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TRIMESTRALE DELLA BCC DI PALESTRINA - ANNO 2° - MARZO 2010

Tu e la tua banca 01

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“CENTENARIO”

UNA NUOVA PRIMAVERA focus

FILIALI dell’AREA PRENESTINA


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Ultim’ora La Banca d’Italia ha dato l’assenzo per la istituzione della nostra sede distaccata a Velletri

ASSEMBLEA ORDINARIA E STRAORDINARIA DEI SOCI L’Assemblea Ordinaria e Straordinaria dei soci della Banca di Credito Cooperativo di Palestrina Società Cooperativa con sede in Palestrina (Rm), viale della Vittoria, n. 21, è indetta in prima convocazione, il giorno 24 aprile 2010 alle ore 9.00, in Palestrina, presso il Palazzetto dello Sport - PALAIAIA - in via Pedemontana s.n.c. (adiacente al Campo Sportivo Comunale) e, in seconda convocazione, DOMENICA 25 APRILE 2010 alle ore 9.30 presso gli stessi locali, per discutere e deliberare sul seguente: Ordine del Giorno Parte ordinaria: 1. Bilancio d'esercizio al 31 dicembre 2009, Relazione degli Amministratori sulla gestione, Relazione del Collegio Sindacale, Relazione della Società di Revisione; proposta di destinazione degli utili formulata dal Consiglio d’Amministrazione; deliberazioni inerenti e conseguenti; 2. Determinazione dell’ammontare del fido massimo concedibile ad uno stesso obbligato, ai sensi dell’art. 30 dello Statuto Sociale; 3. Determinazione dell’ammontare del sovrapprezzo azioni, per i nuovi soci, ai sensi dell’art. 22 dello Statuto Sociale; 4. Politiche di remunerazione: a) informative all’Assemblea previste dalla normativa di Vigilanza. b) Modificazione delle politiche di remunerazione ai sensi dell’art. 30 dello Statuto 5. Stipula delle polizze di assicurazione per la copertura dei rischi di responsabilità civile ed infortuni professionali degli amministratori e sindaci. Parte straordinaria: 1. Proposta di modifica all’art. 3 del vigente statuto sociale, recante “Sede e competenza territoriale”: apertura della sede distaccata di Velletri. 2. Attribuzione al Presidente del Consiglio d’Amministrazione, nonché a chi lo sostituisce a norma di statuto, del potere di apportare eventuali limitate modifiche in sede di accertamento da parte della Banca d’Italia ai sensi dell’art. 56 del D.Lgs. 1.9.1993, n. 385. La documentazione relativa ai singoli punti all’ordine del giorno sarà a disposizione dei soci presso la sede della Banca, nonché sul sito internet www.bccpalestrina.com, nei termini di legge. Il Presidente Marcello Cola

In relazione all’importanza degli argomenti all’ordine del giorno, invitiamo i soci ad assicurare la più ampia partecipazione LA BANCA IN CIFRE Il Consiglio di Amministrazione ha approvato lo scorso 23 marzo, il Bilancio dell’esercizio 2009, 100° dalla fondazione. In sintesi (dati in milioni): RACCOLTA DIRETTA € 409 (+17,75%) RACCOLTA INDIRETTA “ 87 (- 27,66%) TOTALE “ 496 (+ 6,10%) IMPIEGHI “ 280 (+ 16,80%) SOFFERENZE LORDE 2,97% SOFFERENZE NETTE 0,93% UTILE NETTO € 5,956 PATRIMONIO NETTO “ 66 (+ 9,15%)

I NOSTRI INVESTIMENTI NEI TERRITORI IMPIEGHI (in milioni) 2007 200 [1/ 2010]

%su 2006 20,50

2008 240

%su 2007 20,25

2009 280

%su 2008 16,80


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Giovanni Contena

IN QUESTO NUMERO Pronti alle nuove sfide: è la linea strategica che il Presidente Marcello Cola indica nel suo editoriale. Di fronte alle difficoltà della crisi dell’economia reale, la BCC conferma la sua identità di banca diversa in un orizzonte di consolidamento e di crescita. I positivi risultati, conseguiti nell’esercizio del centenario, sono la solida premessa per guardare al futuro con fiducia.

Una novità nel panorama creditizio italiano: nasce la banca del Mezzogiorno, che fa perno sulla rete delle BCC. L’editorialista Oscar Giannino ne esamina i contorni e le opportunità per innestare nelle regioni meridionali un organico processo di crescita. Una svolta positiva, dunque, che è possibile attraverso appunto la valorizzazione del modello della cooperazione di credito.

Il Direttore Generale, Sergio Castellazzi, sottolinea che la chiave del successo poggia su un’asse virtuosa: sempre più banca, efficiente e competitiva; sempre più cooperativa. Con due obiettivi: consolidare ed ampliare la presenza nel territorio e sviluppare la rete dei servizi. Per far fronte ad ogni esigenza e per cogliere le opportunità del mercato.

Diamo voce ai nostri protagonisti, che operano in prima linea. Nel focus sulle filiali è la volta di quelle dell’area prenestina: Palestrina, Cave, Genazzano.

Con il concerto di Natale e con la presentazione dei calchi Grimani si sono conclusi gli eventi del Centenario. Tante le iniziative, spalmate nel corso di tutto il 2009, per celebrare questo straordinario traguardo, tutte orientate a favorire l’attivo coinvolgimento della base sociale e delle nostre comunità locali.

Ospite della nostra BCC una delegazione delle cooperative di credito dell’Ecuador. Un positivo scambio di esperienze nel comune “sentire” dei grandi valori della cooperazione che non conosce confini e che annulla ogni distanza. Non dimentichiamo la tragedia del terremoto che ha sconvolto Haiti. Proseguiamo nella raccolta fondi, come atto di concreta solidarietà, da destinare ad interventi efficaci e tempestivi.

In quattro interviste, da punti diversi di osservazione e di esperienze, emerge la valutazione del ruolo decisivo che la BCC svolge per lo sviluppo economico, civile e culturale. Una conferma, in diretta, delle caratteristiche distintive della nostra cooperativa di credito.

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INDICE In questo numero di Giovanni Contena

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Decolla la banca del Mezzogiorno

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di Oscar Giannino

Editoriale Pronti alle nuove sfide

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FILIALI DELL’AREA PRENESTINA

di Marcello Cola

Banca e Cooperativa: un binomio vincente

focus

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di Sergio Castellazzi

LA NUOVA TRASPARENZA BANCARIA di Claudio Lulli

Centenario Concerto di Natale e Rilievi Grimani

09

di Marcello Cola

di Alessandra Battaglia

Università Internazionale della musica a Palestrina di Maurizio Bernassola

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Le interviste

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di Giovanni Contena

L’ora del coraggio Rodolfo Lena Sindaco di Palestrina

Liceo, fucina di saperi Marisa Pia Zeppa Preside Liceo Claudio Eliano

La BCC al nostro fianco Maurizio Sperati Amalattea Spa

Arte dalle antiche radici Celeste Fornari Scuola di Ricamo Palestrina

Il futuro ad occhi aperti

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Ecuador Cooperative di Credito ospiti della Nostra BCC

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di GIovanni Barone

Solidarietà con Haiti Finale di partita di Alessandra Battaglia

La coppa del mondo a Zagarolo

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Tu e la tua banca TRIMESTRALE della BCC di Palestrina Editore: Banca di Credito Cooperativo di Palestrina Direttore responsabile: Giovanni Contena Stampa: I.T.L. - Via Colle Girello 107, Palestrina (Roma) Pubblicazione trimestrale registrata al Tribunale di Tivoli al n. 82 del 29/10/09TRIMESTRALE della BCC di Palestrina Editore: Banca di Credito Cooperativo di Palestrina Direttore responsabile: Giovanni Contena Stampa: I.T.L. - Via Colle Girello 107, Palestrina (Roma) Pubblicazione trimestrale registrata al Tribunale di Tivoli al n. 82 del 29/10/09 Poste Italiane S.p.a. - Spedizione in abbonamento postale 70% - DCB Roma DISTRIBUZIONE GRATUITA

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Marcello Cola

Editoriale

PRONTI ALLE NUOVE SFIDE L’anno che è appena iniziato non si presenta sotto buoni auspici. Tutti gli osservatori concordano sul fatto che sarà difficile ed impegnativo. Le tensioni sui mercati finanziari non sono ancora risolte e l’economia reale soffre molto. Pur se emergono deboli segnali di una lenta ripresa, la stessa appare ancora invischiata in una situazione di recessione e ben lontana dall’incamminarsi in un processo sicuro di nuovo sviluppo. Soffrono, in particolare, le famiglie e le piccole imprese. Ed il nostro Paese, in verità con tutta l’unione Europea, appare ancora inchiodata al palo, incapace di cogliere le nuove dinamiche che emergono se si allunga lo sguardo al più ampio versante del mercato globale. Solo qualche dato: l’economia degli Stati Uniti ha ripreso la sua corsa, con una velocità di ben sei volte superiore a quella del vecchio continente. La crescita del PIL, prevista per gli Usa nel 2010 oscilla intorno al 6% mentre quella dell’area Euro tra lo zero e l’1%. Il divario, quindi, si allarga e diventa ancora più ampio se si fa riferimento ai grandi Paesi emergenti: Cina, India e Brasile.

“Siamo dentro il tunnel della crisi” Il nostro Paese, rispetto ai concorrenti del vecchio continente, presenta oggettivamente condizioni migliori. Siamo ancora, tuttavia, dentro il tunnel della crisi anche

se si inizia ad intravedere una pallida luce che ne segna la fine, pur in un percorso lungo e tortuoso. La nostra economia, in buona sostanza, è in un delicatissimo momento di passaggio ed il motore dello sviluppo, ancora inceppato, consolida la previsione di un anno molto impegnativo. Anche perché il virtuoso circuito, credito per la crescita, presenta forti elementi di criticità.

“Senza le BCC crisi più severa” È sufficiente, in proposito, osservare il robusto contenimento degli impieghi del sistema bancario italiano, nel 2009. In questo scenario, come ha osservato il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, il credito cooperativo si è mosso in netta controtendenza, confermando il suo modo originale di intendere e di fare banca. Tanto da affermare che “ senza le BCC la crisi sarebbe stata più severa”, nei suoi effetti devastanti. In questa linea di forte sostegno alle imprese locali, ai soci ed alle famiglie, la nostra BCC ha continuato a svolgere una funzione decisamente esemplare. Lo confermano gli aggregati più significativi del bilancio dell’esercizio scorso, sotto alcuni profili perfino migliori rispetto a quelli, peraltro eccezionali, del 2008. Li illustreremo in dettaglio alla prossima assemblea dei soci.

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Anticipiamo che l’andamento della raccolta e degli impieghi si è attestato su un trend positivo di crescita vicino al 18%, mentre abbiamo registrato un leggero ridimensionamento della redditività per gli effetti conseguenti al restringimento dei margini operativi della intermediazione creditizia. Risultati, quindi, molto positivi, anche in riferimento al temuto deterioramento della qualità del credito che agita fortemente i grandi gruppi bancari, con un tasso di sofferenze nette, per quanto riguarda la nostra banca, a livello del tutto fisiologico, al di sotto del 1%.

“Esercizio 2009: risultati molto positivi” Ed è proprio sulla scorta dei risultati raggiunti, che pur non sottovalutando i possibili colpi di coda dell’inasprirsi della crisi che potrebbe sfiorare il nostro territorio, guardiamo al futuro con fiducia. Siamo pronti ad ogni sfida, anche alla più ardua e difficile, così come vogliamo dare c o m -

piuta realizzazione al progetto di sviluppo della nostra istituzione. Puntiamo decisamente a nuovi traguardi di crescita con un ampliamento della nostra area operativa attraverso un più penetrante e competitivo posizionamento nel territorio, attraverso la istituzione di nuovi sportelli, cercando di evitare ogni inutile sovrapposizione rispetto ad altre cooperative di credito. E siamo pronti a valutare ogni eventuale ipotesi di aggregazione tra BCC, per determinare le positive dinamiche che scaturiscono dalla maggiore consistenza delle masse critiche di operatività, conseguenti ad una dimensione più ampia. Lo stesso ampliamento dell’organico, con l’ingresso di risorse “fresche” e qualificate risponde a questa strategia. Così come siamo pronti ad un nostro diretto impegno nella Banca del Mezzogiorno, grande opportunità e sfida molto impegnativa, per tutto il sistema della cooperazione di credito.

“Verso il futuro con fiducia” Calato il sipario sulla straordinaria circostanza della celebrazione del centenario, suggellata dal 100° bilancio del relativo esercizio, che presenteremo alla valutazione ed all’approvazione dei soci, con nuova tensione e passione vogliamo aprire una nuova stagione di consolidamento e di sviluppo della nostra BCC, in continuità a quella originale intuizione, alla quale resta saldamente ancorata perché anche in una situazione così complessa, come quella che stiamo attraversando, i grandi valori di riferimento che orientano e guidano il nostro percorso quotidiano, sono la vera chiave del nostro successo.

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Sergio Castellazzi

Banca e Cooperativa:

UN BINOMIO VINCENTE Quando, sono trascorsi 6 anni, accettai di assumere la direzione generale, avvertii che il Consiglio di Amministrazione mi chiedeva, in particolare il conseguimento di un obiettivo: far crescere la banca ma senza snaturare, anzi rafforzando la sua peculiare identità di cooperativa, con i valori di riferimento e con un efficace posizionamento nel territorio, in un intreccio positivo tra soci, famiglie e le diverse componenti delle comunità locali, in cui era radicata. Ed è lungo questa direttrice che si è sviluppato il mio impegno, insieme a tutta la struttura operativa, molto coesa e motivata, e con una presenza crescente nei ruoli di responsabilità della componente femminile.

“La nostra BCC motore di sviluppo delle economie locali” I risultati raggiunti, sotto ogni profilo, sono la migliore riprova che è possibile davvero saldare strettamente l’attività finanziaria con il complesso dei grandi valori che distinguono una cooperativa di credito. Anzi, per me che venivo da altra esperienza del mondo bancario, il passaggio in questa realtà ha stimolato nuove motivazioni, che mi hanno poi guidato nel mio impegno di ogni giorno. A partire dalla stessa attività creditizia, ben consapevole che gli aggregati che compongono il

bilancio d’esercizio, che offrono un preciso quadro dell’azienda, con tutte le poste di ordine squisitamente tecnico erano la risultante di un complesso di situazioni e di esigenze, mai astratte, perché espressione di volti e di persone, che li animavano, che li facevano pulsare.

“Efficienza e solidarietà: importanti gli investimenti nel sociale” Il costante rapporto col Consiglio di Amministrazione mi ha consentito un processo, anche di crescita personale, che ho poi trasferito nel lavoro quotidiano. Se penso al percorso, di esperienza professionale ed umana, che si è snodato in questi sei anni, ad una severa valutazione concludo che è stato decisamente positivo: la banca è cresciuta e si colloca in una posizione di tutto rilievo nel sistema bancario e nello specifico della realtà del credito cooperativo. Non mi esaltano le classifiche, anche se in qualche modo mi incuriosiscono perché, pur nella loro sintesi, testimoniano i significativi traguardi che abbiamo raggiunto. Le performances, tuttavia, con la sequela dei numeri, non dànno il senso vero della traiettoria che abbiamo seguito. Certo, abbiamo innalzato, e di molto, i livelli di efficienza e efficacia operativa, anche attraver-

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so l’appropriato utilizzo delle più avanzate strumentazioni della tecnologia. In un virtuoso circuito, ed è una caratteristica che ci distingue, che lega strettamente la crescita della banca alla fiducia che abbiamo conquistato nella soddisfazione della clientela ed al fatto di essere davvero motore di sviluppo delle economie locali, nelle quali siamo presenti.

“Radicamento competitivo nel territorio e sviluppo della rete dei servizi” Sono tratti salienti che si possono cogliere in un’attenta valutazione dello stesso bilancio dello scorso esercizio, in una sequela numerica che coincide con il centenario di fondazione, in un periodo attraversato da nubi minacciose, nel quale abbiamo complessivamente reiterato, in alcuni casi perfino superato, gli eccezionali risultati del 2008. Con un significativo valore aggiunto, che scaturisce dai positivi risultati conseguiti: la disponibilità di consistenti risorse da destinare agli investimenti nel sociale per sostenere tante iniziative che, con la crescita economica, stimolino anche quella culturale e civile. [1/ 2010]

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È la linea che sostiene l’impianto del nostro piano strategico triennale, che trova una puntuale riconferma nel budget per l’anno in corso. Senza voli pindarici, perché la nostra visione pragmatica ci porta, per quanto siano complessi, a fare i conti con le attuali dinamiche, pervase da un certo realismo per i contraccolpi che la crisi potrebbe determinare nel nostro specifico segmento di mercato. Cautela, dunque, ma senza alcuna battuta d’arresto rispetto ai nostri obiettivi di crescita; di stimolo e di sostegno per i progetti qualitativi di sviluppo dei diversi segmenti della nostra clientela. In perfetta coerenza al criterio della sana e prudente gestione. Con una attenzione all’ampliamento ed alla tutela del risparmio, attraverso l’affinamento e l’efficacia della gamma dei servizi, per riequilibrare, con queste nuove modalità, i margini di redditività, oggi compressi della tradizionale intermediazione. Sempre pronti, peraltro, ad agire con la massima flessibilità per far fronte ad ogni esigenza ed a cogliere le opportunità del mercato. Lo stesso ampliamento degli organici, con l’assunzione di 9 nuove unità’, è finalizzato al nostro processo di crescita: pronti all’apertura di nuove filiali per rendere sempre più solida e competitiva la banca e per continuare ad essere una buona cooperativa.


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Alessandra Battaglia

Centenario

CONCERTO DI NATALE A conclusione dei festeggiamenti per il Centenario della Banca di Credito Cooperativo di Palestrina, che ha appunto offerto l’evento, lo scorso 20 dicembre, l’elegante Cattedrale prenestina di S.Agapito ha ospitato il tradizionale ed attesissimo concerto di Natale eseguito dalle diverse compagini di cori “Città del Palestrina” e “Gallus Canit”, insieme all’ orchestra “Circolo De’ Musici”. A dirigere con indiscusso talento l’intensa performance il maestro Maurizio Sebastianelli, che ha guidato cori ed orchestra nell’esecuzione della “Missa Cellensis”, scelta in occasione del bicentenario della morte di Franz Joseph Haydn che la compose nel 1776. Numerosissimo il pubblico presente e, tra le alte rappresentanze anche il vescovo della diocesi, sua eccellenza monsignor Domenico Sigalini ed il presidente della BCC Marcello Cola, oltre ai vertici del Credito Cooperativo, altre autorità e membri delle istituzioni locali. Durante il concerto, preparato con costanza per un lungo anno, nello slancio profuso a raccordare tutte le più sottili incrinature, si sono concessi vari fuori programma, tra cui la toccante “Implorazione” (kyrie), dedicata alla memoria della giovanissima Martina Grilli, dolce voce sottratta prematuramente anche agli amici del Coro. Tra le ulteriori esecuzioni, applauditissime anche le elaborazioni personali con cui il M° ha rivisitato i canti tradizionali natalizi “Bianco Natale” e “Tu scendi dalle stel-

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le”, brani cari all’immaginario collettivo, evocativi del candore del Natale dell’infanzia e di cui è sempre affascinante godersi inedite versioni. Ad esibirsi, guidate sapientemente dal M°Mauseb (acronimo con cui Sebastianelli firma composizioni che hanno insigni riconoscimenti anche al livello internazionale), le diverse compagini di Coro, un totale di 60 elementi costituiti da un nucleo storico ben consolidato che sa rinnovarsi con dinamico scambio di ruoli ed accogliere anche ulteriori new entry (due le giovani voci debuttanti durante il concerto). Un vero successo: lo spettacolo ha coinvolto tutta la folla chiusa nello scrigno della cattedrale in cui riecheggiavano e si diffondevano sublimi melodie, amplificate dalle suggestioni tipiche che accompagnano l’atmosfera delle feste. Oltre alle educative suggestioni della musica, altro aspetto lodevole promosso consiste nel fungere da virtuoso polo aggregante per i giovani che, per lo più studenti liceali ed universitari, appartenenti all’area dei Colli Prenestini, fanno convergere le proprie energie nel dar vita ai Cori Polifonici “Città del Palestrina”e “Gallus [1/ 2010]

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Canit”, trovando nuove amicizie e stimoli al confronto che arricchiscano il piano strettamente musicale ed artistico, indirizzati ad esprimere il bello che l’Arte contiene e veicola. Una performance che ha firmato in bellezza la chiusura del Centenario BCC, che ha trasportato,complice la suggestiva atmosfera delle feste, nella leggiadra dimensione della musica.


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Rilievi GRIMANI

Poco prima del concerto, un altro appuntamento di grande significato storico e culturale al Museo archeologico: la presentazione dei calchi in marmo dei “Rilievi Grimani�. Grazie alla BCC - ha ricordato la direttrice Sandra Gatti abbiamo realizzato un sogno e compiuto un passo importante per restituire a Palestrina un primato culturale nel panorama della nostra regione e di tutto il Paese

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UNIVERSITÀ INTERNAZIONALE DELLA MUSICA A

PALESTRINA di Maurizio Bernassola

Da almeno due anni un gruppo di sognatori, guidati dal vescovo Sigalini, sta progettando di costituire a Palestrina una Università Internazionale della Musica intitolata appunto a Giovanni Pierluigi da Palestrina, per essere degni di tale grande eredità, per apprenderne sempre meglio l’arte e per offrire ai giovani sbocchi professionali in campo musicale. Per ora si sono fatti due grandi passi: la costituzione di una associazione, con tanto di atto notarile, che progetta l’università e la proposta di un master per promotori socio-musicali in aree disagiate. Il master è sostenuto dalla riconosciuta competenza e professionalità dell’Università Europea dei Legionari di Cristo. Ha tutti i carismi di un corso universitario con riconoscimento di crediti per i propri studi e la propria professione. È un passo importante per saggiare il terreno, fare le prove, farsi conoscere per arrivare presto alla costituzione della Università, che preparerà studenti su due grandi versanti: lo studio approfondito della polifonia di cui Giovanni Pierluigi è il massimo esponente mondiale e di tutti i tempi e la formazione di promotori socio-musicali in aree disagiate, cioè cultori di musica che facciano della musica vera uno strumento di unione e di pace e spazio di rinascita di vite disagiate, di comunicazione tra i popoli. Fin qui la notizia. Che cosa sta dietro a questa idea che può essere determinante per il mondo giovanile? È prima di tutto un grande atto di amore ai giovani. La musica: - è linguaggio capace di far uscire dalla tentazione della solitudine, del rifiuto, della violenza; - traduce in linguaggio lirico le emozioni, i sentimenti, le decisioni, le contemplazioni del mistero della vita e della religiosità; - esprime insoddisfazione, rabbia, confusione, ricerca; - offre espressività alle grandi passioni e ideali dei giovani, alla loro fede, alla loro voglia di mettersi a disposizione di una causa; - permette di esprimere i valori in cui credono, i sogni della loro vita; - canta l’amore profondo, bello, affascinante di un uomo e una donna e di Dio e le sue creature canta la [1/ 2010]

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pace contro la guerra, la giustizia contro il sopruso, la purezza di cuore contro l’inganno; - offre compagnia e solidarietà a chi è solo o a chi soffre; - t’aiuta a trovare identità; La creatività, l’amicizia in una band o in una orchestra, l’arte acquisita possono essere messi a disposizione per cercare il bello, il buono, il vero. La musica è un canale di grande capacità comunicativa e performativa. Cioè mentre comunica, fa crescere e cambia. I contenuti a poco a poco smettono di essere una esercitazione e ti fanno pensare, penetrano, esplodono; caricano di spiritualità chi canta, suona, dirige. Ma soprattutto nella band o nell’orchestra si apre uno spazio fondamentale di espressione di quello che si vive, si pensa, si sogna. Prima o poi l’affinamento dell’arte e delle abilità artistiche obbligano a cercare più in profondità, perché il vero, il buono, il bello hanno un nome solo e se lo si cerca con onestà lo si trova. È un atto di amore ai giovani disagiati. I giovani si sono costruiti in questi anni un mondo parallelo a quello degli adulti. Il dato sorprendente è che in questo mondo parallelo i giovani hanno trovato nella musica l’habitat naturale e coinvolgente della propria condizione. E’ una lingua che il giovane usa per farsi capire, per lasciarsi interpretare, per reagire a quello che vede, sente, subisce. E ancor di più è uno spazio di libertà di espressione o di reazione, di sintesi o di analisi. Dà voce ai sogni e alle fantasie, ai sentimenti e alle emozioni. È un’opera di pace Questa università della musica sogna che le istituzioni possano ricuperare dai ghetti delle metropoli i giovani che vi sono abbandonati alle droghe per trasformarli in promotori socio musicali, che svelenino gli odi attraverso l’educazione musicale, che riescano a scatenare la pace che viene dall’armonia e non solo dalla difesa o ancor meno dalla guerra La musica ha queste grandi potenzialità e diventa spazio in cui si scrivono e si lasciano le orme della vita, le impronte sulla spiaggia del tempo.


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di Giovanni Contena

L’ora del coraggio RODOLFO LENA Sindaco di Palestrina La politica come missione: ha ancora senso? Se ci si guarda intorno sorge qualche dubbio. Ma se l’attenzione cala agli amministratori locali molti dubbi si dissolvono. Un esempio: il sindaco di Palestrina, Rodolfo Lena. Un gigante buono, 45 anni, sposato con Silvia, due figli - Giovanni di 9 anni e Francesco di 3 - al suo secondo mandato, riconfermato lo scorso anno con oltre il 66% di preferenze. Mi riceve nella plancia di comando della sede municipale, un austero palazzo storico, cui fa da contrappunto il suo vestire casual: jeans e maglione. Il viso è disteso, il tratto cortese e disponibile. Sindaco, come vivi questa tua esperienza? Ho realizzato un sogno. La mia grande aspirazione, fin da bambino, era quella di fare il sindaco della mia città. Mi sono gettato nell’agone della competizione politica, con grande entusiasmo e dedizione. Mi sono dedicato totalmente all’esercizio di un ruolo, tutto proteso verso la mia città, dedicando ogni spazio del mio tempo. Rimpianti? Nessuno. In verità mi sento un po’ colpevole nei confronti della mia famiglia, di mia moglie e dei miei due figli, per il tanto tempo che sottraggo loro. Bilanciato, tuttavia, dall’intensa attività che svolgo con un costante e diretto rapporto con tutte le componenti della comunità. Sono davvero al loro servizio e dedico tutto me stesso, supportato da una eccellente squadra che mi affianca. Come la concili con il tuo lavoro? Il mio lavoro è fare bene il sindaco. Ho abbandonato ogni mio impegno nelle aziende di famiglia e ricevo un compenso (scrivilo!) di 1970 euro mensili per 12 mensilità. La responsabilità è tanta ma tantissime anche le

soddisfazioni nel mio modo di fare politica: per risolvere le tante esigenze della comunità, per costruire il futuro della nostra città, in una visione che la salda alle tante straordinarie vitalità ed opportunità che sono espresse nel nostro comprensorio. Nel 2013 concludi il tuo secondo mandato. La legge non consente la rielezione. Attaccherai le scarpe al chiodo? Cambierà il mio modo di fare politica. Trasferirò la grande esperienza che ho maturato nella frontiera di amministratore perché nel Paese maturi il grande progetto di una forza politica, davvero popolare e riformista. Torniamo all’oggi. Quali obiettivi? Dare compiuta realizzazione al mio progetto elettorale

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per assicurare alla città crescenti standard qualitativi nel vivere civile. Una città, con i suoi 21 mila abitanti, veramente a misura d’uomo e, quindi, non certo inesorabile appendice “dormitorio” di Roma. Continueremo, pertanto, nella nostra azione di ridisegnarne il tessuto urbano per cambiare il suo volto e per valorizzare lo straordinario patrimonio storico, archeologico e culturale che ci caratterizza. Con una attenzione crescente alla salvaguardia del territorio e dell’ambiente, alle nuove emergenze sociali, che necessitano anche di nuovi ed efficienti spazi di aggregazione, rivolte in primo luogo ai giovani ed agli anziani. I cantieri aperti, e quelli già programmati, trasformeranno gli assetti di Palestrina. Non dirmi che non hai un sogno nel cassetto. Dobbiamo valorizzare le straordinarie opportunità della nostra città inserendola nei circuiti del turismo. Abbiamo sottoscritto, in proposito, un accordo con l’Opera Romana Pellegrinaggi ed abbiamo partecipato alla Fiera internazionale del Turismo di Milano. Sono i primi passi di un percorso. In verità una nuova sfida per la nostra città che sono certo verrà raccolta dai nostri imprenditori perché investano nelle attività ricettive e pongano così le premesse per una nuova stagione di sviluppo della nostra economia locale, integrando col turismo il virtuoso tessuto connettivo, che trova nel consolidamento e nella crescita delle piccole e medie

imprese dei diversi comparti, un decisivo punto di forza. Gli effetti della crisi economica sfiorano Palestrina? Avverto che quest’anno sarà molto duro. La scommessa che i piccoli imprenditori, e non solo, hanno lanciato a se stessi, con i sacrifici che hanno dovuto affrontare nel corso del 2009, sta esaurendo ogni possibile forza propulsiva e di resistenza. La loro liquidità , di conseguenza la loro tenuta, si è molto affievolita. Per fronteggiarla mi aspetto un diverso comportamento da parte delle aziende di credito che operano nel nostro territorio. In particolare dalla nostra banca:la BCC. Vuoi essere più esplicito? È l’ora del coraggio. Mi riferisco, in particolare, alla nostra BCC. Sono socio e lo è mio padre. La nostra BCC è stata il motore dello sviluppo del nostro territorio ed è cresciuta con le nostre famiglie ed imprese. Le ha sostenute giorno dopo giorno, con risultati eccellenti. Deve proseguire in questo impegno, che ne ha fatto una grande banca anche a livello nazionale. Conosco la sensibilità del Consiglio di amministrazione e della direzione. Sono certo che, in questo impegnativo momento di transizione, daranno continuità alla strategia degli impieghi per assicurare i flussi di credito, che generino il valore aggiunto necessario per fronteggiare la crisi e per sostenere i progetti di crescita delle imprese e delle famiglie.

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Le interviste

Liceo, fucina di saperi MARISA PIA ZEPPA Preside Liceo Claudio Eliano Marisa Pia Zeppa dal 2002 preside del liceo a Palestrina. Liceo classico a Benevento e laurea in lingue moderne all’Università di Napoli. Un anno post laurea in Inghilterra e dall’anno scolastico 1983-84 impegno nella scuola, a partire dalle elementari per poi attraversare i diversi ordini di scuola. Dal 1996 dirigente scolastico, con esperienze a Ceprano, Piglio e Zagarolo. È sposata con un ingegnere informatico ed ha due figlie: Marica e Renata, rispettivamente di 26 e 18 anni. Preside, partiamo dal suo liceo. Abbiamo 1033 alunni, distribuiti in 43 classi, con 87 docenti e 20 unità di personale ATA. Tutti al classico? Distribuiti su tre indirizzi: classico, pedagogico, scienze sociali. Questi ultimi due,con la riforma Gelmini, confluiranno nel Liceo delle Scienze Umane e relativa opzione economico-sociale. Abbiamo una forte prevalenza, tra gli alunni, di presenza femminile, che conferma, emblematicamente, le dinamiche che attraversano la società italiana.

E sul nuovo disegno di riforma? Non mancano zone d’ombra e aree grigie Anche negli assetti più generali, al momento non puntualmente definiti. Sfugge, ancora, in buona sostanza, la precisa indicazione dei diversi tasselli che devono comporre il mosaico. Certo è difficile immaginare un nuovo scenario, davvero rispondente alle nuove esigenze formative, con il taglio degli organici e con un ridimensionamento degli investimenti.

Scuola italiana, la più grande azienda del Paese. Con una prima vistosa asimmetria. Anche nella scuola procede a rilento un vero processo di parità. Nonostante gli organici registrino una preponderante presenza delle donne, permane, nelle plance di comando, una considerevole componente maschile. Qualcosa, comunque, anche se lentamente si sta modificando. Questo per dire che la scuola riflette i processi di cambiamento dei diversi interstizi della nostra società.

Preoccupata? L’incertezza non aiuta certo il nostro lavoro. Aggiungo, tuttavia, che tutti siamo impegnati a migliorare la scuola e che intensificheremo, ad ogni livello, i nostri sforzi per arginare ogni possibile deriva, che finirebbe per penalizzare, con tutti quelli che operano nella scuola, tutta la società italiana. Perché il Paese per crescere non può rinunciare ad una istituzione scolastica, efficiente ed all’altezza delle grandi sfide che deve affrontare.

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Esiste una via d’uscita? Non mi chieda una formula magica. Penso che le energie migliori si debbano concentrare per definire un nuovo orizzonte di società ed indicare le linee direttrici per raggiungerlo, a partire dai valori di riferimento, sui quali innestare i processi. Il limite che oggi grava sulla scuola sta essenzialmente nella profonda contraddizione dei modelli che la società trasferisce ai nostri ragazzi.

“La BCC nostra sostenitrice” Qualche esempio? Si sono appannati i valori di riferimento, con effetti devastanti sui comportamenti, sui principi morali, sul corretto vivere civile, sulle virtù che lo devono sorreggere. Si è indebolito il filtro della famiglia ed anche della stessa scuola, con la messa in mora di ogni serio principio di autorità. Se a ciò si aggiunge l’irrompere spudorato dei modelli che sono propinati a dosi sempre più massicce dai media si ha a volte il senso di una corsa spericolata verso il baratro. La vedo molto pessimista. Non lo sono. La grande risorsa, e l’esperienza di ogni giorno me lo conferma, sono i nostri ragazzi, molto migliori di quanto sovente vengono dipinti. Sanno andare oltre la spessa coltre, spesso avvelenata, che li avvolge. Assorbono ed elaborano nuova cultura, adeguano i loro comportamenti e le loro scelte in chiara e positiva controtendenza rispetto a quello che vedono e che respirano. Il suo liceo è un’isola felice. È un cratere in eruzione, vivo, dove i ragazzi, in un

positivo e virtuoso circuito con i docenti, le famiglie, le istituzioni, si formano come persone e come cittadini e ricercano nuove motivazioni al loro processo di crescita e sperimentano stili nuovi. Questo non significa che non si manifestino situazioni di disagio, di fragilità, di insofferenza e di arroganza. Le affrontiamo e, se occorre, ci avvaliamo dell’opera preziosa dei nostri consulenti.

“I nostri ragazzi sono molto migliori di quanto sovente vengono dipinti” Preside, vorrei qualche notizia sul Progetto Comenius e sul Certamen Archeologico. Per quanto concerne il primo, siamo alla seconda esperienza: ragazzi con culture diverse, provenienti da diversi Paesi Europei si incontrano per lavorare insieme. Quest’anno ospiteremo scuole europee, provenienti dalla Germania, dalla Slovacchia, dalla Turchia e dalla Polonia. Tema del confronto saranno le fonti di energia rinnovabile. Il Certamen è alla quinta edizione e si svolgerà a Palestrina a metà del mese di aprile. È una gara alla quale parteciperanno, per tre giorni, una quarantina di ragazzi, provenienti da tutta l’Italia, e svolgeranno elaborati su temi specifici inerenti alla Storia dell’arte, che verranno poi valutati e premiati. Liceo, fucina di saperi, al centro dell’attenzione. Per fortuna. Abbiamo costanti proficui rapporti di intensa collaborazione con le diverse istituzioni, compresa l’amministrazione comunale ed il Museo. Particolarissimi con la BCC, grande nostra sostenitrice. Ci affianca e ci sostiene nelle nostre iniziative.

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La BCC al nostro fianco MAURIZIO SPERATI Amalattea Spa “Le banche sono miopi, Chiudono la porta a doppia mandata ai progetti delle imprese, per quanto validi ed innovativi. L’ho toccato con mano ed è per questo che non nascondo la mia delusione e disappunto. Solo una banca, la BCC di Palestrina, ha valutato positivamente il nostro progetto imprenditoriale. Ci ha affiancato e ci ha seguito in tutti questi anni e ci ha così consentito lo sviluppo della nostra impresa, leader oggi in Italia nella filiera integrata dei prodotti caprini”. Ad affermarlo è Maurizio Sperati, amministratore delegato di AMALATTEA SpA. Come esordio non c’è male. Ripercorriamo, con lui, lo straordinario percorso di un ex carabiniere, 46 anni, che con grande coraggio, che ha rasentato l’incoscienza, ha saputo realizzare, e tutto nell’arco di poco più di un decennio, un grande progetto industriale- oggi in una fase di intenso sviluppo di processo e di prodotto- in quel contesto del Made in Italy, orgoglio del sistema produttivo italiano. Partiamo dagli inizi della sua avventura. Ero militare nell’arma dei carabinieri. Mi sono congedato nel 1986 per assumere l’incarico, nell’allora gruppo Alibrandi formaggi, della raccolta degli incassi ed il loro deposito in banca. Nel 1995 vengo nominato Direttore alle vendite, qualifica che conservo nel gruppo Brunelli Sud quando rileva il gruppo Alibrandi. E questo fino al 2002. Ed è allora che inizia l’avventura Amalattea. Qualche anno prima. Nel 1998, nel mese di settembre, ho costituito la Amalattea srl. Ero già allora convinto che il latte di capra aveva una straordinaria opportunità nel nostro mercato domestico. Ho intuito che era un innovativo “core business”, sul quale valeva la pena impegnarsi ed investire. Ed i risultati mi hanno confer-

mato che quella intuizione era giusta, con un fatturato che si innalzava mese dopo mese. La tappa successiva? La trasformazione, nel 2002, della srl in Spa, che ha in dote un fatturato di alcuni miliardi. Una curiosità: la capra al centro della tua attenzione. Anche Giove venne allevato dalla ninfa Adastea con il latte della capra Amaltea. Questa è mitologia. Veniamo alla scienza. Il latte di capra ha caratteristiche salienti sia per la dieta quotidiana e sia per correggere gli squilibri nutrizionali in persone con intolleranze alimentari perché, ad esempio, è più digeribile del latte vaccino e risponde meglio alle esigenze alimentari anche dei diabetici e dei ciliaci.

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Non solo peculiarità alimentari ma anche terapeutiche. Esattamente. È privo di caseina Alfa S1, che genera le allergie al latte; la sua catena corta di acidi grassi favorisce la pulizia delle arterie ed accresce il colesterolo buono; è ottimale il rapporto calcio-fosforo per fortificare ossa e denti e naturale integratore dei sali minerali. Il vostro target di riferimento? Tutta la platea dei consumatori ai quali offriamo prodotti di altissima qualità, frutto di tecnologie produttive di ultima generazione e di una costante ricerca nel nostro laboratorio, in stretta collaborazione con le università. Ed il mercato? L’Italia è in notevole ritardo La produzione interna è attestata intorno a 100 milioni di litri, in gran parte importati, contro i 600 della Francia, i 500 della Spagna, i 250 del Portogallo e i 200 sia dell’Olanda e sia della Germania. Gli spazi, dunque, per una nostra crescita sono notevoli. I punti di forza di Amalattea. Siamo il polo caprino italiano. Abbiamo sviluppato una filiera, corta ed integrata: allevamento razionale degli animali; produzione dei prodotti di altissima qualità, tarati sulle esigenze del nostro target; commercializzazione e distribuzione degli stessi. In una organizzazione molto agile e di alto profilo, coordinata da un unico riferimento strategico. Siamo l’azienda leader in Italia nel latte di capra, con una quota vicina al 55% dell’in-

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tero mercato nazionale, con un fatturato nel 2009 di 20 milioni di euro. Il vostro assetto organizzativo. In questi ultimi quattro anni abbiamo attuato una strategia espansiva attraverso significative acquisizioni. Abbiamo rilevato, in Sardegna a Villanova Strisaili, in un’area nella quale insiste il maggior numero di allevamenti caprini di tutto il territorio nazionale, uno stabilimento, tecnologicamente all’avanguardia, completamente informatizzato per la produzione del latte UHT. Lavora oltre 6 mila quintali di latte all’anno che vorremmo portare, nei prossimi anni, a 20 mila quintali e dotato di una linea integrata per pastorizzazione e successiva sterilizzazione del latte. Oltre al nostro marchio, abbiamo acquisito quello di aziende concorrenti: Galydhà, Montecaprino, Nutrio e Capritalia. La vostra strategia. Una integrazione sempre più stretta, a filiera corta- lo ribadisco - tra produzione e distribuzione, l’affinamento ed il potenziamento della rete commerciale; massimo rigore nella tracciabilità e nella sicurezza alimentare; valorizzazione del territorio; programmazione decisamente orientata alla qualità ed alle esigenze diversificate dei consumatori. E la produzione? È al 100% italiana e così distribuita: 30% latte; 45% formaggi; 25% burro, ricotta, yogurt, gelati e biscotti. Oltre il 90% è assorbita dal mercato interno ed il restante nei mercati europei. Gli obiettivi a breve? Rafforzare ed ampliare la nostra presenza nel mercato interno. Con occhio vigile alle grandi opportunità che emergono negli Stai Uniti, per l’impulso impresso dal presidente Obama su una nuova politica alimentare. Abbiamo aperto la nostra prima filiale estera a New York.


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Arte dalle antiche radici CELESTE FORNARI Scuola di Ricamo Palestrina Ad una signora non si chiede l’età. Ci provo e la risposta è scontata. Vorrei tracciare un breve ritratto, una scheda sintetica su Celeste Fornari, responsabile delle relazioni esterne dell’Associazione Culturale Scuola di Ricamo di Palestrina.” Non è di me che si deve parlare- mi risponde con squisita cortesia” nel nostro incontro, nella sede, al piano terra, della residenza comunale che ospita la Scuola. Giusto, parliamo di ricamo, mentre osservo le realizzazioni: con curiosità ed interesse. Pensavo a prodotti noti, tecniche sperimentate e viste in tante abitazioni od in luoghi prestigiosi, circoscritti alla casa, agli abiti per le signore e per i bambini che, nella mia visione, si identificavano in donne ricurve, dedite con pazienza alla sapiente arte dell’utilizzo dell’ago e del filo. Celeste Fornari mi apre una finestra su una realtà molto più ampia, dalle solide radici che affondano in una realtà molto lontana nel tempo, che ha attraversato e “caratterizzato” le vicissitudini di Palestrina, fin dalle sue antiche origini. La cultura sul ricamo della signora Fornari è davvero straordinaria.

dizione artistica italiana e di quella di altri Paesi: dai tempi più antichi, attraverso il Medio Evo ed il Rinascimento, fino alle proposte di artisti moderni, con una attenzione particolare ai motivi che mettono in risalto l’eredità artistica etrusca della nostra città.

Signora, qual’è la vostra attività? I nostri ricami sono realizzati a mano su stoffe di lino e di seta, con l’utilizzo attento del filo e di altri materiali, sostanzialmente rivolti alla biancheria per la casa, ad oggetti di arredamento ed alla riproduzione di quadri. Anche quadri? Riproduciamo, nei nostri ricami, i motivi della tra-

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Pollaiolo - tentarono nuovi ambiti di sperimentazione, fornendo agli artigiani i loro “cartoni” per realizzarne dei ricami.

Siamo i continuatori di una lunga e molto lontana tradizione. Mi aiuta a capire? Le scuole di ricamo hanno origini antichissime. Solo per ricordare le cronache, una antesignana è stata Faustina, moglie dell’imperatore romano Antonino Pio (secondo secolo dopo Cristo), che ha istituito qui a Palestrina una scuola - laboratorio per ragazze. Proseguita, nell’incessante susseguirsi dei secoli , fino ad oggi. Con particolari caratteristiche? Sostanzialmente sono tre i punti di ricamo, utilizzati anche nelle nostre attuali produzioni: il punto Palestrina è la prima di tali tecniche e consiste in una serie di nodi eseguiti uno accanto all’altro; la seconda, il punto stuoia con il quale si riempie il tessuto intorno ad un disegno, per metterlo in risalto; la terza è la bordura dei lavori. Noi abbiamo raccolto l’eredità delle antiche scuole per salvaguardarne e valorizzarne lo straordinario patrimonio di creatività. Torniamo al punto Palestrina. È il nostro fiore all’occhiello. Perché ci consente di interpretare, con l’ago’, capolavori di disegno: da quelli antichi ai più moderni. Anche in questo caso, collocandoci nella migliore tradizione dell’arte del ricamo. Ago e filo, sempre protagonisti. Non dimentichi un fatto. La riproduzione a stampa è un fatto relativamente recente. Le stesse, pertanto, venivano eseguite con le tecniche del ricamo, con l’esercizio di un mestiere elitario che, fino al ‘600, non era affatto disdegnato anche dagli uomini. Del resto gli stessi grandi artisti. Ricordo ad esempio Botticelli ed il

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Qualche esempio? L’elenco sarebbe molto lungo. Pensi solo alla straordinaria tela ricamata che raffigura la battaglia di Hastings del 1066 con la conquista normanna dell’Inghilterra; al parato di San Giovanni al museo Opera del Duomo a Firenze, che ha richiesto 14 anni di lavoro, dal 1466 al 1480, realizzato su disegno del Pollaiolo; alle dimostrazioni del lusso e dell’opulenza espresse nei sofisticati ricami delle vesti delle classi agiate. Pensi alle sontuose vesti di Lorenzo il Magnifico, dei Papi, dei re e delle dame, ai paramenti ecclesiastici, nei quali sete, oro, pietre preziose trovano perfetta armonia nella sofisticata arte del ricamo. Sente l’attrazione fatale dei fasti del passato? È un patrimonio da non disperdere e valorizzare. Penso che si possa ritrovare il gusto di quella creatività; da coniugare, tuttavia, con le attuali esigenze e sensibilità. Ed è la sfida che la nostra scuola si è posta. Con quali prospettive? Con la fragilità di una Associazione, con scarsi mezzi. Il nostro impegno è molto apprezzato e lo conferma anche la nostra partecipazione ad esposizioni prestigiose anche al di fuori dei confini nazionali: Germania, Stati Uniti, Canada, Francia e Giappone. Ritroviamo molto interesse ed entusiasmo alle nostre iniziative. C’è un ma: se ci venisse meno il sostegno della BCC di Palestrina il nostro percorso, tutto in salita, avrebbe scarse possibilità di proseguire.


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Oscar Giannino

DECOLLA LA BANCA DEL MEZZOGIORNO La nuova Banca del Mezzogiorno è stata presentata ieri al Tesoro da Tremonti e Berlusconi. Con grande entusiasmo, dopo che se ne era tanto parlato mesi fa. E l’entusiasmo ha subito giocato un bello scherzo ai presentatori. Hanno infatti annunciato che, non appena ci sarà il primo sportello della Banca del Sud, si precipiteranno personalmente a diventare primo e secondo correntista dell’istituto, aprendovi un conto. Solo che la Banca del Sud di propri sportelli... non ne avrà. Come è chiaramente scritto nel suo motto, la banca del Mezzogiorno sarà una banca di secondo livello. Proprio per non diventare quel carrozzone che molti temono, non avrà sportelli e agenzie proprie sul territorio, ma agirà come istituto che emette garanzie e strumenti finanziari coi propri fondi realizzando impieghi attraverso gli sportelli già esistenti nel Mezzogiorno delle Poste, e delle banche che aderiranno al progetto. Bisogna essere realisti. Lo sa per primo Giulio Tremonti, che di tale progetto è stato il più convinto sostenitore. Intorno alla Banca Meridionale c’è un diffuso scetticismo. Non è solo delle forze d’opposizione, che in una campagna per le regionali arroventata come non mai hanno bollato immediatamente l’iniziativa come l’ennesima promessa elettorale. Tremonti lo sa bene, quanto corpose siano le diffidenze. In primis perché se n’è parlato già diverse volte. Tremonti lanciò l’idea un mese dopo essere stato allontanato dal ministero, nel 2004. Nell’estate successiva, poco prima del rientro di Tremonti al Tesoro per salva-

re i conti, fu Antonio Bassolino ad annunciare un simile progetto. Ma allora si pensava all’articolo 117 della Costituzione e alle competenze affidate alle Regioni in materia di credito. Si pensava cioè a banche regionali pubbliche, come le Landesbanken germaniche. Dopo la grande crisi 2008-09, in cui le banche pubbliche locali tedesche si sono rivelate tra le più scassate d’Europa proprio contando sulla garanzia del contribuente alle loro folli manovre ad alta leva finanziaria, nessuno per fortuna può più pensare a replicarle. Di qui il nuovo progetto di Tremonti. Ha tre caratteristiche essenziali. Una banca meridionale che non è pubblica ma privata, visto che i 5 milioni di euro dello Stato iniziali sono simbolici e comunque verranno rimborsati entro 5 anni, lasciando una sola azione pubblica ancora più simbolica. Una banca meridionale costituita sin dall’inizio con la partecipazione attiva delle oltre 100 banche territoriali di credito cooperativo già presenti nel Sud con oltre 600 sportelli, e delle imprese e categorie produttive che operano nel Mezzogiorno. Per questo il comitato promotore è presieduto da Vito Lorenzo dell’Erba, presidente delle Bcc di Puglia e Basilicata, e il credito cooperativo conta 7 membri sui 15 iniziali dell’organo, al quale è affiancato un tavolo di consultazione con tutte le associazioni imprenditoriali di industria, commercio e artigianato. Infine, terza caratteristica, la Banca per il Sud conta su un'agevolazione straordinaria, la tassazione abbassata dal 12,5% al 5% sugli strumenti finanziari che emetterà. Per capi-

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talizzare le banche partecipanti, che così potranno fare più impieghi alle piccole imprese, per garantire direttamente il credito a queste ultime, e per finanziare direttamente progetti infrastrutturali di cui il Sud ha fame, poiché non riesce a concentrare su poche priorità i 100 miliardi di euro che ancora restano dei fondi comunitari fino al 2013. Questi i pregi, sulla carta. Veniamo alle diffidenze. Quelle delle grandi banche del Nord. Se nel 2003 le 658 agenzie del banco di Napoli finirono sotto il peso dei propri incagli al torinese San Paolo, e il Banco di Sicilia finì a Capitalia prima e a Unicredit poi, gli istituti del Nord hanno sempre respinto l’accusa di essere meno attenti al Sud dopo averlo razziato.

anche banche popolari del Nord. Per questo, Intesa e Unicredit chiedono di poter anch’esse di utilizzare il 5% agevolato, anche senza passare per Banca del Sud. La trattativa col governo è aperta. In più, le banche temono la concorrenza di Poste, Hanno sempre sorvegliato con le armi spianate affinché a Poste non venisse concessa la piena licenza bancaria, visto che la società si avvantaggia della garanzia dello Stato a differenza delle banche private e può contare sulla rete più capillare di sportelli sul territorio italiano. Gli imprenditori dei Sud sono stanchi di promesse. Aspettano, prima di esultare. Le associazioni non negheranno il loro appoggio. Ma sin dall’inizio sono più calorosi Cisl e Uil, commercianti e artigiani che Confindustria.

La Banca del Mezzogiorno SARÀ UNA BANCA PRIVATA, PROMOSSA DALLO STATO

Possibili Servizi La rete iniziale (solo tra 5 anni potrà avere sportelli propri)

Garanzie per i clienti delle banche socie Valutazione del credito per progetti innovativi

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Consulenze a banche e piccole-medie imprese Raccolta fondi a medio-lungo termine

MILIONI DI EURO

Numerosi “punti dedicati”

Investimento dello Stato Il comitato promotore Guidato dal Presidente della Federazione Puglie delle BCC Augusto Carlo Dell’Erba

5 15 MEMBRI MILIONI DI EURO

7 in rappresentanza delle BCC del Mezzogiorno

Gli impieghi sono saliti più che nel resto d’Italia, dicono, e superano la raccolta locale. Se i clienti meridionali pagano fino a due punti in più di tassi d’interesse che al Nord è colpa del maggior rischio, della legalità che non c’è per via di mafia e camorra, del maggior tasso di mortalità delle aziende meridionali, dei più alti costi per trasporti e logistica. Le banche cooperative replicano che loro però sono rimaste le uniche a conoscere uno per uno direttamente i loro clienti e che il loro problema semmai è quello di essere ancor meglio patrimonializzate, per prestare ancora di più. A questo dovrebbe servire, la banca tremontiana. Ma i grandi istituti nazionali hanno due ragioni precise di timore. Il primo è che l’aliquota fiscale di vantaggio serva a far nascere con tale aiuto pubblico un grande concorrente, magari rafforzato se a sostegno occorressero [1/ 2010]

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Delle 111 banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali presenti al Sud Sportelli BCC e Uffici Postali Quota di minoranza da ritirare entro 5 anni Nomitati dal premier su proposta del ministro dell’Economia

I medi e grandi imprenditori manifatturieri e di servizi meridionali sanno bene che, se le grandi banche nazionali si mettessero per traverso, il progetto non avrebbe vita facile.Sarebbe bello pensare che, nel 150° dell’Unità d’Italia e mentre il contribuito del Sud al Pil nazionale è bloccato al 24% esattamente come 50 anni fa, le tante amare lezioni del passato sortissero l’effetto di evitare nuovi errori. Ma, in definitiva, al Sud non è negata la possibilità di dar vita a un Credit Agricole, la grande banca francese nata sulla convergenza di decine e decine di casse rurali e banche cooperative. Dovrà essere il Sud ad aiutare se stesso e a crederci, però. Banchieri del Sud e imprenditori del Sud, a impegnarsi lasciando politica e partiti una volta per tutte, fuori dalla porta. Altrimenti, saranno nuovi guai.


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FILIALI dell’AREA PRENESTINA Prosegue il percorso sulle nostre f iliali. In questo numero l’Area Prenestina. Diamo voce ai protagonisti in prima linea, a quelli dell’esercizio 2009 e ai nuovi responsabili.

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Claudio Faccennini Direttore Filiale di Palestrina e responsabile Area Prenestina

La mia avventura professionale si sviluppa tutta all’interno della cooperazione di credito. Inizio a Roma, all’ICCREA - l’Istituto Centrale - dal marzo 1980 a settembre 1984 e transito per l’ufficio riscontro, corrispondenti banche e crediti ordinari. L’impatto con la realtà del credito cooperativo è buono, anche perché ho modo di incontrare i vertici del sistema e di lavorare con dirigenti di alto profilo professionale e di grande spessore umano. La svolta nel settembre del 1984, dopo un colloquio con Marcello Cola, allora direttore generale della banca. Mi si offre la fortuna e l’opportunità di vivere, in diretta, a contatto diretto con la realtà del territorio, la straordinaria vitalità della cooperazione di credito, fino ad allora solo mediata indirettamente, pur in una realtà prestigiosa come l’ICCREA. Il mio entusiasmo è alle stelle perché ho finalmente realizzato la grande aspirazione di sperimentare e di realizzare sul campo gli aspetti distintivi e caratterizzanti di una banca, davvero diversa, quale è appunto una cooperativa di credito. Ricordo che l’organico era piuttosto ristretto- quindici persone - e, quindi, sotto la sapiente regia di Cola, l’impegno, ma anche la voglia, erano davvero straordinari. Giorno per giorno, ricordo, la nostra soddisfazione più grande era quella di monitorare il processo di crescita della nostra banca, che scaturiva dal contatto diretto con i soci, con i clienti, con il territorio. Lavoravo, allora, alla segreteria fidi e poi [1/ 2010]

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come vicedirettore della filiale di Palestrina. Conosco la sfida e la responsabilità della prima linea , come direttore della filiale di Genazzano dal maggio al dicembre del 1998 e poi come responsabile del servizio crediti fino al 2002. Ho perfettamente assorbito la “filosofia” operativa della banca, mentre si è consolidato e sviluppato il mio processo di crescita professionale. Faccio parte della plancia di comando con la nomina, nel 2002, a direttore della filiale di Palestrina e, dal gennaio2008, di responsabile dell’area Prenestina. Sono incarichi, certo, di grande prestigio. Ne avverto, tuttavia, anche tutta la responsabilità. Il team risponde molto bene, è motivato e coeso, ed i risultati lo confermano. A partire dalla sede storica di Palestrina, che realizza performances importanti. Anche nelle difficoltà che hanno caratterizzato l’esercizio, con una robusta crescita tanto sulla raccolta che sugli impieghi. Avverto, tuttavia, che l’anno, appena iniziato, sarà molto duro. Richiede a ciascuno di noi un impegno ancora più intenso per rafforzare ed ampliare la fiducia che abbiamo saputo conquistare. È del resto il compito che il Consiglio e la Direzione ci hanno affidato. Governare i contraccolpi della crisi e programmare il futuro presuppone da parte nostra una capacità di dare risposte efficaci ad una concorrenza, particolarmente aggressiva. Vale, in primo luogo, nel versante della raccolta con una azione nostra più incisiva nell’acquisire nuovi rapporti e con l’offerta di servizi innovativi per accrescere la fidelizzazione della clientela ed un conseguente ritorno positivo sulla redditività. Altrettanto vale sotto il profilo dei buoni impieghi, con segnali ancora più forti al tessuto delle imprese nostre clienti ed a quelle da acquisire. La nostra scelta è di consolidare il nostro essere al loro fianco, per affrontare insieme eventuali difficoltà e, soprattutto, per sostenerle nei loro progetti di crescita. I segnali sono positivi. Dobbiamo intercettarli tempestivamente ed orientarli perché “insieme” è possibile aprire una nuova stagione di sviluppo. Del resto, in questo periodo così impegnativo, abbiamo affinato i nostri strumenti creditizi per essere ancora più efficaci a stimolo e sostegno della crescita delle nostre comunità. Ed è l’obiettivo per il cui conseguimento la nostra BCC impegna ogni possibile energia. Claudio Faccennini è nato a Labico nel 1956. Laurea in Scienze Politiche, indirizzo economico; sposato con due figli: Damiano, 21 anni, studente universitario e Annachiara, 17 anni, liceale. Di formazione cattolica e con un hobby: lo sci. Una grande passione per le piste e per la competizione, che ha radici lontane: i 18 anni di permanenza nelle montagne della Valseriana, in provincia di Bergamo.


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Antonio Fornari La mia esperienza in banca inizia nel 1990 in ICCREA, l’Istituto Centrale delle Banche di Credito Cooperativo a Roma, dove svolgo l’attività in vari servizi, in particolar in quello Corrispondenti Banche fino alla fine di novembre del 1998.

Un periodo di intenso impegno che mi consente di entrare nel vivo dell’attività bancaria (sono diplomato geometra) in quanto nel Servizio Corrispondenti vengono trattate tutte le procedure bancarie: dai bonifici al settore estero ai titoli. Un lavoro dietro le quinte, con un limite che avverto: il rapporto con il pubblico. Lo supero, ed è per me una vera conquista ed una straordinaria opportunità, quando nel dicembre 1999 arrivo alla Bcc Palestrina. Vengo assegnato alla filiale di Zagarolo, successivamente alla dipendenza di S.Rocco e alla filiale di Palestrina con mansioni di terminalista cassiere e addetto cassa effetti. In questo periodo assisto e collaboro fattivamente alla realizzazione di uno dei cambiamenti radicali del settore RIBA con il passaggio dal cartaceo all’elettronica. Un’altra tappa importante del mio percorso professionale, nel dicembre del 2005, quando vengo catapultato (fino al venerdì precedente svolgevo le mansioni di capo cassiere) come preposto alla dipendenza di S. Rocco dove rimango fino a febbraio 2010. Una straordinaria esperienza quella vissuta alla dipendenza di S. Rocco, con un ottimo feeling con i colleghi, in un costante e proficuo impegno per affrontare i problemi di ogni giorno, connessi ad una intensa stagione di sviluppo e ad una crescente notevolissima mole di lavoro, generata da un ottimo rapporto con tutta la clientela, sicuramante agevolato dalla mia precedente esperienza lavorativa avendo svolto per oltre 15 anni attività commerciale nel campo degli articoli sportivi. Ringrazio l’azienda che in questi giorni, gratificando il lavoro fin qui svolto,

Simona Lulli Una esperienza professionale tutta all’interno della BCC, dove viene assunta a 20 anni nel 1994. È di Palestrina, 36 anni, sposata, due figlie: Valentina di 11 e Giorgia di 7 anni. Conosce perfettamente i meccanismi operativi della banca, anche quelli meno apparenti, per l’esperienza al servizio tesoreria, alla cassa, alla segreteria fidi fino a responsabile dello sportello. Sempre all’interno della sede “storica” ed oggi, dallo scorso febbraio, nell’impegno “in mare aperto” come responsabile della dipendenza di San Rocco. mi ha affidato la responsabilità della Filiale di Genazzano e credo che possa tranquillamente affermare che, alla fine di tutto, il lavoro (ben svolto) paga.

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Nicola Tasciotti 44 anni, nato a Colleferro. Una lunga esperienza bancaria, iniziata nel 1991 alla Cassa di Risparmio di Roma- Santo Spirito. Sono successivamente transitato in Banca di Roma, dove ho ricoperto diversi incarichi. Momento “critico” di transizione nel 2007 con la fusione in Unicredito. Avvertivo chiaramente che si stava modificando il mio modo di intendere e di fare banca. La grande dimensione mi faceva capire quanto venissero in secondo piano il rapporto diretto con le diverse fasce di clientela e come sulla qualità si dovesse privilegiare la quantità degli aggregati che si era capace di smuovere. In buona sostanza erano le ferree logiche del budget, con gli obiettivi da conseguire, a prescindere da ogni altra considerazione. Questo clima mi aveva gettato in una situazione di profonda crisi- non certo sotto il profilo professionalequando ,alla fine del 2007, vengo contattato dalla BCC di Palestrina, che mi offre una nuovo orizzonte. Accetto la sfida, preferendola alla tranquillità che comunque mi assicurava l’essere dipendente di una grande banca. Inizio il nuovo percorso nel gennaio 2008 come direttore della filiale di Cave.

paziente ricerca delle soluzioni più efficaci, la forte motivazione che mi sosteneva nel mio quotidiano ed intenso impegno. Una finestra diversa dalla quale osservare e vivere la viva realtà che mi coinvolgeva attivamente, giorno dopo giorno. Con risultati, certo, significativi , anche sotto il profilo delle dinamiche di crescita, nel virtuoso circuito che distingue e caratterizza la nostra BCC. Sono molto cresciuto sotto il profilo professionale ed umano. Ed è con questo straordinario bagaglio di positive esperienze che affronto, dal mese di marzo, la nuova tappa come responsabile della filiale di Labico.

Nadia Pizziconi 41 anni, sposata, 2 figli: Francesca e Federico, riespettivamente di 13 e 6 anni. Nata a Palestrina, in BCC dal 3 dicembre del 1990. Quattro anni alla filiale di Labico, fino alla fine 1994. Dall’inizio del 1995 prima all’ufficio fidi della filiale di Palestrina e successivamente al servizio crediti della sede. Nel 2003 Vice Direttore della filiale di Tivoli e dal 2005 Vice Direttore della Filiale di Palestrina e dell’area Prenestina. Nuova tappa, dallo scorso mese di marzo, come responsabile della filiale di Cave.

Ritrovo il gusto del “nuovo”, in un modo diverso di fare banca, che nel corso delle altre esperienze lavorative si era affievolito. È il rapporto diretto con le persone, il dialogo per capire le esigenze che mi venivano manifestate e la [1/ 2010]

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Marco Scaramella Correva l’anno 1983 quando, appena adempiuto agli obblighi di leva militare, mi arrivava la “chiamata” della Cassa Rurale ed Artigiana di Palestrina. A dire il vero in quel periodo avrei avuto anche altre possibilità di scelta, avendo superato prove che mi avrebbero permesso l’inserimento in un altro Istituto Bancario di interesse Nazionale.

Nella mia scelta però non vi furono dubbi: per me Prenestino doc la Cassa Rurale ed Artigiana di Palestrina rappresentava qualcosa di veramente importante, non solo perché mi dava la possibilità di inserirmi nel mondo del lavoro (quindi poter programmare un futuro sognato) ma soprattutto perché mi permetteva di far parte di una realtà forte di un background culturale vicino ai valori cattolici, dove i valori etici e morali contavano molto (e valgono ancora) come elemento differente rispetto ad un certo sistema bancario che mirava esclusivamente al raggiungimento del profitto economico. Da quel 5 settembre si cominciò subito sodo e con il massimo impegno si intraprese la giusta gavetta che, insieme alla mia voglia di migliorare ed imparare, oggi posso dire che sono stati la base della mia crescita professionale e delle soddisfazioni conseguite negli anni. In quel periodo trascorso (circa otto anni) come cassiere terminalista nella filiale di Palestrina (unica filia-

le quando arrivai) e nella nuova filiale di Zagarolo (1991), maturava in me la consapevolezza di poter far bene in Azienda, trovando sicurezza per poter affrontare le nuove sfide che di lì a poco mi si stavano presentando. Un susseguirsi di incarichi gratificavano la mia crescita professionale: il primo vero importante ruolo mi venne affidato con la nomina a Vice Direttore della filiale di Zagarolo e Responsabile dell’Ufficio Crediti della stessa (settembre 1995). Anni molto intensi e non sempre facili, ma forieri di grosse soddisfazioni personali. Da lì si sale perché a fine anno 2003 mi venne concessa la Direzione e l’onore dell’apertura della dipendenza di Laghetto Montecompatri, in una realtà completamente diversa rispetto alle zone dove fino ad allora mi ero impegnato. Il compito seppure difficile si presentò subito affascinante: c’era da costruire tutto quasi da zero, c’era da contattare e convincere imprenditori molto capaci e ben serviti dalle numerose banche presenti sulla zona. I risultati che venivano raggiunti erano molto buoni da subito e ripagavano le fatiche e l’impegno profuso insieme ai collaboratori. Nel 2005 arrivò un nuovo incarico, destinazione la Direzione della la Filiale di Genazzano, filiale storica con un tessuto sociale ed economico ben differente dalla precedente esperienza. Anche qui ho messo a disposizione tutta la mia cono-

scenza professionale e soprattutto ho tenuto vivo quel senso di responsabilità nei confronti degli altri (e sulle cose degli altri) che da sempre ho messo come punto centrale della mia esperienza come dipendente della Banca di Credito Cooperativo (o come talvolta mi piace ancora chiamare Cassa Rurale ed Artigiana di Palestrina). Il resto è storia di questi giorni, il primo marzo 2010, dopo 15 anni, si torna alla Filiale di Palestrina, una nuova sfida alla ricerca di un nuovo ruolo.

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LA NUOVA TRASPARENZA

BANCARIA La trasparenza in materia di operazioni e dei servizi bancari è regolamentata dalle Istruzioni di Vigilanza, emanate dalla Banca d’Italia con provvedimento del 29 luglio 2009, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.210 del 10.9.2009. L’Organo di Vigilanza ha sentito il bisogno di intervenire sulla materia poiché la normativa previgente, del luglio 2003, aveva da tempo evidenziato dei limiti. Innanzitutto l’obbligo di fornire alla clientela un eccesso di informazioni teoriche in un linguaggio non sempre facilmente comprensibile. Ciò non contribuiva ad un rapporto banca-cliente contraddistinto dalla chiarezza. In poche parole, la precedente normativa prevedeva troppa forma e poca sostanza. Le nuove “ Istruzioni” perseguono, invece, la finalità di fornire alla clientela informazioni chiare, semplici, corrette ed esaurienti. I fogli informativi ora redatti dalle banche, relativi ai prodotti più comuni quali i conti correnti ed i mutui, hanno testi ed elementi standardizzati in modo che il confronto delle offerte dei diversi Istituti ne risulti facilitato. La qualità e la chiarezza delle informazioni a disposizione del cliente rendono consapevoli le sue scelte e facilitano la concorrenza nel mercato bancario. La clientela è stata suddivisa in tre macroaree caratterizzate da diritti e tutele crescenti, nell’ordine: le imprese, i clienti al dettaglio, i consumatori. Le nuove norme hanno riflessi molto importanti nell’assetto organizzativo degli Istituti. Le Banche, in poche parole, devono prevedere procedure interne che diano garanzia di tutela del cliente nei vari processi produttivi: nella fase genetica del prodotto o del servizio, ossia quando esso viene ideato; nella fase della proposta al cliente e della commercializzazione; finanche nella fase successiva alla vendita. Al contrario, le precedenti “Istruzioni” non prevedevano indicazioni specifiche sulla correttezza sostanziale dei [1/ 2010]

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Claudio Lulli Responsabile controllo rischi e conformità

comportamenti. Si limitavano ad enumerare adempimenti, elencare documenti ed obblighi. Trasparenza bancaria, oggi, non significa pertanto soltanto fogli informativi più comprensibili. In particolare, la trasparenza della nostra banca si sostanzia anche in specifiche procedure interne ben delineate, rigorose, formalizzate in apposite delibere del Consiglio di Amministrazione. Trasparenza significa anche efficienza del Sistema dei Controlli Interni nel suo complesso. Efficienza della Compliance, che ha il compito di verificare la conformità degli atti, dei contratti, dei comportamenti, alle leggi ed ai regolamenti. Trasparenza significa anche attenzione e corretta gestione dei reclami. La nostra Banca, da oltre dieci anni, ha incardinato la responsabilità dell’Ufficio Reclami all’interno della funzione Risk Controlling ed ora della Compliance. Funzioni che non rispondono gerarchicamente a nessuna unità produttiva o area funzionale, ma al solo Direttore Generale. Ciò al fine di assicurare al cliente ricorrente la maggiore indipendenza e serenità di giudizio. In questo, è senz’altro possibile rilevare come la Banca abbia in questa materia precorso le Istruzioni di Vigilanza alle quali tutte le banche si sono uniformate obbligatoriamente dal 2 gennaio u.s. La correttezza delle scelte operate dalla Banca è confermata dalla favorevole evoluzione dei reclami, attinenti i prodotti ed i servizi bancari, registrata negli ultimi esercizi: n.8 nel 2009; n.9 del 2008; n.14 del 2007, n.17 nel 2006, n.26 nel 2005. Tutto ciò pur in presenza del costante incremento dei valori intermediati dalla Banca, dell’aumento del numero dei rapporti di deposito e di impiego, e dalla stessa crescita del numero delle filiali.


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IL FUTURO AD OCCHI APERTI

di Marcello Cola

Roma, il 10 novembre scorso al palazzo Marini (Camera dei Deputati) presentazione del libro “Il futuro ad occhi aperti”, che raccoglie gli scritti e gli interventi più significativi di Franco Caleffi, direttore generale della Federcasse dal 1997 fino alla sua prematura scomparsa, il 19 maggio 2009. Con Alessandro Azzi, presidente della Federcasse, erano presenti il direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, ed il professor Augusto Fantozzi, i quali avevano fornito una testimonianza scritta sulla figura di Caleffi, insieme a Carlo Azeglio Ciampi e a Lamberto Dini, tutte incluse nel volume. Rapide ed efficaci pennellate su una figura, dai molti saperi ed un grande professionista, che ha permeato tutto il suo impegno nella cooperazione di credito. Lasciando segni tangibili di una traiettoria storica, che ha ridisegnato ruolo ed assetti del sistema della cooperazione di credito, senza minimamente intaccarne l’identità di fondo; anzi rafforzandone le peculiarità distintive. Caleffi aveva mosso i primi passi, nel 1967, in Banca d’Italia ed è da lì che è iniziato il suo prestigioso percorso professionale. Ero suo amico e sovente abbiamo intrecciato discussioni ed approfondimenti sulle grandi tematiche della cooperazione di credito, così come era molto vicino

alla nostra BCC, molto attento a coglierne le dinamiche evolutive. Anzi, spesso, voleva misurare sulla nostra esperienza la validità delle sue intuizioni, che trasformava poi in linee strategiche e programmatiche. Le ritrovo in molti passaggi della sua elaborazione. Pur in un profondo e veloce processo di cambiamento, nelle dinamiche di mercato, la cooperazione di credito mantiene dei solidi punti fermi, quando, ad esempio scrive in epoca non sospetta, agli inizi del 2004, che per le BCC sono fondamentali due caratteristiche: la centralità della persona e il servizio all’economia reale, che sintetizza nella felice espressione di “finanza per lo sviluppo” e non “finanza per la finanza”. Finanza, quindi, per l’economia reale, che genera ricchezza ed occupazione, che consente a imprese e famiglie di nascere, di consolidarsi e di svilupparsi. Era ed è la linea direttrice alla quale abbiamo ancorato le scelte operative nel nostro originale modello di intendere e di fare banca. Altri spunti di riflessione traggo dalla lettura del libro: perseguire crescenti livelli di efficienza operativa per sviluppare maggiore solidarietà, da misurare tra i soci, tra le BCC dello stesso territorio ed a livello nazionale perché , appunto, e lo conferma un lungo percorso della nostra BCC, la cooperazione non è solo una formula giuridica ma uno stile ed un

metodo imprenditoriale, una cultura d’impresa che deve distinguere ed arricchire la propria originalità e differenza, sempre capace di intrecciare l’autonomia della singola banca locale con una rete di servizi di sistema che la tuteli e la renda competitiva. Ed in sostanza - ne siamo convinti - è nella capacità di coniugare prof icuamente autonomia e rete, insieme alla cura della memoria e dell’identità, la chiave per cogliere le componenti essenziali del costante sviluppo del credito cooperativo. Anche di fronte alle attuali sfide, alte ed impegnative. Il messaggio che ci ha lasciato Franco Caleffi è di guardare al futuro senza timori e con lucidità, senza inseguire l’illusione di soluzioni facili a problemi complessi; nella lucida consapevolezza, tuttavia, dei valori di fondo che guidano il nostro impegno quotidiano e nel valorizzare i punti di forza del nostro percorso. Li abbiamo assunti come snodi del nostro progetto strategico. Abbiamo evitato la facile scorciatoia degli adattamenti minimi, imposti dalle intricate difficoltà che attraversano il nostro orizzonte, o del chiudersi nella difensiva per mantenere le posizioni acquisite. Con il coraggio di non subire passivamente i processi di cambiamento che vogliamo governare per aprire una nuova stagione di crescita per la nostra banca.

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ECUADOR

Cooperative di Credito ospiti della nostra BCC di Giovanni Barone

Dal locale al globale: non solo per rispondere alla sfida del mercato, ma per collocarsi anche in questo orizzonte con la nostra identità caratteristica di cooperativa di credito. Per un giorno la nostra banca ha dialogato in lingua spagnola nell’accogliere, il 18 marzo, una delegazione del Cedecoop dell’Ecuador, una scuola di formazione per cooperative di risparmio e creditocostituita da amministratori, direttori e dirigenti di banche cooperative di quel Paese. Ventitre i componenti della delegazione ecuadoregna accompagnati da Elisa Bottoni della Federcasse, e guidati dai coordinatori Sergio Castillo, Ugo Andrade Vargas e Blanca Guatoluña. Prima un incontro nella sede centrale a Palestrina; successivamente col vescovo Domenico Segalini e, a seguire, la visita al Museo diocesano per ammirare, tra i capolavori custoditi, una scultura di Michelangelo ed un quadro di Caravaggio.

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Uno scambio molto cordiale e proficuo di esperienze, nel comune sentire della cooperazione che non conosce confini e che annulla ogni distanza. Alle curiosità degli interlocutori di oltre oceano hanno risposto il presidente Marcello Cola ed il direttore generale Sergio Castellazzi., nell’intreccio degli argomenti relativi in particolare al sistema operativo della nostra BCC. In particolare, l’attenzione degli interlocutori si è concentrata sugli aspetti relativi alla gamma dei prodotti offerti ai soci ed alle diverse fasce di clientela, alla governance aziendale, alle “tecniche” con le quali si realizza l’identità cooperativa e quella bancaria, al rapporto con il territorio e le comunità locali. Il vescovo Sigalini si sofferma sul rapporto di collaborazione con la BCC sulla concessione di microcredito, per affrontare situazioni di emergenza: pagamento delle bollette, rate di mutuo, affitto di casa. Ne spiega il meccanismo.


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Persone in difficoltà chiedono aiuto, il vescovo ascolta le richieste e poi organizza un incontro con la rappresentante della Caritas, che effettua una vera e propria preistruttoria, Successivamente il tutto si sposta in banca, che perfeziona l’operazione. Il massimo che si concede è di 4 mila euro, a tasso zero e senza alcun costo aggiuntivo, restituibile in 5 anni. All’incontro è anche intervenuto il vicesindaco Adolfo De Angelis. Nel suo intervento ha espresso la disponibilità del Comune, con procedure da concordare, per contribuire al fondo per la concessione di microcrediti. L’incontro si è collocato nel contesto di un forte impegno del sistema della cooperazione di credito in Ecuador. È dal 2002 che le BCC sono direttamente impegnate, a fianco della Cooperativa de Ahorro y Credito “Desarollo de los Pueblos Codesarollo” per favorire la costituzione di un modello di sviluppo “differente”, imperniato sull’esercizio del risparmio, sulla solidarietà e sulla partecipazione democratica, facendo leva appunto sulla formula della cooperazione per saldare la finanza popolare con lo sviluppo dell’agricoltura familiare campesina. In quel virtuoso circuito che finalizza la raccolta del risparmio allo sviluppo dell’economia locale, che trova nell’agricoltura il decisivo fattore strategico di crescita economica e sociale. In questi sette anni, il credito cooperativo italiano ha

investito risorse significative - 20 milioni di dollari- prestati a Codesarollo a tasso agevolato - i ratei di restituzione sono stati sempre onorati - con ulteriori 5 milioni di euro per 2009-2011. Questo ha permesso l’avvio di un processo, estremamente positivo, per migliorare l’alimentazione delle famiglie e per trasferire nei mercati locali produzioni di qualità per il sostegno del loro reddito, con un importante ampliamento dell’occupazione, primo argine per sconfiggere la povertà,e con un sempre più attivo coinvolgimento della componente femminile. E così anche nella realtà andina del lontano Ecuador, il credito cooperativo italiano ha dimostrato che impresa ed utilità sociale possono convivere in un’unica istituzione economica: la cooperativa appunto. Ed il seme che è stato sparso in questi ultimi anni inizia a dare frutti sempre più consistenti e che è sempre possibile utilizzare la finanza per combattere la povertà e per generare sviluppo, anche nelle situazioni più degradate. Ed ora, dopo l’incontro, che è andato ben oltre gli aspetti squisitamente di colleganza ideale, si sono aperte nuove prospettive di collaborazione. E la BCC di Palestrina ha espresso la massima disponibilità, con il sincero auspicio di rapporti sempre più stretti.

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Solidarietà con

HAITI Poco più di due mesi sono trascorsi, era il 13 gennaio, dal tragico sisma che ha sconvolto Haiti con un incredibile numero di vittime- le cronache parlano di oltre duecentomila morti - e con le immani devastazioni che sono rimbalzate davanti ai nostri occhi. Tutto il mondo si è mobilitato per portare soccorso alla popolazioni così duramente colpite. In questo immenso oceano di terribili disastri anche il credito cooperativo ha voluto portare il suo contributo; una goccia, certo, ma con il suo stile di concreta e generosa solidarietà, promuovendo una raccolta fondi, alla quale la nostra banca ha aderito. Per evitare di disperdere le risorse in mille rivoli e per privilegiare efficacia e tempestività, il sistema del credito cooperativo canalizza il proprio sostegno su due Onlus: “Agire” e “Fondazione Francesca Rava”. La prima, di recente costituzione, raggruppa importanti ed autorevoli organizzazioni non governative italiane. È l’agenzia italiana per la risposta alle emergenze ed [1/ 2010]

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opera in coordinamento con il nostro ministero degli Esteri; la seconda è presente nel centro America, dal 2000; svolge interventi di sostegno a favore in particolare dei minori ed è molto attiva nell’adozione a distanza di bambini abbandonati. Ha anche realizzato ad Haiti un ospedale pediatrico, costruito secondo criteri moderni e dotato di attrezzature d’avanguardia, che ha resistito indenne alla forza devastatrice del recente sisma. Nell’attuale emergenza è anche punto strategico della protezione civile italiana. Per partecipare a questa gara di solidarietà, rivolgersi direttamente ai nostri sportelli. Queste le coordinate per i versamenti: AGIRE onlus: codice IBAN IT 47 U 05584 03208 000000005856 con la causale “Emergenza Haiti” FONDAZIONE FRANCESCA RAVA - N.P.H onlus: codice IBAN IT 39 G 03062 34210 000000760000 con la causale “Terremoto Haiti”


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FINALE DI PARTITA di Alessandra Battaglia

L’Associazione Culturale Teatro Laboratorio “Gianni Santuccio” e l’Associazione Culturale “Hypokrites” di Gallicano nel Lazio, sotto la guida di Lucio Rosato - da anni nel mondo dello spettacolo - si sono misurati, da febbraio a marzo 2010, con l’opera teatrale beckettiana intitolata “Finale di partita”, facendo tappa in una serie di appuntamenti distribuiti in molti paesi dei Colli Prenestini. L’evento è stato supportato dal patrocinio di quattro comuni dell’area prenestina: Gallicano nel Lazio, Palestrina, Zagarolo e San Vito Romano, paesi in cui lo spettacolo è in calendario. Infatti, dopo il debutto al teatro “Santuccio” di Gallicano, lo spettacolo beckettiano ha seguito un calendario di diverse tappe, distribuite nell’ambito del circondario prenestino, tra cui, oltre all’Auditorium “Pierluigi” di Palestrina (6 e 7 marzo), anche Palazzo “Rospigliosi” a Zagarolo, San Vito e forse Genazzano; inoltre il regista sta valutando anche di andare in scena nella Capitale, probabilmente presso il Teatro “India”. A firmare la regia della rappresentazione teatrale è proprio Lucio Rosato, attore classe ’41, che, diplomatosi alla prestigiosa Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, oltre a vantare un curriculum ricco di collaborazioni teatrali, cinematografiche e televisive, da alcuni anni gestisce le attività teatrali locali dirigendo, da otto anni, i ragazzi del laboratorio stesso. In questa occasione il gruppo si è misurato con un autore di lettura impegnativa: Samuel Beckett, Nobel in letteratura, drammaturgo e poeta irlandese considerato tra le personalità più influenti di tutto il XX secolo, anche perché il suo contributo rappresenta lo spartiacque del teatro contemporaneo rispetto al “prima”. L’opera trasposta si inserisce nel filone del così detto “teatro dell’assurdo”, caratterizzato da ripetitività di dialoghi al limite del nonsense e dinamiche cicliche e serrate, su cui si innestano elementi comici in netto stridore con la tragicità della situazione in scena. Beckett sceglie di dissolvere

il senso del narrato un modo inedito per significare l’inconsistenza e l’effimerità della condizione umana. Sul palcoscenico, trasformato in un inquietante set da fantascienza, dopo l’introduzione di Pino De Gregori, ad interpretare surreali personaggi sub umani si sono conquistati l’attenzione della platea: Daniele Bonamore - alias Hamm, cieco e statico fulcro della scena, padrone del servo Clov, interpretato da Alfredo Colagrossi, i due sono legati da un rapporto basato su un enigmatico rapporto di interdipendenza reciproca e da reciproca incapacità fisica (uno non può alzarsi, l’altro non può sedersi). In scena anche Marco Tomassi e Cristina Borraggine nei ruoli di Nagg e Nell: genitori “larve umane” di Hamm che, mutilati degli arti inferiori vegetano in un bidone-culla-rifiuti. Un’esistenza non vita, un vegetare trascinandosi in un assurdo gioco che replica la desolata vita dei protagonisti, emblematicamente simboleggiato dalla partita a scacchi: una sfida inutile e ripetitiva, in cui qualunque mossa si scelga, si è consapevoli di non aver scampo, è già tutto ineluttabilmente perso, mentre aleggia un senso di angoscian-

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te incompiutezza ed impotenza. Come dichiara il regista il concetto chiave della performance è sintetizzato nell’amara frase pronunciata da Nell: “Niente è più comico dell’infelicità”. Le minimaliste scenografie metalliche, curate dallo stesso regista con l’inserimento accurato di vari dettagli (come l’uso di maschere antigas) evocano uno scenario da catastrofe post nucleare, amplificato da effetti sonori e registrazioni a cura dei musicisti prenestini Massimo ed Andrea Di Nunzio. La sensazione oppressiva che tutto si svolga

all’interno di un claustrofobico bunker è potenziata grazie anche ai costumi di scena, realizzati dalla GP 11 del noto costumista romano Gabriele Mayer (Oscar per il film “Maria Antonietta”). Rispetto al gradimento del pubblico, Rosato, già impegnato a progettare altri spettacoli, traccia un bilancio positivo commentando che “Nel complesso c’è stato un buon riscontro da parte del pubblico, specie considerato che il genere in cui ci siamo cimentati questa volta è abbastanza complesso ed anche complicato”.

LA COPPA DEL MONDO a Zagarolo

Il Presidente Marcello Cola e Marco Pacifici, vice sindaco della città. [1/ 2010]

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SEDE SOCIALE Viale della Vittoria, 21 - 00036 Palestrina (RM) Tel. 06 953.001 Fax 06 953.51.88 DIVISIONE AMMINISTRATIVA Via Aldo Moro, 85 - 00010 Gallicano nel Lazio (RM) Tel. 06 954 629 1 Fax. 06 954 629 209 FILIALI PALESTRINA Piazza S. Maria degli Angeli, 6 - 00036 Palestrina (RM) Tel. 06 953.001 Fax 06 953.51.88 PALESTRINA/SAN ROCCO Viale Pio XII, 135 - 00036 Palestrina (RM) Tel. 06 953.07.135 Fax 06 953.07.177 CAVE Via Albert Einstein - 00033 Cave (RM) Tel. 06 958.03.83 / 06 958.10.87 Fax 06 958.14.58 LABICO Via Roma, 64 - 00030 Labico (RM) Tel. 06 951.01.40 Fax 06 951.07.79 GENAZZANO Piazza della Repubblica, 8/11 - 00030 Genazzano (RM) Tel. 06 957.86.34 / 06 957.86.41 Fax 06 957.88.31 ZAGAROLO Via Valle del Formale, 9 - 00039 Zagarolo (RM) Tel. 06 957.60.60 / 06 957.60.61 Fax 06 957.53.23 LAGHETTO/MONTECOMPATRI Via Lago di Bolsena, snc - 00040 Montecompatri (RM) Tel. 06 947.71.069 Fax 06 947.71.057 GALLICANO NEL LAZIO Via Aldo Moro, 85 - 00010 Gallicano Nel Lazio (RM) Tel. 06 954.621.44 Fax 06 954.629.210 TIVOLI Piazzale delle Nazioni Unite, 2/4 - 00019 Tivoli (RM) Tel. 0774 319.167 / 0774 310.842 / 0774 336.859 Fax 0774 310.835 TIVOLI/VILLA ADRIANA Via Rosolina, 75/a - 00019 Tivoli (RM) Tel./Fax 0774 533.606 ROMA/PONTE DI NONA Viale Francesco Caltagirone, 366/368 - 00010 Roma Tel./Fax 06 22.18.40.16 GUIDONIA MONTECELIO Piazza Cornelia, snc - 00012 Guidonia Montecelio (RM) Tel./Fax 0774 342.583 / 0774 342.003


Insieme N°1 2010