Cooperative.

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APPROFONDIMENTO: LA RIFORMA DEL CREDITO COOPERATIVO

Cinque domande sull’orizzonte che si sta profilando con una Riforma che cambierà il volto del Credito Cooperativo italiano. I Presidenti delle nostre associate rispondono, focalizzando le opportunità, ma ricordando anche la necessità di graduati livelli di autonomia

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Dopo un anno di intenso dibattito, la riforma del credito cooperativo italiano è sancita dalla legge e siamo in attesa dell’emanazione definitiva delle norme attuative da parte della Banca d’Italia. A suo parere, la riforma è un’opportunità per il credito cooperativo italiano o una minaccia che il movimento si snaturi e possa perdere la sua funzione storica? Quali sono i pilastri fondamentali che le singole BCC dovranno mantenere per non perdere la loro funzione peculiare al servizio del territorio? Al di là delle attribuzioni imposte alla capogruppo dalla legge e dalla Banca d’Italia, quali dovranno essere le caratteristiche fondamentali della capogruppo stessa inserite nel patto di coesione per un salto di qualità del credito cooperativo?

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Le federazioni locali hanno da sempre supportato le BCC nel loro funzionamento e sviluppo. Che ruolo dovranno avere nel futuro gruppo che va configurandosi?

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Cinque parole chiave per rappresentare il credito cooperativo ideale per come lo vede lei tra dieci anni.

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La Riforma: le opinioni dei nostri Presidenti La Riforma è un’opportunità Aldo Pavan

Presidente della BCC di Cagliari

1. Non ci sono alternative nel considerare la riforma quale opportunità; l’attuale struttura federativa non è compatibile con le norme sul bail-in e comunque la riforma è legge dello Stato. Detto questo, la costituzione del gruppo è destinata a modificare la percezione degli ambienti di riferimento e a consentire la crescita delle risorse umane e finanziarie. Oggi le BCC si presentano quali entità lillipuziane delle quali non pochi hanno difficoltà a fidarsi; domani saremo l’espressione di uno dei primi cinque gruppi italiani, per quanto adesso si può prevedere, con Banca Intesa, Unicredit, Banco BPM, Monte Paschi. L’appartenenza al gruppo darà una prospettiva nuova al personale, con la duplice possibilità di migliorare l’offerta qualitativa dei prodotti e di carriere individuali infragruppo. In presenza di progetti interessanti, la disponibilità di risorse finanziarie per la singola BCC potrà domani essere significativa. 2. Il punto di forza delle BCC è costituita dalla capacità di ascoltare gli operatori e di confezionare prodotti finanziari “sartoriali”; tale capacità deve essere coniugata


Mantenere, nell’unione, la necessaria autonomia Gino Polidori

Presidente della BCC di Formello e Trevignano Romano

con l’attitudine alla creazione durevole di valore. Occorrerà a tal fine ripensare il proprio modello di business e agire sulla cultura aziendale e la motivazione del personale. Efficienza e spirito di servizio saranno le variabili chiave per il successo della singola banca e del gruppo. 3. La capogruppo si troverà davanti a un universo di BCC molto diversificato. Alcune BCC sono virtuose ma prive di capacità di sviluppo, altre sono dinamiche, altre ancora sono mal condotte; in alcuni casi ci sono sovrapposizioni di sportelli. Ogni BCC costituisce probabilmente un caso particolare. La capogruppo dovrà proporre alle BCC, e definire con ognuna di esse, una strategia di consolidamento e crescita. Il modello di monitoraggio dovrà essere focalizzato sulla coerenza rispetto alla strategia generale e sulle condizioni di economicità della singola BCC. Il modello di rating per la concessione del credito dovrà consentire significativi margini di eccezione motivata a quelle BCC che avranno adeguati standard patrimoniali, di liquidità e redditività. L’alternativa a quanto precede è la riduzione delle realtà locali ad agenzie prive di poteri e contatto con il territorio, indistinte rispetto a quelle delle grandi banche S.p.A.

1. La riforma risponde nelle sue linee di fondo alla ineludibile necessità di garantire stabilità ed organicità ad un sistema sin qui caratterizzato da un elevato tasso di frammentarietà sotto il profilo dei soggetti coinvolti e dei loro concreti orientamenti operativi. Le nuove disposizioni sono preordinate al raggiungimento di obiettivi di integrazione economico-finanziaria delle singole componenti il gruppo le quali, nel disegno legislativo, mantengono la loro individualità e la loro vocazione mutualistica. La legge e le relative disposizioni attuative, fermi i vincoli connessi con l’appartenenza dell’Italia all’Unione Monetaria, sono il frutto anche di un serrato e costruttivo confronto che il Movimento ha sviluppato con il Governo e con le Autorità preposte e ciò, a mio giudizio, costituisce valido presupposto perché il Movimento nel suo complesso non si snaturi e non perda la sua funzione storica a condizione, peraltro, che gli uomini che saranno chiamati a dare attuazione alla riforma ne sappiano cogliere nel tempo il vero significato. 2. È fondamentale a questi fini che le singole BCC, le quali dovranno uniformarsi per numerosi aspetti della loro organizzazione ed operatività agli indirizzi che sa-

4. Parlo del caso Federlus che conosco; le strutture della Federazione costituiscono un tutt’uno con le banche, soprattutto per quanto attiene ai controlli e alla conformità. Sarebbe sciocco e imprudente smontare un modello di servizio che funziona. Ritengo al contrario che le nostre buone pratiche vadano confrontate con le altre al fine di costruire una struttura di servizio generale che mantenga un’articolazione territoriale piuttosto che diventare un mostro burocratico, costoso e inefficace. 5. Vicinanza al territorio, creazione di valore durevole, trasparenza, lotta all’usura, umanità.

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APPROFONDIMENTO: LA RIFORMA DEL CREDITO COOPERATIVO

ranno determinati dalla capo gruppo, riescano ad esprimere la capacità di rendersi interfaccia del gruppo stesso nei confronti delle realtà locali nelle quali ciascuna di esse insiste; ciò allo scopo di veicolare verso la capo gruppo medesima le istanze che si manifesteranno presso i diversi territori e compagini sociali e di garantire a ciascuna componente del gruppo medesimo la capacità di continuare a cogliere le istanze locali da soddisfare quanto più ampiamente possibile nell’ambito delle autonomie operative riconosciute alle singole BCC. Auspicabile potrebbe apparire il realizzarsi, per via del gruppo, di una “rete” che possa mettere in collegamento le singole compagini sociali secondo una logica ispirata al principio “socio di una socio di tutte”. 3. Alla luce della legge, delle disposizioni attuative in consultazione e degli indirizzi manifestati dalla BCE dei quali si ha notizia appare difficile prefigurare ulteriori aspetti che possano essere introdotti nel patto di coesione. Ritengo che un salto di qualità del Credito Cooperativo, più che essere legato alle clausole di compendio del patto di coesione, risieda nella concreta capacità che le diverse componenti del gruppo sapranno esprimere nella competizione di mercato, assicurando – al di là della ineludibile stabilità del gruppo stesso e delle singole componenti – risposte efficaci alla domanda dei soci e della clientela all’interno di una rete coesa ed efficiente. È fondamentale che, pur nel rispetto della pianificazione strategica e del sistema dei controlli interni a livello di gruppo, venga salvaguardata la necessaria autonomia delle singole BCC, soprattutto nelle risposte che ciascuna di esse sarà chiamata a garantire ai singoli, diversificati mercati di riferimento. 4. Il ricco bagaglio di esperienza e professionalità acquisito nel tempo dalle Federazioni locali è un patrimonio che per nessuna ragione deve e può essere disperso. Nella disciplina secondaria posta in consultazione sembrano rinvenirsi spazi per una valorizzazione del ruolo di strutture idonee a recuperare all’interno del gruppo tale patrimonio. Nella misura in cui la suddetta chiave di lettura delle disposizioni sia corretta appare auspicabile che il gruppo, nella definizione della propria definitiva configurazione, ne colga appieno le opportunità. 5. Integrato, diffuso, efficiente, competitivo, proattivo.

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Nulla sarà più come prima Maurizio Manfrin Presidente della Cassa Rurale ed Artigiana dell’Agro Pontino

1. A distanza di più di un anno dall’avvio dell’inaspettato e, almeno per quel che mi riguarda, indesiderato processo di “Autoriforma”, potrei dire che gli eventi che si sono succeduti e le modalità con le quali come Credito Cooperativo abbiamo portato avanti il progetto, me lo hanno fatto vivere più come una vera e propria “Riforma”. Ora però che le norme sono state emanate e la cornice delineata, è tempo di mettere da parte polemiche e personalismi, per lavorare tutti assieme e renderla una concreta opportunità. Di certo dovremo affrontare il futuro con una nuova vision, consapevoli che nulla sarà più come prima. Credo tuttavia che dovremo farci parte attiva nella gestione di questo complesso cambiamento, senza subirlo e soprattutto senza perdere di vista la nostra storia, la nostra missione, i nostri valori; né quanto di buono abbiamo fatto in tutti questi anni per lo sviluppo dei nostri territori e dell’intero Paese. 2. È mia convinzione che ciò che sino ad ora è stato il nostro più grande fattore di crescita e di successo è la non omologazione al resto del sistema bancario. I nostri pilastri fondamentali consistono pertanto nel modo di essere, di operare, di relazionarsi con il territorio. In una sola parola: il modo di distinguersi realmente dal resto del sistema. Dobbiamo quindi continuare ad essere: • Banca di comunità: che opera esclusivamente in ambito locale, con l’impegno ed il senso di responsabilità di chi deve sempre rendere conto della fiducia ricevuta; • Banca coerente: che declina sul piano operativo, sociale e cooperativo il nostro operare serio e trasparente; • Banca per l’economia: che persegue quale scopo della BCC, lo sviluppo delle comunità e dei propri territori e ponendosi come principale interlocutore finanziario di famiglie e piccole e medie imprese. Queste sono le ragioni per le quali siamo banche di credito cooperativo e questo ritengo non debba mai essere messo in discussione.


3. Riallacciandomi al concetto di “non omologazione” al resto del sistema, ritengo che ciò valga anche e soprattutto per la capogruppo, che dovrà effettivamente essere costruita in modo originale rispetto ai gruppi bancari esistenti. Sono infatti convinto che buona parte dell’esito positivo del recente Congresso del Credito Cooperativo sia dovuto al più volte enunciato principio secondo il quale il patto di coesione deve recepire una modulazione della limitazione dell’autonomia della singola BCC in funzione della meritevolezza, o meglio a ciascuna BCC deve essere riconosciuto un grado di libertà gestionale commisurato alla bontà della propria gestione. Per converso, la stessa autonomia deve invece essere tolta a chi non fa bene, e questo nell’interesse di tutti! C’è quindi bisogno di una capogruppo forte ed efficiente, che ponga le BCC al centro, come ha detto anche il nostro Presidente Liberati nel corso del Congresso, e che soprattutto sappia modulare il proprio intervento senza trasformare le Banche in mere filiali, ma piuttosto dotandole di adeguati strumenti affinché possa ancora avere un senso il mestiere di Cooperatore del Credito nei nostri territori. So che sarà difficile, ma dobbiamo farcela! 4. È ormai chiaro che tutto cambierà, e in questo contesto di cambiamento va ricompreso anche il ruolo delle Federazioni. Siamo consapevoli dei punti di forza e di debolezza delle stesse, ma abbiamo anche constatato nel tempo sia la crescita dimensionale che professionale del

loro personale e siamo coscienti del fatto che competenze e professionalità tanto preziose nella complessa operatività quotidiana delle nostre Banche, non possono e non debbano essere messe da parte. Personalmente non saprei immaginare quale ruolo dovranno effettivamente assumere, ma di certo potranno rappresentare un valido snodo tra capogruppo e Banche associate, al fine di rendere più snella ed efficace la filiera. Ritengo infatti che coordinare, indirizzare e controllare dall’oggi al domani centinaia di Banche, indipendentemente da quale e/o quante capogruppo verranno costituite, non sarà impresa facile ed in tal senso le Federazioni potranno dunque svolgere un importante ruolo di raccordo, che valorizzi al tempo stesso le eccellenze formate in tanti anni di impegno. 5. • Fatto di uomini capaci, che lo hanno dimostrato nel tempo; • fatto di uomini consapevoli, delle responsabilità e delle conseguenze delle proprie scelte; • fatto di uomini concreti, che passano dalle parole ai fatti; • fatto di uomini con una vera passione per la cooperazione, svincolati da personalismi e da conflitti di interesse; • fatto di uomini in grado di ragionare con il “Noi Siamo“ e non con il “Io Sono”. In una sola parola fatto di uomini giusti, adeguati ad affrontare e vincere la sfida!

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Si fa PResto A dIrE BAnca!

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d a c n a b a n u è d e , sì tivo.it

pera o o c o redit icina c o t i ls ùv Vai su a la bcc pi e trov

! e t n e iffer


Una Capogruppo che promuova una politica commerciale comune Luciano Eufemi

Presidente della Banca di Credito Cooperativo di Nettuno 1. Il Sistema, così come è congegnato e come lo conosciamo, ha il fiato corto. Sempre più numerose sono le “Consorelle” che manifestano segni evidenti di crisi, in parte sistemica ed in parte dipendente da deficienze di diversa natura, organizzative e non. La Riforma, con la costituzione del Gruppo Bancario e la stesura del patto di coesione, ferma restando la possibilità di intervento da parte della capogruppo, mi auguro persuada le singole Banche ad adeguare spontaneamente gli Organi di Governo alle mutate esigenze dell’industria bancaria e del mercato in generale e le sensibilizzi ad una maggiore oculatezza nella gestione delle sempre minori risorse disponibili. 2. Nel pieno rispetto delle regole che saranno dettate dalle disposizioni attualmente in fase di definizione, per mantenere il contatto con il territorio è necessario confermare la rappresentanza delle diverse categorie economiche nei Consigli di Amministrazione, tenendo na-

turalmente ben presente la necessità di un elevato target. 3. La capogruppo dovrebbe essere dotata di ampi poteri di controllo e di intervento nei confronti delle singole Banche allo scopo di prevenire, nel comune interesse, la formazione delle crisi aziendali. Dall’altro lato, la capogruppo dovrebbe favorire la nascita di un brand che promuova e caratterizzi una politica commerciale comune. Per queste ragioni, ai vertici della Holding dovrebbero essere nominati rappresentanti scelti tra le Banche più virtuose a cui dovrebbe essere riservata la maggioranza nel Consiglio di Amministrazione. E chi si comporta bene non deve aver paura di perdere parte della propria autonomia. In contropartita, si dovrebbero avere gestioni aziendali più efficaci ed efficienti: non dimentichiamoci che il patrimonio libero delle nostre Banche viene messo a disposizione e quindi deve essere adeguatamente tutelato! 4. Le Federazioni, opportunamente integrate nel gruppo, potrebbero fungere da collegamento tra i vertici e le singole aderenti, continuando a fornire supporto per le attività centralizzate. 5. Il numero delle Banche si ridurrà ancora a seguito delle aggregazioni già da tempo iniziate: quindi, un minor numero di BCC, ed anche di agenzie, aree territoriali di interesse più estese, incremento dei servizi digitali e dell’informatica in generale. La gente in Banca andrà sempre meno e la Banca sarà sempre più a disposizione su uno smarthphone.

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SCENARI

Il mondo cresce. E l’Italia? Quadro economico 2016 e previsioni 2017

C’è stato un miglioramento nell’attività economica mondiale durante la seconda metà dello scorso anno. Gli ultimi mesi evidenziano infatti un’espansione relativamente stabile nelle economie avanzate e anche un lieve miglioramento in quelle emergenti. C’è di più: le prospettive di medio termine dell’attività mondiale seguitano a segnalare una crescita in via di rafforzamento. Le prospettive su scala internazionale, però, sono offuscate da vari fattori. Quali? L’effetto avverso dei bassi prezzi delle materie prime sui paesi che le esportano, tensioni di natura geopolitica e minacce dal terrorismo nonchè la crescente incertezza sulle politiche degli Stati Uniti. Per quanto riguarda l’area dell’euro, prosegue la ripresa economica. Nel terzo trimestre del 2016 il PIL in termini reali dell’area è aumentato dell’1,4% su base annuale, mostrando un’evoluzione analoga a quella del secondo trimestre. I dati più recenti, peraltro, segnalano il perdurare della tendenza di crescita nel quarto trimestre. Le proiezioni economiche per l’euro zona formulate a dicembre dalla BCE indicano un incremento annuo del PIL in ter-

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mini reali dell’1,7% nel 2016 e nel 2017 e dell’1,6% nel 2018 e nel 2019. Passiamo all’inflazione: l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (ICAP) nell’area euro è aumentato su base annuale dell’1,1% a dicembre dallo 0,6% di novembre. Questa evoluzione riflette in gran parte l’incremento della componente relativa all’energia. Le proiezioni formulate a dicembre prevedono un tasso annuo medio di inflazione dello 0,2% nel 2016, dell’1,3% nel 2017, dell’1,5% nel 2018 e dell’1,7% nel 2019. E l’Italia? Nel nostro Paese l’economia si sta espandendo, seppure a un tasso moderato; le informazioni congiunturali più recenti hanno per lo più un segno positivo. È tornata ad aumentare la produzione nel settore manifatturiero e nelle costruzioni; è proseguita l’espansione delle esportazioni; negli ultimi mesi è rimasta sostanzialmente stabile l’occupazione, dopo la crescita sostenuta dei periodi precedenti. A novembre la fiducia delle famiglie è leggermente scesa mentre quella delle imprese è scesa in maniera più consistente. Il Governo prevede per il 2017 una crescita del PIL pari all’1,0%. Questo valore è peraltro leggermente superiore alle stime delle più aggiornate previsioni che variano tra 0,7% e 0,9%. Un rafforzamento dello sviluppo in Italia richiederebbe l’accelerazione degli investimenti, la cui riduzione è stata, negli ultimi anni, il principale freno alla crescita dal lato della domanda. Il calo degli investimenti è un fenomeno preoccupante, perché non solo deprime la crescita corrente, traducendosi in una minor domanda e in una più bassa occupazione nell’immediato, ma erode anche le potenzialità future. L’inflazione, infine, continua a restare particolarmente bassa: a dicembre l’indice armonizzato dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,5% su base annuale, dallo 0,1% di novembre.


Così l’economista Giacomo Vaciago in merito all’intervento dello Stato nel capitale delle banche con il fondo di 20 miliardi. “Ancora oggi i crediti deteriorati sono eccessivi e quindi ne risulta frenata l’offerta di credito bancario, che è la via maestra di una ripresa ampia e sostenibile dell’economia”

Banche italiane

L’OPINIONE DI GIACOMO VACIAGO: “MEGLIO TARDI CHE MAI” Come valuta l’intervento dello Stato nel capitale delle banche con il fondo da 20 miliardi, deciso dopo il fallimento dell’aumento di capitale di MPS? Pensa che sarà sufficiente per mettere in sicurezza il sistema bancario italiano? Il mio commento preferito è: meglio tardi che mai. La nostra crisi bancaria – post bolla immobiliare – è nota dal 2008 (diciamo dopo la crisi che ha portato alla scomparsa a New York della Lehman Brothers). Ma per qualche strano motivo, noi una così grave crisi bancaria la consideriamo una crisi di debito pubblico eccessivo e quindi insostenibile, e la curiamo (paradossalmente, la cura peggiora la malattia!) con una “austerità” di bilancio pubblico. Ancora oggi, i crediti deteriorati nei bilanci bancari sono eccessivi e quindi ne risulta frenata l’offerta di credito bancario, che è la via maestra di una ripresa ampia e sostenibile dell’economia. In conclusione, non solo è meglio tardi che mai; ma devo aggiungere che 20 è meglio di zero. Farlo nel 2008, sarebbe stato ovviamente meglio che farlo nel 2016, e probabilmente stiamo ancora sottovalutando il fabbisogno di patrimonio del sistema bancario: c’è una redditività attesa così elevata da garantire che i necessari aumenti di capitale vengano dall’offerta di nuove azioni? Ho in proposito i miei dubbi, il che equivale ad ammettere che servono nuovi aumenti di capitale, ma anche variazioni del modello di business che aumenti – in modo chiaro e rapido – la redditività delle nostre banche. Ritiene positivo il rinvio di Basilea 4? Tutte le banche hanno reagito nella stessa direzione,

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SCENARI

chiedendo (e poi ottenendo) il rinvio a tempi migliori degli aumenti di capitale richiesti dalla cosiddetta Basilea 4, che avrebbe dovuto coincidere con l’inizio di quest’anno. Non va sottovalutato il sottostante contrasto – sempre più chiaro e motivato – tra un modello di vigilanza cum patrimonio di tipo europeo e quello (che richiede meno patrimonio) che è invece la regola negli Stati Uniti. Senza rinvio, Basilea 4 avrebbe aggravato la tensione tra questi due diversi modelli, con problemi soprattutto nei paesi terzi dove il sistema bancario è in evoluzione ed ha bisogno di punti fermi per competere ad armi pari: a quale dei due modelli deve guardare? Come valuta la riforma del Credito Cooperativo ? L’idea di fondo della Banca d’Italia, condivisa dal Governo, è accettabile. Il modo normale

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L’idea di fondo che dà corpo alla riforma del Credito Cooperavo mi pare accettabile, e comunque solo iniziando il percorso molto generale come finora previsto, saremo anche in grado di individuare eventuali modifiche che si rendano opportune. Parliamo fin troppo di riforme, senza prevedere momenti successivi di verifica

con cui esercitare un’attività bancaria è quello della Società per azioni. Dove è chiaro, quando c’è un problema, chi è l’azionista che ne risponde. L’estensione di questa idea molto generale (ma abbiamo visto quante polemiche ciò ha suscitato a livello di “popolari”) a banche territoriali di modesta dimensione, ma con profondi legami con il territorio di riferimento, come è la regola nel caso del credito cooperativo, ha portato ad inventare una soluzione ancora diversa. C’è una proposta di “capogruppo” che ha la funzione di garante patrimoniale e la rete territoriale – che in molti casi è leggera di patrimonio, il suo vero punto di forza essendo la capacità di “far credito”, cioè di valutare il merito di credito della clientela. L’idea mi sembra condivisibile, e comunque solo iniziando il percorso molto generale come finora previsto, saremo anche in grado


di individuare eventuali modifiche che si rendano opportune. Parliamo fin troppo di riforme, senza prevedere momenti successivi di verifica di quanto iniziato per studiare anche la necessità di eventuali correzioni del percorso seguito. In Germania, ma in genere nella zona euro (Italia a parte) sembra stia ripartendo l’inflazione. È un bene, perché scongiura i rischi della deflazione o è un male perché potrebbe avvicinare la fine degli interventi BCE, tanto utili per tenere bassi i tassi di interesse sul nostro debito pubblico? Un po’ più inflazione, è certamente utile. Soprattutto se corrisponde ad un aumento di domanda interna e quindi sta ad indicare una ripresa della produzione, della domanda di lavoro, dei salari, e così via. Non siamo ancora sicuri di questa diagnosi positiva, e quindi per ora il mio giudizio non è definitivo. Ma diciamo che necessariamente vi si assocerà un minor bisogno di interventi espansivi della liquidità da parte di Francoforte (Mario Draghi l’ha ribadito tante volte, ai suoi critici di lingua tedesca: è il

famoso “whatever it takes”, cioè la BCE farà tutto ciò che serve a garantire la permanenza dell’euro come moneta comune). Il fatto che l’illimitata offerta di liquidità da parte della BCE riducesse l’onere del debito pubblico italiano, non era – né mai sarà – l’obiettivo della politica monetaria della BCE. Nel nostro Paese il basso tasso di investimenti è una delle principali cause della scarsa crescita. Che misure suggerirebbe per farli ripartire? Tutto ciò che aumenta la redditività del capitale. Il nostro problema è da anni lo stesso: le nostre migliori aziende investono ovunque, meno che in Italia. Mentre a noi interessa che investano qui, se vogliamo che l’Italia sia di nuovo un paese attento a meritarsi un futuro. Ma allora dovremmo fare quelle riforme volte a ripristinare legalità ed efficienza, anzitutto in ciò che ci accomuna (cominciando dalla pubblica amministrazione, dalla giustizia, e così elencando). Compito certamente ambizioso e che richiede tempo, ma non impossibile.

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SCENARI

IL CLIMA MIGLIoRA Mercati finanziari e creditizi

I mercati finanziari nel 2016 hanno mostrato una buona tenuta nelle economie avanzate, mentre sembrano delinearsi segni di pressione in alcune economie emergenti. I rendimenti obbligazionari a lungo termine negli Stati Uniti sono aumentati in modo marcato anche per le aspettative di una maggiore inflazione associata a potenziali misure di stimolo fiscale. Il rialzo dei rendimenti a lungo termine americani si è trasferito in Europa provocando significative tensioni sugli spread rispetto al Bund tedesco. La volatilità nei mercati azionari a dicembre è diminuita e i mercati azionari delle economie avanzate hanno acquisito slancio. L’evoluzione del tono della politica monetaria, sia negli

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Stati Uniti che in Europa, continua ad essere condizionata dalla necessità di fornire supporto al quadro economico: le politiche monetarie si mantengono pertanto accomodanti. La Fed, però, il 14 dicembre (a distanza di un anno dal precedente incremento) ha aumentato i tassi per la seconda volta negli ultimi 10 anni (+0,25%) e ha alzato le previsioni sui tassi rispetto a settembre. La Fed ha anticipato che effettuerà tre rialzi dei tassi nel 2017, due o tre nel 2018 e tre nel 2019. Nel corso del 2016 l’attività bancaria ha risentito positivamente del miglioramento del clima economico. Prosegue il riequilibrio dei bilanci delle banche italiane. Diminuiscono sia il flusso di crediti deteriorati sia il peso della loro consistenza sul totale dei prestiti. La posizione patrimoniale migliora, seppure con gradualità, e le condizioni di liquidità si mantengono nel complesso favorevoli. Al pari delle altre banche europee la redditività rimane bassa, per effetto di fattori strutturali e congiunturali. È proseguita la contrazione della raccolta: a dicembre è risultata in diminuzione su base annua dell’1,3%. Netta è la divaricazione tra le fonti a breve e quelle a medio e lungo termine; i depositi (in conto corrente, certificati dei deposito e pct) hanno registrato una crescita del 4,2%; al contrario i prestiti obbligazionari sono diminuiti del 20%.


Le politiche di offerta di credito delle banche italiane rimangono prudenti: l’erogazione di nuovi prestiti è limitata alle famiglie e alle imprese con gli indicatori di rischiosità migliori. A dicembre gli impieghi evidenziano una crescita su base annua dello 0,7%. Le sofferenze al netto delle svalutazioni, a fine novembre 2016 si collocano a 85,2 miliardi, in calo rispetto al dato di ottobre. Rispetto a novembre 2015 la riduzione è stata del 4%. Il rapporto sofferenze nette/impieghi totali si è collocato al 4,80% (4,89% a novembre 2015). Secondo Banca d’Italia il tasso di ingresso di nuove sofferenze, coerenti con gli scenari macroeconomici più recenti, si ridurrebbe gradualmente nel corso dei prossimi mesi e a fine 2017 scenderebbe all’1,2% per i prestiti alle famiglie, poco sopra i livelli pre-crisi, e al 3,1% per i prestiti alle imprese.

DINAMICA DEI PRINCIPALI AGGREGATI DI CONTO ECONOMICO DELLE BCC ITALIANE Le BCC hanno fatto registrare a giugno 2016 un utile netto aggregato di -74 milioni di euro. Analisi di dettaglio su 348 BCC a giugno 2016 evidenziano che 81 BCC risultavano in perdita (23,3% del campione analizzato); tra queste 11 BCC presentavano una perdita maggiore di 10 milioni di euro e altre 8 BCC presentavano una perdita compresa tra 5 e 10 milioni di euro. Alcune delle banche in forte perdita a giugno sono state coinvolte nei mesi successivi in operazioni di aggregazione/salvataggio interno alla Categoria. Complessivamente le perdite in capo alle BCC ammontavano a 375 milioni di euro (+51,2% su base d’anno). Le restanti BCC hanno registrato un utile aggregato pari complessivamente a 301 milioni di euro (-26,6% annuo). Le risultanze del bilancio semestrale aggregato indicano una riduzione del contributo dell’intermediazione primaria e un riassorbimento dello straordinario contributo

del trading su titoli che aveva trainato la redditività nel recente passato. La crescita significativa delle commissioni nette compensa solo parzialmente la riduzione reddituale. In particolare, il bilancio semestrale aggregato 2016 evidenzia: una sen-

sibile contrazione del margine di interesse (-5,1%, superiore)); buona crescita delle commissioni nette (+4,2%); contrazione significativa del margine di intermediazione (-20,1%). Cresce il cost income ratio: dal 51,6% al 66,5%.

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EDUCAZIONE FINANZIARIA

Rapporto Consob 2016

Tra comportamenti e scelte per il futuro di Alessandro Ceccarelli

Nel corso del 2015 il livello della ricchezza delle famiglie è rimasto stabile. L’instabilità economica ha invece influito sui comportamenti: una maggiore percezione del rischio e un minore interesse per gli investimenti finanziari continuano a orientare le preferenze e verso pro-

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dotti liquidi (circolante e depositi), prodotti assicurativi e fondi pensione, a fronte della contrazione del peso di azioni e obbligazioni. Recupero in controtendenza in Italia per i fondi comuni di investimento. E’ l’istantanea sul risparmio e gli investimenti delle famiglie in Italia, fornita dal Rapporto Consob 2016 basato sulle indagini di GfK Eurisko. La ricchezza delle famiglie italiane non tiene il passo dell’area euro, dove il rafforzamento della situazione economica è andato di pari passo con il miglioramento del sentiment degli operatori e il graduale ritorno del risparmio sui livelli pre-crisi. In tale contesto, il rapporto conferma ancora una volta il basso livello di conoscenze finanziarie delle famiglie e processi decisionali caratterizzati da bias comportamentali. Solo il 40% degli intervistati è in grado di definire correttamente alcune nozioni di base quali inflazione e rapporto fra rischio e rendimento. Più del 20% degli intervistati dichiara di non avere familiarità con alcuno strumento finanziario, mentre il restante 80% indica più frequentemen-

te i titoli del debito pubblico e le obbligazioni bancarie. La ridotta alfabetizzazione finanziaria incide sensibilmente sulla comprensione dell’andamento dei mercati e dei nuovi fenomeni congiunturali. Soltanto il 23% del campione si mostra in grado di inquadrare il trade-off rischiorendimento; solo il 6% dello stesso conosce le implicazioni di una cor-


retta diversificazione delle attività finanziaria. Nonostante tali risultati in termini di alfabetizzazione finanziaria, l’85% degli intervistati si attribuisce capacità almeno nella media con riferimento alle decisioni di risparmio, amministrazione del bilancio familiare e controllo delle spese inutili; il dato scende a 69% e 61% rispettivamente con riguardo alla capacità

di comprendere prodotti finanziari di base e compiere scelte di investimento corrette. Ma non è solo l’overconfidence ad incidere sui processi cognitivi alla base delle scelte finanziarie delle famiglie. Anche il cosiddetto small-portfolio bias (ossia la tendenza a investire una piccola somma di denaro in una sola attività finanziaria) è rilevabile nel 20% dei casi. L’information overload (ossia

la disponibilità e investire in pochi titoli poiché non si è in grado di elaborare troppe informazioni) riguarda il 10% del campione. D’altro canto l’aiuto del consulente non si mostra rassicurante rispetto alle scelte da compiere. La maggior parte degli intervistati (più dell’80% dei non investitori e il 50% degli investitori) infatti, non è in grado di identificare nella consulenza e nella gestione di portafoglio i servizi che garantiscono il più alto livello di tutela per effetto dell’obbligo della Solo il 40% degli valutazione di adeinvestitori privati guatezza dei promostra familiarità dotti al profilo dei con concetti base clienti. quali inflazione e Anche la digitalizrapporto zazione è destinata rischio/rendimento, ad incidere sulle ma l’85% dichiara modalità d’offerta e competenze sui comportamenti finanziarie nella delle famiglie. media Nell’ambito delle innovazioni emergenti l’automazione della consulenza finanziaria (c.d. robo-advice) e la raccolta di capitali tramite piattaforme di crowdfunding sono fenomeni che conquistano una certa rilevanza anche se ancora sotto l’occhio delle Autorità di Vigilanza per il monitoraggio degli aspetti di gestione dei potenziali rischi e della trasparenza.

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EDUCAZIONE FINANZIARIA

Al via il blog di A cura della Redazione Orizzonti.TV

Perché creare un blog aziendale? Per fare in modo che le persone trovino il tuo mondo attraverso ricerche informazionali. Ovvero query che non hanno un intento commerciale preciso, ma che riguardano la risposta a una domanda legata ad un argomento più o meno legato al tuo business, che per questo, ti conferisce autorevolezza. Il fenomeno sta assumendo dimensioni importanti anche in Italia. Si parla di circa 3 milioni di blog, con quasi il 60% degli utenti web che li ha visitati almeno una volta. I frequentatori abituali sono invece circa 10 milioni, e coloro che scrivono i loro commenti sono oltre 4 milioni e mezzo. Sta evidentemente diventando un fenomeno di massa. Inoltre, con un blog aziendale puoi fidelizzare il pubblico. Puoi fare in modo che le persone scoprano i contenuti e trovino un motivo per seguire i tuoi canali social. Canali che non si alimentano da soli, ma attraverso contenuti in grado di attirare l’interesse del pubblico. Il blog aziendale fa parte di questo equilibrio, divenendo di fatto uno dei principali strumenti del c.d. inbound marketing, ovvero gli strumenti e i contenuti che attirano l’interesse degli utenti sulle properties aziendali. Lavorare sul blog aziendale vuol dire ottenere link in ingresso, sempre

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orizzonti.TV più decisivi per ottenere vantaggi in termini SEO (search engine optimization), quindi per superare i competitor nella serp (search engine results page). Sulla base di queste In Italia si parla premesse e nell’otdi 3 milioni di blog, tica di valorizzare visitati almeno una il progetto Orizzonvolta dal 60% ti tv secondo stradegli utenti web tegie e prassi in linea con le attuali dinamiche del web, dallo scorso novembre l’iniziativa si arricchisce di un nuovo filone di contenuti: il blog, volto ad ospitare articoli sui temi dell’educazione finanziaria e dell’economia in generale. Un articolo al giorno, che movimenta quotidianamente la home page e alimenta l’apposita pagina blog di Orizzonti tv. Da contenitore video educational Orizzonti tv evolve a strumento di comunicazione e marketing, a beneficio delle BCC, per le quali, nell’ambito del nuovo layout del sito identitario è stato sviluppato un apposito widget per veicolare i contenuti educational sui siti aziendali mantenendo coerenza nella grafica e nell’esperienza utente.

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EDUCAZIONE FINANZIARIA

Un approccio innovativo all’alfabetizzazione finanziaria, alla cooperazione e alla mutualità

La “Torta dell’economia”

di Alessandro Ceccarelli

L’Associazione culturale FarEconomia, in collaborazione con un team interdisciplinare di ricercatori dell’Università degli Studi di Udine, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e della Cooperativa Pandora sociale-onlus, ha avviato con il sostegno della Federazione un percorso per educare i bambini al risparmio, alla solidarietà e alla progettualità attraverso il coinvolgimento delle scuole. Il progetto, partendo da un’attività di ricerca la cui Responsabile scientifica sarà la Professoressa Emanuela Rinaldi dell’Università di Udine, adotta un approccio empirico-esperenziale in linea con le ultime raccomandazioni dell’OCSE e dei massimi esperti sull’educazione finanziaria intervenuti di recente nel dibattito italiano. Secondo il modello teorico sottostante – che fa riferimento alle scienze comportamentali – è possibile fornire una spinta esterna per indurre i soggetti a fare scelte che – pur salvaguardandone la massima libertà di scelta – permetta loro di cogliere vantaggi e opportunità offerte dal sistema finanziario in cui vivono. Si pensi alle azioni che Alessandro, un bambino di 10 anni, può compiere quando riceve in dono 50 euro dai nonni come regalo per il compleanno. Ad esempio, egli può decidere di:

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• “usarli sabato prossimo per comperare il videogame che voglio da tempo” (risparmio a breve termine); • “risparmiarli per comprarmi la bicicletta quando finisce la scuola” (risparmio a lungo termine-progettualità);

• “usarli per fare un regalo alle persone alle quali voglio bene” (dono); • “darne una parte per un progetto di beneficienza/cooperazione” (solidarietà). Nello scenario economico contemporaneo, questi quattro comporta-


menti – se attuati sin dall’infanzia – possono aiutare gli individui nel corso della loro socializzazione economica a sviluppare conoscenze, attitudini e abitudini in grado di aiutarli non solo a raggiungere un buon livello di alfabetizzazione finanziaria ma anche ad acquisire un orientamento pro-sociale sensibile ai desideri dei componenti del gruppo di riferimento (rete familiare, gruppo dei pari, comunità allargata) e a promuovere valori quali la cooperazione, la mutualità, la previdenza, insieme alla consapevolezza delle scelte, elementi base di una cultura economica responsabile e sostenibile anche secondo le indicazioni OECD. Lo strumento progettato dai ricercatori per rendere applicabile questo approccio nelle scuole, è un salvadanaio che, in luogo di proporre simbolicamente un unico modo per allocare il denaro (a discrezione del soggetto proprietario del salvadanaio), propone simbolicamente 4 modi diversi. Ciascuna classe coinvolta, con l’aiuto degli animatori esperti,

provvederà a costruirne uno nell’ambito degli incontri, portandolo poi a casa per un uso si spera efficace nei primi intenti di risparmio. Il progetto avviato nel Lazio, ma estendibile ad altre regioni come l’Umbria e la Sardegna – per tale

obiettivo sono state già interessate le BCC – sta coinvolgendo complessivamente 1.800 studenti (incluso il gruppo di controllo, non esposto al progetto). Gli output progettuali saranno: • il rapporto di ricerca, da condividere con scuole Enti e altre associazioni interessati a tema dell’educazione finanziaria; • il materiale e attività didattiche previste per i bambini; • lo sviluppo di contenuti video di educazione finanziaria a supporto del palinsesto di orizzonti TV, rivolti ai genitori; • il ritorno di immagine per l’intero universo BCC – anche con la possibilità di valorizzazione degli interventi nelle scuole con tecniche di storytelling – nella partecipazione ad un programma innovativo, articolato e su basi scientifiche in tema di educazione finanziaria. Un’iniziativa unica nel suo genere che promette risultati importanti, soprattutto nella ricerca scientifica che sarà presentata dopo la prossima estate e ne sarà data idonea rilevanza mediatica.

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EDUCAZIONE FINANZIARIA

Visco e Mieli incontrano gli studenti del Tasso con orizzonti TV Ignazio Visco e Paolo Mieli con gli studenti del Liceo Tasso di Roma in un evento promosso da orizzonti Tv Ignazio Visco e Paolo Mieli hanno incontrato nel mese di marzo gli studenti del Liceo Ginnasio Torquato Tasso di Roma per discutere di ”Globalizzazione ed Educazione finanziaria”. L’idea del ritorno nella scuola che Visco e Mieli hanno frequentato per cinque anni, coincide con il rafforzamento, da parte della Banca d’Italia, dei suoi programmi di educazione finanziaria nelle scuole, percorso condiviso il con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Lo studio dell’economia e l’evoluzione dei modelli di sviluppo produttivo e sociale, anche in considerazione dei grandi mutamenti determinati dalla globalizzazione e dall’innovazione tecnologica, diventano oggi elementi inderogabili. Per affrontare il cambiamento, la globalizzazione odierna, non si può prescindere dalla conoscenza della storia. Partendo da questo assunto

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nel cuore dell’incontro con i giovani studenti, è stata presentata la web serie “Mille lire al mese, storie di uomini che hanno fatto grande l’Italia”. Nel progetto editoriale, sviluppato all’interno di Orizzonti.TV, la piattaforma televisiva di educazione finanziaria, Paolo Mieli, presenta alle nuove generazione storie e personaggi che hanno contribuito a scrivere la storia economica del nostro Paese, da Enrico Mattei a Gianni Agnelli, passando per Guido Carli e Enzo Ferrari. Secondo il Governatore, l’educazione finanziaria “è fondamentale” per capire


“cosa si firma” quando si investe. La Consob, ha ricordato Visco, ha richiamato le banche italiane a inserire le avvertenze sui rischi nei prospetti informativi destinati ai cittadini, ma “quei fogli sono come quelli che ti dà il medico quando ti indica anche quali sono i rischi e i pericoli: bisogna leggerli”. La tirata d’orecchie, però, va anche agli istituti di credito: “Se qualcuno ha venduto i bond su-

bordinati come sicurissimi allora c’è stato un illecito”. Sulla Globalizzazione, “ha portato effetti positivi in termini di una riduzione straordinaria della povertà e un aumento dell’aspettativa di vita anche se in Italia enfatizziamo gli effetti negativi che si sommano a nostre debolezze come la lentezza nell’adeguamento tecnologico e al miglioramento dei servizi”.

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IL TERREMOTO NEL CENTRO ITALIA

Il nostro aiuto per le popolazioni terremotate

Il tragico sisma del 24 agosto e l’impegno della Federlus e delle BCC, dalla messa in campo dei primi aiuti ai progetti per le fasi successive di complesso ripristino sociale, civile e infrastrutturale

foni” di Amatrice, da dove sono stati evacuati tutti i pazienti ricoverati e la scuola Romolo Capranica di Amatrice. Il terremoto ha causato anche vasti danneggiamenti alle strade, al patrimonio culturale e alle abitazioni delle zone limitrofe all’epicentro, estendendosi a tutti i paesi della zona di Norcia, e della Valnerina, nei paesi appenninici delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, nella vallata del Velino (Cittareale, Posta, Borbona) ed infine, infine nei paesi pedemontani della provincia di Teramo. A livello nazionale, Federcasse ha attivato sin da subito – in collaborazione con le Federazioni Locali interessate, ovvero la nostra e quella Marchigiana – una raccolta di fondi da destinare a iniziative di solidarietà a favore delle popolazioni colpite dal sisma, aprendo un Il 5 settembre apposito conto corrente presso Iccrea Banca il Presidente Spa. Su questo conto sono convogliati i Francesco Liberati contributi di amministratori, dipendenti, e il Direttore Le conseguenze drammatiche del terremoto soci, clienti delle BCC italiane e di chiunGenerale BCC Roma che ha colpito il Centro Italia hanno occupato que abbia voluto contribuire a sostenere, Mauro Pastore le cronache italiane in queste settimane L’area attraverso l’impegno delle banche di cosi sono recati più colpita è stata quella dell’alta valle del munità dei territori colpiti, l’opera di primo in visita ad Amatrice, Tronto, al confine tra Lazio, Marche, Umbria soccorso e ricostruzione. dove hanno e Abruzzo. In particolare sono stati pressoché La nostra Federazione conta fra le proprie incontrato il Sindaco rasi al suolo i centri di Amatrice, Illica, frazione Associate diverse BCC che hanno nei proSergio Pirozzi per di Accumoli (epicentro della scossa più inpri territori di competenza i comuni colpiti. capire da vicino le tensa) nel Lazio, e Pescara del Tronto, frazione Innanzitutto la BCC di Roma che opera esigenze di sostegno del comune di Arquata del Tronto nelle Mardirettamente sul comune di Amatrice con immediato e più che. una filiale dal 1999.Tra i clienti della filiale a lungo termine Quasi 300 le vittime, mentre sono state estratte le vittime individuate sono 47, di cui 9 vive dalle macerie 238 persone , i feriti sono soci. stati più di 400. Ingenti i danni causati dal sisma tra i BCC Roma ha subito messo in campo un’articolata serie quali il principale ospedale dell’area, il “Francesco Gridi iniziative finalizzate a fornire i primi aiuti, senza di-

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menticare le fasi successive di complesso ripristino sociale, civile e infrastrutturale. Dal giorno successivo al sisma, dalle filiali BCC Roma in provincia dell’Aquila sono stati inviati ad Amatrice 15 quintali di vettovaglie. Per garantire poi l’operatività della filiale n. 62, resa inagibile dal sisma, la Banca ha subito attivato prima un camper e poi un container, più confortevole e, soprattutto, riscaldato. La Banca ha anche avviato una raccolta fondi per sostenere iniziative di solidarietà a favore delle comunità colpite dal sisma. Il Consiglio di Amministrazione BCC Roma ha inoltre stanziato 150 milioni di euro per la concessione di crediti agevolati per soci, clienti e dipendenti appartenenti all’agenzia di Amatrice. Si tratta di misure per la concessione in misura agevolata di crediti di sussistenza, mutui per la ricostruzione degli immobili e per l’acquisto di autovetture e finanziamenti per le imprese. Il Consiglio di Amministrazione ha deciso inoltre di ratificare l’adesione al Protocollo ABI per la sospensione delle rate dei mutui, relativi a immobili residenziali o commerciali gravemente danneggiati dal sisma. Il 5 settembre il Presidente Francesco Liberati e il Direttore Generale Mauro Pastore si sono recati in visita ad Amatrice, dove hanno incontrato il Sindaco Sergio Pirozzi per capire da vicino le esigenze di sostegno immediato e più a lungo termine. Le altre nostre Associate che operano direttamente nei comuni colpiti dal sisma sono la BCC del Velino che ha una filiale a Posta, e la BCC di Spello e Bettona che ha una filiale a Norcia, che fortunatamente non hanno riportato danni. Altre nostre BCC, pur non operando direttamente nelle zone colpite si sono da subito impegnate per non far mancare il proprio aiuto, con specifiche iniziative di raccolta fondi quali, la BCC di Nettuno, la BCC del Tuscolo-Rocca Priora, la BCC di Riano. La BCC di Formello e Trevignano Romano, invece, sin dal giorno seguente

al sisma, ha provveduto a finanziare e ad organizzare una lavanderia ad Amatrice, il cui funzionamento è garantito dagli sforzi del nucleo della Protezione Civile della zona di Formello e Trevignano Romano. Infine, la BCC di Arborea insieme alla cooperativa 3A e alla ProLoco di Arborea hanno organizzato iniziative specifiche per la raccolta fondi per le zone terremotate. Anche la Federazione ha aperto presso la BCC di Roma un conto corrente dedicato. La somma raccolta finora è di 37.500 euro. Nel seguito del servizio, alcune testimonianze raccolte agli inizi di settembre.

Conto corrente bancario Federlus per la raccolta fondi IBAN: IT85D083270320000000044644 Intestatario: Federazione Banche di Credito Cooperativo del Lazio, Umbria, Sardegna Indirizzo: Via Adige, 26 Roma Causale: Donazione per Terremoto Centro Italia Si ringrazia tutti coloro che finora hanno contribuito alla causa

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IL TERREMOTO NEL CENTRO ITALIA

Testimonianze/1

L’urgenza di ritrovare la normalità A colloquio con Don Savino D’Amelio, sacerdote ad Amatrice e responsabile della casa di accoglienza “Padre Minozzi”: “Gli aiuti che stanno arrivando sono importanti e la disponibilità di Protezione Civile e volontari è davvero encomiabile” Don Savino, qual è la situazione a qualche settimana dal terremoto del 24 agosto? C’è senz’altro speranza, ma ci sono tante cose urgenti da fare. Ad esempio l’inizio regolare della stagione scolastica sarebbe importante per dare un primissimo segnale di ritorno alla normalità. Siamo quindi in attesa dei moduli prefabbricati per gli alunni (poi regolarmente arrivati grazie alla Protezione Civile del Trentino, ndr). Oggi però piove e

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La Chiesa di S. Agostino nei giorni successivi al primo sisma. L’edificio, purtroppo, ha poi subito ulteriori danni

nelle tende, mi creda, si sta male. Non possiamo far altro che sperare che arrivino al più presto le case prefabbricate per mettere fine a questa fase di grande disagio, anche se c’è da decidere dove creare questo nuovo, e provvisorio, nucleo abitativo. Mi lasci aggiungere però che gli aiuti che si stanno mettendo in campo sono importanti e che la disponibilità di Protezione Civile e volontari è davvero encomiabile. In che stato sono le Chiese di Amatrice? La Chiesa di S. Agostino, complessivamente, è purtroppo compromessa. L’interno, in particolare, è in pessime condizioni. In questo momento mi trovo insieme ai Vigili del Fuoco e ai Carabinieri per cercare di recuperare le opere d’arte e i quadri. All’interno abbiamo anche un Museo Parrocchiale, e c’è da fare un’opera di recupero e catalogazione. Gli affreschi non ho ancora potuto vederli ma le nicchie che li contengono appaiono malmesse: speriamo non siano rovinati irreparabilmente. L’altare maggiore è in frantumi e le colonne sono venute giù. Ci vorrà davvero tanto tempo per rimettere in piedi tutto. Anche le altre Chiese della nostra città sono in pessime condizioni. Della Basilica di S. Francesco non ho potuto vedere l’interno, ma spero che l’altare seicentesco in legno, dedicato alla Madonna di Filetta, si sia salvato. Per quanto riguarda la Chiesa del Purgatorio, pare che il tetto abbia ceduto, mentre sulla Chiesa del Crocifisso posso dire poco perché non è possibile entrarci. Quali le necessità immediate? Le necessità sono tante e emergeranno giorno dopo giorno, adesso ho in mente di darmi da fare per aiutare a riattivare alcuni esercizi commerciali: sarebbe un altro segnale che si può ricominciare a vivere. (Testimonianza raccolta l’8 settembre 2016)


Testimonianze/2

Anna Imponente

Rossana Torlontano

Amatrice Forme e immagini del territorio

Un patrimonio da salvare “Amatrice possiede ricchezze artistiche straordinarie delle quali solo negli ultimi anni si stava prendendo coscienza”. Rossana Torlontano, una delle curatrici di un recente libro, ricco e articolato, sulle bellezze della cittadina laziale, racconta cosa rischia di farci perdere questo terremoto Rossana Torlontano, docente di Storia dell’arte moderna presso la Facoltà di Lettere dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, ha curato insieme ad Anna Imponente Amatrice, forme e immagini del territorio, un prestigioso volume scientifico e fotografico pubblicato lo scorso anno da Electa anche col sostegno di BCC Roma (ne abbiamo parlato sulla nostra rivista nel numero di dicembre 2015). Il libro costituisce la più ampia e aggiornata documentazione sui tesori della cittadina laziale, una testimonianza su ciò che rischiamo di perdere a seguito del terremoto del 24 agosto. Professoressa, il terremoto ha paradossalmente messo in evidenza il valore del patrimonio artistico che custodisce Amatrice, fino ad oggi non troppo conosciuto. È proprio così. Lo scopo del libro che ho curato insieme ad Anna Imponente, mentre era Soprintendente del Lazio, era proprio quello di farlo apprezzare di più. Il volume, infatti, ricompone per la prima volta in un discorso coordinato a più voci le molteplici ricchezze di Amatrice, disvelate in questi ultimi anni dall’azione costante di

tutela della Soprintendenza. Un patrimonio, insomma, che si stava appena cominciando ad approfondire con maggior rigore e dettagliata documentazione storica. Il fatto che a quasi un anno di distanza dall’uscita del libro sia accaduto quello che sappiamo, costituisce una tragica coincidenza che mi colpisce profondamente, innanzitutto per l’alto costo in termini di vite umane. Quanto tempo ci vorrà per restaurare le opere lesionate? Impossibile dirlo a fronte di un patrimonio di tale valore e così articolato. Però in Italia non mancano certo competenze in grado di affrontare le opere di recupero e restauro che si renderanno necessarie. Mi lasci aggiungere che ha subìto danni anche un importante complesso novecentesco, rimasto finora inedito agli studi, la cui impronta era ben visibile all’interno del tessuto urbano della cittadina. Mi riferisco all’Istituto “Padre Giovanni Minozzi”, che fu la prima sede italiana dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno e che venne costruito seguendo lo stile dell’arte e dell’architettura razionalista dei primi anni Trenta del Novecento, con il coinvolgimento di alcune delle personalità di spicco del panorama artistico dell’epoca. Anche i rilievi della facciata della chiesa di Santa Maria Assunta sono stati danneggiati. Amatrice non va e non può essere ricordata solo per le sue opere più antiche, ma per una stagione artistica ben più ampia che dal Trecento continua ininterrottamente fino al XX secolo. (Testimonianza raccolta l’8 settembre 2016) G.P.

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IL SISTEMA INTERREGIONALE

Un anno in bilico

L’analisi andamentale

2016 di Sergio Conti

I tassi di incremento sono ben lontani da quelli registrati negli esercizi precedenti, allorché il sistema si trovava nel pieno della crisi economica e ne pativa totalmente gli effetti. Deriva da ciò un lieve aumento delle incidenze rispetto al totale degli impieghi con le sofferenze che pesano per il 7,0%, le inadempienze probabili per il 7,1%, i finanziamenti scaduti per l’1,7% e, infine, il totale delle partite anomale che è pari al 15,9% degli impieghi lordi totali. L’aumento del credito anomalo è stato poi accompagnato da svalutazioni sostanzialmente proporzionate se è vero che minimo è stato l’incremento delle incidenze dei valori netti con il rapporto tra le partite anomale nette e gli impieghi netti passato dal 9,3% della fine del 2015 al 9,7% del 30 giugno 2016. In lieve aumento anche il tasso di copertura, con le sofferenze che si attestano al 62,7%, le inadempienze probabili pari al 31,7% e il totale dei crediti anomali pari al 43,3%. In questo contesto, il risultato economico complessivamente conseguito dalle BCC Federlus è stato di euro 10,3 mln, in diminuzione del 47,7% rispetto allo stesso periodo del 2015, allorché ammontava a euro 19,7 mln. Gli elementi che emergono maggiormente, sono: • la lieve diminuzione del margine di interesse (-1,1%); • il buon incremento delle commissioni nette (+14,1%); • la netta riduzione dei ricavi rivenienti dalla gestione finanziaria (-23,1%, euro 8,3 mln in valore assoluto); • il sensibile rallentamento delle svalutazioni nette sui crediti (-11,3% per un valore assoluto quasi pari alla diminuzione dei ricavi finanziari); • il forte incremento delle spese amministrative, di cui quelle per il personale aumentate del 7,6% e le altre

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La Federazione svolge, nel contesto delle attività di monitoraggio della Sana e Prudente Gestione delle Associate, periodiche analisi andamentali sia a livello aggregato che di singolo intermediario, dalle quali risulta che anche nel 2016, pur in un contesto particolarmente difficile, il sistema interregionale si conferma solido, stabile e performante aumentate dell’11,6%, per un valore assoluto di euro 14,9 mln; • l’aumento degli ammortamenti e accantonamenti (+27,2%). Ne consegue un netto peggioramento degli indicatori di redditività con il rapporto tra i Costi operativi e il Margine di interesse che passa dal 93,2% al 104,7% e il rapporto tra i Costi operativi e il Margine di intermediazione che passa dal 59,7% al 67,1%. Va tuttavia precisato che i succitati risultati economici aggregati risentono inevitabilmente dell’operazione di acquisizione delle attività e delle passività della Banca Padovana da parte della BCC di Roma, operazione intercorsa tra i due periodi di rilevazione. Ciò incide in vario modo sulle dinamiche dei risultati al


30 giugno 2016 se raffrontati con i medesimi al 30 giugno 2015, specialmente sul fronte dei costi, sia del personale che amministrativi. In particolare, escludendo la BCC di Roma dall’analisi, l’incremento delle spese per il personale è solo dello 0,6% mentre le spese amministrative risultano in crescita solo dell’1,7%. Tornando ai valori completi, nel dettaglio, sei Associate hanno conseguito una perdita di periodo (ma di queste, 4 sono interessate da operazioni di aggregazione), mentre sono solo 12 quelle che hanno fatto registrare un miglioramento del risultato d’esercizio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Sempre al 30 giugno 2016, i dati sui livelli patrimoniali e di assorbimento non mostrano scostamenti significativi dei valori dei rischi e solo un lieve aumento (+0,4%) dei Fondi Propri. Ne consegue la stabilità degli indicatori di patrimonializzazione con il Tier 1 CR (così come il T1 CR) al 16,3% e il Totale CR al 16,6%. In definitiva, il 2016, ancorché non abbia più le caratteristiche dei periodi precedenti, allorché i segnali della crisi apparivano in tutta la loro gravità ed erano solo in parte mitigati dalle buone performance del comparto finanziario, è ancora un anno di difficile decifrazione con in più l’incognita circa il supporto che potrà venire dalla negoziazione dei titoli e, su un fronte più ampio, dalle possibili linee di sviluppo che le BCC potranno concretamente perseguire nella nuova strutturazione a gruppo che si andrà a delineare. Nella tabella si riportano i valori dei principali profili espressi dalle BCC Federlus al 31/12/2016, eccetto il Patrimonio i cui dati sono al 30/09/2016.

Federlus (migliaia di euro) Masse Raccolta da clientela Impieghi a clientela Impieghi/Raccolta Credito anomalo Sofferenze lorde Inadempienze probabili lorde Scadute-Sconfinanti lorde Credito anomalo lordo Sofferenze lorde/Impieghi lordi Inadempienze probabili lorde/Impieghi lordi Scadute-sconfinanti lorde/Impieghi lordi Credito anomalo lordo/Impieghi lordi CE Margine di interesse Margine di intermediazione Rettifiche di valore nette Spese amministrative Costi operativi Risultato d’esercizio Costi operativi/Margine di interesse Costi operativi/Margine di intermediazione Patrimonio* CET1 Fondi propri CET1 CR Totale CR

31/12/2016 Valore 14.563.042 11.151.208 76,6% 901.315 792.154 155.798 1.849.268 8,1% 7,1% 1,4% 16,6% 305.883 476.170 138.863 340.056 306.579 23.107 100,2% 64,4% 1.337.782 1.359.140 16,30% 16,60%

*Dati al 30/09/2016

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IL SISTEMA INTERREGIONALE

La stagione delle fusioni In linea con le aspettative della Banca d’Italia, nella nostra Federazione è in atto un processo di aggregazioni senza precedenti. L’obiettivo è quello di rafforzare, anche prospetticamente, la stabilità nel contesto del nuovo assetto di Gruppo Bancario Cooperativo previsto dalla riforma. Abbiamo chiesto ai nostri Presidenti protagonisti di queste operazioni un parere su questa tematica di strettissima attualità

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Presidente, nella attuale situazione economica generale e dei nuovi vincoli europei, le difficoltà sul territorio e le criticità patrimoniali hanno comportato per la sua banca la soluzione aggregativa con una consorella. Ritiene sia stata un’opportunità o una perdita per la sua realtà? Pensa che con una Banca più forte vi saranno maggiori spazi di crescita nel nuovo gruppo del credito cooperativo italiano che va configurandosi?

Unirsi per salvaguardare l’economia locale Leopoldo Zucconi

Presidente BCC di Fiuggi

(che con la BCC di Palestrina ha dato vita dal 1° gennaio 2017 alla nuova Banca Centro Lazio)

1. Le direttive delle Istituzioni Europee e Italiane impongono alle BCC aggregazioni fra di loro onde arrivare ad una razionalizzazione del sistema e quindi ad una riduzione dei costi, con i relativi aspetti positivi e negativi. Considerando la situazione di crisi economica generale e, soprattutto, locale che si trascina da anni portando molte banche in situazioni di criticità patrimoniali, senz’altro penso che l’aggregazione con una consorella sia una buona opportunità che ci permetterà di salvaguardare la nostra territorialità, l’occupazione e, con una buona politica, l’economia locale. 2. Con una banca più forte, sono certo, ci saranno maggiori opportunità di crescita e sviluppo per il nuovo gruppo. La nuova banca sarà sicuramente protagonista di rilievo a livello nazionale.

La nostra aggregazione una grande opportunità Giuseppe Ginnasi Presidente della BCC di Ronciglione

(che ha incorporato la BCC di Barbarano Romano con decorrenza 1° gennaio 2017)

1. Nella presentazione della Riforma del Credito Cooperativo fatta dal Ciro Vacca (Banca d’Italia) un passaggio recitava: “rispetto al passato, non è più possibile comprare tempo, occorre superare campanilismi per tagliare tempestivamente il traguardo.” E ancora nell’intervista al Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco su MF,


l’intervistatore conclude: “a riforma attuata di banche ne dovranno rimanere 120”. In considerazione dello sconvolgimento epocale a cui tutte le BCC da tempo sono sottoposte, Ronciglione e Barbarano hanno deciso di accelerare il processo di aggregazione che già da diversi anni era oggetto di incontri e discussioni fra le due BCC, anche perché il territorio di competenza delle due banche risulta essere molto omogeneo. Proprio per questo riteniamo che questa aggregazione possa essere una grossa opportunità per migliorare sia i nostri livelli patrimoniali, sia, specialmente per la Barbarano, implementare il livello di operatività. 2. Se da un lato tutti i nuovi mutamenti del quadro regolamentare, elevati livelli di patrimonializzazione, nuovo metodo di calcolo per rischio di credito, contabilizzazione per gli IFRS 9 dal 2018 anche delle perdite attese, BRRD, Bail-in spingono ad aggregazioni che permettano sia economie di scala sia efficienza operativa, dall’altro ci sarà l’adesione al Gruppo Bancario Cooperativo che lascerà spazi di autonomia maggiori a seconda della virtuosità delle singole BCC. Questo dovrebbe portare anche ad una maggiore rappresentatività all’interno del gruppo. Quanto sopra ci ha spinto ad accelerare la nostra fusione. Concretamente, con l’approvazione del progetto da parte delle nostre rispettive Assemblee Straordinarie del 21 e 22 ottobre, dal 1° gennaio 2017 saremo un’unica BCC.

Valutare ulteriori aggregazioni per avere più peso nel gruppo Palmiro Giovagnola

Presidente di BCC Umbria

(nuova BCC nata il 1° luglio 2016 dalla fusione di BCC di Mantignana e Perugia - C.C. Umbro e CrediUmbria)

1. Quando abbiamo deciso di procedere alla fusione per unione tra le due BCC (CrediUmbria e BCC di Mantignana C.C. Umbro), avevamo requisiti patrimoniali e di redditività che ci consentivano anche di rimanere separati. La scelta della fusione è stata quindi “strategica” e non di “necessità”. L’abbiamo fortemente voluta perché la consideriamo una opportunità per la nuova azienda, per i soci e per la realtà dove operiamo.

2. Questo lo speriamo. Anche se credo che se vorremo avere spazi più ampi dovremo valutare ulteriori ipotesi aggregative per arrivare ad avere masse amministrate almeno doppie rispetto a quelle attuali. Forse sarà l’unico modo per essere rispettati dentro un gruppo che non si annuncia certo molto tenero con le singole BCC, anche se da queste è costituito. Si è disegnato un modello rovesciato: il contadino che comanda il padrone. Il rischio è quello di cancellare la grande esperienza del Credito Cooperativo che ha attraversato con successo l’intero secolo scorso.

Non smarrire i nostri valori per restare protagonisti dello sviluppo locale Maurizio Capogrossi

Presidente BCC “Giuseppe Toniolo” di Genzano

(che ha presentato istanza alla Banca d’Italia per la fusione con la BCC S. Barnaba di Marino per dar vita dal 1° luglio 2017 alla nuova BCC dei Colli Albani)

1. L’aggregazione con una realtà vicina territorialmente rappresenta un’opportunità ed una sfida. L’opportunità è quella di dare vita ad una realtà più solida e che – nel nostro caso con una sede distaccata nel Comune di Frascati – consente di dare continuità alla rete dei nostri

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IL SISTEMA INTERREGIONALE

Aggregazioni positive se nell’ottica di incremento delle opportunità Franco Cardinali

Presidente BCC del Circeo

(che ha presentato istanza alla Banca d’Italia per la fusione dal 1° luglio 2017 con la BCC Privernate)

sportelli. Siamo con gli amici di Marino consapevoli che una fusione non basta da sola a garantire la crescita. In questo momento storico in cui il margine d’interesse è sceso vertiginosamente serve rigore nei costi, determinazione nella gestione del credito anomalo e capacità di trarre reddito da attività che ancora non abbiamo sviluppato a sufficienza. La sfida è di riuscire in tutto ciò non smarrendo i valori che costituiscono il nostro dna per restare protagonisti dello sviluppo locale. 2. Senza dubbio quella del nascente Gruppo Bancario Cooperativo rappresenta una novità che rivoluziona il nostro Movimento. Un passaggio non privo di difficoltà e di incognite da risolvere. Certo è che semplificare il quadro attraverso una stagione di fusioni quale quella che stiamo vivendo deve necessariamente avere come obiettivo l’opportunità di crescere nel territorio e nel gruppo.

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1. Fortunatamente, nella Banca che ho l’onore di presiedere, le contingenze negative del mercato ed in particolare quelle del territorio in cui opera, pur nell’ottica di una oggettiva globale crisi economica, sono state dalla stessa oculatamente e correttamente affrontare e gestite in termini previsionali. Grazie a ciò, i numeri che ci caratterizzano non comportano alcuna esigenza aggregativa. Anche dal punto di vista patrimoniale, ed alla luce dei sopraggiunti nuovi vincoli europei, la nostra Banca non presenta elementi di rischiosità. Ciò non toglie che qualsiasi possibilità aggregativa è sempre valutata positivamente, sempre nell’ottica di incremento delle opportunità di futuro sviluppo. 2. La ricerca di spazi di crescita non sempre è influenzata dal mero concetto di “forza”, ma il più delle volte è tesa ad una sapiente gestione delle proprie risorse e, giammai, dall’inserimento in una sorta di “scudo di mercato”. Io penso, invece, che ciascuna BCC debba fondare la propria solidità sulla corretta gestione, conservando, comunque, l’autonomia che ha costituito, fino ad oggi, la vera “forza” del sistema bancario cooperativistico. Con nuovo spirito, saranno le nascenti strutture aggregative che si andranno a creare, che assicureranno la solidità che chiede il mercato e che solo un sistema coeso, ma comunque attento alle singole autonome peculiarità, potrà dare. Con il nuovo sistema “aggregato” gli spazi di crescita saranno possibili solo se non si snatureranno le peculiarità del sistema cooperativistico ed, in particolare, la capacità di penetrazione nel mercato data dalla conoscenza del territorio. Se riusciremo a fare gruppo, conservando le nostre vere “forze”, saremo più solidi ma anche più competitivi.


Le “nuove” BCC nate dalle fusioni BCC

Soci

Sportelli

Dipendenti

Tier 1 CR

Total CR

Patrimonio

BCC Umbria - C.C.*

6.406

29

184

13,70%

14,20%

87.514

BCC di Paliano*

1.487

5

34

25,74%

25,74%

26.118

BCC Centro Lazio**

4.982

22

159

25,02%

25,03%

119.327

BCC Castelli Romani e del Tuscolo**

4.599

13

89

16,15%

16,15%

39.344

BCC di Ronciglione e Barbarano**

2.565

15

75

14,64%

14,67%

37.696

BCC dei Colli Albani***

5.912

12

121

14,29%

17,20%

52.747

BCC del Circeo e Privernate***

3.087

5

34

24,90%

25,03%

18.997

* Fusione con decorrenza 1/07/2016 ** Fusione con decorrenza 1/01/2017 *** La fusione avrà decorrenza 1/07/2017

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DALLA FEDERAZIONE

La nuova struttura organizzativa della Federazione Lo sviluppo della Riforma del Credito Cooperativo ha comportato l’inevitabile evoluzione della struttura organizzativa della nostra Federazione. Le principali modifiche rispetto alla precedente struttura organizzativa riguardano l’organizzazione per “Servizi” e “Uffici” direttamente di-

Vice Direzione Generale 1967-2017

la forza dell’unione

I miei 30 anni in Federazione

pendenti dalla Direzione con conseguente abolizione delle strutture di I° livello ossia delle “Direzioni” e delle “Aree”.Vi è poi il rafforzamento della Direzione stessa con la nomina del Vice Direttore nella persona di Sergio Troiani, e l’attribuzione di due specifiche “filiere” di servizi e relativi uffici al Direttore Generale e al Vice Direttore Generale. Sergio Troiani

Arrivai in Federazione nell’oramai lontano 1987, il primo gennaio, quindi trenta anni fa. Giovane, con quasi sette anni di esperienza bancaria, approdai in quello che per me era un mondo completamente sconosciuto: gli organismi centrali del Movimento delle Casse Rurali ed Artigiane, come venivano chiamate all’epoca. Da quel momento, mi sono trovato più vicino alla parte apicale del Mondo “CRA” e ciò mi ha permesso, nel tempo, di meglio capirne la struttura e i meccanismi. La Federazione, all’epoca, era sempre in via Adige, ma al civico 28 (il palazzo a fianco a quello attuale). L’ambiente non era proprio confortevole: al primo piano l’appartamento era stato adattato a uffici e al piano terreno c’erano dei locali, anch’essi adibiti a uffici. Mi fu assegnata una scrivania in una stanza con altre due persone: Marco (Maggi) e Pietro (Duca), funzionari

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della Federazione. Anch’io ero funzionario, fui assunto con quel grado. Ho sempre avuto un buon rapporto con loro e mantengo un piacevole ricordo di quando lavoravamo assieme (a parte il fumo dei loro sigari e delle loro sigarette che ero costretto a respirare), poi abbiamo preso strade diverse ma sempre nel Credito Cooperativo. La struttura organizzativa era semplice: un direttore, tre funzionari, due quadri e via via dipendenti con gradi più bassi. In tutto (vado a memoria) una decina di persone o poco più. Poi arrivarono altri quattro giovani, una delle quali: Antonella (Cortese) è tutt’oggi una mia collega. Siamo gli unici due rimasti in Federazione dei dipendenti di quell’epoca. Altri sono andati a lavorare presso BCC, taluni sono in pensione. Uno ci ha lasciati. A lui, Achille, persona gioiosa e sempre pronta a dare una mano, va il mio ricordo. Agli inizi degli anni novanta la Federazione acquistò un altro immobile: quello dell’attuale sede, in via Adige civico 26. Nello stesso decennio furono vendute le proprietà del civico 28. Tuttavia, in quel periodo e per più di cinque anni, gli uffici furono spostati in un’altra zona di Roma, a sud, a ridosso del GRA, in piazza Beata Vergine del Carmelo (Mostacciano) nei locali di proprietà dell’Iccrea. Al di là delle persone e delle sedi, la Federazione non riusciva a fornire un adeguato supporto alle Associate. Si produceva una quantità enorme di carta (circolari, lettere) che si inviava alle BCC, tanta consulenza telefonica. Nonostante ciò, c’era sempre un malumore, più o meno latente, tra le Banche e la Federazione veniva considerata una entità “che non si capiva bene cosa facesse”. Invero, anche a livello nazionale la

Federazione non godeva di una sociate è radicalmente cambiato. La buona reputazione. Conferenza dei Direttori vede la parLa svolta avvenne con l’avvento del tecipazione di tutti i direttori delle nuovo millennio: cambio della diBCC, mentre in passato (all’epoca rezione, inserimento di nuove giosi chiamava Comitato dei Direttori) vani risorse in luogo di quelle più venivano nominati solo taluni di essi avanti con l’età. Improvvisamente con la conseguenza che le BCC non ero diventato il più “vecchio”, ma partecipanti, nella sostanza, non si avevo poco più di 40 anni! riconoscevano nelle decisioni asLa Federazione cominsunte. ciò a erogare nuovi serCosì come tutte le AsLa Federazione vizi, a effettuare nuove sociate sono rappresencontinua a sfornare attività per le quali le tate negli Organi soiniziative, progetti, BCC non possedevano ciali (Consiglio di Amsupporto sempre le conoscenze e le proministrazione e Collemaggiore alle BCC. fessionalità necessarie; gio Sindacale), mentre Promuove le cambiò radicalmente a suo tempo il numero aggregazioni con una svolta ancora dei consiglieri era rifra le Associate più marcata negli uldotto e, pertanto, la perché siano timi dodici anni, coinmaggior parte delle rafforzate, meglio cidente con l’arrivo di BCC apprendeva solo strutturate per coloro che ancora oggi le decisioni assunte ma affrontare il mercato sono il Presidente, non poteva influire su e la concorrenza Francesco Liberati e il di esse. ed essere posizionate Direttore, Paolo GiuIl nuovo corso ha bene in quello che seppe Grignaschi. quindi fortemente indisarà, nel futuro Il personale è aumenrizzato la Federazione prossimo, il Gruppo tato in maniera consiverso il coinvolgidel Credito derevole rispetto agli mento totale delle AsCooperativo anni novanta; ora i disociate alla vita federapendenti sono 31, prativa. Ciò ha contribuito ticamente più del dopalla condivisione di pio se rapportati alla forza lavoro strategie e obiettivi. presente in quel periodo. Fra poco la Federazione compirà 50 Nel frattempo la (nuova) sede è stata anni (la mezza età per l’essere completamente ristrutturata, gli ufumano) ma per energia, temperafici sono capienti e ora è la nostra mento, iniziativa, ne dimostra molti società che affitta ad altri. meno. L’esperienza, la capacità, la Il volume di affari della Federazione professionalità del personale è unaè notevolmente cresciuto, sopratnimemente riconosciuta sia dalle tutto negli ultimi anni, i ricavi sono Associate che nel Movimento del stati diversificati acquisendo come Credito Cooperativo. Questo ne fa clienti anche soggetti esterni diversi un punto di riferimento per le BCC. dalle BCC ma, soprattutto, è forteIl futuro? Beh, in questo momento mente calato il peso dei contributi non è facile capirlo. È in corso una associativi sul totale dei ricavi (nel vera e propria “rivoluzione” dovuta 2015 è stato del 22%), dove la magall’entrata della nuova normativa sul gior parte di essi derivano da servizi Credito Cooperativo che obbliga le erogati e separatamente contrattuaBCC a aderire a una Banca che deve lizzati. avere la forma giuridica di SpA e Anche il coinvolgimento delle Asche funge da società capogruppo. Il

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DALLA FEDERAZIONE

tutto si concretizzerà (presumibilmente) nei prossimi due anni. In questo contesto, la Federazione continua a sfornare iniziative, progetti, supporto sempre maggiore alle BCC. Promuove le aggregazioni fra le Associate perché siano rafforzate, meglio strutturate per affrontare il mercato e la concorrenza ed essere posizionate al meglio in quello che sarà, nel futuro prossimo, il Gruppo del Credito Cooperativo. In tale ottica, la Federazione si è dotata di un nuovo organigramma che prevede Servizi e Uffici che faranno riferimento alla Direzione, quest’ultima composta dal Direttore Paolo Giuseppe Grignaschi e dal Vice Direttore: il Sergio Troiani che ha scritto questo articolo. Eh sì, perché da quel lontano 1979 quando ho cominciato a lavorare nella piccola Cassa Rurale ed Artigiana di Castel Gandolfo e da quel lontano 1987 quando ho messo piede (per la prima volta) nella Federazione, di anni ne son passati. Ne è derivata una crescita personale, professionale, umana, di vero attaccamento alle radici cooperative. Anche se non tutto e non sempre è stato facile. La Federazione ha inteso nominarmi Vice Direttore Generale: un onore, un impegno maggiore, ulteriori responsabilità, ma anche soddisfazione. Grande soddisfazione. Una struttura Federativa come la nostra ha ancora tanto, molto da dire, da fare, da proporre. Il “nuovo” Mondo del Credito Cooperativo che si realizzerà farà bene a non disperdere tanta ricchezza.

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Servizio Gestione Rischi

L’esercizio di stress nel contesto del credito cooperativo

Giorgio Caporale

Al fine di valutare la vulnerabilità degli istituti bancari nelle situazioni di crisi finanziaria, l’Autorità Bancaria Europea (EBA), in collaborazione con la Banca Centrale Europea (BCE) e le autorità di vigilanza nazionali, ha lanciato una serie di stress test, a partire dal 2009, con l’intento di simulare i possibili effetti di un contesto macroeconomico particolarmente penalizzante sulla stabilità del sistema bancario. Tali simulazioni, condotte in modo centralizzato con scenari e metodi codificati e omogenei, sono consistiti in esercizi che hanno inteso testare la capacità di tenuta delle banche europee in condizioni economiche e finanziare

avverse, al fine di valutare la capienza patrimoniale del sistema anche a fronte di scenari particolarmente severi. I risultati ottenuti a valle degli esercizi di stress sono stati utilizzati dalle Autorità di Vigilanza bancarie come strumento per quantificare le immediate esigenze di rafforzamento patrimoniale e, in termini generali, fornire indicazioni utili ai fini dell’ordinaria attività di supervisione, anche con finalità mitigative e preventive delle crisi finanziarie. In tale contesto si sono inserite anche una serie di iniziative legislative e regolamentari intraprese negli anni dalla Commissione Europea, quali l’aumento dei requisiti di capitale e le rigide regole di ponderazione del rischio introdotte per incoraggiare le banche a migliorare la qualità delle loro attività. Inoltre, nel ruolo di supervisore unico centralizzato a livello di sistema bancario europeo, la BCE ha avviato, a partire dal 2013 presso le banche significative1 le attività del Comprehensive Assessment (CA), in linea con gli orientamenti e le direttive regolamentari derivanti dall’introduzione del Single Supervisory Mechanism. Il Comprehensive Assessment ha riguardato un’analisi ad ampio raggio di dati, storici e prospettici, volta a identificare la rischiosità intrinseca della singola realtà bancaria, a valutare la qualità degli attivi (Asset Quality Review) e a determinarne il grado di vulnerabilità di fronte a fattori esogeni di rischio (Stress Testing). Tale esercizio, avente natura prevalentemente prudenziale, ha favorito l’indagine sull’adeguatezza degli accantonamenti a fronte delle esposizioni creditizie, sull’idoneità dei processi adottati internamente per la valutazione dei collateral e sul trattamento di alcuni strumenti complessi. Le ri-


L’esercizio di stress test si avvale della configurazione definita a livello centralizzato di due tipologie di scenari, baseline e adverse, che identificano rispettivamente diverse situazioni prospettiche attese per il triennio successivo

sultanze derivanti da tale processo ha indotto gli istituti bancari a modificare i parametri di rischio, incrementare il provisioning sulle partite deteriorate e in molti casi, riclassificare le posizioni da performing a non performing. L’esercizio di stress test si avvale della configurazione definita a livello centralizzato di due tipologie di scenari, baseline e adverse, che identificano rispettivamente delle situazioni prospettiche attese per il triennio successivo in condizione di normale corso degli affari e in condizioni economiche fortemente recessive. Tali scenari sono tipicamente distinti per fattore macroeconomico di interesse (es. PIL, tasso di disoccupazione, tassi di inflazione) e per paese. La metodologia adottata per lo svolgimento dello stress test appena concluso ha ricalcato quella già sperimentata negli esercizi condotti in passato e si fonda sul principio del bilancio statico. Ciò significa che, al fine di rendere comparabili le informazioni sulla solidità delle banche sottoposte all’esercizio, si trascurano le azioni correttive che le banche potrebbero mettere in atto, nel corso

del triennio, per l’attenuazione degli shock e si fotografa la situazione contabile di fine anno (e.g. 31/12/2015). A seguito della pubblicazione dei risultati degli stress test del luglio del 2016, l’EBA ha specificato lo scopo di tale esercizio2: “The objective of the EU wide stress test is to provide supervisors, banks and market participants with a common analytical framework to consistently compare and assess the resilience of large EU banks and the EU banking system to adverse economic shocks”3. Il termine “resilienza”, adoperato nell’ambito della tecnologia dei materiali per indicare “la resistenza a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d’urto”4, è ora largamente utilizzato anche nel gergo finanziario in tema di risk management, con riferimento alla capacità delle banche di resistere agli urti del sistema finanziario. Come accennato precedentemente, gli urti, o meglio gli scenari, sono rappresentati da eventi estremi ma plausibili definiti a livello sistemico che possono avere una ripercussione sulla situazione finanziaria degli intermediari finanziari.

Sebbene i cambiamenti sfavorevoli del contesto siano stabiliti inizialmente dall’autorità di vigilanza, possono essere integrati con ipotesi ad hoc a seconda della natura dei rischi rilevanti per l’operatività della banca. L’EBA, in ambito di stress test regolamentari, ha posto particolare attenzione al tema della rilevanza dei rischi, ampliando lo spettro delle tipologie e includendo, oltre ai rischi di primo pilastro, anche i rischi di concentrazione, di liquidità, di tasso, rischio per esposizioni in cartolarizzazioni o ancora il conduct risk, ossia il rischio che da comportamenti negligenti o fraudolenti derivino sanzioni e costi per l’istituto. È interessante notare come nel corso degli ultimi anni l’adozione di tecniche di stress test sia entrata nelle comuni prassi operative degli istituti bancari, contribuendo ad accrescere sensibilmente l’attenzione sui temi relativi al governo dei rischi, anche in relazione alle recenti crisi finanziarie che hanno coinvolto il sistema bancario italiano ed europeo. A tal proposito, si evidenzia che le metodologie e gli scenari di stress siano stati adottati anche per finalità prudenziali e gestionali, mediante l’af-

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finamento degli impianti metodologici sottostanti alla valutazione dell’adeguatezza patrimoniale (i.e. resoconto ICAAP) e l’integrazione delle politiche di budgeting e piano strategico. Nell’ottica complessiva di accrescimento progressivo della cultura del rischio, riveste un ruolo di cruciale importanza l’introduzione nel contesto del credito cooperativo delle metodologie di stress testing già adottate nelle banche significative. Un elemento caratterizzante di tale attività è dato senza dubbio dal rispetto delle peculiarità del Credito Cooperativo, sia in termini di tipicità dei rischi rilevanti che di scenari futuri, oltre alle opportune semplificazioni che si adattino alle dimensioni e alle caratteristiche delle singole BCC. In conclusione, la messa a punto di un programma di stress test per le banche del credito cooperativo si inquadra pienamente nel contesto di attuazione del SSM, che determinerà progressivamente una convergenza delle modalità di verifica dei supervisori nazionali sulle banche non significant verso quanto già in essere presso la BCE, allo scopo di armonizzare a livello di sistema bancario europeo le metodologie adottate e rendere pertanto i risultati ottenuti dall’applicazione delle medesime maggiormente comparabili e funzionali ad una visione sinottica volta al mantenimento della stabilità dei mercati finanziari.

1 Valore totale delle attività sopra i 30 miliardi

di euro o supera il 20% del PIL nazionale (comunque non inferiore a 5 miliardi di euro). 2 2016 EU wide stress test, results, 29 luglio 2016 (pubblicazione EBA). 3 www.eba.europa.it 4 Fonte: enciclopedia Treccani.

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Servizio Gestione Risorse Umane

La vera sfida del 2017? Gestire il cambiamento

Martina Bonaldo

Lo scenario nel quale le BCC si trovano ad operare è oggi più che in passato decisamente incerto, rendendo evidenti, in alcuni casi, le fragilità delle piccole BCC sul territorio. Da una parte la situazione del mercato europeo ed italiano che stenta a ripartire, dall’altra la riforma del credito cooperativo, alle quali si aggiungono le novità dell’Unione Bancaria ed i sempre più stringenti requisiti patrimoniali.

«La difficoltà più grande non sta nel persuadere le persone ad accettare nuove idee, ma ad abbandonare quelle vecchie» John Maynard Keynes In questo scenario, una delle risposte del sistema BCC Federlus è stato quello di favorire il più possibile processi di fusione, tali da rafforzare il sistema nel suo complesso. Le BCC impegnate in operazioni di fusione ed acquisizione si troveranno quindi ad affrontare percorsi di cambiamento che richiederanno una revisione delle modalità di lavoro, la rivisitazione dei processi di organizzazione e di comunicazione interna ed esterna. Gli studi condotti sulle persone che affrontano un percorso di cambiamento lavorativo importante come quello sopra descritto, dimostrano che abbandonare consuetudini comportamentali, visioni di se stessi e del mondo che qualcuno definisce non più funzionali richiama a nostra insaputa pensieri e sentimenti che si provano quando si perde qualcosa di caro, a cui si tiene molto. Le fasi del processo psicologico di elaborazione del cambiamento sono bene descritte attraverso la “curva del cambiamento” (vedi figura). L’approccio utilizzato prende le basi dalla teoria di Kubler Ross1, che accompagna le persone nella gestione delle differenti fasi di gestione del lutto, mantenendo tuttavia un focus sull’impatto che un cambiamento nel percorso professionale della persona può avere all’interno dell’organizzazione. Per passare da una condizione attuale ad una nuova prima di tutto occorre rendersi di conto di quello che sta 1 Psichiatra svizzera considerata la fondatrice

della psicotanatologia (sostegno psicologico davanti alla morte)


Analisi del lavoro: risponde alle seguenti domande: quali conoscenze e competenze sono necessarie per ricoprire il ruolo affidato OGGI al lavoratore? Quali sono le conoscenze e competenze necessarie per ricoprire il ruolo affidato DOMANI al lavoratore? Analisi della persona: l’analisi consiste nel recupero delle informazioni relative alle esperienze passate delle risorse e nella valutazione delle potenzialità future. Attese le sovrapposizioni tra le diverse analisi, le aree di intervento possono essere divise in due principali direttrici: “Organizzazione e Lavoro” e “Persone”. organizzazione e lavoro accadendo e superare la fase della negazione, dove la resistenza al cambiamento è massima perché non si vede proprio il bisogno. Successivamente si fa di tutto per ripristinare lo stato esistente attivando forme di resistenza al cambiamento. Il punto di svolta è dato dalla rassegnazione, uno stato in cui si smette di lottare contro il cambiamento e si utilizzano le proprie energie per accettare la realtà per quella che è non più per quella che io voglio che sia. L’ultima fase è un nuovo modo di vedere la realtà e la scoperta di nuovi modi di comportarsi più funzionali allo sviluppo e alla crescita. Si chiama integrazione. Queste fasi sono tutte accompagnate di emozioni predominanti come la rabbia e paura nelle prime fasi, tristezza nella fase di rassegnazione, gioia ed entusiasmo nelle fasi che vanno dalla accettazione in poi. La vera sfida che si trovano a dover affrontare le aziende è quindi quella di ridurre il più possibile il tempo necessario alle risorse coinvolte nel

percorso di cambiamento per arrivare alla fase dell’integrazione. Le domande alle quali si deve dare risposta sono quindi: quali sono le leve gestionali necessarie affinché ciò avvenga? Quali gli strumenti da utilizzare? Definire un percorso di gestione del cambiamento presuppone l’esigenza di fare una triplice analisi: 1. organizzativa; 2. del lavoro; 3. della persona. Analisi organizzativa: la conoscenza della struttura aziendale dove le risorse agiscono è fondamentale perché descrivere la collocazione del ruolo dei lavoratori e comparare la struttura attuale rispetto a quella futura permette di rilevare i gaps.

Qualsiasi siano gli strumenti che poi verranno utilizzati, esistono dei passaggi fondamentali dai quali partire. In primo luogo occorre effettuare un’analisi della strategia aziendale. È necessario infatti fare una “foto-

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DALLA FEDERAZIONE

grafia” dei contesti aziendali esistenzione della soggettività delle valuti, identificando i punti di forza da tazioni essendo le analisi e i risultati valorizzare e le criticità da evidenfrutto di comparazione e di colleziare e definire le responsabilità delle gialità. varie unità organizzative al fine di individuare il modello organizzativo obiettivo, che sarà poi alla base dei Persone successivi interventi. Fondamentale è poi conoscere i vaIn primo luogo occorre analizzare lori condivisi all’interno di un’orgli impatti organizzativi sia sui maganizzazione e portare alla luce le nager (es. aree di responsabilità auregole implicite, le limentate o ridotte, nuovo nee guida e le motivateam e nuove sedi di lazioni delle persone che voro) che sul personale Gli studi condotti vi lavorano. Questo operativo (es. nuovi colsulle persone infatti permetterà di leghi e nuove prassi opeche affrontano valutare quanto le rative) ed individuare le un percorso aziende in fusione siapossibili azioni di camdi cambiamento no vicine oppure lonbiamento. lavorativo dimostrano tane tra di loro e di Per i responsabili si riche abbandonare conseguenza tarare i tiene prioritario agire su consuetudini successivi interventi due delle possibili aziocomportamentali, al fine di creare una ni: visioni di se stessi cultura condivisa, preConfermare il proprio e del mondo che supposto fondamentaruolo - obiettivo è quello qualcuno definisce le per la riuscita del di accrescere la consapenon più funzionali, “progetto fusione”. volezza rispetto alle prorichiama a nostra Altro elemento fondainsaputa pensieri mentale è la comunie sentimenti che si cazione: definire un provano quando piano di comunicaziosi perde qualcosa ne teso a sostenere di caro, a cui si tiene l’engagement durante molto il cambiamento, sapere cosa comunicare e soprattutto definire un processo di coinvolgimento dell’intera struttura è elemento discriminante tra operazioni di successo ed altre fallimentari. A seguito del disegno della nuova organizzazione sarà quindi necessario rivedere/disegnare il modello di competenze comportamentali e tecniche ed effettuare una mappatura delle stesse al fine di permettere all’organizzazione di prendere decisioni coerenti alla nuova strategia. In questo caso lo strumento maggiormente utilizzato è l’Assessment Center, ritenuto il più completo perché consente una significativa ridu-

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prie competenze e supportare la persona rispetto ai possibili scenari, attraverso un percorso di sviluppo personale. Assumere un ruolo nuovo – obiettivo è quello di facilitare la mobilità delle persone nella transizione verso il nuovo ruolo ad affrontare i cambiamenti che gli verranno richiesti, al fine di definire un piano di azione individuale. Per il personale operativo occorre invece definire dei percorsi formativi sul tema del cambiamento, al quale verrà affiancata formazione specifica a contenuto tecnico per le varie famiglie professionali in relazione alle modifiche intervenute nella strategia aziendale. Definire una strategia di change management è a nostro avviso fondamentale per il successo delle banche impegnate in progetti di fusione: è per questo che la Federlus ha avviato una ricerca per capire come supportare al meglio le banche in questo percorso di cambiamento.


I cinquant’anni della Federlus: le prime iniziative La Federazione che è nata l’11 marzo del 1967, tra poco compirà 50 anni! Diverse sono le iniziative che il CdA ha deliberato di realizzare durante l’anno del cinquantenario, a cominciare dalla sponsorizzazione di una pubblicazione dell’Università La Sapienza di Roma, che tratta il pensiero del filosofo tedesco Franz Rosenzweig (1886-1929), e che stimola una riflessione sul dialogo tra “io” e “tu”, una discussione del legame non solo fra persone ma anche fra identità e istituzioni. Legame e collaborazione fondati sulla fiducia. Pensiero quanto mai attuale per le nostre BCC che si trovano ad affrontare una fase di netta discontinuità, rilanciando con forza i caratteri della cooperazione e della mutualità nei nuovi scenari dell’unione bancaria europea. Questa iniziativa, curata dalla Prof.ssa Irene Kajon, verrà poi presentata a febbraio in un convegno presso la stessa Università La Sapienza di Roma. Verrà poi realizzata una medaglia

1967-2017

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Franz Ro

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-23, 2017

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la forza dell’unione

celebrativa che rappresenta il nostro territorio di competenza, che inizialmente era Lazio e Umbria e poi dopo il 1980 con la BCC di Arborea si estende anche alla Sardegna. Sarà realizzato un libro e un “docuvideo” ossia un prodotto mediale composto da un libro fotografico e un contributo video che racconterà la storia della Federazione e delle BCC Associate e ripercorrerà gli eventi significativi realizzati nel corso degli anni. Contiamo poi di realizzare un convegno su tematiche che riguarderanno il nostro scenario in ambito dell’assemblea che si terrà come sempre tra fine giugno e metà luglio. Ed infine a settembre si terrà a Roma un evento di chiusura in una location d’epoca, con ospiti celebri e un conduttore per rendere piacevole la serata.

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DALLE BCC

BCC DI RIANo

50°Anniversario della costituzione Un importante anniversario quello che ha festeggiato nel 2016 la Banca di Credito Cooperativo di Riano, confermandosi, a 50 anni dalla nascita, una solida realtà del nostro territorio, con un trend di crescita particolarmente sensibile, nonostante la criticità del periodo. Una ricetta vincente, quindi, fatta di pochi ma significativi ingredienti: una buona organizzazione, la presenza costante sul territorio, la vicinanza a famiglie ed imprese, l’impegno profuso da tutta la struttura (Consiglio di Amministrazione, Collegio Sindacale, Direzione, e tutto il personale) e per ultimo, ma non per importanza, il supporto di oltre 1.000 soci. Tutto questo rende orgogliosi della strada percorsa, costantemente, da tutti noi. Nata come una piccola banca grazie a 130 Soci Fondatori e due dipendenti, oggi siamo una realtà di 1.067

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soci, 33 dipendenti, 6 filiali, 1 agenzia, 2 sportelli bancomat (CC Tiberinus - Nerola), 1 sito internet dedicato, 1 pagina Facebook costantemente aggiornata, una copertura riguardante ben 44 comuni e 2 provincie (Roma e Rieti).

L’anniversario è stata anche occasione per la pubblicazione del volume La nostra storia i vostri successi, che esplora il cammino della Cassa Rurale ed Artigiana di Riano attraverso testimonianze, racconti, documenti, verbali e libri sociali. Il libro racconta un viaggio di 50 anni con momenti favorevoli e di sviluppo e altri difficili, che sono stati affrontati e superati con il contributo attivo e la tenacia di soci, amministratori e dipendenti. La storia lancia un messaggio positivo che descrive un credito a misura d’uomo, cementato dalla fiducia tra soggetti che si conoscono e rispettano, e contribuisce ad aggiungere qualche significativo frammento di conoscenza dello spirito della nostra terra e soprattutto dei valori della sua gente. Il libro è stato consegnato ai soci lo scorso 17 settembre in occasione dei festeggiamenti per il 50° anniversario della costituzione della Banca. Lo stesso giorno la Banca ha aperto al pubblico per la consegna delle cartoline realizzate ad hoc per l’evento, e timbrate con l’annullo postale


filatelico fatto realizzare da Poste Italiane. Le cartoline riproducono in piccolo i 6 quadri dipinti dagli artisti presenti sul nostro territorio, ciascuna dedicata ai paesi in cui la Banca è presente: Riano (Andrea Bocci e Felice Maria Clemente), Castelnuovo di Porto (Angelo Manetta), Capena (Cinzia Storchio), Montelibretti (Romano Tomassini), Morlupo (Andrea Tomasetto). Sono state inoltre realizzate delle litografie sempre con le stesse immagini, consegnate soltanto ai soci della Banca. Dopo la S. Messa applicata in suffragio di tutti i soci defunti, celebrata da S.E. Mons. Gino Reali, i festeggiamenti dei 50 anni della costituzione sono proseguiti presso la pista polivalente. In collaborazione con la Pro-Loco di Riano è stata organizzata la serata intitolata “Banca In Piazza”, che ha visto la partecipazione anche del Direttore Generale della Federlus Paolo G. Grignaschi e del Direttore Generale della BCC di Bellegra Antonio Ciani. Un momento pensato per celebrare chi ha creduto sin dall’inizio in questo progetto, e per incoraggiare i giovani che saranno coloro che continueranno nel segno della tradizione. Durante la serata sono stati premiati i Soci Fondatori con una medaglia ricordo e un Diploma di Benemerenza e gli studenti Soci o Figli di Soci che si sono laureati nel 2015. Al termine della serata sono stati estratti a sorte 10 premi tra tutti i presenti che hanno contribuito così alla raccolta fondi a favore delle popolazioni colpite dal Terremoto del Centro Italia. Il 2 ottobre, infine si è svolta la gita sociale a Firenze.

BCC DI CAGLIARI

Inaugurazione della nuova sede. Nei piani un’altra agenzia nell’hinterland 2.100 soci, 4.665 clienti, 240 milioni di stato patrimoniale, 170 di raccolta e 100 di impieghi. Sono alcuni nu-

meri del bilancio degli ultimi anni della Banca di Credito Cooperativo di Cagliari (2011-2016) illustrati durante l’inaugurazione della nuova sede della Direzione Generale che da viale Armando Diaz si è trasferita in via Francesco Ciusa 52. I numeri. Nel 2011 i soci erano 1.522. Si è passati a 2.100 soci nel 2016 (+37,98%). Il capitale sociale è passato da quasi 4,2 milioni a 4,5 milioni (+7,75%). Trend positivo anche per

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DALLE BCC

gli impieghi (+29,87%) che sono passati da quasi 35 milioni nel 2011 a 100 milioni nel 2016. Il numero di clienti registra invece un +90,10% passando da 2.454 nel 2011 a 4.665

52

nel 2016. 3704 le carte di debito/credito rilasciate nel 2016, 2.058 nel 2011 (+79,98 %). I servizi di electronic banking cresciuti dell’11,45%. Per quanto riguarda il cost/income

(incidenza delle spese generali sull’utile lordo bancario) si è passati dal 71% del 2012 al 52% del 2016. La media di settore del Roe (rendimento capitale proprio) delle banche con le quali si confronta la Banca di Credito Cooperativo di Cagliari è del 2,2% mentre quella della BCC di Cagliari si attesta al 23%. Banca di Cagliari, secondo istituto di credito cooperativo dell’Isola (dopo Arborea), dopo l’acquisto dell’agenzia di via Cocco Ortu nel 2014, ha deciso di acquistare l’immobile di via Francesco Ciusa per circa 2,2 milioni di euro. “Siamo all’ingresso della città – ha spiegato il Presidente Aldo Pavan – e contiamo di conquistare la clientela del vicinato conservando uno dei nostri principali valori, quello umano con particolare attenzione nei confronti dei pensionati”.“Abbiamo un utile di circa un milione di euro all’anno ha precisato il Direttore Generale Evandro Pirassomma che ci permette di aumentare i finanziamenti concessi”. Il presidente a riguardo ha precisato che: “i circa 2 milioni di utile atteso per il 2016 saranno utilizzati per migliorare la patrimonializzazione della banca e potranno consentire la concessione di circa 20 milioni di credito aggiuntivo a famiglie e imprese”. Progetti per il futuro: il cda presieduto da Aldo Pavan sta già pensando all’apertura di una terza agenzia (Quartu, Assemini o Sestu), entro il 2020.


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o i men d o n llumi


Orizzonti 1 Trim 2017  
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