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La Voce del NordEst - Numero 67 Dicembre 2016

NORDEST

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Donne e Montagna, essenza

Giovanni Segantini - Le due madri, 1889 di Liliana Cerqueni NORDEST - Il rapporto tra le donne e la montagna ha sempre avuto connotazioni speciali, un legame fortissimo intessuto di fatica, dedizione, coraggio, grande spirito di adattamento, rispetto e quella profonda conoscenza del territorio dettata dalla necessità di trarne benefici e sussistenza. Le donne sono sempre state le depositarie di quel sapere specifico che consentiva di interpretare e tradurre i segnali della natura, sfruttarne le risorse, mantenerne attentamente l’equilibrio e le caratteristiche, grate di tutto ciò che si poteva ricevere da un ambiente a volte magnificente, altre impervio e ostile. Le icone della donna di montagna sono presenti in numerosi dipinti di Giovanni Segantini (Arco 1858, Svizzera 1899) e ci avvicinano a figure femminili che compaiono nell’habitat montano in tutto il

loro impatto emotivo. Donne che trascinano faticosamente nella neve una slitta carica di legna, che lavorano serenamente a maglia mentre badano al pascolo del bestiame, si dissetano avidamente a una fontana di paese, o reggono sulle spalle pesanti recipienti d’acqua, oppure ancora conducono una coppia di cavalli reggendoli energicamente per il morso. Altre immagini si soffermano su donne intente a raccogliere il fieno, scrutare l’orizzonte da un’altura con la voglia negli occhi di raggiungere il paese, dopo una giornata di lavoro massacrante. Ma la scena che dà il senso più completo e profondo dell’essere donna di montagna è quel capolavoro che rappresenta le due madri: una donna che alla luce fioca di una lanterna, nel tepore della stalla, tiene tra le braccia il proprio figlio accanto alla mucca che veglia sul suo vitello, in un muto, complice legame tra mondo umano e mondo animale,

privo di mediazioni e considerazioni superflue. La montagna ha sempre accolto una strana società e cultura al femminile in maniera più massiccia che altrove per ragioni ben precise, le cui fondamenta storiche trovano giustificazione nell’emigrazione degli uomini in molte epoche e le guerre che allontanavano mariti, figli, fratelli; in molti casi anche le donne lasciavano valli e paesi per lavorare altrove ma dove sono rimaste, la montagna è uscita dalla marginalità, potenziando la propria cultura, conservata gelosamente, senza rinunciare all’innovazione e alla modernità che i tempi hanno via via richiesto. Le donne sono state da sempre le custodi della memoria, facendosi carico dei vivi e dei morti e mantenendo attivi i legami col passato e col presente, imparando ad andare avanti da sole laddove ce ne fossero state le condizioni. La


La Voce del NordEst N°67 dicembre 2016