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Spari sui manifestanti, più di 80 morti Venerdì santo di protesta in tutto il Paese Lo riferisce la Bcc e la tv satellitare araba al Jazeera, che cita fonti locali. Spari anche a Homs. Migliaia le persone in strada per chiedere riforme. Ieri Assad ha firmato il decreto per l'abolizione dello stato d'emergenza. La Casa Bianca: "Stop alle violenze, si facciano le riforme promesse"

BEIRUT - E' pesante il bilancio delle vittime degli scontri durante le proteste anti-regime in Siria in quello che gli oppositori hanno ribattezzato il "Venerdi Santo". Mentre l'agenzia ufficiale siriana Sana parla solo di feriti e ricorda che per manifestare è necessaria l'autorizzazione del ministero dell'Interno, gli attivisti dell'opposizione parlano di 88 vittime, il peggior bagno di sangue dall'inizio delle manifestazioni, oltre un mese fa 1. Il maggior numero di morti sarebbero stati riportati nella città di Azraa, vicino a Deraa, e a Douma, un sobborgo di Damasco. E al termine di una giornata drammatica giunge il richiamo a Damasco da parte della Casa Bianca: "Il regime dia seguito alle riforme promesse e ponga fine alle violenze contro i dimostranti" dichiara il portavoce Jay Carney, esprimendo la preoccupazione degli Usa. Quello delle vittime è un conteggio difficile da tenere e destinato ad aumentare perché la polizia del regime ha aperto il fuoco cercando di disperdere le persone scese in strada dopo le preghiere del venerdì e migliaia di manifestanti continuano a protestare a Qamishli, a Daraa e Banias, nonostante il presidente Bashar al Assad abbia abolito 2 la legislazione di emergenza e i tribunali speciali. Dall'inizio della rivolta iniziata poco più di un mese fa le vitime sarebbero 260. Per Malath Aumran, attivista di spicco per i diritti umani in Siria, sarebbero 45 i manifestanti siriani uccisi oggi in varie città del Paese. Lo scrive sulla sua pagina di Twitter. "Abbiamo i nomi dei martiri. La loro morte è confermata", dice Aumran, che cita testimoni oculari. Secondo le testimonianze di altri attivisti sempre su Twitter, solo questa mattina otto manifestanti sono stati uccisi nel villaggio di Azraa, vicino Daraa nel sud del Paese, due a Duma a nord di Damasco e uno a Homs, terza città siriana anch'essa a nord della capitale. Wissam Tarif, scrive sul social network che un dimostrante è morto a Homs, a nord della capitale e altri sei sono rimasti feriti. Un altro attivista, Malath Aumran parla di sei giovani manifestanti uccisi a Azraa, località nei pressi di


Daraa, nel sud della Siria al confine con la Giordania. Gli scontri, secondo al Jazeera, sono ancora in corso. Ci sono anche una bambina di quattro anni e uno di 11 tra le persone uccise oggi. La piccola è stata colpita alla testa da un cecchino in un quartiere periferico di Damasco. Lo afferma l'attivista Suhayr Atassi, riportando una notizia già apparsa su altri siti di monitoraggio tra cui Rassd. Testimoni oculari hanno riferito della presenza sui tetti di alcuni edifici di sobborghi della capitale di non meglio precisati cecchini, come era già avvenuto a Latakia, porto a nord-ovest di Damasco, alla fine di marzo scorso. Il regime accusa "bande armate" e "salafiti" di esser dietro alle violenze. In oltre un mese di disordini, le "bande armate" si sono per ora materializzate solo durante le proteste anti-regime. L'agenzia ufficiale Sana si è limitata invece ad affermare che le forze dell'ordine hanno usato gas lacrimogeni e idranti per "impedire scontri fra manifestanti e cittadini e proteggere la proprietà pubblica". " In tremila a Qamishli e Amuda. Circa 3.000 persone sono scese in piazza a Qamishli e Amuda, due località a maggioranza curda nelle regioni nord-orientali al confine con Turchia e Iraq. Wissam Tarif, attivista di spicco per i diritti umani in Siria, scrive sempre sulla sua pagina Twitter che oltre mille persone sono scese in piazza anche a Latakia, porto a nord-ovest di Damasco. Altre tremila siriani si sono radunati nella centrale piazza di Dayr az Zor, nell'estrema regione orientale della Siria, per chiedere ''la caduta del regime''. Proteste anche a Daraa. Migliaia di persone hanno protestato anche nella città meridionale di Daraa, epicentro da oltre un mese di manifestazioni 3 senza precedenti. Massiccio lo schieramento di agenti in borghese delle forze di sicurezza, di militari dell'esercito e di squadre di lealisti armati di bastoni. Ieri il presidente Assad ha firmato il decreto di abolizione 4dello stato di emergenza in vigore dal 1963. Diecimila ad Hama. Oltre diecimila manifestanti sono scesi in piazza nei pressi di Hama, città a nord di Damasco e teatro nel 1982 della dura repressione contro l'insurrezione dei Fratelli musulmani. Lo riferisce Aktham Nuayssa, noto dissidente siriano, interpellato dalla tv panaraba al Jazira. Nuayssa ha precisato che "più di 10.000 persone sono radunate a Salamiya", città a maggioranza ismailita (branca dello sciismo) nei pressi di Hama, roccaforte invece degli ambienti sunniti conservatori. In marcia davanti alla moschea. Migliaia di persone si sono radunate nella città siriana di Qamishli, reclamando riforme politiche e la fine del regime di Bashar al-Assad. Testimoni riferiscono che diversi dimostranti arabi, curdi e cristiani hanno sfilato davanti alla moschea Qasmo sventolando bandiere siriane e mostrando striscioni anti-corruzione. Corteo ad Aleppo. Migliaia di siriani in piazza anche ad Aleppo, seconda città siriana, a nord di Damasco. Citando testimoni oculari, i siti precisano che il corteo di dimostranti si è diretto verso la centrale piazza di Salah ad-Din (Saladino), mentre un numero imprecisato di agenti in borghese delle forze di sicurezza ha fatto irruzione nella moschea Amina della città, malmenando i fedeli anche all'interno della sala di preghiera.


Rilasciato il rimorchiatore Asso 22 Era sotto sequestro da più di un mese Sulla nave undici marinai, tra i quali otto italiani. Il comandante contatta un pattugliatore Nato: "Siamo liberi". L'equipaggio era costretto in acque libiche dal 17 marzo

ROMA - "Siamo liberi". L'attesa conferma arriva dalla voce dei marinai a bordo del rimorchiatore italiano "Asso 22", da più di un mese sotto sequestro di fatto nel porto di Tripoli. Il comandante ha avuto un primo contatto radio con una nave militare italiana, alla quale avrebbe detto, secondo quanto si è appreso, che il rimorchiatore è stato liberato e che sta ora dirigendo verso acque internazionali. La nave militare - il pattugliatore "Bettica", che fa parte del dispositivo Nato che incrocia al largo della Libia - dovrebbe ricongiungersi con l'Asso 22 nelle prossime ore. L'odissea dell'Asso 22 è iniziata il 17 marzo 1: la nave, con undici marinai a bordo tra i quali otto italiani, è impegnata in operazioni di rimorchio e movimentazioni in mare aperto delle ancore delle piattaforme petrolifere. In serata viene chiesto il trasporto a Tripoli di alcune persone, una di loro è armata. La mattina dopo la nave arriva a Tripoli. Durante la notte alcune persone salgono a bordo, si dichiarano appartenenti all'Autorità portuale libica e chiedono una serie di dati tecnici sulla nave e sul funzionamento di apparati e strumentazioni di bordo. È domenica alle 6,30 che accade il colpo di mano. Il comandante dell'Asso 22 avvisa la compagnia che a bordo si sono presentati anche militari libici armati e che gli è stato intimato di sospendere tutte le comunicazioni. Da allora sono state attivate tutte le attività di controllo e coordinamento. La nave, attraccata al porto di Tripoli, si è mossa per brevi traversate. Nessuna notizia è arrivata sugli spostamenti compiuti dall'equipaggio, non sono chiare le motivazioni, anche se potrebbe trattarsi di un monitoraggio delle coste libiche.In queste settimane, l'equipaggio ha comunque potuto telefonare a casa riferendo di essere in buone condizioni. Una situazione che ha indotto il ministro della Difesa La Russa, ancora due giorni fa, a escludere una prova di forza per ottenere la liberazione del rimorchiatore.


Caso Lassini, Santanchè contro Moratti E lui: "Volete votarmi? Barrate Letizia" Il primo cittadino di Milano attacca l'autore dei manifesti anti-pm: "La sua uscita è irrevocabile" La Lega: "Non può entrare in consiglio"Il sottosegretario: "Sarà il popolo sovrano a decidere" La lettera di dimissioni: "Intendo rinunciare irrevocabilmente alla mia candidatura nella lista del Pdl"

Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, interviene a gamba tesa nel caso Lassini. "Il segretario regionale del Pdl, Mario Mantovani, ha in mano una lettera di dimissioni irrevocabili da parte di Roberto Lassini, secondo quelle che sono le modalità comunicate dal Viminale. Per me il caso Lassini è chiuso". Il primo cittadino di Milano ha voluto archiviare così la vicenda della candidatura dell'avvocato indagato per i manifesti con scritto 'Via le Br dalle Procure'. La lettera. La lettera di dimissioni irrevocabili di Lassini era arrivata dopo il duro monito del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sulla campagna anti magistrati inaugurata a Milano. "Lo scrivente Roberto Lassini, a mezzo della presente, intende irrevocabilmente rinunciare alla proprio candidatura nella lista del Pdl" a Milano, è scritto nella lettera di Lassini a Mantovani. La missiva è datata 19 aprile. Ma il cinquantenne ex sindaco di Turbigo, ieri sera a Porta a porta, ha fatto marcia indietro, assicurando che in caso di elezione è sua intenzione entrare nel consiglio comunale di Milano. "Non ho colpe". "Non è colpa mia se l'atto di rinuncia che ho presentato non comporta la mia estromissione dalla lista del Pdl", commenta Lassini. "Non ho niente da aggiungere rispetto a quanto ho già affermato, non intendo commentare le dichiarazioni del sindaco Moratti, che rispetto. Se questa è una situazione anomala - ha concluso - non è colpa mia". Poi dice al Tg5: "Premesso che non posso essere tolto dalla lista dei candidati, chi vuole votarmi metta semplicemente una croce sul nome Moratti". Il 'partito Lassini'. Manifestazioni di solidarietà nei confronti del promotore della campagna antipm sono arrivate dalla base milanese del Pdl, oltre che da esponenti di governo del calibro del sottosegretario Daniela Santanchè. Il 'partito Lassini', nato all'ombra del silenzio del premier sul caso, ha fra gli attivisti, insieme con la stessa Santanché, anche Tiziana Maiolo, anti-giudici da sempre e nemica della Moratti. E ha l'appoggio del parlamentare Giorgio Stracquadanio, che si tiene un passo indietro, e conta su agguerriti consiglieri di zona che corrono a iscriversi alla 'Associazione dalla parte della democrazia' chelo stesso Lassini presiede. Tutti pronti ad aiutare


l'uomo che ha paragonato i magistrati ai brigatisti. E proprio la Santanché replica alla Moratti: "Il caso è chiuso, nel senso che saranno i cittadini milanesi a decidere. Siamo in democrazia, non possiamo censurare la libertà di voto. C'è il sistema delle preferenze e sarà il popolo sovrano a decidere su Lassini".L'ira di Letizia. Il sindaco Moratti si è fatta scudo della condanna che il Pdl ha espresso nei riguardi di Lassini e della lettera che lui stesso ha inviato al coordinatore lombardo Mantovani con le sue dimissioni irrevocabili. "Il segretario regionale ha in mano una lettera di dimissioni irrevocabili - ha detto la Moratti - di cui io ho una copia. Non c'è motivo di parlare ancora di questo caso, perché non esiste". Il sindaco ha spiegato che la lettera di Lassini, che dovrebbe contenere una rinuncia preventiva a una sua eventuale elezioni in consiglio comunale, è in linea con quanto indicato dal ministero degli Interni in merito alle vigenti norme elettorali. "Il Viminale ha dato indicazioni precise - ha chiosato - quando le liste sono presentate non è possibile ritirare un nome dalla lista. Ma il Viminale indica che le dimissioni preventive irrevocabili equivalgono a una non candidatura". Moratti ha quindi concluso ricordando che la richiesta di un passo indietro di Lassini non è solo sua, ma di tutto il Pdl.Pisapia attacca. La reazione del candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia è netta: "Comprendo il disagio della Moratti - ha dichiarato - ma dire che il caso è chiuso è completamente sbagliato. Il caso non è chiuso ma è aperto, in quanto Lassini potrà diventare consigliere comunale e lo potrà diventare anche perché ha l'appoggio del capolista pdl Silvio Berlusconi". Duro anche il commento di Luigi Zanda, vicepresidente dei senatori del Pd, secondo il quale "Lassini, con l'appoggio di Berlusconi, sta sfacciatamente prendendo in giro Letizia Moratti davanti a tutta l'italia. E lei, molto signorilmente, fa finta di niente e gira la testa da una altra parte". Sulla stessa scia Leoluca Orlando (Italia dei valori): "E' chiaro che l'eversivo Lassini sta prendendo in giro sia la Moratti sia il presidente della Repubblica. Forte dell'appoggio di Berlusconi e dei suoi house organ, continua a fare campagna elettorale". E il capogruppo pd a Palazzo marino, Pierfrancesco Majorino, dice che "Letizia Moratti dovrebbe capire che il caso Lassini non è affatto chiuso".Le altre reazioni. Il vicepresidente di Futuro e libertà, Italo Bocchino, scrive in una nota: "Sui manifesti che accusano i magistrati di essere brigatisti la Moratti mente sapendo di mentire. Il ritiro di Lassini è una bufala e la struttura del premier è già scesa in campo per eleggerlo con moltissime preferenze, come dimostrano la sua telefonata di solidarietà e la sponsorizzazione del giornale di proprietà di Berlusconi". E il candidato sindaco del Terzo polo, Manfredi Palmeri: "La Moratti continua a ripetere la cantilena che il caso Lassini è chiuso, perché non sa o non vuole affrontare la questione con coraggio e chiarezza. Dimissioni irrevocabili da cosa? - si chiede Palm eri - La Moratti, lungi dall'aver risolto come voleva far credere, è corresponsabile di questa farsa che offende sempre di più le istituzioni e i cittadini". I leghisti: "Fuori da Palazzo Marino". Anche la Lega Nord chiede che Lassini non sieda in consiglio comunale. "Se Lassini è una persona seria, se viene eletto si deve dimettere un minuto dopo", ha detto il capogruppo in consiglio comunale, Matteo Salvini. E con lui il segretario provinciale Igor Iezzi: "Lassini ha fatto una stupidata e le stupidate in politica si pagano. Il sindaco ha fatto la cosa giusta e non ha senso che lui sieda in consiglio comunale".


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