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STORIA DELLA TELEVISIONE ITALIANA

Introduzione La televisione è stata un’evoluzione della radio, ovvero il passaggio dalla sola emissione di suoni alla rappresentazione visiva. La tv italiana nasce il 3 dicembre 1954, data associata alla diffusione e messa in atto (con qualche anno di ritardo rispetto agli altri Paesi europei), mentre il suo concepimento avvenne negli anni ‘20 e ‘30. I primi esperimenti risalgono al 1933, senza diffusione pubblica. La gestazione, lunga, difficoltosa, e condotta con metodi sperimentali, sarà interrotta per lo svolgimento della seconda guerra mondiale, per riprendere poi dalla seconda metà degli anni Quaranta. Inizialmente la tv viene vista solo in Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Umbria e Lazio. Ma già alla fine del ’54 la quota di popolazione servita supera il 48%. Nel ’61 raggiunge il 97% degli italiani. Anni 50-60 Per certi versi la “prima televisione” degli anni ‘50 presenta maggiori punti a vantaggio rispetto a quella attuale. Prima di tutto esisteva un solo canale e non esisteva pubblicità, i programmi venivano trasmetti con una certa logica e ordine, per le varie fasce d’età in base agli orari. Non c’era una trasmissione costante durante tutto il giorno ma i programmi andavano in onda solo per qualche ora al giorno, durante il resto della giornata veniva visualizzato il monoscopio della rai (fig.1). I programmi per i ragazzi duravano 90 minuti e solamente nei giorni feriali ed erano a orario fisso, riducendo il rischio di dipendenza,       Figura 1  venutasi a creare con l’evoluzione della tv, aumentata a vista d’occhio soprattutto negli ultimi decenni, dove i programmi per bambini e ragazzi sono presenti praticamente 24 ore su 24 a causa anche delle reti satellitari. La prima forma di pubblicità che diede una svolta alle programmazioni nazionali fu “il Carosello”, un misto tra spettacolo e spot che ogni giorno, per circa 9 minuti, sponsorizzava prodotti attraverso icone Figura 2  come “Carmençita e Paulista” personaggi del caffè “Lavazza” e “Calimero”, personaggio del detersivo “Ava” (fig.2). I bambini e ragazzi erano soliti ad andare letto al termine di questa trasmissione, ovvero alle 21.00. Dal ‘58 si introdussero programmi di insegnamento (ad esempio “Non è mai troppo tardi” di Alberto Manzi) e che fungevano da corsi di avviamento professionale per quelle località dove non erano presenti scuole e non era possibile l’istruzione, successivamente si introdussero Alberto Manzi  altri programmi di cultura per combattere l’analfabetismo e l’ignoranza. Anni 60-70-80


Iniziarono dagli anni ‘60 i primi film che spesso non riscuotevano molto successo e non erano di grande interesse; ciò che preferivano i telespettatori erano i programmi di intrattenimento e quelli sportivi (tra i più seguiti il calcio e il ciclismo). Il teatro e la lirica decaddero quasi subito per l’impossibilità di riprodurre l’atmosfera teatrale e gli effetti scenici in tv. Dal 1961 si incominciò a parlare di televisione a colori, anche se l’anno della sua entrata in scena fu il 1970 quando la RAI incominciò le sue prime prove tecniche trasmettendo al mattino una serie di immagini statiche a colori, con commenti musicali. Si pensò però che, gli italiani si sarebbero indebitati non poco pur di avere un costosissimo televisore a colori e si decise perciò d rimandare la messa in vendita quando ci sarebbe stato un momento più “florido” per l’Italia e l’occasione fu presentata dai Giochi Olimpici di Monaco nel 1972. Nel 1977 la Rai iniziò a introdurre i colori, ma l’euforia del pubblico si spense quasi subito date le numerose imperfezioni e difetti che presentava questa nuova tecnologia (colori troppo forti e sgargianti oppure troppo spenti e sbiaditi). La televisione in bianco e nero ebbe così un ultimo periodo di gloria prima di esser sovrastato dal perfezionamento della tv a colori. Le ore di trasmissione vennero prolungate fino ad arrivare a più di 19. La pubblicità cambiò forma e incominciò ad aumentare in grandi misure, lo spettacolo arrivò a superare i programmi culturali e aumentò l’informazione serale; i film che prima non erano amati dal pubblico trovarono sostegno, soprattutto quelli acquisiti dagli USA riscuotendo non poco successo. Nel 1980 nasce il televideo, inizia così a delinearsi un profilo simile a quello della televisione odierna. Anni 80-90 A Milano nasce l’Auditel (Rai + private) per il rilevamento dell’ascolto e per la definizione dei tariffari pubblicitari. Per avere più spettatori dei concorrenti e quindi più inserzioni pubblicitarie, le due potenze Rai e Fininvest acquistano film e telefilm all'estero, producono costosi spettacoli di varietà, si contendono la trasmissione dei grandi eventi sportivi. Nel 1987 il 90% della programmazione Fininvest è dedicato allo spettacolo, ma nel 1994 i palinsesti Rai - Finvest diventano sostanzialmente analoghi. Utilizzando le proprie emittenti Berlusconi è in grado di compiere il passaggio dall'economia alla politica, fino al punto da diventare presidente del Consiglio. Intanto con la diffusione dei satelliti e la nascita delle antenne paraboliche, crescono le tv tematiche (non generaliste) a pagamento. Anni 2000 ad Oggi Il nuovo millennio segna l’inizio della televisione moderna, la nascita di reality show come “Grande Fratello” e la diffusione di programmi sempre più innovativi e curiosi. La televisione dagli anni 2000 viene però definita come “tv spazzatura”: i reality vengono accusati di volgarità, oscenità, di esasperare e incoraggiare lo scontro fisico e la violenza. L'accusa si estende ben presto anche ai talk-show, (Buona Domenica, Uomini e Donne, Amici) ma anche quelli interni a Domenica In accusati di favorire in ogni modo lo scontro e le liti fra coloro che vi discutono. La signora Franca, moglie del presidente della Repubblica Ciampi, in una celebre intervista, etichetterà questi programmi come la "tv deficiente".


A differenza dei decenni passati però, si nota un elevato standard qualitativo delle fiction e dei serial televisivi, da molti giudicate addirittura superiori, in alcuni casi, a quelle cinematografiche per eccellenza. Scompaiono definitivamente il varietà classico del sabato sera sostituito da programmi come Ballando con le stelle e C'è posta per te e la tv dei ragazzi (i programmi-contenitore con pubblico di bambini in studio, cartoni e giochi via telefono, tipo Bim Bum Bam chiuso nel 2002) A partire dal 2004 torna al successo la fiction commedia e si creano nuove tipologie di programmi come le fiction, sceneggiati televisivi e serial che possono appartenere a qualsiasi genere cinematografico. I MECCANISMI TELEVISIVI Le reti televisive, come RAI e MEDIASET si fanno concorrenza cercando di attrarre telespettatori tramite l’offerta di programmi (che rappresentano i prodotti), distribuiti in palinsesti, ovvero in programmazioni televisive. La concorrenza tramite palinsesti, ovvero scelta dei programmi e degli orari di trasmissione, è una forma di concorrenza non di prezzo sia orizzontale (stesse tipologie di programmi ad es. Reality) che verticale (tra diverse tipologie di programmi ad es. notiziari e varietà). Un programma ha una sua serie di attributi orizzontali (ad esempio film oppure varietà, e all’interno della categoria “film”, il genere, la durata, la provenienza, mentre all’interno della categoria “varietà”, il tipo di varietà: quanta musica, balletto, umorismo). L’attributo che accomuna tutti i programmi è l’orario di trasmissione. Così un palinsesto può essere più o meno sbilanciato a favore dell’uno o dell'altro tipo di programmi e rivolgersi a diversi tipi di spettatori. Piazzare un film in una serata in cui altri canali sono impegnati in dibattiti politici sulle elezioni del giorno prima può essere un’ottima idea per un network (rete) che vuole attrarre gli spettatori annoiati dalla politica. Infine, i networks (reti: es. mediaset = + canali) operano con una proliferazione delle marche: con questo si intende il fatto che uno stesso network punta alla trasmissione di varie tipologie di programmi su diversi canali sempre di sua proprietà, offrendo così al pubblico una differenziane del prodotto. Da questo punto di vista un network che possiede più canali ha più frecce al suo arco: può trasmettere nello stesso momento sia il film per chi si annoia dei dibattiti politici, sia dibattiti politici per chi è interessato alle elezioni del giorno prima. Un network con un solo canale (come La7 in Italia) deve scegliere un solo programma alla volta. Naturalmente anche la qualità verticale ha un peso anche nei programmi televisivi. Infine l’ultima variabile usata nella concorrenza non di prezzo è la pubblicità. Per i media la pubblicità propria ha il ruolo di convincere il pubblico che il proprio prodotto è interessante e migliore di altri come è il caso dei manifesti che ci incitano a leggere un certo quotidiano o a guardare un certo canale TV. Invece, la pubblicità altrui (in genere di imprese) che i media trasmettono ai loro lettori o clienti ha un ruolo diverso e specifico: i media, come la TV e i


giornali, sono gli intermediari che permettono alle imprese di far giungere i propri messaggi pubblicitari ai consumatori, così come un supermercato fa giungere al consumatore finale i prodotti che mette sullo scaffale. L’analogia tra media e intermediari è la seguente: nel caso della pubblicità il messaggio pubblicitario è il prodotto che arriva a destinazione dell’acquirente potenziale. Nel caso del supermercato è il prodotto vero e proprio che arriva al consumatore potenziale. Non sempre nei mercati per i beni d’informazione è impossibile la concorrenza di prezzo. Per esempio, nel mercato dei libri o dei film in DVD vi è concorrenza perfetta (il prezzo del bene prodotto è formato sul mercato e l’imprenditore non ha la possibilità di variarlo). È possibile anche la concorrenza non di prezzo, tramite la scelta della qualità verticale del film, o del libro (anche della qualità della stampa o del DVD nel caso dei film), così come tramite la scelta delle caratteristiche orizzontali e tramite a pubblicità. La concorrenza di prezzo, quindi, non esclude la concorrenza “non di prezzo”. EFFETTI DELLA TELEVISIONE SULLA SOCIETÀ È ormai confermato che l’utilizzo prolungato della televisione provochi danni alla vista, ma non solo. Prendendo come esempio la popolazione infantile, nel 2007 dopo una ricerca svolta dal dott. Sigman, si sono riscontrati collegamenti tra alcune malattie (tra le quali autismo, morbo di Alzheimer e cancro) e l’abuso dei mezzi televisivi. Crescendo, i bambini si trasformano in ragazzi influenzati dalla società “televisiva”, della quale osservano e assumono comportamenti, spesso sbagliati, delle icone e personaggi a cui fanno riferimento; dei media che trasmettono immagini violente o diffondono l’uso di sostanze pericolose quali le sigarette, la droga o i superalcolici, come accade frequentemente nei film. Si sono verificati infatti fenomeni di delinquenza collegati con il mezzo televisivo, come ad esempio quello dei tre bambini che uccisero la loro amichetta “per gioco” come avevano visto alla tele. Questo accade anche con il cinema: un ragazzo di 14 anni di un paese vicino a Milano si impiccò dopo aver visto il film “Schegge di follia”; “Natural Born Killers” fu causa di 14 omicidi tra il 1993 e il 1994. In modo simile sono avvenuti tantissimi altri episodi di cronaca nera. Il fine della televisione è sempre stato quello di intrattenere e informare, ma con il nuovo millennio questi due propositi si sono amplificati a tal punto da creare atteggiamenti diffusi: - TELEVISIONE COME VALORE DI REALTÀ ASSOLUTA: viene vista come mezzo indiscutibile, rappresentante esclusivo della realtà - TELEVISIONE ASSOCIATA AL TEMPO LIBERO: l’uso dei mezzi di massa prende prima posizione nei passatempi. Partendo da questi presupposti, si è verificato il fenomeno della teledipendenza, indotto dal teleabuso (utilizzo eccessivo, regolare, ricorsivo e quotidiano del mezzo televisivo) e dalla telefissazione, fenomeno psicologico e comportamentale che altera la percezione della realtà: il soggetto viene completamente “catturato” dal messaggio televisivo che diventa facilmente ipnotico. La teledipendenza, derivata appunto da questi due atteggiamenti, si manifesta con una serie di comportamenti simili ad una vera e propria dipendenza da una sostanza e con la presenza persino di crisi di astinenza in assenza del suo consumo.


Le categorie maggiormente a rischio sono gli anziani, le persone con insicurezze relazionali o che riducono i contatti con il mondo esterno per particolari ragioni (lavoro, esigenze personali ed emotive...). Per prevenire la teledipendenza è bene che i genitori si preoccupino di allevare i propri figli senza ricorrere al cosiddetto “terzo genitore” per evitare o limitare gli effetti negativi causati dall’abuso televisivo (obesità, passività mentale, fobie di eventi catastrofici, propensione a imitare modelli inadeguati). IL PROGRESSO VEDE SPEGNERSI I MONITOR TELEVISIVI È riscontrato, già a partire dall’inizio del 2008, che il 54% della popolazione italiana di età superiore ai 14 anni naviga in rete nella cosiddetta “prima serata” importantissima per i network televisivi. Dal 2009 la televisione tradizionale è stata completamente superata conseguentemente al continuo progresso tecnologico concentratosi soprattutto negli ultimi anni; si è infatti notato un calo degli ascolti televisivi per lasciare spazio alla “web-tv”: la televisione del nuovo millennio, più comoda, più veloce e più selettiva. È infatti comune a tutti ritrovarsi a girare in rete alla ricerca di film o programmi in streaming (flusso di informazioni televisive in rete) da guardare in una serata nella quale non si trova niente di interessante e piacevole in tv. Esistono ormai molti forum aggiornati quotidianamente che contengono sezioni di “film in streaming” con link dalle più vecchie alle più recenti uscite cinematografiche, il tutto registrandosi gratuitamente. Dalle statistiche del 2008, quando sono state fatte 7000 interviste (tra le quali 1000 a italiani) è emerso che il World Wide Web ha conquistato molta più gente di quel che fosse lecito aspettarsi. L’82% dei giovani fra i 16 e i 24 anni, che ormai sulla rete passano la maggior parte del loro tempo libero, ha praticamente sostituito internet alla televisione, in tutto e per tutto. Nel 2007, invece, non si distingueva questo colossale sorpasso, che sta avvenendo solo da un anno a questa parte. Internet batte la televisione quindi, coinvolgendo persone di tutte le età, soprattutto le giovani generazioni. " presente la famosa casalinga di Voghera? Ebbene, oggi è lei che naviga di sera. Le abitudini quotidiane sono quindi cambiate per più della metà della popolazione mondiale, solo una minor parte continua a usufruire della televisione come in passato. C'è chi sostiene che siamo davanti a una tendenza a lungo termine più che a una devastante onda anomala, altri sono convinti del fatto che la rete web non arriverà mai a sostituire del tutto la televisione perché un mezzo di comunicazione non andrà mai a soppiantarne un altro. È in atto però una trasformazione che agli occhi degli Italiani fa impressione perché, a differenza di altri Paesi, oltre il 50 per cento degli investimenti pubblicitari sono concentrati sulla Tv. Un business enorme. C'è chi è abituato a vivere di rendita, a pensare che una situazione simile sia immutabile. Per questo lo spostamento del pubblico verso il Web è comunque rivoluzionario. Ma alla fine ciò non significa che la televisione sia destinata a morire: solo che oggi in termini di contenuti non ha davvero più nulla da offrire agli spettatori". Insomma, se la Tv sta davvero per soccombere, la colpa è anche sua; o meglio di chi la gestisce.



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