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ta dal tozzo di pane e da un piccolo vaso rotto, il cui contenuto ci è oscuro, e che è troncato sulla sinistra come se Degas avesse ritagliato una fotografia. I colori ocra e marroni, ricordo di Corot, sono inesorabilmente i colori della povertà, lontani dalle sete fruscianti e dal belletto della Parigi mondana. Il mendicante (1865) di Manet ha come sottotitolo Il filosofo con il berretto e s’ispira ai ritratti dei filosofi mendicanti di Velázquez visti al Prado e, per questo, assume

un’aria opposta a quella del dipinto di Degas, più giocato sulla naturalezza della scena e sull’assenza di una carica morale. Qui, Manet dipinge un ritratto dal sapore vagamente più ufficiale, forse una polemica alla Parigi di quel tempo che stava allontanando i “mentecatti” dalle proprie strade e che, per questo, fa eco alla poesia Il cigno di Baudelaire: “La vecchia Parigi ormai scompare/(d’una città la forma veloce si rinnova, più rapida, ahimè, del cuore d’un mortale)/e vedo nella



soggetto da dipingere. Qualche riga, infine, per quello spicchio d’umanità che sembra assente dalla vivace pittura impressionista: per coloro che non partecipano alla rinascita di Parigi e che, pure, sono sempre lì. Si tratta dei più umili, degli ultimi, degli emarginati, ma anche dei lavoratori più poveri, degli operai, di coloro che, come nel quadro di Maximilien Luce, costruiscono le strade e gli appartamenti nei quartieri ricchi. Anche i più “snob” Manet e Degas, che sono i più attenti al mondo che gira attorno a loro, si occupano degli emarginati. Entrambi ritraggono dei mendicanti. Degas dipinge La mendicante romana nel 1857, durante il soggiorno all’Accademia di Francia a Roma, risentendo della pittura realista di quegli anni (e colpisce che si tratti dello stesso anno di Fanciulle in riva alla Senna di Courbet) e riallacciandosi alla tradizione del naturalismo lombardo del Sei-Settecento. Nonostante queste influenze, il quadro è probabilmente il primo capolavoro di Degas, la cui qualità non sta tanto nell’originalità del soggetto, quanto nella struttura compositiva e nell’armonia dei colori. La povera donna è come contenuta dalla trave e da quella che sembra essere la soglia di una chiesa o l’uscio di una modesta abitazione; appare quasi presenta-



Sopra: Bevitrici di birra. Ancora un’immagine di volti in un caffè realizzata con tecnica mista da Édouard Manet nel 1878.

mente un campo di baracche/capitelli sgrossati, colonnina, erbe e blocchi/di macigni verdastri per le pozze e per l’acque/di tra i vetri un confuso ciarpame brilla agli occhi/…Parigi cambia, e niente la mia malinconia/ha mutato: palazzi nuovi, pietre, travi/vecchi sobborghi, tutto per me è allegoria/e i miei cari ricordi più che ❂ rocce son grevi”.

OTTOCENTO 17

Ottocento n. 15  

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