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proprietà letteraria riservata © 2003 Andrea Trotta progetto grafico e impaginazione: delamarne. edizioni spicciole 2016 È vietata la riproduzione dell’opera o parte di essa con qualsiasi mezzo, anche se l’autore non nasconde che se viene copiato o diffuso questo libro senza farci su dei soldi, non se la prende. Comunque ogni violazione sarà perseguita a termini di legge. www.delamarne.jimbo.com


delamarne in:

QUESTO SPAZIO  È PICCOLISSIMO. poesie da per terra.

EDIZIONI _________________SPICCIOLE. _______________


“avrei un urlo da offrirvi ma non ho i soldi per la voce, così mi tocca zittirmi e non fare caso alle cose.”


questa non è una prefazione. A cura di Stefano OrcoCattivo Vinciarelli.*

se questo è un uomo questo è un libro che sta ai piedi del niente e guarda verso la cima del naso sovente a testarvi testardi dovrei spiegarvi ciò che è? già, beh, lo saprete avrete sicuramente qualcosa di meglio, di meglio da fare che leggermi quando girerete pagina qualcuno potrà dirvi -non girate pagina!ma la sua anima resterà cotta come sempre girate la manopola se vi manipolano. QUI le parole popolano il bianco del senso sono l'incenso di una zona poco areata AREATEVI ma non posso cucchiaiarvi io levatevi, lavatevi del vostro senso senza ali né alibi libratevi nel libro scalzi. e dopo questo


posso solo dirvi girate pagina.

*scritta agli inizi di un 2004 che non finĂŹ piĂš.


INIZIO.


1.

rannicchiato io ho chiuso gli occhi prima di vomitare perchÊ mi piace immaginare gli spaghetti; spesso stringo i denti per afferrare l'anima che scappa via con il mio dentro mal digerito. il cerchio corre e mi invita con atteggiamenti prostituti a possederlo. -un muro è fatto di mattoni e tu non sei un muromattone -siamo gocce del maresono spaesato e un po' infastidito

goccia

a dir la veritĂ 


di essere una persona.


2.

-ma cammini da solo?-io cammino da solo.la mia persona segue a rilento, meccanica, la mia ombra che i lampioni proiettano più avanti di me. l'aria non è così fredda ma lo sono io. ho musiche in testa a forma delle foglie che schiaccio coi talloni e la melodia la conosco a fondo, mentre muto, affondo in un altro passo. la solitudine è un'assenza consapevole dell'io dice il canto che stanotte gli alberi mi hanno offerto. -io cammino da solo?-


3.

è inutile cogliere vasi di fiori se non si vuole crescere sperando nelle persone. credi sia inutile scindere il panico dei perché dal resto delle risposte? tanto è inutile... io non conosco e non voglio sapere sarò una lumaca che lascia la sua inutile e viscida striscia di ricordi disperdendoli a cazzo.


4.

creare spazi per render nota l'ampiezza del vuoto mi fa credere che non sono a mio agio nella mia testa e forse neanche nella tua.


5.

sono innamorato del fatto di toccare: posti e paesi temperature e volti abituati all'esterno. lividi e sorrisi. il paradiso è così per me però fa più caldo che qui. ammiro tutti i cieli ma li ignoro, alcune cose, -vedi?sembrano perfette e forse i miei occhi diventano perfetti nel guardarti, come dicono i cretini. io non voglio parlare di te, ti ho dimenticato. le bugie sono meravigliose. il paradiso per me è così: si può mentire.


6.

ho visto un bambino lottare con gli occhi per spegnere che gli bruciava

il sole il volto,

poi ho visto un vecchio con i capelli lunghi che sorrideva con la pelle, poi ho notato che la neve prima è morbida poi si ghiaccia e poi si scioglie ed ho pensato a noi due. poi ho visto la parola eternità scritta a terra ed ho riso schiacciandola perchÊ non credo nel persempre e probabilmente dovresti incominciare anche tu


ad ignorare il mio inverno che avanza.


7.

ho alcune teorie su come riempirmi di te: ho posto la mia mano nella gola per farti spazio, ho buttato via cose di me perchĂŠ ero convinto che tu fossi il nuovo dentro di me, migliore, forse piĂš alto, piĂš pulito ma forse ho aciditĂ  di stomaco o forse non assimilo il bene tu sei il bene ed io ho problemi di digestione tu sei il bene ed io non sono una buona forchetta e non sono neanche capace di dirti che ho nausea e secerno a singhiozzi ancora il tuo nome.


8.

questa volta vorrei che tu mi credessi, ho spostato qualche attimo in modo che tu non mi guardassi mentre morivo, poi credo di aver partorito però mio figlio era già morto. tu come stai? mi credi ancora? è bello che tu sia qui ma è giusto che io sia qui? tutto era blu e alcuni tratti davano sul grigio e l'acqua mi scaldava -ma hai letto quella lapide?è sbagliata io sono ancora qui. -tu no?..-


9.

mi prude la coscienza, provo con la purificazione etilica e trovo che sono inondato, c'è un po' di birra in piena sotto le mie palpebre -ne sai qualcosa?corrompi la mia inettitudine vuoi confonderci -io sarei ubriaco?io cerco di convincermi che sto divenendo, che la leggerezza mi innalzerà che devo dire la realtà dei fatti miei -ma quelli sono i miei vestiti?mi hai scavalcato in questa cruenta corsa graffi la mia schiena mi tappi le labbra urlo sono circondato


dalla tua pelle affogo nel tuo ventre affanno urlo.


10.

ho calzato un paio di orizzonti, andandoli incontro dovevano ammorbidirsi e scendermi perfettamente ma forse ho schiacciato il sole. guarda io volevo solo accarezzarlo ma non sono poi cosĂŹ delicato, l'ho stretto nel mio sguardo e gli ho dato fuoco perdendo ogni prospettiva di riavvicinarmi a te. ora come vedi ho fatto scappare l'orizzonte e sono fermo da capo, girato di spalle e seduto su di un piccolo


errore di calcolo fraintendibilissimo.


11.

si raggiunge e si arrugginisce il senso concreto e ferreo di guardarmi. io ho pianto, ho rischiato di narrare il soccombere; il mio sterco sa troppo di me vorrei implodere per non disturbare. c'è un pendolo oscilla da un verso all'altro sono un pendolo oscillo da un verso all'altro ma non tocco il concreto né cado né sono così in alto da poter affermare sulla bibbia che sono amico di dio io urlo un verso e non lo sopporto la mia voce MI ROMPE IL CAZZO. insomma alla fine respiro ignorandomi


come tutti. nascere è noioso.


12.

il cielo si sgualcisce una tempesta non proprio sorridente è annunciata dai tagli sul mio collo -scusa mi aiuteresti? sai credo di impazzire!butto e lanciandomi il mal di testa

bussa e vuole entrare

-scusa quel vinaccio mi aiuterebbe?AIUTAMI! c'è un’onda anomala che ha intenzione di rendere giustizia ma io ho un paio di specchi dove mi aggrappo ho risalito pure il mosto ora -scusamivorrei sorridere. questo sembro.


13.

dei visi senza orecchie rappresentavano una discussione. i miei quadretti di autoritratti prendevano fuoco per percussione, mi lavavo con acqua calda e saliva, cosÏ sono ancora qui dentro. poi per un attimo sono diventato un altro e mi sono decapitato i piedi però ero incolume mentre mi piegavo per la resa dei conti stavo correndo quando le mie caviglie si sono slegate e mi sono sentito fuori


da

questa pagina.


14.

chissà se il mio defecare romantico è regolato da leggi scientifiche, chissà se immensamente avrò a che fare con ciò che farò; ho un'ottica invisibile che gioca con il mio intestino: io vorrei io potrei io non sono in grado. sposto ogni mia mancanza ed ogni mio singhiozzo al di fuori delle mie dita poi mi affaccio dal mio girone e la vista non è poi così poetica. forse è ora forse appenderò il mio corpo al chiodo e continuerò a guardarvi dalla finestra.


15.

ho paura si ho paura che se di notte parte una luce a me mi sta sul cazzo ho paura della luce nel sogno che fa bum splash buuuum ho visto la notte in una luce ho la luce in una svista di notte poi sono partito per un sogno e cadendo è esplosa una lampadina pam boom pa ta bam che? cosa è successo in quel lampo? io non sono di qui probabilmente sono una piccola e frammentaria porzione di oscurità variegata.


16.

sono senza respiro e scrivo e scrivo e scivolo ho un cappio alle caviglie dondolo mi hanno levato lo sgabello e sotto c'è solo il cielo io dondolo ho concepito che al contrario le cose per me sono vere lo stesso. sono ormai senza foglie galleggio sul fondo di tutti gli stagni mi hanno calpestato: alcuni sono al contrario ed io scivolo dolciastro in una specie di cielo.


17.

l’oscenità che ne comporta non è affatto sottovalutabile. ho risalito scalzo in punta di mani il mio avambraccio ed ho circoscritto il mio corpo, ho nutrito una voglia di modellare i miei limiti e di rendermi al meglio.


18.

siedo alla destra della gente che sale e a manca di quella che scende, sono sul nono scalino del sole e pongo i miei sguardi tra gente che sovrappensiero si dirige in fretta ovunque. io sono fermo tra volti che corrono e che, travolti, bruciano attimi intensi. mi godo i miei istanti completamente vuoti ....... ... ..


19.

con una linea ho fatto un angelo ma il suo volo non era naturale visto il suo colore cosÏ ho creato nuovi termini per credere al suo volare. se mi dici che non sarò un angelo io ti credo e poi credo lo stesso che lo posso diventare. gli angeli mi mordono la testa, glielo vedo fare. io con due linee creo il volare. e con una linea non lo sai divento un angelo.


20.

una porta esplode ma non è nulla c'è del silenzio che preso a piccole dosi mi snerva una mano sbatte e due occhi si girano in fretta, qualcuno di spalle .................è quasi via da qui piccoli suoni umani di gesti e sussurri freddi MI SNERVANO resto sordo e infreddolito, mi riaddormento nel vuoto ghiacciato che suona melodico nel silenzio fastidioso e ronzante dei miei pensieri afoni ad alta voce. potete richiudere la porta? mi fate corrente


e mi si raffredda dentro.


21.

ho pensato di vomitare ed ho ottenuto molti consensi ho deciso di vomitare e qualcuno era d’accordo ho provato a vomitare e qualcuno ha applaudito ho vomitato e sono rimasto da solo a v o m i t a r e.


22.

sollevi ricordi parole dure come calci in pancia ora ho apparecchiato la tavola per tutti e due ma il tuo pranzo è freddo e immobile ed io sorseggio vino davanti al mio piatto vuoto alla tua sedia vuota alla candela quasi spenta e ai miei occhi sonnolenti. calcinacci dal cielo piombano sulle mie spalle avverto il peso di non averti ho confuso gli istanti con il buio ho bevuto ogni sorta di veleno dalle tue labbra e sono sbronzo di delusioni. io non sono il resto e tu ti muovi vagheggiando dei sorrisi. io non sono routine tu non sei me. alter ego di merda.


23.

-ho pianto di colpotu non c’eri ed io ho pianto di colpo mi dici di calmarmi ma io sono un cerchio e tu sei in prigione ti dico che è uno scherzo e tu ridi ti dico che ti uccido e tu mi dici di calmarmi guarda di colpo un colpo ferite sangue cerchio urla urli gridi e piangi di colpo una lama i tuoi begli occhi nelle mie mani sangue sangue sangue e urli macchie insulti io in piedi tu morte io colpa tu causa -mi dici di calmarmi-


24.

a quadretti è un ramoscello dove il cielo tutto nudo prende il sole beato sotto una calda pioggerella di sorrisi forti ed altrettanto primaverili. forse tutto ha dei cerchi concentrici e tu sei la mia teoria del punto fisso. se la pioggia nasce dai miei occhi chiusi ed aperti asciughiamoci.


25.

gli uccellini canticchiano alcune urla e le dita di un pianista afferrano le malattie elettriche dei pianti divertenti di un isterico dottore di non so cosa. ho preso di nuovo a sfogliare nelle facce sfacciate del mio stomaco e noto che gli uccellini vorrebbero pure morire se non fosse che esiste prima la vita. e ciò ora non è piÚ cosÏ semplice.


26.

due mani tese le dita fanno male sul bordo di quel davanzale, tu dalla finestra tienimi stretto, io mi sento pesante e leggero allegro e quasi morto. mi urli che qualcosa si può fare, ma le mie dita ad una ad una cominciano ad arrendersi e la mia testa guarda in giù. -guardamic’è un po’ di cielo sotto di noi anche quando si precipita, e poi mi fanno male le dita. -guardami e non urlare.sfracello.


27.

spesso c’è chi abitua i propri occhi a cose divise e distinte ma io apprezzo tutto il nero della notte dove le onde accarezzano le stelle nel cielo e sembra che le portino a me sulla sabbia. forse siamo cosÏ cielo mare onde e stelle in un’unica pittoresca sequenza di battiti.


28.

allarga dolcemente il sorriso tra le tue gambe ho bisogno che mi urli di smetterla voglio che rigurgiti un orgasmo psichico e traumatico all’interno di tutti i fremiti e in tutte le pulsazioni che ha il tuo sesso, imponi al tuo sangue di essere prolifico voglio lacerarti l’anima delle tue cosce, bevi ogni attimo od ogni bianca speranza ti coprirà il volto, conquisterò i tuoi seni e gli obbligherò a reggere le mie violenze orali, sbavami la bocca. berrò fino ad esplodere tutti i liquidi che donerai alla mia lingua, ingordo. so pacificamente che puoi permettertelo.


29.

vedo la punta di quell'orizzonte da qui. tu vedi qualcosa? ho da pagare l’affitto della mia bara dovresti vederla, tesoro! ho un posto in prima fila proprio un paio di metri qui giÚ vedo il mondo vedo il cielo vedo il mare vedo tutto dentro di me lo vedo rosa e anche piÚ chiaro delle volte vedo anche rosso spesso preferisco chiudere gli occhi e restarmene lÏ sdraiato e non contare nulla.


30.

ci sono corse eccitanti e cose che hanno inizio solo all’arancione del tramonto confondibili comunque con la fine della mia china ma facilmente rigenerabili ogni alba. ogni notte faccio un rapido calcolo: la somma è un risultato costante, un giorno falso che sottraggo al resto della fine . .


31.

lineari onde, abbracci di sussurri e respiri timidi incantano e possiedono in un solo pugno d’occhi lo scandirsi limpido e piacevole della tua semplice immensità di madre.


32.

parleranno di classiche risate a pieni denti, di guance ingrossate dalle goffe smorfie simpatiche, di un nasino rosso buffo e di altrettanti capelli arancioni, di due labbra tinte ed in carne. allora decoreranno di felicitĂ  gli animi telespettatori e gli occhi truccati ed ironici di uno scemo. valuteranno quanto scempio tocca ancora accendere quanti consumatori tocca ancora nutrire di risate e balletti mentre loro nascondono, sotto una cravatta e un bel paio di orecchini, strati di letame e grottesche facce da clown.


33.

“resurrezione�

la mia mano -poveraavvolge amorevolmente questo calice e sorseggio emozioni scadute e discontinue.


34.

io non so io muoio calpesto l'altare del mio essere stupido violento le mie orecchie tenendole sveglie con i miei lamenti ma io non so io corro calpesto tutti i miei figli ed espello fili di luce dalle porte del mio corpo lasciando i vermi dei pensieri nutrirsi degli errori miei.


35.

io sono qui -piaceresono il diretto superiore di una persona cara? cosa? ma sono io: -salutamiscusami! è un piacere anche per me sono mortificata a presto! direi che è una giusta definizione -aspetta!ma è proprio necessario uno strizzacervelli o non hai riflettuto abbastanza? aiuto! perdo equilibrio! ma a quanto vedo ti insegnerò tutto quello che ci serve.. posso essermi utile?


reclamo la mia vendetta in prima visione tv e con spiegazioni e sottotitoli da qualche parte nel televideo.


36.

annego la mia coscienza in mare a peso morto sulle onde appeso morto sugli scogli sensi di colpa ……………… ………… …… … .


37.

fermo ritiro i dadi ma resto fermo posso girare su me stesso ma cosĂŹ fa male scoprire che sei ovunque parlo riapro bocca ma non parlo posso gridare piĂš forte di adesso ma poi fa molto male sapere che non mi senti se tu aprendo gli occhi dovessi vedermi tienili aperti e fammici entrare voglio andarmene cosĂŹ.


38.

correndo fra le soste mi appoggio esausto alle pareti del mio costosissimo labirinto il mio pelo bianco mi rende una cavia prestigiosa sbatto contro altri topi sorpreso ci sono un sacco di “ciao ciao� su questa strada che mi porta a fanculo.


39.

sono stanco soffio via nuvole di fumo dalle labbra, la noia alberga isterica in questa festa di colori, il mio bicchiere resta vuoto dopo ogni mia sorsata, non ho piĂš sigarette e non ne ho neanche voglia, guardo il cielo blu scuro che cerca di regalarmi illusioni bellissime ma chiudo gli occhi regolarmente.


40.

quasi la nebbia quasi l’ombra del fumo ma allo stesso modo sbiadita mi osservi.


41.

ho grossomodo una birra davanti ed ho un cappio al collo tipo cravatta, impiccato al lato del cielo lascio che il mio collo sia il collo della bottiglia che la schiuma bianca sia la mia saliva che il fondo nerastro rispecchi l’attimo dopodiché mi alzerò dalla sedia e sparecchierò i miei sospiri dalla tavolata dei miei sguardi e getterò gli avanzi a chiunque abbia fame. te compresa.


42.

svegliarsi, il mondo sorseggia del tè ed io in maniche di camicia non apro gli occhi prendo appunti sulle dita prendo a pugni il resto ed il passato di questo focoso squallido angolo di vita. cosÏ tiro dritto passeggiando sterile e canticchiando la mia piccola e centrale pioggia autunnalmente visiva, senza alcun ombrello.


43.

sei corde a peso nero respiro male e scrivo tanti etc. etc. per terra intorno a noi due.


44.

si gonfiano le vene lungo il collo spezzato, ho da suggerirmi un paio di consigli errati su come non girarmi per affacciarmi sullo schifo di ciò che è già passato, vorrei guardarti ma con la coda degli occhi perché un primo piano non posso più reggerlo.


45.

sposto significati tra chi è significante. ascolto minuziosamente i calci del pargolo deforme sito nei miei sogni, ho la testa protesa sul ventre di una madre ubriaca e riconosco il mio stesso rancoroso scalpitare.


46.

mordi le tue unghie e mi graffi l’ipotesi di poterti vedere, osservo il rosso delle tue guance e credo sia terribilmente consono a cosa vorrei dirti ma giochi con le tue dita e fai finta che io non ci sia, ti sdrai comoda sulle mie frasi e innalzi gli zigomi in un mezzo sorriso visivo, saluti il paesaggio e arrugginisci la mia concezione di farmi osservare, rimedi a delle pieghe e ti accarezzi sotto la linea della bocca. precipitano ricci boccoli dalla fronte al collo e le sopracciglia disegnano un angolo di pace sui tuoi occhi, aspiri tenere e sommosse visioni che ti turbano e sei arrossita.


47.

si.. finisce che siamo rimasti indietro o andiamo con convinzione all’indietro ma parte delle circostanze suppongono la morte del futuro che dovrebbe avvolgermi, mi trovo così.. senza lapsus freudiani e pensieri nichilisti così.. indifferente a lato di una pagina spiegazzata e sporca di caffè.


48.

il cuore correva affaticato verso il fascino di una resurrezione meritata ed umile, mi accorsi che il mio stancarmi era il suo soffrire -io non voglio che soffradissi. presi un paio di belle parole dalla parte del manico e cercai di colpirmi. il primo colpo mi indurÏ il cuore il secondo lo sedusse il terzo lo ingannò in una reincarnazione puramente scenica. decisi e scelsi la sofferenza vera e sincera. coltello per terra.


49.

questo tu lo chiami toccare il fondo? beh certo non è il cielo né il primo e né il settimo.. limbo? chiamalo anche così tanto alla fine lo scenario sembra quello, lo scorrere rapido di ferme immagini, lo scendere lento di pezzi di vetro dall’alto verso me ma senza ripari senza sipari da chiudere per poi affacciarsi un secondo e dire: “scusate signore e signori del mondo, la vita non si fa più.. problemi tecnici.” è tutto malinconicamente esatto. persino la mia inascoltabile uscita di scena.


50.

non posso! hai visto? sbatto pesantemente a suon di pianoforte a coda lunga ma la mia musica classica, lamentata e urlata, punge orrenda come grunge, preferirei una scala di piaceri in DO maggiore ma ho un’ulcera al cuore strascicata in LA amore mio, puoi sopportarlo?


51.

gli alberi intorno all’aria inneggiavano alla mia venuta, presi a saltellare sulle ginocchia e ad innamorarmi di tutte le abrasioni causate dal bacio del mio corpo con il suolo, arrivai fino in cima al pozzo, lì, un’eco leggero e femminile voleva convincermi ad ospitarla in quello che il mondo chiama felicità, io non riuscii a rispondere perché le mie labbra erano un fiore ma volevo farle capire che potevo farlo; l’eco non si fermò e continuò a ripetersi e a sbattere di viso in viso. io mi sedetti un po’ triste appoggiando la schiena al cielo e cercai di riflettere, provai anche a scoppiare a ridere ma due farfalle presero a chiudermi con cura gli occhi e a canticchiarmi una ninna nanna. credo che dietro quegli occhi io fossi solo. ma credo anche che sognare sia una libertà che è meglio darsi da soli.


52.

indicami dove devi farmi male, indicamelo già con un calcio fascinosamente forte, ho le mani che si intrecciano impaurite intorno al mio collo ma tu cerca di non farci caso, ho anche del sangue tra le labbra ma non preoccuparti sto sacrificando a morsi le mie parole, distogliti dal mio sguardo vuoto sto solo naufragando in certe vecchie lacrime. no, la pietà non è un sentimento che deve avvolgerti prendimi solo a schiaffi, voglio che l’ematoma della mia anima traspari sulla mia pelle, guarda respiro ancora, non sembra un bel segno. voglio colpi di grazia e gocce di sangue, voglio la fine. una qualsiasi cazzo di fine fatta bene però.


53.

appoggio i gomiti sul bancone. -salve Loyd vorrei un bicchiere di carta igienica che rifletta il mondo, per favore fammelo doppio e senza ghiaccio.il mio bicchiere si presenta a me come un 0,4 di carta a macchie marroni, l’odore è lo stesso da sempre, sono abituato. sorseggio riflessioni e il mondo fuoriesce a gocce da un lato della mia bocca, chiedo stuzzichini e così affondo stuzzicadenti con bandierine in olive, facce e corpi morti; sono ebbro delle circostanze, -questo sarebbe il tuo creato divino, dio?penso: la prossima volta non ti dirò porco, ti chiamerò vigliacco.


54.

se il silenzio mi sputa dei clamorosi urli violenti io allora sorseggio saliva, se le urla mi sorseggiano l’anima allora io voglio il silenzio.


55.

tante societĂ  mcdonaldizzalmente io non ci sono.


56.

..sono istantanee sfuocate nascoste agli occhi da un flash terribilmente non adatto alla mia retina, tutto va a fuoco, scintille bruciano violente prendendo corpo dalle mie ciglia, tengo gli occhi chiusi cosicchĂŠ il fuoco non entri nella mente, voglio mantenere la testa alta ma sembra che quando il tuo sguardo alimenta fiamme ed inferi tocca far scendere le lacrime.


57.

c’è un mare troppo forte che sbatte sulle mie spiagge c’è un male troppo dolce che sbatte nella mia testa dolce e male mare e forte io e nulla dolori di zucchero.


58.

sembra che continui a piovere e l'angoscia si modella nel formato piÚ osceno dentro il mio pensare. volo e sorrido a immaginare i tuoi sentimenti ma gocciadopogoccia sono bagnato dal continuare disperato a cercarti. e se immagino di nuovo, questa volta, tu mi guardi ancora. ho pozzanghere nel petto ma non c'è fango se sei pioggia. e tu su di me ancora diluvia.


59.

ho parlato alle mie mani con tono arrogante e mi sono colpito alla faccia, ero cosĂŹ leggero da confondermi col nulla e mi sono colpito nuovamente.. continuando ho creduto di svenire. intorno c'erano immagini sfumate come nei sogni stupidi ma il male al corpo sembrava reale, mi diedi un pugno al naso e il sangue era piuttosto felice di colare tra la mia barba. ora gli occhi miei sanno tremare e la stanza diventa piccola, io pure. probabilmente quello che vorrei


ora è darmi un calcio. vorrei consumarmi sono annoiato. lascio galleggiarmi immobile.


60.

la stessa identica sorte, rotolare tra la confusione del -e se io fossi-e se io facessisbucciarsi un po' i gomiti e subire lo shock, ritrovarsi su comodi divani per analisi introspettive dei miei complessi interni -dottore mi aggiusti, credo che questo debba essere il mio piÚ vero vaffanculo.vaffanculo? si, e proprio a me perchÊ chi è causa del suo mal deve andarsene a fanculo.


61.

il letto mi accomuna a molti sogni ma non so raccontarli, ho chiacchierato con le mura del paese e non avevo ragione, mi sono spinto oltre le aspirine ed ho bevuto caffè. dove sono quando tu non ci sei non è dato sapere, per ora, ho tra i piedi ancora il mio cranio svuotato, colpevole e rigurgitante te.


62.

ho sputato indolente su delle immagini che mi ritraevano e basta, volevo solo ritornare ed essere -soloqui dentro le mie quattro righe scritte male. sputo ancora in nero e blu buttando via batteri e follia. io non sono per forza squilibrato ma viaggio in bilico sulla punta di una matita stemperata.


63.

c'è una luce che le colora il viso, una lampada crea spazi neri della sua fronte.

aldilà

tutto il grigio della sua sigaretta avvolge parte dello sguardo.

che

il volto di una verità è limpido l'ombra è la prima cosa si

vede.


64.

basso chiarore, giusto qualche stella e un po' di rosso acceso su questa diana blu, il lampione lampeggia dei saluti. vado. sono come qualcuno in un nuovo paese, cammino contando i passi osservando tutte le vetrine della mia depressione. mi imbatto concentrato sull'abisso del mio chiudermi in pagine scritte correndo straziato. non noto piĂš nulla di umano.


65.

un cerchio d'oro rende chiaro un po' di cielo, il mio giardino confina un po' col mondo e un po' col mio sguardo. sono arrivato cavalcando grappoli d'uva e qualche sigaretta. singhiozzo. il mio cattivo odore è simbolico quanto effettivo, è una porzione del mio ristagnare nelle facce delle mie solitudini. proporzionalmente io.


66.

ci sono cose che si notano sforzando gli studi ed il solo notarle ci fa credere di essere capaci di capire cosa e che cosa ci porta da un lato all'altro di questo mondo del cazzo a correre con il pianto nella voce, con le mani sanguinanti e con la vita finita. sfortunatamente già dall’inizio, io, notavo poco e nulla ma fumavo sempre con lento piacere una sigaretta dopo il caffè.


67.

ho le dita colorate. c'è una fila di colori pronti a saltarmi in faccia ma sono colori scuri. sono miei. agito dei pennelli e dico di tenermi lontano dalla fine. sono rosso in viso e l'anima è in lutto. cerco disperatamente un verde chiaro o un bianco avorio. non so piÚ riconoscerli. sono addolorato.


68.

metterò il vestito più bello e ballerò scalzo sulle curve del globo ma non ho ritmo e non sono poi così bello. parlerò alle creature che amo e gli spiegherò dolce le curve del cuore ma non sono poi così dolce e con difficoltà effettivamente mi innamoro. consapevole canterò allora solo il mio fastidio più gracchiante ed urlerò zitto zitto le curve del vuoto e indossata la mia camicia sgualcita mi presenterò come andrea e staremo apposto così.


69.

in verticale in lungo in largo invano incazzato ho vegliato sulla mia salma e non ho poi visto un granchÊ mi sono imbarcato sulle mie scarpe e dopo un paio di remate sono naufragato sudicio con le ginocchia a terra sventrate ed un male cane mi ha abbracciato globalmente per ricordarmi chi sei. non posso dire qualcosa senza conoscere. penso io. però le ipotesi sono belle come idea: i dinosauri avevano le piume per esempio. ed io t’amo pochissimo.


70.

è inutile gridare gocce d'acqua senza mare. è veloce l'affondare tra le grida del mio male. afferravo dell'acqua e non riuscivo a stare a galla, così ho preferito nuotare all'ingiù e affogare in piena libertà.


71.

qualcuno vola a pelo d'acqua rubando gocce di sporco a chi si nutre di nulla un'altra barca di sensazioni si distende in me guardo con piacere lo schiudersi di queste nuvole che regalano meraviglie abbracciando quei monti apprezzo il fascino naturale. a volte sobbalzo in un fremito strozzandomi in qualcosa di perfetto.


72.

se non ho voce o non voglio farmi capire se guardo all’indietro correndo vero i muri se guardo nelle pozzanghere quando il cielo è semplicemente blu se guardo in alto quando tuona se rido dei tagli alla mia gola probabilmente valgo quanto vivo.


73.

siedo lontano in disparte dal resto della tavolata, mi schifo e quasi non riesco a trattenermi dal buon odore di quei corpi vivi e convinti di esserlo -uno si alza affermando che sa tutto a memoriamancano alcuni all'appello, io osservo intravedo l'ora; manca troppo un qualcosa mi è dentro un qualcosa di fuori ho notato ogni singola fisionomia di questi volti: io non ci sono. balbetto sofferenza in un angoletto.


74.

briciole, davvero odio queste briciole di grappoli di greggi di idioti. toso a buccia d'arancia crani folti di muffa e stupenda carta igienica. sono un macchinista di mie languenti espressioni di perverse angolazioni, stupro la mia immaginazione con la mia immagine troppo spesso sborrandoci dentro e senza chiedere scusa.


75.

sotto il vaporoso pezzo di stoffa blu che copre questi mondi c’è chi agita muscoli e corpo per un ballo decisamente privo di vibrazioni e un po’ troppo bagnato da ritmi sintetici. io sto fermo. in quest’opera teatrale voglio fare il cespuglio senza coinvolgimenti.


76.

mi sono lanciato a peso morto sul mio viso ho irrigidito la mia calma e non ho fatto altro che colpirmi minuziosamente e togliere aria ai miei polmoni ho preso tutto il mio coraggio a braccia aperte e ho preso tutto me stesso a calci in faccia perchÊ adoro l’amaro situato nei capogiri delle grandi contusioni personali.


77.

mi sono scostato un po’ più indietro della mia pelle e ho notato i contorni nitidi della mia piccola persona. ero di spalle a me e non avevo la faccia ero in prospettiva meno buio di quanto potessi immaginare ma ero in ginocchio con la testa sulle gambe. qualcuno mi dice: “devi redimerti” qualcuno mi accusa: “mi fai pena” io rientro in me e mi porto via da qui.


78.

vari tintinnii per decifrare il silenzio di queste stanze troppi stronzi in questi crudeli ambienti di sto cazzo pazzo è colui o costei che aspetta l’ignoto delle 2:00 per poi morire anonimo dopo il buio delle 4:00 aspettando la fretta del correre sulla noia questo forse è solo il mio riavvolgermi la coscienza. Sporcandomi ancora.


79.

solo, come alle volte puoi sentirti visto dentro il viso guardo trasportato il castello prendere fuoco. odio essere spettatore con in sala trentamila attori non protagonisti. odio dover scrosciare applausi appaganti. non andrò a lamentarmi del biglietto però. lo brucerò.


80.

esattamente come quell’attimo speciale in cui muori nel sonno o come quell’altro in cui sorridendo giri l’angolo ed un giovane ubriaco patentato da sei mesi nota sbalordito tutte le tue interiora colorargli il parabrezza di una tinta forte e démodé ma tu, sparso per una decina di metri quadrati non riesci ad accettarlo e vedi (o credi) la tua bocca ancora sorridere a lato della strada -non riesci proprio ad accettarlo“io mi sento così” bloccato in quei cinque secondi dopo.


81.

lo scandirsi fetido di un paio di gocce d’acqua scorre sul mio tempo, quattro chiacchiere mi alleggeriscono, eppure l’inchiostro mio mi rischiaccia a terra.


82.

lecco pavimenti a fior di cuore ed avrei voluto la selezione all’ingresso in questo mondo. sincero. ora sarei quantomeno uno zingaro vagante l’universo.


83.

voltai le righe del mio bisbiglio oculare e giunsi fino in fondo ai mille gusti del brucaliffo, percorrevamo il campo innevato raccogliendo petali di rosa che precipitavano infuocati dagli steli. -perchĂŠ cadono in fiamme?chiesi chino e timido -quando smetti di credere ti bagnano la testa col fuoco.-ma io non ho smesso.- risposi. -guardati, vai in fumo chiedendoti perchĂŠ.camminammo fino al mio cuore che bruciava. e di nuovo chiesi -perchĂŠ?-


84.

un caffè lungo per favore.. il tavolino del mio mondo vuoto di carta è pieno di parole e penne, giro e sciolgo zucchero giro e sciolgo lacrime. il barista mi accusa di agitare del vino in ritmi blues ma la mia chitarra non ha più una cassa armonica ho perso le bacchette ed allora indico i tasti bianchi e neri in modo che il jazz mi abbracci dipingo di grigio alcuni frammenti d’aria davanti il mio vedere mentre il mio caffè subisce l’atto più crudo e sospira in un ultimo sorso. giace senza vita sul fondo della tazzina e non vuole credere che sia finita così, piange un po’, lì, finito, esanime, finito e sorridente perché non è finita lì,


mentre il cameriere mi porta costantemente il conto. da tutta la vita.


85.

ho pianto una serie di pugni lungo le guance aride del mio cercare invano qualcosa che mi facesse allungare le labbra e mostrare il bianco dei miei denti, poi dopo un po’ la mia “maschera comica” è precipitosamente caduta fino a terra e si è accartocciata. così tutti han visto le rughe sulla mia bocca, i miei denti gialli, certi lividi al torace e le occhiaie scritte da tutte le notti che non ho dormito perché tu non c’eri più.


86.

in procinto di litigare col mio passato assaggiai i vapori del mio disquisire ironico e inerme poi corrosi parte inutile dei miei bicchieri (la parte vuota) e ingerii lentamente il rosso chiarimento del vino ma il passato cosĂŹ sfuggiva alla mia memoria nascondendosi in sfuocate ombre senza ricordi nitidi; solo inventati; persi, ma alla fine preferisco ancora inventarmi i ricordi e bere.


87.

mi sedetti per sbaglio in cerchio tra petali ubriachi ed usignoli colorati, intorno alla tavolata un groviglio di sguardi confusi mi ha sputato sulle orecchie la domanda: la rivedrai? non ho avuto abbastanza saliva per deglutire una risposta esatta. ho guardato a terra per sempre.


88.

spinte, colpi sulle orecchie e prostitute note musicali, immagini opache ed un qualsiasi sabato sera.


89.

vorrei poter parlare a dei burattinai esperti, vorrei che mi indichino la struttura meravigliosa dei fili alle mie caviglie e ai miei polsi in modo che questo nylon sia a me visibile cosicchÊ vedrò i miei movimenti in anteprima dagli scossoni dei fili. vorrei però (anche dietro compenso monetario) che mi insegnino a non vedere il filo legato al collo.


90.

tu credi a quello che credi? io posso vedere quello che vedo ed ora ho una mano sul petto e si sente solo silenzio, nessun tipo di battito regolare. silenzio. nessuno corre tra i miei atri e i miei ventricoli. solo piccoli passi sguaiati che si allontanano. e mi tocca pure crederci.


l’ultima. epilogo.

me ne sono venuto, qui, scalzo e queste mie labbra me le sono sempre portate zitte in tasca, non ho mai neanche tossito. vi ho sentito urlare prima, però, a tutti, lo fate anche adesso. siete rumore. buttate in aria colori, li confondete e ve li mostrate tra di voi smostrati con strati di strazio e tragedia. strazianti, poi, tra le disgrazie dei significati i significanti non li volete piÚ. non li chiedete piÚ. compriamoci questo piangersi addosso allora come rivisitazione di noi stessi, come alchimia splendida


di dolore che diviene esistenza. no, io non ho piĂš soldi, li ho finiti per comprarmi ago e filo, mi son cucito la bocca per perfezionarmi tra palpebre e testa. lo consiglio vivamente. forse solo oggi ho capito che non parlo piĂš da quando avevo tre anni.


FINISCE COSÌ. arrivederci e grazie.


a mio padre.


Questo spazio è piccolissimo