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DÉTourNEMENT INDEPENDENT & PERIODIC WEBZINE // MOBILE TONGUE ETC. // N.O8 MAY TWOHOUSandTEN

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… in progress: DÉTOURNEMENT è

un DIFFUSORE COLLATERALE, in formato WEBZINE, ORIENTATO AD ESSERE VETRINA DI RICERCA NELLE NUOVE POLITICHE SOCIALI, IL CUI NETWORK, APERTO ALLA PROMOZIONE DI ogni EMERGERE CULTURALE, ATTRAVERSA UNA PIATTAFORMA D’UTENZA INCLINE ALL’USO DEI New Media Work, in una LOGICA POST-ARTISTICA o MEGLIO ATTA alla DEVALORIZZAZIONE DELL’Arte ALTA. CONTRO IL FASCIO dei SAPERI STABILITI, CONTRO L’INQUINAMENTO CULTURALE: X una RICCHEZZA CRITICA, RADICALE e LIBERTARIA decentrata dal COATTISMO DI MASSA, L’OBIETTIVO è: RIAPPROPRIARSI DEL PROPRIO MEDIA-SYSTEM MENTALE, CON L’AUSILIO di un USO ECQUOresponsabile DEL TERMINE ‘FREE’, PREPOSTO AD ESSERE PRATICA DEL FARE OPINIONE o meglio x LIBERARE IL FARE CRITICO DA qualsivoglia GENERE OBBLIGAZIONALE. INDIPENDENTE E DEMOCRATICO, NEL FARE DELL’ATTIVISMO LA PROPRIA FEDE COLLATERALE, IL WEBZINE È MEZZO COOPERATIVO X E DI TUTTI, IN CERCA DI 1 CONTINUA FREE COLLABORATION!


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SOMMARIo MOBILE TONGUE X Y. W. Song è..

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SYNTHETiC TONGUE

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DOMANDA AL WEB

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GLOBAL SLANG

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EURO-DEBITO

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EUROZONA STATO MAI NATO

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LA GRECIA Ci PARLA

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SILENZIO COLPEVOLE

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L’EROE BiONDO

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In copertina: Y. W. Song, 02, various technical, installation view, 2009 ► courtesy of the artist

EDITOR in chief ⋆ Gabriele Perretta MANAGING editor ⋆ gr.gr. Art DIRECTOR ⋆ gr.gr. EDITORs ⋆ gr.gr. CONTACT ⋆ detournementwebzine@gmail.com


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Mobile tongue x Y. W. Song è ..


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SYNTHETiC TONGUE SMS LANGUAGE, TEXTING LANGUAGE, TEXTESE, CHATSPEAK, TXTSPK, TXT TALK e LE NUOVE TECNOLOGIE. BY gr.gr.

In una Web Epoche dove il linguaggio si presenta come una disadorna babele di stili e idioletti, fatto di espressioni abbreviate, parole tronche, asintattiche e spesso agrammaticali, la stesura si confà ad un italiano medio informale e stringato, che obbedisce ad esigenze di celerità della comunicazione o meglio ad una Savings Culture, attenta a veicolare segnali metalinguistici, avvezzi ad espedienti oramai tipici della rete, come per la più storica comunicazione faccia a faccia. Grazie all’avvento dei Nuovi Media tale linguaggio denominato oralità scritta o oralità secondaria, a differenza dell’oralità primaria propria delle culture orali ignare della scrittura, congloba in se non solo forme testuali, bensì anche le immagini ovvero le migliori rappresentanti di un risparmio: non solo spaziale. Questa moda sta condizionando molti aspetti della nostra vita e la oramai radicata scrittura degli SMS, ha portato al realizzarsi di un linguaggio fatto di abbreviazioni, emoticons, numeri etc. etc.. Per anni la parola scritta pareva destinata ad un futuro sempre più marginale, soppiantata dalla comunicazione audiovisiva a distanza, ecco però che i milioni e milioni di SMS scambiati ogni giorno, ridanno valore ad una scrittura che come in: Dv 6? :-); Xk nn puoi vnr? :-(; Dimmi qcosa!; Mi sento xsa: fregiano di elementarità ed incomprensibilità rispettivamente contenuti e sintassi di interlocutori per lo più giovani, la cui trascuratezza ed esigenza di rapidità, riproducono le caratteristiche di un’oralità esemplarmente evidenziata dall'uso di icone come :-) per felice o :-( per triste e che indicano l'atteggiamento, lo stato d'animo con cui si emettono i messaggi: esattamente quello che nell'oralità si realizza con la gestualità e la mimica. Più che una comunicazione informativa vi è una comunicazione fàtica, ossia una comunicazione che serve soprattutto a dire: ci sono, ti penso, mi sento legato a te, sono come te e proprio come l’intramontabile squillo fatto ad un amico, tutto ciò diviene segnale silente, ma inequivocabile e gratuito, di un legame tra: persone amiche. La tecnologia permette di riprodurre le caratteristiche di fondo del loro parlato: un parlato che vuole essere prima di tutto uno strumento per legarsi e tenersi legati ad un gruppo, il cui parlato ricco di smozzicamenti sintattici controbilanciati da un'alta velocità di eloquio, con una forte significatività della componente gestuale; un parlato che utilizza da tempo tratti economici! Dai manoscritti medievali alle lettere private di ieri e di oggi l’esigenza di risparmiare spazio e tempo ha spesso portato scriventi diversi ad adottare scritture tachigrafiche o brachilogiche. Alche la sensazione di novità che tutti noi proviamo di fronte agli SMS e ad altre forme di parlar spedito da che cosa deriva? Forse dall'inedita unione di parole e immagini? Da una dialogicità informale impensabile nel passato? Dalla diffusione di massa di un fenomeno che presenta evidenti tratti di creatività e altrettanto evidenti tratti di stereotipia? Tutta colpa di quei miseri 160 caratteri a disposizione per ogni messaggio: questa la motivazione ufficiale della nascita dell’italiano 2.0, ovvero di un italiano che tende a racchiudere in 2, massimo 4 lettere ciascuna parola, e mescolare con il resto qualche parola inglese, purché sia più breve della sua controparte nostrana. Alla domanda: gli SMS hanno portato ad un’evoluzione o ad un deturpamento del linguaggio? Noi si risponde: in quali forme di comunicazione testuale senza limitazioni si hanno generazioni di ragazzi con una perfetta padronanza dell’italiano? O meglio di quale Italiano, dato che qui si parla già dell’Italiano 2.0! Qualora l’abitudine tecnologica sia come è all’oggi una tecnologia popolare, utilizzata da milioni di utenti, irreversibili sono anche le implicazioni di costume, culturali, ed economiche che affermano l’inutilità del colpevolizzare ancor oggi l’SMS, quale fautore del crescente analfabetismo, figlio invece di una più profonda obsoleità del sistema Educazione. Un linguaggio fatto di sigle, abbreviazioni, acronimi e segni iconici, che fanno pensare all'ingresso nel linguaggio comune delle proposte di linguistica figurale dell'avanguardia futurista e di primo Novecento e delle innovazioni espressive della neo-avanguardia degli anni '60; tra l'altro già abbondantemente penetrate nella comunicazione pubblicitaria. Eppure gli interessi che si muovono intorno ai milioni di SMS non riguardano solo l’ancor cosiddetta cultura, tanto che alcune società di brokeraggio online hanno iniziato ad accettare commissioni tramite SMS. Divenuto strumento d’informazione e servizi: l'SMS è oggi fatto oggetto dell'interesse delle grandi aziende, nonostante sia nato dalle esigenze di una comunicazione interpersonale, manipolata dalla libertà dei suoi utilizzatori; esso è la testimonianza di come gli interessi economici e i progressi tecnologici debbano sempre e comunque fare i conti con la capacità creativa e spiazzante del fattore umano, al di là di qualsiasi previsione deterministica. Nuove generazioni di internauti oggi aggregano le reti sociali, quelle reti che in una logica in cui i provider di contenuti siano remunerati solo sulla base della pubblicità e i rivenditori solo dalle tariffe da connettività dati, daranno il via a quella celere stagnazione del mobilecontent, che noi tutti come e soprattutto le grandi aziende non cerchiamo. Sempre più persone, per poter aggiornare il proprio profilo sociale, si affidano a dispositivi mobili in grado di connettersi ai più svariati aggregatori sociali ed è per questo che gli smartphone si stanno diffondendo con tale rapidità! A riguardo si possono citare aziende come Microsoft e Nokia, le quali hanno creato dei dispositivi particolarmente adatti all’utilizzo di Twitter e Facebook, capaci di sbirciare i ‘fattacci’ degli altri, e contemporaneamente di far sapere i propri, anche quando si è fuori casa. Ovvero: Ho 364 amici e ogni mattina quando arrivo al lavoro, la prima cosa che faccio è aprire Facebook. Scrivere un articolo sul proprio blog riguardo Facebook, condividere il link su Facebook dell’articolo scritto, creare gruppi che inizino con 'Quelli che' - 'Quelli di', non uscire di casa prima di avere aggiornato il proprio status, farsi i fattacci dei propri amici dalla homepage di Facebook, creare 2 account e inviarsi una richiesta


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di amicizia. Questi sono solo alcuni dei sintomi che secondo lo studioso britannico David Smallwood, hanno la responsabilità di aver generato una nuova patologia detta: friendship addiction, ovvero amico dipendenza, una vera e propria epidemia tale per cui gli utenti sono incapaci di fare a meno di Facebook o Twitter come surrogati della propria affettività. Dati personali preziosi, che raccolti e impacchettati valgono soldi. Gente che vende abitudini, gusti, preferenze delle persone. Cose che hanno un valore perché servono a sviluppare prodotti ritagliati ad hoc, ma rispondenti a logiche aziendali tutt’altro che orizzontalistiche. Insomma ricevere richieste d’amicizia diviene la testimonianza della nostra esistenza ed è per questo che ritorniamo su Facebook ossessivamente, perché la nostra vita diventa vita su Facebook! Tutti cerchiamo un luogo ‘al sole’ dove la nostra popolarità accresca, ma di fatto le reti sociali minimizzano questo processo, grazie alla loro accessibilità! Dagli sms alle chat, passando per i social network i ragazzi di oggi passano molte ore su telefonino ed internet, e mentre prima, si teneva un diario segreto pieno di fotografie, dediche, etc. etc. oggi per comunicare su Facebook vi è l’uso di uno slang ‘abbastanza incomprensibile’, tale da evadere le preoccupazioni e i controlli dei genitori. Un linguaggio teso a nascondere non solo il fidanzatino di turno, bensì festini a base di droga, sesso e alcol. Un nuovo linguaggio sociale che grazie a Facebook o Bebo trova esemplari terminologie come: taken o ownageeee, per impegnato, ridneck per imbarazzato, legal per autorizzata a fare sesso sopra i 16 anni etc. etc.. Linguaggi segreti o meglio non abituali, ma usati sui più svariati social network come sintomi appartenenti ad un gruppo, non più di una comune provenienza geografica, ma di un’intera generazione, generalmente: adolescente. Ebbene sì sono: i teenager, i nativi digitali, ad essere in esame con il loro uso ibrido d’una comunicazione fatta di animazioni e video clips, scritture mutanti, messaggi cifrati e simbolici, perché capace di restituire - almeno in parte - la naturalità espressiva della comunicazione interpersonale. I teenager sono l’avanguardia del Nostro futuro digitale, il laboratorio in cui vengono sperimentati i linguaggi, i comportamenti ed una scrittura multimediale, i cui ampliamenti necessitano di un superamento della cosiddetta Leet speak (elite speak) o linguaggio hacker che già dalla metà degli anni '80 perseverava nelle reti della comunità nerd dei college americani e che convertiva le lettere in simboli e numeri, creando così parole riconoscibili nella forma, ma non pronunciabili. Oggi il codice anti-genitori dei teenager predilige ogni tipo di amputazione purché: low cost! Ottimizzazione dei processi e pressione sui costi sono argomenti sempre d’attualità, tant’è vero che sempre più aziende puntano sui vantaggi dell’automazione con soluzioni cosiddette Machine to Machine (M2M), ovvero con lo scambio automatizzato di informazioni tra dei terminali e un sistema informativo centralizzato, attraverso una connessione mobile e senza interventi umani. Le soluzioni M2M possono contribuire a razionalizzare e automatizzare i processi in ogni settore fino alla vendita e la rete mobile permette ciò grazie ad una comunicazione a basso costo e senza grandi investimenti, si vedano a riguardo: l’ottimizzazione dei giri grazie alla localizzazione e alla gestione flessibile dei veicoli; la tracciatura delle merci e gestione degli ordini professionali (prodotti, confezioni); il monitoraggio di impianti e oggetti; la lettura a distanza di strumenti di misurazione (consumo di corrente, livello dell’olio e dell’acqua, temperatura); la sorveglianza di edifici, ascensori, auto, persone in pericolo o deboli; l’assistenza a distanza, come la trasmissione di dati sanitari di pazienti cronici e le informazioni sul traffico su navigatori satellitari, quotidiani di giornata sull’eReader etc. etc.. La consapevolezza è che le forme di comunicazione oggi praticate siano alla radice non solo del nostro futuro, bensì della Nostra contemporaneità, perché come lo si nota in The Big Plot di Paolo Cirio, trattare modalità d’espressione quali Facebook è fare del puro neorealismo, di una società che nasce e muore nei social network.


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DOMANDA AL WEB L’INFORMAZIONE SUL WEB. BY gr.gr.

Analizzando statisticamente il comportamento medio dei vari fruitori di internet si è potuto stilare una sommaria classifica in termini di tempo: al primo posto vi sono i social network, alle quali vengono dedicate sette ore al mese; poi i giochi online, quasi tre ore; e ben una ora e trenta minuti per i siti a luci rosse; al quinto posto troviamo l'informazione che rappresenta complessivamente il 3 per cento ca. del tempo che passiamo online: insomma ben lungi dall'essere la principale attività. Su Facebook e Twitter vengono pubblicate pressappoco tre miliardi di aggiornamenti ogni mese, e in questi spazi per la condivisione privata si raccontano avvenimenti della propria vita in real time: una vera e propria rete di public relation. L’uomo ha bisogno di relazioni e di scambi d’informazioni, non solo per un aspetto emotivo, ma anche per un’esigenza di sviluppo biologico, perché un umano collegato con altri attraverso un fittissimo network è portato ad intrecciare relazioni, interagire con altri, imitarli e imparare, in un’unica intelligenza sociale organicamente funzionante. Questa intelligenza collettiva collega persone che sono sì separate fisicamente, ma riunite negli spazi web, di comunicazione, ibridi, pubblici e privati allo stesso tempo e tutto ciò ha influenzato i nostri codici linguistici, senza però dimenticare che la lingua è un insieme di norme e di abitudini comuni a tutti quelli che vivono in una stessa epoca. La rete oggi non è più un database, bensì un’intelligenza collettiva fatta sì di informazioni, ma soprattutto di persone, perché il web è come un bambino, si basa su di una tecnologia linguistica in cui le parole sono riconosciute come appartenenti ad un vocabolario, perciò l’utente per cercare le informazioni su internet si è abituato a utilizzare una sequenza di parole chiave e per comunicare utilizza dei linguaggi controllati e semplificati appositamente per la macchina: processore. L’utopia è creare una Tecnologia semantica dove le parole possano essere riconosciute come concetti, ossia alla cosa più simile al processo di comprensione di un umano, quando legge un testo. Quest’idea del web semantico è nata nel 2001, ma se ad oggi non si è ancor potuto realizzare, ci si sta avvicinando proprio per un’applicazione creata da Dag Kittlaus per l’iPhone: il riconoscimento vocale e che permette d’interrogare il web, chiedendo attraverso il proprio cellulare, ad esempio: A che ora è il prossimo volo da Parigi a Milano? Secondo Dag Kittlaus: il sistema operativo degli assistenti virtuali sarà internet. I cervelli saranno l’intelligenza artificiale sviluppata dalle compagnie di software. Le braccia e le gambe saranno le interfacce api mentre il tessuto connettivo i protocolli di autenticazione come Open Social. Questo tipo di sogno semantico dovrebbe permettere la nascita di una serie di applicazioni innovative, che rinnoverebbero il sistema di internet.


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GLOBAL SLANG LA SCRITTURA STA PERDENDO LA SUA FORMA SPECIFICA, IN BREVE IL SUO LINGUAGGIO. BY gr.gr.

Le idee ci vengono dalla storia, dall’ambiente, dalla coscienza, insomma da tutto ciò che è in noi: le idee si prendono in prestito, si scambiano, legano gli uomini tra loro. La forma grammaticale della lingua usata è in rivolta, in continua evoluzione grammaticale o sgrammaticale che sia e in un epoca più che veloce ed impaziente la forma dello scritto assume quelle tipiche caratteristiche della casualità, non più riconducibili ad un linguaggio conosciuto. La lingua è un insieme di norme e di abitudini comuni a tutti gli individui di una stessa epoca, ma lentamente ed inesorabilmente va verso un gergo (slang) che nasce dalla globalizzazione culturale. Se la scrittura assume i linguaggi parlati, come espressione reale degli uomini, non vuol dire che sia auspicabile il pittoresco linguaggio, ormai di uso comune. All’interno di una nazione le parlate differiscono da gruppo a gruppo, ed ogni individuo è prigioniero del proprio linguaggio; alche le necessità nate dall’uso della tecnologia hanno portato ad assimilare una serie di vocaboli, per lo più inglesismi o francesismi, storpiandoli ed adattandoli al linguaggio che ognuno adotta, dimenticandosi che il linguaggio non è mai omologabile. Un tempo la società si specchiava nel suo linguaggio, ossia la lingua era espressione di classe, regione, professione e quindi storia della disparità sociale; oggi, in un’illusione d’uguaglianza, si è creata un’unitaria superficialità di contenuti nel tentativo di fluidificare una comunicazione già popolare.


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EURO-DEBITO L’EURO HA DIECI ANNI, MA È TUTT’OGGI UNA MONETA SENZA UNO STATUTO POICHÉ È ASSENTE UNA POLITICA COLLETTIVA DI SOSTEGNO. BY gr.gr.

L’Europa è stata fondata su una moneta unica, senza avere una visione globale dell’economia; purtroppo la speculazione esiste dentro i paesi di libero mercato e la si può contrastare solo con una politica comune e rigorosa. I paesi che si affacciano sul medieranno sono i più fragili e ad alta corruzione, ma ciò non si può contrastare solo con una legislazione rigorosa e con la costruzione di una nuova mentalità, perché gli sprechi nascono da meccanismi perversi ed è difficile correggerli senza un risveglio morale o etico inerente la vita pubblica! La catastrofe finanziaria d’oggi scaturisce da una crisi dell’intelligenza collettiva, ed è prima che una crisi economica: una crisi etica, politica e culturale, ovvero una crisi d’identità. La rivoluzione delle coscienze che porta alla moralità, ossia all’onestà - che è la precondizione dell’agire umano - è andata persa e l’austerità che è una necessità come l’applicazione del principio di responsabilità non hanno più radici nel quotidiano. Insomma le considerazioni morali relative alla sopravvivenza della specie umana non possono essere separate dal ragionamento propriamente economico, e bisogna che la classe politica si renda conto che il rischio di povertà colpisce un gran numero di cittadini, con uno straordinario aumento del numero dei disoccupati e la conseguente contrazione dei salari. L’esperienza di precedenti crisi economiche insegna che per recuperare i livelli occupazionali dopo una grande crisi, servono mediamente 7 anni e in questo lasso di tempo i lavoratori si trovano senza impiego per almeno 2 o 3 anni, o con un’occupazione in nero. Gli ammortizzatori sociali, che fortunatamente esistono, sono fondamentali per attenuare l’impatto della crisi, ma i giovani in cerca di una prima occupazione sono esclusi dagli attuali strumenti disponibili ed è inoltre attualmente impossibile introdurre un reddito di solidarietà. In questo scenario i giovani non possono avere ne spazio, ne futuro, perché con la crisi si smette di investire su innovazione e ricerca, ma non sugli sprechi della spesa pubblica! Un debito mostruoso si proietta nel futuro: un’eredità per noi e le generazioni a venire, che saranno sì più povere, ma innanzitutto di diritti.


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EUROZONA STATO MAI NATO ASSENZA DI CONVERGENZA ANCHE IN TEMPO DI CRISI. BY gr.gr.

La Grande Depressione fu la peggiore crisi mai attraversata dall’economia mondiale, colpì quasi tutti i paesi, da quelli più avanzati a quelli meno sviluppati fino ai paesi sottosviluppati, non appena questi ultimi furono inglobati nel mercato mondiale. La depressione si manifestò tra l’altro con la dissoluzione del sistema internazionale della valuta, ed è il rischio che in parte oggi si è corso, perché se l’Euro cade trascina con sé tutti gli stati. Le figure dei politici come giustizieri che si oppongono alle attività speculative, non risolvono i problemi che viviamo poiché essi pongono le loro radici a partire dalla globalizzazione finanziaria, delle persone, del capitale, e questo movimento a cui la classe politica non ha partecipato non ha creato un’Europa omogenea per poter iniziare così a contrapporsi a Cina etc. La finanza non è più funzionale, ma predatoria e la colpa è della politica poiché ella da le regole e la finanza sta ad esse, ma i mercati sono privi di regole ed è per questo che siamo di fronte ad una crisi sistemica, che necessita di una regolamentazione. Si direbbe che ci si è affidati al principio della regolazione interna, per il quale il sistema economico, tramite la libera interazione tra liberi attori, si attesta o ritorna sempre in uno stato di equilibrio ottimale; al suo interno, le regole di condotta individuale e i meccanismi istituzionali atti a perpetuare l’ordine politico e a favorire il progresso economico e sociale, non farebbero altro che svilupparsi in modo naturale, ma la prima grande crisi congiunturale data da una speculazione finanziaria, ha messo in luce: l’assenza di convergenza in seno alla zona Euro e i rischi di rottura . L'unione monetaria è condannata alla riforma. In ogni zona monetaria, c’è una banca centrale e un ministero incaricato dei grandi equilibri di bilancio, mentre nella zona Euro, abbiamo una sola banca, la Bce e un patto di stabilità, che nessuno ha rispettato, proprio come la crisi greca che sembra essere andata ben al di là della sua mole, tenuto conto che questo paese rappresenta appena il 2,5 per cento del Pil dell'area Euro, forse per aver sorvolato su frodi contabili etc. etc. Prendere misure per garantire la stabilità dell'Euro, significa un fermo impegno di tutti a sostegno della moneta comune, ma anche a favore di un rafforzamento del patto di stabilità, perché mettere grosse cifre al sostegno dei debiti non è il presupposto per uscire da una crisi economia che continua, ma da il tempo per trovare soluzioni che plachino i venti di panico delle borse! Per ora l’Eurozona ha varato una procedura di salvataggio per i membri in difficoltà, un maxi-piano che prevede prestiti bilaterali dagli Stati dell'Eurozona per 440 miliardi: un programma da tutti definito salva-euro e che, come dicono le parole stesse, avrebbe dovuto avere un qualche effetto sul cross valutario. Il programma di Bruxelless pur essendo in apparenza un sostegno importante suscita un ceto scetticismo, poiché dei miliardi messi potenzialmente a disposizione, solamente i 60 del bilancio comunitario sono immediatamente disponibili, gli altri dovranno seguire diversi iter che ne rendono, alla fine, difficile l'utilizzo. Se è vero che bisogna accettare la realtà, vedere l’Europa solo come uno spazio di libera circolazione delle persone e delle merci e non una zona politicamente unitaria, questo vorrebbe dire abbandonare il sogno di 50 anni di storia! Per cui ciò che urge fare è rafforzare il patto di stabilità, la cui efficacia fin ora ha mostrato clamorose lacune, consolidando: il coordinamento delle politiche di bilancio nazionali, la sorveglianza sugli squilibri strutturali e sui divari di competitività tra i membri europei, in tempi a dir poco celeri.


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LA GRECIA Ci PARLA CRISI SUL MEDITERRANEO. BY gr.gr.

Il popolo minuto paga in Grecia come ovunque, ma la Grecia ci parla e ci mostra il possibile futuro dei paesi del sud se non si applicano quei principi di responsabilità e di austerità tanto proclamati dal governo di George Papandreu e non ancor accettati dalla popolazione greca. Non appoggiare un tale programma significa prorogare la risoluzione della loro crisi e della nostra, perché quello che sta succedendo è una catastrofe sociale ed è vero che si sono fatti dei tagli solo sui dipendenti pubblici, ma i provvedimenti si sono estesi anche alle ditte private a cui si è data: libertà di licenziamento. Il governo prevede quindi di economizzare 30 miliardi di euro entro il 2013 e i greci potrebbero vedere ridotto il loro potere di acquisto del 30%, creando cosi un’impossibilità ai consumi che porterebbe ad una recessione fatale per un paese che cerca di ridurre il proprio deficit. L’economia greca soffre dei mali che paiono comuni ai paesi che si affacciano sul Mediterraneo (l’evasione fiscale come sport nazionale, seguita dalla corruzione), ma la cosa veramente inaccettabile è che i più ricchi, saranno ugualmente toccati dalle misure di austerità, proprio come i più poveri ed è difficile accettare di non ribellarsi a palesi ingiustizie, anche se si ha la coscienza come dice il Ministro greco della finanza e dell’economia: «la Grecia ha la scelta tra la morte e la sopravvivenza, e bisogna prendere atto che è in gioco non solo la Grecia, ma il futuro dell’Ue».


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SILENZIO COLPEVOLE ABUSI TACIUTI DA CHIESA E SOCIETÀ. BY gr.gr.

Non solo la Chiesa ha taciuto per anni, nel 1999 la pedofilia non era un argomento di cui i giornali si occupavano, per la Chiesa non bisognava dare scandalo, non c’era sensibilità per le vittime, bisognava tacere per l’onore familiare. Sui giornali, in genere se ne parla in relazione agli scandalosi silenzi della chiesa Cattolica, ma non c’è un vero e proprio attacco alla pedofilia in sé, ne una presa di coscienza, infatti oltre ai casi legati ai sacerdoti vi è il silenzio stampa su di un turismo sessuale che coinvolgerebbe i paesi ricchi: ma nessuno se ne occupa! Nella chiesa vi è il 4% di pedofili una percentuale pari alla restante società non ecclesiastica, ma i dati statistici non hanno senso quando si parla della Chiesa come istituzione nella quale il bene e l’amore come giustizia e tensione dello spirito sono fondamenti costitutivi. Ricordando Sant’Agostino la confessione non è una panacea, ovvero: nessuno può avere la soluzione se non ripara al danna creato… Il pedofilo ha un debito con la società civile e verso le sue vittime e nelle otto beatitudini viene sottolineata due volte la giustizia per le vittime, ma la giustizia è stata insabbiate - dicono - da 40 anni di silenzio. Lo scandalo è scoppiato in breve tempo e poiché non ci sono state denunce, dato che le vittime di abusi si rivolgevano all’autorità religiosa, che secondo una consuetudine comportamentale diffusa nella nostra Italia, imponevano il silenzio, solo in tempi recenti le vittime si sono rivolte all’autorità giudiziaria: per avere giustizia. Quello che conta è il valore simbolico dove prima di esservi un abuso sessuale vi è un abuso di potere, che è alla base di questo tipo di reato, diviene orribile quando a commetterlo è colui che dovrebbe proteggerti ed educarti. Mai una vera denuncia è partita dai Vescovi tra i cui compiti vi era ed è anche l’applicazione delle disposizioni concernenti i casi di sacerdoti pedofili, non riconoscendo così una patologia in atto. La Chiesa ha avuto il brutto vizio sociale di non denunciare apertamente la gerarchia ecclesiastica composta anch’essa da uomini propensi all’errore, e il silenzio nato dal voler dare un’immagine perfetta alla società non rende meno colpevoli da tali misfatti. La crisi etica della gerarchia ecclesiastica non più all’altezza dei tempi per sporcizia e carrierismo (Benedetto XVI) sta mettendo in crisi il sacerdote come mediatore tra uomo e Dio. La chiesa ha mediato o meglio sovraccaricato di significati spirituali tutto ciò che concerne il corpo e la sessualità, come l’amore tra coniugi, ma in quest’ottica ha trascurato la corretta informazione e formazione di quei fedeli che ancor oggi la seguono, ella deve mettere in discussione la sessualità cattolica, in un’etica condivisa che tenga conto della fragilità della condizione umana. Il dibattito sul celibato sacerdotale decretato nel 1000 d.C. e ribadito nel Concilio Tridentino è oggi presente nelle discussioni massmediatiche, ma ciò non ha nulla a che fare con la pedofilia: quanti padri di famiglia fanno del turismo sessuale e abusano, pur non essendo cristiani? La società dopo aver giustamente puntato il dito contro il silenzio della Chiesa, dovrebbe guardarsi allo specchio e prendere coscienza che quello che viene fatto ad un bambino coinvolge tutti, per squartare così quel velo di omertà che ha fatto sottovalutare la diffusione del reato di pedofilia, perché sia dovere di tutti occuparsene e parlarne.


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L’EROE BIONDo X UNA FEDERAZIONE UMANA. BY gr.gr.

In occasione dei festeggiamenti dei 150 anni dell’unità d’Italia, quando si è parlato della figura di Giuseppe Garibaldi, molti sono i modi di vedere questa figura complessa dalle mille sfaccettature, tra le quali mi piace ricordare il vagheggiatore di uno Stato universale e di una concreta unione tra le nazioni sovrane, il cui fondamento era la pace e l’uguaglianza fra i popoli. Di quest’eroe Giovanni Bovio nel discorso commemorativo tenuto a Bari, disse: Nessuna nazione disse: è morto un italiano, quel di Nizza o di Caprera, quel di Marsala o di Digione, il repubblicano o il monarchico, il generale di Lamarmora o il capitano dei volontari, nessuna. Un grido fu: è morto Garibaldi! Ma di che nazione, a quanti anni, bisognoso di vita o di riposo? È morto! Altri grandi capitani morirono. Non era un capitano, era come il cuore dell’umanità; di ogni terra come gli oppressi; di ogni terra era lui! In ogni grado dell’ideale della umanità moderna e della infinita epopea della storia universale, riapparirà la figura di quel cavaliere che volle la guerra per la pace, Io Stato libero per le nazioni, le Nazioni per l’Umanità: riapparirà in mezzo ai vincitori, perché siano generosi coi vinti; in mezzo ai vinti, perché riprendano le armi, se ingiustamente cadute; ed agli armati ricorderà che il fine è la federazione umana. Ci diverte poi la descrizione del Pascoli che scrive: Biondo gentile come re Manfredi / più potente di Federico Augusto / Quasi senz’armi col segno Tricolore / Giuseppe Garibaldi / risaliva l’Italia dal mare / a incontrare l’Italia delle Alpi / e l’anno dopo il 7 maggio 1861 l’ Italia era proclamata / una libera grande e eterna. Vi è così tanto da discutere e da riflettere oggi sulla parola libertà, che se si distrugge la figura dell’eroe Biondo, che nel bene o nel male, ha contribuito a creare una nazione, perlomeno dal punto di vista territoriale, ci resta il Chè come esempio di uomo che si è battuto per i diritti dell’uomo e la libertà di pensiero, per una costante rivoluzione della mente e del cuore all’insegna dell’uguaglianza, della libertà e della bellezza.


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