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A fronte: autoritratto di E.T.A. Hoffmann. A destra: Paesaggio con rovine del castello, 1847, di Arnold Böcklin. In basso: sulla destra, la casa di Hoffman a Bamberg.

ti, da un capo all'altro dello stato prussiano, non sono dettati dallo spirito di avventura, bensì dalla necessità di far fronte a incombenze della sua attività giuridica che egli conduce con solerzia e impegno. Hoffmann stesso confessa, in più occasioni, di essere un robusto bevitore, ma sarebbe ingeneroso attribuire gli slanci fantastici della sua produzione letteraria all'ebbrezza provocata da sostanze eccitanti. Siamo costretti, pertanto, a contraddire Walter Scott, Loève-Veimars e i vari "biografi" che hanno attribuito allo scrittore prussiano le più folli diableries, e ad ammettere che Hoffmann non ha condotto un'esistenza "all'altezza" dei suoi scritti: colui che, nelle sue pagine, esalta l'insanabile contraddizione tra la meschina borghesia e le altezze sublimi dell'Arte non abbandona mai completamente la carriera di giurista che gli viene imposta dalla famiglia, benché essa ingeneri in lui una profonda ripugnanza; i suoi scritti sono affollati da figure di giovani esaltati che abbandonano la patria per inseguire la propria vocazione artistica, mentre egli rimane prigioniero, per tutta l'esistenza, di situazioni familiari e professionali insoddisfacenti e deve accontentarsi di vagheggiare, da lontano, la

"terra delle arti": quell'Italia che fa da sfondo a tante sue storie. Hoffmann è un uomo dall'esistenza tranquilla,

la cui serenità di marito e di padre viene tutt'al più messa in pericolo, per qualche tempo, dalla passione per la giovane

allieva Julia Marc. Nessun prodigio fantastico, nessuna inquietante creatura satanica disturbano il quieto fluire delle sue giornate. Il più autentico romantisches Wesen di Hoffmann risiede, dunque, non nella sua presunta biografia maledetta, bensì nel curioso sdoppiamento che sussiste tra la sua prosaicissima attività di consigliere amministrativo e di giudice e la sua carriera artistica che lo vede via via compositore, direttore d'orchestra, regista, pittore, disegnatore ammirato e temuto per le sue caricature e, infine, scrittore di talento che consegna, alla letteratura tedesca del primo Ottocento, alcune tra le sue pagine più originali. Questo suo essere continuamente "in bilico" tra due dimensioni fa sì che la sua esistenza, e con essa la sua scrittura, sia attraversata dal motivo conduttore di una grottesca e tragica scissura tra realtà e fantasia.

OTTOCENTO 41

Ottocento n. 15  

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