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speciale

M E N S I L E D I D I V U L G A Z I O N E C U LT U R A L E

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W W W. D E C A R TA . I T

VITERBO | DAL 27 GIUGNO AL 7 LUGLIO

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GIUGNO


UNINDUSTRIA VITERBO Via Fontanella del Suffragio, 14 www.un-industria.it 0761228101


editoriale

Atto di nascita DECARTA Scripta volant Mensile di divulgazione culturale Numero 1/2013 – Giugno Distribuzione gratuita Direttore responsabile Maria Ida Augeri Direttore editoriale Manuel Gabrielli Redazione Martina Giannini, Gabriele Ludovici, Martina Perelli Redazione web e photo editor Sabrina Manfredi Design Massimo Giacci Editore Lavalliere Società Cooperativa Via Luigi Rossi Danielli, 45 01100 VITERBO Partita Iva 02115210565 info@lavalliere.it Iscrizione al ROC Numero 23546 del 24/05/2013 Stampa Union Printing SpA Stampa su carta uso mano riciclata Igloo offset Chiuso in tipografia il 21/06/2013 Foto di copertina Daniele Vita

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mprovvisamente, ci rendiamo conto di tante cose, si fa più attenzione a come ci si muove e a ciò che si ha intorno; d’altronde qualsiasi notizia dell’Italia o dal mondo ci fa sentire sull’orlo di un baratro, inciampare potrebbe essere fatale. È solo grazie a questa ritrovata coscienza che oggi notiamo quei cavi scoperti e quella sporcizia che, da non meno di venti anni, fa da contorno all’immobilismo della nostra città. Centinaia di insospettabili persone in visita a Viterbo apprezzano ogni fine settimana arcate di peperino, vicoli inaccessibili e la tranquillità di un luogo preservato dalla noia. Ma noi, gli autoctoni, tediati dal grigiore della pietra e dai riflessi neri dei sampietrini non possiamo fare a meno di considerare la nostra città come quella madre che ci ha cresciuti e alla quale vogliamo tanto bene, ma della quale sottolineiamo quasi esclusivamente i difetti. Poi, come in tutte le buone famiglie, c’è chi se ne va via di casa per non tornare mai più, o chi dopo una lunga permanenza all’estero alla ricerca di nuovi stimoli torna a casa e si ricorda di quanto sono buone le lasagne di mamma!

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orse aveva ragione Aldous Huxley, il nostro cervello non è nient’altro che un filtro per i sensi e così, come dopo due ore seduti nello stesso scompartimento di quel signore che sembra non lavarsi da due settimane non ne sentiamo più l’odore, dopo venti, trenta, quaranta anni di passeggiate in mezzo agli stessi vicoli non ci rendiamo più conto di ciò che scorre ai lati del nostro sguardo. In questo momento è in corso un processo quasi sconosciuto per questa città, i locali notturni sono sempre più frequentati mentre sono sempre di più le vetrine vuote da Porta Romana fino a piazza Verdi. È la fine dell’immobilismo e fa paura, perché si tratta di un processo inarrestabile e dalle conseguenze imprevedibili. La nostra rivista e prima di lei la nostra cooperativa nascono non per caso in questo momento, con l’intento di aiutare un cambiamento che, atteso da tanti anni, merita di essere accompagnato. Queste pagine sono qui per dare voce a chi ha qualcosa da dire, in un momento dove tutti possono parlare ma nessuno viene ascoltato, e quindi invitiamo chi sente questa necessità a mettersi in contatto con noi. Manuel Gabrielli

www.decarta.it

DECARTA GIUGNO 2013

Presidente Lavalliere Società Cooperativa

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GIUGNO

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erasmus & co. Redazioni internazionali Martina Giannini

aula magna Apprendisti in officina

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Martina Perelli 8

ippocampo La fontana… spera Manuel Gabrielli

acido lattico She got game

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Gabriele Ludovici 12

nota bene Ferro Vecchio, c’è del nuovo Gabriele Ludovici

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speciale

16 Dentro Caffeina Carlotta Caroli

20 Effetto Caffeina: la cultura muove l’economia Martina Perelli

25 JazzUp Festival 2013 26 Senza Caffeina Paolo Manganiello

22 Proiezioni e incontri

27 Ciclo Sport

Francesco Mecucci

27 Keep your groove!

24 Il giallo e il nero Pietro Corinti

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speciale Ludika Viaggio nel tempo a Viterbo Gabriele Ludovici 30

xenofilia Né carne, né pesce Manuel Gabrielli

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xenofilia Barriere astratte Manuel Gabrielli

DECARTA GIUGNO 2013


erasmus & co.

Redazioni internazionali Avvicinare le giovani generazioni di tutto il mondo per una cultura comune che abbatta pregiudizi e stereotipi. Martina Giannini | martina.giannini@decarta.it

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ome si fa un’intervista? Sono mattine che mi sveglio con questa domanda in testa, persino oggi, il problema è che non mi so dare una risposta. Penso a come pormi, a cosa chiedere, se usare il registratore, ma alla fine rimango sempre con questa strana sensazione che mi chiude lo stomaco. Io un’intervista non l’ho mai fatta, comincio solo ora a muovere i primi passi in quello che è il vasto mondo della comunicazione. Figuriamoci scrivere per una rubrica riguardante le relazioni internazionali dell’università, che poi ho scelto io. Oggi mi trovo nell’ex facoltà di Agraria per intervistare il delegato del rettore e coordinatore per le relazioni internazionali, il professor Stefano Grego. Per prima cosa mi vengono illustrati i motivi che spinsero, nel 1988, il Rettore ad aderire all’iniziativa Erasmus, ovvero la convinzione che le giovani generazioni di tutto il mondo siano uguali e abbiano il diritto e il dovere di costruire una cultura comune, un ponte che le avvicini e abbatta pregiudizi e stereotipi; in secondo luogo si è voluto dare un’opportunità agli studenti che volessero arricchire il proprio curriculum universitario e le proprie esperienze. Proprio in quell’anno l’Università degli Studi della Tuscia diede questa opportunità a nove ragazzi, sette partirono per l’Olanda e due per l’Inghilterra. Quest’anno lo stesso ateneo ha ricevuto più di duecento richieste, di cui

centocinquanta con esito positivo, questi sono numeri che dovrebbero renderci consapevoli degli sforzi fatti e delle mete raggiunte dalla nostra università. Numerosi sono i progetti all’attivo oltre Erasmus, come Tempus, programma che nasce per l’integrazione di Paesi non europei, Erasmus Mundus che collega l’Europa a Paesi dell’America Latina, Est Europa e non solo. Parlando, il professor Grego, mi spiega che l’università fa parte di un network che comprende strutture di tutto il mondo, le quali cooperano per progetti di ricerca sul campo, raccolta dati che in alcuni casi posso riguardare le nostre tesi di laurea; mi ha molto colpita l’esperienza universitaria e di vita fatta da alcuni ragazzi che spinti dal loro interesse per le problematiche del terzo mondo parteciparono ad un progetto di ricerca sul campo in Kenya. Un’altra iniziativa, che ormai da tempo è ben radicata, è il gemellaggio con studenti americani che hanno la possibilità di studiare un semestre da noi.

L’Università della Tuscia, pur essendo una piccola realtà, ha cercato di avere radici in Europa e non solo”, dice il professore. Radici mi dà un senso di appartenenza, mi fa sentire a casa non mi fa pensare ad un Paese inospitale, mi fa capire che con gli anni si sono consolidati rapporti molto forti, mi dà l’idea di un flusso di tecnici, professori e studenti che collaborano e che si

Stefano Grego

spostano in tanti atenei del mondo. L’ultima domanda è diretta proprio al ruolo rivestito dal professor Grego, che consiste nel sensibilizzare i docenti alle varie relazioni internazionali, contattare università straniere per mettersi in cooperazione, allacciare più rapporti possibili e renderli disponibili agli studenti. Negli anni è stato punto di riferimento per molte iniziative ed ha ottenuto riconoscimenti, come Laurea ad Honoris Causa, da facoltà in Romania e in Mozambico. L’intervista giunge al termine, ringrazio per la disponibilità e me ne vado. Inevitabilmente sono spinta a riflettere sulle lacune che noi studenti, me compresa, abbiamo in molti aspetti della vita universitaria. Solo dopo aver parlato con chi di questo se ne intende, chi lavora per noi, mi rendo conto di quanto si necessiti di totale e continua informazione, perciò spero di poter essere d’aiuto con questa rubrica e di chiarire come funziona il complesso meccanismo delle relazioni internazionali.


aula magna

Apprendisti in officina Con la comunicazione, le lettere, la creatività, si mangia, si vive e si cresce. Martina Perelli | martina.perelli@decarta.it

gliato e di chi studia, delle aule, della biblioteca che sa di carta, quello di chi fa ricerca e di chi, in questo luogo comune del “con le lettere e la comunicazione non si mangia”, ha deciso che sì, ci si mangia eccome.

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I

o l’avevo capito che quello non era un giorno qualunque. Avevo dormito poco, forse per il caldo soffocante, forse perché certi pensieri fanno molto rumore. Fatto sta che quella torrida mattina di luglio duemilaundici io non ero paga. E quando non sono calma ripeto sempre gli stessi gesti rituali, così mi ero vestita ed ero uscita per comprare qualcosa che mi desse la giusta tranquillità, qualcosa di futile. Per l’esattezza me ne tornai a casa con una salsa-yogurt da mettere sull’insalata e un bagnoschiuma miracoloso, almeno a sentire la casa produttrice: di quelli profumati, dolci, che avvolgono. Rientro a casa e decido che è il momento di una doccia, ché la doccia schiarisce sempre le idee. E quella, d’idea, mi frullava in testa da un po’. L’acqua calda mi scorre addosso e realizzo che il motivo di tanta inquietudine in quella mattina come tante è solo uno: ora so cosa fare. Esco dalla doccia, chiamo i miei e do il grande annuncio: mi iscrivo a Lettere. 6

Tralasciamo il fatto che ero già iscritta a un altro corso di laurea, in un altro ateneo, in un’altra città. Ma io, Martina, voglio studiare Lettere, laurearmi in Lettere e vivere di questo. Uno ci può provare ad andare contro la propria natura ma è sempre lì pronta ad emergere, prepotente. Quindi mollo Perugia, mollo tutto e torno all’ovile. Di nuovo matricola, pronta a mettermi in gioco. Non sto a dirvi di questo o quello sguardo di disapprovazione di chi, più furbo di me, mica sta a scegliere Lettere con questi chiari di luna, ché “almeno con Giurisprudenza qualcosa facevi, con queste materie umanistiche proprio non so”. Ma io, borsa in spalla (niente zaino, non è da signorina) e agenda alla mano, una mattina di fine settembre entro al Disucom, il Dipartimento di Scienze Umanistiche della Comunicazione e del Turismo dell’Università della Tuscia. Forse da allora, dalla prima lezione, mi si apre un mondo e di questo mondo voglio parlarvi: quello dello studente svo-

cco, per quanto riduttivo e forse inadatto, è questo che ho pensato alla fine dell’ultimo incontro de Nell’officina di… “La comunicazione”: sono uscita dalla stanza e ho pensato a cosa questo ciclo di conferenze mi avesse lasciato. Penso di poter rispondere: la consapevolezza che con la comunicazione, le lettere e la creatività si mangia, si vive e si cresce. Questa iniziativa mi è piaciuta fin dalla locandina, mi è piaciuta nel nome: “officina” sa di bottega, di lavoro, di fatica ricompensata. Allora ho voluto cercare l’ideatore di tutto questo, Giovanni Fiorentino, per chiedergli cosa lo avesse portato a partorire questa idea, a contattare insigni ospiti, a metter su una macchina funzionante e se, come nelle migliori botteghe, il lavoro che c’è dietro avesse portato a qualcosa. Professore, come nasce Nell’officina di… “La comunicazione”? «L’officina nasce lo scorso anno accademico, come opportunità per gli studenti che vogliono entrare in contatto con gli ambiti professionali legati alla comunicazione. Gli obiettivi che l’Officina si pone sono due: portare all’interno dell’università professionisti diversi tra loro ma tutti operanti ad altissimo livello, e far capire agli studenti qualcosa d’importante: è possibile lavorare con la comunicazione, anche in questo territorio. Formarsi nell’ambito della comunicazione significa fare un investimento personale molto alto, ma si può. A renderlo possibile nel Viterbese sono anche realtà DECARTA GIUGNO 2013


ed esperienze con cui ho avuto la fortuna di collaborare: ad esempio i festival Caffeina, TusciaFilmFest e Medioera con le organizzazioni e le risorse umane e professionali che ci sono alle spalle. Si tratta di iniziative che operano sul territorio e intervengono sui processi comunicativi a vari livelli.» A tal proposito, come hanno risposto gli studenti a questa iniziativa? Che riscontri ha avuto? «La risposta è interessante e controversa: molti hanno vissuto l’iniziativa con entusiasmo e il riscontro è stato importante. Dobbiamo però pensare a un altro fattore: la partecipazione agli incontri prevedeva il rilascio dei famosi CFU (crediti formativi universitari), intorno al quale tutto il sistema universitario sembra girare. In assenza del rilascio crediti, gli studenti avrebbero ugualmente preso parte all’iniziativa? Gli incontri di “Nell’officina di…” rappresentano possibilità di incontrare esperienze professionali e occasioni di formazione che vanno ben al di là dei “crediti”.» Il “dopo Officina”: a conti fatti ha raggiunto gli obiettivi prefissati? «Non nego che ci sia stato impegno e lavoro consistente. A dare la spinta e la voglia di proseguire sono ancora e soprattutto gli studenti: quando riesco ad avere il riscontro, l’attenzione e magari l’interazione produttiva di un gruppo di ragazzi, posso dire di aver lavorato bene e di aver raggiunto l’obiettivo. C’è lo studente che ti cerca, ti scrive e quello che magari non parla ma a modo suo partecipa.» Una domanda al Fiorentino spettatore: c’è un ospite che le ha lasciato qualcosa in più? «Non me ne vogliano gli altri, ma credo DECARTA GIUGNO 2013

Benedetta Bruzziches, designer di accessori moda

che Benedetta Bruzziches abbia dato l’apporto più interessante e motivante: un’esperienza creativa e professionale legata direttamente al territorio della Tuscia. La Bruzziches, giovane talento made in Tuscia, si è detta “una ragazza come tante” che, non solo si è fatta imprenditrice di se stessa avviando un’attività professionale e aziendale – la produzione di borse con il marchio Bruzziches – in tempi brevi e con risultati straordinari, ma ha anche fondato il suo investimento sul mondo della comunicazione. Ha dimostrato la capacità di mettersi in gioco in quella particolare sfera della comunicazione che utilizza tra l’altro i media sociali e dà la possibilità di fare esperienza di una comunicazione immediata e globale. Benedetta Bruzziches traduce operativamente le possibilità e le capacità del territorio locale in un mondo che si è fatto globale. E rappresenta, con i suoi ventotto anni, un esempio di fiducia nelle proprie capacità e un incitamento per ogni studente, e per

chi, al contrario di lei, crede ancora poco nelle possibilità della creatività e della comunicazione.» Un ringraziamento, un saluto, e un mezzo sorriso stampato in faccia: non ero andata poi tanto lontano, “Officina” come laboratorio in cui la comunicazione parla di sé agli altri e sembra dirci “A lavoro, ché si può fare”.

Giovanni Fiorentino, giornalista pubblicista, insegna Sociologia della comunicazione e Sociologia dei consumi e della pubblicità presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche della Comunicazione e del Turismo dell’Università degli Studi della Tuscia. È inoltre il coordinatore del corso di laurea in Scienze della Comunicazione. 7


ippocampo

La fontana… spera Citata tra le promesse elettorali, anche l’opera del maestro Capotondi attende il cambiamento. Manuel Gabrielli | manuel.gabrielli@decarta.it

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a storia italiana è in mano ad ereditieri. Nel mondo del privato c’è chi ha ereditato così tanti immobili da non conoscere precisamente nemmeno il loro numero e spesso è questo il motivo di tanti ruderi. Ma anche noi come cittadini italiani siamo ereditieri di qualcosa, più precisamente siamo comproprietari di tutto ciò che è pubblico, che sia un parco o un palazzo. Allo stesso modo dei grandi ereditieri privati neanche noi conosciamo tutte le nostre proprietà, e la maggior parte non le vedremo mai. Sempre considerando un ereditiere privato, potrebbe essere possibile per lui non conoscere quella lontanissima casa ereditata da un prozio in Argentina, ma è del tutto impossibile che non conosca la casa dove lui stesso va a dormire tutte le sere. Eppure esagerando questo paragone sembra questa la sorte di Viterbo, una casa sotto molti aspetti sconosciuta per i suoi stessi abitanti. Passando davanti a molti luoghi ne ignoriamo la storia e a volte anche l’esistenza, ed è qui che la responsabilità di ognuno di noi considerando come proprio il bene pubblico dovrebbe trascendere dall’operato della pubblica amministrazione. Questo articolo ho deciso di incentrarlo su di un luogo mancato, per farlo mi ci sono recato a piedi, mi sono seduto su una lastra di peperino e come me ha fatto una signora, vorrei sottolineare questo aspetto perché nonostante sia come ho detto un luogo mancato, rimane comunque frequentatissimo, l’atmosfera intorno è animata, alla mia sinistra le costolone di legno della piscina comunale, alla mia destra l’oratorio del Murialdo e davanti a me nonostante ci siano dei bellissimi abeti a coprirmi la vista, posso facilmente immaginare le vetrate del palazzetto dello 8

sport. Tutto intorno macchine e persone di passaggio, la stessa signora vicino a me è di passaggio e probabilmente non sa bene su cosa si è appena seduta. Ma basterebbe allungare lo sguardo per leggere tutto in maiuscolo su una targa di bronzo ossidata: “REGIONE LAZIO – COMUNE DI VITERBO – 1992 – FONTANASFERA – CLAUDIO CAPOTONDI. Vivo a pochi passi da quest’opera, ma poche volte mi ci sono recato volontariamente, spesso ci sono passato vicino, questa volta mi trovo seduto qui perché tra pochi minuti parlerò con il suo creatore e nonostante conosca il luogo voglio avere un ricordo vivido per l’incombente telefonata. Il maestro Claudio Capotondi non è residente a Viterbo, si è reso quindi necessario un contatto telefonico previa introduzione di un amico comune che ringrazio; ne consegue che la mia telefonata era attesa e forse per questo motivo

si è trattato non di un’intervista, ma di una piacevole conversazione che ha avuto come tema l’opera e della quale riporterò i concetti salienti. FONTANASFERA fu un lavoro commissionato dalla Regione Lazio, un dono alla città di Viterbo. Alla commissione è seguito un sopralluogo, la scelta della zona da parte dell’autore non fu assolutamente casuale. Per risalire ai motivi è necessario tornare indietro di 22 anni quando al posto della piscina comunale e del parcheggio adiacente c’erano solo terra e sterpaglie, uno spazio vergine in mezzo ad una zona residenziale. Furono presi in considerazione altri quartieri, per esempio Pianoscarano, ma non si volle sovrapporre l’opera a qualcosa di già esistente, l’idea fu piuttosto di creare un punto di partenza per la nascita di un luogo, un ipotetico parco. La tematica alla base di tutte le opere di Capotondi è la nascita. Questo signi-

Una rara immagine della fontana in funzione

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Claudio Capotondi (1932) è uno scultore originario di Tarquinia oggi residente a Pietrasanta, vicino le cave di Carrara dove crea e scolpisce personalmente le sue opere. Nel 2000 ha ricevuto dalla città di Carrara l’ambito premio Michelangelo e le sue sculture sono presenti in numerose collezioni d’arte nel mondo.

La fontana come si presenta oggi

ficato in un linguaggio definito organico geometrico si traduce in un rapporto tra l’interno è l’esterno, le sue sculture fanno esplodere un contenitore per tirarne fuori il contenuto. La sfera di granito, rosso come il sangue, già di suo simbolo di vita, svuotata del suo interno non tradisce la tematica del contenuto, il tutto è anzi enfatizzato dalla presenza di un altro simbolo di vita, l’acqua. La struttura di supporto della sfera, la vasca e la pavimentazione di contorno seguono invece la tematica dell’esplosione, attraverso una disposizione radiale rispetto alla sfera centrale. La pavimentazione in granito serizzo della Val d’Ossola merita poi un approfondimento, non prevista nel preventivo fu voluta e curata in un secondo momento dallo stesso autore, il quale si occupò personalmente della scelta, del reperimento del materiale e della particolare disposizione a terra.

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a fontana, presentata a dicembre del 1992 funzionò per un lasso di tempo molto breve, infatti fu notato che durante le giornate di forte tramontana l’acqua nebulizzata si andava a ghiacciare sul manto d’asfalto della strada adiacente, un pericolo non trascurabile per gli automobilisti di passaggio. Forse non tutti sanno che una fontana per funzionare regolarmente ed essere presentabile ha bisogno di una manutenzione frequente, si parla di un intervento di controllo dell’impianto idraulico e di pulizia della vasca ogni due settimane, un impegno ritenuto forse eccessivo e che sancì uno spegnimento perenne dei cannoni ad acqua. Fu così che non si ritenne più di dare spazio al verde, pochi anni dopo la zona DECARTA GIUGNO 2013

Disegni originali del maestro Capotondi

circostante la fontana venne asfaltata, radici degli abeti comprese, la centralina dell’acqua vittima di atti vandalici venne totalmente smantellata e quindi oggi FONTANASFERA è un’opera dimenticata ed un luogo non riuscito. Come molti spazi degradati della nostra città FONTANASFERA riceve periodicamente le attenzioni di qualche schieramento politico di opposizione, il tutto però, specifichiamolo, per mirare solo ad una cattiva gestione dell’amministrazione di quel momento. L’unico intervento di pulizia avvenne nel 2008 e lo seguì una “bellissima” recinzione che

per qualche mese evitò che l’opera si riempisse di nuovo di graffiti ed immondizia. Oggi la recinzione è stata rimossa, e se di giorno ogni tanto qualche signora accidentalmente è possibile che si sieda sull’orlo della sua vasca, nelle ore notturne è un luogo che viene inghiottito dall’oscurità. Il motivo del suo degrado è però un altro, ed è la più volte citata mancanza di memoria o in alcuni casi di conoscenza di un luogo, il quale è maltenuto proprio nel suo essere diventato un non-luogo, del quale non si ritiene necessario fare attenzione. 9


acido lattico

She got game Il basket femminile a Viterbo attraverso una tripla intervista alle protagoniste in occasione del memorial Tartarella. Gabriele Ludovici | gabriele.ludovici@decarta.it

Anna Maria Romagnoli, Lorenza Spirito e Giulia Manzotti

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ntrando nel PalaMalè, il tempio del basket viterbese, si nota subito la grande scritta Virtus che compare nella tribuna, disegnata dal contrasto tra i seggiolini gialli ed azzurri che accolgono i tifosi. La Virtus Viterbo nacque dalle macerie della vecchia Sisv ed è stata l’anello di congiunzione che ha portato alla nascita dell’attuale principale società cestistica viterbese, la Basket Ants, militante in Serie A2 e nota anche con la denominazione dello sponsor Defensor. Il basket femminile viterbese ha una storia importante, che ha avuto il proprio culmine con la conquista della Coppa Italia nel 1984 sotto la denominazione Sisv. Numerose vicessitudini societarie non hanno spento l’entusiasmo di un movimento che ora si affida a nuove e giovani protagoniste, con un occhio però alla storia: non a caso una tragica occasione, ovvero la scomparsa dell’ex-gioca10

trice Anna Maria Tartarella avvenuta a febbraio a causa di un tumore, si è trasformata nella possibilità di creare un evento che ha coniugato beneficenza e sport. Il ricavato della vendita di gadget e magliette prima dell’incontro verrà infatti devoluto a sostegno di alcune associazioni in prima linea nella ricerca e nell’informazione medica. Il primo memorial Tartarella, promosso con lo slogan Un assist per Nanny, ha coinvolto giocatrici non solo del presente ma anche del passato recente viterbese, come Valentina Siccardi (campionessa d’Italia a Taranto) e Monica Bonafede. Una partita di esibizione che ha richiamato al palasport un buon numero di appassionati, al termine di una stagione in cui le ragazze allenate da Carlo Scaramuccia – storico coach e tra i fondatori della Virtus – hanno centrato la

permanenza nella categoria superando ai play-out la Consum.it Siena, dopo aver concluso la regular season al decimo posto. Prima della gara abbiamo voluto intervistare tre giocatrici che hanno disputato questa stagione con la casacca gialloblu, per mostrarvi da vicino la realtà di questa squadra che ha saputo reagire dopo un inizio di campionato difficile e reduce da un ripescaggio che ha permesso loro di avere una “seconda chance” nel torneo di A2. Vi presentiamo quindi Annamaria Romagnoli, ala tarquinese che nonostante abbia venti anni si può considerare una veterana in quanto milita da ben cinque stagioni nella Defensor; Giulia Manzotti, ala romana classe ’93, che ha disputato il suo primo anno a Viterbo dopo una annata con la Lussana Bergamo; Lorenza Spirito, guardia civitavecchiese classe ’90, punto fermo della squadra da due stagioni. Come è nata la vostra passione per la pallacanestro? Annamaria Romagnoli «Sia mio padre che mio zio hanno giocato a basket a livello amatoriale; ho iniziato a giocare a Tarquinia ed in seguito ho passato gli ultimi anni delle giovanili qui a Viterbo.» Giulia Manzotti «Il basket è sempre stata una passione di famiglia e l’ho ereditata fin da quando ero piccola. Mio fratello (Francesco Manzotti, ndr) attualmente gioca nell’Eurobasket Roma.» Lorenza Spirito «Ho iniziato a giocare a pallacanestro quasi per caso, nella palestra vicina a quella dove frequentavo ginnastica artistica. Anche mia madre era una giocatrice, ma non ha mai voluto influenzarmi e la mia è stata una scelta personale.» Nell’ultima stagione siete riuscite ad ottenere una difficile salvezza attraDECARTA GIUGNO 2013


verso il viatico dei play-out. Siete comunque contente di com’è andata questa annata? A.R. «Sono abbastanza soddisfatta rispetto all’anno passato... è stata una stagione molto bella dal punto di vista personale, visto che ho conosciuto molte persone che mi ha fatto piacere incontrare. Lo spirito di gruppo è stato determinante.» G.M. «Sono contenta perché abbiamo ottenuto la salvezza, ma ovviamente bisogna pretendere sempre qualcosa in più. Anche io sono molto felice del rapporto che si è creato tra noi compagne di squadra fuori dal campo.» L.S. «Questa stagione è stata vissuta molto meglio e con più tranquillità rispetto a quella passata, a prescindere dalle prestazioni in campo. Noi ragazze più giovani siamo riuscite a creare un bel gruppo anche grazie all’esperienza di giocatrici più grandi come Martina Rejchova e Maria Francesca De Fraia.» C’è stata qualche giocatrice o qualche giocatore che avete ammirato in particolare e da cui avete preso ispirazione? A.R. «Sinceramente non seguo niente! Se devo dirti un nome, Svetlana Knoutsetzova (ala di nazionalità russa che ha militato a Viterbo dal 2005 al 2011, ndr).» G.M. «Sarà banale, ma ovviamente Michael Jordan! Devo dire che anche mio padre è stato molto importante per me: mi sfidava e mi spingeva a dare sempre il massimo. Per “colpa sua” ho un grande spirito di competizione!» L.S. «Io ne cito due: Gianmarco Pozzeco e Gianluca Basile (ex giocatori della Nazionale Italiana, ndr), anche se sono molto diversi. Il primo era matto ed imprevedibile mentre il secondo era preciso e a modo, ma entrambi erano fortissimi.» DECARTA GIUGNO 2013

In conclusione, vogliamo spendere qualche parola su questo importante memorial dedicato ad Annamaria Tartarella? A.R. «Si tratta davvero di una bella iniziativa, e di questi tempi fare beneficenza è qualcosa che fa sicuramente bene. Per quanto mi riguarda è bello ritrovare delle vecchie compagne ed avere la possibilità di giocare assieme a delle atlete che fino ad ora avevo visto solo in televisione.»

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n seguito in campo abbiamo assistito ad una partita molto divertente, con le giocatrici divise in due squadre composte da giocatrici in forza alla Defensor e non. Ad imporsi è stata la formazione in casacca bianca su quella blu, ma il vero successo è ovviamente rappresentato dal-

l’essere riusciti a creare un evento che potrebbe diventare un punto di riferimento annuale di rilievo. Sul parquet, a fine gara, è stata donata una targa ricordo alla famiglia Tartarella, in un misto di commozione ma anche di consapevolezza di come la città di Viterbo sappia circondare di affetto e stima coloro che sul campo hanno lottato per contribuire a rendere grande un movimento sportivo. La prossima stagione offrirà nuove sfide alla squadra presieduta da Francesca Pia Meloni e per le ragazze gialloblu. Ma dalle parole di Annamaria, Giulia e Lorenza possiamo essere ottimisti: se il gruppo è alla base di ogni vittoria, sarà comunque un successo. La Basket Ants continuerà a dare battaglia e a formare nel proprio settore giovanile le protagoniste del futuro. 11


nota bene

Ferro Vecchio, c’è del nuovo Viaggio nel mondo del rapper The ShoKker. Come costruirsi un palcoscenico dal nulla (o quasi). Gabriele Ludovici | gabriele.ludovici@decarta.it L’hip hop italiano storicamente ha sempre vissuto di contraddizioni, momenti di esaltazione e di buio. Una scena a lungo sottovalutata e poi esplosa improvvisamente fino a portare più di un suo esponente sulla ribalta nazionale, assumendo musicalmente quelle caratteristiche ibride che permettono persino la fusione con altri generi. Lontano dai riflettori e dai video di MTV esiste però una realtà che lotta quotidianamente per affermare la cultura hip hop dove apparentemente non sembra esserci terreno fertile. Dici Viterbo e di certo non pensi al rap, ma per Giorgio Ferrini – noto sul palco come The ShoKker – questo di certo non è un problema. Classe ’92, nella sua giovane carriera si è già tolto delle soddisfazioni affermandosi anche come freestyler – la disciplina in cui il rap viene improvvisato – in numerosi contest contro avversari di tutta Italia. Attualmente è entrato a far parte della Ferro Vecchio Crew, a fianco di Ergal, Misha Ms e Tigna.

ShoKker, partiamo dai tuoi esordi nel mondo del rap. «Prima di conoscere il rap non mi ero mai interessato alla musica. Poi a 12 anni ho ascoltato il disco Encore di Eminem, in prestito da un amico, e dopo aver visto 8 Mile mi sono deciso a scrivere le prime rime ed i primi testi. Ovviamente erano quasi senza senso, ma fin da allora riuscivo ad andare a tempo!» C’è qualcuno inizialmente che ti ha spinto o incoraggiato a fare rap? «No, ho sempre fatto tutto da me, risparmiando i soldi per comprare un microfono e registrare. Nello stesso periodo molti miei amici si erano avvicinati al rap, ma col tempo molti si sono staccati: solo Silence è sempre rimasto attivo, anche se ora ognuno è preso dai propri progetti.» Com’è nata l’idea di iniziare a registrare? «Fino a 13 anni producevo materiale amatoriale, stampato nella copisteria di mio padre. Intorno al 2009 ho iniziato a frequentare le serate hip hop a Roma, entrando nell’ambiente e finalmente nel contesto giusto per vedere come funzionava. Successivamente ho realizzato le prime basi con Fruity Loops e comprato un microfono a condensatore. La mia 12

demo (Io-Riflessioni, ndr) è stato un lavoro molto introspettivo, tutto autoprodotto. Già all’epoca avevo un bel flow… tuttavia quella demo è rimasta nel mio pc senza essere pubblicata! Non mi interessava stamparla, in quel momento ero preso dalle serate ed avevo una concezione dell’industria musicale ancora ingenua.» Sei noto anche come ottimo freestyler: cosa ti ha spinto a metterti in gioco in questa difficile disciplina? «Anche in questo caso il punto di partenza è stato 8 Mile, che mi aveva catturato in pieno. Prima ero timido ed un po’ emarginato, ma col freestyle avevo trovato un modo di esprimermi di impatto. Inizialmente non ero bravo, ma è una passione che ho portato sempre avanti e dopo tante sconfitte ho iniziato a sbloccarmi. Ho vinto il mio primo contest in Veneto, a Montebelluna, poi ho continuato a fare sempre di meglio fino a raggiungere a Roma una semifinale del Tecniche Perfette (noto contest nazionale di freestyle, ndr) perdendo contro Cane Secco. Sono una persona molto emotiva e sentivo la pressione, senza contare tutto il viaggio in treno che mi ero fatto per arrivare lì da Viterbo! Per me il freestyle è stato importante per affermarmi fuori dalla mia città.»

Nel 2011 hai vinto il premio Punto Zero all’evento Viterbo Record grazie al pezzo Chiudo gli occhi: quanto ha influito sulla tua carriera? «È stata una vittoria che mi è piaciuta tanto, per aver affermato il rap in una città che non lo apprezza ed aver ottenuto dei passaggi in radio. Mi hanno ascoltato in molti ed ho avuto un buon riscontro a livello cittadino. Unica cosa negativa… il fatto che tendo a fidarmi molto delle persone, e quando una emittente locale mi ha chiesto di realizzare un jingle l’ho fatto, tutto autoprodotto. Lo mandano in onda da un anno… ma sono spariti senza pagarmi quanto concordato!» Cose che succedono purtroppo… tuttavia, come vedi il panorama rap in questo momento? «Vedo un notevole aumento di persone attive, cosa che mi ferisce e mi fa gioire allo stesso tempo. Io non mi ritrovo molto in questa scena, che da un lato vuole apparire “fresh” ma in realtà si comporta come una setta, una religione mentale con dei dogmi ben precisi. La verità sta nel mezzo ed io faccio musica soprattutto per comunicare: il rap va preso con le pinze, ha il potere di esprimere qualcosa con le parole… purtroppo di questi tempi si parla molto e DECARTA GIUGNO 2013


non si ascolta, si dà la priorità alle apparenze. Stiamo attraversando musicalmente una fase di innovazione, ma io sono innovativo al contrario: mi piace il rap delle origini, per puntare al messaggio e trasmettere con le parole.» Non deve essere facile comunque affermarsi dove il rap non ha molto seguito. «Ho la dote di essere autocritico e di trovare da solo le motivazioni per migliorarmi anche se non c’è nessuno con cui confrontarmi, questo è un aspetto che tutti coloro che si affacciano al rap dovrebbero assorbire. Le motivazioni comunque per me sono arrivate dopo aver iniziato, in principio rappavo solo perché mi piaceva. Adesso cerco di aiutare le nuove leve, cosa che nessuno aveva fatto con me. È un periodo in cui sono un po’ fermo con i live, sono abbastanza stufo di vedere che la gente ascolta solo quello che fanno i loro amici: io salgo sul palco col cuore in mano e voglio essere ascoltato per davvero, per la musica ho sacrificato amicizie e tagliato molti ponti, ora frequento praticamente solo la mia ragazza e la crew.» In tema di crew, come sei entrato in contatto con la Ferro Vecchio? «Sono persone che ho conosciuto prima musicalmente che personalmente; anche il loro progetto è autoprodotto ed autofinanziato. Sono stati loro a chiedermi di entrare a far parte della crew, dopo avermi ascoltato in un live che ho fatto al Glitter Café, anche se all’inizio erano diffidenti nei miei confronti perché sono giovane. Ora stiamo lavorando alla realizzazione di un mixtape – che si intitolerà proprio Ferro Vecchio – e cerchiamo di scovare serate e live dove esibirci. Speriamo di rendere il dj set al Milk, che abbiamo realizzato qualche settimana fa, un evento fisso.» Oltre alla crew hai in cantiere un progetto personale? «Sì, un lavoro tutto mio che verrà inciso su dei beat americani. Sarà un prodotto che rispecchierà ogni mia sfaccettatura, un progetto a lunga scadenza che mi porterò dietro anche se dovessi trasferirmi…» In conclusione, c’è qualcuno che vuoi salutare o ringraziare? «Oltre alla mia crew saluto e ringrazio la mia ragazza Veronica Alfieri (a.k.a. Grafic Mind, ha realizzato la copertina del suo ultimo lavoro 3nta minuti di risKaldamento, ndr), Simone Trinca di Radio Punchlinerz ed i ragazzi di More Fire.» 13


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Dentro Caffeina Uno staff instancabile e una costruzione meticolosa, che dura tutto un anno, per giungere preparati al taglio del nastro. Carlotta Caroli Ufficio stampa Caffeina Cultura

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molto più di un festival culturale: c’è musica, teatro, cinema, arte, incontri con autori e tanti libri, naturalmente. È un eccitante culturale e ci vuole energia e la miscela giusta per realizzarlo. È Caffeina Cultura, quel festival bellissimo – lasciatecelo dire, dopo tutta questa fatica – che anima il centro storico di Viterbo e lo fa vivere. Accade solo durante Caffeina: durante il resto dell’anno San Pellegrino è grigio. Vuoto. Solo. Resta bello anche con tutta quella solitudine intorno, per carità, però con Caffeina è un’altra storia. C’è movimento. Persone che passeggiano, volontari che scorrazzano, tecnici del suono che cercano una soluzione, ci sono gli ospiti di Caffeina che rimangono estasiati, i responsabili di location a cui manca sempre qualcosa; tutto lo staff, che ha lavorato al progetto per tutto l’anno, se la gode. Per quanto sia possibile, ovvio. C’è sempre il colpo di scena, un cambio improvviso di location, un ospite che rinuncia, uno che arriva in ritardo, chi arriva nel giorno sbagliato. Oppure:

manca qualcosa, non funziona il microfono, l’auto che doveva già essere arrivata da Roma che è dispersa, il moderatore che ha la camicia di Caffeina macchiata, dove porto a cena l’ospite, chi è responsabile di piazza del Comune, lo sponsor vuole più visibilità, qualcuno è smarrito o non ha capito cosa fare. È sempre un po’ così: umano. Come Caffeina. Che è fatta da menti e cervelli, da dita che battono, da braccia che spostano, da cuori. Tanti. Che si sommano e da loro scaturisce un Festival come ne esistono pochi. A detta di Filippo Rossi, direttore artistico del Festival «Siamo una gabbia di matti che fa imprese eccezionali». Vero. Tornando ai cuori, An-

drea Baffo, direttore esecutivo del Festival, a quelli dello staff, tutte le volte che sembra la fine, li motiva con pensieri importanti: «Quando vi sembra tutto difficile, quando vi sembra la fine, quando avete nostalgia, o malinconia, quando siete stanchi, affranti, chiedetevi anche voi ciò che si chiede Carlos Castaneda. Nelle sue parole la risposta c’è, e non è da poco conto: questa strada ha un cuore? Se lo ha la strada è buona. Se non lo ha non serve a niente». Il cuore questa strada, ce lo ha senz’altro.

A Andrea Baffo, direttore esecutivo, e Filippo Rossi, direttore artistico del festival

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Caffeina siamo tanti, ma proprio tanti. C’è chi pensa, chi scrive, chi insiste, chi telefona, chi propone, chi boccia, chi legge, chi rilegge, chi corregge, chi disturba, chi rompe il ghiaccio, quello che ti fa fare una risata quando non c’è proprio una cavolo da ridere. Tutti, per contratto, bevono un sacco di caffè. Perché non basta essere tanti: bisogna essere svegli, anzi più svegli, più veloci, più reattivi, più propositivi. Perché è così che vengono fuori le imprese più grandi. Un gran lavoro, che DECARTA GIUGNO 2013


diventa immenso dal mese di maggio e non parliamo di cosa significa a giugno. Io mi sono messa l’anima in pace: niente mare fino alla fine. E accetto la realtà: c’è a malapena tempo per pranzare, ma quasi mi sono affezionata ai pranzetti vegetariani e freddi sulla scrivania del grande capo. Fanno squadra e fanno unione. E quelli del bar che ci prepara le insalate ci hanno preso a cuore: ci portano sempre un cioccolatino per addolcire il lavoro. Immenso. E gratificante in proporzione alla mole. Qui ho scoperto che il mantra che sempre mi ripeto, credere per vedere, è un dato di fatto. Noi, tutti, per fortuna, ci crediamo. L’unico problema? Sono diventata monotematica: parlo (quasi) solo di Caffeina.

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ul concetto di tempo siamo tutti d’accordo: è poco. «Ci sono momenti in cui anche andare al bagno è uno spreco di tempo – incalza Valeria Evangelistella, responsabile del programma e l’ufficiale distributrice di croissant la mattina (nel bar di Soriano

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ne fanno di buonissimi) – e, lo dichiaro fin da ora, quando finisce Caffeina voglio dormire per tre giorni di fila. Stacco il telefono, se dimentico di spegnerlo, comunque non risponderò a nessuno, tantomeno a voi. Non vi risponderò né vi vorrò vedere. Vi voglio bene, tanto, ma devo pensare alla mia sopravvivenza e, per la mia sopravvivenza, devo dormire. Ah! Adesso lasciami lavorare perché temo di aver dimenticato qualcosa. Con questa sensazione convivo ormai da più di un mese. Gira gira qualcosa me la dimentico per davvero». No, Valeria non dimenticherà niente e il programma sarà perfetto. E non dimenticherà nemmeno, questo è sicuro, di staccare il telefono a fine Caffeina. Chi invece sembra non aver bisogno di dormire è l’instancabile Giuseppe Berardino, Responsabile marketing, lui che alle 6 di mattina è in piedi e alle 7.15 in ufficio è felice di una cosa: «Tempo fa ero fidanzato con una ragazza, ci sono stato insieme 9 anni, poi, lei mi ha messo di fronte alla scelta: me o Caffeina? Non avrebbe dovuto farlo. Adesso ho una donna speciale e, al nostro matrimonio, il 70% degli invitati era gente di Caffeina. Ora pure mia moglie lavora a Caffeina. E i miei colleghi, ormai, sono anche i miei amici. Spero ovviamente che valga lo stesso anche per loro (sì, vale anche per noi). Può bastare per farti capire che porzione di tempo e mente occupi per

me Caffeina? Unico neo: troppa Caffeina significa troppe sigarette».

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vero, il numero di sigarette fumate durante il pre-festival è direttamente proporzionale all’avvicinarsi del fatidico giorno, quello del taglio del nastro. Non per incentivare l’abitudine al fumo – non sia mai – ma bisogna dire le cose come stanno: il caffè e le sigarette stanno proprio bene insieme. Un po’ meno bello è svuotare il posacenere, ma non scendiamo in dettagli così bassi, in fondo bisogna pure sporcarsi le mani, per fare le cose come le facciamo qui. Non è che siamo montati, ma lavoriamo in un certo modo. E ci siamo pure fatti la corazza contro le critiche che non mancano mai. Si sa, non si può fare contenti tutti nello stesso momento. Anche se noi, in fondo, ci proviamo. Mischiamo cultura “alta” e cultura “bassa”, mischiamo musica e parole, incontri con grandi scrittori e incontri con personaggi televisivi. Siamo aperti agli scambi e amiamo le differenze, anche le differenze di pensiero. È normale, quindi, che i contenuti siano variegati. Ci sono attori, a Caffeina, ci sono i cinque finalisti poi il vincitore del Premio Strega. Ci sono stati ospiti illustri quali il Premio Nobel per la pace, l’attuale Presidente del Senato Pietro Grasso. E con la sua carriera che è in crescendo, anno dopo anno, Caffeina ha 17


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visto aumentare gli spazi di risonanza mediatici a livello nazionale e si conferma ogni anno una manifestazione di spicco nel panorama culturale italiano. E ha anche l’adesione del Presidente della Repubblica, mica poco.

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ancora a Caffeina: ci sono giornalisti, cuochi, poeti. Insomma, c’è un po’ di tutto, per tutti. Anche per i piccoli. È proprio questa misticanza culturale il bello. E ciò che ci contraddistingue. A Caffeina vogliamo che chiunque esca a fare due passi a San Pellegrino, trovi qualcosa che catturi la sua attenzione. Che si fermi, ascolti, riprenda il cammino, si faccia una birra, un bicchiere di vino, un gelato o tutte e tre le cose e poi continui a perdersi e a ritrovarsi nella Cittadella della cultura e della creatività più bella del mondo. Perché Caffeina, non solo eccita un centro storico, una popolazione, una città, Caffeina crea curiosità a lungo termine. Caffeina realizza sogni, risveglia animi. Caffeina fa un regalo ai viterbesi: offre cultura. Dona ai cittadini conoscenza, opportunità di sapere, possibilità. Caffeina fa tutto questo per amore della cultura, cultura che non ha colori, cultura senza vincoli, senza appartenenza, senza provenienza. E no, non ci vantiamo, né ci teniamo oltremodo a far sapere cosa 18

significhi organizzare tutto questo, né quanto tempo ci voglia. Quello che vogliamo far sapere – è lecito – è che per l’edizione 2013 non abbiamo ottenuto nemmeno un finanziamento pubblico. E se l’edizione 2013 si farà, sarà solo grazie al sostegno dei soci fondatori, benemeriti e sostenitori della Fondazione Caffeina Cultura e grazie agli sponsor privati che, è chiaro, credono nel potere di Caffeina.

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proposito di soci, ecco cosa dice Daniele Camilli, responsabile della campagna soci della Fondazione, riguardo il backstage di Caffeina: «Il Festival dura tutto l’anno. Le due settimane estive sono un punto di arrivo. Un passaggio, uno snodo per capire se quanto fatto è stato fatto bene oppure no. Se c’è qualcosa da cambiare, e c’è sempre qualcosa da cambiare, ripensare. Anche daccapo. Un Festival capace anche di dubitare di se stesso, prova d’intelligenza. E allora si riparte, dal giorno dopo. Poche ore dopo la chiusura del Festival, con quel portato emotivo e tutte quelle emozioni che lo caratterizzano. Quel fare e farsi comunità dentro la città in cui si vive ed abita quotidianamente. La cittadella nella città, dove non c’è solo cultura, libri da presentare, ospiti e volontari. Ma è anche governo di un territorio, espresDECARTA GIUGNO 2013


sione di possibilità e di un modo diverso di vivere il centro storico. È anche mobilità sociale.

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gnuno trova il suo ruolo, la sua occasione. Per ognuno di noi, il giorno dopo la conclusione del Festival si apre un nuovo percorso. E ci si sente diversi, migliori e pronti a fare meglio. Perché questo t’ha dato il Festival. L’opera umana più bella: mettersi al servizio prossimo». E scatta la lacrimuccia. Perché in fondo, siamo tutti un po’ preoccupati del giorno dopo l’ultimo giorno di Caffeina, quando verranno smontati i palchi, i gazebi; quando i volontari non scorrazzeranno più da una parte all’altra della cittadella, quando il centro storico tornerà a essere grigio, vuoto, solo. Perché ci abbiamo messo un anno a costruire ciò che, nel momento in cui comincia è già finito. Definitivo il pensiero di Matteo Maio, responsabile della logistica durante il Festival e nel team del marketing

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durante l’anno: «Quando Caffeina comincia è già finita. Il grosso del lavoro è tutto prima. Che c’entra, anche durante non è che sia vacanza, ma prima, ragazzi.. Qualche notte fa mi sono svegliato con un pensiero: che non si facesse in tempo per richiedere la corrente all’Enel. Pensavo: e poi? Se non si fa Caffeina? Impossibile. Senza Caffeina non è estate, senza Caffeina non si ama Viterbo alla stesso modo. Dietro le quinte succede un po’ di tutto, ma la squadra sa ciò che fa e, se non lo sa, non si fa problemi a imparare. Vogliamo tutti bene a Caffeina, la verità è questa. Caffeina è nel nostro cuore e vogliamo che viva sempre di più. E sempre meglio». Ora, però, Caffeina è vicina. Non possiamo dimenticare nulla, né possiamo divagare. Scriveremo la nostra storia di nuovo dal 27 giugno al 7 luglio. Ci auguriamo che tutte le storie che scriviamo di anno in anno, un giorno diventino un romanzo.

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Effetto Caffeina: la cultura muove l’economia Intervista a Giorgio Nisini, scrittore e coordinatore delle serate Premio Strega. Martina Perelli | martina.perelli@decarta.it - Foto di Sabrina Manfredi prestigio di una manifestazione che ha già dalla sua più fattori: primeggia in estensione temporale e in qualità e si pone come una realtà eterogenea volta a carpire l’interesse di un pubblico molto ampio senza tralasciare sezioni più specialistiche, “di nicchia” per così dire.»

Giorgio Nisini, scrittore e saggista. È autore dei romanzi La demolizione del Mammut (Perrone, 2008), premio Corrado Alvaro Opera Prima e finalista premio Tondelli, e La città di Adamo (Fazi, 2011), finalista alla LXV edizione del premio Strega. Nel 2011 ha fondato l’Associazione culturale Officina Mente.

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iorgio Nisini, classe 1974, viterbese di nascita. Nella vita scrive e, tra un saggio e un romanzo, capita che nel 2011 arrivi finalista al prestigioso Premio Strega. Oggi porta quel premio in veste ufficiale a Caffeina, due chiacchiere con lui... Da finalista a curatore, come spiega questa scelta? «Il passaggio ha in realtà una duplice natura: da un lato il mio atteggiamento nei confronti dell’universo letterario è sempre stato molto versatile; accanto all’attività di scrittura mi sono spesso occupato dell’organizzazione di eventi di divulgazione culturale e sono oggi attivo con l’associazione Officina Mente. Dall’altro attribuisco alla casualità un suo merito: negli anni precedenti avevo già preso parte a Caffeina presentando i miei libri o curando presentazioni di altri e conoscevo gli organizzatori dell’evento. Poi la partecipazione allo Strega nel 2011 mi ha permesso di entrare in contatto con la 20

Fondazione Bellonci ed ecco presentarsi una coincidenza fortunata: la proclamazione dei vincitori del Premio avviene proprio nei giorni in cui si svolge il festival, allora perché non cogliere l’occasione e dargli uno spazio all’interno di una manifestazione che si fa promotrice di cultura? Ed è così che lo Strega arriva a Viterbo in veste ufficiale, una soddisfazione e una conquista.» Di conquista in conquista Caffeina cresce e si consolida, guardiamo al festival ora e allora. «Ricordo il mio primo contatto con Caffeina: era una delle prime edizioni, passeggiavo per il centro storico e mi imbattei casualmente nella presentazione di un libro di Andrea De Carlo. Caffeina era allora un ciclo di circa dodici incontri che non superava i confini di piazza San Carluccio, oggi è uno dei festival culturali più conosciuti d’Italia. La nascita di una sezione ufficiale dedicata allo Strega non fa che aumentare il

Caffeina è quindi anche un festival nazional-popolare. A tal proposito che reazioni suscita il Premio Strega nei viterbesi? «L’esperienza dello Strega a Caffeina parte lo scorso anno e, devo dire, pur essendo una novità ha riscosso un ottimo successo. In molti hanno voluto complimentarsi personalmente e la stessa Fondazione Bellonci ne è rimasta soddisfatta. Come sempre, si poteva fare di più: dobbiamo lavorare duramente per sedurre il pubblico viterbese, e quest’anno apporteremo dei miglioramenti. Nello specifico ripeteremo la formula della presentazione dei cinque finalisti il 2 luglio, ma stavolta, grazie all’aiuto di Raffaello Fusaro e alla partecipazione di tre nomi importanti del mondo della recitazione, Ennio Fantastichini, Alessandro Haber e Laura Morante, la trasformeremo in un vero e proprio spettacolo. Anche per quanto riguarda l’appuntamento col vincitore nella giornata del 5 luglio apporteremo alcune modifiche: da una parte, la location scelta sarà più centrale, il cortile del palazzo comunale; dall’altra coinvolgeremo cinque giornalisti della stampa nazionale in un dibattito con il vincitore dello Strega, una formula che spero possa accattivare il pubblico viterbese. Andando oltre lo “spazio Strega”, volgerei l’attenzione ad un fenomeno più generale, quello della risposta del pubblico viterbese ad un festival culturale: noto che la cittadinanza sembra essere DECARTA GIUGNO 2013


più coinvolta dall’evento Caffeina nel suo complesso che dagli incontri in sé. Fatto sta che Caffeina, al di là della singola presentazione e di questo o quell’appuntamento, attiva nel centro di Viterbo un grande motore per tutte le attività, riesce a incanalare l’attenzione di un quantitativo ingente di persone che popolano i vicoli, le piazzette, consumano nei bar, acquistano nei locali tipici, si fanno fruitori di servizi. È un aspetto importante che non va tralasciato: Caffeina stimola i viterbesi a ripopolare il centro, e questo è un bene per la città intera e per la sua economia.» Caffeina, e più in generale la realtà dei festival culturali, di che messaggio si fa portatore? «Caffeina e gli altri festival portano alla luce un concetto importante: la cultura muove l’economia. Mi faccio portavoce di questa idea e ci credo fermamente, non solo come scrittore, ma anche come italiano. Ogni Paese dovrebbe impostare il proprio asse economico-finanziario sulle risorse che ha e noi, in termini culturali, abbiamo un valore aggiunto. Auspico un’Italia attenta, che sappia valorizzare il suo patrimonio artisticoculturale. Soffermandoci sulla realtà dei festival, in genere ogni volta che uno di questi viene istituito porta in media al territorio il quintuplo di quanto investito: è il famoso “effetto moltiplicatore” cui dovremmo prestare attenzione, e di cui si è occupato di recente Guerzoni (Effetto Festival). E stiamo parlando di festival di media grandezza, se guardiamo a realtà maggiori avremo sempre maggiori ritorni. Le istituzioni e gli enti privati devono guardare a questo tipo di eventi come a un vero e proprio bene in grado di valorizzare il territorio e far girare l’economia. Nel caso di Caffeina, possiamo dire che ci troviamo di fronte ad una manifestazione integrata con la città di Viterbo, non un’entità autonoma e distaccata, piuttosto una realtà ben presente che mira ad una progressiva e sempre maggiore collaborazione con le istituzioni locali. Caffeina è ormai conosciuta a livello nazionale e più di una volta, nell’ambiente editoriale-letterario, mi è capitato di sentir dire “Viterbo, la città dove fanno Caffeina”. Io dico puntiamo sulle DECARTA GIUGNO 2013

eccellenze che abbiamo, sfruttiamole, cogliamo le opportunità.» Festival del libro, sul libro, per il libro. Ma il libro oggi che fine fa? «Il mercato del libro si trova in una fase delicatissima, conscio di dover fare i conti con due fattori fondamentali: da un lato una crisi generale del mondo dell’editoria, dall’altro l’incontro/scontro col digitale. Di fronte ad una depressione così forte l’editoria sta reagendo anche con modifiche strutturali di sé, puntando a reinventarsi. Parlando di destino del libro, pur salvaguardando la bellezza del cartaceo, dobbiamo fare i conti con la realtà di un mondo multimediale. Tra i detrattori del digitale e i fautori della

novità io penso di collocarmi nel mezzo: amo la carta, ciò che sa di antico, ma sono molto affascinato dal nuovo che avanza. In fondo, che si tratti di carta o strumenti digitali, sempre di mezzi stiamo parlando. Il contenuto resta nella parole, di volta in volta supportate dal mezzo più funzionale in quel momento: se devo studiare, lavorare su un testo, sottolinearlo, mi rivolgo al cartaceo. Se mi ritrovo a partire e voglio portare con me dei libri, mi avvarrò della praticità dell’eBook. Al di là del supporto, c’è il libro.» Libri, parole, multimedialità e carta. Un grazie a Giorgio Nisini, un doppio appuntamento a tutti voi per lo Strega a Viterbo. 21


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Proiezioni e incontri A Viterbo, dal 27 giugno al 7 luglio, i protagonisti del cinema italiano per la decima edizione del Tuscia Film Fest. Francesco Mecucci Ufficio stampa Tuscia Film Fest

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iunto alla sua decima edizione, il Tuscia Film Fest 2013, dopo il successo dell’anno passato, rinnova la collaborazione con Caffeina Cultura e con l’Università della Tuscia e si prepara a ospitare, nello storico Complesso di San Carlo nel centro storico di Viterbo, undici serate consecutive interamente dedicate al cinema italiano dell’ultima stagione. Nell’arena all’aperto da 400 posti, registi, attori, sceneggiatori ecc. presenteranno le loro opere e incontreranno il pubblico del Festival. Non solo: protagonista del Tuscia Film Fest 2013 sarà anche il meglio dell’enogastronomia del territorio, con un quotidiano programma di degustazioni e incontri con i produttori. Inoltre, il chiostro del Complesso di San Carlo – che nella vita di tutti i giorni è sede universitaria – sarà il proscenio di tutti gli eventi collaterali del prefestival e del dopo festival che accompagneranno il pubblico ogni sera dalle ore 19 fino a oltre mezzanotte.

Lodovini e Isabella Ragonese. Lillo e Greg riceveranno invece il Premio Pipolo Tuscia Cinema Speciale, assegnato senza una periodicità predefinità a personalità del cinema italiano che condividono il loro lavoro di autori, interpreti, sceneggiatori, registi, ecc… sulle orme di quanto già fatto dalla coppia Castellano e Pipolo. I due comici romani si aggiudicano il riconoscimento già assegnato nel 2009 al trio Massimiliano Bruno, Fausto Brizzi e Marco Martani.

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el Tuscia Film Fest 2013 – il cui programma completo è disponibile sul sito www.tusciafilmfest.com – sarà incluso un omaggio a un grande presidente della Repubblica italiana: Sandro Pertini. Un partigiano come presidente. Le parole di Pertini, è questo il

Il manifesto ufficiale dell’edizione 2013

Dal 2008, all’interno del Tuscia Film Fest, c’è spazio per un importante riconoscimento, il Premio Pipolo Tuscia Cinema, istituito in ricordo della figura di Giuseppe Moccia, in arte Pipolo, uno dei più prolifici sceneggiatori e registi del cinema italiano (in coppia con Franco Castellano), che nacque a Viterbo nel 1933. Il premio viene assegnato ogni anno a una personalità emergente del nostro cinema e quest’anno i vincitori sono Rosabell Laurenti Sellers e Lillo & Greg, che riceveranno il premio dalle mani di Federico Moccia (scrittore, sceneggiatore e regista, figlio di Pipolo) rispettivamente il 2 luglio e il 27 giugno. Rosabell Laurenti Sellers succede, nell’albo d’oro del Premio Pipolo, a Vinicio Marchioni, Paolo Ruffini, Valerio Mieli, Valentina 22

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titolo del recital teatrale – prodotto dal Tuscia Film Fest in collaborazione con l’associazione nazionale “Sandro Pertini” di Firenze – che debutterà a Viterbo venerdì 28 giugno. Interpretato da Andrea Bosca per la regia di Aureliano Amadei, lo spettacolo ripercorre la vita dell’ex Presidente della Repubblica, dalla gioventù fino ai mondiali di Spagna 1982. E proprio nel racconto di questo episodio s’inserisce il contributo allo spettacolo – amichevole ma straordinario – di Dino Zoff che con Sandro Pertini aveva instaurato un rapporto speciale di amicizia.

Nei dieci anni di attività, il Tuscia Film Fest si è affermato come una delle maggiori manifestazioni del territorio e ha ospitato personaggi del calibro di Mario Monicelli, Giuseppe Tornatore, Dante Ferretti, Pupi Avati, Remo Girone, Diego Abatantuono, Niccolò Ammaniti, Daniele Luchetti, Marco Muller, Franco Nero, Roberto Faenza e tanti altri. Il festival si è inoltre strutturato come un evento di 365 giorni l’anno, con un’edizione autunnale, una rassegna invernale e primaverile, un progetto per le scuole e molte altre iniziative di promozione cinematografica.

E per il decennale, sbarco a Berlino!

Dal 29 agosto al 1° settembre 2013 la Tuscia e le sue eccellenze saranno protagoniste nella capitale tedesca. Il tutto grazie a Tuscia (Film Fest) goes to Berlin, l’evento organizzato dal TFF che proporrà quattro giorni dedicati al cinema italiano e alla promozione del territorio viterbese. Il programma culturale di proiezioni e incontri con i protagonisti del cinema italiano, infatti, sarà affiancato da altre iniziative che consentiranno ai produttori enogastronomici della provincia di Viterbo di farsi conoscere e apprezzare dal pubblico e da buyer, grossisti e importatori tedeschi. Sede della manifestazione il centralissimo e storico Kino Babylon. Situato in Rosa Luxemburg Platz (a poche centinaia di metri da Alexander Platz), con le sue 130.000 presenze annue il Babylon è uno dei centri culturali più attivi e importanti di Berlino.

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Il giallo e il nero L’Associazione letteraria “Mariano Romiti”: una presenza sul territorio votata alla legalità e alla cultura. Pietro Corinti

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’Associazione letteraria Mariano Romiti si costituisce a Viterbo nel luglio del 2011 tra 17 appartenenti alla Polizia di Stato in servizio alla Questura del capoluogo i quali, traendo spunto dalla presenza tra loro di uno scrittore di gialli e con il patrocinio del Sindacato Italiano Lavoratori Polizia (SIULP), danno vita all’iniziativa con finalità di promozione della cultura del Territorio e dell’arte, in particolare della letteratura poliziesca, gialla, noir e spystory in memoria del vejanese Mariano Romiti, maresciallo di Pubblica Sicurezza vittima di un attentato terroristico nel 1979. L’Associazione si propone come principale, ma non unica attività, l’organizzazione annuale del Premio di Letteratura Gialla - Noir - Spy Story “Mariano Romiti, concorso letterario che intende premiare il miglior romanzo del genere attraverso un doppio meccanismo di valutazione in cui i protagonisti sono poliziotti, magistrati, avvocati ed esperti del mondo della giustizia i quali, come in un vero e proprio processo conducono un’indagine diretta ad individuare quale tra gli scrittori partecipanti può assumere al veste di imputato, alla vittoria finale. Un’occasione di incontro tra gli operatori della giustizia, del mondo letterario e della cittadinanza con il capoluogo viterbese a fare da cornice ad un evento che si propone di assumere una risonanza sempre maggiore nello specifico

settore. Seppur alla sua prima edizione il concorso del 2012 ha visto la partecipazione di importanti scrittori del genere giallo/noir e la vittoria finale è stata tributata a Maurizio de Giovanni con il romanzo Per Mano Mia - Il Natale del Commissario Ricciardi che si è imposto sul gli altri due finalisti Loriano Macchiavelli, Francesco Guccini con Malastagione e Paolo Roversi con Milano Criminale. La seconda edizione del premio ha visto la partecipazione di diciassette tra i più autorevoli autori del panorama del giallo nazionale e la prima giuria è al lavoro per decretare i tre romanzi finalisti che possano ambire alla vittoria finale. Tutti gli autori e tanti altri esponenti del genere giallo/noir, per un totale di 33 scrittori, saranno ospiti di eventi curati e condotti all’interno del festival Caffeina 2013 proprio da rappresentanti dell’Associazione Mariano Romiti che, comparendo tra i soci fondatori della neo costituita Fondazione Caffeina Cultura, si è ritagliata all’interno della manifestazione una sezione interamente dedicata al mondo del giallo e del noir.

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e location destinate agli eventi, che sono pubblicati nel programma ufficiale della manifestazione, saranno situate in piazza San Carluccio e piazza degli Almadiani, due tra le più belle piazze del capoluogo viterbese. Inoltre, presso la ex chiesetta del S.S. Sal-

vatore, in piazza San Carluccio, gentilmente concessa dalla Camera di Commercio di Viterbo che collaborerà alla realizzazione dell’iniziativa, sarà allestita la mostra delle tavole originali del calendario della Polizia di Stato del 2013 realizzate dai ragazzi detenuti preso l’Istituto Penale per i Minorenni di Nisida e curate dagli studenti della Scuola Internazionale Comics. All’inaugurazione della mostra parteciperanno Autorità della Polizia di Stato che illustreranno la finalità sociale del calendario istituzionale. Due serate nell’ambito della stessa manifestazione, il 27 giugno ed il 5 luglio, saranno curate dalla Polizia Stradale con la sicurezza nella circolazione stradale come protagonista principale mentre il 6 ed il 7 luglio il SIULP, in collaborazione con l’Associazione, condurrà due incontri sui seguenti temi: Donne, motore del futuro e vittime del presente e il secondo L’infiltrazione della criminalità organizzata nel Lazio. Le iniziative dell’Associazione non si fermano qui. È in cantiere la produzione di una rivista periodica con tutte le news riguardanti l’Associazione e i protagonisti delle sue attività destinata ad una diffusione capillare sul territorio. Un’attività, quella dell’Associazione Mariano Romiti che non si pone limiti nella convinzione che la condivisione culturale costituisca la chiave di accesso ad un rapporto civile tra cittadini ed Istituzioni.


JazzUp Festival 2013 L

’Associazione culturale Musica & Territorio, presenta la nuova edizione del JazzUp Festival, un appuntamento ricorrente nella nostra regione, punto di riferimento nel panorama delle proposte culturali della Tuscia Viterbese e Romana. Novità assoluta di questa edizione la nuova collocazione temporale e la location: dalla fine di giugno e per tutta la prima settimana del mese di luglio, il JazzUp sarà all’interno della città di Viterbo, e precisamente nel centralissimo spazio di piazza del Gesù. Una nuova formula che garantirà maggior continuità ed interesse, ed una significativa crescita dell’indotto turistico-culturale conseguente la manifestazione. L’organizzazione in merito ha in serbo un fantastico allestimento di questa nuova location, ispirato ai temi della difesa dell’ambiente, con piante, acqua, luci ed installazioni d’arte, elementi che si fonderanno e che comporranno un nuovo equilibrio urbano dello spazio utilizzato. Sarà un vero e proprio grande Festival, con un palinsesto nutrito e originale: undici giorni di programmazione con più di 30 eventi, tutti completamente gratuiti. Inoltre è prevista una serata di Gala a Ronciglione sul Lago di Vico dove verranno ringraziati tutti coloro che parteciperanno alla realizzazione di questo evento come le Istituzioni, gli artisti e tutti i collaboratori.

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azzUp alla sua ottava edizione apre la porta ai giovani talenti, con una programmazione a 360° e un palinsesto che vedrà la partecipazione di formazioni e progetti musicali agganciati alle nuove produzioni discografiche. Oltre al Concorso New Generation di DECARTA GIUGNO 2013

area jazz, proposte legate alla musica classica, al folk, contaminazioni elettroniche, progetti in chiave internazionale e messaggi da diverse culture, fotografia, cinema, esibizioni di danza ed “incursioni artistiche”. Un festival vero, diverso, lontano dalle consuetudini, pieno di sorprese e pensato come una grande vetrina dei valori in campo, occasione di visibilità per i musicisti, sostegno al territorio, e di tutti i soggetti che con le loro attività, legate all'arte alla musica ed al gusto, operano costantemente nella Tuscia. Il Concorso New Generation La sezione New Generation del JazzUp, espressamente pensata per focalizzare la creatività del mondo giovanile, sarà l’elemento pulsante del programma, con formule studiate appositamente per finalizzare l’impegno dei ragazzi. Se si considerano le attività live, con concerti, proiezioni corti d’autore, danze popolari e contemporanee, quelle discografiche, previste post-evento, e installazioni d’arte, essa fornirà un impulso concreto alle nuove leve di artisti. Un impegno serio e costruttivo rivolto al mondo giovanile, a conferma di quelle esperienze che, già nelle precedenti edizioni, hanno spesso simboleggiato un forte messaggio avverso la non-cultura, la distanza dalla genericità dei ruoli, la voglia di rigenerare il tessuto pulsante della nostra società contemporanea. In questa sezione troverà il suo naturale sviluppo il concorso musicale giunto alla sua 5a edizione. Sono previsti, oltre a premi in

denaro, riconoscimenti alla composizione destinata alle colonne sonore attraverso la collaborazione attivata con Est Film Festival di Montefiascone, manifestazione cinematografica giunta alla sua 7a edizione. A sigillare l’importanza di questa sezione del festival, la collaborazione con l’Associazione Tormellinarte nel concerto d’apertura del festival, con un’orchestra, composta da giovani musicisti e da Professori dell’Accademia di Santa Cecilia; orchestra che sarà diretta dal Maestro Sesto Quatrini, astro nascente della musica classica italiana, che proporrà opere di giovani autori contemporanei. Greg Burk curerà per il terzo anno consecutivo la direzione artistica della manifestazione in special modo la sezione delle New Generation. Burk, pianista e compositore di Detroit, tra i più raffinati della scena jazz contemporanea, insegna pianoforte jazz e ‘Ear Training’ alla New York University di Firenze ed altre importanti strutture didattiche. L’attività concertistica include Festival in Europa, Giappone, Stati Uniti e Africa. Musica e Arte Il connubio tra musica e arte proseguirà anche in questa ottava edizione del festival: si continuerà ad operare, infatti, nell’ambito della Personalità Artistica aggiungendo delle nuove ed originali sinergie alla creatività musicale, con mostre, installazioni e “incursioni artistiche” del gruppo Cultural Bridge.

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speciale

Senza Caffeina Incontri di formazione e sensibilizzazione finalizzati alla crescita culturale e sociale dei più giovani. Paolo Manganiello Direttore artistico Senza Caffeina

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’Associazione culturale Astarte di Viterbo dal 2009 organizza e realizza la manifestazione Senza Caffeina, evento unico nel suo genere in Italia, sezione pomeridiana e serale di Caffeina Cultura, dedicata a giovani e giovanissimi in età scolare. Tale particolare missione di formazione del giovane pubblico è il punto di partenza e contemporaneamente l’obiettivo principale della manifestazione. Il Teatro per i bambini rientra nelle attività rivolte al sociale. Nell’organizzare Senza Caffeina l’operazione di formazione e di sensibilizzazione è delicata e complessa e deve avvenire secondo un’attenta valutazione delle esigenze e dei desideri del giovane pubblico, cercando di non distaccarsi troppo dai linguaggi da esso conosciuti e finalizzando ogni intervento alla crescita culturale e sociale dell’individuo. Da quattro anni a questa parte i risultati in termini di qualità delle proposte e di partecipazione sono stati eccellenti. Il vanto di Senza Caffeina è di aver portato in seno alla rassegna compagnie e spettacoli di altissimo livello, non dimenticando le eccellenze che il nostro territorio comprende. Sono stati offerti ai bambini laboratori creativi pomeridiani e spettacoli di grande qualità, con il coinvolgimento di operatori e di artisti rinomati in ambito nazionale. Tutto ciò è stato reso possibile dal patrocinio e dalla vicinanza, in termini logistici e di promozione, di Caffeina Cultura, grazie alla quale si sono avute una grande risonanza mediatica e una forte struttura organizzativa. Sono previsti laboratori creativi pomeridiani, nuovi rispetto agli anni passati, e spettacoli teatrali serali, che saranno la spina dorsale di Senza Caffeina. Con queste sinergie si potrà doppia26

mente sensibilizzare i piccoli partecipanti, e i loro genitori, verso temi e argomenti di grande importanza: l’integrazione, le diverse abilità, il volontariato, il rispetto per l’ambiente.

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ra le proposte dell’edizione 2013, tutte nuove e attente all’aspetto pedagogico, spiccano: lo spettacolo di Teatro integrato del 28 giugno alle ore 21.30 portato in scena dal gruppo Eta Beta di Viterbo, dal titolo Commedia, a cura della regista Maria Sandrelli e ispirato alla Divina Commedia di Dante Alighieri. L’associazione è collegata all’Unità operativa complessa di Neuropsichiatria infantile della Asl di Viterbo, tra le più attive nell’ambito socio-assistenzialeeducativo e terapeutico-riabilitativo. Il primo di luglio, sempre alle 21.30, Niccolò Fabi dedicherà una serata di musica e parole ai piccoli e alle loro famiglie, anche per sensibilizzare verso la Fondazione da lui voluta, “Parole di Lulù”. Il teatro serale vedrà alternarsi eventi per ragazzi di vario genere:da spettacoli teatrali a presentazioni di testi di letteratura per l’infanzia; tra i primi vanno menzionati gli spettacoli La serva padrona dell’associazione I Funamboli di Viterbo, Il figlio del re nel pollaio del Tetraedro, Nascita di Roma di O iasos Teatro. Tra le presentazioni di testi per l’infanzia: La grammatica ti salverà la vita di Massimo Birattari e Tutti in cerchio. La geometria diventa facile di Anna Cerasoli, entrambi editi da Feltrinelli. Importanti saranno gli appuntamenti laboratoriali pomeridiani. Verranno proposti percorsi di “Orto didattico” con temi e storie tutte da scoprire; ci sarà lo spazio yoga per bambini “Childplay yoga”, con maestri che regaleranno esperienze ludiche e interessanti su questa particolare disciplina orientale; ci sarà il

Centro Sperimentale di Musica per l‘Infanzia (Ce.S.M.I.) che presenterà percorsi musicali per bambini. Poi ancora la costumista Viviana Ginebri, che suggerirà un percorso creativo sulla Divina Commedia. Il tutto sarà accompagnato da uno dei partner storici della manifestazione: la Unicoop Tirreno, con il suo “Gioco dell’oca sulla legalità”. Quest’anno sarà presente, con un pomeriggio di attività molto divertenti, la Fondazione Alfredo Rampi. Le novità di quest’anno non finiscono qui, e con circa 50 appuntamenti, saranno tutte da scoprire giorno dopo giorno. Grazie alla molteplicità di eventi che Senza Caffeina comprende, la crescita intellettuale e critica del giovane pubblico si sviluppa per mezzo della migliore forma di didattica: l’Arte.

L’Associazione culturale Astarte nasce a Viterbo nel 2008. Tra i soci fondatori ci sono Paolo Manganiello e Chiara Palumbo, operatori teatrali dell’E.T.I. (Ente teatrale italiano), attori, registi, formatori e Emanuela Appolloni, psicologa, responsabile di un Centro diurno del Dipartimento di salute mentale (Dsm) della Asl di Viterbo, anche lei attrice e da molti anni impegnata in attività di Teatro integrato. Astarte promuove la cultura teatrale attraverso l’organizzazione di laboratori e corsi, ed è impegnata a progettare percorsi di formazione più specificamente afferenti al Teatro sociale.

DECARTA GIUGNO 2013


Ciclo Sport Una serie di incontri con grandi esponenti dello sport italiano.

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ltre agli eventi legati alle arti ed alla cultura, Caffeina propone anche una serie di incontri che porteranno a Viterbo alcuni grandi esponenti dello sport italiano, per riflettere su alcuni aspetti che, pur collocandosi lontani dalle luci della ribalta, possono aiutare a comprendere i meccanismi alla base dello show business sportivo. Il ciclo Sport e città della legalità è nato sotto l’egida degli avvocati Giuseppe Bartoletti e Guglielmo Ascenzi e può contare sulla collaborazione de La Spinosa ed Officina Soccer. Il 27 giugno ci sarà il primo degli incontri – che si svolgeranno tutti di sera presso il Cortile del Palazzo dei Priori – cui sarà ospite Giampaolo Montali, dirigente sportivo ed ex allenatore delle nazionali italiana e greca di pallavolo. Il tema dell’incontro sarà la sua esperienza personale nell’ambito della pallavolo e del calcio, l’importanza delle motivazioni personali nello svolgimento delle attività sia professionistiche che dilet-

tantesche nonché la promozione della cultura e dell’etica nello sport. Montali, oltre ad aver collezionato numerosi trofei in Italia ed all’estero guidando Pallavolo Parma, Sisley Treviso, Olympiakos e Roma Volley, è anche stato un importante dirigente sia dello Juventus F.C. che della A.S. Roma, ricoprendo molteplici cariche. Una figura di grande impatto ed esperienza, in quanto è inusuale trovare addetti ai lavori che sono riusciti a ritagliarsi spazi importanti in discipline diverse. Il giorno 1 luglio invece ci sarà un’importante tavola rotonda con Gino Zavanella, architetto e progettista di impianti sportivi, tra cui lo Juventus Stadium, Mauro Checcoli, ingegnere e progettista di impianti sportivi, medaglia d’oro olimpica nell’equitazione, presidente dell’AONI e membro del Coni, con la moderazione dell’on. Alberto Michelini, giornalista RAI. È prevista anche la partecipazione del presidente della FIGC Giancarlo Abete. Il tema della tavola rotonda verterà sugli stadi e più in

generale sugli impianti sportivi, spiegando i riflessi di essi con la città e le realtà sociali ed avrà il titolo La città, l’uomo, lo stadio. Nel successivo ed ultimo incontro, che si terrà il 2 luglio, è previsto l’incontro con Leonardo Bonucci, giocatore viterbese della Nazionale di calcio e della Juventus. Il tema sarà – oltre all’esperienza personale – anche l’evoluzione del rapporto dei calciatori con i tifosi, la stampa ed i social network. Bonucci, formatosi calcisticamente nel Pianoscarano, è tra i tanti sportivi famosi che fanno uso abituale del popolare “cinguettatore” meglio noto come Twitter. Questi moderni sistemi di comunicazione hanno fornito ai fan di tutto il mondo la possibilità di seguire ancor più da vicino le vicende dei propri beniamini, che sogliono sovente pubblicare pensieri o materiale audiovisivo privato o legato alla propria vita professionale, rendendo l’esperienza del tifoso tendente all’assistere ad un reality show.

Keep your groove! Un progetto ambizioso divenuto realtà.

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a Backstage Academy nasce da un’idea di tre giovani artisti: Finch (Francesco Russo, batterista), Faith (Federica Sciamanna, cantante) e Rufo (Riccardo Russo, grafico e web designer). I primi due sono noti alle platee internazionali in quanto membri della band e Shiver ed hanno deciso di mettere a disposizione la propria esperienza e passione in questo ambizioso progetto. La Backstage Academy offre sale prova, clinic, seminari, workshop, agenzia di booking e promozione, grafica e webdesign, comunicazione: la professionalità è la migliore garanzia che viene rivolta a tutti coloro, non solo del mondo della musica, che decidono di entrare in contatto il centro musicale. Le idee alla base di tutto ciò sono DECARTA GIUGNO 2013

semplici: realizzare qualcosa di importante attraverso la passione e la voglia di stare insieme. Un vero e proprio contenitore in cui sono canalizzate tutte le esperienze che Finch e Faith hanno vissuto in giro per l’Europa durante i loro tour, per permettere a tutti i tasselli che compongono il mosaico artistico di essere valorizzati al meglio. La scelta della “base” è inevitabilmente ricaduta su Viterbo e la Tuscia in generale, terra di talenti e persone che dedicano quotidianamente il loro tempo agli strumenti. Il fermento non manca ed un punto di riferimento come la Backstage permette non solo di apprendere ma anche di esprimere il proprio potenziale e tessere nuove e fruttuose reti di contatto con altri artisti.

Lavorare insieme a partner di fiducia e di estrema professionalità è sempre stata una prerogativa di grande importanza per la Backstage. Oltre alla musica l’accademia ospita e collabora alla realizzazione del Corso Base di Fotografia diretto ed ideato da Francesco Meloni. Il corso, promosso attraverso un evento grafico/musicale di nome Visual Trip, si è appena concluso con una mostra degli alunni che verrà riproposta a più scadenze questa estate e che introdurrà le fasi successive del corso previste a partire da ottobre 2013. La Backstage inoltre curerà la direzione artistica musicale del Caffeina Festival 2013 a Viterbo, occupandosi di selezione artistica e logistica.

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© Manuel Gabrielli

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Viaggio nel tempo a Viterbo Torna anche quest’anno l’evento medievale: cinque giorni di gioco, storia e cultura. Gabriele Ludovici | gabriele.ludovici@decarta.it

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na delle peculiarità della città di Viterbo è nota ai quattro angoli del globo: il centro storico racchiuso dentro le mura, ed in particolare il quartiere di San Pellegrino, che ha mantenuto il proprio fascino medievale nonostante l’incedere degli anni. L’idea di rendere il centro della città l’epicentro di un viaggio nel tempo è alla base di Ludika 1243, un evento che quest’anno si svolgerà tra il 10 ed il 14 luglio. Dietro a Ludika c’è un grande lavoro di preparazione, svolto da appassionati che durante l’anno lavorano per riportare Viterbo, almeno per qualche giorno, nel XIII secolo, periodo storico misterioso ed affascinante il cui lascito pervade gran parte della cultura della città. Il quartier generale di Ludika, che dà anche nome all’associazione organizzatrice, si trova 28

proprio nel cuore di San Pellegrino: è la Tana degli Orchi, suggestiva ludoteca in cui sono presenti tantissimi giochi da tavolo ed un numero indefinito di piccole miniature di soldati e cavalieri. Un luogo a metà tra laboratorio e punto di ritrovo per gli amanti del gioco; è qui che incontro Serenella Bovi, che assieme al marito Claudio ha dato vita all’associazione ed a Ludika. Serenella, come è nata l’idea di creare Ludika 1243? «Siamo nati come associazione di giochi da tavolo, alcuni di noi partecipano a tornei internazionali e simulazioni di battaglie antiche. Molti di questi giochi sono legati al Medioevo e a noi, una volta vista la bellezza di questo centro storico, sembrò strano che durante l’estate non vi

fossero eventi attinenti. Da lì, tredici anni fa nacque l’idea di legare il gioco alla storia ed il nome Ludika 1243 indica sia il gioco che il primo evento che ci è venuto in mente di rievocare, ovvero la battaglia campale tra le truppe di Federico II di Svevia e le milizie viterbesi. Tanti eventi di rievocazione in Italia sono realizzati con armi vere, noi invece diamo la possibilità a chiunque di partecipare: si tratta di un gioco ed ogni anno possono vincere i guelfi o i ghibellini conquistando lo stendardo avversario. Nel tempo l’evento si è allargato ed abbiamo dato spazio ad artigiani e gruppi che simulano scontri veri ed organizzano percorsi itineranti. L’aspetto più colorato poi è quello del teatro di strada, dagli attori agli artisti che camminano sui trampoli ed i mangiafuoco... DECARTA GIUGNO 2013


tutto questo per ricreare quel clima storico, senza essere filologici ma per far avvicinare tutti.» Quali sono le novità per l’edizione 2013? «Riproporremo l’Invito a corte con delitto in una connotazione più storica, al Paradosso. Sempre in quel luogo presenteremo uno spettacolo teatrale ispirato all’Uburé, che abbiamo chiamato simpaticamente Ubutré in quanto diviso in tre parti; la compagnia più giovane invece presenterà novelle sul Boccaccio. Ci sarà anche il concorso fotografico, visto il successo dell’anno scorso. Quello che ci piacerebbe è che la gente venisse per tempo per chiedere di partecipare alla battaglia campale, in modo da poter preparare le armi. Inoltre ci saranno le visite guidate e quest’anno sarà possibile visitare sotterranei e persino una tomba Etrusca che si trova proprio tra i cunicoli del Paradosso. Abbiamo anche voluto arricchire e sviluppare nuovi giochi di legno; il gioco è un bel momento che unisce le generazioni.» Quanto tempo vi occorre per la realizzazione di un evento così grande? «Non smettiamo mai, finisce Ludika e si comincia a pensare alla prossima! Siamo nati per gioco e dopo aver visto che

l'evento piaceva abbiamo iniziato ad investirci molto. Vorremmo ingrandirci, ad esempio facendo un gemellaggio con Avignone, l'altra città dei papi che organizza un grande festival degli artisti di strada. A frenarci purtroppo sono le economie e molti sogni che abbiamo nel cassetto non possiamo realizzarli. All’estero abbiamo visto cose mirabolanti che per ora non possiamo riproporre qui, dove manca persino un luogo economico dove far dormire i ragazzi che organizzano gli eventi.» DECARTA GIUGNO 2013

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udika è alle porte, e le difficoltà nel reperire fondi saranno soppiantate dalla grande passione che lega tutti coloro che sono coinvolti nella fase di realizzazione. Resta da chiedersi se un domani, con un po’ di buona volontà da parte delle giunte comunali che promettono di rilanciare la cultura, sarà davvero possibile rendere Viterbo la sede di un festival medievale di caratura internazionale, senza perdere l’equilibrio tra gioco, storia e partecipazione libera. 29


xenofilia

Né carne, né pesce Il mio nome è Manuel e sono nato a Viterbo nell’Ospedale Grande degli Infermi una fredda e nevosa mattina di aprile. Manuel Gabrielli | manuel.gabrielli@decarta.it

È il 20 aprile 2013, sono affamato e ho cercato per ore un letto dove dormire, ma è sabato sera, questo pomeriggio Napolitano è stato rieletto presidente della repubblica, domani si gioca Roma-Pescara allo stadio Olimpico e tanti fedeli sono arrivati nella capitale per rendere omaggio al nuovo Papa. In conseguenza di tutto ciò gli albergatori sono stremati, sono i primi giorni caldi dell’anno e Roma è sotto assedio turistico. Non avendo avuto la possibilità di prenotare una stanza, per tutta la sera non ho potuto fare altro che camminare e farmi chiudere porte in faccia, tante porte in faccia, così tante che la situazione si è rivelata surreale, ma nonostante ciò non credo sia stata una suggestione il fatto che quasi tutti fin da principio mi abbiano trattato col sorriso in bocca questa sera, come se avessero saputo in anticipo ciò che mi aspettava. Non credo sia stata una suggestione la folla di immigrati dell’Africa sub-sahariana accampati sotto i portici di stazione Termini, come non credo fossero una mia suggestione né il ragazzo medio orientale che mi ha dato il biglietto da visita di un bed & breakfast né la signora asiatica che giunto sul posto indicato mi ha detto che non c’era posto nemmeno da lei; quindi suppongo non siano stati frutto di suggestione nemmeno il signore peruviano che mi ha accolto alla reception dell’ultimo albergo nel quale sono entrato, e insieme a lui il suo collega africano. Suggestioni o meno, la mia ricerca è finalmente volta al termine perché il signore della reception mi sta informando della disponibilità di una stanza doppia, per me e per la mia amica venuta a visitare l’Italia dal lontano Venezuela. È la notte del mio compleanno e sono convinto che nessuna delle situa30

zioni di questa sera siano state un caso, come se si stesse nascondendo un messaggio dietro le varie facce che mi si sono presentate davanti una dopo l’altra, una specie di insegnamento in regalo.”

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l mio nome è Manuel e sono nato a Viterbo nell’Ospedale Grande degli Infermi una fredda e nevosa mattina di aprile. Sono stato concepito da madre Venezuelana e da padre Italiano, perciò fin da principio a cavallo tra due continenti, in particolare tra due paesi, incredibilmente simili nonostante gli 8.000 km di terra e mare a separarli. Essere cosmopolita è parte di me, frequento regolarmente gli aeroporti fin dall’età di un anno, e nonostante ciò continuo a stupirmi ogni volta che varco le porte di Fiumicino, sopraffatto nell’animo da quella mescolanza formata di altissimi biondi del nord Europa, di sacerdoti africani in abito monastico, di giapponesi in fila per due e da tutte le altre persone di passaggio in quel luogo dove oltre i viaggiatori si mescolano fusi orari e culture di tutto il mondo. Fin da piccolo mi sento di una vicinanza fraterna nei confronti di chi porta

nel suo sangue discendenze, tradizioni e ricordi di altre terre, e quindi spinto da una certa curiosità tento quasi sempre di estrapolare la maggior parte di informazioni che il rispetto e la confidenza nei confronti dell’altra persona mi concedono. Ma nonostante questa vicinanza io non sono mai stato un immigrato e qua in Italia ho una casa e una famiglia. Però quest’anno proprio la notte del mio compleanno, nessun festeggiamento, il destino mi ha chiuso in faccia tutte le porte alle quali ho bussato, tranne l’ultima, e mi ha costretto a camminare per ore, carico di bagagli, con la paura di farmi derubare, senza possibilità di tornare a casa e quasi rassegnato a dormire per terra dentro una stazione. Non è stata una situazione particolare, ma la coincidenza di tante casualità, che mi hanno fatto sentire un immigrato a casa mia. È per questo che ho deciso di iniziare questo articolo con un piccolo aneddoto, ed è con questi presupposti che nasce in me l’idea di questa rubrica, che parli e faccia parlare di immigrazione, ma forse più precisamente di multiculturalità.

DECARTA GIUGNO 2013


© Djembe | Dreamstime.com

Barriere astratte L’importanza tutta umana della mediazione culturale. Manuel Gabrielli

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econdo la normativa italiana vigente, il soggiorno in Italia, come turista, per i residenti fuori dall’Unione europea è di 3 mesi. Vari motivi possono subentrare per tramutare questa visita temporanea in permanenza. Per alcune persone può trattarsi di ricongiungimento familiare, di lavoro, di avventura; in ogni caso dietro questa realtà si celano piacere, possibilità economica, supporto di amici e familiari già residenti in Italia. Per molte altre persone, invece, questa scelta non esiste, o perché obbligata, oppure perché sono accompagnate da nient’altro che il destino. Per queste stesse persone non c’è un familiare o un amico ad attendere alla frontiera d’ingresso e una volta nella nuova realtà la rosa delle situazioni è variegata quanto le persone che ogni giorno entrano nel nostro Paese. C’è chi è entrato per motivi di lavoro e potrà costruirsi da subito una nuova vita, c’è chi finirà nell’irregolarità e anche chi lo è sempre stato perché entrato clandestinamente. Per tutte queste persone l’importante è, in ogni caso, poter rimanere; di conseguenza, che siano regolari o irregolari, il dialogo con le istituzioni prima o poi dovrà avvenire. È qui la vera barriera: leggi sconosciute, lingua sconosciuta, cultura sconosciuta, un ostacolo principalmente umano, perché un funzionario o un datore di lavoro non sono macchine, non hanno un soware integrato multi linguaggio. È in questi casi che la figura del “mediatore culturale” si rende indispensabile. DECARTA GIUGNO 2013

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no dei momenti più interessanti dell’attività giornalistica è sicuramente quello delle pubbliche relazioni; avere in mano penna e taccuino è spesso già un pretesto sufficiente per interloquire con il prossimo. Gabriella Lukusa è una delle prime persone con le quali ho avuto il piacere di parlare e che ringrazio per la gentile disponibilità. Oggi svolge proprio il ruolo di mediatrice culturale e di fatto è un’attivista per i diritti degli immigrati. Per questo, vorrei dedicare alcune righe alla sua associazione ed alla sua esperienza, vissuta in maniera simile da tante altre persone. Gabriella è di nazionalità Congolese e dopo aver studiato come tecnico commerciale nel suo paese di origine decise come molti suoi connazionali di proseguire gli studi universitari in Belgio. Frequentati due anni di economia e commercio, nel 1989 si spostò in Italia per ricongiungersi con l'attuale ex-marito, studente di medicina dal 1983. Questo ricongiungimento impose però l'interruzione del percorso di studi intrapreso, non per una mancanza di volontà, ma perché nel 1989 l'unico corso accessibile agli extracomunitari era quello per diventare assistenti familiari. Nonostante per molti corsi sia ancora richiesta la nazionalità Italiana oggi la situazione é positivamente cambiata, ma all'epoca questo ostacolo costrinse Gabriella a professioni di ripiego, rendendo cristallino il motivo per il quale ancora oggi per molte donne immigrate la massima aspirazione consentita sia fare la colf. Anni dopo nel 2002 seguì un corso tenuto della Provincia di Viterbo per di-

ventare mediatrice culturale, in seguito le fu possibile inserirsi nel circuito del volontariato con la Misericordia di Vetralla ed infine aprire nel 2004 con il supporto di altri colleghi l'associazione interculturale di volontariato “Sans Frontiere” della quale è tutt'oggi presidente. È invece dell'anno scorso l'esperienza come presidente del comitato provinciale della campagna per i diritti di cittadinanza L'Italia sono anch’io con la quale furono raccolte più del doppio delle firme necessarie ad inoltrare la proposta di legge. Oggi Gabriella è madre di due figli e ritiene il suo processo di realizzazione professionale ancora in corso.

L’Associazione di mediazione culturale “Sans Frontiere” è stata fondata nel dicembre 2004, il gruppo è eterogeneo e ha visto l’alternanza di più persone di varie nazionalità, tra cui Perù, Congo, Algeria, Albania, Marocco e Bulgaria. La relazione tra queste persone è nata in seguito a due corsi di formazione per mediatori culturali, il primo promosso dalla provincia di Viterbo e il secondo dal Consorzio Stedi. Il tema immigrazione è molto caldo e le politiche Italiane si stanno mostrando inadeguate sotto molti aspetti, soprattutto a causa della poca chiarezza delle stesse. È in questo ambiente che l’associazione lavora e dimostra la sua efficacia essendo composta da persone che hanno vissuto l’esperienza dell’immigrazione in prima persona. asso.sansfrontiere@virgilio.it 31


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Speciale Caffeina Festival 2013

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