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ARCHITECTURAL DIGEST. LE PIÙ BELLE CASE DEL MONDO

NUMERO

446.

OTTOBRE 2018

PORTFOLIO: NUOVI RIVESTIMENTI HIGH TECH

FOCUS: BENVENUTO ORIENTE!

IN EDICOLA DAL 21 SETTEMBRE 2018

9 771123 971003

80446 ISSN 1123-9719

EDIZIONI CONDÉ NAST - € 5,00

STORIE: I MAESTRI: JEAN PROUVƒ

NEO-ROMANTIC Forme morbide, colori caldi, luci d’atmosfera: la casa contemporanea vuole intimità


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Human Design Da più di ottant’anni progettiamo ceramiche in cui tecnica e innovazione sono al servizio delle persone. Perché il vero design nasce sempre attorno alle emozioni di chi lo vive marazzi.it


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RIMADESIO.IT

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THE SPIRIT OF PROJECT SISTEMA ARMADI COVER FREESTANDING DESIGN G.BAVUSO


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Editoriale. ARCHITECTURAL DIGEST. LE PIÙ BELLE CASE DEL MONDO

NUMERO

446.

OTTOBRE 2018

PORTFOLIO: NUOVI RIVESTIMENTI HIGH TECH

a destra: sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia, Ettore Mocchetti e Catherine Alix-Renier, Ceo di JaegerLeCoultre, celebre Maison orologiera che dell’evento è stata tra i main sponsor. Elegantissima, la signora indossa un Joaillerie 101 Feuille, l’orologio-gioiello di cui si racconta a pagina 60.

FOCUS: BENVENUTO ORIENTE!

80446

IN EDICOLA DAL 21 SETTEMBRE 2018

ISSN 1123-9719

9 771123 971003

EDIZIONI CONDÉ NAST - € 5,00

STORIE: I MAESTRI: JEAN PROUVƒ

NEO-ROMANTIC Forme morbide, colori caldi, luci d’atmosfera: la casa contemporanea vuole intimitˆ

u

La copertina. Nella foto: Londra, quartiere Belgravia: il patio di una terrace house ristrutturata. Modernismo e Neoromanticismo si fondono.

na volta, negli anni ’30, John Knittel, autore di romanzi tosti come Via Mala e Il sogno di Amédée, osservò che «IL CONTEMPOR ANEO non è un tempo né una forma, è piuttosto un sentire. Si può essere moderni pure immersi nel passato, o tradizionisti frequentando i modi del presente». Tale sentenza fotografa lo spirito di questo numero di AD in cui si racconta di CASE MODERNISSIME anche quando si vestono di colti rimandi storici o popolari. A Torino, per esempio, in uno spazio ritmato dal colore, mobili e artefatti traducono nella sensibilità di oggi il mood segreto degli ANNI ’30 . Nel centro di Mantova, invece, la sovrapposizione di età differenti dà un senso di attualità a un'abitazione ristrutturata con sagacia. Nelle Marche l’avanguardia decorativa di una villa neorazionalista si sublima nel contatto con un paesaggio antico, mentre in un appartamento di Napoli il minimalismo scandinavo degli arredi è riscaldato dalle tinte allegre del tradizionale vitalismo partenopeo. Poi, in un palazzo ottocentesco del Netino, l’esuberanza siciliana e il Neoclassico nordico, fondendosi, generano un NEOSTILE ROMANTICO : antico e attualissimo. Ancora c’è la campagna, la trevigiana e la toscana, e anche qui il segno moderno e l’anima del tempo, evocati da un gusto eclettico, si alleano per creare una dimensione nuova dell’intimità. Di più, nel numero, ci sono GIAPPONE E CINA protagonisti del FOCUS perché l’Estremo Oriente è una cultura progettuale in grande espansione. I rivestimenti hi-tech, dalle resine speciali alle pietre sinterizzate illustrate nel PORTFOLIO, sono suggestioni importanti per la decorazione della casa, così come i suggerimenti che arrivano dal CERSAIE in fatto di ceramiche e non solo. E le STORIE? Trattano di grandi personaggi, spaziano dal pragmatismo poetico di Jean Prouvé, un maestro del design, alle visionarie architetture sculturali di Virgilio Marchi, genio futurista.

OPEN MIND QUEL GENIO DI GIO Noi e gli altri. Autunno Gio Ponti. A Grand Basel ha debuttato Diamante, l’auto da lui disegnata nel 1953, mentre Parigi gli dedica una maxiretrospettiva. Ma perché debbono essere gli altri e non noi a celebrare il nostro più grande progettista del XX secolo?

FOTO©SEBASTIANO PESSINA

©SEBASTIANO PESSINA

LO SAPEVATE CHE? Ispirazione per un matrimonio. Ci avete fatto caso? Fedez e Chiara Ferragni per la location delle loro nozze hanno scelto la Dimora delle Balze a cui AD aveva dedicato la copertina e un servizio nel settembre 2017. Auguri di tanta felicità.

N.434 - SETTEMBRE 2017 € 5,00 Poste Italiane Spa - Sped. A.P. D.L. 353/03 Art. 1, Cm. 1, DCB MI EDIZIONE ITALIANA with ENGLISH TEXTS

ISSN 1123-9719

70434 9 771123 971003

IN EDICOLA DAL

22 AGOSTO 2017

ARCHITECTURAL DIGEST. LE PIÙ BELLE KENZO: LA MIA CASA A

CASE DEL MOND O

ETTORE MOCCHETTI

PARIGI

Aria di campagna LA GENTE, LE COSE, LE CASE: RITORN ALLA NATURA DALLA O PUGLIA ALLA SICILIA EDIZIONI CONDÉ

NAST

ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

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N° 446 — OTTOBRE 2018

SOMMARIO. «Ci si siede più volentieri su una sedia di un colore che ci piace». VERNER PANTON

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DISC OV ERIES .

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HOME —

In Australia il design ha ispirato la residenza con vista sull’oceano di NINA MAYA .

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DESIGN STORY — Un libro ripercorre la storia MOBILE BR ASILIANO dall’800 agli anni ’80.

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FOOD DESIGN —

I piatti di JORDAN KAHN sono concepiti come suggestive composizioni astratte.

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IN MOSTR A/1 —

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DIARIO DI VIAGGIO — Le illustrazioni di MILES HYMAN celebrano la bellezza della Città eterna.

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ART PROJECTS — THOMAS SCHÜTTE ha ideato una nuova architettura per il Vitra Campus.

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SEVEN FOR THE FUTURE — Provocazione e ironia nei progetti di NAVA+AROSIO STUDIO .

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MOTORING —

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ARTE —

Le sculture di MASSIMILIANO PELLETTI evocano un inedito senso del passato.

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ARTIGIANATO & INDUSTRIA — Gli arredi di ROBERTO GIOVANNINI rivisitano sapientemente il classico.

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JEWELS — La micromeccanica è un’arte da virtuosi negli orologi-gioiello di JAEGER-LE COULTRE .

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IN MOSTRA/2 — Un’opera di BEVERLY BARKAT pensata come un viaggio nella storia del popolo ebraico.

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ON THE ROAD — A Torino e a Mestre due mostre raccontano l’immaginario della MOTOCICLETTA .

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del

A EREVAN , una panoramica sulle nuove tendenze dell’arte contemporanea.

Grinta e comfort per la AMG GT 4 porte Coupé di MERCEDES .

Dal 1949 AGRESTI produce “arredi di sicurezza” con savoir-faire artigianale.

LUXURY —

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WATCH — Un cronografo automatico di RICHARD MILLE celebra la classica gara Le Mans Classic.

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ANNIVERSARI — Bestseller e concept innovativi per le cucine di MODULNOVA , che compie 30 anni.

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LE ASTE —

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GUSTO ITALIANO — Un cuore tecnologico e il mood della tradizione per le linee di MARCHI CUCINE .

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AGENDA —

La FOOD PHOTOGR APHY è tra le tendenze che primeggiano nelle vendite all’incanto.

Dalla grande mostra su PICASSO agli eventi dedicati al design di ieri e di oggi.


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LE CASE DEL MESE. 128

IL SENSO DELLA STORIA — In un appartamento di TORINO prende forma un’originale evocazione dell’arte e del design del ’900.

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SEGNI, SPAZI, EPOCHE —

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UN NUOVO PASSATO — Un gusto neoclassico rivisitato con sagacia per una terrace house di LONDR A in equilibrio tra ieri e oggi.

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ANTICHE STANZE —

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BENVENUTI AL NORD —

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LA VITA NUOVA — Il senso autentico della tradizione in una casa di campagna in Veneto, sulle verdi colline del MONTELLO .

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ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

In una dimora nei pressi di NOTO arredi e oggetti rari disegnano uno scenografico paesaggio domestico di gusto ottocentesco. TR A VENTO E STELLE — La bellezza della modernità è il motivo dominante di una villa di FABRIANO ricca d’arte, design e di originali collezioni.

In una farm house di CAPALBIO , un’originale rivisitazione del gusto country, reinterpretato secondo uno spirito contemporaneo.

ESERCIZI DI STILE —

ENGLISH TEXTS

MATTIA AQUILA. GIORGIO BARONI

Un insolito mix di colori mediterranei e di arredi di design scandinavo in una casa di NAPOLI .

La storia e le sue stratificazioni sono il filo conduttore del progetto di un piccolo appartamento nel cuore di MANTOVA .


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STORIE .

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Ha fatto scuola l’estetica funzionale del design di JEAN PROUVÉ .

L’UTILITÀ PRIMA DELLA BELLEZZA —

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ARCHISCULTURE — L’attualità dei progetti di VIRGILIO MARCHI , maestro del Secondo

avveniristici Futurismo.

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IL FUOCO DELL’ARTE — Da mezzo secolo i camini di FOCUS sorprendono con le loro forme scultoree.

PORT FOL IO.

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Pattern, finiture e colori trendy, materiali di ultima generazione per i RIVESTIMENTI di pavimenti e pareti.

QUINTE DOMESTICHE —

BACK STAGE .

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DENTRO AD — Cercando suggestioni e ispirazioni dietro le quinte del numero di OTTOBRE . Consigli e spunti per rinnovare l’arredamento della propria casa.

FOCUS.

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Lo stile, le forme, i rituali millenari dell’ASIA diventano ispirazione per mobili e oggetti che rivisitano suggestioni secolari secondo lo spirito di oggi. ORIENTE ESTREMO —

ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

DOSSIER .

195 ha la base piegata a mo’ di origami, il mobile Landslide di Insane Luxury Design. sopra:

NUOVI SCENARI — Ceramica, sanitari e arredobagno sono i protagonisti del CERSAIE di Bologna, ricchissima vetrina di novità e di tendenze cui partecipano le aziende leader del settore.


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In questo numero. PAOLA BUR ATTO CAOVILLA Nata e vissuta nel mondo delle scarpe, da sempre scrive, dipinge (è discendente del pittore Giovanni Battista Piazzetta) e fotografa. Cittadina del mondo, viaggia portando in giro il suo credo: “Life is beautiful”. È autrice di 6 libri, l’ultimo dei quali è My fashionable Venice (Mondadori Electa).

Una mostra di pittura da non perdere? «“Tintoretto 1519-1594” a Palazzo Ducale, a Venezia, per incantarsi davanti alle sue tele e alle sue scelte di colore in una cornice che è già da sola una meraviglia».

STEFANO DORATA Architetto e designer di fama mondiale, si è confrontato con i progetti più vari, dalla villa all'hotel, allo chalet. Ha pubblicato il libro Case by Stefano Dorata (Gangemi).

Il design più interessante a Londra? «Nello showroom di Andrew Martin in Walton Street. C'è un’atmosfera continuamente in evoluzione ed è sempre possibile scegliere tra cose diverse».

DIEGO CISI E STEFANO GORNI SILVESTRINI

MATTIA AQUILA Fotografo creativo specializzato in interior design e architettura, collabora da anni con importanti aziende del settore, studi di architettura e riviste.

Un posto che non ti aspetti a Noto? «Il Charming Hotel Seven Rooms di Villa Dorata, nel cuore della città barocca, tra le mura del prestigioso Palazzo Nicolaci».

Hanno fondato Archiplanstudio nel 1997 a Mantova, realizzando edifici pubblici, privati, residenziali e commerciali. Insieme si sono occupati di progetti territoriali e di valorizzazione del paesaggio.

Un tesoro nascosto a Mantova? «Il Forte di Pietole, sul Mons Virgilii, vicino alla contrada dove nacque Virgilio. Nel paesaggio si riconosce la natura cantata dal poeta latino».

PAOLO GENTA

Un luogo da non perdere della Torino del Novecento? «Il Caffè Baratti, un trionfo di stucchi, bronzi e marmi, con tutte le decorazioni del 1909 perfettamente conservate».

TOMMASO ZIFFER Architetto romano, ha iniziato a collaborare con lo stilista Valentino negli anni ’90, realizzando, nel ’95, l’Accademia Valentino, spazio espositivo multifunzionale. Nel 2000 ha firmato l’Hotel de Russie e attualmente sta lavorando all’Hotel de la Ville a Roma e al resort La Locanda Rossa a Capalbio.

Gli indirizzi giusti a Capalbio? «La Macchia, che è un club molto esclusivo; il ristorante La Selva; e come stabilimenti balneari il bagno Ultima Spiaggia e La Dogana».

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MATTIA AQUILA. UMBERTA GENTA. SAMUELE MAZZA. ALESSANDRO PENSINI

Architetto con specializzazione in Storia dell'Arte, è anche un affermato interior designer di livello internazionale. I suoi interni, improntati a un personale e raffinato eclettismo, si nutrono di un suggestivo impiego del colore.


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BREM CALORIFERI PER L'ARCHITETTURA

Q U A L I T Y

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Ci accontentiamo semplicemente del meglio e creiamo i migliori prodotti editoriali. Per questo abbiamo AD, che da oltre 30 anni racconta le più belle case del mondo, La Cucina Italiana, da oltre 90 anni la guida più autorevole nel mondo del gusto e della tradizione italiana, e Traveller, viaggi straordinari accompagnati da eccezionali reportage fotografici per viaggiare comodamente dalla poltrona di casa. Tradotto in una parola, Qualità. In due parole, Condé Nast.

Direttore Responsabile

ETTORE MOCCHETTI Art Director GIUSEPPE PINI Caporedattore Attualità MARIO GEROSA Caporedattore, RUBEN MODIGLIANI Caporedattore ELENA DALLORSO Caposervizio Impaginazione FRANCESCA MARINO Vice Caposervizio, MICHELA BUZZONI, MARGHERITA CARRARA Segreteria di Redazione MARIA GRAZIA CECCONELLO Responsabile, FEDERICA CLARI Photo editing Project Consultant RICCARDO BIANCHI New York CHRISTINA NICASTRI Segreteria e Redazione Hanno collaborato: SONIA S. BRAGA, RUGGERO A. CECCHI, DILETTA COLONNA, ANTONELLA COTTA RAMUSINO, NICOLETTA DEL BUONO, DANIELA DE VITO, FIAMMETTA FADDA, UMBERTA GENTA, GIAMPIERO NEGRETTI, GAIA PASSI, ALESSANDRA QUATTORDIO, GIGI RHO, BERNARDO RIZZATO, FRANCA ROTTOLA, ALESSANDRA VALLI, GIUSEPPE VIGNA, FRANCESCA VINCI, TOMMASO P. ZOCCHI STEPHEN PICCOLO traduzioni, STUDIO DIWA revisione testi Fotografie di: MATTIA AQUILA, GIORGIO BARONI, CHIARA CADEDDU, LAURA FANTACUZZI, FELIX FOREST/LIVING INSIDE, MAXIME GALATI-FOURCADE, MASSIMO LISTRI, DAVIDE BASSOLI elaborazioni fotografiche Direttore Editoriale e Comunicazione Corporate LUCA DINI Direttore Generale Sales & Marketing FRANCESCA AIROLDI Sales & Marketing Advisor ROMANO RUOSI Brand Advertising Director CARLO CLERICI, Advertising Manager CRISTINA RONCAROLO Responsabile Content Experience Unit VALENTINA DI FRANCO, Responsabile Digital Content Unit SILVIA CAVALLI Digital Sales: CARLO CARRETTONI Direttore. Moda e Oggetti Personali: MATTIA MONDANI Direttore Beauty: MARCO RAVASI Direttore. Grandi Mercati: MICHELA ERCOLINI Direttore. Arredo: CARLO CLERICI Direttore Triveneto, Emilia Romagna, Marche: LORIS VARO Area Manager. Toscana, Umbria, Lazio e Sud Italia: ANTONELLA BASILE Area Manager Mercati Esteri: MATTIA MONDANI Direttore. Uffici Pubblicità Estero - Parigi/Londra: ANGELA NEUMANN New York: ALESSANDRO CREMONA. Barcellona: SILVIA FAURÒ. Monaco: FILIPPO LAMI

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RAW design Davide Diliberto Tutto assolutamente imprevedibile e nuovo. Questo è davvero un bel modo di essere diversi.

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Presidente GIAMPAOLO GRANDI Amministratore Delegato FEDELE USAI Direttore Generale DOMENICO NOCCO Vice Presidente GIUSEPPE MONDANI, Direttore Centrale Digital MARCO FORMENTO Direttore Circulation ALBERTO CAVARA, Direttore Produzione BRUNO MORONA Direttore Risorse Umane CRISTINA LIPPI, Direttore Amministrazione e Controllo di Gestione LUCA ROLDI Branded Content Director RAFFAELLA BUDA, Digital Marketing MANUELA MUZZA, Social Media ROBERTA CIANETTI Digital Product Director PIETRO TURI, Head of Digital Video RACHELE WILLIG Digital CTO MARCO VIGANÒ, Enterprise CTO AURELIO FERRARI Digital Operations e Content Commerce Director ROBERTO ALBANI

Sede: 20123 Milano, piazzale Luigi Cadorna 5 - tel. 0285611 - fax 028055716. Padova, via degli Zabarella 113 - tel. 0498455777 fax 0498455700. Bologna, via Carlo Farini 13, Palazzo Zambeccari - tel. 0512750147 - fax 051222099. Roma, via C. Monteverdi 20 tel. 0684046415 - fax 068079249. Parigi/Londra, 3 Avenue Hoche 75008 Paris - tel. 00331-53436975. New York, Spring Place 6, St Johns Lane - New York NY 10013 - tel. 212-3808236. Barcellona, Passeig de Gràcia 8/10, 3° 1a - 08007 Barcelona - tel. 0034932160161 fax 0034933427041. Monaco di Baviera, Eierwiese 5b - 82031 Grünwald - Deutschland - tel. 0049-89-21578970 - fax 0049-89-21578973. Redazione: 20121 MILANO - piazza Castello 21 - tel. 0285611 - fax 0285612698


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Piero Lissoni Warm Collection è l’innovativo progetto di interni per una casa dal design contemporaneo: cementi, resine, legni lavorati a mano, microrivestimenti, pitture e smalti, coordinati in una palette di dieci colori calda e avvolgente.

Kerakoll Brera Studio via Solferino, 16 Milano


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ARTE. DESIGN. ICONE. PERCORSI. ASTE. OGGETTI. IDEE. TALENTI.

DISCOVERIES.

FOTOGRAFIE FELIX FOREST/LIVING INSIDE

DESIGN LOVER. Nina Maya nella sua casa di Palm Beach, Australia. Tavolo MCM House, sedia Thonet. Alle sue spalle una fotografia della serie Kusho di Shinichi Maruyama.

WHO’S WHO Nina Maya si è lasciata alle spalle una carriera di successo come designer di moda per fondare a Sydney la società di interni che porta il suo nome, Nina Maya Interiors.


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HOME

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La vista infinita La passione per il design contemporaneo, declinata con sobrietà e misura, è il motivo dominante di una casa di villeggiatura a nord di SYDNEY , a due passi dall’oceano.

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ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

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FELIX FOREST/LIVING INSIDE

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on ci sono dubbi: ogni cosa qui racconta un desiderio di equilibrio. «Ciò che amo di questa casa è che vi si respira un senso di quiete. Non c’è nulla che stride, nessun contrasto, ogni dettaglio è stato realizzato per donare armonia. I toni naturali degli interni fanno sì che tutta l’attenzione sia catturata dalla spettacolare vista dell’oceano e dallo straordinario paesaggio circostante». Nina Maya, interior designer australiana con un passato di successo nel mondo della moda, ci ha messo quasi tre anni a trasformare un modesto bungalow di Palm Beach, esclusiva zona di villeggiatura a nord di Sydney, in una seconda casa confortevole ed elegante destinata ad accogliere la famiglia e gli amici dei proprietari durante i weekend. Gli spazi angusti dell’abitazione originaria, risalente agli anni Sessanta, sono stati completamente rivoluzionati: «Abbiamo abbattuto i muri


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2 divisori e alzato i soffitti per creare ambienti più ampi e ariosi e abbiamo fatto entrare la luce naturale in ogni stanza attraverso enormi finestre e lucernari», spiega la designer. Il passo successivo è stato ampliare la metratura, ricavando tre camere da letto aggiuntive, un cucinotto, una sala cinema e un grande terrazzo che si affaccia sulla lunga penisola di Palm Beach, stretta tra l’oceano e le placide acque di Pittwater. Il risultato è una casa luminosa molto sobria, con molti spazi privati e altrettanti dedicati alla condivisione. «Abbiamo voluto evitare il cliché della tipica casa sulla spiaggia australiana e creare un rifugio dal design contemporaneo, con un tocco internazionale. Un posto dove i proprietari possano trovare ristoro dalla loro vita frenetica e rilassarsi in compagnia di famigliari e amici». La palette di colori delicati contribuisce a creare ciò che Nina definisce una «sensazione zen», 

Dettagli di stile . 1. Sul terrazzo, poltrona Tosca Club Chair di Tribù e sedia di Manutti. 2. Nel soggiorno, divano Shanghai Tip di Moroso, poltrona Yale di MDF Italia, tavoli Dylan Farrell, sgabello LuMu Interiors, lampada Aballs di Hayon Studio, vaso Hub Furniture. Alla parete, opere di Evan Macleod. 3. Console

di Nina Maya Interiors, lampada a muro Inlite, fotografia di Trevor Mein. 4. Il divano di Nina Maya Interiors è rivestito con tessuti Dedar. 5. Nina Maya siede sulla Slow Chair di Ronan & Erwan Bouroullec per Vitra; tavolino Classicon, lampada di Alvar Aalto per Artek. Alla parete, fotografia di Chris Warnes.

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HOME

così come la scelta di materiali naturali, marmo, ottone invecchiato, tessuti di lino belga, pietra. A fare da fil rouge dell’interior design è il legno chiaro di quercia francese, che riveste i pavimenti e molte altre superfici. Da questo universo ovattato emergono, con potenza inaspettata, opere d’arte dalla forte personalità, come la fotografia di Shinichi Maruyama e i dipinti astratti realizzati da Evan Macleod. La scelta degli arredi riflette lo stile eclettico della designer e la sua spiccata sensibilità per i dettagli. «Mi piace mescolare stili diversi: per questo progetto ho scelto molti brand di design europeo, come Moroso, Thonet e Vitra,

e li ho uniti con alcuni pezzi speciali realizzati dal mio amico e designer locale Dylan Farrell». La maggior parte dei mobili sono stati disegnati su misura da Nina Maya Interiors, come l’enorme divano blu dalle linee curve e la console ovale dentro cui si cela la televisione, nell’area lounge. È questa la stanza che Nina preferisce: «C’è questo incredibile caminetto di vetro che ti permette di scorgere il mare, fuori, mentre sei al caldo accanto al fuoco», rivela. Ovunque si posi lo sguardo, s’incontrano oggetti dalle linee aggraziate e sfumature pastello, in perfetta armonia con il panorama che si spalanca alla vista oltre le vetrate. □ GAIA PASSI

Texture materiche. cucina di Nina Maya Interiors in marmo Super White - CDK Stone. Sgabelli Cirque di Martino Gamper per Thonet. sopra: il pavimento è rivestito in quercia. Lampade Cargo 3 di Designheure. sotto, a sinistra: letto di Nina Maya Interiors con rivestimento in lino, comodino Grazia&Co., plaid Missoni. sotto, a destra: il bagno su misura con rivestimento in porcellana; specchio in bronzo su disegno, lavandino in pietra di Boyd Stone, lampade Douglas & Bec, rubinetteria Brodware. a sinistra:

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ABBIAMO VOLUTO EVITARE IL CLICHÉ DELLA TIPICA CASA SULLA SPIAGGIA AUSTRALIANA.


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FOOD DESIGN

Gusti dell’altro mondo A Culver City, a due passi dai dismessi studi della MGM, uno CHEF VISIONARIO propone piatti studiati per cancellare ogni riferimento all’ idea umana di cibo. Con grande successo. di FIAMMETTA FADDA

WHO’S WHO Jordan Kahn è nato a Savannah, Georgia. Il suo stile fantasioso ed estremo si è formato da Per Se a New York e da Alinea a Chicago come pastry chef. Da cuoco-patron ha aperto Red Medicine a Los Angeles, cui è seguito Destroyer, “comfort food” con un twist particolare. Nel 2017 è stata la volta di Vespertine, la destinazione gastronomica più discussa di Los Angeles. vespertine.la

Tra le esperienze gastronomiche che un curioso della cucina può concedersi, dalle sferificazioni create da Ferran Adrià all’immersive dinner digitale dell’Ultraviolet di Shanghai, ne manca una: il pranzo che gli verrà offerto dagli extraterrestri il giorno in cui atterrerà su Marte o Giove o Plutone. Considerando i milioni e i miliardi di chilometri che separano il nostro pianeta da quelle destinazioni potreste sentirvi un po’ scoraggiati. Ma a torto. A Culver City, a metà strada tra Santa Monica e Beverly Hills, cittadina fatta di studi cinematografici rottamati, Jordan Kahn, chef di talento inquieto, pupillo del provocatorio Grant Achatz di Alinea a Chicago, ha creato “un luogo di suoni, ombre, visioni, sapori, provenienti da un futuro

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sconosciuto”. Vespertine è un cubo, chiuso in un esoscheletro di acciaio color ruggine, simile a una navicella spaziale che vuole allontanarsi il più possibile dall’idea umana di ristorante. Vibrazioni sonore e silenziosi camerieri in pantofole e tuniche nere accompagnano i ventidue ospiti attraverso la cena di quattro ore e diciotto portate, servite in oggetti simili a frammenti di meteoriti “provenienti da un luogo che non esiste”. Per esempio: un semicerchio di alghe tempestato di uova di luccio chiuso in un cerchio di ceramica nera; oppure: gambi di spinaci d’acqua pennellati con emulsione di tacchino e costellati da sfere di finger-lime; oppure, ancora, questo piatto di indivia e coregone. Tra Gotham City e Jurassic Park.

ANNE FISHBEIN

Verdure spaziali. a sinistra: il piatto: indivia, geranio ghiacciato, coregone, alghe oceaniche disidratate, olio di semi di zucca, uva spina, crema di mandorle affumicate. in basso: il Vespertine Building, progetto di Eric Owen Moss.


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D I A R I O D I V I AG G I O

Vacanze romane Louis Vuitton celebra i monumenti, l’atmosfera e la vita quotidiana della Città Eterna con una mostra di illustrazioni di MILES HYMAN . di ELENA DALLORSO

La città a colori. a destra: Rovine del Foro. sopra: Palazzo della Civiltà Italiana. in alto: Scrivendo a Villa d’Este. Oltre 100 disegni di Miles Hyman saranno in mostra dal 5 ottobre all’11 novembre al Museo dell’Istituto Centrale per la Grafica di Roma (grafica.beniculturali.it).

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sulla vita di tutti i giorni, le abitudini, cercando di catturare con sincerità e ammirazione la routine dei romani». E infatti in tutti i disegni l’elemento umano prende il sopravvento sulle architetture: anziani seduti al bar davanti al giornale, una coppia sulla panchina di un parco, archeologhe al lavoro, ma anche una tazzina di caffè, una fetta di pizza bianca farcita. «Roma fa parte di quelle città che esigono tempo in loro compagnia prima di poterne captare il fascino. La chiave per capirla è lo straordinario contrasto tra la sua vita effimera e l’eterno».

WHO’S WHO Miles Hyman, nato nel Vermont nel 1962, è un illustratore e fumettista. Ha frequentato l’École des Beaux-Arts di Parigi, pubblicando le sue prime strip su Futuropolis nel 1987. I suoi disegni sono esposti in musei americani ed europei.

CAROLE SCHILLING. LOUIS VUITTON MALLETIER

Uno scampolo di cielo azzurro, una facciata color ocra, un portone lucido, una cupola imponente, una fontana barocca, un viso, un terrazzo: Roma, per l’artista americano Miles Hyman, è tutta nei dettagli di vita quotidiana. Dai suoi disegni è nato il libro della collana Louis Vuitton Travel Book Rome by Miles Hyman, vero e proprio viaggio virtuale nella capitale, dipinta secondo angolature inedite. E dal libro nasce la mostra che sarà ospitata, dal 5 ottobre all’11 novembre, dal Museo dell’Istituto Centrale per la Grafica: oltre 100 disegni originali dell’artista commissionati da Louis Vuitton, alcuni appositamente realizzati per la mostra. «La luce e il cielo sono stati le prime due cose che mi hanno colpito di Roma», dice Hyman. «Mi sono focalizzato sul modo in cui i raggi del sole colpiscono le facciate, le cupole, le statue, dando vita a una palette di colori scintillanti e sorprendenti. Mi sono concentrato sui dettagli, preferendoli alla magnificenza dei monumenti. E soprattutto sulla gente,


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S E V E N F O R T H E F U T U R E /Ch a p te r t h re e

WHO’S WHO Paolo Emanuele Nava (1989, a sinistra) e Luca Maria Arosio (1988) lavorano insieme da quando frequentavano la Naba e quest’anno hanno costituito, con sede a Milano, il Nava+Arosio Studio, evoluzione del Nava+Nava Design Studio aperto nel 2014. Il cuore della loro attività è però l’atelier polifunzionale di Lissone (a destra). Loro progetti sono stati realizzati da Lago, Riva1920, Italamp e Rubelli Casa.

Nuova seduta. in alto e sotto: la poltrona tessile Pila-47 per Rubelli Casa. La struttura lignea è annegata in una manica di feltro rinforzato e deformabile: se ci si siede sopra, si piega a formare piano di seduta e schienale.

L’IMPORTANZA DELLE IDEE di RICCARDO BIANCHI

Per “Seven for the Future” sul prossimo numero incontreremo Andrea Bonini.

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CHIARA CADEDDU

Giovanissimo, il duo NAVA+AROSIO si esprime con un design dai concetti forti e fuori dal comune, ironico e con un po’ di provocazione. Intelligente.


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«LE NOSTRE IDEE NASCONO DA RICERCA E SPERIMENTAZIONE. IL CONNUBIO TRA CONTENUTO ED ESTETICA È IL NOSTRO FINE PROGETTUALE».

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In due non fanno 60 anni. Luca Maria Arosio e Paolo Emanuele Nava sono giovani designer in senso stretto. Due talenti. Hanno l’atelier a Lissone, al centro della Brianza mobiliera, in un complesso Liberty con un corpo basso, quasi industriale, in cui hanno ricavato il loro laboratorio. Dove sperimentano idee. «Sperimentare è uno dei verbi del nostro design», dicono, «ma non l’unico. Altri sono studiare la storia, ricercare, combinare, la funzione e l’arte. Al centro di tutto c’è comunque l’uomo».

Come nasce dunque un vostro progetto? Da un concetto che cerca di sottrarsi alle convenzioni e al già fatto. C’è anche un po’ di provocazione, di ironia: non ci prendiamo troppo sul serio. Poi ci sono la ricerca su materiali e forme, le prove e gli errori, i prototipi, le messe a punto con l’azienda. Industria o artigiano che sia, ci entusiasma il dialogo con chi fa. Ci fa crescere». Emblematica di ciò è la poltroncina “tessile” Pila-47 creata per Rubelli Casa e che vi ha fatto conoscere al pubblco vincendo il Best of the Year Interior Design Award. Sì. È una seduta diversa per un modo nuovo di sedersi. La struttura leggermente svasata in legno è dissimulata in una “manica” tessile, imbottita in feltro di lana rinforzato e deformabile che, piegandosi, delinea seduta e schienale. Solo linee curve e arrotondate. In più può essere “vestita” in modo sempre diverso grazie alla gamma di tessuti Rubelli. E anche con l’arte, come ha fatto il pittore Vanni Cuoghi. Un’intelligenza interna al prodotto che lo rende “senzatempo”. Lo si ritrova un po’ in tutti i vostri lavori, specie nei più recenti, la poltrona e il sofà Domino sempre per Rubelli Casa, o la sospensione Adria per Italamp. Pezzi pensati per essere ad personam, nel senso che ciascuno può completarne alcuni dettagli a suo piacere. In Adria in particolare abbiamo ribaltato il concetto di lampadario classico per creare un gioco di equilibri scenografici. Il nucleo centrale diventa contrappeso delle singole fonti luminose (il loro numero è personalizzabile) che, non sorrette dai tradizionali bracci ma da sottili fili scaturiti dal nucleo, sembrano fluttuare nello spazio.

Spunti comportamentali. 1. Origami Fingerfood può contenere quattro differenti pietanze o salse permettendo di mixarle a piacere. 2. Binomio è un set di posate usa e getta legate da un filo elastico che invitano i commensali a condividere il cibo. Premiato al concorso “Design for Food, Design to Feed” per L’Expo di Milano. 3. Divano Domino per Rubelli Casa: linee minimali, accuratezza posturale e una vastissima gamma di rivestimenti.

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A RT E

Miti ritrovati. Come il relitto di una statua ellenica ritrovato in mare: di Massimiliano Pelletti Perseus, pietra grezza – cm 70 x 55 x 60, 2016.

Rinati dal passato Tra i più interessanti scultori italiani di oggi, MASSIMILIANO PELLETTI crea “reperti” di antiche statue che, nel loro ricercato antichismo, comunicano emozioni del tutto contemporanee. di NICOLETTA DEL BUONO

Torsi, busti, teste. Foracchiati, strisciati, scanalati, spaccati, erosi. Sembrano reperti strappati all’usurante oblio del mare e del vento, oppure fortunosi ritrovamenti di qualche necropoli perduta. E invece no. Sono le opere, l’Olimpo degli dei vinto dal tempo, immaginato e plasmato da Massimiliano Pelletti, scultore poco più che quarantenne. La sua passione per lavorare la pietra è cosa di famiglia, suo nonno Mario Pelletti era scultore pure lui e di buon nome. La maniera di lavorare il marmo Massimiliano l’ha appresa nella sua bottega. Una volta, in un’intervista con il critico Davide Mariani, ha spiegato: «Vederlo lavorare e poterlo aiutare mi ha segnato profondamente. Respirare l’atmosfera della bottega, con la filosofia che si crea al suo interno, è stato uno stimolo forte che tutt’oggi mi porto dentro come bagaglio sia teorico che pratico». Il marmo – lui è di Pietrasanta e lì 

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COURTESY BARBARA PACI GALLERIA D’ARTE. NICOLA GNESI

WHO’S WHO Massimiliano Pelletti è nato nel 1975 a Pietrasanta, dove oggi vive e lavora. Scopre la passione per la scultura nella bottega del nonno, compie studi artistici e filosofici e debutta nel 2006. Da allora ha collezionato un gran numero di personali e collettive. Nel 2014 è stato finalista al Premio Henraux.


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A RT E

ha il suo laboratorio – è la sua materia d’elezione, ma usa anche il tufo, il bronzo, il legno e la ceramica, composti leggeri come le resine e il Pvc, e pure la luce al neon. Crea anche installazioni, ma il meglio lo esprime nella statuaria, con la quale, come nella serie “Sacra Privata” proposta di recente da Barbara Paci Galleria d’A rte di Pietrasanta, dà vita a una originalissima “archeologia contemporanea” che attinge ispirazione nell’ars funeraria degli antichi. Ha detto: «Nel laboratorio di mio nonno venivano scolpite opere di genere prettamente sacro e funebre, alcune delle quali mi hanno molto influenzato. Trovo affascinante la commistione tra simbologia, decadenza e alto canone estetico. Ritengo inoltre che l’insieme di questi elementi costituisca ancora oggi una forte testimonianza di contemporaneità». Il suo lavoro è complesso, non si limita allo scalpello, la ricerca ne è parte fondamentale perché per Pelletti è indispensabile il riferimento a modelli antichi e ciò significa per lui scovare, per prendere spunto creativo, gessi derivati dal calco di sculture originali. Poi c’è la scelta dei materiali – di recente, primo scultore al mondo, ha utilizzato onice bianca, sodalite e pietre fossili, non

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di rado ricorre al bronzo – e anche delle tecniche per lavorarli: il blocco viene portato in laboratorio, tagliato, sbozzato (se occorre) e, finalmente, scolpito. Pelletti opera non per formazione ma per deformazione, al precostituito toglie o aggiunge altri elementi o materiali. E, paradossalmente accade che, deformando, come dice lui stesso, si dà forma. Nasce così la scultura che prima di essere conclusa è sottoposta a quei trattamenti “pellettiani” che, invecchiandola, la rendono attuale. Un perfezionismo estetico che, come spiega l’artista, «contiene in sé la radice conflittuale delle emozioni». E di emozioni il lavoro di Pelletti ne regala in abbondanza proiettandoci, con i suoi dei rinati antichi dalla sua mano intelligente, nel mondo favoloso degli archetipi che alimentano l’inconscio collettivo teorizzato da Carl Gustav Jung.

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L’antico rivisitato. 1. La dolente effigie di Agatha, marmo verde e acidi, 2018, testimonia la capacità dell’artista di scolpire gli stati d’animo più segreti. 2. Broken blue, sodalite boliviana, cm 56 x 41 x 35, 2017. Il materiale,

inusuale per la scultura, conferisce una particolare intensità emotiva a questo busto di giovane. 3. Stratified Venus, roccia stratificata – cm 70 x 22 x 26, 2017: qui il materiale dà al soggetto un dinamismo quasi di stampo futurista.

COURTESY BARBARA PACI GALLERIA D’ARTE. NICOLA GNESI

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JEWELS

Tesori da polso Svelati a Venezia i segreti degli OROLOGI-GIOIELLO. Che Jaeger-LeCoultre declina in un nuovo modello.

Sotto la foglia. in questa Joaillerie 101 Feuille di Jaeger-LeCoultre. Oro rosa, diamanti per 10,3 ct. Cassa mm 18,35x6,80, spessore mm 5,47, movimento Calibro 101/4. Una foglia preziosa copre la cassa. pagina:

“Homo Faber”: suona eloquente il titolo della spettacolare mostra che alla Fondazione Giorgio Cini, sulla veneziana Isola di San Giorgio, ha portato alla ribalta antichi magisteri fabbrili attraverso la proposizione di manufatti selezionati da tutt’Europa. Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship ha infatti concepito l’esposizione come summa di eredità artigiane d’eccellenza ed esemplificazione della loro inesauribile vitalità. In particolare, nella sezione “Discovery and Rediscovery”, i segreti di venti raffinati mestieri d’arte, rivelati in loco per la gioia dei visitatori da altrettanti abili artigiani, hanno rimandato a Maison celebri per il loro savoir-faire e ai loro iconici prodotti. Spiega Franco Cologni, co-fondatore della Michelangelo Foundation: “Siamo partiti dai mestieri tradizionali legati al mondo del lusso, e abbiamo cercato di selezionare quelli che meglio rappresentavano alcuni saperi specifici”. Fra le tecniche inarrivabili illustrate al pubblico, c’era quella orologiera che Jaeger-LeCoultre applica al Calibro 101, realizzato per la prima volta 90 anni fa e tuttora “cuore” di nuovi preziosi modelli. Come il Joaillerie 101 Feuille, orologio-gioiello, smagliante nei suoi 167 diamanti a pavé, giocati sul dialogo fra tagli baguette e tagli brillante, apparso nel corso dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia (di cui la Maison è main sponsor) e nel contempo “sviscerato” negli intimi meccanismi nella mostra all’Isola di San Giorgio. Non a caso il Calibro 101, capolavoro di micromeccanica interamente prodotto nei laboratori della Grande Maison nella Vallée de Joux, continua a detenere oggi, a quasi un secolo dalla sua creazione, il primato di movimento meccanico più piccolo al mondo.

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PICCOLISSIMO Il Calibro 101 introdotto nel 1929 grazie a Henri Rodanet, capo degli stabilimenti Ed. Jaeger, fu inizialmente chiamato Duoplan per la disposizione dei ruotismi su due livelli per ridurre al minimo l’ ingombro. Da lì all’orologio-gioiello il passo fu breve: piccolo, infallibile, prezioso. E capace di passare alla storia, come quello indossato nel 1953 da Elisabetta II per la sua incoronazione.

COURTESY JAEGER-LECOULTRE

di ALESSANDR A QUATTORDIO


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O N T H E ROA D

Viaggio, libertà, arte La MOTOCICLETTA , e tutto l’ immaginario che le ruota intorno (dalla pittura alla fotografia, dal cinema al viaggio), è in mostra a Torino e a Mestre. Da protagonista.

I want to ride my bike. sopra: Reg Lancaster, Françoise Hardy, collezione Hulton Archive. in alto, a destra: Alighiero Boetti, Rosso Guzzi, 1971, pittura industriale su metallo. sotto: Andy Rementer, Biker, 2015, olio su tela.

Un insieme perfetto di design e tecnica, di estetica ed emozione, la motocicletta è in questi mesi protagonista di due importanti mostre: “Motocicletta. L’architettura della velocità”, a cura di Marco Riccardi a Forte Marghera, Venezia-Mestre (fino al 28 ottobre), e “Easy Rider. Il mito della motocicletta come arte”, a cura di Luca Beatrice, Arnaldo Colasanti e Stefano Fassone alla Reggia di Venaria di Torino (fino al 24 febbraio 2019). Organizzata in nove sezioni, stile, forma e design italiano; il Giappone e la tecnologia; mal d’A frica; la velocità; sì, viaggiare; London Calling; il mito ameri-

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cano; Terra, Fango e Libertà; la moto e il cinema, la mostra torinese si sviluppa come il racconto di una storia straordinaria che ha alimentato il mito del viaggio e della conquista della libertà. Accanto ad alcuni dei più celebri modelli di moto sono esposte opere d’arte, fotografie d’autore, spezzoni di film, che ne ricostruiscono l’immaginario. La novità della scelta dei curatori sta proprio nel dialogo che oltre cinquanta modelli di moto instaurano con opere d’arte contemporanea: l’Autoritratto con moto di Antonio Ligabue (1953), l’Accelerazione = sogno di Mario Merz, il Rosso Guzzi e il Rosso Gilera di Alighiero Boetti (1971), la grande scultura Veio di Giuliano Vangi (2010), le fotografie inedite di Gianni Piacentino High Speed Memories (1971-1976) e la scultura Self Portrait Race (1991-1993). IN MOSTR A Easy Rider. Il mito della motocicletta come arte si può visitare fino al 24 febbraio 2019 alla Citroniera delle Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria a Torino (lavenaria.it).

COURTESY ANTONIO COLOMBO ARTE CONTEMPORANEA, MILANO. GETTY IMAGES. COURTESY GIAN ENZO SPERONE ©ALIGHIERO BOETTI BY SIAE 2018

di ELENA DALLORSO


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D E S I G N S TO RY UNA STORIA AVVINCENTE La sedia Cadeira tri pés (1947) è uno dei capolavori di Joaquim Tenreiro illustrati in Brazil Modern. The Rediscovery of Twentieth-Century Brazilian Furniture (Monacelli Press). Il libro ricostruisce i protagonisti, i prodotti e le storie del design brasiliano moderno dalla fine dell’800 al 1985. L’autore, in collaborazione con Zesty Meyers. è Aric Chen, curatore della sezione Architettura e Design del museo M+ di Hong Kong.

Comodi ed essenziali. sotto: serie di sgabelli imbottiti con struttura in legno massiccio brasiliano. Progettati nel 1954 da Joaquim Tenreiro, padre del design brasiliano moderno. Il designer fu anche un apprezzato artista. a destra: un classico di Tenreiro, la Cadeira tri pés (1947).

Il DESIGN BR ASILIANO è ormai diventato un fattore della cultura del progetto internazionale. Ora un libro ne racconta le origini e gli sviluppi modernisti. di GIGI RHO Malgrado sia oggi uno dei più brillanti e influenti creativamente parlando (i fratelli Humberto e Fernando Campana ne sono i rappresentanti più famosi), il design brasiliano resta per molti versi un punto di domanda. Soprattutto per quanto riguarda le origini e le sue prime stagioni moderniste. Si conoscono i nomi e un po’ le opere di alcuni protagonisti, ma più come individualità d’eccellenza che non quali “emergenze” di un flusso storico. A questo difetto di conoscenza pone ora rimedio Brazil Modern, libro agile, intelligente e assai ben impaginato con oltre 400 immagini poco o mai viste, scritto, in collaborazione con Zesty Meyers, da Aric Chen, noto curatore museale, e pubblicato da Monacelli Press. Il volume, che spazia dalla fine del XIX secolo agli anni ’80, individua una

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serie di progettisti e ne racconta le vicende con dovizia di particolari sempre annotandone le correlazioni con il contesto culturale e politico del Brasile del loro tempo e in relazione ai fenomeni artistico-progettuali internazionali. Si inizia con un accenno all’era coloniale, ai mobili, rigorosamente in legni locali, delle case dei gran borghesi che traevano spunto, metabolizzandoli a modo loro, dai grandi stili del passato vicino e lontano. Poi, con la nascita 

COURTESY R & COMPANY. FOTO DI SHERRY GRIFFIN/R & COMPANY, JOE KRAMM/R & COMPANY

PROGETTI AL RITMO DI SAMBA


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D E S I G N S TO RY

Tante ispirazioni. sopra: ricorda le linee delle auto americane degli anni ’50 il divano a tre posti imbottito il cui progetto è attribuito a Jorge Zalszupin. Per L’Atelier, anni ’50. sotto: poltrona Tonico. Design di Sérgio Rodrigues, 1963. in basso, a destra: tavolo da pranzo in jacaranda e piano in vetro sottodipinto, più set di sedie: tutto disegnato da Tenreiro, 1954. in basso, a sinistra: coffee table, progetto di José Zanine Caldas, anni ’50.

della Repubblica brasiliana sulle ceneri dell’Impero (1889), Chen delinea gli indizi di un progressivo distacco dal “coloniale”: è il momento della Proto-Modernità che, arrivando fino al 1918 e ibridandosi con i saperi di un’ondata di immigrazione europea, trova la massima espressione nell’artigiano di origine galiziana, Celso Martínez Carrera (1883-1955), autore, nel 1915, di un longseller considerato la pietra di fondazione del design carioca: il letto Cama Patente in legno, con testata curvilinea lavorata al tornio. Il capitolo successivo ricostruisce l’avvento dell’avanguardia anticipato nel 1922 dalla Semana de Arte Moderna, movimento che affidava al Moderno il compito di costruire un’identità nazionale brasiliana, e guidato da due “immigrati”: l’architetto ucraino formatosi nello studio di Marcello Piacentini, Gregori Warchavchik (1896-1972, magnificamente ritratto in Warchavchik: Fraturas da Vanguarda di José Lira) che, schematizzando, si rifaceva, molto modificandola, alla lezione di Le Corbusier e del Bauhaus tanto in architettura che nel design; e l’artista ginevrino John Graz (1891-1980) che invece traeva spunto dal Futurismo e quindi dall’Art Déco e dallo Stile ’900 che introdusse nell’arredamento. È quindi il turno di Joaquim Tenreiro (1906-1992) nel quale Chen vede il padre del moderno design brasiliano. Figlio di una 

«LEGGEREZZA È IL PRINCIPIO A CUI I MODERNI MOBILI BRASILIANI DEVONO ADERIRE». JOAQUIM TENREIRO, DESIGNER 66

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Forme contemporanee. sotto: di Sérgio Rodrigues, Mesa Parker, tavolo da pranzo e sedie in pino massiccio con dettagli in ottone realizzati su misura per una casa a Rio de Janeiro, 1978. in basso, a destra: libreria in jacaranda con dettagli colorati. Progettata da Jorge Zalszupin per L’Atelier, anni ’60. in basso, a sinistra: di Carlo Hauner e Martin Eisler, poltrone prodotte dall’azienda Forma negli anni ’50 e ’60.

famiglia di falegnami e approdato a Rio dal Portogallo nel 1928, lavorò dapprima per l’azienda mobiliera Laubisch Hirth, una delle poche del Paese, e poi, dal 1943, in proprio adottando il vernacolo modernista europeo adattato al genius loci. Come dimostra l’iconica sedia a tre gambe Cadeira tri pés in quattro essenze locali (1947). Tramite il suo ritratto, Chen introduce i nomi a noi più noti: Lina Bo Bardi (1914-1992) che con il marito Pietro Maria Bardi promosse il Razionalismo italiano ma pure un certo primitivismo, Oscar Niemeyer (1907-2012), il maestro della nuova architettura brasiliana che tra l’altro fu cliente di Tenreiro, e Sérgio Rodrigues (1927-2014) con la sua la celebre poltrona Mole (1957), geniale e opima sorella delle “superrelax” degli anni ’50 e ’60. E con loro i meno conosciuti ma non meno spumeggianti: Giuseppe Scapinelli (1891-1982), José Zanine Caldas (1919-2001), Jean Gillon (1919-2007), Ricardo Fasanello (1930-1993) Jorge Zalszupin (1922). Con loro il design brasiliano si fa fecondo incontro tra funzionalismo, organicismo e la barocca immaginazione latina incorporando elementi della cultura locale e ispirazioni stilistiche che derivano dal design scandinavo, da Gio Ponti e sodali milanesi e pure da Carlo Mollino. Per “prodursi” in autonomia molti fondano una loro azienda, altri sono cercati dai brand più celebri. La loro opera diventa modello per la generazione di oggi. Quella dei Campana. Un’altra storia.

«QUELLA DI RODRIGUES È LA PRIMA SEDIA MODERNA NELLO SPIRITO TRADIZIONALE DEL BRASILE». LÚCIO COSTA, ARCHITETTO

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Calligrafia dell’abitare NELLA SHODO COLLECTION DI ECLISSE, PORTE FILO MURO SONO COMPLETATE DA STIPITI, CORNICI E BATTISCOPA A SPESSORE ZERO. E DIVENTANO PURO SEGNO. UN PROGETTO CHE UNISCE INNOVAZIONE TECNICA E GRANDE CAPACITÀ DECORATIVA.

¯ In linea. Sopra: Eclisse Shodo battente, con pannello porta decorato con incisione laser. Stipiti e coprifili filo muro sono nella¯ finitura grigio tortora. Sotto: due porte Eclisse Shodo battente con stipiti e battiscopa coordinati. Un progetto di grande purezza formale nel quale ogni dettaglio è una dichiarazione di stile.

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ella lingua giapponese, Sho significa scrittura e Dō via, percorso. Insieme compongono la parola Shodō, “via della scrittura”: quello che noi occidentali chiamiamo calligrafia, e cioè il bello scrivere, e che nel pensiero nipponico è qualcosa di infinitamente più complesso, la pratica di un’arte che conduce a un affinamento dell’individuo. Shodō Collection è il nome che Eclisse ha scelto per una famiglia di porte scorrevoli e a battente accomunate da una caratteristica: stipiti, cornici coprifilo e battiscopa sono tutti a filo muro. E diventano così un segno minimale tracciato sulla parete, una grafica fatta di linee che definisce e sottolinea lo spazio. La collezione, coperta da brevetto, è un’evoluzione del concetto stesso di porta filo muro, e nasce da un'innovazione tecnica che permette di unire il rigore formale a una ritrovata voglia di decoro. Eclisse Shodō battente è il telaio che consente di installare una porta filo muro dove anche le finiture esterne (cornici e coprifilo) sono a filo con la parete. Gli elementi esterni diventano un unico stipite a zero spessore, che parte dal battiscopa e percorre tutto il pannello porta rimanendo sempre complanare con il muro. Eclisse Shodō battente può essere abbinato a Eclisse Shodō battiscopa, profilo in alluminio necessario alla posa del battiscopa filo muro. www.eclisse.it

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IN MOSTR A/1

Sinfonia per gli occhi

di SONIA S. BR AGA

Echi di culture. a sinistra: Quintetto, installazione di Roberto Pugliese, 2016. sopra: Untitled (Rocket’s Glare, Over Najaf) di Piotr Uklanski, 2004. Acrilico su carta, cm 106,7x247,5. sotto: The Feast of Trimalchio, Arrival of the Golden Boat, 2010, di AES+F. Collage digitale, cm 295x495.

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ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

«La terra deve prima esistere come concetto mentale. Poi la si deve cantare. Solo allora si può dire che esiste», scriveva Bruce Chatwin nel libro The Songlines. Quest’anno, per la prima volta, sono le sonorità cariche di storia del duduk armeno a intrecciare, idealmente, le “vie dei canti” di Erevan. La “città rosa” festeggia con un grande evento il centenario della Prima Repubblica Armena: la mostra “International Contemporary Art Exhibition: Armenia 2018. Soundlines of Contemporary Art” dà voce all’arte contemporanea, con oltre 50 artisti internazionali che fino al 25 ottobre espongono nei sette centri culturali più prestigiosi di Erevan, la capitale armena. L’idea dei curatori, Mazdak Faiznia e Marina Hakobian, è di mappare la scena attuale «puntando sul dialogo multiculturale», per costruire un racconto polifonico che metta a confronto pittura, fotografia, scultura, video, installazioni. E vedere come l’identità e i linguaggi delle singole voci riecheggiano nel panorama globale di oggi. Una scelta che riflette una realtà complessa, dove si fondono lingue e tradizioni.

© COURTESY AES+F AND TRIUMPH GALLERY MOSCOW. © MICHELE ALBERTO SERENI, COURTESY STUDIO LA CITTÀ, VERONA. COURTESY MASSIMO DE CARLO, MILAN/LONDON/HONG KONG

A Erevan, capitale dell’Armenia, la MOSTR A DIFFUSA “Soundlines of Contemporary Art” dà voce a tutti i linguaggi dell’arte di oggi. Nel segno del dialogo multiculturale.


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A RT PRO J E C T S

La piccola casa nella prateria Nella sede di VITR A , in un parco pieno di edifici d’autore, una capanna di tronchi invita a pensare. di RUBEN MODIGLIANI

WHO’S WHO Thomas Schütte, nato nel 1954, ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf sotto Gerhard Richter e Fritz Schwegler. La sua opera è marcata da una grande versatilità: scultura, pittura, disegno. Da sempre interessato all’atto del costruire, dai primi anni ’80 realizza modelli architettonici.

Nella collezione di architetture che è il Vitra Campus di Weil am Rhein è da poco spuntata una casetta in tronchi di legno. Con quelle delle fiabe ha poco in comune: pianta esagonale, sagoma irregolare, tetto in tegole metalliche. Ha una sola apertura, senza porta, e al suo interno due panche e, al centro, una scultura-fontana in argilla smaltata. È la Blockhaus dell’artista Thomas Schütte, «uno spazio di sopravvivenza, che assolve funzioni primarie: protegge, offre riposo, disseta», spiega l’autore. Una riflessione sul significato dell’architettura. È dall’inizio della sua carriera che Schütte realizza modelli di strutture abitative. «Nei primi anni ’80 il clima era teso, si temeva una nuova guerra mondiale. E ho iniziato a creare sculture che erano dei bunker in miniatura», ricorda. La Blockhaus è la re-

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alizzazione in scala reale di un modellino recente, esposto nel 2016. Da dove viene questa fascinazione per il costruire? «Arte e architettura sono come fratello e sorella, ognuno molto geloso dell’altro. Sono entrambi dei linguaggi, e dei due quello dell’architettura è forse quello più comprensibile da tutti». Sull’essere presente in un luogo come il Vitra Campus, Schütte ha idee precise: «Ha 350mila visitatori all’anno, più della Fondazione Beyeler (con in collezione opere di Picasso, Miró e altri giganti, ndr) che è qui vicino. È un grande programma di educazione visiva, dove l’arte ha avuto da subito il suo posto: ero ancora studente quando veniva installata la grande scultura di Oldenburg al suo ingresso. E poi i mobili che vengono prodotti qui per me sono come arte. Solo più a buon mercato».

COURTESY VITRA

Archetipo reinventato. La Blockhaus di Thomas Schütte nel Vitra Campus di Weil am Rhein: a pianta esagonale, è realizzata in tronchi di pino nordico non trattato, che col tempo assumerà un colore grigio. Il tetto è in tegole in zinco titanio.


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M OTO R I N G

d’accesso illuminate, ricco l’infotainment. Gli schermi per la gestione delle funzioni dell’auto sono due, il volante è interattivo con a destra i pulsanti per la modalità di guida, e a sinistra quelli per i parametri e il sound motore. Tre le versioni con prezzi da 150.000 € in su: la GT 53 ibrida (V6 da 435 Cv più un’unità elettrica da 22 Cv) e le possenti GT 63 e 63 S con V8 biturbo rispettivamente da 585 e 639 Cv, cambio automatico a 9 marce e trazione integrale 4matic+ con possibilità nella superaccessoriata Edition 1 di erogare potenza alle sole ruote posteriori.

Guidarla è divertimento con un pizzico di brivido: da 0 a 100 km/h in 3”2, velocità da circuito, la marcia su strada è pura emozione, il comfort è massimo. La nuova AMG GT 4 porte Coupé di Mercedes è un bolide che unisce un dinamismo da gara e la tranquilità dell’andare quotidiano. La forma affusolata, fasciante, le muscolari nervature sul cofano, le prese di raffreddamento, i fari allungati danno al frontale un aspetto tutto grinta ma nel segno dell’eleganza. L’interno non è da meno, con rivestimenti in pelle Nappa, finiture della console in carbonio, soglie

Linea fluida. a destra: la sagoma scattante della Mercedes AMG GT 4 porte Coupé 63S. Cerchi 21” by AMG, l’alettone è fisso (nella versione GT 53 e GT 63 è retrattile). in alto: dettaglio di logo e fanaleria posteriore, e della plancia in fibra di carbonio con doppio display che riporta dati e parametri auto.

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Potenza, temperamento, comfort Riuscito mix di coupé e berlina, la nuova AMG GT 4 PORTE COUPÉ di Mercedes è una Gran Turismo formato famiglia. C’ è la versione con motore ibrido e quella superperformante che tocca i 315 km/h in piena sicurezza.

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QUALCHE DATO Nella galleria del vento di Mercedes si testa l’aerodinamicità della AMG GT 4 porte CoupŽ: il suo Cx è tra i più bassi al mondo. Consumi: 9,4 l/100 km la 53, 11,2 la 63. Emissioni CO2 215 e 256 g/km.

COURTESY MERCEDES

di PIETRO T. ZOCCHI


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LA MANO INTELLIGENTE

Antiquariato contemporaneo. dettaglio della camera padronale King Palace della nuova collezione Héritage: spicca per eleganza il comò di ispirazione Chippendale, sormontato da una specchiera dalla cornice intagliata finita in foglia d’oro. a destra:

WHO’S WHO Roberto Giovannini (sopra) si forma a Firenze nella Bottega d’Arte Bartolozzi e Maioli. Nel 1958 apre una propria attività, nel 2010, coadiuvato dalle nuove leve della famiglia, lancia RG Roberto Giovannini per commercializzare le sue collezioni mediante un nuovo ed esclusivo brand.

IL NUOVO CLASSICO Industria d’avanguardia dal cuore artigianale, ROBERTO GIOVANNINI crea mobili d’arte che rileggono con mood di oggi i grandi modelli del passato.

Alta maestria. sopra: della collezione Héritage, il tavolo da pranzo Majestic d’impronta Luigi XIV, un capolavoro di intaglio che mostra la capacità di Roberto Giovannini di far rivivere oggi il concetto di lusso delle epoche passate.

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La “mano intelligente”, cioè un artigianato d’eccellenza per progetto e per fattura, non è una specialità italiana, ma è in Italia che raggiunge apici impareggiabili. Da 6o anni Roberto Giovannini ne è formidabile testimone. Ebanista, maestro indiscusso dell’intaglio e designer, nel 1958 ha fondato l’azienda fiorentina che porta il suo nome e che oggi procede con successo creando arredi classici dal mood però moderno, frutto di un equilibrato mix dei saperi della bottega d’arte e di nuove tecnologie che migliorano gli antichi metodi di lavorazione artistica del legno. Ne è specchio la recen-

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te collezione Héritage che sintetizza, attualizzandoli con sorprendenti contaminazioni, gli stili, dal XVII al XIX secolo, da cui Giovannini ha tratto ispirazione. L’azienda è insomma un grande laboratorio artigianale e, insieme, una struttura industriale up-to-date dove il moderno incontra il classico: 7.000 metri quadrati di superficie, un centinaio i collaboratori dall’eccellente saper-fare, un controllo scrupoloso di tutta la filiera, dalla scelta delle essenze fino alla decorazione (a patina, terre e cere, foglia oro e foglia argento, applicate a mano), vero tratto distintivo del brand.

COURTESY ROBERTO GIOVANNINI

di FR ANCESCA VINCI


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Living a quality experience.

D T316 Photo: Andrea Avolio, behance.net/neroluce

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IN MOSTR A/2

Materie diverse. Preview dell’installazione “After the Tribes” in Israele, Achziv Beach (luglio 2018). sotto: Beverly Barkat al lavoro nel suo studio a Gerusalemme. Still da video estratto da un cortometraggio sul lavoro dell’artista, creato da Tor Ben-Mayor.

A Roma, il Museo Boncompagni Ludovisi ospita l’opera site-specific dell’artista israeliana BEVERLY BARKAT, un viaggio alle radici del popolo ebraico. di ELENA DALLORSO Dodici riquadri, come le dodici tribù d’Israele da cui discende il popolo ebraico, scandiscono l’architettura metallica di una torre di quattro metri che svetta nel Salone delle Vedute del Museo Boncompagni Ludovisi a Roma. Inaugura infatti il prossimo 10 ottobre (apertura al pubblico dall’11 ottobre fino al 31 dicembre), “After the Tribes”, l’installazione site-specific dell’artista israeliana Beverly Barkat (a

WHO’S WHO Beverly Barkat, nata nel 1966 in Sudafrica da una famiglia di artisti, si trasferisce in Israele dove si laurea in Belle Arti a Gerusalemme. Si dedica prima allo studio del disegno e della pittura a olio, poi alla sperimentazione di nuovi materiali e alle potenzialità e all’energia degli spazi architettonici (biblioteche, abitazioni, spazi di condivisione). Ha lo studio a Gerusalemme.

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MICHAEL AMAR

ALLE ORIGINI

cura di Giorgia Calò e di Nomas Foundation), che dialoga con gli affreschi dei viali alberati e del parco di Villa Ludovisi che ornano le pareti del salone e con le forme geometriche che decorano gli interni e le facciate del villino. La distinzione cromatica di ognuna delle dodici tribù è stata ripresa dall’artista attraverso un percorso di ricerca, raccolta, catalogazione e riutilizzo di materiali della propria terra. Conchiglie, pietre stratificate o semipreziose, sabbia, roccia e argilla di caverne, deserto, mare e montagne di Israele diventano i colori essenziali e concettuali dell’installazione, costituita da dodici dipinti circolari con un lato ruvido, materico e uno trasparente in pvc. I riferimenti cartografici, cabalistici e simbolici fanno di “After the Tribes” un viaggio attraverso una storia millenaria, e un’occasione di riflessione sulle origini dei popoli. Con questa mostra, Beverly Barkat conferma la propria presenza internazionale dopo l’esordio durante la Biennale d’A rte 2017 di Venezia con la mostra “Evocative Surfaces”, oggi diventata installazione permanente a Palazzo Grimani.


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Мodello: Artis

CREATORI DI EMOZIONI Negli anni la nostra sapienza artigianale ha incontrato la tecnologia ed è diventata eccellenza del fare. Sistemi di arredamento sartoriali che coniugano radici materiche e design contemporaneo. Saper fare Made In Italy, funzionalità e vocazione internazionale.

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LUXU RY

Un’elegante sicurezza Da quasi settant’anni AGRESTI crea arredi blindati di raffinata ricercatezza formale per custodire gli oggetti preziosi della casa. di NICOLETTA DEL BUONO Lo dicono le cronache: i furti in appartamento sono un fenomeno di massa, in Italia se ne contano più o meno 250.000 all’anno. Molte le proposte per tentare di difendersi da tale flagello. Allarmi, sistemi di videosorveglianza, telecamere wireless, sensori per proteggere il perimetro dell’abitazione. Casseforti e addirittura stanze blindate per mettere al riparo gli oggetti cari all’interno della casa. In questo campo un riferimento obbligato è l’azienda fiorentina Agresti che dal 1949 produce, con savoir-faire artigianale “arredi di sicurezza” (e da ultimo strong and panic room personalizzabili) dalla collaudata resistenza all’effrazione e dall’estetica ricercata. Come la collezione Arco che presentiamo qui: cassettoni portagioielli blindati in noce canaletto opaco o erable bianco lucido caratterizzati da lavorazioni ineccepibili e da un design di estrema funzionalità che consente un’ordinata custodia di collane e preziosi. Manufatti di lusso che ad ante chiuse si mostrano come una sorta di abiti di alta moda anche in virtù della morbida linea in ottone placcato oro che in verticale ne attraversa l’intera fronte. □

WHO’S WHO Family Company fondata a Firenze nel 1949, Agresti è un unicum mondiale nel campo dei mobili portapreziosi e un vanto del made in Italy. A condurla sono Paolo Agresti, amministratore delegato, e Francesca Agresti, direttore amministrativo. Dice il patron: «Il mio motto? La sicurezza è il regalo più bello».

ORE PROTETTE

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Per lei e per lui. Al Centro è un ingegnoso armadio blindato bifronte in noce canaletto lucido con inserti in pelle e particolari ottone placcato oro 24 carati. Ha apertura biometrica e meccanica di emergenza e vetri antiproiettile certificati. Sul lato “uomo” è dotato di 12 rotori per orologi automatici di fabbricazione svizzera e cassetti, su quello “donna” ha portacollane, vassoi e cassette per gioielli. Due gli scomparti segreti. □

Preziosi al sicuro. in alto: chiuso e aperto, cassettone portagioielli blindato Arco in noce canaletto e opaco, accessori in ottone placcato oro 24 carati. Maniglia con apertura biometrica e chiave di emergenza integrate. Portacollane estraibile, cassetti per gioielli e scomparto segreto.

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WATC H

IL MOTORE DEL TEMPO Con l’edizione limitata di un cronografo automatico, RICHARD MILLE rende omaggio alla gara automobilistica Le Mans Classic. di GIAMPIERO NEGRETTI

In pista. sopra: l’edizione 2018 di Le Mans Classic, gara biennale organizzata dal 2002 e che nel 2016 ha visto la partecipazione di 135.000 spettatori, 1.000 piloti e 700 auto. Sono ammesse vetture che abbiano partecipato alla 24 Ore di Le Mans o auto degli stessi modelli. Danno il via alle varie corse alcuni piloti o partner di Richard Mille, come Felipe Massa, Sébastien Loeb e il calciatore Didier Drogba. sotto, a destra: l’RM 11-03 Le Mans Classic di Richard Mille. La dimensione dell’orologio pubblicato in questa pagina è quella reale.

C’è anche un motore particolare tra quelli dei bolidi d’epoca in pista a Le Mans Classic, la grande gara automobilistica di 24 ore riservata alle vetture da competizione storiche. E il motore è quello dell’orologio che Richard Mille, tra gli sponsor della manifestazione, ha presentato dedicandolo proprio all’evento. È il modello RM 11-03, un cronografo in edizione limitata di 150 esemplari che rispetto alla serie standard adotta per la prima volta la cassa (49,9 x 44,5) in ceramica bianca e reca sul quadrante la scritta Le Mans con la bandiera a scacchi. Un cronografo automatico dalle molte peculiarità meccaniche, a partire dalla struttura con platina e ponti in titanio e dal rotore di carica a geometria variabile così da poter essere regolato in base all’uso, più o meno movimentato, che ne fa il proprietario. Altre funzioni offerte sono la gran data, il calendario annuale, il conto alla rovescia e la funzione flyback, senza dimenticare la scala tachimetrica e il contatore fino a 24 ore. Inoltre, il movimento è fissato alla cassa su supporti di gomma: silent block in miniatura come quelli delle vetture. Sotto il vetro zaffiro c’è il quadrante, anch’esso in vetro zaffiro, con riportati i numeri scheletrati al pari del movimento, visibile anche dalla parte del fondello. Ricco di soluzioni tecniche innovative e raffinate, rifinito a mano, con un design che lo rende inconfondibile e il cinturino in gomma, l’RM 11-03 Le Mans Classic è un cronografo d’altissima gamma e che fa classe a sé: 186.000 euro.

Sul quadrante, la scritta Le Mans con la bandiera a scacchi celebra una gara entrata nella leggenda.

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A N N I V E R SA R I

Essenzialità contemporanea. a destra: la cucina Skill, design di Andrea Bassanello per Modulnova, è caratterizzata da geometrie essenziali, grande funzionalità user friendly, e leggerezza, con ante di appena 5 mm di spessore. in basso: dettagli della cucina visti dall’alto.

Questione di stile e personalitˆ Quest’anno MODULNOVA compie trent’anni. Una vicenda, la sua, che ha portato nell’ambiente cucina innovazione, belle forme ed ergonomia interpretando con sensibilità il continuo mutare dei nostri stili di vita. di FR ANCA ROTTOLA

WHO’S WHO A fondare Modulnova sono stati nel 1988 i fratelli Presotto, Giuseppe, Carlo e Dario, oggi presidente (a sinistra). L’azienda produce sistemi cucina dal segno essenziale e sempre ricchi di innovazione, nonché mobili per il living e per il bagno.

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COURTESY MODULNOVA

1988: a Prata di Pordenone nasce Modulnova. Il suo business sono i sistemi cucina e la sua è una sfida impegnativa perché nel settore operano già concorrenti agguerriti. Ma la voglia e l’inventiva non mancano ai fratelli Presotto, Dario, Giuseppe e Carlo, i fondatori. E il prodotto c’è, è di qualità, basato su modularità, versatilità e cura del dettaglio, si adatta ai gusti più esigenti e alla mutazione dei comportamenti abitativi: il mercato non tarda ad apprezzarlo. Sono passati trent’anni da allora e l’azienda friulana non ha mai smesso di crescere creando bestseller e concept innovativi come le linee Fly e Float o la Cucina Armadio, e ampliando i propri orizzonti con l’aggiunta di mobili per il bagno e dal 2011 anche per il living. Quest’anno è la volta di Skill, un sistema cucina ideato da Andrea Bassanello, art director dell’azienda, perfetta sintesi dei valori del brand: linee essenziali, tecnologie avanzate, facilità d’uso, funzionalità, personalizzabilità. E una “grande bellezza” identitaria. Dice Dario Presotto, presidente Modulnova: «La collaborazione con Bassanello ha portato a consolidare il nostro stile in una direzione precisa e ben riconoscibile».


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LE ASTE

PIATTI D’AUTORE Tra le tendenze del collezionismo, c’ è anche la FOOD PHOTOGR APHY, ben rappresentata nelle vendite all’ incanto. di UMBERTA GENTA Nell’era dei food blogger, le aste premiano le opere che immortalano la tavola: dalle immagini provocatorie a base di junk food firmate da Martin Parr, alle composizioni gastronomiche ritratte da Irving Penn per Vogue negli anni ’40, la food photography è di gran moda tra i collezionisti in cerca di opere divertenti e inusuali. Per le immagini più rare si raggiungono le decine di migliaia di euro: 12.800-21.400 per una stampa a colori di Penn che ritrae un sensuale piatto di gamberi, all’incanto il 2 ottobre nell’asta “Photographs” di Bonhams a New York. Il gusto per il divertimento tocca anche la pittura: a Stoccolma, gli

eroi della controcultura ritratti in chiave caricaturale da Jockum Nordström spiccano nell’asta “Contemporary art & design” il 23 ottobre da Bukowskis. Gli appuntamenti con il design invece, premiano i pezzi più noti dei big contemporanei – come la sedia Zenith di Marc Newson, all’incanto nella “Design sale” di Phillips a Londra il 18 ottobre – ma riscoprono poi i maestri italiani del ’900: è di Pierluigi Giordani un tavolo (pezzo unico) dalle linee organiche, highlight dell’asta “Design”, di scena nella sede londinese di Christie’s il 17 ottobre, tra rari capolavori di Carlo Scarpa, Paolo Buffa e Carlo Mollino.

Organico. in alto, da sinistra: Allen Ginsberg e Charles Bukowski di Jockum Nordström (Bukowskis). Stima 3.900-5.800 euro. Sedia Zenith di Marc Newson, 1998 (Phillips). Stima su richiesta. Bouillabaisse, Barcelona di Irving Penn, 1948 (Bonhams). Tavolo di Pierluigi Giordani, circa 1950 (Christie’s). Stima 33.700-45.000 euro.

IN ITALIA 4 OTTOBRE

9-10 OTTOBRE

16 OTTOBRE

24-25 OTTOBRE

26 OTTOBRE

• MAISON BIBELOT corso Italia 6, Firenze

• CAMBI Mura di S. Bartolomeo 16, Genova

• BOLAFFI Grand Hotel et de Milan, via Manzoni 29, Milano

• IL PONTE via Pontaccio 12, Milano

Fine Art.

Gioielli.

• BOETTO Mura dello Zerbino 10R, Genova Design e arti decorative del ’900. Luci, Murano. Selected Lighting, Selected Murano.

Arte moderna e contemporanea.

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Historica, tappeti e tessuti.


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G U S TO I TA L I A N O

Aperta sul living. il sistema cucina Bellagio nella versione a isola centrale, è realizzato in legno massello con finiture laccate, piani in marmo nero Marquinia, ed eleganti elementi in acciaio. sotto: scorcio della zona lavaggio: lavello in acciaio “annegato” nel piano di marmo nero Marquinia. Sul fondo la cantinetta refrigerata per i vini. a destra:

Sentimental kitchen È una classicità timeless a caratterizzare i prodotti di MARCHI CUCINE . “Macchine” per cucinare in cui la contemporaneità è arricchita dal mood suadente della tradizione. di FR ANCA ROTTOLA

WHO’S WHO Gianluigi Marchi, è il patron e la mente creativa di Marchi Cucine. Sempre alla ricerca di nuove idee e amante del bello, confida: «Voglio conservare il legame con il territorio (il Cremonese, ndr), che da sempre è la nostra forza, continuare a sentire la passione per il legno, dare vita a cucine dove funzionalità ed estetica siano un tutt’uno».

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Nell’arredamento di una casa ci sono amori che non sfioriscono nonostante le oscillazioni del gusto. Una di queste passioni riguarda la cucina “di tradizione”, che trasmette oggi, nei codici di una contemporaneità di nostalgia, il mood di un cucinare d’antan fatto di stilemi eleganti, rassicuranti, “morbidi” come direbbe Alessandro Mendini. Tra le aziende che di questo sentimento hanno fatto il cuore della propria produzione, Marchi Cucine è una delle più brillanti. La società cremonese da oltre quarant’anni crea cucine che hanno dentro di sé il fascino del tempo: cucine componibili di stampo prettamente artigianale e dai dettagli ricercati, caratterizzate da una flessibilità compositiva che le rende estremamente personalizzabili, e da elettrodomestici e apparati di tecnologia avanzata. Tutte made in Italy, realizzate in legno, integrabili in qualsiasi stile d’arredamento. Mente di questa visione è Gianluigi Marchi, fondatore dell’azienda e designer. Spiega: «Per crearle mi lascio ispirare da un buon libro, da un film o da un viaggio: le mie cucine sono fatte di tradizione, di cultura e di passione, in particolare quella per il legno che mi accompagna da sempre». Esemplare in tal senso il sistema Bellagio, novità 2018 della collezione Gusto Italiano. Sfoggia una classicità senza tempo declinabile in differenti combinazioni di essenze, colori, finiture. Ha un cuore hi-tech e, grazie alla spinta, modularità, permette di organizzare lo spazio a piacere promuovendo così la propria armoniosa integrazione col soggiorno.


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AG E N DA

LA FIER A DELLE R ARITÀ PAD London, Londra

dal 1° al 7 ottobre Per la 12a edizione PAD London, fiera di fama internazionale d’arte e design, torna a Berkeley Square. Partecipano 67 espositori, con un ventaglio di proposte che include anche arti decorative, modernariato, antichità, arte tribale, gioielli da collezione. Sono 11 le nuove presenze, tra cui Dimoregallery e Rossana Orlandi. A gennaio, invece, il debutto di PAD Genève. Stile. a sinistra: bozzetto di Giorgio Armani per la collezione Womenswear F/W 1992-93. Dalla mostra alla Galleria Campari. a destra: poltrona di André Sornay, 1930. Proposta da Alain Marcelpoil al PAD. in basso: Il bacio (26 ottobre 1969) di Pablo Picasso.

SGUARDI INCROCIATI Il gioco del CONFRONTO tra artisti e movimenti diversi, coevi o lontani nel tempo, è un filo conduttore che rivela inedite affinità elettive. di SONIA S. BR AGA

Galleria Campari, Sesto San Giovanni (Mi)

dal 5 ottobre al 9 marzo Sul filo del potere evocativo delle immagini, “Storie di moda. Campari e lo stile” esplora la relazione tra il brand e il mondo della moda. Curata da Renata Molho, l’esposizione comprende quattro sezioni: Elegance, Shape and Soul, Futurismi, Lettering. In mostra bozzetti pubblicitari, fotografia, grafica, abiti, riviste, accessori.

PICASSO REMOTO Palazzo Reale, Milano

dal 18 ottobre al 17 febbraio “Picasso Metamorfosi” illustra il rapporto che l’artista spagnolo instaurò con il mito e l’antichità. La mostra, tappa milanese del progetto triennale europeo PicassoMéditerranée, presenta circa 200 opere tra lavori del maestro e capolavori del passato cui si è ispirato.

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©MICHEL GOIFFON. ©MUSÉE NATIONAL PICASSO

NEL SEGNO DELL’ELEGANZA


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AG E N DA

L’OCCHIO E LA TELA Camera, Torino

f ino al 13 gennaio “Camera Pop. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co”, racconta un momento significativo degli anni ’60: quello in cui i maestri dell’obiettivo si confrontarono con gli artisti più abili nel registrare il mood del loro tempo. Sono esposte più di 120 opere tra dipinti, serigrafie, collage, e scatti di Tony Evans, fotografo della Swinging London.

CREAZIONI DI CONFINE Carpenters Workshop Gallery, New York

Charles Trevelyan approda a New York per la sua prima personale negli Stati Uniti. “Fuse” presenta nuovi arredi tra arte e design in resina e pietra Hotavlje; affiancati da creazioni in bronzo patinato con finiture oro bianco le cui linee espressive evocano una natura selvaggia.

LE PAROLE E LE COSE Design Museum, Gent

permanente Nuovo allestimento per la collezione del Design Museum di Gent. Nella mostra permanente “Object Stories” vengono presentati oltre 200 oggetti dal 1880 a oggi, con un approccio sperimentale: non cronologico o tematico, ma narrativo, perché ogni oggetto ha una storia da raccontare. La rassegna va da Philippe Wolfers a Mendini.

Classici. a destra: lampada da terra Askance di Charles Trevelyan, 2018. sopra, a sinistra: sgabello per pianoforte di Henry van de Velde, 1902. Al Design Museum di Gent. in alto: Swinging London III, 1972 di Richard Hamilton. Serigrafia e collage. sotto, a sinistra: orologio da tavolo Cronotime di Pio Manzù. All’Adam di Bruxelles.

GENER AZIONI Adam, Bruxelles

f ino al 4 novembre

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Con la biennale “Design generations”, un percorso multisensoriale pone a confronto la metodologia progettuale di dieci tra i più importanti studi di progettazione belgi. Ogni studio ha selezionato alcuni oggetti-icona tra quelli custoditi dal museo (il passato), creazioni di design recenti (il presente), un prodotto immaginario (il futuro).

COURTESY FONDAZIONE MARCONI, MILANO. ©RICHARD HAMILTON BY SIAE 2018. COURTESY CARPENTERS WORKSHOP GALLERY

f ino al 27 ottobre


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MIRAGE by Patricia Urquiola

www.gan-rugs.com


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PORTFOLIO.

Quinte domestiche Rivestimenti murari e per pavimenti, tradizionali, ma rivisitati dalla tecnologia; vernici atossiche di ultima generazione, ecofriendly e in tinte trendy... Servizio di NICOLETTA DEL BUONO

BIO. Pitture ecofriendly Color Collection di Piero Lissoni per Kerakoll, con palette di 100 tinte, pigmenti e bioresine innovative. Da 2,50 € al metro quadrato.


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1. MINIMALISMI a destra: 3 esempi di Rasico di Ideal Work, una superficie decorativa cementizia per esterni continui e minimalisti, con una texture “fiammata” davvero unica. Qui li vediamo nelle versioni Tortora, Zinco per chi ama l’industriale anche nel privato e Desert Tan dalle tonalità di terra, per soluzioni green. Da 60 € al metro quadrato.

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2. VENATURE STORICHE in basso: parquet realizzato con grandi

tavolati di quercia contorta sbiancata della collezione Listoni d’Epoca di Cadorin, provenienti da alberi maestosi dalle fibrature contorte e dalle tonalità differenti dalle solite foreste di rovere. Nodi e venature sono esaltati da finiture vissute e sbiancate ottenute con vernici professionali opache di ultima generazione. Prezzi a posa.

sopra: centrotavola Memory di Tomoko Mizu per Desine, in massello di noce nazionale antico o ciliegio,

con finitura in cera d’api naturale, olio vergine di cocco e puro olio farmaceutico minerale. 550 €.

La tendenza contemporanea per il rivestimento dei pavimenti si orienta verso materiali, pattern e finiture naturali, semplici, quasi minimal, ma con texture ricche di suggestioni tattili e decorative.

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“Cavato” in un sempre maggiore numero di tipologie, il marmo torna a essere un fattore vincente dell’alta decorazione. E anche il legno.

3 3. SIPARIO DI MARMO sopra: la magia del marmo Irish

Green incamicia la camera disegnata da Alessandro La Spada per Antolini Marmi: i suoi strepitosi toni smeraldo e dorati sono retroilluminati in corrispondenza del letto per una testata fantasmagorica. Prezzo secondo il progetto.

4. MATERIALI PREZIOSI sotto: di Maro Cristiani, composto di lastre in marmo (a sinistra) , mattonella in marmo nero Portoro (600 € al metro quadrato) e quadrotta Versailles ispirata alla reggia francese, in rovere Slavonia con supporto in betulla, , 120 € al m², incluse levigatura e verniciatura in opera.

a sinistra: teiera Victoria di Bethan Gray per Editions

Milano, in marmo Arabescato lavorato a rilievo, con manico e pomolo in ottone. 2.190 €.

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5. TUTTO NATURALE. in basso, a sinistra: stucco a grana grossa Istinto di Graesan, qui con texture Zen, composto da acqua, calce e polvere di marmo, adatto anche a bagni e cucine. Lavorabile in verticale, orizzontale o obliquo, e colorato in pasta o con perlescenti. Prezzi a posa.

6. MINERALE E ATOSSICA a destra: Mineral Resin di Gobbetto,

quest’anno al suo 60° anniversario, è un sistema di tecniche e impasti resiniferi speciali fillerizzati e minerali quali silicati, quarzi e carbonati naturali. L’applicazione è atossica, senza solventi. Da 65 € al metro quadrato.

in basso, a destra: intagliato e scolpito a mano da un progetto di Studio Ilse, Touch Tray di Zanat per SCP ha un aspetto quasi tribale. Da 126 €, nella versione più piccola.

6 5 Le pareti sono da sempre parte essenziale del paesaggio domestico. Oggi anche le superfici “nude” sanno esprimere contenuti estetici forti e personalizzanti. 102

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Il vostro tempo senza limiti di spazio

Tende da sole • Pergolati • Vele R640 PERGOSPACE Comune denominatore di R640, con la gamma Pergoklima, è il design legato all’abitabilità, che permette di godere piacevoli momenti di relax. btgroup.it


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8 Scriveva Balzac ne La ricerca dell’assoluto: «Un mosaico rivela tutta una società, come uno scheletro di ittiosauro sottintende una creazione».

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7. GRANDI GEOMETRIE sopra: si rifà all’architettura sacra Diamond, prodotto di Mosaico+ realizzato in vetro piombato “cattedrale” artistico, molto brillante e più sottile del vetro sabbiato, colorato con tinte piene e piatte o stonalizzato e venato. La fuga crea il disegno, scorrendo tra le lastre di vetro. Prezzi a realizzazione. Da 320 € al metro quadrato.

8. SINFONIE MARMOREE in basso: a parete, rivestimento CNC in Pietra d’Avola, 317,20 € al metro quadrato. Vassoi della collezione Pietra L03 in marmo Verde Alpi o Nero Marquina, prezzi da definire. Tavolo Dritto in marmo Bianco di Carrara, 7.832 €. Tutto progettato da Piero Lissoni e prodotto da Salvatori.

in alto: cornice porta oggetti Vidi proposta da Studio Macura,

in vendita da Jannelli & Volpi Store a 30 €.


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INFORMAZIONE PUBBLICITARIA

INNOVAZIONE ANTI-ETË

CAUDALIE la rivoluzione anti-età Grazie alla Crema Cashmere, Caudalie diventa star dell’anti-età. Un successo planetario dovuto a una scoperta senza precedenti...

A N T I - E TÀ IN FRANCIA

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Effetto lifting, sensazione cashmere.

A 40 anni, la nostra pelle perde il 50% di acido ialuronico(1). La pelle si rilassa, le rughe diventano più marcate. Per rispondere in modo efficace a questo problema legato all’età, Caudalie e il Professore di Genetica Dott. David Sinclair (Harvard Medical School) hanno testato l’associazione inedita di due attivi anti-età ultra efficaci: Resveratrolo di Vite + Acido Ialuronico. Un’intuizione geniale e una scoperta senza precedenti: questo innovativo cocktail anti-età triplica la produzione(2) di acido ialuronico naturale da parte della pelle! Questa associazione esclusiva e brevettata è la chiave dell’efficacia straordinaria della Crema Cashmere Ridensificante Resveratrol [LIFT], composta al 93% da ingredienti di origine naturale. Leggera e al tempo stesso nutriente, corregge le rughe e ridisegna l’ovale del viso. Applicando questa crema ultra sensoriale al mattino su viso e collo, la pelle apparirà più giovane, morbida e piacevolmente nutrita in poco tempo.

Resveratrolo di Vite

Acido Ialuronico

ANTI-RUGHE + RASSODANTE

RIMPOLPANTE + IDRATANTE

Brevetto n° PCT/IB2015/054257 (depositato da Caudalie e Harvard University)

TESTATO E PROVATO(3) PELLE RASSODATA

100 %

Resveratrol [LIFT] associa il Resveratrolo di Vite a un complesso di Acidi Ialuronici Micro. Questo duo agisce in sinergia per risultati straordinari, aumentando la produzione di acido ialuronico da parte della pelle. Naturalmente presente nei tessuti cutanei, l’acido ialuronico preserva l’idratazione della pelle e distende rughe e rughette.

EFFETTO LIFTING

93 % PELLE RIDENSIFICATA

88 % IN FARMACIA E SU CAUDALIE.COM (1) Proprietà meccaniche della pelle: valutazione comparativa su 300 donne e uomini. S. Luebberding, N. Krueger e M. Kerscher, 25/07/2013. (2) Test in vitro - espressione genica. (3) Studio clinico, 84 giorni, % di soddisfazione, 42 donne. (4) IQVIA - Pharmatrend - mercato anti-età viso ed occhi in farmacia in Francia - CMA Marzo 2018 - in valore.


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9 L’ intarsio legno su metallo o metallo su legno è uno dei modi più espressivi per conferire un senso di lusso ai pavimenti. Ma pure i materiali e i processi tecnici sanno dire la loro in questo campo.

9. ARTISTICO pavimento artistico in legno della collezione Progènie Classiche de I Vassalletti, realizzato in essenza di quercia antica con intarsi in marmo, legno, metallo e materiali vari. Da 2.900 € al metro quadrato. Sedia Art in pioppo, da 1.900 €. sopra :

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10. NEOPIETRA VERSATILE a sinistra: messa a punto da Lapitec, Lapitec® è una pietra sinterizzata “a tutta massa”, con qualità tecniche ed estetiche innovative, versatile, resistente, a più “effetti” e per impiego in&out. A sinistra, la nuova linea Lapitec® Velvet, nelle varianti Brooklyn, Casablanca e London. Prezzi a posa. a sinistra: vaso Hero di Mario Bellini per Marioni, in ceramica ondulata, con diverse finiture, qui quella platino, 290 €.

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UNA TENDENZA RACCONTATA ATTRAVERSO OGGETTI, STORIE E LUOGHI.

FOCUS. ORIENTE ESTREMO Linee, colori, tradizioni della cultura del Far East ispirano il design. Ambienti e riti domestici, per vivere zen. servizio a cura di NICOLETTA DEL BUONO e ALESSANDR A VALLI

Di Valerio Sommella per Plust Collection, la totemica lampada da terra per outdoor e indoor Trim, a forma di albero e di ispirazione orientale. In colore neutro, fucsia o verde acido, costa 899 €.


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La legge del Far East Gli indirizzi delle aziende si trovano a pag. 224.

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o east, young man, verrebbe da dire parafrasando il famoso motto di Horace Greeley, fondatore del New York Tribune. In effetti oggi il design guarda verso l’Estremo Oriente. Giappone e Cina ne costituiscono sempre più due vitalissimi poli di sviluppo: il primo per una ormai annosa tradizione di attenzione verso la cultura dell’occidentale (Charlotte Perriand e Angelo Mangiarotti, per esempio, ebbero strettissimi rapporti di lavoro con il Giappone) e di reciproca contaminazione; la seconda per l’energia produttiva che in questi anni sta sfoderando. La terra del Sol Levante continua a sfornare creativi di talento che magari, per sfondare, vengono in Europa e soprattutto in Italia, dove trovano un ambiente a metà tra industria e artigianato, che ben si confà al loro dna progettuale e che è assai più aperto rispetto a quello del loro Paese. Con sé portano il retaggio della leggerezza, del lirismo e della spiritualità zen che si è dimostrato, per via di confronto, assai stimolante e fecondo di spunti per la creatività di designer e aziende nostrane. Dal canto loro, anche i progettisti cinesi, pur privi di una storia, contribuiscono a questo flusso culturale con una ricca messe di idee innovative, legate a taoismo e fengshui, che stanno portando nuova linfa ai cataloghi delle nostre aziende. Un fenomeno in impetuosa evoluzione che è ormai assai più di una tendenza. □

1 – Tappeto Wagasa, di Vito Nesta per Grand Tour, con il motivo del tipico ombrellino giapponese. 4.026 €. 2 – Panca in noce Sculptural Twist XX di Carol Egan per Galerie BSL che la rappresenta. Esposta nella mostra itinerante “Nomad”, 52.000 €. • 3 – Di Koki Ohara il piatto Hana Mizuki, realizzato con la tecnica Nunozome, con tessuto non tessuto ritagliato e posto sulla base ceramica durante la biscottatura. 1.660 € 4 – Sospensioni a lenti rotanti con corona luminosa: Focus di Yuji Okitsu è una “scultura mobile” che luce e movimento pendolare modificano di continuo. In mostra a Designart Tokyo, da 16.000 €.

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MAURIZIO MARCATO

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Yin e Yang 1 – Opera della serie Clouds di Yuu Minamimura esposta a Designart Tokyo, in pietra, bronzo, ottone e ceramica. Da 188 €. • 2 – Scrivania Oat & Oak di Andrew Joye per Rycotewood Furniture di Oxford College, in quercia rossa americana, sughero e paglia di avena tessuta. Prezzo a richiesta. • 3 – Creato da artigiani giapponesi, il mobile porta tv Nikaho in cedro rosso, di Toshiyuki Kita per Akita Collection, costa 4.700 €. • 4 – Orologio da parete Popsicle Clock di George Nelson e Charles Pollock per Vitra, con paletti in noce come bacchette cino-giapponesi, lancette metalliche, movimento al quarzo. 649 €.

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Gli indirizzi delle aziende si trovano a pag. 224.

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ELOGIO DELLA FORMA SEMPLICE La leggerezza e l’essenzialità del nuovo design del Far East trovano spunti anche nell’arte di HO KAN .

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I segni dell’arte che influenzano il design. Sono quelli di cui sono intessuti i dipinti dell’artista cinese (ma ha vissuto per 50 anni a Milano) Ho Kan: forme essenziali, dinamiche, organiche e un uso ponderato del colore, espressioni di una calligrafica fusione tra le ascetiche spiritualità buddista e taoista. Sua galleria di riferimento è la Chini Gallery di Taipei, il prezzo delle sue opere varia da 10.000 a 80.000 € secondo le dimensioni. a sinistra: Ho Kan con la sua opera Senza Titolo, 2018, cm 100x140, stima 60-80.000 €.


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TIMELESS

STYLE


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1 Gli indirizzi delle aziende si trovano a pag. 224.

Cerimonia del tè 2

INTRECCIO DI KNOW-HOW

1 – Rigore nipponico per il tavolo Epsilon di Manzoni&Tapinassi per Arketipo Firenze, in rovere o sucupira e metallo. 4.980 €. 2 – Si chiama Knitmono il kimono in cashmere e seta, con dettagli in viscosa, di Avril8790, il prezzo è 1.176 €. • 3 – In primo piano il pouf in velluto Yin (89,90 € al metro quadrato) della collezione New Ways, di Chivasso by Jab Anstoetz, come i tessuti sul divano, tutti ispirati al Giappone. 4 – Composizione di dischi decorativi da parete di Coin Casa, in metallo smaltato, ispirati all’arte giapponese. 149,90 €.

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Si rifà all artigianato NIPPONICO e indonesiano il pouf Sobachoco per interno ed esterno.

È Hisanobu Tsujimura (sopra; in Italia lo presenta Rossana Orlandi) il designer del pouf multiuso Sobachoco. Ispirato, per nome e forma, a una ciotola per il sakè, combina l’arte indonesiana del rattan intrecciato alle antiche tecniche della ceramica di Shigaraki, e dell’alluminio martellato di Osaka, detta Touchimè. Di Yamakawa Rattan, da 960 € secondo le dimensioni e lo schienale.

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Gli indirizzi delle aziende si trovano a pag. 224.

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1 1 – Di Mario Bellini per Bottega Ghianda, il tavolo da pranzo in acero Flying Bridge, di ispirazione orientale, costa 22.600 €. Vassoio Frisbee in acero o pero, sempre di Bellini per Bottega Ghianda, 3.980 €. • 2 – Piatto in porcellana della collezione Kintsugi di Marcantonio per Seletti, in massello di frassino. Da 40 €. • 3 – Di Simone Bonanni per Mdf, la poltroncina a dondolo Siena con pattini in massello di frassino. Da 954 €. • 4 – Divano ispirato ai tatami Haneda, ideato da Marc Sadler per Desirée, tutto in materiali naturali, cocco, lattice, piuma, cotone, lana. Da 8.638 €.

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DOPPIO MISTO Il DESIGN DI TOKYO E DI raccontato in due mostre che, dopo il debutto a Milano, fanno ora tappa in Messico e in Argentina. PECHINO

Le mostre “World Flowers” e “Harmony with Nature”, curate rispettivamente dal gruppo giapponese Naked e dai cinesi Xu Ping e Lin Cunzhen (nella foto sopra), ideatrice del logo delle Olimpiadi Invernali Pechino 2022, propongono una rappresentazione succinta ma ben articolata dell’attuale cultura del progetto di Tokyo e Pechino. Presentate alla Triennale di Milano in aprile, stanno ora per girare il mondo il mondo.

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RADIATORI D’ARREDO

Modello FRAME | Accessori serie LYNEA, design Marco Pisati | Made in Italy | cordivaridesign.it |

CERSAIE 2018 Bologna, 24 | 28 settembre Pad. 30 Stand C16-D15

| 800 62 61 70


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Tocco f loreale 1

1 – Carta da parati Ursa Olive di Pierre Frey, in paglia, 290 € a rollo di 6 metri. • 2 – Ispirazione zen per il cabinet Icaro di Cantori, in legno, con cornice in ferro, piedini e maniglie in tondino di ferro, e decoro a rami di glicine a rilievo in tinte addensate con il gesso. 4.500 €. • 3 – Terrarium in cristallo senza piombo dalla lavorazione artigianale: è Eden di Nude, disponibile da Pasabahce Store, corso Matteotti3, Milano, oppure on line, su nudeglass.com. Il prezzo è 149 €. • 4 – Contenitore modulare Ziqqurat nella versione a fiori, di Driade, 12.200 €.

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FRAGRANZE E DESIGN

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Suggestione orientale per la LAMPADA PROFUMATA della collezione Philtrum di Tonatto. Una serie di oggetti di design che parte da un filtro di carta piegato, proprio come quelli usati dai maestri profumieri per le essenze. Parte da questa idea la linea Philtrum ideata da Diletta Tonatto, direttore creativo di Tonatto Profumi (sopra, il ritratto) insieme con la designer Astrid Luglio. Il modello, con base di ottone (qui a destra) diffonde, con la luce, una delicata fragranza. 290 ¤. 

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Gli indirizzi delle aziende si trovano a pag. 224.

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I riti del benessere 1 – Credenza Buffa di Host & Home, progetto del governo tailandese realizzato tramite il Department of International Trade Promotion. In bambù e vetro temperato, costa 1.050 €. • 2 – Diffusore Ming di Kartell Fragrances, disegnato da Ferruccio Laviani, 206 €. • 3 – Di Valerio Ciampicacigli il lume a candela Efesto (146 €) e lo specchio D 30 (488 €), di Simone Bartolucci il portacandele Vertebra (36 €). Tutto di Forma&Cemento. 4 – Guardaroba Etta, di Dossofiorito per Zilio A&C, in frassino naturale o laccato, da 2.225 €.

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Gli indirizzi delle aziende si trovano a pag. 224.

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SOL LEVANTE IN DUE CLICK Si chiama Nanban, lo store on line che offre il meglio della produzione giapponese. “Un ponte tra i mondi, orientale e occidentale”, come sottolineano i fondatori Francesca Pellicciari e Giacomo Donati. Sotto, piatti Chrysantemum, da 15 €, fruttiera Fuchi-sabi, 119 €, ciotola Bellflower, 25 €, su nan-ban.com.

FABIO RIZZO

Oggetti della cultura nipponica a portata di mano: NANBAN offre un assortimento vasto e composito, per tutti i gusti.

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a sinistra: i fondatori di Nanban, Francesca Pellicciari e Giacomo Donati. Il sito offre prodotti di vario genere, dagli arredi alla cancelleria, dalla cucina a vari utensili e accessori, e anche pezzi vintage.

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OAK Industria Arredamenti Spa Via Marmolada 3/5, Cantù (CO) Flagship Store Via Fatebenefratelli 23, Milano (MI) oak.it | oakdesign.it


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Suggestioni d’Asia 1 – Sospensione in vetro soffiato della linea Filigrana di Sebastian Wrong per Established & Sons, da 420 €. • 2 – Di 4P1b per Secondome, Dorsoduro è una madia zen style creata a mano in ottone e graniglia veneziana (con Grandinetti). Edizione limitata, prezzo a richiesta. • 3 – Presentata alla 57a Biennale di Venezia ed esposta anche a Pechino: poltrona Pagoda di Stefano Giovannoni per Paolo Castelli. Edizione limitata, da 10.000 €. 4 – Vaso Handle, in vetro soffiato e quercia, di Eva Harlou per Mater, 80 €

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Gli indirizzi delle aziende si trovano a pag. 224.

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Mix di culture, e AMBIENTE ZEN , da Finger’s Garden: tra bonsai e decori a spruzzo, la cucina di Roberto Okabe.

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Un punto di riferimento, a Milano, per la cucina, con basi giapponesi, il ristorante Finger’s Garden di via Keplero 2 (il secondo, sotto la Madonnina, dopo quello di via Emiliani, nella zona di Porta Romana) è immerso in un vero giardino zen, realizzato da Crespi Bonsai. All’interno, solo la sera (chiusura di domenica) le specialità dello chef nippo-brasiliano Roberto Okabe (nel tondo) tra le decorazioni realizzate a spray dall’artista modenese Mauro Roselli. L’atmosfera è assicurata.

DIAMBRA MARIANI E FRANCESCO MION

LA CENA È FUSION


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© 2018 Antolini Luigi & C. S.p.a. - All Rights reserved.

HAUTE NATURE

Magma Black (Granito)

Antolini crede nel potere di ciò che è autentico. La maestosa forza di madre natura racchiusa in sorprendenti creazioni. Creato dalla natura, perfezionato in Italia. antolini.com

per gentile concessione di AVANDAD


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«AD» PER LG SIGNATURE

PERFETTA ARMONIA UN DESIGN AFFASCINANTE SI CONIUGA ALLA TECNOLOGIA PIÙ INNOVATIVA NEI PRODOTTI DELLA LINEA LG SIGNATURE, NATI DA UN RIUSCITO CONNUBIO TRA ELEGANZA E PERFORMANCE SENZA PRECEDENTI.

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er far splendere i colori sullo schermo, l’elemento più importante è il nero. Il televisore LG SIGNATURE OLED W8 abbina un’estetica senza tempo alla tecnologia più avanzata: i suoi otto milioni di pixel autoilluminanti garantiscono il nero perfetto, che permette alle immagini di emergere e di stagliarsi nitidamente nel contesto – ogni pixel controlla la propria luminosità, in modo che gli altri colori appaiano più intensi. Questo approccio innovativo si può sperimentare nei vari prodotti LG SIGNATURE progettati per i consumatori più esigenti. Anche la lavasciuga vanta una tecnologia superiore: il sistema Centum System garantisce una drastica riduzione di vibrazioni e rumore, favorendo maggiore durabilità e risparmio energetico. Ciò si combina con il rivoluzionario concetto di TWINWash: due lavatrici in una. Un cestello più piccolo sotto quello principale, per lavare due carichi di bucato contemporaneamente. Il frigorifero LG SIGNATURE permette di sapere che cosa c’è dentro senza dover aprire la porta: l’InstaView

I prodotti della linea LG SIGNATURE combinano tecnologia all’avanguardia e design pluripremiato. Nelle foto, il frigorifero con LG SIGNATURE InstaView Door-in-Door (1), la lavasciuga LG SIGNATURE TWINWash (2), il televisore LG SIGNATURE OLED W8 (3).

Door-in-Door è una lastra di vetro scuro incorporata nel portello frontale che diventa trasparente grazie al Toc-Toc, due tocchi della mano che rendono visibile l’interno del frigorifero. In tal modo, non solo si risparmia energia e si mantiene fresco il cibo più a lungo, ma si definisce immediatamente un’idea di design evoluto. Il quarto prodotto della linea LG SIGNATURE è il purificatore d’aria, la tecnologia più avanzata unita all’essenza del design. La luce ultravioletta arriva a depurare ogni ora fino a 0.7 litri d’acqua, che viene poi nebulizzata, affinché il clima della stanza si mantenga a una temperatura ideale. Sempre nell’ottica di un design innovativo e brillante, il purificatore d’aria asciuga automaticamente tutti i filtri, per prevenire qualsiasi tipo di deposito che si possa formare una volta spento. Grazie a materiali accuratamente selezionati, a eccellenti lavorazioni e a un design pluripremiato, questi quattro prodotti della linea LG SIGNATURE offrono il più alto livello raggiunto in termini di prestazioni, stile e design. LGSIGNATURE.com


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IL TELEVISORE LG SIGNATURE OLED W8 OFFRE UNA QUALITÀ D’IMMAGINE BRILLANTE E SI PRESENTA COME INNOVATIVO ELEMENTO DI STILE E DESIGN.


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Design to Shape Light

Celebrating 60 Years PH Snowball PH 5 Classic and PH 5 Copper PH Artichoke Brass and PH Artichoke Copper Design by Poul Henningsen louispoulsen.com


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CASE.

LAURA FANTACUZZI E MAXIME GALATI-FOURCADE

Questo mese AD visita un appartamento di TORINO dove è protagonista il ’900, una terrace house di LONDRA d’impronta neoclassica, un interno di NAPOLI in cui è di scena il design scandinavo, una dimora di campagna nel MONTELLO TREVIGIANO ricca d’atmosfera, una casa a MANTOVA pervasa dalla storia. E poi, presso NOTO, un’abitazione ispirata dall’antico, a FABRIANO una villa moderna e tecnologica, a CAPALBIO, una farm house che reinventa lo stile country.

Scorcio della camera padronale di una villa nelle colline marchigiane. Spiccano la libreria Ptolomeo di Bruno Rainaldi (Opinion Ciatti) e la poltrona Getsuen di Masanori Umeda per Edra.


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Il senso della Storia Affacciato su una celebre piazza dall’architettura simmetrica e speculare, a TORINO, un appartamento dove arredi, arte e oggetti sono un excursus sul Novecento. In uno spazio ritmato dal colore e dal gioco dei materiali, che evocano gli anni Trenta. progetto di PAOLO GENTA TERNAVASIO testo di RUBEN MODIGLIANI fotografie di MASSIMO LISTRI

Passione Novecento. La grande tela di Angiolo D’Andrea, Pastorale, domina quest’angolo dell’ampio living. In mezzo alle due poltrone – una Lounge chair and ottoman di Charles e Ray Eames (Vitra) e una reclinabile anni ’60 – si trova il tavolino Traccia di Meret Oppenheim (SimonCollezione/Cassina). Tende dipinte a mano da Laura Tenti. Dietro alla quinta grigia si trova la zona pranzo. A soffitto, lampadario di Serge Mouille. Sul mobile a sinistra, Tip of the Tongue di Michael Anastassiades. Le due lampade da terra sono Toio di A. e P.G. Castiglioni e Papillona (pezzo vintage fuori catalogo) di A. e T. Scarpa, entrambe prodotte da Flos.

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«Il punto di partenza del progetto è stato la grande tela simbolista che domina il soggiorno: i colori che abbiamo usato sono già tutti qui».

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a piazza dedicata a San Carlo, a Torino, ha ancora tutta la grazia che a metà del Seicento le aveva dato Carlo di Castellamonte, architetto regio. Ma basta oltrepassare la doppia quinta delle chiese gemelle di Santa Cristina e San Carlo per trovarsi in uno spazio e in un’epoca totalmente diversi: è la piazza C.L.N., progettata nel 1935 da Marcello Piacentini, il grande architetto e urbanista coinvolto da Mussolini nella sua opera di modernizzazione dell’Italia. Delimitata da porticati, ha due statue allegoriche simmetriche (qui tutto è doppio), è un trionfo di razionalità monumentale. Una scenografia che è puro Novecento. L’appartamento di queste pagine è in uno degli edifici della piazza, e affaccia proprio qui. E questo riflette anche nel design dei suoi interni. «Il palazzo in origine ospitava uffici, con spazi e volumi grandiosi», spiega Paolo Genta Ternavasio, che ha firmato sia la ristrutturazione sia la decorazione. «Il punto di partenza del progetto è stato il grande quadro simbolista che domina il soggiorno: i colori che abbiamo usato sono già tutti qui, i grigi, i rosa, il rosso. Poi, assecondando il gusto e le passioni della padrona di casa, si è scelto di arredarla facendo un excursus del secolo passato, dal design all’arte». Abbondano i dettagli tipici degli anni ’30, tra Razionalismo e Art Déco: porte sottolineate da coprifilo in marmi con inclusioni di fossili, elementi in legni pregiati, nervature bianche a rilievo, in gesso, che corrono lungo pareti grigie. La ristrutturazione dell’appartamento ha permesso di riorganizzare lo spazio secondo le esigenze di una casa moderna, con tre camere da letto (tutte

con bagno en suite) e una parte di servizio molto efficiente. La superficie, 380 metri quadrati, è stata razionalizzata senza per questo perdere in spettacolarità: la parte giorno si coglie tutta in un solo colpo d’occhio, e non ha zone vuote. Il soggiorno, che si affaccia su una delle terrazze che ritmano il volume del palazzo, è separato dalla zona pranzo da una quinta che non arriva al soffitto, e che quindi separa senza però isolare. Le sei grandi finestre sono protette da tende dipinte a mano per evitare l’effetto seriale del tessuto stampato, che in una superficie simile sarebbe stato evidente. Le pareti sono spesso colorate: grigi-azzurri, tocchi di ottanio, rosa carne, mauve, rosso. «Il rosso è la nota contemporanea», prosegue il progettista. «Il colore qui segna un ritmo: nelle camere ci sono sfumature diverse ma tutte “tagliate”, smorzate, e questo dà un effetto di continuità. Mentre per gli arredi si è cercato di creare un genius loci anche utilizzando mobili e oggetti coevi all’edificio, inseriti però in una struttura meno connotata temporalmente. Anche gli elementi più moderni sono stati disposti nello spazio seguendo delle logiche anni ’30. Facendo così dialogare interno ed esterno». Non a caso in fondo a un corridoio, in una posizione scenografica e sottolineata da una parete colorata, c’è una testa scolpita da Umberto Baglioni, l’autore delle due statue allegoriche della piazza sottostante che ritraggono il Po e la Dora, i due fiumi di Torino. Un effetto-specchio, un’eco della piazza che si riverbera nella casa. Per l’arredamento il lavoro di Genta Ternavasio è stato simile a quello di un regista: molti mobili, oggetti e opere d’arte erano già della padrona di casa. Che era, tra l’altro, amica del pittore Victor Vasarely, di cui alle pareti ci sono varie opere – oltre al coloratissimo tappeto che accoglie i visitatori all’ingresso. Elementi ed epoche molto diversi che sono stati accordati tra loro in modo sapiente, fluido. Creando assonanze e similitudini. «Cerco sempre di creare un’impressione di naturalezza, niente deve avere un tono forzato», afferma l’architetto. «Per me una casa è come una sinfonia dove ogni oggetto è una voce: il mio compito, non sempre facile, è armonizzare tutto. Perché non dimentico mai che, alla fine, è il cliente che deve vivere il progetto. E deve sentirsi a casa propria, con gli oggetti che gli sono cari. Non in una scenografia che non gli assomiglia». FINE

Voci moderne. a sinistra: la zona pranzo. Sopra la collezione di vasi in vetro di Murano, due disegni di Felice Casorati e uno di Sandro Chia. Il vaso in argento è un pezzo originale Art Nouveau. Sedie italiane anni ’30, candelabri di Tom Dixon. pagina seguente: lungo il corridoio, un’installazione con le lampade 28 Random di Bocci. Console con piano in lava, foto di Gian Paolo Barbieri. In fondo, scultura di Umberto Baglioni.

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Rigore e fantasia. pagina precedente e sotto: la cucina è caratterizzata da un uso coraggioso del rosso, che nel vestibolo d’accesso (dominato da una grande natura morta francese anni ’40) invade anche il soffitto. Porta su disegno in medium density con inserto centrale in macassar. Ai lati due piccole tele di Tintin Biral. Orologio Sunburst di George Nelson (Vitra). sopra: in un angolo del soggiorno, un mobile bar italiano anni ’50 è posizionato accanto a un divano della stessa epoca. Tavolo basso con base in legno di Isamu Noguchi (Vitra). Il motivo a righe sulla parete di fondo, realizzato in gesso, è un omaggio ai decori degli anni ’30, periodo a cui risale il palazzo. I due quadri sono di Victor Vasarely.

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«Ho utilizzato diversi mobili e oggetti coevi all’edificio. E anche gli elementi più moderni sono stati disposti seguendo logiche anni ’30». Citazioni. in alto: il bagno principale è caratterizzato da una fascia in mosaico dal decoro a tema acquatico (Bisazza), che interrompe il rivestimento in marmo. Mobile da toilette italiano anni ’30. pagina seguente: sulla parete di una camera da letto, bozzetti di John Guida, stilista e illustratore degli anni ’30, appartenuti alla madre della padrona di casa. Sui due comodini, lampade in avorio gemelle degli inizi del Novecento.

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UN NUOVO PASSATO Nel lussuoso e quieto quartiere di Belgravia a LONDRA , una terrace house dell’Ottocento vittoriano si trasforma in una casa dal gusto classico-contemporaneo senza smarrire il fascino del tempo. progetto di STEFANO DOR ATA — testo di NICOLETTA DEL BUONO fotografie di GIORGIO BARONI

Neovittoriano. a sinistra: studio e terrazzo al primo piano della terrace house di Belgravia ristrutturata da Stefano Dorata. nel patio, camino in peperino e pavimento in marmo grigio apuano. Lampade e lanterne su disegno, poltrone di Ethimo.

in alto:

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Tocchi d’arte. sopra: nell’ingresso, trittico di Guendalina Dorata, piantana di Collier Webb. a destra: il salotto. Sopra il camino in marmo Thassos (su disegno), scultura Sisma di Walter Ladislao; a sinistra dittico di Matteo Giampaglia, in primo piano scultura in ceramica di Matteo Fantoni (1982). Parquet in quercia de I Vassalletti.

L

a scena della nostra narrazione è da romanzo storico: il quartiere londinese di Belgravia, quello delle ambasciate e delle ricchezze miliardarie, quello affascinante intessuto di vittorianesimo che fa da sfondo all’omonimo, recente romanzo di Thomas Fellowes, il fortunato creatore di Downton Abbey. La casa non è da meno: una classica terrace house (edificio a schiera in cui l’abitazione si sviluppa verticalmente) progettata nel 1830 dal grande architetto Thomas Cubitt, che di Belgravia fu l’ideatore insieme a Richard Grosvenor, marchese di Westminster. Magnifica, ma inattuale. «E peraltro», spiega Stefano Dorata, l’architetto e designer romano che ne ha progettato la ristrutturazione, «dell’originale restava poco o nulla. Solo l’atmosfera. Ed è quella che ho tenuto a conservare, anzi a ritrovare, cercando di creare negli interni un sentimento british neoclassico, seppur moderno». La ristrutturazione è stata totale con l’intento di ridare pregio a un immobile che era stato svilito da un intervento degli anni 

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Matericità. sopra: la sala da pranzo. Tavolo realizzato su disegno con piano in fusione di alluminio su base di ferro, sedie di Andrew Martin, camino su disegno in marmo Noir Doré. Sopra il camino, tecnica mista di Matteo Giampaglia. Le due porte celano armadi per porcellane e cristalli. In primo piano, scultura in cemento di Grégory Anatchkov (1979). sotto: sempre in sala da pranzo, mobile belga vintage e dittico di Matteo Giampaglia. pagina seguente: in salotto, poltroncina vintage francese, console in ottone e marmo Marquinia, tecnica mista di Giampaglia.

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«Superando i vincoli delle belle arti a cui è sottoposto il fabbricato, ho cercato di creare una dimora che rispecchiasse il modo di essere dei miei committenti». ’70: si è letteralmente svuotato il volume, è stata mantenuta la scansione in cinque livelli, ma sono state modificate le forme degli spazi. «L’idea che mi ha guidato è stata quella di avere un involucro rispettoso del contesto architettonico ottocentesco, che all’interno però si facesse ribalta per arredi e opere d’arte contemporanei». Un’impostazione che ha trovato d’accordo, riflettendone il gusto, i committenti, una coppia di imprenditori italiani – hanno tre figli – che vive tra Londra e l’Italia. Il layout prevede ora questa disposizione: nel basement cucina, servizi e impianti; al ground floor l’ingresso, i salotti, la sala da pranzo e il patio; al primo piano la zona notte matrimoniale con camera, cabinet, bagno, studio e terrazzo. Al secondo e terzo piano le camere dei tre figli, la stanza degli ospiti e le relative sale da bagno. Una distribuzione semplice e logica pur nell’atipicità, per noi italiani almeno, dello sviluppo in verticale, che soddisfa pienamente i proprietari e nella quale Dorata ha avuto modo di sciorinare la propria abilità nel reinterpretare riferimenti e stilemi classici alla luce di una sorvegliata ed elegante modernità. Dice: «I camini giocano un ruolo importante in questa visione: posizionati al centro delle pareti di salotto, sala da pranzo, camera da letto e patio impongono agli spazi ordine e simmetria, e, evocando un’aura di calore familiare, catalizzano una sensazione di rilassata intimità». Anche le loro cornici hanno un ruolo in questa pièce decorativa: realizzate in marmi pregiati su disegno del progettista, si rifanno, senza mai scimmiottarle, a quelle inglesi del periodo vittoriano. Un sottile tocco british. Altrettanto importanti sono gli arredi e i rivestimenti. «Molti», racconta Dorata, «li ho disegnati di persona perché mi serviva una forma o una texture speciale, unica per ottenere l’effetto che avevo in mente. Come i divani del salotto o il tavolo da pranzo che unisce un piano in fusione di alluminio molto materico alla base di ferro. Altri sono vintage, per trasmettere un senso di vissuto, di storia». E le opere d’arte? «I committenti sono grandi appassionati. Quadri e sculture li abbiamo scelti insieme puntando soprattutto su soggetti astratti per dare alla casa un tocco di contemporaneità in più». Percorrendo l’abitazione si avverte che ogni ambiente è parte di un tutto, ma vive di vita propria. Merito del progettista. «A me piace molto il patio sul retro sul quale si affacciano alcuni ambienti della zona giorno e della zona notte. L’atmosfera al tramonto con il camino acceso trasmette una grande emozione percepibile da tutta la casa. I proprietari invece amano particolarmente il salotto che prospetta su Elizabeth Street». FINE

Verticalità. in alto: nella camera padronale, sopra il camino in marmo bianco venato, collage di Matteo Zurlini. Poltroncina anni ’40. sopra: nella camera degli ospiti, una tecnica mista su tela di Giampaglia. a destra: la camera matrimoniale. Il letto a baldacchino ha testiera e base in seta a mano di Jim Thompson, tende in garza di lino di Larsen e cuscini di Pierre Frey. Cassettiera déco, baule in alluminio degli anni ’20.

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Benvenuti al Nord Una selezione di ARREDI SCANDINAVI di grandi maestri convive con i colori mediterranei nelle stanze di un pied-à-terre nel centro di Napoli. Dove il minimalismo degli interni si accompagna all’allegria caotica dei vicoli. progetto di PASQUALE CAPASSO e GIULIANO ANDREA DELL’UVA testo di CHICCO CECERI — fotografie di MATTIA AQUILA

Pieni e vuoti. sopra: sul terrazzino, vecchie cementine esagonali e sedie di vimini vintage. Sgabello Västerön, Ikea. pagina seguente: nell’ingresso una scatola di abete grezzo, che introduce nella più piccola delle camere da letto, spezza la verticalità dell’ambiente. Vecchie damigiane in vetro soffiato. Le pietre di tufo sono dipinte in bianco e grigio. In primo piano, sedia Seconda nr. 602 di Mario Botta (Alias, 1982).

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Genihil iunt mint dic tempor rehenet lam veriaep udicae non EVIDENZIARE , dusequ atissim exeriberem eat acerspero mo toris assi tectatius es autet volupeos

progetto di ICO E LUISA PARISI — interior design di OR AZIO STASI — testo di NICOLETTA DEL BUONO — fotografie di GIANNI BASSO

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Siccome gli ambienti erano stretti ma molto alti, è sembrato naturale puntare nel progetto a configurarli secondo un principio di volumi pieni inseriti in volumi vuoti. Decenni creativi. in alto, a sinistra: nel living, divano vintage Eva, di Bruno Mathsson per Karl Mathsson, 1964. Riproduzione anni ’80 del carrello Tea trolley modello 901 disegnato negli anni ’30 da Alvar Aalto. in alto, a destra: tavolo anni ’50, rivestito in formica blu. Sedie vintage anni ’70. Sgabello svedese anni ’60. a destra: a parete libreria aerea di Bruno Mathsson, anni ’40. Poltrona Alky di Giancarlo Piretti, (Anonima Castelli, anni ’70). pagina precedente: la scala in cemento che conduce al piano superiore ha una forma brutalista stemperata dal colore bianco. Lampadario anni ’70 in acciaio.

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Titolo didascalia. a sinistra: unSit ilissin rehenis apelis que nem dolor re, iderferspel eossima gnatem eserum net labo. Nam es perspid ignienia vid qui ommos et quias vid que nonem aut haribus as quos ex etum evenest aborepr ovidige ntiandam nobitatiam doluptae ni sumendis ipsae eum ipsandigenis alia il inihili quuntibusam, ut oditas aliquam ea dolupta tempeli gendistrum ercim comnis et exceaquis simi, opti atiossi nobit audionsequi dissequat

Titolo didascalia. a sinistra: unSit ilissin rehenis apelis que nem dolor re, iderferspel eossima gnatem eserum net labo. Nam es perspid ignienia vid qui ommos et quias vid que nonem aut haribus as quos ex etum evenest aborepr ovidige ntiandam nobitatiam doluptae ni sumendis ipsae eum ipsandigenis alia il inihili quuntibusam, ut oditas aliquam ea dolupta tempeli gendistrum ercim comnis et exceaquis simi, opti atiossi nobit audionsequi dissequat

Titolo didascalia. a sinistra: sit ilissin rehenis apelis que nem dolor re, iderferspel eossima gnatem eserum net labo. Nam es perspid ignienia vid qui ommos et quias vid que nonem aut haribus as quos ex etum evenest aborepr ovidige ntiandam nobitatiam doluptae ni sumendis ipsae

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«Ho una passione per il design dei mobili scandinavi degli anni in cui si sperimentava la curvatura del legno, e così ho mischiato Alvar Aalto, Hans-Agne Jakobsson e Giancarlo Piretti, Erik Höglund e Adolfo Guzzini, Bruno Mathsson e Mario Botta».

C’

è un’enclave nascosta nel cuore di Chiaia, a pochi metri dal bellissimo Palazzo d’Avalos e dall’adiacente PAN, il Museo delle Arti di Napoli, ospitato a Palazzo Roccella. È un “vico” stretto, con palazzi alti che lasciano filtrare solo la luce zenitale del mezzogiorno estivo, senza sbocchi, in fondo al quale c’è uno slargo distante solo pochi metri dal salotto buono della città, la lussuosa e rutilante Via dei Mille, eppure molto diverso, con “bassi” ancora abitati da famiglie che tengono porte e finestre aperte sulla strada, vecchie botteghe artigiane, panieri di vimini calati dalle case più alte e, tutt’attorno, il vociare vernacolare della Napoli d’un tempo. Un pezzo di città più vicino alle descrizioni espressioniste e tormentate dei romanzi della Ortese che alla gioiosa limpidezza posillipina delle pagine di La Capria. Qui il mare non si vede, ma si respira quando, nei pomeriggi afosi, il libeccio trascina dalla Riviera l’odore pungente del salmastro. È in questa zona che il proprietario della casa di queste pagine, alcuni anni fa, cercando un pied-àterre che fosse centrale ma in un posto non caotico, scoprì un piccolo edificio in vendita abbarbicato alla base di un imponente costone tufaceo da cui pendevano grappoli di piante di capperi e perfino alcune agavi, in bilico su alcuni spuntoni. La casa era fatiscente, i solai parzialmente crollati, i volumi si presentavano confusi e schiacciati sotto disordinate stratificazioni successive. L’incontro con Pasquale Capasso, architetto dello studio di Giuliano Andrea dell’Uva, ha cementato un’immediata sintonia con il committente, il quale voleva un punto d’appoggio quando fosse stato in città, ma con un’intonazione versatile e pratica, tale da permettergli di affittarlo nei periodi di assenza. Un po’ casa e un po’ maison d’hôtes, insomma.

Capasso ha utilizzato l’approccio architettonico che contraddistingue lo studio: integrare la struttura originaria al progetto contemporaneo senza perdere la memoria dei luoghi. «Ho una passione per il design, quello colto ed elegante dei mobili scandinavi, risalenti agli anni in cui si sperimentava la curvatura del legno, e così ho mischiato Alvar Aalto, Hans-Agne Jakobsson e Giancarlo Piretti, Erik Höglund e Adolfo Guzzini, Bruno Mathsson e Mario Botta, setacciando soprattutto aste di paesi nordici, stando attento alle dimensioni contenute della casa e ai limiti di budget», dice Capasso. La sfida più impegnativa, però, è stata la definizione del layout interno. «La superficie della casa», spiega ancora Capasso, «è limitata, le esigenze del proprietario erano articolate e c’erano volumi con una pessima e claustrofobica distribuzione degli spazi, per cui si è deciso di buttare giù tutto. Siccome gli ambienti erano stretti ma molto alti, è sembrato naturale puntare a configurarli secondo un principio di volumi pieni inseriti in volumi vuoti. L’esempio più evidente è quello dell’ingresso, dove una scatola in abete è incastonata nel vuoto della struttura stessa dell’edificio, a rimarcare e rendere evidente il collegamento fra preesistenza e sopravvenienza». Per i pavimenti l’architetto ha scelto cemento tirato a spatola e poi trattato con pitture trasparenti e colorate, mentre per la zona notte ha optato per tavole di abete spazzolate e lasciate al naturale. La pietra di tufo è rimasta a vista e trattata con calce bianca. «Per alcuni arredi ho utilizzato sempre il legno di abete, preferendolo al naturale o al massimo coprendolo con della formica, un materiale versatile e allegro e un chiaro richiamo sia ai mobili nordici che al design degli anni Õ60». E il risultato è una casa moderna ma non fredda, accurata ma non formale, pratica ma non banale. FINE

Pietra e ferro. pagina precedente: la cucina del piccolo appartamento è a vista, separata dal living da una struttura in vetro e ferro. La parete di tufo è stata lasciata a vista e dipinta di calce bianca. A sinistra, applique di Hans-Agne Jakobsson, anni ’70, dipinte in grigio scurissimo. Sui fuochi lampadario in ferro, pasta di vetro e ottone di Einar Bäckström ed Erik Höglund, anni ’60.

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Impatto cromatico. Nella piccola camera con letti a castello, pavimento in cemento dipinto in giallo cadmio e grigio antracite alle pareti. pagina precedente: nella camera padronale, poltroncina LC7 di Charlotte Perriand (Cassina). Copriletti di Livio de Simone.


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Il posto del cuore. a sinistra: la pergola dell’orto, con le panche realizzate con travi di legno fuori misura. I lampioncini sono orientali, regalo di un’amica. a destra: nel salotto, San Marco (2018), dipinto di Paola Buratto Caovilla a foglia d’oro. La scaffalatura serviva per contenere le forme in legno delle scarpe dell’azienda del padre Zeno. Poltrona Valentino Più vintage.

La vita nuova Nel folto del verde del Montello, a nord di Treviso, un’antica residenza contadina diventa il rifugio di Paola Buratto Caovilla. Dove il genius loci si esprime attraverso il recupero di materiali e oggetti del territorio. testo di ELENA DALLORSO — fotografie di MATTIA AQUILA

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«In un mondo e in un momento storico in cui si può letteralmente comprare di tutto dappertutto, mi è piaciuto arredare questa casa con quello che esisteva già».

Open air. sopra: uno scorcio del giardino, con le sedute e il tavolo in pietra appoggiati su vecchie traversine del treno. in alto, a sinistra: la Casa di Zeno vista dal retro, con la cucina. a sinistra: la pergola che ricava una sorta di living all’aperto. Alla parete in fondo un grande dipinto Esplosione di Paola Buratto Caovilla, esposto alla Biennale d’Arte 2016. Ai lati della panca due comodini da campo militari. In primo piano una panca ricavata dal legno di un albero.

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elci, funghi, squarci di luce tra alberi secolari: in mezzo, come nelle favole, c’è una piccola casa costruita a fine Settecento con le pietre del Piave, e poi diventata, per tutti, la “Casa di Zeno”, dal nome dell’uomo che, profondamente legato alla sua terra, il Montello, ovvero la collina a nord di Treviso lunga quindici/venti chilometri e larga cinque, trasformò quella casa di contadini nel suo rifugio. Il Montello un tempo era il bosco della Serenissima, da cui proveniva il legno di quercia destinato alla costruzione dei velieri dell’A rsenale. Oggi è un luogo magico in cui il sus-

seguirsi di vigne, prati e macchie frondose è interrotto solo da gole carsiche. La casa di Zeno Buratto, illuminato industriale calzaturiero e grande viaggiatore, che non ci ha mai abitato perché la utilizzava per la raccolta dei funghi, è ora passata a sua figlia Paola, che l’ha reinventata facendo del riutilizzo il suo programma stilistico: «In un mondo e in un momento storico in cui si può letteralmente comprare di tutto dappertutto, mi è piaciuto arredarla con quello che esisteva già. Non ho adattato il luogo a me ma mi sono adattata a esso, usando i materiali e gli oggetti che ho trovato attorno». Come le traversine di una ferrovia in disuso, che adesso 

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Calore interno. sopra: la cucina, con il grande foghèr per gli spiedi. Sulla cappa, affresco con il Leone di Venezia e lo stemma della famiglia. Sopra la porta è appeso un tessuto antico. Le pentole di rame sono tutte utilizzate regolarmente. sotto, a sinistra: la scala in legno originale della casa porta al piano superiore con le camere. Alla parete due antichi piatti veneziani in rame sbalzato. sotto, a destra: uno scorcio della cucina. Sul tavolo, un grande bacile in rame sbalzato che serviva per attingere l’acqua dal pozzo. pagina precedente: il portico esterno che la padrona di casa utilizza per dipingere. Tavolino e lampade di recupero. Tele astratte Life is Beautiful ed Esplosioni.


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canalizzano l’acqua della strada d’ingresso, o i portoni di vecchie officine che ora si aprono verso la casa, o ancora l’antica acquasantiera in cui fu battezzata la mamma di Paola Buratto Caovilla, che fa da lavandino in una sala da bagno, o ancora la libreria nel salotto, che nell’azienda calzaturiera del padre serviva per archiviare le forme in legno delle scarpe. Originali la struttura, i pavimenti, il grande camino dove venivano cotte le carni allo spiedo (il foghèr della cucina), la scala in legno che porta al piano superiore, il cannicciato di bambù che nell’antichità isolava termicamente le stanze. Il resto, i mobili e gli oggetti, è comunque originale e sicuramente plausibile, perché scovato con una vera passione per l’arredo dalla padrona di casa nei mercatini antiquari in giro per il Veneto, come quello di Piazzola sul Brenta. «Amo mantenere nelle case il carattere del luogo», dice Paola Buratto Caovilla. «Per questo ho ricoperto vecchie poltroncine e divani con tessuti Rubelli grezzi, “poveri”, per ribadire l’identità campagnola della casa». In ogni stanza, e perfino sotto la pergola del giardino, i quadri di Paola, le sue Esplosioni di colore e vitalità intitolati Life is beautiful, un omaggio alla filosofia di suo padre che è diventata anche la sua. Nel portico che usa come laboratorio per dipingere all’aria aperta, invece, una grande tela recita il mantra che vuole trasmettere a suo figlio: “When life gives you lemons, make lemonade”, un inno all’adattabilità come fonte di felicità. «In questa casa vengo ogni volta che ho bisogno di ritrovarmi

«Questo è un posto magico, immerso nel verde, dove è la natura a dominare l’architettura e non il contrario». e di lavorare. Quando dipingo all’aria aperta sento rallentare il battito del cuore e mi sento invadere dalla pace e dall’allegria. Allora la mano va seguendo il cuore e non il cervello, e dal pennello escono i blu, i gialli, l’oro, i verdi delle felci», spiega Paola Buratto Caovilla. «Questo è un posto magico, immerso nel verde, dove è la natura a dominare l’architettura e non il contrario. Io sono convinta che i geni della mia passione per la natura mi siano stati tramandati. Il giardino entra in casa e contemporaneamente entra nel bosco, perché volutamente non ci sono confini». A ribadire il concetto, comode panche dalla seduta fuori misura sono ricavate da alberi secolari, e buffi sedili in pietra disposti in circolo in un prato ricordano dei ceppi, come in una foresta incantata. FINE

Tavolozza. sopra: la camera da letto padronale. I tessuti dei cuscini sono africani. Alla parete, un’altra delle tele Life is beautiful di Paola Buratto Caovilla. a sinistra: in una delle sale da bagno, un’antica acquasantiera funge da lavandino. La foto di John Lennon è stata acquistata durante un viaggio a New York. pagina seguente: l’esterno della casa, costruita con le pietre del Piave, con pergola e poltroncine vintage.

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Tracce. a sinistra: riproduzione della sedia Chandigarh di Pierre Jeanneret. Alla parete opera di Elia Pavesi. Pavimento in cotto originale. pagina precedente: in primo piano tavolo Efelidi di Designmood (progetto studio Archiplan). Sulla parete affreschi seconda metà del ’500 della scuola di Giulio Romano. Lampada su disegno con lampadine nude nella parte superiore per illuminare gli affreschi e strip led incassata nella parte inferiore per illuminare il tavolo.

SEGNI, SPAZI EPOCHE La ristrutturazione di un piccolo appartamento nel cuore di MANTOVA lascia a vista la sovrapposizione di momenti storici diversi, come altrettante anime degli interni. Che, in un progetto che non cerca coerenza estetica ma relazione tra le cose, aggiungono elementi minimalisti e rigorosi al contesto antico. progetto di DIEGO CISI e STEFANO GORNI SILVESTRINI testo di ELENA DALLORSO — fotografie di MATTIA AQUILA

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ulla bellissima piazza Broletto, cuore medievale di Mantova, tra le attigue piazza Sordello e piazza delle Erbe, al secondo piano di una delle case cinquecentesche che fanno da quinta alla fontana dei Delfini (il primo pozzo artesiano della città), è stato appena ristrutturato un piccolo appartamento per villeggiature e soggiorni brevi. 80 metri quadrati circa divisi in cinque stanze più un ingresso, in cui la storia, anzi, le sue stratificazioni, sono la costante stilistica. Dalle finestre, incorniciate come quadri, la basilica di Sant’Andrea di Leon Battista Alberti e la cupola settecentesca di Filippo Juvarra. Pesantemente manomesso in epoca recente (gli interventi maggiori sono stati realizzati negli anni ’70), lo spazio è stato ripensato da Archiplan (lo studio degli architetti Diego Cisi e Stefano Gorni Silvestrini) con un’idea tanto precisa quanto controcorrente: rifuggire l’omogeneità per fare risaltare invece i segni lasciati da ogni epoca, cercando ed enfatizzando le relazioni tra le cose. «Sono proprio le relazioni l’aspetto principale del progetto», spiega Diego Cisi. «Il modo in cui si rapportano genera una nuova bellezza. Io le chiamo relazioni ambigue, nel senso che l’ambiguità è capace, a differenza dell’omogeneità, di tenere insieme gli opposti: maniglie in alluminio anni ’70 e affreschi del ’500, design minimalista e pavimenti in cotto originali».

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Nella sala da pranzo il progetto è chiaro: agli affreschi della scuola di Giulio Romano sono affiancati arredi contemporanei e custom, come il tavolo Efelidi disegnato da Archiplan per Designmood in laminato di legno: «Lo abbiamo ideato a rovescio: lo stratificato interno è a vista, mentre la lamina è di costa», spiega Cisi. «Si chiama Efelidi proprio come le macchie che nascono come difetti della pelle ma che in realtà rendono più bello un viso». Intorno al tavolo, riproduzioni delle sedie Chandigarh disegnate da Le Corbusier per Pierre Jeanneret negli anni ’50 («Le abbiamo rifatte perché i pochi esemplari che si trovano nei negozi di modernariato hanno prezzi esorbitanti»). Nell’ottica della permanenza dei segni, anche i sondaggi 

Incursioni. in alto: nella sala da pranzo, la struttura in stecche di legno sulla parete destra in alto mitiga la presenza del condizionatore. Sotto, la parete è rivestita da un pannello di compensato di betulla con quattro lampade nude. pagina seguente: cucina su disegno con struttura in laminato nero, piano in acciaio spazzolato e parte superiore in compensato di betulla. Il sistema dell’erogazione dell’acqua è realizzato con tubi in rame pinzato e rubinetti da giardino. Controsoffitto in lamelle di laminato nero con strip led integrate, così come per la mensola portaoggetti.


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dei restauratori sulla porta sono rimasti visibili, diventando essi stessi elementi decorativi. Il contrasto, o meglio la sovrapposizione di elementi, continua nel soggiorno, dove gli affreschi, questa volta ottocenteschi, sono la cornice di una soluzione molto funzionale per dividere gli spazi: un grande divano su disegno in frassino sotto il quale c’è un letto da estrarre all’occorrenza, con sedute in feltro e cuscini imbottiti in tessuto elasticizzato che possono essere sfilati dalla struttura e ricollocati in altre posizioni, diventando bracciolo o cuscino. È pensato come un elemento sul quale è anche possibile lavorare, mangiare, sdraiarsi con ampie zone d’appoggio laterali. «Come un’isola, dove rifugiarsi per fare quello che più piace o è utile», aggiunge Cisi. «Il design contemporaneo ha la stessa matrice del resto: mantiene la leggibilità», continua. «Il progetto, infatti, enfatizza le differenze e le eterogeneità dei singoli spazi, nei quali viene privilegiata l’ambiguità e la contraddizione all’unitarietà stilistica. Gli elementi di arredo si configurano come oggetti in parte scorbutici e in parte raffinati, una sorta di bestiario, e istituiscono relazioni ibride con i singoli spazi all’interno dei quali sono inseriti. I segni del tempo, del lavoro dell’uomo e dell’intento estetico di epoche differenti permangono, mentre i nuovi segni si sovrappongono in una complessità che non annulla gli altri saperi». Ecco così il sistema dell’erogazione dell’acqua in cucina e nella sala da bagno è realizzato con tubi in rame pinzato e rubinetti da giardino, mentre l’impianto elet-

Il progetto rifugge l’omogeneità per fare risaltare i segni lasciati da ogni epoca, cercando ed enfatizzando le relazioni tra le cose. trico rimane sempre fuori traccia, con il tubo di rame visibile. L’illuminazione, quasi totalmente realizzata su disegno, è pensata per dare rilievo ai soffitti affrescati e, contemporaneamente, per essere funzionale agli ambienti: la lampada sopra il tavolo da pranzo ha lampadine nude nella parte superiore per illuminare gli affreschi e strip led incassata nella parte inferiore per proiettare la luce sul tavolo; nella sala da bagno, la lampada in legno è in grado di illuminare il piano del lavabo e contemporaneamente è pensata per sospendere l’asciugamano. Due lampadine nude affiorano dallo specchio per consentire un’illuminazione diretta sul viso. Il rigore nella progettazione degli elementi nuovi è accostato all’imperfezione della struttura, in cui l’azione del tempo ha trasferito un’energia inconsueta, dando espressione a una bellezza diversa, scevra di ogni artificio. FINE

Essenze. in alto, a sinistra: le lampade su disegno orientano la luce verso il soffitto, per valorizzarne gli affreschi. Sulla sinistra, parete rivestita in legno di frassino e tamponamento in paglia di Vienna. a sinistra: lavabo in acciaio spazzolato su disegno. Piano porta sapone in legno di olmo. pagina seguente: divano su disegno in frassino con seduta in feltro. Sotto c’è un letto che può essere estratto all’occorrenza. Cuscini imbottiti in tessuto elasticizzato.

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Antiche stanze A pochi chilometri da Noto, una casa di metà ’800 è l’inatteso scrigno di arredi, oggetti e atmosfere NEOCLASSICHE del Nord Europa. In perfetta e plausibile armonia con l’architettura siciliana. testo di ELENA DALLORSO — fotografie di MATTIA AQUILA

D’epoca. a sinistra: nel grande salone, un mix eclettico di mobili e oggetti d’antiquariato: vaso svedese in terracotta dell’800, vaso nero danese, coppia di poltroncine vittoriane. La statua è una copia in terracotta di quella di Polimnia restaurata nel 1780 dallo scultore Agostino Penna ed esposta al Louvre. Le decorazioni sulla porta sono di Alexandrine Stordeur. a destra: copia in terracotta di epoca Liberty sul modello di un vaso antico. Sul comodino siciliano Carlo X testa francese in terracotta (falso bronzo) in stile classico greco. Alla parete, cornici del ’700. Divanetto svedese.

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«I proprietari si sono innamorati subito delle altezze, degli spazi, della luce che entra dalle finestre e mi hanno chiesto un intervento che non fosse radicale. Del resto tutte le cose belle erano già qui».

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na manciata di chilometri separa questa casa patrizia di campagna del 1860 dalla capitale del Barocco siciliano. Del paesaggio architettonico in cui è inserita conserva colori (il giallo ocra chiaro), materiali (il tufo calcareo), struttura (grandi volumi, soffitti alti, volte). All’interno, però, è altro. «Quando i proprietari − una coppia internazionale che si è innamorata della Sicilia e ha deciso di mettere radici in Val di Noto − hanno comprato la casa, sei anni fa, non era rimasto niente al suo interno, a parte le maioliche originali dei pavimenti, che erano state conservate in un magazzino e sostituite, negli anni Cinquanta, da orribili piastrelle arancioni», racconta Alexandrine Stordeur, decoratrice d’interni specializzata nel trompe-l’œil e autrice del restauro di Palazzo Castelluccio, gioiello del XVIII secolo nel centro di Noto. «Si sono innamorati subito delle altezze, degli spazi, della luce che entra dalle finestre, e mi hanno chiesto un intervento che non fosse radicale. Del resto tutte le cose belle erano già qui». Amanti del Neoclassicismo, hanno adattato arredi, opere d’arte e decorazioni di una latitudine e di un’epoca diversa da quelle del modello architettonico imperante nella zona a un contenitore profondamente locale. Con risultati sorprendenti. A cominciare dai muri, prevalentemente in un grigio chiaro luminoso con qualche macchia di rosso pompeiano e tortora nei riquadri di salottini e sala da pranzo. «Sulle porte, sulle volte e sulle cornici perimetrali ho dipinto rosette, fregi e festoni, richiamando, attraverso il trompe-l’œil, gli stucchi ornamentali», dice Stordeur. «Anche le colonne della camera padronale e del salone sono in finto marmo e in finto granito, realizzate con la pittura». Così come il parallelepipedo che sostiene la statua di una fanciulla dello scultore francese ottocentesco Émile-André Boisseau, in falso marmo rosso Levanto. In ogni stanza il Neoclassicismo nordico è rappresentato da oggetti e mobili che provengono per lo più da Francia e Scandinavia (perfino i grandi vasi in terracotta di foggia greca), scelti a uno a uno dai padroni di casa nelle gallerie antiquarie di Parigi. Nella sala da pranzo, sotto le volte affrescate, il tavolo è illuminato da un paio di lampade da biliardo francesi, mentre nei salotti divanetti, chaise longue e poltroncine sono svedesi o danesi. Perfino la tanica per l’acqua in rame che fa bella mostra

di sé in cucina è svedese. Tra le poche deroghe alla provenienza geografica c’è un comodino siciliano in stile Carlo X (post-Impero, ma locale) sul quale è appoggiata una testa francese in falso bronzo di foggia greca. La statua della Musa Polimnia in salotto è invece una copia in terracotta d’inizio Ottocento di quella romana che lo scultore Agostino Penna restaurò (ricostruendone letteralmente la parte superiore) nel 1780 e che oggi è esposta al Louvre. Eletto dai proprietari a stanza preferita, il grande salone è un elogio delle proporzioni e delle simmetrie grazie alle porte che si aprono, su tutti i lati, sulle altre camere e sale e al magnifico soffitto a volte evidenziato da stucchi e rosette. Qui, insieme a una chaise longue della scuola di design di Stoccolma del 1990 trovano posto uno specchio italiano di fine ’700 e, sulla console, un’intera collezione di copie di vasi greci. Dalle finestre entrano il verde delle terrazze esposte a nord e a sud, e scampoli del cielo azzurro della Sicilia. FINE

Decorazione. sopra: un angolo del salone. Sulla colonna in legno dipinta in trompe-l’œil (falso marmo), statua di Émile-André Boisseau. Sotto la finestra, in fondo, antica tanica per l’acqua svedese in rame. pagina seguente: nel grande salone, chaise longue della scuola di design di Stoccolma del 1990. Il grande vaso in terracotta è svedese. Sulla console, collezione di copie di vasi e suppellettili dell’antica Grecia.

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Arredi misti. sopra: nella sala da pranzo, intorno al tavolo sedie francesi, in fondo inglesi, tutte ’800. Alla parete, orologio in legno dorato svedese. Lampadario da biliardo francese. Sulla console coppia di abat-jour francesi a olio. La tavola è apparecchiata con porcellane giapponesi Imari del ’700. pagina seguente: il corridoio tra il salone e la camera da letto. Volta dipinta a trompe-l’œil. Statua in bronzo francese.

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Zona privata. La camera da letto padronale, con il pavimento originale. Le colonne in finto marmo sono opera della decoratrice d’interni Alexandrine Stordeur. pagina seguente: la sala da bagno, con rivestimento in mattonelle di cemento e lavandino antico siciliano. Alla parete medaglioni in biscuit danesi.

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TRA VENTO E STELLE Nella campagna intorno a FABRIANO un noto imprenditore ha scelto di costruire la casa dei suoi sogni. Un progetto felice e fatto a sei mani, che si sviluppa attorno a una serie di passioni. E al rispetto per la natura.

progetto di LISSONI ASSOCIATI — testo di RUBEN MODIGLIANI fotografie di LAUR A FANTACUZZI e MAXIME GALATI-FOURCADE

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SERVIZIO A CURA DI ALESSANDRA LAUDATI

Doppio livello. Francesco Casoli e la moglie Viviana Cattelan ritratti nel soggiorno insieme a Kajal, uno dei loro quattro bulldog francesi. a sinistra: il garage sotto la casa, dalla superficie di 400 mq. L’idea di farlo nero con luci blu e con l’inserimento di giardini zen è del padrone di casa.

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Passioni. sopra: l’esterno della villa. La struttura sulla destra, rivestita in rame, ospita alla sua sommità un piccolo osservatorio astronomico. sotto: l’angolo del camino nel grande soggiorno. Divani Sofà (Edra), lampada Twiggy (Foscarini). Il modello di mercantile, una delle collezioni del padrone di casa, poggia su una base disegnata da lui. in basso: il mobile contenitore Scrigno (Edra) separa come una quinta dorata la zona pranzo dal soggiorno. Sul tavolo Jack (e15), due cappe Seashell di Elica con elemento illuminante. pagina seguente: nello studio-fumoir, una Lounge Chair di Charles e Ray Eames originale anni ’70 poggia su un tappeto berbero. A parete, due tele di Fattori (a sinistra) e Balla (a destra).

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ul colle nei pressi di Fabriano dove sorge la casa di queste pagine c’era un rudere, quello che rimaneva di un’antica costruzione rurale che sulle vecchie mappe era segnata come “la casa nel vento”. Il fatto che proprio qui Francesco Casoli, presidente del Gruppo Elica (che ha rivoluzionato il mondo delle cappe aspiranti), abbia scelto di costruire la sua casa forse è una coincidenza. O forse no, chissà. «Ho scoperto questo posto perché è una tappa di passaggio per noi ciclisti, un luogo dove ci fermiamo a riprendere fiato, dove ci riposiamo guardando il paesaggio. È stato bello poterci costruire la casa dei sogni», ci racconta. Il progetto è stato elaborato insieme a Piero Lissoni, in un rapporto di continuo e proficuo confronto di idee con Casoli e la moglie, Viviana Cattelan. I punti di partenza sono stati molti: la conformazione del territorio e le sue caratteristiche, il desiderio di costruire un edificio dal minimo impatto ambientale. E poi le passioni dei padroni di casa, le biciclette di Casoli ma anche la sua collezione di modelli di navi, e poi arte, stelle, design, meccanica, mare, cultura giapponese, aerei... «Anch’io amo l’astronomia: siamo partiti col piede giusto. In fondo siamo tutti un po’ bambini», dice Lissoni. «Abbiamo cercato di cucire insieme tutti questi amori senza lasciarci fuorviare, anzi creando un luogo estremamente funzionale. Abbiamo razionalizzato tutto». Così, per esempio, è nata l’idea di sfruttare un locale tecnico per le 

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canne fumarie per farne un piccolo osservatorio: è l’elemento più alto di questa architettura, un corpo esterno rivestito in lastre di rame ossidato e chiuso, in alto, da un lucernario apribile col telescopio messo al punto giusto. Spiega Casoli: «Qui non c’è inquinamento luminoso, siamo nel mezzo del cielo. L’ideale per andare a caccia di stelle». L’edificio è un volume orizzontale e sapientemente ritmato, inserito con grande rispetto nel paesaggio. Il rivestimento in pietra è lineare e insieme naturale, il giardino intorno è fatto di graminacee e di ginestre, punteggiato da alberi di ginkgo: «Una pianta che non muore mai, perfetta per un posto difficile come questo, dove l’inverno abbiamo freddo e neve in abbondanza», dice Viviana Cattelan. Il progetto ha due chiavi di lettura: da una parte il linguaggio architettonico, dall’altra i contenuti tecnologici. Ma invisibili. «Una domotica di altissimo livello che però non rende schiavi», afferma Lissoni. La struttura è interamente realizzata in legno (da Rubner Haus, azienda specializzata che è stata partner tecnico nella fase di costruzione). «Abbiamo scelto il legno perché volevamo una casa che fosse antisismica – da questo punto di vista la zona è ad alto rischio – e che garantisse un isolamento termico ottimale», spiega Casoli. La casa si sviluppa su due livelli, entrambi di circa 450 metri quadrati: a quello inferiore si trovano un garage spettacolare, nero, con giardini zen che sono come isole di luce e di natura; una quadreria privata con opere di autori dell’Otto e Novecento («Mi è piaciuta molto l’idea di Casoli di farne un luogo strettamente privato», dice Lissoni); una cantina che Lissoni ha pensato come una versione contemporanea degli studioli rinascimentali, rivestendone le pareti con scaffali in ferro dolce cerato, dove insieme ai vini ci sono anche pezzi di design. A questo piano ci sono anche le camere per gli ospiti e tutti i locali tecnici. Una scala dal volume scultoreo (per Casoli, «il colpo di genio di Lissoni») porta al livello superiore, dove ci 

«La scala in legno che unisce i due piani è il colpo di genio di Lissoni».

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Museo personale. sopra: allo stesso livello del garage si trova anche la quadreria con la collezione dei padroni di casa, con tele di Plinio Nomellini, Ottone Rosai e altri. Sulla destra, il divano zoomorfo Gli Amici di Gaetano Pesce (Meritalia). a destra: la scala che collega i due livelli. Alla base, un motore di razzo russo acquistato da Francesco Casoli a un’asta. Poltrona Favela dei fratelli Campana (Edra), a parete foto di Olivo Barbieri. pagina precedente: il salone d’ingresso, sempre al piano inferiore. Divano On the Rocks di Francesco Binfaré (Edra), tela di Ettore Spalletti.


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Funzioni vitali. in alto, a sinistra: al livello del garage si trova anche la cantina, con scaffalature realizzate in ferro dolce cerato. Tavolo Quaderna (Zanotta) e vaso Venini. a sinistra: la cucina col piano in pietra lavica. Sopra al tavolo, tre cappe Édith a sospensione con luce (Elica, come quella sopra il piano cottura). sopra: la camera da letto. La carta da parati è un progetto dell’artista Francesco Simeti studiata per i padroni di casa: le immagini usate infatti fanno riferimento alle loro passioni. Libreria Ptolomeo di Bruno Rainaldi (Opinion Ciatti), comodini WrongWoods (Established & Sons), poltrona Getsuen di Masanori Umeda (Edra).

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sono gli spazi da vivere, ampi, lineari. Qui il ritmo è dato dalle grandi finestre che inquadrano il paesaggio e ne fanno il vero protagonista degli ambienti, arredati con misura: «Abbiamo cercato di mettere in dialogo oggetti con una personalità decisa, sottraendo e creando equilibri. Sapendo comunque che è l’esterno che vince», afferma Cattelan. Gran parte dei mobili sono prodotti da Edra: la famiglia Mazzei, titolare dell’azienda toscana, è molto amica dei padroni di casa e viene spesso in visita. Una presenza costante sono i modellini di navi collezionati da Casoli, tutti conservati in teche progettate da lui stesso. La scansione degli ambienti è creata da una serie di cesure: il mobile contenitore che, come una quinta, separa il soggiorno dalla sala da pranzo; la porta scorrevole che può separare o meno quest’ultima dalla cucina; la parete in vetro che isola lo

studio fumoir dal resto del soggiorno. La camera da letto dei padroni di casa è, di nuovo, una Wunderkammer contemporanea. Solo che qui gli oggetti non sono reali ma rappresentati: l’ambiente infatti è tappezzato con una carta da parati realizzata dall’artista Francesco Simeti, utilizzando immagini che fanno riferimento ai luoghi e alle cose amati dai due committenti. Il resto sono pochi mobili ma iconici: la poltrona-fiore Getsuen di Masanori Umeda, la libreria-colonna Ptolomeo di Bruno Rainaldi, i comodini WrongWoods ideati da Sebastian Wrong (designer) e Richard Woods (artista). Anche qui, nella stanza che l’abitudine vorrebbe raccolta, due grandi finestre fanno entrare il verde, le colline, il cielo. Ennesima frase di quel dialogo continuo tra interno ed esterno che costituisce uno degli aspetti più affascinanti di questo progetto. FINE

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Ispirazioni. qui a sinistra:

l’ingresso di una suite della nuova ala della Locanda Rossa, arredata da Tommaso Ziffer. Le porte scorrevoli sono riprese dalle porte dei “barns”, i granai americani. Plafoniera in ottone, design Studio Ziffer. a sinistra: una zona di conversazione di fronte alla piscina. Ambiente realizzato da Paolo Cattaneo, che ha curato il progetto dell’intera struttura, e dall’interior designer Valeria Giuliani. Poltrone in vimini di Sika-Design, tavoli in ferro di Fermob, divani rivestiti con tessuti della Libeco.

Esercizi di stile Alla Locanda Rossa di CAPALBIO, un’elegante farm house tra le colline toscane, a due passi dal mare, è di scena un inedito mood che reinterpreta in modo originale e ricercato il gusto country. testo di MARIO GEROSA — fotografie di GIORGIO BARONI

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Materiali. sopra: un altro scorcio del salone, realizzato dall’architetto Paolo Cattaneo e dall’interior designer Valeria Giuliani. Sul tappeto marocchino poggiano poltrone in vimini di Sika design e tavoli in ferro di Fermob. sotto: nel ristorante, firmato da Tommaso Ziffer, sedie da bistrot in vimini realizzate su disegno da Maison Drucker Paris e tavoli con base in ghisa e ripiani in legno di castagno. Lampade in legno laccato, design Studio Ziffer. Il soffitto è ornato da vele in lino di Boussac-Pierre Frey e di Les Créations de la Maison. a destra: il corridoio della nuova ala. Tende di Robert Kaufman Fabrics, lanterne indiane, pavimento in cotto naturale e cotto nero Etrusco di Fornace Sugaroni.

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ono i dettagli a raccontare lo stile inconfondibile della Locanda Rossa a Capalbio, dove recentemente sono stati creati una nuova ala, che ha più che raddoppiato il numero delle camere esistenti, e un nuovo ristorante. I particolari sono i veri protagonisti: le forme aggraziate dei mobili in giunco, le finiture di colore, dove anche un mezzo tono è importante, le studiate geometrie che contribuiscono a definire gli spazi. Tutto, a ogni scala, dal grande al piccolo, racconta il desiderio di reinventare lo stile di una classica casa di campagna rivisitandolo secondo il gusto contemporaneo. Della nuova ala, che comprende 24 camere, e del nuovo ristorante, si è occupato l’architetto Tommaso Ziffer. La struttura originaria dell’albergo, invece, è firmata dall’architetto Paolo Cattaneo, con cui ha collaborato Valeria Giuliani per l’interior design. Tutto è giocato sull’evocazione: si colgono qua e là i segni distintivi del gusto country, che però in ogni ambiente è stato sapientemente riletto, asciugato, rifinito, ripensato, arrivando all’essenza di quel mood. In particolare, nella nuova ala l’architetto ha regalato agli interni un tocco memore dello stile degli Hamptons. «Capalbio è un po’ come gli Hamptons, lo dicono anche gli americani. C’è molto verde, è una zona piena di boschi, ci sono lagune, circoli e spiagge esclusive», nota Ziffer, da sempre affezionato a Capalbio, che ama e che ha visto evolvere negli anni. «È campagna, ma con il mare a fianco». E proprio partendo dalla personalità del luogo, Ziffer ha voluto creare qualcosa di totalmente inedito per questa zona, puntando sullo stile angloamericano, arricchito da una serie di felici intuizioni riconducibili ad altre suggestioni stilistiche. Per esempio, la scelta di inframmezzare ai mobili in 

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Colori. pagina precedente: alcune camere della nuova ala della Locanda Rossa, arredate da Tommaso Ziffer, hanno a disposizione piccole cucine. Tavoli con base in ghisa laccata bianca e piano in castagno, sedia in rattan di Kok Maison, lampada di Zangra. a destra: una camera della nuova ala. La testata del letto è disegnata dallo Studio Ziffer, panchetta di Safavieh, poltrona Cardinal in rattan di Maison Drucker Paris, con cuscini di Élitis.

giunco e rattan specchiere e tavoli in faux bois, «una tecnica molto in voga in Francia alla fine dell’800, quando la moda suggeriva di realizzare mobili in cemento e in metallo che imitavano il legno. Creazioni che si possono ammirare nelle balaustre e nei ponticelli delle Buttes-Chaumont a Parigi». Al contempo, poi, Ziffer ha fatto in modo che l’allure dei vari ambienti riflettesse lo spirito di oggi: senza mai forzare la mano sul design più spinto, mantenendosi nella sfera di una tradizione rivisitata, ha regalato alle stanze un carattere molto moderno. È un lessico estremamente raffinato, che fa della semplicità una virtù, senza mai rischiare di cadere nella tentazione del minimalismo. Una grammatica di stile dove sono determinanti anche i materiali. «C’è una forte presenza del cotto nero, che è come quello dei vasi etruschi», aggiunge Ziffer. «L’ho utilizzato, per esempio, per impreziosire i pavimenti del corridoio al primo piano, scandito dalle tende in un cotone che evoca un certo gusto coloniale, al pari dei tappeti usati nelle camere, che nascono dai Dhurries indiani e sono tessuti come arazzi». In questo raffinato gioco di suggestioni trova spazio anche un richiamo allo stile mediterraneo, ricordato nei colori delle pareti, che puntano sui toni caldi del giallo uovo e dell’azzurro, con dei tocchi di rosso, che rimandano al nome della Locanda. Diversi indicatori di uno stile composito, che Ziffer è

riuscito a mediare con grande gusto e senso della misura. Uno stile che racconta la doppia anima del luogo, Capalbio, che d’inverno vive la sua natura di campagna e d’estate si rivela come un esclusivo luogo di mare. «La Locanda Rossa col tempo è diventata uno dei poli d’attrazione di Capalbio, insieme ad altri grandi classici», continua Ziffer. «La gente ci viene per l’aperitivo, per le feste, gli eventi». E trova un’atmosfera internazionale, che pur rispettosa dell’identità del posto guarda oltre, racconta con spirito colto e cosmopolita un luogo capace di rinnovarsi continuamente, di affascinare, e di stupire. FINE

Un lessico estremamente raffinato, che attraverso i colori e i materiali riscrive in maniera moderna i codici della tradizione.

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Titolo didascalia. a sinistra: sit ilissin rehenis apelis que nem dolor re, iderferspel eossima gnatem eserum net labo. Nam es perspid ignienia vid qui ommos et quias vid que nonem aut haribus as quos ex etum evenest aborepr ovidige ntiandam nobitatiam doluptae ni sumendis ipsae

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Spazi. pagina precedente: una suite della nuova ala della Locanda Rossa. Le porte scorrevoli stile granaio americano celano una piccola cucina. Accanto al tavolo con base in ghisa, sedie in rattan Bagatelle di Kok Maison. sopra: una delle camere della nuova ala, curata da Tommaso Ziffer. Testate dei letti, in legno laccato, scrivania in legno laccato a “faux bambou” e specchio faux bois su disegno dello Studio Ziffer. Tappeti Ralph Lauren. sotto: l’ingresso di una suite. Plafoniera disegnata da Studio Ziffer. a destra: una sala da bagno, con pavimento in cotto Nero Etrusco della Fornace Sugaroni. Parete doccia a effetto vetrata, design Studio Ziffer-Anichini.


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SUGGERIMENTI, INDIRIZZI, CURIOSITÀ, DETTAGLI: DIETRO LE QUINTE DI AD.

BACKSTAGE. PAG. 144 Disegnata da Sebastian Herkner, la dining chair in plastica intrecciata e tubolare metallico fa parte della collezione Caribe di Ames: realizzata in varie tinte a contrasto, qui blu, menta e nero. 699 €.

PAG. 128 Progettati da Luca Nichetto per Salviati, i vasi Millebolle inglobano nel vetro grandi bolle d’aria che rendono i colori screziati. Da 818 €.

AUTUNNO CALDO, CON DESIGN D’AUTORE

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Pezzi ICONICI , di grande impatto stilistico e cromatico, accostati a oggetti ispirati alla natura.

RILETTURE (da pag. 128)

Velvet elegance

Da un appartamento torinese illuminato dalla dirompente espressività di classici del design – sobri, importanti, ludici, pop – dove arredi e oggetti d’arte sono altrettanti omaggi agli anni Trenta; da una terrace house londinese che bilancia la seriosità britannica con ordine e simmetrie tutti mediterranei; da un’antica residenza rurale del Trevigiano improntata a un recupero del genius loci, dell’artigianato del territorio, e animata da imprestiti della natura; e, ancora, da un pied-a-terre napoletano dove rigorosi arredi di maestri scandinavi convivono con accese tinte partenopee... Dalle dimore raccontate in questo numero si possono trarre spunti e idee a non finire per cambiare volto al panorama domestico. NICOLETTA DEL BUONO

Una stilista iraniano-tedesca interpreta SERIES 7 ™ di Arne Jacobsen: con il velluto .

PAG. 152 Con la base in mdf laccato e lo stelo in metallo su cui sono montati rametti di recupero, la lampada d’appoggio di Bleu Nature ha un paralume di cotone. Ogni esemplare è diverso, da 400 €.

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Mai tramontato del tutto malgrado i diktat antidecorativi del Minimalismo, il velluto è tornato oggi di scena con grande forza nell’arredamento. Lo prova la speciale versione “ornamentale” della mitica Series 7 creata da Arne Jacobsen per Fritz Hansen, rivestita in velluto dalla designer Leyla Piedayesh e dal suo brand Iala Berlin 610 €.


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PAG. 144 Di Doriana e Massimiliano Fuksas per Slamp, la lampada a sospensione Desert Rose è composta da strati di Gold e Lentiflex sovrapposti. Da 561 € online.

PAG. 128 Orologio da parete Sunburst Red di George Nelson per Vitra in metallo e legno, 325 €.

PAG. 174 Divano Flap di Francesco Binfaré per Edra, con appendici reclinabili, struttura in tubolare di acciaio, rivestimento in pelle e tessuto di vari colori, qui in versione Gold. Da 19.860 €.

«IL FLAP RAPPRESENTA LA SPERANZA DI LIBERTÀ». FRANCESCO BINFARÉ

SPERIMENTAZIONI (da pag. 136)

Lo stratomobile La console Layer, donata dalla designer Paola Navone alla FONDAZIONE ALDO MORELATO, è una scultura fatta di piccole tavole di varie essenze. Morelato è un’eccellenza nella lavorazione del legno e con la sua Fondazione Aldo Morelato è attiva pure nelle sperimentazioni legate al nobile materiale. Ne è esempio la console-scultura Layer in assicelle di acero, ciliegio, frassino, noce e rovere, sovrapposte e assemblate, donata dalla designer Paola Navone alla Fondazione ed esposta nel suo museo.

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PAG. 128 Vaso piccolo della linea Caviar Collection di Buccellati, realizzato in argento sterling. 1.300 €.


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g r u p p o e u r o m o b i l .c o m

KITCHEN AT MOSPHERE La buona cucina italiana dove cultura del proget to e qualità dei materiali esaltano il made in Italy in una dimensione internazionale. SEI , la cucina firmata da Marc Sadler per Euromobil.


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RASSEGNE DI PRODOTTI E TENDENZE PER LA CASA CONTEMPORANEA.

DOSSIER. Nuovi scenari Come sempre il Cersaie (a Fiera Bologna, 24-28 settembre) è l’appuntamento imperdibile per tastare il polso dei mercati della ceramica, dei sanitari e dell’arredobagno. Ecco qualche anticipazione sulle tendenze forti di questi tre settori in cui l’Italia detta legge e crea le idee vincenti. Per il bagno, ma non solo. servizio a cura di

COURTESY MARCEL WANDERS

BERNARDO RIZZATO e DILETTA COLONNA

SPAZIO VISIONARIO Solo ceramica nella Spa del Mondrian Hotel a Doha, il primo albergo firmato da Marcel Wanders in Medio Oriente. I rivestimenti sono di FMG Fabbrica Marmi e Graniti e Iris Ceramica Group. ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

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N U OV I S C E N A R I

TUTTO IN UNO.

QUESTIONE DI LINEA.

Arbi presenta il nuovo mobile monoblocco Materia 05 in laccato Rosso Casale con lavabo integrato Kuki. Specchiera Boheme con profili in allumino e led.

Un oggetto dal sapore pop: sottile, anticonformista, decorativo, è il termoarredo Clip di Brem disegnato da Danilo Reale prendendo spunto dalla forma delle molle a torsione.

IL SOFFIO DEL CALORE.

1 Diesel Open Workshop sigla la prima collaborazione di Scavolini e Diesel per l’arredobagno: un raffinato esempio di industrial style.

VERSATILE.

GIOCHI DI FORME

FrameBlower è un termoarredo combi che al corpo scaldante unisce un “soffiatore” consentendo così di scaldare rapidamente ambienti di piccole e medie dimensioni. Di Cordivari.

Innovazione e creatività sono alla base di SANITARI , ARREDI e CORPI SCALDANTI per il bagno di oggi. Insieme sono una realtà importante dell’economia italiana: arredobagno e ceramica sanitaria superano i 3 miliardi di fatturato annuo (dato 2016) occupando circa 25.000 addetti. Ma più che i numeri, già di per sé eloquenti, contano l’impatto e l’influenza che questi due settori merceologici, alfieri del “fatto in Italia”, hanno nel dettare le tendenze della produzione mondiale. Apprezzati dalla gente che conta, i loro prodotti, ineccepibili tecnicamente e sempre innovativi sul piano della forma e anche dei materiali, fanno status. Una vasca, un lavabo, un termoarredo made in Italy rendono la sala da bagno una parte integrante della casa e non già una sua appendice.

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N U OV I S C E N A R I

Per il Cersaie Ceramica Globo propone nuove finiture per la serie Le Pietre. Tra queste una in pietra scura ideale in abbinamento ad acciaio e legno.

ELEGANZA IN SCURO.

Profili e finiture SPECIALI che lasciano il segno.

PASSATO CHE ISPIRA. Si rifà alla

tradizione delle terme la linea di sanitari Baden Baden di Simas. Una collezione che esprime uno stile “nuovo classico” dalle forme decise, espressioni di un eccellente made in Italy.

GEOMETRIE ALTERNATIVE

L’ESPRESSIVITÀ DEI VOLUMI INEDITI A marcare la linea di sanitari Baden Baden di Simas sono (anche) le forme TR APEZOIDALI. Nella sala da bagno contemporanea sono benvenuti i sanitari dalle forme inedite, architettoniche o sculturali capaci di dare una personalità forte all’ambiente. Simas, azienda di Civita Castellana fondata nel 1955, gioca, in tale prospettiva, con volumi sodi, ammorbiditi dalla rotondità nei bordi, sospesi o a terra non fa differenza. Nella nuova collezione Baden Baden (sopra) punta, per esempio, su sorprendenti prismi trapezoidali resi ancora più espressivi dall’intensità del colore (bianco o nero).

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ARTE SUL FONDO. Marco Pisati firma la linea Dec˜ di Kerasan caratterizzata da un inedito piatto (in 5 varianti) in ceramica decorata che nasconde lo scarico con un tocco di colore.

SCULTOREO. Chinook di Antrax è un radiatore freestanding composto da dischi di alluminio ruotati tra loro di cinque gradi per dare un effetto di torsione che slancia il manufatto verso l’alto. Design di Francesco Lucchese.

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A D: S t u d i o M a lis a n ⁄ I m a g e: N u d e si g ns t u d i o

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Itlas – v ia d e l l a vo ro – n°35, 31016 C o rdig n a n o, Tre v is o – I t a lia

p h. +39 0438 36 8 04 0 we bsit e: itlas.com

Itlas, Collezione Progetto Bagno 5 Millimetri by Archea Associati: Composizione in legno di Rovere D11, Itlas. Mobili e accessori, Itlas Progetto bagno.

Itlas, Collezione i Grandi Classici: Pavimento mod. IGC 300, Rovere finitura Natura e Rovere finitura D11.


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N U OV I S C E N A R I

COME UNA VASCA.

Il lavabo ovale Kyros, disegnato da Andrea Parisio e Giuseppe Pezzano, si segnala per l’inedita profondità (18 cm) che ne fa una sorta di vasca, mentre il contenitore sottostante, sempre ovale, arricchisce e completa l’armonia del progetto. Di Ceramica Cielo.

TOCCHI D’A RTE

METÀ MARMO, METÀ CERAMICA Un vaso può cambiare faccia al bagno. GUMDESIGN ne ha disegnato uno speciale. Innesto, una suppellettile che fa eleganza. Un vaso per fiori recisi composto da una base cilindrica in marmo lavorata al tornio a mano, lasciata in parte grezza, in cui si innesta un cilindro di ceramica con decoro “Antico Savona” tipico di Albisola. Un pezzo che dà espressività all’ambiente, ideato da Gumdesign (Laura Fiaschi+Gabriele Pardi) e prodotto da Azienda Cusenza Marmi e Ceramiche Pierluca.

CERCHIO PERFETTO. È di Ceramica Flaminia il lavabo circolare Bonola (diametro di 50 cm) da appoggio su piano o su colonna. Qui è nella versione color petrolio.

Soluzioni d’ impatto per dare UN’EMOZIONE in più all’ambiente bagno. Lo scaldasalviette Scaletta di Elisa Giovannoni fa parte della collezione Plug&Play di Tubes: funziona a elettricità e non necessita di installazione.

CALDO PERSONALE.

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starhomes Photo: Mavrin Studios

Luxury Homes FLORENCE ÒLive your dream, live your homeÓ

Starhomes is a company specialized in Luxury Real Estate in Florence and Tuscany INVESTMENT

DEVELOPMENT

www.starhomes.it Firenze

BROKERAGE

info@starhomes.it

Piazza della Signoria, 4 Starhomes is a brand of Stargroups Holding s.p.a.

+39 055 2382944


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N U OV I S C E N A R I

CEMENTO ELEGANTE.

In grès porcellanato, design di Fabio Novembre, Concreto di Lea Ceramiche riproduce con realismo le texture brutaliste del cemento. In 5 tonalità: extra light, light, medium, dark e rust.

FASHION TILES Tre sono gli indirizzi che guidano il mondo delle PIASTRELLE di oggi: effetti materici, arte e grandi formati. Il Cersaie, massima vetrina mondiale della ceramica per edilizia, è il termometro delle tendenze in atto nel mondo delle piastrelle. Giunto alla 36ª edizione, quest’anno promuove tre orientamenti principali. Regge e anzi si rafforza, per esempio, il trend degli effetti materici. Prende vigore anche il ricorso a decorazioni artistiche realizzate a freddo con processi digitalizzati. E poi c’è il boom dei grandi formati, con lastre che ormai superano i 5 metri quadrati. Utili per rivestire grandi spazi e per ogni situazione decorativa.

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ESTETICA COMBINATORIA. Di Unicom Starker, Seamless propone 9 differenti grafiche combinabili casualmente tra loro (5 anche usabili singolarmente). Nei formati piano quadrangolare, a mosaico, esagonale.

GRANDE È BELLO. Ideale per pavimenti di vasta metratura, la collezione Grande Marble Look, finitura Tafu Satin rettificato con formato king size 160x320 cm è una proposta di Marazzi.

A EFFETTO. Milano&Floor (qui in finitura Corten, una delle 8 disponibili) è una nuova linea in grès porcellanato di Fap Ceramiche: coniuga artigianalità e contemporaneità.

STILE GRAFICO. Di Ceramica Vogue, Confetti è una collezione in grès porcellanato smaltato disegnata dallo studio Marcante-Testa (UdA): a caratterizzarla enigmatici grafismi che richiamano il pallottoliere.

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Design by Giovanni Luca Ferreri

by Bellotti Ezio

B ellotti Ezio Arredamenti | Cabiate (C O) - Italy | www.b elmondobyb ellotti.it


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N U OV I S C E N A R I

PREGI MARMOREI. La linea Prexious of Rex di Rex, brand di punta del Gruppo Florim, è in grès porcellanato e propone formati anche oversize (fino a 162x324 mm) che esaltano la suggestione estetica dell’efffetto marmo.

FluidoSolido è una nuova collezione di Laminam connotata dal formato king size 162x324 cm e da una texture dal colore “in movimento”, vivo e screziato ottenuto dall’espansione controllata di colature di pigmenti.

MAXISTYLE.

Per pavimenti e rivestimenti: le NUOVE TENDENZE della ceramica. SITE SPECIFIC

Studiopepe ha ideato per Ceramica Bardelli la collezione Pittorica in grès smaltato con superfici opaca setosa e lucida brillante. Tre i formati: quadrato, rettangolare e a triangolo. DECORAZIONE D’ARTE.

MOSAICO DI PIXEL Nuova puntata nel rapporto di Mutina for Art con il mondo dell’arte. Si tratta di Passaggio della Vittoria, un progetto site specific firmato da Paul Thorel (1956, sopra) nel quadro dell’iniziativa Dialogue dedicata alle produzioni ceramiche sperimentali di artisti contemporanei. Un grande mosaico composto da 1.832.400 tessere di un centimetro quadrato, decorate a freddo con tecniche digitali, posato sulle quattro pareti del passaggio che, nel Museo Madre di Napoli, congiunge il cortile centrale del complesso al cortile delle sculture. Dove la tecnologia del pixel si fonde con la tradizione musiva campana.

Ceramica sperimentale. a sinistra: un particolare di Passaggio della Vittoria (2018), opera musiva del noto artista Paul Thorel.

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FOTO © AMEDEO BENESTANTE, COURTESY FONDAZIONE DONNAREGINA PER LE ARTI CONTEMPORANEE, NAPOLI

Paul Thorel crea una nuova opera per il Madre di Napoli. Prodotta da MUTINA FOR ART.

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AD Designwork – Photo Contratticompany

Good morning beauty

Showroom Milano, corso Monforte – angolo via S. Damiano

arbiarredobagno.it


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CERCHIO FLUIDO. La linea Atrio di Grohe si rinnova con oltre 35 prodotti ispirati al cerchio, disponibili nelle finiture super steel, brushed hard graphite e cromo. Eleganti le manopole per mixare acqua calda e fredda.

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DOCCIA D’ACCIAIO.

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Oltre all’elegantissimo rubinetto Play Steel, Fir Italia propone il soffione doccia a soffitto Shower Steel illuminato a led per cromoterapia e con 3 tipi di getto. Il design è di Francesco Lucchese.

LINEE D’ACQUA Efficienza, sostenibilità e bella forma sono le doti della RUBINETTERIA di ultima generazione. Una cabina doccia essenziale di nuova generazione: è Natura 4000 di Duka con vetro di sicurezza di 6 mm, due differenti tipologie di apertura, girevole e girevole/ soffietto, per collocazioni in nicchia o ad angolo, per un totale di 4 modelli.

MINIMALE.

Che l’acqua sia un bene prezioso è verità di cui tutti si sono resi conto. Logico che le aziende che costruiscono manufatti per trasportarla ed erogarla puntino in misura crescente sulla loro efficienza. Rubinetti, miscelatori, soffioni doccia vengono dotati di accorgimenti per neutralizzare il tenore calcareo dell’acqua o controllare la portata per impedire inutili sprechi della risorsa. I materiali (acciaio inox, ottone, corian, per dirne tre) sono trattati per essere quasi indeperibili. Ma pure è tenuta in gran conto l’estetica e i progettisti si divertono a “vestire” l’acqua di forme che sono sintesi tra futuro (immaginato) e tradizione.

NUOVA TRADIZIONE. La serie Taormina di Ritmonio si ispira alle colonne del Teatro Greco della località siciliana. Consente una portata massima di 9 l/m, pensata per sensibilizzare un uso responsabile dell’acqua.

BELLA ED EFFICIENTE.

La nuova linea Arena interpreta la ricercatezza tecnica ed estetica di Officine Nicolazzi in termini di industrial style, come testimonia il rubinetto miscelatore zigrinato. Disponibile in svariate finiture.

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«AD» PER DUKA

Trasparenze. a sinistra: la cabina doccia pura 5000 realizzata su misura, con la cerniera ricoperta di un velo sottile di vetro, smaltato di bianco o nero. in basso, a sinistra: natura 4000, disponibile con le finiture di profilo in argento lucido e opaco e i vetri in finitura trasparente, satinato, serigrafato e grigio parsol. in basso, a destra: acqua 5000, con porta scorrevole.

Come tu mi vuoi TOTALMENTE PERSONALIZZABILI E ADATTABILI A QUALUNQUE AMBIENTE, LE CABINE DOCCIA DUKA SONO L’INTERPRETAZIONE ELEGANTE E TECNICAMENTE INECCEPIBILE DEL CONCETTO DEL “SU MISURA”.

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odellare la cabina doccia all’ambiente circostante e non viceversa, per evitare lavori di muratura e modifiche strutturali: è questa la filosofia alla base delle cabine doccia duka, in grado di essere sagomate seguendo il profilo di murature frontali, tagli, incavi, falde del tetto o dislivelli del pavimento. Famose per il loro design in cui proporzioni e volumi assicurano, oltre a un’estetica professionale, anche un ambiente caldo e accogliente, si possono letteralmente plasmare a proprio piacimento. Aderiscono allo spazio, lo vestono e diventano tutt’uno con esso, dando vita a composizioni ambientali articolate e personali. Specialista del “su misura”, duka è infatti capace di soddisfare le richieste dei clienti, diversificando i tagli dei prodotti per realizzare soluzioni ad personam ma mantenendo sempre le fondamentali qualità di praticità ed estetica che sono alla base della filosofia aziendale. Il know-how dell’azienda rende, se necessario, ogni suo prodotto adattabile a qualunque ambiente. La filiera produttiva invece, organizzata e tecnologica, consente

all’azienda di consegnare il prodotto finito in tempi brevissimi, anche nel caso di configurazioni speciali. Facili da installare, impreziosite da dettagli tecnici sofisticati e realizzate con processi produttivi costantemente sottoposti a severi controlli, le docce duka sono certificate fin dall’inizio del loro ciclo di vita, e per questo sono in grado di garantire e mantenere nel tempo un’altissima qualità. La cura dei dettagli e l’approccio anticipatore nei riguardi delle tecnologie hanno portato duka a produrre una serie di elementi preziosi in grado di donare valore alle cabine, rendendole le vere protagoniste del bagno. Tra questi,

i sistemi Close & Stop (che facilita il movimento della porta scorrevole) e Soft Close (che assicura una perfetta mobilità della porta e una chiusura agevolata negli ultimi centimetri, per evitare urti e danneggiamenti), le cerniere a filo vetro, i cuscinetti di scorrimento regolabili e il sistema di incollaggio UV, tecnologia sviluppata da duka, che evita l’utilizzo di viti. duka.it

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Dati IMS Global Analysis MAT Q3 2017: AT, BE, BG, HR, CZ, DK, EE, FI, FR, DE, EL, HU, IE, IT, LV, LT, LU, NL PL, PT, RO, RU, RS, SK, SI, ES, SE, CH, TR, UK

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STORIE

Jean ProuvŽ (1901-1984) visse in una famiglia di artisti. Suo padre Victor, pittore e scultore, fu uno dei fondatori della Scuola di Nancy, il cui credo era l’alleanza tra arte e industria: un’ idea che influenzò profondamente l’opera del designer e architetto francese. Jean Prouvé prova la cabina di un aliante fabbricato nel suo atelier, 1936.

CRONACHE D’ARTE E DI DESIGN, TRA PASSATO E PRESENTE

IL POETA DELLA FUNZIONALITÀ

UN FUTURISTA VISIONARIO

I CAMINISCULTURA

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NICOLAS BERGEROT. COURTESY GALERIE PATRICK SEGUIN. FONDS DES ATELIERS JEAN PROUVÉ, NANCY. FONDS JEAN PROUVÉ, BIBLIOTHÈQUE KANDINSKY, CENTRE POMPIDOU, PARIS

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L’utilità prima della bellezza Un credo dichiaratamente funzionalista ha guidato la ricerca di JEAN PROUVÉ , pioniere del design, la cui lezione continua a ispirare molti maestri contemporanei. di GAIA PASSI Amava ripetere: «Non disegnare mai nulla che non possa essere realizzato». In questa frase è racchiusa la filosofia di Jean Prouvé. Considerato uno dei più significativi designer e architetti francesi del XX secolo, fu il primo progettista a intuire, fin dagli anni Venti, il potenziale della produzione di arredi su larga scala e a promuovere il rapporto tra industria e artigianato. Pragmatico, innovatore, trovava soddisfazione nel risolvere i problemi: per lui ogni oggetto doveva essere utile, prima che bello. La galleria Patrick Seguin di Parigi recentemente ha reso omaggio a Jean Prouvé con una monografia in due volumi che ripercorre la sua opera, dai primi arredi in lamiera d’acciaio ai suoi mobili più famosi, come la Standard Chair (1934) e la Cité Armchair (1934), dalle opere realizzate per il settore pubblico fino alle avveniristiche case prefabbricate. «Prouvé ha sempre difeso le sue convinzioni: l’industrializzazione, diceva, è necessaria per l’uomo e per il progresso», scrive 

A pezzi. 1. La sedia montabile CB 22, o sedia numero 301, ideata nel 1947, fu prodotta fino al 1953. 2. Ateliers Jean Prouvé, Casa prefabbricata 6x9, pianta interna. Disegno di Pierre Jeanneret, 1944. 3. Jean Prouvé con suo padre Victor, 1911.

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Patrick Seguin nella prefazione ai volumi. Il gallerista è uno dei massimi esperti del lavoro di Prouvé: possiede la più ampia collezione di architetture realizzate dal progettista e ha esposto i suoi lavori nelle più importanti istituzioni al mondo, come il MoMA di New York e la Biennale di Venezia. Jean Prouvé non era in realtà né architetto né designer ma, come diceva di lui Le Corbusier, poteva essere entrambi allo stesso tempo. Si era formato da autodidatta nell’officina del mastro ferraio Émile Robert: «Non sono che un operaio», diceva di sé. Eppure il suo lavoro ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della progettazione. «Rifiutava l’idea dell’azione senza pensiero, o del pensiero senza azione», ricorda Renzo Piano, che lo definisce un «padre spirituale» e che da lui fu scelto come vincitore, insieme a Richard Rogers, al concorso per il Centre Pompidou del 1971. Ma è la figlia Catherine Prouvé –

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intervistata in apertura della monografia – a svelarci il lato più umano di suo padre, l’uomo che si celava dietro al genio. Jean Prouvé era cresciuto circondato dagli artisti della Scuola di Nancy, di cui suo padre Victor era tra i fondatori. «L’Art Nouveau incarnava il bisogno di portare l’arte al grande pubblico attraverso l’industria. Jean Prouvé si nutrì di queste idee ed espresse sempre la sua preoccupazione di offrire il meglio a chi aveva meno», ricorda Catherine. «Faceva parte dei circoli artistici dell’epoca (Brancusi, Fernand Léger e Calder erano tra i suoi amici, ndr) ma era molto discreto e non se ne vantava. Non amava intellettualizzare il lavoro del designer. Le sue officine e la sua fabbrica erano i suoi strumenti creativi. Penso che ciò che dovremmo ricordare di lui, soprattutto, è che ha dimostrato che un contributo industriale può anche essere un contributo creativo». FINE

NICOLAS BERGEROT. COURTESY GALERIE PATRICK SEGUIN. FONDS JEAN PROUVÉ, BIBLIOTHÈQUE KANDINSKY, CENTRE POMPIDOU, PARIS

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Visioni. 1 e 2. Disegnata in occasione di un concorso per arredare la residenza per studenti della Cité Universitaire di Nancy, la poltrona Cité è uno dei primi mobili iconici di Prouvé. Lui stesso la mise nel salotto della sua casa di Nancy. Qui nella variante con braccioli in cuoio, 1933 circa, e in uno schizzo del designer, Parigi, 1957-1971. 3. Sedia Bergère, dalla facoltà di giurisprudenza di Aix-Marseille, 1951. 4. La casa prefabbricata F 8x8 BCC, 1941. Dalla mostra “Jean Prouvé: The Constructor”, Ambasciata francese, Tokyo, 2016. 5. Jean Prouvé nella sua casa di Nancy, 1963. 6. Prototipo di banco di scuola mono sedile con piano regolabile, sviluppato in collaborazione con Jacques André per il Salone d’Autunno, Parigi, 1936.


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«NON HO UNO STILE. NON HO MAI DISEGNATO FORME, HO REALIZZATO COSTRUZIONI CHE HANNO UNA FORMA». JEAN PROUVÉ

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Sculture abitabili. Ricerca di volumi (1919-1920). Matita e inchiostri colorati su carta. pagina seguente : Cittˆ (1922). Inchiostri e acquerello su cartoncino.

Archisculture L’architettura contemporanea deve molto ai visionari progetti di VIRGILIO MARCHI , architetto e scenografo del Secondo Futurismo. La sua “città fantastica” dai volumi curvilinei e deformati supera Sant’Elia e anticipa le invenzioni di Frank O. Gehry e Zaha Hadid. di RICCARDO BIANCHI

WHO’S WHO Virgilio Marchi (1895-1960) fu architetto, scenografo e costumista e teorico di queste arti. Disegnò gli interni della Casa d’Arte di A. G. Bragaglia, e le scene per molte opere di Luigi Pirandello. Qui, al centro (1), mostra a Pirandello (2), e alla sua compagnia i bozzetti de La nuova Colonia, 1928). Nel cinema celebri le scenografie per Matarazzo, Blasetti, Rossellini e De Sica.

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ISTITUTO LUCE CINECITTÀ/CONTRASTO. COURTESY ELECTA DAL VOLUME: VIRGILIO MARCHI ARCHITETTO SCENOGRAFO FUTURISTA

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«CHIEDIAMO PURE ALL’ARCHITETTURA LA VERTIGINE DELLE ALTEZZE, LA BIZZARRIA DEL MEANDRO, LA VOLUTTÀ SCHERZOSA DEL PERICOLO». VIRGILIO MARCHI, 1924

COURTESY ELECTA, DAL VOLUME VIRGILIO MARCHI ARCHITETTO SCENOGRAFO FUTURISTA

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el numero 443 di AD si è parlato di Hermann Finsterlin e della sua architettura visionaria forgiata negli anni ’20. In quell’articolo si accennava a una possibile “carsica” corrispondenza con le coeve ricerche dell’architetto “secondofuturista” Virgilio Marchi. Parallelo azzardato? Mica tanto. In effetti, riferendosi a loro in termini assai negativi, Theo van Doesburg, teorico del Neoplasticismo, osservava nel 1927: «Virgilio Marchi con la sua architettura fantastica ha raggiunto il suo punto d’arrivo. I suoi grandi progetti (...) hanno poco significato per l’architettura moderna così come (...) le assurde case a forma di lumaca di Finsterlin». Dunque il legame c’è e il “poco significato” è solo un preconcetto. A corsa lunga le “utopie” di Marchi si ritrovano infatti in Frank O. Gehry e Zaha Hadid, per dirne solo due. Assorbita la lezione di Sant’Elia, Boccioni e Balla, Marchi dal 1918 (prima dunque di Finsterlin) mette su carta, con tratti favolosi, espressionisti, l’idea di una nuova architettura pensata come scultura abitabile: palazzi, teatri, scorci urbani, ma pure scenografie intessuti di uno straordinario vorticismo “de-formante” che si mostra per il tramite di un convulso intreccio curvilineo. Nel 1920 pubblica il Manifesto dell’Architettura Futurista dinamica, stato d’animo, drammatica in cui si legge: «Bisogna uscire dalla statica verticale e orizzontale della vecchia costruzione cercando il movimento plastico attraverso l’impulso dinamico delle curve dei piani di rivoluzione, delle linee forza, degli assiemi composti come sintesi di

movimenti astratti semplici e complessi». Assiomi che innervano l’eccitato dinamismo volumetrico, «frutto di un mio bizzarro e barbaro istinto», della Città Fantastica. Fughe di piani sovrapposti, di ponti e tunnel e terrazze, incessantemente percorsi da moltitudini indaffarate, auto, metro, treni, aerei. Col procedere degli anni il suo interesse si sposta verso una megalopoli più razionale ma non meno futuribile, con costruzioni “dall’aspetto eterno e indistruttibile” (Flaminio Gualdoni), vagamente simili a quelle dei fumetti di Little Nemo. Scrive Marchi nel 1931: «Cominciamo a dotare di solidissimi e fondi piloni questi tratti pianeggianti; lanciamoli a sostenere le grandi piazze elevate. Cavalcavia solcheranno le strade, l’assetto edilizio regolatore ne verrà di molto cambiato. Segnali, semafori, pinnacoli, riflettori a ogni vertice e terrazze levigatissime come biliardi per il giuoco degli apparecchi». Dalla fine degli anni ’20 la sua carriera cambia prospettiva, il lavoro di scenografo per il teatro e il cinema diventa preminente. Ma l’antico amore per una plastica fantastica continuerà, seppure dissimulato, ad animare le sue creazioni. FINE

Città futuribili. pagina precedente: Città Fantastica (1919-1920). Tempera su carta intelata. Parte di una serie di lavori sul tema della nuova metropoli, fu presentata nel 1922 in una mostra dedicata a Marchi tenutasi alla Casa d’Arte Bragaglia a Roma. in alto: Bozzetto di edificio attraversato da gallerie (1919) con annotazioni. Inchiostro e pastello su carta.

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Il fuoco dell’arte Cinquant’anni fa Dominique Imbert presentò un camino dall’aspetto scultoreo, che rivoluzionava l’ idea stessa di un elemento classico del paesaggio domestico. Da allora, la gamma di FOCUS si è ampliata con modelli che coniugano estetica e tecnologia. di MARIO GEROSA

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ormalmente fanno bella mostra nelle case, possibilmente vicino a un dipinto di Picasso o a un taglio di Fontana, con cui rivelano notevoli affinità stilistiche. Ma si sono visti anche in ambiti meno convenzionali, come una mostra sul design francese al Guggenheim di New York, nella scenografia di un’opera di Donizetti e addirittura nel film The Transporter. I camini dell’azienda francese Focus si notano subito, hanno forme scultoree da creazioni artistiche avveniristiche. Dietro a questo concetto che ha rivoluzionato un oggetto tanto familiare del paesaggio domestico c’è Dominique Imbert, creatore di Focus, che ha iniziato questo percorso nel 1967, realizzando un camino per la sua casa, cimentandosi per la prima volta con tecniche e funzionalità

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assolutamente nuove per lui che ha una formazione umanistica. «Tutto è iniziato con l’Antefocus, il mio primo camino», ricorda Imbert, che nel 1968 ha fondato Focus e che oggi, a 77 anni, continua a disegnare originali modelli caratterizzati da una forte vocazione artistica e da un’irresistibile voglia di futuro. L’idea dell’Antefocus, creato per uso personale, è nata da una semplice considerazione. «Mi sembrava un peccato che i camini si dovessero vedere esclusivamente da un lato solo. Fin dall’inizio, ho pensato a un camino che potesse essere messo al centro di una stanza, sospeso al soffitto, e che fosse leggero e in grado di girare su se stesso». Queste le peculiarità del Gyrofocus, il primo modello in produzione di Focus, cui ne sono seguiti 65 in cinquant’anni. Una rivoluzione copernicana del camino, che non è più statico, 


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2 WHO’S WHO Dominique Imbert, creatore del marchio Focus, è nato a Montpellier nel 1940. Dottore in sociologia alla Sorbona, giovanissimo si cimenta con la progettazione di camini dalle forme scultoree. Nel 1968 crea Gyrofocus, il modello iconico che decreta il successo di Focus a livello internazionale.

COURTESY FOCUS

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Protagonisti. 1. Un camino Filiofocus nella sede di una società di elettronica presso Londra, progettata da Norman Foster. Il soffitto è alto 14 metri. 2. Un camino Gyrofocus nel Norwegian Wild Reindeer Pavilion a Hjerkinn, in Norvegia.Architettura ideata dallo studio Snøhetta. 3. Un disegno preparatorio di Cosmofocus, un caminoscultura. Le creazioni di Focus sono esposte in molti musei, dal Guggenheim di New York al Museo d’Arte Moderna di Stoccolma. 4. Uno schizzo del Gyrofocus.

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«PER ME IL DESIGN È L’ESPRESSIONE DI UNA TENSIONE AUTENTICA TRA LA POESIA E IL BISOGNO, TRA L’ARTE GRAFICA E LA FUNZIONALITÀ, TRA L’AFFETTIVO E IL RAZIONALE». DOMINIQUE IMBERT

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relegato in un punto, ma prende possesso dell’ambiente, rivendicando una personaltà da oggetto artistico. «Mi sento molto più uno scultore che un designer», nota Imbert, che continua a realizzare opere in bronzo e in acciaio. «Non sarei capace di ideare oggetti su commissione, mi piace sperimentare, cimentarmi con le potenzialità del fuoco e del metallo». Le forme dei camini di Focus rivelano una notevole capacità di sintesi, pari a quella di grandi maestri che seppero valorizzare la bellezza della forma pura. «Mi piace molto l’opera di Lucio Fontana», aggiunge Imbert. «Apprezzo anche Mies van der Rohe, che negli arredi vedo più come scultore, che come designer. Allo stesso modo, considero la chaise longue di Le Corbusier più come una scultura che come una seduta». Oggi Focus è un’azienda di ragguardevoli dimensioni, con 85 impiegati, arrivata a produrre 2.300 camini in un anno. Ma non ha mai perso la sua vocazione a mantenere intatto il legame con le origini. I nuovi modelli vengono ideati nell’Atelier Dominique Imbert a Viols-le-Fort, in un piccolo villaggio medievale ai piedi delle Cévennes, e sono realizzati esclusivamente in Francia. L’innovazione si sviluppa nella tradizione, e alcuni assunti fondamentali rimangono invariati: per esempio, i colori dei camini Focus sono rigorosamente neri o bianchi. Una novità riguarda la tecnologia. «C’è un’evoluzione evidente verso i modelli a gas», spiega Imbert. «Ciò è dovuto alle nuove regolamentazioni europee, che faranno sì che i fuochi aperti siano sempre più limitati». Ma questo non influisce sulle forme, che continuano a essere innovative e a stupire, oggi come cinquant’anni fa. FINE

Il senso dell’invenzione. 1. Lavorazione di un camino Focus nell’atelier di produzione a Viols-le-Fort, nel Sud della Francia. 2. Bozzetto per il camino Slimfocus, uno dei classici del marchio francese Focus. Definito un “periscopio di fiamme”, può essere posizionato al centro di una stanza, accanto a un muro o in un angolo. 3. Il Lensfocus, nuovo modello della gamma dell’azienda francese.

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ENGLISH TEXTS. p.126

The sense of history

IN TURIN, AN APARTMENT WHERE FURNISHINGS, ART AND OBJECTS CONSTITUTE AN OVERVIEW OF THE 20TH CENTURY. words RUBEN MODIGLIANI – photos MASSIMO LISTRI This apartment is in one of the buildings facing Piazza CLN in Turin, a monumental modernist square designed by Marcello Piacentini. Its interior matches the 20th-century grandeur of the site. «The building housed offices in grand volumes», says Paolo Genta Ternavasio, the architect behind the renovation. «Our starting point was a large symbolist painting in the living area: the colors we used are all there, grays, pinks and red. The furnishings and art are a compendium of the 1900s». Many details reference Thirties Rationalism and Art Deco. The layout has been revised to meet contemporary needs, with three bedrooms (all with en suite bathrooms). The area of 380 square meters has been updated without losing its spectacular character. The living room faces one of the terraces of the outer facade, separated from the dining room by a partition that does not reach the ceiling. Six large windows are protected by curtains painted by hand to avoid the effect of a repetitive pattern on such a large expanse. Amidst walls in gray-blue, flesh pink and mauve, red adds a contemporary accent. At the end of a corridor a head sculpted by Umberto Baglioni, creator of the two allegorical statues on the piazza, supplies an echo of the square outside.

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A new past

IN THE LUXURIOUS BELGRAVIA DISTRICT OF LONDON, A VICTORIAN TERRACE HOUSE GOES CONTEMPORARY. words NICOLETTA DEL BUONO – photos GIORGIO BARONI A classic terrace house in Belgravia designed in 1830 by the great architect Thomas Cubitt offered a magnificent but far from timely setting. Stefano Dorata, the Roman architect and designer who has done the renovation, explains that «almost nothing remained of the original house. Just the atmosphere. Which is what I wanted to conserve, or to rediscover, creating a neoclassical but also modern feeling». The complete refurbishing restores dignity to a property that had been badly compromised by work done in the 1970s: the volume has literally been gutted, keeping the organization on five levels but altering the forms of the spaces. «The enclosure conforms to the 19th-century context, while the interior becomes a stage for contemporary furnishings and works of art». The new layout puts the kitchen and services in the basement, with the entrance, living, dining and patio spaces on the ground floor; the first floor is for the master bedroom, bathroom, studio and terrace. The next two levels contain bedrooms for three children, a guestroom and bathrooms. Dorata reinterprets classical references in terms of elegant modernity. Many of the furnishings have been specially designed, to obtain a particular form or texture.

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Welcome to the north

SCANDINAVIAN FURNISHINGS COEXIST WITH MEDITERRANEAN COLORS IN THE ROOMS OF A PIED-À-TERRE IN NAPLES. words CHICCO CECERI – photos MATTIA AQUILA A narrow alley in the Chiaia district of Naples leads to an enclave close to luxurious Via dei Mille, yet very different, with “bassi” still inhabited by families, doors and windows open to the street, old crafts workshops. This is where the owner of the house, in search of a central but peaceful piedà-terre, found a small building for sale in an evocative setting, in a state of abandon, partially collapsed. The encounter with Pasquale Capasso, an

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architect from the studio of Giuliano Andrea dell’Uva, led to the idea of creating a versatile flat for trips to the city or to rent to visitors when not in use. Capasso adapts the original structure to contemporary needs, without losing a sense of the local spirit. «I have a passion for the elegant design of Scandinavian furniture, so I have mixed Alvar Aalto, Hans-Agne Jakobsson and Giancarlo Piretti, Erik Höglund and Adolfo Guzzini, Bruno Mathsson and Mario Botta, items found at auctions in the countries of northern Europe», Capasso says. The layout was a major challenge, solved by extensive demolition and the insertion of volumes within volumes, taking advantage of the narrow but very high spaces. The result is a house that is modern but warm, precise but informal, practical but never banal.

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A new life

IN THE GREEN ENVIRONS OF MONTELLO AN OLD FARMHOUSE BECOMES THE REFUGE OF PAOLA BURATTO CAOVILLA. words ELENA DALLORSO – photos MATTIA AQUILA Ferns, mushrooms, patches of light amidst age-old trees: in the middle, a small house built in stone towards the end of the 1700s at Montello, the hill to the north of Treviso. This area once supplied oak for the construction of sailing ships in Venice. It is now a magical place of vineyards, meadows and woods. The house once owned by Zeno Buratto, an enlightened industrialist, was inherited by his daughter Paola, who has renovated it with a focus on reutilization: «In a time when you can literally buy anything anywhere, I liked the idea of making a home with things that already existed. Instead of adapting the place to myself, I have adapted to the place». Recycled railway ties, old factory doors, an antique holy water font in which her mother was baptized, now used as a washbasin, or the bookcase in the living room once used to store wooden shoe forms in the footwear factory of her father. The structures, floors and fireplace have been conserved, along with the wooden staircase and the bamboo canes of the insulation. The furnishings and objects are also original or in any case plausible items found in local flea markets. Every room contains paintings by Paola, including her Explosions of color and vitality entitled Life is Beautiful.

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Signs, spaces, epochs

THE RENOVATION OF A SMALL APARTMENT IN MANTUA OFFERS GLIMPSES OF DIFFERENT MOMENTS IN HISTORY. words ELENA DALLORSO – photos MATTIA AQUILA On beautiful Piazza Broletto in Mantua, on the second floor of one of the 16th-century buildings, a small apartment has been refurbished for short visits to the city. Five rooms plus an entrance, in 80 square meters, where history and its stratifications are the stylistic constant. The windows offer fine views of the basilica of Sant’A ndrea by Leon Battista Alberti and the 18th-century cupola of Filippo Juvarra. Seriously compromised by recent renovations, the space has been reinvented by the studio Archiplan with a very precise idea that defies current trends: to avoid uniformity by conserving the signs left behind by various epochs, underscoring their relationships. The architect Diego Cisi explains: «These relationships generate a new beauty, through an ambiguity capable of holding opposites together: aluminium handles from the 1970s and 16th-century frescos, minimalist design and original earthenware floors». The dining room features frescos by the school of Giulio Romano alongside contemporary and custom furnishings, like the Efelidi table designed by Archiplan for Designmood. Cisi summarizes: «The signs of time and the styles of different eras remain; the new signs are superimposed, in a complexity that prevents erasure of the past».


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p.164

Antique rooms

NEAR NOTO, A HOUSE FROM THE MID-1800S IS AN UNEXPECTED TROVE OF NEOCLASSICAL FURNISHINGS FROM NORTHERN EUROPE. words ELENA DALLORSO – photos MATTIA AQUILA This patrician country villa from 1860 is located just a few kilometers from Noto, the capital of Sicilian Baroque, and reflects the colors, materials and structural features of this architectural context, when seen from the outside. In the interiors, things change. «When the owners purchased the house six years ago nothing was left of the interiors, except for original floor tiles that had been stored in a warehouse and replaced in the 1950s with horrid orange things», says Alexandrine Stordeur, the interior decorator. «They fell in love with the high ceilings and luminous spaces, and did not want a project that would bring about radical change». With a taste for Neoclassicism, they have inserted furnishings and art from other latitudes and epochs inside a clearly local architectural enclosure, with surprising results. The walls are in luminous pale gray, with touches of Pompeii red. «I have painted rosettes on doors and ceilings, friezes and festoons, adding trompe-l’oeil effects and ornamental stucco», Stordeur says. «The columns in the master bedroom and living area are in fake marble and granite, made by painting». The furnishings are mostly from France and Scandinavia. The windows offer views of green terraces, under the blue skies of Sicily.

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Wind and stars

IN THE COUNTRYSIDE NEAR FABRIANO, A WELL-KNOWN ENTREPRENEUR HAS CREATED THE HOME OF HIS DREAMS.

a bit like the Hamptons, and even the Americans agree; there are woods, lagoons, exclusive beaches», Ziffer says. «You are in the country, but the sea is close by». Therefore he has created something totally novel for the zone, with echoes of American style and other aesthetic innovations. Wicker furnishings alternate with items in faux bois, «a technique much in vogue in 19th-century France». Rethinking the tradition, the rooms have a very modern character. Mediterranean character surfaces in the colors of the walls: warm shades of yellow and blue with red accents.

from p. 209

Stories.

1. THE BASIC USEFULNESS OF BEAUTY. AVOWEDLY FUNCTIONALIST THINKING DROVE THE RESEARCH OF JEAN PROUVÉ, DESIGN PIONEER. words GAIA PASSI Jean Prouvé often said: «Never design anything that cannot be made». The phrase sums up his philosophy. Considered one of the most important French designers of the 20th century, in the 1920s he was the first to grasp the potential of mass production of furniture and to nurture the relationship between crafts and industry. A pragmatic innovator, he enjoyed solving problems: every object had to be first useful, then beautiful. Galerie Patrick Seguin in Paris has recently paid tribute to Prouvé with a two-volume monograph, from the first furnishings in steel sheet to his most famous pieces such as the Standard Chair (1934) and the Cité Armchair (1934), from the works created for the public sector all the way to the futuristic prefabricated houses. In practice, Prouvé was neither an architect nor a designer, but both things at the same time, as Le Corbusier remarked.

words RUBEN MODIGLIANI photos LAUR A FANTACUZZI E MAXIME GALATI-FOURCADE

2. ARCHISCULPTURES. CONTEMPORARY ARCHITECTURE OWES MUCH TO THE VISIONARY WORK OF VIRGILIO MARCHI.

An old rural ruin once stood on this hillside near Fabriano, known as the “house of the wind”. Francesco Casoli, president of Gruppo Elica (the revolutionary maker of exhaust hoods) has chosen to build a house here. He has developed the project together with Piero Lissoni and with his wife, Viviana Cattelan. There were many starting points: the contours of the land, the desire to make minimal environmental impact, and the passions of the owners: bicycles, a collection of model ships, art, stars, design, Japanese culture. «I also love astronomy», says Lissoni. «We tried to blend all these enthusiasms together, while creating an extremely functional, rational home. So a technical space for the chimneys has become a small observatory, in the highest portion of the house, with a skylight that opens for the telescope». The horizontal volume is carefully inserted in the landscape. The project combines a clear architectural language with high technology. The entire structure is in wood (from Rubner Haus, the technical partner for the construction phase). «We chose wood because we wanted a house that would stand up to earthquakes», Casoli explains.

words RICCARDO BIANCHI Issue 443 of AD spoke of Hermann Finsterlin and his visionary architecture in the 1920s, hinting at a possible connection with the research of the “secondofuturista” architect Virgilio Marchi. A stab in the dark? Not really. In 1927, Theo van Doesburg, theorist of Neoplasticism, observed that «Virgilio Marchi has reached his arrival point of fantastic architecture. His grand projects (...) have little meaning for modern architecture, like the absurd snail-form houses of Finsterlin». So the link, in spite of the negative angle, is there. The “utopias” of Marchi influenced Frank O. Gehry and Zaha Hadid, just to cite two cases. Absorbing the lesson of Sant’Elia, Boccioni and Balla, starting in 1918 (prior to Finsterlin) Marchi formulated on paper an idea of a new architecture as inhabitable sculpture.

3. THE FIRE OF ART. 50 YEARS AGO DOMINIQUE IMBERT, FOUNDER OF FOCUS, PRESENTED A REVOLUTIONARY FIREPLACE. words MARIO GEROSA

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Exercises in style

AT THE LOCANDA ROSSA IN CAPALBIO, AN ELEGANT TUSCANY FARMHOUSE, AN ORIGINAL TAKE ON COUNTRY STYLE. words MARIO GEROSA – photos GIORGIO BARONI The inimitable style of Locanda Rossa in Capalbio, where a new wing has recently been added, is a matter of details: wicker furniture, finishes, colors, geometric forms. Classic country living reinvented for contemporary tastes. The addition designed by the architect Tommaso Ziffer provides 24 rooms and a new restaurant. The original structure was done by the architect Paolo Cattaneo, with Valeria Giuliani for the interior design. «Capalbio is

The fireplaces of the French company Focus always get noticed, thanks to their sculptural forms. The man behind their revolutionary concept is Dominique Imbert, who began in 1967 when he made a fireplace for his own home. «It started with Antefocus, my first fireplace», Imbert says. He founded Focus in 1968, and today, at the age of 77, he is still inventing original models. His novel idea was that fireplaces should be visible from all sides, suspended at the center of the room, light enough to rotate. The first model produced by Focus was Gyrofocus, followed by 65 others over a span of 50 years. «I feel much more like a sculptor than a designer», Imbert remarks. «I would not be capable of making pieces on commission, I like to experiment and explore the potential of fire and metal». Today Focus is a large company with 85 employees, turning out 2,300 fireplaces every year.

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INDIRIZZI

DISCOVERIES da pag. 45: AGRESTI, agresti.com; BARBARA PACI GALLERIA D’ARTE, barbarapaciartgallery.it; BOETTO, asteboetto.it; BOLAFFI, astebolaffi.it; BONHAMS, bonhams.com; BUKOWSKIS, bukowskis.com; CAMBI AUCTION HOUSE, cambiaste.com; CHRISTIE’S, christies.com; DUKA, duka.it; IL PONTE, ponteonline.com; JAEGER-LECOULTRE, jaeger-lecoultre.com; LOUIS VUITTON, louisvuitton.com; MAISON BIBELOT, maisonbibelot.com; MARCHI CUCINE, marchicucine.it; MASSIMILIANO PELLETTI, massimilianopelletti.com; MERCEDES-BENZ, mercedes-benz.it; MODULNOVA, modulnova.it; NAVA+AROSIO STUDIO, navaarosiostudio.it; PHILLIPS, phillips.com; RICHARD MILLE, richardmille.com; ROBERTO GIOVANNINI, robertogiovannini.com PORTFOLIO da pag. 97: ANTOLINI MARMI, antolini.com/it; BETHAN GRAY, bethangray.com; CADORIN, cadoringroup.it; DESINE, desine.it; EDITIONS MILANO, editionsmilano.com; GOBBETTO, gobbetto.com; GRAESAN, giorgiograesan.it; IDEAL WORK, idealwork.it; I VASSALLETTI, ivassalletti.it; JANNELLI & VOLPI STORE, jannellievolpi.it; KERAKOLL, kerakoll.com; LAPITEC, lapitec.it; MARIONI, marioni.it; MARO CRISTIANI, cristiani.it; MOSAICO+, mosaicopiu.it; SALVATORI, salvatori.it; SCP, scp.co.uk; STUDIO MACURA, studiomacura.com

FOCUS da pag. 109: AKITA COLLECTION, akita-collection.com; ARKETIPO FIRENZE, arketipo.com; AVRIL8790, avril8790.it; BOTTEGA GHIANDA, bottegaghianda.com; CANTORI, cantori.it; CHINI GALLERY, chinigallery.com; CHIVASSO BY JAB ANSTOETZ, jab.de; COIN CASA, coincasa.it; DESIGNART TOKYO, designart.jp/en; DÉSIRÉE, gruppoeuromobil.com; DRIADE, driade.com; ESTABLISHED & SONS, establishedandsons. com; FINGER’S GARDEN, fingersrestaurants.com; FORMA&CEMENTO, formacemento. com; GALERIE BSL, galeriebsl.com; INSANE LUXURY DESIGN, insane.luxury; KARTELL, kartell.com/it; KOKI OHARA, kokiohara.jimdo.com; MATER DESIGN, materdesign. com; NANBAN, nan-ban.com; NUDE, nudeglass.com; PAOLO CASTELLI, paolocastelli. com; PIERRE FREY, pierrefrey.com; PLUST COLLECTION, plust.it; RYCOTE WOOD COLLECTION, rycotewood.tumblr.com; SECONDOME, secondome.biz; SELETTI, seletti. it; TONATTO PROFUMI, tonatto.com/it; VITO NESTA, vitonesta.com; VITRA, vitra.com; ZILIO A&C, zilioaldo.it; YAMAKAWA RATTAN, yamakawa-rattan.com; YUJI OKITSU, yujiokitsu.com; YUU MINANIMURA, yuuminanimura.com

BACKSTAGE da pag. 191: AMES, ames-shop.de; BLEU NATURE, bleu-nature. fr; BUCCELLATI, us.buccellati.com; CHELINI, chelini.it; EDRA, edra.com; EMMANUEL BABLED, babled.net; FRITZ HANSEN, fritzhansen.com; MERITALIA, meritalia.it; METEA, metea.it; MORELATO, morelato.it; RIVA1920, riva1920.it; SALVIATI, salviati.com; SIMON BY CASSINA, cassina.com; SLAMP, slamp.com/it; VITRA, vitra.com

DOSSIER da pag. 195: ANTRAX, antrax.it; ARBI ARREDOBAGNO, arbiarredobagno.it; BREM, brem.it; CEADESIGN, ceadesign.it; CERAMICA BARDELLI, ceramicabardelli.com; CERAMICA CIELO, ceramicacielo.it; CERAMICA FLAMINIA, ceramicaflaminia.it; CERAMICA GLOBO, ceramicaglobo.com; CERAMICHE PIERLUCA, ceramichepierluca.it; CERAMICA VOGUE, ceramicavogue.it; CORDIVARI, cordivari. it; CUSENZA MARMI, cusenzamarmi.com; DIESEL, it.diesel.com; DUKA, duka.it; FAP CERAMICHE, fapceramiche.com; FIR ITALIA, fir-italia.it; FLORIM, florim.com; FMG FABBRICA MARMI E GRANITI, irisfmg.it; GROHE, grohe.it; GUMDESIGN, gumdesign. it; IRIS CERAMICA GROUP, irisceramica.it; KERASAN, kerasan.it; LAMINAM, laminam. it; LEA CERAMICHE, ceramichelea.it; MARAZZI, marazzi.it; MUTINA, mutina.it; OFFICINE NICOLAZZI, nicolazzi.it; REX CERAAMICHE ARTISTICHE, florim.com/it/ rex; RITMONIO, ritmonio.it; SCAVOLINI, scavolini.com/Living; SIMAS, simas.it; TUBES, tubesradiatori.com; UNICOM STARKER, unicomstarker.com

ERRATA CORRIGE Nel Who’s Who dell’articolo “Per dare di più” a pag. 74-75 di AD 445 sono indicati il 2011 e il 2014 relativamente alla laurea e all’apertura dello studio di Federico Peri. Le date corrette sono il 2007 e il 2011. Nel Who’s Who dell’articolo “Trame d’arte e di natura” a pag 86 di AD 445 il nome dell’attuale amministratore delegato di Sitap è Gian Mario Bosoni.

ARCHITECTURAL DIGEST. LE PIÙ BELLE CASE DEL MONDO Condé Nast International Chairman and Chief Executive: Jonathan Newhouse President: Wolfgang Blau The Condé Nast International Group of Brands includes: UK Vogue, House & Garden, Brides, Tatler, The World of Interiors, GQ, Vanity Fair, Condé Nast Traveller, Glamour, Condé Nast Johansens, GQ Style, Love, Wired, Condé Nast College of Fashion & Design, Ars Technica France Vogue, Vogue Hommes, AD, Glamour, Vogue Collections, GQ, AD Collector, Vanity Fair Italy Vogue, Glamour, AD, Condé Nast Traveller, GQ, Vanity Fair, Wired, La Cucina Italiana, Lisa Germany Vogue, GQ, AD, Glamour, GQ Style, Wired Spain Vogue, GQ, Vogue Novias, Vogue Niños, Condé Nast Traveler, Vogue Colecciones, Vogue Belleza, Glamour, AD, Vanity Fair Japan Vogue, GQ, Vogue Girl, Wired, Vogue Wedding Taiwan Vogue, GQ, Interculture Mexico and Latin America Vogue Mexico and Latin America, Glamour Mexico, AD Mexico, GQ Mexico and Latin America India Vogue, GQ, Condé Nast Traveller, AD Published under Joint Venture: Brazil: Vogue, Casa Vogue, GQ, Glamour Russia: Vogue, GQ, AD, Glamour, GQ Style, Tatler, Glamour Style Book Published under License or Copyright Cooperation: Australia: Vogue, Vogue Living, GQ Bulgaria: Glamour China: Vogue, AD, Condé Nast Traveler, GQ, GQ Style, Condé Nast Center of Fashion & Design, Vogue Me, Vogue Film Czech Republic and Slovakia: Vogue, La Cucina Italiana Germany: GQ Bar Berlin Hungary: Glamour Iceland: Glamour Korea: Vogue, GQ, Allure, W Middle East: Vogue, Condé Nast Traveller, AD, GQ, Vogue Café Riyadh Poland: Vogue, Glamour Portugal: Vogue, GQ, Vogue Café Porto Romania: Glamour Russia: Vogue Café Moscow, Tatler Club Moscow South Africa: House & Garden, GQ, Glamour, House & Garden Gourmet, GQ Style, Glamour Hair The Netherlands: Vogue, Glamour, Vogue The Book, Vogue Man, Vogue Living Thailand: Vogue, GQ Turkey: Vogue, GQ Ukraine: Vogue, Vogue Café Kiev Condé Nast USA President and Chief Executive Officer: Robert A. Sauerberg, Jr. Artistic Director: Anna Wintour

Precisazione: Il divano pubblicato nel numero 445 di AD, nel servizio “Spazio all’arte”, a pag. 192, 195, 196 e in copertina, è una versione “fuori misura” dell’On the Rocks di Edra.

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Vogue, Vanity Fair, Glamour, Brides, Self, GQ, GQ Style, The New Yorker, Condé Nast Traveler, Allure, AD, Bon Appétit, Epicurious, Wired, W, Golf Digest, Teen Vogue, Ars Technica, Pitchfork, Backchannel, Them

Direttore Responsabile: Ettore Mocchetti. Copyright © 2018 per le Edizioni Condé Nast. Registrazione del Tribunale di Milano n. 98 del 7.3.1981. La Edizioni Condé Nast S.p.A. è iscritta nel Registro degli Operatori di Comunicazione con il numero 6571. Tutti i diritti riservati. Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/03 Art. 1, Cm. 1, DCB - MI. Distribuzione per l’Italia: SO.DI.P. “Angelo Patuzzi” S.p.A. via Bettola 18, 20092 Cinisello Balsamo (Mi), tel. 02660301, fax 0266030320. Distribuzione Estero Sole Agent for Distribution Abroad A.I.E. - Agenzia Italiana di Esportazione SpA, via Manzoni 12, 20089 Rozzano (Milano) tel. 025753911. fax 02 57512606. www.aie-mag.com. Stampa: Elcograf S.p.A. Verona - Printed in Italy. Numeri arretrati € 10,00. Inviare importo a IeO Informatica e Organizzazione Srl Ufficio Arretrati, a mezzo c/c postale n. 56427453, tel. 039.5983886 - fax 039.9991551 - e-mail: arretraticondenast@ieoinf.it. Per spedizioni all’estero maggiorare l’importo di € 2,50 per le spese postali.

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