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non sono la casa, ma non puoi costruire la casa senza di loro".



L'

Italia rappresenta, per gli stranieri, un eden dove andare a perire con toni drammatici. Nel destino di Constance Fenimore Woolson, scrittrice e saggista statunitense attiva nella seconda metà dell'Ottocento, la vita si mostrò nella sua tragica parzialità il 24 gennaio 1894, mentre saltava giù - o cadeva? dal secondo piano del palazzo veneziano in cui alloggiava. Si parlò di disgrazia e di suicidio, ma ciò che incuriosisce è la vita elegante e teatrale vissuta da questa donna anticonvenzionale e con un’irruente creatività, ma nel Novecento finita nel dimenticatoio per ragioni oscure, forse perché non abbastanza incisiva per far parte della storiografia letteraria nazionale. Conosciuta per i romanzi, i racconti e, in minor misura, per l'epistolario e i saggi, Woolson fa parte di quella, oggi importante e riconosciuta, schiera di scrittrici statunitensi che imprimono il cosiddetto "colore locale" alle vicende quotidiane germogliate nelle pittore-



si. Ma Anna, irremovibile nella sua decisione, costringerà la morte ad ascoltarla. Due mesi più tardi, quando tutto sarà ormai finito, in un’altra stazione ecco spuntare di nuovo Vronskij, solo, sofferente per una banale nevralgia, così lontano da Anna da non conservare più nella memoria l’immagine della meravigliosa creatura di luce incontrata, in un luogo simile, poco tempo prima, eppure ormai distante un’eternità. S’allontanano in punta di piedi le immagini appena evocate, una manciata di eroi di carta rinchiusi fra le pagine di un libro. Essi hanno saputo valicare i confini dell’immaginario per vivere una sorta di realtà dove sono stati conosciuti, discussi, criticati, condannati o elogiati, a volte, anche al di sopra delle segrete speranze degli stessi autori. Le loro vicissitudini hanno saputo conservare un alito di verità, un afflato ardente capace di trapelare dalle pagine che abitano, per mormorare un’ultima preghiera: l’umile richiesta di non cadere nell’oblio, di non cancellare dalla memoria i volti e le anime che hanno inter❂ pretato.

Constance Fenimore Woolson "Le teorie sono come impalcature:



di Sabrina Bottaro sche province natali. Come Kate Chopin dalla Lousiana, Mary Wilkins Freeman e Sarah Orne Jewett dal New England, Woolson ritrae scene realistiche di episodi di vita sociale nella regione dei Great Lakes, prima di andare volutamente in esilio in Europa. Da questo momento in poi la sua vita di scrittrice schietta e genuina le mostra il suo volto frustrante. Woolson si lascia alle spalle una catena di lutti familiari e, supponiamo, un'accoglienza fredda alle sue opere d'insistente realismo. Nel 1880 conosce Sua Grazia Henry James, il "più inglese degli scrittori americani", anch'egli esule - ma felice - in Italia, che sarebbe divenuto il capostipite di una tradizione di americani a zonzo per la Vecchia Europa. Egli ammira la sua prosa e la incita a scrivere di nuovo. Woolson pubblica così il suo primo romanzo seguito, in pochi anni, dagli altri e dai nuovi racconti lontani dall'autentico "colore locale" e vicini a uno stile intimista e introspettivo.



Trova il suo angolo d'eden a Venezia in un appartamento che affaccia sul Canal Grande. Forse non si accorge che la sua amicizia con il mecenate Henry James si è trasformata in una tormentata non-relazione. Lui ha per lei parole nobili e importanti, ma niente che si avvicini all'amore così come lei lo intende. Cronicamente malata e sorda, Constance guarda in faccia la depressione prima di morire. Forse non avrà pensato con soddisfazione alle opere di qualità che lasciava; forse avrà riletto con la mente il suo epistolario, testimonianza di un'esistenza tormentata e volutamente celata in una compagnia di parole, senza sapere che il Tempo le renderà giustizia come scrittrice un secolo dopo la sua morte. Sceglie di essere sepolta a Roma, nel Cimitero Acattolico dove riposa, fra gli altri, John Keats e dove è interrato il cuore di Percy B. Shelley il quale disse che "essere sepolti in un luogo così dolce ti fa innamorare della morte."



OTTOCENTO 21

Ottocento n. 15  

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