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- RUZZLE: TRA PASSIONE E FANATISMO

PixelPress is a product of MadInk Project

http://deadpixels.altervista.org


Month’s character!

Nome: Dante Cognome: Ignoto Soprannome: Son of Sparda Età: Ignota Nazionalità: Presumibilmente americana Occupazioni: Cacciatore di demoni, esempio di tamarragine, nefilim Prima apparizione: Devil May Cry - Capcom – Playstation 2 – 2001 Ultima apparizione: DMC – Ninja Theory – multipiattaforma - 2013 Prossima apparizione: Ignota Ha detto: Let’s ro k, Ba y!


EDITORIALE

Che dire? Soprattuttamente grazie a chi ci segue e ci sostiene dal primo giorno. Che navigare nel mare della rete è una cosa difficile e spesso si rischia di finire sommersi da pagine e pagine di siti copia/incolla. Sin dal primo giorno abbiamo provato a portarvi una ventata di novità (per quanto ci sia ovviamente possibile), ed è bello vedere dopo qualche mese che in un certo senso il nostro sforzo è stato ripagato. Dopo i ringraziamenti che altro aggiungere? Un oratore migliore di me forse tacerebbe, ma poiché io sono uno con la lingua lunga (pure troppo) permettetemi un attimo di spendere due parole. Su tutto benvenuti! Questa è PIXELPRESS, la stampa made in DeadPixels. Stampa digitale o ia e te, he ui o a ia o u eu o, figu a si se i ettessi o a sta pa e! Il progetto è tanto semplice quanto potenzialmente efficace: offrire alla nostra utenza uno strumento con cui avere una carrellata rapida degli articoli del mese appena trascorso con, in più, qualche chicca saltuaria. Siamo ancora in fase di rodaggio, ma lasciatevi fare e magari sapremo pure stupirvi! PixelPress è gratuito, indipendente, downloadabile e, ovviamente, senza texture sulla lingua e ci permetterà di offrirvi in maniera accattivante quello che è stato il meglio tra gli ultimi articoli redatti. Sarà un nuovo appuntamento fisso ricco di passione, rubriche, editoriali ed articoli di approfondimento sui tempi più cari alla NERD CULTURE. A metà tra una fanzine ed un monthly recap, questo progetto è frutto della nostra passione per questo lavoro nonché del nostro affetto per voi che, nonostante il mare di merda che gira per la rete, riuscite sempre a trovare un buon motivo per saltare sulle nostre pagine. Questo numero 1 lo dedichiamo a voi allora, cari Pixels a cui, ancora una volta, non posso che dire: grazie di cuore!


Sommario IN COPERTINA: Finalmente arriva su console il reboot ad opera di Ninja Theory. Tante le controversie, ancor di più le speranze. Sarà riuscito il team a mantenere le promesse riportando Dante, in pompa magna, sulle nostre console?

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05 DMC: Devil May Cry (VG) 08 Django Unchained (Movie) 11 Educazione Siberiana (Book)

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13 Ha o u iso l Uo o ‘ag o! 16 Meglio Hit a o Assassi s C eed? 18 Di Ruzzle e di Altri Demoni


What’s news?! Quello he edete ui di fia o u soldato f a ese. Dal Mali fi o all Afgha ista t a i soldati i peg ati elle issio i di pa e sta spopola do il passa o tag a o l effige di u tes hio, p ati a e te lo stesso he po ta Ghost all i te o della se ie Call of Duty. Stavolta il problema è diverso. Si tratta di una questione di immagine e di pensiero. In una guerra che già di per sé non ha nulla di buono, ci mancava giusto il fa atis o di ual u o t oppo o pia iuto dal suo estie e. La issio e di pa e perde quel poco di credibilità che aveva, mostrando un lato della cosa ancora più cinico e disinteressato, in cui – purtroppo- il so iso effa do del tes hio solo la pu ta dell i e e g di uesta e talità. Lo “tato aggio e di Pa igi si già di hiarato estraneo ai fatti, additando contro il soldato in questione e in particolar modo alla Legione Straniera.

La e t ge di o sole o ai diet o l a golo. Vo i elati e all a i o dei uo i ha d a e e t o la fi e di uest a o si fa o se pre più insistenti. Sembra quasi che Sony e Microsoft vogliano emulare Apple in quanto a strategie pre lancio. A rafforzare questa teoria ci pensano quelli di NeoGaf che pubblicano le rumoreggiate specifiche tecniche di entrambe le console, con una Playstation 4 che monta: Destiny è la nuova ip creata da Bungie e della quale ancora non si conosce nulla. I creatori di Halo, comunque, si sono già detti pronti a stupire i gamers di tutto il mondo nel corso della prossima GDC di San Francisco. Due a i di su essi el setto e dei ideogio hi o cosa da poco, ma dopo dieci anni di Halo, Bungie si è trovata di fronte ad una grande sfida: costruire un mondo completamente nuovo, pieno di misteri ancora più incredibili, luoghi, creature, e opportunità di i esti e to pe il gio ato e.

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PROCESSORE APU PRODOTTA DA AMD CON 4 CORE E FREQUENZE DI CLOCK MAGGIORI DI XBOX 720 SCHEDA GRAFICA AMD 8000 DA 2 A 4 GB DI RAM GDDR5

e una Xbox Next/ 720 che risponde così: -

PROCESSORE AMD JAGUAR A 1.6 GHZ, 8 CORE SCHEDA GRAFICA AMD 8000 O 8900 8GB DI RAM DDR3

Una cosa è certa, Microsoft e Sony se ne daranno di santa ragione anche questa volta!

In occasione del Nintendo Direct, la sofwtare house ha annunciato che nel suo ventre poligonale in 3D sono in gestazione uo i titoli pe Wii U: t a uesti u uo o “upe Ma io, “upe “ ah B os, u el Ma io Ka t e u i a a ile The Lege d of Zelda tutto da scoprire! Mario è ormai un appunatemtno quasi annuale ma un nuovo Zelda? Cazarola non stiamo nella pelle!


recensioni

Follia e coraggio. Quanto basta per compiere azioni che agli occhi dei più possono sembrare cavolate che non po te a o a ulla di uo o. “ta olta i asa Cap o ha o fatto le ose i a ie a u po a o ala e, pe l appu to, de isa e te folle. Ha o p eso u pe so aggio ta to azzuto ua to a ato e l ha o spogliato di tutto e gli e hi di u a fa ase s o olta dalla de isio e p esa si se to o a o a oggi. Chissà os passato i mente ai produttori quando hanno infilato, ideologicamente parlando, un proiettile nella testa del Dante che tutti o os ia o. Addio ai Let s ‘o k e i a i Too Eas . Già, hissà o su esso, hissà hi l ha de iso. Eppu e u el gio o gli s iluppato i ha o eli i ato tutto iò he a e a o eato, e l ha o esettato. Tabula rasa. Si parte da capo. Quello che sarebbe potuto essere Devil May Cry 5, come per magia, finisce per essere semplicemente Devil May Cry o Dmc, in una sorta di nastro di moebius creativo. Nuovo personaggio, nuova storia, nuovo mondo. Stesso gioco? La storia: praticamente la stessa. Sembrerà strano visto il cianciare fatto fino a questo momento, ma è così, il a o a io a ati o segue a asta za fedel e te gli e e ti dei apitoli p e ede ti. C il ost o Da te, Ve gil, uel atti o e di Mu dus i te to a do i a e il o do, i soliti de o i o pi oglio i e sa gue i quantità indust iale. A a ia e piuttosto il o testo. Il ollega e to t a ealtà e l u i e so de o ia o la ile a tal pu to he le azio i o esse da u lato i flue za o iò he a ade ell alt o. A sf utta e la situazio e i pe sa Mu dus, leade di u o ga izzazione dietro la quale in realtà si celano i demoni. Att a e so il o t ollo dei edia, ies e lette al e te ad i ade e e odifi a e la ealtà o l ausilio dei suo poteri, il tutto senza destare alcun sospetto. Praticamente un piano di Berlusconiana fattura. A rompergli le uo a el pa ie e u o ga izzazio e, hia ata L O di e, he te ta i tutti i odi di po ta e a galla la verità, ed è qui che entra in gioco Dante. Ricercato da Mundus che teme il suo potere e desiderato dall o ga izzazio e o lo s opo di fe a e uest ulti o, il ost o e oe fi i à suo alg ado a fa f o te agli e e ti, t o a dosi all i te o di u tu i io di situazio i he lo po te a o a o pie e s elte i aspettate ed a scoprire dettagli sul suo passato tormentato.


recensioni Beh, he di e, u plot a ati o u po a o ato al passato e fo se o i g ado total e te di p e de e il olo. La storia è comunque convincente, bella, appassionata e ricca di pathos. Si lascia apprezzare e vivere grazie ad una regia ben curata, che si muove arrogantemente tra le varie sequenze e talvolta irridendo anche suo stesso il passato. Che poi a dirla tutta è il gameplay che fa la differenza. Sembrerà una frase fatta, eppure è dannatamente vero. Pur avendo trama e personaggi da Oscar se la parte giocata non soddisfa completamente, il fail è assicurato. Ninja Theory prende in mano una patata riscaldata nelle fiamme infernali e – udite, udite – ne esce solo con qualche piccola scottatura. A vederlo Devil May Cry sembra lo stesso: combo a terra, combo aeree, devil trigger, proiettili manco fossimo in un film di John Woo e quel ritmo che ormai è diventato un marchio di fabbrica. Il retaggio storico che porta dietro è enorme, nonostante la parola reboot nasconda più di qualche insidia, il cuore pulsante del gioco è sempre lo stesso. Batte adrenalinicamente, sempre più forte, sempre più veloce, e cazzo se ci piace, ci piace eccome. Prendendo in mano le redini del gioco ci si accorge che il feeling è se p e lo stesso. La elo ità d azio e i asta i a iata, osì o e g a pa te delle o e ze. La diffe e za a questo giro la fanno le armi e il layout di comandi. Se in passato Dante disponeva di più strumenti tutti più o meno dello stesso genere, ora ha sì più armi, ma divise in due categorie: angeliche e demoniache. A a to alla fidatissi a e odatissi a ‘e ellio , figu a o esse zial e te due a i: l A ite e l Osi is. Il primo un pesante e potente martello, la seconda una veloce ed agile lancia. Questi due soli strumenti hanno la capacità di distruggere tutto quello che conoscevamo su Devil May Cry. Attivandosi tramite i grilleti laterali trasformano on the fly la Rebellion, cambia do di o segue za patte d atta o. Questo sig ifi a he te e do p e uto u g illetto possia o esegui e atta hi, ad ese pio, o l A ite e, all i te o della stessa o o, s it ha e i auto ati o ad Osi is, il tutto aga i alte a dolo o l o ai lassica Rebellion. Ammettiamo che in prima battuta lo switch, e più in generale il layout dei comandi, non è dei più intuitivi, a zi, ole do esse e u po più si e i, i ha dato o po o filo da to e e. Ora dopo ora, nemico dopo nemico, memoria muscolare, abilità e voglia di giocare fanno il resto.

“ ù ”


recensioni Si prende confidenza e si abbandona quella incapacità delle prime missioni, a tutto questo subentra la spetta ola ità dell azio e e u a soddisfazio e ludi a se za pa i. Il te i is o al di sotto di uesta s elta, conferma Dmc come uno degli action migliori di sempre. E non è tutto, Ninja Theory è riuscita nel rendere il titolo una costante evoluzione di se stesso. Ogni abilità sbloccata genera nuove soluzioni di gioco. Le armi fu go o a he da a pio e , ha o i fatti la apa ità di di e ta e u a so ta di ampino per interagire con determinati punti del fondale che a loro volta costruiscono le basi per la componente platform del gioco. Le sequenze platform sono sintomatiche di un intero rinnovamento avvenuto nel level design. Stage come corridoi (manco fosse Final Fantasy XIII) lasciano spazio a livelli leggermente più articolati e ricchi di sezioni di esplorare. Per completare una missione al 100% non basterà troneggiare ammazzando tutti i nemici ma anzi è necessario u atte to studio dell a ea di gio o. Og i issio e p e ede u e ose a ee aggiu ti e, aggiu gi ili uoi s o a do u o idoio e as osto, uoi o l utilizzo delle a i de o ia he, a tal p oposito si ap e u o s e a io uo o all i te o della saga: il acktraking. Ebbene sì, in puro stile Zelda i livelli affrontati in precedenza andranno ripassati per raggiungere posizioni prima irraggiungibili perché mancava l att ezzo giusto. A uesto a so ato o ia e te la i e a di tutte le issio i e t a spa se per i vari stage. Tornando ai combattimenti questi non sarebbero riusciti se non grazie alla buona quantità di nemici presentati. Pur non brillando per originalità i demoni di questo nuovo capitolo sono ben realizzati e vari, talvolta riescono anche a far uscire il bestemmiatore che è in noi. Una cosa però vogliamo dirla, e non senza un certo rammarico: i boss sono veramente pochi. Da sempre punto di forza della serie, le boss battle si sono ridotte drasticamente di numero e questo è un vero peccato.

Più in generale l i te o o pa to gio ato solidissi o e ede le sue u i he pe he el la out e ella macchinosità che contraddistingue le prime fasi gioco. Passato lo scetticismo iniziale (praticamente il leit oti dell i te a a oglie za ediati a si passa al di e ti e to pu o, all azio e sf e ata e al tatti is o che fa felici anche i giocatori più smaliziati. Tirando le somme, Devil May Cry, ci è piaciuto. I Ninja Theory, così come Capcom, si sono assunti un bel rischio e, nonostante le premesse non fossero le migliori, hanno creato un titolo davvero ottimo. Il sentiero lastricato da fan arrabbiati e gente capace di apprezzare solo gli omaccioni di Gears of War, ci sarà sempre, i passatisti ancorati ai vecchi capitoli pure, i finti esperti di videogame che additeranno il capitolo come deludente anche, eppure non bisogna preoccuparsene. VIA IL VECCHIO, DENT‘O IL NUOVO. E fa ile gua da e al passato e p o a e ostalgia a il futu o, o e ual u o di estremamente saggio ha detto una volta, è in mano a chi sa osare. Rendiamo grazie a chi ha provato a reinventare un titolo che forse – e dico forse – stava iniziando a perdere colpi. Questo Dmc è intriso o u ue dell a i a he lo ha se p e o t addisti to, hi ha gli o hi uo i pe gua da e o fati he à a riconoscerne all i te o il titolo he ha se p e a ato. Pe uel he ale, e to ato Da te o fo se do e o dire benvenuto!


recensioni

Oggi pa lia o di Dja go U hai ed, l a ete isto? T attasi del uo o fil di Ta a ti o, p ati a e te u o aggio più he u e ake, del fil Dja go dell o ai lo ta issi o 1996 t a l alt o a he uesto consigliato). Che ci porta qui oggi su questa pagina? Beh… o e tutte ose la passio e a o du i ui, he sia videoludica, fumettistica o, appunto, cinematografica poco importa. I Dead Pixels sono pronti a dire la propria.

‘affaele ‘EdeiDE“IDE‘I di hia a: Le scuole di pensiero sono due: da un lato quelli che ritengono Tarantino un povero coglione, incapace di fare qualcosa che sia poco più che il copia/incolla di scene e canovacci presa di film a dir poco celeberrimi. Dall alt o hi ado a il suo fo se ato itazio is o, o side a dolo – non senza motivo – un regista avantpop, forse addirittura il migliore della categoria. Beh, che dire? Ti spari le tre ore di Django Unchained e come sempre o le ami o le odi. Ma se le ami (come nel mio caso) non puoi far altro che avallare le teoria dei suoi estimatori pe h Dja go U hai ed o ull alt o he u alde o e dei iti del West e o solo , i ui si mescolano situazioni ed inquadrature tipiche dello Spaghetti Western, nonché un umorismo scaturito da personaggi decisamente massicci e cazzuti. Grandissime le prove attoriali (Christoph Waltz su tutti), per un o plesso di azio e e t a a he fila lis io o e l olio, t a itazio i, p ese i gi o, azio e e la tipi a iole za ta a ti ia a . È u fil asi ista, a età t a itazio e e p esa i gi o i ui si definisce ancora una volta la o ei e so di uesto egista pe le ope e di ge e e. Dul is i fu do, o ello stile di Ta a ti o, il fil i o di hi he, o pa sate, olo e so o e ele i e ua t alt o possa se i e a is eglia e i se si e la memoria) su così tanti livelli da trasportarci letteralmente via. Django è insomma un nuovo viaggio nella cinematografia Tarantiniana. Una roba seria, cazzuta, capace di lasciarci con la testa immersa nel mondo di Django, con la fottuta voglia di mettersi un cinturone in vita.


recensioni Pas uale Khal g a hia: Devo dire la verità, io sono un fan sfegatato di Tarantino. E non parlo solo dei suoi film, quanto nel suo atteggiamento volto al recupero di tutta quella cultura di b- o ie u po di e ti ati e u po ist attati. Molti dei suoi film preferiti sono i miei film preferiti e con alcuni di questi ci sono letteralmente cresciuto. I so a io e Ta a ti o di solito sia o sulla stessa lu ghezza d o da. “ottoli eo di solito, pe h , fate i levare subito il sasso dalla scarpa, a me Django Unchained è piaciuto a metà. Ho trovato imponente Christopher Waltz, che è riuscito a delineare il suo personaggio con maestria senza pari. Se in Bastardi Senza Gloria mi aveva entusiasmato, qui è riuscito a sbalordirmi. Non credevo affatto che questo ruolo potesse essere nelle sue co de. E il esto? Beh il esto u g osso Meh . Ho t o ato la sto ia a ale e s o tata. No a ete u po pie e le palle di sto ie di a o i i possi ili, e dette e apito oli? Holl ood ha ie pito la testa di sta roba da piccoli e questo è probabilmente il fil più Holl oodia o di Ta a ti o. E u a spe ie di promessi sposi ambientato in America e con le pistole. O ia e te se ti edi T ilight hai i p o le i a se ti sciroppi 3 ore quasi di amore contrastato diretto da Tarantino e ambientato nel West sei figo. Proprio da qui veniamo al secondo punto. Django non è un western ma un film in costume, con dei grossi alti e bassi associati a qualche scivolone nel genere cui vorrebbe appartenere. Insomma mi aspettavo di più e per di più non intendo la lunghezza a issale del fil he io dio se du a a ezz o a di e o essu o hiede a i soldi indietro.

Ma ia o T le Du de

aggiu ge:

“a ò si e o, o i ite go u g a de a a te dei Weste , u po da fa o ho isto questo film unicamente perché attratto dal nome – praticamente una garanzia – di Quentin Tarantino. Dopo Kill Bill, Pulp Fiction e Le Iene che ho letteralmente adorato non potevo lasciarmi scappare questo uo o fil . E e o il Weste o i affas i a, ma non bisogna mai essere troppo certi di ciò che si può apprezzare, e infatti ho avuto ragione nel is hia e e ede e uesto fil . Dja go u este pe hi o a a i western, ha quella straordinaria capacità di trasportarti in questo universo senza accorgertene. Appena ti rendi conto della categoria di film cui stai assistendo è troppo tardi: vorresti già stare su un cavallo, indossare un discutibile paio di stivali e, perché no, andartene in giro a riscuotere qualche taglia a furia di proiettili. E poi? Poi del ta a ti is o o u ue: itazio i, iole za, o i ità. C tutto uello a ui Ta a ti o i ha a ituato. E di uesto o posso he e de e g azie. Passa do da u a s e a all alt a, o i e de o conto nemmeno del passare del tempo; le quasi tre ore totali non mi hanno i i a e te sta ato. “a à pe l otti a e itazio e, pe le usi he stratosferiche, eppure questo film mi ha colpito. Lo ritengo consigliabile a p ati a e te hiu ue a ia t e o e da utta e , he poi ta to da utta e non sono. Ah e i o date i la D uta…


recensioni

Ch istia

Pa iu o p o u ia:

Ho visto il film la scorsa settimana. Di proposito non avevo cercato alcun trailer prima di vederlo al cinema: il isultato stato olto uo o. No o os e o la sto ia di Dja go; solo he l ulti o fil di Que ti Tarantino. Un nome una garanzia: personaggi eclettici e solida sceneggiatura. Ho apprezzato soprattutto la colonna sonora (per buona metà di matrice italiana), eccezion fatta per alcuni brani che ho trovato poco pertinenti alla pellicola in questione. QT, così come in ogni suo film, allestisce in maniera magistrale il gioco delle parti, giocandosi una alla volta le sue carte vincenti: Samuel L. Jackson è odioso e dissacrante, Leonardo Di Caprio è un ottimo stupido ricco ignorante, Jamie Foxx è un animale (ma quel vestito blu dopo la p i a ezz o a? ne parliamo?), e Christoph Waltz , spettacolare anche solo da ascoltare! La solita sfilza di pe so aggi i p o a ili e di situazio i u po fuo i dal o u e de ti o ultifu zio e o po go o u i i e e te ed app ezza ile o i e. T e o e so o olte, a la genialità di Tarantino la si ota ei dettagli, e si sa e e he dettaglio i uesto a po e ui ale a se ue za aggiu ti a. Non entusiasmante come Bastardi senza gloria, ma è solo un parere personale. In ogni caso: da non perdere! Se dovessi valutarlo da 1 a 10 direi 7,5.

Django è un film controverso ma appagante. Ennesima prova di un regista stiloso ed eclettico.


recensioni

Quante volte li guardiamo al cinema fare cose stratosferiche? E quante volte, nel momento in cui i protagonisti trionfano (in modi non sempre verosimili o intenzionali) ci guardiamo nell'oscurità della sala e sussurriamo "ma che stronzata." Spesso capita, sulla via del ritorno a casa o davanti a una birra, di aprire lunghe discussioni su questi personaggi. Per gioco si potrebbe persino pensare a una top ten di cavalieri neri; per farci chissà cosa a parte da spalle in una rissa non è dato sapersi, ma il punto è che in questo team tutti vorrebbero un Urca siberiano. Di cosa stiamo parlando? Del membro di una delle comunità criminali più temute della Russia meridionale a cavallo tra gli anni '70 e '80 del 1900. Da sempre nemici del potere, prima dagli Zar, poi dalle istituzioni del comunismo, gli Urca furono deportati e relegati in una stretta regione del sud dell'ex URSS: la Transnistria. Lì, questi furono costretti a vivere sotto la sferza del regime a stretto contatto con altre realtà criminali. Gli ultimi anni di vita degli Urca in Transnistria vengono raccontati da Nicolai Lilin attraverso i suoi stessi occhi in Educazione Siberiana (Einaudi): un libro che da un anno a questa parte sta facendo molto parlare di sé. Facciamo un po di conti. Il romanzo è tradotto in 14 lingue e distribuito in 20 paesi del mondo (non è stato tradotto in russo, su richiesta espressa dello stesso NL). Per chi non lo sapesse questo signore vive a Como, possiede uno studio di tatuaggi. La fama del suo scritto è valsa a procurargli i complimenti di Roberto Saviano ed altri nomi illustri, nonché l'invito a partecipare a un considerevole numero di trasmissioni televisive (tra le quali, in Italia: il Chiambretti Night e il Maurizio Costanzo Show). Immancabile l'acquisto dei diritti d'autore per la trasposizione dell'opera sul grande schermo da parte del regista Gabriele Salvadores. La prima del film in Italia è prevista in data 8 febbraio 2013. Insomma, come la EL James nel nostro precedente appuntamento, questo Nicolai è un altro che ha sfondato di brutto. E dunque cos'avrebbe di speciale questa sua "educazione", in virtù della quale sono stati sacrificati milioni di pagine e mosse montagne di danaro? Kolima (questo l'appellativo dell'autore all'interno della comunità da cui proviene) è un Urca. Gli Urca non hanno codici, ma solo leggi non scritte: regole molto semplici, rigide, tramandate di generazione in generazione e per questo considerate sacre, la cui trasgressione comporta l'espulsione dalla comunità stessa. Onora gli anziani, onora i simboli sacri, non rubare se non ai ricchi o allo Stato, non uccidere se non per giusta causa; l'omosessualità non è tollerata; proteggi i deboli e in genere le persone affette da handicap anche a costo della vita.


recensioni Un complesso di norme non molto consuetudinario, ma che disegna uno schema a ben vedere coerente. La vera sorpresa di questo libro è infatti la filosofia di NL, capace di spaventare ed esaltare chi legge; in grado di suscitare empatia e di indurre il lettore, in ultima istanza, a pensare che gli Urca siano "i buoni." Un paradosso, questo, che è chiave di lettura della stessa ideologia del giovane Urca: l'essere ligio ai doveri della propria "famiglia", determinato quando serve. In parole povere: essere "un criminale onesto." Per comprendere quanto gli Urca fossero cazzuti basti pensare che, all'epoca, un poliziotto che restava per un anno in Transnistria veniva retribuito come se avesse prestato servizio per cinque anni: esattamente come in guerra, si. Un libro efficace, scritto da Lilin di suo pugno dopo i primi 5 anni trascorsi in Italia, che parla di un mondo tragico e comico al tempo stesso, un mondo lento, in grado tuttavia di forti e improvvise scosse. Una terra di nessuno dove la violenza e l'altruismo convivono come due amici a in una stanza e nel quale ogni concetto di istituzione e di intelaiatura sociale proveniente dall'alto viene prima offesa e poi (e ditemi se è poco) relativizzata. Un libro che lascia trasparire in modo genuino come anche un mondo del genere possa possedere una sua dignità. Tutto qui? Se ci fermassimo dovremmo concludere che Nicolai Lilin ha dato alla luce un capolavoro di letteratura etnica-antropologica moderna. Tuttavia la storia insegna che perdere più tempo nello studiare qualcosa può portare a preziosi risultati. Partiamo dalla scrittura: efficace, semplice, ma non priva di punti oscuri. La lingua italiana è stata assimilata dall'autore, ma forse non a sufficienza per dare la dovuta chiarezza a certi dettagli. Qualcuno potrebbe dire che è un'opera gretta. Eppure c'è una vocina che non la smette di star zitta che suggerisce che "probabilmente" le rare ma evidenti incertezze stilistiche di NL siano presenti in questo testo volutamente e non da lui. Rimarrà un dubbio insoluto. In ogni caso chi critica questo libro per l'eccessiva semplicità va a collocarsi in una posizione scomoda, poiché criticare un'importante testimonianza umana e culturale come Educazione Siberiana sulla base di argomentazioni del tipo "non è un bravo scrittore" è eccessivo, controproducente e fuori luogo. Bisognerebbe ricordare a molti che non tutti i narratori hanno all'esordio la vena di Dan Brown. Simbologia: curioso è il modo con cui ricorrano elementi che l'autore descrive come tipici della tradizione Urca, ma che in realtà somigliano inequivocabilmente ad elementi della tradizione italiana: il cappello con 8 triangoli ricorda la coppola siciliana; i pirozki non sono biscotti farciti ma una sorta di calzoni ripieni (qui proprio non ce la faccio a mettere questo punto interrogativo). Eticamente dubbio è anche il messaggio che questo libro consegna al mondo: supponiamo pure che Kolima ci piaccia, che ci conquisti; eppure è sempre di una mafia in fin dei conti che stiamo parlando, no? Sorge spontaneo chiedersi dunque: è mai possibile che sia esistita una mafia così categorica, idealista e protettiva verso tutte le donne e i bambini? Sarebbe una bella favola, ma di certo non parliamo di una favola in questa sede. Peraltro risulta difficile credere che Kolima e i suoi "criminali onesti" rubano, uccidono e aggrediscono solo per legittima difesa o per difendere ideali altissimi mentre tutto ciò che è al di fuori della famiglia Urca è un'umanità allo stato bestiale, composta da assassini senza morale, stupratori di ragazzine, drogati e pederasti. Siamo onesti: probabilmente il racconto di Nicolai Lilin presenta molti contenuti romanzati, ma resta un'opera ugualmente originale ascesa a grandi livelli, ove in genere siamo abituati a vedere ogni genere di porcheria. Se avete lo stomaco sensibile leggete Fabio Volo; se al termine spazzino preferite quello di "pulitore ecologico" allora leggete Ulisse di Joyce; se volete la violenza vera abbandonate i vostri CSI e Gossip Girl e iniziate a guardare OZ dalla puntata numero 1. E amen. Ma se cercate una storia inconsueta, violenta, se vi piace lo stile borderline e non avete pregiudizi né aspettative eccessive (non esiste il libro perfetto, esistono solo libri che piacciono e non) questo è indubbiamente un buon libro da scegliere tra tanti.


Point of view

C e a u a olta u Uo o ‘ag o. C e a u a olta pe h – magari non lo sapete – uell Uo o ‘ag o adesso o più. O a, p i a di s e de e di asa pe a da e a a della e Ma Pezzali (in fin dei conti uno dei tanti che gli ha tirato i piedi prima del tempo), vediamo di capire cosa diamine è successo. Partiamo dalle cose semplici: Spider Man è vivo. Chi è morto è invece Peter Parker. Che evidentemente avrà fatto qualche sgarro all i dust ia del aff o, più se pli e e te, le sue sto ie o i ia a o a sta i sulle alle ed a e de e po o e osì, o e da t adizio e, i asa Ma el si sa a o detti: oh, sai he ?! ‘e upe ia o e dite e fa ia olo s hiatta e! FUCK YEAH! Tutti ad abbracciarsi ed a piangere commossi come in una comune hippie. E così, con il numero 700 (numerazione originale) di Amazing Spider-Man, la Marvel ha defi iti a e te esso fi e alla ita dell Uo o ‘ag o Classi o se ai ual osa di lassi o sia i asto…) facendo – udite udite – morire Peter Parker. Eh già, al buon vecchio Peter sto giro ancora mancava che nel corso degli anni tra La Caccia di Kraven, La Saga dei Cloni e mutazioni varie, era forse rimasto uno degli unici a non essere ancora morto. Il che, dal nostro punto di vista, aveva dato al personaggio un fascino quasi e le ati o: uello dell i o a pe e elle za di asa Ma el. U pe so aggio, i so a, he o osta te gli acciacchi restava un qualcosa in cui la Marvel si sentiva di credere. Così semb a a… e i e e ia, aput, iao ciao Parker. Ma andiamo per ordine e cerchiamo di capire cosa sia successo premesso che, come avrete i tuito, uesto a ti olo i fa ito di spoile . “ull ulti o gi o di giost a della se ie si e a isto Pete i o t a e una sua e hia e esi, l a i oto Do O k he, a ausa di u a alattia i u a ile, e a o ai i fi di ita e prossimo a divenire qualcosa di molto simile ad una mummia. La notizia di per sé fu già notevole perché la morte di una nemesi del calibro di Octopus se a a, all o hio dei fa uei po hi i asti , u a ella t o ata pe is eglia e u po di i te esse e so u a se ie he dopo il a e di i hiate del i lo O e Mo e Day aveva scosso parecchio la fanbase.


Point of view TRIVIA: L'Uomo Ragno (Spider-Man), il cui vero nome è Peter Parker, è un personaggio dei fumetti, creato da Stan Lee (testi) e Steve Ditko (disegni) nel 1962, pubblicato dalla Marvel Comics. La sua prima apparizione avviene in Amazing Fantasy (prima serie) n. 15. In seguito, è apparso in molte testate, tra cui Amazing SpiderMan, Sensational Spider-Man, Spectacular Spider-Man e molti altri. Attualmente le avventure di nuova pubblicazione vengono presentate sulla collana The Superior Spider-Man. La rivista Wizard Magazine lo ha classificato terzo nella Top 200 Comic Book Characters of All Time Ma che succede?! Succede che sul numero 698 di Amazing Spider-Man si scopre che i due si sono scambiati di corpo portando lo spirito di Peter nel moribondo corpo di Octopus e viceversa, il tutto nel corso di una saga, quella di Spider Island, in cui i pote i dell Uo o ag o so o stati t asfe iti su tipo… h… tutti i personaggi Marvel! Si anche quelli scrausi, sì persino quelli che quasi mai ci si incula di striscio. Ora che su ede? “u ede he e t e Do O k p e de o fide za o i pote i e la ita del agno (ed anche con la sua bella moglie), Peter, intrappolato nel corpo morente della sua nemesi, prova insieme ad una banda di sfigati a ip e de e possesso della sua ide tità a se za isultati… e osì sul u e o la Ma el ha messo fine alle sofferenze di Mr. Parker uccidendolo, visto che il corpo di Octopus non ha retto più e via. Addio! Questo, però, non prima di dare vita ad un momento di autentico squallore in cui il supereroe strappa alla sua nemesi la promessa di continuare il suo operato. Questi – ovviamente – ha accettato e così ia ad A azi g e la go a “upe io . “upe io “pide Ma . Nuo a se ie, uo a u e azio e, uo o “pide Man.


Point of view Ora premetto una cosa. A me Spider Man non è mai piaciuto granché a livello fumettistico: le sue sto ie i so o se p e se ate u a ozzaglia di uo i se ti e ti, attuta e he spesso o facevano ridere) e tutta una serie di temi triti e ritriti, rivestiti ogni tanto di qualche costume autenticamente orrendo, tipo quello bianco della Fondazione Futuro (ARRRGH!). Non si mette in du io la pote za del pe so aggio o uello he esso ha sig ifi ato all i te o dell e oluzio e del edia ma, semplicemente, ho sempre preferito gli X Men. Che i gusti so gusti oh! Quando poi la Marvel propose tutto quel ciclo sulla morte di Zia May, ed il Back in Black (che non è la canzone di Amy Wi ehouse e poi il patto o il Dia olo eal! pe esetta e il gio o la osa mi ha fatto scendere le palle a li elli asote a. “e u a osa he disti gue la Ma el su og i alt a asa edit i e i fatti il o etto di o ti uit ossia uella o ti uità he si ea elle sto ie dei pe so aggi e ei o di ad essi collegati. Resetta e l Uo o ‘ag o i se ata ui di u a p esa pe il ulo ella e uo a a ui oggi si a ad aggiu ge e a he uesta o te . E le i golette so o d o ligo. D o ligo o solo perché il mondo dei fumetti ha quella magica capacità di non lasciare i morti nelle tombe ma sop attutto pe h i pa e u po p ete zioso sostitui e u pe so aggio i o i o o e Pete Pa ke o u illai o e Dotto O topus he gua da… già fosse stato Ve o fo se si sa e e detto di e o a il succo è proprio il cambio di rotta. Cambio di rotta che – tra le altre cose – si è già tentato sulla serie Ultimate dove Peter è morto per lasciare il posto ad un nuovo eroe mezzo ispanico, mezzo nero, mezzo vattelapesca, tutto inutile. A questo punto ci si aspetta che prima o poi le cose to e a o al lo o posto… e di e to osì sa à, ta t he i asti sape e he già el u e o della uo a se ie u e to fa tas a aleggia alle spalle del uo o e supe io e ‘ag o. E uesto ua to. Che di e? Bhe se e pot e e di e peste e o a ed in effetti è proprio quello che sta succedendo in questa tempesta di idee malsane che la Marvel sta a e do. La ost a i p essio e he si oglia e upe a e te e o su di u pe so aggio he, da u po di tempo, ha perso ormai il suo smalto in favore di tutta una serie di trovate che partendo dalla serie L Alt o: E ol i o Muo i ha o pesa te e te i ta ato la edi ilità della testata. E se osì fosse o si potrebbe negare che in casa Marvel stiano riuscendo nel loro intento, basti pensare alla valanga di lette e i ato ie he Da “lott, ideato e dell i iziati a, ha i e uto già dopo po he o e dall us ita dell al o. Pe uel he i i te essa ueste sto ie o a i e a o da oi p i a di ual he te po a fa comunque riflettere la morte di Peter Parker. Non sappia o se l i dust ia sia o ai alla f utta, a questo divagare di pessime idee concatenate le une alle altre o di scelte drastiche che si smentiscono in una manciata di mesi, ci da una sola lapalissiana idea: in fondo, in certe cose, qualcuno lì in alto non ci crede più. Magari a qualcuno fregherà pure sapere cosa combinerà un vecchio rincoglionito negli elasti i pa i dell Uo o ‘ag o, pe uel he i igua da i se a se pli e e te he la Ma el stia andando alla deriva venendo meno proprio in quei fondamentali che essa stessa aveva forgiato anni ed a i fa. E se la su a delle s elte se a las ia i te de e he ea he a a Ma el i eda più… con quali mezzi convinceranno invece proprio noi a continuare a crederci? Meditate gente! Meditate!


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Un paio di settimane fa girovagando per il Mediaworld in cerca di un illuminazione, mi sono imbattuto nel fil di Hit a , us ito el i se a o i te p etato da Ti oth Olipha t, i offe ta a € pa lia o del lu a , l ho p eso se za pe sa i su molto, continuando a camminare tra i vari reparti, insinuandomi in ogni anfratto dove era presente un qualsiasi tipo di scaffale riflettevo sulla saga di Hitman, su ua to l age te app ese tasse da e o il lato os u o di Ja es Bo d. Preso dalla nostalgia e it o a do i ol po tafogli alleg o ausa t edi esi a i so detto fa ulo, p e do l A solutio a p ezzo pie o , affe azio e de i ata dal fatto he e o i attesa he ual he opia di se o da mano facesse capolino tra gli usati del GS o del Media, ma niente, una quantità imbarazzante di Dishonored usati, di ‘eside t E il i e ita il e te aggiu ge ei , di Assassi s C eed a di lui essu a t a ia, seg o evidente che la qualità del prodotto è alta e che la gente, giustamente, ha preferito tenerselo stretto, per uesto oti o i so o de iso a p e de lo i a a al ispa io e posso di e a g a o e he ai € spesi dal sottoscritto sono stati spesi meglio. Tornato a casa per farmi salire la scimmia da vero Nerd mi sono sparato il film, a parte una Olga Kurylenko da urlo che riuscirebbe a tenere attaccato allo schermo anche un uho , o e di o o i Tos a i. Gua da do il fil a he se o fedelissi o al assi o i so o i o dato di quanto fosse potente la figura di Hitman e di quanto fossero elabo ate pe l epo a le sue e a i he di gio o, il p i o ha eal e te o iato u ge e e e a dista za di a i la figu a dell age te ha a te uto inalterato tutto il suo infinito carisma, anche solo guardandolo in penombra, con le sue Silverbullet silenziate in mano e la cravatta rossa che fluttua magicamente nel vuoto, già solo questa immagine sgretola quella di qualsiasi altro assassino videoludico esistente e riesce a trasmettere una sorta di aura ancestrale che porta il giocatore a contemplare 47 più che a interagire con lui.


Point of view Olga Kurylenko è un'attrice e modella ucraina naturalizzata francese. Oltre al film su Hitman la si ricorda anche per essere la topa atomica nel film di Max Payne.

L otti o la o o s olto sulla ost uzio e del pe so aggio ha dato ita a u a figu a olto ape ta i a po interpretativo, i creatori non hanno mai voluto raccontarci le sue vere origini, sappiamo solo che è un clone es iuto all i te o dell o ga izzazio e o lo s opo ulti o di di e ta e l assassi o pe fetto, f eddo, distaccato, sociopatico e granitico in ogni suo gesto, tutte qualità che il personaggio nel suo completo da lavoro incarna perfettamente, riuscendo a bucare lo schermo e a far immedesimare ancora di più di quanto non riesca a immedesimare un personaggio del quale si conosce praticamente tutto. Un dettaglio questo, una scelta azzardata ma azzeccata allo stesso tempo, che definisce un rapporto con il proprio alter ego unico. Provando e godendomi il meraviglioso Absolution non ho potuto fare a meno di non pensare ad Assassi s C eed e a ua to U isoft de a i g azia e IO i te a ti e pe lo sti olo eati o offe togli e la ago ata d idee p ese i p estito dalla saga di Hit a se za e gog a al u a. Lo s o e to ė sopraggiunto quando mi sono reso conto che i gamers non hanno mai associato i due assassini in termini di similitudini nelle meccaniche di gioco, Ubisoft zitta zitta è riuscita a far passare inosservato quello che a me sembra evidente, ovvero che gli elementi alla base del proprio titolo di punta sono praticamente identici a ua to offe to dalla saga dell age te , a he se l aggiu ta del f ee oa i g può fuo ia e il gio ato e e portarlo fuori strada. Di sicuro Ubisoft ha saputo vendere il suo prodotto, ha saputo far credere che il suo assassi o fosse l u i o i a ie te ideoludi o he e itasse di esse e a ato, app ofitta do dei a i di sile zio dall us ita del Blood Mo e , la saga di Assassi s C eed si i posta o e pio ie a di un genere che in realtà conta già il suo massimo esponente, ma non si chiama Desmond/Altair/ Ezio/ Connor, si chiama 47, scelta mai tanto azzeccata per definire un personaggio, un numero, un codice a barre sulla testa, bastano questi due elementi a far viaggiare la mente del giocatore facendogli creare inconsciamente il suo personalissimo agente 47, una veicolazione emotiva geniale quanto il personaggio stesso. Queste mie impressioni però non vogliono sminuire il lavoro svolto da Ubisoft nella creazione dell u i e so di Assassi s C eed, he o i e di solo stealth e he a zi ha saputo sf utta e la a ta sto i a e gio a i di gusto, inserendo situazioni limite intrecciate a fatti davvero accaduti, un pò come ha fatto Dan Brown in ambito letterario e cinematografico, insomma dei gran paraculi che sono stati ripagati con milioni di copie vendute e gli onori della cronaca. Parliamo di due prodotti di altissimo livello, ma solo uno può fregiarsi del titolo di iglio e del ge e e e uello se za du io Hit a , dire il contrario è Hipster.


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A e o he o i iate sulla Lu a ed i uel aso i e e e da di e: eati oi i sa ete e ta e te a o ti dell esplode e di u a uo a a ia, uella di ‘uzzle. No luogo da ui sal a si da uesta uo a moda videoludica ma soprattutto sociale. Che sia Twitter, Facebook, piuttosto che casa vostra o il vostro uffi io l appli azio e i uestio e sa à si u a e te el aggio di po hi et i o di po hi post. No he sia un male, intendiamoci, che grazie a Ruzzle ci sta gente che FINALMENTE sta ampliando il proprio o a ola io olt e le t e ta pa ole e la osa, pe o e a o i te pi, o i dispia e affatto. Ma he os Ruzzle? Come nasce? E soprattutto come ha avuto o igi e il su esso? Fa ia o u po di hia ezza e s a ia o pu e uatt o hia hie e. ‘uzzle ulla più he l ulti o espo e te di u uo o ge e e di videogame mordi e fuggi che, se proprio dovessimo categorizzarli, potremmo definirli tutti appartenenti a uelli del ultipla e asi o o t ! asi o o ! “o o u otto di pu ti! , ossia u a tipologia di ideoga e o petiti i i ui, tutta ia, o isog o di a e e l a e sa io e essa ia e te o esso assieme a noi. Questo perché i server del gioco (rigorosamente online) registrano il punteggio ed il turno della nostra partita permettendoci un confronto con i nostri avversari che può avvenire anche dopo ore, gio i o setti a e dall i izio della pa tita esse do uesti gio hi s a diti da dei tu i di competizione precisi e definiti. Ruzzle, a ben vedere, non è il primo esponente di questa categorie, e neanche quello più brillante. Forse è stato semplicemente il più immediato e riconoscibile trattandosi, sostanzialmente, di una rimodernata versione del Pa olie e Boggle , Has o – a i . Il pu to he u appli azio e uffi iale del Pa olie e esiste ed s iluppata e dist i uita da Ele t o i A ts a essu o se l ai i ulata di striscio il che fa prospettare due idee. La prima è che lo sviluppatore del giochino, tale MAG Interactive, sia tipo il più grande genio del marketing di sempre. La seconda è che forse forse sia tutta una questione di culo. Ma torniamo in tema: Ruzzle nasce circa un anno fa con il nome di Rumble, e li per li non se lo è filato nessuno. Del resto se a nessuno è mai venuta voglia di giocare al Paroliere sul proprio iPhone, perchè dia olo do e e gio a e a ‘u le ?! Dopo 9 mesi dal lancio il gioco ha cambiato nome e, improvvisamente, ha raggiunto la magica soglia di circa 7 milioni di utenti totali.


Point of view Co e a ia o già detto uesta tipologia di gio hi o e a uo a al e ato dell i t atte i e to o di e fuggi, tutta ia l esplosio e della popola ità del titolo stata u ual osa he i suoi p ede esso i o avevano neanche lontanamente concepito. E non è che parliamo di perfetti sconosciuti, ma di applicazioni come Draw Something e SongPop, giochilli che alcuni di voi ancora giocheranno con i propri amici (hispter della fungia!). Il primo altro non era è un clone portatile di Pictionary, il secondo è una sorta di usi hie e . Ossia u gio o i ui o o e i do i a e u a a zo e as olta do e solo u a piccolissima pa te eh si… “a a a da di E i o Papi . Eppu e, o osta te i titoli di ui sop a a esse o do i ato il e ato, ‘uzzle si o u ue i posto i odo oatto, ta t he i uesto o e to p o a il e te uno dei videogame più giocati del pianeta. La do a da, di e e ual u o, o hi ? a pe h ? . Perchè Ruzzle si ed altri no? Partiamo pure dal presupposto che giochi come SongPop detengono comunque un cospicuo record di giocatori, il successo di Ruzzle non può che spiegarsi con un concetto: viralità. Avete presente le due ipotesi che si siamo posti qualche spazio più sopra? Ebbene scartiamo pure la p i a, pe h MAG I te a ti e o il uo o essia del a keti g ta t he il suo oss, ‘oge “kage all, stato il p i o a stupi si dell i redibile successo del proprio prodotto. No a ia o fatto ulla per h a adesse, u istero. Possia o solo ipotizzare he u gruppo di adoles e ti a ia o i iziato a sfidarsi o divide do il gio o oi loro a i i L uso di Google A al ti s, ha pe esso a “kage all e so i di s op i e he, l o igi e della diffusio e del gio o la si de e ad u i pe ata di gio ato i el uo e di Colli s, i Lousia a a pa ti e dall di e e scorso. In pratica sarà successo quanto detto da M . “ka ge all: u g uppo di agazzi i ha t o ato l app tra le nuove proposte dei vari store (aveva cambiato nome, do you rememba?), ha cominciato a sfidarsi in amicizia ed ha poi condiviso i suoi risultati a mezzo social network, insinuando il tarlo della curiosità nella testa dei p op i o pag i. ‘uzzle ui di u fe o e o a diffusio e i ale la ui i etta agi a , sosta zial e te o esiste. La o t op o a he lo stesso gio o, o il più o u e o e di pa olie e, di fatto non se lo fila nessu o. ‘uzzle i e e si. L idea he si p ospetta he el o do essu o a ia ai avuto voglia di giocare con gli amici al Paroliere, salvo una piccola fetta di sfigati feticisti del demodé. Qua do poi l i dust ia ha t asfo ato il gio o i ‘uzzle, e o appena i mezzi sociali lo hanno permesso, ecco che è scoppiata la febbre gialla. Questo sapete che significa? Significa più o meno siamo delle pecore digitali, p o te a segui e la assa i posta dal peso di u i pia e o di u a o di isio e da so ial network. Il punto fondamentale è che qualcuno (tipo me) se ne potrebbe anche lamentare, ma la realtà dei fatti è proprio questa. Prima di chiudere lasciatemi un attimo divagare – capirete poi il perché : qualche anno fa un gruppo di ricercatori delle Università di Boston e del New Jersey studiarono un caso di diffusio e di u i us o tale all i te o di Wo ld of Wa aft. A ausa di u e o e, u a alattia i flitta da un nemico, destinata a restare circoscritta in una determinata area, di fatto si diffuse a tutto il mondo di gio o. I o po ta e ti attuati pe p otegge e i p op i pe so aggi sa e e o ui di stati utili pe simulare il comportamento delle grandi masse allo scoppiare di una pandemia e di fatto così fu. A questo punto mi viene da chiedermi se non si possa utilizzare lo stesso concept con Ruzzle. E se tipo pensassimo alla diffusio e del gio o o e ad u i p o a ile studio so iale? Il isultato si pot e e iassu e e o e la capacità di un social network ad ampia base di rendere gradevole, concepibile e aga i al passo o i te pi , a he u o ept he di fatto o lo . Lo studio di ost e e e, i sosta za, he se p oposto el odo giusto, l ute te edio deside e à u ual osa he o ha ai deside ato… tipo gio a e al Pa olie e. Lo studio, se esistesse di ost e e e uesto… o fo se e lo ha già di ost ato. “ipa io pu ti .


Lo sapevate?! Il t aile he a u iò l’us ita di Hit a : Absolution, mostrava in modo decisamente chiaro il celeberrimo codice a barre tatuato sulla nuca del protagonista. Il codice (110706/040147) fu manipolato per ottenere come risultato una data (7 Giugno 2011), giorno in cui furono rivelati ulteriori dettagli sul gioco. Quello che IO Interactive ignorò è che proprio quel codice a barre, se scansionato su Amazon, dava come risultato quello di essere associato ad un prodotto olto pa ti ola e : u a o sa la ui fu zio e e design era stata specificatamente pensata per o se a e… eh … u dildo. Po e o 47…

Nel corso delle riprese di Batman: Begins avvenute in quel di Chicago, un ubriaco si schiantò volontariamente nella Batmobile, mentre questa era intenta in una scena di guida per le strade della città. La giustificazione dell’uo o fu he il ei olo, mai visto prima, gli era sembrato un mezzo d’i asio e alie o e ui di i si e a s hia tato o t o pe i pedi e l’i asio e della ittà. U e oe i o p eso…

Miyamoto, per creare la serie Zelda, ha preso ispirazioni da più aspetti della sua vita. Da piccolo, infatti, amava molto esplorare la zona collinare intorno casa sua. Significativa fu la scoperta di una grotta (da lui completamente esplorata) che, solo molti anni dopo, è diventato un elemento cardine del gioco.

Nel fil Basta di “e za Glo ia di Que ti ta a ti o, il pe so aggio di Do y L’O so E eo Do o itz doveva originariamente essere interpretato da Ada “a dle . L’atto e, tutta ia, e hè i te essato al ruolo dovette rifiutare perché impegnato con un altro film (Funny People). Tarantino, quindi, non ole do alle ta e l’i izio delle ip ese o u nuovo casting affidò il ruolo al suo grande amico Eli Roth che, tra le altre cose, stava già collaborando al fil i ua to egista del fil el fil O goglio della Nazione.

Quando Hideo Kojima architettò il suo primo titolo, lo storico Snatcher, cercò di escogitare un modo per produrre un floppy disk che, una volta esso all’i te o del p , e ettesse odo e di sa gue pe ezzo del is alda e to del computer. La cosa, ovviamente, non fu possibile, tuttavia Kojima restò convinto fino alla fine della bontà della sua idea. Essendo Snatcher un titolo di natura investigati a, Koji a deside a a ea e u t u o he desse a o più l’idea al gio ato e di t o a si osta te e te sulla s e a di u delitto, da ui l’idea dell’odo e di sa gue.


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