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coordinamento editoriale Davide Ciaroni, Fabio Rosseti

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stampa Tap Grafiche S.p.A. - Poggibonsi (SI)

redazione Tommaso Bertini, Filippo Maria Conti, Samuele Martelli, Elisa Poli, Luca Sgrilli, Eugenia Valacchi

traduzioni italiano-inglese, inglese-italiano Wiki Trado Ltd., Fabio Rosseti

CLAUDIO PAOLO ZERMANI NARDI >> DISEGNO ARCHITETTI ITALIANI

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coordinamento comitato scientifico Alessandro Melis

distribuzione per l’estero SO.DI.P. SpA, Via Bettola 18, 20092 Cinisello Balsamo (MI) Tel +3902/66030400, Fax +3902/66030269 e-mail: sies@sodip.it www.siesnet.it

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CLAUDIO PAOLO NARDI ZERMANI > ARCHITETTI > DISEGNO ITALIANI

comitato scientifico Giandomenico Amendola, Gabriele Basilico, Miranda Ferrara, Maurizio Nannucci, David Palterer, Sergio Risaliti, Giorgio Van Straten

RIVISTA DI ARCHITETTURE, CITTà E ARCHITETTI

direttore editoriale Paolo Di Nardo

2011 2012

direttore responsabile Francesca Calonaci

maggio gennaio agosto aprile

R.D.E. Ricerche Design Editrice via Roma 21 - 20094 Corsico (MI) tel. +39 02 4491149 - fax +39 02 4405544 info@rdesrl.net

Quadrimestrale in Italia € 12,00 Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB FIRENZE Albania all. 2.400,00 · Austria € 22,90 · Belgio € 18,90 · Francia € 21,90 · Principato di Monaco € 21,90 · Germania € 22,90 · Grecia € 19,50 · Portogallo € 17,90 · Spagna € 18,90 · Svizzera Chf 27,90 · Svizzera Canton Ticino Chf 26,90 · Gran Bretagna £ 19,20

AND Rivista quadrimestrale di architetture, città e architetti n°23 gennaio/aprile, 2012

e d i t r i c e

claudio nardi gruppoforesta studio bandini & associati duccio ferroni paolo carli moretti giovanni vaccarini

in copertina/cover Claudio Nardi, MOKAC, Ex Fabbrica O. Schindler, 2010 © Marcin Gierat


23 sommario/summary Claudio Nardi > Architetti Italiani

LIVELLI DI LETTURA, Intervista a Claudio Nardi

RIVA HOTEL

BOUTIQUE LUISAVIAROMA

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ATIL KUTOGLU BOUTIQUE

SEDE AUTORITA' PORTUALE MARINA DI CARRARA

NUOVO EDIFICIO RESIDENZIALE NOVOLI

MULTIPLEX CINEMA

BP STUDIO FACTORY

VERTEX TOWER

BOUTIQUE BEAYUKMUI

bookshop agoraz, Palazzo Strozzi

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Piero toilette

mocak, Ex Fabbrica O. Schindler

ricerca della qualita', gruppoforesta I Studio di Architettura

architetti italiani, di Paolo Di Nardo

studio bandini & associati, Centro Commerciale COOP

duccio ferroni, Restauro Villa di Monsoglio

paolo carli moretti, Casa 2

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EDITORIALE, Paolo Di Nardo

EDITORIALE

Architetti Italiani

young GIOVANNI VACCARINI, 3 Edifici

AND young, Francesco Ursitti


Š Marcin Gierat

in apertura/opening page: Stone Museum, Kengo Kuma & Associates Nasu, Tochigi, Giappone/Japan (2000)


Livelli di lettura Paolo Di Nardo

intervista/interviews

Claudio Nardi

Levels of Reading Claudio Nardi is the architect of the "doubles", as he himself calls them, that is an architect who sees (want to see) "the world from

Claudio Nardi è l'architetto dei “doppi”, come lui stesso li definisce, cioè un architetto che vede (vuole vedere) «il mondo da lontano e da vicino» conservando quella attenzione e quel gusto per i dettagli che rendono il viaggio fra i due estremi ancora più ricco. Quando abbiamo chiesto a Nardi di indicarci i pro-

far and near", while maintaining that taste and attention to detail that make travel between the two extremes even richer. When Nardi is asked to tell us the most representative projects of his career and research, his proposal came from a list, actually that of the "doubles": Details and Overview, Intimacy of Interiors and the Exposure of Architecture, Simplicity and Complexity, Traditions and Contemporary Language, Solidity and Lightness, Local & Global, Objective and Subjective Identity, Function and Communication, Functions and Emotions. Then began the story through architecture. The projects of Claudio Nardi presented in these pages not only tell the architect, but also the man. On the other hand it could not be otherwise, as the passion and sensitivity of one can be found expressed in the architecture of the other. For this reason we also chose to leave Nardi's words directly tell itself (with the following interview) and projects he has chosen to illustrate his work.

getti più rappresentativi del suo percorso professionale e di ricerca, la sua proposta è partita da un lista, quella dei “doppi” appunto: Details and Overview, Intimacy of Interiors and the Exposure of Architecture, Simplicity and Complexity, Traditions and Contemporary Language, Solidity and Lightness, Local & Global, Objective and Subjective Identity, Function and Communication, Functions and Emotions. Dopodiché è iniziato il racconto attraverso l'architettura. I progetti di Claudio Nardi che presentiamo in queste pagine raccontano non solo l'architetto ma anche l'uomo. E non potrebbe essere diversamente perché la passione e la sensibilità dell'uno si ritrovano espresse nelle architetture dell'altro. Per questo motivo abbiamo anche scelto di lasciare che siano direttamente le parole di Nardi a raccontare se stesso (con l'intervista che segue) e i progetti che ha scelto per illustrare il proprio lavoro.

Paolo Di Nardo What are your roots as an architect? Claudio Nardi I was born and grew up as a selftaught, I guess I have faults, and certainly privileges, lack of a route marked and clearly visible, knowledge and errors in direct contact, all-round curiosity and inspirations (sometimes naive), in an instinctive overview that combines a passion for the

Paolo Di Nardo Quali sono le tue radici, come architetto? Claudio Nardi Sono nato e sono cresciuto come autodidatta, immagino di averne i difetti e sicuramente i privilegi; mancanza di un percorso tracciato e ben visibile, conoscenza ed errori in presa diretta, curiosità e ispirazioni (a volte ingenue) a tutto tondo, in una visione panoramica e istintiva in cui si fondono la passione per il “razionalismo italiano”, per il teatrale barocco, per gli accecanti intonaci mediterranei. Luci e ombre, massa e decorazione, intimità e paesaggi, i doppi. PDN La tua architettura sembra basarsi sulle tematica del dualismo, coppie di temi che compongono l'architettura. Da cosa nasce questo approccio? CN Ho iniziato da solo e dai progetti piccoli, della quotidianità, dagli interni, un percorso che si è via via arricchito e allargato (perché questo volevo e cercavo e perché sono anche fortunato) a tutto quello che era possibile progettare. Interni ambiziosi, architettura alle varie scale, design, coltivando l’aspirazione che ogni progetto lasciasse intravedere gli elementi del percorso, la formula, le intenzioni, i doppi, che l’opera avesse infine tanti livelli di lettura, come i libri che amo di più. PDN In questo dualismo spicca la tua capacità di gestire i salti di scala vuoi fra progetti diversi vuoi all'interno del progetto stesso. Come riesce il tuo studio a gestire questa dicotomia? CN Non esistono specializzazioni in studio, anche se a volte ne sentiamo la mancanza. Curiosità, sensibilità multitasking, open mind e senso pratico sono tutto quello che ci serve e poi, fondamentale, la collaborazione continua, intensa, ininterrotta con artigiani ( a mia risorsa prima), colleghi e tecnici

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Š Carlo Valentini

Š Marcin Gierat


Š Marcin Gierat

nome progetto/project name Riva Lofts progetto/design Claudio Nardi strutture/structures Lorenzo Mattioli progetto idrotermosanitario/HVAC Sandro Bizzarri progetto elettrico/electrical systems Iacopo Corti luogo/place Firenze fine lavori/completion 2007 superficie/area 800 mq/sqm

in apertura: Riva Lofts, il giardino con la piscina/opening page: Riva Lofts, the garden with the swimming pool a sinistra e a destra in alto: Riva Lofts, interni di alcune suites/Riva Lofts, interiors of some suites

"Italian rationalism," for the dramatic baroque and blinding Mediterranean plasters. Light and shadow, mass and decoration, intimacy and landscapes, the

project, today I dedicate myself to the creation of the Concept and then to work by directing, attentively and largely, the development of the idea, in

"doubles". PDN Your architecture seems to be based on the theme of duality, pairs of subjects that make up the architecture. What are the origins of this approach? CN I started alone and with small projects, on everyday life, interiors, a path that has gradually enriched and enlarged (because I wanted and was looking for it this way and also because I am lucky) up to all that was possible to design. Ambitious interiors, architecture at different scales, design, cultivating the desire that every projects were able to leave a glimpse of the path elements, the formula, intentions, the doubles, that the work had finally many levels of reading, such as the books that I love more. PDN In this duality stands out your ability to handle jumps in scale between different projects or within a single project. How is such a dichotomy handled in your studio? CN There are no specializations in the studio, even if sometimes we feel the lack. Curiosity, multitasking sensitivity, open mind and practical sense are all that we need, then, fundamental, continuous collaboration, intense and uninterrupted with craftsmen (my first resource), co-workers and technicians of various disciplines, in order to shape or reshape, detail engineer, operate the project without losing sight of the original objectives. So, after having dealt for years with almost all aspects of the

collaboration with the whole team. The studio in Krakow, that I attend very little, necessarily deals only with larger scale projects, then integrating with Florence for details, interiors, finetuning... PDN With the MOCAK project in Poland, former factory of Oscar Schindler, you had to deal with a very strong memory. What is your relationship with the memory of a place and a context? CN The curious thing is that, given the Polish name of the place in the documents of the competition, at the beginning I did not even know what it was, but I was very intrigued by the issue, the conversion of an old industrial building into a museum of contemporary art. And the issue of transformation has always been my passion, not only as an architect. The project was born from the study of photographic documentation we had and the winning idea was to think of the new (required) volumes as an extension of the existing building, but a body that gradually turns into something completely new, strong, dynamic, contemporary, which does not hide the old, in fact it enhances it, highlighting its skyline, capturing and expanding its colours and the very simple and austere materials. No room for contrasts, this was the way to respect, protect, extend and revitalize the historic and emotional content of that place, in its new perfect function open to the town and to the world.

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Š Carlo Valentini sopra e a destra: Riva Lofts, interni/above and right: Riva Lofts, interiors pagina a fianco: studio Claudio Nardi, particolare/opposite page: Claudio Nardi's Office, detail

Š Marcin Gierat


© Claudio Nardi Architects

delle varie discipline per modellare o rimodellare, dettagliare, ingegnerizzare, far funzionare il progetto senza tradirne gli obiettivi. Dunque, dopo avere affrontato per anni quasi tutti gli aspetti del progetto, oggi mi dedico alla ideazione del Concept e poi ad un'opera di regia, attenta e diffusa, sullo sviluppo dell’idea, in collaborazione con tutta la squadra. Lo studio di Cracovia, dove sono molto meno presente, necessariamente si occupa solo di progetti alla scala più grande, integrandosi poi con Firenze per dettagli, interni, fine tuning… PDN Con il progetto del MOCAK in Polonia, ex Fabbrica di Oscar Schindler, ti sei dovuto confrontare con una memoria molto forte. Quale è il tuo rapporto con la memoria di un luogo e di un contesto? CN La cosa curiosa è che, dato il nome polacco del luogo nei documenti del concorso, all’inizio non avevo nemmeno capito di che si trattava, mi aveva incuriosito il tema, la trasformazione di un vecchio edificio industriale in museo di arte contemporanea. E il tema della trasformazione è un po’ la mia passione da sempre, non solo come architetto.Il progetto è nato dallo studio della documentazione fotografica che avevamo e l’idea vincente è stata quella di pensare le nuove (richieste) volumetrie come una estensione dell’edificio esistente, un organismo che però via via si trasforma in qualcosa di completamente nuovo, forte, dinamico, contemporaneo, che non nasconde l’antico, anzi lo esalta, ne sottolinea lo skyline, ne cattura e ne espande i cromatismi e i materiali semplici e severi. Nessuna contrapposizione, questo era il modo per rispettare, proteggere, prolungare e rilanciare il contenuto storico ed emotivo di quel luogo nella nuova perfetta funzione aperta alla città e al mondo. PDN Cosa significa per te “trasformazione”? Perché questo tema, a cominciare dal progetto del tuo studio – che è anche la casa dove vivi – e dal Riva Loft, altro progetto molto personale e intimo, sembra essere una costante del tuo lavoro. CN Appunto la trasformazione... ogni progetto, che riguardi l’esistente o che sia ex-novo si presenta inevitabilmente come una trasformazione. Il saper leggere, recuperare, integrare, scegliere, tagliare, mutare l’esistente, edifici, tessuto urbano o luoghi, sapendo modulare forza e intensità, dà valore, sostanza e lunga la vita ad ogni progetto. PDN I tuoi progetti sono spesso testimonianza di una attenta ricerca su materiali e tecniche di costruzione e realizzazione. Quale il peso che la tecnologia ha nell'idea progettuale? CN Ho radici classiche in fatto di materiali: pietra, legno, vetro, ferro sono le prime parole del mio abaco eppure la curiosità mi spinge ad esplorare tutto il nuovo, senza timori. Amare la propria lingua, sapersi ben esprimere non deve impedirne l’evoluzione, amo tutte le parole che si integrano bene nella lingua e che servono per renderla più ricca, densa di sfumature, senza che perda eleganza e solidità.

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Š Claudio Nardi Architects


Š Claudio Nardi Architects

a sinistra: studio fiorentino di Claudio Nardi, spazio di attesa e relax/left: Claudio Nardi's Florentine Office, lounge room alto a destra: lo studio di Cracovia di Claudio Nardi/above, right: Claudio Nardi's Office in Krakow, Poland

PDN What does "transformation" mean to you? As this issue, starting with the design of your studio which is also the house where you live - and the Riva Lofts, another project very personal and intimate, seems to be a constant in your work. CN Precisely the transformation ... each project, covering the existing or newly developed, inevitably involves a transformation. Knowing how to read, retrieve, integrate, select, cut, change the existing works, buildings, urban fabric or places, knowing how to balance strength and intensity, gives value, relevance and long life to each project. PDN Your projects are often evidence of careful research on materials and construction techniques. What is the relevance of technology in the project idea? CN I have classical roots in terms of materials: stone, wood, glass and iron are the first words of my artistic language, but curiosity drives me to explore all is new, without fear. The fact I love my own language, I know how to well express myself, should not prevent the evolution, I love all the words that fit well in the language and which serve to make it richer, full of nuances, without losing elegance and solidity.

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Š Pietro Savorelli


Spazio mutevole Boutique LuisaViaRoma, Firenze e Boutique di Atil Kutoglu, Istanbul

di/by

Claudio Nardi

Claudio Nardi, nel 2008 è chiamato a ristrutturare la boutique LuisaViaRoma, a Firenze, che aveva realizzato nel 1984. Distribuito su 3 livelli, lo spazio si dipana senza soluzione di continuità. Cemento e cristallo sono i materiali, fisici, principali ma la luce è il terzo materiale, incorporeo, con i quali gli

levels, the space unravels without interruption. Physically, the main materials are cement and glass, but light is the third material, disembodied, and used to define and shape the different spaces. “This is a project of great formal simplicity, yet radical at the same time because of the choice of materials: the diaphanous light of glass and the dense, solidity of cement. The focal point is the almost obsessive search for natural lightness, an emotional and moving atmosphere and materials sensitive to and changeable with light. An apparently empty but subtly sophisticated space, a baroque scene, but without decoration, alive, interactive with the light of changing seasons and with human sensations. The diaphanous light of early morning and LED light diffused throughout the spaces creates a state of permanent dawn. A changeable space that is heterogeneous, not static, apparently open, natural and artificial at the same time, in the sense of artifice, invention, a mirage.”

spazi vengono definiti e modellati. «Progetto di grande semplicità formale e al tempo stesso radicale nella scelta dei suoi contenuti: la luce diafana del cristallo e la materia solida, corposa del cemento. Al centro la ricerca, quasi ossessiva, di una naturale leggerezza, di un ambiente emotivo ed emozionale, di materiali sensibili e mutevoli alla luce. Uno spazio apparentemente nudo ma sottilmente sofisticato, una scena barocca, ma senza decoro, pulsante, interattiva con le luci delle stagioni e con le sensazioni degli umani. La luce diafana delle ore della mattina e dell’illuminazione a led, diffusa in tutti gli ambienti, proietta in uno stato di alba perenne. Uno spazio non statico ma mutevole, composito, tanto da sembrare un luogo all'aperto, al tempo stesso naturale e artificiale, nel senso dell’artificio, dell’invenzione, del miraggio».

© Pietro Savorelli

Protean Space In 2008, Claudio Nardi was asked to restructure the boutique LuisaViaRoma, in Florence, that he had built in 1984. Spread over three

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© Pietro Savorelli

nome progetto/project name Boutique Luisa Via Roma progetto/design Claudio Nardi con/with Annalisa Tronci strutture, direzione lavori, sicurezza/structures, works supervision, workplace safety David Piazzini impianti/systems Gabriele Anatrini appaltatore/general contractor Immobiliare 2000 srl luogo/place Firenze inizio lavori/start works on site febbraio/february 2008 fine lavori/completion giugno/june 2008 superficie/area 700 mq/sqm

in apertura e pagina precedente: boutique Luisaviaroma, particolari della scala/ opening page and previous page: boutique Luisaviaroma, staircase details in queste pagine: boutique Luisaviaroma, interni/in these pages: boutique Luisaviaroma, interiors

Atil Kutoglu Boutique Atil Kutoglu Boutique La boutique a Istanbul dello stilista Atil Kutoglu, formatosi in Austria, realizzata nel 2009, incarna due mondi e due culture che divengono così il tema di fondo dell'architettura dell'architetto fiorentino. Leggerezza, luce, contemporaneità sono le specifiche di questo spazio a cavallo fra Oriente e Occidente. La prima sala, affacciata sulla strada attraverso la grande vetrina, ha come protagonista la riproduzione, a soffitto, dei motivi di un antichissimo tappeto ottomano esposto nel museo della città . Nella seconda grande sala, completamente bianca, galleggia al centro un grande cilindro/scrigno, bianco all’esterno e di ottone lucidato all’interno che contiene una sfera luminosa, una forma pura, sintesi tra gesto minimalista ed un concettuale e profondo Oriente. The Istanbul boutique of the fashion designer, Austria based, Atil Kutoglu, built in 2009, incarnates two worlds and two cultures that consequently become the fundamental theme of the Florentine architect’s design for this site. Lightness, luminosity, modernity are the specifications of the space that sits astride the East and the West. The focal point of the first room, facing the street behind a large plate glass window, is a reproduction, on the ceiling, of a very antique ottoman carpet exhibited in the city’s museum. In the second, completely white room, a large cylindrical chest wall floats in the middle. White on the outside and polished brass on the inside, it contains a luminous sphere. Pure in form, it synthesizes a minimalist gesture and a deep and conceptual Orient.

© Emre Dorter


© Pietro Savorelli

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Š Carlo Valentini


Mare di luce Sede dell’ Autorità portuale di Marina di Carrara

di/by Claudio Nardi foto di/photos by Carlo Valentini Sea of Light Intended to house public offices, the building is articulated on two main volumes: the ground floor, which takes up a great part of the

L’edificio, destinato ad uffici pubblici, si articola su due volumi principali: il piano terra, che occupa gran parte dell’area disponibile, con una zona per il parcheggio nascosta alla vista, e un volume su tre piani. La copertura del volume più basso è una grande piazza in quota che si affaccia verso le Apuane

available space, with a parking area hidden from view, and another volume on three floors. Over the lowest volume is a large, raised piazza facing the Apuanes on one side and the sea on the other. As opposed to more traditional public buildings, this is a welcoming building that greets, and invites entry, with large windows on the ground floor, the light shape of the building, the elegant materials used – wood, glass, light-coloured sandstone, and the play of light and shadow. «The perception of the sea, its closeness and maybe even the line of palm trees along the viale Colombo, more than reference have guided the creative process that then led us to design a building with horizontal lines, proportions and materials that go back to the language of Mediterranean architecture. An interpretation of the Rational architecture of Italy in the mid-20th century, austere, but also transparent, luminous, particularly sensitive to the natural play of light and shadow. A solid building in its structural lines, faced in sandstone rendered “light” in the way that it is used, especially on the south front, with the contemporary technology of ventilated glass fronts and the mobility of the ‘brise-soleils’ made of stainless steels screening. Along the viale Colombo, the front facade facing the street has a deep and welcoming portico, faced in wood, as part of the inside facades. The idea is to propose a technological variant of teak, eter-

ed il mare. A differenza dell'immagine più tradizionale degli edifici pubblici questo è un edificio che accoglie, invita ad accedervi, con le grandi vetrate del piano terra, la leggerezza del grande portale, i raffinati materiali usati – legno, vetro, pietra arenaria chiara, e i giochi di luce ed ombra. «La percezione del mare, la sua vicinanza ma forse anche le palme allineate lungo il confine con il viale Colombo, più di altri riferimenti, hanno dato il là al percorso creativo che ci ha poi condotto a pensare un edificio dalle linee orizzontali, di proporzioni e materiali che rimandano al linguaggio dell’architettura mediterranea. Una interpretazione del razionalismo italiano della prima metà del '900, austero ma anche trasparente, luminoso, particolarmente sensibile al gioco naturale delle luci e delle ombre. Un edificio solido nei suoi lineamenti strutturali e nei rivestimenti esterni di pietra arenaria ma reso “leggero” dall’utilizzo, soprattutto sul fronte sud, della tecnologia contemporanea delle facciate ventilate in vetro e delle schermature mobili dei brise-soleil realizzati con pannelli di maglia di acciaio inox. Lungo il viale Colombo il prospetto e l’affaccio sulla strada è accompagnato da un porticato profondo e accogliente, rivestito in legno, come parte delle facciate interne. L’idea è quella di proporre una variante tecnologica del teak con i suoi eterni rimandi all’idea del mare. Al di sopra del porticato si apre una grande terrazza protetta da una altrettanto profonda loggia che si erge verso il viale senza frapporre barriere ma solo trasparenze nel rapporto con la città. L’ampio spazio interno ai due prospetti principali è coperto da una grande, evocativa, vasca sulla quale si specchiano i fronti interni dell’edificio, un modo per riavvicinare idealmente la sede dell’Autorità Portuale ancor di più al mare, anzi quasi connetterla.»

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Š Carlo Valentini

in apertura e in queste pagine: prospetto sud con i brise-soleils mobili in acciaio inox/ opening page and in these pages: south view with the movable stainless steele brise-soleils


nome progetto/project name Sede dell’Autorità portuale di Marina di Carrara/Marina di Carrara's Port Authority progetto/design Claudio Nardi con/with Leonardo Maria Proli concorso/competition 2002, 1° premio/1st prize strutture/structures Massimo Alessi direzione lavori/works supervision Leonardo Maria Proli impianto idrotermosanitario/HVAC Massimo Arduini appaltatore/general contractor CMSA luogo/place Marina di Carrara anno di realizzazione/completion 2007 superficie/area 3500 mq/sqm

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Š Carlo Valentini

Š Carlo Valentini


Š Carlo Valentini

nally evocative of the sea. Above the portico is a large terrace protected from an equally large loggia which opens onto the street with no barriers – only transparency in relation to the city. The wide space off the street, with two main entrances, holds a large, evocative water basin that reflects the internal facades of the building, in order to ideally bring the headquarters of the Port Authority even closer to the sea, indeed, to almost connect it.

pagina a sinistra, in alto: veduta sud-ovest; in basso: la terrazza con la vasca/left page, above: south-west view; below: the terrace with the water basin sopra: la facciata principale su Viale Colombo/above: the main facade overlooking Colombo boulevard

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nome progetto/project name Nuovo edificio residenziale e commerciale Novoli/New residential and commercial building Novoli progetto/design Claudio Nardi appaltatore/general contractor Consorzio Stabile Arcale luogo/place Firenze anno di progettazione/design date 2009 anno di realizzazione/completion in corso/work in progress superficie/area 4600 mq


Corpo e Materia Residenze a Novoli, Cinema Multisala a Campi Bisenzio, BP Studio Factory a Sesto F.no

di/by

Claudio Nardi

I numerosi progetti dell'area fiorentina esplicano in maniera chiara il linguaggio architettonico e la cura nella scelta ed uso dei materiali, oltre a quella particolare attenzione del progettista alla composizione, di cui il progetto per il nuovo edificio residenziale a Novoli, a Firenze, ne è la conferma. «Nella composizione dei volumi [...] estrusi, definiti dalla precisa matrice del lotto, corpi solidi materici ( intonaco e pietre della tradizione ) dialogano con superfici contemporanee tecnologiche, leggere ( le schermature di facciata realizzate con profili in “legno tecnico “) che incorniciano, proteggono, sottolineano le trasparenze e gli affacci sui lati est e ovest del grande “contenitore “. [...] La luce moltiplica ed esalta le sfumature,dagli intonaci chiari, quasi bianchi,mediterranei, ai grigi di diversa intensità delle pietre e dei listelli in “legno”, fino all’antracite intenso di dettagli strutturali e architettonici. L’articolazione delle facciate, [...] il bilanciamento tra vuoti e pieni, tra massa e trasparenze rendono naturalmente leggibile le funzione dei vari spazi, nei due edifici, idealmente e tecnicamente collegati da un ponte che [...] va a dissolvere ogni evidente soluzione di continuità.» Con gli altri progetti, il Cinema Multisala a Campi Bisenzio (2002) e la sede di BP Studio Factory (2000) a Sesto F.no, Nardi grazie anche al supporto di una committenza disponibile e alla voglia di sperimentare dell'azienda produttrice coinvolta, propone una rilettura contemporanea del materiale titpico della tradizione, il cotto fiorentino. Per il Cinema Multisala la volontà di far emergere l'architettura in un edificio che rischiava di divenire, come spesso accade, un mero contenitore di funzioni spinge il progettista a realizzare una architettura in cui le forme, caratterizzate da una spiccata orizzontalità e articolazione di volumi, ed i materiali, un rivestimento in cotto reinterpretato con caratteristiche e finiture innovative, restituiscono dignità architettonica al manufatto. Nel progetto della nuova sede di BP Studio Factory una parete ventilata in cotto e carpenteria leggera, realizzata utilizzando questo materiale in maniera assolutamente innovativa, riesce a comunicare l'appartenenza dell'Azienda, che si occupa di tessuti e fibre naturali per la moda, ad un territorio preciso e rilevante per quel settore, e la sua capacità di innovazione riflessa appunto nell'uso non comune di quel materiale. Tradizione ed innovazione, un dualismo che ritroviamo spesso nelle opere dell'architetto fiorentino.

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nome progetto/project name Multiplex Cinema progetto/design Claudio Nardi con/with Beatrice Pierallini luogo/place Campi Bisenzio, Firenze inizio lavori/start works on site novembre/november 2001 fine lavori/completion ottobre/october 2002 superficie/area 12000 mq/sqm

prospetto nord/north elevation

prospetto sud/south elevation

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Š Davide Virdis

sotto: Cinema Multisala, Campi Bisenzio, veduta sud/below: Multiplex Cinema, Campi Bisenzio, south view


© Davide Virdis

© Davide Virdis

nome progetto/project name BP Studio progetto/design Claudio Nardi con/with Beatrice Pierallini luogo/place Firenze anno di realizzazione/completion 1999 superficie/area 7000 mq/sqm

in questa pagina: BP Studio Factory, prospetto laterale e dettagli del rivestimento di facciata/in this page: BP Studio Factory, lateral view and details of the facade cladding

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Nelle Architetture della BP Studio e della Multisala Cinematografica UCI Cinema, l'architetto Claudio Nardi ha reinterpretato l'uso del cotto in chiave contemporanea nelle applicazioni parietali, andando ben oltre la mera decorazione. Questo è stato possibile grazie ad una sinergia che si è subito instaurata tra l'architetto e la Sannini, in un continuo confronto che ha portato allo studio e alla realizzazione di nuovi componenti in cotto da essere applicati in facciata con ancoraggi meccanici. Nei due progetti l'architetto ha definito soluzioni distinte: per la BP Studio due profili massivi, uno a T e l'altro piano, che combinati creano la texture della facciata. Per la Multisala, invece ha disegnato un componente unico piano caratterizzato da false fughe in color bronzo che dissolvono la lettura dei giunti in parete. L'aspetto più significativo per la Sannini è stato quello di intraprendere un nuovo percorso, oltre alla produzione e commercializzazione degli elementi in cotto: la collaborazione diretta con i professionisti creando nuove opportunità di sperimentazione e realizzazione di nuovi elementi su misura per i vari progetti.

[Sannini Impruneta] The architecture of the BP Studio and the multiplex UCI Cinema saw architect Claudio Nardi give a new slant to the use of contemporary terracotta, along with the wall applications, going above and beyond simple decoration. The key to this comes in the form of an immediately apparent synergy between the architect and Sannini, through continuous dialogue that led to the study and implementation of new terracotta parts to be applied onto the facade with mechanical anchoring systems. The architect has set out separate solutions in both designs: two full profiles for the BP Studio, one a T-shape and the other flat, which combine to create the texture of the façade. Meanwhile, a single flat component was designed for the multiplex, characterised by bronze-coloured false flights that dissolve the

visibility of the joins in the wall. For Sannini, the most vital aspect has been following a new path, in addition to the production and marketing of the terracotta elements: direct collaboration with professionals, creating new opportunities for experimentation and producing new tailor-made elements for the various projects.

Sannini Impruneta via Provinciale Chiantigiana, 157 50023 Ferrone - Impruneta (FI) tel. +39 055 207079 fax +39 055 207021 www.sannini.it

© Alessandro Ciampi

[Sannini Impruneta]


Salto di scala Vertex Tower, Amman, Giordania

di/by Claudio Nardi foto di/photos by Carlo Valentini Scale Variations The Vertex building in Amman, Jordan, confirms that the Florentine architect is able to master great variations in scale. Still, his design lan-

La torre di Amman, in Giordania, è la conferma di come l'architetto fiorentino sia in grado di padroneggiare scale dimensionali ben diverse. Tuttavia il cambio di scala dallo spazio intimo e raccolto di un negozio ad un complesso residenziale con una torre di oltre 110 metri e altri edifici dai 4 ai 7 piani,

guage does not vary -- whether he is working with the intimate, cosy space of a store or a residential complex with a building of more than 110–metres high and other buildings of four to seven floors. The fusion of traditional elements and materials with contemporary design and very cutting-edge technology distinguish this project, as well as other works by Nardi. «The Vertex tower is part of a most ambitious urban reconfiguration plan for the historical centre of Amman, 30 hectares (70 acres) originally earmarked for military use, in the Abdali neighbourhood. Housing, commercial space, parking, a cinema, a library and a gym are collected in a vast building complex made up of four 110-metre towers and complementary buildings of four to seven floors. The tower and the adjacent buildings that we have designed are marked by light, almost sharp, surfaces, in natural, light-grey stone. They spring, almost detached, from the body of the buildings, to intersect among themselves and with aluminium panel facings, electrically coloured in dark blue. Wide glass surfaces mark the tower geometrically, but irregularly, according to a vibrant, asymmetric and dynamic design. Full surfaces faced in stone or aluminium are incised and designed to reflect the varying rhythm of slit-like openings that serve to break up the solid material of the facades. Traditional as well as contemporary material, ethereal glass surfaces along with massive textured material serve to emphasise the volumes, in which apertures look mounted like jewels. The Vertex Tower is a building that, in terms of form and size, only can be the result of a desire to sensitively link a contemporary vocabulary with comfort, technology and tradition.»

non influisce sul linguaggio del progettista. La fusione fra elementi e materiali della tradizione con un design contemporaneo ed una tecnologia aggiornatissima sono i segni distintivi di questo progetto come di altri. «La Vertex Tower rientra nel più ambizioso progetto di riqualificazione urbana del centro storico di Amman che interessa 30 ettari, originariamente a destinazione militare, del quartiere di Abdali. Residenze, spazi commerciali, parcheggi, cinema, una biblioteca ed una palestra sono raccolti in un vasto complesso edilizio costituito da quattro torri di oltre 110 metri e da edifici complementari di 4/7 piani. La torre e gli edifici collegati che abbiamo progettato sono contrassegnati da superfici leggere, quasi taglienti, in pietra naturale dalla colorazione grigio chiaro, che si librano quasi staccate dal corpo degli edifici e si intersecano tra loro e con quelle rivestite con pannelli di alluminio elettrocolorato blu scuro. Ampie superfici vetrate segnano la torre in maniera geometrica ma irregolare secondo un disegno vibrante, asimmetrico, dinamico. Le superfici piene rivestite in pietra o alluminio sono intagliate e disegnate dal ritmo variabile delle aperture, degli infissi che segnano come feritoie la materia solida delle facciate. Materiali della tradizione e materiali contemporanei, eteree superfici vetrate ma anche massive superfici materiche, donano risalto ai volumi, nei quali le aperture risultano come incastonate. La Vertex Tower è un edificio che per forma e dimensione non può che essere il risultato della ricerca del legame sensibile tra linguaggio contemporaneo, comfort, tecnologia e tradizione.»

nome progetto/project name edificio residenziale e commerciale/ residential and commercial building Vertex Tower progetto/design Claudio Nardi con/with Annalisa Tronci appaltatore/general contractor DCC - Group, Dubai luogo/place Amman, Giordania/Jordan inizio lavori/start works on site 2007 anno di realizzazione/completion in corso/work in progress superficie/area 66000 mq/sqm in apertura: render digitale della torre e degli edifici complementari/opening page: digital render of the tower and complementary buildings

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Š Claudio Nardi Architects


Il rigore del decoro Shop Beayukmui, Bookshop Agoraz, Piero la Toeletteria, a Firenze

di/by Claudio Nardi foto di/photos by Carlo Valentini The Rigorous Decoration In the work of Claudio Nardi, the two main themes of his architecture, that he calls the “double”, never are in opposi-

Gli aspetti della propria architettura che formano i due temi del “doppio” non sono mai, per Claudio Nardi, in antitesi fra loro ma dialogano e si confrontano in modo che il risultato sia comunque maggiore della semplice somma dei singoli elementi. Questo è dimostrato chiaramente nei progetti che seguono,

tion to each other. Rather, they communicate and confront each other in such a way that the result always turns out to be greater than a simple sum of the single parts. This is clearly demonstrated in the following projects, where the “decorative” design theme becomes an integral and vital part of the overall complex.

dove il tema progettuale della “decorazione” diviene parte integrante e determinante del complesso.

Beayukmui Shop, Florence, Italy, 2011 «The first Beayukmui shop was conceived like a room, abstract, suspended in a fantastical world, dreamy, designed. There is a dialogue between two substances -- one transparent, intelligent, perfect, and, another, dreamlike, sensual, unexpected. The real and proper display space is and always will be completely white, very simple and symmetric, free to fulfil its display function. The surfaces of the space that contains it are now covered with a complex design that represents fantastical birds, taken from the Museum of Natural History in Florence and reinterpreted by the Australian artist Simon Miller. In future, in this place and in others, it will be possible to install other worlds, other dreams: contemporary art, perhaps, or an antique and surprising “Botticelli,” or plants, exhibitions, decorations, like moving and evolving scenography.»

Shop Beayukmui, Firenze, Italia, 2011 «Il primo shop Beayukmui è stato pensato come una stanza, astratta, sospesa in un mondo fantastico, sognato, disegnato. Il dialogo tra due sostanze, quella trasparente, intelligente, perfetta e quella onirica, sensuale, inaspettata. Lo spazio espositivo vero e proprio è e sarà sempre completamente bianco, semplicissimo e simmetrico, libero nelle sue articolazioni espositive. Le superfici dello spazio che lo contiene sono adesso rivestite con un complesso disegno che riproduce uccelli fantastici, presi e reinterpretati dalle esplorazioni al Museo della Specola dall’artista australiano Simon Miller. In futuro, in quel luogo ed in altri luoghi, si potranno raccontare altri mondi, altri sogni: potrà essere arte contemporanea o un antico e inaspettato “Botticelli”, potranno essere piante, volti, decorazioni, come scenografie in movimento, in evoluzione.» Bookshop Agoraz, Palazzo Strozzi, Firenze, Italia, 2009 «Gli ambienti dedicati al bookshop avevano necessità di una sottolineatura forte, di un linguaggio comunicativo, emozionale, soprattutto rispetto alla sua visibilità dal cortile del Palazzo. La sala principale si presenta con un cromatismo minimale e ricco al tempo stesso, tutto giocato sulle sfumature dei grigi e dei neri e sulle trasparenze, in contrasto con volumi di un bianco puro o di una luminosità intensa. Le pareti perimetrali sono rivestite a tutta altezza con riproduzioni delle decorazioni di facciata del Palazzo di Bianca Cappello, una rilettura appena trasfigurata delle facciate dipinte, ricche, della Firenze del tardo '500. Le pareti sono “intarsiate” invece che dalle finestre, come nell’originale, da luminose e semplicissime teche di corian bianco e vetro che appena si protendono dalla parete decorata verso l’osservatore. Al centro della sala un grandissimo tavolo quadrato fa da perno spaziale ed espositivo allo spazio e su di esso si proietta , come un grande cappello, un volume di identiche dimensioni, sospeso, luminosissimo, al tempo stesso “insegna” e confine, dal centro del quale si emanano nell’ambiente luci, suoni, profumi.»

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nome progetto/project name Boutique Beayukmui progetto/design Claudio Nardi con/with Annalisa Tronci strutture, direzione lavori, sicurezza/structures, works supervision, workplace safety Lorenzo Mattioli appaltatore e arredi/ general contractor and furnishings Ideacolore srl illuminazione/light design Lumen Srl luogo/place Firenze inizio lavori/start works on site agosto/august 2011 fine lavori/completion ottobre/october 2011 superficie/area 40 mq/sqm

in apertura ed in questa pagina: boutique Beayukmui, particolare della decorazione; vista di insieme/opening page and this page: boutique Beayukmui, decoration detail; overall view pagina seguente: bookshop Agoraz, Palazzo Strozzi; in alto, visione d'insieme; in basso, particolare delle teche in corian e della decorazione delle pareti/following page: bookshop Agoraz, Palazzo Strozzi; above, overall view; below, detail of the corian display cabinets and of the decorated walls

Š Claudio Nardi Architects


© Claudio Nardi Architects

and emotional language, especially with respect to their visibility from the courtyard of the Palazzo. The main room has a minimal yet rich colour scheme, based on shades of grey, black and transparency, contrasting with the pure white and intense luminosity of the volumes of the room. Perimeter walls are entirely faced with reproductions of the façade decoration of the Bianca Capello Palazzo, a nearly identical reinterpretation of the rich, painted facades of late 16th century Florence. Walls are “inlaid” not by windows, as before, but by light and very simply display cabinet made of white Corian and glass, projecting from the decorated wall out to the observer. In the middle of room, an enormous square table anchors the space and serves as an exhibition focal point, while, above it, like a giant hat, there is an identically sized volume, suspended and very luminous that serves as an “insignia” and a boundary that diffuses light, sound and scent throughout the room.»

nome progetto/project name Bookshop Agoraz, Palazzo Strozzi progetto/design Claudio Nardi con/with Annalisa Tronci arredi/furnishings Ideacolore srl luogo/place Firenze anno di realizzazione/completion aprile/april 2009 superficie/area 130 mq/sqm

© Claudio Nardi Architects

Bookshop Agoraz, Palazzo Strozzi, Florence, Italy, 2009 «Spaces dedicated to the bookshop needed a strong, underlying structure, in a communicative

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© Carlo Valentini

nome progetto/project name Piero Toilette progetto/design Claudio Nardi con/with Maria Chiara Andreta strutture e direzione lavori/structures and works supervision Lorenzo Mattioli impianto idrotermosanitario/HVAC Gianluca Dell’Anna impianto elettrico/electrical systems Iacopo Corti arredi/furnishings Ideacolore srl luogo/place Firenze fine lavori/completion 2008 superficie/area 90 mq/sqm

a sinistra: Piero Toilette, particolare della maniglia della vetrata di ingresso/left: Piero Toilette, detail of the glass door handle pagina seguente: Piero Toilette; in alto, vista d'insieme; in basso, particolare della zona di attesa e della decorazione delle pareti/ following page: Piero Toilette; above, overall view; below, detail of waiting area and of the decorated walls

Piero la Toeletteria, Florence, Italy, 2008 «Beauty is a goal that is simple to reach, and, I would say, logical and natural. It is wrong to as-

Piero la Toeletteria, Firenze, Italia, 2008 «La bellezza è un traguardo semplice da raggiungere, anzi direi logico e naturale ed è sbagliato associarla solo alla moda o all’aspetto degli umani e non all’intero ambiente urbano. Mi piace immaginare

sociate beauty only with fashion or people’s looks when it should apply to the entire urban environment. I like to imagine that any place in the city could become a beautiful place, not only to pass through but to feel well, a place to meet, to ask questions and to exchange points of view. I believe that an urban space dedicated to animals is an important opportunity for an architect to reflect and design and pay attention to a new and ever more relevant aspect of urban life. For animals today are irreplaceable companions – for a walk in the park or as an antidote to the inevitable stress of work and human sadness. The most important space here is the waiting room, for the public, where animals and humans can share an unusual moment. All the walls are covered with a realistic reproduction of the sumptuous Mantegna fresco in the Wedding Chamber in Mantua: it depicts the great Renaissance courts where dogs were part of social life and, to some extent, of the décor of the space.»

che qualsiasi luogo della città diventi un luogo bello dove non solo passare ma stare bene, una occasione di incontro dove scambiarsi curiosità e conoscenze. Credo che un luogo urbano dedicato agli animali che sono oggi compagni insostituibili per una passeggiata al parco o per alleviare con la loro compagnia gli inevitabili stress del lavoro o delle tristezze umane, sia per un architetto contemporaneo una importante occasione di riflessione e progetto e una dichiarazione di attenzione verso un aspetto nuovo e sempre più rilevante degli stili di vita della comunità metropolitana. Lo spazio più importante è la sala aperta al pubblico, dove animali ed umani condividono una curiosa attesa. Tutte le pareti sono rivestite da una riproduzione al vero del sontuoso affresco del Mantegna per la Camera degli Sposi a Mantova: il tema è quello delle grandi corti rinascimentali dove i cani facevano parte della vita sociale e in una certa misura del decoro dello spazio.»


Š Carlo Valentini

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Š Carlo Valentini


Š Alessandro Moggi


La memoria del luogo Museo Arte Contemporanea "Fabbrica Schindler", Krakòw (Polonia)

di/by

Paolo Di Nardo

The Memory of Place The concept of "transformation" is expressed in a very concise and effective way by Florentine architect in the interview that

Il concetto di “trasformazione” è espresso in maniera molto sintetica ed efficace dall'architetto fiorentino nell'intervista che apre questo numero di AND. Per lui la “trasformazione” è «il saper leggere, recuperare, integrare, scegliere, tagliare, mutare l'esistente [...] sapendo modulare forza e intensità...».

opens this AND's issue. He deems the "transformation" is synonym with "knowing how to read, retrieve, integrate, select, cut, and change the existing reality [...] while being able to modulate both strength and intensity". The design for the new Museum of Contemporary Art in Krakow, which provided for the recovery of a few spaces of Oskar Schindler's factory, thanks to which hundreds of Jews persecuted by the Nazis saved their lives, and the creation of new volumes, is the realization of such a concept. The new volumes are an extension of the existing ones, so full of emotion and history, but at the same time are something entirely new that, without overwhelming, dialogue through culture and art with the collective memory of those walls. The integration is total, but every element has its own character, expressed in itself, maybe drawing more communicative and emotional strength from the reciprocity of this relationship. This is the case of the existing great wall, made of exposed bricks, a tangible symbol of a past to remember, framed and protected (also figuratively) by the glass and steel skin, the symbol of the modernity characterizing new spaces. The dialogues between the various parties, old and new, are clear and fluids and tell the story of a future whose memory is inseparable and generating part. The historical profile of the shed roof of

Il progetto per il nuovo Museo di Arte Contemporanea di Cracovia, che prevedeva il recupero di parte degli spazi della fabbrica di Oskar Schindler, alla quale dovettero la vita centinaia di ebrei perseguitati dal nazismo, e la creazione di nuovi volumi, è la realizzazione di questo concetto. Le nuove volumetrie sono estensione di quelle esistenti, così cariche di emozioni e storia, ma al tempo stesso sono qualcosa di completamente nuovo che senza sopraffare dialogano con la memoria collettiva di quelle mura attraverso la cultura e l'arte. L'integrazione è totale ma ogni elemento è dichiarato per se stesso, per quello che è, traendo magari maggiore forza comunicativa ed emozionale dalla reciprocità di questo rapporto. È il caso del grande muro esistente, in mattoni a vista, simbolo tangibile di un passato da ricordare, incorniciato e protetto (anche metaforicamente) dalla pelle in vetro e acciaio, simbolo della contemporaneità dei nuovi spazi. I dialoghi fra le varie parti, vecchie e nuove, sono fluidi e chiari e divengono racconto di un futuro di cui la memoria è parte inscindibile e generatrice. Il profilo storico della copertura a shed della fabbrica originaria diviene l'elemento visivo portante del nuovo progetto nel suo insieme, tanto da essere espresso nel logo stesso del Museo. La “dinamicità” espressa dal logo è la stessa dell'impianto planimetrico e formale che caratterizza il museo. La forma irregolare e frastagliata dei nuovi spazi espositivi che si snodano attorno a quelli esistenti in realtà rilega le singole parti conferendo loro la forza del “segno”. La tecnologia contemporanea si rapporta con leggerezza a quella esistente recuperandone il linguaggio formale: vetro, acciaio, zinco-titanio, cemento e fibrocemento sono i materiali che dialogano con i mattoni, il legno e la pietra degli edifici storici. Il lato sud del complesso è caratterizzato dal monumentale muro che dall'esterno penetra gli spazi espositivi al piano terra ed a quello inferiore. Il rivestimento color antracite del muro è realizzato con sottili pannelli di grandi dimensioni in fibrocemento fibreC realizzati secondo una tecnologia che conferisce loro una naturalezza e una finitura tattile che, assieme alla complessa ma regolare texture disegnata dalle fughe dei pannelli montati, dialoga chiaramente con il grezzo ma carico di memoria muro di mattoni della vecchia fabbrica. Questo è protetto, quasi fosse una reliquia laica, dalla grande vetrata a tutta altezza che si interseca con l'altro muro, quello contemporaneo, e attraverso la quale si percepiscono in un solo colpo d'occhio il nuovo (gli spazi espositivi interni) ed il vecchio. Il corpo museale, nella sua articolazione volumetrica integra la propria funzionalità ed estetica con i corpi esistenti. Al primo livello, rialzato leggermente sul piano stradale, si distribuiscono le sale

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© Claudio Nardi Architects

the original factory becomes the main visual element of the new project as a whole, so as to be expressed in the logo of the museum itself. The

as the entrance hall, the bookshop, bar-restaurant and the auditorium. The new halls, characterized by extensive structural lights that allow maximum

"dynamism" of the logo is the same of the site plan and formal system that characterizes the Museum. The jagged and irregular shape of new exhibition spaces that develop around the existing ones actually binds the individual parts by giving them the strength of "sign". Contemporary technology lightly relates with the existing one, retrieving the formal language: glass, steel, zinc-titanium, fibre cement and concrete are materials that interact with the bricks, wood and stone of the historic buildings. The South side of the complex is characterized by the monumental wall that penetrates, from the outside, the exhibition spaces on the ground floor and the lower one. The anthracite coloured coating of the wall is made with thin large panels in fibreC, a material made according to a technology that gives them a naturalness and a haptic finish that, together with the complex but regular textures drawn from panels mounted joints, clearly communicates with the rough, but memory load, brick wall of old factory. This is protected, like a secular, by the great full-height glazing that intersects with the other wall, the contemporary one, and through which we perceive in a single glance the new (internal exhibition space) and the old. The Museum body, in its volumetric system, integrates its functionality and aesthetics with existing bodies. At the first level, slightly raised on road plan, there are the exhibition halls, as well

flexibility within, are illuminated through new shed roofs that remind the existing memory, but exploit the contemporary technology of lattice structures and of the zinc-titanium coat to lighten, not only metaphorically, the spaces. The alternation of colours (that from white turns to grey tones of fibreC coating and exposed concrete sides, of zinctitanium and steel fixtures and structures, up to the warm colour of the brick wall) and the careful study of lighting, both natural and artificial, create an intense visual dynamism. While at the second level are the administration offices, in the basement, revealed by the empty space at the outside, along the main wall that continues, within in a portion of the transparent floor, are the warehouses, but also other exhibition rooms and the restoration laboratory. Museum-related functions – cinema, bookshop, restaurant, four residences and four workshops for artists – contribute with their daily life to keep alive and challenging this place of heavy memory but great vitality, combining and involving art with everyday life.

nome progetto/project name Mocak, ex Fabbrica O. Schindler/ex O. Schindler's Factory progetto/design Claudio Nardi con/with Leonardo Maria Proli concorso/competition 2007, 1° premio/1st prize appaltatore/general contractor Warbud SA rivestimento facciate/facade cladding 2400 mq/sqm fibreC by Rieder SmartElements GmbH vetrate/glass Vetrotech Saint-Gobain Poland luogo/place Cracovia, Polonia/Krakow, Poland fine lavori/completion 2010 superficie/area 9000 mq/sqm

in apertura: la scala fra il piano interrato ed il piano terra/opening page: the staircase connecting the basement and the ground floor in alto: vista notturna del museo dalla piazza nord;/ above: night view of the Museum from the north square pagina successiva: a sinistra, una delle sale espositive al piano terra; a destra, il piano interrato con il soffitto trasparente/next page: left, one of the ground floor exhibition room; right, the basement with the transparent ceiling


© Claudio Nardi Architects

© Rafal Sosin

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Š Marcin Gierat Š Marcin Gierat

piano terra/ground floor

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© Claudio Nardi Architects

pagina precedente: in alto, vista del muro sud in mattoni della vecchia fabbrica; in basso, porzione del nuovo muro sud, rivestito in pannelli di fibreC e con il logo del museo/previous page: above, view of the old factory brick wall; below, part of the new south wall cladded with fibreC panels and the new Museum's logo sopra: la sala interna fra la vecchia fabbrica ed il nuovo museo/ above: the hall between the old factory and the new museum pagina seguente: particolare del muro in cemento su via Lipowa/ next page: detail of the concrete wall facing Lipowa street

espositive, oltre alla hall di ingresso, il bookshop, il bar-ristorante e l'auditorium. I nuovi padiglioni, caratterizzati dalle ampie luci strutturali che permettono la massima flessibilità all'interno, sono illuminati attraverso le nuove coperture a shed che citano la memoria dell'esistente ma sfruttano la tecnologia contemporanea delle strutture reticolari e del manto in zinco-titanio per alleggerire non solo metaforicamente gli spazi. L'alternanza cromatica (che dal bianco vira alle diverse tonalità di grigio dei rivestimenti in fibreC e cemento a faccia vista, delle coperture in zinco-titanio e dell'acciaio degli infissi e delle strutture, su cui si innesta il colore caldo del muro in mattoni) e l'attento studio dell'illuminazione, sia naturale che artificiale, creano un dinamismo visivo intenso. Mentre al secondo livello si trovano gli uffici amministrativi, al piano interrato, rivelato dal grande vuoto esterno, lungo il muro principale che prosegue, all'interno in una porzione del pavimento trasparente, si trovano i magazzini ma anche altre sale espositive ed il laboratorio di restauro. Le funzioni connesse al museo – cinema, bookshop, ristorante, quattro residenze e quattro atelier per artisti – contribuiscono con la loro quotidianità a tenere vivo e stimolante questo luogo di grave memoria ma di grande vita, avvicinando e coinvolgendo l'arte con la vita quotidiana.

[Rieder Smart Elements GmbH]

[Rieder Smart Elements GmbH]

La facciata del muro sud (foto a sinistra) è rivestita con pannelli in fibrocemento fibreC di Rieder. I pannelli fibreC sono leggeri ed al tempo stesso resistenti, anche agli elementi ambientali, mantenendo una qualità estetica e performante, di rilievo. FibreC è un prodotto ecologico, realizzato con materiali organici e quindi può essere completamente riciclato.

The facade of the south wall (picture on previous page) is clad with glassfibre-reinforced concrete fibreC Rieder. FibreC panels are lightweight and stable at the same time, also resistant to environmental influences, while still being effective and aesthetic. FibreC is an environmentally friendly product, made with organic materials and therefore can be completely recycled.

Rieder Smart Elements GmbH Mühlenweg 22 5751 Maishofen www.rieder.cc

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Š Adam Golec


Ricerca della QualitĂ 

gruppoforesta | Studio di Architettura

Search for Quality

a cura di/edited by

Fabio Rosseti

gruppoforesta | Studio di Architettura


pagina seguente: in alto, prospetto su strada; in basso, la corte interna/next page: above, street elevation; below, the inner courtyard

e o i s o u t o a l H l a y r B e l a l a GCasa

L'obbiettivo di questo numero di AND di dare luce al panorama architettonico professionale italiano non vuole certo essere esaustivo né, tanto meno, creare una categoria di giudizio di merito. Vi sono numerosissime realtà professionali, locali, che danno vita, quotidianamente, ad architetture che purtroppo spesso non riescono, a livello di comunicazione, ad uscire dalle cerchie locali. Sono architetture, alle diverse scale, che nascono di frequente dalla mediazione fra il luogo in cui sorgono, la cultura ed il linguaggio architettonico del progettista, le esigenze (e la lungimiranza) della committenza, le normative locali, le imprese che le realizzano e così via. Il processo creativo diviene più complesso e articolato ma probabilmente più proficuo, dando vita ad architetture che per loro stessa natura sono espressioni di un territorio ed un ambiente culturale e sociale specifico. Nel 1999 nasce a Lecce gruppoforesta | studio di architettura, giovani progettisti che in qualche modo sono espressione di quel processo creativo. Lo fonda Alfredo Foresta (classe 1971), architetto ma anche erede di un'impresa di “mastri costruttori” leccesi, come si diceva una volta, assieme ad Ester Annunziata (1973), Tiziana Panareo (1973), architetti, e Michele Martina (1966), ingegnere. Gli interventi che lo studio porta avanti sono a piccola scala dimensionale ma la loro portata è molto maggiore dal momento che preferibilmente intervengono nel recupero di vuoti urbani a ridosso del nucleo antico leccese, o con restauri di ispirazione scarpiana nel centro storico o in antiche masserie del territorio. Il linguaggio si riappropria di elementi vernacolari locali come il patio, la corte, i ballatoi o i giardini inclusi, mediati e resi “contemporanei” dalla tecnologia che rimane comunque in secondo piano, “a servizio” dell'architettura. Nel 2012 realizzano un edificio, chiamato “casa a ballatoio”. Il progetto, primo edificio sostenibile realizzato a Lecce, ha usufruito di un incremento del 10% della cubatura massima consentita, avendo superato il livello 3 di sostenibilità regolamentato dal Protocollo ITACA Puglia. Quello che colpisce non è tanto la “sostenibilità” tecnologica del manufatto – qualità ormai accessibile e necessaria – quanto la capacità espressa da gruppoforesta nel progetto di coniugare qualità architettonica, prestazioni energetiche e rispetto del genius loci. Il recupero, non nostalgico, delle tradizionali buone pratiche

The objective of this issue of AND is to spotlight the professional panorama of Italian architecture without pretending to be exhaustive in any way and certainly without wanting to create a judgmental category of merit. There are very many local professional realities that generate architecture, every day, that often never manages, on a communications level, to make itself known outside its immediate surroundings. This is architecture, on a varying scale, that often results from mediation among the requirements of the locale, the culture and the architectural language of the designer, the demands (and the far-sightedness) of the client(s), local standards and regulations, the enterprises that carry out the mandate and so on. The creative process becomes more complex and articulate but probably more fruitful, since it generates architecture which is in itself the expression of a place, as well as a cultural and social context. In 1999, gruppoforesta I studio di architettura was formed in Lecce by young designers, who, in many ways, are the personification of this creative process. The group was founded by Alfredo Foresta architect (class of 1971) but also heir to a company of “master builders,” as they used to be called, in Lecce -- together with Ester Annunziata (1973), Tiziana Panareo (1973), architects, and Michele Martina (1966), engineer. The projects that the group carries out are not large, but their significance is much greater, from the moment that they take on projects that involve the recovery of urban space left vacant near the antique centre of Lecce, or restorations inspired by the work of Carlo Scarpa in the historical centre or of antique manors in the countryside. Their vocabulary re-appropriates elements from the local vernacular, like the patio, the courtyard, the gallery, and even the garden, linked and rendered “contemporary” by technology, which, nevertheless, remains n the background, “at the service of” the architecture. In 2012, they designed a building called “the gallery house.” As the first sustainable building constructed in Lecce, the project benefited from a 10% increment in the amount of cubic space allowed, since it exceeded the 3rd level of sustainability regulated by the Puglia ITACA Protocol. What is striking is not so much the technological “sustainability” of the building – even though this quality is currently accessible and necessary – but rather gruppoforesta’s specific ability, as manifest in this project, to conjugate architectural quality, energy-saving devices and respect for the genius loci (the protective spirit of the place). The recuperation – not nostalgic – of the


Š Roberto Galasso

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Š Roberto Galasso


Š Alberto Muciaccia


del costruire di questo territorio, come ad esempio l'orientamento rispetto ai venti e al sole, l'uso di materiali con forte inerzia termica, il recupero delle acque piovane, ha permesso di raggiungere il traguardo della sostenibilità senza ricorrere a soluzioni tecnologiche e impiantistiche diverse. Il progetto, realizzato dall'impresa di costruzioni gruppoforesta, si inserisce su di un lotto fortemente vincolante per la sua geometria allungata ma ispiratore della scelta tipologica: due edifici che racchiudono una corte su cui si affacciano i sei appartamenti distribuiti su quattro livelli collegati da ballatoi e passerelle che creano la quinta interna della corte. Il processo costruttivo si è avvalso dove possibile di materiali di provenienza locale e di buone pratiche del costruire legate ai caratteri ambientali dei luoghi che la tradizione ha tramandato. Il progetto delle case a ballatoio è l'apice, solo temporaneo, di una ricerca iniziata fin dai primi lavori. Nel 2002 lo studio gruppoforesta realizza il progetto “casa a corte”. Già allora la geometria del lotto e la citazione delle tipiche case a corte leccesi divengono motore generatore di un processo

© Alberto Muciaccia

e s u o H e d t r r a o y C t r a u CCoasa

creativo che riesce attraverso il recupero e la re-interpretazione in chiave contemporanea del linguaggio architettonico tradizionale a restituire un'identità ad un luogo anonimo e privo di riferimenti. Due edifici, uniti da una passerella sospesa, racchiudono una corte ribassata. Gli elementi tipici come le scale, i ballatoi, il sistema di raccolta delle acque piovane, le palme ed i giardini ribassati vengono recuperati e interpretati secondo una nuova chiave di lettura. I riferimenti, chiari, alla scuola olandese, a Le Corbusier, a Libera, sono leggibili nella composizione e nei prospetti. Un locale commerciale su due livelli, un magazzino nella parte sottostante, un ufficio al primo piano e uno al piano interrato individuano il blocco in prossimità della strada, mentre quattro appartamenti, due più piccoli al piano terra con orto retrostante, due al piano superiore articolati con un doppio volume, compongono il secondo edificio destinato alle abitazioni. Nel 2005 fondano il Centro Studi punto a sud est, che diviene la fucina dove viene svolta quella ricerca ad ampio raggio (architettonica, economica, sociale, tecnologica) che porta alla definizione del linguaggio architettonico del gruppo come sintesi della stessa. La ricerca, molto spesso condotta al di fuori del mondo accademico, come in questo

pagina precedente: la corte interna/ previous page: the inner courtyard sopra: prospetto su strada/ above: street elevation

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e s o u i t o a H P o a i t PCaasa

caso, diviene elemento imprescindibile del “fare architettura” per molti studi professionali. La scelta fatta da gruppoforesta prende a modello e metodo il progetto architettonico che diviene, così, strumento di conoscenza prima che di trasformazione. Nel 2007 i progettisti realizzano la “casa a patio”, altro elemento di questo percorso di ricerca espresso in una trilogia tipologica. Due temi individuano il complesso: la luce e il patio. L’edificio è un cubo, a cui sono stati sottratti dei volumi e le tre abitazioni che lo compongono sono caratterizzati da aperture dirette con l’esterno e da tagli vetrati che si rapportano con il cielo e con i campanili dei vicini centri abitati. Il linguaggio si affina rispetto al progetto precedente ma i riferimenti alla tradizione, più o meno espliciti, rimangono tutti. Colpisce, in questo come negli altri progetti, come la luce divenga elemento costruttivo con il quale modellare l'architettura. I tagli, le articolazioni dei volumi, degli elementi tipologici, le finestrature, sono gli strumenti attraverso i quali la luce diviene sostanza fisica nella composizione architettonica. La realtà del gruppoforesta può forse rappresentare un caso particolare nel panorama professionale italiano, raccogliendo in sé le tre figure principali del “fare architettura”: il progettista, il committente e l'imprenditore. Tuttavia il processo di ricerca e creativo che questi progettisti hanno individuato, legato al luogo, alla sostenibilità, alla cultura della tradizione come alla contemporaneità, sta divenendo, con le dovute interpretazioni personali, percorso comune a molti altri studi e architetti italiani.

a destra: prospetto su strada/ right: street elevation pagina successiva: vista della casa dal patio/ next page: view from the patio


© archivio gruppoforesta

area’s traditional good building practices -- orientation with respect for the winds and sun, use of materials with high thermal inertia, recuperation of rain water --has made it possible to achieve the goal of sustainability without recourse to various technological and design solutions. Built by the gruppoforesta construction company, the project was carried out on a very constraining piece of land, long and narrow, that inspired the architects’ typological choice: two buildings that enclose a courtyard overlooked by six apartments distributed on four levels linked by galleries and bridges that create the internal fifth level of the courtyard. The construction process used local materials where possible and good construction practices that reflect environmental awareness as well as tradition. The “gallery house” project is the apex – purely transitory – of a quest pursued since the beginning. In 2002, gruppoforesta designed and built “the courtyard house.” Even then, the shape of the lot and reference to the typical courtyard houses of Lecce became the generating forces behind a creative process that succeeded in recuperating and re-interpreting traditional architectural vocabulary with a contemporary code that restored the identity of an anonymous site bereft of references. Two buildings, linked by a flying bridge, enclose a sunken courtyard. Typical elements like the stairs, the galleries, the rainwater recuperation system, palm trees and the sunken gardens are reiterated in new language. Clear references to the Dutch school, to Le Corbusier to Libera are legible in the compositions and the elevations. A store on two levels, an underground warehouse, a first-floor office and another on the ground floor identify the block nearest the street, while four apartments, two smaller ones on the ground floor with a garden in the back, two on the upper floor with double volumes make up the second building destined for

residential housing. In 2005, gruppoforesta founded the punto a sud est Study Centre, which became a breeding ground for far-ranging ideas (architectural, economic, social, technological) that came to define and embody the architectural language of the group. The quest, very often conducted outside the academic world, as in this case, became the quintessential basis of “making architecture” for many professional practices. For gruppoforesta, the choice of model and method is the architectural design that is an instrument of awareness before it becomes transformation. In 2007, the designers build the “patio house,” one more element in the pursuit of this process, expressed by a typological trilogy. Two themes identify the complex: light and the patio. The building is a cube that contains volumes, and the three living spaces that compose it are marked by direct openings to the outside and by glassed-in slits that refer to the sky and the bell towers of near by population centres. The language is sparer, compared with the earlier project, but, more or less explicit references to tradition are common to both. In this, as in other projects, it is striking how light becomes a constructive element with which to shape the architecture. The slits, the articulation of the volumes, typological elements, window placements are the instruments through which light becomes a physical element in the architectural composition. gruppoforesta may well be a special case in the Italian professional landscape, since it brings together the three principal protagonists of “making architecture”: the designer, the client and the builder. Nevertheless, the research and creative process that these designers pursue -- tied to place and sustainability, as well as to contemporary and traditional culture -- is becoming, given appropriate individual interpretations, a common path for many other architecture practices and architects in Italy.

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Š archivio gruppoforesta


Architetti Italiani Cultura del progetto

di/by

Paolo Di Nardo

Attraverso il racconto delle opere che seguono apriamo una finestra importante su “altri” studi di architettura italiani capaci di mantenere una qualità compositiva all’interno del racconto architettonico. Il tratto comune, che ne individua l'appartenenza culturale al di là delle contaminazioni, seppur importanti, è la necessità di andare oltre la separazione fra professione e ricerca. Molti architetti italiani hanno superato questo equivoco così limitante, sia all’interno della didattica delle Facoltà di Architettura italiane che dentro gli studi di architettura, soprattutto quelli gestiti da architetti cosiddetti “giovani” in termini architettonici e cioè dai 30 ai 50 anni. Quello che più lega queste architetture è la ferma volontà di non gridare, di non essere autoreferenziali. Così facendo anche le contaminazioni provenienti da altre ricerche e da altri luoghi diventano una ricchezza. In fondo la citazione o l’iterazione è una capacità che appartiene a chi sa comporre nel senso classico del termine. Da fiorentino ho una lezione sempre attuale e vicina : la stazione di Santa Maria Novella. Oltre ad una voluta appartenenza al luogo, le citazioni, sempre dichiarate per onestà culturale, diventano ingredienti indissolubili della “bellezza” architettonica, diventano strumento di comunicazione di un percorso, fermo restando l’asse portante dell’identità di un luogo e di una cultura. Se leggiamo nella loro differenza le architetture pubblicate con questa chiave di lettura, ci accorgiamo che il valore vero in questo momento di difficoltà risiede proprio nella capacità dentro il nostro DNA di perpetuare il “bello” senza retorica, superando quelle barbariche dichiarazioni di appartenenza culturale che si fondano sul pensiero dell’essere “contro” e non dell’essere “per”. Attraverso il racconto dell’architettura si può accettare la stessa senza aggredirla con facili epiteti o giudizi superficiali. Chi fa ricerca e professione sa che un progetto realizzato andrebbe sempre raccontato nel suo percorso di idea e realizzazione per capirne le “deformazioni” come ci avvisava Luois Kahn molti decenni fa. Ripartiamo da questo patto culturale.

Italian Architects By covering the architectural works in the following page we have opened an important window onto the other Italian architectural studios able to maintain a quality of composition within the tale of Italian architecture. The common aspect of each single item, capable of identifying a cultural belonging beyond the contamination, although important, is the need to go further the separation between the profession and research. Many Italian architects have overcome this, so limiting, misunderstanding, especially within both the didactics of the Italian Faculty of Architecture and inside the architectural studios, chiefly those managed by so-called “young” architects which, in architectural terms, ranges from 30 to 50 years old. These architectures are most bound together by the staunch resolve do not cry out, not to be self-referential. This contributes towards also making a wealth out of contaminations from other researches and places. Essentially, citation or iteration is a capability belonging to those who are able to compose in the classic sense of the term. Florence has provided me with an ever-current and nearby lesson: the station of Santa Maria Novella. In addition to a glad belonging to the place, the citations, which are always declared for cultural honesty, are enduring ingredients of architectural “beauty”. They become a language that is to be updated each time through other citations, without prejudicing the axis bearing the identity of a place and a culture. If we read into the difference of the architectures published with this interpretation, we realise that the true value at this difficulty time lies in the incongruous capacity of our DNA to discreetly perpetuate “beauty”, primarily overcoming the uncouth declarations of cultural claim that are based on the concept of being “against” and not “for”. By recounting the architecture one can accept it without butchering it with pithy attributes or superficial judgements. Any professional or researcher knows that a project accomplished will always be told through its journey of ideas and implementation in order to understand the “deformations”, as Luois Kahn informed us many decades ago. We’ll take this cultural promise as our starting point.

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Dissonanze ricomposte Studio Bandini & Associati, Nuovo Centro Commerciale Coop

testo a cura di/text by Lapo Muratore foto di/photos by Carlo Bandini e Marco Lucifora

Reconstructed dissonances One of the basic con-

Uno dei concetti fondamentali alla base di quella che Lynch definiva “Immagine della Città” era la

cepts of what Lynch called "Image of the City" was the readability of a place, that is, the ability for

leggibilità di un luogo, ovvero la possibilità da parte degli abitanti di ambientarsi, orientarsi e capire lo spazio urbano. Nella città storica il mercato, lo spazio del commercio costituiva un punto di riferi-

people to settle in, orientate and understand the urban space. In the historic city, market, that is

mento, fisico e sociale, per il cittadino che poteva così identificare uno spazio definito, riconoscibile e tangibile, quello che comunemente si chiama un “luogo”. I Centri Commerciali, luoghi dedicati quasi

the space dedicated to trade, was a point of refer-

esclusivamente al consumo, fino a non molto tempo fa erano, salvo rare eccezioni, contenitori anonimi

ence, physical and social, for the citizen, a defined space he could identify, recognizable and tangible,

e senza identità. Oggi sempre più divengono oggetti di rilevanza architettonica ma anche nuovi centri di aggregazione di una città allargata ed in questo senso la progettazione di questi manufatti può

what is commonly called a "place". The Shopping Centres, places devoted almost exclusively to the

divenire complessa e delicata, dovendo rispondere a esigenze anche molto diverse rispetto a quella puramente commerciale.

consumer, until not long ago were, with rare exceptions, simple anonymous containers, without any

Il progetto di Carlo Bandini e del suo Studio per il nuovo Centro Commerciale Coop di Figline Valdarno in provincia di Firenze risponde in maniera chiara a queste esigenze creando un manufatto ben carat-

identity. Today, more and more, they acquire archi-

terizzato, riconoscibile, in cui l'interazione fra il contenitore (l'architettura) ed il contenuto (le persone

tectural significance, but also become new aggregation centres of an enlarged town, and therefore

che lo frequentano, i prodotti che contiene) diviene elemento significativo del luogo. Un edificio sostanzialmente semplice nel suo impianto, funzionale alla flessibilità necessaria per un

the design of such buildings can become complex and delicate, having to respond to needs that are very different than purely commercial ones.

centro commerciale: una maglia regolare di 16x16 metri, una struttura prefabbricata con tegoli alari, pilastri e travi, un piano di notevole altezza. Sull'esterno tuttavia il discorso cambia. La semplicità e la linearità delle forme si confronta con la necessità di creare un'immagine forte, significativa. Ciò che

Carlo Bandini's and his Studio design project for the new Coop Shopping Centre in Figline Valdarno, in the province of Florence, clearly meets these needs, by creating a well characterized and recognizable building, in which the interaction between the container (architecture) and the content (the people who go to it and the products it contains) becomes a significant element of the place. A building essentially simple in its structure, aimed at meeting the flexibility required by a shopping centre: a regular 16x16 metres grid, a prefabricated shell with wing bent tiles, columns and beams, a remarkably high floor. On the outside,

caratterizza maggiormente il fronte e l'edificio nel suo complesso è l'orditura di pannelli colorati, in 3 tonalità di rosso e di dimensioni diverse, appesi fra la pensilina grigia in Alucobond sovrastante la vetrata di ingresso ed il grande portale, rivestito in pannelli di alluminio bianco, che definisce geometricamente il prospetto e sul cui timpano orizzontale si stagliano le tre insegne dei brand. Elemento architettonici semplici ma altrettanto efficaci nel rendere l'edifico immediatamente riconoscibile, anche a distanza, differenziandolo dagli altri grigi capannoni industriali che lo circondano. Assieme ai particolari disegni dei fronti laterali realizzati da un sistema di fughe a matrice dei pannelli di rivestimento, l'edificio si dinamizza ed assume un carattere proprio e riconoscibile che lo rendono “luogo”. La grande vetrata a filo lucido che corre continua sul fronte sotto la pensilina, e dalla quale si accede al Centro, in realtà diviene una finestra sulla vita che si svolge all'interno sottolineata dalla dinamicità dei movimenti delle persone e dai colori dei prodotti. La semplicità della soluzione strutturale fra l'altro consente una buona illuminazione naturale dell'interno permettendo al tempo stesso la posa in copertura di un'ampia superficie di pannelli fotovoltaici.

prospetto nord/north elevation

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however, things are different. The simplicity and linear forms confront the need for creating a strong and significant impact. The main characteristic of the front, and of the building as a whole, is the combination of the coloured panels, in 3 shades of red and different sizes, hanging from the grey Alucobond covered shelter above the glass entrance and the large portal, covered in white aluminium panels, which geometrically defines the faรงade and on whose horizontal gable the three signs of the brand stand out. Essential architectural element, but so effective in making the building immediately recognizable, even from a distance, differentiating it from other grey industrial buildings of the surrounding area. Along with special designs of side fronts obtained with the joint look of matrix cladding panels, the building acquires dynamisms and takes its own recognizable character, becoming actually a "place." The large polished edge window, that runs on the front under the covered shelter, and acts as the entrance of the Centre, in reality becomes a window that opens onto the life that takes place within, underlined by the dynamic movements of people combined with the colours of the products themselves.The simplicity of the structural solution, among other things, also provides good

natural lighting of the interior, while allowing the installation, on the roof, of a large surface area of solar panels. The parking lot, both external and underground, in addition to the loading and unloading area at the rear of the complex, completes the layout of the Shopping Centre. Finally what is really striking and becomes immediately apparent in this work is the simplicity and linearity of the project, just as its implementation, apparently carried out by highly experienced companies. Just as like in a "15 puzzle", Bandini was able to "move" the right pieces, assembling, with his own interpretation, dichotomies seemingly at odds with each other, such as simplicity and visual impact, functionality and chaos, rigidity and flexibility. All aimed at achieving the final result.

nome progetto/project name Nuovo Centro Commerciale Coop/New Shopping Centre Coop progetto architettonico/architectural project Carlo Bandini, Studio Bandini & Associati progetto urbanistico e pratiche edilizie/urban planning and building procedures Alberto Poggesi, Studio Tecnico Associato Poggesi progetto esecutivo/construction documents Carlo Bandini, Studio Bandini & Associati; Marco Lucifora; Alberto Poggesi, Studio Tecnico Associato Poggesi; INRES S.c.r.l. direzione lavori edili/construction works supervision Alberto Poggesi, Studio Tecnico Associato Poggesi progettisti strutturali/structural engineers Antonio Malvisi, Paolo Giordani, Roberto Sperandio, Francesco Di Marco, Alberto Dal Lago direzione lavori strutturali/structural construction works supervision Antonio Malvisi progetto e direzione lavori impianti elettrici e meccanici/ design and works supervision HVAC+electrical systems Matteo Gestri, CMEngineering collaudo opere c.a./stability inspection of the building Carlo Poggesi, Studio Tecnico Associato Poggesi collaboratori/collaborators Alessia Mulone, Maria Chiara Mirizzi, Caterina Micelli, Francesca Massi, Maria Grazia Arca committente/client Unicoop Firenze S.c. luogo/place Figline Valdarno (FI) piano attuativo/urban planning 2007-2009 inizio lavori/start on site date novembre/november 2010 fine lavori/completion dicembre/december 2011 superficie lotto/building lot area 24000 mq/sqm superficie totale/gross area 11400 mq/sqm volume/volume 51300 mc/cm altezza max/maximum height 6,20 m parcheggi a raso/parking lot area 7800 mq/sqm parcheggi interrati/underground parking lot area 13800 mq/sqm http://www.bandiniassociati.it


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in apertura: particolare della facciata principale/ opening page: detail of the main front pagina precedente, dall'alto a sinistra in senso orario: prospetto principale; particolare di un prospetto laterale; particolare dei pannelli colorati; interno/previous page, from upper-left clockwise: main front; detail of one of the lateral front; detail of the coloured panels; interiors

Il parcheggio, sia a raso che interrato, oltre alla zona di carico e scarico collocata nella parte posteriore del complesso, completano il layout del Centro commerciale. Alla fine quello che colpisce e diviene immediatamente evidente in quest'opera è la semplicità e la linearità del progetto come della sua realizzazione, portata avanti evidentemente da imprese di grande esperienza. Come in una specie di gioco del 15, Bandini ha saputo 'spostare' i giusti tasselli ricomponendo con il suo linguaggio delle dicotomie apparentemente in contrasto fra loro, quali semplicità ed impatto visivo, funzionalità e caos, rigidezza e flessibilità. Il tutto per giungere al risultato finale.

sopra: particolare della facciata principale/above: detail of the main front

prospetto sud/south elevation

prospetto est/east elevation

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prospetto ovest/west elevation


La forma dell'abitare Paolo Carli Moretti (Cm+S associati), Casa 2, Forlì

testo a cura di/text by Fabio Rosseti foto di/photos by Eugenio Barzanti

The form of dwelling The house in Forlì, Paolo Carli

La casa per abitazione a Forlì, che Paolo Carli Moretti ha progettato e realizzato con il suo studio Cm+S

Moretti has designed and built with his own firm Cm+S associati, has the structural linearity and

associati, ha quella linearità e pulizia di impianto che richiama immediatamente alla mente le opere del Razionalismo italiano. Riferimento alto e senza tempo che spesso si ritrova, espresso in varie gra-

purity that immediately call to mind the works of Italian Rationalism. High and timeless reference

dazioni, nelle architetture più interessanti che possiamo trovare nel nostro territorio nazionale. Sembra quasi che il richiamo alla sobrietà della nostra visione nazionale del Movimento Moderno sia una sorta

that is often found, expressed in various ways, in

di antidoto, sempre più spesso ricercato, ad un vasto panorama edilizio (non architettonico), prevalen-

the most interesting examples of architecture that can be found in our Country. It seems that the

te nelle nostre Regioni, fatto di banalità seriali come di stilismi arditi ed egocentrici. Partendo da un solido impianto geometrico puro, definito dal quadrato, lo spazio ed il volume sono tagliati e suddivisi

search for sobriety of our national view within the Modern Movement is a kind of antidote, increas-

da linee rette, piani orizzontali e verticali attraverso i quali si realizza la definizione più semplice degli spazi funzionali dei vari ambiti della casa. Al piano terra la zona giorno, al piano primo la zona notte

ingly sought-after, to a vast building (not architectural) sector, prevalent in our Regions, consisting

– suddivisione che si ripete anche nella parte dedicata agli ospiti. Il grande spazio del piano terra è diviso nei suoi ambiti di soggiorno e pranzo da un grande setto in cemento armato, che si proietta verso

of a constant repetition of banal buildings as well

l'alto in corrispondenza di un doppio volume completamente cieco, se non per un angolo vetrato che

as of bold and self-centred styles. Starting from a solid and pure geometric structure, defined by the

collega visivamente lo spazio giorno da quello notte. Quello che colpisce è la continuità degli spazi e delle visuali interne. A dispetto di un carattere, di questa architettura, più introverso e riservato rispet-

square, space and volume are cut and divided by straight lines, horizontal and vertical planes through which it is possible to achieve the simplest defini-

to al contesto che la circonda, il progetto gioca molto con i diversi coni visivi – verso l'interno e verso l'esterno – che è possibile cogliere dai vari luoghi della casa, attraverso numerosi tagli e grandi aperture vetrate. Come, ad esempio, la zona giorno che dialoga con un grande patio esterno; un volume aperto,

tion of functional spaces through the various areas of the house. On the ground floor the living area, on the first floor the sleeping area - same subdivision is repeated in the spaces dedicated to guests. In the large space of the ground floor the living and dining areas are divided by a large reinforced concrete septum, which is projected upward in correspondence with a double volume completely blind, except for a glazed corner that visually con-

delimitato da un telaio in cemento, pavimentato con grandi assi di legno e coperto da tende a scomparsa; uno spazio della casa di transizione, morbida, tra interno ed esterno; un luogo che può essere di incontro ma anche di riposo e raccoglimento. Infissi di grandi dimensioni, realizzati appositamente da una azienda locale, riempiono di luce e calore ogni ambiente dell’abitazione, contribuendo a rendere assolutamente vivibile ogni singolo spazio. A sera, un attento studio illuminotecnico, realizzato dall'ingegnere Marina Giampaoli, riesce, senza prevaricare l'architettura, a mettere in evidenza e valorizzare ulteriormente questi giochi spaziali e volumetrici. Cemento a vista, pietra, legno, vetro e intonaco sono i materiali base utilizzati; colori naturali, neutri. Tutto in qualche modo partecipa di quella sobrietà e quel rigore formale che l'impianto architettonico, fin dalla prima occhiata, denota.

nome progetto/project name Casa 2/Home 2 capoprogetto/project leader Paolo Carli Moretti progettazione/design team Cm+S associati (Paolo Carli Moretti e Massimo Sanzani) assistenti alla progettazione/assistants designer Matteo Flamigni, Alessandro Rabiti strutture/structures Simone Fanelli impiantista/HVAC Luca Bruschi illuminazione/lighting Marina Giampaoli foto/photos Eugenio Barzanti luogo/place Forlì, Italia/Italy inaugurazione/inauguration Settembre 2011

in apertura: ingresso dalla strada; sullo sfondo l'ascensore di accesso all'appartamento degli ospiti/opening page: entrance from the street; in the background the lift to the guest apartment

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sotto: le piante dei tre livelli/below: the plans of the three levels in basso: particolare dell'interno/bottom: detail view of the interiors

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1 ingresso/entrance 2 soggiorno/living room 3 pranzo/dining room 4 cucina/kitchen 5 bagno/bathroom 6 lavanderia/laundry room 7 garage/garage 8 studio/study 9 guardaroba/wardrobe 10 camera/sleeping room 11 terrazzo/terrace

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in questa pagina: sopra, il soggiorno con il grande setto in cemento armato; a sinistra, particolare delle scale/in this page: above, the living room with the large reinforced concrete septum; left: detail view of the staircase

nects the living and sleeping areas. What is striking is the continuity of both interior spaces and visual aspects. In spite of a character of this architecture which turns to be more introverted and reserved when compared to the surrounding context, the project plays a lot with the different visual cones inward and outward - as shown by various places in the house which are characterized by numerous cuts and large windows. Like, for example, the living area that interacts with a large outdoor patio; an open volume, surrounded by a concrete frame, paved with large wooden planks and covered by retractable awnings; a smooth transition space of the house, between interior and exterior; a meeting place, but also an area for rest and contemplation. Large windows, specially made by a local company, fill with light and heat any room of the house, helping to make every single space absolutely liveable and enjoyable. In the evening, a careful lighting design, by Engineer Marina Giampaoli, is able to highlight and further enhance the great interaction between space and volume, without overpowering architecture in any way. Exposed concrete, stone, wood, glass and plaster are the basic materials used; natural and neutral colours. All somehow participates in the sobriety and the formal linearity that the architectural structure, from the first glance, reveals.


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pagina a sinistra: vista del soggiorno e del doppio volume/left page: view of the living room and of the double volume in alto: vista dal giardino/above: view from the garden a destra: la stanza da bagno/right: view of the bathroom

Agri-Legno Via dell'Artigianato 39-41-43 61011 Gabicce Mare (PU) tel +39 0541 830449 fax +39 0541 835358 www.agri-legno.it

Vbo Forlì Via Gorizia 165 Forlì tel / fax +39 0543 702488 vboforli@email.it

Bussi s.r.l. Via P. Nefetti 76 47018 S. Sofia (FC) tel / fax +39 0543 971099 www.bussifalegnameria.it

Zoli Arredamenti Viale Gramsci 54 47122 Forlì tel +39 0543 61533 fax +39 0543 405138 www.zoliarredamenti.it


Luce e materia Giovanni Vaccarini, 3 edifici a Giulianova (TE)

testo a cura di/text by

Luca Sgrilli

Light and material The opportunity to see multiple

La possibilità di vedere più opere di uno stesso autore permette di leggere più chiaramente la sua

works by a single author affords a clearer understanding of his “poetry” and language. The three

'poetica' ed il suo linguaggio. I tre progetti di Giovanni Vaccarini in queste pagine ci aiutano proprio in questo. Tre edifici, una residenza e due edifici polifunzionali collocati nella stessa città, Giulianova

projects by Giovanni Vaccarini on these pages allow us to do exactly this. Three buildings, one a

(TE), sostanzialmente diversi per funzioni ospitate e contesto ma accomunati da una chiarezza di impianto e di linguaggio inequivocabili in grado di permettere una lettura univoca dell'architettura come

residence and two multi-functional buildings in the

concretizzazione delle idee.

same city of Giulianova (TE), are essentially different in terms of function and context but share

Casa Capece Venanzi, in un area suburbana fra pianura e collina, è una contrapposizione di due volumi semplici che denunciano la diversità di uso attraverso un diverso trattamento materico. Pietra e

a common clarity of unmistakable structure and language able to grant an unambiguous reading of

vetro per il basamento al piano terra, la parte collettiva della casa, caratterizzata dalla grande vetrata a sud-ovest che durante il giorno capta il calore del sole e dalla contrapposta grande parete in pietra

architecture as objectification of ideas. Casa Capece Venanzi, in a suburban area between

verso nord, a protezione dei venti dominanti, in cui due fessure lasciano passare le brezze estive. Su questo si poggia il volume del primo piano, che sembra galleggiare sulla vetrata sottostante, dedicato

plains and hills, is a contrast of two simple vol-

agli spazi intimi e privati. Un volume di intonaco bianco caratterizzato da una trama di bucature di

umes that expose the diversity of use through a material treatment. Stone and glass for the ground

forma libera e circolare che si ripetono nelle pannellature frangisole in alluminio a sud-ovest. La luce per Vaccarini, come vedremo anche negli altri edifici, è elemento costruttivo, materico che definisce

floor base, the collective part of the house, characterised by the large south-west facing window that captures the heat of the sun during the day

spazi e volumi ed il sistema di bucature ritagliate nella muratura e nella copertura definisce un disegno che è parte dell'architettura. L'edificio polifunzionale dell'ex Cinema Arena Braga si inserisce in un tessuto edilizio amorfo ma si

and the contrasting large stone walls to the north, protecting from the prevailing winds, with two slits that let the summer breezes through. The volume of the first floor, dedicated to the intimate and private areas of the home, is lying above the one of the ground floor, apparently floating on the underlying glass window. The white plastered walls are

confronta, per la sua vicinanza, con una emergenza storica e architettonica della città, il novecentesco Kursaal, contrapponendo alla sua pesante massa muraria elementi di leggerezza quali il vetro, il metallo ed il laminato. Il vetro diviene strumento costruttivo e linguistico assumendo alternativamente la forma di una pelle che avvolge l'edificio ai piani superiori o elemento che lo smaterializza al piano terra. Nel primo caso la pelle, individuando l'uso abitativo (sono residenze estive temporanee) del primo e secondo piano, diviene un medium interfaccia fra interno ed esterno, regolando la luce e annullando l'introspezione. Nel secondo caso, al piano terra la lunga vetrata ne definisce la smaterializzazione e lo

nome progetto/project name Casa/House Capece-Venanzi progettista/architect Giovanni Vaccarini collaboratori/collaborators Laura Marini, Lucia Tomeo impresa esecutrice/contractor Di Ferdinando costruzioni committente/client Capece e Venanzi luogo/place Giulianova_TE fotografo/photos Alessandro Ciampi superficie utile/net area 180 mq/sqm volume/volume 540 mc/cm costo/cost 220.000,00 euro cronologia progetto/chronology 2003/2004 realizzazione/completion 2005

prospetto sud est/south-est elevation in apertura: Casa Capece Venanzi, prospetto sud ovest con i frangisole in alluminio/ opening page: House Capece Venanzi, south-west elevation with the aluminium sun-shade panelling

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sopra: Casa Capece Venanzi, il soggiorno/above: House Capece Venanzi, the living room sotto: Casa Capece Venanzi, schizzo di studio/below: House Capece Venanzi, study sketch pagina seguente: edificio multifunzionale ex Cinema Arena Braga, vista notturna lato corpo scale/next page: multi-purpose building of the former Cinema Arena Braga, night view of the staircase front

characterised by a free-form weave and circular openings that are repeated in the south-west facing aluminium sun-shade panelling. As we will also

case the skin, by identifying the usual use (these are temporary summer residences) of the first and second floor, becomes a medium interfacing be-

see in the other buildings, Vaccarini regards light as a constructive element, a material that defines spaces and volumes and the system of openings cut into the wall and roof defines a design that is part of the architecture. The multi-purpose building of the former Cinema Arena Braga is set in an amorphous building context but is contrasted, thanks to its vicinity, with a historical and architectural emergence of the city, the twentieth century Kursaal, which contrasts the heavy mass walls with light elements such as the glass, metal and laminate. The glass becomes a constructive and linguistic instrument, alternating between taking the form of a skin that enwraps the building on the upper floors and element that dematerialises on the ground floor. In the former

tween inside and outside, regulating the light and cancelling introspection. In the latter, the long window on the ground floor defines the dematerialisation and emptying that is functional to the intended use and it accommodates services for the cinema and equipment. The lodgings, therefore, seem to float like a ship on the open space of the ground floor. The concept of the “ship� is also revisited in the layout of the living spaces that features day spaces located on the upper floors/decks, which also grant access to the berths/rooms on the lower floor or to the roof terrace/deck. This floating theme is also found in the multi-purpose ASTRA building. The design idea has set out two of the three floors, those intended for residences, as a single entity that floats on the commercial,


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a destra: edificio multifunzionale ex Cinema Arena Braga, schizzo di studio/right: multipurpose building of the former Cinema Arena Braga, study sketch sotto: edificio multifunzionale ex Cinema Arena Braga, dettagli della facciata/below: multipurpose building of the former Cinema Arena Braga, details of the facade

progetto/name of the project Edificio Polifunzionale ex cinema Arena Braga/multi-functions building ex-movie theater Arena Braga architetto/architect Giovanni Vaccarini in collaborazione con/in collaboration with Leo Medori direzione lavori/construction works supervisor Giovanni Vaccarini strutture/structures design Pierantonio Cascioli strutture facciata in vetro strutturale/structural glass curtain walls design Marco Di Giovanni parete ventilata in vetro/glass ventilated curtain wall IMA gruppo Faraone collaboratori/collaborators Luigina D’Emilio, Felice De Nardis, Roberto Di Pizio, Sabrina Romani fotografo/photos Alessandro Ciampi committente e general contractor/client and general contractor Di Ferdinando Costruzioni impianti elettrici/electrical systems Gerardini Impianti Impianti termofluidici/HVAC Di Ferdinando K. luogo/place Giulianova, Teramo superficie lotto/building lot area 420 mq/sqm superfici realizzata/gross built area 1050 mq/sqm progetto/design date 1999/2000 inizio lavori/start on site date ottobre/october 2001 fine lavori/completion luglio/july 2003 costo/total cost 800.000,00 euro


sopra: edificio multifunzionale ex Cinema Arena Braga, la facciata principale/above: multi-purpose building of the former Cinema Arena Braga, the main facade

svuotamento funzionale alla sua destinazione che la vede accogliere servizi per il cinema e attrezzature. Il sistema degli alloggi così sembra galleggiare come una nave sullo spazio libero del piano terra. Un'idea, quella della 'nave' ripresa anche nella distribuzione degli spazi abitativi, che vede gli spazi giorno collocati ai piani/ponti superiori dai quali si accede alle cuccette/camere al piano inferiore o al ponte/terrazzo in copertura. Questo tema del galleggiamento lo ritroviamo anche nell'edificio polifunzionale ASTRA. L'idea progettuale ha disegnato due dei tre piani, quelli destinati alle residenze, come un'unica entità che galleggia sul piano terra commerciale e quindi trasparente. Sul retro è stata posta invece la distribuzione verticale. Chiarezza di impianto e di linguaggio che lasciano poco spazio alle interpretazioni e si riverberano a livello urbanistico nella ridefinizione del bordo della piazza in cui si colloca il progetto. Il prospetto, scandito dalla successione modulare dei pannelli mobili, con un telaio in alluminio ed elementi in frassino traforato da fori circolari, e fissi, in vetro acidato e smaltato in colore verde acido, cambia continuamente. La posizione dei pannelli mobili decisa dagli abitanti degli alloggi in base alle esigenze di schermatura, e il cambio di tonalità degli elementi in vetro al variare della luce, così come la retroilluminazione degli stessi nelle ore notturne, creano un disegno cangiante e identificano l'edificio come una lanterna urbana.

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progetto/name of the project Edificio Polifunzionale ASTRA/multi-functions building ASTRA architetto/architect Giovanni Vaccarini in collaborazione con/in collaboration with Danilo Romani (progetto esecutivo/construction documents), Sabrina Romani (progetto esecutivo e direzione lavori/construction documents and works supervison) collaboratori/collaborators Luigina D’emilio direzione lavori/works supervison Giovanni Vaccarini strutture/structures design Lanfranco Liberatore fotografo/photos Alessandro Ciampi committente e general contractor/client and general contractor ASTRA immobiliare/real estate impresa esecutrice/subcontractor building firm EDILMACA luogo/place Giulianova, Teramo superficie lotto/building lot area 590 mq/sqm superfici realizzata/gross built area 1200 mq/sqm progetto/project date 2004 inizio lavori/start on site date 2005 fine lavori/completion 2007

in queste pagine, in alto: edificio polifunzionale ASTRA, viste esterne e di dettaglio della facciata/in these pages, above: multi-purpose building ASTRA, external and detail views of the facade

and transparent, ground floor. Meanwhile, the vertical distribution is placed to the rear. System and language clarity leave little to interpretation and are echoed in the context of town-planning by redefining the edge of the square in which the project is located. The facade is marked out by the modular succession of mobile panels, with an aluminium frame and elements in ash wood perforated by circular holes, and fittings, in etched glass and varnished in an acid green colour, changes constantly. The position of the sliding panels is decided by the occupiers of the accommodation based on the shading requirements, and the change of tone of the elements in glass, in keeping with the variation of the light, just like its back-lighting at night-time, creating an iridescent design and categorising the building as an urban lantern.


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[Faraone s.r.l.] Faraone s.r.l. è un'azienda che nasce nel 1969 e che ha sempre fatto del design, del rapporto con i professionisti e dell'aggiornamento tecnologico elementi fondamentali della propria strategia. L'azienda Faraone s.r.l. è stata fra le prime a realizzare facciate puntuali in vetro e ad utilizzare il vetro come materiale costitutivo di numerosi elementi architettonici: dalle scale, comprese le ringhiere e le balaustre, alle porte e pareti divisorie; dalle coperture esterne alle pensiline; dai rivestimenti con vetri serigrafati o smaltati, sia per interno che per esterno, alle sculture urbane. Faraone s.r.l. diviene a pieno titolo partner progettuale fornendo al professionista il necessario supporto attraverso la propria esperienza, la propria tecnologia e la capacità del fare.

[Faraone s.r.l.] Faraone s.r.l., created in 1969, has always had a fundamental three-pronged strategy: design, professional relationships and cutting edge technology. The company was a pioneer in glass point-fixed curtain wall facades. Faraone s.r.l. designs and produces glass architectural elements.as well: from stairs, including banisters and hand rails, to doors and partitions; from exterior covers to canopies; from screen printed or enamelled glass facings, both for interior or exterior use, to urban sculptures. Faraone s.r.l. is a full-fledged design partner for professionals, providing needed support based on experience, inhouse technology and know-how.

ARCHITETTURE TRASPARENTI

Faraone s.r.l.

ARCHITETTURE TRASPARENTI

via Po, 12 64018 Tortoreto (TE) tel. +39 0861 784200 fax +39 0861 781035 www.faraone.it faraone@faraone.it


Salottobuono

Salottobuono Via Pietro Colletta 69

www.salottobuono.net www.sanrocco.info

a cura di/edited by Francesco Ursitti

young

20137 Milano, Italia tel. +39 02 49524991

office@salottobuono.net

Salottobuono è uno studio di architettura. Nasce a Venezia come collettore di diverse esperienze di ricerca e produzione progettuale. L'attività dello studio si articola in concorsi, attività didattica, incarichi di progettazione e progetti editoriali. Dal 2007 al 2010 Salottobuono è stato editor della rubrica "Istruzioni per l'uso" per la rivista Abitare. Nel 2008 lo studio ha partecipato alla Biennale di Architettura di Venezia nella sezione "L'italia cerca casa- Housing Italy" all'interno del padiglione italiano. Nel 2010 ha pubblicato "Manual of Decolonization", un manuale per la trasformazione degli insediamenti israeliani nella West Bank, ed è stato incaricato, insieme a Francesco Librizzi, del progetto d'allestimento del padiglione italiano alla Biennale di Architettura di Venezia. Dal 2011 Salottobuono è direttore creativo della rivista Domus. Insieme a 2A+P/A, baukuh, Stefano Graziani, office kgdvs, pupilla grafik e Giovanna Silva, Salottobuono ha fondato San Rocco: una rivista di architettura in lingua inglese con cadenza quadrimestrale. AXO LAGO 02.pdf

21-12-2011

19:32:48

Salottobuono is an architectural firm. It was founded in Venice as a collection centre of experiences in design research and production. The activities of the firm include competitions, teaching activities, design contracts and editorial projects. From 2007 to 2010 Salottobuono edited the column "Istruzioni per l'uso" (Instructions for use) for the magazine Abitare. In 2008, the firm participated in the Biennale of Architecture, in Venice, in the specific section "L'Italia cerca casa-Housing Italy", held in the Italian pavilion. In 2010 it published the "Manual of Decolonization", a manual for the transformation of Israeli settlements in the West Bank, and was in charge, with Francesco Librizzi, of the project involving the mounting of the Italian pavilion at the Biennale of Architecture in Venice. Since 2011 Salottobuono is the creative director of the magazine Domus. Along with 2A+P/A, baukuh, Stefano Graziani, office kgdvs, pupilla grafik and Giovanna Silva, Salottobuono founded San Rocco: a four-monthly English language magazine.

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LAGO SECRET GARDEN Progetto stand/Stand design Salone del Mobile Milano 2011


© Stefano Graziani © Stefano Graziani

PREMIO ARIANE DE ROTHSCHILD Progetto di Allestimento/Exhibition design, 2011 Milano Collaboratore/Collaborator Karl Maisinger

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VILLA DELLA REGINA Concorso/Competition Torino 2010 Collaboratori/Collaborators Giorgio Renzi, Marco Scapin


Benvenuti in Paradiso

Welcome to Paradise

Modica si apre all'arte | Modica opens up to the art foto di/photos by Andrea Pancino

Finalmente il Paradiso è sceso in Terra camminando

Finally, the Heaven fell on Earth silently walking up the

silenzioso per i gradini, gli slarghi, le piazzette, i cuticchi di Modica rifocillandosi per strada di arte, musica, luce,

steps, the open spaces, the squares, the "cuticchi" of Modica, feeding on street art, music, light, shadow, words,

ombra, parole , immagini, colori.

images and colours.

L’orizzonte di Modica non è una linea orizzontale che

The horizon of Modica is not only a horizontal line that

separa e unisce l’identità di un luogo, ma una linea verticale che accompagna la discesa e la salita fra

separates and unites the identity of a place, but a vertical line that accompanies the descent and ascent in heaven

paradiso terrestre e paradiso celeste attraverso la

or paradise earth, through the simplicity of its houses, the

semplicità delle sue case, come la potenza delle sue chiese

power of its churches and its baroque palaces.

e dei suoi palazzi barocchi. Marcel Coerdeiro artista vero, proprio perché disegnato da contaminazioni culturali solo

Marcel Cordeiro, true artist, because of his cultural influences only apparently different, if not geographically,

apparentemente diverse, se non geograficamente, quella

the Brazilian and Italian, has grasped this potential and

brasiliana e quella italiana, ha colto questa potenzialità e idealmente ha steso un tappeto rosso nei gradini del

has ideally laid a red carpet on the steps of the Monserrato district to bring PARADISE and thank it with a WELCOME

quartiere Monserrato per portare il PARADISO e ringraziarlo

full of art and contemporary creativity.

che unisce il piacere al pensiero, all’arte. All’interno di un vicolo seminascosto ma centrale di Modica bassa,

con un WELCOME pieno di arte e creatività contemporanea.

The large neon sign "WELCOME TO PARADISE" placed on

questo caffè ha dato colore attraverso eventi, happening

La grande scritta luminosa “WELCOME TO PARADISE” posta sull’apice della collina di Monserrato, a pochi

the top of the hill of Monserrato, a few steps away from his beautiful home, do not want to be just contamination or

e incontri letterari, ad una tela architettonica definita dal

passi dalla sua bellissima casa, non vuole essere

communication, but it is meant to "light up" an abandoned

solo contaminazione o comunicazione, bensì intende “illuminare” un luogo abbandonato per ridargli vita attraverso la luce dell’arte. Marcel Cordeiro, con l’ironia delle sue parole accentate da un richiamo saudadico, chiarisce scherzando il messaggio già chiaro nell’operazione culturale :«Perché questo era considerato un quartiere morto e i morti stanno in Paradiso, no?! E il Paradiso è un posto di luce, di festa, tutto da godere». La varietà e la diversità degli interventi artistici denunciano apertamente un’aria di libertà espressiva che passa da temi drammatici a momenti di riflessione per la mente, la vista e l’anima. Il nuovo Paradise a Monserrato ha accolto il necrologio-installazione di Maria Luisa Lasala con 370 paia di scarpe femminili, drammaticamente disperse nella piazza assolata, una per ogni donna assassinata in contesti familiari in Italia negli ultimi cinque anni; SISMA, l’installazione che rievoca il trauma del terremoto di Mario Cantarella; il cortometraggio “Gli occhi aperti” per raccontare il dramma della guerra nei Balcani di Angelo Ruta; “Material-ES”, post-performance ideata da Giuseppina Aiello in collaborazione con il collettivo Khayma dove meccanica, fotografia e mondo virtuale reinterpretano il corpo indagando la sua doppia essenza di spirito e materia; Franco Menna con “Rete di Intrighi” materializzatosi nel cielo rosso di un vicolo di Monserrato e le istallazioni di Jaki Blaser, Silvia Sammito, Maria Grazia Galesi, Piero Terranova, Antonino Sciortino,

place, enlivening it through the light of art. Marcel Cordeiro, with the irony of his words enhanced by a touch of saudade, explains, kidding, the message that is already clear in the

Il Caffè letterario Hemingway è un progetto culturale

candore materico dei palazzi barocchi che la circondano: un progetto che si realizza da dieci anni esatti grazie all’energia dei suoi Soci Alessandro Di Rosa, Giorgio e grazie ai superbi cocktail di Flavio Cannizzaro.

cultural work: "Because this was considered a dead district and the dead people are in Heaven, or not?! And Heaven is

The Hemingway's Literary Café is a cultural project that

a place full of light, joy, a place for all to enjoy". The variety and diversity of artistic interventions openly express a certain freedom of expression that starts from dramatic issues up to moment of reflection for the mind, the eyes and the soul. The new Heaven in Monserrato has housed the obituary-installation of Maria Luisa Lasala, with 370 pairs of women's shoes, dramatically dispersed in the sunny square, one for each woman murdered in familiar contexts occurred in Italy in the last five years; SISMA, Mario Cantarella's installation that evokes the trauma of the earthquake, the short film "Gli occhi aperti" ("Eyes open") by Angelo Ruta and telling the drama of the war in the Balkans; "Material-ES", post-performance conceived by Giuseppina Aiello in collaboration with the collective Khayma, where mechanics, photography and virtual world reinterpret the body investigating its double essence of spirit and matter; Franco Menna with "Rete di Intrighi" (Web on Intrigue) created in the red sky of a lane of Monserrato and installations by Jaki Blaser, Silvia Sammito, Maria Grazia Galesi, Piero Terranova, Antonino Sciortino, Giampaolo Viola and Vincenzo Terranova, Madonna delle Grazie Collective, Ilde Barone, Massimo Cataldi, Ezio

an alley hidden, but central in the low part of Modica, this Café has enliven with colours, through events, happenings and literary meetings, an architectural canvas defined by the white material of the baroque buildings that surround it: a project that is carried by exactly ten years thanks to the energy of its Members: Alessandro Di Rosa, Giorgio and thanks to superb cocktails by Flavio Cannizzaro.

combines the pleasure to thought and art. Placed inside

in alto: AND a Modica/ above: AND in Modica

WELCOME TO PARADISE 2

pagina seguente: Marcel Cordeiro, “La Rivoluzione del Gelsomino”, installazione, Palazzo San Domenico/ next page: Marcel Cordeiro, "The Jasmine Revolution", installation, Palazzo San Domenico


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Š Andrea Pancino


Š Andrea Pancino


© Andrea Pancino

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Giampaolo Viola e Vincenzo Terranova, Collettivo Madonna delle Grazie, Ilde Barone, Massimo Cataldi, Ezio Cicciarella, Corrado Iozzia, Giorgia Rocca, Giampaolo Lauretta, Francesca Rinzivillo, Rossana Taormina, Salvo Falcone, Lucia Trombadore, Giulia Traccosta e La Compagnia di Danza – Scuola Danzaterapia Lilith Nueva Ragusa. Ma la sensibilità artistica del curatore ha coinvolto la cultura di un Paese, quello tunisino, la cui presenza si avverte nei colori, nella cucina, nelle architetture di Modica attraverso un’istallazione, “La Rivoluzione del Gelsomino”, nell’atrio di Palazzo San Domenico. Cordeiro ha voluto testimoniare il sacrificio di un uomo tunisino Mohamed Bouazizi che si è dato fuoco nel dicembre 2010 accendendo la rivolta contro i regimi totalitari dei paesi africani e del Medio Oriente. Questa è stata solo la seconda edizione in attesa di altri modi di raggiungere il Paradiso attraverso la bellezza di Modica - Monserrato. L’evento fa inoltre parte di un programma culturale più ampio sul territorio modicano tracciato da “Modica Miete Cultura” al cui interno ha partecipato anche la Rivista AND come testimonianza di contemporaneità internazionale nel luogo della tradizione italiana in un evento/colloquio composto di immagini e parole nell’atmosfera accogliente del caffè letterario Hemingway attivo culturalmente da 10 anni a Modica. (Paolo Di Nardo)

Cicciarella, Corrado Iozzia, Giorgia Rocca, Giampaolo Lauretta, Francesca Rinzivillo, Rossana Taormina, Salvo Falcone, Lucia Trombadore, Giulia Traccosta and The Dance Company - Scuola Danzaterapia Lilith Nueva Ragusa. But the artistic sensitivity of the curator has involved the culture of a Country, the Tunisian one, whose presence is perceivable in the colours, in food, in the architecture of Modica through an installation, "La Rivoluzione del Gelsomino"(The Jasmine Revolution), in the atrium of Palazzo San Domenico. Cordeiro wanted to witness the sacrifice of a Tunisian man, Mohamed Bouazizi, who set himself on fire in December 2010, sparking the revolt against the totalitarian regimes of the African countries and the Middle East. This was only the second edition, looking to other ways to get to Heaven through the beauty of Modica - Monserrato. The event is also part of a broader cultural program involving the territory of Modica, a path studied by "Modica Miete Cultura", which also involved the magazine AND as evidence of an international contemporary art in the place of the Italian tradition in an event/interview consisting of images and words in the cozy atmosphere of Hemingway's literary café, culturally active for 10 years in Modica. (Paolo Di Nardo)

in queste pagine: immagini degli interventi artistici nel quartiere Monserrato di Modica/in these pages: pictures of the artistic interventions in tne Monserrato district in Modica


Hanno collaborato a questo numero / Contributions to this issue

Carlo Achilli

architetto/architect

Orvieto,1970. Si laurea a Roma nel 1996 e dal 2002 è docente di Progettazione Architettonica e coordinatore del Programma di Architettura presso l’Istituto di Palazzo Rucellai a Firenze. Nel 1998 vince una borsa di studio presso il MIT di Boston, offerta dal Department of Architecture and Planning. Ha progettato e diretto, in dieci anni di libera professione, circa quaranta restauri prevalentemente in Umbria e Toscana. Di recente è stato pubblicato l’Hotel Palazzo Piccolomini ad Orvieto, da poco realizzato/Orvieto,1970. He graduated in Rome in 1996 and since 2002 he has been a lecturer of Architectural Planning and a coordinator of the Architectural Programme at the Istituto di Palazzo Rucellai in Florence. In 1998 he won a study grant at Boston MIT, offered by the Department of Architecture and Planning. He has planned and directed, in ten years of private practise, around forty restorations prevalently in Umbria and Tuscany. Hotel Palazzo Piccolomini has opened its doors of late, following recent restoration

Paolo Di Nardo

architetto/architect

Firenze, 1958. Fondatore e direttore editoriale della rivista And, nel 2002 fonda lo studio ARX che si occupa di progettazione e ricerca architettonica; lavora con Coophimmelb(l)au, Diener & Diener, Obermayer Planen + Beraten con cui partecipa a concorsi e progetti internazionali. è professore a contratto di progettazione presso la Facoltà di Architettura di Firenze e autore di numerosi articoli e saggi sull’architettura contemporanea/Florence, 1958. Founder and editor of And magazine. In 2002 Di Nardo founded studio ARX, which is concerned with architectural research and design; he works with Coophimmelb(l)au, Diener & Diener, Obermayer Planen + Beraten partecipating to competitions and international projects. He is a temporary professor of Design at the Faculty of Architecture in Florence and has written many articles and essays on contemporary architecture

Lapo Muratore

architetto/architect

Bagno a Ripoli (FI), 1964. Dopo la laurea svolge numerosi programmi di ricerca in prestigiose università straniere. Da sempre interessato alla pubblicistica, scrive abitualmente per le riviste di settore, sia italiane che straniere. Vive e lavora a Siena/After earhis degree he participated in many research programmes at ning prestigious universities abroad. He has always been interested in activities of the publicist and often writes for national and international magazines of the sector. He lives and works in Siena

Andrea Pancino

fotografo/photographer

Treviso, 1965. Creatore di immagini corporate e campagne pubblicitarie, collabora con importanti riviste di settore ed annovera tra i suoi scatti i più importanti nomi della moda, del design e dell’architettura sulla scena nazionale ed internazionale. È stato premiato nel 2006, 2007 e 2009 con il Good Design Award, importante premio conferito dal “Athenaeum Museum of Architectural and Design” di Chicago./Treviso, 1965. Maker of corporate images and advertising campaigns, working with major magazines and counts among his shots some of the most important names in fashion, design and architecture on the national and international scene. He was awarded in 2006, 2007 and 2009 with the Good Design Award, an important prize awarded by the "Athenaeum Museum of Architectural and Design" in Chicago

Fabio Rosseti

architetto/architect

Viareggio (LU), 1961. Vive e lavora a Firenze, rivolgendo la sua attenzione al rapporto fra architettura e tecnologie dell’informazione. è coordinatore della redazione di And con cui ha collaborato fin dal primo numero. Ha scritto vari articoli per And e per altre testate/Viareggio (LU), 1961. Lives and works in Florence, focusing on the relationship between architecture and information technologies. Editorial staff coordinator of And, he has worked with the magazine since its very first issue, writing various articles for And and for other publications

Luca Sgrilli

architetto/architect

Firenze, 1980. Si laurea in Architettura a Firenze nel 2006 e successivamente consegue un Master Internazionale presso l’Università degli Studi Roma Tre e la Waterloo University in Canada nel 2008. Svolge attività professionale in collaborazione con lo Studio ARX e attività di ricerca come Cultore della Materia nel corso Laboratorio di Progettazione II presso la Facoltà di Architettura di Firenze, Dipartimento di Progettazione. Dottorando presso la Seconda Università degli studi di Napoli nel dottorato di ricerca Storia e Tecnologia dell’Architettura e dell’Ambiente/Florence, 1980. Graduated in Architecture in Florence in 2006 and obtains in 2008 an International Master Degree from the University Roma Tre together with the Waterloo University in Canada. Works in partnership with ARX Studio and conducts research as Honorary Fellow of the Faculty of Architecture in Florence, Department of Urban and Building Design. PhD student under the Second University of Naples in the PhD programme History and Technology of Architecture and Environment

Francesco Ursitti

architetto/architect

Bollate (MI), 1976. Nel 2006 fonda FuGa_officina dell’architettura, uno studio-laboratorio di ricerca e sperimentazione compositiva. Lo studio si occupa di sistemi che trascendono dalla macro struttura urbana al micro elemento del prodotto d’arredo e design. Partecipa ed è invitato a concorsi di progettazione nazionali ed internazionali, workshop e seminari ottenendo segnalazioni e premi/Bollate (MI), 1976. In 2006 he founded FuGa_officina dell’architettura (architecture workshop), a research and experimental composition study-laboratory. The study deals with systems that transcend from macro urban structure and micro element of the furniture and design product. He attends and is invited to national and international design competitions, workshops and seminars obtaining mentions and awards


AND Rivista di architetture, città e architetti  

Numero 23: Claudio Nardi Gruppoforesta Studio Bandini & Associati Duccio Ferroni Paolo Carli Moretti Giovanni Vaccarini

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