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con un serpente." Un mondo che inganna, che ferisce. Un mondo che lascia amareggiati. In Speranze deluse, dipinto da Giuseppe Pellizza da Volpedo nel 1894, la rappresentazione di questo stato d'animo si sviluppa su due livelli: in primo piano, la figura sconsolata di una pastorella, appoggiata al suo bastone, nel cui sguardo abbassato si legge tutto lo sconforto provato; sullo sfondo, la causa del suo tormento: le nozze del suo promesso sposo con un'altra donna. L'ampio spazio verde che separa le due scene simboleggia il vuoto che riempie l'animo della ragazza. Vite dell'Ottocento, vite di oggi. Tra alti e bassi, tra realtà e illusioni, resta pur sempre la vita da vivere; e noi, come soleva dire Søren Kierkegaard (1813-1855), "non siamo altro che fili intessuti nella sua trama". ❂



il desiderio di infinito, ossia il costante ed ineludibile bisogno che l'uomo ha di raggiungere obiettivi sempre nuovi. È così che le vite si confondono con le trame dei romanzi e questi ultimi raccontano gli intrecci appassionati delle esistenze reali. "La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare" scriveva il filosofo Arthur Schopenhauer (17881860 ). Secondo il suo pensiero, che trae molto dalla spiritualità indiana, "è Maya, il velo ingannatore, che avvolge il volto dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esista; perché ella rassomiglia al sogno, rassomiglia al riflesso del sole sulla sabbia, che il pellegrino da lontano scambia per acqua; o anche rassomiglia alla corda gettata a terra, che egli confonde



Sopra: Speranze deluse (1894) di Giuseppe Pellizza da Volpedo: opera carica di valenze simboliche. A sinistra: il tenero viso della piccola protagonista di Una vocazione, di John William Godward. Sotto: Pensieri lontani, di Eugène de Blaas.

OTTOCENTO 39

Ottocento n. 15  

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