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TRIMESTRALE DELLA BCC DI PALESTRINA - ANNO 3째 - APRILE 2011

Tu e la tua banca

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ASSEMBLEA: PROTAGONISTI I SOCI CARTA DI CREDITO PER LE IMPRESE DECOLLA VELLETRI


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CONVOCAZIONE ASSEMBLEA ORDINARIA 2011 L’Assemblea Ordinaria dei soci della Banca di Credito Cooperativo di Palestrina Società Cooperativa con sede in Palestrina (Rm), viale della Vittoria, n. 21, è indetta in prima convocazione, il giorno 30 aprile 2011 ore 9.00, presso il Palazzetto dello Sport - PALAIAIA - in via Pedemontana s.n.c. (adiacente al Campo Sportivo Comunale) - e, in seconda convocazione, DOMENICA 8 maggio 2011 alle ore 9.30 presso gli stessi locali, per discutere e deliberare sul seguente Ordine del Giorno 1. Bilancio d’esercizio al 31 dicembre 2010, Relazione degli Amministratori sulla gestione, Relazione del Collegio Sindacale; Relazione della Società di revisione; proposta di destinazione degli utili formulata dal Consiglio d’Amministrazione; deliberazioni inerenti e conseguenti; 2. Determinazione dell’ammontare del fido massimo concedibile ad uno stesso obbligato, ai sensi dell’art. 30 dello Statuto Sociale; 3. Determinazione dell’ammontare del sovrapprezzo azioni, per i nuovi soci, ai sensi dell’art.22 dello Statuto Sociale; 4. Conferimento dell’incarico della revisione e del controllo contabile previsto dall’art. 2409 - quater c.c. per il periodo 2011-2019; 5. Determinazione dei compensi per i componenti del Consiglio di Amministrazione, del Comitato Esecutivo e del Collegio Sindacale; 6. Stipula delle polizze di assicurazione per la copertura dei rischi di responsabilità civile ed infortuni professionali degli amministratori e sindaci; 7. Politiche di remunerazione: a) Informative all’Assemblea previste dalla normativa di Vigilanza; b) Modificazione delle politiche di remunerazione ai sensi dell’art. 30 dello Statuto; 8. Rinnovo delle cariche sociali: a) Consiglio di Amministrazione: nomina del Presidente, del Vice Presidente e di n. 9 consiglieri ai sensi dell’art. 32 del vigente statuto sociale;


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b) Collegio sindacale: nomina del Presidente, di n. 2 Sindaci effettivi e di n. 2 Sindaci supplenti; 9. Nomina del Collegio dei Probiviri, ai sensi dell’art. 46 dello Statuto: n. 2 membri effettivi e n. 2 supplenti. Il Presidente è designato dalla Federazione Lazio Umbria e Sardegna. Il complessivo funzionamento dell’assemblea è regolato, oltre che dalle norme di legge e statutarie in materia, dal Regolamento elettorale ed assembleare vigente, adottato con delibera dell’Assemblea ordinaria dei soci del 26 aprile 2009 e successiva modifica del 25 aprile 2010. Il suddetto Regolamento è liberamente consultabile presso la sede sociale e presso le succursali e le sedi distaccate della Banca. Del medesimo ciascun socio ha diritto ad avere copia gratuita. Il Bilancio sarà a disposizione dei soci presso la sede e le filiali della Banca nei termini di legge. Ai sensi dell’art.25 dello statuto sociale il socio può farsi rappresentare da altro socio persona fisica che non sia amministratore, sindaco o dipendente della società mediante delega scritta contenente il nome del rappresentante e nella quale la firma del delegante sia autenticata dal Presidente della società o da un Notaio. La firma dei deleganti potrà altresì essere autenticata da consiglieri o dipendenti della Società a ciò espressamente autorizzati dal Consiglio d’Amministrazione. Ogni socio può ricevere non più di una delega. Ai sensi dell’art.2, comma 3 del vigente Regolamento elettorale ed assembleare non è consentito rilasciare deleghe senza il nome del delegato, né autenticare firme di deleganti che non indichino contestualmente il nome del delegato. p. il Consiglio d’Amministrazione Il Presidente Marcello Cola Palestrina, 24 marzo 2011.

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INDICE In questo numero

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di Giovanni Contena

Editoriale

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di Marcello Cola

L’intervista

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di Giovanni Contena

La Governance della BCC

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di Giovanni Barone

Caravaggio a Palestrina

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Carta BCC Impresa

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Velletri decolla la sede distaccata

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di Antonio Ladaga

La crisi ed oltre

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di Pierina Mariani

Non c’è vero sviluppo senza etica

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di Mario Draghi

L’Aquila due anni dopo

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Il Museo Diocesano Prenestino di Arte Sacra

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Tu e la tua banca TRIMESTRALE della BCC di Palestrina Editore: Banca di Credito Cooperativo di Palestrina Direttore responsabile: Giovanni Contena Stampa: I.T.L. - Via Colle Girello 107, Palestrina (Roma) Pubblicazione trimestrale registrata al Tribunale di Tivoli al n. 82 del 29/10/09 Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento postale 70% Roma Aut. n. MP-AT/CI - CENTRO/067/2010 DISTRIBUZIONE GRATUITA

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Giovanni Contena

IN QUESTO NUMERO Senza etica non c’è sviluppo: la conferma nei devastanti effetti che la crisi globale della finanza, nei suoi perversi meccanismi, ha scatenato. È un tema che il Governatore della Banca d’Italia ha affrontato in un suo articolo, pubblicato sul quotidiano della Santa Sede, l’Osservatore Romano. Una scelta certo non casuale, anche perché probabilmente è la prima volta che un Governatore affida le sue riflessioni ad un organo di stampa, così particolare. Lo riproponiamo integralmente perché tocca le corde molto sensibili di una realtà bancaria, come la nostra BCC, che pone l’etica come punto centrale della sua operatività. Siamo alla vigilia dell’Assemblea, che vedrà i soci in primo piano quali autentici protagonisti. Sono chiamati, in particolare, ad esprimere il loro giudizio sui documenti del bilancio dell’esercizio 2010 e ad eleggere, nella migliore tradizione di una cooperativa di credito, gli assetti della banca per il prossimo triennio. Su questi due argomenti si sofferma nel suo editoriale il Presidente, Marcello Cola. Sulla impegnativa “traversata” della BCC nel 2010, sulle scelte che ha operato e sui risultati che ha raggiunto, fa il punto il Direttore Generale, Sergio Castellazzi, in un’intervista.

Nel concatenarsi delle domande e delle risposte anche i temi relativi al consolidamento ed alla strategia di sviluppo dell’azienda per il futuro immediato. Decolla la sede distaccata a Velletri. Il direttore della filiale, Antonio Ladaga, traccia un bilancio a caldo su questi primi quattro mesi di attività e delinea le possibili prospettive, particolarmente positive. La scelta strategica della Banca di un suo posizionamento in questo specifico perimetro operativo assume contorni concreti, che ne confermano tutta l’importanza nel suo disegno di sviluppo. Un nuovo strumento per rendere più stringente il rapporto con le imprese nostre clienti: la carta di credito a loro dedicata. Presentiamo caratteristiche ed opportunità di questo nuovo servizio. Il sistema dei controlli è un presupposto decisivo per la sana gestione di un’impresa bancaria. Come funziona nella nostra BCC? Pierina Mariani ci conduce con mano alla scoperta dei meccanismi attraverso i quali viene realizzato. Palestrina è un grande miniera di tesori e scoprirli soddisfa i palati più raffinati di storia, d’arte e di cultura. Soffermiamoci su alcuni che sono custoditi nel prezioso scrigno del Museo diocesano.

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Marcello Cola

Editoriale I SOCI, NOSTRO PUNTO DI FORZA La prossima assemblea dei Soci costituisce un momento “alto” nella vita della nostra banca. E’ chiamata ad affrontare, in particolare, due punti all’ordine del giorno: la discussione e l’approvazione del bilancio dell’esercizio 2010; il rinnovo delle cariche per il prossimo triennio. Partiamo dal primo punto: il bilancio. Non mi soffermo nel dettaglio degli aggregati, anche perché tutti i soci hanno avuto modo di analizzarli, attraverso i documenti che sono messi a loro disposizione, in vista appunto dell’assemblea e che in quella sede approfondiremo. Sottolineo solo che, pur in esercizio particolarmente difficile e complesso, per gli effetti pesanti che la crisi del sistema creditizio globale ha generato nell’economia reale, anche in quella che insiste nel nostro specifico segmento di mercato, la nostra istituzione ha raggiunto risultati positivi. Lo confermano le dinamiche più significative - raccolta, impieghi e risultato dell’esercizio - che determinano una crescita delle consistenze patrimoniali, con un trend migliore rispetto a quello che si riscontra rispetto al gruppo della cooperazione di credito ed al sistema bancario italiano. Le scelte coraggiose che abbiamo assunto, a sostegno delle imprese e delle famiglie, sono state giuste ed hanno consentito di arginare le difficoltà dell’emergenza e di sostenere il processo di consolidamento e di crescita delle imprese nostre clienti, fulcro positivo del contesto produttivo che caratterizza il nostro territorio. In un virtuoso circuito, peraltro, che ha dato una nuova

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spinta alla stessa strategia di sviluppo della nostra Banca, che ha migliorato ed accresciuto il suo posizionamento competitivo con il potenziamento della nostra rete di sportelli e l’apertura della filiale distaccata di Velletri che, per la sua stessa collocazione, amplia il perimetro operativo, in un segmento di territorio particolarmente vivace, pur se molto impegnativo, per la capillare presenza di piccole medie imprese dei diversi comparti produttivi, in primo luogo dell’agricoltura e dell’artigianato. Attraverso, inoltre, una riorganizzazione e l'ampliamento del nostro organico, con l’ingresso di giovani e qualificate risorse umane, sono state poste solide premesse per rispondere, con crescente efficacia, alle esigenze,da quelle più tradizionali a quelle più innovative, dei soci,delle famiglie e delle imprese. Senza diminuire, inoltre, il nostro impegno nel sociale a fianco dei giovani, degli anziani e delle componenti più deboli, assicurando il nostro sostegno a tante iniziative nel nostro territorio di riferimento. Con l’assemblea del prossimo 8 maggio - ed è il secondo punto delle mie riflessioni - si conclude un triennio, che ha costituito una stagione, per molti versi esemplare, della ultrasecolare esperienza della nostra BCC. Non ne ricordo i tratti salienti del percorso, anche perché i diversi momenti sono già stati oggetto di valutazione e di giudizio della nostra base sociale. Scade il nostro mandato e restituiamo ai nostri soci il testimone che gli stessi ci avevano affidato. Ad essi


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ogni scelta nel rigoroso rispetto del metodo democratico che costituisce, fin dalle nostre origini, un carattere distintivo della nostra esperienza, che trova nel principio fondante “una testa, un voto” che siamo un’impresa nella quale la centralità spetta alle persone. Ed è ad esse, ai soci, che è affidato il compito di scegliere, attraverso lo strumento del voto, gli organismi cui affidare la gestione della banca. Un meccanismo di vero autogoverno, che rende peculiare la nostra autonomia, attraverso la quale saldare strettamente l’identità cooperativa in un’impresa bancaria, decisamente competitiva ed efficiente. Anche perché solo così si rafforza la

nostra presenza nelle comunità locali e si possono dare risposte efficaci ai bisogni ed alle esigenze, in primo luogo dei soci, vera pietra d’angolo che sostiene l’impianto della cooperazione. Erano e sono questi i valori di riferimento, ai quali, con la nostra tensione ideale, ci vincolano le stesse norme di legge, così come sono configurate nel Testo Unico Bancario, quando disciplinano il principio della mutualità con la previsione della prevalenza a favore dei soci nella destinazione degli impieghi. Sono le direttrici che ci hanno guidato nel nostro impegno.

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L’intervista

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di Giovanni Contena

Intervista al Direttore Generale POSITIVI RISULTATI PER NUOVE SFIDE Direttore, in diverse circostanze, nel corso del 2010, aveva richiamato le difficoltà che si presentavano all’orizzonte e che rendevano il percorso molto impegnativo. Ad esercizio concluso quali sono le sue valutazioni? Il tifone che si era abbattuto sul sistema creditizio, anche italiano - seppure con veemenza più contenuta rispetto ad altri sistemi - avrebbe generato conseguenze significative nell’economia reale e, in particolare, sulle famiglie e sulle imprese. Con effetti devastanti, anche sui debiti sovrani che hanno interessato alcuni Paesi dell’area euro, mettendo a dura prova la stessa tenuta della moneta unica. Siamo fuori dal tunnel della crisi? I segnali sono ancora deboli e le turbolenze non si sono ancora del tutto assopite. Anzi, si avverte perfino il rischio di nuovi fenomeni speculativi, che già serpeggiano nella finanza globale e che, se non tempestivamente governati, potrebbero rendere ancora più problematico l’impegnativo percorso per uscire dalle attuali difficoltà. E per quanto concerne la realtà italiana? Mi pare di cogliere alcune tendenze positive che potrebbero indicare il superamento del guado. Ma non vedo, francamente, ancora una vera uscita dal tunnel, in tempi brevi. Osservo attentamente le dinamiche economiche e noto che esse risentono, sul piano generale, del contenimento dei consumi e di una mar[1/ 2011]

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Sergio Castellazzi

cata riduzione della propensione al risparmio, segni evidenti del permanere di uno stato di difficoltà, in particolare delle famiglie. Ed il sistema creditizio italiano? Le banche italiane non hanno provocato la crisi. Ne hanno subito le conseguenze ed hanno retto al suo impatto, pur pagando pedaggio, in particolare sul versante delle sofferenze e con conseguente robusto


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contenimento della redditività. Sono comunque sostanzialmente in buona salute, con una sopraggiunta nuova turbativa sui loro bilanci, che scaturisce dall’esigenza di innalzare il livello delle consistenze patrimoniali, come confermano le cronache di questi giorni e soprattutto i numerosi aumenti di capitale in corso.

Veniamo alla nostra BCC. Abbiamo risentito anche noi, e non poteva essere altrimenti, delle dinamiche del mercato, che abbiamo affrontato attenendoci all’irrinunciabile principio della “sana e prudente gestione”. I risultati complessivi sono decisamente positivi, soprattutto se commisurati allo scenario generale.

Direttore, quanto hanno influito le difficoltà dell’esercizio nella strategia di crescita della Banca? Non hanno rallentato il perseguimento degli obiettivi che abbiamo indicato nel nostro piano strategico triennale. Abbiamo rispettato pressoché compiutamente gli impegni che ci eravamo posti ed abbiamo assunto le necessarie iniziative per assicurare crescenti livelli di efficacia e di efficienza alla nostra operatività. Nel corso dell’anno abbiamo assistito ad un processo di ottimizzazione teso a migliorare la produttività dei servizi di direzione a fronte di una crescita numerica e dimensionale delle unità organizzative periferiche, offrendo al contempo una più completa gamma di servizi destinati a soddisfare i bisogni della clientela.

Qualche dato? Presenteremo all’Assemblea gli andamenti, in grande dettaglio, per offrire ai soci tutti gli elementi di valutazione dell’esercizio.

Qualche anticipazione? Riassumo in estrema sintesi: crescita della raccolta in linea con quella del sistema bancario e delle realtà della cooperazione di credito; molto più significativo l’incremento sotto il profilo degli impieghi e della redditività. Valutiamo quest’ultima soddisfacente, seppur più contenuta rispetto all’esercizio precedente. L’incremento delle sofferenze si è mantenuto al di sotto di ogni soglia di riferimento rispetto agli altri competitori. Accennava prima agli aspetti di patrimonializzazione delle banche. È un problema? Qualunque sia l’indice di riferimento, non si pone per noi problema alcuno. La solidità patrimoniale della nostra banca la mette al riparo da ogni eventuale rischio. Siamo già in regola con pressochè tutti gli adempimenti e requisiti di Basilea 3. Inoltre, in questi anni, abbiamo ancor più rafforzato il sistema dei controlli interni, cercando in tal modo di prevenire il sorgere dei problemi che, se non governati, avrebbero potuto avere influenze negative sulla gestione della banca.

E per quanto concerne l’organico? L’abbiamo ampliato, con l’ingresso di giovani che abbiamo rigorosamente selezionato. Oggi è composto da 94 unità ed abbiamo sviluppato intense iniziative formative per elevare i livelli culturali, per far “assorbire” ai nostri collaboratori le specificità del nostro modo originale di fare banca, e per fare acquisire anche quelle specifiche competenze professionali di cui avvertivamo la carenza. E per il futuro? È nei momenti difficili che si programma e si costruisce il futuro. Ed è quanto abbiamo fatto. Per questo sono convinto che la nostra BCC possa guardare con fiducia al futuro perché ha in sé tutte le necessarie risorse per raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi.

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Giovanni Barone

La Governance della BCC Si concludono tre anni intensi di attività che hanno portato la banca a traguardi molto significativi. Di seguito un breve curriculum dei componenti del consiglio di amministrazione e del collegio dei sindaci.

Consiglio di Amministrazione Marcello Cola Appena diplomato rinuncia ad un “tranquillo” posto in banca ed accetta la sfida di riaprire i battenti arrugginiti della CRA di Palestrina. Oltre cinquant’anni di intenso impegno, nel corso dei quali la vicenda professionale si intreccia con quella umana. Percorre, in banca, tutti i gradini fino ad assumere l’incarico di Direttore Generale, con risultati assegnati alla storia dell’istituzione. Dopo una parentesi di stacco viene eletto presidente. Un autentico protagonista, dunque, della straordinaria traiettoria della banca ma anche della cooperazione di credito, a livello interregionale e nazionale. É membro del CDA e del Comitato esecutivo della FEDERLUS, componente del Consiglio di Amministrazione e Presidente del Comitato di AUDIT di Banca Agrileasing, Consigliere di Amministrazione di Phoenix Informatica Bancaria Spa.Negli incarichi che vi ricopre imprime una profonda impronta imprenditoriale, con una attenzione peculiare alla piena valorizzazione delle risorse umane, convinto che siano il patrimonio sul quale far leva per il successo della BCC e di tutto il gruppo. Viene insignito della prestigiosa onorificenza di Maestro del Lavoro dal Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga. [1/ 2011]

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Natale Coccia Imprenditore nel comparto del turismo, con una lunga presenza “familiare” nel settore alberghiero e della ristorazione, con radici a Palestrina fin dal 1847. Già ufficiale dell’aeronautica, nella sua qualità di Vicepresidente della BCC si è particolarmente impegnato per favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia: per la salvaguardia dell’ambiente e per contenere i costi a favore delle imprese e delle famiglie. Per 9 anni è stato presidente degli operatori del Commercio di Palestrina. Alberto Briccetti Una esperienza imprenditoriale che ha superato i confini nazionali per conquistarsi spazi nel mondo. È dal 1986 che imprime un nuovo passo all’attività di famiglia, che ha mosso i primi passi a Palestrina, nel 1889, con i bisnonni Camillo e Giuseppe Coltellacci, che con un bar gestivano anche un annesso piccolo negozio di merceria e accessori per l’abbigliamento. È nel 1965, che la madre Virginia, insieme al padre, Augusto Briccetti, un sarto molto rinomato, si concen-


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trano nel settore dell’abbigliamento e dei suoi accessori. Alberto è l’artefice del rinnovamento dell’attività con la confezione, in particolare, di camice e cravatte su misura. Punta al classico nell’eleganza ed amplia il portafoglio clienti in Italia e all’estero. Luca Macarra Imprenditore per la fornitura di materiali per l’edilizia leggera, a partire dalle vernici, dagli smalti e da tutto quello che serve per le opere di rifinitura. La sede dell’azienda è a San cesareo, con quattro punti vendita nel Lazio ed uno in Umbria. Già presidente della società basket della nostra cittadina, è Presidente del P.I.P. di Palestrina e Vicepresidente Nazionale dei Distributori di Edilizia Leggera (AIDEL). Giuseppe Marchetti Una lunga esperienza come operatore agricolo, nel comparto zootecnico, quale allevatore di mucche da latte, in un’azienda di oltre trenta ettari, parte in proprietà e parte in affitto. Conferiva tutto il prodotto alla centrale del latte di Roma. Cessata questa attività, si dedica oggi alla coltura del mais e dell’erba medica, utilizzando l’apporto dei contoterzisti. Pietro Cristofari Gestisce l’azienda, presente a Palestrina fin dagli anni cinquanta, con la moglie Paola e con sei collaboratori. L’attività è quella del commercio di materiale per l’edilizia, con una estensione per l’ampia gamma di tutto ciò che può essere per la casa, in una visione integrata per rispondere alle diverse esigenze delle diverse fasce di clientela. Enrico Cristofari Artigiano nel settore dell’edilizia. 6 dipendenti, particolarmente qualificati perché l’impresa si è specializzata nei restauri delle Belle Arti, i cui criteri pongono un rigoroso rispetto nella scelta dei materiali, dei prodotti per gli intonaci, dei colori. Questo al fine di riportare i manufatti all’antico splendore, nella valorizzazione delle

originali caratteristiche architettoniche e costruttive. Ha tra l’altro provveduto al restauro del Parco Cingolani a Palestrina ed è ora impegnato nel restauro degli esterni della chiesa di Gallicano. Giuseppe Marchetti Laurea in Statistica. Dopo un’esperienza come docente di matematica al liceo classico intraprende l’attività di consulente immobiliare e costituisce la IRIFIN, società specializzata nella intermediazione per la compravendita di unità immobiliari tra privati, con significative esperienze anche nel settore cantieristico nel comparto delle costruzioni. Opera nei Castelli Romani, con una qualificata presenza anche a Roma. È stato consigliere comunale a Palestrina ed assessore all’urbanistica ed al commercio. Amelio Lulli Commerciante, nel settore degli elettrodomestici, con due punti vendita ed 8 dipendenti. L’attività ha una tradizione familiare di 50 anni ed ha ampliato la gamma dei prodotti alla telefonia, all’elettronica, all’informatica ed alla sofisticazione che è connessa allo sviluppo del netbook ed alla nanotecnologia in forte espansione. È associato alla catena dei supermercati Expert. Ernesto Verbesi Imprenditore agricolo di successo, aziende per complessivi 80 ettari a Carchitti e Corcolle, con produzioni di alta qualità che hanno conquistato il mercato domestico e quello internazionale. Partito con le fragole e con le nocciole ha raggiunto una posizione leader nella coltura del kiwi verde, falcidiata lo scorso anno da un feroce batterio, cui si è accompagnata quella delle pesche e delle ciliegie. Grande attrazione fatale per la terra, utilizzo delle più avanzate tecnologie e valorizzazione delle risorse umane, a prevalenza femminile, le sue carte vincenti.

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Ezio Mattogno

Marco Angelini

Architetto, titolare di un’impresa edile, con 10 dipendenti, specializzata nella progettazione di interni ed esterni, nell’arredamento e nelle opere di consolidamento e di ristrutturazione delle unità abitative e dei fabbricati. Opera nell’area prenestina, con una presenza che si estende alla città di Roma e con alcune iniziative anche in Abruzzo. Un’impresa che è stata costituita dal padre nel 1957, capace di utilizzare, in efficace simbiosi, gli strumenti dell’edilizia tradizionale e quelli delle tecnologie più avanzate ed innovative.

Collegio dei Sindaci

Commercialista e revisore ufficiale dei conti, con studio di consulenza amministrativa e fiscale a Palestrina e a Frascati. Consigliere, Presidente della commissione antiriciclaggio e della commissione imposte dirette dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Tivoli. Revisore dei conti dei comuni di Palestrina, San Cesareo e Valmontone; di alcuni consorzi e società, fra le quali il Ciscra del sistema delle BCC e componente della commissione sindacale della FEDERLUS (la federazione interregionale delle BCC Lazio-Umbria e Sardegna). Presidente, inoltre, della Fondazione Pierluigi da Palestrina.

Gianni Bernardini Avvocato cassazionista e revisore ufficiale dei conti. Già giudice onorario ha svolto un lunga esperienza come amministratore, dal Comune di Palestrina alla provincia di Roma, dove ha ricoperto la carica di Assessore all’igiene e Sanità e di Assistenza Pubblica. È stato presidente degli Ospedali riuniti di Roma e dell’Istituto Ricerche Economiche e Sociali delle Province del Lazio “Placido Martini”. Presidente, inoltre, della BCC dal 1990 al 1996.

Agostino Galdi Dottore commercialista, Revisore contabile e consulente tecnico dell’ufficio del tribunale di Roma, con uffici a Palestrina e a Roma. Oltre alla sua attività di consulenza è presidente del collegio sindacale di alcune società e componente del collegio sindacale anche in importanti società per azioni. È, inoltre, amministratore unico di diverse imprese, che operano in diversi comparti produttivi, compreso l’immobiliare ed il settore dell’energia.

Antonino Carletti, ci ha lasciati, con il suo sorriso e in punta di piedi, mentre sorseggiava un caffè con gli amici e i colleghi della “sua” banca. La sua scomparsa improvvisa il 24 aprile, alla vigilia del suo distacco dal lavoro per andare in pensione, ha generato in tutti una profonda costernazione e sentimenti di viva ed intensa partecipazione al dolore della famiglia. Degli stessi si è fatto interprete il Presidente, Marcello Cola, anche a nome del Consiglio di Amministrazione, della Direzione Generale e di tutto il personale. “L’unica cosa che ci sostiene in questo momento di dolore - ha aggiunto commosso è il senso della liturgia cristiana quando ci ricorda che la vita è solo mutata. Non un addio, quindi, caro Antonio, ma un ciao affettuoso e…arrivederci”.

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• caravaggio • A PALESTRINA

Il quadro, proprietà del FEC, Fondo Edifici di Culto Ministero degli Interni, è stato individuato nel 1965 dal professor Marini presso il Convento di Sant’Antonio Abate a Palestrina. Il Marini suppone una provenienza napoletana del dipinto, ma c’è chi ritiene, come il professor Calvesi, che l’opera sia stata eseguita in loco dal Caravaggio in fuga da Roma per l’omicidio del Tomassoni commesso nel 1606. E’ stato conservato dopo il 1965 presso la Soprintendenza in Palazzo Barberini. II soggetto, Sant’Agapito o San Gennaro, è ritratto nell’istante del taglio della testa che si sta inesorabilmente staccando dal collo tra fiotti di sangue. Un piviale scende dalle spalle del Santo, altri elementi che contribuiscono ad individuare il personaggio sono le due ampolle con il sangue in basso a destra e nella stessa zona del quadro la nuvoletta di fumo emersa proprio dall’ultimo restauro che può richiamare la solfatara di Pozzuoli, luogo del martirio di Gennaro, ma anche un passo del martirio di Agapito, appeso a testa in giù da un albero con il fuoco acceso sotto il capo.

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Velletri

DECOLLA LA SEDE DISTACCATA di Antonio Ladaga, direttore della filiale

La preparazione meticolosa perché la scelta strategica dell’apertura della sede distaccata a Velletri avesse pieno successo restava sullo sfondo delle tante preoccupazioni che mi agitavano nell’alzare la saracinesca della Filiale e dare così inizio all’avventura alla quale, sul profilo umano e professionale, mi sono molto impegnato negli ultimi mesi dell’anno. Ho vissuto quel 20 dicembre come il primo giorno di scuola: con sentimenti contrastanti, con dubbi che si assiepavano nella mente, ma anche con il grande entusiasmo che scaturiva dalla lucida consapevolezza di dare inizio ad una sfida impegnativa ed esaltante al tempo stesso. Varcata quella soglia, ogni incertezza svanì e prevalse la serenità della ferma determinazione di aprire una nuova stagione della mia esperienza, attraverso un modo diverso ed originale, rispetto al mio recente passato, di fare banca. E’ quello che sognavo ma che non potevo realizzare. Mi si offriva l’opportunità di costruire, nella mia città, un nuovo modello di banca, che scaturiva dall’identità cooperativa che fin da giovane mi aveva affascinato. E mi era stata lanciata una sfida: l’ ho raccolta. Ed oggi a qualche mese di distanza ho la soddisfazione di iniziare a constatare che ne valeva davvero la pena. E che il metodo e la linea direttrice che dovevo seguire generavano risultati davvero importanti. Ancora più significativi per il costante supporto che mi ha assicurato il Consiglio di Amministrazione, la Direzione Generale e tutta la struttura operativa della BCC, insieme allo straordinario impegno della squadra (peccato ridotta) che mi è stata affidata. [1/ 2011]

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Abbiamo lanciato, tutti insieme, un sasso nello stagno in una realtà complessa, ma molto dinamica. Ed i centri concentrici che quel sasso ha determinato nell’acqua ha iniziato a lambire la realtà sociale e produttiva di Velletri e dei comuni limitrofi, in particolare di Lariano, che ha iniziato ad avvertire la novità operativa della nostra presenza, a dialogare, a ricercare le modalità opportune per un proficuo rapporto su schemi nuovi, che guardano alle persone ed a buoni progetti di crescita delle iniziative economiche. E per la loro realizzazione si impegnano le migliori risorse, in linea con la migliore e ben consolidata esperienza della nostra BCC. Se il buon giorno si vede dal mattino, credo che il percorso che abbiamo iniziato porti interessanti risultati: per le nostra comunità e per la crescita della nostra Istituzione. Certo non bastano i buoni propositi e le felici intuizioni. Ad entrambi occorre dare riscontri concreti e misurabili, non solo nel lungo periodo, ma giorno dopo giorno. Ed ecco perché ogni sera, nel chiudere le porte della filiale, traccio un veloce bilancio, seguendo i parametri che mi sono stati affidati nel budget. Termine, forse, perfino inelegante, che indica, tuttavia, con precisione, i risultati che la banca si aspetta dal nostro lavoro, rispetto ai quali conformo la mia tabella di marcia per monitorare la nostra capacità di un efficace posizionamento nel territorio e di dare risposte adeguate, con gli strumenti del credito, alle esigenze dei soci, delle famiglie, del variegato sistema produttivo che caratterizza il nostro perimetro operativo. Conquistandone, in primo luogo, la fiducia. Ma anche per noi, la cartina di tornasole restano i numeri. E sono appunto gli aggregati relativi alla raccolta, agli impieghi, allo sviluppo dei servizi, che denotano, in questi primi quattro mesi, un trend decisamente positivo, che mi consentono di prevedere che ci attesteremo, ed in termini significativi, più in avanti rispetto agli obiettivi che ci sono stati affidati nel budget. Una prima puntuale ricognizione sull’effettivo percorso la faremo con la semestrale del prossimo giugno. In questi prossimi mesi intensificheremo la nostra azione in questo nostro territorio, con le antenne sintonizzate su altre aree, soprattutto a Cisterna, da cui iniziamo ad avvertire interessanti prospettive. il Vicedirettore Claudio Pierangeli

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La crisi ed oltre Prevenire i deterioramenti per presidiare la qualità del credito, in Bcc è opportunità di rilevanza strategica ed al contempo “mission etica” per la creazione e protezione di ricchezza nel proprio territorio. di Pierina Mariani, responsabile del servizio controllo rischi di credito

Il rischio di credito per ogni istituto di credito è un rischio “speculativo”, da sostenere per incrementare la propria redditività; per le BCC è una delle principali componenti del conto economico, stante la preminenza del margine di interesse nel processo di formazione del reddito e la forte dipendenza dello stesso dallo spread tra i tassi. Nello svolgimento della sua attività pertanto la Banca é esposta al rischio che i crediti, a qualsiasi titolo vantati, non siano onorati dai terzi debitori alla scadenza e, pertanto, debbano essere registrate delle perdite dalla loro cancellazione, in tutto o in parte, in bilancio. Coerentemente con quanto dettato dalla normativa IAS/IFRS, ad ogni data di bilancio viene infatti verificata la presenza di elementi oggettivi di perdita di valore (impairment) su ogni credito. Tale rischio è riscontrabile eminentemente nell’attività tradizionale di erogazione di crediti, garantiti o non garantiti iscritti a bilancio. Le potenziali cause di inadempienza risiedono in larga parte nella mancanza di disponibilità economica della controparte (mancanza di liquidità, insolvenza, etc.) e in misura marginale o minore in ragioni indipendenti dalla condizione finanziaria del cliente affidato. Dopo una lunga fasi di contrazione della crescita gli impieghi delle Banche nel settore privato e alle imprese sembrano tornare a crescere, soprattutto nelle BCC. E’ presto, tuttavia, per dichiarare superata la crisi sul versante del credito. La lunga recessione che l’economia sta attraversando ha lasciato, infatti tracce [3-4/ 2010]

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profonde da un lato nella situazione finanziaria delle imprese e delle famiglie, dall’altro nei bilanci delle Banche che nel solo 2009 hanno aumentato del 44% le rettifiche e gli accantonamenti su crediti. La qualità degli attivi creditizi delle banche è quindi complessivamente peggiorata nell’ultimo biennio; questi livelli di anomalia hanno limitato la dotazione patrimoniale della gran parte degli operatori bancari; non nella nostra BCC per il notevole patrimonio accumulato nel nostro passato ed oggi a disposizione per affrontare la crisi. L’obiettivo di sostenere l’attuale qualità del nostro portafoglio crediti è una sfida che può passare attraverso un “rimodellamento” della gestione del rischio di credito: • acquisire maggiori informazioni per prevenire - per quanto possibile - ulteriori deterioramenti, agendo tempestivamente nel rintracciare le anomalie e nel segnalarle al servizio centrale; • utilizzare i nuovi strumenti informativi “previsionali” che permettono ad es: di verificare le movimentazioni dalle quali emergono situazioni di tensione o di immobilizzo dei conti affidati. In particolare la procedura informatica Sid2000, in utilizzo, consente di estrapolare i rapporti che possono presentare sintomi di anomalia andamentale. Il costante monitoraggio delle segnalazioni fornite dalla procedura consente, quindi, di intervenire all’insorgere di posizioni anomale e di prendere gli opportuni provvedimenti nei casi di crediti problematici. Le posizioni affidate


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vengono controllate anche utilizzando le informazioni fornite dalle Centrali dei Rischi e le risultanze di pregiudizievoli di Conservatoria (es. ipoteche legali, giudiziali etc). La struttura di calcolo della rischiosità dei clienti presente in Sid2000 è stata oggetto - nell’anno in corso - di un complesso adeguamento che ha condotto la Banca a pianificare modifiche di processo per l’utilizzo di tale strumento per l’istruttoria crediti, la selezione della clientela rischiosa e per la diffusione di informazioni per il supporto delle azioni di intervento sui crediti deteriorati; intervenire effettuando tempestivamente le revisioni di fido “straordinarie”, in modo da intervenire sulle cause del deterioramento in corso e sostenere l’affidato con strumenti finanziari adeguati nella forma tecnica/tempi; intervenire con operazioni di consolidamento sostenibile delle esposizioni, con acquisizioni di garanzie accessorie che consentano, tra l’altro, di diminuire gli accantonamenti per possibile perdite di valore del credito nel portafoglio della Banca; negoziare piani di rientro “tagliati su misura” per ciascun cliente, in modo che siano sostenibili e non si rilevino - a posteriori - solo richieste dilatorie che “trascinano” in avanti il momento di default senza possibilità - per la Banca - di perseguire il recupero bonario e/o attivare altri interventi; sostenere i confronti dialettici nei ruoli (capi zona/direttori/servizio centrale). Intervenire in modo univoco nella definizione di strategie correttive, lasciando ai gestori la verifica giornaliera del “mantenimento” del merito creditizio; modificare il tradizionale approccio dicotomico del credito in bonis/credito anomalo, identificando altresì i sempre presenti diversi gradi di deterioramento

cui vanno associati gli interventi più appropriati; • superare il concetto che “mettere a rientro” un cliente costituisca un caso limite, quasi un adempimento che si attiva solo quando il deterioramento ha raggiunto livelli talmente conclamati da non ammettere soluzioni differenti; Quella appena tracciata può essere l’azione straordinaria da porre in essere nell’univoco obiettivo di: • sostenere i nostri margini di redditività e, attraverso uno sviluppo di medio e lungo termine, di patrimonializzazione; • attuare la nostra funzione istituzionale di trasformare il risparmio locale in credito per le imprese e per le famiglie, fornendo il proprio contributo alla ripresa economica dell’area di riferimento, incentivandone la ripresa nell’orizzonte temporale di lungo periodo

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di Mario Draghi, da “l’Osservatore Romano” del 9 luglio 2009

Non c’è vero sviluppo senza etica La crisi che ha colpito l’economia mondiale è, per la prima volta, globale; quella del passato che le assomiglia di più - la grande depressione degli anni trenta, anch’essa originata negli Stati Uniti - interessò aree meno vaste del mondo e si propagò più lentamente anche se colpì le strutture produttive più in profondità. La globalità, l’interdipendenza, la questione sociale «che si fa globale» sono al centro della Caritas in veritate, così come lo erano state oltre quaranta anni fa nella Populorum progressio di Paolo VI, che costituisce il punto di riferimento di questa enciclica di Benedetto XVI: la Chiesa promuove lo sviluppo integrale dell’uomo; se non è di tutto l’uomo, di ogni uomo, lo sviluppo non è vero sviluppo. La crisi attuale conferma la necessità di un rapporto fra etica ed economia, mostra la fragilità di un modello prono a eccessi che ne hanno determinato il fallimento. Un modello in cui gli operatori considerano lecita ogni mossa, in cui si crede ciecamente nella capacità del mercato di autoregolamentarsi, in cui divengono comuni gravi malversazioni, in cui i regolatori dei mercati sono deboli o prede dei regolati, in cui i compensi degli alti dirigenti d’impresa sono ai più eticamente intollerabili, non può essere un modello per la crescita del mondo. L’enciclica ritorna sul tema antico del rapporto fra etica ed economia quale l’economia si collegava naturalmente allo studio dell’etica - ad Adam Smith che riteneva indispensabile, per sprigionare le virtù del merca-

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to, un «codice di moralità mercantile» basato sulla onestà, sulla fiducia e sull’empatia. L’enucleazione esplicita dell’economia come disciplina autonoma è relativamente recente, della seconda metà del XIX secolo. Essa comportò la rescissione del legame con le scienze morali, ritenuta necessaria dagli «economisti puri» se si voleva far nascere una scienza volta a determinare i principi del comportamento dell’homo oeconomicus, basati sull’assunto di razionalità e di massimizzazione del benessere individuale. Negli ultimi decenni l’espulsione dell’etica dal campo d’indagine della scienza economica è stata messa in discussione, perché ha generato un modello incapace di dar conto compiutamente degli atti umani in ambito economico e di spiegare l’esistenza delle istituzioni rilevanti per il mercato solo come risultato della mera interazione di agenti razionali ed egoisti. È una critica avanzata fra gli altri da Amartya Sen, che analizza gli effetti delle considerazioni di natura etica sui comportamenti economici, e da Akerlof, che sottolinea l’importanza delle valutazioni di equità nella determinazione dei salari. Si tratta di un filone della teoria economica privo del nitore logico-formale di quello neoclassico, ma pronto a cogliere aspetti altrimenti trascurati dell’agire individuale e dei riflessi sullo sviluppo macroeconomico. È chiaro che in futuro gli economisti che vogliano spiegare il funzionamento dei sistemi economici dovranno integrare queste e altre critiche simili in un paradigma più complesso ma ben più completo di quello che ha


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dominato il pensiero dell’ultimo secolo. Secondo la dottrina sociale della Chiesa, se l’autonomia della disciplina economica implica l’indifferenza all’etica, si spinge l’uomo ad abusare dello strumento economico; se non è più mezzo per il raggiungimento del fine ultimo - il bene comune - il profitto rischia di generare povertà. Lo sviluppo non è di per sé garantito da forze impersonali e automatiche (il mercato può tutto), ma necessita di persone che lo sospingano vivendo nelle loro coscienze il richiamo del bene comune. Ogni decisione economica ha conseguenze di carattere morale. Ciò è ancor più vero nell’epoca della globalizzazione, che indebolisce l’azione nazionale di governo dell’economia e insidia così l’utilità della distinzione scolastica fra produzione della ricchezza e sua redistribuzione operata dalla sfera pubblica per motivi di giustizia. È possibile «internalizzare» la dimensione etica già nella fase della produzione, come mostra l’ampio spettro di attività economiche che sfuggono a una meccanica classificazione in profit e non profit e che si pongono anche obiettivi di natura etica e di utilità sociale. Il Papa individua nel principio di sussidiarietà - delineato nel 1931 da Pio XI nel Quadragesimo anno - uno strumento importante per rispondere in prospettiva alla crisi attuale. La proposta è di affidare il governo della globalizzazione a una autorità policentrica (poliarchica) costituita da più livelli e da piani diversi e coordinati fra loro, non fondata esclusivamente sui poteri pubblici ma anche su elementi della società civile (i corpi intermedi fra Stato e mercato, nell’originaria impostazione di Pio XI). L’attualità di questa proposta risiede soprattutto nella indicazione di una autorità di governo posta sopra una realtà economica complessa che non si lascia più ridurre a poche, per quanto violente, contrapposizioni di interessi; che abbia quindi una natura «multilivello», che faccia cioè ampio uso del principio di sussidiarietà nel senso oggi familiare agli economisti, secondo il quale la potestà decisionale va attribuita al livello su cui principalmente si riflettono gli effetti delle decisioni prese. In questo contesto il Papa richiama la necessità di un’autorità politica mondiale, evocata già da Giovanni XXIII, come pure, in termini diversi, da Kant più di due

secoli fa. È una indicazione coerente con la consapevolezza che con la globalizzazione le esternalità si moltiplicano a un ritmo impensabile, solo pochi decenni fa - si pensi al caso paradigmatico dei clima - e impongono in prospettiva un orizzonte planetario di governo. Su un piano più immediato, l’interdipendenza mondiale esige urgentemente una riforma dell’architettura finanziaria internazionale, finalizzata a un miglior funzionamento dei mercati. In questo senso vanno le proposte volte a garantire una maggiore trasparenza dei bilanci delle società, a indurre gli operatori a una maggiore sobrietà nell’accumulazione del debito, a una maggiore consapevolezza dei rischi insiti nel perseguimento del profitto e più generalmente dell’accettabilità sociale di certi comportamenti. Ma al tempo stesso questi sono obiettivi indissolubilmente connessi con il profilo etico, perché volti in ultima analisi alla protezione dei più deboli.

Uno sviluppo di lungo periodo non è possibile senza l’etica. Questa è un’implicazione fondamentale, per l’economista, dell’«amore nella verità» (caritas in veritate) di cui scrive il Papa nella sua enciclica.Per riprendere la via dello sviluppo occorre creare le condizioni affinché le aspettative generali, quelle che Keynes chiamava di lungo periodo, tornino favorevoli. È necessario ricostituire la fiducia delle imprese, delle famiglie, dei cittadini, delle persone nella capacità di crescita stabile delle economie.A lungo andare questa fiducia non può essere disgiunta da una istanza morale, dalla speranza profonda, secondo le parole di Giovanni Paolo II nella bolla d’indizione (1998) per il giubileo, di “creare un modello di economia a servizio di ogni persona”.

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L’Aquila due anni dopo AVVIATO IL PROGETTO DI RESTAURO DEL PALAZZO COMUNALE L’Aquila riavrà presto il suo Palazzo Comunale. Inserito ufficialmente tra gli interventi prioritari di ricostruzione degli edifici pubblici danneggiati dal terremoto del 6 aprile 2009, si è adesso avviato concretamente il progetto di consolidamento e restauro del Palazzo Margherita - sede del Comune dell’Aquila - e dell’annessa Torre civica medievale. Il progetto può contare sul contributo di 5 milioni raccolti, sin dai giorni immediatamente successivi al sisma, dal Credito Cooperativo italiano attraverso l’iniziativa “Il Credito Cooperativo per l’Abruzzo”, cui hanno partecipato oltre 10 mila tra semplici cittadini, amministratori, soci, dipendenti e clienti delle oltre 400 Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali italiane, nonché di un contributo straordinario di 1,5 milioni messo a disposizione dalla Banca di Credito Cooperativo di Roma. D’intesa con la Regione Abruzzo, la Provincia e il Comune dell’Aquila, il Credito Cooperativo aveva difatti accolto con favore, sin dai primi giorni successivi al sisma, la possibilità di contribuire alla restituzione alla Comunità aquilana di un monumento simbolo della città, non solo dal punto di vista architettonico, ma “cuore pulsante” della cosa pubblica e della vita sociale. Sotto questo profilo, il [1/ 2011]

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restauro di Palazzo Margherita (oggetto di un’intesa tra tutte le parti interessate siglata lo scorso mese di dicembre) è un primo, tangibile segno di rinascita e speranza per il futuro. La fase di progettazione del complesso intervento di consolidamento e restauro è stata affidata al Dipartimento di Ingegneria delle Strutture, delle Acque e del Territorio dell’Università dell’Aquila, che si avvale delle tecnologie più innovative sia nella fase di analisi strutturale dell’edificio, che di progettazione tecnica basata sui più moderni criteri antisismici. La conclusione della fase progettuale è prevista entro il prossimo mese di luglio. Al termine, sarà indetta la gara d’appalto per l’affidamento dei lavori. “Siamo arrivati finalmente alla fase realizzativa di un progetto complesso” ha detto il Presidente della Federazione Italiana delle Bcc Alessandro Azzi, “Un progetto nato e voluto seguendo un metodo cooperativo, sia nel reperimento delle risorse, sia nella decisione della loro destinazione, d’intesa con tutti gli Enti interessati”. “Sotto questo aspetto - ha detto ancora Azzi - l’esperienza che ci ha visto coinvolti può essere un esempio positivo di come i problemi possono essere affrontati e risolti grazie all’impegno comune”.


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Museo Diocesano Prenestino di arte sacra

Via Roma, 23 - Palestrina Tel. 069534428 - Fax 066538116 www.diocesipalestrina.it e-mail:museodiocesano@diocesipalestrina.it

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T esoro della Diocesi Il

Il Museo diocesano vanta splendidi parati, numerose suppellettili sacre, reliquie dei santi e dei martiri conservate in preziosi reliquiari, in un insieme eccezionalmente ricco di valori religiosi, simbolici e artistico-storici. Donazioni sono pervenute dai feudatari locali, in particolare dei Colonna e dei Barberini. Ad esse si aggiungono gli ex voto, segni tangibili della pietà e della partecipazione dei fedeli. La suppellettile sacra (calici, patene, turiboli, ostensori, paci, ecc.) sintetizza, più di qualsiasi forma artistica, significati estetici e simbolici: è parte integrante di riti e cerimoniali, è funzionale agli uffici liturgici e testimonianza di culti locali, è evocatrice, attraverso forme e colori, del sacrificio di Cristo che si rinnova con la messa, nonché della resurrezione della morte e della vita eterna. A Palestrina l’exemplum ideale di testimonianza in Cristo è costituito dal martire Agapito, cui è dedicata la cattedrale. Secondo i martirologi più antichi, Agapito fu martirizzato giovanissimo al tempo dell’imperatore Aureliano, nel 274, quando i cristiani venivano ferocemente perseguitati. Il prefetto di Aureliano, Antiaco, fece decapitare Agapito, dopo avergli inflitto terribili sofferenze alle quali il martire resistette strenuamente. Il corpo fu sepolto poco dopo a Palestrina e, circa un secolo dopo, una basilica fu eretta a commemorare il sepolcro del santo. Nel IX secolo, le ossa del martire furono trasferite nella cattedrale, al centro di Palestrina, dove rima-

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sero fino al 1437, quando il cardinale Giovanni Vitelleschi, generale delle armate pontificie, represse duramente la ribellione dei Colonna contro il papato, radendo al suolo la città e compiendo una vera e propria razzia che non risparmiò nemmeno le più venerate reliquie della cattedrale, quelle del santo patrono, di cui il cardinale s’impossessò, donandole alla chiesa della sua città natale, Corneto-Tarquinia. Il saccheggio fu terribile e ci lascia immaginare quanto e più esteso dovesse essere il già cospicuo patrimonio della cattedrale prenestina. Nel 1587, il cardinale vescovo Marcantonio Colonna si adoperò immediatamente per recuperare le sacre spoglie di Agapito, trafugate 150 anni prima e rimaste a Tarquinia, facendo istanza in tal senso al pontefice Sisto V. Con un breve del 7 luglio 1588, il pontefice ordinò che fossero restituite alla sede originaria, incaricando riservatamente il vescovo Liparulo di Capri di recuperare ciò che restava del corpo del santo. La missione andò a buon fine e, al rientro delle reliquie a Palestrina, il cardinale Colonna commissionò lo splendido busto reliquiario in argento e pietre preziose. Questo busto, che ancora oggi viene portato in processione, è senza dubbio il pezzo più importante attualmente conservato nel museo.


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Il magnifico busto di Agapito adolescente, con i capelli sciolti sulle spalle e lo sguardo assorto è di raffinatissima fattura e stilisticamente riconducibile al tardo manierismo romano. esso reca sul basamento gli stemmi raffiguranti la colonna sormontata dal cappello cardinalizio, cifra identificativa del committente. In questo modo il cardinale Marcantonio Colonna, doppiamente legato a Palestrina - sia perchÊ apparteneva alla famiglia dei principi Colonna, del feudo prenestino, sia perchÊ titolare della cattedra cardinalizia (1587-1597) - univa per sempre il suo nome alla restituzione delle reliquie del Santo, trafugate dal card. Vitelleschi nel 1437.

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i aestri olore

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Il limitato spazio non ha consentito di esporre molti quadri disponibili. Saranno posti all’ammirazione di tutti, non appena ultimato il restauro conservativo della Chiesa di Sant’Egidio. Sono stati esposti, comunque, i seguenti dipinti: - tre tele, raffiguranti la Madonna, provenienti dalla Chiesa di San Nicola di Bari di Bellegra; una della scuola del Perugino; - una tela raffigurante San Girolamo, che era situata nella Chiesa di San Nicola di Bari di Genazzano; - un’altra di San Cesareo, collocata nella chiesetta omonima nel quartiere degli Scacciati di Palestrina. Il luogo di culto, costruito nel 1448, venne abbandonato nel 1660 e il card. Bernardino Spada fece trasferire il quadro nel seminario vescovile; - un’altra della Sacra Famiglia, proveniente dalla Chiesa di San Nicola di Bari in Genazzano. Si spera, quanto prima, di poter esporre una importante opera del Caravaggio, che la Sovrintendenza da tempo ha portato a Roma per restaurarla.

Dominatore della Materia il

Il giovane Eolo, proveniente dalla chiesa di Santa Maria Maddalena di Capranica Prenestina, attribuito a Michelangelo, è raffigurato di profilo, volto verso destra, con le guance gonfie e i muscoli facciali contratti, nello sforzo di soffiare venti tempestosi dalla bocca. I capelli sono lavorati a larghe ciocche scomposte. La superficie è per lo più scabra, in particolare quella del fondo. In basso, alla base del collo, il rilievo termina con il profilo della nuvola. [1/ 2011]

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SEDE SOCIALE Viale della Vittoria, 21 - 00036 Palestrina (RM) Tel. 06 953.001 Fax 06 953.51.88 DIVISIONE AMMINISTRATIVA Via Aldo Moro, 85 - 00010 Gallicano nel Lazio (RM) Tel. 06 954 629 1 Fax. 06 954 629 209 FILIALI PALESTRINA Piazza S. Maria degli Angeli, 6 - 00036 Palestrina (RM) Tel. 06 953.001 Fax 06 953.51.88 PALESTRINA/SAN ROCCO Viale Pio XII, 135 - 00036 Palestrina (RM) Tel. 06 953.07.135 Fax 06 953.07.177 CAVE Via Albert Einstein - 00033 Cave (RM) Tel. 06 958.03.83 / 06 958.10.87 Fax 06 958.14.58 LABICO Via Roma, 64 - 00030 Labico (RM) Tel. 06 951.01.40 Fax 06 951.07.79 GENAZZANO Piazza della Repubblica, 8/11 - 00030 Genazzano (RM) Tel. 06 957.86.34 / 06 957.86.41 Fax 06 957.88.31 ZAGAROLO Via Valle del Formale, 9 - 00039 Zagarolo (RM) Tel. 06 957.60.60 / 06 957.60.61 Fax 06 957.53.23 LAGHETTO/MONTECOMPATRI Via Lago di Bolsena, snc - 00040 Montecompatri (RM) Tel. 06 947.71.069 Fax 06 947.71.057 GALLICANO NEL LAZIO Via Aldo Moro, 85 - 00010 Gallicano Nel Lazio (RM) Tel. 06 954.621.44 Fax 06 954.629.210 TIVOLI Piazzale delle Nazioni Unite, 2/4 - 00019 Tivoli (RM) Tel. 0774 319.167 / 0774 310.842 / 0774 336.859 Fax 0774 310.835 TIVOLI/VILLA ADRIANA Via Rosolina, 75/a - 00019 Tivoli (RM) Tel./Fax 0774 533.606 ROMA/PONTE DI NONA Viale Francesco Caltagirone, 366/368 - 00010 Roma Tel./Fax 06 22.18.40.16 GUIDONIA MONTECELIO Piazza Cornelia, snc - 00012 Guidonia Montecelio (RM) Tel./Fax 0774 342.583 / 0774 342.003 VELLETRI Via dei Volsci, 71 - 00049 Velletri (RM) Tel. 06 9642361 / 06 9636927

Insieme N°1 2011  

Trimestrale della BCC di Palestrina

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