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progetto Doppia Laurea Politecnico di Torino ENSA Marseille

Corso di Laurea Magistrale in Architettura per il progetto sostenibile

Anno Accademico 2014/2015 sessione estiva luglio 2015

Proteggere, valorizzare, dare un’identità una casa comune su Place du Refuge a Marsiglia

candidato Davide GANDOLFO relatori Silvia GRON (Politecnico di Torino)

Jean-Marc HUYGEN (ENSA Marseille)


progetto Doppia Laurea Politecnico di Torino ENSA Marseille

Corso di Laurea Magistrale in Architettura per il progetto sostenibile

Anno Accademico 2014/2015 sessione estiva luglio 2015

Proteggere, valorizzare, dare un’identità una casa comune su Place du Refuge a Marsiglia

relatori: arch. Silvia GRON (Politecnico di Torino)

candidato: arch. Jean-Marc HUYGEN (ENSA Marseille)

Davide Gandolfo


Sommario

introduzione 7 Dal supermanzana alla casa comune una nuova visione per il Panier

capitolo I Marseille

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la città più antica di Francia

capitolo II

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capitolo III

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capitolo IV

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Marsiglia e i suoi colori Il Panier

Una casa comune per il Panier Cosa, Dove e Perchè

riferimenti progettuali

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allegati 119


la città di domani è « l’occasione di rinventare una nuova arte di vivere [...] più in accordo con le identità locali, meno dominata dagli stereotipici della consumazione mondializzata » Jean Haetjens, La ville frugale, FYP, Parigi 2011,p.11


introduzione


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Dal supermanzana alla casa comune una nuova visione per il Panier

1. limite del super-isolato di studio del Panier, Google Maps

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A. Magnaghi, Il progetto locale, Verso la coscienza di un luogo, Bollati Boringhieri, Torino 2010

Il lavoro che si ci appresta a presentare in questa tesi è frutto delle considerazioni e degli obiettivi che sono stati portati all’interno dell’Atelier di Progettazione Finale del prof. Arch. Jean-Marc Huygen docente della scuola di Architettura di Marsiglia, seguito all’interno del progetto Doppia Laurea stipulato tra le due scuole. Tutti i lavori condotti all’interno di questo Atelier si basano su un nuovo concetto di città, chiaramente descritto da Alberto Magnaghi nel suo libro “Il Progetto Locale”1. Partendo da un pensiero molto in uso negli ultimi anni, lo sviluppo sostenibile, che si basa di fatto sulla dicotomia dei due termini, l’autore ci trasporta nella sua idea di sviluppo locale autosostenibile, che comporta un approccio molto più impegnativo e multidisciplinare in quanto mette in campo le principali variabili dell’organizzazione socioeconomica e le loro relazioni. Per l’autore di fatto, esistono tre modi di poter interagire in un progetto in modo sostenibile: funzionale, ambientale e territoriale. Il primo metodo è quello utilizzato per contrastare esclusivamente il consumo indiscriminato di risorse energetiche, attraverso un forte utilizzo delle nuove tecnologie. Esso è sempre spinto da logiche economiche, che hanno causato il declino della città contemporanea. Il secondo metodo si pone come problema quello dell’interazione tra l’uomo e il sistema natura, considerando l’ambiente naturale come una risorsa e un’opportunità e non come un vincolo. Il terzo metodo affronta il problema della sostenibilità focalizzando l’attenzione sull’ambiente dell’uomo, riferito come un sistema virtuoso di 9


percorso carrabile percorso pedonale veicoli trasporto publico veicoli di residenti, emergenza parcheggio e piattaforma logistica transito pedonale e ciclabile direzione principale direzione secondaria interna

relazioni tra le componenti del territorio stesso: l’ambiente naturale, l’ambiente costruito e l’ambiente antropico. Questo metodo quindi supera il secondo e lega l’idea di ambiente al concetto di cultura, natura e storia. La visione di sviluppo sostenibile territoriale ha portato così a una nuova considerazione della società partendo dalla sua scala locale (territoriale) e cercando di stabilire delle forti interazioni con il luogo. A questa idea generale è legata quella di superilot (in italiano super-isolato) nata attraverso il lavoro di Rueda2 svolto a Barcellona. Partendo dalla dimensione dell’elemento più piccolo che costituisce la città spagnola (manzana, ovvero l’isolato) si è cercato di costruire una città a misura d’uomo3. Portando la stessa ambizione all’interno di questo atelier e volendo trasformare Marsiglia in una “città frugale4”, si è cercato di partire da una sua piccola porzione, quale il quartiere storico del Panier. Il lavoro dell’Atelier è stato suddiviso in cinque macrogruppi che hanno cercato di focalizzare l’attenzione ognuno su un determinato aspetto: la mobilità; la diversità e la densità; la referenza identitaria (sviluppata nel progetto che si ci appresta a presentare in queste pagine); gli spazi abbandonati legati al concetto di terzo10

luogo; le relazioni con l’esterno e gli altri quartieri. Solo attraverso un appurato lavoro di studio e di sintesi di tutti i cinque aspetti trattati sarà possibile costruire, sviluppare e poi abitare una vera e snella città frugale del XXI secolo. Per poter ambire a ottenere una vera città frugale quindi bisogna procedere dal particolare al generale partendo dai più semplici rapporti che costituiscono la vita cittadina: rapporto interno/esterno, spazio pubblico/privato, uso civico/privato… Fra i diversi argomenti, la tematica su cui mi sono più focalizzato è stata quella dell’identità, per rinforzare la coesione del quartiere Panier e i suoi abitanti, e trasformare gli spazi in luogo di incontro, di scambio e di interazione interpersonale. Il luogo progettuale scelto per meglio sperimentare un tale studio è place du Refuge, che si trova in posizione baricentrica rispetto l’antico quartiere. Questo spazio, ancora oggi indefinito, è il risultato di una serie di demolizioni avvenute nel corso del secolo scorso. Queste hanno permesso anche la scoperta di rinvenimenti storici di non poca importanza: una villa romana con resti di pavimentazione

2. schema esplicativo del supermanzana di Barcellona, Agenzia de Ecologia Urbana

2 Salvador Rueda è il direttore dell’ Agencia de Ecología Urbana di Barcellona, a partire della sua fondazione del 5 giugno 2000

Il Supermanzana è una nuova forma di organizzazione delle cellule urbane che con la sua implantazione, fornisce soluzioni alle principali disfunzioni legate alla mobilità, migliorando la disponibilità e la qualità dello spazio pubblico per i pedoni. Questi obiettivi sono raggiunti con l’introduzione di due cambiamenti fondamentali: la gerarchia della rete stradale e la creazione di una rete distinta per ciascun modo di trasporto. Le cellule urbane supermanzana misurano circa 400x400 metri, entro il quale si riduce al minimo il traffico motorizzato e il parcheggio di veicoli in superficie, e la massima priorità è data ai pedoni nello spazio pubblico. Il traffico motorizzato scorre attraverso le strade perimetrali, mentre quelle interne sono riservate ai pedoni e, in condizioni particolari, per alcuni tipi di traffico come veicoli dei residenti, i servizi, le emergenze, carico e scarico. Il Supermanzana emerge, dunque,

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come una soluzione integrata che collega la pianificazione urbana e la mobilità con l’obiettivo primario di limitare la presenza di veicoli privati sullo spazio pubblico e restituirlo al pedone. Questo tipo di applicazione si traduce in un miglioramento della qualità della vita dei residenti e dei visitatori, e favorendo la coesione sociale e l’aumento di attività economica. Il fatto che non è necessario intraprendere la demolizione del patrimonio edilizio e mettere in atto grandi cambiamenti nella pianificazione urbana, rende il supermanzana uno strumento per migliorare la vita degli abitanti delle città di qualsiasi tipo. Questi sono stati approvati o progettati in varie città spagnole di diverso tipo, come Vitoria-Gasteiz (premiata Capitale verde europea 2012), Coruña, Ferrol, Vilamoura, El Prat, in diversi quartieri di Barcellona, e, infine, a Gràcia. cfr. http://bcnecologia.net


in mosaico, altre rovine di epoche successive e numerosi utensili oggi esposti all’interno del museo della storia cittadina, presso il Centre Bourse. Il progetto proposto, percependo il suo forte potenziale, mira a costruire in questo spazio il luogo principe del Panier su cui il passato e il presente si legano per costruire il futuro del più antico quartiere della Francia; dove ciascun cittadino possa sentirlo proprio e dove possa collaborare allo sviluppo del luogo e del quartiere; dove ciascun abitante possa essere il protagonista e avviare una serie di relazioni costruttive con gli altri. Tutto questo attraverso un progetto che prevede il ridisegno della piazza (più omogeneo e di più facile lettura), il rinvenimento e la valorizzazione delle rovine storiche attraverso un giardino della memoria, la realizzazione di una casa comune per tutti gli abitanti in cui poter organizzare eventi, mostre, spettacoli ed incontri di diverso carattere. La casa comune dove poter socializzare e crescere insieme, dove condividere emozioni e speranze, o solamente improvvisarsi contadini nell’orto urbano previsto sul tetto. La relazione finale consta principalmente di tre parti: la prima, dal carattere di ricerca, che punta a descrivere Marsiglia sotto i vari aspetti che la caratterizzano (storia, morfologia…); la seconda, dal carattere progettuale, che cerca di porre l’attenzione sul luogo scelto con le sue caratteristiche e i suoi problemi che sono alla base del nostro progetto; la terza, presenta i principali riferimenti e gli allegati utili a comprendere in toto il progetto proposto. la definizione di città frugale è stata più volte cercata ed enunciata all’interno dell’ Atelier finale seguito. Il concetto di città frugale è legato alla nozione di piacere. Frugale può essere il risparmio d’energia e il miglioramento delle risorse a disposizione, ma non è necessariamente sinonimo di austerità. Frugale è qualcosa di sobrio, moderato, semplice, a volte addirittura indispensa4

bile per l’individuo umano. Frugale è costruire relazioni, condividere momenti con gli altri, contemplare ciò che i nostri antenati ci hanno lasciato e il loro rispetto. Un luogo o, a più grande scala, una città può diventare frugale quando chi ci vive riesce a soddisfare i proprio bisogni “d’amore” al fine di superare, in condizioni migliori, gli ostacoli della vita a cui ciascuno è sottoposto.

Bibliografia Albert Garcia Espuche, Salvador Rueda (dir.), La ciutat sostenible, Centre de Cultura Contemporània de Barcelona, Urbanitats, Barcellona 1999 J. Haëntjens, La ville frugale – Un modèle pour préparer l’après-pétrole, ed. FYP, Parigi 2011 A. Magnaghi, Il progetto locale, Verso la coscienza di un luogo, Bollati Boringhieri, Torino 2010

Sitografia http://bcnecologia.net/es/modeloconceptual/supermanzana

Riferimenti immagini 1. Google Maps 2. www.bcnecologia.net


«Una città non è disegnata, semplicemente si fa da sola. Basta ascoltarla, perché la città è il riflesso di tante storie» Renzo Piano, La responsabilità dell’architetto, Passigli Editore, Firenze 2000, p.82


capitolo I


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Marseille

I 1. veduta storica di Marsiglia, incisione

la città più antica di Francia

l bacino di Marsiglia, che corrisponde oggi a quasi l’intera città, è un vasto spazio di circa 24.000 ha, circondato da rilievi scoscesi e dal Mar Mediterraneo ad ovest. Nella piana insistono ben tre corsi d’acqua dal regime torrenziale: l’Huveaune, il Jarret e il ruscello delle Aygalades. A est, dalla pianura dell’Huveaune è possibile raggiungere il territorio di Aix-enProvence attraverso il Pas de Trets; a nord-ovest il Pas de Lanciers permette di raggiungere la valle del Rodano. Questi due elementi sono gli unici che mettono in collegamento il bacino di Marsiglia con il territorio circostante: a nord e a sud, infatti, l’accesso è reso difficile da una serie di monti che si incastrano spesse volte con il mare dando luogo a piccole e strette gole (les calanques). Non è difficile da capire la potenzialità che ha avuto il mare in un terreno come quello descritto: protette dai venti dominanti, le calanques sono i rifugi ideali in caso di

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maestrale o vento proveniente da est. Questa caratteristica non è sicuramente sfuggita ai primi navigatori che hanno scelto Marsiglia come luogo privilegiato per il commercio e lo scambio.

1.1 Dai primi insediamenti all’arrivo dei Greci I primi insediamenti umani nel bacino considerato risalgono al Paleolitico medio (circa 60.000 anni fa). La configurazione dell’insenatura era sicuramente differente da come si presenta oggi. L’intera Europa era ricoperta da ghiacciai e il mare si trovava a più di 120 metri al di sotto del livello attuale. Durante il Paleolitico Superiore (tra il 27.000 e il 18.000 a.C.), è stato appurato che gli uomini del tempo abitavano all’interno della grotta Cosquer, oggi situata a 37 metri di profondità dal livello del mare. Scoperta per caso dal sommozzatore professionista Henri Cosquer, questa grotta, di forma pressoché circolare con un diametro di 50 metri circa, consta di numerose impronte di mani e più di cento incisioni di animali tra i quali stambecchi, cavalli, buoi, uri, bisonti, meduse… Durante il IV millennio il mare continua a salire fino a raggiungere il livello attuale. L’insediamento umano contadino si sposta sulla collina di Saint-Charles. Non si conosce esattamente la tipologia e il sistema costruttivo delle abitazioni ma è stato ipotizzato un sistema con muri in terra e i tetti in fibre vegetali (canne, siagne in provenzale), un po’ come le capanne dei pescatori ancora presenti fino all’inizio del XX secolo intorno alla laguna di Berre. Queste ipotesi si sono concretizzate nel giugno 2005 grazie al ritrovamento in rue Bernard du Bois di alcuni resti risalenti a 6.000 anni fa1, durante i lavori di demolizione e costruzione di una residenza universitaria. Questo ritrovamento è considerato il più importante ma non l’unico: nell’ultimo decennio, grazie ai lavori di riqualificazione e trasformazione del tessuto urbano (meglio noti come progetto EuroMediteranée, descritto nelle pagini seguenti) che hanno interessato anche l’area 16

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adiacente la stazione centrale Saint-Charles, numerosi tasselli sono stati aggiunti e collocati all’interno della storia di questo territorio. Alle popolazioni del Neolitico succedono poi quelle dell’Età del bronzo. Gli uomini occupano più volentieri i siti posti in altitudine, come quello del Camp de Laure, situato nell’attuale stazione metropolitana di Louis-Armand, e continuano a frequentare il litorale. Sono in contatto con i popoli vicini del bacino e del resto della Provenza, con quelli del Linguadoca e dell’Italia con i quali scambiano beni preziosi. I popoli dell’Età del ferro, intensificano gli scambi con il Mediterraneo occidentale e assistono all’arrivo dei primi Greci venuti a fondare la città di Massalia verso il 600 a.C.

1 (…) Per quanto riguarda il Neolitico Antico sono stati trovati dei suoli modificati, vasche, pozzi e buchi di palo ricchi di abbondanti reperti storici. Gli strumenti in selce e cotto sono sempre rinvenuti assieme un gran numero di conchiglie (…). Il decoro di alcuni frammenti, prodotti premendo il bordo di una conchiglia sull’argilla umida, è caratteristica della cultura cosiddetta cardiale, circa 5300-5200 a.C. Il Neolitico Medio è caratterizzato da un sedimento ghiaioso di colore marrone, anche ricco di selce, ceramiche e conchiglie. Questa volta, essi sono per lo più dei murici. Per quanto riguarda la struttura delle abitazioni sono presenti dei buchi di palo o di picchetti, senza riuscire a distinguere alcun piano preciso. Sono stati trovati diversi elementi in cotto: contenitori carenati (con

bordi fortemente marcati), ciotole, tazze, pentole dal bordo dritto o ancora vasi a parete spessa, caratteristici di una fase recente del Neolitico Medio (fine IV millennio a.C.). Qualunque sia il periodo neolitico, il sito sembra essere molto specializzato. Questo è costituito probabilmente da abitazioni e strutture domestiche la cui occupazione è periodica. Le strutture sembrano unicamente legati al consumo di frutti di mare, poiché non sono stati trovati altri resti di cibo. Si immaginano delle abitazioni stagionali, frequentati dalle popolazioni dell’entroterra venuti a procurarsi risorse marine, o persone locali specializzate nella raccolta e consumo di molluschi. (…) cfr. www.inrap.fr


2-5. cantiere di scavo in rue B. du Bois 6-7. foto storiche del cantiere di scavo del Centre Bourse 8. ricostruzione di alcuni utensili scoperti 9. planimentria del sito archeologico Centre Bourse 10. parco del Centre Bourse

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1.2 La fondazione di Massalia Attorno al 600 a.C. i Focesi, lasciano la propria città (Focea in Asia Minore) per fondarne un’altra nella calanca del Lacydon, attuale Vieux-Port. All’inizio del VI secolo a.C., un primo insediamento si fonda nell’attuale quartiere del Panier, al di sopra del porto antico. Essi usano la posizione favorevole del bacino protetto dai venti dominanti, la protezione delle isole del Frioul e la vicinanza del Rodano per avviare la commercializzazione con i Galli. Originale è il mito della fondazione della città di Massalia che narra l’incontro amoroso del marinaio greco Protis e di una principessa Gallica, Gyptis. Con il matrimonio dei due, il padre della sposa, re dei Segobrigi, offre in dono il territorio di Massalia mentre i greci importano i prodotti del Mediterraneo (l’olio d’oliva, il vino e le ceramiche da tavola). Il popolo di Marsiglia è il frutto di quest’unione tra Galli di Provenza e Greci di Ionia. La città è sin dalle sue origini incentrata sulle attività marittime: il suo porto si sviluppa progressivamente infondo alla calanca sopracitata, dove oggi sorge il sito archeologico del Centre Bourse. La città, protetta da fortificazioni, allarga le sue case di mattoni crudi in quartieri ortogonali il cui urbanismo ricorda quello delle città greche della Ionia. I greci portano con se la loro identità, i loro modi e le

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loro usanze: la nuova città si dota di una moneta (con un sistema di peso identico a quello della città della Ionia) e vengono costruiti, per la sua protezione, templi dedicati a Artemide di Efeso, Apollo Delphinios e Atena Polias. Massalia è una città greca indipendente e divenne in poco tempo la principale e più grande città greca del territorio gallico. Con una popolazione dai 30 ai 40 mila abitanti, la città è anche un importante centro culturale in cui si intraprende la diffusione della scrittura. Nel periodo Ellenistico, si assiste ad un intensificarsi dei traffici marittimi in questa parte del Mediterraneo che portano ad uno sviluppo del porto della città fino a quel che oggi è piazza Jules-Verne, vicino l’attuale Municipio. Il prestigio della città cresce ancora di più grazie

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alla sua importante flotta militare, riuscendo a combattere alcune battaglie contro Cartagine ed altre affianco di Roma come la battaglia navale di Sagonte nel 219 a.C. nella seconda guerra punica. Nuovi bastioni sono edificati nel III e II secolo a.C. come quelli ritrovati all’interno del sito archeologico della Bourse. All’interno delle mura, la città giustappone diversi quartieri con un piano a scacchi. La via principale che attraversa la città da est a ovest, giunge fino all’antica agorà, situata senza dubbio nella posizione dell’attuale place de Lenche. Nella forte discesa sotto la piazza è stato costruito uno stabilimento a due piani, sicuramento utilizzato come magazzino: le Caves SaintSauveur. Le abitazioni tipiche sono in muri di terra, con mattoni d’adobe o di malta di fango e paglia. I palazzi pubblici sono ricoperti di lastre di calcare mentre le case di malta. La città è dotata di bagni pubblici (come quelli ritrovati in rue Leca) e di luoghi di culto (come quello del parco dei Phocéens). Il territorio fuori le mura erano invece utilizzati soprattutto per la coltivazione vitivinicola come è stato appurato dal sito archeologico in rue Bernard du Bois2. Verso il 125 a.C., le continue pressioni delle varie tribù galliche portano i Massalioti a chiedere più volte aiuto alla città Italica, portando poi alla fondazione di Narbona e alla creazione della provincia della Gallia transalpina.

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14 11-12. resti di mosaici ritrovati 13. ricostruzione pavimentazione antica 14. ricostruzione planimetrica della cattedrale e del battistero

1.3 Da Massalia e Massilia: la nuova città romana Massalia è conquistata da Giulio Cesare e dal suo legato Trebonio nel 49 a.C. La città perde allora la sua indipendenza politica, cambia nome (Massilia) ma resta un porto attivo e conserva per molto tempo il suo carattere di città greca. A partire da Augusto la città inizia la sua romanizzazione grazie alla costruzione delle terme nel porto e del teatro, alla lastricatura del forum corrispondente all’antica agora, e alla creazione d’isolati regolari di abitazioni. Il quartiere attorno al porto si arricchisce di 18

2 (..) L’occupazione greca, che si estende dal V secolo a.C. al periodo ellenistico, è rappresentata dall’agricoltura vitivinicola. La maggior parte dei tranci di impiantazione è di forma allungata, lunghe da 1 a 2 m. Altre tracce sono rotonde, ovali o quadrate e potrebbero corrispondere a piantagioni di alberi. Non viene visualizzata nessuna

specifica organizzazione, ma si possono chiaramente distinguere due direzioni: est-ovest e nord-sud. L’insieme sembra più un “vivaio” per la moltiplicazione della vigna, che un vigneto propriamente detto, come quello trovato sui siti vicini di Nédélec e della Voie Nouvelle. (…) cfr. www.inrap.fr


magazzini e sistemi idraulici. Le case sono costruite e decorate secondo le tecniche e i modi dei romani, ma le pitture sono molto modeste, come le pavimentazioni con inserti o tessere di mosaico, mentre la scultura non è molto frequente. Tutte queste novità urbane s’iscrivono all’interno della maglia della città greca. Se, di fatto, la città è sotto il potere romano, in realtà essa resta comunque una città greca nelle sue usanze. Anche durante questo periodo, a Massilia la lingua più utilizzata è il greco. Nel territorio circostante si assiste alla costruzione di grandi abitazioni litorali o rurali (villae) tipiche della campagna romana, dove si coltivano vite, olivo e cereali. Nel 309, l’imperatore Costantino assedia Marsiglia e a partire dal ‘400 vengono costruiti edifici propri della nuova fede religiosa. Sotto l’attuale cattedrale, le vestigia di un luogo di culto primitivo e di un battistero riccamente decorato3 testimoniano questo cambiamento, così come il palazzo episcopale della sala mosaicata.

1.4 Marsiglia nel medioevo Marsiglia è già dal V secolo una “città di santi”, in virtù al nuovo ordinamento religioso voluto dall’imperatore Costantino. In questo periodo nella città si assiste alla costruzione di molti templi cristiani, tra i quali spiccato il più grande battistero della Gallia, il santuario di Saint-Victor e la basilica funeraria di rue Malaval. Lo sviluppo dell’abitato e dell’attività del porto dimostrano gli scambi intensi che Marsiglia ha con tutto il Mediterraneo dopo la fine dell’Impero e l’avvento dei Franchi. Tuttavia la sottomissione della città da parte di Carlo Martello nel 738 inaugura due secoli di declino. Marsiglia viene saccheggiata dai Saraceni prima e dai pirati greci dopo, e bisogna attendere molti anni per ritrovarla risollevata. Di questo periodo, mancano ancora molte informazioni che non permettono nemmeno di decifrare la forma e l’estensione esatta della città4. Alla fine di questo periodo, la parte più importante

dell’abitato sembra essere relegata in due cinte ridotte di una città i cui monumenti antichi sono in rovina. Nel X secolo, la Provenza è annessa alla Borgogna, i cui sovrani insediano i visconti a Marsiglia nel 948. In questi anni Marsiglia ritrova la sua floridezza riuscendo a partecipare attivamente persino alle Crociate. La situazione rimane stabile fino alla morte di RaimondBérenger V nel 1245. La figlia prende il potere e dopo aver sposato Carlo d’Angiò, Marsiglia diventa sottomessa alla famiglia angioina per circa due secoli. Questi secoli sono di grande prosperità per la città, che vede aumentare la propria popolazione e con essa l’estensione della città sia verso est che verso nord-est attraverso interramento dell’insenatura del Lacydon.

15 15. Marsiglia nel medioevo

1.4.1 Lo spazio urbano medievale

Al di là delle vicende politiche descritte precedentemente, poco si conosce ancora dello sviluppo della città medievale. Essa ancora ricalca sostanzialmente il territorio urbano della città romana ampliato, nel corso dei decenni, da piccole porzioni di nuovo tessuto urbano. All’interno dello spazio suburbano, in alcuni casi è possibile trovare delle correlazioni tra i nuovi assi medievali e quelli risalenti all’epoca precedente: questo sistema è molto evidente nel Faubourg Sainte-Catherine dove i fossati sono stati scavati proprio lungo gli assi. In altri casi, la nuova maglia del tessuto urbano tende ad allinearsi su un tracciato naturale: un esempio è l’incanalizzazione, effettuata nel periodo tardo antico, del torrente Accoules, sul versante orientale della città. Alla fine del XII secolo, si assiste alla realizzazione della rue de la Reynarde che va a riprendere proprio l’orientamento del canale. Al di là dei vincoli topografici, l’evoluzione morfologica dei quartieri medievali è sostanzialmente il risultato d’integrazione tra tre parametri essenziali: l’orientamento degli antichi assi principali, la trama delle mura di prossima costruzione e la posizione di edifici

(…) Lo scavo ha permesso di confermare cha la prima cattedrale di Marsiglia, edificio del V secolo, si trovava sotto l’impronta dell’edificio medievale. La pianta d’insieme non è stata conservata. Situata a sud del battistero, la cattedrale doveva estendersi fino alla scogliera che dominava. La scoperta di diversi pavimenti di mosaico comparabili a quelli scoperti nel XIX secolo, così che di qualche struttura di edificio, permette di presupporre la restituzione

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di un edificio monumentale di una sessantina di metri in lunghezza. I sette frammenti di mosaici policromi provengono da due settori distinti, ma è verosimile che il pavimento d’insieme si componeva di una successione di pannelli decorativi distinti, nella quale prevalevano delle tele geometriche. A nord-est della cattedrale, degli spazi, una delle quali conteneva un silo e un pozzo, sembrano avere riempito una funzione più utile. (…) cfr. www.inrap.fr

M. Buiron e H. Treziny, Marseille. Trames et paysages urbaines de Gyptis au Roi René, Edilsud, Marsiglia 2001, pp. 75-92

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sull’artigianato. Attraverso il ritrovamento di alcune fonti e tracce è stato possibile legare i mestieri ai diversi luoghi. Così, mentre intorno alla chiesa di San Lorenzo vi risiedevano una serie di artigiani cordai, ai piedi del castello di Babon si trovavano i macellai. Naturalmente anche in questo periodo la forza economica più importante era legata al mare e al suo porto, nelle cui vicinanze sorgevano diverse aree per la costruzione di imbarcazioni marine: al confine sud della città sorgevano i fustiers (costruttori navali) mentre nella parte a nord vi era una forte concentrazione di falegnami e calafati, che trovavano impiego soprattutto in piccole riparazione di imbarcazioni marine.

1.5 Marsiglia nel regno di Francia

16 16. Carta di Marsiglia 1575. In questa carta è già possibile notare la nuova cinta muraria eseguita sotto Francesco I.

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M. Agulhon, N. Coulet, Histoire de la Provence, PUF, Parigi 1987, p. 50-52 http://www.blog.kamisphere.fr/lextension-de-marseille-louis-xiv/ T. Durousseau, Belsunce, une figure de villa. Un quartier de l’agrandissement de Marseille au XVIIe siècle, “Atelier du Patrimoine de la ville de Marseille”, Edisud, Aix-en-Provence 2001, p. 89

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civili e religiosi. Al periodo medievale poi risale anche l’estensione della cosiddetta “ville basse” (città bassa) situata tra il nocciolo più antico e il fronte marino. Questa parte di città è stata costruita secondo una maglia stradale piuttosto regolare, esente da alcun vincolo spaziale. Questa serie di nuovi percorsi determinerà la morfologia urbana di questa parte fino alla distruzione del 1943. Durante la metà del XII secolo, a Marsiglia l’economia era basata soprattutto

Renato d’Angiò muore nel 1480 e il potere passa prima a Carlo IV che, divenendo conte di Carlo III, alla sua morte, avvenuta l’anno successivo, tutta la Provenza passa nelle mani della famiglia reale di Francia. L’annessione definitiva alla Francia della “contea di Provenza e delle terre adiacenti tra cui Marsiglia5” è confermata da Carlo VIII nel 1487. Marsiglia conserva uno statuto fiscale privilegiato: per i re di Francia, il porto di Marsiglia è un vantaggio da utilizzare per le spedizioni in Italia. La città ne gode ma subisce anche un assedio nel 1524. Francesco I visita la città tre volte, in particolare per le nozze del figlio Enrico con Caterina dei Medici. In questi anni risalgono la costruzione del Chateau d’If, della Tour Saint Jean (oggi all’interno omonimo forte) e del fortino di Notre Dame de la Garde. I marsigliesi continuano a essere dei sudditi abbastanza irrequieti e violenti, tanto da spingere Luigi XIV, il 21 gennaio 1660, a occupare militarmente la città con 6.000 soldati6 e, il 2 marzo dello stesso anno, ad entrare in città con la famosa breccia nel muro della porta Reale, simbolo dei “privilegi e della libertà della città7”. Una volta aver riformato il potere locale e riaffermato il suo potere politico nazionale, il re prevede un nuovo piano urbanistico di espansione per la città. Si inizia con la


costruzione, nel 1665, di un arsenale sul porto per ospitare le galee trasferite da Tolone e così permettere alla Francia di ottenere una forza marittima all’altezza della sua ambizione politica mediterranea8. 1.5.1 Il tessuto urbano della città nel XV e XVI secolo.

Marsiglia in questi anni è una città ancora molto compatta e delimitata, la cui crescita è contenuta. I limiti sono naturali (il porto, il litorale occidentale e la collina) e artificiali (mura costituite da torri, bastioni e porte). La preoccupazione della sicurezza condiziona fortemente lo sviluppo urbano. Durante questo periodo (e fino al XVII secolo) lo sviluppo della città è direttamente legato a quello del porto: contrazione durante epidemie e scambi commercianti non fiorenti, incremento durante periodi di prosperità. È ancora possibile distinguere la città alta da quella bassa così bene che il paesaggio urbano è costituito dalla giustapposizione di questi due tessuti in modo netto e preciso, senza elementi ambigui di connessione. Centro nevralgico del commercio, la città inferiore si organizza in rapporto al porto: una barriera di edifici lungo il versante del porto, con alle spalle una serie di strade che risalgono perpendicolarmente fino alla Grand Rue. La città superiore, al contrario, situata sulla collina verso il mare, è stata progressivamente urbanizzata: il tessuto è un susseguirsi di sentieri e giardini. È accertata la presenza di case architettonicamente ricche, chiese, conventi ed ospedali. All’interno di alcuni manoscritti è stato possibile constatare come era in uso già un linguaggio quotidiano che riflettesse la differenza altimetrica delle due parti di Marsiglia: si sale al Panier o si scende verso il porto. I percorsi solenni delle manifestazioni e delle processioni mettono in valore gli assi principali: la Grand Rue e il molo del porto. Nessuna strada è perfettamente regolare, nemmeno la rue Droit (asse est-ovest). Questo tessuto dà l’impressione di un mucchio disordinato,

opposto per esempio a quello della vicina Aixen-Provence. Nelle rappresentazioni cartografica della città, come è possibile constatare anche in quella di Ercole Negro del 15919, il sistema difensivo e il porto sono i due elementi che vengono riprodotti con maggiore rilievo. Tra gli elementi principali di decoro urbano si contano le porte dei bastioni. Queste erano in totale sei e costituiscono le sole entrate della città. A differenza delle altre, solo tre di queste vengono rappresentate: la porta d’Aix (ingresso nella parte di mura a protezione verso Nord), la porta del mercato (funzione prettamente economica) e la porta Reale (simbolo del valore militare). A questo proposito, l’acquedotto, che limita il perimetro nord della città è spesso rappresentato nelle incisioni del tempo. Questo sarà un elemento importante in seguito, durante la costruzione dei primi sotto-borghi o nelle tracce urbane nella seconda metà del XVII secolo.

17. XVII secolo

1.6 Il grande ampliamento del XVII secolo Se nel 1650 Parigi può essere già considerata una città vera e propria con 300 mila abitanti, di Marsiglia non si può certo affermare la stessa cosa essendo abitata da circa un sesto della popolazione parigina. La città è ancora completamente fortificata, e la cinta mostra un contorno poco pronunciato a causa della presenza di borghi e faubourgs lungo le strade. Siamo ancora in presenza di una città medievale con strade strette10, mal lastricate e con scarse condizioni igieniche che saranno la principale causa della diffusione della peste nella prima

A. Zysberg, Marseille au temps du Roi-Soleil La ville, les galères, l’arsenal, Jeanne Lafitte, Marsiglia 2007, p. 304 rilievo di Marsiglia durante la campagna di Provenza, 1591, archivio di Stato di Torino 10 X. Corré, A. Raby, G. Ner, Le défi des cartes : une histoire, des points de vue, in «Revue Marseille», n° 243 dicembre 2013, pp. 36-37

18. prima metà XVIII secolo

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metà del ‘700 o del colera nel XIX secolo. Queste sono state le ragioni per cui la città assiste, all’inizio del secolo, alla realizzazione di tre nuove piazze (place Neuve, place Vivaux e place Saint-Sauveur), alla pavimentazione delle strade principali, all’installazione di fontane e all’allargamento della banchina meridionale del porto. Al fine di fronteggiare e migliorare ulteriormente la situazione abitativa della città, nel 1666 Luigi XIV promulga un decreto reale per regolare lo sviluppo di una “nuova città11”. La pianificazione urbana era uno dei mezzi di affermazione simbolica dell’assolutismo reale: come l’azione monarchica (la breccia della Porta Reale) si è contrapposta alla rivolta popolare così la regolarità dei nuovi isolati si contrappone al disordine urbano della città antica. Il piano consiste nella più importante operazione urbanistica della Provenza in questo periodo. La superficie della città passerà da 65 a 195 ettari circa, evitando la sovrappopolazione all’interno delle mura. La nuova città si estenderà verso est e dopo verso sud attraverso la creazione di strade rettilinee, dove saranno costruiti edifici pubblici e zone residenziali. Il progetto fu molto osteggiato anche dalla macchina amministrativa della città tanto da chiedere un parere pure al grande e celebre architetto, pittore e scultore Pierre Puget. I lavori partono nel 1667 con la completa distruzione della Porte Réale (le cui decorazioni saranno recuperate per l’abbellimento del nuovo forte Saint-Nicolas) a cui seguono i lavori del forte Saint-Jean lungo la parte Nord dell’attuale Vieux-port (1668-1674). Bisogna aspettare ancora qualche anno (precisamente il 1669) per vedere iniziare i primi lavori di allineamento delle strade ed intraprendere, nell’anno seguente, la costruzione della nuova cinta muraria. Gli edifici amministrativi sono previsti attorno al Pavillon de l’Horloge. Importanti sviluppi saranno intrapresi, lasciando luogo alla costruzione di edifici che s’inscrivono ancora tutt’oggi all’interno del patrimonio della città12 come per esempio la sede del municipio della 22

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città, inaugurato nel 1673 e simbolo del nuovo statuto della città, e l’ospizio della Vielle Charité, costruito nel 1676 sotto il progetto di Pierre Puget. Nonostante questo slancio urbanistico e rivoluzionario, la città sarà messa a dura prova con l’arrivo, nel 1720, della nave Grand SaintAntoine che porterà la peste. Questa farà 40.000 vittime e ridurrà la popolazione di Marsiglia della metà13.

20. XIX secolo

1.7 I progetti del XVIII secolo A causa delle resistenze iniziali all’ampliamento, del prezzo elevato dei terreni, della successione di avvenimenti catastrofici (peste e bancarotta di Law) e della lottizzazione dei terreni dell’Arsenale, si produssero ben presto degli effetti contraddittori: relativa lentezza nella costruzione nelle aree di espansione, sovra-densificazione del nucleo antico e edificazione di un nuovo quartiere satellite al di fuori delle mura. Questi motivi


J-M David, Marseille et le Roi Soleil. Le siècle de Louis XIV, in «Revue Marseille», n° 243 dicembre 2013, pp. 90-93 12 B. Régis, Le patrimoine de Marseille. Une ville et ses monuments, ed. Jeanne Lafitte, Marsiglia 2001, p. 214 13 J-M David, Marseille et le Roi Soleil. Le siècle de Louis XIV; … op. cit., 2013 11

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resero necessaria la redazione di un piano in modo da poter ricomporre la fisionomia della città. Questo secolo è caratterizzato dalla successione di progetti e proposte di ampliamento e miglioramento delle condizioni della città sistematicamente criticati e bocciati dalla macchina amministrativa cittadina. La costruzione di parte della città al di fuori della cinta muraria inizia nei primi anni del secolo e durante il regno di Luigi XV vengono emessi alcuni divieti di costruire, successivamente

21. prima metà metà XVIII secolo

abrogati, al fine di contenere l’edificazione. L’inizio della demolizione della cinta avviene nel 1800 sotto l’amministrazione di Charles Delacroix, alfine di legare la città ai quartieri extra-muro già strutturati (porte d’Aix, le Allées de Meillan, place de Notre-Dame-du-Mont e rue Rome fino alla place de Castellane). La trasformazione della cinta in un sistema di boulevards non si ridusse semplicemente alla sparizione fisica dei muri ma diede luogo a una ridistribuzione dei terreni lungo i bordi

cittadini. Il sistema dei boulevards riuscirà a legare il nuovo centro al vecchio riuscendo a mantenere leggibili i confini di quest’ultimo.

1.8 Il mito ottocentesco di Marsiglia Nel periodo della Restaurazione Marsiglia vede una ripresa economica che porta alla costruzione di qualche realizzazione caratteristica come l’Arco di Trionfo della porta d’Aix, il quartiere Longchamp e la rue du Prado. Nei primi anni dell’ Ottocento Marsiglia vede la 23


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22. rue des Grands Carmes 23. vista del cantiere alla fine della rue de l’Impératrice sulla piazza centrale (giugno 1863) 24. la Canebière 25. Vieux-Port incrocio con rue de la Republique 26. porta d’Aix 27. forte St. Jean e la cattedrale 28. forte St. Jean 29. porto 30. Vieux-Port 31. canale rive-neuve 32, 33. cattedrale e il porto 34. porto 35. piazza della Borsa e monumento a Pierre Puget 36. ponte metallico da trasbordo all’ingresso di Vieux-Port 37. chiesa des Rèformés - la Canebière 38. la Corniche - spiaggia del Prado 39. Vieux-Port, sullo sfondo la basilica di Notre Dame de la Garde 40. Le Corbusier, paesaggio costiero visto da una nave con tre personaggi (disegno a mano, pastello su carta, 27x36,5 cm) 41. Le Corbusier, paesaggio costiero di Marsiglia (disegno a mano, pastello su carta, 27x36,5 cm)

redazione di altri piani di espansione ma il boom economico e demografico degli anni Trenta accelera drasticamente i tempi costruendo una città non pianificata. Marsiglia diventa il secondo porto di Francia e il suo volume di merci raddoppia in meno di vent’anni. A causa del suo grande potenziale economico la gestione della città passa direttamente al governo centrale che, in primo luogo, ordina l’estensione del porto. Nuovi quartieri e strade iniziano ad articolare la città in direzione Nord e nel 1842 si sceglie il sito di costruzione della stazione ferroviaria: l’altopiano di Saint-Charles (compromesso tra la direzione principale di traffico e l’orientamento della città verso il Vieux-Port). A cavallo della metà del secolo si decide di dare una svolta al tessuto urbano della città. Non si eseguono più lavori di miglioramento delle uscite e dei collegamenti tra i quartieri sud ed est ma si cerca di incidere fortemente al fine di costruire una Marsiglia completamente nuova e al passo con i tempi. Nel ’58 la città si dota di un Programme municipal de grands travaux redatto da F. De Montricher, al fine di classificare i progetti necessari in ordine di importanza. Tra gli interventi prioritari figurano: la riqualificazione della strada centrale e la ricostruzione dei vecchi quartieri a partire da uno sventramento; l’urbanizzazione dei faubourgs, la nascita di giardini pubblici, il riequilibrio della città sul territorio. L’idea sottesa ad ogni progetto è quella di ricentrare la città in relazione al nuovo porto, spostando nella sua direzione una parte delle istituzioni e delle residenze di prestigio. Questa idea di fondo sarà la scelta che successivamente farà considerare l’esperienza haussmaniana di Marsiglia un vero fallimento, in relazione alle sue ambizioni originarie. Il piano non venne mai accettato soprattutto dalla classe benestante che avevano già individuato nell’asse sud, il quartiere del Prado, (opposto a quello previsto dal piano) il luogo ideale dove poter investire e risiedere. I quartieri residenziali che avrebbero dovuto accompagnare il porto si diluirono in un’inospitale periferia di fabbriche,

officine, magazzini, lottizzazioni incomplete e quartieri poco vivibili. Si attua, in questo modo, una chiara divisione funzionale e sociale della città che produrrà effetti devastanti sul territorio e soprattutto sulla società marsigliese, a cui ancora oggi si cerca di rispondere (progetto Euroméditerranée).

1.9 Il Novecento:

la ricostruzione della città

dopo le guerre

A partire dagli anni venti del Novecento, la municipalità si impegnò nella redazione di un Plan d’aménagement et d’extension14. Nel 1927, il sindaco blocca il processo di rinnovamento urbano a favore di un esteso restauro del tessuto antico della città, soprattutto nelle zone di Sainte-Barbe e di Belsunce. La stagione dei grands travaux si è conclusa e, dopo la distruzione della sponda occidentale del Cours15, sono stati definitivamente abbandonati i propositi di sostituzione del secolo precedente. In questi anni Marsiglia è un grande centro dell’arte pittorica. Dopo Cézanne, artisti come Braque o Dufy disegnano la loro visione di un paesaggio caratterizzato dalla presenza di fabbriche e immerso nella luce. La costruzione del ponte da trasbordo, lo sviluppo del tram e i primi passi dell’automobile permettono alla città di affermare la propria modernità. Della prima metà del secolo risalgono tre piani urbanistici redatti in rapida successione prima della fine della seconda guerra mondiale: il piano di Gaston Castel (1924-1931), il piano di Jacques Gréber (1931-1933) e il piano di Eugéne Beaudouin (1940-1945)16. Tra questi è possibile leggere una certa continuità di sviluppo e visione della città, cosa che continuerà anche con il piano successivo redatto nel dopoguerra (piano Meyer-Heine del 1948). Durante la Grande Guerra, la città è lontana dai campi di battaglia, anche se numerosi uomini piano di sistemazione ed estensione urbanistica T. Durousseau, Belsunce, une figure de ville. Un quartier de l’agrandissement de Marseille au XVIIe siècle, Edisud, Aix-en-Provence 1990 16 T. Durosseau, Ensembles et residences à Marseille 1955-1975, Notice de présentation suivie de notes sur l’élaboration du répertoire et profil statistique, region PACA, Marseille 2005, pp.7-10 14 15

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1650 1740 1790 1820 1850 1920 1990 nuovo Panier 42. fine XX secolo

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partono per il fronte. Marsiglia conferma la sua posizione strategica nel mediterraneo: il suo porto è infatti da transito per le truppe venute da diversi continenti. A partire dagli anni Venti, la città diventa rifugio per i perseguitati dalle dittature europee (italiani, spagnoli e tedeschi) e dai paesi dell’est (russi e armeni). L’immagine dello straniero in difficoltà viene a soprapporsi a quella di una città in degrado, culla di delinquenza e traffici illeciti. In 20 anni Marsiglia è una città rifugio. Numerose organizzazioni di soccorso aiutano i perseguitati a partire. Queste azioni sono duramente represse dai tedeschi, dal governo di Vichy, dalla Milice e del Parti populaire français. Sotto l’autorità del generale Karl Oberg, si svolgono le retate del 22, 23 e 24 gennaio 1943, seguite dalla distruzione dei vecchi quartieri del porto: 20.000 abitanti sono evacuati, quasi 14 ettari di città rasi al suolo e più di 2000 marsigliesi deportati nei campi di concertamento. Il 28 agosto 1944 l’intervento dell’armée d’Afrique libera la città e nel 1949 viene reso pubblico il bilancio della guerra: 18.783 edifici parzialmente o totalmente distrutti e 100.000 abitanti in meno. Alla fine della guerra si scopre che la maggior parte delle demolizioni erano previste nei piani di bonifica dei quartieri antichi dell’Ottocento. Ancora prima della liberazione del territorio, la Resistenza aveva preparato gli strumenti per la ricostruzione del territorio. Spinta dall’urgenza del bisogno, l’amministrazione marsigliese si inserisce rapidamente nel dibattito sulla ricostruzione e allo stesso tempo sulla modernizzazione dell’assetto urbano dando avvio ad un vastissimo programma edilizio esteso dal cuore della vecchia città fino alla periferia più estrema. Marsiglia partecipa attivamente alla cosiddetta stagione dei Trente Glorieuses (1945-1973) fornendo importanti contributi al dibattito nazionale e numerose realizzazioni esemplari. Nonostante il giudizio negativo che si è sviluppato negli anni successivi, questa prima produzione ha avuto spesso qualità positive e si è rilevata una risposta efficace alla situazione dell’epoca.


È innegabile che la qualità degli interventi e delle realizzazioni sia andata, in moltissimi casi, pesantemente peggiorando. L’esposizione delle ragioni del fallimento di una certa politica urbana e degli alloggi in generale esulano da questo contesto. La maggior parte dei grandi interventi degli anni Sessanta e Settanta, si sono verificati in un contesto di febbrile espansione, di forzato e continuo adeguamento tecnologico, di grande competitività tra le città e nel quale era diffusa una sensibilità verso il costruito del tutto differente da quella odierna. Il Novecento marsigliese è un secolo molto complesso e di difficile trattazione all’interno di un solo paragrafo. Per ancor meglio delineare alcuni aspetti di questo secolo si svolgono a seguire alcuni approfondimenti sull’evoluzione urbanistica del quartiere Panier ed un altro sul forte rapporto che la città ebbe con un maestro dell’architettura del secolo scorso: Le Corbusier.

guida e si ritrova nelle mani di Auguste Perret. La planimetria viene ulteriormente modificata e il quartiere è pensato e progettato in modo più aperto. Grande importanza è data ai collegamenti da parte dei pedoni: le ampie strade e le piazze sono legate da un sistema di portici e passaggi indipendenti. Per sopperire alla forte differenza di quota, viene progettato un muro esteso circa 220 metri la cui visione è alleggerita dall’installazione, lungo la sua estensione, di due edifici ad U dotati di scale per permettere il collegamento pedonale tra i due livelli del terreno. Questo progetto di ricostruzione ha prodotto un frammento urbano che si impone come una metafora della città nella storia. Il risultato possiede le qualità di uno spazio urbano tradizionale dove resta leggibile l’affermazione nel discorso delle

43. rue Saint-Thomé 44. rue Fontaine des Vents 45. rue Henri Tasso 46. Vieux-Port su piazza del municipio 47. lato Nord Vieux-Port

1.9.1 Il nuovo Panier Moderno

Il momento che più caratterizza questo quartiere nel XIX secolo è sicuramente la distruzione della parte adiacente al Vieux-Port (gennaio 1943), come descritto precedentemente, e il suo processo di ricostruzione. Subito dopo la liberazione, la città lancia un concorso d’idee: Projet de reconstruction et d’aménagement des terrain du VIeux-Port et de la Bourse. Su 16 progetti presentati nel febbraio del 1946, solo 4 risultano vincitori al pari merito ma, alla fine dell’anno, la commissione departimentale mette ai lavori il progetto di Expert che prenderanno il via nel marzo 1947. Alla fine dello stesso anno, Marsiglia cambia sindaco e lo stesso Herni Expert, dimessosi, viene sostituito da André Leconte. Quest’ultimo modifica il piano tendendo conto dei principi definiti dalla commissione. La nuova guida fa la scelta di un ritorno alla tradizione, lavora con gli architetti capogruppo già designati per il piano Expert. Tutto il piano prevede una gerarchia di strade, spazi pubblici, isolati e blocchi. In poco tempo la redazione del piano cambia nuovamente

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singole architetture accettate (più o meno) e condivise (in modo non uniforme), all’interno di un progetto collettivo (fortemente calato dall’alto). 1.9.2 Le Corbusier e Marseille

È al centro della Prima Guerra mondiale, nel 1915, che il giovane Jean Charles-Édouard Jeanneret, noto successivamente con il pseudo-nome di Le Corbusier, scopre Marsiglia. Il giovane si ritrova in città, quasi per caso, dopo un impegno di lavoro per Auguste Perret a Lavandou. Su una cartolina descrive al suo maestro, con grande esaltazione, l’atmosfera molto particolare di questa città, allo stesso tempo popolare e cosmopolita: “ Il porto! Questo porto di Marsiglia! E Marsiglia? Città di vita, di vita tutta in fermento, maschere, navi, onde, conchiglie e pesci nella scala dei sogni. Città di fortezza, e città di popoli. L’impero regna nelle facciate del porto e l’impero è tutta l’Europa. Il municipio è simbolo del Re Sole e della Cina e dell’India. È il porto delle maschere; il mare guarda al di là della fortezza: la seconda Attica, la grande Grecia14!” Una quindicina di anni dopo, l’epopea algerina, che comincia nella primavera del 1931, lo porta nuovamente a Marsiglia, ma questa volta per raggiungere l’Algeria. È già divenuto un grande architetto, famoso per le sue pubblicazioni e per qualche suo progetto, che i paesi aperti all’avvento dell’urbanismo e dell’architettura moderna, come per esempio l’URSS e l’America del Sud, si dividono. I numerosi passaggi effettuati da LC negli anni ’30 e il suo matrimonio con Yvonne Gallis, nata a Montecarlo, vanno a poco a poco ad avvicinarlo con questa costa del mediterraneo che, sull’itinerario da Marsiglia a Menton, diventerà dopo Parigi, nel corso del dopo guerra, uno dei luoghi più importanti della sua biografia. Bisogna aspettare ancora un decennio per ritrovare il grande architetto in città e precisamente nel 1943, anno della Cartolina di Le Corbusier a Auguste Perret, 8 maggio 1915, Jean Jenger, Le Corbusier, Choix de lettres; Bâle, Birkhäuser 2002, p. 115

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48. studio per la messa in colore delle logge 49. studio della composizione delle logge 50, 51. fase di costruzione dei pilotis 52, 53. parte basamentale dell’Unité d’habitation 54. Modulor di Le Corbusier


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55. particolare incisione Modulor facciata su Boulevard Michelet 56. strada piano tipo

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distruzione dei quartieri attorno il Vieux-Port, in cui realizza numerosi schizzi mostrando come egli intendesse far sviluppare la città attorno al porto, sfruttando i terreni lasciati liberi dietro la Borsa e attorno la Vielle Charité. Senza operare alcuna ulteriore demolizione, gli schizzi prevedono un grande grattacielo, degno della città, nella prima aerea e una serie di nuove costruzioni sul fronte di VieuxPort facendo riemergere alcune tracce della città greca e romana. Questa proposta non sarà ritenuta valida e i quartieri del Vieux-Port saranno edificati senza la sua collaborazione. Questa decisione non mette fine alla relazione dell’architetto con Marsiglia. Due anni più tardi, nel 1945, lo stato francese gli commissiona la progettazione di un insieme di abitazioni nella zona sud della città, che poi diventerà il famoso progetto dell’Unitè d’habitation. Questo piccolo progetto nel dolore diventerà rapidamente emblematico e, come lui scriverà successivamente, “conoscerà una ripercussione mondiale”. Con la costruzione dell’Unité d’habitation di Marsiglia, LC non solo porta innovazione sulla questione dell’abitazione in rapporto alla città, ma allo stesso modo inaugura una nuova estetica che darà il segno nel fare l’architettura della seconda metà del XX secolo. Lui scrive riguardo a questo: “La realizzazione dell’unità d’abitazione di Marsiglia avrà portato all’architettura contemporanea la certezza di uno splendore possibile del cemento armato messo in opera come materiale bruto al pari della pietra, del legno o della terra cruda17.“ Al fine di assicurare un contesto adeguato all’opera architettonica, il ministro della ricostruzione domandò a Le Corbusier un parere sull’urbanizzazione di Marsiglia sud. Lo studio si basa sulla realizzazione di una nuova arteria municipale importante (boulevard Michelet) di fronte l’edificio lecorbusiano senza così rompere la regola. Sarebbero dovute sorgere altre unité, ciascuna per 1.600 abitanti, ed altri edifici a torre destinata a single

57. interno piano spazi comune 58-62. tetto giardino dell’ Unité d’Habitation 63

63. facciata su Boulevard Michelet

Willy Boesiger, Le Corbusier, Œuvre complète, 1946-1952, Girsberger, Zurigo 1953, vol.5 p. 190

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e coppie senza figli. Accanto ai grandi volumi, LC prevede una serie di case monofamiliari ad una elevazione. Nel complesso, il piano di Marsiglia applica i principi della Carta d’Atene, considerato rispettoso delle risorse naturali del territorio. Nessuno di questi progetti vedrà la luce e il maestoso Unitè d’habitation rimane ancora oggi l’unico edificio degno di nota all’interno di un tessuto urbano anonimo.

1.10 La città del XXI secolo La Marsiglia del XXI secolo è una città che sta cercando in tutti i modi di poter dire la sua all’interno del panorama europeo e della zona del mediterraneo. Al di là dello strumento urbanistico generale che la città si è dotata recentemente (PLU18 approvato il 28 giugno 2013) e dei differenti piani di salvaguardia del tessuto storico (ZPPAUP), presenti in molti quartieri tra cui il Panier, la Marsiglia dei nostri giorni ha puntato molto, e continua ancora tutt’oggi a farlo, su progetti dalla forte caricatura internazionale: Marseille-Provence 2013 Capitale Européenne de la Culture e il progetto di riqualificazione urbana EuroMéditeranée, lanciato nel 1995 ed ancora in corso di realizzazione e sviluppo. A questi si aggiunge oggi il progetto, vinto lo scorso ottobre, Marseille-Provence 2017 Capitale Europea dello Sport. Entrambi i progetti possono essere visti e presentati come un unico. Per tale ragione si è scelto di descrivere questi processi attraverso due paragrafi differenziando la Marsiglia attuale da quella che probabilmente vedrà la luce nei prossimi anni. 1.10.1 L’Euromediterranée e Marseille 2013

“A partire dal 1995, la città focena vive una profonda mutazione. Sotto l’impulso del progetto Euromediterranée, il suo centro città s’ingrandisce, si espande e si abbellisce. A poco a poco, cinque quartieri emergeranno, dando alla città un volto di cambiamento19.” Sono queste le parole con cui viene presentato, 18

64. Marsiglia nel futuro

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Plan Local d’Urbanisme http://www.euromediterranee.fr


65. centro commerciale “Terrace du Port”, in fondo grattacielo CMA-CGM 66. Docks des Sud 67. nuova edilizia privata 68, 69. Teatro “Silo”, Marseille 70. place Henri Verneuil 71. Boulevard de Paris 72. Ospedale 66

73. scuola media Jean-Claude Izzo 74. museo Frac - PACA 75. piazza 76. passerella MuCem

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all’interno del suo sito, il progetto principe della città e con cui appare sin da subito chiaro quali sia l’intento costitutivo. Abbozzato per la prima volta nel 1983, sotto l’amministrazione Defferre, ripreso dal sindaco Vigouroux nel 1992 e avviato ufficialmente con il decreto n.95-1102 del 13 ottobre 1995, sotto la prima giunta dell’attuale sindaco Jean-Claude Gaudin, il progetto si pone l’obiettivo di stravolgere il tessuto urbano di ben 310 ettari (di cui 110 di demanio pubblico marittimo) all’interno dei quartieri Joliette, Saint-Charles, Belle de Mai e la nuova Cité de la Méditerranée. Il progetto oltre allo stato francese e il comune, coinvolge anche la comunità urbana metropolitana Marseille-Provence, la regione PACA e il consiglio generale del dipartimento Bouchedu-Rhône; tutti raggruppati all’interno dell’ Etablissement public d’aménagement detto EPAEM. Il progetto oggi è stato esteso, sotto l’insegna di Euromediterranée 2, trattato nel paragrafo seguente. Il team d’intervento ha scelto di rinnovare lo spazio urbano esistente, piuttosto che investire sul territorio, attraverso l’intervento di grandi nomi dell’architettura in prestigiosi progetti per ridare un soffio di modernità alla città e quindi posizionare Marsiglia tra le principali capitali europee. Privilegiando i principi dello sviluppo sostenibile e della ricostruzione della “città nella città”, il progetto accompagna le sue operazioni di rinnovamento urbano attraverso azioni di riabilitazione e/o di valorizzazione dei siti e del patrimonio esistente, testimoni della diversità della storia cittadina e della sua identità. Euroméditerranée mira anche a salvaguardare i piccoli capannoni industriali architettonicamente significativi, cercando di installare al loro interno nuove attività, in linea con la struttura esistente così da poter contribuire alla memoria del patrimonio ereditato. Per rendere ancora più appetibile il progetto, si è ritenuto ripensare al trasporto pubblico locale e territoriale. Al progetto sono legati infatti la ristrutturazione della stazione

centrale di Saint-Charles, con annesso terminal bus urbani ed extra-urbani al suo interno, la realizzazione della linea tranviaria numero 2 (Arenc Le Silo – Blancarde Foch) e la dotazione di una serie di parcheggi multipiano sotterranei lungo tutta l’area di intervento. Il cuore della prima fase del progetto prevede la realizzazione di un quartiere prettamente economico/finanziario all’interno della Joliette. Lungo il versante costiero sono stati già realizzati il centro commerciale Les terrasses du port, il complesso culturale del Silo d’Arenc e l’edificio terziario e commerciale del Docks, quest’ultimi due ricavati grazie all’intervento di riqualificazione di meravigliosi edifici industriali. All’interno del quartiere, tra i numerosi edifici finanziari, come il grattacielo CMA-CGM progettato da Zaha Hadid, troviamo il museo del FRAC realizzato sotto il progetto di Kengo Kuma. La riabilitazione della rue de la République, via di collegamento tra il Vieux-Port e il nuovo quartiere finanziario, riflette la volontà di far rivivere i quartieri una volta isolati. Il programma immobiliare combina riabilitazione e costruzione del costruito in modo da adattarsi all’ambiente di Marsiglia. Nei pressi del Panier, nella lingua di terra tra il mare e la cattedrale, sorge invece l’area che fu il centro della vita culturale di Marsiglia 2013. L’interramento dell’autostrada ha permesso il ridisegno di questa parte. Di quest’area fanno parte il progetto di ristrutturazione dei portici sotto la cattedrale e, nella vecchia banchina J4 del porto, i progetti del MuCem (Musée des civilisations de l’Europe et de la Mèditerranée) di Rudy Ricciotti e della Villa Méditerranée (centro regionale del Mediterraneo) dell’architetto italiano Stefano Boeri. Attorno alla stazione centrale, e grazie all’interramento dell’autostrada del sole A7, si sta procedendo, come da progetto, alla realizzazione di un nuovo quartiere residenziale dotato al centro di un parco di circa tre ettari.

SILO Marseille

stazione marittima turistica

Hangar J-1

Musée Regards de Provence Villa Méditerranée MuCem

77. stralcio_I luoghi di MP2013 lungo la costa

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1.10.2

L’Euroméditerranée 2: la Marsiglia di domani

La seconda fase del progetto prevede di continuare il processo di trasformazione avviato nella prima fase e di estendere l’area di ulteriori 170 ettari verso il nord della città. I suoi confini si estendono dal Village du Canet, a est, al grande porto marittimo, a ovest; dal Bd Capitaine Gèze, a Nord, alla torre CMA-CGM, a sud20. Questo perimetro riguarda dei quartieri che dal XIX secolo sono stati fortemente marcati dallo sviluppo industriale e portuale della città. Il porto ha rilegato il litorale in secondo piano e, a poco a poco, le grandi infrastrutture ferroviarie e industriali hanno dominato il territorio. Un quartiere mal servito e il cui ambiente si è progressivamente degradato. Pertanto, questi quartieri dispongono di vantaggi considerevoli. Si trovano all’interno di una zona strategica, nel cuore della metropoli e in prossimità delle infrastrutture di trasporto (A55, A7, fermata metropolitana Bougainville, linea ferroviaria regionale, porto). Al fine di lottare contro l’espansione urbana e permettere la conservazione delle aree naturali che si affacciano sulla città, è necessario ricostruire la città su se stessa. È solo adottando queste strategie che Marsiglia potrà diventare una grande città europea e mediterranea. Con questi presupposti, il progetto prevede di realizzare: nuove abitazioni per 30.000 abitanti; edifici per uffici e commercio; la creazione e la sistemazione di 20 ettari di spazi pubblici

(tra cui 14 per il Parc des Aygalades e 4 per il Parc de Boungainville), il prolungamento della linea tranviaria fino a Saint-Antoine e della linea 2 della metropolitana fino alla nuova stazione Capitaine Gèze, costituendo il principale nodo d’interscambio di mezzi pubblici-privati della città; l’interramento dell’autostrada A55 in modo da poter realizzare una promenade lungo la costa; la costruzione del quartiere Allar: primo quartiere ecosostenibile a impatto zero della città. La nuova Marsiglia è in grande fermento, un progetto che ricorda in parte le aspettative della città del XIX secolo e che speriamo possa davvero cambiare il volto e le sorti della città più sottosviluppata di Francia.

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www.euromediterraneeacte2.fr 78. nuova piazza Porte d’Aix 79. nuova stazione metropolitana Capitaine Gaze 80. Parc des Aygalades 81. nuovo skyline di Marsiglia

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65-75. foto Davide Gandolfo 76. foto Michele Puccia

21. Sofware Mapinfo - ENSA Marseille; T. Durosseau, Belsunse, une figure de ville, Un quartier l’agrandissemente de Marseille, Edilsud, Aix-en-provence 1990; foto aerea, Marsiglia 1927, archivio privato studio di architettura “331 Corniche Architectes”

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22-39. documentazione privata dello studio di architettura “331 Corniche Architectes”

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40, 41. J. Sbriglio (a cura di), Le Corbusier et la question du brutalism, ed. Parenthèse, Marsiglia 2014, p. 225 42. foto aerea, Marsiglia 1927, archivio privato studio di architettura “331 Corniche Architectes” 43-47. foto Davide Gandolfo 48-49. J. Sbriglio (a cura di), Le Corbusier et la question du brutalism, ed. Parenthèse, Marsiglia 2014, p. 55 50-53. J. Sbriglio (a cura di), Le Corbusier et la question du brutalism, ed. Parenthèse, Marsiglia 2014, p. 76 54. J. Sbriglio (a cura di), Le Corbusier et la question du brutalism, ed. Parenthèse, Marsiglia 2014, p. 78 55-63. foto Davide Gandolfo 64. Sofware Mapinfo - ENSA Marseille; T. Durosseau, Belsunse, une figure de ville, Un quartier l’agrandissemente de Marseille, Edilsud, Aix-en-provence 1990; foto aerea, Marsiglia 1927, archivio privato studio di architettura “331 Corniche Architectes”

35


«L’architettura è nello spazio, in estenzione, in profondità, in altezza: è volume e circolazione. (...) L’architettura è un’organizzazione.» Le Corbusier, conferenza a Buenos Aires, 17 ottobre 1929


capitolo II


38


Marsiglia e i suoi colori

L’

1. veduta della città dalla Basilica di Notre Dame de la Garde

ambiente fisico in cui è immersa la città di Marsiglia possiede caratteristiche marcate, che la rendono un luogo unico ed esercitano ancora tuttora un ruolo nella vita e nella costruzione della città. Nonostante l’incontrollata espansione urbana della città, che ha ridotto all’osso l’ambiente incontaminato, le componenti naturali restano dei protagonisti del paesaggio. Esse sono state da guida per la pianificazione e costruzione, nel passato antico (con il tracciamento degli antichi chemins) come in quello più recente. Marsiglia è una delle poche città che tiene ancora un forte legame con il territorio in cui sorge: i rapporti con il mare e con la collina sono sempre molto intensi tanto da poter considerare il tessuto urbano integrato nel suo territorio. In queste pagine cercheremo di capire quali sono le componenti naturali e antropiche tipiche della città provenzale, in modo da conoscere al meglio la città e le sue caratteristiche e, soprattutto per quanto riguarda quelle naturali, al fine della progettazione del manufatto che

1

39


si appresta a presentare nelle pagine seguenti. Il territorio storico di Marsiglia occupa un vasto bacino a semicerchio circondato da massicci calcarei che possono raggiungere anche i 700 m s.l.m., e si affaccia su un ampio golfo ad ovest. La città è cresciuta fra il chiarore dei calcari, il verde delle pianete e il blu del cielo che si fonde all’orizzonte con quello del mare. Lo sviluppo urbano della città è stato da sempre caratterizzato dai forti rilievi del terreno, che isolano la città dal resto dell’entroterra e individuano meglio il bacino su cui essa sorge. Un secondo fattore naturale che ha condizionato lo sviluppo della città è sicuramente la presenza dell’acqua su tutto il versante occidentale. Le caratteristiche territoriali che invece hanno influenzato lo sviluppo urbano sono state le infrastrutture portuali, la costruzione del Canale di Marsiglia e della ferrovia. Altra infrastruttura imponente è la rete autostradale che per molti anni ha contribuito allo sviluppo ma contemporaneamente alla suddivisione del tessuto urbano in tanti frammenti e che oggi, le opere d’interramento degli assi autostradali e ricucitura del tessuto urbano stanno portando nuova linfa alla città. In questo capitolo si cercherà di descrivere le componenti naturali e antropiche che hanno portato allo sviluppo di questo territorio francese così come oggi noi lo conosciamo.

2.1 Componenti naturali 2.1.1 La topografia

Situata a sud-est della Francia, in Provenza, Marsiglia è in contatto con il mar Mediterraneo a ovest, racchiusa sui restanti fronti da una serie di rilievi (il massiccio dell’ Estaque e dell’ étoile a nord, il Garlaban a est, il massiccio di Saint-Cyr (chiamato anche dei Calanchi) e il monte Puget a sud-est, il massiccio di Marseilleveyre a sud1). Marsiglia dista in linea d’aria circa 775 km da Parigi, 400 km da Genova e 501 km da Barcellona; mentre la sua latitudine 43° 27’ N è molto più vicina a quella della città di Firenze 40

2

(43° 47’ N). Quasi la metà del territorio comunale è un’area naturale in cui è difficile edificare e la città si sviluppa su un’area molto vasta: il territorio di Marsiglia si estende in più di 240,62 Km2 (di cui più di 100 km2 occupati da rilievi montuosi e collinari) ed è il quarto territorio comunale francese più esteso (2,5 volte più grande di Parigi e 5 volte quello di Lione). La sua densità (3.536 ab/km2) è invece largamente inferiore a quello di Parigi (21.229 ab/km2) o Lione (10.118 ab/km2). Marsiglia è una città su un territorio molto grezzo con elevate differenze altimetriche: si passa infatti da un’altimetria pari a zero, nelle parti attorno la fascia costiera, a quella pari a 242 m s.l.m. del quartiere Les Trois-Lucs (XII

02. fotoaerea Marsiglia, Apple Maps

1. V. Dayan, Marseille, la place du végétal en ville, Master Parme, Marsiglia 2007/2008. Studio realizzato per l’agAM


arrondissement). Il comune di Marsiglia presenta un fronte marino di 57 km di cui 24 all’interno delle calanques. Le calanques di Marsiglia si estendono tra il villaggio di Goudes, a sud-ovest della città, e Cassis. È uno dei siti più importanti della Francia ed è una zone molto importante per le sue risorse naturali. Les calanques, oggi, contano circa un milione di visitatori ogni anno. A compimento di un processo iniziato nel 1999, il Parc National des Calanques è stato creato nel 2012, al fine di proteggere il patrimonio naturale in terra e in mare. Raggruppa un territorio di 11.100 ettari sulla terra, tra i comuni di Marsiglia, Cassis e La Ciotat e 141.300 ettari nel mare. È il primo parco nazionale periurbano d’Europa. Oltre al parco delle calanche, Marsiglia conta più di 100 siti sotto marini, tra i quali troviamo l’archipel de Riou, l’archipel du Frioul e l’île de Planier. Il fronte marino rispecchiava la caratteristica rocciosa del territorio tanto che Marsiglia, fino allo scorso secolo, era priva di spiagge. Le principali spiagge (plages du Prado, Les Catalans, la Pointe Rouge, la plage du Prophète) che oggi sono possibili ammirare e sulle quali, nei mesi estivi, si riversano i marsigliesi, sono state ottenute dal deposito in superfice della terra estratta durante i lavori per la costruzione della metropolitana.

T min. media

gen

feb

mar

apr

mag

giu

lug

ago

set

ott

nov

dic

anno

2,9

3,6

6

9,1

13,1

16,5

19,1

18,7

15,7

12,4

7,2

3,9

10,8

T media

7,2

8,1

11

13,9

18

21,9

24,8

24,4

20,6

16,7

11,2

8

15,5

T max media

11,2

11,8

15,7

18,3

22,4

26,3

29,4

29,1

25,5

20,5

15

11,5

20,2

Record di freddo

-12,4

-16,8

-10

-2,4

0

5,4

7,8

8,1

1

-2,2

-5,8

-12,8 -16,8

Record di calore

19,9

22,1

25,4

29,6

34,9

37,6

39,7

39,2

34,3

30,4

25,2

20,3

39,7

Giorni con gelo

9,1

5,7

1,8

0

0

0

0

0

0

0

2,1

7,1

25,8

0 0 0

0 0 0

0 0 0

1 0 0

8,7 0,6 0

21,5 6,5 0,2

29,5 17,3 0,9

29,1 14,9 0,9

18,2 1,7 0

3,4 0,1 0

0 0 0

0 0 0

111,4 41,1 2

Giorni con: T > 25° C T > 30° C T > 35° C

152,5 134,9 2857,8

Soleggiamento

145,1

Record velocità vento

130

122

130

119

101

115

112

162

137

119

112

119

162

Precipitazioni

48

31,4

30,4

54

41,1

24,5

9,2

31

77,1

67,2

55,7

45,8

515,4

Record pioggia h24

63

54,2

41,2

65,7

62

43

51,6

85,6

96

161,3

64

52,3

161,3

Umidità relativa

75

72

67

65

64

63

59

62

69

74

75

77

68,5

Giorni con: neve tempesta nebbia

0,8 0,6 2,1

0,4 0,9 1,4

0,1 1 0,9

0 1,2 0,3

0 2 0,2

0 2,6 0

0 1,7 0,1

0 2,9 0

0 2,7 0,7

0 2,5 1,3

0,2 1,5 1,7

0,7 0,7 2,3

2,2 20,3 11

173,7 238,7 244,5 292,9 333,4 369,1 327,4 258,6 187,1

03. caratteristiche climatiche della città di Marsiglia (rilevamento eseguito presso la stazione metereologica di Marignane)

2.1.2 L’idrografia

L’Huveaune e il suo affluente, lo Jarret, interamente ricoperti nella parte urbana della città, sono, assieme il ruscello della Caravelle che passa dalla zona di Aygalades (XV arrondissement), i principali corsi d’acqua che attraversano Marsiglia. L’Huveaune e il Caravelle sono dei fiumi costieri a bassa portata d’acqua. Il sistema idrografico del bacino della città è tipico della zona mediterranea: le portate d’acqua sono basse ma i torrenti conoscono piene improvvise. Le piogge, conformemente al clima mediterraneo, sono scarse ma spesso violente. L’acqua ha fortemente scolpito il territorio e la struttura della città. Numerosi

04. rosa dei Venti della città di Marsiglia Il vento dominante è il Mistral, costante del Nord e nord-ovest. Mediamente esso supera la velocità di 57 km/h (vento forte) per 93 giorni in un anno, e i 100 km/h (tempesta) per 7 giorni l’anno, sul sito di rilevamento pianeggiante e libero dell’aeroporto di Marignane. Le statistiche si basano su osservazioni fatte da ottobre 2000 a marzo 2010, tutti i giorni fra le 7h le 19h ora locale.

41


cammini e nuclei di villaggi si sono sviluppati lunga la rete idrografica naturale e la struttura radiale della città ne è la testimonianza più evidente. All’interno del territorio marsigliese, i corsi d’acqua apportano frescura, vegetazione, rendono piacevole il paesaggio e costituiscono un valore aggiunto per gli edifici che attraversano. Il generale, l’acqua a Marsiglia è fortemente canalizzata, spesse volte anche a partire dalla sorgente, quasi da non percepirne la sua presenza, nonostante la potenzialità che può offrire per il miglioramento del confort durante la lunga stagione estiva. Inoltre, la canalizzazione, a causa dell’impermeabilizzazione del suolo, aumenta il rischio di inondazione per ruscellamento piovano. Da più di dieci anni il corso del fiume Huveaune, subito dopo il punto di confluenza con il Jarret, è deviato verso la stazione di depurazione delle acque per poi sfociare nelle acque marine, a sud della città, nelle Calanques. Accanto alla rete idrografica naturale, sul territorio marsigliese, è presente una fitta rete di canalizzazioni artificiali, realizzata per la fornitura d’acqua necessaria al sistema agricolo e alla città nel periodo della sua prima grande espansione. Il canale di Marsiglia (che prende il nome di Durance) apporta il 75% dell’acqua potabile disponibile in città, mentre il restante 25% è assicurato dal canale della Provenza che capta le acque del Verdon dal 1868. 2.1.3 Il clima mediterraneo francese

Il clima di Marsiglia è tipicamente mediterraneo. La città beneficia di un periodo elevato di soleggiamento, con più di 2.800 ore di sole ogni anno, specialmente grazie al maestrale, vento freddo e secco che soffia in media 93 giorni all’anno. Marsiglia è una città in cui piove pochissimo: solo circa 57 giorni di pioggia (principalmente in autunno e inverno) per una media di 515 mm di precipitazioni ogni anno. La temperatura media a Marsiglia è di 15,5°C.

Nonostante un clima generalmente clemente, non sono mancati degli episodi estremi: la temperatura più bassa registrata è stata di -16,8°C nel febbraio 1956, mentre la massima di 39,7°C il 26 luglio 1983. Il 14 gennaio 1987 e il 7 gennaio 2009 sono ricordati come due giornate di neve particolarmente intensa: si sono depositati più di 10 cm di neve che hanno completamente paralizzato la città. 2.1.4 Le piante tipiche della Provenza

Nonostante lo sviluppo urbano non controllato della città dello scorso secolo, che ha permesso lo sfrangiamento del fronte urbanizzato, i terreni naturali liberi ricoperti dai resti di antiche foreste ricoprono ancora oggi un importante ruolo. Sui 24 mila ettari del territorio marsigliese ancora circa 9 è ancora allo stato naturale. Queste aree si estendono soprattutto nella parte nord-ovest e a sud, verso i massicci montuosi e il parco delle Calanche. La vegetazione che contorna Marseille è formata da piante tipiche della zona del mediterraneo, basse e a macchie. Copre una parte del massiccio del Marseilleveyre e della valle del Nerthe. Le basse colline sono caratterizzate da macchia mediterranea su cui trovano spazio, su terreni particolarmente rocciosi, soprattutto la quercia spinosa e distese di graminacei spontanei (la “baouco” dei Provenzali), mentre su terreni più molli è possibile trovare dei miscugli di piccole piante come la ginestra di Provenza o “argeras”, il corbezzolo, la mora, o alcune erbe aromatiche come il rosmarino, il timo... Più lontano dal mare, sui monti, si osservano degli stadi di degradazione della foresta originaria di querce, punteggiate di pinete d’Aleppo. Nei valloni e lungo i corsi d’acqua, risiedono piante che richiedono un terreno costantemente umido: pioppi bianchi e frassini in fiore2. Seppure nel territorio marsigliese non è presente in grosse quantità, la lavanda è una delle piante più importanti e coltivate della Provenza, e che ha fatto la fortuna di questi territori grazie al suo utilizzo nel campo della

5 05. il parco delle Calanques 06. Astragolo di Marsiglia 07. Germandrée faux petit pin 08. Herbe à Gouffé

www.marseille.fr/sitevdm/environnement/espaces-verts/la-faune-et-laflore/la-flore 3 http://fr.wikipedia.org/wiki/Sabline_de_Provence 4 www.quelleestcetteplante.fr/especes.php?genre=Astragalus&variete=tragacantha 5 http://www.tela-botanica.org/bdtfx-nn-67422-synthese 6 dati rilevati da base Cass ini dell’istituto EHESS 2

6

7

42

8


profumazione. Oggi la lavanda e i suoi terreni coltivati con questa pianta sono i simboli e i profumi più importanti dell’intera regione. Tutta la vegetazione marsigliese non è sfuggita ai cambiamenti climatici degli ultimi anni che marcano come sia in atto un processo di essicamento delle aree costiere del Mediterraneo occidentale. L’attività distruttiva dell’uomo ha naturalmente contribuito ad accentuare questa tendenza. In tutta la Provenza, i boschi di quercia verde stanno lentamente cedendo il passo alla macchia mediterranea con le sue querce spinose. A sua volta, anche il destino dei terreni occupati originariamente da questo tipo di vegetazione, è destinato a regredire con la comparsa di piccole piante più adatte a terreni più aridi. L’urbanizzazione, lo sviluppo industriale e l’aumento della popolazione hanno purtroppo la meglio su una flora, in origine, molto ricca e varia. Tuttavia, la diversità di microclimi e habitat che si riscontra sul territorio foceno ha permesso la sopravvivenza di parecchie specie vegetali rare. Tra le rocce delle Calanques è possibile trovare l’Arenaria della Provenza, nota anche come “herbe à Gouffé” (pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Caryophyllaceae, con piccole foglie di colore verde scuro e fiori bianchi, larghi e piatti, la cui altezza non supera mai i 15 cm3); nelle zone più aride e rocciose del litorale (capo Croisette e isola Maïre, Frioul) l’Astragolo di Marsiglia (pianta appartenente alla famiglia delle Fabaceae, con foglie di forma verdi di forma triangolare ovata e fiori bianchi, qualche volta leggermente colorati di un violetto sulle punte, la cui altezza non supera i 30 cm4); mentre nella parte occidentale dell’area naturale del plateau de la Mure è possibile vedere le ultime essenze francesi di Germandrée faux petit pin (pianta appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, alta 20-50 cm, legnosa alla base. Presenta foglie pelose disposte in strisce lineari e fiori bianchi o rosati e grandi, che si distaccano a due a due dallo stelo5). 09. carta suddivisione amministrativa di Marsiglia

43


2.2 Componenti antropiche 2.2.1 Confini amministrativi e popolazione

Marsiglia è il capoluogo della regione PACA (Provence-Alpes-Côte d’Azur-Bouches de Rhône) e sede della prefettura del dipartimento “Bocca del Rodano”. Il territorio comunale è suddiviso in 16 arrondissement municipali che, a due a due, formano i settori (con a capo un proprio sindaco, eletto mediante elezioni) in cui la città viene amministrata nel particolare (l’organizzazione e la visione generale della città vengono invece gestite dal sindaco e dall’amministrazione generale all’interno dell’Hotel de Ville). A partire dal luglio del 2000, la città è alla guida di una grande struttura intercomunale: la Communauté urbaine Marseille Provence Métropole (MPM) che raggruppa oltre un milione di abitanti e che è la terza per estensione a livello nazionale (dopo

10. carta confini di Marsiglia, l’interland e il sistema trasporti principale

44

Parigi e Lione). Marsiglia è abitata da più di 850.600 abitanti (dato aggiornato al 2011) che ne fanno la seconda città più popolosa della Francia dopo Parigi. L’evoluzione della popolazione è stata irregolare per tutta la seconda metà del Novecento, e ha visto un’alternanza di periodi di forte crescita e regressione, legati soprattutto alle vicende del suo porto. Gli anni Sessanta del secolo scorso hanno visto un forte incremento della popolazione (superando anche la quota di 900 mila abitanti). Negli ultimi anni del ‘900 si è assistito a un spopolamento della città, rimanendo, per alcuni anni, sotto la soglia di 800 mila abitanti6. 2.2.2 Marsiglia e collegamenti interni ed esterni

Il sistema dei trasporti della regione metropolitana in questione è oggi oggetto di


11. Marsiglia, i quartieri e il sistema trasporti

45


La Rose

Technopôle de Château-Gombert

M1 B3B 2 4 4B 5 5T 3 11 27 42 42T 142 142J 143 144

Gèze

Frais Vallon

ro

ét

M

Bougainville M2 B2 36B 38

25 70

28 72

30

36

1

M

Malpassé

Saint Just M1 42 42T 53

M1 B3A 37 37S 38 39

81

National M2 88

Arenc Le Silo T2 T3 82

89

M2

Chartreux

Désirée Clary

Joliette M2 T2 49 55

T3 82

Saint Charles

M1 M2 52 82S

35

Réformés

Cinq Avenues

La Joliette

M1 T2 34 49

M1 T2 7B 7T 81

Colbert

Belsunce Canebière Alcazar Garibaldi Canebière Capucins

Sadi Carnot

Rome Davso

Vieux Port Hôtel de Ville

T3

Canebière Bourse

83

82 82S

Tr am

T2

81

Foch Boisson

T2

Notre-Dame du Mont Cours Julien

Baille

Préfecture

1

La Parette

La Grognarde

St Pierre

La Timone

M1 T1

T2

67

M2

T1 9 10 12B 12S 91

Bougainville - Ste Marguerite Dromel

M1

La Rose - La Fourragère

T1

Noailles - Les Caillols Centre Urbain

2

Périer Sainte Marguerite Dromel

Rond-Point du Prado M2 19 21 921 22 22S 23 41 44 45 72 83

12

Les Caillols Centre Urbain

Légende

La Blancarde La Timone

M tro Mé

T3 T3 M1 M2 B1 18 19 21 41 50 54 73 74

William Booth

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M

Castellane Notre-Dame de la Garde

Air Bel

Tram T1

Ste Thérèse

M

M1 12 12B 12S 40 52 54 72 91

Estrangin

7T

Louis Armand La Boiseraie

Jean Martin tro

7B

Saint Barnabé

Tram T1

George Eugène Camas Pierre

Rome Dragon

Canebière Vieux Port 81

Place de Rome

6 7 42 42T

Noailles M2 T1

La Fourragère M1 7 9 10

Foch Sakakini

National

Cours Saint-Louis

Hôtel de Région

60

33

Longchamp

République Dames

42 72

Longchamp

Canebière

Jules Guesde

55

M1 6 42T 67

Les Chutes Lavie

Tram T3 Tram T2

Euroméditerranée Gantès

m Tra

46

12. rete Metropolitana e Tram di Marsiglia

Métro

grande attenzione da parte degli enti preposti alla gestione del territorio. Sono in fase di studio e realizzazione interventi strutturali che avranno, nelle intenzioni dei progettisti, riflessi sia su scala nazionale che di quartiere. Ancora tutt’oggi, il mezzo di trasporto per eccellenza per i marsigliesi è l’auto privata. Marsiglia è la quarta città più trafficata al mondo (classifica TomTom Congestion Index 2014) ed è carente in servizi di trasporto pubblico: solo da pochi anni sono stati intrapresi dei rimedi in tal senso e seppur la situazione è decisamente cambiata rispetto in passato, l’abitudine di una buona parte della popolazione permane. La rete autostradale conta oggi ben tre assi (A7, A50, A55) passanti per il cuore della città. Oggi, grazie all’ammodernamento del tessuto urbano avviato nel corso della fine del secolo scorso, gran parte del tracciato autostradale scorre sotto quello cittadino. Esse permettono di collegare la città direttamente con Lione, Tolone e Martigues e indirettamente con Parigi, le città sul litorale orientale e l’Italia, e dall’altro fronte, le città sul versante occidentale e la Spagna. La rete ferroviaria, invece, consta di due linee ad alta velocità, la linea Parigi-Lione-Marsiglia (il più importante asse ferroviario francese) e la linea Bordeaux-Tolosa-Narbonne-TarasconMarsiglia, e di ben dieci linee secondarie a traffico regionale che la collegano con Tolone, Hyères, Draguignan, Nizza e Ventimiglia, Miramas, Arle, Avignone, Valence, Orange, Nîmes e Montpellier; Aix en Provence e Pertuis, Manosque e Briançon. Il principale nodo di interscambio ferroviario è sicuramente la stazione di Saint-Charles, che con più di 15,5 milioni di viaggiatori annuali (dato riferito al 2008) è sicuramente una delle stazioni francesi più importanti ed in continua espansione. Dalla stazione principale di Marsiglia si può oggi facilmente raggiungere con il TGV le principali città francesi in tempi ragionevolmente rapidi: Parigi (circa 3h di viaggio), Lione (1h40), Lille (4h50). A livello internazionale, dalla stazione di Saint-Charles partono treni diretti

M2 15 15S 16 16S 17 24 24B 24S 24T 46 46S 47 48 48T 73

2

7

T2

Arenc Le Silo - La Blancarde

T3

Arenc Le Silo - Castellane

32

Correspondances lignes Bus Correspondances lignes Transmétropole Correspondances lignes Départementales Correspondances gares TER Parking relais RTM Prolongement Ligne M2 en cours de réalisation

12


a Barcellona, Madrid, Francoforte, Amsterdam, Bruxelles, Ginevra, Genova e Milano. I progetti futuri prevedono una profonda mutazione della stazione centrale, a partire dell’inizio della prima fase dei lavori sulla nuova linea Provence-Côte d’Azur (previsti nel 2025): è in fase di progettazione la parte sotterranea, con nuovi binari con direzione est-ovest al di sotto di quelli attuali, per accogliere i treni in transito ed ridurre i tempi di sosta (esempio: TGV ParigiNizza). Il progetto prevede inoltre il raddoppio di gran parte della linea entrante a Marsiglia e la realizzazione di una nuova tra Marsiglia e Aubagne. A livello urbano la città sconta un notevole ritardo sullo sviluppo dei trasporti pubblici locali. La città è dotata di due linee metropolitane, che si intersecano nelle stazioni di SaintCharles e Castellane, risalenti ai primi anni del nostro secolo, e che connettono la parte sud, con il centro e i confini dei quartieri Nord: linea 1 La Rose-Saint Bernarbè e linea 2 Sainte Marguerite Dromel-Bougainville, in cui si prevede l’estensione fino a Capitaine Gèze (vedi progetto Euroméditeranée), Ancora più recenti sono invece le due linee di tram in esercizio che collegano in modo efficiente il centro storico con i quartieri situati ad est e i luoghi dell’ Euroméditerranée. È in corso di realizzazione la terza linea tramviaria che metterà in collegamento place Castellane con Cours Julien. 2.2.3 Il porto e il turismo

7. Le chantier naval de Marseille liquidé, in “Le Parisien”, 10 marzo 2009 8. www.fashion-dailynews.com/telex/la-mode-marseillaise-coloree-et-cosmopolite-conquete-du-monde.html 9. www.amse-aixmarseille.fr/sites/default/files/aix-marseille_ocde.pdf 10. L’OCDE vante le dynamisme économique de Marseille, in “capital.fr”, 6 dicembre 2013

L’economia dell’agglomerato marsigliese odierna si basa ancora sull’attività portuale e sul turismo. Per quanto riguarda le attività industriali, Marseille, fino allo scorso secolo, era una delle più importanti città industriali, sia direttamente legate all’attività portuale che no. Nelle sue fabbriche si produceva, infatti, il famoso sapone, piastrelle e prodotti ceramici, alimenti (soprattutto olio e pasta). Nel 2009 la chiusura dell’Unione navale di Marsiglia ha marcato probabilmente la fine della filiera di riparazione navale in città, che impiegava più

di 6.000 persone fino a trenta anni fa7. Oggi, l’industria della moda è un settore relativamente importante e in costante crescita: circa sessanta marchi locali (di cui Kaporal, Kulte, American Vintage, Kothai) totalizzano una cifra di affari in esportazione che si aggira a 229 milioni di euro ogni anno8. Marsiglia ha sicuramente conosciuto nel passato periodi di migliore fioritura, anche se i dati negli ultimi anni dicono come la città si stia rimettendo in careggiata. Mettendo voce ai numeri è possibile notare che, tra il 2010 e il 2013, l’area urbana di Marsiglia ha registrato la seconda più forte crescita d’impiego delle metropoli europee dell’OCDE con un +2,1% ogni anno9. La metropoli MPM è secondo l’OCDE la XXXX città con più innovazione al mondo e conta ben dieci poli di competitività. Essa pesa ben il 2,8% del PIL nazionale francese. Sempre in questo periodo, la disoccupazione è passata dal 14,3 al 10,1%, mentre di tasso di disoccupazione resta tuttavia 2 punti più elevati della media francese, e conosce una deficit di impiego pari a 62.000, rapportandolo alla media delle metropolitane francesi10. Molto importante è l’attività economica di società con sede a Marsiglia, tra le quali spiccano: la CMA-CGM (uno dei leader mondiali del trasporto marittimo); la COMEX (società nel settore delle esplorazioni sottomarine); la società dell’acqua di Marsiglia (quarto gruppo francese del settore); ONET (impresa nel settore delle pulizie, prima in Francia); Pernord Ricard (secondo gruppo mondiale di liquori); la Sodexo (leader mondiale dei servizi di restauro). Importante è anche il settore della ricerca. La delegazione Provence et Corse è il secondo polo regionale del CNRS dopo quello dell’ Îlede-France. Impiega circa 1900 persone di cui 856 ricercatori ai quali bisogna aggiungere il personale dell’Università d’Aix-Marseille e degli altri organismi di ricerca internazionali quali INSERM o INRA.

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Marsiglia, come abbiamo visto anche nel capitolo riguardante la sua storia, ha sempre avuto un rapporto importante con il mare. Quest’ultimo ha sempre giocato, e continua ancora a farlo, un ruolo di primo piano nell’economia della città. Dopo la pesante crisi che ha invaso la città e il suo porto, adesso la situazione economica è sicuramente migliorata. Nel 2013, il grande porto marittimo di Marsiglia, che si estende da Marsiglia a Fos-sur-Mer, tratta 85 milioni di tonnellate di merci, principalmente idrocarburi (60% del traffico11). Oggi è il primo porto francese, il secondo nel Mediterraneo12 e il quinto in Europa13. Il mare ha da sempre rappresentato una fonte di ricchezza economica non indifferente. Marsiglia è uno dei principali porti di pesca della costa mediterranea francese, anche se in forte declino. Negli ultimi decenni il numero dei marinai è sceso consistentemente: oggi si contano all’incirca 230 marinai con una pesca annuale di 1.000 tonnellate. Marsiglia è anche il primo porto croceristico della Francia e il sesto del Mediterraneo: nel 2013, più di un milione di croceristi hanno visitato la città, contribuendo ad accrescere l’economia cittadina. Sempre sotto questo punto di vista, la città è dotata di ben 4 porticcioli turistici (Vieux-Port, Pointe Rouge, Frioul e Estaque), collegati tra loro da una rete di motonavi che, soprattutto d’estate, mostrano il versante marino della città. 17

13. rue Pavillon 14. campanile degli Accoules 15. course Belsunce, Centre Bourse 16. La Tourette, Panier 17. vista della città dal “parc du Pharo”

11. articolo Marseille, premier port d’Europe, www.lesechos.fr, 20 luglio 2014 12. Clémentine Vaysse, Comment le port d’Algésiras a doublé celui de Marseille, marsactu.fr, 5 marzo 2014 13. rapporto nazionale Trafic total des ports français métropolitains et des principaux ports européens voisins en 2000

14

15

13

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Grazie alla crescita culturale degli ultimi decenni, che ha portato ad ottenere il titolo di Capitale della cultura europea nel 2013, Marsiglia oggi gode di una consistente attività turistica e commerciale in crescente sviluppo. I suoi monumenti storici e gli edifici culturali, assieme alle bellezze naturali indiscutibili del territorio, hanno attirato lo scorso anno circa 11 milioni di visitatori. 2.2.4 Il paesaggio urbano

Salendo sulla sommità della collina su cui sorge la Basilica di Notre-Dame-de-la-Garde, è possibile vedere la città dall’alto e in tutta la sua interezza. Quello che emerge è una fitta distesa di costruzioni che, tal volta posizionati in modo non ordinato seguendo diversi e casuali orientamenti, ricoprono quasi nella sua interezza la conca di Marsiglia. La città fino al primi anni del Novecento si presentava ancora molto compatta e costruita secondo una regola di giustapposizione di differenti tessuti urbani derivati nel corso della sua lunga vita. A partire dal primo dopo guerra numerose operazioni residenziali, anticipatrici dei futuri grands ensembles, cominciano a invadere gli spazi interstiziali e le pendici delle colline. La crescita urbana che ne deriva si concentra attorno i nuclei già esistenti e la periferia si estende per quartieri distinti, poi successivamente saldati tra loro. Dall’alto, tra la antropizzata, emergono gli edifici simbolo del centro storico: il campanile

degli Accoules, la cattedrale, alcune chiese (Réformés, Carmes, Saint-Laurent), i due forti storici (Saint-Nicolas e Saint-Jean), il Pharo, così come gli edifici della ricostruzione (le torri del Centre Bourse e i palazzi della Tourette). Seppure la morfologia del terreno è fortemente accidentata, la coltre di tessuto urbano riesce abilmente a mascherarla: bisogna scendere e immergersi nei quartieri per accorgersi delle forti pendenze, delle fratture e dei diversi salti di quota. L’insieme del centro antico appare compatto, di colore biancastro relativamente uniforme, a volte con alcune sfumature di rosa o beige, e sormontato da coperture con coppi marsigliesi dal colore rossastro. Il contatto con il mare è sempre presente: in molti punti della città storica, durante una passeggiata tra le strette e ripide vie, è possibile trovare dei punti in cui ristabilire il contatto visivo diretto con l’acqua. Punti di riferimento e segnali, come la porte d’Aix, la scalinata di Saint-Charles e la fontana Fossati marcano gli assi maggiori della composizione urbana. Una “messinscena” urbana, sapientemente calibrata, utilizza i tracciati barocchi per legare tra loro i maggiori spazi, le porte d’ingresso e il Cours Belsunce. Gli allineamenti su strada presentano una ricchezza e uan varietà notevole, accogliendo armoniosamente facciate di epoche differenti (XVII-XX secolo)14. 14. V. Dayan, Marseille, la place du végétal… op. cit.


Bibliografia V. Dayan, Marseille, la place du végétal en ville, Master Parme, Marsiglia 2007/2008. Studio realizzato per l’agAM

www.tela-botanica.org/bdtfx-nn-67422synthese

Le chantier naval de Marseille liquidé, Le Parisien, 10 marzo 2009

Riferimenti immagini

L’OCDE vante le dynamisme économique de Marseille, capital.fr, 6 dicembre 2013

2. Apple Maps

Marseille, premier port d’Europe, lesechos.fr, 20 luglio 2014 Clémentine Vaysse, Comment d’Algésiras a doublé celui de marsactu.fr, 5 marzo 2014

le port Marseille,

Rapporto nazionale Trafic total des ports français métropolitains et des principaux ports européens voisins en 2000, Ministère de l’Écologie, de l’Énergie, du Développement durable et de l’Aménagement du territoire, Parigi 2001

Sitografia

1. foto Davide Gandolfo

3. www.meteofrance.com; www.infoclimat.fr 4. http://fr.windfinder.com 5. foto Davide Gandolfo 6. www.florecalanque.free.fr 7. www.florealpes.com 8. www.cd13ffme.fr 09. www.carto.marseille.fr 10. Google Maps

www.wikipedia.fr/marseille

11. Google Maps

www.fashion-dailynews.com/telex/lamode-marseillaise-coloree-et-cosmopoliteconquete-du-monde.html

12. www.rtm.fr

www.amse-aixmarseille.fr/sites/default/files/ aix-marseille_ocde.pdf

14. foto Davide Gandolfo

www.marseille.fr/sitevdm/environnement/ espaces-verts/la-faune-et-la-flore/la-flore http://fr.wikipedia.org/wiki/Sabline_de_ Provence www.quelleestcetteplante.fr/especes. php?genre=Astragalus&variete=tragacantha

13. www.panoramio.com

15. www.panoramio.com 16. www.djibnet.com 17. foto Davide Gandolfo


«Lo spazio publico è il principale patrimonio che i nostri cittadini possiedono» rivista CIUDAD SOSTENIBILE, n.2/2012


capitolo III


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Il Panier

I 01. Il Panier dal vecchio ponte sul Vieux-Port

l quartiere del Panier è il più antico villaggio della Francia. Da allora e fino ai giorni nostri, le varie popolazioni che vi hanno abitato hanno contribuito al suo continuo cambiamento e stratificazione attraverso azioni di distruzione, ricostruzione, rimpiego e restauro. Il quartiere del Panier è già di per sé un villaggio dentro la città, un mondo a parte con forti legami col suo territorio. Il suo stesso nome, preso da una via e a sua volta da quello di un albergo ivi situato, spiega chiaramente la natura del Panier dei nostri giorni: esso è un contenitore, con vari elementi di diversa natura, e dalle pareti flessibili e areate, che permette continui scambi tra interno ed esterno.

3.1 Il quartiere del Panier Il Panier non costituisce oggi un quartiere nel senso amministrativo del termine. Esso infatti si trova all’interno dei due quartieri Grand Carmes e Hotel de Ville. Al suo interno accoglie una popolazione giovane e la parte di bambini con meno di 5 anni è superiore alla media cittadina. Ancora tutt’oggi la popolazione che vive il Panier è una perfetta miscellanea di diverse genti con differente cultura, età e identità sociale che alcune volte possano entrare in contrasto tra loro. L’idea della “città frugale1” porta pure con se il superamento di questi conflitti e una maggiore coesione tra il Panier e i suoi abitanti. Il quartiere è da sempre un luogo d’accoglienza per le differenti popolazioni immigrate. La sua prima ragione risiede nella sua vicinanza al 1

1

vedi nota 4 presente in introduzione, p. 11

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porto. Questo spiega anche l’assenza di edifici storici con un’elevata imponenza architettonica e la presenza esclusiva di abitazioni modeste e di piccole dimensioni. Le categorie di popolazione che storicamente hanno vissuto questa parte di Marsiglia, erano sempre legate al mare e alla funzione del suo porto: pescatori, operai, artigiani. Già nel 1931, il Panier è un insieme di popolazioni differenti: era facile trovare abitanti dalle risorse modeste provenienti dall’Italia, Corsica e Spagna. Negli anni ’60 il Panier conosce una crisi demografica e sociale dovuta sia alla crisi portuale di quegli anni che al desiderio da parte dei suoi abitanti di voler migliorare le loro condizioni abitative. Dal 1968 al 1975 il quartiere perde un quarto della sua popolazione, soprattutto giovani. Il Panier è da sempre considerato un quartiere popolare e rappresenta il primo luogo abitato dagli immigrati a Marsiglia. Oggi, il quartiere rimane segnato da questa onda d’immigrazione e dalle numerose famiglie di origine italiana, corsa e spagnola che vi abitato da lunga data. Si può parlare di un’atmosfera propria del Panier, atmosfera di calore e di convivialità che si ritrova anche nelle sue architetture. Percorrendo le sue vie, facilmente si possono scoprire le caratteristiche che lo rendono unico: la storia, il suo tessuto, gli edifici, i colori e l’appropriazione dello spazio pubblico. La sua caratteristica principe è la ricca storia che emerge dal suo tessuto stratificato e dai suoi edifici più importanti. Non tutto oggi è facilmente visibile e spesse volte le forme e certi allineamenti richiamano l’antica presenza di un teatro greco o di una antica cisterna presente nel sottosuolo. Altre volte, le varie operazioni di rottura hanno portato alla luce le stratificazioni più antiche (place du Refuge, centre Bourse…). Quest’ultimi anni, sotto l’effetto di progetti di riqualificazione e di installazione di luoghi a carattere culturale, il Panier tende a diventare 56

1950 1850 1800 1650

un quartiere turistico. Il cambiamento è strettamente legato allo sviluppo di pratiche urbane per il turismo, la cultura e il tempo libero.

3.2 Caratteristiche tipo-morfologiche Il Panier oggi ha perso il suo tessuto eterogeneo: in questi ultimi secoli l’antico quartiere, come abbiamo visto nelle pagine precedenti, ha subito vari demolizioni e cambiamenti morfologici, soprattutto attorno ai proprio confini. Oggi, infatti, possiamo considerare la zona come una roccaforte triangolare di tessuto urbano compatto circoscritta da tre fasce di tessuto urbano di epoche differenti, derivate da scelte e cause anch’esse di diversa natura. Dalla lettura di una qualsiasi carta urbana o mediante una

02. epoche del tessuto edilizio nel Panier

2 Il concetto di lisière è stato utilizzato nel corso del laboratorio di progettazione, tenuto presso l’ENSA Marseille, per indicare la fascia limite tra il Panier e il resto della città. La lisière di un sistema, che è in contatto con quella di un sistema vicino, costituisce un’interfaccia dove degli elementi dei due sistemi si mescolano. Al contrario, al centro di ciascun sistema, i loro elementi sono fortemente organizzati: lo stato delle loro relazioni è più complesso al centro mentre più semplice in periferia (meno organizzato o più aleatorio, meno reggente). Cosa si può dedurre nel caso di un sistema “città” in relazione con il suo sistema vicino (o nel caso

di un quartiere in relazione ad un altro vicino, …)? Che cosa apporta il rinforzamento o l’affermazione di un limite del sistema (esempio della recinzione), o al contrario la banalizzazione di questo limite, la sua eliminazione? Che cosa permette la porta in un muro o al contrario la sua assenza (sistema aperto o chiuso)? Notiamo che la lisière di un sistema può essere considerata tanto come il suo limite, quanto come il limite del suo centro. Il centro di un sistema è il suo ambiente, l’insieme dei sistemi vicini con quelli che entrano di relazione: è la khôra dell’antica grecia, che pone la nozione liminale, ovvero di soglia (in latino, limen)


visita del luogo è possibile notare: - sul versante est, rue de la République e il suo tessuto derivato dalle scelte haussmaniane del XIX secolo. La quota di terreno inferiore su cui è stato tracciato questo nuovo asse, e la differenza morfologica degli edifici, hanno determinato una sostanziale rottura con la “roccaforte” antica. La riduzione del numero di accessi tra le due parti e la loro bassa visibilità genera una difficoltà di passaggio tra i due quartieri; - a Nord-ovest, il quartiere delle Joliette con il suo tessuto in continua trasformazione. Questa parte è nata, nel XIX secolo, dalla volontà della città di Marsiglia di modernizzare la sua immagine. Il tessuto urbano è stato segnato da profondi cambiamenti: la rue de Panier, per esempio, che aveva permesso il passaggio diretto verso il porto e la Vieille Major, è stata interrotta attraverso la realizzazione del nuovo isolato. Oggi, il Panier risulta completamente separato dal mare, solo in alcuni punti strategici (es. place du Pistole) oggi è possibile scorgere cosa avviene al di là della città; - a sud; il nuovo quartiere del XIX secolo costruito a seguito dei bombardamenti della II guerra mondiale. Il tessuto ricostruito favorisce una certa vivibilità degli spazi pubblici (sia gli assi stradali che le piazze hanno dimensioni sostanzialmente maggiori). In questa parte però si assiste ad una perdita della porosità del tessuto. Emblematica è la situazione di rue Caisserie caratterizzata da due fronti stradali completamente sconnessi tra loro. Il forte dislivello del terreno accentua la divisione tra queste due parti: si può facilmente dedurre che gli edifici ricostruiti non fanno più parte del quartiere antico e che il limite del quartiere antico si attesta sul fronte nord della rue Caisserie. La ricostruzione ha, di fatto, creato una rottura tra il Panier e il porto antico. Dalla lettura del quartiere storico e della sua lisière2 possiamo oggi dire che il Panier odierno vive e si chiude praticamente su se stesso.

Oltre a una sezione stradale sostanzialmente differente, la parte di confine è caratterizzata da edifici di maggiore altezza che nascondono l’anima dell’antico quartiere. Effettuando una semplice sezione tra il quartiere storico e la sua lisière, è possibile constatare, inoltre, che l’elevata differenza di quota del terreno tra le due parti viene completamente ceduta agli edifici di recente costruzione portando, in media, alla stessa altezza il livello delle coperture tra le due parti. Riportando il discorso sull’antico centro, altra caratteristica da enunciare è Il suo tessuto edilizio denso e fitto costituito da strette vie (circa 3 metri di larghezza), spesso in pendenza, delimitate da edifici a sviluppo verticale (4-5 piani con pianta di piccole dimensioni) con facciate ricoperte da intonaci dai forti colori. Per superare il problema delle forti pendenze, molte strade sono state concepite come scalinate, permettendo di raggiungere velocemente ogni punto del quartiere ai pedoni, ma lasciando problemi di accessibilità per le persone con problemi motori. Altro problema importante derivato da queste condizioni del tessuto è la circolazione di

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03,04. sistema viario del Panier

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isolato rettangolare non presente isolato tringolare non presente isolato irregolare non presente

05. classificazione e individuazione degli isolati

mezzi motorizzati e il loro parcheggio: ormai tutto il Panier è una zona a traffico limitato ma il problema dei parcheggi rimane ancora da risolvere pienamente. Una descrizione della capitale provenzale del XIX secolo, la possiamo trovare tra le pagine del libro Voyage dans le midi de la France di Stendhal: «Le strade sono strette in questa città, e siccome è costruita sulla cima e sulle pendenze di una collina, bisogna salire e scendere continuamente. Ci sono delle splendide sequenze di viste, alcune volte verso Notre-Dame-de-la-Garde, alcune volte sul mare».

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3.2.1 Gli isolati e le sue cellule

Tralasciando la parte di confine fortemente modificata negli ultimi secoli, all’interno del nocciolo del Panier è possibile leggere ancora il tessuto antico del quartiere e distinguere tre differenti conformazioni di isolato: rettangolare, triangolare e irregolare. I primi due tipi di isolati presentano una struttura molto compatta con lotti pressoché rettangolari di circa 4-6 metri di larghezza e 6-10 metri di profondità ed edifici di circa 3-4 livelli fuori terra. Questi’ultimi, nella maggiorparte dei casi occupano l’intera dimensione del lotto su cui giacciono: solo in alcuni casi particolari nella parte interna del lotto trova luogo una piccola area all’aperto al fine di

ottenere un secondo affaccio e migliorare così le condizioni di confort al suo interno. Il tessuto nella parte ovest del quartiere presenta una conformazione più regolare con isolati dalla forma rettangolare compatti, senza corte interna. L’assemblaggio consente un solo affaccio per ogni unità abitativa, ad eccezione delle parcelle angolari. Le parcelle sono di solito allineate all’asse stradale, ma in casi eccezionali è possibile riscontrare un leggero arretramento della facciata. L’irregolarità del terreno ha portato alcune volte alla trasformazione dell’isolato rettangolare in quello di forma triangolare. La forma delle singole unità abitative rimane pressoché


copertura

veranda

terzo livello

secondo livello

primo livello

basamento ingresso campata 6

I

II

invariata nella parte con maggiore spessore, mentre assume una forma trapezoidale e/o quasi triangolare nella parte opposta. Gli isolati spesse volte presentano delle corti al suo interno, adibiti a semplici giardini e/o orti privati, e quasi tutte le particelle presentano il doppio affaccio strada/strada o strada/corte interna. La topografia del terreno e le modifiche parcellari degli ultimi decenni hanno portato alla formazione di isolati di tipo irregolare. La maggior parte di questi isolati accoglie edifici collettivi, di carattere sia pubblico che religioso, caratterizzati da dimensioni maggiori se confrontati a quelle tipiche del Panier. Riducendo di scala il discorso e concentrandosi, dunque, sulle singole particelle lo studio ha permesso di individuare, studiare e capire il funzionamento cardine di queste. Dall’esterno ciascun edificio mostra la differenziazione delle destinazioni d’uso tra il piano terra (porta d’accesso e bottega o piccolo magazzino) e i piani successivi destinati ad uso abitativo. Caratteristica è ancora la soluzione adottata per il passaggio tra parte pubblica e privata. La topografia del terreno impone una soluzione su diversi piani: dalla strada si sale sul marciapiede, che continua a seguire l’inclinazione dell’asse stradale; mentre uno o più gradini consentono, poi, di accedere al piano orizzontale dell’abitazione. Questo passaggio su più livelli permette

un’appropriazione singolare degli spazi pubblici davanti alle abitazioni con piante, fiori, sedute di vario genere e panni stesi, elementi caratteristici e tipici della cultura cittadina dei piccoli paesi mediterranei. Al suo interno, ogni particella presenta un singolo appartamento su più livelli. Date le dimensioni ridotte, ogni singolo piano ospita al massimo due locali e dunque le diverse funzioni della casa vengono quasi esclusivamente distinti nei diversi livelli e collegati mediante il vano scala interno, addossato, nella maggior parte dei casi, ad un muro perimetrale. Se la particella è di dimensioni superiori, allora il collegamento verticale può avvenire nella parte centrale. Negli edifici dove è stata prevista la presenza al pian terreno di un vano con funzioni diverse da quelle abitative (laboratorio artigianale, bottega…) il vano scala mette in comunicazione il primo piano esclusivamente con l’esterno. 3.2.2 Le facciate e i suoi colori

Quello che più cattura la vista del visitatore tra i vicoli del Panier non è tanto la vista degli edifici storici di carattere monumentale, che seppur pochi (Cattedrale, Vieille Charité, cappella del Calvario) esistono e si fanno notare per la loro magnificenza, ma quanto i piccoli edifici abitativi privati. Ciò che rimane nella mente di qualsiasi viaggiatore dopo una visita al Panier 06. facciata tipo 07. esempio di facciata 08. particolare intonaco di facciata

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8

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non può essere altro che il ripetersi delle semplici facciate (molte delle quali arricchite con semplici modanature) ricoperte da intonaci dai colori vivaci, l’uso del legno per i sistemi di aperture nelle abitazioni e nelle botteghe, l’installazione di piante più o meno decorative poste accanto alle porte delle abitazioni. Tipica è anche la scansione delle facciate costituita da una parte basamentale con porta d’accesso e bottega o piccolo magazzino (con interpiano solitamente maggiore rispetto a quelli dei piani successivi), doppie finestre sui vari livelli, tetto a falda, terrazza, ulteriore livello con piano di facciata rientrato e copertura a falde. Entrando ancor più nello specifico, tali facciate sono rifinite con un intonaco di calce e sabbia dai diversi colori. Le aperture in facciata (solitamente due per ogni livello) non sono sempre disposte in posizione simmetrica rispetto alla facciata e/o allineate allo stesso

9

60

asse, e a volte non presentano tutte le stesse dimensioni: possiamo affermare che in taluni casi la composizione delle bucature in facciata è molto libera se non addirittura causale, derivata dalla necessità degli ambienti interni. Le decorazioni in facciata variano molto, dalla loro totale assenza fino al caso di modanature in pietra, nelle abitazioni più antiche, o in mattoni rivestiti d’intonaco. Le modanature si ritrovano soprattutto sotto le finestre o a coronamento della facciata (cornicione) per scandire orizzontalmente la facciata e/o sottoforma di cornici attorno le singole bucature. Altro tipico rivestimento di facciata è l’intonaco cementizio, utilizzato a partire dalla fine del XIX secolo. Questo tipo di rifinitura, presenta inoltre delle leggere incisioni orizzontali che contribuiscono a ritmare la semplice facciata piana. La maestria degli operai del tempo ha permesso di continuare a giocare con i colori di facciata attraverso l’utilizzo nel composto

09. ridisegno porte d’ingresso tipo 10. ridisegno sistema d’apertura bottega


di sabbie, dai colori bianco giallo e ocra, di diversa provenienza e frammenti di terracotta o pietra. Il problema di questo materiale di rivestimento è la facile fessurazione ogni qualvolta che la struttura dell’edificio viene modificata (sopraelevazione, ingrandimento di una bucatura al piano inferiore). Per quanto riguarda i colori, un’analisi ha scoperto ben 14 diversi colori d’intonaci dal rosa al grigio (con sfumature blu e azzurre) passando per l’ocra rossa e gialla. Il colore usato comunemente per la rifinitura delle facciate è il giallo ocra mentre quello utilizzato negli elementi decorativi in rilievo è il bianco crema nel 45% dei casi; nella maggior parte dei casi i serramenti presentano colori leggeri, soprattutto il bianco crema e il grigio chiaro. Un elemento di facciata caratterizzante è dato dalla porta di ingresso delle abitazioni. Questa solitamente è in legno, la maggior parte ad un

solo battente, decorata con modanature più o meno accentuate e rifinita con colori ancor più forti (soprattutto verde, celeste, rosso e marrone). Per le botteghe, gli artigiani hanno studiato e realizzato un sistema di apertura dei battenti a scomparsa molto originale. La bucatura della bottega viene incorniciata sui tre lati da un elemento in legno dallo spessore di circa 30 cm. Durante le ore di chiusura, 4 battenti a ventaglio, complanari all’elemento in rilievo, serrano e proteggono la bottega. Nelle ore di apertura, i 4 battenti vengono aperti e inglobati all’interno dei due cassonetti verticali. Nella parte orizzontale superiore trova alloggio l’insegna della bottega. Come per le porte d’accesso alle abitazione, questi elementi sono rifiniti con colori forti (soprattutto blu, celeste, verde). Nonostante la grande varietà del trattamento in facciata (nel quartiere si contano 38 diversi tipi di facciata), questi sono

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stati realizzati dalla giustapposizione di elementi semplici e ripetitivi. Ogni singola abitazione, ogni porta e ogni finestra si distingue per leggere differenze che danno una visione specifica per ciascuna singola cellula abitativa ma al tempo stesso unitaria per il tessuto urbano del quartiere. Questo è il punto di forza di questo quartiere, su cui il progetto, proposto nelle pagine seguenti, si fonda dando una visione in chiave contemporanea al problema.

origine PIETRA DELLA COURONNE

descrizione -

calcarea tenera colore giallo-noce densità: da 1,5 a 1,8 t/mc tiene bene gli intonaci si alteraal vento del mare resiste bene al gelo

utilizzo - parte basamentale: piano terra e cantine

62

- queyrade: L= 0,62 m l = 0,50 m s = 0,32 a 0,33 m - queyradette: L= 0,62 m l = 0,50 m s = 0,32 a 0,33 m - queyron: L= 0,62 m l = 0,50 m s = 0,32 a 0,33 m

3.2.3 I sistemi costruttivi e i materiali utilizzati

Le case del Panier ancora tuttora conservano tecniche costruttive utilizzate fino ai primi anni dello scorso secolo per la realizzazione di case a basso costo e con l’impiego di materiale del luogo. Date le dimensioni ridotte delle parcelle, l’idea base su cui si formano queste costruzioni è di quattro muri perimetrali portanti su cui poi si installano le differenti partizioni e sistemi di collegamenti interni. Le murature perimetrali erano realizzate soprattutto in pietra da taglio, generalmente calcarea proveniente da cave situate nelle vicinanze. Nel corso dei secoli, con l’avvento di alcune tecniche e materiali ritenuti migliori e più economici, questi sistemi sono stati in parte sostituiti o adattati alle nuove esigenze. Gli edifici che, durante la fase di costruzione della parte del Vieux-Port del Panier, sono stati completamente demoliti sono stati riedificati attraverso tecniche e materiali costruttivi moderni (calcestruzzo di cemento armato o in acciaio) che non hanno, ahimè, alcuna relazione con quelle storiche. Oggi la città si è dotata di alcune regolamentazioni, che cercano di salvaguardare il più possibile queste tecniche e materiali originali utilizzati per diversi decenni. I tre materiali principalmente utilizzati in queste costruzioni sono la pietra, la terracotta e il legno. La struttura di questi edifici è costituita da muri perimetrali portanti in pietra da taglio, generalmente con pietre calcaree provenienti dalle cave del territorio vicino (soprattutto Arles, la Couronne e Cassis). Le singole pietre venivano assemblate con

dimensioni

PIETRA FREDDA DI CASSIS

-

calcarea dura piana sonora colore g rigio-giallo densità: da 2,4 a 2,5 t/mc impermeabile

- base delle case di costruzioni ordinarie - soglia per porte - gradini esteriori - vasche da bagno

- più pesante, bianca e stretta di quella della Couronne

- soglia per porte - gradini per scale

- colore bianco -grigio - densità: da 1,7 a 1,9 t/mc

- mensola del balcone - gradini esteriori

- grana fine - colore g rigio - densità: da 1,8 a 2 t/mc

- scale interne

PIETRA Di SAINT-REMI

-

sonora bianca densità: 2 t/mc resiste alla charge

- modanature

PIETRA D’ ARLES FONTVIEILLE E CASTELET

-

calcarea colore giallo -paglierino grana fine senza cavità densità: da 1, 6 a 1,9 t/mc peeling ai bordi dei letti di posa

PIETRA DI PONTEAU PIETRA DI BEAUCAIRE

PIETRA DI BARBENTANE

- piastrelle: s = 0,15 m - blocchi da 0,5 a 1 m

- queyrade - Trespaniere: L= 0,9 a 1m l = 0,62m s = 0,46m - Cannee: L= 0,75m l = 0,75m s = 0,43m


11. caratteristiche pietre da taglio locali 12. spaccato assonometrico abitazione tipo 13. tomettes 14. canals semirotondi 15. crottes

13

12

14

15

malta cementizia e successivamente avveniva l’orditura di travi per le partizioni orizzontali. Nella tabella n.11 è possibile conoscere le differenti pietre rinvenute in questi edifici, una loro breve descrizione, il loro utilizzo e dimensioni. Il tipo di pietre utilizzate (origine calcarea) presenta soprattutto problemi di umidità da risalita, comportando, alcune volte, una serie di interventi di manutenzione. I solai e le coperture (solitamente ad una falda) originali sono sorretti da un’orditura di travi in legno incastrate nella muratura portante secondo la luce minore (anche per queste ragioni le parcelle hanno una larghezza massima di 6 metri). Data la scarsa presenza di legno da costruzione a Marsiglia, si è cercato in tutti i modi (anche attraverso ordinanze della Polizia, nel 1730) di ridurre l’uso di questo materiale a pochi elementi: ornamenti e travetti per solai e tetti, telai di finestre e porte, scale, ma senza alcun eccesso e ricchezza di decorazioni, l’utilizzo del legno era parsimonioso. La maggior parte del legno utilizzato era l’abete e veniva importato dalle regioni del Delfinato e del Var, ma anche dall’Italia (soprattutto Trieste) e dalla Corsica. Così come in altri paesi mediterranei anche a Marsiglia, la terracotta è stato uno dei materiali principi nelle costruzioni. Le vicine fornaci sfornavano diversi materiali: coppi, tavelle, mattoni. Raramente le architravi e i muri esterni venivano realizzati in mattoni pieni. Oltre agli elementi semplici e fabbricati in molti paesi mediterranei, non mancano dei pezzi originali fabbricati esclusivamente in questi territori. I tetti erano sistematicamente ricoperti da coppi canal semirotondi. I sottotetti erano realizzati in piastrelle da copertura dalle dimensioni di 25x16x2,2 cm. La rifinitura dei solai avveniva attraverso pavimenti in cotto con piastrelle di tipo tomettes, esagonali con circa 16 cm per ogni lato e uno spessore variabile tra 6 e 8 mm. Differente era invece la forma delle piastrelle (quadrata) utilizzate per rivestire il piano terra, le cantine e i magazzini. 63


Le partizioni interne erano realizzate invece in mattoni pieni, chiamati crottes, molto sottili (circa 2,5 cm di spessore) ricoperte da intonaco. Al piano terra e nelle scale, venivano invece utilizzati dei muri un poco più spessi (9 cm) in modo da supportare un peso e una forza maggiore.

1.3 Ambiente e natura 1.3.1 sole

Come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, il quartiere presenta un tessuto molto compatto. Questo seppure favorisce la riduzione della potenza dei forti venti che insistono nel territorio, porta uno svantaggio in termini di illuminazione diretta delle abitazioni. Proprio per meglio comprendere quanto e come il sole riesce a raggiunge le vie del quartiere storico è stato realizzato un verosimile modello 3d del quartiere. Il test di verifica è stato effettuato

durante le ore 12 dei giorni di equinozio e solstizio, in modo da verificare l’ombra prodotta nell’attimo della giornata in cui il sole raggiunge il suo zenit e crea la minore ombra possibile. Durante i mesi invernali, periodo in cui i raggi solari contribuiscono ad aumentare le temperature e il confort degli ambienti interni, il sole raramente riesce a raggiungere gli ambienti ai piani inferiori e nelle strade: solo le strade con una sezione più larga e gli slarghi riescono quantomeno a beneficiare seppur in zone ristrette del sole. Durante la stagione estiva, periodo in cui i raggi solari contribuiscono ad aumentare il dis-confort negli ambienti interni, il sole illumina e raggiunge tutti i vicoli del quartiere. Questo studio è stato poi anche utilizzato, durante la fase progettuale, al fine di sfruttare gli apporti solari durante i mesi invernali e, al contrario, di ridurre l’esposizione diretta ai raggi solari durante quelli estivi.

1.3.2 acqua

Prima dell’arrivo dell’acqua corrente nel XIX secolo, l’approvvigionamento dell’acqua era assicurato da un ricco sistema di pozzi, fontane e lavatoi. La maggior parte dei pozzi era situato all’interno delle corti o in prossimità di edifici a carattere pubblico (in prossimità della Vieille Charité è possibile poterne vedere ancora uno dei pochi pozzi rimasti). Per quanto riguarda le antiche fontane, molte di quelle che un tempo esistevano sono ormai scomparse. Nella carta accanto sono individuati i luoghi dove erano e/o sono presenti fontane. Nel 1840, per sopperire ai bisogni del quartiere è stata realizzata una grandissima (dimensioni 2500 mq di superfice e circa 5 m di altezza) cisterna municipale sotto la piazza dei Mulini. La costruzione di questo bacino è contemporaneo a quelli costruiti nel quartiere Longchamp e sulla collina Puget. L’acqua veniva filtrata nel

16. studio delle ombre nei giorni di solstizio ed equinozio

21 marzo_ore 12

64

21 giugno_ore 12

21 settembre_ore 12

21 dicembre_ore 12


17. posizionamento fonti d’acqua attuali e/o pre-esistenti 18. pozzo Veielle Charité 19. cistena d’acqua place dse Moulins 20. sezione longitudinale place des Moulins

place des Pistoles

pla

ce d

es

Mo u

lin

s

place du Refuge

18

presente 17

non più presente

19

+40,68 +39,67

20

cisterna municipale

+35,08

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bacino di Longchamp e poi attraverso dei condotti arrivava alla cisterna del Panier. Oggi questa cisterna non è più utilizzata, e data la qualità architettonica e storica del luogo, questa si appresta a poter essere riconvertita e utilizzata per attività commerciali, culturali e/o turistiche della città di Marsiglia.

21-23. esempio di vegetazione spontanea 24. metodo di decorazione della facciata 25-27. il lavoro dei Jardinons au Panier 28. classificazione delle principali essenze vegetali presenti

1.3.3 vegetazione

Data la consistente compattezza del tessuto urbano, nel Panier non è presente una porzione considerevole di vegetazione. Oggi possiamo individuare tre tipologie di vegetazione presente all’interno del quartiere: - la prima, più imponente e considerevole, è organizzata attorno alle piazze, slarghi e ai cortili interni: vecchi platani (place des Moulins), bagolari e frassini ossifillo (in sostituzione ai plantari non più in vita in place des Moulins), tilie (presente nel giardino della biblioteca), magnolie (place des Pistoles, place des Repenties), ulivi (rue du Refuge) e aceri. Date le dimensioni e l’utilizzo nei luoghi più soggetti ai raggi solari questi hanno il compito di temperare le differenze stagionali e rinfrescare l’atmosfera; - la seconda tipologia è di tipo ornamentale. Questa si trova soprattutto all’interno dei giardini e orti degli isolati non compatti. Si possono trovare sia piante come felci, ortensie che frutteti come fichi, nespoli... ; - la terza tipologia è di tipo spontanea, erbacea: valeriane ai piedi delle facciate, erba vetriola negli interstizi delle pareti e nelle grondaie. Graminacee e altri tipi di piccola vegetazione ai piedi degli alberi. Da circa tre anni, l’associazione Jardinons au Panier opera per il ritorno della vegetazione all’interno del quartiere. Questa associazione offre a tutti residenti dei piccoli vasi da installare sulla soglia di casa. Questa iniziativa ha riscosso parecchio successo tra gli abitanti tanto da poter riscontrare, giorno dopo giorno, un aumento costante della vegetazione decorativa lungo i vicoli.

21

24

26

23

27

Vite parthenocissus quinquefolia

Edera hedera helix

Erba vetriola parietaria officinalis

Olivo comune oléa europaea

Fico ficus Carica

Platano platanus

28

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25

22

Frassino ossifillo fraxinus angustifolia

Magnolia magnolia x

Bagolaro celtis australis


1.4 La salvaguardia del Panier

3 4

in francese Opération Programmée d’Amélioration de l’Habitat Istitut national de la statistique et des études économiques (www.insee.fr)

Nella seconda metà del secolo scorso, il quartiere del Panier perse la sua centralità. Si assistette in quegli anni ad un abbandono del centro da parte della propria popolazione, spinta soprattutto dall’idea di abitare in una casa che più rispondesse alle proprie esigenze. Nel 1959, la città di Marsiglia si dotò di un piano urbanistico (il Plan d’Urbanisme Directeur) per la riqualificazione urbana di alcune aree degradate. Per il quartiere storico del Panier si prevedevano la completa distruzione del tessuto urbano esistente e la costruzione di uno in linea con i tempi moderni. Il piano per fortuna non è stato seguito, grazie all’attuazione della Legge Malraux, nel 1962, che impose la salvaguardia dei manufatti architettonici del centro storico. Questa legge cambia il corso della storia del Panier e nel 1970 molti edifici considerati insalubri vennero ristrutturati grazie alla Loi Vivien de résorption de l’habitat insalubre (RHI). Ma queste operazioni non riuscirono a cambiare il verso alla storia di degrado del quartiere. Il Panier, fortemente legato all’attività portuale, risentì direttamente la crisi del porto; alcuni operai, inoltre, decisero di trasferirsi in altri punti della città con maggiore possibilità d’impiego. Il quartiere così iniziò la sua fase di degrado, a causa della mancanza di manutenzione dei manufatti architettonici. Con il passare del tempo e il peggioramento delle condizioni degli edifici, il quartiere incominciò a essere vissuto dalle nuove popolazioni immigrate, attratti soprattutto dai bassi costi di affitto. Nasce così, in pochi anni, l’urgente bisogno di dover voltare pagina e si decise di pensare ad operazioni di riqualificazione urbana del Panier e della zona attorno la porta d’Aix. Nel 1972, la città di Marsiglia, sotto la guida di Gaston Deferre, elaborò un programma di riqualificazione urbana del Panier con l’obiettivo di frenare il suo abbandono da parte degli abitanti, delle attività economiche e sociali. Questi sono gli anni in cui, il progetto di salvaguardia e riqualificazione urbana del quartiere ebbe inizio e i cui effetti

iniziano a manifestarsi nei giorni nostri. Il primo passo è stato fatto con la realizzazione della ZAD (Zone à Aménagement Différé) che permise alla municipalità di acquisire, in soli dieci anni, circa un quarto del patrimonio immobiliare del Panier (circa 1.000 abitazioni). Dal 1974 al 1977, si attivò l’OGRI (Opération Groupée de Restauration Immobilière) che diede vita agli interventi di ristrutturazione del patrimonio architettonico del quartiere. Per dare un’ulteriore spinta a questa operazione e per incentivare i privati ad investire nel quartiere, la municipalità decise di attuare progetti di riqualificazione degli spazi pubblici del quartiere, tra i quali spiccano la realizzazione del Jardin du Refuge, di un centro sociale e i lavori di ristrutturazione del vecchio convento su piazza du Refuge, da destinare a edilizia sociale nei piani alti e biblioteca del quartiere nel pianterreno. L’operazione, caratterizzata anche da alti incentivi fiscali, non entusiasmò molto i privati, ancora molto restii nel credere in un futuro del quartiere, tanto che solo circa 80 cellule abitative furono riqualificate. Nel 1979, con l’approvazione della prima Operazione programmata di miglioramento dell’abitato3 (OPAH 1), si apre la terza fase dei lavori sul Panier. Anche questa mirava a migliorare le condizioni dei manufatti architettonici privati con l’ausilio di incentivi per gli interventi, il miglioramento della gestione degli spazi pubblici aperti e chiusi. Anche questo progetto non produsse gli effetti sperati: solo 58 alloggi furono ristrutturati. In tutto il decennio la città spinse molto su questa idea tanto da attivare nel 1983 quattro interventi di Résorption de l’Habitat Indigne (RHI), che permisero l’eliminazione di porzioni di isolati al fine di migliorare le condizioni di vivibilità degli spazi esterni e quelli igenico sanitarie degli interni. Successivamente, attraverso i programmi OPAH 2 (1983) e OPAH 3 (1987), si riuscì a riqualificare un numero consistente di manufatti architettonici (circa 1.200). Seppure ormai gran parte del tessuto urbano si manifestava riqualificato e in buone condizioni, 67


nel 1990 un censimento dell’INSEE4 rivelò che solo un quinto dei proprietari del Panier viveva nella propria abitazione e che circa il 21% degli edifici privati era non abitato: ancora il desiderio di voler riabitare il quartiere era una mera utopia per i proprietari. L’assenza di risultati soddisfacenti di quest’ultima fase, portò ad un inasprimento delle forze messe in campo al fine di sviluppare definitivamente lo sviluppo sperato. In questo contesto, la municipalità, nel 1993, istituì il Perimetro di Rinnovamento Immobiliare5 (PRI) promulgato fino al 2009 che obbligava i proprietari a realizzare i lavori di manutenzione all’interno delle propri manufatti, in modo da riuscire a rivitalizzare il quartiere, questa volta con soli fondi privati. In contemporanea, lo stato francese, attraverso l’istituzione della ZPPAUP6 avvia un lavoro di censimento e salvaguardia per tutto il patrimonio architettonico esistente, tracciandone i limiti e definendo le prescrizioni per qualsiasi intervento da attuare. Nel 1992, la società Marseille Habitat pubblicò un’analisi sui manufatti architettonici del quartiere Panier, dando lungo ad una lista di prescrizioni da attuare per ciascun isolato, con l’obiettivo di partecipare attivamente al miglioramento delle condizioni di abitabilità del quartiere. Questa analisi stabiliva, inoltre, i settori per i quali fosse necessaria la realizzazione di una Dichiarazione di pubblica utilità7 (DUP). Il PRI, insieme alla DUP, permise di imporre un programma di lavori combinato ad una serie di prescrizioni architettoniche che garantissero l’affidabilità delle operazioni sia all’interno che all’esterno di ogni edificio. Come è stato detto precedentemente, il PRI si fondava su fondi interamente privati. La municipalità di Marsiglia decise di vendere tutti i beni architettonici acquisiti negli anni, offrendo all’acquirente una serie di incentivi fiscali. Questa operazione terminò nel 2009 e fu il primo vero successo per la salvaguardia del Panier: ben 2112 abitazioni (corrispondente al 79% del totale) furono riqualificati, anche se non tutti venduti. Bisogna comunque 68

considerare che i costi di riqualificazione (a volte pari a 4.500€/mq), i vincoli del ZPPAUP e le condizioni non proprio ottimali delle abitazioni del quartiere (poca illuminazione naturale, un solo fronte con finestre, sviluppo verticale delle abitazioni) non spingono i privati ad investire in queste strutture. Una delle noti dolenti di questo periodo di riqualificazione del Panier è di essersi concentrati esclusivamente al singolo manufatto architettonico, senza tenere conto dello spazio pubblico. Questo ha portato, come vedremo nelle pagine seguenti, a luoghi vuoti, senza anima e senza identità. Grazie a progetti come Centre Ville, istituito nel 1995 per rinforzare l’attrattività del quartiere verso la popolazione giovane e attiva, e Grand Centre Ville, promosso nel 2010 per il rinnovamento urbano su più livelli (edilizio, mobilità, servizi e attrezzature pubbliche),

in francese Périmètre de Rénovation Immobilière in francese Zone de Protection du Patrimoine Architectural, Urbain et Paysager 7 in francese Déclaration d’utilité publique 5

6

29, 31. immagini di vita quotidiana nel Panier 30. bombardamento del Panier, febbraio 1943.

29

30

31


il quartiere riuscì a dare una spinta sociale. Nell’ultimo decennio del secolo scorso, infatti, nacquero una serie di associazioni socioculturali al fine di vitalizzare il quartiere stesso e incentivare al meglio l’utilizzo del quartiere. La meravigliosa festa del Panier e/o iniziative per la cura del verde sulle piccole vie del centro vanno in questa direzione indicata ma ancora molto lavoro è necessario al fine di ottenere un quartiere da vivere e non solo da visitare.

1.6 Lo spazio collettivo e le sue appropriazioni Se nella maggior parte delle città la crisi dello spazio pubblico è attribuibile all’utilizzo dell’automobile che lo occupa con prepotenza, nel Panier la questione auto è posta in secondo piano. Il Panier è finalmente ancora tutt’oggi una porzione di città da vivere soprattutto a piedi, ma i suoi abitanti fanno ancora fatica a capirlo e a crederci. Ogni slargo è occupato da

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33

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34

auto e scooter parcheggiati e anche la presenza costante dei dissuasori fa capire come solo una barriera fisica fissa può delimitare lo spazio per i pedoni. Il problema principale che affligge il luogo pubblico è attribuibile alla mancata progettazione dello spazio a misura d’uomo. La maggior parte degli spazi è derivata infatti da eliminazione di parti, più o meno estese, del tessuto urbano. A queste scelte non è seguita alcuna progettualità del luogo: si vengono cosi a creare dei semplici piani pavimentati che nessuno utilizza e che migliorano solamente la salubrità e il confort degli edifici antistanti. Seppure siano presenti alcuni esempi di “appropriazione” dello spazio pubblico da parte dei suoi abitanti, esso è di tipo spontaneo, non organizzato, e si limita esclusivamente allo spazio antistante delle abitazioni. Spesse volte l’appropriazione dello spazio avviene con un utilizzo improprio di alcuni elementi (blocchi di calcestruzzo, gradini e marciapiedi utilizzati per il momento di sosta e relax). Altre volte, più che ad un’organizzazione dello spazio esterno esso rappresenta quasi un elemento di passaggio tra l’esterno e l’interno, tra la parte pubblica e quella privata. La crisi dello spazio pubblico del Panier è quindi attribuibile alla mancanza di uno spazio pubblico in cui ciascun abitante possa incontrarsi, socializzare, riposarsi dalla calura estiva o riscaldarsi dal sole nei mesi più freddi. Manca un luogo in cui ciascun abitante possa sentirsi a casa, anche se fuori, possa identificarsi e contribuire attivamente al miglioramento e mantenimento di esso.

32-33, decorazioni parietali del quartiere 35. utilizzo dello spazio adiacente una caffetteria 36. utilizzo con materiale da riuso di uno spazio adiacente un’abitazione

69


Testimonianze tangibili APPROPRIAZIONE

– DEPAUPERAMENTO DELLO SPAZIO PUBBLICO

punti morti (stoccaggio della spazzatura e di rifiuti solidi urbani, sosta autoveicoli,…) APPROPRIAZIONE

– ARRICCHIMENTO DELLO SPAZIO PUBBLICO

utilizzo degli spazi pubblici come estensioni di quello privato spazio utilizzato per aumentare esclusivamente le condizioni abitative al suo interno, senza alcun interesse per quello collettivo (stendi-biancheria, piccoli mobili da esterni, …);

place des Pistoles

spazio utilizzato come vera estensione dell’abitazione privata, con interesse alla sua cura ed interesse. (utilizzo di piante, elementi di decoro…);

rue du Panier

aree attrezzate per la ristorazione e per il turismo

rue

Ca

iss

eri

e

uli Mo ce d

es

e du R efug rue

spazio con forti carenze di arredo urbano (assenza di panchine, giochi per i bambini…).

70

ns

place du Refuge

pla

spazio utilizzato e vissuto con la consapevolezza di voler dare una identità a quel luogo (cura delle vetrine dei negozi, elementi di arredo unitario e non occasionale ...);


Testimonianze non-tangibili Utilizzo dello spazio pubblico in differenti modi non assolutamente previsti; Utilizzo degli elementi di arredo urbano in modo non consueto, al fine di riappropriarsi di una destinazione d’uso dello spazio urbano che rispecchi la sua vocazione (sedute su gradini e blocchi in calcestruzzo, “innovativi� giochi per bambini, ...); Riappropriazione di uno spazio pubblico non accessibile.

place des Pistoles

pla

ce d

es

Mo

uli

ns

du R efug rue

place du Refuge

e

rue du Panier

rue

Ca

iss

eri

e

71


72


Bibliografia

Sitografia

E. Temime, Migrance, histoire des migrations à Marseille, Édisud, Aix-en-Provence, 1989

- www.geoportail.fr - www.cadastre.gouv - www.googlemap.fr - www.sudwall.superforum.fr - www.paca.culture.gouv.fr - www.medmem.eu/fr/notice/INA00398

K. Direche-Slimani, F. Le Houerou, Les comoriens de Marseille : D’une mémoire à l’autre, Autrement, Parigi 2002 L. Mucchielli, Les batailles de Marseille: Immigration, violences et conflits (XIX-XX siècles), stampa universitaria della Provenza, Marsiglia 2013

Riferimenti immagini

M-F. Attard, Le Panier village corse à Marseille, ed. Autrement, Parigi 1997

02. Philippe Saunier, Dossier du projet de Z.P.P.A.U.P., Ville de Marseille, Marsiglia 1997, libro 1 pp. 70, 77, 81

P. Douart, La ville méditerranéenne : le renouvellement durable des éléments patrimoniaux dans un contexte de gouvernance, Tesi di Dottorato. Université AixMarseille, Marsiglia 2008 P. Spano, La Réhabilitation privée du quartier du Panier à Marseille, Facoltà di Diritto e Scienze Politiche, Université Aix-Marseille, Marsiglia 1990

01. collezione privata 331 Corniche Architectes

07, 08. foto Davide Gandolfo 09, 10. schizzo Aude Andry 11-15. G. Brino, D. Brino, Marseille et ses couleurs tradition et architecture, Edisud, Aix-en-Provence 2001, pp. 6-8 16. Autodesk ECOTECT, modello 3d Davide Gandolfo

S. Mourlane, C. Regnard-Drouot, Empreintes italiennes, Marseille et sa région, 1830-1960, Lieux Dits Editions, Marsiglia 2013

18, 19. collezione privata Sylvain Pons

UGO NELSON, Une Opération d’habitat groupé autogéré, thèse 3ème cycle, U.P.A MarseilleLuminy, 1985

21-24. foto Davide Gandolfo

G. Brino, D. Brino, Marseille et ses couleurs tradition et architecture, Edisud, Aix-enProvence 2001

26, 27. foto Davide Gandolfo

D. Drocourt, P. Urbain, Architectures historiques à Marseille. Éléments de l’habitat ancien, Édisud, Aix-en-Provence 1987

29-31. google.it

20. produzione Sylvain Pons

25. google.it

28. schizzi Sylvain Pons

32-36. foto private Davide Gandolfo

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ÂŤI cittadini vogliono tutto: (...) animazione e calma, vuoti e pieni, flussi e luoghi, muovimento e riposo, minerale e vegetale (...). Per rendere la compattezza desiderabile, (...) offrire, su un territorio ristretto, una grande diversitĂ di ambienti.Âť Jean Haetjens, La ville frugale, FYP EDITIONS, 2011,p.122-123


capitolo IV


76


Una casa comune per il Panier Cosa, Dove e Perchè Nelle pagine precedenti abbiamo cercato di capire le caratteristiche storiche, morfologiche e tipologiche del luogo, e di comprendere le dinamiche interne che hanno portato alla Marsiglia odierna. Nelle pagine che seguono si cercherà di delucidare la fase di sintesi che ha portato a questo progetto di tesi finale. Il punto di partenza è la presa di coscienza della mancanza di veri luoghi pubblici per i propri abitanti. A questa si aggiungeranno le intenzioni iniziali, enunciati precedentemente, che gli studenti e il corpo docente del laboratorio PFE “Habiter avec moins” si sono prefissati. In questo capitolo si cercherà di spiegare i metodi e le idee messe in atto prima per la scelta del luogo, poi analizzeremo le criticità del luogo scelto al fine di poterle superare con il progetto. Infine, dopo la descrizione del progetto proposto, verranno presentati una serie di riferimenti progettuali suddivisi in categorie.

4.1 Lo spazio pubblico negato

1

A. van Eyck, W hatever Space an Time Mean, Place and Occasion Mean More “Forum”, 1960-1961, p. 121 1. schema concettuale idea di progetto 2. ingresso vietato ad un giardino

2

La vitalità dello spazio pubblico di una città è rivelatrice, in parte, del funzionamento della sua società civile. Nelle ultime pagine dello scorso capitolo, abbiamo visto come gli spazi pubblici del Panier sono stati generati e pensati (o per meglio dire non-pensati), e come essi vengano utilizzati. L’idea di un super-isolato all’interno del quartiere più antico di Marsiglia porta dunque alla necessità di offrire degli spazi, o soprattutto dei luoghi1, tanto in ambienti esterni che interni, dove i cittadini possono sentirsi a casa loro e partecipare al loro miglioramento. Concettualmente, abitare in una piccola casa 77


del Panier dovrà essere come abitare in una parte di un grande e unico appartamento, condividendo gli spazi comuni con i differenti coinquilini. Lo spazio pubblico dovrebbe passare da collettivo (spazio anonimo, gestito da tutti e non dall’individuo) a quello di comune (spazio gestito dall’insieme di individui). Fino allo scorso secolo, la città installava una relazione di tipo “uomo-ambiente-natura” in contrasto con quella della città moderna dove la relazione è di tipo “uomo-macchinaeconomia2”. L’uomo nella citta storica è sempre stato il principale protagonista, il solo capace di stabilire le relazioni efficaci e durature con tutto ciò gli girasse attorno. La strategia di concezione urbana e architettonica è di stabilire l’antica relazione nel nuovo Panier frugale. I cittadini devono entrare in relazione, simultaneamente, con l’ambiene Panier (la sua storia, i popoli che l’hanno fondata e gli uomini che l’hanno resa grande, le sue architetture…) e con la natura. Per rispondere alle strategie adottate, si è deciso di dotare il quartiere di una casa comune nella quale i cittadini possano sentirsi appartenenti ad una stessa famiglia e stabilire anche il meccanismo di frugalità e convivialità tra loro.

2

A. Magnaghi, Il progetto locale. Verso la coscienza di luogo, ed. Bollati Boringhieri, Torino 2013, p. 75

03. schema delle valutazioni delle tre piazze 04. place du Refuge e place JC Izzo (in fondo) 05. resti di un mulino 06. place des Moulins 07. place des Pistoles e Veille Charitè 08. place des Pistoles, graffiti

Place des Pistoles

4.2 La scelta del luogo Dopo aver stabilito le intenzioni generali di progetto, si è passati all’individuazione del luogo più adatto ad installare il complesso di convivialità descritto precedentemente. La scelta è dipesa, sostanzialmente, da cinque fattori: - Validità storica, in modo da poter avviare un forte processo identitario che parta dal Panier antico; - Centralità del luogo, in cui ciascun cittadino possa facilmente raggiungere e/o attraversare (qualsiasi luogo di scambio non è mai posto alla fine di un percorso ma all’intersezione di più vie); - Facilità d’accesso, principalmente legata alla capacità del luogo di essere raggiunto da persone anziane e/o con disabilità motorie; 78

Place du Refuge

Place des Moulins

presenza di elementi storici di prestigio

centralità del luogo

accessibilità

unità spaziale

vocazione turistica


- Unità spaziale, in modo da permettere a ciascun individuo di meglio definire i limiti del “suo” luogo comune; - Vocazione turistica, in modo da evitare possibile sovrapposizioni tra i diversi fruitori del quartiere. Ad una prima scrematura degli spazi urbani del quartiere, solamente tre piazze sono state considerate adatte a mettere in gioco la strategia proposta: place des Moulins, place des Pistoles e place du Refuge. Tutte e tre hanno un forte rapporto con la storia (la prima è il luogo dove nel XVIII secolo sorgevano una quindicina di mulini a vento3, oggi quasi tutti distrutti; la seconda è la piazza in cui insiste l’edificio principale e più monumentale del quartiere, la vieille Charité; la terza è lo spazio, un tempo occupato dal convento dei Pentiti4 e da altri edifici sorti sulle ceneri della città romana e di cui recenti scavi hanno portato alla luce). Per ciò che riguarda i successivi due punti, la piazza dei Mulini, situata nella parte più alta del quartiere, è stata considerata la meno adatta per la sua difficoltà ad essere raggiunta da persone anziane e/o con disabilità motorie. La vocazione prettamente turistica di place des Pistoles da un lato e la questione non risolta dell’unità spaziale di place du Refuge, hanno indirizzato la scelta sulla seconda.

4

5

6

4.3 Place du Refuge Quello che è comunemente designato come «place du Refuge» non è altro che un insieme di due piazze distinte legate tra loro da una serie di piccoli spazi secondari. Lo spazio è molto frammentato e frastagliato, non continuo, è attraversato da una rete di strade che mettono in evidenza il tessuto antico di questa porzione di città. La sua non omogeneità spaziale del luogo è aumentata dalla grande differenza di quota (8 metri) tra le due parti più estreme (la rue du Refuge a Nord-est e rue Baussenque a sud-ovest). 3

4

7

8

André Bouyala d’Arnaud, Évocation du vieux Marseille, les éditions de minuit, Parigi 1961 P. Mellinand, L-F Gantès, A-M d’Ovidio, M. Moliner (a cura di), Rapport final d’opération Diagnostic. Place du Refuge, INRAP, Marsiglia 2008, p. 24

79


Al suo interno è possibile dunque individuare i seguenti spazi: - rue du Refuge, à l’est, in alto e allo stesso livello della via, la terrazza sulla piazza oggi attrezzata con tavoli e sedie per il ristorante vicino; - il sistema di gradinate, utilizzato soprattutto durante lo svolgimento di eventi estivi; - la vera place du Refuge, al centro, con la sua pavimentazione non finita in cemento e impreziosita da segni colorati per lo svago dei più piccoli; - la place Jean-Claude Izzo, a sud, ricavata dall’eliminazione dell’intero isolato de la Madeleine di tipo rettangolare. Oggi lo spiazzo si presenta come un solarium con quattro panchine e 8 piccoli alberi di Magnolia; - il vuoto urbano, a ovest, derivato dal crollo dell’îlot 9 in cui sono presenti le vestigia romane lasciate, al momento, al loro destino; - la terrazza della biblioteca di quartiere, dalla forma non-organica e identificabile dalla sola presenza della cancellata; - la piccola parte marginale, a nord-ovest, proveniente dall’eliminazione di due unità abitative e tutt’oggi alla ricerca di una ragione d’esistere; - il sistema di strade periferiche che separano gli edifici privati dallo spazio aperto pubblico.

spazio di pertinenza biblioteca

parti marginali

place du Refuge

?

vuoto urbano rovine storiche

terrazza ristorante place du Refuge

09. rue du Refuge 10. terrazza ristorante 11. rue des Repenties 12. place du Refuge 13. place du Refuge, ingresso biblioteca 14, 15. place Jean-Claud Izzo 16. rue des Repenties 17. parte marginale 18. rovine storiche

piazze sistema viario

place J-C Izzo

divisione della piazza

1926

1998 la piazza prima 300 m

zona pedonale

Da convento a piazza non risolta La place du Refuge si trova al centro del quartiere storico. Fu creata nel luglio 1976 dopo la demolizione del couvent des Repenties e dell’edificio de l’œuvre de l’Entrepôt. Nella parte est sono state sistemati dei gradini in terra cotta. Lo spazio centrale è stato utilizzato fino al 2010 come parcheggio, liberato occasionalmente per eventi come il cinema all’aperto e la festa del Panier. Nel 1998 alla piazza si aggiunge l’isolato Madeleine: la futura place Jean-Claude Izzo. L’isolato non è stato ricostruito data la densità compatta del quartiere. Qualche anno più tardi, crollano gli edifici a ovest della piazza, liberando lo spazio ancora oggi chiamato Îlot 9 e dando vita alla

290 m

< 18 ans > 18 ans

80

accessi per portatori d’handicap 11h_23.03.14 (giorno feriale)

11h_21.03.14 (giorno festivo)

17h_23.03.14 (giorno feriale)

17h_21.03.14 (giorno festivo)

< 18 ans > 18 ans

spazi occupati/abitanti


9

10

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17

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81


20. sezioni piazza du Refuge 21. rilievo sensibile del luogo

A

19 C B C B

rue fontaine de Caylus

A

+25,39

+24,94 sez. AA

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+22,12 sez. BB sez. CC

rue du Refuge

rue Baussenque

+29,09

rue Baussenque

http://desrevesurbains.free.fr/?p=448

rue du Refuge

5

19. analisi delle ombre_stato di fatto solstizio d’estate, solstizio d’inverno_h12

traverse Baussenque

scoperta dei resti di una villa romana. Durante i lavori di riqualificazione terminati nel 2010, le gradinate in terra cotta dalla forma irrazionale sono stati sostituiti da quelli in calcaree bianco, paralleli a rue du Refuge. Una piccola porzione di edifico addossato al convento del Refuge viene abbattuto, così come la vegetazione e le sedute sulla piazza. La sistemazione delle due piazze in questione è strettamente legata a quella di un terreno vuoto lungo la piazza maggiore, lungo il lato ovest: l’isolato 9. Il progetto di sistemazione avrebbe dovuto seguire la realizzazione di una costruzione sull’isolato sopramenzionato per poter essere adattato al meglio, ma di questa costruzione non si vede nemmeno più l’ombra. Di conseguenza la comunità urbana di Marseille Provence Métropole e il servizio della citta di Marsiglia hanno deciso di realizzare la sistemazione della piazza per tranci. L’ultima tranche è stata riservata per aggiustare il progetto sull’isolato 9: è la ragione per la quale la parte centrale presenta una pavimentazione provvisoria in béton brut. Durante gli scorsi anni diverse associazioni cittadine e non, hanno preso a cuore le sorti della piazza organizzando anche eventi di progettazione partecipata, così come avvenuto nel 2012 da parte della compagnia Rêves Urbains5. Il progetto realizzato durante questo laboratorio di PFE è stato concepito seguendo le indicazioni della charte du Panier e considerando anche l’esigenza di poter essere raggiunta dalle forze di soccorso in caso di emergenza.

012

4

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20 m


21

012

4

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20 m

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La nuova piazza Sin dai primi atti progettuali, si è cercato di stabilire con chiarezza le finalità del progetto. Dallo studio delle problematiche del luogo, si è pensato di dover inseguire i seguenti obiettivi: - dare un’identità funzionale della piazza; - apportare un’unità spaziale; - costruire un nuovo fronte che doni una forma compiuta allo spazio urbano; - preservare le vestigie storiche; - dotare il Panier di una casa comune per tutti i suoi abitanti; - aumente le zone di vegetazione. Questi sono fortemente legati alla strategia principale descritta nella prima parte. Il progetto è stato concepito come una successione in serie di piccoli azioni destinati al miglioramento del luogo, il cui scopo è sempre la concretizzazione degli obiettivi prestabiliti. Tutto il progetto di masterplan può essere concretizzato in tre questioni a cui in fase progettuale si è cercato di rispondere. 1. Come riuscire a unire visivamente due piazze continue divise visualmente da due muri e attraversati da un camminamento? Una risposta diretta potrebbe essere la disposizione sulla piazza di statue in scala 1:1 di alcuni illustri personaggi della storia del Panier (un omaggio agli attori del cambiamento e dello sviluppo del quartiere). Da un punto di vista ludico e simbolicamente partecipativo, si potrebbe installare una statua supplementare nella quale tutti possono posizionare la propria faccia e pensare a come loro stessi possano contribuire alla rinascita dell’antico quartiere. Alla quota della piazza centrale, il progetto propone che i bassi muri delimitanti la via trasversale vengano ritirati e la cordonata condensata in alcuni semplici gradini, in modo da poter unire visualmente e fisicamente le due piazze (place du Refuge e place de la Madeleine). A livello progettuale si prevede si estendere la pavimentazione della piazza minore sull’altra in modo da ridurre anche i costi, tempi e lo spreco di altro materiale. 84

2. Come fare per dare una forma più razionale definendo meglio lo spazio a nord? Si è tentato di rispondere a tale richiesta attraverso la progettazione di un solo dispositivo costituito da un’aiuola con le essenze arboree già li presenti e una rampa d’accesso alla biblioteca in modo da definire, allo stesso tempo la via pedonale e lo spazio di pertinenza della biblioteca, e di chiudere con un segno netto la traverse Baussenque.

A

3. Dove installare la casa comune? L’assenza di un fronte continuo che doni una forma compiuta alla piazza è uno del principali punti di partenza per l’installazione della casa comune. Per di più, la nuova casa deve avere le stesse radici degli edifici del passato. Questo edificio deve essere inserito in modo da proteggere cosa c’è li, sepolto sotto la terra, e ridare valore a ciò che era dimenticato dandogli una nuova destinazione d’uso: un piccolo giardino della memoria di quel passato splendido che accolga chi voglia riposarsi, proiettandolo in un contatto diretto con la natura o solamente per trovare un posto di ristoro.

B

140 m

C

22. sviluppo fasi progettuali Masterplan: (A) organizzazione spaziale ed inserimento di nuovi allineamenti (B) posizionamento delle tre statue al fine di garantire unità visiva alla piazza (C) posizionamento della casa comune, nuovo fronte della piazza

140 m

(D) eliminazione delle barriere architettoniche in rue des Honneurs in modo da ridurre il percorso d’accesso per i diversamente abili 0 1 2

5

10

20 m D


85


La nuova casa L’idea che la casa del Panier possa essere legata al passato del quartiere ha condotto alla definizione, in fase concettuale, di un muro continuo in pietra che da una parte è utile al mantenimento della terra, e dall’altra a definire l’edificio stesso nel suo fronte principale. Questo muro, che idealmente, nasce dalle vestigia storiche, vuole essere la pietra miliare del passato in questo passaggio che conduce al futuro. Esso si presenta in differenti parti, con altezze e spessori variabili, a seconda dell’uso che ne ricopre (per esempio, il muro di facciata sulla piazza presenta un’altezza totale di 12m di cui 8 al di sopra della linea di terra). Oltre a questo, degli elementi di arredo e dispositivi migliorano il confort e la convivialità all’interno come all’esterno: sedute, una pergola con vegetazione rampicante per proteggere la facciata principale dal calore estivo, una scala di collegamento tra la piazza e il giardino… l’elemento principale è sicuramente il sistema di giardini, che partendo dal parco delle vestigia storiche, si eleva, attraverso i sistemi di collegamento verticali, fino al tetto giardino della casa. La nuova casa deve essere per tutti i residenti, un luogo multifunzionale e flessibile, potendo essere utilizzata 7 giorni su 7 e in differenti attività (riunioni tra le diverse organizzazioni presenti in loco, sport, danza, spettacoli…). Un luogo multiuso di incontro, svago, dove si può socializzare e condividere emozioni. Per questi motivi, l’edificio dispone: - al piano inferiore, due sale di uguale dimensione, separate da una partizione mobile che, secondo le esigenze può aprirsi e formare un solo spazio. Tenuto conto della vicinanza al giardino inferiore, queste sale sono impreziosite da elementi e aperture che attirano l’attenzione sulle vestigie storiche. Esse sono state pensate per accogliere corsi, recital e riunioni di differenti gruppi (associazione locali, culturali…); - al piano superiore, una sala multifunzione dotata di camerini e piccola sala regia. Questa 86

sala è adatta ad ospitare corsi di ginnastica, danza, spettacoli teatrali e musicali, e/o piccole esposizioni cittadine. Dispone, in effetti di una gradinata telescopica che può essere aperta o chiusa a seconda delle esigenze. L’edificio consta di diversi dispositivi tecnologici e di materiali che migliorano il confort interno, la sostenibilità economica e l’economia di risorse energetiche. La parte strutturale, costituita da elementi in calcestruzzo e pietra (pierre de Fontvieille), favorisce l’inerzia termica: il calore d’estate rimane intrappolato all’interno del paramento murario durante le ore diurne, mentre viene ceduto all’esterno durante la notte. Il calcestruzzo, realizzato con aggregati riciclati (esempio il progetto Schaulager di Herzog & de Meuron), è simile al rivestimento grossolano delle tipiche facciate del Panier. Altro elemento tecnologico, la serra climatica sul fronte sud, tra la terrazza e la sala polivalente superiore, dotata di grandi superfici vetrate e di aperture nella parte superiore, permette al calore di essere imprigionato al suo interno durante la stagione invernale e di funzionare come un estrattore di calore durante quella estiva. Una protezione supplementare contro il calore d’estate è proposta con la presenza di un giardino sul terrazzo dell’edificio, pensato ad accogliere dei piccoli orti urbani a disposizione degli abitanti del quartiere.

24. analisi delle ombre_stato di progetto solstizio d’estate, solstizio d’inverno_h12


A

B

C

D

22. sviluppo fasi progettuali Casa Comune: (A) vuoto urbano con reperti storici coperti (oggi) (B) costruzione di un muro di contenimento per il rinvenimento e messa in uso dei resti della villa romana (C) individuazione dello spazio dedicato alla casa comune (D) sistema di collegamenti verticali tra il nuovo giardino e place du Refuge (E) il muro di contenimento diventa facciata principale

E

F

(F) studio di alcuni sistemi allâ&#x20AC;&#x2122;interno della facciata per lo sviluppo di processi conviviali

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1

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prospetto NORD

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prospetto EST

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prospetto OVEST

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23,15 m 20,20 m

Entrep么t

21,70 m Local technique ascenseur

Local de recevoir des eaux pluviales

21,20 m

21,70 m

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23,70 m

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23,15 m

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25,20 m

21,70 m

23,70 m

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21,20 m

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27. pianta +21,70 m slm 28. pianta +24,70m slm 29. pianta +26,70m slm

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27,60 m

31,40 m

30,60 m

27,60 m

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27,60 m

27,60 m 25,20 m

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30. pianta +29,40m slm 31. pianta +32,90m slm


32. sezione longitudinale 31. sezione trasversale

32

0 0,5 1

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34. render su piazza de Refuge 35. schizzo terrazza primo piano 36. schizzo giardino delle rovine

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37. render sul giardino delle rovine 38. render ingresso principale su place du Refuge

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Bibliografia A. Magnaghi, Il progetto locale. Verso la coscienza di luogo, ed. Bollati Boringhieri, Torino 2013 André Bouyala d’Arnaud, Évocation du vieux Marseille, les éditions de minuit, Parigi 1961 P. Mellinand, L-F Gantès, A-M d’Ovidio, M. Moliner (a cura di), Rapport final d’opération Diagnostic. Place du Refuge, INRAP, Marsiglia 2008 A. van Eyck, W hatever Space an Time Mean, Place and Occasion Mean More “Forum”, 19601961

Sitografia http://desrevesurbains.free.fr/?p=448

Riferimenti immagini produzioni e foto Davide Gandolfo 95


riferimenti progettuali


da spazi a luoghi_01

01. lavori nellâ&#x20AC;&#x2122;area del futuro giardino 02,03. utilizzo dello spazio aperto 04. il giardino oggi

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cfr. www.urbantactics.org/projects/passage%2056/ www.publicspace.org/en/works/f250-passage-56-espace-culturel-ecologique www.rhyzom.net/contributors/aaa

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AAA Passage 56

Parigi, 2006 progetto/ atelier d’architecture autogérée partners/ DPVI, OPAC, APIJ, City of Paris/ Charte Main Verte foto/ © atelier d’architecture autogérée

05. sistema di funzionamento elementi tecnologici 06-07. l’interstizio ieri 08. l’interstizio oggi

La parcella 56, antico passaggio al centro del quartiere Saint Blaise, era considerata non edificabile e rimase chiusa per molti anni. Nel 2005, l’amministrazione di Parigi (DPVI) invita il gruppo atelier d’architecture autogérée (aaa) ad esplorare le potenzialità di uso di questo spazio inutilizzato di 200 mq, situato nel cuore stesso del quartiere Saint Blaise. Dopo qualche mese di sondaggi e di numerosi contatti con gli attori locali (abitanti, associazioni, scuole) aaa propose le grandi linee di un progetto elaborato sulla base delle suggestioni e desideri raccolti prima dagli abitanti e dall’associazione del quartiere e seguendo principi ecologici: questo progetto deve quindi evolvere con i futuri utenti del sito. Delle attività spontanee o più o meno organizzate emergono poco a poco e donano vita alla parcella.

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Si è trattato, in primo luogo, di lavori di grande pulizia, giardinaggio, incontri con i primi abitanti investiti. Il lavoro viene avviato con dei gruppi per lo studio e la produzione di singoli microdispositivi specifici (serra mobile, “muri di quartiere”, giardini condivisi) con la partecipazione dei residenti, studenti e giovani volontari. Tra i principali dispositivi ecologici e sostenibili utilizzati nel progetto troviamo: struttura in legno, servizi igienici a secco, recupero delle acque piovane, tetto-giardino, riciclaggio dei materiali, impianto di produzione energia autonoma (pannelli solari fotovoltaici).

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Quaranta persone hanno le chiavi dello spazio e lo usano regolarmente per il giardinaggio, spettacoli, mostre, dibattiti, festival, workshop, proiezioni, concerti, seminari... ed altri progetti continuano ad emergere. 99


da spazi a luoghi_02

cfr. https://estonoesunsolar.wordpress.com/ http://divisare.com/projects/106000-Ignacio-Gravalos-Lacambra-Patrizia-Di-Monte-gravalosdimonte-arquitectos-estonoesunsolar

01. lo spazio per gli anziani 02. lo spazio per i giovani 03. vegetazione e edificio landmark 04-08. lâ&#x20AC;&#x2122;orto urbano

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Gravalosdimonte Arquitectos Estonoesunsolar

Zaragoza, 2009 progetto/ Ignacio Gravalos Lacambra, Patrizia di Monte direzione dei lavori/ Juan Carlos Gasull, Sofia Ciercoles foto/ © Patrizia Di Monte - gravalosdimonte arquitectos

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Il programma estonoesunsolar viene avviato nel 2009 nella città di Zaragoza attraverso la Società Zaragoza Vivienda. Essa si impegna nella riqualificazione e rifunzionalizzazione dei lotti in disuso presenti nel tessuto storico e moderno della città, fornendo occupazione ad una squadra di lavoratori. La scelta dei lotti è il frutto di un’attenta analisi dei luoghi degradati della città che per la loro posizione, possono trasformarsi in nuove potenzialità. Tutti gli interventi sono temporali rivolti a dare un uso fino a quando non verranno eseguite le opere previste dal PRG. Prima di iniziare la fase progettuale si avvia un processo di analisi, uno studio della condizione socioeconomica della popolazione che lo vive e vi abita, dei servizi esistenti e di quelli maggiormente utilizzati; vengono contattate le associazioni di quartiere, le scuole, i centri anziani; ascoltate le loro proposte e suggerimenti; per poi arrivare alla definizione di un progetto concreto che si realizza in tempi brevi e con un budget ridotto (20€/mq). Il risultato sono: parchi, giardini, orti urbani, aree attrezzate con giochi per bambini, luoghi di ritrovo ed attività per anziani, aree attrezzate per praticare attività sportive etc. in pieno centro storico come in periferia. Il rapporto tra architettura ed ambiente si concretizza con il rendere fruibile a tutti e alle 100% gli spazi finora abbandonati. Si sottolinea così come il riciclaggio e il riuso del materiali, avviene anche per gli spazi, con interventi che cercano risposte ai bisogni ed alle necessità dei cittadini già dalle prime fasi di progettazione e concretizzano i loro desideri in nuovi servizi che diventano parte della scena quotidiana. 101


da spazi a luoghi_03

01, 02. i grafici artistici 03, 04. i luoghi da vivere 05-07. durante i lavori cfr. http://www.collectifetc.com http://www.abitare.it/it/habitat/urban-design/2011/12/06/place-au-changement-unintervista-al-collectif-etc/ http://www.archdaily.com/179874/place-au-changement-public-plaza-collectif-etc

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Collectif ETC Place au Changement

Saint Etienne, 2011 progetto/ architetti del gruppo Collectif ETC grafica/ Bérangère Magaud e Léatitia Cordier foto/ © Collectif ETC

08. assonometria esplicativa progetto 09. la piazza durante i lavori 10. la piazza dopo i lavori

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Vinto dal gruppo Collectif ETC, il concorso «Défrichez-là», organizzato da l’Etablissement Public d’Aménagement di Saint Etienne (EPASE) nel mese di marzo 1011, aveva per obiettivo la messa in valore, per una durata di tre anni, uno spazio in abbandono situato nel centro storico di Saint Etienne, all’interno del quartiere Chateaucreux. La proposta fatta rifletteva le mutazioni in corso del quartiere. Qui alcun edifici erano in corso di demolizione, altri in ristrutturazione, altri non più esistenti. L’idea del gruppo è stata quella di dare vita a questa porzione di città in divenire. Il progetto, chiamato letteralmente “piazza del cambiamento”, vuole essere step preliminare nel processo di realizzazione di un edificio residenziale. All’angolo di rue Cugnot e rue Ferdinand, l’idea iniziale è stata quella di proiettare a terra un piano fittizio del futuro edificio e disegnare su un muro cieco un’ipotetica sezione. Questo insieme permette di proiettare nel futuro il volume virtuale dell’edificio futuro. La Collectif ETC porta avanti con fervore la progettazione partecipativa del progetto: coinvolgere la popolazione locale nella realizzazione dello spazio e coinvolgerla, durante il periodo di costruzione (4 settimane), nel processo di cura e manutenzione. L’idea è quindi costruire con gli abitanti affinché questa piazza divenga la loro. Il lavoro è stato suddiviso in tre atelier: - progettazione e realizzazione degli arredi - giardinaggio - elementi decorativi. Durante queste settimane il nuovo spazio è stato luogo prediletto per dibattiti, incontri e spettacoli culturali. Ad impreziosire la nuova piazza, i tre murales realizzati dagli artisti Bérangère Magaud e Léatitia Cordier. 103


da spazi a luoghi_04

cfr. http://www.collectifetc.com http://www.abitare.it/it/habitat/urban-design/2011/12/06/place-au-changement-unintervista-al-collectif-etc/ http://www.archdaily.com/179874/place-au-changement-public-plaza-collectif-etc

01-03. gli arredi urbani 04. assonometria prima e dopo 05-07. il giardino a terrazze

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Collectif ETC Place au Changement - Opus 2

Saint Etienne, 2013 progetto/ architetti del gruppo Collectif ETC design/ Malo Mangin grafica/ Pauline Escot foto/ © Collectif ETC

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Dal 18 al 30 marzo 2013, il gruppo Collectif Etc è ri-intervenuto sulla place du Géant, in collaborazione con Pauline Escot, graphica indipendente responsabile della comunicazione del progetto e Malo Mangin, designer freelance responsabile delle strutture costruite per il progetto. Questo nuovo intervento ha seguito l’invito del’Etablissement Public d’Aménagement di Saint Etienne (EPASE) nell’ambito della Biennale Internazionale del Design di Saint Etienne. Per il gruppo in questione molto importante è la non-staticità dei luoghi e proprio per questo hanno deciso di modificare il loro progetto realizzato non prima di due anni. Anche il metodo di lavoro è cambiato: nella prima settimana il gruppo si è confrontato esclusivamente con gli attori principi che vivranno questo spazio; nella seconda settimana 5 gruppi/categorie (architetti, designer, paesaggisti, grafici e artisti) si sono confrontati e suddividendosi la piazza hanno dato vita a cinque differenti spazi. L’idea comune della proiezione di un ipotetico piano del nuovo edificio rimane, ma questa volta vengono realizzati dei terrazzamenti che movimentano ulteriormente lo spazio. L’intera attività è stata movimentata da momenti di intensa socializzazione e convivialità al fine di aumentare ulteriormente l’interesse verso questo nuovo luogo. 105


il disegno dei luoghi_01 cfr. Due piazze e una via, in Lotus International n.142, ed. Lotus Skira, Milano 2010, pp. 58-61 01. viste della piazza 02. planimetria generale 03-05. dettagli scalinate e sedute 06. prospetto longitudinale 07. veduta zenitale della pavimentazione

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Delogu Lixi Architetti Associati Piazza a Sinnai

Sinnai, 1999 progetto/ Francesco Delogu, Gaetano Lixi con/ Alessandro Falqui Cao, Valeria Leoni, Olindo Merone, Michele Molè artista/ Maria Lai foto/ © Pierluigi Dessì/confinivisivi

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L’intervento definisce e crea una nuova piazza a Sinnai, sull’invaso delle due piazze del municipio e della chiesa, e di un tratto di via. I diversi spazi preesistenti sono unificati grazie all’uso di una nuova pavimentazione stesa senza soluzione di continuità, la cui trama regolare è puntualmente interrotta da elementi di diversa geometria e colore, in corrispondenza degli edifici e delle ricuciture tra i livelli della piazza. La pietra calcarea, il biancone di Orosei, è posata e lavorata con diverse grane per ottenere effetti di riflessione e diffusione della luce. Il piano è attraversato da un grande taglio allineato agli edifici lungo la via, e da un evidente triangolo che comprende la scalinata di accesso alla parte alta della piazza. La tessitura fortemente geometrica del grande triangolo traspone nella piazza, in una sorta di memoria archeologica, i materiali dell’antico campanile: il basalto, i mattoni in cotto, le scandole smaltate della copertura.

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il disegno dei luoghi_02 1

cfr. Una via tre piazze, in Lotus International n.151, ed. Lotus Skira, Milano 2012, pp. 102-107

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01, 02. viste prospettiche 03. planimetria generale 04. la via principale


Roberto Collovà Una via tre piazze

Gela, 2012 progetto/ Roberto Collovà con/ G. Fascella, L. Foto, A. Molica, R. De Simone, M. Enia, M. Di Greforio, S. Perrotta, S. Urbano foto/ © Roberto Collovà

Il progetto, vincitore nel 1994 del concorso di idee per la riconnotazione dello spazio urbano del centro storico di Gela, affida al disegno delle pavimentazioni, oltre che della vegetazione e dell’illuminazione, il ruolo di elemento centrale per l’individuazione di nuove situazioni urbane. Grazie alle disegno particolarmente articolato del suolo e degli arredi, un attraversamento degradato sul fianco di Piazza Salandra diviene un nuovo passaggio pedonale del centro alla circonvallazione, ma anche il nuovo urbano di qualità che prima non esisteva. La pavimentazione mista fatta di lastre di pietra calcarea bianca e di getti di calcestruzzo grigio bianco in nero di varia dimensione, forma e grana segna il nuovo percorso, mentre nove vasta di lamiera graffiata e colorata a schermare le finestre dell’edificio scolastico, alcune panche lapidee e piante rampicanti lungo i muri conferiscono all’intervento orizzontale la terza dimensione.

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L’intervento diffuso si è occupato di trovare un disegno ordinario delle tipologie di pavimentazione ricorrenti, di volta in volta diverso e specifico per ciascuna delle tre piazze a partire dall’operazione urbana che l’avrebbe caratterizzata. Le superfici carrabili sono caratterizzate da una composizione di basole di pietra calcarea bianca e di pietra lavica nera, diversamente distribuite, mentre le pavimentazioni delle superfici pedonali sono composte da basso lette cubiche di 10 cm di lato, di pietra lavica e calcarea, disposte casualmente e annegate in un getto di calcestruzzo con pietrischi con lavico-calcareo, trattato con ritardanti e poi lavato a pressione. 109


preservare il passato_01 cfr. Situazione, in Lotus International n.134, ed. Lotus Skira, Milano 2008, pp. 14-21 01. sezione trasversale e longitudinale 02. veduta dellâ&#x20AC;&#x2122;interno 03, 04. viste esterne 05. prospetto longitudinale

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Atelier Jean Nouvel Musée Gallo Romain

Périgueux, 2003 progetto di/ Jean Nouvel con/ A. Rossi,L. Niget, D. Brault, B. Beissel, G. Tolila, F. Leininger grafica/ Sabine Rosant struttura/ Arup London foto/ © Michele Nastasi

Il progetto del museo in questione è stato studiato secondo la concezione situazionista di un nuovo ambiente spaziale attivo dove l’arte e l’architettura possano realizzarsi in una psicogeografia in modo che le percezioni e le sensazioni soggettive, i desideri e le preoccupazioni individuali siano influenzati dalla geografia dell’ambiente dando a loro volta forma a un luogo. Per la realizzazione degli “specifici desideri” della “situazione costruita” del museo l’architetto-regista si basa su una sceneggiatura, decide il tipo di inquadratura, la durata delle sequenze, l’ambientazione affinché il risultato finale per il visitatore sia credere di star realmente smarrendosi nell’evento previsto dal programma museografico.

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Il museo sorge su un sito archeologico della Gallia romana nella cittadina di Périgueux e preserva i resti di una domus romana del I-II secolo. Un tetto alto e leggero, la cui geometria deriva dalla pianta romana, è appoggiato su un telaio di pilastri e chiuso da pareti vetrate che giocano con il paesaggio circostante. Il tetto copre l’intero sito romano, allungandosi oltre le pareti e comprendendo un piccolo edificio preesistente, trasformato in uffici, mentre la pianta della domus romana, quasi un’astrazione del processo costitutivo del museo, è trascritta con i colori primari sulla sua faccia interna. 111


preservare il passato_02

cfr. www.rpbw.com/project/86/valletta-city-gate/# www.professionearchitetto.it/news/notizie/19903/Valletta-City-Gate-progetto-di-Renzo-Piano-a-Malta

01. planimetria 02-04. i luoghi la serae 05. sezione trasversale 06. prospetto principaler 07. sistema di brie-soleil 08. rapporto con il tessuto esistente

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RPBW Valletta City Gate

Valletta, 2003 progetto di/ Renzo Piano Building Workshop, architects in collaborazione con/ Architecture Project (La Valletta) foto/ © RPBW

«Valletta City Gate» è il progetto con cui lo studio studio RPBW ha ripensato l’accesso al centro storico della capitale maltese. Il complesso è costituito dagli edifici del nuovo Parlamento, dal recupero delle rovine dell’adiacente Opera House e della nuova porta della città di Valletta. L’intervento si situa in una zona importante della capitale maltese, già tutelata come patrimonio dell’umanità, a ridosso delle sue famose ed inespugnabili mura cinquecentesche e che richiedeva tuttavia un progetto di riordino architettonico ed urbano. Il progetto dello studio RPBW è riuscito a stabilire un dialogo che coinvolge gli edifici antichi, le nuove costruzioni e l’ingresso alla città. In questo dialogo tra storia ed innovazione ha avuto un ruolo fondamentale la scelta della pietra locale, usata sia per le mura che per gli edifici storici. 6

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Nelle facciate del nuovo Parlamento infatti il rivestimento non è inteso come semplice finitura esterna dell’edificio, ma alla pietra sono state affidate nuove funzioni (energetica e di controllo della luce) che vanno oltre quelle di una generica protezione. L’involucro ha anche, quindi, una funzione di controllo climatico. Per questo sono stati pensati degli elementi brisesoleil progettati secondo l’inclinazione dei raggi solari, ma integrati nella tessitura dell’edificio. 113


vivere il tetto_01 cfr. www.hassellstudio.com/en/cms-projects/detail/burnley-living-roofs www.landezine.com/index.php/2013/07/burnley-living-roofs-by-hassell/

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01. sezioni 02. particolare sedute 03. foto dâ&#x20AC;&#x2122;insieme 04-06. diversi usi dello spazio


Hassel studio Burnley Living Roofs

Melbourne, 2013 progetto di/ Hassel studio collaborazione/ University of Melbourne foto/ © Peter Bennetts

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L’intervento ecosostenibile in questione non è soltanto un riuso architettonico ma un vero e proprio studio riguardante la biodiversità e l’ottimizzazione delle risorse energetiche. Il risultato è uno spazio interattivo, una mostra a cielo aperto utile alle attività didattiche promosse dall’università. Passerelle in legno serpeggiano lungo la copertura definendo gli spazi e fungendo, non solo da forte elemento di design ma anche da comoda seduta per gli studenti. Un tocco di rosso nei bordi e nelle aiuole rende il tutto più accattivante e significativo. Le sedute di legno definiscono percorsi grigliati a protezione della vegetazione sottostante. Il tetto è anche spazio per la ricerca, luogo dove gli studenti possono effettuare esperimenti e conoscerne direttamente i risultati. Svariate specie arboree trovano posto su 4 livelli di terreno leggermente sfalsati, risultando non solo utili alla ricerca e visivamente piacevoli, ma fungendo anche da filtro per l’acqua piovana. La piantumazione di diverse specie autoctone consente ad uccelli, insetti, rettili di ritrovare il loro ecosistema naturale e di popolare così questi tetti verdi. A Melbourne, il 17% delle superfici è rappresentato dalle coperture, spazi inutilizzati e spesso causa di forti dispersioni termiche. Il progetto dello studio Hassel può essere uno spunto per dare un senso a questi spazi, attribuendo loro un ruolo attivo nella città australiana. Un guadagno che non si riassume solo in termini di mq ma anche di risparmio energetico. Il tetto verde offre inoltre uno sfogo esterno agli edifici che ne sono privi, accontentando i condomini e valorizzando l’intera costruzione. 115


vivere il tetto_02

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EPDC Le Candide

Vitry-sur-Seine, 2012 progetto di/ arch. Bruno Rollet collaborazioni/ Céline Langlois e Jean-Claude Chianale foto/ © Luc Boegly

« Le Candide » Cité Balzac Il progetto si trova nel quartiere Balzac, nel limite sud di Vitry-sur-Seine, vicino l’autostrada A86. Il progettista ha concepito questo edificio come un’estratto di natura. Una natura composta da mattoni, di legno e vegetazione. Gli angoli sono arrotondati, i balconi curvi e differenti secondo i livelli. Una forma dolce che capita la luce. Tra lo spazio pubblico e l’interno dell’abitazione, si legge una successione di filtri: il cancello piantato / il giardino in terra piena / i balconi o le terrazze / le loggie / gli appartamenti / gli orti urbani nel tetto. La parte più interessante riguarda soprattutto la copertura dell’edificio. Essa ospita, per quasi tutta la sua estensione, un orto condiviso tra i condomini. Per sopperire ai problemi legati alle temperature rigide invernali, è stato ideata l’installazione di una serra climatica. Tutti gli appartamenti beneficiano di un doppio o triplo affaccio, di un balcone o di una terraazza con vegetazione. I soggiorni, situati in angolo, sono qualche volta prolungati dalle logge. Questo immobile è stao disegnato per il quartiere Balzac e come la natura, questo progetto riuscirà a trasformarlo con il tempo.

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cfr. http://www.brunorollet.fr/projets/index.php?/actualites/le-candide-vitry-sur-seine

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01-05. orto condiviso 06-08. viste d’insieme del tetto giardino

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allegati

Proteggere, valorizzare, dare un'identità  

Tesi di Laurea Davide Gandolfo

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