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racconto

Charles

Un piccolo peschereccio galleggiava solitario nel mare intorpidito, avvolto nella nebbia; sembrava che volasse, in un unico bagliore grigio. in quell’atmosfera surreale, il porto s’intravedeva con i suoi muri giganti, che lo separavano dal mare, illuminato da lampioni tremolanti e dai fari delle gru arancioni. Charles si strinse nel suo cappotto nero e accese una sigaretta, inalò il fumo sputandolo un attimo dopo intorno a lui ;gli faceva male la gola e si pentì di non aver indossato la sciarpa prima di uscire di casa. Alzò il bavero della giacca mentre sistemava il suo taccuino sulla ringhiera umida del pontile; iniziò a scrivere le prime parole che gli venivano in mente: “Mare”, “barche”,”nebbia”, poi restò immobile, cercando di elaborare un verso di senso compiuto; “l’atmosfera è ottima per scrivere una poesia”, pensò, ma ormai erano due anni che non ne componeva una decente. Scriveva da quando aveva dieci anni, era un hobby poi divenuto ragione di vita senza troppe soddisfazioni; poetava per stupirsi, o forse, per sentirsi vivo in quelle giornate perse a lavorare come impiegato nelle Poste. Sfogliò distratto le pagine del taccuino, l’ultimo pensiero scritto risaliva al nove aprile dell’anno prima e recitava: “C’è un solo modo di dimenticare il tempo: impiegarlo.” Sorrise, quella frase la annotò durante il periodo più impegnativo della sua vita, cioè quando riuscì a farsi pubblicare la sua prima raccolta di poesie; era deciso a non darle un titolo, ma l’editore pretese almeno una parola da stampare sulla copertina; così scelse il suo nome ,“Charles”, da piazzare sopra un quadro di Munch che ritraeva un uomo seduto in un bar. Il libro vendette una cinquantina di copie, non molte per sperare nella pubblicazione di un nuovo lavoro; così si rassegnò a stendere i suoi pensieri per il puro gusto di farlo, senza sognare di guadagnarne i soldi necessari per vivere. Richiuse il taccuino e lo nascose nella tasca della giacca, diede un’ ultima occhiata dal pontile al panorama che si nascondeva sotto

cruciverbone

“IL DELIRIO”

la soluzione nel prossimo numero

4

di Stefano Lanzano la bruma novembrina e s’incamminò verso la strada in cerca di qualche sensazione da annotare. Le navi mercantili attraccate al porto erano enormi, apparentemente tranquille, sembravano riposare dopo chissà quali viaggi. Sulle fiancate gli oblò erano illuminati dall’interno; i marinai giocavano a carte e trascorrevano il tempo libero a tracannare vino in attesa di ripartire: si udivano gli schiamazzi, ma in lingue troppo diverse per capirne il significato. Una delle imbarcazioni esibiva un nome scritto con la vernice bianca, le lettere erano gigantesche e non troppo definite.“Neelps, ma che razza di nome è? Forse sarà inglese o tedesca” pensò mentre camminava vicino alla nave sulla banchina. Tirò fuori il taccuino e scrisse “Neelps” su una pagina a caso, poi continuò a camminare.Mentre ripensava alle navi un rumore sordo che lo fece sobbalzare, proveniva da qualche parte dietro la sua schiena. Voltandosi di scatto fece cadere a terra la penna che stringeva nella mano destra; chinandosi per raccoglierla, notò una macchia bianca nella nebbia a diversi metri da lui. Si avvicinò lentamente mantenendo gli occhi fissi sulla sagoma, ma arrivato a circa cinquanta centimetri dall’oggetto ignoto si accorse che era un albatro, una specie di gabbiano grande e maestoso ed era difficile vederne uno così da vicino. L’animale restò immobile, come se volesse farsi ammirare; aveva le piume bianche con delle sfumature nere sulle ali. Saltellò verso Charles e lo guardò fisso negli occhi. -Cosa c’è? Vuoi per caso dirmi qualcosa?- domandò sentendosi subito uno stupido, aveva sempre deriso le persone che parlavano ai loro animali, li trovava ridicoli. L’albatro scosse il capo, fece un altro saltello e si fermò di nuovo, questa volta però rivolse il becco in direzione del mare, precisamente dove si trovavano gli scogli. Charles si avvicinò verso di lui come se volesse accarezzarlo e il volatile, offeso, spiccò il volo goffamente spiegando le sue grandi ali bianche e nere. continua...

IN QUESTO NUMERO +pag.2 Siamo uguali anche senza il battito nel petto + pag.2 si muore un pò ovunque +pag.2 il Periscopio + pag.3 I Punk, rabbia e anarchia +pag.3 Iggy Pop + pag.3 giovani, lavorare è un lusso + pag. 4 il racconto Charles

il Delirio

*ANNO II NUMERO IV*

Gennaio 2010

Allegato a Qui quotidiano, Direttore Responsabile: Giuseppe Tagliente Aut.. del Tribunale di Vasto- n°102 del 22/06/2002. Mensile d’informazione, arte, musica e cultura di Vasto e dintorni, 3000 copie in distribuzione gratuita. Contatti: tel. 3484292942, email: redazionedelirio@gmail.com. Collaboratori: Stefano Lanzano (email stefanolanzano@gmail.com), Danilo Bolognese (email sig. bolognese@gmail.com), Giordano di Marco (email billybon@hotmail.it), Nino Cannizzaro (email mockup@hotmail.it), Dionisio Ottaviano, Federica Iuso (email Fefeiu@hotmail.it), Martina Brescia, Noemi Paganelli, Prof.ssa Marina Gallo, Andrea Cieri.

i defunti non meritano il corteo funebre ?

ORIZZONTALI: I. Simbolo dell'antimonio - 3. Pallone in rete! - 7. Opera di Bizet - 10. Personal Computer - 12. E in latino - 14. Un'apparizione occasionale... in un film -1 T. Le ortiche di mare - 20. Figlia di Crono e Rea - 21. Diffondersi nell'aria... ed echeggiare - 23. Non sane nella psiche - 24. Un lago della Cina - 25. La capitale del Libano - 26. Quattro antico - 27. Un moschettiere di Dumas -28. Leziosaggini affettate; -31. Lo sono lo e la - 32. L'isola di Montecristo - 34. Rendere insensibile - 36. Cura naso e gola - 37. Uno dei figli di Noè -39. Al, discobolo statunitense - 40. Rari... come certi casi -43. Vi nacque Turgenev - 45. Insieme di sentimenti - 47. Uscire di senno 50. Grido delle Baccanti - 52. Il centro di Canberra - 53. Si conta per primo - 54. Sono sottufficiali - 57. Un cantone svizzero - 60. Una Ricci attrice - 61. Lo è l'uomo... considerato ciò che mangia - 62. Grido di esultanza - 63. Figlio di Creso - 64. Lo è il vegetale che ha pistilli e stami - 66. Thomas teologo 67. Iniz. di Einstein - 68. Antiche monete inglesi - 69. Accomuna Veneti e Sardi. VERTICALI: 1. Dubita di tutto - 2. Soffia a Trieste - 3. Gentile, cortese - 4. Là dove sorge il sole - S. La "A'' di INA - 6. Vinse il Giro di Francia nel 1983 e nel 1984 - I. Vi lavorano i muratori - 8. Quasi unici -9. Relativo allo sport che si pratica in vasche - 10. Finimento del cavallo - 11. Schiamazzi - 12. San Paolo indirizzò loro una delle sue lettere -13. Si può bere anche freddo - 15. Il granturco - 16. Lance Armstrong lo ha vinto ben , sette volte - 18. Pii, misericordiosi - 19. Un tipo di alcool -22. La prima donna - 29. Sigla di Modena - 30. Articolo romanesco - 33. Quello degli Uberti è... nell'inferno dantesco - 35. Uno dei punti cardinali - 38. Le scrive chi ricorda -41. Maschera francese - 42. Evidente, intuitivo - 44. Iniziali di Pirandello - 46. La Buona-mici della TV - 48. Le prime lettere - 49. Simbolo dello zirconio - 51. Il nome di Resnais -52. Alfred psicologo francese - 53. Sigla degli Stati Uniti -55. In tale luogo - 56. Esseri eterni nella filosofia gnostica -58. Vendita col banditore - 59. Invece, al contrario - 64. Iniz. -65 lo dice chi è sorpreso -66.L’attore Pacino

In ogni schema a numero uguale corrisponde lettera uguale INDOVINELLO 1 Un aggettivo che al solido si oppone e un verbo che ha problemi col tifone!

INDOVINELLO 2 Pur non conoscendomi affatto, stamattina quel bifolco,si è permesso di darmi del tu per ben due volte!

l’editoriale 528 VERBALI, VUOI VEDERE CHE...? di Stefano Lanzano

I numeri non sbagliano mai: 528 verbali nelle prime due settimane di gennaio, 4261 nel 2009, solo nei mesi di novembre e dicembre 1384. Insomma la nuova politica adottata dal nuovo comandante dei vigili urbani Ernesto Grippo ha dato i primi risultati; In un pugno di settimane il numero di contravvenzioni agli automobilisti indisciplinati di Vasto è impennato. Tra la soddisfazione generale dei vigili, che vedono ricompensato il loro lavoro, però, emergono le immancabili proteste dei cittadini, i quali si considerano braccati dagli agenti, o semplicemente sono tenuti sotto controllo con maggiore attenzione (dipende dai punti di vista). Nel caos generale emerge un’affermazione dell’assessore ai lavori pubblici Corrado Sabatini, secondo la quale gli automobilisti vengono molto spesso tartassati dai Comuni perchè questi ultimi sono a corto di finanziamenti, anche loro in qualche modo devono pur fare cassa. E nelle parole dell’assessore dell’IDV troviamo un facile riscontro nella solita risposta rifilata dall’Amministrazione comunale agli operatori turistici: “Non ci sono fondi”. Vuoi vedere che i numeroni sulle multe e verbali sparati in prima pagina su testate e siti internet, se da un lato ci fanno capire che i vigili urbani a Vasto ci sono eccome, nascondono qualcosa?

I problemi riguardanti il traffico e le preoccupazioni sulla salvaguardia della fluidità della circolazione stradale hanno vinto sulla tradizione, sul buon senso e sulle nostre abitudini. A Vasto sono vietati i cortei funebri. In parole povere i defunti potranno essere accompagnati in chiesa, ma a messa conclusa non si potrà seguire il feretro nel tragitto verso il cimitero. Questo provvedimento, in vigore dal primo gennaio 2010

è stato già sommerso da un mare di polemiche Scatenate dai cittadini, indignati e sbigottiti dalla decisione presa dall’Amministrazione comunale. Il sindaco Lapenna, però, nonostante le lamentele ha deciso di non cambiare per nessuna ragione il suo piano anti-traffico. Secondo il suo punto di vista Vasto è una città in rapida espansione non più paragonabile ad un borgo medievale. Le automobili che transitano

SEGUE IN SECONDA (di Danilo Bolognese)

SIAMO UGUALI ANCHE SENZA IL BATTITO NEL PETTO

Possibilità di scorta funebre spesata dal comune a Vasto. Impossibilità di corteo semplice spesato dai familiari del defunto a Vasto. Possibilità, esclusivamente a richiesta,

il Periscopio

La validità logica di un ragionamento non ne garantisce sempre la verità.Questo è quello che ho pensato dopo avere letto le dichiarazioni del Ministro Brunetta, secondo il quale, i ragazzi italiani do-

di transito nelle arterie principali della città a Vasto. Impossibilità di corteo funebre dalla chiesa al cimitero, per coloro che non ne fanno richiesta o che non posseg-

SEGUE IN SECONDA di Vittorio Tagliente vrebbero andar via da casa all’età di 18 anni.Il ragionamento di base, che spinge il Ministro a fare certe affermazioni, non è assolutamente sbagliato.La responsabilizzazione di un giovane, sarebbe

I MOVIMENTI GIOVANILI

(in terza)

i Punk, rabbia e anarchia

Il movimento Punk, nato agli inizi degli anni 70 fu molto particolare e per certi aspetti diverso dagli altri, fu intenso e di breve durata ma soprattutto si affievolì proprio nel momento in cui stava diventando una “moda” tra i giovani. Il termine Punk, che in inglese vuol dire spazzatura, fu adottato ironicamente per mostrare lo stato pietoso dell’epoca, in fin dei conti voleva essere lo specchio nel quale guardare la vera essenza di essa.

L’ideologia di questa si basava sul rifiuto totale delle regole in nome di una ribellione cieca e violenta nei confronti della società, delle istituzioni e del consumismo; una sorta di euforica anarchia che scandalizzò il mondo. I ragazzi che aderirono a questo vivevano in maniera dissoluta, assumevano droghe e alcool in grandi quantità dimostrando un atteggiamento sprezzante di fronte a tutto e tutti, ripresero il carattere

economia (in terza) (di Danilo Bolognese)

giovani, lavorare è un lusso

Il giovane, oggi, non vive con piena consapevolezza il ruolo del lavoro nella sua evoluzione sociale ed economica. Purtroppo si persevera con una formazione che prende solo come punto di riferimento la teoria professionale, la studia, la approfondisce, ne critica i metodi senza mai praticarla. In fondo questa è una questione trita e ritrita ma soluzioni, all’orizzonte, non si scorgono. Abbiamo, di comune accordo, accolto la scuola dell’obbligo fino all’età di 16 anni, ovvero 10 anni di istruzione, ma non

musica (in terza)

Iggy Pop

Tutto cambiò nel 1969 con l'album d'esordio degli Stooges,un crescendo corrosivo di chitarre stridenti ed urla primordiali.Grazie anche alle indimenticabili performance live,gli Stooges divennero un icona.aiutando a spianare il terreno per l'imminente esplosione punk. Nel loro secondo album del 1970(Fun House)riprodusero in studio le loro scellerate esibizioni dal vivo,un tripudio di riff lascivi dove Iggy,chiaramente sotto l'effetto di droga,giocava con torte

abbiamo sussurrato nell’orecchio dei nostri figli che, passata l’adolescenza, si entra nell’età da lavoro. La realtà economica e la tutela derivante dai contratti di lavoro, che vanno per la maggiore, non vengono in nostro aiuto, ma si può rinunciare all’indipendenza perché l’ambiente è ostile? Il punto di appoggio di tanti giovani resta la famiglia, siamo fieri di poter dire che, nell’Italia delle contraddizioni, il nucleo familiare riveste ancora quest’importanza pregevole. Come i primi sintomi di uno stato influenzale si

(di Giordano Di Marco)

alla panna e vetri rotti. Montarono le attrezzature come se dovessero suonare in un club e le sessioni erano intervallate da varie feste,cosi' che la follia trapelò profondamente nelle canzoni. Il lato A è quello della "festa",con chitarre metalliche ammiccanti e sexy ed Iggy che biascica sudici racconti di edonismo. Il lato B invece è quello delle crisi,in cui le canzoni si distendono verso un'atmosfera più rilassata.Dove il sassofonista improvvisa liberamente e Iggy sembra un


2 dalla prima...

i defunti non meritano il corteo funebre?

per le strade attraversate dai cortei funebri diretti dalla chiesa al cimitero sono migliaia; imbottigliarle nel traffico che si viene a creare perché c’è un defunto seguito a piedi da altre persone, che magari vedono in quel gesto così radicato nella nostra tradizione un problema. Il dolore per la scomparsa di una persona, sempre secondo il sindaco, non si misura con la partecipazione al corteo funebre. Quindi perché continuare a “passeggiare” dietro un automobile che trasporta un defunto verso il luogo della tumulazione? Tutta ipocrisia? di Stefano Lanzano Stefanolanzano@ gmail.com

L’opinione

(dalla prima)

Siamo uguali anche senza il battito nel petto

gono abbastanza cavalli e carrozze, a Vasto. La città delle meraviglie a Vasto. Troppo spesso, noi giovani, possiamo sembrare troppo sfrontati, arroganti, ma possibile che siamo gli unici che non vivono in conflitto con il loro cervello? Il travaglio della quotidianità vastese, per non smentirsi, si prolunga sino all’ultimo viaggio, per il defunto, ed alle ore più tristi, per i familiari. L’ordinanza di inizio anno a firma dell’attenta amministrazione comunale ha gettato benzina su una popolazione ardente; la vicenda dell’approvazione di un corteo funebre di gitani con carrozze, cavalli e fiori sul percorso, a poche ore dalla precedente decisione, ha causato l’esplosione di indegno dei tanti. Possiamo sottolineare che, non me ne voglia il primo cittadino, una cazzata dopo l’altra può sfuggire agli occhi di uno, ma noi siamo circa

Si muore un pò ovunque

Non è che tutti crediamo in un'altra vita. Ci sono anche gli scettici ovviamente. Comunque sia i morti li seppelliamo – un mutuo per pagare la cerimonia, un modesto loculo, parenti mai visti, un corteo in giro per il paese e addio. Addio – un po’ di tristezza ovviamente e addio. Noi li mettiamo qualche metro sottoterra, oppure in comode brandine da campo di concentramento – cemento armato, marmo e fiori. Portiamo i fiori, accendiamo qualche candelotto rosso, qualche santino – insomma li andiamo a trovare di tanto in tanto. Non tutti hanno le stesse pensate, ma è anche giusto che

sia così. Altre culture, altro credo, altre religioni – altre cerimonie. India: Nel paesino di Ghandi i morti li bruciano – ovviamente c’è un senso profondo, non è cattiveria. Lo lavano un po’ con pasta di sandalo e lo riempiono di oggettini a lui cari, poi bello bendato con un telo bianco se lo portano in processione fino al crematorio. Nella pira, i piedi li tengono rivolti verso sud – direzione regno dei morti, e la testa a nord – direzione regno della ricchezza. Altrimenti gli si lascia fare una nuotata nel Gange, dalla riva sinistra. Il senso è sem-

il Periscopio

più celere e formativa nel momento in cui dovesse decidere di abbandonare la casa dei genitori in giovane età. Belle parole! Peccato che la realtà, o meglio la società attuale, renda tutto più complicato.Impossibile, infatti, sarebbe per un ragazzo, riuscire a ritagliarsi una sua indipendenza, se prima non si ricostruissero le fondamenta del nostro stato sociale.

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“IL DELIRIO”

40000, purtroppo qualcuno se n’è accorto. Il sindaco tempo fa affermava che “Vasto non è Beirut” ma non è nemmeno Milano con i suoi problemi di viabilità e traffico cittadino. Immaginiamo un’altra situazione: la morte di un personaggio vastese di spicco in ambito politico, religioso, per impegno sociale o per qualsivoglia altra caratteristica, certamente il tale defunto verrebbe commemorato, come è giusto che sia, con tutte le celebrazione tali da rendergli

plice: la morte è soltanto la cessazione delle attività fisiche, lo spirito ben presto si reincarnerà in un nuovo ciclo vitale – destinazione Nirvana o se vogliamo tradurla in parole povere “perfezione”. Solo grazie a queste reincarnazioni lo spirito può di volta in volta migliorarsi. E quale il modo migliore per liberarsi di un corpo ingombrante? Bruciarlo ovviamente. Rom: Per la cultura Rom la morte ha un senso del tutto particolare. Non solo la perdita di un caro porta lacrime e dolori ma ci si mette di mezzo anche il morto – bisogna infatti preoccuparsi per la vendetta dello spirito che, sem-

omaggio per l’ultima volta. Lo stesso giorno, disgraziatamente, muore un operaio vastese, al pover’uomo, secondo ordinanza, verrebbe negata la possibilità del corteo funebre. Penso che anche Nostro Signore si porrebbe qualche domanda vedendo arrivare un suo figlio in pompa magna e l’altro in sordina. A conclusione di questa breve e, non solita, argomentazione personale, vogliamo far notare quanto, agli occhi di noi giovani, questa decisione possa costituire un passo indietro che nulla ha a che fare con la democrazia costituzionale e l’uguaglianza sociale e cristiana. di Danilo Bolognese

il Delirio redazionedelirio@gmail. com tel. 3484292942

bra assurdo, prova rabbia per essere defunto e se la prende con i parenti. Da lì in poi il corpo non viene mai lasciato solo – per un intero giorno i parenti devono restare con lui. Non ci si può lavare, fare la barba, pettinare, fare brindisi e, per carità, ballare o cantare – e se qualcuno ha sete solo alcolici, the o caffè. Dopo aver sepolto il defunto ed aver sentito le lacrime delle donne che si strappano addirittura i vestiti per evitare l’ira del morto – per un periodo che può andare da 6 mesi a 3 anni i parenti non possono prendere parte a cerimonie, entrare in luoghi pubblici, ascoltare

di Vittorio Tagliente

Non vuole essere una scusa, badate bene.Mi resta difficile immaginare ,però, come ci si possa creare una totale indipendenza dai propri genitori, quando il sistema stesso scarseggia ed è saturo di prospettive nel mondo del lavoro. Ho sentito dire che la colpa risiederebbe, anche e soprattutto, in un atteggiamento, del tutto made in italy, di vivere il nucleo familiare. Troppo oppressivo ed onni-

DALLA PRIMA presente nella crescita dei figli, così incapace di dare spazio alla costruzione di prospettive future.Non sono d‘accordo. Questo valore, impregnato nel DNA di questo popolo, deve essere fonte di merito ed elogio.Caratteristica distintiva tra noi e gli altri paesi del mondo. Del resto siate certi che ,se fosse venuto meno, oggi la situazione sarebbe ancora

più complicata.La prima cosa da fare, sarebbe ricreare con sforzi di governo, le basi di una società quanto meno stabile e allora vedrete che i “bamboccioni “ non avranno più timore, nessuna scusa, nessun dubbio nell’affrontare da soli ed il prima possibile la loro sfida per futuro.

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pillola

Mio nonno era un uomo insignificante.Al suo funerale il carro funebre seguiva le altre auto. (Woody Allen)

la parola del mese...

rito funebre

l rito funebre, o funerale, è un rituale civile o religioso che si celebra in seguito alla morte di una persona. Gli usi e le tradizioni relative a tale evento variano secondo il luogo, la fede religiosa od il desiderio del defunto e dei suoi congiunti. Il termine deriva dal latino funus, che ha molti significati e probabilmente associa il rito all’azione del calare il corpo nella sepoltura con delle funi. È celebrato in genere al cospetto della salma con la partecipazione di alcuni individui appartenenti al gruppo sociale di riferimento (famiglia, cerchia delle amicizie del defunto, conoscenti, colleghi, etc.). la radio o guardare la televisione. Lutto luttuoso, insomma. Islam: I musulmani sanno che dopo la morte inizia la vita vera – qualcuno direbbe: “n’altra volta?”, si. Paradiso e inferno, giudizio universale e fede in Dio. Si fa tutto con garbo e riguardo, potete buttare giù qualche lacrima ma – niente di eccessivo, niente urla, niente vestiti strappati, niente oggetti distrutti. Non disperatevi – disperazione è segno di poca fede. Al morto vengono chiuse la bocca e gli occhi, viene lavato ben benino, dopodiché qualcuno si occuperà di saldare i suoi debiti – con i soldi rimasti o con una colletta tra parenti. Non esistono sepolture da ricco borghese, niente lapidi, foto o mausolei da miliardi di dollari – viene semplicemente messo sottoterra, rivolto con la testa verso la terra santa; di fianco. Si muore, un po’ ovunque – ma non allo stesso modo, insomma. di Nino Cannizzaro mockup@hotmail.it

“IL DELIRIO”

economia (dalla prima)

confidano alla mamma per poi farli curari dal medico, allo stesso modo dovremmo contare su una società attenta e consapevole ai nostri problemi. Perché non lo facciamo? Perché il giovane, come medico, riconosce un contorno sociale che mal si adatta ai suoi bisogni. Immaginiamo di avere un’ improvvisa necessità di lavorare, dettata da cause scatenanti che lasciano come unica alternativa quella di sopravvivere grazie ai propri mezzi. La soluzione più immediata sarebbe quella di iscriversi ad un centro per l’impiego locale, nel caso non sia già stato fatto. Tra i requisiti inseriamo il titolo di studio e le conoscenze acquisite, a livello teorico, in quella famosa “scuola dell’obbligo”; le esperienze lavorative le lasciamo in bianco poiché non ricordo di nessuna scuola che abbia avviato miei coetanei al mercato del lavoro, e quelle serate passate a servire cliente al pub o ri-

musica (dalla prima)

giovani, lavorare è un lusso

storante di turno non possono essere menzionate, stavamo svolgendo lavoro in nero; come impegnate il vostro tempo libero non interessa ad un datore di lavoro anzi meglio se non ne avete di tempo libero; ecco, ora tornate a casa ed iniziate ad acquistare qualsiasi tipo di rivista che abbia a che fare con il mondo del lavoro. State tranquilli, nessuno verrà a citofonarvi per chiedere la vostra collaborazione senza esperienza, senza requisiti e senza tempo libero. Eppure, il timore maggiore nasce da coloro che abitano questo mercato del lavoro. Possibile che non c’è un senso di responsabilità, etica e morale, che riconosce il problema come proprio e si mobilita per fronteggiarlo? La soluzione può essere adottata da tutti noi in piccole dosi: l’albergatore locale può assumere i suoi camerieri; la scuola può promuovere collaborazioni “scuola-impresa” che fungono, anche, da motivazione nel terminare gli stu-

di; l’avvocato, il commercialista, il consulente del lavoro sono professionisti e cultori della materia, per cui, è loro specifico compito informare circa le modalità e possibilità di occupazione; il primo cittadino e l’amministrazione comunale devono monitorare le sorti dei propri giovani e promuovere iniziative a favore della loro entrata nel mondo del lavoro. Non ci si può esclusivamente lamentare delle scelte a livello nazionale, anche una ponderata collaborazione a livello locale può trasformare la nostra zona in eccellenza. Torniamo a credere nella possibilità di fare la differenza nel nostro territorio, quando i risultati arriveranno sarà lo stesso mercato a proiettarci al livello successivo . di Danilo Bolognese sig.bolognese@ gmail.com

“IL DELIRIO” Art. 4 della Costituzione

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

IL CONTRATTO DI LAVORO L'Italia è il Paese che ha più tipologie di contratti nazionali di lavoro (quasi 400): nessun'altra nazione ha questa parcellizzazione. Se da un lato questo garantisce una migliore copertura (anche giuridica) delle professioni, dall’altro genera un senso di smarrimento dovuto alla quantità di articoli, leggi e regolamenti.

Iggy Pop

Questi giovani di oggi conoscono a memoria gli spartiti ma non sanno neppure cosa vuol dire vomitare! bambino impaurito e sperduto che,basandosi sulle amare esperienze avvisa: "La casa dello spasso vi ruberà il cuore". Il selvaggio abbandono e l'amaro retrogusto si rivelarono adatti a quella generazione ed influenzò tanti altri punk dal cuore dark. Grazie all'aiuto di David Bowie con il ruolo di "padre protettore" e dopo aver per-

so due elementi fondamentali della band come il chirarrista ed il bassista (prontamanete rimpiazzati), Iggy Pop e gli Stooges tornarono nel 1973 con il loro terzo album Raw Power. Caratterizzato da distorsioni e assoli allucinanti che formano un muro sonoro in cui sembra ci siano tre o quattro chitarre sporche, di uno sporco lurido!

Non si deve avere pudore ad affermare che questo inno è puro e grezzissimo punk, come sarà nella tradizione di Sex Pistols e compagni. Nel complesso l’album segna un saliscendi emotivo e ritmico che alterna pezzi veloci e ultraveloci. Il risultato è ancora una volta un capolavoro del rock. Dopo questi album Iggy Pop

intraprenderà una carriera solista piena di soddisfazioni e,a quasi 63 anni suonati, non sembra intenzionato a fermarsi continuando la sua Spettacolare carriera con live e nuovi album (The Preliminaires uscito nel 2009). di Giordano Di Marco billybon@hotmail.it www.myspace.com/dimarcogiordano

3

dalla prima I MOVIMENTI GIOVANILI

di Federica Iuso

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i Punk,rabbia e anarchia

sovversivo dei Teddy boys ma in modo molto più violento. Ve s t i v a n o con abiti lerci, strappati, avevano spille da baia conficcate nelle orecchie e nel naso, vivevano spesso senza una casa in uno stato di vagabondaggio. A differenza degli Hippie, verso i quali mostravano tutto il loro disprezzo, i Punk non predicavano un mondo utopico di Pace e amore, essi vivevano nel sistema e in esso volevano scatenare il loro disagio sottoforma di violenza, rabbia e spregiudicatezza. Il rock rappresentò il genere musicale perfetto per esternare questo malessere generazionale ; i gruppi nati in questo periodo, come gli inglesi Sex Pistols, suonavano in maniera del tutto nuova facendo a pezzi tutti i maturate fino a quel periodo: i cantanti urlavano anziché cantare, si esibivano in serate caotiche e violente, rompevano gli strumenti e scatenavano risse tra gli spettatori. Tutta la carica esplosiva di questo movimento giovanile, però, cadde in breve tempo vittima di quella commercializzazione della musica avviata anni prima. Risucchiati dal loro stesso modo di essere svanirono del tutto influenzando però tutta la musica rock e gran parte dei movimenti giovanili dei decenni successivi.

di Stefano Lanzano

la poesia...

Almanach

di La Viola Fabrizio via incoronata, 1°/55 66054 vasto(ch) tel.087358418

Anche Lucifero era un angelo Il cielo è frastagliato da nuvole ...sono nere...sono cupe... Io canto leggero la mia poesia lugubre. Urlo più forte contro l'invasione della trasformazione. Non mi fermo alle apparenze... Distruggo i pregiudizi attraverso le esperienze. Combatto il processo di canonizzazione! Cerco solo una direzione consapevole che ogni meta è un miraggio. "Orgoglio ferito"...si è rassegnato al menefreghismo intollerante... ...Non gli frega niente... Forse eccessivo non perde la coerenza. Crea un universo parallelo intorno alla sua testa. Rutta ed insulta questa grande comunità... Che presto nella sua mente diverrà nullità. Giordano Di Marco

IL DELIRIO gennaio 2010  

IL DELIRIO gennaio 2010

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