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Abbonamento e 15,00 Riconoscimenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero LL.PP. Tariffe R.O.C. Poste Italiane • Sped. in Abb. Post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1 comma 1 DCB Trento • Aut. trib. TN n° 880 del 09/11/95.

Informazione, tecnologie e

cultura per la sicurezza delle città e del cittadino

Polizia Locale d’Italia

ALL’INTERNO:

Legislazione Diventare comandante? Devi appartenere al Corpo

Attualità «La Locale è polizia di sicurezza»

Luciano Mattarelli

Anno XVIII N. 7-8 Luglio-Agosto 2013 Bimestrale

«Non siamo polizia “ausiliaria”» Organo ufficiale dell’ANVU Associazione Professionale Polizia Locale d’Italia


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SOMMARIO Organo Ufficiale dell’ANVU

Proprietà della testata:

ANVU

Associazione Professionale Polizia Locale d’Italia Direttore Editoriale:

Luciano Mattarelli

Direttore responsabile:

Claudio Vercellone

L’Editoriale

«Non siamo polizia “ausiliaria”»

di Luciano Mattarelli

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Comitato di redazione:

Carmine Di Berardino, Segretario Generale Anvu Gianni Fasson, Segretario nazionale Anvu Ivano Leo, Consigliere nazionale Anvu Luciano Mattarelli, Presidente nazionale Anvu Silvana Paci, Vicepresidente nazionale Anvu Segreteria di redazione:

Avenue Media

attualità

«La Locale è anche polizia di sicurezza»

di Luca Montanari

legislazione

Per diventare comandante si deve appartenere al Corpo

di Roberto Benigni

Vittoria Anvu sull’indennità di disagio

di Roberto Benigni

L’OPINIONE

«Risparmiare? Basterebbe un’unica polizia nazionale»

di Marco Agostini

Intervista al magistrato

«La deroga sui rifiuti è poco chiara»

di Delia Sebelin

dal territorio

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Responsabili di Polizia Provinciale:

Alessandro Quercioli Pasquale Ricciardella Redazione:

Delia Sebelin Tel. +39 051 6564337 Fax +39 051 6564332 ufficiostampa@avenuemedia.eu www.avenuemedia.eu Editore:

Avenue Media

srl

Via Riva Reno, 61 40122 Bologna Tel.: 051 6564311 Fax: 051 6564350 email: avenuemedia@avenuemedia.it

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Pubblicità:

Avenue Media Stampa: srl, Mori (TN)

La Grafica

Abbonamento: Euro 15,00 (6 numeri all’anno)

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Hanno collaborato a questo numero:

S. Abbate, M. Agostini, R. Benigni, P. Borzillo, G. D’Elia, M. Di Sante, I. Leo, L. Montanari, L. Mattarelli, P. Pipoli, P. Ricciardella, M. Santoloci, D. Sebelin, V. Vattani, L. Viscovo. Foto:

S. Abbate, R. Gazzea, I. Leo, P. Pipoli. Si ringrazia particolarmente Anvu Trentino - Alto Adige che ha fornito molte foto qui pubblicate, tra cui quella di copertina.

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Registrazione: N. 880/1995 del Tribunale di Trento

La rivista è stata chiusa a luglio 2013

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POLIS È REALIZZATA CON CARTA ECOLOGICA PRIVA DI CLORO

La riproduzione di testi e immagini è consentita senza autorizzazione purché non avvenga per motivi di lucro e né siano citati fonte e autore. Le collaborazioni sono gradite e si intendono a titolo gratuito, senza alcun obbligo per l’Editore. Il materiale va inviato alla segreteria editoriale (ufficiostampa@avenuemedia.eu). Vi saremo grati se vorrete segnalarci imprecisioni, suggerimenti ed ogni idea che possa migliorare la rivista. Del contenuto degli articoli firmati rispondono i rispettivi autori. Avvertiamo i lettori che gli addetti alla diffusione non possono essere persone che fanno parte della Polizia Locale né delle Forze dell’Ordine ed è escluso che possano qualificarsi come tali. Pertanto qualunque comportamento difforme è da ritenersi completamente estraneo alla volontà dell’editore e come tale va segnalato alla direzione.


Versamento € …….. oppure €…….. (socio ANVU) + € 1,00 di spese di spedizione, sul ccp n. 18182402, intestato a Avenue media - Bologna, di cui allego il bollettino di ricevuta in busta chiusa o invio via fax: 051 6564332. Causale: “Controllo docum. Vol. 1” e/o “Controllo docum. Vol. 2”


EDITORIALE

«Non siamo polizia “ausiliaria”» di Luciano Mattarelli

I

l Consiglio di Stato - e non è la prima volta - è tornato di recente sulla questione delle competenze che riguardano la polizia locale (vedi articolo a pagina 8, ndr).

Questa volta, senza giri di parole, si afferma chiaramente che la polizia locale ha come compito istituzionale - e non eccezionale - anche la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Noi di Anvu lo abbiamo sempre sostenuto, il nostro dirigente dell’Ufficio legislazione e studi, l’avvocato Luca Montanari, lo ha più volte dichiarato sulle pagine di Pòlis, senza essere mai smentito. Anche stavolta all’interno della rivista troverete il suo commento (rectius: la sua disquisizione giuridica). Ma cosa è successo questa volta? A seguito di un contenzioso in un comando di polizia municipale del Centro Italia, il Consiglio di Stato, V° Sezione, ha dovuto sentenziare. Nelle motivazioni, i giudici hanno riconosciuto che l’attività quotidiana istituzionale della polizia locale comprende anche funzioni e attività di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. Quindi, funzioni e attività da svolgersi non in via eccezionale ma sistematicamente e quotidianamente. Ovviamente, in base alle possibilità e alle strutture di dotazione (ad impossibilia nemo tenetur).

«La Locale svolge in via ordinaria anche attività di tutela dell’ordine pubblico»

Ne più e ne meno di quello che accade anche per altre forze di polizia dello Stato, che sono inserite nel comparto sicurezza e svolgono l’attività de qua in base alla loro possibilità. Quindi, il Consiglio di Stato, di riflesso, ha chiarito anche la portata dell’articolo 3 della legge 65/86: alcune specifiche ed eccezionali operazioni vedono il coinvolgimento della Locale con personale messo alle dirette dipendenze del funzionario di polizia dello Stato che coordina l’evento. Ma diuturnamente, attraverso le proprie strutture, la polizia locale svolge in via ordinaria anche attività di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. Perciò, è giusta la posizione da sempre assunta dall’avvocato Montanari: la competenza esclusiva dello Stato in materia di ordine e sicurezza pubblica è riferita alla legislazione di settore ma non alla funzione svolta. Il Consiglio di Stato conferma che la Locale non è una polizia “ausiliaria”, come da molti sostenuto (in verità non con convinzione ma per misconoscerci). Di conseguenza, non solo i singoli appartenenti ma le stesse strutture hanno

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editoriale

la stessa dignità delle strutture e degli operatori singoli dipendenti dallo Stato. Nel 1997 e nel 1998, il ministero dell’Interno con note di indirizzo aveva sostenuto quanto sopra, ma allora fece comodo a molti farle passare inosservate. A tal punto quindi è improcrastinabile - che anche sotto l’aspetto giuridico e contrattuale - che si tenga conto di quanto precede, in rispetto ai dettami della Costituzione. Anvu ha già inviato all’Aran e alle altre istituzioni interessate un invito a prevedere una specifica area di contrattazione per i poliziotti locali nell’imminente rinnovo di contratto, per arrivare, alla prossima tornata, alla vera e propria contrattazione a parte. Auspichiamo che i sindacati diffidino l’Aran (loro ne hanno titolo legis) senza indugio, a porre in essere quanto da noi invitata a fare.

«Anvu ha inviato all’Aran un invito a prevedere una specifica area di contrattazione per i poliziotti locali»

Una riflessione ulteriore: ma dopo che è stato “svelato” quanto precede, è ancora utile che la Locale resti incardinata amministrativamente nelle strutture comunali e provinciali? Penso proprio di no. Anche il Dpcm sul fabbisogno della Locale - inviato dal Governo agli enti locali - tende a separarci sempre più dall’ambito comunale, portandoci, di contro, sempre più ad attività “pure” di polizia e rimarcando con forza la nostra dipendenza dalla Magistratura. Quindi, a tal punto, le città metropolitane possono inglobale la polizia locale nelle loro strutture in forma dipartimentale, con un proprio bilancio, ufficio ragioneria e ufficio personale. Nel resto delle strutture, la Locale deve essere “scardinata” dall’apparato del comune, organizzata in distretti che operano in territori di più enti individuati con Legge regionale, sempre in forma amministrativa distrettuale. Sono convinto che così, oltre che dar corso all’efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa disposta dalla Costituzione, saremo anche più credibili agli occhi dei cittadini. Oggi è giuridicamente possibile (e necessario) attuare tutto ciò. Vediamo se ancora qualcuno, per mero interesse personale a discapito di quello pubblico, riescirà a fermare questa naturale evoluzione. Ad majora!

A memoria di tutti Sentenze: Consiglio di Stato V sezione n. 4663/2000 - Consiglio di Stato V sezione n. 616/2006 - Consiglio di Stato V sezione n. 4605/2012: ”(omissis) dalla sola lettura delle norme ora riportate emerge chiaramente che, con la istituzione del corpo di polizia municipale si dà vita ad una entità organizzativa unitaria ed autonoma da altre strutture organizzative del comune (un corpo appunto, a somiglianza dei corpi militari dai quali mutuano anche i gradi gerarchici) costituita dall’aggregazione di tutti i dipendenti comunali che esplicano, a vari livelli, i servizi di polizia locale e che al vertice di questa forma di aggregazione unitaria è posto un comandante (omissis)”.

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attualità

La Locale è anche polizia di sicurezza di Luca Montanari

I

l Consiglio di Stato non finisce mai di A stabilirlo, le (testualmente) di polizia di sicurezza. Queste, consistono «in misure preventive e stupirci, in positivo, al contrario di taluni i giudici repressive dirette al mantenimento dell’ororgani di Governo che, invece, per non perdere l’occasione di affossarci arrivano addel Consiglio dine pubblico, inteso come il complesso dei beni giuridici fondamentali e degli dirittura a negare l’evidenza, a costo di comdi Stato interessi pubblici primari sui quali si regge promettere la loro credibilità istituzionale. l’ordinata e civile convivenza nella comuUn’evidenza che per fortuna i giudici riconoscono e che, come in questo caso, persino rimarcano nità nazionale, nonché alla sicurezza delle istituzioni, dichiarando a chiare lettere che tra le funzioni attribuite dei cittadini e dei loro beni (cfr. la sentenza n. 2607 alla polizia locale sono ope legis ricomprese anche quel- depositata il 16 aprile 2013)».

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attualità

«La Locale è impegnata a garantire tanto l’ordine quanto la sicurezza pubblica» alla propria personalità fisica e morale, e deve intendersi immedesimato nell’ordinato vivere civile, che è indubbiamente la meta di uno stato di diritto, libero e democratico; mentre l’ordine pubblico per la Consulta si pone un gradino più avanti, consistendo nell’impegno di prevenire e contrastare manifestazioni esteriori di insofferenza o di ribellione ai precetti legislativi ed ai legittimi ordini della pubblica autorità; manifestazioni che possono facilmente dar luogo a stati di allarme e a violenze, indubbiamente minacciose per la inco-

Leggi e funzioni Viene così avvalorato quanto l’Anvu va dicendo da parecchio tempo: l’ordine pubblico e la sicurezza sono “materia legislativa” (art. 117, comma 2, lettera “h”, Costituzione) esclusiva dello Stato, ma non sono una “funzione” esclusiva dello Stato. In tal modo appare sem«Appare sempre pre più legittima l’estensiopiù legittima ne alla polizia locale delle l’estensione guarentigie già riconosciute alle forze di polizia (legalla Locale gasi: causa di servizio ed equo indennizzo, parifica- delle guarentigie zione dei livelli retributivi, già riconosciute scivolamenti pensionistici, alle altre forze accesso ai terminali, pubdi polizia» blicizzazione del rapporto di impiego, ecc.). E per comprendere la straordinaria portata della pronuncia è sufficiente riportarsi ad un’altra storica sentenza: quella della Corte costituzionale n. 2 del 1956, che ricordiamo essere la seconda decisione in ordine di tempo di tale organo nella storia d’Italia (la Corte costituzionale inizia la sua storia proprio nel 1956). I giudici della Consulta - uscendo dal difficile periodo del dopoguerra - hanno all’epoca evidentemente avvertito l’esigenza di fornire una compiuta e costituzionalmente orientata definizione dei concetti di “ordine pubblico” e di “pubblica sicurezza”.

Pubblica sicurezza e ordine pubblico Si ha sicurezza quando il cittadino può svolgere la propria lecita attività senza essere minacciato da offese

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attualità

Italia pienamente costituzionalizzato nel 2001). Questo rinvio al principio di proporzionalità non serve solo a tranquillizzare quei colleghi che pensano che tali aperture siano oltremodo pericolose, potendo legittimare il loro inadeguato coinvolgimento in servizi contro gli ultras, i black block et similia, ma è giuridicamente dovuto per non perdere di vista e non trascendere la nostra naturale sfera di attribuzioni. Ad ogni modo, pro memento omnia, ricordo che se a un dato evento la competenza a “organizzare e gestire” il servizio di sicurezza è attribuita tenendo conto dell’interesse pubblico prevalente e del livello di rischio presente o presunto (competenza dello stato tramite prefetto o questore, o, per contro, competenza dell’ente locale tramite i suoi organi), analogamente la competenza a “far parte” del servizio di sicurezza a quel medesimo evento dovrà tenere conto dello stesso criterio, senza che i soggetti operativi siano coinvolti tutti e indiscriminatamente nel semplice nome della funzione posseduta.

Contesti e competenze Questo per dire, che per la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica si dovranno via via individuare e

«Si ha sicurezza quando il cittadino può svolgere la propria attività senza essere minacciato»

lumità della generalità dei cittadini, i quali finirebbero col vedere, essi, limitata la propria libertà di circolazione. Di conseguenza, combinando insieme i vari disposti normativi così come interpretati da due massimi organi giurisdizionali, ne deriva che anche la Locale può “funzionalmente” - sottolineo: “funzionalmente” - annoverarsi come forza di polizia a pieno titolo, siccome impegnata a garantire tanto l’ordine quanto la sicurezza pubblica, nel rispetto del suo livello di competenza individuato in base al principio di proporzionalità (in

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precettare coloro che nel particolare contesto di riferimento rivestono la competenza più adeguata e coerente con il livello di rischio presente, secondo un ordine giuridico ma ad un tempo anche logico e razionale. In base al principio di proporzionalità, infatti, le attività amministrative devono essere svolte dall’entità territoriale amministrativa più vicina ai cittadini (comuni, città metropolitane, province), passando di competenza agli strati amministrativi territorialmente superiori (regioni, stato), quando questi posseggono un livello organizzativo e strutturale più adeguato al fenomeno da affrontare per rendere il servizio in maniera più efficace ed efficiente. Ebbene, tutto parte dai comuni - quindi anche la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, checché qualcuno ne dica - poi pe«Anche la Locale può rò subentra la competenza dell’entità “funzionalmente” di livello superiore (Stato) quando l’enannoverarsi come tità di livello inferioforza di polizia re non è in grado di offrire una risposta a pieno titolo»

adeguata, anche a causa dei propri limiti soggettivi e oggettivi rapportati alla dimensione qualitativa e quantitativa dell’evento. La sentenza del Consiglio di Stato n. 2607 depositata il 16 aprile 2013, non può quindi che irrobustire le tesi a sostegno di una pronuncia di incostituzionalità delle norme discriminatorie tra forze di polizia locale e forze di polizia dello Stato, essendo le prime sottoposte a regimi ingiustificatamente diseguali rispetto alle seconde, il tutto in spregio al principio di eguaglianza di cui agli articoli 3 e 36 della Costituzione.

Disparità immotivata Contrariamente, mi si dica con quali pretesti si può ancora motivare questa disparità di trattamento, quando nel novantanove per cento dei comuni italiani ogni giorno non accadono fatti eclatanti, grazie all’azione dell’intera compagine delle forze dell’ordine che senza differenziazione di distintivi, colori dell’uniforme, livree delle auto, ecc., lavorano tutte - fianco a fianco - per la buona tenuta della città. Si può ancora credere che se un cittadino chiama il 112 o il 113 per richiedere espressamente un loro intervento, il servizio viene qualificato di ordine e sicurezza pubblica se ad operare è una pattuglia statale, ovvero di polizia amministrativa se ad operare è una pattuglia locale nonostante questa si stia facendo carico del lavoro degli altri, sostituendosi ad essi? Si può ancora credere che quando per strada passeggia un poliziotto o un carabiniere di quartiere, quello è un servizio di ordine e sicurezza pubblica da pagarsi 100, e quando invece passeggia un agente di polizia locale assillato da mille micro e macro emergenze, magari addossategli sempre dal 112 o 113, siamo in presenza di un povero servizio di vigilanza amministrativo comunale da pagarsi 30 o 40? Torno a sperare che queste mie riflessioni servano a sollecitare qualche giudice del lavoro ad aprire le porte della Corte costituzionale e portare all’attenzione della Consulta la nostra infelice vessazione istituzionale.

Chi è l’avvocato Luca Montanari • Dirigente dell’ufficio documentazione e studi Anvu. • Comandante del corpo di polizia locale di Avezzano. • Iscritto all’ordine degli avvocati del Foro di Avezzano. • Dirigente del servizio avvocatura del III° settore comunale.

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legislazione

Per diventare comandante si deve appartenere al Corpo di Roberto Benigni

È

vietato accorpare la polizia locale con altri settori, ed è vietato conferire l’incarico di comandante a chi non faccia parte del Corpo, soprattutto se sia un ingegnere.

Gli atti

Secondo recenti Sentenze, non basta essere un dirigente amministrativo

corpamenti decisi dai Comuni di Follonica (Gr), San Polo Matese (Cb) e Falconara Marittima (An), in cui i primi due avevano soppresso il settore della Municipale, accorpandolo ad altri settori, e il terzo aveva invece “spostato” il dirigente della polizia municipale ai lavori pubblici, mettendo a carico della pm un ingegnere. Ovviamente vanno lette anche nei confronti di quei comuni, come Macerata, Ascoli Piceno o Spoleto, ma sono tanti altri, che hanno ridotto di livello la polizia municipale accorpandola ad altri settori e nominando comandante un dirigente amministrativo.

Queste importantissime decisioni sono state assunte dal Consiglio di Stato, con la Sentenza della Sez. V n. 2607 del 14 maggio 2013, dal Tar Molise con la Sentenza n. 218 del 20 marzo 2013 e dal Tar Marche con la Sentenza n. 370 del 23 maggio 2013. Con tali atti sono stati dichiarati illegittimi gli ac-

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legislazione

Il Consiglio di Stato Il Consiglio di Stato ha quindi affermato che «il Corpo di polizia municipale rappresenta un’entità organizzativa unitaria e autonoma da altre strutture organizzative del comune. Tale Corpo è costituito dall’aggregazione di tutti i dipendenti comunali che esplicano, a vari livelli, i servizi di polizia locale e al cui vertice è posto un comandante, anche egli vigile urbano, che ha la responsabilità del Corpo e ne risponde direttamente al sindaco». Né - proseguono i giudici in ermellino - attraverso un simile incardinamento, può essere posta alle dipendenze del dirigente amministrativo che dirige tale più ampia struttura (Cons. St., Sez. V, 27 agosto 2012, n. 4605). Pertanto, è a seguito dell’elezione della Polizia municipale a Corpo che si determina l’impossibilità di determinarne l’inserimento quale struttura intermedia (come Sezione) in una struttura burocratica più ampia (in un Settore amministrativo) né, per tale incardinamento, può essere posta alle dipendenze del dirigente, amministrativo che dirige tale più ampia struttura (Cons. St., sez. V, 17 febbraio 2006, n. 616; sez. V, 4 settembre 2000, n. 466). Quanto, invece, al ruolo e all’autonomia del comandante del Corpo l’articolo 9 l. n. 65/1986, prevede che il comandante della polizia municipale è responsabile verso il sindaco, il quale a sua volta è l’organo titolare delle funzioni di polizia locale che compe-

tono al comune (articoli 1 e 2); conseguentemente porre il comandante della polizia municipale alle dipendenze di un funzionario del comune equivale a trasferire a quest’ultimo funzioni di governo che per legge competono al sindaco (Cons. St., sez. V, 17 maggio 2012, n. 2817).

Il comandante Infine, per quanto riguarda il comandante «quanto, invece, alla provenienza del comandante, al vertice del Corpo di polizia municipale è posto un coman-

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legislazione

ricorrere ad un incarico esterno (il che rende palese il fatto che l’ingegnere non è stato ritenuto in possesso dei requisiti professionali adeguati per dirigere il settore lavori pubblici)».

dante, anche egli vigile urbano, che ha la responsabilità del Corpo e ne risponde direttamente al sindaco. Tale posizione, deve aggiungersi, non è affidabile ad un dirigente amministrativo che non abbia lo status di un appartenente al Corpo di polizia municipale (Cons. St., sez. V, 27 agosto 2012, n. 4605; sez. V, 4 settembre 2000, n. 4663).

Leggi regionali Concludiamo ricordando come diverse Leggi regionali prevedono che alla guida della Locale debba essere solo un componente della stessa, come quella dell’Umbria (3/2007) e della Toscana n. 12/2006, articolo 17, c. 3: «La funzione di comandante è incompatibile con lo svolgimento di altre funzioni o incarichi all’interno dell’ente di appartenenza» e l’accentrare nel settore funzioni di polizia amministrativa con altre funzioni «determina incompatibilità in capo al comandante del Corpo di polizia municipale le cui funzioni di vigilanza e prevenzione non possono sommarsi ad altre tipologie di funzione amministrativa, per l’evidente pericolo che il ruolo di controllore e controllato finiscano per sommarsi in un’unica figura».

Nelle Marche Per quanto riguarda invece le Marche, il «girotondo» dei dirigenti che aveva portato quello della polizia municipale ai lavori pubblici e l’ingegnere alla guida della Municipale, è stato pesantemente bocciato dai magistrati amministrativi di Ancona che hanno commentato: «un ingegnere o un architetto non dispongono certo della preparazione più adeguata per dirigere settori in cui sono preponderanti i profili giuridico-amministrativi» e «fra l’altro, nella presente vicenda la illegittimità della decisione del sindaco è confermata anche dal fatto che per coprire il posto lasciato vacante dall’ingegnere il comune ha dovuto

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legislazione

Vittoria Anvu sull’indennità di disagio di Roberto Benigni

È

di disagio ha funzione di compensare pienamente legittima l’indennità di Per la pl particolari situazioni di lavoro più gradisagio per il personale della pl, è legittima vose (turni, rischi, reperibilità, espoe la medesima è cumulabile con sizione ad agenti atmosferici), mentre quelle già erogate (turno, reperibilità, e cumulabile l’indennità di vigilanza ha funzione ecc.). Lo hanno stabilito con due imdi attribuire un riconoscimento ecoportanti sentenze i Tribunali del Lavoro di Verona e Rimini nel corso del 2012, su ricorso dei nomico per lo svolgimento di particolari funzioni di rispettivi dipendenti dei corpi di polizia locale cui polizia giudiziaria che comportano particolari respontale indennità era stata non solo sospesa ma, come sabilità». nel caso di Rimini, era stata anche recuperata tramite Ovviamente però, mentre la seconda indennità è connessa con la qualifica (il 100% a chi riveste la qualità di trattenute. Si tratta di una vittoria anche dell’Anvu, oltre che in pri- agente di ps), e quindi spetta a tutti i lavoratori, la prima mo luogo dei lavoratori del settore pl, visto che la nostra non può essere erogata a tutti indiscriminatamente. Inoltre, i magistrati del Associazione aveva lavoro hanno ribadito da sempre sostenuto che quelle dell’Aran la piena compatibilità non sono leggi da risdelle due indennità. pettare pedissequaLa sospensione della mente, ma soltanto stessa era seguita ad pareri provenienti ispezioni ministeriali, da una delle parti in le quali avevano fatto confronto, e segnataseguito ad una intermente quella datoriapretazione restrittiva le, per cui le Ammindell’Aran la quale istrazioni comunali sosteneva che: «Il non devono assupersonale della pl è mere tali pareri. Infatadeguatamente tuteti, il D.Lgs. 165/2001 lato per la specificità demanda, all’articolo delle prestazioni rich49, l’interpretazione ieste e per l’impegno autentica delle e la gravosità e la responsabilità ad esso correlate, con la particolare inden- norme contrattuali ad uno specifico accordo tra le parti nità di cui all’art. 37 comma 1 lett. b) del Ccnl 1995» (lavoratori ed amministrazione). (cosiddetta “indennità di vigilanza”) soprattutto perché, Inoltre i due Tribunali hanno riaffermato come lo ribadiva l’Agenzia, «la stessa indennità ed il relativo stesso Ccnl del 1999, all’articolo 4, comma 2, lettera importo è stato individuato tenendo conto anche degli c) prevede che sia la contrattazione decentrata intespecifici rischi o disagi che caratterizzano le prestazioni grativa a regolare la fattispecie, i criteri e le procedure per l’individuazione e la corresponsione dei compensi di tutti gli addetti». relativi all’indennità di disagio. Il motivo della compatibilità Correttamente le amministrazioni comunali hanno Invece i Tribunali di Verona e Rimini hanno sostenuto provveduto a restituire ai lavoratori l’indennità recula piena compatibilità delle due indennità in quanto perata, in ottemperanza al giudicato dei Tribunali del dirette a compensare situazioni diverse: «L’indennità Lavoro.

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attualità

«Risparmiare? Basterebbe un’unica polizia nazionale» di Marco Agostini

I

Non vorrei apparirvi poco ril tema della spending review «La spending review spettoso della religione indù è il mantra che ha caratterizha ignorato gli sprechi ma il “mantra” della spending zato l’intero anno 2012 in review si è rivelato vuoto di Italia e che ha avuto in Enrico del comparto sicurezza» contenuti innovativi e si è caBondi, commissario alla Revisione della Spesa dello Stato italiano dal 30 aprile 2012 ratterizzato per essere null’altro che un ulteriore taglio lineare alla spesa degli enti locali, niente affatto diverso al 7 gennaio 2013, il suo guru.

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attualità

dai tagli di tremontiana memoria. Devo dire che prima dell’emanazione del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, c’è stata la famosa “consultazione telematica del cittadino sulla revisione della spesa” e da aprile a giugno 2012 oltre 30.000 persone hanno inviati suggerimenti al Governo. Tra i suggerimenti, ne ho inviato due anch’io che più o meno recitavano così: • «riorganizzazione del comparto sicurezza con la creazione di una unica forza di polizia a ordinamento civile a livello nazionale con com-

Il direttore generale del Comune di Venezia, già comandante del Corpo di polizia locale, Marco Agostini.

piti di contrasto alla grande criminalità organizzata, antiterrorismo e mantenimento dell’ordine pubblico, e il trasferimento alla polizia locale di tutte le altre funzioni di polizia»; • «sopressione della guardia di finanza e trasferimento dei suoi compiti alle agenzie fiscali». Mi rendo conto che dei suggerimenti di questo tipo non possono essere accolti ad un paese che sulla base di un “illuminato parere” del Consiglio di Stato cambia la divisa a oltre 68.000 appartenenti alla guardia di finanza (con una spesa di circa 340.000.000 €) perché troppo simile a quella del Corpo forestale dello Stato, composto da soli 8.500 uomini e donne ma molto più antico di fondazione. Chiunque dotato di un minimo di buon senso avrebbe, per prima cosa, mantenute le vecchie divise, e qualora fosse stato proprio necessario avrebbe fatto cambiare le divise al Corpo forestale dello Stato con un oggettivo risparmio di circa 300.000.000 di €.

Ignorati i costi del sistema sicurezza Il 30 marzo la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato un rapporto di oltre 200 pagine, redatto dal Ministro Giarda, dove non si dice assolutamente nulla sui costi del sistema sicurezza e sugli eventuali sprechi: si analizzano invece, con metodo statistico, i dati della distribuzione delle forze nel territorio senza però trarre alcuna conclusione. Il paradosso viene esplicitato a pagina 110 del rapporto dove si afferma: «Polizia di Stato concorrono congiuntamente alla fornitura dei servizi di sicurezza sul territorio nazionale e nelle singole circoscrizioni territoriali. Emergono periodicamente voci che indicano carenze di coordinamento e suggerimenti, che nelle ipotesi più estreme, portano alla loro fusione. Nulla di questi temi sarà nemmeno sfiorato in questo rapporto…».

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attualità

Ma la spending review non doveva occuparsi dell’eliminazioni delle inefficienze? In realtà il comparto sicurezza costituisce uno dei veri e propri sprechi della nostra nazione: costa moltissimo, ha un numero enorme di dipendenti (Tabella 1), ma non riesce a produrre quello che è la sua mission, la sicurezza percepita. Tabella 1

Denominazione

Consistenza

Polizia di Stato

107.997

Carabinieri

116.412

Guardia di finanza

68.130

Polizia penitenziaria

45.121

Corpo forestale dello Stato TOTALE FORZE DI POLIZIA (ex art. 16 legge 1° aprile 1981, n. 121)

8.500 346.160

Guardia costiera

11.000

Polizia locale - Polizia municipale

63.051

Polizia locale - Polizia provinciale TOTALE ADDETTI COMPARTO SICUREZZA

2.623 422.834

«I passaporti potrebbero essere rilasciati dai comuni»

L’ultimo censimento della popolazione attesta che i residenti legali in Italia sono 59.433.744. Questo significa che il rapporto tra addetti alla sicurezza/ residenti è di un addetto ogni 141 abitanti. La Tabella 2 riporta un confronto tra addetti alla sicurezza/residenti nei più importanti paesi della Comunità europea. Tabella 2

Nazione

Rapporto addetti sicurezza / popolazione residente

Italia

141

Germania

312

Gran Bretagna

373

Francia

441

Spagna

476

Si deduce che il nostro comparto sicurezza ha un rapporto doppio rispetto alla Germania, 2,5 rispetto alla Gran Bretagna e tre volte rispetto a Francia e Spagna.

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attualità

«Il comparto sicurezza costituisce uno dei veri e propri sprechi della nostra nazione» Come risparmiare Mi permetto di richiamarvi tutta una serie di misure che non metterebbero in alcun modo in pericolo l’ordine e la sicurezza pubblica e che comporterebbero un sicuro risparmio per lo Stato, in termini di risorse, e per i cittadini, in termini di tempo e di economicità dei procedimenti. • Applicazione del principio di sussidiarietà nel rilascio di permessi di soggiorno e passaporti. Oggi i permessi di soggiorno e i passaporti sono rilasciati dalle questure con l’inutile impiego in compiti burocratici di più di 5.000 poliziotti. Tutto questo potrebbe essere fatto dai comuni (uffici anagrafe) senza alcun onere aggiuntivo per lo Stato. Questa operazione permetterebbe di liberare 5.000 operatori di polizia che potrebbero essere impiegati in servizi ordinari senza dover assumere nuovo personale con un risparmio di € 265.225.000 (costo azienda di un operatore circa 53.045 € pari ad un cud di circa 35.000 €). • Scioglimento della guardia di finanza e trasferimento delle loro funzioni alle agenzie fiscali o ad altre forze di polizia. La Tabella 4 successiva riporta l’organico della guardia di finanza. Il comparto sicurezza in Italia costa 2,2% del Pil corrispondente all’astronomica cifra di 30,285 miliardi di euro, pari a circa 501 € per residente. La Tabella 3 successiva riporta la spesa per la sicurezza in rapporto al P.I.L. nei più importanti paesi della Comunità Europea.

Tabella 4

Organico della guardia di finanza Grado

Tabella 3

Nazione

Numero

Generali di corpo d’armata

10

Generali di divisione

23

Generali di brigata

69

Colonnelli

% spesa per sicurezza / Pil

Italia

2,2

Germania

1,7

Gran Bretagna

2,5

Francia

1,2

Spagna

1,85

Ufficiali non dirigenti Ispettori

305 (da sottotenente a tenente colonnello)

(da maresciallo a luogotenente)

2.814 23.602

Sovrintendenti

13.500

Appuntati e finanzieri

27.807

Totale

68.130

Circa 10.000 di questi militari (al pari di altrettanti carabinieri e poliziotti) svolgono esclusivamente compiti di tipo logistico - amministrativo: in caso di scioglimento del Corpo il loro costo (pari a € 530.000.000)

È quindi evidente che un recupero di efficienza nel comparto della sicurezza non è marginale per una sana politica di revisione della spesa.

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attualità

potrebbe essere risparmiato al pari di quello degli ufficiali dirigenti che sono 407 e che hanno un costo di € 47.000.000 in quanto il rimanente personale potrebbe transitare nei ruoli delle agenzie fiscali o delle altre forze di polizia che sono già ampiamente strutturate. A questi risparmi sul personale si possono stimare risparmi sui costi di gestione (divise, consumi, carburanti, ammortamento automezzi, spese di casermaggio) che potrebbero ammontare ad circa € 200.000.000. Nel contempo la componente aereo - navale potrebbe essere conglobata con la Guardia Costiera con un enorme beneficio in termini di razionalizzazione dei servizi, di utilizzo dei mezzi aereo-navali, dei costi di gestione.

Con questi numeri è facilmente ipotizzabile che, nel caso di fusione in un’unica polizia nazionale ad ordinamento civile, sia possibile dimezzare il personale che svolge attualmente compiti logistico amministrativi passando dagli attuali 20.000 a 10.000 con un risparmio paria a € 530.000.000. In una unica polizia nazionale si potrebbe anche contenere il numero dei dirigenti dagli attuali 1.570 a circa 1.100 e il numero dei funzionari dagli attuali 9.641 a circa 8.000. «La Gdf Tale contenimento del numero dei dirigenti e dei funzionari porterebbe ad potrebbe un risparmio di circa € 170.000.000. essere Evidentemente una fusione comporterebbe l’eliminazione di tutti gli sciolta»

• Fusione in un’unica forza di polizia ad ordinamento civile (polizia nazionale) di polizia di stato e carabinieri (ad esclusione di coloro che svolgono compiti di polizia militare). La Tabella 5 riporta l’organico della polizia di Stato, la Tabella 6 quello dei carabinieri. Tabella 5

Organico della polizia di Stato Grado

Numero

Dirigente generale gruppo B

9

Dirigente generale gruppo C

17

Dirigente superiore

232

Primo dirigente

831

Funzionari

6.325

Ispettori

21.500

Sovrintendenti

20.000

Assistenti e agenti

59.083

Totale

107.997

Tabella 6

Organico dei carabinieri Grado

Numero

Generali di corpo d’armata

10

Generali di divisione

21

Generali di brigata

64

Colonnelli Ufficiali non dirigenti Ispettori

386 (da sottotenente a tenente colonnello)

(da maresciallo a luogotenente)

3.316 28.331

Sovrintendenti

18.800

Appuntati e carabineri

60.659

Allievi

4.825

Totale

116.412

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attualità

«Serve un’unica forza di polizia a ordinamento civile e a livello nazionale» attuali doppioni operativi (centrali operative, centralini, piantoni…) che porterebbero a dei risparmi che uniti a quelli sui costi di gestione (divise, consumi, carburanti...) potrebbero ammontare ad circa € 250.000.000. La polizia nazionale, in questa ipotesi, avrebbe un organico di circa 205.000 unità mentre la polizia militare un organico di circa 9.100 uomini.

Conclusioni Ovviamente nessuna di queste proposte ha avuto accoglimento, tuttavia, rimango ottimista che in futuro si possa fare anche in questo Paese ciò che negli ultimi trent’anni si è fatto nel resto d’Europa: il riordino del comparto sicurezza con una unica forza di polizia a ordinamento civile a livello nazionale con compiti di contrasto alla grande criminalità organizzata, antiterrorismo e mantenimento dell’ordine pubblico, e il trasferimento alla polizia locale di tutte le altre funzioni di polizia, eccezion fatta ovviamente dei compiti di polizia militare e di polizia nelle missioni di pace da affidare all’arma dei carabinieri radicalmente ridimensionata a 10.000 / 15.000. Io credo che una operazione di questo tipo possa comportare risparmi strutturali permanenti attorno ai 5.000.000.000 di euro all’anno con una crescita dei livelli di sicurezza e di ordine pubblico rispetto agli attuali. Per altro questo modello funziona oggi in Europa come negli Stati Uniti e con buoni livelli di sicurezza: a New York - più di 8.100.000 abitanti - operano 38.000 poliziotti; a Roma, che ha un terzo degli abitanti di New York, ne operano più di 60.000.

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intervista al magistrato

«La deroga sui rifiuti è poco chiara» di Delia Sebelin

U

na (relativamente) dereprattutto su strada, in sede di conCome le autorità gulation per le aziende trolli. Ma, in realtà, la deroga non devono porsi agricole (soprattutto su è così ampia e non riguarda “tutti” deposito temporaneo e traspori rifiuti di tali aziende o solo i rifiuin caso di controlli to) sta creando notevoli equivoci ti di tipo vegetale. Ce lo spiegano nelle aziende agricole interpretativi sul territorio: molti nel dettaglio Maurizio Santoloci, sostengono che qualunque tipo di magistrato di Cassazione con funrifiuto prodotto da una azienda agricola è di fatto sottrat- zioni di gip al tribunale penale di Terni, e la giurista ed to alla normativa in materia. Il problema si presenta so- esperta in diritto ambientale, Valentina Vattani.

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intervista al magistrato

Cominciamo dall’inizio. Da quale norma è prevista l’ultima deroga per i rifiuti agricoli? L’articolo 28 del decreto legge 9 febbraio 2012, n. 5 (coordinato con la legge di conversione 4 aprile 2012, n. 35 recante: «Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo») ha apportato rilevanti modifiche al regime della movimentazione dei rifiuti da aziende agricole andando ad incidere sulla stessa definizione di “deposito temporaneo”. Dopo il comma 9 dell’articolo 193 del D. Lgs. n. 152/06 è stato, infatti, inserito il seguente comma 9 bis che recita: «La movimentazione dei rifiuti tra fondi appartenenti alla medesima azienda agricola, ancorché effettuata percorrendo la pubblica via, non è considerata trasporto ai fini del presente decreto qualora risulti comprovato da elementi oggettivi ed univoci che sia finalizzata unicamente al raggiungimento del luogo di messa a dimora dei rifiuti in deposito temporaneo e la distanza fra i fondi non sia superiore a dieci chilometri. Non è altresì considerata trasporto la movimentazione dei rifiuti effettuata dall’imprenditore agricolo di cui all’articolo 2135 del codice civile dai propri fondi al sito che sia nella disponibilità giuridica della cooperativa agricola di cui è socio, qualora sia finalizzata al raggiungimento del deposito temporaneo».

«La disposizione posta dall’articolo 28 D.L. n. 5/2012 rappresenta una “eccezione”alla regola generale» neo è - da sempre - vincolato al luogo di produzione dei rifiuti non vi possono essere dubbi interpretativi. Ed il varo oggi di questa deroga, conferma paradossalmente il nostro posizionamento: se fosse stato vero che era comunque possibile già in precedenza il deposito temporaneo extraziendale, non ci sarebbe stato poi bisogno di prevedere l’eccezione che stiamo per commentare.

Dunque, la nuova disposizione ha inciso profondamente sul generale divieto di realizzare il deposito temporaneo in area diversa dal luogo di produzione del rifiuto, andando a legittimare - ad ogni modo, solo per il caso specifico previsto dalla norma - anche la configurazione di depositi temporanei extra-aziendali? La disposizione posta dall’articolo 28 D.L. n. 5/2012 in commento rappresenta una “eccezione” alla regola generale che resta, pertanto, ancora valida e vincolante. E sul punto di principio che il deposito tempora-

Dunque, per regola generale il deposito temporaneo non può uscire dallo stretto luogo di produzione dei rifiuti? Certamente, ed ipotizzare una forma di deposito temporaneo fuori dall’azienda non soltanto è anomalo rispetto alla normativa sul deposito temporaneo, ma anche rispetto alla normativa sul trasporto. Infatti, se il deposito temporaneo è attività derogatoria ed eccezionale prima della gestione, e se la gestione è in primo luogo raccolta e poi trasporto, infine smaltimento o recupero, è inevitabile che il trasporto in se stesso è

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intervista al magistrato

già a metà del sistema di gestione. Se il deposito temporaneo è prima della gestione, come si può ipotizzare che un trasporto avvenga a metà tra la produzione del rifiuto e il deposito temporaneo? Va quindi ribadito che, per principio generale, il deposito temporaneo non può mai uscire dallo stretto luogo di produzione dei rifiuti e cioè fuori dalla ristrettissima area aziendale entro la quale i rifiuti sono stati prodotti. Precisata la regola generale, possiamo ora esa- «Il deposito minare l’eccezione posta dal nuovo comma 9 bis temporaneo dell’articolo 193 D.Lgs. non può mai n. 152/06? Quali sono i uscire dal luogo soggetti che possono bedi produzione neficiare di tale deroga? Per prima cosa è im- dei rifiuti» portante individuare con esattezza il soggetto beneficiario della deroga. La norma nel disciplinare la fattispecie derogatoria fa riferimento esplicito, come soggetto attivo, all’«azienda agricola» ed all’«imprenditore agricolo di cui all’articolo 2135 del codice civile». A norma dell’articolo 2135 c.c. «È imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse. Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine. Si intendono comunque connesse le attività esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di

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attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge». Dunque, il soggetto indicato dal legislatore va identificato nel «coltivatore diretto» e nell’imprenditore agricolo… Certo, devono essere tenuti distinti dai grandi insediamenti agroindustriali che, pur trattando materie agropastorali, si differenziano per forza di cose dalle semplici attività agricole a cui si riferisce la normativa di deroga. Va dunque sottolineato che i grandi allevamenti zootecnici industriali, appunto perché “industriali”, non rientrano nella deroga posta del comma 9 bis dell’articolo 193 cit. E pertanto nei casi di insediamenti industriali continua ad applicarsi la regola generale che pone il divieto di depositi temporanei extraaziendali. Un secondo aspetto sul quale è importante soffermarci è relativo al comprendere con altrettanta esattezza quali siano i rifiuti oggetto della deroga… La norma sotto questo profilo non offre alcuna indicazione specifica, ma si riferisce in via generica alla «movimentazione dei rifiuti tra fondi appartenenti alla medesima azienda agricola». E dunque ci si chiede: la deroga vale solo per i “rifiuti agricoli vegetali” o si estende anche a tutti gli altri rifiuti speciali che possono

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intervista al magistrato

ti” che provengono da tali aziende agricole ma non specifica esattamente a “quale” tipologia di rifiuti si riferisce.

derivare da attività agricole? Ricordiamo, infatti, che nell’ambito dell’esercizio di un’azienda agricola - oltre ai rifiuti vegetali - possono essere prodotte altre tipologie di rifiuti quali ad esempio materie plastiche (nylon di pacciamatura, tubi in pvc per irrigazione, manichette, teloni serre, etc.); imballaggi di carta, cartone, plastica, legno e metallo (sacchi sementi - concimi - mangimi, cassette frutta, contenitori florovivaismo, etc.); fanghi di sedimentazione e effluenti di allevamento non impiegati ai fini agronomici; pneumatici usati; contenitori di fitofarmaci; oli esauriti da motori, freni, trasmissioni idrauliche; batterie esauste; veicoli e macchine da rottamare; fitofarmaci non più utilizzabili. Va ribadito che la norma cita genericamente i “rifiu-

Dunque? A questo punto le ipotesi possono essere due: • la norma si riferisce solo ai rifiuti di origine e natura agricola-vegetale, escludendo tutte le altre tipologie di rifiuti che comunque provengono strutturalmente dalla azienda agricola; • la norma intende riferirsi a tutti i rifiuti di qualunque tipo e natura che possono essere prodotti nell’esercizio di una attività agricola e quindi fuoriuscire da una azienda agricola.

«I grandi insediamenti agroindustriali si differenziano dalle semplici attività agricole a cui si riferisce la normativa di deroga»

Molti sostengono che la norma riguardi la seconda ipotesi… Non siamo certamente d’accordo. A nostro modesto avviso appare più logica e pertinente - anche in attinenza alla ratio legis della disciplina generale

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intervista al magistrato

di tracciabilità. Il che rende del tutto incontrollati e incontrollabili tali viaggi. Con tutte le conseguenze del caso, in riferimento alla liberalizzazione potenziale di viaggi illegali con potenziali possibilità di abbandoni e smaltimenti dei rifiuti medesimi senza traccia alcuna durante il percorso del viaggio, così reso esente da ogni tracciabilità e controllo documentale con connessa facilitazione di illegalità varie.

sui rifiuti - l’ipotesi del riferimento solo ai rifiuti propriamente e strettamente agricoli-vegetali. Questa interpretazione sembra, inoltre, poter essere in linea ragionevolmente logico-induttiva anche con la finalità ultima della innovativa regola di deroga, atteso che tale modifica è finalizzata a facilitare l’operatività dell’azienda agricola in relazione certamente ai prodotti connessi - appunto - alle attività agricole in senso stretto. Va sottolineato che l’eccezione così stabilita in via innovativa non è di poco conto ma è grande e per certi versi “rivoluzionaria” perché crea una deroga profonda e forte al principio cardine fino ad oggi inespugnabile del divieto assoluto di deposito temporaneo extra aziendale.

Se si accede alla seconda ipotesi, e cioè se si ritiene che la norma intenda riferirsi a tutti i rifiuti (di qualunque tipo e natura che possono essere prodotti e quindi fuoriuscire da una azienda agricola), allora ci si deve chiedere quali sono i potenziali rifiuti in oggetto… In primo luogo, nell’elenco “potenziale” - come sopra abbiamo già visto - possiamo ritrovare cose di non scarsa importanza tra le quali anche materie plastiche (nylon di pacciamatura, tubi in pvc per irrigazione, manichette, teloni serre, etc.); contenitori in polistirolo, fanghi di sedimentazione e effluenti di allevamento non impiegati ai fini agronomici; pneumatici usati; contenitori di fitofarmaci; oli esauriti vari e batterie esauste; veicoli e macchine da rottamare; fitofarmaci non più utilizzabili. Ma non solo. Se si accede all’idea

Si tratta comunque di una importante eccezione? Certamente. Proprio l’enormità di tale deroga fa presumere che a già tanta concessione di eccezione non possa poi corrispondere un effetto ancora più fragoroso e deflagrante quale quello di allargare tale forte crepa nel sistema giuridico anche erga omnes a tutti i tipi di rifiuti che possono essere prodotti in una azienda agricola, ivi inclusi i rifiuti pericolosi e fortemente inquinanti. Soprattutto considerando che l’effetto primario di tale eccezione alla regola-base del deposito temporaneo ancorato al “piè di macchina”, e cioè al luogo stretto di produzione dei rifiuti, comporta poi inevitabilmente e conseguentemente un’altra ed altrettanto importante (e pericolosissima) eccezione: la liberalizzazione del trasporto di tali rifiuti nei percorsi suddetti; trasporti che - di fatto - cessano di essere trasporti e diventano “spostamenti” e dunque non sono assistiti da nessuna forma

«I grandi allevamenti zootecnici industriali, appunto perché “industriali”, non rientrano nella deroga» Luglio-Agosto 2013

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intervista al magistrato

di “tutti” i rifiuti che potenzialmente possono uscire fuori dal recinto di un’azienda agricola, possiamo di fatto pensare anche a: tettoie di eternit sbriciolato dopo dismissioni improprie, frantume da demolizione di manufatti e capannoni, pezzi di vasche e bidoni ed altri contenitori demoliti, pezzi di vecchie macchine agricole in disuso ed arrugginite, vecchi strumenti di scavo e da lavoro dismessi in legno e metallo, fino a liquami zootecnici e rifiuti vari di lavatura e pulizia locali e stalle, residui da scavi anche di terre intrise da sostanze tossiche, e quanto altro? Quindi? Una liberalizzazione del genere sarebbe contro ogni logica attinente alla ratio legis e costituirebbe peraltro (oltre che uno straordinario Eldorado per consentire la fuoriuscita e l’abbandono senza controllo di masse di rifiuti di ogni tipo, magari anche accatastati da anni in tante aziende agricole, sul territorio grazie alla totale assenza di tracciabilità e dunque di potenziali controlli) anche una ingiustificata ed incomprensibile disparità di trattamento verso altre aziende di carattere non agricolo che poi - alla fine potrebbero andare a produrre rifiuti simili. Infatti, mi chiedo: perché per l’azienda agricola si dovrebbe consentire questa deroga per spostare - ad esempio - il frantume da demolizione di un capannone agricolo

«Nell’ambito dell’esercizio di un’azienda agricola, oltre ai rifiuti vegetali, possono essere prodotte altre tipologie di rifiuti quali materie plastiche, imballaggi di carta, cartone, legno e metallo» in muratura (magari con il rischio di una tettoia antica in eternit), e alla confinante e più piccola azienda di produzione di divani non si dovrebbe consentire analoga deroga per spostare il frantume da demolizione di un capannone di deposito merci in muratura (magari senza neppure rischio di una tettoia antica in eternit)? Forse che il rischio di danno ambientale derivante da tali rifiuti da demolizione dall’azienda agricola se riversati nell’ambiente naturale è minore dagli stessi rifiuti da demolizione che potrebbe riversare l’azienda di produzione di divani? Pensiamo anche alle grandi masse di teloni di plastica utilizzati in molte aziende agricole. Anche questi sono soggetti a tale “deroga”? Si tratta di ingenti quantitativi di sostanze a forte ri-

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intervista al magistrato

Quindi l’argomento sembra molto importante, a prescindere dalla natura specifica della deroga dei rifiuti aziendali agricoli, soprattutto per i controlli su strada… Certamente. E un conto è discutere in questa sede se questa deregulation, che pure è forte e importante e fonte di probabili rischi di diffusa illegalità, possa riguardare, come ci sembra logico, soltanto i rifiuti vegetali agricoli, ed invece un conto è ipotizzare che possa riguardare in blocco e in maniera estesa tutti i rifiuti di qualunque tipo ed origine natura che possono fuoriuscire dal recinto - anche molto vasto - di una grande azienda agricola. Come suggerite di intervenire su questo passaggio? Riteniamo che vada fatta una riflessione collettiva molto rigorosa per evitare che queste poche righe infilate in un meccanismo di presunta semplificazione aziendale per aiutare aziende agricole possano diventare un vulnus pericolosissimo per iniziare a demolire in modo strisciante e silente tutto il meccanismo complesso di gestione dei rifiuti sul nostro territorio in palese contrasto con le più elementari regole europee. Va infine rilevato che nella seconda ipotesi la deregulation è ancora più ampia e pericolosa, perché se nella prima ipotesi quantomeno il tratto di strada è limitato a 10 km (teorici) e il luogo ove effettuare il deposito deve essere di proprietà dello stesso produttore, nella seconda ipotesi non c’è alcun limite di percorso stradale e l’area dove poter effettuare il deposito non è del produttore ma di proprietà della cooperativa. Quindi i viaggi che stiamo esaminando in totale deregulation, se fossero realmente relativi anche a tutte le tipologie indistinte di rifiuti che si possono produrre dentro una grande azienda agricola, non sarebbero soggetti neppure ad un minimo limite chilometrico, aprendo sostanzialmente una prospettiva di spostamenti di rifiuti anche pericolosissimi di ogni tipo e natura verso destinazioni assolutamente senza controllo.

«I “rifiuti” contemplati dalla norma possono essere solo quelli propriamente agricoli» schio di pericolosità ambientale, da sempre oggetto notorio - di tentativi irresistibili di sfuggire alle regole della corretta gestione soprattutto per il recupero e con la latente e diffusa tendenza a disfarsene mediante smaltimento occulto. È fatto noto di cumuli di questi materiali che in alcune aree vengono addirittura dati alle fiamme (si veda la “terra dei fuochi” come conferma da manuale). Una esenzione di tal genere per tali materiali, che derivano sì a livello logistico da aziende agricole in senso lato, ma che solo incidentalmente possono dirsi a servizio strumentale delle produzioni agricole, come possono essere considerati rifiuti di modesto livello da giustificare una semplificazione per la vita aziendale del mondo agricolo? Qui non si tratterebbe di una semplificazione, ma di una vera e propria deroga di anarchia generale riservata solo ad un singolo settore produttivo. Una specie di “buco nero” nel sistema di gestione di rifiuti legata solo a motivi di categoria di attività produttiva, in contrasto palese con ogni regola europea di fonte di sicura infrazione comunitaria.

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In conclusione, qual è allora il reale campo di disciplina di questa deroga? Alla luce di quanto sopra esposto noi riteniamo che i “rifiuti” contemplati dalla norma in esame non possano che essere solo quelli propriamente agricoli.

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DAL TERRITORIO

Securcity, sicurezza al top di Luigi Viscovo

napoli  - Seconda edi-

polizia locale di Rimini e vicepresidente nazionale Anvu. In apertura, oltre al presidente nazionale Anvu, Luciano Mattarelli, è intervenuto il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris (nella foto con Mattarelli), che oltre a portare il saluto dell’amministrazione comunale ha elogiato la nostra Associazione ed espresso solidarietà per il lavoro prezioso della Locale. Il segretario generale Anvu, Carmine Di Bernardino, che ha concluso i lavori, ha omaggiato il sindaco De Magistris e i relatori con il crest e il calendario Anvu.

zione di Napoli Securcity: l’evento, lo scorso maggio, ha riscontrato un ampio successo e ha coinvolto numerosi Corpi di polizia locale. Particolarmente seguita la sessione speciale sul tema dei minori, con illustri relatori, quali il procuratore del tribunale dei minori di Napoli, Roberto Gentile e il sostituto procuratore Ciccarelli, affiancati da Massimo Giobbe, comandante del reparto Tutela emergenze sociali e minori della Locale di Napoli. Ha presieduto i lavori Silvana Paci, ufficiale della

Pietro Cucumile comandante di Avellino a cura della Redazione

avellino  - È Pietro Cucu-

mile il vincitore del concorso per comandante del Corpo di polizia locale di Avellino, a tempo pieno e indeterminato, indetto dal Comune di Avellino. Cucumile, nato a Napoli nel ’75, arriva da Tuscania (Vt), dove ha ricoperto il ruolo di comandante del Corpo di pl, oltre ad essere responsabile dell’Ufficio lavoratori di pubblica utilità e membro dell’Ufficio provvedimenti disciplinari. Precedentemente, aveva ricoperto il ruolo di comandante nel Comune lombardo di Uboldo, oltre ad avere un passato da carabiniere. Laureato in giurisprudenza e specializzato, con diplo-

ma universitario, nelle professioni legali, ha frequentato un master universitario in “Gestione e management della polizia locale”, oltre al corso abilitante per ufficiali e comandanti della polizia locale all’Istituto regionale lombardo di formazione Iref. Dottorando di ricerca in diritto amministrativo, è autore di numerose pubblicazioni in materia di enti locali. Giornalista pubblicista e mediatore di controversie, Cucumile ha svolto numerose operazioni di polizia giudiziaria che lo hanno visto oggetto anche di premi ed encomi a vari livelli istituzionali. (Fonte: www.tusinatinitaly.it)

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DAL TERRITORIO

Encomio solenne alla pl triestina di Sergio Abbate

trieste -  Con deliberazione

hanno dato prova di altissimo senso del dovere e sprezzo del n. 148 dd. 29.04.2013, la Giunpericolo». ta comunale ha conferito un enIl procuratore del tribunale di comio solenne agli operatori del Trieste, Federico Frezza, ha voNucleo di polizia giudiziaria: luto personalmente esprimere Massimo Cella, Marco Degrasun formale elogio al nucleo di si, Alessandro Fuccaro, Federica pg. Anche da parte mia sento Marassi, Paolo Bandi, Maurizio la necessità di esprimere il più Benco, Alessandro Brescia, Mosincero apprezzamento. nica Degrassi e Andrea VisinLa brillante azione, svolta antin. Ecco la motivazione: «Per che con la collaborazione di il brillante esito dell’operazione appartenenti ad altre forze di “Topazio 2013”, indagine depolizia, ha portato in evidenza legata dalla procura, che si è i lusinghieri risultati del Nucleo conclusa con l’arresto di quattro In primo piano, da sinistra: il tenente Massimo Cella, di pg, che da parecchio tempo persone e il sequestro di 9 kg il maresciallo capo Marco Degrassi; alle loro spalle, l’agente ottiene profondi riconoscimenti di eroina purissima dal valore scelto Paolo Bandi, l’agente scelto Andrea Visintin, il maresciallo da parte della magistratura locommerciale di oltre 2 milioni capo Alessandro Fuccaro e il maresciallo capo Federica Marassi. cale. Gli obiettivi, inizialmente di euro, operazione svolta con eccezionale professionalità, capacità decisionale, acume fissati, sono stati perseguiti ben al di là delle aspettative, investigativo e senso di responsabilità, anche in relazione dimostrando capacità gestionali dell’attività investigativa alla particolarità dei soggetti coinvolti e alla complessità non solo a livello locale, ma addirittura di rilevanza nae delicatezza delle indagini. Nell’occasione gli operatori zionale e internazionale.

Trofeo Interforze vela: la pl di Trieste arriva seconda a cura della Redazione

venezia -  Nella splendida

sbaragliare la forte rappresentativa della polizia locale di Venezia in semifinale, conquistando il secondo posto nella finale. Le premiazioni, alla presenza del sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, e del comandante della polizia locale di Venezia, Luciano Marini, si sono svolte nel consueto clima di amicizia, che da sempre caratterizza lo svolgimento della manifestazione.

cornice del bacino San Marco a Venezia si è svolta la VII edizione del Trofeo Interforze a vela. La manifestazione ha visto la partecipazione di 12 equipaggi composti dalle rappresentative di vari Corpi interforze tra i quali Brescia, Genova e Trieste, polizie locali di Brescia e Trieste, nonché le rappresentative dei compartimenti locali. L’equipaggio della Locale di Trieste, dopo aver terminato il girone di qualificazione al primo posto, è riuscito a

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(Fonte: www.retecivica.trieste.it)

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DAL TERRITORIO

Pipoli, oro nazionale nel nuoto a cura della Redazione

MONOPOLI (BA)  - Medaglia d’oro per l’agente di

polizia locale Pietro Pipoli. L’atleta che veste la divisa della Municipale di Monopoli, si è classificato 1° nei 50 metri rana nella gara finale del Campionato nazio-

nale di nuoto per forze di polizia della Federazione italiana nuoto. Pipoli è arrivato alle finali con un centinaio di concorrenti, risultando al primo nella categoria 50 rana. Un orgoglio per Monopoli, la Municipale e gli amici di Anvu.

Dai protocolli di sicurezza alle tecniche di colloquio: aggiornamento a 360° nel napoletano di Giuseppe D’Elia

VICO EQUENSE (NA)  - Vi-

co Equense, nello splendido panorama della costiera amalfitana, ha ospitato il convegno provinciale Anvu di Napoli, lo scorso 18 maggio. Una giornata di approfondimento e aggiornamento professionale per la polizia locale organizzato dal presidente provinciale di Anvu Napoli, Giuseppe D’Elia. A coordinare i lavori, nonché relatore sul tema della “Rimozione dei veicoli abbandonati”, il comandante di Vico Equense, Ferdinando De Martino (foto). I lavori hanno riguardato i protocolli di sicurezza nell’attività dell’operatore di polizia (relatore, il presidente dell’Ipts, Cristiano Curti Giardina).

È stata evidenziata la necessità della preparazione per far fronte all’imprevedibilità dell’attività di polizia. Tra gli altri argomenti: la riforma delle patenti di guida (ne ha parlato il comandante della pl di Montaguto, Angelo Bruno); la natura giuridica del verbale di accertamento (relatore: il comandante della pl di Terzigno, Anna Bellobuono); e per finire le tecniche del colloquio di polizia sugli aspetti metodologici della “intervista” di polizia quale tecnica per ottenere il maggior numero di informazioni possibili e per evitare di incidere negativamente sul ricordo dell’evento da parte del testimone e/o vittima e/o minore (relatore: Monica Di Sante).

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DAL TERRITORIO

In Lazio arriva la patente di servizio di Ivano Leo

roma - Per 18 comandi di polizia locale del Lazio la

vio, Mentana, Grottaferrata, Anzio, Ariccia, Carpineto Romano, Colonna, Zagarolo, Mentana e Sant’Angelo Romano, Monterotondo, Olevano Romano, Palombara Sabina, Rocca di Papa, Velletri è partito il progetto. Si sono quindi svolte a maggio, per le prime due classi di 80 discenti, le prove pratiche a Frascati. Un programma didattico evoluto che va ben oltre quanto previsto dal Dm e lo integra con quello del T.O.P. Team in merito alle tecniche di “Guida operativa di polizia”. La collaborazione con la Croce Rossa ha portato in aula docenti di eccellenza in materia di primo soccorso. Durante la prima giornata del corso, il dottor Cardilli, della Commissione prefettizia esaminatrice, ha voluto esaminare il progetto. Dopo averne riconosciuto la «qualità, professionalità, organizzazione» quali ingredienti fondanti si è congratulato per «l’idea del “tutti insieme si può fare”», complimentandosi con Anvu per l’iniziativa. Il corso si è tenuto alla presenza del sindaco di Frascati, Stefano Di Tommaso, e del consigliere alla Sicurezza, Franco D’Uffizi, che non hanno risparmiato elogi e ringraziamenti alla nostra Associazione.

patente di servizio è ora una realtà. La sezione regionale Anvu è intervenuta a favore dei colleghi ancora privi della legittimazione alla conduzione dei mezzi di servizio e dopo aver “consorziato” i comandi di Frascati, Genzano, Marino, Ardea, Lanu-

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DAL TERRITORIO

Nuove divise per la Locale di Roberto Benigni

marche  - La Regione Mar-

fascia uniforme borsello che ha nuove divise per la poda cerimonia lizia locale, grazie anche alla pressante azione di stimolo di Anvu. La giunta regionale, su proposta del Comitato tecnico regionale per la polizia locale, ha approvato, con Delibera n. 516 dell’8 aprile 2013, le nuove uniformi per la Municipale e la Provinciale. Dopo un anno e mezzo di lavoro del nuovo Comitato tecnico regionale, e 16 anni di attesa, la Regione Marche ha così nuove divise per la sua polizia locale. Il Comitato, presieduto dal dirigente Regione, Roberto OreAnfibio ficini, con la partecipazione fattiva dei rappresentanti Anci (Romolo Corradi, assessore Monte Urano e operatore di polizia locale a Montegranastivale ro) e Upi (Attilio Sopranzetti, donna vicecomandante provinciale di Macerata), e dei comandanti berretto rigido cordoni alta uniforme Serenella Ciarrocchi (Ancupm), Roberto Benigni (Anvu) e dei rappresentanti Ascore (Sandro Angeletti) e Pio Svegliarini (Uncem), ha messo a punto un lavoro completo e certosino. Questo lavoro si è basato soprattutto sul rinnovamento stilistico, a favore della sicurezza sul lavoro, e anche sulla praticità degli indumenti. Finalmente, anche la polizia provinciale ha un suo specifico materiale tecnico ed è stata Alcuni esempi delle nuove divise per i poliziotti locali delle Marche. introdotta una divisa operativa e una di gala, prima assenti. I bozzetti allegati all’atto visti due anni per l’aggiornamento da parte di comuni normativo sono pubblicati, a disposizione degli enti e province. Ora, il Comitato tecnico regionale per la (vedi alcuni esempi in questa pagina, ndr), sul sito polizia locale inizierà il lavoro sui nuovi gradi della pl ufficiale della regione www.marchesicure.it. Sono pre- marchigiana.

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Quando il detective va in bicicletta a cura della Redazione

roma - Le biciclette a pedalata assistita con 50 chi-

che rassicuranti, quando svolgono il servizio di polizia di prossimità nei parchi cittadini. E nei loro giri prestano aiuto ad anziani, bambini che si sono allontanati troppo dai genitori o ai senza tetto in stato di indigenza. Per le piccole emergenze o soltanto per la loro presenza rassicurante, i poliziotti-ciclisti sono diventati un punto di riferimento per i visitatori dei parchi.

lometri di autonomia per il Gruppo sicurezza sociale urbana (Gssu) della polizia Roma Capitale sono uno degli strumenti più efficaci per svolgere una complessa e capillare attività di controllo del territorio. Si tratta di un Gruppo che opera per il decoro urbano soprattutto con attività di polizia giudiziaria, anche con delega della procura o su delega dell’amministrazione capitolina. Le bici sono quasi invisibili nel traffico, silenziose, permettono operazioni fulminee, dove non si concede scampo alla fuga degli ambulanti con merce contraffatta, degli spacciatori o dei parcheggiatori abusivi. Mezzi non solo ecologici, ma anche efficaci. Un vanto per il Gssu. Gli operatori in bicicletta sono an-

Il Gssu

Il Gssu, diretto dal comandante Maurizio Maggi, è un Gruppo “mobile” che agisce su tutto il territorio cittadino: 180 agenti in borghese, di cui 22 ciclisti, con gli occhi costantemente puntati contro abusivismo commerciale, spaccio della droga, racket della prostituzione, parcheggiatori abusivi, abusi edilizi, usura. roma  - Il Gruppo sicurezza sociaIl servizio coordina anche l’affisle urbana (Gssu) ha in dotazione 10 sione della pubblicità e sorveglia biciclette a pedalata assistita date in le linee della metropolitana. È concessione dall’assessorato capitolino presente nel centro storico, come all’Ambiente, utilizzate dai 22 poliziotti della Locale-ciclisti. Nel 2012 il Gssu ha diretto molte operazioni di prevenzione e repressione di attività illecite su tutto il territorio cittadino. Ecco alcuni dei servizi svolti: servizi antidroga con sequestro di sostanze stupefacenti, operazioni antidegrado all’interno delle metropolitane, servizi di prevenzione dei parcheggiatori abusivi in varie zone della città, costante attività anti-prostituzione e anti-usura, operazioni antimafia, controlli per anti-abusivismo commerciale, decoro urbano e sicurezza sociale, servizi antiborseggio.

In un anno oltre cento operazioni contro la criminalità

(Fonte: Paolo Petrucci - www.muoversiaroma.it)

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Presi spacciatori della movida romana roma - Decapitata la banda di spacciatori del

centro storico. L’indagine nasce da un’operazione durata un anno e mezzo e scattata quando, nel porto di Brindisi, in un intervento congiunto della guardia di finanza con la polizia Roma Capitale furono sequestrati 140 chili di sostanze stupefacenti e sgominata un’intera banda di spacciatori. Una nuova organizzazione si era in pochi mesi sostituita a quella precedente e agiva prevalentemente nel centro storico della Capitale. È stato proprio il monitoraggio costante della movida romana a portare gli agenti del Gruppo sicurezza sociale urbana (Gssu), diretti dal comandante Maurizio Maggi, all’individuazione della nuova rete di spaccio. E così, si è intervenuti. A seguito di intercettazioni telefoniche sono scaturiti 9 decreti di perquisizione, emessi dalla procura, che sono stati eseguiti a Roma e provincia. Durante i sopralluoghi gli operatori del Gssu e del IX Gruppo, coadiuvati dalla polizia penitenziaria, hanno sequestrato 15 grammi di hashish, 400 grammi di pakistano e 30 grammi di polvere bianca. Fondamentale l’apporto del personale del Nucleo centrale cinofili della penitenziaria e delle unità antidroga del distaccamento di Rebibbia, che sono stati coordinati dal comandante Carlo Olmi. Oltre alla droga, posti sotto sequestro anche 27 mila euro in contanti, varie matrici di assegni, un bilancino di precisione, 5 schede telefoniche, 2 pc portatili, 2 hard-disk e molti altri documenti che sono tuttora al vaglio degli inquirenti. In manette sono finiti due italiani, il primo di 45 anni, il secondo, di 40 anni, presunto capo dell’organizzazione. Sempre dalle intercettazioni telefoniche si è potuto ricostruire l’intera “filiera”: da un’edicola del centro di Roma due taxi e un camion adibito al trasporto di latticini recapitavano le dosi a destinazione, per lo più in luoghi interessati dalla movida.

nelle grandi aree verdi cittadine, parchi e piste ciclabili. La sede del Gssu è in via Macedonia, davanti al Parco della Caffarella, a 300 metri dal luogo dove gli agenti hanno scoperto dentro una cisterna del ’400 una baraccopoli abusiva. Per questa operazione è stato fondamentale mandare in avanscoperta le biciclette, che hanno svolto l’effetto “sorpresa”, e dietro alle due ruote è scattato il blitz con tutte le auto del servizio. Con le stesse modalità il Gssu ha gestito, in centro, l’operazione anti-abusivismo contro un gruppo di senegalesi che vendeva merce contraffatta. «I vigili in bici si sono avvicinati agli ambulanti senza permettere una fuga pericolosa - spiega Maggi - con il rischio di travolgere gli altri pedoni. Quando scatta un blitz si deve sempre tutelare gli altri». Gli agenti in bici pattugliano dove non si può arrivare in auto e dove le moto non sono adatte sia per il rumore che per lo smog. Arrivano silenziosi per non creare sospetti e sfruttare l’effetto sorpresa.

(Fonte: Daniele Stanisci - Ag. Toiati)

(Fonte: Paolo Petrucci - www. muoversiaroma.it)

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A scuola di tecniche operative di Paolo Borzillo

CASORIA (NA) - Le nuove sfide operative che solle-

citano quotidianamente la polizia locale richiedono sempre più dei protocolli di sicurezza che garantiscano contemporaneamente la pronta risposta e l’efficacia certa dell’intervento da parte dell’operatore di pl, nelle situazioni di ordine pubblico e sicurezza. Una condizione che assume particolare valenza in un territorio come la provincia di Napoli dove sono forti i fenomeni di degrado sociale, bullismo e microcriminalità. Per questi motivi il comando della polizia locale di Casoria, guidato dal colonnello Salvatore Visone, d’intesa con l’amministrazione comunale, ha promosso un corso di formazione riservato agli operatori, incentrato sulle “Tecniche operative e di sicurezza”. La parte operativa del corso è stata affidata al Police Training System, l’associazione internazionale che raggruppa i migliori istruttori di tecniche operati-

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ve, mentre il coordinamento didattico è stato affidato ad Anvu. «L’efficacia indiscussa del programma - afferma il presidente provinciale Anvu, Giuseppe D’Elia - servirà a garantire la diffusione delle conoscenze tecniche e giuridiche previste nei protocolli di pubblica sicurezza, oggetto del corso, per una polizia locale efficiente e moderna». Tra i temi trattati nel corso: l’analisi del contesto operativo, la psicologia del confronto, lo stress psicologico operativo, il body language. Tra le tecniche operative: colpi e parate, leve articolari, controllo e immobilizzazione dei soggetti pericolosi, tecniche di perquisizione e ammanettamento. Le lezioni, durate circa un mese, si sono concluse con la consegna degli attestati di partecipazione, alla presenza del sindaco di Casoria, Enzo Carfora, e dell’assessore alla sicurezza, il senatore Tommaso Casillo. «La formazione professionale dei nostri agenti - afferma il sindaco Carfora - è stata purtroppo sacrificata sull’altare dei tagli ai bilanci comunali imposti dalle leggi statali. Tuttavia, a partire da quest’anno, abbiamo voluto invertire la tendenza rilanciando il Corpo mediante l’assunzione di dieci nuovi poliziotti locali, prima, e del nuovo comandante poi. Il corso che i nostri agenti hanno seguito è il segno di quanto l’amministrazione creda nel loro lavoro». L’amministrazione casoriana, tra l’altro, sta valutando di concedere in uso ad Anvu una struttura del suo patrimonio immobiliare per la realizzazione di una scuola permanente di polizia locale per i comuni a nord di Napoli.


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Tori in fuga, sani e salvi grazie alla provinciale a cura della Redazione

venezia  - Due tori so-

no stati anestetizzati e così tratti in salvo grazie all’intervento interforze di più corpi di polizia provinciale coordinati dalla Provincia di Venezia. L’intervento è avvenuto a seguito di una fuga dei tori da un allevamento di Scorzè (Ve). Gli animali fuggiti erano inizialmente tre. Tutti di grosse dimensioni e di razza francese Salers. Nella loro fuga erano arrivati al confine con il Comune di Mogliano (Tv). Secondo quanto comunicato dalla polizia provinciale di Venezia, potevano essere aggressivi e pericolosi per l’uomo. Uno, per fortuna senza danni, è stato recuperato dall’allevatore. Gli altri due hanno percorso alcune centinaia di metri, invadendo proprietà private e danneggiando le recinzioni. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e i vigili del fuoco. La zona è stata così presidiata al fine di scongiurare ogni danno alle persone e alla circolazione stradale. Poi, la richiesta di intervento della polizia provinciale di Venezia, coordinata dal comandante Alessio Bui. Immediato l’attivarsi del protocollo d’intesa tra province. Gli animali, infatti, erano finiti a cavallo tra la provincia di Venezia e quella di Treviso. Da Belluno, invece, è giunta una pattuglia della polizia provinciale, fornita di fucili lancia siringhe. Il possibile recupero degli animali era stato chiesto dallo stesso proprietario. Gli animali, del peso di circa una tonnellata cadauno, sono stati così accerchiati dagli agenti delle Provinciali muniti di carabina e dai carabinieri, pronti a intervenire nel caso estremo di pericolo. Il vicecomandante della polizia provinciale di Venezia, Antonio Lunardelli, presente sul posto, il vicecomandante di Belluno e un agente di Belluno, si sono avvicinati a ventaglio agli

animali, cercando di distrarli. In tal maniera il tiratore ha potuto raggiungere una vicinanza di circa venti metri che ha consentito di sparare con successo le siringhe con il narcotico. Gli animali, dopo una ventina di minuti, si sono adagiati al suolo, ancora svegli. Secondo la polizia provinciale di Venezia era questo un possibile effetto dell’adrenalina accumulata a causa della fuga. Infine, i due grossi tori, finalmente addormentati, sono stati recuperati dal proprietario e trasportati nella stalla. Secondo l’assessore alla polizia provinciale, Giuseppe Canali, «si è trattato di un’ottima operazione interforze tra le polizie provinciali, ben coordinata dalla Provincia di Venezia». «L’intervento - ha chiarito Canali - è stato tempestivo e sono stati evitati rischi per l’incolumità delle persone e della circolazione stradale. Mi congratulo anche con gli agenti delle polizie provinciali di Treviso e Belluno per un gioco di squadra che ha dato un buon risultato, senza sacrificare gli animali». (Fonte: www.geapress.org)

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Successo dell’operazione “Syriana” a cura della Redazione

FOGGIA  - Oltre 5 tonnellate di rame

anche ramponi, cesoie ed altro materiale necessario per perpetrare i saccheggi sulle linee elettriche e telefoniche della Capitanata. Un pool dedicato. Dopo un breve periodo di calma apparente, negli ultimi mesi si stava registrando un nuovo picco relativo ai furti di rame. Un fenomeno che ha reso necessaria la costituzione di un pool interforze specifico - che si avvale anche della collaborazione del Reparto Prevenzione Crimine di Bari per i profili di competenza - in grado di monitorare e contrastare le varie organizzazioni di predoni del rame attive nella provincia di Foggia. Qui, infatti, sembrava essere in corso «una rimodulazione dell’attività - spiegano gli inquirenti - ormai quasi del tutto in mano a soggetti locali, in grado di tessere rapporti con acquirenti anche fuori regione, alla ricerca della migliore piazza per la vendita».

trafugato dalle linee elettriche dell’Enel dislocate nei comuni di Foggia, Orta Nova e Ascoli Satriano, sono state tranciate in una sola settimana. È quanto scoperto e rinvenuto dagli agenti della squadra mobile di Foggia e della polizia provinciale. Il blitz. Ventimila euro circa. Questo, il valore di quei cavi elettrici che dopo essere stati tranciati hanno creato seri disagi e disservizi ai residenti e aziende agricole di quei comuni. Per il fatto, nell’ambito dell’operazione “Syriana”, la polizia ha identificato quattro soggetti - tre foggiani e un rumeno - nei confronti dei quali è stato eseguito un fermo di polizia giudiziaria per il reato di ricettazione. Denunciati per la stessa ipotesi di reato anche due soggetti che da Giulianova erano giunti in Capitanata per acquistare la partita di rame in oggetto. Insieme ai cavi - di cui l’Enel ha rivendicato la paternità - sono stati sequestrati

(Fonte:www.foggiacittaaperta.it)

da non perdere Appuntamen ti Anvu Convegni, corsi ed eventi: sono tanti gli appuntamenti organizzati mensilmente da Anvu in tutta Italia.

E ricorda! Anvu ti aspetta a

Riccione

L’Associazione sta organizzando, per le Giornate della polizia Locale - che si terranno nella città della riviera romagnola dal 19 al 21 settembre - la sua consueta giornata di studio, con tanti esperti fi fama nazionale e internazionale. L’appuntamento Anvu è previsto il 19 settembre e gli argomenti sono i seguenti:

“I° seminario del master in antropologia, criminologia e tecniche investigative” “Le polizie locali e il comparto sicurezza alla luce delle recenti sentenze” Per informazioni e aggiornamenti, vi invitiamo a consultare il sito

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www.anvu.it


Provis  
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