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)33.sn!n0n%n '""0n)TALYONLY n" Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n.46) art.1, comma 1, DCB Milano

HOSPITALITY CONTRACT

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HOTEL DESIGN DIFFUSION

Amsterdam Conservatorium Porto Casa Do Conto Milano Suitime Vienna Hotel Daniel Products/Kitchen


SOFT DREAM DESIGN ANTONIO CITTERIO

FLEXFORM SPA INDUSTRIA PER L’ARREDAMENTO 20036 MEDA (MB) ITALIA

VIA EINAUDI 23.25 TELEFONO 0362 3991 FAX 0362 399228 www.flexform.it


A.D. NATALIA CORBETTA. FOTOGRAFIA GIANNI BERENGO GARDIN


E Immagine tratta da/image taken from Profession Architect. De Architekten Cie, Crimson, Wouter Vanstiphout, Cassandra Wilkins 010 Publishers, Rotterdam

SICUREZZA E BENESSERE/SECURITY AND WELLNESS L’ospitalità da sempre definisce il grado di sensibilità nei confronti di persone sconosciute che, viaggiando, necessitano di luoghi confortevoli dove trascorrere non soltanto la notte ma, naturalmente, tutto il tempo che desiderano. Questa semplice osservazione racchiude un insieme di elementi materiali e simbolici, che riguardano le aspettative di chi usa le strutture alberghiere e tutti gli altri servizi connessi. La sicurezza in senso generale e il comfort ambientale sono fattori importanti per una scelta mirata da parte del potenziale cliente. La sicurezza è una condizione necessaria che si sviluppa in diversi ambiti: da quello ambientale, per il quale esistono precise normative, a quello dei servizi offerti alla clientela, particolarmente attenta a quest’aspetto che la riguarda direttamente. L’altro elemento fondamentale, che prende origine da una buona progettazione architettonica, è il comfort ambientale: da questo ci si aspetta massima razionalità dei consumi energetici e ottima resa in termini di qualità delle prestazioni. Dalla climatizzazione all’illuminotecnica, dall’acustica ai materiali e ai cromatismi, tutto concorre a determinare il grado di benessere preteso. È la stessa qualità progettuale, in termini di architettura, impiantistica e interni, a garantire i gradi di sicurezza e di comfort ambientale, cui si aggiungono i servizi di ristorazione e di cura del corpo.

Hospitality has always been defined as the degree of sensitivity that hotels and their staff have for travelers who require comfortable places to stay for whatever length of time they desire. This simple observation covers all of the material and symbolic elements that have been devised to satisfy the expectations of visitors who use the hotel structures and all of the auxiliary services on offer. Security and environmental comfort are extremely important factors that guide the choices of the potential guests. This must be developed in a number of different areas; two of the most important are environmental, the conditions of the ambience – a sector governed by precise norms; and the services for the guests who will be particularly attentive to what is on offer as these affect them directly. Another essential element that derives from good architectonic design is environmental comfort: there should be maximum rationality of energy consumption and excellent quality of performance. From acclimatization to illumination technology, from acoustics to materials and colors – all of these factors make a fundamental contribution to improving wellness. The intrinsic quality of the plans – in terms of the architecture, the plant and the interiors – guarantees the security, safety and environmental comfort, integrated with the added value of the catering and bodycare facilities. Franco Mirenzi

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BOOKS

'%/)&-%&$ *-0)(-#) Ognuno di noi ha la sua personale idea

!"#$%&!'()* +),-.% Nella progettazione di hotel ci sono mol-

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tissime regole e normative di cui tenere conto: questioni di sicurezza anzitutto, ma anche parametri per l’illuminazione, utilizzo di materiali particolari sia nelle finiture sia negli arredi, disposizione delle diverse aree e delle zone di servizio, attenzioni e soluzioni particolari per accogliere le persone con disabilità… Questi parametri sono però riferimenti puramente tecnici, una sorta di freddo decalogo da seguire alla lettera. Il libro, i cui autori sono architetti e designer d’interni, propone un approccio diverso alla creazione di spazi per l’ospitalità, che pone al centro l’utente. Non si tratta di un manuale, ma di un compendio con preziosi suggerimenti per progettare strutture ricettive che siano il più possibile a misura d’uomo. Ogni persona ha diverse esigenze (si parla, infatti, di “utenza ampliata”), desidera attenzioni particolari e ha bisogno di poter svolgere varie attività. Il volume suggerisce quindi di seguire in ogni progetto una sorta di filo rosso che tenga unite in maniera coerente tutte le diverse parti, dalle camere alla reception, passando per il ristorante e le sale convegni. In questo modo tutto entra a far parte di un insieme coerente, una sorta di ingranaggio perfetto in cui nulla, proprio nulla, è lasciato al caso. Francesco Scullica, Giovanni Del Zanna, Maria Rosanna Fossati, Human hotel design, Franco Angeli, www.francoangeli.it

di viaggio: per alcuni è una semplice vacanza, per altri è ricerca di qualcosa di nuovo e diverso, per altri ancora un’avventura. C’è chi parte zaino in spalla verso paesaggi naturali sconosciuti e chi, con un bagaglio preparato ad arte, preferisce rimanere in città. A tutti però piace (o piacerebbe!) soggiornare in strutture particolari, hotel costruiti in luoghi mozzafiato o alberghi dalle strutture

There are countless rules and regulations that must be taken into account when a hotel is being designed: security issues first and foremost, then the parameters for illumination, the use of specific materials in the finishes and in the furnishings, the layout arrangements for the various areas and the utility services, the installations for welcoming guests with disabilities … These parameters are the purely technical reference points, a sort of sterile list that must be satisfied to the letter. This book ‘Human Hotel Design’ was written by architects and interior designers specifically to present a different approach to the creation of hospitality spaces, where the guest is placed at the center of the universe. This is not a guidebook but is a compendium of advice integrated with invaluable suggestions that can be applied to the design of a hospitality structure to satisfy all of Man’s demands. Each and every guest has different requirements (hence the reference to the expanded guest-list); he expects to be paid special attention and have all the facilities available to him for the various activities. This book illustrates some common ground for every hospitality structure, a chain that links together all of the different amenities – from the bedrooms to the reception, from the restaurants to the conference halls. In this way, everything becomes part of a coherent ensemble, a smooth-running hospitality facility where absolutely nothing is left to chance. Francesco Scullica, Giovanni Del Zanna, Maria Rosanna Fossati, Human hotel design, Franco Angeli, www.francoangeli.it

sorprendenti. Case sugli alberi, fattorie, aerei e navi trasformati in camere per gli ospiti, edifici costruiti a picco sul mare o nel cuore di un deserto. Viaggiare non è più un lusso, ma permettersi di dormire in certi hotel ancora lo è. Sognando di poterci andare “una volta nella vita” possiamo per ora sfogliare il libro di Gestalten, dove sono tanti gli hotel già pubblicati su queste pagine… R. Klanten, S. Ehmann, Marie Le Fort, Once in a Lifetime, Gestalten, www.gestalten.com

Each and every one of us has his or her individual idea of a dream trip: for some people it is simply a relaxing vacation, for others it is something new and out of the ordinary, for the more courageous, it is an adventure. Many hardened travelers just throw a bag over their should and literally head for the hills in some unknown territories; people who wish to stay in the cities pack their cases with the utmost care and attention. However, despite these differences everyone likes (or would like!) to stay in unusual hospitality structures, constructed in breathtaking locations or with original design and features. Tree-houses, farmhouse accommodation, airplanes and boats transformed into guest bedrooms, buildings teetering on clifftops above the sea or oases of shelter in the heart of the desert. Travel itself is no longer a luxury but being able to sojourn in certain hotels is still beyond the reach of many. The dream of this ‘once in a lifetime’ opportunity can almost come true by leafing through the book published by Gestalten, containing so many of these paradisiacal havens…. R. Klanten, S. Ehmann, Marie Le Fort, Once in a Lifetime, Gestalten, www.gestalten.com


%"+$ $1/!-()(("1$ Il volume dell’architetto e critico Valerio

Paolo Mosco illustra la ‘nudità’ tipica della tradizione moderna, antidecorativa per definizione e vocazione, arrivando però a comprendere anche un differente concetto di ‘spoglio’, monumenti ed edifici in costruzione o in rovina. Ancora, la nudità presa in esame è quella di una sincerità costruttiva, dove gli elementi non sono mascherati, e che si caratterizza per la sua natura primitiva, arcaica, frugale. Per l’autore, la nudità per ragioni figurative, simboliche e persino metafisiche corrisponde di fatto al carattere saliente del Moderno in architettura: senza nudità la nozione stessa di architettura moderna perde di significato. Valerio Paolo Mosco, Nuda architettura, Skira, www.skira.net

At the time of writing, sustainability is still one of the key issues of debate in contemporary society; this revitalized attention to the lifespan of products and the production methods is changing design practise on all levels, from the creation of small articles to the architectural plans for huge buildings. Through Vitamin Green, Phaidon presents an overview of the current state of sustainable design and architecture. Through the analysis of 100 articles, buildings, landscapes and infrastructures, the book (published in English) offers a complete and

nudity, the very idea itself of modern architecture loses its meaning. Valerio Paolo Mosco, Nuda architettura, Skira, www.skira.net

2-($#-% .1))% Oggi la sostenibilità è diventata uno dei

temi portanti della società contemporanea e questa nuova attenzione alla vita dei prodotti e dei mezzi di produzione sta cambiando la pratica del design a tutti i livelli, dai piccoli oggetti ai grandi edifici. Con Vitamin Green Phaidon propone un’indagine sullo stato attuale del design e dell’architettura sostenibili. Attraverso l’analisi di 100 realizzazioni di oggetti, edifici, paesaggi e infrastrutture, il volume (in inglese) offre una visione completa ed esaustiva di questo movimento multidisciplinare. Vitamin Green racchiude inoltre una raccolta di prodotti, idee e tecniche, fondamentale per tutti i designer e i consumatori. Come per gli altri volumi della collana Vitamin, i progetti e i designer pubblicati in Vitamin Green sono stati selezionati da un gruppo di esperti internazionali

che affrontate dai designer: dalla confezione dei prodotti alla riconversione in termini bio-ecologici di ampie aree industriali. Lo sforzo volto a ridurre al minimo l’impatto dell’inquinamento umano

This book was written by architect and critic Valerio Paolo Mosco and illustrates the ‘nakedness’ typical of modern tradition, antithesis of decorative by definition and by vocation; it allows readers to comprehend a different concept of ‘nudity’, through monuments and buildings that are either in the construction phases or in ruins. The ‘nudity’ examined is based on construction sincerity, where the elements are not camouflaged or hidden behind a screen, but are presented in their primitive, archaic and frugal nature. For the author, nudity for figurative, symbolic and even metaphysical reasons corresponds to the essential ingredient of what is defined as Modern architecture: without di tutti i settori: architetti, designer, paesaggisti, ingegneri, scrittori, curatori e critici. Ognuno di loro ha selezionato le realizzazioni che a loro parere hanno apportato un’importante innovazione nel campo della sostenibilità negli ultimi 10 anni nel proprio specifico settore e territorio. Risultato è una ricca raccolta di designer e architetti attivi in ogni angolo del mondo: dall’America Latina al Bangladesh. L’ampia gamma di progetti proposti nel libro affronta tutte le possibilità e le forme di applicazione della ricerca del design sostenibile e tutte le temati-

porta infatti molti designer a ripensare continuamente questi temi, con risultati spesso sorprendenti e l’ideazione di nuovi oggetti visionari. Vitamin Green, Phaidon Press, www.phaidon.com

comprehensive panoramic vision of this multidisciplinary movement. Vitamin Green also presents a group of products, ideas and techniques, essential for all designers and consumers. As with all of the other volumes of the Vitamin series, the projects and the designers published in Vitamin Green have been selected by a group of international experts from all related sectors: architects, designers, landscape artists, engineers, writers, curators and critics. Each of them selected the projects that in their opinion injected an important dose of innovation into the field of sustainability in their specific sector and territory over the last 10 years. The resulting book contains the impressions from a prestigious group of designers and architects who are active in every corner of the world: from Latin America to Bangladesh. The wide range of projects detailed in the book present the options and the forms of research available for sustainable design and all of the topics examined by the designers, from product packaging to the bio-ecological conversion of large industrial areas. Their efforts – oriented to reducing to a minimum the impact of Man-based pollution – has driven many designers to constantly re-examine these issues; the results are often astonishing and have led to the invention of new visionary ideas. Vitamin Green, Phaidon Press, www.phaidon.com

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EXHIBITION 8

BIENNALE DI SYDNEY Dall’altra parte del mondo è quasi inverno ma la stagione culturale di Sydney non accenna a raffreddarsi con festival teatrali, installazioni luminose con il festival Vivid e un solido programma di arte pubblica da scoprire in giro per la città. Fiore all’occhiello dell’affascinante e assolata città australiana è la diciottesima edizione della Biennale of Sydney, kermesse dedicata all’arte contemporanea che negli ultimi anni è riuscita a rinnovarsi in modo tale da rientrare nel radar degli appuntamenti più attesi dell’arte contemporanea. Certo è che con Documenta a Kassel di mezzo, la Biennale australiana avrà qualche problema più del solito a radunare visitatori, ma i curatori Catherine de Zegher e Gerald McMaster hanno messo a punto un programma espositivo fortemente attuale, quello delle relazioni e interazioni tra individui nel processo artistico. Dal 27 giugno al 16 settembre, all our relations – così è titolata questa edizione – mostra più di cento artisti provenienti da quarantacinque paesi che sono stati invitati a riflet-

tere sul tema della collaborazione, del dialogo e della condivisione di idee. Per questo in mostra saranno principalmente opere site-specific, pensate per conversare appositamente con gli spazi espositivi che riassumono i diversi volti della città: quello innovativo con il nuovo edificio del Museum of Contemporary Art, quello storico della Art Gallery of New South Wales, i Pier 2/3 ritratto di un impianto urbano dove le baie sono protagoniste assolute e infine Cockatoo Island, ex prigione recentemente restituita come spazio pubblico alla città, memoria dell’inizio della cultura australiana occidentale. Oltre alle opere site-specific, molti sono i lavori collaborativi, una sfida ambiziosa che promette di disegnare un panorama inedito, una vera e propria narrazione su cosa significhi generare nuove idee, una composizione collettiva dove curatela e produzione artistica si incontrano senza prevalere una sull’altra. Un evento che, sulla carta, odora di freschezza soprattutto per chi in Europa è stanco di vedere sempre i soliti nomi. (S. S.)

THE BIENNIAL EXHIBITION IN SYDNEY Halfway round the world, Winter is fast approaching; however, the cultural season of Sydney does not feel the cold. The city has an exciting program of theatrical plays, luminous installations with the Vivid festivals and a solid program of public art to be enjoyed across the city. Pride of place in this fascinating and sun-kissed Australian city goes to the 18th edition of the Biennial exhibition in Sydney, an event dedicated to contemporary art. The exhibition has managed to revitalize its approach to satisfy the demands for this event considered to be one of the most highly-anticipated appointments in the calendar of contemporary art. Of course with Documenta a Kassel involved, the Australian Biennial might find it somewhat difficult to attract visitors. Nevertheless the curators Catherine de Zegher and Gerald McMaster are confident and have produced an extremely exciting exhibition program, based on the relationships and the interactions between individuals in the artistic process. Between 27 June and 16th September, ‘all our relations’ (the title of this edition) will present works by more than one hundred artists from 45 different countries, invited to reflect on the topics of collaboration, dialogue and the sharing of ideas. Consequently, for the most part the installations on display will be site-specific, created to interact with the exhibition grounds that reflect the various guises of the city – innovation with the new Museum of Contemporary Art, history with the


Art Gallery of New South Wales, the Pier 2/3 a portrait of an urban layout in which the bays are the unquestionable protagonists and finally Cockatoo Island, a former prison building that was restored and presented as a public space to the inhabitants as a memorial to the start of Australia’s Western culture. In addition to the site-specific works, there are many joint projects that represent an ambitious challenge associated with the design of an original panorama, a clear overview of the meaning of generating new ideas, a collective exhibition in which attention and artistic production meet on equal footing. On paper, this event appears to present something new – and particularly interesting for the Europeans who are tired of seeing the same names in lights. (S. S.)

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EXHIBITION BAUHAUS: L’ARTE COME STILE DI VITA

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A chiunque sia capitato di conoscere qualcuno che ha studiato all’attuale Bauhaus di Weimar è chiaro quanto lo spirito della scuola fondata nel 1919 e diretta da Walter Gropius sia ancora vivo. Soprattutto nella scintilla che anima gli occhi di chi ha frequentato la scuola quando ne parla. Il motivo? Una storia densa e rivoluzionaria per il suo metodo didattico, in parte ancora in vigore nei corsi attuali. Vivo per i manufatti artistici e commerciali che ne sono usciti. Oggetti dalla forma senza tempo, impressi sia nell’immaginario collettivo che nella mente di chiunque si cimenti nell’arte del design da generazioni. La produzione di questa scuola, dalle sue origini a Weimar fino alla chiusura forzata dai nazisti a Berlino, è ampiamente documentata e raccontata nella grande mostra Bauhaus: Art as Life in corso al Barbican Centre di Londra fino al 12 agosto 2012. La qualità della produzione del Bauhaus, oltre all’innegabile concentrazione di menti geniali che la frequentarono come insegnanti (Ludwig Mies van der Rohe, Paul Klee, László Moholy-Nagy, Wassily Kandinsky e Josef Albers per citarne alcuni), fu il metodo di insegnamento rivoluzionario. Nata prettamente come scuola dedicata alle belle arti, in breve tempo il Bauhaus diventò qualcosa di molto più complesso e unico

per i tempi. L’unione di arte, tecnologia e pratiche artigiane era il principale obiettivo della scuola, per questo ogni corso era tenuto da un insegnante artista e da uno, più pratico, artigiano. Una perfetto sposalizio tra arte e tecnica, che doveva necessariamente essere preceduto dal Vorkurs, un corso preparatorio per sviluppare negli studenti la giusta attitudine alla produzione d’arte. In questo modo l’apertura mentale di chi risiedeva al Bauhaus era tale da poter produrre oggetti d’arte dalla funzionalità perfetta, dalle scenografie alla pittura, dall’arredamento all’architettura. La mostra di Londra, corroborata da una documentazione ricchissima, porta in scena tutti gli aspetti della scuola tedesca. La stravaganza dei suoi ‘abitanti’, la modernità dei prodotti, l’eclettismo, e la cultura tecnica delle personalità del Bauhaus, un aspetto piuttosto carente nella superficialità di molto design contemporaneo. Oltre quattrocento opere tra progetti d’architettura, film, fotografie, grafiche, tessuti, ceramiche oltre che mobili e oggetti di design che vanno ben oltre la tradizionale definizione di Modernismo. (S. S.)

BAUHAUS: ART AS A LIFESTYLE

Anyone who has spoken with students at the current Bauhaus of Weimar will be well aware that the spirit of the school founded in 1919 and directed by Walter Gropius is still very much alive. Their eyes sparkle when they talk about the school. Why? Well, the profound and revolutionary history of his teaching methods are still apparent in the current courses. The artistic and commercial creations that emerged, timeless articles, impressed in the collective imagination and in the

minds of the people who have been passionate about art in design for generations. The pieces produced by this school, from its origins in Weimar to the compulsory closure enforced by the Nazis in Berlin, is widely documented and described in the large Bauhaus exhibition: Art as Life in London’s Barbican Centre until 12 August 2012. The quality of the production of Bauhaus, and the undeniable concentration of the ingenious minds of the lecturers (Ludwig Mies van der Rohe, Paul Klee, László Moholy-Nagy, Wassily Kandinsky and Josef Albers to name but a few), were integral parts of the revolutionary teaching method. It was founded as a school dedicated to Fine Art and within a short space of time Bauhaus became something much more complex and a unique entity at that time. The union of art, technology and artisan practises was the school’s primary objective; for this reason, every course was run by a lecturer who was an artist and a second, a craftsman, who taught the practical skills. It was the perfect marriage between art and technique, preceded by Vokurs, a preparatory course to give the students the right attitude to artistic production. In this way, the open minds of the students of Bauhaus managed to produce works of art with perfect function, from scenography to painting, from furnishings to architecture. The exhibition in London has been corroborated with extensive documentation and illustrates all aspects of the famous German School. The extravagance of its ‘residents’, the modern attributes of its products, the eclectic flavor and the technical know-how of the Bauhaus personalities are aspects of the production that are severely lacking in many of the superficial contemporary designs created today. There are more than 400 exhibits on display – architecture plans, films, photographs, graphic designs, fabrics, ceramics, pieces of furniture and pieces of design – and they all extend far beyond the traditional definition of Modernism. (S. S.)


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EXHIBITION TDM5: GRAFICA ITALIANA

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Negli ultimi tempi l’immagine della grafica italiana ha subito colpi piuttosto duri. Come dimenticare il logo ‘Magic Italy’ e il portale ‘Italia.it’, raccapriccianti esempi di un’Italia che non riesce a progredire, testimonianze di troppi anni di trascuratezza nei confronti della ricerca in campo culturale. Basta camminare per le città italiane per rendersi conto dell’obsolescenza delle grafiche che ci circondano La mostra TDM5: grafica italiana, in corso alla Triennale di Milano fino al 24 febbraio 2012, raccoglie dunque una sfida difficile, quella di restituire dignità a un campo della creatività che spesso, nel nostro paese, viene considerato secondario. Inaugurata durante l’ultima settimana del design milanese, la mostra voluta da Silvia Annichiarico con la cura scientifica di Giorgio Camuffo, Mario Piazza e Carlo Vinti ripercorre una storia antica (siamo pur sempre in Italia) dignitosa e cerca di disegnare un futuro ottimistico, un po’ come il sorriso di Fabio Novembre (che ha progettato l’allestimento) che all’inaugurazione della mostra indossava un completo su misura ispirato alla grafica del percorso espositivo. In mostra c’è tutto il meglio del Novecento grafico italiano, cominciando dall’energia dell’immaginario Futurista fino ai risultati editoriali più recenti come Permanent Food. Gli oggetti in mostra sono ‘smistati’ per tipologia e aree tematiche: lettera, libro, periodici, cultura e politica, pubblicità, imballaggi, identità visiva, segnali, film e video. Tra i nomi in mostra lbe Steiner, Franco Grignani, Bruno Munari, Bob Noorda, Armando Testa e Massimo Vignelli ma soprattutto una fetta non indifferente di storia italiana: dai manifesti politici, ai prodotti come Barilla, passando per Alitalia e L’Unità. Un arcobaleno, come l’allestimento, a volte brillante a volte più opaco. Benvenuti in Italia. (S. S.)

In recent years, the global image of Italian graphic design has been hit very badly. No-one can forget the logo of ‘Magic Italy’ and the portal ‘Italia.it’, the cringe-worthy examples of an Italy that is struggling to progress; it reflects too many years during which research into the field of culture was ignored. Just take a walk through the Italian cities to realize just how obsolete the graphics are.The exhibition ‘TDM5: grafica italiana’ (Italian graphic design) organized in the Triennial of Milan has been open to the public since February 24th 2012. It accepted the difficult challenge of restoring dignity to a creative discipline that is often considered to be of secondary importance in Italy. It was inaugurated during the most recent design week in Milan. The exhibition was the brain-child of Silvia Annichiarico assisted by Giorgio Camuffo, Mario Piazza and Carlo Vinti; it reviews ancient history (and where

better than Italy!), a dignified past that strives to create a better, more optimistic future. This is reflected in the smile on the lips of Fabio Novembre (who was responsible for the exhibion layout). For the inauguration of the event, he wore a tailor-made suit inspired by the graphic design of the exhibition pathway. On display, the very best of Twentiethcentury Italian graphics, starting with energy according to an imaginary Futurist to the more recent examples such as Permanent Food. The articles on display have been ‘sorted’ in

terms of genre and themes: writing, books, magazines, culture and politics, advertising, packaging, visual identity, signals, films and videos. The graphic artists include lbe Steiner, Franco Grignani, Bruno Munari, Bob Noorda, Armando Testa and Massimo Vignelli; however, there is also a substantial slice of Italian history: from the political manifestos to ground-breaking products such as Barilla, Alitalia and L’Unità. The layout can be described as a rainbow, glimmering brightly in a sometime gloomy sky. Welcome to Italy!. (S. S.)


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PROGETTO BARCELLONA-NEW YORK-ITALIA: SOLO ANDATA

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Un’ispirazione che proviene da oltre oceano è quella avuta dall’architetto spagnolo Pedro Scattarella nel progettare l’interior design di Los Soprano, una pizzeria/ristorante italiana a Barcellona. L’ambientazione e lo stile del locale risultano lontane sia dalla tradizione italiana a cui si rifà sia a quella della cultura spagnola; è invece l’atmosfera dei magazzini portuali di New York a vincere e a fungere da ispirazione. All’interno si trovano casse impilate e da imballaggio, container, la tipica segnaletica del porto e colori forti delle sedie e delle piastrelle, in contrasto con un abbondante uso di legno, che creano così un mix insolito e divertente da non passare inosservato, per l’inusualità di scelte e idee e per il fatto che sono state riutilizzati materiali e oggetti che non ci immagineremmo mai di trovare in un ristorante. La cucina, incorniciata da piastrelle di un rosso acceso, è immersa nella sala pranzo al piano terra senza essere nascosta nel retro bottega ma sotto gli occhi di tutti, un modo per coinvolgere i clienti nella dinamica della preparazione di quello che poi gusteranno. Un secondo piano, anch’esso adibito a sala da pranzo, si affaccia sulla zona sottostante con una completa visuale sulla cucina. Un’atmo-

sfera da ‘vecchio lupo di mare’ intervallata da oggetti e pezzi d’arredo dai colori più accesi creano un luogo dove poter gustare in pace una pizza, sognando di essere in porti lontani… (A. M.)

BARCELONANEW YORK-ITALY: ONE-WAY The inspiration sailed across the pond to reach the Spanish architect Pedro Scattarella and he used it for the interiors of Los Soprano, an Italian pizza parlor/restaurant in Barcelona. The atmosphere and the style of this eatery are light years from the Italian tradition and even the Spanish culture; the inspiration breezed-in from the

harborside warehouses in New York. Inside, there are stacks of boxes and packing cases, containers, typical accessories of the harbor and chairs and tiles in strong bright colors, in contrast with a widespread use of wood; they create an unusual and delightful mixture that does not pass unnoticed, thanks to the quirky choices and ideas and for the fact that the eatery contains a host of materials and articles that are not usually found in a restaurant. The kitchen, decorated with bright


red tiles, is integrated with the ground-floor dining room without being hidden from view in the rear of the building, but visible to all. It is a way of involving the diners in the dynamics of food preparation as they wait to eat. There is a second dining room on the next floor and this overlooks the diners below with a complete view of the kitchen.

The atmosphere is an ‘old sea wolf’, interrupted with articles and pieces of furnishing in bright colors, a venue ideal for a relaxing pizza, while leatting the mind wander to far-off lands… (A. M.)

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PROGETTO 16

Il progetto dell’architetto spagnolo Pedro Scattarella per l’interior design di Los Soprano, pizzeria/ ristorante italiana a Barcellona. The project by Spanish architect Pedro Scattarella for the interiors of Los Soprano, an Italian pizza parlor/restaurant in Barcelona.


PROGETTO KONZEPP

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Il concept store a Hong Kong, progettato e co-fondato da Geoff Tsui e Willie Chan dell’agenzia di design 33WILL, sembra essere un’installazione in cui ci si imbatte – con sorpresa – per strada durante una passeggiata. Ancor più sorprendente è la posizione del locale nascosto in un angolo di strada, quasi a dimostrare simbolicamente che le cose nascoste sono poi quelle che nulla nascondono… basta varcare la soglia. Già dall’esterno si è attirati da questa vibrante struttura, che sembra fatta di giganti ‘pixel’, gialla, asimmetrica e sgargiante, che invita i passanti a entrare e scoprire un mondo dalle molte sfaccettature, poiché Konzepp è uno spazio che unisce elementi e funzioni di una boutique, di un caffè, di un workspace e di un centro che ospita eventi e conferenze. Come hanno ribadito anche i progettisti, Konzepp non vuole e non è un comune negozio dove si vendono ‘cose’ ma uno store creativo e un laboratorio dove mettere in pratica idee e passioni. Come la facciata anche l’interno è caratterizzato da forme geometriche, dal colore giallo intervallato da scaffali e ripiani bianchi che ospitano e mettono in mostra una raccolta selezionata di gadget e prodotti di alcuni designer emergenti. Vi sono grandi tavoli dove sedersi, bere qualcosa e parlare, collaborare ed elaborare: insomma un polo creativo sempre work in progress. (A. M.)


The concept store in Hong Kong, designed and co-founded by Geoff Tsui and Willie Chan of the design agency 33WILL is somewhere that people appear to stumble on by accident as they are walking along the street; the position of the store is usual nestling in a corner of the street, as though to symbolically demonstrate that something hidden rarely has anything to hide‌ this is what can be seen on the inside. From the outside, the vibrant structure attracts attention; it appears to have been formed by gigantic yellow pixels that are glaringly bright and asymmetrical. Passers-by are invited inside to discover this manyfacetted world, as Konzepp is a space that combines the elements and functions of a boutique, a coffee-bar, a workspace and a center for events and conferences. The designers explained that Konzepp does not wish to be and is very definitely not a typical store where people simply look at the merchandise; it is a creative store and workshop where practical ideas and passions materialize. Like the façade, the inside of the store is characterized by yellow and geometric shapes interrupted by white display unit and shelving that house and display the select collection of gadgets and products by some emerging designers. There are large tables where take a seat, have something to drink, chat, work together and process: in other words, a creative pole with work always in progress. (A. M.)

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PROGETTO

TRIBUTO ALLA ROSETTA (E AFFINI)

Forse il pane non potrà essere un antidoto alla fretta, nella fattispecie di chi frequenta stazioni ferroviarie e metropolitane, ma sicuramente il suo profumo è un invito quasi irresistibile a fare un piccolo break. Il concept ‘Vyta Boulangerie Italiana’, elaborato dall’architetto Daniela Colli e dal suo studio, ha trovato un punto d’incontro tra due dimensioni che sembrano lontanissime: il valore di un prodotto semplice e antichissimo, il pane appunto (con tutti i suoi derivati), e un luogo che è l’emblema della vita moderna e metropolitana. Ecco perché Vyta è a Milano Centrale, Roma Termini,

Torino Porta Nuova e Napoli Centrale. Le immagini si riferiscono proprio al locale partenopeo. Ubicata al piano interrato della stazione di Napoli centrale tra l’accesso alla metropolitana e alla circumvesuviana, la boulangerie si presenta come un luogo aperto e intimo, separato dal flusso dei viaggiatori solo attraverso grandi vetrate. L’ambiente interno appare comunque pienamente definito grazie ai contrasti materici e cromatici, che ribadiscono il dialogo fra dimensione tradizionale e spirito contemporaneo: rovere e corian, la tinta naturale del legno e il nero lucido che caratterizza, oltre il bancone, anche il pavimento in gres porcellanato a grandi lastre e le pannellature verticali che racchiudono il locale.

Il controsoffitto diventa un punto forte del progetto in virtù del rivestimento con doghe in rovere naturale, che rievocano l’intreccio delle tradizionali ceste per il pane. E la rosetta, forse la più tipica e riconoscibile forma di pane che in passato fu componente indispensabile del pranzo di operai e lavoratori, diventa qui macrosegno tridimensionale nella sua forma oversize in rovere. L’illuminazione iGuzzini genera scenari morbidi e accoglienti esaltando i prodotti con i led. I tavoli Twin di Bf, le sedie e gli sgabelli BNC di Kristalia accolgono i clienti nelle loro soste veloci. (M. B.)

A TRIBUTE TO HUMBLE BREAD (AND ITS DERIVATIVES)

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Bread may not be the obvious antidote to the commuter rush, the rivers of people who pour into the railway and subway stations; however the aroma of freshly baked bread will always be an almost irresistible invitation to take a break. The concept of the ‘Vyta Boulangerie Italiana’, processed by architect Daniela Colli and her studio, has identified a meeting point between two dimensions that appear to be light years apart: the value of a humble ancient product – bread and all its derivatives – , and a place that symbolizes modern urban living – the station. This is why Vyta has opened in the stations of Milan Central, Rome Termini, Turin Porta Nuova and Naples Central. The pictures refer to Naples; the shop is located on the ground floor of the Naples Central station between the access to the subway and the circumvesuviano railway. The boulangerie appears open and intimate, a haven separated from the bustle of the commuters by large windows. The interiors are beautifully finished, thanks to the contrasting materials and colors that re-iterate the interface between the traditional dimension and the contemporary spirit: oak and Corian, the natural hues of wood and the glossy


black used in the counter and in the large tiles of porcelain-finish grès tiles and the vertical panels that define the shop. The lowered ceiling becomes the strong point of the project in virtue of the natural oak cladding, inspired by the traditional weaves of the bread baskets. And the bread roll, possibly the most recognizable and essential component in the packed lunches of the workers of the world, has been transformed into a three-dimensional symbol with its oversize creation in oak. The illumination by iGuzzini generates soft and welcoming scenarios with the products exalted with the Leds. The tables ‘Twin’ by Bf, the chairs and the BNC stools by Kristalia provide a welcome moment of relaxation for the busy guests. (M. B.)

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PROGETTO

There are countless exciting places in the world, particularly when Man is allowed to interact with nature and the landscape, and especially when he respects the integrity of the surroundings. There is no doubt that the Labassin Waterfall Restaurant can be classed as one of these outstanding locations; it was recently inaugurated in the Villa Escudero Resort in San Pablo, in the Philippines at the foot of the Labasin Waterfalls in the country’s Quezon region. The restaurant is a perfect

LABASSIN WATERFALL RESTAURANT

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Di posti eccezionali e che fanno venire i brividi ce ne sono molti al mondo, soprattutto quando all’uomo è permesso di interagire con la natura e il paesaggio, rispettandolo nella sua integrità. Uno di questi è sicuramente il Labassin Waterfall Restaurant inaugurato all’interno del Villa Escudero resort a San Pablo, nelle e direttamente ai piedi delle cascate Labasin, nella regione del Quezon nelle Filippine. Il ristorante è l’esempio di come talvolta le circostanze e le atmosfere evocate da un progetto siano più importanti e suggestive del progetto stesso. Il Labassin Waterfall Restaurant ha un design minimale ed essenziale che di certo non stupisce per la raffinatezza dell’arredamento – e come potrebbe? – ma dalla spontaneità e semplicità del suo layout e della disposizione di tavoli e sedute fissati al terreno per ovvi motivi di ‘corrente’. Ciò che rende speciale questo luogo è la natura, in questo caso la cascata che scorre e termina la sua corsa proprio lì, dove i clienti sono intenti a gustare il loro pranzo. Non ci sono barriere tra uomo e natura, tutto fluisce in un unicum spettacolare e rilassante allo stesso tempo; i clienti possono stendersi sul letto del fiume per godersi il panorama e la vegetazione che esplode tutt’intorno, al dolce (o fragoroso?) suono dell’acqua in caduta libera. (A. M.)

example of how the circumstances and the atmospheres created by a project are more important and suggestive than the plans themselves. The design of the Labassin Waterfall Restaurant is clean and minimalist; however, it is not the elegant decor that catches the attention of the visitors. Observers will be astounded by the spontaneity and the simplicity of the layout and the arrangement of the tables and chairs that have been anchored to the floor for the obvious reasons

associated with the ‘current’. Nature is the secret ingredient of this enchanting spot; the waterfall crashes down to end its downward fall close to the diners. There are no barriers or partitions between Man and nature, everything flows smoothly to produce a spectacular yet relaxing scenario; the visitors can lie close to the river bed to soak up the panorama and the lush vegetation that explodes around them, bathed in the gentle (or crashing) sound of the free-falling water. (A. M.)


PROGETTO

THE INTRIGUING SIDE OF FICTION

IL BELLO DELLA FINZIONE

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“Quest’anno il tema trainante dell’installazione è la fiction, cioè il cinema, quell’unica arte capace di partire da un massimo di realismo per giungere a una massimo di irrealismo”. Con questo indirizzo programmatico, l’architetto Maurizio Favetta, in collaborazione con il team Kingsize Architects, ha ideato un progetto di ospitalità virtuale per il Fuorisalone 2012 negli spazi di via Tortona 26 Courtyard. “L’hotel è un luogo stimolante per rappresentare la realtà doppia della nostra personalità, l’immagine riflessa – afferma Favetta – il progetto nel quale creare infinite suggestioni dove realtà e finzione si confondono”. The Fiction Hotel è un contenitore di storie che dal punto di vista scenografico fanno riferimento al cinema come espressione formale. Il film tuttavia è solo un pretesto per mettere in evidenza appunto la fiction, cioè la finzione e la precarietà dei nostri spazi razionali. “L’installazione The Fiction Hotel – sostiene Favetta – è una dichiarazione di resa nei confronti di uno spazio razionalmente inspiegabile. Siamo tutti attori e spettatori di un film dove i linguaggi si intrecciano, dove l’assurdo diventa normale, dove lo spazio è filmico, tragicamente bello, un mondo illusorio di azioni e finzioni”.

“This year the driving force of the installation was fiction expressed through cinema, the unique art form that can begin with a maximum dose of realism to reach a maximum dose of surrealism”. This is how architect Maurizio Favetta, in collaboration with the team Kingsize Architects, described the project of virtual hospitality he invented for the Fuorisalone 2012 events in Via Tortona 26 Courtyard. “The hotel is a stimulating location that represents our dual personality, the mirror image – according to Favetta – the project in which we create infinite suggestions where reality and fiction are entwined”. The Fiction Hotel is a box of stories that was inspired by cinema from a scenographic point of view to produce its formal expression. Nevertheless, the L’installazione negli ambienti di via Tortona ha presentato situazioni ambientali tipo di una struttura alberghiera, con la distorsione immaginifica della scenografia. Tema estetico dominante, la presenza di continue e ripetute suggestioni legate all’utilizzo dei materiali e delle superfici. Attraverso le astrazioni materiche delle superfici, era possibile per i progettisti attraversare i mondi e i linguaggi dell’architettura per creare nel visitatore una curiosità visiva sempre attenta e attiva. I momenti dell’allestimento: l’entry garden (un prato verde artificiale), la reception (Las Vegas e Casinò Royale, con incroci di finiture materiche), il contract (scenari contrapposti di materiali per rivestimenti), la sala da pranzo (Roma e Via Veneto, amarcord di luoghi della Dolce Vita), la lounge entrance (Egitto e Stargate, teoria degli universi paralleli), la lobby lounge (California e Pulp Fiction, un tocco di sofisticato postmoderno), la gioielleria (Amazzonia e Fitzcarraldo), il retail shop (il Giappone dell’ordine e il disordine) e, infine, la stanza (il film è Inception: la stanza d’albergo in un luogo qualsiasi del mondo, Tokyo, Parigi, Londra, Los Angeles, Calgary). (P. R.)

film is just an excuse to exalt fiction and the uncertainty of our rational spaces. “The installation of The Fiction Hotel – explained Favetta – is a statement of surrender to the power of a space that cannot be explained in rational terms. We are all actors and spectators in a film where languages interweave, where the absurd becomes normal, where the space becomes the film set, where there is beauty in tragedy, in an illusionary world of action and fiction”. This installation in Via Tortona contained ambiences typical of a hotel and exaggerated by artistic distortions. The predominant esthetic theme is the constant and repeated use of materials and surfaces. Through the abstract

definitions of the surfaces, the designers were able to inject worlds and languages from architecture to stimulate the visitors’ active and attentive curiosity. The phases of the exhibition: the entry garden (an artificial lawn), the reception (Las Vegas and Casinò Royale, with intersecting finishes), contract (contrasting scenarios for coatings), the dining room (Rome and Via Veneto, reminiscent of La Dolce Vita), the lounge entrance (Egypt and Stargate, the theory of parallel universes), the lobby lounge (California and Pulp Fiction, a touch of post-modern sophistication), jewelry (Amazzonia and Fitzgerald), the retail shop (Japan – orderly and finally, the bedroom (the inspiring film in Inception: a hotel bedroom in any city in the world – Tokyo, Paris, London, Los Angeles, Calgary). (P. R.)


HOTEL

la parte operativa rimane a capo della compagnia aerea Skywork di Berna. Nelle immagini, il Giardino Lago di Minusio e il Giardino Mountain, realizzato sulle fondamenta del Chesa Guardalej, storico hotel di Champfèr. Si è infatti lasciata intatta la facciata del 1718; gli interni, invece, sono stati completamente rivoluzionati, a parte qualche dettaglio (come i magnifici soffitti in legno e i famosi Sgraffittos dell’artista locale Steivan L. Könz) dall’architetto Francesca Alder-Schweizer dello studio svizzero Bofor Design, da Gaby Bachhuber Geissinger dell’omonimo studio di Monaco e Roland Hinzer della Hinzer Architektur di Champfèr. Il tutto sotto la supervisione di Philippe e Daniela Frutiger, CEO di Giardino Hotelgroup. www.giardino.ch (L. C.)

GIARDINO HOTEL GROUP

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Un gruppo in rapida in crescita: dall’apertura, nel luglio 2010, del Giardino Lounge e Ristorante ad Ascona, caratterizzato da un ambiente minimal e contemporaneo e riconosciuto come il primo della Svizzera a neutralizzare del tutto le emissioni di CO2, sono stati inaugurati altri due hotel in Svizzera. A dicembre 2011 il Giardino Hotel Group, infatti, ha esportato il marchio Giardino al di fuori dei confini di Ascona con il Giardino Lago di Minusio (vicino a Locarno), ristrutturazione dell’ex Hotel Navegna, e con il Giardino Mountain, un luxury resort a 5 stelle, a Champfèr, vicino a St. Moritz. Tutti gli alberghi rispettano le atmosfere locali attualizzandole con un design d’eccezione. Inoltre, Giardino Hotel Group ha reso la sua offerta ancora più completa con la flotta di aeromobili Fly Giardino: dopo la rapida espansione nel settore immobiliare e alberghiero nel corso dell’ultimo anno, il gruppo ha infatti deciso di debuttare nel mercato delle compagnie aeree. L’idea che anima il progetto è quella di proporre un concetto di vacanza di altissima gamma, che inizia ancora prima di arrivare in hotel. Al momento, Giardino Hotel Group è l’unico gruppo alberghiero con una propria compagnia aerea. Il gruppo si occupa delle prenotazioni, mentre

This group is undergoing rapid expansion: since the opening of the Giardino Lounge and Restaurant in Ascona in July 2010, with its minimal contemporary ambience and its acclaimed reputation as the first hospitality structure in Switzerland to neutralize all of the CO2 emissions, a further two hotels have been inaugurated in the country. In December 2011, the Giardino Hotel Group managed to export the Giardino brand beyond the boundaries of Ascona with the Giardino Lago di Minusio (close to Locarno), the restructuring of the former Hotel Navegna, and the Giardino Mountain, a luxury 5-star resort in Champfèr, near St. Moritz. All of the hotels respect the local context and have


27 been modernized with an exceptional interior design. Moreover, the Giardino Hotel Group has integrated the hospitality facilities it offers by adding a fleet of aircraft – Fly Giardino. Following its rapid expansion in the real estate and hospitality sectors, the group decided to make its debut in the air transport market. The driving force behind the group’s objectives is to offer potential customers top of the range vacations. At the time of writing, the Giardino Hotel Group is the only hospitality group with its own airline. The group takes care of the bookings while operations are managed by the airline Skywork based in Berne. In the photos: Giardino Lago di Minusio and the Giardino Mountain, built on the

site of the Chesa Guardalej, an old hotel in Champfèr – the original 1718 façade has been left intact while the interiors were given a complete makeover; some of the original features were maintained (for example the magnificent wooden ceilings and the famous Sgraffittos by local artist Steivan L. Könz) Architects

Francesca Alder-Schweizer of the Swiss studio Bofor Design, Gaby Bachhuber Geissinger and his studio from Munich and Roland Hinzer of Hinzer Architektur of Champfèr were involved in the project under the supervision of Philippe and Daniela Frutiger, CEOs of the Giardino Hotelgroup. www.giardino.ch (L. C.)


HOTEL FEELING ARTISTICO

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Il Mary K Hotel occupa una casa dall’architettura monumentale sul canale nel centro della città di Utrecht. Ognuna delle nove camere è contraddistinta da un proprio, unico, codice di design. L’interno delle camere, delle cantine a volta e delle aree pubbliche è caratterizzato dalle opere di numerosi artisti locali e ogni mese l’hotel ospita un vernissage. Sebbene comfort e servizi siano quelli di un luxury hotel, l’atmosfera del Mary K risulta confidenziale, quasi familiare. La struttura è stata inaugurata nel settembre 2011 dopo una ristrutturazione molto attenta alla scelta dei materiali, al fine di minimizzare gli sprechi e di utilizzare materiali a basso impatto ambientale. L’utilizzo di arredi e materiali di seconda mano, il ridotto consumo di acqua ed elettricità, la sensibilità ambientale dello staff e degli ospiti fanno sì che il Mary K sia l’hotel più green e allo stesso tempo disinvolto della città. www.marykhotel.com (M. B.)


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ARTISTIC FEELINGS The Mary K Hotel has been created inside a piece of monumental architecture along the banks of a canal in the center of the city of Utrecht. Each of the nine bedrooms has its own unique design style. Works of art by a number of local artists embellish the interiors of the bedrooms, the vaulted cellars and the public areas and every month an exhibition is hosted in the hotel. Even though the degree of comfort

and the quality of the services are typical of a luxury establishment, the atmosphere of Mary K is reserved and almost intimately homely. The hotel was inaugurated in September 2011; the sympathetic restructuration procedures paid maximum attention to the materials selected specifically to minimize waste and have a low environmental impact. The use of second-hand furnishings and materials, the reduced water and

electricity consumption, the degree of environmental awareness of the staff and guests define the Mary K Hotel as the greenest and most casual hospitality structure in the city. www.marykhotel.com (M. B.)


CONTRACT THE SHERATON MALPENSA AIRPORT

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436 stanze, un centro conferenze e una Spa, direttamente accessibili dall’aeroporto. Situato all’interno del Terminal 1 di Milano Malpensa, lo Sheraton Milan Malpensa Airport Hotel & Conference Centre è un progetto che ha coinvolto lo studio King Roselli di Roma, gli interior designer di Saporiti Hotel Design di Gallarate e il lighting designer Enrico Scampini, che ha scelto le lampade Buzzi & Buzzi per valorizzare i volumi e creare effetti speciali negli interni. In particolare, per illuminare in modo naturale gli spazi della SPA sono state scelte sorgenti a basso consumo montate in incassi a scomparsa totale, realizzati in Coral Water-Out® e in AirCoral®, il materiale eco-attivo, antinquinante e antibatterico che purifica l’aria. Spirit, incasso a parete/soffitto provvisto di parabola wall washer con lampada fluorescente compatta, è stato installato nelle cabine di estetica per creare un effetto di luce diffusa verso l’alto; Blade, incasso led a parete, è stato utilizzato come luce di orientamento nei corridoi e come effetto relax nelle cabine; Idrout IP65, incasso a soffitto, è stato collocato nei locali umidi (cascata di ghiaccio, docce) poiché realizzato in Coral Water-Out®, ad alta idrorepellenza. www.buzzi-buzzi. it (M. B.)

to emphasize the volumes and create special effects for the interiors. In particular, for the natural illumination for the Spa, the architects opted for totally-recessed low consumption fittings, produced in Coral Water-Out® and in AirCoral®, the ecologicallyactive, anti-pollution and anti-bacterial material that purifies the air. The Spirit fittings are recessed in the wall/ceiling and include a wall-wash disk with a compact fluorescent lamp – these were installed in the treatment booths with a diffused up-lighting effect; Blade is a recessed wall-Led used to indicate the corridors and to produce relaxing light in the treatment booths; Idrout IP65, a ceiling-recessed fitting, was installed in the humid areas (ice cascades, showers etc) and they have been manufactured in Coral Water-Out®, with extremely high water-repellent properties. www.buzzi-buzzi.it (M. B.)

This complex contains 436 bedrooms, a conference center and a Spa, all directly accessibile from the airport building. The Sheraton Milan Malpensa Airport Hotel & Conference Center is located inside Terminal 1 of the Milan Malpensa airport. The project involved Studio King Roselli in Rome, the interior designers of Saporiti Hotel Design in nearby Gallarate and the inventiveness of lighting designer Enrico Scampini, who selected Buzzi & Buzzi fittings


CONTRACT

CLARION HOTEL POST 32

Inaugurato lo scorso 26 gennaio, il Clarion Hotel Post di Göteborg rappresenta il primo progetto di hotel in Scandinavia diB&B Italia. La Contract Division di B&B Italia, in collaborazione con il gruppo Nordic Choice Hotel, lo studio di architettura Semrén & Mansson e l’interior designer norvegese Anemone Wille Vage, si è occupata della fornitura degli arredi standard e custom made di tutte e 500 le stanze e di gran parte delle aree pubbliche. Il mix di arredi e tessuti accuratamente selezionati da Anenome Wille Vage crea un’atmosfera speciale ed estremamente elegante. Nell’edificio esistente, il vecchio ufficio postale segno distintivo della città portuale, ci si è ispirati a uno stile tradizionale ma contemporaneo, mentre gli arredi nel nuovo edificio sono espressione di un design più moderno in linea con il rinnovato stile architettonico. Tra i prodotti selezionati: i divani Lutetia, le poltrone

Agathos e le sedie Febo di Antonio Citterio, le poltrone Grande Papilio di Naoto Fukasawa e le sedute Canasta di Patricia Urquiola. www.bebitaliacontract.com (L. C.)

Inaugurated on January 26th 2012, the Clarion Hotel Post in Göteborg, Sweden, is the first hotel project by B&B Italia in Scandinavia. The Contract Division of B&B Italia, in collaboration with the Nordic Choice Hotel Group, the architecture studio Semrén & Mansson and the Norwegian interior designer Anemone Wille Vage, supplied the standard and custom-made furnishings for the hotel’s 500 bedrooms and for most of the public areas. The carefullyselected mixture of furnishings and fabrics, selected by Anenome Wille Vage create a special and extremely elegant atmosphere. The existing building was an old post office and a distinguishing feature of the port, and this was the

inspiration the architects used to create a traditional yet contemporary style; the furnishings in the new building reflect a more modern design in line with a renewed architectonic style. The products selected include: the sofas Lutetia, the armchairs Agathos and the chairs Febo by Antonio Citterio,the armchairs Grande Papilio by Naoto Fukasawa and the seating Canasta by Patricia Urquiola. www.bebitaliacontract.com (L. C.)


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DHD 34 light  

International magazine for the diffusion of hospitality and restoration design

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