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Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (con.in L. 27/02/2004) art. 1, comma 1, DCB Milano. (TASSA RISCOSSA)

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NEWSDESIGN

ADHARA Adhara è il nome arabo di una stella molto luminosa nella costellazione del Cane Maggiore. Franco Raggi, il progettista, ha scelto questo nome per la sua linea di lampade lineari ed essenziali, basate sull’uso dell’alluminio anodizzato ANOFOL laminato in foglio lucido e in differenti colori, abbinando tecnica e decorazione estetica. La particolarità di queste lampade è che vengono create per semplice piegatura e curvatura di un foglio unico di alluminio da 1mm, e senza alcun riflettore interno; la luce viene quindi riflessa dallo stesso corpo colorato della lampada, creando atmosfere diverse. La forma è quella di un solido a sezione parabolica all’esterno che ne contiene un’altro all’interno. Grazie all’uso del colore Adhara può essere proposta per spazi privati e domestici con toni vivaci e per spazi lavorativi, con toni più soft. La luce diventa quindi parte integrante e complemento dell’arredamento. (A.M)

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Adhara is the Arabic name of an extremely bright star in the Canis Majoris constellation. The designer Franco Raggi chose this name for his collection of linear, simple lamps based on the use of ANOFOL, anodized aluminium rolled into polished foils, available in several different colours, technology harmonizing with aesthetic decoration.

These lamps are peculiar in that they are made by simply folding and curving one 1-mm-thick aluminium foil, with no interior spotlight; hence light is reflected by the same coloured body of the lamp, thereby resulting in a variety of atmospheres. Adhara is shaped like a solid which has a parabolic section outside and accommodates another one inside.

Based on the use of colour, Adhara is suited to private, home spaces in vivid shades, as to workplaces in softer hues. Since aluminium foils are used for both the reflective surface and the structural part of the entire lighting body, light becomes an integral part of, and a complement to, the furniture. On October 7, 2011, the JANNONE Art Gallery, in

Corso Garibaldi, Milan, hosted an exhibition of the prototypes of ADHARA, in a shining setting enhanced by metallic colours and background music by the internationally famed harpist, Lurana Lubello. (A.M.)


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Dopo Torino nel 2008 e Seul nel 2010, Helsinki sarà nel 2012 la World Design Capital, la capitale mondiale del design. La capitale finlandese sarà sotto i riflettori della scena globale ospitando un ricco calendario di eventi, performance, dibattiti e mostre che si svolgeranno per tutto l’anno non solo in Finlandia ma anche in città come Milano, Berlino, Londra, Taipei, Tokyo e New York. Oltre ad Helsinki saranno coinvolte le città di Espoo, Vantaa, Kauniainen e Lahti per realizzare così tutte insieme un distretto del design nella regione meridionale della Finlandia. Proprio come accade per il design, WDCH 2012 si troverà ovunque: per strada, nei negozi e nelle gallerie, poichè per i finlandesi il design è anche un sentimento, uno stato della mente e un’attitudine. Per dirla in una parola, il design crea la felicità. L’inaugurazione ufficiale avrà luogo la notte del 31 dicembre nella piazza del Senato, durante la quale Helsinki celebrerà con il suo status di città aperta e internazionale non solo il design ma anche la gente. Sempre per la gente verrà inaugurato, nella primavera del 2012, il luogo di incontro per l’intero World Design Capital: un originale padiglione temporaneo in legno costruito nel centro di Helsinki, tra il museo di architettura finlandese e il museo del design, pensato per ospitare workshop, dibattiti, performance di danza, proiezioni cinematografiche, mercatini del design. WDCH 2012 vuole così proporre un concetto di design che va al di là della presentazione dei beni di consumo ma si estende ai servizi e ai sistemi. Il tutto finalizzato a trovare soluzioni mirate per soddisfare i bisogni delle persone attraverso un design innovativo e sostenibile, secondo la prospettiva del fruitore. “Per fare un esempio - spiega Pekka Timonen, project manager di WDC Helsinki 2012 - lo sviluppo dei servizi pubblici dovrebbe prestare molta più attenzione ai consumatori, alle esperienze degli utenti e alle loro esigenze. Proprio per questo abbiamo bisogno del design e delle sue concezioni. L’auspicio è che l’anno del WDC possa sensibilizzare e stimolare questo genere di attività”. Il tema lanciato dalla capitale finlandese, dunque, è quello di garantire uno sviluppo sostenibile e di istituire una filosofia del design pensato come mezzo per migliorare la qualità della vita grazie alla collaborazione tra fruitori, aziende e istituzioni. “Il nostro obiettivo – aggiunge Timonen - è di realizzare città migliori e per questo stimoleremo le persone attraverso eventi, happening e progetti. Il nostro obiettivo non è quello di essere per 365 giorni uno show di fuochi di artificio per poi alla fine dell’anno dire arrivederci a tutti. Il nostro intento è di aprire un dialogo su quello che possiamo ottenere usando il design con questo obiettivo primario ed esser certi che questi effetti dureranno a lungo. Noi vogliamo progettare per la vita”. Partendo da questo presupposto, World Design Capital intende sensibilizzare i cittadini su come

ognuno possegga la capacità di influenzare lo sviluppo del proprio ambiente di vita, dai trasporti pubblici al paesaggio, dal quartiere all’assistenza sanitaria, dai negozi all’architettura. Disegnando una vita migliore, per tutti. (A.C.)

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WORLD DESIGN CAPITAL HELSINKI 2012

hall made of wood, built in the heart of Helsinki, between the Museum of Finnish Architecture and the Museum of Design, to host workshops, debates, dancing performances, film shows and design street markets. Hence WDCH 2012 is the name for a concept of design beyond the presentation of consumer goods, extended to cover both services and systems, with a view

After Turin in 2008 and Seoul in 2010, Helsinki will be the World Design Capital of the year 2012. The Finnish capital will be in the global spotlight, with a rich programme of events, performances, debates and exhibitions held throughout the year, in Finland as in cities like Milan, Berlin, London, Taipei, Tokyo and New York. As well as Helsinki, the cities of Espoo, Vantaa, Kauniainen and Lahti will also be involved, to accommodate – all together – a design district in Finland’s southern region. Just as is the case with design, WDCH 2012 will be found everywhere: in streets, shops and galleries, because, according to the Finns, design also means a feeling, a state of mind, an attitude; in short, design creates happiness. The official opening will take place in Senate Square, on the night of December 31; Helsinki will be relying on its status as an open, international city to celebrate both design and people. As far as people are concerned, in spring 2012, the meeting place for the entire World Design Capital will also be opened: an original temporary

ments. This is the reason why we need design and its concepts. Hopefully, the year of the WDC can awaken public opinion to, and encourage, such activities”. Therefore, the theme launched by the Finnish capital consists in providing sustainable development solutions and implementing a philosophy of design understood as a medium for enhancing the quality of life through collaboration between users, companies and institutions. “We have a mission to fulfil – said Pekka Timonen – in creating better cities; hence we are going to stimulate people through events, happenings and projects. Our goal is not to be a firework display for 365 days, and say goodbye to everybody at the end of the year. We are going to open up a dialogue on the results we can achieve by using design to pursue this primary objective, and make sure that long-lasting effects will be produced. We want to design for life”. Based on this assumption, World Design Capital is going to make citizens aware that everybody is capable of influencing the development of their living environment, from public transport to the

7 to finding targeted solutions to satisfy people’s requirements through innovative, sustainable design, from users’ point of view. “To give you an example – said Pekka Timonen, project manager of WDC Helsinki 2012 –, public utilities should be primarily focused on consumers, users’ experiences and require-

landscape, from neighbourhoods to health care, from shops to architecture, thereby designing a better life, for everybody. (A.C.)


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NEWSDESIGN

SVICOLANDO Un museo a cielo aperto, a Milano, con 14 architetture e 6 showroom aziendali allestiti con un paravento che racconta il legame di Vico Magistretti con Artemide, Cassina, De Padova, Flou, Schiffini e con O luce. Nel mese di ottobre si è svolto l’evento ‘Svicolando’ con un allestimento, curato da Simona Romano e realizzato da Luca Poncellini, con grafiche di Davide Fornari. I materiali d’archivio, gli schizzi, i commenti, gli appunti di Magistretti sono stati selezionati e stampati sui cartoni che compongono l’artefatto e documentano la collaborazione tra il Vico designer e le aziende fondatrici dello studio museo a lui dedicato. Renato Schiffini, Ernesto Gismondi, Luca De Padova, Manuela Messina hanno raccontato con passione, e con un pizzico di nostalgia, il metodo di lavoro di Magistretti, la nascita dei suoi progetti magari attraverso una semplice chiacchierata con un foglio bianco davanti dove appariva, tra una parola e l’altra, l’idea di progetto. In Fondazione, dove si respira ancora l’aria di creatività che ha sempre circondato Magistretti, vengono esposti a rotazione i suoi progetti e i suoi schizzi. (P.M.)

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the project was jotted down on a piece of paper in front of him. Inside the Foundation, the creativity that always surrounded Magistretti still hangs heavy on the air and his projects and sketches are presented in rotation. (P.M.)

An open-air home-museum, in Milan, with 14 architectures and 6 corporate showrooms organized to tell the story of the bond between Vico Magistretti and companies he worked with - Artemide, Cassina, De Padova, Flou, Schiffini and O luce. The exhibition ‘Svicolando’ was held during the month of October with a layout arranged by Simona Romano and created by Luca Poncellini, with graphics by Davide Fornari. The material from the archives, the sketches, the comments, the notes have been selected and printed on cards that document the collaboration between Vico Magistretti designer and the companies that founded the museum dedicated to this great creative. Renato Schiffini, Ernesto Gismondi, Luca De Padova, Manuela Messina described the events with passion and a touch of nostalgia. They spoke of Magistretti’s operative method, how his projects developed from a chat with a colleague; between one word and another, the outline of


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NEWSARTE/ART

CÉZANNE. LES ATELIERS DU MIDI Considerato fra i padri della pittura moderna, l’artista che con il classicismo delle costruzioni e la forza dei colori ha saputo influenzare le avanguardie del Novecento, Paul Cézanne (1839-1906) era dotato di un talento, di un’intelligenza visiva, di una disciplina e di un metodo incomparabili. “Più che un pittore, Cézanne era la pittura stessa divenuta vita. Non c’era un istante in cui egli vivesse al di fuori di essa: era come se, tra le dita, egli tenesse sempre il suo pennello”, ebbe a dire di lui l’allievo e amico Émile Bernard, che ne conservò i preziosi suggerimenti. “In natura, tutto è modellato secondo tre modalità fondamentali: la sfera, il cono e il cilindro. Bisogna imparare a dipingere queste semplicissime figure, poi si potrà fare tutto ciò che si vuole”, raccomandava il maestro. Oppure: “Il disegno e il colore non sono affatto distinti tra loro: via via che si dipinge, si disegna; e più il colore raggiunge la sua armonia, più si precisa il disegno. Ricchezza del colore e pienezza della forma sono complementari, sono anzi una cosa sola. I contrasti e i rapporti tonali, ecco il segreto del disegno o del modello”. E ancora: “Bisogna essere degli artigiani nella propria arte. Sapere a tempo qual è il proprio metodo. Essere pittori, insomma, con le qualità della pittura stessa, e servirsi di un materiale rozzo, il più naturale possibile”. A questo grande precursore e alla sua inconfondibile maniera pittorica è dedicata la mostra ‘Cézanne. Les ateliers du Midi’, in corso a Palazzo Reale di Milano. L’esposizione, prodotta dal Comune di Milano e Skira, curata da Rudy Chiappini con la collaborazione di Denis Coutagne, presenta circa quaranta opere, provenienti da grandi musei internazionali, ed è particolarmente centrata sull’attività di Cézanne in Provenza, con fulcro ad Aix, la sua città natale, e nei celebri atelier, a Jas de Bouffan e a Lauves, ma anche nelle località da lui predilette, l’Estaque, Gardanne, Bellevue, Château Noir, Bibémus, in cui egli realizzò molte delle sue opere. Il percorso della mostra ne illustra l’evoluzione artistica, mettendone in risalto i temi distintivi: dalle prime opere realizzate attorno al 1860, più rispettose della tradizione dell’epoca, ai ritratti e ai paesaggi, in cui meglio si evidenzia il superamento dell’esperienza impressionista, alle nature morte, dove 10 la compiuta sintesi tra colore e volume si sposa a una paradigmatica essenzialità, fino agli ultimi, memorabili dipinti degli inizi del Novecento. L’allestimento consente al visitatore di immergersi nel mondo di Cézanne, invitandolo a seguirne le escursioni nella campagna provenzale, alla scoperta dei luoghi e delle persone che ne ispirarono le creazioni. In occasione della mostra, Skira pubblica, oltre al catalogo, quattro volumi:

‘Mi ricordo Cézanne’ di Émile Bernard, ‘L’architettura di Cézanne’ di Vittorio Gregotti, che ne analizza l’opera dal punto di vista della costruzione architettonica, ‘Le modelle di Paul’ di Cristina Cappa Legora, in cui l’artista è raccontato ai bambini, e l’art-book tascabile ‘Cézanne’. (F.M.)

Considered to be one of the fathers of modern painting, an artist who exploited the classic features of the constructions and the power of color to influence the avant-garde minds of the 20th century, Paul Cézanne (1839-1906) had talent, visible intelligence, expertise in a discipline and a unique method. ‘More than a painter, Cézanne was a painting that had come to life. There was never a moment when he left it: it was as though he was always holding a paintbrush between his fingers”, according to his student and friend Émile Bernard, who remembered him fondly. The Maestro himself explained ‘In nature, everything is based on three fundamental shapes: the sphere, the cone and the cylinder. When artists learn to paint these simple shapes –they will be able to do anything they want’. On another occasion: ‘Drawing and color are not poles apart: when an artist paints, he is designing; and the greater the harmony with color, the more accurate the design. Wealth of color and fullness of the shape are complementary factors, they are one. Contrasts and shading –

these are the secret ingredients of the drawing and the model’. He continued: ‘Each artist must be a craftsman of his own art. Knowing one’s art is essential – being a painter and recognizing the qualities of the painting itself and using a raw material which is as natural as possible’. This important precursor and his unique painting style are the core themes of the exhibition ‘Cézanne. Les ateliers du Midi’, in Milan’s Palazzo Reale. The exhibition, produced by the Milan City Council and Skira, was organized by Rudy Chiappini assisted by Denis Coutagne, presents some forty works of art, originating from major international museums. The focus is on Cézanne’s work in Provençe, and in Aix-en-Provençe, his hometown, and on the famous ateliers in Jas de Bouffan and in Lauves; it also touches on areas that he loved - Estaque, Gardanne, Bellevue, Château Noir, Bibémus, which are immortalized in many of his ideas. The exhibition pathway illustrates his artistic evolution and exalts many of the distinctive themes: from the initial works he created in the 1860s which were more closely aligned with the period’s traditions, to the portraits and the landscapes through which he demonstrated his shift away from the impressionist experience, still lifes and where the complete synthesis between color and volume is bound to paradigmatic simplicity, right down to the final

memorable paintings at the beginning of the 20th century. The arrangement of the exhibition allows visitors to become part of Cézanne’s world; it invites them to follow the excursions into the Provençal countryside to discover the places and the people who inspired his creations. In parallel with the exhibition and in addition to the catalogue, Skira has published four books: ‘Mi ricordo Cézanne’ (I remember Cézanne) by Émile Bernard, ‘L’architettura di Cézanne’ (Cézanne’s architecture) by Vittorio Gregotti, which analyzes the piece of architecture in terms of the architectonic construction, ‘Le modelle di Paul’ (Paul’s models) by Cristina Cappa Legora, in which the artist is described to children, and the pocket art-book ‘Cézanne’. (F.M.) Milano, Palazzo Reale, piazza Duomo 12. Fino al 26 febbraio/Until 26 February.

Paul Cézanne, Grande pino e terre rosse, (1890-1895), © Foto Scala, Firenze.


la strada di una creatività ‘ricca’, colta e raffinata, e imboccare quella della ‘povertà’, intesa come affrancamento da categorie, etichette, simboli, vincoli formali e compositivi, come riconquista di un’essenzialità spontanea e imprevedibile, superando le classiche dicotomie tra io e mondo, tra arte e vita. Nasceva così il movimento dell’Arte Povera, celebrato oggi da un’iniziativa, ‘Arte Povera 2011’, promossa dal Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea assieme alla Triennale di Milano e curata dallo stesso Germano Celant. L‘operazione, che coinvolge importanti musei ed enti culturali delle città di Bari (Teatro Margherita), Bergamo (GaMeC), Bologna (MAMbo), Milano (La Triennale), Napoli (MADRE), Roma (MAXXI) e Torino (Castello di Rivoli), è concepita come un arcipelago di mostre che, presentando una ricca selezione di opere storiche e recenti, invita a

The La Bertesca Gallery in Genoa, Liguria, hosted an exhibition entitled ‘Arte Povera – IM Spazio’ in the Fall of 1967. Works by Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Pino Pascali, Emilio Prini and others were on display. The organization of the exhibition was supervised by a fierce, highly promising art critic, Germano Celant, who was in his Twenties at the time. The importance of this event was that for the first time, people were talking about ‘Arte Povera’ – a modern and radical art form. Celant interpreted this as the expression of design freedom which contrasted with the coded, artificial languages induced by the system. In his eye-catching manifesto ‘Appunti per una guerriglia’ (Notes for guerrilla warfare), published in the magazine ‘Flash Art’ in November of that year, he stated that serial production obliged the artist to ‘produce a single item that would saturate the market. The artist would not be able to create and abandon an

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Nell’autunno del 1967, alla galleria La Bertesca di Genova, si svolse una mostra dal titolo ‘Arte Povera - IM Spazio’ che presentava, tra le altre, opere di Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Pino Pascali, Emilio Prini. Curatore di questa mostra era un agguerrito e promettente critico d’arte, Germano Celant, all’epoca non ancora trentenne. L’importanza di questo evento è data dal fatto che, per la prima volta, si parlava di ‘Arte Povera’, intesa da Celant come espressione di una libertà progettuale alternativa ai linguaggi codificati e artificiali indotti dal sistema. Nel suo vibrante manifesto ‘Appunti per una guerriglia’, pubblicato dalla rivista ‘Flash Art’ nel novembre dello stesso anno, egli affermava infatti che la produzione in serie costringe l’artista “a produrre un unico oggetto che soddisfi, sino all’assuefazione, il mercato. Non gli è permesso creare e abbandonare l’oggetto al suo cammino; deve seguirlo, giustificarlo, immetterlo nei canali, l’artista si sostituisce così alla catena di montaggio. Da stimolo propulsore, da tecnico e specialista della scoperta diventa ingranaggio del meccanismo”. Per uscire da questo impasse, non restava che abbandonare

un viaggio nel tempo, attraverso diverse situazioni architettoniche e ambientali, relativo agli avvenimenti nazionali e internazionali che hanno avuto come protagonisti gli esponenti dell’Arte Povera. Tra le mostre in programma, assume particolare rilevanza quella in svolgimento alla Triennale di Milano, trattandosi della prima grande antologica organizzata nel capoluogo lombardo in omaggio a questo movimento. L’esposizione ‘Arte Povera 1967-2011’ annovera, in uno spazio complessivo di 3000 mq, oltre 60 opere, suddivise in due parti: la prima, allestita nella Galleria dell’Architettura progettata al piano terra da Gae Aulenti, riservata alle opere realizzate dal 1967 al 1975; la seconda, ospite del primo piano del Palazzo della Triennale, dedicata agli sviluppi del movimento dal 1975 ad oggi. Seguendo il sobrio percorso espositivo, graficamente ‘vestito’ dallo Studio Cerri & Associati, il visitatore è messo in grado di apprezzare l’evoluzione della ricerca condotta nell’ambito di questo movimento: dall’espressività materica affidata ad entità segniche elementari e primitive, come il fuoco e la pietra, l’acqua e la tela, la sabbia e le foglie, il legno e la creta, il carbone e il ghiaccio, il piombo e il gesso, piuttosto che cartone, stoffa, nylon, vetro e tubi fluorescenti, fino alla costruzione di articolazioni avvolgenti e in grande scala, installazioni capaci di mettere in relazione corpo e oggetto, spazio architettonico e percezione. Tra gli autori che si incontrano lungo il cammino: Jannis Kounellis, Mario Merz, Luciano Fabro, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, PierPaolo Calzolari, Marisa Merz, Pino Pascali, Alighiero Boetti, Emilio Prini, Giovanni Anselmo, Giuseppe Penone, Gilberto Zorio, tutti impegnati a esplorare e sperimentare un territorio aperto, abitato da creazioni archetipe, illustrato in narrazioni plastiche, alimentato da magie e miti remoti, connotato da un’utopica riconciliazione con la natura. Il voluminoso catalogo di ‘Arte Povera 2011’, circa 700 pagine, edito da Electa e curato da Germano Celant, contiene 33 saggi critici inediti. (F.M.)

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ARTE POVERA, 1967-2011

In alto/Top: Pino Pascali, 32 mq di mare circa, 1967, Galleria nazionale d’arte moderna, Roma. Qui a fianco/Here: Gilberto Zorio, Canoa che ruota, 2009, Collezione dell’artista. A sinistra/Left: Michelangelo Pistoletto, Il fascio della tela, 1980. Ph: A. Lacirasella.

article along the way; he will have to follow it, justify its existence, direct it to the right commercial channels; in other words, the artist replaced the factory assembly line. His role shifts from the driving force as technical expert and design specialist to being just one cog in the wheel’. To exit from this form of stalemate, the artists had to leave the main road of deep, stylish and elegant creativity and move towards something poorer, intended as a mixture of categories, labels, symbols, formal restrictions and arrangement limitations, as though re-acquiring the very basic spontaneous and predictable features, overcoming the classical dichotomies between ‘me and the world’ and ‘art and life’. This is how the Arte Povera movement came about, celebrated through the initiative ‘Arte Povera 2011’, promoted by Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea in conjunction with the Milan Triennale, and once again organized by Germano Celant. The operation includes important museums and cultural bodies from the cities of Bari (Teatro Margherita), Bergamo (GaMeC), Bologna (MAMbo), Milan (La Triennale), Naples (MADRE), Rome (MAXXI) and Turin (Castello di Rivoli); it has been conceived as a archipelagos of exhibitions and through a rich selection of past and recent creations, invites visitors on a journey through time, across different architectonic and environmental situations, relative to the national and international events that saw the protagonists of Arte Povera take center stage. One of the most important exhi-

bitions will be held in Milan’s Triennial; it will be the largest anthological exhibition focusing on this movement ever organized in the capital of Lombardy. The exhibition ‘Arte Povera 1967-2011’ will present more than 60 pieces in 3000 sq.m. The event has been split into two parts: the first, in the Gallery of Architecture designed on the ground floor by Gae Aulenti, is reserved for the works of art created between 1967 and 1975; the second part, on the first floor of the Palazzo della Triennale, is dedicated to the development of this movement from 1975 to the present day. Following the exhibition pathway designed by Studio Cerri & Associati, the visitor will be allowed to appreciate the evolution of the research performed within the realms of this movement: from the tactile expressiveness of the elementary and primitive elements such as fire and stone, water and canvas, sand and leaves, wood and clay, coal and ice, lead and plaster, cardboard, fabric, nylon, glass and fluorescent tubes, to the construction of special, large-scale installations which bring together the body and the article, architectonic space and perception. The artists included in the itinerary are Jannis Kounellis, Mario Merz, Luciano Fabro, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, Pier Paolo Calzolari, Marisa Merz, Pino Pascali, Alighiero Boetti, Emilio Prini, Giovanni Anselmo, Giuseppe Penone, Gilberto Zorio – all committed to the exploration and experimentation of the open territory, inhabited by archetypical creations and illustrated through models, fuelled by far-off magic and myths, flavored with a utopic reconciliation 11 with nature. The large catalogue for the ‘Arte Povera 2011’ exhibition contains approximately 700 pages. Published by Electa and edited by Germano Celant, it also contains 33 previously unpublished critiques. (F.M.) Milano, Palazzo della Triennale, viale Alemagna 6. Fino al 29 gennaio/Until January 29 2012.


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NEWSARTE/ART

DA BACON AI BEATLES Dai primi studi di Alberto Giacometti, passando per Francis Bacon, Jean Dubuffet, Karel Appel, César, fino a David Hockney, Richard Hamilton, Mario Schifano, e oltre, si possono ripercorrere le tracce di una ricerca figurativa che, soprattutto nella seconda metà del XX secolo - come ebbe a testimoniare la grande mostra ‘New Images of Man’ allestita al MoMA di New York nel 1959 -, si distacca dai modi canonici di certo realismo d’impronta sociale, approdando ad esiti in cui si mescolano liberamente e in varia misura suggestioni di matrice espressionista, informale e pop. Questa ricerca, complessa e stratificata, riflette e definisce una nuova condizione esistenziale dell’uomo moderno che l’arte puntualmente ha registrato e rappresentato in un inquieto sommarsi, sovrapporsi e accavallarsi simultaneo di memorie, visioni, luoghi, oggetti e corpi. Organizzata dalla Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, con la cura di Chiara Gatti e Michele Tavola, la mostra ‘Da Bacon ai Beatles. Nuove Immagini in Europa negli anni del rock’ rende omaggio alla fervida e variopinta creatività di quegli anni memorabili, raccontandoli attraverso una ampia selezione di 70 opere, tra sculture e dipinti, che include, oltre ai già citati maestri, artisti quali Valerio Adami, Eduardo Arroyo, Enrico Baj, Peter Blake, Samuel Buri, Alik Cavaliere, Mario Ceroli, Errò, Sebastian Matta, Mimmo Rotella, Emilio Tadini, Aat Verhoog. Tra i lavori esposti figurano anche l’immagine di copertina del mitico album ‘Sgt. Pepper’s’ dei Beatles, firmata da Peter Blake, e un esemplare della serie di stampe ‘Swinging London’ di Richard Hamilton, autore anche della copertina del ‘White Album’ dei Fab Four. Un esemplare intreccio fra arte e musica che trova riscontro nella colonna sonora della mostra, fruibile mediante un’apposita audioguida, in cui le suggestioni musicali - dagli esordi di Elvis Presley a ‘Let It Be’, ultimo album dei Beatles - si mescolano a commenti sulle opere esposte. Il catalogo della mostra è edito da Skira. (F.M.)

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In alto, a destra/Top, right: The Beatles Sergeant Pepper, Serigrafia numerata di proprietà della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente. Photocredit: Paolo Vandrasch. Images: Blake Peter.

Starting from the initial studies of Alberto Giacometti, continuing through Francis Bacon, Jean Dubuffet, Karel Appel, César, to David Hockney, Richard Hamilton, Mario Schifano, and beyond, it is possible to trace a figurative research that, particularly in the second half of the 20th century – confirmed by the major exhibition ‘New Images of Man’ which was held in NewYork’s MoMA in 1959 – moved away from the traditional traits of realism inspired by the social conditions, extending to results which emerge from a free and varied mixture of expressionism, informal and pop art. This complex, stratified research reflects and defines a new existential condition of modern man recorded and represented by art as a disturbing overlapping simultaneous accumulation of memories, visions, locations, objects and bodies. The exhibition ‘Da Bacon ai Beatles. Nuove Immagini in Europa negli anni del rock’ (From Bacon to The Beatles. New Images across Europe during the years of Rock) has been organized by the Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano (Society of Fine Art and Milan’s Permanent Exhibition). Chiara Gatti and Michele Tavola, the organizers, wished to pay tribute to the explosive creativity of those memorable years. They selected a broad selection of 70 works, a mixture of sculptures and painting by the artists mentioned above and by Valerio Adami, Eduardo Arroyo, Enrico Baj, Peter Blake, Samuel Buri, Alik Cavaliere, Mario Ceroli, Errò, Sebastian Matta, Mimmo Rotella, Emilio Tadini, Aat Verhoog. Among

the works on display, the unique sleeve of the Beatle’s ‘Sgt. Pepper’s’ album, designed by Peter Blake, and one example of the series of prints ‘Swinging London’ by Richard Hamilton, who also designed the sleeve for the Fab Four’s ‘White Album’. The exhibition is an exemplary mixture of art and music, underlined by the exhibition’s sound track. Visitors can listen to the specially-produced audio-guide where the musical suggestions – from the early days of Elvis Presley to ‘Let It Be’, the final album released by the Beatles in 1970 – are mixed with commentary on the works displayed. The exhibition catalogue is published by Skira. (F.M.)

Milano, Museo della Permanente, via Turati 34. Fino al 12 febbraio/Until February 12th 2012.


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NEWSMOSTRE/EXHIBITION RE – CYCLE. STRATEGIE PER L’ARCHITETTURA, LA CITTÀ E IL PIANETA Il riciclo può essere utilizzato con creatività per progettare architetture, città e paesaggi contemporanei innovativi e originali? La risposta a questa domanda si può trovare visitando, dal 1 dicembre 2011 fino al 26 aprile 2012, la mostra ‘Re– Cycle, strategie per l’architettura, la città e il pianeta’ curata da Pippo Corra, Senior Curator del MAXXI Architettura e allestita in quattro gallerie del MAXXI (Museo nazionale delle arti del XXI secolo a Roma). L’esposizione presenta, attraverso una selezione di progetti esemplari di riciclo di architetture, città e paesaggi insieme a opere di artisti, fotografi e media producer, il risultato di una vasta ricerca intrapresa dal MAXXI Architettura, che non vuole ricordare che riciclare è bello, economicamente conveniente ed ecologicamente giusto vuole dimostrare come il riciclo possa essere un generatore di creatività. Solo per citarne alcuni, in mostra troviamo la proposta di Superstudio per la soprelevazione del Colosseo; il progetto di Lacaton & Vassal per la trasformazione del Palais de Tokyo a Parigi e i progetti di rinaturalizzazione selezionati insieme alla Harvard University per le shrinking cities in America e in Europa. Una grande mostra, dunque, che attraverso disegni, modelli, video, fotografie, testimonianze e altri materiali presenta al pubblico una mappa contemporanea del riciclo. (A.C.)

RE – CYCLE. STRATEGIES FOR ARCHITECTURE, CITY AND PLANET Can recycling be creatively used to design innovative, original contemporary buildings, cities and landscapes? The answer to this question can be found by visiting (1 December 2011 – 26 April 2012) the exhibition ‘Re – Cycle, Strategies for Architecture, City and Planet’, staged by Pippo Corra, Senior Curator of MAXXI Architettura in four galleries of the National Museum of 21st Century Arts, MAXXI, in Rome. The exhibition relies on both a selection of exemplary recycling projects for buildings, cities and landscapes and works by artists, photographers and media producers, to present the results of a large-scale survey conducted by MAXXI Architettura. The goal is not to remind you that recycling is good, cost-effective and environmentally correct; it is to prove that recycling can produce creativity.

The projects on show include Superstudio’s plan for raising the Colosseum, Lacaton & Vassal’s plan for transforming the Palais de Tokyo in Paris, and the renaturalization plans for ‘shrinking cities’ in America and Europe, selected together with Harvard University. A great exhibition which, through drawings, mo-

ABITAZIONI TEMPORANEE Una doppia installazione dal titolo ‘Abitazioni temporanee’, che coinvolge gli architetti Guidotti e l’artista Luca Mengoni e che parla di atmosfere, intimità e identità dell’architettura. L’istituto internazionale i2a di architettura di Vico Morcote, vicino a Lugano, propone questo evento che rientra nel filone ‘Positions in space’, che nel 2010 ha valso all’istituto il premio come miglior spazio d’arte dell’Ufficio federale della cultura per l’originalità e il carattere interdisciplinare. Il titolo dell’installazione proposta a Vico Morcote prende spunto dal verso di un componimento poetico di Jim Morrison: ‘Abitazioni temporanee’ – una contraddizione quando si pensa alle architetture massicce, spesso in cemento armato, di Giacomo e Riccarda Guidotti. Gli architetti intendono mettere in luce il processo di avvicinamento e poi di abbandono rispetto all’opera architettonica perché, in un certo senso, il progettista abita la propria architettura e poi deve separarsene per consegnarla al committente. (P.M.)

TEMPORARY ACCOMMODATION A double installation entitled ‘Abitazioni temporanee’ (Temporary Accommodation) saw the involvement of architects Giacomo and Riccarda Guidotti and the

dels, videos, photographs, evidence and other materials shows the general public a contemporary map of recycling. (A.C.) MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma. Dall’1 dicembre 2011 al 26 aprile 2012/From 1st December 2011 to 26 April 2012.

artist Luca Mengoni; it expresses atmospheres, intimacy and the identity of architecture. The international event ‘i2a’ of architecture by Vico Morcote, was organized close to Lugano, in Switzerland. It is part of the thought-train positions in space which in 2010 won the institute the prize as the best art gallery of the Federal Office for Culture due to the originality and its interdisciplinary character. The title of the installation proposed to Vico Morcote was inspired by a verse of a poem by Jim Morrison: Abitazioni temporanee (Temporary Accommodation) by Giacomo and Riccarda Guidotti – a contradiction in terms when we think about solid robust buildings often constructed in reinforced concrete. The architects wished to highlight the idea of using and then abandoning an architectonic structure; it reflects the design process because, in actual fact, the designer lives through his architecture and then has to detach himself from it and hand over the keys to the client. (P.M.) 13 i2a, istituto internazionale di architettura, Portich da Sura 18, Vico Morcote, Svizzera. Dall’1 dicembre 2011 al 8 gennaio 2012/From December 1st 2011 until January 18th 2012.


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NEWSMOSTRE/EXHIBITION

‘RUDOLF STEINER - L’ALCHIMIA DEL QUOTIDIANO’ AL VITRA DESIGN MUSEUM Vitra Design Museum presenta la prima grande retrospettiva sull’operato di Rudolf Steiner, uno dei più influenti riformatori del ventesimo secolo, ma anche dei più contestati; conosciuto maggiormente come pedagogista e filosofo, e per aver fondato la scuola steineriana, che ha ispirato artisti quali Piet Mondrian, Wassily Kandinsky o Joseph Beuys, noché il principale ideatore dell’architettura organica. In occasione del 150° anniversario dalla sua nascita, l’esposizione dal titolo ‘Rudolf Steiner - L’alchimia del quotidiano’, – dal 15 ottobre 2011 al 1 maggio 2012 – è parte di un programma di iniziative dedicato all‘influenza globale di Steiner nel design, nell’arte e nella società. La mostra prevede anche un approfondimento circa il suo operato nella regione di Basilea, dove si trova il centro ancor oggi più importante al mondo del movimento antroposofico promosso da Steiner: il Goetheanum, costruito tra il 1924 e il 1928. La retrospettiva espone differenti pezzi tra i quali si possono ammirare mobili, modelli, sculture e numerosi disegni e progetti, ma anche altri documenti, come manifesti e lettere di Franz Kafka o Piet Mondrian, film e lavori di Kandinsky, Lyonel Feininger o Frank Lloyd Wright che dimostrano l’intensa interazione tra Steiner e i suoi contemporanei. Viene documentato anche il legame tra Steiner e i creativi moderni, per esempio Olafur Eliasson, Konstantin Grcic o di Ronan & Erwan Bouroullec. (A.M.)

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the anthroposophy movement promoted by Steiner – the Goetheanum, constructed between 1924 and 1928 – still has its headquarters there. The retrospective exhibition presents a range of pieces that visitors can admire: furniture, models, sculptures and a large number of plans and projects; the exhibition also contains other documents such as manifestos and letters by Franz Kafka and Piet Mondrian, films and works by Kandinsky, Lyonel Feininger and Frank Lloyd Wright which demonstrate the intense interaction between Steiner and his peers. The relationship between Steiner and the modern creatives is also documented - Olafur Eliasson, Konstantin Grcic o di Ronan & Erwan Bouroullec. (A.M.)

‘RUDOLF STEINER - THE CHEMISTRY OF EVERYDAY LIVING’ AT THE VITRA DESIGN MUSEUM Vitra Design Museum presents the first major retrospective event on the works of Rudolf Steiner, one of the most influential reformers of the 20th-century, and one of the most contested designers. He is best known as a pedagogist and a philosopher and for having founded the Steiner school which inspired artists such as Piet Mondrian, Wassily Kandinsky and Joseph Beuys. His contribution as the main inventor of organic architecture was another string to his bow and should not be forgotten. To commemorate the 150th anniversary since his birth, the exhibition entitled ‘Rudolf Steiner - L’alchimia del quotidiano’ (Rudolf Steiner – the chemistry of everyday living), – open from October 15th 2011 to May 1st 2012 – has been organized and is part of a program of initiatives dedicated to Steiner’s general

influence in design, art and society. The exhibition has a section which takes a closer look at his work in the area around Basle in Switzerland; at the time of writing, the world’s most important center for

Vitra Design Museum, Charles-EamesStr. 1, Weil am Rhein, Germania. Dal 15 ottobre 2011 all’1 maggio 2012/To May 1st 2012.


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GLENN MURCUTT. ARCHITECTURE FOR PLACE I suoi progetti non si possono certo definire convenzionali ed è propro questa la caratteristica che ha permesso a Glenn Murcutt di vincere il prestigioso premio Pritzker nel 2002. Architetto di fama internazionale in Australia, durante gli ultimi 40 anni ha costruito più di 500 edifici, esclusivamente abitazioni, tutti in Australia, sempre disegnando, progettando e supervisionando in prima persona. La mostra a lui dedicata che si svolge a Vienna presenta una selezione di questi progetti e illustra il metodo di lavoro di Marcutt attraverso i suoi disegni che rappresentano un indispensabile strumento di scoperta. “L’Architettura è un’espressione meravigliosa nel processo delle scoperte… è come essere uno scienziato che non conosce la risposta ma ha già identificata la strada da intraprendere per arrivare alla risposta… Lo faccio per questo motivo, per la gioia della strada e della scoperta.” La fotografia di Anthony Browell testimonia l’armonia tra gli edifici e l’ambiente naturale mettendo in rilievo i materiali semplici usati da Murcutt che definisce questo suo metodo di progetto funzionalismo ecologico. Progetti su larga scala, schizzi, disegni di dettagli insieme a video rappresentano l’intero materiale della mostra curata da Lindsay Johnston, Architecture Foundation Australia. (P.M.)

His projects cannot be described as conventional and this characteristic allowed Glenn Murcutt to win the prestigious Pritzker in 2002. Over the last 40 years, this internationallyrenowned architect has constructions more than 500 residential buildings in Australia. He designed, planned and supervised the projects himself. The exhibition dedicated to his work has been organized in Vienna and presents a selection of these projects, illustrating Marcutt’s operative method through his plans that represent an indispensable instrument of discovery. “Architecture is a marvelous expression of the process of discovery, ...It’s like being a scientist who doesn’t know the answer, but knows the path to it... That is what I’m in it for, the joy of the path, the discovery.” The photographs by Anthony Browell illustrate the harmonious symbiosis between the buildings and the natural environment, highlighting the simple materials used by Murcutt to define his ecological functional deign method. Large-scale projects, sketches, detailed designs and a video presents all of the material on display in the exhibition organized by Lindsay Johnston, Architecture Foundation Australia. Architekturzentrum Wien - Old hall. Dal 10 novembre 2011 al 13 febbraio 2012/ From November 10th 2011 until February 13th 2012.

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NEWSLIBRI/BOOKS

GIORGIO BELLAVITIS ARCHITETTO. RICERCHE, SCOPERTE E RIFLESSIONI CIVILI Giorgio Bellavitis (1926-2009), celebre architetto veneziano scomparso due anni fa, fu attivo nel campo del restauro a Venezia e altrove, per esempio con gli interventi conservativi di Ca’ Foscari, Ca’ Rezzonico e Palazzo Leoni Montanari. Interamente a lui, amico e apprezzato professionista, e alla sua opera, la Fondazione dei Musei Civici Veneziani dedica l’edizione speciale 2011 dei sui Bollettini. Un architetto e un intellettuale, anche illustratore di libri e fumettista, presentato nell’introduzione da Giandomenico Romanelli. Il volume si articola in due sezioni, Urbanistica Veneziana e Restauro a Venezia, e raccoglie molti scritti di Giorgio Bellavitis, che vanno dal 1969 al 2000, oggi per lo più introvabili. Si tratta di una selezione mirata di contributi, organizzata per materia o tipologia di problematica, oggi difficili da reperire o presentati in pubblicazioni di cui non è più possibile avere copia. Ogni scritto è un’analisi approfondita su un tema specifico, da quelli storici come l’evoluzione della struttura urbanistica e ‘i primi documenti cartografici di Venezia’ o ‘i progetti

ago. His professional activities included architectural restoration in Venice and elsewhere, for example the conservative interventions of Ca’ Foscari, Ca’ Rezzonico and the Palazzo Leoni Montanari; the 2011 special edition of the newsletter issued by the Fondazione dei Musei Civici Veneziani has been dedicated to this extraordinary creative and his works. He was an architect and an intellectual, a book illustrator and a cartoonist. The introduction was written by Giandomenico Romanelli; the book has been split into two sections – Venetian City-planning and Restoration in Venice. It contains numerous articles written by Giorgio Bellavitis, between 1969 and 2000, and almost impossible to find today. The book contains a selection of contributions, organized on the basis of the subject or the type of problem; the information is difficult to source at present or has been presented in publications that are currently impossible to find; each article is a depth analysis of a specific theme, from the historical issues such as the evolution of the city and the ‘very first maps of Venice’ or ‘Palladium’s plans for two buildings in Venice’ to more contemporary subjects such as the depopulation of the historical center of Venice. The second section of the book contains a series of articles that focus on the historical buildings of Venice such as the Palazzo Giustinian Pesaro and the Palazzo Corner della Regina, Ca’ Rezzonico, the church and convent complex of San Salvador and a pospectic analysis on the Pala di Castelfranco del Giorgione. The bibliography was supervised by Anna Bellavitis; the book was edited by Camillo Tonini and Cristina Crisafulli and the Catalogue center and Multimedia Production Fondazione Musei Civici di Venezia. 127 pages, and a further seventy containing plans, prospects, maps and illustrations. (C.M.) Bollettino dei Musei Civici Veneziani, Skirà-Marsilio Editore.

di Palladio per due palazzi a Venezia’, fino a temi più attuali come lo spopolamento del centro storico di Venezia. Nella seconda sezione del volume invece sono raccolti vari scritti su palazzi storici veneziani come Palazzo Giustinian Pesaro e Palazzo Corner della Regina, Ca’ Rezzonico, il complesso chiesa e convento di San Salvador e un’analisi prospettica sulla Pala di Castelfranco 16 del Giorgione. Bibliografia completa a cura di Anna Bellavitis; redazione Camillo Tonini con Cristina Crisafulli e il Centro di Catalogazione e di Produzione Multimediale della Fondazione Musei Civici di Venezia. 127 pagine, con una settantina tra piante, prospetti, mappe e illustrazioni. (C.M.)

Giorgio Bellavitis (1926-2009), the famous Venetian architect died two years

BOUNDARIES ‘’Oggi la rete globale ci permette di comunicare indifferentemente con tutti e nascono paradossalmente attorno a noi nuovi, a volte inquietanti, confini: tra culture, religioni e politiche. L’invito è superarli, spostarli, cancellarli o riscriverli, e rendere il confine una terra di incontro, un crocevia di culture, lingue e discipline, humus fertile per idee nuove.’’ Così nella prime righe dell’editoriale di apertura della nuova rivista in cui Luca Sampò fa esplicito riferimento al nome scelto per questa pubblicazione dedicata interamente, nel suo primo numero, all’architettura contemporanea in Africa. Guardando al dialogo tra culture, contesti e tradizioni differenti, impiegando l’architettura come motore e soluzione dei

problemi, Boundaries affronterà in ogni numero un tema monografico, sviluppato in diverse aree tematiche, come l’architettura, il recupero, il paesaggio e altre. Un approccio in parte controcorrente, lontano dalle logiche del marketing e dell’architettura globale delle archi-star: un’architettura fatta ancora di invenzione e di scoperta, di ‘mestiere’ inteso in senso antico, di valori per una vita realmente migliore; una rivista senza pubblicità, che dedica alcune pagine solo all’attività di associazioni con scopo umanitario. La rivista è un trimestrale, due numeri in questo 2011, 4 numeri negli anni a venire; diretta da Luca Sampò, architetto e Docen-

te di Storia dell’Architettura Contemporanea alla Sapienza di Roma, con dottorato in Storia e Restauro dell’architettura presso la stessa Facoltà. In questo primo numero, nuove esperienze di architettura nel contesto così particolare di questo continente, fatto soprattutto di guerra e povertà, e mercato ancora inesplorato: scuole per i bambini, tra cui il centro pensato nel laboratorio di Dustin Tusnovics, docente all’Università di Salisburgo, e poi costruito dagli stessi studenti; un centro pediatrico, alcune strutture di carattere culturale; il Freedom Park a Pretoria, per la sezione paesaggio, come l’aveva voluto Nelson Mandela; ma anche un’operazione di recupero di una vecchia centrale elettrica-termica, trasformata in Boutique Hotel e spa; un hotel di Matali Crasset in Tunisia, un lodge nel famoso Kruger National Park, e alcune ville in sud Africa, affacciate sul mare. Architetture accompagnate da altre rubriche tra cui ‘’era il…’’ seguito dal numero dell’anno in corso - ‘that was the year…’ – di cui ricordare un avvenimento particolare che, in qualche modo, ha caratterizzato la storia del ventesimo secolo. Buona fortuna a Boundaries, all’architettura, alla ricerca e ai giovani. (C.M.)

‘’In today’s world, the global network allows us to communicate with everyone anywhere; and around us sometimes disturbing boundaries are appearing:

between cultures, religions and political factions. The invitation is to break them down them, shift, eliminate and re-design them, transforming the boundary into a meeting ground, a crossroads of cultures, languages and discipiplines, creating fertile terrain for new ideas.” In these first few lines of the opening editorial of the new journal, Luca Sampò makes a clear reference to the title chosen for this publication; the first edition has been wholly dedicated to contemporary architecture in Africa. The magazine examines the dialogue between the different cultures, contexts and traditions, using architecture as the driver of and the solution to the problems. ‘Boundaries’ will analyze a core theme in each issue, developing it in different ways – through architecture, redevelopment, the landscape etc. In many ways, this approach goes against the grain and is distant from the logics of marketing and global architecture of the superstar designers: this is architecture based on invention and discovery, a ‘trade’ interepreted in its oldest, most traditional meaning, of values for a standard of living destined to improve. The magazine contains no advertising, it simply allocates a few pages to the activities of humanitarian associations. The magazine will be issued quarterly: two issues were distributed in 2011 with 4 issues scheduled every year in the future; it is edited by Luca Sampò, architect and Lecturer in the History of Contemporary Architecture at the La Sapienza University in Rome, with a doctorate in History and Restoration of Architecture from the same Faculty. The first edition examines the new experiences of architecture in the unusual context of the continent of Africa, against a backdrop of war and poverty and a largely unexplored market: schools for the children, including the center designed in the workshops of Dustin Tusnovics, a lecturer at the University of Salzburg subsequently constructed by the students; a pediatric center, some cultural facilities; the Freedom Park in Pretoria for the landscape section – a project encouraged by Nelson Mandela; other projects include a recovery operation which transformed a former electricity power station into a Boutique Hotel and Spa; a hotel by Matali Crasset in Tunisia, a lodge in the famous Kruger National Park, and some villas in South Africa, overlooking the sea. Architecture is joined by features including ‘that was the year…’ (indicating the date) with references to a special event which characterized that period of the history of the Twentieth century. The very best of luck to Boundaries, architecture, research and young designers. (C.M.) Luca Sampò (editor), Boundaries, International Architectural Magazine, n.1.


Leroy Gouran was the first to identify the strong bond between the idea in Man’s mind and technique, which he described in the famous ‘The Gesture and the Word’. The range of acts organized and shared by the community satisfy an objective and are stratified over time; the gestures are repeated,

Stefano Boeri, Biomilano, cura di/Edited by Michele Brunello e Sara Pellegrini, Corraini Edizioni.

ARCHITETTURE PER UN TERRITORIO SOSTENIBILE Il volume ‘Architetture per un territorio sostenibile’, edito da Skira, nasce dagli spunti offerti dalle opere partecipanti al Premio Internazionale Architettura Sostenibile, promosso dalla Facoltà di Architettura dell’Università di Ferrara e dall’azienda Fassa Bortolo: una riflessione articolata attraverso cui riscoprire l’architettura del territorio contemporaneo. Gli autori Marcello Balzani e Nicola Marzot sono convinti che “al volgere del secondo millennio, la necessità del progetto sostenibile si è progressivamente trasformata in consapevolezza diffusa, generando, se non un canone, un articolato corpus di principi e regole”. Città e paesaggio sono divenute polarità collaboranti nella trasformazione continua delle relazioni economiche, sociali, culturali e ambientali, che definiscono i modelli di sviluppo attuali. Una politica responsabile di trasformazione sostenibile del territorio non può prescindere dall’analisi di tali tematiche. Reinterpretare la tradizione e architettura come

paesaggio sono le grandi linee portanti di un puntiglioso e dotto esame di progetti e strutture in Italia e nel mondo. L’analisi dei temi trattati è approfondita attraverso saggi di Marcello Balzani, Nicola Marzot e Gianluca MInguzzi, integrati da scritti di autorevoli professionisti del settore che in questi anni hanno collaborato con la Facoltà, quali Thomas Herzog, Michael Hopkins, Francoise Helène Jourda, Juhani Paliasmaa e Alexandros Tombazis. In appendice sono documentati tutti i progetti partecipanti al Premio Internazionale Architettura Sostenibile. (P.R.)

HISTORIC HOUSES IN THE ENGADIN. ARCHITECTURAL INTERVENTIONS

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Leroy Gouran affermò per primo, nell’ormai celebre ‘il Gesto e la Parola’, il legame profondo tra l’idea che alberga nella mente dell’uomo e la tecnica. Il corredo di atti, organizzati e condivisi da una comunità, che risponde a un obbiettivo e si stratifica nel tempo, limandosi sul ripetersi dei gesti, consolidandosi nel confronto con il linguaggio della cultura dominante. Prendendo forse spunto da questo assunto, leggendo l’assenza nell’arco dei valori contemporanei condivisi di quelli che si riferiscono alla tutela dell’ambiente, Stefano Boeri decide di comporli in un glossario. Costruire un glossario è un’operazione molto faticosa e, d’altro canto, molto gratificante. Si tratta di compiere la sintesi di una cultura sublimandone efficacemente i significati in un gruppo di parole o di idiomi. Operazione faticosissima, che non può essere compiuta facendo affidamento alla semplice conoscenza enciclopedica di termini. Le parole e gli idiomi che comporranno il glossario faticano a coagularsi attorno al linguaggio. La loro forma è labile, plastica. Inoltre, essendo assenti dalla cultura dominante del momento, possiedono un carattere anfibio che partecipa – spesso – a culture minori di differente radice. Superata la fatica il lavoro dà vita, generalmente gratificando l’autore, a un nuovo insieme di significati che per la prima volta fanno ‘gruppo’ e acquistano sufficiente visibilità. Se l’operazione è efficace, la nascita del glossario si tira dietro una serie di altre creazioni. Nascono, davanti ai nostri occhi distratti, i progetti e gli atti che, prodotti da una cultura sino a quel momento frammentata, risultavano privi di appeal. Nuove idee come biodiversità, indicatori ecologici, comunità del cibo, appaiono improvvisamente. Il progetto Expo 2015, descritto appena dopo il glossario, appare così maggiormente comprensibile e radicato nei reali bisogni del nostro territorio. (M.G.)

consolidated in view of the language of the dominant culture. Possibly this assumption interprets the absence of shared contemporary values compared to those that refer to safeguarding the ambience. Stefano Boeri decided to create a glossary – it was a laborious yet extremely gratifying procedure. It involved summarizing an entire culture and efficaciously sublimating the meanings of group of words or idioms. It was a difficult task that cannot be performed by relying on the straightforward encyclopedic meaning of the words. It was not easy to coagulate the words and the idioms in the glossary and position them around the language; they are labile and plastic. Moreover, as they are absent from the dominant culture of the moment, they possess an amphibian personality which frequently penetrates the minor cultures with a different root. When the glossary has been completed, it comes to life and generally gratifies the author; it provides a new collection of meanings which form a ‘group’ and acquire sufficient visibility for the first time. If the operation is efficacious, the development of the glossary will lead to other creations. And so, in front of our distracted eyes, the projects and acts develop – they are products of a culture that had been fragmented and lacked appeal until that time. New ideas such as biodiversity, ecological indicators, the catering community, appear unexpectedly. Expo 2015 is described immediately after the glossary; it is increasingly comprehensible and rooted in the real requirements of our territory. (M.G.)

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BIOMILANO

Scorrono davanti agli occhi come quadri le pagine del libro fotografico ‘Historic Houses in the Engadin. Architectural Interventions’. In ciascuna di esse i protagonisti che si alternano sono le luci, le ombre, i materiali, le forme, gli spazi. Mentre si sfoglia il volume sembra quasi di sentire il profumo delle varie essenze di legno, che fa da padrone in queste abitazioni. Un occhio attento e sensibile, innamorato delle architetture che ha di fronte, quello del fotografo Filippo Simonetti, con il quale l’architetto svizzero Hans-Jorg Ruch, ha instaurato un’intesa che non ha bisogno di parole. Le foto di Simonetti illustrano i numerosi interventi dell’architetto Ruch che deve la sua fama internazionale ai progetti di riconversione di fattorie e case storiche in Engadina. Dieci progetti, silenziosi e rispettosi delle preesistenze, e oltre 200 fotografie con piante, prospetti e sezioni che illustrano la magia dello spazio e gli interventi effettuati con una spiegazione della storia e della tipologia di ciascuna casa. (P.M.)

The book ‘Architetture per un Territorio Sostenibile’, (Architecture for sustainable territory), published by Skira, resulted from features of the projects competing in the International Prize for Sustainable Architecture, promoted by the Faculty of Architecture of the University of Ferrara and the company, Fassa Bortolo: it is a detailed examination which rediscovers architecture belonging to the contemporary territory. The authors - Marcello Balzani and Nicola Marzot – are convinced that ‘during the second millennium, the necessity for sustainable design progressively changed into widespread awareness, and this generated an interesting collection of rules and regulations’. The city and the territorial landscape have become mutually collaborative poles in the continual transformation of the economic, social, cultural and environmental relationships which define the current development models. A policy that is responsible for the sustainable transformation of the territory cannot ignore the analysis of these issues. Reinterpreting tradition and architecture as a landscape are the major orientations in a precise, careful examination of all projects and structures in Italy and across the world. The analysis of the themes is examined more profoundly through the writings of Marcello Balzani, Nicola Marzot and Gianluca Minguzzi, integrated by articles written by expert professionals who over this year have worked with the Faculty - Thomas Herzog, Michael Hopkins, Francoise Helène Jourda, Juhani Paliasmaa and Alexandros Tombazis. The appendix documents all of the projects submitted to the International Prize for Sustainable Architecture. (P.R.)

The pages of the photographic book ‘Historic Houses in the Engadin. Architectural Interventions’, flick in front of our eyes like paintings. Each individual sheet is a protagonist thanks to its combination of lights, shadows, materials, shapes and spaces. Glancing through the book one can almost smell the scent of the various wood types, a key feature In these homes. The photographer - Filippo Simonetti - is attentive and sensitive and expresses his creativity in the shots of the architecture he observes. The Swiss architect Hans-Jorg Ruch and Simonetti have created a relationship with no needs for words. The photographs immortalized by Simonetti present the numerous projects completed by architect Ruch, who owes his international fame to projects of barn conversions and the historical homes in Engadin. A total of ten projects that are silent and respectful of the constructions that existed before; and more than 200 17 photographs with plans, prospects and sections to illustrate the magical quality of space. The projects are described with an explanation of the history behind each type of house. (P.M.)

Marcello Balzani e/and Nicola Marzot, Architetture per un territorio sostenibile, Skira Editore.

Hans-Jorg Ruch, Historic Houses in the Engadin. Architectural Interventions, STEIDL.


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NEWSDALLEAZIENDE/FROMTHECOMPANIES

ABITARE GREEN Anche nel campo dell’edilizia residenziale si nota, negli ultimi anni, una sempre maggiore attenzione verso le tematiche del risparmio energetico. Questo sia per ridurre i costi delle bollette per le diverse forniture, sia per promuovere uno stile di vita più green e salvaguardare l’ambiente. Esempio virtuoso in questo campo è il nuovo complesso di abitazioni di Milanofiori Nord ad Assago, un comune vicino a Milano. Si tratta di un complesso composto da 107 unità immobiliari, distribuite su cinque piani e con un livello seminterrato in cui si trovano posti auto, box, cantine e locali comuni. L’edificio, dotato di un impianto fotovoltaico per la produzione di elettricità, è stato progettato in modo da sfruttare al meglio la luce solare e ridurre l’utilizzo di quella artificiale. Inoltre Aldes – Azienda specializzata nella produzione e commercializzazione di sistemi di Ventilazione Meccanica Controllata, aspirazione polveri centralizzata e protezione antincendio – è stata contattata per installare il suo speciale sistema di pulizia e riciclo dell’aria 87 Dee Fly®. Questo sistema prevede che l’aria viziata venga estratta, tramite apposite canalizzazioni e filtrata, prima della sua espulsione, in un recuperatore di calore che trattiene fino al 90% dell’energia, consentendo così un notevole risparmio energetico. Questo calore viene successivamente utilizzato per riscaldare l’aria nuova, prima che venga immessa nell’ambiente. Inoltre, l’aria viene deumidificata con apposite batterie ad acqua, che s’interfacciano al sistema di climatizzazione estiva radiante a soffitto. Una scelta importante che Claudio Buttà, il Direttore Promozione di Aldes, commenta in questo modo: “Siamo molto orgogliosi di aver preso parte alla realizzazione di questo importante progetto. Il nuovo approccio alla realizzazione di edifici sempre più isolati ed energeticamente efficienti è anche il risultato di una scelta più consapevole basata sull’informazione. La conoscenza è sempre alla base del progresso; è per questo motivo che Aldes punta a promuovere, con una serie di iniziative, una maggiore consapevolezza dei benefici della Ventilazione Meccanica Controllata”. (F.T.)

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to the making of increasingly insulated and energy-efficient buildings is the result, for example, of a more conscious choice based on information. Knowledge was, and still is, the foundation of progress; therefore, we at Aldes aim to promote, through several projects, increased awareness of the benefits of Controlled Mechanical Ventilation”. (F.T.)

GREEN LIVING Over the last few years, in the residential building industry as elsewhere, energy saving issues have received increased emphasis, with a view to both reducing bill costs and promoting a greener lifestyle and protecting the environment. The new residential complex in Milanofiori Nord, Assago, near Milan, offers a virtuous example in this respect. It is composed of 107 building units, on five floors, complete with a basement which accommodates parking spaces, garages, cellars and shared rooms. The building, which is fitted with a photovoltaic system for producing electricity, has been designed to make the most of sunlight and reduce the use of artificial light. In addition, Aldes – which specializes in the production and marketing of Controlled Mechanical Ventilation, centralized dust suction and fire protection systems – was contacted to install its special cleaning and air recycling system, 87 Dee Fly®: stale air is extracted, through ducts, and filtered, before it is discharged, in a heat regenerator which retains up to 90% of the energy, thereby resulting in remarkable energy savings. Such heat is later used to heat new air, before it is released into the environment. Furthermore, air is dehumidified by means of special water batteries, which interface with the summer radiant ceiling air-conditioning system. Claudio Buttà, Promotion Director of Aldes, expressed his opinion on this major choice: “We are very proud to have taken an active part in carrying out this important project. The new approach

entra a pieno titolo a far parte di OSRAM Art Light Lab, il laboratorio espressamente dedicato allo sviluppo e all’applicazione delle nuove tecnologie per l’illuminazione dell’arte. (M.P.)

OSRAM: ART FOCUSED LIGHTING

Il progetto della Fondazione Gaiani per l’intervento di restauro delle pitture murali della Cappella di Teodolinda del Duomo di Monza ha richiesto la professionalità di OSRAM Lighting Services e dei progettisti Francesco Iannone e Serena Tellini di Consuline, per la messa a punto di una specifica soluzione illuminotecnica altamente innovativa. Risalente alla metà del XV secolo e realizzata dagli Zavattari, la decorazione pittorica della Cappella è dedicata a Le Storie di Teodolinda e distribuita in 45 scene su cinque registri sovrapposti. Per riportare all’originale splendore il ciclo pittorico si è dimostrato un fattore determinante il tipo

The project carried out by Fondazione Gaiani for the renovation of the wall paintings at the Theodelinda Chapel, Duomo di Monza, required the professional competence of OSRAM Lighting Services and the designers, Francesco Iannone and Serena Tellini of Consuline, to develop a purpose-designed, highly innovative technical lighting solution. Made by the Zavattari family in the mid15th century, the pictorial decoration of the Chapel deals with the Stories of Theodelinda and is divided into 45 scenes on five registers put on top of each other. For the cycle of paintings to be restored to its original splendour, lighting proved a key factor, involving choosing the type that was most suited to, and effective in, skilfully carrying out the renovation jobs. They chose a sophisticated LED solution (LED Osram Golden Dragon oval Plus + power suppliers Osram Optotronic

di illuminazione più adatta ed efficace per consentire di svolgere con perizia gli interventi di restauro. È stata individuata una sofisticata soluzione LED (LED Osram Golden Dragon oval Plus + alimentatori Osram Optotronic OT 75 e Optotronic OT DIM) più efficace e flessibile rispetto ai sistemi basati sulle sorgenti fluorescenti. Assenza di ultravioletti e di infrarossi, elevata efficienza termica, completa saturazione dei colori dello spettro luminoso, composizione cromatica selezionabile sono le caratteristiche dei componenti LED Osram che, associate ad un adeguato sistema di controllo, consentono una precisa percezione delle cromìe dei dipinti e della tridimensionalità dovuta alla stratificazione della pittura. Il cantiere della Cappella di Teodolinda è diventato così un punto di riferimento sull’innovazione tecnologica della luce, a cui guardare per altri progetti di restauro, in ambiti museali e ovunque sia indispensabile la tutela e la valorizzazione dell’opera d’arte. Il contributo tecnico di Osram per Le Storie di Teodolinda

OT 75 and Optotronic OT DIM), which was more effective and flexible than the systems based on fluorescent sources. No ultraviolet or infrared rays, high thermal efficiency, fully saturated colours of the luminous spectrum, selectable chromatic composition: these are the hallmarks of the Osram LED components, which, combined with a suitable control system, result in precise perception of both the shades of colour of the paintings and three-dimensionality, as resulting from stratified painting. Hence the building site of the Theodelinda Chapel has become a benchmark for the technological innovation of light, which should be relied on for other renovation projects, in museums as wherever any works of art need to be preserved and enhanced. Osram’s technical support for the Stories of Theodelinda is rightly part of the OSRAM Art Light Lab, specifically designed to develop and apply new technologies for art lighting. (M.P.)

OSRAM: ILLUMINAZIONE AL SERVIZIO DELL’ARTE


Come ogni anno, anche nel 2011 un importante architetto è stato chiamato a disegnare la Serpentine Gallery Pavillon di Londra, un edificio temporaneo dedicato ad attività culturali visitabile, da luglio a settembre, all’interno del rigoglioso Kensington Garden. L’ultima edizione ha visto protagonista la struttura di Peter Zumthor. Il professionista svizzero, vincitore del prestigioso Pritzer Prize nel 2009, ha realizzato il padiglione ispirandosi al concetto di hortus conclusus, il giardino segreto tipico dei monasteri in epoca medioevale, un luogo di pace e serenità, dove potersi fermare a meditare lontano dal traffico e dalla frenesia della metropoli. Dall’esterno la Serpentine 2011 sembrava un parallelepipedo chiuso, senza aperture; ma entrando si scopriva, con grande stupore, un percorso stretto e silenzioso che conduceva al ‘giardino segreto’, la corte interna fiorita

firmata dal paesaggista Piet Oudoulf. Legno, ferro, zinco e iuta: questi i materiali scelti da Zumthor per l’edificio, tutti naturali e lasciati ‘al grezzo’. Particolare attenzione è stata prestata al progetto illuminotecnico che ha enfatizzato le caratteristiche dell’architettura. Zumthor ha scelto l’azienda italiana Viabizzuno, affidandosi all’esperienza di Mario Nanni per trovare la luce giusta, che non fosse decorativa o estetica ma puramente funzionale. L’ingresso della Serpentine, l’inizio del percorso sensoriale, è stato segnato con un netto controluce,in modo che il visitatore dovesse necessariamente andare oltre per scoprire cosa ci fosse oltre la soglia. Il giardino, vero e proprio perno attorno a cui ruotava

VIABIZZUNO FOR THE SERPENTINE GALLERY PAVILION In 2011, as every year, a major architect was asked to design London’s Serpentine Gallery Pavilion – a temporary building devoted to cultural activities –, which can be visited in luxuriant Kensington Gardens from July to September. The latest edition featured the structure by Peter Zumthor. For the pavilion, the Swiss professional, winner of the prestigious Pritzer Prize in 2009, derived inspiration from the concept of hortus conclusus, the secret garden typical of medieval monasteries, a

peaceful place, where you could stop to meditate, far away from the traffic and frenzy of the metropolis. From the outside, Serpentine 2011 looked like a closed parallelepiped, with no openings; yet as you entered it, you surprisingly found a narrow, noiseless path leading to the ‘secret garden’, the inner courtyard full of flowers designed by the landscapist, Piet Oudoulf. Wood, iron, zinc and jute were the materials chosen by Peter Zumthor for the building, all natural and left ‘in the rough’. Much emphasis was placed on the technical lighting project, which allowed the characteristics of the building to be enhanced. Peter Zumthor chose the Italian-based manufacturer, Viabizzuno, relying on Mario Nanni’s expertise to find the right light, which should be merely functional, and was not meant to be decorative or aesthetically appealing. The hall of the Serpentine Gallery Pavilion, which meant the start of the sensory path, was based on marked backlighting, which urged the visitor to cross the threshold to discover what was there. The garden, a real pivot for the entire building, was generously lit by natural light; Mario Nanni chose to place just a few light spots along the perimeter and on the white coffee tables available to the visitors. The idea of enriching the façade with a dynamic arrangement of old incandescent lamps with E27 bases – the most common – was the only concession to ‘decoration’; this resulted in a light design, without affecting

architectural purity. Light and materials fused, creating a building/sculpture of rare beauty: a really successful design exercise. (F.T.)

CONFINDUSTRIA CERAMICA E AMBROSETTI PER L’ALTA FORMAZIONE MANAGERIALE E IMPRENDITORIALE

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tutto l’edificio, era abbondantemente illuminato dalla luce naturale; Nanni ha scelto di mettere solo alcuni punti luce lungo il perimetro e sui tavolini bianchi a disposizione dei visitatori. Unica concessione al ‘decorativo’ la scelta di arricchire la facciata con una composizione mossa di vecchie lampadine a incandescenza con attacco E27, il più comune; un elemento che creava un disegno leggero, che non intaccava la purezza delle linee architettoniche. Luce e materia si sono fuse, creando un edificio scultura di rara bellezza: un esercizio progettuale davvero riuscito. (F.T.)

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VIABIZZUNO PER IL SERPENTINE GALLERY PAVILLON

Si è tenuto lo scorso 14 novembre, presso la sala conferenze di Confindustria Ceramica, il primo incontro del percorso di formazione ‘Competere oggi’, organizzato da Confindustria Ceramica e The European House Ambrosetti. La prima lezione, tenuta da Marco Graziali, docente all’Università del Sacro Cuore di Milano, è stata dedicata alla gestione delle risorse umane, al fine di creare situazioni lavorative ideali ad affrontare l’attuale crisi economica. Altre quattro lezioni affronteranno importanti temi durante il 2012. Si partirà il 25 gennaio con l’incontro ‘Business e Globalizzazione: scelte di business e scelte manageriali’; si proseguirà il 28 marzo con ‘Pianificare e gestire la crescita dimensionale dell’azienda’; il 29 maggio con ‘Risorse energetiche e sviluppo tecnologico’ per finire il 27 giugno con ‘Famiglia – Impresa: gestire il passaggio generazionale’. Un ciclo di incontri aperto a tutti gli interessati, per affrontare argomenti spesso complessi e proporre soluzioni immediate ai problemi pratici della gestione aziendale. (F.T.)

CONFINDUSTRIA CERAMICA AND AMBROSETTI JOIN FORCES FOR HIGH MANAGEMENT AND ENTREPRENEURSHIP TRAINING On November 14, 2011, Confindustria Ceramica’s conference hall hosted the first meeting of the training course ‘Competere oggi’ (competing today), organized by Confindustria Ceramica and The European House Ambrosetti. The first lecture, held by Marco Graziali, who teaches at Università del Sacro Cuore in Milan, was centred on the management of human resources, with a view to creating ideal working situations for dealing with the current slump. Four more lectures will cover major themes during 2012: on January 25, “‘Business and Globalization: business choices and managements choices’; on March 28, ‘Planning and managing the company’s size growth’; on May 29, ‘Energy resources and technological development’; finally, on June 27, ‘Family – Business: managing changes in generations’. A series of meetings open to anybody who is interested, 19 to approach issues which are often complex and suggest prompt solutions for practical problems arising from company management. (F.T.)


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NEWSARCHITETTURA/ARCHITECTURE

PARCO ACQUATICO E BENESSERE: IL MARE ANCHE DOVE NON C’E’... Txt: Cristina Molteni Ph: Federico Brunetti

Project: Federico Pella Strutture: Sering srl

Una struttura portante a campata unica definisce la forma organica del parco acquatico, situato in un edificio polifunzionale con area benessere e centro congressi

come i ‘lettini’ idromassaggio, le stanze a vapore e una bellissima vasca esterna con acqua di sale e giro di corrente. L’edificio polifunzionale di ingresso si pone a chiusura del lotto ad angolo tra l’arteria di traffico principale e la strada secondaria. Trovandosi in un paesaggio urbano di non particolare qualità, a poca distanza da grandi via di traffico tra cui anche l’autostrada A4 Milano Venezia e la Tangenziale est di Milano direzione Vimercate, il progetto ha prestato particolare attenzione all’impatto verso l’ambiente circostante, e viceversa: la quota del piano vasche è stata posizionata a -3,5 metri rispetto alla quota 0 delle strada, scelta anche dettata dalla ricerca di una maggiore privacy per gli utenti, e parte della copertura si presenta come una ‘collina verde’, rivestita con un manto d’erba. Una struttura di questo genere richiede un attento e intelligente progetto strutturale, uno studio specifico per gli impianti speciali e tecnologici, e una ricerca generale verso l’eco-sostenibilità e il risparmio energetico, considerati d’altro canto anche gli alti costi di gestione

Il nuovo complesso costruito alle porte di Monza (Concorezzo) è un parco acquatico e polifunzionale, che ospita le funzioni legate all’acqua e un centro congressi, con annessi tutti i servizi necessari. La planimetria si sviluppa tra esterno e interno, in una parte coperta definita da una forma organica e una parte esterna che completa l’offerta con vasche e giochi d’acqua. L’attrattiva principale è rappresentata dall’area Acquaworld vera e propria, situata in un ambiente con copertura 22 a campata unica, che contiene le piscine e la zona dei grandi scivoli, sei, con percorso e differenti gradi di difficoltà, occasione di grande divertimento non solo per i bambini; la piscina principale è stata progettata con accesso degradante come la sabbia del mare e produce a cicli continui delle inaspettate onde! A questa area si affianca l’area Relax, dedicata agli adulti, con zone benessere

dell’impianto stesso. Dopo la hall di ingresso si trovano l’area food e le zone di accesso alle piscine, e, al primo piano, gli uffici amministrativi e la sala convegni. Qui le linee dei volumi sono semplici e lineari, con rivestimenti in pannelli di calcestruzzo e facciata ventilata in fibrocemento con texture a disegno; gli elementi di ingresso invece sono rivestiti in lastre di laminato corten. Procedendo verso gli spogliatoi si accede poi all’area delle vasche che si presenta formalmente diversa, grazie alle grandi travi lamellari ‘trilobate’ che definiscono la struttura principale. In pianta la forma si ispira a quella di tre grandi gocce d’acqua, rese realmente traspa-

renti dall’utilizzo di un particolare rivestimento esterno, già utilizzato in grandi e famose strutture come sono lo stadio Allianz Arena di Monaco o il Water Cube di Pechino. Questo materiale si chiama ETFE (ethilene tetrafluoroethilene) ed è un polimero artificiale derivato dal fluoro che genera una pellicola di altissime prestazioni tecnico-fisiche; i pannelli in ETFE sono mantenuti in pressione con un sistema brevettato, che ne mantiene la tensione superficiale e impedisce la formazione di condense. Inoltre la loro superficie interna è pigmentata al 60% per ridurre la trasparenza e creare zone di ombra, pur lasciando accedere i raggi UV del sole


A single weight-bearing structure defines the organic shape of this waterpark, situated in a polyfunctional building complete with wellness area and a conference center The new complex has been constructed in Concorezza, a city just outside Monza and not far from Milan, in the north of Italy. It houses a number of water-based activities and a conference center, complete with all of the accessory services. The building develops from the interface between the outside and the inside: the inside being a roofed portion that is defined by an organic shape and an external part with pools and water-based activities to complete the services on offer. The main attraction is the Acquaworld waterpark facility. It has been created under a huge roof and contains the swimming pools and six large slides with planned itineraries and differing degrees of difficulty, to maximize enjoyment for adults and children alike. The main swimming pool has been designed with a sloping floor to imitate the seashore; unexpected waves also appear to delight bathers. This area is joined by the relaxation zone for the adults, with wellness facilities such as the hydromassage beds, steam rooms and a beautiful external tub filled with salt water driven by water currents. The

structure. The shape would appear to have been inspired by three large drops of water, which are really transparent thanks to the use of a special external coating, already used in large well-known structures such as the Allianz Arena in Munich or the Water Cube in Beijing. The material is called ETFE (ethylene tetrafluoroethylene) and it is an artificial polymer that derives from fluorine. The film produced has an extremely high technical-physical performance; the EFTE panels are kept under pressure by means of a patented system, which maintains the surface tension and prevents the formation of condensation. To reduce the transparency and create shade, 60% of the internal surface is pigmented yet allows the sun’s UV rays to penetrate. Consequently, inside the roofed acclimatized structure, it is still possible to get a suntan. It stands to reason that this coating also forms a perfect barrier against the external atmospheric agents and can maintain constant the temperatures generated inside with no heat bridges created. The weight-bearing structure of Acquaworld also covers the two domes of FunWorld and Relax World and the relative mezzanine floor, reaching a maximum height of of 12 meters: the first dome – which can be better understood by observing the drawings on the pages of this article, is a spheroid-shape with a radius of 25 meters. The main joists have been produced in steel meshwork and lamellar wood; these structures are easily identifiable by their white coating; the

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entrance to the complex is on a corner between a main traffic artery and a secondary road. As the surroundings are non-descript to say the least, lacking any great quality, just a stone’s throw from a number of important highways including the Motorway A4 that connects Milan with Venice and Milan’s East Ring Road in the direction of Vimercate, the architects paid particular attention to the impact the building could have on the environment, and viceversa. The floor that houses the pools was created 3.5 meters below street level, a decision dictated by the need to guarantee privacy for the visitors; part of the roof looks like a green hill thanks to its lush layer of grass. A structure of this type necessitates attentive and intelligent structural planning, specific studies for the special and technological plant, and the general research into eco-sustainability and energy-saving, also important in consideration of the high running costs of such a complex. The entrance hall leads to the refreshment areas and the swimming pools; the first floor houses the administrative offices and the conference halls. The volumes have simple lines; the walls are lined with concrete panels and the ventilated façade in cement fiber has a textured pattern; the entrance elements have been created using sheets of corten steel. Proceeding towards the changing rooms, visitors have access to the pools which are different in formal terms, thanks to the large ‘trilobed’ lamellar joists that define the main

secondary joists are in natural woodcolored lamellar timber, 53 for the first zone and 31 for the second. The weigthtbearing properties of the structure satisfy legal requirements, in addition to the approximately 200 kg/sq.m. pressure exerted by the green mantle, where appropriate. The design team was asked to produce detailed plans for more than 500 structural joints, each different to the next. The plant was developed in parallel with the architeconic structure and both entities focused on functions associated with water. To heat the water in the pools and the ambience, heat pump technology was used; it exploits heat recovery contained in the surface water basins; it should be pointed out once used by the heat pump, the water is returned to the basin leaving the level of the reserves unchanged. The heat recovery systems also operate in conjunction with the filters being washed prior to the liquid being discharged into the sewer systems and with the refrigerating cycle for summer dehumidifying plant. For the acclimatization, an external air-based system is used and operates as a function of the numbers of people inside the facility; the greenhouse effect of the transparent routes exploits passive solar energy. The eco-sustainable technology also focuses on saving the amounts of drinking water extracted from the mains supply. This quality of water is only used where drinking water is essential with supplies integrated by a private well.

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A WATER PARK AND WELLNESS: THE SEA FAR FROM THE SHORES…

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NEWSARCHITETTURA/ARCHITECTURE

ROCA GALLERY Txt: Paolo Rinaldi Project: Zaha Hadid Architects Zaha Hadid, due volte vincitore del premio Stirling, celebra il suo terzo progetto londinese, la Roca Gallery La proposta progettuale dallo studio Zaha Hadid Architects trasforma un interno banale in uno spazio spettacolare. Il progetto del nuovo spazio di punta del marchio, la Roca Gallery presso l’Imperial Wharf vicino al Chelsea Harbour, trae ispirazione dalla forza dell’acqua come elemento vitale di trasformazione. Zaha Hadid e il suo team hanno creato un design che non è puramente visivo, ma utilizza anche elementi di precisione e controllo dell’acqua, utili a capire la relazione tra l’architettura dello spazio e il design di prodotti per bagno Roca. Miguel Angel Munar, Senior Managing Director, Divisione Prodotti da bagno Roca, ha commentato: “Per Roca è fondamentale avere una presenza in una città come Londra, che è un punto di riferimento per il design e l’innovazione a livello globale. Londra è anche di importanza strategica per il nostro futuro sviluppo del business in quanto ci permette di essere vicini ai nostri distributori e clienti internazionali. Zaha Hadid ha interpretato alla perfezione i valori del marchio e la nostra filosofia aziendale, con un risultato tangibile ed emozionante“. Da parte sua, Zaha Hadid ha così illustrato, a grandi linee, il progetto: “Il nostro lavoro impregna l’architettura con la complessità e la bellezza delle forme naturali, utilizzando un linguaggio formale derivato dal movimento dell’acqua. Le superfici, erose e lucidate, hanno generato una sequenza di spazi dinamici come fossero scolpiti in un suggestivo gioco tra architettura e natura“. La Roca Gallery si estende su un migliaio di metri quadrati su un piano unico. In facciata, tre portali sembrano anch’essi essere stati modellati dall’erosione dell’acqua. Nell’interno, funzionale e

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flessibile, la luce collega le diverse aree con l’ausilio di attrezzature all’avanguardia. Gli audiovisivi forniscono l’interazione con il brand e l’opportunità di scoprire la storia dell’azienda, le sue conquiste e i valori su cui si basa oggi il lavoro di ricerca e l’impegno per la sostenibilità e in particolare per innovazione, design, benessere e risparmio idrico. La Roca Gallery londinese è destinata a essere molto più di un semplice spazio espositivo: disponibile a un pubblico ampio che include tutti, ospiterà attività diverse quali mostre di prodotti, incontri, presentazioni, seminari e dibattiti. (P.R.)

Zaha Hadid, two times winner of the Sterling prize, celebrates her third project in London, the Roca Gallery The plans for this project submitted by studio Zaha Hadid Architects transform banal interiors into somewhere truly spectacular. The design for the new flagship store of the brand Roca Gallery, located on the Imperial Wharf close to Chelsea Harbour, draws its inspiration from the power of water as a vital element of transformation. Zaha Hadid and her team created a design that is not purely a visual extravaganza but which also exploits elements of precision and control of water, useful for the comprehension of the spatial architecture and the design of the Roca bathroom products. Miguel Angel Munar, Senior Managing Director, Division of Roca bathroom products, commented: “Everyone at Roca believes that it is essential to have a strong presence in an important city such as London, a global reference point for design and innovation. The geographical position of London has strategic importance for our future business development as it allows us to be close to our distributors and international clients. Zaha Hadid perfectly interpreted the value of the

brand and our corporate philosophy, with a tangibly emotional outcome”. Zaha Hadid also described the project: “Our work steeps the architecture in the complexity and beauty of the natural shapes, using a formal language that derives from the movement of water. The eroded polished surfaces have generated a sequence of dynamic spaces that appear to have been carved to form a suggestive interface between architecture and nature”. The Roca Gallery extends over one floor for approximately 1000 sq.m. Three gateways in the façade also appear to have been eroded by water. Inside, the functional and versatile illumination system and the avant-garde devices installed connect the different areas. Audiovisual components allow interaction with the brand and the opportunity to discover the history of the company, its successes and the values behind the research programs and commitment to sustainability with considerable attention paid to innovation, design, wellness and containment of water consumption. London’s Roca Gallery will be so much

more than a showroom: it will be open to the general public, host exhibitions for the products, meetings, presentations, seminars and debates. (P.R.)


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FORME IN MOVIMENTO NELLA MULTIMEDIALITÀ URBANA Txt: Elviro Di Meo Ph: Peppe Avallone Un’esplosione di colore, materiali brillanti, forme in costante movimento: sono questi gli elementi che contraddistinguono la Stazione Università; la prima delle cinque della tratta Dante - Garibaldi della Linea 1 della Metropolitana di Napoli Il restyling di Piazza Bovio, affidato allo Studio Mendini, che ha anche curato la progettazione esecutiva della stazione, restituisce dignità e bellezza alla piazza del Rettifilo napoletano. La statua di Vittorio Emanuele, posta in posizione decentrata, ritrova nuova visibilità in uno slargo urbano dominato da ampi spazi pedonali, corredati da aiuole e sinuose panchine in pietra grigia. Ma è l’eclettico Karim Rashid a firmare l’opera, ideando un ambiente denso di colore e di immagini, nel quale il concetto della globalizzazione creato dall’era multimediale diventa strumento essenziale di comunicazione. L’architetto di origini egiziania si serve di simboli, di parole, di idee per conferire al luogo un carattere universale nel quale far colloquiare la cultura italiana, rappresentata dai volti di Dante e di Beatrice, e le culture del mondo. Una stazione per un polo culturale, turistico e commerciale estremamente vario e variegato, in cui il percorso del viaggiatore è concepito come un viaggio che spazia dai fatti alla conoscenza, dall’informazione all’esperienza, dal cervello alla mente, fino a coinvolgere la sfera sensoriale. Iniziando dalla piazza e sprofondando nella terra, sette piani al di sotto, il racconto si sviluppa attraverso sculture e arte, attraverso storia e linguaggio per una interpretazione casuale o letterale. La Stazione Università rientra nel circuito delle stazioni dell’arte realizzate dalla M.N. Metropolitana di Napoli, con il coordinamento artistico di Achille Bonito Oliva.

of the world. This is a station for an educational campus, and a wide range of tourist and commercial attractions, where the traveler’s journey has been conceived as a trip that ranges from the facts to knowledge, from information to experience, from the brain to the mind, and involving the entire sensory sphere. Commencing in the square and descending seven floors underground, the story develops through sculpture and art, through history and language to produce a casual or literal interpretation. The Stazione Università is one

MOVING SHAPES IN THE URBAN MULTIMEDIA DIMENSION An explosion of color, brilliant materials, shapes in constant movement: these are the distinguishing features of the Stazione Università - University Station, the first of the five on the DanteGaribaldi stretch of Line 1 of the Naples Subway The restyling of Piazza Bovio was contracted to Studio Mendini, that was also responsible for the executive project of the station. Dignity and beauty have been restored to Naples’ Piazza del Rettifilo. The decentered statue of Vittorio Emanuele has rediscovered new visibility on a square dominated by extensive pedestrian zones, embellished by flower beds and sinuous benches in grey stone. The eclectic architect Karim Rashid designed the project, and created an ambience that is dense with color,

with images in which the concept of globalization formed by the multimedia era becomes an essential tool of communication. The Egytian-born architect exploits symbols, words and ideas to give the location universal appeal that interfaces with Italian culture, expressed through the faces of Dante and Beatrice, and the culture

of a series of art stations created by the subway company M.N. Metropolitana of Naples. Achille Bonito Oliva was responsible for the artistic coordination.

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WORK IN PROGRESS

NUOVA RESIDENZA PER STUDENTI A MILANO Txt: Monica Pietrasanta Il progetto vincitore del concorso promosso dalla Fondazione Collegio delle Università Milanesi prevede un edificio fortemente connotato dallo studio delle facciate e dalla forte presenza della luce naturale all’interno Il progetto di una struttura residenziale per studenti è stato il tema del concorso ad inviti promosso dalla Fondazione Collegio delle Università Milanesi e vinto dallo studio Piuarch (team composto da Michele Megna e Yusuke Aizawa, Momoko Asano, Maiko Chiriki, Niccolò Genesio, Hirotaka Oishi, Sabrina Pesendorfer, Salvatore Seggio) con la collaborazione per il progetto strutturale di FV Progetti S.n.c e per il progetto impiantistico di Flu.project Studio Associato. Fortemente rispettoso dell’edificio esistente, disegnato da Marco Zanuso negli 28 anni settanta, per le altezze, i colori e la forma ramificata, il progetto si distingue per la flessibilità dello spazio interno e lo sfruttamento della luce naturale. Le 50 unità abitative del nuovo edificio sono disposte in due blocchi continui rivolti uno a Sudovest e l’altro a Sudest, con affacci privilegiati e mai contrapposti a quelli esistenti. Ciascun alloggio gode dell’affaccio esterno tramite una grande

Project: Piuarch (team composto da Michele Megna e Yusuke Aizawa, Momoko Asano, Maiko Chiriki, Niccolò Genesio, Hirotaka Oishi, Sabrina Pesendorfer, Salvatore Seggio) vetrata, in parte fissa, che arretra rispetto al profilo della facciata creando un terrazzo di pertinenza. Se la luce riveste un ruolo fondamentale per gli spazi interni, le aperture di diverse dimensioni ritmano e alleggeriscono l’impatto architettonico delle lunghe facciate continue. In particolare, le vetrate degli spazi abitativi sono le più ampie, mentre diventano sempre più piccole negli spazi di ritrovo e di circolazione creando scenografici ‘buchi’ di luce all’interno. Elemento caratterizzante del progetto è sicuramente il concept distributivo interno che, rifiutando lo schema tradizionale corridoio-stanza, punta su spazi di passaggio flessibili e modificabili nel tempo, utilizzabili anche come punti di incontro e zone di ritrovo arredate con confortevoli imbottiti. Sotto il profilo volumetrico, il progetto, immerso nel verde, si distingue per l’incastro sul volume principale dell’auditorium, connotato da forme sinuose e mosse e completamente traslucido, in netto contrasto con il materiale opaco che personalizza il volume degli alloggi. L’accesso al foyer dell’auditorium avviene direttamente dall’esterno ma è collegato all’interno anche con l’edificio esistente.

NEW STUDENT ACCOMMODATION IN MILAN The winning project of the competition promoted by the College Foundation of the Milanese Universities presented plans for a building with a carefully designed façade and the streaming power of natural light Student accommodation was the core theme for an invitation-only design competition run by the College Foundation of the Milanese Universities. It was won by studio Piuarch ( a team consisting of Michele Megna and Yusuke Aizawa, Momoko Asano, Maiko Chiriki, Niccolò Genesio, Hirotaka Oishi, Sabrina Pesendorfer, Salvatore Seggio) in collaboration with FV Progetti S.n.c. for the structural issues and Flu.project Studio Associato for the plant systems. With maximum respect for the existing building, designed by Marco Zanuso in the Seventies, in terms of height, colors and branched shape, the project is noticeable for the flexibility of the interiors and the exploitation of natural light. The 50 living units of the new building are arranged in two continuous blocks, one facing south-west and the other to the south-east, with interesting views that do

not interfere with the existing ones. Each living unit enjoys views on the outside through a large window, part of which can open; the window is set back from the façade to produce a personal terrazzo. Light plays an essential role in the interiors; the windows are in different measurements and they interrupt and embellish the uniform impact of the long facades. More specifically, the windows are larger in the apartments and are smaller in the meeting places and along the corridors, creating scenographic portholes of light on the inside. One of the most interesting elements of the project is unquestionably the interior distribution concept; as it side-steps the traditional corridor-apartment layout, it focuses on versatile corridors that can be modified when required. The corridors can also be used as meeting places for social gatherings where the students can relax on comfortable sofas. In terms of volume, the project – surrounded by vegetation – has an interesting appearance thanks to the position of the main block containing the auditorium. The shape is sinuous and the building is completely translucent, in clear contrast with the opaque materials customizing the accommodation blocks. The foyer of the auditorium is accessed directly from the outside and is also connected inside with the existing building.


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the Trustees of the Tate Modern to extend the museum. The project was once again commissioned to the Swiss duo, Herzog & de Meuron; they envisaged a tall building that would stretch up behind the mythical power-station. This building, a sort of pyramid rotated on itself, ‘a pile of stacked boxes’ according to Jacques Herzog, will be split into 11 floors and will house new exhibition areas (an increase of 23,000 sq.m. or 60% more floor space). There will be a rooftop terrace providing breathtaking views over this magnificent historical city. Close to the extension, the architects have created two new squares which will be planted with 1000 trees. The new building will provide an access point to the Tate Modern from the south of the city, increasing the appeal of Southwark, a district which is being redeveloped after years of ill repute. The extension will also make an important contribution to the London’s Cultural Quarter, which covers twenty cultural organizations (including the Design Museum). These work together to attract the attention of the inhabitants and

TRANSFORMING TATE MODERN Txt: Francesca Tagliabue

Project: Herzog & de Meuron

Un’architettura alta che sorgerà alle spalle dell’ormai mitica power station. L’ampliamento della Tate Modern è affidato a Herzog & de Meuron

23.000 metri quadrati in più, ampliando di circa il 60% la superficie attuale del museo) e una terrazza al top, dalla quale godere di una vista mozzafiato. Negli immediati intorni saranno costruite due nuove piazze pubbliche e verranno piantati più di mille nuovi alberi. La nuova struttura garantirà un accesso da sud alla Tate Modern, aggiungendo appeal a Southwark, una zona un tempo malfamata oggi in fase di rinascita. A livello urbanistico l’ampliamento della Tate Modern contribuirà alla crescita del nuovo London’s Cultural Quartier, che comprende ben venti organizzazioni culturali (tra le quali anche il Design Museum) che collaborano per attrarre l’attenzione non solo dei cittadini ma anche delle industrie per avere finanziamenti. La conclusione dei lavori è prevista per il 2012, anno in cui si terranno i Giochi Olimpici a Londra. Una sfida che si prepara ad essere vinta.

Dal 2000 la Tate Modern è uno dei musei più importanti di Londra. Progettata dagli architetti svizzeri Herzog & de Meuron, la Tate Modern ha sede nella vecchia centrale termoelettrica di Bankside, un edificio industriale in mattoni rossi costruito negli anni ’50 sulla riva sud del Tamigi, proprio di fronte al quartiere finanziario della City. Divenuta in pochi anni uno dei simboli del rinnovamento della capitale (insieme alla ruota panoramica London Eye e al Millenium pedestrian Bridge che la collega direttamente con l’altra sponda del fiume), l’istituzione raccoglie al suo interno un’importantissima collezione di arte contemporanea e ospita regolarmente monumentali installazioni site-specific nell’ampio spazio della Turbine Hall, la vecchia sala delle turbine. Ogni anno 4 milioni di visitatori animano le sale e gli spazi di questo museo, che offre al grande pubblico capolavori di enorme pregio; da un lato la necessità di accogliere il flusso di persone sempre crescente, dall’altro la volontà di esporre altre opere hanno spinto la Tate’s Trustees a prendere la decisione di ampliare gli spazi della Modern. Il progetto è stato affidato nuovamente al duo Herzog & de Meuron, che hanno pensato a un’architettura alta che sorgerà alle spalle dell’ormai mitica power station. Questo spazio, una sorta di piramide ruotata su sé stessa, “un mucchio di scatole sovrapposte” dice Jacques Herzog, sarà alto 11 piani e ospiterà nuove aree espositive (ben

The plans for the extension to London’s Tate Modern have been commissioned to Herzog & de Meuron. The tall building will stretch up behind city’s mythical power station on the banks of the River Thames. Since its inauguration in 2000, the Tate Modern is now considered to be one of London’s most important museums. It was designed by the Swiss architects, Herzog & de Meuron, and is located in the former Bankside power station, an industrial red-brick building constructed in the Fifties on the South bank of the River Thames, directly across the water

from the financial district, The City. In just a few years, it has become the symbol of the British capital’s renewal (alongside major projects such as the London Eye panoramic wheel and the Millennium pedestrian bridge which connects the two sides of the river). This museum contains an extremely important contemporary art collection and regularly hosts monumental sitespecific installations in its enormous Turbine Hall, a relic of its power-station days. Every year, the museum welcomes 4 million visitors to appreciate its highly prestigious masterpieces; the crowds of people visiting and the desire to exhibit an even greater number of works drove

also to raise awareness with the major industries in the hopes of securing funding. Work is expected to be completed by 2012, for the London Olympic Games – going for gold yet again!

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WORKIN PROGRESS

CREATURA MARINA Txt: Elviro Di Meo A Marsiglia, sulle banchine del porto storico, nasce la Villa. Un edificio polivalente di settemila metri quadrati, che, come un possente blocco scultoreo, sembra uscire dall’acqua per ergersi verso l’alto, segnando lo skyline urbano. All’interno è destinato a ospitare attività di ricerca e spazi di documentazione sul bacino del Mediterraneo Coniuga design e architettura, funzionalità e dinamismo, forma e contenuto che si sviluppano in una rigorosa articolazione spaziale, in cui è la matrice progettuale individuata a segnare la sintassi composittiva: a partire dall’involucro esterno; che, con una forza dirompente, tale da drammatizzare la scena, sembra emergere dall’acqua - alla pari di una creatura marina contemporanea – per ergersi, iconico, verso l’alto, contribuendo a definire lo skyline del luogo. La Villa a Marsiglia – incarico affidato allo Studio Boeri, a seguito della designazione quale progetto vincitore del concorso internazionale – prevede, entro il 2013, la costruzione sulle banchine del porto storico di una nuova Casa del Mediterraneo. La Villa, di cui sono già in corso i primi lavori, si configura come un edificio polivalente di settemila metri 30 quadrati destinato a ospitare attività di ricerca e spazi di documentazione inerenti al bacino del Mediterraneo. Con una superficie complessiva di 8.800 mq e un volume totale pari a 76.000 metri cubi, la struttura, secondo lo schema funzionale disegnato da Stefano Boeri, sarà in grado di contenere una grande sala congressi, un centro espositivo, una mediateca, oltre a servizi ricettivi, come

Project: BOERISTUDIO (Stefano Boeri, Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra)

residenze e foresterie per i ricercatori e gli artisti. Ma non solo. Le finalità vanno ben oltre. Immaginato come un modello a forma di C, vista la sua configurazione volumetrica, il complesso ospiterà al suo interno il mare. L’acqua del Golfo di Marsiglia penetrerà, infatti, tra i due piani orizzontali dell’edificio, quello dell’area meeting e, l’altro, il livello dove è collocato l’ambiente espositivo. Si crea, in questo modo, una vera e propria piazza

d’acqua. Una piazza che servirà per usi differenti: per dare spazio ai pescherecci, alle barche a vela, per consentire allestimenti e performance temporanee o, più semplicemente, per essere utilizzata come una semplice piscina. A esaltare l’immagine architettonica sarà il progetto di lighting design di Filippo Cannata: incarico commissionato dallo stesso Boeri. Un intervento nato nell’ottica di

integrazione e, dunque, di valorizzazione degli elementi essenziali che segnano l’edificio dai prospetti vetrati. Prospetti che, volutamente, lasciano intravedere l’intera maglia strutturale. Il complesso sarà percepito come un enorme blocco illuminato e riflesso nell’acqua: elemento cardine che gli appartiene per identità e sviluppo; che lo circonda e lo pervade più di quanto si possa immaginare. Da qui lo studio verso un’impostazione luminosa capace di riprodurre i colori e le sfumature del Mediterraneo. Le caratteristiche finestre dalla forma allungata – tagli che lacerano la parete nuda -, così come gli spazi interni, saranno irradiati da strisce lineari di led che emettono una luce ambrata ad effetto graduale. Un apposito sistema di gestione consentirà la regolazione dell’intensità, nonché la creazione di scenari diversi, adatti alle più svariate occasioni e alle rappresentazioni che si svolgeranno nella ‘Grande Villa’.

In alto: vista notturna dell’edificio Villa. Sotto: vista planimetrica dall’alto dell’intero complesso.

Top: night-time view of the Villa in Marseilles. Below: aerial layout plans of the entire complex.


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A CREATURE FROM THE DEEP The Villa has been constructed on the moorings of the old port in Marseilles, France. This is a polyvalent building with 7000 sq.m of floorspace, and like a powerful sculptural block it appears to emerge from the water and stretch upwards marking the urban skyline. It will be used to research and collect documentation on the area around the Mediterranean Sea This impressive building is a delightful combination of design and architecture, function and dynamic energy, shape and content which develop in a wonderful spatial arrangement. The design matrix marks the syntax of the ensemble: starting with the external shell with its powerful construction that adds a touch of drama to the scene as it rises from the water like a contemporary creature of the deep to stretch upwards and define the city’s skyline. The Villa in Marseilles was designed by Studio Boeri

design project by Filippo Cannata who was contracted by Boeri himself. The entire operation was developed along the idea of integration and consequently the enhancement of the essential elements that mark this glass-paned building. Thanks to this arrangement, the interior structure of the building can be observed from the outside. It will be perceived as an enormous illuminated block that is reflected in the water – the element that confers its identity and development, surrounding and penetrating it more than one can actually imagine. The illumination technology project has been specifically designed to reproduce the colors and shades of the Mediterranean. The characteristic elongated slit windows which slice through the bare walls and the interior spaces will be embellished with strips of Leds which emit graduated amber light. A special management system consents regulation of the intensity and the creation of different scenarios, suitable for an infinite number of occasions and events hosted in the ‘Grande Villa’.

following selection through an international design competition. Building of this new Home of the Mediterranean on the docks of the old port is expected to be completed by 2013. Work on the Villa has already commenced and will result in a polyvalent building of 7000 sq.m. which will be used for research and documentation collection on the entire Mediterranean area. The site measures 8800 sq.m and the building has

an overall volume of 76000 cu.m.; its functional layout designed by Stefano Boeri will contain a large conference center, an exhibition facility, a media library and hospitality services, such as permanent and temporary residential accommodation for the researchers and the artists. But that’s not all. It has been designed with much more in mind. The building is a C-shape and will be constructed around the sea. The waters

from the Gulf of Marseilles will penetrate the two horizontal floors of the building – one used for meetings and the other used as the exhibition quarters. The building embraces a seawater square which will provide moorings for the fishing boats, yachts and dinghies and will also be used for temporary events and performances or more simply as a swimming pool. The architectonic image will be exalted by the lighting

Sopra: elementi costruttivi del progetto. Sotto, a sinistra: vista dell’edificio polivalente dalla caratteristica forma a C. Above: construction elements of the project. Below, left: a view of the polyvalent building with its characteristic C-shape.

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Cooperativa OperaiCavatori del Botticino con il progetto di studio Associati Associati Arch. Ivan Tognazzi, Franchi Umberto Marmi con studio tecnico dell’azienda e con la collaborazione dell’arch. Michele Cazzani, Henraux con il progetto di Craig Copeland, Lithos Design con il progetto di Raffaello Galiotto. Menzioni d’onore sono state inoltre consegnate all’azienda Budri con Patricia Urquiola e l’azienda Pibamarmi con Snohetta, Fuori Concorso già vincitori del premio nel 2010, e la Mostra Luce & Materia azienda Solubema con Raffaello Galiotto. Per ragioni diverse questi tre interventi rappresentano un’eccellenza della ricerca e del progetto. Fantasia e rigore, ricerca e storia, innovazione e tradizione: tre percorsi densi di suggestioni e spunti di riflessione sulle potenzialità della materia.

Mutant and mutable, this is an apt description of marble at Marmomacc, the world’s most important exhibition for the commerce and promotion of the culture of stone More than 1500 exhibitors took part in the recent event; the number of foreign operators was up 8% with a considera-

ble increase in the delegations from the Arab countries, India, Cina, Iran, Francia with USA and Germany consolidating their position. Walking from stand-tostand, the enthusiasm is tangible, thanks to the increasing importance of the cultural projects Marmomacc Meets Design and Best Communicator Award. Marmomacc Meets Design is a project that developed in 2007 from an idea

submitted by Mauro Albano and Evelina Bazzo to revisit and update stone and to open new experimental and commercial prospects. The core theme of the 2011 edition was ‘Mutable Spirit’. Marble is a highly-resistant, stable and natural substance which has historically been associated with durability and prestige. Down through the centuries, it has been considered to be the elective

material used in architecture and sculp- 33 ture, in the search for immortality. At the time of writing, advanced technology (and digital technology is included in this) rediscovers the stone’s intimately and unfailing adaptability. Marble has changed again; it has mutated at a perceptive level, and adapts to the versatility of the world of design that never stops evolving.


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Modules, accessories, surfaces are reinterpreted by the sensitivity of the designers to satisfy the increasingly attentive to issues of sustainability. If, on the one hand, the personality of marble continues to be strong, with its features mixed with profound and specific knowledge, on the other, it proposes countless variables in terms of color, consistency and impact and these allow an infinite number of declensions. At this point the potential of experimentation and innovation offered by design comes into play. These characteristics led to the challenge this year’s Marmomacc Meets Design extended to designers and companies, called “Mutable Spirit”: to be flexible enough to exalt marble as a mutant and changing material, and processing it to become a ‘mutable’ substance.

The project saw the participation of Flavio Albanese for Margraf, Riccardo Blumer and Donata Tomasina for Trentino Pietra, Giuseppe Fallacara with the Polytech of Bari and the University of Budapest for Reneszánsz Köfaragò Ztr Urom-Hu, Raffaello Galiotto for Lithos Design, Setsu & Shinobu Ito for Grassi Pietre, Pietro Ferruccio Laviani for Citco, Michele De Lucchi, Angelo Micheli and Laura Cunico for Stone Italiana, Philippe Nigro for Testi Fratelli, Marco Piva for the Appulia Region (Petra Design, Pimar, Stonemotion, In.Spo Marmi), Snøhetta and Kjetil Thorsen for Pibamarmi, Patricia Urquiola for Budri. The Best Communicator Award was run in parallel with Marmomacc Meets Design and confirmed its position as the most desirable prize for the companies taking part at Marmomacc: since it was founded, the prize has recognized the stands that best enhance and promote 34 the potential and prospects for stone. The prize focuses attention on specific aspects of the stand industry, coherently examining the unusual features of the material, sustainability, usability, innovation associated with technological aspects and the economic and expressive impact. The members of the 2011 jury were Livio Salvadori, President, journalist with Casa-

bella; Mauro Albano, Brand manager of Marmomacc; Luisa Bocchietto architect, President of ADI; Aurelio Magistà, lecturer at the La Sapienza University in Rome, journalist of the La Repubblica newspaper; Enrico Morteo, design historian and critic and curator of the Historical Collection of the Compasso d’Oro; they presented the awards to five companies and present three highcommended certificates: Citco with the project by Ferruccio Laviani, Cooperativa OperaiCavatori del Botticino with the project by the Associati Associati Arch. Ivan Tognazzi, Franchi Umberto Marmi with the company’s technical office and the collaboration of Arch. Michele Cazzani, Henraux with the project by Craig Copeland, Lithos Design with the project by Raffaello Galiotto. The following companies were highly-

commended - Budri with Patricia Urquiola and Pibamarmi with Snohetta, Non-competing and prize-winner in

In alto: ‘Il mito di Apollo e Dafne’, metamorfosi e metafora, design Flavio Albanese per Margraf. A sinistra: libreria modulare Niche, design Philippe Nigro per Testi Fratelli. In basso, a sinistra: elementi lapidei modulari per nuove architetture, design Raffaello Galiotto per Lithos Design. A destra: Mock up di una porzione di facciata lapidea, design Giuseppe Fallacara con Politecnico di Bari e Università di Scienze Tecniche e Economiche di Budapest per Reneszansz ZTR Urom – HU.

Top: ‘The myth of Apollo and Daphne’, metamorphosis and metaphor, design Flavio Albanese for Margraf. Left: modular bookcase Niche, design Philippe Nigro for Testi Fratelli. Bottom, left: modular stone elements for new architecture, design Raffaello Galiotto for Lithos Design. Right: Mock-up of a portion of the stone facade, design by Giuseppe Fallacara in collaboration with the Polytech of Bari and the University of Technical and Economic Sciences in Budapest for Reneszansz ZTR Urom – HU.


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2010, and the Light and Material Exhibition – Solubema with Raffaello Galiotto. For different reasons, these three projects represented excellence in research and design. Imagination and barriers, research and history, innovation and tradition: three pathways dense with suggestion and thoughts on the potential of the material.

In alto, a sinistra: legno grezzo e tessuto per la nuova piccola architettura che ospita i materiali della Stone Italiana, design Michele de Lucchi e Angelo Micheli. A destra: Galleria dinamica per una comprensione dell’anima della materia, design Marco Piva per Regione Puglia. In basso, a sinistra: NAT(F)USE, intarsi con miscele di vetro, legno e pietra, design Patricia Urquiola per Budri. A destra: Pietre, ottone, plexiglass e luce, il nuovo concept di Ferruccio Laviani per Citco.

Top, left: unpolished wood and fabric for the new architectural structure that contains the materials of Stone Italiana, design Michele de Lucchi and Angelo Micheli. Right: a dynamic gallery to facilitate the comprehension of the material’s soul, design Marco Piva for the Apulia Region. Bottom, left: NAT(F)USE, inlay in a mixture of glass, wood and stone, design Patricia Urquiola for Budri. Right: Stone, brass, Plexiglas and light, the new concept designed by Ferruccio Laviani for Citco.

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