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INDICE

Operae 2010

Young Design Award

Tie Me Up Montegrappa 16 MARC - Torino LAM - Torino

IMOA

5+1AA - Milano Intervista Clorindo Testa TESI MAGISTRALE Politecnico di Torino BCA - Paris

Attraverso uno slum Centre INRA

UP1 Politecnico di Torino ZAC Chartres

Taller Forma y Proyecto Universidad de Buenos Aires

PIAZZA CAVOUR Canelli (AT)

Workshop Progetto Fase Preliminare Dora Profonda

2009

STADIO FILADELFIA UP2 Politecnico di Torino

NEW YORK CITYVISION

2014


UNIVERSITA’

Formazione

SOSTENIBILITA’ E INNOVAZIONE DEI SISTEMI EDIFICIO IMPIANTI Unità di progetto

CURA DEL PATRIMONIO Unità di progetto

ATTRAVERSO UNO SLUM Tesi magistrale

MARZO - APRILE 2011 UNITA’ DI PROGETTO / POLITECNICO DI TORINO DOCENTI / Matteo Robiglio, Stefano Corgnati e Roberta Ingaramo BOLZANO / ITALIA

U

n quartiere CO2 neutrale per la città di Bolzano, situato sul bordo urbano, tra città e campagna, che vuole esserne parte integrante attraverso un attegiamento olistico. Il progetto inteso come dorsale, morfologicamente stratificato dal contesto e nell’intento di migliorarne fruibilità e usi, strutturandosi come una piastra verde su cui sorgono differenti tipologie abitative. Al masterplan è seguito un focus, un salto di scala, il progetto di un edificio significativo. Landmark per il territorio circostante, per la sua

posizione - all’ingresso della città -, per le politiche abitative ipotizzate e per le scelte di carattere energetico. Sostenibilità sinonimo di uno studio complessivo, dalla fattibilità economica, alla ricerca tipologica sulle possibilità dell’abitare, attraverso uno sguardo attento ai bisogni abitativi della città. Mixité tipologica e funzionale si compenetrano per delineare i possibili usi nel tempo. Variabilità, che entra in gioco con moduli abitativi ampliabili e spostabili all’interno della struttura libera, in una autocomposizione materica e distributiva. Aggregazioni, pieni e vuoti, ipotetici e, dunque, non definitivi. Blocchi in legno all’interno di uno scheletro efficiente, immersi dal verde. Controllo della dispersione termica, tecnologie per il risparmio energetico e per il comfort abitativo: solare termico e fotovoltaico, sistema meccanizzato di ventilazione, geotermico e recupero dell’acqua piovana. Una riflessione sul luogo, sulle stagioni e sugli utenti, abitanti e cittadini.


SETTEMBRE - DICEMBRE 2008 UNITA’ DI PROGETTO / POLITECNICO DI TORINO DOCENTI / Riccardo Palma e Chiara Occelli VILLASTELLONE / TORINO / ITALIA

B

orgo Cornalese, antico abitato dalle origini medioevali, situato nella pianura a Sud di Torino a pochi passi dal fiume Po. Ad oggi si presenta come un borgo rurale, punto nodale per i limitrofi assi viari, autostrada e ferrovia, e per i percorsi ciclo-pedonali del Parco Fluviale del Po. Luogo di una proposta progettuale volta al recupero non solo dei suoi manufatti ma anche del territorio sul quale risiede. Riqualificazione che parte dall’analisi cartografica e dalla variazione di scala, nel tentativo di portare la figura del territorio nel borgo. Un nuovo strato narrativo che punta a reinterpretare il territorio. Le tre fasce fluviali su cui si trova diventano così tre piastre di progetto che ne esaltano la morfologia, accentuando i salti di quota dell’esistente. Piastre concettuali che formano sostrati sono all’ultimo che diventa costruito, base dell’abitato. Non solo immagine ma anche materia, tecnologica (impianti)e strutturale (sottofondazione). Gli edifici diventano soggetto della trattazione nel ripensarne un uso, che non incida sul loro carattere di borgo agricolo e sulla loro integrità costruttiva. Nuove funzione e connessioni.


APRILE 2012 - DICEMBRE 2013 TESI DI LAUREA ALL’ESTERO / UNIVERSIDAD DE BUONOS AIRES / POLITECNICO DI TORINO RELATORI: Filippo De Pieri, Javier Fernandez Castro, Ricardo De Sarraga VILLA 15 - CIUDAD OCULTA / BUENOS AIRES / ARGENTINA

P

ercorre una direzione poco battuta in un processo al contrario. Partire dal progetto per arrivare alla trattatazione teorica. Uno spostamento, raggiungere Buenos Aires per seguire l’atelier progettuale Taller Forma y Proyecto tenuto dal professore Javier Fernandez Castro presso la Universidad de Buenos Aires. Il tema su cui lavorare: la Villa 15, anche conosciuta come Ciudad Oculta, letteralmente la “città invisibile”. Un comparto urbano che ad altre latitudini viene chiamato slum o bidonville, in una maniera uniformante e segregante. In realtà molte e diverse per storia e costitizione, morfologia e composizione, ma concordemente viste come i luoghi del degrado e della povertà. Il tema del laboratorio: pensare uno sviluppo sostenibile di questi insediamenti, un’urbanizzazione attraverso strade e abitazioni nell’ottica di migliorare le condizioni di vita dei suoi abitanti, i villeros. Il lavoro che si complessifica e si arrichisce con l’esperienza diretta, il lavoro di campo, con il prof. Ricardo De Sarraga e la sua équipe che lavora dentro questo spazio e lo studia. Villa è un pezzo di città, dentro ma al contempo divisa da questa. Il ritorno in Italia, l’analisi teorica, la ricerca a partire dai dati e dalle impressioni raccolte, riprendendo in mano la riflessione accorgendosi che la direzione intrapresa era traslata, non si rendeva conto della ricchezza di questi luoghi e partiva da un modo di pensare distante da quella che è la realtà degli insediamenti informali. Un altro modo di essere città, con abitanti che vogliono essere semplicemente cittadini, nei diritti e nell’immaginario quotidiano.


LAVORO

Professione OTTOBRE - DICEMBRE 2009 5+1AA / ALFONSO FEMIA & GIANLUCA PELUFFO MILANO / ITALIA

L

5+1AA / MILANO

Via Montegrappa 16, Milano

BRULLMANN CROCHON ASSOCIÉS / PARIGI INRA, Jouy-en-Josas Residence des Petits Clos, Chartres

LAM / TORINO

Operae, Torino Tie Me Up, design Young Design Award, concorso

WRKSHP CANELLI

Piazza Cavour, Canelli

o studio d’architettura 5+1AA con sedi a Genova, Milano e Parigi si occupa di grandi progetti per interi comparti urbani, edifici direzionali e per la cultura. Macchine che sorgono da incarichi diretti o tramite bando, frutto di un intenso lavor d’équipe, compenetrazione di diverse professionalità e capacità. Dallo studio iniziale -con plastici d’architettura e modellazioni virtuali- alla veste grafica, fase preliminare ed esecutiva. I progetti seguiti durante lo stage hanno avuto caratteristiche molto diverse: dallo stadio di calcio per l’Olympique Marsiglia (con Popolus e Rudy Ricciotti) allo showroom Ferrari ad Abu Dabi fino alla proposta per un edificio residenziale in via Montegrappa 16 a Milano. Quest’ultimo si strutturava sul progetto di una corte interna e di un affaccio su strada. La corte si sviluppava attraverso ballatoi e passerelle per dare luce e dinamismo alla funzioni interne, commerciale e residenza. Mentre l’affaccio si confrontava e al contempo si mimettizzava con il contesto urbano circostante.


MAGGIO - AGOSTO 2010 BCA /BRULLMANN CROCHON ASSOCIÉS PARIGI / FRANCIA

L

’agence d’architettura parigina Brullman Crochon Associès si fonda su un’équipe multidisciplinare e cosmopolita, impegnata su progetti di diversa natura: commerciale, residenziale, culturale e terziario. Dall’esperienza di stage è apparso chiaro l’approccio legato alle diverse fasi del progetto, dalla concezione dell’idea agli elaborati preliminari, sino alle tavole esecutive del cantiere. In particolare il lavoro si è concentrato sul progetto di edilizia convenzionata Petits Clos a Chartres. Si tratta di una più ampia ZAC, ovvero una zone d’aménagement concerté, lo strumento di gestione pubblica di trasformazione degli

spazi urbani. Nella fattispecie il progetto Chartres Habitat prevede otto edifici ad uso misto, con prevalenza della funzione abitativa, di quattro piani fuori terra. Posizionati lungo un orientamento Nord-Sud e caratterizzati da un boulevard verde interno, che funziona da spazio pedonale di loisir e dell’attività sia commerciale che lavorativa. Le due diverse esposizioni sono trattate in maniera differente, per quella a Sud sono stati immaginati dei balconi in lamiera metallica, mentre invece le facciate sul versante opposto sono contraddistinte da box in calcestruzzo che fuoriescono dal filo dell’edificio. L’intento di realizzare un’opera a basso costo non ha comunque limitato l’espressività del complesso, dove i vuoti sono stati riempiti da blocchi metallici che funzionano sia da distribuzione che da balconi, inoltre per ogni singolo edificio è stato assegnato un colore che ne segnala l’unicità.


MAGGIO - AGOSTO 2010 BCA /BRULLMANN CROCHON ASSOCIÉS PARIGI / FRANCIA

I

l progetto per l’ampliamento del centro INRA (Institut national de la recherche agronomique) a Jouy-en-Josas, nella periferia Sud della capitale francese, è volto alla costruzione di nuovi spazi per la ricerca. Questo progetto, seguito nella fase esecutiva dei lavori, mira al raggiungimento della simbiosi dell’architettura con la natura circostante. L’edificio si va ad innestare al costruito esistente, fuoriuscendo di due piani dal terreno e mimetizzandosi con un copertura verde. L’edificio orientato secondo gli assi NordSud si dota di nuovi uffici e laboratori destinati alla ricerca. Si contraddastingue per la sua compattezza e orizzontalità, al suo interno sono stati pensati pati vetrati verdi che funzionano sia da pozzi di luce che da serre climatiche. L’esposizione a Sud è evidenziata da una facciata vetrata e da brise soleil, pannelli metallici forati, che funzionano da controllo della radiazione solare in ingresso.


OTTOBRE 2010 - MARZO 2011 LAM / LUCA MACRì COLLABORATORI: Tae Hwan Kim e Hyun Beom Kim FOTOGRAFIE: PEPE Fotografia TORINO / ITALIA

L

AM, lo studio di progettazione di Luca Macrì, è uno spazio per la ricerca materica che si preoccupa del risultato sociale, ovvero del progetto come strumento di democrazia e di progettazione significativa nell’accezione che “da forma a significati diversi”. Lo sguardo e la mano si poggiano su esperienze diverse, dalla progettazione di interni al design del prodotto sino agli allestimenti. Uno di questi è stato OPERAE, la Mostra del Design Autoprodotto, tenutasi durante la Torino Design Week (1-7 novembre 2010). I luoghi dell’exhibition erano tre: l’ex Chiesa Metodista, la Sala Bolaffi e la Borsa Merci, tutti situati nel centro della città piemontese. Ambienti vuoti che dovevano diventare il luogo di un mercato del design itinerante e temporaneo. Dall’immagine del mercato e dalla necessità di mantenere i costi, senza perdere di vista il risultato finale, si è optato per strutture componibili, dove l’elemento mudulare era la cassetta di plastica trasparente, la stessa che si può ritrovare nei mercati rionali riempita di frutta e verdura. A partire da questo elemento si costruivano strutture di vario tipo e mutevoli in base alle esigenze dei singoli espositori. La duttilità del sistema diventava così sedia, desk, appendino, totem, etc. Le cassette venivano poi compattate le une con le altre con fascette trasparenti, questi aggregati erano poi succesivamente legati a due pannelli di MDF nero con reggette in plastica, opportunamente portate alla giusta tensione. Si realizzava così un unicuum sia degli elementi che nel complesso espressivo dell’intera installazione.


OTTOBRE 2010 - MARZO 2011 LAM / LUCA MACRì COLLABORATORI: Gaia Bottari TORINO / ITALIA *Pubblicato su La Repubblica Casa&Design (03.11.2011)

T

ie Me Up nasce dall’applicazione di un sistema di disegno integrato come prodotto-utente. Fortemente radicato al processo di assemblaggio e alla possibilità di personalizzazione, in modo da rendere l’utente il sogetto privilegiato di quello che è il gioco del creare un oggetto. Tie Me Up inizialmente è una sedia ma potrà essere qualcos’altro, è un momento creativo che parte da pannelli in legno compensato, che tagliati da una lasercut diventano i componenti da collegare e unire attraverso delle fascette plastiche, sino a realizzare una seduta. Molte sono le possibili applicazione del sitema, come le variabili, dal disegno al montaggio.


OTTOBRE 2010 - MARZO 2011 LAM / LUCA MACRì COLLABORATORI: YET Matilde, Tae Hwan Kim e Hyun Beom Kim TORINO / ITALIA *Progetto selezionato

I

l progetto prende vita dal concorso di idee per la progettazione di elementi d’arredo in acciaio inox prommosso dall’azienda LD, destinato a giovani designers e architetti under 35. L’idea si basa sulla fornitura completa di arredi per un possibile negozio di abbigliamento, un intervento plurale, che non vuole ricadere sull’oggetto singolo. I like it bent, “mi piace piegato”, è lo sviluppo di processi semplici che generano possibilità, partendo da un semplice lastra in acciaio inox tagliata ad idrogetto. Le sagome incise diventano sostegni e mensole, piani di lavoro e incassi per il sistema di illuminazione. A partire dall’incisione del taglio gli elementi così ottenuti si piegano fino all’inclinazione necessaria, mentre la lamiera a cui vengono sottratti pezzi di materia porterà sempre con se i segni di questo gesto, i vuoti. Senza aggiunte, da un unico pezzo, con gesti e processi semplici si ottengono, nel caso specifico ipotizzato, un desk per la cassa, le strutture per l’esposizione e lo stoccaggio dei prodotti in vendita. Il confronto con i bisogni e le richieste dell’utente finale sono il punto di partenza per la realizzazione e per l’intero processo di progettazione.


NOVEMBRE 2011 - GENNAIO 2012 WORKSHOP CANELLI COLLABORATORI: Francesca Eandi, Erika Giulizia, Marcello Licitra, Alessio Mattia, Andrea Ronzino, Consuelo Rosso e Matteo Tron PIAZZA CAVOUR / CANELLI / ASTI / ITALIA

T

ra le colline delle Langhe e del Monferrato, terre di filari costruite dal sudore e il lavoro degli uomini, lì, incastonata si può trovare la cittadina di Canelli. Origini e fasti antichi, la produzione vitivinicola e le grandi cantine che oggi non sempre riescono a resistere al mercato globalizzato, scomparendo o cedendo ai richiami provenienti dall’estero. Il Comune di Canelli con il Politecnico di Torino nel Novembre 2011 ha indetto un workshop per raccogliere proposte sulla viabilità cittadina, percorsi turistici e la nuova veste della centralissima piazza Cavour. Dopo una prima fase di studio dell’area, basandosi sulle preesistenze e le peculiarità del luogo si è proceduto ad elaborare la prima proposta di masterplan. Il tema dell’identità e dell’aggregazione risultano come peculiari, diventando le fondamenta dell’idea progettuale. Aggregazione intesa come connessione degli spazi attraverso percorsi, così da fornire un’immagine di unitarietà, quella che si era andata perdendo nel tempo con interventi slegati sia temporalmente che negli obiettivi. Una città divisa, che appare alla stregua di una periferia urbana, marginale e marginalizzante nella sua divisione a zone, nonostante le sue dimensioni ridotte, infatti, conta appena 10.000 abitanti. Un recupero da intendere come processo di trasformazione nel tempo e a macchia d’olio, un recupero non solo del costruito ma soprattutto dei temi sociali dell’abitare la città, ovvero gli spazi pubblici. L’uomo e il cittadino che ritornano ad essere soggetti e protagonisti della vita urbana, non semplicemente diminuendo il potere delle auto all’interno del centro ma fornendo luoghi per il commercio, il mercato e il loisir. Riprendere lo strumento tipicamente italiano della condivisione: la piazza. La piazza in questione, l’incipit di un processo che si auspica più ampio, è piazza Cavour, data la sua posizione di perno fra il centro storico e le zone di più recente costruzione, cuore dell’abitato di Canelli. Questo spazio doveva essere il primo passo, a seguire gli spazi circostanti dell’area mercatale e successivamente, nella terza fase, le zone ad oggi destinate a parcheggio di Piazza Gancia, l’area che si affaccia sulla strada statale e sulla riva del fiume Belbo. L’ipotesi prevede che la terza fascia, la più esterna al centro, diventi verde, con al suo interno zone a parco e altre ludiche, come richiesto dall’amministrazione secolare. Il secondo settore oggetto del masterplan rimarrebbe ad uso mercatale ma con uno studio per una più efficiente disposizione delle varie piazzolle. Poi la prima zona, quella di Piazza Cavour ripensata con una nuova veste non solo materica ma anche funzionale, l’intenzione di renderla, di nuovo, il salotto di Canelli. Il progetto segue gli allineamenti e le geometrie dell’esistente, identificando all’interno di questo spazio delle camere, delimitate da linee che prendono forma con punti luce e sedute, mentre al loro interno questi spazi riportano una pavimentazione orientata in modo da evidenziarne la singolarità, pur essendo parte di un unicuum. Il tutto sotto il platano secolare. La proposta apprezzatta e appoggiata dal Comune è diventata un incarico diretto per la fase preliminare di progetto, questione che richiede uno studio più approfondito delle scelte progettuale, un contatto diretto con i professionisti, la risoluzione dei problemi legati al salto di scala tra idea e realtà. Fattibilità, non tanto come monito quanto come sfida per mantenere i costi senza stravolgere l’ipotesi di progetto, la sensibilità verso la questione ambientale e sociale. La matericità della pietra di Luserna per la pavimentazione nelle sue diverse pezzature, il cemento per le sedute e i tagli di luce in continuazione con queste. Tra critiche e apprezzamenti, un processo lungo e laborioso, con la difficoltà nel gestire le variabili in gioco. Un laboratorio nato per il futuro, una piazza che ora è costruita.


CONCORSI

Sperimentazione

IMOA

Arquideas /Atacama, Cile

STADIO FILADELFIA

Fondazione Stadio Filadelfia / Torino

NEW YORK CITYVISION

New York / Cityvision Magazine

GENNAIO 2014 COLLABORATORI / Stefano Reghenaz, Alessandro Senno SAN PEDRO DE ATACAMA / CILE

D

eserto e cielo, quelli dell’Atacama, la regione a Nord del Cile, sono il luogo del concorso di Arquideas: IMOA. Acronimo di International Museum of Astronomy, uno spazio per l’osservazione del cielo nel deserto, in un’area limitrofa al piccolo abitato di San Pedro de Atacama, che negli ultimi anni ha fortemente aumentato la sua vocazione turistica. Da qui, infatti, partono i tour per visitare le meraviglie di quest’area incontaminta, segnata dal lento cammino del tempo e dai processi geomorfologici. Una meta privilegiata non solo per le bellezze naturali, dai geyser a 4000 metri di altitudine, alle lagune colorate ai piedi delle Ande, sino alle conformazioni rocciose che con il cambiare della luce assumono cromie difficilmente giustificabili agli occhi. Atacama è anche cielo, quello notturno. La posizione, il clima, l’altitudine, l’assenza di inquinamento luminoso ne permettono una visione ottima, non a caso quest’area è sede di molti osservatori astronomici di livello mondiale. Il bando di concorso chiedeva la realizzazione di un museo che avvicinasse i turisti al tema dell’astronomia, alla visione e allo studio degli astri, demandava altre funzioni ritenute necessarie per l’accoglienza e soprattutto un’ osservatorio. L’edificio pensato nasce da un simbolo caro alla tradizione Inca: la croce andina, che è anche la croce del sud per i navigatori, riferimento per la rotta, nel cielo. Dalla forma della croce andina l’edificio si sviluppa su due livelli piu il tetto, in una tripartizione tanto cara alla cultura di questi luoghi, rimando alla visione del mondo tra sotteraneo, terreno e celestiale, rintracciabile nelle culture e nelle religioni a diverse latitudini. Tre corpi per gli Inca: il serpente, il puma e il condor, che sorgono dalla “madre terra”, la pachamama, e in questa entrano per poi uscirvi, orientarsi secondo viste e direzioni particolareggiate. Mentre il blocco inferiore -il serpente- funziona da spazio museale e conoscitivo, quello superiore -il puma- è lo spazio del loisir, ristorante e libreria. Infine il percorso porta dopo discese e risalite il visitatore sul tetto -il condor-, unico luogo della osservazione. Una lastra di acciaio specchiante, una lama che riflette il cielo e i suoi abitanti, immergendo il turista in un tutto cielo. Il corpo dell’edificio è poi ricoperto da materiali naturali del luogo: intonaco e legno di cactus.


FEBBRAIO - MARZO 2012 ARKINVADER STUDIO / RKV TORINO / ITALIA

S

tadio Filadelfia vuol dire storia del calcio, tra queste mura il Grande Torino vi giocò e vinse. La struttura inaugurata negli anni ‘20 venne abbandonata negli anni ‘60, così che con gli anni la situazione andò sempre più peggiorando. Numerosi furono i tentativi e i progetti per il recupero ma nessuno di questi fu mai attuato lasciando spazio al degrado. Ad oggirimangono solo due pezzi delle curve in calcestruzzo. La Fondazione Stadio Filadfia di Torino, ha bandito un concorso di idee per la progettazione di uno stadio di ca. 30.000 spetattori e di un adiacente campo per gli allenamenti. Oltre a questo, sul modello inglese, la richiesta è quella di pensare ad una parte commerciale, ad un museo e ad una foresteria per le giovanili. La proposta verte sulla costruzione di uno stadio-isolato, rispettando cioè la prassi urbana della città di Torino. Quattro fabbricati racchiudono il campo da gioco, i pezzi delle curve del Filadelfia vengono mantenute e restaurate. Nei due corpi principali sono ospitate le tribune, il museo e gli spazi commerciali (su via Giordano Bruno), mentre gli elementi laterali più bassi ospitano un minor numero di spettatori e sono dedicati alla foresteria (via Giovanni Spano) e agli uffici (via Filadelfia). La simmetria del disegno è esaltata dall’utilizzo di pannelli in acciaio corten sulle facciate, un materiale che racconta del passato e continua a trasformarsi nel tempo, imbrunendosi. Inoltre rimanda al colore sociale del Torino, il granata, e all’antica facciata dello stadio, costruita in mattoni a vista. I tetti, piani, ospitano spazi pubblici aperti alla città. spazi verdi e piazze rialzate. All’esterno una pelle in plexiglass ricopre e scherma gli edifici, un velo che muove la facciata, segnalando gli ingressi e diventando metafora del profilo alpino. Dinnanzi all’ingresso, un monumento, delle vasce per il verdi ricordano i caduti della tragedia di Superga.


MAGGIO - GIUGNO 2012 COLLABORATORI / Francesca Eandi, Andrea Ronzino NEW YORK / USA *Progetto selezionato per la mostra a Los Angeles di Cityvision Magazine (gennaio 2014)

I

mmaginare il futuro della città di New York, l’influenza dello spazio-tempo sul tessuto urbano, sulle sue architetture e su i suoi abitanti. Una proposta visionaria e metodologica sul ruolo e sull’immagine della Città del futuro nel rapporto con il passato. Cityvision Magazine con questo concorso chiede di immaginare il domani, scegliendo la direzione evolutiva di quella che è stata la capitale del mondo, e che forse lo è ancora, una cesura con il passato o un passo indietro, recuperando l’immagine ed intervenendo su questa per evitarne la manipolazione. Nel pensare a New York un’immagine viene alla mente, è quella dei migranti che sbarcano da grandi navi in quella che doveva essere la terra di un nuovo inizio, la terra dei sogni e della libertà. Abitanti del mondo che da due secoli ad oggi intraprendono un viaggio di sola andata, quello che nella loro mente rappresenta il cambiamento. Di questa linfa, capitale umano e conoscitivo, la Grande Mela si è nutrita per decenni, diventando la città moderna per eccellenza, spazio per le idee e per la crescita. Di riflesso la città porta i segni di questi mutamenti e soprattutto di questi sogni, un atteggiamento, rappresentare il mondo, il meglio che potesse esserci. La contemporaneità mostra invece equilibri differenti, l’egemonia newyorkese sembra tramontata, i baricentri si spostano in altri luoghi, altre città di altri Paesi.

Nel tentativo di seguire questo tracciato, riequilibrare pesi storici, sociali ed economici New York si stacca dalla terra ferma. La penisola di Manhattan salpa per altri luoghi, diventando isola nel mondo. L’idea di rescindere il legame ormai compromesso nel presente e trasportare il simbolo urbano in altre città, qui potrà ritrovare il sentimento e le condizioni che l’avevano portata ad essere il riferimento. In questo viaggio, New York verrà contaminata da altre culture e tradizioni, popoli e climi che lasceranno il loro segno, traccia indelebile che si oppone all’uniformità imperversante del contemporaneo. Non più un’unica visione, un solo colore, quello che Rem Koolhaas denisce “un’esplosione nocciola chiaro” nella sua Città Generica, la speranza è riempire di nuovo gli spazi, non tanto di materia, quanto di flussi, di un mercato delle conoscenze e delle sensazioni. Un gesto violento, quanto irreversibile, suggestione per una nuova metafora di sviluppo, non più quello volatile dei mercati finanziari ma quello socio-culturale. New York città del mondo, tra i cittadini del mondo. Monito quanto insegnamento, in un distacco che la fermerà nel presente, garantedogli un eterno futuro fatto di viaggio continuo. Non si fermerà ad una sola città, ma si sposterà poi in un’altra portando i segni del primo passaggio, e così via per altri luoghi e altre latitudini, perchè ci sarà sempre un’altra città ad aspettarla. In attesa vi è anche il suo futuro, come sospeso è il passato, passibile di cambiamenti, almeno per quanto riguarda le forme e gli elementi che possono cambiare. L’architettura come viaggio, un’osmosi tra città e cittadini, ma anche e soprattutto tra spazio-tempo. “Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e che potrà avere.”



Davide Vero 014