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La Voce del NordEst - Numero 67 Dicembre 2016

Primo PIano

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L’annata meteorologica:

anomalie che diventano la norma di Ervino Filippi Gilli Quando si parla di incrementi nelle temperature di una zona qualsiasi del nostro territorio alpino bisogna tener sempre conto che fino al 1850 eravamo in piena Piccola Età Glaciale e pertanto è normale che dopo un periodo freddo durato oltre quattro secoli ci possano essere incrementi di temperatura anche significativi: proprio per questo i climatologi sono soliti prendere in considerazione i così chiamati “periodi di riferimento” (lunghi trent’anni, nel nostro caso dal 1961 al 1990) e confrontare con questi le temperature e le precipitazioni dell’intervallo che si vuol analizzare. Questa premessa è doverosa in quanto i detrattori dei cambiamenti climatici considerano il riscaldamento in atto come una conseguenza della fine della Piccola Età Glaciale e poco più.

Da anomalia a norma Analizzando stagione per stagione ciò che è successo quest’anno alle temperature e, anche se in misura minore, alle precipitazioni si può notare come quelle che una volta potevano essere considerate anomalie, ora stanno diventando la norma.

In Europa l’inverno 2015-16 è stato interessato da una anomalia termica positiva nella parte centrale-meridionale del continente mentre in quella settentrionale prevaleva una anomalia negativa: questa situazione di riscaldamento nella nostra parte del continente ha fatto sì che per l’Italia l’inverno appena trascorso sia stato uno tra i più caldi dopo la fine della Piccola Età Glaciale (il terzo per la precisione) con una temperatura media superiore di 1,8°C rispetto al periodo 1961-1990. Tutti i tre mesi hanno contribuito a quest’innalzamento con punte di +2.7°C in Febbraio, + 1.6°C in Dicembre, + 1.2°C in Gennaio. Se analizziamo la situazione in Trentino, l’anomalia si era già manifestata con la siccità dell’inverno scorso: il periodo secco è nel ricordo di tutti con quasi 90 giorni (dal 18 ottobre 2015 al 10 gennaio 2016) senza piogge o nevicate. Se a questa mancanza di precipitazioni aggiungiamo un aumento delle temperature variabile tra 2.0 e 2.5°C , si capisce come quello appena trascorso sia stato un inverno difficile per il comparto dello sci. La primavera viene segnalata in Europa come una delle più calde mai registrate: a differenza dell’inverno l’anomalia positiva nelle temperature si registra sul nord del continente mentre se nella parte

centrale/meridionale si rimane prossimi alla norma, nella parte occidentale del continente (Francia e Spagna) si registra una anomalia negativa. In Italia la primavera è risultata la dodicesima più calda dalla fine della Piccola Età Glaciale con una temperatura media superiore di 1.1°C rispetto alla media del periodo di riferimento: se il mese di marzo è stato leggermente più caldo rispetto alla media (+0.8°C) e quello di maggio è rimasto nella normalità, è il mese di aprile quello che ha manifestato temperature estremamente elevate con ben 2.7°C in più rispetto a quanto ci si sarebbe potuti aspettare. Nella nostra Provincia l’andamento è stato del tutto simile a quello dell’Italia: marzo +1.0°C, aprile +2.0°C, maggio nella norma. Andando ad analizzare le precipitazioni, si può notare come in marzo si sia rimasti nella media, in aprile le piogge sono state scarse, in maggio le precipitazioni sono abbondanti e decisamente maggiori di quanto ci si potesse attendere. E per finire l’estate: in Europa siamo rimasti grosso modo nella media ed altrettanto possiamo dire dell’Italia. In Trentino le temperatura non si sono discostate di molto rispetto all’atteso, con circa + 1/1.5°C a seconda della stazione meteo considerata. L’apporto principale è dato da luglio + 2.0°C mentre gli

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