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TURISMO Piccole moto, grandi viaggi Israele

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o hai organizzato da mesi, il viaggio in moto, in un Paese, Israele o Terra Santa, di cui senti parlare da quando cominci ad avere la cognizione di te stesso, praticamente dai primi ricordi d’infanzia: lì é nato Gesu bambino e 33 anni dopo lo hanno pure ucciso su una croce. Israele è un paese lungo e stretto tra il fiume Giordano e il mar Mediterraneo, dal punto più a sud a quello più a nord, sono 500 km, una distanza che si percorre, volendo, in un solo giorno. Al centro c’è la grande area urbana che collega Tel Aviv a Gerusalemme, tutto il resto è campagna a nord (Galilea) e deserto a sud (Negev). Parto con circospezione, su uno scooter che non conosco, con le strade umide, in un hinterland trafficato, con indicazioni stradali trilingua in ebraico, arabo ed inglese. Punto a sud, la prima settimana la passerò nel deserto, scoprendo solo troppo tardi che non aver verificato le previsioni meteo si sarebbe rivelato un errore. Uscendo dall’area urbana, si costeggia il muro. Un muro costruito per circoscrivere un area che è un paese, ma non è uno Stato: è la Cisgiordania, quella che comunemente viene chiamata Palestina e che insieme alla striscia di Gaza è l’area che accoglie la popolazione araba musulmana. Per ragioni di polizza assicurativa non mi sarà permesso entrarci su due ruote. Così non visiterò Betlemme, Ramallah, Jenin, Jeriko, Hebron... le lascio idealmente come destinazioni per il futuro, un futuro di pace, mi auguro. Dopo la prima notte, passata in un hotel dall’aspetto vagamente sovietico nella città di Beer-Sheva, entro finalmente nel deserto del Negev. Le basi militari, che si scorgono all’orizzonte, segnalate da altissime antenne radio, mi ricordano dove sono. Il cielo è squarciato dai tuoni. Sono i caccia militari che pattugliano il deserto, schiacciato tra i due confini di Egitto e Giordania, la striscia di deserto Israeliano è super controllata dalla quarta aviazione militare del mondo. Mizpe Ramon è una città che si affaccia su un canyon impressionante. Il deserto fino a quel momento una tavola piatta ed uniforme, si spezza in un cratere lungo 50 chilometri con sviluppo est-ovest. La road 40 che sto percorrendo ci va a sbattere contro ad angolo retto. Si tratta di una formazione carsica unica in Israele e nell'adiacente Sinai Egiziano, gli ebrei la chiamano cratere (makhtesh). Parcheggio e mi affaccio. Se pochi minuti prima avevo l’impressione del mare, dell’infinito, ora sto 212 maggio 2012 • MOTOCICLISMO

Pellegrini La Terra Santa, a dispetto dal nome, viene spesso considerata un luogo poco accogliente per i turisti, anche motociclisti. In realtà, per chi si muove con un proprio mezzo non ci sono ostacoli. Noi ci siamo andati in sella ad una Vespa GTS 300, invitati dal Moto Club Israele, che si sta dando da fare per “aprire” al noleggio testo di Davide Marelli, foto di Davide Marelli e di Ronen Topelberg

IL grande cratere

Alle spalle di Davide, il Mizpe Ramon, una grossa spaccatura geologica lunga 400 km, nel mezzo del deserto.

Carta d’identità Km percorsi Giorni di viaggio Costo carburante

1.500 15 112 euro

Punto più alto Gerusalemme (800 m) Punto più basso Mar Morto (- 408 m) Da non perdere:

Le ombre lunghe del tramonto a Mipze Ramon, il cratere che non ti aspetti nel piatto deserto.


in GTS


214 maggio 2012 • MOTOCICLISMO

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TURISMO Piccole moto, grandi viaggi Israele

sacro e profano

1 I giardini Bahai, nella città santa di Haifa. Si dice che l’erba sia tagliata filo per filo, dai fedeli-volontari. 2 Lungomare di Jaffa, l’antico porto di Israele. 3 Il muro del pianto, a Gerusalemme, luogo sacro per ebrei e musulmani. 4 Monumento in memoria del motociclista: una Jawa 634, bicilindrica 350 due tempi. 5 La Porta di Damasco, che dà accesso al quartiere musulmano di Gerusalemme: alla città vecchia si accede attraverso otto varchi nell’antico muro. 6 Tra i docks del porto di Jaffa. Sul muro una sintesi di questo Paese: angeli e demoni, la ragione non sta da nessuna parte, un campanile cristiano all’orizzonte, un bimbo palestinese in bici, un vespista.

L’autore di questo servizio, Davide Marelli, ha un suo blog: animaprimitiva. blogspot.it

osservando l’oceano, un oceano color ocra, sabbia e pietre, un luogo di vento e silenzio, che ispira la meditazione, la riflessione. I saggi hanno da sempre usato questi luoghi per il ritiro, qui in particolare 2000 anni fa, ci venne Gesù. La road 40 si attorciglia per una decina di tornanti in discesa prima di rimettersi dritta e puntare decisa a sud, direzione il golfo di Aqba, Mar Rosso. Passo la notte in un posto magico, un Ashram (luogo di meditazione). I giovani israeliani, maschi e femmine, fanno per legge minimo due anni di servizio militare. Questo periodo passato sotto le armi, in situazioni di relativa e a volte forte tensione diventa un periodo di formazione importante e crea il carattere non solo dei singoli, ma dell’intero paese. Le reazioni alla militarizzazione della società sono diverse. Moltissimi giovani ebrei israeliani, finito il servizio militare, partono per un lungo periodo sabbatico in paesi esotici e spesso a basso costo, molti vanno in sud America, ma tanti per tradizione finiscono in India. L’India (il paese della rivoluzione non-violenta di Ghandi) viene vissuta come una purga spirituale, dalla disciplina e dallo stress del periodo passato nell’esercito. Il Desert Ashram di Shittim è il progetto di un gruppo di questi sognatori, che nel 2002 fondarono, partendo da una ex base militare, una comunità aperta, non religiosa, vegetariana, che fa della meditazione e ricerca spirituale il suo obiettivo. Funziona come un vero e proprio ostello, offrendo diversi tipi di accoglienza, dalla camera doppia, al dormitorio in tenda beduina. Si cena tutti insieme, e alle 7 del mattino e alle 18 il pomeriggio si può fare un'esperienza di yoga o meditazione nella sala comune. Quello che vivrò durante la prima settimana di viaggio, verrà considerata dai meteorologi

locali, il peggior inverno in medio oriente dal 92. Scoprirò a mie spese cosa diavolo è una tempesta di sabbia. Nevicherà sui tetti di Gerusalemme, e prenderò tanto tanto freddo, maledendo la decisione di lasciare a casa il completo intimo termico. Sognerò per una settimana un riparo dal vento montato sopra il manubrio della GTS. Ad Eilat, la città Israeliana sul Mar Rosso che sta accanto a 3 frontiere, (Egitto Giordania, Arabia Saudita) ed è il punto più a sud del paese, vedrò enormi cavalloni infrangersi sulla spiaggia fatta di sabbia di deserto, spazzata da un vento gelido, unico insolito. Da Eilat parte verso nord la road 90, una strada che percorre tutti i 500 chilometri di lunghezza del Paese costeggiando il fiume Giordano, attraversa ogni tipo di paesaggio presente, il deserto, lo strano caso del punto più basso della terra, ovvero il mar Morto, le verdi colline della Galilea e i monti del Golan, all’estremo nord, vicino al confine di Siria e Libano. La percorro tutta e, a dispetto di quanti me l’avevano descritta motociclisticamente poco interessante, la trovo piacevole e piena di variazioni sul tema asfalto. In verità farò continue uscite off road, su strade laterali alle quali non riuscivo a rinunciare dopo aver letto indicazioni (in ebraico) che promettevano incomprensibili attrazioni archeologiche/ turistiche non precisate. Raggiungo la fortezza di Masada, su un altopiano nel bel mezzo del Mar Morto. Costruita dalla comunità ebraica zelota, è famosa l’assedio subito da parte dell’esercito romano nel 74 d.C., durato due anni e terminato in seguito alla costruzione di un’imponente rampa, che permise all’esercito dei legionari romani di montare le catapulte. La comunità zelota, resasi conto della fine mise in atto un rito reso famoso per la sua crudezza, e considerato ancora oggi dalla popolazione ebraica un atto eroico: un suicidio di massa, che coinvolse

Le conquiste del motociclismo

In Israele solo con la propria moto Il mototurismo in Israele, malgrado questo sia un Paese ricco, con un clima mite e scarso traffico (al di fuori dai centri urbani) praticamente non esiste. La prima ragione è l’isolamento del Paese, politico e quindi anche geografico, per cui si può considerare un'isola. Seconda ragione è che non è permesso a nessun veicolo con targa israeliana di uscire via terra dai confini. Il motivo è evidente: Libano, Siria, Giordania ed Egitto, sono Stati con governi islamici che a malapena sopportano l’esistenza di uno stato ebraico. Un israeliano può guidare

il proprio mezzo fuori da Israele solo via nave, prendendo un traghetto per Cipro, e da li fino in Grecia. Attualmente non è nemmeno possibile noleggiare un mezzo a due ruote in tutto il Paese, a causa del prezzo delle polizze assicurative, già alto per i possessori, proibitivo per un servizio di noleggio, rendendolo di fatto fuori mercato. Kobi Gilon, il presidente del più grande concessionario Piaggio del Paese, si sta impegnando per risolvere almeno questo problema delle polizze e poter offrire un servizio di moto-noleggio,

agli stranieri. Oren Reznik (segretario e anima del Vespa Club Israele), da parte sua ha in cantiere di fare lo stesso, dando la possibilità di affittare Vespa vintage(www.israeli-vespa.org). Del resto le richieste non mancano, è enorme il traffico di turisti ebrei, soprattutto americani, che viaggiano in Israele, moltissimi dei quali hanno il tarlo delle due ruote. In attesa di vedere che le cose cambino l'unico modo per visitare Israele in moto è venirci con la propria!

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DOVE COME QUANDO  Visto Il timbro di Israele sul passaporto è poco gradito alle frontiere dei Paesi islamici, si rischia di non poter entrare. Per evitarlo si può chiedere agli addetti dell’immigrazione, all’aeroporto di Tel Aviv non timbrare il proprio passaporto. Il personale è abituato e senza grossi problemi il timbro verrà fatto su una piccola ricevuta, che verrà poi ritirata all’uscita dell’area arrivi.  Carburante la benzina si trova ovunque, ed è cara, cioè ha lo stesso prezzo dell’Italia. Nonostante l’Arabia Saudita (il più grande produttore di

combustibili al mondo) sia confinante, per ragioni politiche, il carburante arriva via nave dall’Europa.  Mangiare Il cibo in Israele è la tipica combinazione mediterranea mediorientale che con poche varianti trovate in tutta l’area, a prescindere dalla religione del paese in cui

vi trovate. Ovunque vedrete stupendi banchi di frutta fresca e, a febbraio, montagne di agrumi. Parlando di street food e volendo rimanere sotto i 10 euro a pasto, l’offerta si limita a due fondamentali pietanze: falafel e Shavarma, rispettivamente palline fritte di semola impastate con spezie e spiedini di carne di pecora, servito di solito con grandi insalate e hummus (crema di ceci, olio d’oliva, aglio e Tajina, la salsa di sesamo).  Dormire Si dorme in Ostelli a circa 20 euro a notte inclusa (a volte) la prima colazione.

Tre i posti memorabili: Desert Ashram, Shitim (foto), Deserto del Negev www.desertashram.co.il tel. +972(0)8-6326508 (ufficio); +972(0)52-3824617(mobile) Shkedi Camplodge, Moshav Neot Akikar. Mar Morto www.shkedig.com tel. +972052 237371 Old Jaffa Hostel, nell’antica città di Jaffa www.hostels-israel.com/TelAviv/oldjaffahostel 13 Amiad St., Jaffa-Tel Aviv tel.+97236822370; 9723 6822316.


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GOLOSE DISTRAZIONI

1-2 Deserto del Negev: A meno di 20 km da Eilat, sul Mar Rosso, queste montagne segnano il confine con la Giordania; un classico “wadi”, fiume in secca; Davide l’ha percorso in Vespa fino a quando è stato possibile. 3 I Baclava, gli onnipresenti dolci mediorientali (dalla Turchia al Marocco) a base di mandorle, sesamo, pistacchi, ma soprattutto tanto tanto miele.

quasi mille persone. Oggi Masada è un bene protetto dall’Unesco e vi si accede con una funivia. La road 90 costeggia tutta la costa occidentale del Mar Morto e prosegue dentro i territori palestinesi per sbucare poi a nord in Galilea. Non me la sento di fare una lunga e poco interessante deviazione lungo la tangenziale di Gerusalemme/Tel Aviv, che rappresenta per me lasciare le magiche atmosfere meditative del deserto per tornare nella “civiltà”. Ignorando le raccomandazioni dei miei mentori locali, entro in Palestina. La permanenza durerà solo poche ore, il tempo di fare qualche foto. La strada a due corsie si trasforma gradualmente in mercato, aumentano bancarelle di verdura e compare una vitalità diversa dall’asettico aspetto autostradale blindato dal guardrail che era una costante in Israele. Gli artigiani, i meccanici, i gommisti hanno una porta aperta sull’ipotetico marciapiedi che costeggia la corsia, spuntano le bandiere palestinesi, e le targhe verdi delle automobili (in Israele sono gialle). Durerà poco: il check point per rientrare in Israele arriverà molto presto, ma la sensazione di caldo disordine medi-

terraneo ha fatto in tempo ad arrivarmi. Al posto di blocco mi accolcono due militari, hanno al massimo 18 anni, portano un mitragliatore M16 sulle spalle, uno dei due è una ragazza, ha gli occhi verdi azzurri, è bella e sorridendo mi chiede se porto con me armi. Sono costretto a farmi ripetere la parola “uipons”. Aprono tutti i bagagli e mi fanno passare sotto al metal detector tipo aeroporto, senza scarpe; da dentro la finestra della baracca vedo che un collega passa uno scanner sulla Vespa. A Nazareth si dice ci siano le donne più belle del paese, perchè tutte “discendenti dalla vergine Maria”. Visito la basilica dell’annunciazione progettata dall’architetto milanese Giovanni Muzio, quello del palazzo della triennale di Milano. Tel Aviv è ormai vicina e il mio viaggio termina ad una cena in mio onore, in un ristorante “italiano”, offerta dallo sponsor del Vespa Club. I camerieri hanno i baffi finti disegnati a matita. I cuochi hanno delle nuove Vespa LX che usano per recarsi al lavoro, poi le parcheggiano dentro, fra i tavoli della sala da pranzo.

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Mot 2012 israele articolo full 2  

Un viaggio in Palestina su una Vespa

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