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DAVIDE BART. SALVEMINI


CHIARA BLUMER


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alve, è Zorda che vi parla. Se siete moralisti, perbenisti, figli di papa’ rompipalle, religiosi sfegatati, fascisti, omofobi o di qualsiasi altra brutta razza, non continuate a sfogliare questa rivista. Non ci aspettiamo gloria e applausi, ma soltanto di prendervi un po’ del vostro tempo, rubarvi quel valore monetario relativo dell’aver occupato la vostra giornata in una rivista spazzatura senza eguali. Abbiamo affrontato queste pagine volendo sporcarle dei nostri rifiuti, dei nostri sogni piu’ tremendi e della nostra matita piu’ spuntata, regalandovi disegni che nella loro voluta bruttezza, rivelano parte di realtà ancora piu’ terrificanti. Grazie e in culo alla balena a tutti

Zorda


DAVIDE BART. SALVEMINI


STORIA IL MICRO BAMBINO

DAVIDE BART. SALVEMINI

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uccesse tutto in una notte. Una fredda notte d’ inverno, tra le alture del monte pompino in un enorme castello nero e decadente in via Troiona n°23. Non so se sia una leggenda metropolitana. Credo di no, visto che non c’erano metropolitane nelle vicinanze (si andava ancora a cavallo). Il vento ululava nascondendo il fruscio dei lupi che, nascosti nell’ombra, aspettavano una bambina sfigata, infermiera improvvisata della nonna. Non ho ancora capito perché camminasse tra boschi tetri e solitari quando c’era la fermata della carrozza n°44 proprio dietro l’angolo. Comunque quella sera la bambina non passò. Peccato per i lupi che oltre ad essere affamati, creparono per due sfigati che si augurarono un in bocca al lupo con solita contro risposta (speriamo che crepi). Ritorniamo alla fredda notte con il solito nero castello. In questo cazzo di posto abitava un vecchio scienziato pazzo. Ma proprio pazzo. Pazzissimo. Pensate che votò Berlusconi in nome della democrazia. Al manicomio non ci sono di così pazzi. Durante le fredde notti d’ inverno questo vecchio signore si aggirava tra le vie del paesino in cerca di giovane carne per riscaldare il proprio rugoso membro. Che pazzo maiale. Il paesino si chiamava Seghetto ed era così piccolo che una vol-


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ta un bambino lancio’ un sasso in aria dalla piazza centrale della città, il sasso volò oltre i confini del paesino colpì un vetro della macchina rompendolo. Per questo incidente si crearono conflitti internazionali tra i vari paesi e la NATO, che non aveva un cazzo da fare quel giorno, intervenì tempestivamente eliminando fisicamente il bambino e il proprietario della macchina. Sana democrazia. La particolarità di questa storia ERA CHE IL BAMBINO AVEVA 5 ANNI quindi potete immaginare quanta strada fece il suo sasso. Quella notte le stradine della città erano piene di donne facili. Tutto ciò mi fa pensare che il paesino fosse abitato solo da troie. Comunque questo è solo un mio inutile pensiero. Fu comunque facile per il vecchio trovare una donna e, pagata la cifra e staccando lo scontrino, la prese per il braccio e se la porto’ con se su nel castello. La storia narra che i due si incamminarono verso il castello saltellando come quella drogata di Heidi, sentendo fra i fruscii degli alberi Golden di Mika. Che strani alberi. La natura non è del tutto normale. Arrivati sull’uscio della porta i due piccioncini si baciarono in un caloroso lingua-lingua-mano-mutandine. Alla domanda della troia ,che per rendere il testo più scorrevole la chiameremo puttana,”fuori fa freddo, entriamo dentro?” il vecchio rispose premendo il citofono. La puttana rimase al quanto stupita, finché il vecchio spiego’ che aveva lasciato le chiavi in casa. Ad aprire arrivò una mega scimmia vestita con jeans, giacca e cravatta. Sotto i jeans delle All stars gialle decantavano il suo stile cool. Quando me la raccontarono, questa vicenda non mi fu molto chiara e armato di notebook e google feci un accurata ricerca, scoprendo straordinarie vicende. In realtà la proprietà del castello era della scimmia. Quest’ultima ebbe nel lontano mile mila una battaglia legale contro un mercante di banane. Da quello che ho capito nel New York Clocks la scimmia possedeva un famoso mercato di banane a Patatumpa a sud della Puglia. Il mercante goloso di soldi schiavizzò una dozzina di bianchi e li utilizzò per una raccolta omo-industrializzata di banane e dopo i mile mila caschi raccolti costruì un centro commerciale di fianco al mercato della scimmia, così di fianco che utilizzava l’insegna dell’ipermercato per illuminare il proprio banco frutta. Ovviamente nel giro di pochi secondi la scimmia andò in fallimento. Ma essendo una scimmia cazzuta (si stima sui 30 cm) prese per la testa il suo avvocato portandolo davanti al giudice. Come si può immaginare vinse la causa ma, invece di far abbattere l’ipermercato(in fondo aveva alzato l’economia del suo paese),


si fece pagare in contanti (ben mile mila milioni di dollari). Con questi soldi si compro’ il castello ed essendo un mecenate della scienza applicata porto’ nei suoi studi la mente e purtroppo il fisico del vecchio scienziato pazzo. Il vecchio salutò con parsimonia la scimmia e portò la puttana nei propri sontuosi alloggi, tra il bagno e lo scantinato. Che merda di posto. Premettendo che la puttana fu pagata per tutta la notte, la serata partì con un semplice pompino. All’iniziò fu difficile per la puttana trovare il cosino del vecchio che dopo un attenta mappa creata da quest’ultimo scambiò un neo per il prepuzio del signoro. Utilizzò una pinzetta per estrarre il tutto tra la massa contricata di rughe e pancetta. Ma alla fine ci riuscì. Un piccolo cazzo. Per la puttana fu come mangiare una di quelle caramelle gommose a forma di verme che vendono nell’ipermercato di Patatumpa. Dopo un oretta e mezza di sano riposo il vecchio fu pronto per cominciare una nuova sfida. Preceduto da una fase di eccitamento durata due secondi il vecchio mise a novanta la puttana incominciando a domarla. Ed eccolo li che dopo circa 20 secondi iniziò a sentire il piacere scorrergli tra le vene di tutto il corpo. Ma ebbe una brillante idea. Un secondo prima di venire prese una provetta, tra le mile mila che possedeva sopra il suo bancone, e la riempì del suo caldo piacere. Non chiedetemi come fece a fare tutto ciò in un secondo ma e’ così che fu raccontato. Nel secondo dopo (quindi siamo già a due secondi), indossò un guanto nella mano destra e infilò quest’ultimo nella patatina della puttana. Entrò dentro. Ma dentro dentro: per un secondo toccò il cuore della ragazza e accorgendosi di essere troppo dentro, ritornò indietro tra le vie dello stomaco fermandosi ad un incrocio che segnava ovaia destra a destra e ovaia sinistra a sinistra. Prese la destra (chissà per quale oscuro motivo) e avvicinatosi a quella piccola noce, la strinse fra le sue mani e la staccò. Immaginatevi le urla della donna. Mi dispiace, non ci furano urla ma un semplice e sottile PORCO DIO. Che donna! Lo scienziato aprì per due secondi la sua mano e osservò per altri quattro quella piccola ovaia sporca di sangue. Al quinto secondo la spremette nella provetta. Chiuse il tutto con un tappino di sughero e agitò. Dopo ciò riapri la provetta e vi inserì un po’ di ghiaccio, dello zucchero di canna, due foglie di menta, un po’ di martini bianco e della sprite. Richiuse per la seconda volta con il tappino e agitò di nuovo il tutto. Appoggio’ il cocktail sulla scrivania, mandò a casa la puttana, che con quel porco dio fu troppo sboc-


cata per il vecchio (credeva nelle gentil parole) e andò a dormire sperando nel mattino sorprendente. Mile mila secondi passarono e il gallo cantò(una canzone dei Dari da quello che ho capito) e al primo ritornello la scimmia entro’ nella stanza, tirò il collo del gallo, lo cucinò e lo portò per colazione allo scienziato (più ci penso e più credo che questi personaggi siano velocissimi). Dopo una colazione sostanziosa, una cagata altrettanto sostanziosa, una doccia di due secondi e un pensiero filosofico di due ore sulla giustizia, lo scienziato si ricordò della provetta. Si avvicinò a quest’ultima. La prese tra le ossuta dita. Qualcosa di piccolo e nero si muoveva al suo interno. Lo stupore arricciò i suoi due capelli (sembravano i filamenti di una lampadina ad incandescenza). Mise la provetta davanti alla Luce. Disse a Luce se vedeva qualcosa e quest’ultima annuì. Prese una torcia e la puntò sull’esserino. WOW!! Era un micro bambino. Prese la lente d’ingrandimento e guardò meglio l’esserino. Era bianco. Capelli biondi. Occhi azzurri. Un pissello grosso quanto il suo. Si muoveva. Faceva segni strani con le braccia. La faccia gonfia. Alcune bollicine uscivano dalla sua bocca. Tre. Due. Una. Poi nessuna. Capì. Stava affogando. In un secondo prese la boccetta e senza pensarci la ruppe sul tavolo. Il micro bambino non si muoveva. Sembrava morto. Non poteva essere. Non dopo una scoperta così sensazionale. Lui un pazzo maiale aveva creato la vita con un Mojito, sperma e un ovulo fresco. Iniziò a premere sul micro pancino con il mignolo della mano stando attento a non schiacciare troppo forte. Altro che si spezza solo con un grissino, qui bastava anche un pezzo di tonno. Dopo svariati tentativi provò la respirazione bocca a bocca. L’aria si infrangeva sulla faccia del bambino come un tornado su una barca a remi in balia della tempesta. Ad ogni soffio il bambino si alzava di qualche centimetro dalla scrivania. Forse per la grossa quantità d’ossigeno ricevuta forse per l’alito di merda che emanava quel mostro di scienza, il bambino si sveglio’. Aprì gli occhi delicatamente. Batte le palpebre più di una volta di seguito. Apri la bocca e disse “MA CHE CAZZO FAI DEFICIENTE!!! STAVO PER MORIRE!E CHE CAZZO ERA QUELLO ODORE DI MENTA NELL’ACQUA!”. Li accadde l’imprevedibile. Il pazzo forse per lo stupore o forse per il lessico forbito appena pronunciato da quelle micro labbra cadde per terra. La bocca spalancata denunciarono il dolore provato. Subì un arresto cardiaco. Per una vita che viene, una se ne va.


Il bambino per niente toccato dalla vicenda usò un aeroplanino di carta , fatto precedentemente dallo scienziato, per scendere dalla scrivania e atterrare sul tappeto della stanza. Mentre l’aereo era in volo venne colpito da una mina di matita proveniente dal nulla. La carta si piegò. E le ali piegate alla cazzo si girarono su se stesse trasformando l’aereo in una trottola volante. Il bambino si alzò dalla sua posizione. Il tappeto si avvicinava. Il tempo stringeva. Strappò un pezzo di carta da un ala dell’aereo; precisamente un rettangolino, lo prese dai due lati e si lanciò dall’aereo. L’aria sotto i piedi era una sensazione stupenda. I dinosauri disegnati sul tappeto si facevano sempre più grandi. Sembravo volerlo mangiare. Mise i piedi atterra. Si giro’ sembrava tutto tranquillo quando una micro rete calò dall’alto sulla sua testa imprigionandolo. Tante ombre nere si avvicinarono intorno a lui. Strinsero la rete e iniziarono a trascinarla per terra. Il viaggio non durò molto. Tutto si fermò. La rete venne tolta. Il bambino aprì gli occhi. Pazzesco!! Mile mila formiche giganti erano intorno a lui. Nere. Grossi pettorali. Grosse braccia. Grosse gambe. Grosso...”e quello cos­è?” non riusciva a descrivere quella mostruosità. Infatti la leggenda non lo cita e io di sicuro non me lo inventerò’. La prima cosa che disse una delle formiche fu:”Hey man!!” oddio parlavano inglese, e chi l’avrebbe capito. Una di loro punzecchiò il sedere del bambino con una lancia tastando la sua morbidezza. Non sembrava dispiaciuto. Le formiche avanzarono verso il bambino. Un passo alla volta. Non sembravano molto amichevoli. Lo presero per le gambe e lo trascinarono sotto una piega del tappeto. Se non fosse stato per la situazione sarebbe stato fantastico. C’erano micro villaggi li sotto. Non poteva essere vero. Il pazzo non doveva essere un amante delle pulizie.


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COMIX


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SCHIZZO


MARIA LUISA FAZIO

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GIOVANNI FRASCONI


MARCO BRANCATO


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ALBERTO PANEGOS


ENRICO PIERPAOLI


FEDERICO ZAUPA

BE A MONKEY

AND

DRINK 4 FREE


MARTINA BONINA


ROSITA URICCHIO

RUBRICA


ROBERTA DIPASQUALE

N

o, non ci troviamo in un sinistro ostello dell’Est Europa, né questi sono i più reconditi e innominabili sogni del marchese De Sade. Scordatevi di insanguinati porcellini d’India e non urlate allo scandalo, scordatevi gli snuff, il gore e tutti questi termini alla moda per feticisti delle frattaglie. Parleremo di cristianesimo, di agiografia, di uomini santi e delle loro pene. Il martirio di San Bartolomeo apostolo, discepolo diretto di Gesù, che visse la passione di Nostro Signore e molto imparò data la propria fine. La croce fu il suo destino, ma prima altro trattamento gli fu rivolto: scorticato vivo. Lui che aveva squamato, da pescatore di professione, venne scuoiato della pelle per professione, stavolta, di fede. Viene invocato per proteggersi da malattie (ovviamente) della pelle: herpes labiali e genitali, pellagra. Ora lo sapete.


MARCO BRANCATO

Zorda4  

zorda number four art illustration b movie story