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I Volti della Vita

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Voce, o Le Mani; eppure è tutt'altro che oggetto di desiderio: piuttosto, evoca un richiamo irresistibile, il cui esito è la consunzione erotica e vitale. Caratteristica è la chioma femminile, quasi animata, che percorre lo spazio, lambisce, avvolge, ingloba l'uomo. L'esperienza sessuale, con la sua alternanza di estasi e abbandoni, attrazioni e separazioni, segna il destino di uomini e donne, conducendoli lentamente verso la morte. Nella Danza della Vita, il percorso tra le due figure laterali (la giovane aperta alla vita e l'anziana già da essa sfinita), è segnato dalla coppia che danza in primo piano. Il fulcro della visione è la macchia rossa dell'abito della donna, quasi



In alto: Il sole. Questo dipinto è posto nell'Aula Magna dell'Università di Oslo, e rappresenta, forse, il bisogno dell'artista di catarsi e rigenerazione dopo il crollo nervoso del 1908. Sopra: Separazione, del 1896.

allusivo della pulsione erotica che, nella poetica munchiana, sembra l'unica possibilità d'incontro tra la vita e la morte: il sesso genera e uccide nello stesso momento. Anche la scoperta del sesso è dolorosa: la ragazzina di Pubertà, la cui unica difesa sono le mani pie-

gate a nascondere il ventre, non ha nessun candore virginale, nessuna seduzione, solo un corpo scheletrico e indifeso tra un letto sfatto e l'ombra che campeggia, terribile come un monito, dietro di lei. Oggi, l'arte di Munch risulta chiaramente

intellegibile, ma ai suoi esordi, i contemporanei ne rimasero sconvolti. Nel 1892 la sua mostra presso il Verein Berliner Künstler venne chiusa in anticipo. La rottura era insanabile: nacque allora la Secessione Berlinese. Munch si trasferì a Berlino, dove si legò, tra gli altri, a Strindberg e Ibsen, inaugurando una nuova, intensa stagione bohémienne. Nello stesso anno riallestì la mostra, a proprie spese, con grande successo; lo scandalo l'aveva già reso noto. Ciò che giunge a noi, oggi, è una ricerca quasi commovente di senso. E' vero che di Munch si ricorda soprattutto l'anima nera, eppure potremmo leggere la sua volontà ossessiva nel raccontar-

Ottocento n. 15  

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