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*DETERGO ottobre 2011 it+gb

7-10-2011

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LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE Cari commercianti, riconoscete il ruolo delle lavanderie Qualche giorno fa è arrivata nel mio laboratorio una cliente abituale con un giaccone da lavare di un noto brand. La notorietà del capo e la presenza dell’etichetta di manutenzione mi hanno indotto a pensare che il capo non avrebbe dovuto darmi particolare preoccupazione per il suo lavaggio. Sta di fatto che, dopo averlo lavato come da istruzioni, il capo si rovina. Come la gran parte dei colleghi, pur non obbligata dalla legge, mi prendo la briga di chiamare l’azienda produttrice in quanto non era possibile sapere dalla cliente dove fosse stato acquistato. Alla fine di questa ricerca emerge una inaspettata verità: il giaccone non era originale, era un cosiddetto tarocco, ben fatto, ma pur sempre un tarocco! Di tutta questa storia di “ordinaria contraffazione” quello che mi ha stupita di più è stata la freddezza della azienda produttrice nei miei confronti e la totale indifferenza dimostrata sull’esistenza in commercio di capi di imitazione di scarsa qualità con il loro marchio. Un danno di immagine non da sottovalutare a mio avviso. La salvaguardia del nostro mercato è una necessità che riguarda, da una parte il consumatore senz’altro, ma dall’altra anche il produttore, cioè il soggetto che immette sul mercato il prodotto. Quindi è chiaro che garantire un prodotto sicuro, garantire un mercato trasparente è un dovere di tutti gli operatori della filiera. Il consumatore deve vedere garantita la sua sicurezza – intesa sia in senso fisico, sia in senso economico (di qualità) – così come il produttore che realizza una produzione cor-

retta, una produzione che rispetta le norme deve avere la garanzia che nessuno, impunemente, possa usare il suo marchio su produzioni, peraltro, anche spesso dannose per la salute del consumatore. Il produttore serio, a mio avviso, deve chiedere e pretendere che vengano fatti un controlli proprio per evidenziare a chi non rispetta le regole che le regole esistono, che devono essere rispettate e che c’è qualcuno che le fa rispettare. E qui possiamo entrare in gioco noi e la nostra professionalità: le migliaia di lavanderie in Italia sono una vera e propria rete di laboratori di analisi in grado di giudicare gli abiti portati a lavare. Se solo venissimo valorizzati potremmo essere determinanti nella individuazione sia delle difettosità che delle vere e proprie truffe. È una proposta che potremmo lanciare al mondo della produzione e del commercio a tutela del consumatore. Una proposta che punta a potenziare le conoscenze utili per le attività di indagine, intervento e repressione contro la vendita di prodotti falsi, contraffatti e non sicuri. Mi piacerebbe che un giorno la nostra categoria potesse essere “consulente” dei vari operatori coinvolti nel controllo: dalla Polizia Locale alla Guardia di Finanza, da Unioncamere alle varie Associazioni dei Consumatori. Certo è che il mondo della produzione e del commercio devono cambiare decisamente atteggiamento e considerare l’intera filiera della moda (e quindi anche noi “lavandai”) un patrimonio da difendere e non da spremere come un limone.

di Letizia Baccichet Presidente nazionale ANIL Confartigianato

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DETERGO OTTOBRE - OCTOBER 2011


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