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Primo Piano

Lunedì 2 Dicembre 2019 www.gazzettino.it

La Mostra internazionale

TAGLIO DEL NASTRO Il presidente Zaia ieri a Longarone ha rassicurato sul futuro della Fiera, che resterà per sempre a Longarone, ha detto, con l’appoggio della Regione

«La fiera del gelato ci sarà per sempre: non si sposta» Il presidente Luca Zaia ieri a Longarone per la Mig `Ha spiegato: «La Regione c’è, anche con più spazi Dopo l’inaugurazione ha rassicurato sul futuro La manifestazione resterà qui in terra di gelatieri»

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FESTA PER I 60 ANNI LONGARONE Nessuno si faccia strane idee: la Mig è più viva che mai. La sessantesima edizione impone anche alla Mostra internazionale del Gelato una presa di posizione. Sì, perché il grande appuntamento del settore si trova oggi davanti ad un bivio. Il forfait di espositori importanti, che da qualche anno mancano all’appuntamento autunnale a Longarone Fiere, impone un ragionamento e una riflessione sul futuro della manifestazione che, tuttavia, non prende in considerazione la possibilità della chiusura. Il governatore Luca Zaia ieri ha fugato i dubbi. Ha surfato sulle voci che si inseguono circa la crisi della manifestazione e il suo sposta-

vernatore, al termine delle visite -, non tristi né malinconiche, ma operatori con tanta voglia di fatturare e di esporre i loro prodotti. È una fiera con un futuro davanti e in questa partita la Regione c’è».

mento a Verona, ha ripetuto orgogliosamente la vicinanza della Regione alla manifestazione e il suo appoggio. Ha tranquillizzato espositori e visitatori, ha spiegato alla stampa come la Mig sia un tesoro di Longarone e come a Longarone debba continuare a stare.

GLI ESPOSITORI

L’INAUGURAZIONE

La passeggiata tra gli stand è durata diverse ore. D’altra parte anche quest’anno la parterre degli espositori è nutrita: 200 marchi aziendali provenienti da 13 regioni italiane e da 11 Paesi esteri, tra i quali diversi leader internazionali in fatto di macchine, attrezzature e semilavorati, materie prime, arredamenti e accessori per la gelateria. Sul fronte operatori e gelatieri sono arrivati al polo fieristico delegazioni da tutta Europa, ma anche da Cina, Ar-

È stata una mattinata piena. Il taglio del nastro alle 11, tra due ali di folla, accanto a sindaci del territorio e a parlamentari e poi via, il presidente Zaia ha iniziato il suo tour lungo i padiglioni del complesso fieristico. Non si è risparmiato, ha riservato a tutti selfie, una stretta di mano, una pacca sulla spalla, un abbraccio e parole di ringraziamento a operatori e standisti. «Ho incontrato persone calorose – ha detto poi il go-

gentina e Giappone. Insomma, nonostante le difficoltà e nonostante l’addio alla manifestazione di marchi importanti, la Mig continua a tenere accanto a sé uno zoccolo importante di aziende. E lo stesso pubblico si conferma numeroso. Ieri alle 9.30 c’era già la coda per entrare, nonostante i cancelli aprissero alle 10 e al momento del taglio del nastro c’è stato un vero e proprio assalto da parte dei curiosi.

PASSATO E FUTURO Interrogato più e più volte dalla stampa durante il giro degli stand, il presidente Zaia ha ogni volta ricordato con orgoglio i numeri della gelateria veneta nel mondo. Oggi, infatti, i gelatai di origine italiana (per lo più veneti) solo in Germania danno lavoro a

22 mila persone. «Loro sono stati immigrati – ha dichiarato -, partiti senza nemmeno gli occhi per piangere, spinti dalla fame. Sono andati non a riempire le carceri ma a farsi conoscere e rispettare per la laboriosità e rispetto verso le comunità ospitanti». E poi il futuro della Mig. Zaia l’ha ripetuto come un mantra, che la Mostra non si chiude. «La Regione c’è e, anzi, lo stand della Regione il prossimo anno raddoppia o triplica gli spazi – ha dichiarato -. Tranquillizzatevi perché la Regione c’è e non ho dubbi: la fiera del gelato ci sarà sempre. Annuale, mai biennale o triennale. Spostarla? Mai, è nata qui nella terra del gelato artigianale. Noi saremo tutti gli anni presenti e di strada ne faremo ancora tanta insieme». Ma la strada, dopo sessanta autunni, mette davanti ad un bivio. Non ne fa segreto il presidente della Provincia Roberto Padrin. «Il futuro della mostra del gelato è qui a Longarone – ha detto Padrin -, ma ci sono scelte da compiere. Siamo ad un bivio: o allarghiamo la fiera a settori legati alla gelateria come la pasticceria, o cerchiamo di capire quali sono i maggiori mercati di riferimento e ci concentriamo su quelli, perché richiamare espositori da tutto il mondo diventa dispersivo. Bisogna cercare di catalizzare l’attenzione dei gelatieri di Germania e Austria, aprirci alla sostenibilità ambientale e trovare sempre più aziende che diventano lo zoccolo duro della manifestazione». Dopo l’inaugurazione di ieri mattina la Mig proseguirà fino a mercoledì. Alessia Trentin

«Targhe straniere: un emendamento per chi lavora con attività in Germania» IL NODO LOGARONE Rassicurati sul proseguo della loro fiera, ai gelatieri ora resta un grande nodo da sciogliere: quello della circolazione in Italia con auto con targhe estere. La questione, nata dalla modifica effettuata dal Governo Salvini al Codice della Strada ha colpito, di fatto, anche la categoria dei gelatieri e fatto saltare la mosca al naso i sindaci di quei comuni dove i residenti con lavoro all’estero sono particolarmente numerosi. Ieri il governatore è stato interrogato anche su questo fronte. Perché a distanza di un anno dal terribile Natale 2018 quando i gelatieri zoldani sono rientrati nella loro terra per le feste in famiglia e sono stati costretti a tenere l’auto in garage per timore di incappa-

re nel sequestro dei veicolo, non si è mosso nulla. «I gelatieri sono vittime di una legge giusta – ha dichiarato Zaia -, perché va a colpire chi ha torto. Ma come spesso accade nella legislazione, ci sono finiti dentro indegnamente. Si deve trovare una soluzione, lo strumento della Finanziaria potrebbe essere una via, attraverso l’inserimento di un emendamento ad hoc. Non è un favore che si fa ai gelatieri, è un fatto di civiltà e di rispetto nei

IL GOVERNATORE HA SPIEGATO: «VOI SIETE VITTIME DI UNA LEGGE GIUSTA, LA SOLUZIONE ORA È UN FATTO DI CIVILTÀ»

confronti di lavoratori immigrati che non hanno nulla da spartire con altri tipi di giri di targhe».

LA BATTAGLIA La legge era stata introdotta per porre un freno al dilagare, in Italia, della circolazione di auto con targa estera che perciò fuggono al controllo e alla tassazione del Paese. Ma i primi ad essere colpiti sono stati i lavoratori stagionali che, nello specifico della provincia di Belluno, sono i gelatieri. Il sindaco di Val di Zoldo è di recente sceso a Roma, per presentare agli uffici del Governo il problema e richiedere ancora una volta attenzione. I gelatieri delle terre alte del Bellunese hanno attività per la gran parte in Germania e il collegamento con la Germania, ieri, è stato affrontato dal governatore.

VENEZIA-MONACO Interrogato dalla stampa, Zaia ha affrontato infatti il tema dell’autostrada Venezia – Monaco. Un argomento annoso, che da decenni divide i sostenitori della bretella e gli ambientalisti più integralisti. La Regione è a favore del cantiere, il presidente l’ha voluto ribadire. «Belluno – Monaco secondo l’itinerario sarebbero appena 213 chilometri, percorribili in un’ora e mezza – ha detto -, significherebbe mettere il capoluogo e l’intera provincia in rete con la Mitteleuropa, significherebbe comunicare la bellezza di questi territori ancora più lontano. Questa non deve essere una battaglia tra i barbari e gli ambientalisti, proprio no. Noi che sosteniamo il collegamento non vogliamo distruggere nulla, siamo rispettosi dell’ambiente. Tuttavia, si sa,

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I NODI Un emendamento per risolvere il caso delle targhe estere

VENEZIA-MONACO: «L’AUTOSTRADA NON È UNA BATTAGLIA AGLI AMBIENTALISTI, TUTTI NOI RISPETTIAMO L’AMBIENTE»

questo non è un cantiere che dipende strettamente da noi». Il tema è caldo da anni in provincia di Belluno e sostenuto da polemiche periodiche che contrappongono da un lato chi sostiene, in primis Confindustria Belluno Dolomiti, e chi invece teme la moria dei piccoli paesini e lo sfregio del territorio. A.Tr.


8 Cronaca

L'ARENA Lunedì 2 Dicembre 2019

LA TRATTATIVA. Oggi in Consiglio dei ministri la legge quadro. Perplessità dal leghista Fontana

Autonomia,leregole sultavolodelgoverno Zaiafiducioso:«Punti critici sulle risorse,mala stradaètracciata» DalMoro(Pd):«Riposti gli slogan sidiscutesulle coseconcrete» Enrico Santi

Dopo il via libera dei governatori, compreso il veneto Luca Zaia, in Conferenza Stato-Regioni, oggi la legge quadro sull’attuazione dell’autonomia differenziata approda in Consiglio dei ministri. Sono otto le regioni che vi aspirano. Oltre a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna ci sono Liguria, Toscana, Piemonte, Marche e Umbria. Oggi, quindi, davanti al premier Giuseppe Conte, il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, Pd, terrà una relazione e quindi si deciderà l’iter. «Questa proposta», sottolinea il ministro, «tutela il Sud e tutte le aree deboli del Paese, comprese quelle del Nord, perché attua tutta la Costituzione che si trasforma in cintura di sicurezza per tutti». Tuttavia, tra le forze politiche le valutazioni sono ancora discordanti. Il processo di autonomia di cui si parla da anni, e sul quale si sono svolti referendum

in Veneto e Lombardia, è quindi a un punto di snodo dopo l’impasse nei mesi del governo gialloverde. «Un ulteriore blocco del percorso dell’autonomia sarebbe ingiustificabile, abbiamo dato un primo assenso a un testo che deve avere alcuni aggiustamenti», fa intanto sapere Zaia durante un incontro pubblico a Monastier, e aggiunge: «L’Emilia Romagna andrà a votare a gennaio. Mandarla al voto con la firma dell’intesa, dato il colore del governo, ha un valore. Penso che su questa partita il governo possa mettere a repentaglio la sua vita». Zaia, da parte sua, giudica «verosimili» le tempistiche date dal ministro Boccia sulla possibilità di firmare un’intesa per gennaio-febbraio. I punti ancora critici? «I schei», afferma Zaia, «poiché la norma finanziaria è il punto cardine della legge quadro, c’è poi la questione dei livelli essenziali di prestazione per le quattro materie previste per legge: trasporto

Dasinistra, Francesco Bocciaministro degliAffariRegionalie il premier GiuseppeConte

Ilgovernatore Luca Zaiacon il gonfalone delVeneto

GianniDal MorodelPd

LorenzoFontana dellaLega

pubblico locale, sanità, sociale e scuola. Ciò significa garantire per i quattro settori trattamenti e stessi servizi a tutti i cittadini». Apprezzamento per il lavoro e l’impostazione politica data dal ministro Boccia lo esprime perfino il presidente della Campania Vincenzo De

ora con il ministro Boccia si sono fatti notevoli passi avanti e i governatori hanno espresso parere positivo e questo è il segnale che siamo sulla strada giusta. Anche la Lega ha capito che l’autonomia deve attuarsi attraverso un processo nazionale condiviso e che mettendo da parte

gli slogan per entrare nel merito l’intesa può essere a portata di mano e la strada giusta è un’autonomia che tenga insieme l’unità del Paese e i costi standard... Bene ha fatto Boccia a seguire questa strada che lo pone al riparo da sorprese». Di tutt’altro parere, tuttavia, è il parlamenta-

Luca, Pd, che nei mesi scorsi si era detto pronto a bloccare il processo con un ricorso alla Corte Costituzionale. «Spero che siamo arrivati in dirittura finale. Da Zaia a Gentiloni, da Bressa a Stefani, vi hanno lavorato in tanti», commenta il deputato del Pd Gianni Dal Moro, «e

ILCASO. Lacondanna perfatti avvenutinel 2001del neoassessoredellagiuntaTesei scatena lepolemiche politiche

re leghista Lorenzo Fontana. «Ci sembra che quanto fatto da questo governo in tema di autonomia sia una scatola vuota poiché non sentiamo mai parlare di contenuti, che il Veneto, con Luca Zaia, ha presentato da tempo, con una bozza d'intesa di 68 articoli, su 23 materie». Fontana accusa il governo Pd-M5S di «tirare il freno a mano, escludendo dalla manovra l’autonomia differenziata». E conclude: «I governatori della Lega si sono dimostrati disponibili al confronto pur di arrivare all’obiettivo senza badare ai colori politici e con l’unico scopo di garantire i diritti dei cittadini. Ci auguriamo che Pd e 5 Stelle non vogliano negare ancora alle Regioni, e a tutto il Paese, un’occasione importante». •

STORIA. Bimba veronese morta per un batterio

Coletto e il razzismo, è bufera in Umbria «Eroaungazebo,sonostatoriabilitato» IlPd:Grave,questaèterradipace Lareplica:«PensinoaBibbiano» Nel 2001 un gruppo di leghisti veronesi, tra i quali Luca Coletto, da poco nominato assessore esterno alla Sanità nella giunta regionale umbra, promosse una raccolta di firme contro i campi nomadi abusivi a Verona. La campagna, per i toni utilizzati, fu giudicata di stampo razzista in primo grado dal Tribunale di Verona nel 2004. Condanna confermata, pur con attenuanti, in Cassazione nel 2009, e sospesa. Su tale vicenda giudiziaria si stanno ora sollevando dure polemiche politiche nel Consiglio regionale umbro. «Stupisce», afferma in una nota il deputato del Pd e commissario umbro del partito Walter Verini, «come il silenzio sia fin qui l’unica reazione a quanto sollevato dal capogruppo Pd in Consiglio regionale Tommaso Bori circa i precedenti penali del neo-assessore alla sanità e al sociale della Regione Umbria, il leghista veneto Luca Coletto, che nel suo curriculum vanta una condanna definitiva per reati legati al razzismo. Non è una cosa da far passare sotto silenzio», sottolinea l’esponente del Pd, «soprattutto in un momento in cui episodi di

DonatellaTesei

LucaColetto è entratonella squadra allaguida dellaRegioneUmbria

razzismo sono all’ordine del giorno, per questo», aggiunge, «ci aspettiamo una presa di posizione netta dalla presidente Donatella Tesei». Tommaso Bori, capogruppo a palazzo Donini, sul suo profilo Facebook, dopo l’incipit «Condannati per razzismo? No, grazie», aveva ricordato che «l’Umbria è la terra di Aldo Capitini, è il luogo della Marcia della Pace e mai in

nessuna istituzione hanno trovato cittadinanza l’odio e la discriminazione e, tanto meno, chi propaganda queste idee». Su tali rilievi, Coletto ha replicato altrettanto duramente tramite un’intervista al giornale web Umbria Journal. «Si tratta», afferma il neoassessore alla Sanità umbra, «di una condanna che fa riferimento ad un fatto acca-

duto nel 2001». E spiega: «Ho partecipato, a Verona, ad una raccolta firme contro i campi nomadi abusivi, ho partecipato semplicemente ad un gazebo, non ho mai fatto dichiarazioni di sorta e sono stato condannato insieme ad altri sette, fra i quali l’ex sindaco Flavio Tosi, e un deputato». Coletto, 58 anni, sottolinea, inoltre, che, dopo i tre gradi

di giudizio, è stato «riabilitato» per mancanza di altri episodi simili nel suo curriculum vitae. «Farebbe bene il Pd», continua l’esponente della Lega, «a guardare a “casa sua”, ai fatti di Bibbiano. Sono stato riabilitato a tutti gli effetti, tant’è che ho fatto il consigliere regionale, l’assessore e il sottosegretario. Ho fatto tutta la trafila», conclude l’ex assessore alla Sanità del Veneto dal 2010 al 2018, «e ho chiesto la cancellazione dei carichi pendenti. Si è trattata di una raccolta firme dove io non ho fatto alcun tipo di dichiarazione e ho presenziato al solito gazebo della Lega. Guardassero a casa loro perché di cose da chiarire ne avrebbero tante». Oltre che assessore regionale alla sanità del Veneto, nella Giunta Zaia, e per nove mesi anche sottosegretario alla salute nel Governo Conte 1, Coletto è stato presidente dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Il governatore del Veneto Luca Zaia aveva salutato la sua nomina in Umbria con particolare entusiasmo. «Sono felice per l’amico Coletto e per la gente umbra. Con l’esperienza che ha e con la passione che sa mettere in campo, saprà sicuramente far crescere la qualità dell’assistenza sanitaria in quella regione». • E.S.

Lostriscione apparsoieriin curva allostadioSanSiro

Itifosi dell’Inter ricordanoNina conunostriscione È stato esposto a San Siro durante lapartita:«Ciao,oravolaserena» Nina è nel cuore dei tifosi dell’Inter. E’ arrivata anche lì. La piccola di 7 mesi morta due settimane fa in seguito ad una infezione contratta a due settimane di vita nella terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Borgo Trento, ieri è stata ricordata a San Siro durante la partita InterSpal. La curva Nord ha esposto un enorme striscione per dirle «Ciao Nina, ora vola serena». La storia del suo calvario finito il 18 novembre in un letto dell’ospedale pediatrico Gaslini di Genova - dove mamma Francesca l’ha portata, quando oramai non c’era più nulla da fare, per sottoporla alla terapia del dolore -

è entrata nel cuore di moltissime persone. Mondo dello sport, dei media, politici stanno manifestando a Francesca grande vicinanza, soprattutto per la forza con cui sta portando avanti la battaglia per «avere giustizia» persa da Nina ma che molti altri piccoli stanno combattendo. «Non deve accadere più che delle creature nate sane muoiano per una infezione contratta in un reparto d’ospedale», ha dichiarato nei giorni scorsi. Anche la magistratura vuole fare chiarezza. La Procura di Genova ha aperto un fascicolo contro ignoti, predisponendo l’autopsia sul corpicino della piccola. •


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LUNEDÌ 2 DICEMBRE 2019 CORRIERE DELLE ALPI

REGIONE

LE IDEE

AUTONOMIA, LUNGA STRADA LASTRICATA DI INSIDIE

RICOSTRUIRE L’IRI CON REGOLE PRECISE NON SERVONO ALTRI CARROZZONI

FRANCESCO JORI FRANCO A. GRASSINI

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D

agli alleati mi guardi Iddio. Cu- potrà accadere di tutto; e presumibilmen- sempre a far fallire ogni vera riforma a colriosa vicenda davvero, quella te accadrà, perché la verità nuda e cruda è pi di regolamenti, commi e codicilli, per della Lega paladina di un’auto- che in questo Paese i veri sostenitori del fe- non veder intaccato il loro pluridecennanomia senza se e senza ma: non deralismo e dell’autonomia sono una ri- le potere. ne ha portato a casa un grammo, anzi si è stretta minoranza. Così sarà fino alla fine, Ma l’autonomia è una cartina da tornavista mettere i bastoni tra le ruote quand’e- anzi soprattutto alla fine. sole che non chiama in ra al governo, alleata prima con Forza Ita- Perché le forche caudine causa la sola politica. Salia e poi con i 5Stelle; e riesce a fare il pri- determinanti saranno La verità nuda e cruda rà bene che le varie socieè che in questo Paese tà regionali oggi così immo decisivo passo avanti ora che è all’op- quelle del voto conclusiposizione, per giunta dovendo ringrazia- vo in aula: dove il provvepegnate a richiederla, si i veri sostenitori re l’odiato Pd… Misteri della politica. dimento dovrà ricevere il attrezzino per saperla del federalismo Che suggeriscono comunque una mo- via libera della maggiousare bene se e quando sono una minoranza desta riflessione: magari non era il caso di ranza assoluta dei parlal’otterranno. A partire mostrare i muscoli e minacciare sfracelli, mentari eletti, non di da quella veneta: realtà bastava puntare sulla sostanza anziché quelli presenti al momento; e qui si vedrà in cui due scandali colossali come il Mose sull’esibizione, e lasciar davvero chi ha bluffato e e le banche autorizzano per lo meno qualprevalere il buonsenso. chi no. Sperando magari che dubbio sull’efficienza e la correttezza L’accordo è soltanto “Se vinciamo le elezioni che nel frattempo chi do- di chi è chiamato a maneggiare cospicue faremo l’autonomia en- l’inizio di un percorso vrà esprimersi sia riusci- risorse. tro 15 giorni”, aveva gato a leggere per esteso (e Una realtà, inoltre, che in troppe occaancora lungo rantito Matteo Salvini ala comprendere…) il te- sioni si è dimostrata rissosa all’estremo durante il quale la vigilia del voto del sto di ciò su cui è chiama- nelle decisioni da prendere su una serie di 2018. Di settimana in set- potrà accadere di tutto to a votare, anziché basa- partite strategiche, in ossequio a un camtimana ha rinviato l’imre la propria opinione sui panilismo esasperato fra territori e fra cenpegno sine die; in meno di tre mesi France- titoli di giornale, le polemiche da strapaz- tri di (presunto) potere: al punto da delesco Boccia ha portato a casa il risultato in zo e gli ordini di scuderia. Il guaio è che gare alla fine la scelta all’odiata e criticata punta di piedi. non sarà finita neppure lì: perché poi la Roma, per manifesta incapacità. L’ammaiCerto, è soltanto l’inizio di un percorso legge finirà sul letto di Procuste dei buro- nabandiera di sior Veneto brontolon. — ancora lungo e insidioso: durante il quale sauri romani, tenacemente impegnati da

e dichiarazioni del Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli (5 Stelle) alla Commissione Industria del Senato di rifare l’Iri per salvare Alitalia ed Ilva “se serve” e poi precisate come una possibilità da realizzare se le crisi industriali si estenderanno, sono state oggetto di molte interpretazioni. Alcuni le hanno considerate espressioni di una decisione già presa da parte del ministro, ma da discutere in sede governativa. Altri come una tesi di un ministro che non si preoccupa delle regole europee in tema di aiuti di Stato. Vale, quindi, la pena di cercare di comprendere quale fu il ruolo effettivamente svolto dall’Iri e le possibilità di dare vita a qualcosa di analogo. L’Istituto per la Ricostruzione Industriale venne creato nel 1933 per salvare le banche che possedevano azioni di imprese di vari settori che erano state travolte dalla crisi mondiale del 1929. Era diretto da un personaggio, Alberto Beneduce, di notevoli capacità che riuscì a rimettere a posto molte delle aziende controllate. Nel dopo guerra l’Iri ebbe un ruolo fondamentale nella ricostruzione e nel miracolo economico. Sia sufficiente rammentare la costruzione dell’impianto siderurgico di Taranto e quella delle autostrade senza dei quali saremmo rimasti molto più lenti, se non fermi, nella crescita. Sulla prima di queste iniziative vale la pena di sottolineare che fu opera di un economista pratico, Pasquale Saraceno, l’autore del Piano Vanoni, che di fatto impose l’iniziativa, perché convinto dai dati sulle previsioni, contro il parere dei dirigenti della Finsider. Questa ed altre iniziative ebbero luogo perché sino a tutti gli anni ’60 l’Iri non fu terra di conquista dei partiti. Basti ricordare che, in tale periodo, quando venne nominato un nuovo presidente, Aldo Fascetti, già parlamentare ed esperto di imprese, e lo stesso volle conoscere i democratici cristiani presenti tra il personale dell’Iri, scoprì che erano appena tre su un centinaio. Fascetti non modificò la situazione, come altri suoi successori. Fu così che, poco a poco, l’Iri divenne operatore di salvataggi, anche se non nella misura di altre imprese pubbliche come l’Egam, e fece spesso, ma non sempre, dell’occupazione l’obiettivo prioritario delle sue controllate, sino a quando venne sciolto nel 2003. Occorre ora ricrearlo magari con diverso nome? La risposta è positiva se si considera che c’è bisogno di sviluppare nuove tecnologie che richiedono notevoli risorse dedicate alla ricerca. Occorrono, per altro, alcune regole precise per evitare di dare vita a imprese che non riescono da sole a sopravvivere sul mercato globale e a non infrangere le regole europee sugli aiuti di Stato o di andare verso quei regimi socialisti vecchio stile che hanno già mostrato l’incapacità di sviluppo. Si potrebbe stabilire che, quando viene presentato il piano per una nuova iniziativa, si dica che la stessa deve poter essere privatizzata entro un preciso numero di anni e, se non si riesce, va posta in liquidazione. Sono regole dure, ma la storia ha mostrato che i mercati sono meglio dell’autoritarismo. Sono le capacità e le idee delle persone quelle che veramente migliorano il mondo. Sono forti i dubbi che il ministro Patuanelli ed i suoi sostenitori riescano a comprendere che costruire un inutile carrozzone non serve a nulla. —

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ARIA NUOVA A BRUXELLES SUL TEMA IMMIGRAZIONE VINCENZO MILANESI

Europa non vuole dire solo Meccanismo salva Stati, ma anche molte altre cose. Tra le quali c’è anche un tema di importanza fondamentale per il nostro Paese, quello delle regole europee sulle migrazioni. C’è un’aria nuova dalle parti di Bruxelles, da quando è stata fatta filtrare una bozza di documento da discutere nella riunione dei Ministri degli Interni in programma nella giornata di oggi. Viene dalla Germania questa proposta, e già qui c’è un segno importante, dato che è la Germania il Paese che pesa di più in questi anni in Europa. Prevede un sostanziale superamento

del Regolamento di Dublino, con l’abolizione del principio dell’obbligo di tenersi i migranti da parte dei Paesi di primo ingresso. Che di fatto scarica un peso insostenibile su Paesi come Italia e Grecia, ma anche Spagna, oggi, ma che potrà domani coinvolgere altri Paesi come quelli balcanici in caso di una “rotta” dell’argine che i miliardi alla Turchia hanno sinora costituito per loro, e quindi per l’Austria e la stessa Germania. Avverrebbe cioè un primo screening con espletamento delle procedure in poche settimane nei Paesi di primo ingresso, con l’aiuto dell’Agenzia europea per l’asilo, per individuare subi-

to i migranti che manifestamente non hanno diritto alla concessione di asilo, così da poterli rimpatriare quanto prima, con il supporto di Frontex, agenzia europea che già esiste. Gli altri rimarrebbero in carico per un tempo limitato ai Paesi di primo arrivo, per essere poi smistati con un meccanismo automatico di ricollocazione ‘pro quota’ in tutti i Paesi dell’Unione. Dove rimarrebbero in carico a ciascuno di quei Paesi, ai quali spetterebbe di verificare più attentamente se hanno effettivamente diritto all’asilo, per essere in caso contrario rimpatriati. In caso di riconoscimento del diritto di asilo

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l’integrazione dovrebbe avvenire all’interno di quegli stessi Paesi, e verrebbe concordemente ritenuto illegale qualsiasi trasferimento dei migranti accolti da ciascuno Stato in altri Paesi. Come convincere i Paesi contrari alle quote ed alla redistribuzione automatica, che sino ad ora hanno impedito qualsiasi revisione del Regolamento di Dublino? Con un meccanismo un po’ complesso ma del tutto nuovo. Un Paese che non ne vuole sapere di accogliere ed integrare il centinaio, mettiamo un numero a caso, di migranti che gli toccherebbe, può impegnarsi ad accoglierne solo trenta, impegnandosi però a rimpatriarne a sue spese nei Paesi di origine altri settanta già riconosciuti come non aventi diritto all’asilo in sede di prima valutazione nei Paesi di arrivo. Sappiamo bene che il tema del rimpatrio dei non aventi diritto all’asilo è costoso e complicato. Quindi si pensa che possa funzionare da deterrente per i Paesi riottosi ad accettare quote di migranti redistribuiti e candidati all’integrazione. Staremo a vedere se stavolta sarà quella buona. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


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Primo Piano

Lunedì 2 Dicembre 2019 www.gazzettino.it

Il flop del referendum

L’ira degli autonomisti «Campagna terribile Almeno il sì ha vinto» `A Venezia il sì intorno all’83 per cento Faccini ammette: «Sorprendente il disinteresse da parte dei mestrini» In terraferma lieve vantaggio per il no `

GLI SCONFITTI Il flop dell’affluenza affonda sul nascere il referendum sulla separazione tra Mestre e Venezia. Alle urne è andato solo il 21,73 per cento degli aventi diritto, e anche se in centro storico la percentuale è risultata maggiore (32,64), il quorum - decisivo per rendere valida la consultazione è sempre rimasto un miraggio. Chi è andato a votare ha comunque premiato il “sì” alla separazione, ed è la prima volta che accade nella lunga storia dei referendum. Ma con un voto molto diverso a seconda dei territori: in terraferma ha prevalso il No col 52 per cento, mentre in centro storico e nell’estuario il Sì ha superato l’83 per cento.

LA PARTECIPAZIONE Il quinto referendum per la separazione di Venezia e Mestre si è afflosciato di fronte al flop della partecipazione, ben lontana dal quorum del 50%+1 degli aventi diritto richiesto come condizione di validità. Obiettivo che è rimasto lontanissimo per tutta la giornata, mentre il dato finale segna un ulteriore passo indietro rispetto al 39% di partecipanti del 2003 quando il 4. referendum fu affossato dal mancato raggiungimento del quorum. Un esito difficile da mandare giù per gli autonomisti: «Con la tagliola del quorum – afferma Maria Laura Faccini di Mestre Mia – non possiamo dire di aver perso perché al voto ha

LA GIORNATA VENEZIA Il sogno autonomista dura lo spazio di una mattina. Perché il risicato 7,21% di affluenza diffuso dal Comune con la prima rilevazione ufficiale di mezzogiorno, di fatto già aveva scalfito il buonumore con cui gli autonomisti avevano iniziato la giornata. Loro stessi, al di là delle dichiarazioni di fiducia della vigilia, forse un po’ di facciata, sapevano che la battaglia per superare il quorum, primo ostacolo in assoluto, era in salita. E quel dato neanche a due cifre giunto poco prima dell’ora di pranzo, seppure non fosse un verdetto, suggeriva però l’andamento e nella testa di molti ne assumeva in anticipo le sembianze. Poi il trend non è cambiato e la seconda rilevazione delle 19, con un altrettanto deludente 18,64%, è diventato il triplice fischio finale di una partita terminata con una disfatta per i fautori della separazione. Per loro la domenica del referendum rincorso da anni e tanto atteso, era cominciata di buon’ora, perché in 130 si sono recati ai seggi per assolvere alla funzione di rappresentanti di li-

prevalso il Sì a Venezia né d’altra parte possiamo dire di aver vinto poiché l’affluenza è stata bassa e il quorum mancato. La percentuale così bassa di votanti della terraferma non è attribuibile solo all’invito all’astensionismo ma, a parte la carente informazione istituzionale, è sintomatica di un inaspettato disinteresse da parte dei cittadini: Mestre resta in balia della marea più che a Venezia. Il dato oggettivo dell’affluenza rivela il distacco dei cittadini da proposte di cambiamento e la tendenza generalizzata ad accettare lo status quo, rinunciando forse inconsapevolmente alla responsabilità di scegliere e governare un diverso futuro per la città».

IN TERRAFERMA La delusione in terraferma è palpabile. Molto negativo, per i fautori della ricostituzione del Comune di Mestre, il risultato della terraferma dove la partecipazione al voto si è fermata sotto il 20%. «Un dato che non ci soddisfa affatto – commenta Stefano Chiaromanni, presidente del Movimento per l’autonomia di Mestre Piero Bergamo – Non siamo riu-

SITRAN: «LA PREVISIONE DEL QUORUM RESTA ILLEGITTIMA, AVANTI COI RICORSI: NON FINISCE QUI». GASPARINETTI: «RISULTATO DELUDENTE»

DELUSI I leader autonomisti all’apertura della campagna referendaria a Mestre il 5 ottobre scorso: si ritrovarono esponenti della terraferma e del centro storico

sciti a far arrivare a tutti l’informazione, anche a causa del silenzio voluto dall’amministrazione comunale. Sono mancati, purtroppo, la partecipazione, l’interesse per Mestre e la coscienza di essere una comunità, ma questo è uno degli effetti del Comune unito. Ora attendiamo i risultati definitivi per un giudizio completo». La piattaforma +Mestre+Venezia va in contropiede: «Raccogliamo positivamente anche il mancato raggiungimento del quorum, considerate le percentuali ottenute. Un risultato che, più che rappre-

sentare un astensionismo consapevole, è la conseguenza di assenza di comunicazione e di iniziative che hanno compromesso la responsabilità civica». E aggiunge: «Il referendum, al di là del quorum, dice che all’interno dello stesso comune esistono due città radicalmente diverse. Venezia nella sua fragilità e unicità potrà sopravvivere solo grazie alla cura costante dei residenti e alla capacità di fronteggiare lo spopolamento: per questo rimaniamo convinti sia necessaria un’amministrazione dedicata e non l’attua-

le amministrazione unica che deve gestire anche le priorità di Mestre». Intanto a Venezia Marco Sitran, primo firmatario della legge d’iniziativa popolare per la separazione e leader di Venezia e Mestre Due Grandi Città insiste: «Abbiamo presentato ricorso al Tar

PRIMI COMMENTI Gli autonomisti veneziani riuniti ieri sera al ristorante “Antico Martini” in campo San Fantin: palpabile lo sconforto anche se Sitran promette battaglia sul tema del quorum.

Quel 7% di affluenza alle 12 primo segnale che il quorum era già colpito e affondato L’afßuenza in città ore 12.00 zona

voti

ore 19.00 %

Centro Storico 4.997 10,44

voti

ore 23.00 %

voti

%

12.992 27,16

15.614 32,64

Estuario

2.048

8,45

5.709 23,56

6.764 27,94

Terraferma

7.864

5,84

19.812 14,72

21.993 16.35

IN CENTRO STORICO L’AFFLUENZA ALLE URNE È STATA MOLTO SUPERIORE RISPETTO ALLA TERRAFERMA

sta. Per questo, per tutto il giorno, l’infopoint di piazzetta Matter a Mestre, preso in affitto per un mese, è rimasto chiuso. Solo nel tardo pomeriggio, quando il risultato andava ormai profilandosi, alcuni dei leader si sono incontrati altrove, in privato, per fare il punto della situazione e de-

cidere il da farsi. Durante il voto, invece, il collegamento è avvenuto tramite le chat sugli smartphone dove in tempo reale sono viaggiati dati, suggerimenti e le primissime, stringate, valutazioni. Alle 12, la prima doccia fredda. «Ma a Venezia l’affluenza sembra al doppio, speriamo che cambi nelle prossime ore», ha provato qualcuno a rincuorarsi. A Venezia il Gruppo 25 Aprile aveva istituito alcune sezioni campione il cui monitoraggio avrebbe dato il polso della situazione, che presto non ha lasciato spazio a dubbi. Più ancora a Mestre, già dal mattino, si era intuito come sarebbe andata e neanche gli orari a cavallo delle messe, che spesso fanno registrare un incremento dell’afflusso ai seggi degli elettori, avevano suggerito un cambio di passo. Così, con il passare delle ore, le speranze degli autonomisti sono andate via via spegnendosi. Qualcuno si è ama-

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SCHEDE MANCANTI E ASCENSORI FUORI USO ALIMENTANO LA RABBIA DEI SEPARATISTI: «CHE VERGOGNA CI HANNO BOICOTTATO»

reggiato, altri si sono sfogati con precise denunce. «Che vergogna! Ci hanno boicottato, ci hanno fatto terra bruciata. Molti cittadini ci hanno riferito che non sapevano neppure che si votasse e questo perché non c’è stata comunicazione istituzionale. E qualcosa in giro non torna: alla sezione 89 di Favaro hanno stampa-


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Primo Piano

Lunedì 2 Dicembre 2019 www.gazzettino.it

L’esultanza degli unionisti «Risposta inequivocabile» Gramola (Una&Unica) affonda il colpo: «Le modalità con cui i separatisti hanno condotto la campagna non degne della storia culturale della città» `

I VINCITORI VENEZIA Che sarebbe stato arduo raggiungere il quorum, lo si era già intuito dal primo aggiornamento delle 12. E così è stato fino al dato finale delle 23, con quel 21,73% ben inferiore alla soglia del 39,3% raggiunta nel 2003. Una consultazione che se da un lato lascia l’amaro in bocca a chi nei vantaggi della separazione fra Venezia e Mestre ci ha creduto, dall’altro rivela la soddisfazione di coloro che, unionisti convinti, al referendum hanno promosso le ragioni del No o dell’astensione.

«INTERESSE QUASI NULLO»

perché la previsione del quorum è illegittima, non finisce qui. Andremo avanti a carte bollate e chiederemo conto al presidente della Regione Zaia, grande paladino dell’autonomia, che non ha neanche avuto il coraggio di firmare un decreto per indire il voto

IN CENTRO STORICO IL GRUPPO 25 APRILE AVEVA ISTITUITO RILEVAMENTI PROPRI IN ALCUNE SEZIONI PER MISURARE IL TREND

ma ha preferito una delibera di Giunta. Il risultato di Venezia e delle isole è inequivocabile. L’autodeterminazione della città d’acqua non può dipendere dai mestrini». Scoraggiato anche il leader del gruppo 25 Aprile Marco Gasparinetti: «Ci aspettavamo un risultato nettamente migliore. Per quanto ci riguarda ci prendiamo una pausa di riflessione, almeno per qualche settimana, per capire cosa si possa fare d’ora in avanti per il bene della nostra città». Alvise Sperandio

to solo 400 schede su 879 elettori. Alla scuola Sansovino di Cannaregio l’ascensore è rimasto fuori uso dopo l’acqua alta, ma non è stato predisposto un seggio a piano terra: decine di anziani sono stati costretti ad andare a casa senza poter votare. Alla Cesare Battisti di Mestre ci sono problemi di accesso per i disabili. Fuori dalle sezioni 50 e 51 i cartelli sono comparsi solo a metà mattina, mentre alla Trentin di Carpenedo c’era l’invito a comprare i biglietti della lotteria con in palio il pallone della Reyer». Nel pomeriggio è circolata la voce che l’affluenza fosse in aumento, per qualche momento c’è chi ha parlato del 40-45% in centro storico, mettendo in dubbio i rilevamenti ufficiali del Comune. Speranza che presto si è tradotta in illusione, mentre i dati provenienti dalla terraferma tagliavano ancora di più le gambe a chi ancora coltivava qualche speranza: neppure il 20%, quasi dappertutto. Alle 19, la certezza della debacle, confermata alle 23 alla chiusura dei seggi. La domenica che poteva essere storica, per gli autonomisti si è conclusa nel peggiore dei modi. (a.spe.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Tra questi Gianfranco Gramola, portavoce dell’associazione unionista “Una&Unica”. «I dati sono inequivocabili, – il suo commento a caldo, alla chiusura dei seggi – la stragrande maggioranza della cittadinanza ha ritenuto il quesito d’interesse quasi nullo per il futuro della città. È chiaro poi che i problemi rimangono tutti e che bisognerà ricominciare a capire quale sia il modo migliore per governare la città e per avere con i cittadini un rapporto molto più vicino e costruttivo». Ma Gramola tiene a sottolineare un ulteriore punto, a suo avviso importantissimo: quello sui toni e le modalità con le quali i Comitati separatisti hanno condotto la loro campagna. Che, secondo il riscontro delle urne, alla maggioranza dei cittadini sembra non essere piaciuti. «Toni poco consoni ad una città che ha una storia culturale e un’anima intellettuale di altro livello». Certo, il fattore emotivo, conseguenza dell’Aqua granda vissuta nella città lagunare e nel suo estuario, può – a detta di Gramola – aver influito sui numeri dell’affluenza più alti qui che in terraferma. «I problemi della parte insulare vanno affrontati e risolti, ma con l’aiuto di tutti e senza divisioni. Anche l’astensione è una dichiarazione di vo-

IL NON VOTO MESTRE Alle sette di sera, fedele al proprio spirito scanzonato, si era lasciato a qualche commento “social” sopra le righe, ironizzando sulla percentuale dei votanti nella sua Favaro, dove l’affluenza alle urne aveva appena superato il 10%. Alle 23, a urne chiuse, Renato Boraso si rimette i panni istituzionali. È suo l’unico commento ufficiale (assieme a quello di Simone Venturini) sull’esito della consultazione da parte di rappresentanti della maggioranza di Ca’ Farsetti: «Ringrazio tutti quelli che sono andati a votare - è il suo primo commento - ma non posso dimenticare che oltre il 75% dei cittadini non è andato a votare. Mi sembra evidente a questo punto il disagio e la stanchezza di quanti sono stati chiamati per la quinta volta a votare per lo stesso quesito. E credo che ora debba riflettere anche chi ha insistito per portare di nuovo alle urne i cittadini». Pochi giorni fa Boraso aveva promosso a Favaro, con la

AL VOTO Un veneziano valuta la scheda prima di esprimere la sua preferenza

to e l’elettore si è espresso reputando il quesito referendario non rilevante e non attinente alle problematiche attuali, come lo spopolamento del centro storico ed un’attività turistica gestita malissimo. Punti sui quali la città, ora, dovrà trovare le energie per una soluzione». E in merito al ricorso presentato dai separatisti, Gramola aggiunge: «Il trend è stato stavolta inequivocabile. Smettiamola di perdere altro tempo in questioni che non hanno alcun senso. Concentriamoci sui problemi».

PIETRA TOMBALE Insomma, per gli unionisti di “Una&Unica” il risultato elettorale deve rappresentare una vera e propria pietra tombale su un quesito referendario che ha fatto spendere soldi e soprattutto energie nello scontro fra cit-

tadini che invece, insieme, avrebbero potuto fare la differenza nella risoluzione di alcune problematiche. La separazione, al contrario, avrebbe potuto creare maggiori costi e appesantire la macchina amministrativa. È stata una campagna innovativa: green e sostenibile. È quanto con orgoglio tiene a evidenziare Antonio Sicilia, responsabile della comunicazione di “Una&Unica”, alla luce

«SMETTIAMOLA DI PERDERE ALTRO TEMPO IN QUESTIONI CHE NON HANNO SENSO. ORA VANNO AFFRONTATI I PROBLEMI REALI»

Boraso: «Assurdo votare ancora sulla separazione» L’IRONIA DELL’ASSESSORE Renato Boraso ha fatto circolare messaggi sul flop separatista a Favaro

A MARGHERA AFFLUENZA AL 13% A FAVARO AL 15% L’ASSESSORE: «DA OGGI SI RIPRENDE A LAVORARE»

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propria lista civica, un dibattito con i sostenitori del sì: «Ho sentito dire cose folli - diceva l’assessore - come stroncature impietose del museo M9. Una cosa incredibile». Ora i commenti sono più misurati. L’esito del voto, in ogni caso, per Boraso è destinato a non la-

dell’ottimo risultato raggiunto. Campagna per la quale sono stati spesi 70 euro per stampare i 2200 volantini distribuiti tra i 260mila abitanti di Venezia e Mestre. «La cifra spesa – dichiara – è irrisoria. Soprattutto se contrapposta ai 100mila euro sostenuti dal fronte del Sì. Non abbiamo sprecato carta, affidandoci al tam tam sui social che ci ha permesso di parlare delle nostre proposte capillarmente coi cittadini. Ci teniamo molto a questo aspetto perché per noi “Una&Unica” è diventata un esempio di narrazione di questa campagna referendaria. In una città come Venezia legata a doppio filo al clima e alle sue possibili conseguenze, pensiamo sia giusto dare l’esempio anche attraverso questi gesti». Marta Gasparon © RIPRODUZIONE RISERVATA

sciare tracce nell’operato della Giunta: «Per noi dell’amministrazione Brugnaro da domani si ricomincia - prosegue l’assessore a Mobilità e Gestione del patrimonio - Sarò impegnato con il sindaco di Spinea per la rotatoria di Chirignago, a Tessera per la nuova viabilità, a Pellestrina per i problemi degli abitanti investiti dall’acqua alta delle scorse settimane». Non sfugge a Boraso la percentuale irrisoria dei votanti nelle municipalità di terraferma: a Marghera non si è arrivati al 13%, a Favaro si è superato di poco il 15% e così a Chirignago, altro municipio soppresso nel 1926 e aggregato a Venezia assieme a quello di via Palazzo. A Mestre Carpenedo, dove si è concentrata nelle scorse settimana la mobilitazione dei comitati favorevoli all’autonomia, la percentuale dei votanti è arrivata al 17,82%. Troppo poco per raggiungere un risultato che, con poco più di un mese di campagna referendaria, era già problematico. A.Fra. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Primo Piano

La serie di risultati

2019 Anche nel quinto referendum non è stato raggiunto il quorum: ieri ha votato il 21,73% degli aventi diritto

1979 No 72,4% Sì 27,6%

1989 No 57,8% Sì 42,2%

Lunedì 2 Dicembre 2019 www.gazzettino.it

Referendum, quinto flop Venezia resta con Mestre Nemmeno questa volta è stato raggiunto `Il rifiuto di andare a votare è netto il quorum: ha partecipato solo il 21.73% soprattutto nella città di terraferma `

IL VERDETTO VENEZIA Nessuno strappo lungo il Ponte della Libertà. Venezia e Mestre rimangono unite anche dopo il quinto tentativo in 40 anni di dividere la città insulare da quella di terraferma. Lo hanno deciso gli elettori, o meglio i non elettori che ieri hanno fatto mancare il quorum al referendum consultivo sulla proposta di legge popolare che proponeva l’autonomia dei due Comuni lungo il confine della gronda lagunare. Su 206.553 aventi diritto al voto si sono recate alle urne meno di 45mila persone: 21,73% il dato dell’affluenza, ben al di sotto del 50% necessario per considerare valida la consultazione; un dato inferiore perfino al 39,3% del 2003, quando si andò per l’ultima volta a votare per la separazione. Quanto ai risultati effettivi, i primi risultati dello spoglio davano in ampio vantaggio i favorevoli alla separazione. Un dato, però, invalidato dal mancato raggiungimento della metà dei votanti.

REFERENDUM Venezia e Mestre resteranno unite

All’opposto le municipalità di terraferma (con l’eccezione di quella di Mestre centro) dove il richiamo all’autonomia non ha fatto breccia, nonostante fi-

no al 1926 fossero sedi comunali Mestre, Chirignago e Favaro Veneto. Può così dirsi soddisfatto il sindaco Luigi Brugnaro, che

MESTRE, URNE DISERTATE

1994 No 55,6% Sì 44,4%

2003 Non è stato raggiunto il quorum. Ha votato solo il 39,3% degli aventi diritto: risultato nullo

L’analisi dell’affluenza rivela, come previsto alla vigilia, una maggiore mobilitazione dei residenti in centro storico e dell’estuario, che nei giorni scorsi avevano dato vita a manifestazioni partecipate e all’esposizione di drappi favorevoli al “sì” dai palazzi lungo il Canal Grande, poi rimossi per il divieto di fare propaganda al di fuori degli spazi consentiti.

È IL PEGGIOR ESITO PER I SEPARATISTI NEI CINQUE TENTATIVI POCO PIÙ DI UN ABITANTE SU CINQUE È ANDATO ALLE URNE

Gli sconfitti: «Non protesti chi finora si è lamentato» I COMMENTI MESTRE «Abbiamo sostenuto una campagna referendaria difficilissima. Il Comune di Venezia ha messo il bavaglio e sono piovute fake news da tutte le parti. E poi c’è stata l’acqua alta

SEPARATISTA Gian Angelo Bellati

I SOSTENITORI DELLA SCISSIONE NON DEMORDONO: «PRONTI I RICORSI, VALGONO I VOTI, NON I PARTECIPANTI»

che ha distolto l’attenzione». Duro il commento di Gian Angelo Bellati, presidente del Movimento per l‘autonomia di Venezia, di fronte al mancato raggiungimento del quorum nel referendum per la separazione tra Mestre e Venezia: «Ora chi si lamenta che le cose vanno male non protesti più, mentre i fautori dell’unione dimostrino che sono in grado di risolvere il problema dell’esodo demografico e dell’acqua alta a Venezia e dello sviluppo economico a Mestre». Marco Sitran, referente per Venezia insulare della raccolta di firme che ha portato al quinto referendum, vede il bicchiere mezzo pieno. «Per me è comunque un dato positivo - afferma Sitran -. Per le fusioni non c’è un quorum e valgono i voti validamente espressi. Penso che lo stesso trattamento debba essere riservato in caso di divisione di un comune. Adesso vediamo: la battaglia diventerà politica, ci sarà un prosieguo giudiziario. Io sono soddisfatto. D’ora in poi nulla sarà come prima». (a.spe.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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nel corso della breve campagna referendaria - dopo la sentenza del Consiglio di Stato del 18 settembre che aveva dato via libera alla consultazione dopo l’iniziale “no” del Tar - si era appellato all’astensione. Un fronte trasversale, quello del non voto, condiviso dalla lista fucsia del sindaco come dal Pd, oltre che dall’ex sindaco Massimo Cacciari, contro il quale si sono battuti movimenti civici della città storica e di quella di terraferma, oltre che da Fdi e Movimento 5 Stelle. Non è da escludere che a incidere sullo scarso appeal del voto sia stata l’emozione suscitata dall’acqua alta del 12 novembre, che ha concentrato l’attenzione sulla fragilità di Venezia.

L’esito netto del referendum di ieri, il cui costo per l’organizzazione è stato di circa 750mila euro, è destinato però ad animare nuove polemiche. I separatisti contestano ad alcuni amministratori pubblici di avere diffuso dati allarmistici sulle conseguenze di un’eventuale divisione del Comune - con aumento dei costi per l’asporto rifiuti, il trasporto pubblico e di gestione amministrativa - e hanno già formalizzato una denuncia “per diffusione di notizie false” nei confronti dell’assessore al Bilancio Michele Zuin.

NUOVI TENTATIVI Non manca chi si appella comunque all’esito della consultazione, favorevole alla separazione, a prescindere dal fatidico quorum dei votanti. Tesi che peraltro la Regione, leggi alla mano, pare restìa ad accogliere. In ogni caso la natura consultiva del referendum non impedisce in futuro di riproporre un nuovo voto sull’autonomia delle due città: sarebbe la sesta volta in 40 anni però, in politica, mai dire mai. Alberto Francesconi © RIPRODUZIONE RISERVATA


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REGIONE

Il referendum per la separazione

Vince l’astensione, vota uno su cinque A Venezia trionfa il Sì, a Mestre il No Quorum lontanissimo. Tra coloro che sono andati ai seggi, due terzi sceglie la separazione. Marghera roccaforte unionista

Alberto Vitucci

COSÌ NEL DETTAGLIO

VENEZIA Affluenza scarsa,

quorum lontanissimo. E per la quinta volta in quarant’anni i veneziani d’acqua e di terraferma hanno respinto la separazione, scegliendo di disertare le urne. Percentuale di votanti ferma al 21,73 per cento, la più bassa mai ottenuta nei cinque referendum dal 1979 a oggi. Ha votato solo un elettore su cinque. E l’affermazione dei Sì, che alla fine hanno quasi doppiato gli avversari, non è stata scontata. La prima sezione scrutinata, pochi minuti dopo le 23 la 232 di Marghera - dava risultati raggelanti per gli autonomisti: «No al 71,20 per cento, Sì al 28,60». Una separazione ben visibile nella linea dei risultati. No compatto in terraferma, percentuale di votanti - e di sì (84 per cento) - quasi doppia in centro storico e isole, compresi il Lido e Pellestrina. Dove evidentemente la domanda di autonomia ha ragioni forti. Alla fine però si è imposto il blocco dell’astensione e dei no. Il sindaco Luigi Brugnaro e il centrodestra - ad eccezione di Fratelli d’Italia - il Pd, gli Industriali e le associazioni di categoria, le imprese e le aziende pubbliche, i socialisti. Niente da fare per un fronte composito di cui facevano parte molti comitati e gruppi. Tra i partiti separatisti, solo i Cinque Stelle e una parte della Lega, con il suo presidente Luca Zaia sempre molto distante. Il sindaco Brugnaro non ha partecipato alla competizione elettorale, lasciando parlare i partiti e i suoi assessori. Alla fine ha vinto lui, il primo ad aver fiutato che la battaglia separatista, anche stavolta, sarebbe andata a schiantarsi. «Nonostante Beppe Grillo, i comitati, qual-

AFFLUENZA FINALE

21,7 %

QUORUM NON RAGGIUNTO

Definitivi AFFLUENZA

NO

VENEZIA CENTRO STORICO

32,6%

83,4%

16,5%

VENEZIA ESTUARIO

27,9%

85,7%

14,2%

VENEZIA TERRAFERMA

16,3%

51,8%

48,1%

che giornale straniero». Alla vigilia del referendum il sindaco, passata l’emergenza acqua alta, si è limitato a inaugurare luminarie, a piazza Ferretto e a San Marco. «Uniti siamo capaci di superare ogni difficoltà, come una grande città e una comunità coesa e resiliente», il suo messaggio su Twitter. I numeri parlano chiaro. La voglia di autonomia è più radicata a Venezia e nelle isole. Si è votato di più a Venezia e anche al Lido e nell’estuario. Record di astensioni a Marghera (87,6 per cento) dove da sempre la comunità guarda alla laguna più che all’unione con Mestre. Molti sono ancora i veneziani espulsi dalla città storica negli anni Set-

Nella città d’acqua il Sì supera l’80% Il sindaco Brugnaro è il vero vincitore

MUNICIPALITÀ VENEZIA, MURANO, BURANO

31,4%

83,4%

16,5%

LIDO, PELLESTRINA

29,7%

86,3%

13,6%

FAVARO VENETO

15,4%

54,1%

45,8%

MESTRE, CARPENEDO

17,8%

51,2%

48,7%

CHIRIGNAGO, ZELARINO

15,9%

52,1%

47,8%

MARGHERA

12,9%

63,6%

36,3%

TOTALE

21,7%

65,9%

34,0%

tanta. Il No alla separazione viene espresso con il non voto anche a Favaro, dove l’astensione raggiunge punte vicine all’85 per cento, come a Chirignago e Zelarino. La terraferma ha votato molto meno di Venezia e delle isole. Accogliendo l’appello del sindaco Brugnaro, che da subito ha puntato a far fallire il quorum. E anche nel merito le città sono... divise. Punte superiori all’80 per cento per i Sì a Venezia, record nell’estuario, mentre in terraferma il No vince, anche se di misura, quasi dappertutto. Gli autonomisti non si danno per vinti, e sono pronti al ricorso. «Daremo battaglia legale», dice Marco Sitran. «Pochi? Al ballottaggio nel 2015 ha votato il 49 per cento degli elettori, e ha vinto Brugnaro. Non è questione di quorum».

Gli unionisti cantano vittoria. In realtà nessuno può dirsi vincitore. Tempo, soldi ed energìe “sprecati” per tentare l’avventura impossibile. Un segnale di risveglio, soprattutto dalla città d’acqua e dalle isole. Molto inferiore alle aspettative dei proponenti. Adesso sarebbe in ogni caso un grande errore ascrivere la vittoria, vera o presunta, a qualche movimento o forza politica. Alle amministrative, che arriveranno di qui a sei mesi, sarà tutta un’altra storia. Il sindaco uscente potrà tirare un sospiro di sollievo, e contare almeno a livello regionale sul sostegno della Lega guidata dal suo amico Luca Zaia. Ma il confronto sarà sulle cose - fatte o non fatte - e non sui progetti futuribili. È mancata al referendum la spinta dei partiti. Molti si sono defilati. Altri hanno invitato a non votare, come il blocco vicino al sindaco Luigi Brugnaro, ma anche l’ex sindaco Cacciari e parte del Pd. I Cinque Stelle si sono schierati per la separazione, insieme al loro fondatore Beppe Grillo, così come la base della Lega e qualche “ex” di turno. Ma non è bastato. Dopo cinque tentativi, il tema della separazione amministrativa sembra archiviato per sempre. Almeno in questa forma. Si dovranno naturalmente ripensare le Municipalità e trovare forme di autonomia reale per il governo di Venezia, Mestre e Marghera. Città diverse in tutto, ma destinate a stare insieme. La speranza - di quelli che hanno votato Sì, ma anche di chi ha votato no o non è andato a votare - è che adesso ci si rimetta a lavorare. Per rilanciare città che hanno tanti problemi irrisolti. E una gran voglia di futuro. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

i commenti a calDo

La delusione di promotori e comitati del Sì Sitran: ora andiamo a vincere le elezioni Mitia Chiarin VENEZIA. «A Venezia ha vinto il

Sì. Ora porteremo avanti il ricorso contro il quorum che per noi non ci doveva essere. E andremo a parlare con Zaia per fargli capire che Venezia e Mestre non sono la stessa cosa». Marco Sitran dal quartiere generale autonomista all’Antico Martini non demorde affatto.

Un altro referendum all’orizzonte? «No, vinceremo le prossime elezioni amministrative e daremo a Venezia l’autonomia. Creeremo una fondazione che parlerà al mondo e otterremo la specificità di Venezia». L’avvocato autonomista insomma annuncia l’ascesa in campo nel 2020 di un fronte, politico, autonomista. «Nulla da dichiarare. Questa città si merita il Brugnaro

bis e lo avrà; il bis e il tris». Sono piene di amarezza le prime parole di Marco Gasparinetti del gruppo 25 Aprile, schierato, da sinistra, con gli autonomisti. Esclude nuovi referendum. «Per noi è l’ultimo. È passato l’ultimo treno e lo abbiamo perso», ribadisce dopo una giornata passata a mobilitare gente al voto. «Con la tagliola del quorum, non possiamo dire di avere perso poiché al voto

ha prevalso il Sì soprattutto nella Venezia d’acqua né d’altra parte possiamo dire di avere vinto poiché l’affluenza è stata bassa e il quorum mancato», ammette Maria Laura Faccini di “Mestre Mia”. «La percentuale così bassa di votanti della terraferma non è attribuibile solo all’invito all’astensionismo ma, a parte la carente informazione istituzionale, è sintomatica di un inaspettato di-

sinteresse da parte dei cittadini: Mestre resta in balia della marea più che Venezia». Stefano Chiaromanni del Movimento Autonomia Mestre è deluso: «I dati dell'affluenza a Mestre non ci soddisfano affatto. Non siamo riusciti a far arrivare a tutti l'informazione, anche a causa del silenzio voluto dall'amministrazione comunale. Sono mancati, purtroppo, la partecipazione, l'interesse

Il quartier generale degli autonomisti all’Antico Martini FOTO INTERPRESS

per Mestre e la coscienza di essere una comunità, ma questo è uno degli effetti del Comune unito». Delusione anche nella parole di Gian Angelo Bellati.

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RASSEGNA STAMPA DEL 2 DICEMBRE 2019  

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