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Dicembre ‘12 – Gennaio ‘13

“E' molto meglio osare cose straordinarie, vincere gloriosi trionfi, anche se screziati dall'insuccesso piuttosto che schierarsi tra quei poveri di spirito che non provano grandi gioie né grandi dolori, perché vivono nel grigio e indistinto crepuscolo che non conosce né vittorie, né sconfitte”. (Theodore Roosevelt)

By chermilla

“I campioni non si fanno nelle palestre. I campioni si fanno con qualcosa che hanno nel loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione” (Muhammad Ali)


Stai bene ? Ti incazzi quasi mai ? Raramente ti senti stanco e stressato ? Trascorri delle belle giornate ? Hai delle interessanti relazioni sociali ? Godi di buona salute ? Sei contento ? Sei felice ? Prendi delle decisioni bello convinto ? Sei tu che decidi della tua vita ? Sai affrontare crisi, litigi e conflitti con forza e serenitĂ ? Tutto OK, tutto al meglio ?

Allora noi non ti serviamo.

Z.N.K.R. Scuola di Arti Marziali Orientali e Formazione Guerriera

Milano. Corsi collettivi. Incontri individuali. Seminari del Sabato.

Tiziano Santambrogio Esperto di Arti Asiatiche del confliggere e del buon vivere; counselor Gestalt; socio AISCON (Associazione Italo Svizzera di Counseling) La Scuola: http://www.znkr.it/ http://www.facebook.com/group.php?gid=116344158401343&v=wall Tiziano: http://www.tizianosantambrogio.it/ http://tiziano-cinquepassineldestino.blogspot.com/ tel. 339.415.13.69; mail: tsantambrogio@yahoo.it

Chi incontra il demone muore. Chi non muore diventa schiavo. Chi non diventa schiavo, diffonderĂ il demone. (Kai Zen)


i r i g i h s e m a T incontri rovocazioni ed Domande, p el guerriero lungo la Via d

Servo, padrone o … libero guerriero ? Una massa indifferenziata, ricca abbastanza (di soldi, certo, ma anche di tempo libero) e sufficientemente piegata al conformismo, votata al consumismo. Sgombriamo subito il campo da un possibile equivoco: “ricco” come lo intendo qui è il “non povero”. Perché il povero è colui che non può permettersi di dire “ Non voglio il prosciutto cotto, voglio invece quello crudo”. Il ricco sì, può scegliere. In Italia, nella nostra Milano, sono davvero pochi, pochissimi i poveri, mentre ci sono abbastanza ricchi (1) che si possono permettere di fare delle scelte, di coltivare degli hobby, di decidere dove andare nel tempo libero e cosa portare in tavola, ecc. Scrivo, dunque, della enorme facilità di vivere che l’umanità si è conquistata in secoli di progresso scientifico, culturale e … guerre e prevaricazioni. Matt Ridley ( autorevole giornalista scientifico ) ha calcolato che, all’incirca nell’anno zero del nostro mondo cristiano, per avere / “comperare” un’ora di luce, l’uomo doveva lavorare almeno cinquanta ore. Oggi, anno 2013 d.c., “comperiamo” un’ora di luce in meno di un secondo di lavoro. Come ho già scritto più volte, non so, tra quanti mi stanno ora leggendo e si lamentano del caro luce o caro gas, preferirebbero tornare ai tempi in cui, per aver un po’ di calore, bisognava uscire col freddo, ascia in spalla, andare per boschi col rischio briganti, lupi ed orsi, ad abbattere a colpi d’ascia un albero, poi farlo a pezzi e riportare il tutto a casa ! Dunque, per chi mi legge qui, il ricco è colui che, nel suo piccolo, può scegliere questo o quello: la pizza al prosciutto o ai funghi porcini, alla pizzeria “Vera Napoli” o da “Solopizza”; il corso di Zumba Dance o il corso di Spinning, alla palestra “Virtus” o da “Get Fit”.

In realtà, questa ipotetica libertà di scelta è drasticamente ridotta dal conformismo e dal consumismo. 

Il primo, si fa forte della tendenza umana a raggrupparsi, a conformarsi: da un lato per essere più forti di fronte alle avversità, dall’altro per mimetizzarsi come singolo ed evitare la responsabilità individuale. Tutto gioca, da secoli, sul rispetto delle masse. Guardiamo con sospetto chi se ne discosta. Abbiamo dato vita ad un’istruzione pubblica che educa i giovani al conformismo, ad obbedire, al sapere precostituito, demotivandoli a chiedere, a fare domande, per, invece, sforzarsi di imparare quel che già si sa ed è dato per certo (2). Lo stesso mercato del lavoro è cavalcato con successo dalle imprese che sfornano prodotti di massa.

L’altra punta di questo corno è la spinta al consumismo. Non c’è bisogno di aver letto Adam Smith per sapere che il capitalismo poggia sui prodotti venduti alla massa. L’industria che riesca a far sì che la massa desideri ciò che essa offre è l’industria che vince: produce in massa la stessa merce da vendere alle masse.

Questo binomio, conformismo e consumismo, influenza ( determina ? ) non solo quel che comperiamo ma, attraverso la cultura e le sue istituzioni, i mass media, anche quello che desideriamo, il nostro giudizio sugli altri e le cose del mondo, il modo di educare i nostri figli preparandoli ad essere …. i conformisti ed i


consumatori di domani. Quel poco che, grazie anche a mezzi come internet o il localismo, naturale interfaccia della globalizzazione, di diverso circola tra le masse è, per altro, spesso riconducibile comunque agli stessi valori e alle stesse merci che le masse già consumano. Nulla di alternativo, poco di antagonista e molto (troppo ?) di semplicemente “truccato”, “vestito” in modo diverso ! Con buona pace dei moderni profeti che inneggiano alla diversità solo ed esclusivamente per meglio e più remunerativamente vendere i loro prodotti (3).

Dunque, per stare nel campo “Arti Marziali, corpo e dintorni”, lascio volentieri agli uomini ed alle donne “massa” la frenetica ricerca di un corpo scolpito ed addominali a “tartaruga” (4); lascio loro il delirio di onnipotenza che a loro dà praticare corsi simil-para-militari per imparare a difendersi. Mentre io, allo Z.N.K.R., pratico ed offro un percorso di crescita e lotta, di individuazione e forza tenera che aiuti chi mi accompagna a scoprire di sé e del suo stare al mondo. Fuori dal conformismo e dal consumismo. Nella terra di frontiera degli eretici e degli esploratori, dei maschi e delle femmine autentici. OSS!! Tiziano Sensei

1.Per ora, perché, a fronte della crisi innestata dai mercati ( che non sono entità impalpabili ma uomini ed aggregazioni che giocano il gioco del “mercato ) le scelte di Monti & co., l’uomo di Goldman Sachs, e la sua banda di delinquenti d’alto bordo (http://www.comedonchisciotte.org/site/ modules.php?name=News&file=article&sid=10841) legati alle banche ed alla finanza, ci stanno portando verso il baratro pur di salvare i loro potentati e la ristretta cerchia di “paperoni”. 2.“L’insegnamento come attività sovversiva” di N. Postman; “ I ragazzi felici di Summerhill” di A.S. Neill; “Litigare per crescere” di D. Novara, sono alcuni ottimi testi sull’argomento. 3.“Siamo tutti strambi” di S. Godin 4.“… lo spettacolo di un maschio discinto e corredato di gin & tonic, stravaccato sul divano di fronte al televisore, è oggettivamente disgustoso, ma perlomeno circoscritto alle pareti domestiche. Non ho nessuna esitazione nel giudicarlo di gran lunga preferibile al vedere lo stesso maschio inguainato in una tuta aderente a righe turchese e albicocca, con una sorta di piccolo bidet rovesciato sulla testa a mò di casco, che esibisce in pubblico un grosso deretano mentre suda su una bicicletta da corsa che costa come un natante da diporto. I bambini, al limite i ragazzi, che corrono in biciletta sono uno spettacolo che fa tenerezza. Gli uomini adulti – e peggio ancora le donne, specie se grasse – che pedalano forsennatamente, costituiscono uno spettacolo così comico da farci dubitare della nostra posizione di primo piano nella scala evolutiva” (“Manuale di autodifesa per maschi” di P. de Sury)


Seminario Feldenkrais - seconda esperienza Sono sempre molto incuriosita dalle enormi potenzialità di movimento che possiede il corpo. Oggi, grazie al Sensei che ha organizzato una seconda opportunità per tutti noi del dojo , e a Elisa Fronteddu, mi ritrovo in pedana a sperimentare un metodo poco usuale ma molto interessante. Da parte mia c’è anche la mia personale passione per il corpo umano come “macchina perfetta” in grado di muoversi in maniera apparentemente autonoma, scontata e spesso anche in virtù di cattive abitudini, come una postura sbagliata o un difetto di carico sul bacino……. Non posso nascondere che rimango sempre affascinata tutte le volte che riscopro e prendo consapevolezza di come anche il gesto semplice di piegare una gamba, in realtà, sia frutto di piccoli e grandi processi, che vanno dall’impulso nervoso a una fibra muscolare che si contrae, che a sua volta muove un’articolazione. La prima parte del seminario si è svolta con un lungo lavoro da sdraiati, dove ciascuno di noi ha avuto la possibilità di capire nel dettaglio la minuziosa costruzione del movimento, di prestare attenzione alle sensazioni che il movimento stesso innesca, per scoprire le inevitabili differenze tra lato destro e lato sinistro del corpo. Elisa di fatto ci ha guidato e le sue domande sono servite a capire la giusta collocazione delle sequenze dei piccoli gesti che costruiscono il movimento, a scoprire e percepire lo “spazio profondo” dell’articolazione coxo-femorale, a provare a visualizzarlo, prendere coscienza dei gesti naturali e involontari, perché istintivi, come quello di schivare un colpo. Tutto questo “stare e sentire il movimento” poi, piano piano, ha portato ciascuno di noi a riconoscere piccole resistenze, magari in posti nuovi; a prendere coscienza che un movimento preciso può essere “spogliato” di altri piccoli gesti che servono solo a complicarlo, sia in termini di economia dello stesso, che ai fini dell’efficacia di una pratica marziale. Il metodo Feldenkrais è uno strumento prezioso per chi ha interesse a imparare a gestire il corpo come mezzo, a migliorarne la manutenzione, a ri-scoprire altre modalità di uso; per qualche lettore, l’accostamento Arti Marziali- metodo Feldenkrais, potrà sembrare inappropriato o addirittura inutile e a questo proposito, mi vengono in mente alcune battute che mi sento fare quando provo a raccontare che cosa faccio nel mio tempo libero, del tipo: “ma come dici di fare Arti Marziali e poi racconti che sei stata sdraiata per quasi tre ore? Ma non capisco”; oppure: “fai Tai Chi, ma esattamente cos’è, è come il Karate o la Boxe?.....” In realtà ho trovato nel seminario molti spunti di riflessione e di conferma sul nostro modo di praticare le Arti Marziali in dojo, perché, prima di arrivare a gestire uno scontro a due in pedana, ho bisogno di comprendere appieno le possibilità di movimento che il mio corpo possiede. Sono sicura che ciascuno dei partecipanti al seminario ha avuto la possibilità di arricchire il proprio bagaglio di esperienza della sua personale pratica delle Arti Marziali, al di là del grado di cintura; è stata una bella esperienza sull’io , essere corpo, corpo che produce movimento. OSS !! Tina


Kenpo Stille Nacht Praticato in silenzio, come momento di raccoglimento e meditazione, personale e di gruppo, al mistero della vita e del dono. Caratteristiche, queste, del Natale come festa di ri に nascita interiore e al mondo. Stille Nacht, nel silenzio delle parole e nel vociare dei corpi, dei respiri. Sguardi ad incontrarsi, mani a toccarsi. Kenpo, l’Arte del combattere, attraversata in silenzio: niente parole a spiegare, giustificare, correggere. Solo pratica corporea, fisicoemotiva. Due ore di silenzio, tra sbuffi, respiri pesanti, scalpiccio di piedi, rumori sordi di corpi che entrano a contatto. Quello che, da alcuni anni, è diventato un appuntamento tradizionale nella vita della Scuola. A festeggiare, col Natale, la pratica del donare e donarsi e, con ciò, dell’accettare: due ore di pratica marziale in silenzio. Esercizi di respiro e risveglio interiore. Polmoni che si dilatano e tessuto connettivo che si ravviva: agire sul connettivo significa produrre delle ripercussioni immediate sul piano cognitivo ed emozionale. Le componenti che determinano le diverse qualità di ogni azione, risultano da una disposizione interiore (conscia o inconscia) verso i fattori del movimento che sono peso, spazio, tempo e flusso. Forse, forse, il praticare in silenzio ha permesso agli artisti più attenti di cogliere questi fattori, individuandone le caratteristiche che sono sempre personali, soggettive, Giochi di coppia, di conquista dello spazio, di soffocamento dello spazio altrui. Che l'autonomia si conquista solo quando si liberano, o si recuperano, tre capacità: consapevolezza, spontaneità e intimità. - La consapevolezza esige che si viva presenti, quanto al luogo e al momento, e non altrove, nel passato o nel futuro. La persona consapevole è viva perché sa che cosa prova, sa dove si trova e quale momento vive. “Sa che quando sarà morto gli alberi ci saranno ancora e lui no, e perciò vuole guardarseli e goderseli il più possibile”. - Spontaneità è scelta, libertà di selezionare ed esprimere il proprio registro emozionale. - Intimità è immediata espressione di sé, per quello che si è. Praticare Kenpo per essere artisti del confliggere, con sé e con gli altri. Questa sera, come ogni volta una volta l’anno, a fine Dicembre, in totale silenzio. Poi, le chiacchiere, il cibo e le bevande, a salutare J.Paul, che ci lascerà per soggiornare sei mesi in Finlandia. OSS!! Tiziano


Il Seminario di Sabato 12 Gennaio Quali sono le tue risorse ? Sai attingere a quei lati della tua personalità e del tuo carattere che possono essere un valido supporto nei momenti di turbamento esistenziale ?

Quali sono le caratteristiche del tuo modo di stare al mondo, di stare nelle relazioni, che andrebbero potenziate ? Sei in grado di offriti a chi ti sta vicino anche superando le sue critiche ed i suoi attestati di disistima, per proporti e farti comprendere nella tua interezza ?

Sapere del Profondo "La teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto

Uno psicologo, Charles T. Tart, ebbe a definire la coscienza modellata dal consenso, dalle credenze del contesto socioculturale in cui L one con la propria cultura induce a credere oggettiva la propria coscienza. Non è così. Accettare le emozioni difficili, lasciarle emergere, senza censure né interpretazioni. Agire, nello spazio, liberamente. L uesto gesto, pare proprio esprimere questa tua emozione. Gli otto corpi, gli otto respiri, vibrano in Dojo. Fisiologia ed evoluzione emotiva insieme. Il racconto di qualcuno. I propositi, le speranze. Poi, riprendiamo ad agire. Incoraggio, con giochi ed immagini, ogni partecipante perché trovi una sua espressione fisica e, nel contempo, ogni gesto si ancori Onde, vibrazioni, fluire nel corpo. Emozioni in movimento. Diveniamo consapevoli che il fluire del movimento è influenzato dalla sequenza con cui le diverse parti del corpo entrano in movimento. E così, ogni spaccato del movimento, ogni cambiamento di peso, mostra un aspetto della nostra vita interiore. Ogni individuo potrebbe scegliere come relazionarsi con peso, spazio, tempo e flusso L fattori del movimento Potrebbe, ma sovente non è così: egli si muove inconsapevolmente, Ed osservo i partecipanti danzare, muoversi. Comunicare, con corpo e respiro, i propri elementi espressivi fondanti. Lavoriamo sulla verticalità. P Certo, in rapporto alla forza di gravità. Ma anche al proprio centro, e da lì il respiro. I di ognuno. C

funziona e nessuno sa il perché. Noi abbiamo messo insieme la teoria e la pratica: non c'è niente che funzioni... e nessuno sa il perché!" ( A. Einstein )


Atto intimo, che investe ogni parte del corpo, dentro. Che tocca dentro. Ma anche atto estroflesso. E P Mani, corpi, soprattutto cuori ed emozioni che si incontrano, si sovrappongono. Che agiscono e si lasciano agire. Lian Q caratteristica del souei shou il contatto mantenuto senza resistenza e senza interrompere il ritmo del movimento respiratorio, cardiaco, del compagno. O come crede. Ascoltando i rimandi del compagno. Nel cerchio finale, la verbalizzazione testimonia quanto ognuno si porti nelle relazioni quotidiane questo suo pesante / leggero. Ognuno scopre qualcosa di sé e, se lo vorrà, avrà da lavorare. Avrà modo di sperimentare come essere diversamente pesante / leggero con il o la propria partner, con i figli, con il lavoro. O

Sapere del Profondo OSS!! Tiziano

( Hands, by Turiel )

I prossimi Seminari Marzo. Sabato 9 Maggio. Sabato 11


Una lezione di prova Due gambe de legn, un oretta e mezza e sono in loco. Dal 2008/09 pratico in dojo Z.N.K.R. Lotto tra sudore e risate cresco, assaporando sconfitte vittorie . Demoni e Dei dentro me. L'altro giorno guardando delle riprese fatte in porta Venezia, vedevo la mia crescita, quel movimento nello spazio e nel tempo ben lontano dal pinocchio che ero ma non ho potuto fare a meno di notare anche le debolezze, (quindi quanto lontano?) i movimenti inconsulti e inutili, quel piroettare come una trottola ovunque… quanto spreco di energia, quanti i movimenti superflui ancora. Questa mia tendenza alla complicanza, zavorra di sto viaggio che non riesco ancora a scaricare, scultura appena sbozzata…u n gironzolare attorno a situazioni ed eventi, conflitti? Per assestare colpi qua e là, tergiversando forse, lontano ancora dalla Via diretta.. già, forse… Prendermi un impegno e portarlo a termine, senza lasciare passare il tempo col rischio che insorgano scuse e moltitudini di cavallette, come Belushi nei Blues Brothers. Così eccomi, a sperimentare, mettere il naso fuori dal dojo, accontentare la mia curiosità superando gli ostacoli posti da me stesso. Entro in un’ altra palestra, per una lezione di prova, scendo nello scantinato e saluto: “Ciao, vi ho manato una mail ieri, sono venuto per provare la vostra pratica XXX” “XXX che? Ma noi facciamo Karate” Allibito, mi sta prendendo in giro? No, capisco che non sono loro quelli con cui ho comunicato via mail. Esco un po' sconcertato, magari il sito non è aggiornato e quasi mi dico che già che ci sono perché non fare un po' di Karate? Ma non sono qui per questo. Esco e guardo il numero civico diverso da quello che avevo io, mmhhh... vediamo se, proseguendo al fondo della via, trovo ciò che cerco. Bingo! “E’ qui che si pratica il XXX?” “Sì, vieni. “ Poche chiacchere negli spogliatoi, si inizia ognuno con un proprio individuale riscaldamento mentre l'istruttore armeggia con musiche di metallo pesante. Shadow boxing per iniziare. Poi io lavoro con un altro insegnante su lavori di gomito, punto forte di quel metodo. Poche chiacchere e ci troviamo d’accordo sul fatto che o si chiami XXX o si chiami Kenpo o tizio o caio, la meccanica umana quella è. Molti lavori sull'istinto e l'aggressività, movimento continuo con visione a 360°, sempre. Molto lavoro muscolare e utilizzo del bacino per portare i diretti caricati, colpo d'anca e la torsione del tronco, ritornando che porta la gomitata col braccio opposto. Simile ai lavori che facciamo noi nel Wing Chun, col cuneo corto solo che codificato in un metodo dai vari utilizzi, primariamente risse da strada con più avversari, in ginocchio, da seduti, in terra, che punta all'efficacia, a prenderne il meno possibile, dato che in uno scontro non se ne esce mai indenni se non nei film, atto al distruggere. Pensando all'obiettivo ma, mi viene da dire, dimenticando il “come”. Ideato da un gitano che lo ha sperimentato sulle strade, e sulla strada, vivendola, certe cose accadono facilmente quanto rapidamente. Tutto si basa sull'essere sempre coperto, mani sulla testa, salde che continuano a muoversi, lasciando sempre tre finestre per la visuale frontale all'interno degli avambracci e le due laterali a destra e sinistra, sotto un continuo stress emotivo. Molto interessante, ma quando si è concluso con una Shadow boxing mi sono detto, e ora? Lezione all'insegna dell'aggressività, della memorizzazione di questo “cuneo corto”, prove di grappling e foot work per un oretta e mezza circa, e mi mancava poi, uno scioglimento delle tensioni, un cambio di respirazione per tornare alla normalità. Io ce lo avrei aggiunto almeno, mi sembrava ad hoc, invece nulla. Mi è servito, però, per lavorare meglio col mio cuneo corto e per vedere cosa c'è fuori, nel panorama marziale, anche se non si tratta di Arti Marziali a loro dire, non maestri né guru, o altri titoli, solo X e Y a insegnare, proprio come da noi. Certo, avendo fatto una lezione di prova non presumo di avere le conoscenze tali a giudicare ma per ciò che cerco io, potrei integrarlo sì, ma è comunque una cosa che già facciamo sempre e, quest'anno più che mai, stiamo lavorando sul tenere il fiato sul collo della preda, puntando le nostre


armi, gomiti, avambracci e mani (tsuka, lama,kokoro) sempre sull'avversario con cui stiamo confliggendo. O, almeno, non è quello che cerco io: 57 kili di peso, non posso andarci duro contro duro (forse, un puffo potrei battere così?). Peraltro non sto più per strada e non è così facile trovarsi in mezzo a una rissa o litigare con qualcuno, a meno che non lo si voglia… Sintetizzo in un termine? Incompleto. Come dire che, nel viaggio, l'obiettivo è la sola meta d'arrivo.. e tutto il resto del viaggio? I profumi, gli incontri, i colori.. l'avventura dell'imprevisto.. “non c'è giusto o sbagliato, c'è solo fare o non fare” HAGAKURE (By eikoweb)

La sera dopo.. Mastico le emozioni, gli stati d'animo di ieri, in via di dissolvenza ora. Una bestia assetata di sangue (forse del mio?), rabbia e ferocia. La voglia di distruggere, senza remore lasciando la bestia in libertà. Rivedo i movimenti del mio corpo, li annuso trovo i punti deboli e quelli forti, paragono col nostro fare in dojo. XXX lavora sulla sopravvivenza ad ogni costo, che ci sta, ma la forza bruta non è sempre applicabile in ogni situazione della vita: dov'è la cedevolezza su cui tanto puntiamo noi? Un uso smodato del corpo, un continuo eccesso di sforzo, bel lontano dall'elasticità, la ricerca di sé, l'ascolto proprio e dell'altro, dalla massime resa col minimo spreco di energie. Non nego che mi sia piaciuto molto ringhiare, un gran bello sfogo, ma che credo richieda poi un sempre maggiore sforzo fisico, un darsi smodatamente sempre più… magari mi posso sbagliare. Certo, non ho intenzione di scoprirlo. Guardo il mio gatto, Kuku Bima (l'artiglio di Bima), mi fa gli agguati anche nel sonno, è leggero e veloce, gli artigli penetrano le carni eppure sanno quando fermarsi, non c'è intenzione di uccidere o prevalere, sa di giocare poiché sa che può essere letale il suo gioco Mi domando se non sia anche la mia paura ad aver scatenato questa ferocia; mi chiedo se uno sfogo sia una risoluzione o un modo per sotterrare un problema/merda, butto fuori e ok, esplodo rabbioso ma il problema sta sempre lì sotto quei cumuli di terra, a impestare l'aria e in putrefazione incessante.. “Se hai la violenza dentro, sii violento” diceva Gandhi, ma se imparo solo a distruggere come posso ricostruire? E penso ai Rom che stiamo gestendo, tanto simili, solo a predare e distruggere… e un faticoso aiutarli a costruire, spesso impossibile... OSS!! Giovanni


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Un aÉista6rcql'operad'aÉeed ogni aÉistadevediventare protagonista dellapropriaaÉe. Lo scultoregea la suaoperaa partiredal bloccodí pietrachehadavantibenconsapevole dei limiti cheguestoimpone,ma bendlspostoa trasformare í limiti ín punti 4i forza. Agire,osare,sperimentare, imparare adascoltare perfrre delfanostravita la nostraPrincipaleoperl l'arte, cheriflettanellaforrnala nostrapiù intima essenza ln un alternanza e di scelte,in un arcobaleno di percorsi di vite, chivienee chiva...... Percorsí condÍvisi...Strade chesi unisconoe si dividono Soddis6ttie insoddis6tti Ma cosaci poÉaa cercare neglialtri le responsabilÉà di sceltechesonosolo nostrelE seabbiamocalcatoun percorsocheora cosaci spingea gitícarnepercosoe principidi quantoabbiamocondivisoprecedentemente. non ci 4pp4Éiene, pernostr4 responsabile sceltai FoneIa...pochezza umanaela mancanza di saperstarenel conflitto Probabilmente studiareil combattimentocomemezzoperimparare a starenel coflattoe non solo ccimemezzoper...menare potrebbeessere un grandepa5so avantisullacapacità del confliggere

Stog" 6fho - 3f 6osdudq: 106It €î{O AtP E' crhruùoh prim cirilrru IGRAol DAO -ur amziotp tnolioforta Sfinom Sltodct frlrp Entrotqtimidomente ol DAOnelsettembredel2OO5,siè semprepiù inseritoin tutte le ottivítà e iniziotive delloNostro Scuolodiventondo unfulcro importontissimo. chesi è rivelotoneglionnipedinoutilissimonellovito del DAO grazleolsuoentusiosmo Efemento e disponibilitò. Sbollottotoper lovorooro in un pa*e orain unoltro nonho maiollentotola morsononfocendomoimoncoreil suoopportoolloScuolodiventondone unoforte troscinotrice. Dototodi unoprofondosensíbilitò,discrezioneed eccusivorispetto, semprepresentee, soprottutto, sempre disponibile versogliqltri o cui nonho moifotto moncoreilsuo opportoneimomentipiù difficili Molte volte scomodoperchétroppoottivo e per la suoeccessivoforzo troscinotricee coinvolgente...

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buon 2T.T?.?OI? gronde evento!! o Monica e Tiziono un gronde augurio...

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Domanda:"Sei felice?".

Io:"Boh!". Una domandabanalemaspiazz.ante nella suasemplicita. E dalla mia rispostadeducoche non sonofelice oppurenon voglio vederla? A volte ho pensatoche dowei esserloper forza visto che ho: una bella famiglia; degli amici; un lavoro; insomma, accerchiatada benesseree sicurezze,ma in me non ho sentito uno stato dipienezza appagante.Piuttosto di vuoto in alcune occasioni. Altre volte invece ho pensatoche forse ricercareforti emozioni che mi scuotesserocosì da raggiungerlanmi avrebbe portato in uno stato di oblio che fosse durato per sempre.Ma la continua ricerca di nuove sensazionie piaceri è diventata una missione così stressantee affannosache mi ha fatto desisteredal cercarla a tutti i costi. Poi alla fine ho creduto che la felicità fosse un illusione, un qualcosadi irraggiungibile. Un qualcosadi troppo astatto che si trova solo nei sogni e nei film... Invece ora pensoche la felicità sia dentrodi me. Perchéesserefelici non vuol dire non avoredifficolta e non la si trova in assenzadi problemi. La si trova nonostantei problemi. E tutto ciò è scaturito ieri, dopo aver parlato con una personaa me cara, con cui mi sono confrontata, ho ammessoi miei malesseri e ho sputato ciò che avevo dentro. Compresi i miei dubbi, la soggezionedi esternarele proprie lacrime, la paura di esseregiudicata,il timore di riscontraredisprezzonegli occhi dell'ascoltatore. Invece alla fine (forse anche colpa del "Drambuie") mi son sentita diversaopulita nell'anima e fiera di me. Una sorta di gioia che mi ha accompagnttofino a casae dove lungo il tragitto in macchinaanchele vehine dei negozi mi apparivanopiù luminose. Una bella sensazione. Grazie Vale. Oss!

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Frurgois deLoRochefouocdd Ogni essere viventeè caratterizz4to da una propriacapacitàvibrazionalechelo distingueda ognialtro essere e da tutto ciò chelo circonda. Lo statovibrazionale è regolatodall'eguilibriotra vibrazioniinterneed esterne:I'assenzadi taleequilibriopuò ypa. i effetti determinare negativisullaqualitàdella degf ll benessere emotivoè diventatounacomPonente essenziale pe raggiungere t'equilibriopsico-fisico, in particolare nellavita quotidianac?ratterizzata cambiamenti sia fisicicheemozionali,dafrustazioni, da nzadi da manca autostíma,ialla difúcoftadí gertionedi alcunieventie da ritmi di vita troppoaccelerati

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KENSHINDO Il coraggio. Quel valore che, nei tempi, era il padre, il maschile, a tramandare ai figli. Il coraggio di conoscersi e trasformarsi. Il coraggio di affrontare le sfide. Nell’Hagakure ( libro di aforismi e precetti sull’etica samurai), le persone sono come le imbarcazioni: sarà il mare in tempesta a mostrare quelle che sanno tenergli testa e navigare di contro a quelle che il mare strapazzerà fino ad inghiottirle.

L’autonomia. Quel processo di individuazione che permette di

scegliere ed assumersi la responsabilità delle scelte; era ( ed è ) la piena accettazione della responsabilità individuale a divenire una necessità fisica e psicologica per la sopravvivenza. La consapevolezza di ciò che accade intorno a noi, contempla necessariamente la consapevolezza di noi stessi, soprattutto nel saper riconoscere prontamente quando e come le nostre emozioni e i nostri desideri siano in grado di distorcere le nostre facoltà percettive.

Il fare gruppo, che

rappresenta la “matrice”, l’Altro con cui rapportarsi, articolarsi, differenziandosene.

La natura dell’uomo è la sua cultura: creare trasformazioni. Ogni esperienza umana sopravvive e cresce solo mutando, solo correndo sempre il rischio di sfaldarsi e perdersi. Allora, impugnare un katana nel terzo millennio è simbologia pratica del saper confliggere quotidiano. Anche per questo

Kenshindo è saper tessere una relazione viva tra mondo interiore e mondo esteriore, allontanando il praticante da ogni Samurai by lubliner delirio narcisistico. E’ basculamento del bacino ed onda della colonna vertebrale, struttura fondamentale (hon) che relaziona i due poli in un oscillazione continua. E’ portare a galla le forze vitali, laddove il livello pulsionale si fonda sulle funzioni organiche e si riaccende con il loro funzionamento. E’ scoperta di stati di coscienza espansa accettati e canalizzati in forme rituali che fungano da contenitore. Ogni incontro OSS!! Tiziano

Kenshindo, nel corso o nei Seminari, è tutto questo ed altro ancora.


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Gli Erranti Milano v. Labeone 4 M° Giuseppe Lombardo

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San Benedetto d. Tronto (AP) M° Valerio Giordano

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Poche persone hanno il coraggio delle proprie azioni. Ma pochi fra i pochi possiedono il coraggio dei propri pensieri.

ZNKR SHIRO' di Tiziano Santambrogio dic_12gen_13  

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